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ELABORATO DI MEDICINA

ALGIE DEL MARZIALISTA

A cura di

Michele Zannolfi Maestro dell’Arte della Spada

ELABORATO DIDATTICO PER ASPIRANTI ISTRUTTORI

Questo documento è stato gentilmente concesso dalla FISMM ITALIA a favore della JK SPORTS MILANO

Redatto in proprio per soli fini didattici Distribuito dalla Segreteria Nazionale

FEDERAZIONE ITALIANA SCUOLE MARZIALI MULTIDISCIPLINARI


PREMESSA d ogni buon fine, chiarisco che l’elaborato didattico “ALGIE DEL MARZIALISTA” è indirizzato primariamente agli Aspiranti Istruttori iscritti alla Federazione Italiana Scuole Marziali Multidisciplinari, secondariamente ai Responsabili Regionali e Referenti delle Scuole Marziali affiliate per l’eventuale distribuzione ed infine ai marzialisti accreditati presso la nostra JK Sports. Questa precisazione è finalizzata all’omissione sia d’argomenti, sia di concetti, visti e approfonditi molte volte in precedenti elaborati didattici.

A

Nondimeno è utile ribadire che il K.H.S. si basa sulla regola “CHEIN ONE GO” (tutto d'un fiato), ciò al solo scopo d’avvicinarci quanto più possibile, sia mentalmente, sia fisicamente, agli obblighi imposti dal “combattimento reale”. Per questa ragione nella nostra disciplina non sono previste operazioni di: a) PULLED MUSCLE PREVENTION (esercizi di riscaldamento finalizzati a prevenire strappi muscolari ¹); b) STRETCHING (esercizi di distensione delle membra); c) CATCH ONE'S BREATH (interruzioni durante il combattimento, finalizzate a riprendere il fiato ²).

mente conosciuto come «dolore» è a volte l’unico elemento che indichi una patologia nel soggetto che pratica un’attività sportiva. Il dolore acuto a carico di un organo inizia con la stimolazione di uno o più recettori sensoriali, chiamati nocicettori, localizzati nella pelle o negli organi interni. Questi recettori ricevono informazioni su caldo intenso, forte pressione, punture, tagli e altri eventi che possono causare danni all'organismo. Il trasporto di queste informazioni dai nocicettori al midollo spinale è affidato a due tipi di fibre nervose: a) FIBRE A - DELTA, che trasmettono le informazioni velocemente e sono probabilmente responsabili della percezione acuta del dolore; b) FIBRE C, che trasmettono gli impulsi più lentamente e causano, probabilmente, la percezione del dolore persistente. Nel midollo spinale i messaggi dei nocicettori possono essere modulati da altri neuroni spinali che aumentano o, più frequentemente, diminuiscono l'intensità dello stimolo dolorifico. L'impulso viaggia, quindi, verso diverse aree del cervello. Alcune zone cerebrali determinano dove si trova il dolore e cosa lo sta causando, mentre altre integrano l'informazione sensoriale con le condizioni generali dell'organismo e producono la sensazione emotiva chiamata «dolore». Questi stessi centri cerebrali possono attivare lunghe fibre nervose che discendono fino al punto del midollo spinale dove ha origine il segnale del dolore e l’attenuano.

(¹) Il K.H.S. allena al movimento isometrico assoluto. In questo modo, il corpo viene addestrato ad eseguire quegli scatti intensi e brevi, necessari per il combattimento senza compromettere né la muscolatura né i tendini. (²) Il marzialista impara, senza interrompere il combattimento, ad assumere posture, o eseguire manovre, che gli permettono di normalizzare il respiro e controllarne l’aspetto bradicardico. onostante il praticante d’arti marziali sia una persona che non conosca malattie particolarmente gravi dal punto di vista patologico, egli sa che vi è un “campanello d’allarme” cui deve prestare la massima attenzione. Questo segnale, comune-

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Figura A […] L'impulso viaggia, quindi, verso diverse aree del cervello. Alcune zone cerebrali determinano dove si trova il dolore e cosa lo sta causando […]


Secondo alcuni studi sembra che alcune delle fibre che inibiscono i messaggi del dolore nel midollo spinale rilascino un neurotrasmettitore chiamato encefalina; inoltre, in determinate aree del cervello che elaborano i messaggi, viene secreta una sostanza chimica simile all'encefalina, chiamata endorfina. Nonostante il ruolo preciso di queste due sostanze nell'organismo non sia ancora del tutto chiaro, la loro somiglianza strutturale con alcuni analgesici sintetici suggerisce che esse vengono prodotte per funzionare da inibitori naturali del dolore. Empiricamente, nella nostra Sala d’Armi, s’usa il motto: “Quando il dolore morde, continua; quando punge, smetti”. L’atleta marziale, comunemente, denuncia dolore muscolo-scheletrico, localizzabile nelle strutture: 1) articolari; 2) capsulari miofasciali; 3) legamentose tendinee; 4) osteoperiostee. Prenderemo in analisi sia alcuni aspetti della postura , sia alcune di queste patologie al fine di renderci maggiormente coscienti ed eventualmente prevenirle, riconoscerle e correggerle.

LA POSTURA

acquisizione della postura eretta e del movimento bipede (nella linea evolutiva dell'uomo risale al tempo dei primi australopiteci), è stata possibile grazie ad una serie di adattamenti strutturali che tuttora si riscontrano nell'apparato scheletrico umano:

L’

a) la colonna vertebrale presenta una caratteristica forma a S, che sposta il centro di gravità del corpo direttamente sull'area di appoggio dei piedi, conferendo stabilità ed equilibrio nella posizione eretta;

b) il bacino è più ampio che negli altri primati antropomorfi, l'articolazione del ginocchio si blocca nella posizione di massima estensione e il piede non è prensile, ma specializzato nell'appoggio e nella deambulazione plantigrada. Fu l'antropologo francese Marcel Mauss a parlare per primo, nel 1934, di tecniche del corpo. In un articolo pubblicato nel 1936 sul "Journal de Psychologie". Secondo Mauss, alcune tecniche del corpo ci appartengono perché ci sono state trasmesse culturalmente e riguardano i diversi momenti della vita d’ogni individuo, dall'infanzia alla vita adulta. La postura e il movimento vengono percepiti spontaneamente come “portatori di significato” in base all'esperienza che ciascuno sviluppa nel proprio ambiente; quest’insieme di movimenti, che permettono la naturale padronanza del corpo, corrisponde a ciò che marzialmente sono definite “Tecniche base” o “Fondamentali”. Il marzialista deve possedere quella stessa naturale padronanza del corpo. Per far sì ché ciò accada, occorre acquisire una serie di posture che Mauss chiama extraquotidiane. Esse sono utili per trovare un equilibrio psicofisico di base. Sarà tale condizione che permetterà al marzialista di comportarsi come se, questa, fosse la sua condizione naturale d’esistenza. Nel nostro caso, la Sala d’Armi è il teatro dell’azione, in cui si simulano metodiche e psicologia del “combattimento reale”. Per evitare, sia durante i combattimenti, sia negli allenamenti, la comparsa di dolori muscolari e/od osteoarticolari, è necessario mantenere sempre una corretta postura. Questa può essere definita come "il mantenimento del corpo in equilibrio con il minimo dispendio energetico possibile". La postura dipende da due fattori fondamentali: 1. anatomo - funzionale, rappresentato dalla "struttura portante" della colonna vertebrale, con muscoli, legamenti ed articolazioni; 2. ambientale, rappresentato dal modo di interagire con il mondo esterno; una sorta di "linguaggio del corpo", determinato da, ad esempio: emozioni e impulsi.


Tali fattori possono a loro volta essere influenzati da varie condizioni. Oggi, purtroppo, è sempre più difficile mantenere una postura corretta. Quando il corpo cerca di conservare l'equilibrio ricercando posizioni che non acuiscano il dolore, riduce la sua mobilità. Si deforma, pagando il proprio sollievo con una maggiore perdita d’energia, quindi indebolendosi. Il “dolore”, a causa della postura non più corretta, compare così senza difficoltà (un emblematico modello ne è la vecchiaia, con la relativa tipica assunzione di nuove posture).

sulle punte, o sui talloni, al fine di migliorarne il carico dinamico espresso nel gesto tecnico e non arrecare così danno ai muscoli lombari e/o provocare cervicobrachialgie.

Figura C […] e che il piede riproduca la movenza «Asci», ovvero, un movimento rotatorio in sospensione sulle punte, o sui talloni, al fine di migliorarne il carico dinamico espresso nel gesto tecnico e non arrecare danno ai muscoli lombari e/o provocare cervicobrachialgie […]

Figura B […] è importante notare come la linea di gravità cada al centro della base d'appoggio; che il peso sia equamente distribuito sugl’arti inferiori […]

Purtroppo nella maggior parte dei casi le persone prendono coscienza del problema solamente nella fase della repressione, quando invece è maggiormente utile un’adeguata prevenzione. Il corpo umano è, normalmente, in buon equilibrio; raramente, invece, conserva una buona postura. Guardando l’immagine (Figura B) è importante notare come nella “Postura del Cavaliere” la linea di gravità cada al centro della base d'appoggio; che il peso sia equamente distribuito (cinque/decimi) sugl’arti inferiori e che il piede (lettera A) riproduca la movenza «Asci», (Figura C) ovvero, un movimento rotatorio in sospensione

L'atleta mantiene la stazione eretta, ovvero l'equilibrio, grazie all'acquisizione istantanea di numerose informazioni esterne da parte del nostro organismo; l'apparato oculo-motore (vista), l'apparato vestibolare (udito), l'apparato propriocettivo (muscoli e organi nervosi specifici) determinano le "correzioni" infinitesimali necessarie a "compensare" le perturbazioni sull'equilibrio derivanti dall'ambiente esterno. Nel caso un Istruttore avesse dubbi sul corretto portamento, o sulla postura di un atleta, per valutare bene, è utile che consigli l'effettuazione di esami posturografici e/o stabilometrici. La stabilometria fornisce altresì un valido contributo alla vestibologia, alla odontoiatria ed alla fisiatria. L'esame posturografico, in definitiva, consente di valutare come stiamo in piedi, permettendo così di correggere in maniera mirata un difetto posturale. Inoltre è stato scoperto che v’è una stretta correlazione tra occlusione delle arcate dentarie (ma-


scellare superiore e mandibola), e postura del corpo. Questa ricerca rappresenta l’aspetto più avanzato della ricerca odontoiatrica ed è denominata «Gnatologia». Una “chiusura scorretta”, anche d’alcuni millimetri, della mandibola, o un suo iniziale irrigidimento (evento non raro in un marzialista), determina una torsione delle prime vertebre della colonna. Fatto che può provocare a sua volta, com’è facilmente comprensibile, forti dolori, capogiri e gravi difficoltà di movimento. Questa connessione è possibile che si manifesti con dolori, quali: mal di testa, nevralgie, torcicollo, dolori cervicali (definiti sbrigativamente come artrosi cervicale), vertigini, nausea, dolori al dorso, sciatalgie o lombo-sciatalgie. Nello schermidore, un carico scorretto, un movimento di rotazione senza essere sostenuto da un corretto passo “Asci”, oppure, traumi locali, sforzi bruschi, microtraumi ripetuti, eccetera, possono favorire una delle più diffuse algie marziali: la sciatica (radicolalgia da irritazione della quinta radice sensitiva lombare e della prima sacrale). Il meccanismo più frequentemente chiamato in causa si manifesta nella regione spinale inferiore. La sciatica è caratterizzata essenzialmente da dolori lombari irradiati alla natica, alla faccia posteriore della coscia e anche a quella del polpaccio e al tallone, alla caviglia, all'alluce. Il dolore, lancinante, può essere continuo oppure può manifestarsi a tratti e raggiungere intensità tale da costringere il marzialista a riposo assoluto. L’Aspirante Istruttore sappia che ogni manovra che determina l'allungamento del nervo provoca dolore (segno di Lasègue), quindi dovrà favorire la posizione flessa.

E EP PIIC CO ON ND DIIL LIIT TE E

epicondilite comunemente detta "gomito del tennista o tennis elbow", (se viene colpito l'epicondilo mediale, la sindrome viene detta gomito del golfista) è una tendinopatia inserzionale che interessa l'inserzione sull'osso del gomito (in realtà su una porzione di questo detta

L’

epicondilo), dei muscoli epicondilei, che sono quelli che permettono l'estensione, (cioè il piegamento all'indietro), delle dita e del polso. Come tutte le tendinopatie inserzionali, le cause sono rappresentate da movimenti eccessivamente ripetuti o attuati con troppa intensità, che sono responsabili di una progressiva infiammazione della giunzione osteo-tendinea. Questo, nello sport, ad esempio, si può verificare frequentemente nel tennista, ma ciò non significa che non possa comparire in altre discipline.

Figura D

L'epicondilite non deve essere considerata come una patologia esclusivamente sportiva. L'elemento comune è rappresentato da un eccessivo utilizzo dei muscoli estensori delle dita e del polso. È evidente, quindi, che opportune precauzioni, come lo studio d’una corretta tecnica nel gesto sportivo, possano rappresentare una valida prevenzione. Il sintomo principale è il dolore spontaneo, che aumenta molto alla pressione sulla zona dell'epicondilo. Talvolta il dolore tende ad irradiarsi sull'avambraccio, rendendo difficili anche le attività quotidiane. I sintomi sono indolenzimento sul sito delle inserzioni muscolari e dolore quando i muscoli vengono contratti. Nel caso dello schermidore il dolore si manifesta in concomitanza con i movimenti d’estensione del braccio (occorre tenere presente che solitamente l’arto d’uno schermidore K.H.S. sostiene circa 900


grammi d’arma e che questa ne grava il movimento ). La lesione è causata da uno strappo dei muscoli vicino al sito d’inserzione nell'osso o da uno stiramento del “periostio”; tale lesione iniziale provoca un’infiammazione. Innanzitutto bisogna evitare di cominciare in ritardo la terapia. Ai primi accenni di dolore è consigliabile rivolgersi allo specialista. Riposo e ghiaccio per prima cosa: la borsa del ghiaccio deve essere mantenuta per 15 20 minuti più volte al giorno.

C CO OL LP PO O D DII F FR RU US ST TA A

l “Colpo di frusta” è un trauma molto forte. Provoca uno stiramento dei muscoli, tendini e legamenti della nuca. Comprime i dischi invertebrati, cioè i «cuscinetti» posti tra una vertebra e l’altra. Il termine colpo di frusta, coniato probabilmente da H. Crowe nel 1928, identifica una lesione traumatica distorsiva della colonna cervicale, causata da una brusca sollecitazione in iperestensione (testa notevolmente all'indietro), seguita da un'altrettanta violenta spinta in iperflessione (testa notevolmente in avanti). Le lussazioni o le fratture complete delle vertebre si hanno solo in seguito a traumi di notevole entità: cadute, schiacciamento, eccetera, spesso mortali per le conseguenze delle lesioni da compressione o da resezione del midollo spinale. Le fratture parcellari, invece, non sono molto rare (a carico delle apofisi spinose, delle trasverse o delle articolari) e, come pure la lesione isolata del corpo vertebrale, possono evolvere verso la guarigione, con o senza postumi. Caratteristicamente il colpo di frusta, nelle arti marziali, si verifica in combattimenti, o addestramenti passivi, ossia quando nell’atleta le motivazioni non sono sufficienti alla stimolazione adrenalinica ¹.

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Figura E

Talvolta può essere utile utilizzare un tutore a fascia particolare, (si acquista nelle sanitarie richiedendo un tutore antiepicondilite), che supporta lo sforzo compiuto durante l'estensione del braccio. La terapia ideale è il riposo assoluto del gomito, sebbene non sempre sia facile sostenerla. Tutte le indicazioni sanitarie indicate in quest’elaborato sono a puro titolo indicativo, (per prescrizioni o terapie è sempre necessario rivolgersi a personale medico qualificato).

Figura E […] Il marzialista, è soggetto a questo tipo di trauma, specialmente in seguito a tecniche portate da dietro, o frontali, senza presentimento; in un duello attivo difficilmente avviene questa traumatologia, in quanto l’atleta è attento […]


Il marzialista, è soggetto al “Colpo di frusta”, specialmente in seguito a tecniche portate da dietro, o frontali, senza presentimento. In un duello attivo questa traumatologia avviene difficilmente, in quanto l’atleta è reattivo. Molto utili, alla prevenzione del trauma, sono le posture del «Criceto» e dello «Schiavo». Queste posizioni evitano, o attutiscono, la brusca decelerazione e accelerazione della cervicale che causa lo stiramento dei muscoli e dei legamenti cervico-nucali, nonché delle strutture nervose. Il “Colpo di frusta”, comporta un effetto lesivo a carico dei recettori e delle fibre nervose; gli effetti lesivi possono essere sia periferici, sulle afferenze vestibolari e propriocettive, sia centrali, per lo stiramento del midollo cervicale. Quando ciò avviene la muscolatura cervico-nucale si contrae a scopo antalgico (una reazione di difesa antidolorifica), limitando le capacità articolari della colonna cervicale.



formicolii alle braccia e alle mani (parestesie).

Tale sintomatologia, dopo un'adeguata terapia, tende a scomparire nel giro di 1 - 3 mesi. In alcuni casi, tuttavia, si può verificare la cosiddetta "sindrome tardiva del colpo di frusta", che può persistere anche più di sei mesi; questa, oltre ai sintomi suddetti, può presentare: 

vertigini;



ansia;



depressione;



insonnia;



disturbi dell'orecchio (acufeni, ipoacusia, eccetera);



disturbi dell'occhio (annebbiamenti della vista, dolori retrobulbari, eccetera).

Il primo provvedimento da prendere è rappresentato dall'immobilizzazione della cervicale con idoneo collare.

Figura F [… ] gli effetti lesivi possono essere sia periferici, sulle afferenze vestibolari e propriocettive, sia centrali, per lo stiramento del midollo cervicale […]

La conseguenza di tutti questi effetti è una sintomatologia rappresentata da:    

dolore cervicale; rigidità del collo; cefalea; dorsalgia:

¹ Adrenalina: L’adrenalina, o epinefrina, è un ormone secreto dallo strato midollare delle ghiandole surrenali. Solitamente è presente nel sangue solo in quantità minime che aumentano in momenti di particolare ansia, eccitazione o stress emotivo, dal momento che l'adrenalina ha un'azione generale stimolante sulle strutture corporee, preparandole ad uno sforzo psicofisico. Tra i suoi effetti vi sono la stimolazione del cuore, la costrizione dei piccoli vasi sanguigni, l'innalzamento della pressione sanguigna, la liberazione dello zucchero conservato nel fegato e il rilassamento o la contrazione di alcuni muscoli involontari.


T TU UN NN NE EL L C CA AR RP PA AL LE E

a Sindrome del Tunnel Carpale (denominata anche “Sindrome da sforzo ripetuto”) è una patologia della mano molto diffusa, causata da traumi ripetuti, che colpisce prevalentemente atleti di sesso femminile tra i 40 e i 60 anni. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) l’ha classificata tra le malattie a carico del sistema muscoloscheletrico, causata dalla ripetizione assidua e incessante di movimenti apparentemente innocui, come ad esempio: il maneggio ordinario, l’oscillamento dell’arma o la presa negli Atemi. Ulteriori fattori che possono contribuire ad intensificare le manifestazioni sintomatiche sono allenamenti scorretti, o in condizioni di stress, e il compiere movimenti del polso esercitando una forza eccessiva. I suoi sintomi, che comprendono dolore, affaticamento, debolezza degli arti superiori, rigidità e crampi (ossia stati di contrazione prolungata e dolorosa di alcuni muscoli), in genere compaiono in modo progressivo; in taluni casi, però, possono presentarsi all'improvviso. Inizialmente, il marzialista prova affaticamento o dolore alla fine dell’allenamento, e migliora dopo il riposo notturno. In seguito, il dolore diviene costante e permane anche quando l’atleta non si allena. La sindrome non va confusa con patologie come la sinovite che sono ben definite e si curano mediante l'uso di steroidi (ai quali, invece, non risponde la sindrome del tunnel carpale). I sintomi di questa malattia sono causati da una compressione del nervo mediano a livello del polso. Tale nervo fornisce la sensibilità alle prime tre dita della mano, (e alla metà del quarto dito), e gli impulsi motori ad un importante muscolo del pollice detto "opponente". Il sintomo caratteristico è il formicolio, che si manifesta, specie durante il riposo, sulle prime tre o quattro dita della mano; il dito medio è quello caratteristicamente più interessato. Talvolta il formicolio può assumere carattere doloroso ed irradiarsi sino alla spalla. Successivamente possono comparire alterazioni della sensibilità e della forza; in particolare il marzialista si accorge di non riuscire a "forzare" con la mano interessata e avverte impaccio nello svolgere semplici movimenti di maneggio. Nei casi più gravi può perdere l’arma che le cade dalle mani. Nelle fasi più avanzate i muscoli della base del pollice diminuiscono di volume e la sen-

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sibilità delle prime tre dita tende a scomparire gradualmente. Il nervo mediano lascia l'avambraccio e penetra nella mano percorrendo un canale, (il tunnel carpale); questo è composto da un "tetto", il legamento trasverso del carpo ¹, e da un "pavimento", le ossa del polso.

Figura G […] Tale nervo fornisce la sensibilità alle prime tre dita della mano, (e alla metà del quarto dito), e gli impulsi motori ad un importante muscolo del pollice detto "opponente […]

Nel tunnel, insieme al nervo mediano, vi sono nove tendini diretti ai muscoli flessori delle dita. Ogni anomalia che provoca la diminuzione dello spazio disponibile all'interno del tunnel, provoca la sofferenza del nervo mediano che, tra le strutture contenute all'interno, è la più delicata. Nella maggior parte dei casi la causa della sindrome consiste nell'ispessimento del legamento palmare trasverso; questo si verifica più frequentemente nelle marzialiste nel periodo menopausale, durante la gravidanza, (tra il 3° e il 6° mese, in genere), o al termine di essa; ciò è probabilmente da mettere in relazione con le modificazioni ormonali caratteristiche di queste fasi di vita della donna. Tuttavia questo tipo di patologia colpisce anche, a titolo d’esempio, operatori di computer e casalinghe; questa patologia provoca l'infiammazione dei tendini o delle guaine tendinee (tenosinoviti), che, aumentando di volume, comprimendo il nervo mediano nel tunnel carpale. Altre cause possono essere una ristrettezza congenita del canale, cisti radicolari e tendinee, esiti di fratture


di polso, artrite reumatoide, gotta, amiloidosi, neoplasie, cicatrici retraenti della faccia palmare del polso. Disturbi simili sono stati lamentati durante tutta la storia: "crampo dello scrivano" fu il nome attribuito ad un disturbo descritto nel 1864, causato dallo scrivere per lunghi periodi. È consigliata la rotazione delle tecniche d’armi durante l’allenamento, che permette alla muscolatura e ai tendini d’eseguire compiti diversi.

¹ Carpo: Il carpo è formato da otto ossa brevi disposte su due file: la superiore comprende, in direzione lateromediale, lo scafoide, il semilunare, il piramidale, su cui posa il pisiforme; l'inferiore, sempre lateromedialmente, il trapezio, il trapezoide, il capitato o grande osso e l'uncinato. Il carpo si articola in alto con la faccia inferiore del radio e il legamento triangolare che lo separa dall'ulna.

T TE EN ND DIIN NIIT TE E

on il termine ”Tendinite” si intende definire l'infiammazione di un tendine (la struttura di collegamento tra il muscolo e l'osso). Le tendiniti più comuni sono quelle del tendine di Achille e del tendine bicipitale. Nel primo caso, la tendinite provoca dolore al calcagno; spesso è possibile osservare la pelle della zona arrossata e palpare il tendine gonfio. In genere questa forma di tendinite è dovuta ad usura ed è aggravata dalla pressione locale sul tendine (può essere necessario cambiare il tipo di calzature normalmente indossate). Nel caso del tendine bicipitale, i sintomi della tendinite sono indolenzimento localizzato al gomito nel punto d’inserzione del capo lungo del bicipite e dolore quando il braccio viene flesso contro resistenza. Anche questo tipo di tendinite è provocato da usura (pertinente con quanto scritto nel capitolo “Tunnel Carpale” ed “Epicondilite”). I tendini sono formazioni anatomiche che rappresentano la struttura di trasmissione della forza dai muscoli alle ossa. Sono appunto interposti tra ossa e muscoli, attraverso la giunzione osteotendinea (entesi) e la giunzione muscolo-tendinea. Sono strutture molto robuste, in grado di resistere a grandi forze. Tuttavia a partire dai 30 anni di vita i tendini cominciano a perdere elasticità, a causa di alterazioni degenerative, divenendo così più vulnerabili; tale processo può essere rallentato grazie ad un esercizio fisico regolare e corretto.

C

Figura H […] Tale nervo fornisce la sensibilità alle prime tre dita della mano, (e alla metà del quarto dito), e gli impulsi motori ad un importante muscolo del pollice detto "opponente […]

È molto importante non sottovalutare i primi sintomi della sindrome, e recarsi subito da uno specialista per una diagnosi. Infatti, specie se la sindrome non è nelle fasi più avanzate, si possono avere buoni risultati con la terapia medica e con la fisioterapia: uno dei protocolli terapeutici prevede riposo, fisioterapia, ginnastica, tutori per il polso, farmaci antinfiammatori ed eventualmente un intervento chirurgico volto a ridurre la pressione sul nervo colpito.


Le tendiniti, ma più in generale le lesioni tendinee, si distinguono in:

tendinite;

tenosinoviti (o tenovaginiti);

tenoperiostiti (o tendinopatie inserziona-

a) Atraumatiche (senza alcuna lesione esterna agente); b) Traumatiche

(lesione

prodotta

da

qualsiasi causa esterna che agisca con

li, cioè infiammazioni della giunzione tra

violenza sull’organismo).

il tendine e l'osso); ⇒

tendinosi (infiammazione cronica e degenerazione del tendine).

Figura L

Figura I

Anche se, per ovvie ragioni, non siamo interessati si sappia che le lesioni tendinee atraumatiche, meno frequenti, possono essere causate da patologie di natura dismetabolica, (cioè caratterizzate da un alterato metabolismo), come l'insufficienza renale cronica, la gotta o il diabete; oppure da patologia infiammatorie croniche come l'artrite reumatoide o il lupus eritematoso sistemico. Osserviamo con attenta valutazione le lesioni tendinee traumatiche. Esse si distinguono in: Rotture a) complete (3° grado) b) parziali (1° e 2° grado) Sindromi da sovraccarico

La rottura tendinea avviene spesso in un tendine degenerato ed è frequente soprattutto negli atleti più anziani, (dopo i 35 anni), che riprendono l'attività sportiva dopo qualche anno d’inattività; ma anche nei non atleti, talvolta per un brusco movimento. Tra le metodiche (solo se eseguite in modo scorretto), quelle più a rischio sono: Passo Double, Passo del Bruco, Postura Cinese Bassa, Tecnica del Lungo Orizzonte e tutte le Tecniche Tao Pao (incontriste). Il marzialista avverte come uno "schiocco", con dolore intenso; quindi non potrà muovere l'arto interessato, mentre sulla parte si apprezzerà come un "vuoto" in corrispondenza della lesione, tumefazione ed ecchimosi. Le lesioni da sovraccarico (tipiche in prossimità di stage, esami e combattimenti), sono causate da movimenti eccessivamente ripetuti (microtraumi), o attuati senza scaricare idoneamente l’energia accumulata nel gesto tecnico (procedura denergizzante). Le lesioni possono essere causate da fattori intrinseci (difetti nella lunghezza o angolazione degli arti, squilibri posturali), o estrinseci (errori d’allenamento). La tendinite si manifesta con insorgenza di dolore in maniera acuta


oppure gradualmente, con algia (dolore), sempre più forte; generalmente il dolore non è presente a riposo, ma compare durante il movimento o alla palpazione del tendine. Nei tendini muniti di guaina sinoviale, come quelli dei muscoli flessori o estensori delle dita delle mani e dei piedi, si potrà sviluppare una tenosinovite, che oltre al dolore, potrà causare difficoltà di scorrimento del tendine nella sua guaina, (immaginiamo i freni delle biciclette, che scorrono all'interno dei cavi), producendo fenomeni di "scatto". Nelle tendinopatie inserzionali (tenoperiostiti), invece, il dolore si presenta caratteristicamente alla giunzione tra il tendine e l'osso, è molto forte e tende a persistere. Esempi tipici sono: 

epicondilite;



pubalgia;



tendinopatia del rotuleo.

cità tecnica, tenendo conto di canonici fattori quali, a puro titolo d’esempio:



baricentro;



squilibrio imposto dall’arma;



dinamicità;



scarico energetico corretto;



scarico dinamico corretto;



posture e movimenti;

Sembra che, all'insorgenza di questo disturbo, contribuiscano fattori come: l'aumento dello stress, la pressione verso il raggiungimento degli obiettivi, quindi… Quindi fate in modo che governi la “Pacata quiete”.

Con il tempo, se trascurate, le lesioni tendinee andranno incontro ad un processo di degenerazione, che causerà un'alterazione delle caratteristiche istologiche e ultrastrutturali del tendine, definite come « tendinosi ».

V VE ER RT TIIG GIIN NII

e vertigini vengono avvertite come una sensazione di rotazione del proprio corpo intorno agli oggetti o viceversa. Alcuni marzialisti scoprono solo in Sala d’Armi di soffrire di “chinetosi” ¹, ovvero quel disturbo che colpisce in gradi diversi molti atleti quando sono soggetti a movimento di rotazione sprovvisti di direttrice avversaria. In un combattimento reale, i sintomi della chinetosi possono essere alleviati sdraiandosi proni, fissando la punta della lama, o delle dita della mano, che dovrà “penetrare” nell’alone della figura avversaria. L’adrenalina ha effetti straordinari su questo tipo di disturbo. Spesso questa falsa sensazione si accompagna a nausea, vomito e tachicardia (battito cardiaco accelerato). Il marzialista sofferente di vertigini potrà riferire sensazione di testa confusa, di mancanza di appoggio al suolo, di capo che ruota, di stato d’ebbrezza. Spesso, durante l’allenamento, l’atleta s’adagia serrando il corpo in difesa, ricer-

L

Figura M

Utile alla prevenzione di questa patologia è lo studio che l’Aspirante Istruttore dovrà eseguire sul corpo dell’atleta con riferimento alla dinami-


cando imperativamente silenziosità. Quali sono i meccanismi che controllano il nostro equilibrio? Una serie di complesse e fini interazioni tra strutture regolano il nostro equilibrio nello spazio. Gli organi interessati sono: il cerveletto, l'apparato visivo, terminazioni nervose muscolari e articolari, particolari zone della parte profonda del cervello (nuclei della base), e soprattutto l'orecchio interno, situato nella profondità del cranio, che rappresenta il vero organo dell'equilibrio.

Quale altra probabile causa sottolineo, come scritto nel capitolo “La postura”, la scorretta occlusione della bocca. Talvolta, infatti, la causa delle vertigini può essere rappresentata dalle arcate dentarie non combacianti perfettamente (la linea che passa per i punti di contatto tra i denti dell'arcata superiore e quelli dell'arcata inferiore è detta linea di occlusione), che, provocando tensioni nei muscoli della masticazione, può causare un irrigidimento della muscolatura cerviconucale; questa, infatti, è collegata indirettamente alla muscolatura masticatoria, attraverso la colonna cervicale.

Figura N

Al suo interno, infatti, sono presenti piccole strutture (sacculo, utricolo e canali semicircolari), dette nel loro insieme "labirinto membranoso", che "registrano" i movimenti della testa nello spazio grazie ad un liquido particolare detto "endolinfa", che va a stimolare particolari cellule, anche a organi come: lo stomaco e l'intestino (ecco perché spesso le vertigini possono accompagnarsi a vomito, sudorazione, nausea, pallore e diminuzione della pressione arteriosa). Innanzitutto va detto che talvolta l'origine delle vertigini non si riesce a trovare. Le cause, tuttavia, possono essere moltepici: fondamentalmente l'origine può essere la colonna cervicale o l'orecchio interno. Nel primo caso le vertigini possono comparire a seguito di una cervicobrachialgia o di un'artrosi cervicale; mentre nel secondo caso sono interessate patologie dell'orecchio interno come la sindrome di Menière e la labirintite.

Figura P

La contrattura della muscolatura cervico-nucale, infine, può stimolare le numerosissime terminazioni nervose propriocettive presenti a livello cervicale e causare così una sindrome vertiginosa. Nell'artrosi cervicale la causa va ricercata nella presenza degli osteofiti (sporgenze ossee caratteristiche della patologia), che nei movimenti di rotazione, flessione ed estensione del capo, oltre a generare dolore, e a poter provocare contratture muscolari, possono comprimere le arterie vertebrali, riducendo così l'afflusso ematico all’orecchio interno. Nella sindrome di Menière, caratterizzata da un aumento abnorme dell'endolinfa del labirinto dell'orecchio interno, le crisi vertiginose si accompagnano anche ad una riduzione dell'udito e a


fischi auricolari (acufeni). Nelle labirintiti, (una delle più frequenti cause di vertigini), è l'infiammazione dell'organo dell'equilibrio responsabile della sintomatologia; questa, oltre alle vertigini, sarà rappresentata da febbre, dolore auricolare e riduzione dell'udito. Le sindromi menieriformi, infine, cosiddette in quanto piuttosto simili alla sindrome di Manière, sembrerebbero quelle più collegate ad aspetti psicosomatici, anche se talvolta potrebbero essere chiamate in causa eccessive esposizioni a sbalzi termici o, più raramente, acustici. Per curare bene le vertigini è fondamentale fare una corretta diagnosi. Come spesso accade, il marzialista si rivolge subito al proprio Istruttore, il quale, quindi, ha il delicato compito di indirizzare il proprio atleta da uno specialista.

esame audiometrico, eco-doppler, prove di stimolazione del labirinto, eccetera). La terapia dipenderà essenzialmente dal tipo di diagnosi, anche se comunque esistono dei farmaci che agiscono direttamente sul "sintomo" vertigine, e che generalmente vengono associati alla terapia di base. Nel caso di una malocclusione, è utile l'utilizzo di un bite (una "forma" da applicare in bocca durante le ore notturne, che ha lo scopo di non far prendere contatto alle arcate dentarie, eliminando quindi la tensione muscolare causata dalla malocclusione), il quale potrebbe chiarire la nascita della sindrome vertiginosa. Sulla base di queste prove, effettuate anche sulla pedana posturografica, lo gnatologo deciderà sul tipo di terapia da effettuare.

¹ Chinetosi: Nei casi lievi la chinetosi provoca solo lieve nausea, mentre in quelli gravi provoca vomito, vertigini, incertezza nella postura, perdita dell'equilibrio e della coordinazione. Il disturbo è causato dall'eccessiva stimolazione dei canali semicircolari (una coppia di piccoli organi dell'orecchio interno), che normalmente registrano i cambiamenti di posizione e li trasmettono al cervello.

Figura O

T TA AL LL LO ON NIIT TE E Molto utile alla prevenzione delle vertiginosi è un avvicinamento graduale alla rotazione. Semplice ed efficace è l’esercizio con la corda nella cui parte terminale viene situato un oggetto colorato, fatta roteare e seguita con lo sguardo. Chiaramente se il sospetto è quello di un'origine cervicale, lo specialista sarà il fisiatra, altrimenti l'otorino, lo psicologo o nel caso d’una malocclusione, lo gnatologo. Sarà poi lo specialista a richiedere esami particolari. Solitamente s’eseguono gli esami posturali ed altri specifici (radiografie dinamiche della cervicale, esame posturografico e stabilometrico,

I

l piede è formato da 26 ossa, che costituiscono il tarso, il metatarso e le falangi. Le ossa tarsali, spesse, corte e in numero di 7, formano il tallone e la parte anteriore, mentre le 5 ossa metatarsali parallele costituiscono la pianta. Le dita sono formate ciascuna da 3 falangi, ad eccezione dell'alluce che ne ha 2. Tutte le ossa del piede sono tenute insieme saldamente da robusti cordoni di tessuto connettivo, chiamati legamenti, e i loro movimenti sono controllati dai muscoli della gamba. Il calcagno ¹ è un osso breve allungato


longitudinalmente e appiattito trasversalmente; è costituito da un “corpo” che si prolunga posteriormente nella tuberosità, anteriormente nella grande apofisi e medialmente nel “sustentaculum tali”. Il termine tallonite, (o talalgia plantare), identifica nel linguaggio comune una condizione infiammatoria e dolorosa del tallone. Le ossa tarsali e metatarsali formano i due archi del piede: l'arco plantare, che decorre dal tallone alla pianta e generalmente è a contatto con il terreno solo alle estremità, e l'arco metatarsale, che attraversa la pianta del piede per il largo. Insieme allo spesso strato di tessuto adiposo presente sotto la pianta, questi archi flessibili ammortizzano la compressione e gli urti derivanti da azioni come camminare e saltare. Non sono rare, nell’ambito delle discipline marziali sottovalutazioni, nei confronti degli atleti che denunciano incapacità nel conservare posture corrette o compiere tecniche dinamiche, di vere e proprie malformazioni a carico di quest'organo. che si presentano con un'incidenza di 1:1000.



il piede convesso, grave malformazione in cui la pianta del piede risulta convessa.

Deformazioni e traumi derivanti da un’irregolare posizione di alcune ossa sono alcuni disturbi che risultano, comunque, meno gravi e di più facile trattamento rispetto alle malformazioni congenite. Abbastanza frequente è il cosiddetto piede piatto, causato da uno sviluppo insufficiente di alcune strutture ossee del tarso o dall'indebolimento dei legamenti dell'arco plantare. Questa patologia può, se perdura a lungo senza che l’Istruttore se ne accorga, determinare anche l'insorgenza di dolori, contratture ai muscoli e conseguente difficoltà nella normale deambulazione.

Figura O

Tra queste anomalie congenite, vi è: 

il piede equino, caratterizzato dalla po-

Figura P

sizione del piede con la punta rivolta verso il basso; 

il piede talo (detto anche piede torto), in cui la parte dorsale del piede è rivolta verso il femore;

Il piede, per il suo stesso ruolo di sostegno del corpo, è soggetto a numerosi microtraumi, soprattutto nel corso di alcuni tipi di movenze marziali in cui vengono richiesti frequenti e rapidi spostamenti di direzione, come avviene, ad


esempio, nella maggioranza delle Tecniche fondamentali di secondo e terzo livello. In questi casi, i piedi possono subire distorsioni, lussazioni e fratture. La tallonite, nell’ambito marziale, può essere provocata da vari fattori: 

Elaborato Didattico “Algie del Marzialista”

la presenza del cosiddetto "sperone calcaneale", una sporgenza ossea del tallone che può essere congenita o formarsi successivamente;



il soprappeso;



calzature non idonee;



terreni non idonei;



prolungata attività sportiva, con eccessive sollecitazioni o contusioni della superficie plantare del piede;



artrosi astragalo - calcaneale;



alterazioni della postura;

Tutte queste condizioni possono causare l'infiammazione dei tessuti molli della regione sottocalcaneale, (fascia plantare, formazioni muscoloaponeurotiche, borse sierose, tendini, tessuto sottocutaneo, tessuto cutaneo), definendo il classico quadro clinico della tallonite. Una volta definita la causa, (lo specialista prescriverà adeguate indagini diagnostiche. Successivamente, per evitare le recidive, occorrerà, sulla base della diagnosi, rimuovere i fattori causali. ¹ Calcagno: Il calcagno si articola anteriormente con il cuboide e presenta tre faccette articolari, superiore, laterale e mediale, per l'astragalo da cui, nella stazione eretta, riceve tutto il peso del corpo. La faccia posteriore del calcagno serve da inserzione al tendine di Achille e quell’inferiore è a contatto del tessuto sottocutaneo. Le fratture del calcagno sono piuttosto frequenti e derivano in genere da cadute sul tallone; il trattamento è difficile e la prognosi riservata.

hanno collaborato (in ordine alfabetico)

Tavole Originali SAM DELMAI BURNE HOGARTH

Supervisione Iconografia ANTONIA BARBIERI

Elaborazioni grafiche SAM DELMAI

Testi MICHELE ZANNOLFI

Responsabile Pubbliche Relazioni RICCARDO ZANNOLFI

Consulenza Medica DR. LUCA BELLANDI

Consulenza FEDERICO MASIERO VALENTINA OSTONI

[...] Prima di una forma, d’un gesto, l’Arte Marziale è uno stato di grazia, è un concetto dello spirito, un disusato luogo nell’Anima. M° MICHELE ZANNOLFI

Algie del marzialista jk sports  

Nonostante il praticante d’arti marziali sia una persona che non conosca malattie parti-colarmente gravi dal punto di vista patologico, egli...

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