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[ SOMMARIO ]

#01 |photograph by Thomas Maspes

[ Musica ] INTERVISTE 9. Xabier Iriondo di James Cook

16. Roberto Dellera di Massimo Miriani e Andrea Furlan

20. Massimo Zamboni e Angela Baraldi

di James Cook e Massimo Miriani

26. Nicola Linfante di Anurb Botwin

RECENSIONI 34. Xabier Iriondo – Irrintzi di Massimo Miriani

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justkids.redazione@gmail.com

LIVE REPORT 40. Frequenze mediterranee 2012 di Alina D’Ambrosio

[ Redazione ]

45. SUGGESTIONI

Andrea Furlan

di Andrea Furlan

50. SOLTANTO IN STRADA di Matteo Terzi

Antonio Asquino Anurb Botwin Alina D’Ambrosio Catherine

[ Poesia ] 52. |SCRAP

Claudio Avella Cristiano Caggiula

di Cristiano Caggiula

Francesca Gatti Rodorigo

[ Immaginario ] 54. LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO

Giorgio Calabresi James Cook

di Maura Esposito

Luca Palladino

68. SOMMACCO

Massimo Miriani

di Francesca Gatti Rodorigo, Giorgio Calabresi e Luca Palladino

Matteo Terzi Maura Esposito Sabrina Tolve

[ Cinema ] 74. LO SPETTATORE PAGANTE di Antonio Asquino

Stg. Pepper

[ Direzione ] Anurb Botwin

[ Teatro e Libri ] 78. L’OCCHIO

[ Musica e Social Network ]

di Sabrina Tolve

[ Grafica e Impaginazione ]

James Cook

Giulia Pedrazzi

[ Sterilità del ben pensare ] 80. VERDERAME

Michele Cirulli

di Claudio Avella

84. SEX ON di Catherine

[Just Kids non è una testata periodica o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001] JK | 3


Editoriale di Anurb Botwin Questa nuova webzine si chiama Just Kids e vi presentiamo qui il primo numero. Just Kids non è un periodico, altrimenti la legge ci insegue. Diciamo che è un incontro scritto, tra le cui pagine parleremo di musica e potrete leggere di quello che accade in giro tra concerti, strade, libri, dischi e mari. Just Kids nasce dalla necessità di raccontare le persone e dalla convinzione che oggi una certa scena artistica italiana esiste, sia questa da considerarsi musicale, poetica, letteraria, culinaria, immaginaria e necessita del peso specifico che merita. Il progetto di questa webzine è partito da un insieme di incontri più o meno reali ed il titolo è stato concepito dopo la lettura di un libro Just Kids di Patti Smith che, qualche mese fa, mi è stato suggerito da Diego Mancino. Credo che questo libro avrà sempre una nuova giovinezza perché leggendolo avverti la necessità di consigliarlo ai tuoi amici, all’autista del bus o della metro, al fruttivendolo, al macellaio, ai tuoi nemici e spero che anche voi abbiate la curiosità di leggerlo. E per questo motivo ho voluto qui riportare l’estratto di un’intervista che ho fatto pochi mesi fa a questo cantautore italiano di spessore come pochi. In questo primo numero vi presentiamo l’intervista a Xabier Iriondo in occasione dell’uscita del suo disco Irrintzi e poi Roberto Dellera, Massimo Zamboni & Angela Baraldi e Nicola Linfante. Ancora parleremo di musica con G-Fast, Matt Waldon, il festival Frequenze Mediterranee 2012 prima di dare il via alla lettura delle nostre rubriche e ai racconti visionari di Capitan Magenta. Tra queste pagine troverete dei suggerimenti per ascoltare bella musica durante questo inverno che sta per arrivare e inizieremo a farlo supportando la rassegna Salotto Muzika, ideata e promossa da La Fabbrica Etichetta Indipendente, e le serate Breakfast Night in cui Just Kids sarà presente per interviste live ad artisti che si esibiranno in session acustiche. Troverete tutto all’interno di questo guscio, in attesa del sito web Just Kids che presto troverete in rete. Per ora seguiteci su www.facebook.com/justkids.net dove cercheremo di dare spazio alla musica e all’arte. Speriamo che apprezziate la dedizione di tutta la redazione e l’interesse delle persone che a vario titolo gravitano intorno a questo progetto divulgativo. Buona Lettura…

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[ INTERVISTE ]

D

iego Mancino è un cantautore italiano di spessore e carisma

come pochi. A seguito di una militanza punk e rock nella scena musicale italiana fin dagli anni ’90, si è poi lasciato trasportare dalla musica d’autore di qualità, abbandonando a tratti i suoni duri dei primi anni. Dopo l’album Piume rimasto inedito, nel 2005 Sonymusic pubblica il suo primo capolavoro Cose che cambiano tutto, a cui seguirà tre anni dopo un secondo album per Fandango L’evidenza che riscuote molto successo sul web, in particolare con il singolo Milano e l’impossibile. Diverse collaborazioni segnano la sua carriera di cantautore, come l’amicizia che lo lega a Roberto Dellera, per il cui primo album Diego Mancino scrive e compone. Artista mai banale, scrittore-poeta e produttore di bei dischi che hanno la capacità di migliorare ad ogni ascolto, non è mai stato attratto dall’apparire

Diego tu hai iniziato a fare musica da giovanissimo, tra

ma, come lui stesso dice, ha cercato

un viaggio e l’altro in giro per il mondo…

sempre di fare musica e poesia per

Si, la prima volta che ho registrato in uno studio avevo

“competere con la cultura arrogante

17 anni, era il 1987 ancora c’erano le bobine era tutto in

e pornografica della visibilità a tutti

analogico. Registrammo delle canzoni scritte con la mia

i costi”.

band di allora che si chiamava Mary Quant…eravamo vera-

Negli ultimi anni si è distinto per la

mente dei ragazzini presuntuosi ed era bella la musica che

tendenza a percorrere strade alter-

facevamo, perché a 17 anni bisogna essere assolutamente

native al cantautorato rock, apren-

presuntuosi.

dosi a discipline musicali molto

Dopo queste prime esperienze non hai mai smesso di re-

diverse e contaminandosi con in-

galarci musica prima punk e rock fino ad approdare oggi

fluenze hip hop ed elettroniche

con sonorità decisamente diverse, mantenendo però

come mostrato nell’ultimo lavoro

quella linea cantautorale che ti ha sempre coerentemen-

E’ necessario in collaborazione con

te contraddistinto. Con E’ necessario, in collaborazione

DjMike e Zangirolami.

con i produttori DjMike e Zangirolami, ti sei concesso al

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[ Musica ] nuovo, al post moderno, a suoni e contenuti

tanti ma da quello che vogliono dirti. E que-

quasi anarchici…

sto è molto raro perché oggi ti concentri sulle

Si, questo è un disco molto anarchico. L’a-

canzoni di merda, nonostante esistono tantis-

narchia di cui parlo è però quella dei maestri

sime belle canzon. Noi in Italia siamo pieni di

come Leo Ferrè, la cui anarchia è strettamen-

grandi autori e non ho alcun tipo di problema

te legata alla libertà espressiva e concettuale.

nel dire che abbiamo forse tra i migliori scrit-

Purtroppo abbiamo un’immagine dell’anar-

tori di canzoni. La verità è che noi ascoltiamo

chia in Italia molto sbagliata, legata ad un’insurrezione violenta. La mia insurrezione però è quella delle parole che riprendono il posto potente che meritano e che hanno. Perché le parole sono palazzi materiali che puoi abitare, ma anche se li bombardi non li distruggi. Sono imbombardabili le parole, ma abitabili. Prendiamo ad esempio in considerazione il concetto di anarchia rispetto alla creatività… bene, questo concetto non può essere legato ad uno stilema sempre uguale a se stesso, bensì deve esprimersi attraverso l’uccisione dei propri miti, all’uccisione delle accademie perché noi abbiamo il dovere di cantare i nostri miti e le nostre canzoni del 2012. Non quelle di tuo padre, non quelle che assomigliano a quelle di tuo padre. Dobbiamo cantare le nostre canzoni con le nostre musiche. Ascoltando E’ necessario, chi non è abituato a sonorità hip hop ed elettroniche si chiede se questo disco non abbia in fondo un’anima rock… Il mio disco ha un’anima punk…molto punk che ho portato io. E un’anima hip hop…molto hip hop che ha portato DjMike. Questi due

quelli sbagliati o ci facciamo influenzare dalle

generi però per assurdo non sono affatto in

critiche sbagliate che spesso sono le più bor-

antitesi, ma hanno lo stesso tipo di necessi-

ghesi. E a volte più hanno la presunzione di

tà. Tutto dipende dai contenuti. Se la musica

essere alternative/indi più sono borghesi.

contiene un’idea qualsiasi genere muore, per-

In un’intervista hai detto “questo è un buon

ché il contenuto è ciò che serve in qualsiasi

album di musica italiana che spero piacerà

genere musicale per far diventare quella una

di più ai ventenni che ai quarantenni”. Senti

canzone. Le canzoni non sono fatte dai can-

un po’ tua la rabbia di questa generazione

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[ INTERVISTE ] costretta a tempi improbabili più che mo-

(terza traccia dell’album)?

derni?

Quello è proprio un imperativo rubato al tito-

Non sento mia la rabbia, però mi piace vedere

lo di un bellissimo libro di Patty Smith “Just

il mondo da un punto di vista progressista.

Kids”, che è l’autobiografia di un periodo di

Penso che, siccome diciamo sempre che que-

vita in cui lei e Robert Mapplethorpe vissero

sta Italia è governata dai vecchi e lo diciamo

insieme a New York (fine anni ’60) per un cer-

anche quando abbiamo 50 anni, ora forse è il

to tempo, poi lui morì… La visione di questi due artisti…di questi due giovani pieni di meraviglia, mi ha ricordato che il dovere di un artista è quello di provare a dare la meraviglia agli altri oltre che a se stessi. Ed è questo l’essere come dei ragazzi. Bisogna meravigliarsi, aprire il cuore alla meraviglia e al senso di meraviglia. Ascoltando i tuoi dischi c’è sempre la percezione di una perfetta sintonia ed eleganza tra parole e musica. Sei un perfezionista della parola e del testo in musica…senti di fare poesia? Io sono molto innamorato della poesia e credo che la parola poeta non sia una cosa di cui avere timore e paura. Sono un poeta simbolista e a me piace molto la poesia simbolista… trovo che sia adattissima alla musica ed ho sviluppato la mia estetica leggendo i libri di Rimbaud e di Baudelaire, per citarne alcuni. Ero affascinato dalla maledizione fino a un certo punto della mia vita, ora quello che mi affascina è l’estetica e l’etica delle opere. Siccome poi spesso le migliori opere sono gli artisti e la loro vita, è indubbio che dirsi poeta

caso di guardare più verso l’adolescenza e i

oggi vuol dire non solo scrivere da poeta, ma

giovani. Io credo che la grande vendetta dei

anche comportarsi da poeta.

poeti sia far poetare i figli dei propri nemici.

Nell’ultimo anno in Italia si è manifestata

Per questo, il mio piano non è quello di com-

una forte esigenza artistica, di cui ne è tut-

piacere chi adesso può decidere che la mia

tora testimone l’ondata massiva di occupa-

musica sia plausibile o meno, ma i loro figli.

zioni di teatri e cinema. L’arte è necessaria?

E’ questo è importante.

Ed è necessario che sia considerata un vero

Perché pensi che “Siamo come dei ragazzi”

e proprio mestiere?

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[ Musica ] L’arte non è un lavoro, o meglio…non è solo un

popolari. Per quello che anche la musica na-

lavoro, ma è materia nobile che permette alla

zionalpopolare – sebbene io non faccia musi-

società di svilupparsi in maniera democratica

ca nazionalpopolare – può rivestire un ruolo

e nobile. Laddove il paese ha bisogno che gli

importante e molto spesso pressa…proprio

attori, gli scrittori, i cantanti, i poeti insorga-

perché tu puoi, attraverso la musica, muove-

no, allora vuol dire che ha dei seri problemi

re la massa rispetto ad un’idea. Però quello

di democrazia. Ovviamente noi parliamo del

che accade è ancora troppo poco. Mi auguro

nostro paese e sappiamo che è così ora, ma

che succeda molto di più. Mi auguro che le

sappiamo anche che era così molto prima che

scuole e le università, i musei, i cinema, tutti i

occupassero i teatri. Perché prima che noi oc-

distributori di cultura di questo paese dichia-

cupassimo i teatri, ci sono stati gli operai che

rino guerra all’ignoranza e alla mediocrità e si

sono saliti ad occupare le gru…e le ragazze

pongano non come elementi di disturbo, ma

che hanno occupato le fabbriche. Dunque, un

di elevazione. Noi abbiamo bisogno di eleva-

paese in cui ci sono delle insurrezioni è un

zione in questo paese, perché di sprofondi ne

paese che ha seri problemi di comunicazione

abbiamo visti fin troppi. Abbiamo bisogno di

tra la classe dirigente e il popolo. Per assurdo

qualcuno che ci dica che possiamo essere no-

l’arte è anche materia che comunica e quin-

bili. E noi siamo nobili.

di è anche un modo di legittimare le istanze

Ognuno di noi è necessario.

|photographs by Anurb Botwin

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[ INTERVISTE ]

Xabier Iriondo di James Cook

Xabier Iriondo, chitarrista autodidatta, sperimentatore, ricercatore, manipolatore di suoni con numerosi progetti all’attivo. Nel 2010 rientra in quella che Manuel Agnelli non esita a definire la migliore formazione degli Afterhours di sempre. A fine settembre 2012 pubblica, per Wallace Records, il suo primo vero disco solista: “Irrintzi”. Lo abbiamo incontrato al Carroponte di Sesto San Giovanni prima di un esplosivo concerto con gli Afterhours, dove, con grande disponibilità, ci ha raccontato un po’ di lui.

Irrintzi vuole essere un omaggio alle tue radici. Quanto ha inciso e ti ha influenzato la musica tradizionale basca nella tua carriera musicale? nella mia carriera musicale non saprei definirlo con esattezza, sicuramente nella mia persona perché ci sono cresciuto sin da quando ero bambino. Io sono di origine basca, mio padre era basco e, pur essendo nato a Milano, ho sempre passato quattro mesi all’anno circa là e continuo ad andarci tutti gli anni, avendo famiglia e amici. La passione legata alla musica tradizionale basca è qualcosa che mi accompagna come accompagna un pochino tutti i baschi. La tradizione folk è molto sentita, molto forte e i giovani suonano gli strumenti caratteristici in maniera classica. Alcuni li suonano anche in maniera un pochino bizzarra ed io ho sempre avuto queste sonorità intorno a me. Il suono del txistu che è una specie di flauto clarinetto, tum-tum, tamborra, la stessa txalaparta che è uno strumento molto primitivo, quasi ancestrale, che si suona ancora adesso con dei bastoni sopra delle assi di legno, alle feste patronali e non solo. Diciamo che ho sempre coltivato un background di certe sonorità, di certe

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[ Musica ] melodie un pochino atipiche del panorama folk italiano. Non so poi quanto abbiano inciso realmente sul mio percorso. Soltanto in una forma più matura, negli ultimi 6-7 anni, ho iniziato a ragionarci non solo a livello emotivo, ma anche in modo più organizzato, sia artisticamente che musicalmente. Ho sentito la necessità di capire se potevo trovare dei connubi per inserire i suoni della tradizione basca nelle texture più sature di alcune mie sonorità. La sperimentazione e ricerca sonora e’ sempre stata una tua caratteristica fin dai tempi in cui entrasti a far parte degli Afterhours. da dove nasce questa tua passione? Dall’infanzia. Sono stato un bambino e poi un ragazzo che amava provare, curiosare, osservare un sacco di cose che lo circondavano, per trovare poi un modo personale di utilizzarle ed applicarle. L’input che mi ha portato a suonare la chitarra elettrica a 17 anni è stato sicuramente l’impulso adolescenziale di voler stare su un palco, ma anche e soprattutto di giocare con questi suoni,

menti “preparati”?

con questi timbri. La chitarra elettrica è uno

Ad un certo punto del mio percorso, circa 12-

strumento che ha di per sé già più suoni di

13 anni fa, ho iniziato a sentire l’esigenza di

base perché ha più magneti che catturano il

utilizzare delle sonorità in maniera diversa.

suono posizionati sul corpo dello strumento

Non soltanto lavorare sul suono ma anche

e attraverso tutte queste scatolettine colorate

sulle tecniche che gli potevo applicare. Ho

dalle quali fuoriuscivano sonorità che erano

pensato che suonare la chitarra in modo non

lontane dal bagaglio della chitarra a corde

tradizionale poteva portarmi a delle nuove

tradizionale. Questa cosa mi ha sempre ac-

sonorità. Ricordo esperimenti legati al fatto

compagnato insieme alla voglia di giocare e

di prendere la chitarra, sdraiarla ed usarla

sperimentare.

orizzontalmente, piuttosto che di cambiare le

Oltre ad essere un eclettico musicista e chi-

corde. Tutta una serie di esperimenti che si

tarrista sei anche un “costruttore” di stru-

fanno agli inizi. Da lì è nato poi l’interesse di

menti particolari. ci parleresti di questi stru-

provare a lavorare in maniera intuitiva per

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[ INTERVISTE ] creare veramente tutte le sonorità che avevo in testa e che non riuscivo a tirare fuori da una chitarra elettrica tradizionale, con i pedali e l’amplificatore. Ho ideato uno strumento a 10 corde con un diapason molto più corto rispetto a una chitarra, una lap steel, implementando dell’elettronica al suo interno, quindi degli oscillatori, dei fad, facendomi costruire dei magneti apposta a mano (perché non esistono magneti a 10 poli) ed ideando praticamente uno strumento partendo da un disegno. Io non ho l’abilità di usare le mani e allora ragionandoci con un liutaio ho detto: “facciamo un disegno, lavoriamolo con una macchina che lo possa scavare, una macchina a controllo numerico e poi facciamo in modo che possa essere smussato e lavorato a mano”. L’ho fatto non soltanto per me ma anche per una serie di clienti che me l’hanno comprato negli anni di apertura del negozio. La necessità è venuta dal fatto di continuare a sperimentare e trovare dei nuovi modi di interpretare le socostruire uno strumento ad hoc e l’ho fatto in

norità che avevo in testa. Questo strumento

occasione di un tour con Damo Suzuki. Un po-

riesce ad avere una gamma sonora timbrica

meriggio sono andato al brico center, ho com-

che va da suoni molto più profondi del basso

prato dei pezzi e mi sono costruito questo

elettrico a suoni acutissimi quasi sintetici. Ho

strumento molto primitivo con cui ci ho fatto

smesso per due anni e mezzo di suonare la

un tour all’estero. Era una specie di prototipo

chitarra quando ho ideato questo strumento

che mi ha accompagnato per diversi anni e

perché non volevo applicare le tecniche della

che conservo tuttora. Certo, un pochino im-

chitarra sullo stesso. Quindi ho detto: “ rein-

probabile e soprattutto poco utilizzabile, nel

ventiamoci e mettiamoci a giocare...” . Con gli

senso che non riuscivo a mantenerlo sempre

afterhours lo uso pochissimo, solo in due bra-

ben accordato. Quando poi ho aperto il mio

ni dal vivo per poche cose, invece nella mia

negozio di strumenti musicali ho sentito di

attività solista è lo strumento principale.

nuovo forte l’esigenza di approfondire lo stu-

Sound Metak, tra il 2005 e il 2010 è stato un

dio di uno strumento ad hoc, con cui potessi

negozio laboratorio di strumenti musicali,

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[ Musica ] ma anche un luogo di incontro di artisti e di

kalimbe, ecc. fino ad arrivare agli strumenti elet-

idee con performance dal vivo. Com’è nata

tronici auto-costruiti: pedali per chitarra, sintetiz-

l’idea e perché ne hai interrotto l’attività?

zatori e via dicendo... Avevo in progetto di creare

In realtà la chiusura era prevista fin dall’ini-

una piccola isola a Milano che offrisse uno spazio

zio, si trattava un piano quinquennale. Io ra-

fuori dai generis. Una specie di scheggia impazzita

giono così nella mia vita. Ragiono a blocchi

nella quale potessero accedere artisti che propone-

a idee a progetti e non immagino di andare

vano suggestioni molto diverse: dal cantautorato

avanti una vita a fare la stessa cosa, non mi

all’hard core, alla musica elettronica, alla danza

interessa. Era dalla fine del 2003 che lo vole-

butoh, alle proiezioni video alle istallazioni. Il tut-

vo aprire ci ho messo oltre un anno a trovare

to rigorosamente gratuito, sia da parte dei fruitori

il luogo, a organizzare quel réseau di clienti

che di coloro che venivano ad esibirsi. 125 perfor-

e di fornitori soprattutto. Questi li ho cono-

mance in 5 anni, musicisti italiani e stranieri venuti

sciuti tutti di persona, volevo avere un rap-

senza alcun compenso, dopo che ho spiegato loro

porto diretto con loro, anche se venivano da

il mio tipo di progetto. Si è trattato di una “pic-

molto lontano (dagli Stati Uniti al Nord Euro-

cola bombetta da fare esplodere” per far capire

pa, Germania in particolare). Si andava dagli

quanto in realtà ogni spazio aperto al pubblico

strumenti legati alla musica folk: monocorde,

può rappresentare uno stimolo culturale. Penso ad esempio ad una pasticceria dove ci potrebbe essere un reading di violoncello e voce, è una cosa che all’estero spesso accade. Da noi invece è abbastanza difficile concepirla, ma ho visto che la mia iniziativa ha avuto un successo impressionante. Il negozio era pieno, ha davvero suscitato curiosità. Ho visto entrare e godere delle performance anche soggetti mai immaginati prima e di età che non mi sarei aspettato. Io vivo così, mi è piaciuto scardinare qualche cosa, se qualcuno ha recepito ben venga, se questo non è accaduto mi spiace. Manuel Agnelli ha dichiarato che quella attuale e’ la migliore formazione che gli Afterhours hanno mai avuto. e averti a fianco a lui sul palco gli da una carica particolare. Come hai vissuto questo ritorno? L’ho vissuto in maniera molto molto positiva. Sono d’accordo con Manuel, tutti noi pensiamo che questa formazione sia la migliore. C’è una carica speciale, un amalgama emotiva e di amicizia abbastanza unica. Credo che il disco nuovo che abbiamo composto contenga dei germi di energia particolare che hanno fatto sì che questa formazione ab-

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[ INTERVISTE ] bia una resa speciale. Per me è stato davvero bello, interessante e molto semplice ritornare. Loro mi hanno chiesto se volevo collaborare soprattutto rispetto al tour in teatro. Ho detto che mi interessava ma non solo nelle vesti di chitarrista o solista ma portando i miei strumenti auto-costruiti e proponendo anche performance improvvisate. Questa proposta è stata recepita in maniera molto positiva, tanto che, nelle occasioni in cui abbiamo fatto gli spettacoli in teatro, iniziavamo così io e Manuel, io con gli strumenti e Manuel leggendo. Una novità stimolante sia per loro che per me. E da lì finito il tour in teatro ci siamo detti: ”perché non proviamo a immaginarci di fare qualcosa innanzitutto dal vivo? vediamo come ci troviamo. quindi… è tornato un po’ di rock’n’roll nella mia vita! Già continuavo a fare concerti rock con altri gruppi, altri elementi, però gli After sono la principale band di rock’n’roll che abbia segnato il mio percorso di vita non solo come musicista ma anche come appassionato, perché io sono anche cresciuto con loro . Nel corso degli anni la band ha conservato continua-

non è la qualità artistica delle proposte, ma

mente una media abbastanza buona e soprattutto

tutto quello che gli ruota attorno. Questo fa si

dal vivo ha sempre sprigionato un’energia stra-

che, innanzitutto, un ragazzo che voglia colti-

fottente, non badando al volere del pubblico, del

vare questa passione, pur avendo anche delle

sistema, evitando un meccanismo in cui spesso le

buone idee, venga “smonato” da com’è il siste-

band di rock’n’roll finiscono col cadere.

ma, da com’è difficile poter fare il musicista

Cosa ne pensi dell’attuale situazione musicale

in questo paese. Com’è possibile concentrarsi

italiana, parlo in particolare della scena indipen-

e applicare tutte le proprie forze ed energie

dente...

in tal senso?! La questione è sempre: chi ce la

Secondo me la scena è molto florida, credo ci siano

farà? Chi sarà più forte ? Chi avrà alle spalle

parecchie realtà nel sottobosco interessanti, nuove

i sostegni economici maggiori per riuscire o

formule anche tra i giovanissimi. Come spesso ac-

chi prenderà il largo e se ne andrà all’estero a

cade però, ci sono anche tantissime energie spreca-

fare una serie di esperienze, si consoliderà e

te, realtà che sono molto derivative. Fortunatamen-

poi tornerà in Italia forte di questo?! Ci pos-

te, con il negozio, ho avuto la possibilità di toccare

sono essere tante strade, ma trovo che ci sia

con mano questo movimento. Veniva molta gente a

valore, mi capita spesso di ascoltare proposte

portarmi cd e quindi ho ascoltato tanti lavori par-

interessanti.

ticolari, di valore e anche bizzarri. Io sento che c’è

Personalmente mi piace molto il nuovo la-

grande voglia di fare, grande fermento. Il problema

voro di paolo saporiti nel quale la tua pre-

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[ Musica ]

|photographs by Thomas Maspes senza ha dato una notevole impronta al suo-

di farlo…”. Ho ascoltato i brani, trovato delle

no. Com’è nata questa collaborazione?

soluzioni e costruito un telaio sul quale pro-

Io e Paolo ci siamo conosciuti attraverso

porre questo cantautore con un impianto un

soundmetak. Lui è una delle persone che,

pochino sporco, deragliato. Quindi ho suo-

nei cinque anni di apertura, è venuta due-tre

nato alcune parti e, soprattutto, ho mixato e

volte a fare delle performance e concerti, an-

prodotto il tutto. È un disco abbastanza in-

che con formazioni differenti. Per me lui è

ternazionale un pochino fuori dagli schemi.

un autore di valore e un ottimo interprete. I

Se tu arrivi con un suono e un’idea di arran-

live di Paolo sono molto belli, interessanti e

giamento abbastanza particolari puoi lasciare

toccanti. Riesce a creare proprio quel filo di

il segno, magari creando una nuove chiave di

collegamento tra lui e l’ascoltatore. Avevo già

lettura delle canzoni di partenza.

suonato in un suo mini di svariati anni fa al-

Tra le decine di progetti a cui hai parteci-

cune parti con i miei strumenti. Siccome sia-

pato, spesso da protagonista a quale sei più

mo anche amici,ora gli è venuta l’esigenza di

legato?

dirmi : “guarda Xabier, io vorrei fare un disco

Come si può dire qual è il bambino preferito

con delle sonorità diverse, con un mondo so-

tra i figli che hai? Tra le realtà più importanti

noro proprio completamente separato, lon-

del mio percorso musicale ci sono senza dub-

tano da quello che era il passato. Conoscen-

bio gli Afterhours, visto che ci ho suonato per

doti, ti chiedo schiettamente se avresti voglia

tanto tempo e tuttora ci suono. Poi, probabil-

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[ INTERVISTE ] mente del passato, i SixMinutesWarMadness e

propria idea progettuale è indispensabile fare

The Short Apnea sono le realtà che mi hanno

tanta esperienza confrontandosi con gli altri.

formato in un senso non rock’n’roll abbastan-

Questo da anche la possibilità di sviluppare

za unico. Di quelli degli ultimi anni senza om-

una maggiore capacità di autocritica. Se sei

bra di dubbio ricorderei gli Uncode Duello, the

sempre da solo e circondato da persone che

Shipwreck Bag Show e NoGuru. In realtà sono

ti ripetono:”quanto sei bravo, mi piace quello

veramente tanti, ma se dovessi comunque de-

che fai!” finisci col costruirti un altarino. Inve-

lineare delle linee guida del mio percorso, sia

ce se ti confronti e vedi che nel mondo ci sono

nell’ambito rock che in quello più avanguar-

proposte talmente varie e di sicuro superiori

distico, confermerei di sicuro i nomi appena

alla tua, può nascerti lo stimolo per cercare e

detti. Ci sono poi state tantissime cellule im-

creare cose nuove, più uniche, più vere…

pazzite e anche progetti molto piccolini che

Cosa c’è nel futuro di xabier iriondo?

mi hanno dato soddisfazione. Sicuramente

Innanzitutto cercare di vivere più anni possi-

però, il fatto che non li abbia portati avanti,

bili per potermi godere la mia vita, mia figlia,

nel bene e nel male, significa che non erano le

mia moglie,le mie amicizie, poter viaggiare

scarpe precisissime nelle quali volevo stare.

molto e, se fosse possibile, suonare talmen-

Un tuo consiglio a chi vuole fare della musi-

te tanto e a lungo da realizzare tanti progetti

ca la sua professione?

diversi…

Fare tante esperienze lontano da questo paese. Andare a suonare per strada, facendo il busker, provare esperienze in ambiti musicali

Carroponte, Settembre 2012

diversi, andare nelle nazioni dove la musica pop moderna è nata, come gli Stati Uniti e

James Cook was here!

l’Inghilterra. Spingersi anche in luoghi lontani: penso all’Oriente, all’Africa dove ci sono un sacco di possibilità per apprendere nuove suggestioni che ci stacchino dai nostri schemi e sistemi musicali. Fare un viaggio in India per imparare cos’è la musica indiana potrebbe aprire tantissimo la mente perché s’incontra un sistema di vita e cultura basato su altre regole. Io direi quindi di viaggiare, conoscere più persone, fare il maggior numero di esperienze possibili e poi consolidare la propria idea, il proprio progetto, la propria personalità. Non è importante suonare, suonare lo può fare chiunque! Avere qualcosa da dire nel senso artistico del termine è la cosa più complessa e difficile. Per fare in modo di consolidare sé stessi rispetto alla

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[ Musica ]

roberto dell’era di Massimo Miriani & Andrea Furlan

In occasione della rassegna musicale che si svolge al Carroponte di Sesto San Giovanni per tutto il periodo estivo, questa sera suona Roberto Dell’Era accompagnato dai Judas, cioè Rodrigo D’Erasmo (Violino e Chitarre), Milo Scaglioni ( Basso), Alessio Russo (Batteria) e Lino Gitto (Tastiere). Con molta disponibilità e la simpatia che da sempre lo contraddistingue, Roberto ci concede una chiacchierata poco prima di salire sul palco.

Ciao Roberto, vuoi parlarci di “Colonna so-

Infatti nel tuo progetto non vi è alcun rife-

nora originale”, il tuo primo progetto soli-

rimento musicale che possa ricondurre allo

sta, che ancora promuovi a circa un anno

stile degli Afterhours. Ciò significa che è

dalla sua uscita?

molto personale, dotato di una sensibilità

Si, è un “never ending tour” finché non uscirà

completamente diversa da ciò che fai con

il mio prossimo disco! Intanto stasera abbia-

il gruppo. La decisione di utilizzare uno sti-

mo aggiunto due nuovi pezzi che non abbia-

le riconducibile ad un sound sixties è stata

mo mai suonato dal vivo e che presentiamo in

una esigenza legata a questo progetto parti-

questa occasione.

colare oppure è il genere musicale che più

Sei soddisfatto del riscontro che ha avuto?

preferisci e senti tuo?

Direi di si, tutto sommato al di là delle aspet-

E’ il tipo di suono che preferisco, anche se

tative. Ho avuto molti consensi da parte del-

non lo ritengo neo-sessanta o super british.

le radio, è piaciuto molto, quindi mi ritengo

Lo ritengo il mio suono nuovo e attuale.

molto soddisfatto. Il fatto di essere un mem-

nell’immaginario culturale parlare di suono

bro degli Afterhours mi ha permesso di apri-

anni sessanta fa pensare a qualcosa di data-

re qualche porta. Ciò in certi casi può essere

to, che appartiene al passato. per me invece è

un’arma a doppio taglio, in quanto potrei es-

semplicemente un suono, come lo potrebbe

sere considerato il figlioccio di una band che

essere l’hip-hop, che, anche se lo si ascolterà

ha una entità molto forte e potrebbe essere

fra vent’anni non è detto che sarà considerato

scontato il fatto che sono bravo solo perché

vecchio o datato. E’ un suono che gode di una

faccio parte degli Afterhours, il che non è as-

sua entità ben specifica.

solutamente vero.

Vuoi parlarci dei tuoi esordi e del percor-

JK | 16


[ INTERVISTE ]

JK | 17 jk


[ Musica ] so artistico prima di entrare a far parte degli Afterhours? Come e dove nasce Roberto Dell’Era artisticamente? Ai tempi feci un corso di chitarra all’oratorio che frequentavo da piccolo, nel quale c’era un teatro che, come scoprii più tardi, veniva affittato e utilizzato dalla Ricordi come sala di registrazione per i propri artisti.

Ci lavorò anche

Lucio Battisti! Ero refrattario alla scena musicale milanese, non mi piaceva nessuno e non avevo molti amici musicisti. Preferivo i negozi di dischi alle band, odiavo le sale prova, odiavo l’ambiente, insomma, mi stavano un po’ tutti sui coglioni. Andai all’estero e stetti un anno in Irlanda, poi in Inghilterra. Mi liberò molto artisticamente e mi sentii perfettamente a mio agio in quella situazione, trovai intorno a me l’humus adatto a ciò che avevo in mente di fare. cominciai a suonare in numerose band, tra le quali alcune importanti con l’aspettativa di fare il botto. Rimasi circa dieci anni lì e feci

solo per te ma segue un certo tipo di mondo

la mia gavetta.

musicale. Mi sono adattato ad altre situazioni

Gli Afterhours hanno pubblicato a distanza

che comunque mi hanno soddisfatto, e conti-

di 4 anni dal precedente il loro nuovo lavoro,

nuo in tarda età a fare canzoni sui treni (ride).

Padania, avviando di conseguenza un intenso

Questo significa che c’è molta passione in

tour. Come riesci a gestire i tuoi impegni soli-

quello che fai, non è semplicemente un me-

stici insieme a quelli con il gruppo?

stiere. Si percepisce chiaramente che non sei

E’ un vero delirio! Credo che quest’anno farò il

un artista esordiente, alle prime armi, ma che

record di concerti della mia vita.. Ovviamente

possiedi un bagaglio di esperienza notevole.

gli Afterhours hanno la precedenza assoluta,

Certo mi piacerebbe avere ancora vent’anni,

però avere un tour in progress ha limitato le

nel senso che avrei molto più tempo davanti

mie possibilità di fare concerti in posti interes-

per portare a compimento altri progetti. Non

santi, come i festival, dove la gente viene non

credo però che a quell’età avrei potuto realiz-

JK | 18


[ INTERVISTE ] zare un lavoro del genere. Infatti la maturità

ter ego ed è stato bellissimo lavorare con lui.

raggiunta nel disco è frutto dell’esperienza

E’ il primo lavoro in ambito cinematografica

acquisita nel tempo. In Italia è difficile per un

che abbiamo realizzato e mi ha soddisfatto

artista di vent’anni possedere già l’esperien-

molto, così come aver scelto il bianco e nero.

za necessaria per mantenere il controllo di un

Il corto è piaciuto moltissimo anche a tanta

lavoro così complesso sia dal punto di vista

gente dell’ ambiente.

sonoro che da quello tecnico, in quanto non ci

Suoni in tante situazioni diverse, in duo, con

sono le condizioni per acquisire competenze

la band, da solo. Qual’é quella che preferi-

necessarie.

sci?

Parlaci del “Cortometraggio” che hai realiz-

Dal vivo non ho una preferenza particolare.

zato per il brano Le parole?

Mi trovo bene sia con i Judas, che da solo o

Ho usato il termine “cortometraggio” in rela-

in duo con Rodrigo. Anzi, con Rod si e’ creata

zione al titolo del disco che è “Colonna sono-

una bellissima intesa e mi piace molto suo-

ra originale”. Ovviamente è un videoclip, ma

nare con lui, perché mi lascia molto spazio,

mi piaceva l’idea di vederlo come un mini film

capisce al volo le mie intenzioni e sa suppor-

di Roberto Dell’Era. E’ stata una avventura

tarmi adeguatamente.

bellissima lavorare al video, prodotto insieme

Progetti Futuri?

a Giorgina Pilozzi, che aveva proposto di fare

Sicuramente realizzerò un nuovo disco, ma

una sorta di omaggio a “i 400 colpi” di Fran-

non so ancora quando. Ho in cantiere molte

cois Truffaut senza però creare riferimenti al

idee, che al momento opportuno verranno

film. Il piccolo Ian Sassanelli, il bimbo che ha

sviluppate e vedranno sicuramente la luce.

recitato nel video, ha rappresentato il mio al-

|photographs by Noelia Suarez

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[]


[ Musica ]

massimo Zamboni & AnGELa Baraldi di James Cook e Massimo Miriani

Punk e disciplina! Alla luce del successo ottenuto con il tour dell’anno scorso “dai cccp all’estinzione”, tornano ad esibirsi sul palco del Carroponte di Sesto San Giovanni il duo Zamboni - Baraldi, riproponendo, anche per questa estate, alcuni pezzi tratti dal repertorio dei CCCP – CSI. Massimo Zamboni è stato con Giovanni Lindo Ferretti il Fondatore del gruppo storico CCCP, nato dopo un incontro fra i due a Berlino all’inizio degli anni ‘80. Il progetto continuò negli anni ‘90 come C.S.I. (Consorzio Suonatori Indipendenti). Massimo, chitarrista e autore della maggior parte dei brani nelle due formazioni, divide il palco con Angela Baraldi, grintosa cantante, attrice e scrittrice. Lei, con grande merito e responsabilità, si prende l’onere di interpretare vocalmente e con stile personalissimo i brani che riscossero enorme successo con la voce di Ferretti. Impresa non da poco, ma riuscita nel migliore dei modi a parere di chi scrive. La performance propone alcuni pezzi classici delle due formazioni storiche nell’ambito della musica alternativa-indipendente italiana, aggiungendo per l’occasione, in anteprima, brani inediti che faranno parte del nuovo progetto discografico che vedrà la luce nei primi mesi del 2013. Con grande disponibilità e simpatia Massimo e Angela ci danno la possibilità di intervistarli poco prima della loro esibizione.

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[[INTERVISTE INTERVISTE]]

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[ Musica ] Ci parleresti del nuovo lavoro che vedrà la luce a ottobre di cui avete anticipato il singolo “sbrai”? M - In realtà è una truffa. Non è vero che uscirà a ottobre, perché dobbiamo ancora iniziare a registrarlo. Alla fine sono arrivati i concerti e altri impegni per cui non ce l’abbiamo assolutamente fatta. Abbiamo le canzoni pronte, sappiamo ciò che faremo, però la cosa più sensata è arrivare a gennaio. In mezzo c’è altro che ci farà dilatare i tempi ancora. Stiamo riprendendo con i concerti in cui suoneremo qualche brano nuovo, però il cd rimane il nostro punto focale. Io non voglio morire di cccp e csi, me ne starei con Angela e la sentirei cantare tutti i giorni queste canzoni perché mi piace tantissimo, mi da tantissima soddisfazione. Però mi sembra che abbiamo per le mani molto di più e credo che con questo disco avremo modo di esprimerlo. Il tour dell’anno scorso lo avevate intitolato “solo una terapia dai cccp all’ estinzione”. Oggi siete di nuovo qui con “Punk e disciplina”. Non vi siete estinti dunque, ma al con-

zioni bisogna essere in movimento.

trario avete confermato il vostro sodalizio e

M - Ci sono tanti modi per comporre: uno di

la vostra collaborazione. possiamo conside-

questi è avere un gruppo, trovarsi in sala, pro-

rarvi un nuovo duo?

vare, comporre e le cose escono così… poi ci

A - Sicuramente si. Questo disco è uno dei pro-

sono altri molto più obliqui che in fin dei con-

getti e contiene molte belle canzoni. Io penso

ti sono quelli che mi piacciono di più. E’ vero

che il nostro incastro, arrivato per caso, sia

quello che dice Angela: a volte sono in auto

molto naturale e quindi credo che le cose pos-

scrivo un testo e lo scrivo perché so che lei

sano andare avanti in questo modo. Massimo

lo canterà. Non è il testo di per sé che scende

aveva voglia di suonare quei pezzi e io avevo

dal cielo come un’illuminazione. Magari può

sicuramente molto voglia di cantarli, quindi

essere così a volte, però la cosa fondamentale

coltiviamo questa attitudine. Una parte dei

è il corpo e le persone che lo andranno ad in-

brani nuovi Massimo li aveva già nel cassetto,

terpretare quel testo. Perché le parole di per

poi si è sbloccato il tutto durante il tour. Ri-

sé possono essere significative, ma la canzo-

cordo Massimo che mi chiamava e mi diceva:

ne ha veramente senso quando incontra un

“son qua alla stazione di servizio, ho finito un

corpo. Noi spesso pensiamo alle canzoni che

testo…” penso che per smuovere certe situa-

amiamo e le identifichiamo con quel cantan-

JK | 22


[ INTERVISTE ] in una sera. Quindi io mi sono veramente buttata di testa pensando a divertirmi e a divertirci. L’idea non è partita come tour e come disco. Penso che mi sarei molto più spaventata ed avrei prillato su me stessa per parecchio prima di dire si ci sto. Abbiamo avuto bisogno di farlo per capire che era una cosa valida e questo denota anche la statura di quei pezzi e l’attitudine… Angela tu sei anche un’attrice ed hai fatto molta esperienza in campo cinematografico e tu, Massimo, negli ultimi anni ti sei dedicato a scrivere numerose colonne sonore. La canzone può avere ancora una certa valenza o sentite l’esigenza di affiancare delle immagini alla musica per darle una nuova espressione? M - In realtà la canzone a volte è bella anche in purezza, sentire che non deve niente a nessuno, soltanto quelle parole su quella musica con quell’interpretazione. Poi è molto fascinoso lavorare per immagini e in particolare le musiche che mi piacciono di più sono sempre te e questa è la cosa che mi piace, lo stimolo

quelle dalle quali scaturiscono immagini sen-

molto diretto che ricevo da Angela.

za contenerle direttamente. Sono quelle che

A - E questo per me capirete che è molto grati-

propongono mondi nascosti e scoprire che la

ficante. Non è difficile lavorare con Massimo,

canzone ti da la chiave per aprirti un mondo

anzi, è assai facile, e mi gratifica sapere che

visivo a me piace moltissimo. Però può anche

lui è soddisfatto di come io canto le sue can-

non succedere, ci sono anche canzoni invece

zoni. Quelle che hanno già una storia, come

(come quelle che fanno i cantautori) molto bel-

quelle che ora non ce l’hanno ma ce l’avranno

le anche se non ti rimandano nient’altro che a

in futuro.

sé stesse. Insomma bisogna sempre rimanere

Angela come ti sei sentita a caricarti del-

in equilibrio fra tutte queste suggestioni.

la responsabilità di tutto un repertorio dei

Angela: un tuo pensiero su Lucio Dalla…

Cccp e Csi cantati da Giovanni Lindo Ferretti

Sai Lucio non è del tutto traducibile con un

e fartene interprete?

solo pensiero perché è stato un grande amico

A - Non sarebbe potuto accadere in modo mi-

per me ed una persona con tante sfaccetta-

gliore. In realtà doveva essere una data sola

ture: tridimensionale, quadrimensionale. Non

per cui quello che mi chiedeva Massimo era

riesco a dirti con una frase sola. È un amico

cantare questi pezzi e doveva finire tutto lì,

che mi manca molto…posso dirlo con molta

JK | 23


[ Musica ] serenità.

quei 4 o 5 incrollabili che fanno il mercato in

Come vedete oggi il panorama musicale ita-

Italia, ma soffre un po’ questo momento di

liano?

ricambio popolare. In realtà c’è ma ne sono a

M – Io ho lo stereo a casa che funziona solo

conoscenza in pochi perché è musica fra vir-

se accendo una lampadina e già mi rompe

golette alternativa e la musica alternativa in

questa cosa, la radio non funziona. In auto

Italia, a parte forse l’unico gruppo che sono

ho incastrato un cd che non esce più da due

stati i Cccp ha faticato a diventare popolare.

mesi e non so proprio come fare. Quindi io

Questa storia purtroppo è destinata a ripe-

veramente non so assolutamente nulla, anche

tersi finché non si creerà il giusto equilibrio

per problemi tecnici, del panorama musicale,

tra le strutture che aiutino la gente a venire

non solo italiano, proprio non so niente. Sono

a conoscenza di certe realtà. Adesso è molto

bloccato tecnicamente da alcuni mesi.

difficile, bisogna andare ai concerti e questa

A- Io penso che sia un periodo di sofferenza

cosa non mi dispiace, intendo che ci sia di

per chiunque faccia questo lavoro e abbia de-

nuovo questa grande attenzione ai live, non

siderio di fare musica, è un momento molto

mi dispiace affatto. C’è stato un momento ne-

complicato. È difficile vivere, io vedo gli ami-

gli anni 90 in cui sembravano quasi obsoleti,

ci che hanno gruppi e comunque devono fare

in realtà ora ce n’è un grande bisogno e i di-

un lavoro oltre a suonare, per continuare a

schi si vendono nei live, è un po’ come tornare

fare musica come vogliono loro. Poi ci sono

indietro nel tempo. poi non esistendo più il

|photographs by Starfooker

JK | 24


[ INTERVISTE ] supporto è chiaro che il diritto d’autore, an-

severe. Se ci sono due cose che non conviene

che quel poco si che poteva guadagnare con

fare in Italia sono i cd e i concerti. Noi faccia-

quelle 5-10 mila copie, adesso purtroppo non

mo cd e concerti e quindi devi farli con un

c’è più. Però penso che la qualità ci sia ancora,

minimo di oculatezza altrimenti vieni sotter-

il più è trovarla. Diciamo che il teatro, i con-

rato.

certi, tutto ciò che fortunatamente è dal vivo

Partendo dal titolo di un tuo libro “qua una

non dovrebbe essere mai abbandonato.

volta era tutto mare”...adesso è il caso di

Parlando dei concerti che state portando in

dire “qua una volta era tutto rosso”...

giro, ci sarà qualche anteprima del nuovo di-

pensi che il grande diluvio filosovietico sia

sco, a parte Sbrai che avete già pubblicato?

evaporato lasciando posto ad un grazioso

M - Ci saranno un paio di canzoni del nuovo

prato verde?

album che si intitolano Lamenti e In rotta e già

M - Adesso credo ci sia bisogno di grandi

i titoli dicono molto. Sbrai tra l’altro vuol dire

prati verdi più che di grandi sfondi rossi. Mi

urlare in emiliano, siamo proprio nell’ambi-

sembra questo possa essere anche un periodo

to della lamentazione accorata. Però diciamo

molto stimolante. Noi avevamo di fronte altre

che se devi pensare a trasmettere qualcosa

cose, non percepivamo a quali disastri stes-

poi vengono naturali parole come queste. Al

se andando incontro il pianeta terra. In real-

di là di come le nostre vite personali possano

tà questo è la cosa alla quale forse dovremo

non essere assolutamente sofferenti, la cosa

pensare di più, al di là delle belle bandiere per

più tangibile è questa: la sofferenza, la fatica,

le quali combattiamo. In fin dei conti destra

la demoralizzazione di un paese intero. Per

e sinistra stanno sotterrando il pianeta in un

quanto uno si svegli al mattino e dica canto

certo senso in egual misura. Credo che occor-

qualcosa per rincuorare tutti, in realtà suona

ra molta lungimiranza guardando molto bene

falso, suona stonato. Quando sei già sul fon-

ai prati verdi perché sono quelle le nostri fon-

do non è mica obbligatorio risalire, valutiamo

ti di vita molto di più di quello che ci potrebbe

ed abbiamo il coraggio di guardarci in faccia e

dare l’ideologia e la voglia di lottare per un

di dire noi siamo in rotta…

mondo migliore. È obbligatorio, lo era allora e

Il singolo Sbrai è stato prodotto da Max ca-

lo è adesso, però stiamo attenti, perché non è

sacci. Com’è stato lavorare con lui?

di belle bandiere che vive il mondo…

M - Abbiamo pensato di rivolgerci a Max perché è una persona che è entrata un attimo in coincidenza con noi, quasi per caso. Abbiamo lavorato con lui su questa canzone per voglia di ottenere un suono un pochino più radiofonico ma soprattutto per concederci ogni tanto il lusso di incontrare altre persone, questo è davvero prezioso. Max è molto bravo, molto competente, ma non sappiamo ancora se produrrà tutto il disco, perché ci sono delle problematiche economiche e logistiche molto

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[]


[ Musica ]

Nicola Linfante di Anurb Botwin

Nicola Linfante è un attore, un musicista, un oratore, un artista. Vive a Parigi ma forse in realtà vive un po’ ovunque. Diciamo che vive nel mondo e ci sa stare molto bene. Ho conosciuto Nicola una sera di vini e pessima musica nelle pasoliniane vie del quartiere Pigneto di Roma. Di quella sera vaghi ricordi e la certezza di aver conosciuto un artista non comune. Da lì a pochi giorni abbiamo improvvisato riti sciamani in compagnia di amiche francesi, del regista Andrea Cairoli e dei treni che passavano sotto il Mandrione. Ma quella sera Pasolini è tornato, assorto nel vedere i treni passare mentre su un terrazzo a forma di barca si componevano melodie a cinque mani. “Le parole sono come un treno” e il treno è passato. Quella sera c’erano i dischi e una puntina rotta. E c’erano i discorsi e i racconti di musica. Le interviste sono cose serie e io non le so fare. Questo è una chiacchierata senza domande né risposte. Vi presento così Nicola Linfante.

E

ro con un pittore qualche giorno fa e par-

più il nuovo nuovo. Ed è così anche in musi-

lavo del fatto che gente come Andy Wharol

ca. Io ascolto tantissime cose…dalla musica

e altri, che avevano preso da pittori francesi

classica alla musica contemporanea, dal jazz

antecedenti, hanno in qualche modo stravolto

al free jazz, dallo sperimentale al rock and

e forse anche un po’ distrutto in modo po-

roll, dal rockabilly al gipsy…ma ho difficoltà

sitivo quella che era considerata la “scena

ad ascoltare i gruppi italiani oggi, ad eccezio-

normale” di quei tempi. E a me piace questa

ne dei grandi del passato come Paolo Conte

cosa, perché anch’io sono un distruttore delle

e Giorgio Conte. Poi ci sono alcuni come Pao-

cose standard. Oggi però la gente si è abitua-

lo Zanardi che dovrebbe stare in cima a tutti

ta troppo a quella cosa e la gente non vede

perché è un musicista della madonna…

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[ INTERVISTE ]

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[ Musica ] Non ascolto molta musica italiana, soprattutto la scena che molti definiscono indie, perché non riesco ad imparare molto. Prendi ad esempio i Talking Heads: ogni volta che ascolto la loro discografia imparo qualcosa…ma come loro molti altri. Io vengo dal funky, dal jazz dal reggae… dalla roba nera. Poi mi sono avvicinato anche al rock ‘n roll tipo a 15 16 anni, però capisci perché ho difficoltà ad essere preso da certa musica italiana. Molti musicisti oggi puntano all’estetica, all’etichetta figa, all’ufficio stampa figo…io prenderei un fonico della madonna o un liutaio, punterei più alla musica che all’estetica… Mio padre vende vinili e io sono nato in mezzo alla musica…quando dico che un gruppo non mi piace non lo dico perché mi fa cagare, ma lo dico perché non mi arriva cioè non mi tocca le corde dell’anima. E questo mi dispiace. Nei miei pezzi c’è di tutto, però io voglio sentire roba nuova. Chi pensa nel passato è già finito. Chi pensa al passato non può mai andare avanti. La musica è come il teatro. È qui ed ora, è nel momento in cui crei. Devi creare per te e per trasmettere la tua arte, non perché devi cercare di somigliare a qualcosa che già è esistito. Non c’è più il mercato musicale, in Italia però. Qui non c’è una scelta, a livello underground tanto ma devi andare a cercartelo. C’è gente che fa musica perché ha bisogno fisico di fare musica. Non ci pensa alla promozione, alla produzione…non ci pensa perché non è in grado di promuoversi. Non lo fai perché non te ne frega un cazzo, non sei un ufficio stampa, non sei promoter…fai musica. Negli anni ’30 si suonava per strada…pensa ai jazzisti in America che suonavano per strada per coprire i rumori delle prostitute. C’era gente che suonava con la batteria per coprire quelli di sopra che scopavano. Questo è uno scenario che mi porto dentro da questi grandi che hanno rivo-

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[ INTERVISTE ] luzionato la musica. Frank Zappa per esempio era un che ha detto “A me Paul McCartney mi fa cagare!”. Ma chi in quel mondo lì e in quel momento lì poteva permettersi di dire “A me Paul McCartney mi fa cagare!” ? Lui l’ha detto con nonchalance. E io oggi ti dico che a me i Paul McCartney mi fa cagare, ma non perché l’ha detto Frank Zappa, lo dico perché io ascolto altre cose (anche se io adoro Lennon e George Harrison). Le cose che ascolto io a cinquantamila persone fanno cagare. Ma non dico che quella musica è merda, anzi ti dico che i Beatles sono stati bravi…li hanno presi, li hanno messi lì “Voi siete la band del momento”. Ad esempio i Doors: io li adoro, ti aprono la mente però non dimentichiamo che c’erano altri gruppi dello stesso periodo dei Doors…ad esempio The Them, una roba serissima che però nessuno considerava come i Doors. In jamaica quando c’era Studio One Woman, Studio One Record…c’erano dei gruppi che facevano cose assurde però chi usciva? Usciva Peter Tosh, Jimmi Cliff e uscivano tutti quelli che i produttori inglesi, francesi e americani avevano scelto. Erano più commerciali rispetto agli altri…il mercato della musica è sempre stato così. Siamo delle puttane, e scelgono le puttane più belle. Quelle che stanno anche meglio in copertina. Però la musica non è cinema. Io penso di essere una bella puttana, però a me non me ne frega un cazzo di essere in copertina. Però ritornando all’Italia, non voglio dire che l’ambiente italiano fa cagare. Dico però che l’underground non ha mercato in Italia e che la vera star è l’antistar… Ad esempio, un gruppo italiano che io amo molto sono i Mammut, candidati al globo d’oro. Ma loro fanno musica facendo ricerca e ricerca significa creare come dipingere, come filmare…non fanno il rock ‘n roll ripetuto e ripetuto. Ecco per

JK | 29


[ Musica ] me i Mammut sono un gruppo da ascoltare e

E ho sofferto anche per questo.

da vedere in concerto perché fanno ricerca.

Poi sono andato in Francia perché mi piaceva lo champagne. Anche per amore in realtà…

Anche i Velvet Underground facevano ricerca,

mi ero innamorato di una ragazza…poi sono

David Bowie faceva ricerca musicale e mol-

rimasto lì.

ti altri ovviamente. Io sento che oggi questo

Lì si suona, ti danno spazio, ti danno possibi-

manca. Non c’è più la ricerca che c’era un

lità di suonare e di farti sentire.

tempo nel mercato musicale. Chi non è nel

E qui…qui è diverso.

mercato, chi vive dell’underground vero paradossalmente fa più ricerca di chi è nel mer-

Questo disco è nato perché a un certo punto

cato. Guarda i miei strumenti, ogni due anni

mi sono detto “ma cazzo canto, perché non

devo cambiare strumento, ho bisogno di spe-

devo fare un disco cantato?”.

rimentare un altro strumento…magari l’anno

E’ un disco un po’ italiano, un po’ francese e

prossimo sperimenterò il sax, il vibrafono con

un po’ inglese. Con una marea di contamina-

archi e inizierò a sperimentare.

zioni, c’è l’africa c’è l’Europa c’è il Giappone,

Altri musicisti italiani che adoro sono i Mari-

forse c’è anche la Thailandia, c’è l’afro beat,

posa, Paolo Zanardi, Alessio Bonomo che ha

c’è il gitano…

fatto due dischi usciti con la Sugar, ha fatto

Ho deciso di fare il disco l’8 dicembre del

San Remo, ha fatto un pezzo con la supervi-

2010. C’era Alessio Bonomo con me a tavola e

sione di Bob Dylan, ha fatto cose con Bocelli.

mentre cantavo un pezzo mi fa:

Lui è il vero cantautore che abbiamo in Ita-

“Uaaa ma perché non scrivi il disco?” - “Ma

lia oggi vivente. Il suo disco che ancora non

no Alè, faccio un disco solo musica, una cosa

è uscito, per com’è arrangiato è un disco del

sperimentale” - “Ma tu fai semb stì cos spe-

2020, è avanti. Io vedo che la gente oggi non è

rimental, però secondo me se tu fai un disco

abituata alla chanson francese…Piero Ciampi

canzoni, la gente fa: Uaaa finalment ci sta

viene dalla Chanson francese, Gaber è scuola

qualcosa di interessant!”.

francese, De André è scuola francese.

Allora ho detto “Ma sei sicuro Alè” - “Sicuro, sicuro!”.

Se penso all’ultimo disco di Tom Waits…quel-

E così è iniziato…anche lui ha scritto un pez-

la è musica. Ed ecco perché quando io suo-

zo, diciamo che l’abbiamo scritto insieme. Per

no sono insicuro. Quando ascolto loro e poi

me è uno dei pezzi più importanti anche se

ascolto cosa ho fatto io…mi sento insicuro,

con il resto del disco, il genere non c’entra.

anzi sono sicuro che ho fatto una merda!

Quella canzone però volevo metterla perché

Però io voglio vivere bene con la musica, io

è dedicata a mia madre, a lei che è un leone.

voglio sorridere con la musica.

Lei ha lottato, stava morendo e ce l’ha fatta

Io e la musica siamo due cuori e una capanna.

anche se ha cambiato vita…

Io per la musica ho cambiato vita.

E abbiamo scritto questa canzone insieme, un

La mia famiglia sta bene, io non vengo dalla

pezzo dolcissimo…

strada. Ma nella strada mi ci sono messo da solo.

[Cazzo l’olio! La cucina è come la musica. Se JK | 30


[ INTERVISTE ] cucini di merda, stai male! Ti parlo del di-

do ascolta le mie cose. Con queste cose che

sco, però scusa sono anche molto concentra-

scrivo io voglio la gente stia bene. Oggi la gen-

to sul pollo. E’ una cosa delicata, il pollo alla

te sta male.

marjuana va mangiato con l’aceto balsamico, ed è una cosa molto seria]

Secondo me si sta male da quando hanno inventato i voli low cost.

C’è un pezzo del mio disco che fa:

I voli low coast hanno aperto gli occhi al mon-

“C’è un diavolo che balla e che urla alla mia

do perché la gente ha iniziato a viaggiare e

anima senza pietà

ha iniziato a pensare “ma cazzo, come stiamo

C’è un diavolo che balla e che urla alla mia

messi in Italia?”.

anima. Ma la mia anima l’ha presa già”

I low coast hanno aperto gli occhi in Italia. Poi c’è gente che resta qui e combatte, a volte

Questo è un pezzo che ho scritto insieme a

combatte contro l’acqua e muore dentro, in

Fred Paradiso quando lui faceva “Dentro il

senso metaforico.

cerchio della mia luna”. E’ molto Tom Waits

Però io adesso sto per essere felice, perché sta

questo pezzo ...

per piovere.

Ci tengo molto a questo disco perché, così

Io quando piove, sono felice. Il sole mi met-

come io voglio ascoltare cose belle per stare

te tristezza, eppure è strano perché io faccio

bene, voglio anche immaginare la gente quan-

anche musica africana. Quando fa caldo, c’è

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[ Musica ] una bella giornata...sono triste. Quando piove

Non ho dubbi sulla mia età.

sono felice.

A tutti dico che ho 28 anni in realtà ne ho 37.

Sai da dove nasce la mia ispirazione? Io quan-

E sembro così giovane perché ne ho 26.

do faccio musica, scrivo prima la musica poi

Ma in questo momento sento di averne 37.

li testo, anche se le parole ce le ho nella mia

Ho vissuto anche una vita un po’ strana.

testa non le scrivo. Faccio sempre prima la

Ho fatto cose diverse, situazioni diverse.

musica, perché la musica sta prima del testo.

Ho vissuto vite diverse.

Il testo nella musica lo lascio ai cantautori.

Mi capita ogni 3 o 4 anni di nascere, morire e

La cucina ad esempio mi ispira molto il rit-

rinascere.

mo…ad esempio il suono del pollo che frig-

Se non muoio non mi sento vivo.

ge mi ispira sedicesimi, gnawa che un tipo di

Devo cambiare in continuazione e cercare

musica marocchina, il rai music.

roba folle.

La musica gnawa è musica marocchina del de-

Non forte, folle.

serto ed è tutta fatta in sedicesimi…ti apre

Perché la follia mi rende veramente pacato.

lo spirito. Mentre la musica Rai è algerina e

La follia mi rende una persona normale.

viene da Belabess, una città vicino Orann (che

La follia tutta la vita.

sembra una piccola Parigi); è la musica del-

La follia è come il caffè la mattina.

lo spirito e sembra una sorta di cantautorato

La follia è galante, mentre la pazzia va curata

italiano.

come le persone belle. Mentre le persone che non se lo meritano van-

[Mi viene in mente Franco Fanigliulo che era

no trattate ancora meglio perché inizino a ca-

un cantautore della madonna italiano, mor-

pire che forse devono cambiare.

to per un aneurisma. Quando in “Berlinguer

Ma in realtà io non riesco a insegnare nulla di

ti voglio bene” di Benigni c’è la scena con la

buono. Sono come i preti, io.

bionda e la coca cola nei pantaloni e si sente

E soprattutto adesso devo fare la pipì.

in sottofondo un gruppo che suona con un

E’ una cosa importante la pipì, ti fa capire il

cantante con la barba che fa “Dietro quel fiu-

tuo senso.

me lì davanti a me non vivo più…”…ecco, lui

Ti fa capire giorno per giorno, come stai.

era Franco Fanigiulo] Ritornando alla musica Rai, come ti dicevo, è un cantautorato ma loro non solo scrivono il testo ma hanno anche tanta accortezza alla musica. Quindi loro fanno musica e si avvicina al free jazz, all’afro beat sembra il mandolino napoletano ma è una roba allucinante, una cosa fantastica…

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[ Musica ]

IRRINTZI XABIER IRIONDO

di Massimo Miriani

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[ RECENSIONI ] abier Iriondo, milanese, nasce come chi-

X

compongono, un condensato di generi mu-

tarrista entrando a far parte del gruppo

sicali che spaziano dalla musica tradiziona-

Afterhours nel 1993 con cui collabora alla re-

le basca passando attraverso il rock and roll

alizzazione di 5 dischi: Pop Kills Your Soul,

e farcite da soluzioni sperimentali scaturite

Germi, Hai Paura del Buio?, Non e’ per Sempre

dalla costante ricerca sonora musicale che

e il doppio live in acustico Siam Tre Piccoli

persegue fin dagli esordi della sua carriera

Porcellin. Si deve a lui gran parte del merito di

musicale.

aver forgiato il Sound che ha contraddistinto

Il disco si apre con ELEKTRAREN AURRESKUA,

e caratterizzato gli Afterhours dei primi anni,

un brano che mette in evidenza la tradizione

in quanto, Xabier è sempre stato un attento

musicale di Euzkadi e suonato con strumenti

estimatore ed appassionato cultore di tecno-

musicali caratteristici come lo TXISTU il TUM-

logie e strumenti analogici di cui, utilizzando

TUM e l’ALBOCA suonati per l’occasione dal

la naturale “sporcizia sonora” prodotta, ne ha

musicista Gaizka Sarrasola.

fatto un proprio elemento espressivo caratte-

Attraverso l’atmosfera creata dal tappeto so-

ristico e di particolare efficacia.

noro spicca la voce di una bimba che esprime

Congedatosi dagli Afterhours nel 2001, ha

il suo ultimo saluto/addio (Aurresku in linua

collaborato con numerosi artisti in diver-

basca) al proprio nonno.

si generi e nel contempo ha perseguito una

Il secondo brano è IRRINTZI che dà origine al

personale ricerca di sperimentazione sonora

titolo del disco ed è caratterizzato da un suo-

avvalendosi in particolar modo di strumenti

no compatto e stridente generato dalle chi-

musicali elettroacustici auto-costruiti.

tarre elettriche sature e “sporche” che danno

Nel 2005 apre un negozio di Strumenti mu-

vita ad un’amalgama sonora di impatto note-

sicali a Milano il “Soundmetak” Specializzato

vole all’ascolto.

nella vendita di strumenti prodotti e realizza-

Si prosegue con IL CIELO SFONDATO la cui at-

ti da artigiani di altissimo livello.

mosfera creata attraverso strumenti indiani,

Nel 2010 “torna” a far parte degli Afterhours

fa da sfondo alla melodia suonata dal Sax di

in veste di chitarrista e “manipolatore di suo-

Gianni Mimmo e accompagnata dalla chitarra

ni” affiancandoli sul palco nei loro live e colla-

di Paolo Tofani (Area).

borando con loro alla realizzazione del nuovo

GERNIKA ETA BERMEO è la quarta traccia

progetto discografico “Padania”.

dell’album nella quale Xabier suona uno stru-

L’11 settembre 2012 è uscito IRRINTZI che “in

mento creato da lui che è una sorta di cordo-

lingua Basca rappresenta un urlo stridente so-

fono che lui stesso ha nominato MAHAI ME-

noro e prolungato di un solo fiato...”

TAK. La linea vocale del pezzo è la voce di suo

Questa è la definizione che Xabier Iriondo dà

padre mentre racconta ciò che vide a Gernika

al titolo del suo primo disco solista realizzato

nel 1937 dopo il bombardamento a tappeto.

dopo 20 anni di carriera, di ricerca e speri-

Il quinto pezzo dell’album è REASON TO BE-

mentazione musicale. Xabier realizza questo

LIEVE, una cover tratta da Nebraska il disco di

disco come una sorta di omaggio alle sue ori-

Bruce Springsteen che realizzò negli anni 70

gini basche racchiudendo, nei 9 brani che lo

in modo “essenziale” attraverso un 4 piste, la

JK | 35


[ Musica ] sua voce, una chitarra e l’armonica. La parte

l’apparato strumentale melodico/armonico,

vocale è stata affidata a Paolo Saporiti che ha

mantenendo la melodia originale del testo

saputo dare un particolare colore Folk/Blues

e circondarla di trame ritmiche/rumorose a

al pezzo.

bassa fedeltà.

Si prosegue con il brano PREFERIREI PIUT-

Il disco si chiude con COLD TURKEY, una co-

TOSTO GENTE PER BENE GENTE PER MALE si

ver di John Lennon solista, un brano scomodo

tratta di due cover provenienti da artisti di-

che parla della sua disintossicazione dall’e-

versissimi tra loro: Francesco Currà e Lucio

roina nel 1969. Xabier dichiara di aver sempre

Battisti “assemblate” e “amalgamate” in modo

amato i brani di minor successo dei grandi ar-

originale e sperimentale dando origine ad un

tisti e questa canzone ebbe poca fortuna nelle

brano in cui si possono percepire suoni che

classifiche americane ed inglesi all’epoca. Ha

riconducono ai generi di musica industriale,

sempre ammirato l’ironia dell’ex Beatles, il

elettronica mista ad una certa sensibilità can-

suo modo di affrontare temi delicati e spinosi

tautorale. Significativo è stato il contributo di

ed allo stesso tempo smarcarsi da tutto e da

Roberto Bertacchini e Cristiano Calcagnile per

tutti. Il riff di questo brano, ancora oggi (a 43

la realizzazione di questo medley molto par-

anni dalla sua creazione) suona così essenzia-

ticolare!

le, primitivo ed efficace … rock’n’roll puro!

THE HAMMER è un’altra cover tratta da ACES

Lo accompagnano in questa registrazione al-

OF SPADES dei Motorhead dove il giro di bas-

cuni suoi “amici” che di rock’n’roll ne sanno

so essenziale ma potente del brano e’ stato

qualcosa: Manuel Agnelli, Giorgio Prette e Ro-

fonte di ispirazione per creare un re-make se-

berto Dellera, i quali sono riusciti a catturarne

condo il gusto dell’autore.

lo spirito essenziale interpretando a meravi-

Si continua con ITZIAR EN SEMEA (il figlio di

glia l’incedere ossessivo del brano, donando-

Itziar), un brano di musica basca folk tratto

gli freschezza ed energia.

da un testo dello scrittore/politico Telesforo

Il disco verrà commercializzato in edizione

de Monzon. Suonato e cantato dal duo Pantxo

“Deluxe” con un doppio vinile sul quale oltre

eta Peio nel 1975, e’ diventato uno degli inni

le tracce descritte compariranno su un lato

antifranchisti. Il brano racconta la vicenda di

dei due dischi delle stampe serigrafiche.

un prigioniero politico basco torturato dalla

Per le particolarità intrinseche di questo di-

polizia e del suo incontro/colloquio in carce-

sco, diventerà oggetto di culto per gli appas-

re con la madre.

sionati.

Xabier ricorda questo brano che risale al 1978 quando suo padre lo fece ascoltare in macchina per mezzo di una audiocassetta comprata ad un meeting di Herri Batasuna (il braccio politico dell’ETA) e il ritmo e la melodia lo colpirono immediatamente. Xabier dichiara che la versione che ha fatto di questa canzone, parte da un concetto semplice: destrutturare

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[]


La Fabbrica è un’associazione culturale attiva sul territorio nazionale dal 2006 che nasce come etichetta indipendente e si sviluppa nel corso degli anni anche in agenzia di produzione spettacoli di musica dal vivo e laboratorio grafico. In qualità di etichetta indipendente La Fabbrica ricerca, produce e promuove alcune innovative realtà musicali occupandosi del management degli artisti e dell’organizzazione di tour nazionali. Particolarmente interessante è la rassegna live cantautoriale Salotto Muzika ovvero “la musica sul tappeto”. Dopo le varie esperienze di musica ska, folk, rock ed una intensa attività di booking e di realizzazione di diversi festival ed eventi, La Fabbrica nel dicembre 2007 “si chiude” in casa proponendo questo nuovo appuntamento musicale. A Salotto Muzika il pubblico può stare comodamente seduto sul tappeto ed ascoltare buona musica indipendente come se fosse nel proprio salotto di casa. Salotto Muzika è fondamentalmente una predisposizione ed un’attitudine. L’idea fondamentale di Salotto Muzika è stata, in questi anni, quella di realizzare dei concerti live in versione intima e particolare, cercando una familiarità con il pubblico, anche attraverso le “interviste sul divano” che, prima del concerto, permettevano di conoscere qualcosa in più dell’artista ospite. Nelle finalità del progetto Salotto Muzika deve riuscire a creare quell’ideale clima di complicità tra gli artisti ed un pubblico attento ed interessato. Nel corso di questi anni Salotto Muzika ha ospitato gran parte del mondo indipendente, divenendo una delle più interessanti rassegne musicali a cui hanno partecipato artisti come Moltheni, Le Luci della Centrale Elettrica, Cesare Basile, Nobraino, Massimo Zamboni, Paolo Benvegnù, Raiz, Roberto Angelini, Giuliano Dottori, Edda, Mariposa, Brunori Sas e molti altri. Anche quest’anno Salotto Muzika riparte e Just Kids come media partner della rassegna e vi terrà aggiornati su tutti gli appuntamenti.

www.la-fabbrica.org JK | 37


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[ Musica ]

FREQUENZE MEDITTERANEE 2012 di Alina D’Ambrosio

pesso ci si lamenta, perché annoiati, per le

S

contest prevede una preselezione delle band

poche opportunità, poi se cresci e vivi in

che poi si esibiranno e verranno giudicate da

un piccolo paese della Basilicata, il tutto è am-

una giuria di professionisti (discografici, arti-

plificato. Ho sempre saputo che Miglionico ha

sti affermati e giornalisti), negli anni si sono

qualcosa in più, forse parlerò per nostalgia o

alternati: Andrea Mariano, tastierista della

per l’amore/odio radicato, ma se siete appas-

band Negramaro, Frank head, Dj Mike, l’uni-

sionati di musica, lì troverete “il pane per i vo-

co punto fermo, nonché presidente di giuria è

stri denti” anche solo pour parler. Due ragaz-

il cantautore milanese Diego Mancino, ormai

zi su tre suonano in qualche gruppo, magari

quasi nostro compaesano. Quest’anno erano

gli stessi suonano in più gruppi, il frutto di

previste tre serate, 20, 21, 22 agosto, si per-

tutto questo è la nascita di tante piccole band

cepiva una qualità ancora più ricercata rispet-

che si dilettano nel fare Rock artigianale. Da

to agli anni passati, segno che il concorso sta

tre anni questo interesse musicale si è concre-

crescendo sempre di più. L’opening-act della

tizzato nel Festival Frequenze mediterranee,

prima serata è stato affidato ai Mai Personal

organizzato dall’omonima associazione cul-

Mood, ormai veterani di Frequenze per poi la-

turale che dà l’opportunità a band emergen-

sciare il palco a Diego Mancino, affiancato da

ti, provenienti da tutta Italia, di esibirsi e di

Dj Mike, che hanno presentato il loro ultimo

registrare in un vero e proprio studio. Questo

lavoro. Nella seconda serata invece si sono esi-

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[ LIVE REPORT ] biti esclusivamente le 6 band/cantautori concorrenti: Esma (Torino/Roma), Acquasumarte

MICHELE CENTONZE

è un rap-

presentate dell’associazione culturale che

(Monopoli), Plof (Fasano), Missiva (Brindisi),

porta Frequenze Mediterranee ad essere il fe-

Frei (Bagno di Romagna), Renoir (Barletta). Al-

stival che è. Gli abbiamo chiesto di parlarci un

tra guest di quest’anno è stato il cantautore

po’ del festival.

siciliano Antonio Dimartino, che si è esibito

Come nasce Frequenze Mediterranee?

durante la terza serata, presentando il suo ul-

Frequenze mediterranee parte come associa-

timo album ”Sarebbe bello non lasciarsi mai

zione dagli anni ’80. In tempi non sospetti,

ma abbandonarsi ogni tanto è utile” insieme

alcuni giovani si sono organizzati e hanno

al vincitore della scorsa edizione di FM, Ange-

creato questo evento al sud, in Basilicata in-

lo Trabace che ha segue il tour dei Dimartino

vitando bands alternative. Immaginando la

alle tastiere.

realtà di oltre 20 anni fa, in cui non c’erano

A conclusione della serata, Esma e i Plof, si

diverse occasioni e vetrine per esibirsi, in un

sono nuovamente esibiti come finalisti del

palco come questa piazza importante dove

festival e i vincitori di quest’ultima edizione

sorge il Castello del Malconsiglio…insomma

sono stati gli energici, freschi giovani e psi-

ai tempi era davvero un progetto ambizioso.

chedelici Plof.

L’associazione è andata avanti per 3 o 4 anni

Miglionico per tre giorni sembrava una picco-

fino a che per vari motivi l’entusiasmo è an-

la Seattle dispersa nel paesaggio lucano, arti-

dato scemando. Poi circa 3 anni fa Angelo è

sti, amici, chitarre sempre pronte a intonare

stato eletto sindaco di Miglionico e ha deciso

qualche canzone a qualsiasi ora del giorno e

di coinvolgere i giovani e le nuove generazioni

della notte, incorniciati nel magnifico pano-

appassionate di musica per far rinascere que-

rama del Castello del Malconsiglio, si respi-

sta associazione con lo stesso nome e con la

rava musica nell’aria, come se il festival non

stessa idea progettuale, cioè un contest musi-

fosse mai finito. Frequenze mediterranee è il

cale per dare spazio e voce a gruppi emergen-

risultato più concreto dell’intraprendenza e

ti. La direzione artistica è di un collettivo di

della voglia di fare di alcuni giovani italiani,

25 persone che si riunisce in campagna con

che hanno coniugato passione e creatività,

qualcosa da bere, cibo buono e uno stereo per

portando buoni frutti.

ascoltare tanta buona musica e lì, chiacchiere su chiacchiere, ci confrontiamo e decidiamo cosa fare. Ho notato parlando con le persone che a Miglionico, un paese di 2500 abitanti, ci sono un sacco di gruppi musicali… Qui c’è una grande cultura musicale. Pensa che Miglionico ha la più grande cultura bandistica della Basilicata che per quanto banale, dà l’idea di come la musica, qualunque essa sia, è molto sentita qui. Qui ci sono due ban-

JK | 41


[ Musica ] de, 7 gruppi musicali…è un numero importante in proporzione agli abitanti. Ovviamente il genere che più piace all’associazione è il rock, la musica alternativa e anche il pop se fatto bene. Ed è quella che cerchiamo di promuovere nel nostro festival. Credi che oggi in Basilicata ci sia una nascita della cultura della musica e della promozione della musica a diversi livelli? Oggi sicuramente è più facile organizzare momenti di aggregazione musicale anche perché la tecnologia aiuta tantissimo. Con budget risicati si possono organizzare cose davvero interessanti. Il problema è che il bacino d’utenza della Basilicata è molto ristretto e, anche se organizzi attività molto interessanti, devi promuoverle tantissimo per far venire anche solo poca gente, perché effettivamente siamo pochi in Basilicata. Non abbiamo il pubblico dei festival più importanti di Milano o di Roma, però cerchiamo di trasmettere una dimensione umana e una passione per la musica a chi viene qui sia in veste di partecipante al contest, sia in veste di giurato o di artista più conosciuto. Questa dimensione umana si percepisce perché creiamo dei rapporti quasi fraterni con i nostri ospiti.

Parlateci di voi… I Mai Personal Mood sono un gruppo di Canosa di Puglia, il cui genere volendo potrebbe essere definito come un elettro pop abbastanza sperimentale. Siamo nati nel 2007 e un po’

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MAI PERSONAL MOOD

re con loro.

han-

no partecipato anche negli anni passati a Frequenze Mediterranee e si sono affezionati all’organizzazione e alla gente di questo festival tanto da ritornare fuori concorso per esibirsi e per mostrare come in questi anni ci sia stata una loro forte crescita musicale. In attesa del loro disco “Cactus” che uscirà a Novembre, abbiamo scambiato due chiacchie-

di tempo fa abbiamo fatto un paio di demo poi il produttore Daniele Landi ci ha notato sull’ormai obsoleto Myspace e ci ha proposto un contratto per la registrazione del nostro primo EP uscito a Gennaio 2011… e da lì così abbiamo iniziato a suonare per tutta l’Italia. A novembre uscirà il nuovo disco, diverso dall’EP, in cui ci sarà molta più elettronica e sperimentazione. Abbiamo cercato di buttare giù gli schemi tradizionali strofa-ritornello, avevamo voglia di giocare con gli strumenti e suoni che poi ci hanno davvero aperto un

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[ LIVE REPORT ] verso e abbiamo deciso di scrivere in italiano. Quindi le canzoni del disco sono nella nostra favolosa lingua italiana che ci ha consentito di conciliare meglio musica e parole. Prima avete parlato di panorama arido… questo vale per qualunque posto in Italia? Oggi in Italia ci sta annoiando per quello che ci fanno ascoltare nel mainstream, per quello che musicalmente non ci danno, per il fatto che non educano ad un ascolto di qualità. Anche il cantautorato emergente è molto - forse troppo - ispirato al passato e non c’è segno di rinnovamento. Ad esempio, Diego Mancino e DjMike che abbiamo ascoltato questa sera, nell’ultimo lavoro hanno trovato una sintesi molto interessante tra il cantautorato vero e proprio, e un genere completamente diverso come può essere l’hip hop. Questo significa cercare e trovare forme nuove senza riproporre sempre la stessa linea degli anni ’60 ’70 che rimane comunque di tutto rispetto. In nuovo mondo attraverso brani che ci permette anche di scambiarci i ruoli mentre suoniamo. Nel live rispetto a come suona il disco, sicuramente diamo cose un po’ diverse perché vorremmo che il nostro sia un disco plastico e dobbiamo dire che l’arrivo di Luca Molla in questo senso ha portato completezza al gruppo. Il disco si chiamerà “Cactus”, perché è spinoso e rispecchia bene il nostro sopravvivere in un certo contesto musicale attuale abbastanza arido. Questo disco è stato il frutto di una ricerca fatta su ogni minimo punto e ne siamo davvero orgogliosi perché è stato studiato in ogni dettaglio. Anche nella scelta della lingua in cui scrivere i pezzi; inizialmente abbiamo scritto alcuni pezzi in inglese ma poi abbiamo

particolare poi c’è da dire che tra nord e sud, anche musicalmente, c’è una differenza, non nella qualità dei musicisti, ma nel fatto che al nord ci sono molti più locali, si fa più promozione e c’è un mondo più ampio che gravita intorno alla musica. Però bisogna dire che anche in Puglia qualcosa si sta muovendo parecchio. E’ ovvio comunque andare fuori, fare concerti perché è importante girare per farsi conoscere. I dischi non si vendono più quindi è inutile tenere il disco in casa ed aspettare che la gente compri il tuo disco. Oramai il mercato discografico è fermo e se si vuole diffondere la propria musica bisogna fare i concerti e confrontarsi dal vivo con le persone. ///////////////////////////////////////////

lavorato su parole che suonassero in modo di-

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[ Musica ] PLOF

è una band giovanis-

sima intrisa di ironica psichedelia. Sono stati i vincitori del festival per la loro freschezza, per il loro modo di essere completamente sconnessi dalla realtà che li circonda e per la loro estrema originalità nei suoni, nelle parole e nel modo di esprimerle. Credo che sentiremo parlare di loro appena qualcuno si accorgerà del loro valore musicale e artistico. Questa è una bravissima intervista con il timido e senza filtri Fabrizio Semeraro. Raccontateci un po’ di voi… I PLOF vengono da Montalbano di Fasano in provincia di Brindisi. Io sono Fabrizio Semerano, (voce e chitarra), Fabio Semerano mio fratello (basso) e poi c’è Giovanni Caramia (chitarra) e Angelo Rosato (batteria). Abbiamo iniziato a suonare con questa formazione da Maggio quando dei miei amici di un circolo arci mi hanno chiesto di suonare per una serata che avevano organizzato. Poi la musica che abbiamo proposto ha funzionato e abbiamo deciso di continuare. In questi mesi abbiamo suonato tantissimo e adesso manderemo una demo in giro. Anche se non conosciamo molto il panorama musicale italiano, siamo molto sconnessi da quello che musicalmente accade nel mondo indie. Come mai questo nome? Abbiamo deciso questo nome che deriva dal suono della cacca che cade nell’acqua, perché mi ispira. A me piace la stupidità. Anche questo gruppo è partito come una cosa molto ironica. Non mi piace la musica seria, quella musica fatta con la rabbia pesante a livello di mentalità. Con l’ironia ci si diverte di più. Non so a chi ci ispiriamo, forse c’è molta originalità nella musica che cerchiamo di fare.

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[ SUGGESTIONI ]

Matt Waldon – Oktober (Arkham Records – 2012) di Andrea Furlan

S

e non sapessimo che il patavino Matteo Baldon, in arte Matt Waldon, è italianissimo, po-

tremmo facilmente pensare che Oktober, la sua prima prova solista, sia opera di un musicista americano, che so, di Austin, TX, e non avremmo sbagliato di molto. Nella città della musica per antonomasia, almeno per quanto riguarda la miscela esplosiva generata dall’incrocio di folk, blues e country, ha ritrovato la sua patria ideale e ha avuto la soddisfazione di suonare al SXWX Festival, un traguardo importante nella sua carriera. Se per qualcuno nascere nella provincia italiana potrebbe essere un limite, non lo è stato certamente per Waldon che da sempre hacolti-

//////////////////////////////// Like a secret

vato un grande amore per la musica americana, amore ereditato dal padre, la cui precoce scom-

Dirty roads

parsa ha spinto il giovanissimo Matt ad imbrac-

I know

ciare la chitarra per sconfiggere il dolore e i suoi

Born to be alone

fantasmi. The Minigtown, il suo primo gruppo,

Oktober

nasce inizialmente come cover band dei Cardi-

Promises

nals di Ryan Adams, ma l’esigenza di comporre

Nasty mind

in completa autonomia la propria musica por-

Sad song

ta il nostro a pubblicare due album, cui segue

Can you feel the silence

un’intensa attività live, culminata nell’esibizione

Will

////////////////////////////////

insieme al Neil Casal, songwriter di chiara fama (Cardinals e Chris Robinson Brotherhood) e chitarrista sopraffino. Nel 2011 il tempo è maturo per fare tutto da solo: a marzo esce Amnesia un

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[ Musica ] EP di cinque brani acustici, proprio quelli che

il brano che da il titolo all’album, con Carugi

porterà in concerto ad Austin! Con l’uscita di

ai cori, è uno degli episodi più belli, un folk

Oktober il cerchio si chiude e viene portata

rock intrigante impreziosito dal violino della

a compimento l’esperienza accumulata negli

Cary, un gioiellino nella sua linearità. Il rumo-

anni di formazione.

re di un temporale fa da sfondo a Sad Song, il

Sono le atmosfere autunnali, come fa presagi-

pezzo più trascinante del disco, cantata insie-

re il titolo, a pervadere il disco in un continuo

me a Salem, che si lancia in un’eccellente pre-

susseguirsi di chiaroscuri, di ballate acustiche

stazione alla chitarra, ritmo energico che non

dalle tinte folk che si alternano tra reminiscen-

fa rimpiangere i migliori Dream Syndicate. La

ze country dai toni malinconici e introspettivi

conclusione è affidata alla splendida ballata

ed episodi elettrici in cui l’indole rock da libero

I will, deliziosa folk song magica e sognante,

sfogo a chitarre acide e graffianti che riman-

abbellita dalle evoluzioni del violino e dalle

dano alla stagione del Paisley Underground di

voce armoniosa della Gil.

Dream Syndicate e Green on Red. Uscito negli

La pubblicazione di Oktober, interamente

ultimi scampoli d’estate, sarà sicuramente un

scritto e prodotto da Matt Waldon, curato fin

buon compagno nelle serate invernali riscal-

nei minimi particolari, fa entrare di diritto

date da un buon bicchiere di whiskey! Una

l’autore nel novero di quegli artisti italiani che,

ricetta semplice ma gustosa quella preparata

senza timori reverenziali, sanno interpretare

da Matt Waldon, il cui talento di songwriter si

in maniera personale e con ottimi risultati il

sviluppa in dieci brani di pregevole fattura. Le

rock d’oltreoceano. Anche se probabilmente

note solitarie di un banjo aprono lo strumen-

destinato a rimanere un prodotto di nicchia,

tale Like a secret, premessa della scoppiet-

il roots-rock o alt-country che dir si voglia,

tante Dirty Roads le cui radici country sono

in Italia è ormai una realtà e opere come que-

contaminate da un’armonica fulminate e dal-

sta fanno ben sperare nel futuro. A Waldon va

la chitarra che insegue il piano in una veloce

quindi il plauso per aver realizzato un album

ballata convincente e accattivante. Il piano è

maturo, omogeneo nelle sonorità, ben suo-

invece protagonista in I know, dalla melodia

nato e registrato, molto gradevole all’ascolto

avvolgente, riscaldata dalla voce della france-

che di certo soddisferà i palati più esigenti. []

se Paoloma Gil, che duetta con Waldon con molta grazia e rende palpabile l’emozione di ascoltare “the rain on my heart“. Non è l’unica ospite invitata a partecipare alle registrazioni, effettuate all’Arkham Studio di Rovigo; sono presenti nomi importanti della scena Americana, a partire da Caitlin Cary (violinista dei Whiskeytown, altra band di Ryan Adams), al newyorkese Kevin Salem e il nostrano Cesare Carugi (anche lui autore quest’anno di un album scritto con l’America nel cuore). Proprio

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[ SUGGESTIONI ]

G - Fast – Dancing with the Freaks (La Fabbrica – 2011) di Andrea Furlan

L

e note scarne di una chitarra acustica che accompagnano la slide segnano il tempo di un ritmo tribale,

lo sciamano può compiere così il suo rito ancestrale e un busker solitario suona circondato da architetture futuristiche. Il video girato a Milano dal fotografo

////////////////////////////////

Gianni Lo Giudice per The Shaman rende perfettamente l’idea centrale del lavoro di Gianluca Fasteni, in arte

Come This Way

G-Fast: unire antico e moderno, tradizione e innova-

Black Rain

zione, innestare nella matrice del blues loop di per-

The Shaman

cussioni ipnotici e una discreta dose di elettronica. Per

Dancing With the Freaks

incidere Dancing with the freaks il chitarrista milanese

The DJ Is Dead When I Go Home The Monkey Funk Shout Tomorrow

////////////////////////////////

ha usato mezzi semplicissimi e una tecnica di registrazione altrettanto essenziale. Due strumenti economici, una Eko e una Meazzi, entrambe degli anni 60, sono le uniche due chitarre suonate nel disco, equipaggiate con tre corde, come fossero le cigar-box guitar usate dai primi musicisti neri, che costruivano con mezzi di fortuna i loro strumenti, il cui corpo era spesso costituito da scatole di sigari riadattate per l’occasione. Scardinare uno schema ormai classico come quello del blues non è semplice e trovare una chiave di lettura nuova e personale richiede molta fantasia e creatività e il nostro ci riesce con grande abilità. L’audacia della sperimentazione sonora non manca certamente a G-Fast e a testimoniarlo sono nove tracce che si impongono da subito per il ritmo incalzante e la grande energia trasfusa.

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[ Musica ]

Apre le danze (è proprio il caso di dirlo) Come this way in cui le pulsazioni di basso e batteria (in realtà il basso è una delle due chitarre opportunamente trattata) e il riff poderoso della chitarra fanno da contraltare al gran lavoro alla slide e al vocione graffiante e potente di Fasteni. SeguonoThe DJ is dead, batteria ossessiva e chitarra ritmica tagliente cui si sovrappone la voce corrosiva e distorta, e The Shaman, una danza tribale ipnotica, in cui il suono della slide unito ad un canto indiano crea un effetto davvero particolare dall’atmosfera evocativa. Sulla stessa falsariga Dancing with the freaks e Black rain in cui gli stilemi del blues acustico si fondono con voci distorte e sonorità dissonanti. Si calmano le acque con When I go home, la slide sempre in evidenza in una ballata dall’incedere lento dal sapore desertico e polveroso, mentre The monkey funk, sintomatico il titolo, rimescola un’altra volta le carte in tavola con una ritmica black. La sorpresa arriva con Shout, sì proprio quella dei Tears for Fears, che le sonorità trasversali delle percussioni e l’uso dell’elettronica abbinata alla solita slide trasfigura in una danza primitiva. Il rituale shamanico si chiude con Tomorrow, lenta, evocativa, psichedelica, ipnotica. Dancing with the freaks è in definitiva un lavoro convincente sia per la sua originalità che per la bravura di G-Fast, un chitarrista molto valido tecnicamente e dotato di un notevole talento compositivo. Nella registrazione del disco fa praticamente tutto da solo, tranne che per l’aiuto di alcuni ospiti. Stefano Tessadri, cantautore milanese con cui Fasteni collabora da anni, è presente all’organo hammond in Tomorrow insieme a Cek Franceschetti, mentre Carmelo Genovese, anche lui chitarrista e bluesman, partecipa a Come this way. Insomma una proposta interessante, un buon biglietto da visita per fare conoscenza con il chitarrista milanese che riassume così il suo curriculum: “Tre corde e molto idee”.

[]

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“Ma è già da un po’ che scordo me stessa e ho oltrepassato i limiti. Tuttavia, se vi pare che il discorso abbia peccato di impertinenza e di prolissità, pensate che chi parla è la Follia, e che è donna. Ricordate però il proverbio greco: “Spesso anche un folle parla da savio”; a meno che non riteniate che il proverbio non possa estendersi alle donne. Vedo che aspettate una conclusione: ma siete proprio fuori di senno, se credete che dopo essermi abbandonata ad un simile profluvio di parole, io mi ricordi ancora ciò che ho detto. Un vecchio proverbio diceva: “Odio il commensale che ha buona memoria”. Perciò tanti auguri, applaudite, state allegri, ubriacatevi, illustrissimi seguaci della Follia. “ Erasmo Da Rotterdam - Elogio della follia

|photograph by PIX-JOCKEY - Roberto Rizzato


[ Musica ]

SOLTANTO IN STRADA #01 di Matteo Terzi

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[ SOLTANTO IN STRADA]

V

orrei cominciare questa rubrica cercando di raccontarvi una delle emozioni più importanti che provo nel suonare in strada: la

calma. Ho iniziato questo percorso on the road proprio all’apice di un periodo in cui era la frenesia a scandire le mie giornate. Lo studio universitario la mattina, il lavoro il pomeriggio, il tempo libero nei ritagli. Avevo smesso di credere a una via d’uscita. E intanto vedevo gli anni più belli della mia vita scivolare via dietro a contratti interinali e a pagine di mattoni di carta. Poi un giorno questo mio alter ego, “Soltanto”, è venuto a prendermi, a salvarmi, e mi ha portato in giro per le strade d’Europa. Mi ha fatto fermare lì e mi ha detto: “ok, ora suona”. E immerso in quelle note, in quella nuova dimensione di strada, vedevo la frenesia annullarsi. La mia, ma anche quella delle persone intorno a me. Per la prima volta in vita mia trovavo il mio spazio, quello che per anni avevo rincorso seguendo direzioni sbagliate. E stando nel posto giusto facevo sentire così anche le persone che si trovavano intorno a me. Ed è proprio questa sensazione di calma e di culla, che ho provato e sentito sulla mia pelle una volta di più questo week end nelle strade di Milano, la mia città. Girarsi e vedere d’un tratto un mare di persone sedute per terra, come fosse un prato – ma è cemento – pronte a farsi coccolare… Questo è il vero incanto.”

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[ Poesia ]

rUE_ROLIN OPERA DI TERESA MARIA LUTRI di Cristiano Caggiula |SCRAP sono parole fuse poesia vestita di stracci e colata in alto forno

JK | 52


[ |SCRAP ]

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arigi è svezzata dall’estate e le foglie prendono il volo in una nenia autunnale. Una piccola casa sotto i tetti accoglie, come un ventre ma-

terno, Teresa. Un telefono, per registrare in lente “moviole” la strada che vibra nell’anima di Rolìn, parte di lei, volgarmente chiamato personaggio , ma fanciulla che gioca con i bambini. La sacralità del gesto si racconta, la strada viene impressa in piccoli frammenti divisi dal tempo, uno sciame incontrollato si modula attraverso l’altoparlante di un telefono. Rue_Rolìn è una teca per chi non ha ancora scoperto la solitudine,per chi ancora non ha avuto il coraggio di scegliere o per chi ancora non si è denudato di se stesso . L’artista di strada si riversa nei fiumi , miscellanea popolare guidata dal corpo. Un corpo che racconta la crocefissione del corpo. Mimo. Parigi è una città che denigra, abbandona e poi accarezza come un fiore colto dal tuo amante. “pane e acqua per settimane.per sentirmi_degna.per riempirmi di_meraviglia.per non avere richiami.ritrovarsi ad essere l’unico chiodo che non regge un quadro.l’opera è il chiodo in sé.irruzione ferrosa perfetta.penetrazione perfetta.nell’immacolato bianco.crea_intenzione_rotta_orientamento. Poesia_” “Le nove del mattino”, un piccolo estratto di quest’opera. Parole semplici e chiare,non confondono e si innestano nella percezione. La dignità e il sacrificio di chi non ha certezza. Poesia della paura di non farcela. La verità, peso di una vita che dipende da te e si evolve tra le tue mani fragili, perchè l’artista e la strada sono in continua lotta. Una lotta che non lascia scampo e tormenta l’animo. Un amplesso vorace che svuota e riempie.

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[ Immaginario ]

Le Memorie di Navigazione di Capitan Magenta di Maura Esposito

La dimensione eroica del microbo crea un’unità di misura per ogni centimetro di volo. Dieci Carezze. Bombarolo sul trenino di sughero, Kamikaze sull’aeroplanino di carta, angeli e demoni e gli dei con la faccia da scimmia.. Wunderkammer nascosta dietro ai miei due occhi sinistri, le munizioni del cannone a babordo. Solo ragazzi, pirati da salotto, ma se la nostra dimensione è poco più grande di quella di un microbo, benediciamola perché è quanto di più eroico ci sia.

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ] Estratto da Teatrobalocco I. In tutta questa storia, non c’è nulla di vero. Tu non andasti mai sulle navi compatte, agli spalti di Troia tu non giungesti mai. (Palinodia di Stesicoro) II.

Bianco e Magenta lanciati in volo al cuore nero di Oceano in sospensione momentanea Se li osservi per lungo tempo appare una cosa strana e se li osservi ancora più a lungo appare un mondo.

L’altra rotta. Un biglietto di vento per mezzo giro andata e ritorno nel mare sottostante; il capitano-Mago con la faccia da scimmia attende la chiusura della parentesi a sud est; riportiamo i folli in città. Magenta suona il flauto e porta con sé un’ampollina di cristallo che contienel’essenza dell’anima dei fiori, appesa al collo con un cordino verde, vicino al cuore. Attribuiamo l’etichetta di verità al fatto che la barca discenda da una melagrana e che un essere mago con la faccia da scimmia fosse chiamato Capitan Magenta e guidasse la rotta di questa barca, chiamata Rubedo, discendente pronipote della stultifera navis, le cui gesta e la cui fama precedevano la sua rotta.

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[ Immaginario ] - Dichiaro questo piccolo catascopio ondeggiante in mezzo al mare stato pirata, non soggetto alle leggi internazionali della fisica nè tantomeno della grammatica. Dichiaro di voler vivere qui e regnare con una corazza di pesce. nomino chi risponde al suono della mia ampolla di fiori, maestra di vento. la rotta è circolare, mercatore sottocoperta, il mandorlo a tribordo, la vittoria coi baffi a prua.

Capitan Magenta tutte le sere riunisce il suo equipaggio e racconta una storia. La prima è quella che narra del tempo remoto in cui la prima Stultifera Navis passò in città a prendere sua nonna, poco prima d’imbarcarsi lei si voltò sulla folla cittadina e rivelò che quando era piccola volava……. E della notte del 1922 quando si trasformò in un gatto e percorse sui tetti la strada fino a Parigi. Mentre la notte scivolava in navigazione d’altura con andatura elegante d’abbrivio, respirando il sale di bava di vento, l’equipaggio ascoltava le parole amalgamate alle stelle e preparava gli occhi in tazze d’argento colme di acqua piovana per la prima visione di terra, appena gli occhi di Elio avessero salutato la mattina. Primo approdo nelle isole dell’estremo nord. La morfologia della terra appariva più o meno così:

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ] STATE PANOZI! I popoli della terra del contrario Genti del sole che cade, spiegano le loro grandi orecchie e volavo via dall’immaginato pericolo. Diverso è per definizione ciò che si trova oltre le frontiere che delimitano l’identità. In queste isole si trovano uomini con le orecchie tanto grandi che si coprono le braccia con quelle, e altre strane cose i loro cugini sparsi nel mondo: in Giappone catturano i canti delle balene, e le donne per coprire i seni, essendo esseri timidi e all’apparenza pavidi, nonostante stiano a guardia degli inferi dove i dannati trovano rifugio, nella profonda Malesia. Le caratteristiche principali di questi esseri sono tali sproporzionate orecchie, neonati che presentano i capelli già bianchi e otto dita per ogni arto. --Ricordo di averne visto testimonianza durante un viaggio nelle terre d’Orleans. Una rappresentazione sul timpano del portale centrale della chiesa di Sainte Madelaine a Vezelay sul percorso del pellegrinaggio verso Gerusalemme. Tra gli apostoli, separati per mezzo dell’Oceano dal mondo del Caos, si accompagnano al lato del Cristo ai pigmei e una coppia di uomini senza naso e di cinocefali. E di averne sentito i racconti durante una notte di promesse al dio Bacco in compagnia di Stocavarius Le Deuze, esperto di tritolo e connessioni alle cui storie si attribuiscono etichette di verità,( delle quali mi sono ben fornito durante la mia vita per i mari della luna, ) di quando giunse alla città di Pndapetzim, nel meraviglioso mondo degli sciapodi con una sola gamba, dei blemmi con la bocca sulla pancia, degli antipodi ed altre mostruose creature, non tutte pacifiche. Tuttavia non avrei mai immaginato il loro odore di terra bruciata e mela e la loro predisposizione alla fuga non appena la mia ampolla suonò il mi, all’incedere elegante dei miei passi sull’isola di polvere. Nell’inseguimento riuscii a convincerne tre dallo strano aspetto a unirsi alla nostra impresa, sfruttando le mie doti oratorie e qualche mandorla amara di cui avevo appreso durante le mie ricerche sottocoperta fossero particolarmente ghiotti, al punto di abbandonare tutti gli

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[ Immaginario ] ulivi e le mogli, piuttosto di averne l’amarezza. Passammo la notte accampati all’ombra liquida di un geyser che spruzzava parole alla pressione di 478 rin per unità di tempo, venendo svegliati dalle sfere d’acqua, e dalla voce del sacerdote chiamato Bund: <<Ti garantisco Atlantidi sottostanti prepara la tua foglia di cavolo, vento! issa il tuo equipaggiamento, un macinino e due mestoli-remo, attribuisci un luogo di posizione incantata per ogni rotta circolare>> E dopo la benedizione riprendemmo la ROTTA verso il sud. Capitan Magenta, tra bianco, chiuso in cabina a studiare i 12 libri. Nel mare infinito, Fino all’estremo sud................................. ...................................................... -Fummo costretti a rimanere fermi durante la notte per un’ improvvisa bonaccia, cosa invero assai rara da queste parti. Al sorgere della grande stella dovemmo rimanere alla fonda morti di fame per quasi una settimana per colpa di un fortunale che soffiò dal momento in cui scorgemmo terra e rese il canale troppo agitato per essere affrontato. In quell’occasione avremmo potuto essere trascinati in mare. A dispetto di tutto i vortici ci fecero girare su noi stessi così velocemente che alla fine l’àncora si stacco e cominciò ad arare. Mi riportò alla memoria le immagini della spuma che inghiottiva, quando condussi la Sermillante al porto nel quale ritorno. Invocando i ribelli Shardana che nessuno ha mai saputo come combattere, arrivarono dal centro del mare navigando arditamente con le loro navi da guerra, nessuno è mai riuscito a resistergli e grazie a loro scampammo alla tempesta e raggiungemmo il volto dell’isola. Attracco nel porto di Pharros. Era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l’isola di pasqua e le Fiji. Da est a ovest misurava 8000 litri e in senso verticale 5000 mm. Era ricca di vegetazione tropicale,

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ] fiumi, laghi e grandi animali.

La notte avvolgeva i nostri occhi. Mandammo in avamposto l’arimaspo che si unì al nostro equipaggio sul luogo della spedizione di prima, con una vasta cartografia e accompagnato da due rappresentanti del capitano------ Bianco e Magenta -------Appena dietro l’angolo del grande sicomoro dalla voce di velluto, uno sciame sincopato di organi di senso ronzava nell’aria sorprendendoci non poco, che la vista di mani volanti si era avuta solo nel lontano 1482 quando nel giardino di san marco assistetti alla lite tra 2 grandi scultori. L’isola era abitata dagli Hitoban, popolazione mostruosa, la cui testa può staccarsi dal collo ed errare per conto proprio. Anche le loro mani godono della stessa totale indipendenza dal corpo. Questo comportamento mostruoso, però, si verifica solo durante la notte, quando ricordano con le danze l’antico rito della battaglia per il dominio sull’isola: al mattino testa e mani tornano immancabilmente ad unirsi al corpo. Non è contemplato nelle loro usanze il concetto di proprietà, così che mani e teste si ricongiungono ora a un corpo ora a un altro, e ognuno possiede infinite abilità e pensieri condivisi. Trovammo a sud-ovest dal nostro occhio sinistro una piccola grotta, nella quale ricorremmo al riparo. Se fossimo stati quaranta avremmo sicuramente mosso guerra all’alto patrocinato dell’isola di Mur, ma dato che dalle iscrizioni sulle pareti non riuscimmo a risalire alla porta d’avorio, dovemmo desistere e inscatolare un’altra strategia. Mentre le stelle consumavano lentamente il loro petrolio facemmo un giro di ricognizione nei meandri della terra e cercammo di criptare i messaggi che gli antichi abitanti di quell’isola avevano affidato alla pietra in attesa del nostro arrivo. Ne trovammo poche che sopravvissero alla saliva degli orsi, ma ci

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[ Immaginario ] rivelarono parecchi segreti circa le loro religioni e cosmogonie. Ne riporto degli esempi catturati dalla memoria dell’Arimaspo. All’alba, approfittando del sonno dell’esercito, raggiungemmo il nostro catascopio di grani rossi per salutare l’isola. Le loro classi militari erano numerose come centinaia di migliaia. Io ho assegnato a tutti loro razioni con vestiario e provvigioni dai magazzini e dai granai per ogni anno, in segno dell’amicizia che legava le nostre ossa al tempo, a dispetto della loro accoglienza. Salpammo. Il giorno trentasettesimo di navigazione, stremati, raggiungemmo terra. V è rosa. In un cuore verde di bosco con piccole casette abitate da satiri e folletti. Piccoli vasi blu con margherite tra le dita degli alberi, per le briciole, e le fonti e un albero-forno dove siede Sofia con un’ala bianca e una rossa. Respiro di lario La navigazione è stata lenta ma fui avvisato da Elio per conto di Eolo. Trascinati per i grandi mari di mattoni fino all’oceano verde dove scorrono a volte le lacrime della terra, e il ventre d’oro di girasoli e grano che salutano ondeggiando il nostro passaggio sulla Rubedo. Altre annotazioni e incontri. Gli alberi con gli occhi di spine hanno orecchi discreti ai quali puoi sussurrare le prime impressioni. Inspirano il tuo alito e lo conducono attraverso le vene sotto la corteccia fino al ventre dove nascono e si forgiano ( per mano dei fabbri che lo abitano) le pietre bianche di cui vediamo degli esempi a nordest e sotto il pino. A volte succede che questi fabbri tirino fuori la testa dalla terra fresca loro dimora. Li puoi riconoscere dai lunghi capelli verdi ornati di ragni e sete bianche . Ondeggiano al ritmo dei tasti bianchi e delle corde di violino. Salutano la danza di benvenuto agli stranieri Quella sera, come tutte le sere da che se ne abbia memoria, il

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ] capitano-mago, seduto sull’altalena della grande quercia, riunì il suo equipaggio per raccontargli la storia del giorno e dell’ora, che era la storia di quando vide il bambino moro venir catapultato al centro del cosmo, e di come, una volta raggiunta la casa delle stelle, le avrebbe accese pronunciando la parola silenzio, e di come dalle sue discendenze sarebbe nata una dinastia di poeti dell’acqua che abiteranno il castello di mattoni al centro della città verde, e di come la loro reggenza durerà finché ci saranno coloro che non credono a ciò che vedono ma vedono ciò a cui credono perché i loro occhi sono M88 e M91. Fu solo una passeggiata a due nel bosco. Giorno 197 di navigazione All’arrivo percorrendo le sette vie (il colore è giallo e verde) senti la storia evaporare dalla schiena dei colli. R. sa di oleandro e ha grandi braccia che conducono alle vicine province dell’impero. Giallo oro grande immensa e antica. Incontrammo in pace Guanxiong, il re portato col bastone dalle sue ancelle dagli occhi di vento. Solo un passaggio veloce per salutare i lupi e gli dei di pietra bianca Ottavo mese di navigazione A TRO ho trovato parte del mio equipaggio. Salutati da un Saturno bianco e disperato nonostante la bella stagione. Tutti gli animali mitici hanno salutato il nostro passaggio ,ne farò un resoconto quanto più dettagliato possibile al prossimo incontro con Bianco che attraversa i libri. Insieme agli dei a guardia delle strade, che benedicono i pazzi riconoscendoli a grandi distanze , ogni volta che attraversano queste terre che potrebbero non esistere, ma sulle quali si cammina di certo. La prova è il sale sulle nostre braccia, prova che porteremo di certo, insieme ad alcune pietre e semi, a conferma del nostro passaggio a sud una volta tornati al porto di città. Posso dire di aver riconosciuto sicuramente le arpie che sorreggono le colonne di San Rocco e molti pesci strani con la faccia da cane e da scimmia, dei quali cercherò notizie, sicuramente fratelli dei serpenti. Mentre i satiri soffiano dai balconi.

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[ Immaginario ] A TRo saturno e misteri e dei e una fauna di pietra di cui mi ha parlato Borges. Il veliero rosso abbracciato al molo attende l’equipaggio per la nuova partenza nel mare d’oro Varare e virare, scivolare e girare respirando il Vento Apparente. Teodolito ci indicherà l’Altra Rotta Durante la notte di navigazione, Nettuno famelico parla senza posa la sua disapprovazione. C’è stato un tempo in cui gli uomini gioivano delle sue liquide storie, ora parla da solo, e ride e morde per sempre le pietre del cielo cadute dal trono di Urano. Scagliando i dardi del suo disappunto nell’Anodo Sacrificale, ci costrinse all’accostata Terzo giorno, tredicesimo mese. Ieri sera Magenta ha incontrato una fata guerriera di nome Sofia dai capelli d’oro, di cui aveva già avuto apparizione qualche tempo prima, stretta tra le braccia degli alberi. Sente che è una fata protettrice, doppia unità. Le regala le sfere trasparenti e una sola vincita. Terzo giorno, tredicesimo mese. P. a metà strada tra Tunisi e Casablanca, Atene e Istanbul esotica e veloce chilometri nel giallo entroterra, mentre Morfeo arriva da lontano con tre papaveri ad accarezzare gli occhi vinti dalla luce gialla del mare. Fu il giorno in cui il bandito Stocavarius Le Deuze, tre anni prima, si unì al nostro equipaggio. C. nera e bianca ruggisce dal cuore della terra, il mare d’asfalto e la pietra caldi, al sapore di menta e uva, con tutte le streghe vestite a festa e i piarti a guardia degli angoli dei marciapiedi, coi coltelli sguainati e le gambe abbracciate, e le velette nere a corpire gli occhi di brace che trasformano in uomini-scimmia. È così che successe, quando sei secoli prima suonai il mio campanello da queste parti.

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ] Rivederli mi accigliò. Mese 19esimo Salpammo nella terra di velluto, a piedi scalzi raggiungemmo l’est. Una passeggiata nel rinascimento tra locande rosse e una quasi aurora. Cercare di afferrare un bigné di raso giallo, allunga una mano ma non abbastanza da raggiungerlo, odorando così il segreto non rivelato: una sensazione di morbido vapore, di attraverso, un cubismo volutamente evitato. Perdersi tra le dita di una città entrando nei suoi strati, tra la linea che separa gli occhi dallo stomaco. Appena dietro l’angolo gambe veloci sui crocevia di danze meccaniche, disperate e incoscienti.Riempiono la loro paura di vuoto. Lo schifo marrone rumoreggia allo scattare del verde. Flussi ciechi e paralleli affondano le loro ruote nelle sabbie mobili. Rosso, poi verde, poi rosso. L’ordine è di non incontrarsi. Ma noi ci affacciamo dall’altra parte, immersi in un silenzioso spaziotempo che appartiene al nostro ovunque. Da qui i biscotti ci salutano. Danzare di traverso e attraverso le linee e i nodi di vapore colorato. Affacciarsi in tutte le finestre orizzontali e afferrare la temperatura dell’acqua che scorre sotto. Non ci presentammo perché siamo sensazioni e cambi di stato. Pensai ai miei sogni da bambino: Da grande voglio fare la pasticcera negli anni 20 e terrorismo poetico urbano color magenta. Ormai tuno, nella ponte

stremati dagli anni trascorsi nell’abbraccio ondeggiante di Netpassammo le ultime notti a parlare con le stelle. Ho raccolto memoria del mio ventre le immagini del cielo che ho mangiato sul a poppa, sdraiato sul vento.

Primo mese dopo il sedicesimo. Del viaggio, degli incontri e dei pericoli: l’incontro con la musa nera, bacco seduto e il ghiaccio nero una corsa sul calesse bianco nel mare cittadino fino all’approdo

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[ Immaginario ] nell’antica corte segreta. Qui trovammo, allo scricchiolìo del grande portone, (un’anta di corno e un’anta d’avorio): “piante e animali!” vite nespolo Oscar vestito di macchie cavallo in tazzina di legno con zucchero cascina corte del mosaico di mosche un uomo seduto suona il suo alito di poesia verde mattoni rondini e nidi di guardia la vite si attorciglia al pettine del cielo suo a cadere nel sole leggero finestre curiose blu felino rinascimentale innaffia sul legno porta bianca una signora lavora la carta di guardia il gatto regala la coda quadrupede di ceneri feline sotto i mattoni ci sono dei libri e le danze degli abitanti del regno delle lucertole in scintillante luce verde. La casetta sull’albero, la scorciatoia nel bosco e l’avanguardia del mandorlo, la cui pelle conservava incisa la strana testimonianza di un linguaggio galattico ormai perso nella scienza moderna, che svelava dei modi coi quali i nostri nodi un tempo si sposavano insieme. A questo punto del viaggio, Sentivamo chiaramente sopraggiungere la fine del grande tunnel, e ne avemmo paura, giacchè in un tempo remoto firmammo una petizione contro la luce bianca, come atto di fede e presa di posizione, e ora sfuggirgli ci pareva impresa arduissima, ma invocammo tutti i nostri cento occhi perché si chiudessero al mio terzo dling! un mantello di vapore, le parole segrete della terra che

salgono a galla e le luci delle giostre sul mare, le dono al piccolo nano francese che tiene aperti i miei occhi in questo

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ] buio ondeggiante. a tutti gli dei e le bestie che soffiano le mie nuvole in questo buio ondeggiante. un passaggio in sella al toro attraverso gli abissi del cuore di gea, dove le fate tessono canti d’oro e d’argento accompagnano le ultime ore di vita dell’equipaggio, prima del sogno azzurro, bianco e turchese, abbraccio azzurro ondeggiante. Teodolìto Fantàso ci indicò lo zenit all’uscita della porta d’avorio. Alle spalle l’antica tavola verde-dorata. Riprendemmo sopravvento la direzione delle onde, fino a vederle infrangersi nei crocevia rocciosi dei ritrovati mari sottostanti. Lì buttammo l’àncora. Al risveglio dal sogno, il Comitato di Benvenuto della Proloco Anarchica dello Stato di Magenta cantò accompagnato dalla fanfara lo statuto della città. Chiudendo gli occhi eravamo a casa.

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[ Immaginario ]

Il pomeriggio d’un fauno,

tragedia mistica d’asfalto. (sottotitolo: joyeux dans l’eau, pale dans le miroir)

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[ LA DIMENSIONE EROICA DEL MICROBO ]

Me ne andavo di soppiatto tra i tetti dopo la detonazione, gatto nero con le ali, angelo di desolazione. Mi appaio nello specchio dell’acqua nera, libagione incerta dei miei mostri, narciso inorridito. Dalla pantagruelica onda nell’asfalto, spuma di pizzo, sperma di pesce, emergono tre volte i fantasmi del mercoledì. Chiedono l’assoluzione dal petrolio del loro crimine, l’inganno delle mie ali di cera magenta, cento anni di espiazione. Invece sono là per condannarmi ancora, -Fa’ di nuovo il giro! col mare sempre in tasca.

Nomadismo compulsivo, Macinatrice d’asfalto. []

Per ulteriori info sulle opere di Maura Esposito o per contattarla personalmente: www.teatrobalocco.blogspot.it stocavarius@hotmail.it JK | 67


[ Immaginario ]

sOMMACCO di Giorgio Calabresi, Luca Palladino, Francesca Gatti Rodorigo Sommacco è immaginario adamantino. Sommacco è la necessità di buttare fuori le storie che popolano dentro noi. Sommacco è la necessità di mettere le mani in pasta per raffreddare i pensieri, perchè se no poi scoppiano. La nostra casa è il Mediterraneo.

|photograph by Paololongo48

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[ SOMMACCO ]

Felice contro tutti di Giorgio Calabresi

uando Felice parla non lo puoi capire.

Q

nosciuto prima, nessuno può nemmeno dire

La prima volta che lo vedi credi istinti-

se per lui ci sia veramente stato un prima.

vamente che il suo sorriso sia per te. Ti viene

Il ragioniere del quinto piano, il Vecchio, quel-

incontro dall’altro capo del corridoio, ti guar-

lo che ammuffisce qui da sempre, racconta di

da fisso con una smorfia di beffa inchiodata

avere saputo da fonti certe che è tutta colpa

sulla faccia e l’eterna sigaretta tra le dita.

della droga e di quel viaggio a Cuba da cui

Parla a voce alta, quasi urla, teorizza della fu-

Felice sembra non essere mai tornato.

sione termonucleare e della porca madonna,

Per molti sarebbe ora di porre rimedio, la sua

poi sputa in terra e passa oltre come se non

condizione vera o presunta che sia è contro la

esistessi.

decenza e il buon nome dell’ufficio.

E per lui non esisti davvero, non esiste nessu-

L’unica che può davvero sfidarlo è lo Squalo,

no fuori dal corridoio, sono già tutti dentro la

la grande sacerdotessa della baracca, la ca-

sua testa, sono in tanti e tutti hanno qualcosa

nuta leader maxima dell’ufficio che è la sola

da dirgli.

capace di trafiggerlo con la sua indifferenza

Così lui non si zittisce mai, sbarra gli occhi e

glaciale e ostentata. Contro di lei anche Felice

schiuma labirintiche parole a profusione che

può poco, tira fuori tutto il suo repertorio, dà

guadano la saliva agli angoli della sua bocca

il meglio di se ma senza chi la guarda la sua

fino a sporcare il silenzio bianco del lungo

arte muore.

corridoio.

La guerra di nervi tra loro è andata avanti fino

-Ciao Felice - prova a dirgli qualcuno con fare

allo sfinimento. Fino a quando un giorno tri-

ammiccante perchè avere un cenno d’intesa

ste e piatto Felice non è tornato più.

da lui sarebbe una specie di primato di cui

- L’hanno ammazzato- ha detto a tutti il Vec-

potersi vantare in sala mensa, ma lui non ci

chio - L’altra sera al bar sotto casa qualcuno

casca mai, è troppo sveglio.

lo ha preso troppo sul serio e non ha gradito

Ti guarda appena, ti taglia in due col suo ghi-

il suo sorriso, una parola in più una bottiglia

gno e continua nel suo avanguardistico soli-

rotta e tanti calci. Ma forse è meglio cosi per

loquio.

lui poverino- ha anche aggiunto con tracotan-

-Felice non sputare! Felice non sta bene be-

te misericordia.

stemmiare! Questo è un edificio pubblico-

Io però non ci credo, Felice è troppo furbo,

glielo ripetono in continuazione ma lui il suo

simula la morte come ha simulato la vita per-

pubblico sa come tenerlo in pugno.

chè lui ha il senso del ridicolo e del tragico

Forse è l’ultima vera rock star e suoi fans

dentro, è il buffone triste di corte e sta solo

quelli che gli ridono dietro le spalle hanno un

aspettando il momento giusto per il gran ri-

bisogno disperato di lui per sentirsi normali.

torno in scena.

Nessuno può dire con certezza di averlo co-

Vero Felice? Vero?

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[ Immaginario ]

Venere è cattiva di Luca Palladino

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[ SOMMACCO ]

“La realtà, dunque, è qualcosa che non ha nessun rapporto con le possibilità, non più di quanto la coltellata che riceviamo abbia rapporto con i lievi movimenti delle nubi sopra il nostro capo…” Marcel Proust, du côté de chez Swann, à la recherche du temps perdu, 1913.

R

epentinamente cercò di baciarla. Lei gli diede uno schiaffo. Lui si mise la mano sulla guancia schiaffeggiata. Lei, guardandolo dritto negli occhi, gli

disse: <<io ho un fidanzato attualmente>>. Lui indietreggiò di un passo. L’annuncio lo destabilizzò. Forse le sue gambe non lo avrebbero sorretto ancora per molto. Con la mano che tolse dalla guancia si toccò il cuore. Con l’altra si toccò lo stomaco. Il suo corpo annichilito era nudo sopra il patibolo. Aspettava che qualcuno da un momento all’altro azionasse la leva. Non successe, nessuno si degnò di azionare quella leva. Pensò di farlo lui stesso, ma non riuscì a muoversi. Desiderava con tutto se stesso di scappare via da quella scena straziante. Si sentiva come il diavolo nell’acquasantiera, a disagio. La perfida frase “io ho un fidanzato attualmente” rimbombava nel suo spirito, vagava tra le sue cellule. Credette per un attimo di essere stato accoltellato. Verificò se ci fosse sangue a testimoniare il suo sospetto. Nessuna traccia di sangue. Sussultò. Con gli occhi cercava un pertugio, una via di fuga dal suo carnefice. Vide la sua macchina parcheggiata a pochi metri di distanza. Riuscì goffamente a raggiungerla e vi entrò. Il viaggio verso casa fu una via crucis dolorosa e crudele. In testa i pensieri si accavallavano uno sopra l’altro. Congetture infinite cercavano un posto esclusivo nel teatro della sua mente. Lo stomaco si strinse così tanto che la convinzione che non avrebbe mai più digerito era attendibile. Per un attimo pensò che avrebbe potuto risolvere il problema mangiando riso integrale ad interim. Poi rifletté che il dolore percepito non era riconducibile ad un problema dell’apparato digerente e se ne rammaricò. La mente tornò nei ricettacoli del suo malessere, dove l’oscurità è prepotente e brutale. Prese coscienza del fatto che era l’anima ferita, nonché indispettita, che cercava di liberarsi del corpo inospitale. Non esistono cibi terreni per lenire l’anima e trattenerla fanciullesca dentro di noi. Non ci sarà mai più un chiaro di luna né un Sandro Botticelli.

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[ Immaginario ]

Ricetta del far funzionare le cose di Francesca Gatti Rodorigo

|photograph by Thinwhiteduke

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[ SOMMACCO ]

180 gr di curiosità umana semolata 80 gr di lecitina di indulgenza 3 empatie

2 gr di alginato di incoscienza 1 dl di acqua di abnegazione

-30 gr di presunzione di unicità un pizzico di accettazione di sé

una manciata di onestà nell’offrirsi immedesimazione q.b.

una buccia grattugiata di coscienza di sé unica e distinta In una ciotola accogliente e trasparente, montate le tre empatie con i 180 gr di curiosità umana semolata. Quando il composto comincerà

a prendere volume e a sopraffarvi, incorporate la buccia grattugiata

di una coscienza di sé unica e distinta. In un contenitore a parte setacciare gli 80 grammi di lecitina di indulgenza e i 3 gr di alginato

di incoscienza. Aggiungere 1 dl di acqua di abnegazione e sbattere

energicamente. Unire poi i due composti in un recipiente solido e

lavorare con perizia e determinazione. Se la pasta diventa troppo molle aggiungere un pizzico di accettazione di sé. L’accettazione di sé aiuta il composto a ristabilire l’equilibrio tra il sogno liquido

dell’impasto perfetto e la realtà solida della sua imperfezione. Togliere in qualche modo i 30 gr di presunzione di unicità e unire una manciata di onestà nell’offrirsi. Regolarsi secondo buon senso con l’immedesimazione.

Cuocere tutto a 180° gradi fin quando dura.

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Sommacco è fatto da Francesca Gatti Rodorigo, Giorgio Calabresi e Luca Palladino per approfondimenti seguici su facebook o scrivici a sumac.sommacco@gmail.com JK | 73


[ Cinema ]

LO SPETTATORE PAGANTE #01 di Antonio Asquino

Questo spazio nasce per raccontare film cercando di coniugare la testa e la pancia, senza indugiare troppo nelle lungaggini tecniche ma senza neanche fermarsi ad una analisi superficiale comunemente accettata solo perchè largamente condivisa. Il discorso che intendo portare avanti parte da due presupposti: il primo è che il diritto di critica e il dovere di farsi una coscienza critica sempre e comunque è alla base, o almeno dovrebbe esserlo, della nostra formazione umana e culturale e il secondo è che per dare un consiglio, spesso conviene sviluppare anche il dono della sintesi. Non sono certo di saper portare avanti né l’uno né l’altro presupposto ma sono certo di avere voglia di provarci. Infine, il titolo parla di per sé, chi paga il biglietto ha il diritto e probabilmente anche il dovere di avere una opinione e comunicarla.

artiamo da una coppia di film che in un

P

gonisti di una delle stragi più dolorose della

certo senso va a braccetto: ROMANZO DI

prima repubblica, mettendo in risalto respon-

UNA STRAGE e DIAZ, entrambi film italiani,

sabilità evidenti e meschini servi dello stato,

entrambi film cosiddetti di denuncia, entram-

figure tormentate ormai entrate(purtroppo)

bi con pregi e difetti evidenti. Il primo reca la

nella nostra storia comune di cittadini italiani

firma di Marco Tullio Giordana e come tante

come Calabresi e Pinelli(e qui bisogna fare un

altre sue opere si inserisce perfettamente nel

plauso soprattutto all’interpretazione di Vale-

filone del cinema di impegno civile, del cine-

rio Mastandrea nei panni del commissario Ca-

ma necessario, i racconti che svelano i segreti

labresi). Un film che si può definire didattico,

e la natura marcia del nostro paese. Affida-

nel senso che andrebbe giustamente proietta-

tosi alla mano esperta e sapiente di Rulli e

to nelle scuole però non in quelle di cinema

Petraglia, Giordana narra degli uomini prota-

e questi sono i difetti, come tanti altri film

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[ LO SPETTATORE PAGANTE] italiani risulta scarsa la regia intesa come messa in scena, non c’è estro nelle riprese,non si avvisano scelte stilistiche definite e personali, tutto molto da cinegiornale, un film troppo pieno di scene con uomini che parlano seduti dietro una scrivania, sceneggiatura e dialoghi funzionali alla trama ma supportati male dalle immagini. Lo stesso problema però, ad esempio, non è così evidente in DIAZ, infatti il film di Daniele Vicari presenta una regia più accurata e alcune scelte di regia decisamente felici, c’è quella dell’assedio dei poliziotti nella caserma che sa di buon cinema horror che con l’orrore vero e proprio di quel gesto infame e violento si sposa alla perfezione. Le scene di massa sono credibili, gli attori fanno il loro senza particolari picchi ma senza sfaldamenti, in alcuni casi alcuni attori sembrano più funzionare come richiamo che per altro, nel senso che non ci sarebbe altro motivo, se non per cercare di accalappiare più pubblico possibile, di inserire nel cast un Alessandro Roja (noto per il suo ruolo da protagonista nella fortunata serie tv “Romanzo Criminale”) e affidargli un ruolo forse emblematico ma sicuramente minore e ininfluente, insomma poteva farlo qualsiasi altro attore. Questo breve spunto mi dà il la per mettere in evidenza un difetto di Diaz, il malcelato giovanilismo e questo si evince nella scelta del cast, in alcune infelici scelte di montaggio(quella bottiglietta che si vede schiantarsi a terra più volte a intervalli regolari grida vendetta per quanto è didascalica e per quanto richiami certi pessimi videoclip anni ‘80) e nel voler indugiare troppo su alcune scene volte solo a far infervorare lo spettatore più superficiale come quella in cui uno sciame di poliziotti fa denudare e vessa beceramente una ragazza in preda ai dolori mestruali. Il film è fatto col cuore ed ha una sua validità intrinseca, come

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[ Cinema ] denuncia e come film ma di certi mezzucci un regista bravo come Vicari non ne ha certo bisogno. Visto che ho intrapreso la vena polemica, veniamo a un film sopravvalutato come pochi negli ultimi anni: C’ERA UNA VOLTA IN ANATOLIA, dunque, mettiamola così, è il classico film “dal sapor medio orientale” (come cantò in quel pezzo terrificante Gianna Nannini), malato in forma grave di quella che chiamo da anni “la sindrome di Kiarostami” , bei paesaggi, bella fotografia, gente e macchine che vagano mentre la camera li riprende, lunghi silenzi, dialoghi banali al servizio però di chissà quali presunti sconvolgimenti interiori e sottolineo “chissà quali” e “interiori” perché, ovviamente, la sceneggiatura non fa praticamente nulla per rivelarlo, ogni persona che apre bocca sembra farlo col piglio di chi sta per dire una verità sconvolgente o chissà quale saggio insegnamento e poi se ne esce fuori con gli apprezzamenti per il formaggio di capra, i problemi con la moglie e storie di

sonno): “capolavoro”, inutile aggiungere che

vita vissuta nei villaggi mentre sullo sfondo

nel frattempo ha già dimenticato tutte le sce-

si dipana una storia d’omicidio lasciata però

ne del film che ha appena visto (probabilmen-

al caso (o meglio: al vento, così sembra più

te perché durante il film pensava ai cavoli suoi

poetico e accontentiamo quelli che scam-

o peggio dormiva, almeno da un occhio). Ora

biano il cinema per una mostra fotografica).

però per controbilanciare questo abominio (a

L’occidentale si lascia abbindolare dal fascino

voi decidere se con quest’ultimo termine mi

dell’esotico, dal trovare affinità e divergenze

riferivo al film o al mio commento) parlo di

col nostro modo di vivere, con i nostri paesag-

due film bellissimi davvero e straconsigliati.

gi, i nostri luoghi, i nostri formaggi e dal fatto

Il primo è spagnolo, si chiama BED TIME, ed è

che: ma guarda un po’, ”sono anche loro esseri

quanto di più intelligente e originale abbia vi-

umani proprio come noi”, poi se ha tempo ed

sto al cinema negli ultimi mesi, una storia che

particolarmente petulante, anche col nostro

rimanda al miglior Ferreri, grottesca, realista

cinema e si scorda il film. Quando esce, dopo

e spietata fino al midollo, una storia che in

due ore e mezza, così per non sembrare uno

un’ora e mezza rappresenta le miserie dell’es-

che non ha capito nulla o peggio, un insensi-

sere umano con sarcasmo e gusto per il brivi-

bile, cerca un espressione intelligente e dice,

do, una bomba ad orologeria dal meccanismo

con occhi lucidi (chiaramente di malcelato

perfetto. La storia di un portiere che conosce

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[ LO SPETTATORE PAGANTE ] a menadito le vite degli inquilini del suo pa-

Scorsese e di quel capolavoro (questo si, in-

lazzo a cui riserva dispetti più o meno gravi

discutibile e assoluto) che è HUGO CABRET.

e che ha come obbiettivo l’infelicità altrui, ma

Potrei farla breve e dire semplicemente che

nel condominio c’è anche una ragazza a cui,

Hugo Cabret è in due parole “il cinema” ma,

pur con tutti i dispetti il nostro eroe non

con piacere, andrò oltre: è una lezione magni-

riesce a togliere il sorriso e la superficiale

fica di regia (italiani imparate!) una volta per

educazione, non vi preannuncio come finirà

tutte, movimenti di macchina eccelsi, carrelli

ma, una volta tanto, posso assicurare, che

stratosferici, pura magia cinematografica che

vale davvero la pena di vederlo. Gli attori

si mostra in tutta la sua scintillante poesia

sono straordinari tutti, sia i principali, sia i

dell’immagine, ogni particolare, ogni spazio

secondari (e qui la citazione è per una bam-

dell’inquadratura trasuda genio e perizia,

bina dirimpettaia della ragazza che subisce

ogni fotogramma è un quadro. Gli attori sono

le angherie del portiere che è un personaggio

immensi (Ben Kingsley in testa) e non era dif-

memorabile), la regia è intelligente e regala

ficile, vedendo il cast ma anche quel guitto di

scene da vedere e rivedere, la sceneggiatu-

quart’ordine di Sacha Baron Cohen, grazie a

ra è di ferro e, ripeto, è di rara intelligenza.

Scorsese, ci fa la figura di quello che sa recita-

Quando vedi un film del genere percepisci

re. La storia riconcilia col cinema (non a caso

uno sforzo a fare sia arte che comunicazione

si parla del più grande genio del cinema arti-

e ti rendi conto che la meraviglia del cinema

gianale di sempre, George Méliès), riconcilia

sta in questo: nella capacità di mettere in sce-

col mondo attraverso gli occhi e la storia av-

na qualcosa o a cui non avevi mai pensato o,

vincente di un bambino e una bambina, oltre

se ci avevi pensato, in modo diverso da come

che del grande regista e riconcilia, anche e so-

l’avresti fatto tu o da come avevi già visto in

prattutto con se stessi, rinnovando il piacere

passato,sia nella realtà che in un film.

puro di trovarsi di fronte a qualcosa di unico

Il regista si chiama Jaume Balaguerò, è l’autore

e magico, qualcosa che solo il grande cinema

della saga di REC che (lo ammetto a malincuo-

sa mostrare e restituire. Inoltre aggiungo una

re) avevo colpevolmente ignorato, scambian-

cosa di cui mi assumo tutte le responsabilità,

dolo per pigrizia intellettuale che mi ha im-

scrivendo che, probabilmente, questo è il film

pedito di approfondire, per uno di quei nuovi

più bello di uno che di capolavori ne ha fir-

horror all’americana, porcherie tipo “Paranor-

mati parecchi, da vedere, da rivedere, da far

mal Activity” per intenderci, inutile dire che

vedere a tutti, e ovunque, Hugo Cabret è un

non solo recupererò questo ma aspetto con

film che è in grado di fare del bene, al cuore,

ansia una nuova prova di un regista che mi

alla testa, al mondo e al mondo dell’arte, un

sembra decisamente avere una marcia in più

film che merita di entrare nella storia del ci-

nel panorama mondiale. Per finire in bellez-

nema.

za e a proposito della meraviglia del cinema, da una piacevole scoperta veniamo ad una maestosa e attesissima conferma di uno dei più grandi registi viventi, parliamo di Martin

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[]


[ Teatro & Libri ]

GIULIO CESARE

L’inferno di Shakespeare al Silvano Toti Globe Theatre di Sabrina Tolve

“Il male che si fa vive dopo di noi; il bene è spesso sepolto con le ossa”

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[ L’OCCHIO ]

S

e c’era un appuntamento da non perdere, ad agosto, era il Giulio Cesare di Shakespeare, nella cornice elisabettiana del Globe Theatre a Roma.

Se c’è un’opera incentrata sul potere e le sue sfumature, nella storia del teatro, quella è il Giulio Cesare di Shakespeare. La scrittura dell’opera risentì delle tensioni politiche dovute al rifiuto di Elisabetta I di nominare un successore. La paura della guerra civile, un’intima riflessione sul potere e sul suo linguaggio, una pari analisi sulle libertà del popolo, ed ecco pronto il capolavoro. Del resto, Shakespeare ha scritto solo capolavori. In una Roma infestata dal Destino nefasto, da sogni, incubi, visioni d’imago mortis, si staglia sulla scena l’imponenza di Giorgio Albertazzi, che qui riveste il cosiddetto title role, il protagonista che impregna di sé tutto il testo, seppure muoia alla fine del primo atto. L’immagine del dittatore ucciso dalla congiura, è probabilmente la medesima immagine del potere che si disintegra e frantuma in mille altre tensioni. La libertà, purtroppo, non si acquista così facilmente. C’è, invero, il profumo della retorica e dell’orazione ad aver la maggiore: il manipolare le folle, il convincerle che quel che si è fatto sia torto o ragione. E dove la massa priva d’identità multiple diviene argilla plasmabile da chi ha la miglior favella, ecco, lì iniziano i veri problemi. Se Bruto e Cassio credono, da un lato, che la congiura e la rivolta armata contro Cesare e la nascita di un Impero, a sfavore della res pubblica, sia un dovere etico e morale, Marco Antonio mostra come con arguzia e furbizia, anche i migliori propositi possono essere insabbiati e calciati via, lontano, per non mostrare al popolino le mire del potere. E dunque? Alla fine meglio il suicidio. Per non piegarsi, per essere martiri di un’idea che non sarà possibile realizzare, né vedere realizzata. E se tutto questo vi fa pensare alla contemporaneità, ai nostri tempi, alla nostra vita quotidiana, siete sulla strada che vi porterà alla comprensione. Forse.

[]

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[ Sterilità del ben pensare ]

l’ORO MARRONE # 01

di Claudio Avella Il verderame è un antiparassitario che si usa in agricoltura biologica. Unico problema: è tossico. In questa rubrica scardiniamo le verità intoccabili... e usiamo il tatto (inteso come uno dei cinque sensi) per cose più divertenti.

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[ VERDERAME ]

L

o sento, avete letto la parola “marrone” e

siete voi, ancora meglio. Lo sfoggerete con

qualcuno si è incuriosito. Qualcuno inve-

spavalderia, come monito per chi dipende dai

ce è già disgustato, qualcuno, forse lo stesso

cenni della vostra testa: “se non mi va bene

che con morbosa curiosità si accinge a legge-

quel che fai, ti renderò più grigio dello smog

re questo breve testo di polemica natura, si

che appesta questa fottuta città”.

chiede come si possa associare l’oro, materia-

E questo astio verso il grigio da dove viene?

le nobile di solito giallo o bianco, ad un colore

Da nulla. È un colore come un altro: è il colore

quanto meno ambiguo. Come se tutti gli altri

delle rocce, è il colore di alcuni tra i paesaggi

colori fossero invece sempre e solo caratte-

più belli al mondo.

ristici di cose belle, gioiose, del gaudio della

E l’amore per il “marron cacca”? Non è amore,

vita, delle mille sfaccettature di un sorriso...vi

è consapevolezza! È la consapevolezza che la

ricordo che un sorriso può essere giallo, e un

vita è fatta di alti e bassi, di cose profuma-

sorriso giallo può essere il sintomo di un’ac-

te e di cose che puzzano, e che le cose pro-

canimento del tartaro contro uno dei nostri

fumate non sempre sono quelle più sane, e

beni più preziosi. Non solo, il bianco è il colo-

che, al contrario, quelle che puzzano spesso

re della paura, del panico...è il pallore che si

possono essere fondamentali alla vita. Avete

impadronisce del nostro viso quando qualco-

presente quel buon odore che si sente quan-

sa non va per il verso giusto. Il nero pure è il

do spruzzate gli insetticidi nelle vostre case?

colore della paura, della notte. Eppure può es-

Quella è morte, non solo per gli insetti, ma

sere anche quello di bellezza misteriosa e te-

anche per voi che respirate prodotti tossici.

nebrosa. Il rosso è il fuoco, il calore, il sangue,

Invece vi siete mai chiesti come si facesse a

il terrore. E il blu, allora? vi ricorda il cielo? Ma

coltivare tanto e bene, prima dell’avvento del-

per favore! Il blu è il colore che avrà il vostro

le moderne tecniche di agricoltura? Vi siete

viso qualche minuto dopo la vostra morte.

mai chiesti cosa succede a quei campi colti-

Dunque...se vi state chiedendo se ho scelto il

vati che vengono rimpinzati di fertilizzanti

marrone in quanto colore della cacca...ci avete

chimici? Pian piano si impoveriscono, diven-

azzeccato in pieno...semplice, banale, disgu-

tano meno produttivi, necessitano di quantità

stoso, vomitevole. Il marrone è il colore meno

sempre maggiori di sostanze artificiali, finchè

elegante che ci sia, quanto meno se lo associa-

la loro produttività diventa troppo bassa, al-

mo a quanto di più puzzolente si trovi nelle

lora vengono abbandonati...e spesso rimango-

vostre case.

no così, morti e desertici per chissà quanto

Eppure mi fate ridere, omuncoli di città. Urba-

tempo.

nizzati al punto da amare il grigio. Lo amate

Tradizionalmente, invece, era la cacca che te-

così tanto, il grigio fumo, che vi ci fate cucire

neva in vita i popoli. Veniva raccolta con gran

dei vestiti addosso, con quel colore. Vi pre-

fatica dalle stalle dove albergavano mucche,

sentate ai colloqui di lavoro, negli uffici, alle

cavalli, capre, pecore...veniva trasportata e

riunioni con il vostro capo armati di completi,

accumulata, mischiata con i resti del cibo e

cravatte e tailleur grigio fumo. Se poi il capo

con la paglia. Poi veniva spalmata ovunque,

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[ Sterilità del ben pensare ]

sui terreni coltivati e appena seminati, alla base delle piante nascenti dalla terra. E rendeva i terreni fertili, verdi, rigogliosi. Si tornava a casa la sera, sporchi mi merda, puzzolenti, ma con le mani forti e una fame che prima o poi, in qualche modo sarebbe stata compensata. Questo è ciò che mi ha insegnato la mia amica Marthe. È lei che mi dava da spalare la merda dalla stalla, è lei che me la faceva spargere nei campi, ed è lei che mi disse: “Questo è il nostro oro”. Potrei cominciare qui, a questo punto, un dibattito, tra me stesso e un interlocutore immaginario infatuato delle modernità e delle tecnologie: “Ma tu cosa ne sai?! Mica c’eri prima della rivoluzione industriale! E poi non sai che prima si moriva di fame?!”. Lascerò che la polemica si sviluppi pian piano nel tempo. Perchè ho imparato da qualcuno che non si deve per forza avere la risposta pronta subito. Bisogna saper dare tempo al tempo, con pazienza lasciare che la mente lavori per noi e ponderi la giusta risposta, rispettando i tempi tecnici. Vi lascio solo con un paio di suggestioni: riscoprite l’essenza delle cose: è vero che la merda puzza, ma ad un’analisi più approfondita ci rendiamo conto che senza di essa non ci sarebbe la vita (ma solo dei gran mal di pancia). L’altra suggestione riguarda la consapevolezza: un altro illuminato signore mi raccontò un giorno la storia di un topo che scappava da un gatto. Il roditore chiese a una mucca incontrata sulla via di fuga, di aiutarlo. Lei gli disse di mettersi dietro di lui, dopodichè gli lasciò cadere addosso un’enorme cacatona che lo ricoprì tutto. Solo la coda spuntava da questa torta marrone. Il gatto passando dietro alla mucca vide la coda e riconobbe il topo. Lo tirò fuori (probabilmente lo lavò) e se lo pappò. Cosa c’entra questo? C’entra, c’entra semrpe: c’entra con la consapevolezza che non sempre chi ti tira merda addosso è un tuo nemico. Chi ti tira fuori dalla merda non è detto che sia tuo amico. Se poi ti devi immergere nella merda, allora tanto vale farlo fino in fondo.

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[Sterilità del ben pensare]

BASTA CHE SUONI. di Catherine

E

ra una per niente ordinaria quasi trentenne dai burrascosi trascorsi emotivi. A quasi trent’anni lo si è sempre. A quasi trent’anni di solito

il karma ha già concluso sia il mach di andata che quello di ritorno con tanto di calci di rigore e traverse prese in pieno. A quasi trent’anni ci sono poche possibilità: si è sentimentalmente stabili, oppure incazzati, oppure anaffettivi, oppure molto esigenti, oppure molto poco esigenti. A trenta anni o giù di lì, la scelta è bipolare: relazione avanzata o rifiuto estremo di qualsiasi legame comunemente inteso. Ci sarebbe in verità anche un’uscita d’emergenza che si concretizza nel temporeggiare supponendo ipotesi su un destino romantico che arriva quando non lo aspetti. Ma è soltanto una soluzione transitoria che dopo poco, come avevamo previsto, sfocia in una lista nozze oppure nella nichilistica astensione dalle storie serie. Qualcuno a quasi trent’anni non ha la più pallida idea di cosa vorrà a trentuno, però sa benissimo cosa vuole a quasi trenta: la donna di cui sopra, per esempio, voleva un musicista. Al basso preferibilmente. Casualità oppure fissazione, fatto sta che eccetto fenomeni isolati il suo

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[ SEX ON ] curriculum amoroso evidenziava moltissime

avere un naso accettabile e dulcis in fundo

esperienze nel settore. Ebbene, quello che

(tremate bamboccioni) doveva abitare anche

aveva in comune con la maggior parte degli

in 10 metri quadri soppalcati, ma almeno a

uomini che nell’ultimo decennio (a vario tito-

10.000 metri di distanza da sua madre. A que-

lo) avevano popolato il suo cuore, i suoi pen-

sto punto tra le donne che mi leggono dovreb-

sieri, il suo letto e il sedile della sua auto, era

be partire una ola.

la passione per la musica.

La forte e vissuta signorina di cui parlo co-

Probabilmente, astraendoci dal contesto mu-

minciò quasi per gioco credo. Tutte iniziamo

sicale, la tendenza a considerare l’abilità con

con due cuori e una capanna e dopo qualche

lo strumento il principale criterio di selezio-

tempo finiamo con mezzo cuore, un appar-

ne è in qualche modo diffusa tra noi donne

tamento in affitto e una lista infinita quan-

sull’orlo di una crisi di nervi biologica. Nell’e-

to improbabile di requisiti che l’uomo degno

ra del “bio è bello e tutto è bio” che persino

di noi deve o non deve avere. Probabilmen-

le crisi di nervi siano salutiste c’è anche da

te all’inizio era semplicemente affascinata

aspettarselo, tuttavia il tipo di biologico di cui

dall’idea che qualcuno le dedicasse una can-

parlo qui riguarda più che altro quella sen-

zone, ma poi ha finito per frequentare senza

sazione conscia o inconscia che il tempo stia

nessun pudore solo ambienti dall’atmosfera

per scadere e che dopo quel ciuffetto nasco-

rock, spesso tenendo un microfono in mano

sto di capelli bianchi che ci ostiniamo ad attri-

e trasformando quel desiderio adolescenzia-

buire allo stress, sarà il momento delle rughe

le di romanticismo nel modo più originale di

in prossimità degli occhi che ci ostineremo a

unire l’utile al dilettevole. Forse la verità è che

definire d’espressione. A quel punto gli uomi-

essere donne sicure e indipendenti va di pari

ni che valgono (musicisti e non) saranno stati

passo col diventare ciniche e insaziabili, co-

tutti già presi, quelli che non valgono staran-

munque sia la conclusione comprovata è che

no correndo dietro alle nuove generazioni più

una volta accordato lo strumento non se ne

semplici da soddisfare e quelli che non val-

può più fare senza.

gono molto saranno troppo poco interessanti per noi che invece dopo anni di attività valia-

Ps. La storia di cui sopra non è autobiografi-

mo una cifra, e per dirla tutta non risparmia-

ca. Tuttavia mi associo pubblicamente e in-

mo nessuno. Ecco, ho perso il filo (saranno i

condizionatamente alla protagonista in tema

quasi trent’anni) cosa stavo dicendo? Mi tocca

di personalizzata libertà di scelta per quanto

ripartire dall’inizio: basta che suoni. Però che

folle sia. Che i “quasi trent’anni” siano con noi

suoni bene, con gusto, intelligenza, ironia e se

per sempre, perché il quasi è importante.

[]

è possibile una certa dose di coraggio. La bizzarra donna di cui scrivo insieme al saper suonare valutava anche altri tre aspetti, meno importanti ma imprescindibili: il musicista perfetto doveva essere una manciata di centimetri più alto di lei con il tacco alto,

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Scrivete, tutto è lecito. Justkids.redazione@gmail.com Oggetto: SEX ON


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JUST KIDS - #01 - Novembre 2012  

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