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Anno I, Numero 1 Febbraio 2008

feneal uil in Campania PERIODICO DI INFORMAZIONE GRATUITO della FENEAL-UIL CAMPANIA

PARTECIPAZIONE A VIVA VOCE Pino Moretti: La politica dia l’esempio

Tommaso Casillo: Riaccendiamo il confronto

Anna Rea: Mettiamo in campo le forze sane


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La futura Cittadella degli Enti paritetici di Napoli in via Leonardo Bianchi


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SOMMARIO PRIMO PIANO l’editoriale il fumetto p.14 Ecco la nostra viva voce Carlo Porcaro p.5 la posta p.45 la presentazione tabelle retributive p.46 Si vota: contro l’apatia, diamo un senso alla politica Emilio Correale p.6 informazioni utili p.47 l’intervento - «Il futuro è nelle nostre mani» Antonio Passaro p.9 - «Voglia di partecipazione? La politica dia l’esempio» Pino Moretti p.12 - Globalizzazione, le opportunità Riccardo Giustino p.17 - «É tempo di agire» Anna Rea p.18 - «Valorizzare il lavoro per modernizzare il settore» Pino Mauriello p.27 - «Relazioni sindacali: punto di forza del settore edile» Antonio Savarese p.28 - «Le casse edili anomale sono fuori legge» Massimo Trinci p.38 - Salerno-Reggio Calabria: si faccia presto Donato Ciddio p.39 il colloquio con... - Walter Di Munzio Alienazione da lavoro «fenomeno grave e sottovalutato» p.15 RUBRICHE -Tonino Correale «Ecco i sedici punti per un sindacato di qualità» p.20 buono a sapersi p.22 - Felice Saulino «Spero nei giovani e nella libera informazione» p.26 l’intervista il racconto politicaTommaso Casillo p.32 Giovanni si iscrive al sindacato Leone di Sant’Anna p.10 arte Ciro Esposito p.34 la copertina sport Imma Cerasuolo p.36 No all’antipolitica, ma l’attenzione resti viva Carlo Porcaro p.24 la gita l’inchiesta Nusco e Teggiano p.40 Piccola inchiesta tra i giovani Dario De Simone p.25 la nostra storia dalla sede Il palazzo napoletano salerno dell’ultimo Caravaggio «Il 2008 sarà una nuova stagione di impegno e di successi» Luigi Ciancio p.29 Liliana Palermo p.41 benevento tempo libero «Cantiere etico: firmato l’accordo» Andrea Lanzetta p.30 libri, film, dischi p.42 caserta attualità p.44 «La bilateralità a Caserta: un’esperienza positiva» Tommaso Di Marco p.31 avellino «Informazione e partecipazione per stare vicini ai lavoratori» Franco De Feo p.33 Job Feneal Uil in Campania - Febbraio 2008 Periodico bimestrale di informazione gratuito della Feneal Uil Campania In attesa di registrazione al Registro della stampa presso il Tribunale di Napoli (istanza presentata l’8 gennaio 2008) Coordinamento: PK s.r.l. Direttore editoriale: Emilio Correale Direttore responsabile: Carlo Porcaro Editore: Feneal-Uil Campania, Corso Arnaldo Lucci, 121- 80142 Napoli Redazione: Paolo Correale, Dario De Simone, Antonio Massa, Claudia Noli, Liliana Palermo Contatti redazione: Corso Arnaldo Lucci, 121 - 80142 Napoli. Tel/Fax: 081-269115; e-mail: redazionejob@fenealuilcampania.it; sito internet: www.fenealuilcampania.it Stampa: Litografia Buonaurio srl, via Trav. 4 novembre 6, 80026 Casoria (Na) Tiratura: 5000 copie


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l’editoriale

ECCO LA NOSTRA VIVA VOCE CARLO PORCARO

C

i siamo. Questo è il primo numero di “Job”, la rivista della Feneal Uil Campania. Lo abbiamo realizzato sviluppando un tema preciso: la partecipazione. Perchè questo argomento? Perché è sulla partecipazione che si fonda una società giusta, e quindi anche un più corretto rapporto tra cittadini e istituzioni. La partecipazione è sicuramente un argomento caro alla categoria dei lavoratori edili, ma a tutto il sindacato in generale. Per questo motivo, il termine lo abbiamo declinato in tutte le sue forme possibili e, sollecitando dirigenti sindacali nazionali e locali, giovani studenti, uno scrittore e uno psichiatra, abbiamo provato anche a indicare soluzioni possibili alle domande di questa delicata fase che stiamo vivendo in tutto il Paese oltre che in Campania. Declino della classe dirigente,

problema rifiuti (aboliamo, per piacere, il termine “emergenza” perché è ipocrita se non addirittura falso), sistema politico bloccato, lavoro sempre più marginale dall’agenda dei partiti oltre che sui mezzi di comunicazione (noi giornalisti, dovremmo forse fare autocritica in tal senso) sono i veri nodi da sciogliere. La Feneal Uil Campania, rispetto ad essi, ha un atteggiamento netto: è in prima linea, non si nasconde dietro ad un dito, vuole affrontare i problemi di petto e provare a indicare vie d’uscita. Il ruolo di “Job”, forse ambizioso, è analizzare la realtà che ci circonda, andare oltre il fatto quotidiano, puntando sui contributi che possono fornire i rappresentanti sindacali, gli esponenti politici, gli intellettuali. Primarie, referendum, blog, gazebo, petizioni popolari: sono tanti gli strumenti che si possono utilizzare per

accrescere la partecipazione. Ma si tratta soltanto di modalità, ognuna di esse degna e utile: quello che conta veramente è volerla favorire concretamente la partecipazione, provare nei fatti ad avvicinare chi guida i processi governativi a chi ne è il destinatario. In copertina, non a caso, c’è la foto di una manifestazione sindacale della Feneal Uil: ha ancora valore, per noi, soprattutto se non scade nella mera protesta di piazza dai toni violenti.

la citazione «Partecipazione vuol dire pensare a se stessi insieme agli altri perché l’altro dà senso alla nostra identità. Sentirsi insieme agli altri vuol dire “Fare politica”, “Partecipare” vuol dire affrontare responsabilmente le disuguaglianze crescenti. Il degrado della politica è pensare solo a se stessi». Vittorio Foà, “Parole della politica” job - feneal uil campania / febbraio 2008 5


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la presentazione

SI VOTA: CONTRO L’APATIA, DIAMO UN SENSO ALLA POLITICA EMILIO CORREALE

È

campagna elettorale, dunque, quella vera, che avrà un esito, il 13 e 14 aprile, con le sue attuali pessime regole, considerate da tutti, più o meno sinceramente, stomachevoli e da rimuovere appena possibile. Si voterà, purtroppo, con questa vigente legge elettorale. È proprio vero che in Italia non c’è nulla di più duraturo della provvisorietà. Per questa ragione non si riesce mai a dare un avvio ad una stagione lunga e prospera di riforme indirizzate verso lo sviluppo economico e civile, frutto di decisioni chiare e condivise per il bene del Paese. In fondo la nostra democrazia, se solo tutti se ne rendessero conto, ha bisogno, prima di ogni cosa, di stabilità e di una conduzione governativa seriamente impegnata a risolvere i problemi del Paese, anziché tesa ad autoreferenziarsi per consolidare il proprio potere. Facile a dirsi, si dirà. Poi, invece, tutte le forze politiche, sempre più litigiose, si affan6

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nano a dimostrare quanta è grande la responsabilità altrui nel disastroso declino che stiamo vivendo e quanto limpido e incolpevole è, invece, il proprio apporto ed il proprio orientamento. E intanto l’Italia è sempre più distratta dalla sottocultura e dall’antipolitica e si mostra, sempre di più, priva di sana ribellione e di “reazioni democratiche”. Aumenta e si ingigantisce l’apatia, che, ormai, serpeggia ovunque, tra i giovani, per strada, nei bar, nei luoghi di lavoro, dove ci si appassiona di più a parteggiare per chi è stato più bravo nel contraddittorio televisivo, anziché badare alla sostanza e alla serietà delle sue proposte. È proprio vero che la politica ha, ormai, perso quella sua connotazione nobile, che, in passato, ha favorito il confronto, ed anche lo scontro, tra interessi di rappresentanza, derivanti da valori ed anche da visioni ideologiche. Oggi il dibattito politico risulta, invece, for-

temente condizionato, dalle mire individuali e dalla sfera privata dei suoi attori. Perciò si fa più attenzione a quanto possano influire le vicende e gli umori personali degli uomini politici, invece di valutare quale sia il loro reale e costruttivo apporto per risolvere i problemi del Paese. Molti, purtroppo, sono stati attirati in questa trappola, artatamente costruita da chi ha sempre avuto interesse ad addormentare le coscienze, prima con le chimere del consumismo, poi con la discesa in campo di interpreti di quella “fortuna impunita”, che ha sempre affascinato l’italiano medio, debole nei valori e privo di solidi principi. E, intanto, aumentano i problemi, per tutti e senza distinzione di ceto, e l’Italia va giù. Capiterà ancora, come sempre, che tali problemi del Paese, a cominciare da quelli legati all’affannoso recupero della soglia del benessere, riguardante l’economia, le famiglie, i lavora-


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tori, per passare poi, alla monnezza della Campania, alla sicurezza sociale, alla difesa dell’ambiente, in modo compatibile con lo sviluppo, anziché essere oggetto di una sincera riflessione programmatica delle forze politiche, diventeranno, anche durante questa campagna elettorale, l’occasione per rinfacciare la colpevole inadeguatezza della parte opposta per non averli risolti essa. E così, dopo la caduta del Governo Prodi, ci toccherà ancora una volta constatare ciò che è tipico del nostro Paese, e, cioè che il Governo che subentra si indirizza su una diversa impostazione di politica economica dei predecessori e, perciò si predispone per annullare ciò che è stato fatto, nel bene e nel male, dal Governo precedente. Tutte queste considerazioni sono il frutto di una visione pessimistica sulle sorti del nostro Paese? È possibile che l’Italia abbia un destino così marcatamente tracciato verso il declino? A queste domande potranno dare una risposta solo gli italiani, la gente comune, i giovani, le donne, i lavoratori, che se riusciranno a scrollarsi di dosso l’apatia, a partecipare di più nelle scelte riguardanti il proprio futuro, se riusciranno a rafforzare l’associazionismo, il sindacato, le forze sane e meritevoli di sostegno, che operano nel nostro Paese, allora riusciranno a dare un senso vero e degno al valore della politica e della nostra democrazia.

PILLOLE DI SAGGEZZA NAPOLETANA: Chi fraveca e sfraveca nun perde maje tiempo. Chi costruisce e poi demolisce non perde mai tempo (ma lo fa perdere a noi!).


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partecipazione... in versi La storia siamo noi, nessuno si senta offeso, siamo noi questo prato di aghi sotto il cielo. La storia siamo noi, attenzione, nessuno si senta escluso. La storia siamo noi, siamo noi queste onde nel mare, questo rumore che rompe il silenzio, questo silenzio così duro da masticare. E poi ti dicono "Tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera". Ma è solo un modo per convincerti a restare chiuso dentro casa quando viene la sera. Però la storia non si ferma davvero davanti a un portone, la storia entra dentro le stanze, le brucia, la storia dà torto e dà ragione. La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi, perché nessuno la può fermare. La storia siamo noi, siamo noi padri e figli, siamo noi, bella ciao, che partiamo. La storia non ha nascondigli, la storia non passa la mano. La storia siamo noi, siamo noi questo piatto di grano.

) mo noi a i s a i r ori (1974 g e r la sto g e esco d di franc Vorrei essere libero, libero come un uomo. Vorrei essere libero come un uomo. Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura, sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale, incosciente come un uomo compiaciuto della propria lbertà. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia, che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. Vorrei essere libero, libero come un uomo. Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza, con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche un gesto o un’invenzione, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione. La libertà non è star sopra un albero, non è neanche il volo di un moscone, la libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.

la libe r io gab tà er (19 68)

giorg


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l’intervento

«Il futuro è nelle nostre mani» “L

ibertà è partecipazione”. Così si intitola una delle più belle e famose canzoni del compianto Giorgio Gaber che, avendo fatto della sua passione musicale un impegno sociale, era in grado di regalare spunti di riflessione di notevole interesse. E se in quel testo la partecipazione diviene un elemento qualificativo della libertà, è ovviamente altrettanto sostenibile che la partecipazione sia la strada maestra per esprimere la propria libertà di cittadini. E’ un concetto filosofico ma non metapolitico; anzi, la sua essenza e il suo valore sociale ne fanno uno degli elementi decisivi per la convivenza civile. Partecipazione è concretezza valoriale, è prassi nobilitata dalla ricerca dell’interesse collettivo, è diritto e dovere, è potere ed assunzione di responsabilità. Oggi, la crisi della politica è crisi di partecipazione. Andrebbe dunque ripensata radicalmente la logica del coinvolgimento dei cittadini nella gestione della “cosa pubblica”. Alla caduta delle ideologie non ha fatto seguito la sostituzione di un sistema di valori in grado di dare contenuto nuovo alla politica. E così quella contrapposizione tra partiti che si era svolta sul piano delle idee e della progettazione è scaduta all’asfittico livello della diatriba sull’oggi, sul contingente e sull’immagine. Da qui deriva il distacco della gente da una politica incapace di lungimiranza ma anche di concretezza. L’autoreferenzialità, il ripiegamento su se stesso, l’inattitudine alla soluzione dei problemi quotidiani hanno fatto il resto. E l’antipolitica ha riempito gli spazi del disagio. La partecipazione si è trasformata in rigetto ed in protesta e la politica è rimasta fuori dalle coscienze della gente. Ma senza autentica politica non c’è autentica partecipazione; e senza autentica partecipazione non c’è autentica libertà. Dunque, per superare l’attuale crisi della politica, va recuperato lo spirito del coinvolgimento dei cittadini alle

scelte che influiscono sulle condizioni della vita quotidiana. La partecipazione è un’espressione del riformismo; di quel riformismo che, negli scorsi decenni, ha generato lo sviluppo del Paese e che oggi stenta a decollare. E ciò ad ulteriore testimonianza di quanto sia vero che, proprio in questo ambito, occorra agire per ridare slancio ad un progetto condiviso di ricostruzione dei valori di riferimento per un’azione politica in un contesto riformista. Partecipare significa politiche di crescita dell’economia, rilancio delle politiche industriali, miglioramento e qualificazione dei processi produttivi, redistribuzione della ricchezza. Il conflitto, inevitabile in un dinamica sociale in cui si fronteggiano interessi differenti quali sono quelli rappresentati dal sistema delle imprese e dai sindacati, può comunque essere limitato a fronte di un percorso partecipativo che coinvolga ed interessi il mondo del lavoro nel suo insieme. Non è un caso che, pur con tutte le inevitabili contraddizioni e contrasti spesso insanabili, lì dove le relazioni industriali sono improntate alla partecipazione, i risultati in termini di progresso collettivo sono stati decisamente più incoraggianti. La consapevolezza dell’interesse comune sembra essere diffuso e meglio metabolizzato proprio nel mondo del lavoro e ciò accentua, proprio lì, l’affermazione di un modello partecipativo capace di produrre effetti positivi. Insomma, se la politica fatica a praticare la logica della partecipazione, il sociale, al contrario, riesce ancora a fare di essa un humus accogliente: non sempre, né dovunque; ma spesso e in diversi luoghi. Quanto basta, comunque, per ritenere che i sindacati e, segnatamente la Uil - che della partecipazione ha fatta una sua bandiera sin dai primordi - possano continuare ad essere soggetti di riferimento ideale in un contesto in cui di certezze ideali vi è scarsa traccia. La partecipazione, in quanto modello di rela-

zione, ha tenuto alto il livello del confronto nel mondo del lavoro producendo risultati apprezzabili se non addirittura storici. E basti pensare, a tal proposito, al Protocollo del luglio 1993, paradigma del responsabile coinvolgimento dei sindacati e dei lavoratori nei processi di gestione delle grandi variabili macroeconomiche. La partecipazione attiene alla categoria del “fare” e il mondo del lavoro vive immerso in questa categoria che richiede individuazione di scelte e conseguente capacità di coinvolgimento per la loro efficace attuazione. E’ una linfa vitale che dà forza a questa realtà e che la tiene in auge da ben oltre mezzo secolo, nonostante gli inevitabili e fisiologici passi falsi che, di tanto in tanto, registrano le cronache. Forse anche la politica avrebbe bisogno di massicce dosi di partecipazione per risalire la china e per assolvere la missione di progresso e di sviluppo. Noi siamo chiamati responsabilmente a proporci, in quanto cittadini, per l’attivazione di questo processo partecipativo. Parafrasando una frase celebre, è giunto il tempo in cui ognuno di noi debba chiedersi non più cosa la politica possa fare per noi ma cosa noi si possa fare per la politica. Perché la politica è l’arte di costruire il futuro. E il nostro futuro non chiede spettatori ma protagonisti. Antonio Passaro addetto stampa Uil job - feneal uil campania / febbraio 2008 9


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il racconto

Giovanni si iscrive al sindacato! G

iovanni aveva messo in conto l’imbarazzo che poteva derivare dalla sua richiesta di aiuto, ora che era disoccupato, ed aveva anche previsto l’impaccio che poteva avvertire in un ambiente per lui pressoché sconosciuto, quale era quello di una sede sindacale. Ma tutta quella tensione, che era montata prima di entrare, subito svanì, appena Giovanni, una volta dentro la sede della Feneal Uil, si accorse di quanta gente stesse lì e di quante facce già viste, poteva riconoscere, con un piccolo sforzo di memoria. In un angolo, aveva notato Davide, il sindacalista che spesso veniva nel suo cantiere, sempre cordiale e disponibile, che, con aria divertita, intratteneva, allegramente corrisposto, un piccolo gruppo di lavoratori, ancora sporchi del loro lavoro. Più avanti, seduto dietro ad un tavolo, assorto in un colloquio telefonico che, per il tono serio e per lo scambio serrato di parole con il suo interlocutore, doveva sicuramente 10

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essere importante ed impegnativo, aveva riconosciuto Andrea, di cui aveva sempre sentito parlare, raccogliendo spesso gli ammirati apprezzamenti su di lui dei suoi compagni di lavoro. Intorno al tavolo, un nugolo di persone, alcune sedute sulla punta della sedia, intente a non perdere l’ascolto, con l’aria di chi, avendo subìto un grave torto, stesse cominciando a rincuorarsi per l’inizio di una giustizia ripristinata. «Devi parlare con qualcuno?». Era Arturo che si era avvicinato a lui, ponendogli questa domanda, attirando così l’improvvisa attenzione di tutti i presenti. Giovanni avvertì con evidente disagio, i mille occhi che gli si erano puntati addosso, durante gli attimi interminabili di silenzio che intervallarono la sua risposta. In quel momento si sentì tremendamente solo ed estraneo, in mezzo a tutta quella gente, ma appena rispose timido: «Oggi sono stato licenziato e vorrei sapere che cosa devo fare», notò nell’espressione di molti dei

presenti, bonariamente ironica, i segni inequivocabili di quella solidarietà che solo chi ha già vissuto la sua condizione può manifestare. «Scendi giù con noi. Fra poco comincia la nostra riunione del consiglio generale. Abbiamo prenotato la sala congressuale dell’hotel qui vicino. Stando insieme a tutti quanti, potrai capire meglio come funziona il nostro sindacato». L’invito fu perentorio, ma aveva la forza di una ineccepibile verità, che Giovanni accettò senza tentennamenti. Così si incamminò con Arturo scambiando con lui una fitta conversazione, fatta di veloci domande, che volutamente interrompevano i tentativi di risposta di Giovanni, troppo protesi a dilungarsi su dettagli inutili, e tanti simpatici sfottò che, per questo motivo, Arturo gli rifilava a raffica, con reciproco divertimento. La sala era gremita di persone, tutte in piedi, riunite in numerosi capannelli. Si sentiva un vociare assordante. Risate, urla e tanto rumoroso piacere di


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il racconto

ritrovarsi. Si gridava per potersi sentire. Alcuni lavoratori, davanti al podio, scherzavano tra di loro. Altri, in fondo al salone, discutevano, animatamente, ma senza inimicizia, su qualcosa che era successo e che, probabilmente, aveva creato qualche problema tra di loro. Altri ancora aspettavano in silenzio il loro turno per poter parlare con il sindacalista che stava al centro del capannello. È vero, tanti volti erano sconosciuti, ma, per Giovanni, non erano più estranei perché, a guardarli bene, riconosceva il suo mondo, rivedeva i suoi compagni, riviveva la sua condizione. Un improvviso invito a sedersi e subito si dette inizio alla riunione, in un totale silenzio. Il segretario cominciò a parlare. E parlò a lungo, soffermandosi su molte questioni con argomentazioni che a Giovanni, anche se nuovo al ragionamento sindacale, sembrarono chiare e convincenti. Indugiò sul ruolo del sindacato nella difesa della democrazia, sulla necessità

di contribuire per determinare le scelte che produrrebbero lo sviluppo economico e civile del nostro Paese, della Regione e della città e, quindi, tanto lavoro per il settore delle costruzioni. Trattò anche la necessità di diffondere la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro, per prevenire gli incidenti; e poi ancora la formazione, il contratto che bisogna migliorare, gli enti paritetici che devono funzionare meglio ed altro ancora. Parlò anche della dignità che deriva dal lavoro, che serve anche a non disgregare le famiglie. Giovanni subito pensò a Rituccia e ai suoi figli. Infine il segretario parlò con tono carico di orgoglio, della sua organizzazione, che era cresciuta non solo per numero di iscritti e per quota di rappresentatività, ma era cresciuta soprattutto per la saldezza e la coesione del proprio gruppo dirigente. Intervennero in molti, Carmine, il “nonno”, Pasquale, Peppe. A Giovanni piacque tutta quanta la discussione per la sincerità

e la passione con cui tutti avevano parlato. Concludendo la riunione il segretario, dopo avere commentato le considerazioni degli intervenuti e risposto alle sollecitazioni del dibattito, si interruppe improvvisamente e, pur da lontano, fissò Giovanni dritto negli occhi. «Oggi abbiamo qui con noi Giovanni, che ha perso il lavoro ed ha ritenuto di venire al sindacato per essere aiutato. Intanto sei tu, caro Giovanni, che, facendo così, aiuti il sindacato. Cosa ti senti di dire, dopo avere partecipato a questa nostra riunione?». «Niente. Cosa volete che vi dica? Mi è piaciuto partecipare a questa riunione. È meglio essere in tanti. Ho capito che qui si imparano un sacco di cose e poi vedo tanta amicizia. Mi sono sentito bene in mezzo a voi, più sicuro, più libero. Ci voglio stare anch’io!». Leone di Sant’Anna


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l’intervento

«Voglia di partecipazione?

La Politica dia l’esempio» L

a crisi del sistema politico italiano ci propone ancora una volta con la crisi del governo Prodi lo scenario di un distacco sempre più tangibile della società dalla politica attiva, segno di sfiducia crescente nel funzionamento degli organi di governo del Paese. Ed ancora una volta la crisi politica avviene mentre sul piano economico internazionale e nazionale c’è aria di forti cambiamenti e di nuove difficoltà in arrivo. Siamo convinti che mai come in questo momento si dovrebbero lasciare da parte i soliti metodi di lotta politica e i troppi veleni in circolazione per concentrarsi tutti, nei diversi schieramenti, sulle priorità di questo Paese a cominciare da una legge elettorale diversa e che garantisca davvero la governabilità e la riduzione reale del proliferare di partiti e lobbies riportando nelle mani degli elettori il diritto di scegliere. Non dobbiamo dimenticare che alle nostre spalle ci sono cinque anni di governo di centrodestra che hanno prodotto una forte delusione, seguiti poi dalla tormentata esperienza del Governo Prodi. Una forza sociale come il nostro sindacato cosa può auspicare, con la sua autonomia, se non che ci sia la possibilità di mantenere al centro delle questioni politiche i problemi reali del paese? E sarebbe inoltre davvero ora che si avviasse - anche se non 12

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è facile - qualche processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti, con l’emersione - diciamo noi - di una forte e coesa componente riformista. Altrimenti dobbiamo tornare a ripetere che la politica continuerà ad essere sempre più lontana dalla vita reale e dai bisogni effettivi delle persone, ed il disinteresse che ne deriverà non farà altro che aumentare il credito dell’antipolitica che sbandiera già oggi la frattura profonda tra sistema politico e sistema sociale. Episodi come il blocco dei Tir, che ha paralizzato l’intero Paese per una settimana, o come quello dell’emergenza rifiuti a Napoli, danno la misura, anche purtroppo all’opinione pubblica internazionale, dello stato in cui versa il Paese che pure sarebbe ricco di creatività e inventiva. Le ultime vicende meritano una riflessione sui cambiamenti che ci attendono e sui conflitti che opprimono il Paese: ad esempio la rinuncia del Papa alla visita all’Università “La Sapienza” non ha prodotto di certo la crescita di una maggiore laicità, ma ha piuttosto ha indebolito il confronto delle opinioni ed ha incoraggiato opposti integralismi, laici e confessionali. Anche il caso dell’ex Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, riporta in auge il vecchio

conflitto tra potere politico e potere giudiziario e segnala l’esigenza di ritrovare fra i poteri istituzionali confini chiari. Altrimenti c’è il rischio che, per un verso si radicalizzino le posizioni, giustizialismo, antipolitica, attacchi alla magistratura senza distinzioni e per converso invasioni improprie della giustizia in campo politico, e per un altro si creino turbolenze politiche e sociali che producono altra sfiducia marginalizzando i problemi reali del Paese con i quali tutti i giorni i lavoratori, i giovani e i pensionati fanno i conti. Naturalmente anche il sindacato in questo clima di crisi ha i suoi problemi, poiché è parte della società e risente delle difficoltà ad un confronto ampio sulle questioni di fondo. Anche se, come hanno mostrato l’ampia partecipazione dei lavoratori al referen-


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l’intervento dum sul protocollo del Welfare dello scorso ottobre e la consultazione sulle nuove piattaforme contrattuali delle costruzioni e del legno, il sindacato è riuscito a mantenere la sua funzione aggregante ed unificante garantendo grande partecipazione ai processi decisionali. Sono convinto che il distacco delle persone dalla rappresentazione della dialettica politica, per giunta troppo condizionata dai clamori mediatici, sia comunque sentore di una richiesta di cambiamento del mondo politico perché ritrovi la via dei valori e di una pratica politica più vicina al comune sentire della popolazione e di quella parte attiva che in ogni caso continua a costruire con il suo lavoro, sviluppo e sicurezza per sé e per gli altri. Non credo che la grande voglia di partecipazione alla vita democratica del proprio paese sia ormai un ricordo del passato. Penso che essa sia stata in qualche modo congelata dal clima di incertezza, dai tanti veleni della vita pubblica ed anche dalla constatazione che non c’è rinnovamento nei gruppi dirigenti. I cittadini vogliono intervenire e influenzare i processi decisionali che li riguardano e noi dobbiamo puntare su questa aspirazione anche per rafforzare il nostro ruolo nella salvaguardia di diritti fondamentali per il lavoro come ad esempio la stessa sicurezza. Sappiamo bene, infatti, come continuano a dimostrare le più recenti tragedie della ThyssenKrupp e di Porto Marghera, ma anche tutti gli altri incidenti sul lavoro che quotidianamente e

silenziosamente lasciano un tributo di morte inaccettabile, che l’attenzione deve sempre rimanere alta. E nonostante i buoni risultati raggiunti nella lotta al lavoro nero, infatti, il settore delle costruzioni resta comunque fra quelli più esposti ai rischi di incidenti. Ma altre questioni richiederebbero un impegno di alto profilo anche da parte della politica e potrebbero innestare nuovi circuiti di discussione e di confronto. Penso alla questione del potere di acquisto delle retribuzioni, dalla quale dipende non solo la tenuta dei redditi familiari e da pensione, ma anche il destino dei consumi e di buona parte della ripresa produttiva, dato che l’80 per cento del Pil è determinato da queste voci. E’ oramai divenuta pressante la necessità di aumentare le retribuzioni, non solo per far fronte al disagio economico che colpisce un numero sempre maggiore di lavoratori, ma per rimettere in moto l’economia italiana stessa. Servono politiche in grado di rivalutare la contrattazione a partire da un rafforzamento di quella territoriale

e di determinare scelte fiscali a favore dei lavoratori dipendenti e delle famiglie già da quest’anno. Anche se non è facile prevedere l’evoluzione del quadro politico, come dimostrato dalla difficile e tormentata esperienza del governo Prodi, dobbiamo restare ancorati alla certezza che la via maestra resta quella di mettere in campo azioni concrete, obiettivi solidi in grado di dare risposte reali agli interessi dei lavoratori. Dobbiamo essere consapevoli che il futuro ci chiama a prove molto impegnative, non certo relegabili a confronti da salotto ed essere convinti che il sindacato, se vuole propugnare una nuova stagione di partecipazione e di proposte utili a reggere la prova con il futuro, deve continuare a restare uno strumento fondamentale di coesione, una grande forza aggregante capace di promuovere le istanze dei lavoratori e di farle valere con grande autonomia e con forte capacità propositiva. Pino Moretti segretario generale Feneal-Uil

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il fumetto

SOLI SI MUORE


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il colloquio

ALIENAZIONE DA LAVORO EDILE «Fenomeno grave e sottovalutato»

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estieri usuranti e lavori ripetitivi. Dei primi si è parlato soprattutto durante la polemica sulla riforma delle pensioni. Dei secondi si parla da secoli. L’immagine della fabbrica, in un celebre film con Charlie Chaplin, ha portato il fenomeno sul grande schermo. Ma il problema è molto più vicino di quanto si possa pensare. E lo stress non è solo fisico, ma spesso anche e soprattutto psicologico. Walter Di Munzio, è il direttore del Dipartimento di Salute mentale della Asl Salerno 1. Di Munzio, Spesso si è parlato di lavori usuranti: ma è davvero possibile stilare una classifica? «Credo non sia così semplice come potrebbe apparire. E’ indubbio che alcuni tipi di lavoro comportano, per modalità di esecuzione e per il contesto in cui si svolgono, un notevole stress psicologico e, conseguentemente, imprevedibili ricadute (a medio e lungo termine) sull’equilibrio psicologico del lavoratore, sulla capacità di concentrazione, sui livelli di attenzione, sulla soglia di resistenza all’esposizione allo stress. Ciò determina notevoli rischi sia in termini di sicurezza (il campo del lavoro edile è, in questo senso, un ambito particolarmente sensibile) che in termini di salute fisica e psicologica. A queste considerazioni “oggettive”, vanno però sommate le fragilità soggettive determinate dal profilo di personalità, dalla storia e dall’esperienza di vita soggettiva, dal contesto familiare e sociale. Questi fattori non possono che essere valutati caso per caso attraverso il contatto diretto con uno specialista». Nel campo dei lavori edili, quanto è forte l'incidenza di fenomeni degenera-

tivi derivanti dall'alienazione da lavoro? «E’ certamente altissimo. La capacità di concentrazione ed i livelli di attenzione sono fortemente influenzati dall’equilibrio psicologico, dalla serenità individuale, dall’assenza di fattori esterni stressanti. E’ necessario un continuo controllo (anche medico) e sarebbe auspicabile, periodicamente, una variazione del tipo di mansione per attivare l’interesse soggettivo del lavoratore e per contrastare l’alienazione derivante dalla ripetitività del gesto. E’ comunque auspicabile un ambiente di lavoro che sappia tener conto di questi rischi, ma è necessario un contesto attento ad evidenziare anche soggettive e transitorie difficoltà individuali». Per i lavori edili, quali sono i punti specifici che possono provocare alienazione? «Un inadeguato contesto, la ripetitività delle mansioni, l’esistenza di rapporti difficili e conflittuali. Sarebbe auspicabile individuare (nelle singole situazioni lavorative) set di “indicatori di rischio” che possano far scattare procedure di allarme e modifiche automatiche o sospensioni del lavoro». Alcolismo e dipendenze da stupefacenti possono essere causate anche dallo stress da lavoro? «E’ francamente difficile affermare ciò, sarebbe una impropria generalizzazione. L’alcolismo e la dipendenza possono essere modalità soggettive di reazione allo stress, magari innescate da condizioni di lavoro non accettate individualmente. Ma non è possibile fare un collegamento causale. Comunque l’esistenza di queste condizioni sconsigliano l’utilizzo del lavoratore in un ambiente ad alto rischio quale è quello edile». Secondo lei, i sindacati sono sufficien-

temente attrezzati per offrire consulenza e assistenza in questo campo? «Culturalmente forse sì. Ma nella pratica credo si debba lavorare per una maggiore e più strutturata collaborazione con i servizi pubblici di salute mentale e di psicologia del lavoro o comunque dotarsi di una consulenza psicologica che possa indirizzare il sindacato su questi temi, evitando di circoscrivere l’azione sindacale a forme di rivendicazionalismo sterile o (peggio) a semplici monetizzazioni del rischio che, in questi casi, sarebbero estremamente pericolose (qualora dovessero sostituirsi all’azione tesa alla riduzione o eliminazione dei fattori stressanti). C'è stata sottovalutazione di certi fenomeni nel corso dei decenni precedenti? «Certamente. E purtroppo ritengo ve ne sia ancora». Dario De Simone

Walter Di Munzio direttore dipartimento Salute Mentale Asl Salerno 1

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l’intervento

Globalizzazione, le opportunità H

o accettato molto volentieri l’invito a portare la testimonianza di un costruttore che nel caso specifico è anche vicepresidente dell’Ance sul tema delle relazioni indutriali. Sono infatti convinto che il sistema della rappresentanza (del lavoro e dell’impresa) stia oggi attraversando, in particolare nel nostro Paese, una fase molto delicata da cui dipende il futuro stesso di entrambi componenti, per lo meno nel ruolo sino ad oggi svolto. A mettere in crisi le organizzazioni sindacali e padronali è ovviamente la globalizzazione del mercato e la sempre minore incidenza della “strategia” del costo del lavoro sulla competitività dei nostri prodotti. Così pure è oggettivamente fuori discussione che il mercato delle merci, delle finanze e dei servizi è sempre più condizionato da fattori sempre meno influenzabili dai governi nazionali. Basti pensare alla rapida diffusione delle nuove tecnologie e dell’informazione, alla libera e spesso caotica circolazione dei capitali. Tuttavia, in questo scenario - dal quale emerge la prospettiva di un “declino” del Paese per quanto riguarda il suo sistema produttivo - si distingue 17

viceversa, in una chiave esattamente opposta, il ruolo della rappresentanza delle costruzioni. Se è vero che la competitività del Paese fa leva sempre di più sul fattore “efficienza” del territo-

rio e delle città, ne consegue naturalmente un accresciuto ruolo strategico sia per le imprese di costruzione che per i lavoratori edili. Credo insomma che quella tradizionale alleanza fra le due rappresentanze, che si è già storicamente affermata come esperienza di grandissimo valore sociale e produttivo, trovi oggi altri motivi per assumere nuove responsabilità a livello non solo di gestione del rapporto di lavoro,

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ma di comune convenienza nel pretendere, tanto per fare qualche esempio, che la classe politica, governi e pubblica amministrazione, acquistino le capacità di prendere decisioni e sappiano indicare al Paese che tipo di infrastrutture considerare prioritarie, quali modelli di riqualificazione urbana promuovere, quali scelte di politica ambientale considerare necessarie e sopratutto realisticamente praticabili. Io ho fiducia che l’esperienza di collaborazione fra le nostre rappresentanze, che ha già dato così positiva testimonianza di operatività attraverso la comune partecipazione agli enti bilaterali in tanti campi (sicurezza, Durc, formazione, e molti altri che non sto qui a ricordare), costituisca la piattaforma culturale e sociale per fare un salto di qualità verso ruoli di più visibile e partecipata presenza anche nel campo delle sfide economiche che il Paese deve oggi affrontare e dal cui esito dipende il destino delle imprese e del mondo del lavoro. Riccardo Giustino vicepresidente Ance


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l’intervento EMERGENZ A CAMPANIA: IN CAMPO LE FORZE SANE

«E’ tempo di agire»

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iamo già avviati verso la fine del mandato del supercommissario Gianni De Gennaro, che ha avuto l’incarico di liberare Napoli e la provincia dai rifiuti. Il dato è raccapricciante, si parla di un milione di tonnellate di immondizia, per i quartieri di una città che grida giustizia! Pochi giorni che potranno essere utili a togliere dalle strade la parte visibile, tangibile, dell’emergenza , ma che non metteranno la parola fine al dramma immondizia nella nostra città, al disastro ambientale della Campania. Non basteranno le ruspe a riempire anni di scelte sbagliate, a risolvere le connivenze tra politica e malaffare o gli incommensurabili ritardi che hanno arrecato danni enormi alla salute pubblica e permesso la diffusione, in tutto il mondo, di immagini di una Napoli vergognosa. E non basteranno 100, né mille giorni, per uscire dalla ignavia, dall’irresponsabilità e dal malcostume di una classe politica locale che ci ha portati al collasso economico e sociale, in un momento storico. A nulla serve dire, che la Uil Campania, come una Cassandra inascoltata, aveva già preannunciato, circa sei mesi fa, la crisi locale nella quale ci ritroviamo e la beffa di uno spreco di risorse pubbliche, con un attivo dallo slogan quasi profetico, “no al degrado”; anche se la realtà che in questi giorni si sta tracciando attraverso le inchieste della Magistratura e della Direzione Nazionale

Antimafia supera, di gran lunga, le nostre pur nefaste profezie. La Uil Campania, ancora una volta in quell’occasione richiamava la necessità di una forte ed incisiva iniziativa con lo sciopero generale del sindacato unitario, senza il quale il sindacato stesso rischiava di essere travolto nella crisi di rappresentanza delle ragioni dei più deboli e dei cittadini onesti e laboriosi della Campania. Ma le prese di distanza dalla nostra proposta ed il silenzio assordante di buona parte della politica o delle stesse istituzioni sono stati eloquenti da questo punto di vista, per capire i limiti di governo della maggioranza e le inutili strumentalizzazioni dell’opposizione. Tutti presupposti che annunciano la necessità di una discontinuità, che invocata da molti, è voluta ed esercitata da pochi. Basti pensare alla mancata risposta alle giuste richieste dei 10mila lavoratori e pensionati che, davanti alla sede della Regione, hanno manifestato contro una politica sanitaria che non penalizzasse le fasce più deboli. Oggi, che il vento della bufera si è alzato, nel bel mezzo di una crisi ambientale ed istituzionale, s’ingrossano le file e le voci di chi si annuncia contro, di chi cavalca l’onda della riscossa, di chi si perde nella mischia delle accuse per non essere accusato. Non è più il tempo degli inutili j’accuse , delle discolpe o delle vuote arringhe; è il tempo delle responsabilità! Adesso più che mai è arrivato il momento di decidere, di agire , di cambiare. E’ il tempo di decidere a fronte delle non decisioni del passato, in nome di un’unità istituzionale e/o di alleanze politiche. Troppi ambientalisti del “no” e troppi silenzi sulle

gestioni emergenziali, che hanno arricchito losche e malavitose società. Decisioni doverose che deve prendere il superprefetto a fronte dei suoi nuovi poteri da mettere al servizio delle istituzioni e delle comunità locali, non senza le responsabilità delle stesse. E’ il tempo di agire, con il consenso possibilmente, ma agire! Servono le discariche subito ed a norma; serve la bonifica del territorio e del sottosuolo devastato dalle discariche abusive, servono le risorse pubbliche finalizzate a questo e non a delle nuove commissioni di supertecnici. Occorre individuare i siti di trasferenza, di compostaggio, attuare la raccolta differenziata e la costruzione dei termovalorizzatori, come si fa da anni nel resto d’Italia. E’ tempo di cambiare. Cambiare il registro di una politica che ha smarrito il suo valore più profondo, quello di essere strumento al servizio dei cittadini, e non arma di arricchimento o di consenso di chi la esercita, tra lottizzazione e clientelismo, tra corruzione e nepotismo; rendendo, così, succubi i più deboli e coloro ai quali, né gli strumenti, né il merito, gli vengono riconosciuti. La Uil farà la sua parte, riappropriandosi della funzione che ha sempre avuto, quella di punto di riferimento, di portavoce attento, oltre che di tutore dei diritti, delle esigenze dei cittadini, dei lavoratori, dei pensionati e dei giovani di Napoli e della Campania. Anna Rea segretario generale Uil Campania

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l’intervista

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«I partiti devono autoriformarsi Riaccendiamo il confronto»

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asillo, monta l’antipolitica: come riattivare la partecipazione alla vita pubblica? «Intanto, riprendendo il discorso sui valori. La politica è partecipazione, intelligenza e metodo: oggi, la gran parte dei cittadini è condizionata dall’impatto mediatico, che rappresenta la politica come un mostro dalle mille teste, una strategia di occupazione del potere della quale si può fare benissimo a meno. Ma non esiste un pilota automatico capace di risolvere i problemi, una tecnica alla quale affidare la difficile arte dell’equilibrio degli interessi in gioco; in una società libera c’è sempre bisogno di dialettica e di rappresentanza. E’ ovvio che esista un problema di scarsa qualità della politica, di affanno dei sistemi di governo, che va affrontato attraverso una seria riforma, elettorale e istituzionale. Accanto a questo, c’è poi il grande tema dei comportamenti: il politico, in questo momento di accentuata crisi, deve ancor più dare

l’esempio, lavorando a stretto contatto con la realtà e rinunciando a qualsiasi interferenza con il corretto funzionamento della pubblica amministrazione». I partiti devono autoriformarsi? Sono utili le primarie, internet, le manifestazioni di piazza? «In una società globale, che evolve anche nei modi e nelle strutture della comunicazione, se vuoi trasferire dei contenuti devi adeguarti alla velocità della trasformazione. I socialisti, in questo senso, sono stati degli anticipatori: ricordo i dibattiti degli anni ‘80 che ci hanno portato, per primi, ad individuare la necessità del mutamento della “forma politica”, passando da una visone ottocentesca e statica, ad una concezione più moderna e dinamica del partito, che doveva accogliere il nuovo e accompagnarlo verso traguardi di sviluppo e autoaffermazione. L’Italia, però, è un paese dominato, a destra come a sinistra, da forze sostanzialmente conservatrici,

poco inclini al cambiamento. Se guardiamo all’uso che i maggiori partiti hanno fatto di primarie e internet, ci rendiamo conto che si è applicata una tecnica moderna ad una metodologia antiquata; contrariamente a quello che accade negli Stati Uniti, in Italia le primarie sono servite a confermare decisioni già prese (è il caso dell’Ulivo e del Partito Democratico), mentre internet è

chi è Tommaso Casillo è nato il 29 gennaio 1955 a Casoria (Napoli). Si è laureato in Scienze Politiche nel 1980 all’Università “Federico II” di Napoli. E’ sposato con Luisa ed ha tre figlie. Eletto al Consiglio regionale nel 1995 nel Psi, è stato poi nominato assessore con deleghe all’Industria dal ‘99 al 2000; a maggio di quell’anno è diventato vicepresidente vicario del Consiglio regionale fino al giugno 2001. A maggio 2001, è stato eletto senatore nel collegio Casoria-Afragola nello Sdi. Il 18 maggio 2006 è stato nominato sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture. 18

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stata utilizzata per raccogliere plebisciti su operazioni nominalistiche e pubblicitarie». Il Sud è ancora Cenerentola d’Europa: quali novità nel campo delle infrastrutture? «Siamo il fanalino di coda dell’Europa perché in decenni di intervento straordinario non abbiamo avuto il coraggio di mettere mano ai “fondamentali”: infrastrutture, sicurezza, istruzione. Le risorse sono state disperse in mille rivoli, i cantieri incompiuti non si contano più, mancano i fondi per gestire e mantenere le poche opere che si è riusciti a completare, il panorama produttivo è un deserto. Personalmente sono contrario alla proliferazione dei centri di decisione: ben vengano sussidiarietà e federalismo, ma non a detrimento degli obiettivi e delle strategie essenziali, che debbono essere perseguiti in una logica di efficienza e concentrazione organizzativa. Per questo, appena giunto al Ministero delle Infrastrutture, ho lavorato per la costituzione di una cospicua riserva finanziaria da destinare esclusivamente alle opere infrastrutturali di rilievo strategico per il Mezzogiorno. Le finanziarie 2007 e 2008 rendono così disponibili oltre 25 miliardi di euro, che possono essere integralmente impegnati per il potenziamento delle grandi reti viarie e ferroviarie, per la qualificazione dell’offerta logistica, per il trasporto pubblico locale. Volevamo fare la differenza; in parte pensiamo di esserci riusciti. Sta al prossimo governo continuare su questa strada». La classe dirigente campana è sotto accusa: quali sono le responsa-

bilità principali in questi anni? «Innanzitutto, aver confuso il successo elettorale con il successo politico. Non basta essere eletti, bisogna dare risposte. Anche se l’opposizione non “morde” ed è incapace di proporre qualsiasi alternativa, il compito della classe dirigente era e resta quello di migliorare la società, dare impulso all’economia, tutelare i più deboli, progettare il futuro. C’è un dato che fa pensare: la Campania è tra le regioni che fa meno leggi; a fronte di una cospicua produzione amministrativa (migliaia di delibere e decreti) si registra una scarsa vitalità dell’Assemblea. Questo è il sintomo di una profonda distorsione, di una attitudine ad una sorta di basso profilo, che interpreta la Regione come un grande Comune, con tutti i limiti di visione che questo comporta. Il semi-fallimento di Agenda 2000 è dovuto anche alla mancanza di un serio confronto di merito , che poteva e doveva avvenire anche con il coinvolgimento dell’Aula. La stessa emergenza rifiuti è figlia dell’arroccamento, di una presunzione di autosufficienza che non ha niente a vedere con l’esercizio democratico. Dunque, se vuole un mio giudizio spassionato, le responsabilità sono distribuite a tutti i livelli, con maggior rilievo - evidentemente - per chi avrebbe dovuto comprendere che la buona amministrazione è figlia della buona politica». Di Pietro e Bassolino. Li descriva dal suo punto di vista. «Di Pietro è stato un buon ministro, assecondato da una compagine di governo che ha creduto in una impostazione pragmatica. Si sono riaperti i cantieri dell’Anas, le Fs sono state sal-

l’intervista

vate da sicuro fallimento, la legge obiettivo è stata oggetto di revisione e rilancio, la questione settentrionale e quella meridionale hanno trovato spazio nell’agenda operativa, con tante importanti iniziative, a cominciare dall’alta velocità ferroviaria. Da bravo decisionista, il ministro delle infrastrutture ha saputo farsi valere. Il Di Pietro politico non ha invece saputo tenere a bada la componente intemperante del proprio carattere, innescando troppo spesso tensioni e passioni difficilmente compatibili con una maggioranza così frastagliata. Ma è andata come è andata; vedremo il seguito. Bassolino è, in un certo senso, l’uomo dei “primi tempi”. Il primo quinquennio al Comune di Napoli, così come la legislatura 2000-2005 in Regione, sono stati contrassegnati da un clima di entusiasmo e da buoni risultati. I “secondi tempi” sono stati invece fin troppo fiacchi: chiusura, stanchezza, scarsa produttività. Difficile spiegare le ragioni di questa trasformazione; si potrebbe usare la metafora di Saturno che divora i suoi figli, così come la Campania non risparmia perfino i suoi uomini migliori. Ma non basta, anche perché in politica non conviene personalizzare. Bassolino ha innescato il cambiamento in un’epoca (il 1993) nella quale i partiti tradizionali erano praticamente dissolti. Questo è il suo merito. Lo stesso uomo non ha saputo costituire e valorizzare una struttura politica che prescindesse dalla sua figura dominante: il suo esaurimento coincide, oggi, con la crisi di tutto il sistema regionale. E questo è il suo demerito». (c.p.)

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il colloquio

«Ecco i 16 punti fondamentali per un sindacato di qualità»

Tonino Correale Segretario Nazionale Feneal-Uil

orreale, La Feneal Uil sta confermando da anni la sua tendenza a radicarsi sul territorio, ma anche ad ampliare sensibilmente il proprio consenso tra i lavoratori. Non è nostra intenzione sollecitare considerazioni autoreferenziali perché non appartengono alla tua cultura personale l’esaltazione ed i vaneggiamenti vanagloriosi. Ci

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spieghi però, a cosa è dovuta questa costante e decisa crescita della nostra organizzazione? «Intanto mi piace ricordare che la Feneal Uil ha realizzato due risultati che possiamo definire storici, anche se vanno considerati ancora intermedi rispetto agli obiettivi che realisticamente possiamo conseguire. Il primo è che abbiamo raggiunto finalmente il 20% della rappresentatività nella categoria, che è una rappresentatività vera, frutto esclusivamente del nostro buon lavoro sindacale. L’altro importante risultato è dato dal superamento dei 100.000 iscritti in edilizia». A cosa è dovuto il raggiungimento di questo traguardo? «Avendo perfetta memoria di quali fossero le condizioni di partenza, mi piace riferire di quanto si possa rimanere soddisfatti per tutto il percorso compiuto in questi anni, che non è stato mai casuale o estemporaneo, ma è stato, invece, sempre meditato e condiviso, al punto di

realizzare, con la massima partecipazione delle strutture, il buon lavoro organizzativo che abbiamo fatto insieme. In sostanza abbiamo attuato correttamente i nostri progetti di crescita organizzativa, che hanno, tutti, prodotto i risultati programmati. In questa fase stiamo dando corso alle delibere approvate in Direzione, relative all’applicazione del Progetto Qualità Feneal che premia, con interventi finanziari dedicati il raggiungimento degli standards di qualità che abbiamo individuato ed elencato nell’ultimo Congresso di Genova». Quali sono questi elementi identificativi della qualità, per un sindacato come è la Feneal Uil? «Ripeto volentieri i sedici punti che realizzano la qualità delle nostre strutture, pur essendo cosciente del fatto che, così, vengono divulgati anche all’esterno della Feneal Uil i fattori del nostro progetto organizzativo, che sono risultati estremamente positivi e vincenti. Infatti non soffriamo di inutili gelosie, né abbiamo timore di essere imitati. Anzi, magari lo facessero...»


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1.Un’autorevole e provata conduzione politica ed organizzativa, capace di mantenere fortemente motivata l’intera struttura, che deve consolidare la propria coesione interna fondata su rapporti solidali e collaborativi;

2.La conduzione politica non deve trascendere mai in leaderismo autoritario;

3.Una costante presenza nei luoghi di lavoro, laddove si realizza il rapporto diretto con tutti i lavoratori, iscritti e non, e dove si mostra la professionalità del dirigente sindacale, nell’azione della tutela contrattuale e della rappresentanza, utile a ricavare rispetto e considerazione per la nostra Organizzazione;

4.La capacità di essere soggetti capaci di fare orientamento e di elaborare la strategia, attraverso la dotazione del livello ottimale di preparazione e di informazione;

5.Una corretta e lungimirante gestione delle risorse umane, in grado di selezionare il quadro dirigente che deve risultare, nel numero, corrispondente alle risorse di bilancio disponibili. Ai dirigenti vanno garantiti: un trattamento economico e normativo che deve essere predefinito dal regolamento approvato in sede regionale, che mai deve trascurare quelle forme di incentivazione, utili ad agevolare, anche attraverso forme premiali, il raggiungimento degli obiettivi posti. Ad ognuno degli operatori sindacali deve essere garantita la formazione e l’aggiornamento continui, per essere messi in grado di crescere professionalmente. Ad essi è affidato il compito primario di esercitare la tutela sindacale e di acquisire il consenso dei lavoratori;

6.La scelta attenta ed oculata, delle RSU, RSA e RLS, che devono sempre essere costituite da lavoratori che riscontrano visibilmente il riconoscimento e la stima di tutti e che devono risultare, per le loro personali caratteristiche, gli effettivi percettori del consenso alla nostra organizzazione;

7.La corretta gestione delle risorse economiche, che devono essere sempre conseguite in modo chiaro e trasparente e devono essere finalizzate sempre ad investimenti utili all’effettiva crescita della struttura e alla programmazione delle iniziative legate allo sviluppo dell’organizzazione;

8.Il massimo rigore nella contrattazione delle vertenze sindacali, che vanno condotte con equilibrio, con senso della misura e con capacità

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professionale. La trattativa deve essere finalizzata dai nostri responsabili sindacali al conseguimento del risultato migliore e non deve mai comportare alcun eccesso di conflittualità immotivata, né, tanto meno, di accondiscendenza verso le esigenze delle controparti imprenditoriali;

9.La stima e l’apprezzamento rivolta ai nostri dirigenti, che si consegue sia nel confronto istituzionale, sia nei rapporti sindacali, per essere autorevoli e convincenti referenti della categoria, che non concedono mai ad altri, né per delega, né per subalternità, la titolarità dei propri compiti;

10.La corretta gestione dei servizi, sia quelli realizzati direttamente, sia quelli commissionati alle altre istanze della Uil, che devono essere codificati e seguiti fino all’espletamento finale;

11.La correttezza nella gestione dei rapporti unitari che bisogna sempre tenere impostati sulla base del comune riconoscimento della pari dignità e della pariteticità;

12.La significativa presenza del nostro Sindacato negli impianti fissi;

13.La piena adesione al concetto di confederalità, per tradurre al meglio i nostri rapporti con la Uil, sulla base del rispetto delle reciproche prerogative tale da garantire la nostra concreta partecipazione nei processi decisionali;

14.Il raggiungimento del livello ottimale di competenza da parte dei nostri dirigenti, sia sul piano tecnico che su quello politico, nella materia contrattuale, tale da riscontrare, pur nell’autonomia dei ruoli, l’apprezzamento delle controparti e degli altri interlocutori sindacali ed il riconoscimento della chiarezza e dell’essenzialità delle posizioni espresse dalla Feneal;

15.Il ruolo determinante nella gestione e nella programmazione delle attività degli Enti Partetici, in grado di sostenere i processi innovativi che in essi si stanno realizzando;

16.La consapevolezza di appartenere ad un’area di pensiero che si richiama al riformismo moderno che, pur nel rispetto dell’indispensabile autonomia dal mondo politico, deve ispirare l’azione del nostro sindacato sulla base degli ideali della libertà e dell’emancipazione dei lavoratori.


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La Legge 29/11/2007 ha previsto agevolazioni fiscali per i contribuenti che nel 2006 corrispondente pari a zero.

1)Il beneficio fiscale, pari a € 150 per il contribuente, con l’aggiunta di € 150 per ogni familiare a ca i lavoratori dipendenti occupati presso lo stesso datore di lavoro del quale erano dipendenti anche 2) I lavoratori che, invece, nel 2006 hanno svolto attività lavorativa presso un datore di lavoro div versata imposta (perché non dovuta), se attualmente sono dipendenti, devono presentare apposita richiesta al proprio datore di lavoro tazione reddituale del 2006, istanza che si potrà preparare e compilare presso le nostre sedi uil; se attualmente sono disoccupati, possono presentarsi presso una delle nostre sedi uil per esse beneficio fiscale di € 150 per il contribuente ed ulteriori €150 per ogni familiare che risulti essere a

È legge il protocollo sul Welfare,

Il 21 dicembre 2007 è stato approvato dal Senato il testo di legge definitivo che recepisce il Protoc tiene norme di attuazione del Protocollo del 23 luglio 2007 su previdenza, lavoro e competitività’ p lavoro e previdenza sociale – è scaricabile sul sito nelle Aree Tematiche, al link Protocollo 23 Lugl

Rinnovo del contratto: febbraio mese decisivo

Si è entrati nel vivo della trattativa per il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale dell’Edilizia. Il c lavoratori dipendenti e 400mila imprese. Nel corso del quinto incontro alla sede dell’Associazione organizzazioni sindacali che riguardano punti qualificanti della piattaforma contrattuale, dalla form tiva ai lavoratori stranieri. Entrambe le parti hanno tenuto a sottolineare che le conseguenze politic l’intenzione di proseguire la trattativa con lo stesso metodo per raggiungere un accordo in tempi ri creti anche se parziali - dichiarano i tre Segretari Generali di Feneal Uil, Giuseppe Moretti, Filca C delle 8 ore di formazione da collocare nell’arco dell’orario lavorativo senza costi aggiuntivi per il la del lavoro. Attendiamo le risposte della controparte per poterci confrontare nuovamente ed arrivar Prima della fine di febbraio si dovrebbe arrivare comunque alla fase conclusiva della trattativa.

Vacanza contrattuale

Firmato il decreto sul Durc con la retribuzione del mese di gennaio 2008, secondo quanto previst contrattuale a favore dei lavoratori dipendenti dalle aziende dei settori cemento, calce e gesso. L’indennità di Vacanza Contrattuale corrisponde al 30% del 2% di inflazione programmata dell’ann


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ribuenti che nel 2006 hanno percepito un reddito inferiore a € 50.000 con un’imposta

50 per ogni familiare a carico, è già stato erogato con la retribuzione del mese di dicembre 2007, per e erano dipendenti anche nel 2006. un datore di lavoro diverso da quello attuale, ed hanno percepito un reddito sul quale non è stata

al proprio datore di lavoro con l’indicazione del possesso dei requisiti e la presentazione della documenesso le nostre sedi uil; nostre sedi uil per essere assistito nella richiesta direttamente all’amministrazione finanziaria e del miliare che risulti essere a carico

o che recepisce il Protocollo sul Welfare. Il testo della Legge n° 247 del 24 dicembre 2007 – che conlavoro e competitività’ per favorire l'equità’ e la crescita sostenibili, nonchè ulteriori norme in materia di al link Protocollo 23 Luglio 2007.

azionale dell’Edilizia. Il contratto, scaduto lo scorso 31 dicembre, interessa in Italia un milione e 250mila sede dell’Associazione dei Costruttori, le parti si sono confrontate su alcune richieste presentate dalle contrattuale, dalla formazione alla trasparenza del rapporto di lavoro passando per la questione relahe le conseguenze politiche della crisi di governo non condizioneranno il tavolo negoziale, esprimendo re un accordo in tempi ristretti. «Sicuramente il metodo scelto finora ha portato a dei primi risultati conGiuseppe Moretti, Filca Cisl, Domenico Pesenti e Fillea Cgil, Franco Martini – come l’ obiettivo comune a costi aggiuntivi per il lavoratore, ma restano divergenze dovute a visioni differenti dell’organizzazione e nuovamente ed arrivare ad un accordo comune in breve tempo». usiva della trattativa.

secondo quanto previsto dall’Accordo interconfederale del 23 luglio 1993, scatta l’indennità di vacanza mento, calce e gesso. ne programmata dell’anno 2007.


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NO ALL’ANTIPOLITICA MA L’ATTENZIONE RESTI VIVA CARLO PORCARO

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rimarie, blog, referendum, petizioni, manifestazioni di piazza. Sono tanti i modi per promuovere la partecipazione, per consentire al cittadino di sentirsi tale, di esprimere la propria opinione, di maturare una coscienza critica. Molti di questi strumenti sono stati ampiamente sperimentati nel nostro Paese, altri - come appunto le primarie e i diari su internet - stanno invece attecchendo in Italia solo da alcuni anni. In tempi di campagna elettorale per le politiche (ma quante volte andiamo a votare!), non possiamo non interrogarci sul valore e sull’efficacia di queste modalità di partecipazione. E, soprattutto, non possiamo non chiederci perché si senta sempre più la necessità di mettersi in gioco, di sporcarsi le mani, di non rimanere isolati nel proprio orticello. L’unica vera novità, che piaccia o no, degli ultimi anni, l’ha rappresentata in questo senso - al netto delle violenze di alcuni gruppi - il movimento no-global che ha portato all’attenzione del mondo alcune tematiche prima “semiclandestine” come la privatizzazione dei beni pubblici essenziali. Possibile che non vi sia stato altro? I “grillini”, forse? No, grazie, mi permetto di rispondere. I seguaci del comico

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Beppe Grillo, pur evidenziando giustamente le storture del sistema politico attuale, alimentano la distruzione della coscienza critica, e non la formazione della stessa. L’antipolitica non porta da nessuna parte: è un fenomeno passeggero. I politici, anche i più abili e onesti, fanno di tutto per farsi odiare, questo è vero; ma qual è la reale e possibile alternativa ad un sistema fondato troppo sui partiti? L’associazionismo? Solo in parte, perché spesso si rivela contiguo o addirittura organico ad alcune forze politiche. Le primarie possono innovare la politica? Se non sono decise a tavolino, se sono vere, se non si tradisce lo spirito di una consultazione che rende protagonisti i cittadini non solo il giorno delle elezioni, possono produrre una salutare scossa elettrica. Le proteste di piazza, che spesso degenerano in barricate e scontri violenti - come abbiamo visto con l’emergenza rifiuti - confondono la causa con l’effetto, rischiano di fondere le nobili intenzioni della

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comunità con quelle subdole di una piccola parte della stessa. Non serve alzare la voce per farsi sentire. Quanto piuttosto parlare a viva voce, credere veramente nel dialogo: da questo, passa la composizione dei conflitti sociali. Basta essere consapevoli - è un messaggio alla classe politica che c’è e che verrà - che il popolo non va interpellato solo in campagna elettorale, va ascoltato prima di agire, prima di adottare decisioni. Così come - è questo è invece un invito diretto alla gente comune - la coscienza critica va alimentata sempre. La spina, insomma, lasciamo inserita.


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l’ inchiesta

PICCOLA INCHIESTA TRA I GIOVANI o scandalo dei rifiuti in Campania è in sintesi il prodotto combinato di vari fattori, che hanno interagito tra loro, in modo da confondere in modo palese il rapporto tra cause ed effetti: la colpevole incapacità delle Istituzioni di garantire il benessere economico e sociale alla popolazione campana; gli interessi, nemmeno tanto nascosti, della camorra di sfruttare e manipolare territorio e salute pubblica per i propri loschi affari; la cattiva educazione di molta gente comune che ha spaventosamente disperso il proprio senso del dovere, anche per comportamenti che dovrebbero essere sorretti da un minimo di senso civico. Ma i giovani, quelli che si incontrano per strada, figli della caduta delle ideologie, come vivono questo particolare e drammatico momento della nostra regione? Si accodano alla protesta lamentosa spesso indotta, come ben si sa da chi furbescamente agita la gente per porre veti? Oppure hanno una loro autonoma capacità di giudizio, che nessuno conosce perché non è mai stata espressa e, quindi, non è mai stata raccolta? In realtà, svolgendo una piccola inchiesta, emerge che il rapporto tra i giovani e il degrado è piuttosto tormentato. L’attenzione ai problemi del territorio e l’interesse a partecipare alle scelte emergono maggiormente nelle periferie, scarseggiano nei centri delle città. Il quadro che ne viene fuori a Napoli è piuttosto frastagliato e spesso legato ad elementi soggettivi. C’è chi, come Mimmo, 17enne di via Toledo, terzo anno all'Artistico "Filippo Palizzi", appare poco interessato forse perché sfiduciato. «Certo che vorrei partecipare alle scelte, ma mi chiedo come si possa fare». Nel cuore del cosiddetto "salotto buono", lo scenario non è molto diverso: i giovani sembrano lontani da certi problemi anche se un gigantesco cumulo d'immondizia fa da sfondo ai giardinetti appena riqualificati. «I giovani non sono maturi - ammette Paolo, 18 anni appena compiuti - I nostri genitori si dividevano tra fascisti e comunisti, ora in classe si litiga su chi eliminare all'Isola dei famosi». Scenario diverso, almeno in parte, in periferia. Simona, che frequenta il liceo psicopedagogico "Elsa Morante" di Scampia avverte: «Noi giovani

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possiamo fare molto per contrastare il degrado di Napoli - spiega - ma bisogna capire che l'unione e la compattezza sono fondamentali. Per quanto mi riguarda, tento di esprimere sempre il mio parere, ma vorrei partecipare di più alle scelte. Purtroppo nelle periferie non è molto facile socializzare, soprattutto in quartiere difficile come quello in cui vivo». In una zona centrale degradata vive Rita, 18 anni, all'ultimo anno di liceo al Garibaldi di piazza Carlo III. «Il problema del contesto sociale e urbanistico è fondamentale - fa notare -. Secondo me bisognerebbe puntare su questo per contrastare il degrado. I giovani possono fare molto, perché sono pieni di idee e di volontà ma non sempre sono aiutati nel loro iter formativo. Ne è un esempio lampante il numero chiuso nelle facoltà universitarie». Un caso particolare e suggestivo è quello di Andrea, 16 anni appena compiuti, studente di un istituto superiore di Corso Malta. Mezzo arabo (il padre è giordano), mezzo napoletano, appare sconfortato. «Il male di Napoli è voluto per gran parte dagli stessi cittadini afferma - Ognuno è artefice della propria fortuna e noi giovani certamente siamo responsabili del degrado. E poi si chiede ai giovani di fare qualcosa per contrastare il degrado quando gli stessi giovani non hanno alcuna certezza futura e dovranno risolvere problemi personali gravissimi». Nelle altre province, i problemi sembrano meno sentiti, forse perché effettivamente sono di minore entità. Oppure sono legati a specifiche difficoltà dei singoli territori. Luca, 18 anni, frequenta un liceo di Nocera Inferiore: «Non vedo tutto questo degrado negli ultimi anni - spiega - Per esempio, qui i rifiuti per strada ci sono stati solo per due giorni. Nei miei coetanei noto invece, visto che siamo a pochi mesi dall’esame di maturità, una tremenda paura del futuro: molti nostri parenti, poco più grandi di noi, sono emigrati al Nord perché il lavoro non c’è». Passando dalla provincia di Salerno all’Irpinia - “isola felice”, ma fino ad un certo punto - incontriamo Roberta, 17 anni, avellinese, che sta completando gli studi in un istituto tecnico. «La colpa del degrado è di tutti - ammette - anche di noi giovani che pensiamo solo a noi stessi, ai nostri problemi quotidiani e non abbiamo un minimo di rispetto per gli altri. Ecco perché sono pessimista sul futuro: non c’è un rimedio pratico, i problemi sociali che viviamo non li ha solo la Campania». Dario De Simone job - feneal uil campania / febbraio 2008

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il colloquio

SAULINO: spero nei giovani e nella libera informazione aulino, ha lavorato nel maggior quotidiano italiano per tanti anni. Come si è evoluto, o involuto, il rapporto tra politica e cittadini? «Ho avuto la fortuna di lavorare nei due maggiori quotidiani nazionali, prima a Repubblica, dove ero redattore economico ma venivo spesso “prestato” alle pagine politiche, poi al Corriere della Sera dove ho fatto il cronista parlamentare fino al 2003. Perciò ho avuto la possibilità di guardare la “Casta” da un osservatorio privilegiato. Ma il grande problema di tutti i quotidiani italiani, grandi e piccoli, è che raccontano la politica quasi esclusivamente dal punto di vista di chi la fa e questo ha contribuito a peggiorare il rapporto tra politica e cittadini. Oggi se vai in un bar e senti qualcuno che parla di politica ti trovi quasi sempre di fronte a un tifoso. Ognuno parteggia per la sua squadra. Manca una valutazione serena dei risultati di chi governa o è all’opposizione. E questo complica le cose in un quadro che è già brutto, in una realtà dove si è affermata una partitocrazia senza partiti che ormai tutela esclusivamente i dirigenti politici. Da questo punto di vista, il caso Mastella

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che ha portato alla fine del governo Prodi, è esemplare». Come valuta l’esperimento delle primarie in Italia? «Come un modo furbo, e molto italiano, per cercare di legittimare una leadership. La furbizia sta nel fatto che le primarie non si fanno dappertutto, ma solo quando e dove conviene. Questo vale per il centrosinistra. Nel centrodestra le primarie sarebbero addirittura impossibili. Perché lì c’è Berlusconi che fa e disfa come gli pare. D’altra parte, Forza Italia è l’unico caso di partito occidentale che non ha mai celebrato un vero congresso». Proliferano blog e antipolitica: due mode? E soprattutto, sono due strumenti per sfuggire alle responsabilità, all'autodeterminazione? «Il blog non è necessariamente sinonimo di antipolitica. Io gestisco un blog in cui si discute di politica, www.felicesaulino.splinder.com. E come il mio ce ne sono tanti. L’antipolitica è un’altra cosa. Diciamo che è una reazione emotiva all’indecente spettacolo offerto dalla nostra attuale classe politica. Questo per la gente comune. Poi ci sono i professionisti dell’antipolitica che, cavalcando il “rigetto” di tanti elettori, costruiscono vere e proprie fortune personali. Ne cito due agli antipodi: Feltri, il direttore di Libero, e Beppe Grillo». Come si riattiva la partecipazione? «Azzerando l’attuale gerontocrazia politica. Giovani in grado di riaccendere la speranza, di farci sognare. Quando la tragedia della guerra spazzò via un’intera classe dirigente, quella fascista, nell’Assemblea Costituente, prima, e in Parlamento, poi, entrarono giovani che

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avevano trent’anni e anche meno». Quale ruolo può esercitare il giornalismo in una società sempre più mediatizzata? «Viviamo nel paradosso di una società sempre più mediatizzata ma sempre meno informata. Perché i giornali fanno sempre meno informazione. E quando dico “informazione” parlo di giornalismo vero, quello che non si limita a fare da megafono, ma che scava, che fruga nella spazzatura del potere per raccontare verità scomode. Non è un caso se adesso gli editori di giornali preferiscono affidarsi a ragazzi senza diritti che lavorano gratis o quasi. Non è un caso se non vogliono rinnovare il contratto nazionale dei giornalisti. La verità è che per riempire pagine su pagine di veline e di pubblicità non servono giornalisti. C’è più verità in un romanzo che in tante cronache di giornali. E così, cinque anni fa, appena ho potuto, me ne sono andato anche se lavoravo nel maggiore quotidiano italiano e seguivo i leader della politica. Adesso preferisco scrivere noir politici. Sto completando il secondo. E’la storia di uno che viene candidato alla presidenza di una Regione per perdere le elezioni. Il perché di questa incredibile candidatura a rovescio è la miccia che innesca il racconto. E, come già accaduto nel mio romanzo precedente, “Exit poll”, lo spunto mi è stato dato da una storia vera. Racconto cosa succede dietro le quinte: patti segreti, ricatti, transazioni criminali. Perché ciò che conta per capire la politica italiana di questi anni non è la scena, non è lo spettacolino di Porta a Porta, ma il fuori scena». (c.p.)


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l’intervento

«Valorizzare il lavoro per modernizzare il settore»

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l Patto Formativo Locale (Pfl) è un programma di sviluppo cui aderiscono gli attori pubblici e privati che intervengono in una logica di coalizione sui processi di valorizzazione delle risorse umane. Tre sono gli obiettivi del Patto: aumentare i livelli di sicurezza sui luoghi di lavoro; ridurre il lavoro nero e irregolare; innalzare il livello di qualificazione professionale. Il Patto Formativo Locale nel settore delle costruzioni nasce da un protocollo d’intesa tra il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, la Regione Campania, il Comitato Paritetico Territoriale (Cpt) di Benevento, l’Associazione Costruttori (Ance) e le organizzazioni sindacali provinciali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil. Successivamente, hanno aderito la direzione regionale dell’Inail Campania e la Provincia di Benevento. Si tratta di un progetto ambizioso che non punta solo sui corsi di formazione, ma interviene sistematicamente su diverse componenti per introdurre elementi di modernizzazione del settore edile. Il settore edile è un settore per molti versi proto-industriale. I suoi processi

produttivi si evolvono meno rapidamente di quelli del settore manifatturiero: qui conta più che in ogni altra attività la “sapienza creativa” dei lavoratori, i quali determinano in larga parte la qualità del costruire. Per questo il Pfl punta alla valorizzazione delle risorse umane, quale leva strategica dei processi innovativi del settore. Il progetto, partito lo scorso febbraio, comincia a dare i primi risultati. Qui presentiamo i risultati relativi alle attività svolte finora. Innanzitutto, si è intervenuti

sui temi della sicurezza. Il Pfl ha definito i criteri minimi del cantiere etico e il codice di condotta delle imprese. Si tratta di due strumenti che puntano ad introdurre una valutazione sostanziale e non formale della sicurezza nei luoghi di lavoro. In edilizia, lavorare senza garanzie di sicurezza può essere fatale, ogni momento può comportare la perdita di vite umane.

Per questo abbiamo definito percorsi e standard al di sotto dei quali non bisogna andare. In secondo luogo, abbiamo definito il portale di progetto. Non una semplice vetrina, ma il luogo dove poter trovare tutte le informazioni utili al settore. E, soprattutto, dove poter accedere alla borsa lavoro, uno strumento semplice ed operativo di incontro tra domanda ed offerta di lavoro. E’ la prima esperienza del genere in Campania con l’obiettivo di collegare le persone in cerca di lavoro con le domande delle imprese. In terzo luogo abbiamo definito l’analisi dei fabbisogni formativi. Anche in questo caso si tratta di un cambiamento notevole. Abbiamo somministrato a 60 imprenditori un questionario, messo a punto con l’Isfol, per capire i bisogni formativi delle imprese e, in relazione ad essi, progettare la formazione dei lavoratori. Pensiamo che tale impostazione ci permetta di programmare la formazione non in maniera casuale, ma con criteri rigorosi in grado di innalzare il capitale umano del settore.

Pino Mauriello Direttore Cpt di Benevento

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l’intervento

«Relazioni sindacali punto di forza del settore edile» C

olgo l’occasione che mi riservano gli amici della Feneal-Uil di Napoli ed in concomitanza dell’avvio delle negoziazioni a livello nazionale per il rinnovo del Ccnl edile, per fare un breve cenno sulle relazioni sindacali in edilizia. A mio avviso, negli ultimi venti anni in tutti i settori di attività economiche si è avuta un’evoluzione delle relazioni sindacali, attraverso una maggiore partecipazione e coinvolgimento del sindacato, non solo su confronti riguardanti la parte tipicamente legata al salario o a vertenze di riduzione di personale all’interno delle Aziende, ma anche su tematiche importantissime quali la sicurezza e la formazione. In virtù della sua peculiarità, il comparto in cui questi argomenti sono affrontati in modo sistematico fra le parti sociali è sicuramente

quello edile, determinando un serrato e costruttivo confronto tra le parti sociali con radici salde e profonde. La nascita delle Casse Edili negli anni ’30 (si pensi alla cassa edile di Milano, fondata il 1 aprile 1919, con la denominazione di “Cassa Edile per le assicurazioni sociali”) costituisce il primo esempio di sistema contrattualmente definito che prevede la collaborazione attiva fra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le associazioni imprenditoriali industriali ed artigiane. Questi enti, infatti, sono costituiti in ciascuna provincia sulla base della previsione contenuta nei Ccnl per i dipendenti delle imprese edili, sottoscritti dall'associazione nazionale dei costruttori edili (Ance) con le organizzazioni

«Tra sindacati e imprenditori c’è un continuo confronto per ottenere buoni risultati»

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sindacali Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil. La gestione delle Casse Edili è paritetica, cioè affidata in ugual misura a rappresentanti dei datori di lavoro e dei lavoratori. Così come le scuole edili che si occupano di formazione e i comitati paritetici territoriali (Cpt) che si occupano di sicurezza. Ho voluto far cenno a questi organismi perché, rispetto ad altri settori, in edilizia le relazioni sindacali si sviluppano in modo costante nei sistemi bilaterali che, attraverso continue azioni di confronto, di consultazione e negoziazione, cercano di raggiungere quei risultati di soddisfazione per le imprese e per i lavoratori, affinché tutto il comparto edile ne esca rafforzato. Antonio Savarese vicepresidente Acen


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dalla sede - salerno

«Il 2008 sarà una nuova stagione di impegno e di successi» L’

impegno della Feneal-Uil di Salerno, negli ultimi dieci anni, è stato un crescendo di iniziative per la promozione culturale della sicurezza, il rispetto della legalità e della trasparenza nei luoghi di lavoro e per il territorio. L’impegno è stato profuso con continuità e determinazione; ora dopo ora, anno dopo anno, ha permesso di raggiungere risultati, che oggi possono sembrare di normale amministrazione, al di là di ogni più ottimistica aspettativa. Le dimensioni attuali della federazione salernitana sono state raggiunte dopo un lungo e gravoso cammino. Così si è giunti all’apertura della sede di via Balzico e a quelle aperte su tutto il territorio, con l'ultima nata: via Irno di fronte alla Cassa Edile, tutte colorate, efficienti e con un gruppo di lavoro in crescendo. Con il passare degli anni

si sono consolidati i contatti sul territorio ed anche con le massime autorità dello Stato partendo dal presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’onorevole Luciano Violante, il presidente della Camera dei Deputati, l’onorevole Fausto Bertinotti. Poi le tante iniziative per la solidarietà: la costruzione di un dispensario sanitario nel Burkina Faso, l’adozione dei bambini soldati e i pozzi con Amref per l’Uganda e di intere famiglie palestinesi e africane, la mensa dei poveri, la casa di accoglienza, la presenza di musicisti di fama mondiale, il coinvolgimento della Feltrinelli, della Legambiente e tante altri. Mettendo

sempre al centro il lavoro, la grandezza e la straordinaria forza di una categoria che dà ricchezza e prosperità, pagando spesso un alto costo in perdite di vite umane con scarsi riconoscimenti economici. Luigi Ciancio segretario Feneal Uil Salerno

PILLOLE DI SAGGEZZA NAPOLETANA: Storta va, deritta vène. Storta va, dritta viene.( tutto è bene quel che finisce bene).


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dalla sede - benevento

«Cantiere etico: firmato l’accordo» F

irmato l’accordo tra le istituzioni pubbliche e le parti sociali sui “Criteri minimi del cantiere etico” ed il ”Codice di condotta” delle imprese della provincia di Benevento . L’intesa tra le parti è stata siglata mercoledì 23 gennaio, nella sala consiliare della Rocca dei Rettori, sede della Provincia di Benevento. Erano presenti: il presidente Carmine Nardone, l’assessore regionale ai Lavori Pubblici Vincenzo De Luca, Luigi Matarese, direttore regionale dell’Inail, Nicola Agosta direttore della Dpl di Benevento, Bruno De Stefano direttore generale dell’Asl di Benevento, il presidente dell’Ance Silvano Capossela, i segretari generali di Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil, e Gianfranco De Luca e Giuseppe Mauriello, rispettivamente presidente e direttore del Cpt di Benevento: si tratta, quindi, di un altro passo importante per accrescere i livelli di sicurezza nei luoghi di lavoro e determinare una nuova cultura della sicurezza tra i soggetti protagonisti del settore delle costruzioni. Il “Cantiere etico” rappresenta un punto di riferimento soprattutto per le piccole imprese, per avviare un lavoro serio di preven-

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zione sugli aspetti della sicurezza e della salute dei lavoratori. Esso si caratterizza come luogo in cui sono rispettati alcuni standard minimi di sicurezza, ma anche come strumento di repressione nei confronti di quelle imprese che lavorano senza alcun elemento di prevenzione e di valutazione dei rischi, fino a prevederne la sospensione delle attività, anche in maniera selettiva, consentendo la riapertura solo dopo aver provveduto agli adempimenti necessari. Un ottimo lavoro, prodotto dalla sinergia tra tutti gli enti di vigilanza e l’ente bilaterale del settore e basato sull’esperienza pluriennale dei dirigenti della Dpl, dell’Asl, dell’Inail regionale, del Cpt di Benevento e condiviso dalle parti sociali, Ance e Feneal-Uil, FilcaCisl e Fillea-Cgil. Un metodo partecipativo che ha consentito alle parti di definire il codice di comportamento delle imprese, attraverso l’adozione di uno schema tipo “Codice di condotta”, basato su tre assi fondamentali: il rispetto dei criteri minimi del “Cantiere etico”, la valorizzazione delle risorse umane, favorendo la formazione della manodopera impegnata per qualificarne le competenze, il ri-

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spetto della regolarità contributiva presso gli enti previdenziali ed assistenziali. Un percorso operativo e strutturato che riconosce, alle imprese che lo rispettano, un “bollino di qualità” utile anche ai fini delle applicazione delle tariffe dei premi dell’Inail. Un passo importante per individuare le imprese migliori, per la trasparenza e la correttezza dei comportamenti nei confronti degli interlocutori pubblici e privati, per creare le basi di una concorrenza leale a garanzia della qualità dei prodotti e dei servizi e di un moderno e più efficiente sistema di tutele. Andrea Lanzetta segretario Feneal Uil Benevento


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dalla sede - caserta

«La bilateralità a Caserta: un’esperienza positiva» I

l settore dell’edilizia, prima di altri settori, ha investito nel valore della bilateralità, interpretando le relazioni tra l’impresa e il sindacato soprattutto come una risorsa. La bilateralità rappresenta il vero elemento di novità nella legislazione di riforma del mercato del lavoro perché tende a presentare un modello di autogoverno paritetico dei settori economici come una possibilità da estendersi oltre l’edilizia, al fine di sostenere politiche di innovazione e qualità in tutti i territori. Gli effetti positivi della bilateralità trovano attuazione attraverso una oculata collaborazione nella gestione amministrativa degli Enti ed è per questo che, in provincia di Caserta, si è sviluppato un corretto sistema di relazioni industriali tra Sezione costruttori e Flc nel quale si è sviluppato un laboratorio di soluzioni atte ad aiutare sia le imprese che i lavoratori. A tale scopo, è stato posto in massima evidenza il ruolo strategico della Cassa Edile in quanto ente

deputato per l’intero settore dell’edilizia al rilascio del Durc (Documento di regolarità contributiva). Particolare attenzione è stata posta alle problematiche della sicurezza sui cantieri. Il Cpt, infatti, ha impresso una fortissima accelerazione alla sua attività per il raggiungimento dell’obiettivo sicurezza. L’esperienza dei Cpt nell’edilizia rimane uno dei punti di riferimento più avanzati che esiste nel mondo del lavoro attivo, lo spirito partecipativo che esprimono deve permanere come base centrale dell’organismo bilaterale che nasce dalla volontà comune delle parti di operare prevenzione e offrire un ausilio finalizzato a tale scopo anche alle aziende. Si è dato anche impulso all’attività degli Rslt, finalizzata all’attuazione delle disposizioni relative alla sicurezza dei lavoratori. Gli effetti positivi della bilateralità hanno trovato attuazione anche attraverso l’attenzione posta anche al Formedil Scuola edile per le problematiche in materia di formazione, riqualificazione professionale, formazione continua e implementazione dell’attività di progettualità formativa. La sezione costruttori e le organizzazioni sindacali dei lavoratori hanno inteso riaffermare il loro impegno di ribadire il valore della coesione sociale quale fattore determinante di sviluppo economico efficace del territorio, condividendo obiettivi di sviluppo e assunzione quotidiana di responsabilità per combattere ed eliminare, attraverso strumenti adeguati, i gravissimi

effetti devianti del lavoro nero, economicamente svantaggiosi per le imprese regolari, nonché negativi per quanto concerne l’esercizio e la tutela dei diritti dei lavoratori e per la loro sicurezza personale. Il confronto sociale non può che esprimersi attraverso lo sviluppo di relazioni bilaterali e la creazione di strumenti tecnici della bilateralità che consentono, quindi, l’esercizio continuativo e non episodico. In questa ottica, vitale è stata e continua ad essere la partecipazione attiva dei lavoratori alla formulazione di proposte e alla condivisione dei progetti attuati nella gestione degli Enti; una partecipazione che si è estrinsecata, in questi ultimi anni, attraverso la partecipazione a seminari, convegni e dibattiti che si sono svolti nella nostra provincia. Ed è con profonda soddisfazione che, in questa ottica, possiamo segnalare il contributo di attività svolte dalla Feneal di Caserta, di concerto con il “Centro Studi Europa ’92” e l’Associazione Culturale “Il Cittadino”, su tematiche specifiche come la previdenza integrativa e la sicurezza del lavoro. Attività che hanno visto apportare una crescita non solo in termini numerici, ma anche qualitativa di risorse umane che hanno aderito alla nostra organizzazione sindacale. Tommaso Di Marco segretario Feneal Uil Caserta

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LA FEDERAZIONE MIA Per qualsiasi problema, sta tranquillo, non è un teorema. Hanno licenziato a chisto? È ghiuto in cassa integrazione chillo? Calmati! Chiamma a Feneal Uil. Quante lotte se so’ fatte dint’e’ cantieri. So’ passate dodici anni, me pare aiere. Me so’ truvato iscritto rappresentante sindacale per pura fatalità e so’ assaie cuntento di aver scelto sta federazione ccà. Pecchè ho trovato degli amici e molta fedeltà. M’hanno insegnato molto e di qualsiasi problema, mo’, saccio arraggiunà. Arturo Esposito, RSA Feneal Uil Napoli1995


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dalla sede avellino

«Informazione e partecipazione per stare vicini ai lavoratori»

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l concetto di sindacato è per definizione e vocazione legato a quello di lavoratore. Non è infatti concepibile un’attività sindacale avulsa dagli ambienti di lavoro, un’attività sindacale lontana dai cantieri, dalle fabbriche, dalle aziende. E non è pensabile che essa non comporti un coinvolgimento di chi la pratica nella quotidianità degli ambienti di lavoro. E’ necessario dunque che il sindacalista conosca a fondo l’ambiente in cui opera, i problemi e le esigenze dei lavoratori soprattutto rispetto alle diverse tipologie contrattuali ed alla precarietà diffusa anche nel settore delle costruzioni. La diversificazione delle aspettative e la risoluzione delle problematiche individuali e collettive necessitano di una conoscenza approfondita di tutti gli aspetti del rapporto di lavoro e di un sindacato pronto a mantenere un collegamento costante, per garantire un’intensa partecipazione alle scelte contrattuali ed alle posizioni politiche della categoria. Il lavoratore deve conoscere i riferimenti all’interno del luogo di lavoro, in particolare nel settore delle costruzioni, rappresentanze sindacali di sigla o unitarie (Rsa o Rsu) o Rlst per le problematiche territoriali della sicurezza, ed il rapporto con il sindacato di categoria deve necessariamente essere caratterizzato dal massimo di coinvolgimento e di parte-

cipazione.Informazione e partecipazione sono garanzia di democrazia, noi della Feneal-Uil pensiamo di poter rappresentare i lavoratori con i requisiti essenziali di un sindacato riformista aperto al confronto ed al dialogo, finalizzato alla risoluzione dei problemi. I lavoratori, dunque, devono conoscere e soprattutto partecipare attivamente alla formazione e costruzione delle scelte politiche, così come continuamente accade per la contrattazione di primo e secondo livello, per la definizione ed approvazione delle piattaforme nelle assemblee sindacali sui posti di lavoro e per la gestione delle controversie collettive. Informazione, formazione, partecipazione, valori che fanno della Feneal una grande organizzazione di riferimento nel settore delle costruzioni, in Campania e sul piano nazionale. Il grande ruolo dei terminali sindacali sui posti di lavoro dovrà essere consolidato sempre di più nel prossimo futuro, deve ritornare prepotentemente alla ribalta lo spirito del coinvolgimento diretto nelle scelte interne ed esterne al cantiere ed alla fabbrica e garantire consultazione costante sulle scelte politiche di grande spessore nel rapporto con le controparti contrattuali e con le istituzioni locali e nazionali. Il rapporto con i lavoratori dipendenti non è sufficiente per identificare una

categoria sindacale ed una confederazione portatrice di interessi generali, da difendere al tavolo contrattuale o in sede di concertazione; bisogna continuare ad essere sempre di più anche sindacato dei cittadini per fornire a tutti impegno, lavoro, servizi e costruire un percorso di condivisione con larghe fascie della società civile. I lavoratori devono essere coscienti di questa presenza, il sindacato deve essere la loro forza morale ed un appoggio per la risoluzione dei problemi quotidiani. L’assistenza fiscale e la consulenza agli immigrati sono un valido esempio per dimostrare che il sindacato ha la forza per reinventarsi e scoprirsi organo necessario al buon funzionamento della nostra democrazia. Noi della Feneal lavoreremo nel nostro impegno quotidiano per costruire e far sentire sempre di più il sindacato la casa dei lavoratori e luogo di confronto, ed anche di scontro se necessario, per la definizione delle linee politiche ed organizzative della categoria.

Franco De Feo segretario Feneal Uil Avellino

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l’intervista

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l’attore

Ciro Esposito, dal palco Feneal al Commissariato Spaccanapoli

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’ cresciuto a palcoscenico e Feneal, le passioni di papà Arturo. Ora Ciro Esposito è un attore affermato, ma i primi passi nel mondo dello spettacolo li ha calcati grazie al sindacato. «Avevo otto anni - racconta Ciro, ospite della redazione di Job - quando ho recitato per una rappresentazione teatrale della Feneal: era “’O Scarfalietto”. Diciamo che i lavoratori mi hanno visto crescere, ed io ho visto loro…invecchiare». Scherza Ciro, 26enne dallo sguardo vispo e dalle idee chiare, perché «io, anche se tocco il cielo con un dito, lo faccio rimanendo con i piedi per terra». Difficile rimanere umili quando si ottiene il successo, ma Ciro respinge il divismo: l’educazione che ha ricevuto dalla famiglia non gli fa perdere la testa. A marzo, sarà tra i protagonisti della serie televisiva di Rai3 erede de La Squadra: “Commissariato Spaccanapoli”, dodici puntate fino all’estate e altre dodici entro Natale. Un impegno gravoso, ma eccitante. «Abbiamo lavorato quasi tutti i giorni, con ritmi estenuanti: sono stanco, ma soddisfatto», com-

menta Ciro «soprattutto perché finalmente abbiamo trovato autori che osano rischiare e raccontano storie immerse nella realtà di tutti i giorni». Negli ultimi anni, però, quel ragazzino impertinente ma sentimentale di “Io speriamo che me la cavo” ha vissuto esperienze lavorative che lo hanno proiettato molto in alto. La fiction sul grande Torino è stata forse il trampolino di lancio definitivo di una carriera ancora tutta da scrivere. Ciro, respiri aria di Feneal da quando eri bambino. «A otto anni ho recitato in “’O scarfalietto”, e solo sei mesi dopo ho partecipato al film “Io speriamo che me la cavo” diretto dalla grande Lina Wertmüller. E’ stata un’esperienza molto formativa, che definirei indimenticabile. Lavorare con la Wertmüller significa vaccinarsi al mestiere dell’attore: ti segue, ti dà mille consigli, ti spiega tutto. Dopo aver recitato con lei,

credo che si possa farlo con qualsiasi regista». I telespettatori, però, ti hanno conosciuto e apprezzato nelle fiction televisive. «Sì, è vero. La fiction con Massimo Dapporto e poi quella sul grande Torino sono state importanti per maturare come attore, fare esperienze di alto livello professionale e farsi conoscere dal grande pubblico della televisione. Del resto, “Il grande Torino” è stato trasmesso su Rai1 ed

chi è Ciro Esposito è nato a Napoli il 26 ottobre 1981. Dopo l’esordio a soli 8 anni sul palco teatrale al fianco del papà Arturo, debutta giovanissimo nel film “Io speriamo che me la cavo” (1992), regia di Lina Wertmüller, tratto da un libro bestseller. Successivamente, oltre che per il cinema, lavora soprattutto in televisione in numerose miniserie e serie di successo come Amico mio, Un prete tra noi, Lui e lei, Casa famiglia, La squadra, Orgoglio, Il grande Torino e L'inchiesta Nel 2006 e 2007 è tra i protagonisti della versione estiva della soap opera di Rai Tre, Un posto al sole. Da marzo su Rai3 con “Commissariato Spaccanapoli”, serie tv erede de “La squadra”. 34 job - feneal uil campania / febbraio 2008


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l’attore ha ottenuto ottimi ascolti: una grande soddisfazione». Poi l’esperienza di “Un posto al sole estate”: ti è piaciuta? «Molto. Ci siamo divertiti tanto. Non so, però, se - per altri impegni potrò partecipare anche alla prossima edizione estiva. Mi sto sperimentando nelle prove più diverse, ora con la mente e con il cuore sono Federico Coppola». Il poliziotto che interpreti in “Commissariato Spaccanapoli”. Com’è “travestirsi” da “guardia” a Napoli? «Il blu scuro della divisa da poliziotto dà abbastanza fastidio nei quartieri popolari di Napoli. Ci sentiamo quasi ospiti indesiderati, girando tra quartieri come Sanità, Quartieri Spagnoli e Mercato. Le storie sono ambientate nel cuore della città: è quello che più mi piace di questa serie. Gli autori e i registi hanno avuto il coraggio di parlare di certi argomenti, di

spiegare veramente come stanno le cose a Napoli». Hai mai pensato che tanti ragazzi come te, invece di fare l’attore, trovano guadagno dallo spaccio di droga? «Ci penso spesso. Dallo sceneggiato emerge infatti che la camorra è sempre più giovane, non ci sono più

l’intervista

i grandi capi di una volta. La criminalità organizzata si serve di ragazzini per le loro attività illecite: gli mette in tasca mille euro al giorno ed è lì che nasce il loro futuro di morte». Chi sono i tuoi punti di riferimento nel campo della recitazione? «Non c’entra nulla con le mie esperienze, ma io ho sempre adorato Massimo Troisi. Poi, è chiaro, ammiro i vari grandi come Al Pacino o Robert De Niro. Tra gli italiani, apprezzo moltissimo Luca Zingaretti». Però, qualche tuo coetaneo non napoletano è diventato una star con film più “commerciali”: che ne pensi? «Rispetto tutti, ci mancherebbe. Sottolineo solo che ci sono in giro molti talenti sottovalutati: vengo da una famiglia con la passione per il teatro, ed è lì che si impara il mestiere, si sente il contatto con il pubblico. Faccio l’attore ormai da 17 anni: sono felice, pronto ad affrontare nuove sfide». (c.p.)

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l’intervista

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l’atleta

«Vincere anche a Pechino per uno sport aperto a tutti»

U

na tipica atleta fuori dal comune, pur essendo una normalissima ragazza di 27 anni, nata nel quartiere napoletano di Ponticelli. Imma Cerasuolo è balzata agli onori delle cronache sportive nel 2004 quando ha conquistato la medaglia d’oro dei 100 metri farfalla e la medaglia d’argento dei 200 metri misti ai Giochi Paraolimpici di Atene. Sì, perché lei, che iniziò a nuotare a 7 anni, si è vista stravolgere la vita da un incidente stradale che le ha fatto perdere l’uso del braccio destro. Vita stravolta fino ad un certo punto perché Imma non si è scoraggiata, anzi. Ha cambiato federazione, ma ha cominciato a vincere, prima ai mondiali in Argentina e poi ai giochi di Atene. È vero che sei legata soprattutto alle medagli in Sudamerica? «Sì, il podio olimpico è una grande soddisfazione, ma in Argentina ho conquistato la prima vittoria, una cosa indimenticabile perché inaspettata. E’ stata la prima vera emozione, ho fatto vedere

a tutti che può esistere qualcosa che va al di là del perfetto». Purtroppo a Napoli esiste un grave problema legato alle strutture sportive. «In questi anni ho avuto molti rapporti con l’Amministrazione comunale. Ho posto il problema, ho fatto presenti tutte le difficoltà, ma purtroppo sappiamo bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. La triste verità è che solo quando qualcuno che fa politica avrà un figlio con una difficoltà motoria allora il problema potrà essere risolto». Che idea ti sei fatta dell’esclusione dalle Olimpiadi di Pechino di Oscar Pistorius, l’atleta sudafricano che corre grazie a due protesi alle gambe? «Se vogliamo dirla tutta, io credo che avere un disabile sul podio olimpico dia molto fastidio. Poi la burocrazia ha trovato il pretesto per escluderlo attraverso la storia delle gambe elettroniche che l’avvantaggiano. Se Pistorius fosse arri-

vato quinto o sesto, nessuno si sarebbe preoccupato più di tanto. Lui stravolge le regole che vorrebbero i normodotati più forti: il mondo è abituato a questa visione, invece qualche volta il disabile può essere altrettanto forte. E poi non era il primo caso visto che Paola

chi è Napoletana, 28 anni da compiere in estate, Imma Cerasuolo nuota da quando ne aveva 7. Nel 1999, un incidente stradale le ha fatto perdere l'uso di un braccio. Passata alla Federazione dello Sport Paralimpico, ha conquistato le prime medaglie ai Mondiali del 2002 in Argentina nei 100 metri farfalla e nei 200 metri misti. Consacrazione definitiva ad Atene 2004 quando Imma ha vinto l'argento nei 200 metri misti e soprattutto un fantastico oro nei 100 metri farfalla. Sposata con un napoletano che vive in Emilia, attualmente ha cambiato squadra (dal Centro Ester al Circolo Canottieri). Parteciperà ai Giochi Paralimpici di Pechino nella prossima estate. 36

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l’atleta

Fantato (campionessa di tiro con l’arco costretta sulla sedia a rotelle, ndr) partecipò alle Olimpiadi di Atlanta». Il presidente della vostra federazione, Luca Pancalli, è stato “prestato” al calcio per qualche mese. Come avete preso questa vicenda? «All’inizio abbiamo avuto paura di perderlo. In realtà, conoscendo bene Luca, sapevamo che lui non sarebbe cambiato, non si sarebbe montato la testa e non si sarebbe fatto influenzare da quel tipo di ambiente. Lui ha fatto una bella esperienza e poi è tornato indietro perché la cosa era troppo grande. In realtà, non era solo troppo grande ma anche troppo di-

versa. Luca è un atleta con la “A” maiuscola, una persona molto pulita che c’entra veramente poco con un mondo del calcio che purtroppo non mi dà quest’idea». Sei un’atleta importante, ma prima dei successi lavoravi come centralinista all’Asìa. «Sì, fino al 2003. Per fortuna non mi trovo lì ora, sarei nel mezzo del caos rifiuti». Che esperienza è stata per te? «Molto bella e gratificante perché si sta con gli altri. Però era un lavoro part time, come tanti altri. Per noi giovani è amaro sapere che il futuro è così difficile. Ora lavoro come docente di grafica in un istituto professionale». Spesso si parla di gravi inci-

l’intervista

denti sul lavoro: cosa pensi di questa emergenza? «È una cosa che mi fa rabbia. Anche perché conosco molto bene le cause: a scuola insegno tecnologia grafica e uno degli argomenti è la sicurezza sul lavoro. Dico agli studenti che esistono mezzi per evitare gli incidenti e per questo mi sembra assurdo che non vengano messi in atto». I prossimi impegni sportivi di Imma Cerasuolo? «Quest’anno vado a Pechino, è l’ultimo impegno e poi mi ritiro».

Dario De Simone


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l’intervento

«LE CASSE EDILI ANOMALE SONO FUORI LEGGE» G

randi passi sono stati fatti nel settore dell’edilizia grazie al consolidamento del Documento Unico di Regolarità Contributiva, uno strumento importantissimo, come più volte ribadito, nella lotta al lavoro irregolare. Il nostro è un settore caratterizzato dalla frammentazione del tessuto produttivo, fatto di medie e piccole aziende, oltre che da grandi imprese e in cui, purtroppo, è facile per i lavoratori ritrovarsi a lavorare senza contratto e senza tutele, più esposti agli infortuni e meno preparati al lavoro. A ottobre il Ministero del Lavoro ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto n.279 con cui si è tentato di far fronte all’esigenza di una disciplina uniforme in merito alle modalità di rilascio e ai contenuti analitici del Documento Unico di Regolarità Contributiva. Il decreto, difatti, riepiloga tutte le regole e stabilisce casi e tempi in cui le imprese non possono ottenerlo. Si tratta, quindi, di un Decreto che ha lo scopo di fornire un quadro generale di certezze a tutti i soggetti interessati, a vario titolo, alla richiesta, alla gestione, al rilascio e all’utilizzo del Durc: dalle imprese alle stazioni appaltanti, dai Comuni ai consulenti e agli stessi operatori di Inps, Inail e Casse Edili. Abbiamo accolto molto favorevolmente lo sforzo di semplificazione contenuto nel decreto, in particolare per quanto riguarda la definizione dei criteri in base ai quali individuare le Casse edili che possono rilasciare il documento. Abbiamo, infatti, più volte denunciato la proliferazione di pseudo-casse che non riconoscevano il principio di reciprocità e soprattutto che 38 job - feneal uil campania / febbraio 2008

venivano fondate sulla base di contratti siglati da associazioni minori sindacali e imprenditoriali. La definizione di Casse Edili contenuta nel Decreto (secondo cui esse devono essere costituite da una o più associazioni dei datori o dei prestatori di lavoro stipulanti il contratto collettivo nazionale che siano, per ciascuna parte, comparativamente più rappresentative sul piano nazionale) impedisce a qualunque organizzazione datoriale, seppure firmataria di contratti e sicuramente rappresentativa, di costituire delle Casse con organizzazioni sindacali dei lavoratori che non abbiano gli stessi requisiti. Così come impedisce, d’altro canto, a qualunque sin-

dacato di fondare una Cassa con associazioni datoriali non rientranti tra quelle comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Nonostante la Cenai, autereferenziandosi sulla stampa, sostenga la facoltà di emettere certificati di congruità per i propri iscritti, il decreto nega tassativamente questa possibilità, in quanto le organizzazioni sindacali e imprenditoriali che l’hanno costituita non sono tra le più rappresentative sul piano nazionale. A questo riguardo, è stata finalmente resa

nota la tanto attesa circolare di attuazione da parte del Ministero del Lavoro che abbiamo richiesto insieme con le associazioni imprenditoriali, per modificare l’allegato al decreto sopra citato. Tale circolare riveste una particolare importanza in quanto chiarisce che: il Durc è richiesto anche ai lavoratori autonomi artigiani, anche se privi di dipendenti; per quanto riguarda i soggetti tenuti a rilascio essi sono da iscriversi solo alle casse costituite da una o più associazioni datoriali o di prestatori di lavoro stipulanti il contratto collettivo nazionale che siano per ciascuno parte comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e che applichino un trattamento di reciprocità fra di loro. Non solo, ma il versamento alle casse edili costituisce un obbligo contrattuale in quanto connesso direttamente alla controprestazione lavorativa: l’iscrizione alle casse edili costituisce un vero e proprio onere per tutte le aziende inquadrate nell’ambito del settore edile; le irregolarità in materia di tutela delle condizioni di lavoro, elencate alla tabella allegata al decreto, debbono essere accertate con provvedimenti amministrativi e con sentenze passate in giudicato, sono ostative al rilascio del Durc, ma solo ai fini della fruizione dei benefici normativi e contributivi. E, su questo aspetto, si recepisce la posizione congiunta che l’associazione datoriale e i sindacati avevano rappresentato al Ministero del Lavoro nello scorso mese di dicembre. Massimo Trinci segretario nazionale Feneal-Uil


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l’intervento

Salerno-Reggio Calabria: SI FACCIA PRESTO U

na delle più grandi opere in rifacimento del nostro Paese è l’autostrada Salerno-Reggio Calabria. Lo stato generale d’ammodernamento è rappresentato da un progetto che è suddiviso in 57 interventi, compresi gli appalti lavori stralcio, ovvero 10 macro lotti, 47 lotti inclusi i nuovi 4 svincoli richiesti da regioni ed enti locali. Attualmente i lavori ultimati, in corso o che debbono andare in gara, riguardano 320 chilometri della stessa autostrada, pari a circa il 73% dell’intero tracciato che è di 443 chilometri. In particolare: 131,5 chilometri sono ultimati e aperti al traffico; i lavori in esecuzione, in consegna o in fase di gara, interessano 188,5 chilometri e per questi si prevedrebbe l’apertura al traffico, secondo una cadenza temporale progressiva per il 31 dicembre 2010. Gli stanziamenti, ad oggi disponibili, sono 6 miliardi di euro e consentono di finanziare sia gli interventi in esecuzione che quelli in fase di contrattualizzazione; mentre per la realizzazione delle tratte ancora in progettazione di circa 63 chilometri, sono necessari, secondo stime in aggiornamento, circa 1,5 miliardi di euro. Le previsioni di completamento dell’intero percorso autostradale verrebbe previsto, da fonti Anas, entro il 31 dicembre 2013. La mia opinione è che, purtroppo, questi tempi non potranno essere rispettati perché la progettazione è in notevole ritardo ed anche perché assistiamo ad una sorta di coerenza negli errori. Purtroppo, si è pensato il rifacimento di questa grande opera pubblica sul vecchio sito autostradale, con disagi incalcolabili per i cittadini utenti e conseguentemente per tutti i comuni interessati. Intorno a questa opera, abbiamo costruito un protocollo di intesa che attribuisce un ruolo di soggetto attivo

al sindacato delle costruzioni in tutti gli interventi in corso di esecuzione, ma la disgregazione del ciclo produttivo, rende difficile la coesione sociale ed è causa spesso della cosiddetta “frode d’identità”, poco dimostrabile anche dalle indagini della Guardia di Finanza. Diversa è la questione che vuole il sindacato interessato solo ai processi costruttivi (sicurezza, orari, igiene), sebbene importanti, ma escluso dalle decisioni strategiche e progettuali. Per tempo, ho sostenuto ai vari ministri che si sono succeduti ed ai vari presidenti dell’Anas che sarebbe stato opportuno costruire per lunghi tratti una nuova autostrada con variazioni di percorso, specialmente dove non esiste viabilità alternativa. E’ passata la logica del rifacimento del vecchio sito che non ha portato risparmi, ma solo disagi e, quindi, si assiste con rammarico ad un’altra opera pubblica incompiuta. Donato Ciddio segretario nazionale Feneal

In basso il tratto campano e lucano dell’autostrada A3 con i tanti cantieri aperti

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la gita

Nusco

Nusco è un comune di 4.420 abitanti in provincia di Avellino. Sorge su un monte lungo la linea spartiacque appenninica, tra le valli dell’Ofanto e del Calore nei loro corsi superiori. E’ definita “balcone dell’Irpinia”, poiché dagli spalti del suo castello dirupo o dai viali che costeggiano il paese si può ammirare un panorama stupendo il cui vasto orizzonte spazia dal massiccio del Vulture alla cima del Montagnone di Nusco, al Terminio, al Partendo, al Taburno, al Matese e all’Appenino Dauno. Nella seconda metà del sec. XI, Nusco acquistò il titolo di “civitas”. Durante il Medioevo

il Castello fu una fortezza sicura e diede protezione e riparo a Guglielmo, ultimo Duca di Puglia. La peste del 1656, che distrusse più di un terzo dei suoi abitanti, diede poi un duro colpo allo sviluppo della sua popolazione. Dal secolo XII al 1806 in Nusco si avvicendarono feudatari appartenenti alle faniglie più illustri del Regno di Napoli delle quali ricordiamo soltanto i De Titilla, i D’Aquini, i De Gianvilla e gli Imperiale. Dell’antico Castello longobardo si conservano soltanto poche mura fra cui spiccano i resti imponenti della torre e dei lati esposti a settentrione. La Cattedrale presenta

una maestosa facciata di stile composito costituita da grossi massi di pietra locale, debitamente squadrati e sistemati in epoche diverse. Vi si può ammirare: la Cripta di stile romanico, il Pulpito ligneo del Seicento. Come si raggiunge: Autostrada A16 –Prendere l’uscita in direzione AVELLINO EST – continuare su SS7 – attraversamento di Paroline- girare a destra SP33/Contrada Macchia-attraversare Macchia –girare a sinistra SP 115 –girare a sinistra Contrada Falcera- prendere Contrada Leone – Entrare in NUSCO. Tratta NAPOLINUSCO KM 97.

Teggiano Teggiano è uno dei centri

munque una conforma-

principe di Salerno. Da visi-

storicamente più importanti

zione

tipica-

tare due Musei: quello Dio-

della provincia salernitana.

mente

con

cesano e quello della Civiltà

Situata su un colle posto al

l’abitato che si rinserra in-

contadina. Teggiano è una

centro del Vallo di Diano, la

torno al monumentale Ca-

città-museo: per le piccole

piccola città ha conservato

stello

nel

vie del centro storico è possi-

numerose tracce del suo

medioevo ai Sanseverino

bile ammirare resti dell’età

mira la Valle solcata dal fiume

tonda Via Nazionale prendere

passato, a cominciare dai

principi di Salerno, uno dei

romana murati sulle facciate

Tanagro. Ad agosto si svolge la

la 2° uscita –continuare su

corredi tombali con reperti

quali, Antonello, proprio in

delle case, artistici portali di

famosa festa medievale “Alla

SREXSS166/contrada Taverna –

ceramici del VI secolo a.C. e

questa fortezza nel 1485 or-

dimore signorili sormontati da

tavola della principessa Co-

Uscita Taverne – continuare su

continuando con statue,

ganizzò la famosa Congiura

stemmi gentilizi, pregevoli

stanza”. Come si raggiunge: Au-

SREXSS166 – prendere SP 39- at-

avanzi architettonici, mosaici

dei Baroni e nel 1497 vi so-

chiostri ornati di stupendi af-

tostrada A3 - Dopo Battipaglia,

traversamento di Prato Perillo –

e iscrizioni dell’epoca ro-

stenne l’assedio del re di Na-

freschi, edicole votive. A ciò si

prendere l’uscita in direzione di

Girare a sinistra SP52- girare a

mana. Il paese, che ora fa

poli Federico d’Aragona

aggiunge

suggestivo

ATENA LUCANA - continuare su

destra – entrare a Reggiano –

parte del Parco del Cilento e

venuto con un potente eser-

aspetto paesaggistico, con

SS598 – attraversare Taverne –

Tratta NAPOLI-TEGGIANO km.

belvedere dai quali si am-

continuare su SS598- alla ro-

150.

del Vallo di Diano, ha co-

urbanistica medievale

appartenuto

cito per catturare il ribelle

il


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la nostra storia

Il palazzo napoletano dell’ultimo Caravaggio V

onale prendere

–continuare su

rada Taverna –

– continuare su

ndere SP 39- at-

di Prato Perillo – SP52- girare a

e a Reggiano –

EGGIANO km.

ia Toledo 185. Sede di Banca Intesa ex Banca Commerciale. L’indirizzo suggerito è quello di uno dei più bei palazzi di Napoli, il cui tesoro per i napoletani che amano la propria città non è il denaro custodito nelle casseforti della banca ma nel salone clienti e al primo piano. Perché? Cominciamo a parlare del piano superiore. In una delle sale, Banca Intesa conserva, visibile per il pubblico, uno dei dipinti più importanti del più grande pittore italiano del 1600 : Caravaggio. Raffigura “Il martirio di Sant’Orsola”. E’ esposto in una sala dotata di pannelli illustrativi semplici e chiari dedicati alla storia rappresentata nel dipinto e al grande pittore, permettendo a tutti di capire e apprezzare l’opera. Nella sala attigua chiamata “sala degli uccelli” per le decorazioni ornamentali del soffitto e delle pareti, sono esposti dipinti di vedute della città di Napoli nell’800, tra cui una ,importante veduta del “largo di palazzo”, l’attuale piazza Plebiscito, e alcune immagini di Posillipo e di Sorrento. Adesso scendiamo nel salone a pianoterra, quello dove si svolgono le giornaliere operazioni bancarie: sul soffitto c’è un’enorme vetrata colorata circondata da un cornicione di legno decorato. La sala, ricavata dall’antica corte del palazzo, presenta un porticato ad archi nei quali sono ricavati degli ammezzati aperti, come fossero balconi, con bellissime ringhiere in ferro battuto lavorato dove trovano alloggio uffici a vista; i banconi e i tavoli sono in legno massiccio decorato, un vero capolavoro di fale-

gnameria che testimonia la grande professionalità degli artigiani napoletani. Sopra al display dei numeri di chiamata dei clienti c’è un bellissimo orologio antico molto ricco di decorazioni e perfettamente funzionante. Al centro del pavimento un intarsio di marmi richiama armoniosamente nei colori la vetrata del soffitto. Uscendo dalla Banca, attraversata la strada, si può ammirare lo splendido portale d’ingresso che è rimasto intatto nel corso dei secoli, altissimo, imponente, decorato con piperno grigio e marmo bianco,. testimonia tutta l’importanza e la ricchezza degli antichi proprietari. Nessuna sede bancaria può vantare una simile ricchezza di arte al suo interno, testimonianza di un passato di cui si può essere solo orgogliosi. Liliana Palermo job - feneal uil campania /febbraio 2008

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tempo libero

“Outlet Italia”, il nuovo libro di Aldo Cazzullo, inviato di punta del "Corriere della Sera", racconta il mondo degli outlet (dove si vendono a prezzi bassi vestiti di marca fuori stagione), ma anche i luoghi del divertimento

di

massa,

quelli classici e quelli più recenti, dalla mostra del fumetto di Lucca alla Riviera romagnola, dal carnevale di Viareggio al turismo enogastronomico di Alba.

L I B R

Con stile semplice e sguardo lucido, Cazzullo ha l’abilità di condurre il lettore in un viaggio nelle metropoli e nella provincia italiane tracciando insospettabili collegamenti. Non fornisce risposte, questo libro edito dalla Mondatori, né svela grandi segreti, ma fotografa la realtà, quella che l’autore chiama “Paese in svendita”, dove in vendita a metà prezzo non sono soltanto i beni di consumo ma anche i valori.

“Fratelli d’Italia” di Ferruccio Pinotti, giornalista e scrittore, in 700 pagine prova a fare la storia della massoneria, uno dei fenomeni più controversi della storia, speso buia, dell’Italia. Quanto conta la massoneria? Chi ne fa parte ora? Quali sono i rapporti con politica, Chiesa, mafia, ‘ndrangheta? A tutte queste domande, Pinotti dà una risposta non netta (non sarebbe possibile), ma fa parlare i protagonisti, i testimoni, le carte giudiziarie. E’, insomma, un’indagine sui fatti e sui nomi di chi è gravitato o gravita ancora nell'orbita della massoneria, un viaggio nelle viscere di un potere che ha unito, seppur in tempi e modalità diverse incredibile a dirsi – poeti, giornalisti, politici, forze dell’ordine, banchieri, malavitosi. Dopo aver letto “Fratelli d’Italia” avrete le idee più chiare sulla massoneria, ma comincerete a vederla ovunque.

Vi piacerebbe fare un viaggio nel tempo? Magari nel 115 d.C. a Roma, sotto l’Imperatore Traiano, l’optimus princeps sotto cui l’impero romano raggiunse la sua massima espansione, grazie alla grandiosa impresa dacica? Non vi preoccupate, non vi servirà la macchina di “Ritorno al futuro”. Vi basterà leggere “Una giornata nel-

I

l’Antica Roma”, un viaggio di 24 ore (dalle 6.00 alle 24.00) nella capitale dell’Impero, sotto la guida di un magistrale Alberto Angela. Scoprirete come i romani arredavano le proprie case, come si facevano la barba, come facevano colazione, cosa compravano al mercato e come intendevano il sesso. Ma, accanto a questa quotidianità, l’autore ci presenta anche i caratteri più crudi di quella società che celebrava spettacoli di morte nel Colosseo, vendeva esseri umani alle famiglie più ricche, marciva nel degrado dei maleodoranti quartieri destinati ai più poveri. Un mondo così lontano, eppure così simile al nostro, a dimostrazione che i secoli che ci separano non ci differenziano né per abitudini, né per vizi.

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dischi L’appuntamento si rinnova ogni due anni circa, in occasione del suo compleanno (28 ottobre) ed è sempre un trionfo. L’ultimo lavoro di Eros Ramazzotti “e2” è un doppio cd che si è aggiudicato il titolo di disco più venduto del 2007 con 1.500.000 copie nella sola Europa. Il primo Cd ripercorre la carriera ventennale del cantautore romano con una raccolta sapientemente selezionata di 14 grandi successi come “Terra promessa”, “Favola”, cui si aggiungono 4 inediti, tra cui “Non siamo soli” duettato con Ricky Martin. Il secondo ripropone altri 17 successi riarrangiati da big della musica internazionale, viaggiando dalle suggestive atmosfere di "Adesso Tu", "Musica È" e "Solo Ieri" eseguite dalla London Session Orchestra, quelle calde di "Fuoco Nel Fuoco", accompagnata dalla chitarra di Carlos Santana, fino alle ambientazioni sonore pulp di "Taxi Story" affidata a Jon Spencer, maestro del noise rock. Due ore di musica, un viaggio nel passato e nel presente di un artista che, a dispetto del tempo, naviga sempre sull’onda del successo.

Ma dove l’ho già visto? Sarà questa la domanda che vi porrete guardando “American Gangster” l’ultimo film di Ridley Scott ispirato alla storia di Frank Lucas, spacciatore di eroina nella New York degli anni ‘70. Il riferimento al “Padrino” sarà inevitabile, ma ciò non riuscirà ad oscurare né la maestria con cui il film è girato, né la magnifica interpretazione di due attori del calibro di Denzel Washington e Russell Crowe. Frank Lucas (Denzel Washington) crea un impero economico sul traffico dell’eroina che, grazie a soldati corrotti, riesce a importare direttamente dal sud-est asiatico, trasportandola nelle bare dei caduti in Vietnam. A indagare sullo spaccio della Blue Magic (l’eroina purissima di Lucas), è chiamato il detective della narcotici Richie Robert (Russell Crowe), poliziotto incorruttibile, marito e padre fallito. Tra poliziotti corrotti e mafiosi senza scrupoli, il detective Robert incastrerà Lucas, proprio quando questi verrà meno agli insegnamenti del suo boss mentore a non dare sfoggio delle proprie ricchezze (un cappotto di cincillà gli sarà fatale). Superbo Washington, gladiatore un po’ appesantito invece Crowe, per un film (troppo lungo) sull’eterna lotta tra bene e male, discutibili codici d’onore e leggi da far rispettare.

tempo libero

“O Lupo è Addiventato Pecorella” dà il titolo alla nuova raccolta di poesie musicate di Dario De Lucia. In quest’ opera il poeta esprime i disagi, i problemi, le realtà che vede, sente e vive il suo cuore e la sua persona. De Lucia vive e fa vivere i disagi che ognuno di noi ha provato o prova almeno una volta nella vita. La sua è vita vissuta. Spazia da un argomento all’altro senza però perdere di vista il suo filo conduttore, quello del sentimento. Affronta con grande disinvoltura temi personali e temi comuni, temi come la sua tormentata ricerca spirituale, la rabbia per una città come Napoli dove tutto è il contrario di tutto e il crimine è la normalità; o ancora temi come il miracolo dell’amore tra due sposi veterani che, dopo tanti anni sono ancora insieme. (per maggiori info visitate il sito www.dariodelucia.it)

La chiusura di una multinazionale americana, causa l’immediato licenziamento di decine di operai. Il licenziamento non demoralizza gli operai, ma li fa mobilitare attraverso una dura lotta che poco a poco, porterà il loro caso sui tg nazionali. Durante la lotta vediamo intrecciarsi le loro vicende familiari: Antonio sogna di tornare a vivere nel suo paese insieme alla compagna Nina, che invece lavora a Milano e vorrebbe che fosse lui a trasferirsi e sposarla; il sindacalista Salvatore che ha un rapporto conflittuale con suo figlio diciottenne; Mario invece che ha due figli e un mutuo da pagare, cerca una via alternativa di guadagno aprendo una fabbrica di pasta fresca con sua moglie Emanuela. Quando l’azienda decide di chiudere definitivamente lo stabilimento, gli operai tentano un gesto estremo: andare in america a parlare col diretto responsabile della chiusura. È “Il posto dell’anima”, ora in dvd.

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attualità Il teatro per educare alla legalità Al via il progetto "Teatri per la legalità", un'iniziativa che coinvolgerà 25mila ragazzi e circa duecento scuole in sei comuni della Campania. L'obiettivo è educare alla legalità partendo proprio dalle scuole. Saranno rappresentate le cosiddette opere del "teatro civile". Gli spettacoli andranno in scena a Napoli, Marano, Santa Maria Capua Vetere, Afragola, San Giorgio a Cremano ed Eboli, tutte città definite "difficili". Le rappresentazioni affrontano i temi della camorra, dell'usura, del lavoro nero e dell'integrazione culturale. Tra le opere più suggestive, oltre a quella scritta dal giornalista Roberto Saviano con il regista Mario Gelardi, c'è "Il mio giudice" di Maria Pia Daniele: è la storia di una giovane collaboratrice di giustizia che si suicida, mentre è in una località protetta, dopo la morte di Paolo Borsellino. Tra i teatri scelti c'è quello di Marano che è intitolato al giornalista Giancarlo Siani, vittima innocente dalla camorra.

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Ferrovie: a dicembre nuova tratta dell’ex Alifana Un altro tassello importante per il trasporto pubblico in Campania. Verrà completata entro pochi mesi la tratta Piscinola-Aversa della ferrovia Metrocampania Nordest, meglio conosciuta come "Alifana". A dicembre di quest'anno verranno aperti altri sette chilometri che collegheranno la periferia nord di Napoli fino ad Aversa. Per l’adeguamento architettonico delle stazioni e delle aree circostanti sono stati stanziati 82 milioni di euro. Verranno riqualificate le stazioni di Piscinola-Scampia e di Mugnano. Per febbraio 2009 sarà aperta anche la stazione di Melito. La ferrovia collegherà all’area nord di Napoli anche Giugliano dove l’arrivo dell’ex Alifana era atteso da anni. Prevista la realizzazione di diversi parcheggi di interscambio e di una decina di aree verdi a ridosso delle stazioni. Tra l’altro, sull’intera tratta verrà sperimentato un moderno di sistema di telecomunicazione integrata per la sicurezza e il controllo.

“Apologia di un antileader”, di Antonio Messia e Antonio Passaro, edizioni Tullio Pironti, ha vinto il Premio Presidenza Archè per la saggistica. Il riconoscimento è stato attribuito nell’ambito della V edizione del Premio Letterario Internazionale Archè “Anguillara Sabazia Città d’Arte”. In questo libro, Passaro e Messia, rispettivamente addetto stampa e assistente del segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, hanno ripercorso gli ultimi sei anni di storia sindacale, partendo dal difficile confronto sui contratti a termine nel 2000 sino al rilancio della concertazione, passando per la lacerante vicenda dell’articolo 18. Un intreccio tra sociale, economia e politica che vede protagonista Angeletti, definito dai due autori un “antileader” proprio per la sua peculiare capacità “di incarnare lo spirito libero delle persone che rappresenta, scevro, come è, da formalismi e ideologismi”. I due autori hanno supportato la ricostruzione della storia con l’utilizzo di brani di alcune interviste rilasciate da Angeletti.

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la posta

Caro Job, sono felice per questa novità del giornale. Tra le "S" che ho visto sulla copertina del primo numero noto quella della "Sicurezza". Purtroppo vi scrivo dopo la tragica morte sul lavoro in Irpinia, l'ennesima negli ultimi mesi. Credo che sia intollerabile sopportare queste cose in un Paese civile come dovrebbe essere l'Italia. A me non basta ascoltare le parole del Presidente Napolitano che parla di "emergenza" con riferimento agli incidenti sul lavoro. E' passato un anno e non mi sembra che si sia andati oltre l'impegno dei sindacati che hanno portato questo punto al vertice del loro programma. Per molti versi non è cambiato nulla se si considera che gli ispettori destinati a controllare i cantieri sono ampiamente insufficienti.

Ho letto con attenzione la vostra nuova produzione"comunicativa". Che dire? Complimenti alla redazione e tutta la Feneal campania.....

Saluti

Guglielmo Loy

Amedeo - Napoli

Segreteria UIL confederale

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PILLOLE DI SAGGEZZA NAPOLETANA: ‘A bona campana se sente ‘a luntano. Le buone qualità si riconoscono da lontano.


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tabelle retributive

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informazioni utili

Importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità e disoccupazione L’articolo 1, comma 27, della legge n. 247 del 24 dicembre 2007 ha disposto, con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, a partire dal 2008, che gli aumenti dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità e disoccupazione sono determinati nella misura del 100 % dell’aumento derivante dalla variazione annuale dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati. I – TRATTAMENTI DI INTEGRAZIONE SALARIALE SETTORE EDILE Gli importi massimi mensili dei trattamenti di integrazione salariale devono essere incrementati, nella misura ulteriore del 20% per i trattamenti di integrazione salariale concessi in favore delle imprese del settore edile e lapideo per intemperie stagionali. Si comunica– gli importi riguardanti i massimali in questione risultano fissati, per l’anno 2008, nelle misure di seguito indicate, rispettivamente al lordo e al netto della riduzione prevista dall’articolo 26 della legge 28 febbraio 1986, n. 41, che attualmente, a seguito dell’aumento delle aliquote contributive disposto dall’articolo 1, comma 769 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria 2007), è pari al 5,84 % : 1) € 858,58 808,44 2) € 1.031,93 971,67 Settore edile 1) € 1030,30 970,13 2) € 1238,32 1166,00 L’importo della retribuzione mensile che costituisce la soglia per l’applicazione dei massimali di cui ai punti 2 suddetti è fissato, a decorrere dal 1° gennaio 2008, in € 1.857,48. .II – INDENNITÀ DI MOBILITÀ Gli importi massimi mensili, da applicare alla misura iniziale dell’indennità di mobilità spettante per i primi dodici mesi, da liquidare in relazione ai licenziamenti successivi al 31 dicembre 2007, sono, rispettivamente al lordo e al netto della riduzione istituita dall’articolo 26 della legge n. 41/1986, i seguenti: 1) € 858,58 808,44 2) € 1.031,93 971,67 Anche per l’indennità di mobilità l’importo della retribuzione mensile per l’applicazione del massimale più elevato, indicato al punto 2, è fissato in € 1.857,48. III - TRATTAMENTI SPECIALI DI DISOCCUPAZIONE PER L’EDILIZIA Gli importi riportati nel precedente paragrafo II trovano applicazione anche nei confronti dei lavoratori che hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui all’articolo 11, comma 2, della legge 23 luglio 1991, n. 223, nonché a quello di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 19 luglio 1994, n. 451. L’importo che deve essere corrisposto ai lavoratori che hanno diritto al trattamento speciale di disoccupazione per l’edilizia di cui alla legge 6 agosto 1975, n. 427, resta invece fissato anche per l’anno 2008 in € 579,49 che, al netto della riduzione del 5,84 %, è pari a € 545,65. IV - INDENNITA’ ORDINARIA DI DISOCCUPAZIONE Gli importi massimi mensili dell’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti normali, per la quale non opera la riduzione di cui all’articolo 26 della legge n. 41/1986, sono pari a € 858,58 ed a € 1.031,93. Per quanto riguarda l’indennità ordinaria di disoccupazione non agricola con requisiti ridotti e quella agricola con requisiti normali e ridotti, da liquidare con riferimento all’attività svolta nel corso dell’anno 2007, trovano invece applicazione gli importi stabiliti per tale anno e indicati nella circolare n. 30 del 30 gennaio 2007 (€ 844,06 ed € 1.014,48). job - feneal uil campania / dicembre 2007

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