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Questo volume scritto da Fabio Cavallari è un’esclusiva:

Via Altinate, 6 - 2° Accesso al mare 30016 Lido di Jesolo - Venezia tel (+39) 0421 961767 fax (+39) 0421961768 www.crocedimalta.info

1a Edizione Stampa Grafiche New Print Foto: Janos Grapow - www.hotelphotography.it Tutti i diritti sono riservati.


Fabio Cavallari

RACCONTI D’AUTORE ALL’HOTEL CROCE DI MALTA Jesolo

Editing e ideazione progetto: Valerio Pradal TEN UNITED


“Racconti d’Autore all’Hotel Croce di Malta” Jesolo Raccontare, portare una narrazione che sappia creare fascino, attrazione, una connessione sentimentale ed affettiva con il luogo. Storie di vita vissuta, bellezza e sapori, lavoro e amore. Esperienze personali che attraverso l’elemento letterario diventano narrazioni universali capaci di creare interesse e curiosità. Punto di incontro e contatto l’Hotel Croce di Malta. Accogliere, ospitare, esaudire. Sono verbi all’infinito che dal 1985, quando la famiglia Contarini ha iniziato a gestire l’’Hotel Croce di Malta, sono divenuti il comandamento principe di questa casa a 4 stelle incastonata in uno dei tratti più emozionanti del Lido di Jesolo. Spiaggia dorata ed acqua cristallina, costituiscono l’ideale tappeto rosso che unisce l’hotel alla bellezza gloriosa del mare. Antica tradizione, moderna efficienza, raffinatezza ed eleganza. Sono questi i tasselli del mosaico che l’hotel è in grado di offrire. Piacere della lettura, racconti d’autore che si offrono come ristoro onirico, ponte simbolico tra il territorio, la bellezza ed il Buon Soggiorno. Leggere, lasciarsi catturare dal filo narrativo proposto, per poi diventare protagonisti con una propria storia partecipando alla prima edizione del: “Premio Concorso Racconti d’Autore all’Hotel Croce di Malta”. (in appendice il bando del premio). Buona lettura. Buona scrittura. Buona Vacanza.

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Stavo come avrei voluto stare, sempre

Me ne dovevo occupare io. L’ho fatto per molti anni senza neppure discuterne. Per carità, si trattava di un gesto che facevo con amore, con il piacere di farlo. Mauro, sempre impegnato per lavoro, mi aveva delegata quale responsabile organizzatrice. Non mi chiedeva nulla sino agli inizi di luglio, poi la domanda si poneva quasi d’obbligo. - Allora Stefania dove andiamo a far le vacanze quest’anno? All’inizio mi ero divertita a ricoprire quel ruolo. In realtà non si trattava di qualcosa di così semplice. Lui non mi ha mai posto limiti o condizioni particolari, ma è evidente che quando si ama si cerca sempre di accogliere i gusti dell’altro. E Mauro non è proprio un uomo semplice. Una bella spiaggia, un luogo per riposare ma al contempo dove è possibile trovare spazi per lo svago, la cultura, lo sport. E poi l’accoglienza dell’albergo! Ecco, su questo punto avevamo anche trovato il modo per litigare. - L’anno scorso il livello dell’hotel non era certo all’altezza delle aspettative! Aveva esordito così quel mese di luglio prima della fatidica domanda. Confesso che finsi di non sentire. Ogni primavera era una vera e propria sfida. Mettere in fila il mosaico dei “desiderata” stava diventando complicato. In cuor mio avevo già deciso. Quell’anno sarebbe stato l’ultimo che mi avrebbe visto nel ruolo

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di “tour operator”. In fin dei conti due fidanzati potrebbero anche vivere il momento della scelta della vacanza come un gioco da fare assieme, magari fantasticando anche su luoghi esotici. In verità quando ho accennato a questa possibilità, la sua risposta è stata molto chiara. - No, no. Fai tu, fai tu. Io non ho la testa per queste cose ora. Il lavoro, le trasferte…. E poi prima visitiamo per intero il nostro Paese, quando l’avremo fatto allora potremo anche spingerci oltre confine, ma è così bella l’Italia! Ma dove vuoi andare!? Ebbene, sono sincera, quella primavera ho deciso di scegliere il luogo per le ferie senza documentarmi, telefonare e pianificare le escursioni. Nulla. Ho scelto Jesolo per estrazione. In un barattolo avevo messo i nomi di alcune località turistiche italiane. E così la sorte ha deciso. A quel punto dovevo trovare un albergo e mi sono posta come unica condizione che fosse un quattro stelle. Non avevo idea della geografia del posto e mi ero anche ripromessa di non informarmi. Sono arrivata a scegliere l’Hotel Croce di Malta esclusivamente per il nome. Aveva rievocato alle mie memorie i Monaci combattenti, ed un libro che narrava le gesta dei Cavalieri Ospitalieri, l’ordine monastico-cavalleresco fondato da mercanti amalfitani e salernitani a Gerusalemme. Così ai primi di luglio, quando Mauro non mancò di chiedermi quale sarebbe stata la nostra destinazione per l’estate, senza celare il minimo dubbio e con l’entusiasmo di sempre, ho comunicato la scelta. - Quest’anno faremo i nostri dieci giorni a Jesolo. All’Hotel Croce di Malta. Poi per dare credibilità al mio “lavoro” ho proseguito decantando i pregi del litorale veneto, 8


la vicinanza con Venezia e l’estrema gentilezza e disponibilità mostrata dal personale della struttura contattato telefonicamente. In realtà, stavo inventando tutto di sana pianta. Avevo addirittura prenotato online, senza sentire la voce di nessuno. Sono oramai trascorsi cinque anni da quella vacanza, ma ricordo perfettamente il giorno di arrivo. Era il 28 luglio e un temporale aveva appena rinfrescato l’aria. L’odore della pioggia si confondeva con i profumi che le folate di scirocco trasportavano con leggerezza. Un’accoglienza che nessuno dei due si aspettava. Sembrava il benvenuto che il mare e la pineta volevano riconoscerci. Un’entreè completata con i primi passi nella hall dell’hotel, sorprendente per eleganza e signorilità. Non avrei potuto organizzare nulla di meglio. Una combinazione di fattori che nessuna agenzia di viaggi avrebbe potuto escogitare. Mauro mi baciò quasi di nascosto mentre il personale di servizio si stava occupando delle nostre valige. Mi sussurrò nell’orecchio un semplice “Grazie”. Era disteso, sereno. Una doccia e poi, anche se era quasi l’ora di cena, andammo direttamente a fare una visita alla spiaggia, facilitati dall’accesso diretto garantito dall’hotel. In realtà, più che una camminata, quella che facemmo fu una corsa verso le onde, lanciandoci schizzi d’acqua l’un l’altra. Mauro sembrava davvero felice. Ed io con lui. - Ora dobbiamo rifarci la doccia nuovamente. Ma non importa! E’ talmente bello correre sulla sabbia bagnata che sarebbe un delitto resiste. Come farei senza di te, Stefania! Confesso che mentre gioivo per quei momenti, un po’ mi veniva da ridere per come era nata quella vacanza ed un po’ mi sentivo in colpa per aver celato la vera origine della mia scelta jesolana. In fin dei conti però avevo deciso e sembrava proprio che si trattava 9


di una buona scelta. Ne abbiamo avuto riprova, forse quella determinante, qualche ora dopo quando ci siamo seduti per la cena. Ad accoglierci una tavola finemente curata e una serie di piatti molto variegati sui quali ci siamo divertiti a scegliere combinazioni differenti. Ricordo che Mauro rimase folgorato da un tipico piatto del veneto, dove terra e mare trovano una sintesi perfetta regalando un sapore delicato e allo stesso tempo deciso, gnocchetti di patate al granchio. Io invece mi feci ammaliare da un secondo di carne molto semplice ma gustosissimo, una tagliata di manzo con rucola e grana completata con un filo di olio extravergine di oliva, e patate al rosmarino. Un piacere per il palato che contribuì a rendere la serata speciale e a intensificare la nostra complicità. Potevamo proprio dire di essere in vacanza. Quella sera prima di andare a riposare, ci intrattenemmo con il direttore dell’hotel che ci illustrò cosa avremmo potuto visitare durante il nostro soggiorno. Così, la mattina seguente dopo una colazione a base di nutella, marmellate e ciambelle, mentre io mi recai subito in spiaggia a prendere il sole, Mauro andò a visitare Jesolo. Come raramente era accaduto sino a quel momento, quando rientrò dalla sua passeggiata, mi lasciò senza parole. - Ho organizzato una sorpresa. Tu preparati, al resto penserò io. Te lo meriti. Questa volta sarò io a meravigliarti. Ero raggiante. Non sapevo cosa aveva in mente. Forse speravo, ma non volevo fare ipotesi, congetture. Mi volevo solo godere il momento, la sua gioia e la mia serenità. Quando abbiamo preso la motonave ho capito che avremmo vissuto un’avventura. La giornata era splendida, con il sole che, ora dopo ora, stava ravvivando il nostro umore. Destinazione: Venezia, la città d’arte per eccellenza. Prima Piazza San Marco poi 10


il Ponte di Rialto, e ancora il Teatro La Fenice, la Scala del Bovolo. Una suggestione continua con la bellezza che si dispiegava sotto i nostri occhi, contagiandoci come solo le grandi opere sono in grado di fare. Mi stavo innamorando di Mauro nuovamente, con lo stesso tremore dei primi giorni, con quella leggerezza che permette di sognare, volare alto, resistere alle intemperie. Stavo come avrei voluto stare sempre. I suoi occhi mi dicevano del suo amore che quasi mi assaliva lo strano pudore dell’ingenuità, quello che ti fa abbassare lo sguardo per non arrossire. Rientrando verso Jesolo godemmo del panorama abbracciati. Non ricordo molte parole, ma sentivo il suo cuore pulsare. - Stefania non pensare che sia finita qui la sorpresa. Dobbiamo metterci eleganti. Non sarà una serate come le altre. All’Hotel Croce di Malta avevano organizzato la cena di gala, come ogni settimana. Cura e attenzione di ogni piccolo particolare, un menù studiato per mettere in risalto le qualità di ogni singola pietanza, senza cadere nel vezzo di composizioni troppo ardite come spesso capita in queste circostanze. Prestigioso è l’aggettivo più adeguato per descrivere la cena ed il contesto che stavamo vivendo. Non voglio essere presuntuosa, e neppure imparziale, ma noi eravamo i più belli dell’hotel! E non mi riferisco all’aspetto estetico che è opinabile e soggettivo, ma a quella bellezza che trova nell’amore il suo specchio ideale. Così prima del dolce, Mauro venne dietro la mia sedia e mi sussurrò due parole, forse le più belle che due persone si possono scambiare. Mi chiese di stringergli una mano e lasciò che il suo regalo scivolasse tra le mie dita. Un anello come promessa ed impegno, dono e speranza. Sei mesi più tardi ci siamo sposati. Potrei dire che galeotto fu l’Hotel Croce di Malta, la cucina, la spiaggia o quell’escursione e Venezia. In realtà fu anche l’ultima 11


volta che mi occupai da sola dell’organizzazione delle vacanze. Da quell’anno, imparammo a condividere, a giocare assieme, a divertirci con le idee e le ipotesi più strampalate. Una cosa però è rimasta come allora, anzi si è consolidata proprio in quei giorni. Con il tempo siamo riusciti a permetterci un paio di villeggiature all’anno ma una ha sempre la stessa destinazione, l’Hotel Croce di Malta. In verità non ho mai raccontato la genesi della nostra prima esperienza a Jesolo, la casualità che mi portò a scegliere il litorale veneto. Con questo racconto, voglio fare memoria di quell’avventura che ci ha accompagnato e cullato per tanto tempo. Una narrazione che come quel primo anello, vuole essere un dono e una speranza, una promessa ed un impegno. - Ti amo Mauro. Potrei risposarti ogni giorno. Stefania

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Berto, il meticcio in vacanza

Da tre anni non andiamo in vacanza. La crisi economica o le ristrettezze dovute all’allargamento della famiglia, non centrano nulla. Sì, forse siamo tra i pochi italiani che non si lamentano. Non siamo ricchi, non sguazziamo nell’oro e sicuramente rispetto a qualche anno fa sono diminuite le disponibilità, ma io e Claudia siamo stati educati ad accettare le fatiche. Le rinunce non ci hanno mai spaventato. Sono un piccolo imprenditore ed ho imparato a stringere la cinghia in alcuni momenti, ma anche a non lasciarmi travolgere dalle difficoltà. Lo so, parlo da una posizione di favore, da capacità ed esperienze che mi permettono di affrontare la vita senza il timore di perdere la tranquillità quotidiana. Il motivo per cui trascorriamo le ferie a casa non ha pertanto un’origine monetaria e neppure motivazioni legate ai figli. Matteo e Vincenzo hanno oramai dodici e quattordici anni, sono adolescenti capaci di stare con noi senza crearci particolari problemi. Il vero nodo è Filiberto. Ha quasi quattro anni, è molto esuberante e nonostante le nostre premure non ha ancora imparato a gestirsi autonomamente. Secondo calcoli approssimativi, se dovessimo paragonarlo all’età di noi umani, dovrebbe avere 28 anni. Mi hanno spiegato che non basta moltiplicare per sette. Bisogna tener conto della razza di appartenenza e meglio ancora della taglia. Filiberto è un meticcio di piccole dimensioni, che sta entrando nell’età adulta, secondo le stime del veterinario. Insomma, lui è il vero artefice delle nostre vacanze domestiche. Non voglio fargliene una colpa. Il problema è solo nostro. E non dipende neppure da

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un’esasperazione del nostro attaccamento nei suoi confronti. Gli sfottò degli amici sono divertenti in sé ma hanno poco a che fare con la realtà. Non siamo certo come taluni pseudo animalisti che mandano il cane dallo psicologo o lo fanno dormire sul letto matrimoniale. Il nostro è un cane nel vero senso della parola. Come tale lo trattiamo e ci rapportiamo. Sì, il nome non è proprio quello di un mastino. Io per giocare con la contraddizione del suo aspetto avrei voluto chiamarlo Attila. Claudia, molto più tradizionalista, aveva optato per un anonimo Fido. Ad averla vinta sono stati Matteo e Vincenzo. Non so neppure perché abbiano scelto Filiberto. In onore del Principe? Non voglio neppure pensarci! Abbiamo deciso che spettava a loro la scelta e così è stato. Ho imposto soltanto che non venissero usate abbreviazioni. “Fili” è inascoltabile! In verità, ora lo chiamiamo Berto. Se oggi uno dei miei figli deve descrivere la sua famiglia, una cosa è certa, accanto a mamma, papà ed il fratello, c’è anche Berto. Del resto, il rapporto con un cane educa. Oggi si usa il termine pet therapy indicando una serie complessa di utilizzi del rapporto uomo-animale in campo medico e psicologico. In realtà, non servono libri o manuali per comprendere il valore educativo intrinseco nel rapporto con un cane. Dare da mangiare a Berto, accarezzarlo, o badare alla sua esuberanza, ha permesso alla nostra famiglia di mettersi in relazione, socializzando oltre le abitudini quotidiane. Detto in poche parole, la sua presenza ci ha migliorato. Ad esser maestra è l’esperienza. Sia io che Claudia siamo cresciuti con cani che ci hanno accompagnato dall’infanzia sino all’età adulta. Io avevo un pastore tedesco, Lupo. Ho trascorso pomeriggi interi con lui. Credo di avergli confessato cose che non ho mai detto a nessuno. Mi sedevo sugli scalini e lui si metteva accanto a me, per spintonarmi o sorreggermi. Ora lo posso dire senza vergogna, ho anche pianto durante quelle confidenze sicure. Lupo metteva il muso 16


sulla mia spalla e la sua presenza mi tranquillizzava. Mi sentivo meno solo con lui. Oggi vedo i miei figli giocare con Berto. Non servono molte parole per comprendere questo tipo di legame. L’affezione però chiede anche responsabilità. Noi abitiamo in provincia, abbiamo un pezzo di terra ma non abbiamo vicini o parenti che ci possano aiutare nel suo accudimento. Mi rifiuto di lasciarlo in una pensione per animali, troppo triste. Così di comune accordo abbiamo deciso che le vacanze si fanno solo se possiamo muoverci tutti insieme. Da un paio di anni abbiamo iniziato a cercare alberghi che ospitassero anche animali. A dire il vero, ne abbiamo trovati parecchi, ma c’era sempre qualcosa che non ci convinceva. Dovevamo far conciliare l’ospitalità concessa ai cani con le nostre esigenze. Insomma non si trattava di far fare le vacanze a Berto, adeguando le nostre richieste a quello che si trovava. La ricerca per questo motivo è stata faticosa, talvolta sfiancante. Ad un certo punto abbiamo deciso di lasciar scorrere le cose con semplicità. Non poteva diventare una ricerca spasmodica. Quasi per caso abbiamo scoperto l’Hotel Croce di Malta a Jesolo ed è stato amore a prima vista. Una struttura alberghiera di eccellenza che è riuscita a combinare l’accoglienza per gli amici a quattro zampe, con un’attenzione per l’igiene e il decoro generale, davvero sorprendente. Dopo quattro anni di astinenza, in questi giorni stiamo riassaporando il piacere di una vacanza all’insegna del buon cibo e della spensieratezza. Il fascino del mare sta facendo tutto il resto. Berto è con noi e grazie ad una spiaggia privata interna all’hotel, anche lui si sta godendo il riposo. Noi abbiamo imparato che è possibile fare le vacanze sereni senza vivere l’ansia dell’abbandono e Berto, che dell’acqua ha sempre avuto un po’ paura, ha scoperto il piacere di nuotare. Ed ora chi lo convince che bisogna tornare in campagna?! Flavio 17


Ti faccio vedere il mare

Sto tornando a casa. Stanco, deluso, anche un po’ arrabbiato. Con i medici che rimandano sempre, con il traffico onnipresente sull’autostrada A4 Milano Venezia, persino con mio figlio seduto sul sedile dietro che continua a sibilare e non riesco a sentire le notizie alla radio. Luca ha sei anni, ha l’autismo e due bellissimi occhi nocciola. Lo guardo dallo specchietto e mi ripeto, lui ha l’autismo, non dico mai “è autistico”. Ho scelto di pesare le parole, così come lui mi ha insegnato. Se dico che ha l’autismo lo distinguo dalla malattia. La malattia è una cosa che ha sulle spalle, come uno zaino rumoroso e pesante. Uno zaino che deve imparare a gestire, e io prima di lui. Ma Luca è anche tutto il resto, è anche un bambino di sei anni. Mi ripeto tutto ogni giorno, in ogni viaggio alla ricerca di una cura o di un esperto, me lo ripeto come una preghiera, per imparare a stare al suo fianco. O a guidare in autostrada mentre lui sibila. Ho visto il cartello Jesolo un attimo prima dell’ennesima coda e sono uscito. Ho cominciato a vagare per le strade seguendo le indicazioni “mare”. - Andiamo al mare Luca, adesso ti faccio vedere il mare. Mia moglie è a casa con l’altro figlio, Marco ha gli esami di terza media e sono giorni di ripasso. 19


Luca non sibila più, appoggia la tesa sul sedile davanti, dondola un poco. Mi fermo vicino a una spiaggia libera, prendo Luca per mano e m’incammino. I passi tra noi e il mare sono lenti e leggeri, man mano che avanzo verso quell’immenso corpo che ci chiama con il suo sciabordio, sento la stanchezza stendersi sulle braccia, sento la rabbia fluire via. Luca mi segue un poco dietro, tiene stretto il mio polso con due mani. Vicino all’acqua si ferma, si spaventa, ricomincia a sibilare. - Luca non temere, questo è il mare, è una danza. Luca ama la musica, riconosce attraverso il ritmo un’emozione, ha imparato a parlare con noi così. Resta fermo, vicino alla mia gamba, con le mani strette al mio polso. - Pronto cara, mi sono fermato a Jesolo, c’era troppo traffico, Luca si agitava… e anch’io…! - Hai fatto bene, ora va meglio? - Si sta bene qui, non so dirti di preciso dove sono… Mi guardo intorno e vedo l’Hotel Croce di Malta poco lontano, con un giardino che finisce direttamente sulla spiaggia e alcune persone che mangiano vicino a una piscina. - C’è un hotel qui vicino, vado a mangiare qualcosa, chiedo se hanno una stanza, ti dispiace? - Se Luca sta bene è una buona idea, non aveva mai visto il mare…

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Luca mi sta vicino, ma non scappa, non sibila più. Guarda davanti, ascolta. - Sì, Luca sta bene. Ti so dire più tardi. Mi hanno accolto con comprensione, sorridendo a Luca e offrendomi una stanza vista mare. La notte non è stata semplice, Luca voleva la mamma e si è agitato. Ma non mi sono perso d’animo, so che ha bisogno di un’esperienza diversa, di camminare con me e di imparare a essere forte. La mattina presto sono sceso con lui in braccio, tutti e due un po’ assonnati. Abbiamo di nuovo camminato verso il mare, a passo più deciso, con una mano sola. Era solo l’inizio, ma era la nostra strada. Marco

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Il bello che salva

Non si trattava del solito documentario che ogni anno in primavera la casa di produzione mi commissionava. Era un banco di prova, un’occasione imperdibile quella che mi stavo giocando. Un lavoro che avrei firmato come unico autore, ed un lancio promozionale che sarebbe stato sostenuto dai grandi media. Eppure, nulla sembrava girare per il verso giusto. Gli scrittori lo chiamano “il blocco”, io non so che nome avrei potuto dargli. Una cosa era certa, non riuscivo ad uscire dall’impasse. Erano quattro mesi che giravo a vuoto. Neppure una scena girata, un canovaccio su cui operare. Nulla. Ero fermo a quel documento iniziale, che a dire il vero avevo scritto con entusiasmo. Continuavo a rileggerlo, ma era come se non riconoscessi l’incipit di quel progetto. Li avevo conquistati così, produttori e sponsor. Proprio sottoponendo quelle poche righe. Avevo usato un escamotage infallibile. Parole essenziali ma al contempo evocative, un’adesione affettiva a quanto si andava delineando ma anche un’universalità ideale dell’esposizione proposta. Insomma, mi ero incastrato da solo. Le due pagine che avevano convinto gli addetti ai lavori ad affidarmi l’impresa erano le uniche cose che potevo vantare al mio attivo. Le avevo stropicciate, consumate a forza di girarmele tra le mani. Nell’ultima telefonata sostenuta con il produttore ero riuscito a tranquillizzarlo, mentendo spudoratamente. Forse troppo. 23


- Sta andando alla grande. Avrai il pacchetto pronto e infiocchettato entro il 31 settembre. Sino ad allora non chiedermi nulla. Top secret. Sarà una sorpresa per tutti. Più che una sorpresa, avrei potuto dire un colpo di teatro. Non c’era nulla. Tante idee confuse nella testa e nulla più. Anzi, un garbuglio inestricabile. Murano, il luogo da raccontare. La produzione artistica vetraria, il tema dominante. In mezzo, a costruirci il senso, il gusto del quotidiano, la vita concreta dei “mastri fiolari”. E poi i mercanti veneziani, le loro storie d’amore e di viaggio. Una sequenza di passato e presente, dove l’arte dei soffiatori avrebbe dovuto sposarsi con le gesta ordinarie e semplici delle giornate vissute nelle botteghe artigiane. Una docu-fiction pensata per l’Europa, con lo stile britannico della BBC. In verità, a cinque mesi dalla data di consegna, la sceneggiatura era ancora ferma a quelle righe oramai stropicciate, e lo staff della regia in balia di indicazioni che non riuscivo a mandare. Insomma, ero arrivato persino a pronunciare le parole, abbandono e rinuncia. Certo, in silenzio. Nelle segrete stanze di casa, ma l’ansia oramai era padrona. Devo a mio padre se alla fine ne sono uscito indenne. Non che lui mi abbia donato consigli lavorativi. In realtà non si è mai appassionato alla mia attività. Ci ha sempre capito poco. Però ricordo bene la chiacchierata che ha sbloccato la situazione. Come altre volte, mi stava raccontando della guerra, delle fatiche e del freddo. Parole già sentite, masticate. Ad un certo punto parlò di bellezza. - E’ il bello che ci salva, quello di cui abbiamo 24


bisogno. Non serve cercarlo nel lusso. Talvolta lo si scopre in un dettaglio, altre per trovarlo dobbiamo percorrere molti passi. Ma non è la bellezza che si osserva quella di cui parlo. Io intendo quella che ci riguarda direttamente, perché ci ha schiaffeggiato, colto di sorpresa, travolto o accompagnato. Dobbiamo provarla su noi stessi. Ci deve ferire. Non basta raccontarla. Non ti servirà decantare l’incanto di una perla “sommersa” a millefiori, o decorata con le “vette”. Il bello che salva è quello che incontri sulla tua pelle. Confesso che quel discorso mi aveva affascinato. Non ero neppure sicuro di aver capito bene cosa intendesse dire, ma non volevo andare oltre. Mi bastava. In quel frangente, davanti ai suoi occhi ho capito che dovevo ringraziarlo. Poi, è iniziata l’avventura. Ho cercato di capire la mia bellezza, quella che dovevo visitare. A Murano l’avrei potuta osservare nei capolavori dei maestri vetrai, ma per raccontare quelle opere mi serviva altro. Pensai ai grandi scrittori, al peregrinare per il mondo di Ernest Hemingway. Mi accorsi che tutto pareva sproporzionato rispetto alla mia misera tribolazione. Per cercare di uscire dalle secche delle mie modeste paludi però dovevo trovare un luogo bello, che sapesse accogliermi. Un posto dove lasciar scorrere i miei pensieri e permettere al senso di impotenza di defluire oltre le rive. Avrei dovuto concedermi una vacanza. Certo, poteva sembrare una follia in un momento così delicato per il mio lavoro, eppure la bellezza era l’unica cosa, come mio padre mi aveva detto, che mi avrebbe fatto uscire dalle secche. Non potevo permettermi i viaggi a Parigi, L’Avana o Madrid come l’autore 25


de “Il vecchio e il mare”, ma una siesta in spiaggia, in prossimità di Murano avrei potuto anche escogitarla. Così con un paio di telefonate ad alcuni amici veneti, nel giro di ventiquattro ore, ho organizzato la mia trasferta ristoratrice. Jesolo, Hotel Croce di Malta, pensione completa e piscina. Colazione in terrazza sulla linea dell’orizzonte con il mare a fare da sfondo e la sabbia a ricordarne la prossimità. - Non so dire se sia stata la brezza marina, o la semplice genuinità del personale a colmare desideri e paure. Forse la pacatezza del mare o i profumi della cucina. Non so. Non saprei dire. Ma lì a due passi dalla riva ho assaporato il fascino della natura. Ho riacquistato forze e portato a termine il lavoro che così tanto mi aveva angosciato. Posso dirmi felice, soddisfatto. A dire il vero, non è euforia quella che mi ha colto e neppure entusiasmo per gli applausi ricevuti da produttori e pubblico. All’Hotel Croce di Malta ho imparato a riconoscere la bellezza, a lasciarmi ferire da essa. Ho conosciuto nuovamente mio padre. Matteo

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Amore, vorrei venir da voi

Sapevo di aver bisogno di un varco. Un tempo sospeso dal ritmo quotidiano e un luogo lontano da casa dove riuscire a vedere tutto da una prospettiva differente. Ma i giorni passavano, fino a diventare mesi, i nodi si stringevano e le serate tirate a sorrisi forzati si succedevano in un logorio inevitabile. I bambini si accorgevano di questa situazione, nel primo periodo facevano domande puntuali: “quando torna papà?”,“perché la mamma si arrabbia?” “ma non andiamo più alle giostre tutti assieme?” Domande così, a cui bisognava rispondere in modo credibile, senza manifestare disappunto e soprattutto senza scoppiare a piangere. Poi anche i bambini hanno cominciato a tacere, Martina si metteva col libro sul divano e Piero muoveva il trenino avanti e indietro. Intere serate senza dire una parola, io pulivo la cucina in tutti gli angoli, i bambini col pigiama davanti alla tv e Francesco chiuso nello studio a giocare col computer. Camminavo per strada verso la fermata del metrò e mi chiedevo quando tutto questo era cominciato, da dove potevo ricominciare. L’ho capito in pochi attimi, una coppia di anziani si teneva la mano sui sedili di fronte a me, la donna mi sorrise. Volevo invecchiare con Francesco, stavamo sprecando un sacco di tempo, quei silenzi erano macigni sulle spalle dei bambini. 29


Nella pausa pranzo non mi fermai coi colleghi nel bar, presi un panino e tornai in ufficio. Volevo tornare sulle spiagge venete dove ero stata da piccola, portare i miei figli, raccontare loro un’altra mamma, meno nervosa, più sorridente. Volevo prendermi qualche giorno per trovare le energie e le motivazioni per dare una svolta al mio matrimonio, prendermi cura di me, pensare a un modo diverso di scandire le giornate. Cominciai a navigare a caso, lasciandomi ispirare dai nomi, dalle foto, da qualche parola. Quando cliccai sull’Hotel Croce di Malta di Jesolo fu un colpo di fulmine, smisi di cercare altrove e chiamai subito per prenotare. Quando scesi dall’auto sentii il profumo del mare allargarmi il respiro, Martina e Piero felici mi saltavano intorno, “mamma senti le onde! Senti le onde!” Un’accoglienza calorosa e discreta mi fece subito sentire a mio agio. Dopo aver sistemato le valige in camera andai coi bambini a toccare il mare, tutti e tre in fila a piedi nudi con le onde sulle dita, - Mamma che bello! Quando arriva papà? - Arriva presto tesoro, vedrai… Francesco aveva capito, mi aveva lasciato andare convinto che un poco di riposo avrebbe fatto bene ai miei nervi, ma soprattutto aveva notato una luce diversa nel mio sguardo e qualcosa si era mosso anche dentro di lui. I giorni a casa da solo sentiva un silenzio diverso, una mancanza, qualcosa di monco che lo feriva. Camminavo sulla spiaggia, andavo coi bambini in bicicletta fino alla pineta vicino, e la sera potevo 30


contare su una cena leggera e gustosa, adatta ai bambini e alla mia attenzione alla linea, volevo mettersi in forma, aspettare di nuovo il mio sposo. Martina e Piero diventavano sempre più abbronzati, numerose lentiggini coprivano i loro nasini, si erano fatti degli amici ed ero tranquilla quando li vedevo giocare insieme nel giardino dell’hotel. Dopo qualche giorno la telefonata arrivò - Pronto…amore…vorrei venire da voi… - Ti aspettiamo! Elisa

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Il litigio, l’amore e la vacanza

- Alla fine della strada girate a destra. Cento metri poi arrivo. Arrivo. Arrivo. Dopo cinque ore di viaggio, il navigatore ci stava avvertendo che eravamo giunti a destinazione. Jesolo, via Altinate numero 6. In auto, io e Serena avevamo avuto modo di chiacchierare, ridere e poi anche di litigare con una certa spavalda baldanza. - Non è possibile che anche in agosto tu debba pensare al lavoro. Ci vediamo poco già tutto l’anno. Almeno in questi giorni Carlo rilassati. Non è una lamentela che faccio per me come una rivendicazione. Lo dico per te, per noi. Serena è il mio principio di realtà. Le sono grato quando mi richiama al quotidiano, alle piccole cose della vita, al vivere. Quelle parole però le avevo percepite come stonate, fuori contesto. In fin dei conti avevo solo detto che la scelta dell’hotel nasceva da una faccenda legata alla mia attività. Mi ero fermato lì. Neppure una parola in più. Certo, avevo capito a cosa alludeva Serena quando ha aggiunto l’ultima frecciatina. - So già come andranno le cose.Tu farai cenno alla cosa. Loro ti porranno la solita ma legittima domanda: che lavoro fa? E quello diventerà il pretesto per parlare a ruota libera per ore di tutto ciò di cui ti occupi, anche

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perché a dire il vero non è così semplice. - E’ forse colpa mia se non sono un idraulico?! Certo, sarebbe più sbrigativo. Oppure potrei cavarmela come si faceva sino a vent’anni fa: sono un uomo d’affari. - Bravo! Così penseranno subito a loschi traffici, a cose illegali! - Certo! Perché oramai è stato consolidato il sillogismo “affari” uguale a centri di potere dove si concludono operazioni truffaldine e malavitose. E’ colpa mia? E’ colpa mia se nessuno è più capace di intendere le parole per quello che sono? Avoir à faire, avere a che fare. Il termine Affäre mantiene il significato originale dell’etimologia francese ed anche quello della lingua inglese. Affare sta ad indicare genericamente un impegno, un compito da svolgere da parte di un soggetto. Ebbene cosa c’è di mefistofelico? Faccio intermediazioni di ogni tipo. Ma far capire che mi interesso di materiale sanitario e contemporaneamente di immobili industriali o di relazioni commerciali, non è così semplice! - Complimenti! Contento della tua arringa? Soddisfatto? Vuoi qualche applauso? Una standing ovation? Ecco, dopo la stoccata finale, Serena come suo solito piombò in un accademico silenzio. Quel mutismo che in realtà non fa altro che esacerbare gli animi. Lei si cuce la bocca e poi guarda dritta in avanti, con il viso imbronciato e le mani che iniziano a trafficare con i capelli. Ogni mio tentativo di ristabilire un civile scambio di opinione è privo di alcuna risposta. In quel preciso momento, si innesca il cortocircuito. Io mi arrabbio ancora di più, alzo la voce, mentre lei senza perdere il controllo, ed

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anzi accentuando la pacatezza della sua voce, risponde serafica. - Per me possiamo pure fare retromarcia e tornare a casa. Insomma così era iniziata quella vacanza. E quando siamo giunti in via Altinate con il navigatore che per tre o quattro volte ha ripetuto la stesso messaggio, eravamo ancora in quella situazione paradossale. - Alla fine della strada girate a destra. Cento metri poi arrivo. Arrivo. Arrivo. L’aria condizionata dell’auto aveva perlomeno stemperato il clima, solo che appena ho aperto la portiera, una ventata di calore mi ha avvolto. Credo di aver avuto qualche secondo di spaesamento. Dal bagagliaio ho preso borse e valigie e come un facchino sono entrato nell’hotel da solo, lasciando Serena seduta a fissare il vuoto. Ma non ho fatto in tempo a registrare il nome in reception che me la sono ritrovata alle spalle. E devo dire che è stata fantastica, quando il direttore ci ha chiesto se avevamo fatto buon viaggio, non mi ha lasciato rispondere. - Le confesso che siamo stanchi morti. Siam arrivati ieri dagli Stati Uniti. Sa mio marito è un uomo d’affari e si occupa, tra le tante cose, anche di defibrillatori. Lei forse non sa che all’aeroporto di Chicago ne hanno installati a decine. A Las Vegas ogni casinò, ogni hotel ha il suo defibrillatore. A Rochester tutte le più grosse strutture della città ne hanno uno. In Gran Bretagna il governo ne ha acquistato direttamente 700 da distribuire sul territorio. E oramai numerose compagnie aeree

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hanno installato decine di defibrillatori semiautomatici sui propri apparecchi. Il personale di bordo è stato addestrato all’uso di queste macchine. In Italia invece siamo ancora all’anno zero. Si stanno muovendo i primi passi in questi ultimi anni. E lo sa perché siamo voluti venire all’Hotel Croce di Malta? Proprio perché è la prima struttura turistica di Jesolo che si è dotata di un defibrillatore. Può sembrare strano per la nostra cultura aver scelto una vacanza in base a questa caratteristica. Carlo è un uomo affascinante e sopra le righe. Mi ha convinto a venire da voi, dicendomi: “andiamo in un hotel cardioprotetto”. Sembra una cosa da matti, non crede? Sono rimasto senza parole. Una sintesi perfetta. Un sincronismo invidiabile. Una chiarezza ed un’ironia che mi hanno sciolto in una risata. Aveva detto tutto ciò che io avrei detto in tre giorni, in pochissimi minuti, chiudendo la pratica lavoro definitivamente. “E adesso vacanza” mi ha sussurrato in un orecchio. Tre minuti di numero e mi ha scaraventato nella piscina! E’ stata la vacanza più divertente, gustosa, pepata e rilassante che abbiamo mai fatto. Se fosse possibile replicherei ogni volta quella litigata. Fortunatamente il defibrillatore non è entrato in funzione, ma se dovessimo indicare i segreti di questa vacanza, non potremmo tralasciare il fatto che la scelta è avvenuta proprio per questo motivo. Poi il personale dell’hotel ci ha coccolato, il mare rilassato e la cucina offerto il piacere pantagruelico del gusto. In realtà Serena quando siamo risaliti in auto per far ritorno a casa, ha voluto provocarmi ironicamente ancora una volta. - Lo sai Carlo qual è stato il segreto di questa bellissima vacanza? Lo sai amore? Ma io, naturalmente io. Sono io

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il segreto e la fortuna, la gioia e la felicità . Girato l’angolo di via Altinate, stavo per risponderle, ma il navigatore mi ha anticipato. - Tornate indietro appena potete. Tornate indietro appena potete. Carlo

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Vent’anni dopo. Il viaggio

Pensai immediatamente ad una canzone quando decisi di rifare quel viaggio. Ritornare sui passi che calpestai con mio padre nella sua terra natia. Vent’anni dopo. “Non bisognerebbe” diceva Francesco Guccini nel 1994. “Non bisognerebbe mai ritornare…”[…] Non troverai quell’ombra che eri tu e non avrai quell’ora in più che hai dissipato e che ora cerchi; si scioglierà impossibile il pensiero a rimestare il falso e il vero in improbabili universi.” […] Ritornare comporta sempre un rischio. La memoria emotiva trasforma realtà e ricordi. Pianure immense e strade a doppia corsia ora appaiono infinitamente modeste, circoscritte. Si accorciano le dimensioni ed i luoghi diventano piccoli. Come quel cimitero che, a tutti i costi, ho voluto visitare. Lì, avrei dovuto scovare tracce di avi, origini e radici. Invece nulla. Immigrazioni e sfollamenti, hanno cancellato ogni riferimento. Non un nome, un muro od un sasso scolpito. Nulla. “Siamo tutti vivi”. Se avessi cercato le stesse ciotole, gli stessi piatti, il medesimo gusto, forse sarei fuggito deluso, atterrito. Un passo a lato, un’altra prospettiva, nessuna magia. Fuori dalla galleria dei ricordi, da sensazioni sfumate, il cammino è diventato leggero.

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Gambe e occhi hanno riconquistato la bellezza. Pianure e colline hanno sposato fiumi e mare. Accompagnato da quella cantilena che per tempo è rimasta nelle onde del mio udito, ho percorso strade nuove, salutato visi sconosciuti e scoperto rose ai piedi della vigna. Non ho cercato quell’ombra di me, che a dieci anni faticava ad allungarsi, e non mi sono neppure intestardito a rintracciare quella strada che calpestai con tanta curiosità. La via era delineata, quel viaggio paterno, aveva già creato premesse e possibilità. Padova, Venezia, poi Mestre e Jesolo. Chilometri macinati odorando i profumi del cibo, elemento distintivo di un popolo. Viti ed osterie che lasciano al ricordo la voglia del ritorno, la delicatezza di un abbraccio. Amore fatale per una terra conosciuta attraverso le parole di un maestro padre, che si rinnovano in un’esperienza vissuta. Non il luogo ameno, il commovente saluto dai finestrino di un treno. Quell’ora in più che mai potrò recuperare, quella che forse mi sarebbe servita per capire un pezzo del mosaico, si è trasformata in un’occasione da non sciupare. Non serve rimestare nei ricordi, tra il falso ed il vero, vent’anni dopo lo stupore assume le forme di una nuova scoperta. Profumi accolgono sereni il viandante. Cibo artigiano, che sottende una voglia antica, passione contadina e orgoglio di mani esperte, sollecitano il piacere del gusto. Nulla sarebbe accaduto senza il ricordo per quel viaggio, diverso, passato, memoria storica personale. E’ lui, spazio temporale imperfetto, il filo rosso per il viatico di oggi. E’ lui, briciola reminiscenza, l’adorabile mano che mi ha condotto in terra veneta. Una sosta, pranzo o cena, come dono nutritivo di 40


un tempo mai andato perduto, perché vivo, profumato, carico dei sapori di una terra, di gesti abili, mani sicure e favella che dipinge colori. Accento di campagna, anima provinciale e genuina di uomini e donne che ti accolgono per farti mangiar bene, edificando quel momento che ti vede loro ospite. Siedi in una vecchia trattoria, e ti devi fidare dell’oste. E’ lui che con le parole e lo sguardo ti conduce dentro i sapori della portata offerta. E’ lui che con l’autorevolezza del mestiere, tratteggia il gusto della pietanza, pondera appetito e golosità. Seduto come a casa, lieto della familiarità concessa, ancora prima di iniziare ad assaporare il cibo s’insinua tra il palato e l’onirico, il piacere del racconto. Verità come vino, sorseggiata con gentilezza. La stessa che ti lascia lo spazio per godere di quella sosta, rinnovando la gratitudine per quel primo viaggio, per la nuova avventura, il piacere del desco. Vent’anni dopo ancora all’Hotel Croce di Malta. Visi differenti oltre l’orizzonte, ma la stessa gratitudine per l’ospitalità concessa. Una stretta di mano, un saluto affettuoso, nuovi passi e la gioia per un cammino rifatto, arricchito di gusto e volti, piacere per la vita e riconoscenza. Fabio

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Vince chi ti fa ridere

L’ultimo sorso di caffelatte e uno sguardo alla cartolina sul frigorifero. La foto dell’Hotel Croce di Malta sta lì da quattro anni, come un’icona, come una finestra. Come un simbolo prezioso, che ogni mattina mi strappa un sorriso. In quel posto sono rinata, è cominciata la mia nuova vita, ho scoperto la forza che ho. Era un’estate calda e solitaria, il tempo si dilatava nelle giornate afose in città e mi prendeva la gola. Era stato un anno durissimo, una storia importante era finita, avevo perso un caro amico in un incidente e qualche problema di salute mi aveva costretto a pesanti cure. Avevo deciso di non andare in ferie, sperando che la routine del lavoro mi annebbiasse il cervello al punto di non provare più niente. L’aria condizionata dell’ufficio si era rotta, andavo al lavoro in canottiera e infradito, con una sciatteria che non mi riconosco a pensarci ora. Disertavo gli happy hours serali e i cineforum all’aperto, ostinata a ignorare che fosse estate. Le mie amiche non mi sopportavano più, provarono a rinvigorirmi con una spa una domenica pomeriggio, ma sono restata nell’idromassaggio tutto il tempo senza concedermi altro. Oggi lo racconto come se parlassi di un’altra persona, senza compatirmi, perché so che stavo male, ma so anche che non mi davo una possibilità per reagire e tirarmi fuori da quel pantano. Un pomeriggio Laura si fece trovare di fronte all’ufficio all’orario d’uscita. Mi prese sottobraccio e

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mi disse “vieni, ti offro un caffè freddo”. Non me lo chiese, lo impose, non rifiutati e mi lasciai condurre. Bevve un sorso, appoggiò il calice schiumoso, sorrise “Ho prenotato una vacanza a Jesolo, in un albergo che conosco, elegante, accogliente, in riva al mare. Lo so che quest’anno non volevi andare in ferie. Ma io ti dico che sabato partiamo. Andiamo a comprare i costumi?” Laura mi spiazzò. Non mi mise nella condizione di scegliere, mi trovai in una cabina con tre bikini colorati. Forse fu proprio quella semplice fermezza che mi impedì di rifiutare, mi trovai a gustare il sottile piacere dell’inevitabile, e seppure senza convinzione quel sabato partii. I primi giorni non furono facili, mi sentivo a disagio, non avevo voglia di socializzare restavo in camera a guardare il mare, mangiavo poco. Laura paziente aspettava, lei andava in spiaggia, chiacchierava sulle poltrone intorno alla piscina, assaggiava ogni tipo di pesce. Il mare da quella finestra mi cullava, mi entrava nel flusso del sangue attraverso il respiro, pian piano le onde allontanavano da me ogni pensiero negativo, ogni ricordo faticoso. Cominciai a passeggiare sulla ciclabile, mentre la pelle si distendeva e si colorava, cancellando i segni della malattia. Due ragazzi mi superarono correndo. - Ci raggiungi all’hotel? Abbiamo fatto una scommessa e abbiamo bisogno di te per sapere chi ha vinto. Sorrisi, dopo molti mesi il mio corpo si arrese, al mare alla luce al vino e sorrisi. Poi risi, e Luca vinse la scommessa. - Ecco! Cominciavo a temere di dover stare in piedi tutta la notte!

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- Non capisco… - Vince chi ti fa ridere! Diventai rossa probabilmente, ma mi lusingò tanta attenzione. - E cosa hai vinto? - La possibilità di chiederti di uscire a cena con me…. Il suo amico si alzò. Alzò il bicchiere invocando il destino. Certo, una dose di fatalità è sempre presente nelle grandi svolte, ma nei giorni seguenti ho avuto la netta sensazione di aver tolto il freno a mano, la corazza fastidiosa che mi aveva impedito di accendere lo scambio sensoriale con il mondo. Così mi lasciai travolgere dalle quotidiane opportunità che l’albergo offriva, “il mio albergo” come lo chiamo ora. Al momento dei saluti provai una morsa di paura, forse lontano da lì avrei perso il mio rinnovato entusiasmo. Ma non fu così. Quando arrivammo in città persino pioveva, ma non mi sentivo triste, abbracciai Laura prima di scendere dall’auto – Grazie amica! Quella vacanza mi aveva davvero permesso di ritrovare in me stessa la forza e il desiderio, e un giorno dopo l’altro sono arrivata fin qui, serena e sicura. Ogni anno facciamo una sosta “nel mio albergo”. Ogni anno, appena varcato il cartello di Jesolo, facciamo una scommessa, Luca ed io, il primo che ride, paga! Martina

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INDICE

Stavo come avrei voluto stare, sempre

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Berto il meticcio in vacanza

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Ti faccio vedere il mare

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Il bello che salva

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Amore, vorrei venir da voi

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Il litigio, l’amore la vacanza

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Vent’anni dopo. Il viaggio

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Vince chi ti fa ridere

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INDICE

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Regolamento Premio Narrativa

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Biografia Fabio Cavallari

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Premio Narrativa “Racconti d’Autore all’Hotel Croce di Malta” I Edizione L’Hotel Croce di Malta indice la prima edizione del concorso Premio Narrativa “Racconti d’Autore all’Hotel Croce di Malta” REGOLAMENTO 1. Tema: Racconti di vita vissuta, esperienze personali reali o di pura fantasia che abbiano come sito di riferimento o punto di contatto un Hotel. 2. Possono partecipare tutti i cittadini residenti in Italia. Saranno valutati solo gli elaborati scritti in lingua italiana. 3. Ciascun autore può partecipare al presente concorso inviando un racconto che non potrà superare le 6.000 battute spazi inclusi. Gli autori si assumono ogni responsabilità in ordine alla paternità degli scritti inviati, esonerando l’Hotel Croce di Malta da qualsivoglia responsabilità anche nei confronti dei terzi. Le opere devono essere inedite e non premiate in altri concorsi, e gli autori devono dichiarare di possederne a ogni titolo i diritti. 4. Per partecipare al presente concorso ciascun autore dovrà inviare la propria opera in formato digitale (file in Word) all’indirizzo di posta elettronica racconti@ crocedimalta.info specificando nel titolo del messaggio e-mail “Premio Concorso Racconti d’Autore all’Hotel Croce di Malta” entro e non 28/02/2013. In un altro file word dovranno essere indicati tutti i dati personali (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, indirizzo e-mail), il titolo dell’elaborato, e la seguente dichiarazione: “Acconsento al trattamento dei dati personali qui riportati in conformità a quanto indicato dalla normativa sulla riservatezza dei dati personali (D. Lgs. 196/03) e solo relativamente allo scopo del Concorso in oggetto. Dichiaro inoltre che l’opera è frutto del mio ingegno e ne detengo i diritti a ogni titolo”. 5. La partecipazione è gratuita per tutti i partecipanti. 6. Una Giuria designata dall’Hotel Croce di Malta composta 48


da scrittori, giornalisti ed esperiti pubblicitari esaminerà e valuterà i testi ricevuti fino all’individuazione dei tre migliori racconti. Il giudizio della Giuria è inappellabile. 7. Verranno proclamati un vincitore, un secondo e terzo classificato. A giudizio della commissione giudicante potranno essere segnalati anche altri autori. 1° Premio – 7 notti in mezza pensione da scegliere nel periodo preferito (per due persone). 2° Premio – 5 noti in mezza pensione da scegliere a maggio o a settembre (per due persone). 3° Premio –3 notti pernottamento e prima colazione da scegliere nei mesi di: aprile, maggio e settembre (per due persone). 8. La premiazione avverrà il giorno 4 maggio 2013 presso l’Hotel Croce di Malta. 9. I vincitori saranno avvisati telefonicamente e via e-mail e saranno ospitati gratuitamente una notte. Gli altri partecipanti che vorranno presenziare alla premiazione, potranno godere di uno sconto del 50% sulle tariffe di pernottamento del periodo. 10. Gli autori, per il fatto stesso di inviare le proprie opere, dichiarano di accettare l’informativa sulla Privacy ai sensi del D.Lgs. n. 196 del 30 giugno 2003. 11. Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, autorizzano l’Hotel Croce di Malta a rendere pubbliche le proprie opere per mezzo cartaceo o telematico, rinunciando, già dal momento in cui partecipano al concorso, a qualsiasi pretesa economica o di natura giuridica in ordine ai diritti d’autore ma conservano la paternità delle proprie opere. 12. Gli autori, per il fatto stesso di partecipare al presente concorso, accettano integralmente il contenuto del presente bando. Per qualsiasi informazione in merito al presente bando di concorso, si consiglia di avvalersi dei seguenti contatti: E-mail: racconti@crocedimalta.info Sito web: www.crocedimalta.info 49


Fabio Cavallari www.fabiocavallari.it

Dal 2002 collabora con il settimanale Tempi. Ha curato alcuni speciali per Radio Due ed è stato relatore in molti incontri, nelle più importati città italiane, su temi bioetici, politici e culturali. Nel 2011 è stato nominato dalla Repubblica di San Marino narratore e coordinatore del comitato scientifico per la partecipazione del piccolo Stato alla 54a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. È autore dei volumi “Fuori dalla metafora del volo” (Laterza, 2004), “Volti e stupore. Uomini feriti dalla bellezza” (San Paolo, 2007) “Mendicanti di bellezza. Un non credente e una monaca a confronto sulla vita” (San Paolo, 2009), entrambi scritti a quattro mani con suor Maria Gloria Riva. Per Guerini e Associati ha scritto con Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture della Regione Lombardia, “La forza del cambiamento” (2010). Dello stesso anno, “Enrico Zanotti. La politica che lascia il segno”(Itaca). Nel 2011 ha pubblicato “Vivi. Storie di uomini e donne più forti della malattia” (Edizioni Lindau), volume che raccoglie otto storie di vita ai confini della malattia. Il libro è stato presentato in più di cinquanta città italiane, in alcune capitali estere, ed è stato oggetto di un’audizione pubblica al Parlamento Europeo. Da novembre 2011 è nelle librerie “Il grande campo della vita” (Lindau). Da gennaio 2012 collabora con l’Azienda Autonoma di Stato Filatelia e Numismatica della Repubblica di San Marino è ed Responsabile della Comunicazione dell’Associazione Expovillage 2015.

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RACCONTI D'AUTORE ALL'HOTEL CROCE DI MALTA  

Racconti d'autore all'Hotel Croce di Malta a Jesolo in Via Altinate

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