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Caro popolo dei viaggiatori,

quante volte, ad un certo punto del vostro viaggio, vi siete ritrovati a riflettere sul vero motivo della vostra partenza? Quante volte vi siete fermati e vi siete domandati: sono partito, o sono fuggito? C’è sempre un momento ad un certo punto di un qualsiasi viaggio, in cui torni di là, alla vita quotidiana, e tutti i dubbi, perplessità, domande, piombano addosso tutti assieme. Ed è in quell’attimo in cui ricominci a pensare e a cercare delle risposte, e lì, capisci che forse viaggiare è in parte uno scappare alla ricerca di risposte o semplicemente stimoli per andare avanti, è un modo per riempire gli spazi che abbiamo dentro con qualcosa di nuovo.

In questo momento stai tenendo in mano il primo numero di “GET FOUND” che ha l’intenzione di incitarvi a partire alla ricerca di qualcosa di nuovo all’interno di voi stessi, perdendosi esplorando mondi nuovi.

Ogni numero tratta esperienze di viaggio differenti. Questo numero è dedicato ai viaggiatori camminatori.

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12°03’06”S 67°01’07”W 2


Trekking Il Trekking è una forma di attività motoria basata sul camminare nel territorio, sia lungo percorsi, strade e sentiri, che liberamente, al di fuori di percorsi fissi. Normalmente il trekking si svolge in montagna o comunque in un ambiente naturale, e può essere accompagnato da attività naturalistiche quali il birdwatching, l’osservazione di specie botaniche o anche la visita di monumenti o fenomeni naturali posti lungo il percorso. Può essere praticato da soli o in compagnia, fa bene alla salute e soprattutto alla mente e allo spirito.

Le nostre informazioni All’interno di questo numero ti verranno fornite alcune informazioni riguardo ogni luogo da noi esplorato. Troverete un simbolo diverso per ogni tipo diverso di informazione.

Suggerimenti Qui troverete i nostri suggerimenti personali

Libera la mente camminando nella natura L’escursionista seriamente motivato deve avere rispetto dell’ambiente che attraversa, evitare di fare rumore, rispettare i sentieri, non manomettere la segnaletica, non lasciare rifiuti (che potranno essere compattati e trasportati fino ad un cestino, o meglio ancora a valle), non cogliere specie botaniche protette o molestare animali selvatici, accendere fuochi solamente in luogo adatto e con adeguata competenza, spegnerlo accuratamente prima della partenza, non gettare mozziconi di sigaretta o fazzoletti di carta comunque utilizzati.

Livello di difficoltà

Parti attrezzato!

Il livello si basa su una scala da 1 a 5.

Per evitare di smarrirsi è innanzitutto opportuno rimanere entro i sentieri segnati. Se la marcia avviene in un gruppo numeroso, occorre evitare che gli elementi più veloci stacchino i più lenti ed inesperti. Il gruppo deve rimanere compatto. Il telefono deve essere considerato però solamente un di più, non ci si deve fare un affidamento assoluto, poiché la copertura non è sempre assicurata. Più utile potrebbe essere un ricetrasmettitore radio in grado di operare su bande dove inviare richieste di soccorso. Per essere ragionevolmente sicuri di avere sempre un collegamento con la pianura occorre portare con sé un telefono satellitare, che è molto costoso.

Per esperti Impegnativo Semplice, (per famiglie)

Attrezzatura Queste sono le cose che ti consigliamo di portare con te

Documenti Documenti e burocrazia necessaria

Sicurezza Documenti e burocrazia necessaria

Sanità Consigli e avvertenze per la vostra salute in viaggio

Viaggiare

Prima di partire è opportuno cercare di imparare bene il territorio sul quale ci si muoverà, in particolare i sentieri segnati, la posizione di eventuali punti di riferimento, l’altimetria e l’orientamento generale rispetto ai punti cardinali. Per escursioni in zone anche solo relativamente isolate, a meno di non conoscere già bene il territorio in cui ci si muove è indispensabile avere con sé una carta topografica dettagliata. L’abbigliamento è naturalmente legato alla stagione, ma comunque si devono tenere in considerazione eventuali peggioramenti delle condizioni meteorologiche.

Come arrivare e come spostarti nei luoghi da noi scelti 3


Trekking: CONTENUTI

Bali

Contenuti

08 - L’isola degli Dei 12 - Cultura:

Bali time Nel paese del Nasi Goreng

14 - Religione: Una preghiera per la buona fortuna

16 - Tradizione: A ritmo di Gamelan 20 - Trekking:

Gunung Batur

24 - Trekking: Ubud 30 - Diario di viaggio

08 Perù 34 - Tra cielo e terra 38 - Cultura:

Una danza molto elegante Una cucina storiaca Piatti tipici

44 - Artigianato: Colore, creatività e molteplicità

49 - Trekking:

Riserve da sogno

53 - Trekking: Macchu Picchu 54 - Trekking:

A tutto sport

62 - Diario di viaggio

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Islanda 66 - Island fuoco e ghiaccio La citta della night life

70 - Cultura:

Smàfolk

72 - Cibo :

Piatti tipici

74 - Musica:

Elfi sonori - Sigur Ros

75 - Fenomeni naturali:

Dipinti in cielo

80 - Trekking: Golden Circle 86 - Diario di viaggio

64 Kenya 90 - Terra del sole

Un tuffo a nairobi

92 - Storia:

Le conquiste di un’antica civiltà

96 - Cultura:

Dall’ugali al latte di cocco

98 - Agricoltura e cibi tipici 100 - Tradizione

Un giro sul tradizionale Dhow

102 - Safari

Nelle terre del Kenya Sulle coste del Kenya

109 - Trekking

Tsavo ovest Masai Mara

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118 - Diario di viaggio

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12°03’06”S 67°01’07”W

Peribus nos ea sus ea nim et od ut alit et maximporem voluptas des etur aditate moluptatem aut vendest rere. Chis Brown

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BALI

“L’Isola Degli Dei”. Testi e foto di Sara Benamati

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hite sand beaches, world-class surf, coral reefs and spas galore. Yes, this is a fun-in-the-sun retrat, but

there is so much more.Trek up the volcano and peer down on its crater lake, hike cool valley trails and immerse yourself in natural hot springs, soak in the serenity of a hillside temple and be transfixed by a traditional dance performance.

Penelokan Ubud

Bali, repubblica dell’Indonesia Superficie: 5.620 kmq Popolazione: 3.551.000 abitanti Popoli: 95% etnia balinese, con una minoranza giavanese Lingua: bahasa bali, bahasa indonesiano, inglese nelle zone turistiche

Religione: 95% induista balinese, musulmana e cristiana Governatore: I Made Mangku Pastika Valuta: Rupia indonesiana (Rp): 8

KUTA

Denpasar


Must know Permessi - I viaggiatori necessitano di un visto d’ingresso che consente una permanenza di 30 giorni. I cittadini italiani possono ottenerlo al momento dell’arrivo in Indonesia (VOA), all’aeroporto, in determinati punti di confine autorizzati e in alcuni porti marittimi.

Sicurezza - Security increased after the 2002 and 2005 bombings but has tended to fade after a while. The odds you will be caught up in such a tragedy are low. - Never try to be right with the police, it is your fault anyways. Just pay the fine.

Lago di Bo: proprio sotto la catena del Ganyar le vette innevate danno su lago blu dove regna pace e silenzio.

Sanità - Vaccinazioni consigliate: difterite e tetano, epatite virale A, epatite virale B, febbre tifoide, rabbia, encefalite giapponese. - è consigliabile consumare solo acqua in bottiglie sigillate oppure bevande calde.

Viaggiare - Bali’s Ngurah Rai Airport (DPS) is just south of Kuta. The airport is spacious and modern and is well-served with international flights. - Gran parte dei turisti stranieri arrivano a Bali in aereo, direttamente o via Jakarta, ma sono frequenti anche i collegamenti via mare con le vicine isole di Java e di Lombok

Trasporti locali - Especially on Bali, the best way to get around is with your own transport, whether you drive, hire a driver or ride a bike. This gives you the flexibility to explore at will and allows you to reach many places that are otherwise inaccessible. - Public transport, bemos, is cheap but can be cause for very long journeys if you’re not sticking to a major route. In addition, some places are just impossible to reach.

Attenzione - Always bargain for anything! Usualy things worth half the price you will be told.

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Get Founs - Trekking: Bali - L’isola degli Dei

Un paradiso per tutti Virescent rice terraces, pulse-pounding surf, enchanting temple ceremonies, mesmerising dance performances and ribbons of beaches are just some of the image.

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ali may be small in size – you can drive around the entire coast in one long day – but its prominence as a destination is huge, and rightfully so. Ask travellers what Bali means to them and you’ll get as many answers as there are flowers on a frangipani tree. Virescent rice terraces, pulse-pounding surf, enchanting temple ceremonies, mesmerising dance performances and ribbons of beaches are just some of the images people cherish. Small obviously doesn’t mean limited.The manic whirl of Kuta segues into the luxury of Seminyak. The artistic swirl of Ubud is a counterpoint to misty treks amid the volcanoes. Mellow beach towns like Amed, Lovina and Pemuteran can be found right round the coast and just offshore is the laid-back idyll of Nusa Lembongan.

As you stumble upon the exquisite little offerings left all over the island that materialise as if by magic, you’ll see that the tiny tapestry of colours and textures is a metaphor for Bali And those are just some of the more obvious qualities. A visit to Bali means that you are in the most visitor-friendly island of Indonesia.There are pleasures of the body, whether a massage on the beach or a hedonistic interlude in a sybaritic spa. Shopping that will put ‘extra bag’ at the top of your list. Food and drink ranging from the freshest local cuisine bursting with the flavours of the markets to food from around the globe, often prepared by chefs and served in restaurants that are world class. From a cold Bintang at sunset to an epic night clubbing in Kuta, your social whirl is limited only by your own fortitude.

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Get Found - Trekking: Bali - Cultura

I ragazzi che lavorano sulla spiaggia di Kuta hanno sempre un momento per riposarsi e rilassarsi nelle ore più calde

Bali Time Un popolo senza orari, che dedica l’intera vita al lavoro, ma con molta, molta calma

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he pace of life in Bali is gloriously sloooow. So slow that before international time standards were adopted, the longest measure of time was akejepan barong, literaly “Barong’s wink”, Since a Barong mask never winks, this is akin to saying “don’t hold your breath”. Nothing, not even monetary gain, takes priority over community and religio. The Balinese don’t work long hours, but neither do they have much time off. You may see them just

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hanging around a lot, but their whole lives centre on their village temple and their household, within the framework of their omplex Hindu calendar. As they’re usually preparing for or taking part of one ceremony or an other, the idea of trveling to a resort island for sun, surf, shopping and spa tratments is quite foreign to Balinese. The vibrant rituals are also a major factor behind what makes the island such captivating destination, something to remember next time you’re stuck in traffink and have to detour around a ceremony!


Il Paese del Nasi Goreng Ma Bali è molto di più, polli e verdure speziate, succhi di frutta spremuti al momento ai gusti più diversi...

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ndonesian cuisine is much more than just sate, nasi goreng and mie goreng, although no one would’ve guessed it from the vast amounts of those dishes I consume during my Jakarta visit. Blame it on my memories. Indonesia’s unique cuisine is still largely unknown to the outside world, a product of many borrowed cooking styles and ingredients. The Arabs and Indians brought along their spices and martabak and the Spanish introduced the Indonesians to a lifelong affair with chili. But it was the Chinese who had the greatest impact of all: they introduced now-Indonesian staples such as mie, soy sauce which becomes kecap manis when sugar is added, taugeh,bean sprouts, and soybeans used to make tahu (tofu) and tempeh (fermented soybean, usually formed into a sheet and fried). Ironically, the Dutch, who ruled Indonesia for a little over a century, weren’t very influential on the local cuisine. The best food you can have is for sure on the streets. Women wake up early in the motning to go to the market and slowly cook the food.

Sate, nasi goreng and mie goreng, patries

Spezie inmancabili, curcuma, curry, zenzero, lemon grass. Il miglior cibo vi sarà servito in strada. Kuta è piena di baracchini che preparano da mangiare a tutte le ore 13


Get Found - Trekking: Bali -Religione

Una preghiera per la buona fortuna

Ogni fase della vita di un balinese, ogni giornata, è contrassegnata da rituali e cerimonie

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gni fase della vita di un balinese, dalla nascita alla morte, è contrassegnata da rituali e cerimonie, note con il nome di Manusa Yadnya. La prima cerimonia avviene ancora prima della nascita. E’ usanza, infatti, che le donne al terzo mese di gravidanza partecipino a rituali, in casa o presso corsi d’acqua, di buon auspicio per la salute del nascituro. Subito dopo la nascita del bimbo, alla placenta è riservata la cerimonia del seppellimento, alla madre e al padre, considerati impuri rispettivamente per 12 e 3 giorni, tocca la purificazione. Quando il bambino compie 105 giorni, allora, per la prima volta, può appoggiare i piedi per terra. Anche la scelta del nome del nascituro segue regole antiche: i balinesi hanno solo 4 nomi, il primo figlio si deve chiamare Wayan, il secondo Made, il terzo Nyoman e il quarto Ketut,

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se il numero dei figli è maggiore di 4 i nomi si ripetono con il medesimo ordine. Nella fanciullezza ai bambini è riservato il rituale della limatura dei denti per fare in modo che abbiano una dentatura regolare e diritta. Il matrimonio generalmente avviene in età precoce, non è combinato, ma a causa dell’esistenza delle caste devono essere seguite regole molto severe. Due sono le forme di matrimonio “mapadik”, in cui le famiglie dei due fidanzati si conoscono e l’uomo chiede, al cospetto dei parenti, la mano della sua donna e il “ngorod”, il cosiddetto matrimonio con fuga, in cui la coppia si nasconde e poi ricompare quando ormai è troppo tardi per fermarli. Nella vita quotidiana uomini e donne hanno compiti differenti. Le donne si occupano della casa, di fare offerte agli dei (ogni casa possiede un sacrario), di recarsi al mercato e di concludere scambi commerciali. Gli uomini piantano il riso, si dedicano all’arte e accudiscono gli animali. La cerimonia conclusiva della vita di ogni balinese, la cremazione, è anche la più importante. Generalmente si svolge di-


versi anni dopo la morte fisica, in quanto la preparazione richiede molto tempo, nel frattempo il corpo viene seppellito. Al momento giusto il corpo è trasportato su un’asse ricoperta di stoffa, fiori, carta, nastri...Durante il trasporto, per far si che gli spiriti cattivi non rapiscano l’anima del defunto, l’asse è mossa in continuazione, in modo che la sua posizione non possa essere identificata dalle forze del male. La processione è accompagnata dalla banda gamelan e da musica assordante. La salma è quindi posta in una bara a forma di animale e immediatamente le viene dato fuoco. I turisti che assistono a questo rituale rimangono incantati dall’atmosfera particolare e pittoresca.

Sinistra: lo splettacolare templio Pura Tanah Lot, il più sacro di Bali, innalzato su di una scoliera sulla costa ovest dell isola Destra: offerte che vengono preparate ogni giorno dalle donne di ogni famiglia per tenere lontani gli dei malvagi e portare fortuna per la giornata sotto: una cerimonia sulla spiaggia di Padang Padang . Tutti i giorni vi sono cerimonie di preghiera. I Balinesi attendono il momento propizio per fare qualsiasi cosa

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Get Found - Trekking: Bali - Tradizione

A ritmo di Gamelan Esprimere situazioni, raccontare storie con il movimento di tutto il corpo, dagli occhi ai piedi.

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here are more than a dozen dances in Bali, each with rigid choreography, requiring high levels of discipline, requiring high levels of discipline. Most performers are not professionals, but have learned through painstacking practice with an expert. No visit is complete without enjoying this purely Balinese art form. You can catch a quality performance anywhere there’s a festival or celebration, and you’ll find exceptional performances in and aroung Ubud. You may notice women bringing offerings to a temple while dancing the Pendet, their eyes, heads and hands moving in spectaculary controled and coordinated movements This is a typical trait of Balinese dance; every flick of the wrist, hand and fingers is charged with meaning, and facial expressions are carefully choreographed to convey the character’s mood, It also tends to be precise, jerky, shifting and jumpy, much like Balinese music, with its abrupt changes of tempo and dramatic contrasts between silence and crashing noise.

Bali dancers learn the craft as children from their mothers as soon as they are born, in the womb they are played the Balinese music and are taught to dance with their hands before they can walk. Official training as a Bali dancer starts as young as 7 . In Balinese dance the movement is closely associated with the rhythms produced by the gamelan, a musical ensemble specific to Java and Bali. Multiple levels of articulations in the face, eyes, hands, arms, hips, and feet are coordinated to reflect layers of percussive sounds. The number of codified hand positions and gestures, the mudras, is higher in India than in Java or Bali. It has been speculated that they have been forgotten as the dance was transmitted from India to Java. Hand positions and gestures are nonetheless as important in Javanese and Balinese dance as in India[9]. Whether in India, Indonesia or Cambodia, hands have a typically ornamental role and emphasize the dance’s delicate intricacy. The number of codified hand positions and gestures, the mudras, is higher in India than in Java or Bali. It has been speculated that they have been forgotten as the dance was transmitted from India to Java. Hand positions and gestures are nonetheless as important in Javanese and Balinese dance as in India[9]. Whether in India, Indonesia or Cambodia, hands have a typically ornamental role and emphasize the dance’s delicate intricacy.

Djembe Drum

Rain Sticks

Angklung

Bamboo Flaute 16

Bamboo Flaute

Traditional Musical Instrument from Bali Indonesia Bamboo Xylophone (angklung), Bamboo Flute, Didjeridu, Djembe Drum, Rain Sticks, Shaker


Girls from highschool dancing Legong Legong dance in Ubud

Kecak

Legong

Barong & Rangda

Probably the best-known dance for its spell.binding, hair rising armosphere, the Kecak features a choir of men and boys who sit in concentric circles and split into a trance as they chant and sing the chak-a-chak-a-chak, imitating a troupe of monkeys.

Characterised by flashing eyes and quivering hands, this most graceful of Balinese dances is performed by youg girls. Their talent is so revered that in old age, a classic dancer will be remembered as a great Legong. They are elaborately made up and dressed in gold brocade, relating a story about a king who takes a maiden captive and consequently stars a war, in which he dies.

It’s abattle between good, Barong, and bad, Rangda. THe Barong is a good but mischievous and fun-loving shaggy dog. lion, while the widow-witch Rangda is bad. The story features a duel between the two. The long toungued sharp-fanged Rangda throws them into a trance though, making them stab themselves. It’s quite a spectacle. The Barong casts a spell that neutralises the kris power so it cannont harm them.

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TIBET - FRA MONTAGNE E MONASTERI

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TIBET - FRA MONTAGNE E MONASTERI

Attrezzatura - Corde - Moschettoni - Scarpe da trekking - Abbigliamento pesante

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Gunung Batur Camminare per cogliere l’energia della terra. Mezz’ora in silenzio sulla cima Kailash e una fetta di formaggio tradizionale nelle cooperative montane lungo la discesa. Dormire nel villaggio Kailun per un’alba mozzagiato.

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he explorations of the spirit mountains and unique cultures and traditions, and most smiling people on the earth. Bali providing mountains and volcano as the center spirit of the indonesian ring of fire. As the volcano Agung and Batur are both located in the heart of Bali, has been adventure by million local and foreigners and became famous since the1970th. recently the mountains are trekked for many reason, but most of the people searching for a beauties from above than 1700 meters by the sea level.

Batur area

Attrezzatura - Cappellino per ripararsi dal sole. - Giacca impermeabile, nei pomeriggi sono frequenti gli acquazzoni. - Bastone o racchette da camminata per camminare tra la vegetazione.

Consigli - Si consiglia di camminare prima del primo pomeriggio per evitare le ore più calde. - Portatevi uno spuntino e abbondante acqua.

Difficoltà

- Passeggiata - Lunghezza: 8km - Tempo: 3 ore/ 3 1/2

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Get Found - Trekking: Bali - Trekking tra i vulcani

Il panorama più bello dell’isola This area is like a giant bowl, with the bottom half covered by water and a set of volcanic cunes jutting out of the middle. On clear days the torqoise water wrap around the newer volcanoes, which have obvious and lava flows oozing down their sides. The road around the southwester rim of the Gunung Batur crater is one of Bali’s most important stunning vistas. Most peaple instending to do some trekking stay in the villages aroung the shores of Danau Batur, and plane an early start to climb the volcano. Even day-tripped should bring some sort of wrap in case the mist closes in and hits 18°C.

Tra i villaggi abbagliati dal turchese del Danau Batur The villages around the Gunung Batur crater rim have grown together in a continuous, untidy strip. The main village is Kintamani, though the whole area is often referred to by that name. Coming from the south, the first village is Penelokan, where tour groups stop to gasp at the view, eat a buffet lunch and be hassled by souvenir-sellers. Penelokan is also where you can take a short road loosely follows the shore of Danau Batur, linking the villages of Kedi-

san and Toya Bungkah. You can travel between the Gunung Batur and Danau Bratan areas using beautiful mountain lane. Climbing to Mt. Agung is one of best Bali trekking adventure. If you are looking for the real Bali adventure and more challenging tour program this trekking is good for you.

Albe mozzafiato, e uccellini canterini The Pasar Agung temple starting point. From the climb starting point to the top of mountain is about 1.100 m or need 4 until 5 hours to the top of Mount Batur. Enjoy the beautiful sunrise and see Bali island from bird eye view. In clear weather we can see the beautiful sunrise with silhouette of Mt. Rinjani in Lombok island. In the way back to the bottom of the mountain we can enjoy the fresh breeze and bird singing.

Da Toya Bungkah al doppio cratere The basik trak is to start climbing from Toya Bungkah at about 3a.m, reach the summit for the sunrise, and possibly walk right around the main cone, then return. The route is pretty straightforward walk out od the village towards Kedisan and turn right just after the car park. After 30 minutes, you’ll be on a ridge with well-defined tracks; keep going up. It gets pretty steep towards the top and it can be

Canoe dei pescatori del lago Batur 22


Templio di Pura Laur sul lago Batur

hard walking onver loose volcanind sand. Longer trips go around the recent volcaninc cones southwest of the summit. This has cones exciting volcanic activity, with smoking craters, bright.yellow suphur deposits, and steep slopes of fine black sand. If the activity is too exciting, the area may be closed for trekking, although the summit can still be ok. Climbing up Gunung Batur, spending a reasonable time on the top and the strolling bach down takes four or five hours; for the longer treks around the newer cones, allow around eight hours.

Ritorno nel silenzio The Pasar Agung temple starting point. From the climb starting point to the top of mountain is about 1.100 m or need 4 until 5 hours to the top of Mount Batur. Enjoy the beautiful sunrise and see Bali island from bird eye view. In clear weather we can see the beautiful sunrise with silhouette of Mt. Rinjani in Lombok island. In the way back to the bottom of the mountain we can enjoy the fresh breeze and bird singing.

Canoe dei pescatori del lago Batur 23


Bali - Trekking Ubud

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Ubud Passeggiare tra la giunga di Sungai Ayung fino al villaggio remoto di Campuan e fare due chiacchiere con gli abitanti delle case dal tetto di pagli. Poi, tornare indietro per la Monkey Forest e giocare con le scimmie tra i templi.

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he growth of Ubud has engulfed a number if nearby villages, although they have still managed to retain distnct identities. There are lots of interesting walks in the area to surrounding villages or through the paddy fields. You’ll frequently see artists at work in open rooms and on verandas, and the timeless tasks of rice cultivation continue alongside luxury villas.

Ubud Percorso 1 Ubud Percorso 2

Attrezzatura - Cappellino per ripararsi dal sole. - Giacca impermeabile, nei pomeriggi sono frequenti gli acquazzoni. - Bastone o racchette da camminata per camminare tra la vegetazione.

Consigli - Si consiglia di camminare prima del primo pomeriggio per evitare le ore piĂš calde. - Portatevi uno spuntino e abbondante acqua.

DifficoltĂ

- Passeggiata - Lunghezza: 8km - Tempo: 3 ore/ 3 1/2

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Get Found - Trekking: Bali - L’isola degli Dei

Bali - Trekking Ubud

Risaie nei pressi di Ubud

Percorso 1

Appena al di la delle risaie, la giungla: liane fiori e farfalle colorate, simpatiche scimmie Aproximately30 minutes from Ubud town center we will arrive at our trekking starting point, one of Bali oldest temples. Then we start walking though a lush jungle landscape accompanied by the sound of flowing river. Bright flowers and beautiful butterflies are part of the scenery, and soon the landscape become more open as we enter agricultural land dominated by rice fields. The birds life is rich here with many eye – catching kingfisher. On clear day you can see the charming but isolated little temple Pura Sibi Alit, Maybe a farmer taking are of his cows will offer us a young coconut an you may wish to go to the Sangsan river to sample the holy water. The cycle of the season, the weather condition and the group’s wishes determine matters. Back at the main road, we drive to nearby Lebih beach with its black sand, colorful fishing boats, beautiful view of lembongan island and traditional fresh fish warungs. Famiglia di scimmie 26


On the way back to Ubud we pass a traditional village where we can stop to see the everyday life of Balinese people. This walk features a good range of rice paddies and rural Ubud scenery.

and lodging. Follow rice-filed paths north to rreach these places, then descend the steep concrete stairs to Campian and on to Ubud.

Attraverso i templi della Monkey Forest

Percorso 2

Take your rime strolling through the Sacred Monkey Forest Sanctuary at the bottom of Monkey Forest Rd, then take the sealed road at the south western corner of the forest near the temple. Continue south on the lane to the village of Nyuhkuninh, and turn west along the south down the narrow road.

Deviazione su Campuan Ridge, villaggio per pochi

Penestanan, un villaggio di artisti At the southern end of the village, turn right and follow the paved road across the bridge over the river.

At the southern end of the village, turn right and follow the paved road across the bridge over the river. From the main road follow the paths due north through the paddy fields, and veer left, westwards, through the rice paddies to a paved road to reach Katik Lantang, where a paved road continues north to Penestanan. Follow rice-filed paths north to rreach these places, then descend the steep concrete stairs to Campian and on to Ubud.

From the main road follow the paths due north through the paddy fields, and veer left, westwards, through the rice paddies to a paved road to reach Katik Lantang, where a paved road continues north to Penestanan. Many artist live here and you can stop at their home-studiogalleries at places like I Wayan Karja’s Santra Putra gallery

La giungla della Monkey Forest

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UBUD, CENTRO CULTURALE

ricerca Un viaggio alla di risposte

ARRIVO: IL CAOS

Kuta è icredibilmente caotica. Ogni due metri qualcuno cerca di venderti insistentemente di tutto e di più, anche cose che non può possedere. Le città sono molto caotiche, il traffico è incredibilmente spaventoso, e incredibilmente in 3 settimane non abbiamo visto nemmeno un incidente. Ci muove in motorino ovunque, ma se non ve la sentite di rischiare la vita, vi consiglio di noleggiare una jeappetta come abbiamo fatto noi. Con questa soluzione riuscirete a muovervi tranquillamente fermandovi ovunque vogliate. Anche affittando un’auto con conducente non vi permettera di fare ciò poichè i balinesi sanno come sfruttare i turisti, portandoli ove fa comodo a loro cercando di guadagnare ricompense da ogni luogo e persona che vi faranno conoscere. 30

Un paesino di cultura in mezzo alla giungla e alle risaie. Appena arrivati ci siamo subito fiondati tra le bancarelle del mercato. Le bancarelle una appiccicata all’altra vndono parei colorati e dorati, ciotoline di porcellana, statuette d’argento, gioielli di tutti i tipi, piramidi di spezie. Un vero e proprio mercato dove i venditori non fanno altro che urlare cifre cercando di contrattare il più possibile. Qui tutto si contratta ma a Ubud ancora di più, sei tu a decidere il prezzo di quello che vuoi comprare, ma non chiedere se non sei interessato o li farai arrabbiare perchè si sentono presi ingiro e di aver sprecato tempo con te. Oltre a questo i dintorni di Ubud sono splendidi per delle passeggiate in mezzo alla natura. Come in tutti i posti, anche qui siamo stati addescati da un balinese, ma questa volta ne è valsa pena, infatti il giorno prima un altro ragazzo non ci voleva più lasciar andare. Questa volta ci siamo fatti un bellissimo giro nelle risaie e abbiamo colto lìoccasione di essere con un balinese per scoprire qualcosa di


Il mercato di Ubud Danza Kechak Cratere Batur

più sulla loro cultura. Abbiamo visto e toccato piante che scoppiano, piante che si muovono sfiorandole, svariati tipi di spezie e frutti esotici. Il caldo era insopportabile, abbiamo camminato un po per le risaie, poi lungo a un fiome fino al villaggio di Wayang, la nostra guida. Al ritorno abbiamo visitato il tempio delle scimmie, pieno di scimmie, attenti! sono furbe! Rubano qualsiasi cosa, e per riaverla di ritorno dovrete offrire loro qualcosa da mangaire! Si, sono molto furbe! Per finire la sera abbiamo assistito ad una danza tipica nel templio, molto emozionante. Le ragazzine erano bellissime, ed era molto molto espressiva.

BATUR: ESTREMA TRANQUILLITÀ

Il vulcano: sublime. Durante il tragitto la vegetazione è cambiata di moltissimo, da giongla, a palmeti, ad abeti, al nulla. Finalmente un pò di tregua dall’umidità Abbiamo attraversato villaggi in mezzo al nulla, e templi in festa. Quassù tutto è pace. I villaggi ai bordi del cratere con sfondo l’imponente caldera del Batur dove la gente lavora, lavora, e lavora con calma e pace. 31


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12°02’06’’S 77°01’07’’W L’uomo forte raccoglie il frutto dalle sue stesse mani, oppure lo coglie dall’albero della fortuna.

José Santos Chocano 33


PERÚ

“Tra cielo e terra”. Testi e foto di Jessica Cristanini

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l Perù è un paese con molti habitat naturali diversi:si passa infatti dalla foresta amazzonica fino al paesaggio delle Ande.

È un paese multietnico, formato dalla combinazione di diverse etnie nell’arco degli ultimi cinque secoli.

Perù, Repubblica presidenziale In America Meridionale Superficie: 1.285.216 km² Popolazione: 27.548.000 abitanti Capitale: Lima Lingua: spagnolo. Nelle regioni dell’entroterra le popolazioni parlano il quechua; nelle regioni del sud si parla l’aymara.

Religione: in prevalenza cattolica Governatore: Ollanta Humala. Valuta: muevo Sol (PEN) 34


Catena montusa delle Ande, con particoare sui tessuti del luogo

Must know Permessi

Sanità

- I viaggiatori necessitano di un passaporto con validità residua di almeno sei mesi al momento dell’arrivo nel Paese. Visto d’ingresso: non necessario fino a 90 giorni di permanenza nel Paese.

Vaccinazioni consigliate: febbre gialla, epatite di tipo A e B..

Sicurezza Viaggiare sempre con un documento di identità valido, a causa dei frequenti controlli effettuati da parte delle forze dell’ordine. - Utilizzare esclusivamente agenzie di viaggio e guide locali conosciute. Evitare di viaggiare di notte.

- È consigliabile consumare solo acqua minerale oppure bollita, filtrata o chimicamente trattata; Mangiare pesce e verdure crude solo in ristoranti di ottimo livello.

Viaggiare - Non esiste un volo diretto con la compagnia aerea Alitalia; il volo dura circa 24 ore tenuto conto delle soste agli scali intermedi di Caracas, Miami, Amsterdam o Francoforte. La compagnia aerea Iberia effettua un volo giornaliero Lima-Madrid-Roma; il volo dura circa 17 ore.

Trasporti locali - I viaggi all’interno del Paese si possono effettuare con l’aereo, in automobile o sulle principali linee di pullman che tuttavia presentano un rischio di rapina e di incidenti stradali.

Attenzione - Fare attenzione negli spostamenti all’interno di stazioni ed aeroporti, dove è alta la frequenza di atti di criminalità. Informarsi sulla condizione delle strade prima del viaggio, in quanto soprattutto nella stagione piovosa (gennaio-marzo) e nella zona andina e amazzonica, esse risultano spesso interrotte da frane. 35


Get found - Perù - Tra cielo e terra.

Il nuovo s’intreccia con l’antico Luptaquis volor reniet que voluptinto ipid molorem cum sae cusae voloressin et voluptate lab il mo volorit, simolor rorrum fugitium rereictem num alignim

B

envenuti a questo primo viaggio virtuale nella magica terra di Cusco sede della capitale della principale cultura preispanica. L’impero degli inka, o Tawantinsuy è considerato dagli inka stessi come “Q’osco” l’ ombelico del mondo. È impossibile non rimanere affascinati e rapiti dall’atmosfera unica delle viuzze del centro cittadino, che uniscono in modo stupefacente la fusione delle due civiltà, quella andina e quella europea, avvenuta a partire dal Cinquecento e visibile in modo particolre nella piazza principale e nel famoso quartiere di San Sias.

testimonianze di un passato glorioso e di un presente bucolico ricco di manifestazioni culturali e di colorite tradizioni folkloristiche senza dimenticare, ovviamente, I’indescrivibile sensazione che si ottiene durante la visita ad una delle sette nuove meraviglie del mondo: Machu Picchu. Buon Viaggio! Il Perù vi aspetta per mostrarvi le meraviglie della terra degli Inkas.

La valle sacra, verode scrigno del microclima particolare e dell’immensa abilità organizzativa, architettonioa ed ingegneristica degli Inca, oltre ad offrire meravigliosi scorci paesaggistici e cromatici, presenta al turista le

Cuzco Centro 36


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Get Found - Per첫 - Cultura

Una danza molto elegante

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La danza che da migliaia di anni accompagna una cultura tra le più inetressanti del mondo. La Marinera considerata una delle danze più eleganti del Perù: un ballo che si esegue solo in coppia, sventolando un fazzoletto bianco il quale si fa volteggiare nell’aria con la mano destra, movimenti perfetti che regolano il ritmo della danza. Il suo caratteristico passo chiamato “ coqueteo “ e l’abile strisciare dei piedi nel suolo, danno la caratteristica eleganza alla danza. I bei costumi dei partecipanti rendono la manifestazione ancor più interessate. Dal 20 al 30 gennaio nel coliseo Gran Chimu della città di Trujillo e organizzato dal Club Libertad, si può assistere alla bella competizione, alla quale partecipano ballerini di questa elegante danza che giungono da ogni parte del paese. Durante i giorni della competizione si potrà assistere alla sfilata di carri allegorici, la gente locale si appropria della piazza principale per ballare e festeggiare tutta la giornata.

I carnevali peruviani si contraddistinguono per il carattere festoso nelle zone Andine. Una delle caratteristiche principali riguarda il rituale della Yunza, conosciuta come Umischa nella foresta e Cortamonte nella costa. Consiste nel piantare artificialmente un albero pieno di regali; si balla tutti intorno colpendolo con un machete o ascia. La coppia che riesce con l’ultimo colpo a farlo cadere, dovrà farsi carico dei festeggiamenti dell’anno successivo, i quali comportano comunque una notevole spese economica. In tutto il paese e molto comune in questo periodo giocare con l’acqua ai danni dei passanti. Le città più conosciute per il loro caratteristico carnevale sono Puno e Cajamarca.sono stati preservati e parzialmente ristrutturati alcuni palazzi per incrementare il turismo, soprattutto interno.

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Get Found - Perù - Cultura

Una cucina storica

I ragazzi che lavorano sulla spiaggia di Kuta hanno sempre un momento per riposarsi e rilassarsi nelle ore più calde

I colori puri della natura incontaminata rendono colorate tutte le tavole peruviane

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a cucina peruviana è una delle più variegate del mondo ed il Perù è il paese con il maggior numero di piatti tipici: 491 con piatti di livello equivalente a quello delle gastronomie francese, italiana, cinese e indiana. Nella cucina peruviana si trovano almeno 5.000 anni di storia preincaica, incaica, coloniale e repubblicana. Si

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considerano quasi tre secoli di contributi culinari spagnoli, (influenzati inizialmente da presenza musulmana nella Penisola Iberica), i costumi gastronomici importati dagli schiavi della costa atlantica africana e la forte influenza degli usi e costumi culinari degli chef francesi che fuggirono dalla Rivoluzione francese del loro paese per mettere radici nella capitale del Vicereame del Perù, Lima. Importante è stata anche l’influenza dei cinesi-cantonesi, giapponesi, italiani dal XIX secolo e altri europei. Questa miscela di tradizioni e culture culinarie fa sì che la cucina peruviana abbia l’esclusiva particolarità della coesistenza di cibi e sapori appartenenti


a quattro continenti, e questo dalla seconda metà del XIX secolo. Questa gastronomia annovera vari primati a livello mondiale per la sua varietà, quantità e qualità[senza fonte]. Le arti culinarie peruviane sono in costante evoluzione e questo, sommato alla varietà dei piatti tradizionali, rende impossibile stabilire una lista completa dei suoi piatti rappresentativi: solo lungo la costa peruviana esistono più di 2500 differenti tipi di zuppe e 250 dolci tradizionali. La grande varietà della gastronomia peruviana è basata su tre fonti: la particolarità della geografia peruviana; la somma di gruppi etnografici e culture che hanno formato il paese; l’adattamento delle culture autoctone millenarie alla cucina moderna.

Patata Achiote

Peperoncino Camata

Pomodoro

Cherimoya 41


Get Found - PerĂš - Cultura

Piatti tipici Esprimere situazioni, raccontare storie con il movimento di tutto il corpo, dagli occhi ai piedi.

Ingredienti Brodo di carne 2 litri Burro 30 g Cipolle 1 piccola Erba cipollina 1 cucchiaio Farina 40 g Latte 150 ml

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Preparazione Il ceviche iffuso e dichiarato Patrimonio Culturale della Nazione dal governo peruviano. La ricetta base del seviche è la stessa in tutte le regioni: pesce a pezzetti, succo di lime, cipolla rossa, peperoncino e sale a piacere. I pesci utilizzati sono diversi e includono sia specie di acqua dolce che di acqua salata. Possono comparire anche altri frutti di mare, alghe marine e vegetali. Il piatto è accompagnato da prodotti locali come: camote, zarandaja, yuca e foglie di lattuga.


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Ingredienti Brodo di carne 2 litri Burro 30 g Riso 40 g Piselli 20 g

Preparazione La chifa è un termine utilizzato in Perù per riferirsi alla cucina che sorse dalla fusione tra la cucina peruviana e quella degli immigrati cinesi, principalmente cantonesi, che giunsero in Perù a metà del XIX secolo e agli inizi del XX secolo; si usa lo stesso termine per denominare i ristoranti che servono questo tipo di piatti. Al giorno d’oggi i ristoranti di cucina cinese, con forti influenze di cucina criolla, sono molto comuni a Lima e in molte altre città del Perù. I principali piatti sono arroz chaufa, pollo TiPaKay, sopa wantán (zuppa wantan) e il cosiddetto “aeropuerto” (aeroporto) che è una combinazione di cucina chaufa con tagliolini saltati, serviti in un piatto grande. 43


Get Found - Perù - Artigianato

Colore, creatività e molteplicità Un’ arte capace di catturare il tuo cuore tramite la sua semlicità di espressione.

L

’artigianato peruviano è tra i più svariati del mondo, come lo attesta la vasta rete di esportatori che ogni anno espone l’ingegno dei peruviani sui mercati europei, asiatici e americani. La sua diversità, colore, creatività e molteplice funzionalità fanno dell’artigianato un’attività fondamentale non solo per la formazione dell’identità peruviana ma anche per la sopravvivenza di migliaia di famiglie e anche di popoli interi, come quelli di Sarhua e Quinua in Ayacucho. Piccoli e grandi pezzi che dettano l’ammirazione di tutti, contengono secoli di storia pieni di forma e anche simboli preispanici che si uniscono e convivono con altri portati dagli spagnoli. Quest’identità molteplice e complessa è, possibilmente e paradossalmente, una delle ragioni della forte tendenza dell’artigianato peruviano alla moderna “arte ingenua” che dà tenerezza ed innocente sapienza ai suoi pezzi. La bellezza dei lavori artigianali nel Perù si manifestano, per esempio, nell’armonia dei disegni geometrici, nei tessuti, nella minuziosa rappresentazione della vita campagnola, nei “mates sbalzati”, nella mescolanza culturale e nei colori dei “retablos”.

Però anche nel finissimo intaglio delle pietre di Huamanga, il difficile barocco degli intagli in legno, la bellezza degli oggetti d’oro e d’argento e le diverse forme che assume l’argilla nella ceramica. Queste opere sono solo alcune delle manifestazioni di un popolo che comunica per mezzo dell’arte, utilizzando a questo scopo un linguaggio le cui idee fondamentali sono l’abbondanza, la fertilità e la scommessa per il futuro. L’arte inca rappresenta il grande patrimonio culturale del popolo peruviano, ed è ancora oggi la massima fonte di ispirazione per la lavorazione artigianale dei tessuti, della pietra e della ceramica, di cui il Perù vanta una buona produzione. Il paese vanta buoni artisti nel campo della letteratura e delle arti e a Lima sono presenti alcuni dei musei più interessanti dell’America Latina, come il Museo dell’Arte e il Museo dell’Oro.giunge da luoghi distanti settimane o mesi di cammino.

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Riserve da sogno Tra il verde e l’azzurro a perdita d’occhio. Passeggiate in mezzo alla natura incontaminata.wwwww

I

l Perú in quanto a distese d’acqua sospese tra cielo e terra, può mettere sul piatto le placide acque del Lago Titicaca, situato nel punto in cui le maestose Ande incontrano le fertili pianure dell’altiplano battuto dai venti. Il colpo d’occhio della distesa azzurra e delle case degli isolani che affiorano punteggiando il lago di giallo merita da solo il viaggio. Colpo d’occhio che diventa ancora più suggestivo se si considera che qui, intorno al 200 a.C., sono nate le più antiche civiltà peruviane. Se si parla di parchi, poi, ancora in Perú un’emozione incredibile la regala l’alba che sorge sulla Reserva Nacional Tambopata: con i suoi colori oro, giallo, arancione, sarà una “fotografia” perfetta dei tuoi ricordi peruviani. La Reserva si trova nel Bacino amazzonico meridionale: ottimo spunto per esplorare l’Amazzonia meno battuta e per chiudere in crescendo il primo set del testa a testa tra questi due paesi sudamericani separati dalla cordigliera delle Ande.

Attrezzatura

Collpa

Consigli

Capi d’abbigliamento leggeri Forte repellente contro gli insetti

Riserva

Difficoltà

Si consiglia di partire nelle prime ore de mattino Portatevi uno spuntino e abbondante acqua.

Passeggiata

Crema prottettiva

- Lunghezza: 15km

Macchina fotografica

- Tempo: 5 ore/ 5 1/2 49


Get Found - Perù - Percorsi

La riserva dei mille colori Creada oficialmente en 1990, como Zona Reservada Tambopata – Candamo, se ubica al Este y al Sur de Puerto Maldonado. Se compone de 1,5 millones de hectáreas (3,5 millones de acres) en las regiones de Madre de Dios y Puno. La Reserva Nacional de Tambopata ha sido objeto de numerosos documentales de televisión. Te invitamos a visitar una de las más grandes Collpas de guacamayo y mamíferos del mundo. También puede visitar el prístino Lago Sandoval. En esta región, una persona puede caminar una milla a través de la selva y nunca encontrar dos árboles de la misma especie. Gran parte de esta diversidad se debe a la flora, los millones de especies de insectos y animales, el calor, y el clima húmedo. Al igual que el Parque Nacional del Manu, la Reserva Nacional Tambopata protege una gran diversidad de paisajes y vida silvestre, incluyendo cochas con garzas, martin pescador, caimanes y nutrias gigantes, espectaculares caídas de agua, increíbles collpas de arcillas visitadas por cientos de guacamayos, monos y tapires; pantanos llenos de palmeras donde anidan diferentes aves, ríos con playas de arena blanca para acampar.Todas estas maravillas atraen a los turistas, científicos y fotógrafos de la vida silvestre.

La región de Tambopata - Candamo posee varios récords mundiales en flora y fauna de la región 545 especies de aves en solo 5,500 ha. 1122 especies de mariposas, 151 especies de libélulas, y 29 especies de escarabajos tigre. En 1996, parte de la zona Reservada Tambopata fue declarada Parque Nacional Bahuaja-Sonene.

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La Collpa La “Collpa” es un nombre quechua de los lugares en que muchas especies de animales se congregan para comer sales minerales del suelo. Los científicos creen que este comportamiento complementa la dieta de estos animales. Sin embargo, otros creen que la ingestión de suelo reduce los efectos tóxicos de algunos frutos silvestres y semillas. Las espectaculares collpas de l río alto Tambopata han hecho famosa a la Reserva Nacional Tambopata. Cientos de individuos de varias especies de loros y guacamayos se reúnen en este lugar. También hay collpas de guacamayos más pequeñas en el río Heath

Algunas de las especies comunes vistas en estos lugares son el guacamayo azul y oro, Escarlata, rojo y verde también loros de cabeza azul y periquitos. Monos, tapires, venados y capibaras también son vistos frecuentemente, La collpa Chuncho es un acantilado bajo situado a lo largo de un afluente del Tambopata, 5 horas río arriba desde Puerto Maldonado (40 minutos de WASAÍ Lodge). La collpa Colorado se encuentra a una hora río arriba de la collpa Chuncho, es un acantilado de mayor altitud.

Las Pampas del Heath Están ubicados cerca de la frontera con Bolivia y contienen grandes zonas de pastizales de más de 100000 ha. No hay bosque, sólo arbustos. La fauna es muy rica y dos especies endémicas se encuentran aquí, un tipo de zorro conocido como lobo de crin y un tipo de venado de los humedales. Esta es la única zona que muestra estas características únicas dentro de la selva peruana y, por eso no fue considerada inicialmente como un Santuario Nacional y, más recientemente,

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Bali - Trekking Ubud

12°02’06’’S 77°01’07’’W 52


Macchu Picchu Da Macchu Picchu alle chiese di Potosì. Nella terra delle antiche civiltà scorgere un paesaggio tra i monti e il cielo immerso nel verde.

N

ella sfida dei tesori antichi e delle tracce di un illustre passato è il Perú a partire favorito. Questo paese ha conosciuto la nascita e il tramonto di numerosi imperi, primi tra tutti quello degli incas e quello (vendette della storia) dei conquistadores spagnoli. Le rovine spettacolari di Machu Picchu continuano a essere di grande richiamo e, quindi, organizza il viaggio in modo da non perderle. Altrettanto suggestivo, e poco visitato, è anche il sito di Kuélap, molto più a nord, tra gli Altopiani settentrionali. Le imponenti rovine della cittadella, costruite dalla cultura chachapoyas tra il 900 e il 1000 d.C. hanno richiesto per essere costruite più pietra della Grande Piramide d’Egitto.

Attrezzatura

Consigli

Capi d’abbigliamento leggeri Forte repellente contro gli insetti

Macchu Picchu

Difficoltà

Si consiglia di partire nelle prime ore de mattino Portatevi uno spuntino e abbondante acqua.

Passeggiata

Crema prottettiva

- Lunghezza: 20km

Macchina fotografica

- Tempo: 7 ore/ 7 1/2 53


Get Found - Perù - Percorsi

Vie d’accesso per il modno perduto Vista da nord, dalla cima dello Huayna Picchu. Lo zigzag a sinistra è la strada d’accesso alle rovine, che parte dalla stazione ferroviaria di Puente Ruinas, nel fondovalle. In alto si scorge l’ultimo tratto della Strada Inca che attraversa il fianco del Machu Picchu. La zona archeologica in sé è accessibile sia tramite i sentieri incaici che vi conducono, sia utilizzando la strada Hiram Bingham (che risale il pendio del Machu Picchu dalla stazione ferroviaria di Puente Ruinas, ubicata in fondo alla gola). Nessuno dei due modi esenta il visitatore dal pagamento dell’accesso alle rovine. La strada in questione, tuttavia, non appartiene alla rete stradale nazionale del Perù. Inizia nel paese di Aguas Calientes (Perù), al quale, a sua volta, si accede solo per via ferroviaria (in circa 3 ore da Cusco)o in elicottero (in 30 minuti). L’assenza di una strada diretta al Santuario di Machu Picchu è voluta e permette di controllare il flusso dei visitatori; flusso che, dato il carattere di parco nazionale della zona, è particolarmente sensibile al sovraffollamento. Ciò, comunque, non 54

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ha impedito la crescita disordinata (e criticata dalle autorità culturali) di Aguas Calientes, che vive di e per il turismo, in quanto nel paese si sono sviluppate strutture alberghiere e di ristorazione di varie categorie. Per arrivare a Machu Picchu dalla principale Strada Inca il cammino è di circa tre giorni. Per questo è necessario prendere il treno fino al km 82 della linea ferroviaria Cusco-Aguas Calientes, da dove inizia il percorso a piedi Alcuni visitatori prendono un autobus locale da Cusco a Ollantaytambo (via Urubamba) e di lì proseguono con un mezzo di trasporto fino al citato km 82. Sul posto prendono la strada ferrata coprendo i restanti 32 km fino ad Aguas Calientes.


Un luogo da scoprire La gola di Picchu, situata a metà strada fra le Ande e la foresta amazzonica, fu colonizzata da popolazioni montane, non selvatiche, provenienti dalle aree di Vilcabamba e della Valle Sacra, nella regione di Cusco, e in cerca di espansione alle loro frontiere agricole. Le prove archeologiche indicano che l’agricoltura è praticata nella regione almeno dal 760 a.C.A partire dal periodo dell’Orizzonte medio (dall’anno 900 d.C.), si registra un’esplosione demografica da parte di gruppi non documentati storicamente ma probabilmente legati all’etnia Tampu dell’Urubamba. Si ritiene che questi popoli possano aver fatto parte della federazione ayarmaca, rivale dei primi inca della regione di Cusco.In questo periodo si espande considerevolmente la superficie agricola “artificiale” (terrazze). Ciò nonostante, il sito specifico della città di Machu Picchu (la cresta rocciosa che unisce i monti Machu Picchu e Huayna Picchu) non reca traccia di essere stato edificato prima del XV secolo. Ra plaborem vellupt aturitas sintem quunte laborep elesect atatemoles reiumquid unt acidebitati aut delit qui del eos exerese caest,. 55


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A tutto sport All’insegna dell’avventura. Passeggiare tra le bellissime foreste pruviane. Scalate tra i passi più belli e caratteristici al mondo.

S

e ami l’avventura, in Perú il consiglio è di non perdere la scalata del Warmiwanusca (Passo della Donna Morta) lungo il famoso Inca Trail, il cui percorso può essere affrontato nel classico trekking di quattro giorni da Cuzco a Macchu Picchu (attenzione, però: l’elevata popolarità dell’Inca Trail ha indotto il governo peruviano a introdurre alcune limitazioni. Occorre essere accompagnati da una guida autorizzata e, per di più, è necessario prenotare - anche un anno per l’alta stagione da maggio a settembre).

Percorso II

Percorso I

Attrezzatura

Consigli

Capi d’abbigliamento leggeri Forte repellente contro gli insetti Scarponi e attrezzi trekking

Difficoltà

Si consiglia di partire nelle prime ore de mattino Portatevi uno spuntino e abbondante acqua.

Passeggiata / Scalata /Navigata - Lunghezza: 100 km - Tempo: 4 giorni 57


Get Found - Perù - Percorsi

Sistema stradale inca Tra le molte strade costruite nel Sudamerica precolombiano, il sistema stradale inca, o Qhapaq Ñan fu il più esteso ed il più avanzato per gli standard dell’epoca. Tutta la rete si basava su due strade che attraversavano l’impero lungo la rotta nordsud. La più orientale delle due partiva dal Puna e dalle valli di Quito e raggiungeva Mendoza (Argentina). Quella occidentale invece seguiva le pianure costiere tranne che il tratto che attraversava il deserto, nel quale costeggiava le colline. Mollanis am et aliquatatem int omnia plia que volorem po Evenimus aerisit, veni sitenia pedipsae millaut quist doluptibus qui volupti ulparum ist es et inctur? Evenitia de nos aut lacearum, sae rem acerrum nullacc atiossuntem sit, santem assinimagnis exces eatur simi, conseditem aut expliquamet utem verum ius inctures molor saeces iduciat umenihi llaccat emquossitemo que rempores andis eria ipsa accus essendant et la qui id quae perfersped et utatendiandi blanden diandio rporibus quaererat. Ant quam, eaqui ium ipitatur arcipiciis abor sit liquatem dolo velenisque aut dera dolectam, sint id quas se pe rem qui duciet alit la dollut magnis se et dis atia sum etusaer iberia debit qui anda vent, atem repudae pelis veres aut ipsam ipsunt repudae pellabo runtia alic temqui dellab inimi, nienecto que rendiam usandestium quod elit, nis rem ex etur sitas reptatempore etur sus int ipicto to cum sam audit, ipsa qui tes

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Le strade che portano lontano Oltre venti strade percorrevano le montagne occidentali, mentre altre attraversavano la cordigliera orientale. Alcune di queste strade raggiungevano altitudini di oltre 5000 metri sul livello del mare. Le varie tratte univano le regioni dell’impero inca dalla capitale delle province settentrionali, Quito, all’attuale Santiago del Cile a sud. Il sistema stradale inca era costituito da circa 40 000 km di strade e permetteva l’accesso ad oltre 3 milioni di chilometri quadrati di territorio. Queste strade permettevano collegamenti semplici, affidabili e veloci per lo spostamento di civili e militari, per il dispaccio di comunicazioni e per il supporto logistico. I primi utilizzatori furono i soldati imperiali, portatori e carovane di lama, oltre ai nobili. Era richiesto un permesso per poter percorrere le strade, ed alcuni ponti prevedevano il pagamento di un pedaggio.Nonostante le strade inca potevano avere dimensioni, stile ed aspetto molto diversi tra loro, la maggior parte aveva una larghezza compresa tra 1 e 4 metri. Buona parte del sistema stradale era il risultato del fatto che gli Inca reclamavano un diritto esclusivo su numerose rotte tradizionali, alcune delle quali erano state costruite secoli prima. Molti nuovi tratti furono costruiti o migliorati in modo sostanziale; l’attraversamento del deserto cileno di Atacama e la parte che costeggia la riva occidentale del Titicaca ne sono due esempi. I cronici spagnoli del tempo descrissero i lunghi viaggi fatti dal re Inca, trasportato su di una lettiga, circondato da migliaia di soldati e servi, fatti per raggiungere le varie parti del suo immenso impero.

Dato che gli Inca non usavano la ruota per i trasporti, e che non conobbero cavalli prima dell’arrivo degli spagnoli in Perù nel XVI secolo, le strade erano quasi esclusivamente percorse a piedi, a volte accompagnati da mandrie di animali, solitamente lama. I messaggeri che componevano la staffetta, chiamati chaski, si fermavano ad intervalli di 6/9 km, trasportando messaggi ed oggetti quali pesce marino fresco per i re. I messaggi erano fogli chiusi da corde noti come quipu, assieme a messaggi vocali. I chaski erano in grado di coprire una distanza di 240 km al giorno. Esistevano almeno 1000, e forse 2000, stazioni di posta o tambo, sistemati ad intervalli regolari lungo il tracciato. Queste strutture avevano il compito di far riposare e rifocillare il personale viaggiante. Venivano usati molti modi per attraversare i corsi d’acqua. Le zattere servivano per i fiumi molto larghi. I ponti di pietre o le canne sospese erano usate per i terreni paludosi. I ponti sospesi inca permettevano di superare le vallate strette. Un ponte che attraversava il fiume Apurimac, ad ovest di Cuzco, misurava 45 metri. I burroni venivano a volte superati tramite cesti sospesi, o oroya, che potevano coprire distanze fino a 50 metri. A volte i ponti erano costruiti a coppie.

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1° giorno: ITALIA - LIMA  

Partenza dall’Italia con volo di linea intercontinentale (QUOTATO A PARTE) per Lima. Arrivo, trasferimento e sistemazione presso l’Hotel La Hacienda o simile. Pernottamento.

2° giorno: LIMA

Dopo la prima colazione, visita del centro storico della capitale che custodisce importanti testimonianze dell’epoca coloniale e del Museo Larco Herrera, la più importante collezione privata di ceramiche pre-ispaniche della nazione, tra cui spicca la collezione di ceramiche erotiche appartenute alla cultura Moche e ad altre culture pre-incaiche che si svilupparono nel Paese. Il museo ospita circa 50.000 pezzi, tra cui anche numerose mummie e tessuti. Durante la visita verrà offerto un tipico aperitivo peruviano. Pernottamento in hotel.

3° giorno: LIMA – CUSCO

Dopo la prima colazione, trasferimento in aeroporto e partenza con volo per Cusco. Arrivo, trasferimento e sistemazione in albergo Casa Andinasup o simile. Pomeriggio a disposizione per acclimatarsi all’altitudine.

4° giorno: CUSCO

Prima colazione in albergo. In mattinata, visita della città e delle rovine vicine di Quenqo, Tambo Machay, Puca Pucara e della fortezza di Sacsayhuaman. Durante la visita sarà anche possibile conoscere da vicino il lavoro di una bottega artigiana. In corso di escursione pranzo in un tipico ristorante in cui si avrà modo di assaggiare alcune delle specialità della robusta cucina delle Ande. Nel pomeriggio escursione a piedi nel suggestivo quartiere di San Blas, ove si concentrano i laboratori e negozi di

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artigianato. Le sue strade sono ripide e strette con palazzi antichi costruiti sopra fondamenta incaiche e spesso si aprono in luminose piazzette. Il nome quechua di questo quartiere è Toq’ocachi che significa “posto della grazia”. Rientro in albergo e pernottamento. 5° giorno: CUSCO – VALLE SACRA Dopo la prima colazione, partenza per la visita del tipico mercato di Pisac, dove si potranno fare degli ottimi acquisti tra le coloratissime bancarelle. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio, visita della fortezza di Ollantaytambo. Costruita ai piedi di una collina, è uno dei più importanti esempi dell’architettura militare degli Incas. Sistemazione all’Hotel Sol y Luna o simile nella Valle Sacra. Pernottamento.

6° giorno: VALLE SACRA

Prima colazione, intera giornata dedicata alla visita di alcuni degli angoli più suggestivi della valle. Maras, piccolo villaggio che fu molto prospero nell’epoca coloniale, la cui singolare attrattiva sono le miniere di sale o salineras ubicate vicino al paese. Utilizzate fin da epoche precolombiane, il sale è estratto grazie ad un antico sistema di evaporazione, mediante il quale l’acqua salata proveniente di un ruscello sotterraneo è esposta al sole in centinaia di pozzanghere fino all’evaporazione. E’ meraviglioso lo spettacolo offerto dalle vasche


che assumono diverse colorazioni a seconda dello stadio di evaporazione. A poca distanza si visita l’anfiteatro di Moray. Questa struttura costituita da piattaforme concentriche e dotata di un ingegnoso sistema di irrigazione permetteva di coltivare più di 250 specie vegetali. Pranzo in ristorante locale. Nel pomeriggio si raggiunge il piccolo villaggio di Willoq in cui la maggior parte della popolazione si dedica alla tessitura di coloratissimi tessuti, tra i più raffinati dell’altopiano andino.

7° giorno: VALLE SACRA MACHU PICCHU - CUSCO

Prima colazione in albergo. Trasferimento alla stazione ferroviaria di Ollantaytambo e treno alla volta di Machu Picchu. Il viaggio si svolge lungo la Valle dell’Urubamba fino a raggiungere la località di Aguas Calientes e quindi in minibus le rovine maestose di Machu Picchu, ‘la città perduta’ scoperta nel 1911 dall’antropologo americano Hiram Bingham. Pranzo al termine della visita. Rientro in treno a Cusco con arrivo nel tardo pomeriggio.

8° giorno: COPACABANA - ISLA DEL SOL - LA PAZ Prima colazione. Al mattino navigazione sul lago Titicaca per visitare l’Isola del Sole, considerata la culla dela Civiltà Inca. Pranzo. Rientro sulla terraferma e proseguimento per La Paz. Sistemazione all’hotel Ritz.

9° Giorno: LA PAZ – ORURO SALAR DE UYUNI Prima colazione. Trasferimento in aeroporto

e partenza con volo di linea per Uyuni, che si raggiunge in circa 1 ora di volo. All’arrivo inizio dell’esplorazione dello sconfinato Salar de Uyuni, circondato da numerosi vulcani che spesso superano i 6.000 m di altezza. Il colpo d’occhio è incredibile: una distesa desertica bianchissima ed abbagliante con un cielo azzurrissimo danno l’impressione di essere su un altro pianeta! Si visiterà il villaggio di Colchani dove la maggior parte degli abitanti si dedica alla produzione del sale. Proseguendo verso il centro del Salar si raggiunge l’isola Incahuasi, ricoperta di cactus alti fino a 5 metri, dalla cui sommità si gode di un panorama sensazionale. Nel pomeriggio si raggiunge il villaggio di San Pedro de Quemes, dalla curiosa architettura in pietra, situato all’estremità meridionale del salar. Sistemazione e cena al confortevole Hotel Tayka de Piedra.

10° giorno: TAHUA – ORURO LA PAZ

Prima colazione. Rientro a La Paz con sosta per il pranzo lungo il percorso. Il trasferimento richiede la maggior parte della giornata, con soste per scattare foto e per visitare il Cratere di Maragua e alcuni interessanti villaggi che si incontrano lungo il percorso. Pranzo in corso di viaggio. Arrivo nella capitale nel pomeriggio, sistemazione in hotel e cena in locale tipico e pernottamento. consentendo al turista un contatto con queste popolazioni che conservano tradizioni e culture antichissime.

11° giorno: PARTENZA DA LA PAZ 12° ARRIVO IN ITALIA

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60°02’05’’S 77°23’21’’W Sjaldan er ein báran stök. Raramente c’è una sola onda

Anonimo 65


Islanda

“Fuoco e ghiaccio”. Testi e foto di Elena Lora Aprile

I

l surreale panorama dell’islanda scorre come un sogno ghiacciato. Quest’isola ospita il più grande ghiacciaio d’Europa per volume,

ma anche diversi vulcani attivi. Il terreno si solleva sotto i vostri piedi, l’orizzonte cambia e si dissolve. La terra di fuoco e ghiaccio è una nazione di contrasti costantemente in flusso e sempre pronta a mozzarvi il fiato.

Islanda, Repubblica parlamentare In Europa Superficie: 103.125 km² Popolazione: 318.452 abitanti Capitale: Reykjavik Lingua: islandese. Religione: gli islandesi hanno libertà religiosa. La religione ufficiale è il luteranesimo.

Governatore: Ólafur Ragnar Grímsson Valuta: corona islandese 66


Eyjafjallajökull. Vulcano dall’eruzione effusiva e non eruttiva.

Must know Permessi

Sanità

è sufficiente il passaporto o la carta d’identità valida per l’espatrio. Anche i minori devono possedere un proprio passaporto personale, che può essere sostituito, fino ai 15 anni, dalla “carta bianca”.

Non sono necessarie vaccinazioni e per l’assistenza sanitaria gratuita vale il modello sanitario E-111 rilasciato dalla propria ASL di appartenenza.

Sicurezza

Viaggiare sempre con un documento di identità valido, a causa dei frequenti controlli effettuati da parte delle forze dell’ordine. - Utilizzare esclusivamente agenzie di viaggio e guide locali conosciute. Evitare di viaggiare di notte.

Viaggiare

- La compagnia di bandiera Icelandair ha voli diretti con partenza da Milano Malpensa e arrivo a Reykjavik. Un servizio di linea di pullman (Flybus) collega Reykjavik con l’aeroporto internazionale. Più emozionante raggiungere l’Islanda via mare utilizzando navi della compagnia Smyril Line.

Trasporti locali - I viaggi all’interno del Paese si possono effettuare con l’aereo, in automobile, in traghetto o sulle principali linee di pullman. In Islanda non esistono ferrovie.

Attenzione

- L’Islanda è il paese più caro d’Europa, dato che a parte i prodotti della pesca, della pastorizia o della coltivazione in serra, tutto dev’essere importato: il costo medio della vita è circa doppio dell’Italia.

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Get Found - Islanda - fuoco e ghiaccio.

La città della nightlife Volto di ghiaccio, cuore di fuoco. Non c’è migliore descrizione per definire l’Islanda. La sua capitale, Reykjavik, è stata chiamata in modo auto ironico la capitale più calda d’Europa.

R

eykjavík, baia fumosa, nome che deriva probabilmente dalle sorgenti bollenti dei dintorni, è la capitale dell’Islanda.

per qualche via del centro, aggirarsi un cigno o un´oca provenienti al centralissimo lago Tjorn.

Nella capitale più settentrionale del mondo, la regola è vivi e lascia vivere, e non si è guardati e tanto meno giudicati. Reykjavik è una città libera da ogni etichetta e il suo maggior pregio è la silenziosa accoglienza che riserva al turista.

Reykjavík è spesso riconosciuta come “la capitale della vita notturna del nord”: è famosa infatti per la sua vita durante i fine settimana. Gli Islandesi tendono a uscire la sera relativamente tardi così i bar e le discoteche si riempiono rapidamente verso la mezzanotte. Una delle principali cause di questo comportamento è che l’alcool è molto caro nei bar, così si tende a bere a casa prima di uscire.

Dal punto di vista architettonico offre ben poco, ma proprio non si può fare a meno di notare l´imponente struttura della chiesa di Hallgrìmskirkja, che è anche l’edificio più alto d’Islanda. Con la sua torre alta 73 metri può essere considerata il simbolo della città. C ontemporaneamente non si potrà non stupirsi nel vedere,

Reykjavik - vista panoramica 68


Lago Tjorn.

Chiesa di HallgrĂŹmskirkja . 69


Get Found - Islanda - Cultura

Smàfolk Nell'angolo più remoto del giardino di ogni casa islandese che si rispetti, ecco comparire tre casette di legno vicine l'una all'altra. Sono le abitazioni degli elfi, il popolo invisibile.

IEd quis at di aboriti busdae sus elluptur sintus.

C

irca l’ottanta per cento degli islandesi crede nell’esistenza di un “popolo invisibile” o quantomeno non nega la possibilità che questi esseri esistano. Sicuramente le radici pagane delle tradizioni di questo popolo, sono la motivazione di queste credenze, come la lunga convivenza con una natura forte e misteriosa. Per molto tempo nessuno è stato capace di spiegare razionalmente fenomeni prepotenti e spesso imprevedibili come le eruzioni vulcaniche sotto i ghiacciai, i soffioni sulfurei o le pozze termali. Per molto tempo l’Islanda è stata isolata dal resto del mondo, per i contadini che passavano lunghi e bui inverni in fattorie isolate l’idea di convivere con altri esseri, seppure invisibili, era tutto sommato confortante. Si spiega così l’orgoglio degli islandesi nel parlare dei loro elfi e il rispetto che portano loro, perché stuzzicare lo smàfolk (piccolo popolo) può avere conseguenze nefaste al limite del

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malocchio. Spesso in Islanda, anche nei luoghi più deserti capita che la strada si restringa o segua un tracciato inspiegabile, se ne chiedete la spiegazione ad un islandese vi dirà che è necessario evitare una roccia a bordo strada perché abitata dagli elfi. Diversamente dai troll scandinavi, piccoli e bruttini, quelli in Islanda hanno misure quasi umane. Nei campi di lava si possono incontrare gnomi, elfi, fate, nani, folletti, spiriti dei monti ed angeli, le leggende che li riguardano vengono tramandate da generazioni. Secondo queste leggende, molti cumuli di rocce e le formazioni laviche più strane, sarebbero in realtà troll, che sorpresi dalla luce si sono trasformati per sempre in pietre! Esistono degli esperti, in Islanda, che verificano la presenza di Trolls nelle rocce nei sassi e nei massi; essi vengono chiamati ogni qual volta si renda necessario costruire un’abitazione in


luoghi “sospetti”! narra la leggenda che gli elfi fossero anch’essi figli di Eva, madre di tutti gli uomini. Un giorno Dio annunciò ad Eva che sarebbe andato a cena da lei, per conoscere tutti i suoi figli. Eva iniziò a lavare e preparare i figli per l’evento, ma non riuscì a fare il bagno a tre. Per non mostrarli in disordine davanti a Dio, li nascose nell’armadio. Durante la cena Dio chiese a Eva se quelli che sedevano nella stanza erano tutti i suoi figli e la donna

confermò. Allora Dio disse: “ciò che è nascosto a Dio, sarà nascosto per sempre anche agli uomini!” Eva corse disperata all’armadio, ma lo trovò vuoto. Dio aveva reso invisibili i tre bimbi agli occhi degli uomini. Solo chi ha cuore puro può vederli. Gli uomini chiamarono queste creature invisibili álfar, elfi. Ogni buon islandese ha le tre casette nel giardino per ospitare i tre figli di Eva, affinchè la loro vicinanza sia di aiuto e di buon auspicio per la famiglia.

IEd quis at di aboriti busdae sus elluptur sintus. 71


Get Found - Islanda - Cibo

Piatti tipici Luptaquis volor reniet que voluptinto ipid molorem cum sae cusae voloressin.

Q

uando si parla di piatti tipici islandesi troviamo in primo posto l’agnello islandese. Gli islandesi sono fin dall’epoca vichinga contadini e le pecore che hanno portato con sé in Islanda più di 1000 anni fa sono sempre state una fonte sicura di cibo in tempi di difficoltà. Hangikjöt (agnello affumicato) è un piatto tipico di Natale. Ovviamente è facile trovare pesce fresco in Islanda. Ancora oggi si mangia tanto harðfiskur - i pezzetti di pesce secco come uno spuntino sano e nutriente. E non dimentichiamo il tanto amato lýsi (olio di fegato di merluzzo). 99% degli islandesi prendono un cucchiaio di lýsi ogni mattina. Poi c’è lo skyr - un prodotto islandese che assommiglia lo yoghurt, ma è più sano e pieno di proteina. Altri piatti tipici - forse più famosi - sono per esempio il hákarl (squalo putrefatto) e blóðmör (sanguinaccio). Questi piatti e altri simili fanno parte dell’antica festa invernale chiamata Þorrablót. I piatti sono quindi chiamati Þorramatur (Cibo del mese di Þorri). Il mese di Þorri (Thorri) corrisponde oggi ai mesi di gennaio/febbraio.

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Luptaquis volor reniet que voluptinto ipid molorem cum sae cusae voloressin et voluptate lab il mo volorit, simolor rorrum fugitium rereictem num alignim

L

o o kæstur hákarl, in lingua islandese “squalo fermentato”, è un piatto tipico della cucina islandese. Per la sua particolare preparazione e per l’odore e gusto assai particolari, è spesso associato al folklore islandese; a volte è chiamato squalo marcio, denominazione ugualmente usata in inglese (rotten shark). Si tratta della carne ottenuta principalmente da due specie di squalo, il Somniosus microcephalus (squalo groenlandese) e il Cetorhinus maximus (volgarmente squalo elefante) preparata con un peculiare processo di fermentazione e poi appesa a seccare per circa 4/5 mesi. Lo hákarl ha un caratteristico odore di ammoniaca ed un gusto simile a del formaggio stagionato fortissimo. È un esempio

tipico di alimento di gusto acquisito; purtuttavia, anche molti islandesi si rifiutano di mangiarlo, e non se ne sono mai cibati nella loro vita. A volte viene proposto come una sorta di “sfida” al turista straniero in Islanda. Lo hákarl viene tradizionalmente servito come elemento del cosiddetto Þorramatur, una selezione di piatti tipici islandesi consumata nel mese di febbraio (þorramatur significa “cibo del mese di þorri, “secco”, antica denominazione del mese di mezz’inverno); tuttavia, lo si può trovare facilmente in vendita nei negozi per tutto l’anno, e viene consumato in ogni stagione.

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Get Found - Islanda - Musica

Elfi sonori - Sigur Rós

Quando la realtà supera il sogno...

L

a fotografia nacque come ricerca di perfezione, come tentativo di realistica ed oggettiva rappresentazione della realtà; per questo venne inizialmente snobbata dagli artisti, perchè eliminava la creatività e la soggettività, ma soprattutto perchè rendeva uno scenario privo di emozione. Da quel momento in poi si crearono due correnti di pensiero, i realisti ed i sognatori, ed ognuno tendeva a vivere e rappresentare gli ambienti seguendo una delle due predisposizioni. Se avete mai visto uno scenario islandese dovreste immediatamente comprendere quanto sia complesso scindere concretezza e suggestione, perchè la straordinaria bellezza delle lande si presenta tanto oggettiva quanto è concreta l’immediata sensazione di malinconia che evoca. Per questo motivo, probabilmente, la paesaggistica non è il pezzo forte di quelle terre; eppure un gruppo di artisti emerge dal gruppo e riesce a dipingere, scolpire e scrivere nelle menti

dei fan tutto ciò che quelle terre dicono. Sono gli Sigur Ros, gruppo post-rock formatosi dalla mente (notevolmente disturbata) di Jonsi. Il gruppo è altamente melodico e presenta delle sonorità che riescono a rievocare perfettamente, a livello visivo, gli scenari islandesi lasciando sempre qualcosa. Ad ogni ascolto sembra di aggiungere un tassello nella storia che gli Sigur Ros vogliono raccontare: una storia eternamente incompiuta, con lo scopo stesso di essere inconcludente. Trasmette bellezza e vuoto e lo fa ad occhi chiusi. Senza parole, tanto da utilizzare una lingua inventata ed altamente musicale trattando la voce come uno strumento stesso dell’opera. Si sta parlando di musica ma anche di fotografia, letteratura, pittura e qualsiasi cosa riesca ad attivare l’emisfero destro del vostro cervello. L’unica cosa che possiamo affermare con certezza è che si parla dell’espressione massima dell’Islanda.

Arum venimust, sum quaere dunt modi conseriti te vernate ma quis voluptatur, 74


Get Found - Islanda - Fenomeni naturali

Dipinti in cielo

Arum venimust, sum quaere dunt modi conseriti te vernate ma quis voluptatur,

“A tutti è dovuto il mattino, ad alcuni la notte. A solo pochi eletti la luce dell’aurora.” (Emily Dickinson)

N

otti fredde e limpide. Cielo blu scuro, quasi nero. Ecco allora apparire lassù in alto raggi gialli, verdi e rossi. Lampi cangianti che spaccano il buio nordico. Sembrano dei veli leggeri, che fluttuano nel cielo, poi lentamente scompaiono per riapparire un po’ più in là, e cambiano continuamente colore: il verde diventa rosa, lilla, è tutto un rincorrersi di colori e forme, e il cielo è come una cupola che imprigiona queste luci danzanti… È l’aurora boreale, un fenomeno ottico dell’atmosfera che si manifesta con bande luminose coloratissime, dalle forme in perenne movimento. Sembra una magia. E come tutte le magie è difficile da descrivere, meglio farne

esperienza in prima persona. I mesi invernali sono quelli più indicati per vederla. E ci si deve dirigere molto a nord. Per la sua posizione geografica, uno dei luoghi al mondo con più probabilità di avvistamento è senza dubbio l’Islanda. A volte, durante l’apparizione di un’aurora, è possibile sentire dei suoni, simili a sibili; questi sono definiti suoni elettrofonici. L’origine di questi suoni è ancora mal compresa, anche se ci sono delle teorie. Spesso l’ascolto di tali suoni è facilitato dalla presenza di oggetti metallici nelle immediate vicinanze del testimone che fungono da amplificatori del fenomeno. 75


Get Found - Islanda - Fenomeni naturali

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“Scendi nel cratere dello Snaeffelsjokull, che l’ombra dello Scartaris viene a toccare alle calende di luglio, audace viaggiatore, e arriverai al centro della terra. Il che ho fatto”. Giulio Verne

I

l 28 agosto 1859, all’improvviso apparvero le misteriose luci delle aurore lungo una vasta area del territorio americano. In tutto il mondo, nei centri scientifici, la strumentazione impazzì; così il giorno seguente l’astronomo inglese Richard Christopher Carrington notò un gruppo di macchie solari di dimensioni insolitamente grandi, dal quale partiva un lampo di luce biancastra, che dopo qualche ora produsse una seconda ondata di aurore di grande intensità. Con la “Grande Aurora” del 1859 i modelli di spiegazione dei fenomeni di attività solare si innovarono rapidamente e

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le antiche ipotesi di lampi ad alta quota, o di luce riflessa da iceberg vennero sostituite da quelle più attinenti agli eventi solari e alla perturbazione. Tempeste di quella intensità, fortunatamente, è stimato che capitino ogni 500 anni. L’ultimo evento di un’intensità pari alla metà di quella del 1859 è accaduto nel 1960 provocando interruzioni radio in tutto il pianeta. L’attività magnetica solare, e quindi anche la formazione di macchie solari, varia ciclicamente ogni undici anni.


La forma di un’aurora polare è molto varia. Archi e brillanti raggi di luce iniziano a 100 km sopra la superficie terrestre e si estendono verso l’alto lungo il campo magnetico, per centinaia di chilometri. Gli archi possono essere molto sottili, anche solo 100 metri, pur estendendosi da orizzonte a orizzonte; questi possono essere quasi immobili e poi, tutto ad un tratto, iniziare a muoversi e torcersi. Dopo la mezzanotte, l’aurora può prendere una forma a macchie e ognuna delle macchie spesso lampeggia più o meno ogni 10 secondi fino all’alba. La maggior parte della luce visibile in un’aurora è di un giallo verdognolo, ma a volte i raggi possono diventare rossi in cima

e lungo il bordo inferiore. Soltanto in occasioni molto rare la luce del sole può colpire la parte superiore dei raggi creando un debole colore blu. Ancora più raramente (una volta ogni 10 anni o più) l’aurora può essere rosso sangue da cima a fondo. I particolari colori di un’aurora dipendono da quali gas sono presenti nell’atmosfera, dal loro stato elettrico e dall’energia delle particelle che li colpiscono. L’ossigeno atomico è responsabile del colore verde, l’ossigeno molecolare per il rosso e l’azoto causa il colore blu. È interessante notare che le particelle energetiche che formano l’aurora portano calore.

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60°02’05’’S 77°23’21’’W 78


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60°02’05’’S 77°23’21’’W 80


Golden Circle Meraviglie di acqua e terra.

Guardare in faccia la natura. Possibilità di ascoltare la voce dell’acqua.

M

olto in voga tra i viaggiatori mordi e fuggi che avendo poco tempo a disposizione possono vedersi in un’unica giornata e a breve distanza da Reykjavik tre meraviglie naturali dell’Islanda. Essendo un tour molto popolare si deve fare i conti con una presenza massiccia di turisti. In ogni caso è un percorso che è d’obbligo fare. Geysir è un vero spettacolo grazie allo Strokkur, un geyser (è proprio da qui che viene il nome) estremamente regolare. Ogni circa 5 minuti un getto di acqua bollente raggiunge altezze impressionanti, fino anche a 40 metri, lasciando ogni volta impressionati. Gullfoss è la cascata più famosa d’Islanda. Si trova in uno splendido canyon e c’è la possibilità di osservarla da più punti. Vi sono infatti percorsi che passano sia in alto che a lato della cascata, rendendo l’esperienza molto più intensa. Thingvellir è patrimonio dell’Unesco e anche se non presenta nessun reperto antico è un sito molto importante a livello storico: qua si riuniva il parlamento islandese dal 930, prima forma democratica della storia.

Attrezzatura Capi d’abbigliamento a strati Protezione solare

Percorso I

Consigli

Difficoltà

Le ore da stare in piedi sono parecchie, si consigliano scarpe comode e adatte al territorio. Passeggiata

Macchina fotografica

Se pensate di avere fame in orari esterni ai pasti, si consiglia uno spuntino e acqua.

- Lunghezza: 5 km. - Tempo: 9/10 ore 81


Get Found - Islanda - Golden Circle

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S

trokkur (il cui significato in lingua islandese è “zangola”) è un geyser situato nella regione geotermica nei pressi del fiume Hvítá in Islanda, e precisamente nella parte sudoccidentale del Paese, a est della capitale Reykjavik. È uno dei più famosi geyser islandesi ed erutta regolarmente ogni circa 4-8 minuti. Strokkur fa parte di un sito geotermicamente attivo in cui vi sono molti stagni fangosi, depositi di alghe e diversi altri geyser, tra cui il famoso Geysir. L’attività di Strokkur ha inizio nel 1789 in seguito a un terremoto, come l’intero fenomeno dei geyser. Strokkur

continuò ad eruttare fino al 1896, quando un altro terremoto bloccò la condotta d’acqua del geyser stesso.Quindi, nel 1963, gli abitanti della zona ripulirono la condotta sbloccandola ed il geyser poté quindi tornare ad eruttare regolarmente. Il geyser Strokkur e la zona circostante è famoso in tutta l’Islanda e attrae regolarmente molti turisti.Esso è uno dei pochi geyser naturali che erutta con una frequenza regolare. L’acqua presente alla profondità di 23 metri ha una temperatura di circa 120 °C, ma non può trasformarsi allo stato gassoso a causa dell’elevata pressione, dovuta alla massa d’acqua sovrastante.

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Gullfoss (dall’islandese: gull “dorato” e foss “cascata”) è una delle più note cascate dell’Islanda sud-occidentale, lungo il percorso del fiume Hvítá nel Haukadalur. La portata media è di circa 140 m³/s in estate e 80 m³/s in inverno. Le acque tumultuose del fiume Hvítá compiono due salti di 11m e 21m di altezza, con orientazione relativa di circa

45°, e proseguono poi in una stretta e profonda gola che si apre nell’altipiano. Gullfoss è soprannominata spesso “la regina di tutte le cascate islandesi” per la teatralità, la bellezza e i giochi di luce del suo doppio salto. Grazie ad una rete di sentieri la cascata è raggiungibile con la massima sicurezza nella parte superiore e in quella frontale.

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bingvellir (dalle parole islandesi “Þing”, parlamento, e “vellir”, pianura) è un parco nazionale dell’Islanda che si trova nella parte sud-occidentale dell’isola, vicino alla penisola di Reykjanes e all’area vulcanica di Hengill. Þingvellir è uno dei luoghi più importanti della storia islandese: nell’anno 930 vi venne fondato l’Althing, uno dei primi (se non il primo) parlamenti del mondo. L’Althing si riuniva una volta l’anno, occasione in cui gli “Oratori della Legge” recitavano la legge alla popolazione radunata e dirimevano le dispute. Nell’anno 999 o 1000 Þorgeir Ljósvetningagoði decretò che il Cristianesimo sarebbe stata l’unica religione islandese. Secondo la leggenda, dopo aver preso questa decisione Þorgeir, sulla via del ritorno a casa, gettò le sue statuette raffiguranti idoli nordici nella cascata che oggi porta

il nome di Goðafoss (“Cascata degli dei”). Il 17 giugno 1944 in questo luogo storico venne proclamata l’indipendenza dell’Islanda. Fin dal 1928 Þingvellir è un parco nazionale, a causa della speciale tettonica e del ambiente vulcanico che lo caratterizza. La deriva dei continenti può essere chiaramente riconosciuta nelle gole e nelle faglie che attraversano la regione; la più grande di esse, chiamata Almannagjá, è un vero e proprio canyon. Questo causa anche un gran numero di terremoti in questa regione. Þingvellir si trova sulla sponda settentrionale di Þingvallavatn, il più grande lago d’Islanda. Il fiume Öxará scorre attraverso il parco nazionale e forma una cascata in corrispondenza 83


60°02’05’’S 77°23’21’’W 84


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1° giorno: ITALIA malpensa 

Partenza dall’Italia con volo di linea intercontinentale per l’Islanda. Arrivo, trasferimento e sistemazione presso l’Hotel Ice.

2° giorno: KEFLAVIK-VOGAR

Arriviamo a Keflavik e subito l’Islanda si presenta: tempo cupo, una leggera fastidiosa pioggia e l’incessante ululare del vento, in aperta contraddizione con l’insegna di benvenuto dell’aeroporto che all’incirca pubblicizzava: “Teniamo il sole accesso sulle vostre vacanze 24 ore su 24”. Un breve trasferimento fino a Vogar dove pernottiamo. Il pensiero corre a domani all’inizio vero e proprio del viaggio.

3° giorno: VOGAR-LAGUNA BLUGULLFOSS-GEYSIR-LAUGAR

Eppure proprio queste condizioni sono le più adatte per immergersi nelle calde acque della Blue Lagoon: di per sé già molto suggestiva lo è ancor di più con il cattivo tempo. La Laguna Blu è un’enorme pozza d’acqua alimentata dalla centrale idroelettrica di Svartsengi e riscaldata dal sottosuolo lavico. L’acqua ha un colore celeste per via del fango di silice, bianco e limaccioso, che è depositato sul fondo della laguna. A causa del freddo le nuvole di vapore che s’innalzano dalla vasca sono particolarmente maestose, tanto da non far intravvedere neppure l’adiacente struttura. La Blue Lagoon è un’esperienza unica, assolutamente da non perdere!

In quale altro posto potrete tranquillamente sguazzare, in una scenografica piscina da “saga”, interamente circondata da campi lavici, in costume da bagno, con una temperatura di zero gradi e sotto la pioggia? Lasciamo la prima delle tante meraviglie naturali per andarne a vedere altre raccolte in quello che è chiamato “il circuito d’oro”. A Grindavik imbocchiamo prima la strada 427 e poi la 42 che attraversano la penisola di Reykianes. Si tratta di strade sterrate e nerissime per via del suolo vulcanico. Serpeggiano, infatti, tra distese di lava ricoperte da un irreale manto verde di soffice muschio e spessi licheni. Arrivati a Hverageroi la strada ritorna asfaltata e c’immettiamo nel “circuito d’oro”. La prima attrazione che incontriamo, ovviamente naturale, è il cratere di Kerið, profondo una cinquantina di metri e con un diametro di cento. All’interno il lago è completamente ghiacciato, le pareti hanno tonalità nere, rosse, verdi, marroni e gialle. Superiamo la diocesi di Skalholt e giungiamo, poco prima che tramonti il sole, alle cascate di Gullfoss, la maggior attrazione turistica di tutta l’Islanda. La caratteristica delle cascate, oltre all’enorme massa d’acqua, è un doppio salto, il secondo dei quali si getta in uno spaventoso canyon profondo 70 m. 7 km più a sud c’è Geysir, un territorio pieno di sorgenti da cui sgorga acqua calda. Qui si può assistere, all’incirca ogni 10 minuti, all’eruzione dello Strokkur che spara getti di vapore fino ad un’altezza di 30 m. Lo spettacolo è visibile già da lontano lungo la strada, ma quando arriviamo è ormai buio, visiteremo il campo geotermico di Geysir, da cui ha origine la parola internazionale “geyser”, l’indomani.

4° giorno: LAUGARVATN-GEYSIRPINGVELLIR- SELJALANDSFOSS -SKÓGAFOSS-VIK- KIRKJU

All’alba, ossia alle 8.30 del mattino, assistiamo a tre eruzioni di vapore dello Strokkur e 86


osserviamo da vicino delle pozze in cui l’acqua bolle a tal punto da creare piccoli zampilli alti dieci, venti centimetri come nel caso del geyser di Litli. Lasciamo Geysir diretti a Pingvellir. La strada n. 365 è sbarrata da una transenna con un indicativo ed emblematico cartello: closed. Indifferenti dell’avvertimento proseguiamo, ma dopo alcuni chilo metri siamo costretti a ricrederci e fare marcia indietro: cumuli di neve c’impediscono di continuare. Siamo allora costretti, per arrivare a Pingvellir, a prendere la statale n. 36, che volevamo evitare in quanto la deviazione comporta un notevole allungamento. Pingvellir, un po’ deludente, è un luogo roccioso di primaria importanza per gli Islandesi. Qui fu istituito nel lontano 930 d.C. l’Alping, il primo parlamento islandese. Vale la pena percorrere il sentiero che si sviluppa nella gola dell’Almannagjà, se non altro per avere la suggestione di camminare lungo la fossa tettonica che annualmente continua a separare di pochi millimetri il continente americano da quello europeo. In quella di Skógafoss risaliamo il ripido e breve sentiero che la costeggia per osservare il getto dall’alto. Se l’altezza delle cascate non è rilevante (la più alta, quella di Skógafoss, misura 60 m), la portata d’acqua è, invece, impressionante. Si capisce il significato d’energia inesauribile della natura e forza della natura. Prima di giungere a Vik una deviazione sulla strada 218 ci conduce, dopo una decina di km, alle scogliere di Dyrhðlaey le cui pareti precipitano per più di 100 m a picco sul mare. Stiamo in silenzio ad osservare il pauroso mare in burrasca le cui onde arrivano a lambire le scogliere. L’acqua, ritraendosi dalla spiaggia nera, lascia una schiuma bianca presentando una scena che sembra irreale. A Vik, il paese più meridionale dell’Islanda, siamo avvolti dalla nebbia cosicché dobbiamo rinunciare alla camminata che conduce al belvedere dei tre faraglioni.

5° giorno: KIRKJUBAEJARKLAUSTURSKAFTAFELL- JÖKULSÁRLÓN-

Al mattino, ormai non è una novità, le nuvole basse limitano la visibilità tanto che ci accorgiamo di essere in prossimità del Vatnajökull soltanto quando vediamo sul ciglio della strada il pilastro di uno dei tre ponti della Ring Road distrutti dalla piena creatasi in seguito dall’eruzione del Gjálp nel 1996. Il governo islandese, a testimonianza di altri prossimi e sinistri disastri causati dalla forza della natura, ha pensato di lasciarlo qui. Al Parco dello Skaftafell avvistiamo finalmente il ghiacciaio. In quella di Skógafoss risaliamo il ripido e breve sentiero che

PAR- TENZA DA REYKJAVIK ARRIVO IN ITALIA 6° giorno:

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12°02’06’’S 77°01’07’’W Sentirsi coccolati dalle meraviglie dell’Africa.

Anonimo 89


KENYA

“Terra del Sole”. Foto e testi di: Francesca Zambeletti

T

he vast grassland plains are scattered with herds of Zebra, Giraffe, Gazelle, and Topi.The Acacia forests

abound with Bird life and Monkeys. Elephants and Buffalo wallow in the wide Musiara Swamp.

Tsavo ovest

Kenya, scopri la magia dell’Africa Superficie: 582.646 km² Popolazione: 39.500.000 abitanti Capitale: Nairobi Lingua: sInglese, Kiswahil Religione: in prevalenza cattolica Valuta: muevo Sol (PEN)

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NAIROBI Masai Mara


Catena montusa delle Ande, con particoare sui tessuti del luogo

Must know Permessi

Sanità

- Lasciati ispirare e organizza il tuo viaggio a partire da questa condizione fondamentale: per visitare la Regione Autonoma del Tibet (TAR) è necessario essere in possesso di un permesso del Tibet Tourism Bureau (TTB);

Vaccinazioni consigliate: febbre gialla, epatite di tipo A e B..

Sicurezza

Gli stranieri possono soggiornare solo in alcuni hotel. - Utilizzare esclusivamente agenzie di viaggio e guide locali conosciute. È bene evitare, inoltre, temi politici nel contatto con la popolazione locale: Un cattivo comportamento

- Vi sono alcune vaccinazioni consigliate: colera, difterite e tetano, epatite virale E’ di fondamentale improtanza evitare di bere acqua in posti insoliti. Assicurarsi di bere un’acqua assoluta mente potabile

Viaggiare - L’unica compagnia aerea che attualmente serve il Tibet è Air China. Royal Nepal Airlines ha in programma di inserire in operativo voli da Kathmandu a Lhasa. I voli per/da Lhasa vengono cancellati di frequente durante il periodo invernale.

Trasporti locali - Muoversi in Tibet può essere difficile: gli autobus si fermano spesso e non sono molto numerosi e affittare una jeep può essere caro. I camion sono costosi

Attenzione Fare attenzione all’alto livello di criminalità all’interno di aereoporti e luoghi pubblici. I camion sono costosi tanto quanto gli autobus, ma il governo cinese dissuade gli stranieri dal fare l’autostop.

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Get Found - Trekking: Kenya - Un tuffo a Nairobi

Un tuffo a Nairobi Luptaquis volor reniet que voluptinto ipid molorem cum sae cusae voloressin et voluptate lab il mo volorit, simolor rorrum fugitium rereictem num alignim

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’area dove ora sorge il centro di Nairobi era costituita da paludi e disabitata. Alla fine del XIX secolo, la zona fu raggiunta dai lavori per la costruzione della ferrovia che avrebbe collegato Mombasa all’Uganda, la Uganda Railway. La locazione dell’odierna Nairobi fu scelta per la realizzazione di un deposito di approvvigionamenti, che poi divenne quartier generale del progetto, e quindi cittadina. Nei primi anni del XX secolo Nairobi fu colpita dalla peste bubbonica, e dovette essere bruciata per debellare l’epidemia, per essere ricostruita pochi anni dopoLo sviluppo dell’agglomerato urbano di Nairobi nella prima metà del XX secolo avvenne in conflitto con le popolazioni masai e kikuyu della regione, che si videro sottrarre progressivamente la terra. Alla fine della Seconda guerra mondiale, la tensione fra i coloni di Nairobi e le popolazioni locali fu uno degli elementi scatenanti della ribellione dei Mau Mau, che a sua volta fu determinante nella conquista dell’indipendenza del Kenya, formalizzata nel 1963. Dopo l’indipendenza la città ha preso a crescere ancora più rapidamente, spesso in modo sproporzionato rispetto alla

capacità delle sue infrastrutture: black out e periodi di scarsa disponibilità di acqua potabile sono stati fenomeni abbastanza frequenti nella seconda metà del XX secolo Il centro di Nairobi è costituito dal Central Business District (CBD), dove hanno sede le principali attività amministrative e commerciali. Il CBD ha una forma pressappoco rettangolare, delimitata dalle quattro grandi arterie di Uhuru Highway, Haile Selassie Avenue, Moi Avenue e University Way. Il centro del CBD è costituito dalla piazza di City Square, attorno a cui si sviluppano i principali edifici amministrativi, tra cui la sede del Parlamento keniota, la Cattedrale della Sacra Famiglia, il municipio, il tribunale e il celebre Kenyatta Conference Centre. Tutta la zona del CBD è caratterizzata da grattacieli ed edifici moderni, che ricordano quelli delle grandi città nordamericane e asiatiche, realizzati nell’arco di due grandi periodi di esplosione edilizia: gli anni immediatamente successivi all’indipendenza e quelli a cavallo del 2000.

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Get Found - Trekking: Kenya - Storia

Donne con vestiti caratteristici del luogo.

Le conquiste di una antica civilta’ Una civiltà con una discendenza che dura migliaia di anni.

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primi reperti della presenza umana in Perù sono datati a 32.000 anni fa. Inizialmente si trattava di nomadi dediti soprattutto alla caccia. Intorno al 4000 a.C. iniziarono a dedicarsi anche all’agricoltura e a creare comunità stabili, soprattutto lungo la linea costiera. Tra il 2000 e il 1000 a.C. si hanno i primi riferimenti della lavorazione della ceramica, mentre tra il 1000 e il 300 a.C. (Antico orizzonte) si sviluppa la tessitura e si segnalano notevoli sviluppi nell’uso dell’agricoltura come

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fonte stabile di sostentamento. Inizia l’epoca dei Chavin durante la quale ebbe inizio l’uso dei metalli (rame e oro). Il periodo intermedio, che va dal 300 a.C. al 600, vede il declino dello stile Chavin e l’affermarsi di alcune culture locali, come quella Salinar, Paracas, Moche, Trujillo e Nazca. Dal 600 al 1000 si ha il periodo del Medio orizzonte con l’ascesa dei Wari, il primo popolo espansionista di cui si abbia notizia nella zona delle Ande. Ma anche i Wari ebbero vita breve, e furono sostituiti da singoli stati regionali, come il regno dei Chimu, i Chancay, i Chachapoyas, Ica-Chincha, i Chankas. Nel XIII secolo inizia la storia degli Inca e del Regno di Cuzco, che si trasformò a breve in un impero, il Tahuantinsuyo. Questa


civiltà, probabilmente la più importante della regione andina ebbe massima espansione, anche territoriale, attorno all’inizio del XVI secolo per scomparire pochi decenni più tardi con la colonizzazione spagnola. Attraverso successioni di guerre e matrimoni tra le nazioni che occupavano la valle, la regione divenne parte dell’Impero Inca. Alla morte dell’imperatore Huayna Capac l’impero venne diviso tra i suoi due figli e mentre Atahualpa. Dalla costa bassa e sabbiosa dell’oceano Indiano, il territorio del Kenya si avvia procedendo verso l’interno. La geografia del Kenya è alquanto complessa. Il Kenya è un paese dell’Africa Orientale, ed è attraversato dall’equatore. Pur essendo un paese equatoriale, e tropicale, presenta climi molto vari. Nel nord si trovano aree desertiche, e nel centro sud altopiani, con boschi e savane. Il paese è attraversato da lunghe catene di montagne. Complessivamente, l’elemento morfologico che più caratterizza il Kenya è la Rift Valley, che lo attraversa da nord a sud. Le acque interne presentano laghi di acqua dolce dell’Africa e il Kilimanjaro (5358 m) al confine con la Tanzania. L’altopiano degrada a ovest, in prossimità del Lago Vittoria, e a nord dove il territorio del Kenya è occupato da un ampio tavolato desertico, il Kenya è la Rift Valley, che lo attraversa da nord a sud, il Kenya è la Rift Valley, che lo attraversa da nord a sud. Sate, nasi goreng and mie goreng, patries,

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Get Found - Trekking: Kenya - Cultura

Dall’ugali al latte di cocco

Cibi e piatti unici ispirati alla cucina orientale. Molti generi diversi di cibi semplici e gustosi.

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n cucina è molto usato il latte di cocco e viene messo un po’ su tutto: sui piatti di carne, di pesce, sulle verdure, perfino nelle minestre. Anche la banana è molto impiegata in cucina sulle carni e sul pesce. Le verdure più usate sono i fagioli, le patate, i piselli, la cipolla. Le spezie sono poco comuni eccetto il peperoncino chiamato pili-pili. I piatti più comuni sono l’ugali, una polenta di mais bianco; l’irio, il kenyeji o il mukimu, nomi diversi di uno stesso piatto a base di purè di patate con aggiunta di chicchi di mais, piselli, fagioli e cipolla. Il riso è molto comune, ma spesso si tratta di riso importato dalla Cina, di basso costo.Le famiglie tribali in Kenya consumano il pasto tutti seduti su una unica stuoia attorno a un grande piatto centrale.Tutti si servono usando le tre dita della mano destra. Di solito la portata è unica ma molto spesso ci sono dolci di paste fritte e frutta come banane, ananas, papa-

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ia, miele. A fine pasto spesso si beve il caffè, il kahawa, di cui il Kenya è un grosso produttore, oppure il chai, il tè prodotto in abbondanza sugli altipiani interni. Si prepara il tè come infusione direttamente nel latte e poi viene zuccherato moltissimo. versi anni dopo la morte fisica, in quanto la preparazione richiede molto tempo, nel frattempo il corpo viene seppellito. Al momento giusto il corpo è trasportato su un’asse ricoperta di stoffa, fiori, carta, nastri...Durante il trasporto, per far si che gli spiriti cattivi non rapiscano l’anima del defunto, l’asse è mossa in continuazione, in modo che la sua posizione non possa essere identificata dalle forze del male. La processione è accompagnata dalla banda gamelan e da musica assordante. La salma è quindi posta in una bara a forma di animale e immediatamente le viene dato fuoco.


The, birra e grano come da tradizione Offrire tè o caffè agli ospiti, a qualsiasi ora del giorno, è una tradizione del posto, come anche offrire una tazza di caffè appena alzati, prima ancora di lavarsi. Non è cortesia rifiutare.A pasto nei villaggi, si beve anche il changaa, che è una birra fatta in casa con latte e miele assolutamente tradizionale del posto.Ogni tribù si ciba dei prodotti della propria terra ed essendoci poca varietà nelle coltivazioni, un popolo finisce per cibarsi sempre delle stesse pietanze. Fra i contadini chi produce grano mangia grano, chi produce riso mangia riso; chi fa il pescatore mangia pesce e così via; né si conosce distinzione tra colazione, pranzo o cena.

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Get Found - Trekking: Kenya - Agricoltura e cibi tipici

Agricoltura e cibi tipici L’attività agricola e l’allevamento sono le principali attività della popolazione kenyota, ma il problema fondamentale è la scarsità di terreni coltivabili.

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’attività agricola e l’allevamento sono le principali attività della popolazione kenyota, ma il problema fondamentale è la scarsità di terreni coltivabili, che raggiungono appena il 5% della superficie del paese. L’agricoltura si pratica troppo spesso in appezzamenti molto frazionati, con scarsità di attrezzatura e concimi. Molto è stato fatto per migliorare l’agricoltura di sussistenza del paese, attività che rimane ancora il punto principale nel piano di sviluppo economico del governo locale, assieme all’allevamento specializzato commerciale. gni tribù si ciba dei prodotti della propria terra ed essendoci poca varietà nelle coltivazioni, un popolo finisce per cibarsi sempre delle stesse pietanze. Fra i contadini chi produce grano mangia grano, chi produce riso mangia riso; chi fa il pescatore mangia pesce e così via; né si conosce distinzione tra colazione, pranzo o cena. Il mais fu introdotto in Africa in epoca coloniale, fra il XVI e il XVII secolo, e in molte regioni andò a sostituire le coltivazioni di cereali native come il sorgo e il miglio. Il maggior rendimento rispetto a sorgo e miglio contribuì a fare rapidamente del mais uno degli alimenti principali delle popolazioni rurali africane.

andò a sostituire le coltivazioni di cereali native come il sorgo e il miglio. Il maggior rendimento rispetto a sorgo e miglio contribuì a fare rapidamente del mais uno degli alimenti principali delle popolazioni rurali africane. Il maggior rendimento rispetto a sorgo e miglio contribuì a fare rapidamente del mais uno degli alimentini rurali africane.

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Get Found - Trekking: Kenya - Tradizione

Un giro sul tradizionale Dhow Qualcosa di particolare che ti rimarrà nel cuore., giri in mare sotto i cieli infiniti dell’Africa.

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’ una tradizionale barca a vela araba con una o più vele triangolari, chiamate latine. È tipica delle coste della penisola arabica, dell’India, e dei popoli swahili dell’Africa orientale. Un grosso sambuco può imbarcare circa trenta persone mentre uno piccolo normalmente ne accoglie una dozzinaL’arte inca rappresenta il grande patrimonio culturale del popolo peruviano, ed è ancora oggi la massima fonte di ispirazione per la lavorazione artigianale dei tessuti, della pietra e della ceramica, di cui Sino agli anni sessanta i sambuchi erano impiegati per viaggi commerciali tra il Golfo Persico e l’Africa orientale usando solo le vele come unico mezzo di propulsione. Trasportavano principalmente palme da dattero e pesce in Africa e legno di mangrovia nei paesi del Golfo Persico. Viaggiavano verso sud con i monsoni in inverno o all’inizio della primavera e tornavano in Arabia nella tarda primavera o all’inizio dell’estate.Il Dhow andando in crociera è divenuto molto popolare a Zanzibar. Un dhow è una barca di navigazione di legno e tradizionale: anche se la maggior parte

di dhows ha motori entrobordo o esterni per la sicurezza debba la goccia di vento. Andare in crociera circa le piccole isole su un dhow è un’esperienza fantastica e memorabile. I tramonti visti dal dhow sono evocativi e senza tempo. Pranzo e rinfreschi serviti sul dhow sono parte di pacco di solito. Circondare l’isola principale di Unguja e molte piccole isole. Ogni isola ha il suo proprio merito ed uno può scegliere secondo uni ha bisogno e desideri. Il sommario corto e seguente di ognuno aiuterà visitatori a scegliere quale è migliore per loro. For many centuries, boats that sailed on the Indian Ocean were called dhows. While there were many different types of dhows, almost all of them used a triangular or lateen sail arrangement.This made them markedly different than the ships that evolved on the Mediterranean. These ships had a characteristic square sail. The dhow was also markedly different than the ships that sailed on the China Sea. These ships.

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Get Found - Trekking: Kenya - Safari

Safari nelle terre del kenya Un’esperienza unica nel suo genere, animali di ogni genere che ti lasceranno un ricordo unico nel suo genere.

L a guida parlante italiano vi accoglierà in aeroporto insieme agli autisti che vi accompagneranno durante il safari ed il trasferimento avverrà a bordo di minivan con tettuccio apribile dal quale sarà possibile vedere perfettamente gli animali. Per il giorno è preferibile un abbigliamento in lino o cotone, scarpe comode da trekking e nel vostro bagaglio non dovranno inoltre mancare occhiali da sole e cappello, binocolo, macchina fotografica e torcia elettrica. Si consiglia di portare anche abiti pesanti, poiché si raggiungono altezze considerevoli dove la temperatura può scendere notevolmente durante la notte. Se al termine del safari si proseguirà con un soggiorno balneare, si consiglia di portare un secondo bagaglio da lasciare in custodia ai corrispondenti, purchè appositamente chiuso con lucchetto o combinazione. Si ricorda inoltre che lo spazio disponibile a bordo dei mezzi è sempre limitato, per cui si consiglia di portare sacche morbide e non valigie rigide (massimo 15 Kg). Tutti i pasti inclusi nel programma sono preparati da un cuo-

co. I campi e lodge sono dotati di doccia e toilette ma l’acqua calda non è sempre disponibile. Le regole di soggiorno all’interno dei campi sono molto rigide: non è possibile allontanarsi, soprattutto di notte e non è consentito tenere cibo all’interno delle tende in quanto gli animali ne possono essere attirati. I comportamenti devono essere rispettosi soprattutto nei confronti della popolazione Masai e altre etnie presenti; è necessario, inoltre, richiedere il loro permesso per poterli fotografare. Generalmente gli itinerari previsti dai safari vengono percorsi in tempi stabiliti; tuttavia le strade o le piste seguite sono polverose, dissestate o anche infangate e questo potrebbe comportare un allungamento dei tempi di percorrenza, senza tuttavia modificare il contenuto del safari.

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Get Found - Trekking: Kenya - Safari

Vela - Safari sulle coste del Kenya Un viaggio sulle acque del Kenya a scoprire una diversa tipologia di safari.

S i chiama “vela-safari” ed è senza dubbio uno dei modi più suggestivi per scoprire l’arcipelago di Lamu, nel mare della costa settentrionale del Kenya, facendo scorta non solo di paesaggi mozzafiato ma anche della ricchezza della cultura swahili, qui ancora molto radicata negli usi e nei costumi. Parte di un progetto di turismo sostenibile che porta alla scoperta delle tradizioni e culture locali (sperimentato anche dalla famiglia del presidente americano Obama), Basecamp Explorer Kenya propone ad esempio due esperienze che portano il viaggiatore a veleggiare e soggiornare per alcuni giorni tra le isole dell’arcipelago a bordo di “dhow”, le barche tipiche della tradizione swahili, restaurate da artigiani locali. A vele spiegate, i dhow Swalihina e Al Intiswar salpano quindi per un safari lungo la costa che svela ai naviganti antiche rovine e villaggi di pescatori Bajun (popolo tribale indigeno), foreste di mangrovie popolate da una fauna variopinta, inse-

nature nascoste e spiagge di fine sabbia bianca dove fermarsi per fare snorkeling tra i coralli o per assaporare le aragoste appena pescate e cucinate dallo chef di bordo. D’obbligo una tappa all’antica città di Lamu, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’Unesco, che conserva ancora oggi magnifici esempi di architettura swahili visitabili esclusivamente a piedi, in bici o a cavallo degli asini poiché le vie strette non consentono la circolazione delle automobili. Impossibile non attraccare, poi, a Manda Island dove ammirare le rovine dell’antico villaggio di Takwa, edificato con calcare corallino e legno di mangrovia, e i resti della moschea Jamaa che testimonia la prevalenza della religione musulmana nell’arcipelago circolazione delle automobili. Impossibile non attraccare, poi, a Manda Island dove ammirare le rovine dell’antico villaggio di Takwa, edificato con calcare corallino e legno di mangrovia, e i resti della moschea Jamaa che testimonia la prevalenza della religione musulmana nell’arcipelago.

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TIBET - FRA MONTAGNE E MONASTERI

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TIBET - FRA MONTAGNE E MONASTERI

Attrezzatura - Corde - Moschettoni - Scarpe da trekking - Abbigliamento pesante

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Tsavo Ovest Perdersi per ritrovarsi. Osservare piante gigantesche. Possibilità di fare bagni.

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on una superficie complessiva di 21.812 km², lo Tsavo è il più grande parco naturale del paese. Appartiene a un sistema di parchi adiacenti che include il parco nazionale delle colline Chyulu, la riserva naturale di Ngai Ndethia e la riserva naturale di South Kitui, per una superficie totale complessiva di oltre 23.000 km² (pari all’intera Toscana). Il parco fu aperto nell’aprile del 1948 e nel maggio dello stesso anno venne suddiviso, ai fini amministrativi, in parco nazionale dello Tsavo orientale (Tsavo East National Park) e parco nazionale dello Tsavo occidentale (Tsavo West National Park). I due parchi sono divisi dalla strada che va da Nairobi a Mombasa (la A109) e dalla ferrovia, parte della Uganda Railway costruita dagli inglesi alla fine del XIX secolo. Entrambi sono amministrati dal Kenya Wildlife Service. Il centro abitato più vicino è il villaggio di Voi, nel distretto di Taita, Coast Province. Il parco prende il nome dal fiume Tsavo, che lo attraversa.

Attrezzatura Una giacca per ogni evenienza

Tsavo Ovest

Consigli Si consiglia di partire nel tardo pomeriggio

Difficoltà

Passeggiata

Crema protettiva Macchina fotografica

L’acqua non è potabile, procurarsene un litro almeno.

Lunghezza: 9km Tempo: 3ore

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Get Found - Trekking: Kenya - Tsavo Ovest

Geografia e ambiente Il parco include diversi tipi di habitat. Tsavo est è principalmente pianeggiante, con grandi aree di savana attraversate dal fiume Galana, unione dello Tsavo e dell’Athi. Il rilievo principale è l’altopiano di Yatta, che con i suoi 190 km di lunghezza rappresenta la più grande superficie lavica del mondo; è stato creato dall’attività del vulcano Ol Doinyo Sabuk. Tsavo ovest è più montagnoso e umido, con pianure alluvionali e un lago, il Jipe. Le Cascate Lugard sono in effetti un sistema di rapide formate dal Galana, e prendono il nome da Frederick Lugard.

Territorio da sogno Con una superficie complessiva di 21.812 km², lo Tsavo è il più grande parco naturale del paese. Appartiene a un sistema di parchi adiacenti che include il parco nazionale delle colline Chyulu, la riserva naturale di Ngai Ndethia e la riserva naturale di South Kitui, per una superficie totale complessiva di oltre 23.000 km² (pari all’intera Toscana). Il parco fu aperto nell’aprile del 1948 e nel maggio dello stesso anno venne suddiviso, ai fini amministrativi, in parco nazionale dello Tsavo orientale (Tsavo East National Park) e parco nazionale dello Tsavo occidentale (Tsavo West National Park). I due parchi sono divisi dalla strada che va da Nairobi a Mombasa (la A109) e dalla ferrovia, parte della Uganda Railway costruita dagli inglesi alla fine del XIX secolo. Entrambi sono ammini-

strati dal Kenya Wildlife Service. Il centro abitato più vicino è il villaggio di Voi, nel distretto di Taita, Coast Province. Il parco prende il nome dal fiume Tsavo, che lo attraversa.

Le meravigliose colline verdi Sul lato più a ovest, poco lontano dal paesino di Kimana, si estende il paesaggio conosciuto come “le verdi colline d’Africa” descritto da Hemingway. La zona collinare interna è stupenda: ci sono colline di origine vulcanica tutte coperte di fitta vegetazione, tra cui sono riconoscibile numerosi coni vulcanici. L’altitudine è di tutto rispetto perché alcuni monti superano i 2.000 metri. Tra questi c’è il monte Nzaui la cui cima misura 2170 m.: è sufficientemente attrezzato e vengono offerte escursioni di una giornata intera. E’ da augurarsi che la guida abbia voglia di raccontare alcune delle numerose credenze popolari e fantasiose leggende che le tribù locali hanno attribuito a questi posti che, nel linguaggio swahili, sono chiamate del “diavolo”! Qui si può fare anche equitazione e visitare a cavallo alcune zone laviche molto caratteristiche. E’ possibile anche esplorare a piedi il cratere vulcanico del Chaimu. E’ interessante poi visitare le Grotte Mataioni: si tratta di corridoi sotterranei molto lunghi e sovrapposti, che improvvisamente si possono aprire in ampie grotte con stalattiti. La zona è ben attrezzata con scale e ringhiere di protezione.

Canoe dei pescatori del lago Batur 110


Templio di Pura Laur sul lago Batur

Incredibili animali La presenza degli animali è abbondante in tutto il parco, per tutto l’arco dell’anno. Dovendo scegliere, è preferibile il periodo da giugno a ottobre e i mesi di gennaio/febbraio. Ci sono gazzelle, impala, rinoceronti, zebre, leoni, leopardi, babbuini, bufali, zebre, giraffe, elefanti, … La presenza così abbondante di animali è percepita tutto attorno nell’ambiente: qui ci sono le montagne di terriccio rosso delle termiti, là c’è la pianta di baobab semi distrutta dagli elefanti, più avanti è sceso uno stormo di uccelli ad abbeverarsi nello specchio d’acqua e bisogna fermarsi,… Ci sono oltre 600 specie di volatili e 60 specie di mammiferi. Non ostante il divieto assoluto di caccia, il bracconaggio ha continuato a imperversare fin verso gli anni ’80. Gli elefanti sono stati decimati in quantità, in nome del commercio dell’avorio e così pure i rinoceronti, vittime del bracconaggio più sfrenato e irriducibile.

Rispettare il territorio Le regole all’interno del parco sono molto severe e dettate dall’esigenza di non disturbare assolutamente gli animali, oltre che a salvaguardare se stessi. Tutti i turisti che arrivano in queste terre sono dotati di sensibilità e rispettano le norme senza dover essere ripresi. Canoe dei pescatori del lago Batur 111


Bali - Trekking Ubud

12°02’06’’S 77°01’09’W 112


Masai Mara Una lunga camminata nei pressi di Nairobi. Passeggiare tra le meraviglie del posto. Alta possibilità di vedere leoni.

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a riserva faunistica di Masai Mara (o Maasai Mara), in inglese Masai Mara Game Reserve o Masai Mara National Reserve, è una grande riserva naturale situata nella parte sudoccidentale del Kenya, nella pianura di Serengeti. Amministrativamente, la parte orientale fa parte del distretto di Narok, quella occidentale del distretto di Transmara. L’icona più nota d el Masai Mara è probabilmente l’immagine del leone, di cui si trovano grandi branchi; nel parco sono comunque presenti tutti i cosiddetti Big Five, sebbene la popolazione di rinoceronti sia in serio pericolo (nel 2000 si stimava la presenza di appena 37 esemplari). Gli ippopotami sono numerosi nel fiume Mara e nel fiume Talek. I ghepardi sono anch’essi presenti, ma anch’essi sono considerati in pericolo, forse anche a causa del disturbo che i turisti causano alla loro attività di caccia diurna.

Attrezzatura Una giacca per ogni evenienza

Masai Mara

Consigli

Difficoltà

Si consiglia un cappellino per il sole Passeggiata

Occhiali da sole Macchina fotografica

L’acqua non è potabile, procurarsene un litro almeno.

Lunghezza: 9km Tempo: 3ore

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Get Found - Trekking: Kenya - Masai Mara

Risaie nei pressi di Ubud

Camminata indimenticabile L’icona più nota del Masai Mara è probabilmente l’immagine del leone, di cui si trovano grandi branchi; nel parco sono comunque presenti tutti i cosiddetti Big Five, sebbene la popolazione di rinoceronti sia in serio pericolo (nel 2000 si stimava la presenza di appena 37 esemplari). Gli ippopotami sono numerosi nel fiume Mara e nel fiume Talek. I ghepardi sono anch’essi presenti, ma anch’essi sono considerati in pericolo, forse anche a causa del disturbo che i turisti causano alla loro attività di caccia diurna.

Gli Gnu Come nel Parco del Serengeti, gli gnu sono i principali abitanti (milioni di esemplari). Essi migrano dal Serengeti al Masai Mara in autunno e viceversa in primavera. Numerose sono anche altre specie di antilopi, in particolare la gazzella di Thomson e la gazzella di Grant, gli impala, e altre. Grandi branchi di zebre si trovano ovunque nella riserva. Nella pianura abitano anche giraffe (sia giraffe Masai che giraffe comuni). L’avifauna comprende centinaia di specie.

Risaie nei pressi di Ubud 114


Leoni, ghepardi e leopardi vagano liberi su quasi 1000 miglia di pianure erbose, savana e bush, condividendo una delle regioni piĂš ricche di animali selvatici con zebre, ippopotami, eoni, ghepardi e leopardi vagano liberi su quasi 1000 miglia di pianure erbose, savana e bush, condividendo una delle regioni piĂš ricche di animali selvatici con zebre, ippopotami, giraffe, bufali ed elefanti. Nei mesi di luglio e agosto milioni di animali selvatici si spostano a nord nel corso della loro migrazione annuale. Tra i punti migliori per avvicinarsi agli animali, la palude di Musiara, il fiume Mara, il triangolo di Mara e la palude di Olypunyata. Masai Mara si trova a 270 miglia da Nairobi.

La riserva The Masai Mara National Reserve lies about 270 kilometers from Nairobi, and takes about 4 to 5 hours by road. There are scheduled flights, twice daily from Wilson Airport Nairobi, which take about 40 - 45 minutes. The reserve is about 1510 square kilometers having been reduced from 1672 square kilometers in 1984. However, the wildlife is far from being confined within the reserve boundaries, and an even larger area, generally referred to as the “dispersal area� extends north and east of the Masai Mara National Reserve. Maand people live in peace with one another. The first sight of studded grasslands with an occasional sighting of a solitary. La giungla della Monkey Forest

La giungla della Monkey Forest 115


12°02’06’’S 67°01’07’’W 116


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similare. 4° giorno Alle prime luci dell’alba, game drive con passeggiata. Rientro al campo per la prima colazione e, successivamente, partenza per un nuovo game drive. Arrivo al Kilaguni Serena Lodge per il pranzo. Nel primo pomeriggio partenza per il secondo game drive e rientro al tramonto. Cena e pernottamento presso il Kilaguni Serena Lodge, o similare.

5°giorno

a

Afric ’ d l a M

PARTENZA DALL ITALIA

con volo di linea intercontinentale per Nairobi. Arrivo, trasferimento e sistemazione presso l’Hotel La Muth.

2° giorno Arrivo all’aeroporto di Nairobi Disbrigo delle formalità doganali. Incontro con la guida locale e partenza per il Parco Nazionale Tsavo Est in minivan attrezzati per safari e primo game drive in direzione dell’Aruba Lodge per il pranzo. Nel pomeriggio, secondo game drive della giornata. Cena e pernottamento presso l’Aruba Lodge, o similare.

3° giorno Prima colazione alle prime luci dell’alba. Partenza per raggiungere il parco Tsavo Ovest, primo game drive della giornata lungo il percorso. Sosta e pranzo presso il Voyager Camp. Nel primo pomeriggio partenza per il secondo game drive e rientro al tramonto. Cena e pernottamento presso il Voyager Camp, o

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Prima colazione all’alba e partenza per raggiungere la costa. Sosta per il pranzo al Voi Wildlife. Trasferimento e sistemazione presso l’hotel prescelto per il proseguimento del soggiorno. La guida parlante italiano vi accoglierà in aeroporto insieme agli autisti che vi accompagneranno durante il safari ed il trasferimento avverrà a bordo di minivan con tettuccio apribile dal quale sarà possibile vedere perfettamente gli animali.


Per il giorno è preferibile un abbigliamento in lino o cotone, scarpe comode da trekking e nel vostro bagaglio non dovranno inoltre mancare occhiali da sole e cappello, binocolo, macchina fotografica e torcia elettrica. Si consiglia di portare anche abiti pesanti.

6°giorno Pensieri e ricordi del viaggio Il ricordo più suggestivo del Kenya resteranno sicuramente i due giorni trascorsi nel parco dello Tsavo Est, raggiunto in jeep dopo aver percorso più di 200 chilometri su strade sterrate e dissestate che si snodano tra foreste, villaggi e tratti di savana. Ad ogni villaggio e lungo tutta la strada i bambini numerosi ovunque si sbracciavano e correvano per salutarci con sorrisi bianchissimi!

Appena entrati nel parco Tsavo Est, scendiamo dalle jeep per avvicinarsi alla riva del fiume Galana dove alcuni coccodrilli si stanno riposando all’ombra di una delle rare piante. Visti a pochi metri sembrano pacifici ma una certa tensione è avvertibile nell’aria: avvicinarsi troppo, a portata di uno dei loro scatti, potrebbe aver drammatiche conseguenze. Risaliti sulle Jeep ogni poche centinaia di metri avvistiamo animali diversi! Le zebre sono state

7°giorno l’incontro da me preferito! Le strisce bianche e nere sembravano disegnate da un pittore! A seguire incontriamo gazzelle e dopo una ventina di minuti un bellissimo esemplare di elefante Emozionante anche l’incontro con una famiglia di giraffe e quello con una mandria di bufali.

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