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SUSPENCE E PERICOLO CON NOVITÀ

Michael e Wioris Errani, di un’altra bella famiglia circense. Con umiltà, un passo indietro nell’ombra, Frédy Knie, ritiratosi da poco dalle scene e uno due o tre massimi maestri viventi delle arti equestri. Lo stesso può dirsi della sorpresa con il russo Sergei Nestorov: un quadro new age con cinque tigri bianche, nella più seducente estetica di addestramento vista da decenni. Nessuna sbarra o acciaio in vista, solo una sottilissima rete attorno all’immenso vuoto di una moquette blu, su cui passeggiano I felini e l’artista a piedi nudi. Il loro rapporto naturale, fin dalla nascita dei cuccioli, sublimato da una pura drammaturgia meditativa e da una audace, soffice colonna sonora new age. Una resistente tendenza neoclassica nell’arte acrobatica é la “scuola” russo-ucraina. La compagnia Bingo di Kiev l’ha meglio rappresentata nell’ultimo ventennio, con un piede nel glamour e l’altro nell’efficace, dinamica coreografia acrobatica, con una classe di performer ugualmente abili nella pop dance come nella più alta tecnica in tutto il ventaglio delle arti aeree e al suolo. La loro più valida piéce a Monte Carlo (premiata col Bronzo) é una coreografia d’ispirazione metal-rock che unisce un solista al palo cinese, danzatrici e coppie di “mano a mano”. La troupe russa Efimov al fasttrack (bronzo, e già oro al Demain), sul godibile tema di un matrimonio, non fa che confermare il talento registico del veterano Alexander Grimailo, il più longevo dei registi/coreografi russi, ormai attivo dai primi anni ‘80 ma sempre capace di attualità. E un altro sguardo del mondo classico verso la purezza del miglior nouveau cirque lo ha dato la tedesca Lisa Rinne col trapezio oscillante. Di simile pregio estetico erano l’accessorio “modernista” dell’equilibrista russa Maria Saratch, e la coreografia del duo aereo ucraino “Flash of Splash” (bronzo), con una grammatica acrobatica notevolmente pericolosa di nuove sospensioni “denti a denti”, prive di protezione. E questo ci guida verso un altro aspetto di questa edizione del festival.

Lo spettacolo del pericolo é certamente un altro resistente aspetto del circo classico, massicciamente rappresentato a Monte Carlo, anche con bizzarre innovazioni. È il caso dei due Martinez Bros., acrobati icariani: se non memorabili per la loro messa in scena, solo ammirazione é dovuta, per la loro folle sequenza di 52 flic flac sui piedi, in cima a una piattaforma elevatrice in discesa da 13 metri di altezza… È stato soprattutto questo crudo esercizio, ignoto al registro storico del circo, a valer loro un Clown d’Oro. Stesso onore tributato ai Flying Tuniziani: in gran parte per il quadruplo salto mortale al trapezio (il sacro graal delle arti circensi), ma con un ampio repertorio arricchito da una formazione a doppio porteur, e servito con grazia al pubblico. È sempre benvenuto al circo un gran numero di funamboli a grande altezza: la veloce danza sul filo su ritmi latini della troupe Ayala (una famiglia allevata per aria) é una benvenuta diversione dalla statica moda delle pur mozzafiato piramidi statiche con biciclette e simili. Qui un gioioso contatto col pubblico (dovuto molto all’amabile leaderclown Henry) valorizza la novità del repertorio di trucchi davvero difficili, portando a un dovuto Clown d’Argento. Parlando di suspence, ammiriamo la colonna a sette persone dalla bascula della possente troupe mongola Zola (bronzo) senza dimenticare le affollate figure della troupe di Shandong (argento): tre diversi numeri, non meno di trenta artisti per le cui intricate evoluzioni a malapena é sufficiente la pista. Hanno mostrato una giocoleria con cappelli ispirata a Michael Jackson, un numero di salti con le corde e un

Troupe acrobatica di Shandong (Cina)

quadro femminile con una delle più ampie presentazioni mai viste di piatti sui bastoncini. Ma puro prodigio, elevato sia in tecnica eccelsa che in grazia di danza, é quello del trio russo-svizzero Dandy’s (argento).

5JUGGLINGMAGAZINE

2020 NUMERO86MARZO

Troupe Zola (Mongolia)

Un’altra dozzina circa di numeri colorati e validi ha completato i due spettacoli di selezione (ciascuno ben oltre le tre ore, felicemente densi e arricchiti da sfilate e balletti). Una giuria di qualità é stata come sempre presieduta dalla principessa Stephanie: il suo amore per il circo é divorante, e la principale ragione per cui il Festival resiste a lungo, anche per essere supportato dalla titanica esperienza del suo direttore Urs Pilz. È interessante quest’anno notare tra i giurati il nome dell’ungherese Kristian Kristof, artista di famiglia circense, ma ben piantato nel contemporaneo (dirige tra l’altro la compagnia Recirquel). Sembra simboleggiare, come il festival stesso, quanto sia possibile una via trasversale per mostrare quanto il circo possa essere popolare e pienamente attuale: quando é teatralmente originale, anche nell’antica e breve forma del “numero”, non serve il sottotesto esistenziale per legittimare una forma d’arte come “contemporanea”.

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Juggling Magazine #86 - march 2020  

quarterly italian magazine dealing with contemporary circus arts

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