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FREE NOVEMBRE 2010 - NR. 27 SIMON GRUBER


SEASON

TITLE

AN ONLINE TOOL AND PRINTED GUIDEBOOK NAVIGATING YOU THROUGH THE FINER POINTS OF SNOWBOARDING.

REFERENCE

JACKETS

PANTS


SECTION

5 CRITICAL GRABS TAIL GRAB

MUTE

METHOD

JAPAN

STALEFISH MADS JONSSON IN FILEFJELL, NORWAY. SHOT BY CURTES.

RIDER SERVICE EUROPE 00800 287 866 13 (TOLL FREE)


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OPTION SRL marco@option.it cell. +39 3395296006 tel. +39 06 97606206 CENTRI TEST MONTEPRATELLO (AQ) www.slidecamp.it MADONNA DI CAMPIGLIO (TN) www.professionalsnowboarding.it


goodmorning MAX Avevo deciso di passare qualche giorno con i miei vecchi compagni di shooting cuneesi a Prato Nevoso. Oliver Mondino e Massimo Galfrè. Per giorni e notti intere aveva nevicato senza sosta e poi, come per magia, il sole. Come funghi tutte le crew video più importanti e molte riviste del settore si trovavano casualmente a condividere questo paradiso che speravamo fosse in esclusiva per noi. Eravamo così tanti che uno dei migliori spot ce lo siamo dovuti smezzare. Qui Max Galfrè fa capire cosa significa la parola “stile”. PHOTO DENIS PICCOLO RIDER MAX STAMPFL PRATO NEVOSO - CUNEO


goodmorning TUBE La crew di Garbage Gang è da sempre una delle più motivate. Se ti viene voglia di fare rail, in poche ore sono in grado di organizzarti e portarti in uno street spot inedito e segreto. Conoscono i migliori spot piemontesi come le proprie stanze di casa. Lavorare con loro significa avere la certezza di portare in redazione materiale di alta qualità. Il punto interrogativo e che non si sa mai a che ora si torna a casa la notte. Matteo Tuberosa ha provato questo trick per non so per quanto tempo! So solo che cercava la perfezione e l’ha raggiunta. PHOTO DENIS PICCOLO RIDER MATTEO TUBEROSA SECRET SPOT


goodmorning MARCO Ho conosciuto Marco in un trip, tanto strano che stavamo per perdere le chiavi della macchina già in Austria, dopo soltanto quattro ore di viaggio (considerando le ventinove che ci aspettavano per arrivare in Svezia). Dopo giorni e giorni di maltempo, con la demotivazione a mille e una sorta di “desiderio da mare” di fine stagione, chi l’avrebbe mai detto che un ragazzino tanto strano si sarebbe fatto trovare pronto e adatto per un kicker alto più di otto metri e lungo più di venticinque? Bravo Donzellino, i miei più sentiti complimenti e tutta la mia stima! E mi raccomando: “Non azzardarti a prendere la birra piccola! Birra grande! Subito!!!” PHOTO ROBY BRAGOTTO RIDER MARCO DONZELLI TANDADALEN - SVEZIA


edito “Adoro l’inverno. Mi rende vivo. Non mi fa pensare.” PHOTO & TEXT ROBY BRAGOTTO PHOTO SENIOR RIDER MAX STAMPFL

Adoro l’inverno. L’intera stagione. Mi rende vivo. Non mi fa pensare. Esiste poi un attimo che adoro sopra ogni cosa… è un attimo brevissimo, talmente veloce e fugace che difficilmente si potrebbe misurare con quello strumento chiamato “tempo”… eppure contiene un qualcosa di magico, incredibile, unico. Viene notato da tutti e in tutti crea un’emozione, un sentimento, un battito… E’ il primo fiocco di neve della stagione. Il primo fiocco di neve di ogni inverno. Non si può rimanere indifferenti, è impossibile. Nessuno se ne sta zitto quando lo osserva cadere, nessuno riesce a fingere che non esista, nessuno è in grado di dimenticarlo in un solo istante. E’ vita, è pensiero, è desiderio, è immaginazione che diventa realtà. Il primo fiocco di neve della stagione è magia. Quante volte assistiamo alla caduta della pioggia senza darle importanza? Migliaia, migliaia e migliaia… Lui invece se ne sta lassù, bello nascosto dietro a tutte quelle piccole gocce che non aspettano altro che cadere il più velocemente possibile. Si nasconde pensando di farla franca, pensando che il suo momento non arriverà mai, pensando che la paura di cadere sia la stessa di svanire per sempre, credendo che non scivolerà mai addosso o sopra o dentro qualcuno… Eppure lui, senza far rumore, senza urlare la sua infinita forza, semplicemente, cade. Non scorgete qualcosa di magico in tutto questo? E’ come se avessi un sesto senso, non so bene nemmeno io come funziona, ma credo di sentirlo arrivare prima che si lasci cadere. Sento il momento perfetto in cui è doveroso fermarsi, puntare i piedi per terra, ammutolire l’intera esistenza che mi gira intorno, aprire i palmi delle mani verso l’alto e rivolgere lo sguardo all’insù…E’ lì che inizio a sorridere veramente…… è lì la pace. Ho assorbito migliaia di primi fiocchi di neve e sono stati proprio quei minuscoli cristalli ghiacciati a rendermi la persona che oggi credo di essere e la stessa che forse sarò da grande. Non posso mentire a quei ricordi, a quei cristalli. Se lo facessi sarebbero pronti ad urtare contro tutti gli organi fino a farli esplodere, esaltando quella verità che quel primo fiocco di neve porta ogni stagione con sé, con la stessa forza dell’inverno precedente, con la stessa forza dell’inverno successivo. Non si può mentire alla propria essenza. Non si può mentire ai propri battiti. Non si può mentire ai propri ricordi, perché sono loro che ti porti appresso ogni giorno, in ogni istante e in ogni situazione, sono loro che ti indicano la strada futura e sono loro che fanno di te ciò che sei e che sarai. Sono cristalli, sono ricordi. Entrambi, prima o poi, e con una forza silenziosa ed indescrivibile, semplicemente, cadono. Puoi evitare di ascoltare te stesso per tutta la vita? E se non l’avete già fatto, che possiate anche voi, a partire da quest’inverno, esserne travolti. Buon primo fiocco di neve a tutti. E a chiunque lo sente per davvero.


LIKE SNOW? LIKE SK8? LIKE SURF? LIKEMILK.COM YOUR DAILY DOSE OF RIDING

CREW EDITOR Denis Piccolo, Paolo Salvatore, Cristian Murianni DIRETTORE Denis Piccolo denis@jpgedizioni.com PHOTO EDITOR Cristian Murianni - Murio murio@jpgedizioni.com ART DIRECTOR George Boutall george@evergreendesignhouse.com WEB LIKEMILK.COM Nicolò Balzani / nicolò@jpgedizioni.com Enrico Santillo / enrico@jpgedizioni.com PHOTO SENIOR Andrea Rigano Cristian Scalco Roberto Bragotto DIRETTORE COMMERCIALE Paolo Salvatore paolo@jpgedizioni.com SEGRETERIA ABBONAMENTI Michaela Stefania CONTATTI ESTERI Martina Minetti FOTOGRAFI & FILMER Denis Piccolo, Murio, Andrea Rigano Alessandro Killer Miniotti, Marco “Boiler” Boella, Arturo Bernardi, Luca Benedet, Cristian Scalco, Alessandro Belluscio Luca Carta, Vasco Coutinho, Cyril, Eric Bergeri, Creager, Giorgio De Vecchi, Matt Georges, Macho THANX Martina Minetti, Litz, Giani Ramon, Marta, Fabrizio Bertone,Elbo&Matteo Storelli, la Fede, Jena, Dedde, Riccardo Miracoli, Antonio Sallustio, Diego. EDITORE JPG edizioni di Salvatore Paolo Piccolo Denis Cristian Murianni Via Colle di Andromeda, 4 65016 MONTESILVANO (PE) Tel. (085) 9151471 - Fax (085) 9151230 P.IVA: 01875110684 www.likemilk.com benvenuti@jpgedizioni.com STAMPA Grafiche Ambert Via per Chivasso, 27 Verolengo - TO 011.2495371 DISTRIBUZIONE FreePress SEQUENCE SNOWBOARDING rivista mensile registrata al tribunale di Pescara il 14/05/2003 al numero 173/5 COVER Simon Gruber - Innsbruck Austria Photo Cyril


Goodmorning Edito Collophone Contents Kevin Kok Il Love Finland Marco Morandi Proform Ruggero Naccari Last La Crisi - Interview The Sound of Underground John Jackson Interview 6.9 school Gigi Inteview What’s the Story Folgefonna Head Trip Nicolò Cimini Ritm Itw Click on the Mountain Davide Gasseau Check Trick

contents

Behind the Scenes with Random Simon Gruber Interview PhotoAnnual Products Good Sequence Shop Remember SIMON GRUBER PHOTO CYRIL


KEVIN KOK i LOVE FINLAND “La Finlandia è stata la soluzione migliore per soddisfare il mio bisogno di snowboard” PHOTO & ITW DENIS PICCOLO

Presentati. Ciao sono Kevin Kok ho 18 anni vivo e studio in Finlandia ed ho una grande passione per lo snowboard, l’arte e la fotografia. Dove, come, quando e perchè hai iniziato a snowbordare. Ho iniziato la mia avventura sulla tavola a Courmayeur quando avevo 11 anni. Mio fratello ha deciso di regalarmi una tavola per il compleanno, è stato il regalo più bello della mia vita. Sciavo da nove anni e ho deciso di provare qualcosa di nuovo, da quel momento non ho più smesso di snowboardare. Cosa ti piace e cosa non ti piace dello snowboard in Italia? Mi piace da impazzire la neve fresca nelle spettacolari montagne italiane e girare nei park più curati con i miei amici. Non mi piace la percezione di molti che lo snowboard sia uno sport secondario e la poca organizzazione che ne consegue. Vivi e studi in Finlandia, parlami di quest’esperienza. Vivere in Finlandia è una gran bella esperienza, mi da la possibilità di esplorare una cultura e un paese fantastico. La scuola mi consente di

continuare con i miei studi ed allenarmi allo stesso tempo. Sono soddisfatto dei miglioramenti e della qualità di vita. Perchè una scelta di questo genere? Vivendo a Milano le possibilità di andare in montagna erano poche, si riusciva a vedere la neve nei weekend e durante le vacanze. Ma mano a mano la voglia di surfare, migliorare e divertirsi diventava sempre più forte, la Finlandia è stato la soluzione migliore per questo tipo di bisogno. Quali sono i brand che ti supportano adesso? Alex di Wave Distribution mi supporta con Airblaster, Palmer, SP, Bern, Pow e Spacecraft. Come ti trovi? Mi trovo molto bene i brand sono fantastici e ho una buona comunicazione con Alex. La tavola che userai quest’anno? Quest’anno girerò per l’Europa con le mie Palmer, la Pulse 156 per park e pipe e la Flash 153 per rail e jibbing. Ringrazia chi devi. Ringrazio i miei genitori per continuo supporto, Alex di Waves che crede nella mia crescita e tutti i miei amici e chi conosco.


MARCO MORANDI PROFORM “Penso di essere un rider tutt’altro che completo” PHOTO & ITW DENIS PICCOLO

Descrivi il tuo stile di riding. Penso di essere un rider tutt’altro che completo...poca fresca e non molti kikers...pero’ quel che faccio penso di farlo bene...street rail, jibbing e park sono le specialita’ che preferisco e in questo riesco a esprimere al meglio le mie capacità e il mio stile. La tua prima tavola acquistata. Se non ricordo male una Quechua che i miei mi avevano regalato a natale, comprata alla Decathlon tipo 14-15 anni fa. Aveva una grafica imbarazzante...un pagliaccio tipo IT con dei dadi e carte in mano...senza senso. La più bella tavola con cui hai mai surfato. Bataleon. Chiaro! Quante tavole usi ogni anno. Due al massimo tre, snowbordando tutti i giorni e facendo prevalentemente street riding, si rovinano e usurano abbastanza in fretta.

mo lo skate (da cui lo snowboard si è sempre ispirato), sono arrivati a livelli imbarazzanti sempre con la stessa tavola...penso che i limiti siano più definiti dalle nostre capacità rispetto all’attrezzature che utilizziamo. Di cosa lo snowboard ha bisogno e di cosa no. Come tutte le cose ha solo bisogno di persone più competenti, professionisti con tanta passione per questo sport...ci sarebbero meno sprechi di soldi...fuck! La tua tavola. Bataleon Airobic 151 I tuoi bindings. Flux TT30 Il tuo berretto e le tue cuffie. Elm Company & Skullcandy Icon 2 La tua maschera. Spy Zed

L’ accessorio che non ne faresti mai a meno. L’arva come direbbe Bubba...che se lo porta anche a letto....ahahh...no scherzo sicuramente l’Ipod...la musica per me e’ vita.

I tuoi pants. Vans outwear

Quanto è importante una buona attrezzatura? Sicuramente conta, pero’ penso che non sia indispensabile....per esempio, se consideria-

I tuoi guanti. Celtek Gloves

I tuoi boots. Vans Arthur Longo - Histandard


RUGGERO NACCARI -LAST “Scendendo da Cardrona Valley con Vagheggi ho visto la morte in faccia” PHOTO & ITW ROBY BRAGOTTO DEAD VALLEY CALIFORNIA

L’ultimo trick che hai imparato. Cab 9 L’ultima decisione. Finire le guide per la patente L’ultimo sito visitato. Lo snowforecast di Hintertux

ni mentre snowboardavamo L’ultima volta che hai voluto dire la tua. Probabilmente 10 minuti fa L’ultimo rammarico. Non aver ancora finito il liceo

L’ultima tavola usata. Una Ride DH

L’ultima volta che hai visto la morte in faccia. Scendendo da Cardrona Valley con Vagheggi che buttava la macchina fuori strada

L’ultima tavola rotta. Una Ride DH

L’ultimo film. The Millionaire

L’ultimo momento divertente. Gli ultimi giorni di snow in New Zeland

L’ultimo porno. Un amatoriale su Youjizz

L’ultima buona idea. Andare a Santander al surftolive dopo la New Zeland

L’ultimo messaggio. All’Andreone chiedendo di venirmi a prendere

L’ultima cattiva idea. Girare e cadere sul ghiaccio ancora  sbronzo dal sabato sera in Senales settimana scorsa L’ultimo contest. Billabong Bro Down 10° L’ultima snowbordata. In Val Senales L’ultima volta che sei stato zittito. Boh, o dalla prof o da Lollo Barbieri in sti gior-

L’ultima scopata. Ieri mattina


LA CRISI INTERVIEW “La maggior parte delle reunion è sicuramente business, se così si può chiamare…magari le si fanno per arrotondare un po’ ogni tanto” PHOTO ANDREA RIGANO ITW MARTINA LAVARDA

Abbiamo incontrato Mayo leader e fondatore dei milanesi La Crisi, durante il loro show di spalla ai Propagandhi; ma chi sono veramente, e che strano messaggio hanno da divulgare lo leggerete meglio nelle righe che seguono: di sicuro suonano ottimo hardcore in lingua italiana. Com’è nato il progetto La Crisi? Suoniamo insieme ormai dal 2003. Io ero andato a vivere in Inghilterra e appena sono tornato in Italia ho voluto riprendere a suonare e ho iniziato a cercare qualcuno che come me avesse lo stesso desiderio. Come sempre faccio ho chiesto prima a quelli con cui già avevo condiviso il palco o che conosco. Mio fratello che suona la chitarra, è stata la cosa più immediata. Poi ho chiesto a Diste con cui avevo già suonato, di aggiungersi a noi come bassista. Non credevo sarebbe stato facile convincerlo perchè anche lui aveva mollato l’hardcore da un po’. Abbiamo quindi iniziato una mini ricerca per trovare dei batteristi e dopo averne provati un paio abbiamo trovato Paolino. L’idea iniziale era quella di fare un hc vecchia maniera

italiano e la voglia di suonare ci ha portato fino a qui. E’ ormai dal 2003 che portate avanti questo progetto ma già da prima eravate presenti sulla scena. Cosa vi spinge a rimanerci dentro e a non mollare? E’ difficile da spiegare. Per quanto riguarda me suonare e fare musica sono le cose che mi piacciono e mi danno energia, sono cose che quando le faccio mi fanno sentire un po’ più vivo e mi danno più respiro. Non dico che mi realizzo, perchè è un concetto un po’ astratto, però di sicuro è una cosa che mi provoca piacere e poi anche uno sfogo e qualcosa che secondo me ti eleva spiritualmente. Il fatto di suonare è una cosa sia fisica che mentale, molto sentita. Si tratta di una forma di espressione abbastanza personale che deve venire da dentro. Ad un certo punto diventa proprio un’urgenza, anche se con gli anni che passano c’è sempre il rischio che si crei troppa differenza d’età tra chi suona e chi ascolta, creando un gap generazionale che fa si che chi suona e chi ascolta non abbiano la stessa visione del mondo rischiando che il messaggio più o meno diretto della canzone


diventi meno recepibile perchè ovviamente quello che penso io è diverso da quello che può pensare una persona con sedici anni meno di me. Quando ero più giovane io non ascoltavo per dire i matusalemme del rock, ma ascoltavo punk, qualcosa che era molto più vicino al mio modo di essere del tempo. Noi suoniamo ancora hc a 36 anni ma ce lo diciamo sempre che quelli che lo ascoltano ancora sono persone principalmente della nostra età, i ragazzini di oggi percepiscono la musica in una maniera diversa. Puoi ricordarci un attimo da che altri gruppi provenite? Io non ho suonato in moltissimi gruppi. Di sicuro il più importante sono stati i Sottopressione in cui suonava anche il nostro primo bassista Diste e nei Mururoa. Dario invece prima di suonare la chitarra con noi suonava nei Fiftyardsmore nei quali per un brevissimo tempo ho suonato anche io la chitarra. Moreno, il nostro batterista ha suonato in gruppi hc dell’ondata primi anni 90 di Milano e nei The Gun Overseas mentre Lele suona ancora adesso con un gruppo di Sondrio, i Red Blood Hands. Come gruppo quali erano le vostre aspettative e quali sono ora? Potete ritenervi soddisfatti? Non avevamo troppe aspettative…per me bisogna prendere quello che viene e da questo sviluppare qualcosaltro, anche perchè è sempre più difficile ottenere ciò che si vorrebbe. E’ già notevole il fatto che siamo ancora qua perchè di norma la vita dei gruppi hc è abbastanza breve…certo abbiamo avuto anche noi i nostri cambi di formazione che è piuttosto normale, ma non ci siamo demoralizzare. L’idea di partenza era appunto suonare e fare dei dischi e l’abbiamo fatto. Penso che possiamo ritenerci soddisfatti perchè già nel 2005 ci siamo fatti il tour americano, che era per me e per tutti un sogno che si realizzava, perchè quando sei più piccolo e inizi a suonare hai sempre questa idea mitica del fare il tour e dell’andare in America. Il fatto di avercela fatta completamente da soli è stata una soddisfazione ancora più grossa. Manca ancora un tour in Europa, ma speriamo di riuscire a farlo a breve. Per quanto non ci accontentiamo non possiamo comunque lamentarci. Siete uno dei pochi gruppi italiani che nelle canzoni non disdegna la propria lingua. Come mai questa scelta? Innanzitutto perchè è più facile…nel senso che l’hc è un genere dove l’80% dell’energia di questo genere musicale è dato dalla spontaneità e dall’immediatezza e quindi cantare nella propria lingua rende tutto molto più spontaneo. Aiuta anche a scrivere delle canzoni più decenti anche se non sempre una canzone in italiano è per forza di cose una canzone con un testo decente. Io sono molti anni che mi “esercito” e ormai è una cosa abbastanza naturale, non è

una scelta cantare in italiano, lo sarebbe cantare in inglese piuttosto. E’ anche una questione che cantare in italiano è più onesto sia nei confronti del pubblico italiano che di quello estero. Non è una questione di patriottismo, non mi ritengo fiero di scrivere nella mia lingua, ma penso che a differenza di altre lingue europee, come il tedesco o lo spagnolo, che hanno dei problemi sia per quanto riguarda la musicalità che per quanto riguarda il fastidio, nel senso che sono lingue che stridono molto confronto alla nostra che si adatta molto meglio, è meno rude del tedesco, e meno ridicolo dello spagnolo. L’italiano è molto onesto perchè può essere sia duro che morbido ed è più apprezzato se un gruppo canta nella propria lingua. Quando tu realizzi che puoi fare un prodotto ugualmente di qualità usando la tua lingua è una soddisfazione molto grossa e

la senti nella musica. Per esempio anche se non fanno hc, i Fine Before You Came hanno fatto il loro ultimo disco cantato in italiano, e secondo me rappresenta un salto di qualità notevole. La lingua italiana è una lingua bella, che ti da un milione di possibilità in più rispetto all’inglese perchè è più varia, con molti più vocaboli. Come in tutte le cose l’esercizio porta alla perfezione. Cantare in inglese e andare all’estero è un’arma a doppio taglio perchè se non sai bene l’inglese ti rendi comunque un po’ ridicolo. Magari se canti in italiano non ti capiranno, ma è una cosa che si può risolvere anche solo distribuendo prima del concerto i testi tradotti anche se comunque al concerto non percepisci mai il messaggio ma solo l’energia. Se potessi scegliere tra le vostre canzoni quale diresti che sia quella che vi descrive meglio e perchè? E’ difficile perchè i testi li scrivo tutti io e sono quasi tutti molto personali, parlano di sensazio-

ni mie e quindi faccio fatica a scegliere. Magari alcuni testi sono più sentiti di altri. I pezzi che scegliamo di fare dal vivo spesso sono presi per la loro efficacia di resa live. Nell’ultimo 7” che abbiamo fatto c’è un testo che si chiama ‘Sentire Capire Concretizzare’ che io sento molto. Come band invece il pezzo che da il titolo al disco ‘Cinismo Istantaneo’ è un pezzo nostro, sia musicalmente sia perchè il testo è abbastanza ironico e cattivo come siamo noi. Molto dei pezzi lo fanno i testi ma scrivendoli io faccio molta fatica a scegliere. So che i Bad Brains a giudicare dalla vostra biografia non vi sono del tutto indifferenti. Cosa ne pensi delle reunion? Sono solo business o è voglia di riformare qualcosa? La maggior parte delle reunion è sicuramente business, se così si può chiamare…magari le si fanno per arrotondare un po’ ogni tanto. Anche gruppi di grosso calibro possono portare a casa due o tre stipendi, ma a meno che tu non sia i Sex Pistols, di sicuro non ti farà arricchire. Credo che ci sia una grossa percentuale anche di voler tornare a fare cose che non si fanno da tempo perchè immagino si faccia fatica una volta dopo aver cominciato a smettere, ma dall’altra parte sicuramente c’è anche la tentazione di fare qualche soldo facile. La reunion per un fan è una mezza fregatura, perchè se ci vai hai sempre la paura che facciano schifo e tu ci rimanga male, e se non ci vai rischi il contrario e di doverti mangiare le mani. Secondo me se un gruppo ti piace e suona devi correre il rischio ed andare. Ne ho viste tante di reunion, molte a cui potevo fare a meno di andare, e molte genuine. I Bad Brains li ho visti qualche anno fa al CBGB’s non con H.R. Alla voce però e sono un gruppo incredibile e sempre emozionanti. Il fatto di avere la formazione originale che suona è molto accattivante, ma le testimonianze fino ad ora non sono molto incoraggianti, ma la band è comunque fenomenale. Loro erano un gruppo che all’epoca erano energia pura...e vedere ora H.R. magari immobile stride molto. Per finire, se potessi scegliere con che gruppi ti piacerebbe condividere il palco? Eh, un milione di gruppi...sicuramente ognuno di noi potrebbe dirti un gruppo diverso. Io non sono uno che ama fare da gruppo supporto perchè se mi piace un gruppo preferisco andarmelo a vedere con calma. Mi piacerebbe magari suonare con i Faith o con i Minor Threat, anche se loro preferirei vederli da spettatore. Altrimenti il top sarebbero gli Indigesti che sarebbero anche più affini al nostro pattern musicale. www.myspace.com/lacrisi


the sound of the underground BY RIGABLOOD

fessore a declinarci con la sua inconfondibile ugola tutti i cancri della Terra.Encomiabili per il coraggio e la perseveranza che dopo tutto questo tempo continuano a mettere nei loro lavori; i Bad Religion sono molto ma molto di più che un piccolo logo su una moderna scarpa da skateboard MADBALL ‘EMPIRE’ (GOOD FIGHT)

ricambiati con una fedeltà quasi religiosa, il quartetto incassa l’ennesimo successo di lealtà. E chissenefotte se questo album non è di certo il loro migliore, quello che conta è che siano ancora lì,a vivere in prima persona quello che per molti è diventato un orgoglio in cui credere;e chi l’avrebbe mai detto che piacevano anche a Murio? VALIENT THORR ‘STRANGER’ (VOLCOMENT)

BLACK MOUNTAIN ‘WILDERNESS HEART’ (JAGJAGUWAR)

Perché iniziare il consueto appuntamento con i consigli musicali di questo mese proprio con il nuovo lavoro dei Black Mountain? Well, perché tutte le persone più o meno intelligenti, quelle che hanno sete di conoscenza, quelle che si cibano di cultura e di stile e perché no, quelle che seguono le mode, almeno una volta nella vita sono state attratte dai grandi spazi delle praterie americane; ‘Wilderness Heart’ è il sogno di poterle percorrerle in lungo e in largo su una moto o su un vecchio Camaro affittato, senza l’assillo di un cartellino da timbrare, di una bolletta da pagare, di un fottuto deadline da rispettare! Stephen McBean e Amber Wedder con il loro dualismo vocale quasi mistico in una rinnovata riedizione del 1969, vi porteranno con la fantasia in quei territori; Led Zeppelin e Black Sabbath, freakketonaggio inconsulto e lisergico pacifismo vi renderanno simili ai protagonisti dell’ultima trovata pubblicitaria Burton. E avanti così, loro avevano il Vietnam…noi l’Afganistan… BAD RELIGION ‘THE DISSENT OF A MAN’ (EPITAPH)

Chi non ha mai ascoltato i Bad Religion, purtroppo si è perso una gran bel pezzo di storia musicale non solo punk, ma anche culturale; oggi a tutti coloro di cui sopra, e per fortuna anche a noi poveri mortali che li abbiamo seguiti da ‘How Could Be Any Worse?’, viene data una nuova possibilità di recuperare tutto quel terreno perduto avvicinandosi a ‘The Dissent Of A Man’. Non abbiate paura di confrontarvi con i vostri scheletri nell’armadio, l’approccio del nuovo release di Mr. Brett e soci è costruito su misura non solo per chi ha sempre tirato calci al sistema, ma anche e soprattutto per chi vuole iniziare una fase più certa della propria vita. 30 anni di carriera, una quindicina di dischi è un vecchio pro-

I Madball sono i Motorhead dell’hardcore newyorkese più classico, cafone, macho e vero; se voce e movenze di Lemmy Kilminster rimangono invariate nei secoli, così anche quelle di Freddy Cricien hanno stipulato un patto per la vita con l’attitudine più stradaiola e inscalfibile che la tradizione NYCHC ha dettato negli anni. ‘Empire’, loro ultima faticata, e neanche più di tanto visto i pezzi che lo compongono, è l’ennesimo pugno in faccia sferrato da un campione di boxe;ma quali nuove leve, la potenza molesta di song come ‘Glory Years’ devasta qualsiasi pitfloor: rallentamenti e moshpart inframezzati dai soliti cori minacciosi sono all’ordine dell’giorno. Muscoli e denuncia sociale usciti dal ghetto con la cattiveria e l’ignoranza di chi vive una condizione disagiata fanno il resto; e come in ogni crew che si rispetti (a dir il vero la DMS più che una crew vorrebbe essere una gang), le feature degli affiliati fanno capolino come se piovesse: Roger Miret in ‘Shattered’ spazza via ogni rivale.‘Con Fuerza’ e ‘Spider’s Web’ cantate interamente in spagnolo poi chiudono questa paranza assassina in maniera impeccabile; per chi si allena in palestra guardando i filmati di Ivan Bogdanov! SICK OF IT ALL ‘BASED ON A TRUE STORY’ (CENTURY MEDIA)

Allora eccoveli i fratelli di sangue della Lower East Side newyorkese degli accamatissimi Madball, si chiamano Sick Of It All,ma non dovrei dirvelo io,e ‘Based On A True Story’ è il loro ultimo nato. Quasi mezzo secolo di coerenza,di passione,di sudore,di duro lavoro in giro per il mondo a spargere il verbo HARDCORE;unica delle poche band che nel tempo è riuscita ad unire le mille sfaccettature di una filosofia di vita “basata appunto su una storia vera”.14 nuovi brani che suggellano ancora una volta la band dei fratelli Koller come una delle più inattaccabili moralmente parlando; onesti, sinceri ed estremente legati al proprio pubblico, che negli anni li ha

E’ arrivata l’ora anche dei 4 barbuti + 1, white trash all’ennesima potenza infarcito di super rock’n’ roll fast & furious; i Valient Thorr del North Carolina hanno partorito la loro 4° creatura in carriera: ‘Stranger’. Oh sì, è decisamente giunto il momento di raccoglimento e riflessione su cosa è meglio per noi: se continuare a rincoglionirci con proposte musicali come quelle che escono da X-Factor (povero Elio che fine mi hai fatto…), o affiliarci con estrema devozione al selvaggio ma quantomai sanguigno hard rock spirituale e liberatorio dei Thorrions con tutta la filosofia che esso comporta? E basta cazzo, siete passati dai baggy pants e le sveglie al collo ai Cheap Monday e i Rayban? E allora poco ci vuole a tagliare le maniche ad una jeans jacket,farsi crescere barba e capelli modello taliban A parte gli scherzi mettiamola così,amate la Volcom?Ecco fate finta che il brand killaforniano non produca solamente vestiti ma anche musica,che in realtà sarebbe pure vero,i Valient Thorr sono uno dei loro loghi migliori;giuro han pure fatto parte della soundtrack del video Burton dell’anno scorso CHROMEO ‘BUSINESS CASUAL’ (ATLANTIC)

Dal Canada, i Chromeo, capostitipiti di una certa sfacciataggine italo-disco che oggi impazza più o meno nei dancefloor per teenagers, ci propongono il successore del più fortunato ‘Fancy Footwork’; ‘Business Casual’ rimpasta, in maniera molto meno innovativa, tutti i contributi che hanno reso grande negli anni ottanta Hall & Oates. ‘Night By Night’, ‘Don’t Turn The Lights On’, ‘When The Night Falls’, ‘Don’t Walk Away’, ripercorrono in tutto e tutto i modelli più kitch dei sequel più ballati nelle discoteche di mezzo mondo. Purtroppo però non è tutto oro quello che luccica, infatti l’intero release soffre di una sterilità creativa di fondo che accomuna l’intero songwriting della coppia. La produzione affidata a Philippe Zdar non salva.


JOHN JACKSON INTERVIEW “Non si tratta del look, dei dreds, del fumare ganja e cose del genere, è solo una questione di cuore, di vibrazioni” PHOTO & ITW ANDREA RIGANO

Verona, diluvia, incontro John Jackson prima della premiere italiana di ‘F….T’, il nuovo sequel di Forum, 4 Square, Special Blend per la stagione 2010/11; non sappiamo dove andare per fare 4 chiacchere vista la notevole confusione extra snowboard all’interno del locale. Il tourbus è senza corrente e il biondo rastaman sembra non curarsi che sistemarsi all’aperto significa che forse ci laveremo; fanculo, bevi sta birra e vada per l’esterna, signori e signore “John Jackson-Rider Of The Year 2009/10”… Potresti presentarti ai nostri lettori? Il mio nome è John Jackson e sono un “Forum Special Blend Rider”, sono cresciuto a Crawley Lake, California, ma al momento sono in Italia, sto viaggiando per l’Europa, facendo il tour per promuovere il nuovo video Forum.Me la sto passando proprio bene direi. Sembra di essere in tour da un mese, ma ci sono solo da una notte e questo è solo il secondo stop, mi pare ne faremo 9 o 10. John Jackson ai più è conosciuto per i suoi dreadlocks… sei un vero Rastaman o se è solo

una questione di look…sai oggigiorno per diventare un’icona riconoscibile devi affiliarti a una moda. Beh…i dreds si sono sviluppati nel tempo… naturalmente, ed ora ci sono abituato. Ho sempre amato la musica reggae, trasmette delle così belle vibrazioni e ti mette il buon umore, ma non sono mai stato super coinvolto nella religione rasta…e questo è quanto. I dreds sono una cosa del tutto naturale, nel senso che hanno una loro vita, molti mi dicono sono orribili, che dovrei tagliarli, ma a me non interessa molto del loro aspetto. Ci sono molti rasta nel tuo paese? No, non ce ne sono molti…non si tratta del look, dei dreds, del fumare ganja e cose del genere, è solo una questione di cuore, di buone vibrazioni…sicuramente la nostra crew è fantastica, ma non sono tutti rasta, non tutti hanno i dreds, hanno tutti molto amore e soltanto di questo si tratta. I giornali di snowboard ti hanno votato come il miglior snowboarder della scorsa stagione? Vorrei sapere come fa uno snowboarder oggi a


diventare così famoso? Duro lavoro o fortuna? Cosa vuoi che ti dica…non so come sia successo…veramente…è stata una benedizione, la più grande realizzazione della mia carriera, ma non la stavo cercando, è semplicemente successo…ti giuro niente di calcolato ne voluto; sto girando da talmente tanto tempo…stavo contando le mie videoparts poco tempo fa e mi chiedevo: ”da quanto tempo lo sto facendo?” Filmavo 12 anni fa, quindi è quel tipo di cosa che è cresciuta nel tempo, continuando a fare le mie cose, per la maggior parte “filming”, non ho mai fatto molti contest! E ti piacciono questo tipo di situazioni, riferito alla serata mondana più da Grande Fratello che da vero e proprio afterski, o per te sarebbe meglio startene in montagna a rilassarti? No, amo uscire ed essere in questa situazione, è eccitante, è una benedizione, è un’ottima opportunità, viaggiare in giro per l’Europa spesato, andare a vedere videos, la gente che vuole le foto con te, e io sono una persona qualsiasi capisci? Non sono una rockstar o un attore del cinema.

che l’azienda non stressi i suoi riders con la storia dei contest, ma cerca di puntare su una concezione innovativa e divertente per la sua immagine? Forum è perfetta, non ho nessuna lamentela da fare…mi piacciono i ragazzi, amo tutto il team, i miei boss e chiunque ne sia coinvolto…mi lasciano molto libero, mi fanno fare quello che voglio, non mi fanno pressioni di alcun genere, addirittura mi chiedono dove voglio andare, cosa penso di questo e di quello, dove la neve è buona, e questa è effettivamente una grossa parte del mio lavoro, scegliere dove andare, lo spot migliore… Ora gestisci te stesso al 100%, quindi non sei solo uno snowboarder sei uno “snowboarder manager”? Fai tutto da solo o hai bisogno di qualcun altro? Non dirmi che hai un procuratore…

The Conflict, mi pare misura 163 o 164… Certo è la mia misura preferita, quella con cui mi sento veramente a mio agio…ma non ho curato io la parte artistica, ho dato l’idea e poi sono state fatte le grafiche. Nelle grafiche dell’anno scorso volevo dare l’idea di un conflitto…un conflitto tra questo mondo di oggi, overworld, fatto di inquinamento, corruzione, in cui la natura umana è dannosa alla Terra, e quest’altro mondo, underworld, legato alla natura, fatto di paesaggi, animali, tutto in completa armonia. E delle grandi major, che scoprono ora questo nuovo mercato cosa ne pensi? Dipende da come la gestiscono…una merda… se provano ad entrarci per fare soldi e per controllare questo sport; ma sotto un certo punto di vista potrebbe essere una cosa positiva, finchè si tratta ancora di snowboarding e snowboarders, finchè continua a presentarsi come un modo per divertirsi, perché questo è lo snowboard, rappresenta l’essere libero, rappresenta spiriti liberi! Quindi decisamente niente olimpiadi? Mah…non mi preoccupa la cosa, ti dirò che io non penso ci andrò mai, non è nei miei interessi, è bello però che anche lo snowboard possa essere riconosciuto, in questo modo potrebbe ottenere più energia, sempre che poi non diventi una fottuta questione di soldi. Penso che alla fine spetti al rider decidere cosa fare e cosa non fare, ovvio che i soldi hanno un certo “appeal” su tutti, ma devi essere sempre vero… per forza man.

E’ la prima volta che vieni in Italia? No la prima volta che sono venuto in Italia, corrisponde alla mia prima volta in Europa, avevo 16 anni, è stato per a Sappada per un contest di HalfPipe. Qualche Open di cui non ricordo il nome… Quindi conosci Giacomo Kratter? Si l’ho conosciuto, è fantastico…è da troppo tempo che non lo vedo, e conosco pure suo fratello Filippo. Quei 2 ragazzi sono i re della montagna…grandiosi! Cazzo ma sai se verranno stasera? Tu sei un rider che dedica molto tempo al filming…quanto importante è conoscere bene lo spot? E’ la cosa più importante direi…ci sono molti bei giorni, molti in cui il tempo è brutto, molti in cui le condizioni climatiche sono ostili, molti in cui la neve è brutta. Quindi nei giorni buoni, vuoi sapere dove vai, vuoi essere sul luogo presto, per organizzare bene la giornata e sapere cosa fare esattamente. Perché è facile perdersi, il tempo corre, ed è facile ritrovarsi alle 3 di pomeriggio senza avere combinato nulla. Sicuramente le cose importanti sono: sapere dove andare e conoscere le condizioni climatiche. Altra cosa importante però è avere sempre qualcosa di nuovo, se vai negli spots che conosci meglio, devi essere in grado di trovare nuovi kicker o nuovi tricks, e ci vuole tempo per esplorare e riuscire a fare ciò. Per la maggior parte, i giorni brutti servono a questo, servono all’esplorazione…e la natura cambia ogni anno, la neve cade sempre in modo differente, sicchè devi essere sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo.

Direi che si tratta piuttosto di una scelta collettiva tra te e la tua crew, di riders e registi, tutti controllano il tempo, e insieme si prende una decisione. L’anno scorso per esempio volevo andare in Alaska, ma mi hanno fermato perché il tempo era brutto, così non ci siamo andati. L’anno precedente pure non ci siamo andati e lo abbiamo deciso un giorno prima. Io amo l’Alaska e non ci sono ancora andato con Forum cazzo. Ci sono stato alla fine di Aprile per un mese ed è stato fantastico veramente…era da 3 o 4 anni che non ci andavo…e tornare in quelle montagne gigantesche, dove so di potermi spingere ai limiti, perché ci sono un sacco di opportunità, ed è un mondo così diverso, è qualcosa di inspiegabile…essere la nella cima di quelle montagne, guadagni così tanto rispetto a fare quelle discese e conosci tutti quei riders che vanno lassù ogni anno tipo Nicholas Muller.

Ora sei sotto Forum sei contento del fatto

So che su un modello di tavole c’è la tua firma,

La gente forse pensa sia più difficile allenarsi professionalmente per essere un “olimpic rider”, piuttosto che allenarsi per essere un rider che filma ogni giorno e che magari arriva in cima alle montagne dell’Alaska…. In Alaska…lassù il rischio è altissimo, non lo puoi nemmeno prevedere, comunque indipendentemente da che ti allenni per le olimpiadi o ti alleni per l’Alaska, c’è bisogno di dedizione e devozione, ma per quanto mi riguarda io andrei sempre per l’Alaska…di sicuro! L’ultima domanda, 5 anni fa, J.P. Walker era uno degli eroi di Forum…uno degli artefici più grandi del “Forum pensiero”, e non solo come rider…pensi che ti toccherà la stessa sorte? Non lo so, penso a me stesso così come sono, non mi immagino nelle vesti di qualcun altro. Sarò io per quello che sono e per le cose che io faccio. J.P. lo rispetto per tutto il tempo che è stato nel gioco, ma siamo probabilmente molto diversi…molto. Te lo chiedo perché una volta ho letto questa frase…”John Jackson sarà il prossimo J.P. Walker nella storia di Forum”… Sarò il prossimo John Jackson, ma se la gente mi rispetta e mi vede come hanno visto lui, ovviamente la cosa mi farà molto piacere.


6.9 school gigi callegari ITW “Sentirsi abbracciare dai genitori in lacrime di felicità è impagabile” PHOTO & ITW DENIS PICCOLO

Descrivimi il vostro concept di snow-school. Madonna che parolona! Intendi dire che tipo di strategie ed organizzazione abbiamo per il settore insegnamento-lezioni-scuola? Facile! Trasmettere, nella maniera più semplice possibile, tutto quello che abbiamo accumulato in questo decennio di insegnamento. Ogni giorno durante il periodo dei camp estivi e da inizio a fine stagione invernale, facciamo dei piccoli incontri-confronti, tra maestri e staff, mettiamo assieme dei feedback, visioniamo video di partecipanti e di atleti, ci riprendiamo con telecamere e cerchiamo di migliorarci. Facciamo dei test, analizziamo grafici, chiediamo ai partecipanti e cerchiamo poi di condividere pensieri e consigli. Fine stagione invernale facciamo una settimana di studio e aggiornamento sulla neve con tutti i maestri 6.9 e staff. La cosa che continuo a ripetere ai “miei”, è che la cosa più difficile da fare è proprio quella di rendere tutto semplice. Cerchiamo di mettere il partecipante nella miglior condizione possibile per apprendere con divertimento, cercando luoghi, pendii, clima favorevole, attrezzature, sussidi e tutto quello che potrebbe essere stimolante per un giusto apprendimento. Ultimamente cerchiamo proprio di capire al 100% l’obiettivo di

chi ci sta di fronte, per fare il possibile perché lo raggiunga, sia che sia principiante, piuttosto che aspirante maestro. Bellissimo vedere Matteo che con Lidia, Andrea e gli altri maestri, si mettono a discutere se fare questo piuttosto che quello, se andare lì piuttosto che là, ed il sottoscritto che butta ancora più benzina sul fuoco, straconvinto che le discussioni ci mettano in discussione e che portino nuove idee e ci aiutino a non dare nulla per scontato lasciando qualcosa di intentato. Quando, dove e come è nata 6.9 Camp. Nella mia testa 12 anni fa. All’inizio inizio, ma proprio inizio, il primo camp al Tonale era stato pubblicizzato come G&G, poi in uno di quei momenti di “scarico”, quando e dove nascono le illuminazioni, è stato partorito 6.9. Si cercava qualcosa che potesse rappresentare il modo di “andare” con lo snow completamente diverso del fratello sci, qualcosa che potesse esprimere la libertà di muoversi in qualsiasi direzione e modo, quindi un po’ in avanti ed un po’ all’indietro, un po’ sotto ed un po’ sopra, ed ecco la visione del … 69, oltretutto raffigurava anche il mio segno zodiacale. Però mancava ancora qualcosa, perché lasciato così, una volta entrati nei motori di ricerca, … ciao! Magari


uno poteva perdersi prima di arrivare a noi, così, un semplice punto in mezzo … ed ecco partorito il 6.9! Dal primo anno ad oggi cosa è cambiato? Direi tutto e niente! Nel senso che lo spirito è sempre lo stesso, offrire emozioni, professionalità e qualità nei servizi offerti. Cercare di trasmettere la grande passione che fin dal primo momento ad oggi, continua a bruciare dentro di noi. Da subito uno staff affiatato, dove uno dei principi è sempre stato quello di star bene noi per far star bene gli altri; dove la soddisfazione nel vedere i partecipanti con le lacrime agli occhi dalla felicità, ti ripaga ma anche molto di più; dell’impegno diffuso, dove la continua messa in discussione di ognuno di noi ci fa crescere in ogni secondo; dove noi siamo …voi! Cambiato? Certo! 3 snowboard’s house in Italia ed una quarta estiva a Les 2 Alpes in Francia, il sostegno di Burton, dove più che degli sponsor, sentiamo il brand tutt’uno con noi, i programmi kindstyle, i campo di ragazza viziata, i tanti personaggi dello staff che hanno reso importante la family 6.9, i camp in Austria, Francia, Canada, Usa, Svezia e da quest’anno Giappone, una medaglia olimpica che ormai è diventata una colonna portante di 6.9, maestri freestyle

di alto livello, questa intervista di Sequence, certo che adesso che sto mettendo nero su bianco, mi accorgo si che qualcosa è cambiato, ma forse più che cambiato direi … integrato! Ah … dimenticavo, una cosa certa è cambiata, … da 34 a 46! Cosa ? i miei anni …

trasmettono, ecco anche queste sono soddisfazioni. Sogni? Tanti! E lo chiedi ad un sognatore come me ? comunque quello che continuo a dire allo staff, è che i sogni sono belli e si realizzano solo se uno smette di sognare e si … sveglia.

Dove sono le vostre basi. Snowboard’s House al Tonale, a Daolasa MFC MarillevaFolgaridaCampiglio, San Martino di Castrozza in inverno e Les 2 alpes in estate, tutte coordinate in maniera passionale ed impeccabile dal nostro prezioso Dani.

Da che brand siete supportati? Burton, Anon, Red e multisport.

Che requisiti deve avere un maestro per lavorare con voi. Se li scrivo tutti, rischio di scoraggiare qualcuno interessato a contattarci. Direi semplicemente: umiltà e passione La vostra più grossa soddisfazione ed il vostro più grande sogno? Ancora una volta cose semplici: in generale … gli occhi lucidi e le lacrime. Cosa intendo? Sentirsi abbracciare dai genitori in lacrime di felicità per aver dato benessere ai propri cuccioli è impagabile, gli occhi lucidi nel momento degli arrivederci sono grandi soddisfazioni! Il vedere l’armonia dello staff e la serenità che

Progetti futuri? Bhe, quest’inverno apriamo la nostra nuova snowboard’s House a San Martino di Castrozza e già questo è un progetto importante. Altro direi che saremmo soddisfatti nel consolidare quello che già d’importante facciamo nel mondo snowboard, cercando in continuazione il … rinnovamento ! Ringrazia chi devi. In assoluto lo splendido staff 6punto9, tutti i nostri numerosissimi iscritti, tantissimo Pietro e Burton, il Padreterno per l’assistenza che ci dà, Manuel Pietropoli per la continua presenza ai nostri kidstylecamp Sequence per lo spazio che ci dedicherà ( forse, perché magari dopo questa intervista e le cose poco interessanti che ho detto … tutto questo verrà cestinato… hehehe )


WHAT’S THE STORY? “Ora il dilemma era chi aprirà le danze?” PHOTO & TEXT ANDREA RIGANO

Abbiamo deciso di dare spazio a tutte quelle foto che per un motivo o per un altro nonostante delle credenziali di tutto rispetto sono finite nel dimenticatoio, o meglio nel famigerato ‘ cassetto’. Apriamo proprio con un tosto 50-50 di Stefano Munari nel rail che ha reso ‘famoso’ il parcheggio di Zoldo. Il passamano collega appunto il parcheggio con la strada sottostante mediante una scalinata in ferro di 26 steps, avete presente quelle antisdrucciolo che se ci cadi in mezzo diventi macinato per ragù? Ecco non sto qui a spiegarvi che cosa ci facevo lì e che missione dovevo portare alla base, quello che conta è la storia di questo scatto, che ha visto protagonisti oltre che un fotografo e un rider, anche un filmer e un altro rider; con Manuel Pietropoli e Simone di Snowbox avevamo deciso che aiutare Alvaro Dal Farra a terminare lo shaping del park omonimo era un’operazione

sprecata vista la possibilità di gasarci questo street spot. La neve del parcheggio era marcia e fangosa ma si faceva trasportare discretamente dalle tavole che ci han permesso in men che non si dica di costruire rincorsa, step e uscita; ora il dilemma era chi aprirà le danze? Manuel o Munni? Nel mentre che si sfidano scopriamo che il primo non aveva mai ‘attaccato’ un rail in vita sua…inizia a piovere. Stefano Munari si decide ad aprire, il primo tentativo è una la prova della rincorsa che, ahimè, il solo Manuel si sfianca a dare spingendo come un mulo il collega; secondo tentativo e Flap! Perfetto… scattato e filmato, yeah. Munni non pare soddisfatto, riprova e lo richiude ancora meglio… scattato e filmato. Non contento si fida della regola che non c’è 2 senza 3 e rigasa il trick… perfetto filmato e scattato; ora la palla passa al compagno che con giustificato timore ci svela l’arcano. Eppure parte anche lui e Flap! Chiude con una semplicità assurda una manovra non proprio quotidiana a queste latitudini (questa video part la potrete vedere su ‘Snowbox’ di qualche anno fa);tutti contenti e soddisfatti di aver messo in cascina dell’ottimo materiale ritorniamo ognuno a casa propria. Il giorno dopo guardo e riguardo gli scatti e penso proprio di aver azzeccato almeno un buon frame; ma qualche settimana a seguire un comunicato di O’Neill ci scombussola i piani, Stefano Munari lascia il suo vecchio sponsor per accasarsi al famoso brand californiano. Azz e ora che si fa? Una dura giornata di lavoro, chilometri di macchina sulle Dolomiti, che fine faranno i suoi scatti diventati improvvisamente vecchi? Il dubbio sulla pubblicazione ci martoria le meningi, o meglio martoria quelle dei caporedattori che disillusi captano la qualità del materiale, ma sono impossibilitati dall’usarlo prostrati da onerosi diktat di marketing; alla fine si decide per lasciarlo nel ‘cassetto’. Ecco avreste mai immaginato che i fotografi spesso e volentieri incorrono in questi incidenti di percorso che vanificano impietosamente delle intere giornate di lavoro? Beh forse il lettore medio non se ne rende conto, ma chi di dovere sa bene che queste disavventure sono dietro l’angolo, è come quando un giocatore cambia squadra o un allenatore viene licenziato, tutto il materiale fatto fino a quel momento diventa archivio, un archivio che abbiamo deciso di fare rivivere su queste pagine e che pensiamo possa diventare uno stimolo in più per ogni giornata vissuta sulla neve. Penalizzare chi indirizza le proprie scelte di lettura verso questo magazine solamente per alcune ‘stramberie’ di mercato ci è sembrato controproducente, non tanto per i fotografi abituati a ben altro, quanto per i riders che si son sbattuti, per cui eccovi qui un Munni inedito…le simulazioni sono gradite!


FOLGEFONNA HEAD TRIP “Per cena ho proposto gli spaghetti alla bolognese…il cibo italiano è sempre gradito” TEXT MIKI LOBRANO PHOTO ESPEN LYSTAD RIDER MIKI LOBRANO FS 180 SW 50-50 TO CAB 180 OUT

Mi arriva una chiamata da Gherry, mio manager e boss dello snowpark di Prato Nevoso. Mi dice che c’è la possibilità di andare in Norvegia con il team Head International, colgo l’occasione al volo. Il 20 di Giugno alle 6 del mattino parte il volo da Genova. Qui incontro il team Bernd, il filmer Felix, il fotografo Cristofer e un altro rider, Miki. Ci imbarchiamo con il volo per Amburgo, dove abbiamo appuntamento con altri rider, i fratelli Sebastian, Mattias Bumann e Thomas Franc. Con loro parto con un volo direzione Bergen dove ad accoglierci c’è Xavier, dirigente marketing e molti altri riders, tra i quali i pro Fredrik Evensen e Shayne Pospisil. In due ore arriviamo e prendiamo un traghetto per Folgefonna, arrivati andiamo a posare le valige in casa. Fredrik ci porta in un campeggio poco distante da qua, attrezzato di 4 rampe da skate, 2 rail in neveplast e 8 tappeti elastici. Ragazzi di tutte le età possono usufruire di queste attrezzature per allenarsi e divertirsi. Primo giorno in Norvegia. Sono curioso di scoprire il park di Folgefonna. Arrivati al park facciamo qualche giro per esplorare e sgranchire le gambe e, dopo una snowbordata, andiamo a cercare qualche spot in backcountry. Purtroppo, causa poca neve, è dura inventarsi qualcosa! Torniamo a casa a mani vuote. Fuck. Il tempo non è dei migliori, ma tutti girano, chi sui

kicker, chi come me su un down flet down rail doppio tubo, tirando fuori manovre abbastanza valide, come 50-50 to fs 270, bs 180 cab 180 out e bs lip veramente stilosi. Il mattino seguente ci siamo svegliati con una voglia sfrenata di andare a girare, ma a causa delle condizioni del tempo ci siamo presi un chill day. Abbiamo sfruttato la giornata per sciolinare le tavole, guardare le partite dei mondiali e altri passatempo. Per cena ho proposto gli spaghetti alla bolognese… il cibo italiano è sempre gradito. Passano i giorni e finalmente il bel tempo. Torniamo al park e iniziamo a girare. Si fanno notare Fredrick con bs 900, bs rodeo 720, fs 900. Shayne invece chiude un perfetto fs 360 stalefish. Finito lo shooting si fa l’una di notte e quindi andiamo a dormire per sfruttare a pieno anche l’ultimo giorno di snowboard e scattare anche qualche immagine di lifestyle, ma purtroppo si intravede già la fine del trip. Sveglia alle 10, si preparano i bagagli e ci mettiamo in cammino per l’aeroporto. Superato il pezzo del traghetto, inizio a capire che tra poche ore tutto sarà finito quindi inizio a fare i saluti sperando che non sia l’ultima volta che avrò l’occasione di girare con pro di questo calibro!


iniziata con una grande soddisfazione personale mentre wallridavo un muro di una casa sfruttando il tetto in discesa come landing e si è conclusa con una visione della morte molto da vicino. Dall’occhio della mia macchinetta fotografica infatti ho letteralmente visto Flavio precipitarmi sopra la testa dal terzo piano di una casa… si vede anche nel trailer del video. In seguito a questo fatto mi sono ammutolito per il resto della giornata, mentre Flavio era in preda ad una inarrestabile risata isterica. Quant’è importante per una scena avere un video di snowboard? A mio avviso se una scena vuole farsi conoscere all’esterno il materiale video fotografico è uno strumento essenziale. Tuttavia per anni ho snowboardato per puro piacere e divertimento, senza prestare troppo attenzione a tutto ciò che ci gira intorno. Nonostante questo con il passare del tempo mi sono trovato a contribuire alla crescita di una scena fino a quel momento totalmente sconosciuta, nata da una esigenza comune che ha dato vita al gruppo di persone che siamo adesso, ai video ed alle foto che produciamo. Cosa vuol dire filmare una parte video? È il modo migliore per esprimere il proprio style. Filmare una video part vuol dire non solo ridare, ma anche cercare lo spot giusto, costruirlo e solo dopo girarci sopra. È sempre uno stimolo nuovo, spesso una video part ti spinge a superare i tuoi limiti e progredire nel riding.

NICOLO’ CIMINI RITM ITW “Attualmente sono impegnato in una iniziativa rivolta ad avvicinare i bambini allo skate” ITW DENIS PICCOLO PHOTO SAVAGE CLIK

Presentarti ai nostri lettori? Mi chiamo Nicolò Mattia Cimini, sono nato a Roma e passo la maggior parte del mio tempo libero sulle tavole da skate e snowboard. Dove, come, quando e perchè hai iniziato a snowboardare. Ho iniziato con lo snowboard al Terminillo che è la montagna più vicina a Roma. Già da qualche anno comunque praticavo lo skate e grazie a mio padre che è uno sciatore incallito ho cominciato a fare skate sulla neve. Quando è iniziata la tua storia d’amore con Rock in the Middle? È iniziato tutto prima ancora che esistesse rockinthemiddle, con Alberto in giro per Roma con lo skate. Poi per diverse vicende ci siamo un po’ allontanati, salvo poi ritrovarsi sull’Altopiano delle Rocche ancora più invasati di prima e soprattutto con intenti comuni. Raccontami un episodio particolare o una giornata incredibile. Di episodi in questi anni ne abbiamo vissuti tanti. Senza dubbio il trip verso l’Appennino meridionale è stata una esperienza bellissima. Tuttavia credo che il fascino dello snowboard stia nel fatto che ti permette di vivere sensazioni diverse nell’arco di poco tempo. Infatti la giornata che mi è rimasta più impressa è

Cosa significa avere la passione per lo snowboard per un rider del Centro Italia? La passione credo sia la stessa in tutto il mondo. Qui nel Centro Italia, ci sono tuttavia meno strutture attrezzate e possibilità, di conseguenza il mio riding si è plasmato attorno alla ricerca e interpretazione di ciò che mi circondava. Come conseguenza il mio modo di snowboardare si è avvicinato molto alla filosofia dello street skate. Il tuo sogno nel cassetto? Attualmente sono impegnato in una iniziativa rivolta ad avvicinare i bambini allo skate. Riuscire a portare avanti questo progetto e trasmettere la mia passione e esperienza ai più piccoli sarebbe davvero il massimo. Se poi riuscissi anche a guadagnare due lire da questo allora si trasformerebbe nel paradiso! Ringrazia chi devi. Per primo ringrazio RITM (Albe e Laura), tutte le stazioni sciistiche e le persone che questo inverno ci hanno aiutato nel video, i miei sponsor Elm Company, Flux, Bataleon e Ashbury, il Bunker skatepark con il suo staff e per ultimo ma non per certo per importanza tutti i miei amici, la mia famiglia e la Stefy.


CLICK ON THE MOUNTAIN “Seduto di fianco a noi c’era uno sconosciuto di nome Xavier De Le Rue” PHOTO & TEXT CRISTIAN SCALCO

Courmayeur è un resort incredibile vivo e per un certo verso poco frequentato da snowboarder o almeno da quelli che amano il freestyle perchè il park è piccolo e le piste non sono il massimo per chi è alle prime armi con la tavola, ma se si vuole fare del vero freeride, allora il posto è quello giusto. Quando la scorsa stagione Jacopo mi ha chiamato per dirmi che potevamo partecipare al contest fotografico “Click On The Mountain” ho visto subito l’occasione di poter vivere un’esperienza stupenda e la cosa che ancora di più mi allettava era l’idea di avere nel mio team tre amici con i quali ho passato momenti stupendi. L’evento prevedeva la partecipazione di 4 team composti da un fotografo, tre riders da scegliere tra skiers e snowboarders ed una guida alpina che ha avuto un’ importanza fondamentale nel consigliare le giuste vie mantenendo un grado di sicurezza accettabile. Lo svolgimento della gara è noto a tutti ma forse non tutti sanno i retroscena di questi 5 giorni, del mio viaggio con Kalle in macchina verso Courmayeur e della tensione per una delle sue prime guide, della mia quasi gaffe nel presentare il mio team al microfono, e nello specifico Jacopo Thomain davanti agli altri partecipanti, dell’emozione nel risalire il primo giorno fino a Punta Helbronner completamente avvolti dalla nebbia gelida con la

frenesia di portare a casa fin dal primo giorno qualche scatto buono, dalla sensazione di grandezza che solo un ghiacciaio come quello della Vallè Blanche può trasmettere. Momenti indimenticabili come la risalita a piedi dal ghiacciaio fino al trenino che ci ha portati a Chamonix dove, mentre mangiavamo un buon hamburger, seduto di fianco a noi c’era uno sconosciuto di nome Xavier De Le Rue, come le serate passate davanti al pc a sistemare foto con la speranza che i tuoi compagni apprezzino il lavoro che hai fatto con tanta passione, come il pranzo caldo da Giò o l’amico di Steo che mi ha riparato la batteria dei flash in tempo record o il tempo passato nel mezzo di una valanga immensa caduta giorni prima cercando di realizzare qualche scatto un po’ più particolare mentre la pioggia scendeva incessantemente. L’emozione di vedere stampate le nostre foto in mezzo a via Roma è stata fortissima… la gente si fermava a vedere i nostri lavori, c’era chi apprezzava e chi criticava ma tutti mostravamo interesse in qualcosa che in Italia non ha precedenti per lo snowboard. I momenti belli di quei cinque giorni sono moltissimi e non ultimo la voce di Manuel Castelnuovo che chiama me e la mia crew sul palco per consegnarci il primo premio come miglior book. Grazie ragazzi.


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DAVIDE GASSEAU CHECK “Ho conosciuto i ragazzi della Lemon 8...senza di loro probabilmente oggi non saprei cosa è un salto” PHOTO & ITW CRISTIAN SCALCO

Presentati. Sono Davide Gasseau ho 23 anni e passo molto tempo in montagna tra Limone e Bardonecchia, se non mi trovate li allora sono intrappolato nella giungla di cemento di Torino magari all’università dove studio Scienze Geografiche, la mia seconda occupazione dopo lo snowboarding. Raccontami la tua storia di snowboarder. Andavo spesso a sciare con mio padre da bambino e mi piaceva un sacco stare in fresca e fare saltini qua e la, poi un giorno un mio compagno delle medie è arrivato in classe con una rivista di snowboard e da li il passo è stato breve! Dove hai iniziato e con chi? La prima volta ho messo la tavola da solo alla mitica pista del Maneggio di Limone, poi col tempo e girando sulle piste ho conosciuto i ragazzi della Lemon 8...senza di loro e senza aver visto il decollator probabilmente oggi non saprei cosa è un salto, grandi lemonotti! Come hai beccato il primo sponsor? A Bardonecchia tre anni fa ho vinto un contest per riders non sponsorizzati, il “Naked Heroes” tour e da li ho avuto i primi contatti.

Giornata ideale di snowboard? Sveglia presto, colazione nordica super, 2 mt di fresca ad aspettarmi, first tracks e cliff tutto il giorno con gli amici! Lo snowboard in italia ha bisogno di? Molti piu´park all´altezza di questo nome...i ragazzini hanno bisogno di allenarsi bene. Cosa dobbiamo copiare dall´America? Tutti i modi divertenti di vivere la natura che si sono inventati...e che avvicinano i giovani alla montagna. Che cosa ami e cosa odi? Amo la natura, la powder, viaggiare e la mia donna, odio gli ipocriti, l´inquinamento e il global warming. Cosa pensi dei contest? Sono utili per confrontarsi e di sicuro stanno spingendo il livello, ma non sono l´essenza del nostro sport. Una frase gloriosa che ti appartiene? Always travelling for snowboarding´!! Progetti per il futuro? Allenarmi il più possibile e filming con Bruce in fresca, spero di fare altri photoshooting con te e poi verso fine stagione mi piacerebbe snowbordare un pò al nord tipo Hemsedal.


Matteo Ferraris Fs 720 Tail

APPROACH. APPROCCIO. Arriva sul dente a sinistra (destra per i regular) con le gambe piegate e il peso leggermente sui talloni. TAKE OFF. STACCO. Stacca solo quando la tavola è arrivata a fine transizione, olla aprendo la spalla anteriore e gira la testa nella stessa direzione. MANEUVER. MANOVRA. Rimani composto, raccogli le gambe e con la mano posteriore grabba il tail. Con l’altro braccio invece controlla equilibrio e rotazione. LANDING. ATTERRAGGIO. Molla il grab solo al momento di bloccare la rotazione con le spalle e lo sguardo. Gambe e tavola invece continuano a ruotare fino a 720°. Quando la tavola si appoggia sulla neve piega le gambe per attutire l’impatto e porta lo sguardo verso il nose. REMEMBER. RICORDA. Arrivare sul dente a gambe piegate è indispensabile per ollare bene durante lo TextENRICO CAVADA stacco e rendere la manovra più spessa. Non anticipare la rotazione, rischiando di slaminare e quindi PhotoMURIO di perdere la velocità necessaria per superare il flat e/o andare in over-rotation. BEFORE & AFTER. LocationBARDONECCHIA Controlla sempre il salto e prendi tutto lo speed necessario. Per questa manovra può essere utile avere confidenza in fs360 perché stacco e atterraggio sono molto simili. Se hai confidenza con il trick abbassa la spalla anteriore durante lo stacco per provare a corkare la rotazione.


Tato Chiala Bs 360 to the Briks

APPROACH. APPROCCIO. Dopo qualche speed-check per prendere confidenza con l’inrun urban style, arriva sul dente a tavola piatta e gambe piegate. TAKE OFF. STACCO. Olla abbastanza da superare l’ostacolo e con le spalle parallele alla tavola dai l’impulso rotatorio in Bs.MANEUVER. MANOVRA. Raccogli le gambe e controlla la rotazione con le braccia mentre con lo sguardo vai a cercare l’atterraggio. LANDING. ATTERRAGGIO. Concludi la rotazione di 360°, appoggia la tavola il più piatto possibile e ammortizza con a gambe piegate.RICORDA. REMEMBER. Tre sono le cose fondamentali per chiudere questo trick: 1/Ollare abbastanza alto da superare l’ostacolo e non ingheppare con la tavola. 2/La rotazione deve essere più piatta possibile e quindi dovete staccare con le spalle parallele alla tavola TextENRICO CAVADA 3/Atterrare a tavola piatta e peso centrato, questo perché la lamina non tiene sui cubetti e il risultato PhotoCRISTIAN SCALCO sarebbe quello di fare un box di lamina. BEFORE & AFTER. Fai qualche speed-check per essere sicuro di LocationSECRET SPOT non andare lungo(in flat pieno) o corto (e quindi finire contro l’ostacolo). Se hai già chiuso questo trick, lavora di fantasia e prova qualche cosa di nuovo o qualche miller flip stiloso.


PHOTO DENIS PICCOLO ROBY BRAGOTTO VASCO COUTINHO CRISTIAN SCALCO INTERVIEW DENIS PICCOLO


ARTURO BERNARDI PHOTO ROBY BRAGOTTO


RANDOM CREW PHOTO ROBY BRAGOTTO

SE IL TUO VIDEO FOSSE UN LIBRO? Di solito non è l’autore che scrive i commenti o le critiche dei propri lavori quindi mi trovo un po’ in difficoltà. Quel che è certo è che questo video è destinato agli appassionati di montagna e di snowboard.

RANDOM VIDEO È ALLA QUARTA PRODUZIONE, COME STA CRESCENDO QUESTO PROGETTO E COME SI EVOLVERÀ IN FUTURO. Beh, direi che sta crescendo molto bene. Riguardando i video precedenti direi che vi è stata una crescita sostanziale e costante in termini di qualità di immagini, di editing e di livello tecnico. L’obiettivo ovviamente è quello di non interrompere questa crescita. Il futuro di Random consisterà nel rinnovarsi per quanto riguarda le idee ma soprattutto abbiamo bisogno di allargare le nostre sinergie. Per questo stiamo cercando di coinvolgere gente nuova, capace e motivata affinchè questo piccolo sogno non finisca. L’anno prossimo ci saranno nuovi rider e nuovi collaboratori ma non voglio anticiparti niente.

NEGLI ULTIMI DUE ANNI LE NEVICATE IN ITALIA SONO STATE GENEROSE, INFATTI MOLTISSIME CREW INTERNAZIONALI SONO APPARSE SULLE NOSTRE CIME PER FILMARE, C’È FORSE UNA RIVALUTAZIONE DELLE NOSTRE MONTAGNE? Da sempre chi fa il nostro lavoro va nei posti nei quali sa di trovare buone condizioni di neve e per fortuna negli ultimi due anni noi siamo stati molto fortunati per quanto riguarda le nevicate. Mi sembra perciò del tutto naturale che molte crew straniere si siano spinte sui nostri pendii ma non credo che questo dato si possa descrivere come una rivalutazione delle montagne. Morfologicamente le Alpi sono tra le più belle montagne del mondo e hanno poco da invidiare ad altri paesi.

QUELLO CHE CONTRADDISTINGUE RANDOM È SOPRATUTTO IL LEGAME CON I RIDER: LA CREW NON È MAI STRAVOLTA MA AL MASSIMO RIVISTA, È UNA SCELTA CHE TI STA DANDO SODDISFAZIONI? CHI SARANNO I NUOVI NOMI O CHI VORRESTI CHE FOSSERO DEL PROSSIMO ANNO? Direi che il legame che c’è tra filmer e rider è fondamentale per la buona riuscita del progetto anche se forse la troppa confidenza a volte può diventare controproducente. Comunque sia… chiunque entra nella nostra “famiglia” è fondamentale che si senta parte di essa, poi viene il lavoro.

GESTIRE DIECI O PIÙ RIDER È MOLTO DIFFICILE E IMPEGNATIVO, SOPRATUTTO FARLI ANDARE D’ACCORDO SULLA SCELTA DEGLI SPOT E DELLE LOCATION, COME GESTITE INTERNAMENTE QUESTO RAPPORTO E COME VENGONO FATTE LE SCELTE. Innanzitutto si cerca di organizzare le crew in modo tale che i rider coinvolti siano d’accordo almeno sul tipo di strutture che si vogliono filmare. Partire con un jibber incallito e un freerider puro difficilmente sarà di aiuto. :) Detto questo cerchiamo sempre di ascoltare i pareri di tutti e spesso il mettere insieme diversi punti di vista aiuta. Quando invece crea problemi cerco di diventare psicologo e provo a far ragionare tutti, a volte è fondamentale imporsi senza però mancare di rispetto. E se a qualcuno proprio non piace ciò che si sta costruendo, consiglio di andare a fare un giro e di cercare qualche spot che sia di suo gradimento così da non perdere tempo e da non creare situazioni di inutile tensione. E’ fondamentale comunque avere nella crew almeno un “veterano” che possa mettere a disposizione di tutti la propria esperienza.


TATO CHIALA PHOTO DENIS PICCOLO SECRET SPOT


TANIA DE TOMAS PHOTO DENIS PICCOLO

RIVIVENDO IL TUO CAMMINO DI FILMER E POI PRODUTTORE, DOVE SEI CRESCIUTO E DOVE SECONDO TE INVECE DEVI ANCORA MIGLIORARE.

web crei anche del desiderio, dell’interesse. E poi c’è la parte grafica che ha una sua storia. I “creativi” si sbattono non poco e per me è importantissimo avere una copertina da mostrare!

IL TUO “PERFECT DAY” DI QUESTO INVERNO?

QUEST’ANNO SIETE IN DISTRIBUZIONE FREEPRESS. QUALI OPPORTUNITÀ SI CREANO AD AVERE UNA DISTRIBUZIONE GRATUITA E COSÌ AMPIA NELLA PENISOLA? CHE COSA TI ASPETTI ORA?

Non saprei, non ne ho uno in particolare. Sono belli tutti i giorni in cui arrivi a casa stanco morto con dell’ottimo materiale e puoi sederti intorno ad un tavolo a divorare una buona cenetta (possibilmente cucinata da qualcun altro)... se poi puoi ruotare le dita e unire le falangi insieme agli amici allora la giornata è proprio stata perfetta.

Sono contento che nessuno debba sborsare un euro per vedere il nostro video. In più hai la garanzia che nessuna copia andrà sprecata aumentando, e non di poco, il proprio pubblico. Raggiungere più persone non può che rendermi felice. Spero che Random sia sempre più conosciuto.

IL VIDEO PERFETTO?

PARLAMI DELLE COLLABORAZIONI “ARTISTICHE” CHE QUEST’ANNO HA IL VIDEO.

Questa è facile, Simple Pleasures. Per me tutto è partito da li....l’ho guardato tutti i giorni, anche più volte al giorno, per anni finche il vhs si è consumato completamente... mia madre pensava che avessi dei problemi. Io invece pensavo solo che fosse la cosa più bella che avessi mai visto e da grande sognavo di montare video di snowboard... ahahah ahha

Penso di essere cresciuto in professionalità e tecnica ma non essendoci un punto di arrivo sono anche le stesse cose sui cui devo continuare a migliorarmi.

Quest’anno sono felicissimo di aver collaborato con il “morbido”. Un ragazzo fantastico arrivato dalla Polonia che i frequentatori di Bardo conoscono molto bene. Oltre ad averci disegnato le grafiche del video è ormai da due anni il nostro trova street spot ufficiale. La cosa che mi rende più felice è essere riuscito ad inserirlo anche come rider nel video dove comparirà a fianco di Tato, suo amico, ispiratore e “sponsor”.

PERCHÉ E COSA CAMBIA SECONDO TE UN VIDEO ESCLUSIVAMENTE PUBBLICATO SU INTERNET ED UNO INVECE ANCHE STAMPATO REALMENTE, COSA TI SPINGE A NON SCEGLIERE LA PRIMA STRADA CHE SAREBBE PIÙ FACILE E MENO ONEROSA. Su internet chiunque può pubblicare quello che vuole e tanto, qualsiasi cosa prodotta, prima o poi ci finisce. Le cose stampate invece esistono, le puoi toccare, collezionare e prima che appaiano, in chissà che qualità, sul

COME SI INTERFACCIANO I BRAND ITALIANI, NON SOLO I TUOI SPONSOR OVVIAMENTE, CON LE PRODUZIONI VIDEO? PENSI CHE LE SUPPORTINO ABBASTANZA? Alcune ci credono molto, altre un po’ meno... Io sto facendo di tutto per far capire loro che questo è il miglior modo per fare comunicazione nel nostro ambiente. Soprattutto se il video è di qualità...anche li bisogna saper distinguere. Siamo molto fiduciosi per il futuro, sappiamo di aver scelto la strada giusta. Buona visione del video.


MAX BUBBA FERRO PHOTO CRISTIAN SCALCO LA THUILE AOSTA


LUKAS GOLLER PHOTO DENIS PICCOLO ARGENTERA CUNEO


MATTEO BORGARDT PHOTO ROBY BRAGOTTO ARGENTERA CUNEO


STEFANO CARINI PHOTO DENIS PICCOLO

FILIPPO KRATTER PHOTO DENIS PICCOLO


FILIPPO KRATTER PHOTO DENIS PICCOLO PRATO NEVOSO CUNEO

STEFANO CARINI PHOTO DENIS PICCOLO ARGENTERA CUNEO


TANIA DE TOMAS PHOTO DENIS PICCOLO PRATO NEVOSO CUNEO LOLLO BARBIERI PHOTO VASCO COUTINHO ARGENTERA CUNEO A DESTRA


RANDOM CREW PHOTO ROBY BRAGOTTO

LUKAS GOLLER . A lui piace la montagna e surfarla il più possibile così com’è. Quando lo guardi vedi tutta la sua esperienza ed è fantastico. A volte dovrebbe ascoltare di più se stesso e prendersela di meno, è un trascinatore nel bene e nel male. Il suo best trick credo che sia un cab 5 da uno stepdown gigante tra gli alberi. MAX STAMPFL. E’ un rider completo che gira su qualsiasi tipo di struttura. Ha girato molto e con impegno tutta la stagione. E’ un fedelissimo di Random e ogni hanno ci mette anima e cuore. Si prende molto sul serio… gran pregio ma non sempre. DANIEL NEULICHEDL “PLAZY”. Si è impegnato molto per avere la sua parte, purtroppo i suoi tanti impegni e la lontananza dagli spot in cui girevamo, non gli hanno permesso di raggiungere il livello che voleva,ma il suo talento è indiscutibile. TANIA DETOMAS. E’ semplicemente incredibile. A volte si dimentica di essere una ragazza e forse osa troppo ma quando le cose le vengono zittisce tutti (o forse li fa urlare)!! Non si lamenta mai e si butta in tutto quello che fanno gli altri...forse dovrebbe iniziare a prendere qualche decisione in più sulle cose da fare. MAX BUBBA FERRO. Quest’anno ha deciso di concentrarsi sul freeride e devo dire che al di là delle aspettative è riuscito a fare dell’ottimo materiale senza tante pretese. Non ha un livello tecnico alto ma con la sua videopart fa vedere un aspetto puro dello snowboard che non sempre salta fuori nei video ultratecnici moderni. TATO LORENZO CHIALA. Come al solito ha girato di più verso fine stagione quando la neve inizia a sciogliersi liberando rail e jibbate

varie da interpretare con la sua solita fantasia e il suo stile inconfondibile. Ha il pregio di portare sempre a casa shot molto belli anche se gli basterebbe sbattersi poco di più per fare molto di più. MATTEO BORGARDT. Senza di lui non saprei proprio come fare. Ha girato veramente bene e quando è carico chiude tutto alla prima. Forse dovrebbe semplicemente essere più costante e non mollare dopo aver chiuso i primi trick. Non saprei se il suo best trick quest’anno sia stato un cab9 o un fs9 first track ad Argentera. FILIPPO KRATTER. E’ sempre allegro e motiva tutti. La sua esperienza si vede lontano kilometri e il suo ottimismo è contagioso. Sono felicissimo che quest’anno si sia potuto di nuovo dedicare alla scena italiana. Il suo best trick penso sia un bs7 ad Argentera che sembrava fatto in slowmotion. SIMON GRUBER. Come sempre gira pulito e solido. Quest’anno non ha girato molto con noi ma grazie anche ai ragazzi di Isenseven siamo riusciti a creargli su entrambi i video una bella videopart. Di lui mi piace che parla poco e fa tanto, è sempre di stimolo per tutti. LORENZO LOLLO BARBIERI. E’ sempre gasato. Dove lo metti lui si diverte e fa divertire tutti. Non ha paura di niente e se c’è da esagerare non si tira mai indietro. L’unico suo difetto è che non ha molto tempo per girare la sua parte ma spero che il prossimo anno sopperisca a questa lacuna. Il best trick penso sia il suo double bsrodeo che aspetto di filmargli in fresca! vai Gaggio!!!


SIMON GRUBER PHOTO DENIS PICCOLO HEMSEDAL NORWEY


PLAZY PHOTO ROBY BRAGOTTO ARGENTERA CUNEO


MAX STAMPFL PHOTO ROBY BRAGOTTO SELVA VAL GARDENA


INTERVIEW DENIS PICCOLO


PHOTO ROBY BRAGOTTO PASSO ROLLE


SEI ANCORA MOLTO GIOVANE MA SEI GIÀ UN VETERANO DELLA SCENA ITALIANA, RIPERCORRIAMO IL TUO PERCORSO DIVIDENDO LA TUA STORIA IN 4 PERIODI. PRIMO PERIODO: PERCHÉ HAI INIZIATO AD ANDARE IN TAVOLA E COSA RAPPRESENTAVA PER TE ALL’INIZIO?

da una banca qui vicino a casa mia, dove mi hanno depilato… non ho neanche passato le qualifiche.

In realtà tutto è iniziato con gli sci: Avevo tre anni, mi allenavo molto e facevo anche delle gare ma non riuscivo mai a qualificarmi nelle posizioni più alte, in fondo credo perché non mi piacesse poi così tanto. Poi andando in giro con Enrico Cavada, Daniel e altri miei amici mi sono appassionato dello snowboard, così ho lavorato sodo per un pò di tempo e mi sono comprato tutta l’attrezzatura. La mia prima tavola era senza marca, ma mi ricordo che aveva una scimmia sulla soletta, faceva troppo ridere. l mio primo impatto con lo snowboard è stato indimenticabile, anche se riuscivo a snowboardare solo il week end a Obereggen.

Il mio primo grosso contratto con le aziende è stato con Forum, grazie a Jhon e Giacomo Margutti che mi avevano segnalato che Forum voleva un rider italiano. Dopo pochi mesi di sponsorizzazione mi hanno subito spedito agli European Open, poi man mano che il rapporto si evolveva mi hanno iniziato ad aggregare nei loro viaggi ed ai loro shooting, in modo da conoscere i fotografi stranieri. In Forum ci tengono molto che le mie foto escano su riviste europee, ma non è facile per noi italiani che giriamo troppo poco fuori dai nostri confini. I rider italiani hanno il grande problema che si fanno conoscere poco fuori dall’Italia, non siamo furbi da questo punto di vista!

SECONDA PERIODO: IL TUO PRIMO SPONSOR. LA PRIMA FOTO SUI MAGAZINE, IL TUO PRIMO SHOOTING I PRIMI CONTEST, VANTAGGI E SVANTAGGI DI INIZIARE AD ESSERE FAMOSO? Il mio primo sponsor me l’ha passato Roberto Formento, mi forniva le tavole Santa Cruz che ho usato per parecchi anni. Giovanna Serblin mi ha dato una mano con Drake e Northwave, mentre come abbigliamento è arrivato Body Gloves attraverso Max Gionco, se non ricordo male!? Formento, poco dopo avermi sponsorizzato, mi invitò a Tignes insieme al mio amico Daniel (anche lui girava con Santa Cruz) e Amedeo Viviani, ci siamo diverti un casino. Essere sponsorizzati mi dava il vantaggio di poter risparmiare soldi e quindi investirli in skipass e viaggi, ripensandoci il bello di quel periodo e che gli sponsor, non pagandomi, non mi richiedevano grossi impegni. Il mio primo contest è stato una gara organizzata

TERZO PERIODO: I VIAGGI, I PRIMI GROSSI CONTRATTI, GLI IMPEGNI E LA CONSAPEVOLEZZA DI DOVER E POTER DIMOSTRARE MOLTO FUORI DAI CONFINI ITALIANI. RACCONTACI COME È ANDATA!

QUARTO PERIODO: TI SEI AFFACCIATO ALLA SCENA EUROPEA, CONFRONTANDOTI CON I PIÙ FORTI RIDER DEL PIANETA. COSA TI ASPETTI ORA NEL TUO FUTURO PROSSIMO? Nel mio futuro vorrei che ci fosse sempre la possibilità di filmare con i tedeschi di Isenseven e vorrei imparare un sacco di trick che ho in mente, il mio obbiettivo e uscire in modo più massiccio sulle riviste europea.

SIMON GRUBER COSA E CHI SARÀ DA GRANDE? VUOI APRIRE UN KEBAB POINT? Mi piacerebbe rimanere in questo ambiente, se ancora esisterà la figura dello shaper o il park designer, mi specializzerei volentieri in quello… altrimenti vado in fabbrica a contare le viti (grossa risata).


PHOTO MATT GEORGES HELSINKI FINLAND


PHOTO MATT GEORGES ARE FINLAND


ESSERE UN PRO DI SNOWBOARD TI PORTA VIA TANTISSIMO TEMPO, SEI VIA MESI PER VIAGGI, MA SEI COMUNQUE FIDANZATO. E’ DIFFICILE COSTRUIRE UN RAPPORTO VERO CON PERSONE NUOVE, MANTENERE LE AMICIZIE STORICHE E LA FAMIGLIA? E’ molto difficile mantenere i rapporti, bisogna considerare che rimango a casa circa un mese all’anno non di più. La mia famiglia all’inizio era un pò preoccupata poi, dopo che hanno visto che arrivavano i primi soldi veri, si sono tranquillizzati. Molti miei amici storici li ho persi per strada, altri snowboardano con me quindi capita spesso che giriamo insieme o, comunque, ci sentiamo per parlare di snob! Se vuoi fare il rider professionista devi mettere in conto i pro e i contro, ma mi ritengo molto fortunato, soprattutto perché la mia ragazza ama la montagna quindi riusciamo comunque a stare insieme, poi lei fondamentalmente è molto paziente.

PENSI CHE COME RIDER SEI PIÙ APPREZZATO PER LA TUA TECNICA O PER IL TUO STILE? Penso di essere più apprezzato per il mio stile.

CHE VANTAGGI CI SONO E QUALI SVANTAGGI DERIVANO AD AVERE COME AMICI DEI COMPAGNI DI RIDING? Per quel che mi riguarda ci sono solo vantaggi! A volte può sembrare che bisticciamo, ma in realtà stiamo solo discutendo su come fare o meno un kicker! La parte più brutta arriva con d’estate che non ci becchiamo perchè ognuno cambia strada, ma quando arriva il primo fiocco siamo subito insieme.

RICORDI LA TUA PRIMA FOTO PUBBLICATA, MI RACCONTI COME L’AVETE SCATTATA? E’ stata scattata da Taz ed è uscita su Entry, sul wall di Alpe di Siusi! Ricordo che ero felicissimo, colleziono ancora quel numero.

NON HAI MAI PARTECIPATO ALLE OLIMPIADI, COSA NE PENSI? NON SENTI LA NECESSITÀ DI MISURARTI SU UN PALCO DIFFERENTE DA QUELLO “CORE” CHE NORMALMENTE VOI RIDER SIETE ABITUATI. Per partecipare alle Olimpiadi dovrei allenarmi per molto tempo in halfpipe. Ora il livello è altissimo, per raggiungere quel livello avrei bisogno di un pipe più comodo di quello di Davos in Svizzera e allenarmi per molto duramente. Se dovessi mai andare alle Olimpiadi non vorrei andarci da comparsa ma da protagonista, anche se è molto difficile, ma sono solo parole… ho scelto un’altra strada.

RICORDO NEL NOSTRO VIAGGIO A MAMMOTH CHE TI PIACEVA GIRARE UN PIPE, NOTAVO CHE IN POCHI GIORNI PRENDEVI SEMPRE PIÙ CONFIDENZA E TI DIVERTIVI, QUALE SCINTILLA NON È SCATTATA PER FARTI DIVENTARE UN PIPE RIDER? A me il pipe piace e mi diverte molto, penso di essere anche portato, ma come ti dicevo i pipe in Europa sono pochi e qui in Italia, di seri, non se ne vedono proprio.

SEMPRE PIÙ SPESSO AI RIDER PIACE SPECIALIZZARSI IN UN TERRENO SPECIFICO, STREET, PIPE, PARK O FREERIDE, SECONDO TE È UNA QUESTIONE DI COMODITÀ O PER MANCANZA DI TALENTO? Nello snowboard moderno c’è il vantaggio che non per forza devi saper far tutto. C’è chi gli piace un terreno in particolare e si specializza. Personalmente a me piace girare ovunque e in qualsiasi condizione, anche se mi diverto molto più in fresca. Mi piace anche costruire dei kicker in polder, che per molti è una cosa noiosa… quest’inverno me ne sono costruiti due da solo ed è stato fighissimo!

SEI MOLTO FAMOSO ANCHE COME SHAPER, RIESCI ANCORA A SVILUPPARE QUESTO ASPETTO DELLO SNOWBOARD? TI MANCA ALZARTI ALLE 6 PER ANDA-

RE A SHAPEARE IL PARK? SI, continuo a scappare ma solo d’estate nel park di Val Senales, aiuto i ragazzi di F-Tech. Purtroppo d’inverno non ho più tempo, l’unica cosa che non rimpiango di quel lavoro e la sveglia alle 6!

SEMPRE IN TEMA DI PARK, COME SI STA EVOLVENDO L’ITALIA E CHE DIFFERENZE CI SONO CON QUELLI STRANIERI, SPECIALMENTE QUELLI AMERICANI? Il gap si è quasi annullato, oramai molti park in Italia sono ad un livello altissimo. Livigno è il park più figo d’Europa a detta di molti, grazie all’esperienza ed alla bravura di gente come Mino Manzocchi e Roby Moresi. Sono rimasto impressionato dal park del River Jump, dove perfino gli americani sono rimasti a bocca aperta. Tutti questi dati mi fanno ben sperare per il futuro e credo che siamo sulla strada giusta.

INVECE SE FOSSI UN ANIMALE, COSA SARESTI? Un falchetto! Adoro volare, penso che si sia capito.

QUEST’INVERNO HAI FILMATO CON ISENSEVEN, PARLAMI DI QUEST’ESPERIENZA? Era molto tempo che ci cercavamo! Finalmente abbiamo iniziato a lavorare insieme, mi sono trovato molto bene, siamo diventati amici, il loro livello ovviamente è un pò più alto di quello italiano. Isenseven lavorano molto bene con le motion graphic e sono molto creativi, posso dirti che hanno quel qualcosa in più nel cercare lo spot giusto, sia a livello tecnico che creativo, che sia bello per le foto/video e divertente per il rider. L’unico video in Italia che ci si avvicina è Random… infatti si sono scambiati le riprese.

ULTIMAMENTE SEI ENTRATO NEL TEAM NIKE 6.0 ED ALTRI BRAND FAMOSI SI STANNO AFFIDANDO ALLA TUA IMMAGINE. COME RIESCI A GESTIRE LE PRESSIONI CHE VENGONO A CREARSI, RIESCI A SNOWBORDARE SEMPRE CON LA STESSA SERENITÀ? Per me sinceramente non cambia molto. Non mi pesa mai snowboardare e i brand con cui lavoro non mi fanno molte pressioni, o perlomeno, non me ne accorgo. A volte capita magari che ci si diverte di meno altre di più, ma quello capitava anche quando non era ancora un lavoro.

IL TUO VIAGGIO INDIMENTICABILE? Non è per fare il lecchino, ma il mio viaggio preferito è stato quando sono venuto con te (Denis) e Filippo in America al SuperPark, mi sono divertito e sono riuscito ad alzare il mio livello durante quelle fantastiche session con gli americani.

CHE RIDER TI ISPIRA IN QUESTO PERIODO? Non ti posso dire il nome, anche se capirai chi è, ma è un rider piccolino che è già un grande e vive in Alta Badia.

INVECE IL RIDER CHE HAI POTUTO GIRARCI INSIEME CHE TI HA IMPRESSIONATO MAGGIORMENTE? Scotty Lago, un mostro, mi sembrava impossibile che una persona potesse fare robe del genere!

UNA COSA TRA ME E TE, MA HAI ANCORA COLTIVATO QUELLA PASSIONE PER I MODELLINI DEGLI AEREI, NATA NEL VIAGGIO IN CALIFORNIA? Ti ricordi! Si ed è cresciuta, mi piace e mi rilassa guidare i modellini di aerei. Ora ne ho uno che è una bomba, sfreccia ai 200 km/h! È una passione che avevo già da piccolo, ma la mia famiglia non poteva comprarmene un modello così costoso come quello che ho adesso. Adesso d’estate mi sono appassionato anche di downhill, uno sport molto divertente!

RINGRAZIA CHI DEVI. Spero di non dimenticare nessuno perchè in questi ringraziamenti si finisce con il dimenticare sempre qualcuno! Ringrazio la mia famiglia, in particolare mia nonna e mia mamma, i miei amici, Jhon, Alex di Fakie, la mia ragazza che è sempre molto paziente con me e tutti i miei sponsor che mi supportano.


PHOTO MATT GEORGES SECRET SPOT


DENIS PICCOLO ROBY BRAGOTTO CRISTIAN SCALCO ALESSANDRO BELLUSCIO LORENZ HOLDER ANDREA SCHILIRO’ ANDREA RIGANO BOILER CYRIL


PHOTO ROBY BRAGOTTO PRATO NEVOSO CUNEO FILIPPO KRATTER, OLIVER MONDINO YUJIRO KONDO


PHOTO CYRIL MANUEL PIETROPOLI


PHOTO CRISTIAN SCALCO ROLAND BARMASSE CERVINIA


PHOTO CRISTIAN SCALCO DANIELE COLTURI SAN MARTINO DI CASTROZZA

PHO


PHOTO CRISTIAN SCALCO KALLE FRASSY CERVINIA


PHOTO LORENZ HOLDER MARCO DONZELLI TANDADALEM SWEDEN


PHOTO ALO BELLUSCIO PILLER COTTER BARDONECCHIA


PHOTO DENIS PICCOLO OLIVER MONDINO ARTESINA


PHOTO ROBY BRAGOTTO PLAZY SELVA VAL GARDENA


PHOTO MICHELE SALOTTO AMEDEO VIVIANI PIANCAVALLO


PHOTO LORENZ HOLDER ENRICO CAVADA TANDADALEN SWEDEN


PHOTO DENIS PICCOLO GIGI LOZZI BARDONECCHIA


PHOTO ROBY BRAGOTTO STEFANO CARINI LA THUILE


PHOTO DENIS PICCOLO MAX STAMPFL SECRET SPOT


PHOTO CRISTIAN SCALCO TATO LORENZO CHIALA BARDONECCHIA


PHOTO DENIS PICCOLO MATTEO FERRARIS SESTRIERE


PHOTO CRISTIAN SCALCO TOMMASO LANZA SAN MARTINO DI CASTROZZA


PHOTO ANDREA SCHILIRO’ STEFANO BERGAMASCHI HELSINKI FINLAND


PHOTO BOILER MAX BUBBA FERRO LA THUILE


PHOTO DENIS PICCOLO MARCO BAMBI CONCIN HEMSEDAL NORWEY


PHOTO ANDREA SCHILIRO’ STEFANO BENCHIMOL HELSINKI FINLAND


PHOTO ANDREA RIGANO GIGI CAPPELLO TORRESELLE VICENZA


PHOTO DENIS PICCOLO FILIPPO KRATTER ARTESINA


BOARDS A CURA DI NICOLÒ BALZANI BY FIFTH SEASON

FORUM SKALLYWAG

BURTON WHAMMY BAR

PALMER SAGA

YES THE OPTIMISTIC

BLACK HOLE ESCAPE

Tavola dal pop massiccio e dalla grafica sea style veramente originale, ha come sua arma letale il camber Chilly Dog! Questo camber inverso e continuo ha punta e coda più morbida che donano a questa tavola una bella reattività!!!

Potenti ballate nel park. Se vuoi emergere nel regno dei press, allora questa è indubbiamente la tua tavola. Le sue caratteristiche tecniche hanno la missione di liberarti dall’incubo dei controspigoli, il resto spetta a te.

E’ la tavola che, senza nessuno sforzo, ti porterà a migliorare il tuo riding a livelli incredibili. Lo shape è un Rocker Inverso di pura razza, il top per permetterti di accelerare e spaccare sui salti come nel jibbing più estremo.

E’ una tavola direzionale con shape Cam Rock, una combinazione che le permette di galleggiare meglio in powder. Adotta inserti in carbonio per un’ottima risposta e soletta in Extruded 8800 finita a pietra diamantata per offrire alta velocità su ogni tipo di neve.

La tavola Directional facile ed ideale per iniziare a muovere le prime curve sulla tavola. Avendo una costruzione propria di una tavola per rider medio/esperti ne verranno apprezzate le qualità anche per chi possiede già un buon piede sullo snowboard.


ROME GARAGE ROCKER

SALOMON GRIP

DC PBJ

NITRO SUB ZERO

VOLKL RIOT SQD

Per chi vuole una tavola facile, con il giusto pop e tutta la tecnologia Poprock senza aumento di peso a bordo, ecco la nuova Garage Rocker! Ottima nei salti e nei jib e con il suo camber inverso è perfetta per il freestyle.

E’ stata creata per soddisfare le esigenze dei rider che cercano una tavola All Round e che abbia un pop incredibile. Dotata di tecnologia G.I.F.T., che sostituisce i materiali plastici con strati di bamboo per un flex incredibile.

La tavola, che negli ultimi due anni ha fatto sfaceli in park come in street, ritorna con una grafica black total perfetta per le mission notturne in città.

Mentre altri brand stanno testando tutt’ora nuove e confuse opzioni di camber, noi abbiamo perfezionando il nostro Gullwing. Se ti piace il jibbing, l’urban riding e passare più tempo sui rail che sulla neve, la Sub Zero è l’ideale.

Ha tutte le caratteristiche di una Twin Tip pura con una lamina effettiva ridotta, un flex medio e con Carbon Wave per renderla reattiva. Il park ti sta chiamando e la Riot SQD è la perfetta tavola per freestyler emergenti!


BINDINGS BOOTS GOOGLES HELMETS

A CURA DI NICOLÒ BALZANI BY FIFTH SEASON

DA SX VERSO DX DALL’ALTO VERSO IL BASSO:

Northwave Legend, Bindings Union Flite, Helmets Smith Maze Googles Giro Station Pk, Helmets Giro G10, Boots K2 Darko, Bindings Drake Jade Googles Electric EG1s, Googles Dragon Dxs, Googles Smith I/O, Helmets Bern Muse, Boots Flow Rival Quickfit


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CLOTHING OUTERWEAR A CURA DI NICOLÒ BALZANI BY FIFTH SEASON

DA SX VERSO DX DALL’ALTO VERSO IL BASSO:

Sneakers Nike 6.0 Brazen, Jacket Roxi Kjersti Buaas, Jacket Special Blend Unit, Coal The Frena Bcm, Gloves Pow Tanto Jacket Nike 6.0 Kampai, Jacket & Pant Bastard Degree & Master, Jacket & Pant FourSquare Searle & Boswell, Jacket Quiksilver Mathieu 8k Gloves Level Jocker, Volcom Falling Down Jacket, Jacket Protest Winson, Sneakers Dc Rebound Hi


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In una sola immagine è racchiuso uno splendido viaggio nelle terre senza età del Colorado… una foto che rimarrà nella storia, libera dai classici schemi di tempo e spazio. Cinque ragazzi che continuano ad amare il mondo dello snowboard ancora adesso, nonostante i quindici lunghi anni che li dividono da quel viaggio. Quattro rider  ed un fotografo che hanno dedicato una vita a questo sport, con passione e dedizione tutt’oggi ardenti dentro di loro! Da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso: Werner Crazzolara, Pancho Dhurst, Cristian Murianni meglio conosciuto come Murio, Roby Moresi e Alberto Clement.


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