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I quaderni a.m.p.

Area Marina Protetta

Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre

tesi e progetti


Pubblicazione finanziata dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare > Direzione Generale per la Protezione della Natura Con la collaborazione di Regione Autonoma della Sardegna > Assessorato Difesa dell’Ambiente Italia Nostra onlus Sezione Provinciale Sinis Cabras - Oristano Coordinamento editoriale Lorenzo Mascia Testi AA. VV. Redazione e impaginazione Alberto Loche e Paolo Abis Fotografie AA. VV.

Stampato da Grafiche Editoriali Solinas - Nuoro/Bolotona Per la capacità di coniugare la tutela del patrimonio naturale con la valorizzazione delle risorse turistiche del territorio, l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre (Ente Gestore il Comune di Cabras) è stata designata dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo - Presidenza del Consiglio dei Ministri Destinazione Europea di Eccellenza tra le aree protette, ufficialmente riconosciuta e premiata dalla Commissione Europea in occasione del Forum Europeo del Turismo 2009. © 2010 A.M.P. Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre / Italia Nostra onlus Edizione speciale fuori commercio


INDICE INTRODUZIONE PREMESSA GIANNI BRUNDU - TESI DI LAUREA CLAUDIA DESSY - TESI DI LAUREA FRANCESCO IBBA - TESI DI LAUREA MONICA MELI - TESI DI LAUREA DANIELA MUREDDU - TESI DI MASTER DI I째 LIVELLO ALESSANDRA NASTI - TESI DI MASTER DI II째 LIVELLO PAOLA PIANTI - TESI DI LAUREA PAOLO PINNA - TESI DI LAUREA ANDREA CAMEDDA - TESI DI LAUREA FRANCESCA MELI - TESI DI LAUREA MARIA SABINA MELI - TESI DI LAUREA GIUSEPPE SANNA - TESI DI LAUREA GABRIELE SINIS - TESI DI LAUREA BIBLIOGRAFIA

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- Attraversamento delle paludi temporanee presso il retrospiaggia di Mari Ermi nel Comune di Cabras.


INTRODUZIONE La collana “I quaderni dell’Area Marina Protetta” nasce per promuovere il patrimonio del territorio di Cabras e le attività di tutela e valorizzazione dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre”. È articolata in volumi tematici rivolti sia agli operatori turistici, quali pratici strumenti di conoscenza per l’attività lavorativa, sia a visitatori e fruitori in genere, essendo ricchi di informazioni utili per conoscere e vivere al meglio l’Area Marina Protetta. I primi, di questi volumi tematici, riguardano le principali attrattive turistiche dell’Area Marina Protetta, nonché una sintesi dei lavori e delle attività aventi ad oggetto lo studio e la promozione delle peculiarità e delle valenze naturalistiche, sociali ed economiche. In particolare, questo volume, intitolato Quaderno 04 “tesi e progetti” è dedicato ai lavori universitari e agli elaborati progettuali post universitari che hanno ad oggetto lo studio dell’Area Marina Protetta e delle sue componenti ambientali, geomorfologiche, biologiche, paesaggistiche e socio economiche. La collana “I quaderni dell’Area Marina Protetta” rappresenta un’importante opera editoriale e culturale, destinata ad essere arricchita in futuro da ulteriori volumi tematici, con lo scopo ambizioso di diffondere il costante impegno di tutela e valorizzazione dell’ambiente, dei valori storici, culturali, sociali ed economico produttivi dell’Area Marina Protetta. Il Sindaco di Cabras Presidente dell’AMP Cristiano Carrus

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Il Direttore dell’AMP Lorenzo Mascia


PREMESSA

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LORENZO MASCIA - DIRETTORE DELL’AMP

Nell’ambito delle proprie finalità istitutive ed al fine di diffondere la conoscenza diretta dell’organizzazione e delle attività di gestione, l’Area Marina Protetta ha ospitato, e tutt’ora accoglie, presso le proprie sedi, studenti universitari, allievi di corsi post lauream e di master, nonché dottorandi per lo svolgimento di periodi di stage e tirocinio formativo. Sin dalla sua istituzione l’Area Marina Protetta ha favorito la crescente domanda di studenti e ricercatori, interessati a vivere un’esperienza formativa di livello, predisponendo a tale scopo specifici accordi e convenzioni con Università, Istituti e Centri di Ricerca. Grazie a tale impegno sono stati numerosi gli studenti che, negli anni, interagendo in modo efficace, hanno collaborato attivamente allo svolgimento delle attività di gestione dell’Area Marina Protetta, tra le quali, a titolo indicativo e non esaustivo: monitoraggio ambientale e ricerca scientifica; partecipazione alla realizzazione di progetti specifici inerenti la protezione e la tutela delle risorse marino e costiere; supporto alla gestione tecnica amministrativa e collaborazione alla predisposizione di progetti tematici; coinvolgimento nelle attività di informazione, promozione e comunicazione istituzionale; partecipazione alle attività divulgative, didattiche e di educazione ambientale; supporto allo sviluppo di sistemi informativi, di database geografici e di analisi GIS per applicazioni legate alla conservazione e valorizzazione dell’ambiente. Tali attività, che costituiscono l’oggetto dei progetti di tirocinio formativo e di orientamento, sono state sapientemente affiancate allo studio per la preparazione delle tesi di laurea e degli elaborati progettuali post universitari, facendo, del periodo formativo trascorso nell’Area Marina Protetta, un’occasione unica di arricchimento del proprio percorso accademico e di sviluppo della maturità personale e professionale. L’Area Marina Protetta ha, di riflesso, potuto beneficiare di preziosi apporti collaborativi, sia sul piano umano, che su quello professionale, soprattutto nell’approfondimento tecnico/scientifico dei diversi argomenti trattati dagli studenti, aventi quale riferimento le componenti ambientali, geomorfologiche, biologiche, paesaggistiche e socio economiche. È, dunque, di estrema importanza per l’Area Marina Protetta sviluppare e potenziare relazioni stabili e costanti con il mondo della formazione universitaria e scientifica, permettendo a studenti, studiosi e ricercatori, di


svolgere la propria attività immergendosi in una realtà unica e complessa, sia sotto il profilo ambientale che economico e sociale, quale quella di un’area protetta. Nell’ottica di valorizzare il prezioso contributo reso nel corso degli anni dagli studenti, l’Area Marina Protetta ha affidato all’Associazione Italia Nostra Onlus Sezione Provinciale Sinis-Cabras-Oristano la realizzazione di un progetto editoriale atto a promuovere e divulgare i numerosi lavori universitari e gli elaborati post universitari frutto di questa straordinaria collaborazione. Dal lavoro di ricognizione critica dei testi degli studenti e di conseguente selezione con predisposizione di specifici abstract, svolto dall’Associazione Italia Nostra, ha visto la luce la presente pubblicazione, che si aggiunge alla più ampia collana de “I Quaderni dell’Area Marina Protetta”. Ragioni di completezza tematica e impostazione della pubblicazione non hanno, malgrado le ambiziose intenzioni, consentito di inserire tutti gli autori e i rispettivi lavori, dei quali, vista la meritevolezza e l’elevato spessore culturale, ci si augura di poterne raccogliere i più meritevoli in una nuova, futura, pubblicazione del volume tematico “tesi e progetti”, contenente sia i lavori in corso di completamento sia quelli che, nel frattempo, si aggiungeranno. L’auspicio è che la lettura di questo volume possa stimolare un numero sempre crescente di studenti, studiosi e ricercatori a scegliere l’Area Marina Protetta quale tappa del proprio percorso di studio, rappresentando per essi un’opportunità concreta per testare capacità, attitudini e aspirazioni professionali. 09


01 SULL’ECOLOGIA DI PINNA NOBILIS L., 1758 (MOLLUSCA: BIVALVIA) NEL GOLFO DI ORISTANO

Università degli studi di Cagliari | Facoltà di SS. MM., FF. e NN. Dipartimento di Biologia Animale ed Ecologia Corso di laurea Magistrale in Biologia Marina Anno accademico 2006-2007 Tesi di laurea di: Gianni Brundu Relatore: Dott. Piero Addis Correlatore: Prof. Angelo Cau

INTRODUZIONE

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Pinna nobilis è un mollusco bivalve filtratore endemico del Mar Mediterraneo, considerato a rischio di estinzione, e per questo tutelato attraverso la Convenzione di Barcellona e la Direttiva Habitat. Si tratta di una specie poco conosciuta e studiata; se si va a vedere la letteratura scientifica, infatti, la maggior parte degli studi effettuati sono di tipo descrittivo, per cui privi di dati scientifici che permettano di formulare ipotesi specifiche sullo stato di conservazione delle sue popolazioni. P. nobilis è una specie molto longeva, supera i 20 anni d’età (Moreteau e Vicente, 1982; Butler et al., 1993), è diffuso nella fascia infralitorale tra 0,5 e 60 metri di profondità (Butler et al., 1993), e solitamente lo si ritrova sulle praterie di Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa (Zavodnik, 1967; Zavodnik et al., 1991); non mancano tuttavia popolazioni ben sviluppate in fondali sabbiosi o fangosi lungo la costa, o in particolari zone estuarine (Katsanevakis, 2006). La sua distribuzione nel substrato è di tipo aggregato, con una densità che oscilla tra 0 e 10 individui/100 m2 (Vicente, 1990; Zavodnik et al., 1991; Garcia-March et al., 2006). Valori di densità più elevati sono stati registrati solamente in habitat particolari di zone paludose litoranee ed in insenature ben protette (De Gaulejac e Vicente, 1990; Catsiki e Catsikieri, 1992). Le caratteristiche ecologiche fanno sì che le popolazioni siano particolarmente vulnerabili agli impatti antropici: - impatti meccanici dovuti al dragaggio, all’ancoraggio, allo strascico ed all’ostacolo da parte dagli attrezzi da pesca; - eutrofizzazione in zone estuarine o modifiche fisiche dei litorali;


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- Pinna nobilis su prateria di Posidonia oceanica, con relativa epibiosi associata


- la raccolta indiscriminata da parte dell’uomo per il consumo come alimenti o per la raccolta delle valve (Vicente, 1990; Zavodnik et al., 1991; Vicente e De Gaulejac, 1993; Katsanevakis, 2007). L’effetto del moto ondoso e la predazione, soprattutto da parte di sparidi (Sparus aurata) e polpi comuni (Octopus vulgaris), rappresentano le principali cause di mortalità di questa specie (Garcia-March et al., 2007 a, b; Fiorito e Gherardi, 1999). L’importanza che riveste questo mollusco in termini di biodiversità, nonché le scarsissime conoscenze ecologiche e biologiche della specie, hanno spinto ad affrontare questo studio; in particolare si è cercato di stimare la densità, la distribuzione di frequenza in classi di taglia, e l’orientamento delle valve del mollusco filtratore P. nobilis.

MATERIALI E METODI

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Area di studio P. nobilis è diffusa lungo tutte le coste del Mar Mediterraneo, per cui anche in Sardegna. Il nostro studio si focalizza all’interno del Golfo di Oristano, nella sua porzione più settentrionale. Si tratta di una zona molto diversificata ed importante dal punto di vista ambientale e naturalistico; essa comprende due grandi e produttive lagune costiere (Cabras e Mistras) incluse nella Convenzione di Ramsar, nelle quali operano circa 300 pescatori, e un’Area Marina Protetta (AMP “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”). La zona rientra anche nella rete europea “Natura 2000”, essendo classificata come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona a Protezione Speciale (ZPS) per la conservazione degli habitat naturali. Questa zona è fortemente influenzata da fattori antropici di vario tipo, come la piccola pesca costiera e il passaggio costante dei natanti; il substrato è caratterizzato da vaste praterie a Posidonia oceanica e Cymodocea nodosa, ma non mancano porzioni sabbiose o fangose, soprattutto nella parte nord-orientale, presso la foce del fiume Tirso. All’interno di quest’area sono state prese in considerazione due zone: - la zona di Controllo, prospiciente le rovine della città di Tharros, in cui


sono stati individuati 2 siti di indagine; - la zona di Impatto, antistante il porticciolo turistico di Torregrande, così denominata in quanto presumibilmente influenzata dalle costanti emissioni idriche dello stagno di Cabras. Disegno di campionamento All’interno di ciascun sito, tra un intervallo batimetrico di 2 e 5 metri di profondità, tramite immersioni con autorespiratore (ARA), sono stati individuati (casualmente) e costruiti 12 quadrati (o repliche) di 100 m2 (10 m x 10 m) ciascuno. All’interno di ciascun quadrato sono state poi fatte le seguenti misurazioni: 1. conteggio numerico degli esemplari vivi e morti; 2. altezza (in cm) delle valve a livello del substrato (parte emersa); 3. larghezza massima (in cm) delle valve; 4. spessore massimo (in cm) delle valve; 5. orientamento in gradi (°) dell’asse longitudinale delle valve; 6. fotografia di un numero rappresentativo di esemplari di P. nobilis; 7. rilevamento della temperatura dell’acqua e della tipologia del fondale. I dati scientifici rilevati hanno permesso di calcolare la densità, intesa come numero di individui/100 m2, e l’orientamento degli animali rispetto all’asse terrestre. Inoltre, utilizzando la formula proposta da Vicente et al., (1980), si è potuto calcolare la lunghezza totale delle valve a partire dalla lunghezza a livello del substrato.

RISULTATI Durante questo studio sono stati individuati ed analizzati 354 individui di P. nobilis distribuiti su una superficie totale pari a 3600 m2; i dati scientifici registrati hanno permesso di calcolare la densità, la distribuzione di frequenza in classi di taglia, e l’orientamento delle valve delle popolazioni di questo mollusco in un’area naturalmente e socio-economicamente importante per la Sardegna occidentale.

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Densità di popolazione La densità di popolazione mostra differenze significative tra gli habitat analizzati. La zona di Impatto, prospiciente la foce a mare dello stagno di Cabras, identifica un valore medio molto elevato (12 individui/100 m2 e circa 20 individui/100 m2 considerando il totale degli individui vivi e morti). In termini assoluti questo valore risulta molto superiore a quelli registrati da altri autori in lavori precedenti; solo Templado (2001) riscontrò valori simili in una particolare zona a sud della Spagna. I siti di Controllo, caratterizzati da praterie a P. oceanica mostrano valori di densità più bassi, in linea con quelli riportati da altri autori (4 individui/100 m2). Questa situazione, comprovata anche dai test ANOVA, si riscontra sia analizzando il totale degli esemplari rinvenuti, sia analizzando separatamente gli individui vivi da quelli morti. L’unica differenza è che nei siti di Controllo si registra un basso tasso di mortalità, mentre nel sito di Impatto la mortalità è molto elevata (quasi il 50 %).

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Distribuzione di frequenza La distribuzione di frequenza delle popolazioni mostrano modelli differenti tra i siti, caratteristici degli habitat analizzati. Nel sito di Impatto si evince un’alta percentuale di individui di piccola taglia, con un’età pari a circa 1-2 anni (Garcìa-March et al., 2007a). Ma anche la classe adulta (>80 cm) è ben rappresentata: sono stati registrati individui di grossa taglia, sia vivi che morti, con un’età superiore ai 20 anni, particolarmente importanti per la dinamica di popolazione, in quanto rappresentano la fonte per la nascita di nuovi individui. Nelle praterie di P. oceanica (siti di Controllo) la popolazione è per lo più caratterizzata da soli esemplari adulti (40-60 cm di altezza). Orientamento delle valve I dati relativi all’orientamento delle valve sono stati analizzati riportandoli su un grafico radiale. Attraverso questo grafico si nota subito una certa correlazione tra i dati; sembrerebbe, infatti, che gli individui analizzati possiedano l’asse longitudinale disposto in direzione N-S, seppur con un certo grado di oscillazione tra est e ovest.


CONCLUSIONI Si potrebbe pensare che la distribuzione spaziale di Pinna nobilis dipenda soprattutto dalle caratteristiche ecologiche dell’habitat in cui si trova. Nella nostra area di studio le foci a mare degli stagni di Cabras e Mistras rappresentano un’importante fonte di sospensioni, particolarmente importanti per il processo settlement, cioè il passaggio dalla fase planctonica a quella bentonica (Thorson, 1950; Butman, 1987). La variabilità spaziale di P. nobilis potrebbe essere relazionata alla capacità dispersiva degli individui durante l’ontogenesi (Zavodnik, 1967; Vicente et al., 1980). Si presume che la dispersione larvale e post-larvale di questo mollusco avvenga per lo più in modalità passiva attraverso le correnti, un meccanismo noto anche per altre specie di bivalvi incapaci di nuotare (Sigurdsson et al., 1976). In questo modo la distribuzione e il fissaggio al substrato sarebbero determinati dagli stessi processi fisici che causano la dispersione e il deposito dei sedimenti. Il gran numero di individui morti rinvenuti nel sito di Impatto potrebbe essere ipoteticamente dovuto a modifiche meccaniche apportate alla foce a mare dello stagno di Cabras (Como et al., 2007) e alla piccola pesca costiera operante con tramagli, reti da posta, e nasse. P. nobilis viene considerata da alcuni autori (Vicente e de Gaulejac, 1993) come specie bioindicatrice, cioè sensibile a cambiamenti apportati da fattori inquinanti all’ecosistema; sarebbe quindi utile monitorare costantemente nel tempo lo stato delle sue popolazioni cercando di identificare eventuali risposte a variazioni ambientali in atto. Inoltre vi è la necessità di proteggere questa specie a rischio di estinzione assicurando il mantenimento naturale degli habitat in cui vive.

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02 CARATTERISTICHE

E VULNERABILITÀ DEI LITORALI SABBIOSI DELL'AREA DEL SINIS - ISOLA DI MAL DI VENTRE

MARINA PROTETTA PENISOLA

Università degli studi di Cagliari Dipartimento di Scienze della Terra Corso di laurea in Scienze Geologiche Anno accademico 2004-2005 Tesi di laurea di: Claudia Dessy Relatore: prof. Felice Di Gregorio Correlatore: Simone Simeone

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Questo lavoro propone un modello utile per la valutazione della vulnerabilità costiera dell’Area Marina Protetta della Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre, e trae ispirazione da quello sperimentato da Dal Cin e Simeoni (1987, 1994) nei litorali marchigiani, i quali utilizzando altre variabili rispetto al presente studio hanno messo a punto un interessante sistema di quantificazione e classificazione delle spiagge. In questo metodo le variabili prese in considerazione possono venir modificate o sostituite a seconda delle caratteristiche tipiche dei litorali indagati. Il lavoro di tesi è stato realizzato mediante la collaborazione con il Centro Marino Internazionale di Oristano e con l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre nell’ambito di un progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente sulla stabilità/instabilità del litorale allo scopo di attuare misure gestionali adeguate. Il metodo per la classificazione del litorale proposto prevede la suddivisione della costa in 13 tratti ognuno dei quali viene descritto da dieci variabili. Per mettere in luce il modo in cui le variabili prese in considerazione si aggregano e concorrono insieme per determinare una certa situazione del litorale, viene applicata l’analisi fattoriale in modo R. Tale tecnica statistica permette di riunire in pochi gruppi (Fattori) le dieci variabili in base alla similarità del loro comportamento. Il metodo proposto consente di fare previsioni dedotte da un singolo tratto e per questo essere applicate a un intero gruppo. Ciò facilita la scelta e la localizzazione di eventuali strutture difensive e favorisce la sperimentazione di interventi in aree campione e riduce la costa da monitorare. Infatti è ragionevole pensare che linee di costa geomorfologicamente simili, condizionate da fattori fisici e antropici con la stessa intensità, evolveranno in modo simile nel futuro (Dal Cin R. e Simeoni U., 1994).


Il litorale considerato è stato suddiviso in base alle caratteristiche peculiari sia della spiaggia emersa che sommersa. Per quanto riguarda lo studio nell’entroterra ci si è spinti fino a circa 500 metri dalla linea di riva in modo da ottenere delle aree morfologicamente omogenee. Le spiagge indagate sono quelle di Mari Ermi, Is Aruttas, area di Monte Corrigas, Maimoni, area di Is Coagheddas, Funta Meiga, San Giovanni, Su Siccu. Le variabili selezionate possono essere suddivise in 5 gruppi: idrodinamiche, evolutive, morfologiche, sedimentologiche, e fattori antropici; due esprimono le caratteristiche idrodinamiche ed energetiche della costa; una l’evoluzione della linea di riva; quattro le proprietà geomorfologiche della spiaggia emersa e di quella sommersa; due descrivono le qualità sedimentologiche delle sabbie e una quantifica l’area urbanizzata rispetto all’area totale compresa dal tratto costiero. Al fine di ottenere e quantificare i dati utili per l’applicazione del modello concettuale è stato svolto un grande lavoro di raccolta dati, in parte provenienti da materiale bibliografico e in parte da rilievi sul campo, analisi di laboratorio ed elaborazioni informatiche. Tra le altre sono state eseguite due campagne di rilievi morfologici, batimetrici e sedimentologici con conseguente analisi dei dati in laboratorio; sono state realizzate delle carte tematiche (geologica, geomorfologica, uso del suolo), è stata stimata e qualificata la superficie antropizzata coperta da infrastrutture ed edifici. Tutte le informazioni ottenute sono state georeferenziate e inserite in ambiente GIS costituendo di fatto un database geografico che potrà sempre essere aggiornato e implementato da studi successivi. Prima di procedere al raggruppamento dei tratti costieri simili, le dieci variabili sono state sottoposte all’analisi fattoriale in modo R. Questo è stato fatto allo scopo di comprendere i reciproci condizionamenti e di stabilire in che modo esse si aggregano per concorrere insieme a determinare una certa situazione del litorale. L’analisi fattoriale ha raggruppato le 10 variabili in tre gruppi fondamentali (3 fattori). Il primo e il secondo raggruppamento si riferiscono a variabili che potrebbero essere causa di situazioni costiere di instabilità e alta vulnerabilità; il terzo raggruppamento aggrega variabili che potrebbero determinare una situazione di sicurezza per condizioni “naturali”. I tre fattori spiegano il 76.15% della varianza totale (tabella 1).

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FACTOR 1

FACTOR 2

FACTOR 3

Energia media annua (GNm/m) Flusso energia netto (W/M) Evoluzione 1960-2000 (m)

VARIABILI

0,839 0,602 -0,152

-0,249 -0,394 -0,732

0,090 0,253 -0,25

Pendenza media spiaggia emersa (%) Pendenza media spiaggia sommersa (%) Larghezza max spiaggia emersa (m) Superficie sabbia fondale (m2) Granulometria media (mm) Carbonati (%) Area urbanizzata/Area totale Expl. Var Prp. Totl

0,122 0,85 0,015 -0,613 0,867 -0,923 -0,225 3,854 0,385

0,085 0,312 0,427 0,371 0,001 -0,029 0,898 1,985 0,199

-0,833 0,090 0,800 0,415 -0,275 0,219 -0,033 1,776 0,178

TAB.1 L’ANALISI FATTORIALE HA RAGGRUPPATO LE VARIABILI SECONDO TRE FATTORI PRINCIPALI

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Il primo fattore pone in relazione tra loro le variabili: energia media annua, pendenza media della spiaggia sommersa, granulometria media dei sedimenti e quantità di carbonati, spiegando il 38.54% della varianza. Risultano correlazioni positive tra l’energia, la pendenza e la granulometria; mentre questi tre parametri correlano negativamente con la presenza di carbonati e la superficie di sabbia presente sul fondale. Il secondo fattore correla il parametro evolutivo con quello antropico con una varianza spiegata del 19.85%. Queste due variabili risultano essere inversamente proporzionali. Il terzo fattore pone in relazione due parametri geomorfologici: la larghezza massima e la pendenza media della spiaggia emersa, spiegando il 17.76% della varianza. Queste due variabili sono inversamente proporzionali. Dall’analisi fattoriale emerge che per un’elevata pendenza della spiaggia sommersa si avrà un’elevata energia media annua e viceversa. Il moto ondoso infatti si può propagare per profondità limitate, non superiori alla metà della lunghezza d’onda; quando esso interferisce con il fondale allora muta per rifrazione di direzione e di forma, diminuendo così di velocità e di energia, quindi per fondali molto inclinati l’azione d’urto delle onde sulla battigia sarà considerevole. Di pari passo la granulometria delle sabbie silicoclastiche risulta elevata rispetto a quelle carbonatiche, infatti queste ultime sono più tenere e facilmente erodibili.


Dalle inverse proporzionalità dei valori delle variabili nel fattore 1 consegue che aree con elevata energia, granulometria e pendenza della spiaggia sommersa possiedono ridotte quantità di sabbie carbonatiche e di sabbia depositata nel fondale antistante il tratto costiero. Dal secondo fattore risulta che valori maggiori di area antropizzata corrispondono a maggiori arretramenti della linea di riva. I parametri geomorfologici che vengono correlati dal fattore 3 indicano che spiagge con elevata ampiezza massima sono anche poco inclinate, infatti la pendenza è data dal rapporto tra quota e distanza. Il raggruppamento dei tratti costieri è stato ottenuto valutando il modo in cui gli score coefficient (dati dai valori delle variabili) di ogni fattore influenzano ciascun tratto (tabella 2). FACTOR 1

FACTOR 2

FACTOR 3

Mari Ermi nord Mari Ermi centro Mari Ermi sud

1,09 0,15 -0,14

0,15 -0,28 -0,18

-0,65 1,01 -0,89

Is Aruttas M.te Corrigas Maimoni nord Maimoni centro Maimoni sud Is Coagheddas Funtana meiga San Giovanni Istmo Capo San Marco Su Siccu

1,46 0,80 0,68 0,84 -0,14 0,01 -0,58 -0,87 -1,24 -2,05

1,74 -0,84 -1,10 0,54 -0,77 -1,24 -0,43 1,85 0,90 -0,32

-0,98 -0,86 -0,40 1,42 1,49 -0,06 0,65 0,05 0,82 -1,60

VARIABILI

TAB.2 I VALORI DEGLI SCORE COEFFICIENT DEI TRE FATTORI RISPETTO AD OGNI TRATTO COSTIERO

Dalla tabella 2 si deduce che la vulnerabilità dei tratti costieri è tanto più alta quanto maggiore è il valore degli score coefficient dei fattori 1 e 2 e più basso è il valore degli score del fattore 3. A valori fortemente positivi degli score del fattore 1 si associa alta vulnerabilità del tratto costiero in quanto sarebbe caratterizzato da alta energia, pendenza della spiaggia sommersa e granulometria grossolane e scarso apporto di carbonati, questa è una condizione di maggior rischio

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del litorale in quanto esso risulta più esposto agli urti di tipo idrodinamico e più soggetto ad erosione e diminuzione dei volumi dell’arenile in quanto caratterizzato da sabbie silicoclastiche, infatti i maggiori rifornimenti di sedimento nel litorale del Sinis sono dati dai litotipi carbonatici e dalla prateria di posidonia, questo viene rafforzato dal fatto che i tratti costieri caratterizzati da sabbie carbonatiche possiedono maggiori quantità di sabbia depositata nel fondale, mentre in quelli costituiti da sabbie prevalentemente quarzose l’off-shore è formata da roccia affiorante così non possiedono disponibilità di sedimento in ambiente sommerso. Anche per quanto riguarda gli score del fattore 2, tanto maggiore è il loro valore maggiore sarà la vulnerabilità del tratto costiero. In questo caso si avranno aree urbanizzate ed infrastrutture costruite in prossimità del litorale, per quanto riguarda le strade spesso si estendono sul retrospiaggia, questo può sortire un effetto fortemente destabilizzante per l’arenile, in quanto le dune vengono spianate e il processo di imbrigliamento della sabbia da parte della vegetazione viene interrotto, ne consegue una maggiore variabilità delle morfologie costiere e instabilità della linea di riva. Gli score del fattore 3 invece giocano un ruolo contrario ai primi due, infatti si può associare alta vulnerabilità a bassi valori di tali coefficienti; ossia situazioni in cui la larghezza massima della spiaggia è piccola e la pendenza è alta. In una tale situazione una spiaggia sarebbe poco resistente nei confronti degli eventi estremi, non potendo contare su un’ampiezza sufficiente su cui dissipare l’energia del moto ondoso che andrebbe a infrangersi su di essa con grande forza. In base ai dati ottenuti si ritiene opportuno classificare le spiagge mediante un Indice di Vulnerabilità (I.V.) che tenga nel dovuto conto gli score coefficient (SC) dei tre fattori (f) elaborati. Per ciascun tratto costiero l’indice è dato dalla somma dei coefficienti dei primi due fattori a meno del coefficiente del terzo fattore, I.V. = (SCf1 + SCf2) – (SCf3), i cui valori sono espressi dalla tabella 3. Sulla base del valore I.V. ottenuto si possono distinguere tre classi di vulnerabilità: nella prima rientra la spiaggia di Is Arutas e Mari Ermi nord. Nella seconda classe vengono raggruppati i tratti costieri di Mari Ermi sud, M.te Corrigas, Maimoni nord e centro, San Giovanni, Su Siccu. Nella terza classe vengono raggruppati i tratti di


Mari Ermi centro, Maimoni sud, Is Coagheddas, Funtana Meiga e l’Istmo di Capo S. Marco. Le classi di vulnerabilità identificate sono le seguenti: - vulnerabilità molto alta: I.V. > 1, identifica tratti litorali fortemente soggetti a condizioni che potrebbero causare degrado. I fattori più frequenti che si possono verificare sono:l’erosione dovuta allo scarso apporto di sabbie e l’elevato flusso di energia che provoca una maggiore dispersione dei sedimenti. - vulnerabilità alta: 1 > I.V. > -1; caratterizza tratti litorali nei quali è ipotizzabile la probabilità che vengano interessati da degrado e arretramento della linea di riva, ma con intensità minore rispetto alla classe precedente. - vulnerabilità bassa: I.V. < -1, distingue tratti litorali nei quali la possibilità che sopraggiunga il degrado ambientale è minima poiché per la maggior parte delle aree ricadenti in questa classe l’apporto di materiale bioclastico è abbastanza consistente. Tutti i dati sono stati sintetizzati in una carta finale in modo tale da renderli maggiormente fruibili e consentire facilmente la diffusione dei risultati ottenuti.

VARIABILI

FACTOR 1

Mari Ermi nord Mari Ermi centro Mari Ermi sud

1,89 -1,14 0,57

Is Aruttas M.te Corrigas Maimoni nord Maimoni centro Maimoni sud Is Coagheddas Funtana meiga San Giovanni Istmo Capo San Marco Su Siccu

4,17 0,81 -0,02 -0,05 -2,4 -1,17 -1,67 0,93 -1,16 -0,77 TAB.3 VALORI DELL’INDICE DI VULNERABILITÀ DEI TREDICI TRATTI COSTIERI.

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03 SISTEMAZIONE PAESAGGISTICA DELLA PENISOLA DEL SINIS Università degli studi di Firenze | Facoltà di Architettura Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio Tesi di laurea in Architettura del paesaggio Anno accademico 2003-2004 Tesi di laurea di: Francesco Ibba Relatore: prof. Guido Ferrara

PREMESSA

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La Penisola del Sinis è costituita da una lingua di terra che chiude il golfo di Oristano, rappresenta una zona di confine con una particolare collocazione geografica ed esposizione climatica in cui si è sviluppato un ecosistema unico e fondamentale dal punto di vista naturalistico, fa parte infatti di un’ Area Marina Protetta. Il progetto di Sistemazione paesaggistica della penisola del Sinis valorizzerebbe notevolmente la zona, attraverso la pedonalizzazione dell’area prospiciente l’istmo di Capo San Marco, con dei percorsi, realizzati con elementi propri delle formazioni geomorfologiche dell’area, quali basalto ed arenaria. Punto fondamentale del progetto è il riuso di elementi caratteristici di questo Habitat, che andrebbero a creare una sintesi tra esigenze dell’ambiente e dell’uomo, con un conseguente miglioramento delle qualità Paesaggistiche, oltre ad un incremento del flusso turistico, è importante notare che nella zona vi è un tipo di turismo che riguarda per lo più la bella stagione, non essendoci strutture ed elementi in grado di sviluppare ed accogliere un utenza che abbia l’interesse di trovare in questi scenari delle mete alternative al classico uso che ne viene fatto, valorizzando tutta la zona archeologica e l’ambiente floro-faunistico di notevole importanza. Inoltre il piano prevedrebbe la creazione di aree di tutela monitorate riprendendo e riutilizzando certe risorse dell’ambiente trascurate e andate perdute, come il Villaggio dei Pescatori, realizzato con delle capanne uniche della zona, ora abbandonato e distrutto. Il progetto rappresenta un ”filtro” di tutti gli interventi previsti o in corso d’opera per la zona, creando una perfetta simbiosi tra le esigenze del-


l’ambiente e quelle della società (“Sviluppo sostenibile”), valorizzando certe caratteristiche che hanno da sempre dominato questo paesaggio ma non sono mai state esaltate da alcun intervento.

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- Tavola T4 degli elaborati progettuali di tesi: Carta dei fisiotipi


SCHEMA DI PROGETTO. Mancano e sono punti focali del progetto: - Strutture ricettive e turistiche per servire Tharros ed il Sinis, se si considera il solo centro visite dell’A.M.P.; - Realizzazione di verde attrezzato, o interventi di riqualificazione delle scarse aree alberate, per lo più composte da acacia salinas e palma nana, sul versante di Bidda Su Piscatori; - Assi viari insufficienti, si prevede la realizzazione di percorsi ciclabili, pedonali e a cavallo; - Costituzione di aree di sosta per osservare la flora e la fauna caratterizzante un mosaico molto vasto e di particolare pregio ambientale; - Restauro e riuso delle vecchie capanne in falasco per accogliere le strutture necessarie, sul lato di Mare Morto; - Valorizzare l’accesso agli scavi Fenicio-Punici di Tharros;

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Area pedonale e parcheggio. Punto focale del progetto proposto risulta essere la pedonalizzazione dell’area, con la conseguente valorizzazione della flora e della fauna creando una zona di salvaguardia che gli enti gestori dell’A.M.P. potrebbero monitorare puntualmente; a partire dall’attuale area di sosta per gli autobus e autocaravan, l’intervento prevede di completare la realizzazione del parcheggio con posti auto, (esattamente 237 destinati ad auto, di cui 4 per i disabili e 8 per i bus) inserendo tra questi dei percorsi in terra stabilizzata, la piantumazione di nuova macchia mediterranea con aiuole e altre acacie saline, che furono trapiantate nella zona come “apparato protettivo”1, ed ora fanno ormai parte dello scenario del sito, insieme alla palma nana (essenza autoctona della Sardegna) ed alla forte diffusione nelle aree palustri di canneti, giunchi e spartine, che rappresentano da sempre il materiale da lavoro artigiano e da costruzione. Con i giunchi e le spartine si realizzano le nasse per la pesca nei canali, oppure oggetti di artigianato come ceste e contenitori per vari usi, ed ancora con “su cruccuri e sa canna” vengono costruite le capanne tipiche del Sinis da riutilizzate per accogliere strutture ricettive e turistiche nel vecchio Villaggio dei Pescatori detto “Bidda Su Piscadori”


Percorsi e piazze, che riprendono i materiali del luogo. Nella realizzazione del parcheggio verrĂ  inserita una capanna, sempre in falasco, opportunamente segnalata che permetterĂ  di avere informazioni sui servizi, quindi di poter sostare con il proprio mezzo nellâ&#x20AC;&#x2122;area e

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- Tavola T7 degli elaborati progettuali di tesi: Planimetria di progetto in larga scala


da questa potersi spostare o con dei percorsi misti, in terra stabilizzata o in basalto e arenaria, per recarsi all’area archeologica di Tharros oppure allo “spiaggione”2 di San Giovanni. Gli scavi fenicio-punici assumono nel quadro collettivo valenza fondamentale, in quanto rappresentano attraverso i percorsi in pietra (arenaria per circa 550 metri) e la realizzazione di una piazza belvedere (di forma ellittica, in basalto, lato maggiore 16,19 metri e quello minore 12,49) che si affaccia sull’ingresso principale, una sorta di meta e di obiettivo da raggiungere attraverso queste stradine naturali lontane anni luce dal caos del traffico cittadino. Sul lato di Mare Morto si può accedere attraverso dei percorsi in terra stabilizzata (glorit), vista la particolare condizione ambientale e geografica in cui riversa l’area si è notato, in virtù di non alterare l’aspetto esteriore del paesaggio, che questa soluzione era la più adatta all’uso che se ne vuole fare; si prevede la realizzazione di percorsi pedonali e ciclabili (per un’estensione di circa 8 km) come una sorta di escursus nella zona stagnale, poco lontana, che ospita al suo interno uno svariegato complesso animale e vegetale di rara bellezza. Punto di partenza per questi itinerari può essere considerato un piazzale in arenaria (larga 26 metri e lunga 31), che si troverebbe al posto di un spiazzo in terra necessario per accedere ad un molo di approdo per piccole barche da pesca3. La spiaggia interna, preventivamente ripulita e sistemata, verrebbe destinata ad accogliere percorsi a cavallo lungo tutto il litorale fino allo sbocco della laguna in mare (circa 2,5 Km). 26

Riuso delle Capanne. Le baracche ora distrutte e abbandonate, verrebbero opportunamente restaurate o ricostruite (sono 5, solo una è abitata e gelosamente conservata da un pescatore) per ospitare al loro interno tutte le strutture necessarie per eseguire il progetto previsto, ci sarebbero dei punti informazioni dell’area archeologica e dell’A.M.P. con i servizi annessi (prima capanna), centri in cui affittare le bici per le escursioni guidate e non, e dove organizzare le gite a cavallo (seconda e terza capanna), nonché una destinata a locale di ristoro e sosta (quarta ed ultima capanna).


La risistemazione paesaggistica proposta si sposa perfettamente con le necessità dell’area, anzi ne valorizza alcuni tratti, come il proseguimento della strada in ciottolato recentemente realizzata ed interrotta bruscamente con un edificio in cemento armato, destinato ad accogliere prima i servizi igienici e in seguito un centro di monitoraggio per gli scavi, che dovrà essere demolito per lasciare spazio allo splendido scenario che fino a poco tempo fa dominava l’orizzonte; il percorso non più in basalto ma in arenaria continuerebbe fino a Tharros ed al belvedere, proseguendo, in alternativa, si arriverebbe alla chiusura del promontorio di Capo San Marco.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE. Dopo aver affrontato un progetto così particolare riguardante una zona interessantissima dal punto di vista naturale, che in qualche modo ci limita e ci vincola nella progettazione e nell’espressione artistica, capisco che, l’ambiente stesso dovrebbe essere inteso come opera di architettura, quindi bisognerebbe valorizzarlo e salvaguardarlo come tale. E’ inutile aggiungere che quest’area ha sempre fatto parte della vita degli abitanti dei comuni vicini e dovrà continuare a dominare coi suoi colori e con le sue forme lo scenario urbanistico-paesaggistico proprio della Penisola del Sinis, e forse per questo che il mio intervento ha cercato di mantenere più intatto possibile questo luogo, cercando di conoscerne e capirne le vere necessità. Si potrebbe pensare ad una ricerca degli spazi naturali e dell’ambiente costruito in stretto legame, legati dall’interesse di poter vivere in un contesto in cui il bisogno di natura domina e crea uno scenario unico e di rispetto da parte delle altre culture che cercano esempi di posti come questo. - 1 Vittorio Ingegnoli, Fondamenti di ecologia del paesaggio, Cittàstudi Milano 1993. - 2 Così definito dalla gente del posto. - 3 Nel piano triennale si prevede la realizzazione di un approdo per piccole imbarcazioni in località Mare Morto, Anno 2006.

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04 PROPOSTE PER UN TURISMO SOSTENIBILE NEL COMUNE DI CABRAS Università degli studi di Cagliari Dipartimento di Economia Corso di laurea in Economia e Gestione dei Servizi Turistici Anno accademico 2003-2004 Tesi di laurea di: Monica Meli Relatore: Francesco Boggio

1– COS’È IL TURISMO SOSTENIBILE?

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Introduzione - Il concetto di sostenibilità Prima di parlare nello specifico di quelle che sono le proposte per uno sviluppo turistico sostenibile nel territorio di Cabras ho ritenuto opportuno fare delle premesse sul significato della “sostenibilità”stessa, sui documenti a livello internazionale, nazionale e infine locale, che trattano l’argomento e sugli strumenti, volontari e non , che ne consentono l’attuazione. Il turismo secondo le indagini più recenti è definito come la prima industria del pianeta, 698 milioni di arrivi internazionali, 478 miliardi di dollari spesi negli ultimi anni, per un fatturato pari al 6% del PIL del pianeta, 1 occupato su 12 nel mondo, questi sono i numeri del turismo1 un’industria in netta crescita che genera uno sviluppo socio-economico nei luoghi di destinazione ma, se gestito con un obiettivo che tende esclusivamente al profitto nel breve periodo e all’uso indiscriminato delle risorse, può essere fonte di degrado ambientale. In questo senso il turismo di massa ha prodotto le conseguenze più devastanti, specialmente nelle piccole località insulari, dove la concentrazione dei visitatori in uno spazio limitato ha generato una pressione insostenibile sulle risorse naturali, basti pensare al consumo indiscriminato del territorio dovuto alla costruzione di alberghi e di seconde case, alla produzione di rifiuti in località prive di strutture adeguate, alle invasioni di massa in aree con limitate capacità di carico (Carrying Capacity)2. Sono queste le principali motivazioni che hanno indotto l’opinione pubblica dei Paesi occidentali, ossia i Paesi generatori della quasi totalità dei flussi turistici internazionali, a prendere coscienza del fenomeno turistico, riconoscendo il ruolo del turismo sul fronte economico e sociale ma


anche i suoi impatti negativi, da qui la nascita e l’estensione del concetto di sostenibilità al comparto turistico. Per turismo sostenibile s’intende ogni forma di attività turistica che preserva a lungo termine le risorse naturali, culturali e sociali e che contribuisce in modo positivo ed equo allo sviluppo economico e al benessere di coloro che vivono e lavorano nei luoghi di destinazione.3 Il concetto di turismo sostenibile o compatibile (le due definizioni di turismo a basso impatto ambientale riconosciute dalle comunità scientifiche ed accademiche) si concretizza nella presenza di quattro requisiti fondamentali: 1) l’attività deve essere strettamente correlata all’apprezzamento di un’area protetta o ben conservata e deve avere per oggetto la natura nelle sue componenti e la cultura e le tradizioni delle popolazioni indigene; 2) l’attività deve ritenere l’interpretazione e la comprensione parti integranti dell’ecosistema: l’esperienza del turista non deve essere di tipo passivo, ma educativa e formativa; 3) l’attività deve essere condotta con tecniche e strumenti a basso impatto ambientale: le infrastrutture devono integrarsi con il background locale non solo in termini architettonici (utilizzo di materiali naturali, integrazione con il contesto paesaggistico), ma anche per ciò che concerne gli aspetti gestionali quali, lo smaltimento dei rifiuti, il trattamento delle acque di scolo e la scelta di fornitori locali); 4) l’attività deve contribuire alla conservazione e alla valorizzazione dell’ambiente stesso: gli impatti negativi sia sull’ambiente naturale che socioculturale devono essere minimizzati e la protezione dell’ecosistema in loco deve prevedere il reinvestimento in loco dei redditi derivanti dal turismo. Devono essere inoltre favorite le attività di educazione ambientale rivolte non solo ai turisti ma anche alle comunità locali ospitanti, alle istituzioni e, in generale, all’intera opinione pubblica. I principali documenti sul turismo sostenibile Negli ultimi anni sono state sempre più ricorrenti le Conferenze, a livello nazionale e internazionale, per affrontare ad un livello globale il tema dell’impatto delle attività economiche sull’ambiente di riferimento, con

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una particolare attenzione a quelle di tipo turistico. Uno dei provvedimenti che ha avuto più riscontri e che tuttora rappresenta uno strumento, una linea-guida per l’implementazione di un sistema turistico sostenibile è la Conferenza di Rio su Sviluppo e Ambiente del’92 dove 179 Governi di tutto il mondo hanno sottoscritto Agenda 21, il Piano d’Azione per lo sviluppo sostenibile del 21°secolo. Un'altra Conferenza che affrontò, ma stavolta in modo specifico, l’argomento Turismo sostenibile fu la Conferenza di Lanzarote, nelle Canarie, dove i rappresentanti di tutti i paesi del mondo che presero parte alla conferenza sottoscrissero la “Carta per un Turismo sostenibile”che racchiude i principi enunciati nella Dichiarazione di Rio.

2 – LE AREE MARINE PROTETTE ITALIANE

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Le aree marine protette italiane: la loro funzione e la loro gestione Le Aree Marine protette e in generale tutte le zone soggette a particolare tutela ambientale, rivestono un ruolo fondamentale nell’ambito dello sviluppo sostenibile in quanto rappresentano i primi esempi concreti di come si possa coniugare tutela dell’ambiente e sviluppo economico. Tale obiettivo rientra pertanto tra i loro fini istituzionali, esse infatti accanto al compito di preservare e tutelare il patrimonio naturalistico marino e costiero e la sua biodiversità affiancano quello di favorire lo sviluppo socioeconomico sostenibile dell’area. L’opinione comune ritiene che le aree marine protette e tutte le riserve in genere, ostacolino la crescita economica imponendo dei divieti ai turisti. E’ più corretto invece affermare che esse hanno la funzione di regolamentare la fruizione da parte dei turisti e dei residenti allo scopo di preservare quelle risorse che spesso rappresentano le uniche fonti di sostentamento della comunità (es. pesca professionale), ma anche quella di favorire lo sviluppo di nuove attività (le immersioni subacquee, l’osservazione dei fondali marini, il surf, la barca a vela ecc.), poiché queste favoriscono il proliferare di attività produttive legate al turismo come l’industria alberghiera, la ristorazione, la vendita di prodotti locali ecc.. I benefici di tipo economico possono essere raggruppati in due categorie:


- Valore economico, inteso come il valore che la collettività attribuisce alla risorsa; - Impatto economico, vale a dire la capacità che ha la risorsa di produrre attività economiche, intese come occupazione, reddito e di conseguenza capacità contributiva. Il Valore economico della risorsa interessa sia i suoi fruitori (Valore d’uso effettivo), sia i non fruitori (Valore d’uso potenziale). 1. Il Valore d’uso effettivo comprende a sua volta l’uso consumativo, l’uso non consumativo e l’uso indiretto. - L’uso consumativo: cioè quello praticato da coloro che frequentano l’area protetta, praticando attività di raccolta, ovviamente consentite, come la pesca e la raccolta di organismi, minerali e prodotti della natura in genere. - L’uso non consumativo riguarda coloro i quali fruiscono di un’area protetta senza prelevare nulla ma ricevendo beneficio dalla semplice visione delle bellezze naturali effettuando escursioni, immersioni subacquee, fotografia naturalistica ecc - L’uso indiretto, è quello di chi non si reca direttamente nell’area protetta ma ne ottiene beneficio mediante la visione di immagini, filmati, libri o mostre,per i quali è anche in questo caso disposto a pagare. E’ possibile stimare la Disponibilità a Pagare (DaP)4 da parte dei fruitori dell’area protetta, valutando e sommando le disponibilità individuali e ottenendo così un indicatore monetario del valore assegnato dai fruitori alla risorsa. Il Valore d’uso potenziale si riferisce al valore intrinseco della risorsa naturale, derivando da sentimenti nei confronti della natura che non sono legati ad un uso attuale della risorsa. Queste motivazioni altruistiche vengono considerate dagli economisti nell’ambito della Teoria del comportamento razionale del consumatore, per cui ogni soggetto economico si comporta in modo da avere la massima utilità personale da ogni propria scelta; interessamento per altre persone o cose procura in questo caso benessere all’individuo altruista, motivando così il valore di esistenza.

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3 - CONCLUSIONI

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Gli interventi e le azioni dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di mal di Ventre a favore dello sviluppo turistico sostenibile. Il primo obiettivo che l’AMP si è posta è quello di migliorare la formazione di tutti gli operatori locali per migliorare la cultura dell’accoglienza e la qualità dei servizi offerti, elementi importanti per avviare concrete proposte di sviluppo (ved. i progetti “Pontis” e “Il Prodotto turistico integrato di Cabras”). La presenza dell’AMP “Penisola del Sinis – Isola di mal di Ventre” rappresenta un ulteriore punto di forza in quanto essa funge da vera e propria “Agenzia per il turismo sostenibile”. Gli obiettivi e le azioni previste dall’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di mal di Ventre” nell’ambito dello sviluppo sostenibile. Tra gli interventi più significativi già attuati o in corso di svolgimento, da parte dell’AMP nell’ambito dello sviluppo sostenibile locale vi sono: - gli interventi per la riduzione dello sforzo di pesca attraverso l’attività di pescaturismo nell’Area marina Protetta, ma anche allo scopo di creare un prodotto turistico alternativo e incrementare l’occupazione. - Il progetto per la costruzione di un Modello per lo sviluppo Locale per la realizzazione del Prodotto Turistico Integrato di Cabras. - gli interventi per la diffusione dei campi ormeggio per la nautica da diporto nelle zone di maggiore affluenza turistica per ridurre l’impatto a carico dei fondali della fascia marino-costiera, derivanti dall’ormeggio di imbarcazioni da diporto, in modo da salvaguardare la prateria di Posidonia, da cui deriva l’equilibrio dell’ecosistema marino. Il Progetto per la costruzione di un Modello per la realizzazione del “Prodotto Turistico Integrato di Cabras”. L’iniziativa per la creazione di un Prodotto Turistico integrato, proposta dal Comune di Cabras, ha come obiettivo finale quello della costituzione del Sistema Turistico Locale5 della Penisola del Sinis, per il quale l’area Marina Protetta rappresenta il “soggetto di coordinamento e di promozione dell’offerta locale”. L’obiettivo principale di questo progetto è quello di creare valore per il


territorio attraverso il turismo: - valorizzando le risorse e la cultura locale - coinvolgendo il maggior numero di soggetti locali (imprese alberghiere, di ristorazione, intermediari ecc.) - formando la nuova imprenditoria - riqualificando quella esistente.

P Surplus Pb Pa

O

2 Pm 1 Spesa

D Q

GRAFICO DELLA DISPONIBILITÀ A PAGARE Sull’asse delle ordinate è riportato il prezzo del bene (P) e sull’asse delle ascisse la quantità (Q). L’intersezione delle curve di domanda e offerta stabilisce il prezzo di mercato (Pm), ma l’individuo A è disposto a pagare un prezzo Pa ( quindi superiore al prezzo di mercato), l’individuo B un prezzo Pb e così via, in quanto il prezzo che ogni individuo è disposto a pagare non è altro che il valore economico dei benefici ottenuti dal bene. La superficie quadrata tratteggiata (1) rappresenta la spesa effettiva (prezzo x quantità), mentre la soprastante area triangolare (2) corrisponde alla parte non pagata del beneficio ottenuto, cioè al Surplus del consumatore. Il Beneficio totale è dato dalla somma delle due aree e rappresenta dunque la disponibilità a pagare.

- 1 Fonte: “Turismo sostenibile”- sito www.cts.it. - 2 Carrying capacity: Carrying Capacity, viene normalmente definita come il massimo di popolazione di una certa specie che un determinato habitat può sopportare senza che venga permanentemente incrinata la produttività dell’habitat stesso. Mathis Wackernagel e William Rees nella pubblicazione “L’impronta ecologica-come ridurre l’impatto dell’uomo sulla terra” (1996). - 3 Fonte: Associazione Italiana Turismo Responsabile (2004). - 4 Ved. Grafico sulla disponibilità a pagare - 5 Come previsto nella Riforma della Legislazione nazionale sul Turismo – L. n. 135/01

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05 STUDIO PRELIMINARE SULLE CARATTERISTICHE MICROBIOLOGICHE E CHIMICHE DEL RICCIO DI MARE, PARACENTROTUS LIVIDUS, PRELEVATO NELL’A.M.P. PENISOLA DEL SINIS- ISOLA DI MAL DI VENTRE

Università degli studi di Camerino | Facoltà di Medicina Veterinaria Master Universitario di I° livello in: “Gestione della fascia costiera e delle risorse acquatiche” Anno accademico 2007-2008 Tesi di master di I° livello di: Daniela Mureddu Relatore: Dott. Bruno Paliaga e Prof. Fulvio Salati.

1- INTRODUZIONE

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Nel passato si consideravano gli invertebrati marini non soggetti a problematiche legate al sovrasfruttamento a causa delle loro caratteristiche biologiche (tasso di crescita, elevata fertilità e dispersione larvale su ampia scala). Questa convinzione era consolidata dal fatto che nei decenni trascorsi la pesca degli invertebrati era praticata da pochi pescatori, con metodi artigianali (Boudouresque 1987) e il prodotto era venduto localmente. Oggi l’incremento della richiesta del mercato ha profondamente cambiato la pesca degli invertebrati, che ha subito una considerevole modernizzazione ed espansione. Anche la pesca del riccio di mare in Italia è sottoposta a un crescente sfruttamento: il prodotto non è tuttavia destinato al mercato internazionale, ma contribuisce all’approvvigionamento per il consumo locale. Per cui lungo le coste del Mar Mediterraneo la popolazione di Paracentrotus lividus risulta in declino. Il decremento della popolazione è solo la conseguenza diretta di questa pesca, che origina poi altri effetti indiretti, determinati dal fatto che il riccio di mare è parte integrante dell’ecosistema roccioso-costiero e, interagendo con altri organismi, è coinvolto in molteplici processi ecologici che caratterizzano lo stesso habitat (Benedetti, Cecchi et al. 1998). La specie più presente nei nostri mari è P. lividus, che appartiene alla sottoclasse Regularia e presenta una simmetria pentaradiale regolare ed una posizione centrale dell’apertura boccale sul lato ventrale e del campo anale sul lato dorsale. All’interno delle Aree Marine Protette (AMP), la pesca di P. lividus può essere regolamentata dall’Ente gestore. Nell’AMP Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre, Sardegna centro-


orientale, istituita nel 1997, l’Ente gestore, il Comune di Cabras, rilascia le licenze e regolamenta l’attività di tale pesca. Lo scopo del presente lavoro è stato quello di studiare la flora batterica dominante nei ricci di mare (P. lividus) prelevati nell’Area Marina Protetta di Cabras, valutando la qualità dell’acqua e le caratteristiche chimiche dei ricci campionati.

2 - MATERIALI E METODI Campionamento. Per lo studio della flora microbica, nel periodo compreso tra l’11 giugno 2008 al 21 agosto del 2008, sono stati effettuati 3 campionamenti all’interno del perimetro dell’Area Marina Protetta del Sinis – Isola di Mal di Ventre. Sono state selezionate tre stazioni di campionamento in funzione delle tipologie del fondale e dello sfruttamento da parte dei pescatori di ricci. Ad ogni campionamento sono stati prelevati 10 esemplari di riccio di mare. I prelievi sono stati effettuati a 100 metri dalla riva. I campioni conservati alla temperatura di 4°C, sono stati trasportati ed immediatamente processati presso i Laboratori del Centro per l’Ittiopatologia e l’Acquacoltura dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna. Isolamento batterico. Dopo l’identificazione dei ricci, si è proceduto con l’apertura dei soggetti campionati e all’isolamento microbiologico dalle gonadi in condizioni di sterilità. La semina è stata effettuata su tre terreni, Brain Heart Infusion Agar (BHI Agar), Anacker – Ordal Agar (AOA), e Thiosulphate Citrato Bile Salt Sucrose (TCBS). Gli isolamenti sono stati incubati a 17°C e tenuti sotto osservazione; quindi sono state studiate le caratteristiche biochimiche dei ceppi dominanti isolati e purificati. Per una separazione in generi/gruppi sono stati effettuati i “test primari” (quali ad es. colorazione Gram, catalasi, ossidasi, mobilità) seguiti da ulteriori test biochimici specifici, i “test secondari” (Ossidazione-Fermentazione del glucosio, produzione di acido solfidrico, idolo) e test di identificazione rapida API (Biomerieux). Analisi microbiologica delle acque. Il campionamento d’acqua è stato effettuato negli stessi siti in cui sono stati prelevati i ricci ed in ognuno è

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stato prelevato 1 litro d’acqua mediante beuta sterile. Lo scopo è la ricerca della flora batterica che si sviluppa a 22°C e a 36°C. I terreni utilizzati sono stati il Plate Count Agar (PCA) per i coliformi totali l’m-Endo Agar Les; nell’analisi per i coliformi fecali l’M-FC agar; per gli streptococchi fecali il KF Streptococcus Agar e per la ricerca di Pseudomonas aeruginosa il Cetrimide agar. Analisi nutrizionali. Un campione è stato utilizzato per lo studio delle proprietà nutrizionali del riccio prelevato nell’AMP. Il campionamento è stato effettuato nella zona chiamata Mar Morto in prossimità della costa. E’ stato raccolto un campione di 30 ricci, di taglia e peso medio di, rispettivamente, circa 5 cm e 3,5 gr che, conservato alla temperatura di 4°C, è stato trasportato immediatamente in laboratorio e processato. Le gonadi refrigerate sono state portate nei laboratori dell’Università di Camerino, con sede a San Benedetto del Tronto, omogeneizzate con Ultra-Turrax, suddivise in aliquote ed immediatamente poste alla T° di –60°C fino all’uso. Tutti i solventi usati (Carlo Erba) erano per High Performance Liquid Chromatography (HPLC). Gli standard per l’analisi degli steroli e delle vitamine sono stati acquistati dalla Sigma Chemical; il Brassicasterolo è stato fornito dal Laboratorio Bucciarelli di Ascoli Piceno. La colonna cromatografica e gli standard per l’analisi degli acidi grassi sono stati forniti dalla SUPELCO.

3 - RISULTATI 36

Dal punto di vista microbiologico, dalle gonadi del riccio sono stati isolati 248 ceppi dominanti, di questi ne sono stati identificati 119 tutti Gram negativi, mentre non sono stati isolati batteri Gram positivi. Dalla composizione dei gruppi batterici dominanti isolati è possibile evidenziare che tra i Gram negativi i due gruppi più rappresentativi sono Vibrio/Aeromonas e Moraxella. Gli studi microbiologici dell’acqua nelle zone di prelievo non hanno rilevato la presenza di batteri patogeni, solo sul PCA sono state riscontrate delle crescite batteriche, ma in quantità inferiori rispetto ai limiti di legge.


Anche le analisi chimiche dell’acqua non hanno rilevato valori oltre la norma. I risultati delle analisi biochimiche effettuate dal Dott. A. Felici di San Benedetto del Tronto, dell’Università di Camerino. Nel totale di 26.31 mg della composizione della sostanza secca, le proteine sono quelle maggiormente presenti con 16.35 mg, poi di seguito i grassi e zuccheri, e infine con 2.09 mg le ceneri. I grassi sono presenti sul totale in 3.91 mg, di cui il 42,6% comprende i grassi saturi, di seguito con il 29,8% sono i grassi moninsaturi, e infine i polinsaturi con il 26.8%. L’acido grasso saturo C16:0 è presente in maggiore percentuale rispetto agli altri. Per quanto riguarda gli acidi monoinsaturi è stato trovato il C18:1 con percentuale del 27,8%. Per gli acidi grassi polinsaturi invece, sono stati individuati il C18:2, il C22:6 e il C20:5. Nei dati delle analisi risulta che su 326 mg di steroli, il colesterolo è quello con una percentuale maggiore, (con l’82%), mentre per quanto riguarda i fitosteroli la percentuale è del 18%. Per la classe dei fitosteroli studiati, il brassicasterolo è quello più presente (32,2 gr), seguono lo stigmasterolo (15,1 gr), il campesterolo con (con 6,5 gr) e infine il sitosterolo (4,2 gr).

4 - DISCUSSIONE E CONCLUSIONE Lo scopo principale del presente lavoro è stato quello di studiare la flora batterica dominante nei ricci di mare (P. lividus) prelevati nell’Area Marina Protetta di Cabras. Dal punto di vista microbiologico, dalle gonadi (la parte edibile) del riccio sono stati isolati 248 ceppi dominanti, di questi ne sono stati identificati 119 tutti Gram negativi, mentre nono sono stati isolati batteri Gram positivi. Dalla composizione dei gruppi batterici dominanti isolati è possibile evidenziare che tra i Gram negativi i due gruppi più rappresentativi sono Vibrio/Aeromonas e Moraxella. Inoltre, non sono state evidenziate chiare differenze nella composizione della flora batterica dei ricci prelevati nelle tre differenti zone di campionamento. Infine, è stato confermato che i sistemi di diagnostica rapida API (Biomerieux) non sono utilizzabili in particolare per i batteri patogeni marini Gram-negativi (Santos et al., 1993; Salati and Kusuda, 1996).

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E’ risaputo che la maggioranza dei batteri presenti nel mare sono Gramnegativi, mentre i Gram-positivi vengono normalmente isolati in habitats protetti quali ad es. i sedimenti (McNeill Sieburt, 1979). Secondo Starr et al. (1981) e Rheinheimer (1985), i Vibrio sono il gruppo più rappresentato tra i batteri marini. Tuttavia, i pochi studi effettuati sulla flora microbiologica autoctona di molluschi, spesso con lo scopo di fornire una valutazione ambientale, hanno utilizzato il corpo del mitilo (muscolo) in toto. Sugita et al. (1981) hanno dimostrato che la flora microbica più rappresentativa dei molluschi bivalvi in Giappone è costituita dai gruppi Vibrio/Aeromonas, Pseudomonas, Enterobacteriaceae, Moraxella e Micrococcus e che questa è simile a quella dell’ambiente marino. Anche Salati et al. (1995, 1999) hanno dimostrato in mitili allevati in Sardegna che Vibrio/Aeromonas, Pseudomonas, Enterobacteriaceae, Enterococcus/Streptococcus, Micrococcus e Bacillus sono i gruppi più rappresentati. Sono pochi gli studi simili sul riccio di mare (Unkles, 1977), ed anche nel presente è stato evidenziato che i gruppi batterici dominanti in P. lividus sono simili a quelli dell’acqua di mare. Tuttavia, la presenza di batteri appartenenti al gruppo Vibrio/Aeromonas deve porre l’attenzione sul fatto che questi possono essere sia semplici batteri marini che patogeni per pesci e/o molluschi e/o uomo. Gli studi microbiologici dell’acqua nelle zone di prelievo non hanno rilevato la presenza di batteri patogeni, solo sul PCA sono state riscontrate delle crescite batteriche, ma in quantità inferiori rispetto ai limiti di legge. Anche le analisi chimiche non hanno rilevato valori oltre la norma. Questi risultati qualificano le acque prese in esame, in ottima salute chimico–microbiologica. Dal punto di vista biochimico, la composizione del riccio può variare in base alle stagioni ed alla dieta; in generale è un alimento ricco di acqua e di proteine, con uno scarso contenuto di carboidrati e relativamente povero di lipidi; in particolare la frazione lipidica è ricca di acidi grassi polinsaturi. Tuttavia, dal punto di vista chimico-nutrizionale, i valori riscontrati nell’analisi delle gonadi dovranno essere confermati da studi successivi e più approfonditi. Infine, è da evidenziare che le gonadi crude di P. lividus, grazie al loro


inconfondibile aroma (che racchiude le percezioni olfattive sprigionate dalle alghe dei fondali marini), rappresentano una vera e propria prelibatezza, che potrebbe costituire un prodotto alimentare di nicchia caratteristico dellâ&#x20AC;&#x2122;AMP Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre.

IDENTIFICAZIONE

NUMERO GRUPPI IDENTIFICATIVI

Aeromonas/Vibro

46

Moraxella

71

Enterobacteriaceae

9

Acinetobacter

3

Non classificabile

119

Totale

248 TABELLA RIASSUNTIVA DEI GRUPPI BATTERICI IDENTIFICATIVI

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06 LA GOVERNANCE DELLA PESCA NELLE AREE MARINE PRO-

TETTE: IL CASO STUDIO DEL SINIS – ISOLA DI MAL DI VENTRE

Università degli studi del Molise Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali Master di II° livello in “Governance delle aree naturali protette” Anno accademico 2007-2008 Tesi di Master di II° livello di: Alessandra Nasti Relatore: Avv. Daniela Addis Correlatore: Prof. Davide Marino

INTRODUZIONE

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Il seguente lavoro è stato condotto tra agosto e settembre 2008 presso l’area marina protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre” e ha previsto lo svolgimento di una lettura critica del contesto in cui si realizza la gestione della pesca, sulla base di quanto appreso ed approfondito nel corso del Master di II livello in “Governance delle aree naturali protette”. Gli obiettivi generali del lavoro sono stati: - l’individuazione degli aspetti che concorrono a realizzare la “governance” della pesca, sia professionale che sportiva, nell’ area marina protetta considerata; - la formulazione di possibili strategie da realizzare per migliorare la governance locale. Il ruolo che le aree marine protette (AMP) hanno nel mantenimento e sviluppo delle risorse di pesca si realizza nel: - mantenimento di un livello naturale di biodiversità; - tutela delle aree di particolare rilevanza per le risorse ittiche (zone di nurseries, aree di deposizione) dalle attività che potrebbero comprometterle; - tutela delle specie durante i periodi di maggior vulnerabilità delle risorse (riproduzione, reclutamento), riducendo il disturbo antropico; - promozione delle tecniche di pesca tradizionali, compatibili con la conservazione delle risorse. L’applicazione di misure di tutela delle risorse naturali si attua attraverso la riduzione e/o la razionalizzazione dello sforzo di pesca nel territorio delle AMP; tutti i decreti istitutivi escludono totalmente le attività di pesca


dalla riserva integrale, questa norma non incide in maniera pesante sull’economia della pesca in quanto nella maggior parte dei casi la riserva integrale (zona A) non è mai particolarmente estesa rispetto alla superficie dell’intera area protetta, coprendo circa il 2- 3 % della superficie totale. Nelle zone B e C sono sempre consentite le attività di pesca professionale, seppur con diversi criteri di regolamentazione: 1) nella maggior parte dei casi, i requisiti necessari per svolgere l’attività di pesca professionale all’interno delle AMP si basano sulla residenzialità, ovvero i pescatori residenti o aventi barche iscritte nei porti presenti nel territorio delle AMP o le imprese che hanno sede legale nei comuni compresi nell’area protetta, hanno un’esclusiva di pesca, potendo continuare a svolgere la propria attività e beneficiando anche di una minore competizione con i pescatori delle zone limitrofe. 2) Talvolta l’esercizio della pesca è subordinato al rilascio di un’autorizzazione, finalizzata al controllo della non interferenza dell’attività con gli interessi collettivi di tutela delle risorse. I regolamenti che disciplinano l’attività di pesca all’interno delle AMP autorizzano e/o consentono la pesca solo ai residenti in possesso della licenza alla data dell’istituzione, ciò significa che all’uscita dei pescatori e delle cooperative operanti non vi è la possibilità di ingresso per i nuovi! Questo aspetto potrebbe determinare il mancato ricambio generazionale della categoria e presentare inoltre ricadute sull’economie locali e sulle possibilità occupazionali del territorio. Per poter condividere le limitazioni imposte all’attività di pesca, i pescatori dovrebbero riscontrare dei benefici che scaturiscono dalla protezione delle risorse, misurabili in termini di maggiori quote di cattura a parità di sforzo di pesca e aumento delle taglie. Tuttavia per numerose aree marine protette italiane mancano ancora oggi le evidenze scientifiche di un effettivo incremento delle specie ittiche per una carenza di dati sulla risorsa, sia precedenti che successivi all’istituzione. Come per la pesca professionale, anche per la pesca sportiva si assiste all’applicazione di una serie di strategie gestionali finalizzate alla razionalizzazione del prelievo: nella maggior parte delle AMP italiane, l’attività di pesca sportiva è regolamentata e sottoposta ad un sistema di auto-

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rizzazioni concesse dall’Ente gestore, con riferimento diretto alle imbarcazioni o a titolo personale. La regolamentazione delle pesca sportiva è basata sulla quantità e qualità del prelievo e sulla tipologia di attrezzi consentiti.

ANALISI DEL CASO STUDIO

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Nella realtà oristanese, ed in particolare in quella cabrarese, la pesca ha da sempre assunto un ruolo fondamentale, attualmente ancora consolidato, come fonte di lavoro per la popolazione locale. Essa viene praticata sia in mare che negli stagni, così come avveniva storicamente nella tradizione del territorio. L’attuale situazione della pesca nel Sinis, vede operare 430 imbarcazioni di cui 114 nell’area marina protetta; le restanti pescano all’interno dello stagno che è ricco di numerose specie di interesse commerciale. Durante la realizzazione dell’indagine non era ancora stato adottato un regolamento specifico per la pesca professionale e sportiva; le attività di pesca erano regolamentate in base alle indicazioni del decreto istitutivo e delle successive modifiche, ed in base alle ordinanze comunali. Per svolgere l’analisi della governance sono stati individuati e utilizzati i seguenti indici, tratti dal “Manuale di indicatori per la valutazione dell’efficacia gestionale delle aree marine protette” redatto nell’ambito del progetto MEI - Italia: 1. Esistenza di un ente gestore con potere decisionale. 2. Esistenza e adozione di un piano di gestione. 3. Comprensione locale di norme e regolamenti dell’AMP. 4. Esistenza e adeguatezza della legislazione operativa dell’AMP. 5. Disponibilità e distribuzione delle risorse amministrative dell’AMP. 6. Adeguatezza e applicazione della ricerca scientifica alla gestione. 7. Presenza e partecipazione delle associazioni di portatori di interesse. 8. Livello di partecipazione e soddisfazione dei portatori di interesse rispetto ai processi e alle attività gestionali. 9. Procedure di applicazione della legge definite con chiarezza. 10. Grado di diffusione dell’informazione.


Sulla base degli indici descritti, sono state formulate e condotte delle interviste sia ai rappresentanti del mondo della pesca professionale, ovvero ai referenti delle principali associazioni di categoria, che ai rappresentanti della pesca sportiva, coinvolgendo le associazioni più radicate sul territorio; parallelamente sono stati interpellati i rappresentanti dell’ area marina protetta. Le risposte delle interviste sono state utilizzate come elementi utili per delineare il quadro della gestione della pesca, mettendo in luce le problematiche e le criticità del sistema. Nell’area marina protetta, il punto di debolezza principale individuato sia dai pescatori, professionisti e sportivi, che dallo stesso Ente gestore, appare l’inadeguata sorveglianza del territorio, soprattutto nelle ore notturne della giornata e nei periodi invernali. Altro problema rilevante è lo scarso livello di partecipazione e il difficile coinvolgimento dei portatori di interesse: nonostante a Cabras le associazioni di categoria per la pesca professionale siano fortemente radicate sul territorio e rappresentino a pieno titolo la maggioranza degli operatori della pesca professionale, l’Ente gestore non riesce a trovare in essi un canale privilegiato di comunicazione. Per quanto riguarda la pesca sportiva – ricreativa, i referenti lamentano lo scarso, se non nullo, coinvolgimento da parte dell’Ente gestore nella regolamentazione dell’attività: è emerso nelle interviste un forte malcontento dei pescatori sportivi, che si sono sentiti esclusi da qualsiasi forma di concertazione. L’Ente gestore esprime la necessità di approfondire maggiormente le conoscenze sulle risorse alieutiche al fine di creare le condizioni per una concreta applicazione alla gestione, coinvolgendo gli enti preposti alla ricerca. A tutto ciò si aggiungono le oggettive difficoltà operative dovute all’insufficienza di risorse finanziarie disponibili e di risorse umane strutturate.

CONCLUSIONI A fronte delle problematiche evidenziate, sono state formulate alcune possibili strategie da attuare per migliorare la governance della pesca,

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definite alla luce delle interviste e delle buone pratiche applicate in altre AMP, che sinteticamente si riportano di seguito. È auspicabile che l’istituzione dell’AMP sia preceduta dalla definizione condivisa delle finalità istitutive e delle perimetrazioni dell’area da parte dei portatori d’interesse. Successivamente l’Ente gestore dovrebbe impegnarsi nel: - coinvolgere gli operatori per ottenere la massima condivisione delle regole; - migliorare i processi di comunicazione ed informazione verso i portatori d’interesse, individuando con attenzione il target di riferimento e sviluppando strategie di comunicazione efficaci; - promuovere lo sviluppo di attività economiche compatibili con la tutela dell’ambiente: ad esempio il pescaturismo e l’ittiturismo sono attività perfettamente in linea con le finalità di un’AMP, necessitano però di una formazione precedente degli operatori e di uno sforzo di promozione su larga scala; - appare utile inoltre costituire un tavolo permanente per la pesca presso le AMP, garantendo anche l’apertura di uno sportello informativo per i pescatori. I pescatori d’altro canto dovrebbero partecipare in maniera propositiva alla definizione delle misure di gestione delle risorse ittiche ed essere propensi a utilizzare tecniche di pesca maggiormente selettive. Gli enti preposti alla ricerca scientifica dovrebbero: - evidenziare i benefici ambientali ed economici risultanti dalla presenza delle AMP; - condividere maggiormente con gli Enti gestore le conoscenze. Le amministrazioni centrali interessate potrebbero infine impegnarsi per: - assicurare una congrua copertura finanziaria che garantisca l’operatività dell’AMP; - risolvere l’inadeguata acquisizione di risorse umane; - migliorare la vigilanza nelle AMP. È auspicabile, in tal senso, che aumenti la cooperazione tra il Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, competente in materia di istituzione delle AMP, ed il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, competente in materia di gestione della pesca.


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- Il pescato imbrigliato nella rete - Tipico natante da pesca - Il pescato riposto nei contenitori per il trasporto


07 PRIMI DATI SUL RECUPERO DI TARTARUGHE MARINE CARETTA CARETTA IN SARDE-

GNA DA PARTE DELL’A. M. P. “PENISOLA DEL SINIS – ISOLA DI MAL DI VENTRE”.

Università degli studi di Sassari Facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali Corso di laurea in Scienze dell'Ambiente e delle Produzioni Marine Anno accademico 2004-2005 Tesi di laurea di: Paola Pianti Relatore: Prof. Marco Apollonio Correlatore: Dott. Giorgio Massaro

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Nel presente elaborato di tesi mi sono occupata di trattare gli aspetti principali della biologia delle tartarughe marine, dei fattori che le minacciano e degli strumenti internazionali di conservazione, con particolare riferimento a una delle tre specie presenti in Mediterraneo: la “Caretta caretta”. Inoltre ho indicato l’importanza dell’intervento di centri specializzati nel recupero e nella reintroduzione di tartarughe marine nell’ambiente naturale, con riferimento al ruolo d’intervento dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”, attraverso l’analisi e l’elaborazione dei dati raccolti negli anni dal 2000 al 2005. L’esperienza di studio svolta presso l’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre” ha riguardato: - Aspetti di tipo gestionale, legati alle problematiche inerenti la conservazione di organismi di particolare interesse conservazionistico, come la tartaruga marina della specie “Caretta caretta”; - Aspetti pratici, come il mantenimento degli stessi animali allo scopo di poterli successivamente reintrodurre nel loro habitat naturale. Le tartarughe marine, sono rettili, anapsidi appartenenti all’Ordine Cheloni, si tratta di vertebrati ovipari ectotermici dalla pelle spessa, ricoperta di squame o piastre cornee. L’Ordine dei Cheloni include numerose famiglie di tartarughe terrestri e d’acqua dolce e soltanto due famiglie rappresentanti delle specie marine: la Famiglia Dermochelyidae e la Famiglia Cheloniidae. Delle tre specie di tartarughe marine che popolano il Mare Mediterraneo, la Caretta caretta è quella presente in numero più elevato. Si distingue dalle altre specie per la presenza di 5 scudi costali, 2 paia di placche prefrontali, 2 unghie per ciascun arto anteriore e 3 paia di


scudi inframarginali. La lunghezza e il peso raggiunti dagli esemplari adulti varia in relazione all’area di provenienza. La massima lunghezza curvilinea del carapace nell’Area del Mediterraneo è circa 90 cm per un peso di quasi 100 kg. L’età alla quale le tartarughe marine Caretta caretta raggiungono la maturità sessuale varia in relazione alle condizioni di vita degli individui. Nei soggetti in cattività si aggira tra i 6 e i 20 anni, mentre nei soggetti liberi in natura l’età varia tra i 12 e i 30 anni secondo la latitudine e della disponibilità di cibo. Nel Mediterraneo il periodo di deposizione inizia a maggio e può proseguire fino ad agosto inoltrato, anche se oltre il 50% dei nidi è generalmente deposto oltre la metà di giugno (Geldlay et al., 1995). Durante una stessa stagione riproduttiva, nel Mediterraneo, una femmina può deporre 2 – 3 nidi, ognuno contenente un centinaio di uova (Groombridge, 1990). Il periodo d’incubazione delle uova varia anche in relazione alla temperatura media giornaliera raggiunta e della latitudine della spiaggia. L’incubazione avviene tra i 26 e i 32° C e la determinazione del sesso dei nuovi nati è temperatura dipendente. La temperatura critica alla quale il rapporto dei sessi è 1:1 è 29° C a temperature superiori nasce una maggiore percentuale di femmine, mentre a temperature inferiori nasce una maggiore percentuale di maschi (Godley et al., 2001). L’alimentazione varia secondo lo stadio di sviluppo raggiunto dall’esemplare, in generale si tratta di una specie carnivora i cui individui si cibano prevalentemente d’invertebrati bentonici, soprattutto molluschi, crostacei, talvolta di spugne meduse, alghe e pesci. La tartaruga marina Caretta caretta, è una specie pelagica a distribuzione cosmopolita, usualmente presente in tutti i mari delle zone temperate e talvolta anche in quelle tropicali e subtropicali (Pritchard & Mortimer, 1999). Data la loro elevata mobilità, risulta difficoltoso delimitare l’areale delle singole popolazioni. Poiché le femmine sono solite ritornare a deporre le uova sulle spiagge dove esse stesse sono nate, è più semplice considerare la popolazione riproduttiva femminile.

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Analisi genetiche hanno evidenziato che il bacino del Mediterraneo ospita una popolazione propria, anche se è noto che esemplari di Caretta caretta in fase pelagica attraversano lo Stretto di Gibilterra, in entrambe le direzioni (Casale & Argano, 2002). Al livello del Mediterraneo, il numero totale di femmine adulte nidificanti ogni anno è variamente stimato: 2000 secondo Groombridge (1990), poco oltre 3000 unità secondo Corbett (1989). Il declino numerico della popolazione nel Mediterraneo ha portato i legislatori internazionali alla classificazione della Caretta caretta come specie vulnerabile a rischio d’estinzione. Dal punto di vista delle tartarughe, il Mediterraneo è diviso nettamente in due bacini: quello occidentale, dove si trovano soprattutto esemplari giovani e di provenienza atlantica, e il bacino orientale popolato da tartarughe pronte alla riproduzione. Le popolazioni di tartarughe marine sono condizionate da minacce di tipo naturale e antropico. Tra le minacce naturali sono di rilevante importanza le malattie e i parassiti, la predazione delle uova, dei piccoli e anche se con minore pressione sugli individui adulti, e le avverse condizioni climatiche (vento, pioggia, freddo, e uragani) (Baterworth, 1997). I fattori indotti dall’uomo che incidono sull’estinzione di numerose popolazioni sono: la pesca, gli scontri con le imbarcazioni, l’inquinamento e l’alterazione dei siti di nidificazione. Le catture accidentali delle tartarughe marine dovute alla pesca, si verificano praticamente in tutte le regioni del Mediterraneo e sono causate dalla pesca: a strascico, con palamito e con l’utilizzo di reti da posta. Le cause di morte sono rappresentate da annegamento, soffocamento o per cause secondarie come l’ingestione di ami e lenze destinate alla cattura dei pesci. Le più importanti convenzioni internazionali emanate dall’IUCN contengono alcuni provvedimenti per la protezione delle tartarughe marine nella regione Mediterranea. Le più rilevanti sono: la Convenzione di Washington, la Convenzione di Barcellona, la Convenzione di Berna e la Convenzione di Bonn.


Con l’incremento del numero di esemplari di tartarughe in difficoltà e lesionate recuperate in Mediterraneo, si è resa necessario la creazione di centri di accoglienza per tartarughe ferite, con le principali funzioni di cura, mantenimento e reintroduzione degli esemplari nel loro habitat naturale. Un passo iniziale verso una rete d’intervento per le tartarughe marine in Mediterraneo è la separazione di due tipi di centri di riabilitazione: - i Rescue Centres (Centri di Liberazione); - gli Emergency Centres (Centri di Emergenza). Il Rescue Centre è un complesso comparabile ad un ospedale vero e proprio, situato in una struttura permanente che permette di occuparsi di tartarughe marine anche per lunghi periodi. L'obiettivo principale del Rescue Centre è adottare tutti i passi necessari richiesti per la reintroduzione delle tartarughe marine danneggiate nel loro ambiente naturale. La vera capacità d’intervento a favore delle tartarughe selvatiche deve essere fondata sulla reintroduzione in natura di un numero d’individui in buona salute (Jacobson, 1999). Il recupero di tartarughe marine deve seguire dei metodi che facciano in modo che gli individui recuperati rimangano nella massima tranquillità e subiscano meno lo stress dovuto al trasporto al Centro. L'esame delle tartarughe comincia con la registrazione dei parametri biometrici necessari. Successivamente si esegue un accertamento delle condizioni generali dell’animale. Il fulcro principale e il passo finale del processo di riabilitazione è il rilascio delle tartarughe nel loro ambiente naturale. Un requisito assoluto per la liberazione delle tartarughe è il recupero completo e la buona salute (Bentivegna, 2001). Prima del rilascio le tartarughe devono essere marcate, come previsto dal "Marine Turtle Tagging Programme" un programma attuato nel 1995 dal Mediterranean Action Plan Regional Activity Centre for Specially Protected Areas. È un sistema di marcatura e identificazione delle tartarughe marine apponendo targhette di riconoscimento, "tag". Nei primi cinque anni di attività sono stati recuperati 38 individui di Ca-

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retta caretta, da diverse località della Sardegna attraverso la segnalazione da parte di diversi Enti e persone. Su 38 ritrovamenti di esemplari di Caretta caretta in cui l’AMP del Sinis è intervenuta, 25 (il 65,8 %) hanno permesso il recupero di animali vivi, mentre i rimanenti 13 sono stati effettuati su chiamate relative a ritrovamenti di esemplari ormai deceduti. Dall’analisi è risultato evidente come 16 esemplari, il 65% degli individui vivi siano stati recuperati in seguito a cattura accidentale con attrezzi da pesca professionale. Dai ritrovamenti in relazione alle classi d’età degli individui, si evince come il rinvenimento di individui immaturi vivi (12 esemplari, pari al 31,6 % del totale) sia stato la tipologia di evento più frequente. Considerando sia gli individui ritrovati vivi che deceduti, gli “immaturi” risultano comunque essere i più frequenti (21 esemplari pari al 55,3%). Mediamente l’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre” ha svolto 8 recuperi l’anno (7,6). L’analisi della distribuzione degli interventi durante l’arco dell’anno mostra un dato interessante. Anche se il maggior numero di ritrovamenti si è registrato nei mesi estivi (complessivamente 10 in agosto e 8 in settembre), la registrazione di 14 eventi nei mesi non estivi, mette in evidenza la necessità che questo tipo di attività sia effettuata anche da Enti che operano tutto l’anno.

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La provenienza delle segnalazioni ricevute in AMP è pervenuta da fonti diverse: 12 dei 38 interventi (31,5 %) sono stati effettuati su segnalazione e in collaborazione con il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna, 7 da pescatori e 7 direttamente dal personale e collaboratori dell’AMP. Il maggior numero d’interventi (14 recuperi pari al 36 % del totale) sono stati effettuati lungo la costa orientale della Sardegna. Al fine di migliorare la gestione di questa problematica, nel dicembre del 2004, l’AMP del Sinis ha stipulato con la Regione Autonoma della Sardegna, una Convenzione con cui si è impegnata ad organizzare e coordinare una Rete Regionale per il Recupero della Fauna Selvatica


Marina, i cui nodi sono costituiti dalle Aree Marina Protette e i Parchi Nazionali (con perimetrazione a mare) della Sardegna. La rete è costituita da un Centro di Coordinamento e alcuni Centri di Primo Soccorso, distribuiti nel territorio regionale, (l’AMP “Capo Caccia – Isola Piana”, il PN e AMP dell’Asinara, il PN de La Maddalena, l’AMP “Tavolara – Punta Coda Cavallo” e l’AMP “Capocarbonara”). Un sistema organizzato e riconosciuto ufficialmente dalla RAS (Assessorato Difesa Ambiente) che, in quanto regione autonoma ha competenza diretta sulla fauna selvatica, deve rappresentare un punto di riferimento nel territorio sia in termini operativi che in termini di immagine rispetto alla problematica di cui si tratta.

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08 IS ARUTAS (PENISOLA DEL SINIS, SARDEGNA):

MONITORAGGIO, ANALISI DELLE PROBLEMATICHE ED IPOTESI DI GESTIONE

Università di Pisa Dipartimento di SC. MM. FF. NN. e Facoltà di Agraria Corso di laurea inScienze e tecnologie per l’Ambiente Anno accademico 2005-2006 Tesi di laurea di: Paolo Pinna Relatore: Prof. Nicola Perilli Correlatore: Dott. Antonello Gellon

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La Tesi sviluppa l'analisi, ambientale e gestionale, dell'area di Is Arutas, situata lungo le coste della Sardegna centro-occidentale (nel territorio del Comune di Cabras - Or) e facente parte dell'Area Marina Protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre. La scelta di questo argomento è stata dettata dall'importanza rilevante che ha Is Arutas per tutto il territorio di Cabras, sia a livello prettamente naturalistico ed ambientale, che a livello economico: Is Arutas è un po' lo specchio di Cabras e dalla sua disamina si può capire molto di tutto il suo territorio. L'area di studio comprende tutta la parte di territorio ricollegabile a questo toponimo, partendo dalla spiaggia, per arrivare a tutti gli ambienti ad essa connessi, come, ad esempio, i punti di ristoro e le aree di parcheggio. Al fine di meglio interpretare i dati acquisiti, è stata necessaria una parte introduttiva che definisse i concetti scientifici e legislativi, riguardanti Is Arutas. In particolare, per quanto riguarda gli aspetti scientifici, la definizione dei concetti di area costiera, spiaggia e profilo topografico, mentre, per quelli legislativi, le norme e i regolamenti facenti riferimento alla Capitaneria di Porto, alle aree marine in generale ed, in particolare, all'Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”, della quale è stata data anche una descrizione dettagliata, sia generale che storica. Posteriormente alla localizzazione ed alla descrizione delle caratteristiche dell'area ed all'individuazione dei materiali e dei metodi, si è proceduto alla definizione degli elementi fondamentali del monitoraggio, che, nell'ordine, sono stati: l'estensione, gli accessi, la copertura sabbiosa e il substrato (con una parte rilevante riguardante la sabbia tipica della spiaggia, cosiddetta a chicchi di riso), la vegetazione spontanea ed


introdotta, il materiale organico,i rifiuti inorganici, le strutture e servizi presenti, i cestini e i cassonetti, e la cartellonistica. In seguito, per meglio procedere con l'analisi, Is Arutas è stata suddivisa virtualmente in quattro settori, denominati A (arenile), B (area di retrospiaggia), C (aree di sosta) e D (punti di ristoro e/o pernottamento), ed in due sub-settori (riguardanti l'arenile), denominati A1(parte nord) ed A2 (parte sud); il monitoraggio dei suddetti settori è avvenuto tramite l'esame degli elementi definiti in precedenza, i valori dei quali sono stati inseriti ed ordinati in tabelle. Al fine d'avere un quadro d'insieme più esaustivo, la valutazione è stata fatta in un arco di tempo comprendente i periodi pre-estivo, estivo e postestivo ed, a corredo dei dati acquisiti è stata fatta anche una determinazione delle principali specie vegetali presenti nella Penisola del Sinis, per un totale di 37 specie catalogate.

FIGURA 1: SUDDIVISIONE DELL’AREA DI IS ARUTAS IN SETTORI

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Un'estesa parte del lavoro, grazie all'esame critico degli elementi monitorati, si è occupata delle problematiche occorrenti su Is Arutas, partendo dalla situazione ambientale del 2006 e poi descrivendo nello specifico tutte le problematiche emerse, suddivise in quelle inerenti: gli accessi e viabilità, il carico antropico, i cambiamenti della spiaggia, la presenza e l'eventuale degrado della vegetazione, la presenza di rifiuti, l'area di retrospiaggia, l'organizzazione e l'uso delle strutture e dei servizi, la gestione delle aree di sosta, la cartellonistica, l'informazione e la comunicazione; una seguente disamina delle problematiche storiche dell'area, semplificate in controllo, cultura ambientale e convivenza con l’Area Marina Protetta, ha permesso una valutazione della situazione rapportandola al contesto territoriale. La parte finale della tesi ha riguardato, nello specifico, la gestione di Is Arutas, partendo da un esame e valutazione della del periodo e degli anni precedenti, sotto forma di gestione della spiaggia e delle acque, dell’area di retrospiaggia e dei servizi e delle azioni di tutela e di controllo in atto, per andare all'ipotesi di gestione vera e propria, suddivisa in valutazione dello stato complessivo del sito, viabilità, limitazione del carico antropico nella spiaggia, area di retrospiaggia, controllo e prevenzione dei rifiuti, gestione delle aree di sosta e l'integrazione dei servizi. Corollario ultimo, ma non per importanza a tutto lo studio effettuato, sono le appendici, comprendenti, nell'ordine: le normative di riferimento complete riguardanti l’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”; la descrizione dettagliata dell'intera Penisola del Sinis, nella quale si trova Is Arutas; una disamina tecnica dei concetti di costa e dune e, per finire, la cartografia inerente l'area in esame. Questo lavoro di tesi, al termine della valutazione di una serie di parametri così ampia, giunge alla conclusione che l'importanza di Is Arutas, intesa sia come spiaggia che come aree prospicienti, andrà via via aumentando nel corso degli anni e che, quindi, occorre applicare su di essa, i più evoluti concetti di pianificazione territoriale e, soprattutto, sviluppo sostenibile: questo poiché esiste un filo diretto e inscindibile tra risorsa naturale e uomo ed è quest'ultimo che deve seguire i percorsi adeguati affinché la prima si conservi intatta e che sia fonte di sviluppo e benessere.


TABELLA RIASSUNTIVA DEI RESIDUI TROVATI NEL SETTORE A MATERIALE ORGANICO Resti vegetali

Piante Alghe Resti legnosi

Resti animali

Molluschi Cnidari

Conchiglie

RIFIUTI

DESCRIZIONE

Materiale sintetico Materie plastiche

QUANTITÀ* Accumuli Isolata

Canne intere ed a pezzi Sparsa e resti di materiale legnoso di non chiara provenienza, a seguito di mareggiate. Ossa di Sephia Isolata officinalis Hydrozoa Velella velella Accumuli nel primo periodo estivo Scyphozoa (medusa) Accumuli in diversi periodiodell’anno Involucro di uova di Isolata squaloidi Residui piccolissimi di dif- Frequenti nella ficile classificazione parte settentrionale

Pesci

Materiale biogenico

DESCRIZIONE

Fanerogame Posidonia oceanica marine Alghe verdi Codium bursa (palle marine)

Gommapiuma

QUANTITÀ* Isolata

Sacchetti

Sacchetti interi e a pezzi Isolata

Bottiglie

Bottiglie d’acqua, deter- Sparsa sivo ed alimenti

Altro

Tubi flessibili per usi di- Isolata versi, palloni, pezzi d’origine non definibile

Vetro

Residui di bottiglie e bot- Isolata tiglie intere

Alluminio

Lattine di bibite

Idrocarburi

catrame

Isolata

*: Isolata Sparsa

Frequente Accumuli

Isolata

< 1% 1-10% 10 -25% >25%

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SUB SETTORE A2 DESCRIZIONE DETTAGLIATA

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Estensione

Lunghezza 350 m circa; larghezza 60-86 m

Accessi

Tramite aperture nel muretto a secco; in numero di nove, dalla VI alla XII sono servite, per una lunghezza che va dai 14 ai 20 metri, da passerelle basse in legno.

Copertura sabbiosa

Inverno: sabbia di quarzo presente sempre in ma- Estate: mediamente niera abbondante, eccetto che, raramente, nei come nella stagione inpressi del foreshore nella parte settentrionale. vernale.

Substrato

Inverno: piccola scogliera di rocce prevalente- Estate: come nella stamente calcaree, visibili o meno a seconda delle gione invernale. diverse condizioni meteomarine, nella parte nord nel foreshore. Grande e ben visibile substrato di natura argillosa tra la berma di tempesta e la duna fissa allâ&#x20AC;&#x2122;inizio del settore, lunga una decina di metri e larga un paio, perennemente scoperta.

Vegetazione

Duna mobile: presenza di varie specie di Duna mobile: piante I E pioniere presenti in maN piante pioniere. S niera lievemente minore V T E rispetto allâ&#x20AC;&#x2122;inverno. A R Duna fissa: macchia bassa Duna fissa: situazione T N E analoga alla staO gione invernale.

Residui organici

I N V E R N O

Rifiuti I N V E R N O

Backshore: qualche piccolo banchetto di PoBackshore: qualche E sidonia oceanica; rare uova di squallidi e resto di Posidonia S ossa di seppia; alcuni residui di alghe rosse; T oceanica; meduse alghe verdi Codium bursa. A spiaggiate. Duna mobile: qualche residuo di alghe T Duna mobile: nessuna E segnalazione di rilievo. rosse. Backshore: recipienti in plastica; galleggianti; corde; pezzi di legno; residui di catrame.

Backshore: qualche piccolo residuo di caE trame. Duna mobile: bottiglie di plastica (detersivi, S Duna mobile: rari T abbandonati (brick, acqua ecc.); pezzi di legno. A buste di plastica ecc.) T Duna fissa: bottiglie di plastica e di vetro; re- E Duna fissa: qualche bottiglia di plastica. sidui di vario tipo (palloni, ciabatte ecc.)

Cestini

Assenti

Cartellonistica

Assente


PRINCIPALI MISURE DI RIFERIMENTO DISTANZE

SPIAGGIA

SPIAGGIA

LARGHEZZA

ESTENSIONE

SPIAGGIA

PASSERELLA

27,6 m 42,6 m 36,4 m 43,6 m 42,8 m 42,0 m 47,5 m 44,8 m 37,6 m

67 m 60,8 m 61,1 m 60,1 m 63,9 m 62 m 71,8 m 80 m 86 m

16,2 m 14,4 m

24,2 % 23,7 %

50,8 m 46,4 m

14,4 m 16,4 m 16,6 m 14,5 m 20,8 m -

23,6 % 27,3 % 26,0 % 23,4 % 29,0 % 0% 0%

46,7 m 43,7 m 47,3 m 47,5 m 51 m 80 m 86 m

AREA COMPRESA

LARGHEZZA

LARGHEZZA FORESHORE

LARGHEZZA BACKSHORE

LARGHEZZA

LARGHEZZA

TRA I SETTORI

SPIAGGIA

DUNA MOBILE

DUNA FISSA

VI - VII VII - VIII VIII - IX IX - X X - XI XI - XII XII - XIII XIII - XIV *APPROSSIMATE

64m 54m 55m 67m 66m 67m 79m 83m

9m 8m 12m 10m 7m 6m 4m 3m

8m 6m 4m 8m 7m 6m 5m 6m

18m 15m 11m 24m 31m 33m 36m 35m

29m 25m 28m 25m 21m 22m 34m 39m

ENTRATA

TRA LE ENTRATE

VI VII VIII IX X XI XII XIII XIV

SERVITA DALLA PASSERELLA

NON SERVITA DALLA PASSERELLA

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09 STUDIO DELLA FAUNA ITTICA NELL’ AREA MARINA PROTETTA “PENISOLA DEL

SINIS-ISOLA DI MAL DI VENTRE”

Università degli studi di Sassari Dipartimento di Scienze Matematiche Fisiche Naturali Corso di laurea in Scienze Naturali (Indirizzo Marino) Anno accademico 2009-2010 Tesi di laurea di: Andrea Camedda relatore: Prof. Marco Casu correlatore: Dott. Giuseppe Andrea de Lucia

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Obiettivo di questo studio è la valutazione dell’Effetto Riserva, sono stati confrontati siti interni ed esterni all’Area Marina Protetta (AMP), considerando tre famiglie: Sparidi, Serranidi e Labridi. Lo studio è stato realizzato al fine di mettere in evidenza eventuali differenze nell’abbondanza e nella distribuzione delle diverse specie ittiche determinate dall’istituzione dell’AMP e dalle relative misure di regolamentazione. La tesi rientra in un progetto di ricerca più ampio svolto dall’ IAMC-CNR della sezione di Oristano in collaborazione con l’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre” nell’ambito del progetto europeo AMPAMED, insieme ad altri partner francesi e spagnoli. La fauna ittica rappresenta il migliore indicatore utilizzato negli studi e nel monitoraggio delle AMP e la metodologia del visual census è basata su tecniche di censimento visivo per il riconoscimento e la conta delle specie. Tale metodologia provoca un impatto minimo all’ambiente e alle comunità ittiche da parte degli operatori subacquei poiché non prevede il prelievo di organismi. La campagna di monitoraggio della fauna ittica è stata eseguita nei mesi di giugno, luglio e agosto 2007. Sono stati scelti siti all’interno e all’esterno dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre” visto che lo studio dell’effetto riserva presuppone il confronto tra delle aree interne alla riserva con altre aree esterne ad essa. Sono state scelte 8 località [Fig. 1] di cui 4 entro il perimetro dell’Area Marina (Funtana Meiga, Turr’è Seu, Porto Suedda, Isola di Mal di Ventre) e 4 nell’area compresa tra Su Tingiosu e Is Benas (Su Tingiosu, Putzu Idu, Su Pallosu, Sca’è Sali). È stata scelta la batimetrica dei 5 metri per lo studio dell’effetto riserva dove le specie ittiche sono maggiormente influenzate dalle attività antropiche. Il numero di specie ittiche presenti nei diversi siti mostra valori maggiori all’interno dell’AMP


come già detto in precedenza. È interessante notare come in tutti i siti interni all’AMP il numero di specie riscontrate è sempre maggiore (FmR5 = 18; TsR5 = 21; IRC5 = 24; PsR5 = 22) rispetto ai siti esterni di controllo (StR5 = 16; PiR5 = 9; SpR5 = 16; SsR5 = 15). Gli individui non gregari mostrano abbondanze significativamente maggiori (p < 0.05) nei siti protetti (FmR5 99.3±12.8 ind/125 m2; TsR5 128.7±22.1 ind/125 m2; IRC5 114.0±26.9 ind/125 m2; PsR5 78.3±9.3 ind/125 m2) confrontati con quelli non protetti (StR5 53.7±17.1 ind/125 m2; PiR5 30.0±2.6 ind/125 m2; SpR5 93.3±12.8 ind/125 m2; SsR5 93.3±18.6 ind/125 m2) [Fig. 2]. La stima della taglia degli individui censiti ha permesso di suddividere in tre differenti gruppi (Small, Medium e Large) le diverse specie considerate. L’area di studio appare ben strutturata per quanto concerne la fauna ittica più superficiale (5 m) contando 47 specie ripartite nelle diverse famiglie. La riserva appare sicuramente più ricca in specie, contando la quasi totalità delle specie rinvenute (45 specie), a differenza delle zone limitrofe esterne alla riserva che appaiono più povere (24 specie). Le aree più ricche sono Turr’è Seu e Mal di Ventre, interne alla riserva, con oltre 200 individui per transetto (125 m2) si contrappongono a Putzu Idu e Su Tingiosu, esterne all’AMP, dove le densità sono nettamente inferiori (circa 50 individui). Il dato, riferito all’intera area considerata, evidenzia come i popolamenti ittici siano composti soprattutto da Labridi e Sparidi, di gran lunga le famiglie più rappresentative. L’assenza di specie come Sciaena umbra, Epinephelus marginatus, Labrus merula, Labrus viridis, Chelon labrosus, nelle zone esterne, fanno pensare ad uno sfruttamento più intenso di queste specie considerate target sia dalla pesca professionale che da quella sportiva. Considerando sia la ricchezza in specie che le densità degli individui totali e di quelli non gregari, la zona di Seu e dell’Isola di Mal di Ventre sono da considerarsi quelle di maggior interesse soprattutto nell’ottica della gestione sostenibile delle risorse. La Zona “B” di Seu, che per anni è stata zona di tutela integrale (dal 1997 al 1999), ancora mostra peculiarità rispetto agli altri siti. Ciò avvalora l’ipotesi che la protezione, in effetti, produce dei benefici anche a distanza di anni. Oggi l’area di Seu è utilizzata dalla pesca professionale alla stregua della zona “C”, fino all’approvazione del disciplinare, e sarebbe veramente interessante poter proteggere e salvaguardare meglio il sito. Le

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varie tipologie di pesca che infatti insistono nell’area possono suggerire le motivazioni per cui alcune specie siano presenti in bassissime densità o non si riscontrino per nulla alla profondità dei 5 metri (Epinephelus costae, Epinephelus marginatus, Sparus aurata, Dentex dentex) sebbene l’habitat sia ideale per la loro presenza. La famiglia degli Sparidi si dimostra un ottimo indicatore dell’effetto riserva e i risultati evidenziano densità maggiori all’interno dell’area sottoposta a tutela. Il dato è importante poiché le specie territoriali rappresentano il trascorso di un area. La loro continua rimozione porta al collasso della popolazione, inoltre, e questo vale per tutte le specie, la rimozione degli individui di taglie maggiori (riproduttori), porta la popolazione a scompensi dal punto di vista ecologico e funzionale. Dipludus sargus, Diplodus vulgaris, Diplodus puntazzo, Sparus aurata, Dentex dentex, rappresentano specie target per la pesca. Ma ad una più attenta analisi emerge, al di là di quanto detto precedentemente riguardo le abbondanze, una netta differenziazione nella distribuzione delle classi di taglia. Il dato mostrato nei risultati indica una maggiore percentuale di individui Small nelle aree non tutelate per le specie di sparidi considerate. A suggerire una possibile motivazione potrebbe essere la pesca sportiva con il fucile, che alla batimetrica dei 5 m sembrerebbe incidere molto sugli individui di taglia maggiore. Certo è che, data una popolazione che insiste in un’area, ad essere catturati sono dapprima gli individui di taglia maggiore e via via tutti gli altri, quindi alla fine, comunque, la pressione di pesca col fucile è inversamente proporzionale alla percentuale di individui di taglia grande presenti. Il fatto di avere percentuali differenti nella distribuzione delle taglie tra i siti interni ed esterni alla riserva fa presupporre che il divieto di pesca col fucile in AMP in realtà salvaguardi non le taglie massime di ogni singola specie, ma quella porzione di individui che sfuggono agli strumenti professionali da posta, e che proprio su questa porzione insista, all’esterno della riserva, la pesca sportiva subacquea. Questo potrebbe spiegare la quasi totalità di individui di taglia small riscontrati in tutti i siti esterni alla riserva. A dieci anni dall’istituzione dell’AMP mi rendo conto che molte cose sono cambiate ma che molte altre non sono ancora state affrontate. L’area del Sinis è veramente interessante dal punto di vista naturalistico, ma lo sfruttamento cosi intenso delle risorse, di qualunque tipo,


crea scompensi funzionali agli ambienti. La zona di Seu non solo per la bellezza o per il paesaggio viene considerata un sito di pregio, anche i dati da noi ottenuti confermano che rappresenta, in AMP, la zona più ricca, forse il vero cuore della riserva. Inoltre si trova in una zona piuttosto centrale della riserva stessa, ciò vuol dire che misure di protezione in grado di apportare benefici potrebbero diffondersi facilmente in tutta l’area sottoposta a vincoli. Il dato principale che emerge dallo studio è che L’AMP è sicuramente sovra sfruttata dalla pesca professionale che incide sulla fauna ittica per quasi tutto l’anno solare, in quasi tutte le condizioni meteo marine.

FIGURA 1: L’AREA ZIATE

LE

DI STUDIO IN CUI SONO EVIDEN-

LOCALITÀ

INTERNE

ED

ESTERNE.

(DE LUCIA, 2008)

INDIVIDUI NON GREGARI

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FIGURA 2: GRAFICO DEGLI INDIVIDUI NON GREGARI NEI SITI INTERNI (ROSSO) E IN QUELLI ESTERNI (BLU) ALL’AREA MARINA.


10 ASPETTI AMBIENTALI PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE

DELLA SPIAGGIA DI MAIMONI - CABRAS (OR) A.M.P. PENISOLA DEL SINIS ISOLA DI MAL DI VENTRE.

Università degli studi di Cagliari Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali Corso di laurea specialistica in rilevatore di ambienti naturali Percorso: Ambienti marini e costieri Anno accademico 2009-2010 Tesi di laurea di: Francesca Meli Relatore: Concetta Ferrara Correlatore: Antonello Gellon

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L’ambiente costiero, solo di recente è stato oggetto di particolare attenzione anche sulla spinta della necessità di comprendere meglio i processi che lo caratterizzano e al fine d’impostare modelli di tutela e di gestione, per l’ecosistema spiaggia-duna. I depositi eolici costieri non formano solo un elemento geomorfologico di particolare pregio paesaggistico, ma costituiscono anche una riserva di sabbia utile alla spiaggia in momenti di deficit, e la loro tutela deve fare parte di quell’insieme d’interventi, tecnici e normativi, volti alla difesa dei litorali e alla prevenzione dalle mareggiate. Queste barriere disposte parallelamente alla linea di riva, con la vegetazione che ospitano, sono un ostacolo contro i venti provenienti dal mare che spingono verso l’interno spray di acqua salata dannosa per la vegetazione. La difesa delle dune è quindi parte integrante della difesa del suolo e dell’ambiente nelle sue più svariate componenti e il recupero dei sistemi dunali diventa essenziale nella gestione integrata della zona costiera. L’aumento incontrollato della presenza e delle attività antropiche nelle fasce costiere in questi ultimi anni ha portato a un progressivo degrado dei litorali, che vede nella scomparsa di molti apparati dunali uno dei segnali più preoccupanti. Questi già minacciati dal generalizzato arretramento della linea di riva, spesso sono stati distrutti per costruire vie di comunicazione, insediamenti urbani ed industriali e, più recentemente, villaggi turistici. L’intensa frequentazione “turistica” dovuta all’utilizzazione della spiaggia nel periodo estivo ha anche determinato il degrado della vegetazione e la rimobilizzazione dei sedimenti nelle dune con la formazione di con-


che di deflazione, alterando in negativo la morfologia tipica che le caratterizza (Fig.1). La tesi prende in esame l’ecosistema di Maimoni, situato nel Sinis, facente parte dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis-Isola di Mal Di Ventre”. Questo è un luogo di notevole pregio sia perché ha un elevato grado di naturalità, sia per le caratteristiche granulometriche della spiaggia costituita da quarzo e bioclasti e sia per particolarità paesaggistiche (dune, stagni temporanei retrodunali). Quest’area non ha apporti di sabbia dall’entroterra in quanto non sono presenti corsi d’acqua, questo ci fa capire la potenziale vulnerabilità del sito. Visto l’aumento della presenza antropica nel periodo estivo necessità di interventi di tutela. L’AMP ha realizzato degli interventi per la riqualificazione e per la tutela della zona rispetto ad alcune delle alterazioni subite dalle componenti ambientali (dune e vegetazione) per favorire la fruizione dell’area garantendo il mantenimento delle peculiarità ambientali anche per attività di tipo turistico, ricreativo ed educativo, attraverso azioni di: - Recupero di habitat caratteristici e creazione di condizioni che favoriscano il ristabilirsi di equilibri precari; - Manutenzione e ripristino degli stradelli d’accesso che delimitano e proteggono le aree e ne favoriscano una migliore fruizione (Fig.2); - Delimitazione di associazioni vegetali significative; - Ripristino di aree vegetate ove la frammentazione appare consistente e di pregiudizio per la qualità ambientale. - Queste opere sono state realizzate con l’intento strategico di prevenire le situazioni di degrado legato all’erosione del suolo e all’uso disordinato del territorio del Sinis nel tratto di costa “Corrigas – Maimoni e Is Aruttas”. Il prelievo di sabbia quarzosa tra Punta Maimoni e le altre spiagge dell’AMP, avvenuto negli anni 60’ e 70’, per scopi edilizi, ha sottratto irrimediabilmente dei sedimenti “relitti” che non potranno più essere riportati dall’ambiente naturale se non tra alcuni millenni; a questi prelievi vanno associati quelli effettuati continuamente per i più svariati motivi dai diversi frequentatori delle spiagge e la distruzione della vegetazione che trattiene la sabbia per parcheggi selvaggi sull’ambiente dunale. Per dare continuità alla tutela del sito di Maimoni è auspicabile un potenziamento delle opere già realizzate come: aumento del numero di

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passerelle per salvaguardare i sistemi dunali e la vegetazione; potenziamento e manutenzione dei muretti a secco e delle staccionate; attuare campagne di sensibilizzazione piĂš intensive sullâ&#x20AC;&#x2122;importanza delle opere realizzate e sulla vulnerabilitĂ  dei litorali ai fruitori delle spiagge; evitare la rimozione della Posidonia oceanica spiaggiata che diventa una barriera naturale importante per la difesa del litorale dallâ&#x20AC;&#x2122;erosione; evitare la costruzione dei parcheggi, passaggi auto e la rimozione della vegetazione nelle dune retrostanti le spiagge; individuazione degli strumenti normativi ed organizzativi per la definizione, la regolamentazione e la gestione della difesa del litorale da parte di tutti i soggetti coinvolti (pubblici e privati). Le fasce costiere sabbiose dei paesi industrializzati rappresentano un ambito territoriale di particolare interesse strategico per lo sviluppo sostenibile, in cui benessere economico-sociale e tutela degli ecosistemi naturali devono sapersi coniugare secondo gli obiettivi della Gestione Integrata delle Zone Costiere. Le prospettive di sviluppo turistico del Sinis porteranno, probabilmente, a una crescita notevole delle presenze turistiche. Pertanto le misure elencate, e quelle che ancora si possono realizzare, possono contribuire a pianificare uno sviluppo sostenibile del turismo nei litorali dellâ&#x20AC;&#x2122;AMP.

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- Conca di deflazione - Passerella per l'accesso alla spiaggia


11 ANALISI

DI UN MICROSISTEMA TURISTICO: AREA MARINA PROTETTA “PENISOLA DEL SINIS – ISOLA DI MAL DI VENTRE”

Università degli studi di Pisa | Facoltà di Lingue e letterature straniere Dipartimento di Geografia Corso di laurea in Lingue europee e storia delle arti visive e dello spettacolo Anno accademico 2006-2007 Tesi di laurea di: Maria Sabina Meli Relatore: Enrica Lemmi Correlatore: Giuseppe Grilli

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Con il presente lavoro si è voluto offrire una panoramica ed una analisi, per quanto possibile, del sistema turistico di Cabras, con particolare riguardo alle sue principali risorse: il territorio del Sinis e l’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre”. Il paesaggio naturale che caratterizza questa area e la sua posizione strategica, sono senza dubbio la principale risorsa turistica. Il Sinis è un territorio che possiede numerose ricchezze naturali,e fortunatamente, è un luogo dove l’antropizzazione non ha invaso l’ambiente naturale che, per il momento resta quasi del tutto incontaminato. La Penisola del Sinis è costituita da un territorio estremamente rappresentativo dell’ambiente mediterraneo, grazie alla presenza di un vero e proprio campionario di tutti gli ambienti che caratterizzano la fascia litoranea di tale zona bioclimatica. Il territorio di Cabras si estende per circa 120 chilometri quadrati, nel quale sono compresi zone lagunari di interesse internazionale e una fascia costiera di un perimetro di quasi 30 chilometri, la quale rappresenta una delle grandi attrattive turistiche. Oltre alle risorse ambientali, il territorio offre delle attrattive storico-archeologiche ed enogastronomiche che sono espressione di una antica cultura e tradizione. Per far si che queste risorse diventino “risorse turistiche”, è però necessario che vengano garantite alcune condizioni fondamentali. Innanzitutto, è indispensabile garantire i mezzi tecnici per la valorizzazione turistica, ossia le vie di accesso, le infrastrutture di servizio, le attrezzature ricettive e complementari, integrati con sistemi di informazione e una rete di trasporti efficienti. Potenzialmente qualunque regione geografica è turisticamente valorizzabile, ma diviene turistica quando accoglie i viaggiatori e per farlo è necessaria una struttura organizzativa e territoriale ben orchestrata che sappia soddisfare le necessità del turista.


Nella penisola del Sinis il turismo si trova ancora in una fase embrionale, pioniera per molti aspetti che ne ritardano la crescita, ma per altri sembra avvicinarsi ad una fase di decollo, soprattutto per l’aumento dell’offerta che, grazie alla collaborazione della popolazione locale, cresce in numero ogni anno con l’apertura di nuovi bed and breakfast e agriturismo. L’apporto di ricchezza legato a questo settore, può essere considerato un punto essenziale per la risoluzione dei problemi economici e occupazionali che interessano questa area della Sardegna. Per uno sviluppo turistico adeguato, appare immediatamente chiara la necessità di limitare l’uso privato e indiscriminato dello spazio nella penisola, preservando la qualità dell’ambiente e impostando piuttosto una pianificazione delle attività economiche e del territorio, ma anche questa pianificazione e limitazione non deve essere assoluta e non dovrebbe impedire, come spesso accade, lo sviluppo stesso del turismo. L’amministrazione, regionale e locale, appare consapevole del fatto che un’eccessiva pressione turistica sul territorio può comportare un’alterazione alla qualità dell’ambiente naturale, per questo mira a una forma di sviluppo e quindi di turismo sostenibile, che anche se meno redditizio a breve scadenza, è senza dubbio la forma più adeguata da adottare per preservare le risorse naturalistiche che costituiscono la principale attrattiva per i turisti. Occorre pertanto scegliere il giusto approccio per una progettazione dello sviluppo turistico che si trasformi in generatore di misure positive nei confronti di una gestione equilibrata delle risorse ambientali, naturali, economiche e sociali. Ma è possibile la convivenza tra turismo ed ecologia? Purtroppo vi è il rischio che si verifichino conflitti di interessi opposti, da una parte l’interesse per la valorizzazione economica attraverso lo sviluppo del turismo, e dall’altra l’interesse per la conservazione e la tutela dell’ambiente naturale. La soluzione ideale, per poter coniugare la conservazione con lo sviluppo e il turismo con la tutela, appare essere il turismo sostenibile e in particolare il turismo ecologico (o ecoturismo), un tipo di turismo praticato in aree naturali che mira ad apprezzare la natura e ogni caratteristica culturale ad essa associata, al fine di promuoverne la tutela, minimizzando l’impatto sull’ambiente e fornendo benefici economici alla popolazione locale.

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La consapevolezza dell’importanza di questo settore appartiene solo alle generazioni più recenti, che hanno intuito come il fenomeno del turismo possa diventare fattore di crescita economica. Fino alla fine degli anni ’70 l’offerta ricettiva era quasi del tutto assente a eccezione di qualche seconda casa, la quale veniva affittata ai pochi turisti che arrivavano nella penisola. Nel 1977 la Cooperativa Allevatrici Sarde intraprese una attività fino ad allora sconosciuta in Sardegna: l’Agriturismo, il quale nel giro di pochi anni si trasformò in un importante strumento di integrazione economica delle socie, ma soprattutto diventò una delle più importanti strutture ricettive della Provincia di Oristano. Con la normativa nazionale del 1985 (n. 730/85 abrogata dalla legge n. 96/2006), ma soprattutto con la legge regionale n. 18 del 1998, vennero definite le attività e i soggetti legittimati all’esercizio dell’agriturismo, così molti dei gestori che non erano imprenditori agricoli non poterono più esercitare le proprie attività di ricezione. Questa situazione sfociò in un vero e proprio “boom” di bed and breakfast (b&b), infatti, i vecchi gestori dei cosi detti agriturismo videro nel modello anglosassone la soluzione ideale per poter portare avanti i propri esercizi. L’offerta ricettiva di Cabras è essenzialmente costituita da un’imprenditoria spontanea legata al modello del b&b e dell’agriturismo, mentre sono solamente 4 gli Hotel, che per le loro piccole dimensioni raggiungono la capacità massima di 44 posti letto in una sola struttura. Questo costituisce un limite enorme per lo sviluppo del turismo sociale, scolastico e la ricezione di comitive. La maggior parte dei turisti che visitano la penisola, sono escursionisti di transito che, per lo più attratti dalla triade sole-mare- spiaggia o dal sito archeologico di Tharros, dopo la visita di poche ore si sposta in altre zone della Sardegna per il pernottamento. Sotto il profilo quantitativo, secondo le statistiche ufficiali relative al decennio 1996-2006, la domanda turistica nel comune di Cabras è cresciuta del 83,68%. Probabilmente la crescita della domanda è dovuta più che alla competitività dell’offerta turistica ricettiva, al cambio delle mode e delle abitudini del turista: se prima si ricercavano siti balneari con ogni genere di comfort, oggigiorno le tendenze dei turisti si sono modificate. Si va alla ricerca di siti naturali incontaminati, nei quali si possa venire a contatto con la realtà locale con un interesse particolare per l’ambiente e la cultura. La penisola


del Sinis rientra perfettamente in questa nuova tendenza del turismo grazie alle sue risorse ambientali e culturali: area marina protetta, lagune (SIC), Tharros, enogastronomia, ecc. Nonostante la notevole crescita dei flussi turistici, si continua a riscontrare un dato negativo per quanto concerne la stagionalità. Una delle cause è la netta prevalenza di un turismo di tipo balneare legato quasi esclusivamente ai tre mesi estivi. L’offerta ricettiva non è in grado di competere nel mercato turistico, tanto che l’amministrazione locale unita all’Area Marina Protetta, ha programmato la creazione di un consorzio turistico dove poter riunire tutti gli operatori locali, con lo scopo di migliorare i servizi offerti e potenziare la forza commerciale. Di fatti la capacità di attrarre il turismo non dipende solo dalla qualità delle risorse ambientali e culturali, ma dalla fruibilità delle stesse e da un sistema di accoglienza e di ristorazione uniti ad un’accessibilità, a dei servizi e attività di supporto, che soddisfino i bisogni e le aspettative dei vacanzieri. Le carenze strutturali continuano ad essere uno degli elementi frenanti dello sviluppo turistico e di conseguenza anche dello sviluppo economico. Ma una futura crescita del flusso turistico nella penisola, oltre agli aspetti positivi, a lungo termine può comportare anche degli effetti indesiderati. L’aumento del carico antropico avrebbe infatti la conseguenza di appesantire il traffico stradale, di incrementare la produzione di rifiuti, ma soprattutto potrebbe compromettere lo stato dell’ambiente. Per evitare un eccessivo impatto ambientale è necessario individuare e adottare delle strategie finalizzate al mantenimento e allo sviluppo di un turismo sostenibile ecocompatibie. Proprio nell’ottica di una valorizzazione territoriale e di un turismo alternativo sono state promosse, in consonanza con gli obiettivi dell’AMP e dell’Agenda 21 locale, attività innovative come il pescaturismo che consente oltre a creare occupazione, di valorizzare e tutelare le risorse del mare. L’obiettivo è quello di sviluppare l’area di Cabras, caratterizzata da una forte vocazione turistica, prestando una particolare attenzione alla salvaguardia delle risorse ambientali, culturali ed enogastronomiche. Solo valorizzando le stesse si potrà produrre benessere economico e occupazione per la popolazione locale, assicurando allo stesso tempo un modello di sviluppo sostenibile e durevole.

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12 TURISMO DINAMICO E RIEQUILIBRIO TERRITORIALE: LA

PROVINCIA DI ORISTANO TRA RISORSE E POTENZIALITA’

Università degli studi di Cagliari | facoltà di Ingegneria Dipartimento di Ingegneria del Territorio Corso di laurea in Ingegneria per l’ambiente e il territorio Anno accademico 2004-2005 Tesi di laurea di: Giuseppe Sanna Relatore: Prof. Ing. Maria Sias Correlatore: Prof. Corrado Zoppi

INTRODUZIONE Oggetto della presente tesi di Laurea è proporre una ipotesi di sviluppo turistico della Provincia di Oristano che coinvolga e favorisca la cooperazione di tutti i soggetti del territorio, contribuendo al ripristino della continuità territoriale. Il divario economico-culturale tra zone costiere ed interne diventa un punto di forza per diversificare l’offerta turistica e garantirla per tutti i mesi dell’anno. Il territorio non è una risorsa da consumare ma un patrimonio comune da preservare e tutelare per consegnarlo inalterato alle generazioni future.

PERCORSO PROGETTUALE E ANALISI DEL CONTESTO

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Per una attenta e precisa analisi del contesto in tutti i suoi aspetti, naturalistico, storico-culturale, sociale ed economico, secondo i tre titoli fondamentali dell’indagine, popolazione, attività, luoghi, che si collocano all’interno dell’impostazione progettuale riconoscibile sotto il nome di “Progetto Ambientale”, ci si è calati nel territorio studiandolo ed indagandolo a fondo, da cui è emersa una realtà assai diversificata. Il quadro morfologico-ambientale è ricco e variegato, il patrimonio storico-culturale presenta molteplici e differenti testimonianze; parallelamente, traspare un disagio economico-sociale diffuso e maggiormente problematico nelle aree interne. Si delinea una situazione di disequità-disequilibrio territoriale tra ambito costiero ed interno che conduce alle linee guida del progetto,rivelate dallo stesso contesto. L’idea progettuale nasce dalla presa coscienza delle ingenti risorse e potenzialità offerte dal territorio e da un loro possibile coinvolgimento in un obiettivo comune di sviluppo turistico. Per verificare il grado di contestualizzazione dell’idea turistica, si sono analizzate le autorappresentazioni


delle comunità locali attraverso la progettualità in atto, riscontrando, sia a livello comunale che provinciale, una propensione allo sviluppo turistico, secondo una filosofia di tutela ambientale e recupero delle preesistenze. Manca tuttavia, una azione di coordinamento che favorisca la cooperazione dei diversi soggetti finalizzata alla condivisione di un interesse comune. Si propone un modello di sviluppo turistico non inteso come mero sfruttamento e consumo delle risorse, che conduce inevitabilmente al degrado dei luoghi e delle culture, ma come valorizzazione rinnovabile e sostenibile del territorio, strumento di dialogo e confronto tra culture e realtà differenti e distanti, capace di attivare processi di comunicazione a valenza locale e sovralocale, che susciti l’interesse e la partecipazione delle comunità locali.

IL PROGETTO Assunto il turismo a comune denominatore di sviluppo, si è svolta una analisi della situazione turistica, passata e presente, attraverso il reperimento e l’interpretazione dei dati su domanda e offerta, reale e potenziale, tentando di apportare dei correttivi nei punti di debolezza e prospettando possibili scenari di sviluppo. Per quanto concerne la domanda, si sono presi in considerazione i dati sugli arrivi e presenze turistiche dal 1975 al 2004 forniti dall’Ente Provinciale per il Turismo della Provincia di Oristano, distinti per mesi ed esercizi ricettivi, operando poi un confronto con i dati regionali, da cui è emerso il ruolo marginale della Provincia. La disamina dell’offerta attraverso il censimento di esercizi alberghieri ed extralberghieri, ha dimostrato che l’incidenza della capacità ricettiva oristanese in ambito regionale è appena il 6%, dato che conferma la domanda, e che la collocazione delle strutture ricettive è quasi esclusivamente sulla costa o a poca distanza dal mare. Di arduo reperimento, anche a causa del fenomeno dell’abusivismo, i dati su domanda e offerta riguardanti case in affitto e aziende agrituristiche, che appaiono sottostimati e sommersi. L’analisi domanda-offerta evidenzia in particolare due aspetti: 1) la carenza di strutture ricettive; 2) la crescente e differenziata domanda turistica incentrata principalmente sul binomio sole-mare che limita la stagione ai soli mesi estivi. Allo scopo di coadiuvare il processo di sviluppo turistico,

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si propone il potenziamento delle aree già urbanizzate, per contribuire alla creazione di posti letto, rivitalizzare i centri abbandonati e spopolati nonché preservare il territorio dalla speculazione edilizia. Parimenti, viene attuata una destagionalizzazione del mercato turistico, allargando la stagione da due ad almeno otto mesi, che permette una diversa fruizione dei luoghi nel tempo. L’obiettivo principale del progetto è avviare lo sviluppo attraverso un turismo dinamico complementare ad un riequilibrio territoriale. Ciò si realizza mediante un modello di sviluppo turistico alternativo, diffuso e non localizzato,diversificato nel tempo e nello spazio,per cui gli stessi siti possono offrire opzioni differenti in tempi differenti, in grado di valorizzare ed integrare le risorse favorendone la rinnovabilità, puntando sulla qualità dell’offerta. L’idea si esplica col supporto dei “percorsi integrati”, un complesso di itinerari, circuiti, visite guidate,che intersecano l’intero territorio provinciale, allestiti come pacchetti-offerta preconfezionati, distinti in tipologie, periodi, durata, affiancati da pacchetti-extra in coincidenza di feste, sagre e altre manifestazioni delle tradizioni popolari, che permettono di conoscere il territorio e mostrano aspetti fruibili solo in determinati istanti. Si contribuisce così alla creazione di flussi turistici ed economici, attraverso percorsi naturalistici e storico-culturali, capaci di integrare i settori produttivi coinvolti, di assicurare varietà di scelta tra turismo balneare, culturale, escursionistico, sportivo, scolastico, presso centri termali e di benessere, non necessariamente proposti in modo singolo, ma studiati e organizzati secondo le esigenze e preferenze degli utenti. In particolare l’offerta varia tra percorsi di trekking, mountain bike, a cavallo,visite guidate con soste in luoghi di ristorazione e talvolta pernottamento (agriturismi, bed & breakfast, ricettività diffusa, ristoranti tipici), che danno esempi del mondo enogastronomico, arrampicate, itinerari combinati di trekking, canoa, mountain bike, escursioni marine e subacquee lungo la costa e/o presso le isole (Mal di Ventre, Il Catalano), sport acquatici come il surf da onda, il windsurf, il kitesurf, la vela. Gli ittioturismi, allestiti in zone prospicienti stagni e lagune, consentono la pratica della pesca sportiva compreso il noleggio delle attrezzature e la possibilità di ristorazione. La gestione è affidata a cooperative di pescatori in collaborazione con albergatori,ristoratori ed altre figure del settore turistico. Per favorire il dialogo tra i vari soggetti coinvolti e una con-


divisione-integrazione di idee e interventi, viene istituito il sistema delle singolarità, ovvero, una rete di relazioni tra i vari centri, ognuno dei quali costituisce una “singolarità”, realtà unica e specifica, che fornisce un contributo insostituibile nel disegno globale. I rapporti tra di esse sono orizzontali, slegati da qualunque forma di gerarchia. Oristano rappresenta una singolarità fortemente attrattiva, che unisce il ruolo di capoluogo di provincia a quello di centro di servizi generali come strutture ospedaliere, scuole, centri commerciali, attività industriali ed economiche, risultando il polo ideale per una funzione coordinatrice. Per garantire un miglior grado di coordinamento e cooperazione tra i soggetti coinvolti, il territorio viene informatizzato affinchè tutti i centri comunichino reciprocamente tra loro disponendo di informazioni sul proprio territorio e quello provinciale. In tal senso, un ruolo fondamentale è svolto dai centri di servizi turistici e, in modo particolare, dagli agriturismi, per la loro notevole diffusione sul territorio e la strategicità del loro apporto informativo, capaci di render conto della ricettività disponibile nell’area circostante, ma anche di contattare realtà di altre zone, fornendo all’utente un quadro completo di offerta in termini di siti, percorsi naturalistici, storico-culturali, enogastronomici e delle tradizioni popolari. Il processo è accompagnato da un adeguamento e rafforzamento del sistema della viabilità, dando maggior rilievo a strutture come porto e aeroporto che appaiono sottoutilizzate, del sistema idrico e dello smaltimento rifiuti. Si prevede la nascita di figure socio-territoriali e professionali legate al turismo ed ai settori connessi che si prendono cura del territorio.

CONCLUSIONI Il progetto muove da una analisi globale del campo d’azione che lo indirizza e lo sostiene; individua nel turismo il comune denominatore di sviluppocontrasto a fenomeni di disequità-disequilibrio territoriale. La sua legittimazione avviene attraverso il ripristino della continuità territoriale secondo un’ottica di cooperazione-condivisione di idee ed obiettivi; non pretende di fornire precise direttive di autorganizzazione dello spazio insediativo, concretizzabili mediante interdisciplinarità di azioni, ma individua aspetti critici su cui intervenire e caratteri potenziali ai quali affidare lo sviluppo.

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13 COMPATIBILITÀ FRA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE E MODELLI TURISTICI CULTURALI ATTRAVERO LE AREE PROTETTE

Università degli studi di Cagliari | Facoltà di Economia Corso di laurea in Economia e Gestione dei Servizi Turistici Anno accademico 2003-2004 Tesi di laurea di: Gabriele Sinis Relatore: Giuseppe Melis

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La tesi analizza il ruolo strategico, sempre più importante e molto spesso determinante che le Aree Protette ricoprono attraverso la promozione e la gestione delle azioni di Sviluppo Locale. L’Aria Protetta esercita la propria propensione di sviluppo socio-economico orientato al turismo attraverso la tutela, valorizzazione e promozione delle risorse ambientali e culturali del territorio in cui è situata ed opera come regia del processo, in un’ottica relazionale sinergica che ha come elemento fondamentale il diretto coinvolgimento delle entità pubbliche e private, economiche e sociali locali. Il lavoro mette in evidenza come, la politica di riqualificazione del turismo orientato alla sostenibilità portata avanti nelle zone turisticamente periferiche nelle quali sono presenti le Aree Protette (con particolare riferimento alla realtà della Sardegna quale regione italiana con il più elevato numero di AMP), riesca a mettere in moto azioni di sviluppo economico e sociale basati sulla partecipazione attiva dei residenti che, attraverso la tutela delle proprie valenze naturali portano avanti processi di riqualificazione e valorizzazione delle proprie culture e tradizioni. Il caso dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre” rappresenta oggi uno degli esempi di maggiore importanza in Italia; infatti da qualche anno, ha intrapreso un percorso volto al raggiungimento di due obiettivi sinergici: la salvaguardia ambientale e lo sviluppo pianificato dell’area. L’istituzione dell’Area Marina Protetta ha dato vita ad un “sistema” capace di influenzare positivamente le dinamiche socioeconomiche locali, trovando una corretta soluzione per trasformare i vincoli in opportunità in funzione della realizzazione di un Modello di Sviluppo Turistico Sostenibile. Il punto di partenza dello studio fatto, ha come premessa l’inserimento del settore turistico in un profondo ciclo di mutamento, caratterizzato dal fatto che l’offerta e la domanda turistica


continuano ad espandersi verso “Modelli Turistici Culturali”, comprendendo in essi tutte quelle attività in cui le culture, la storia, le tradizioni e le specificità territoriali vengono riscoperte e valorizzate in funzione dei visitatori e dei turisti. Il turista degli ultimi anni ha sentito sempre più l’esigenza di “vivere la località”, capirne usi e costumi e conoscerne la storia e la cultura, cosi da valutare nelle scelta del proprio viaggio, non solo il livello di attrezzature turistiche, ma la portata dei fattori ambientali e culturali che differenziano le singole località. Con la crescente sensibilità ambientale e con la diffusione di una maggiore profondità culturale, si è avuta recentemente, una nuova concezione di viaggio; hanno avuto sviluppo località che prima erano considerate minori o aspetti meno consueti del turismo tradizionale, ma soprattutto si sta comprendendo l’importanza dell’identità del territorio, senza la quale il valore del viaggio perde interesse. Si vanno così affermando nuove tipologie di turismo definito attivo legate alle specificità ambientali e culturali del territorio quali: il turismo naturalistico, enogastronomico, sportivo, nautico e subacqueo, equestre, legato al folclore, all’artigianato ed alle tradizioni popolari ma anche legato alla salute e alla bellezza del proprio corpo, etc… Nuove forme di fare vacanza sempre più diffuse, ciascuna con una sua utenza ormai ben definita e in progressivo aumento; forme di turismo che diventano sempre più sinonimo di “vacanza intelligente”. Ne consegue che se nelle fasi di avvio e diffusione della modernizzazione il passato e la tradizione erano considerati una presenza ingombrante di cui liberarsi rapidamente, nella fase attuale sono diventati la “condizione necessaria” per stare dentro il complesso processo di globalizzazione. All’interno delle Aree Protette si sta registrando uno sforzo crescente per ricostituire un’identità ambientale e culturale capace di influenzare l’offerta verso un’elevata qualità della vita ai turisti ospiti. La progressiva crescita dell’ospitalità nella Provincia di Oristano si è concentrata all’interno dell’Area Marina Protetta “Penisola del Sinis-Mal di Ventre” con una connotazione quasi esclusivamente extralberghiera attraverso i Bed & Breakfast e gli Agriturismi (cresciuti esponenzialmente negli ultimi anni), considerati da chi scrive, la maggiore espressione di ricettività a contatto con la cultura locale. Attorno alla ricettività extralber-

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ghiera si stanno sviluppando tutte quelle forme di turismo che hanno nel non legame con la stagionalità il punto di forza. Primo fra tutti il turismo enogastronomico all’interno delle aziende agrituristiche, per poi proseguire con il turismo culturale legato all’ambiente, all’arte, religione, archeologia, storia, artigianato, eventi e tradizioni popolari, il turismo della natura attraverso lo sport (trekking, surf, wind-surf, vela). Focalizzando l’attenzione sui dati del movimento dei turisti e sulla complessiva situazione dell’offerta e della domanda turistica nella Provincia di Oristano, in relazione alla crescente capacità ricettiva data dall’aumento degli esercizi extralberghieri, sia termini di arrivi che di presenze, si riscontra tangibilmente l’importante incremento percentuale che ha interessato prevalentemente il Comune di Cabras, dove l’Area Marina è situata. Incrementi percentuali che hanno raggiunto il 137,35% degli arrivi (anno 2003) e il 103,66% delle presenze (anno 2003). Il dato certifica il ruolo assunto dall’Area Marina Protetta nell’operare come Agenzia per lo Sviluppo Sostenibile nel promuovere un Modello per lo Sviluppo Locale indirizzato alla costituzione di un “Sistema di Ospitalità Tipica”, coerente con i principi della sostenibilità richiamati dall’Agenda 21 Locale, basato sulla definizione di un prodotto turistico integrato. Per gestire questo cambiamento l’Area Marina ha assunto un ruolo attivo di coordinamento e di promozione dell’offerta locale, attraverso il governo dei processi e delle relazioni tra gli attori locali, il trasferimento delle competenze (know-how), il sostegno all’imprenditorialità nell’area (sia in termini di avvio di nuova imprenditorialità che di qualificazione dell’imprenditoria esistente). Il percorso intrapreso, volto alla definizione del Sistema Ospitale, implica il coinvolgimento di tutti i protagonisti dell’offerta turistica locale, pertanto, più la destinazione Area Marina-Provincia di Oristano potrà contare su relazioni forti e partecipate, più tale destinazione rappresenterà un sistema coeso capace di attuare interventi che migliorino l’accoglienza e il livello di ospitalità del territorio. L’offerta turistica che l’AMP sta sviluppando attraverso il progetto, non si compone soltanto di prodotti e servizi prettamente turistici, ma si pone come offerta globale alla quale è auspicabile che partecipino anche gli imprenditori di altri settori nonché l'intera collettività. Il Sistema Ospitale, prevede interventi non solo sul piano economico ma


anche su quello sociale al fine di modificare ottimisticamente atteggiamenti generalizzati della popolazione (attiva e non) e orientarli positivamente per giungere ad una configurazione congeniale di destinazione sostenibile, compatibile con l’identità locale. L’obiettivo strategico del progetto è quello di coordinare/organizzare/ottimizzare/qualificare l’offerta turistica del territorio (ricettività, servizi, etc) mediante il consenso partecipato e condiviso alla definizione di un Sistema Turistico caratterizzato dall’integrazione dell’offerta ricettiva tipica locale con le risorse culturali, produttive ed ambientali esistenti e/o potenziali. Il “Prodotto Turistico Integrato” è, quindi, un prodotto naturalmente complesso: l’idea portante, è il concepire in maniera integrata una serie di attività/servizi e di fattori di attrattiva (le risorse turistiche) per proporre al visitatore un’offerta articolata: non solo ricettività, ma un sistema di ospitalità turistica tipica e distintiva che valorizza le risorse e le culture locali. È evidente che per conseguire l’obiettivo sopra esposto si rende necessaria l’implementazione e lo sviluppo di un approccio innovativo, finalizzato a coinvolgere in primis gli operatori turistici e in secondo luogo gli stessi visitatori con azioni di comunicazione sensibilizzazione e informazione. L’auspicio è che il Sistema Ospitale lungo la fascia costiera della Provincia di Oristano possa diventare in futuro il perno, attorno al quale innescare un processo di crescita culturale che conduca gli operatori e le generazioni future a comprendere l’importanza del concetto di integrazione nonché la necessità di costituire una rete e/o un’insieme di reti che coinvolgano il maggior numero di forze possibili. Per far questo si è reso necessario attivare un circuito virtuoso della conoscenza in grado nel medio periodo, di autoalimentarsi, dando agli operatori interessati, contestualmente all’acquisizione di competenze, gli strumenti necessari per divenire essi stessi attori del cambiamento.

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I quaderni 04 - tesi e progetti