Issuu on Google+


Il Caterino

”La Crusata“

Carissimi, anche quest’anno siamo giunti alla nostra centenaria sagra in onore a Gesù Crocifisso. “Non c’è amore più grande che dare la propria vita”. Noi della crocetta siamo fortunati, perché abbiamo il Protettore più forte di tutti. Il Figlio di Dio che si offre per salvare tutta l’umanità! Vorrei mettere a fuoco quello che Gesù ha compiuto sulla Croce: quando i soldati e i capi del popolo chiedono a Gesù una dimostrazione di forza, “Se sei il figlio di Dio salva te stesso”, Gesù potrebbe scendere dalla croce...ma ascolta piuttosto un uomo di fianco a lui che gli chiede una dimostrazione di bontà: “Ricordati di me!”. Gesù risponde con il cuore di Dio “Oggi sarai con me in Paradiso”. Se crediamo al Vangelo, se crediamo ai Sacramenti che sono sgorgati dal cuore di Cristo crocifisso, il Datore della Vita, ci assicura luce, forza e salvezza!

Allora possiamo dire ogni giorno “Venga il tuo regno”; significa credere che il mondo cambierà, non per i segni e le notizie dolorose e tragiche che vediamo alla TV o nei giornali, ma perché Dio si è impegnato con la Croce di farlo. Cercherò anche io, insieme a voi, di impegnarmi di più nella preghiera, nell’accoglienza, nell’umiltà e nell’amore! Non posso terminare questa breve lettera senza innalzare un vero grazie a Dio e Maria Santissima e a tutta la famiglia parrocchiale per i 60 anni del mio sacerdozio. Ultima notizia... ci saranno cambiamenti nella nostra parrocchia... ubbidiamo al nostro Vescovo, Apostolo della Diocesi, faremo così, anche se ci costa, la Volontà di Dio! Una speciale benedizione a tutti! Buona e Santa Sagra!

Don Sergio

Redagno 2013

2


Il Caterino

3


Il Caterino

Chiamati ad essere padre come il Padre

<<Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: “Padre dammi la parte del patrimonio che mi spetta”. E il padre divise tra loro le sostanze….>>. Conosciamo fin troppo bene la parabola del padre misericordioso e la storia dei due figli e del padre. Due figli con caratteri diversi, con una relazione diversa con lo stesso padre e con due modi diversi di concepire la vita…L’atteggiamento dei due figli convive in noi….quando ci comportiamo in modo “arrogante” con Dio padre e chiediamo a lui le cose che ci “spettano”…senza apprezzare quello che lui già ci dona in abbondanza nella sua gratuità… Invece non siamo contenti e rimaniamo insoddisfatti del suo amore che a noi sembra sempre “poco” rispetto a quello che pretendiamo di avere con le nostre azioni… Chi di noi non ha visto il quadro di Rembrandt del Figlio prodigo e non si è emozionato vedendo l’anziano cieco che “deposita” le sue mani da padre e da madre sulla schiena di un figlio pelato e senza identità… Per lungo tempo il padre è rimasto “l’altro”, il rifugio cui tornare, la meta di ogni viaggio interiore, il luogo dell’abbraccio senza fine. Solo gradualmente e spesso dolorosamente si arriva a capire che il proprio viaggio spirituale non sarebbe mai completo finché sperimentiamo un padre “estraneo”. In fondo molti di noi non sono riusciti a liberarsi del tutto da un Dio immaginato come un’autorità incombente che ha potere su di noi e che può usare secondo il suo indiscutibile potere. Si ha ancora paura del potere di Dio, tenendoci a distanza da lui. La paura di Dio paralizza il nostro cuore e non lo apre alla vera libertà di amare. Finché il Padre evoca paura, egli rimane un estraneo e non può trovare casa in noi. Il ritratto di Rembrandt ci mostra che il Padre è una persona estremamente vulnerabile. La vocazione del cristiano consiste nel diventare simile a lui e vivere la sua compassione mostrando con coraggio la nostra vulnerabilità. Ricordiamoci che nessun padre o madre sono diventati padre o madre senza essere stati figlio o figlia, ma ogni figlio e figlia deve scegliere di diventare padre e madre per altri. Nel quadro di Rembrandt la luce è tutta orientata sul

4

padre: è lui al centro della scena. L’autore, fedele alla parabola, voleva che la nostra attenzione si rivolgesse anzitutto al padre, prima che a chiunque altro. Tutti ci siamo identificati con i figli della parabola. Perché prestare tanta attenzione ai figli quando è il padre ad essere al centro e quando è con il padre che mi devo identificare? Perché parlare tanto di essere come i figli quando la vera domanda è: “Ti interessa essere come il padre”? Ci si sente in qualche modo bene quando si può dire: “Questi figli sono come me”. Ma come ci si sente quando si dice: “Il padre è come me”? Voglio essere come il padre? Voglio essere non solo colui che è perdonato, ma anche colui che perdona; non solo colui che è accolto festosamente a casa, ma anche colui che accoglie; non solo colui che ottiene compassione, ma anche colui che la offre? Il ritratto di Rembrandt ci fa capire che non posso rimanere un bambino per sempre, ma devo avere il coraggio di tendere le mie mani nel segno della benedizione e ricevere i miei figli con estrema misericordia, incurante di quello che provano o pensano nei miei confronti. Poiché diventare il Padre misericordioso è lo scopo ultimo di ogni vita cristiana. Osservando il padre, nel dipinto di Rembrandt, si riesce ad individuare tre vie che portano ad una vera paternità di misericordia: il dolore, il perdono e la generosità. Il dolore mi fa dire che non c’è compassione senza lacrime: se non possono essere lacrime che scorrono dagli occhi, devono essere almeno lacrime che sgorgano dal cuore. Il perdono mi fa diventare padre continuamente. Quando diciamo “Ti perdono”, a volte il nostro cuore è rimasto chiuso nella sua rabbia o nel suo risentimento, fino a farci dire che avrei voluto ancora sentirmi dire che avevo ragione, dopo tutto; volevo ancora sentire delle giustificazioni e delle scuse; volevo ancora la soddisfazione di ricevere in cambio qualche elogio, se non altro per essere stato così clemente. Il perdono di Dio non pone condizioni; proviene da un cuore che non chiede niente per sé, un cuore completamente libero dal’egoismo. La terza via per diventare come il Padre è la generosità : per diventare come il Padre devo essere generoso come è generoso il Padre. Ogni volta che si fa un passo nella direzione della continua a pagina 5


Il Caterino

continua da pagina 4

generosità, mi muovo dalla paura all’amore. Questi tre aspetti mi fanno “essere in casa” in modo diverso. Se divento come il padre, sento la gioia di stare in casa e non sono più chiamato a tornare a casa come il figlio minore o quello maggiore, ma ad essere lì come colui dal quale i figli ribelli possono sempre tornare ed essere accolti con gioia. Per affermare la mia paternità spirituale e l’autorità della misericordia che gli appartiene, devo fare salire sulla pedana il figlio più giovane ribelle e il figlio maggiore pieno di risentimento per ricevere l’AMORE INCONDIZIONATO e pronto al perdono che il

Padre mi offre, e per scoprirvi la chiamata ad essere in casa come mio Padre è in casa. Entrambi i figli in me possono allora essere trasformati gradualmente nel Padre misericordioso. Questa trasformazione mi porta all’appagamento del desiderio più profondo del mio cuore inquieto. Quale gioia più grande può esserci per me che tendere le mie braccia stanche e lasciare riposare le mie mani in segno di benedizione sulle spalle dei miei figli che tornano a casa?

p.Mauro

I bambini della Scuola Materna dai nonni C’è euforia tra i bimbi della Scuola Materna: stiamo andando a fare i biscotti con i nonni della Casa della Gioia e del Sole, che già abbiamo conosciuto in incontri precedenti. I piccoli saltellano felici lungo il vialetto che porta alla Casa e chiacchierano rumorosamente tra loro. All’arrivo improvvisamente si fanno silenziosi davanti al dott. Ireneo e all’animatrice dei nonni che ci accolgono sorridenti e con gentilezza e ci fanno entrare in salone. Qui, ai lati, stanno i nonni e al centro grandi tavoli: sono i piani di lavoro su cui già ci aspettano panetti di pasta colorata, preparata in precedenza dai nonni, farina, stampini di varie forme. In un attimo i piccoli riprendono il loro solito chiacchierio e la loro spontaneità: si avvicinano ai nonni, fanno loro tante domande, saltellano di qua e di la e si dispongono attorno ai tavoli. Ha inizio il “lavoro”. Le manine inesperte dei bimbi manipolano, impastano, aggiungono farina (anche troppa!), cercano di spianare alla meglio la pasta con l’aiuto dei nonni. La mano esperta di una nonna si posa delicatamente su quella di un bimbo e la guida. Il bimbo è felice del risultato e la nonna si commuove. I piccoli pigiano con impegno gli stampini sulla pasta spianata per la verità in modo non troppo regolare e nascono biscotti a forma di stelline, lune, fiori… che le maestre e l’animatrice dispongono su teglie da forno: i biscotti sono pronti per la cottura. Ora il salone sembra un campo di battaglia: farina ovunque, bimbi che si muovono allegramente di qua e di la, confusione, ma anche tanta allegria. I nonni

sorridono soddisfatti di essere stati ancora una volta utili e sicuramente stanno ricordando i loro tempi passati. L’incontro si conclude con un momento di festa collettivo e con un caloroso: “ciao nonni! Vi aspettiamo la prossima volta nella nostra scuola!”.

Clara

5


Il Caterino

6753

Un numero? Sarà il 6753° numero del Caterino? Nooo …troppo !!! Saranno gli abitanti della nostra parrocchia? Nooo ….pochi !!! Dai provate ad usare un po’ la fantasia … Ah!!! E’ il numero di tigelle che saranno servite per la sagra…. Noooooo !!! Va bene … vi arrendete? “6753” è la somma degli anni di tutti gli anziani che abitano alla Casa della Gioia e del sole… …si ben 6753 anni … anni vissuti pieni di vita e di fatica … anni di saggezza e di memoria …. anni di sacrifici e di semplicità… anni che hanno dato forma al nostro presente. Io, voi , le nostre famiglie non ci saremmo se quegli anni non fossero stati vissuti; troppe volte li consi-

deriamo del passato, pertanto non più utili, perché oggi il nostro mondo è eternamente giovane, volto al futuro(dimenticando il passato), tutto usa e getta… Un grazie per quello che i nostri anziani ci hanno dato. Grazie per la giovinezza che conservano dentro, anche a 90 anni, grazie perché ci ricordano che non può esserci futuro senza passato e grazie per averci insegnato che ciò che oggi si getta un tempo si usava riparandolo. Auguriamo a tutti gli anziani della nostra parrocchia di vivere serenamente per tanti altri anni e di non smettere mai di insegnarci quale sia il vero senso della vita!

Ireneo

6


Il Caterino

L’ARCOBALENO

I bimbi e le catechiste del quarto anno si raccontano...

L’ultimo periodo del nostro percorso di catechismo l’abbiamo dedicato alla preparazione di uno spettacolo. È stata una piccola rappresentazione, molto semplice, ma ci ha assorbito veramente tanto.... anche perché è stata l’opportunità per riflettere in modo diverso sugli argomenti e sui contenuti del cammino di quest’anno: LE BEATITUDINI. Abbiamo capito quello che Gesù nel “discorso della montagna” ci ha insegnato, cercando di attualizzarlo nella nostra vita di tutti i giorni. Durante gli incontri la nostra attenzione si è soffermata anche sul discorso del “GRUPPO” e del suo importante significato. I ragazzi hanno scelto il nome dopo una seria votazione: ARCOBALENO, motivandolo con molta profondità; ogni colore è diverso, ma lo stesso tanto importante. L’unione dei colori forma cose splendide. Nel nostro spettacolo abbiamo voluto perciò intrecciare questi due contenuti e trasmettere alle famiglie i significati e le nostre riflessioni. Ci è sembrato che sostituire il classico incontro e lavorare insieme, ab-

bia cementato di più la conoscenza e l’amicizia tra i bimbi: perciò un esperienza decisamente positiva. Per lo spettacolo abbiamo utilizzato il salone della scuola materna, addobbandolo con cartelloni variopinti per rappresentare appunto i colori dell’arcobaleno. Sia i bimbi che noi catechiste abbiamo indossato una maglietta bianca e un cuore di cartoncino colorato; la rappresentazione è stata caratterizzata dal mimo e da diverse battute che si riallacciavano ai significati delle beatitudini. Il personaggio chiave, “il pittore della vita”, ha ben sottolineato i valori da trasmettere, per cui un grazie particolare a Giuseppe Radicia per la sua interpretazione. La modalità di queste rappresentazioni, abbiamo riscontrato che è molto apprezzata dai genitori, è un momento d’incontro e di condivisione che anche se di breve durata sviluppa sentimenti intensi... è un’occasione di “chiacchere” e conoscenza tra le famiglie che termina poi con un momento di festa.

7

Eugenia e Carmen


Il Caterino

Catechismo Lella

In una cornice di fiori colorati, il 2 giugno scorso 63 bambini della nostra comunità hanno partecipato alla loro S. Messa di Prima Comunione, un gruppo al mattino e un altro al pomeriggio. Come i fiori che ornavano l’altare, diversi nella forma e nei colori, così i loro volti che ancora portiamo nel cuore: sguardi sereni e gioiosi, altri tesi e un po’ ansiosi. Un cammino iniziato tre anni fa, come un viaggio in treno, con tanto di biglietto e capostazione......e un sabato pomeriggio il treno lo abbiamo preso davvero, diretti a Villa Agazzotti di Formigine. La prima tappa del “viaggio” è stata il sacramento della Riconciliazione. La parabola del Padre Misericordioso ha fatto da filo conduttore e, durante la celebrazione, ogni bambino indossava inizialmente un abito logoro e sdrucito, a simboleggiare la veste bianca del Battesimo sciupata dal peccato. Una volta ricevuto il perdono, ogni bambino indossava di nuovo la veste bianca, segno della ritrovata amicizia con Dio Padre. Il “viaggio” è stato caratterizzato da alcune tappe significative. La parabola del Buon Samaritano ci ha offerto l’occasione di incontrare Gianfranco, che opera attivamente nel centro d’ascolto parrocchiale e che incarna pienamente la figura di un Buon Samaritano dei nostri giorni. I ragazzi hanno dimostrato molto interesse, rivolgendo gli parecchie domande, e gli hanno consegnato giocattoli e oggetti di cancelleria da portare ai ragazzi delle famiglie di cui lui si occupa.

In maggio i bambini hanno vissuto un momento significativo: “La giornata del pane”, nella quale, attraverso alcune attività, hanno scoperto e riflettuto sul significato e sul valore del pane.....”frutto della terra e del lavoro dell’uomo”. Hanno poi fatto l’esperienza di impastare e cuocere loro stessi il pane che hanno portato all’altare il giorno della loro Prima Comunione. Una cerimonia semplice, ma molto sentita e partecipata, durante la quale i ragazzi hanno offerto alla comunità un grande mosaico raffigurante il volto di Gesù composto da tutte le loro fotografie, per sottolineare la loro unione con Gesù. La S. Messa di Prima Comunione è stata una tappa importante di un viaggio che noi catechisti desideriamo proseguire insieme ai nostri ragazzi, perchè ci attendono altre mete importanti.......” C’ è un grande prato verde dove nascono speranze, che si chiamano ragazzi, questo è il grande prato dell’Amore”.

I Catechisti di 1° Comunione

Rolando Rivi Martire (7gennaio 1931/15aprile 1945)

La vita di Rolando Rivi finisce a 14 anni barbaramente ucciso dai partigiani in odio alla fede. Anzi la vita di Rolando inizia proprio in questo momento perché, come martire, entra a pieno titolo nella “casa del Padre”. Questo ragazzo ha vissuto in modo semplice la sua breve esistenza terrena, educato alla fede in una famiglia cattolica di umili origini, e grazie all’esempio della nonna e dei genitori Rolando impara a pregare e a conoscere sempre più Cristo. È un giovane che trasmette gioia ed entusiasmo a chi gli sta vicino, famigliari, amici..... Diligente a scuola, puntale alla S. Messa domeni-

8

cale. Grazie anche alla guida di un santo sacerdote, don Olinto Marzocchini, un educatore appassionato al destino degli adolescenti, Rolando matura la vocazione al sacerdozio. Nella primavera del 1942, all’età di 11 anni Rolando incoraggiato da don Olinto e con la piena approvazione dei suoi genitori, entra nel Seminario di Marola (Carpineti, Reggio Emilia). Rolando indossa la talare da seminarista e non se la toglierà più, anche quando il seminario viene chiuso a causa della guerra e i suoi compagni di seminario la tolgono per evitare di essere perseguitati. I genitori, spaventati dall’odio partigiano, invitarono il figlio a togliersi la talare; tuttavia egli rispose: «Ma perché? continua a pagina 9


Il Caterino

continua da pagina 8

Che male faccio a portarla? Non ho voglia di togliermela. Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù». Rolando pregava sempre; le sue occupazioni quotidiane, oltre allo studio, erano la Santa Messa, il Tabernacolo, il Santo Rosario. La mattina del 10 aprile del 1945, dopo la s. Messa nella Pieve di s. Valentino, Rolando si reca, come suo solito, su di un altura al limitare del boschetto del Poggiolo per studiare in tranquillità, quando viene sequestrato dai partigiani i quali lo tengono segregato per tre giorni durante i quali lo seviziano, lo torturano per costringerlo a confessare crimini mai commessi. La sua amata veste talare gli fu tolta e presa a calci, profanata in evidente odio alla Chiesa e a Gesù. Poi lo condussero in un bosco presso Piane di Monchio (Modena), gli fecero scavare la sua fossa e alle ore 15 (ora della morte di Gesù) di venerdì 15 aprile del 1945 Rolando mentre pregava per i suoi genitori rinnovando la sua fede in Gesù viene ucciso. Il 24 giugno del 2006 (anniversario della s. Cresima di Rolando) il vescovo di Modena, Benito Cocchi nella chiesa di S.Agostino conclude il processo diocesano di beatificazione e lo ha dichiarato patrono dei chierichetti della diocesi.

Al servo di Dio Rolando Rivi sono state attribuite numerose guarigioni e conversioni: don Sergio recentemente ha affidato alla sua intercessione la guarigione di un fanciullo della nostra parrocchia gravemente ammalato. Preghiamo come comunità il Padre che è nei cieli perchè, per intercessione di Rolando, possa donare a questo nostro giovane la salute nel corpo, conforto ai suoi genitori. Il Papa, il 27 marzo scorso, ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti 63 nuovi Beati e 7 nuovi Venerabili: molti sono martiri della guerra civile spagnola, dei regimi comunisti dell’Europa Orientale e del nazismo. Fra di loro c’è anche il giovane seminarista. Il 5 ottobre del 2013 a Modena in piazza Grande, il Servo di Dio Rolando Rivi verrà dichiarato Beato! Affidiamo al “Beato Rolando Rivi” i nostri giovani, incoraggiamoli a conoscere la vita e la testimonianza di questo giovane innamorato di Gesù per essere aiutati a spendere la propria vita al servizio del prossimo, a scoprire la propria strada, a non sprecare la propria vita in futilità e valori effimeri, ma per essere testimoni autentici di Cristo.

Preghiera per chiedere l’intercessione del Servo di Dio Rolando Rivi:

O Dio, Padre misericordioso , che scegli i piccoli per confondere i potenti del mondo, Ti ringrazio per aver i donato, nel seminarista Rolando Rivi, una testimonianza di amore totale al tuo Figlio Gesù e alla sua chiesa, fino al sacrificio della vita. Illuminato da questo esempio e per intercessione di Rolando, ti chiedo di darmi la forza di essere sempre segno vivo del tuo amore nel mondo e ti supplicò di voler mi concedere la grazia........ che ardentemente desidero.

9


Il Caterino

Suor Shiny e la parrocchia di S. Caterina in pellegrinaggio a Roma Il giorno 18 Giugno 2013 la Parrocchia di S. Caterina è andata in pellegrinaggio a Roma per partecipare all’udienza di Papa Francesco. Eravamo circa 50 persone. Siamo partiti alle 6 dopo aver salutato don Sergio. Ci ha accompagnati Padre Mauro che, subito dopo la partenza, ci ha fatto pregare. Durante il viaggio ci siamo fermati per la colazione e siamo arrivati a Roma alle 14. Abbiamo pranzato, e alle 15 è cominciato il pellegrinaggio con la visita alle Basiliche di S. Giovanni in Laterano e Santa Croce in Gerusalemme. Siamo poi arrivati nella casa della congregazione di suore dove eravamo alloggiati. Verso le 19 Padre Mauro ha celebrato la S. Messa, e subito dopo la cena alcuni sono andati a dormire e altri, fra cui io, sono andati con Padre Mauro a fare un giro in centro. A Piazza di Spagna abbiamo visto le carrozze coi cavalli. Abbiamo poi visto la Fontana di Trevi e Roma di notte: stupenda!! Questa giornata è stata per me “molto bellissima”! Il mattino dopo ci siamo alzati alle 5.30, abbiamo fatto colazione e siamo andati subito in piazza S. Pietro per partecipare all’udienza di Papa Francesco. C’era una grandissima folla che aspettava e la giornata era molto calda.

Nel vedere tutto questo “popolo” in attesa io ho pensato: “E’ come nel Vangelo, quando Zaccheo sale su un albero e aspetta di vedere Gesù che arriva” . Questa grande folla aspettava l’arrivo del Papa. Tre ore dopo è finalmente arrivato Papa Francesco e io l’ho visto molto da vicino. A me piace il papa. Sono stata molto contenta, ho passato due giorni bellissimi. Grazie a Dio e grazie a tutti!

Suor Shiny

Il padre di Mardocheo - il futuro celebre rabbi di Lechowitz - si lamentava della pigrizia del figlio nello studio. In città giunse un santo rabbino. Il padre gli condusse Mardocheo perché lo correggesse. Il rabbino, rimasto solo col ragazzo, lo strinse al cuore e se lo tenne a lungo affettuosamente vicino. Quando il padre ritornò, il rabbino gli disse: “Ho fatto a Mardocheo un po’ di morale; d’ora in poi la costanza non gli mancherà”. Quando ormai adulto e famoso, Mardocheo, raccontava questo episodio, diceva: “Ho imparato allora come si convertono gli uomini”.

Martin Buber 10

Ritagli di S di Crist antità a cura ina Cor radini


Il Caterino

Ho incontrato il Papa Roma, Piazza S. Pietro, Mercoledì 19 Giugno. Un gruppo di parrocchiani di S.Caterina in Pellegrinaggio a Roma, partecipa all’udienza generale di Papa Francesco. Dopo l’udienza, il nostro Alberto Gatti viene scelto fra tanti per un incontro personale straordinario con papa Francesco. L’esperienza è indimenticabile, la gioia incontenibi-

le,. Si tratta certamente di un dono speciale del Signore per tutta la nostra Comunità! Ecco la testimonianza di Alberto che è stata letta anche nella S. Messa delle 11.15 di domenica 24 Giugno.

“Ho un regalo da darvi, un regalo che “viene da molto lontano”, ho incontrato il Papa, e non era un papa, era uno di noi, umile, semplice, pieno di timidezza, ma carico di voglia di alleviare la fatica di chi porta la croce serenamente. Ho visto nei suoi occhi la timidezza di un uomo che sente di non poter tacere. La cosa più strana di quell’incontro è un silenzio che ha detto tante parole; i miei pensieri sono stati come se lui mi dicesse “ti capisco, ti accetto e vorrei su di

me la tua croce, anche se so che sarebbe sbagliato perché sei tu che Dio ha scelto per portarla”. Papa Francesco mi ha dato la benedizione e io la trasmetto a voi tutti, perché ognuno di voi, per intercessione della BV Maria, sia benedetto da Dio che è Padre, che è Figlio e che unisce la Chiesa nello Spirito Santo.

Alberto 11


Il Caterino

Un vero GRAZIE a tutti gli animatori del grest: circa 70 ragazzi divisi per età in maglie verdi, rosse e gialle. Quest’anno il grest è stato gestito completamente dai giovani che guidati dalle maglie verdi, il gruppo dei più grandi, hanno saputo organizzare, realizzare e soprattutto far divertire quasi 100 bambini che nelle tre settimane di giugno hanno riempito con i loro sorrisi

la nostra parrocchia. Si sono impegnati tutti moltissimo e sono stati tutti davvero bravi!! In quei giorni si respirava un clima di gioia e serenità, tanti sorrisi e tanta allegria, che uniti alla preghiera e alla quotidiana presenza di don Sergio, hanno reso il Grest 2013 davvero speciale!

Annachiara

12


Il Caterino

Roma

13-18 luglio 2013 Per noi ragazzi del gruppo ’96-’97 è stata un’esperienza a dir poco fantastica e che non dimenticheremo. In questi 6 giorni, oltre a visitare i più importanti monumenti di cui la città gode, abbiamo svolto altre attività tutte di grande impatto emotivo, dall’Angelus di Papa Francesco ai servizi presso la comunità di Sant’Egidio. Sicuramente l’esperienza a Castel Gandolfo, che per molti è stata la prima, ha lasciato un segno importante in ognuno di noi e sarà un ricordo che porteremo sempre dentro. Non meno emozionante è stato conoscere la comunità di S. Egidio e prestare servizio per i più bisognosi che purtroppo sono molti di più di quanto ci si possa immaginare. Abbiamo incontrato Luca e Giulia, due volontari della comunità, che ci hanno spiegato cos’è e di cosa si occupa S. Egidio e ci hanno brevemente parlato dei due servizi che avremmo fatto in favore degli “amici

di S. Egidio” di cui i volontari si impegnano a ricordare nome e compleanno per provare a far sì che anche loro si rendano conto di essere importanti. La distribuzione serale alla stazione Ostiense e la mensa di Trastevere ci hanno permesso di conoscere realtà molto dure che sono difficili da capire sentendone solo parlare, ma il contatto diretto con queste persone ha portato alla luce storie molto diverse e molto interessanti dalle quali si ha tanto da imparare. Molto importante è stato anche affiancare e conoscere alcuni volontari che, seguendo la Parola di Dio, aiutano ogni persona come se la conoscessero da sempre, e proprio per questa loro caratteristica penso siano un esempio significativo per tutti. Questa esperienza è stata bella e intensa e resa ancora migliore dal bel gruppo con cui è stata vissuta e condivisa.

Francesca

13


Il Caterino

MONTECRETO 2013 Campeggio gruppi post-cresima Un piccolo paesino in mezzo alla quiete della montagna, una settimana lontani dal caldo e dalla noia della città, una troup di cuochi fantastichi, una squadra di ragazzi instancabili con i loro animatori, notti insonni, una voglia incontenibile di stare insieme e, novità di quest’anno… un film da girare!! Così si possono riassumere i sei giorni di campeggio passati da noi ragazzi (gruppi 2001, 2000, 99, 98) a Montecreto. Durante il giorno facevamo diverse attività come camminate, caccia al tesoro, e giochi d’acqua ritagliando però sempre del tempo per dividerci nelle quattro squadre e stendere un copione con il tema “alla ricerca della verità”. Grazie al nostro fantastico “cameramen” e alla sua assistente abbiamo girato e montato quattro film da 10 minuti l’uno, ciascuno ambientato in un’epoca diversa (antico Egitto, antica Roma, ‘900, futuro). I film usciranno in seconda visione (ovviamente noi li abbiamo già visti) il giorno 31 agosto, unica proie-

zione durante la serata giovani della sagra nel cortile dell’asilo… da non perdere! Certo durante il tempo del campeggio non sono mancati momenti di preghiera, una fantastica veglia sotto le stelle, e la messa di chiusura in parrocchia con anche i genitori. Ringraziamenti speciali a suor Jancy e suor Shiny che ci hanno guidato nella preghiera, aiutato nelle attività del campeggio e persino in cucina; ai nostri cuochi per eccellenza (Teresita, Giorgio, Cristina S., Cristina C. e Giuseppe); a tutti gli animatori e a Don Sergio che è venuto una giornata a trovarci con un gran sorriso sempre stampato sulla faccia.

Francesco G.

14


Il Caterino

g i o g e p M m ontecreto a C Una visita “pastorale“ moooolto gradita!!!

E’ stata una giornata molto speciale per animatori e ragazzi in campeggio a Montecreto quella in cui è venuto a trovarci don Sergio. La sua visita si può benissimo definire “pastorale”… non nel senso che il don è venuto a visitare i suoi

ci ha detto don Sergio al termine della S. Messa: “A casa la Comunità parrocchiale vi ricorda ogni giorno nelle preghiere e nella Messa e io sarò lì ad aspettarvi con gioia al vostro ritorno”. E’ sempre bello sapere che “appartieni a qualcuno” e

“caproni”, come dice sempre lui!!! (vero don???) ma nel senso più cristiano del termine…. un pastore che viene a far visita alle sue “pecorelle”, i suoi agnellini più giovani, per portare loro tutto il Suo affetto di padre, il suo sostegno, e la sua gioia a nome di tutta la comunità.

che qualcuno ti pensa, prega per te e aspetta il tuo ritorno. E’ bello sentirsi parte di una Comunità… parte della Chiesa di Gesù, pietre vive dal cuore giovane! Giovane come i ragazzi, gli animatori, le cuoche, i cuochi, le nostre fantastiche suore indiane …sempre giovane come il cuore di don Sergio…sacerdote evergreen!!!!!!!

Lo “staff” della cucina!!!

Ed è stato significativo avere don Sergio fra noi proprio nei giorni in cui Papa Francesco incontrava i giovani di tutto il mondo a Rio per la Gmg. Per i ragazzi di S. Caterina questa è stata una scintilla di Gmg, l’incontro con Gesù Buon Pastore che cammina insieme al suo popolo per portare il Pane della Parola e dell’Eucarestia, per confermare nella fede, per incoraggiare ognuno a camminare insieme ai fratelli sulle strade della vita accompagnato da Lui. E sono state particolarmente toccanti le parole che

15


Il Caterino Campeggio estivo 21-28 Luglio 2013 Gruppo 93-94-95

OSTIA MARE

Eccoci di nuovo davanti alla stazione ad aspettare il treno come l’anno scorso; solito orario, soliti ragazzi e il “solito animatore”. La differenza è che la destinazione, stavolta, è Ostia, dove abbiamo trascorso una settimana di divertimento e, soprattutto, voglia di metterci al servizio degli anziani della Caritas di Roma, che ogni giorno venivano accompagnati sul litorale romano per trovare un sorriso anti-solitudine e un riparo dalla calura cittadina. La giornata, per noi, iniziava alle 7.00 con le preghiere e la colazione, dopo di che iniziava il nostro lavoro: aprire gli ombrelloni, preparare le sdraio, pulire le passerelle dalla sabbia, organizzare le attività che avremmo proposto agli anziani che arrivavano alle 9.00 (3 pullman, circa 130 tra nonnini e nonnine). La mattina trascorreva così tra ginnastica dolce, tornei di briscola e burraco, tornei di bocce e megacruciverba. Alle 12.30 veniva servito il pranzo e noi avevamo il compito di apparecchiare il refettorio e servire a tavola le deliziose pietanze che erano preparate magistralmente dalla mitica cuoca Carla (tipica matrona Romana). Al pomeriggio era tassativamente il momento dei balli, sia di gruppo che in coppia e noi ci rendevamo disponibili per fare da accompagnatori alle signore vogliose di esibirsi in tango e mazurca. Alle 17.00 salutavamo i cari anziani e, dopo aver

risistemato ombrelloni e lettini. Ci concedevamo un bel bagno al mare e delle partite di beach volley e beach soccer. I nonnini sono stati sempre simpatici e sorridenti (quasi sempre e quasi tutti…). Insomma: servizi (balli, accoglienza e giochi), divertimento (beach soccer e bagno al mare) e tanta voglia di fare hanno reso la settimana indimenticabile. Partire per esperienze di questo tipo è sempre un mistero, non sai mai quello che ti aspetta e quello che farai, ma si parte con tanta voglia di divertirsi e aiutare il più possibile. Arrivi alla meta designata e subito ti presentano la situazione che pare sempre tragica ma non ti demoralizzi perché sai che devono esagerare un pochino e alla fine non è mai dura. L’esperienza di Ostia è stata diversa dalle altre: per la prima volta eravamo al mare e “gestivamo” uno stabilimento balneare della Caritas di Roma. I nostri compiti erano i più svariati: aprire ombrelloni e sdraio, organizzare le attività della giornata, tenere compagnia agli anziani che affollavano la spiaggia e, con loro, giocare a carte, bocce o, semplicemente, scambiare due chiacchere. Tutte attività divertenti, se fatte insieme, che ti lasciavano senza forze alla fine della giornata ma con la consapevolezza che con l’aiuto del Signore nulla è impossibile. (MATTE)

16


Il Caterino L’esperienza svolta ad Ostia quest’anno è stata del tutto diversa da tutte quelle precedenti poiché, a differenza del grest, dove siamo alle prese con i bambini, abbiamo prestato servizio a delle persone anziane, svolgendo le attività tipiche dei bagnini. Gli altri miei compagni di avventura avranno già pienamente elencato tutti i vari servizi che abbiamo svolto. Questa esperienza, inoltre, è stata molto stimolante perché per la prima volta siamo stati al mare e tutte le giornate erano incentrate totalmente in spiaggia ed al servizio per far passare il tempo agli anziani. La settimana, però, non era solo lavoro e sacrificio ma anche divertimento e tempo libero in cui eravamo liberi di fare il “meritatissimo” e tanto agognato bagno, altre attività o semplicemente stare tra noi.

io, svolgere tornei di carte, apparecchiare e servire il pranzo e, infine, risistemare tutto lo stabilimento, è stata un’esperienza totalmente diversa rispetto a quelle degli anni scorsi. Fortunatamente, visto che eravamo in 20, i compiti da svolgere finivano in fretta, così da poterci permettere di fare un bagno e una partita a beach soccer. Questa settimana, per me, oltre ad essere stata spassosa, si è resa molto istruttiva perché ci ha insegnato ad essere collaborativi durante le varie attività che svolgevamo sia di mattina che di pomeriggio e mi ha fatto capire che non bisogna avere pregiudizi verso le persone. Posso dire che è stata una settimana davvero indimenticabile e molto educativa. Le attività che svolgevamo riguardavano la spiaggia, nell’aprire e chiudere le sdraio e raccogliere la spazzatura, nel fare attività ricreative con gli anziani e servire loro il pranzo. (SAMU)

Una settimana di mare, sole e nonnini: fare il bagnino e l’animatore non è mai stato così divertente. Svegliarsi alle 7.00, aprire gli ombrelloni e le sdra-

Ritagli di S di Crist antità a cura ina Cor radini

Decalogo della parola 1. Prima di parlare controlla che il cervello sia inserito. 2. Non parlare di te: lascia che siano gli altri a scoprirlo. 3. Regala parole buone: la scienza sta ancora cercando una medicina più efficace delle parole buone. 4. Non dire tutto ciò che pensi, ma pensa a tutto ciò che dici. 5. Adopera ragioni forti con parole dolci. 6. Quando parli, pensa all'insalata: è

buona se ha più olio che aceto. 7. Non basta parlare: bisogna comunicare. Chi parla difficile non comunica. 8. Ascolta! Ascoltare è la forma più raffinata di parlare. 9. Quando senti altrui mancamenti, serra la lingua tra i denti. 10. Parla per ultimo: sarai ricordato per primo. 17


Il Caterino

Una notte di sudore

Molti di noi sono cresciuti ascoltando dagli adulti, i racconti delle loro avventure pazze fatte da giovani. Avventure sempre vissute in un contesto parrocchiale, in mezzo a sorrisi e naturalmente guidati dallo Spirito Santo. Io per primo sento sempre mia madre raccontarmi dei loro campeggi, delle loro pazzie, e quindi la voglia di crescere è tanta, la voglia di poterle vivere è tanta, l’abbiamo tutti attesa moltissimo. Finalmente siamo giunti tutti alla maggior età e a poter intraprendere esperienze di un certo tipo in totale autonomia. E così, un pomeriggio ci è balzata alla testa l‘idea di andare sul Cimone di notte. Alle 9 di un mercoledì sera siamo partiti in macchina, direzione Monte Cimone. Naturalmente in compagnia il tempo passa in un attimo, e così è passato anche il nostro viaggio di andata; l’aria fresca della montagna ci ha invaso i polmoni e quella che sembrava una dolce brezza montanara scuoteva gli alberi, in una pace rotta solo dal rumore del motore. Arrivati al parcheggio, ci siamo preparati per bene, sentivamo che non sarebbe stata una calda nottata d’agosto. Accese le torce e allacciati gli scarponi ci siamo incamminati partendo dal lago della Ninfa seguendo un sentiero boschivo. Gli alberi si muovevano al vento in una sinfonia alquanto tenebrosa che si rompeva con battute e risate comuni. Superato il bosco, siamo arrivati sulla strada asfaltata; fermatici un attimo a bere e riposare, siamo partiti per l’ultimo tratto di strada, e quella che sembrava una leggera brezza montanara si è rivelato essere un vento impetuoso che ci ha dato del gran filo da torcere. Giunti ai cosiddetti “gradoni” il vento forzava sulla nostra schiena già appesantita dagli zaini. A metà della salita più dura non si riusciva più a stare in piedi. Un po’ stando

bassi un po’ cogliendo i vuoti di vento siamo riusciti ad arrivare su, e lo Spirito Santo che ha protetto i nostri genitori nelle loro avventure, ora ha protetto noi, facendoci trovare la cappelletta aperta, e così anche un riparo da quel tempo avverso. Posso dire di avere visto proprio la vicinanza di Dio quando, superata l’ultima roccia, ho visto la porta aperta che ci segnava di entrare. Dio spalanca sempre le porte per chi crede in lui. A quel punto abbiamo recitato una preghiera di ringraziamento e abbiamo allestito l’altare con tutto il nostro cibo, si può dire che abbiamo fatto l’offertorio! Rifocillatici e pronti per andare a dormire ci siamo concessi di uscire e giocare con il vento che sosteneva il corpo e faceva fischiare le orecchie. Successivamente abbiamo tentato invano di trovare sonno, troppo freddo e troppo rumore a causa del vento. La mattina abbiamo visto l’alba sfumata dalle nuvole, e dopo chiacchere, colazione e un’altra preghiera, abbiamo ripreso il sentiero di casa. Arrivati giù alla prima baita, abbiamo preso il buffet a 5€ e al grido di “non sapete con chi avete accheffare” abbiamo prosciugato le riserve di cibo della povera baita. Pieni come uova siamo tornati alle macchine e siamo ripartiti. E grazie a Dio siamo arrivati stravolti a casa sani e salvi. Vorrei dedicare il titolo di questo articolo a un caro amico, da poco giunto nel nostro gruppo, ma subito rivelatosi una fantastica persona con un gran cuore, una grande sensibilità e la capacità di mettere il sorriso sulla bocca di tutti. Il suo motivetto preferito: “Una notte di sudore” mi ha ispirato il titolo di questo articolo. Grazie per esserti unito a noi, grazie Felix!

Simone

18


Il Caterino

La preghiera è il cuore della vita cristiana. Pregare non è difficile, purché lo si faccia con il cuore. La preghiera cristiana è semplice. Non ha bisogno di esercizi del corpo e di controlli della mente. E’ la preghiera dei figli che si rivolgono al Padre celeste, pieni di fiducia nel Suo amore. E’ la preghiera che nasce dai bisogni, dalle difficoltà e dalle sofferenze della vita. Non vi è situazione che la preghiera non possa illuminare e riscattare. Non vi è uomo, per quanto caduto in basso, che non possa incominciare a pregare. La preghiera è un tu per tu con Dio. Nessuno ti ascolta come Lui. Tu gli parli ed Egli ti risponde con le Sue parole di luce e di consolazione. Sappi che non preghi mai invano. Se preghi col cuore, al termine della preghiera ti sentirai diverso. Se prima eri agitato, dopo sei calmo. Se prima eri in apprensione, dopo sei fiducioso. Se prima eri debole, dopo ti senti forte. La preghiera ti trasforma, perché Dio ti illumina con la sua luce e ti riveste della Sua forza. Ricorda: Dio esaudisce sempre, nonostante le apparenze contrarie. Tu persevera nella preghiera e lascia che Egli agisca secondo la Sua sapienza e la

Sua provvidenza. Non imporre a Dio le tue vedute, ma chiedi la grazia di un totale affidamento. Nel momento in cui incominci a pregare entri nella comunione dei Santi. La tua preghiera entra nella sinfonia universale dell’amore. Tutti pregano con te e per te. La grazia incomincia a operare nell’istante medesimo in cui la preghiera sale dal tuo cuore.

Ritagli di S di Crist antità a cura ina Cor radini

Bisogna abbandonare il passato alla misericordia di Dio, il presente alla nostra fedeltà e il futuro alla divina Provvidenza. Francesco di Sales 19


Il Caterino

Papa Francesco, 19 maggio 2013

Ancora una volta, Papa Francesco, nella Messa del 19 maggio a Santa Marta, dà voce ad uno dei problemi che distrugge l’armonia della comunità cristiana e che mostra chiaramente la limitatezza dell’essere umano: la chiacchiera, il “mischiarsi nella vita degli altri” fino a “spellare” il prossimo. Nell’omelia, infatti, il Papa prende spunto per la sua riflessione da un dialogo fra Gesù e Pietro. In particolare il Papa si è soffermato sulla domanda “A te che importa?”, che Cristo rivolge all’apostolo che si era immischiato nella vita del discepolo Giovanni. Il Pontefice ha ribadito che fra il Signore e Pietro c’è sempre un dialogo d’amore, ma in quest’occasione, il colloquio “è deviato su un altro binario” a causa della tentazione del discepolo di fare il ficcanaso. Un atteggiamento, questo, che rispecchia una cattiva e purtroppo frequente abitudine di tutti noi cristiani. Ci sono due modalità di mischiarsi nella vita altrui, ha poi spiegato Papa Bergoglio. Innanzitutto il compararsi con gli altri che sfocia nell’amarezza e anche nell’invidia che a sua volta “arrugginisce la comunità cristiana e le fa tanto male, dando soddisfazione al diavolo che vuole proprio quello”. E poi le chiacchiere che partono da modalità “tanto educate” e finiscono con lo “spellare il prossimo”. “Quanto chiacchieriamo noi cristiani!” ha esclamato Papa Francesco, “la chiacchiera è farsi male l’uno l’altro. Come se volessi diminuire l’altro, no? Invece di crescere io, faccio che l’altro sia più basso così

20

io mi sento più grande. Quello non va!” Il guaio ha proseguito il Papa, “è che sembra bello chiacchierare. Non so perché – ha detto – ma sembra bello. Come le caramelle al miele, no? Tu ne prendi una: “ah che bello”, poi ne prendi un’altra, un’altra, e alla fine ti viene il mal di pancia. Come la chiacchiera, insomma, che è dolce all’inizio e poi ti rovina l’anima”. “Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa” ha ribadito il Santo Padre, sono distruttive come “lo Spirito di Caino”; con esse si rischia di “ammazzare il fratello con la lingua!”. Non solo: di questo passo – ha soggiunto il Pontefice – “diventiamo cristiani di buone maniere e cattive abitudini!” Quasi a voler estirpare questo male dalla Chiesa, Papa Francesco va alla radice e spiega in che modo si presenta la chiacchiera. Normalmente segue uno schema a tre punti: innanzitutto “facciamo la disinformazione”, ovvero “diciamo soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà, perché non è conveniente per noi”. Poi la diffamazione: “Quando una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa, noi raccontiamo, “facciamo il giornalista” e la fama di quella persona è rovinata!”. La terza – ha affermato Bergoglio – “è la calunnia: dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!” Disinformazione, diffamazione e calunnia sono dunque le tre armi per uccidere il prossimo. “Sono peccato! Questo è peccato!” ha ribadito il Papa, “è dare uno schiaffo a Gesù nella persona dei suoi figli, dei suoi fratelli. La domanda di Gesù a Pietro diventa pertanto un monito per tutti noi: “A te che importa? Tu segui me!”. Il Signore così ci segnala la strada, ha osservato il Santo Padre: “E’ bella questa parola di Gesù, è tanto chiara, è tanto amorosa per noi. Come se dicesse: “Non fate fantasie, credendo che la salvezza è nella comparazione con gli altri o nelle chiacchiere. La salvezza é venire dietro di me”. “Seguire Gesù!” quindi: è questa la grazia da chiedere oggi al Signore. E questo basta!


Il Caterino

Solo l’amore resta di Chiara Amirante

Guido, il nostro diacono, ci ha parlato, in una breve omelia di una torrida domenica di agosto, del fatto che il Signore non desidera un’adesione tiepida al Vangelo. Come non andare subito col pensiero a Chiara Amirante! La sua adesione è, ed e stata da subito (in lei si facevano strada le prime domande esistenziali già verso i 4 - 5 anni) un’adesione piena di passione, che ha travolto lei stessa e moltissimi tra coloro che l’hanno conosciuta. Il mondo degli emarginati, alcoolizzati, sbandati, il mondo di chi si prostituisce, di chi fa uso di droghe, è un mondo ostile, duro, violento, che non offre in apparenza spiragli. Ma il Signore rende possibile ciò che è impossibile. E Chiara verifica di persona che, dove riesce a filtrare anche un solo raggio di luce, tutto il buio ne rimane illuminato. Chiara ha sentito che questa era la sua chiamata, il progetto su di lei: operare in questo ambito, iniziando dai sottopassaggi della

21

stazione Termini di Roma. E già dai primi tempi opera miracoli. Perché spesso, per strappare qualcuno dai gironi infernali, occorre proprio un miracolo. Come le sia stato possibile, quando gli interlocutori non sono disponibili al confronto, opponendo solitamente nel migliore dei casi un atteggiamento di odio, oppure reazioni violente, sconnesse ed illogiche, come le sia stato possibile, Chiara ce lo spiega in pagine interessantissime e nel contempo estremamente semplici di questo libro-biografia dal titolo “SOLO L’AMORE RESTA” Bisogna proprio assolutamente leggerle. E non è possibile sintetizzare una vita talmente piena, travolgente, eccezionale, un impegno così costante e così profondo. Eppure la sua salute era piuttosto precaria e il Signore l’aveva “saggiata e provata” moltissimo, fin da quando, matricola all’università, aveva rischiato di rimanere cieca, guarendo poi miracolosamente, come attestato dai medici. Bisogna leggerle, quelle pagine, per sentire tutta la sua grande fede, che sembra quasi traboccare e divenire tangibile ad ogni pagina. E il faccia a faccia col demonio, e la sua battaglia vittoriosa, che la rende capace di rapportarsi con chi è nell’angoscia dell’assenza di Dio. E mi sono chiesta più volte come sia possibile compiere tante azioni, realizzare tanti progetti, mostrando un coraggio indomito (Chiara ventenne girava da sola di notte per Roma in motorino) e rimanere comunque con un cuore semplice e un’umiltà davvero grande. Vorrei tanto che questo libro diventasse una lettura obbligatoria in molti ambiti e sicuramente nella catechesi, innanzitutto perché Chiara ha realizzato tanto, affermando che “mai contempleremo sufficientemente nella sua portata rivoluzionaria la promessa fatta da Gesù: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. (Matteo 18,20). E tenendo sempre presente la gioia, da custodire e da condividere, come testimoniato dai discepoli di Emmaus: “non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?” (Luca 24,32).

continua a pagina 22


Il Caterino

continua da pagina 21

Molte volte troviamo Chiara immersa nella preghiera; agisce e prega, prega e prende decisioni, si mette in ascolto e prega, incessantemente. “Tutte le decisioni un po’ matte, sulle quali mi sono buttata con la fede dei semplici, sono scaturite dalla preghiera”. Anche per questo è un libro bellissimo e di vitale importanza. E mai un giudizio nei confronti di coloro che incontra, o una critica, nemmeno una parola. Mi sono venute alla mente le tante volte che padre Mauro ci ha messo in crisi con la lettura del Vangelo, nelle sue omelie mai banali e frettolose, ma che cercano di scuoterci e di arrivare al cuore, soprattutto al cuore dei giovani che sono ovviamente il nostro futuro. Dice infatti Chiara: “abbiamo cominciato a capire che dobbiamo puntare a farci sempre più mettere in crisi da ogni parola di Dio.”

Vorrei sottolineare infine una riflessione sulla famiglia, che Chiara fa con la semplicità che la contraddistingue, ma che è davvero di grande importanza: “il celibato per il regno ha enormi vantaggi, potendosi dedicare totalmente all’apostolato con il cuore indiviso. Ma è altrettanto vero che oggi ciò che Satana ha preso più che mai di mira e dove sta cercando di fare strike è proprio la famiglia. Nel disegno di Dio questa è la cellula di tutta la società. Santificare la famiglia è una via per neutralizzare il cancro spirituale della società d oggi.” Rimando alla lettura di questo meraviglioso libro, dove si scoprono i tanti segni che Signore ha inviato a Chiara, per indirizzarla e per sostenerla nelle sue scelte. Grazie Chiara!!

Marilena

Polonia 2013

Quest’Estate 5 di noi hanno avuto l’occasione di partecipare ad un campeggio organizzato da Don Mattia il parroco polacco della Madonnina nella sua terra natale.Siamo Arrivati il 17 mattina a Cracovia(dove pernottavamo) e abbiamo iniziato a girare nei giorni successivi per la regione per visitare alcuni santuari(tra cui quello Della divina misericordia e di Czestochowa),La casa natale di Giovanni Paolo II(a Wadowice),le miniere di Sale di Wieliczka e i campi di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Giovedi 22 invece siamo partiti per il paesino di Lezajsk dove don Mattia era parroco prima di venire in Italia ed abbiamo passato una giornata con la comunità locale,ospitati dalle famiglie e facendo una serata insieme con i giovani polacchi a base di grigliata,balli

e conclusa con una veglia Polacco-Italiana.Il giorno dopo il don ci ha portato a visitare la città e il seminario di Przemysl dove lui è stato ordinato sacerdote,e nel ritorno verso Cracovia ci siamo fermati a fare merenda a casa del don dove ci aspettava la sua famiglia. è stata un esperienza veramente stupenda,la Polonia è un paese che si sta rialzando dopo tanti anni di sofferenza,e lo fà anche grazie ad una enorme fede! E tra 3 anni la Jmj(giornata mondiale della gioventù) si terrà proprio a Cracovia ed è un occasione per tutti i giovani del mondo per visitare e conoscere insieme al Papa questo bellissimo paese.

Lollo

22


Il Caterino

vo i t r o p S n i r e t a C I-Glruppo Sportivo Artiglio-

di campionato. E il tifo, ovviamente per loro, è caldissimo. Qualcuno dietro al muro fa pure esplodere dei fuochi d’artificio in segno di festa. Si comincia subito forte sotto il sole, io sono abituato ai campi di calcetto ma qui è un’altra storia, si corre molto di più. Da buon mancino mi posiziono in avanti sulla fascia. Provo un paio di affondi in area e rimedio subito due scontri con l’avversario. Andiamo in vantaggio, poi loro pareggiano. Il primo tempo finisce 2-2. Non so se arrivo alla fine, sono già col fiato corto e un accenno di crampi. All’inizio del secondo tempo mi faccio male: scontro e caduta con distorsione alla caviglia, il resto della partita me lo guardo da fuori, al mio posto entra un ragazzo di colore. Guardando questa strana partita da bordo campo, tra torrette di guardia e filo spinato, con sullo sfondo il casermone delle camerate costellato di finestre chiuse dalle sbarre e le magliette appese ad asciugare, mi vengono in mente dei film “carcerari”: Le ali della libertà, Nel nome del padre con Daniel Day-Lewis, e sopratutto Fuga per la vittoria, dove una squadra di prigionieri di guerra sfidava a calcio i loro aguzzini e in premio c’era la libertà. Finisce in pari a tarallucci e vino, o meglio, a colomba biscotti e acqua naturale. Il ragazzo nero con la nostra maglietta, quello che ha preso il mio posto, per un attimo tenta la fuga sottobraccio a un nostro compagno: potrebbe confondersi con noi e uscire dal carcere. Ma è solo lo scherzo di un attimo, e ci può stare. Ragazzi, per qualunque motivo siate dentro, in bocca al lupo.

Qualche giorno fa ricevo una mail del gruppo sportivo Artiglio: un invito a partecipare a una partita di calcio nel carcere di sant’Anna contro la squadra dei detenuti. Se c’è una cosa a cui non so resistere sono proprio gli inviti a giocare a calcio, quindi accetto subito senza se e senza ma. Dimenticando che non gioco su un campo dallo scorso millennio, e che la metà dei miei compagni di squadra potrebbero essere miei figli. Così ci ritroviamo all’ora stabilita, già pronti in divisa e scarpette, davanti al carcere di sant’Anna alla periferia di Modena. Fa un certo effetto entrare dentro. Le sbarre, la porta blindata, il documento da esibire alle guardie e gli zainetti da lasciare negli armadi, perché all’interno non possiamo portare nulla. Percorriamo i lunghi cortili interni con i caseggiati, se non fosse per il muro in cemento e il filo spinato potrebbe sembrare l’interno di un grande ospedale. Arriviamo al campo di calcio in erba, e mentre cominciamo a scaldarci vediamo arrivare i nostri avversari. È una folla di almeno trenta ragazzi variopinti e urlanti, quasi tutti stranieri, sono davvero carichi come ci avevano anticipato. Ci tengono molto a questa partita. Forse ai loro occhi, noi che corricchiamo avanti e indietro con le nostre magliette da “squadra vera” e le scarpette coi tacchi, potremmo sembrare un po’ dei fighetti. Ma il clima è amichevole. Scendiamo in campo e ci diamo il cinque prima di cominciare. Ci danno uno di loro come portiere perché noi siamo in dieci contati. L’arbitro raccomanda tranquillità e fischia l’inizio. I nostri dicono che c’è più pubblico qui che nelle loro partite

Berna

cura Santità a i Ritagli di a Corradin n ti is r C i d

Fa' il mio cuore come il cuore del Figlio tuo; così largo e così ricco di amore; che i miei fratelli... che uno almeno, nella mia vita, venga per questa via, a comprendere che tu lo ami. Dio del mio Signore Gesù Cristo, che io ti possa trovare nel suo cuore. Karl Rahner

23


Il Caterino

la Ricetta del Mese -di Cristina e Valentina-

CUPCAKES AL CIOCCOLATO IN CIALDA CROCCANTE dosi per 12 cupcakes

Procedimento:

Per l’ impasto:

Mettete tutti gli ingredienti per i cupcakes in una

100g di farina autolievitante

50g di cacao amaro in polvere

ciotola e lavorate con uno sbattitore elettrico ad im-

150g di zucchero di canna chiaro

mersione per 1-2 minuti, finché il composto non di-

2 uova

venta soffice e cremoso. Una volta pronto distribuite

125g di burro ammorbidito

l’ impasto nelle cialde da gelato (riempitele per ¾) e

1/2cucchiaino di lievito

infornate a 180°C per 20 minuti.

12 cialde da gelato

Gelato q.b.

Lasciate raffreddare e servite con una generosa cucchiaiata di gelato!!

Sei interessato a ViolaVaniglia e vuoi sapere qualcosa in più? Visita il sito: http://violavaniglia.blogspot.it/ oppure manda una mail a: violavaniglia@gmail.com

Ti piacerebbe scrivere un articolo per il Caterino? Vorresti condividere qualche foto con la Comunità? Hai qualche proposta, consiglio da darci o errore da fare notare? Se anche tu vuoi dare un contributo personale al Caterino, contattaci all’indirizzo:

redazione.caterino@gmail.com 24


Caterino sagra 2013