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Area Marina Protetta di Capo Carbonara


Area Marina Protetta Capo Carbonara Isola dei Cavoli

Comune di Villasimius


Capo Carbonara Isola dei Cavoli

Dalle torri al turismo

el 1823 il capitano W.H.Smyth era stato inviato in Sardegna al comando dell'Adventure, vascello di Sua Maestà d'Inghilterra, per tracciare le carte delle coste dell'isola. Un anno di navigazione ed il soggiorno in varie località si tradussero nel 1828 in un libro che offre non solo una descrizione della geografia della Sardegna, ma anche un'originale spaccato sulla sua vita sociale e sui costumi dell'epoca. Così Smyth descrive le isole della costa di Villasimius e la vita dei soldati che vivevano nelle torri, unici luoghi allora abitati:

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d un quarto di miglio dal Capo Carbonara vi è l'antica Ficaria, un'isola oblunga, alta circa 80-90 piedi sul mare, ora chiamata dei Cavoli perché vi crescono i cavoli selvatici. La sovrasta una torretta in rovina con due cannoni, in cui una guarnigione di cinque uomini resta come prigioniera per sei mesi, e qualche volta, quando non si dà loro il cambio, per più di dodici mesi sebbene non ci sia altra acqua che quella di una cattiva cisterna e non sia permesso loro di tenere una barca. Più di una volta i Turchi si sono impossessati di questo scoglio, per nascondere le loro navi nella sua piccola insenatura e di lì attaccare qualunque preda si trovasse a passare a tiro. A circa cinque miglia e mezzo a nord est dei Cavoli e uno e tre quarti dalla riva, vi sono le isole di Serpentaria [Serpentara], le Insulae Belerides

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In alto, la torre di Cala Pira, al limite settentrionale dell’AMP. In basso, la Fortezza Vecchia a Villasimus.

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Dalle torri al turismo di Tolomeo, di cui la più meridionale, che è anche la più vasta, è probabilmente l'antica Collodes. È una massa di granito lunga e piatta, con i lati scoscesi ed in cima una torre, in cui sono come murati vivi i sei "torrari", sottoposti allo stesso regime di privazioni di quelli della Torre dei Cavoli.

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ltrettanto sorprendente appare oggi la testimonianza contenuta nel volume della Geografia d’Italia di Strafforello sulla Provincia di Cagliari edito nel 1895, quando Villasimius contava 977 abitanti: A Nord del Capo Carbonara, e detta perciò anche Carbonara, a poco più di 2 km dal mare, a 36 da Quartu Sant’Elena, in aria saluberrima, là dove la catena centrale della Sardegna immergesi nel Tirreno. Piccola chiesa dipendente dalla parrocchia di Maracalagonis. Nel suo litorale sono alcuni seni poco sicuri e due isolette, una detta dei

Cavoli, vicina al promontorio o penisoletta di Carbonara, con faro di 1ª classe, l’altra denominata Serpentara, pure con faro. Cereali, vino, ortaglie, patate, frutta. Era un deserto in addietro con residui di antichità. Nel 182122 il marchese di Chirra, o Quirra, fece alcune concessioni a varii signori cagliaritani, ed uno di essi, il cav. Jucani, sotto gli auspici del conte Roero, presidente della Sardegna, fabbricatavi una chiesetta, vi chiamava alcuni coloni, che vi costruirono case e masserie, sì che in capo a 12 anni vi si annoveravano già 130 famiglie con 550 anime.

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In alto, la torre di San Luigi sull’Isola di Serpentara. In basso, Capo Boi, limite occidentale dell’AMP e nell’entroterra la torre.


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La torre di Porto Giunco domina la Spiaggia del Giunco, lo stagno di Notteri e, sull’altro versante del promontorio, il porto di Villasimius.

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In alto, gli edifici della Cava Usai ed una parte delle zone di cavatura del granito. In basso, i resti di cava levigati dall’azione della risacca sul litorale di Cava Usai.

toria recente dunque quella di Villasimius che assunse questo nome nel 1862, abbandonando quello di Carbonara, che derivava dall’attività di produzione del carbone da legna. Dei tempi antichi fuori dall’acqua rimangono controverse testimonianze sulle colline di Campulongu che per alcuni studiosi vanno fatte risalire ad un insediamento feniciopunico. Molto più ricco il “museo” sommerso, che conserva le tracce di una frequentazione ininterrotta dal periodo punico ai giorni nostri. Nei fondali attorno a Capo Carbonara sono stati rinvenuti i resti del naufragio di un’imbarcazione romana avvenuto intorno al 250 a.C., l’intero relitto di un galeone spagnolo, solo in parte indagato dagli archeologi, ed un importante carico di vasellame medievale.

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atto sta che come molte località costiere della Sardegna questo tratto di costa subì fino all’Ottocento inoltrato le incursioni dei pirati saraceni e per un lungo periodo solo le torri furono luoghi stabilmente abitati. E le torri, un’efficiente rete di comunicazione, segnano il paesaggio dell’Area Protetta.

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Dalle torri al turismo

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a Villasimius di oggi rimane una piccola comunità con meno di 3000 abitanti, ma a differenza di un tempo, la maggior parte dei suoi interessi sono proiettati sulla costa, quella stessa costa dalla quale un tempo conveniva stare lontani. Rimangono ancora legami con la tradizione, come la festa della tosatura, che si tiene in maggio, ma oggi è il turismo il motore dell’economia locale. Un felice connubio tra le grandi spiagge, lo scenario delle isole, un mare da favola ed una notevole ricettività alberghiera hanno fatto di Villasimius una delle capitali del turismo in Sardegna. questa vocazione consolidata si è affiancata la felice intuizione di proteggere il mare e l’ambiente circostante come valore aggiunto indispensabile per mantenere lo sviluppo turistico. Villasimius infatti è stato uno dei pochi comuni italiani

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a volere l’istituzione di un’Area Protetta ed a scommettere sull’equazione: qualità dei servizi + qualità dell’ambiente = sviluppo. C’è ancora molto da fare, ma la strada giusta sembra imboccata.

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In alto, la tradizionale festa della tosatura a Villasimius. Al centro, la spiaggia e l’Hotel Cormoran a Campulongu. In basso, la vecchia torre dell’Isola dei Cavoli sulla quale è stato eretto il faro.


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Nel segno del granito In alto, la spiaggia e il promontorio di Punta Molentis. In basso, panchina tirreniana fossilifera a Cava Usai.

il granito a segnare il paesaggio dell’entroterra e della costa di Villasimius. Un granito chiaro, tendente al bianco, diverso da quello della Gallura, per fare un esempio. Diverso nell’aspetto perchè diversi sono i minerali che lo compongono: nel granito di Villasimius, infatti, prevale il plagioclasio bianco, un feldspato microgranulare. Un granito che a lungo è stato oggetto di sfruttamento come dimostrano le molte cave, alcune antichissime, ancora ben visibili in vari punti della Costa: a Cava Usai, tra Capo Carbonara e

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la Torre del Giunco, ma anche a Punta Molentis. In entrambi i casi il risultato della cavatura veniva poi trasportato per mare. a a Cava Usai lungo la spiaggia che raccorda con Capo Carbonara c’è anche quello che resta della cosiddetta panchina tirreniana, una caratteristica formazione geologica del periodo quaternario, formata da conglomerati e argille di origine organica e ricca di fossili. Tipica di ambienti costieri e formata da depositi marini, essa risale all’ultima glaciazione.

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Nel segno del granito

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’asprezza del granito è addolcita dalla macchia mediterranea, con le sue tipiche essenze tenute basse dal vento. Attorno alla Torre del Giunco è molto diffusa l’euforbia arborea che dopo la fioritura vira dal giallo al rosso per poi tornare al verde nei mesi invernali, quasi a scandire il trascorrere delle stagioni. Solo sui 45 ettari dell'isola dei Cavoli sono state censite più di 250 piante diverse e la flora di tutta l’area è impreziosita da molte piante endemiche che hanno maggiore sviluppo sulle piccole isole. Tra gli endemismi, sono diffuse varie specie di Limonium. ull’Isola dei Cavoli cresce l'acchiappamosche o gigaro gigante (Dracunculus muscivorus). È una pianta endemica di Sardegna, Corsica e Baleari dall'aspetto inconfondibile che si rinviene soprattutto nelle piccole isole: le foglie sono grandi, lanceolate ed il fiore ha la forma di un grande imbuto color rosso mattone, peloso, con al centro una lunga protuberanza pelosa, chiamata spadice, con i fiori femminili alla base e quelli maschili nella zona terminale. Quando viene a maturità emette un odore di carne andata a male, che attrae particolari insetti che favoriscono l'impollinazione. Questa strana pianta ha anche un'altra caratteristica per attirare gli insetti.

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’infiorescenza a forma di imbuto, come un pannello solare, assorbe le radiazioni luminose riscaldandosi: si generano così correnti di convezione termica verso l'interno del fiore, dove sono appunto collocati gli organi della riproduzione. Gli insetti sono spinti verso questa zona e restano impregnati del polline: la pianta è sempre coperta di mosche (Sarcophaga carnaria) che diventano parte integrante del meccanismo riproduttivo, trasferendo il polline da fiore a fiore.

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In alto, l’acchiappamosche. Al centro limonio endemico (Limonium retirameum). In basso fiori di cavolo di Sardegna (Brassica insularis).


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Erosioni nel granito di Punta Molentis

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Nel segno del granito

Adulti e giovani di marangone dal ciuffo sui Variglioni dei Cavoli.

Fioritura di giglio marittimo sulle dune della Spiaggia del Giunco

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Capo Carbonara Isola dei Cavoli ull’isola dei Cavoli si trova anche il cavolo di Sardegna (Brassica insularis), un endemismo tirrenico, presente anche in Corsica e Pantelleria. In Sardegna è diffusa anche all’Isola Rossa di Teulada, a Tavolara, a Figarolo, lungo la costa di Capo Caccia ed in alcune zone dell'interno. Si tratta di una pianta perenne, con fusto legnoso alla base, con foglie voluminose, che può raggiungere normalmente gli 80 cm di altezza: sull'Isola dei Cavoli sono state rinvenute piante con portamento arboreo, alte fino a 2,70 m e con il fusto di 13 cm di diametro. La fioritura avviene tra la fine dell'inverno e la primavera, con numerose infiorescenze bianche, che in particolare nelle piccole isole caratterizzano la vegetazione primaverile.

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In alto, berta minore. In basso, la Spiaggia del Giunco separa lo Stagno di Notteri dal mare. Sullo Stagno a volte nel periodo invernale sostano gruppi di fenicotteri.

una pianta tipica di ambienti esposti e rocciosi, infatti cresce su rocce sparse oppure su pareti verticali. Appartiene ad un gruppo composto da numerose specie, progenitrici del cavolo che viene coltivato e che si mangia normalmente. La somiglianza più evidente con il cavolo coltivato è nella forma e nella dimensione delle foglie.

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nche le grandi spiagge bianche concorrono alla formazione del paesaggio e lungo di esse si incontrano notevoli complessi di dune con una ricca vegetazione pioniera che d’estate si abbelliscono con la fioritura dei candidi gigli di mare.

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ulle piccole isole la fanno da padroni i gabbiani reali, che nel periodo riproduttivo si riuniscono in centinaia di coppie. A Serpentara sono così tanti che i nidi sono dovunque ed il terreno è cosparso dei resti di quanto trafugano dalle discariche per crescere la prole. Il gabbiano corso è un ospite occasionale, mentre il marangone dal ciuffo inizia la sua stagione riproduttiva nei mesi invernali ed all’inizio della primavera gli scogli si riempiono dei nati dell’anno facilmente distinguibili per il ventre chiaro a differenza degli adulti interamente neri. La presenza faunistica più significativa è quella delle berte, minore e maggiore (Calonectris diomedea e Puffinus yelkouan), che utilizzano la grande disponibilità di anfratti per nidificare. Nel mare che circonda le isole vive una piccola popolazione di tursiopi (Tursiops truncatus), mentre nel 2001 vi sono stati avvistamenti certi di foca monaca.

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In alto, un gruppo di tursiopi nuota nelle acque di Capo Carbonara. In basso, fioritura di Spergularia rubra.


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Lo scrigno sommerso In alto, sarago maggiore. In basso, macchie di posidonia tra gli scogli di granito ai Variglioni dei Cavoli.

nche gli scenari sommersi sono caratterizzati dal paesaggio delle rocce granitiche che, come fuori dall'acqua, formano pinnacoli, enormi bastioni, avvallamenti, spaccature, tafoni, colonizzati dal giallo delle margherite di mare e dal rosso delle gorgonie. I fondali sono infatti percorsi da correnti che oltre a favorire la presenza di filtratori come le spugne e sospensivori come le gorgonie, sono anche l'ambiente ideale per i grandi predatori. Si osservano cosi dentici e ricciole ed in alcune località, come nei pressi dei Variglioni dei Cavoli, è normale incontrare un grande sciame di barracuda che pattuglia in continuazione le rocce.

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ul lato esterno dei Variglioni si incontrano pareti cariche di colore. Prima una sorprendente concentrazione di spugne rosse a calice (Haliclona mediterranea) e di margherite di mare, poi le gorgonie bianche, gialle ed infine le pareti si riempiono di gorgonie rosse (Paramuricea clavata). Grandi ventagli si staccano dalla roccia e formano un’attrazione irresistibile, anche se la profondità non è per tutti.

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Lo scrigno sommerso lla ricchezza della fauna si aggiunge una notevole trasparenza dell'acqua, al punto che sulle secche è necessario consultare gli strumenti per conoscere l'esatta profondità e non lasciarsi ingannare dalla forte luminosità. Accade così alla Secca di Mezzo dove l'immersione si snoda a 30 metri di profondità, ma sembra di essere molto più vicini alla superficie e si rischia di allungare troppo il tempo di fondo, ammaliati dal rosso delle gorgonie o dalle evoluzioni delle castagnole rosse.

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ono decine i punti di immersione frequentati dai subacquei attorno all’Isola dei Cavoli, allo scoglio dei Berni e attorno a Serpentara. Ma se si vuole avere un’idea di come l’istituzione dell’Area Marina Protetta cominci a dare i primi frutti, bisogna immergersi alla Secca di Santa Caterina. Si scende lungo la grande meda d’acciaio e già meraviglia la limpidezza dell’acqua che consente di leggere il paesaggio dei grandi blocchi di granito fin dalla superficie. Poi quando ci si avvicina al fondo ci si stupisce subito per la quantità e la confidenza del pesce che gira sulla secca. Saraghi di tutti i tipi, corvine, ma

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In alto, margherite di mare. In basso, la parete dei Variglioni dei Cavoli, ricoperta di spugne rosse e margherite di mare.


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La suggestiva erosione del granito imita la forma di un’antica imbarcazione, ai Variglioni dei Cavoli

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Lo scrigno sommerso

L’ambiente coralligeno con gorgonie nel lato piÚ esterno e piÚ profondo dei Variglioni dei Cavoli.

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In alto, una gorgonia bianca alla Secca di S.Caterina. In basso, un nudibranchio depone le uova su una colonia di idrozoi.

anche grosse orate sembrano accogliere di buon grado i subaquei e si lasciano avvicinare senza paura. Alti sulle rocce anche qui nuotano i barracuda e può capitare che passi un branco fitto di palamite. Ma lo spettacolo lo fanno i grandi dentici che si lasciano osservare con inusitata confidenza e che all'improvviso guizzano nei branchi di castagnole, di zerri o di occhiate per cercare una preda. Ma non sono solo gli organismi a riempire lo scrigno dei fondali della Secca di S.Caterina e di tutta l’area protetta: quasi tutta la zona è di grande interesse archeologico per la notevole quantità di reperti sparsi sul fondo. Le più appariscenti sono le ancore antiche, come i grandi ceppi di piombo di età romana.

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i sono anche navi moderne sui fondali. Era il 1943 quando al traverso di Cala Caterina, lungo il promontorio di Capo Carbonara, andò a picco l'Egle, un piroscafo da carico affondato da un sommergibile olandese, il Dolfijn. Era il 29 marzo e quella dell’Egle fu solo una delle tante tragedie che sconvolsero il mare a sud della Sardegna e che sono documentate da decine di relitti. L'Egle trasportava carbone e parte del carico si può osservare attualmente in immersione. Lo scafo giace su un fondale di 35 metri ed è in cattive condizioni, ma tra le lamiere si trova ancora il libro di bordo saponificato e molto fragile: i centri di immersione che guidano i subacquei alla visita del relitto fanno buona attenzione che non venga manomesso. e i relitti sono tracce evidenti della presenza dell'uomo, nei fondali di queste coste compaiono nuovi segnali di come le attività umane stanno trasformando gli ambienti sommersi del Mediterraneo. Infatti ha fatto la sua comparsa anche qui una nuova specie di

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Lo scrigno sommerso alga, già conosciuta per la Sicilia, che proviene dal Mar Rosso, probabilmente trasportata dalla chiglia di qualche nave. Si tratta della Caulerpa racemosa, un'alga verde le cui fronde sono caratterizzate da piccole protuberanze rotondegginati. È una specie appartenente ad un genere, diffuso soprattutto in ambienti tropicali, che in Mediterraneo fino a poco tempo fa aveva un solo rappresentante nella Caulerpa prolifera, comune in molte zone detritiche dell’AMP. ’è un altro segno dell’uomo nelle acque dell’Area Marina Protetta. Nel fondale a ridosso dell'isola dei Cavoli, nei pressi di un Variglione, l'8 luglio del 1979 venne posata una grande scultura in trachite rosa di Ozieri raffigurante la Madonna del Naufrago. Alta più di 3 metri e del peso di oltre 5 tonnellate, la statua è opera di Pinuccio Sciola, importante scultore sardo, e rappresenta l'amore materno nel gesto di sottrarre il bambino alle profondità del mare. Collocata ad 11 metri di profondità, la statua è il centro della cerimonia religiosa che si svolge ogni anno e che coinvolge oltre ai locali anche i turisti che partecipano con le imbarcazioni, mentre molti si immergono per portare corone di fiori alla Vergine.

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In alto, la Madonna del Naufrago all’Isola dei Cavoli. In basso, ceppo d’ancora romana alla Secca di S. Caterina


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Dall’entroterra, un’immagine dei due mari che bagnano Capo Carbonara e sullo sfondo l’Isola dei Cavoli

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Cartografia e regolamento L'Area Marina Protetta "Capo Carbonara-Isola dei Cavoli", affidata al Comune di Villasimius, come Ente gestore, è stata istituita con D.M. il 15.09.1998 interamente sostituito dal D.M. del 03.08.1999. Occupa un’area di mare di 8.900 ha circa, suddivisa in zone a diverso grado di tutela in cui le attività consentite sono: Zona A Riserva integrale L'accesso al personale dell'Ente gestore, per attività di servizio, e a quello scientifico, per lo svolgimento di ricerche autorizzate; le immersioni autorizzate a fini scientifici e la realizzazione di visite guidate subacquee, regolamentate in aree limitate e secondo percorsi prefissati, tenendo comunque conto delle esigenze di elevata tutela ambientale. Zona B Riserva generale La navigazione regolamentata di natanti e imbarcazioni, a bassa velocità (non oltre i 10 nodi); la pesca, professionale e sportiva previa autorizzazione; la balneazione; l'ancoraggio alle apposite struttura predisposte dall'Ente gestore; le immersioni subacquee, previamente autorizzate. Zona C Riserva parziale Oltre a quanto indicato per la zona B, la navigazione a natanti e imbarcazioni e l'ancoraggio, come regolamentato dall'Ente gestore; le immersioni subacquee; la pesca professionale ai pescatori resident i nel Comune di Villasimius e a quelli non residenti, autorizzati dall'Ente gestore sulla base di apposita disciplina. In tutta l'Area Marina Protetta è comunque vietato: l'ancoraggio, salvo che nelle aree attrezzate allo scopo e opportunamente segnalate; la pesca subacquea, la cattura, la raccolta e il danneggiamento delle specie animali e vegetali, nonchè l'asportazione di minerali e di reperti archeologici.

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Per uno sviluppo sostenibile

ell'Area Marina Protetta vengono erogati tutti i servizi turistici. 34 strutture ricettive tra Hotel, Residence e Villaggi Turistici, offrono circa 7000 posti letto. Si arriva ad una ricettività di 7500, contando le Case Vacanze e i Bed and Breakfast. Il Porticciolo Turistico di Villasimius è il più grande e moderno punto d'attracco di tutta la costa sudorientale della Sardegna e offre servizi di alto livello per i diportisti e per le imbarcazioni, il rifornimento di carburante, l'erogazione di acqua potabile ed elettricità direttamente al posto

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Per uno sviluppo compatibile barca. Dispone di 750 posti barca ed è in grado di accogliere barche lunghe fino a 25 m. Dal porticciolo inoltre partono tutte le escursioni nell'Area Marina Protetta e le imbarcazioni dei centri d'immersione per le visite guidate subacquee. Uffici Informazioni e servizio di rimessaggio barche, nonchè il servizio di monitoraggio ed un ufficio staccato dell'AMP, si trovano a pochi passi dal molo. l Comune di Villasimius ha intrapreso numerose iniziative per uno sviluppo locale sostenibile, ritenendo che la continuità nella crescita turistica potrà essere duratura solo se verrà data priorità d'azione alla tutela e valorizzazione del suo notevole patrimonio naturale. L'istituzione dell'AMP “Capo Carbonara” è uno dei principali risultati, nonché lo strumento per la promozione di uno sviluppo turistico sostenibile. L'attivazione dell'Agenda 21 Locale, l'introduzione del Sistema di Gestione Ambientale e la diffusione di un Marchio Ambientale dell'AMP sono un necessario sviluppo di queste inziative, nonché un importante strumento di coordinamento ed integrazione delle politiche di sviluppo sostenibile a livello locale.

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Pagina a fianco, il porto di Villasimius. In alto, Cala Giunco ed il promontorio con la torre. In basso, Porto sa Ruxi.


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Indirizzi utili

Comune di Villasimius Area Marina Protetta di Capo Carbonara P.zza A. Gramsci 09049 Villasimius (CA) Tel. 070 79301 - Fax 070 792004 Uffici AMP Viale Colombo 2, 09049 Villasimius (CA) Tel. 070 790234 - Fax 070 790314 info@ampcapocarbonaravillasimius.it www.ampcapocarbonara.it

In alto, educazione ambientale nell’AMP di Capo Carbonara. In basso, turismo nautico all’Isola dei Cavoli

Capitaneria di Porto di Cagliari P. Deffenu 18, 09123 Tel. 070 605171 Fax 070 60517218 Altri numeri utili Porto Turistico Uff. Turistico Comune Guardia Medica Ambulanza (118) Protezione Civile Carabinieri Numero blu

070 7978128 070 7930208 070 791374 070 790222 070 790421 070 791222 1530

Edizione a cura dell’Editrice Taphros Immagini e testi: Egidio Trainito; Stampa e allestimento: Poligrafica Solinas, Nuoro


Capo Carbonara

Comune di Villasimius

Progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio Direzione Protezione Natura - Intervento Prioritario B1

Questo opuscolo intende illustrare le caratteristiche del territorio compreso nel perimetro dell’Area Marina Protetta di Capo Carbonara ed i contenuti culturali che si integrano nel progetto di sviluppo sostenibile al quale è finalizzata l’istituzione dell’AMP, negli intendimenti dell’Ente Gestore, il Comune di Villasimius.

Area Marina Protetta di Capo Carbonara  

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