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Ludovica Fedi

Sempre a dieta Nel 2004 si laurea in Medicina e Chirurgia e nello stesso anno si classifica al primo posto al premio “Città di Empoli” per la Medicina Naturale con un’opera di ricerca dedicata alle evidenze scientifiche della Fitoterapia. Successivamente consegue il Master di I livello in “Quotidianità dell’Etica Clinica” presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Firenze e successivamente il Master di II° livello in “Fitoterapia Clinica”. Tiene regolarmente seminari sulla correlazione tra dieta vegetariana e salute, sull’alimentazione naturale per il bambino e l’adulto, intolleranze alimentari e terapie naturali.

Dimmi come mangi e ti dirò chi sei

di Valeria Vill

Ogni giorno, mangiamo per nutrirci e sostenerci. Ma non tutto il cibo che assumiamo ha lo stesso effetto: ci sono alimenti che possono far ammalare e altri che possono guarire o prevenire disturbi molto diversi tra loro. La dottoressa Ludovica Fedi ci parla del “potere del cibo”.

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ott.ssa ci dica in due righe di cosa si occupa? Mi piace parlare di “medicina integrata”, ovvero sono un medico chirurgo che utilizza l’alimentazione naturale disintossicante come base fondamentale e punto di partenza del trattamento a cui eventualmente associare prodotti a base di piante. Da dove è iniziata la sua ricerca? La scelta dell’alimentazione vegetariana all’età di soli 19 anni mi ha portato ad approfondire, fin dal primo anno di università, gli aspetti dell’alimentazione come scelta consapevole. Già allora classe medica

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si è radicato in me il concetto che gli alimenti non rappresentano soltanto qualcosa che soddisfi il palato e riempia lo stomaco. Ho iniziato ad apprezzare le loro proprietà curative rendendo mio l’aforisma di Ippocrate “Fa che il cibo sia la tua medicina”. È possibile intervenire per contrastare il decorso di specifiche patologie attraverso? Un valido esempio è la dieta priva di proteine animali nella prevenzione e nella cura delle malattie renali. Nell’insufficienza renale cronica (IRC) infatti i reni non sono più in grado di elimi-


nare le scorie azotate, pertanto tutte le indicazioni terapeutiche concordano nel consigliare una dieta a basso contenuto di fosforo (alti livelli di questo minerale possono causare danni cardiaci e morte), fosfati, proteine e sodio per evitare ulteriori danni ai reni. Un altro ben noto e valido esempio è la dieta a basso indice glicemico per i pazienti diabetici. Via libera a frutta secca, verdura cruda, cereali integrali, carne, pesce, le uova, e certi tipi di frutta (come le mele, le albicocche, le more, i lamponi); mentre l’eliminazione di alimenti ad elevato indice glicemico come le patate e le carote cotte, pasta e riso bianco, alcuni tipi di frutta (le banane, l’ananas) aiuta a mantenere bassi i livelli di glicemia. Inoltre il consumo di cereali integrali, legumi, frutta secca, fibre viscose (avena e orzo), proteine della soia e gli steroli delle verdure migliorano il controllo della glicemia in entrambi i tipi di diabete. Per non parlare poi del problema della stitichezza. Spesso - per non dire quasi sempre - è sufficiente sostituire i cereali raffinati (pasta, pane di grano) con cereali in chicco o integrali.

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Sempre a dieta Perché ricorrere a lassativi che ulteriormente peggiorano l’infiammazione intestinale? Basta assumere il cereale in chicco o farine integrali in grado di migliorare la funzionalità dell’intestino. Evitiamo allora sia i cibi con materie prime raffinate sia i cibi industriali. Perché il cibo industriale è dannoso? Per la conservazione e trasformazione del cibo industriale vengono utilizzati i cosiddetti additivi alimentari (coloranti, conservanti, addensanti e antiossidanti). Queste sostanze che vanno ad accumularsi nel nostro organismo, non sono affatto da sottovalutare. Oggi giorno, assumendo cibi industriali, il tratto gastro-intestinale viene a contatto con una massa enorme di additivi, conservanti e sostanze chimiche: si calcola circa 3 kg di additivi all'anno per persona. Che tipo di patologie hanno le persone che si rivolgono a lei? Di frequente sono pazienti stanchi di terapie farmacologiche ripetute che non hanno portato risultati, ma anche chi soffre di disturbi ricorrenti come stanchezza cronica, disturbi gastrointestinali, cistiti o vaginiti, riniti, dolori articolari o muscolari, problemi della pelle, disordini del peso corporeo sia in eccesso che in difet-

to. In ogni modo, l’alimentazione e le cure naturali andrebbero viste innanzitutto nell’ottica della prevenzione. Purtroppo ancora non è molto diffusa questa mentalità in Italia. In questi ultimi decenni il modo di nutrirsi degli italiani si è gradualmente modificato. Che cosa classe medica Anno I Num. 3

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Sempre a dieta ci può dire in proposito? Lo stile di vita frenetico che conduciamo ci obbliga a consumare pasti rapidi, il più delle volte già pronti raffinati. Non c’è tempo di preparare una bella insalatona, figuriamoci un piatto di legumi! Un dato importante è proprio la drastica riduzione del consumo di legumi: nell’Ottocento si calcola che fossero presenti sulle tavole d’Europa – in media – 50 gr di legumi al giorno pro-capite. Oggi siamo scesi a 6 gr scarsi. Non è tutto. La frutta secca viene considerata un alimento da consumare soltanto sotto Natale, mentre ha proprietà nutrizionali e terapeutiche eccezionali. Si è infine perso l’utilizzo dei semi e quando suggerisco ai miei pazienti di aggiungerli nell’insalata quasi tutti sgranano gli occhi: “Ma Dottoressa è un cibo per polli!”. Invece, tanto per citare due esempi, i semi di zucca sono ottimi per contrastare l’ipertrofia prostatica, mentre i semi di lino dorati agiscono come lubrificanti sulla parete intestinale. Questi cambiamenti alimentari e l’aumento del benessere hanno influito sul peso degli italiani. Qual è il quadro dell’obesità nel nostro Paese? In Italia più di quattro adulti su

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dieci (ben il 42%) sono in eccesso ponderale. Secondo un’indagine Istat del 2009, in Italia la diffusione dell’obesità in età adulta è aumentata dall’8,5% nel 2001 al 10,3% nel 2009. Inoltre la quota di popolazione in condizione di eccesso ponderale cresce al con l’età, passando dal 19% tra i 18 e i 24 anni, a oltre il 60% tra i 55 e i 74 anni. Il dato più preoccupante però emerge dallo studio condotto dalla Commissione Europea Idefics, secondo il quale l'Italia risulta al primo posto in Europa per il numero di bambini in soprappeso e obesità. In particolare i bambini in sovrappeso tra i 6 e i 9 anni aumentano del 2,5% ogni 5 anni. La persona anziana ha difficoltà a seguire le sue indicazioni e modificare le proprie abitudini alimentari? Certamente è meno disposta a cambiare le proprie abitudini, ma

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con lo stratagemma delle settimane di prova neppure gli anziani hanno poi difficoltà a cambiare regime: il sollievo di liberarsi dei disturbi di una vita convince più di qualsiasi spiegazione. E inoltre dicono di sentirsi complessivamente più leggeri, più attivi, sia fisicamente che intellettualmente. Può suggerire, in base all’esperienza, alcuni accorgimenti per vivere in salute? Io consiglio ai miei pazienti di iniziare il pasto sia del pranzo che della cena con le verdure crude, preferibilmente di tre colori diversi (ad esempio rucola, carote e finocchio), sostituire i cereali raffinati con quelli integrali o preferibilmente in chicco, cercando anche di variarli nell’arco della settimana (oltre al frumento anche riso integrale, orzo e farro). Infine invito a ridurre l’assunzione di zucchero, dolci e latticini e mangiare frutta almeno 2 volte al giorno lontano dai pasti. Dottoressa, la ringraziamo.

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