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Poste Italiane S.p.A.-Spedizione in abbonamento postale- D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n.46) art.1, comma 2 e 3, Aut: CNS/CBPA-NA/239/08

PERIODICO DI INFORMAZIONE GRATUITO della FENEAL-UIL CAMPANIA

Anno III, Numero 12 Agosto 2010

Crisi a pane e latte Angeletti: manovra, paghino gli evasori

Rea: in Campania c’è bisogno di coraggio

Nappi: lavoro,

il mio programma


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la foto

Con uno sguardo stralunato, una richiesta d’aiuto sembra venire da questo uccello annerito dal petrolio che ha causato la marea nera nel Golfo del Messico. Una strage ambientale, non la prima a dire il vero, che dovrebbe far riflettere sul giusto rapporto tra mondo industriale e contesto esterno. La ricerca del profitto troppo spesso collide con il rispetto dell’ambiente, della salute degli esseri umani, del mondo pulsante che ci circonda. Noi siamo protagonisti e vittime allo stesso tempo. Ne siamo consapevoli? La marea nera rischia di travolgerci anche senza che ci sia petrolio.


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Job Feneal Uil in Campania Numero 12 - Agosto 2010 Periodico bimestrale di informazione gratuito della Feneal Uil Campania Testata registrata presso il Tribunale di Napoli (iscr. n. 7 del 29/01/2008) Direttore editoriale: Emilio Correale Direttore responsabile: Carlo Porcaro Editore: Feneal-Uil Campania, Via Brin, 69 80142 Napoli Redazione: Dario De Simone Liliana Palermo P.G.Correale Grafica: Claudia Noli Image editing: Antonio Massa Contatti redazione: Via Benedetto Brin 69 - 80142 Napoli Tel: 081-269115, 081-200564; Fax: 081-0143084 e-mail: job@fenealuilcampania.it sito internet: www.fenealuilcampania.it Coordinamento: PK s.r.l. Stampa: Litografia Buonaurio srl, via Trav. 4 novembre 6, 80026 Casoria (Na) Tiratura: 1500 copie Giornale chiuso in redazione il 21/7/2010

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7 L’editoriale 9 Il filo di job 42 La bussola/ la tempesta che spegnerà l’Europa

«La Campania è sull’orlo del baratro. Non si salva senza scelte coraggiose»

RUBRICHE

Anna Rea

48 Libri, dischi, film 58 Attualità 26 Consigli fiscali

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«Abbiamo detto sì alla manovra del Governo pur sapendo che solo una ripresa dell’economia ne eviterà una correttiva. E ci piacerebbe anche che a pagare fossero finalmente anche gli evasori fiscali»

24 Rudy Giradi

«NaplEst è la svolta che attendevamo da un decennio per rilanciare una delle aree più penalizzate della città»

44 Lino Cannavacciuolo Faccia a faccia con il violino magico

46 Maria Bolignano

La “zitella” insolitamente bella che ha cambiato il cabaret

CASO TRIANON

Luigi Angeletti

INTERVENTI

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52 Le gite

A mare a Ischia e Sapri

18 Giovanni Sgambati «Ecco come siamo riusciti a salvare Pomigliano» 16 Antonio Correale «Il settore edilizio è stato tradito»

30 Severino Nappi

Il nuovo assessore regionale al Lavoro spiega cosa intende fare per risolvere le emergenze: «Tra le prime cose c’è da cambiare il modo di fare formazione»


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curiosità L'ITALIA NON È UN PAESE PER GIOVANI

Mari Kiviniemi, 41 anni, due figli, è il nuovo primo ministro donna della Finlandia. Proviene da una cittadina dell’Ostrobotnia meridionale ed è figlia di contadini. Laureata in Scienze Politiche, è stata Ministro del Commercio con l’estero già a 35 anni. È un’esponente del Suomen Keskusta, un partito moderato di centrodestra molto forte proprio nelle aree rurali e nei piccoli centri urbani. L’età del nuovo primo ministro colpisce non poco se paragonata con quella dei politici italiani. Il premier Berlusconi ha quasi 74 anni, il predecessore Romano Prodi ne aveva 69 quando è stato sfiduciato, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napoletano, ne ha compiuti 85 a fine giugno. Il più giovane leader di un partito rappresentato in Parlamento è Pierferdinando Casini che ha quasi 54 anni; Umberto Bossi ne ha 69, Clemente Mastella 63, Marco Pannella ne ha da poco fatti 80. Dei possibili candidati premier nel 2013, Pierluigi Bersani ne avrà 62, Luca Cordero di Montezemolo 66, 6

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Nichi Vendola "solo" 55. La storia della politica italiana è piena di esempi del genere: ci si sorprese non poco quando, nel 1985, Francesco Cossiga divenne Capo dello Stato non avendo ancora compiuto 57 anni. Il predecessore Sandro Pertini ne aveva 82 quando iniziò il suo settennato, il successore Oscar Luigi Scalfaro “solo” 74, Carlo Azeglio Ciampi quasi 79. C’è anche qualche caso di virtuosismo “giovanile”: nel 1983, Bettino Craxi assunse il suo primo incarico di premier a 49 anni. Tra i “big” della politica del ‘900 riuscì a fare meglio solo Aldo Moro, presidente del Consiglio a 47 anni nel 1963. Il primo governo del 46enne Amintore Fanfani, nel 1954, durò il breve spazio di dieci giorni. dds


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Il mondo brucia

l’editoriale

I tempi esigono rigore, ma imperano i luoghi comuni

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na premessa d'obbligo: finisce un'avventura. Job volge al termine, questo che state leggendo è molto probabilmente l'ultimo numero. Mio dovere, quindi, ringraziare il gruppo di lavoro che ha dato vita due anni fa a questa esaltante esperienza: Emilio, Antonio, Claudia, Dario, Paolo e Liliana. Chi ha contribuito direttamente o indirettamente ad arricchire di contenuti e idee la nostra rivista riconoscerà il ruolo che abbiamo cercato di esercitare: un patrimonio che resta in ogni caso. Intanto, il mondo brucia. Aumentano i Paesi la cui solidità economica viene messa in discussione, le banche stanno perdendo sempre più credibilità nei confronti dei consumatori, cresce l'insofferenza per la politica. In Italia, anzi al Sud (che ormai è un Paese a sè), abbiamo vissuto il caso dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco dove si è rotta l'unità sindacale sull'accordo con l'azienda. Comunque la si pensi sul merito dell'intesa, sta di fatto che quella famosa crisi di cui si parla da anni ormai tocca le nostre tasche da molto vicino, indice sul nostro futuro, su chi vuole costruirselo un destino con le proprie mani. E se altre Nazioni sembra-

no più competitive avendo un costo del lavoro più basso, rischiamo la cinesizzazione dell'Italia? O meglio del Sud, che ripeto è sempre più una realtà a parte, un fardello per il Nord? Sì, se – come sempre – la politica non si dà una mossa, non taglia davvero i rami secchi e non i ceti più deboli. Qualche esempio? Privatizzare la Rai almeno in parte, eliminare le Authority che non funzionano e non vigilano come dovrebbero, diminuire il numero dei parlamentari, eliminare i senatori a vita, semplificare il sistema giudiziario i cui tempi lunghi gravano tantissimo sulle casse dello Stato, garantire vera libera concorrenza di mercato in settori di fatto monopolizzati, tutelare i nuovi diritti civili anche con interventi di welfare sociale. In attesa di tempi migliori. Infine, un appello a chi dell'uso delle parole ci vive, mondo politico e dell'informazione per intenderci: basta luoghi comuni. I cittadini, i lettori, gi utenti, non ne possono più degli annunci, dei litigi, delle prese di posizione per guadagnare uno specchietto di notorietà effimera. I tempi esigono essenzialità, rigore, efficienza, pragmatismo. I sogni non li vogliamo accantonare, ma neanche alimentare a vuoto.

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[CARLO

PORCARO]

job@fenealuilcampania.it

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Menomale la canzone

Simone Cristicchi

La gente non ha voglia di pensare cose negative la gente vuol godersi in pace le vacanze estive ci siamo rotti il pacco di sentire che tutto va male della valanga di brutte notizie al telegiornale C’è - L’Italia paese di Santi pochi idraulici e troppe badanti C’è l’Italia paese della Liberté Egalité e del Gioca Giuè! C’è - l’Italia s’è desta ma dipende dai punti di vista C’è la crisi mondiale che avanza e i terremotati ancora in vacanza Meno male che c’è Carla Bruni Siamo fatti così - Sarkonò Sarkosì Che bella Carla Bruni se si parla di te il problema non c’è io rido… io rido… ambarabàciccicoccò soldi e coca sul comò C’è l’Italia dei video ricatti c’è la nonna coi seni rifatti e vissero tutti felici e contenti ma disinformati sui fatti Osama è ancora latitante l’ho visto ieri al ristorante! Lo so che voi non mi credete se sbaglio mi corigerete Meno male che c’è Carla Bruni Siamo fatti così - Sarkonò Sarkosì Che bella Carla Bruni se si parla di te il problema non c’è io rido... io rido...

La verità è come il vetro che è trasparente se non è appannato per nascondere quello che c’è dietro basta aprire bocca e dargli fiato! Carla Bruni... Carla Bruni... Meno male che c’è Carla Bruni Siamo fatti così - Sarkonò Sarkosì Che bella Carla Bruni se si parla di te il problema non c’è Io me la prendo con qualcuno tu te la prendi con qualcuno lui se la prende con qualcuno E sbatte la testa contro il muro Io me la prendo con qualcuno tu te la prendi con qualcuno lui se la prende con qualcuno noi ce la prendiamo...


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La felicità in tempo di crisi

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d una recente cerimonia di nozze tra due miei carissimi amici, l’autorevole officiante, nel suo discorso augurale, ha efficacemente sottolineato quanto l’aspirazione alla felicità sia nel nostro paese, per la sedimentazione di motivi storici, culturali e religiosi, relegata nella sfera della più intima e sommessa individualità, a differenza di quanto, invece, avviene in America. Negli Usa, infatti, la felicità è indicata addirittura nella Dichiarazione di indipendenza dal Regno Unito, sottoscritta dai primi tredici Stati Uniti il 4 luglio 1776, tra i diritti naturali inalienabili del popolo intero, come la vita e la libertà. In Italia, invece, quasi ci si vergogna anche a pronunciare la parola “felicità”.

Il suo stesso significato pare alterato dai tanti secolari condizionamenti che sia la visione ascetica della vita, concepita e radicata fin dai tempi bui del potere ecclesiastico, ma anche la malintesa e intristita ideologia dell’eguaglianza le hanno arrecato. La prima considerava la vita come fase di transito dell’anima, messa alla prova al contatto con il peccato. La

seconda, nelle varie forme politiche con cui storicamente si è rappresentata, partendo dalle sofferenze e dalle ingiustizie subite dagli uomini, ha sempre legato l’eguaglianza ad un mero soddisfacimento dei bisogni materiali e non anche, come in America, nella generale ricerca della felicità. Secondo teorie contemporanee “la felicità è provare ciò che esiste di bello nella vita ed è uno stato di gioia solo del presente”.

Non si riesce a cogliere, quindi, il vero valore della felicità, perché non solo abbiamo smesso di avere speranza nel futuro, come se non fosse nemmeno più atteso, ma per di più c’è da chiedersi poi come sia possibile farlo, in tempi così infelici determinati dalla grave crisi che stiamo attraversando.

È una comune convinzione quella secondo cui chi detiene il potere tende sempre a utilizzare l’aspirazione alla felicità degli uomini, per indirizzarla su valori fatui, legati, semmai, alla degenerazione del consumismo.

È questa la primaria operazione necessaria per manipolare le coscienze

[EMILIO

CORREALE]

e predisporle ad esprimere il consenso verso chi propone, non tanto soluzioni concrete per vivere meglio oggi, ma modi di vivere conformisti, di apparente felicità, a cui aspirare, con tale smania ansiosa da aumentare a dismisura l’individualismo sfrenato tipico di questi tempi. In Italia il “berlusconismo” ha creato dei veri e propri maestri di questo tipo di comunicazione. Purtroppo, nonostante la manovra finanziaria, necessaria ma sicuramente dolorosa, nonostante il crollo dell’occupazione, il declino industriale senza rimedio, la carenza delle risorse per l’avvio di grandi opere e per un effettivo rilancio dello sviluppo economico.

Nonostante il crescente antagonismo territoriale, nonostante il crescente razzismo e la diffusione di tutte le mafie, nonostante l’assenza totale di una politica di governo capace di affrontare queste drammatiche questioni con provvedimenti accettati ed unificanti, nonostante tutti questi fattori di crescente infelicità, è la maggioranza, sempre più ampia, degli italiani che ancora ci crede.

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«Bene la manovra ora paghino gli evasori»

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egretario Luigi Angeletti, per salvare l’euro dagli attacchi della speculazione, tutti i Paesi europei hanno dovuto predisporre manovre economiche molto severe. Qual è il suo giudizio sulla manovra varata dal nostro Governo? «Intanto bisogna ricordare che la manovra economica varata dal Governo è stata necessaria e tempestiva: un atto dovuto a fronte delle decisioni assunte dall’Unione Europea. In quella sede è stata concordata una strategia di riduzione del deficit pubblico in funzione della salvaguardia dell’euro e della condizione economica generale. E il nostro Paese si è dovuto adeguare per evitare che la moneta con cui vengono pagati i nostri salari perdesse del tutto valore. Ciò detto, la positiva valutazione sul complesso della manovra resta subordinata alla conferma definitiva di quei provvedimenti che accolgo-

La manovra economica era necessaria, ma ora s’intervenga sull’evasione fiscale

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no le storiche rivendicazioni della nostra organizzazione sindacale sul fronte della lotta all’evasione fiscale e della riduzione dei costi della politica. La Uil ha chiesto che fosse confermata la proporzione secondo cui circa i due terzi del gettito della manovra provengono proprio dalla programmata attuazione di provvedimenti in materia di riduzione dei costi della politica e di lotta all’evasione fiscale. E’ stata, inoltre valutata positivamente la scelta di evitare incrementi della pressione fiscale che si sarebbero scaricati sui salari dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni». Quali sono, invece, i capitoli della manovra che la Uil non condivide?

«Soprattutto i provvedimenti varati in materia di pubblico impiego perchè consideriamo particolarmente grave il blocco dei contratti nazionali». Ci sono stati anche alcuni tentativi di modificare il sistema pensionistico o di tagliare le tredicesime ad alcune categorie di lavoratori.

«Sì, è vero. Alcuni parlamentari hanno presentato emendamenti che avrebbero generato una modifica del sistema pensionistico o avrebbero determinato il taglio delle tredicesime per alcune categorie di lavoratori, tra cui agenti di po-

lizia e carabinieri. Scelte inaccettabili contro cui abbiamo protestato. Pare che tutto sia rientrato».

Secondo alcuni, questa manovra non sarà sufficiente e si paventa, a breve, una manovra aggiuntiva.

«Non è possibile dare una risposta certa a questa domanda. Se l’economia cresce di circa l’1%, quest’anno, e se nel 2011 la crescita sarà superiore all’1%, allora questa manovra potrà bastare. Ad oggi, è probabile che tali condizioni si verifichino; ma se l’economia non dovesse funzionare, l’attuale manovra non sarà sufficiente. Il risultato, purtroppo, non può essere garantito anche perché il 23% circa della nostra ric-

A Pomigliano è stata vinta una scommessa: al Sud l’industria può ancora avere un futuro


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chezza viene generato dagli acquisti di persone che abitano all’estero. E se i nostri prodotti non dovessero essere comprati, la nostra economia andrebbe a ramengo». Qualcuno ha criticato il dialogo di Cisl e Uil con il Governo.

«Noi con il Governo non abbiamo fatto nessun accordo, non c’è nessuna fir-

ma: abbiamo semplicemente cercato di discutere e di fargli fare scelte sopportabili. E siamo riusciti a difendere i lavoratori un po’ meglio di quanto sia accaduto negli altri Paesi europei. Noi abbiamo chiesto che, questa volta, la maggior parte delle risorse necessarie fosse trovata altrove e cioè presso quella parte degli italiani che non hanno mai pagato una crisi. Ecco perché abbiamo chiesto provvedimenti per la riduzione dell’evasione fiscale e dei costi della politica». Un’ultima domanda su uno dei punti più delicati dell’estate. Che insegnamento possiamo trarre dalla vicenda della Fiat di Pomigliano che,

dopo timori e preoccupazioni, sembra essere arrivata ad una felice conclusione?

«Io credo che sia stata vinta la scommessa sulla possibilità di produrre auto in Campania o nel Mezzogiorno ed è stata sconfitta, invece, l’idea che nel nostro Sud l’industria non avrebbe un futuro. Da questo punto di vista la vicenda di Pomigliano è rassicurante. La vera partita in gioco, infatti, era tra la prospettiva di mantenere e, possibilmente, aumentare posti di lavoro o, viceversa, distruggerli. In quest’ultima ipotesi si sarebbe generato un pessimo esempio per tutto il Mezzogiorno. Noi, invece, con questo accordo abbiamo evitato un pericoloso e devastante effetto domino». job - feneal uil campania / agosto 2010

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«In Campania le cifre sono preoccupanti»

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[GUGLIELMO

LOY] (segretario Uil nazionale)

a crisi ci ha consegnato nel 2009 un mercato del lavoro in cui oltre 450 Mila lavoratori sono stati messi in cassa integrazione con un aumento del 311% rispetto al 2008; si sono persi 380 Mila posti di lavoro da un anno all’altro; per la prima volta, dopo 10 anni, il lavoro dipendente diminuisce (perdendo 177 Mila unità); i tassi di occupazione e disoccupazione sono tornati ai valori del 2005; 1,9 Milioni di persone sono in cerca di occupazione (+246 mila rispetto al 2008); oltre 2,5 milioni di lavoratori hanno un contratto di lavoro flessibile (15 lavoratori su 100 lavoratori dipendenti hanno un contratto a termine, di cui 12 su 100 un contratto a tempo determinato e 3 su 100 sono a collaborazione). In tale contesto negativo, il lavoro sommerso raggiunge percentuali patologiche (15,6%), con punte del 21% nel Mezzogiorno. Nei primi mesi del 2010, stando alle ultime stime ufficiali, la situazione non è migliorata dal punto di vista occupazionale poiché lo strumento della cassa integrazione, estesa attraverso lo strumento della deroga a lavoratori che fino a tutto il 2008 non potevano beneficiarne, continua a presentare temperature da febbre alta. Ma quelli nazionali sono dati complessivi che, se scorporati a livello territoriale, evidenziano come la crisi abbia enfatizzato i difetti, le mancanze e

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le dicotomie del nostro mercato del lavoro ed acuito divergenze tra aree territoriali e Regioni. Così come è accaduto per la Campania che, nel 2009, ha perso 49 mila posti di lavoro, di cui 36 mila a tempo indeterminato e 14 mila a tempo determinato. Un tasso di lavoro flessibile pari al 16% (al di sopra della media nazionale dove 15 lavoratori ogni 100 dipendenti hanno un contratto non standard). Ed è dall’accorpamento di alcuni indicatori significativi del mercato del lavoro che, come UIL, abbiamo potuto classificare, la Campania al secondo posto per maggior disagio occupazionale, crescendo di una posizione rispetto ad un periodo pre crisi quale il 2008. Ma chiuso il 2009, la crisi, che i più ottimisti credevano fosse giunta al giro di boa, continua a produrre perdite di posti di lavoro su tutto il territorio nazionale e non di meno in Campania. Nella Regione, infatti, stando alle ultime rilevazioni dell’Istat che si riferiscono al I trimestre 2010, l’occupazione complessiva è diminuita del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2009 (attestandosi a circa 1,6 milioni di cui 1,1 mln di occupati dipendenti) e del 4,3% rispetto al 2008. L’occupazione dipendente scende dello 0,7%, perdendo oltre 8 mila lavoratori dipendenti. Le persone in cerca di occupazione,

la maggioranza delle quali uomini, ha raggiunto le 84 mila unità (che incidono per il 28% sul totale dei disoccupati del Sud), con un aumento del 13,5% rispetto al I trimestre 2009. Preoccupante la crescita delle persone senza lavoro: più del doppio rispetto alla media del Mezzogiorno. Il tasso di occupazione, che si attesta al 39,7%, è sceso di 1 punto percentuale rispetto al I trimestre 2009 e dell’1,8% rispetto al 2008, mentre sale di 1,9 punti percentuali rispetto al I trimestre 2009 il tasso di disoccupazione con un coinvolgimento di oltre 15 persone su 100 (soprattutto donne). I riflessi negativi della crisi sono inoltre visibili dal dettaglio regionale del ricorso alla cassa integrazione che nei primi 6 mesi dell’anno ha interessato mediamente circa 28 mila lavoratori con un aumento rispetto allo stesso periodo del 2009 del 36,7%, ma dato più emblematico quello dell’aumento del 212,8% rispetto al primo semestre 2008, in cui la crisi ancora non mordeva ancora posti di lavoro.


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l’intervento L’aumento ha interessato maggiormente la Cigs (dove l’aumento è stato del 144%) e la cassa in deroga (più 78,6%), mentre è diminuita del 24% la richiesta della cassa integrazione ordinaria. Inoltre, nel solo mese di giugno 2010, la Campania è stata la Regione del Mezzogiorno con il maggior numero di richieste di Cigo (1,3 Mln di ore) e di Cigs (1,9 Mln di ore). In questo mese la cassa integrazione ha visto coinvolti in crisi aziendali circa 23 mila lavoratori. Dal confronto con i primi 6 mesi del 2009, nel 2010 il comparto edile è

quello che ha registrato, un elevato aumento delle ore di cassa integrazione in deroga (più 6.434%), così come non può essere sottovalutato l’incremento del 249% delle ore di Cigs. L’effetto della crisi è in questo settore del tutto evi-

Nel settore edile aumenti del 250% di ore totali di cassa integrazione dente se solo si legge il dato del 2008, dove le richieste di deroga erano pari allo zero. Complessivamente nel settore delle costruzioni la cassa integrazione è aumentata del 9,1% rispetto al I semestre 2009, e del 116% rispetto allo stesso periodo del 2008. Il quadro della Regione non migliora se si analizza il dato del sommerso economico e lavorativo. Infatti, nel corso del 2009 è stato allarmante anche il dato campano sul sommerso: terza Regione italiana con

il più alto tasso di irregolarità lavorativa pari al 21,9% (che equivale a circa 370 mila lavoratori irregolari), più alto della media dello stesso Mezzogiorno ed, inevitabilmente, dell’Italia (15,6%). Il tutto produce, nella sola Regione, un fatturato sommerso di oltre 12 miliardi di euro che incide per il 13,3% sul Prodotto Interno Lordo. Per cercare di arginare questa piaga, che coinvolge tutto il Paese, ma maggiormente il Sud, la Campania è stata coinvolta, insieme a Puglia, Sicilia e Calabria, nel Piano Straordinario di vigilanza Mezzogiorno varato dal Consiglio dei Ministri lo scorso mese di gennaio. Una programmazione dell’attività ispettiva indirizzata prevalentemente alle aziende che operano nel settore agricolo e dell’edilizia. Nel solo settore edile, in Campania, l’obiettivo per l’anno 2010 è quello di ispezionare circa 4 mila aziende edili per verificare la correttezza delle condizioni generali di tutela del lavoro, la correttezza nelle procedure di appalto e subappalto, il rispetto della normativa antimafia e contrastare fenomeni quali il caporalato ed il lavoro nero ed irregolare. Fino a maggio le aziende ispezionate sono state oltre 2 mila di cui il 56% irregolari. Su un totale di 5 mila lavoratori oggetto di controllo, 800 lavoravano completamente in nero, 13 erano privi di permesso di soggiorno e circa 500 irregolari. Gli ispettori hanno sospeso circa 300 cantieri. Una fotografia quella della Campania che sintetizza un unico sentire di tutte le Regioni del Mezzogiorno: quello di ripartire. job - feneal uil campania / agosto 2010

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«Campania in ginocchio è tempo di scelte coraggiose»

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[ANNA

REA] (segretario Uil Campania)

un periodo buio quello che stiamo vivendo, un periodo di mali e malesseri che si stanno insinuando e radicando in diversi settori della vita pubblica e privata, nella politica, nelle azioni di chi ha nelle proprie mani le sorti della collettività, del benessere comune. Oscurantismi che sono passi indietro nella storia civile e politica di questa nazione. E non parlo solo degli scandali a luci rosse dei mesi scorsi, che pur ci degradano intimamente e pubblicamente, ma parlo anche del susseguirsi di fatti di cronaca giudiziaria che portano alla ribalta la faccia turpe, a tratti atroce, della politica italiana, fatta di complotti e massonerie di chi crede, o ha la presunzione di ritenersi un “prescelto”, un privilegiato, di potere decidere al di sopra del bene e del male, le sorti “poverette e meschine” della gente normale. Massonerie e massoni che vanno ad aggiungersi a quelle da sem-

Giusto indignarsi per gli scandali, ma non devono nascondere i veri problemi sociali della regione

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pre ritenute illegali, malavitose, quelle da sempre , nostro malgrado, “identificate”: organizzazioni che pur divorano questo Paese. L’ultimo complotto, anche se non si può parlare di logge, parlerei più di “loggioni”, gallerie di personaggi dubbi, ambigui, riguarda proprio la Campania e le strategie messe in campo a discapito del presidente della regione. No, non voglio entrare nel merito, lasciamo che la giustizia faccia il proprio corso ad onor del vero, ma è lecito farsi domande. Anche perché tutte questo pullulare di piccoli e grandi scandali, di presunti o reali complotti, se da un lato ci mostrano il volto più cupo dell’Italia, allo stesso tempo nascondono, spostano l’attenzione, doverosa ed impegnativa, dalle problematiche delle persone comuni, dei lavoratori, dei giovani, degli immigrati, che dovrebbero essere al centro dell’agenda della classe dirigente. A partire proprio dalla Campania. Questa crisi economica e finanziaria ha inflitto ad una regione già in ginocchio l’ultimo colpo di grazia, con conseguenze in tutti i settori produttivi, compresi quelli di eccellenza. La disoccupazione, il pil, la cassa integrazione triplicata in pochi mesi, (alla fine dell’anno conteremo circa 15 mila cassa integrati in Campania) la povertà, sono tutti indici in negativo che

tracciano le linee più profonde e preoccupanti di una realtà che ha bisogno di decisioni improcrastinabili e di soluzioni valide e lungimiranti. E invece no! Le soluzioni, le decisioni sembrano non arrivare mai, oppure quelle che arrivano non sempre sono adeguate, giuste. Come con la manovra finanziaria del Governo. Non siamo pregiudiziali, né inconsapevoli: adesso c’è bisogno di una manovra di rigore, di “sacrifici”, ma secondo la UIL i sacrifici devono essere distribuiti a seconda della forza di ciascuna fascia sociale, a seconda della forza reddituale. Siamo d’accordo sul rigore, siamo d’accordo soprattutto con l’azzeramento degli sprechi di quella politica dai costi troppo spesso eccessivi, abbiamo più volte denunciato l’esigenza della trasparenza nella gestione delle risorse nelle nostre manifestazioni, ma non possiamo accettare le “differenze”, né che i sacrifici siano sempre gli stessi a doverli fare. E allora la UIL Campania è con tutti i virtuosi e con tutti i governi


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Bene il Piano ospedaliero, ma è assurda questa emergenza stipendi che si ripete ogni mese se decidono di combattere gli sprechi, se fanno luce sui conti e se fermano gli evasori fiscali. Siamo pronti ai sacrifici se distribuiti in maniera equa, senza gravare ancora sulle tasche e sulle vite dei lavoratori e dei cittadini. Ma allo stesso tempo è necessario aprire una fase di progetti, di strategie per il futuro. E’ doverosa una politica di cambiamenti, di provvedimenti che guardino allo sviluppo e alla crescita sana del Paese. La manovra così com’è infierisce ancor di più sulle condizioni della Campania, regione nel profondo del baratro del patto di rientro, con una sanità disastrata, con gli stipendi in bilico di migliaia di lavoratori, con i servizi essenziali che rischiano di essere azzerati. E penso al Piano ospedaliero: abbiamo condiviso con Stefano Caldoro, presidente della Regione, con il sub commissario Zuccatelli ed il professore Calabrò le linee generali di ridimensionamenti e riadattamenti delle strutture e dei servizi sanitari, adesso potremo vedere sbloccati i 2 miliardi di euro necessari per il rilancio del settore sanitario, ma i lavoratori devono avere assicurato lo stipendio. Non possono rimanere sospesi a fine mese, nella preoccupazione lacerante di non vedersi retribuiti. Abbiamo fatto una manifestazione in questo mese di piena estate: contro la manovra e per dare anche una sferzata alla Regione, una sollecitazione a Cal-

doro, affinché si passi alla fase operativa, affinché si mettano in campo le azioni per salire questa china e riprendere in mano le sorti della nostra regioni, per delineare strategie e programmi per un rilancio economico dei territori. I nostri appelli a Caldoro e al Governo affinché riportino alla ribalta, al centro dell’agenda politica, le ragioni della Campania e del Mezzogiorno, li abbiamo annunciati ancora una volta nella Galleria Umberto I di Napoli; e lo ab-

biamo fatto anche scrivendo al Prefetto Pansa, ai capi gruppo dei partiti, ai sindaci delle province di tutta la regione, ai rappresentanti delle imprese e delle diverse associazioni attive sui territori. Perché adesso abbiamo bisogno di cambiamenti veri e non solo annunciati, di fare squadra per tracciare e condividere i passi da compiere , adesso bisogna avere il coraggio e gli strumenti necessari per ricostruire il futuro della Campania, del Mezzogiorno e del Paese. job - feneal uil campania / agosto 2010

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«Nel campo dell’edilizia promesse non mantenute»

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[ANTONIO

CORREALE] (segr. nazionale Feneal-Uil)

el merito della manovra finanziaria la Feneal Uil ha assunto una posizione che deriva strettamente dalle oggettive ripercussioni che essa tende ad determinare per il regolare andamento del settore. E, perciò, pur non volendo appassionarsi per classificare tale manovra sul piano delle valutazioni politiche, essa, nel riscontro concreto dei dati che ci vengono forniti da tutti gli osservatori, non solo quelli di categoria, ha sostanzialmente interrotto la funzione anticiclica, che fino ad ora ha avuto il settore delle costruzioni. Questa manovra penalizza fortemente il settore, non solo per una precipitosa caduta dei livelli occupazionali, ma anche per una non meno preoccupante minaccia al sistema di imprese che, non solo non viene incoraggiato ad intraprendere nel settore privato, ma ad esso è concretamente precluso l’accesso agli investimenti pubblici, ormai pressoché tutti revocati, solo per far cassa e senza l’ombra di un proposito di rilancio per far ripartire lo sviluppo. Il settore è ormai in una fase di preoccupante stallo, senza risorse, anzi ormai espropriato di esse, soprattutto nel Mezzogiorno, e senza alcuna programmazione per l’avvio di significative opere infrastrutturali, ormai solo annunciate con una sempre più malcelata enfasi, che 16

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non convince più nessuno. Eppure neppure un anno fa, quando convocammo insieme alle Associazioni industriali ed artigianali, gli Stati generali delle costruzioni, si stavano creando le condizioni perché l’edilizia potesse ancora una volta costituire il motore propulsore dello sviluppo e sembrò, almeno nei propositi, che ci credesse anche il Governo, visto che si precipitò, con il consueto clamore annunciatorio, ad illustrare il “piano casa” che da solo avrebbe dovuto risolvere, oltre al fabbisogno abitativo delle tante giovani famiglie italiane in cerca di una abitazione dignitosa compatibile con le possibilità reddituali medie, anche le difficoltà del settore che con questo sbocco avrebbe potuto risollevarsi sia sul piano occupazionale che sul piano della salute stessa del sistema di imprese. Con gli stati generali, attendevamo, insieme sindacato e costruttori, la programmazione degli interventi infrastrutturali, ora pressoché annullata, ricavammo invece il piano casa che doveva però passare alla legislazione competente delle regioni e, quindi, sottoporsi, diciamo così, al setaccio delle sensibilità politiche presenti sul territorio. Il risultato è che ancora oggi non è partito nulla di significativo, anzi, la principale conseguenza dell’aggrava-

mento della crisi e del “patto di stabilità” che ne è derivato, è dato dal fatto che la Pubblica Amministrazione locale oltre a bloccare ogni avvio di cantierizzazione, anche delle opere possibili, ha aggiunto la micidiale pratica della dilazione dei pagamenti, oltre i limiti compatibili della sopravvivenza delle aziende, creando rapidamente un tale stato di sofferenza del settore, al punto che ci vorrà molto tempo perché esso recuperi il suo naturale ruolo di anticipatore dello sviluppo economico del paese. In questo senso, nei rapporti istituzionali, per quanto possano essere precari, come sicuramente sono in questo momento, è bene che la Uil rivolga un’attenzione più dedicata al nostro settore. Che non significa destinare l’interesse sulla nostra sola categoria, ma significa ragionare, con approccio effettivamente “confederale”, agli attuali problemi del mondo del lavoro con una più corretta visione delle politiche industriali.


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Infrastrutture stradali, troppi progetti a rilento

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ra le cosiddette grandi opere infrastrutturali che possono migliorare la qualità della vita dei cittadini e rilanciare l'economia in tempi medi ci sono certamente quelle stradali. La Campania, in tal senso, è molto indietro; anche se, rispetto ad altri grossi centri urbani come Roma, Milano, Firenze e Bologna, l'area di Napoli non fa registrare problemi di traffico particolarmente gravi o disagi per i pendolari che viaggiano su ferro. Eppure, un attento esame degli atlanti stradali di alcuni anni fa appare impietoso nei confronti di chi progetta le opere e poi non riesce ad avviare la realizzazione. Negli ultimi anni due anni, nella nostra regione sono stati aperti tre nuovi svincoli autostradali, uno sull'Autosole (a Santa Maria Capua Vetere) e due sul tratto salernitano dell'A3, quello di Pontecagnano Sud e quello di San Mango Piemonte, atteso da un trentennio. Subito dopo l'estate è prevista l'inaugurazione dell'uscita di Casamarciano dell'A16, al confine tra le province di Napoli ed Avellino. Sono in

ritardo o sono bloccate tutte le altre opere stradali di rilievo, su tutte il nuovo raccordo autostradale Capua-Castel Volturno che dovrebbe costituire una valida alternativa al tratto napoletano dell'A1 per chi proviene da Roma ed è diretto alla zona occidentale del capoluogo. L'iter burocratico dovrebbe concludersi entro due anni, ma la crisi economica mette a rischio i fondi. Ferma anche la costruzione della circumvallazione di Mondragone. Del nuovo svincolo di Avellino Centro sull'A16 non si parla più, della nuova autostrada Caserta-Benevento per ora si conoscono solo le polemiche degli ambientalisti della Valle Telesina; i lavori

di ammodernamento del tratto salernitano dell'A3 proseguono a rilento e ogni estate si trasforma in un incubo soprattutto tra Sicignano e Atena Lucana. Da meno di un anno sono stati finalmente sbloccati i fondi per la costruzione della Lioni-Grottaminarda, la strada che completerà il raccordo a scorrimento veloce tra l'A16 e l'A3 tagliando l'Irpinia in due e alleggerendo il traffico sul raccordo Avellino-Salerno. Vanno a rilento i lavori dell'asse Paolisi-Pianodardine che collegherà la Valle Caudina ad Avellino. Procedono i lavori di raddoppio della pericolosissima Variante del Vesuvio, la Statale 268 famosa per gli incidenti mortali. Da anni si parla dell'ammodernamento della Statale 18 tra Battipaglia e Agropoli; ogni weekend d'estate si formano code interminabili a causa degli incroci a raso. Code con le quali gli automobilisti sembrano destinati a convivere ancora per molti anni...

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«Così abbiamo portato la Panda a Pomigliano»

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[GIOVANNI

SGAMBATI

]

(segretario regionale Uilm)

essuno lo avrebbe mai immaginato ma l’evoluzione della vertenza su Pomigliano e della produzione della “futura Panda” ha avuto rallentamenti protratti per mesi ed una repentina accelerazione finale. La crisi del rapporto tra Fiat e sindacati è giunta dopo mesi di trattative relative al difficile processo di riqualificazione dello stabilimento Vico caratterizzate da punti come: la fermata della produzione per due mesi; dalla formazione in aula per migliorare la qualità del prodotto; dalla ricerca della motivazione degli addetti alla sfida della competitività; la rivalutazione del WCM (World Class Manifactury), il giudizio più che sufficiente consolidato dalla medaglia di bronzo allo stabilimento produttivo campano; le tante iniziative di mobilitazione e alla solidarietà promosse dai lavoratori metalmeccanici nei venti mesi di crisi che hanno coperto l’arco temporale dall’autunno 2008 a fine dicembre 2009. Mai nessuna vertenza aveva raggiunto un coinvolgimento tanto elevato di rapporti e di interlocuzione. Sulla vicenda si sono espressi il pontefice Benedetto XVI, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Consiglio, le istituzioni locali, il mondo della cultura con gli appelli di artisti come, solo per citarne alcuni, Maurizio Scaparro, Massimo Ranieri e Paolo Bonolis, quest’ultimo nella edizione del Festival di Sanremo Sanremo 2009. 18

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L’apice della sensibilizzazione pubblica si è registrata con la manifestazione di Torino nel maggio di due anni fa con un treno speciale organizzato dai sindacati dei metalmeccanici per rivendicare alla Fiat un piano di rilancio del settore anche alla luce dell’operazione di salvataggio della Chrysler e il mancato successo dell’asta per la Opel. Purtroppo, quella manifestazione ebbe un finale molto spiacevole caratterizzato dallo scontro tra sindacati e Cobas: furono proprio queste sigle autonome, invitate per paradosso proprio dalla Fiom, ad impedire al segretario della categoria cigiellina, Gianni Rinaldini di concludere il comizio di chiusura, facendolo addirittura scivolare dal palco da dove parlava. Solo lo scorso 22 dicembre nella sede di Palazzo Chigi l’A.d. di Fiat, Sergio Marchionne ha ufficializzato una prima ipotesi di piano con la conferma dell’uscita dalla produzione di auto a Termini Imerese e l’ammissione della futura Panda a Pomigliano. La novità spiacevole per il sito siculo, ma di prospettiva per quello campano, venne però accompagnata dalla richiesta di una forte flessibilità e dalla necessità di una condivisione convinta da parte dei lavoratori,delle Organizzazioni sindacali e delle istituzioni locali. Per la prima volta la Fiat dichiarò ufficialmente di non voler alcun sostegno finanziario da parte del Governo per riportare in Italia una produzione di seg-

mento A, o meglio l’utilitaria di eccellenza nel segmento dove la casa produttrice torinese non ha rivali. Le condizioni che la Fiat avanzò in un primo momento erano quelle di accompagnare 500 lavoratori alla conclusione dell’attività professionale attraverso misure che permettessero il raggiungimento della pensione; inoltre, dal punto di vista produttivo: una richiesta di 18 turni per 6 giorni a settimana; il collocamento della pausa mensa a fine turno; la riduzione delle pause fino ad allora usufruite dai lavoratori di 10 minuti; un nuovo sistema di metrica per la produttività denominato (Ergo Uas); infine, la richiesta di 80 ore di straordinario libero. Tante richieste che il sindacato interpretò da subito come un irrigidimento da parte di Fiat dal punto di vista delle relazioni industriali. L’atteggiamento del “management” della casa torinese si fece ancora più aspro subito dopo il diniego delle Organizzazioni sindacali di concludere un accordo quadro definito dalla parte datoriale “assai semplice”. Luogo della richiesta: il Ministero dello Sviluppo Economico;


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l’intervento data: 30 marzo 2010. Chi legge può trovare il riscontro oggettivo di quanto scritto nella riga succitata nel sito Fiat alla voce “comunicati stampa” alla data del 15 giugno scorso. La “semplice” richiesta risulta tra gli allegati del comunicato in questione. Nella sostanza la Fiat ha chiesto ai sindacati un semplice accordo di messa in sicurezza dello stabilimento per 15-18 anni, corrispondente al valore di 700 milioni di euro necessari per ammodernare l’impianto ed ammortizzare l’investimento. Il 21 aprile si verificò a Torino il cambio dei vertici FIAT con uscita del presidente Luca Cordero di Montezemolo e l’arrivo al suo posto del nipote di Gianni Agnelli, il trentaquattrenne John Elkann . Fiat propose 20 miliardi di euro di investimenti in Italia, la costituzione specifica della società auto scollegata al resto del gruppo e rilanciò il Progetto “Fabbrica Italia”, basato sull’ipotesi di aumentare la produzione sul territorio nazionale da 900 mila vetture (come proposto al sindacato nell’incontro nella sede del governo, il 22 dicembre 2009) a 1.400.000 automobili da produrre secondo quanto previsto nel Piano

2010-2014. Di fronte alla richiesta sindacale di avviare un confronto di merito per accelerare sull’investimento di Pomigliano, la Fiom commise l’errore di un irrigidimento di relazioni al pari di quello commesso in precedenza da Fiat, ritenendo che senza l’accordo di tutti la casa torinese non avrebbe proceduto a fare passi in avanti. Ecco perché tra il 10 e 15 giugno il sindacato ha capito che si stava rischiando seriamente che la Fiat avrebbe ritirato la proposta del Progetto Panda e che lo sviluppo della nuova Fabbrica Italia. Solo a quel punto le organizzazioni Fim-Uilm-Fismic e Ugl hanno condiviso l’accordo con senso di responsabilità per difendere lo stabilimento di Pomigliano, i lavoratori dello stesso e tutto l’indotto che rappresenta all’incirca 20.000 lavoratori con le relative famiglie da sottoporre ad approvazione dei lavoratori attraverso il referendum. Adesso, coi risultati del referendum che si è tenuto tra i lavoratori di Pomigliano il 22 giugno abbiamo registrato un risultato chiaro e risolutore: una larga maggioranza di lavoratori (più del 62%) ha approvato l’intesa e l’ha fatto smentendo di fatto chi,

A fine marzo si è rischiata la rottura, poi abbiamo capito cosa era in gioco come la Fiom, ha continuato a strumentalizzare l’esito del voto, litigando con la propria Confederazione, addirittura sui connotati di costituzionalità e legittimità del quesito referendario e della consultazione stessa. Una vergogna lo spazio che tante bugie ha trovato sugli organi di informazione. Che caos si è originato tra i lavoratori e nella pubblica opinione. Un giorno si dovrà fare il punto sulle dichiarazioni di tanti “intellettuali a contratto”, o di tanti operatori del mondo del lavoro che parlano senza aver mai visto una fabbrica, o incontrato un metalmeccanico. Per quanto ci riguarda siamo fermamente convinti che la Fiat darà seguito all’intesa sottoscritta tra azienda ed organizzazioni sindacali, senza la Fiom, lo scorso 15 giugno nella sede della Confindustria di Roma. Si tratta di un accordo che ha i caratteri dell’eccezionalità relativa all’assetto produttivo del sito di Pomigliano d’Arco, i cui contenuti relativi alle 16 clausole che lo compongono rispettano ogni forma di legittimità, legalità, costituzionalità. Grazie a questa intesa a Pomigliano d’Arco dalla seconda metà del 2011 verrà prodotta la nuova Panda in 280.000 unità l’anno. Questo “output” costituirà il primo risultato dei 700 milioni di euro investiti da Fiat, ma se il mercato dell’auto volgerà al meglio per la casa torinese sarà solo il primo modello di tanti altri che saranno prodotti in Campania. Chi lo avrebbe detto solo due anni fa. job - feneal uil campania / agosto 2010

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lo speciale

Lo stanno dimettendo! Forcella rischia di perdere il teatro del popolo, uno dei pezzi del suo difficile riscatto. Il destino del Trianon Viviani nelle mani delle Istituzioni. In dubbio pure il cartellone degli spettacoli già presentato dal direttore artistico Nino D’Angelo

S

ono giorni difficili per il Trianon Viviani, il teatro che Nino D'Angelo dirige da qualche anno e che rischia di chiudere, pur avendo avuto nell’ultimo anno il massimo numero di abbonati rispetto a qualunque altro teatro pubblico della Campania; la colpa è di debiti pregressi e mutui non pagati dai soci, la Regione Campania e la Provincia di Napoli. Sono stati chiesti vari incontri, ma le risposte sono venute dal freddo silenzio e dalle loro assenze ai vari consigli di amministrazione. Finalmente a metà luglio si sono presentati ma solo per portare l’idea di come deve cambiare il Trianon Vivia20

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ni prima di salvarlo. L’idea sarebbe di farne un museo della canzone napoletana. Geniale, visto che già ce ne sono due... E ci si chiede: con tanti teatri che non funzionano perché proprio il Trianon che va benissimo dovrebbe essere cambiato? Forse perché a Forcella quando qualcosa funziona bisogna annientarla, altrimenti la gente si abitua allo stare bene e non vuole più stare male. Insomma, stanno per uccidere il teatro del popolo, il diritto alla cultura esteso a chi non ha avuto possibilitù di farsela. Stanno per sopprimere una giustizia conquistata con il lavoro di dieci operai che stonati da tante promesse non san-

no più con chi stare. Onorevoli e assessori che si autoeleggono direttori artistici con idee che non sono mai idee ma progetti già falliti. Hanno deciso il giorno dell'esecuzione, il 20 settembre 2010. Quando non ci sarà pi tempo per fare il cartellone degli spettacoli, già presentato due mesi fa. Di fatto, stanno dimettendo Nino D'Angelo. Sì, perché così facendo non gli danno la possibilità di fare bene il suo lavoro e si troveranno un alibi falso per farlo credere inefficiente davanti a chi lo stima. Ma lui non è poi così fesso, lui viene dal poco e per fare tutta questa strada ha dovuto crescere e crescendo ha imparato an-


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lo speciale che che quando vinci troppo devono per forza farti perdere. Nino ha accettato l’incarico di direttore artistico di questa struttura quattro anni fa con immenso entusiasmo e con la passione di chi conosce i sentimenti delle persone umili. Era l’inizio di una nuova sfida difficile, senza possibilità di rivincita; non poteva perdere, la posta era troppo alta: portare a teatro quella gente che per precarietà economica non ci poteva andare. In quattro anni insieme con tutti i collaboratori del Trianon Viviani sono riusciti giorno dopo giorno, passo dopo passo, a dare una luce nuova ad un quartiere difficile, famoso solo per i “pacchi” e per la camorra. Lui invece qui ha capito tante cose, ad esempio quanto la solitudine possa far male, specialmente ai bambini che non hanno un metro quadrato di spazio dove correre e poi acchiapparsi per vincere un sorriso, perché a casa non ridono mai. Qui ha capito la strumentalizzazione sociale: il pane quotidiano di tanti sciacalli, pseudointellettuali e finti assistenti disoccupati. Tutti maestri di strada che non hanno vissuto la strada, difensori di deboli che non

sono mai stati deboli, inventori di progetti senza capo e né coda, sovvenzionati prima ancora di inventarli. Qui ha capito che la libertà non esiste più per chi stato dentro, riabilitato non lo sarà mai e continuerà a cercare di sopravvivere sperando che non l’arrestino a Natale perché “glielo ha promesso al figlio“. Qui a Forcella Nino D’Angelo ha capito che la coscienza non ci passa mai e la pazienza stanca, proprio

come il cuore di questo teatro. Qui ha capito che il destino non esiste, ma che ce lo costruiscono ogni giorno e noi non siamo mai noi, ma solo quelli che gli altri vogliono che siamo. Qui ha capito che l’ignoranza è una grande fonte per i potenti perché possono dire ciò che vogliono senza essere contraddetti. Qui ha capito quanto fa bene una bugia a chi ti chiede di aiutarlo a cambiare. Qui ha capito che è un’utopia l’uguaglianza e che è l’invidia il sentimento che non farà mai decollare Napoli. Qui ha capito che l’emarginazione sta nel sorriso disperato di ogni persona che non si è mai venduta. Qui ha capito che non ci sarà mai un cambiamento, perché quelli che lo vogliono veramente sono talmente piccoli che alla prima offerta si venderanno ai grandi fregandosene dell’idealismo per cui hanno lottato. Qui ha capito che tutti possono fare tutto il famoso “E che ce vò“. Qui ha capito che la cultura non vogliono sia un diritto di tutti . Qui ha capito che un teatro pubblico con 4mila abbonati è meglio chiuderlo altrimenti si infastidiscono i piccoli privati, quelli che prendono contributi da una vita senza che nessuno chieda mai il conto. Per favore ditegli che non ha capito niente ma non distruggete per colore o per un dispetto politico ciò che stato fatto per questo quartiere, grazie ad un teatro rinato per essere un giocattolino per i borghesi nel cuore di uno dei quartieri più popolari di Napoli e oggi teatro del popolo, nel vero nel vero senso della parola, perché il popolo lo ha chiesto, lo ha voluto e lo ha amato. Fermiamoli! job - feneal uil campania / agosto 2010

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l’intervento

«Naplest una grande svolta La volevamo da 10 anni»

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[RODOLFO

GIRARDI] (presidente Acen)

’articolato progetto “NaplEST” presentato poche settimane fa a Napoli rappresenta un’occasione unica per l’economia e il futuro della città. Si tratta di un vigoroso piano di sviluppo industriale, che vede intrecciati la crescita economica, e dunque quella occupazionale, all’assetto urbano dell’area orientale della città, di fatto oggetto di disattenzione e degrado crescenti. “Naplest - viva, Napoli vive” è il claim scelto dal nutrito gruppo di imprenditori che ha deciso di investire ad est di Napoli per significare le robuste possibilità di rilancio che la città potrà vivere grazie ai sedici diversi progetti industriali, residenziali e di terziario avanzato. Fra questi spiccano due iniziative di ampio respiro socioeconomico: il completamento del Cen-

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tro Direzionale e il porto turistico di Vigliena, entrambi da realizzarsi con capitali esclusivamente privati. Ebbene, dieci anni or sono l’Associazione dei Costruttori Edili di Napoli ha avviato un’operazione apparsa ad alcuni, per certi versi, temeraria: dimostrare che le imprese napoletane di costruzione erano in grado di raccogliere la sfida della “finanza di progetto”, istituto appena introdotto nel nostro ordinamento, e impegnare quindi propri fondi per realizzare opere di uso pubblico e di valenza per il progresso del territorio. Quello, in sostanza, era il germe di NaplEst, un’intuizione dell’Acen, avuta dall’allora presidente Riccardo Giustino e perseguita da Ambrogio Prezioso, e intessuta poi al serio lavoro di costituzione dei due raggruppamenti di imprese associate che

ne hanno sviluppato i progetti. Non v’è dubbio che l’Acen continuerà ad impegnarsi, nel confronto con gli Enti Pubblici, per promuovere ulteriori investimenti delle aziende di costruzione, a maggior ragione ora che quell’impegno è sfociato nell’apertura dei cantieri, così come ulteriore impegno sarà profuso per gli altri progetti di Naplest, per i quali l’Associazione ha svolto un’azione di sollecitazione, nell’ambito del suo ruolo istituzionale e di rappresentanza imprenditoriale. Tra i punti di forza di NaplEst anche un quartiere "ecosostenibile" a Gianturco firmato dalla Aedes; il più grande palaeventi d'Italia, per 12 mila posti, a Ponticelli; iniziative per la portualità: accanto all’approdo turistico di Vigliena, infatti, è prevista la realizzazione del Terminal di Levante e la riqualificazione urbana, come nel Rione Sant'Alfonso; ancora, il recupero di


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complessi industriali nell’area ex Mecfond a via Brin e nell’ex Intefan a San Giovanni a Teduccio, per un totale di investimenti privati pari 2,5 miliardi di euro. NaplEst, quindi, punta a cambiare volto ad una delle aree più svantaggiate della città. I quartieri coinvolti sono Poggioreale, San Giovanni, Barra e Ponticelli. Accanto alla creazione di centri commerciali, aree portuali, abitazioni, NaplEst prevede iniziative ancora più ambiziose. Sul fronte della cultura, con un parco della musica tra i più grandi d'Europa, e su quello dell'ambiente: tutte le costruzioni previste saranno infatti realizzate con un particolare attenzione alla eco-sotenibilità. Ne è buon esempio l'"Aedes Eco Quartier", che sorgerà nell'area dismessa Feltrinelli a Gianturco, in cui, accanto alle abitazioni, troveranno spazio scuole, uffici, atelier per artigiani, fitness center e spazi per il divertimento. Fra questi sedici progetti a capitale privato, il porto di Vigliena sta facendo da apripista; i lavori sono già partiti e vantano una particolarità che merita di essere segnalata: si sta realizzando una passeggiata a mare che, nel suo svolgersi, arriva in pratica fino a Pietrarsa e al porto borbonico del Granatello, consentendo la contemporanea valorizzazione del prestigioso “Miglio d’Oro”. Le opere in questione riqualificano la periferia di Napoli, da anni in preda al degrado, con progetti che si sostengono economi-

Cambierà il volto di un’area, quella orientale, svantaggiata

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camente, in grado di determinare sinergie e sostegni reciproci, in un’ottica di sistema. Nasce con NaplEst, in sostanza, un complesso programma in grado di ridisegnare un pezzo di città, adeguandolo alle esigenze più moderne e che potrà trovare ulteriore sviluppo in futuro se, per un effetto trascinamento, altre iniziative si aggiungeranno e se l’amministrazione collaborerà anche realizzando le infrastrutture necessarie: le reti, innanzitutto, di trasporto, per soddisfare le esigenze dell’accresciuta esigenza di mobilità e accanto a queste i sottoservizi: distribuzione elettrica, acqua e fognature. La visibilità internazionale che il progetto “NaplEST. Viva, Napoli Vive!” ha guadagnato esprime l’essenza di una città, la nostra, che lavora e produce, una città e una classe imprenditoriale capaci di riattivarsi e creare nuove, importanti occasioni di crescita e di evoluzione. Per un rapido ed efficace sviluppo, com’è evi-

dente, i progetti dovranno essere assistiti, sorretti, per superare i nodi e gli intoppi con i quali di certo dovranno fare i conti. La Regione Campania e il Comune di Napoli, quindi, dovranno accompagnare questo percorso di sviluppo, con un deciso impegno teso ad accrescere gli investimenti privati (misura allo studio) e in alcuni casi in fase avanzata di progetto, come il depuratore proprio nell’area Est, anch’esso da realizzarsi con capitali privati. job - feneal uil campania / agosto 2010

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Sud Africa 2010...

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...Spagna campione del mondo job - feneal uil campania / agosto 2010

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parole dela crisi

Banche? Mamma mia!

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AGENZIA DI RATING

Il 15 settembre 2008 quando la banca americana Lehman Brothers è fallita tutte le agenzia di rating avevano ancora un elevato giudizio ovvero livello A sul suo debito. La crisi dei mercati finanziari ha sollevato molti e seri dubbi sull’affidabilità di queste società che assegnano giudizi 26

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qualitativi sulla capacità di un debitore di pagare con puntualità e integralmente gli interessi e il rimborso del capitale sul debito. Queste vere e proprie pagelle riguardano società industriali, banche enti sopranazionali o finanza strutturata come ad esempio le cartolarizzazioni. Tra le principali agenzie di rating vanno ricordate Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch: i loro giudizi vengono espressi at-

traverso un voto in lettere (da D, che significa che il titolo è a rischio default -non rimborsabile-, fino a A, traducibile come titolo ad alta garanzia di rimborso) in base ai quali il mercato stabilisce un premio per il rischio da richiedere all’azienda per accettare quel determinato investimento. Più il rating scende, più aumenta il premio per il rischio richiesto e quindi l’emittente deve paga-


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parole della crisi

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re un aumento sul tasso base. BOLLA SPECULATIVA

Espressione introdotta nella teoria dei mercati finanziari per definire il fenomeno della deviazione sistematica dei prezzi di mercato ( dalle azioni agli immobili) dal valore che essi avrebbero in condizione di mercati efficienti. Si verifica una rapida ascesa delle quotazioni verso valori insostenibili per i fondamentali delle società e dell’economia. Il meccanismo di creazione di una bolla inizia quando un gruppo di soggetti economici si convincono che l’acquisto di un determinato bene ( ad esempio materie prime, i titoli legati a un comparto industriale, un nuovo prodotto) potrà offrire forti guadagni e il suo valore registrerà una crescita senza precedenti. Pertanto, scatta la corsa all’acquisto, nella speranza di rivendere lo stesso a un prezzo superiore. La corsa all’acquisto provoca un aumento del prezzo che conferma, a parere di molti, la bontà della precedente previsione di un futuro aumento del prezzo del diritto. Questo stimola ulteriormente gli acquisti e quindi fa aumentare ancora una volta il prezzo. A un cero punto il meccanismo si inceppa . I motivi possono essere vari: primo la difficoltà nel trovare nuovi investitori disposti ad acquistare ulteriori beni a un prezzo che nel frattempo è diventato elevato; un ridimensionamento delle prospettive di guadagno precedentemente verificatesi. Alla fase di crescita dei valori segue dunque una fase opposta, durante la quale si assiste a una diminuzione notevole delle quotazioni.

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COMMISSIONE DI MASSIMO SCOPERTO Secondo la Banca d’Italia, la Commissione di massimo scoperto è il corrispet-

tivo pagato dal cliente per compensare la banca dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare l’utilizzo oltre il fido accordato sul conto corrente. Il compenso in passato veniva calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi in un certo periodo. Le imprese , in particolar quelle medie e piccole, e i singoli clienti hanno spesso protestato contro questa forma di prelievo , considerata un vero balzello che è stata sostituita dopo le richieste della Banca d’Italia e limitata dalla riforma varata con la conversione del decreto legge “anticrisi”. In base alle nuove regole di trasparenza ora anche la commissione di massimo scoperto p le sue equivalenti entreranno nel calcolo della soglia di usura. Durante la crisi, singoli clienti e piccole imprese hanno visto lievitare la Commissione di massimo scoperto di pari passo alle difficoltà del mercato interbancario e al prosciugamento della liquidità. Molte associazioni di consumatori hanno concentrato le loro attenzioni su questo istituto perché ritengono che sia il veicolo utilizzato da alcune banche per “derubare” i clienti speculando sui conti correnti in rosso seppur per breve tempo.

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CREDIT CRUNCH

Vuol dire stretta creditizia, e può emergere dagli spontanei andamenti dell’economia o essere provocata dalle autorità monetarie. Il primo caso si ha quando le banche sono preoccupate della solvibilità di coloro a cui prestano i soldi e quindi tirano i remi in barca, concedendo prestiti a condizioni più rigide: aumentando i tassi o chiedendo più garanzie. Si ha la stretta pilotata dalle Banche centrali quando sono queste che inducono le job - feneal uil campania / agosto 2010

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parole dela crisi nomia ellenica era già da tempo in stato di default. DELOCALIZZAZIONE

banche a fare meno prestiti, e questo invito può assumere varie forme: alzando i tassi di interessi, o aumentando la riserva obbligatoria, cioè la percentuale dei depositi che non è disponibile per i prestiti ma che deve essere mantenuta presso la Banca centrale, o attraverso strumenti ormai dimenticati come il “massimale” sui crediti che consiste nella percentuale massima di cui una banca può aumentare i crediti rispetto all’anno prima. Nella crisi attuale si è parlato molto di credit crunch e si è trattato di una stretta del primo tipo: le stesse banche hanno irrigidito gli standard di prestito perché erano preoccupate del loro capitale, che veniva eroso dalle minusvalenze dovute alla crisi dei mutui.

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DEFAULT

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La parola default è assimilabile al concetto di fallimento. In finanza il default è quella situazione in cui l’emittente di un titolo è tecnicamente incapace di rispettare le clausole contrattuali previste dal regolamento del finanziamento. Il default può essere formale o sostanziale : formale, quando l’emittente non è in grado di rispettare determinati indici di copertura o patrimoniali tali per cui il prestito potrebbe subire una significativa modifica del proprio merito di credito; sostanziale, invece, nel caso in cui non è materialmente in grado di corrispondere le rate di interesse o di rimborso del capitale alla naturale scadenza di ciascuna. Il termine è balzato agli onori delle cronache durante la crisi finanziaria della Grecia: molti analisti, sottolineando come gli aiuti forniti dall’Unione Europea fossero solo un palliativo, hanno evidenziato che l’eco-

Si parla di delocalizzazione quando un’impresa sposta intere unità produttive o fasi di lavorazione all’estero ( quando si tratta di spostare all’estero solo fasi di lavorazione si parla più propriamente di “outsourcing”) La delocalizzazione implica passare i confini: non è delocalizzazione quando un’impresa chiude una fabbrica in Veneto e la riapre in Puglia. Questo trasferimento di produzioni all’estero è reso possibile dalla globalizzazione e favorito da almeno quattro elementi : la telematica , la facilità nel trasferimento di tecnologie, i valori di mercato dei paesi emergenti, la rivoluzione manageriale che spinge a cercare combinazioni produttive al di là dei confini. A volte è virtuale, nel senso che un’impresa riesce ad ottenere dai suoi lavoratori concessioni salariali e di orario in cambio della rinuncia a trasferire produzioni in altri paesi ( nel caso della Bmw, nella Repubblica Ceca).

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FONDO SOVRANO

E’ un’istituzione che rappresenta la ricchezza di una nazione. La creazione di un fondo sovrano diventa possibile quando uno stato possiede un surplus di riserve monetarie, come nel caso del surplus che deriva dalla bilancia commerciale. Altra tipica fonte dei fondi sovrani sono le esportazioni di riserve energetiche, di petrolio e altra materie prime ( commodities). Non è un caso che questi fondi sono nati soprattutto nei paesi esportatori di materie prime ( Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Russia, Norvegia) e in quelli come Singapore, che presentano un elevato surplus fiscale. Tra gli ultimi a dotarsi di un fondo sovrano è stata la Cina.


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La caratteristica di questi fondi è la loro opacità e sono in grado di mettere in risile tesorerie di diversi paesi. BRIC

Acronimo che sta per Brasile, Russia, India, Cina coniato dalla banca Goldman Sachs . Si prende atto che questi paesi hanno gradualmente modificato i propri sistemi politici a favore dell’economia di mercato. Nel nuovo quadro internazionale, la Cina e l?india occuperebbero una posizione dominante in manufatti e servizi, mentre il Brasile e la Russia nelle materie prime, creando un potenziale emergente blocco economico. Nella crisi attuale i paesi Bric, a parte la Russia, non sono stati colpiti così severamente come i paesi di antica industrializzazione. Il loro peso complessivo nel Pil mondiale era, prima della crisi, del 21,4%. Ma dal 2007 al 2010 il complesso dei paesi emergenti, secondo le stime della Banca mondiale cresceranno dell’11,9%, mentre il Pil dei paesi ad alto reddito si contrarrà di un 2,3%. Gli organismi interna-

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zionali stimano che il peso dei Bric nell’economia mondiale passerà da poco più di un quinto a poco meno di un quarto. I quattro paesi, inoltre, coprono quasi la metà della popolazione mondiale e il 45% delle riserve valutarie.

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TAEG

E’il tasso annuale effettivo globale e rappresenta lo strumento principale di trasparenza nei contratti di credito al consumo. E’ un indice armonizzato a livello comunitario che nelle operazioni di credito al consumo rappresenta il costo totale del credito a carico del consumatore, comprensivo degli interessi e di tutti gli altri ineri da sostenere per l’utilizzazione del credito stesso. Il Taeg è espresso in percentuale del credito concesso e su base annua. Deve essere indicato nella documentazione contrattuale e in ogni forma di offerta. E’ l’unico indicatore reale che le famiglie indebitate devono considerare per scegliere il prestito meno costoso.

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parole dela crisi

ISC (INDICATORE SINTETICO DI COSTO)

Indice fondamentale per valutare la convenienza di alcune forme di credito, come i mutui e il credito al consumo. Rappresenta l’unica forma di calcolo da considerare per i costi del cliente e deve recepire tutte le forme di esborso, dal tasso di interesse alle commissioni, dai costi amministrativi a tutte le voci di prelievo. Va indicato per legge in tutti i documenti ufficiali, come contratto, comunicazione o pubblicità.

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TASSO INTERBANCARIO

Anche le banche a volte hanno bisogno di soldi. Per sopperire a momentanei scompensi di cassa, anche dalla sera alla mattina, c’è il mercato interbancario, in cui le banche che hanno un surplus di fondi li prestano a quelle che ne hanno bisogno. Entro le 10,45 di ogni mattina, dal lunedì al venerdì, le 50 principali banche europee devono comunicare al sistema Target ( sistema di pagamenti transeuropeo automatizzato) i tassi di interesse che intendono praticare alle operazioni di debito/credito con le altre banche. Entro le ore 11,00 la società Reuters provvede al calcolo della loro media ponderata e diffonde la notizia dei tassi che ne risultano (Euribor). I diversi tassi Euribor Si distinguono a seconda della durata: vanno da 1 settimana a 12 mesi ed hanno una grande influenza sulla vita pratica delle famiglie perché vengono utilizzati come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile, Nel corso della crisi attuale c’è stata molta reticenza a prestare soldi, dato che le banche non sapevano quanti titoli “tossici” fossero nei portafogli delle altre banche, così i tassi interbancari , anche quelli per pochi mesi, sono lievitati sensibilmente al di sopra dei job - feneal uil campania / agosto 2010

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il colloquio

«Troppi progetti a vuoto: più occupazione in due anni»

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Nappi: «Stop all’assistenzialismo del passato, sì alla vera formazione» tra i più oberati di compiti, visto il clima. Sia quello economico che sociale, a livello nazionale e regionale. Lavoro e Formazione, le deleghe affidate al neoassessore regionale Severino Nappi, sono delicatissime. A “Job” sono state spiegate le priorità da affrontare. Assessore Nappi, sono tante le emergenze sociali in Campania: è pesante l’eredità del passato? «La situazione che abbiamo ereditato dalla precedente Amministrazione non desta sconcerto soltanto a livello economico, innanzitutto per lo sforamento del patto di stabilità, ma soprattutto perché ci è stato consegnato un quadro disastroso sul piano della formazione e dell’inserimento dei lavoratori nel mondo delle imprese». Come e da dove ripartire? «Bisogna ripartire da un nuovo modello di formazione, non più pensata per i formatori, ma che dia sbocchi di

In breve tempo faremo partire nuovi progetti che aprano le porte del mondo del lavoro

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lavoro vero e concreto. Su questo siamo già al lavoro, d’intesa con le linee guida del presidente Caldoro e con il Ministro Sacconi. Numerosi sono i fallimenti dei progetti varati dalla precedente Giunta, proprio per questo bisogna porre in essere nuove politiche del Lavoro, che contiamo di presentare prima della fine dell’estate». Come è possibile concretamente creare nuova occupazione nell’arco di un paio di anni massimo? «Dopo una prima fase di assestamento, nella quale ci stiamo attrezzando per capire quali sono le strategie da adottare, dobbiamo necessariamente porre in essere nuovi progetti che portino a uno sbocco concreto nel mercato del lavoro attraverso incentivi alle imprese che dimostrino disponibilità ad assumere i lavoratori. Con questi indirizzi potremo riuscire, anche in meno di due anni, a dare risposte concrete ai lavoratori e a tutti coloro che sono stati inseriti per troppo tempo in progetti senza sbocco, a creare opportunità lavorative serie». Il Sud non è troppo bistrattato negli equilibri della politica nazionale? «Sicuramente il Mezzogiorno è fortemente penalizzato da alcune scelte fatte anche dal Governo, penso ai tagli della Manovra di Tremonti, ma anche alle opportunità che il Federalismo fiscale potrebbe dare a regioni come la

Campania, che purtroppo paga ancora il pesante deficit in diversi settori come quello della sanità». Non si rischia una rivolta dei “nuovi” poveri”? «Purtroppo negli ultimi anni troppe persone sono state coinvolte in progetti che, francamente, ritengo senza sbocco. In questa delicata fase la questione non è più solo un problema legato al mondo del lavoro, ma di ordine pubblico e sicurezza. C’è il concreto rischio che la tensione sociale possa aumentare, proprio per questo sono in contatto costante con il Questore di Napoli, Santi Giuffrè e ho avuto un primo incontro con il nuovo capo della Digos di Napoli, Filippo Bonfiglio, per coordinare insieme le strategie per


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il colloquio affrontare il “caldo autunno” che ci attende». Quali saranno in sintesi le parole d’ordine della sua attività da assessore a Lavoro e Formazione? «Stop all'assistenzialismo del passato. Compito prinicipale della Regione, che è e resta un ente delegato alla programmazione, è creare un ponte diretto tra formazione d'impresa e lavoro». capo

CAMPANIA: LA CRISI SOCIALE È DIETRO L’ANGOLO

"Dateci una buona notizia". Non è raro sentirlo in questo periodo così nero. E in realtà sul fronte sociale, oltre alla contestata ma felice conclusione della vicenda di Pomigliano d'Arco, ci sono altre due buone notizie, due crisi delle quali si era parlato e per le quali è arrivato il lieto fine. In molti ricordano quei lavoratori dell'Alcatel di Battipaglia che si erano barricati nello stabilimento minacciando di darsi fuoco; l'azienda è stata ceduta ad un noto gruppo ligure. E poi c'è il caso Despar: nel Salernitano rischiavano in 700 tra i dipendenti dell'azienda della grande distribuzione, poi la svolta e l'accordo con il duo casertano Catone-Caputo. In realtà, manca ancora qualche dettaglio e bisognerà tenere il fiato sospeso ancora per un po’. Ma per due crisi che si risolvono ce ne sono altre che rischiano di scoppiare o di arrivare al proverbiale pettine. A Flumeri, comune della Baronia, speravano di restar fuori dalla crisi del settore auto e annessi. Ma alla Iribus, ex Iveco, gli esuberi comunque ci saranno e l'estate sarà all'insegna della cassa integrazione per quasi tutti gli 850 lavoratori dello stabilimento in provincia di Avellino. Anche qui c'è un problema cosiddetto "globale": gli autobus extraurbani vengono attualmente costruiti in una fabbrica della Repubblica Ceca e i tecnici sono venuti da Praga a Flumeri per formarsi. Ma le crisi all'orizzonte sono tante. Una è legata alla mancata reintroduzione di un contributo che possa sostituire il reddito di cittadinanza, quei 350 euro che la Regione Campania non può più fornire alle famiglie più povere. E poi, immancabili, ci sono i problemi legati al comparto dei rifiuti: la provincializzazione, voluta fortemente dal Governo, cambierà l'assetto delle società che gestiscono il ciclo, anche la fase della raccolta; ed ecco che già in tanti hanno scioperato tra i dipendenti dei consorzi che temono un ridimensionamento degli organici. E c'è inoltre da credere che al caos stipendi dei dipendenti dell'Asl Napoli 1, sfociata a maggio nella protesta che è stata anche fatale ad un'infermiera del San Paolo, verranno messi altri tamponi senza però trovare una soluzione definitiva in tempi brevi. Poi, ci sono le proteste continue dei cosiddetti “Precari Bros”, i disoccupati di un progetto della Regione Campania che è rimasto bloccato per mancanza di fondi: a luglio hanno occupato più volte il comune e la stazione di Acerra, alcuni sono riusciti a salire fin sui tetti dei palazzi del potere a Napoli minacciando di gettarsi dai cornicioni. E a metà luglio sono scesi in strada davanti alla Prefettura di Caserta i cassintegrati della Ixfin di Marcianise. L’azienda è stata dichiarata fallita da anni ed è chiaro che la cassa integrazione non può essere eterna. Si tratta di uno dei casi più spinosi perché riguarda lo scandalo del comparto dell’elettronica sul quale vuole vederci chiaro pure la Magistratura. DADES job - feneal uil campania / agosto 2010

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Comunali, Napoli ultimo baluardo della sinistra

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Amministrazione partenopea al voto con Salerno, Caserta e Benevento Pronto Ranieri nel Pd. E De Magistris non se la sente di provarci bbene sì, si torna a votare in Campania. L'avevamo appena fatto per le Regionali, che già siamo in campagna elettorale per le elezioni comunali. E il voto della primavera 2011 avrà un peso specifico molto rilevante: perchè ci sono gli ultimi baluardi rimasti nel giogo della sinistra, che ora rischiano di essere assaliti e conquistati da un centrodestra che sembra trionfare ovunque, tranne in alcune Regioni meridionali come Puglia e Basilicata. Dopo il ventennio bassoliniano, infatti, sarà sottoposto al vaglio degli elettori (quelli che, piaccia o no, hanno sempre ragione) il decennio iervoliniano. A Napoli la sfida per diventare sindaco, dopo un lungo periodo di dominio da parte del centrosinistra, vedrà la destra molto ag-

guerrita, pronta a fare filotto dopo aver espugnato Provincia e Regione con Cesaro e Caldoro. Per Palazzo San Giacomo, non è mistero, corrono il deputato e assessore regionale di scuola An Marcello Taglialatela ma anche il ministro Mara Carfagna e il deputato esperto di sanità Raffaele Calabrò; alcune chances, anche se minori, vengono assegnate anche ad altri due originari di Alleanza Nazionale come Pietro Diodato e Amedeo Laboccetta. Ma è, come detto, la sinistra ad essere in difficoltà. Per provare a superarle, si dovrebbe affidare alle primarie, il metodo con cui selezionare i migliori candidati: sperimentato per le provinciali, con pessimi risultati, per la Regione il centrosinistra decise di puntare all'ultimo momento sul sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e sappiamo com'è andata a finire. Se questa volta proveranno a giocarsela, allora le primarie verranno convocate al massimo per il mese di ottobre. Nel Partito Democratico, è già pronto il deputato esperto di Esteri e

molto vicino al Capo dello Stato Giorgio Napolitano: si tratta di Umberto Ranieri, il cui percorso spesso contrario a quello di Bassolino potrebbe contare sia in un senso che nell'altro. Cioè nei prossimi mesi si dovrà verificare se l'ex governatore ha ancora un peso nel partito oppure la sua leadership è svanita insieme al potere detenuto per anni e anni. Nell'ala movimentista, invece, si attende invano che l'ex pm Luigi De Magistris si decida a scendere in campo: a chi glie lo chiede con insistenza, declina forse anche per continuare a mettere in bilico la guida di Idv nelle mani di Antonio Di Pietro. Si vocifera, ma sono solo ipotesi, addirittura di un clamoroso ritorno alla politica attiva da parte del giornalista Michele Santoro: a sinistra in molti ci si aggrapperebbero volentieri, come una boa di salvezza in un mare in tempesta. Ma nel 2011, tra pochi mesi, si va al voto anche negli altri capoluoghi di Provincia. A Salerno è molto probabile, essendo incompatibile il ruolo di primo cittadino con quello di consigliere regionale, che De Luca riprovi ancora una volta a farsi incoronare; a Benevento potrebbe provarci Sandra Lonardo dell'Udeur oppure Nunzia De Girolamo del Pdl; a Caserta, c'è da giurarci, si riproporrà il conflitto tra ex Forza Italia e Udc: la Provincia è spettata ai centristi, ora Nicola Cosentino dirà la sua nel suo feudo.


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Pdl, Lettieri o Carfagna per conquistare San Giacomo

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Nonostante le polemiche interne, il centrodestra vuole vincere anche a Napoli: il presidente degli Industriali resta favorito sulla ministra. Mussolini outsider ischia di ricalcare l'esperienza di cinque anni fa la scelta del candidato del centrodestra alle Comunali di Napoli. Nell'autunno del 2005 si scatenò una corsa senza esclusione di colpi, tra fughe in avanti, dietrofront e scelte non proprio convincenti. Prima dell'ex questore Franco Malvano, le varie anime della Casa delle Libertà pensarono ad Arcibaldo Miller, capo degli ispettori del Ministero della Giustizia, ad Alessandra Mussolini ed all'allora presidente dell'Ordine dei Giornalisti, Ermanno Corsi. Il vero protagonista fu però Silvio Berlusconi che si candidò capolista, incassò una valanga di voti ma non riuscì a portare Malvano neanche al ballottaggio. L'autunno 2010 presenta scenari molto diversi: il centrodestra ha vinto le ultime elezioni in Campania e appare favorito nonostante l'ombra di una crisi di governo a livello nazionale e il conseguente rischio di elezioni anticipate proprio nella primavera del 2011. Per Palazzo San

Giacomo i nomi più accreditati restano quelli di Mara Carfagna e Gianni Lettieri. Il Ministro delle Pari opportunità ha dalla sua gli oltre 55mila voti ottenuti alle ultime Regionali, ma il suo tallone d'Achille è la provenienza geografica: ha origini irpine e soprattutto è nata a Salerno. Ha origine irpine pure Gianni Lettieri che però da anni è presidente dell'Unione Industriali di Napoli. I suoi punti forti sono l'incarico di spessore finora ricoperto e l'abilità nel restare moderatamente equidistante tra gli schieramenti anche nel lungo periodo di dominio del centrosinistra; il punto debole è il rinvio a giudizio nel processo per la stessa vicenda che coinvolte il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, quella dell'ex area manufatturiera. Entrambi vantano già gruppi su Facebook: quello per Lettieri sindaco conta circa 800 membri, la Carfagna è ferma a 650. Non sono esclusi nomi a sorpresa: resta possibile l'ipotesi Alessandra Mussolini, anche lei pre-

miata dal voto regionale e già candidata nel 1993 quando portò al ballottaggio Antonio Bassolino. Altro nome è quello dell’assessore regionale Marcello Taglialatela. Scenario più complesso a Salerno dove Vincenzo De Luca si ricandida. Sfidarlo nella sua roccaforte, dove ha incassato il 75% alle ultime Regionali, è impresa non consigliabile. A giugno si sono svolte due riunioni del coordinamento provinciale del PdL, ma si è affrontato solo il tema del metodo per arrivare al candidato sindaco. Nel centrodestra si punta a concludere tutto a settembre: i papabili sono Lello Ciccone, attuale assessore provinciale ai Trasporti, Anna Ferrazzano, attuale vicepresidente della Provincia, e il senatore Nino Paravia, già presidente di Confindustria Salerno. Scenario di difficile comprensione anche a Caserta dove in primavera si torna alle urne. La Giunta Petteruti si è più volte salvata dalle varie insidie, l'ultima è quella del Bilancio approvato a giugno. Il centrodestra presenterà un uomo di fiducia di Nicola Cosentino? Forse, ma è difficile, per ora, fare nomi. Dario De Simone

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Mafia: dal gangster movie a La Piovra

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el 1930, il famigerato gangster Alphonse Gabriel Capone, meglio conosciuto come “Al Capone”, fu dichiarato nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti d’America. Il suo modo di agire, le sue “gesta”, le sue “imprese”, efferate ma cariche di pathos ed esibizionismo, rivoluzionarono il mondo della malavita organizzata. Il cinema, fabbrica di sogni e meraviglie, consolidato ormai come principale mezzo di intrattenimento, non poteva certo rimanere inerme di fronte a questa sfida: rappresentare sullo schermo quello che, tra gli anni “20 e “30, si espandeva al-

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l’orizzonte come il fenomeno che avrebbe sconvolto la società. Intrighi, sparatorie, esplosioni, delitti passionali: quali ingredienti migliori per tenere incollati allo schermo milioni di persone? È su questa prospettiva che nel 1930 venne distribuito nelle sale americane quello che può essere considerato il primo gangster movie della storia del cinema: “Piccolo Cesare” di M. LeRoy, seguito l’anno successivo dal più celebre “Scarface” di H. Hawks (da non confondere con il remake del 1983 di Brian de Palma). In quegli anni, dove nelle sale cinematografiche andava affermandosi con entusiasmo il genere “gangesteristico”,

vigeva però una ferrea censura, che, come principale conseguenza, comportava una standardizzazione della sceneggiatura da rispettare: il criminale, arricchitosi alle spalle di poveri innocenti, grazie ai crimini più efferati, periva alla fine del film. Ma si sa, il successo ha un’andatura altalenante. Negli anni della guerra, infatti, il genere comincia la sua discesa per riprendere poi quota e risalire di nuovo alla ribalta nel 1972, anno in cui Francis Ford Coppola termina di girare uno dei suoi più eccelsi capolavori: “Il padrino”. La famiglia Corleone contribuì alla rinascita di un genere portando con sé una ventata di nuove tematiche. Il mafioso, non più identificato come uno psicopatico delinquente, arrivista e senza scrupoli, si trasforma, con Vito Corleone, in un ingegnoso criminale che accosta alle sue attività fuorilegge un oculato senso imprenditoriale. Nel nostro paese, si sa, la questione mafia


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mass media ventano una vera e propria banca della tv, part integrante della memoria televisiva di un paese. Anche tra dieci, vent’anni, la storia di Borsellino o di Aldo Moro continueranno a dare emozioni”. PGC

è un po’ più delicata. Radicate nel territorio e sentite non come fenomeno folkloristico, le varie associazioni criminali sono descritte al cinema con toni più austeri, inserite in vicende che intrecciano vita politica e malavitosa. Chi ha assunto il ruolo di capostipite del genere cinematografico del cosiddetto “film-inchiesta” è Francesco Rosi, che, con film come “Salvatore Giuliano” o “Le mani sulla città”, riesce a rendere perfettamente l’idea di una criminalità che va ben oltre le rapine in banca o le sparatorie tanto care al cinema americano, bensì, una criminalità che non si distingue dal potere politico, con il quale va a fondersi in un’unica amalgama. Il passaggio al piccolo schermo vede il genere “mafia” affermarsi nel nostro paese con la serie tv “La Piovra” che dà la paternità ai più recenti “Ultimo”, “Pao-

lo Borsellino”, “Aldo Moro” o “Il Capo dei Capi”; tutte serie tv che, nonostante le recenti critiche, hanno riscosso un enorme successo. È sulla scia del successo, quindi, che i produttori della Taodue (Il Capo dei Capi e tante altre), hanno messo in cantiere il nuovo progetto televisivo che vedrà protagonisti i Casalesi, andando anche contro chi ritiene che i criminali descritti possano essere eretti ad “eroi” e presi come esempio. Critiche alle quali Pietro Valsecchi, produttore della Taodue, risponde così: “Se fatte bene, le fiction di-

In basso da sinistra locandine di: “Ultimo” con Raul Bova, “La piovra” con Michele Placido, “Salvatore Giuliano” con Pietro Cammarata e “Gli angeli di Borsellino” di Rocco Cesareo


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I Tesori dell’Annunziata

Riceviamo dall’Assessorato al Decoro Urbano del Comune di Napoli e volentieri pubblichiamo

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a ben interpretato il proprio ruolo di Assessore al Comune di Napoli, con delega agli Archivi Storici e alla Memoria della Città, Diego Guida, che in seguito alle numerose visite presso gli archivi storici napoletani, ha “riscoperto” l'antico e ormai dimenticato tesoro dell'Ex Real Casa della Santissima Annunziata. La chiesa dell'Annunziata aveva infatti accumulato nel corso della propria attività enormi ricchezze, cresciute soprattutto a seguito dell'istituzione da parte di Papa Giovanni XXIII dell'indulgenza che spingeva i devoti ad aiutare economicamente la Santa Sede in cambio del perdono dei propri peccati. Un

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capitale costituito non solo da gioielli e denaro liquido ma anche da appartamenti, terreni, feudi e castelli. Il tesoro ritrovato da Guida è tutto ciò che rimane di quell'immenso patrimonio ed è custodito presso il caveau della Banca dal 1981, anno in cui i beni di proprietà della Chiesa dell’Annunziata divennero di proprietà del Comune di Napoli. Ecco il “bottino” ritrovato: oltre 40 pezzi riconducibili per le loro fattezze ad epoche risalenti tra il 1600 ed il 1800 ed appartenenti all'arredo sacro e liturgico e un centinaio di oggetti preziosi tra collane, anelli e bracciali. Se da un lato i primi rappresentano i pezzi di


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la nostra storia maggior valore intrinseco, i secondi sono invece gli oggetti di più grande valore storico e sociale. L'attività dell'Istituto dell'Annunziata, infatti, viene considerata dai napoletani parte integrante della storia della Città per l'instancabile attività caritatevole della cura dell'infanzia abbandonata durata per oltre 600 anni. Tristemente nota è la cosiddetta “ruota degli Esposti”, una sorta di tamburo cilindrico roteante di legno, incassato nelle mura della Chiesa, e ancora oggi visibile, presso la quale le ragazze madri, economicamente incapaci di crescere un figlio, abbandonavano i neonati. Questi bambini, chiamati “figli della Madonna o Esposti” venivano accolti dalle balie presso l'Istituto dell'Ex Real Casa dell'Annunziata, registrati presso gli archivi dove era annotata la data del ritrovamento, la data di nascita, eventuali segni particolari e tutte le notizie utili al riconoscimento e dotati di una identità. Ai piccini veniva, infatti, assegnato un cognome che, almeno fino al 1811, fu lo stesso per tutti, “Esposito” - largamente diffuso nel territorio campano proprio per questo motivo.

Solo successivamente a seguito di un editto reale, il cognome Esposito lasciò spazio ad altri nomi dettati dalla fantasia dei medici che prestavano ai bambini i primi soccorsi. Il più delle volte la speranza di poter un giorno essere nelle condizioni economiche di riprendere i propri figli, spingeva le madri a lasciare ai neonati collane, immagini sacre tagliate in due, ma anche oggetti di vario tipo al fine di un possibile, futuro riconoscimento. Sono questi, dunque, i pezzi sociologicamente più significativi, in quanto simbolo del legame affettivo tra le donne dell’epoca e i propri figli. Particolarmente preziosi, invece, risultano essere gli oggetti del corredo sacro e liturgico appartenenti al Settecento napoletano e testimonianza della ricchezza artistica, e non solo, che ha caratterizzato quell'epoca. Lo stato deteriorato

beramente fruibili da chiunque, attraverso l'organizzazione di diversi momenti di esposizione pubblica dei preziosi e, dunque, di riconsegnare simbolicamente ai cittadini napoletani la memoria della Città e la storia delle proprie radici, nonché l’orgoglio dei napoletani che non vogliono dimenticare chi sono stati e quel che hanno fatto negli anni addietro. Curiosi e turisti, esperti ed osservatori potranno vistare la prima mostra dei gioielli in preparazione in occasione della prossima edizione del “Maggio dei Monumenti”, un nuovo importante tassello per la riscoperta della storia di Napoli.

in cui i pezzi sono stati trovati non ha impedito di apprezzarne la bellezza e l'unicità. Giusto qualche esempio: la corona in oro impreziosita da ricami e pietre preziose; l'ostensorio, che nonostante le cattive condizioni spicca per la presenza di intarsi e piccole sculture; le croci, i candelabri, le coppe e quant'altro. Intenzione dell'Assessore Guida è quella di rendere i preziosi lijob - feneal uil campania / agosto 2010

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Il Museo Novecento A Napoli raccolte nella struttura work in progress le opere di pittori e scultori

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astel S. Elmo è una fortezza militare che sorge sulla collina del Vomero a Napoli, ed è ben visibile da chiunque venga via terra o via mare in città. La sua posizione è stata sempre strategicamente importantissima perché permette il controllo di tutto il territorio urbano,delle alture circostanti, dell’intero golfo. La sua terrazza è un’unica enorme torre di avvistamento, dove trovano posto poderosi cannoni un tempo posti a difesa della città, oggi testimonianza storica della sua funzione. Come mai è chiamato Sant’ Elmo? Perché sorge sull’antichissima chiesa di S. Erasmo 38

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(da cui Eramo, Ermo, Elmo) Oggi, sull’immensa terrazza, accanto agli antichi cannoni, sullo sfondo di pietre tufacee, trovano posto le sculture di noti artisti contemporanei: tra queste, per ricordare contemporaneamente la funzione e il nome del Castello spicca un enorme Elmo alto circa 2 metri di foggia medievale, realizzato in alluminio, con una aureola di aste dorate intorno;l’opera è di Mimmo Paladino, artista campano di grande notorietà, ed ha una notevolissima forza simbolica, ricordando contemporaneamente la guerra e la santità,elementi della nostra Storia stretta-

mente intrecciati . In questa grande terrazza, splendida nelle giornate di sole, c’è un grande locale nel quale ha trovato posto un nuovo Museo, recentemente inaugurato:Napoli 9cento . Museo “in progress” : cioè di volta in volta arricchito attraverso mostre o eventi di arte contemporanea ,insomma un laboratorio di idee, incontri e scontri, vivo e presente, non soltanto adibito a contenitore per conservare la memoria di una storia artistica recente .”Fare Arte” è un’esigenza costante dell’essere umano in ogni epoca e in ogni luogo, e per questo è necessaria l’esistenza di Musei di questo tipo che


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la nostra storia rendono testimonianza dell’opera dei contemporanei, richiamando l’attenzione su quanto oggi, è prodotto dagli artisti. Nel Museo sono raccolte opere di pittori e scultori napoletani e non, alcuni ancora viventi, che hanno lavorato negli anni dal 1910 al 1980 testimoniando la vivacità culturale della città e la sua partecipazione alle novità “rivoluzionarie” che si sono avute in tutta Europa nel corso di quegli anni nel campo artistico Solo settanta anni, ma essi sono ricchi di avvenimenti terribili che influenzano moltissimo la sensibilità degli artisti: la Prima Guerra Mondiale, il Fascismo,la Seconda Guerra Mondiale, Napoli bombardata, la miseria del Dopoguerra, soprattutto al Sud… Alcuni di questi artisti usano la loro arte come testimonianza ed impegno politico, come interpretazione del dolore della società. “Macerie” e “le quattro giornate di Napoli” del pittore Raffaele Lippi richiamano con i loro colori spenti la tragedia della guerra, così come il dipinto “1° Maggio” di Emilio Notte ,con i volti tristi dei manifestanti e le bandiere rosse dignitose ma non sventolanti ci danno tutto il sentimento di delusione e di sconfitta della Sinistra degli anni ’50. Il pittore Paolo Ricci, figlio di un operaio socialista, nel suo dipinto “La sirena di mezzogiorno” testimonia la durezza del lavoro di fabbrica con le sue pennellate dense e pesanti ed i suoi colori scuri. Sono presenti negli stessi anni pittori che si richiamano al modo di dipingere “Astratto”, cioè manifestano la propria visione del mondo con un linguaggio pittorico che usa il colore e il disegno in modo non tradizionale e aggiunge ad essi altri materiali ritenuti necessari alla loro espressione artistica: collage, carta di giornale, stoffa…non sempre chi guarda riesce a capire il significato, perché la loro arte non ha come fine la comunicazione, ma è solo espressione della loro sensibilità. I favolosi anni “60 sono

quelli in cui l’Arte si internazionalizza, perché la conoscenza di altri mondi e di altre culture è facilitata dal progresso e dalla velocità delle comunicazioni; gli artisti napoletani partecipano a questi cambiamenti, e alcuni di loro conosceranno un successo internazionale .Molti di essi sono presenti nel museo, con le loro inquietanti opere che suscitano un sentiaqmento di angoscia perché danno il senso del crollo dei valori della nostra società e della violenza in essa presente,della morte che è il destino ultimo dell’uomo nonostante il progresso. “La sedia della Tortura “ di Mario Persico evoca la perfezione tecnologica della cattiveria umana dell’epoca contemporanea, come l’ inquietante “gioia verde”,dipinto del medesimo artista, comunica la morte della natura ad opera dell’uomo,delitto di cui la Società tutta è responsabile. . Con il 1980 terminano le fasi artistiche presentate nel Museo: il Terremoto dell’80 chiude un’epoca per l’intera

Campania, e così anche l’ Arte troverà altrove ,in città più ospitali la propria collocazione.; la Patria dell’Artista è il” Mondo” e” L’Oltre “ il tema della sua ricerca. LilianaPalermo


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Sui binari della tecnologia T

utti voi ricorderete il famigerato Millennium Bug. Qualcuno anche col sorriso sapientone di chi pensa: -si percepiva chiaramente che era una bufala-. Il passaggio dal 1999 al 2000 si ebbe senza drastiche né preoccupanti conseguenze e il tutto si risolse nel giro di pochi aggiornamenti software. In realtà non tutti sanno che in Germania nel

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2009 allo scadere della mezzanotte del 31 dicembre oltre 20 milioni di carte di credito e bancomat risultavano illeggibili. Una sorta di micro-bug circoscritto al territorio tedesco. Il problema era di natura informatica, sembra che le cifre “0101-2010” non venissero interpretate correttamente dai terminali delle banche che gestiscono i microchip delle card. La

situazione fu riportata alla normalità nel giro di pochi giorni. Tra la gente non mancò il panico. Crisi dei terminali e crisi di nervi. -Due parametri legati-, direbbe un matematico,- in maniera esponenziale-. Tale episodio, ci fa riflettere su quanto la nostra vita sia oggi intimamente connessa e spesso anche dipendente dalla tecnologia informatica e più in generale da


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quella elettronica. Ansia e senso di smarrimento ci investono se solo viene a mancare la luce in casa per una manciata di minuti. Cosa accadrebbe all’umanità se un bug molto più grande ed esteso di quello bancario tedesco impedisse noi tutti di riscaldare il nostro cibo al microonde, di connetterci ad internet, di telefonare e di utilizzare la carta al supermercato? In poco meno di due decenni nella nostra società ha fatto irruzione l’alta tecnologia, quella che oltreoceano chiamano hitech. Telefonini, PC, palmari e netbook seducono e continuano ad incantare giovani e non. Siamo in regime di dipendenza? Possiamo marchiare l’insofferenza a restare troppo lontani da un TV al plasma come “patologia”? Del resto è anche vero che se non sei tra i navigatori della rete sei fuori dalla società. La società si evolve inequivocabilmente verso una direzione, e noi, arrancando ed affannando la seguiamo. Anzi, la inseguiamo: non si fa in tempo ad imparare il funzionamento di un cellulare touch che qualche mese dopo esso stesso risulta obsoleto e superato dal fratellino dotato di più memoria. Nuovi accessori vengono sfornati quasi quotidianamente nel mondo. Ma è davvero tutto

utile? Eppure provate ad immaginare un mondo in cui tutta l’elettronica venisse a mancare improvvisamente per un attacco terroristico (come nel famoso film di B.Willis – Die Hard-) o per cause naturali superiori alla volontà umana. Il Caos. Andate oltre l’hitech, andate oltre i social network, andate oltre il digitaleTV. Svegliarsi la mattina senza il beep della sveglia già sarebbe un grosso guaio. Rinunciare ai trasporti, ormai regolati da flussi e flussi di dati e database informatici poi... Senza i supporti informatici la stampa stessa cesserebbe; il sistema finanziario collasserebbe nel giro di poche ore; graduatorie, liste ed elenchi elettronici non sarebbero più accessibili. Persino i dattilografi avrebbero problemi nel registrare ed archiviare i dibattiti parlamentari. Anche le cose più banali oggi si fondano sulla gestione di archivi elettronici. Celle e celle di calcolo rigorosamente scritti in linguaggio binario: siamo figli dell’1 e dello 0. Viviamo legati a codici a barre, a PIN, password e chip che contengono un universo di informazioni. L’uomo è, probabilmente, l’unica specie sulla terra in grado di fornire, conservare e modificare l’informazione, ma soprattutto consegnarla a terzi. La società odierna si fonda completamente sulla conoscenza trasmessa attraverso l’informazione. Alcuni considerano le scienze informatiche e la tecnologia annessa alla multimedialità parte integrante ed inscindibile nella vita del soggetto moderno, dunque, è ovvio che esso ne dipenda intrinsecamente e quotidianamente. Antonio Massa

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Una tempesta spegnerà l’Europa?

È prevista per la prima metà del 2013, in coincidenza con la massima attività del Sole, e potrebbe causare gravi disagi alle comunicazioni. Per l’Occidente una grande prova nell’era della dipendenza eccessiva dalla tecnologia dilagante

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otrebbe ripetersi nel 2013 quel che è successo qualche settimana fa con il vulcano islandese Eyjafjallajokull. Cieli pieni di cenere, aerei a terra, passeggeri bloccati, scali in tilt, mezza Europa che si ferma improvvisamente. Ed ecco che il mondo, soprattutto quello più evoluto, si scopre all'improvviso dipendente dalla tecnologia, dai progressi della scienza, dalle macchine. Ma potrebbe essere stato solo un antipasto di ciò che succederà tra tre anni esatti (sempre che l'umanità riuscirà a sopravvivere al famoso 2012 che per ora ha portato più soldi al cinema che paura nel mondo). Per la prima metà del 2013, infatti, gli scienziati prevedono l'arrivo di una tempesta solare di vaste proporzioni. In realtà, anche in questo caso si tratta di un'eruzione: materia ed energia si staccano dalla stella e penetrano nel sistema solare per milioni 42

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di chilometri. È successo altre volte, centinaia di milioni di anni fa con effetti rilevanti sul clima, sicuramente è successo varie volte nel corso degli ultimi tre secoli, quando l'uomo ha imparato ad osservare certi fenomeni. L'evento più importante del quale sono testimoni i libri di storia è datato agosto del 1859 quando una violentissima ondata di vento solare colpì in pieno la Terra. Il “fenomeno di Carrington”, dal nome del famoso astronomo inglese che studiava le macchie solari, durò una settimana; gli effetti non furono devastanti perché le radiazioni non provocano danni all'uomo grazie alla struttura del campo magnetico terrestre, ma le aurore boreali, tipiche delle latitudini più alte (splendide quelle della Scandinavia), furono visibili per tre giorni fino a Roma e addirittura ai Caraibi; le cronache del tempo raccontano anche di malfunziona-

menti del telegrafo, lo strumento di comunicazione che proprio nella seconda metà del Diciannovesimo secolo si stava sviluppando in Europa e in America. Sono passati oltre 150 anni, il telegrafo è praticamente scomparso, ma gli strumenti dai quali dipendiamo sono aumentati in modo esponenziale, in particolare negli ultimi 30 anni e in particolare nel settore delle comunicazioni. Un evento rilevante si verificò anche nel 1989: oltre 6 milioni di canadesi del Quebec rimasero senza corrente elettrica per dieci ore, mentre l'aurora boreale provocata dal vento solare fu visibile fino in Messico. Cosa accadrà nel 2013? Difficile avere certezze perché è la prima volta che vengono messi seriamente alla prova i collegamenti satellitari, quelli che ci fanno parlare al telefono ad esempio. L’ipotesi di una Terra al buio che torna in-


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millennium bug

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Il celebre precedente ricollegabile a quanto potrebbe accadere nel 2013 è datato dieci anni fa. È un precedente di genere diverso, ma è il più grande esempio di timori derivanti dalla dipendenza dell'uomo dalla macchine. È il cosiddetto “Millenium bug”, il nome attribuito ad un difetto informatico che avrebbe dovuto manifestarsi su larga scala nella notte tra il 31 dicembre 1999 e il 1° gennaio 2000. Il problema tecnico era legato al numero di cifre della data: alcuni vecchi sistemi ne presentavano solo due e sarebbero passati da “99” a “00” con gravi conseguenze su calcoli di interessi, scadenze e altre operazioni automatiche. Anche in Italia furono promosse campagne pubblicitarie per spingere privati e aziende a fare verifiche nei mesi precedenti. “In fondo è solo un baco”, recitava la più famosa andata in onda pure in televisione. In realtà, era da circa 20 anni che gli esperti studiavano un modo per limitare le possibili conseguenze; sulla vicenda erano stati pubblicati libri ed erano andati in onda pure alcuni episodi di note serie televisive, su tutte i Simpson. Il prossimo “bug” del genere è previsto nel gennaio del 2038. Infatti, molti sistemi informatici utilizzano un metodo di calcolo del tempo che prevede quel periodo come data più lontana. Anche su questo fronte si sta provvedendo con l'introduzione di correzioni per evitare disagi.

dietro di due secoli per qualche giorno, come nel celebre film “Fuga da Los Angeles”, sembra un po' catastrofista. Ma quel che è certo è che gli scienziati della Nasa hanno lanciato l'allarme, una cosa seria che è già sul tavolo dei governi di molti Pae-

si. La tempesta provocherà gravissimi problemi alle comunicazioni e potrebbe mandare in tilt tutte le strumentazioni elettroniche. Appare quasi scontato che verranno sospesi i collegamenti aerei in gran parte dell'emisfero settentrionale, Europa compresa. Verrà messa alla prova, in Italia, anche la tecnologia digitale terrestre che caratterizza la “nuova” televisione; il rischio è quello del black-out totale. Comunicazioni molto limitate, banche dati in tilt e malintenzionati pronti ad approfittarne: ci sono tutti gli ingredienti per il

film catastrofico. Una possibile catastrofe post-moderna causata soprattutto dalla dipendenza dell'uomo dalle macchine; prima si faceva riferimento alla bassa incisività sulla salute umana, ma cosa dire di chi vive con i peacemaker cardiaci? Sono centinaia di migliaia quelli impiantati negli ultimi 40 anni e non sono mai veramente stati messi alla prova da eventi di così ampia portata. A rischio sarebbero anche i cetacei: le balene si orientano sulla base del campo elettromagnetico e una tempesta così massiccia, tale da provocare sbalzi duraturi, potrebbe indurle a modificare le rotte tradizionali e a spiaggiarsi. Meno rilevanti, secondo gran parte degli esperti, sarebbero gli effetti sul clima. A quello il Sole già provvede da mezzo secolo. È opinione di diversi scienziati che alcuni eventi verificatisi sulla Terra negli ultimi anni (ghiacciai che si sciolgono, deserti che si estendono, fauna marina che si modifica) sarebbero ricollegabili all'opera dell'uomo e all'industrializzazione solo in minima parte. Recenti teorie hanno rivalutato gli studi sulle macchie solari dell'astronomo londinese Edward Walter Maunder che all'inizio del secolo scorso, ipotizzò collegamenti evidenti tra gli inverni freddi del Diciassettesimo secolo e l'assenza di tempeste solari. Negli ultimi 60 anni, invece, il Sole sta vivendo un periodo di insolita attività, ripresa verso la metà del '700 e da allora in continua ascesa fino al picco dell'ultimo trentennio. E il picco del picco è previsto nella prima metà del 2013. Dario De Simone

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Lino Cannavacciuolo, un violino per la pace L’eclettico artista puteolano con “Pausilypon” trova il disco della maturiità che invoca elegie cristiano-giudaiche. Raiz figura tra gli autori dei testi

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ino Cannavacciuolo, violinista puteolano, con il suo nuovo cd “Pausilypon” intensifica il suo percorso tra epica e pacifismo. Arriva insomma l’album della maturità, sintesi di un percorso musicale in continuo movimento, 11 tracce per un viaggio epico che da Napoli invoca elegie cristiano-giudaiche, salmi biblici e immagini di scene di guerra. L’intero lavoro è ispirato da un senso di pace e di speranza che si ritrova in tutti i brani, una vera e propria ricerca della “pausa dal dolore”. Dopo il viaggio artistico con autori del calibro di Peppe Barra e Pino Daniele, Cannavacciuolo prosegue in via solitaria provando nuove strade che, se in un primo momento spiazzano l’ascoltatore, poi lo conducono in uno stato quasi estatico. Un

approccio voluto, consapevole, ma anche carico di spontaneità. Lino Cannavacciuolo, come nasce il progetto del suo nuovo album? «Il nuovo cd vuole essere un monito contro la violenza e la guerra e tutto il male che ne deriva. Mi ha molto colpito l’episodio della giovane pacifista americana Rachel Corrie che a soli 24 anni è stata ferita a morte mentre opponeva pacifica resistenza nei confronti di un bulldozer dell'esercito israeliano per evitare che questo distruggesse alcune case palestinesi. Rachel Corrie era lontana dalla sua nazione lottando per un popolo allontanato dalla propria terra ed è stata uccisa». Insomma, c’è anche un messaggio sociale molto forte che ha voluto

chi è Lino Cannavacciuolo

lanciare ai suoi affezionati fan? «Questo cd è dedicato a lei ed ha un’anima epica, vuol mettere in risalto la capacità della musica di unire ciò che la realtà divide». L’album fonde diversi generi musicali come spesso accade nei suoi lavori discografici. «L’idea è quella di unire l’orchestra sinfonica e la musica rock, fondendo in questo modo le sonorità classiche, dalle quali io provengo, con quelle rock ed etniche». A questi diversi generi musicali lei aggiunge l’uso di idiomi antichi? «Si per il testo di Deo o Deo è stata scelta un’antica elegia in dialetto giudeo-italiano, Salmi dell’Antico Testamento in latino per i testi di Serva me e Pietà di me. Invece per il brano

Violinista virtuoso e compositore di talento, ha realizzato significative collaborazioni, in campo teatrale con Roberto De Simone, Luca De Filippo e Peppe Barra, in quello musicale con Pino Daniele, Claudio Baglioni. Tra la sua ricca e recente produzione, le musiche di “Mareamarè” un musical dedicato al Mediterraneo che lo ha portato a suonare nei teatri d’Europa (Londra Barbican Center, Parigi Theatre Champs Elisee, Barcellona) al Teatro dell’Opera de Il Cairo e oltreoceano (New York Qeen’s University). Ha firmato le musiche e curato gli arrangiamenti di tutti i brani degli ultimi due Cd di Peppe Barra. 44

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Flour que neis, terza traccia del cd che narra la storia fantastica della nascita di un fiore venuto sulla terra per sanare i mali del mondo, un dialetto antico della lingua provenzale». Per i testi si è avvalso di Raiz, ex leader degli Almamegretta. «Si, diciamo che Raiz ha seguito il progetto fin dall’inizio ed è stato un elemento indispensabile per la sua realizzazione: è stato un complice insostituibile proprio per il suo senso profondo di religiosità e per il suo timbro vocale che si sposa perfettamente con il brano “I te sento” che chiude il disco». Altre collaborazioni presenti nel disco a cui tiene particolarmente?

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«Tutti amici ed elementi di spicco nel mondo della musica jazz, della tradizione classica e partenopea. Solo per citarne alcuni: Gabin Dabirée, Elena Ledda, le Faraualla, Tony Levin, Rita Marcotulli, Emil Zhrian, l’Orchestra Collegium Philarmonicum, il coro di Antonio Spagnolo». E’ prevista una tournee in giro per l’Italia? «Per il momento no. Sicuramente non sarà facile, esportare uno spettacolo che prevede il coinvolgimento di più di cento musicisti. Ovviamente per chi fa musica pop tutto è più facile, perché ci si rivolge ad un pubblico ben definito e specifico. Di solito io seguo le mie ispirazioni e non

faccio calcoli commerciali. Certo sarebbe bello se tutti i generi musicali avessero le stesse possibilità di esprimersi. Ma io vado avanti per la mia strada e non mi arrendo». Ma le sfide difficili sono quelle più belle da vincere. capo job - feneal uil campania / agosto 2010

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La zitella che ha cambiato il cabaret È

quella delle tette, anzi la zitella senza tette. Maria Bolignano è l'antesignana del cabaret in rosa. A livello locale è stata una delle prime a guadagnarsi il successo; sarebbe facile, ma anche eccessivo e pericoloso, accostarla a Sabina Guzzanti. Nella comicità di Maria Bolignano non ci sono imitazioni, non ci sono riferimenti politici continui. È un altro mondo, ma un mondo che diverte. L'avevamo vista quasi dieci anni fa nel ruolo di una cameriera ucraina alle prese coi problemi dell'integrazione. L'abbiamo ritrovata nel ruolo della “zitella” un po' polemica. Come tanti altri, fa parte della grande fa-

chi è Maria Bolignano

miglia del “Tam”, il fortunato locale dei Gradoni Amedeo. Senza trascurare la tv, quella locale e pure quella nazionale. Un binomio forte è quello con Paolo Caiazzo. Comicità diverse per la verità, anche se qualcuno intravede un'analogia: come Caiazzo utilizza un mezzo pazzo come Tonino Cardamone per dire cose scottanti, così la Bolignano ha creato il personaggio di Morena, studentessa fuori corso con l'accento un po' sinistroide che si trasforma in napoletano sguaiato. Ma è davvero difficile fare paragoni, forse perché le donna cabarettista è davvero qualcosa di innovativo.

È più difficile per una donna entrare nel mondo del cabaret che da sempre appare esclusivo degli uomini? «Sì, ma è così per molti mestieri dove c'è la predominanza di un sesso. Esistono oggettive difficoltà e pure qualche preconcetto personale. Ma dirò di più: a volte siamo noi stesse che mettiamo barriere. Però poi col tempo queste vengono meno, ho trovato un ambiente che all'inizio poteva sembrare un po' ostico. Invece si è rivelato molto aperto, però bisogna arrivare a capirlo; chi inizia questo percorso deve portarlo fino alla fine». Negli ultimi scandali italiani c'è quasi sempre una donna di mezzo,

Originaria di Pollena, paese del Vesuviano alla periferia orientale di Napoli, Maria studia all'Alberghiero di Ottaviano e poi si laurea in Scienze politiche a L'Orientale di Napoli. Dopo alcune esperienze nel teatro classico, esordisce nel 2001 a Telegaribaldi interpretando una cameriera ucraina. Negli ultimi anni è diventata una colonna del Tam, il progetto teatrale di Nando Mormone. Ha anche lavorato per diverse fiction interpretando brillantemente il ruolo drammatico di una madre coraggio nell'edizione 2008 de "La Squadra" su Rai3. 46

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spesso utilizzata come strumento oppure oggetto. Una donna che si dà, molto diversa dalla zitella che vediamo in scena... «Siamo sicuri che sia una caratteristica degli ultimi scandali? Secondo me sono cose che partono da lontano, ci sono sempre state e non vedo novità. Nel mio spettacolo pongo la differenza tra la zitella e la single; in realtà è l'evoluzione della solitudine femminile, quel che cambia radicalmente è la denominazione, pur restando inalterato lo stato d'animo. Bisognerebbe invece guardare diversamente la figura della donna senza compagno: una volta era zitella, ora può essere una scelta; le donne non si accontentano più come prima, non vogliono restare single però vogliono scegliere». In tante cercano di comparire in scena più belle di come sono, qui siamo di fronte ad un personaggio che punta sui difetti. «In realtà non cerco di apparire più brutta o più bella. Non mi piace dover

per forza sottolineare la fisicità. Butto un occhio al problema delle tette sul quale ironizzo; ecco il simbolo della funzione di donna oggetto. La stessa donna è convinta che senza tette non si vada da nessuna parte, ma molte non si rendono conto di quanto possa essere un boome-

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rang; c'è chi pensa di essere una persona migliore una volta che si è rifatta il seno». Maria Bolignano e Paolo Caiazzo: è diventato un bel binomio. «Ci siamo conosciuti negli studi di Telegaribaldi, nell'edizione di maggiore successo. Dietro le quinte abbiamo cominciato a parlare con Ardone Peluso Massa, in particolare con Ettore Massa. Lui mi disse che siccome non c'erano donne che facevano comicità al Tunnel, il locale che stava a Santa Chiara, decidemmo di sperimentare qualcosa di nuovo. Fu una sfida e credo sia stata vinta. Poi con Paolo siamo rimasti amici, ci frequentiamo con le famiglie anche lontano dalle scene». A proposito ti televisione: tanti programmi, qualche sitcom, ma sembra mancare quel punto di riferimento che era Telegaribaldi. «È un argomento molto particolare e ci sarebbe molto da dire. Innanzitutto va detto che si è peccato di presunzione, si è pensato di aver raggiunto un livello tale da camminare da sé. Se ci pensiamo bene, è un tipico difetto di noi meridionali: non si progetta sul lungo periodo, ma si tenta di vivere sul successo del momento. Un periodo di grande fortuna andrebbe valorizzato, coltivato, sviluppato. Credo sia mancato proprio questo nella nostra tv regionale, per questo gli artisti si sono dispersi. È vero che c'è qualche sitcom locale che funziona: noi con “Chiacchiere e distintivo” stiamo ottenendo risultati importanti. Parla una persona che tiene molto alla televisione regionale: anche quando ho girato fiction per Rai e Canale5 non ho mai dimenticato l'emittenza locale. Magari quando

sarà finita questa fase di transizione legata al digitale terrestre capiremo anche che futuro hanno tante tv». A proposito di Rai, c'è chi ha visto Maria Bolignano in un ruolo drammatico ne La Squadra e ha esclamato “Ma quanto è brava”. Dà un po' fastidio dover quasi essere sdoganati? «No, non mi offende perché è un preconcetto naturalissimo. Anzi, io stessa mi sono meravigliata di quella interpretazione. Altri mi hanno chiesto perché non faccio più spesso ruolo drammatici, ma in realtà sono le occasioni che vanno colte; si era presentata e l'ho presa, ma a me piace la comicità, è il mio modo di comunicare. A volte quello che si sottovaluta è che far ridere è una grande dote, io mi sento molto fortunata». Sul mondo del lavoro si può ironizzare attraverso il cabaret? «Mi sembra molto difficile perché bisognerebbe andare fino in fondo e toccare argomenti delicati. Però c'è un paradosso clamoroso negli ultimi temi: si è tutti così precari che il lavoro di attore pare meno precario di altri. È un dato in controtendenza rispetto a qualche anno fa: una volta se dicevi ad un genitore di voler fare l'attore, gli cadevano le braccia e ti bollavano come disoccupato a vita. Potrei dire che oggi tanti disoccupati vorrebbero fare gli attori. Ma questo dipende anche da un errore di fondo: per molti fare questo mestiere vuol dire apparire in prima serata sulla tv nazionale». E se Maria Bolignano non avesse sfondato in questo settore cosa avrebbe fatto? «Avrei continuato a lavorare nel turismo come già facevo. È stato all'università che ho conosciuto quest'arte e sono rimasta imbrigliata. Però è stata una fortuna». Dario De Simone

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tempo PAOLO SORRENTINO - HANNO TUTTI RAGIONE

Tony Pagoda è un cantante melodico con tanto passato alle spalle. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, fra Napoli, Capri, e il mondo. È stato tutto molto facile e tutto all’insegna del successo. Ha avuto il talento, i soldi, le donne. E inoltre ha incontrato personaggi straordinari e miserabili, maestri e compagni di strada. Da tutti ha saputo imparare e ora è come se una sfrenata, esuberante saggezza si sprigionasse da lui senza fatica. Quando la vita comincia a complicarsi, quando la scena muta, Tony Pagoda sa che è venuto il tempo di cambiare. Una sterzata netta. Andarsene. Sparire. Cercare il silenzio. Fa una breve tournée in Brasile e decide di restarci, prima a Rio, poi a Manaus, coronato da una nuova libertà e ossessionato dagli scarafaggi. Ma per Tony Pagoda, picaro senza confini, non è finita. Dopo diciotto anni di umido esilio amazzonico qualcuno è pronto a firmare un assegno stratosferico perché torni in Italia. C’è ancora una vita che lo aspetta.

MATILDE SERAO - IL VENTRE DI NAPOLI

“Il Ventre di Napoli” discende da una forte ispirazione diretta dall’immersione di Hugo ne “I Miserabili”, dalle meticolose descrizioni di Sue nei “Misteri di Parigi” e dall’esasperato realismo del “Ventre di Parigi” di Zola. Matilde Serao, per la prima volta, descrive la sconvolgente e bruciante realtà di Napoli del 1884.Calandosi in una inchiesta giornalistica che si traduce in una esplorazione antropologica in terre sconosciute, Serao, evidenzia lo stato di miseria e di abbandono in cui si ritrovavano i quartieri della città destinati allo sventramento urbanistico.

L'AMORE GIOVANE - ETHAN HAWKE

Quando William incontra Sarah in un locale del Greenwich Village, lui ha vent’anni e si è appena trasferito a New York per seguire una promettente carriera di attore; è bello, ottimista e spavaldo, passa da una ragazza all’altra senza nessun impegno. Sarah, però – musicista agli esordi, timida e non bella, ma dotata di uno straordinario magnetismo – lo turba fin dal primo momento. Fra i due nasce una relazione appassionata e turbolenta, che li farà sognare, scontrare, confrontare col proprio passato: in una parola, crescere. Ethan Hawke, attore di culto del cinema americano, ambienta questa storia romantica fra New York, Parigi e il Texas, e le dona una freschezza e un ritmo capaci di catturare fin dalla prima pagina i lettori di ogni età. Da questo libro è stato tratto il film L’amore giovane, girato dallo stesso Hawke e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2006. Già uscito in Italia (per Sonzogno) col titolo Stati di eccitazione, il romanzo torna adesso in libreria con una nuova traduzione e una postfazione inedita dell’autore.

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MAX GAZZÈ - QUINDI? Il curriculum di Gazzè si arricchisce di un nuovo titolo: “attore”. È sua, infatti, la parte del bassista di una band musicale che intraprende il viaggio on the road verso un festival musicale in” Basilicata coast to coast”, primo film di Rocco Papaleo. Sarà singolare vederlo tacere per l’intero film (non parla per uno shock subito in passato) e ad ascoltare invece, alla fine, la sua voce che canta la nuova canzone che fa al film da colonna sonora. Stiamo parlando di Mentre dormi, canzone che fa da apripista per il suo nuovo album intitolato Quindi?, scritta a quattro mani con Gimmi Santucci. È una struggente e poetica ballata che attraverso immagini evocative rende teneramente l'idea di un amore sereno ed incantato.

film

È in uscita il nuovo album di inediti di Ligabue, Arrivederci, Mostro!, dove naturalmente il mostro è inteso in senso metaforico. Si tratta, infatti, di tutte quelle ansie, paure e ossessioni che prima o poi attanagliano chiunque. In verità l’occasione permette di citare qua e là qualche mostro che non è frutto della nostra mente ma agghiacciante ritratto della realtà che ci circonda; un esempio è il racconto della strage degli innocenti in un asilo belga, raccontata dal punto di vista di un bambino in Quando mi vieni a prendere – Dendermonde 23/01/09. In attesa che sia ufficialmente rilasciato Arrivederci, Mostro! E che parta il tour estivo Stadi 2010, a presentare le nuove fatiche è il singolo Un colpo all'anima: “ballatona” alla Ligabue nella quale si magnifica l'impatto che il passaggio di una persona possa avere su chi lo osserva con l'immancabile passione.

AVATAR

Con questo film, il regista James Cameron ha frantumato il precedete record mondiale di incassi al botteghino, raggiungendo i quasi tre miliardi di dollari. . Il regista canadese aveva infatti pensato a questa storia ben 15 anni fa, ma l’arretratezza dei mezzi tecnologici lo costrinsero a posticipare la sua produzione. La pellicola è ambientata nel 2154 su un pianeta lontano chiamato Pandora, dove gli abitanti della Terra sono sbarcati alla ricerca di nuove risorse energetiche. Qui dovranno vedersela non solo con la fauna di bestie enormi, ma soprattutto con gli indigeni del posto, i Na’vi, popolazione che vive in una sacra simbiosi con la natura che li circonda. Per impadronirsi della tante ricchezze del posto e per contrastare la grande forza dei nativi, gli esseri umani dovranno ricorrere ad una nuova tecnologia che permetterà loro di assumere le caratteristiche degli abitanti di Pandora, diventando così degli avatar. Lo scontro tra le due fazioni risulterà tremendamente cruento, fino a quando, tra un giovane terrestre e una bellissima Na’vi, scoccherà l’amore…

PARNASSUS

Il film accoglie l’ultima apparizione del prematuramente scomparso Heath Ledger, giovane promessa del cinema di Holliwood. Morto ancor prima della conclusione delle riprese, l’attore australiano lascia il posto ad alcuni suoi cari amici che in suo onore hanno voluto portare a termine l’opera, devolvendo la loro parte di incassi, alla famiglia di Ledger. Stiamo parlando di Jhonny Depp, Colin Farrell e Jude Law che, grazie alla fantasiosa trama, che prevede il passaggio da un mondo fantastico ad un altro attraverso uno specchio, possono perfettamente scambiarsi in modo alternato il ruolo senza destare alcuno scompiglio. Il Dottor Parnassus gira per le strade con il suo carrozzone dalle qualità particolari. In compagnia di un giovane, una fanciulla (sua figlia Valentina) e un nano mette in scena ovunque uno spettacolo che ha al suo centro uno specchio. Parnassus e' immortale ma ha conquistato questa dote grazie a una scommessa vinta con il Diavolo che ha assunto le sembianze del perfido Mr. Nick. Sono trascorsi i secoli e, nel momento in cui ha trovato il vero amore, il Dottore ha stipulato un nuovo patto con Mr. Nick il quale vuole che Valentina sia sua al compimento del sedicesimo anno di età. La data è ormai prossima… job - feneal uil campania / agosto 2010

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il fumetto

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Poveri e ignoranti


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la gita

Ischia È

una delle perle del Golfo di Napoli. Ischia è tra le mete più ambite dei turisti soprattutto per la qualità del mare, le bellezze naturali e il termalismo. Per questo l'isola è una delle capitali dell'ospitalità ed è nota in tutto il mondo. Impossibile elencare tutto quello che a Ischia si potrebbe fare. La caratteristica è proprio la varietà delle bellezze naturali: tantissime le spiagge, famosa quella dei Maronti nella baia di Sant'Angelo. Altre spiagge di rilievo sono quella di Citara e quella di San Montano, tra Lacco Ameno e Forio, ce52

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la gita lebre soprattutto per le acque molto calde. Di grande impatto scenico il Castello Aragonese di Ischia Ponte e il famoso “fungo”, una singolare roccia tufacea dalla forma particolarissima nei pressi del porto di Lacco Ameno. Per i più “atletici” è consigliabile la salita sul Monte Epomeo dalla quale si ammira quello che è considerato il panorama più bello del Golfo di Napoli. Collegato al mare è uno degli eventi più importanti: è il Palio di Sant'Anna con la sfilata delle singolari barche allegoriche; si svolge ogni anno alla fine di luglio nei pressi del Castello Aragonese. Sull'isola sono presenti diversi siti archeologici che testimoniano la presenza dei greci in epoca molto antica. Si considera che Ischia, chiamata Pithekousa, rappresenti uno dei primi insediamenti ellenici in Italia nell'ottavo secolo avanti Cristo; in particolari, furono i coloni provenienti dall'Eubea a stabilirsi sulla costa occidentale. L'isola è chiaramente di origine vulcanica. L'ultima eruzione nei pressi del Monte Epomeo risale a circa 700 anni fa. L'attività vulcanica è allo stadio finale e per questo da secoli sono presenti stabilimenti termali che ancora oggi richiamano numerosissimi turisti da tutto il mondo. I più antichi risalgono all'epoca dei primi coloni. I romani ripreso la tradizionale realizzando numerose terme. Nel corso dei secoli sono stati molti i personaggi noti ad aver passato almeno una settimana a Ischia per curare negli stabilimenti termali vari malanni: su tutti si ricordano Garibaldi e Cavour, primo presidente del Consiglio. Tra gli attuali frequentatori dell'isola c'è, tra gli altri, la cancelliera tedesca Angela Merkel. Il turismo e in particolare quello termale è sempre stato la risorsa principale dell'isola. Lo dimostra anche il bilancio dell'ultimo terremoto del luglio 1883: più di un terzo delle 2.300 vittime non risultava residente sull'isola e tra i turisti de-

ceduti c'erano 80 stranieri provenienti da tutto il mondo. Fu anche il primo esempio di soccorsi e ricostruzione internazionali: i Paesi di tutto il mondo raccolsero la spaventosa cifra di sei milioni di lire. A Ischia sono stati ambientati diversi film famosi: su tutti “Che cosa è successo tra mio padre e tua madre” del 1972 con uno strepitoso Jack Lemmon e “Il talento di Mr Ripley” del 1999 con un emergente Matt Damon. Un paradiso che rischia però di diventare inferno. Per qualcuno già lo è diventato da anni. Meta molto ambita, forse troppo, gran parte dell'isola viene invasa sistematicamente dalle auto. E così ormai da decenni è in vigore un severo provvedimento per impedire lo sbarco ai non residenti. Ad Ischia vivono in 70mila, sparsi sui territori dei sei comuni, Ischia, Casamicciola Terme, Lacco Ameno, Forio, Serrara Fontana e Barano. Incalcolabile è la popolazione estiva: gli oltre 300 alberghi censiti (quelli ufficiali) possono ospitare fino a 25mila turisti. A questi si sommano i posti letto “non ufficiali” che portano il totale delle presenze estive sull'isola verde ben ol-

tre le 100mila unità. Inevitabili le conseguenze sul traffico veicolare e anche pedonale nelle zone più affollate. E resta ancora senza soluzione il problema dell'abusivismo edilizio. Ischia è raggiungibile via mare dai tre porti: il molo Beverello e Mergellina a Napoli e lo scalo di Pozzuoli. Navi e mezzi veloci di diverse compagnie garantiscono servizi fino a tarda sera da e per l'isola verde. job - feneal uil campania / agosto 2010

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la gita

Sapri È

la meta turistica più meridionale con la Campania, quasi al confine con la Basilicata. Sapri è una delle tante perle del nostro litorale. La sua baia è una delle più suggestive e caratteristiche del Golfo di Policastro. Lontano dai grandi centri abitati e favorito dalle correnti e dalla ventilazione derivante dalle vicine montagne, il mare di questa zona è tra i più belli dell'intero Tirreno. Non a caso a Sapri viene attribuito ormai da un de54

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cennio il pregevole riconoscimento della Bandiera Blu. La cittadina ha origini antichissime e ha vissuto un periodo importante in epoca romana. E per questo può fregiarsi di un altro riconoscimento di spessore: Cicerone la definì infatti "parva gemma maris inferi" che tradotto vuol dire "piccola gemma del mare del Sud". Il grande scrittore romano era affezionatissimo alle località del Golfo di Policastro che visitò diverse

volte e qui scrisse anche parte di alcune opere. Ma Sapri è nella storia anche per un altro motivo, la tragica spedizione di Carlo Pisacane. Il celebre rivoluzionario napoletano sbarcò con altri 300 compagni proprio in questa zona nel 1857 durante una delle fasi più significative dei moti libertari. L'esito fu disastroso, la popolazione non li sostenne e anzi si rivoltò contro i rivoluzionari che furono uccisi all'inizio di luglio; Pisacane si sarebbe suicidato pochi giorni dopo. A ricordare quell'impresa, che ebbe comunque un valore politico significativo, sono la rievocazione storica che si svolge tutti gli anni nella baia a fine giugno e da una serie di monumenti tra i quali la "Spigolatrice" sistemata sullo scoglio dello Scialandro (dove sventola an-


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la gita che la Bandiera Blu). Tra i monumenti da visitare c'è una villa di epoca romana dotata di terme e che ospitava mosaici di enorme valore artistico poi andati distrutti. L'area archeologica si trova in località Cammarelle. La vera risorsa della cittadina è il turismo. Oltre alle bellezze naturali e al mare, l'altro punto di forza è l'organizzazione: grazie ad un porto molto attrezzato, considerato tra i migliori dell'intera Campania, è una delle mete preferite dai diportisti che spesso partono proprio da Sapri per attraversare il Tirreno e dirigersi alle Eolie. Sapri è raggiungibile attraverso l'auto-

strada A3 Salerno-Reggio Calabria: l'uscita più vicina è quella di Buonabitacolo da cui poi proseguire per la Variante Bussentina e infine sulla vecchia Statale 18 (circa 50 chilometri); l'alternativa è proseguire fino a Lagonegro Nord e poi per la FondoValle del Noce. Per chi preferisce evitare l'auto, Sapri è sede di una delle più importanti stazioni ferroviarie della linea SalernoReggio; qui fermano praticamente tutti i treni, anche gli Eurostar a lunga percorrenza. Nel periodo estivo è collegata anche a Napoli e a Salerno attraverso i mezzi veloci del Metrò del Mare. job - feneal uil campania / agosto 2010

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edili tabelle retributive Napoli

Tabella paga lavoratori edili in vigore dal 1° Aprile 2010 Importi orari per Paga base Conting. 5,983 3,013 5,556 3,009 5,000 2,985 4,274 2,960

Qualifiche IV Livello Specializzato Qualificato Comune

Categoria

gli operai E.D.R. Indenn. terr. E.E.T. 0,06 1,205 0,34 0,06 1,119 0,32 0,06 1,010 0,28 0,06 0,870 0,24

Importi mensili per gli impiegati

Categoria I super Categoria I Categoria II Assistenti tecnici Categoria III (super 18 anni) Categoria IV (super 18 anni) 1°Impiego

Stipendio

1.478,71 1.330,83 1.109,02 1.035,11 961,16 865,05 739,36

Indennità di mensa Operai: € 3,92 giornaliere = 0,49 orarie

Contingenza

533,82 529,63 523,35 521,25 519,16 516,43 512,87

E.D.R.

10,33 10,33 10,33 10,33 10,33 10,33 10,33

Premio prod.

286,07 262,38 220,31 200,31 184,64 167,33 144,11

E.E.T.

83,81 75,42 62,85 58,66 54,47 49,02 41,90

Impiegati € 84,77

Totale 10,601 10,064 9,335 8,404

Totale

2.392,74 2.208,59 1.925,86 1.825,66 1.729,76 1.608,16 1.448,57

Nel caso di istituzione servizio mensa l’impresa concorre nella misura di 3/4 fino ad un massimo di € 4,13

Indennità di trasporto Operai: € 2,16 giornaliere = 0,27 orarie

Impiegati € 46,71 mensili

Caserta

Tabella paga lavoratori edili in vigore dal 1° Aprile 2010 Qualifiche IV Livello Specializzato Qualificato Comune

Categoria Quadro (VII livello) Categoria I super Categoria I Categoria II Assistenti tecnici Categoria III Categoria IV 1°Impiego

Importi orari per gli operai Paga base Conting. E.D.R. Inden. terr. 5,98 3,01 0,06 1,11 5,56 3,00 0,06 1,03 5,00 2,99 0,06 0,93 4,27 2,96 0,06 0,80 Importi mensili per gli impiegati Stipendio Conting. E.D.R. Premio prod. 1.478,71 533,82 10,33 279,57 1.478,71 533,82 10,33 279,57 1.330,83 529,63 10,33 255,88 1.109,02 523,35 10,33 213,04 1035,11 521,25 10,33 192,11 961,16 519,16 10,33 176,31 865,95 516,43 10,33 158,71 739,36 512,87 10,33 136,42

Indennità di mensa Operai: € 3,76 giornaliere = 0,47 orarie

0,34 0,32 0,28 0,24

Inden.funz. E.E.T. 140,00 83,80 83,80 75,42 62,85 58,66 54,47 49,02 41,90

Totale 10,50 9,97 9,26 8,33

Totale 2.526,23 2.386,23 2.202,09 1.918,59 1.817,46 1.721,43 1.599,54 1.440,88

Impiegati € 82,72

Nel caso di istituzione servizio mensa l’impresa concorre nella misura di 3/4 fino ad un massimo di € 4,13

Indennità di trasporto Operai: € 2,00 giornaliere = 0,25 orarie

E.E.T.

Impiegati € 44,00 mensili


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Benevento

Tabella paga lavoratori edili in vigore dal 1° Aprile 2010

Importi orari per gli operai Paga base Conting. E.D.R. Inden. terr. 5,983 3,01 0,06 1,05 5,556 3,00 0,06 0,97 5,000 2,99 0,06 0,88 4,274 2,96 0,06 0,75 Importi mensili per gli impiegati Categoria Stipendio Conting. E.D.R. Premio prod. 533,82 10,33 262,35 Categoria I super 1.478,71 1.330,83 529,63 10,33 241,40 Categoria I 1.109,02 523,35 10,33 200,61 Categoria II 521,25 10,33 181,14 Assistenti tecnici 1.035,11 961,13 519,16 10,33 166,41 Categoria III 865,05 516,43 10,33 150,17 Categoria IV 739,36 512,87 10,33 129,19 1°Impiego Qualifiche IV Livello Specializzato Qualificato Comune

Indennità di mensa Operai: € 3,80 giornaliere = 0,475 orarie

E.E.T. 0,34 0,32 0,28 0,24 E.E.T. 83,80 75,42 62,85 58,66 54,47 49,02 41,90

Totale 10,443 9,906 9,210 8,284

Totale 2.369,01 2.187,61 1.906,16 1.806,49 1.711,53 1.591,00 1.433,65

Impiegati € 82,175

Nel caso di istituzione servizio mensa l’impresa concorre nella misura di 3/4 fino ad un massimo di € 4,13

Indennità di trasporto Operai: € 2,462 giornaliere = 0,307 orarie

Impiegati € 53,24 mensili

Avellino

Tabella paga lavoratori edili in vigore dal 1° Aprile 2010 Qualifiche

IV Livello Specializzato Qualificato Comune

Paga base

5,98 5,56 5,00 4,27

Indennità di mensa: € 0,41 orarie

7° 6° 5° 4° 3° 2° 1°

Livello

Paga base 1478,71 1330,83 1109,02 1035,11 961,16 865,95 739,36

Importi orari per gli operai

Conting.

E.D.R.

3,01 3,00 2,99 2,96

0,06 0,06 0,06 0,06

Inden. terr. settore

1,15 1,06 0,96 0,83

indennità di trasporto: € 0,24 orarie

E.E.T.

0,34 0,32 0,28 0,24

Totale orario

10,54 10,00 9,29 8,36

C. edile Accanton. 18, 50% C. ed. 14, 20

1,949 1,850 1,718 1,546

Importi mensili per gli impiegati

Premio prod. 283,90 260,21 216,94 196,10 180,33 162,82 140,08

Conting. 533,82 529,63 523,35 521,25 519,15 516,43 512,87

E.D.R. 10,33 10,33 10,33 10,33 10,33 10,33 10,33

2022,86 1870,79 1642,70 1566,69 1490,64 1391,81 1262,56

1,496 1,420 1,319 1,187

Totale

Salerno

Tabella paga lavoratori edili in vigore dal 1° Aprile 2010 Categoria

IV Livello Specializzato Qualificato Comune

7° 6° 5° 4° 3° 2° 1°

Categoria

liv. Quadri 1° S. liv. Prima liv Seconda liv. Terza Ass. T. liv. Terza liv. Quarta liv. Qu.ta 1° imp.

Paga base

5,980 5,560 5,000 4,270

Conting.

3,013 3,001 2,985 2,985

Inden. settore

1,150 1,083 0,978 0,842

Importi orari per gli operai

Indennità di mensa Operai: € 4,80 giornaliere = 0,60 orarie

Indennità di trasporto Operai: € 2,24 giornaliere = 0,28 orarie

291,477 267,793 222,608 200,642 184,500 166,648 143,507

0,339 0,314 0,283 0,242

10,542 10,017 9,305 8,378

Accordo del 31/07/1992 10,329 10,329 10,329 10,329 10,329 10,329 10,329

Elemen. econ. territoriale 83,801 75,421 62,850 58,662 54,471 49,024 41,901

Indenn. Sost. mensa 103,800 103,800 103,800 103,800 103,800 103,800 103,800

Indenn. Sost.trasp 47,570 47,570 47,570 47,570 47,570 47,570 47,570

Elemen. econ. territoriale

Totale orario

Importi mensili per gli impiegati

Paga base Premio prod. Conting.

1.478,71 1.330,83 1.109,02 1.035,11 961,16 865,05 739,36

0,060 0,060 0,060 0,060

Cassa Edile Cassa Edile Acc.14,20 18,50 % % 1,950 1,497 1,853 1,422 1,721 1,321 1,550 1,190

Accordo del 31/07/1992

533,824 529,633 523,346 521,252 519,156 516,431 512,869

Rid. orario lav. 4,95 %

0,522 0,496 0,461 0,415

Totale stipendio

2.549,51 2.365,38 2.079,52 1.977,36 1.880,99 1.758,75 1.599,34

Impiegati € 84,77

Impiegati € 46,71 mensili


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Premio Capri 2010: incontro con Yevtushenko

Capri Awards Foundation presenta il seminario di scrittura creativa "Porta una poesia in tasca" con un incontro con il poeta del Premio Capri 2010 Yevgeny Aleksandrovich Yevtushenko. L’ingresso è gratuito. I ragazzi che aderiranno, possono portare una poesia o scriverla dopo il seminario. La poesia vincente riceverà un premio di trecento euro e sarà letta alla fine del festival di poesia “Premio Capri - La Notte della Poesia". L’evento si svolge nella splendida cornice di Palazzo Cerio il 25 luglio prossimo. Il Premio Capri è una delle più prestigiose istituzioni culturali italiane. Fondato nel 1987, è stato un appuntamento di spessore per poeti, scrittori e registi di diverse culture, nonché un trampolino di lancio per le giovani promesse dell’universo culturale. Capri è anche uno stato d' animo e per tutti coloro che l'hanno amata, dall'imperatore Tiberio al Conte Fersen fino ad Alberto Savinio. Questo stato d'animo è la poesia. A quest'isola della poesia non poteva mancare un grande appuntamento annuale con i maggiori poeti del mondo.

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Expo Ischia

Per il ventennale dell’evento la voglia e l'impegno di creare emozioni si è ancora di più accentuata, consolidandosi sempre di più come “l’unica grande fiera d’estate” dell’isola d’Ischia. Come già dal lontano 1991, la fiera di Ischia rappresenta un polo ed un momento di happening cruciale per l'estate sull'isola verde. Tutti i successi delle scorse edizioni hanno rilanciato l’entusiasmo, decisivo per andare avanti sempre con la costante voglia di crescere. L’area espositiva, sia interna al Palasport Taglialatela che nei giardini dello Stadio "Enzo Mazzella", unita alla rigorosa selezione degli espositori ed

Terzo Concorso Fotografico Città della Nocciola

Prosegue fino al 15 settembre il concorso fotografico nazionale dal nome “Città della Nocciola”. L’obiettivo è incentivare gli amanti della fotografia e della natura a frequentare e conoscere il territorio della nocciola italiano. Organizzato dall’Associazione Nazionale Città della Nocciola in collaborazione con

alla minuziosa cura dei dettagli estetici creano un'atmosfera magica. La fiera è ormai una tappa fissa dell'estate ischitana e campana. Un evento che quest’anno dal 5 al 30 agosto rappresenta sempre la novità, dal punto di vista del settore commerciale e di quello degli spettacoli. Del resto, Ischia, con i suoi tanti turisti, è la location ideale.

Accademia Segetum, si chiama “Nocciola e dintorni”. Le foto saranno esposte per la prima volta durante l’ IX Assise Nazionale di Città della Nocciola in programma tra settembre e ottobre 2010. Durante l’evento saranno premiati i vincitori del concorso, riservato sia ai fotografi professionisti sia a quelli dilettanti. L’Associazione Città della Nocciola si è costituita nel 2004 a Giffoni Sei Casali, in provincia di Salerno, ed è diventata un po’ di riferimento per tutti quei territori dove la produzione di nocciola ha raggiunto livelli importanti tali da determinare l’identità culturale di diversi comuni sparsi per l’Italia. Info e regolamento: www.cittadellanocciola.it


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il cruciverba il sudoku

ORIZZONTALI: 1 L'insieme di ingredienti 7 Malattia infettiva 13 Da' prova di valore e coraggio 14 lira senza fine 15 La respiriamo 16 Croce rossa italiana 17 Simbolo dell'iridio 18 E'abbreviato con "hI" 21 In mezzo alla noia 23 Lo sono alcuni giornalisti 24 Veicoli industriali 25 Roma senza vocali 26 Ragusa 27 Tormento segreto e continuo 29 Impegno al quale si e' o ci si sente obbligati 32 Nel centro di Siam 33 Sigla di Messina 35 II medio e' il più' lungo 36 Frutti 38 Conto corrente 39 La fine dell'albo 40 Si occupa di un concorso nazionale 41 Falsità, assurdità 42 L'addestramento dei soldati 43 Categoria in breve 44 Tirato, contratto 46 A favore 48 Oppresso, sovraccaricato 50 Che si riferisce ad una cosa 53 II nome della Tina attrice 54 Bevande che stimolano l'appetito 55 Grossi ruminanti 56 Lo costrui' Napoleone il Europa 58 Ammasso stellare aperto nella costellazione del toro 59 Cannocchiale usato nei sottomarini VERTICALI: 1II miglior risultato mai raggiunto 2 In modo irreparabile, che non ha rimedio 3 Preposizione articolata 4 Esercito italiano 5 Touring club italiano 6 La città con la mole Antonelliana 7 Lenire, temperare 8 Lago in provincia di Novara 9 Allatta bambini altrui 10 Istituto ricostruzione industriale 11 Piccolo in inglese 12 Altro nome del lago di Como 14 Una razza di cane 19 II nome di un Bismarck 20 Oppure in inglese 22 Detta e ridetta 28 Radio Montecarlo 30 Può essere alla fiorentina 31 Levata, sottratta 34 Si disputavano nell'arena 36 Può essere oneroso 37 Dispense da obblighi 38 Isola italiana 39 Sigla di Bari 40 Un gioco di carte 42 Figure geometriche 45 suddividono il chilo 47 Parte posteriore 49 Incursione militare 50 Indica eccesso 51 II dio dell'amore 52 Sigla di Treviso 54 Produce la cera 57 Militar police

le soluzioni


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Job numero 12  

magazine gratuito di in formazione della feneal uil campania

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