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2010 ONLUS

La pesca in mare a Cabras

metodi, tecniche e strumenti

Pubblicazione Finanziata da > ARGEA Sardegna - Agenzia regionale per il sostegno all’agricoltura Progetto O.S.P.I.TE Organizzazione Servizi di Pesca e turismo integrati nel Territorio POR Sardegna 2000-2006 - Asse IV Misura 4.8 “Pesca” Sottomisura 4.8D - Azione F

La pesca in mare a Cabras - metodi, tecniche e strumenti

ONLUS

REGIONE AUTONOMA DELLA SARDEGNA

Foto di copertina Omar Lugas


LA PESCA IN MARE A CABRAS: METODI, TECNICHE E STRUMENTI


PUBBLICAZIONE FINANZIATA

DA

|

ARGEA SARDEGNA - AGENZIA

REGIONALE PER IL SOSTEGNO ALL’AGRICOLTURA

PROGETTO | PROGETTO O.S.P.I.TE ORGANIZZAZIONE SERVIZI DI PESCA E TURISMO INTEGRATI NEL TERRITORIO POR SARDEGNA 2000-2006 - ASSE IV MISURA 4.8 “PESCA” - SOTTOMISURA 4.8D - AZIONE F IDEAZIONE PUBBLICAZIONE | ITALIA NOSTRA ONLUS - SEZ. PROVINCIALE SINIS CABRAS ORISTANO AREA MARINA PROTETTA PENISOLA DEL SINIS ISOLA DI MAL DI VENTRE MENA MANCA COSSU, LORENZO MASCIA TESTI | GRUPPO DI LAVORO* ANNA PAOLA CAMEDDA (COORDINATRICE) ANDREA CAMEDDA CARLOTTA CAPPELLI DANIELA MUREDDU ELENA MURONI FRANCESCA MURONI RAFFAELLA PIRAS CARLA SANNA CURATORI PUBBLICAZIONE | MENA MANCA COSSU E ANNA PAOLA CAMEDDA REDAZIONE

E IMPAGINAZIONE

|

PAOLO ABIS E ALBERTO A. LOCHE DISEGNI

IMBARCAZIONI DA PESCA E RIELABORAZIONE CARTOGRAFIE

|

ALBERTO A. LOCHE REFERENZE FOTOGRAFICHE | ARCHIVIO MENA MANCA | DARIO COSSU - FOTO JACOB SCHWEIZER OMAR LUGAS (PAG. 1, 4, 5 FOTO IN ALTO) ALESSANDRA NASTI (PAG. 5 FOTO IN BASSO) STAMPATO

DA

|

GRAFICHE EDITORIALI SOLINAS – NUORO RINGRAZIAMENTI |

ROBERTO BRUNDU, CARLO CAMEDDA, MARIO CARRUS, PEPPINA CASTANGIA, FRANCESCO CIRCU, ANTONIO COA, PEPPINO COSSU, LUCIANO FIRINU, MARIO LOI, ANTONIO MANCA, CELESTE MANCA, CHIARA MANCA, MARISA MIRAI, FRANCESCO MURONI, MATTIA MURONI, MICHELANGELO MURONI, PIERANGELO PINNA, ALDO PIRAS, FERDINANDO PIRAS, RITA PODDI, SIRIO PORCU, TEODATTO SIMBULA, ANGIOLETTA SPANU, PEPPINO SPANU, TATANO SPANU, ANNARITA ZOCCHEDDU, PER ESSERE STATI MEMORIA STORICA ANGELO SPANU PER LA COLLABORAZIONE MARIUCCIA MUREDDU PER LA DISPONIBILITÀ PROFUSA NEL COLMARE LE LACUNE E TUTTI COLORO CHE A VARIO TITOLO HANNO CONTRIBUITO ALLA REALIZZAZIONE DI QUESTA PUBBLICAZIONE

Per la capacità di coniugare la tutela del patrimonio naturale con la valorizzazione delle risorse turistiche del territorio, l’Area Marina Protetta Penisola del Sinis – Isola di Mal di Ventre (Ente Gestore il Comune di Cabras) è stata designata dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Competitività del Turismo - Presidenza del Consiglio dei Ministri Destinazione Europea di Eccellenza tra le aree protette, ufficialmente riconosciuta e premiata dalla Commissione Europea in occasione del Forum Europeo del Turismo 2009.

© 2010 A.M.P. PENISOLA

DEL

SINIS - ISOLA

DI

MAL

DI

VENTRE / ITALIA NOSTRA

ONLUS


INDICE

> PREMESSA

5

> INTRODUZIONE

7

>I

LUOGHI DELLA PESCA

> LE

TECNICHE

> GLI

STRUMENTI

13 29 41

> L’ORGANIZZAZIONE

51

> IL

57

>

COMMERCIO DEL PESCATO

60

ALLEGATI

RICETTARIO

61

ELENCO

70

PESCATO

INTERVISTE

E ANEDDOTI

> BIBLIOGRAFIA

74 79


4 - IMBARCAZIONI DELLA NERIA DI CABRAS PAGINA

PRECEDENTE

- PORTICCIOLO

FLOTTA PESCHERECCIA DELLA MARI-

DI TORREGRANDE


PREMESSA

PREMESSA

Quando a Cabras si parla di pesca, non si può che pensare allo stagno, alle lagune, ma anche al mare aperto. Un settore fondamentale per il nostro territorio, basti pensare che vanta la flotta peschereccia più numerosa della Sardegna, e che ha indubbie potenzialità, le quali, se adeguatamente sviluppate, non possono che migliorare e incentivare le condizioni socio economiche della intera comunità. Sono evidenti le forti trasformazioni che le metodologie di pesca hanno subito nel corso del tempo, ad opera, sia delle attrezzature per la pesca nel mare “vivo”, nonché delle tecniche di pesca nello stagno. É nello stagno, infatti, che si sono verificate le più ingenti trasformazioni sia per quanto attiene l’organizzazione sia per quanto riguarda le metodologie e le attrezzature. Inoltre, da un’attenta analisi delle diverse forme di associazionismo in cui si sono raggruppati i pescatori, e delle zone in cui essi prevalentemente operano, si evince che il pescatore di Cabras esercita la sua attività indifferentemente sia in mare “vivo” sia nello stagno e, dunque, le esperienze maturate in ambito lagunare sono esperienze applicabili anche in mare vivo. Il pescatore di Cabras si è visibilmente “evoluto”, poiché da un’organizzazione di tipo feudale, caratterizzata da una gestione padronale, è passato ad un’organizzazione di tipo cooperativistica specializzandosi in quella prettamente consortile, atta a meglio gestire la pesca nello stagno. I periodi di crisi ambientale che si sono riflessi sulla economia produttiva dello stagno hanno fatto maturare, nelle coscienze dei pescatori, la necessità di trasformarsi da semplici raccoglitori in imprenditori ed il consorzio è divenuto una vera e propria azienda. In quest’ultimo periodo numerosi sono stati gli investimenti, dalla costruzione di laboratori per la trasformazione dei prodotti della pesca, alla realizzazione di un ittiturismo e di strutture pilota per l’allevamento di mitili. In tal modo, nell’attuazione della lavorazione e trasformazione dei prodotti della filiera del muggine, i pescatori sono divenuti camerieri, cuochi, responsabili di sala, di magazzino, addetti alle lavorazioni inserendosi prepotentemente nell’ambito della multifunzionalità e nella diversificazione dello sforzo di pesca. Va da sé che forti di una simile esperienza, attuare la diversificazione dello sforzo di pesca in mare “vivo” risulti oramai molto semplificato. Ma non solo, il dialogo costante con i pescatori locali ha portato, nell’ultimo periodo, a definire un percorso condiviso per la gestione sostenibile dei ricci di mare, grazie al quale si è riusciti ad ottenere per i pescatori ottanta autorizzazioni che consentono l’esercizio dell’attività subacquea professionale nell’Area Marina Protetta. Un risultato straordinario che assume un’importanza ancora più intensa se si pensa che una trentina di pescatori potranno esercitare l’attività di pesca subacquea professionale anche in tutto il mare territoriale della Sardegna. Questa nuova situazione porterà, nel breve termine, alla realizzazione della filiera del riccio di mare dell’Area Marina Protetta. Un altro traguardo importante verso la piena e concreta multifunzionalità anche della pesca in mare a Cabras. Questo libro è dedicato a tutti i cabraresi che con il loro quotidiano lavoro hanno contribuito allo sviluppo del settore della pesca nel nostro territorio, ma soprattutto a tutte quelle persone che amano e rispettano il nostro mare. MARIO ATZORI - Assessore alla Pesca

CRISTIANO CARRUS - Sindaco di Cabras

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6 - DAL

PORTICCIOLO DI TORREGRANDE PARTONO LE

IMBARCAZIONI PER LE ATTIVITÀ DI PESCATURISMO.


PREMESSA

PREMESSA

La pesca negli stagni e in mare ha rappresentato da sempre un’enorme risorsa per le popolazioni locali, le quali, fin dall’antichità, esercitavano tale attività non solo allo scopo di consumo diretto ma anche per il baratto con altri prodotti o per la vendita. Nel territorio di Cabras, dominato dalla presenza dell’acqua, la pesca ha assunto una notevole importanza sia dal punto di vista dei metodi che delle tecniche impiegate. Il progetto O.s.p.i.te. “Organizzazione dei servizi di pesca e turismo integrati nel territorio”, al quale si ispira questa pubblicazione, dedicata interamente alla pesca, si propone quale obiettivo generale lo sviluppo ed il potenziamento delle attività di pesca e turismo nonché la valorizzazione della cultura, dei mestieri e dei prodotti della marineria locale. Questa pubblicazione nasce dunque con l’intento di valorizzare i saperi ed i mestieri della pesca locale per farne patrimonio comune ed accessibile alla conoscenza di tutti. In particolare, si propone di trasferire alle generazioni future quei valori dell’identità cabrarese che più di altri connotano le radici storico - culturali della comunità, oltre che rappresentare un contributo originale alla promozione dell’offerta culturale locale in chiave turistica. La memoria storica della pesca in mare e negli stagni viene riassunta sapientemente con l’obiettivo di ricostruire le condizioni storiche, culturali e sociali, soprattutto, con riferimento all’evoluzione dei metodi, delle tecniche e degli strumenti di cattura. Un percorso antropologico ed etnografico teso al recupero e alla valorizzazione delle esperienze, conoscenze, abilità e competenze dell’arte del pescare, maturate nel corso dei diversi decenni, fino alla illustrazione degli attuali sistemi di pesca più attenti e responsabili, presupposto indispensabile quest’ultimo per garantire la riduzione dello sforzo di pesca. In tale ottica, si colloca la multifunzionalità della pesca, cioè la capacità del settore di dare origine a produzioni congiunte e, in virtù di questo, di contribuire a raggiungere contemporaneamente diverse funzioni o obiettivi sociali, economici e ambientali (gestione sostenibile delle risorse, preservazione della biodiversità, mantenimento della vitalità economica e sociale delle zone di pesca, eccetera). Essa può costituire dunque un elemento di valore strategico per lo sviluppo del settore e un’importante opportunità economica per le imprese di pesca locali. A Cabras la multifunzionalità è da tempo una realtà che ha assunto i nomi di pescaturismo e ittiturismo, attività queste integrative del reddito dei pescatori e capaci di sostenere la diversificazione della pesca e, al contempo, di ridurre lo sforzo di pesca, all’insegna della piena sostenibilità ambientale, economica e sociale. LORENZO MASCIA - Direttore A.M.P.

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8 - FINE

ANNI

60’

IL CANALE DI

MISTRAS

PORTA I PESCA-

TORI VERSO IL GOLFO.

- PICOLO

PUNTO DI ATTRACCO IN LOCALITÀ

SU SICCU.


INTRODUZIONE

INTRODUZIONE

Fino a metà Novecento, parlare della pesca a Cabras, evocava immagini dei fassonis, della Peschiera, dei muggini e delle sue lagune. Dal dopoguerra in poi invece, il comparto della pesca in mare, affiancandosi a quello dello stagno, ha vissuto un'evoluzione tale da essere ritenuto oggi una voce importante nell'ambito dell'economia locale, arrivando a vantare una delle marinerie più grandi della Sardegna. Quest’opera è nata con lo scopo di descrivere, analizzare ma soprattutto valorizzare il comparto della pesca in mare e la sua costante evoluzione. Grazie al contributo degli intervistati è stato possibile testimoniare la profonda trasformazione avvenuta negli ultimi sessanta anni della pesca in mare: attraverso la ricostruzione dei luoghi, dei mezzi, dell’organizzazione della pesca e degli strumenti dalle origini fino ai nostri giorni. Un importante approfondimento riferisce sulla varietà di pesci che popolano la nostra costa, sulla commercializzazione del prodotto, nonché sulle tecniche di pesca sotto costa e sulla diffusione odierna dell’ittioturismo e della pescaturismo. Valorizzare i saperi, i mestieri e i sapori della marineria locale, ha significato anche dedicare una sezione alla raccolta di ricette tradizionali e odierne che hanno come base il pescato dei nostri mari. Per secoli la pesca in mare è stata praticata utilizzando tecniche e strumenti collaudati negli stagni; le imbarcazioni ricalcavano le stesse forme e gli stessi materiali: addirittura, fino agli anni '50 del Novecento, alcuni pescatori utilizzavano su fassoni nei pressi di Su Siccu. Questa contaminazione non ha interessato il settore dell’organizzazione, in quanto la pesca nella laguna era sottoposta dai baroni a un sistema di tipo feudale, mentre l'equipaggio di mare sottostava a su meri de s'aina, il proprietario dell'imbarcazione e della strumentazione in genere, oppure il pescatore esercitava individualmente su piccole imbarcazioni. Esisteva in passato questo filo conduttore tra lo stagno e il mare in cui transitavano esperienze, strumenti, materiali e uomini: per arrotondare il reddito o nei periodi di fermo molti tra i pescatori dello stagno si riversavano in mare. Era una pesca dagli esiti modesti a causa dell'uso di una strumentazione semplice, inadatta ad affrontare le intemperie e la forza del vasto mare oltre il Golfo di Oristano. E sempre la modestia dei mezzi a disposizione, impediva la cattura di grandi quantitativi di pescato, difficili da trasportare fino ai mercati del circondario e oltre. Dal dopoguerra in poi, la pesca negli stagni e quella in mare ambiscono a prospettive divergenti: nello stagno iniziano i fermenti di una lotta che tende a svincolarsi da una gestione padronale e privata per imporre il concetto di bene comune; in mare le prime barche a motore inaugurano nuove aree di pesca andando oltre il Golfo, doppiando il Capo San Marco e Capo Frasca. Ai pescatori de mariu, di Golfo, si aprono nuove potenzialità verso i maris de foras, supportate dall'innovazione tecnologica e dallo spirito imprenditoriale che si fa necessità, alla ricerca di un guadagno che vada oltre la mera sopravvivenza, possibile anche grazie agli aiuti statali. Tale evoluzione ha portato la pesca in mare a divenire una risorsa significativa nell’economia del paese, accompagnando e sostenendo lo sviluppo socio-culturale dell’intero territorio, e riconfigurando il ruolo del pescatore all’interno della comunità. I pescatori hanno sempre avuto una posizione determinante nella nostra società, costituendo, insieme agli agricoltori, uno dei fondamentali perni: custodi di tradizioni ed esperienze, figure caratteri-

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stiche e tipiche del nostro paese; spesso portatori di istanze sociali, che hanno permesso una maggiore apertura alle problematiche inerenti diritti e doveri del loro comparto, valevoli ancora oggi. Accanto ad essi, è importante sottolinearlo, un ruolo rilevante avevano le loro famiglie. Infatti l’intero nucleo familiare costituiva una sorta di impresa in cui ciascuno aveva una funzione definita. Se al pescatore spettava il compito di andare per mare a srappai o palamitare, ai bambini più piccoli venivano affidate mansioni di corollario all’attività di pesca. Un ruolo importante infine avevano le donne della famiglia, depositarie di conoscenze e competenze spesso poco riconosciute, il cui apporto risultava determinante e indispensabile all’organizzazione della pesca: addette all’orditura e riparazione delle reti, provvedevano ad amministrare l’economia domestica, anche tramite una rete di conoscenze su cui poggiava il commercio porta a porta del pescato. Oggi la pesca sta vivendo un periodo di forte crisi, causata dalla diminuzione del pescato e soprattutto dalla difficoltà a formare una nuova generazione di pescatori, più attratti da altre professioni. Nell'ultimo decennio alcuni pescatori hanno dimostrato la loro versatilità, reinventando il proprio lavoro in favore della ricettività turistica intesa a proporre a chi non è del mestiere, tramite l'ittioturismo e la pescaturismo, una tipica giornata lavorativa a bordo delle proprie imbarcazioni. La pesca odierna può assumere dunque dei connotati più turistici, con parentesi nella quale la propria cultura e le proprie origini possono divenire strumenti di lavoro e di sviluppo. GLI AUTORI

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DELLA RICERCA*


INTRODUZIONE

PUNTI DI ATTRACCO NEL GOLFO DI ORISTANO - LE BARRACCAS MANNAS A TORREGRANDE LUOGO DI APPRODO DEI PESCATORI DOTATI DI BARCHE DI MEDIAGRANDE DIMENSIONE. - PUNTO DI APPRODO AL VILLAGGIO DI MARCEDDÌ.

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I LUOGHI DELLA PESCA


14 - LA

FOCE DEL TIRSO - IS BARRACCHEDDAS

PAGINA

DE SU

SICCU

PRECEDENTE

- SU SICCU

LUOGO STRATEGICO DI APPRODO PER LA

PESCA COSTIERA


I

LUOGHI DELLA PESCA

I LUOGHI DELLA PESCA

Fino agli anni 50 del Novecento l’attività di pesca a Cabras, si è svolta prevalentemente negli stagni e paludi circostanti e all’interno del Golfo di Oristano. Su crabarissu nasce come pescatore di laguna ma, con il passare degli anni, l'innovazione tecnologica e l'esigenza di reperire nuove aree pescose, lo porterà ad esplorare zone a lui sconosciute. Durante questa fase il pescatore sfrutta le stesse tecniche utilizzate per la pesca lagunare adattandole al nuovo contesto del mare aperto. Alle vecchie conoscenze se ne affiancheranno subito delle altre dettate dall'esperienza, dalle nuove necessità che il mare richiede e dal confronto con altre marinerie, soprattutto algheresi e ponzesi, che frequentavano le coste del Sinis. E' a loro che si deve l'introduzione di strumenti e di tecniche di pesca innovative, come ad esempio i gabbiotti o le nasse usati per la pesca dell'aragosta, che oggi sono diventati uno dei punti di forza della marineria cabrarese. La pesca in mare rappresenta una vera e propria svolta per l'intera comunità. Vedrà infatti la nascita di nuovi luoghi di pesca che influenzeranno non solo l'economia ma anche gli usi e i costumi della tradizione locale. Questi nuovi scenari riguarderanno, in un primo momento solo la pesca praticata nelle coste interne al Golfo di Oristano, le cui peculiarità suggerirono i toponimi che tutt'oggi sopravvivono: il tratto d'acqua denominato S'Aresti, ovvero selvatico e poco accessibile, presenta un fondale impervio che impedisce la pesca a strascico; nel sito di Su 'Oi Mannu, letteralmente il grande bue, ai giovani pescatori si raccomandava particolare attenzione, in quanto poteva comparire dal nulla Su Crapitaiu, entità irreale e misteriosa, che probabilmente altri non era se non un grosso bue celato dalle tenebre. Ancora oggi infatti nei campi prossimi alla foce del Tirso pascolano mandrie di buoi. Capitava raramente che l'equipaggio si allontanasse dalla costa per avventurarsi in luoghi ignoti o zone inesplorate. Fatto questo che rimarca un temperamento prudente e rispettoso nei confronti del mare che da sempre ha caratterizzato i pescatori cabraresi. Naturalmente a questo va aggiunta la mancanza dei mezzi meccanici sia per il commercio del pescato che per il trasposto degli equipaggi. Solo qualche fortunato disponeva di una bicicletta o di una motocicletta, e gli spostamenti via terra avvenivano per la maggior parte a piedi con conseguenti disagi per il raggiungimento delle coste più distanti. Il tragitto era molto lungo per esser affrontato ogni giorno, dunque i pescatori erano costretti a creare alloggi di fortuna dove trascorrere il tempo necessario allo svolgimento delle attività di pesca. Nel litorale cabrarese sorgevano numerose capanne, barraccas, che fungevano da ricovero per l’attrezzatura e rifugio per i lavoratori. Raggruppate nei punti strategici lungo la costa, formavano dei villaggi temporanei ubicati, partendo da Nord, a Su Pallosu, Portu Suedda, entrambi fuori dal Golfo e Mari Mottu, Su Siccu, Torregrande, Marceddì, all'interno del Golfo. Costruire sa barracca in un punto della costa, sottindendeva scegliere una precisa tecnica di pesca: nel villaggio di Su Siccu, costituito da 21 capanne, come si diceva anche giocando a tombola, 21 i' barraccheddas de Su Siccu, erano insediati pescatori muniti di barche a fondo piatto, che svolgevano la loro attività quasi esclusivamente nei bassi fondali lungo costa. Le Barracas Mannas di Torregrande, ospitavano invece prevalentemente pescatori che svolgevano attività di pesca col supporto di barche di media-

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grande dimensione, soprattutto a motore. Le capanne erano costituite da una struttura portante, su spinai, costituita da grossi pali di legno, un telaio di canne sulle quali si intrecciava il materiale vegetale detto cruccuri, il falasco. La dimensione era di circa 6m x 4,5m ed era costituita da un unico ambiente dove il pescatore trovava rifugio temporaneo per sé e per la sua attrezzatura. Lo spazio dunque era studiato affinché ogni dettaglio fosse funzionale: al suo interno vi era esclusivamente lo spazio utile per un letto, ricavato dall’incrocio dei pali di struttura e intrecciato con delle canne. Al di sotto del letto veniva riposta la legna da ardere mentre nel palo trasversale venivano appesi vari attrezzi quali is fruscias, le fiocine. Una costruzione molto semplice ma essendo costituita di solo materiale vegetale, soggetta a pericoli. Durante il Secondo Conflitto Mondiale allorché venne bombardata Milis e alcune zone costiere dell’oristanese, 12 capanne vennero bruciate con delle pallottole incendiarie, mettendo in serio pericolo i pescatori che le abitavano. I pescatori sostavano a Su Siccu esclusivamente nel periodo estivo che andava da Maggio a Settembre e, al termine della stagione, pagavano s’arrendu, un tributo che consentiva loro la pesca nello stagno durante l’inverno, alternando così la tipologia di pesca a seconda della stagione. Anche a Torregrande erano presenti in larga misura le capanne caratterizzate dai medesimi materiali e moduli costruttivi già citati. Purtroppo andarono distrutte a seguito di un incendio negli anni ’60 ma vennero subito sostituite prima con dei magazzini in cemento e mattoni per la custodia dell’attrezzatura, e successivamente con vere e proprie abitazioni in cui il pescatore vi si trasferiva nei mesi estivi: da insediamento temporaneo per il ricovero attrezzi e rifugio, divennero un vero e proprio nucleo abitativo per pescatori e famiglie. Delle iniziali capanne ne restarono solo tre, di cui due appartenenti alla famiglia Lai e una ai Tilocca, famiglia algherese solita insediarsi nelle nostre coste per la pesca all’aragosta a partire dalla primavera. Oggi non resta che il ricordo di tali abitazioni poiché demolite negli anni Ottanta. Dopo la metà degli anni ’60 la presenza di grosse imbarcazioni nella flotta peschereccia cabrarese, ha permesso l'esplorazione del mare fuori dal Golfo, i maris de foras. I grandi pescherecci facevano più volte il giro della Sardegna per esercitare la pesca, soprattutto nelle coste tra Arbatax e S.Teresa, privilegiando la costa ritenuta migliore, quella di Siniscola. In questi ultimi anni alcuni pescatori intraprendenti praticano la pesca in zone molto distanti, anche fuori dal territorio italiano e stanno in mare per diversi giorni, in alcuni casi settimane prima di rientrare in porto.

16 PAGINA SUCCESSIVA - MAPPA DEI LUOGHI

DELLA PESCA DENTRO IL GOLFO


I

LUOGHI DELLA PESCA

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PESCA DENTRO IL GOLFO (principalmente d'inverno) N. Luogo della Dove Tempi Fondale pesca

Pesci

Pesca ieri

Pesca oggi

Alghe posido- Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga La pesca in costa nia; pareti murena, triglia, solo d'estate in fondali sabbiosi, su poigè vietata; coralligene calamaro, surello, giu solo d'inverno per pesci di fondali reti da posta miste a roccia sgombro, gamberetti, duri vicino alle alghe; a bomboai (is cragamberoni, seppia, barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio scorfano a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis Alghe posido- Muggini,sogliola, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga La pesca in costa San Inverno nia; pareti polpo, murena, tri- solo d'estate in fondali sabbiosi, su poigè vietata; 2 Sa punt'e Santu Giovanni di coralligene glia, calamaro, surel- giu solo d'inverno per pesci di fondali reti da posta 'Anni Sinis miste a roccia lo sgombro, gambe- duri vicino alle alghe; a bomboai (is craretti, gamberoni, sep- barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio pia, scorfano a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis Capo San Marco Capo San Inverno 1 Marco

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4

5

Turri 'eccia

Sa passada de Muru Mannu

Mari mottu

Torre vecchia

Inverno

Alghe; posi- Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga La pesca in costa Su Muru Inverno donia; pareti murena, triglia, solo d'estate in fondali sabbiosi, su poigè vietata; Mannu coralligene calamaro, surello, giu solo d'inverno per pesci di fondali reti da posta (San miste a roccia sgombro, gamberetti, duri vicino alle alghe; a bomboai (is craGiovanni di gamberoni, seppia, barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio Sinis) scorfano a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis Mare Morto

Inverno

Zinniga manna Tra Mare Inverno 6 Morto e Sa saiedda

7

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Sa preda

Alghe posido- Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga La pesca in costa nia; pareti murena, triglia, solo d'estate in fondali sabbiosi, su poigè vietata; coralligene calamaro, surello, giu solo d'inverno per pesci di fondali reti da posta miste a roccia sgombro, gamberetti, duri vicino alle alghe; a bomboai (is cragamberoni, seppia, barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio scorfano a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis

All'ingresso di Mistras Inverno verso San Giovanni

Fangoso e sabbioso

Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga La pesca in costa murena, triglia, solo d'estate in fondali sabbiosi, su poigè vietata; calamaro, surello, giu solo d'inverno per pesci di fondali reti da posta, sgombro, gamberetti, duri vicino alle alghe; a bomboai (is cranasse gamberoni, seppia, barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio scorfano a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis

Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga La pesca in costa Fangoso e murena, triglia, cala- solo d'estate in fondali sabbiosi, su poigè vietata; sabbioso maro, surello, giu solo d'inverno per pesci di fondali reti da posta, sgombro, gamberetti, duri vicino alle alghe; a bomboai (is cra- nasse, palamito gamberoni, seppia barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis Fangoso e sabbioso

Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga Reti da posta; murena, triglia, solo d'estate in fondali sabbiosi, su poig- nasse, palamito calamaro, surello, giu solo d'inverno per pesci di fondali sgombro, gamberetti, duri vicino alle alghe; a bomboai (is cragamberoni, seppia barissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis


I

LUOGHI DELLA PESCA

Fangoso e Sogliola, polpo, mure- Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo La pesca in Sa saiedda / Tra Su Siccu Inverno sabbioso na, triglia, calamaro, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo costa è vietata; 8 a porenti / e Mistras surello, sgombro, d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle reti da posta, Toaingiu gamberetti, alghe; a bomboai (is crabarissus); a paranasse gamberoni, seppia, mittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa arselle (cocciua lada) pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca (maggio-giugno) cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis Canale naturale di 4 metri di larghezza, piccolo porto di mare, utilizzato come approdo sicuro per Su cambigheddu ormeggiare le barche. Scomparso dopo la costruzione del canale scolmatore Fangoso e Sogliola, polpo, mure- Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo La pesca in Su Siccu Su Siccu Inverno sabbioso na, triglia, calamaro, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo costa è vietata; 9 surello, sgombro, d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle reti da posta, gamberetti, alghe; a bomboai (is crabarissus); a paranasse gamberoni, seppia mittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis Su staieddu Toponimo in uso prima della costruzione del canale scolmatore S'arriu de fruì Su truncu de is Canale di 10 Feurras Sa Madrini

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14

Alimentava su staieddu prima della costruzione del canale scolmatore Fangoso e Spigole, orate, sparlot- Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo Reti da posta; sabbioso te, muggini, anguille, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo palamito, vongole d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle nasse alghe; a bomboai (is crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis

Sogliola, polpo, mure- Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo Sa Madrini Inverno Fangoso e na, triglia, calamaro, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo sabbioso surello, sgombro, d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle gamberetti, alghe; a bomboai (is crabarissus); a paragamberoni, seppia, mittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa arselle (cocciua lada) pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca (maggio-giugno), scor- cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazfano, anguilla (duranzigonis e bucconis te is temporadas da novembre a gennaio) Sogliola, polpo, mure- Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo Sa 'ucch'e sa Primavera Fangoso e na, triglia, calamaro, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo Madrini / - estate - sabbioso surello, sgombro, d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle Su mariellu inverno gamberetti, alghe; a bomboai (is crabarissus); a parase il gamberoni, seppia, mittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa tempo arselle (cocciua lada) pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca lo per(maggio-giugno), scor- cun sa lampàda; pesca dei ricci e di metteva fano, anguilla (durani' mazzigonis e bucconis te is temporadas da novembre a gennaio) Tra il por- Primavera Fangoso e Sogliola, polpo, triglia, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo Cuguzzu ticciolo e le - estate - sabbioso calamaro, surello, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo baracche di inverno sgombro, gamberetti, d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle Torregrande se il gamberoni, seppia alghe; a bomboai (is crabarissus); a paratempo mittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa lo perpisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca metteva cun sa lampàda; pesca dei ricci e di i' mazzigonis e bucconis La boa Primavera Fangoso e Sogliola, polpo, triglia, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo Sa boa presso il - estate - sabbioso calamaro, surello, d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo Beach bar inverno sgombro, gamberetti, d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle se il gamberoni, seppia alghe; a bomboai (is crabarissus); a paratempo mittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa lo perpisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca metteva cun sa lampàda Sa Madrini

Reti da posta; palamito, nasse

Reti da posta; palamito, nasse

Reti da posta; palamito, nasse

Reti da posta; palamito, nasse

19


Fangoso e Sogliola, polpo, tri- Reti da posta; reti a strascico: sa sabbioso glia, calamaro, sciaiga solo d'estate in fondali 15 surello, sgombro, sabbiosi, su poiggiu solo d'invergamberetti, no per pesci di fondali duri vicino gamberoni, seppia alle alghe; a bomboai (is crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda Fangoso e Sogliola, polpo, Reti da posta; reti a strascico: sa sabbioso murena, triglia, sciaiga solo d'estate in fondali Su tramazzeddu Tra la torre Primavera 16 calamaro, surello, sabbiosi, su poiggiu solo d'invere l'Hotel del estate - inverno sgombro, gambe- no per pesci di fondali duri vicino sole se il tempo lo retti, alle alghe; a bomboai (is crabapermetteva gamberoni, seppia rissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda Primavera Fangoso e Sogliola, polpo, tri- Reti da posta; reti a strascico: sa glia, calamaro, sciaiga solo d'estate in fondali Sa boa La boa pres- estate - inverno sabbioso 17 se il tempo lo surello, sgombro, sabbiosi, su poiggiu solo d'inverso la permetteva gamberetti, no per pesci di fondali duri vicino colonia di gamberoni, seppia alle alghe; a bomboai (is crabaTorregrande rissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda S'ungroni mannu

18

Sa colonia

Tra villa Primavera Baldino e il estate - inverno ristorante se il tempo lo Il Pescatore permetteva

Reti da posta; palamito, nasse

Reti da posta; palamito, nasse

Reti da posta; palamito, nasse

Primavera Fangoso e Sogliola, polpo, tri- Reti da posta; reti a strascico: sa Reti da posta glia, calamaro, sciaiga solo d'estate in fondali La colonia di estate - inverno sabbioso surello, sgombro, sabbiosi, su poiggiu solo d'inverTorregrande se il tempo lo permetteva gamberetti, no per pesci di fondali duri vicino gamberoni, seppia alle alghe; a bomboai (is crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda

Fangoso e Sogliola, polpo, tri- Reti da posta; reti a strascico: sa Reti da posta sabbioso glia, calamaro, sciaiga solo d'estate in fondali 19 surello, sgombro, sabbiosi, su poiggiu solo d'invergamberetti, no per pesci di fondali duri vicino gamberoni, seppia alle alghe; a bomboai (is crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda Primavera Fangoso e Sogliola, polpo, tri- Reti da posta; reti a strascico: sa Reti da posta Sa fragia Tra l'Hotel estate - inverno sabbioso glia, calamaro, sciaiga solo d'estate in fondali 20 del sole e la se il tempo lo surello, sgombro, sabbiosi, su poiggiu solo d'inverfoce permetteva gamberetti, no per pesci di fondali duri vicino gamberoni, seppia alle alghe; a bomboai (is crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda Primavera Fangoso e Sogliola, spigola, Reti da posta; reti a strascico: sa Reti da posta Sa 'ucch'e frumini Foce del estate - inverno sabbioso orate, muggini, sciaiga solo d'estate in fondali 21 fiume se il tempo lo polpo, triglia, cala- sabbiosi, su poiggiu solo d'inverpermetteva maro, surello, no per pesci di fondali duri vicino sgombro, gambe- alle alghe; a bomboai (is crabaretti, rissus); a paramittu; a fraccai (da gamberoni, seppia luglio a settembre); sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda pesca dei Cannolicchi (arrasoieddas) con un fil di ferro S'aresti

20

Il Pontile

Primavera estate - inverno se il tempo lo permetteva


I Fangoso e Sogliola, spigola, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga Su 'Oi / Su Andando Sa bindigada: tutta sabbioso orate, muggini, polpo, solo d'estate in fondali sabbiosi, su 22 'Oi mannu verso il l'estate a partire triglia, calamaro, poiggiu solo d'inverno per pesci di fonTirso, sulla dalla Quaresima; surello, sgombro, dali duri vicino alle alghe; a bomboai sinistra solo nella bella stagamberetti, (is crabarissus); a paramittu; a fraccai gione; d'inverno il gamberoni, seppia (da luglio a settembre); sa pisca a vento non permettefascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun va di arrivarci sa lampàda; pesca dei ricci e mazzigonis

Reti da posta

Fangoso e Sogliola, spigola, Reti da posta e a strascico; pesca delle Abbarossa Tra la foce Sa bindigada: tutta sabbioso muggini, sparlotte, anguille con su poiggiu (durante is 23 del Tirso e l'estate a partire orate, polpo, triglia, temporadasa da metà novembre a il canale di dalla Quaresima; calamaro, surello, gennaio); a paramittu; a fraccai; a friPesaria solo nella bella stasgombro, gamberetti, ghigiai; sa pisca a fascittus (70-80 anni gione; d'inverno il gamberoni, seppia fa); sa pisca cun sa lampàda; vento non permetteva di arrivarci

Reti da posta

24

25

Pesaria

Sassu

Pesaria

Sa bindigada: tutta Fangoso e l'estate a partire sabbioso dalla Quaresima; solo nella bella stagione; d'inverno il vento non permetteva di arrivarci

Sa bindigada: tutta Fangoso e Dopo il l'estate a partire sabbioso porto indu- dalla Quaresima; striale solo nella bella staverso gione; d'inverno il Arborea vento non permetteva di arrivarci

Sa bindigada: tutta Fangoso e Su canai de Dopo il l'estate a partire sabbioso 26 su fusu porto indu- dalla Quaresima; striale solo nella bella staverso gione; d'inverno il Arborea vento non permetteva di arrivarci

27

Mracceddì

Marceddì

Capo Frasca

28

Sa Frasca / Sa punta de sa frasca

Sa bindigada: tutta Fangoso e l'estate a partire sabbioso dalla Quaresima; solo nella bella stagione; d'inverno il vento non permetteva di arrivarci

Sogliola, spigola, muggini, sparlotte, orate, polpo, triglia, calamaro, surello, sgombro, gamberetti, gamberoni, seppia

Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga solo d'estate in fondali sabbiosi, su poiggiu solo d'inverno per pesci di fondali duri vicino alle alghe; a bomboai (crabarissus); a paramittu; a fraccai; sa pisca a fascittusu (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda;

LUOGHI DELLA PESCA

Reti da posta

Sogliola, polpo, triglia, Reti da posta e a strascico; a paramittu; Reti da calamaro, surello, paramittu po sparedda e mummullonisi posta sgombro, gamberetti, principalmente; pesca delle anguille con gamberoni, seppia, su poiggiu (durante is temporadasa da sparlotta nelle alghe, metà novembre a gennaio); a paramitmormora nella sabbia tu; a fraccai; a frighigiai; sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda Sogliola, polpo, triglia, Reti da posta e a strascico; a paramittu; Reti da calamaro, surello, paramittu po sparedda e mummullonisi posta sgombro, gamberetti, principalmente; pesca delle anguille con gamberoni, seppia, su poiggiu (durante is temporadasa da sparlotta nelle alghe, metà novembre a gennaio); a paramitmormora nella sabbia tu; a fraccai; a frighigiai; sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda Sogliola, polpo, triglia, Reti da posta e a strascico; a paramittu; Reti da calamaro, surello, paramittu po sparedda e mummullonisi posta; palasgombro, gamberetti, principalmente; pesca delle anguille con mito. gamberoni, seppia, su poiggiu (durante is temporadasa da Oggi la zona sparlotta nelle alghe, metà novembre a gennaio); a paramit- è frequentamormora nella sabbia tu; a fraccai; a frighigiai; sa pisca a ta per lo più fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun dai pescatori sa lampàda di Terralba e da qualcuno di Marrubiu.

Inverno se il tempo Roccioso Sogliola, polpo, triglia, Sa Tonara (algheresi) Reti da lo permetteva / Sa calamaro, surello, Reti da posta; reti a strascico: sa sciaiga posta; palabindigada: tutta l'esgombro, gamberetti, solo d'estate in fondali sabbiosi, su mito state a partire dalla gamberoni, seppia poiggiu solo d'inverno per pesci di fonQuaresima; solo dali duri vicino alle alghe; a bomboai nella bella stagione (crabarissus); a paramittu; a fraccai; sa pisca a fascittus (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda

21


z o n a

Su canai

Golfo

z o n a

Le secche

Golfo

z o n a

Is artinas

Arrivano sino all'entrata di Mistras

Estate / Inverno Pareti rocciose; Sogliola, polpo, triglia, Reti da posta; reti a strascico: sa Reti da posta; palaalghe; calamaro, surello, sciaiga solo d'estate in fondali mito posidonia, sgombro, gamberetti, sabbiosi, su poiggiu solo d'inpareti corallige- gamberoni, seppia, verno per pesci di fondali duri ne miste a rocpagelli, zerri vicino alle alghe, su gangu nei cia fondali duri con alghe; a bomboai (crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittusu (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e mazzigoni; pesca del corallo (su cristu) Estate / Inverno Alghe; posido- Saraghi, sogliola, Reti da posta; reti a strascico: sa La pesca in costa è nia, pareti polpo, triglia, calamaro, sciaiga solo d'estate in fondali vietata; reti da coralligene surello, sgombro, sabbiosi, su poiggiu solo d'in- posta, palamito miste a roccia gamberetti, verno per pesci di fondali duri gamberoni, seppia, vicino alle alghe; a bomboai murene, scorfani (crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittusu (70-80 anni fa); sa pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e mazzigònis Estate / Inverno Tratti di mare Spigole, orate, muggini, Reti da posta; reti a strascico: sa La pesca in costa è dove manca la sparlotte, sogliola, sciaiga solo d'estate in fondali vietata; reti da vegetazio- polpo, triglia, calamaro, sabbiosi, su poiggiu solo d'in- posta, palamito ne delle posi- surello, sgombro, verno per pesci di fondali duri donie gamberetti, vicino alle alghe; a bomboai gamberoni, seppia (crabarissus); a paramittu; a fraccai (da luglio a settembre); sa pisca a fascittusu (70-80 anni fa); a pisca cun sa lampàda; pesca dei ricci e mazzigònis

APPRODI A TERRA / VILLAGGI / RICOVERO ATTREZZI Villaggi a terra

Dove

Mari mottu

Mare Morto

2

I' barraccheddasa de Su Siccu

Su Siccu

4

I' barraccasa mannasa de marìu Pesaria

Torregrande

3

5

Mraceddì

Marceddì

Sa Frasca / Sa punta de sa frasca

Capo Frasca

6

N. 1

Pesaria

Descrizione Piccola comunità di pescatori e di famiglie di pescatori. 21 baracche (giocando a carte o a tombola si dice: “21 i barraccheddas de Su Siccu”). Possibilità di tirare a terra i chiattini. Ancora oggi alcuni lasciano la barca a Su Siccu Oggi non c'è più il villaggio dei pescatori ma c'è il porticciolo dove la maggior parte dei pescatori ormeggia le imbarcazioni. Capanna del guardiano dei padroni di peschiera

Gli algheresi facevano la pesca con le nasse e la pesca al tonno, sa tonara; avevano nella punta di Capo Frasca una capanna.

*in s'azz'e sreba, tra l'erba fine e quella grossa, tra la Cymodocea e la Poseidonia, due Fanerogame marine del Mediterraneo; **is arrafinus, giornate limpide ma di gelo – pieno inverno, sono le secche di gennaio, 10 – 15 giorni di calma assoluta, si pescavano i mazzigonisi. 22 PAGINA SUCCESSIVA - MAPPA DEI LUOGHI

DELLA PESCA FUORI DAL GOLFO


I

LUOGHI DELLA PESCA

23


PESCA FORI DAL GOLFO (principalmente d'estate) N. Luogo della pesca 1

2

3

4

5

6

7

8

Dove

Tempi

Maggiormente Su Pallosu in Primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente Cabu mannu Capo Mannu in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente Putzu idu Putzu idu in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Su tingiosu Su tingiosu in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Portu suedda Portu Suedda in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Mari ermi Mari ermi in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette *Is aruttas Is aruttas Maggiormente in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Su cungiadeddu Presso Seu in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Su Pallosu

Fondale

Pesci

Pesca ieri

Pesca oggi

Saraghi, mormore, Arezzas, paramittu po Reti da posta, palamito, Vedi Scheda 1 orate, spigole, triglie, sa sparedda, a bom- nasse. La zona è oggi muggini, scorfani, den- boai (reti, palamito frequentata per lo più tici, paraghi, pagelli, per sparlotte, bombe dai pescatori di Riola gronghi, murene, araartigianali) Sardo, Baratili, Narbolia e goste, polpi,ricci San Vero Milis Saraghi, mormore, Arezzas, paramittu po Reti da posta, palamito, Vedi Scheda 1 orate, spigole, triglie, sa sparedda, a bom- nasse. La zona è oggi muggini, scorfani, den- boai (reti, palamito frequentata per lo più tici, gronghi murene, per sparlotte, bombe dai pescatori di Riola ricci artigianali) Sardo, Baratili, Narbolia e San Vero Milis Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Reti da posta, palamito, Vedi Scheda 1 orate, spigole, triglie, po sa sparedda, sa nasse. La zona è oggi muggini, scorfani, tonara (algheresi) frequentata per lo più murene, polpi, ricci (reti, palamito per dai pescatori di Riola sparlotte, tonnara Sardo, Baratili, Narbolia e degli algheresi) San Vero Milis Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, a Reti da posta, palamito, salpe. bomboai nasse Vedi Scheda 1 (reti, palamito, bombe artigianali)

Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Reti da posta, palamito, po sa sparedda nasse Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito per ni, gronghi murene, sparlotte) ricci Saraghi, mormore, arrezzas, paramittu, Reti da posta, palamito, Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, allegusta cun su nasse triglie, muggini, scorfacoppu ni, gronghi murene, (reti, palamito, pesca ricci dell'aragosta con il coppo dalla riva) Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, Reti da posta, palamito, nasse Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, allegusta cun su triglie, muggini, scorfacoppu ni, gronghi murene, (reti, palamito, pesca ricci dell'aragosta con il coppo dalla riva) Saraghi, mormore, arrezzas, paramittu, a Dal 1985 al 1995 pesca Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, bomboai dei datteri nelle grotte di triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito, bombe tufo bianco a 12-15 ni, cernie artigianali) metri dove c'è poca luce; Reti da posta, palamito, nasse

Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, a Dal 1985 al 1995 pesca *Is Caogheddas Presso Seu in primavera o Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, bomboai dei datteri nelle grotte di 9 d'estate; triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito, bombe tufo bianco a 12-15 d'inverno quanni, gronghi, murene, artigianali) metri dove c'è poca luce; do il tempo lo ricci Reti da posta, palamito, permette nasse Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, a Dal 1985 al 1995 pesca in primavera o Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, bomboai dei datteri nelle grotte di *Seu Seu d'estate; triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito, bombe tufo bianco a 12-15 d'inverno quanni, gronghi, murene, artigianali) metri dove c'è poca luce; do il tempo lo ricci Reti da posta, palamito, permette nasse 24


I Maggiormente *S'Ungroni de Seu Presso Seu in primavera o 11 d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette *Sa chea de sa Istmo di Maggiormente figu Capo San in primavera o 12 Marco d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Sa punt'e su Il faro in primavera o 13 faru d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Capo San Marco Capo San in primavera o 14 Marco d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette

15

16

17

18

Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, a bomboai triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito, ni, cernie, gronghi, bombe artigianali) murene, ricci Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, Vedi scheda 1 orate, salpe, spigole, a bomboai triglie, muggini, tracine (reti, palamito, bombe artigianali)

Puntigheddasa Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, di roccia nei orate, salpe, spigole, a bomboai fondali triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito, ni, cernie, gronghi, bombe artigianali) Vedi scheda 1 murene, polpi, seppie Puntigheddasa Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, di roccia nei orate, salpe, spigole, a bomboai fondali triglie, muggini, scorfa- (reti, palamito, ni, cernie, gronghi, bombe artigianali); Vedi scheda 1 murene, polpi, seppie

LUOGHI DELLA PESCA

Dal 1985 al 1995 pesca dei datteri nelle grotte di tufo bianco a 12-15 metri dove c'è poca luce; Reti da posta, palamito, nasse Dal 1985 al 1995 pesca dei datteri nelle grotte di tufo bianco a 12-15 metri dove c'è poca luce; Reti da posta, palamito, nasse Dal 1960 le piccole imbarcazioni fanno la pesca all'aragosta con il coppo nei bassi fondali. Reti da posta, palamito, nasse Dal 1985 al 1995 pesca dei datteri nelle grotte di tufo bianco a 12-15 metri dove c'è poca luce. Dal 1960 le piccole imbarcazioni fanno la pesca all'aragosta con il coppo nei bassi fondali. Reti da posta, palamito, nasse

Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu, Reti da posta, palamito, nasse L'Isola di Mal in primavera o Vedi Scheda 1 orate, salpe, spigole, a bomboai, sa tzucd'estate; triglie, zerri, mennole, caredda (algheresi), di Ventre d'inverno muggini, scorfani, gron- nassas po allegusta quando il ghi, murene, polpi sep(algheresi) tempo lo perpie, ricci (reti, palamito, mette bombe artigianali, nasse) Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Reti da posta, palamito, *Sa sicch'e Presso l'Isola in primavera o Vedi Scheda 1 orate, salpe, triglie, (reti, palamito) nasse ponenti di Mal di d'estate; scorfani, cernie, dentici, Ventre d'inverno quanparaghi, pagelli, ricciodo il tempo lo le, gronghi, murene, permette polpi, seppie Maggiormente Saraghi, mormore, Reti da posta, palamito, *Sa sicch'e su Presso l'Isola in primavera o Vedi Scheda 1 orate, salpe, triglie, nasse Ponzesu di Mal di d'estate; scorfani, cernie, dentici, Ventre d'inverno quanparaghi, pagelli, ricciodo il tempo lo le, gronghi, murene, permette polpi, seppie Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbar*Su passaggiu Tra l'Isola di in primavera o Vedi scheda 1 orate, salpe, triglie, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca Mal di Ventre d'estate; scorfani, cernie, dentici, all'aragosta con reti da e Capo d'inverno quanparaghi, pagelli, riccioposta: is tremaglionis. Mannu do il tempo lo le, gronghi, aragoste, Reti da posta, palamito, permette murene, polpi, seppie nasse *S'Isua

Maggiormente In s'azza Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Reti da posta, palamito, Presso l'Isola in primavera o de s'reba orate, salpe, triglie, (reti, palamito) nasse 19 di Mal di d'estate; scorfani, cernie, dentici, Ventrei d'inverno quan- Vedi scheda 1 paraghi, pagelli, ricciodo il tempo lo le, gronghi, aragoste, permette murene, polpi, seppie *Sa sicch'e mesu Tra l'Isola di Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbarMal di Ventre in primavera o Vedi scheda 1 orate, salpe, triglie, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca 20 e il Catalano d'estate; d'inverscorfani, cernie, dentici, all'aragosta con reti da no quando il paraghi, pagelli, riccioposta: is tremaglionis. tempo lo perle, gronghi, aragoste, Reti da posta, palamito, mette murene, polpi, seppie nasse *Sa sicch'e libecciu

25


N. Luogo della pesca 21

22

23

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25

26

*Su parusellu

Dove Presso il Catalano

Tempi

Pesci

Pesca ieri

Pesca oggi

Maggiormente Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbarin primavera o Vedi scheda 1 orate, salpe, triglie, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca d'estate; scorfani, cernie, dentici, all'aragosta con reti da d'inverno quanparaghi, pagelli, riccioposta: is tremaglionis. do il tempo lo le, gronghi, aragoste, Reti da posta, palamito, permette murene, polpi, seppie nasse

Maggiormente Il Catalano in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Sa sicchighedda Presso il in primavera o Catalano d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette Maggiormente *Sa sicch'e Presso il in primavera o su pappori Catalano d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette *Su scolliu de Presso il Maggiormente libecciu Catalano in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette *Su scolliu de Presso il Maggiormente maistrai Catalano in primavera o d'estate; d'inverno quando il tempo lo permette *Su Cattallanu

Fondale

Saraghi, mormore, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbarorate, salpe, triglie, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca scorfani, cernie, dentici, all'aragosta con reti da paraghi, pagelli, riccioposta: is tremaglionis. le, gronghi, aragoste, Reti da posta, palamito, murene, polpi, seppie nasse Saraghi, salpe, triglie, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbar1 scorfani, cernie, dentici, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca paraghi, pagelli, riccioall'aragosta con reti da le, gronghi, aragoste, posta: is tremaglionis. murene, polpi, seppie Reti da posta, palamito, nasse Saraghi, mormore, Pisca po sa craba Dal 1960 le grandi imbar1 orate, salpe, spigole, mania, arrezzas, cazioni fanno la pesca triglie, muggini, scorfaparamittu all'aragosta con reti da ni, cernie, gronghi, (reti, palamito) posta: is tremaglionis. murene, ricci Reti da posta, palamito, nasse Saraghi, salpe, triglie, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbar1 scorfani, cernie, dentici, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca paraghi, pagelli, riccioall'aragosta con reti da le, gronghi, aragoste, posta: is tremaglionis. murene, polpi Reti da posta, palamito, nasse Saraghi, salpe, triglie, Arrezzas, paramittu Dal 1960 le grandi imbarscorfani, cernie, dentici, (reti, palamito) cazioni fanno la pesca 1 paraghi, pagelli, riccioall'aragosta con reti da le, gronghi, aragoste, posta: is tremaglionis. murene, polpi Reti da posta, palamito, nasse

Vedi scheda 1

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Maggiormente Pareti rocciose Cernie, occhialoni, ara- Reti da posta, reti a Dal 1960 le grandi imbarcazioni fanno la pesca all'aragosta con reti da posta: is tremaglionis. Reti da posta, palamito, mette prima chi inizi nasse il fango e lo sporco

z *Capo San Marco Il canale in primavera o con piccole goste, astici, murene, mano con il rullo 120-140 d'estate; d'inver- grotte naturali; polpi o metri no quando il si pesca nelle n tempo lo per- zone con l'erba a

Vedi scheda 1

z o n a

*S'Isua

Maggiormente Pareti rocciose Cernie, occhialoni, Reti da posta, reti a Dal 1960 le grandi imbarPareti del in primavera o con piccole Saraghi, salpe, triglie, mano con il rullo cazioni fanno la pesca all'aragosta con reti da canale dove d'estate; d'inver- grotte naturali; aragoste, astici, murene, polpi posta: is tremaglionis. finisce l'erba no quando il si pesca nelle tempo lo per- zone con l'erba Reti da posta, palamito, mette prima chi inizi nasse il fango e lo sporco Vedi scheda 1

*La pesca in costa è vietata

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I

LUOGHI DELLA PESCA

APPRODI A TERRA / VILLAGGI / RICOVERO ATTREZZI Villaggi a terra

Dove

Putzu idu/ Su pallosu/Mandriola

Putzu idu Su pallosu Mandriola

Portu Suedda

Portu Suedda

Seu Is caogheddas

Seu

3 4

I' barraccas de Santu 'Anni S'Isua

N.

1

2

5

Descrizione In passato c'erano le baracche per la maggior parte abitate dai cabraresi. Alcuni erano in affitto (potevano usare la casa in cambio di pesce). Le case a Putzu idu erano di proprietà degli abitanti di San Vero e Riola. Ancora oggi alcuni cabraresi ormeggiano a Mandriola. In passato alcuni cabraresi scelsero questa località come riferimento per la loro attività di pesca, costruendovi alcune baracche. Alcune imbarcazioni, 2 o 3, approdano ancora oggi a Portu Suedda, ma solo durante l'estate quando il tempo lo permette. Durante l'inverno se il tempo è buono alcuni lasciano le barche anche per una decina di giorni prima di riportarle al porticciolo di Torregrande. Rispetto al passato non è abbastanza sicuro lasciarvi le imbarcazioni, in quanto si sono verificati atti di vandalismo e furti frequenti. In passato, 50 anni fa circa, esisteva una capanna che era di proprietà di su meri de pischera, Don Efisio, e vi alloggiavano i guardiani di Seu

Le baracche di San Le prime baracche erano ubicate a Mare Morto. In seguito, vengono costruite Giovanni di Sinis numerose unità a Mare Vivo con una funzione diversa, ad uso turistico. L'Isola di Mal di Ventre Gli algheresi avevano una capanna presso la Cala del pastore. I cabraresi a volte dormivano sull'isola ma direttamente nelle spiagge

NB Gli approdi cambiano con l'introduzione dei mezzi di trasporto sia nautici che terrestri. Nel dopoguerra arrivano le prime motobarche, le motorette e le macchine e di conseguenza cambia il concetto di distanza. 30-40 anni fa si andava in mare aperto a remi, ci volevano 3-4 ore per raggiungere il Catalano.

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LE TECNICHE


30 - SCENA

DI PESCA CON LA RETE DEL POLIGGIO,

SU POGGIOU FINE ANNI

PAGINA

60’.

PRECEDENTE

- RECUPERO

DELLA RETE DEL POLIGGIO


LE TECNICHE

LE TECNICHE

Nel complesso l’attività di pesca abbraccia numerose tecniche utilizzate di volta in volta a seconda delle zone in cui i pescatori operano e dei pesci che intendono catturare. Se fino agli anni 50 del Novecento l'area di pesca era limitata dagli strumenti a disposizione alle acque del Golfo, con l'uso di tecniche dipendenti dai tempi, dalle stagioni e dai giorni, in seguito l'apporto tecnologico e lo scambio di competenze con altre marinerie, aprirono la possibilità all'esplorazione e allo sfruttamento di fondali dei maris de foras. La pesca nel Golfo Pesca di notte Risale a tempi remoti la pesca effettuata con la rete del poliggio, su poiggiu, grossa rete che rastrellava il fondo marino e che, richiudendosi come un sacco, necessitava della forza di molti uomini per il suo recupero in spiaggia. Si utilizzava una barca a remi a fondo piatto (7.5 m. circa), su Schifu, con equipaggio di 8 marinai e 4 banchi per i rematori, più un timoniere e su prattoni. Questa pesca è stata praticata fino alla fine degli anni ’60 del Novecento da 4 o 5 equipaggi che avevano la base, alcuni presso le Barraccas de Mariu, Torregrande, sotto la guida di pescatori quali Peppi Lalletta, Damigelli e Taniei Pisci detto Truncheddu, altri presso le Barraccas de Su Siccu, come l’equipaggio del pescatore noto Casparrìn. La tecnica di pesca si svolgeva in questo modo: un uomo a terra, su mesu marineri, reggeva la cima di una lunga fune, composta da is codras, mentre la barca si allontanava perpendicolarmente alla riva per circa 200 metri, effettuando una curva al momento di calare la rete e compiendo perciò un giro semicircolare, puntando poi nuovamente verso riva ma a circa 50 metri di distanza dal punto di partenza. Is codras avevano la funzione di unità di misura; una codra era lunga 100 m circa e la fune era composta da più codras, separate le une dalle altre da un nodo. Ai pescatori era sufficiente contare i nodi per calcolare la distanza raggiunta e comunicarla al gruppo, sa banda, tramite fischi e continuare o correggere l'operato altrui, con brevi richiami. Il lavoro infatti doveva svolgersi in maniera sincronizzata. La rete veniva poi tirata a riva dai pescatori, suddivisi tra il punto di partenza e il punto di arrivo. Le due file di uomini tiravano all’unisono le funi e per agevolare il recupero della rete venne adottato un metodo molto particolare detto de s’uncroccu: ogni pescatore portava al petto una sorta di fascia (molto spesso di vecchie reti) al quale si issava la vertebra di un tonno, s’ossu de tunia e sulla quale, all’unisono, i lavoratori annodavano la fune in modo che non potesse scorrere nuovamente o in sostituzione della fune, si utilizzava s’ungaioni, formato da liste in pelle ricavate da crani bovini il cui pregio era la grande resistenza. Per sopperire alla mancanza della spina dorsale del tonno si optava spesso per pezzi di sughero o per fuscelli di olivo selvatico, pettiasa de ollastu, materiali entrambi facilmente reperibili nelle campagne limitrofe. La pesca con su poiggiu si svolgeva nei fondali caratterizzati da folti banchi di vegetazione sottomarina. La rete veniva issata con delle canne in modo da facilitarne il recupero; la pesca avveniva da San Giovanni a Cugutzu, zona situata tra l’odierno porticciolo e i' barracca' Mannas di Torregrande, oltre che in altre località lungo la costa del Golfo individuate in modo preciso, onde evitare pericoli per la rete. La pesca con su poiggiu si svolgeva dal tramonto fino all’alba, a volte con una interruzione verso le 2-3 del mattino. Prima del sorgere del sole si effettuava l’ultima pastura chiamata sa pastura ‘e s’arba, la pastura eseguita all’alba. 31


Stesso metodo era praticato con una rete simile a quella di su poiggiu chiamata sciaiga, la sciabica. Entrambe le reti venivano riposte nella poppa dell'imbarcazione o meglio in su sannoi. Il recupero di sa sciaiga avveniva dalla barca stessa, salpandola a mano da poppa a prua ed inoltre presentava delle maglie molto larghe, caratteristica che le valse l’appellativo di s’arrezza allutta, la rete intelligente. Questa tecnica permetteva la cattura di su pisci biancu, varietà di pesce che comprendeva tra gli altri su mummulloni, la mormora e sa cania, l’orata, allora presenti in grosse quantità in tutto il Golfo. Sia su poiggiu che sa sciaiga alle due estremità presentavano sa staggia, un pezzo di legno che congiungeva il lato della rete con il galleggiante e con i piombini, da cui partivano le funi che prontamente venivano tirate a terra e sulle quali, ogni 50 m., veniva posto un segnale detto su nou, il nodo. Altra tecnica di pesca praticata la notte è quella con le reti da posta, Tousu. Questa tecnica era praticata soprattutto dai pescatori del villaggio di Su Siccu, che utilizzavano barche a fondo piatto di dimensione intorno ai 6 m. con 4 remi e un equipaggio di due persone. Generalmente le reti da posta venivano calate in s’azz’e s’reba, ossia tra “l’erba fine e quella grossa”, cioè tra la Cymodocea nodosa e la Posidonia Oceanica, due Fanerogame marine del Mar Mediterraneo. Un’ altra tecnica di pesca molto fiorente negli anni 50 e 60 del Novecento nel Golfo di Oristano e ormai non più praticata, era quella con la lampàra, con la quale si pescavano grandi quantità di sugarelli, sardine e calamari. La pesca si svolgeva nelle notti d'estate senza luna e l'equipaggio era distribuito normalmente in 5 barche: una barca grande a motore che si posizionava verso il centro del Golfo, ove si doveva svolgere la battuta, a cui erano attraccate le altre 4 imbarcazioni, 3 delle quali erano piccoli gozzi con ciascuno una grossa lampada sporgente dalla prua puntata sull’acqua; la quinta barca era un grosso gozzo, utilizzata nella calata della rete, che avveniva dopo 2 0 3 ore di illuminazione continua da parte delle lampade, con lo scopo di attrarre i pesci in superficie. Una antica pesca notturna che ancora sopravvive nel Golfo è quella denominata fraccai, così chiamata per l’uso di i' fraccas, grosse lampade a petrolio, sostituite oggi da quelle a gas, poste a prua dell’imbarcazione, con la quale venivano attratti polpi e seppie detti su matzimmini. Questa ha sostituito una tecnica più antica chiamata a fascittus; risale a circa 70-80 anni fa e consisteva nell’incendiare delle fascine secche di obione, zibba, fuori dal bordo dell’imbarcazione per illuminare la superficie dell’acqua. Si praticava soltanto nelle notti senza luna e con calma di vento, a bonazza, a poca distanza dalla rive e il periodo migliore era tra agosto e settembre. Le prede principali erano polpi, seppie, spigole, muggini, orate. Oggi si utilizza un’imbarcazione a remi dotata di una lampada a gas sporgente dalla prua e diretta sull’acqua, con 2 pescatori a bordo; uno sta a prua munito di una fiocina a 5 punte, sa fruscia, con un lungo manico di circa 5 m. e l’altro spinge in avanti la barca a remi, a sia, in piedi e spingendo senza produrre rumore sulla superficie dell’acqua seguendo le indicazioni del pescatore di prua. L’attività si svolgeva soprattutto tra Sa 'Ucca‘e sa Madrini e Su Siccu fino a Sa ucch’ è Mistras. Per la pesca da terra di polpi e seppie si utilizzavano 2 tecniche: fraccai a pei, modalità in verità ancora attuale, utilizzata lungo la costa tra Mistras e Torre Vecchia nelle serate di bonaccia e senza luna. Il pescatore procede a piedi con in mano una lampada puntata in acqua e nell’altra un’asta di circa un metro e mezzo che termina con una fiocina a 5 punte con la quale si cattura il pesce appena lo si avvista; frighiggiai, che consiste nel recuperare lentamente dalla riva una retina con 32


LE TECNICHE

all'interno scarti di carne e pesce, mezzora dopo averla lanciata a una distanza di circa 20 m dalla costa. Polpi e seppie richiamati dall’odore dell’esca si attaccano al sacchetto per cibarsi del contenuto e vengono attratti fino a terra mentre l’altro pescatore con in mano lampada e fiocina, sferra il colpo. Una tecnica utilizzata in passato, oggi proibita, è il piccolo strascico con Ganghi e Paranze. Le barche che strascicavano con il Gango, lavoravano nel fondo duro con alghe e coralligeno misto a roccia, mentre la Paranza strascicava nel fondo molle con fango e sabbia. La regolamentazione della pesca a metà del secolo scorso prevedeva poche norme, tra cui la pratica della pesca a 3 miglia dalla costa o in un fondale di almeno 60m., dato questo che si può riscontrare solo oltre il Catalano, al largo di Capo Frasca e Capo Mannu. Il controllo del rispetto della normativa avveniva sporadicamente, per cui affluivano nel Golfo pescatori provenienti da altre marinerie. Le numerose interazioni con pescatori algheresi e bosani portarono all’introduzione di nasse in giunco per la pesca all’aragosta e di nasse per la cattura delle spigarelle, tzuccareddas, pesca che si protraeva fino al mese di Maggio. Un esiguo numero di pescatori praticava la pesca con le nasse; fino a circa due decenni fa ogni pescatore calava in mare un massimo di 50 nasse che erano fatte con materiali naturali, vimini e giunchi. Ora questa pesca è più diffusa e si è estesa anche nel mare aperto. Le nasse di oggi sono costruite in materiali metallici o plastici e i pescatori ne calano fino a qualche migliaio a barca. Per quanto riguarda la pesca con i palamiti leggeri, veniva praticata nel Golfo durante il mese invernale per la cattura di gronghi e murene; alcune barche armavano dei palamiti esclusivamente per la pesca delle sparlotte, sa sparedda, quindi con ami di dimensioni decisamente più ridotte. Negli ami si ponevano delle esche catturate grazie a su cambareddu, una sorta di piccola rete a strascico composta da un semicerchio in legno flessibile a cui si fissava la rete che, rastrellando il fondo si richiudeva poi come un sacco. Si praticava nei pressi di Su Siccu e, gettati i palamiti la notte, venivano recuperati al mattino soprattutto nei pressi della spiaggia di Abarossa. Il tragitto era molto lungo per esser affrontato ogni giorno e dunque i pescatori erano costretti a crearsi alloggi di fortuna per passare alcuni giorni a Sassu. La pesca con i palamiti leggeri in Golfo per la cattura delle sparlotte è tuttora utilizzata sebbene da un numero inferiore di imbarcazioni. Durante l’inverno, da novembre a gennaio, alcuni pescatori praticavano la pesca alle anguille con su poiggiu preferibilmente nelle notti di tempesta, is temporadasa, quando s'anguidda lonada tornava verso il mare per deporre le uova, prevalentemente nel tratto di costa denominato Sa 'Ucch’e sa Madrini. Prima come adesso, alcuni pescatori svolgevano la pesca dei gamberetti, cadireddas. La tecnica di pesca tipica dei pescatori di questa zona si realizzava tramite l'uso di fascine, fascinas. Si preparava infatti un semplice fascio con un'erba che cresce lungo le rive salmastre, si fissava al fondale con una canna appuntita, a pochi metri dalla riva nelle zone tra Mare Morto e Su Siccu. Ogni due o tre giorni si preleva il pescato tirando su e scuotendo la fascina all’interno di un apposito recipiente.

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34 - RIENTRO

DALLA PESCA


LE TECNICHE

- PESCA CON LA SCIABICA A CAPO SAN MARCO 35 - RIPARAZIONE DELLE RETI IN ZONA BARACCAS MANNAS A TORREGRANDE


Pesca di giorno I pescatori di Cabras in passato hanno utilizzato le barche a fondo piatto per effettuare la pesca con le “reti da lavoro”, sia con una barca singola, sia con due barche, a parigu. Le reti utilizzate erano e sono ungiuas e tousu. La pesca di giorno consiste nel calare le reti formando un grande cerchio chiuso e aggiagarai, spaventare e sfinire i pesci sbattendo i remi in acqua per spingerli verso le reti, per poi ritirarle subito dopo. Così per 7 / 8 volte nell’arco della giornata. Occorre un'ora per calare, agitare l’acqua, salpare la rete e smagliare i pesci. Non si sono riscontrate grandi innovazioni tra il passato e i giorni nostri tranne che nei materiali utilizzati per la costruzione delle reti: in passato erano solo in cotone, oggi anche in nylon e altri materiali sintetici, le cosiddette “reti giapponesi”. All’interno del Golfo si è praticata in passato fino ai tempi recenti, la pesca delle nacchere, mazzigonis. La tecnica più antica consisteva nel prelevare questi grossi molluschi bivalvi tramite una lunga canna, avente all’estremità un laccio con nodo scorsoio, su lobu. Più recentemente la pesca avveniva con immersione in apnea. In passato soprattutto nei pomeriggi estivi, era abituale vedere e sentire gli stessi pescatori vendere le nacchere per le vie del paese con un inconfondibile richiamo per gli amanti di questo particolare mollusco. Lungo la riva del Golfo, in particolare nella zona tra Su Siccu e Mistras, proliferavano le vongole veraci, chiamate dai cabraresi cocciua pintada. Gli specialisti di questa pesca utilizzavano la tecnica a ogheddu, che consisteva nell’individuare i punti precisi del fondale sotto i quali stavano le singole vongole. L’attrezzo usato per estrarle era una sorta di lunga punta metallica detta su paoni e per individuarle sul fondale veniva utilizzato su sprigu. Ancora oggi i ”veri pescatori” di vongole usano questa tecnica e gli stessi attrezzi, anche se si pesca prevalentemente in apnea e con la maschera al posto di su sprigu. Oltre a sa cocciua pintada veniva pescata anche sa cocciua lada, un’altra specie oggi purtroppo quasi introvabile. La vendita di questi bivalvi veniva fatta a dusinas, a dozzina, o a misura di tazza. Tra i frutti di mare più comuni c’erano e ci sono ancora i bocconi o murici, molluschi prelibati e ricercatissimi. La tecnica tramandata dai nostri anziani pescatori è quella di ricercare a piedi nudi i murici nel fondo e afferrarli con le dita stesse dei piedi. La zona più prolifica è quella tra Su Siccu e Mare Morto. L'attività di pesca che in questi ultimi anni ha subito un notevole incremento è la raccolta dei ricci. Pescati prevalentemente tra novembre e marzo, in passato i pescatori lo prelevavano dai fondali del Golfo direttamente dalla barca con sa cannuga. Oggi questa tecnica è scomparsa e i giovani pescatori li prelevano direttamente in apnea strappandoli dal fondo di posidonia con un attrezzo chiamato ancaredda. Un prelibato mollusco bivalve che pochi pescatori ancor oggi ricercano sono i cannolicchi, arrasoieddas. La tecnica da sempre utilizzata è quella di infilare un lungo fil di ferro nel foro di sabbia da cui l’animale prende nutrimento. Alcuni pescatori gettano del sale sul foro per far uscire in superficie il cannolicchio. La zona in cui maggiormente proliferano è quella della Foce del Tirso. In un periodo non molto recente, nel dopoguerra, si è sviluppata tra alcuni pescatori l'usanza di praticare la pesca con sa spolletta, utilizzando le cosiddette “bombe”. I pescatori che praticavano questa tecnica erano appunto chiamati bomboaiusu e la utilizzavano quando, durante una battuta di pesca con le reti, avvistavano dei grossi banchi di pesci, soprattutto muggini. Si facevano deflagrare gli ordigni e in questo modo numerosi pesci venivano a galla e, per i restanti, ci si immergeva 36


LE TECNICHE

per il loro recupero. Una tecnica molto pericolosa che talvolta per incuria o distrazione portò alla mutilazione se non alla morte di numerosi pescatori. I candelotti di dinamite erano spesso costruiti artigianalmente in casa dagli stessi pescatori, con la polvere da sparo di recupero proveniente dalle mine disseminate nel Sinis durante la guerra. Le zone preferite dai bomboaiusu, che molto spesso esercitavano questa tecnica anche da terra erano: il canale di Mistras, Capo S. Marco, Torre Vecchia, Seu, Su Tingiosu. La pesca in mare aperto Nel passato la pesca in mare aperto era limitata a poche barche che praticavano l’attività con reti da posta e non lontano dalla costa. In tempi più recenti, dopo gli anni ’50 del Novecento, l’attività di pesca in mare aperto si è sviluppata notevolmente in seguito all’impoverimento della produzione nel Golfo e soprattutto per l’avvento delle grosse barche dotate di potenti motori. La pesca in mare aperto si è diversificata a seconda delle stagioni e specializzata nel pescare le molteplici specie presenti in questo mare. Con le reti da posta, arrezzas finis, calate tra l’Isola di Mal di Ventre e il Catalano, venivano pescate tante varietà di pesci prelibati come spigole, pagelli, mormore, triglie e scorfani. Dopo la metà degli anni ’60 del Novecento la presenza di grosse imbarcazioni nella flotta peschereccia cabrarese, ha permesso l'esplorazione del mare fuori dal Golfo e la pratica della pesca dell’aragosta senza strumenti a bordo ma solo con orientamento attraverso segnali a terra. Nel periodo che va da Marzo fino all’estate, la flotta di pescherecci calava le reti per la pesca delle aragoste e degli astici, dette tremallionis, i tremagli. Per tenere in vita le tante aragoste catturate si utilizzavano i marrufusu, casse enormi costruite in legno e sughero utilizzate appunto come vivai per i crostacei e lì conservate per circa 15 gg. in attesa del veliero proveniente da Marsiglia, che faceva tappa in vari punti della costa occidentale della Sardegna e raccoglieva tutte le aragoste pescate in loco. I grandi pescherecci facevano più volte il giro della Sardegna per pescare, con reti normali a maglia fine, aragoste e altro pescato, soprattutto nelle coste tra Arbatax e S. Teresa, privilegiando la costa ritenuta migliore, quella di Siniscola. Dopo gli anni ’60 del Novecento, nel Golfo fino al mare aperto, grosse imbarcazioni hanno iniziato a praticare la pesca a strascico, tramite l'utilizzo di una rete particolare denominata Paranza che, una volta calata in mare, veniva trainata per diverse ore su un fondale molle. E’ una pesca di forte impatto sulle comunità bentoniche poiché risulta distruttiva per specie esili fissate sul substrato che vengono estrapolate immediatamente. Di recente alcuni pescatori di Cabras hanno adottato la tecnica di pesca al pesce spada, utilizzando soprattutto palamiti robusti appositamente armati per questo tipo di pesca. La pesca con i palamiti è praticata sia da pescatori professionisti che da diportisti. Due sono le tipologie di attrezzi utilizzati: palamito da fondo senza galleggianti e totalmente affondante, tenuto in pesca per circa tre ore e utilizzato prevalentemente di giorno; palamito da fondo munito di galleggianti, che tengono gli ami più sospesi, calato al tramonto e salpato l’indomani mattina all’alba. Il primo, solitamente innescato con parti di polpo, seppia, sardine, è finalizzato alla pesca di dentici, paraghi, cernie, gronghi e murene. Il secondo, innescato con la parte interna dell’oloturia o patelle, è invece indicato per la cattura di grossi saraghi, orate, mennole. Il luogo prescelto per questa tipologia di pesca è caratterizzato solitamente da secche dai 10 ai 35metri di profondità e con l’ausilio di strumentazioni quali gli eco-scandagli e il Gps si procede all'attività di pesca. Inizialmente viene calato in acqua un peso di circa 2 kg assicurato ad una sago37


la che dal fondo arriva in superficie e termina con il primo segnale. A circa un metro di distanza dal piombo vi è un’asola alla quale si assicura preventivamente il capo del palamito che si trova alloggiato dentro una cesta con gli ami già innescati. A questo punto ha inizio la cala: il conducente dell’imbarcazione procede a bassissima velocità mentre l’altro pescatore, a poppa, accompagna il palamito in mare. Giunti al termine della lunga catena di ami, si fissa il capo al secondo segnale. L’attrezzo viene successivamente salpato da prua o da un lato dell’imbarcazione con il pilota che procede in avanti verso il palamito sommerso. Negli ultimi anni, la necessità di diversificare il proprio lavoro in funzione di un tornaconto adeguato ha fatto sì che alcuni pescatori intraprendenti rivolgessero la loro attività di pesca alla cattura dei gamberoni, spingendosi con le loro barche in zone molto distanti e stando in mare per diversi giorni prima di rientrare in porto. Gli anni ’60, ’70 e ’80 del Novecento sono stati caratterizzati dalla “corsa all’oro rosso”, il corallo. La maggior parte dei pescatori di Cabras all'epoca disarmarono i pescherecci adibiti alla pesca con le reti, sostituendole con su cristu, il famoso “ingegno” che veniva calato nei fondali per raccogliere questo prezioso prodotto. Questo imponente attrezzo è costituito da un’ impalcatura tubolare in ferro a forma di X con le braccia lunghe 2-3 metri e dal peso complessivo di circa 1,5 / 2 quintali che, raschiando le pareti sommerse ricche di corallo, spezza i rami facendoli cadere ed impigliare nel groviglio di reti ad esso attaccate. Oggi questa pesca che ha causato danni ambientali ai fondali marini, non è più praticata nel nostro territorio. Dal 1985 al 1995 un gruppo di giovani pescatori di Cabras si è dedicato massicciamente alla pesca dei datteri. Soprattutto nel periodo invernale, quando l‘acqua era molto fredda, ci si immergeva con l’ausilio di bombole e autorespiratori ad una profondità di 12-15m. I migliori datteri in zona si trovavano nelle grotte di tufo bianco tra Seu e Capo S.Marco, dove c’era una scarsa luminosità. Per l’estrazione del dattero dalle rocce, si utilizzava un martello nella cui estremità una parte era una mazzetta, l’altra una piccozza. Una volta frantumata la parte esterna della roccia si intravedeva una parte del dattero infossato nel cunicolo da lui stesso creato sciogliendo la roccia con dei succhi acidi autoprodotti. Il pescatore utilizzava a questo punto delle pinzette e stringendo il dattero con i ferri faceva un giro secco con la mano verso destra ed estraeva il mollusco. In seguito furono utilizzati dei martelli subacquei ad aria compressa in grado di distruggere più velocemente la roccia ma allo stesso tempo meno efficaci perché: servivano 2 bombole da portare sott’acqua solo per far funzionare il martello e ciò comportava una minore praticità della gestione del lavoro in immersione a causa dell’ingombro, ma anche un maggior dispendio di energie da parte del pescatore; venivano distrutti e devastati grandi banchi di roccia, disintegrati la maggior parte dei datteri che a quel punto non risultavano più commerciabili; il danno all'ambiente era enorme. Il lavoro del pescatore con la piccozza a mano risultava meno distruttivo e più efficace anche se più faticoso, infatti la persona stava immersa parecchie ore, anche con immersioni ripetute. Non era inoltre da sottovalutare l'alto rischio a cui il pescatore si sottoponeva immergendosi in solitudine e talvolta senza barcaiolo in superficie. Venivano estratti decine e decine di chili di datteri ogni giorno e venduti ai ristoranti a caro prezzo vista la loro prelibatezza e la ricercatezza. La pesca dei datteri era vietata ma i controlli sono sempre stati poco efficienti. Una novità di questi ultimi decenni è legata ad alcune attività che si sono sviluppate parallelamente alla pesca tradizionale e sono: l'acquacoltura, l'ittioturismo e la pescaturismo. Per acquacoltura si intende l’insieme delle attività e delle tecnologie finalizzate al miglioramento della produzione di organismi acquatici (pesci, molluschi, crostacei e piante acquatiche) di interesse economico, attraverso il controllo di una o più fasi del ciclo biologico e dell’ambiente in cui essi 38


LE TECNICHE

si sviluppano. In funzione del controllo di alcuni parametri ambientali e in base anche al ruolo che l’uomo svolge nei confronti della specie allevate è possibile distinguere le seguenti pratiche produttive: allevamento estensivo, allevamento semiestensivo - semintensivo e allevamento intensivo. L’acquacoltura nasce per rispondere al crescente aumento del consumo annuo pro capite dei prodotti della pesca, contemporaneamente ad una parallela diminuzione dell’apporto di pesca, dovuta ad una crisi del pescato per impoverimento degli stock ittici naturali. Le cause sono da ricercare nella crescita della flotta peschereccia, al degrado dell’ambiente acquatico, ad inefficaci metodi di gestione della pesca e all’inquinamento. L’acquacoltura fu introdotta nella regione Sardegna a partire dagli anni ‘80 del Novecento. Nel territorio di Cabras sono presenti due importanti impianti di acquacoltura. Uno è situato lungo le rive del Canale Scolmatore ed è di proprietà della famiglia Simbula, che nel 1984 avviò un impianto di allevamento intensivo con vasche a terra. Le specie principalmente allevate sono l’orata e la spigola. Nel 1999 la famiglia ha ingrandito la sua ben avviata azienda con un impianto di allevamento di gabbie in mare, situate entro il Golfo di Oristano. L'altro è l’impianto dei fratelli Manca, situato nelle sponde della laguna di Mistras e consta di vasche a terra e di camere della morte che sfruttano la risalita del pesce nel periodo della riproduzione per la sua cattura. Per quanto riguarda l'ittioturismo, nel cabrarese sono presenti tre strutture: la Peschiera Pontis, gestita dalle cooperative facenti parte del consorzio la cui struttura nasce per impiegare i pescatori in attività di supporto e valorizzazione dei prodotti che offre la laguna, con la preparazione di cibi; l'ittioturismo gestito dalla famiglia Pinna nella località denominata Acqua 'urchi; l’ittioturismo di “Tolenga” Antonino Sechi. Anche in queste strutture i prodotti provengono dallo stagno e dal mare. Negli ultimi anni soprattutto nel periodo estivo si è ampliata l’attività della pescaturismo con l'utilizzo di numerose imbarcazioni. Strettamente connessa alla pesca professionale essa è rivolta ad un turismo alternativo che unisce la valorizzazione dell’ambiente costiero e la riduzione dello sforzo di pesca ad una attività a stretto contatto con la natura ed il mare. I proprietari delle barche, per lo più pescatori, offrono al visitatore una escursione in mare seguita da un abbondante pranzo a base di pesce, da consumarsi naturalmente sull’imbarcazione. Grazie a questa nuova maniera di diversificare la pesca professionale all’interno dell’AMP, il pescaturismo da modo a chi lavora nel settore di avere un maggiore introito con minor sforzo ed al visitatore di apprezzare le bellezze naturalistiche del territorio da un’ altra prospettiva e trascorrere una giornata in mare con un coinvolgimento attivo durante la pesca. Una giornata tipica di pescaturismo si svolge in questo modo: il pescatore cala le reti la sera prima o addirittura la mattina presto; successivamente imbarca i turisti già accordati previa prenotazione e si avvia con l’ equipaggio verso il luogo dove le reti o le nasse verranno salpate. Durante le operazioni il pescatore rende attivamente partecipi i turisti al recupero delle reti, descrivendo allo stesso tempo le abitudini e la biologia dei vari pesci e molluschi tirati a bordo. Durante il tragitto il pescatore descrive i fondali e le zone costiere e risponde a tutte le curiosità dei turisti, solitamente sulle attrezzature da pesca utilizzate, sulle tecniche, sulle ricette di pesce. Su richiesta specifica del turista vengono svolte anche altre attività come la pesca a bolentino, a traina, vertical jigging, pesca con il palamito, pesca notturna a totani e calamari, snorkeling, escursioni e attività didattiche, degustazione prodotti tipici. Le 18 barche che svolgono questa attività anche all’ interno dell’ AMP hanno come base di partenza il porticciolo di Torregrande, la marina di Su Pallosu e il porticciolo di Marceddì.

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GLI STRUMENTI


142 IERI COME OGGI ESPERTI MAESTRI D’ASCIA REALIZZANO IMBARCAZIONI - CANTIERE IN LOCALITÀ BARRACCAS MANNAS FINE ANNI 60’. - REALIZZAZIONE PAGINA

DELL’IMBARCAZIONE IN LEGNO SU

PRECEDENTE

- PESCA

NEL

GOLFO

DI

ORISTANO..

SCHIFU

NEL

IN LEGNO.

2009.


GLI

GLI STRUMENTI

Ancora oggi i pescatori, quelli più anziani, utilizzano vocaboli quali sacrificio, costanza e lavoro di squadra. Con queste parole vogliono descrivere la pesca in mare, un'attività faticosa e difficile che la tecnologia e l'affinamento degli strumenti in uso di questi ultimi decenni, sono riusciti solo in parte ad attenuare. Grazie alle testimonianze dei pescatori è possibile tracciare un quadro sullo sviluppo nautico avvenuto nella marineria di Cabras, sull'introduzione di nuovi materiali e sui conseguenti risvolti culturali, aspetti indicativi di un lavoro da sempre perno dell’economia locale. É utile porre uno spartiacque temporale che rimarchi i momenti di passaggio rilevanti: la seconda Guerra Mondiale può costituire il riferimento che delimita i decenni precedenti come un periodo in cui la pesca era praticata con strumentazioni e tecniche tradizionali, caratterizzato dal rapporto simbiotico tra uomo e natura, mentre i decenni successivi al dopoguerra sono gli anni in cui intervengono fattori innovativi che incideranno profonde trasformazioni nello svolgimento dell'attività di pesca. Negli anni ’30-’40 del secolo scorso la pesca in mare veniva praticata mediante strumenti e imbarcazioni molto semplici, frutto di una lunga tradizione che sfruttava elementi naturali e la fatica umana. Poiché nell’oristanese erano pressoché inesistenti dei cantieri nautici veri e propri, ci si rivolgeva ad esperti artigiani che realizzavano le piccole imbarcazioni in totale libertà, all’interno e nei cortili delle proprie abitazioni. Nella pesca con il termine is ainas, gli strumenti, si identificava oltre all'attrezzatura, soprattutto l'imbarcazione, su Schifu, nelle quali trovavano posto ben 8 rematori equamente ripartiti tra i due lati lunghi, is costas, più uno in poppa e l’altro in prua. Il tipo di pesca praticata era con le reti dette sa sciaiga e su poiggiu, utilizzate per circoscrivere un tratto di mare e poi salpate dalla riva. Ben pochi potevano vantare un’imbarcazione propria e poteva succedere che chi possedeva il capitale lo investisse nell'acquisto di ainas, dandole poi in gestione a un gruppo di pescatori. Nel periodo antecedente il Secondo Conflitto Mondiale erano attive is ainas di Franziscu Adreu, Giuanni Taccia, Peppi Mighedda, Antoni Lilliu e persino di una donna tale Maria Usai, tutte appartenenti alla marineria di Torregrande e con i quali si svolgeva la pesca mediante sa sciaiga e su poiggiu. Is ainas di Peppi Lalletta che successivamente ereditò Casparrìn, e di Giuanni Aialla, operavano invece a Su Siccu e praticavano la pesca con su poiggiu e is fraccas. Le imbarcazioni quali Su schifu misuravano 7,50 m. circa, erano realizzate con fasciame di abete e struttura in quercia, le tavole fissate mediante chiodi zincati; il fondo esterno veniva poi impermeabilizzato con la pece fusa acquistata presso sa buttega de Laurina Congiu e spalmata grazie a su scovu, particolare strumento ricavato dalla pelle di agnello. Un altro tipo di imbarcazione che ospita un modesto equipaggio (2/3 persone), utilizzato per la pesca sottocosta in brevi tratti di mare fra Torregrande e San Giovanni di Sinis era Sa bracca prana detta anche Bracca de fraccai, in lingua italiana chiattino. Veniva usata anche nello stagno di Cabras, dove era chiamata bracca de cullega perchè utilizzata in una squadra di quattro imbarcazioni per particolari tecniche di pesca. Per la realizzazione delle barche ci si affidava dunque all’estro e alla lunga esperienza costruttiva

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dei maestri d’ascia, su modello di quelle in uso nello stagno. L’iter costruttivo prevedeva un iniziale modello in scala sul quale si effettuava un disegno e successivamente in scala maggiore, si creavano le sagome delle parti componenti le future realizzazioni. L’attrezzatura da lavoro si componeva di strumenti quali s’ascioni, ascia a mano, sa sfundarola, per le scanalature, su scraffeddu 'e talliu, scalpello da taglio, su malligheddu de covettai, mazzuolo per calafatare, utensili che richiedevano una grande manualità ed esperienza. La situazione del comparto marittimo cabrarese era assai distante dalla realtà dei grossi centri isolani. A Cagliari era attivo il famoso cantiere Bois e Loi, fondamentale nell’immediato dopoguerra per la trasmissione di importanti novità tecnico-costruttive, apprese nel cabrarese dai due fratelli Spanu, che in quel cantiere iniziarono la loro carriera di maestri d‘ascia e proseguirono poi, aprendo un‘attività in proprio tuttora operativa, in località Barraccas mannas, Torregrande. Erano anni dunque, di grandi ristrettezze economiche, per cui solo l’ingegno rendeva possibile il proseguo dell’attività; in effetti durante la Seconda Guerra Mondiale cominciarono a scarseggiare le materie prime come il cotone, che nel cabrarese era ampiamente utilizzato per la realizzazione delle reti. Fu allora che si dovette sostituire il cotone con la canapa, anche essa di origine vegetale ma molto più pesante rispetto al primo e dunque meno funzionale al lavoro. La lavorazione della canapa era lunga e complessa e molto spesso ci si rivolgeva al noto Caffattera, detentore di un attrezzo capace di originare un prodotto finito, il filato di lino, che veniva lavorato più agevolmente dalle donne. Proprio le donne erano le deputate alla realizzazione dell’attrezzatura soprattutto nei mesi estivi, e dopo estenuanti ore dinnanzi a su canneddu, un pezzo di canna con varie misure, originavano le maglie delle reti con grande precisione. Inizialmente nella pesca nel Golfo, venivano utilizzate solamente le reti tipo la sciabica, sa sciaiga e su poiggiu per una ragione molto semplice: vi era una quantità elevatissima di pesce e l'equilibrio tra domanda e offerta del pescato era tale per cui il fabbisogno poteva essere soddisfatto catturando facilmente il necessario addirittura dalla riva. Infatti, una caratteristica di molti pesci è quella di spingersi sottocosta a seconda della stagione, per riprodursi o per nutrirsi. Fino agli anni 50 del Novecento, non essendoci imbarcazioni a motore, il pesce era solito spingersi a riva indisturbato, al contrario di quanto avviene oggi, e poteva essere conseguentemente catturato con tecniche di pesca dalla riva. Le reti, fino all’avvento negli ultimi decenni dei nuovi materiali sintetici, erano realizzate con fibre naturali: is codras, le funi, erano frutto del sapiente intreccio di giunchi. Is codras avevano inoltre anche la funzione di unità di misura in quanto una codra misurava circa 100 metri; i sugheri is ottigus, erano creati dallo stesso pescatore che si procurava grossi pezzi di corteccia provenienti dalle zone boschive limitrofe; le maglie delle reti in fibre di cotone, canapa o lino venivano colorate con l'utilizzo di sostanze naturali come su croxiu de s’oppinu, ovvero il rivestimento dei pinoli. Il procedimento della colorazione avveniva nella spiaggia stessa e prevedeva diversi fasi: in un grosso pentolone, su craddaxiu, si portava a ebollizione l'acqua con il rivestimento legnoso dei pinoli fino alla perdita del loro tipico colore rossastro; successivamente venivano immerse le reti, lasciate a macerare e poi stese al sole ad asciugare. C'è ancora oggi un detto che ricorda questa particolare fase del lavoro del pescatore, che si usa

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mettendo in dubbio la veridicità di un'informazione: deppid'essi intinghidura de arrezza, sarà la colorazione delle reti, ovvero sarà una diceria infondata nata dalle chiacchiere attorno al pentolone dove macerano le reti. La colorazione delle reti aveva la funzione di rafforzare, tramite le sostanze contenute nei pinoli, le fibre naturali. Ogni pescatore aveva poi le sue credenze e i propri rituali: alcuni ritenevano che l’operazione dovesse essere eseguita nei giorni precedenti la luna piena, sa musciura, altri tenevano le reti ammantadasa, coperte, in quanto si riteneva che i raggi lunari avessero il potere di accelerare il processo di degrado delle fibre naturali. Anche le nasse, utilizzate per la cattura delle aragoste, erano un connubio di materiali naturali di giunco e fuscelli d’olivo selvatico sapientemente intrecciati tra di loro, spesso commissionate a Bosa e a San Vero Milis. Infatti il pescatore cabrarese si appropriò della tecnica di pesca con le nasse dal dopo guerra in poi, su imitazione dei pescatori algheresi che allora frequentavano i mari de foras per la cattura delle aragoste e soggiornavano in ricoveri temporanei nell’isola di Mal di Ventre e alle volte presso la spiaggia di S. Giovanni. Anche i sinnaisi possono essere annoverati tra gli strumenti della pesca: erano segnali che servivano al pescatore come riferimento per fissare nella memoria i luoghi ricchi di pesce, sia da terra che da mare. In particolare la notte, i segnali luminosi in terra potevano essere costituiti dai fari, dalle luci dei paesi vicini e di paesi lontani come quelli situati nel Monti Ferru. Il pescatore capace si distingueva per la sua abilità nel ritrovare un sito grazie ai suoi sinnaisi. Oggigiorno con l’innovazione tecnologica (GPS, ecoscandagli etc.) il pescatore va trascurando questa abilità. Altro tipo di sinnai erano bandiere fissate su galleggiante di sughero, che delimitavano l'area di mare in cui si erano buttate le reti o il palamito. Se negli anni 50 del Novecento in paese ancora si utilizzavano semplici imbarcazioni che sfruttavano la forza umana, a Cagliari già si fabbricavano da molti anni mezzi più efficienti che impiegavano l’ausilio delle nuove tecnologie per una facilitazione del lavoro. Fu un algherese allora presente a Cabras ad introdurre per la prima volta una barca a motore, un certo Giorico, che passò da sa bracca a feva, barca a vela, all’innovativa bracca a motori, sicuramente realizzata a Cagliari. Attratti dalle potenzialità offerte da questo strumento di pesca innovativo, i pescatori vollero “imitare” l’intraprendenza dell’algherese, inaugurando un conseguente ammodernamento della flotta: la prima imbarcazione costruita in loco nel cantiere dei fratelli Spanu apparteneva ad un certo Chighireddu e, datata 1959, misurava all’incirca 7m. I due fratelli Spanu divennero così in breve tempo i promotori di un lungo periodo di innovazione e sviluppo nella pesca cabrarese, nonostante ancora operassero nel giardino della loro abitazione, come da tradizione dei costruttori di barche. Si dovrà attendere il 1970 per l’apertura del loro cantiere. Da quel momento in poi, si susseguirono numerose richieste da parte dei pescatori per l'acquisto di una barca moderna: tra le prime realizzazioni, da menzionare le barche di Su Topi e di Maccalleu, entrambe di lunghezza di 7,5m. e dotate di motore da 25cv, che si spingevano oltre il Golfo raggiungendo facilmente il Catalano e l’isola di Mal di Ventre. Fu proprio all’indomani della Grande Guerra che anche in Sardegna cominciò la distribuzione di reti in fibre sintetiche quali il nylon, materiale più resistente all’usura e dalle funzionalità differenti: l'u-

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tilizzo delle reti da posta o tramagli, delle “giapponesine” e di altri modelli ancora oggi in uso, permisero ai pescatori di cambiare radicalmente il proprio lavoro, di catturare specie diverse di pesce aumentandone il pescato. Per l'acquisto delle nuove reti in nylon, i pescatori si rivolgevano al noto fornitore Mazzella di Cagliari. Ai primi anni ’70 del secolo scorso la flotta cabrarese si componeva ancora di una quindicina di imbarcazioni dalle dimensioni molto modeste, 7,5 m. circa, con le quali si effettuava la pesca col gangaro, tipica rete a strascico che imprigionava polpi e pesci da zuppa. Utilizzata nei fondali ricchi di posidonia del Golfo a partire da Mare Morto sino a Sassu, si praticava nei mesi tra Marzo e Settembre con la particolare accezione dei mesi invernali in cui la rete veniva sfruttata per la cattura dei ricci, is arrizzonis. Ma negli anni Settanta erano presenti anche alcune imbarcazioni che praticavano la paranzella, un’altra pesca a strascico che necessitava della forza umana per il recupero della rete in barca e, effettuata nelle acque del Golfo, era capace di catturare merluzzi, triglie, sogliole. Le nuove tecnologie portarono dei miglioramenti all’interno delle imbarcazioni che anzitutto raggiungevano i 10-12 metri con la particolarità della poppa quadrata, ma soprattutto si attrezzarono di argani meccanici, alberatura in ferro e cavi in acciaio per il recupero di reti da posta e da strascico. Come già detto la nostra costa era frequentata anche da pescatori provenienti da altre marinerie quali le algheresi e le bosane, con le quali, in virtù del fatto che utilizzavano differenti tecniche di pesca e non entravano quindi in concorrenza tra loro, si stabilirono rapporti positivi che consentirono la trasmissione dei saperi. In seguito, dagli anni 50 del Novecento, iniziarono a comparire pescherecci di grosse dimensioni, 20-25m. circa, provenienti da Torre del Greco; questi altri non erano che dei corallari e i cabraresi, inconsapevoli dell’alto valore del corallo, ne rivelarono i punti più ricchi situati a libeccio del Catalano. Solamente più tardi i pescatori locali si resero conto dell’alto valore del corallo e con l’aiuto dell’ingegno o croce di Sant’Andrea, si spinsero alla volta di Alghero e della costa settentrionale per la sua pesca. Alla chiusura definitiva della pesca al corallo, avvenuta negli anni '80 poiché specie da salvaguardare, i pescatori ricominciarono a frequentare i mari “nostrani” tornando alle vecchie tecniche con reti da posta e tremagli o inaugurando la pesca al pesce spada come da esempio dei siciliani. Cambiavano le tecniche di pesca ma il lavoro a bordo risultava sempre duro e faticoso: ai giovani era richiesta una lunga gavetta caratterizzata da impegno e costanza sia nel lavoro durante la pesca che nella preparazione dell'attrezzatura, quando il maltempo impediva l’uscita in mare e il compito dei marinai era aiutare i propri datori di lavoro nel riparare reti e strumenti. Da un’attenta analisi dei documenti gentilmente concessi dall’AMP Penisola del Sinis - Isola di Mal di Ventre, è possibile ricostruire l’evoluzione del comparto nautico cabrarese e compiere quasi un vero e proprio censimento “tecnico“: in effetti risale al 1886 la prima imbarcazione facente parte della marineria nostrana e costruita a Cagliari. Utilizzata per la pesca costiera locale, risultava di modeste dimensioni (circa 6 metri) e costruita esclusivamente in legno. Tale tipologia di imbarcazione si mantenne intatta nel corso dei decenni e si stima che tra il 1886 e il 1945 ne furono costruite ben 12 che, oltre alla pesca in Golfo, si spin-

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gevano anche in mare aperto. La pesca in mare aperto necessitava di un supporto tecnico per facilitare spostamenti più rapidi e sicuri: fu così che nel 1966 fu introdotto un motore diesel a due cilindri con una potenza di 18hp entrobordo su un’imbarcazione risalente al 1951 e costruita a Carloforte. Solo sul finire degli anni ‘70 apparvero per la prima volta delle imbarcazioni costruite in fibre di vetro e resine e di poliestere importate da Alghero e da Arcore. Un periodo fiorente per la marineria cabrarese che vedeva la sua flotta crescere in maniera esponenziale vista la pesca d’altura che andava ormai confermandosi come pilastro della pesca in mare. Vennero così introdotte delle nuove barche di dimensioni maggiori e dotate di motori a gasolio dai 100 ai 300hp. Nel decennio successivo la costruzione delle imbarcazioni si concentra nel cantiere nautico dei fratelli Spanu a Torregrande, limitando così l’importazione e creando un nuovo business in loco: è del 1981 la prima barca in legno e vetroresina con motore a miscela a due tempi con una potenza di 12hp. Proseguendo l’analisi sul numero di imbarcazioni si stima che tra il 1980 e il 1990 erano operanti 114 imbarcazioni nel territorio cabrarese e dal 2000 a oggi sono ben 67 le nuove barche da pesca registrate e operanti nella nostra zona, per la maggior a motore e costruite a Torregrande. Una particolarità: nel nostro territorio è presente un’unica barca in polietilene datata 2003 e proveniente da Zara, in Olanda. Ad oggi, sono state ben 487 le imbarcazioni che hanno operato nel territorio cabrarese e tra queste molte sono state dismesse ed altre distrutte a seguito di tempeste. Inoltre, i lavori di carpenteria vengono ancora oggi eseguiti nel cantiere dei fratelli Spanu a Torregrande, in quanto la maggior parte della flotta è costituita da imbarcazioni in legno.

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148 - “BRACCA DE IS CULLEGAS” O “BRACCA PRAA”. L’EQUIPAGGIO ERA COMPOSTO DA TRE PESCATORI DETTI “BOGHERIS”


GLI

- “SA

BRACCA DE SU POIGGIU” DETTA ANCHE “SCHIFU”:

IMBARCAZIONE IN LEGNO A FONDO PIATTO USATA DAI PESCATORI VAGANTIVI NELLO STAGNO E LUNGO LE COSTE GOLFO DI ORISTANO.

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L’ORGANIZZAZIONE


152 - VARI

EQUIPAGGI NELLE ATTIVITÀ DI PESCA E SCARICO DEL

PESCATO GIORNALIERO.

PAGINA

PRECEDENTE

- SBARCO

DELL’EQUIPAGGIO E SCARICO DEL PESCATO.


L’ORGANIZZAZIONE

L’ORGANIZZAZIONE La figura del pescatore nel territorio di Cabras, nasce e si sviluppa intorno alla laguna; il legame dei pescatori con gli stagni, sia nel passato che nel presente, è sempre stato più forte. La pesca in mare aperto è stata considerata quasi come un’attività secondaria, prova ne sia il fatto che i pescherecci d’altura continuano a rimanere pochissimi, mentre la maggioranza delle imbarcazioni sono adeguate solo per il piccolo cabotaggio. La situazione odierna non fa ben sperare per il futuro, poiché, come evidenziato da alcuni fra i pescatori intervistati, la crisi che investe questo settore si fa sempre più grave e risulta difficoltoso trovare dei giovani ai quali “tramandare” questa straordinaria professione, perché scoraggiati dalla fatica e dagli introiti esigui in rapporto all'impegno profuso. L’organizzazione della pesca in mare inizialmente non si discostava di molto dal modello in uso nello stagno: l'equipaggio utilizzava imbarcazioni a remi realizzate in legno di abete e quercia di 6 m. circa ed era costituito da su meri de s’aina, da sei o sette marineris, da su mesu marineri e da su piccioccu de bracca. Su meri de s’aina era colui che oggi potremmo considerare il comandante. La sua autorità discendeva dall'essere proprietario dell’imbarcazione e di tutte le attrezzature, e aveva il compito di condurre la barca e scegliere luoghi e tempi della pesca. In alcuni casi il ruolo di proprietario e di comandante non coincidevano. Poteva accadere infatti che la proprietà di s’aina fosse frutto di un investimento e su meri la affidasse in gestione a terzi, come nel caso di Maria Usai. I marineris erano gli uomini più esperti, i rematori principali, questo era il loro compito fondamentale, anche se ovviamente partecipavano a tutte le fasi della pesca. Fra di essi uno, chiamato su prattoni, aveva il compito di rilasciare la rete a poppa aiutato da uno degli ultimi rematori. Su mesu marineri era un apprendista marinaio, non era uno dei rematori principali, ma ricopriva il ruolo de “su tiri 'e asegus”, ovvero l’ultimo vogatore posto a poppa con s’arremu’e asegus o s’arremigheddu, remo più leggero e piccolo rispetto a quelli usati dai marineris. Su piccioccu de bracca era considerato il mozzo tutto fare: viaggiava con il resto dell’equipaggio dal paese sino alla barca con sa bettua a coddu, sorta di zaino a due sacche. Era addetto al rifornimento di acqua, preni su frascu, che veniva prelevata dalla fontana in paese o a Torregrande. Gli altri compiti consistevano nel tenere pulita l’imbarcazione, impostare la barca diritta durante la discesa a riva, aiutare su mesu marineri a trascinare la barca dalla spiaggia in mare e viceversa, unii is i' strobus, ovvero attorcigliare i giuncus per realizzare le funi, e ungere le corde fatte di pelle con oll’e seu, grasso animale, per facilitare lo scorrimento dei remi. A prescindere dalla mansione assegnata, ciascuno nell’imbarcazione doveva adempiere ai compiti necessari per la vita comune: si alternavano così i' bidderis, coloro che erano incaricati per l’approvvigionamento di provviste, o su prangeri, il responsabile della preparazione dei pasti. Per quanto concerne l’abbigliamento usato dai membri dell’equipaggio, essi indossavano esclusivamente dei pantaloni molto corti, e solo nei giorni di pioggia erano soliti utilizzare sa capotta, ovvero un grosso pezzo di tela reso impermeabile mediante la spalmatura di olio di lino e fatto asciugare per una settimana, operazione che andava ripetuta periodicamente. Altra figura, che però non faceva parte dell’equipaggio, era quella di su feri feri. I feri feris erano i ragazzini, che molto spesso aiutavano la discesa di su poiggiu a riva e nella scarico del pescato. Venivano ricompensati con piccoli pesciolini che vendevano la sera a basso prezzo per le vie del paese, al grido

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di “piscigheddu-piscigheddu!” Con l’avvento e la diffusione delle barche a motore, l’organizzazione della pesca e conseguentemente dell’equipaggio, ha subito una rivoluzione; questa tipologia di imbarcazioni ha consentito una limitazione del personale a bordo ed è sparita la figura dei rematori, anche se tutto è relativo alle dimensioni dei natanti e al tipo di pesca che si deve effettuare. Alcuni compiti relativi alla pratica della pesca sono però immutati: la sveglia alle prime ore del giorno, il ritiro delle reti all'alba, la sistemazione del pesce all'interno di contenitori, il riordino delle reti, la consegna del pescato al commerciante, i pomeriggi o le giornate caratterizzate da condizioni meteorologiche avverse, dedicati alla costruzione e riparazione degli attrezzi da pesca, rientrano a tutt'oggi nella routine del pescatore. Riguardo l'aspetto remunerativo, le modalità di ripartizione del guadagno, fai is contus, venivano stabilite durante la riunione preliminare, dal proprietario dell’imbarcazione con il suo equipaggio. La riunione generalmente si teneva di sabato, da qui deriva l’usanza ancora oggi in vigore, di ricevere la paga settimanalmente e non a fine mese. La metà del guadagno del pescato, spettava di diritto a su meri de s’aina, la restante metà, era ripartita fra gli altri uomini dell’equipaggio, quindi marineris e mesu marineri. Le spese d’esercizio quali acquisto delle reti, loro manutenzione nonché quella della barca, erano a carico di su meri de s’aina. Su piccioccu de bracca, inizialmente, veniva retribuito con sa frigaglia, parte dei pesci di terza categoria, successivamente, con l’affinamento dell’esperienza, con sa mesu patti, ovvero metà della paga spettante al marineri, che veniva retribuito con sa patti intrena. I futuri marineris venivano assunti già da piccoli per acquisire i rudimenti del mestiere, e non era necessario essere in possesso di qualsivoglia requisito. Il reclutamento avveniva per conoscenza, oppure venivano offerti i propri servigi a su meri nei luoghi di aggregazione quali bar, piazze o direttamente all'attracco delle barche, più o meno le stesse modalità di oggi. Successivamente, con l’approvazione del testo definitivo del Codice della Navigazione (R.D. 30 marzo 1947, n°327) e del Regolamento per l’esecuzione del medesimo (D.P.R. 15 febbraio 1952, n°328), per esercitare tale professione si è rivelato necessario far parte del personale marittimo, e più esattamente della gente di mare di terza categoria. Infatti, a norma dell’art. 115 c. nav., la gente di mare è divisa in tre distinte categorie: 1) personale di stato maggiore e di bassa forza addetto ai servizi di coperta, di macchina e in genere ai servizi tecnici di bordo; 2) personale addetto ai servizi complementari di bordo; 3) personale addetto al traffico locale e alla pesca costiera; I requisiti richiesti per l’iscrizione come gente di mare di terza categoria sono: - possesso della cittadinanza comunitaria - età non inferiore ai 15 anni - idoneità al nuoto e alla voga - essere domiciliati in uno dei Comuni compresi nelle circoscrizioni del circondario marittimo Non sono previsti limiti di età entro i quali iscriversi, né obbligo alla visita medica, requisiti richiesti invece per la prima e seconda categoria. Accertato il loro possesso, il soggetto viene immatricolato fra la gente di mare di terza categoria con la qualifica di “mozzo per il traffico locale” o di “mozzo per la pesca costiera”. Le matricole della gente di mare di prima e seconda categoria sono tenute da tutte le Capitanerie di Porto e dagli Uffici Circondariali Marittimi autorizzati dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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L’ORGANIZZAZIONE

Le matricole della gente di mare di terza categoria sono tenute, invece, da tutti gli Uffici Marittimi, nonché dalle Delegazioni di Spiaggia e dagli Uffici Consolari autorizzati. Gli appartenenti alla prima e seconda categoria sono muniti di libretto di navigazione, documento che vale anche come passaporto in caso di imbarchi all’estero, quelli della terza categoria entrano in possesso del foglio di ricognizione. Il pescatore, possessore di barca, deve inoltre essere in possesso della licenza di pesca in base a quanto previsto dalla Legge n°41del 1982. La licenza di pesca è andata a sostituire il permesso di pesca. Il permesso di pesca veniva conseguito dall’interessato in base all’esito di un procedimento a carattere ricognitivo per verificare il possesso dei requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalla legge e dal regolamento per l’esercizio della pesca, e soprattutto la proprietà di un’imbarcazione adibita all’esercizio di tale attività. Ma il legislatore del 1982 per cercare di tutelare le risorse biologiche marine, minacciate da un’attività di pesca eccessiva, attribuì al Ministro della Marina Mercantile, oggi Ministro per le Politiche Agricole, il potere di stabilire un numero massimo di licenze di pesca, suddivise per zone, attrezzi, specie, distanza dalla costa e apparato motore della nave. Pertanto, oggigiorno, il possesso di una barca da pesca non è più il presupposto per ottenimento della licenza, che viene quindi concessa, non più attraverso un processo ricognitivo come avveniva per il permesso di pesca, ma sulla base di un procedimento valutativo e discrezionale da parte dell’autorità amministrativa. Il pescatore può scegliere se esercitare la sua professione in modo autonomo o diventare socio in una cooperativa della piccola pesca di produzione e lavoro, soluzione preferita dalla maggioranza. Le cooperative che fanno parte del Consorzio Pontis sono 11, di cui 10 hanno sede a Cabras e 1 a Riola Sardo. Il numero dei soci afferente ad ogni cooperativa varia sensibilmente: alcune, tra cui la cooperativa San Salvatore, conta più di 100 soci, altre sono molto più esigue come la cooperativa Stagno Pontis che di soci ne conta circa 15. I pescatori appartenenti a ciascuna cooperativa, possono essere o non essere consorziati al Consorzio Pontis, questo determina una differenziazione nella pratica della pesca e nel luogo in cui questa si esercita: alcuni pescatori pescano unicamente nello stagno, altri pescano unicamente in mare aperto, o ancora, pescano contemporaneamente in mare aperto e nello stagno. Molte cooperative si sono costituite intorno agli anni 60 del Novecento, come la cooperativa S. Rita nel 1961, la cooperativa Lo Squalo nel 1963 e la cooperativa S. Salvatore nel 1964. La cooperativa Stagno Pontis addirittura nel 1955. Queste cooperative, effettuano l’esercizio diretto della pesca e/o delle attività connesse tramite i propri soci; il rapporto di lavoro che si instaura può essere subordinato, autonomo o di collaborazione, a tempo determinato o indeterminato. Il trattamento economico complessivo è proporzionato alla quantità e qualità del lavoro prestato, e comunque non inferiore ai minimi previsti, per prestazioni analoghe, dalla contrattazione collettiva nazionale del settore o della categoria affine. Relativamente al trattamento previdenziale e assicurativo si applicano le disposizioni della L. 50/1958, concernenti assicurazione Inps e Inail e assegni familiari.

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IL COMMERCIO


58 - FINE

ANNI

60’ PESCA DI COCCIUA S SICCU/MISTRAS.

PINTADA, ARSELLE,

NELLA ZONA DI

- CASSETTE CON SU PIZZIGAIOU. PAGINA

IL PESCATO CHE SARANNO PRELEVATE DA

PRECEDENTE

- SISTEMAZIO LA VENDITA.

DEL PESCATO NELLE CASSETTE DI LEGNO PER


IL

COMMERCIO

IL COMMERCIO La vendita del pescato spettava a su pizzigaiou, il pescivendolo, figura professionale ancora oggi largamente diffusa nel comune di Cabras, che giornalmente si recava dai pescatori non appena questi rientravano dal mare, per prelevare il pesce. Il pescato, raccolto poi in piccole cassette di legno, veniva smerciato nei centri abitati vicini e nei pochi mercati presenti. Il Comune di Cabras possedeva sino agli anni Cinquanta, un piccolo smercio al dettaglio, Sa Panga, situato nell'odierna piazza Vittorio Emanuele, che consisteva in un grande spazio coperto composto da larghi banchi di cemento destinati alla vendita. Sa Panga fu soppressa e sostituita, negli anni, dalle pescherie che numerose sorsero nell'abitato. Attorno a su pizzigaiou ruotava non solo tutto il sistema di distribuzione del pesce ma anche l'organizzazione della vendita suddivisa tra i diversi gradi di parentela familiari. A volte, ad esempio, capitava di vendere il pescato di casa in casa solo su commissione di chi lo richiedeva. Anche i pescatori, o meglio ancora le loro donne e i bambini si incaricavano di vendere a vicini e amici quanto rimasto dalla trattativa con il grossista. I bambini cominciavano presto a contribuire al bilancio familiare. Già dall'età di otto anni si andava a piscigheddu, ossia il pescato rimasto, lo scarto di terza o quarta scelta, molto richiesto dalle famiglie cabraresi. Questo si vendeva a prattu, a piatto, di casa in casa. Ovviamente era noto all'interno della comunità chi aveva piscigheddu a casa e allora lo si commissionava, mi ddu tzerriasa, per poi passare a comprarlo. In alcuni casi capitava invece che gli stessi ragazzini lo recapitassero di casa in casa passando tra le strade del paese e urlando “piscigheddu piscigheddu!”. Questi alle volte venivano reclutati dagli equipaggi di is ainas come piccoli mozzi e venivano pagati con il pescato di terza o quarta scelta, su piscigheddu così detto. La vendita di quest'ultimo rappresentava dunque una fonte di reddito extra per la famiglia che si adoperava in tutti i modi per incrementare il proprio reddito. La vendita del pesce porta a porta era solitamente il frutto della pesca realizzata con i chiattini, ossia le piccole imbarcazioni, mentre le imbarcazioni più grandi riuscivano a smerciare tutto il pescato tramite su pizzigaiou. Bisogna osservare che in passato la pesca era molto ricca, le tecniche adoperate poco invasive, dunque l'equipaggio sceglieva la calata della rete in base al tipo di pesce che si voleva pescare. Nei mercati erano richieste determinate tipologie di pesce e il pescatore si doveva adeguare a queste esigenze. Oggi la richiesta è molto più varia, le pescate non sono più così ricche e si consumano varietà di pesce che in passato non avevano mercato. In passato era su pizzigaiou che raggiungeva i luoghi di pesca in bicicletta o in motocicletta o nei casi più fortunati con sa carretta. Spesso era la mancanza di mezzi di trasporto capienti a non permettere il trasporto di grandi quantità di pesce e di conseguenza anche la quantità del pescato rispettava questi limiti. Il pescatore era quindi consapevole che su pizzigaiou, limitato dai mezzi di trasporto, non poteva acquistare grandi quantità, quindi pescava solo il necessario per la vendita. Attualmente è il pescatore a portare direttamente il pesce a su pizzigaiou, nelle pescherie o nei mercati, rispettando sempre l'andamento delle richieste sopra descritto. Il mercato più vicino è quello di Cagliari dove giornalmente si spedisce il pescato tramite furgoni dotati di ampie celle frigorifere per il trasporto, ma il pesce di Cabras arriva anche nella Penisola. Nel caso dei grandi pescherecci questo passaggio intermedio non sussiste poiché essi dispongono di mezzi per il trasporto di proprietà personale.

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ALLEGATI > RICETTE DI IERI E DI OGGI > ELENCO DEL PESCATO > INTERVISTE E ANEDDOTI


RICETTE

INTRODUZIONE RICETTE Le attività di pesca a Cabras, non possono prescindere da un aspetto importante quale quello rappresentato dalla gastronomia: frutto della capacità maturata nei secoli di trasformare gli ingredienti offerti dal territorio in cibi semplici, prelibati e originali. Sono piatti che non richiedono generalmente molti ingredienti o preparazioni elaborate, ma costituiscono un patrimonio gastronomico che si basa sulla bontà delle materie prime impiegate, sulla profonda conoscenza delle loro proprietà e dei meccanismi di cottura. Le ricette presentate in questo volume sono state raccolte intervistando le meris de 'omu, le donne di casa, che nell'attività di pesca hanno sempre avuto un ruolo fondamentale, ma defilato e poco riconosciuto rispetto al protagonista principale, il pescatore. Spesso mogli e figlie di pescatori, le meris de 'omu avevano tra le altre cose, il compito di cucinare il pescato e di renderlo gustoso con i pochi e poveri elementi a disposizione: olio d'oliva, vernaccia, pomodoro, aglio e cipolla. Questi sono i principali ingredienti con i quali si cucina il pesce a Cabras, ai quali si aggiunge la bravura nella scelta appropriata dei sistemi di cottura. Ma non erano solo le donne che si occupavano della preparazione del pesce: anche il pescatore, che per lunghi periodi in passato doveva soggiornare nelle barraccas costruite sui litorali, conosceva le varie modalità per cucinare un piatto utilizzando il prodotto della propria pesca. Anzi, alcuni piatti erano prerogativa quasi maschile, si pensi a sa mreca, sa buttariga, su pisci affumau, la cui origine è strettamente legata alla Peschiera Pontis: lì il pesce veniva trasformato dagli stessi pescatori, in quanto alle donne non era concesso l'ingresso se non occasione della festa di San Vincenzo, il 22 gennaio. Non solo, anche in occasioni conviviali, quali sa scialla, sorta di pranzo pantagruelico destinato agli uomini e organizzato per festeggiare particolari occasioni, gli uomini cucinavano, dimostrando di essere ottimi gourmet, e di apprezzare anche la buona tavola, a giudicare dalle strofe di alcune canzoni popolari come Sa canzoni de is pasteris. La cucina tradizionale era dipendente dalle stagioni e alcuni tra i piatti qui presentati erano strettamente legati a un particolare periodo dell'anno o a talune ricorrenze: su pisci affumau ad esempio, veniva preparato in peschiera poco prima di Pasqua, per poi essere donato dai Meris de pischera in occasione della Settimana Santa ai signorotti locali; s'anguidda incasada era generalmente cucinata nei mesi invernali, quando pagato s'arrendu ai baroni dello stagno, i pescatori palamitai cominciavano la stagione della pesca all'anguilla pascidroxa, varietà sottile e magra. I piatti di oggi raccontano meno di stagioni e di feste perché raggiungibili in ogni momento e dialogano sempre più con accostamenti e gusti insoliti che in passato sarebbero stati ritenuti arditi. Le interviste fatte a mogli e figlie di pescatori e ai pescatori stessi hanno dato origine alla sezione Ricette di Ieri. Anche se gran parte delle ricette sono state ideate in passato, seppure con alcune modifiche, continuano ad essere sempre attuali. Invece, la sezione Ricette di Oggi, contiene le ricette di pesce figlie della tradizione, che risentono delle contaminazioni con altre culture e altri prodotti. Queste ultime sono state fornite soprattutto da ristoratori locali e rappresentano solo un piccolo spaccato delle numerose creazioni, che vengono realizzate e proposte dai vari ristoranti e agriturismi del nostro territorio. Riguardo le ricette di ieri bisogna dire che non esiste un'unica versione. Il lettore non dovrà stupirsi se la modalità da lui conosciuta non coincide con quanto scritto in questo testo, in quanto ogni gruppo familiare era detentore di una modalità personale nella preparazione di un determinato piatto, anche perché le ricette si trasmettevano oralmente e senza l'indicazione precisa delle sue dosi, dando luogo a molte varianti. Le ricette della tradizione non riportano le dosi, le unità di misura sono inesistenti, perché l'esperienza poggiava sulla bravura di chi preparava, capace di dosare a ogu, a occhio, facendo affidamento ai propri sensi, annusando i profumi, osservando l'aspetto dei cibi e facendo esperienza tattile. Il tutto dettava al cuoco esperto il quantitativo necessario di ogni ingrediente. Il ricettario di ieri e di oggi non vuole dunque affermare un modo univoco nella preparazione dei cibi a Cabras, ma raccogliere alcune delle possibilità esistenti, capaci di esaltare i prodotti del territorio, primo fra tutti il pescato. 61

DI IERI E DI OGGI


RICETTE

DI IERI E DI OGGI

RICETTE DI IERI A BASE DI PESCE Anguidda arrostia Ingredienti: anguille Preparazione: Pulite le anguille, infilatele nello spiedo alternandole con delle foglie di alloro, arrostite e servite. Anguidda a cassoa Ingredienti: anguille, olio, cipolla, pomodori freschi o passata, prezzemolo, sale Preparazione: In una pentola versate un po’ d’olio, aggiungete il trito di cipolla e prezzemolo, fate rosolare, unite la passata di pomodoro o i pomodori freschi. Aggiungete l’anguilla, precedentemente fatta a pezzi, l’acqua, salate e lasciate cuocere. Servite separatamente il brodo e l’anguilla. Anguidda fritta Ingredienti: anguille, olio, farina, sale Preparazione: Mescolate la farina con il sale, infarinate l’anguilla precedentemente tagliata a pezzi. Friggete e servite calde. Note: per gli avanzi di muggine arrosto o di anguilla fritta, spesso si faceva un sughetto piccante che si versava sopra, a scambecciu. Anguidda incasada Ingredienti: anguille, aglio, sale, formaggio pecorino Preparazione: Mettete le anguille in una pentola (preferibilmente anguille piccole, particolarmente pregiate quelle denominate anguideddu), riempite con acqua, aggiungete gli spicchi d’aglio e il sale. Portate ad ebollizione e lasciate cuocere per una ventina di minuti. Scolate le anguille, sistematele in un piatto e spolveratele con abbondante formaggio pecorino.

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Biddius cun bagna Ingredienti: biddius (ombelichi), ovvero lembi di muscolo addominale di muggine che si estraggono con la sacca delle ovaie, sugo di pomodori freschi, aceto Preparazione: Tagliate i' biddius dalle baffe, fogli di bottarga, pronti per essere appesi ad asciugare, lavateli con acqua avendo cura di eliminare il sale e teneteli qualche ora a mollo in acqua dolce. Preparate il sugo con i pomodori freschi, aggiungete i' biddius e portate a termina la cottura. Burrida ( per 3 Kg ) Ingredienti: 3 kg Razza o Gattuccio, 2 bicchieri d’olio, 7 spicchi d’aglio, 1 kg e 750 g di passata di pomodoro, 1 tubetto concentrato di pomodoro, 1 bicchiere di aceto, metà limone, peperoncino a piacere, sale Preparazione: Pulite la razza e tagliatela a pezzi, mettetela in una pentola con acqua e un pugno di sale, portatela a ebollizione fino ad avvenuta cottura. Scolatela, e spellatela quando è ancora calda. Tritate l’aglio e rosolatelo in una pentola con dell’olio, unite il concentrato e girate, aggiungete la passata, l’aceto, il sale e il peperoncino. Lasciate cuocere per circa un’ora e mezzo da quando bolle, quasi al termine aggiungete le fettine di limone e spegnete. In una ciotola disponete uno strato di sugo, sistemate i pezzi di razza e ricoprite con altro sugo. Procedete in questo modo fino ad esaurimento degli ingredienti. Buttariga Ingredienti: sacca ovarica di muggine di almeno 15 cm di lunghezza, sale Preparazione: Praticate un taglio lungo la sacca intestinale del pisci de scatta buttarigau, quindi estraete la sacca ovarica unita a un lembo di muscolo addominale con le pinne ventrali, detto biddiu, ombelico.


RICETTE

Lavate in acqua salmastra prelevata dai canali e ripulite dal sangue la sacca evitando che si producano spaccature nella pellicola che ricopre le uova stesse. Stendete la sacca su di uno strato di sale a grana media e con questo ricopritela. Dopo circa 2-3 ore procedete al risciacquo della sacca in acqua salmastra, quindi adagiatela di giorno all’esterno su un'asse di legno avendo cura di rigirarla e la notte in un luogo chiuso ma ventilato, pressata dal peso di una tavola di legno. L’esposizione diurna al vento e al sole dura all’incirca quattro/cinque giorni. Quindi provvedete all’eliminazione dei biddius, ombelichi, e infilzate la sacca, detta folliu, con un giunco. La bottarga è pronta per essere appesa in un punto areato della casa, conservata e consumata all’occorrenza. Cadireddas Ingredienti: gamberetti, olio, prezzemolo, aglio, vernaccia, sale Preparazione: In una padella versate un po’ d’olio, aggiungete il prezzemolo tritato, unite i gamberetti, la vernaccia e il sale. Lasciate cuocere a fuoco basso. Cadireddas a inzallada Ingredienti: gamberetti, acqua, olio, aceto Preparazione: Fate bollire i gamberetti in acqua salata, scolateli e condite a piacimento con olio e aceto. Cocciua cun crannaccia Ingredienti: arselle, olio, prezzemolo, aglio, vernaccia Preparazione: In una padella versate un po’ d’olio, unite il prezzemolo tritato e aggiungete le arselle. Quando queste sono aperte, sfumate con vernaccia e lasciate cuocere.

Cocciua pintada o lada cun fregua Ingredienti: olio, prezzemolo, arselle, fregola (o minestra) Preparazione: In un tegame versate dell’olio, aggiungete il prezzemolo tritato, e le arselle. Fate rosolare finché non si aprono. Aggiungete l’acqua, quando bolle unite la minestra, preferibilmente il formato fregua sarda. Mazzigoni cun bagna Ingredienti: 1 naccara, olio, cipolla, prezzemolo, aglio, passata o pomodori freschi Preparazione: In una padella versate l’olio e soffriggete il trito di cipolla, aglio e prezzemolo. Unite la parte bianca della naccara tagliata a pezzi, aggiungete i pomodori o la passata e fate cuocere. Usate il sugo così ottenuto per condire la pasta. Mazzigoni cun minestra Ingredienti: 1 naccara, olio, cipolla, prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, pomodori freschi, pasta per minestra Preparazione: Aprite la naccara, togliete la parte interna, pulitela bene, lavatela e fatela a pezzi. In una pentola versate dell’olio, aggiungete il trito di cipolla, prezzemolo, lo spicchio d’aglio e fate rosolare tutto insieme. Unite la naccara, i pomodori freschi, l’acqua e lasciate cuocere. Aggiungete la minestra e portatela a cottura. Servite caldo. Mazzigoni frittu Ingredienti: 1 naccara, farina, sale, olio Preparazione: Aprite la naccara, estraete la parte bianca. Mescolate la farina con il sale (se si vuole mettere) e infarinate. Mettete abbondante olio in una pentola e friggete. 63

DI IERI E DI OGGI


RICETTE

DI IERI E DI OGGI

Mazzigoni in umidu

rini e friggete in olio bollente.

Ingredienti: 1 naccara, olio, cipolla, prezzemolo, 1 spicchio d’aglio, pomodori freschi, sale

Oixi a scambecciu

Preparazione: Aprite la naccara, togliete la parte interna e pulitela bene, lavatela e fatela a pezzi. In una pentola versate dell’olio, aggiungete il trito di cipolla, il prezzemolo e l’aglio, fate rosolare tutto insieme. Unite la naccara, i pomodori freschi e l’acqua, salate e lasciate cuocere finché il sugo si restringe. Mreca Ingredienti: muggine, sale, obione (sa zibba) Preparazione: Fate bollire il muggine in acqua con molto sale dopo averlo desquamato e pulito dalle interiore. La quantità del sale dipende dalla grandezza del pesce e aumenterà in proporzione al tempo che trascorrerà prima della sua consumazione. Scolatelo e fatelo asciugare. Terminata la cottura, mettete il pesce a raffreddare sopra l’obione, sa zibba. Servite freddo.

Ingredienti: latterini, olio, aceto, sale Preparazione: Lavate i latterini e metteteli in una pentola con acqua, un po’ di aceto e sale. Portate a ebollizione e scolate. Condite a piacere con olio e aceto in parti uguali. Pisci affumau Ingredienti: muggine, salamoia, spazzaforno (nerbiazzu), olio Preparazione: Mettete il pesce in salamoia, precedentemente preparata, e lasciatelo per 3 o 4 giorni finché il pesce prenda tutta la salatura. Toglietelo e appendetelo con un giunco in un luogo fresco e asciutto, lasciatelo asciugare bene. Appendere poi il pesce dentro il caminetto, date fuoco a su nerbiazzu e facendo andare lentamente il fumo, lasciatelo affumicare. Infine arrostite il pesce, pulitelo e tagliatelo a pezzetti. Conservatelo in vasetti sotto olio.

Oixi a cassoa Ingredienti: latterini, olio, cipolla, prezzemolo, pomodori freschi o passata, sale Preparazione: Lavate i latterini. In una pentola versate un po’ d’olio, aggiungete il trito di cipolla e prezzemolo, e fate rosolare. Unite la passata di pomodoro o i pomodori freschi, aggiungete i latterini e l’acqua (non troppa). Portate ad ebollizione, salate e lasciate cuocere. Servite separatamente il brodo e i latterini. Oixi frittu Ingredienti: latterini, olio, farina, sale Preparazione: Mescolate la farina con il sale, infarinate i latte64

Pisci arrostiu Ingredienti: muggini media pezzattura (bidimbua o birrotalla), sale grosso Preparazione: Pulite il pesce dalle interiora e lasciate le squame. Posizionate la graticola sopra la brace e sistemate il pesce. Quando il pesce assume un colore brunodorato, rivoltarlo sull'altro lato. Terminata la cottura immergete per pochi secondi il pesce nella salamoia, ottenuta aggiungendo sale grosso all'acqua. Servite con i ravanelli di contorno Pisci a cassoa Ingredienti: olio, prezzemolo, aglio, cipolla, pomodori freschi o passata, pesce (seppia, grongo, polpetti, scorfano, rondine di mare, anguilla, altri pesci se ci sono)


RICETTE

Preparazione: Tagliate il pesce a pezzi. In una pentola versate un po’ d’olio, aggiungete la cipolla e il prezzemolo e fate imbiondire la cipolla. Aggiungete la seppia, tagliata a pezzi, fatela rosolare e unite la passata di pomodoro o i pomodori freschi. Versate dell’acqua e poi aggiungete i vari pesci. Il pesce va messo in successione, per ordine di cottura. Salate e lasciate cuocere. Servite separatamente il brodo e il pesce. Pruppu a inzallada Ingredienti: polpo, olio, prezzemolo, aceto,aglio (facoltativo) Preparazione: Mettete il polpo in una pentola, riempite con acqua, coprite con un coperchio, portate a ebollizione e lasciate cuocere. Scolate il polpo, mettetelo in un piatto e fate raffreddare. Tagliatelo a pezzetti, condite con olio, prezzemolo, aceto e aglio a piacere.

Ziminu Ingredienti: olio, prezzemolo, aglio, cipolla, pomodori freschi o passata, pesce (seppia, grongo, polpetti, scorfano, rondine di mare, anguilla, aragosta, astice) Preparazione: Tagliate il pesce a pezzi. In una pentola versate un po’ d’olio, aggiungete la cipolla e il prezzemolo e fate rosolare. Aggiungete la seppia, tagliata a pezzi, fatela rosolare e unite la passata di pomodoro o i pomodori freschi. Versate dell’acqua e poi aggiungete i vari pesci. Il pesce va messo in successione, da quello che richiede più tempo di cottura e quello che ne richiede di meno. Salate e lasciate cuocere, finché il brodo non si restringe.

Pruppu cun patatas Ingredienti: polpo, olio, prezzemolo, cipolla, pomodoro, patate Preparazione: Tagliate il polpo a pezzetti. In una pentola versate l’olio, il trito di prezzemolo e cipolla e fate rosolare. Unite il pomodoro e il polpo. Aggiungete l’acqua. A metà cottura del polpo aggiungete le patate, salate e lasciate cuocere. Trilla arrostia Ingredienti: triglie, olio, prezzemolo, vernaccia, aglio (facoltativo), sale, farina o semola o pan grattato Preparazione: Preparate una marinatura con olio, prezzemolo, vernaccia, aglio e sale. Infarinate le triglie, precedentemente pulite e lavate, arrostitele, infine mettetele nella marinatura.

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DI IERI E DI OGGI


RICETTE

DI IERI E DI OGGI

RICETTE DI OGGI A BASE DI PESCE

lo zafferano e lasciate cuocere per circa trenta minuti a pentola coperta.

Astice alla vernaccia Ingredienti: astice, olio, cipolla, prezzemolo, pomodorini, vernaccia, peperoncino (facoltativo) Preparazione: Fate a pezzi l’astice ancora vivo e mettetelo in una padella con olio caldo, unite il trito di prezzemolo e cipolla (poca). Aggiungete i pezzetti di pomodorini, sfumate con vernaccia, salate, e terminate la cottura.

Cefalo o spigola gratinata Ingredienti: cefalo o spigola, olio, aglio, prezzemolo, vernaccia, sale Preparazione: Spinate e aprite il muggine o la spigola. Preparate un pinzimonio con olio, aglio, prezzemolo e vernaccia. Bagnate la parte della polpa, aggiungete del sale e impanatela con del pangrattato. Cuocete nella griglia.

Calamari ripieni Ingredienti: calamari, uova, pangrattato, pecorino grattugiato, buccia di limone grattugiata, prezzemolo, aglio, sale, zucchero Preparazione: Pulite i calamari e separate la treccia dal cappuccio. Tritate la treccia e mettetela a rosolare in un tegame con dell’olio e il trito di prezzemolo e aglio. Sfumate con la vernaccia, lasciate cuocere per cinque minuti, spegnete e lasciate raffreddare. A questo punto versate il contenuto della pentola in una ciotola, aggiungete le uova, il pangrattato, il pecorino, la buccia di limone, un po’ di zucchero, salate e pepate e mischiate il tutto. Usate il composto così ottenuto per farcire i calamari, chiudeteli con uno stecchino. Prendete un tegame, versate un filo d’olio, aggiungete il trito di cipolla, prezzemolo e aglio, e fate rosolare; unite il pomodoro tagliato a pezzi e i calamari, versate dell’acqua, aggiustate di sale fate cuocere. Cappone con zafferano e patate Ingredienti: 500 gr. cappone, 500 gr. patate, 3 spicchi di aglio, ½ bicchiere di vernaccia, un pizzico di zafferano, prezzemolo, sale Preparazione: Pulite il pesce e tagliatelo in due parti. Sbucciate e tagliate a fette sottili le patate, adagiatele sulla padella dopo aver versato un filo d’olio, aggiungete l’aglio. Unite il prezzemolo, la vernaccia e 66

Cozze gratinate Ingredienti: 2 kg di cozze, 4 cucchiai di parmigiano grattugiato, 3 cucchiai di bottarga grattugiata, olio d’oliva, 2 spicchi d’aglio, prezzemolo, 4 cucchiai di sugo di pomodoro Preparazione: aprite a crudo le cozze e conservate l’acqua. In una ciotola, mettete un trito di aglio e prezzemolo, aggiungete il parmigiano, il sugo, la bottarga e una quantità d’olio pari all’acqua delle cozze. Unite il pane grattugiato versandolo lentamente e girate il composto con la frusta fino a raggiungere una consistenza morbida. Riempite con il composto ottenuto le cozze e mettete in forno a 220° circa per venti minuti. Filetti di cefalo marinato Ingredienti: cefalo, olio, aglio, prezzemolo, aceto, sale Preparazione: Sfilettate il muggine, spinatelo e mettete i filetti a marinare con una marinatura di aceto e sale per almeno tre ore. A questo punto, scolateli e condite con olio prezzemolo e aglio. Fregola con arselle e gamberi Ingredienti: gamberi, arselle, olio, aglio, cipolla, pomodorini, peperoncino, brodo di pesce, vino bianco, sale, fregola


RICETTE

Preparazione: Pulite bene i gamberi e tagliateli a pezzetti. In una padella versate un po’ d’olio, aggiungete il prezzemolo e il peperoncino e fate rosolare i gamberi; sfumate tutto con un po’ di vino. Aggiungete la fregola e mescolate per almeno 3 min. Aggiungete i pomodorini e le arselle, finite la cottura aggiungendo poco a poco il brodo di pesce. Mezze penne con cefalo affumicato e verdure Ingredienti: cefalo affumicato, carote, zucchine, olio, aglio, pomodorini ciliegina, peperoncino, sale, mezze penne Preparazione: Tagliate a dadini carote e zucchine in parti uguali; in una padella fate rosolare uno spicchio d’aglio tritato, aggiungete il filetto affumicato tagliato a dadini e le carote. Fate rosolare bene per 3-4 min, unite le zucchine e i pomodorini, aggiungete il sale e il peperoncino. Cuocete le mezze penne, scolatele e conditele con il sugo ottenuto. Muggini con salsa in agrodolce Ingredienti: 4 muggini medi, 1 costa di sedano, ½ bicchiere aceto di vino bianco, 3 spicchi d’aglio, prezzemolo, farina q.b., 2 fette di limone con la buccia Preparazione: in un tegame mettete il trito di aglio, prezzemolo, sedano, le fette di limone e la cipolla tagliata a fette sottili. Fate soffriggere il tutto, aggiungete l’aceto e lasciate andare 5 minuti. Con la frusta montate la salsa, dopo aver aggiunto la farina e il brodo. Proseguite la cottura a fuoco lento fino a quando il composto raggiunge una consistenza vellutata. A parte lessate il muggine, scolatelo e lasciatelo raffreddare. Quando il pesce è freddo pulitelo eliminando le parti di scarto, adagiate la polpa ottenuta in un piatto da portata, ricoprite con la salsa precedentemente preparata e conservate in frigo per qualche ora prima di servirlo.

Orata con patate Ingredienti: orata, olio, patate, pomodorini, aglio, prezzemolo, vernaccia, sale Preparazione: Squamate e sviscerate il pesce. In una padella versate l’olio, l’aglio e il prezzemolo tritato e la vernaccia. Adagiate l’orata, tagliate le patate grossolanamente e adagiatele attorno all’orata, unite i pomodorini, salate e fate cuocere per circa 25 min. Paté di cozze e bottarga Ingredienti: 70 g burro, 30 g bottarga, 2 filetti di acciughe, 300 g di composto delle cozze gratinate (vedi ricetta cozze gratinate) Preparazione: unite tutti gli ingredienti in una ciotola e frullate. Pennette all’astice Ingredienti: astice, olio, aglio, prezzemolo, vernaccia o vino bianco, passata di pomodoro, peperoncino, pennette, sale Preparazione: Tagliate a pezzi l’astice, far rosolare con cipolla (poca), prezzemolo e aglio e olio, sfumate con un po’ di vernaccia o del vino bianco, aggiungete la passata, salate e se volete aggiungete del peperoncino. Lasciate cuocere. Usate questo sugo come condimento per le pennette. Pennette ai calamari, carciofi e bottarga Ingredienti: calamari freschi, carciofi, olio, aglio, peperoncino, sale, pennette Preparazione: In una padella versate un po’ d’olio, fate rosolare l’aglio e il peperoncino; pulite e tagliate i calamari a filetti sottili, fate cuocere per almeno 15 min. Aggiungete i carciofi tagliati a fette sottili, finite la cottura facendo saltare le pennette e aggiungendo una spolverata di bottarga. 67

DI IERI E DI OGGI


RICETTE

DI IERI E DI OGGI

Polpette di cefalo, spigola e orata Ingredienti: cefalo, spigola o orata, olio, aglio, prezzemolo, patate, sale Preparazione: Arrostite il pesce, spolpatelo e mettete nel mixer, insieme a delle patate bollite, prezzemolo e aglio. Fate delle polpette, impanate e friggete Polpo con sugo o alla diavola Ingredienti: polpo, olio, cipolla, prezzemolo, aglio, passata di pomodoro, peperoncino (facoltativo), sale Preparazione: In una padella mettete un po’ d’olio, fate rosolare il trito di aglio, prezzemolo e cipolla. Aggiungete il polpo, la passata, peperoncino (a piacere) e il sale. Lasciate cuocere. Ragù di muggine Ingredienti: polpa di muggine macinata, olio, aglio, carote, prezzemolo, sedano, concentrato di pomodoro, pomodori pelati, sale, cipolle Preparazione: Tritate le carote, le cipolle, il sedano, l’aglio e la polpa del pesce. In una padella versate un po’ d’olio e fate rosolare il tutto, aggiungendo il concentrato e i pelati. Salate e terminate la cottura a fuoco lento. Spigole ai carciofi Ingredienti: 4 spigole, 6 carciofi, olio d’oliva, 4 spicchi d’aglio, farina 00 q.b., ½ bicchiere di vernaccia, prezzemolo, sale, bottarga grattugiata Preparazione: Pulite il pesce avendo cura di eliminare la testa, sfilettate e infarinate la polpa ottenuta e fatela soffriggere in una padella con dell’olio. Salate, aggiungete la vernaccia e lasciate cuocere per una decina di minuti. In un atro tegame versate dell’olio, aggiungete i 68

carciofi precedentemente mondati e tagliati sottili, il trito di prezzemolo e aglio, aggiustate di sale e lasciate cuocere per circa trenta minuti. A questo punto unite le spigole e lasciate cuocere ancora cinque minuti, spolverate di bottarga e servite. Seppie in bianco Ingredienti: seppie, prezzemolo, aglio, sale, vernaccia Preparazione: In un tegame versate l’olio, disponete le seppie e aggiungete il trito di prezzemolo e aglio, versate della vernaccia, salate e lasciate cuocere. Seppie in umido Ingredienti: seppie, olio, prezzemolo, cipolla, aglio, seppie, pomodori Preparazione: Tagliate le seppie a pezzi. In una padella versate l’olio, il trito di prezzemolo, cipolla e aglio; unite le seppie e fatele rosolare; aggiungete i pomodori e cuocete a fuoco lento, versate ogni tanto acqua calda, salate e lasciate cuocere Spaghetti con anguilla affumicata e radicchio Ingredienti: anguilla affumicata, olio, aglio, radicchio, pomodorini, sale, spaghetti Preparazione: In una padella versate un po’ d’olio, fate rosolate l’aglio, aggiungete l’anguilla tagliata a dadini e il radicchio tagliato sottile. Aggiungete i pomodorini, il sale e a cottura ultimata fate saltare gli spaghetti. Spigola e arselle al cartoccio Ingredienti: spigola, arselle, pomodorini, vino bianco, peperoncino, prezzemolo, olio, aglio, sale


RICETTE

Preparazione: Ponete la spigola su due strati di alluminio preparati a barchetta, aggiungete l’olio, il sale, i pomodorini a pezzetti, il prezzemolo e l’aglio tritati. Aggiungete una manciata di arselle e una spruzzata di vino bianco e del peperoncino a piacere. Chiudete bene la barchetta di alluminio e mettete in forno. Triglie al verde Ingredienti: triglie, olio, limone, prezzemolo, aglio, pepe, sale, vernaccia Preparazione: In un tegame versate un po’ d’olio, disponete le triglie e aggiungete il trito di prezzemolo e aglio, salate e pepate. Disponete sopra il limone tagliato a spicchi e infine sfumate con la vernaccia. Triglie in brodo Ingredienti: triglie, cipolla, prezzemolo, 4 pomodori, 3 cucchiai di olio. Preparazione: In una pentola versate l’acqua, aggiungete la cipolla, il prezzemolo e i pomodori. Lasciate bollire finché la cipolla è cotta (controllate che il brodo non sia molto, deve coprire le triglie). Aggiungete le triglie, e lasciate cuocere finchè il brodo non riprende il bollore.

Triglie ripiene Ingredienti: triglie, pane grattugiato, formaggio, olio, prezzemolo, aglio, sale, vernaccia Preparazione: Pulite le triglie ed evisceratele, togliete le branchie. Preparate un ripieno con pane, formaggio, olio, prezzemolo e aglio. Farcite le triglie, inserendo il ripieno nelle branchie. In un tegame versate un po’ d’olio, disponete le triglie e aggiungete il trito di prezzemolo e aglio, versate un po’ di vernaccia, salate e lasciate cuocere. Vellutata di ceci e gamberetti Ingredienti: 250 g di ceci, 1 costa di sedano, 2 spicchi di aglio, olio d’oliva, prezzemolo, ¼ di cipolla, 100 g di gamberetti, 2 pomodori secchi, alloro Preparazione: Dopo aver lasciato i ceci a bagno per 12 ore, metteteli in un tegame con olio, aggiungete il trito di cipolla e aglio, unite i pomodori secchi precedentemente lavati e il sedano tagliato sottile. Cuocete a fuoco moderato e pentola coperta per 1 ora. Passate il tutto con il mixer, aggiungete i gamberetti e il prezzemolo, aggiustate di sale e lasciate cuocere per altri dieci minuti.

Triglie in umido Ingredienti: triglie, olio , limone, prezzemolo, aglio, pomodori, pepe, sale, vernaccia Preparazione: In un tegame versate un po’ d’olio, mettete i pomodori sul fondo del tegame, disponete le triglie e aggiungete il trito di prezzemolo e aglio, salate e pepate. Disponete sopra il limone tagliato a spicchi e infine sfumate con la vernaccia. 69

DI IERI E DI OGGI


ELENCO

DEL PESCATO

ELENCO DEL PESCATO >Ittiofauna marina Nome italiano

Nome scientifico

Nome sardo

Orata

Sparus aurata

Cania / Caniottu

Sarago maggiore

Diplodus sargus

Sarigu / Sarighittu de Sant’Antoni

Sarago fasciato

Diplodus vulgaris

Variada

Sarago pizzuto

Diplodus puntazzo

Murruda

Parlotta

Diplodus anularis

Sparedda

Sparagliene o Sparlotta

Diplodus anularis

Sparedda

Salpa

Sarpa salpa

Srappa

Dentice

Dentex dentex

Pagello

Pagellus erythrinus

Pagellu

Pagro

Pagrus pagrus

Parigu

Tanuta o Cantaro

Spondyliosoma cantharus

Mormora

Lithognathus mormyrus

Boga

Boops boops

Occhialone

Pagellus bogaraleo

Basuccu

Spigola

Dicentrarchus labrax

Arangioa Arrannassa Spirrittu

Cernia bruna

Epinephelus marginatus

Dotto

Epinephelus costae

Sciarrano

Serranus scriba

Bacchittedda

Perchia

Serranus cabrilla

Sarragna

Corvina

Sciaena umbra

Corballi

Ombrina

Umbrina cirrosa

Lumbrina

Gadidae

Musdea

Phycis phycis

Musteba

Zeidae

Pesce San Pietro

Zeus faber

Tordo pavone

Symphodus tinca

Arrocai (principessa)

Tordo merlo

Labrus merula

Arrocai

Tordo marvizzo

Labrus viridis

Arrocai bridi

Tordo verde

Symphodus roissali

Arrocai

Tordo occellato

Symphodus ocellatus

Arrocai

Famiglia

Sparidi

Moronidi

Serranidi

Sciaenidae

Labridae

70

Mummulloni


ELENCO

Tordo fasciato

Symphodus doderleini

Arrocai

Tordo grigio

Symphodus cinereus

Arrocai

Tordo rosso

Symphodus mediterraneus

Arrocai

Tordo musolungo

Symphodus rostratus

Arrocai

Donzelle

Coris julisi / Thalassoma pavo

Pisci ‘e 'urrei

Cefalo

Mugil cephalus

Pisci 'e iscatta / Birrottalla

Muggine dorato

Liza aurata

Conchedda / Limosa

Muggine calamita

Liza ramada

Bidimbula

Muggine musino

Liza saliens

Bidimbula

Muggine chelone / Bosega

Chelon labrosus

Pisci mascu / Loni

Bavosa rugginosa

Parablennius gattoruggine

Pisciallettu

Ghiozzo

Gobius quadrimaculatus

Imbuscioni

Ghiozzo

Gobius minutus

Maccioni

Ghiozzo nero

Gobius niger

Conchi nieddu

Ghiozzo testone

Gobius cobitis

Feurrazzu

Scorfano nero

Scorpaena porcus

Scrapponi

Scorfano rosso

Scorpaena scrofa

Capponi

Scorfano di Madeira

Scorpaena maderensis

Scrapoeddu arrubiu

Triglia di scoglio

Mullus surmuletus

Trilla de scolliu

Triglia di fango

Mullus barbatus

Trilla de fangu

Triglidae

Capone gallinella

Chelidonichthys lucerna

Dactylopteridae

Pesce civetta

Dactylopterus volitans

Tracina ragno

Trachinus araneus

Trasia

Tracina drago

Trachinus draco

Trasia

Uranoscopidae

Pesce prete

Uranoscopus scaber

Congridae

Grongo

Conger conger

Saisci

Murenidae

Murena

Muraena helena

Munea

Labridae

Mugilidae

Blenniidae

Gobidae

Scorpenidae

Mullidae

Trichinidae

Anguidda: Anguilla Anguillidae

Anguilla anguilla

-Allonada -Argentada -Concudu -Femina -Fillatrota -Pascidrosgia

Capitone

Anguilla Anguilla

Bothidae

Rombo

Bothus podas

Soleidae

Sogliola comune

Solea solea

Cassii

Pallaia: -de anea -de fangu 71

DEL PESCATO


ELENCO

DEL PESCATO

Famiglia

Nome italiano

Nome scientifico

Lophiidae

Rana pescatrice

Lophius piscatorius

Sardina

Sardina pilchardus

Alaccia

Sardinella aurita

Alosa

Alosa alosa

Acciuga

Engraulis sp.

Ancia / Anciua

Mennola

Spicara maena

Menduedda

Zerro

Spicara smaris

Zuccaredda

Clupeidae

Engraulidae Centracanthidae

Nome sardo

Sadrina

S’ oixi: Atherinidae

Latterino capoccione

Atherina sp.

-Marragau -Mascu -Sacchettu

Sugarello

Trachurus trachurus / mediterraneus

Surellu

Ricciola

Seriola dumerilii

Musciolla / Zirioa

Leccia

Lichia amia

Leccia

Leccia stella

Trachinotus ovatus

Lampuga

Coryphaena hippurus

Barracuda boccagialla

Sphyraena viridensis

Pisci scrammu

Luccio di mare

Sphyraena sphyraena

Pisci scrammu/Lutzu

Nasello

Merluccius merluccius

Pisci in Cani

Sgombro

Scomber scombrus

Pisci cavallu

Palamita

Sarda sarda

Pallamida

Tonno rosso

Thunnus thynnus

Tunia

Tonno alalunga

Thunnus alalunga

Tunia

Beloinadae

Aguglia

Belone belone

Agulla

Xiphiidae

Pesce spada

Xiphias gladius

Pisci’e spada

Scyliorhinidae

Gattuccio

Scylliorhinus canicula

Su gattuzzu/Bardolu

Rajidae

Razza chiodata

Raja clavata

Scritta

Dasyatidae

Pastinaca

Dasyatis pastinaca

Farrazzu/Oniela

Torpedinidae

Torpedine marmorizzata

Torpedo marmorata

Sa Nacida

Triakidae

Palombo

Mustelus mustelus

Palombu

Verdesca

Prionace glauca

Cabuciattu

Squalo grigio

Carcharhinus plumbeus

Cabuciattu

Carangidae

Coryiphaenidae Sphyraenidae Merluciidae

Scombridae

Carcharhinidae

72


ELENCO

ELENCO DEL PESCATO >Invertebrati Gruppo di appartenenza

Nome italiano

Nome scientifico

Nome sardo

Polpo

Octopus vulgaris

Pruppu

Polpo baleno

Pruppu balleu

Seppia

Seppia officinalis

Seppia

Calamaro

Loligo vulgaris

Callamari

Cannolicchio

Solen marginatus

Arrasoiedda Cocciua:

Arsella

Tapes decussata Cardium edule, lamarki

-arrigada -cau -de cascioni -lisia -lada -pilligria -pintada

Molluschi Datteri

Lithophaga lithophaga

Anemone di mare

Anemonia viridis

Oziada

Naccara

Pinna nobilis

Matzigoni

Murice / bocconi

Murex brandaris Murex trunculus

Bucconi: -mascu -de canna -de scolliu

Craba mania: Grancevola

Maja squinada

-lisia -spinosa

Ostrica

Ostrea edulis

Ciampa

Cozza

Mytilus galloprovincialis

Cozza

Aragosta

Palinurus elephas

Allegusta

Gamberetto:

Palaemon serratus Crangon crangon Penaeus kerathurus

Cadiredda Cambara Cambaredda

Homarus gammarus

Longufanti

-imperiale -reale

Crostacei

-gobbetto

Astice

Granchio

Carcinus moena -femina Carcinus mediterraneus -mascu Macropupis corrugatus

Cavuru:

-pilluzia

Echinodermata

Riccio

Paracentrotus lividus

Arrizzoni

73

DEL PESCATO


INTERVISTE

E ANEDDOTI

INTERVISTE E ANEDDOTI Ero ragazzino quando la prima barca a motore doppiò Capo San Marco ed era di Maccalleu. A Cabras nessuno aveva ancora una barca così, erano gli anni '50. La maggioranza dei pescatori praticava nella laguna e is paramittaius erano la maggioranza. Anche a Su Siccu si praticava la pesca a palamito con su fassoni. (...)In passato su pizzigaiou era solito proporsi autonomamente per portare avanti il lavoro. Molti si improvvisavano oppure capitava che prendessero il pesce da un gruppo di barche per poi lavorarlo in paese in appositi locali come quello de Salomoni, de Mirai e de Is Mancas. Is pizzigaious sono sempre esistiti, io li ho sempre conosciuti ma sono sempre stati legati ai baroni, erano legati sia mani che piedi. Poi ricordo che c'erano is pizzigaioeddus a pei, erano sette o forse otto venditori ambulanti che camminavano solo a piedi con su cadineddu de paba, ossia un cesto che si mettevano in testa con il quale riuscivano a trasportare fino a 40 Kg di pesce. Si spostavano sino a Tresnuraghes, sempre a piedi. Ad esempio Tziu Conillu, ha sempre fatto questo mestiere e quando usciva in piazza non camminava normalmente ma ricordo che era veloce commenti un tzurrullinu. Questo perché era talmente abituato a fare quel mestiere che non riusciva a camminare lentamente. Alcuni si spostavano col carretto mentre le prime macchine sono apparse dopo la guerra ma erano poche, forse due o tre…c'era quella di Brenti 'e pibara, di tziu Peppi Congiu e di is Alloisi. Iniziai il mestiere del pescatore da ragazzino e a volte mi capitava di andare a pescare con le sciabiche. Verso la fine di aprile e l’inizio di maggio capitava di vedere i branchi degli sgombri, is muntonis de pisci cavallu, ma gli anziani dell’equipaggio dicevano che era troppo e che su pizzigaioiu non l'avrebbe acquistato tutto. Bisogna dunque immaginare quanto fosse ricco il mare in passato. Si sceglieva la calata della rete a seconda del quantitativo che su pizzigaiou poteva trasportare. Quando veniva a Su Siccu a ritirare il pesce diceva: “oi puru m'incandu carrigu de mazzimini, non traballeas prusu ca non di ollu 'e mazzimini!” Faceva riferimento ai polpi perché non c’era mercato e solo in paese ne compravano, ma fuori Cabras non ne comprava nessuno. Lo stesso trattamento era riservato alle seppie che in provincia non erano richieste. Ricordo che il prezzo dei muggini veniva deciso in Peschiera a seconda dell'abbondanza e del periodo. L'aragosta veniva venduta a 150 Lire, il pesce de prima a 100 Lire, il pesce da zuppa a 70 Lire. (...) Spesso i pescatori vendevano in casa su piscigheddu. Is piccioccus de bracca stavano dietro i pescatori e andavano con sa mantighedda e un scatteddu mannu. Era in un gruppo di ragazzi di nove-dieci anni e seguendo le barche che salpavano lungo tutto il litorale, arrivavano anche alla foce del fiume. Una volta siamo arrivati dall'altra parte quindi abbiamo dovuto attraversare il fiume per seguire la barca e per non restare senza guadagno. I pescatori quando tiravano la rete a terra buttavano le alghe e raccoglievano il meglio del pescato, l'altro lo lasciavano lì, quindi sparlotte, mezze triglie e poi c'era un tipo di alga, s'erb'e lambiri, con le foglie lunghe e strette, verdi, incastrate nelle reti soprattutto in primavera. I pescatori rovesciavano tutto a terra e prendevano le triglie, i calamari grandi, poi chi aveva pazienza e aveva o una lampada oppure ogus bellus, perchè era notte, si metteva a cercare in mezzo alle alghe e si potevano trovare sino a 3-4 Kg di calamari piccoli. Quindi i pescatori facevano 6-7 tirate a notte e noi sempre dietro per farci lasciare qulacosa, in più li aiutavamo ad attorcigliare le funi e gliele portavamo in modo che fossero già pronte. Quando rientravamo la mattina presto, il pescato veniva venduto di casa in casa, bendeiaus a prattu. Se erano triglie le vendevamo 20-25 Lire a piatto, era un Kg-un Kg e mezzo di pesce invece i calamaretti a 30 Lire, oppure vendavamo sa sparedda, is arroccais, is giarrettus o scrappoeddus. Ognuno lavorava per sé, chi era più veloce riusciva a prendere i pesci migliori ma c'erano anche ragazzini che dopo la seconda tirata si stancavano e si mettevano a dormire con la coperta. I soldi guadagnati li portavamo in famiglia. Le prime scarpe le ho comprate proprio con quei guadagni! (...) Alcuni pescatori abitavano a Portu Suedda, alcuni a Mare Morto e altri presso l’Isola. Questi ultimi non erano di Cabras, erano algheresi con le loro quattro o cinque barche e 74


INTERVISTE

avevano una baracca là. Scendevano a Portu Suedda a vendere il pescato ai pizzigaious e a comprare acqua, vino e biscotti da tziu Peppi Feroci. Si trasferivano nelle nostre coste in Primavera per la pesca con le nasse, sa pisca de is tzuccareddas e rimanevano fino a tutto Settembre per la pesca dell'aragosta. A S'Anaedda, la caletta presso il faro di San Giovanni, c’erano is marruffus, dei vivai, casse enormi di legno dove si conservavano le aragoste. Le barche algheresi, nei primi anni Cinquanta, erano a vela e avevano il vivaio direttamente a bordo. In pratica avevano il fondo bucato e da qui buttavano subito le aragoste tolte dalle nasse in modo che restassero sempre vive. Una volta arrivate a S'Anaedda lasciavano queste casse ancorate sul fondo e cariche di sughero per tenerle a galla. Ogni 15 giorni passava su brigantinu, un classico motore a vela a due alberi (come l'Amerigo Vespucci) che veniva direttamente da Marsiglia. Questo partiva da Stintino e raccoglieva tutte le casse di aragoste arrivando fino a Carloforte. Invece a Mare Morto gli algheresi costruivano capanne di aedda per stare solo una stagione. Anche a Mare Morto avevano i vivai ma la maggior parte erano a Capo S.Marco. A Torregrande c'erano le capanne dei meris de is ainas cabraresi di sciabiche e poiggius. Siamo sempre negli stessi anni. Poi c'era la capanna della Foce del fiume, s'aina di Tziu Craboni, perché il fiume Tirso dalla foce sino al Ponte Grande ce l'aveva Don Efisio, era suo. (...) Il pescatore non è un pescatore se non ama il pesce. A volte, andavamo all'Isola o al Catalano e scendevamo con la barchetta e dormivamo là, sempre buttando le reti presto e a tirai all'alba. A volte parlavo col mare, non sto dicendo una fesseria, di pomeriggio sembrava che il mare voleva parlare con te. Se tu il mare lo rispetti, lui ti da qualcosa ogni giorno, se non lo rispetti, ti uccide e noi stiamo facendo così, abbiamo fatto così, perché il ciclo del pesce è questo, se non lo rispetti non cresce. Ci sono quelli che pensano solo a pescare, a distruggere e non pensano al domani. S.P. 71 anni, pescatore in pensione Sono figlia di pescatore, mio padre, anche lui era figlio di pescatore, così come tutti nella famiglia di mia madre, erano paramittaius. Per pescare mio padre andava all’Isola e al Catalano con sa bracca prana. Verso ottobre andava a frighiggiai, portava s'esca e sa gentillena. Era una pesca che si faceva in riva solo di notte e si pescavano per lo più polpi o murene. Quando mio padre rientrava dalla pesca, io e i miei fratelli pulivamo le reti perché quando c'era brutto tempo le reti si sporcavano molto. Ricordo che lo aiutavamo a preparare le esche po su paramittu e si usava su bellu maniu, un pesciolino piccolo piccolo, ma solo una parte di questo. Poi mia madre lo aiutava a stirai su paramittu, mentre mio padre lo escava. R.P. 57 anni, figlia di pescatore Noi andavamo a pescare verso Sassu e ci spostavamo solo con i remi. In passato le barche erano piccole e tutte a remi, non avevano motori. Avevo poco più di vent’anni quando sono salito per la prima volta in una barca a motore. La prima volta che sono andato ad Alghero avevo 23 anni ed ero già sposato. Quando sono andato ad Alghero ho comprato la barca con sa lampada. Lì si usava molto andare a pescare con la lampàda ma qua in paese non ce n'erano di lampàde. Poi dopo avevo una barca grossa, una a strascico e due battelli. Pescavo di notte con le lampàde e di mattina uscivo con i palamiti, con la barca a motore. Si andava al Catalano, all'Isola oppure ci spostavamo a seconda della pesca. P.F. 84 anni, pescatore in pensione Ancora oggi is marineris si cercano in paese, al bar in piazza. Poi si va in capitaneria all'età di 15 anni e si fa il foglio di ricognizione e se uno non sa fare nulla dus'imparanta, bisogna insegnargli il mestiere ma imparano subito. Prima in passato non venivano pagati per intero. Anch’io inizialmente non venivo pagato anche se ero il figlio del padrone. Poi più avanti venivano pagati la metà sino a quando non imparavano. 75

E ANEDDOTI


INTERVISTE

E ANEDDOTI

Questo succedeva molto tempo fa, adesso non esiste più questa cosa anche perché prima si mangiava lì e si stava lì tutto il tempo, ad aggiustare le reti, assentai, fai noasa e insasa pigasta sa patti. Is marineris entrano in barca con un contratto senza date definite quindi quando vogliono vanno via per fine contratto oppure se gli piace rimangono. Per reclutarli si va in piazza e si chiede ai ragazzi: “Cheris beni in bracca cun deu?” “Eh dai, ge du andu” e poi si avvia il procedimento d’imbarco. P.P. 59 anni, pescatore Ho compiuto 60 anni di cui 50 praticamente li ho passati in mare. Ho fatto tutte le pesche almeno quelle più conosciute: la pesca con il tramaglio, con la rezzella, con le nasse, con la lampàda, adesso faccio la pesca a strascico principalmente, la pesca che oggi è sull'occhio del ciclone. Io ho esercitato lo strascico anche dentro il Golfo 50 anni fa, e nonostante la legge che regolamenta questa tecnica esistesse già, non c'erano i controlli che ci sono oggi, anche la mentalità non è quella di oggi, dunque lavoravo anche dentro il Golfo. È da 27 anni che non pesco a strascico dentro il Golfo di Oristano, quindi piano piano abbiamo imparato ad avere rispetto dell'ambiente e questo va tutto a nostro beneficio. Ho fatto altri tipi di pesca, oggi molti tipi di pesce sono spariti, è da molto che non li vedo più. A.M. 60 anni, pescatore Prima iniziavi come piccioccu 'e bracca, non come adesso che appena entri ti danno subito una parte. Invece prima era diverso, c'erano tre livelli: piccioccu'e bracca, marineri e su feri feri, gli lasciavano tutti i rimasugli. Quando imparavi ti davano la parte intera. Si era piccolini, non come adesso, da piccolini andavamo a Torregrande. Su piccioccu 'e bracca e su feri feri non lavoravano in barca, su marineri invece saliva in barca per iniziare a imparare a tirare i remi. Non servivano documenti, non ne avevamo neanche noi documenti. (...) Nella mia barca eravamo in quattro: uno srappàda, uno potta' sa bracca, uno assentàda e uno poddìada. Prima esistevano is picciouccus 'e bracca, a cui davano sa mesu parti che davano metà della parte di un marineri, erano is poiggius che lo facevano, ma in una barca a motore devi dare la parte intera. (...) io lavoravo con papà ma in barche a motore la metà del guadagno spettava al padrone e l'altra metà si divideva tra tutti quanti. Poi il padrone pagava le reti, sa nassas, la barca, pagava tutto e il sabato si facevano i conti. C.F. 74 anni, pescatore in pensione Ho un'imbarcazione per conto mio di10 metri circa, faccio pesca costiera entro 6 miglia, peschiamo soprattutto dentro il Golfo e d'estate fuori dal Golfo. Dentro il Golfo non abbiamo posti in particolare ma ci spostiamo da tutte le parti, dipende dalle condizioni del mare, facciamo pesca a reti, reti da posta. D'inverno principalmente restiamo dentro il Golfo, rientriamo tutti i giorni, la mattina salpiamo le reti e si rientra quando si finisce. Approdiamo al porticciolo di Torregrande, qualche approdo a terra c'è a Su Siccu e a Mare Morto, ma vengono usati raramente, non sono tranquilli, sono pericolosi, hanno perso questo ruolo da quando esiste il porticciolo. Il fondale del Golfo è formato dal canale dove si possono pescare sogliole, invece c'è la secca dove si pesca un altro tipo di pesce: seppie, scorfani, polpi, anche qui si pesca sempre con le reti. L'equipaggio viene pagato alla parte, cioè in base a cosa si guadagna, una percentuale va al marinaio e questo si stabilisce prima. In barca si fa tutto quello che c'è da fare, non ci sono compiti prestabiliti, cioè io non posso far toccare il motore al marinaio, quello lo faccio io, lui pensa a fare le operazioni di pesca. M.F. 56 anni, pescatore

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INTERVISTE

Una volta durante una battuta di pesca mi sono trovato davanti due grosse aragoste. Ricordo che l'aragosta maschio ad un certo punto s'esti azziddiu, si è attanagliato alla fune. Bisogna precisare che in base alle reti si hanno delle grosse funi. Le nostre reti avevano appunto una grossa fune come segnale, e quest’aragosta s'esti azziddia propriu ai custa funi, una fune grossa, da 1 e 70 e non siamo riusciti a staccarla in nessun modo. Allora L. mi ha detto “lasciala stare, quando si stufa già si staccherà”. Invece eusu agabau de sboddiai is arrezzas, abbiamo smesso di sciogliere le reti, e fiausu prontus a torrai a mollai is arrezzas e quella era ancora lì. Diciamo che se con l’aragosta non fai attenzione si può rompere, si scoada. Allora abbiamo tagliato la fune su entrambi i lati e poi facendo un nodo alla fune, abbiamo lasciato l’aragosta attaccata alla fune. Quando è arrivato su pizzigaiou ha portato queste aragoste al mercato di Cagliari, e una di queste aveva ancora la fune attaccata. Su pizzigaiou ci raccontò che is casteddaius ci avevano preso in giro per questa vicenda. Dicevano che i pescatori di Cabras erano stati stupidi, insomma ci presero anche per stupidi eppure noi salvammo l'aragosta sennò quella sarebbe morta. Se le avessimo tagliato quelle parti sarebbe morta perchè è un animale molto delicato. Ricordo ancora il peso: 9 Kg, un maschio e una femmina. C.F. 74 anni, pescatore in pensione Una volta ho trovato un polpo di 15 Kg, fiu boghendindi su pisci e mi sono imbattuto in questo polpo grande. S'esti assiddiu vicino alla nostra barca e non riuscivo a prenderlo, allora L., siccome c'era bentu stradu, mi ha detto “eh tocca già s'ada staccai sou sou!”. E deu mi seu torrau a poni a imboddiai. Seu andau a sa cabina e m'indappu bettiu mesu crivaxiu, e mi du seu postu a pappai, e fiu imboddiendi e pappendi, mi ddu seu postu ananti..e fiu pappendi…a un certu puntu di scudu su mossiu...e insasa pottau dentis prus bellas de immoi..di scudu su mossiu, pongiu su crivaxiu in terra e mi torru a poni a imboddiai, cussu assentendi e cuddu srappendi..mi torru a deguddai adiaicci...e non pottau prusu su crivaxu!! Insasa fiu gherrendi cun su cumpangiu miu: “ torra a ponni su crivaxiu ca deu su crivaxiu du pottau ananti me innoi”. Improvvisamente mi giro e vedo il polpo “Alliai ca pottàda su crivaxiu su pruppu pappendisiddu”. Era una cosa da non credere, ricordo che morsicavo e poi lo poggiavo in terra e quel polpo dev’essere che mi è passato davanti, l'ha preso e me l'ha mangiato. Tutto questo mentre io litigavo con l'altro pescatore e gli dicevo: “ma non mi fai scherzusu adiaicci!” e invece dopo ho guardato dietro la cabina e c'era il polpo con su crivaxiu…ma pottada una conca, fiada una piovra!” Una cosa cosi mai vista, era all'incirca di 15 Kg. C.F. 74 anni, pescatore in pensione Facevo su pizzigaioeddu a pei, camminavo sempre a piedi e quando rientravo a casa non facevo altro che dormire. Quando mi svegliavo mangiavo se c'era qualcosa, ma il più delle volte non c'era niente. Ricordo ancora la prima volta che vidi il cioccolato, un gianduiotto. Fu un regalo di Tziu Grazianu, ne regalò uno a me ed uno a Emanuelli. Noi lo guardavamo e avevamo paura, non sapevamo cosa fosse e ci spaventava. S.P. 71 anni, pescatore in pensione Un periodo ci eravamo trasferiti a Sassu perché il viaggio era troppo lungo. Quando eravamo là sa sparedda la portavamo in paese in bicicletta. Da Sassu e da Arborea sino in paese in bicicletta. Poi stiravamo su paramittu in paese, rifacevamo l'esca per poi riandare là di notte. Mio fratello stava fisso là con un altro ragazzo mentre io ogni giorno andavo e tornavo da Sassu. Allora siccome era troppo lontano e fare quel tragitto tutta la notte senza dormire era pesante, compravamo l'esca a Marceddì. Escavamo su paramittu de is spareddas, ami piccoli da 23, ne avevamo 900-1200 e ne pescavamo molte de spareddas a quel tempo, per lo più pescavamo Sparedda 'eccia, come la chiamavamo noi, quella con solo due denti da quanto era vecchia. Ma già era poco saporita, a Terralba da pappanta ammacchiadura! C.F. 74 anni, pescatore in pensione 77

E ANEDDOTI


78 - LA

PESCA IN MARE, UN'ATTIVITÀ FATICOSA E DIFFICILE CHE LA TECNOLOGIA E L'AFFINAMENTO DEGLI STRU-

MENTI IN USO DI QUESTI ULTIMI DECENNI, SONO RIUSCITI SOLO IN PARTE AD ATTENUARE.....

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- RACCONTI

E ANEDDOTI CI FANNO CONOSCERE ASPETTI CURIOSI DELLA VITA DEL PESCATORE.


BIBLIOGRAFIA | A.M.P. PENISOLA DEL SINIS-ISOLA DI MAL DI VENTRE/ ITALIA NOSTRA ONLUS, A.M.P. PENISOLA DI VENTRE: IMMAGINI DI UN TERRITORIO, GRAFICHE EDITORIALI SOLINAS NUORO 2009 COSTA ENRICO, LA

BELLA DI

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MARE IN PENTOLA,

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ITALIA NOSTRA ONLUS SEZ. PROV.LE SINIS CABRAS ORISTANO, FASSONIS SOLINAS NUORO 2008

NELLE LAGUNE DI

CABRAS, GRAFICHE

EDITORIALI

ITALIA NOSTRA ONLUS SEZ. PROV.LE SINIS CABRAS ORISTANO, SA CANZONI: RICERCA, RECUPERO, DIFFUSIONE VALORIZZAZIONE DI UN CANTO POPOLARE DEL CAMPIDANO MAGGIORE, GRAFICHE EDITORIALI SOLINAS NUORO 2008 LAVORO DIDATTICO, LE STICO 1985/1986

ZONE UMIDE: UN PATRIMONIO NATURALISTICO IRRIPETIBILE,

MANCA COSSU MENA, I

PESCATORI DI

PROGETTO INTERREGIONALE, PERLE

SCUOLA

MEDIA

CABRAS

E

ANNO SCOLA-

CABRAS, S'ALVURE ORISTANO 1990

DELL'ALTO TIRRENO, LEGGE

TRAINITO EGIDIO E RUIU DOMENICO CAMPIDANO, TRAINITO EDITORE 2007

A CURA DI,

TRAINITO EGIDIO, SU MAR’E SINIS–MARE GRAFICHE EDITORIALI SOLINAS NUORO 2008

DELL’AREA

135/2001

COLLANA APPUNTI

ART.

5

COMMA

SUL TERRITORIO VOL.

MARINA PROTETTA PENISOLA

DEL

5

4 - PROVINCIA

SINIS-ISOLA

DI

MAL

DEL

MEDIO

DI

VENTRE,

WAGNER MAX LEOPOLD, DIZIONARIO ETIMOLOGICO SARDO, ILISSO EDIZIONI NUORO 2008

SITOGRAFIA |

http://www.areamarinasinis.it http://www.comunedicabras.it http://www.agci.it/ associazione generale cooperative italiane http://www.dirittoestoria.it/lavori2/Contributi/Reale-Normativa-in-materia-di-pesca.htm

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