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MENSILE D’ATTUALITÀ E APPROFONDIMENTO

ANNO VII NUMERO 2 FEBBRAIO 2012

Un last minute o un giro del mondo non importa LA SODDISFAZIONE DEL CLIENTE VIENE PRIMA DI TUTTO.

ANZIANO FAI DA TE AHI, AHI, AHI...

Dal prossimo anno, in Lombardia, si cambia. Voucher ad ogni assistito che dovrà scegliere tra casa di riposo, badante o assistenza domiciliare.

Tabacci niente tagli ai servizi

Farmaci griffati o generici

Giovani ragazzine terribili

Editoria un Giornalino sempre nuovo

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marteDì

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SOMMARIO

LAVORO La strada giusta per una buona riforma È partita con il piede giusto la trattativa tra governo e parti sociali sulla riforma del mercato del lavoro. Il documento messo a punto dai sindacati ha scalfito le forzature e le resistenze ideologiche del Governo Monti. Non stiamo discutendo più proposte “precofenzionate” nelle aule universitarie o nei circoli accademici. C’è invece, la conferma da parte del governo di voler lavorare sulla conferma e sulla estensione a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali. E anche sulle tipologie contrattuali il Governo ha abbandonato lo schema rigido del “contratto unico”, puntando decisamente sull’ apprendistato per farlo diventare,con gli opportuni incentivi, il canale principale per dare occupazione ai giovani. Una cosa è certa: del delicato tema delle flessibilità in uscita (il famigerato articolo 18) si discuterà a conclusione del confronto, quando sarà chiaro il quadro di riferimento complessivo. Sappiamo già che il governo Monti interverrà sulla materia e che le forze politiche spingono su questo. Per questo la Cisl spera che anche il sindacato sia all’altezza per offrire proposte, suggerimenti per evitare che l’esecutivo vada avanti da solo, come ha fatto sulle pensioni. E siccome siamo interessati a fare la riforma del mercato del lavoro per il bene del Paese, noi non vogliamo che il tema dell’articolo 18 diventi lo strumento pretestuoso per una ennesima fase di conflittualità sociale. Ci interessa discutere di ammortizzatori sociali per le imprese piccole e piccolissime, organizzando un sistema assicurativo serio in modo da avere una copertura totale nei confronti dei lavoratori discriminati. La Cisl inoltre chiede al Governo di ‘’tagliare la testa’’ alle false partite Iva e all’utilizzo improprio di questo sistema da parte delle imprese per utilizzare lavoro subordinato sotto mentite spoglie. Le flessibilità devono costare sotto il profilo contributivo e salariale come il lavoro dipendente. Questa è la strada giusta per combattere il precariato e portare il nostro mercato del lavoro allo stesso livello dei paesi più avanzati. Raffaele Bonanni Segretario Generale Cisl

COMMENTI

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Comune e welfare, Expo e legalità, Territorio e lavoro

IMMIGRATI Meno soldi, meno rimesse all’estero. Ma non è solo colpa della crisi

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SANITÀ

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Farmaci: l’eterno dilemma tra griffati e generici

SOCIETÀ Liberalizzazioni alla prova: le ragioni dei tassisti e dei clienti

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MUSICA DIRETTORE PIERO PICCIOLI p.piccioli@jobedi.it REDAZIONE via Tadino, 17 - 20124 Milano 02/36597420 Fax 02/70046866 info@jobedi.it Christian D’Antonio, Innocente Somarè (grafica e impaginazione) Sveva Stallone, Benedetta Cosmi COLLABORATORI: Daniela Bianchi, Maurizio Bove, Massimo Casiraghi, Mauro Cereda, Remo Guerrini, Michela Loberto, Maria Quarato,Tommaso di Buono, Giovanni Provasi, Cinzia Frascheri EDITORE JOB NETWORK - PROPRIETARIO DELLA TESTATA Cisl Milano Via Tadino, 23 - 20124 Milano Responsabile trattamento dati, legge 196/03: Piero Piccioli Reg. Trib. di Milano n.293 del 26/04/2006 Iscrizione Roc n. 17405 del 09/08/2008 STAMPA: La Serigrafica Arti Grafiche - via Toscanelli, 26 - 20090 Buccinasco (Mi) 02.54708456 - www.laserigraficasrl.org

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COMMENTI

SOCIETÀ. CI VUOLE PIÙ WELFARE

T

utta la Milano possibile”, l’evento promosso dal Comune di Milano ha dato modo ai rappresentanti delle istituzioni, dell’associazionismo, della cooperazione, dell’impresa sociale, del volontariato, delle forze sindacali ed economiche di ragionare, di offrire spunti, riflessioni e consigli nel campo del sociale e del socio sanitario, facendo incontrare la domanda e l’offerta di welfare nella nostra città. Dalla fase di messa in campo di tutte le risorse, le energie, i bisogni, le istanze, si deve ora passare alla concretezza della programmazione e della attuazione. Inizia proprio in questi giorni il percorso che condurrà il Comune di Milano e le parti sociali e sindacali alla stesura del Piano di Zona per il triennio 2012 - 2014. È una sfida importante e certamente non facile. Compito e ruolo del sindacato in questa crisi senza fine è quello di affiancare alla contrattazione “classica”, di difesa dell’occupazione e del rinnovo dei contratti di lavoro, anche la contrattazione sociale, che ha come obiettivo quello di garantire la necessaria quantità, qualità, diffusione, sostenibilità ed equità dei servizi di welfare a tutela dei diritti fondamentali delle persone e delle aggregazioni sociali, prima fra tutte la famiglia. E la contrattazione sociale deve andare almeno in due direzioni: la prima è quella del confronto, della rivendicazione, del dialogo, della contrattazione e anche della mobilitazione, con le istituzioni territoriali competenti a tutti i livelli (Regione, Provincia, Comune, ASL, Aler….). La seconda direzione è quella della contrattazione sociale aziendale e territoriale con le imprese, i datori di lavoro e le loro rappresentanze, volta alla costruzione, in parallelo con la mano pubblica, di un sempre più indispensabile welfare, non sostitutivo ma integrativo di quello pubblico.

SICUREZZA. LEGALITÀ DENTRO E FUORI I CANTIERI

C

he le mafie siano stabilmente radicate al nord, ormai nessuno lo mette più in discussione. Che il motivo di questa presenza sempre più invasiva sia dovuto al fatto che qui c’è buona parte della ricchezza del Paese, è altrettanto indiscutibile. Che la crisi e i limiti del nostro sistema creditizio offrano spazi al ‘denaro facile’ della malavita organizzata, è un’altra verità assodata. Il problema è come contrastare, questa piovra silenziosa che allunga i suoi tentacoli nel mondo degli affari e interessa direttamente anche il mondo del lavoro. I lavoratori, e quindi i sindacati, sono direttamente coinvolti perché là dove ci sono scorrettezze nell’assegnazione e nella gestione degli appalti prevalgono le irregolarità nell’applicazione dei contratti di lavoro, non c’è sicurezza per chi lavora, c’è evasione fiscale e contributiva. Un fatto concreto, a cui noi conferiamo particolare importanza, è il Protocollo di legalità siglato appena qualche giorno fa in Prefettura di Milano tra istituzioni e parti sociali che fissa regole precise per la selezione delle aziende che parteciperanno ai lavori di Expo 2015. Non solo la White list (la patente di legalità che deve dare direttamente il prefetto) ma controlli serrati in corso d’opera per verificare il rispetto dei capitolati, dei sub appalti, del rispetto dei contratti di lavoro, delle norme di sicurezza. Come abbiamo sempre detto anche per gli altri aspetti (infrastrutture, viabilità ecc.) Expo rappresenta un’opportunità che va oltre l’estate del 2015. Questo vale anche per la trasparenza. È poi importante che la legalità non sia limitata ai cantieri: deve essere sostenuta tutto intorno, è necessario costruire una rete di protezione solidale capace di tenere a distanza le interferenze malavitose. Danilo Galvagni

LA FOTONOTIZIA

segretario generale Cisl Milano

LAVORO. Esselunga ha ammesso la colpa e ha patteggiato un risarcimento di 1,3 milioni a favore della famiglia di Claudio Birolini, l’operaio morto nel gennaio del 2009 durante un’operazione di scarico presso il supermercato di via Washington.

S

i fa un gran parlare, in questi ultimi tempi, di ammortizzatori sociali. Va detto subito che se non ci fossero stati, gli effetti della crisi sull’occupazione sarebbero stati semplicemente devastanti. Ma cassa integrazione e altri strumenti di sostegno non si devono limitare a tamponare le falle, a un necessario ma non sufficiente sostegno al reddito dei lavoratori licenziati, non devono rimanere fine a stessi. L’obiettivo è quello del ricollocamento lavorativo. Un processo lungo e complesso soprattutto quando l’azienda non c’è più e bisogna pensare e progettare una riqualificazione professionale destinata ad altre attività produttive rispetto a quella di appartenenza. Da questo punto di vista è importantissimo il collegamento con il territorio e la concertazione tra istituzioni, sindacati e imprenditori per individuare nuove opportunità di lavoro e in quella direzione dirigere la riqualificazione. Prendiamo una realtà come Milano dove le piccole e medie imprese rappresentano il 92% del totale ma che assorbono appena il 46% dei dipendenti: strumenti come il cosiddetto “contratto di prossimità” possono essere utili per individuare tutte le opportunità di occupazione che il territorio offre. Occorre intervenire su: 1) l ’accesso al lavoro che oggi è viziato dalle troppe soluzioni contrattuali (a termine, a progetto, somministrato, inserimento, finte partite Iva). Bisogna selezionare e semplificare le modalità. 2) la flessibilità controllata che va bene in ingresso ma, da subito, deve essere finalizzata alla stabilizzazione, dopo un certo periodo del posto. In questo senso va rivisto il rapporto tra istruzione e mercato del lavoro. 3) stage e tirocini vanno bene ma non devono essere un modo surrettizio, e irregolare, di coprire necssità di organico: la regolarizzazione deve essere l’obiettivo finale. Per questo lo strumento normativo più sicuro rimane l’apprendistato.

Maria Grazia Bove segreteria Cisl Milano www.jobnotizie.it

LA FLESSIBILITÁ VA BENE SE GARANTISCE IL POSTO

Renato Zambelli segretario Cisl Milano

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febbraio 2012


FLASH HANNO DETTO L’America ha avuto Wikileaks, noi Vatileaks per fermare il rinnovamento. Ma il Papa andrà avanti.

IL TURISMO REGGE NONOSTANTE IL DISASTRO CONCORDIA In Toscana in un anno sono arrivati più turisti che in tutto il Belgio. L’Italia, nonostante la crisi e il disastro Concordia, è ancora tra i primi (seconda solo alla Spagna) in Europa per pernottamenti di turisti stranieri: 165,2 milioni di notti prenotate soprattutto da inglesi, tedeschi e olandesi. Noi primeggiamo come attrattiva extra-Ue, nel senso che non ci batte nessuno per presenze di americani, giapponesi e brasiliani. Ma il disastro del Giglio quest’anno pesa: cancellato il 12% delle prenotazioni in crociera.

PADRE FEDERICO LOMBARDI portavoce del Vaticano

La casalinga è una lavoratrice non dipendente. Per questo il marito ha diritto al congedo per la cura del neonato. MARGHERITA BORTOLASO giudice del Lavoro

Da noi chi fallisce è un perdente, in America è uno che ci ha provato. Il web potrebbe salvare l’economia: se la politica trasmettesse le opportunità, i giovani si lancerebbero.

GIUSTIZIA ALTERNATIVA CELERE E CONVENIENTE Nel 2010, nei Tribunali civili italiani è stato raggiunto l’accordo in più del 74% dei contenziosi che hanno scelto la mediazione. È aumentato anche il numero delle parti chiamate in mediazione che decidono di partecipare agli incontri. Le forme di giustizia alternativa sono più veloci di quelle ordinarie: 228 giorni in media la durata di una procedura di arbitrato, circa 56 giorni per la mediazione amministrata, contro i 7 anni e tre mesi per l’iter di un processo civile.

A MILANO E TORINO PER TROVARE OCCUPAZIONE Il 6 marzo a Palazzo Giureconsulti arriva Job Matching, il primo evento gratuito dedicato alle professioni digitali, in tour per tutta Italia. Si assisterà a dibattiti e si potranno incontrare nuove figure professionali e nuove opportunità di lavoro nelle tecnologie. Io Lavoro invece (16 e 17 marzo al Palasport Olimpico Isozaki di Torino) è diretta a chi intende lavorare nella grande distribuzione organizzata, nel commercio e nell’agroalimentare, oltre ai settori turisticoalberghiero, ristorazione e benessere.

RICCARDO DONADON Imprenditore

Un terzo degli italiani si trova a rischio amianto. Ci sono 7 aree produttive basate su Eternit e 50 siti ancora da bonificare. STEFANO CIAFANI responsabile scientifico Legambiente

Alla crisi della politica corrisponde l’aumento della criminalità economica.

GLI STRANIERI NON INVESTONO PIÙ IN ITALIA La regione che attrae più investimenti stranieri (92%) è la Lombardia. Ma in Italia la media di capitali stranieri è di un misero 3,7 per cento. In Belgio la percentuale è al 15, in Francia al 14. Il perché è presto svelato: per la Banca mondiale siamo 128esimi su 183 per la semplicità dei pagamenti e 49esimi nei versamenti. Poi l’inaffidabilità delle misure amministrative. Peccato, perchè per ogni 10 miliardi investiti all’Italia fruttano 2,5 miliardi.

UN NUOVO PROGETTO PER I VIGILI DI QUARTIERE Ad aprile l’assessorato alla Sicurezza parte con il nuovo piano sui vigili di quartiere. Ci saranno 350 agenti municipali (su 3mila) con compiti di vigilanza nei mercati, controllo del traffico davanti alle scuole e interventi di emergenza. Dovranno anche ascoltare le richieste dei cittadini e sviluppare programmi sulla sicurezza stradale.Ognuna delle 9 zone di Milano avrà 38 agenti in coppia dalle 7,30 del mattino alle 19,30. Circoleranno sia in bici, sia in auto e avranno con sé pistola, manganello, palmare e ricetrasmittente. Saranno preparati con corsi che non prevedono la disciplina di ordine pubblico introdotta dall’ex sindaco Moratti.

FRANCESCO GRECO membro del pool di magistrati di Tangentopoli

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FLASH HANNO FATTO COSA CAMBIA CON LE NUOVE PRIVATIZZAZIONI Prime date certe per effetto delle privatizzazioni varate dal governo Monti. Dal 30 giugno partirà quella dei taxi, il prezzo per i clienti del gas sarà rivisto al basso per la clientela vulnerabile già dal mese prossimo. E il 6 marzo le banche saranno costrette a lanciare il conto corrente di base, quello con spese ridotte al minimo. Dal 30 giugno poi ci saranno, salvo sorprese, gli impianti di carburante che venderanno benzina di varie marche. Il Forum Italiano Movimenti Acqua è già in allarme: che non si torni a parlare di acqua privata.

LAVORI DI ACCUDIMENTO: DONNE E UOMINI PARI NON SONO Nei mestieri di “cura” degli altri, gli uomini hanno sempre latitato, ma i numeri odierni sono ancora meno incoraggianti. Sono, infatti, solo il 13% del totale (secondo uno studio Università di Milano-Bicocca), gli studenti maschi iscritti in tutta Italia ai corsi di laurea che formano educatori e insegnanti, un dato da sempre basso, che in anni recenti registra un’ulteriore discesa. Le donne conquistano ruoli maschili, gli uomini invece raggiungono parità solo nella cura del corpo.

ORA SUL LAVORO SI DISCRIMINANO I VECCHI Finora si parlava di discriminazione sessuale in ambito lavorativo. Lo studio recente della Bocconi di Milano rivela che per i responsabili del personale delle maggiori aziende, un candidato è “vecchio” già quando arriva alla soglia dei 45 anni. L’età è descritta dai lavoratori intervistati come la principale ragione di discriminazione (52%), seguita dal genere (44%) e dalla formazione scolastica (32%). A essere responsabile di questo nuovo atteggiamento è anche il tech-gap, ovvero la differenza tra colleghi giovani e meno giovani nell’approccio alle nuove tecnologie.

FAMIGLIA E REDDITO CREANO INCLUSIONE SOCIALE C’è un clima nuovo anche nel sociale e il Censis ha provato a rilevarlo. Gli italiani che si sentono a rischio “esclusione sociale” (paura di non farcela nei pagamenti e negli avanzamenti di carriera) sono circa 15 milioni, il 24% della popolazione, contro una media Ue al 23 per cento. Il blocco delle classi sociali in Italia resiste: il 40% dei figli dei borghesi resta borghese. Il 45% dei figli degli operai resta operaio. La famiglia influenza molto anche i professionisti: il 44% degli architetti ha un figlio che fa la stessa cosa del padre.

IL BOOM DEI CONTRATTI DI UN GIORNO La nuova frontiera della precarietà si chiama contratti di un giorno. In Italia secondo l’Inps nel 2011 ci sono stati 687mila contratti di un giorno, specialmente per supplenze nelle scuole e addetti ai pubblici servizi. Oltre il 76% delle nuove assunzioni sono stati accordi a termine o collaborazioni, mentre i “neet” (giovani che non studiano e non lavorano) sono 2,1 milioni. I contratti che i giovani sono costretti ad accettare sono i più disparati. C’è il voucherista, quello pagato da un’azienda con un buono che si compra dal tabaccaio, il falso co.co.co. (il progetto dura una vita), il socio di cooperativa che non prende gli utili, la partita Iva che lavora sempre per lo stesso committente.

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La Regione Lombardia ha stanziato 39 milioni per il 2012 da destinare alla dote scuola e 950 euro a famiglia (che non superi i 5mila euro annui di reddito) per aiutare gli studi secondari.

Il Ministero della Salute ha monitorato i pazienti italiani in stato vegetativo. Sono 3.500, 3 su 10 sono nutriti artificialmente. Il 64% è ricoverato in strutture di lungodegenza, il 10% è in casa e spesso senza aiuti statali.

Federculture, Fai e Anci hanno chiesto al governo di tutelare la cultura in Italia, un settore che occupa 1,4 milioni di persone. L’investimento pubblico è sceso a 1,5 mld e si teme un crollo del 20 per cento.

Le mamme milanesi fanno figli tardi (media 33 anni), ma si tengono in forma. Sono curate e salutiste, mangiano il giusto e si preoccupano tanto delle allergie. Il 34% sceglie il pavimento in ceramica per evitare la moquette e le polveri. Tempi magri anche per gli aeroporti non definiti strategici dal Ministero dei Trasporti. Per risparmiare, il ministro Corrado Passera sta pensando di chiudere il traffico extra-Italia di scali come Brescia, Parma e Forlì.

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BRUNO TABACCI

L’INTERVISTA Bilancio 2012: all’appello mancano 550 milioni. Ecco dove saranno trovati. Garanzie per il welfare.

SOLDI NON CE NE SONO, MA I SERVIZI NON SI TOCCANO di PIERO PICCIOLI p.piccioli@jobedi.it

«Ci vorrà qualche anno prima che i conti del Comune di Milano tornino in equilibrio». Bruno Tabacci, assessore al Bilancio di Palazzo Marino sta preparando la ‘Finanziaria’ del Comune che deve essere approvata entro il 31 marzo prossimo e non ha dubbi (a dire il vero non li ha mai avuti) sulle cause che sono alla base del dissesto finanziario «Da anni, almeno dal 2006, si è andati avanti a coprire le spese correnti con entrate straordinarie. Così sì è accumulato un deficit notevole, uno dei più importanti d’Italia, che pesa come un macigno su chi, ora, deve governare». L’indice puntato sulle scelte delle giunte precedenti (Moratti) inquadra ‘storicamente’ il problema, ma non lo risolve. Il fatto è che ancora quest’anno, dopo i sacrifici chiesti ai milanesi all’insediamento della Giunta Pisapia, c’è da far fronte ai conti in rosso, e che rosso! Un sbilancio, per dirla in termini tecnici, un “buco”, per usare un linguaggio più comune di circa 550 milioni di euro. «Una premessa. - precisa Tabacci Nonostante le difficoltà di bilancio i servizi sociali non ne risentiranno, né per la quantità e nemmeno per la qualità dell’erogazione». Se i servizi non si toccano come si possono recuperare i soldi che mancano?

«Prima di tutto proseguendo nella razionalizzazione della spesa, togliendo progressivamente tutte le inefficienze di funzionamento di una macchina complessa qual è l’amministrazione comunale milanese. Poi proveremo di nuovo a vendere la nostra quota della Milano Serravalle. Sicuramente arriverà qualcosa dagli oneri di urbanizzazione conseguenti all’entrata in vigore del Piano generale del territorio, così come dalla lotta all’evasione fiscale (Ici e tassa sui rifiuti) grazie all’accordo che abbiamo fatto con l’Agenzia delle entrate. Se necessario, venderemo qualche altro immobile». Quindi sul fronte tariffario e delle tasse non ci saranno ulteriori sorprese, i milanesi possono stare tranquilli? «Il biglietto dell’Atm è già stato ritoccato e non ci sono altri interventi da fare. Per l’Irpef si può pensare a una rimodulazione, ma solo per i redditi più alti. Per quanto riguarda l’Imu, di fatto, va a compensare i tagli del Governo centrale». Un altro capitolo al centro dell’attenzione è quello delle ex municipalizzate. Due i punti all’ ordine del giorno: le nuove direttive del governo Monti che prevedono una maggiore presenza dei privati e un diverso ruolo degli Enti locali; il lancio della multiutility energetica. «Per quanto riguarda le nuove disposizioni

A destra l’assessore al Bilancio del Comune di Milano Bruno Tabacci. Sopra l’ingresso di Palazzo Marino sede dell’amministrazione comunale.

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di legge saranno rispettate fino in fondo - risponde Tabacci -. Stiamo studiando la situazione e se, in alcune situazioni, la nostra partecipazione diretta deve essere rivista non ci sono problemi. Siamo d’accordo sul fatto che, nell’erogazione dei servizi, gli Enti Locali debbano avere sempre più il ruolo di regolamentatore. Per la multiutility energetica, l’obiettivo è quello di creare una società in grado, progressivamente, di competere a livello internazionale. Con una dirigenza professionale forte, capace di fare scelte e gestire scelte strategiche importanti. Per il momento si parte con A2A (Milano e Brescia) e Irem (Torino e Genova), in seguito potrebbero entrare a far parte del progetto anche altre realtà. Si tratta di gestire un processo industriale, energia e rifiuti, partendo da quello che è già stato fatto. Le critiche sulle dimensioni esigue rispetto ai competitor internazionali? Non si può fare una semplice sommatoria dei fatturati esistenti: per crescere ci vuole un progetto nuovo e noi ce l’abbiamo e, soprattutto, bisogna partire. Il resto lo vedremo strada facendo».

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ASSISTENZA ANZIANI

STORIA DI COPERTINA

E IL VECCHIETTO DOVE LO METTO...

Dal 2013 si cambia. Non sarà più la singola Asl a decidere. La Regione darà un vaucher a ogni anziano avente dritto che poi dovrà decidere tra: casa di riposo, badante, assistenza domiciliare.

di CHRISTIAN D’ANTONIO c.dantonio@jobedi.it i dice sempre che gli anziani S starebbero meglio a casa loro, accuditi dai famigliari. Ma, per tanti motivi, non

sempre è possibile. La Regione Lombardia dal 2013, secondo un disegno di revisione del welfare, lancerà le “voucherizzazioni” dell’assistenza. In pratica verrà dato un contributo ad ogni avente diritto e ognuno deciderà cosa fare. Già oggi è possibile, con buono regionale, impiegare i soldi del contributo nel pagamento delle rette delle case di riposo (Rsa). Ma dall’anno prossimo ogni anziano sarà chiamato a fare una scelta netta: residenza o casa, seguiti da una badante o da assistenti domiciliari. «Il welfare lombardo è stato inteso per tutti come un aiuto “a pioggia” che ha prodotto delle disuguaglianze» dice Luigia Cassani di Agespi, l’associazione che riunisce le società di assistenza e le case di riposo. Finora a decidere a chi destinare il voucher erano le Asl; con la conseguenza che un milanese e un lodigiano, con le stesse patologie, possono essere sottoposti a trattamenti diversi perchè, appunto, appartenenti ad Asl diverse. «La riforma unificherà i servizi delle Asl e non ci saranno più disparità -dice Cassaniper il contributo ci saranno requisiti unici». Ma la Regione vuole anche rivedere il metodo con cui si assegnano i fondi: nelle intenzioni si dovrebbe tener conto della situazione socio-sanitaria, il contesto in

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cui vive il paziente. Nei piani, l’assistenza domiciliare come sostituto della degenza in residenza sarà possibile solo se non si è soli a casa. OPERATORI IN ALLARME Ma altri rappresentanti delle case di riposo, l’Uneba, sono in allarme: il cittadino diventa il finanziatore del sistema e le residenze potrebbero essere costrette a ridurre numero e qualità dei servizi per competere tra loro. Definire con esattezza

65mila 75,3% 901 min

posti letto nelle case di riposo lombarde di anziani lombardi in residenza scelgono il no profit

3 2 mld

di lavoro settimanale di un operatore per ogni ospite

classi di patologie per entrare nei parametri contributivi regionali

il business annuo Rsa in Lombardia

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gli effetti bisogni della popolazione anziana non è facile. «Non ci sono liste di attesa chilometriche -assicura Luigino Pezzuolo, segretario generale di Fisascat Cisl che ha a che fare quotidianamente con gli operatori assistenziali - perché le rette sono alte e non tutti si possono permettere un ingresso in residenza». In Lombardia la retta giornaliera (si va dai 60 ai 200 euro) è coperta per un terzo dal contributo regionale, elargito in base alla patologia e non al reddito. Eppure le statistiche dicono che ci sono attualmente 2.400 persone che aspettano di entrare in una delle 600 Rsa lombarde (di cui 67 a Milano). I posti attualmente sono oltre 65mila, di cui 9mila a Milano. LE QUOTE Tino Fumagalli, segretario generale aggiunto Pensionati Cisl Lombardia, dice: «Al paziente viene detto: la Regione ti paga la parte sanitaria, tutto quello che attiene al comparto “hotel” lo devi pagare tu. Quindi ci aspettiamo che le residenze specifichino i servizi che sono erogati sotto quella voce. Ad esempio, il lavaggio o il barbiere sono servizi voluttuari o essenziali?». Altra questione è quella del tempo di assistenza per paziente. La riduzione di personale non consente una copertura garantita minima (901 minuti per paziente a settimana), secondo il sindacalista. «Per soddisfare tutti si

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STORIA DI COPERTINA dovrebbero aprire 10 residenze all’anno ma non si può. L’alternativa non può essere dire al cittadino: ecco i soldi fai quello che vuoi. Anche perché i dati ci dicono che nelle residenze lombarde arrivano persone con sempre più patologie. Gli anziani vanno al ricovero quando davvero non si possono più tenere in casa. E come si fa a scegliere l’assistenza domestica così com’è oggi?». LE BADANTI IN PISTA La Lombardia pur essendo terza nella classifica delle strutture residenziali per anziani (in regione ci sono il 21% di over 65 e il 10% di over 75) potrebbe riscoprirsi regione-manna per le badanti. Perché se ci dovesse essere, e qui le previsioni sono discordi, un ritorno alla domanda di assistenza domiciliare, potrebbe svilupparsi una caccia alla badante. «Che però ai prezzi attuali non risulterebbe conveniente -spiega Fumagalli- perché a tempo costa sui 400 euro, se regolarizzata, con ferie e giorno e mezzo di riposo, arriva a 1.400 euro al mese». E con le ultime restrizioni sulla legge immigrazione ci ricorda Pezzuolo «non sono pochi quelli che hanno scelto quel mestiere in extremis per rimanere qui in Italia. E c’è da stare attenti alla loro effettiva preparazione». CI VUOLE CAUTELA Capitolo badanti, quindi, da maneggiare con cura. Un’altra soluzione per impiegare il nuovo voucher potrebbe essere il centro diurno. Costerebbe di meno, gli anziani vi accedono con i pulmini. Lì li curano per l’intero giorno, anche con lo svago, poi li riportano a casa. «Il centro diurno funzionerebbe se fatto bene -dice Emilio Didonè dei pensionati Cisl Milano- mentre nelle case per anziani spesso ci sono 3 assistenti per 20 ammalati. E non tutti hanno bisogno di restarci giorno e notte. Nelle residenze «che sono realtà diverse a seconda che si tratti di pubbliche, e a Milano sono rimaste in poche, private accreditate e private complete, ci vuole controllo. Se si rivedono i criteri di accreditamento ci aspettiamo che siano rivisti anche gli standard dei servizi. Gli anziani però ora temono che si sviluppi caos nelle valutazioni individuali. La Regione ha annunciato che vuole aggiornarle. Ci chiediamo come, chi deciderà e cosa si farà per considerare caso per caso». Didonè è preoccupato soprattutto «per la visione complessiva del problema anziani, che in futuro farà emergere tutti i problemi legati alla cronicità delle malattie per cui si sceglie solitamente la lunga degenza nelle residenze. A prescindere dai modelli residenziali che ci sono, si dovrebbe essere certi della destinazione che si prepara a queste persone con questa riforma. Sono tutti soggetti le cui malattie non vanno a scomparire ma che si acuiscono. E una rivoluzione nell’assegnazione dei contributi deve tener conto di questa specificità».

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A Milano città ci sono 9mila accreditati per avere il sussidio regionale per non autosufficienza. Nel capoluogo ci sono attualmente 67 residenze.

RIFORMATE PURE MA NON LASCIATELI SOLI La malattia, la decadenza fisica e mentale, si accompagnano spesso alla solitudine dei singoli e delle famiglie. La riduzione delle risorse pubbliche destinate alle politiche sociali, rende ancora più problematico far fronte alle necessità reali caricando la famiglia di oneri a volte insostenibili. Per questo, quando cambia il welfare locale, il sindacato è in prima linea, per assicurare riforme sempre più ampie e partecipate. Cominciando dai tavoli in Regione a quelli nei comuni nei piani di zona nei distretti, il sindacato dei pensionati diventa portavoce dei problemi delle famiglie, spesso oggetto di grandi dibattiti, e poca attenzione. Secondo le statistiche, le donne vivono più a lungo degli uomini pur avendo il maggiore carico di lavoro. L’innalzamento dell’età pensionabile delle donne inciderà pesantemente su tutto il sistema servizi di cui la famiglia è l’asse portante. Pur consapevoli che i sacrifici andavano fatti, non possiamo accettare che queste decisioni siano inappellabili nel tempo, rischiando di creare una generazione di infelici. Con l’età aumentano i bisogni

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di salute e di assistenza ma il potere d’acquisto si erode con l’inflazione. Il nostro sistema di stato sociale dalla sanità all’assistenza è in capo alle regioni, che decidono come erogare e sostenere i servizi per la salute. Ci sono tavoli di trattative ad ogni livello, si producono studi, ricerche, si scrivono trattati. Sulla carta è tutto bene. Il problema sorge all’atto pratico. Quando una famiglia si trova di punto in bianco a dover affrontare l’emergenza, cosa posso fare, a chi rivolgermi, dove posso trovare l’aiuto giusto, una badante formata per questo lavoro, una Rsa a costi sostenibili? Se parliamo poi di malati di Alzheimer, il problema è ancora più difficile da affrontare. Dobbiamo fare in modo che la famiglia non venga lasciata sola alle prese con liste d’attesa e dolore per la malattia, che la rete dei servizi, del volontariato, del sindacato diventino uno strumento ben coordinato che partendo dai medici di famiglia, mettano in funzione tutti i meccanismi di supporto alle famiglie, sempre citate e spesso dimenticate. Anna Tombini Segreteria Fnp Cisl Milano

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STORIA DI COPERTINA

LA REGIONE

LA TESTIMONIANZA

UNA RIFORMA SOLO SE PAGHI NECESSARIA TI TRATTANO BENE Il welfare regionale è «da riformare non solo per un problema economico ma soprattutto per dare risposte ai bisogni dei cittadini», sostiene Roberto Albonetti a capo del Dipartimento Famiglia della Regione. Sarà, ma intanto il Pirellone ha approvato una nuova legge “fattore famiglia” che in sordina, anticipa la più grande riforma dell’anno prossimo. In 15 comuni “pilota” dal mese prossimo l’erogato regionale per gli ospiti delle Rsa sarà in funzione dei redditi. Chi ha più risorse riceverà di meno. Si inizia quindi a risparmiare sugli 851 milioni che la Lombardia spende ogni anno per la quota sanitaria nelle case di riposo. «Sistemi troppo chiusi possono portare a duplicazioni di intervento e a mancanze, creando disomogeneità squilibri» dice Roberto Albonetti, a capo e del dipartimento Famiglia. Albonetti «e vogliamo sperimentare una riforma del sistema di welfare, spostando l’attenzione dall’offerta di servizi alla domanda. Abbiamo iniziato con l’assistenza domiciliare integrata. Vorremmo partire già da quest’anno, sempre col metodo della sperimentazione con una valutazione più accurata dei bisogni delle persone e la possibilità, quindi, di meglio orientarle e accompagnarle nell’accesso al sistema dei servizi». E che revisione si appresta a fare la Regione? I requisiti gestionali di accreditamento saranno rivisti sulla base della valutazione multidimensionale della persona fragile, che determinerà anche le modalità di accesso dei cittadini ai servizi. Vogliamo qualificazione dei soggetti che operano nella rete sociosanitaria e tutelare i cittadini». Quindi le maglie si stringono inevitabilmente sugli ingressi nelle residenze? «Lo sforzo fatto sulla residenzialità in questi anni è stato notevole. Ci sarà una maggior appropriatezza dei ricoveri e delle cure. Questo significa aumentare le forme di residenzialità leggera e incrementare l’impegno sulla domicialiarità, come abbiamo fatto nel 2011 con lo stanziamento aggiuntivo di 40 milioni di euro, per permettere anche ai casi complessi di trovare assistenza adeguata rimanendo nel proprio ambiente di vita». Sulla questione badanti, la Regione si chiama fuori: «Lì si intrecciano anche le competenze dei Comuni, perché non sono spese che possono essere caricate sul Fondo Sanitario. Ma certamente penseremo ai non-autosufficienti».

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Se paghi a Milano sei trattato bene. Questo il commento, amaro ma soddisfatto, della signora Pia, una delle tante “curatrici” di anziani in Italia. Sua zia ha 91 anni ed è da tempo in una struttura della città «dove viene trattata bene, e vorrei vedere con quello che paghiamo». La Regione interviene con il contributo base, visto che l’anziana non ha patologie rilevanti. «L’unico appunto che mi sento di fare è quello sul numero di addetti all’assistenza. Con i necessari risparmi la notte le corsie sono troppo vuote». Anche la natura stessa dell’accudimento agli anziani non aiuta: sono persone che hanno bisogno di cura o solamente di sentirsi in compagnia. «Spesso anche di notte» dice Pia che se lo fa raccontare dai parenti delle altre ricoverate che restano quando lei non c’è «non si può porre limite alle loro richieste. Chiamano anche solo per compagnia. E a quel punto io non so come si può far fronte a richieste o amnesie. Credo che i tranquillanti nei casi più acuti siano inevitabili». A sua zia non è capitato, giura, ma la prassi, anche dal passaparola dei parenti, sembra essere quella: «Se stai più di un’ora in corsia vai fuori di testa. E non è detto che qualche goccia non aiuti. Spesso capitano delle incomprensioni: arrivano i parenti e i vecchietti giurano di aver saltato il pasto quando poi hanno finito di mangiare qualche minuto prima. Tanta solidarietà a chi si dà da fare in questo settore, ma è innegabile che si sta meglio dove c’è più controllo». Pia non segnala altri disguidi. Poi si professa fiduciosa: «In una situazione come questa, puoi andare a controllare fino a un certo punto. Poi subentra la fiducia. Ti devi fidare di chi ha in carico il tuo parente».

LE RSA

PIÙ CHE CASE SIAMO OSPEDALI Se la Regione pensa a un futuro di assistenza a casa, le Rsa più intraprendenti si stanno già avviando su questa strada. Come la onlus Castellini di Melegnano, una residenza socio-sanitaria che fattura 16 milioni l’anno, una delle realtà più grosse in Lombardia. «Ci stiamo ancora leccando le ferite dell’anno scorso - commenta il direttore generale Roberto Delzotto - perché noi anticipiamo i servizi, la Regione tarda a pagare. Ma con la revisione dell’accreditamento se la Regione spingerà sull’assistenza domiciliare ci potenzieremo in questo settore. La verità di Delzotto è un’altra, però: «Per come siamo strutturati oggi, con 400 posti letto, 350 medici e assistenti e un hospice di 15 letti con un reparto Alzheimer e un nucleo per gli stati vegetativi, è riduttivo parlare di casa di riposo. Siamo a tutti gli effetti un ospedale geriatrico di lunga degenza. Molti dei nostri concorrenti non hanno servizi di portata così omnicomprensiva. Per questo non ci spaventa il paventato livellamento verso il basso dell’offerta. Dopo 6 anni abbiamo aumentato la retta di 1,5 euro, mi sembra ragionevole». Questo che sembra un esempio virtuoso costa intorno ai 60 euro al giorno, in più c’è l’intervento regionale che viene erogato in base alla patologia. Ma il fatto che si tratti di una onlus non è da poco: «Certo, in una realtà operata da privati non si potrebbero fare discorsi come si fanno qui. Questo è quello che preoccupa per la riforma delle direttive regionali. Ma non voglio ragionare su cose che non sappiamo ancora. Spero non si perda il senso dell’assistenza, che peraltro a noi frutta un livello di soddisfazione dei degenti molto ampio. Siamo un luogo no profit però non dobbiamo andare in perdita proprio per mantenere questo status e riuscire ad assorbire anche chi è in lista d’attesa. Attualmente ci sono circa 200 persone che aspettano di entrare».

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CONSUMI

ABBIGLIAMENTO

Un vedemecum per l’acquisto e l’utilizzo corretto degli indumenti...

L’ABITO NON FA LA SICUREZZA di MICHELA LOBERTO adiconsum_milano@cisl.it il progetto “Véstiti trasparente”, con l’obiettivo di orientare i cittadini a un approccio informato e consapevole al settore tessile. Per cercare di migliorare la conoscenza dei cittadini e promuoverne comportamenti attivi è stata pubblicata una guida on line per i consumatori (la trovi gratis su www.adiconsum.it, sezione Lombardia) e proposto il seguente decalogo che vuole orientare le scelte nell’acquisto di capi d’abbigliamento:

È complicato per il cittadino districarsi nel settore tessile dove scarse sono le normative e in cui è rilevante per il consumatore il grado di esposizione a rischi per la salute, derivanti dall’assenza di etichette che consentano la tracciabilità del prodotto, dalla limitata conoscenza

della normativa sull’etichettatura e sulle regole di importazione da Paesi extra UE, nonché dalla ridotta attenzione alla tutela ambientale. Proprio per questo Adiconsum e altre tre Associazioni di Consumatori con la Camera di Commercio di Milano hanno promosso

1.Leggere sempre l’etichetta: essere a conoscenza dei materiali di cui è composto il capo che si acquista è un fattore determinante per scelte consapevoli, nel rispetto della salute e dei propri diritti. 2.In caso di dubbi sulle indicazioni di composizione riportate in etichetta, è bene rivolgersi agli Enti di controllo (Ministero dello Sviluppo Economico, Camere di Commercio, Polizia Municipale e Guardia di Finanza).

&DOMANDE RISPOSTE

PREVIDENZA

SICUREZZA

risponde REMO GUERRINI PATRONATO INAS 0229525021 - milano@ inas.it

risponde CINZIA FRASCHERI SALUTE E SICUREZZA cinzia.frascheri@cisl.it

Sono una lavoratrice dipendente nata il 27/01/1952 e avrei compiuto l’età pensionabile per la vecchiaia (60 anni) nel 2012. Ho circa 29 anni di contributi. Quando potrò andare in pensione con la nuova riforma Monti? Monica R. Milano

Con l’inizio dell’anno, al fine di poter far fronte alle commesse ricevute, ho assunto a tempo indeterminato 4 operai del Bangladesh. La mia azienda di panificazione ora ha 9 dipendenti. Per la formazione, alla luce delle nuove disposizioni, a quali obblighi devo sottostare nei riguardi dei nuovi assunti? Paolo N.

LE ECCEZIONI DELLA RIFORMA MONTI

FORMAZIONE DA 8 ORE PER I DIPENDENTI

La L. 214/2011 prevede una norma eccezionale all’art. 24 comma 15bis. Per i soli lavoratori dipendenti del settore privato è prevista in via eccezionale, la possibilità di accedere alla pensione anticipata o alla pensione di vecchiaia (se donna) al compimento di almeno 64 anni di età, a condizione che: le sole lavoratrici (qualora risulti più favorevole rispetto ai nuovi requisiti richiesti dal 2012 in poi) che maturino 20 anni di contributi e compiano 60 anni di età entro il 31 dicembre 2012. I lavoratori, in possesso di almeno 35 anni di contributi entro il 31.12.2012, si sarebbero trovati nelle condizioni di maturare, sempre entro l’anno 2012, i vecchi con le “quote”: fino al 31.12.12, 60 anni di età e quota 96. Alla luce di quanto esposto le chiediamo quindi di rivolgersi al Patronato INAS per una verifica attenta della sua posizione assicurativa anche alla luce di eventuali deroghe alla nuova disciplina che potrebbe esercitare. Possiamo calcolare l’importo previsionale della sua pensione ed inviare la richiesta per via telematica all’Istituto Previdenziale (quando si avvicinerà alla decorrenza). Il servizio offerto dal nostro Patronato è gratuito.

Secondo l’Accordo Stato-Regioni in tema di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, gli obblighi formativi nei riguardi delle figure aziendali della prevenzione (lavoratori, preposti e dirigenti) arrivano, ufficialmente, a sistema dopo un attesa di circa quattro anni, dall’annuncio previsto dal d.lgs. n.81 del 2008 s.m..Tra le tante disposizioni, importanti precisazioni sono previste nei riguardi proprio della formazione non solo dei lavoratori, ma nello specifico, dei lavoratori stranieri. A fronte dell’obbligo, a carico del datore di lavoro, di prevedere per i propri lavoratori un percorso formativo della durata di 8 ore complessive (suddivise in due moduli di quattro ore ciascuno, rispettivamente di formazione generale e specifica), tenuto conto della tipologia aziendale che rientra tra quelle inserite nei codici Ateco ricompresi nell’ambito delle attività lavorative a rischio basso, la formazione per i lavoratori straniere deve rispettare specifici criteri. Si prevede, difatti, che i corsi di formazione devono essere realizzati soltanto «previa verifica della comprensione e conoscenza della lingua veicolare». In tal senso con le nuove regole si confermano per i lavoratori stranieri due elementi di grande valore e di ampia coerenza.

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3.Anche l’etichetta di manutenzione fornisce indicazioni utili sul capo: raccomandazioni sul lavaggio contrastanti o indicazioni di dimensioni troppo piccole evidenziano scarsa attenzione al consumatore, mentre l’obbligo di lavaggio a secco deve far riflettere sull’effettivo costo “totale” del capo che, dopo l’uso, deve essere necessariamente portato in tintoria! 4.Imparare a riconoscere i marchi di certificazione: sono volontari e servono per evidenziare se un prodotto presenti una serie di caratteristiche o elementi distintivi. 5.I dermatologi denunciano che le dermatiti allergiche da contatto con prodotti tessili sono in aumento. Nel caso di disturbi come insofferenza, prurito, rossori o orticaria, è bene rivolgersi al

proprio medico e segnalare il caso ai NAS dei carabinieri e alla nostra associazione. 6.I bambini sono i più esposti ai fenomeni di reazioni cutanee determinate dal contatto con indumenti: se possibile scegliere, soprattutto per l’intimo, tessuti morbidi e traspiranti. Inoltre, va ricordato che i colori scuri o molto carichi e applicazioni plastificate, rilasciano più facilmente residui sensibilizzanti. 7.Lavare sempre i nuovi indumenti prima di indossarli e lasciare gli indumenti lavati a secco esposti all’aria prima di riporli: consentirà di allontanare eventuali residui chimici che restano sugli abiti. 8.I detersivi possono contenere tracce di nichel, cromo e cobalto, responsabili di irritazioni e problemi respiratori: non eccedere nel loro uso e assicurarsi con la lavatrice un risciacquo adeguato. 9.Rispettare l’ambiente: ogni anno in Italia vengono gettati in modo indifferenziato 3,5-5 kg di abiti procapite. Messi negli appositi contenitori della raccolta differenziata sarebbero in gran parte destinati al riutilizzo e al riciclo e solo in minima parte allo smaltimento. 10.Sobrietà nei consumi: acquistare capi consapevolmente e in quantità adeguata alle proprie esigenze (magari orientandosi verso meno capi, ma di qualità) può contribuire a salvaguardare la salute, l’ambiente, le aziende più serie e…naturalmente il bilancio familiare!

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risponde MARIA QUARATO UFFICIO TECNICO LEGALE 0220525320 vertenze.milano@cisl.it

Ho avuto una serie di contratti di lavoro in somministrazione con un’agenzia per il lavoro milanese che mi ha distaccato presso una grande azienda del settore assicurativo. Quando non hanno più avuto bisogno di me semplicemente non mi hanno più rinnovato il contratto. Che cosa posso fare ora? Silvia R. Milano

GLI INDENNIZZI PER I SOMMINISTRATI Il suo caso è interessante perché rappresenta un esempio significativo di quanto accade oggigiorno, visto che una delle tipiche porte di ingresso sul lavoro per i giovani ma anche per quei lavoratori con più esperienza è diventato il contratto di somministrazione, cioè quel contratto con cui un’agenzia per il lavoro assume un lavoratore per svolgere un lavoro presso un’azienda utilizzatrice. Venendo quindi alla sua domanda innanzitutto lei ha il diritto di avere chiarezza e quindi può rivolgersi a un sindacato per far controllare i vari contratti che le hanno fatto per verificare il rispetto puntuale delle norme di legge e di contratto che esistono e che vanno applicate. Se in effetti ci si trovasse di fronte a delle violazioni significative, lei potrebbe agire anche in tribunale per far valere le sue ragioni e per ottenere un giusto risarcimento. Sono utili a chiarire le idee alcune sentenze recenti del Tribunale di Milano che ha stabilito che nel caso di vertenze di lavoro attivate dai somministrati, il lavoratore di cui siano riconosciute le ragioni ha diritto al ripristino del rapporto di lavoro direttamente in capo alla società utilizzatrice e inoltre ha diritto a ottenere un risarcimento pari alle retribuzioni dal momento della scadenza del contratto fino alla riattivazione del rapporto di lavoro, dedotte eventuali altre somme che il lavoratore ha guadagnato nel frattempo da altri rapporti di lavoro. I giudici milanesi hanno espressamente stabilito che non si applicano al caso dei lavoratori somministrati le limitazioni al risarcimento del danno da loro patito introdotte a fine del 2010. Il risarcimento che lei potrebbe recuperare potrebbe quindi essere piuttosto consistente. www.jobnotizie.it

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IL BORSINO DEL LAVORO

MESTIERI

Dalla ricerca di un posto alla firma del contratto passano 30 giorni. L’80% trova lavoro a un anno dalla laurea.

INGEGNERIA PAGA SEMPRE a cura di BENEDETTA COSMI in collaborazione con GIGROUP Nei gruppi di laurea che offrono maggiori sbocchi occupazionali, Ingegneria si conferma una laurea forte: dalla ricerca di un impiego alla firma di un contratto passano in media trenta giorni. A un anno dal conseguimento del titolo lavorano 80 laureati su cento. Con la condizione occupazionale dei laureati italiani: gli occupati, dopo un anno, sono il 55 per cento. L’indagine sulla condizione occupazionale a un anno dalla laurea ha coinvolto 2.072 laureati in ingegneria della sessione estiva del 2002. A tre anni dalla laurea lavora il 92% dei laureati, a cinque anni il 95,5 per cento. La quota che non lavora e non cerca a un anno dalla laurea è pari a 9,3%; quella che cerca lavoro è l’11,1 per cento. Risultano occupati appena dopo un mese dall’inizio della ricerca, 3-4 mesi dopo la discussione della tesi. La laurea è ritenuta “abbastanza efficace” per il 95% dei laureati in ingegneria (contro uguale giudizio dato dall’84% dei neodottori italiani). A cinque anni dalla laurea il giudizio è confermato: la laurea è ritenuta “abbastanza efficace”, rispetto alla professione svolta, dal 97% dei laureati in Ingegneria. Le donne confermano una tendenza generale: le neolaureate che lavorano in ingegneria sono il 73% contro l’81% degli uomini occupati. A cinque anni dalla laurea la situazione migliora e la differenza di genere pesa di meno:

lavora il 93% delle donne, contro il 96% degli uomini. Il lavoro svolto dai laureati in Ingegneria è coerente con il titolo di studi conseguito. I neolaureati in Ingegneria lavorano soprattutto nell’industria (63%), in particolare nei settori edilizia, costruzione, programmazione e installazione impianti (26%) e nel settore metalmeccanico e meccanica di precisione (22%). Il 36% dei neolaureati risulta occupato nei servizi. Gli stipendi medi per i laureati in Ingegneria sono alti, rispetto alla media nazionale, sin dall’inizio: 1.131 euro mensili netti a un anno dall’acquisizione del titolo, 1.415 euro dopo tre anni. A

cinque anni dalla laurea, gli ingegneri guadagnano 1.540 euro netti al mese contro una media nazionale di 1.307 euro. L’ingegnere gestionale è specializzato nella progettazione, organizzazione e gestione di imprese o di settori di imprese e organizzazioni. Si differenzia dagli altri laureati in Ingegneria perché ha una conoscenza approfondita delle tecniche decisionali e delle strategie d’impresa; si differenzia dai laureati in discipline economiche perché ha una conoscenza approfondita dell’approccio modellisticoquantitativo ai problemi decisionali. L’attività può essere svolta come dipendente d’imprese e organizzazioni pubbliche e private medio-grandi o di società di consulenza aziendale. Le attività possono comprendere analisi dei costi e delle prestazioni di singoli dipendenti, squadre di lavoro o reparti; controllo di qualità e sicurezza dei processi aziendali; gestione di progetti innovativi; progettazione e controllo della ristrutturazione di settori o reparti dell’impresa; analisi della convenienza di diverse possibilità di investimento o finanziamento dell’impresa; analisi dei mercati di approvvigionamento e di sbocco dell’impresa e progettazione, pianificazione e gestione di singoli processi nelle organizzazioni.

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Opera nell’ambito della modellazione e della progettazione esecutiva di componenti, macchine e impianti di produzione relativi ad articoli o prodotti commerciali di media complessità nell’ambito delle industrie meccaniche, elettromeccaniche, metalmeccaniche, manifatturiere in genere.

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ADDETTO AL SETTORE RICERCA E SVILUPPO Esegue la sperimentazione su componenti o sistemi, utilizza gli strumenti di misura convenzionali, impiega metodi di simulazione meccanica, definisce i protocolli e segue le operazioni di collaudo.

ADDETTO AL SETTORE DELLE MACCHINE A FLUIDO E DEI SISTEMI DI PROPULSIONE E CONVERSIONE DI ENERGIA Opera allo scopo di garantire la funzionalità, il collaudo e la valutazione dell’impatto ambientale di motori a combustione interna, sistemi di propulsione e sistemi di conversione dell’energia.


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DA

E 390 E 47 E 65 E 1500

SCHELETRATI SCHELETRATO BASE (CRO.CO.MO.) PER OGNI ELEMENTO AGGIUNTIVO GANCIO PER SCHELETRATO SCHELETRATI FRESATI (SECONDO TIPOLOGIA) RIPARAZIONE PROTESI MOBILE RIPARAZIONE SEMPLICE RIPARAZIONE COMPLICATA RETINA DI RINFORZO IN METALLO

E E E

40 50 60

ORTODONZIA TRATTAMENTO ANNUO TUTTO COMPRESO* E 970 APPARECCHIO MOBILE* E 1800 APPARECCHIO FISSO* E 1950 APPARECCHIO FISSO ESTETICO* E 350 POSIZIONATORE E 35 VISITA ORTODONTICA POST-TRATTAMENTO E 450 BYTE PLANE

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CRISI

IMMIGRATI In crisi anche le rimesse di denaro verso i Paesi d’origine. Ma non dipende solo dal momento difficile, molte famiglie si sono ricongiunte.

NO MONEY, NO TRANSFER di SVEVA STALLONE svevas_2003@yahoo.it

RIMESSE, I NUMERI · 6,3 mld di euro nel 2010 · 1.508 € media per immigrato · - 13% rispetto al 2009 · il 12% arriva da Milano MAURIZIO BOVE Dipartimento immigrati Cisl-Milano

NON SIAMO PIÙ LA TERRA PROMESSA

Nel 2010 le strutture autorizzate al trasferimento di denaro all’estero erano in tutta Italia oltre 34mila.

Sarà che in molti sono riusciti a ricongiungersi alle loro famiglie, sarà anche per colpa della crisi, ma quelle attività di money transfer qualche anno fa sorte come funghi su tutto il territorio nazionale (nel 2010 erano 34mila), da qualche mese iniziano ad accusare il colpo…meno clienti, meno denaro inviato all’estero. Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa, nel 2010 ogni straniero ha inviato nel proprio Paese di origine una cifra media pari a 1.508 euro, con una diminuzione rispetto all’anno precedente del 13% (nel 2009 i lavoratori immigrati riuscivano a inviare una media di 1.734 euro a testa), ma ancora un buon risultato. Ale, giovane egiziano che ha da poco aperto una pizzeria afferma “Inviavo più soldi due o tre anni fa e riuscivo a mandare a mia moglie 200/300 euro ogni due-tre mesi. Sostanzialmente erano piccole cifre più per regalini che altro”. E adesso? “Ora è diverso. Invio circa duecento euro e solo alle feste, come Natale, Pasqua, Ferragosto. Ma la crisi l’abbiamo percepita già dallo scorso anno”. Ma qual è il valore dei trasferimenti che esce dal nostro Paese? E quale la meta? È presto detto: nel 2010 è uscita una cifra superiore ai 6,3 miliardi di euro, ossia lo 0,41% della ricchezza prodotta a livello

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nazionale (nel 2009 l’ammontare superava i 6,7 miliardi di euro). Si è così registrato un calo per la prima volta nel nostro Paese, la cui variazione in percentuale è stata del 5,4. L’Asia è la destinazione verso la quale viaggiano la metà delle rimesse con oltre 3 miliardi di euro, mentre un quarto sono destinate ai Paesi europei, che registrano rimesse per poco più di 1,7 miliardi di euro. All’Africa e al Continente Americano vanno rispettivamente il 12,5% e il 12 per cento. Quali sono a questo punto le regioni più “produttive” a livello di rimesse? Oltre un quarto è localizzato nel Lazio (28,7%), seguito da Lombardia e Toscana che si collocano, rispettivamente, seconda e terza in questa classifica (19,3% e 8,8%). Nello specifico, per la Lombardia, il fenomeno milanese si inserisce in un quadro nazionale di riduzione generale di invio di denaro all’estero, ma Milano comunque raccoglie il 12,9% degli invii di soldi. Le rimesse costituiscono un fattore determinante per la crescita e lo sviluppo economico dei Paesi a forte pressione migratoria. Non dobbiamo dimenticare che l’Italia prima di diventare Paese di immigrazione ha fondato buona parte del proprio decollo industriale proprio sulle rimesse dei nostri genitori o nonni andati all’estero.

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Ogni giorno riscontriamo presso i nostri uffici gli effetti di una crisi che sta colpendo senza distinzione tutti i lavoratori e che vede tra i soggetti più fragili proprio le persone che provengono da altri Paesi. Per quanto gli immigrati siano disponibili a una maggiore flessibilità e sebbene siano più propensi ad accettare mansioni “dequalificate”, o comunque non rispondenti al proprio profilo professionale; i settori produttivi nei quali trovano occupazione, principalmente edilizia e servizi e la tipologia di azienda nella quale lavorano, piccole e medie imprese, sono oggi particolarmente falcidiate dalla recessione. Chi già da tempo pensava a un progetto migratorio “a termine” trova che questo sia proprio il momento giusto per fare ritorno nel proprio Paese o per tentare la fortuna da qualche altra parte in Europa, dove ci sono maggiori occasioni di trovare un lavoro rispetto all’Italia. Ma - ed è questa la faccia più drammatica della crisi - sono sempre di più gli immigrati che chiedono disperatamente aiuto per rispettare le regole: secondo quanto previsto dalla legge attuale, infatti, chi perde il posto di lavoro rischia di vedersi ritirare anche il permesso di soggiorno. Ecco perché stiamo chiedendo al Governo il prolungamento almeno fino a un anno (oggi è di sei mesi) della durata del permesso di soggiorno per attesa dell’occupazione: solo così possiamo evitare quel triste fenomeno che, in modo un po’ freddo e burocratico è definito “irregolarità di ritorno”.

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IL CICLONE LIBERALIZZAZIONI

ATTUALITà Da una parte i padroncini inferociti che protestano. Dall’altra clienti a piedi. Nel mezzo le sorprese di un test dell’Aci.

TASSAMETRO SELVAGGIO di BENEDETTA COSMI b.cosmi@jobedi.it Dopo i giorni della protesta che hanno paralizzato il Paese, i tassisti si sono lamentati per la mancanza di clienti: “Le vere lobby vorrebbero azzerare gli investimenti fatti da 40mila famiglie per acquistare una licenza arrivando ad ipotecare la propria abitazione”. È la difesa, sostenuta nei volantini distribuiti ai clienti, nel tentativo di confutare le tesi anti-tassisti. Ovunque nel mondo il servizio taxi è liberalizzato. Falso, replicano: tutti i Paesi d’Europa prevedono un numero stabilito

TASSISTI

di licenze e lo stesso vale per le tariffe. Liberalizzando il servizio costerebbero meno. Falso, sostegono: nelle città dove è stata fatta una sperimentazione del genere i taxi costano di più, come Oslo e Zurigo. I taxi in Italia sono i più cari d’Europa. Anche questo non sarebbe vero: un’indagine di Aci su 22 Paesi europei (abbiamo controllato anche noi) nella graduatoria dei prezzi Roma e Milano sono rispettivamente al 16° ed al 15° posto. Quanto costa una corsa di 7 km compresi 5 minuti di attesa e un bagaglio?

Vs.

La stessa indagine (Eurotest) dice che la città più cara è Zurigo (31,35 euro, ma la moneta è diversa), seguita da Ginevra (sopra i 28) e Oslo (a oltre 25). Come detto, Milano e Roma si equivalgono sul prezzo, ma con giudizi sul servizio opposti: a Roma i clienti in incognito di Aci sono stati truffati sul tragitto e sulla cifra pagata. A Milano la corsa è stata mediamente buona, ma i taxisti parlavano al cellulare e hanno emesso ricevute scorrette. La città ideale per andare in taxi è Barcellona.

CLIENTI

GIORNATA TIPO GIORNATA TIPO Tassista uomo: «Quando non ci sono eventi di rilevante Roberta, 40 anni: «Immagina di arrivare in una città con importanza, tipo Fiera dell’artigianato la giornata si svolge in aeroporto collegato male con i servizi pubblici, come fai? modo tranquillo, rispettando i turni che mi sono prefissato, nel Sei obbligato a prendere il taxi, soprattutto se giri per lavoro. mio caso dalle 7 alle 12, e dalle 13 alle 18. A Milano i turni si Impossibile fare a meno dei taxi, so che guadagnano molto, decidono autonomamente, e la notte c’è sempre qualcuno di evadono molto, imbrogliano sul prezzo e sono bravissimi a fare servizio». Tassista donna: «Solitamente lavoro dalle 8 alle 14. piagnistei quando gli fa comodo. La corsa in centro spesso mi L’ora di punta va dalle 8 alle 10. Dalle 10 in poi si lavora poco. Nel costa più del volo». resto della mia giornata lavoro come collaboratrice famigliare». DIFFERENZE CON L’ESTERO DIFFERENZE CON L’ESTERO Un ragazzo ci spiega la sua esperienza fuori Italia: «Quanta In Italia è possibile fermare un taxi con un’alzata di mano? O gente prenderebbe il taxi se avesse un prezzo abbordabile?... è necessario chiamare il numero di servizio? «Certo, come no. molta ma molta di più, e quindi ci sarebbe necessità di un Se il taxi è libero ovviamente si ferma. A Milano ci sono punti numero maggiore di auto. Perché non capiscono che, con i di raccolta (Porta Venezia o Piazza del Duomo) in cui in alcuni prezzi italiani, il taxi è un bene di lusso? Se devo pagare 20 euro momenti della giornata si concentra la maggior parte dei taxi per fare 3 km allora me li faccio a piedi! Come mai a Londra, della città». Atene, Madrid ho sempre il fondo schiena su un taxi?». CI LAMENTIAMO DI... CI LAMENTIAMO DI... «La maggior parte delle macchine è di proprietà e ognuno Quasi tutti i clienti che abbiamo sentito si lamentano del fatto che deve sostenere le proprie spese. Siamo dei padroncini. Non in Italia, per gli stranieri, è difficile comunicare con i conducenti: riusciamo a capire l’accanimento contro la nostra categoria. A in pochi parlano inglese. Altro punto dolente: più di un terzo dei Parigi o Londra il servizio è simile a quello di Milano». Le licenze tassisti non accetta il pagamento con carta di credito. Poi c’è vengono rilasciate dall’associazione di l’inganno della destinazione sbagliata: tassisti e per ottenerla molti “padroncini” molti passeggeri sono stati accompagnati si sono impegnati la casa. Una categoria in destinazioni sbagliate o fatti scendere a che investe molto all’inizio, ma che poi - si 500 metri dal posto richiesto. In altre città i pensa comunemente - riesce a sostenere tassiti sembrano essere mediamente fieri le spese ordinarie e a guadagnare. del posto dove operano. Da noi, invece, si «Invece non è sempre così - ci spiega segnala l’incapacità di fornire informazioni la tassista - purtroppo oggi ho fatto solo attendibili su attrazioni turistiche e tratti brevi. Ci va bene se ci viene chiesto ristoranti. Se poi si vuole tener buona di fare un Milano-Malpensa, che è la l’indagine Aci, i dolori veri iniziano quando corsa più lunga che generalmente ci può si affronta il tema della qualità delle capitare». Ecco perchè quando si tratta vetture: da noi dotazione, pulizia e ordine di fare piccoli spostamenti sbottate! «Non lasciano a desiderare. Alcuni bagagliai è vero, per noi tutti i clienti sono uguali». sono costantemente pieni di oggetti e non Quando ricordiamo le differenze marcate c’è spazio per le valigie del passeggero. tra il servizio a Milano e a Roma, le due La scarsa trasparenza sulle tariffe poi, è Croniste per un giorno: le allieve del Liceo delle quello che indispettisce maggiormente i maggiori “piazze” italiane, ci rispondono: scienze umane Erasmo da Rotterdam di Sesto «Magari fossimo a Roma, lì i taxi si usano clienti che non sono rimborsati dalle ditte San Giovanni hanno fatto un stage sul campo per molto di più». Job intervistando i tassisti a Porta Venezia. per cui lavorano.

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FARMACI

SALUTE La reticenza italiana per gli equivalenti sta passando. E ora i medici dovranno indicarli obbligatoriamente.

GRIFFATI O GENERICI QUESTIONE DI PRINCIPIO di GIOVANNI PROVASI g.provasi@cisl.it

Nell’aprile dello scorso anno, l’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco), che è l’ente pubblico deputato al governo del settore, ha ridotto drasticamente i rimborsi pagati dal Sistema Sanitario Nazionale per circa 4.200 farmaci cosiddetti “generici”. Il problema per i cittadini è derivato, com’è noto, dal fatto che le case farmaceutiche produttrici non hanno ridotto immediatamente in misura corrispondente i prezzi di vendita; ne è quindi derivato che i farmacisti si sono trovati costretti a chiedere ai clienti la differenza, con le conseguenze che si possono immaginare: oltre ai costi aggiuntivi, confusione e disorientamento generali. A questo punto, vista la situazione, la Regione Lombardia ha, per così dire, “messo una pezza”, accollandosi provvisoriamente questi oneri, in attesa che le case produttrici correggessero i listini, cosa che è poi progressivamente avvenuta (almeno per la maggioranza dei medicinali) tanto è vero che l’intervento regionale è terminato il 30 settembre. Così, anche se non subito e non completamente, il problema è rientrato, almeno qui da noi. POLEMICHE Questi, in estrema sintesi, i fatti, che sono stati - come sempre avviene in simili casi - accompagnati da polemiche di vario tipo, i cui principali bersagli sono stati l’Aifa, colpevole di aver caricato i cittadini di un ticket occulto e le case farmaceutiche produttrici di generici che non hanno subito abbassato i prezzi. Al di là di questo, però, la vicenda è servita da spunto per un attacco più mirato a quello che è un indirizzo ormai più che decennale della politica sanitaria italiana, ossia la progressiva sostituzione dei farmaci a carico del Servizio Sanitario Nazionale: da quelli “di marca” ai loro corrispettivi generici. NATI NEGLI ANNI 90 Previsti dalla legge fin dal 1996, i generici hanno avuto in Italia un avvio assai stentato: ancora nel 2000 essi rappresentavano appena l’1% del mercato. Da allora in poi c’è stata una crescita lenta, ma costante: nel 2010 la loro quota di mercato era del 12,41% in numero di confezioni e del 6,19% in valore; per dare un termine di paragone, nel 2009 in Germania le quote erano rispettivamente del 67 e 22%, in Francia del 22 e 11% (fonte: Assogenerici). Le resistenze, però, restano forti, sia da parte dei pazienti tra i quali, in base a un

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sondaggio dell’aprile del 2011 (fonte: Centro Studi Merqurio) resiste uno zoccolo duro del 35,19% che li rifiuta assolutamente, sia da parte dei medici di famiglia, non ancora pienamente convinti della loro efficacia terapeutica, tanto è vero che ancora negli ultimi giorni il legislatore è dovuto intervenire obbligandoli ad inserire nella ricetta, qualora prescrivano il farmaco di marca, il nome del generico corrispondente. Finora, infatti, la maggior parte dei generici venivano suggeriti dai farmacisti al momento dell’acquisto; la scelta quindi, spesso condizionata anche dalla disponibilità immediata della confezione, veniva fatta di volta in volta. Dato che per un singolo farmaco di marca molto spesso esistono diversi generici

prodotti da differenti aziende, poteva così capitare che, nel caso di cure che si protraggono nel tempo, venissero progressivamente nelle mani del paziente farmaci prodotti da diverse aziende, confezionati in maniera differente, pur essendo tutti identici nel principio attivo. Ciò poteva creare qualche confusione nei meno attenti o più anziani, che potevano credere si trattasse di farmaci diversi. Nonostante tutto ciò, l’introduzione dei farmaci generici ha già consentito significative economie al Servizio Sanitario Nazionale, senza peraltro diminuire in alcun modo l’efficacia delle cure. RISPARMIANO TUTTI Dal 2008 in poi, le casse pubbliche hanno sborsato annualmente 300 milioni di euro in meno, senza contare quanto è andato a diretto beneficio dei cittadini nel caso di farmaci cosiddetti “da banco”, per i quali pure esistono gli equivalenti generici. Insomma, insistere nel sottolineare le difficoltà contingenti, che pure non sono mancate, significa perdere di vista i benefici che un processo di riforma come questo ci ha già portato e ancor più ci poterà, oltre che, consapevolmente o meno, fare il gioco di chi ha interesse a che le cose non cambino mai.

12,41% 35,19% 300mln

Quota di mercato degli equivalenti nel 2010

Persone che rifiutano categoricamente di acquistare generici Quota risparmiata dal 2008, dalle casse pubbliche, grazie ai generici

Il “generico” registrava nel 2010 una quota di mercato pari al 12%. In Germania e Francia è rispettivamente al 67 e al 22 per cento.

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PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

LAVORO

Il nuovo Comitato unico di garanzia sostituisce e somma le competenze delle pari opportunità e del mobbing.

UFFICI PUBBLICI PIÙ TRASPARENTI CON I CUG PATRIZIA TANNORELLA (Cisl Funzione Pubblica) Tutte le lavoratrici e i lavoratori del Pubblico cui al decreto legislativo 300 del 30/7/99 impiego dovrebbero saperlo: l’articolo 21 e il Coni (fino alla revisione organica della della Legge 183 del 2010, modificando disciplina di settore). l’articolo 57 del decreto legislativo 165/2001 ha previsto la costituzione I COMPITI DI UN CUG presso tutte le Pubbliche amministrazioni Un Cug può predisporre piani di azioni del Comitato unico di garanzia (Cug) che positivi, promuovere ogni iniziativa diretta sostituisce - unificandoli - i vecchi Comitati ad attuare politiche di conciliazione tra vita per le pari opportunità e i Comitati privata e lavoro o temi di contrattazione paritetici sul mobbing. Fra gli obiettivi dei Cug quello di favorire l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e razionalizzare e rendere efficiente l’organizzazione della Pubblica amministrazione. Il nuovo sistema, però, colma solo in parte le criticità emerse negli anni e che hanno ridotto i Cpo (Comitati pari opportunità) a “organismi privi di potere”: frammentarietà delle competenze, moltiplicazione di organismi, scarsità di budget, nomina dei componenti, mancanza di strutture e di supporto. Ma quali sono le Pubbliche amministrazioni in cui si devono costituire i Cug? È presto detto le Novità nella Pubblica amministrazione: con i Cug Amministrazioni dello Stato, arrivano maggiori garanzie per i lavoratori le Aziende e Amministrazioni dello Stato a ordinamento autonomo, integrativa (orari di lavoro, politiche di le Regioni, le Provincie e i Comuni, le conciliazione, formazione) e iniziative Comunità montane e loro consorzi e per attuare direttive comunitarie e associazioni, le Istituzioni universitarie, analisi della programmazione di genere gli Istituti autonomi di case popolari, con l’adozione di “bilanci di genere”, tutte le Camere di commercio, industria, diffondere le conoscenze e le esperienze. artigianato e agricoltura e rispettive Per i compiti consultivi, i Cug formulano associazioni, gli Enti pubblici non pareri su progetti di riorganizzazione economici nazionali, regionali e locali, le dell’amministrazione di appartenenza, Amministrazioni, le aziende e gli enti del piani di formazione del personale, orari Servizio sanitario nazionale, l’Agenzia di lavoro, forme di flessibilità lavorativa per la rappresentanza nazionale delle e interventi di conciliazione, criteri di pubbliche amministrazioni, Agenzie valutazione del personale, contrattazione onoranze funebri_Layout 1 15/02/12 le 16.16 Pagina di 1

integrativa sui temi che rientrano nelle proprie competenze. Per la verifica, invece, vi sono compiti nuovi e importanti per rimuovere le criticità dell’ambiente lavorativo e monitorare come riportato nelle stesse linee guida “sui risultati delle azioni positive, dei progetti e delle buone pratiche in materia di pari opportunità, esiti delle azioni di promozione del benessere organizzativo di prevenzione del disagio lavorativo, esiti delle azioni di contrasto alle violenze morali e psicologiche nei luoghi di lavoro e mobbing, assenza di ogni forma di discriminazione diretta e indiretta, relativa al genere, all’età e all’orientamento sessuale, alla razza, all’origine etnica, alla disabilità, alla religione o alla lingua, nell’accesso, nel trattamento e nelle e nelle condizioni di lavoro, nella formazione professionale, promozione negli avanzamenti di carriera, nella sicurezza sul lavoro”. GLI STRUMENTI In merito agli strumenti, l’articolo 57 del decreto legislativo 165/2001 si limita a prevedere che le Pa “possono finanziare programmi di azioni positive e le attività dei Comitati unici di garanzia. La norma deve essere integrata con le direttive delle linee guida, perché il Cug possa esercitare le proprie funzioni utilizzando risorse e strumenti che ne garantiscano le finalità. Sarà molto importante per il futuro che i Cug operino in rete, tra loro e in collaborazione col sindacato, poiché la diffusione delle esperienze permette un arricchimento e conferisce maggior forza alle azioni comuni...

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il periodico d’informazione della fisascat cisl

il periodico di documentazione della fisascat cisl


COSTUME

GIOVANI

PICCOLE E TERRIBILI

Sono le ragazzine violente. Il bullismo femminile equivale a quello maschile ed è in continua crescita.

di DANIELA BIANCHI d.bianchi58@gmail.com

N

on sempre le colpe dei padri ricadono sui figli. Qualche volta è vero il contrario. È quello che è capitato ai genitori di Valeria e Sara, le cui case sono state pignorate come risarcimento per gli atti di bullismo commessi dalle loro figlie nei confronti di un’altra ragazzina. La sentenza è di qualche mese fa, ma i fatti risalgono al 2003 e il teatro della vicenda sono i giardinetti di via Falconi, a Crescenzago: l’aggressione di una minorenne, colpevole solo di avere “guardato insistentemente” in direzione di due sue coetanee, è un episodio, purtroppo tutt’altro che infrequente, che va catalogato con il nome di “bullismo femminile”, un fenomeno in costante crescita. Secondo una recente indagine italo- spagnola, condotta su un campione di 672 adolescenti e curata in Italia dalle Università di Roma e di Firenze, le ragazze che ammettono di avere avuto comportamenti di aggressività fisica sono il 22 per cento, la stessa percentuale dei maschi. Ma qual è il profilo delle bulle? Nel libro Il bullismo femminile di Luca Bernardo questi soggetti “sono adolescenti o preadolescenti con un grande bisogno di dominare gli altri. Con le loro vittime

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innescano un circolo vizioso: le colpiscono e le feriscono credendo di essere nel giusto e spesso i loro bersagli si convincono di meritare davvero il trattamento che gli viene riservato”. Questo tipo di violenze avviene soprattutto a scuola, in particolare all’interno della propria classe, come emerge da una ricerca svolta nel 2007 dal Criaf e promossa dalla Provincia di Brescia: i risultati sono

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riportati sempre nel libro di Bernardo, dove troviamo anche elencate alcune strategie di intervento che vanno dallo sportello psicopedagogico a una serie di attività di tipo preventivo. A questo proposito citiamo ad esempio due interessanti esperienze, una di una scuola media di Vermezzo, l’altra di un liceo di Roma. “OLTRE”, IL CORTOMETRAGGIO Dalla lettura comparata della “Divina Commedia” e del libro di Sabrina Rondinelli “Camminare, correre, volare”, è nato il cortometraggio “Oltre” realizzato dai ragazzi dell’Istituto Comprensivo “Gianni Rodari” di Vermezzo. Il filmato, che è stato premiato al Sottodiciotto Film Festival del 2010, è visibile su You Tube e racconta il bullismo in una chiave particolare, come un percorso che attraversa delle fasi, paragonabili alle cantiche dell’opera dantesca: l’Inferno della vittima, il Purgatorio della persecutrice, nel tentativo di rielaborare il proprio vissuto, e infine la possibilità di dare una svolta positiva alla propria vita, quindi il Paradiso. «Questa esperienza- racconta il dirigente scolastico, dottoressa Marisa Oldani – ha

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COSTUME Una scuola del milanese ha realizzato un video, a Roma, invece, si punta sul teatro.

aiutato i ragazzi a maturare, ad acquisire maggiore fiducia in sé stessi e a scoprire competenze a loro stessi sconosciute. Hanno imparato a “mettersi nei panni di…”, vivendo sulla loro pelle il dramma del bullismo al femminile attraverso l’immedesimazione in un ruolo piuttosto che in un altro. Questo ha richiesto grande impegno e grande fatica, che sono stati sicuramente ripagati dal riconoscimento ottenuto al Sottodiciotto Film Festival, un risultato davvero inaspettato, che ci ha enormemente emozionato e ci ha confermato nella convinzione della bontà di questi progett».

i ragazzi si possano sentire come a casa loro”. La sede è l’Istituto Visconti di Roma e il progetto viene proposto ogni inizio anno a tutte le classi, dalla prima alla quinta. «I ragazzi compilano un questionario, che serve a capire le loro potenzialità e anche i loro gusti – continua la dottoressa Pini – e sulla base dei risultati si formano i laboratori che corrispondono a tutte le diverse arti teatrali: scenografia, costumi, musica, organizzazione e così via. C’è un “coach” per ogni gruppo che ha una funzione aggregativa, soprattutto se tra i ragazzi è presente una potenziale vittima di bullismo o al contrario un probabile

PREVENIRE CON IL TEATRO «Il bullismo si basa su una simmetria di potere tra persecutore e vittima: in teatro questa simmetria si va a rompere, perché nella costruzione di uno spettacolo si sperimenta un modello di aggregazione positiva e si impara il rispetto dell’altro». Traspare un grande entusiasmo nelle parole di Giovanna Pini, docente di Teatro di Animazione all’Università Roma Tre: da anni coordina un monumentale progetto teatrale, che coinvolge fino a 150 studenti, e che ha principalmente lo scopo di prevenire fenomeni come il bullismo, trasformando la scuola “in una grande palestra culturale dove allo stesso tempo

bullo». È importante sottolineare che tutto nasce dai ragazzi, testo compreso. «Recentemente abbiamo rappresentato una versione di “Giulietta e Romeo” – aggiunge la dottoressa Pini – partendo dalla considerazione fatta dai ragazzi che in fondo i Montecchi e i Capuleti non fossero altro che due bande di bulli». Stiamo parlando di teatro-terapia? «No, semmai di teatro pedagogico: infatti, una delle condizioni per partecipare è non avere insufficienze. E la cosa effettivamente funziona: anche perché il traguardo finale è il grande spettacolo al Teatro Olimpico di Roma.»

Sopra un fotogramma del documentario “Oltre” realizzato dai ragazzi dell’Istituro Rodari di Vermezzo. A sinistra ragazze per le strade di Milano.

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L’ ESPERTO

COSTUME

Né la scuola e nemmeno la famiglia. La colpa è dei media.

PIÙ SOTTILI E SPIETATE DEI BULLI MASCHI e docente all’Università Tor Vergata di Roma –. Spesso, il bullismo femminile è basato sulla calunnia e frasi che tendono volutamente a distruggere la vittima, come quelle ingiuriose sul fisico e su eventuali piccoli inestetismi. Sovente le femmine si schierano in gruppo per espellere la vittima, isolandola, e il luogo privilegiato è la scuola».

Vito Giacalone, psicologo e psicoterapeuta insegna all’Università Tor Vergata di Roma.

«Esiste una sottile differenza tra i due sessi nel mettere in atto comportamenti bullistici. Quello maschile in un certo senso risulta più grossolano, è prevalentemente basato su calci, pugni e violenza verbale; quello femminile è sottile, da un punto di vista psicologico è più penetrante e meno visibile, perché meno accompagnato da comportamenti eclatanti - Spiega così la differenza di genere nel bullismo Vito Giacalone, psicologo-psicoterapeuta

Incide più la famiglia o la scuola nel determinare il fenomeno? «Nessuna delle due in modo più evidente rispetto l’altra. A far la differenza sono i modelli sociali, mediatici. Basti pensare al tipo di bombardamento mediatico a cui sono sottoposti i nostri ragazzi, e il denominatore comune è la violenza verbale, l’insulto, fino ad arrivare all’uso della forza. Non di rado i ragazzi possono picchiarsi imitando nella vita reale movimenti copiati dai film, emulando anche l’atteggiamento mentale dell’attore della finzione, o del personaggio del video gioco; come se fossero diventati degli avatar, pronti a impersonare i loro eroi. Cosa suggerisce ai genitori? E agli insegnanti? Innanzitutto di non sottovalutare il fenomeno; oggi

CONSIGLIATI

se ne parla tanto e alle volte si tende a giustificarlo con frasi del tipo: “è sempre esistito tra i ragazzi!”. Nella vittima in età adolescenziale si può sfociare, nel caso del bullismo al femminile, nell’anoressia, visto che il corpo è il primo bersaglio delle bulle. Allo stesso tempo si rischia di non esserne a conoscenza del bullismo psicologico femminile, proprio per la sua natura, di comportamento subdolo, poco visibile; a tal punto che se non si fa parte del gruppo classe (sede spesso di tale manifestazione) si corre il rischio di non vederlo in tutta la sua violenza». Cosa pensa dei provvedimenti presi recentemente nei confronti di genitori a cui sono stati pignorati i beni a seguito di atti di bullismo praticati dai loro figli? «Nella società di oggi abbiamo bisogno di segnali forti e privi di qualsiasi forma di incertezza. Il chiedere il risarcimento danni ai genitori è una pratica da perseguire. Diversamente qualsiasi azione violenta agli occhi dei ragazzi rischia di essere giustificata con espressioni del tipo: “tanto che mi succede…!”. La violenza va contenuta e ogni attore sociale può fare la differenza per ogni ragazzo».

a cura di Daniela Bianchi

Fino al 9 aprile 2012 LE CITTÁ DELLA PITTURA Serrone di Villa Reale, Viale Brianza 2,Monza Info: mostre@comune.monza.it

Dal 6 fino al 18 marzo CYRANO DE BERGERAC Teatro Nuovo, Milano Info: www.teatronuovo.it

4 marzo LOUIS MOHOLO UNIT Teatro Manzoni, Milano Info: www.aperitivoinconcerto.com

La mostra, curata da Elena Pontiggia, propone le visioni di due noti artisti milanesi - Aldo Damioli e Marco Petrus - entrambi dediti alla ricerca basata sulla rielaborazione espressiva delle architetture metropolitane. Partendo da questa tematica comune, che utilizza un’iconografia spesso legata alle grandi metropoli contemporanee come Milano, Venezia o Shanghai e alle più celebri architetture cittadine, Damioli e Petrus arrivano a rileggere e trasformare i valori e le linee delle geometrie urbane. Damioli lavora sempre sullo straniamento della visione immediata mentre il lavoro di Marco Petrus è incentrato sul tema del paesaggio urbano, con una rigorosa ricerca di progressiva stilizzazione delle architetture delle città.

Alessandro Preziosi, dopo il grande successo di film e fiction televisive, ritorna in teatro nei panni di Cyrano de Bergerac, il poeta spadaccino dall’enorme naso: il francese Edmond Rostand ne inventò la storia nel 1897, componendo la famosissima commedia omonima. Cyrano è allo stesso tempo un autentico eroe romantico e un personaggio straordinariamente moderno: in particolare questa versione è giocata sulla contraddizione che un personaggio brutto è interpretato da un attore bello. Sul palcoscenico, Preziosi, che è anche regista è affiancato da alcuni allievi della Link Academy, accademia di teatro diretta dallo stesso Preziosi, che cura un’attenta e approfondita formazione di giovani attori.

Louis Tebugo Moholo è un percussionista jazz, un modello fondamentale per il mondo dell’improvvisazione. In questa occasione rende omaggio aI leggendari Blue Notes, gruppo nato negli anni 60 in Sudafrica e di cui fece parte come batterista. Una formazione mista, che suonava una musica ‘nera’ come il jazz in un paese razzista che imponeva una rigida separazione fra bianchi e neri anche nello spettacolo. Louis Moholo celebra quella straordinaria stagione, di cui è l’unico sopravvissuto, suonando con un gruppo di grandi solisti della scena britannica, come il trombettista Henry Lowther, i sassofonisti Jason Yarde e Ntshuks Bonga, il pianista Alexander Hawkins, la cantante Francine Luce.

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TELEVISIONE

ENRICO RUGGERI

Il cantautore milanese ha accettato di partecipare a un disco-tributo dove giovani musicisti rileggono il suo repertorio.

CANZONI RINATE PER I POSTERI di CHRISTIAN D'ANTONIO c.dantonio@jobedi.it «Non ho mai venduto un milione di copie ma non sono nemmeno mai sparito». Con questa frase Enrico Ruggeri ha sintetizzato meglio di chiunque altro il suo posizionamento nell’ambito del pop italiano. Ruggeri, che a fine degli anni 70 ha portato da Milano in giro per l’Italia il genere post-punk tra i primi nel nostro Paese, non si è mai fermato. «Ho fatto tv e la cosa mi lusinga perchè esperienze come Misteri poi ti rendono riconoscibile anche a chi non ascolta la tua musica. Ma devo arginare le proposte perché nella televisione italiana c’è sempre qualcuno che pensa che per fare successo ti debba vestire da pollo». Per scongiurare tutto ciò, a 32 anni dal passaggio sanremese dei mitici Decibel, di cui Ruggeri era il front-man platinato, l’artista milanese ha scelto di fare un’operazione che all’estero è consuetudine: riunire le nuove generazioni di musicisti per un tributo al suo repertorio.

Felicemente “scelto”

«In verità» dice divertito «sono i giovani della nuova ondata indipendente italiana che hanno scelto me. Io non ho avuto voce in capitolo sulla scelta dei brani e la loro registrazione. Hanno fatto tutto gli altri e io ho solo accettato di cantarci sopra in coppia con loro. Spesso mi sono stupito di come avevano stravolto i pezzi e mi sono

Ruggeri con Gianclaudia Franchini e Luca Serpenti che formano il duo elettronico I Serpenti. Con i loro singoli Uomo Donna e Io Non Sono Normale hanno catturato il pubblico.

reso conto che in Italia c’è ancora tanta passione per questo mestiere, specie da chi in provincia lo fa non per la fama ma per l’amore della musica. Poi per me è stata un’esperienza incredibile visitare tutti questi piccoli studi di registrazione. Anche questo è un segno dei tempi: la discografia prima di tutte le altre aziende, ha subito ridimensionamenti. Ma se questo significa lavorare nelle cantine senza attrezzature faraoniche non ci trovo nulla di male».

Colleghi

Quanti dei suoi blasonati colleghi avrebbero accettato di fare un’operazione del genere? Ad Antonella Ruggero e Rettore negli anni 90 il risplolvero ad opera delle nuove generazioni era riuscito bene. Qui le riletture spiazano quando Andy dei

Bluvertigo (sotto pseudonimo Fluon) rifà Polvere e l’osannato astro nascente Dente mette mano a Pernod: se avete in mente gli originali scordatevelo. Questo è un altro tipo di viaggio dove sorprende come la sensibilità di Ruggeri abbia toccato artisti così diversi. Anche il primo estratto dal disco, quella Tenax che i discotecomani anni 80 ricorderanno scritta da Ruggeri e cantata da Diana Est, un’eccentrica meteora italodisco, è rifatta con ironia iconoclasta. «Non ho notizie di Diana Est» dice lui «penso faccia la restauratrice, ma posso dire che è stato un caso raro in cui una cantante di successo ha lasciato questo ambiente. Non succede spesso». Ruggeri nel ritornello si cimenta con quel verso in latino preso in prestito da Seneca che già all’epoca faceva inorgoglire gli studenti-contro che amavano Enrico paroliere insolito. E che sicuramente da 40enni nostalgici apprezzeranno oggi.

E DI SANREMO RESTERANNO LE “STRANE COPPIE”

Si è parlato molto della strana commistione Bertè-D’Alessio, che alla verifica dei fatti ha prodotto qualcosa di interessante e “non omologato” allo stile tipico dell’Ariston.

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Ma del Festival 2012 targato Morandi in realtà ricorderemo anche la nuova accoppiata della musica italiana e inglese: Dolcenera e Professor Green. Il loro duetto contenuto nel disco del rapper inglese At Your Inconvenience (si chiama Read All About It ma in italiano è Tutto Quello Che Devi Sapere) è stato solo l’inizio. Dolcenera si è riproposta all’attenzione del pubblico sanremese con un pezzo, Ci Vediamo A Casa, che è il perfetto specchio della realtà dei trentenni di oggi, che si affannano a cercare una stabilità scippata.

La stessa ricerca che si legge nei testi di Professor Green, un autore incavolato ma anche analitico. Partendo dalla lezione americana di Eminem si è ritagliato uno spazio di tutto rispetto nel panorama pop mondiale. «Non voglio essere solo il cantante della Broken England, l’Inghilterra che si infuria contro i privilegi di pochi. Ma è un dato di fatto che a seguirmi sono tutte le fasce sociali e di qualsiasi età. A volte mi stupisco, perchè faccio un genere che spesso allontana alcuni». L’artista, al secolo Stephen Manderson, è al secondo disco e già pensa

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a come costruirsi una carriera senza pensare alle regole del mercato: «Faccio questo per liberare la creatività e voglio pubblicare molti dischi in poco tempo. La celebrità non mi interessa, anzi ho difficoltà a pormi al centro dell’attenzione dei media». Colpisce il messaggio a cui non rinuncia: «Realizzarsi professionalmente non vi cambierà mai la vita perchè ci sarà sempre l’alternanza di positivo e negativo nella vita». E ai giovanissimi che lo seguono ha “consegnato” anche canzoni importanti e non banali sull’uso di sostanze illecite.

febbraio 2012


PADRE GORLA

L’INTERVISTA

“Il Giornalino”, la più longeva rivista per ragazzi in Europa continua ad educare, divertendo.

“NOI I BIMBI LI PRENDIAMO SUL SERIO” di MAURO CEREDA (m.ceredajobedi.it)

È la rivista per giovanissimi più longeva d’Europa. Fondato l’1 ottobre 1924 da don Giacomo Alberione (proclamato beato nel 2003 da Giovanni Paolo II), Il Giornalino continua ad essere amato da bambini e ragazzini di tutta Italia. Job ha intervistato il direttore, padre Stefano Gorla. Qual è il segreto di un successo che dura da così tanti anni? Non c’è una formula magica. Direi che il segreto è la sintonia con i lettori, bambini e ragazzini che prendiamo molto sul serio. Tra noi c’è un patto forte di reciproca stima e serietà. Cerchiamo di sintonizzarci con loro nella logica del fratello maggiore. Non con quella degli educatori che ti dicono cosa devi fare, ma, ripeto, con quella del fratello maggiore, che magari qualcosa te lo spiega, ma che cammina, parla, si confronta con te. Chi sono i vostri lettori? Noi ci rivolgiamo a una fascia d’ètà che va dai 7 ai 14 anni, ma i lettori forti sono quelli tra i 9 e i 12 anni, senza distinzione tra maschi e femmine. Sembra una follia tenere insieme un pubblico così, ma funziona: i piccoli possono guardare alle cose dei grandi e i grandi a quelle dei piccoli. Ognuno il giornale se lo sfoglia tutto, con la libertà di saltare quello che non gli interessa. I due pilastri sono la cronaca giornalistica e i fumetti. Cominciamo dalle notizie giornalistiche. Sostanzialmente facciamo una rilettura dei fatti che accadono nel mondo con un linguaggio adatto ai ragazzi, che non è necessariamente più semplice,

anzi spesso è più complesso. Dino Buzzati diceva che scrivere per i ragazzi è come scrivere per gli altri, solo che è difficile. Lo stesso don Alberione sosteneva che ‘scrivere per i fanciulli è un’arte singolarmente rara e difficile’. Ai nostri lettori proponiamo inchieste, pezzi di colore, articoli di servizio: un po’ di tutto. Poi ci sono i fumetti. Il fumetto è un modo di raccontare storie con un linguaggio specifico, che mette insieme diversi codici. Non è facile: tanti adulti non sanno leggere un fumetto, non riescono a seguire la sequenza della narrazione. Alcuni fumetti si rivolgono ai più piccoli, altri ai più grandicelli. Tra i personaggi più amati ci sono Ippo, un ragazzino un po’ sfortunato, che vive delle avventure divertenti; e Pinki, un

Sopra l’ultimo numero de Il Giornalino con gli auguri di buon 2012. A destra la caricatura del direttore padre Stefano.

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coniglietto-fotoreporter nato nel 1973. Alcuni personaggi resistono da molto tempo: nel 2011 abbiamo festeggiato i 30 anni di due poliziotti: Rosco e Sonny. Abbiamo fumetti di tutti i generi: avventura, giallo, fantasy…Fumetti da una sola tavola, o da 7-8 tavole che magari durano più numeri. Alle storie che raccontiamo chiediamo di fare divertire e pensare. Di esaltare certi valori: l’amicizia, la forza del gruppo, l’ascolto e l’attenzione per il prossimo, l’idea che a stare insieme si sta bene. Qual è l’obiettivo della rivista? Direi che il nostro motto è “educare divertendo”. Ai lettori raccontiamo delle cose che racconta anche la scuola, ma con l’idea che imparare è bello, non un obbligo. L’approccio è semplice: ti faccio conoscere una storia perché è gustoso saperla, non perché devi saperla per la vita. Come sono cambiati i lettori nel corso degli anni? I lettori sono sempre legati al loro tempo. I ragazzi sono delle spugne curiose. Io sono fortunato: il mio è un lettore forte, che legge libri, che vuole il contatto. Sul giornale abbiamo cinque rubriche di posta. I ragazzi ci scrivono in ogni modo (carta, sms, e-mail) e noi rispondiamo. C’è un confronto sincero e continuo. Non abbiamo mai inventato una lettera. Il Giornalino è pubblicato da una casa editrice cattolica (Edizioni San Paolo, la stessa di Famiglia Cristiana) ed è un giornale esplicitamente ispirato in questo senso: il messaggio religioso viene recepito dai lettori? I ragazzi hanno molta curiosità e voglia di capire, anche su questi aspetti. L’attenzione alla dimensione religiosa è parte della vita. Per noi trasmettere il messaggio religioso è anche una sfida. Sul giornale rileggiamo il mondo, guardiamo alla vita a 360°, con la lente di Gesù. Come ho detto prima, interpretiamo la parte dei fratelli maggiori, fratelli maggiori credenti, e camminiamo con i lettori e con Gesù. Gesù per noi è un compagno di strada.

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IMPEGNO

LIBRI

Un giornalista sportivo che scrive di criminalità: sconfiggerla è un dovere “gioioso”

L’ANTIMAFIA NEL QUOTIDIANO di MAURO CEREDA (m.cereda@jobedi.it) Per gli appassionati è la invito a provare a sapere, voce del basket Nba di ad essere attivi come Sky, ma Flavio Tranquillo, cittadini, a capire un po’ milanese, giornalista, più in profondità cosa è anche un attento significa legalità. conoscitore del fenomeno Il volume si snoda su un “mafia”. percorso di dieci parole Con il giudice Mario chiave: si comincia con Conte ha scritto il libro “dialogo”, si finisce con I dieci passi. Piccolo “dovere”. Cosa lega breviario sulla legalità queste parole? (add Editore). Un libro Il filo è quello di cercare che evidenzia quanto di far capire come tutto si contino, in un contesto tenga, che la mafia non sociale come il nostro, è un problema solo della i comportamenti e le magistratura o della polizia responsabilità personali. che la devono combattere, Flavio Tranquillo dice che lo Perché la lotta alla o di una determinata area sport è “veicolo di legalità”. criminalità organizzata geografica. La mafia insiste non è una faccenda per magistrati e su un territorio di cui facciamo parte tutti. forze dell’ordine, ma riguarda tutti. Nel Non tutti possiamo fare l’antimafia come la quotidiano. fanno i giudici, ma tutti possiamo fare un altro tipo di antimafia, che io definirei del Cosa troveranno i lettori nel libro? quotidiano e che è parimenti importante. Un dialogo tra due persone con lavori diversi, Un capitolo è dedicato alla parola ma hanno delle cose in comune. Uno, “dovere”. Mario Conte, fa il magistrato a Palermo, ed Quando penso all’idea di dovere, mi viene è diventato magistrato all’epoca delle stragi in mente la figlia di Borsellino che il mattino di Falcone e Borsellino. L’altro, sono io, un dopo la strage è andata a sostenere, giornalista che a trent’anni, quando furono superandolo, un esame, perché le era stato assassinati Falcone e Borsellino, non ha inculcato che il dovere è dovere. E il dovere capito cosa era successo. E che quindi, per deve essere anche piacere, questa è l’altra recuperare il tempo perduto, ha cominciato idea che cerchiamo di propagandare. Ho a documentarsi, avendo poi la fortuna di sentito un magistrato di Milano, Alberto incontrare delle persone straordinarie, Nobile, parlare del gusto della legalità. Io soprattutto nella magistratura. Il libro è un credo che il dovere possa essere piacere

e gusto quando si capisce perché è un dovere e lo si fa con gioia. E gioia è un’altra parola che ha pronunciato Borsellino poco prima di morire. E la parola “sport”? Lo sport molto spesso ti mette davanti due strade: una comoda, come vincere facilmente, e una più scomoda, quella giusta anche se fa diminuire le tue possibilità di vincere. Sceglierla è importantissimo e nulla te lo può insegnare come lo sport, che potrebbe diventare un formidabile veicolo di legalità.

Sono tra noi

La “geografia” delle mafie in un libro inchiesta che parte da Milano. La criminalità organizzata è dappertutto. Non è un problema solo delle regioni del sud, ma è ormai radicata e prospera anche nelle aree settentrionali del Paese. Lo spiega bene un libro-inchiesta di Marta Chiavari: “La quinta mafia” (Ponte alle Grazie, 14 euro). Un documento impressionante che, con tanto di nomi e cognomi, dati, sentenze, fotografa il potere delle cosche, soprattutto in Lombardia (dove domina la ‘Ndrangheta). Un potere che condiziona l’economia e fa affari con la politica. E che ha trasformato in collusi anche tanti “insospettabili uomini del nord”.

CONSIGLI PER LA LETTURA LA MARCIA DI RADESCHI Paolo Roversi Mursia Torna in libreria la prima avventura di Enrico Radeschi, il giornalista-hacker-investigatore (che si muove tra Milano e la Bassa) creato da Paolo Roversi. L’indagine riguarda un omicida seriale di prostitute. Avvincente.

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ADOLESCENTI Lorenzo Ferraroli San Paolo

BREVE STORIA DELLA VITA PRIVATA Bill Bryson Guanda

Gli adolescenti non sono solo trasgressioni che impensieriscono gli adulti. Sono molto di più e meglio. L’occhio su questa età di uno psicologo che lavora in un centro per ragazzi in difficoltà.

Un apprezzato autore di libri di viaggio alle prese con un itinerario insolito: l’esplorazione della sua dimora, un’ex canonica vittoriana di un villaggio inglese. Che rivela un pezzo di storia e vita quotidiana degli ultimi 150 anni.

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EVASORI PAGATE Elena G. Polidori Aliberti Se l’Italia è sull’orlo del baratro lo dobbiamo anche agli evasori. E alla politica che li ha spesso protetti. Ma cosa possiamo fare, con comportamenti quotidiani, affinchè le tasse le paghino tutti?

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22 ANNO VII NUMERO 2 FEBBRAIO 2012MENSILED’ATTUALITÀ E APPROFONDIMENTO Dal prossimo anno, in Lombardia, si cambia. Voucher ad ogni assistito...