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1 9 8 8 Dilettanti Un anno che per certi versi sconta ancora un dicembre dell’87 veramente ferale con la scomparsa, il 3/12, di uno dei più grandi allenatori anconetani di tutti i tempi: parliamo di Fernando Cerusico che ha dedicato gran parte della sua vita, se non tutta, al nostro sport. Lo commemora Consolato Stillittano nel pezzo che di seguito riportiamo integralmente. “Ancona, 3.12 Altro grande della boxe marchigiana è scomparso, lasciando dolore e rimpianti in quanti ne hanno apprezzato il lungo insegnamento e la preziosa guida tecnica: Fernando Cerusico. Figura d’altri tempi (85 anni) era il cuore antico della boxe anconetana. Molti i campioni da ‘lui allenati, attraverso varie generazioni: Palmonella, Giacomelli, Argento Portaleone, i fratelli Saracini, Amanini, Pittori, Baldoni, Barzi e Consolati. E’ stato allievo del glorioso colonnello medico ‘Goffredo Sorrentino che gli affidò, nel lontano 1929, il settore pugilistico del “plotone militari-atleti”. Il G.S. Olimpia, la sua prima società, l’ultima il G.S. ‘Elena. Fanno degna cornice agli allori tricolori, alcuni incarichi federali: com ponente dello staff tecnico ai collegiali azzurri di Senigallia nel 1936 in vista della Olimpiade di Berlino; la dirigenza del corpo nazionale per dilettanti a L’Aquila, nel 1940; coadiutore nel 1957 di Steve Klaus e Natale Rea, con la nazionale azzurra a Porto Recanati. Era un maestro che sapeva intuire lo stato d’animo del pugile. Apparentemente burbero e severo, raramente si faceva prendere dall’entusiasmo. Per questo gli allievi lo guardavano con rispetto e timore reverenziale. Fino a poco tempo fa, con la sua camminata da marciatore, ha dimostrato, in barba al tempo, che la ‘boxe non invecchia. Ma poi, improvvisamente, il crollo: forse a voler dimostrare che a questo mondo nessuno è immortale. Si è spento venerdì 4 ‘dicembre in una corsia dell’ospedale civile di Ancona dove era ‘stato ricoverato per una grave malattia. Ora riposa nel cimitero delle Tavernelle, sobborgo anconetano a ‘pochi chilometri dal capoluogo.” Il 10/12 Bruno Melissano un atleta pugliese che ha svolto tutta la sua attività professionistica a Pesaro sotto la guida di Mongaretto, perde la vita in un tragico incidente sul lavoro. Lo commemora da par suo il giornalista Giacomo Venturi nel pezzo che riportiamo integralmente. PESARO. lO-l2-87 “Forse a qualcuno sarà sfuggito che qualche tempo fa, per un tragico infortunio sul lavoro, avvenuto nella sua Lecce, ‘è scomparso Bruno Melissano, ottimo pugile degli anni sessanta. Melissano era nato a Lecce nel febbraio del 1942. Iniziò la carriera pugilistica nella città natale, mettendosi in mostra ai campionati italiani di Modena nel ‘60 dove perse al 2° match. Per i suoi brillanti incontri, per il suo stile irruento, fu segnalato alla Società Pugilistica «Moto Benelli» di Pesaro, in particolare al maestro ‘Lauro Mattioli che lo volle con se a Pesaro. In quel periodo, tra gli anni 60-65 si trasferirono a Pesaro, molti altri eccellenti pugili provenienti dalla Puglia, quali Linzalone, De Pace, ‘Patronelli, Maragliulo, Lassandro, ‘Petruzzelli, Quero, D’Alò, ecc. Tutti costoro si integrarono perfettamente con i pugili locali quali Rosati, Luzzi, Gentiletti, Pedini, Marangoni. Silvori, Bacchiani. Stefanelli ecc. Nel quinquennio suddetto, grazie alle imprese di quel grande gruppo la” Vitarelli di Pesaro” divenne la prima società pugilistica d’Italia e Melissano si distinse in questa squadra vincendo nel 1963 a Pesaro il titolo italiano dei dilettanti contro Fanali di Livorno; nel ‘64 a Roma si ripetè in finale contro Sabri di Torino e nello stesso anno vinse a Signa una preolimpica come peso piuma, tuttavia li suo posto alla partenza per le Olimpiadi dl Tokio fu giustamente preso da Bruno Arcari. Il pugile leccese era il classico “battant”, un demolitore asfissiante dotato anche di intelligenza pugilistica: nei suoi incontri dava grande spettacolo. Se c’era Melissano, c’era pubblico in sala. Il maestro Mattioli e l’ex pugile Bruno De Pace lo ricordano come un pugile dall’impegno costante in palestra, un vero e proprio elemento trascinante, un esempio per tutti.


Melissano passò professionista nel ‘64 e destò subito ottima impressione con la sua vittoria ai punti contro il grande ‘Raflu King nel luglio del ‘67. Nel dicembre dello stesso anno tentò di conquistare il titolo italiano a Pesaro contro Pravisani. ma fu battuto per abbandono alla 6 ripresa, nel ‘maggio del ‘68 però si prese la rivincita sullo stesso Pravisani vincendo il campionato italiano di pesi leggeri. Combattè poi per una semifinale europea perdendo di misura contro Kid Tano a Las Palmas. Ottenne ancora altri buoni risultati: una volta vinse ed una perse contro l’ex campione europeo, il francese Maurice Tavant: perse ai punti contro Renè Roque, il pugile francese che sarebbe poi diventato campione europeo dei superleggeri; memorabile la sua vittoria contro l’ex campione italiano Barlatti a Ravenna; perse ai punti in 10 riprese contro l’ex campione del mondo Legra a Madrid. Melissano arrivò ad occupare il 3 posto tra i pesi leggeri in Europa e il 6 nei mondo, il 13 settembre 1968 tentò la scalata al titolo europeo, ma fu battuto per abbandono alla 3^ ripresa da quel grande pugile che fu Pedro Carrasco il quale poi divenne campione del mondo. In seguito Melissano mantenne il titolo italiano pareggiando contro Ziino nel ‘68 e lo perse ai punti contro Coscia (che aveva battuto nel ‘66 per ko alla 3 ripresa) Senza il titolo in palio sconfisse li campione italiano Petriglia a Macerata, ma poi fu sconfitto in casa dello stesso nel ‘71 a San Cesareo per il titolo italiano, Gli sportivi pesaresi sono rimasti molto colpiti per l’immatura scomparsa di Melissano. ‘Ma non solo loro. Melissano fu un atleta di livello internazionale, Qui sarà sempre ricordato come uno dei più grandi protagonisti della ‘Pesaro pugilistica degli anni d’oro. ” Ed ancora, come se non bastasse, il 2/2 ad Ancona ci lascia un altro grandissimo della boxe anconetana: il maestro Franco Fornaroli che assieme a Cerusico ha costituito il pugilato della dorica nel dopo guerra. Anche di lui riportiamo la commemorazione siglata da Consolato Stilittano. ANCONA, 11.2 “Franco Fornaroli, grande maestro di boxe è deceduto lasciando profondo rimpianto nell’ambiente dove aveva vissuto da sempre, insegnando agli allievi le norme per sapersi comportare sul ring e nella vita. Fornaroli, 72 anni, a suo tempo buon professionista e tanti campioni nel suo curriculum di maestro. Alcuni di essi erano presenti al momento in cui veniva tumulata la salma: Sante Bucari, Wladimiro Riga ed altri che hanno portato la bara per rendergli l’ultimo saluto. Qualcuno ha rievocato meriti e trascorsi sportivi con espressioni toccanti e commoventi, come il sacerdote, del quale vogliamo ricordare un’espressione: Quando si è in tanti vuol dire tanti meriti da parte di chi ci lascia ma anche tanto calore umano che allevia ai parenti la tristezza del momento Fornaroli soffriva ormai da tempo, anche se cercava nascondere i suoi disturbi, fino al punto di trovarsi in palestra con i propri allievi fino ad un paio di giorni prima che venisse ricoverato in ospedale. Aveva ricevuto molti aiuti dagli amici si da rendere accogliente la palestra con opportuni lavori di adattamento. Aspettava il giorno dell’inaugurazione, ma è giunto quello dell’addio. Il destino gli ha negato questa soddisfazione. Ora riposa nel cimitero di Ancona: la vita in palestra continua ma la boxe marchigiana ha perduto un grande maestro.” All’inizio dell’88 figuravano nelle Marche 14 società: 1)G.S. Amici O. Vitarelli M. Berloni punti 330; 2) Pugilistirca Tavullia 277;3) Boxe S. Elpidio a Mare 146; 4) Boxe Ring Ancona 56; 5) U.S. Civitanovese Cluana Boxe 53; 6) Pugilistica Boxe Recanati 46; 7) Pugilistica Ascoli Gr. Sp. Bajengas 26; 8) Sport Club Amici del Pugilato 19; 9) U.P. Anconitana Pittori 17; 10) Acc. Pugilistica Portorecanati 16; 11) Acc. Pugilistica Senigallia 14; 12) Pugilistica Libertas Di.Bi. Boxe 9; 13) Boxe Montegranaro 8; 14) Acc. Pugilistica Jesina 0. Totale punti 1017.


L’anno comincia sotto buoni auspici: a Marzo, a Mestre si disputa il Torneo Internazionale Italia e le Marche vi sono rappresentate da uno dei suoi migliori pugili: il mediomassimo Andrea Magi della Amici del Pugilato di Pesaro. Nei quarti si impone al bulgaro Lapkov per 5 a 0 ma poi in semifinale deve cedere all’ungherese Eros conquistando il bronzo e ponendo una seria ipoteca alla partecipazione alle Olimpiadi di Seul. Ad Agosto, ai campionati Europei tenutisi a Danzica, dal 9 al 14, brilla la stella di un altro elemento, calabrese di origine ma nato pugilisticamente nella palestra della Boxe Tavullia: il superleggero Giorgio Campanella che nei quarti dava subito conto della sua potenza spedendo per due volte al tappeto l’avversario irlandese Coughlan e poi lo metteva definitivamente out entro la prima ripresa. In semifinale passa per forfait dell’avversario, il gallese Smyth , evidentemente impressionato dal ko fatto registrare dal nostro pugile. In finale incontra il tedesco dell’Est Misgayski, un tipo veramente tosto che lo affronta a viso aperto. Ne scaturisce una battaglia violentissima: Campanella evita il maggiore allungo dell’avversario e la sua migliore tecnica con un pressing continuo che soprattutto nella seconda e terza ripresa da i suoi frutti. Con un 4 a 1 diventa campione Europeo e si dimostra il migliore della nostra nazionale. Alle Olimpiadi di ottobre a Seul il nostro Andrea Magi, nei mediomassimi, si comporta egregiamente e mostra di quale tempra sono i marchigiani ed il valore della scuola pesarese. Il nostro atleta evidenzia una boxe pulita ma anche, all’occorrenza, determinata e pungente. Nelle eliminatorie incontra un forte picchiatore delle Samoa, tale Ulberg. Per due round Magi si impone grazie alla sua tecnica cristallina ed anche quando nella terza era costretto ad accettare la lotta alla media e corta distanza si fa valere a tale punto da fare contare l’avversario. Nel secondo match Magi è opposto al canadese Kosolofski, un tipino che aveva già superato il primo turno per kot. Due riprese tese a stoppare d’incontro gli attacchi dell’avversario e terza concessa agli scambi. Netta la sua vittoria. Al terzo match incontra il sovietico Chanavazov che poi conquisterà l’argento. Primi due round in sostanziale pareggio e poi bagarre finale in cui il sovietico, indubbiamente più esperto, si avvantaggia di poco. Verdetto di misura a Chanavazov ma Magi esce a testa alta dalla competizione. Come dirigenti siamo rappresentati dal Vice Presidente della Federazione, il pesarese Luciano Fileni. Il 21 e 22 ottobre si svolgono a Roseto i campionati italiani novizi A e qui si mette in luce quel Christian Giantomassi della Pugilistica Baiengas Ascoli che poi nel prosieguo diventerà uno dei nostri migliori dilettanti. In questa prima sua uscita conquista un bronzo nella categoria dei pesi mosca battendo nei quarti Puligo e cedendo in semifinale contro De Gregorio. A Carrara il 31/10 e l’1/11 si svolgono i campionati italiani Canguri ed in questa rassegna Salvatore Frassino della Boxe S. Elpidio a Mare conquista l’argento nella categoria pesi massimi battendo il lombardo Bugada. A Modena il 18 e 19/11 si svolgono i campionati italiani novizi B e qui ci facciamo veramente valere con la società Amici del Pugilato di Pesaro che porta ben due elementi all’oro e si classifica prima in Italia in questa rassegna. Nei pesi mosca è Roberto Verzolini a conquistare il primo oro seguito dal compagno di palestra Fabio Pierleoni nei pesi piuma battendo entrambi in finale due campani prima del limite. I campionati italiani assoluti si svolgono a Lucca dal 9 al 19/12 ed anche in questa sede riusciamo a metterci in mostra con un oro ed un bronzo. Il bronzo va a Marco Severini nei pesi massimi della Boxe Recanati. L’oro tocca a Giacomo Paianini che, pure vestendo i colori delle Forze Armate è un prodotto di quella magnifica scuola di Pesaro condotta tecnicamente dal maestro Antonio Raspugli.


Severini passa il primo turno battendo il campano Perna per Kot alla seconda ripresa dimostrando aggressività e potenza ma in semifinale è fermato dalla migliore tecnica del piemontese Marcelletti e deve accontentarsi del bronzo. Nei pesi welter, tutto facile per Paianini che già lo scorso anno era giunto secondo alla stessa manifestazione. Questa volta non si è accontentato dell’argento ma ha preteso l’oro ai danni del campano Fucci e dell’emiliano Serio. Il 20 di novembre ad Ancona si svolge l’Assemblea ordinaria per il rinnovo delle cariche in seno al Comitato Regionale. Viene riconfermato Presidente, ma nessuno nutriva dubbi in proposito. Giorgio Galeazzi. Gli altri membri: Umberto Baldi, Giorgio Belligotti, Enzo Marinelli, Vincenzo Picini; rappresentanti arbitri: Annibale Di marco e Natale Lorefice; rappresentanti degli insegnanti: Antonio Raspugli e Altero Gramaccini. A fine anno nella classifica stilata dal mensile Boxe Ring figurano i seguenti atleti: Arduini di Pesaro, quinto nei minimosca; Castriota di Ancona, quarto nei pesi gallo; Paianini, campione nei pesi welter. Nella classifica annuale delle società per l‘ 88 si classifica la primo posto nella regione la Amici del Pugilato di Pesaro ( decima in campo nazionale) seguita dalla Pugilistica Tavullia e dalla Boxe Recanati. Seguono la Boxe S. Elpidio, la Pug. Ascoli e via via da tutte le altre.

Professionisti Per quanto riguarda questo settore nell’88 abbiamo in attività i procuratori Ennio Galeazzi e Silverio Gresta che curano gli interessi di tre pugili professionisti:marchigiani Luigi Minchillo nei superwelter, Flaviano Polinori e Patrizio Sumbu Kalambay nei medi. Ovviamente sia nella scuderia di Galeazzi come in quella di Gresta si annoverano molti altri atleti fra cui Gianfranco Rosi per il secondo . Altro professionista marchigiano che peraltro sceglie la procura di Gatti è il fanese Massimiliano Moncini. Patrizio Sumbu Kalambay è all’apice della sua stupenda carriera: campione italiano, campione europeo per avere battuto il 26 maggio a Londra Herol Graham, suscitando una vera sorpresa,campione del mondo, titolo conquistato a Livorno il 23 ottobre dello scorso anno mettendo sotto lo statunitense Iran Barkley in uno stupendo match che lo qualificano come uno dei migliori pugili italiani di tutti i tempi. Nell’88 il primo grandissimo appuntamento per Patrizio è la sfida con il fuoriclasse Mike McCallum. La sfida, titolo mondiale in palio , si svolge a Pesaro il 5 marzo. Alla vigilia il pronostico non può che essergli contro ma questo fantastico atleta ci regala una prova grandissima. Di seguito le cronache di quella fantastica serata che verrà ricordata per sempre come una delle migliori in campo nazionale e la migliore in assoluto per Pesaro e le Marche tutte ed alcune opinioni espresse da Amaduzzi e Benvenuti. “Abbiamo un campione. Non per il fatto che ha un titolo, ma un campione perché ha la classe; un campione per il quale, se diciamo che è uno dei migliori pugili italiani di tutti i tempi non ci rendiamo ridicoli in quanto, pure se quest’affermazione non fosse condivisa, le basi per sostenerla non sono campate in aria. Non lo sono, tant’è che, dopo la vittoria di Sumbu Kalambay (dico Sumbu perché a me sembra sciocco questo cambiamento di nomi in «Nino., «Patrizio, per figurare meglio con il pubblico che, se hai una tua personalità, ti puoi chiamare Sumbu, Mambo, Tango, Antonio, Francesco, Oronzo, gli piaci lo stesso) dopo la vittoria di Kalambay — dicevamo — sull’imbattuto McCallum (39 incontri 39 vittorie 30 per ko) nel ristorante dove di solito ci si


riunisce per ascoltare con più calma i protagonisti della riunione, chiedemmo a bruciapelo all’amico Betti de“Il Messaggero”, Kalambay avrebbe battuto Benvenuti? «Eh.... — ci rispose come colto di sorpresa, lui che aveva vissuto con noi il periodo d’oro del vero Nino — eh... come per dire che era proprio una difficile domanda. E la sua era una giusta risposta perché molte volte si era ricorsi a Nino Benvenuti per paragonarlo a questo e a quello, però mai si era messa in dubbio la sua riconosciutissima superiorità che, sempre, poneva fine ad ogni irriverente paragone. «Eh.... ci ha risposto Betti e non è andato oltre perché c’era da pensarci bene prima di sostenere un’opinione tipica da «palla di vetro”, c’era da far calcoli, da pesare elementi e poi la risposta non sarebbe venuta fuori lo stesso. Comunque, quell’.eh. ha voluto dire che per la prima volta, più o meno decisamente, si poneva in dubbio la posizione di Benvenuti quale miglior peso medio italiano di tutti i tempi, migliore di Mitri, migliore di Mazzinghi, di Bosisio, di Frattini, di Jacovacci, di Antuofermo ecc.). Io, che ho paura quanto Betti, di rispondere al mio stesso quesito, ma che mi rendo conto di non potermela cavare, in questa sede, con un semplice “eh”.... taglio la testa al toro con una verità (almeno con quella che credo sia tale) separando per ora, in attesa di altri eventi, il fenomeno pugilistico Kalambay da tutto il resto. Kalambay, io penso, sia un fenomeno a sé stante. Non lo si può accostare a nessuno, è imparagonabile. Sotto l’aspetto puramente tecnico non è gran cosa, mentre quello che faceva Benvenuti può essere il contenuto di un manuale sulla boxe così come quello che faceva Bosisio e tutti gli altri: insomma essi sono paragonabili, ma altri Kalambay non ne ho mai visti. Egli non ha precedenti; il suo pugilato non si può dire bello, ma può dirsi entusiasmante. Non segue una scuola, non permette alcun esempio, esso esprime un modo assolutamente soggettivo di attaccare e di offendere che, forse, è l’espressione più alta di un’arte istintiva che dobbiamo distinguere da quella che possiamo definire classica. Gli esempi di questa tesi, Kalambay li ha forniti proprio tramite i suoi ultimi avversari, Graham, Barkley, McCallum, logicamente tutti favoriti dal pronostico perché tutti più forti di lui sotto il profilo dell’ortodossia tecnica ma tutti sconcertati quando se lo son trovato davanti: non hanno capito niente di lui quindi non sono riusciti a costruire uno schema tattico ed hanno combattuto alla cieca contro un pugilato che non conoscevano. Kalambay fa un movimento con la spalla che credi un attacco, ma esso diventa improvvisamente un’azione di difesa che nello stesso tempo è un attacco di rimessa, poi ancora difesa e di nuovo attacco. Come si fa a battere Kalambay? Come avrebbe fatto Benvenuti? Come faranno De Witt, Heàrns ed Hagler? Alla fine dell’incontro avevo sei punti e mezzo per Kalambay. Troppi? Mai quanto erano pochi quelli dei giudici Perez e Viso. (r. f) PESARO 5.3 “ Per tinteggiare la crescita internazionale di Patrizio Kalambay avevamo più volte parlato di piccoli miracoli, di prodezze incredibili. Ma l‘imponderabile in questa storia non ha più senso di esistere. Patrizio Kalambay, che questa sera ha dato una autentica lezione di boxe ad uno tra i personaggi più importanti del pugilato contemporaneo (MC Callum tale era e tale rimane, anche dopo la sconfitta) ha infatti dimostrato di essere una certezza, una realtà, un asso: la sua difesa iridata del titolo mondiale dei pesi medi WBA non è stata baciata dalla fortuna nè guidata dalla mano del destino, ma sostenuta da temi agonistici e tattici di impressionante energia, dove corpo e mente hanno lavorato in equilibrata simbiosi. Patrizio ha rasentato la perfezione ed ha spappolato il nemico sul piano psicologico. Mc Callum non ha infatti mai “sentito” il possesso del match ed il suo sterile dominio territoriale si è imbrocchito mentalmente con il passare dei rounds, diventando un fatto meccanico, insufficiente per piegare un atleta che con ogni probabilità è oggi il più forte peso medio del mondo, migliore cioè di Hearns e di Tate, che detengono rispettivamente le corone WBC e IBF. La maturazione di Kalambay va interpretata come un eccezionale fatto sportivo-sociale. Non va infatti dimenticato che Patrizio è nato nello Zaire e che ha ottenuto la cittadinanza italiana poco meno di tre anni fa. Le sue scelte di vita, la sua progressiva integrazione in un mondo che soltanto ora impara ad apprezzarlo e forse ad amarlo (non nascondiamoci dietro un dito, sarebbe tutto più


facile se il ragazzo fosse nato in Italia) sono diventate sicurezza proprio nell’ultimo anno di attività, grazie alla conquista del titolo continentale in Inghilterra, contro Graham e della corona mondiale contro Barkley. E’ giusto dunque scrivere che il vero Kalambay è ufficialmente nato sabato sera 5 marzo 1988 sul ring di Pesaro. Ed ora attendendo la prosecuzione di questa splendida storia, andiamo a vivere con il personaggio quella splendida notte: “ l’ho fregato, l’ho sempre avuto in pugno – spiega Patrizio – lui ha attaccato molto, ma era prevedibile, perché era più lento di me. Quando muoveva la spalla sinistra, sapevo già dove sarebbe finito il colpo, così ho evitato tantissimi ganci e lui si è svuotato. Penso con franchezza di averlo dominato, all’inizio gli ho dato spazio perché volevo capire di che pasta fosse fatto. Un conto è conoscere l’avversario in televisione ed un conto è ritrovarselo davanti, sul ring. Poi però ho capito e devo dire che non mi ha mai messo in difficoltà. Mi sono fatto male alla mano destra verso la terza ripresa, perché l’ho colpito alla testa, poi il male mi è passato ed il destro mi è tornato utile nella fase finale. Mi ha toccato troppe volte sotto la cintura, ma mi sono imposto di non innervosirmi, non potevo regalargli vantaggi di ordine psicologico, e penso proprio di essere stato calmo dall’inizio sino alla fine, così l’ho messo nel sacco: l’avevo detto che si sarebbe imposto il più intelligente, non il più forte, ed ho mantenuto la parola”. “Certo, è stato un match molto faticoso, ma il più difficile che ho sostenuto nella mia carriera è stato quello con Graham, in Inghilterra, per il titolo europeo: lui faceva più male ed era anche più veloce di Mc Callum. Come vi posso spiegare la mia maturazione? Forse mi ha fatto bene fallire l’assalto europeo contro Kalule, due anni fa, proprio qui a Pesaro. Perdere ogni tanto mette la testa a posto, da allora dentro di me è cambiato qualcosa. Con chi mi piacerebbe battermi, ora? Considerando che per superare McCallum ho fatto il Leonard, mi piacerebbe af frontare Hagler, sia chiaro non tanto per la borsa, quanto piuttosto per la soddisfazione di misurarmi con uno come lui. Bob Arum dice che sono superiore a Hearns? Se lo dice lui... Cosa farò ora? Mi concederò solo una vacanza, voglio fare un viaggio in California, poi dovrei andare nello Zaire, devo presentare mia moglie ai miei genitori. Il problema è che, se vado nello Zaire, vien fuori un casino che neanche immaginate, poi non mi lasciano più partire.. Già, Io Zaire. Mc Callum si è trovato sul ring due bandiere, per lui, quella degli Stati Uniti e quella giamaicana, dove è nato. Per me c’era solo il tricolore, ed è stato bello, ma meglio poter toccare anche la bandiera del mio paese natale... Ed ora la gloria, e i soldi: mi dovranno dare borse superiori a quelle sin qui pattuite (150.000 dollari per il match con Me Callum n.d.r.), lo fanno con tutti, non vedo per quale motivo non dovrebbero farlo con il sottoscritto, il campione del mondo dei pesi medi». MARIO BRUNO L’EMBLEMA DELLA SCONFITTA PESARO, 5.3 “Mike Mc Callum è l’emblema della sconfitta. Battuto sul ring ed abbattuto, in modo visibile, persino impressionante, come persona. Seduto in modo goffo su una sedia, spiega a tutti, ma soprattutto a se stesso, perché ha perso, ma tutto ciò che affiora non è sufficiente per giustificare. La verità è che non capirà mai perché Kalambay lo ha ridimensionato. Dice: «E’ andato tutto storto, io ho fatto tutto il possibile, l’ho pressato, ho cercato fino all’ultimo di metterlo giù, e lui è stato abile, non ha mai voluto incrociare i colpi, ha boxato con intelligenza, non discuto. Non mi do pace, più ci penso, e meno capisco. Non ci sono particolari che spiegano, c’è un insieme di elementi che mi fa dire: è stata la notte di Kalambay, a lui è andato tutto bene, a me è andato tutto storto. Ma non si dimentichi di me Kalambay, perché farò tutto di tutto per tornargli di fronte, nuovamente. Il mio desiderio è ora quello di riprendere immediatamente l’attività per conquistare questa corona ad ogni costo. Il match più difficile della mia vita? Questo, è ovvio, no?». “Perché l’hai voluto rendere il più difficile — gli spiega con garbo Angelo Dundee, che ha commentato il match per conto della TV americana ABC — non hai capito quello che dovevi fare, eri sbilanciato, entravi male con il gancio sinistro, avresti dovuto usare- il montante. Ragazzo, hai sputato l’anima, ma te la sei giocata veramente male”


ARUM, DUNDEE E BRENNER TRA I PIU’ FELICI PESARO, 5.3 “Tra gli uomini più felici per la vittoria di Mc CalIum c’è l’organizzatore Bob Arum, il più importante organizzatore del mondo, che prima sgrida la «banda Kalambay” e poi la consiglia: « prima del match ho visto Kalambay fare la coda per un quarto d’ora per ritirare i biglietti per i suoi amici, Dio, siamo matti? E’ un capitale, va gestito con professionalità, non con pressapochismo. Dirò di più; il ring era troppo piccolo, sarebbe stato necessario un quadrato il più largo possibile ed ancora, il fondo del ring era troppo morbido per un atleta come Kalambay che si muove molto ed ha bisogno di poter spingere sulle piante dei piedi ottenendo la migliore spinta possibile. Infine, una considerazione di ordine tecnico: Kalambay non può avere sei persone all’angolo, sennò diventa matto. McCallum ne aveva due, tutti i pugili hanno due consiglieri... E veniamo al match: splendido, fantastico. Kalambay è probabilmente il più forte peso medio del momento, ha stravinto anche se in giuria c’erano due giudici criminali che gli hanno dato un solo punto di vantaggio. Ha vinto in verità con almeno 4 punti di margine. Il futuro di Patrizio? Duran? No... puzza, diciamo dunque una difesa volontaria contro Doug De Witt, quindi un combattimento di presentazione negli Stati Uniti e infine, se Hagler come penso se la vedrà con Leonard, Patrizio contro Hearns, primo ed importante passo verso la riunificazione del titolo della categoria dei pesi medi». Da segnalare che su Kalambay hanno investito i loro capitali Ted Brenner, match maker del Madison Square Garden, e Chris Dundee (consigliato dal fratello Angelo) hanno rispettivamente giocato 5.000 e 2.000 dollari su Patrizio, che a Las Ve gas era offerto a due e mezzo contro uno. Una volta tanto anche il Leroy’s Book di Las Vegas, la più importante sala da gioco di tutto il mondo, ha sbagliato valutazione...” NINO: NON CREDEVO ARRIVASSE A TANTO Patrizio Kalambay ha capito solo dopo di «averla fatta grossa». Sono stati il comportamento della gente, l’entusiasmo dei tifosi, gli entusiastici commenti della stampa a fargli capire l’importanza dell’affermazione mondiale ottenuta nei confronti di Mike McCallum, un successo che va inserito d’autorità tra le pagine più belle ed importanti mai scritte nella storia della boxe italiana. Un’ opera d’arte, una prodezza tecnico tattica, che rimanda la mente indietro di vent’anni, ai capolavori di Nino Benvenuti, anche lui professore del ring. A suggellare questo ideale gemellaggio c’è persino il calendario. Pensate il 4 marzo 1968 (cioè il 5 marzo, per via dei fusi orari) Nino batteva al Madison Square Garden Emile Griffith e riconquistava la corona iridata dei pesi medi. A distanza di vent’anni esatti, Kalambay si è confermato re della categoria, piegando ai punti il picchiatore giamaicano e suscitando l’entusiasmo del suo predecessore: così ha detto Benvenuti: “Sono sincero, in chiave di pronostico non pensavo che Kalambay ce la potesse fare, anche se contro Barkley ne avevo verificato l’eccezionale intelligenza pugilistica. Ma non era tanto la mancanza di fiducia in Patrizio che mi frenava, quanto piuttosto il timore che il ciclone Mc Callum fosse irrefrenabile. Contro il giamaicano soltanto il 10% degli avversari era riuscito a finire il match in piedi. A Ciò si aggiunga un ragionamento di ordine pratico: pensavo che la giuria fosse ben disposta nei confronti dello sfidante, perché era lui il personaggio numero uno del combattimento, il cardine di ipotetici business in America. E questo ragionamento ha trovato piena conferma nel verdetto, due giudici hanno visto Kalambay vittorioso per una sola lunghezza, una vergogna. Ma veniamo al match: Mc Callum mi ha impressionato nel primo round, quando ha messo a segno un paio di bordate veramente pesanti, ma con il passare dei minuti mi sono reso conto che cercava il ko in modo ottuso, senza variare i colpi, con una meccanica agonistica che non paga mai. Il ko si concretizza quando fantasia e varietà rendono i colpi imprevedibili e li tramutano in proibitivi. Così, a partire dal terzo round, ho cominciato a sperare ed a tifare. E mi sono sinceramente entusiasmato nel vedere Patrizio tessere sapientemente la propria tela, colpo dopo colpo. Non ha mai sbagliato il tempo degli attacchi, si è difeso in modo felino, ha mantenuto la concentrazione dal primo all’ultimo istante, non ha mai osato troppo, è stato in sintesi un cocktail esplosivo, formato da tanti


piccoli ingredienti, un campione importante, credetemi. Va considerato come l’uomo nuovo del pugilato mondiale: il suo grande pregio, ripeto, è il possedere un insieme di piccoli pregi, tutti utilizzati in modo equilibrato. E’ forte sul piano dinamico, sul piano fisico e su quello psichico, ed il dispendio energetico con il quale ha respinto in modo netto Mc Callum fa pensare a riserve aerobiche da autentico fuoriclasse. Questo Kalambay, così completo ed umile, padrone di se stesso sino all’inverosimile, non può nè deve avere paura di nessuno. Può cioè battere senza problemi Hagler, Leonard, Hearns Duran, i grandi personaggi che solcano tuttora il firmamento di questa categoria, ma attenzione, si tratta di atleti che hanno dato molto e che stanno vivendo ormai la parabola discendente della loro carriera, Kalambay è invece in fase ascensionale. Sono convinto che possa riunificare sotto il proprio dominio il titolo della categoria dei pesi medi e possa mantenerne il possesso, per parecchio. Un uomo di questo calibro lo avrei affrontato volentieri anch’io: sarebbe stata una splendida battaglia, che avrei vinto io, lo ammetto, con qualche difficoltà.” MARIO BRUNO I VOTI DI BENVENUTI A KALAMBAY Sinistro 8 Destro 7 Temperamento 10 Velocità 10 Difesa 10 Attacco 8 Potenza 6 AMADUZZI: MI RICORDA BENVENUTI BOLOGNA, marzo L’effetto Kalambay continua a suscitare entusiasmo; ad alimentare ondate di simpatia, ma anche a far discutere i tecnici, che cercano di fornire un’esatta rilettura di questo fenomeno. Abbiamo chiesto il parere ad uno che di pesi medi se ne intende, Bruno Amaduzzi; ne è uscito un “botta e risposta” che è andato anche un po’ al di là della traccia prestabilita per toccare argomenti «storici» della nostra boxe. E Amaduzzi, manager di una Bologna che sapeva “far tremare il mondo” anche nel pugilato, ci offre il suo giudizio su Patrizio Sumbu Kalambay. «Credo di non esagerare nel considerarlo veramente un campione autentico — dice —. In questi ultimi anni i suoi progressi sono stati costanti, al punto di riuscire a far esplodere tutto ciò che possedeva». — Possibile qualche accostamento a Benvenuti? «Personalmente vedo molte affinità, sia pure con un pizzico di prudenza e con le dovute proporzioni. Sicuramente, a livello internazionale, Kalambay è il pugile che oggi maggiormente si avvicina a Nino. Entrambi hanno nel sinistro la loro arma migliore, entrambi fanno sfoggio di una notevole abilità difensiva....” — Allora è il fattore-potenza che ci impedisce di mettere una bella tripla in un confronto a distanza tra i due? “Sicuramente su questo terreno il parallelo non è proponibile. D’altra parte poco fa ho specificato che si tratta di un paragone fatto con le dovute proporzioni e con prudenza... Con tutto ciò mi sento però di dire che Kalambay porta il destro meglio di Benvenuti». ALBERTO ALVONI A questo punto per lo zairese, oriundo marchigiano, tutto sembra possibile: fama, ricche borse, notorietà- Su questo clima si va al match contro l’americano Robbie Sims, fratello di Marvin Hagler, un pugile dotato di grosso temperamento e pugno consistente. Il match si fa a Ravenna il 12 giugno. Nonostante la classe dimostrata non possiamo dire che fosse indicato dalla stampa


nazionale e straniera come favorito nel pronostico. Peraltro Patrizio dimostra ancora una volta a tutti la tempra di cui è fatto mandando “per funghi” anche questo ennesimo ostacolo. MARINA DI RAVENNA, 12/6 Patrizio Kalambay ce l’ha fatta ancora una volta nel suo magnifico duello con gli Stati Uniti: ha battuto Barkley, ‘l’attuale campione dei pesi medi WBC, ha battuto McCallum, il terribile picchiatore vincitore di Donald Curry e adesso si è disfatto del più diffìcile dei pretendenti alla sua corona, Robbie Sims che il fratello, il meraviglioso Hagler, aveva dato sicuramente vincitore grazie alla sua potenza. Kalambay ha vinto, ma ha sostenuto il combattimento più difficile della sua carriera. Alcuni colleghi, nei soliti discorsi che si insinuano tra noccioline e la coca-cola in attesa che si inizi la manifestazione ci avevano espresso la loro sicurezza che questa sarebbe stata la volta buona perché Kalambay vincesse il suo match mondiale prima del limite. Ci meravigliammo di questa ipotesi (Boxe Ring nella presentazione dell’incontro aveva chiaramente detto che Sims avrebbe potuto dare seri fastidi al campione) perché pensavamo proprio il contrario, a prescindere dalla posizione di Sims nelle graduatorie internazionali. Pensavamo il contrario perché un pugile istintivo come Kalambay che tende a precedere gli schemi dell’avversario intuendone le azioni e quindi ad eluderne il rischio avrebbe potuto trovarsi in difficoltà con un guardia destra che gli avesse prospettato una boxe in negativo rovesciando le norme, le regole, 1’automaticità delle azioni. Così è stato infatti specie all’inizio dove il tutto era aggravato dal fatto che il destro-sinistro di Sims, di una potenza paurosa, proponeva Kalambay come il classico vaso di coccio contro il vaso di ferro. Ma proprio a causa di questa circostanza si è avuto modo di constare la reale grandezza di Kalambay, che è assurta a valori inimmaginabili, certo maggiori di quanto non lo fosse dopo gli incontri vinti agevolmente con BarIey e McCallum. Patrizio ha sentito dei colpi (nel secondo round e nell’ottavo, come nel settimo e nel decimo li ha sentiti Sims) ha spesso dovuto cedere gioco dell’avversario del quale è stato sovente in balìa pur sempre conscio del punteggio e della necessità quindi di dover risalire lo svantaggio creato da uno scambio sfavorevole o da una serie al corpo. E qui la sua bravura rifulgeva perché con la meravigliosa scelta di tempo che lo distingue, con un guizzo trovava la via per mettere a segno una spettacolare, anche rumorosa sberla al viso che magari lasciava imperturbabile Sims ma che impressionava il pubblico e quel che più conta, i giudici. La sua vittoria l’abbiamo registrata con tre punti di vantaggio ed una preferenza che per gli ottimisti, quelli che vedono un bicchiere mezzo pieno anziché mezzo vuoto, può anche passare per un punto. Ma tre punti e mezzo come fanno gli inglesi, va bene e l’avvocato Emmolo, che pure stravede, e giustamente, per Kalambay, ha visto anch’egli così. Gli otto, nove, anche dieci punti che si sono sentiti in giro sono una assurdità. A nostro avviso con questo punteggio così dilagante non si è tenuto sufficientemente conto soprattutto di due fattori: in primo luogo della potenza notevolmente maggiore di Barkley in secondo luogo del poderoso lavoro al corpo che questi ha svolto e che il campione ha incassato sempre, zitto, buono ed impotente: quei colpi portati ai fianchi, al “solar plexus”, al fegato avrebbe demolito chiunque, ma Kalambay li ha retti e nel suo volto sempre impassibile nessuno ha potuto leggere con quanta difficoltà. I punteggi dei giudici tutti favorevoli a Kalambay: Medardo Villalobos (Panama) 119-113; Nicasio Drake (‘Panama) 118-110; Ove Ovensen (Danimarca) 117-113. RAVENNA, 12.6 E adesso cosa farà Kalambay? Ha battuto un picchiatore, Barkley, infliggendogli una clamorosa lezione. Ha distrutto il mito McCallum ridicolizzandolo sul piano strategico ed ha messo a tacere un “bazooka” come Robby Sims, dando una dimostrazione di vitalità agonistica eccezionale. E adesso cosa farà Kalambay? Giriamo la domanda di questa mini-inchiesta, un po’ a tutti. Ennio Galeazzi, il manager: “innanzitutto Patrizio ora riposerà, perché non si può andare avanti con questi indici di difficoltà. Avevo piantato i piedi perché non volevo assolutamente Robby Sims e ho


avuto ragione, perché questo era un avversario arrabbiato, scomodo, un bulldozer. E meno male che questa era una difesa volontaria, ma loro (rivolto alla IBP) lavorano con Bob Arum, i problemi nostri sono sempre in secondo piano. Kalambay sul ring non torna almeno fino ad ottobre. Siamo anche disposti ad andare in America, a patto che le difficoltà della trasferta siano riconosciute”. Tommaso Emmolo, avvocato dell’IBP: “Abbiamo parlato chiaro con Bob Arum, Kalambay è il nostro prode, non concederemo all’America il nostro prode. La nostra intenzione è di farlo combattere sempre in Italia, a meno che si concretizzi un’importante trattativa con il presidente dello Zaire, Mobutu. Nel qual caso potremmo organizzare per i primi di settembre (la data possibile è il 3) Kalambay-Manos de Piedra Duran a Kinshasa, senza l’utilizzo della televisione americana. Faremo tutto il possibile per acquistare autonomia, per gestire il nostro campione in prima persona, con poca, pochissima America e con tanta Italia. Siamo invece pronti ad andare negli Stati Uniti qualora possa andare in porto il piano per un match con Leonard”. Bob Arum, l’organizzatore numero uno del mondo: “II domani di Kalambay può essere duplice. O l’unificazione del titolo della categoria dei medi, oppure uno scontro con il campione dei campioni, Ray Sugar Leonard. Il primo cammino è logico, il secondo cammino è complesso, occorre trovare sponsors, televisione, casinos disposti ad ospitare l’avvenimento... Vedremo, fatemi riflettere, qualcosa sicuramente faremo: per intanto ecco un’offerta, il 3 settembre, in America o in Italia, Kalambay potrebbe affrontare Doug Dewìtt, numero cinque delle classifiche mondiali”. — Ma non doveva riposare, Kalambay? MARIO BRUNO SUMBU: E ADESSO FATEMI RIPOSARE RAVENNA, 12.6 {m. b) Kalambay chiede tregua. “Ora fatemi riposare, un europeo e tre mondiali nel giro di 382 giorni sono tanti, troppi, stancano, svuotano: ho assoluto bisogno per evitare di fondere. Se dovessi proseguire con questo ritmo, rischierei di compromettere tutte le cose belle che son riuscito a costruire in questo periodo”. Pensiero importante: Patrizio ha sin qui fatto gli straordinari, immolato all’altare dell’ambizione (diventare campione del mondo è splendido, difendere il titolo contro un fuoriclasse come McCallum è inebriante, battersi contro Sims per tanti soldi è appagante, che diamine!) ma non può bastare l’intensità dei desideri. Qui ci vuole pace fisica e mentale, anche se i due dottori che tengono sotto controllo il campione (Boranga e Zizi, sempre presenti nelle cronache del campione del mondo dei medi junior, Gianfranco Rosi) spiegano come Patrizio sia in realtà un bimbo rispetto all’anagrafe che lo inchioda, proponendolo con i suoi trentadue anni come il più anziano campione del mondo in carica. “Dal punto di vista biologico Kalambay — spiegano — ha cinque anni in meno. Ci son riferimenti che lasciano a bocca aperta, pensate, dopo 5’ dal termine dell’incontro, durissimo, con Sims, il battito cardiaco da 150 era sceso a 64. E’ un atleta eccezionale: se viene gestito come Dio comanda, può durare ancora due anni, senza correre rischi, conservando cioè freschezza e intègrità.”. Kalambay è dunque sano come un pesce. Ma l’augurio è che a questo punto del discorso nuoti bene. I classici quattro soldi (diciamo più correttamente 400 milioni netti, il resto è andato in tasse e percentuali e spese di allenamento) li ha messi da parte, non ha più l’assillo del «conto in banca», si è comperato una casa e con franchezza comincia a vedere la vita con un’ottica diversa, meno preoccupata, meno stressata. Vale insomma la pena di difenderlo questo benedetto titolo dei medi, anche perché l’atleta è qualcosa di eccezionalmente bello da vedersi. Con la sola eccezione del match di Sims, che poco... sportivamente gli ha gonfiato lo zigomo sinistro: “E’ un uomo molto duro — ha commentato Patrizio — sicuramente l’avversario più impegnativo con il quale mi sono misurato in questo periodo mondiale. Barkley era un picchiatore che non mi prendeva mai, McCallum era un asso che ho invischiato, questo Sims, invece, proposto come un avversario alla mia portata, si è rivelato in possesso di un cuore infinito. Ho subito capito che non mi sarebbe


bastato il diretto sinistro per tenerlo a distanza; ho deciso allora di scambiare i colpi, ne è venuta fuori una guerra di grosse proporzioni, sono convinto di aver fatto un match importante”. — La riunificazione del titolo può costituire un grande motivo per continuare quest’attività? “Sì, tentare la riunificazione del titolo dei medi può essere un propellente giusto. Il tutto ben pagato, sia chiaro. E se ci sono i soldi buoni, posso anche andare a combattere negli Stati Uniti”.. A chiusura di un anno eccezionale Kalambay, nonostante l’intenzione di riposare accetta il confronto con il protetto di Bob Arum, Doug De Witt, a Montecarlo l’8 novembre e dimostra ancora una volta, se ve ne fosse stato bisogno, di essere al momento uno dei migliori se non il migliore medio del mondo mettendolo ko alla settima ripresa. MONTECARLO, 8.11 Nel giro di un anno e sedici giorni, dal 23 ottobre 1987 all’8 novembre 1988 si è materializzata una storia bellissima, quella di Patrizio Kalambay, prima timido re dei medi contro Barkley, poi sagace gestore della proprietà contro Mc CaIlum, quindi massiccio e prode atleta contro Sims ed infine, delizioso e spietato esecutore di Doug De Witt. Alla sintesi di questa meravigliosa progressione, la boxe italiana si trova in possesso di un campione eccelso: non traggano in inganno i suoi 32 anni suonati, l’atleta che di questi tempi spazza il mondo e demolisce Il prodotto di vertice statunitense, è nel fiore degli anni, bello e bravo. Un campione crescente che, pur avendo pronunciato frasi di legittimo lamento durante la preparazione, è tuttora in grado di credere, aggredire e combattere, Un campione solido ed equilibrato, la cui storia potrebbe diventare favola, meraviglia, incredulità. Per intanto Patrizio si è meritato la qualificazione al girone che assegnerà Il titolo iridato della categoria, nel prossimo febbraio a Las Vegas: se la vedrà con Michael Nunn, campione del mondo dei medi IBF. L’incontro non è... un piacere, Bob Arum amministra anche l’imbattuto statunitense, più giovane e più comodo da guidare (non dimentichiamo che Arum è americano e vive a Las Vegas). Ma una volta tanto, pur accettando I’ America per ovvi motivi di ordine economico (non meno dl un miliardo di lire di borsa) Kalambay attraverserà l’oceano non da vittima, ma da protagonista. Del futuro avremo in ogni caso tanto tempo per parlare: analizziamo invece il presente, come Patrizio ha cioè liquidato il nemico bianco, in un match che la... perfida mente di Bob Arum ha costruito come alternativa all’elezione del presidente statunitense, un combattimento che ha avuto il più alto indice d’ascolto della storia della boxe. De Witt, dunque, campione degli Stati Uniti, combattente monolitico: parte al gong e viene subito “dentro” tre ganci sinistri al corpo ed al volto, usa bene la mano sinistra, toccando anche alla bocca dello stomaco, Patrizio concede un minuto e mezzo di libertà al nemico, poi lo inquadra nel mirino: stranamente — trattandosi di un bersaglio sostanzialmente fermo, perché De Witt ha pochi movimenti sul tronco — Patrizio fatica con il sinistro, ma il destro è preciso, potente, efficace. Kalambay accetta volentieri di accorciare il match, lui che con il jab sinistro potrebbe in realtà fare proprio ciò che vuole, perché capisce che può dare confidenza al nemico. Doug, infatti, non è devastante, e soprattutto non trova più il bersaglio nel momento in cui il campione del mondo si mette a coltello, di lato. Il discorso finisce qui: Patrizio cioè, dall’alto di una superiorità espressiva totale, vince una, due, tre, quattro cinque e sei riprese. Un controllo netto del match, con De Witt che arriva affaticato all’angolo al suono della sesta campana, ma Elio Galeazzi ci dice dall’angolo: non riusciamo a buttarlo giù, non vinceremo prima del limite. Patrizio confeziona però in modo delizioso la propria ennesima sorpresa, trovando dopo un minuto e spiccioli del settimo round un doppio gancio sinistro, che va a segno nel momento in cui il destro - per la prima volta — non tocca il nemico. E’ un doppio gancio potente, alla mascella, il primo trafigge, sorprende e blocca il nemico, il secondo abbatte in modo drammatico. De Witt viene contato sino al dieci dal variopinto arbitro panamense Berrocal {amigo, più incisività dopo i breakl) che lo dichiara out nel tripudio generale. E di tripudio si deve parlare: noi stessi ci troviamo in piedi ad applaudire questa spettacolosa conclusione che


trascina idealmente sul ring un pò tutti. Sale sul quadrato persino la moglie di Patrizio, Rosa, che a marzo diventerà mamma per la seconda volta, ma in questo sereno gesto istintivo c’è tutto il trasporto che il campione del mondo ha regalato a noi ed ai 6 milioni 284 mila spettatori che hanno assistito allo scontro davanti al video, top audience dell’anno per l’Italia. PATRIZIO, COME BURRUNI, CAMPIONE A 32 ANNI MONTECARLO, 8.11 Più vicino ai 33 anni che ai 32 (è nato il 10 aprile del 1956) Patrizio Kalambay ha offerto contro Doug De Witt, monolitico attaccante statunitense, una pagina di eccezionale vitalità, agonistica e mentale, giusto scrivere che nel corso dell’ultima stagione, che lo ha incoronato campione del mondo attraverso quattro tappe di micidiale intensità, Barkley, McCallum, Sims e ora De Witt, Patrizio ha perfezionato, pugno dopo pugno, la propria immagine. Alla freddezza con la quale ha trafitto Barkley, si è aggiunta la consapevolezza delle proprie virtù contro McCallum, quindi un’estenuante battaglia contro Sims e ora, contro il “cobra bianco”, la prova più completa, dove alla tecnica, serena e collaudata, si è aggiunta la violenza. Il tutto, ripetiamo, alla soglia dei 33 anni, con cadenze mentali e fisiche che non fanno presagire alcun calo. “Siamo pratici, ho la nausea dell’allenamento, e proprio in occasione di questo scontro con De Witt ho avuto qualche colpo a vuoto, perché mancavano motivazioni forti. Ma ora Nunn, l’America, il miliardo di lire, la possibilità di diventare re assoluto... Questi stimoli sono la chiave per una lunga vita agonistica: e credimi, ho ancora voglia di salire, di conquistare, c’è ancora spazio per altri due, forse tre matches». »Patrizio è un uomo sensibile — spiega il manager Galeazzi — il segreto della sua longevità sul ring è quello di vivere mentalmente a cavallo di due mondi. Un pò’ da noi, e un pò’ nel suo Zaire, dove ora andrà ad abbracciare i fratelli. Consideriamo questo viaggio fondamentale per i suoi equilibri affettivi. Quando tornerà sarà pronto per la battaglia con Nunn, ma, detto tra di noi, io avrei preferito Leonard. Lo Zaire era già stato la chiave del suo recupero totale, in un momento molto delicato della carriera, erano i primi mesi dell’86, fece un match insignificante, gli dissi, torna a casa, ne hai bisogno. Da allora non ha fatto altro che vincere». »Lavoro a fianco di Patrizio da un anno — spiega il preparatore atletico Ferri — e devo dire che ha fibre muscolari molto veloci, nell’ordine del 70%». »Anagraficamente ha quasi 33 anni — spiegano i medici sportivi Boranga e Zizzi che seguono Patrizio da anni — ma sul piano biologico questo è un fisico che vale almeno 5-6 anni di meno. Se Kalambay avrà le giuste stimolazioni, la possibilità di esprimersi a grande livello si può quantificare negli anni, anche tre o quattro». »Ouasi 33, è vero — conclude Bob Arum — ma i numeri non dicono tutto. Il suo colpo d’occhio, i riflessi, l’ardore, la passionalità del suo pugilato sono giovani. In quel motore c’è tanta birra, molta della quale deve venire ancora fuori. Torno negli Stati Uniti con un brutto cliente da proporre a Michael Nunn». E’ interessante notare che nella storia della boxe italiana un altro pugile, Salvatore Burruni, divenne campione del mondo all’età di 32 anni. M. Br. KALAMBAY FA PROSELITI ADESSO ANCHE ARUM S’E’ CONVINTO: E’ GRANDE MONTECARLO, 8.11 Parole di Bob Arum, il più importante organizzatore del mondo, l’uomo che ha guidato promozionalmente i due più importanti pesi medi del pugilato contemporaneo, Carlos Monzon e Marvin Hagler, il businessman che ha investito in un casino di Las Vegas, dove ormai vive da anni, gli eccezionali proventi del suo spettacoloso intuito: »Patrizio Kalambay è infinitamente più forte di Ray Sugar Leonard. Se mai riuscissi a organizzare quest’incontro, non avrei il minimo dubbio su chi puntare. I soldi, però, mi resteranno in tasca, perché Leonard ha scelto un’altra strada, un


incontro assurdo contro Thomas Hearns, un altro ex personaggio del ring. Ho usato Leonard come punto di riferimento, per dare la giusta dimensione a questo eccezionale campione che migliora, incontro dopo incontro. Sarò sincero, considero Kalambay uno tra i più grandi pesi medi della storia, molto vicino ai tre supermen, Robinson, Monzon e Hagler». Una promozione totale e incondizionata, tutta meritata. Schiantando lo statunitense Doug De Witt, per ko alla settima ripresa sul ring di Montecarlo, Patrizio Kalambay ha infatti condito il proprio “piatto”. di eccezionale valore pugilistico con quel pizzico di pepe che in fondo mancava. »Bravo, generoso, intelligente, maestro ma non potente» era il refrain della gente. »Ma sto cambiando — spiega lui stesso — sto facendo un lavoro di potenziamento ed i risultati si sono visti. Abbattere il nemico esalta il pubblico ma ha esaltato anche me, giuro, son proprio felice è la classica situazione in cui uno dice, ci voleva». »lI premio per questo successo è enorme — è ancora Bob Arum che parla — prometto per la fine di febbraio, i primi di marzo al massimo la sfida contro Michael Nunn, campione del mondo IBF. Siamo lanciati verso la riunificazione del titolo. Chi vincerà questo match sarà sicuramente il campione assoluto della categoria. Gli altri due potenziali finalisti, Barkley e Duran non valgono questi due ragazzi. Sarà uno tra i più grandi combattimenti degli ultimi anni, un match senza pronostico. La sede? Las Vegas, è ovvio; prometto al vincitore di questo mini-torneo una vita economica spropositata, non meno di un milione di dollari a combattimento, è un grande premio...». M. Br. Luigi Minchillo Per un pugile, Kalambay, che vede esplodere la sua carriera ne abbiamo un altro che nel corso di questo ’88 vede l’approssimarsi del viale del tramonto. Ci riferiamo al “guerriero” Luigi Minchillo che il 26 gennaio a Rimini viene battuto per ferita alla quarta ripresa da Rene Jacquot in un match valevole per l’europeo dei superwelter. Sarà il suo ultimo combattimento. Il nostro pugile non è stato certamente fortunato ma al di la del verdetto l’impressione degli addetti ai lavori è che il guerriero sia giunto al capolinea. D’altro canto il pugile di Pesaro a 33 anni e con una carriera che lo ha visto opposto a nomi quali: McCallum, Hearnes, Hope e Duran, solo per citarne alcuni, ha tutto il diritto di accusare una certa fatica e per lui è ora di riposare. Onore a questo grande marchigianissimo atleta che ha portato su tutti i rings del mondo la sua bravura e la sua tempra di gladiatore.. Di seguito il suo palmares. date

198801-29

Lb

opponent

Rene Jacquot

Lb

W-L-D

151¾

19-91

last 6

location

Rimini, Emilia Romagna, Italy L TKO 4

12

~ referee: Karel Klijnoot | judge: Daniel Van de Wiele ~ ~ vacant EBU (European) light middleweight title ~ Injury

198710-14

161 Mike Peoples

161

6-214

Cagliari, Sardegna, Italy

W PTS

8

8

198707-24

Sammy Horne

26-60

Silvi Marina, Abruzzo, Italy

W PTS

8

8

198704-11

Sammy Floyd

2428-2

Bologna, Emilia Romagna, Italy

W PTS

8

8

198703-13

Mike Castronova

18-80

Forli, Emilia Romagna, Italy

W TKO

7

198608-10

Franklin Owens

2-1-1

Parcheggio S. Alfio, Giardini Naxos, Sicilia, Italy

W PTS

8

198607-04

David McCluskey 161

8-5-1

Porlezza, Lombardia, Italy

W DQ

7

8


198605-09

Ken Shannon

21-30

Sassari, Sardegna, Italy

W TKO

2

198603-07

Knox Brown

15-51

Rimini, Emilia Romagna, Italy W PTS

8

8

11-80

Milan, Lombardia, Italy

8

8

9-1-0

Cesena, Emilia Romagna, Italy W TKO 5

22-00

Palazzo Dello Sport, Milan, Lombardia, Italy

198602-14

160 Jimmy Shavers

198512-13 198412-01

162

Doug Kaluza 153 Mike McCallum

153

W PTS

L

TKO 13

15

~ referee: Frank Cappuccino 119-129 | judge: Lou Tabat 116-130 | judge: Carlos Sucre 118-130 ~ ~ WBA World light middleweight title ~

198410-06

Ron Lee Warrior

15-41

Carrara, Toscana, Italy

W DQ

7

198407-29

Monte Oswald

11-30

Castel Sforzesco, Milan, Lombardia, Italy

W KO

2

198402-11

Thomas Hearns

37-10

Joe Louis Arena, Detroit, Michigan, United States

L

153

UD 12

12

~ judge: Abraham Chavarria 110-120 | judge: Guy Jutras 109-118 | judge: Cesar Ramon 109-120 ~ ~ WBC light middleweight title ~

198311-12

Mike Baker

4418-2

Perugia, Umbria, Italy

W KO

7

198308-07

Clement Tshinza

5020-6

Capo d'Orlando, Sicilia, Italy

W PTS

8

198306-15

Yvor Segor

14-50

Bologna, Emilia Romagna, Italy

W TKO

8

San Severo, Puglia, Italy

W MD

8

Injury

198210-28

27-41

Marijan Benes

12

12

4

12

~ 116-116 | judge: Karel Klijnoot 116-118 | 114-118 ~ ~ EBU (European) light middleweight title ~

198208-22

154

Jean-Andre Emmerich

152

23-70

Praia a Mare, Calabria, Italy

W TKO

~ judge: Karel Klijnoot ~ ~ EBU (European) light middleweight title ~

198203-30

154 Maurice Hope

152他

30-31

Wembley Arena, Wembley, London, United Kingdom

W SD

12 12x3

~ referee: Franz Marti 116-114 | judge: Arsene Klopp 118-117 | judge: Kurt Halbach 117-119 ~ ~ EBU (European) light middleweight title ~

198202-27 198111-28

Gary Giron 153遜 Claude Martin

152他

16-60

Rimini, Emilia Romagna, Italy W KO

1

34-52

Rennes, Ille-et-Vilaine, France W KO

1

12

UD 10

10

~ time: 0:15 ~ ~ EBU (European) light middleweight title ~

198109-26

153他 Roberto Duran

154

73-20

Caesars Palace, Las Vegas, Nevada, United States

L

~ 90-100 | 91-100 | 92-98 ~

198108-29 198107-01

Danny Myers 153 Louis Acaries

21-40

Stadio de Pini, Viareggio, Toscana, Italy

W TKO

31-30

Formia, Lazio, Italy

W UD

2

10

12

12


~ 117-115 | 116-115 | 119-112 ~ ~ EBU (European) light middleweight title ~

198106-04

155¾ Horace McKenzie 152¼

1521-1

Palazzo Dello Sport, Milan, Lombardia, Italy

W PTS

8

8

Bibbia del Pugilato by Ballarati & Boxe Ring report 8 rounds

198103-14

Kenny Webber

18-84

Pordenone, Friuli-Venezia Giulia, Italy

W KO

5

198012-13

Mauro Hernandez da Cruz

0-131

Pesaro, Marche, Italy

W KO

2

198012-05

Betty Darrel

Palasport, Pesaro, Marche, Italy

W TKO

2

Boxe Ring reports KO

198009-12

19-40

Vincenzo Ungaro

Teatro Tenda, Lido di Camaiore, Toscana, Italy

W UD

12

12

W PTS

8

8

~ 118-114 | 116-114 | 117-115 ~ ~ Italian light middleweight title ~ Minchillo will abandone Italian Title in july 1981

198005-23

155¼ Horace McKenzie 152¾

1413-1

Pesaro, Marche, Italy

Bibbia del Pugilato by Ballarati reports 10 rounds

198004-20

Celestine Kanynda

198003-29

153¼ Alvaro Scarpelli

153¼

4-5-2

Hayange, Moselle, France

W PTS

8

8

12-11

Pesaro, Marche, Italy

W KO

4

12

~ Italian light middleweight title ~

198002-13

Nelson Gomes

6-112

Pesaro, Marche, Italy

W KO

2

197912-15

Vincenzo Ungaro

18-30

Pesaro, Marche, Italy

W TKO

6

12

~ Italian light middleweight title ~

197911-16

Joe Oke

1316-2

Milan, Lombardia, Italy

W TKO

5

197906-30

Antonio Torsello

1712-0

Esplanade de Fontvieille, Monte Carlo, Monaco

W TKO

6

San Paolo Civitate, Puglia, Italy

W TKO

5

12

W TKO

1

12

10

Injury

197906-12

Paolo Zanusso

17-63

~ Italian light middleweight title ~

197904-24

Clemente Gessi

13-31

Pesaro, Marche, Italy

~ vacant Italian light middleweight title ~

197902-10

Michel Chapier

2221-7

Hayange, Moselle, France

W KO

5

197812-15

Roy Kaba

7-9-4

Pesaro, Marche, Italy

W DQ

6

197811-10

Alvaro Scarpelli

8-1-1

Milan, Lombardia, Italy

L

Milan, Lombardia, Italy

W TKO

TKO 4

Injury

197809-29

Luigi Marini

9-1-0

3


197806-03

George Martins

197805-20

Giancarlo Serangeli

197804-15

Pesaro, Marche, Italy

W KO

1

2-224

San Severo, Puglia, Italy

W TKO

3

8

Wa Bukasa

12-90

Pesaro, Marche, Italy

W PTS

8

8

197802-24

Jacky Peraire

11-71

Milan, Lombardia, Italy

W TKO

4

197801-28

Mariano Salamone

2-143

Pesaro, Marche, Italy

W PTS

8

8

197712-17

Gerard Breton

1720-1

Pesaro, Marche, Italy

W TKO

3

8

197711-19

Walter Guernieri

1941-8

Pesaro, Marche, Italy

W PTS

8

8

197710-22

Roy Kaba

4-4-4

Pesaro, Marche, Italy

W PTS

8

8

197708-10

Mario Martiliano

2-4-4

Rimini, Emilia Romagna, Italy W PTS

8

8

197705-28

Guglielmo Caldera

5-123

Pesaro, Marche, Italy

W TKO

3

197705-07

Luciano Spina

0-4-2

Pesaro, Marche, Italy

W PTS

6

197704-01

Armando Lena

0-1-1

Pesaro, Marche, Italy

W KO

3

197703-11

Mario Favotto

3-265

Milan, Lombardia, Italy

W TKO

3

6

Pesaro, Marche, Italy

W PTS

6

6

Palazzo Dello Sport, Milan, Lombardia, Italy

W TKO

3

Pesaro, Marche, Italy

W TKO

5

6

Injury

197702-25

Mario Favotto

197702-04

Ali Yacoubi

197701-21

Silvano Bischeri

3-255

1-110

6

Pro debut for Minchillo

Flaviano Polinori, senigalliese, seguito dal manager Gresta, disputa nell’88 quattro combattimenti: Il 29 aprile a Ravenna in cui batte ai punti Abdelazij Khalid; il 7 agosto a Mazara del Vallo, vittoria ai punti contro Mauro Hernandez da Cruz; il 6 novembre a Paola dove è superato ai punti da Roberto Chiarucci; il 3 dicembre a Senigallia dove regola ai punti Michele Renna. A fine anno le classifiche nazionali lo riportano al quinto posto. Massimiliano Moncini Nato a Fano il 22/9/94 esordisce a Montecarlo l’8 novembre, con la procura di Cavallari, battendo ai punti Dially Rahou disputando un onesto combattimento.

19 8 9


Dilettanti

Il 18 e 19 marzo a Riccione si rinnova il governo della Federazione ed il nostro Luciano Fileni, Vice Presidente uscente è rieletto con 344 voti che testimoniano del credito posseduto in seno all’Organismo e presso le società. Grande figura di dirigente, Fileni è anche vice Presidente della AIBA, pesarese, ex dirigente bancario ha messo a disposizione delle Marche e della Federazione la sua notevolissima esperienza maturata nel settore dilettantistico e finanziario.


Storia del Pugilato Marchigiano Anno 1988