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DOVE I RIFUGIATI DIVENTANO CITTADINI: UN APPROCCIO ARCHITETTONICO PER L’ACCOGLIENZA INTEGRATA

Caso studio dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto a Genova

Candidata: Jassmin Ali 3232330 Relatore: Andrea Giachetta

Università degli Studi di Genova Scuola Politecnica Corso di Laurea Magistrale in Architettura A.A. 2016/2017


INDICE

Introduzione

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4

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7

p.

17

SCHEDE DI DOCUMENTAZIONE DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA INDAGATI

p.

33

Abitazione per la pace, Scanzano Jonico (MT)

p.

34

C.A.S. Pizzoli, L’Aquila

p.

38

Casa “Mario Pettoello”, Verona

p.

40

Centro Accoglienza Straordinaria Staderini, Roma

p.

44

Centro di Accoglienza Femminile “Saracasa”, Bergamo

p.

46

Centro di via Gagliardo, Fondazione Auxilium, Genova

p.

50

Centro di via Padre Semeria, Genova

p.

54

La necessità di un approccio architettonico all’accoglienza

Capitolo 1. RIFUGIATI NEL MONDO E IN ITALIA

Definizione dei differenti status

Funzionamento della richiesta di asilo

Iter dell’accoglienza

Requisiti minimi e normativa SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati)

Capitolo 2. CATALOGAZIONE CASI STUDIO

Capitolo 3.

2


Centro di vico Untoria, Genova

p.

56

Centro Migranti Molini di Triora (IM), cooperativa Il Faggio

p.

58

Centro Migranti Montalto Ligure (IM), cooperativa Il Faggio

p.

62

Condominio Solidale Mater, Bergamo

p.

64

CUBITY, Francoforte sul Meno, Germania

p.

66

EUROPADORF, Augusta, Germania

p.

70

KWIECO Shelter House, Tanzania

p.

72

Madonna del Monte, Genova

p.

76

Maison du Monde, Milano

p.

78

Ozanam House, Torino

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82

Startblok Riekerhaven, Olanda

p.

86

Tangram, Genova

p.

90

Welc(h)ome, Roma

p.

92

p.

95

PROGETTO: CASO STUDIO DELL’ABBAZIA DI SAN NICOLÒ DEL BOSCHETTO, GENOVA

p.

105

Bibliografia, filmografia, fonti orali e sitografia

p.

137

Capitolo 4. LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE DI STANDARD STRUTTURALI E GESTIONALI

Servizi di accoglienza assistenza

Servizi generali

Servizi interni

Residenza

Criteri per un modello compositivo standard

Requisiti principali dell’area

Capitolo 5.

3


INTRODUZIONE

“...perché ogni frammento è una storia e ogni storia è una persona. Questa è l’unica strada da percorrere: raccontare storie, tante diverse, per raccontare una città.” Marco Aime1

Gli sbarchi sulle coste europee del Mediterraneo, i quali hanno interessato, ed interessano tutt’oggi, le principali pagine di cronaca degli ultimi anni, hanno suscitando in me molteplici domande. Cosa succede dopo la prima accoglienza? Dove vengono accolti i rifugiati e i richiedenti asilo nel loro percorso di integrazione in un paese straniero? Esistono delle linee guida specifiche che regolino la progettazione di questi spazi? Quanto incide e quanto dovrebbe incidere la condizione del fruitore, rifugiato e richiedente asilo, nella progettazione architettonica, affinché essa faciliti i percorsi di integrazione degli stessi? Queste sono alcune delle domande iniziali che hanno guidato questo lavoro di ricerca e a cui ho tentato di dare delle risposte. Risposte che non potranno mai essere considerate certe e definitive, non si ha, difatti, la pretesa di riuscire ad analizzare a fondo un argomento tanto attuale quanto interdisciplinare, ma piuttosto si vuole denunciare la realtà contemporanea ed indicare quale potrebbe essere una proposta strategica adeguata, che migliori i processi di inserimento nel tessuto sociale in cui si collocano le persone che fuggono dalle persecuzioni. Proposta che può risultare valida non solo per l’Italia, ma in generale per tutti quei paesi europei dove i rifugiati entrano a far parte della società, e come tali hanno bisogno di essere educati, formati e, non meno importante, conosciuti. L’indicazione data da Alejandro Aravena, curatore della 15° Mostra internazionale di Architettura, era di pensare alle necessità più impellenti, alle urgenze che ci pongono le tante crisi che stiamo attraversando e di guardare a una cooperazione tra architettura, esigenze ambientali e sociali. Ad oggi, riguardo ai flussi di migranti ed i rifugiati in tutto il mondo, le domande a cui l’architettura ha cercato di rispondere sono state orientate ai fenomeni di mera emergenza, probabilmente perché considerati più impellenti rispetto ad altri o forse come fa notare Zygmunt Bauman: La loro presenza era definita a priori come temporanea, proprio come uno stadio presente ma momentaneo nella storia dell’imminente or dine futuro. La coesistenza permanente con l’estraneo e il diverso, e la pragmatica del vivere con gli stranieri non doveva assolutamente essere considerata come una prospettiva reale. 2

Nella maggior parte dei casi l’accoglienza viene allestita in edifici, luoghi, concepiti secondo una logica perennemente emergenziale, allestiti approssimativamente e ricavati solitamente da fabbriche, caserme, capannoni industriali, e dove la traccia delle progettualità dello spazio si riduce al minimo. Si è soliti sentir parlare di salvataggi in mare e di prima accoglienza tanto che a volte viene dimenticata l’esistenza di uno step successivo, tanto importante quanto i precedenti. Innanzitutto è giusto definire chi sono coloro che necessitano di un’accoglienza integrata, un’accoglienza volta al superamento della mera distribuzione di vitto e alloggio ma che metta in atto interventi di accompagnamento legale e inserimento socio-economico e che abbia come obiettivo la costruzione di percorsi individuali volti al raggiungimento dell’indipendenza da parte del beneficiario.

4

1 2 p. 58.

Prefazione di Marco Aime in Eccessi di città. Baraccopoli, campi profughi e città psichedeliche, di Fabrizio Floris, Milano, Paoline, 2007, 184 p. Si veda Zygmunt Bauman, La società dell’incertezza, Bologna, il Mulino, 1999, cit.,


CAPITOLO 1.

RIFUGIATI NEL MONDO E IN ITALIA

7


Definizioni dei differenti status Rifugiato La convenzione sullo status dei rifugiati, Cap. 1, Art. 1, “Definizione del termine di rifugiato”, Ginevra, 28 luglio 1951: Colui che, (...) temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese, di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese: oppure che, non avendo la cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra. Il permesso per colore che detengono lo status di rifugiati ha validità di 5 anni rinnovabile. Titolare di protezione sussidiaria La protezione sussidiaria è una forma di protezione internazionale prevista dall’Unione europea riconosciuta a chi rischia di subire un danno grave se rimpatriato, a causa di una situazione di violenza generalizzata e di conflitto. Può ottenere la protezione sussidiaria chi corre il pericolo di subire tortura, condanna a morte o trattamenti inumani o degradanti per motivi diversi da quelli previsti dalla convenzione di Ginevra. Il permesso per colore che detengono lo status di rifugiati ha validità di 5 anni rinnovabile. Titolare di permesso di soggiorno umanitario Viene rilasciato quando non sussistono i requisiti per l’asilo politico né tantomeno quelli per la protezione sussidiaria. Si ha diritto a tale permesso quando sussistono seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali dello Stato italiano. Il permesso ha validità di 2 anni rinnovabile.

8


123.600 le domande di protezione internazionale presentate in Italia nel 2016 (Oltre il 27% in più rispe�o al 2015) Oltre 77.400 le domande di protezione internazionale presentate nel primo semestre del 2017. Il 44% in più rispe�o allo stesso periodo del 2016 Circa 10% status di protezione sussidiaria

52%

Circa i dinieghi

24%

rilascio permesso di soggiorno per mo�vi umanitari

9%

205.000

Principali Paesi di origine dei richieden� protezione internazionale

status di rifugiato

Oltre i migran� presen� nelle stru�ure di accoglienza

Nigeria Pakistan Gambia

tomorrow... who knows?

Beneficiari per fasce d’età e sesso. Anno 2016 50 40 30 20 10 0

2,7

15,3

0-5

0,9

5,6

6-10

5,2

4,2

11-17

48,7

31,8

18-24

22,4

20,6

26-30

11,1

10,5

31-35

4,9

5,7

36-40

3,2

4,4

41-50

0,7

1,3

51-60

0,2

0,7

61-90

% Genere Fascia d’età

9


22,4

20,6

26-30

11,1

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51-60

0,2

0,7

61-90

% Genere Fascia d’età

Funzionamento della richiesta di asilo �I�IT�O �I ����O

C��������NE TER�I�O���LE

����O �I PR�S�N�A���NE D���A ������A

Chi ha il diritto di asilo (o protezione internazionale)? Colore che, temono di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un un determinato gruppo sociale o per le loro opinioni politiche. La condizione del richiedente rimane tale fino al responso delle autorità competenti in merito alla domanda di protezione internazionale (o richiesta l’asilo).

PE�M���O �I �����O��O T���O��N�O

Chi sono le autorità competenti? La Commissione Territoriale è l’autorità competente per il riconoscimento della protezione internazionale, composte da quattro membri di cui due del ministero dell’Interno, un rappresentante degli enti locali e un rappresentante dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (Unhcr). Entro trenta giorni alla domanda la commissione convoca il richiedente, i tempi di convocazione a volte durano anni.

��NT�I �I A�C���I�N�A

R������O

Fase della prima accoglienza: i centri governa�vi

Fase della seconda accoglienza: lo SPRAR

CPSA CDA CARA (parte del sistema di accoglienza) CIE

SPRAR (accoglienza ordinaria) CAS (accoglienza straordinaria)

Tempi di accoglienza per legge massimo 35 giorni, in mol� casi raggiunge 1 anno con una media s�mata di circa 4 mesi. Strutture stru�ure di grandi dimensioni collocate in zone periferiche e isolate dal territorio, con la funzione marginale di accoglienza rispe�o a quella di contenimento. Servizi principali vi�o, alloggio, assistenza sanitaria Criticità -stru�ure inadeguate -carenza di servizi -segregazione -sovraffollamento -mancato rapporto coi servizi del territorio (CARA) -segregazione

Tempi di accoglienza a seconda del singolo beneficiario. mesi dal riconoscimento dello status rifugiato, di protezione sussidiaria umanitaria. permanenza media di anni.

6 di o 2

Strutture appartamen�, centri colle�vi di piccole, medie e grandi dimensioni e comunità alloggio. Servizi principali vi�o, alloggio, assistenza sanitaria, assistenza sociale (apprendimento della lingua e di alfabe�zzazione), a�vità mul�culturali, inserimento scolas�co dei minori, mediazione linguis�ca e culturale, orientamento e informazione legale, inserimento abita�vo, inserimento lavora�vo e servizi per la formazione. Criticità -carenza di linee guida per le stru�ure -stru�ure in zona economicamente depresse

Dove è possibile presentare domanda? Le norme che condizionano la richiesta d’asilo sono regolate dalla legge europea (Regolamento di Dublino III, entrato in vigore il 1 gennaio 2014) che impone l’esame delle richieste di asilo dei migranti al primo paese di sbarco. La domanda può essere presentata alla frontiera o in questura, dove la polizia trasmetterà la richiesta all’apposita Commissione Territoriale. Permesso temporaneo Fino all’audizione con la Commissione Territoriale viene rilasciato un permesso di soggiorno per richiesta asilo della durata di 3 mesi rinnovabili. Trascorsi 60 giorni dalla richiesta di protezione internazionale, il richiedente può svolgere attività lavorativa se il procedimento di esame della domanda non è concluso ed il ritardo non può essere attribuito al richiedente. Centri di accoglienza Alle persone che non rientrano nei casi di accoglienza nei CARA o di trattenimento dovrebbe essere garantita l’accoglienza nel Sistema di Protezione. Dopo un periodo nei centri di prima accoglienza (teoricamente dai 7 ai 30 giorni), quali gli hub regionali, i richiedenti asilo vengono inseriti nelle strutture di seconda accoglienza SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).

SPRAR

A���NE

3.399

CATEGORIE RDINARIE

La risposta La Commissione Territoriale decide in merito alla domanda dei richiedenti asilo entro 180 giorni dalla loro richiesta (di solito le associazioni si fanno carico dei ricorsi, in caso di diniego). In realtà i tempi sono più lunghi con richiedenti protezione internazionale che attendono oltre un anno prima di ricevere la risposta.

�NT�G�A���NE

10

2.039

PER MINORI STRANIERI NON ACCOMPAGNATI

574

PER PERSONE CON DISAGIO MENTALE O DISABILITÀ


Iter accoglienza L’ITER paese di provenienza

(...) Analogamente la carità è una forma di dono che umilia e non crea relazione, perché non prevede restituzione. Lo stesso si può dire di tutte quelle forme di dono <<indifferenziato>>, come i versamenti a fondazioni o associazioni di beneficenza o volontariato, dove il donatore talvolta non conosce personalmente il destinatario e pertanto non stabilisce nessuna forma di legame diretto.>> Aime Marco1

Prima e seconda accoglienza Il sistema di accoglienza in Italia si divide tra la prima e la seconda accoglienza, le prime strutture vengono gestite dalle prefetture locali dietro al ministero dell’Interno, queste strutture si chiamano anche centri governativi di cui ne fanno parte gli hotspot e gli hub regionali (nati da strutture precedentemente rivolte all’accoglienza dei migranti e dei richiedenti l’asilo, in particolare i CARA e i CDA). La seconda accoglienza e quella relativa agli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). I migranti che arrivano via mare vengono portati inizialmente all’interno degli hotspot, dove ogni persona viene identificata e foto segnalata, dopodichè coloro che fanno richiesta di protezione internazionale sono ricollocati negli hub regionali, mentre coloro che non vogliono fare richiesta di asilo sono trasferiti nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione) e ricevono così un decreto di respingimento. I tempi di permanenza dei richiedenti asilo negli hub regionali vanno dai 7 ai 30 giorni, al termine di questo periodo i richiedenti dovrebbero essere inseriti negli SPRAR, strutture di seconda accoglienza. Queste vengono gestite dalle associazioni che presentano progetti in collaborazione con i comuni nei quali verrà istituita la loro struttura. Qui entrano solo i richiedenti protezione internazionale, in attesa del responso della Commissione Territoriale competente, intraprendono fin da subito percorsi individuali di integrazione: corsi di italiano ma anche corsi di formazione professionale per l’inserimento lavorativo. Secondo la road map del ministero dell’Interno, dalla richiesta di asilo al responso della commissione dovrebbero passare 180 giorni, con la possibilità da parte delle associazioni di ricorso, in caso di diniego. I tempi, in realtà, sono ben più lunghi con una media di circa un anno e in alcuni casi i richiedenti attendono fino a due anni prima di ricevere la risposta dalla Commissione territoriale competente. A causa dei problemi derivanti dalla lentezza del responso la maggior parte degli SPRAR risultano pieni, da questo nascono i CAS (centri di accoglienza straordinaria, che ospitano i richiedenti protezione internazionale che avrebbero diritto di accedere al circuito degli SPRAR. Anche per quanto riguarda la gestione dei CAS ci si affida alle associazioni e cooperative i quali rispondono a un bando del ministero dell’interno.

CARA (

arrivo in Italia

per legg raggiun

vi�o

NO

C.I.E.

richiesta d’asilo

-manca

C.A.S.

HUB regionali

SPRAR

S�GR��A���NE

26.012

23.399

555

491

ENTI LOCALI TITOLARI DI PROGETTO

Si veda Aime Marco, Il primo libro di antropologia, Torino, Einaudi, 2008, cit., p. 129.

stru�ur zone pe con la f risp

hotspot

POSTI DI ACCOGLIENZA SPRAR

1

Fase

PER CATEGORIE ORDINARIE

�NT�

2.03

PER MINORI STR NON ACCOMPA

27

PROVINC

COMUNI

11


REQUISITI MINIMI E NORMATIVA SPRAR

Le strutture per categorie ordinarie Generali Collocazione E’ opportuno che la struttura di accoglienza sia collocata in luoghi abitati, facilmente raggiungibile da servizi di trasporto pubblico, per non ostacolare la partecipazione alla vita sociale e l’accesso ai servizi del territorio da parte dei beneficiari. Caratteristiche igienico-sanitarie La struttura di accoglienza deve essere dotata di servizi igienici adeguati e in numero sufficiente in rapporto ai beneficiari accolti (1 su 6) e proporzionalmente superiore in base al numero di beneficiari e alla presenza mista di genere. Suddivisione e grandezza degli spazi Per quanto riguarda gli aspetti logistici, il numero e grandezza delle stanze è proporzionale agli ospiti previsti. A tal proposito l’indicazione è di prevedere un massimo di 4 beneficiari per stanza nel caso di centri collettivi di medie dimensioni e di 2-3 beneficiari per stanza nel caso di appartamenti. La ripartizione dei posti letto per stanza deve tenere conto della metratura e della logistica dei locali, prevedendo per ogni persona spazi adeguati (come anche previsto dalle singole normative regionali). Nei centri collettivi si deve prevedere la presenza di almeno uno spazio comune attrezzato per la lettura, la conversazione e, in genere, per le attività ricreative e di tempo libero. Capacità ricettiva e modalità organizzative e gestionali Nell’organizzare un progetto territoriale, si tende a favorire l’accoglienza a gruppi omogenei di persone, cercando sempre, per quanto possibile, di rispettare le esigenze dei singoli beneficiari. In base alla capacità ricettiva e all’organizzazione adottata, si possono individuare differenti tipologie di strutture. Appartamenti Si differenziano per una graduale auto-organizzazione dei beneficiari. L’intervento degli operatori è esterno e la gestione quotidiana della casa è in gran parte affidata direttamente agli stessi beneficiari. Centri collettivi di piccole dimensioni (circa 15 persone) I centri collettivi prevedono, invece, la presenza di operatori nelle ore diurne per la gestione della struttura e l’organizzazione delle attività, alle quali partecipano anche i beneficiari (organizzazione dei turni; vigilanza sul rispetto degli orari di rientro; l’organizzazione e definizione di turni di pulizia e di cucina a carico dei beneficiari).

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Centri collettivi di medie (circa 30 persone) e grandi dimensioni (oltre le 30 persone) I centri collettivi di medie e grandi dimensioni in genere non garantiscono ampi spazi di autonomia e hanno un’organizzazione logistica e gestionale complessa che solitamente non consente una partecipazione attiva da parte di tutti i beneficiari. In tali strutture si prevede la presenza di operatori anche nelle ore notturne. Requisiti minimi gestionali Regolamento del centro Le regole che disciplinano il funzionamento di ogni struttura di accoglienza devono essere scritte e tradotte in più lingue. Tali regole contemplano disposizioni che possono facilitare la convivenza, la partecipazione alla gestione del centro, la permanenza nel progetto territoriale e anche le condizioni per le quali può essere previsto l’allontanamento. Al beneficiario che accede alla struttura il regolamento, così come anche il contratto di accoglienza, deve essere presentato con l’ausilio di un mediatore interculturale. L’intervento dei mediatori si rileva necessario anche nei casi in cui i beneficiari contestino i contenuti del regolamento o li contrastino con eventuali comportamenti di avversione. Contratto di accoglienza La permanenza nella struttura di accoglienza è sostenuta da un accordo chiaro tra il progetto territoriale e il singolo beneficiario, i quali definiscono rispettivamente i propri impegni e i tempi dell’accoglienza. La sottoscrizione del contratto di accoglienza (uno dei primi adempimenti da assolvere) è uno dei principali strumenti che favorisce un rapporto di reciprocità tra operatore e beneficiario: entrambi sono chiamati, secondo la propria posizione, a contribuire al progetto di accoglienza e a parteciparvi in maniera attiva. L’accoglienza, in tale modo, supera lo stereotipo della “buona azione” per collocarsi nella sfera del rispetto dei diritti e della dignità delle persone. Registro degli utenti Ogni progetto è tenuto a registrare la presenza giornaliera del beneficiario mese per mese. Il registro deve essere timbrato e firmato dal responsabile del comune, nonché conservato come documento ufficiale anche ai fini della rendicontazione delle spese sostenute.

Organizzative Ogni progetto di accoglienza dovrebbe prevedere un’équipe con la presenza di alcune figure professionali con competenze specifiche. Assistente sociale e/o psicologo L’assistente sociale svolge la definizione/individuazione degli elementi di contesto, nei quali inserire l’intervento di accoglienza. Per competenze professionali l’assistente sociale è in grado di mettere il beneficiario nella condizione di poter esprimere i propri bisogni. Allo stesso tempo consente di facilitare il rapporto con i servizi del territorio, conoscendone la normativa di riferimento e le possibilità (e modalità) di accesso da parte dei beneficiari. Lo psicologo consente di facilitare il dialogo tra progetto di accoglienza e singolo beneficiario, sapendo anche intervenire per far incontrare le esigenze e istanze dell’individuo con i bisogni del progetto nella sua complessità. La figura dell’etnopsicologo diventa importante nei casi di accoglienza di persone con particolari fragilità o con difficoltà ad accettare le nuove condizioni di vita offerte. Per esempio, nel caso di persone che abbiano subito tortura o violenza estrema. Educatore professionale L’educatore professionale vede il suo ruolo e le sue competenze strettamente legate al rapporto diretto con i singoli beneficiari. L’obiettivo del suo intervento è l’accompagnamento del beneficiario nel percorso verso l’autonomia, sia attraverso colloqui individuali che attraverso l’orientamento ai servizi del territorio. Gli strumenti di cui si avvale sono relativi a metodologie di operatività psico-pedagogica e di supporto psico-so-

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ciale. Mediatore interculturale e linguistico Mediatore interculturale e linguistico è importante soprattutto per facilitare la costruzione di rapporti tra il beneficiario, l’operatore e il contesto territoriale. L’impiego del mediatore è centrale al momento dell’arrivo del beneficiario nel centro e soprattutto nelle situazioni in cui il beneficiario stesso si trova a relazionarsi con le istituzioni (dalla scuola alla questura, ai servizi socio-sanitari), nonché in tutti quei momenti in cui è fondamentale che per tutti i soggetti coinvolti (beneficiario, operatore, istituzioni/servizi) sia necessario capire le posizioni reciproche e arrivare a un accordo. Operatore legale e/o avvocato Operatore legale di un progetto di accoglienza (non necessariamente avvocato) deve avere competenze e conoscenze specifiche in materia alla procedura di asilo, alla normativa di riferimento e alle relative pratiche da espletare.

Le strutture per minori stranieri non accompagnati Capacità ricettiva Secondo i requisiti minimi previsti per le strutture per minori, queste dovrebbero prevedere un massimo di 6 utenti nel caso di strutture di tipo familiare e di gruppi appartamento e un massimo di 10 posti letto nel caso di strutture di tipo comunitario. Tipologia di accoglienza e personale impiegato Per quanto riguarda la tipologia delle strutture, i centri per minori devono rispondere, in termini generali, all’esigenza di garantire al minore assistenza e protezione oltre che uno spazio educativo adeguato che sia quanto più simile al contesto familiare dal quale sono stati costretti ad allontanarsi. Una tipologia di struttura adeguata a tal fine è la comunità di tipo educativo che si caratterizza per la convivenza dei minori con una équipe di operatori che svolgono la funzione educativa come attività di lavoro. Al fine di garantire un sostegno educativo, questo tipo di strutture assicurano la presenza, in orario diurno e secondo turni di lavoro che diano continuità all’intervento, di educatori specializzati aventi ruolo primario nell’impostazione, gestione e supervisione di un progetto educativo individualizzato per ciascun minore. In questo senso l’educatore diventa per il minore il punto di riferimento principale, sia dal punto di vista relazionale che sociale. Per questo motivo, con i minori, ancor più che con gli adulti, diventa importante prevedere un rapporto numerico operatore/utente pari a 1 su 3-4 beneficiari. Oltre alla presenza di personale durante il giorno, dovrà essere garantito l’impiego di un operatore durante la notte per il quale sarà opportuno individuare una stanza ed un servizio igienico riservato. Inoltre, proprio per le caratteristiche particolari dell’utenza, è consigliabile prevedere la partecipazione anche in maniera non continuativa, di personale addetto ad attività di animazione sociale.

Fonti:

Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015.

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26.012

POSTI DI ACCOGLIENZA SPRAR

555

ENTI LOCALI TITOLARI DI PROGETTO

23.399 PER CATEGORIE

2.039 PER MINORI STRANIERI

491 COMUNI

PROVINCE

ORDINARIE

NON ACCOMPAGNATI

27

574

PER PERSONE CON DISAGIO MENTALE O DISABILITÀ

13

UNIONI DI COMUNI

24

AMBITI TERRITORIALI E SOCIALI, CONSORZI INTERCOMUNALI, SOCIETÀ DELLA SALUTE, COMUNITÀ MONTANE

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CAPITOLO 2.

CATALOGAZIONE CASI STUDIO

17


CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

Abitazione per la pace, Accoglienza diffusa abitativa tempora- Zona rurale, a circa 6 Km dal centro Scanzano Jonico (MT), nea e integrazione. urbano di Scanzano Jonico, precisaBasilicata. Mario Cucinelmente a terzo cavone, sito inizialmenla Architects te destinato come deposito di scorie radioattive. Non ci sono particolari servizi nelle vicinanze eccetto il centro formativo che organizza laboratori e corsi di lingua.

TIPOLOGIA EDILIZIA

TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

Nuova costruzione (in fase di com- Tre unità abitative ciascuna di circa 80/90 pletamento). Modello replicabile mq, 320 mq totali. Spazio comune: patio di casa passiva completamente ri- di circa 60 mq ciclabile (legno proveniente da foreste a disboscamento controllato, canapa da produzione agricola ad economia circolare), soluzioni tecnologiche atte al risparmio energetico.

C.A.S. Centro Pizzoli, Via Centro di accoglienza di secondo livello Periferia, quartiere prettamente resi- della Torretta, Pizzoli, L’A- di tipo C.A.S. (Centro di Accoglienza Tem- denziale, ben servito da mezzi di traquila. poranea). sporto pubblico ma con pochi servizi commerciali nelle immediate vicinanze.

Il centro è composto da 11 appartamenti di cui 7 messi a disposizione degli ospiti per un totale di 50 posti letto.

CASA “MARIO PETTOELLO”, Via Lazise, Golosine, Verona. Arch. Giovanni Castiglioni A.c.M.e. studio.

6 nuclei abitativi. Ad ogni piano sono presenti due appartamenti comprensivi di un open space, due camere da letto e un bagno.

Housing sociale, abitazione per locazione temporanea o di lungo periodo a canone calmierato a diverse categorie di soggetti.

Sorge nella periferia della città, all’in- Ex novo. terno di un tessuto molto denso in termini di edificazione residenziale. “Verona sud”, qui si concentrano e si concentreranno nei prossimi anni le maggiori trasformazioni urbanistiche al fine di insediare il polo finanziario e culturale.

Casa del Mondo, Via Cele- Centro di accoglienza di primo livello e Zona periferica (zona di insediamenti ste Negarville, Torino alloggio residenziale di secondo livello. agricoli ed industriali) vicina alla fermata dei mezzi pubblici extraurbani, e con una bassa offerta di servizi (commerciali e sociali).

18

Edificio recuperato, ex rifugio per Residenziale sociale: 108 posti letto tomigranti soggetti a forme di disa- tali, 45 camere (2/3 posti letto ciascuna gio. Manufatto residenziale scarno dotata di servizi igienici). composto da elementi prefabbricati strutturati in tre blocchi collegati da un unico sistema di distribuzione centrale.


UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

CRITERI SOCIALI

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

Famiglie di rifugiati.

-

Commistione di differenti Fondazione Città della Pace per i Bamgruppi etnici. bini Basilicata interamente finanziato da Nicola Benedetto - Presidente della BBC SrL e Pasquale Natuzzi - Presidente del gruppo Natuzzi. Il costo totale (320000 Euro) comprendere lavori all’interno della reta fognaria per integrare eventuali progetti futuri.

Richiedenti asilo in attesa di proAccoglienza temporanea Commistione di differenti Cooperativa sociale Eta Beta tezione internazionale. (condizionati dall’attesa del gruppi etnici prevalenteresponso della richiesta di asi- mente Maliani e Pakistani lo): periodo massimo di 6 mesi eventualmente prorogabili. Permanenza media: 1 anno.

-

OSSERVAZIONI

FONTI

Difficile immaginare, data la posizione rispetto al centro di Scanzano Jonico, la possibilità di raggiungere da parte delle famiglie ospitate, un’indipendenza socio-economica alla fine della permanenza nella struttura.

blog.divaniedivani.it; www. mcarchitects.it ; www.cityofpeace.it

-

coopetabeta.it

Famiglie di lavoratori immigrati

-

Coop. sociale ONLUS La Casa per gli Immigrati

www.acme-studio.it ; www. vr.archiworld.it

Accoglienza per uomini stranieri, richiedenti asilo o rifugiati, in età compresa tra i 18 e i 65 anni. Per accedere alle strutture occorre una segnalazione da parte dell’Ufficio Stranieri della Città di Torino, con la predisposizione di un progetto individuale.

Accoglienza temporanea su Commistione di differenti Il centro è di proprietà del Comune progetto (condizionati dall’at- gruppi etnici. di Torino, e viene gestito da una cotesa del responso della richieoperativa sociale, con fondi SPRAR e sta di asilo): periodo massimo fondi Maroni. Servizio vitto e alloggio di 6 mesi eventualmente progratuito volto all’inserimento socio-erogabili. conomico dell’individuo.

Turano, Sara, Lo spazio dei rifugiati nella città europea. Torino ; www.esserci. net

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CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

TIPOLOGIA EDILIZIA

TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

Centro Accoglienza Stra- Centro di accoglienza di secondo livello Zona periferica est di Roma con una Ex fabbrica di tabacco convertita Capienza: ordinaria Staderini, via (SPRAR). media offerta di servizi (commerciali successivamente in moduli abitaAristide Staderini 9, e sociali).w tivi. Roma

Centro di Accoglienza Centro di accoglienza temporaneo volto Femminile “Saracasa”, ad offrire a donne italiane e/o immigrapresso Casa Padre Aldo, te, sole o con figli minori, che si trovano Bergamo. in situazione di difficoltà, un’accoglienza temporanea in vista di un reinserimento nella società.

400

posti.

Zona periferica, nel quartiere di Mon- Recupero di un ex orfanotrofio del- Gli alloggi dati alle famiglie sono indipenterosso. La struttura è vicina alla fer- la seconda metà del Novecento. denti. mata dei mezzi pubblici extraurbani, e con una bassa offerta di servizi (commerciali e sociali).

Centro di Via Gagliardo, Centro di accoglienza di secondo livello Zona urbana, in un quartiere caratte- Recuooero di un ex convento di Sono presenti 13 camere per un totale di Fondazione Auxilium, (SPRAR). rizzato da un tessuto urbano denso a suore. 35 posti letto Genova. carattere prevalentemente residenziale.

Centro di Via Padre Se- Centro di accoglienza di secondo livello Zona urbana, in un quartiere caratte- Recupero di un ex convento. meria, Genova (SPRAR). rizzato da un tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale.

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Stanze da letto, per un totale di diecii posti letto.


UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

Richiedenti asilo, rifugiati e diniegati tra cui: uomini soli; nuclei familiari; donne sole; persone con disabilità e vulnerabilità; minori.

Accoglienza temporanea su Commistione di provenienza etprogetto (condizionati dall’at- nica, sesso, età (minori e adulti), tesa del responso della richi- differenti stati giuridici. esta di asilo). Tempo medio di permanenza: 1 anno.

Donne sole e/o con figli. 7 nuclei Accoglienza temporanea su familiari con 20 persone in totale progetto (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo): periodo massimo di 6 mesi eventualmente prorogabili.

CRITERI SOCIALI

Commistione di differenti gruppi etnici, differenti stati sociali e di età per quanto riguarda i minori presenti nel centro.

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

OSSERVAZIONI

FONTI

Il centro è una grande struttura di proprietà privata gestita dalla cooperativa sociale religiosa Domus Caritatis.

La promiscuità del centro complica la gestione delle varie e diverse esigenze mettendo a rischio anche una serena convivenza, molte difficoltà relative ai grandi numeri e all’eterogenea composizione dell’utenza.

Il mondo di dentro. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma, redatto da Lunaria

Il Centro di accoglienza “Sar- acasa” è un servizio – segno promosso e gestito dalla Caritas diocesana Bergamasca / Associazione Diakonìa Onlus.

www.caritasbergamo.it

Adulti richiedenti asilo e rifugiati, vittime di tratta e di grave sfruttamento, titolari di permessi per motivi umanitari o di protezione sussidiaria.

Accoglienza temporanea (con- Commistione di differenti gruppi Cooperativa sociale “Fondazi- La struttura ha dei problemi ig- w w w . f o n d a dizionati dall’attesa del re- etnici. one Auxilium” ienici: le stanze risultano difficile zioneauxilium.it sponso della richiesta di asilo). da mantenere pulite, fattore in Tempo medio di permanenza: parte dovuto all’organizzazione da otto mesi fino a due anni. spaziale interna dei locali.

Uomini adulti richiedenti asilo e rifugiati, titolari di permessi per motivi umanitari o di protezione sussidiaria.

Accoglienza temporanea (con- Commistione di differenti gruppi Cooperativa sociale “Fondazi- dizionati dall’attesa del re- etnici con differente status so- one Auxilium” sponso della richiesta di asilo). ciale. Tempo medio di permanenza: da sei mesi fino a due anni.

w w w. fo n d a zioneauxilium.it

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CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

Centro di Vico Untoria, Centro di accoglienza di secondo livello Genova (SPRAR).

TIPOLOGIA EDILIZIA

TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

Zona urbana ad alta densità abitativa. Il centro di accoglienza è collocato Appartamenti, per un totale di ventinonel quartiere del centro storico, ca- ve posti letto: venticinque posti facenti ratterizzato da un tessuto urbano parte della rete SPRAR. denso a carattere prevalentemente residenziale.

Centro migranti Molini di Residenza sociale, accoglienza abitativa Zona rurale in piccolo comune di circa Edificio riadattato con il recupero e 30 posti letto, camere singole e doppie. Triora (IM), cooperativa Il notturna e diurna a persone straniere in 600 abitanti. la ristrutturazione di un ex caserma Faggio attesa del responso della richiesta di asimilitare. lo. Gli ospiti partecipano alla gestione del centro occupandosi delle pulizie e della preparazione dei pasti.

Centro migranti Montalto Alloggi sociali indipendenti e autogestiti L’abitazione si trova nel centro storico Ligure (IM), cooperativa Il per persone straniere in attesa del re- montaltese., zona rurale in piccolo coFaggio sponso della richiesta di asilo. Gli ospiti mune di circa 400 abitanti. partecipano alla gestione occupandosi delle pulizie e della preparazione dei pasti.

Ristrutturazione della struttura ini- Residenziale sociale: abitazione 20 posti zialmente ai fini turistici ricettivi, letti ca. poi convertita in centro di accoglienza.

Centro servizio prote- Centro di accoglienza di secondo livello Quartiere Tiburtino III, zona periferica zione richiedenti asilo e (SPRAR). est di Roma, in un quartiere di livello rifugiati Frantoio, via Del medio, ben servito dai mezzi pubFrantoio 44/b (quartiere blici, e con un’alta offerta di servizi Tiburtino III), Roma (commerciali e sociali). Servizi nelle vicinanze: negozi, bar, supermercati, stazione di comando dei carabinieri, biblioteca e metropolitana.

Ristrutturazione e riconversione di un ex caserma dei Vigili del Fuoco, il centro si sviluppa su due piani, considerati come due diverse strutture ma gestite dalla medesima cooperativa. L’impianto di riscaldamento è composto da condizionatori per l’aria calda/fredda.

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99 ospiti totali, stanze da 3,4 e 6 posti letto ciascuna. Piano terra: uffici operatori, ufficio legale, scuola di italiano, mensa, spazio cucina in autonomia, bagni comuni (4 docce, 4 toilettes), cortile esterno, orto esterno. Secondo piano: piccolo spazio preghiera, magazzino,bagni comuni (4 docce, 4 toilettes). Frantonio1: 64 persone; Frantoio2: 35 persone.


UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

Nuclei familiari con bambini, tra cui una famiglia di origine Siriana e donne singole o madri vittime di tratta e sfruttamento.

CRITERI SOCIALI

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

OSSERVAZIONI

FONTI

Accoglienza temporanea, con- Commistione di differenti gruppi dizionata dall’attesa del re- etnici. sponso della richiesta di asilo e dai progetti individuali intrapresi.

Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia,; Fondazione Auxilium; Caritas Diocesana.

Il recupero e della valorizzazione www.fondaziodell’immobile ha portato ad una neauxilium.it riqualificazione urbanistica del territorio.

Richiedenti asilo di sesso Accoglienza temporanea (con- Commistione di differenti gruppi maschile in attesa di protezione dizionati dall’attesa del re- etnici. internazionale. sponso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: da 8 fino a 24 mesi.

Struttura privata gestita dalla Cooperativa sociale onlus: Il Faggio. Servizio vitto e alloggio gratuito volto all’inserimento socio-economico dell’individuo.

Il campo da calcio rappresenta l’unico luogo presente di aggregazione tra i cittadini locali e gli ospiti del centro.

Fonte orale: Salih Ali, mediatore culturale presso la cooperativa.

Richiedenti asilo singoli di sesso Accoglienza temporanea (conmaschile e femminile, nuclei fa- dizionati dall’attesa del remiliari (coppie). sponso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: da 8 fino a 24 mesi.

Commistione di differenti gruppi etnici. Autogestione della cucina per la preparazione dei pasti e per la pulizia dei servizi igienici.

Struttura privata gestita dalla Cooperativa sociale onlus: Il Faggio. Servizio vitto e alloggio gratuito volto all’inserimento socio-economico dell’individuo.

Collocazione inadeguata: incapacità di rispondere ad una domanda abitativa proveniente da richiedenti asilo inseriti nel mercato del lavoro.

Fonte orale: Salih Ali, mediatore culturale presso la cooperativa Il Faggio.

Richiedenti protezione internaziAccoglienza temporanea Commistione di provenienza etonale; rifugiati; ricorrenti; titolari (condizionati dall’attesa del nica e di persone con differenti di protezione sussidiaria; titolari responso della richiesta di asi- stati giuridici. di un pds per motivi umanitari. lo): periodo massimo di 6 mesi eventualmente prorogabili.

Ente locale: Comune di Roma Ente gestore: ABC cooperativa (appartenente al Consorzio Eriches). Servizio vitto e alloggio gratuito volto all’inserimento socio-economico dell’individuo.

La struttura, in origine, non era stata progettata per l’accoglienza di un grande numero di persone, il problema principale deriva gli impianti non adeguati (assenza di acqua calda sanitaria). Il consorzio di appartenenza è coinvolto nell’indagine Mafia Capitale.

Il mondo di dentro. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma, redatto da Lunaria

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CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

Condominio Solidale Ma- Villaggio di accoglienza per donne, orgater, Via della Clementina nizzato come una sorta di Casa-famiglia, 32, Bergamo nel quale vi è la presenza costante di volontari con la mansione di custodi sociali.

TIPOLOGIA EDILIZIA

TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

Quartiere centrale, ben servito da Edificio riadattato della seconda 18 appartamenti per un totale di 33 pomezzi pubblici, vicino alla stazione dei metà del Novecento. Blocco isolato sti letto. treni e al casello autostradale, con alta di quattro piani fuori terra. presenza di servizi commerciali e sociali.

CUBITY, Energy Plus and Alloggi per locazione temporanea a ca- La struttura si trova in una zona peModular Student Living, none calmierato a studenti locali e stu- riferica, caratterizzata da un tessuto Francoforte, Germania. denti rifugiati. urbano denso e a carattere prevalentemente residenziale, ben servito dai mezzi pubblici, la presenza di servizi commerciali non è rilevante, ma sufficiente.

Edificio di nuova costruzione, blocco 12 unità modulari: “cubetti” privati da assimilabile ad un cubo di due piani 7,2 metri quadrati costituiti da un letto, fuori terra. Struttura in legno (sala scrivania, doccia e toilette. principale), pannelli murali in legno (cubi).

EUROPADORF, Hochzoll, Housing sociale, locazione per lungo peAugusta, Germania. riodo a canone calmierato a famiglie di rifugiati che non dispongano di alloggio o versino in condizioni di bisogno.

Centrale, in un quartiere di livello medio alto, ben servito dai mezzi pubblici e con un’offerta media di servizi (commerciali e sociali).

Edificio ex novo, costruito in pros- Nuova costruzione: 48 residenti,16 unisimità di alloggi con stesse finalità tà. d’uso. I materiali qui sono lasciati in calcestruzzo grezzo, acciaio zincato e larice non trattato.

Ex-Moi, insediamento in- Villaggio olimpico costruito in occasioformale, Corso Eusebio ne dei Giochi Invernali 2006, ad oggi, Giambone, Torino. dopo che alcuni edifici erano stati lasciati in stato di abbandono, quattro edifici sono stati occupati da circa 1200 rifugiati di trenta diverse etnie, a seguito della chiusura del programma di accoglienza straordinaria formalmente noto come “Emergenza Nord Africa”.

Centrale, in un quartiere di livello me- dio alto, ben servito dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi (commerciali e sociali). Servizi nelle vicinanze: stazione dei treni Torino Lingotto, teatro, parchi, biblioteca, comune.

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UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

CRITERI SOCIALI

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

OSSERVAZIONI

FONTI

Donne italiane o migranti, sole o con figli minori, in situazione di lieve fragilità o di temporaneo bisogno abitativo (universitarie, lavoratrici).

La durata della permanenza è strettamente legata al percorso individuale di ogni singola ospite.

Relazioni di vicinato solidale tra persone in condizione di lieve fragilità o semplicemente in cerca di un alloggio.

Cooperativa Impresa Sociale Ruah e Associazione Diakonia di Caritas Diocesana Bergamasca. Gli alloggi vengono affittati alle ospiti a prezzi calmierati.

La struttura è ubicata in un’area residenziale abitualmente frequentata da senza dimora e di forte degrado sociale.

w w w. b e r g a m o s e ra . c o m ; www.cooperativaruah.it

Tipologia mista tra cui studen- Durata del progetto sperimen- Commistione di differenti gruppi Il progetto “Cubity” fa parte del ti locali e rifugiati supportati da tale: 3 anni etnici tra cui quello locale. 7,2 progetto pilota “Casa: Costruire programmi sociali. mq è lo spazio riservato all’in- e vivere in comunità”. dividuo singolo mentre 25 mq sono gli spazi comuni presenti per persona.

www.wohnenin-der-mitte.de ; www.solardecathlon.tu-darmstadt.de

Oggi la tenuta ospita profughi, Permanente famiglie di rifugiati, richiedenti asilo individuale, ebrei russi, rifugiati turchi e kurdi.

Commistione di differenti gruppi Tür-anTür e.V. Augsburg etnici.

w w w. m a k i n gheimat.de

1200 rifugiati (rapporto di Medici Senza Frontiere, Fuori campo. Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: insediamenti informali e marginalità sociale, 2016)

Commistione di differenti gruppi L’edificio si presenta in stato di Il carattere urbano del centro che etnici, sono presenti trenta di- occupazione. sembra venir meno dal mancato verse etnie. All’interno del comriconoscimento giuridico è inveplesso architettonico si svilupce fortemente presente al suo pano altresì alcune attività che interno dove una scuola, spazi di muovono l’economia del centro, formazione professionale, di assiun ristorante, un barbiere, alcustenza sanitaria e legale produconi minimarket, un’officina e una no, per un sistema di welfare che sartoria. fa del Moi una città al contempo dentro e fuori la città stessa.

-

Turano, Sara, Lo spazio dei rifugiati nella città europea. Torino

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CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

TIPOLOGIA EDILIZIA

TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

High-Rise Refurbishment, Accoglienza diffusa abitativa tempora- Oberhausen, Germania. nea.

Edificio riconvertito, attualmente in Gli alloggi 31 - 54 m²/persona corso d’opera.

KWIECO Shelter House, Centro di accoglienza sostenibile per le Moshi, Tanzania nella regione del KiliMoshi, Tanzania. Holl- donne che hanno subito violenze do- manjaro. mén Reuter Sandman Ar- mestiche. chitects

La struttura è costituita da un blocco di alloggi, realizzato in materiali trovati in loco e articolato intorno a tre cortili esterni che favoriscono la ventilazione e l’illuminazione naturale.

Le stanze, per la maggior parte doppie, si affacciano sul cortile interno con bagni e una cucina in comune. E’ presente uno spazio semi-aperto che funge da lavatoio.

La Casa di Giorgia, Via Accoglienza abitativa notturna e diurna Laurentina, Roma. temporanea a donne rifugiate che non dispongano di alloggio o versino in condizioni di bisogno.

Centrale, in un quartiere di livello medio alto, ben servito dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi (commerciali e sociali). Servizi nelle vicinanze: supermercato, bar, aree verdi e diverse parrocchie.

Recupero e ristrutturazione. La struttura presenta due piani fuori terra, ha una conformazione planimetrica assimilabile ad un blocco quadrato. Non è accessibile ai disabili.

La struttura è composta da stanze singole e doppie con bagno e cucina in comune, è inoltre presente un cortile esterno.

La casa nel castello, progetto di accoglienza per donne vulnerabili, Via orti 7, Romagnese (PV).

Piccolo centro rurale di circa 700 abitanti della provincia di Pavia, nella zona di montagna dell’Oltrepò Pavese, nell’Alta Val Tidone, raggiungibile in treno fino a Voghera e bus diretto a Varzi. Per il carattere rurale del luogo, non ci sono servizi né commerciali né di aggregazione. Servizi adiacenti: chiesa e ufficio postale. Zona poco servita dai mezzi pubblici.

Recupero e ristrutturazione. La struttura presenta due piani fuori terra, ha una conformazione planimetrica assimilabile a due blocchi quadrati, i muri perimetrali in pietra sono stati restaurati e mantenuti. Non è accessibile ai disabili.

Camere doppie e triple. Spazi comuni: cucina, lavanderia, sala da pranzo e sala TV, cortile esterno per la promozione di attività coi residenti.

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Residenza sociale, accoglienza abitativa notturna e diurna a persone straniere in attesa del responso della richiesta di asilo (SPRAR). Le ospiti partecipano alla gestione del centro occupandosi delle pulizie e della preparazione dei pasti inoltre sono presenti spazi per laboratori di autoproduzione e laboratori artistici. Iniziative: laboratori di cucina, taglio e cucito, orto-d’estate, arte.


UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

CRITERI SOCIALI

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

OSSERVAZIONI

FONTI

Richiedenti asilo, rifugiati con status riconosciuto, residenti con basso reddito.

Commistione di differenti gruppi Kitev Oberhausen etnici.

20 donne vittime di violenza coi loro bambini.

L’iter progettuale ha visto la par- Kilimanjaro Women Information tecipazione delle donne della co- Exchange and Consultancy Orgamunità. nization (KWIECO).

a rc h i t i ze r. c o m ; www.hollmenreutersandman.com/

30 donne rifugiate,tra i 25 e i 44 Accoglienza temporanea anni, sole o con i loro bambini. (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo): periodo massimo di 6 mesi eventualmente prorogabili.

Commistione di differenti gruppi Associazione Centro Astalli - Je- etnici e di differenti stati sociali. suit Refugee Service Le nazionalità più rappresentate sono state Nigeria e Somalia, seguite da Eritrea, Cina e Senegal.

centroastalli.it

Accoglienza integrata rivolto a Accoglienza temporanea Commistione di differenti gruppi donne straniere richiedenti/tito- (condizionati dall’attesa del etnici. lari di protezione internazionale responso della richiesta di asie umanitaria. lo): periodo massimo di 6 mesi eventualmente prorogabili.

l highrise di Oberhausen era kitev.de ; www. da tempo considerato un “edi- makingheimat.de ficio problematico”, grazie alla ristrutturazione, oggi vivono sia residenti che rifugiati.

La titolarità del progetto è del Comune di Romagnese (Pv) , ente gestore è la Cooperativa Farsi Prossimo. Viene offerto alle ospiti un servizio di vitto e alloggio gratuito volto all’inserimento sociale e all’acquisizione di competenze che potrebbero essere sfruttate successivamente in ambito lavorativo.

casanelcastello. blogspot.it

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CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

TIPOLOGIA EDILIZIA

Madonna del Monte, Centro di accoglienza di secondo livello Il centro è immerso nel verde, pur av- Edificio riadattato (ex ostello). Municipio III San Fruttuo- (SPRAR). endo una posizione periferica rispetto so, Genova al centro città la struttura è ben servita dai mezzi pubblici.

Maison du Monde, via Housing sociale, abitazione per locaziPadova 36, Milano one temporanea o di lungo periodo a canone calmierato a diverse categorie di soggetti.

Zona periferica lungo la direttrice Nord Est della città. Alcune vie dal punto di vista abitativo, presentano uno stato di gravità eccezionale con numerosi immobili fatiscenti. Zona servita da mezzi pubblici, sia urbani che extraurbani.

Ozanam House, Via Folig- Ostello e centro di accoglienza straordi- Il quartiere è collocato tra le aree più no, 14, Torino naria (C.A.S.). popolose di Torino, nel cuore di Borgo Vittoria, situato in una ex area industriale.

23 stanze, 50 posti letto.

Ristrutturazione integrale del’edi- 50 alloggi di varie metrature e tagli. ficio, originariamente di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, è un tipico palazzo d’epoca dei primi anni del Novecento ad uso residenziale, che ospita a piano terra attività commerciali.

Ex edificio industriale, nato come stamperia di lamiere SIMBI nel 1938 e successivamente divenuto Casa Ozanam.

Rifugiati in famiglia, CIAC Sperimentazione nazionale che vede Accoglienza diffusa, in tutto il territo- onlus e Consorzio Com- la luce nell’ambito del Sistema di Pro- rio della provincia di Parma. munitas onlus tezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR)

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TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

Il centro di accoglienza si articola su due piani su cui si distribuiscono le camere dei residenti che vanno da 2 a massimo 5 posti letto.

Co-abitazione. I rifugiati vengono ospitati in una stanza singola di abitazioni private familiari.


UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

CRITERI SOCIALI

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

Richiedenti asilo adulti e MSNA Accoglienza temporanea (con- Commistione di differenti gruppi Consorzio Agorà coop. Sociale. (minori stranieri non accompag- dizionati dall’attesa del re- etnici, commistione di adulti e nati. sponso della richiesta di asilo). MSNA.

Persone che hanno esigenze abi- Locazione transitoria o di luntative di natura temporanea. go periodo in base alla soluzione abitativa adottata. Accoglienza temporanea per i richiedenti asilo.

OSSERVAZIONI

FONTI

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Esposito, Mori, Gambino, Icardi, La città possibile. L’accoglienza come occasione di rigenerazione urbana.

Lo stabile comprende soluzioni Housing sociale. Regione Lom- Capacità di rispondere abitative differenziate: apparta- bardia, Fondazione Cariplo, Fhs a una domanda di affitmenti di varie tipologie, destinati e Polaris Investment. to più articolata. alla locazione transitoria o di lungo periodo; un residence sociale per la residenza temporanea.

Rifugiati, richiedenti asilo, stu- Locazione transitoria o di lun- Commistione di differenti gruppi Cooperativa Sociale “Meeting denti e ospiti dell’ostello. go periodo in base alla solu- etnici e di differenti stati sociali. Service Catering Coop. Soc. Onzione abitativa adottata. Aclus” coglienza temporanea per i richiedenti asilo (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo).

La struttura condivide un cortile vivace con varie e diverse attività: il ristorante “Fonderie Ozanam”, laboratori di cucina e di pasticceria, una medicheria.

Integrazione, casa e immigrazione Esperienze e prospettive in Europa, Italia e Lombardia a cura di Alfredo Alietti e Alfredo Agustoni ; www. fhs.it

Turano, Sara, Lo spazio dei rifugiati nella città europea: Torino; w w w. e u r o p e a n r e searchinstitute.eu; www.ozanamhouse.it

Richiedenti asilo, titolari di pro- Accoglienza per un massimo di Commistione di rifugiati con fa- CIAC onlus e Consorzio Commu- In precedenti esperien- www.ciaconlus.org tezione e famiglie residenti a Par- 9 mesi miglie o anziani soli. nitas onlus. Rimborso mensile ze simili più dell’80% ma (nuclei familiari, anziani soli) alle famiglie dei rifugiati accolti hanno raggiunto un buon grado di autonomia, abitativa ed economica, alla fine del progetto.

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CASO STUDIO

CARATTERISTICHE GENERALI TIPOLOGIA INSEDIATIVA

TIPOLOGIA EDILIZIA

TIPOLOGIA NUCLEI ABITATIVI

Startblok Riekerhaven, Alloggi per locazione temporanea a ca- La residenza si trova in una zona cenAmsterdam, Olanda by none calmierato a studenti locali e stu- trale, densamente abitata e vicina a Rienk Postuma denti rifugiati. tutti i servizi sociali e commerciali che offre la città.

Costruito presso un ex campo sportivo. Il complesso è costituito da 9 blocchi, planimetricamente assimilabili a rettangoli allungati, con due o massimo tre piani fuori terra. Non è accessibile ai disabili.

565 unità abitative. Monolocali con cucina e bagno privato, stanze singole in bi/ trilocali compresi di bagno, cucina e soggiorno. Spazi comuni: sale ricreative e due grandi aree verdi esterne.

Tangram, Via Asilo Garba- Modello di accoglienza integrata. SPRAR. È posta al primo piano di un edificio rino 9b, Genova. che si affaccia sul porto, circondata dal verde e attrezzata con un campo per le attività sportive. Servizi nelle vicinanze: negozi, supermercati, pista ciclabile, scuola superiore.

Edificio riadattato (palazzo nobiliare) della seconda metà del Settecento. Blocco di sei piani fuori terra ed uno interrato, la struttura non è accessibile ai disabili. Planimetricamente è assimilabile ad un rettangolo.

Dotata di 7 stanze doppie arredate, un ufficio per il personale, una sala sconfezionamento e una sala pranzo, il locale lavanderia, lo spogliatoio, un locale per le attività ed un magazzino oltre ai servizi igienici per gli ospiti ed il personale impiegato.

Temporary Dormitories for CDC School, Mae Sot, Tak, Thailand, 2012. A. gor.a architects

Materiali: legno riciclato ricavato da vecchi edifici della città e con bambù e fogliame per le pareti, i pavimenti e i tetti. I materiali non possono durare più di due anni senza alcun pretrattamento, sono però facilmente reperibili in ogni stagione e hanno un costo stabile alla portata della popolazione locale.

Con una capacità di 25 studenti, l’edificio incontra il modus vivendi inserendosi nell’ambiente locale in cui si trova. Il layout interno assicura uno spazio aperto e arioso che offre una riservatezza privata e include un deposito per gli studenti.

Accoglienza abitativa notturna e diurna Posizione al confine tra Thailandia Birtemporanea a studenti rifugiati che non mania; Servizi nelle vicinanze: ospeddispongano di alloggio o versino in con- ale, dormitorio, ufficio postale, scuole. dizioni di bisogno.

Welc(h)ome, via Valdi- Accoglienza diffusa abitativa temporanievole 8 (quartiere Mon- nea e integrazione, intesa come accomtesacro), Roma pagnamento degli utenti nella costruzione di una propria e autonoma capacità di integrazione nel tessuto sociale e nella ricerca di una maggiore autonomia nella vita quotidiana.

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Centrale, in un quartiere di livello medio alto, ben servito dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi (commerciali e sociali).

Il centro si sviluppa all’interno di Il centro è composto da un grande apun grande condominio in un’area partamento all’interno di un comprenresidenziale. Edificio con otto piani sorio residenziale, con un portiere. fuori terra, il centro si sviluppa al primo piano.


UTENZA

TEMPO DI PERMANENZA

CRITERI SOCIALI

GESTIONE GIURIDICA ED ECONOMICA

OSSERVAZIONI

FONTI

Giovani cittadini olandesi e Tempo di permanenza massi- Le 565 unità abitative sono sudgiovani rifugiati che hanno re- ma di 5 anni. divise per 282 giovani rifugiati e centemente ricevuto il permesso 283 giovani lavoratori o studenti di soggiorno tra i 18 e i 27 anni provenienti dai Paesi Bassi. d’età.

Fondazione Housing De Key, Organizzazione Socius Wonen e comune di Amsterdam. Appartamenti e stanze in affitto a prezzi calmierati.

www.startblok.amsterdam

Minori stranieri maschi non accompagnati richiedenti/titolari di protezione internazionale o umanitaria

La permanenza in struttura è Commistione di differenti gruppi garantita fino al compimento etnici. della maggiore età (18 anni). E’ possibile ottenere una proroga di altri 6 mesi oltre i 18 anni per il completamento dei percorsi di integrazione.

Consorzio Agorà, Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo onlus e Arci Solidarietà Genova. Servizio vitto e alloggio gratuito volto all’inserimento socio-economico dell’individuo.

www.consorzioagora.it

Studenti rifugiati e migranti.

Temporanea

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Finanziato dalla Ambasciata del Lussemburgo a Bangkok. Dormitori a basso costo che possono essere montati facilmente e costruiti facendo il più possibile uso di materiali da riciclo.

Lotus 158, “People in Motion”, Milano, Editoriale Lotus, 2015 ; www.agora-architects.com

Persone aventi lo status giuridico di rifugiato, richiedente asilo, o in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari o protezione temporanea. Il centro ospita una signora romana in emergenza abitativa, in cambio di sostegno e supporto alle attività della struttura

Accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo): periodo massimo di 6 mesi eventualmente prorogabili. Permanenza media: 1 anno.

Commistione di differenti gruppi etnici: 6 adulti e 8 minori, la fascia di età va dai 12 mesi ai 12 anni, in tutto 4 nuclei familiari., provenienti da Iraq, Senegal, Repubblica Democratica del Congo e Nigeria.

Centro Sprar (Servizio pro- tezione richiedenti asilo e rifugiati) Ente gestore: Idea Prisma 82 Coop. Sociale; Ente locale: Comune di Roma; Supporto tecnico di: Consorzio sociale Pegaso, e della cooperativa sociale Famiglie anziani e infanzia (Fai), proprietaria dell’immobile.

Il mondo di dentro. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma, redatto da Lunaria

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CAPITOLO 3.

SCHEDE DI DOCUMENTAZIONE DEI CENTRI DI ACCOGLIENZA INDAGATI

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ABITAZIONE PER LA PACE, SCANZANO JONICO (MT) Tipologia progetto: costruzione in corso d’opera, ex novo. Denominazione: Abitazione per la pace, Scanzano Jonico, Matera (MT). Promotore: Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata, sede legale in Via Vincenzo Verrastro n. 4, Potenza, info@cityofpeace.it, www. cityofpeace.it. Progettisti: Mario Cucinella Architects srl, via F. Flora 6, Bologna, T +39 051 6313381, mca@mcarchitects.it, www.mcarchitects.it. Contesto geografico: zona rurale pianeggiante lungo il litorale jonico, a meno di 1 km dal mare nella parte sud-occidentale, con terreni circostanti a prevalenza agricola. Tipologia insediativa: il sito di Scanzano Jonico, Basilicata, precisamente in Terzo Cavone, era inizialmente destinato a deposito di scorie nucleari, ma grazie a un’azione e lotta di resilienza da parte della comunità locale, è stato donato da parte del comune al Terzo Settore. L’area è caratterizzata da insediamenti sparsi con una scarsa rete di servizi pubblici, si trova infatti a circa 6 km dal centro urbano. Il sito si trova in un’area inadeguata per l’accoglienza di rifugiati, difatti una zona lontana dal centro urbano come in questo caso, dove non sono presenti servizi di trasporto pubblico, risulta non solo difficile da gestire per gli operatori sociali ma rende più complicato il processo di integrazione per gli ospiti stessi. Per coloro che saranno ospitati in questa struttura, permarrà una situazione di marginalità spaziale e sociale: i rifugiati si trovano esclusi dal mercato del lavoro, con conseguente impoverimento della propria vita culturale e sociale. Un sito inizialmente destinato a scorie radioattive, difficilmente avrà le stesse caratteristiche insediative necessarie per la collocazione di un centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, dove la posizione di vicinanza rispetto al centro urbano o in una zona ben servita dai mezzi pubblici, è uno dei fattori inderogabile per il modello del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).1 Tipologia edilizia: modello abitativo che nasce come prototipo di casa ecosostenibile a basso costo e ad alta qualità abitativa come esempio da replicare nelle aree destinate all’accoglienza dei rifugiati. L’edificio assume la sua forma dalle ali di una farfalla, le abitazioni si articolano sul sito come una forma organica che pervade il terreno. Con uno schema ispirato alla crescita delle piante, piuttosto che a un sistema ripetitivo e razionale, l’edificio si articola intorno ad un patio su ispirazione della domus aurea: una “domus ecologica”. Il modello abitativo sembra esser stato creato per far fronte ad una richiesta di luoghi ex novo per l’accoglienza dei rifugiati, a livello della divisione spaziale non viene considerata tuttavia la temporaneità di questa esigenza e quindi la necessità che tali interventi siano modificabili nel tempo. IN ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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1 Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015.


Tecnologie impiegate: l’abitazione è stata progettata attraverso l’utilizzo di materiali semplici, con l’impiego di pannelli in paglia provenienti da una produzione agricola ad economia circolare, una struttura portante in legno e la terra cruda per la finitura ad intonaco. La copertura di ombreggiamento è realizzata in canne di bambù locale ispirata alla tradizione dei cestai. Il progetto, rappresenta il primo prototipo di casa passiva completamente riciclabile. Benché l’idea di costruzione attraverso l’uso di materiali semplici e tipici del luogo, possa avere valore positivo in contesti urbani caratteristici, con il fine di preservare le usanze attraverso l’insegnamento delle tecniche tradizionali e di creare una struttura che si integri nel contesto, in questo caso risulta completamente inappropriata e potenzialmente dannosa da un punto di vista sociale, oltre che inadatta da un punto di vista pratico. Considerando innanzitutto la praticità, è evidente che la riciclabilità dei materiali non determina necessariamente un costo minore per il mantenimento e la ristrutturazione dello stabile, ad esempio si sarebbe dovuto considerare quali materiali e tecniche di costruzione favoriscono la riparazione o sostituzione totale in caso di ristrutturazione. Analizzando invece la componente psicologica e sociale, è evidente la catena di inferenze logiche che spontaneamente viene suscitata per l’ospite così come per il residente della zona, alla sola vista della struttura stessa, la

quale porta in entrambi i casi ad un inevitabile osservazione: differenza. Gli ospiti percepiscono la differenza netta tra il proprio ambiente e la tipica abitazione locale, in questo modo la struttura risulta alienante, costruita esplicitamente per “lo straniero”. Allo stesso tempo risulta difficile per gli abitanti locali l’accettazione del nuovo spazio, con la forte probabilità che vengano sollevati dubbi di carattere sociale ed economico. Servizi nelle vicinanze: non ci sono particolari servizi nelle vicinanze eccetto il centro formativo dell’associazione che organizza laboratori ed un corso di lingua italiana. L’area è caratterizzata da terreni ad uso agricolo e alcune strutture ricettive turistiche. La mancanza dei principali esercizi di vicinato rende difficili anche le più semplici pratiche di interazione quotidiana, utili ai fini dell’integrazione. Accompagnato dal fatto che il più vicino centro urbano si trova a 6 km circa di distanza, i trasporti pubblici sono praticamente assenti, diventa difficile immaginare l’acquisizione di una condizione di indipendenza socio economica alla fine del periodo di permanenza nel centro. Inoltre un ambiente come questo amplifica i processi di ghettizzazione ed esclusione sociale, fenomeno a cui dovrebbe essere fatta sempre particolare attenzione quando si tratta una marcata omogeneità sociale o etnica. Tipologia organizzazione spazi abitativi: si articola in tre moduli abitativi indipendenti, le unità sono circa di 80/90 mq per famiglia composte ciascuna da: un open space; una camera doppia; due camere singole; un bagno. Gli alloggi si affacciano intorno ad un patio centrale attrezzato di circa 60 mq. La presenza di appartamenti divisi per famiglie favorisce il percorso verso l’autosufficienza, gli ospiti iniziano a gestire l’abitazione in modo indipendente riuscendo così a creare un legame di familiarità attraverso il nuovo spazio vissuto. IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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Posti letto: il centro può ospitare tre nuclei abitativi, fino ad un massimo di 12 persone. Le ridotte capacità ricettive dei centri di accoglienza solitamente ne agevolano la gestione, gli ospiti vengono seguiti più attentamente con percorsi individuali volti all’inserimento nel tessuto sociale. Dotazione di servizi interni: non sono presenti particolari servizi comuni. La scelta di un unico spazio comune, purché accettabile date le ridotte dimensioni del progetto, evidenzia ad ogni modo la scarsa possibilità di interazione tra gli ospiti. Considerando inoltre che quest’unico spazio comune è provvisto di un arredo urbano scarno, risulta facile immaginarlo inutilizzato la maggior parte del tempo, poiché privo anche dei più semplici elementi che favoriscano l’interazione. E’ importante sottolineare che ad essere sia fine che motore del progetto stesso è proprio l’interazione, indispensabile per motivare e realizzare qualsiasi forma di integrazione. Sarebbe opportuno utilizzare questo spazio per aumentare l’interazione con l’esterno, per esempio, adibendolo a spazio di ritrovo con fine sociale, cosicché possa essere considerato per eventi pubblici da parte degli abitanti del luogo, favorendo quindi il contatto con gli ospiti della struttura. Accessibilità disabili: non ci sono informazioni relative l’accessibilità ai disabili. Dall’analisi delle tavole di progetto si denota l’assenza di una rampa d’accesso al piano terra, unico piano presente. Se ne deduce l’inaccessibilità in primis nel cortile interno comune, che è inoltre l’unico spazio di accesso alle unità abitative. Non è affatto evidente la motivazione per cui si è deciso di omettere le facilitazioni per disabili in un progetto di recente realizzazione come questo, ma si può ipotizzare che dato il numero ristretto di persone ospitabili all’interno della struttura, così come di personale addetto, possa esserne stata esclusa a priori l’accettazione. Utenza: famiglie di rifugiati. Tempi di permanenza: np. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici. L’interazione tra vari gruppi etnici è solitamente positiva, in quanto, favorisce un primo approccio all’integrazione in un paese straniero. Mentre per un individuo o nucleo famigliare, che si ritrova prevalentemente o esclusivamente a contatto con il suo stesso gruppo etnico in un territorio straniero, non sussiste l’esigenza di confrontarsi direttamente con una cultura differente, poiché è sempre possibile isolarsi all’interno del proprio gruppo, favorendo una minore preparazione al confronto e quindi all’integrazione. A LATO Abitazione per la pace: pianta di progetto e render esterno.

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Gestione giuridica ed economica: Fondazione Città della Pace per i Bambini Basilicata, sede legale in Via Vincenzo Verrastro n. 4, Potenza, info@


cityofpeace.it, www.cityofpeace.it. Interamente finanziato da Nicola Benedetto presidente della BBC SrL e Pasquale Natuzzi presidente del gruppo Natuzzi. Osservazioni: L’elemento che mina maggiormente la riuscita del progetto, tale da renderlo quasi un ostacolo per i suoi futuri fruitori, riguarda la posizione della struttura, ad una distanza eccessiva dal centro di Scanzano Jonico in una zona dove sono completamente assenti i servizi di trasporto pubblico, commerciali e sociali. Come già accennato, la vicinanza al centro città o la presenza di collegamenti con essa è condizione necessaria affinché si abbia una buona riuscita dei percorsi individuali di inserimento. Difatti le migliori azioni, che oggi si tentano di intraprendere per ciò che concerne l’accoglienza, mirano all’inserimento socioeconomico dell’ospite attraverso una rete di servizi intorno all’abitazione, permettendo così l’integrazione nel tessuto sociale ed escludendo il rischio di ghettizzazione dei centri e di coloro che li abitano. Fonti: blog.divaniedivani.it www.cityofpeace.it www.mcarchitects.it

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C.A.S. PIZZOLI, VIA DELLA TORRETTA, PIZZOLI, L’AQUILA Tipologia progetto: costruito, ex novo. Centro di accoglienza di secondo livello, tipologia C.A.S. (Centro di Accoglienza Straordinaria). Denominazione: CAS Torretta, Via della Torretta n.31, 67017 PIZZOLI (AQ). Promotore: Cooperativa Sociale Eta Beta, Via Renzo da Ceri n. 195 - 00176 Roma, T +39 06 22180425, info@coopetabeta.it, www.coopetabeta.it. Progettisti: np. Contesto geografico: il centro si trova nel comune di Pizzoli. Il suo territorio fa parte, per metà, del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, presentandosi come il comune più popoloso dell’alto Aterno. La cittadina è formata per lo più da un unico complesso abitativo, circondato per tre quarti dal territorio comunale dell’Aquila, città a cui è congiunto da legami di natura sociale e storica.1 Tipologia insediativa: la struttura si trova in un quartiere prettamente residenziale. La zona risulta priva dei servizi di trasporto pubblico e con una bassa presenza di servizi commerciali nelle immediate vicinanze. La bassa presenza dei principali esercizi di vicinato rende difficili anche le più semplici pratiche di interazione quotidiana, utili ai fini dell’integrazione. Per i fruitori le possibilità di creare una rete di rapporti sociali, necessari per l’indipendenza socioeconomica, si restringono al piccolo centro abitato di Pizzoli, difatti il più vicino centro urbano, l’Aquila, si trova a più di 10 km di distanza ed i trasporti pubblici sono praticamente assenti. Tipologia edilizia: il manufatto si presenta come una tipica costruzione di edilizia residenziale pubblica. La struttura è assimilabile ad un blocco di quattro piani fuori terra, planimetricamente riconducibile ad un rettangolo. Tecnologie impiegate: non si hanno particolari informazioni relative al progetto, tuttavia, è molto probabile siano state utilizzate tecnologie tradizionali in modo da avere dei costi contenuti nella fase di realizzazione dell’immobile e per i successivi interventi di manutenzione.

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Pizzoli vista generale http://www.marruci.it; Ripresa fotografica esterna del Centro di Accoglienza Temporanea (Cas).

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Servizi nelle vicinanze: 800 m ca. esercizi di vicinato, istituto comprensivo; 1 ÷ 1,2 km ca. palazzetto dello sport, parrocchia, stazione di polizia, ufficio postale; 1,5 km ca. comune, parrocchia, supermercati; 10 km ca. San Salvatore/Ospedale Regionale. Tipologia organizzazione spazi abitativi: np.

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https://it.wikipedia.org/wiki/Pizzoli


Posti letto: la struttura è composta da undici appartamenti di cui sette messi a disposizione degli ospiti per un totale di cinquanta posti letto. Dotazione di servizi interni: il primo piano è stato dedicato agli uffici dove opera il personale, tra cui un ufficio polifunzionale, uno dedicato all’assistente sociale, uno per il Segretariato Legale e una stanza adibita a magazzino. Sempre al primo piano sono presenti la sala mensa, una stanza riservata al personale dell’area sanitaria, un’altra per i laboratori didattici e un magazzino del vestiario. Infine, un’altra parte è stata riservata all’area educativa e ludico–ricreativa così suddivisa: la scuola d’italiano, il laboratorio musicale e il laboratorio artistico. All’interno dei box sono stati ricavati una lavanderia, una sala giochi/ricreativa polifunzionale e un locale raccolta rifiuti riciclabili. Nell’altra ala della palazzina i box sono utilizzabili per le auto del personale del centro. E’ presente anche un piccolo giardino interno. Si denota un’alta presenza di servizi comuni all’interno della struttura, in comparazione con le altre strutture prese in esame, dove solitamente è presente una sala/TV come unico spazio di aggregazione. Questo fattore può risultare decisivo al fine di un successo nel percorso di inserimento sociale intrapreso dall’organizzazione. Considerando che sia l’etnia Maliana sia quella Pakistana sono a maggioranza musulmana, risulta una mancanza l’assenza di uno spazio adatto al culto religioso.

Accessibilità disabili: np. Utenza: richiedenti asilo in attesa di protezione internazionale. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo): periodo massimo di sei mesi eventualmente prorogabili. Permanenza media: un anno. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici con differenti status sociali. I rifugiati accolti sono prevalentemente Maliani e Pakistani. Gestione giuridica ed economica: vedi “Promotore”. Osservazioni: Il Centro di Accoglienza Temporanea (Cas) di Pizzoli rappresenta la classe media dei tanti centri presenti in Italia nei piccoli comuni. Questa tipologia di centri di accoglienza non presentano particolari note negative o positive, capaci di peggiorare o migliorare i processi che si attuano verso un inserimento sociale degli ospiti nel tessuto in cui si collocano. Fonti: coopetabeta.it.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO Riprese fotografiche degli spazi comuni interni utilizzati per lo svolgimento di attività utili come il corso di lingua italiana. IN BASSO Alcuni rifugiati all’opera nella cura dell’orto, ricavato dal giardino presente in prossimità della struttura.

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CASA “MARIO PETTOELLO”, GOLOSINE, VERONA Tipologia progetto: costruito, ex novo. Modello di housing sociale, locazione temporanea o di lungo periodo a canone calmierato. Denominazione: CASA “MARIO PETTOELLO”, Via Lazise, 7, Verona. Promotore: Fondazione Cariverona, Fondazione Cassa di Risparmio di Verona Vicenza Belluno e Ancona, Via A Forti, 3A, 37121 Verona, T 045/8057311, segreteria@fondazionecariverona.org, www.fondazionecariverona.org. Progettisti: Arch. Giovanni Castiglioni A.c.M.e. studio (2006), Via Nicola Mazza, 28, 37129 Verona, T 045 8030323, info@acme-studio.it, www. acme-studio.it. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: la struttura sorge nella periferia della città, all’interno di un tessuto molto denso in termini di edificazione residenziale. “Verona sud”, qui si concentrano e si concentreranno nei prossimi anni le maggiori trasformazioni urbanistiche al fine di insediare il polo finanziario e culturale. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona riuscita di integrazione sociale, difatti la struttura si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: edificio di nuova costruzione di quattro piani fuori terra. La struttura viene descritta da Castiglioni nella relazione di progetto come segue: […] gruppo di volumi costituito da due parallelepipedi a base quadrata, allineati sulla via, e uno a base rettangolare, inclinato a seguire l’andamento dell’edificio adiacente. […] Poiché i tre piani, realizzabili in base agli indici di edificabilità previsti dal P.R.G., avrebbero ridotto il nuovo edificio ad essere sovrastato dalle fabbriche circostanti, si sono sollevati da terra i volumi di base poggiandoli su slanciati pilastri e pilotis. In questo modo si è ricavato un luminoso porticato, del quale è stata prevista solo una parziale pavimentazione; l’accesso abbondante della luce, reso possibile dall’altezza inusuale dell’interpiano, consente infatti al prato di estendersi anche al di sotto del fabbricato.1

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa.

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L’edificio si differenzia notevolmente per le sue caratteristiche architettoniche, capace di creare una rigenerazione urbana e sociale nel contesto in cui si colloca. La scelta di interagire con il contesto tramite il medesimo linguaggio, quello riguardante interventi a misura di appartamento, dove in questo caso anche gli immigrati diventano residenti, è motivo di successo nel progetto stesso.

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Ordine degli architetti di Milano, Edilizia sociale in Europa. Premio Ugo Rivolta 2007, Milano, Editrice Abitare Segesta spa, 2008, pp. 142-145.


Tecnologie impiegate: per la facciata sono stati utilizzati dei pannelli di lamiera forata in alluminio grezzo, montati su un telaio in profilati di acciaio secondo uno schema libero. Come viene descritto anche nella relazione di progetto di Castiglioni, l’elemento metallico leggero utilizzato per la facciata è un riferimento passato al carattere industriale e residenziale della zona. Gli esterni sono stati trattati rispettando l’organizzazione volumetrica e la distribuzione interna, i volumi che affacciano sulla via principale sono intonacati in tonalità “Rosso Verona”, quelli retrostanti hanno un semplice rivestimento ad intonaco bianco mentre gli sfondati sono caratterizzati da tre diversi colori i quali ne determinano la divisione dei piani. La tecnologie utilizzata per la facciata permette una maggiore illuminazione all’interno degli appartamenti, frattanto si riserva anche un’efficace protezione dall’esterno. Questa soluzione ha il vantaggio di essere estremamente semplice ed economica, si abbassano i costi di manutenzione e si evitano possibili confronti da parte degli abitanti locali con le abitazioni vicine, si riducono così le probabilità che gli stessi sollevino questioni di natura economica.

IN ALTO Sezioni, piante e prospetti di progetto. IN BASSO In ordine da sinistra verso destra: veduta dalla strada principale; particolare costruttivo dei pannelli di lamiera; scala interna; vista dal corridoio interno.

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Servizi nelle vicinanze: < 100 m esercizi di vicinato, supermercato alimentare, parrocchia; 200 m fermata autobus urbano, teatro, scuola materna; 300 m ufficio postale; 1 km parco, farmacia; 1,5 km stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova; 4 km centro storico, Ospedale Borgo Roma; Ospedale Borgo Trento. La struttura si trova in un’area servita dai mezzi pubblici urbani e con una media offerta di servizi commerciali e sociali. La zona, grazie alla presenza della scuola materna, si offre positivamente verso un’accoglienza dedicata ai nuclei familiari con bambini piccoli. Tipologia organizzazione spazi abitativi: sei nuclei abitativi, ad ogni piano sono presenti due appartamenti comprensivi di un open space, due camere da letto e un bagno. La distribuzione interna è basata su questa articolazione volumetrica: i due corpi quadrati ospitano la zona giorno dei vari appartamenti, mentre la zona notte è ricavata nel volume rettangolare che va ad innestarsi parzialmente negli altri due. Le scale si inseriscono nello spazio lasciato libero al centro della composizione. Il risultato è quindi un prisma sfaccettato generato dalla compenetrazione di tre solidi semplici.2 La dimensione dell’appartamento è considerata la più favorevole per intraprendere buone pratiche volte all’integrazione, difatti come specificato nel manuale operativo SPRAR: “Gli appartamenti si differenziano per una graduale auto-organizzazione dei beneficiari.3 L’intervento degli operatori è esterno e la gestione quotidiana della casa è in gran parte affidata direttamente agli stessi beneficiari.” In questo caso particolare, dove la condizione abitativa è il più delle volte permanente e non temporanea come nei progetti SPRAR, la soluzione dell’appartamento risulta condizione necessaria all’integrazione nel tessuto sociale. Posti letto: considerando la presenza di quattro persone per appartamento, si può stimare approssimativamente la capienza della struttura per un totale di ventiquattro posti letto. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di medie dimensioni (circa 30 persone). Il numero di posti risulta bilanciato rispetto alla densità di popolazione che caratterizza una città come Verona. Dotazione di servizi interni: è presente un unico spazio dedicato alle attività: il porticato, in parte privo della pavimentazione, concede al prato la possibilità di estendersi anche al di sotto del porticato stesso. La scelta di dedicare un unico spazio comune al pian terreno è probabilmente dovuta alla tipologia strutturale utilizzata, ovvero quella degli appartamenti, in cui solitamente viene incentrata la progettazione relativa ai servizi privati. Lo spazio del porticato è inteso come luogo di svago e

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO In ordine da sinistra verso destra: vista del retro dell’edificio; vista del porticato come unico spazio comune; vista della parte laterale dell’edifico dalla strada principlae.

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2 Ordine degli architetti di Milano, Edilizia sociale in Europa. Premio Ugo Rivolta 2007, Milano, Editrice Abitare Segesta spa, 2008, pp. 142-145. 3 Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015.


ritrovo dei figli dei locatori con i bambini del quartiere, interpretando così anche il tema dell’accoglienza dove risulta particolarmente importante la creazione di luoghi di condivisione sociale. Per quanto riguardo il caso studio in esame è da considerare il fatto che non sussiste una condizione di temporaneità per gli ospiti, è comprensibile pertanto l’assenza di ulteriori spazi comuni. Accessibilità disabili: accessibile ai disabili. Utenza: famiglie di lavoratori immigrati. Tempi di permanenza: non ci sono dati riguardanti i tempi di permanenza, tuttavia si deduce dalle politiche di intervento dell’ente gestore che si tratta di un’accoglienza a lungo termine e non temporanea. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici. Benché in questo caso sussiste una concentrazione in un unico condominio di persone con le medesime condizioni sociali, sono da escludere possibili fenomeni di esclusione sociale e di ghettizzazione poiché le ridotte capacità ricettive della struttura permettono una commistione equilibrata con il contesto. Gestione giuridica ed economica: Cooperativa Sociale La Casa per gli Immigrati, sede legale in Via del Pontiere, 3, 37122 Verona, T 045.596382, lacasa@infinito.it, www.lacasapergliimmigrati.it; CESTIM - Centro Studi Immigrazione, sede legale in Via Cavallotti, 10, 37124 Verona, T 045-8011032, info@cestim.it, www.cestim.it. Osservazioni: Questo progetto, grazie alla dimensione con la quale si approccia ovvero la dimensione dell’appartamento, risulta essere un ottimo esempio di architettura dell’accoglienza. I fruitori sono facilitati nel percorso verso l’inserimento sociale, acquisiscono difatti un alto grado di indipendenza, interagendo con le attività quotidiane del quartiere come fare la spesa o avere i rapporti con il vicinato, tutte pratiche utili nella prospettiva dell’integrazione. Fonti: www.acme-studio.it www.vr.archiworld.it www.fondazionecariverona.org www.lacasapergliimmigrati.it Altro: “Come ben sintetizzato dal sociologo Carlo Melegari, direttore del Cestim, si tratta di un vero e proprio “anti-ghetto”, pensato per sfatare il luogo comune, imperante nelle cronache recenti, che vede l’immigrazione come sinonimo di degrado sociale e abitativo.” (estratto dalla relazione di progetto di Giovanni Castiglioni).

IN ALTO Foto atto costitutivo Cooperativa La Casa per gli Immigrati.

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CENTRO ACCOGLIENZA STRAORDINARIA STADERINI, VIA ARISTIDE STADERINI, ROMA Tipologia progetto: edificio riadattato, modello C.A.S. (Centro di Accoglienza Straordinaria). Denominazione: Centro Accoglienza Straordinaria Staderini, Via Aristide Staderini, 9, 00155 Roma (RM). Promotore: np. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana. Tipologia insediativa: la struttura è collocata in una zona periferica est di Roma con un’offerta media di servizi commerciali e sociali. Tipologia edilizia: ex fabbrica di tabacco convertita successivamente in moduli abitativi. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’edificio esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. Servizi nelle vicinanze: bar, supermercati, fermata autobus, commissariato di polizia. Tipologia organizzazione spazi abitativi: le camere da letto sono distribuite su due livelli, tutte con bagno privato. Molti bagni presentano muffa alle pareti, a causa della condensa, infatti, molti bagni si trovano al secondo livello delle stanze. Al primo piano sono stati disposti gli uomini soli ed i nuclei familiari. Posti letto: la struttura ha una capienza totale di 400 posti letto circa. La struttura supera consistentemente le dimensioni di un centro collettivo di grandi dimensioni (oltre le 30 persone). Numero così elevati sono, probabilmente, dovuto alla tipologia di accoglienza dei centri di accoglienza straordinario (CAS), diversa dalla rete SPRAR, in quanto devono predisporre un numero maggiore di posti, condizionati dalle richieste della prefettura. IN ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Dotazione di servizi interni: i servizi principali come la reception, gli uffici e la guardiania sono collocati in prossimità dell’ingresso al piano terra. Sempre al piano terreno si trovano i principali spazi dedicati alle attività del centro, riportati qui di seguito: sportello di segretariato sociale; sportel-


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All Services comuni. Car S.r.l. lo legale; ambulatorio medico e infermeria; scuola di italiano; ludoteca; spazio fitness; spazio preghiera; mensa; magazzino; servizi igienici I servizi in comune risultano sufficienti in relazione al numero di persone ospitate nella struttura, tuttavia, l’assenza di una stanzaBINGOLAND per i colloqui Traffic Live Club individuali risulta un servizio mancante all’interno del centro. Punto 9 Punto 10 Accessibilità disabili: non ci sono informazioni a riguardo, tuttavia data la presenza tra gli utenti di persone con disabilità, si conviene che la strutAlimentari Family Buy tura ha l’accessibile ai disabili. Compro Oro

Utenza: richiedenti asilo, rifugiati e diniegati tra cui: uomini soli; nuclei familiari; donne sole; persone con disabilità e vulnerabilità; minori stranieri non accompagnati (MSNA). Tempi di permanenza: Accoglienza temporanea su progetto (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: un anno. Criteri sociali: commistione di provenienza etnica, sesso, età (minori e adulti), differenti stati giuridici. La commistione di una vasta tipologia di utenza risulta negativa quando si trattano fasce più deboli come minori o disabili, i quali necessitano di luoghi dedicati e di un percorso individuale verso l’inserimento più attento da parte dell’ente gestore. Gestione giuridica ed economica: il centro è una grande struttura di proprietà privata gestita dalla cooperativa sociale religiosa Domus Caritatis. Osservazioni: la promiscuità del centro complica la gestione delle varie e diverse esigenze mettendo a rischio anche una serena convivenza. Molte delle difficoltà sono relative ai grandi numeri e all’eterogenea composizione dell’utenza. Fonti: Il mondo di dentro. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma, redatto da Lunaria

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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CENTRO DI ACCOGLIENZA FEMMINILE “SARACASA”, BERGAMO Tipologia progetto: edificio riadattato,W tipologia C.A.S. (Centro di Accoglienza Straordinaria). Denominazione: Centro di Accoglienza Femminile “Saracasa”, Casa Padre Aldo,Via Armida Barelli, 22, Bergamo, BG. Promotore: Caritas Diocesana Bergamasca (Associazione Diakonìa Onlus), Via del Conventino, 8, 24125 Bergamo, T +39 035 4598400, caritas@ caritasbergamo.it, www.caritasbergamo.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona periferica di Bergamo, nel quartiere di Monterosso. Tipologia insediativa: la struttura si trova in un’area residenziale servita da mezzi di trasporto pubblici extraurbani, caratterizzata da una bassa offerta di servizi commerciali e sociali. La zona si mantiene ad una discreta distanza dal centro urbano di Bergamo, la presenza dei servizi utili sociali e commerciali di base è sufficiente rispetto al numero di persone ospitate. Tipologia edilizia: recupero di un ex orfanotrofio della seconda metà del Novecento. La struttura vede negli anni diversi lavori di rifacimento, nel 2012 viene avviato un progetto di cohousing per nuclei famigliari dove vengono accolte donne e minori, un anno più tardi nel 2013 si assiste ad una massiccia ristrutturazione dei locali interni adibiti all’accoglienza.

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa.

I dati disponibili sono insufficienti al fine di una completa anamnesi strutturale, tuttavia data la sua prima funzione, ovvero quella di orfanotrofio,

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si conviene che la struttura è per sua natura predisposta all’accoglienza. D’altra parte, dato il carattere storico della villa, è lampante l’impossibilità di intervenire sulla struttura principale con opere di ristrutturazioni di grande portata. Tecnologie impiegate: nell’ultima ristrutturazione si è provveduto al rifacimento del tetto con l’uso di tecnologie tradizionali, l’installazione di pannelli solari ed altre opere di finitura. Dato l’ultimo importante intervento di ristrutturazione sarebbe stata da preferire una progettazione maggiormente attenta all’utilizzo combinato di fonti rinnovabili, dando così un valore aggiunto all’edificio. Servizi nelle vicinanze: 100 m parrocchia; 200 m fermata autobus extraurbano, supermercato alimentare, asilo nido, bar; < 500 m campo di calcio comunale, parco, ufficio postale, farmacia; 800 m Ospedale Centro Don Orione Bergamo. Data la bassa offerta di trasporti pubblici extraurbani nelle vicinanze, la zona non rispetta i requisiti insediativi necessari affinché la struttura risulti in grado di supportare una rete di legami con i servizi adiacenti, questa mancanza rende difficile l’autonomia e il rientro nella società per le donne ospitate. Tipologia organizzazione spazi abitativi: gli alloggi dati alle famiglie sono indipendenti. La presenza di appartamenti divisi per famiglie favorisce il percorso verso l’autosufficienza, gli ospiti iniziano a gestire l’abitazione in modo indipendente riuscendo così a creare un legame di familiarità attraverso il nuovo spazio vissuto. Posti letto: all’interno della centro sono ospitati sette nuclei familiari per un totale di venti ospiti. Le ridotte capacità ricettive dei centri di accoglienza solitamente ne agevolano la gestione, gli ospiti vengono seguiti più attentamente con percorsi individuali volti all’inserimento nel tessuto sociale. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di medie dimensioni (circa 30 persone). Il numero di posti risulta bilanciato rispetto alla densità di popolazione che caratterizza la città di Bergamo. 25 Minori

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Donne

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10 IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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A LATO Grafico delle persone accolte, dati provenienti dal documento “Bilancio So-

ciale 2014”. Anno 2014

Anno 2013

Anno 2012

Anno 2011

Anno 2010

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Dotazione di servizi interni: l’unico dato disponibile è relativo all’ultima ristrutturazione, dalla quale si è ricavata una capiente sala multimediale capace di accogliere fino a cinquanta persone per formazioni, incontri e convegni. Valore aggiunto è la capacità di poter usufruire di uno spazio comune con una capienza importante, si aprono diverse opportunità di organizzare attività che coinvolgano gli ospiti della struttura creando occasioni di crescita personale e collettiva. Accessibilità disabili: np. Utenza: donne italiane e/o immigrate, sole o con figli minori, che si trovano in situazione di difficoltà. In questo caso l’accoglienza viene riservata ad un’utenza di sesso femminili e minori, questa limitazione risulta positiva quando vengono trattate le fasce più vulnerabili dove si reputa necessaria una particolare attenzione da parte dell’ente gestore. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea su progetto individuale. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici, differenti stati sociali e di età. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale. Gestione giuridica ed economica: il Centro di Accoglienza Femminile “Saracasa” è un Servizio Segno1 promosso dalla Caritas Diocesana Bergamasca/Associazione Diakonìa Onlus, per i contatti vedi “Promotore”. Osservazioni: L’ente gestore del centro non sembra dare particolari attenzioni ad eventi che possano riunire le ospiti con la comunità locale. Come succede troppo spesso, il Centro di Accoglienza Temporanea rimane così una realtà isolata, per le donne ospitate e per i cittadini. La struttura si isola dal contesto in cui è collocata, rendendo difficili i rapporti di interazione con l’esterno. Fonti: www.caritasbergamo.it http://www.ats-bg.it/upload/asl_bergamo/gestionedocumentale/Saracasa_784_4443.pdf http://www.caritasbergamo.it/storico/uploads/documenti/bilancio_sociale/2014/APU_centro_di_accoglienza_femminile_saracasa.php http://www.santalessandro.org/2014/04/le-donne-saracasa/

IN ALTO Le donne di Saracasa.

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http://www.caritasbergamo.it/storico/uploads/documenti/bilancio_sociale/2014/APU_servizi_segno.php


Altro: Si riporta un estratto del documento “Bilancio Sociale 2014” relativo alle politiche future che la Caritas Diocesana Bergamasca (Associazione Diakonìa) intende perseguire: Questioni aperte Per le donne straniere sole o con figli si è rilevato che, la possibilità di riunirsi con i propri connazionali, rafforzando un’appartenenza culturale specifica e propria del paese d’origine, sembra dare alle famiglie più risorse, sostegno, condivisione e speranza rispetto a quelle che sembrano, apparentemente meglio integrate in Italia: queste sono più sole, probabilmente perché hanno sviluppato un’appartenenza alla nostra cultura più carica di ambivalenze e motivata da rotture di relazioni significative con la propria cultura d’origine. L’instaurarsi di questa dinamica non permette a queste famiglie di usufruire né di una reale integrazione, né di un’appartenenza che potrebbero essere di sostegno.

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CENTRO DI VIA GAGLIARDO, FONDAZIONE AUXILIUM Tipologia progetto: edificio riadattato; centro collettivo a modello del Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Denominazione: Centro di Via Gagliardo, Fondazione Auxilium, Via Lazzaro Gagliardo 2, 16126 Genova. Promotore: Fondazione Auxilium, Via Bozzano 12, Genova, Tel. 010-5299528, segreteria@fondazioneauxilium.it, www.fondazioneauxilium.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: il centro di accoglienza è collocato in località Fassolo, non lontano dal Matitone presso il quartiere direzionale di San Benigno, quartiere caratterizzato da un tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti il centro si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: la struttura si trova in un complesso facente parte di un ex convento di suore. Acquisito dalla Fondazione Auxilium, inizialmente è stato predisposto all’accoglienza di migranti con piccoli interventi di ristrutturazione. Dall’anno 2000 è attivo come modello del Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), il primo nella storia del Comune di Genova; successivamente nel 2005/2006 verrà realizzato il primo

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa. A LATO Alcune riprese fotografiche dalla strada di accesso principale. Photo Credit © Ali Jassmin

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vero progetto di ristrutturazione, grazie al quale la struttura sarà in grado di adeguarsi alle normative di sicurezza in vigore. Si tratta di una struttura addossata alla collina retrostante, di quattro piani fuori terra. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. La Fondazione Auxilium è solita operare con interventi di ristrutturazione attraverso l’utilizzo di tecnologie tradizionali, probabilmente per limitarne i costi. Servizi nelle vicinanze: 100 m ca. esercizi di vicinato, farmacia, fermata autobus urbano, supermercato alimentare, scuola materna; 200 m ca. chiesa cattolica, fermata metropolitana Dinegro, parco; 550 m ca. chiesa evangelica, istituto buddista, moschea, stazione dei carabinieri; 1 ÷ 2 km ca. stazione ferroviaria Genova Piazza Principe, Stazioni Marittime, Ospedale di Villa Scassi. La struttura vanta la vicinanza di luoghi di culto di diverse religioni, questo facilita l’accoglienza di gruppi etnici differenti, inoltre, la posizione è ben servita dai mezzi di trasporto pubblici e con un’alta presenza di esercizi commerciali. In questo caso è presente un servizio di pasti veicolati, fattore che risulta negativo sotto differenti aspetti, difatti, vengono sottratte varie possibilità di relazioni per gli ospiti: relazioni interne, tramite la preparazione di piatti con gli altri ospiti, in un luogo di condivisione; relazioni esterne, attraverso le molteplici opportunità di integrazioni che si creano dietro il semplice atto di “fare la spesa”. Basti pensare a tutte le pratiche necessarie, come chiedere informazioni relative ai prezzi oppure imparare a conoscere i vari esercizi di vicinato, e quali tra loro hanno i prodotti migliori a prezzi competitivi: si interagisce con la lingua locale e con gli abitanti del quartiere, imparando a conoscersi meglio, per un’integrazione composta da legami formatisi nel tempo. Tipologia organizzazione spazi abitativi: le camere degli ospiti sono state collocate dal secondo al quarto piano insieme ad alcuni spazi comuni, mentre al pian terreno ed al primo piano sono presenti uffici ed altri servizi, i quali vengono dettagliatamente descritti nelle voci “Dotazione di servizi interni” e “Accessibilità disabili”. Salendo dalla scala antincendio esterna si arriva al secondo piano, dove sono presenti cinque camere, con una capienza che va da due fino ad un massimo di quattro posti letto per stanza, una stanza che funge da presidio custode, una zona per il pranzo ed una saletta usata come sala studio, ricavata dalla cappella dell’ex convento. Al terzo piano sono presenti due camere doppie, due camere triple ed un soppalco, attualmente in stato di inutilizzo. Il quarto ed ultimo piano è composto da due stanze singole, una camera doppia, una camera tripla ed un locale adibito a deposito magazzino. Purtroppo oltre agli spazi esigui di cui si dispone, anche il soppalco non viene utilizzato, probabilmente perché non rispetta le normative vigenti, tuttavia, la disposizione delle camere risulta ragionata, considerando le dimensioni, le stanze con maggiore capienza sono ai piani inferiori, viceversa, quelle meno capienti ai piani superiori.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO Riprese fotografiche, in ordine da sinistra: camera da letto tripla; camera per il custode notturno; stanza a d uso ricreativo. Photo Credit © Ali Jassmin

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Posti letto: sono presenti 13 camere per un totale di 35 posti letto circa. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di grandi dimensioni (oltre le 30 persone).1 Dotazione di servizi interni: al primo piano della struttura si articolano i principali servizi interni, sono presenti: salone polifunzionale, il quale negli anni è stato utilizzato per diverse funzioni (scuola, sala mensa, soggiorno, sala tv, sala gioco, sala corsi di italiano); locale dedicato allo sportello di accoglienza che da accesso ad un servizio specifico doccia, il quale funziona indipendentemente dall’accoglienza SPRAR; zona uffici relativamente chiusa agli ospiti; saletta per colloqui individuali. Un aspetto positivo, relativo alla struttura in analisi, risulta essere la presenza della saletta dedicata ai colloqui, la quale solitamente manca oppure è inadeguata nelle strutture per l’accoglienza: ricavata da spazi troppo piccoli necessita di un luogo accogliente di medie dimensioni affinché sia l’operatore sociale sia l’ospite abbiano lo spazio necessario; l’esigenza è quella di creare una condizione che permetta la relazione con l’ospite ma nel medesimo tempo garantisca una certa distanza, individuabile, secondo la classificazione delle quattro “zone” interpersonali definita da Edward

A LATO Alcune riprese fotografiche degli interni, in ordine: ufficio per gli operatori; reception; parcheggio bici; palestra; aula per i corsi di Italiano; spazio esterno di collegamento con un secondo centro. Photo Credit © Ali Jassmin

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T. Hall, tra la distanza personale e quella sociale.2 1 Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015. 2 https://it.wikipedia.org/wiki/Prossemica


Accessibilità disabili: l’accesso diretto alla struttura avviene dalla strada principale di via Gagliardo, facilitando così l’accessibilità ai disabili al piano terra, composto da: un atrio, una camera da letto, precedentemente con funzione di infermeria ed i servizi igienici. Certamente una struttura interamente accessibile risulta più conforme all’accoglienza, infatti, per gli ospiti con disabilità, sarà difficile creare dei legami con la comunità interna la struttura se, come in questo caso, l’accesso è solo parziale. Utenza: adulti richiedenti asilo e rifugiati, vittime di tratta e di grave sfruttamento, titolari di permessi per motivi umanitari o di protezione sussidiaria. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: da otto mesi fino a due anni. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici. L’interazione tra vari gruppi etnici è solitamente positiva, in quanto, favorisce un primo approccio all’integrazione in un paese straniero. Mentre per un individuo o nucleo famigliare, che si ritrova prevalentemente o esclusivamente a contatto con il suo stesso gruppo etnico in un territorio straniero, non sussiste l’esigenza di confrontarsi direttamente con una cultura differente, poiché è sempre possibile isolarsi all’interno del proprio gruppo, favorendo una minore preparazione al confronto e quindi all’integrazione. Gestione giuridica ed economica: la Fondazione Auxilium è sempre più orientata nel ridurre i posti dei centri collettivi, comunque previsti dal manuale del Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), e nel favorire l’accoglienza in appartamenti. Per informazioni relative alla Fondazione Auxilium vedi “Promotore”. Osservazioni: Dal punto di vista strutturale e architettonico, dato il taglio antico dell’edificio, la struttura avrebbe bisogno di interventi più radicali, la distribuzione dei servizi risulta confusionaria, difatti, è una delle strutture più storiche a Genova per l’accoglienza dei rifugiati ed è stata oggetto di piccoli interventi nel corso degli anni, forse, avrebbe bisogno di un intervento più radicato e armonico sull’edificio. Inoltre la struttura ha dei problemi igienici: le stanze risultano difficile da mantenere pulite, fattore in parte dovuto all’organizzazione spaziale interna dei locali. Fonti: www.fondazioneauxilium.it Fonti orali: Danilo Parodi, Direzione Politiche Sociali del Comune di Genova Paolo Bucalo, architetto della Fondazione Auxilium

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CENTRO DI VIA PADRE SEMERIA, GENOVA Tipologia progetto: edificio riadattato, modello Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Denominazione: Centro di via Padre Semeria, Fondazione Auxilium, via Padre Giovanni Semeria, 54, 14149 Genova. Promotore: Fondazione Auxilium, Via Bozzano 12, Genova, Tel. 010-5299528, segreteria@fondazioneauxilium.it, www.fondazioneauxilium.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: il centro di accoglienza è collocato nel quartiere di San Martino, non lontano dal principale ospedale del territorio genovese, l’Ospedale San Martino, e dalle principali università di settori scientifici dell’Università di Genova. Quartiere caratterizzato da un tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti il centro si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie e studenti universitari, dove possono nascere molteplici occasioni di crescita, attraverso le interazioni con gli abitanti, in modo da favorire l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: la struttura, ex convento composto da tre corpi, ha subito un intervento di ristrutturazione intorno agli anni 2000. Il centro si presenta strutturato da quattro livelli ed un seminterrato, riconvertito per l’accoglienza della rete Madre/Bambino. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. La Fondazione Auxilium è solita operare con interventi di ristrutturazione attraverso l’utilizzo di tecnologie tradizionali, probabilmente per limitare i costi di ristrutturazione e quelli successivi di manutenzione. Servizi nelle vicinanze: < 100 m parrocchia, università di settori scientifici dell’Università di Genova; 200 ÷ 500 m ca. Cus Genova, esercizi di vicinato, farmacia, fermata autobus urbano, Ospedale San Martino, Palacus palazzetto dello sport, supermercati alimentari. La struttura si trova in un’area ben servita dai mezzi pubblici e con una media offerta di servizi commerciali. La presenza di supermercati alimentari in concomitanza con l’uso indipendente della cucina da parte dei rifugiati, può favorire la preparazione dei piatti tradizionali come percorso verso l’autoaffermazione. La zona si offre positivamente verso un’accoglienza dedicata ai giovani studenti rifugiati che da poco hanno perso lo status di minori. IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Livello senza titolo Via Padre Giovanni Semeria, 54

Tipologia organizzazione spazi abitativi: si accede da via Padre Semeria al pian terreno, dove sono presenti dieci posti letto SPRAR, divisi in sei Parrocchia Gesù Adolescente Barnabiti camere singole e doppie. Il primo piano è riservato a due centri per malati di AIDS, mentre il secondo riserva due alloggi a persone Padri senza dimora. Dipartimento di Matematica

Posti letto: la struttura ospita al pian terreno, piano riservato all’accoglienza SPRAR, dieci persone in totale. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di piccole dimensioni (circa 15 persone).1

Ospedale San Martino Pronto Soccorso Stadio Carlini Carrefour Express Supermercato

Dotazione di servizi interni: al pian terreno, oltre le stanze da letto, sono presenti: corridoio; cucina ad uso comune dove gli ospiti preparano i Basko - Supermercato Genova San Martino pasti; sala da pranzo/soggiorno; due piccoli locali magazzino; servizi igienici tra cui uno in comune con antibagno e tre docce, un servizio igienico con l’accessibilità ai disabili ed una toilette privata riservata agli operatori sociali che operano all’interno del centro; piccolo spazio con due lavatrici; Giardini Carlo Alberto Dalla Chiesa saletta per l’operatore sociale. Cus Genova I servizi in comune risultano sufficienti in relazione al modesto numero di persone ospitate nella struttura, tuttavia, l’assenza di una stanza per Coop Open Games - Video Point colloqui individuali risulta un servizio mancante all’interno del centro. Le Spose di Carol Delpino Farmacia San Raffaele

Accessibilità disabili: edificio con visitabilità condizionata.

Fermata dell'autobus bus

Palacus - Palazetto dello Sport

Utenza: uomini adulti richiedenti asilo e rifugiati, titolari di permessi per motivi umanitari o di protezione sussidiaria. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: da sei mesi fino a due anni. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici con differente status sociale. L’interazione tra vari gruppi etnici è solitamente positiva, in quanto, favorisce un primo approccio all’integrazione in un paese straniero. Mentre per un individuo o nucleo famigliare, che si ritrova prevalentemente o esclusivamente a contatto con il suo stesso gruppo etnico in un territorio straniero, non sussiste l’esigenza di confrontarsi direttamente con una cultura differente, poiché è sempre possibile isolarsi all’interno del proprio gruppo, favorendo una minore preparazione al confronto e quindi all’integrazione. Gestione giuridica ed economica: la Fondazione Auxilium è sempre più orientata nel ridurre i posti dei centri collettivi, comunque previsti dal manuale del Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), e nel favorire le sistemazioni in appartamenti. Per informazioni relative alla Fondazione Auxilium vedi “Promotore”. Osservazioni:Fonti: www.fondazioneauxilium.it Fonti orali: Danilo Parodi, Direzione Politiche Sociali del Comune di Genova; Paolo Bucalo, architetto della Fondazione Auxilium; Federica Canella, responsabile del centro di via Gagliardo gestito dalla Fondazione Auxilium. 1 Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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CENTRO DI VICO UNTORIA, GENOVA Tipologia progetto: edificio riadattato, modello Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Denominazione: Centro di vico Untoria, Vico di Untoria, 16124 Genova. Promotore: Fondazione Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, Via D. Chiossone, 10 – 16123 Genova, Tel. +39 010 5338.1, segreteria@fondazionecarige.it, autofecondazione; Fondazione Auxilium, Via Bozzano 12, Genova, Tel. 010-5299528, segreteria@fondazioneauxilium.it, www. fondazioneauxilium.it; Caritas Diocesana, Via Canneto il Lungo 21/1A, 16123 Genova, tel 010 2477015/18, segreteria@caritasgenova.it, http:// www.caritasgenova.it. Progettisti: la parte finale del progetto è stata seguita dall’architetto della Fondazione Auxilium, l’arch. Paolo Bucalo. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: il centro di accoglienza è collocato nel quartiere del centro storico, caratterizzato da un tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale. La zona in questione ha una concentrazione, forse eccessiva, di strutture per l’accoglienza di rifugiati, il rischio è che si crei un rapporto disequilibrato tra il numero di rifugiati e gli abitanti locali. I primi si trovano in un contesto confusionario dove la presenza degli abitanti locali è debole: diminuiscono le occasioni di creare relazioni di vicinato coi residenti utili ai fini dell’integrazione sociale; i secondi percepiscono un cambiamento poco graduale di privazione degli spazi e non di condivisione, aumentano così i fenomeni di ghettizzazione e “segregazione spaziale”. Tipologia edilizia: la struttura si presenta con sette piani fuori terra con accesso diretto da Vico di Untoria. Tecnologie impiegate: al piano terra è presenta una centrale termica tradizionale, composta da una calderina che provvede al riscaldamento dell’acqua calda sanitaria e ai piani di cottura. Considerando che gli ultimi lavori di ristrutturazione risultano essere recenti, si sarebbe potuto optare per un sistema di riscaldamento più innovativo.

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Servizi nelle vicinanze: 100 m ca. asilo nido, biblioteca universitaria, chiesa cattolica, esercizi di vicinato, farmacia; 200 m ca. fermata autobus urbano, fermata metropolitana Darsena, moschea, stazione dei carabinieri, supermercato alimentare; 800 m ca. stazione ferroviaria Genova Piazza Principe; 3 km ca. Ente Ospedaliero Ospedali Galliera. La struttura si trova in un’area ben servita dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi commerciali e sociali. La zona, con la sua alta presenza di università, si offre positivamente verso un’accoglienza dedicata ai giovani studenti rifugiati che da poco hanno perso lo status di minori.


‫​ﻣﺴﺠﺪ ﺧﺎﻟﺪ ﺑﻦ اﻟﻮﻟﯿﺪ‬ Congregazione Dell'Oratorio San Filippo Neri Chiesa di San Filippo Neri Farmacia Regia Tipologia organizzazione spazi abitativi: la struttura, con ingresso diretto da vico di Untoria, è stata progettata con una serie appartamenti adatti a Farmacia Montini nuclei familiari da quattro persone. La disposizione interna degli alloggi si ripete con le medesime caratteristiche fino al settimo piano, ad eccezione Università degli Studi di di qualche modesta variazione. Per ogni alloggio sono presenti due camere da letto, oltre al soggiorno e la cucina, di cui una camera singola ed Genova - Dipartimento di Lingue e Culture Moderne una tripla; il sesto piano è l’unico che si differenzia per utenza ed organizzazione spaziale, infatti, oltre a non far parte del modello SPRAR, è rivolto all’accoglienza di donne, per un totale di cinque posti letto. Centro Servizi Bibliotecari di Lingue e Letterature Straniere. Gli appartamenti hanno il vantaggio di essere nella stessa struttura, l’organizzazione, da parte dell’ente gestore, risulta facilitata rispetto ad un’acSezione Anglistica Americanistica dell'Università coglienza in abitazioni collocate casualmente nel territorio. Una struttura di questo genere ha un doppio vantaggio: è gestibile come un classico degli Studi di Genova centro di accoglienza, senza la necessità di un alto numero di operatori sociali e, contemporaneamente, grazie al modello dell’appartamento, gli bus ospiti risultano in gran parte autosufficienti. Pandemonio Abbigliamento donna Coccinella Dedè

Posti letto: la struttura ha una capienza massima di ventinove posti letto: venticinque posti facenti parte della rete SPRAR.

Scuola Comunale - Asilo Nido Lomellini Mini Hotel b&b la sosta della Viandante

Hotel Helvetia Dotazione di servizi interni: per ogni appartamento è presente un soggiorno ed un angolo cottura privati. Al piano terra compare, oltre al vano scala, un locale adibito a magazzino. BEST WESTERN Hotel Porto Antico La scelta di non dedicare alcuno spazio comune, oltre quelli presenti nelle singole unità abitative, è probabilmente dovuta alla tipologia strutturale utilizzata, ovvero quella degli appartamenti, in cui solitamente viene incentrata la progettazione relativa ai servizi privati. Comando Stazione Carabinieri Genova Maddalena San Marcellino

Accessibilità disabili: l’ultima ristrutturazione ha consentito l’adeguamento della struttura per l’accessibilità ai disabili.

Darsena/Metro

Utenza: nuclei familiari con bambini, tra cui una famiglia di origine Siriana e donne singole o madri vittime di tratta e sfruttamento. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea, condizionata dall’attesa del responso della richiesta di asilo e dai progetti individuali intrapresi. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici. L’interazione tra vari gruppi etnici è solitamente positiva, in quanto, favorisce un primo approccio all’integrazione in un paese straniero. Mentre per un individuo o nucleo famigliare, che si ritrova prevalentemente o esclusivamente a contatto con il suo stesso gruppo etnico in un territorio straniero, non sussiste l’esigenza di confrontarsi direttamente con una cultura differente, poiché è sempre possibile isolarsi all’interno del proprio gruppo, favorendo una minore preparazione al confronto e quindi all’integrazione. Gestione giuridica ed economica: vedi “Promotore” Osservazioni: Il recupero e della valorizzazione dell’immobile ha portato ad una riqualificazione urbanistica del territorio. Fonti: Danilo Parodi, Direzione Politiche Sociali del Comune di Genova; Paolo Bucalo, architetto della Fondazione Auxilium. www.fondazioneauxilium.it

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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CENTRO MIGRANTI MOLINI DI TRIORA (IM), COOPERATIVA IL FAGGIO Tipologia progetto: edificio riadattato, accoglienza abitativa notturna e diurna. Denominazione: Centro migranti Molini di Triora, Via Nuova, 46, Molini di Triora, Imperia. Promotore: Il Faggio Cooperativa Sociale Onlus, Piazza Mameli, 6/10, 17100 Savona, T 019.801664/5, info@ilfaggiocoop.it, www.ilfaggiocoop.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona rurale in piccolo comune di circa 600 abitanti. Tipologia insediativa: dato il carattere rurale del luogo, non ci sono servizi commerciali e sociali. La struttura si trova in un’area inadeguata per l’accoglienza di rifugiati, difatti una zona lontana dal centro urbano come in questo caso, con una scarsa frequenza di servizi di trasporto pubblico, risulta non solo difficile da gestire per gli operatori sociali ma rende più complicato il processo di integrazione per gli ospiti stessi. Per gli ospiti della struttura, permarrà una situazione di marginalità spaziale e sociale: i rifugiati si trovano esclusi dal mercato del lavoro, con conseguente impoverimento della propria vita culturale e sociale. La posizione di vicinanza rispetto al centro urbano o in una zona ben servita dai mezzi pubblici, è uno dei fattori inderogabile per il modello del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).1

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa. A LATO Ripresa fotografica del centro dalla strada di ingresso principale. Photo Credit © Salih Ali.

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1 Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015.


Tipologia edilizia: edificio riadattato con il recupero e la ristrutturazione di un ex caserma militare. Planimetricamente è assimilabile ad un rettangolo. In passato l’immobile aveva ospitato raduni di scout e di associazioni cattoliche.

Tecnologie impiegate: l’ente gestore è solito per l’impiego di strutture già predisposte all’accoglienza, pertanto non si hanno particolari informazioni sulle tecnologie utilizzate nelle ristrutturazioni antecedenti la presa in carico da parte della cooperativa della struttura stessa, tuttavia si può dedurre che siano state predilette tecnologie tradizionali e a basso costo. Servizi nelle vicinanze: comune, ufficio postale, alimentari, chiesa, campo da calcio, il centro dista circa 23 Km dalla stazione di Taggia-Arma la fermata ferroviaria più vicina sulla linea Genova-Ventimiglia. La mancanza dei principali esercizi di vicinato rende difficili anche le più semplici pratiche di interazione quotidiana, utili ai fini dell’integrazione. Accompagnato dal fatto che il più vicino centro urbano si trova a 20 km circa di distanza, i trasporti pubblici sono insufficienti, diventa difficile immaginare l’acquisizione di una condizione di indipendenza socio economica alla fine del periodo di permanenza nel centro. Inoltre un ambiente come questo amplifica i processi di ghettizzazione ed esclusione sociale, fenomeno a cui dovrebbe essere fatta sempre particolare attenzione quando si tratta una marcata omogeneità sociale o etnica. Tipologia organizzazione spazi abitativi: gli spazi abitativi sono suddivisi in stanze da letto che possono essere singole oppure doppie. Le camere sono collocate principalmente al secondo piano mentre i servizi comuni sono disposti al piano terra. La divisione spaziale interna, dello spazio pubblico da quello privato delle camere da letto, risulta eccessivamente netta, pertanto l’immobile si presta all’accoglienza di una sola tipologia di utenza per volta, con conseguente staticità funzionale dell’utilizzo degli spazi interni.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO Ripresa fotografica del centro dalla strada di ingresso principale. Photo Credit © Salih Ali.

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Posti letto: la struttura ha una capienza massima di circa trenta posti letto. Le ridotte capacità ricettive dei centri di accoglienza solitamente ne agevolano la gestione, gli ospiti vengono seguiti più attentamente con percorsi individuali volti all’inserimento nel tessuto sociale. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di medie dimensioni (circa 30 persone), tuttavia in questo caso il numero di posti risulta sbilanciato rispetto alla densità di popolazione che caratterizza il piccolo comune in cui è collocata, si può affermare che in relazione al contesto la capienza della struttura risulta avere un numero eccessivo di posti letto, il rischio è di accentuare alcuni fenomeni di “segregazione spaziale”. Come viene specificato nella sezione “Fondamenti del piano” nel Piano nazionale di ripartizione Richiedenti Asilo e Rifugiati del 2017 relativo al modello SPRAR, a tutela dei comuni, la ripartizione per comuni fino a 2000 abitanti vede assegnati un numero fisso e limitato pari a 6 posti2, tuttavia nel caso soggetto ad analisi, la ripartizione stabilita viene superata del 400%, ottenendo come conseguenza i fenomeni sopra citati. Dotazione di servizi interni: nella struttura è presente un ampio spazio giorno al piano terra il quale include una mensa, una sala TV, i servizi igienici comuni, una stanza per il corso di lingua, una camera da letto riservata all’operatore notturno, un magazzino ed infine una stanza stenditoio. I servizi presenti all’interno della struttura risultano sufficienti per il numero di ospiti, d’altronde, sono utilizzati esclusivamente per attività interne la struttura, limitando così le interazione con i cittadini locali, i quali rimangono esclusi dalle attività della struttura.

Accessibilità disabili: la struttura non è accessibile ai disabili. Questo limite è probabilmente dovuto al carattere obsoleto della struttura, inoltre le opere di ristrutturazione attuate dall’ente gestore sono state minime, insufficienti per poter abbattere le barriere architettoniche presenti nella struttura. Utenza: richiedenti asilo di sesso maschile in attesa di protezione internazionale. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: da 8 fino a 24 mesi. A LATO Ospiti del centro durante un evento ricreativo organizzato dalla cooperativa “Il Faggio”. Photo Credit © Salih Ali.

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Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici, gli utenti sono in prevalenza senegalesi e gambiani. Gli ospiti partecipano alla gestione del centro occupandosi delle pulizie e della preparazione dei pasti, vengono coinvolti nello svolgimento di lavori a favore del territorio e della comunità 2

http://www.sprar.it/wp-content/uploads/2017/02/SPRAR-piano-2017-02-WEBINAR.pdf


locale, come la pulizia delle strade, dei torrenti, la raccolta dei rifiuti porta a porta e altre occupazioni di interesse per la collettività, attività volontarie e gratuite coordinate da un referente del comune. Questo genere di attività crea un processo inversamente proporzionale: le occasioni di interazione e scambio sociale si moltiplicano mentre si riducono in modo considerevole i fenomeni di marginalità ed esclusione sociale. Gestione giuridica ed economica: struttura privata gestita da Il Faggio Cooperativa Sociale Onlus vedi “Promotore”. L’ente si occupa di altre strutture rivolte all’accoglienza di ospiti richiedenti protezione internazionale ma anche di accoglienza rivolta ad altre fasce più deboli di utenti come disabili, anziani, persone con disturbi mentali e minori. Osservazioni: Il campo da calcio rappresenta l’unico luogo presente di aggregazione tra i cittadini locali e gli ospiti del centro. La distanza dai centri urbani e gli scarsi servizi offerti dal sistema di trasporto pubblico impediscono, a coloro che trovano lavoro, di continuare ad usufruire del supporto della struttura in quanto è obbligatorio il rientro serale. Non è presente uno spazio dedicato alla preghiera per gli ospiti, i quali sono a maggioranza di fede musulmana. Fonti: Fonte orale: Salih Ali, mediatore culturale presso la cooperativa.

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CENTRO MIGRANTI MONTALTO LIGURE (IM), COOPERATIVA IL FAGGIO Tipologia progetto: edificio riadattato, accoglienza abitativa notturna e diurna. Denominazione: Centro migranti Montalto Ligure, vicolo Belloni, 4, Montalto Ligure, Imperia. Promotore: Il Faggio Cooperativa Sociale Onlus, Piazza Mameli, 6/10, 17100 Savona, T 019.801664/5, info@ilfaggiocoop.it, www.ilfaggiocoop.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona rurale in piccolo comune di circa 400 abitanti. Tipologia insediativa: l’abitazione si trova nel centro storico montaltese. Dato il carattere rurale del luogo sono praticamente assenti i servizi commerciali e di aggregazione. La struttura si trova in un’area inadeguata per l’accoglienza di rifugiati, difatti una zona lontana dal centro urbano come in questo caso, con una scarsa frequenza di servizi di trasporto pubblico, risulta non solo difficile da gestire per gli operatori sociali ma rende più complicato il processo di integrazione per gli ospiti stessi. Per i fruitori delle abitazioni, permarrà una situazione di marginalità spaziale e sociale: i rifugiati si trovano esclusi dal mercato del lavoro, con conseguente impoverimento della propria vita culturale e sociale. La posizione di vicinanza rispetto al centro urbano o in una zona ben servita dai mezzi pubblici, è uno dei fattori inderogabile per il modello del Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).1 Tipologia edilizia: l’abitazione è stata ristrutturata inizialmente ai fini turistici, come ostello, e successivamente la presa in carico della cooperativa, convertita ai fini dell’accoglienza. Tecnologie impiegate: l’ente gestore è solito per l’impiego di strutture già predisposte all’accoglienza, pertanto non si hanno particolari informazioni sulle tecnologie utilizzate nelle ristrutturazioni antecedenti la presa in carico da parte della cooperativa della struttura stessa, tuttavia si può dedurre che siano state predilette tecnologie tradizionali e a basso costo. IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa. A LATO Ripresa fotografica del centro dalla strada di ingresso principale. Photo Credit © Salih Ali.

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Servizi nelle vicinanze: comune, ufficio postale, alimentare e bar. Il centro dista circa 14 Km dalla stazione di Taggia-Arma la fermata ferroviaria più vicina sulla linea Genova-Ventimiglia. La mancanza dei principali esercizi di vicinato rende difficili anche le più semplici pratiche di interazione quotidiana, utili ai fini dell’integrazione. Accompagnato dal fatto che il più vicino centro urbano si trova a 14 km circa di distanza, i trasporti pubblici sono insufficienti, diventa difficile immaginare l’acquisizione di una condizione di indipendenza socio economica alla fine del periodo di permanen1 Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria – Aggiornamento settembre 2015.


za nel centro. Inoltre un ambiente come questo amplifica i processi di ghettizzazione ed esclusione sociale, fenomeno a cui dovrebbe essere fatta sempre particolare attenzione quando si tratta una marcata omogeneità sociale o etnica. Tipologia organizzazione spazi abitativi: a differenza del centro di Triora questa struttura era originariamente una abitazione residenziale. Internamente è suddivisa in camere da letto singole e doppie. Generalmente i nuclei familiari presenti vengono collocati in stanza da 14 mq circa. Sicuramente il modello dell’appartamento è quello che favorisce maggiormente l’integrazione nel tessuto sociale, in questo caso si presta positivamente per l’accoglienza di piccoli nuclei familiari, i quali iniziano a gestire l’abitazione in modo indipendente riuscendo così a creare un legame di familiarità attraverso il nuovo spazio vissuto. Posti letto: la struttura ha una capienza massima di circa venti posti letto. Le ridotte capacità ricettive dei centri di accoglienza solitamente ne agevolano la gestione, gli ospiti vengono seguiti più attentamente con percorsi individuali volti all’inserimento nel tessuto sociale. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di medie dimensioni (circa 30 persone). Dotazione di servizi interni: internamente sono presenti una sala ed una cucina ad uso comune. Mentre alcune delle camere hanno i servizi igienici privati altre utilizzano i servizi igienici comuni. All’interno della struttura è presente un magazzino ed un ufficio per gli operatori sociali. Accessibilità disabili: la struttura non è accessibile ai disabili. Questo limite è probabilmente dovuto al carattere obsoleto della struttura, inoltre le opere di ristrutturazione attuate dall’ente gestore sono state minime, insufficienti per poter abbattere le barriere architettoniche presenti nella struttura. Utenza: richiedenti asilo singoli di sesso maschile e femminile, nuclei familiari principalmente composti da coppie. Tempi di permanenza: accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo). Tempo medio di permanenza: da 8 fino a 24 mesi. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici. Gli ospiti partecipano alla gestione della cucina e alla preparazione dei pasti oltre alla pulizia dei servizi igienici ad uso comune. Gestione giuridica ed economica: struttura privata gestita da Il Faggio Cooperativa Sociale Onlus vedi “Promotore”. Osservazioni: La collocazione del centro risulta inadeguata, la distanza dai centri urbani, e gli scarsi servizi offerti dal sistema di trasporto pubblico, impediscono, a coloro che trovano lavoro, di continuare ad usufruire del supporto della struttura in quanto è obbligatorio il rientro serale. Fonti: Fonte orale: Salih Ali, mediatore culturale presso la cooperativa Il Faggio.

IN ORDINE DALL ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze; Ripresa fotografica del centro dalla strada di ingresso principale. Photo Credit © Salih Ali.

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CONDOMINIO SOLIDALE MATER, VIA DELLA CLEMENTINA, BERGAMO Tipologia progetto: edificio riadattato, modello organizzato come una casa-famiglia con la costante presenza dei custodi sociali. Denominazione: Condominio Solidale Mater, Via della Clementina, 32, 24125 Bergamo BG. Promotore: Cooperativa Ruah, sede legale in Via San Bernardino, 77 – Bergamo, info@cooperativaruah.it, T 035 4592548, www.cooperativaruah. it; Caritas Diocesana Bergamasca (Associazione Diakonìa Onlus), Via del Conventino, 8, 24125 Bergamo, T +39 035 4598400, caritas@caritasbergamo.it, www.caritasbergamo.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: la struttura è collocata in un quartiere centrale con un’alta presenza di servizi commerciali e sociali, nelle vicinanze della stazione dei treni e del casello autostradale. Tipologia edilizia: l’edificio ha subito alcuni interventi di ristrutturazione intorno alla seconda metà del Novecento; dal punto di vista morfologico la struttura è assimilabile ad un blocco isolato di quattro piani fuori terra, mentre planimetricamente è riconducibile ad un rettangolo, interamente delimitato da un piccolo spazio verde privato. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’edificio esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. Servizi nelle vicinanze: scuola media e scuola superiore; ospedale; oratorio; supermercato; parco medio-piccolo; palestra. IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Immagine di alcune affissioni nel centro. A LATO Riprese fotografica dalla strada di accesso principale.

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Tipologia organizzazione spazi abitativi: la distribuzione degli ospiti è stata progettata per unità abitative. Sono presenti diciotto appartamenti totali suddivisi in mono/bi/tri/quadrilocali. La presenza di appartamenti, divisi per nuclei familiari, favorisce il percorso verso l’autosufficienza, gli ospiti iniziano a gestire l’abitazione in modo indipendente riuscendo così a creare un legame di familiarità attraverso il nuovo spazio vissuto.


Livello senza titolo Vico di Untoria ‫​ﻣﺴﺠﺪ ﺧﺎﻟﺪ ﺑﻦ اﻟﻮﻟﯿﺪ‬ Congregazione Dell'Oratorio

San Filippo Neri Posti letto: il complesso ha una capienza massima di trentatré posti letto. Chiesa di San Filippo Neri La struttura, secondo gli standard definiti dal modello SPRAR, è paragonabile ad un centro collettivo di grandi dimensioni (oltre le 30 persone). Farmacia Regia Farmacia Montini Università degli Studi di Genova - Dipartimento di

Lingue e Culture Moderne Dotazione di servizi interni: all’interno del complesso sono presenti diversi spazi ad uso comune: sala multifunzionale la quale viene utilizzata per gli incontri coi mariti, il servizio di aiuto compiti, le feste e le riunioni condominiali; cucina condivisa; biblioteca/sala ricerca lavoro; ufficioCentro per i colServizi Bibliotecari di Lingue e Letterature Straniere. loqui con il personale educativo; locale lavanderia; giardino. Un ulteriore appartamento è destinato a due operatori con mansione di custodi Sezionesociali. Anglistica Americanistica dell'Università Si denota un’alta presenza di servizi comuni all’interno della struttura, in comparazione con le altre strutture prese in esame, dove solitamente è degli Studi di Genova bus presente una sala/TV come unico spazio di aggregazione. Questo fattore può risultare decisivo al fine di un successo nel percorso di inserimento Pandemonio Abbigliamento sociale intrapreso. All’interno della sala multifunzionale vengono organizzati anche incontri di donna formazione per i residenti, questo fattore può favorire le relazioni con le ospiti della struttura, Coccinella Dedè creando possibilità di accrescimento per l’intera comunità. Scuola Comunale - Asilo Nido Lomellini Mini Hotel

Accessibilità disabili: la strutture non risulta accessibile ai disabili.

b&b la sosta della Viandante Hotel Helvetia BEST WESTERN Hotel Porto Antico

Utenza: donne italiane o migranti, sole o con figli minori, in situazione di lieve fragilità o di temporaneo bisogno abitativo (universitarie, lavoratrici). Tempi di permanenza: la durata della permanenza è strettamente legata al percorso individuale di ogni singola ospite, il quale, viene costruito insieme all’equipe educativa e ai servizi sociali invianti.

Comando Stazione Carabinieri Genova Maddalena San Marcellino Darsena/Metro

Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici con differente status sociale. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale, inoltre, si creano relazioni di vicinato solidale tra persone in condizione di lieve fragilità o semplicemente in cerca di un alloggio. All’interno della struttura è possibile partecipare a laboratori creativi e di formazione, i quali vengono organizzati dalla cooperativa nel tentativo di implementare le possibilità di riuscita dei progetti di reinserimento. Gestione giuridica ed economica: vedi “Promotore”. Osservazioni: La struttura è ubicata in un’area residenziale abitualmente frequentata da senza dimora e di forte degrado sociale, costituendo, perciò, un elemento che potrebbe implementare fenomeni di ghettizzazione e segregazione spaziale. Fonti: www.bergamosera.com www.cooperativaruah.it https://vimeo.com/album/3626039/video/111762723 per immagine con donne lab creativo https://www.facebook.com/pages/Condominio-Solidale-Mater/1709053766043401 per immagine simbolo e poesia

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze; Istantanea del video “Uno sguardo al Mater”. A LATO Ripresa fotografica della cucina all’interno di un appartamento privato.

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CUBITY, ENERGY PLUS AND MODULAR STUDENT LIVING, FRANCOFORTE SUL MENO Tipologia progetto: costruzione in corso d’opera, ex novo. Denominazione: Cubity, Energy Plus and Modular Student Living, Adolf-Miersch-Str. 46, 60528 Francoforte sul Meno, Germania. Promotore: Technische Universität Darmstadt Department of Architecture El-Lissitzky-Str. 1, 64287 Darmstadt; Energyefficient Building Technologie Unit Prof. Anett-Maud Joppien, www.techno.architektur.tu-darmstadt.de; Energyefficient Building Design Unit Prof. Manfred Hegger, www.ee.architektur.tu-darmstadt.de. Progettisti: studenti della TU Darmstadt, Germania, concorso Solar Decathlon 2014. Contesto geografico: zona extraurbana a sud ovest della città di Francoforte, nelle vicinanze del fiume Meno. Tipologia insediativa: la struttura si trova in una zona periferica, caratterizzata da un tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti l’ostello si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie e studenti universitari, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: blocco assimilabile ad un cubo avente due piani fuori terra. L’edificio, grazie alla sua forma cubica, ha una versatilità di tipo modulare, questo parametro consente di intervenire in modo indipendente dalla

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa. A LATO In ordine da sinistra verso destra: veduta generla esterna dell’edificio Photo Credit © Thomas Ott; pianta e sezione di progetto.

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struttura principale. Ad esempio possono essere aggiunte unità abitative, utili nei periodi in cui si ha una maggiore richiesta di alloggi oppure pos-


sono essere creati dei semplici spazi esterni che risultino adattabili ad usi e utenze distinte. Tecnologie impiegate: la sala principale è composta da una struttura in legno mentre i cubi da pannelli murali in legno. L’edificio provvede alla produzione di elettricità e riscaldamento in quantità sufficiente alle richieste dei residenti. Attraverso la facciata trasparente e l’impianto fotovoltaico sul tetto si produce energia solare, una pompa di calore aria-acqua alimenta le superfici di riscaldamento e raffreddamento nel pavimento; il preriscaldamento dell’acqua potabile avviene anche grazie ad un serbatoio di accumulo di acqua calda. Questo progetto è uno dei pochi in cui la progettazione volta all’accoglienza si trova in perfetto equilibrio con la progettazione sostenibile, difatti,

l’attenzione rivolta alle tecnologie utilizzate non sembra andare in contrasto con l’abitabilità del luogo: le tecnologie utilizzate si adattano alle funzioni e allo spazio interno e non viceversa. Servizi nelle vicinanze: 100 m ca. esercizi di vicinato, alimentare; 200 m ca. stazione della metropolitana leggera; 350 m ca. stazione dei treni Frankfurt-Niederrad, parco; 400 ÷ 500 m ca. campo di calcio, farmacia, supermercato alimentare; 700 ÷ 900 m ca. chiesa, ufficio postale, università; 1 km ca. golf club, moschea, parchi, università; 1,5 km ca. ospedale universitario. La struttura si trova in un’area ben servita dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi commerciali e sociali. La presenza di supermercati alimentari in concomitanza con l’uso indipendente della cucina, da parte dei rifugiati, può favorire la preparazione dei piatti tradizionali come percorso verso l’autoaffermazione. La zona, con la sua alta presenza di università, si offre positivamente, come in questo caso, verso un’accoglienza dedicata ai giovani studenti rifugiati che da poco hanno perso lo status di minori. Tipologia organizzazione spazi abitativi: gli spazi sono stati suddivisi per unità modulare, precisamente dodici “cubetti” privati da 7,2 mq ciascuno arredato da un letto, una scrivania, una doccia e una toilette. Le unità modulari risultano essenziali sia nello spazio sia nella composizione, da una parte, ogni metro cubo viene utilizzato con la massima efficienza per la creazione di spazi con molteplici finalità, d’altra parte, le camere si trasformano in luoghi asettici che ostacolano i processi di appropriazione e le relazioni di scambio tra i fruitori e lo spazio vissuto. Posti letto: la struttura ha una capienza massima di circa dodici posti letto. In questo caso si tratta di una struttura autogestita, per tale motivo risulta indispensabile un numero di ospiti modesto, al fine di agevolare la gestione e la convivenza. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di piccole dimensioni (circa 15 persone).

IN ORDINE DALL’ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze; Particolare costruttivo Photo Credit © Thomas Ott. A LATO Alcuni elaborati di progetto rappresentanti delle tecnologie utilizzate.

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Dotazione di servizi interni: questo progetto rivolge un’attenzione particolare alla progettazione degli spazi comuni. I “cubetti” sono raggruppati intorno ad uno spazio pubblico di dimensioni 16 x 16 m, si affacciano verso un “marketplace”, inteso come luogo metaforico in cui avvengono degli scambi commerciali, una cucina e una terrazza in comune. In aggiunta gli spazi tra i “cubetti” privati formano aree semipubbliche di svago e relax.

Si denota un’alta presenza di servizi comuni all’interno della struttura, difatti lo spazio riservato al singolo individuo è di 7,2 mq, mentre lo spazio riservato in comune per persona è di 25 mq circa. Questo fattore può risultare decisivo al fine di un successo nel percorso di inserimento sociale intrapreso dall’organizzazione. E’ probabile che la scelta di dedicare maggiori attenzioni nella fase progettuale, a spazi comuni piuttosto che a quelli privati, sia dovuto alla temporaneità, particolarmente limitata nel progetto in esame. Attraverso molteplici spazi comuni si tenta così di migliorare quei processi di aggregazione e di scambio sociale, determinanti nella formazione della comunità. Accessibilità disabili: np. Utenza: tipologia mista tra cui studenti di origine locale e rifugiati supportati da programmi sociali. La mescolanza di un modesto numero di giovani appartenenti a differenti status sociali e differenti etnie, incrementa i processi di apprendimento e conoscenza reciproca, favorendo l’integrazione di rifugiati nel tessuto sociale del contesto. Tempi di permanenza: il progetto ha una durata sperimentale di tre anni.

A LATO Riprese fotografiche degli spazi interni Photo Credit © Thomas Ott.

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Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici tra cui l’etnia locale autoctona. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale, inoltre la commistione con l’etnia locale agevola processi


di conoscenza reciproca. No solo sociale ma anche di aspetti pratici come l’uso della lingua locale da parte dei rifugiati, fattore determinante per buona integrazione. Gestione giuridica ed economica: il progetto “Cubity” fa parte del progetto pilota “Casa: Costruire e vivere in comunità”, realizzato congiuntamente dal Dipartimento di Sviluppo Integrato Urbano e il Museo Tedesco di Architettura e patrocinato dal BMUB nell’ambito della politica nazionale di sviluppo urbano. Gli alloggi vengono concessi a canone calmierato a studenti locali e studenti rifugiati. Osservazioni: La posizione della struttura è indubbiamente un valore aggiunto per il progetto, si trova infatti in prossimità di molti esercizi commerciali, e non meno importante data l’utenza, delle principali sedi universitarie presenti in città. Un aspetto particolarmente positivo è la presenza, non troppo distante, di una moschea in grado di garantire il culto religioso agli ospiti di fede musulmana. Il non rappresentare la maggioranza non deve in nessun caso essere fattore di esclusione ed emarginazione, infatti i migranti presenti in Europa sono per lo più cristiani, si ritiene perciò indispensabile operare tenendo in considerazione il contesto multireligioso dei rifugiati.1 Fonti: www.wohnen-in-der-mitte.de www.solardecathlon.tu-darmstadt.de https://www.studentenwerkfrankfurt.de/en/accommodation/residences/frankfurt-am-main/cubity/ http://www.solardecathlon.tu-darmstadt.de/media/solardecathlon/sd_2014/downloads_4/Folder_EN.pdf

1

Dossier Statistico Immigrazione 2016, Edizioni IDOS, Roma 2016.

IN ALTO Documentazione del cantiere con l’aiuto di immagini individuali, foto del 15-09-2017 alle 18:57.

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EUROPADORF, HOCHZOLL, AUGUSTA, GERMANIA Tipologia progetto: costruito, ex novo. Modello di housing sociale, locazione temporanea o di lungo periodo a canone calmierato. Denominazione: “EUROPADORF”, Hochzoll, Augusta, Germania. Promotore: Tür-anTür, Wertachstraße 29, 86153 Augusta, Germania, T +49 821 907990, tuerantuer.de. Progettisti: Gemeinschaftsbüro Gilg, Peer und Wolf, Bahnhofstraße 12, 86150 Augsburg, Germania, T +49 821 36136. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: non si hanno informazioni relative alla posizione esatta del complesso residenziale, tuttavia, il quartiere di Hochzoll risulta essere ben collegato al centro urbano di Augusta, con un’alta presenza di servizi commerciali e sociali. Tipologia edilizia: il primo edificio, composto di venti alloggi, fu costruito intorno alla fine degli anni ‘50 con il fine di ospitare ex lavoratori forzati e sfollati. Nel 2002, l’organizzazione “Tür and Tür” (tradotto: porta a porta) promosse l’ampliamento del complesso, attraverso l’aggiunta di un secondo edificio composto da sedici appartamenti.

Tecnologie impiegate: I materiali qui sono lasciati in calcestruzzo grezzo, acciaio zincato e larice non trattato. A LATO Riprese fotografica degli edifici di nuova costruzione.

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Servizi nelle vicinanze: non vi sono informazioni dettagliate sulla posizione esatta del centro.


Tipologia organizzazione spazi abitativi: la distribuzione degli ospiti è stata progettata per unità abitative. Non è stato possibile reperire dati precisi sulla disposizione interna relativa alle diverse tipologie di appartamento presenti. La presenza di appartamenti, divisi per nuclei familiari, favorisce il percorso verso l’autosufficienza, gli ospiti iniziano a gestire l’abitazione in modo indipendente riuscendo così a creare un legame di familiarità attraverso il nuovo spazio vissuto. Posti letto: il complesso residenziale ha una capienza attuale di centoventi residenti. Dotazione di servizi interni: le aree comuni sono rivolte a sud e allineate una dopo l’altra in una fila. Dalla relazione di progetto viene specificata la motivazione per la quale non sono stati progettati dei balconi per il nuovo edificio: “La struttura nuova non è stata predisposta di balconi per evitare che il nuovo edificio venga considerato più desiderabile del vecchio oltre a sottolineare l’importanza dello spazio verde.” Accessibilità disabili: np. Utenza: oggi il complesso ospita profughi, famiglie di rifugiati e richiedenti asilo. Tempi di permanenza: a differenza dei casi precedentemente analizzati, il tempo di permanenza qui è indeterminato. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici con differente status sociale. I residenti del complesso sono in prevalenza ebrei russi, turchi e kurdi. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale. Gestione giuridica ed economica: vedi “Promotore”. Osservazioni: Le ridotte informazioni non permettono un’analisi dettagliata della struttura. Fonti: www.makingheimat.de

A LATO Pianta del progetto.

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KWIECO SHELTER HOUSE, MOSHI, TANZANIA Tipologia progetto: costruito, ex novo. Denominazione: KWIECO Shelter House. Promotore: Kilimanjaro Women Information Exchange and Consultancy Organization (KWIECO), P.O. BOX 376 Moshi, Tanzania, +255 27 2751121, kwieco@kwieco.org, www.kwieco.org. Progettisti: Hollmén Reuter Sandman Architects, Kalevankatu 31 A 9 00100 Helsinki Finland, + 358(0)405879808 (Saija Hollmén), + 358(0)503055704 (Jenni Reuter), + 358(0)505240888 (Helena Sandman), info@hollmenreutersandman.com, www.hollmenreutersandman.com. Contesto geografico: Moshi, Tanzania nella regione del Kilimanjaro. La città ha un clima tropicale, il tempo è dominato tutto l’anno da flussi di tipo monsonico. Il territorio nei dintorni è caratterizzato da vaste distese pianeggianti dedicate all’agricoltura. Tipologia insediativa: non vi sono informazioni dettagliate sulla posizione esatta del centro, presumibilmente allo scopo di tutelarne la privacy nell’interesse delle persone ospitate.

IN ALTO Gli architetti Saija Hollmén, Jenni Reuter e Helena Sandman. A LATO Le immagini fotografiche riprendono l’aspetto generale dell’edificio e la sua tipolgia edilizia.

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Tipologia edilizia: la struttura è costituita da una serie di locali distribuiti intorno a tre cortili esterni. Il progetto prevede la realizzazione di una seconda struttura, in cui verranno inclusi spazi per l’educazione alla comunità e laboratori di formazione. Tale struttura avrà anche la funzione di “proteggere” il volume esistente, difatti è stata progettata quasi come fosse un involucro del rifugio.


Grazie alla divisione per camere è stato sfruttato al meglio lo spazio disponibile, ricavando il maggior numero di posti letto, in modo tale da far fronte ad una maggiore richiesta. I grandi spazi aperti lasciati dai cortili e la disposizione articolata delle stanze, oltre che offrire svariati punti di vista ne suggestionano una spazialità spontanea. Questo progetto è in grado di offrire molteplici direzioni per uno sviluppo progettuale futuro, ad esempio è possibile aggiungere altri blocchi di stanze, a seconda delle esigenze, senza tuttavia stravolgere la struttura o gli spazi esterni comuni. Tecnologie impiegate: le finestre del tetto forniscono la luce necessaria per il giorno, alcune delle pareti sono state realizzate con fondi di bottiglie riciclate, andando a creare un ambiente saturo di effetti di luci colorate. Tutti i passaggi esterni sono coperti da portici realizzati in metallo, mentre le coperture sono rivestite con pannelli fotovoltaici i quali contribuiscono alla fornitura di acqua calda ed energia pulita ad ogni abitazione. In alcune camere il soffitto è realizzato con foglie di banana, mentre le porte del rifugio sono state costruite con un telaio in ferro e bamboo utilizzato come materiale di superficie. I cortili interni sono stati progettati anche con la funzione di favorire la ventilazione e l’illuminazione naturale.

IN ALTO A sinistra la pianta di progetto originaria mentre a destra la pianta di progetto comprensiva dell’ampliamento strutturale. A LATO Alcune immagini delle tecnologie impiegate, in ordine da sinistra: paretiecon fondi di bottiglie; porte dei servizi igienici costruite in ferro e bamboo; vista della copertura utilizzata per i portici.

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L’utilizzo di materiali locali facilita gli interventi di manutenzione e ne riduce i costi. La scelta di collocare le finestre sul tetto o quella di utilizzare fondi di bottiglie come pareti per agevolare un flusso di illuminazione maggiore all’interno degli ambienti, influisce positivamente sia dal punto di vista economico dove si ha un maggiore risparmio di corrente elettrica ma nondimeno dal punto di vista psicologico, le fruitrici del centro godono di spazi illuminati naturalmente per la maggior parte del tempo, traendo effetti benefici sulla psiche contribuendo così ad un maggiore stato di benessere all’interno del centro. Servizi nelle vicinanze: vedi “Tipologia insediativa”. Tipologia organizzazione spazi abitativi: l’abitazione ecosostenibile abbraccia tre cortili esterni dove si affacciano le stanze, nove delle quali doppie e una singola. Dall’analisi delle tavole di progetto si intuisce la presenza di una camera con relativi servizi igienici destinati a persone con disabilità vedi il riquadro “Accessibilità disabili”. I larghi corridoi esterni, fungono come spazi comunicanti tra le varie stanze ed i fruitori, permettendo l’interazione tra i diversi utenti del centro. Essi inoltre si articolano intorno ai cortili esterni, divenuti spazi centrali di aggregazione ed incontro in un contesto dove il rapporto tra gli utenti che lo abitano è fondamentale per la creazione di un luogo capace di sostituirsi temporaneamente a quello familiare. Posti letto: 10 camere in totale per un massimo di 20 posti letto. Le ridotte capacità ricettive dei centri di accoglienza solitamente ne agevolano la gestione, tuttavia in un contesto come quello di Moshi, essendo l’unica struttura presente sul territorio, che si occupa specificatamente di donne con bambini, i posti risultano insufficienti. Dotazione di servizi interni: nel progetto è stata dedicata una particolare attenzione alla disposizione dei cortili esterni, gli spazi coperti vengono utilizzati anche per riunioni e seminari. Sono presenti un locale cucina comune per tutte le ospiti, un locale lavanderia, prossimo ad uno spazio semiaperto che funge da lavatoio e due locali destinati agli uffici dell’associazione. Gli spazi esterni coperti, apparentemente lasciati “vuoti”, permettono alcune trasformazioni spaziali e funzionali in base alle esigenze momentanee

delle ospiti. Questi luoghi sono così in grado di far fronte alle diverse necessità che possono nascere all’interno di un contesto rivolto all’accoglienza, un contesto in continuo mutamento. Si denota dalle piante di progetto che sono stati prediletti spazi per attività all’aperto, presumibilmente nel rispetto delle tradizioni locali, caratteristica dei paesi caldi. Ad esempio per le attività come la pulizia degli indumenti è stato riservato sia uno spazio al chiuso sia uno spazio di maggiori dimensioni esterno. L’obiettivo è quello di ricreare un contesto che riduca il più possibile le differenze con la propria abitazione e la sua familiarità

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ma che allo stesso tempo ne sottolinei gli aspetti positivi della comunità e dei suoi spazi comuni intesi come spazi di crescita e apprendimento reciproco. Non è stato progettato uno spazio dedicato ai bambini, indispensabile in un contesto dove essi sono i principali fruitori insieme alle madri. Accessibilità disabili: non ci sono informazioni relative l’accessibilità ai disabili. Dalle tavole di progetto si denota la presenza di due locali dedicati ai servizi igienici comuni ed un terzo destinato a persone con disabilità. Quest’ultimo, caratterizzato da due differenti entrate rivolte su entrambi i cortili principali, si trova in prossimità di una camera singola evidentemente più spaziosa rispetto alle camere doppie, da ciò si evince che una stanza è stata destinata a persone con disabilità. Utenza: donne vittime di violenza coi loro bambini, appartenenti principalmente alle etnie Masai e Chagga. In questo particolare caso la medesima etnia delle utenti non alimenta fenomeni di ghettizzazione, in quanto l’etnia è la stessa della popolazione locale. Tempi di permanenza: np. Criteri sociali: l’iter progettuale ha visto la partecipazione delle donne della comunità. I materiali sono stati reperiti sul posto ed è stata rispettata la cultura locale. La progettazione partecipativa ha permesso la realizzazione di un progetto che rispecchia le effettive esigenze della comunità, oltre che aver creato un legame di maggiore intimità con un luogo, quello dell’accoglienza, che solitamente viene associato ad uno spazio asettico e privo di personalità. Gestione giuridica ed economica: vedi riquadro “Promotore”. Osservazioni: L’aspetto che caratterizza maggiormente il progetto è l’utilizzo di materiali locali, le energie rinnovabili, la forza lavoro locale e il know-how1, una pianificazione partecipativa per assicurare la percezione di una condivisione di proprietà tra le persone. Nel rispetto delle tradizioni locali sono stati progettati grandi spazi aperti comuni, permettendo così non solo vari collegamenti tra i diversi spazi del centro ma la possibilità di creare, attraverso gli stessi, luoghi di interazioni in modo tale da favorire la formazione di una comunità caratterizzata da un ambiente di familiarità. Fonti: architizer.com www.architetturaecosostenibile.it it.archello.com www.hollmenreutersandman.com

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Locuzione che identifica le conoscenze e le abilità operative necessarie per svolgere una determinata attività lavorativa.

NELLA PAGINA PRECEDENTE Alcune riprese fotografiche dei cortili esterni, principalmente utilizzati come spazi comuni ricreativi. IN ALTO Immagine che ritrare il momento della progettazione partecipata insieme alle donne fruitrici del centro.

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MADONNA DEL MONTE, MUNICIPIO III SAN FRUTTUOSO, GENOVA Tipologia progetto: edificio riadattato, modello Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Denominazione: Madonna del Monte, Municipio III San Fruttuoso, Genova. Promotore: Consorzio Agorà Consorzio Sociale Soc. Coop. R.L., Vico del Serriglio 3 - 16124 Genova - tel. +39 010 20 91 901, info@consorzioagora. it, www.consorzioagora.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana tra le alture di Genova. Si riporta un estratto della descrizione geografica relativa al Santuario della Madonna del Monte, il quale si trova a breve distanza dal centro di accoglienza: (...) è situata al culmine di una collina (138 m slm) che domina la piana del Bisagno; l’altura, il “Monte” per eccellenza, fin da epoche remote è stato un importante punto di riferimento per i viandanti diretti da Genova verso la riviera di Levante lungo i crinali delle colline evitando l’infida piana Bisagno, soggetta a pericolose ed improvvise piene. Tipologia insediativa: tessuto urbano a carattere prevalentemente residenziale, immerso nel verde. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti, il centro si trova in un quartiere medio, abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: ex ostello. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. Servizi nelle vicinanze: fermata autobus, Santuario della Madonna del Monte, supermercato e campo da calcio. La stazione di Genova Brignole dista circa 2,5 Km mentre l’ospedale San Martino 3,9 Km ca. Tipologia organizzazione spazi abitativi: le camere da letto si trovano ai piani superiori, solitamente sono camere singole, doppie e triple, ad eccezione di una quadrupla. Ogni camera è dotata di lavabo mentre i servizi igienici in comune sono disposti ad ogni piano. IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Monte L'Oasi del Pellegrino La Locanda del Monte Ostello suGenova

Posti letto: sono presenti ventitré camere per un totale di cinquanta posti letto.

Istituto Pavoniano Fassicomo Fermata dell'autobus Punto 7 Punto 8

Dotazione di servizi interni: la maggiore concentrazione di spazi comuni si sviluppa al pian terreno, dove sono presenti un grande ingresso lumiOspedale San Martino Pronto Soccorso noso, una sala da pranzo ed una piccola cappella consacrata, inoltre, ad ogni piano, è presente una sala TV. Biblioteca Civica - Lercari San Fruttuoso

Accessibilità disabili: np.

Piscina San Fruttuoso

Stadio Comunale Luigi Ferraris

Utenza: richiedenti asilo adulti e minori stranieri non accompagnati (MSNA). Tempi di permanenza: accoglienza temporanea, condizionata dall’attesa del responso della richiesta di asilo e dai progetti individuali intrapresi di assistenza ed inclusione sociale. Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici, commistione di adulti e minori. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale. Gestione giuridica ed economica: vedi “Promotore”. Osservazioni: Fonti: Esposito, Mori, Gambino, Icardi, La città possibile. L’accoglienza come occasione di rigenerazione urbana, Rel. Carmen Andriani, Eleonora Burlando, Riccardo Miselli, Tesi di Laurea, Scuola Politecnica, Corso di laurea magistrale in Architettura, 2016. www.consorzioagora.it Fonte orale: Simona Binello, rappresentante dell’area di attività relativa agli stranieri del Consorzio Agorà.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO Alcuni minori ospitati nel centro durante il percorso di ritorno da scuola.

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MAISON DU MONDE, VIA PADOVA, MILANO Tipologia progetto: edificio riadattato. Modello di housing sociale, locazione temporanea o di lungo periodo a canone calmierato. Denominazione: Maison du Monde, via Padova, 36, Milano, (MI). Promotore: Fondazione Housing sociale, via Bernardino Zenale, 8, 20123 Milano, T +39 02 36 68 3000, segreteria@fhs.it, www.fhs.it/co; Fondazione Collegio San Carlo, via San Carlo, 5, 41121 Modena (MO), Tel. 059/421211, info@fondazionesancarlo.it, www.fondazionesancarlo.it; Fondazione CasaAmica, Via Grumello, 10, 24127 Bergamo (BG), Tel. 035.403525, info@fondazionecasaamica.org, www.fondazionecasaamica.org. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: zona periferica lungo la direttrice Nord Est della città con una numerosa presenza di attività commerciali, sociali e di mezzi pubblici urbani. La tipologia insediativa risulta adatta per una buona integrazione sociale, la struttura si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Alcune vie nei dintorni dal punto di vista abitativo, presentano uno grave stato di degrado con numerosi immobili fatiscenti. Tipologia edilizia: l’edificio vede una ristrutturazione integrale. Originariamente di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana, è un tipico palazzo d’epoca dei primi anni del Novecento ad uso residenziale, che ospita al piano terra attività commerciali. E’ un edificio di cinque piani, distribuiti su quattro corpi scala (A, B, C, D) compreso di cortile e giardino interno. Gli appartamenti si affacciano sul fronte strada o sui due cortili interni.

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa. A LATO Alcune riprese fotografiche dalla strada principale di via Padova.

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Planimetricamente assimilabile ad una O, composto da due corpi di fabbrica a L tra loro rovesciate. L’edificio, essendo un palazzo d’epoca, ha dei limiti di tipo strutturale per quanto riguarda importanti interventi di ristrutturazione, tuttavia il risultato ottenuto dall’ultima ristrutturazione è positivo presumibilmente per via dell’edificio di carattere residenziale. Si conviene una buona predisposizione, da parte dell’immobile preso in analisi, per interventi di tipo residenziale.

Tecnologie impiegate: il ripristino dell’esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. L’ultimo intervento di ristrutturazione ha permesso all’edificio di migliorare le proprie prestazioni energetiche, acquisendo la classe B Cened. Grazie all’intervento di recupero sono migliorate le prestazioni dell’edificio, permettendo così un consistente risparmio agli abitanti del complesso. Inoltre le situazioni di disagio vissute dai residenti, dovute al dislocamento degli inquilini durante tutto il periodo dei lavori, passano in secondo piano se l’intervento, come in questo caso, porta un miglioramento delle condizioni di vita e ad un risparmio sui consumi. Servizi nelle vicinanze: < 100 m fermata del bus urbano, servizi di vicinato, supermercati; 100 m ÷ 200 m Accademia belle arti di Brera; stazione bike sharing, istituti di scuola superiore; 300 m ÷ 600 m comune di Milano, farmacie, fermate stazioni metropolitana, parchi, luoghi di culto, ufficio postale; 900 m Policlinico Istituto Clinico Città Studi. La struttura si trova in un’area ben servita dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi commerciali e sociali. La presenza di supermercati alimentari in concomitanza con l’uso indipendente della cucina, da parte dei rifugiati, può favorire la preparazione dei piatti tradizionali come percorso verso l’autoaffermazione. La zona, con la sua alta presenza di scuole a diversi livelli di studio, potrebbe offrirsi positivamente verso un’accoglienza dedicata anche ai minori stranieri non accompagnati (MSNA). Tipologia organizzazione spazi abitativi: la struttura è composta da cinquanta alloggi circa di varie metrature: monolocali; bilocali; tri e quadrilocali. Le soluzioni abitative sono differenziate in base ai tempi di permanenza dei vari utenti, ad esempio per coloro che necessitano di una residenza temporanea sono riservati dei posti letto in camere singole o doppie. Maggiori informazioni relativi i tempo di permanenza in base alle tipologie abitative sono approfondite nella voce “Criteri sociali”. Oltre agli spazi residenziali viene data particolare attenzione agli spazi ad uso comune. Posti letto: non si hanno particolari informazioni relative alla distribuzione percentuale delle persone in base alle diverse tipologie di utenti. Tuttavia alcuni dati forniscono il numero di alloggi destinati per le tipologie di concessione e di utenza: 32 alloggi in locazione a canone calmierato; 6 alloggi in locazione a cooperative sociali aderenti ad Abitare Sociale Metropolitano; 3 alloggi destinati a famiglie consapevoli; un residence sociale di 22 posti.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO In ordine da sinistra: ripresa fotografici dei corridoi interni; vista esterna degli ultimi piani del complesso; fase di montaggio durante i lavori di ristrutturazione.

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Dotazione di servizi interni: la struttura MdM (Maison du Monde) si presenta con numerosi spazi interni volti all’interazione sociale, è infatti dotata di molteplici spazi comuni, living room, i quali accolgono diversi servizi destinati agli inquilini e aperti al quartiere. Sono presenti una banca del tempo, attività dedicate ai bambini e alla lettura oltre a due esercizi commerciali per la promozione del consumo sostenibile e dell’economia solidale. Accessibilità disabili: la struttura è accessibile ai disabili. Non ci sono particolari informazioni a riguardo, tuttavia, data la grande disponibilità di alloggi di via Padova e dato il carattere sociale della residenza risulta doveroso fornire gli elementi strutturali necessari per rendere la struttura idonea l’accessibilità ai disabili. Utenza: persone che hanno esigenze abitative di natura temporanea; famiglie di nuova costituzione o famiglie in difficoltà che pur avendo una condizione di reddito stabile non riescono ad accedere agli alloggi del libero mercato; soggetti in condizione di particolare vulnerabilità come giovani a rischio di emarginazione, donne con bambini, titolari di protezione internazionale e persone con disagio psichico per i quali sono previsti specifici percorsi di accompagnamento sociale; nuclei familiari già residenti nell’immobile. Tempi di permanenza: locazione transitoria o di lungo periodo in base alla soluzione abitativa adottata. Per i richiedenti asilo l’accoglienza è temporanea, condizionata dall’attesa del responso della richiesta di asilo. Criteri sociali: lo stabile presenta soluzioni abitative differenziate in base ai tempi di permanenza degli utenti: appartamenti di varie tipologie, monolocali, bilocali, tri e quadrilocali, sono destinati alla locazione transitoria che va da uno a tre anni, oppure a quella di lungo periodo; posti letto in camere singolo o doppie sono invece riservate alla residenza temporanea di utenti con una permanenza che va da uno a sei mesi/un anno. La riqualificazione dello stabile precedentemente abitato ha richiesto un piano di mobilità degli inquilini residenti. Non si hanno informazioni dettagliate relative alle camere singole destinate ai richiedenti asilo, si deduce, per motivi inerenti la composizione interna strutturale, una disposizione delle camere da letto in appartamenti. Difatti nella descrizione di progetto non vengono menzionati particolari

A LATO In alto: alcune riprese fotografiche degli spazi comuni; In basso: una foto dell’inaugurazione del complesso.

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servizi interni, come ad esempio una cucina o dei servizi igienici ad uso comune, i quali sarebbero necessari nel caso si avesse una disposizione in camere private. In questo caso la scelta dell’appartamento risulta utile ai fini organizzativi per le associazioni che gestiscono i richiedenti l’asilo, non solo, dal punto di vista sociale è preferibile avere soluzioni abitative simili per tutti gli inquilini, così da evitare possibili fenomeni di segregazione spaziale interni la struttura, originati dalle diverse tipologie di utenti. Gestione giuridica ed economica: Regione Lombardia; Fondazione Cariplo, via Manin, 23, 20121 MILANO, T +39 02 62391, www.fondazionecariplo.it; Polaris Investment InvestiRE SGR SpA, Sede legale via Po, 16a, 00198 Roma, T 06 696291, info@investiresgr.it, investiresgr.it. Le abitazione vengono concesse per locazione temporanea o di lungo periodo, a canone calmierato, alle diverse categorie di soggetti ed associazioni. Osservazioni: La particolarità del progetto in analisi è dovuta alla capacità di saper rispondere ai differenti bisogni abitativi, in base alle diverse esigenze temporali relative all’utenza. Una conseguenza del recupero e della valorizzazione dell’immobile è la riqualificazione urbanistica del territorio con un immediato effetto positivo sull’immagine del quartiere. Fonti: Integrazione, casa e immigrazione. Esperienze e prospettive in Europa, Italia e Lombardia, a cura di Alfredo Alietti, Alfredo Agustoni, Fondazione ISMU, Milano, 2013 www.fhs.it

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OZANAM HOUSE, TORINO Tipologia progetto: edificio riadattato, modello CAS (centro di accoglienza straordinaria). Denominazione: Ozanam House - Collegio Universitario e Ostello , Via Foligno, 14, 10149 Torino (TO).

Promotore: Cooperativa Sociale “Meeting Service Catering Coop. Soc. Onlus”, Via Foligno 14, 10149, Torino, T 011 5212567, fonderieozanam@ gmail.com, www.meeting-service.it; European Research Institute, Via Pinelli 24/d, Torino, (+39) 011 01 91 095, info@europeanresearchinstitute. eu, www.europeanresearchinstitute.eu; OrtaAlti; Impresa sociale di giardinieri Agridea. Progettisti: Nicolay Diulgheroff1 (1938); Elena Carmagnani e Emanuela Saporito (2016), sede in Via Goito 14, 10125 Torino, T +39 011 6699442, www.ortialti.com. Contesto geografico: zona urbana tra le più densamente popolate di Torino. Tipologia insediativa: tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti l’ostello si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza.

Tipologia edilizia: ex edificio industriale, nato come stamperia di lamiere SIMBI nel 1938 sul complesso precedente, risultato di un accorpamento di più edifici, è considerata come opera di tipo tardo razionalista, sottoposta al vincolo delle belle arti in quanto unico esempio di struttura industriale con caratteristiche architettoniche di questo genere presente in Torino. Edificio isolato di due piani fuori terra sviluppato intorno ad un cortile interno. L’edificio si presta positivamente agli interventi di recupero, il cortile interno ha permesso la creazione di uno spazio dedicato alle attività di inte-

IN ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Pittore, designer e architetto bulgaro legato soprattutto al Futurismo, Kustendil, 1901 – Torino, 1982.


razione sociale fra rifugiati, ospiti dell’ostello e cittadini locali. Il manufatto è vincolato dalle belle arti, questo fattore potrebbe essere un limite nel caso si volessero effettuare interventi più importanti, mentre per quanto riguarda interventi di recupero modesti, la maglia larga della struttura tipica degli edifici industriali, lascia una discreta libertà d’azione. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali, inoltre negli ultimi anni è stata recuperata la copertura della struttura tramite l’installazione di 300 mq ca. di giardino pensile sovrastante il tetto del ristorante della cooperativa Le Fonderie Ozanam, anch’esso all’interno del complesso strutturale, finalizzato a produrre vegetali freschi da impiegare nella preparazione dei cibi all’interno di un nuovo spazio di socialità per tutto il quartiere.

La soluzione tecnologica adottata ha permesso una commistione tra i servizi presenti, rafforzando così i legami, già esistenti, tra l’ostello e gli abitanti locali. Il ristorante ha così un servizio aggiuntivo, non solo è divenuto per i residenti un luogo di attrazione, riuscendo così a creare un contatto diretto coi rifugiati, ma permette la partecipazione a progetti formativi all’interno del ristorante stesso e dell’orto. Servizi nelle vicinanze: 100 m ca. parco, supermercato alimentare, ufficio postale; 200 m ca. esercizi di vicinato, fermata autobus urbano; 350 m ca. asilo nido, scuola materna comunale; 400 ÷ 500 m ca. farmacia, fermata del tram; 700 ÷ 900 m ca. chiesa, stazione ferroviaria Madonna di Campagna della linea Torino-Ceres, skatepark, teatro; 1,5 km ca. Ospedale Amedeo di Savoia. La struttura si trova in un’area ben servita dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi commerciali e sociali. La presenza di supermercati alimentari in concomitanza con l’uso indipendente della cucina, da parte dei rifugiati, può favorire la preparazione dei piatti tradizionali come percorso verso l’autoaffermazione. La zona, con la sua alta presenza di scuole a diversi livelli di studio, potrebbe offrirsi positivamente verso un’accoglienza dedicata ai nuclei familiari con bambini. Tipologia organizzazione spazi abitativi: le camere dei residenti vanno da 2 fino ad un massimo di 5 posti letto. Le camere femminili si trovano al piano terra ed hanno accesso ad un piccolo cortile interno e ai locali lavanderia posti nel piano interrato; quelle maschili, al piano superiore, hanno accesso diretto alla cucina/sala TV e ad un piccolo terrazzino, comune a tutti gli utenti. La separazione dei piani tra gli ospiti di sesso maschile e femminile in questo caso può essere considerata positiva solo dal punto di vista gestionale e della privacy. Ad esempio la cucina/sala TV, così come altri ser-

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO IN ALTO Acune immagini del tetto giardino presente nell’ostello. La seconda immagine da sinistra rappresenta la partecipazione dei rifugiati, ospiti dell’ostello, nei tirocini formativi organizzati dal ristorante “Le Fonderie Ozanam”. A LATO IN BASSO In ordine da sinistra verso destra: ripresa fotografica della camera da letto riservata ai rifugiati; ripresa fotografica della camera da letta riservata agli ospiti dell’ostello. Photo Credit © Sara Turano.

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vizi ad uso comune, è presente solo al piano superiore, il rischio è che l’utilizzo di questi spazi, essendo meno accessibili per alcuni ospiti rispetto ad altri, risulta sbilanciato con una conseguente perdita della funzione principale dei suddetti spazi ovvero quella di avere un luogo comune a tutti senza differenziazioni. Difatti gli ambienti comuni hanno la capacità di agevolare le interazioni all’interno dell’abitazione, tali da permettere agli ospiti presenti esperienze dirette di confronto, al fine di vivere la temporaneità del centro come esperienza utile e necessaria alle esperienze di integrazione future. Posti letto: 12 camere totali, l’ostello accoglie 20 ragazzi rifugiati. Circa ⅓ delle camere è destinato ai rifugiati, i restanti ⅔ sono destinati agli ospiti dell’ostello, questo rapporto risulta positivo poiché si evitano alcuni possibili fenomeni di “segregazione spaziale”. Posti letto riservati agli ospiti Posti letto riservati a rifugiati e richiedenti asilo

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Rifugiati

Ospiti dell'ostello

Dotazione di servizi interni: locali lavanderia, cucina/sala TV, ristorante per laboratori di cucina e pasticceria, medicheria, terrazzo, orto pensile, bagni e docce in comune. Grazie alla presenza degli esercizi commerciali, come il ristorante e l’orto all’interno della medesima struttura e gestione, è possibile inserire i rifugiati e richiedenti asilo in programmi di formazione e tirocini professionali.

Accessibilità disabili: la struttura è accessibile ai disabili. La presenza di alcuni servizi esclusivamente al piano superiore, come già accennato nel riquadro “Tipologia organizzazione spazi abitativi”, risulta poco pratica anche dal punto di vista dell’accessibilità ai disabili.

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Utenza: adulti uomini e donne tra cui persone in situazione di temporaneo bisogno abitativo (studenti universitari, turisti, etc.), rifugiati e richiedenti asilo. La mescolanza di un modesto numero di persone appartenenti a differenti status sociali, incrementa i processi di apprendimento e conoscenza reciproca, favorendo l’integrazione di rifugiati e richiedenti asilo nel tessuto sociale del luogo in cui sono ospitati.

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Tempi di permanenza: locazione transitoria e di lungo periodo. Per i richiedenti asilo i tempi di accoglienza sono condizionati dai tempi di attesa del responso della richiesta d’asilo e dai programmi intrapresi di inserimento sociale. 0

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Uomini

Donne

Minori MSNA


Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici con differente status sociale. I rifugiati e richiedenti asilo sono a maggioranza di origine pachistana. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale.

Gestione giuridica ed economica: l’organizzazione a cui è affidata la sezione dell’accoglienza all’interno dell’ostello è la European Research Institute. L’ente si occupa di altre due strutture, una a Torino e la seconda situata nella città di Alessandria, caldeggiando principalmente attività riguardanti l’istruzione, lo sport e la formazione professionale. European Research Institute, Via Pinelli 24/d, Torino, (+39) 011 01 91 095, info@europeanresearchinstitute.eu, www.europeanresearchinstitute. eu. Osservazioni: la particolarità del centro sta proprio nella diversità dei suoi ospiti che, indipendentemente dallo status sociale a cui appartengono, convivono all’interno dei medesimi spazi: studenti universitari, turisti ospiti dell’ostello e rifugiati si commistionano alimentando buone prassi di reciprocità e condivisione, rinforzando così il “contesto dell’integrazione” e il valore sociale che l’oggetto architettonico ed i suoi usi assumono all’esterno di esso. L’ospitalità di nuclei familiari potrebbe risultare difficile da gestire, conseguenza che deriva dalla disposizione non ragionata dei servizi in comune, alcuni di essi sono presenti esclusivamente al piano terra o al piano superiore rendendo arduo l’accesso per alcuni ospiti. Le camere riservate ai rifugiati solitamente hanno una capienza di cinque posti letto, la metratura sembra essere insufficiente e l’arredamento risulta spoglio, evidentemente incapace di contenere tutti gli oggetti personali degli ospiti. Le camere così come l’ostello, sono caratterizzate da elementi che evidenziano la temporaneità del luogo, infatti hanno mantenuto l’arredamento originario: appaiono come stanze asettiche capaci di rifiutarsi a qualsiasi appropriazione esterna. Si alimenta così un carattere eterotopico dello spazio2, ostacolando e rallentando il naturale processo di identificazione che si instaura tra una comunità e lo spazio vissuto. La mescolanza di diversi servizi ad uso commerciale come l’ostello stesso, il ristorante, il tetto giardino e il cortile interno permette uno scambio mutuale degli spazi e di esperienze tra locali e ospiti “temporanei”, riuscendo così a creare un luogo capace di interagire positivamente nel contesto in cui è inserito. Fonti: Turano, Sara, Lo spazio dei rifugiati nella città europea: Torino, Rel. Angelo Sampieri, Quirino Spinelli. Politecnico di Torino, Tesi di Laurea, Corso di laurea magistrale in Architettura costruzione citta’, 2016 www.europeanresearchinstitute.eu www.meeting-service.it www.museotorino.it www.ortialti.com www.ozanamhouse.it www.ozanam.ortialti.com

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Bruce Bégout, Luoghi senza identità, Giunti Editore, 2010, pp. 26-30, https://books.google.pl/books?id=gTE2lWtYRaIC&hl=it.

NELLA PAGINA PRECEDENTE In alto il grafico rappresentativo dei posti letto destinati ai rifugiati rispetto a quelli destinati agli ospiti dell’ostello; in basso il grafico rappresentativo medio delle diverse tipolgie di utenza presenti nell’ostello.

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STARTBLOK RIEKERHAVEN, AMSTERDAM, OLANDA Tipologia progetto: costruito, ex novo. Denominazione: Startblok Riekerhaven, Riekerhaven, 1062 Amsterdam, Olanda. Promotore: Fondazione Housing De Key, Organizzazione Socius Wonen insieme al Comune di Amsterdam. L’idea del progetto è stata promossa da Achmed Baâdoud, politico olandese di origine marocchina. Il progetto ha visto come project manager Rienk Postuma. Progettisti: MUST verbindt mensen en plekken (2016), Paesi Bassi, Lutmastraat 191 G-H, 1001RC Amsterdam, T +31 (0)20 470 2013, mail@must. nl, http://www.must.nl. Contesto geografico: zona urbana nelle vicinanze del centro di Amsterdam. Tipologia insediativa: la residenza si trova in un’area centrale, densamente abitata, nelle vicinanze dei principali servizi sociale e commerciali. Startblok è circondata su tre lati: dalla ferrovia metropolitana, i binari del treno e due autostrade. Grazie a questa particolare collocazione la residenza rimane appartata, difatti le abitazioni private distano circa cinquecento metri dalla residenza.

IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico; Inquadramento della tipologia insediativa. *le immagine satellitari non risultano aggiornate all’ultimo intervento in questione. A LATO In ordine da sinistra verso destra: planimetria; veduta generale del complesso architettonico; modello plastico del progetto.

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Tipologia edilizia: costruito presso un ex campo sportivo, il complesso è costituito da nove blocchi, planimetricamente assimilabili a dei rettangoli allungati, con due o massimo tre piani fuori terra. Tecnologie impiegate: le unità abitative modulari sono state riciclate da vecchi container che si trovavano nel quartiere vicino di Houthavens. Il riutilizzo dei materiali è stato utilizzato come tema anche per la disposizione degli spazi esterni, come le sedute, ricavate dalle travi di fondazione


del vecchio progetto di Houthavens. Servizi nelle vicinanze: 100 m ca. deposito per biciclette, istituto universitario, pista ciclabile; 500 m ca. fermata della metropolitana, fermata bus urbano, esercizi di vicinato; 1 km ca. campo da calcio, campo da tennis, ospedale, organizzazioni sociali, parchi, stadio, supermercati; > 1 km comune, farmacia, luoghi di culto, palazzo di giustizia, palestre, principali università. La struttura si trova in un’area ben servita dai mezzi pubblici e con un’alta offerta di servizi commerciali e sociali. La presenza di supermercati alimentari in concomitanza con l’uso indipendente della cucina, da parte dei rifugiati, può favorire la preparazione dei piatti tradizionali come percorso verso l’autoaffermazione. La zona, con la sua alta presenza di università, si offre positivamente, come in questo caso, verso un’accoglienza dedicata ai giovani studenti.

Tipologia organizzazione spazi abitativi: la distribuzione degli ospiti è stata progettata per unità abitative. Sono presenti 565 unità abitative totali suddivise in: monolocali compresi di cucina e bagno privato; camere da letto singole in bi/trilocali compresi di bagno, cucina e soggiorno. Posti letto: il complesso ha una capienza massima di 700 persone. Il numero degli ospiti presenti nel complesso è considerevole, difatti supera non di poco la capienza massima considerata per i centri di grandi dimensioni. Tuttavia grazie alla suddivisione delle unità abitative in blocchi separati, gli ospiti possono usufruire di molteplici spazi ricreativi all’interno del complesso di piccole dimensione. Vengono evitati così possibili disagi causati dalla condivisione dei medesimi spazi con una comunità eccessivamente consistente.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze. A LATO In ordine da sopra: piante di progetto rappresentati le diversi unità abitative; alcune riprese fotografiche degli interni delle abitazioni.

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Dotazione di servizi interni: La struttura è suddivisa in blocchi in cui vivono dai 16 ai 32 studenti, ogni gruppo dispone di un soggiorno comune per le attività sociali. Esternamente sono presenti due grandi aree verdi per il tempo libero. Particolarmente efficace la scelta di dedicare uno spazio comune ad ogni piccolo gruppo di ospiti. Si creano così molteplici spazi di condivisione all’interno del complesso, luoghi capaci di accogliere tutti e contemporaneamente essere riservati per singoli gruppi, rafforzando così le relazioni tra “vicini”.

Accessibilità disabili: la struttura non risulta accessibile ai disabili. Non è affatto evidente la motivazione per cui si è deciso di omettere le facilitazioni per disabili in un progetto di recente realizzazione e con un grande numero di persone ospitate, per questo motivo è da considerarsi una lacuna del progetto. Utenza: giovani cittadini olandesi e giovani rifugiati che hanno recentemente ricevuto il permesso di soggiorno tra i 18 e i 27 anni d’età. Tempi di permanenza: il tempo di permanenza massimo è di cinque anni. Si prediligono gli utenti che intendono soggiornano per un periodo di tempo lungo, al fine di favorire i processi di coesione sociale per la costruzione di una comunità. Criteri sociali: le 565 unità abitative sono suddivise per 282 giovani rifugiati e 283 giovani lavoratori o studenti provenienti dai Paesi Bassi. Gestione giuridica ed economica: Fondazione Housing De Key, Organizzazione Socius Wonen insieme al Comune di Amsterdam. Gli appartamenti vengono concessi temporaneamente a canone calmierato agli studenti.

IN ORDINE A LATO In alto: lcune riprese fotografiche dello spazio esterno utilizzato come spazio di ritrovo; In basso: alcuni ospiti che passeggiano intorno al complesso architettonico.

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Osservazioni: Ad oggi il progetto sembra avere riscosso un soddisfacente successo, all’interno del complesso vengono organizzati diversi eventi dove anche la comunità dei residenti locali partecipa, eventi dove lo scambio sociale rappresenta motivo di accrescimento culturale. Fonti: BOSS Magazine, Nr. 55, “A New Horizon: Housing for Refugees”, O.C.C. De Hoog, Marzo 2016, pp. 28-31 www.must.nl www.startblok.amsterdam Altro: Alcuni commenti visibili sul sito www.startblok.amsterdam: “Tenants form one group together, because of their collective goal: offer each other a great kick off for a better future!” da Fleur, 24 anni, inquilino; “We hope to stimulate and ease the integration of young refugees with this mixed form of housing.” Spokesman alderman Ivens, Comune di Amsterdam; “Startblok gives tenants a base in Amsterdam. Here they are given a place to develop themselves, to create a network and to shape their futures.” Isabel, 24 anni, membro di progetto; “It’s self-organizing. There is no great central organization that pushes this; people just pick up an idea and they run with it, and they implement it where they are.” Abdullah, 23 anni, richiedente asilo e membro del progetto; “The most important aspect of Startblok is that youngsters with different histories, knowledge and talents are brought together with the same goal: creating a good place to live and where you can personally grow.” Maartje, 25 anni, membro del progetto.

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TANGRAM, GENOVA Tipologia progetto: edificio riadattato, modello Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Denominazione: Tangram, Via Asilo Garbarino 9b, Genova. Promotore: Consorzio Agorà Consorzio Sociale Soc. Coop. R.L., Vico del Serriglio 3 - 16124 Genova - tel. +39 010 20 91 901, info@consorzioagora. it, www.consorzioagora.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana ad alta densità abitativa. Tipologia insediativa: il centro di accoglienza è collocato in località Fassolo, non lontana dal Matitone presso il quartiere direzionale di San Benigno. Quartiere caratterizzato da un tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale e circondato dal verde. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti il centro si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: l’edificio è un palazzo nobiliare della seconda metà del Settecento. Morfologicamente riconducibile ad un blocco di sei piani fuori terra ed uno interrato, planimetricamente assimilabile ad un rettangolo. Il centro è collocato al primo piano del palazzo, con affaccio sulla zona del porto. Tecnologie impiegate: il ripristino dell’esistente è avvenuto tramite l’utilizzo di tecnologie tradizionali. Servizi nelle vicinanze: negozi, supermercati, pista ciclabile, scuola superiore, circondata dal verde e attrezzata con un campo per le attività sportive. Tipologia organizzazione spazi abitativi: gli spazi abitativi sono suddivisi in camere da letto: sette stanze doppie. Posti letto: np. IN ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Dinegro Farmacia Giusto Fermata dell'autobus Punto 4

Dotazione di servizi interni: la struttura si presenta fornita di un ufficio per il personale, una sala sconfezionamento, una sala pranzo, il locale Scuola Materna Comunale lavanderia, lo spogliatoio, un locale per le attività ed un magazzino, oltre ai servizi igienici per gli ospiti ed il personale. Esternamente Garbarino è presente 5 circa un ettaro di terreno con un campetto da calcio da cinque, inoltre, sono possibili attività utilizzando le fasce che si prestano allaPunto coltivazione. Punto 6

Istituto Figlie Di S. Giuseppe Parrocchia San Teodoro

Accessibilità disabili: la struttura non è accessibile ai disabili.

Parco di villa Rosazza Centro Islamico Culturale di Genova

Utenza: minori stranieri maschi non accompagnati richiedenti/titolari di protezione internazionale o umanitaria.

Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai Chiesa Evangelica della Riconciliazione

Tempi di permanenza: la permanenza in struttura è garantita fino al compimento della maggiore età (18 anni). E’ possibile ottenere una proroga Scuola Materna Comunale di altri sei mesi oltre i diciotto anni per il completamento dei percorsi di integrazione. Tollot Occidentale Criteri sociali: commistione di differenti gruppi etnici. La commistione di differenti gruppi etnici evita possibili fenomeni di esclusione sociale.

Basko - Supermercato Genova Dinegro Punto 7 La Merceria

STEL snc di Shohid Ullah & C. Super MARKET

Gestione giuridica ed economica: Consorzio Agorà, Fondazione Centro di Solidarietà Bianca Costa Bozzo onlus e Arci Solidarietà Genova. Servizio Antichi Sapori Pasticceria Focacceria Di Morelli Rita E vitto e alloggio gratuito volto all’inserimento socio-economico dell’individuo. Rosaria Snc

Osservazioni:Fonti: www.consorzioagora.it Fonte orale: Simona Binello, rappresentante dell’area di attività relativa agli stranieri del Consorzio Agorà.

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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WELC(H)OME, VIA VALDINIEVOLE 8 (QUARTIERE MONTESACRO), ROMA Tipologia progetto: edificio riadattato, modello Sistema Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Denominazione: Welc(h)ome, via Valdinievole 8 (quartiere Montesacro), Roma. Promotore: Cooperativa sociale Idea Prisma 82, sede legale in Via Ida Baccini, 80 00137 Roma, T 0687201072, coop@ideaprisma.it, www.ideaprisma.it. Progettisti: np. Contesto geografico: zona urbana tra le più densamente popolate di Roma. Tipologia insediativa: tessuto urbano denso a carattere prevalentemente residenziale. La tipologia insediativa è particolarmente adatta per una buona integrazione sociale, difatti il centro si trova in un quartiere abitato principalmente da famiglie, dove risulta più semplice e naturale la creazione di una rete di rapporti sociali che favoriscano l’attuazione delle politiche di accoglienza. Tipologia edilizia: il centro, collocato in un contesto condominiale, si sviluppa al primo piano di un grande edificio, riconducibile morfologicamente ad un blocco di otto piani fuori terra. Tecnologie impiegate: np. Servizi nelle vicinanze: supermercato, bar, pizzeria, tabacchi, edicola, aree verdi attrezzate con giochi per bambini e diverse parrocchie. Tipologia organizzazione spazi abitativi: il centro è composto in realtà da un grande appartamento, all’interno di un comprensorio residenziale, con portiere. Sono presenti cinque camere da letto, tre bagni e una cucina predisposta per la preparazione dei pasti da parte degli ospiti. Posti letto: l’appartamento ha una capienza massima di quattordici posti letto. La struttura è paragonabile ad un centro collettivo di piccole dimensioni (circa 15 persone). IN ORDINE DALL’ALTO Inquadramento del contesto geografico.

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Dotazione di servizi interni: non sono presenti particolari servizi, oltre quelli relativi ad una generica abitazione residenziale.


Livello senza titolo Via Valdinievole, 8 BRICO ARREDO Bed&Breakfast Claudia a

Roma Dato che la dimensione è quella dell’appartamento non risulta fondamentale la presenza di particolari spazi per la comunità, in questo caso, tuttaMonia via, l’appartamento è abitato da quattro differenti nuclei familiari, è perciò necessaria una progettazione più accurata degli spazi comuni, al fine di Sacoph Pcalert Computer agevolare le occasioni di relazione e condivisione quotidiane. Farmacia Beta Accessibilità disabili: np. 5 Stagioni Pinsa Del Grillo Fidant S.r.l. Rossi Elena

Pizza Boys Nomentano Utenza: nuclei familiari aventi lo status giuridico di rifugiato, richiedente asilo, o in possesso di un permesso di soggiorno per motivi umanitari o Srl Installazioni Termo protezione temporanea. Il centro ospita una signora romana in emergenza abitativa, in cambio di sostegno e supporto alle attività dellaITA struttura. Acustiche Roma In totale sono presenti quattro nuclei familiari composti da sei adulti e otto minori, la fascia di età dei minori va dai dodici mesi ai dodici anni.

Tempi di permanenza: accoglienza temporanea (condizionati dall’attesa del responso della richiesta di asilo): periodo massimo di sei mesi eventualmente prorogabili. Permanenza media: un anno. Criteri sociali: Commistione di differenti gruppi etnici, gli ospiti sono provenienti da Iraq, Senegal, Repubblica Democratica del Congo e Nigeria. Accoglienza diffusa abitativa temporanea, intesa come accompagnamento degli utenti nella costruzione di una propria e autonoma capacità di integrazione nel tessuto sociale e nella ricerca di una maggiore autonomia nella vita quotidiana. Gestione giuridica ed economica: ente gestore Idea Prisma 82 Coop. Sociale; ente locale Comune di Roma; supporto tecnico di Consorzio sociale Pegaso, e della cooperativa sociale Famiglie anziani e infanzia “Fai”, proprietaria dell’immobile. Coop. Sociale FAI, Viale Grigoletti 72/D 33170 Pordenone, Tel 0434 590370, segreteria@coopsocialefai.it, www.coopsocialefai.it. Osservazioni: Fonti: Il mondo di dentro. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma, redatto da Lunaria

IN ALTO Mappa dei servizi presenti nelle vicinanze.

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CAPITOLO 4.

LINEE GUIDA PER LA DEFINIZIONE DI STANDARD STRUTTURALI E GESTIONALI

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SERVIZI ACCOGLIENZA/ASSISTENZA

ACCOGLIENZA

ASSISTENZA SOCIALE

All’ingresso nella struttura di accoglienza, i primi adempimenti da assolvere sono (come da manuale SPRAR): • il colloquio di ingresso; • firma del patto di accoglienza; • la comunicazione alla questura; • iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale.

Inizialmente il beneficiario deve essere informato, orientato e accompagnato nell’accesso ai servizi pubblici, facendo particolare attenzione alle informazioni relative a: • accesso al servizio sanitario nazionale; • iscrizione dei minori a scuola; • iscrizione ai corsi di educazione per adulti sul territorio; • accesso ai corsi di alfabetizzazione linguistica; • conoscenza del territorio.

Sportello di accoglienza

Locale per colloqui

Ufficio per le comunicazioni e la sottoscrizione del contratto di accoglienza.

Presidio custode

Nel caso di centri di medie e grandi dimensioni i quali necessitano del presidio custode notturno.

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Ufficio dedicato ai colloqui di ingresso di orientamento, per redigere un progetto personalizzato e per la preparazione nella ricerca del lavoro, attraverso la preparazione al colloquio lavorativo.


GESTIONE

SERVIZI ACCESSORI

Si prevede l’inserimento di personale qualificato, capace di rispondere alle specifiche esigenze del progetto, in base anche alla tipologia di utenti che si prevede di accogliere. Si rende perciò necessaria la presenza di una équipe multidisciplinare.

Il vitto include la colazione e due pasti principali. Nel caso di pasti veicolati è opportuno porre attenzione alla necessità di adottare particolari tipi di cibo, nel rispetto delle tradizioni culturali e religiose, inoltre, è da preferire la partecipazione degli stessi beneficiari al funzionamento della mensa (se interna alla struttura), con turni di spesa e di pulizia. Nel caso sia presente una cucina per la preparazione indipendente dei pasti è necessario considerare la vicinanza di supermercati alimentari, cosicché, ne venga incoraggiato l’utilizzo, al fine di implementare le occasioni di incontro e relazione tra gli ospiti interni e tra i residenti del quartiere.

Uffici tecnici amministrativi

Sala mensa/Cucina

Sala riunioni

Servizi

Spazi destinati al personale interno del centro, al fine di avere almeno un luogo “istituzionale” nella struttura, ad esempio per l’erogazione materiale del pocket money.

Ambiente dedicato per il coordinamento degli operatori attraverso periodiche riunioni, la gestione dei rapporti tra il progetto di accoglienza e l’équipe con le istituzioni locali e gli altri attori del territorio, la promozione di accordi con i servizi presenti sul territorio ed , infine, la promozione di occasioni di formazione e aggiornamento.

SERVIZI GENERALI

Nel caso il servizio mensa venga allestito all’interno, è necessario prevedere uno spazio cucina e l’impiego di personale specifico nel caso di accoglienza minori. Infine, se la mensa viene predisposta in uno spazio esterno alla struttura, sarà necessario garantirne il facile raggiungimento dal centro.

Servizi igienici, di lavanderia e stireria in numero sufficiente. Inoltre, in relazione alla disponibilità di spazi, risulta pratico predisporre la struttura di un locale medicheria.

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FORMAZIONE

ATTIVITÀ RICREATIVE

L’apprendimento della lingua italiana è da considerarsi un requisito essenziale per l’inserimento dei rifugiati nel tessuto sociale, propedeutico alla formazione, allo studio ed al lavoro.

Valore aggiunto risultano tutte le iniziative e gli ambienti dedicati ai beneficiari volti alla valorizzazione della singola persona, le quali contemporaneamente, aumentino le occasioni di socializzazione come supporto alla costruzione di una comunità, anche attraverso spazi collettivi aperti alla città.

Aule

Biblioteca

Spazi per laboratori

Locali ricreativi

SERVIZI INTERNI

Ambienti predisposti per lo svolgimento di attività didattiche o di apprendimento collettive.

Ambienti attrezzati per corsi di formazione professionale.

Sazio dedicato alle attività di studio e ricerca (per l’ottenimento di un titolo di studio, ricerche su Internet per la ricerca di un impiego).

Spazi per attività ricreative finalizzate alla socializzazione. Per grandi strutture (sopra le 30 persone) bisogna prevedere ad ogni sottogruppo (16 persone circa) uno spazio comune, tale da favorire la convivenza e limitare i disagi dovuti alla mancanza di privacy, soliti dei centri collettivi.

Spazi all’aperto

Spazi dedicati alle attività ricreative all’aperto e alle attività sportive.

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ATTIVITÀ RICREATIVE Ludoteca

Sazio destinato al gioco e al divertimento, necessario nel caso di accoglienza rivolta a nuclei familiari con bambini o minori.

Sala multifunzionale

Grande spazio multifunzionale, a disposizione anche della comunità locale, al fine di implementare le occasioni di scambio sociale tra i rifugiati ed i residenti del quartiere.

ALLOGGIAMENTO

RESIDENZA

È necessario prevedere una commistione di persone appartenenti a diversi gruppi etnici o status sociale (rifugiati, lavoratori, studenti). Gruppi omogenei di ospiti sono da prediligere nel caso vengano trattate fasce deboli con esigenze specifiche (minori, donne vittime di tratta, disabili). Quando si prevede la separazione per gruppi omogenei è necessario dotare la struttura di spazi comuni proporzionali al numero di ospiti e facilmente accessibili da tutti i beneficiari. Per nuclei familiari è opportuno adottare appartamenti con maggiori livelli di privacy ed indipendenza.

Stanze

Locali con posti letto proporzionali alle persone accolte e servizi igienici annessi. L’arredamento relativo alle stanze deve essere in grado di contenere tutti gli effetti personali dei singoli beneficiari, per ogni ospite sarà necessario predisporre uno spazio privato, personalizzabile, per leggere, scrivere consumare alimenti o semplicemente appoggiare oggetti. In ogni caso è opportuno dotare la struttura di un deposito comune, uno per ogni gruppo di persone (massimo 16 utenti), annesso alle camere da letto, tale da poter contendere gli oggetti ingombranti degli stessi come valige o borsoni da viaggio.

Appartamenti

Unità abitative composte da uno o più ambienti. Nel caso di appartamenti condivisi è necessario predisporre ogni appartamento di uno spazio comune, inoltre, per le abitazioni private in strutture collettive, è opportuno porre particolare attenzione alla dotazione di spazi esterni agli appartamenti, per lo svolgimento di attività ricreative e di tempo libero tra i beneficiari del centro.

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CRITERI PER UN MODELLO COMPOSITIVO STANDARD

ALLOGGI COSTRUZIONI EX NOVO

EDIFICI RICONVERTITI

Reversibilità

Considerare il carattere temporaneo del fenomeno attraverso l’uso dei materiali riciclabili e localmente reperibili.

Flessibilità

Ambienti in grado di adattarsi a possibili cambiamenti di utenza, consentendo all’edificio di assolvere a utilizzi o contesti temporanei.

Manutenibilità

Considerando le difficoltà di mantenere, nei centri collettivi ed in generale in strutture di accoglienza con grandi capacità ricettive, uno standard igienico adeguato, occorre prestare particolare attenzione all’utilizzo di materiali, favorendo elementi di facile pulizia e sostituzione. Inoltre, nella progettazione degli spazi e nella distribuzione degli arredi interni, sono da eleggere soluzioni che, in maggior misura, ne agevolano l’accessibilità.

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COSTRUZIONI EX NOVO

EDIFICI RICONVERTITI

CRITERI PER UN MODELLO COMPOSITIVO STANDARD

Integrazione impiantistica

Prevedere l’utilizzo di tecnologie rinnovabile, favorendo soluzioni di facile comprensione e di utilizzo. In particolare è consigliabile una gestione centralizzata, tale da limitare possibile incomprensioni, da parte degli utenti beneficiari, con conseguenti disagi dovuti al funzionamento degli impianti. Nel caso non sia possibile dotare la struttura di un impianto centralizzato, si ritiene opportuno agevolare i processi di comprensione all’utilizzo, attraverso la semplificazione degli impianti e l’inserimento di note informative poste adeguatamente nelle vicinanze degli stessi.

Agibilità

Prevedere, in edifici ripristinati e soprattutto di nuova costruzione, l’accessibilità ai disabili, in modo tale che venga garantita ad ogni area della struttura e non solo parzialmente. In ogni caso è necessario fornire l’accesso almeno alle aree comuni, per favorire la creazione dei legami attraverso attività ricreative.

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REQUISITI PRINCIPALI DELL’AREA

ACCESSIBILITÀ

SERVIZI NELLE VICINANZE

Collegamenti

Contesto multireligioso

Zone urbane

Servizi commerciali e sociali

Prediligere aree facilmente raggiungibili con mezzi pubblici o, comunque, tali da permettere agli ospiti di partecipare alla vita sociale. Prevedere l’utilizzo di mezzi integrativi nel caso di collegamenti urbani insufficienti.

Prediligere zone urbane e quartieri residenziali abitati.

Prediligere contesti con un’alta presenza di luoghi di culto differenti, al fine di evitare fenomeni di esclusione delle minoranze religiose.

Sono da prediligere le strutture in aree con un’alta offerta di servizi commerciali e sociali, con particolare attenzione alla disponibilità di supermercati alimentari, al fine di implementare le occasioni per i rifugiati di cucinare i piatti tradizionali nel rispetto della propria cultura e religione.

Scuole a diversi livelli di studio

Nel caso di accoglienza rivolta a nuclei familiari e minori, sono da preferire strutture nelle vicinanze di istituti scolastici con differente ordine e grado, difatti, a tutti i minori stranieri, soli o accompagnati, è previsto l’inserimento scolastico, qualunque sia lo status giuridico di appartenenza. Inoltre la presenza di strutture universitarie può favorire l’inserimento o il proseguimento formativo anche per coloro che non posseggono lo status di minore.

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INTEGRAZIONE SOCIALE Comunità locale

Implementare i percorsi di orientamento ed accompagnamento ai servizi del territorio, in modo da incrementare le occasioni di partecipazione alla vita locale, fattore direttamente proporzionali all’apprendimento della lingua.

INTEGRAZIONE FISICA

REQUISITI PRINCIPALI DELL’AREA

Tessuto circostante

Progetti di recupero e valorizzazione degli edifici esistenti o edifici ex novo, come occasione di riqualificazione urbanistica del territorio attraverso l’integrazione con il tessuto urbano circostante.

Criteri sociali

Favorire la partecipazione degli ospiti alle attività comuni necessarie nella struttura (come la pulizia, ristorazione, etc), ed esternamente a livello sociale nel contesto urbano (attività di aiuto nel vicinato, manutenzione, etc).

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CAPITOLO 5.

PROGETTO

Caso studio dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto, Genova

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Breve excursus storico della “Badia del Boschetto” L’abbazia di San Nicolò del Boschetto, più conosciuta semplicemente come badia del Boschetto, è un edificio religioso nel quartiere genovese di Cornigliano, costituito dal monastero e dalla chiesa e situato nella bassa val Polcevera, al confine tra i quartieri di Cornigliano e Rivarolo. Il complesso, costruito nel XV secolo, è così denominato per la fitta vegetazione che un tempo lo circondava, in parte ancora presente verso monte. L’abbazia si affaccia su corso Ferdinando Maria Perrone, ai piedi della collina di Coronata a poca distanza dallo stabilimento di Ansaldo Energia. Nel 1311, il patrizio genovese Magnone Grimaldi, fece costruire una cappella, della quale dal 1312 i Grimaldi ed i loro eredi ebbero il giuspatronato. Nel 1410 vi si insediarono i benedettini, ai quali gli eredi di Magnone Grimaldi avevano donato la piccola chiesa intitolata a san Nicola. Tra il Seicento e il Settecento, l’abbazia subì diverse trasformazioni da un finanziamento dalla famiglia Grimaldi. Con la guerra di successione austriaca, nella quale fu coinvolta la Repubblica di Genova, per il monastero iniziò un periodo di decadenza e l’occupazione militare produsse numerosi danni al complesso. Nel 1797, durante un’incursione nella chiesa furono distrutte molte delle insegne gentilizie che ornavano i sepolcri. I monaci dovettero abbandonare il monastero nel 1810, a seguito delle leggi napoleoniche sulla soppressione degli ordini religiosi. I benedettini tornarono nel 1912; l’abbazia fu definitivamente soppressa nel 1939. Nel 1960 il complesso fu affidato alla Piccola opera della Divina Provvidenza. Il Boschetto in passato aveva raggiunto una alta soglia di criticità: povertà, miseria e degrado incontravano, nella clandestinità, l’equilibrio di vita. L’opera Don Orione con la direzione di Alberto Di Feo ha saputo trasformare questo luogo in un centro di accoglienza della Carità allontanando forme di illegalità.

Il “Boschetto” oggi

NELLA PAGINA PRECEDENTE Ripresa aerea dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto.

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Attualmente l’abbazia del Boschetto è sede di concerti, mostre e incontri culturali, curati da un’associazione di volontari, con sede nel complesso la quale organizza visite guidate all’interno della struttura, evidenziando il ruolo svolto nei secoli dall’abbazia a supporto sia di semplici viandanti che di importanti personalità che qui sostavano nei loro viaggi, prima o dopo il guado del torrente. Un’altra associazione che opera all’interno dell’abbazia è “Amici del Boschetto”, associazione di volontari che valorizza e tutela il complesso monastico, nel quale sono stati creati spazi anche per attività sociali e sportive: è presente un centro diurno per anziani, un servizio di foresteria rivolto soprattutto a lavoratori trasfertisti e vi si trova un campo da calcio a sette giocatori in erba sintetica, oggi utilizzato come campo di allenamento della A.S.D. Fegino. Fonti: http://www.donorione.org/


Analisi del contesto La struttura nasce come un importantissimo elemento di culto, negli ultimi anni è stata donata alla congregazione di Don Orione, di cui ha visto la gestione non come opera religiosa ma piuttosto come opera sociale. La congregazione è una realtà presente con più di duecento case, sessantacinque attive per opere di assistenza, occupandosi non solo dell’ospitalità ma con una forte presenza anche nel settore sanitario, nel settore scolastico e in quello formativo. Il “Boschetto” è la più vicina, tra queste, all’accoglienza di secondo livello, in quanto sussiste un appoggio dei servizi sociali, i quali segnalano una parte consistente degli ospiti presenti nella struttura. Considerato un polo di accoglienza indiscriminata, un luogo dove è possibile far fronte ad ogni emergenza abitativa, anche attraverso la collaborazione con i servizi sociali di Genova, si è creata una situazione molto articolata e ricca dal punto di vista sociale ma difficoltosa dal punto di vista economico, dove i contributi dal comune risultano significativi ma inabili a garantire un corretto standard qualitativo dell’accoglienza. Gli ultimi interventi di ristrutturazione del manufatto, vincolato dalla Soprintendenza, non sono stati in grado di operare ad una reale compartimentazione in base alle differenti tipologie di utenza accolta, un aspetto negativo per la gestione e la qualità della vita delle persone che lo abitano, persone appartenenti a particolari fasce deboli le quali hanno bisogno di spazi dedicati e gestiti con particolare attenzione. Ad oggi, la coabitazione risulta difficile, all’interno della struttura si generano situazioni conflittuali e problematiche dovute ad una eterogeneità casuale degli ospiti.

Strategie di intervento La domanda che la Congregazione si è posta era se le problematiche di convivenza presenti all’interno rappresentavano o meno l’equilibrio ottimale oppure se fosse necessario una rivisitazione dell’accoglienza. L’analisi ha portato alla decisione di modificare non la tipologia di accoglienza ma la ridistribuzione degli ospiti attraverso la compartimentazione delle differenti tipologie, la ricerca di forme di accoglienza che possano contribuire economicamente al mantenimento della struttura e parallelamente iniziare un processo di ristrutturazione che consenta di ottimizzare gli sprechi energetici. Per evitare, che da qui a pochi anni le risorse non siano più sufficienti, creando un disavanzo economico e costringendo così alla chiusura della struttura, si è pensato di rivedere le forme di accoglienza ottimizzando lo stato economico e cercando di trovare nuovi accordi con enti pubblici e privati. I numeri dell’accoglienza verranno perciò ridotti, tale azione renderà possibile un’accoglienza stabile e duratura nel tempo. Attualmente il coordinatore della fase di rivisitazione del progetto del livello di accoglienza è l’ing. Marco Pirotta, la mano operativa all’interno del boschetto. L’opera di Don Orione si sta muovendo su due fronti, da una parte, una consistente somma di denaro dovrà essere investita per il restauro della parte monumentale, bene culturale e patrimonio nazionale, dall’altra si ha una spesa altrettanto cospicua per sopportare un welfare che non è in grado di sostenersi. Nel cercare un equilibrio economico, una parte del complesso è stata adibita ad uso cucina per catering di una società privata, una parte è stata quindi tolta dall’accoglienza per consentire un’attività commerciale che in qualche modo contribuisca alla sostenibilità della struttura. All’interno della struttura, al livello dei chiostri, è presente una cucina comune con la quale le famiglie possono provvedere alla preparazione dei propri pasti. Parallelamente dei volontari che si occupano, a titolo personale, della preparazione del pranzo per alcuni degli ospiti, principalmente i bambini della struttura, i quali si uniscono informalmente a questo momento dedicato alla condivisione e alla collettività. Il “Boschetto” è, per usare le parole di Marco Pirotta <<....l’unione di tre cose: l’opera di Don Orione, che è la proprietà e continua ad essere la vera fonte di sostentamento di questa struttura, il Comune di Genova, che vive a fianco a noi in questa bellissima realtà di aiutare chi è in difficoltà e la Divina Provvidenza che cerca di unire il tutto.>> Attualmente sono presenti 150 persone circa, principalmente nuclei familiari, persone con disagio mentale, privati e persone segnalate dal comune in attesa di un alloggio popolare. La richiesta è di dedicare tra i quattordici e i sedici posti letto all’accoglienza di uomini adulti con status di rifugiato e richiedenti asilo e altrettanti posti letto a MSNA (Minori Stranieri Non Accompagnati), sedici posti letto riservati ai privati (lavoratori, trasfertisti, visitatori, etc), dieci appartamenti per nuclei familiari ed infine i restanti posti per l’accoglienza mista di persone in temporanea emergenza abitativa. Come approccio avverrà

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un progressivo svuotamento della struttura, del 15 o 20%, procedendo con un risanamento a livello globale strategico e solo successivamente una ridestinazione d’uso delle aree, divise per tipologia di utenza. Le aree non dovranno essere funzionali esclusivamente per una categoria ma facilmente convertibili per cambiamenti futuri. La Piccola opera della Divina Provvidenza si occupa già di accoglienza dedicata ai profughi nell’area di Camaldoli, sempre in provincia di Genova, con circa venti ospiti. La gestione è stata concessa alla cooperativa Dono. Il progetto di ristrutturazione verrà condiviso con il Comune di Genova, affinché il boschetto diventi il centro di accoglienza per eccellenza nel territorio genovese, riservando un’area per i minori ed un’area per i profughi, in cui possano svolgere le attività di formazione e socializzazione in maniera autonoma in spazi a loro riservati. Fonte orale: Marco Pirotta, diretto dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto, Genova.

NELLA PAGINA A FIANCO Ripresa fotografica del chiostro maggiore all’interno dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto. Photo Credit © Pirotta Marco

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Inquadramento geografico

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Inquadramento geografico

1 km

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Inquadramento geografico

200 m

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Tipologia insediativa

Edificato Torrente Polcevera e affluenti Assi viari

Scala 1:5000

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Sistema mobilitĂ

Autostrada Strade di interesse urbano Rete ferroviario Stazione ferroviaria Genova Rivarolo

Scala 1:5000

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Servizi nelle vicinanze

Supermercato alimentare Ufficio postale Esercizi di ristorazione Stazione ferroviaria Genova Rivarolo Fermata autobus urbano Caffetteria Bar Consorzio Foltzer Nuoto Campo da tennis Campo da calcio Biblioteca civica Comune di Genova Farmacia Stazione dei carabinieri Teatro

Scala 1:5000

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Inquadramento fotografico

Photo Credit © Marco Pirotta

PRIMA E QUARTA RIGA Riprese fotografiche generali del complesso e degli spazi interni con gli ospiti attuali. Photo Credit © Pirotta Marco SECONDA E TERZA RIGA Riprese fotografiche degli spazi interni ed esterni ad uso degli ospiti attuali. Photo Credit © Ali Jassmin

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Relazione di progetto Il progetto riguarda principalmente una ripartizione interna ed una ridistribuzione funzionale degli spazi. Al piano dei chiostri, ove presenti i principali servizi generali, sono stati predisposti i locali utili alla gestione della struttura, come gli uffici tecnici amministrativi ed un locale adibito ai colloqui di orientamento, comunicante con la reception che potrà essere utilizzata a sua volta come sportello di accoglienza. I due locali adiacenti a quest’ultimi, utilizzati oggi dai bambini della Comunità di Sant’Egidio, manterranno la funzione di spazio ad uso ricreativo riservato ai minori. La cucina è stata ampliata e la lavanderia spostata in un locale riservato, come da richiesta del committente. Sia per quanto riguarda la prima ala dedicata a uomini adulti con status di rifugiato e richiedenti asilo, sia per l’ala presente al secondo livello per minori stranieri non accompagnati, dati i lunghi tempi di permanenza nei centri, si è deciso di dotare tutte le camere di servizi igienici privati ed eliminare i servizi igienici comuni presenti, salvo per l’ala riservata ai minori dove sono stati disposti anche i servizi igienici comuni, in quanto tali spazi sono frequentati giornalmente da diversi operatori esterni. Al primo piano, spazio dedicato agli uomini adulti, sono state progettate principalmente camere doppie, con eccezione di una camera tripla ed una singola, le quali possono rivelarsi utili per l’accoglienza di soggetti particolari oppure nel caso di un ampliamento futuro la stanza singola potrà essere utilizzata dall’operatore notturno, trovandosi, difatti, nelle immediate vicinanze dell’ingresso. Si è pensato di inserire una piccola stanza ad uso cucina, utile per la colazione e la merenda, mentre per la preparazione dei pasti principali potranno usufruire della cucina al piano inferiore in cui avranno anche la possibilità di incontrare gli altri ospiti del complesso facendo così innescare molteplici possibilità di relazione sociale. Inoltre, sono stati dedicati degli spazi per lo studio e per la socializzazione interamente in policarbonato trasparente, i quali renderanno i corridoi più luminosi e vivibili, dove sarà possibile allestire delle semplici librerie in policarbonato con telaio in legno, le quali opportunamente posizionate potranno creare ulteriori spazi, in questo caso aperti, fruibili dai beneficiari. Particolare importanza nella progettazione è stata dedicata agli spazi comuni, si è optato per soluzioni che comprendessero sia la presenza di un grande spazio fruibile da tutti gli ospiti, tale da favorire la creazione di una collettività, sia di spazi minori per sottogruppi di persone, spazi con una maggiore privacy, creando quanto più un ambiente familiare in cui i processi di socializzazione vengono implementati dai differenti luoghi di incontro presenti all’interno.

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L’area dei minori, secondo i requisiti minimi previsti dalla normativa in Liguria la quale ci rimanda alla normativa SPRAR dei requisiti minimi per le strutture dedicate a minori, dove si prevedono un massimo di sei utenti nel caso di strutture di tipo familiare e di gruppi appartamento e un massimo di dieci posti letto nel caso di strutture di tipo comunitari. Sono perciò presenti cinque camere da letto da due posti ciascuna più una camera per l’operatore notturno, collocata in prossimità dell’ingresso.


Sempre all’ingresso è stata ricavata un’aula studio personale per i minori, con servizi igienici annessi, dove si prevede l’installazione di un lucernario tale da aumentare la superficie illuminante all’interno dell’ambiente. Nell’ala era presente una grande stanza voltata, utilizzata come camera da letto, ripensata come spazio comune e sala da pranzo, da cui si potrà accedere direttamente ai servizi igienici, precedentemente accessibili dal corridoio. Per la cucina, in questo caso obbligatoria, si prevede un piccolo locale comunicante con la sala comune, accessibile solo dal personale incaricato della preparazione dei pasti. Alla fine del corridoio, è stato ricavato uno spazio più piccolo ma comunque ampio e luminoso, che funge come spazio secondario ad uso ricreativo, e tra due stanze è stato ricavato un piccolo spazio studio/relax dedicato a una o due persone al massimo. Tutti gli spazi comuni sono caratterizzati dalle pareti in policarbonato oppure da ampie porte scorrevoli in policarbonato, in modo tale che siano ambienti percepibili come aperti alla collettività e alla condivisione. Al piano ultimo dove è presente un grande sottotetto inutilizzato si è deciso di adibire una parte, ad aula di italiano, corsi di alfabetizzazione e ad eventuali corsi di formazione a cui può partecipare anche la comunità locale. La restante parte, che rimane “aperta” può essere utilizzata per i laboratori di formazione, i quali possono usufruire del deposito presente nelle immediate vicinanze al piano inferiore, e in generale utilizzabile come spazio multifunzionale a disposizione anche della comunità locale, al fine di implementare le occasioni di scambio sociale tra i rifugiati ed i residenti del quartiere. Anche in quest’ultimo piano sono stati inseriti dei servizi igienici comuni. L’accessibilità ai disabili è garantita a tutti gli spazi comuni di progetto tramite l’utilizzo di un ascensore presente nella parte dedicata all’accoglienza diurna ed, in entrambe le ali, almeno una camera da letto è stata disposta con accessibilità ai disabili insieme a tutti gli spazi comuni presenti. All’esterno della struttura sono inoltre già presenti spazi all’aperto: un campo da calcio utilizzabile per attività sportive, un ampio spazio gioco e delle fasce coltivabili dove gli ospiti potranno svolgere corsi di formazione.

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CONCLUSIONI

“Io mi sento responsabile appena un uomo posa il suo sguardo su di me.” Fëdor Dostoevskij

Attraverso l’analisi dei molteplici casi studio presi in esame è stato possibile definire alcune linee guida per la progettazione degli spazi dedicati ai centri di seconda accoglienza, tali da facilitare i processi di integrazione ed escludere quelli di segregazione. Partendo dai requisiti minimi strutturali, già presenti all’interno del “Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria” (aggiornamento settembre 2015), sono stati definiti i criteri principali e secondari per la progettazione degli spazi dedicati ai rifugiati ed ai richiedenti asilo. Spazi che non devono in nessun modo essere considerati riservati ad una categoria di persone, in base allo status sociale di appartenenza, difatti, è necessario considerare il carattere temporaneo del fenomeno, con la consapevolezza che alla condizioni del rifugiato possano avvicinarsi tante altre condizioni, da sempre presenti, dove in comune si ha una separazione involontaria dalla propria abitazione, ovunque essa sia. Plurime le esigenze sorte per una buona riuscita dei processi di integrazione ed inserimento sociale, dove il centro stesso assolve la duplice funzione di accogliere e fornire un servizio alla collettività. Indispensabile, infatti, è la promozione di progetti di accoglienza sostenibili che portino anche una possibilità di sviluppo del territorio. Si parla di servizi necessari all’interno di un progetto di accoglienza integrata, servizi di accoglienza/assistenza, servizi generali di gestione e servizi interni come la formazione e le attività ricreative. Dopodiché vengono individuati alcuni criteri di progettazione validi sia per edifici di nuova costruzione sia per edifici riconvertiti, è il caso del progetto preso in analisi dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto a Genova. Infine vengono definiti i requisiti principali dell’area in cui dovrebbe collocarsi qualsiasi centro di accoglienza, facendo particolare attenzione all’accessibilità della zona, ai servizi nelle vicinanze, all’integrazione sociale e fisica con il tessuto circostante. Risulta indispensabile avere come obiettivo ultimo il raggiungimento da parte dei beneficiari dell’indipendenza, affinché anche queste persone possano partecipare alla società grazie a progetti intelligenti di accoglienza diffusa. Siamo davanti ad un grande cambiamento in corso, dobbiamo quindi tentare di dare un contributo alla società, dobbiamo “coltivare l’umanità”.

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Primo fra tutti vorrei ringraziare Andrea Giachetta per la piena disponibilità, la fiducia, i fondamentali consigli e la grande umanità dimostrata. Grazie a Marco Pirotta per la pazienza con la quale ha assecondato le mie richieste dandomi l’opportunità di avvicinarmi alla realtà del “Boschetto”, una realtà che ha l’assoluto bisogno di emergere e farsi conoscere. Ringrazio Tina per l’amore dedicatomi ogni giorno, mio padre, mia madre, mio fratello per avermi guidata e supportata in tutti questi anni e Daniele per avermi trasmesso la sua immensa passione alla partecipazione. A voi dedico questa tesi.

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FILMOGRAFIA G. Arora, B. Pousman, Clouds Over Sidra, 2015 G. Rosi, Fuocoammare, 2016 138


FONTI ORALI Ali Salih, mediatore culturale presso la cooperativa Il Faggio Binello Simona, rappresentante dell’area di attività relativa agli stranieri del Consorzio Agorà Bucalo Paolo, architetto della Fondazione Auxilium Cannella Federica, responsabile del centro di via Gagliardo gestito dalla Fondazione Auxilium Parodi Danilo, Direzione Politiche Sociali del Comune di Genova Pirotta Marco, direttore dell’Abbazia di San Nicolò del Boschetto a Genova

SITOGRAFIA Architecture for Refugees http://architectureforrefugees.com European Migration Network http://www.emnitaly.cnr.it/ Frontex http://frontex.europa.eu/ Biennale Architettura 2016 http://www.labiennale.org/it/architettura/ Il Post http://www.ilpost.it Internazionale https://www.internazionale.it/

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http://www.lunaria.org/wp-content/uploads/2016/10/Il_mondo_di_dentro.pdf, Il mondo di dentro. Il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati a Roma, consultato settembre 2017 Making Heimat http://www.makingheimat.de/ Ministero dell’Interno http://www.interno.gov.it Open Migration http://openmigration.org/ Sprar http://www.sprar.it/ http://www.sprar.it/pubblicazioni/rapporto-sulla-protezione-internazionale-in-italia-2016-sintesi, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2016, ANCI, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Servizio Centrale dello SPRAR in collaborazione con l’UNHCR, conusltato settembre 2017 http://www.sprar.it/pubblicazioni/rapporto-sulla-protezione-internazionale-in-italia-2017, Rapporto sulla protezione internazionale in Italia 2017, ANCI, Caritas Italiana, Cittalia, Fondazione Migrantes, Servizio Centrale dello SPRAR in collaborazione con l’UNHCR, conusltato ottobre 2017 http://www.sprar.it/wp-content/uploads/2016/06/SPRAR_-_Manuale_operativo_2015.pdf, Manuale operativo per l’attivazione e la gestione di servizi di accoglienza integrata in favore di richiedenti e titolari di protezione internazionale e umanitaria, Aggiornamento settembre 2015, consultato settembre 2017 UNHCR https://www.unhcr.it/ Wikipedia https://it.wikipedia.org/

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Where refugees become citizens  

Where refugees become citizens: an architectural approach for an integrated system of refugees' reception. Case study of Abbazia di San Nico...

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