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Free press

Il prossimo numero in uscita il 3 giugno

Numero “Zero”

Maggio 2012 - anno I - n° 0

Progetto Musicale Free 20 - 1


sicurezza u Ci vuol poco per averla

telecaMere e sicurezza decine di Migliaia di euro “abbandonate”

N

ella bassa val Bisagno sono piccolo particolare possa essere “Telecamere o non telecamere... state installate telecamere di grande aiuto ai malviventi!!” il problema è un altro: chi c’è per iniziativa di un CIV, ma la “Sono più che a favore delle dietro la telecamera ?” gestione del sistema ha un costo telecamere in tutti i luoghi “Ho saputo che c’è un minimo che il comune non è in pubblici. Perchè di fatto di provvedimento di legge che grado di sostenere, rendendo recente gli unici reati risolti limita l’uso delle telecamere vano l’intento di dare sicurezza sono quelli ripresi da qualche e allora dico, innanzitutto: alla zona; bisognerà ricorrere ad telecamera. Se una persona quali telecamere riguarda il un “sostegno” privato ? transita o sosta in un luogo provvedimento. E poi c’è il rischio E’ stata posta qualche domanda pubblico, sa già benissimo che che per difendere la privacy si ad alcune persone della zona e chiunque la può vedere. Le metta a rischio la sicurezza o si queste sono le risposte: telecamere sono temute solo favoriscano proprio quelli che “Sono convinto della bontà da chi commette atti illegali. intendono delinquere. Quello del sistema di controllo Limitandone l’uso facciamo un che serve al pubblico è sapere con telecamere che ho visto bel favore ai delinquenti, che se quali sono le norme, anche in installato. Ho una piccola la rideranno ancora una volta riassunto, altrimenti si rischia di azienda e subivo intrusioni da dell’Italia e delle sue leggi . E seguire la politica degli annunci parte di ladri e farabutti almeno comunque, in un luogo pubblico generici , con cui chiunque una volta all’anno sino a quando potrebbe esserci un turista che può capire quello che gli pare. 3 anni fa ho deciso di installare scatta una fotografia , o fa un In particolare vorrei sapere un sistema di video sorveglianza filmato...che facciamo, vietiamo se il provvedimento riguarda con telecamere ben visibili in le macchine fotografiche ? Roba solo i sistemi con registrazione tutto il perimetro esterno. Da da matti..” delle immagini o tutti i tipi di allora non ho più visione. Al riguardo avuto alcun problema, quindi che fine faranno le telecamere gli spioncini delle porte GAZEBO IN PIAZZA MANZONI probabilmente che sono ormai in tutte spaventano la piccola le abitazioni ? Dovremo delinquenza. Spero Il sistema di telecamere converge per ogni porta mettere che tutte queste nuove nel gazebo e non trova utilizzazio- un cartello : ““Attenzione norme non creino c’è un occhio che ne perchè mancano “4 lire” per la ti guarda! problemi dal punto guarda!” Quante gestione. di vista burocratico belinate.....” (autorizzazioni, carta commenti Il comune non trova queste poche I bollata e via dicendo) dimostrano equilibrio e risorse per dare al quartiere il risul- ragionevolezza, dunque e soprattutto mi lascia tato utile che deriverebbe dal fun- sono sostanzialmente perplesso il fatto che, leggendo l’articolo, tutti a favore del sistema zionamento dell’impianto: di controllo............ sembrerebbe che si debba dichiarare sui il comune, o meglio i CHI PROVVEDERÀ? candidati sindaci che cartelli di segnalazione se le telecamere sono faranno ? Troveranno collegate alle forze i fondi (veramente minimi) per far dell’ordine o meno. Beh penso che questo funzionare il sistema ?

FAREMO DA SOLI?

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Economia u Anche la “qualità della vita” dipende da lei

Progetti di vivibilità del quartiere L

a città contemporanea è sicuramente un oggetto intrigante e complesso, che cambia forma, caratteristiche e funzioni, ma che continua a rappresentare l’oggetto di desiderio di milioni di individui che attraversano mari, deserti e montagne per occupare il territorio urbano, contribuendo ad allargarne i confini nei modi più imprevedibili. I dati sull’andamento demografico a cavallo dei secoli XX e XXI mostrano che in questo periodo si sta verificando un fenomeno di portata planetaria: per la prima volta da quando la città ha fatto la sua comparsa come prodotto fisico dell’organizzazione umana (da 50 a 120 secoli orsono), la popolazione urbana del pianeta è diventata maggioranza sulla terra. Ovviamente sono dati che ana-

lizzano l’intero globo e che sono fortemente influenzati dai dati asiatici ed africani. In quelle aree (prevalentemente di natura agricola, dunque di primo settore) si sta sviluppando il settore secondario dell’economia (manifattura e trasformazione) e ha preso il via anche il terziario (servizi) e il ricorso all’urbanizzazione forzata è divenuto la norma. Salvo eventi imprevisti di dimensioni gigantesche, questa proporzione è inoltre destinata a crescere in maniera rilevante e l’abbandono del territorio è conseguenza naturale. I dati appena riportati non sono validi per la città di Genova che essendo arrivata da tempo al settore terziario avanzato (detto anche quarto settore) ovvero quello delle nuove tecnologie dell’informazione, sta entrando

nel ciclo di “ritorno” con una ripartenza lenta e disorganizzata del settore primario che appare molto mal gestito dalle amministrazioni. In ogni quartiere si osserva un lento e inesorabile abbandono della residenzialità degli italiani sostituiti sempre più significativamente da soggetti appartenenti ad etnie che escono ora dal primo settore e si urbanizzano a Genova credendo in una possibilità di vita tradizionalmente di “città”. Sorge una pressante necessità di individuare (la popolazione DEVE individuare) dei progetti di vivibilità che tengano in considerazione questi fattori. DEVE essere preparato il compito per la prossima giunta comunale che uscirà il mese di maggio dal risultato elettorale.

Mercato di Corso Sardegna... come la chiesa di Carignano!! L’ anno scorso in agosto, sul sito della sindaco compariva questa mail e la risposta della “MARTA”: Il mercato di Corso Sardegna Il signor Mirko Di Roberto, un cittadino che ha a cuore il mezzo pubblico, mi scrive sul problema del mercato di Corso Sardegna. Ecco la sua mail: Anzitutto le faccio i complimenti per questo “blog”, infatti la ritengo una iniziativa pregevolissima, anche se ritengo che ancora molto si possa fare per permettere ai cittadini di poter dialogare con il comune. Le scrivo per aver informazioni in merito all’annosa questione dell’area dell’ex mercato di Corso Sardegna. E’ ormai parecchio che il nuovo mercato ortofrutticolo si è stabilito nella sua nuova sede di Bolzaneto e per la vivibilità del quartiere è gia stato  un enorme passo avanti! specie in termini di movimentazione dei mezzi pesanti. Ma nonostante ciò... dopo tutto questo tempo e un sacco di progetti campati per aria, rinvii burocratici e altro, ancora oggi tutta l’area è in completo stato di incuria e abbandono! Si pensava che non appena il mercato si fosse trasferito si sarebbe partiti con un serio progetto di riqualificazione del quartiere ( che comprendesse oltre appunto al restauro e rinnovo dell’area , anche la viabilità delle vie limitrofe ad essa!), invece ancora oggi del

progetto non si sa assolutamente nulla. Corso Sardegna continua a rimanere congestionata dal traffico durante le ore di punta; per non parlare poi di quello che succede quando nella zona ci sono dei lavori in corso per il rifacimento del manto stradale o per il rinnovo di una tubatura. Stendo un velo pietoso sul problema dei parcheggi in doppia fila che fanno di tutta la zona una sorta di Far West dell’automobilista, a discapito di chi invece si sposta col mezzo pubblico e si deve sorbire a volte 40 minuti di coda per 3 fermate! Un altra cosa: le alberature; io personalmente sono per una linea che punti ad aumentare le aree verdi nel tessuto urbano, ma sinceramente le alberature di Corso sardegna sono un pugno in un occhio perchè spesso trascurate! a questo punto non sarebbe più utile per tutti un completo restyling di questa arteria importante (è la strada che di fatto unisce la zona del centro con i quartieri di Quezzi e Marassi alta zona Biscione, nonchè Molassana ) che preveda magari una sede tramviaria o privilegiata per gli autobus che passi a centro strada e con le corsie per le macchine ai lati sullo stile di corso Europa, ma fatto ovviamente con piu criterio visto che a mio avviso alcuni tratti di corso Europa sembrano progettati con l’intenzione di farci fare la coda! Distinti saluti e

buon lavoro Un genovese che ha a cuore il mezzo pubblico! Ed ecco la mia risposta (scusate se, a volte, devo essere sintetica) ma la quantità di mail che arrivano mi costringono alla rapidità e alla sintesi. Il mercato di corso Sardegna è interessato ad un project financing partito troppi anni fa. I progetti a cui Lei si riferisce sono del 2005-20006. Da allora sono cambiate molte cose. Il progetto ha subito modifiche per migliorarne la composizione anche a seguito del lungo dibattito che ha riguardato i l Municipio e le osservazioni approvate in Consiglio comunale. In buona sostanza, tutti hanno teso a limitare la quantità del costruito. Con il promotore privato si è dovuto quasi ricominciare da capo. Trattandosi di investimenti privati, infatti, deve tornare il quadro finanziario complessivo. Direi che riusciamo a far aprire i cantieri entro l’anno come ho recentemente promesso agli abitanti della zona. Per i dettagli (viabilità, verde ecc.) la rimando al progetto di cui si è parlato ampiamente. Grazie e saluti, Marta Vincenzi Oggi abbiamo la certezza che la RIZZANI/De ECCHER abbandona il progetto e bisognerà dare una nuova prospettiva all’area in stato di evidente degrado. Cosa propongono i candidati alla carica di sindaco ?

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Genova Marassi u Il dopo alluvione

La Questione “Fereggiano” Cosa dicono i cittadini cosa dicono le amministrazioni

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RA OTTOBRE nel 1970 e il Fereggiano si comportò esattamente come ieri: un’ondata di piena che travolse tutto quello che incontrò sulla sua strada. Quarantuno anni dopo la storia si ripete. Forse con più forza. E dopo almeno 18 milioni di euro spesi negli ultimi anni per quella che il presidente della Regione, Claudio Burlando, commissario straordinario di protezione

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civile, e il sindaco di Genova, Marta Vincenzi hanno definito a più riprese la «messa in sicurezza del Fereggiano». La gente della zona ieri ricordava con rabbia le passerelle di rito dei politici. Invece al sicuro, probabilmente, c’è solo una parte del rio che scende da Quezzi verso Marassi, quella sopra a largo Merlo. Tutto il resto, dal 1970, è rimasta la bomba silenziosa che è

esplosa ieri alle 12,17, ora in cui l’acqua melmosa ha cominciato ad invadere le strade. Dicono i tecnici che è colpa della tombinatura dei primi Novecento, realizzata invia Fereggiano quando la città cominciò ad espandersi nella vallata, ma largamente insufficiente alle piene improvvise. Infatti il piano di bacino tutt’ora prevede la costruzione di uno scolmatore per il Fereggiano.

«Ma bisogna avere il coraggio di dire che quel piano è carta e va ripensato in base a quello che ora si può spendere. Non ci saranno mai i soldi per un’opera che negli anni Novanta costava già 50 miliardi e che oggi di milioni potrebbe costarne tra i 50 e i 100» dice con chiarezza inusuale un tecnico, responsabile del dipartimento regionali dei lavori pubblici e dell’edilizia e fino al 2007 dipendente del Comune di Genova. Sarà poco tecnico chiamarlo “tappo”, ma in fondo da tappo si è comportato il punto in cui il rio Fereggiano termina la sua corsa a cielo aperto e si inabissa sotto l’incrocio tra corso De Stefanis e corso Sardegna per poi riversarsi nel Bisagno all’altezza di via Monticelli. «La tombinatura è vecchia. Risale ai primi anni del Novecento, alla prima urbanizzazione della vallata. È situata in un punto strategico per la viabilità e questo ha sem-

pre reso praticamente impossibile qualsiasi intervento di ampliamento »sostiene il tecnico. «Va ripensata tutta questa partita, compreso lo scolmatore». Sì, lo scolmatore del Fereggiano. Canale progettato alla fine degli anni Ottanta e diventato il tunnel senza sbocco di un affare giudiziario e politico che ha travolto due assessori della giunta Campart, Roberto Timossi e Giuseppe Saitta, e che solo di penali al Comune di Genova costò 9 miliardi di lire. Doveva essere lungo tre chilometri e mezzo, scolmare il Fereggiano e deviarlo fino al mare, facendolo passare sotto Albaro. Invece tutto quello che resta del progetto oltre alla previsione ancora attuale del piano di bacino è un canale lungo 900 metri, da San Giuliano fino a via Montallegro, abbandonato al suo destino e ai topi alla fine del 1993 dal commissario prefettizio Vittorio Stelo.


Genova Marassi u Il dopo alluvione

ERA IL 3 NOVEMBRE 2011 Parola di “PRESTIGIACOMO” ... ...alluvioni e fondi spariti.

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l governo sta per stanziare  40 milioni  per far fronte all’emergenza ligure prelevandoli dal sistema nazionale delle accise, altri  14,5  dovrebbero arrivare dalla Regione Liguria. Questione di ore. Ma dopo l’ennesima tragedia alluvionale scoppia la polemica sui fondi-fantasma per un piano nazionale di prevenzione del  dissesto idrogeologico  che non è mai partito. Perché i fondi che erano previsti dal 2009 sono spariti. Svuotati dai tagli lineari dello stesso governo che li aveva promessi. A raccontarlo è il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nel corso di un’audizione del 3 novembre scorso, giusto il giorno prima della tragedia

di  Genova. La seduta termina con un ordine del giorno che chiede l’immediato ripristino del fondo ma oggi, con la conta dei morti a Genova, la testimonianza del ministro ha il sapore amaro di una enorme sconfitta politica. Le risorse sono state destinate il 6 novembre del 2009 e prevedevano il reperimento di un miliardo di euro proveniente dai  fondi Fas  destinati a interventi di risanamento ambientale. Poi sono arrivati i tagli. La  Finanziaria 2010  aveva stanziato risorse per 2,1 milioni che si sono ridotte a 800 e sono poi state utilizzate in gran parte per far fronte ai danni provocati dall’alluvione del dicembre 2009 in Liguria, Toscana ed Emilia e per

far fronte alle spese conseguenti allo stato di emergenza in Veneto,  Campania  e Sicilia. “Ad oggi – conclude la Prestigiacomo – al  ministero dell’Ambiente non è stata assegnata alcuna risorsa per il piano e, tenuto conto che anche le risorse FAS regionali non sono in molti casi ancora disponibili, di fatto il piano straordinario per il dissesto in molte regioni è ancora fermo al palo”. Una resa. Così il senatore Pd  Roberto Della Seta  non fatica molto a stabilire un collegamento tra le tragedie e la politica dei tagli lineari del governo: “Se nessuno le previene quando riceve un ampio mandato per farlo, poi le tragedie accadono davvero. Non è speculazione ma sono fatti che abbiamo tutti

sotto gli occhi. Poi se Berlusconi ha l’impudenza di dare la colpa alle vittime dicendo che si è costruito troppo dove non si doveva basta ricordare che i condoni in Italia portano la sua firma”. Anche il portavoce dell’Idv Leoluca Orlando  chiede al governo di ripristinare i fondi promessi e mai arrivati. Fa sua la denuncia anche  Wwf Italia  che gira il coltello nella piaga. “Anche nella finanziaria 2012 sono spariti i 500 milioni di fondi per la prevenzione del dissesto idrogeologico promessi da presidente del Consiglio e dal ministro dell’Economia e delle Finanze”. Lo stanziamento, aggiunge l’associazione ambientalista, “doveva essere coperto con i proventi della vendita all’asta delle frequenze della banda larga e da una quota dei Fondi Fas, poi dimezzati da 7,137 miliardi a 3,786”. Da una parte si riducono i

fondi, dall’altra aumentano gli episodi di alluvioni con effetti devastanti. Lo documenta l’agenzia ministeriale Ispra che ha calcolato negli ultimi 80 anni 5.400 alluvioni e 11.000 frane, con 70.000 persone coinvolte e oltre 15 miliardi di euro di danni, registrati solo negli ultimi 20 anni. Ma se il governo ha tolto allo Stato le risorse pubbliche per intervenire preventivamente, ora lo fa sull’orlo dell’emergenza e solo per tamponare la falla. E’ attesa a ore la firma di Berlusconi su una specifica ordinanza che assegna fondi alla Protezione Civile. E intanto il Paese reale si è già mobilitato da un pezzo facendo da “SE” !! Oggi si osservano delle vere e proprie stranezze perchè le attività commerciali sembrano escluse dalla possibilità di essere sostenute con il credito e le altre che possono accedere, debbono dimostrare di aver “GIA’ SPESO” per sperare di essere rimborsate !

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Monetarismo? u L’unica ideologia oggi imperante

Questione morale

(rapporti con le banche = NO credito) A

bbiamo sostenuto più volte che le scelte di molti organismi finanziari internazionali, e in particolare dell’EBA (Autorità Bancaria Europea), piú che rassicurare gli operatori economici e l’opinione pubblica sembrano alimentare il circolo vizioso della paura che é il maggiore ostacolo al superamento dell’attuale fase di difficoltá sistemica delle economie occidentali mature. Il tema della crescita sta guadagnando terreno rispetto a quello della semplice messa in sicurezza dei conti pubblici poiché solo una economia capace di superare velocemente le fasi negative del ciclo economico  e quelle che “tecnicamente” sono definite recessive, puó assicurare alle banche opportunitá di investimenti remunerativi. Per altro, la crescita non é

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fattore esogeno alle scelte e ai comportamenti delle banche, ma oltre che dalle politiche economiche dei governi nazionali o dagli organismi sovranazionali (Consiglio Europeo, Eurogruppo, G8, G20 etc.) é fortemente influenzata dalle scelte che esse compiono. Se il criterio diventa quello di minimizzare o ridurre il rischio finanziario e di massimizzare i proventi e gli utili da semplici transazioni di prodotti finanziari e di mantenere la liquiditá presso la BCE con depositi over night, la possibilitá dei diversi Paesi di riprendersi sará limitata o ritardata. Si é affermato che il piú importante patrimonio di una banca é costituito dalla qualitá della propria clientela, sia di quella che chiede prestiti sia di quella che deposita fondi.

Concentrandosi sulla prima categoria si ricorda che uno dei principi fondamentali dell’economia aziendale afferma che “la capacitá di reddito determina la capacitá di credito”. E’ il principio che ha sostenuto in Italia lo sviluppo di un diffuso tessuto di piccole e medie imprese sostenute da banche di credito cooperativo e da altre banche locali. E’ il principio che ha favorito le esplosioni della silicon valley e di situazioni analoghe di altre aree negli Stati Uniti e in molti altri Paesi del mondo nei quali sono state attivate istituzioni finanziare che hanno finanziato idee innovative e capacità imprenditoriale. Poi si è sviluppato il demenziale progetto di alimentare i prestiti sub prime per la costruzione di case risultate poi invendute o al di sopra delle possibilitá e della capacitá di reddito dei proprietari e questo ha prodotto una catastrofe ! In conclusione si puó dire che  una “autoritá realmente competentente”,  piú che ai quozienti patrimoniali e di leva finanziaria delle banche, che comunque dovrebbero essere monitorati, senza diventare il mantra o gli obiettivi primari,  dovrebbe definire indirizzi e promuovere politiche che inducano le banche europee a ritornare a svolgere la

funzione di banche e non quella di intermediazione di prodotti finanziari.  Banche nelle quali il numero di persone impegnate nella valutazione, a vari livelli della catena decisionale, delle prospettive di redditivitá della propria clientela sia superiore al numero delle persone impegnate a calcolare giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto se certe operazoni consentano alla banca di guadagnare lo 0,01% a seguito di operazioni di acquisto e vendita di titoli di Stato, azioni, pubblicazioni e altri prodotti finanziari. Persone dotate di adeguata professionalitá, che se non esistono o sono state perse vanno promosse con la formazione, in grado di “trovare e proporre soluzioni per rispondere alle richieste di finanziamento di imprese e di famiglie”, facendo correre qualche rischio alle banche ma creando anche opportunitá di redditivitá solida e di lungo periodo per esse. Dalla esperienza quotidiana di tantissime piccole e medie imprese e di famiglie che chiedono mutui sembra invece che oggi le banche siano diventate nemiche dei propri potenziali clienti poiché gli addetti agli sportelli sembrano avere un mandato dominante: spiegare alla maggior parte di loro le ragioni per cui il credito

non puó essere concesso, o concedere credito solo a coloro che non ne hanno un reale bisogno. Svolgere veramente la funzione della banca integrata - con - e – a sostegno - dell’economia reale, e non funzionale all’economia puramente finanziaria e agli operatori-speculatori,  significa avere conoscenza delle persone, delle imprese, del contesto socio economico in cui queste ultime operano. Uno sviluppo solido e duraturo puó essere generato da una capacitá competitiva radicata in un contesto istituzionale e sociale nel quale esistono anche forti relazioni di collaborazione e di solidarietá (economica e non solo etica) tra i diversi soggetti. Lo sviluppo economico non é determinato dall’azione di “mercati” anonimi ma da mercati che sono costituiti da scelte e da comportamenti di imprese che accettano le sfide della concorrenza  e che non cercano il facile successo da posizioni di rendita o da comportamenti di concorrenza sleale. Imprese vitali sono quelle  nelle quali operano persone dotate di professionalitá, volontá di migliorare la propria condizione economica e sociale insieme ad altre persone dotate di sinceri valori etici e di comportamenti coerenti. La QUESTIONE MORALE è per le banche un problema fondamentale: qual’è lo “scopo” di un istituto di credito ? Rispondano a questa semplice domanda, potranno, forse, riprendere fiato. In caso contrario saranno le prime vittime della crisi !


Monetarismo? u L’unica ideologia oggi imperante

Bandi (niente soldi se prima non spendi) I

“bandi” sono una delle più elementari vie di accesso alle funzioni operative delle

amministrazioni, sono infatti definiti: “Avvisi di interesse pubblico un tempo resi noti

per mezzo di banditori, ora pubblicato su organi ufficiali e divulgati attraverso stampa,

radio, televisione, Internet, manifesti ecc “. Sono conosciuti dal normale cittadino come “soluzione” a qualche necessità di lavorare o avere un supporto economico di avvio o ripresa di una attività. NIENTE E’ PIU’ FALSO ! Se qualcuno ha avuto l’avventura di avvicinarsi ad un bando pubblico avrà avuto modo di osservare che “senza santi in paradiso” non è possibile ottenere alcunchè! Da molto tempo i bandi sono diventati uno strumento di “voto di scambio” (le assunzioni) o di dispersione di fondi pubblici (gare d’appalto) e la necessità di invertire (RIVOLUZIONANDOLO) il sistema di gestione è apparso chiaro a tutti i danneggiati dalle alluvioni che hanno perduto la loro fonte di sopravvivenza trovandosi in pochi minuti da “operativi” in un sistema produttivo a vittime di un

sistema delittuoso (i “bandi”, appunto). Chi ha provato ad accedere a un bando di “sostegno” alle attività produttive andate distrutte si è sentito rispondere: PRIMA COMPRA E RIPARA SPENDENDO I TUOI SOLDI POI, FORSE, TI POTREMO FINANZIARE ! Chi non vive con le fette di salame sugli occhi ha anche notato che questa modalità è la regola per tutte quelle persone che vivono di illegalità (cosce & co) che non hanno nessuna difficoltà a farsi fare false fatturazioni (quietanziate) per ottenere poi i danari (prendi i soldi e scappa è la regola !). L’alluvione del Fereggiano, ma prima ancora quella di Sestri, hanno evidenziato bene questo fatto ed hanno riempito di delusione moltissimi piccoli imprenditori oggi usciti definitivamente dal giro della produzione autonoma di ricchezza per evidente disegno delle amministrazioni che emettono o sostengono i “bandi”. La soluzione a questo sistema deviato che distrugge pian piano la volontà di operare dei singoli esiste di certo e deve essere realizzata al più presto. Quale candidato sindaco lo ha previsto nel programma ? Nei prossimi giorni emergerà anche questo: NESSUNO!

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Costume u Educazione e conflitti sociali

Lo stadio e le “servitù” di chi abita intorno. La popolazione è sottoposta a violenza?

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bitare a Marassi mi dà spunto per parlare di ciò che accade normalmente negli stadi. In questi giorni si sta parlando di razzismo e di intolleranza ma il problema è decisamente piu’ vasto e riguarda la stupidità dei tifosi in genere. In Italia è molto difficile essere interventisti visto che c’è sempre chi è pronto a protestare contro qualunque forma di prevenzione associando idealmente il controllo della violenza negli stadi  come attentato alla libertà del singolo cittadino. La questione ovviamente non è questa ma certe reazioni dell’opinione pubblica, purtroppo, frenano determinati progetti. Innanzitutto diciamo che la violenza negli stadi non è qualcosa di connaturato ed inevitabile laddove vengano a contatto migliaia di persone, è la qualità delle stesse a generare violenza, non il loro numero. Gli stadi, a differenza di quello che pensano in molti, non sono zone franche dove dare libero sfogo alle proprie pulsioni violente e non è corretto associare il calcio a questi eventi. La violenza esiste dove esistono persone violente. Negli anni si è lasciato crescere il fenomeno della  tifoseria organizzata  (una definizione quanto mai fuorviante) che fa da velo a gruppi di giovani ragazzi capeggiati spesso e volentieri da gente pregiudicata che nulla ha a che fare con l’esercizio del tifo. Dopo ogni episodio di violenza, a prescindere dallo stadio  e dalla tifoseria coinvolta, si sono sempre ripetute a vanvera frasi del tipo “la stragrande

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maggioranza dei tifosi non è violenta”, “sono solo 3 o 4 pseudotifosi”, “è poca gente che rovina l’immagine di questa città” ed altre banalità mirate a difendere la squadra di club, la sua dirigenza e la zona geografica. Ahinoi abbiamo sempre fatto in modo che a certi episodi non seguisse mai una severa e dura azione punitiva affinchè non ci fosse un “prossima volta”. L’istinto a coprire e perdonare in nome di un generico tifo ha sempre avuto la meglio. Il perdurare di questo lassismo ha fatto sì che al giorno d’oggi interi settori dello stadio siano in totale balia di certe frange di tifosi violenti che ormai fanno il bello e cattivo tempo. E’ assolutamente insopportabile l’idea che per gestire 50 tifosi in trasferta occorrano 200 poliziotti sottratti all’abituale attività di routine per essere addestrati ad affrontare una guerriglia urbana. Non serve a nulla cominciare le partite con 5 minuti di ritardo, indossare magliette piene di slogan, utilizzare patetici striscioni e fare tavole rotonde tra legislatori appesantiti. Per eliminare la  violenza dagli stadi  bisogna impedire che persone violente possano partecipare all’evento. Chi si rende protagonista di episodi violenti deve essere allontanato per sempre dallo stadio. Siamo stufi di ducetti da curva che ti insultano se non canti i loro cori e se non carichi la polizia. Siamo stufi di gente pluri-pregiudicata che parte da casa con coltelli e catene per dare sfogo al proprio istinto. Siamo

stufi di quei politici patetici che tendono a difendere ogni manifestazione di libertà anche se si tratta di libertà di essere violenti. In estate, quando ancora il calcio è privo di valenza competitiva, gli stadi si riempiono di famiglie e non c’è separazione tra settori di tifosi. Si vedono maglie di ogni tipo mescolate in tribuna senza che accada nulla di pericoloso. Si pensi ai vari trofei “triangolari” marchiati da questa o quella bevanda: 60.000 persone insieme a condividere una festa senza correre alcun rischio. Questa cosa dimostra inequivocabilmente che in assenza di gente violenta non c’è alcun timore di scontro tra tifosi di opposte squadre di calcio. L’odio e la stupidità non sono cose che si palesano allo stadio, chi è stupido e violento lo è sempre, chi non è violento non lo è mai, nemmeno in curva. Lo stadio è come un teatro o un cinema, non deve ospitare gente palesemente inadatta a stare in mezzo ad altra gente. Basta con le difese d’ufficio dei tifosi, basta minimizzare il problema, basta di tutto. Il calcio non ha bisogno di tifo organizzato, questa è solo violenza organizzata. La questione più ridicola è poi rappresentata dal divieto di somministrare bevande che i normali commercianti sono costretti ad osservare rigorosamente, pena rilevanti sanzioni, mentre decine di “illegali” vendono tutto ciò che vogliono senza che nessun pubblico ufficiale faccia mai una contestazione! (ricevuta via e-mail)


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mettiti al centro

Non lasciare la tua “vita� in mano ad altri............

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elezioni amministrative u 6 e 7 maggio 2012

La Quinta Provincia Promozione

dare serenita’ agli abitanti della bassa val bisagno A

vevano dunque ragione i socialisti, venti anni fa, a sostenere che il modo più efficace per mettere in sicurezza il Bisagno e i suoi affluenti era la costruzione di un deviatore del torrente Fereggiano. Opera fondamentale finita tra le macerie della prima repubblica. Il dramma è che, una volta passata la furia devastatrice dell’onda moralizzatrice del paese, si è scatenata quella assai più violenta di un torrente che in assenza di regimentazione, ha seminato morte, terrore e miseria tra gli incolpevoli cittadini di quella porzione di città abbandonata al suo tragico destino. Ma oggi è inutile consolarsi con queste ragioni: i fatti sono davanti ai nostri occhi e la responsabilità della politica appare in tutta la sua dimensione. Nessuno può sottrarsi, neppure il sottoscritto avendo fatto parte del governo della città, alla responsabilità di non avere quanto necessario per evitare che un torrrente impazzito lasciasse una ferita così’ grave al territorio. È’ pur vero che i compiti e le responsabilità non sono tutte uguali e che la Giunta Pericu ha dato avvio alla messa in sicurezza del Bisagno, ritenuta opera primaria anche nei piani di protezione civile nazionale, con la speranza che la clemenza del clima risparmiasse fenomeni così violenti da provocare in breve tempo una situazione tanto grave. È altrettanto vero che, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza del torrente FEREGGIANO, il governo nazionale nel marzo del 2007 mise a disposizione della città 9,5 milioni di euro con i quali nel 2009 si diede avvio ai primi lavori di messa in sicurezza del torrente nella parte alta del suo percorso. È un dato di fatto che la povertà di risorse e lo scarso peso politico di Genova e della Liguria non hanno permesso di far arrivare nella nostra città tutte quelle risorse indispensabili alla messa in sicurezza del territorio e dei suoi cittadini. Dobbiamo, ormai, essere consapevoli dell’imprevedibilità meteorologica e abituarci a fenomeni atmosferici molto gravi, come dimostrano, gli sconvolgimenti che si rincorrono nel mondo e che non risparmiano anche il nostro territorio, peraltro par-

ticolarmente esposto al rischio idrogeologico. Tutto ciò richiede un’elevata preparazione del sistema di protezione civile che si dia carico di limitare i danni alle persone e alle cose, nell’attesa che interventi infrastruttuarli, non più rinviabili, mettano in effettiva sicurezza la città. Purtroppo così non è stato: è netta l’impressione che sia stata l’improvvisazione e la confusione delle decisioni a condizionare il governo cittadino nei momenti drammatici dell’alluvione del 4 Novembre 2011. A mio avviso, senza voler aprire un processo a nessuno, è mancata sia la prevenzione che la gestione efficiente della crisi. Prevenzione che avrebbe richiesto: un monitoraggio continuo del corso d’acqua, la pulizia lungo tutto il corso del torrente, la costante rimozione dei detriti sullo sbocco del Bisagno, un sistema di allarme alla popolazione tale da consentire alle attività commerciali di mettere in sicurezza le proprie aziende e, ai cittadini, di attuare comportamenti di autodifesa che ne limitassero e impedissero l’esposizione al rischio . Nella fase di gestione dell’emergenza ho avuto l’impressione che sia mancata la capacità decisionale, il coordinamento tra tutte le Istituzioni, il necessario supporto alla popolazione. Insomma è prevalsa la confusione da panico e la scarsa tempestivi-

tà delle decisioni. Va anche detto che al grande sforzo di solidarietà di tutta la città e a quello immane dei commercianti di una strada sconvolta dalla piena del Fereggiano, che non hanno perso un attimo per riprendersi, non pare abbia corrisposto quello dell’Amministrazione nel fare con la necessaria oculatezza tutti quei lavori necessari a ridare un po’ di serenità ai cittadini. Lo smottamento dei giorni scorsi lungo le sponde del piccolo torrente che ha portato nuovamente paura e giusta apprensione tra la gente è l’esempio di come ancora si affrontino i problemi con troppa superficialità e come, una volta scaricata la tensione dei giorni peggiori, tutto torni alla più mediocre normalità. Deve essere chiaro a tutti che i tempi per la messa in totale sicurezza del torrente (dei torrenti della città) sono lunghi, sia per la complesità del territorio sia per la scarsità di risorse, che caratterizzerà sempre più la vita dei Comuni; così come è evidente che porre rimedio al massacro del territorio perpretato nel corso degli ultimi cinquant’anni è opera ardua. Proprio per questo non ci si può affidare alla variabilità dell’intensità delle piogge o alla speranza che la prossima violenta pioggia si abbatta da qualche altra parte. Il rischio è insito nel territorio e nello sconvolgimento climatico

che sta caratterizzando l’intero pianeta, pertanto il livello di prevenzione e attenzione a tutti i bisogni della popolazione deve essere sempre al massimo. Occorre ripartire da queste considerazioni per impostare un’oprazione di serenità per gli abitanti di quel martoriato quartiere; le mie proposte, nel breve termine, sarebbero: - lavorare concretamente affinché il cantiere attivo lungo il torrente lavori a ritmo incessante, approfittando della bella stagione, per consentire la realizzazione di tutto quanto serve per evitare nel prossimo autunno una tragedia come quella che abbiamo conosciuto lo scorso novembre. - effettuare monitoraggio costante e pulizia dell’intero corso del Fereggiano. - pulire con costanza tutti i tombini e le strade, rimuovendo ostacoli pericolosi per il regolare deflusso delle acque. - aggiornare il piano di protezione civile della Val Bisagno, fornendo precise istruzioni di comportamento per la popolazione maggiormente esposta al rischio; diffonderlo in tutte le famiglie e organizzare presidi e

incontri con la popolazione dalla fine dell’estate fino a cessata emergenza. - sostenere le attività commerciali con riduzione di imposte e aiuti concreti alla ripresa. - abbattere l’IMU per le abitazioni inserite in zone esondabili fino a che il territorio non è messo in sicurezza. - rivedere il piano della sosta e del trasporto pubblico, anche con soluzioni innovative, per consentire ai cittadini di muoversi in sicurezza, a tutte le ore, senza dover fare ricorso alla propria auto. - completare le opere per la messa in sicurezza del Fereggiano e, nel medio e lungo termine, riprendere e terminare la realizzazione del canale scolmatore del torrente, ritenuta da tutta la comunità scientifica l’unica soluzione al grave problema. Arcangelo Merella – Assessore alla Protezione Civile nella Giunta Pericu INFO www.arcangelomerella.com email: merella2012@gmail.com Twitter: Tw: @merella2012 e Facebook: Merella2012

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Monetarismo? u L’unica ideologia oggi imperante

Moratoria fiscale

BURLANDO scrive a MONTI

“C

aro Presidente le devo segnalare che gli atti amministrativi per dare attuazione alla moratoria fiscale e previdenziale per le imprese colpite dalle alluvioni dello scorso autunno non sono stati ancora emanati”. Inizia così la lettera che il presidente della Regione,

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Claudio Burlando, ha inviato il 19 aprile, al presidente del Consiglio Mario Monti in merito all’annunciata moratoria fiscale che avrebbe dovuto essere applicata alle imprese alluvionate. Il Governatore avverte che questo stallo sta creando “drammatiche difficoltà per

centinaia di aziende colpite non solo per il carico di spese, ma anche perché le imprese artigiane non possono ottenere il Durc e quindi non ricevono i pagamenti da parte della pubblica amministrazione”. “Abbiamo a suo tempo fornito un elenco completo delle aziende coinvolte così come richiesto dal Ministero per predisporre una adeguata copertura – scrive Burlando – E’ peraltro mia personale opinione che la copertura finanziaria prevista dal Parlamento sia sufficiente per coprire le esigenze sia delle imprese ligure sia nelle altre regioni”. Infine l’appello: “Le chiedo quindi di intervenire con la massima urgenza: parliamo di un evento verificatosi nell’ottobre scorso, la moratoria è prevista fino a luglio, siamo quasi alla fine di aprile e mi sembra francamente una vergogna che questo provvedimento non sia ancora operativo”. E ancora un riferimento al clima di generale sfiducia verso la politica: “Mi permetto di osservare, per concludere, che questa è una di quelle vicende

sulle quali si può costruire o al contrario spezzare il filo di rapporto di fiducia tra i cittadini e coloro che si sono assunti la responsabilità del governo”. Un breve commento: è vero che “questa è una di quelle vicende sulle quali si può costruire o al contrario spezzare il filo di rapporto di fiducia”, si, sig. BURLANDO, è proprio ormai assodato,

perchè sembra proprio che i cittadini, in particolare i piccoli imprenditori (che non godono di nessun sistema tampone!) si siano rotti le “scatole” di essere presi in giro. Sanno tutti che fine hanno fatto i numerosi progetti di tutela e salvaguardia ambientale e sanno bene tutti che fine hanno fatto i fondi che a diverso titolo e da diverso soggetto erano stati resi disponibili. (w.p.)


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La Terza Municipalità