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Il settimanale di informazione della Chiesa di Ischia www.chiesaischia.it

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SEGUIAMO FRANCESCO L’attenzione del Papa verso il continente asiatico

kaire@chiesaischia.it

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SVILUPPO LOCALE

AZZARDO

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Il cluster turistico culturale e agroalimentare

Il sindaco contro le slot, per amore dei cittadini

Kaire

ANNO 1 | NUMERO 4

Il numero 5 lo troverai a partire da Sabato 1 Febbraio 2014 presso la tua parrocchia

€ 1,00

25 gennaio 2014

L’editoriale don Carlo Candido

“L’olocausto dell’indifferenza … “Poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” (Apocalisse, 3,16) 27 gennaio - Giorno della Memoria Raul,  Fernando, Sebastian, Patrizia : sono questi i loro nomi. Erano i loro nomi. Abbozzi di vita, di fragili bozzoli appiccicati ad angoli di muro, esposti agli occhi di chi passa accanto. Armati solo di un sorriso sdentato e di uno sguardo che toglie il fiato. Come tutti i bambini.  Ma noi siamo stati crudeli nei loro confronti. Non li abbiamo voluti vedere! Abbiamo posto lontano da noi tutto quello che può disturbare il nostro occhio o la nostra coscienza. Se non fosse successo, chi si sarebbe interrogato sulle condizioni di vita di questi bambini? Chi sa quanti altri bambini vivono nello stesso modo? E perché solo la morte ci restituisce il senso della pietà? E ancora mi chiedo: perché i TG danno la notizia di queste morti solo dopo aver parlato, ancora una volta e a lungo, della ormai famosa rubacuori? Perché ci mettono più ansia le foto del nostro premier nudo piuttosto che le domande sulla nostra insensibilità nei confronti dell’altro, misero, straniero, bambino, anziano?  È una società senza pietà, disposta a spianarsi le rughe o a comprare delle escort, ma assolutamente  non disposta ad avere cura e attenzione per chi ci sta accanto. La mia coscienza urla: la “rabbia” mi invade! Devo fare molta fatica per poter vivere la mia quotidianità. Siamo in balia di principi disumaizzanti ... continua a pag. 2

ZINGARI POLITICA

7 I modelli elettorali e l’Italicum di Renzi

MEMORIA

CHIESA

8 Il ricordo di Don Luigi Trofa a San Ciro

12 La Shoah di ieri e di oggi

DIOCESI

15 Gli appuntamenti degli uffici pastorali


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25 gennaio 2014 www.chiesaischia.it

IN PRIMO PIANO

... continua dalla copertina

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iamo in balia di principi disumanizzanti: l’altro, soprattutto se straniero è un criminale. I meridionali sono fannulloni. Le donne sono oggetto di piacere e i giovani sono bamboccioni. Quanti giudizi, quante banalizzazioni, quante finte verità pronunciate da chi pensa di “raccogliere in bocca il punto di vista di Dio”. E intanto noi celebriamo il prossimo 27 gennaio il settantesimo anniversario delle nostre commoventi “Giornate della memoria”, convinti di essere lontani anni luce dall’orrore dei campi di sterminio, mentre lo stesso fumo dei camini di Polonia sale dai campi abbandonati delle periferie delle nostre città. Ma va bene così: sono Rom, ladri,

sporchi, vagabondi … è quello che pensiamo, senza ipocrisie, ed è anche quello che stava scritto sui “Manifesti della Razza”, redatti dagli scienziati fascisti e nazisti. Ma loro, i rom, gli zingari, non hanno avuto una scrittura per scrivere i libri che ci hanno commosso, non hanno avuto il denaro per i colossal hollywoodiani che oggi ci fanno sentire tutti un po’ più ebrei. Loro continuano ad essere come allora, ladri, sporchi, vagabondi. Via dalle città, allora, via dall’Europa dicono in Francia e in Padania. E noi? Cosa diciamo noi?E noi ischitani cosa diciamo e facciamo per queste colonie di uomini e donne che continuano ad arrivare sulla nostra isola? Forse ci rubano il la-

voro, oppure sono solo dei poveri “cristi” sfruttati e sottopagati dai nuovi negrieri del terzo millennio? Ahimè presenti anche sulla nostra isola! Perché sulla nostra isola non è possibile, come in ogni paese civile, una sana e giusta concorrenza tra persone del luogo e immigrati? È davvero assurdo e utopico tutto ciò? E quanto ci importa davvero di queste morti, di questo olocausto della disattenzione, dell’indifferenza, di questa nuova disumanizzazione?  Le nostre risposte sono semplificate: sgomberi, paura, isolamento. La banalità del male. Risposte indegne di una società che voglia realmente porsi un problema per superarlo. Serve fatica, attenzione, ascolto,

percorsi lunghi, lenti e programmati di integrazione reale. Serve una scuola realmente democratica che non sia un replicatore di differenze sociali, serve lavoro (che restituisca dignità alla persona e non sinonimo di sfruttamento), serve cooperazione. Ma nulla di tutto ciò è nelle nostre agende politiche locali e nazionali. Abbiamo perso di vista l’umanità, quella dell’altro così come la nostra. È necessario allora recuperare la propria dignità per riconoscere dignità all’altro. Ma noi siamo troppo collusi e corrotti. Dovremmo dare il vero nome ai nostri sentimenti:  razzismo, corruzione, svendita personale, desiderio di potere, ignavia.

E dovremmo ritrovare invece quell’orgoglio di essere figli di Dio, il dovere e il diritto che questo nostro essere figli ci mette davanti: quello di schierarsi. “Poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” (Apocalisse, 3,16). Schierarsi allora, dalla parte giusta, dalle parte dei poveri che “hanno sempre ragione”, per ritornare semplicemente uomini tra gli uomini, per risentirci figli di un Dio che ha scelto gli ultimi, per potergli strappare con le nostre scelte un semplice sorriso.

IL SANTO DELLA SETTIMANA | a cura di Francesco Schiano

31 gennaio San Ciro, medico e martire

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iro nacque nel secolo III ad Alessandria d’Egitto. Il suo nome, Ciro, dal persiano «korus», significa «colui che è potente e forte». La tradizione vuole che esercitasse la professione medica ad Alessandria: fin dal secolo VII, infatti, nella città egiziana era ancora visibile l’ambulatorio dove egli accoglieva gli ammalati. Fu proprio nell’esercizio della sua professione che egli riuscì a convertire molti pagani al cristianesimo. Perseguitato, si ritirò nel deserto, dove condusse vita monastica, nella preghiera, nella penitenza e nella solitudine. Nonostante la sua permanenza nel deserto, accoglieva il popolo che si rivolgeva a lui per ottenere la guarigione non più con le medicine e con la pratica medica, ma soprattutto con l’intercessione della preghiera. Così la sua fama di taumaturgo si diffuse per tutto l’Egitto ed oltre. Un giovane soldato siriano, di nobile famiglia, di nome Giovanni, abbandonata la vita militare si recò un giorno a Gerusalemme in pellegrinaggio, e in quel luogo udì parlare

di Ciro. Partì subito per l’Egitto, raggiunse Abba Ciro nel deserto e si fece suo discepolo, conducendo anch’egli vita monastica. Intanto era scoppiata una delle più feroci persecuzioni contro i cristiani, dell’imperatore Diocleziano. Fu in questo periodo che venne martirizzato Ciro con il suo discepolo Giovanni, verosimilmente il 31 Gennaio 312 d.C. Sulla nostra isola il suo culto è particolarmente diffuso al Ciglio (fraz. del Comune di Serrara Fontana) dove gli è dedicata la Chiesa del paese e ad Ischia Porto dove è a lui intitolata una Chiesa Parrocchiale.

RETTIFICA La settimana scorsa avevamo erroneamente inserito gli eventi per la festa di San Sebastiano di Forio, nel programma della festa di Barano. Ci scusiamo con i lettori, con entrambi i parrocci e con il diacono Giovan Giuseppe Lucido Balestrieri, autore dell’articolo sulla parrocchia di Barano.

Via delle Terme 76/R - 80077 Ischia Codice fiscale e P.Iva: 04243591213 Rea 680555 - Reg.Pref. nr.11219 del 05/03/2003 Albo Nazionale Società Cooperative Il settimanale di informa- Nr.A715936 del 24/03/05 zione della Chiesa di Ischia Sezione Cooperative a Mutualità Prevalente Categoria Cooperative Sociali Tel. 0813334228 Fax 081981342 Proprietario ed editore COOP. SOCIALE KAIROS info@kairosonline.it pec: posta.kairos@pec.it ONLUS Registrazione al Tribunale richiesta

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Affresco italo-bizantino del secolo VII nella chiesa di Santa Maria Antiqua a Roma Redazione: Via delle Terme 76/R - 80077 Ischia kaire@chiesaischia.it | @chiesaischia facebook.com/chiesaischia Direttore Ufficio Diocesano di Ischia @lagnesepietro Tipografia: Centro Offset Meridionale per le Comunicazioni Sociali: srl Via Nuova Poggioreale nr.7 - 80100 Don Carlo Candido Napoli (Na) direttoreucs@chiesaischia.it Direttore responsabile: Dott. Lorenzo Russo direttorekaire@chiesaischia.it @russolorenzo

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Per inserzioni promozionali e contributi: Tel. 0813334228 Fax 081981342 oppure per e-mail: info@kairosonline.it

Il settimanale è stampato su carta riciclata utilizzando inchiostri vegetali non inquinanti presso uno stabilimento le cui attività prelevano una quantità di energia minore di quella prodotta dal proprio impianto fotovoltaico (a ridotta emissione CO2).


25 gennaio 2014 kaire@chiesaischia.it

LA VOCE DI PIETRO

San Sebastiano testimone dell’Amore di Dio!

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| a cura di Francesco Schiano

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unedì 20 gennaio il Vescovo Lagnese si è recato presso la Parrocchia di San Sebastiano a Barano per celebrare la S.Messa vespertina nella Solennità del Santo Patrono del Comune di Barano. Ad accoglierlo il Parroco don Pasquale Trani e l’intera Comunità Parrocchiale in festa. Un folto gruppo di bambini presente ai lati del presbiterio ha “attorniato” il Vescovo durante la Celebrazione. Mons. Lagnese nella sua omelia ha tracciato la figura del vero testimone cristiano a partire dall’esempio di San Sebastiano: “E’ bello stare qui con voi in questo giorno di festa per questa Parrocchia! I Santi sono per noi amici e modelli e San Sebastiano è un modello particolare perché è un Santo Martire che ha saputo testimoniarlo e lo ha annunciato non solo con le labbra ma con la vita. Domandiamoci allora: ma io come la vivo la mia fede? In che misura la mia fede è viva? Il Signore ci chiama tutti a testimoniarlo, a non vergognarci di lui, senza paura né timore!

Testimoniarlo è la missione di tutti, anche S.Sebastiano era un battezzato, non era un Sacerdote né un consacrato, anzi era un militare secondo la tradizione, aveva a che fare con il potere ma proprio nel lavoro che lui svolgeva e nel compito che lui aveva, ha testimoniato Gesù con fedeltà. Noi, come San Sebastiano, dobbiamo imparare a sostenerci, ad incoraggiarci, a volerci bene nella Comunità perché abbiamo bisogno sempre gli uni degli altri e tutti siamo bisognosi dell’Amore di Dio. Stasera voglio chiedere al Signore proprio che in questa Comunità si possa fare esperienza di questo Amore e che essa sia sempre capace di testimoniarlo nella concretezza di ogni giorno!” Al termine della S.Messa è stato vissuto un momento di famiglia insieme al Vescovo con la presentazione della Comunità Parrocchiale al nostro nuovo Pastore. Foto di Raffaella Mattera

Gesù è il primo donatore di sangue “CRISTO NON PUÒ perché ha donato il suo per noi ESSERE DIVISO! | a cura di Francesco Schiano

| a cura di Francesco Schiano

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omenica 19 gennaio a Lacco Ameno si è tenuta l’annuale Festa dei donatori di sangue. A precedere questo momento di festa è stata la S.Messa presieduta dal Vescovo Pietro nella Parrocchia di S.Maria delle Grazie. Ad accoglierlo il parroco don Gioacchino Castaldi, il diacono don Giuseppe Iacono e l’intera Comunità parrocchiale. “Sono lieto di stare qui a Lacco questa sera ha esordito mons. Lagnese - Nel Vangelo di oggi potremmo dire che ci viene presentata una “terza Epifania del Signore”, dopo quella del 6 gennaio all’arrivo dei Magi e quella di domenica nel suo Battesimo. Oggi avviene una terza Epifania, che ci viene precisata da Giovanni Batttista: Gesù è l’Agnello di Dio che prende su di sé il nostro peccato, è l’agnello sacrificato per noi. Salutandoci prima con gli amici della Fidas, mi ricordavano simpaticamente che Gesù è il primo donatore di sangue perché ha donato il suo Sangue per noi, la sua stessa vita! Giovanni Battista indica chi ci salva

e dove andare per avere la salvezza: la salvezza viene da Gesù perché è Lui che offre la sua vita per noi, Lui e nessun altro! Allora pensavo: la nostra vita, la vita del cristiano quale missione deve svolgere? Noi dobbiamo essere come Giovanni Battista, dobbiamo dire con la nostra vita: Ecco colui che ci salva, ecco l’Agnello di Dio. Deve essere la nostra vita a parlare di Gesù. Dobbiamo anche noi diventare agnelli in un mondo che appare una giungla dove sembra vincere il più forte, chi sbatte i pugni, chi si fa rispettare; dobbiamo invece seguire la logica del Vangelo, la logica di chi non sbraita ma fa i fatti, lancia proclami ma con la propria vita, si impegna e si sacrifica”.

AGENDA DEL VESCOVO dal 26 gennaio al 2 febbraio 2014 Domenica 26 Gennaio Ore 11,00: Badia di Cava dei Tirreni: Benedizione abbaziale del nuovo abate P. D. Michele Petruzzelli, O. S. B. Lunedì 27 gennaio Ore 09,00 - 12,00: Udienze. Martedì 28 Gennaio Ore 09,00 - 12,00: Udienze. Mercoledì 29 Gennaio Ore 09,00 - 12,00: Udienze. Venerdì 31 Gennaio Ore 09,00 - 12,00: Udienze.

Sabato 1 Febbraio Ore 11,00: Roma-Aula Paolo VI: Partecipazione all’Udienza speciale di Papa Francesco al Cammino Neo Catecumenale. Domenica 2 Febbraio 18ª Giornata della Vita Consacrata e 36ª Giornata per la Vita. Ore 10,00: CattedraleSanta Messa con le religiose della diocesi.

Foto di Francesco Zavota

Segui il vescovo Lagnese su Twitter La pagina ufficiale: @LagnesePietro Ogni giorno un suo commento sul Vangelo per farti compagnia durante i tuoi impegni

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artedì 21 gennaio si è tenuta l’annuale Veglia Diocesana per l’Unità dei Cristiani nella Parrocchia di S.Antonio di Padova a Casamicciola. Una veglia molto partecipata alla quale ha presenziato per la prima volta il nostro Vescovo,. Erano presenti la sig.ra Maria Catalanotto dell’Esercito della Salvezza, il Pastore Holger Milkau della Chiesa Evangelico Luterana di Napoli e Decano della Celi (Chiese Evangeliche Luterane Italiane), P.Igor della Chiesa Russo Ortodossa (per la prima volta a Ischia e fortemente voluto dalla Commissione Diocesana per l’Ecumenismo proprio per la massiccia presenza di cittadini russi e ucraini di rito ortodosso che popolano sempre più la nostra isola). Erano inoltre presenti esponenti della Chiesa dei Fratelli e della Chiesa Ortodossa Rumena. La Veglia si è strutturata secondo uno schema tutto incentrato sulla preghiera comune, l’ascolto della Parola e la riflessione. Ogni lettura è stata commentata dai fratelli delle Chiese Cristiane presenti. Molto belle le parole del Pastore Holger Milkau della Chiesa Evangelica Lutgerana che quest’anno lascerà Napoli per tornare in Germania: “Voglio dirvi il mio grazie perché qui non ci siamo mai sentiti obbligati ma

ci siamo concessi il nostro essere indifesi e bisognosi della misericordia degli altri. Dio benedica il vostro cammino e faccia crescere la vostra fede in Cristo Gesù nostro Signore!” Su questa “scia di luce” si è innestata anche la riflessione del nostro Vescovo Pietro: “Siamo fratelli e sorelle! E’ una parola che a volte pronunciamo senza coglierne il significato. Siamo fratelli e sorelle perché figli dell’Unico Padre e perché riconosciamo Gesù come unico Salvatore. E’ bello allora stasera ritrovarci per pregare insieme e dare un segno di quello che è il progetto di Dio su di noi: metterci insieme, fare Comunità. E allora l’invito che oggi ci viene dal Signore è proprio quello di metterci insieme all’ascolto della Sua Parola. Tutti abbiamo bisogno di saggiare l’esperienza dell’Unità che è un’esperienza contagiosa. Preghiera e accoglienza, ascolto della Parola e Carità Fraterna possono allora diventare linee per camminare nell’unità e fare sempre più questa esperienza per la quale Gesù non solo ha pregato ma ha dato anche la sua stessa vita: “Che tutti siano uno perché il mondo creda che Tu mi hai mandato!” Foto di Sara Scotti


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SEGUIAMO FRANCESCO

25 gennaio 2014 www.chiesaischia.it

Papa Francesco Scene di un riceverà Obama pomeriggio di festa il 27 marzo

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a Casa Bianca ha reso noto che il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, sarà ricevuto da Papa Francesco, in Vaticano, il prossimo 27 marzo. La notizia è stata confermata da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana. Si tratterà del primo incontro di Obama con l’attuale Pontefice: alla Messa di inizio Pontificato del 19 marzo 2013, infatti, gli Stati Uniti erano rappresentanti dal vicepresidente, Joe Biden. La notizia dell’udienza arriva a pochi giorni dall’incontro, in Vaticano, tra il capo della diplomazia statunitense, John Kerry, con il Segretario di Stato vaticano, mons. Pietro Parolin, avvenuto il 14 gennaio. In Italia, Barack Obama incontrerà anche il capo di

Stato, Giorgio Napolitano, ed il premier Enrico Letta. Il presidente statunitense giungerà a Roma nell’ambito di un viaggio in Europa che lo vedrà a L’Aja, in Olanda, il 24 e 25 marzo, per il vertice sulla sicurezza nucleare promosso dal governo olandese e per incontri bilaterali. Il 26 dello stesso mese, Obama sarà anche a Bruxelles per il vertice Usa-Ue e per incontri con il governo belga e il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen.

L’udienza del mercoledì

Le divisioni tra i cristiani sono scandalo

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ll'udienza generale di mercoledì 22 gennaio il Papa ha svolto la sua catechesi sulla Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, festa della Conversione di san Paolo apostolo. “Questa iniziativa spirituale, quanto mai preziosa – ha detto Papa Francesco - coinvolge le comunità cristiane da più di cento anni. Si tratta di un tempo dedicato alla preghiera per l’unità di tutti i battezzati, secondo la volontà di Cristo: «che tutti siano una sola cosa» (Gv 17,21). Il tema di quest’anno fa riferimento alla domanda rivolta da san Paolo ai cristiani di Corinto: «È forse diviso il Cristo?» (1 Cor 1,13)”. “Certamente – ha sottolineato - Cristo non è stato diviso. Ma dobbiamo riconoscere sinceramente e con dolore, che le nostre comunità continuano a vivere divisioni che sono di scandalo. Le divisioni fra noi cristiani sono uno scandalo, non c’è un’altra parola, sono uno scandalo! «Ciascuno di voi – scriveva l’Apostolo – dice: “Io sono di Paolo”, “Io invece sono di Apollo”, “E io di Cefa”, “E io di Cristo”» (1,12). Anche quelli che professavano Cristo come loro capo non

sono applauditi da Paolo, perché usavano il nome di Cristo per separarsi dagli altri all’interno della comunità cristiana. Ma il nome di Cristo crea comunione ed unità, non divisione! Lui è venuto per fare comunione fra noi, non per dividerci. Il Battesimo e la Croce sono elementi centrali del discepolato cristiano che abbiamo in comune. Le divisioni invece indeboliscono la credibilità e l’efficacia del nostro impegno di evangelizzazione e rischiano di svuotare la Croce della sua potenza (cfr 1,17)”. Il Papa ha quindi affermato che “Paolo rimprovera i corinzi per le loro dispute, ma anche rende grazie al Signore «a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza» (1,4-5). Quindi ha concluso la catechesi in italiano con questa esortazione a braccio: “ Andiamo avanti su questa strada, pregando per l’unità dei cristiani, perché questo scandalo venga meno e non sia più fra noi. Grazie!”.

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l parroco che imbraccia la chitarra e intona Piazza grande di Lucio Dalla, insieme a un gruppo di senzadimora. I ragazzi dell’oratorio che nel cortile innalzano uno striscione su cui c’è scritto Bella Fra’! per dirgli il loro affetto con un’espressione tipica del gergo giovanile. Papa Francesco che ai rifugiati racconta delle lamentele di san Pietro col Signore «perché la croce che portava era troppo pesante», ma poi si fa serio per invitare all’accoglienza e alla condivisione. Scene di un pomeriggio di festa nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, dove il vescovo di Roma si è recato domenica 19 gennaio. È giunto intorno alle 16, accolto da tantissimi fedeli che non si sono lasciati scoraggiare dalla pioggia e hanno gremito la strada antistante l’ingresso di via Marsala, il cortile del centro Don Bosco — cuore pulsante della comunità — e la basilica costruita dal fondatore dei salesiani. Particolarmente festoso il clima nella saletta dov’erano una quarantina di senzatetto e una ventina di volontari che se

ne prendono cura. Al suono della fisarmonica, col ritmo scandito dal battito delle mani, qualcuno ha anche accennato a passi di danza. Per questi clochard che trascorrono le loro giornate tra la stazione Termini e le strade adiacenti la parrocchia ha attivato il servizio Piazza grande. Da parte sua Papa Francesco ha esortato ad avere speranza, perché nella vita oltre ai momenti difficili ci sono «cose belle, come l’amicizia e come l’attesa di un bambino» ha detto indicando Salvatore e Luana, una coppia di volontari che aspettano un figlio. «Io so — ha spiegato — che tanti di voi hanno motivi per non essere gioiosi. Ma qui ho trovato gioia, perché c’è l’amicizia, c’è la vicinanza di tanti fratelli e sorelle, c’è Gesù. Dove c’è l’ami-

cizia, la vicinanza, la fraternità, la pace: è Gesù». Infine ha invitato a non perdere la speranza, nemmeno quando la notte sembra più buia. Perché proprio in quel momento «incomincia l’aurora. E quando la notte è più scura, è perché il Signore, il sole di giustizia, si avvicina».

Osservatore romano

Allo studio viaggio in Corea del Sud È “allo studio” un viaggio del Papa in Corea del Sud. A confermarlo ai giornalisti è stato il direttore della sala stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, rendendo noto che Papa Francesco ha ricevuto “un invito” dai vescovi coreani, in occasione del grande incontro dei giovani dell’Asia che è in programma, proprio in Corea, a metà agosto. Quanto alle indiscrezioni di stampa circolate su un possibile viaggio del Papa a Sarajevo, il portavoce vaticano ha precisato che

“è vero che il Papa è stato invitato”, ma “non è una decisione e non c’è nulla di operativo”. Per quanto riguarda una terza possibile mèta internazionale di Papa Francesco, quella che lo vedrebbe visitare lo Sri Lanka e le Filippine, padre Lombardi ha risposto che “c’è un invito, è allo studio”, ma non è in calendario per il 2014. Al centro delle “preoccupazioni” di Papa Francesco, dunque, c’è l’Asia, come aveva rivelato il Papa stesso durante il viaggio di ritorno da Rio de Janeiro, dopo

la Gmg dell’estate scorsa: l’intento è quello di proseguire nell’opera di evangelizzazione di quello che è considerato il “futuro” del cristianesimo, nel Continente dove il suo predecessore, Benedetto XVI, non è potuto arrivare.


25 gennaio 2014 kaire@chiesaischia.it

ARTE E LITURGIA |

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COMMENTO DEL VANGELO DI DOMENICA 26 GENNAIO

LA VOCAZIONE DEI PRIMI APOSTOLI di Domenico Ghirlandaio

Matteo 4,12-23

Convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino

a cura di Ernesta Mazzella

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apa Sisto IV chiama a Roma, il 27 ottobre 1481, il Ghirlandaio per dipingere nella Cappella Sistina delle opere che narrassero le Storie di Cristo. L’Artista esegue due affreschi laVocazione dei primi apostoli e la Resurrezione, andata perduta per fare spazio al capolavoro di Michelangelo. L’opera viene completata nel 1482, ed adorna il registro mediano della parete nord della Cappella. Il Ghirlandaio, seguendo la lezione dell’evangelista Matteo, fissa l’obiettivo su Simone ed Andrea per narrare la prima giornata pubblica di Gesù. L'affresco è diviso in una sequenza di tre scene, che si sviluppano in due piani. In secondo piano a sinistrala chiamata di Simone detto Pietro, ed Andrea suo fratello chiamati da Gesù sulla riva.Sulla destra si vede Gesù, accompagnato da Pietro ed Andrea, chiamare altri due discepoli: Giovanni e Giacomo mentre rammendano le reti sulla barca del padre Zebedeo. La simmetria quasi perfetta delle due scene, ci suggerisce la simultaneità delle due chiamate e la celerità delle risposte rendendo bene la sequenza data dall’Evangelista. - [: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: “Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e lì chiamò”.]- In primo piano al centro dell’affresco si ammira la maestosa figura di Gesù, che

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benedice Pietro ed Andrea inginocchiati. In prima fila alle spalle dei due apostoli, l’artista ritrae diverse personalità del suo tempo. Si tratta di una straordinaria foto di gruppo della comunità fiorentina a Roma, che trovarono in Ghirlandaio, loro concittadino, la disponibilità a farsi ritrarre negli abiti sontuosi. Si riconosce Giovanni Antonio Vespucci, Francesco Soderini, l’erudito costantinopolitano Giovanni Argiropulo (con la barba bianca), GianfrancescoTornabuoni, Giovanni Tornabuoni, responsabile del Banco Medici a Roma e tesoriere di Sisto IV. A sinistra, sempre in primo piano, si vedono due uomini con abiti contemporanei che assistono alla scena. Di lato si trova il gruppo delle donne, dove è evidente il gusto piacevole e ciarliero dell’Artista, tra le quali spicca la dama di spalle con il mantello blu. Dietro di esse scendono alcuni giovani, i quali sono presi nelle loro conversazioni piuttosto che attirati dall’evento sacro, tra questi si nota un Particolare, bel ritratto di fanciullo con una La vocazione dei primi apostoli ghirlanda di fiori sul capo.Il paesaggio del dipinto si caratterizza per la presenza al centro del mare di Galilea, detto anche Lago di Tiberiade, il quale funge da elemento prospettico. Al lato sinistro è rappresentata la città di Galilea ai piedi dei monti, in quello di destra è Firenze con il Battistero di San Giovanni e Palazzo Vecchio.La luce gioca un ruolo fondamentale, il Ghirlandaio la ritrae allo zenit, a mezzogiorno, per dare solennità all’intera scena.

Venite dietro di me, vi farò pescatori di uomini. Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono

Domenico Ghirlandaio La vocazione dei primi apostoli Cappella Sistina, Vaticano

| a cura di P. Nunzio Ammirati ofm Giovanni Paolo II, nel 2002, con la lettera Apostolica RosariumVirginis Mariae, ha introdotto nella preghiera del Rosario i misteri della luce. Il terzo mistero, che invita a meditare sull’Annuncio del Regno e l’invito alla conversione, è il tema della Parola di Dio di questa domenica. Mistero di luce! “Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce, …una luce rifulse”. E con la luce “hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia” (Is 8.23b-9,3). La conversione al Vangelo, al Regno di Dio rappresenta la nota dominante della missione di Gesù che è venuto nel mondo per rimettere i peccati a chi si accosta a lui con umile fiducia. Egli infatti si è incarnato per annunciare e comunicare a tutti gli uomini l’Amore misericordioso del Padre. Gesù dunque realizza la profezia di Isaia: è colui che viene perché il popolo possa ritrovare la gioia e la letizia dell’amicizia con Dio deturpata dal peccato originale. Gesù annunciando il Regno di Dio, la Parola di vita, infonde tanta luce nel popolo dei piccoli che si fidano di lui, che non si stancano di ascoltare e nutrirsi della sua Parola e seguendola e mettendola in pratica, sperimentano una grandissima gioia. Annunciare il Regno di Dio. Come è importante accogliere questo invito di Gesù che ancora oggi rivolge a ogni battezzato. Seguirlo significa centrare la propria vita su di Lui, sulla sua Parola che è Lui stesso che riempie e rende piena di senso la vita nell’amore e nella speranza.Seguirlo significa lasciarsi chiamare e diventare suoi discepoli, cioè mettersi dietro di lui e apprendere giorno dopo giorno che non si vive di solo pane ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Seguirlo è accogliere il suo invito a diventare missionari cioè “pescatori di uomini”. Si. Perché ogni battezzato nella Chiesa è un potente annunciatore gioioso del Regno di Dio con la testimonianza della vita e della parola.Papa Francesco con l’esortazione apostolica Evangelii Gaudium ci sta invitando alla dolce e confortante gioia di evangelizzare anche quando occorre seminare nelle lacrime. Nella RosariumVirginis Mariae, Giovanni Paolo II ci ricorda che la semplice preghiera del Rosario rappresenta un percorso di annuncio evangelico e “una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore” (RVM 17).


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SVILUPPO LOCALE

Il “cluster turistico-culturale ed agroalimentare Incubatore di nuove e moderne economie | a cura di Carmela Dontino

La partecipazione attiva dei turisti ad una piattaforma condivisa con i fornitori del servizio turistico permette di creare nuovi prodotti e servizi nel campo dell’eco-turismo, dell’impresa sociale e della green economy per aprire nuove opportunità di sviluppo durevole e sostenibile, aiutando il territorio ad uscire dalla crisi economica

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a grande dotazione di risorse naturali (clima, flora, ambiente e natura) e culturali (storia, costumi, monumenti, tradizioni, arte, musica ecc.) dell’isola costituiscono un’opportunità per avviare un rilancio economico e sociale, anche in considerazione di altre risorse quali il termalismo e l’enogastronomia che arricchiscono l’offerta turistica locale. La creazione di un “cluster turistico-culturale ed agroalimentare” richiede un forte sostegno da parte delle Istituzioni, in termini di rilancio del turismo, di riqualificazione del terziario, di recupero qualitativo delle risorse ambientali e naturali, nell’ambito di una progettualità che si realizza nel medio lungo termine.

Il sistema locale, oggi, è una realtà in transizione dovendo ridefinire la propria funzione ed identità in rapporto ad un mondo esterno che sta cambiando in

modo radicale ruoli e competenze dell’economia globale. Il ruolo delle Istituzioni in partenership con gli attori locali dovrebbe essere quello di collettore di professionalità, competenze e risorse che partendo dalla domanda espressa dal sistema delle imprese, promuove progetti di sviluppo per l’intero tessuto produttivo locale. Per identificare le aree di intervento bisogna soffermarsi su settori innovativi ed a ridotto impatto ambientale come quelli delle tecnologie della comunicazione e dell’informazione, della tutela del territorio, della valorizzazione del turismo sostenibile e dei beni culturali, dell’agricoltura e dell’impresa creativa. Un’impresa creativa è quella che lancia un’idea originale, la quale si rivela vincente nella misura in cui innesca un processo evolutivo del contesto territoriale, il quale, se lasciato a se stesso, si rivela lento e dispersivo. Un “ambiente di innovazione aperta”, come la rete europea dei Living Lab è espressione di un cambiamento che permette alle imprese locali di fare sistema. Oggigiorno la crescente accelerazione della diffusione di Internet ha raggiunto una tale massa critica da imporre il web come uno dei media di riferimento per la formazione di opinioni e la valutazione dei comportamenti, oltre che dei prodotti/servizi offerti. Pertanto la percezione online del servizio di offerta turistica da parte degli utenti web diviene una tematica essenziale con cui confrontarsi non soltanto attraverso i siti istituzionali, ma anche attraverso blog, chat, forum tematici e social network.

L’impiego del Web e le ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) svolgono una funzione di supporto al sistema locale facilitando lo sviluppo della domanda e del consumo dei servizi turistici e culturali. La partecipazione attiva degli utenti (turisti) ad una piattaforma condivisa con i fornitori del servizio turistico permette di creare nuovi prodotti e servizi nel campo dell’eco-turismo, dell’impresa sociale e della green economy per aprire nuove opportunità di sviluppo durevole e sostenibile, aiutando il territorio ad uscire dalla crisi economica. Il Living Lab potrebbe facilitare la coprogettazione in ambito ICT, l’innovazione “open” nelle imprese turistiche locali e l’innovazione tra gruppi di utenti. Ad imprimere una svolta positiva nelle capacità dei processi di innovazione di radicarsi durevolmente nel territorio occorre una partnership tra Istituzioni pubbliche, stakeholders (portatori di interesse) e cittadini intesi non soltanto come consumatori, ma risorse. Con la partecipazione delle organizzazioni direttamente responsabili della gestione del territorio a questa “metodologia di innovazione centrata sull’utente” sarà possibile valorizzare un nuovo approccio territoriale di qualificazione sociale, ambientale ed economica in cui i cittadini informati, attivi e coinvolti nei pro-

cessi decisionali, devono poter dire la loro, in merito alla definizione di politiche di sviluppo e pianificazione territoriale. L’immagine e l’identità del territorio (brand territoriale) rappresenta uno strumento indispensabile verso cui capitalizzare il valore comunicativo e relazionale dell’attrattività del sistema turistico locale. La crescente competitività delle destinazioni turistiche dimostra che non è più sufficiente costruire la propria immagine sulla qualità delle strutture ricettive, la bellezza del proprio paesaggio e/o l’accoglienza delle persone. La coerenza tra immagine ed identità (turistica) del sistema territoriale fondata sull’innovazione aperta alle situazioni di vita reale è considerata un ulteriore driver competitivo, così come il brand collettivo quale risorsa relazionale che crea e mantiene un vantaggio sostenibile nel tempo. Gli studiosi di destination management (fattori che regolano ed influenzano lo sviluppo di una destinazione turistica) riconducono la competitività di una destinazione turistica non soltanto alla sua dotazione di risorse naturali, storiche e culturali, ma anche alle competenze e sinergie locali che la stessa è in grado di attivare. In questa logica i comportamenti dei consumatori e la struttura della domanda rappresentano le determinanti principali della competitività delle

destinazioni turistiche, oltre alle risorse naturali, artificiali e di supporto. I “centri di ricerca” regionali potrebbero certificare la qualità dei nuovi servizi, prodotti ed infrastrutture sociali “co-creativi” frutto della partecipazione attiva di soggetti diversi (settore educativo e della ricerca, associazioni di volontariato, mondo imprenditoriale, amministratori pubblici e cittadini), imprimendo una svolta positiva all’immagine turistica dell’isola, coerente e condivisa, come risorsa di fiducia dalla quale dipende l’attrattività dell’offerta locale. Questo modello di sviluppo “socio-ambientale” mediante la realizzazione del “cluster turistico-culturale ed agroalimentare” indica in che modo tutte le risorse, le attività ed i cittadini debbano interagire al fine di rendere competitivo il nostro sistema territoriale e rappresenta il laboratorio ideale (incubatore) per costruire forme innovative di valorizzazione e fruizione dei beni culturali e paesaggistici, inoltre, sostiene la creazione e lo sviluppo di nuove imprese ed attiva processi di innovazione per gli enti istituzionali ed il tessuto produttivo locale. Il sistema locale diventa il campo da gioco in cui si realizza la sfida competitiva e si produce innovazione, in esso, si generano economie locali che possono trovare il vantaggio competitivo nell’interdipendenza e complementarietà guidata dalle Istituzioni locali, le quali dovrebbero individuare le coerenti traiettorie di crescita del territorio considerandone vocazioni e potenzialità.


25 gennaio 2014 kaire@chiesaischia.it

SOCIETÀ |

Il caso L'AZZARDO NON E' UN GIOCO Ecco cosa possono fare i sindaci per frenare il fenomeno delle slot

G

li apparecchi per il gioco d’azzardo sono “strumenti di grave pericolo per la salute individuale e il benessere psichico e socio economico della popolazione”. Lo scrive il Tar della Lombardia nell’ordinanza con cui ha respinto il ricorso di alcuni gestori di bar e sale da gioco contro la decisione del 5 novembre scorso del sindaco di Lecco, Virginio Brivio (Pd),

di vietare l’utilizzo delle macchinette dalla mezzanotte alle dieci del mattino. “Quell’ordinanza – ricorda il sindaco Brivio – fu presa a seguito dei dati allarmanti comunicati dal Dipartimento delle dipendenze dell’Asl di Lecco; “numeri” che, sono convinto, hanno portato il Tar a giudicare “ragionevole e correttamente motivato” il provvedimento dell’amministrazione”. Prendendo a riferimento l’intero territorio provinciale lecchese, dove, stando alle ultime rilevazioni dell’Istat, vivono 338.425 persone, l’Azienda sanitaria ha stimato in 72.220 i giocatori d’azzardo, di età compresa tra i 18 e i 74 anni, di cui 3.812 clas-

sificati come giocatori problematici e altri 2.207 come giocatori patologici. Un quadro allarmante, concentrato soprattutto nel comune capoluogo e in quelli circostanti. “Con gli strumenti di cui disponiamo – prosegue Brivio – purtroppo possiamo soltanto rincorrere il problema, che dovrebbe essere affrontato, con decisione, da una legge nazionale. Con Legautonomie abbiamo raccolto le firme per una legge di iniziativa popolare di contrasto al gioco d’azzardo e per il riordino delle norme vigenti in un codice unico per prevenire le conseguenze nocive del gioco compulsivo. Per quanto riguarda la nostra ordinanza, ab-

Politica

I MODELLI ELETTORALI | a cura di Maddalena Maltese

I

l dibattito sui modelli elettorali con cui si dovrebbe andare alle urne tiene banco in Parlamento e nelle piazze: un ginepraio di proposte e di modelli che spesso non hanno molto da spartire con la nostra tradizione di governo. Il professor Alfonso Celotto, ordinario di Diritto costituzionale all’università Roma Tre, ci aiuta nel fare chiarezza e per dare una valutazione giuridica su queste proposte.

Professor Celotto, cosa è successo con la sentenza della Corte costituzionale, che ha di fatto abolito il modello elettorale del Porcellum? «La legge elettorale italiana non è compatibile con la Costituzione nella parte in cui prevede un premio di maggioranza eccessivamente non rappresentativo e nella parte in cui non prevede le preferenze. La Corte ha lasciato comunque un sistema auto-applicante e quindi un sistema con cui si può andare a votare, un sistema a proporzionale semplice a preferenza unica, cioè il sistema che l’Italia ha avuto da metà degli anni ’80 fino al ’93». La palla passa ora al Parlamento che non sembra avere idee molto chiare… «I parlamentari si trovano a scrivere le regole “per andare” in Parlamento ed è come se prima della finale olimpica dei cento metri si dicesse agli otto finalisti: scrivete le regole della gara. Ora, essendo gli stessi partecipanti a scrivere le regole della gara, cercano di fare regole favorevoli al

loro scenario, e quindi i partiti piccoli vorranno una bassa soglia di sbarramento, mentre i partiti grandi vorranno un grosso premio di maggioranza per garantire la stabilità. Sia con il Mattarellum che con il Porcellum le maggioranze dell’epoca hanno fatto leggi favorevoli alla loro permanenza sugli scranni parlamentari. Però sia nelle elezioni del ’94 che in quelle del 2006 il partito, la maggioranza politica che ha scritto la riforma elettorale, ha perso le elezioni». E allora si cerca di importare qualche modello dall’estero… «Nel mondo ci sono centinaia di modelli elettorali e di modalità di trasformare i voti in seggi: solo

in Italia ne abbiamo una decina. Prima dell’incostituzionalità di questa legge, Camera e Senato avevano due modelli elettorali. Poi abbiamo le Regioni che hanno un modello elettorale, le Provincie che ne hanno un altro, i Comuni ne hanno uno sopra i 15 mila abitanti e un altro ancora sotto i 15 mila, le elezioni europee avvengono con ulteriore modello, le circoscrizioni ne

adottano uno particolare, per cui non c’è un modello buono o uno cattivo, ma bisogna cercare quello più confacente o meno alla tradizione storica di un Paese». L’Italicum (proposta da Renzi) si adatta al nostro momento storico, rispetto agli altri modelli? «Preciso che l’Italicum non è un modello elettorale, ma una proposta di modello che cerca di garantire la governabilità, quindi un sistema che comunque prevede un premio di maggioranza oltre una determinata soglia di sbarramento e cerca di garantire che dalle elezioni esca un partito vincente. Al di là del sistema proporzionale o maggioritario noi possiamo fare una bipartizione grossolana dei modelli elettorali: ci sono sistemi che favoriscono gli apparentamenti prima del voto in modo che si vada alle urne con due coalizioni definite e poi ci sono quei sistemi in cui gli apparentamenti si fanno dopo il voto e il ballottaggio. Prima del ’93 votavamo con un proporzionale puro e gli apparentamenti si facevano dopo, mentre sia con il Porcellum che con il Mattarellum abbiamo avuto sistemi tendenzialmente maggioritari, in cui l’accordo tra i partiti avveniva prima, in modo da raggiungere il 51 per cento con premio garantito e conseguimento della maggioranza dei seggi».

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biamo cercato di tutelare le fasce più a rischio della popolazione, proprio nelle ore notturne, quelle in cui chi ha problemi di disagio si sente ancora più solo e disperato. Dopo questa sentenza, che costituisce un precedente importante – conclude il sindaco Brivio – viene offerto agli enti locali un a m b i t o d’azione per tutelare il benessere delle nostre comunità e arginare un fenomeno sempre più dannoso dal punto di vista sociale”. Una preoccupazione condivisa da più di 400 sindaci di tutta Italia, che hanno aderito alla proposta di legge di Legautonomie: una raccolta di firme dal 19 al 26 gennaio. “Al Parlamento – ricorda Angela Fioroni, segretaria lombarda di Legautonomie – chiediamo di intervenire con una legislazione giusta, in grado

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di tutelare davvero i giocatori, di farsi carico della loro salute, di impedire le infiltrazioni mafiose e il riciclaggio nel gioco legale. Chiediamo di poter avere speranza nella correttezza delle nostre massime istituzioni, nella parola dei parlamentari che abbiamo votato e incontrato in questi mesi di mobilitazione contro il gioco d’azzardo”.

Le iniziative del Movimento Liberi per Barano

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gevolazioni fiscali per il pagamento della TARES Il movimento Liberi per Barano ha attivato una serie di iniziative a difesa delle famiglie e delle imprese rispetto alleTASSE. Abbiamo affisso sulle piazze un nostro manifesto titolato “BASTA TASSE INGIUSTE” fatto pervenire a tutti i cittadini sottoforma di volantino, nel quale abbiamo riportato analiticamente tutti i guasti e le ingiustizie di tali tassazioni, suggerendo al governo locale soluzioni per tassazioni più eque e più giuste. Contemporaneamente gli associati al movimento si sono cimentati in una entusia-

smante e coinvolgente iniziativa, consegnando alla cittadinanza fac-simili di istanze già preordinate per potersi avvantaggiare delle agevolazioni fiscali ai fini TARES, tant’è che in soli due giorni circa 350/400 cittadini già provvedevano a protocollarle presso il municipio. Queste nostre iniziative, hanno ricevuto consensi unanimi e apprezzamento dalla cittadinanza baranese. Per qualsiasi informazione in merito non esitate a contattarci: liberiperbarano@libero.it Per il movimento Liberi per Barano Geom. Giovanni Migliaccio


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25 gennaio 2014 www.chiesaischia.it

CHIESA

“SARAI PESCATO Monsignor Luigi Trofa Parroco di S. Ciro | a cura di Anna Di Corcia

“La sua ferma volontà ad amare il prossimo portò ben presto la Parrocchia di S. Ciro ad essere un luogo dove veniva svolta una fervida attività assistenziale, guardando agli ultimi in tante situazioni di disagio: drogati alcolisti ragazze madri poveri”

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quattro anni dalla celebrazione del suo cinquantenario di sacerdozio celebrato in grande stile e tra l’affetto dei suoi fedeli, si è spento due mesi fa Mons. Luigi Trofa, dopo un lungo periodo di malattia, offerto al Signore per le vocazioni sacerdotali, l’unità della Chiesa e l’unione di intenti della Parrocchia al vescovo. Ci donano questa bellissima indiscrezione le suore francescane della Parrocchia di S. Ciro in Ischia Porto, che da sempre hanno costituito parte della famiglia fisica e spirituale di “Don” Luigi e che insieme a tanti parrocchiani hanno curato il loro pastore con amore filiale fino agli ultimi attimi di vita. Mons. Luigi Trofa familiarmente noto a tutti come “Don” Luigi è stato una pietra miliare della Parrocchia di S. Ciro, dove arriva come Cappellano alla morte di Mons. Ernesto Castagna detto “Zi Canonica” dopo che a soli 23 anni nel 1959 viene ordinato sacerdote, dopo essersi licenziato in Teologia presso la Facoltà Teologica “S. Luigi”a Posillipo. Dal 1962 ricoprirà la carica di Segretario personale di Mons. Tommasini Vescovo di Ischia, da allora avrebbe ricoperto fino alla fine della sua vita il servizio come Segretario particolare del rappresentante di Pietro nella nostra isola, con altri successori alla guida della Diocesi tra cui ricordiamo Mons. Antonio Pagano e Mons. Filippo Strofaldi al quale lo legava un profondo rapporto di amicizia e con il quale si sono raggiunti nella Pace eterna a solo un mese di distanza l’uno dall’altro, fratelli nella condivisione del dolore e nella testimonianza di fede con cui lo hanno accolto e sopportato. Riguardo al legame che c’era tra Mons. Tommasini e il giovane sacerdote Don

Luigi abbiamo raccolto in parrocchia una testimonianza bellissima di Luigi Balestrieri, il quale ci ha raccontato che quando Mons. Tommasini venne allontanato da Ischia e inviato a Tursi , Don Luigi lo accompagnò e ad accoglierli nella Parrocchia di Tursi c’era l’allora sacerdote Michele Giordano, il quale assistette ad una scena che non avrebbe più dimenticato nella sua vita: Don Luigi pianse a dirotto mentre si separava dal “suo” Vescovo e di quella scena abbiamo testimonianza che il Cardinale Giordano avesse conservato memoria negli anni, dal fatto che molti anni dopo, quando Michele Giordano venne in visita pastorale alla Chiesa della Maddalena a Casamicciola, riconobbe Don Luigi che era presente, accompagnato da Balestrieri e gli confidò che nella sua vita non aveva mai visto nessuno piangere come aveva fatto lui nell’occasione in cui aveva accompagnato a Tursi Mons. Tommasini da cui si era dovuto separare. Dal 1973 S. Ciro diventa Parrocchia e Don Luigi Trofa ne viene nominato Parroco. Da quel momento cambierà il destino di un quartiere, amato profondamente da quest’uomo che ha cominciato sin dal primo momento a guardare le esigenze degli ultimi per attuare quella Pastorale Sociale che negli anni ’60 fu un intuizione pioneristica. Innanzitutto il

“Don” si occupò della tutela delle ragazzemadri, fenomeno che sul fiorire degli anni ’60 costituiva sia un problema pratico sia una sorta di “vergogna” sociale, cui il parroco e le suore posero rimedio organizzando un gruppo per la tutela della ragazze madri in un momento storico delicato che vide la chiusura degli Asili per piccoli abbandonati e una sede della”maternità” dove i piccoli avrebbero trovato ricovero che ancora non era stata costruita; dietro questa intuizione c’era un progetto a tutela della vita che ha evitato tanti aborti clandestini. Un altro progetto che è diventato realtà codificata della pastorale della Chiesa solo da pochi anni con il nome di Banco Alimentare, Don Luigi lo aveva già messo a punto in quegli anni organizzando una distribuzione volontaria e gratuita di beni di prima necessità per le famiglie in difficoltà della parrocchia. Inoltre attentissimo ad accompagnare anziani e malati abbandonati negli ultimi momenti di vita, si preoccupò di istituire un’assistenza

sanitaria per chi non avesse la possibilità di comprarsi le medicine e organizzò un gruppo di volontari che assistessero gratuitamente queste persone, per dargli una morte dignitosa. Creò un centro d’ascolto per le persone dipendenti dall’alchool, dando disponibilità della sala inferiore della parrocchia agli incontri degli Alcolisti anonimi; si occupò in prima persona della riabilitazione di giovani che erano incappati nella droga dando vita all’Associazione Ischia Libera dalla droga, mettendosi in collegamento con un centro che nasceva in terraferma, “La Tenda” e cercando di creare un esperienza analoga sul’isola di Ischia, pioniere anche in questo settore. Qualcuno ricorda che Don Luigi a volte di notte andava a raggiungere qualcuno di questi giovani e li accoglieva nella propria casa per calmarli e aiutarli a riprendersi dalle dosi prese. La sua ferma volontà ad amare il prossimo portò ben presto la Parrocchia di S. Ciro ad essere un luogo dove veniva svolta una fervida attività assistenziale, guardando agli ultimi in tante situazioni di disagio: drogati, alcolisti, ragazze madri, poveri. Ma la Parrocchia di S. Ciro non fu solo questo, l’attenzione che Don Luigi poneva verso gli ultimi era la stessa che lo impegnava nell’attivarsi per i piccoli; tutti noi “cresciuti” in parrocchia ricordiamo l’Ora di Gioia, che si svolgeva un’oretta prima dell’inizio della Messa domenicale, in cui ci riunivamo nella saletta attigua alla Chiesa per imparare canti e ricevere dalle suore le spiegazioni per ascoltare il Vangelo; le feste di Carnevale che venivano svolte nella sala in basso che era stata fatta costruire proprio con l’intento di riunire i piccoli e i giovani in un Centro Ricreativo. Indimenticabili sono state le tante Veglie celebrate la notte di Pasqua in cui il “Don” dava luogo al Battesimo per immersione dei piccoli figli della parrocchia, segno di paternità spirituale e adozione comunitaria. Mons. Luigi Trofa attento alle esigenze del suo popolo, è stato un pastore che ha avuto cura del suo gregge sotto molti punti di

Dal punto di vista architettonico e strutturale edificò la Casa Canonica accanto alla Chiesa e la casa dove oggi sono ospitate le suore, inoltre aveva il sogno di dedicare uno spazio dell’attuale centro polifunzionale, che era stato destinato dal Comune a scopi religiosi, ad un centro polivalente per lo sport. Avrebbe anche voluto riqualificare la zona alle spalle della parrocchia la cosiddetta “Corteglia” anima e corpo dei fedeli di S. Ciro, che piano piano ha acquisito un aspetto migliore, ma sul quale Don Luigi avrebbe voluto lavorare ancora. Dal punto di vista organizzativo e amministrativo diede vita al Comitato Parrocchiale che si è occupato della gestione e realizzazione dei beni della parrocchia, grazie anche al Consiglio per gli affari economici che ne organizza i fondi. Tra le iniziative principali che hanno disegnato il carattere

del

Quartiere di S. Ciro ricordiamo innanzitutto l’istituzione della Festa di S.Ciro curata in ogni

dettaglio

nella settimana che va dal 25 vista, guardando sempre più lontano ha saputo dare una vera e propria identità al Quartiere S. Ciro.

gennaio al 1 febbraio e che si conclude con la solenne processione del Santo per le strade del quartiere.


25 gennaio 2014 kaire@chiesaischia.it

CHIESA |

ORE DI UOMINI”

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da guida ormai da donna adulta in

sero. In particolare, grazie all’iniziativa di

Parrocchia di S. Ciro dove ci sono le Co-

una città che mi ha adottata, facen-

Isidoro Di Meglio è nato un gruppo sul so-

munità più anziane dell’isola e da dove

domi però sentire un legame tra le

cial network Facebook intitolato “Quelli e’

grazie a quell’atto di fede del “Nostro”

due parrocchie quasi come se un

San Ciro & Dintorni” che ha ricostituito

compiuto nel 1980 il Cammino Neocatecu-

filo sottilissimo della Provvidenza

prima virtualmente e poi concretamente il

menale oggi trova diffusione in tutta l’Isola

le avesse volute tenere insieme!

gruppo di quei giovani che, cresciuti sotto

di Ischia. In parrocchia non sono mancate

Don Luigi fu anche attuatore

l’ala protettrice di Don luigi hanno deciso

negli anni anche altre attività di preghiera

della Prima Via Crucis vivente

di dar voce alla bellezza degli anni trascorsi

come la recita quotidiane del Rosario e delle

nell’isola di Ischia che allungò

in sua presenza pubblicando foto e testi e

Lodi animate dalle Suore Francescane e

quella tradizionale che andava dalla

riprendendo con uguale vigore l’antica tra-

dalle aderenti alla Legione di Maria. In par-

Cattedrale di Ischia Ponte fino alla

dizione dei Giochi del Quartiere punto di

ticolare le suore si sono distinte negli anni

Chiesa di Portosalvo per estendersi

forza per l’unione delle famiglie!

per il servizio presso l’asilo dove hanno cu-

fino alla sede del Palazzo Reale

Non era sfuggito a Don Luigi il fatto che

rato e educato generazioni, tutti ricordiamo

dove i giovani, ormai non più gio-

Ischia fosse un isola turistica e per questo

la grande Suor Liberina, che qualche volta

vanissimi, ricordano venisse messa

ancora dispensava bacchettate vec-

in scena la morte e crocifissione di

chio stile ma che tutti ricordiamo con

Gesù. Proprio i giovani erano co-

grande amore, Suor Giuseppina, ra-

loro cui Don Luigi teneva di più

dice e roccia accanto alla presenza di

infatti, avviò il primo gruppo di

Don Luigi per molti anni, Suor

Pastorale Giovanile di comune ac-

Maria,Suor Emilia, e tutte coloro

cordo con Mons. Pietro Buono-

che ancora oggi con il loro servizio

core che fece lo stesso nella sua

educativo e catechetico rendono spe-

Parrocchia di S. Pietro. Per giovani

ciale la vita della parrocchia, una vita

e meno giovani istituì i Giochi

fondata sul Carisma della preghiera e

del Quartiere 33 anni fa, giochi

della Comunione tra i fratelli così

agonistici e non, che venivano pra-

come l’aveva pensata Don Luigi.

ticati entro il perimetro del quar-

Proprio le suore testimoniano del

tiere negli spazi limitrofi le strade

grande amore di Don Luigi per la sua

Ogni anno Don Luigi aveva cura di chia-

principali, la strada veniva chiusa al traffico

aveva a cuore che la strada e la parrocchia

gente, ricordando come si sia fatto carico

mare un predicatore che desse vigore spiri-

e tutti i Sanciresi seduti comodamente in pol-

fossero accoglienti anche per i turisti per cui

dei bisogni di ognuno a cui aveva la capacità

tuale e rinnovato entusiasmo ai propri

trona potevano godere dello spettacolo:

grazie al sostegno degli alberghi della zona

di leggere nel cuore e come abbia preso su

fedeli, tra questi io personalmente non

corse col sacco, tiro alla fune, gara di torte

promosse una Pastorale Turistica. Grazie a

di sé gioie e dolori. Ripeteva spesso il motto

posso fare a meno di ricordare che questa

in faccia, sfilate bellissime a tema che ogni

tutte le sue intuizioni S. Ciro è diventata la

spirituale: “Gesù meno male che ci sei tu!”

sua intuizione nella mia vita ha portato

contrada organizzava portando in sfilata il

prima parrocchia dell’isola per popolazione

nella sua predica con cui riusciva a donare

frutti bellissimi, ricordo infatti un frate:

proprio vessillo. I giochi sono stati da pochi

e estensione, proprio per questo la sua pre-

ristoro al cuore di ciascuno nella situazione

padre Angelo Gentile che venne in Parroc-

anni ripristinati per volere dello stesso

occupazione di padre fu quella di dotare i

in ci si trovava e sempre metteva al centro

chia a predicare quando io avevo 16 anni e

“Don” e dei fedeli della parrocchia che si

suoi fedeli di un Cammino di Fede ed ecco

delle sue omelie l’importanza della famiglia

che avrei rincontrato circa vent’anni dopo

sono organizzati e hanno fatto sentire il ca-

che fu lui ad accogliere la predicazione della

e del ruolo che ogni uomo e donna è chia-

nella Parrocchia romana che ora frequento

lore della propria presenza anche que-

prima cellula del Cammino Neocatecu-

mato a ricoprire nella semplicità della sua

dove quel padre Angelo che avevo incon-

st’anno mentre lui era a letto ma aveva

menale che da Roma giunse prima a Casa-

quotidianità facendo così la Volontà di Dio.

trato di sfuggita da adolescente mi ha fatto

espresso il desiderio che i giochi continuas-

micciola e poi ad Ischia proprio nella

Il figlio della suora e il gossip dei cretini. Una grande lezione su cosa sia la chiesa Tempi.it C’è qualcosa di fastidiosamente malizioso nel modo in cui i media hanno dato notizia della suora di 32 anni, originaria di El Salvador, che all’ospedale di Rieti ha dato alla luce un bambino che chiamerà Francesco. E’ un peccato che ci si soffermi sempre sui pettegolezzi (chi sarà il padre? davvero non sapeva di essere incinta? cosa mormora la gente del paese? quali sono le battute più salaci che girano sul web?), senza mai riuscire a vedere che la notizia nasconde tra le sue pieghe un segnale di quello che, ancora una volta, si dimostra essere l’attenzione della Chiesa verso tutti i suoi figli e le sue figlie. Come sempre: giudizio chiaro sul peccato, ma grande accoglienza

per il peccatore. Come ha detto suor Erminia, la madre superiora: “Non ha saputo resistere alle tentazioni, ma non ha fatto male a nessuno. Suvvia, lasciateci in pace, quel che è fatto è fatto”. Basta, invece, scorrere le cronache dei quotidiani per rendersi conto quanto, sotto l’apparente snocciolare dei dati di cronaca, altro non si voglia fare se non dileggiare la donna, dar conto dei soliti cretini di twitter e delle loro battutine da asilo, puntare la luce sull’imbarazzo ecclesiastico per il “figlio del peccato”. Quanta superficialità in questi commenti, tra l’altro di solito pronunciati da quegli stessi sempre pronti ad attaccare la Chiesa e la scelta verginale di sacerdoti e religiose.

Mentre a noi pare molto più acuto e interessante far notare quanta discrezione e capacità di accoglienza abbia dimostrato la Chiesa. Monsignor Gianfranco Girotti, (amico di vecchia data del nostro Don Carlo Candido) fino al 2012 reggente della Penitenzieria Apostolica, ha spiegato che la suora “verrà dimessa dall’istituto e dovrà farsi carico della prole che è nata. Il fatto della gravidanza e della nascita del bambino la impegna a un nuovo stato di vita”. Insomma, ora che il bambino c’è, ne va tenuto conto ed è giusto che Francesco possa godere di tutte le attenzioni della madre. Ma questo, ha aggiunto Girotti, non significa che nei confronti della suora ci sia una “scomunica” . Anzi. “I superiori – ha aggiunto – dovranno

aiutarla ad affrontare la situazione. Essendo anche straniera, trovandosi in un paese non suo, non avrà altre possibilità di aiuto, quindi ci sarà sicuramente un sostegno da parte dell’istituto cui apparteneva”. “Pur deprecando l’episodio – ha spiegato -, dal punto di vista evangelico deve prevalere sempre l’atteggiamento di aiuto. Questo dev’essere il primo sentimento, tanto più trovandoci di fronte a una vita che nasce”. Anche il vescovo di Rieti, Delio Lucarelli, ha raccontato – con parole semplici ma eccezionali – che quando la incontrerà le dirà che “certamente c’è la mancata fedeltà a un voto, cioè a un impegno solenne, e questo in me provoca rammarico, ma va apprezzato il fatto che la gravidanza non si sia

conclusa con l’aborto e infine va detto che una vita è sempre un dono del Signore. Noi dunque le saremo vicini e confido che anche la nostra gente possa capirla e aiutarla”. E così pare stia già avvenendo, con la prima colletta per aiutare la donna. Ma questi sono tutti fatti che interessano solo chi ha davvero a cuore la donna e suo figlio. Gli altri si fermano alle maldicenze da ballatoio. Peggio per loro: si stanno perdendo un giorno di festa.


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LA STORIA SIAMO NOI

25 gennaio 2014 www.chiesaischia.it

CONCILIO VATICANO II La Sacrosanctum Concilium | a cura del Prof. Domenico Mennella

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a prima Costituzione approvata dal Concilio Ecumenico Vaticano II è stata la “Sacrosanctum Concilium”, che porta la data del 4 dicembre 1963. Andiamo a rileggere il suo esordio: “Il sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa. Ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia”. Che cosa scaturisce da queste premesse? Possiamo sintetizzare, semplificando, il documento nei seguenti punti: 1) Una partecipazione più piena e più attiva, ed anche più consapevole, di tutto il popolo cristiano all’azione liturgica. Chi è un po’ più anziano di me (non molti, per la verità) ricorderà che prima del Concilio, durante la celebrazione eucaristica, interamente in lingua latina fatta eccezione per l’omelia, di tanto in tanto il sacrestano suonava il campanello (come oggi è d’uso fare soltanto al momento della consacrazione), quasi per risvegliare l’attenzione dei fedeli, la maggior parte dei quali era intenta a recitare preghiere personali; 2) La preferenza delle celebrazioni comunitarie rispetto a quelle individuali o addirittura private. Ci sono voluti anni perché prendesse piede, ad esempio, la forma collettiva della celebrazione penitenziale e dell’unzione degli infermi, che tuttora non sono abbastanza diffuse; 3) L’uso della lingua volgare, su disposizione delle Conferenze episcopali e in alternativa al latino. La concessione all’inizio valeva per le letture e per la preghiera dei fedeli, poi fu estesa all’intera celebrazione eucaristica, anche per ovviare alle simpatiche “storpiature” delle espressioni latine, soprattutto nei canti, tipiche dei fedeli di alcuni decenni fa; 4) L’introduzione della Parola di Dio in tutte le celebrazioni, ad esempio nel Battesimo, e l’istituzione, o meglio la riscoperta di una vera e propria celebrazione della Parola, che tra l’altro rivalutasse il ruolo del Primo Testamento nell’economia della salvezza; 5) Il rinnovamento del calendario litur-

gico, mediante l’introduzione del sistema dei cicli, destinato ad incrementare la conoscenza e la meditazione dei passi della Scrittura; 6) La revisione dell’architettura dei luoghi sacri, con particolare riguardo all’altare rivolto al popolo; 7) La riforma del canto, che prevedeva, accanto al gregoriano, l’uso di forme musicali alternative, purché compatibili con la sacralità dell’ambiente e delle circostanze. Questa sollecitazione fu di una portata epocale: a partire dalla metà degli anni sessanta fu data la stura a tutta una serie di esperimenti musicali, molto spesso echeggianti le mode del momento. Chi ha vissuto alla fine degli anni ‘60 la sua età giovanile ricorderà le prime “Messe beat”, caratterizzate da testi non sempre liturgici, anche se approvati, e accompagnate da strumenti moderni come la chitarra, la pianola elettrica, il sassofono, le percussioni. Chi scrive ha collaborato a quel tipo di celebrazioni a partire dal 1973: il popolo ascoltava un po’ disorientato, ma tutto sommato favorevole all’innovazione, prima tollerata dalle autorità ecclesiastiche, poi in buona sostanza incoraggiata ed oggi comunissima. L’importante è stato salvaguardare la partecipazione dell’assemblea anche alla parte musicale della celebrazione: non dimentichiamo che per secoli, a partire dal decreto di Costantino e dalla “cristianizzazione” ufficiale di Teodosio, le Sante Messe erano state teatro di veri e propri concerti di organo e di trombe, totalmente avulsi dal coinvolgimento del popolo, e ciò aveva contribuito a determinare un progressivo distacco tra la gerarchia e la base; 8) Altre innovazioni, come la riforma dell’Ufficio divino e la distribuzione della Comunione sotto le due specie, che sarebbero state introdotte gradualmente, anche in

concomitanza con i frutti che il Concilio avrebbe prodotto (movimenti, cammini, gruppi di preghiera), giustamente definiti “primavera dello Spirito”, di cui si parlerà più diffusamente nei prossimi articoli. Ma in questa primavera sono state tutte rose e fiori? Senza esulare dal campo della liturgia, non possiamo ignorare l’episodio dell’Isolotto, la comunità di Don Enzo Mazzi, che nel 1968, anno della contestazione, in cui “l’acquasantiera ribolliva”, diede vita ad un movimento alternativo in contrasto con la gerarchia: si celebrava all’aperto, utilizzando strumenti della vita di tutti i giorni al posto delle sacre suppellettili e rivestendosi talora di abiti civili. Alla base c’era un disagio che andava al di là di tali manifestazioni esterne e rientrava in quel vento di contestazione tipico della fine degli anni ’60. La vertenza fu composta con fatica e sofferenza, ma ecco che all’orizzonte si profilava un pericolo opposto, quello degli anti-conciliari, capeggiato da Mons. Marcel Lefebvre e che anch’esso investiva situazioni che andavano al di là della liturgia. Anche questa vicenda, come sappiamo,

è costata alla Chiesa “lacrime e sangue”. Durante l’ultimo scorcio del Pontificato di Benedetto XVI si è fatto un gran parlare di una “riforma della riforma”, che secondo le fonti più accreditate accentuerebbe, tra l’altro, l’importanza dell’adorazione e darebbe più spazio alla lingua latina. Ma a tale proposito, ecco cosa dice Papa Francesco nella recente intervista concessa alla “Civiltà Cattolica”: “Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile. Poi ci sono questioni particolari come la liturgia secondo il Vetus Ordo. Penso che la scelta di Papa Benedetto sia stata prudenziale, legata all’aiuto ad alcune persone che hanno questa particolare sensibilità. Considero invece preoccupante il rischio di ideologizzazione del Vetus Ordo, la sua strumentalizzazione”. Chi vivrà vedrà…


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DALLE PARROCCHIE |

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DOMENICA INSIEME CON LA PARROCCHIA DI PORTOSALVO Le Antiche Terme Comunali, teatro del pranzo di solidarietà e di fraterna agape cristiana | a cura di G.D.M.

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l Salone delle Antiche Terme Comunali, nel corso dei decenni, ha visto di tutto e di più (mostre, conferenze, dibattiti politici), ma mai aveva ospitato un pranzo di solidarietà conviviale. Il miracolo ischitano è stato possibile grazie alla fresca intuizione della solare Angela Di Scala, che aveva espresso con semplicità e in sordina il desiderio di organizzare un pranzo, allo scopo di rinsaldare vincoli di amicizia e di affetto fra tutte le fasce sociali che formano la comunità parrocchiale di Portosalvo. E così domenica 19 gennaio una significativa rappresentanza delle varie componenti della comunità erano presenti al pranzo, accolta dal sorriso perenne di Angela e dalle braccia aperte del parroco can. Luigi De Donato. Ma i veri ospiti d’onore sono stati gli anziani, gli ammalati, le comu-

nità straniere e quanti hanno potuto uscire dal consueto isolamento e vivere un momento di intensa comunione umana e spirituale. Alle 13,00 in punto è arrivato il beneamato vescovo d’Ischia, mons. Pietro Lagnese, che prima di benedire i tavoli e i partecipanti, ha ricordato che nelle parole del “Padre Nostro”, vi è anche la richiesta a Dio di darci “oggi il nostro pane quotidiano”. Ma a tale richiesta deve corrispondere anche l’impegno e la collaborazione degli uomini e donne di buona volontà, affinché nessuno sia privato del “pane” della solidarietà e del sorriso. La collaborazione è stata tanta e si è vista nell’operosità e nello spirito servizio di tutti gli operatori parrocchiali. Al sogno di Angela, si sono uniti

ben presto il Consiglio Pastorale, la Caritas parrocchiale, la “squadra” presepiale, le “Vincenziane”, il Gruppo Liturgico, le Catechiste, ed anche le volontarie dell’Unitalsi, (“Treno bianco”), che ha sede proprio nei locali della parrocchia. Particolare intenso e fattivo è stato il contributo degli imprenditori e del gruppo alberghiero della zona, che hanno sostenuto l’iniziativa con serietà ed eleganza. E i risultati sono stati evidenti, al di là di ogni più rosea aspettativa. Grazie alla fantasia e al lavoro delle energiche donne della parrocchia, il salone si mostrava lindo e profumato, nella veste più festosa, con allegre com-

posizioni di fiori e frutta. Anche i tavoli erano apparecchiati con gusto e raffinatezza, avendo gli organizzatori bandito piatti, bicchieri e posate di plastica. Per loro, giustamente, gli ospiti dovevano essere trattati con tutti i riguardi dovuti ai gran signori. La consumazione dei pasti, inoltre, è stato allietato dal gruppo di giovanissimi suonatori di mandolino, guidati dal Maestro Carmine Pacera. La soddisfazione generale è stata espressa da Rosaria Aprea. “Tutta la parrocchia ha collaborato all’organizzazione – ha ribadito l’esponente della Caritas parrocchiale creando un momento di responsabilità, che porterà sicuramente ad una crescita più matura e consapevole della comunità parrocchiale. Oggi si è creato un momento di intensa solidarietà, perché sono state abbattute tutte le barriere che dividono ed edificati ponti di solidarietà tra agiati e meno agiati, giovani e anziani, italiani e stranieri, senza alcun pregiudizio e senza alcuna distinzione discriminante”. (foto G.G. Lubrano)

LA PERFETTA LETIZIA FRANCESCANA Ritroviamo la vera gioia dalle parole di San Francesco. Spesso le ostilità che ci capitano, ci fanno rispondere con la stessa moneta: la provocazione. La perfetta letizia ci aiuta a superare questa violenza | a cura dell’ Ordine Francescano Secolare di Forio l carisma di S.Francesco oggi può gionamento deriva dalla giustizia delessere vissuto portando la spe- l’uomo, non dalla giustizia di Dio. La ranza nel mondo, tutto dedito alla giustizia di Dio è misericordia! Ricorcultura dell’effimero che ha dimenti- dando che abbiamo tutti bisogno di cato il linguaggio dell’amore. Nell’am- misericordia, lo spirito francescano di biguità costante in cui non si distingue pace ha la forza di rispondere al male il progresso dal regresso, in cui ci si la- con il bene per distruggere la Babele in scia vivere senza una meta, è urgente cui viviamo. Francesco era fortemente portare l’attenzione sui valori che esi- impegnato a conservare nel cuore “ stono oggettivamente, ma sono in balia l’unzione dello spirito e l’olio della ledell’uomo che può riconoscerli o igno- tizia” (FF 709). Diceva “ Se il servo di rarli, travisarli o rovesciarne la scala og- Dio si applica ad acquistare e a mantegettiva. Per ridare speranza ad una vita nere, sia all’interno che all’esterno, la leinsensata occorre riportare alla luce i tizia che proviene da un’anima pura e valori attraverso l’amore che li “crea, li si ottiene con la devozione della prerivela e li cosmizza ”. Senza amore non ghiera, i demoni non gli possono far esiste il valore… L’amore non si fa tra- danno, e direbbero: “Dal momento che volgere dalle avversità e nemmeno la questo servo di Dio è felice nella triboletizia, che è la manifestazione della lazione come nella prosperità, noi non presenza dell’amore di Dio nell’uomo. troviamo adito per entrare in lui e nuoLa perfetta letizia fa superare la tenta- cergli”. Ma i demoni esultano allorché zione di ricambiare l’ostilità, rispon- possono estinguere o impedire in un dendo al male con il male, alla violenza modo o nell’altro la devozione e la con la violenza, alla guerra con la gioia che provengono da un’orazione guerra. Oggi è molto comune sentir pura e da altre virtuose. “Poiché, se il parlare di “provocazione”, dopo la diavolo riesce ad avere qualche cosa di quale ci si sente autorizzati a rispon- suo nel servo di Dio, quando questi dere allo stesso modo. Ma questo ra- non sia attento e svelto nel distruggerla

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e sradicarla al più presto, con il potere attinto dalla preghiera, dal pentimento, dalla confessione e dalla soddisfazione, il demonio in breve tempo saprà trasformare un capello in una trave, a forza di ispessirlo. E per questo, miei fratelli, siccome tale letizia spirituale sgorga dall’innocenza del cuore e dalla purezza di un’incessante orazione, son queste due virtù che bisogna soprattutto acquistare e conservare, affinché la gioia, che bramo vedere e sentire in me e in voi, possiate averla dentro e fuori, a edificazione del prossimo e a scorno dell’Avversario. A costui, infatti,e ai suoi seguaci si conviene la tristezza; a noi, invece, l’essere sempre lieti e gioire nel Signore”.(FF 1793)

COLLABORIAMO INSIEME

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Kaire

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| MEMORIA

STORIE DI UOM

SHOAH, IL RESPIRO DI SATANA E L’ATTO D’AMORE DEL DR. GIOVANNI PALATUCCI “Questo martire dei nostri giorni, figlio della vera Polizia di Stato, figlio dell’Italia che ci appartiene e che ci inorgoglisce di esistere, è stato proclamato “Servo di Dio” nell’anno 1994 da Giovanni Paolo II” di Maurizio Pinto, poliziotto on è solo in occasione dell’approssimarsi della commemorazione del 70° anniversario dell’olocausto, indurre gli uomini ad un’attenta riflessione sul periodo più buio ed inspiegabile della storia dell’uomo. Il periodo che non si può negare, che ancora oggi si vive ed è testimoniabile da persone, da luoghi, da circostanze, da oggetti, da fatti: il genocidio di circa 6milioni di esseri umani, uomini, anziani, bambini, colpevoli solo di essere di “razza” Ebrea. Colpevoli di cosa? Condannati da chi? Inutile soffermarsi a riflettere per cercare di spiegarsi il perché di tanto dolore e tanta atrocità. E’ umanamente inspiegabile. Chi era Adolf Hitler? Chi era Carl Clauberg, il malefico medico che ad Auschwitz è stato capace di commettere le più vili atrocità, mascherandole come sperimentazioni mediche su esseri

N

umani d’ogni età, vivi, colpevoli solo di essere…Ebrei? Non ci sono spiegazioni e solo chi troverà la forza di perdonare costoro, come tanti altri al loro pari, potrà forse essere venerabile agli occhi di Dio. D’altronde odiare non costa nulla, è il perdono la più grande e vera forza di un uomo. Con l’orgoglio ed il credo di tanti che, come me, interpretano il loro lavoro come una missione di pace e di legge, dalla prima infanzia rimasi affascinato dalla storia di Giovanni Palatucci, funzionario di Polizia e primo Questore di Fiume. Quest’uomo, come tanti altri martiri della “shoah”, con profondo senso d’amore ed in ferma contrapposizione alla corrente malefica che si era creata al tempo, si adoperò al fine di salvare migliaia di Ebrei dal terribile genocidio. Il dott. Giovanni Palatucci, giovane funzionario della Pubblica Sicurezza, il 12 dicembre del 1937 fu assegnato alla Questura di Fiume, prima con l’incarico di dirigente dell’Ufficio Immigrazione e successivamente quale primo Questore reggente. Nel periodo della deportazione nazista, il dr. Palatucci, forse violando la legge dell’epoca ma mai venendo meno al giuramento di fede verso Dio, riuscì a salvare migliaia di Ebrei attribuendo loro falsi permessi di soggiorni e riuscendo a forzarne il “cammino” deviandoli verso Campobasso, ove c’era lo zio Vescovo, mons. Giuseppe Maria Palatucci, che riusciva ad offrire loro protezione, tratte-

nendoli per lunghi periodi presso i campi di concentramento Molisani, facendoli vivere in migliori condizioni di vita ed allontanandoli da Auschwitz e Dachau, dov’erano precedentemente assegnati. Non si contano le migliaia di persone sottratte alla morte dal dr. Palatucci, fino a quel tragico 12 novembre 1937, allorquando fu scoperto ed egli stesso fatto prigioniero dei gerarchi nazisti e tradotto a Dachau, dove trovò la morte il 10 febbraio del 1945, ad appena meno di 80 giorni dalla liberazione del campo e dopo lunghe peripezie, sofferenze ed angherie. Questo martire dei nostri giorni, figlio della vera Polizia di Stato, figlio dell’Italia che ci appartiene e che ci inorgoglisce di esistere, è stato proclamato “Servo di Dio” nell’anno 1994 da S.S. Giovanni Paolo II. Era l’anno 2005, in un freddo dicembre, che insieme ad un collega decidemmo di recarci a Dachau, non tanto per omaggiare un uomo che fa parte di noi, ma quanto per verificare la differenza tra la storia scritta e quella vissuta. Fu lì che capii che il mondo si era fermato e che ancora oggi, a distanza di quasi 70anni, non si era ripreso da tali atrocità. C’è traccia di tutto, si sente ancora nell’aria la sofferenza dell’uomo, si toccano gli oggetti che appartenevano a gente che fu felice. Le immagini raccontano, i luoghi mostrano, la mente va oltre… Giovanni Palatucci, matricola 117826, perì in quel campo. In quel campo ci sono le ceneri di

tanti uomini, in quel campo rimarrà p e r sempre un velo d’infinita tristezza che non potrà essere cancell a t o nemmeno dall’offesa di c h i oggi, ipocritamente, rinnega l’olocausto e seppellisce la storia. “Schindler’s List” è un film che dovrebbe essere mostrato a tutti i ragazzi in età della ragione. E’ un vero documentario che fedelmente riporta, forse talvolta in maniera anche non troppo cruenta, la storia dell’olocausto ed i nobili gesti d’amore di Oskar Schindler, il Palatucci tedesco che viene venerato dal popolo Ebreo alla stregua di un nostro santo. E’ impossibile veder questo docufilm senza provare una sensazione di commozione, rabbia, sdegno e amore verso il prossimo: nessun essere umano potrebbe rimanerne indifferente. All’ingresso dei campi di concentramento di Auschwitz (vicino Cracovia) e di Dachau (vicino Monaco di Baviera) vi è un binario della ferrovia che porta al cancello della fortezza:

su di esso vi è scritto “ARBEIT MACHT FREI” (il lavoro rende liberi). Oggi più che mai la storia ci ha insegnato che solo l’amore rende liberi, l’amore verso il prossimo nella convinzione che tutti gli uomini sono uguali, che non esistono razze e che, soprattutto, nonostante i pessimi esempi spesso offertici dalla politica, mai più deve darsi adito a satana di respirare.

Fare Memoria in nome dell’Amicizia | a cura dei docenti e alunni della Scuola media “G. Scotti” E’ questo il filo conduttore della conferenza sulla Shoah, tenutasi il 17 gennaio scorso, data significativa perché dedicata al dialogo ebraico-cristiano, dove si è ricordata anche la Giornata della memoria, che cade il 27 gennaio. Nella sala del polifunzionale di Ischia, sulle note della colonna sonora de “La vita è bella” –interpretate da Vincenzo Mazzella - si sono ritrovati circa 300 alunni della scuola media “G. Scotti ” e dei licei di Ischia, insieme all’Ufficio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso e al professor Francesco Villano, la giornalista Sagyva Salerno, testimone di quegli anni, i rappresentanti dell’Amministrazione ischitana e delle

Forze dell’ordine e Mons. Pietro Lagnese. E proprio il vescovo d’Ischia, avendo visitato in più occasioni i campi di concentramento, ha portato la sua esperienza parlando di silenzio, rabbia, indignazione. “Tutti questi sentimenti – afferma Mons. Lagnese- sono umani e leciti dinanzi a una simile immane tragedia”. Rivolgendosi agli studenti presenti, li ha esortati a un’evangelica indignazione, che induca le coscienze a non dimenticare e, soprattutto, a non rassegnarsi dinanzi alle vecchie e nuove tragedie che ogni giorno si verificano nel mondo ma anche nelle realtà a noi più vicine. Il prof. Francesco Villano, rappresen-

tante dell’Amicizia ebraico-cristiana di Napoli, si è soffermato sulla spiegazione di alcune ideologie, per così dire anti, che ancora oggi sono molto diffuse: l’anti semitismo, l’anti giudaismo e l’anti sionismo. La diffusione di simili ideologie, unite all���idea di negazionismo, spesso associata a tali questioni, determina una sorta di confusione, sottovalutando l’effettiva gravità di alcuni fenomeni storico-politici. “Ad esempio Hitler - ha evidenziato il prof. Villano - fu eletto con elezioni democratiche per poi diventare un dittatore, tra i più crudeli che la storia

abbia conosciuto, e lo stesso si può affermare per altri contesti socio-politici anche recenti”. L’intervento della giornalista di origine ebraica, Sagyva Salerno, testimone degli anni successivi al secondo conflitto mondiale, è stato pregno di una profonda sofferenza materiale, ideolog i c a ma, soprattutto umana, dell’anima. La giornalista, con un rac


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MEMORIA |

MINI E POPOLI

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PALESTINA: LA TERRA DEI DUE POPOLI

di Antonio Mattera e Lino Arcamone

È una storia

riscontri di una vittima tutta italiana, Vitto-

che verità e intercettiamo il significato di

che ha radici

rio Arrigoni, giovane attivista per i diritti

esse possiamo capire come il terrorismo pa-

lontane, con la

umani, che ha vissuto e operato nell’inferno

lestinese non sia altro che la reazione dispe-

nascita del sio-

di Gaza e che è morto assassinato, nel 2011,

rata, ancorché errata, di un popolo

nismo,

movi-

in circostanze tutte da appurare. Ma cosa

seviziato,martoriato, privo della speranza.

mento politico

denunciano, spesso inascoltati dalla massa

Vittima tre volte, dell’ingiustizia sionista e

sviluppatosi

indirizzata erroneamente dall’informazione,

della sopraffazione ideologica islamica ma

dopo il 1880 tra

scrittori, storici, artisti, attivisti, politici

ancor di piu dal silenzio dell’Occidente,da

gli ebrei resi-

come Pappe, Arrigoni, Moni Ovadia e tanti

qui la nascita dell’odio palestinese, in un cir-

denti in Eu-

altri? La lenta agonia oggi di Gaza è il tra-

colo vizioso di morte e terrore,con vittima

ropa, con lo

gico continuo di massacri come Sabra e

e carnefice che si scambiano i ruoli a scapito

scopo di affer-

Shatila negli anni ‘80. Identica però è l’in-

dei più deboli tra l’indifferenza generale.

mare il diritto

differenza che li segue. Sarebbe necessario

Dopotutto cosa importa al resto del mondo

all’autodeter-

parlare di un popolo oggetto dell’apartheid

di un non-popolo e del suo antagonista.? È

minazione del

sionista, con diritti ridotti se non negati,

questo un grave errore che non possiamo

popolo ebraico

come il lavoro, l’istruzione, la proprietà, una

commettere, poiché ciò che accade da quasi

attraverso

la

vita normale. Doveroso narrare di mura al-

un secolo in Palestina, oltre ad essere un‘im-

costituzione di

zate a dividere due popoli che sino agli inizi

mane tragedia di ingiustizia e violenza, è

uno stato proprio: Israele. La conquista

del XX secolo vivevano pacificamente in-

oggi la peggior minaccia alla pace nel

uoghi dimenticati da Dio! Ruanda,

della Palestina, allora a maggioranza araba,

sieme. Di lacrime di genitori che cercano i

mondo. La genesi di questo conflitto va rac-

Serbia, Afghanistan, l’elenco è

iniziata negli anni ’20 per poi acuirsi nel

loro figli fra le macerie di un bombarda-

contata senza perifrasi, anche laddove la ve-

lungo. La Palestina è uno di questi.

primo dopoguerra, non fu risultato quindi

mento. Del silenzio di bambini che hanno

rità è difficile da digerire. Perché Israele il

Eppure è la terra di Dio per antonomasia,

della Shoah ma da essa trasse ulteriore forza

smesso di cercare oramai da tempo qualsiasi

suo diritto ad esistere l’ha ormai acquisito

ricca di luoghi sacri per tutte e tre le religioni

in sorta di “giustificazione”. In pratica, al di

cosa. Il terrore giornaliero in cui vivono due

in forma pragmatica ma ha il torto di chi

fondamentali. Da questa terra martoriata,

là dello sterminio nazista degli ebrei, il de-

popoli, bambini ebrei invitati a scrivere il

l’ha ottenuto con la violenza e la sopraffa-

per secoli oggetto di dominio senza fisso

stino dei palestinesi era già segnato! L’urlo

loro nome sulle bombe che verranno sgan-

zione. Ci vorranno decenni per ristabilire

padrone, si erge un grido di dolore che ri-

che si leva dalla Palestina è un atto d’accusa,

ciate sulle scuole ed ospedali di Gaza. O

una sorta di giustizia, elemento essenziale

mane inascoltato, incompreso. La questione

un immensa richiesta d’aiuto da anni ina-

l’ignominia di bambini palestinesi carichi di

affinché due popoli, quello palestinese e

palestinese si trascina da anni, mietendo vit-

scoltata come ciclicamente è successo ai na-

tritolo, facili prede di chi dal loro orrore

quello ebraico, in pari misura, trovino la

time, spesso innocenti, da ambo le parti, al

tivi americani, agli indios dell’Amazzonia,

trae profitto per la propria ideologia. Si de-

pace. Sarà un percorso necessario ed essen-

punto tale che le colpe degli uni si confon-

agli aborigeni australiani. La storia non

nunci l’uso di armi non convenzionali lar-

ziale perché la storia dimostra che spesso

dono in quelle degli altri e le ragioni non

scritta di questo nuovo olocausto parla di

gamente profuso in una guerra che vede il

non c’è miglior carnefice di chi è stato vit-

hanno confini definibili, alimentando disin-

un popolo palestinese cacciato sistematica-

secondo esercito del mondo contrapposto

tima e quasi sempre la storia è ciclica. Allora

formazione mista a pregiudizio. Non è solo

mente dalle sue case, privato delle proprietà,

all’intifada palestinese fatta di bastoni e pie-

l’affermazione iniziale è errata e va riposta

la lotta tra un popolo lì da secoli, quello pa-

con massacri, stupri, deportazioni. Per aver

tre. È la riedizione del racconto biblico tra

sotto forma d interrogativo. Luoghi dimen-

lestinese, e un altro,quello israeliano (la

un quadro storico preciso dei fatti in que-

Davide (la Palestina) e Golia (Israele sioni-

ticati da Dio? No, luoghi dimenticati

parte sionista) in cerca di un posto che sia

stione si potrebbero leggere gli scritti di uno

sta), ma stavolta non c’è fionda che tenga,

dall’Uomo!

il suo rifugio. Non è un problema di fonda-

storico ebreo, tale Ilian Pappe, oppure, per

perché Davide soccombe sempre. Se con-

mentalismo religioso, effetto e non causa.

arrivare alla cronaca più attuale, i dolorosi

sideriamo le righe sopra scritte come stori-

L

conto emozionato e commosso, ha ripercorso gli anni e i luoghi dove, insieme alla sua famiglia, visse situazioni dure e terribili, fatte di stenti, difficoltà ma, soprattutto, fatte di sfiducia nei confronti dei simili. Ecco alcune impressioni dei ragazzi della SMS “G. Scotti” “Nessuno, eccetto uno sopravvissuto all’Olocausto, può pienamente comprendere quello che gli è successo. Questi ricordi non sono come degli indumenti, qualcosa di cui ci si può spogliare e riporre nell’armadio. Essi sono incisi sulla loro pelle”. Chiara Iacono IIIN

“Ormai i testimoni fisici della Shoah sono pochi e dobbiamo imparare ad ascoltare i loro terribili racconti, per non ripetere più errori del genere che hanno portato l’umanità a quanto di più crudele possibile e per imparare a rispettare religioni, etnie e culture diverse”. Mattia Arcamone IIIN “Durante la mattinata hanno parlato molte persone, che hanno fatto tutti bei discorsi, ma solo due mi hanno colpito davvero. Il primo, quello del rappresentante dell’Amicizia ebraico-cristiana che, se non fosse stato

per una frase alla fine del discorso, sarebbe potuto benissimo passare per ebreo. Le parole di Sagyva Salerno, con il suo pianto nel raccontare la storia dei suoi genitori serviranno a non far accadere più cose de genere”. Gaia Greco IIIN “Tra gli interventi che hanno suscitato il mio interesse c’è stato quello del Vescovo di Ischia che ha parlato di una santa rabbia nei confronti della Shoah, della Seconda guerra mondiale e delle violenze del mondo. Ascoltare queste parole dalla bocca di un Vescovo mi ha fatto un certo

effetto: persino un uomo di Chiesa, tra quelli che già possono assaporare la pace di Dio, pensa che bisogna arrabbiarsi dinanzi a ciò che è accaduto”. Claudia Cortese III A “Sono veramente fiera della mia isola che, anche nel suo piccolo, cerca di non dimenticare, facendo memoria e trasmettendo storie e valori ai ragazzi, affinché quelle violenze non si ripetano in futuro”. Vincenzi Ilenia III A


Kaire L’agricoltura isolana 14

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opo le ultime inchieste sulla terra dei fuochi e la paura di mangiare prodotti ‘contaminati’, molti ischitani stanno riscoprendo il valore della propria terra. Un ritorno al passato, quando l’isola viveva maggiormente di agricoltura. Pubblichiamo di seguito la lettera di Don Vincenzo Avallone all’associazione Moveo. Caro ragazzi dell’Associazione Moveo, vi ringrazio per avermi invitato alla bella mostra di fotografie che parla del passato agricolo – contadino di Panza. Anche se ormai il futuro dell’Isola sarà sempre più turistico, e anche il nostro paese è avviato in questa direzione che sicuramente si svilupperà sempre più data la larghezza e la posizione del nostro territorio, tuttavia io credo che non debba essere trascurata l’agricoltura perché i prodotti della nostra terra sono veramente eccellenti e squisiti rispetto a quelli che importiamo dalla terraferma. Scendendo al pratico, suggerirei di dare un importanza particolare alle due piante “regine” della nostra isola come la vite e l’ulivo. Sono fin troppe le viti che stanno seccando e si fa troppo poco per affrontare questo problema. Quanto all’ulivo bisognerebbe fare di più per conoscere le regole per

PRODOTTI LOCALI

la conservazione e la difesa di questo tipo di piante. Mi piange il cuore al vedere che perfino la raccolta di questo prezioso frutto viene trascurata e chissà che forse ci potrebbero essere proprio giovani volenterosi come voi della Moveo pronti a prestarsi, su richiesta, a questo prezioso lavoro. Sottolineerei anche che la nostra isola si è ormai riempita di piante per così dire “turistiche” (ad es. pini e ficus) a discapito di piante utili e ricche di frutti come fichi, pesche, prugne e perché no ciliegi, che nella zona di Casamicciola, dove il suolo è adatto, producono meravigliosi frutti. Venendo poi agli ortaggi, i nostri pomodori hanno un sapore unico, senza parlare delle patate e delle cipolle, che nelle zone di terreno lavico emergono in tutta la loro bellezza. Infine vorrei dire, senza offendere nessuno: non è per noi vergognoso che qua e là nei nostri sei comuni tanti e tanti terreni restino completamente incolti, aspettando che qualcuno li acquisti per costruire un giorno altri alberghi? Chissà che qualche giovane della vostra Moveo non si senta spinto a muoversi veramente, armato degli arnesi necessari per distruggere e bruciare la tanta sterpaglia (rustine) dai terreni dei nostri padri! Eppure qualcosa si sta muovendo in questa

IL SIMBOLO MORTO LIGUORI, "VIGILE DELLA TERRA DEI FUOCHI"

E

' morto Michele Liguori, il vigile urbano di Acerra divenuto uno dei simboli della lotta contro lo sversamento di rifiuti che avvelenano la Terra dei fuochi. Liguori, che era l'unico vigile del settore ambiente della Polizia municipale di Acerra, era affetto da due tumori che gli erano stati diagnosticati nello scorso maggio. Qualcuno su un social network ha scritto “la terra che hai sempre difeso ti sia lieve”. Qualcun altro “è come don Peppe Diana”. Il tenente Michele Liguori faceva il vigile urbano, faceva il suo dovere e molto di più ad Acerra, nel cuore della Terra dei fuochi: “Non potevo far finta di niente, a me i vigliacchi non piacciono”, disse dopo che nel maggio scorso si era ammalato di cancro: il suo sangue era pieno di policlorobifenili. Ha cercato (e trovato) discariche abusive di rifiuti tossici. L’ha fatto per vent’anni. Un sindaco, anni fa, fece sapere che l’allora maresciallo Liguori “crea più guai che altro”. E intanto lui negli ap-

25 gennaio 2014 www.chiesaischia.it

postamenti portava a volte con sé il figlio. Aveva creato nella sua cittadina il nucleo di polizia municipale ambientale, che era costituito solamente da lui, non gli hanno mai dato rinforzi. Sapeva di rischiare la pelle, ma “cosa avrei dovuto fare? Girarmi dall’altra parte?”, spiegava. Cercarono spesso e volentieri di fermarlo. Lo trasferirono. Gli dissero sottovoce di lasciar perdere, che tanto non sarebbe cambiato nulla. E fino a poco tempo fa andò effettivamente così. Ma se adesso tutti conoscono lo scempio fatto della Terra dei fuochi, fra i

religiose. Grazie, cari ragazzi per il vostro lavoro nella Moveo e chissà in quale altra direzione si muoverà il vostro futuro.

don Vincenzo Avallone

Quel che passa il convento... PLUM CAKE AL TE’ VERDE MATCHA

l

l tè matcha è una varietà di tè verde che i coltivatori giapponesi fanno crescere a riparo dal sole e le cui foglie vengono raccolte a mano e poi trasformate in  polvere  attraverso l’utilizzo di mulini in pietra. Proprio grazie a questa lavorazione, il tè matcha – pregiatissimo – si presenta in polvere molto fine e profumata di un intenso color verde smeraldo ed è particolarmente  ricco di vitamine B1, B2 e C, sali minerali, clorofilla e carotene. Digestione. Il tè calma le mucose dello stomaco e dell’intestino ed è utile nella  cura di malattie di origine nervosa o infiammatoria che riguardano l’apparato digerente. In più, è un efficace rimedio contro l’iperacidità gastrica e protegge il fegato.

primi da ringraziare c’è Michele Liguori. Vigile urbano di Acerra. Ucciso dallo stesso genere di cancro che molti anni fa massacrò le greggi della sua zona.

direzione, ne sono certo! Concludo rinnovando il mio appello: proteggiamo i prodotti della nostra terra! Naturalmente con la collaborazione di tutti, a cominciare dalle autorità civili, scolastiche…e

Diete dimagranti. Il tè matcha è in grado di ridurre la sensazione di fame, per cui può essere utilizzato in regimi alimentari ipocalorici, anche grazie al suo effetto diuretico che aiuta nella perdita di peso.

Ingredienti

Procedimento

- 180gr burro a temperatura ambiente

Accendere il forno a 180°

- 180gr zucchero fine - 150gr farina 00 - 30gr the matcha - 3 uova - 1 cucchiaino da the di lievito per dolci

Rivestire uno stampo da plum cake di carta da forno Setacciare la farina insieme al The Matcha e al lievito Rompere le uova in una ciotolina e sbatterle leggermenteLavorare con una frusta elettrica (o nella planetaria) in una ciotola il burro con lo zucchero Aggiungere in 3 volte le uovaAggiungere in 3 volta la farina Riempire lo stampo con la crema Cuocere per 45 minuti


25 gennaio 2014 kaire@chiesaischia.it

DALLA DIOCESI |

Kaire 15

Corso di formazione per animatore del turismo religioso e culturale

U

n’importante iniziativa promossa dalla Diocesi di Ischia in collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana (uffici Turismo e tempo libero, e Progetto culturale); il «Progetto Policoro»; il Centro Turistico Giovanile - «Ischia in itinere»; la Federalberghi dell’isola d’Ischia e l’Istituto Europeo del Restauro; e, ancora, con l’IPS «Telese», il Liceo Statale «Ischia» e l’Istituto d’Istruzione Superiore «Cristoforo Mennella». Il Corso ha una durata biennale. Per il primo anno le lezioni sono ospitate presso la sede della Curia vescovile, e hanno la durata di 30 ore: sono articolate in cinque incontri con cadenza mensile, cui sono abbinati altrettanti laboratori. Prendono il via l’8 febbraio con la conferenza d’apertura di una personalità d’eccezione, il direttore generale dell’ENIT, Andrea Babbi. Destinatari del Corso sono i giovani di età compresa tra i 17 e i 30 anni (studenti universitari e degli istituti superiori); operatori pastorali, incaricati dai parroci, operatori del settore turistico, guide e accompagnatori turistici.

È possibile iscriversi al corso anche in qualità di uditore, senza limite di età e livello di istruzione, compilando la scheda sul sito: www.chiesaischia.it. Gli uditori non partecipano ai laboratori. Alla fine del corso sarà rilasciato un attestato valutabile ai fini dei crediti formativi. «Conoscere, formare, crescere insieme, tutelare, promuovere: sono gli scopi di questo articolato itinerario di formazione, pensato per i giovani, con un obiettivo preciso: contribuire alla conoscenza del ricchissimo patrimonio culturale, artistico e naturalistico di Ischia. Un patrimonio da valorizzare e pubblicizzare, attraverso l’acquisizione di nuove competenze che, in prospettiva, potranno trasformarsi nell’offerta di servizi rivolti alle migliaia di turisti che visitano la nostra isola». Tra i relatori, vanno ricordati, il professore Maurizio Arturo Boiocchi, direttore responsabile di ricerca in Marketing e Comunicazione d’Impresa presso l’Università IULM di Milano; la dottoressa Carla Gina Ascione, storica dell’Arte e funzionario responsabile di zona per i Beni architettonici, paesaggistici, storici,

Le confraternite | a cura di Francesco Schiano

N

el corso degli ultimi anni abbiamo assistito ad una riscoperta del ruolo delle Confraternite con la creazione da parte della Cei della Confederazione Nazionale che raccoglie tutte le Confraternite d’Italia con i coordinamenti regionali che fanno da tramite con la sede centrale. Il coordinatore regionale della Campania cav. Felice Grilletto ha spinto perché si formasse una consulta regionale con due rappresentanti per ogni Diocesi (per Ischia, Gioacchino Polito e Silvestro Fiorentino), che si riunisce trimestralmente per discutere le varie attività e problematiche confraternali. Il prossimo nonché 3° Cammino Diocesano si terrà a Panza (Forio) in occasione dei festeggiamenti della Ss. Annunziata nel prossimo mese di Marzo. A Maggio dello scorso anno tutte le Confraternite del mondo si sono riunite a Roma in Piazza San Pietro con Papa Francesco a cui hanno preso parte diverse Confraternite iso-

lane. Il Papa ha affidato loro tre parole fondamentali: “Evangelicità, Ecclesialità e Missionarietà”. Su queste tre parole si è innestato il nuovo cammino di formazione del 2014 che ha preso il via lunedì 20 gennaio presso la Confraternita di Maria Ss. del Buon Consiglio in Casamicciola. Tema dell’incontro tenuto dal parroco don Gino Ballirano è stato: “Gesù Cristo cuore della formazione”. “Cristo è tutto, è il Cuore della nostra formazione. – afferma Don Gino - e allora cosa possono fare le Confraternite per conoscere Cristo? Negli statuti esiste o perlomeno esisteva per esempio il noviziato. Bisognava e bisognerebbe far vivere a chi ha intenzione di iscriversi alle Confraternite, almeno un anno di Catechismo (con alla base la lectio divina) per essere formati alla scuola di Cristo e poi essere ammessi pienamente alla Confraternita. Come vogliamo cambiare la società di oggi se non con Cristo?”

artistici ed etnoantropologici di Napoli e Provincia; il dottor Vittorio Sozzi, responsabile del Servizio nazionale per il Progetto culturale della CEI e il Prof. Sergio Tanzarella, docente della Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa Pontificia Università Gregoriana. L’IDEA DEL CORSO È l’Esortazione apostolica «Evangelii gaudium» di Papa Francesco sull’«annuncio del Vangelo nel mondo attuale», la traccia alla quale il vescovo Pietro Lagnese si è ispirato nell’accogliere – in Episcopio – il gruppo di lavoro, guidato da don Emanuel Monte, che sta coordinando l’organizzazione del corso. Monsignor Lagnese ha ascoltato con attenzione ed entusiasmo i contributi e le esperienze dei componenti del Comitato esecutivo del progetto, un panel di esperti in discipline e comparti d’interesse artistico-culturale, architettonico, sociale, della scuola e della comunicazione, nonché del turismo e dell’imprenditoria, composto da Angela Amalfitano, Annalisa Pilato, Ciro Cenatiempo, lo stesso Emanuel

Monte, Fiorella Tedeschi, Gabriele Mazzella, Gianpietro Calise, Luciano Bazzoli, Ernesta Mazzella, Maria Monte, Massimiliano Di Costanzo, Serena Orsola Pilato, Teresa Di Costanzo. L’incontro è stato arricchito dalla lettura che il vescovo ha fatto della 167.ma esortazione di Papa Francesco, che spiega come «È bene che ogni catechesi presti una speciale attenzione alla “via della bellezza”. Annunciare Cristo significa mostrare che credere in Lui e seguirlo non è solamente una cosa vera e giusta, ma anche bella. In questa prospettiva, tutte le espressioni di autentica bellezza possono essere riconosciute come un sentiero che aiuta ad incontrarsi

con il Signore Gesù». Un percorso chiaro nel quale «è auspicabile che ogni Chiesa particolare promuova l’uso delle arti nella sua opera evangelizzatrice, in continuità con la ricchezza del passato, ma anche

nella vastità delle sue molteplici espressioni attuali, al fine di trasmettere la fede in un nuovo linguaggio parabolico”. Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne per la trasmissione della Parola, le diverse forme di bellezza che si manifestano in vari ambiti culturali, e comprese quelle modalità non convenzionali di bellezza». Parole emblematiche, appropriate, che hanno evidenziato come il Comitato sia sulla strada giusta, quella di promuovere un Turismo Etico, che si fonda sulla cruciale «accoglienza alle decine di migliaia di turisti che scelgono di trascorrere – ha ricordato monsignor Lagnese – un periodo di vacanza nella nostra isola». Per informazioni, rivolgersi alla segreteria del corso: Gabriele Mazzella: 370.1051173; Teresa Di Costanzo: 377.4246426 (nella foto particolare del fronte di un sarcofago risalente alla fine del IV sec. inizio V secolo. Raffigura cinque scene evangeliche)

Ufficio Diocesano di Pastorale Familiare

D

omenica 26 gennaio dalle ore 16.00 alle 18.30 ci sarà il 2° incontro del Corso di Formazione per coniugi sulla Pastorale Familiare. L’incontro verterà sulla presentazione della Giornata per la Vita in programma per domenica 2 Febbraio dal tema “Generare Futuro”e sarà tenuto in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale Sociale e il Lavoro. Da giovedì 13 (partenza alle ore 13.30) a domenica 16 febbraio (rientro in serata) si terrà a Roma il primo viaggio diocesano per fidanzati e giovani sposi guidato dal Vescovo di Ischia Padre Pietro Lagnese. In particolare i fidanzati potranno partecipare allo speciale incontro voluto da papa Francesco proprio nel giorno di S. Valentino. Previsti momenti di testimonianza e visita a luoghi di grande significato spirituale ed artistico. Prenotazioni

possibili entro domenica 26 gennaio p.v. Per info contattare: Don Pasquale Trani via sms al 3485555791 e via email pasqualetrani24@libero.it, ai coniugi Anna e Salvatore Califano tel. 081902108 email famiglia.califano@libero.it, coniugi Raffaella e Antonio Di Leva cell.3493034377 email raffamattera@gmail.com.


Kaire L A F E STA D I S . CI RO M A RTI R E S U LL ’ I S O L A

D’ISCHIA

Festa di

SAN CIRO

SolenniFesteggiamentiinOnoredi

S.CIROALCIGLIO

MEDICO, EREMITA E MARTIRE un esempio per i nostri tempi

DAL26GENNAIOAL2FEBBRAIO2014

dal 27Gennaio al 31 Gennaio 2014

 

Predicazione a cura di Don Beato Scotti, Parroco in San Francesco di Paola, F o r i o . P R O G R A M M A Giovedì 23 Gennaio ore 17.00 Intronizzazione delle statue

Lunedì 27 Gennaio ore 18.00 S. Messa Il deserto…., luogo di silenzio e di ascolto

Martedì 28 Gennaio ore 18.00 S. Messa Povertà, castità e obbedienza alla scuola di Gesù

Mercoledì 29 Gennaio ore 18.00 Sacramento dell’unzione degli infermi. S. Ciro Medico e medicina di Cristo

Giovedì 30 Gennaio Giornata Eucaristica: ore 9.30 lodi con esposizione ore 17.30 Rosario Eucaristico a seguire la Santa Messa Il Martirio la più alta prova d’amore nei confronti di Colui che ci ha amato senza risparmiarsi.

OGNI GIORNO 9.30 LODI DEL MATTINO 17.30 SANTO ROSARIO CONFESSIONI : ORE 17.00

Venerdì 31 Gennaio Festa Liturgica di San Ciro SS. Messe ore 07.00-08.00-09.30-12.00-16.00-18.00 Ore 11.00 Sua Ecc. il Vescovo Pietro Lagnese celebra con i parroci di Ischia Porto Sono invitati a partecipare i Sigg. Medici.

Sabato 01 Febbraio ore 15.00 Incontro con i ragazzi dell’oratorio

Ore 18.00 S. Messa Ore 19.30 “Ricordo di Don Luigi……” Proiezione di video a cura di “Quelli di San Ciro e Dintorni”.

Domenica 02 Febbraio SS. Messe 09.30- 11.00 – 18.00

DOMENICA26GENNAIO Ore9,3011,00SanteMesse Ore15,00ProcessioneperviaProvinciale sinoapuntaMartofaeritornopervia Piedicuozzo,viaCrescenzoMattera,via ProvincialesinoallalocalitàFerruniaeritorno inChiesa;seguiràlaSantaMessa  LUNEDI27GENNAIO Ore17,30OraSantadiAdorazionee Riparazione Ore18,30SantaMessa;idevotidiSanCiro dellaParrocchiadiSanSebastianoM.di BaranoconilloroParrocodonPasqualeTrani eidevotidellaParrocchiadiSanMicheleA. diSant’AngeloconilloroParrocodon VincenzoFiorentinoparteciperannoalla SolenneLiturgia  MARTEDI28GENNAIO Ore17,30OraSantadiAdorazionee Riparazione Ore18,30SantaMessa;idevotidiSanCiro dellaParrocchiadiSanSebastianoM.diForio conilloroParrocodonPasqualeMattera parteciperannoallaSolenneLiturgia  MERCOLEDI29GENNAIO Ore16,30Incontrodeicatechistidella Diocesid’Ischia Ore17,30OraSantadiAdorazionee Riparazione

Ore18,30SantaMessa;idevotidiSanCiro dellaParrocchiadiSanLeonardoA.diPanza conilloroParrocodonCristianSolmonese parteciperannoallaSolenneLiturgia  GIOVEDI30GENNAIO Ore17,30OraSantadiAdorazionee Riparazione Ore18,30SantaMessa;idevotidiSanCiro dellaParrocchiadiSanFrancescoSaveriodel CuottoconilloroParrocodonMariano MontuoriparteciperannoallaSolenne Liturgia  VENERDI31GENNAIO FESTIVITA’DISANCIRO Ore7,008,009,0010,00SanteMesse ore11,00SantaMessaSolenne alpomeriggioore15,0016,0017,0018,30 20,00SanteMesse  SABATO1FEBBRAIO Ore10,30SantaMessa,contuttigli ammalati,sofferentieportatoridihandicap, pregheremoperlaguarigioneeoffriremola nostrasofferenzaunitiallaCrocediGesù Ore18,30SantaMessa,segueconcertodei “PITHECUSABRASS”  DOMENICA2FEBBRAIO FESTADELLACANDELORA Ore9,30SantaMessaconlabenedizione delleCandele



Ore 15.30 Processione per le strade cittadine, accompagnata dalla Banda Musicale “Città d’ISCHIA”. Parrocchia di San Ciro

Tutti vedano le vostre opere buone.

L’Amministratore e il Comitat

Tel. 081906401

SPORT EPOMEO CALCIO A 5

Campionato Provinciale 2013/2014 Girone Isolano CATEGORIA “Open” RisultatiGare 1° Giornata Andata N° Gara

Squadra A

Squadra B

Ris.

Groupama Fiaiano

MaterEcclesiaeBianca

6-5

EpomeoCalcioa5

3-5

FutsalIschiaS.Antuono

MaterEcclesiae

2-5

Cas1 Cas2 Cas3

Fiaiano: Cuomo V. – Cuomo A. – Di Scala D. - Vitale G. – Balestrieri G. – Cenatiempo C. – Cenatiempo F. – Lauro G. – Vitale C. – Vuoso M. – Pesce. A. –Allenatore Cenatiempo C. Reti: Vitale C. ( 2pt 5’) Di Scala D. ( 2pt 8’ – 11’ ) Ammoniti: 0 Epomeo Calcio a 5: Di Meglio M. – Iacono A. – Mattera M. – Barricelli C. – D’Abundo D. – Scotti A. – Scotti L. – Iacono F. – D’Ambra F. – Allenatore: Finzi G. Reti: Scotti A. ( 1pt 5’ ) Barricelli C. ( 2pt 13’) Iacono A. ( 2pt 16’) Iacono F. ( 2pt 20’) Mattera M. ( 2pt 24’) Ammoniti: Barricelli C.

CLASSIFICA TECNICA Società

Punti

Gare Giocate

Gare Vinte

Gare Perse

Gare Nulle

Goal Fatti

Goal Subiti

Epomeo Calcio a 5

3

1

1

0

0

5

3

Mater Ecclesiae

3

1

1

0

0

5

2

Groupama

3

1

1

0

0

6

5

Futsal Ischia S. Antuono

0

1

0

1

0

2

5

Fiaiano

0

1

0

1

0

3

5

Mater Ecclesiae Bianca

0

1

0

1

0

5

6

          ISCHIA:  -  Piazza

MATER ECCLESIAE

KAIRE LO POTRETE ACQUISTARE

in Parrochia o nelle seguenti Edicole “amiche: -

CASAMICCIOLA: Piazza Bagni degli Eroi Piazza Marina Portosalvo (biglietteria aliscafi) Da Odilia “Edicolè" a San Michele

TABELLINO Groupama: Mattera V. – Granito G. – D’Orio M – Buono A. – Serpico I. – Di Iorio A. – Onorato G. – Buono N. –Buono A. – Allenatore : Vanacore V. Reti: Onorato G. ( 1pt 11’- 13’ – 15’) Onorato G. (2pt 14’- 22’) Serpico I. ( 2pt 14’ ) Ammoniti: Serpico Mater Ecclesiae Bianca: Di Meglio A. – Di Iorio S. – Buono M. – Arcamone S. – Picardi P. – Buono R. – Casciello R. – Di Iorio A. – Di Iorio J. – Mattera E. – Messina G. – Allenatore: Mattera F. Reti : Di Iorio A. ( 1pt 16’ ) Buono R. ( 1pt 23’ ) Picardi P. ( 2pt 15’ ) Mattera E. ( 2pt 18’ ) Di Iorio A. (2pt 23’) Ammoniti: Mattera E.

FORIO: Porto (di fronte Bar La Lucciola) Via Matteo Verde (di fronte al mercato) Monterone

Futsal Ischia S. Antuono: Espugnatore S. – Cuomo G. – Barbieri C. – La Monaca A. – Pugliese D. – Ungaro G. – Mazzella G. – Castaldo M. – Di Iorio G. – Perozo A. – Mazzella M. – Curci C. Allenatore: Agnese T. Reti: Barbieri C. ( 2pt 3’) Pugliese D. ( 2pt 28’) Ammoniti: 0 Mater Ecclesiae: Capuano I. –Schiano A. – Mazzella G. –D’Andrea V. – Buono F. – Di Paola L. – Patalano L. – Marena - G. Barano E. Allenatore: Buono V. Reti: Patalano L. ( 1pt 15’) Mazzella G. ( 1pt 26’) Di Paola L. ( 2pt 14’) Barano E. ( 2pt 15’) Mazzella G. (2pt 25’) Ammoniti: 0


Kaire 04