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Franco Corbisiero

Il gioco dello specchio

Edizioni "Il Grappolo"


CopyrightŠ 1998 by Edizioni ''Il Grappolo'' Parco S.Anna -Tel.089-894457 84080 S.Eustachio di Mercato S.Severino (SA)

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Prefazione Dire che i testi contenuti nella presente raccolta sono dedicati all'infanzia non è riduttivo giacché il significato è più ampio di quanto un lettore superficiale possa pensare. Infatti, non è un definire limitata fascia di età bensì un denotare il contenuto. Franco Corbisiero usa la parola per svelare il tempo della sua Fanciullezza, vale a dire, il tempo in cui "Persino il pianto/aveva un suo sapore/fatto di tenerezza". Egli ci offre pensieri, ricordi, sentimenti, riflessioni con un linguaggio semplice e perciò comprensibile; trasparente, quindi adatto a essere interpretato e apprezzato dal fruitore di ogni età. La figura materna è sempre presente, dal piccolo gesto di apparecchiare per la prima colazione, povera ma tanto ricca di colore da far pensare a una Natura morta da non sciupare, alle perle di saggezza trasmesse oralmente al suo bimbo. La presenza del babbo delineata con poche, nette pennellate in Iddio, bimbo mio continua in quel fischietto che "fischia e rifischia" per introdurre la certezza che "festa più grande non c'è/che non si svolga nel cuore". In queste pagine ricche di sentimento pare di avvertire il profumo fragrante di pane; non sono trascurati gli animali: uccelli, vipere, ricci, lucciole, formiche che rendono importante il piccolo fuscello trasformato in ponte. La tenerezza è ovunque espressa, continua è la ricerca di armonia per non essere tra "gente che fa languire troppo la sua mente", forte è l'ansia d'amore per superare l'"ondata di nostalgia" e per non sentirsi solo e smarrito; si determina tensione per la necessità di giungere alla comprensione che scaturisce soltanto quando "il dolore fatto luce splende" e illumina le lacrime di un bambino negro che piange "gocce di cristallo". Se ciò che conta è la purezza di cuore possiamo dire che Franco Corbisiero non è andato "solo" incontro alla natura

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allorché ha deciso che era ora di scendere da La giostra che "gira, gira".

Se l'uomo più ricco è colui che riempie d'amore i suoi pensieri, si può affermare che egli era uomo ricchissimo e la sua ricchezza è stata compresa da colui che ha scelto di "esporlo" al giudizio dei lettori. Se "CANTATE OLTRE LA MIA DURATA" a chiusura di L'estate giovinetta, può essere inteso quale suo testamento spirituale, "Ciò che resta" di lui è certo più di un'eco. Gabriella Martino *

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Gabriella Martino, abruzzese di nascita toscana di adozione, vive e lavora a Firenze. La sua tesi di laurea in Critica Letteraria, conseguita con 110 e Lode, ha riscosso notevoli consensi. Professore, scrittrice, pittrice, poeta, saggista, giornalista, è pluriaccademica; collabora ad iniziative editoriali e culturali; è tra i Soci Fondatori e membro attivo del Gruppo di servizio per la letteratura giovanile il cui Organo Ufficiale è "Pagine Giovani", è tra gli Artisti della Società di Belle Arti del Circolo degli Artisti della "Casa di Dante" a Firenze e del Lyceum Club Internazionale.

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Il gioco dello specchio Due bimbi giocano insieme un gioco innocente e importante: l'uno da un capo del viale rilancia un raggio di sole da un coccio di specchio infranto, l'altro saltella e rincorre quel rivolo d'oro, che intanto sempre lo segue d'appresso, sempre gli sfugge lontano. CosĂŹ quel miracolo strano, quel gioco di specchio, di luce, di salti, di risa, di grida, sa fare due cuori contenti, mantiene quattr'occhi in incanto.

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Macchie d'inchiostro Sarà pur ridicolo forse ch'io canti di cieli stellati, di gioie di bimbi, di sogni, di bizze di baci di mamme su riccioli biondi, su neri di favole e di ninna nanne, che il cuore non sa più scordare! Così come il pane profuma fragrante al palato ogni giorno. E il cuore coi sogni d'allora, ansioso ricerca quel cielo si azzurro, quel clima sì caro, quel sole sì caldo, quel mare, il sale del quale è la vita, la vita sì triste ed amara, ma bella per questi ricordi sbiaditi… cambiati… in macchine d'inchiostro vergate col cuore d'allora su pagine bianche in cui scrivo!

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Iddio, bimbo mio! Babbo, quale pittore colora di rosso sÏ vivo il cielo al tramonto? Iddio, bimbo mio! Babbo, quale architetto vi appende di sera a raggiera la luna e le stelle splendenti? Iddio, bimbo mio! Babbo, chi è che vi spande, le nuvole nere, le nuvole bianche? Chi dà l'ali al vento per far ritornare il sereno? Iddio, bimbo mio!

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Uccellino Uccellino che canti nel bosco, scricciolino che canti per il fresco dove canti non posso indovinare. Se ti potessi acchiappare all'archetto, il tuo bel canto lo vorrei imparare il tuo bel canto e le tue belle rime, mandi la voce tua sopra le cime; il tuo bel canto e le tue rime belle, mandi la voce tua sopra le stelle!

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La manina bianca Gocce di cristallo sono lacrime del cuore di un bambino negro che piange. Finestre aperte sono gli occhi di un'anima fiduciosa che spera che una manina bianca stringa una manina nera. Incontri ingenui di cuori, occhi che parlano dell'animo, sorrisi di bimbi simili, anche se diversi di colore, che uguale hanno il cuore. Un abbraccio umano, che darĂ  felicitĂ , fratellanza: AMORE!

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La giostra Bella è la giostra, tutta luce e argento tutta specchi e bagliori. Comincia a girare, prima lentamente, poi sempre piÚ forte, sempre piÚ veloce tra grida e risa di allegri bambini! La sua corsa poi diventa rapida e ad ognuno viene il capogiro. Noncuranti i bambini gettano dall'alto stelle filanti e coriandoli, volano nell'aria palloncini. La giostra gira, gira e i bambini tutti gridano di grande gioia. Poi la giostra rallenta. Nessuno vorrebbe scendere. I giri son tremanti. Si ferma. Solo il giradischi continua a suonare per altri bambini richiamare.

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Favoletta Un dì un rasoio uscito di guaina fu invaso tutto da un raggio di sole e vistosi ricolmo di fulgore si rifiutò di radere le barbe a pastori, a villani, a contadini ed anche a conti, a principi, a marchesi. Ma stando sotto chiave mesi e mesi dentro un tiretto in un riposo ozioso ruggine diventò il suo splendore, spuntata la sua lama sì affilata, da non poter tagliar nemmeno un pelo alla barba del suo vecchio padrone. Così avviene certo a quella gente, che fa languire troppo la sua mente.

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Piccole gioie Tra le ramaglie d'un annoso pruno vedessi con che arte ha fatto il nido un uccello tantino: un lucherino e viene e va vedessi con che gioia e come se lo mira e lo rimira! Sul viottolo d'un campo un bel bambino ha costruito per la prima volta con fuscelli e con frasche una casetta con le sue mani e tanto è il suo diletto che per dentro vi gira e vi rigira!

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Ci vuole tempo Ci vuole tempo a maturare il bene, occorre avere fede nella vita; se un anno se ne va, un altro viene a recare nei cuori una fiorita speranza, un traguardo di pene superato dall'anima, che ardita ha saputo resistere e detiene una luce di piĂš sulla ferita. CosĂŹ il dolore fatto luce splende come frutto maturo sotto il sole e si converte in opere d'amore, investe i continenti e tutto accende e dove sosta nasce un nuovo sole, il sole dell'universale amore.

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Fiorellini di papaveri Fiorellini di papaveri un quadro bellissimo da pittore siete a giugno in campagna, ma sembrate cosĂŹ commossi a vedervi sbocciare tra le spighe d'oro di grano, da farvi subito rossi, rossi, nei vostri petali dalla vergogna.

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Segni d'autunno A farmi credere che l'estate è trascorsa così in fretta nella sua corsa è la rondine che ha detto addio alla gronda di casa mia; è il nido di passero vuoto trovato nel viale del mio giardino; è la foglia ingiallita che cade lungo i margini delle strade; è il fumigare dei campi per la guazza di primo mattino; è l'odore aspro del mosto che sale dal fondo delle cantine; è il sole che ha allontanato dal mio paese il suo raggio infuocato; è il tonfo aggraziato del riccio che si sgrava dalle castagne; è un ondata di nostalgia che si trova nell'anima mia.

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Ciò che resta Di tanto nostro parlare non resta che un'eco che si sperde in lontananza; di tutto il nostro fuoco non resta che brace, che si spegne a poco a poco; di tutta la voce del mare non resta che un ronzio breve nella conchiglia fermacarte del mio scrittoio.

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Vento burlone Quel vento burlone che fuga nuvole al monte e ruba foglie al piano fa pure lo stesso con gli uomini come dispersi uccelli in strano girotondo li fa girovagare e alfin sedata guerra con l'aria e con le cose polvere li rimescola alla materna terra.

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Trittico Lo stagno formatosi a valle è acqua dimenticata dal fiume; il pennacchio sulla cima del colle, è nube dimenticata dal vento; il rimpianto nel cuore dell'uomo, il volgersi indietro, al passato, è sequenza di giorni trascorsi, è giovinezza per sempre perduta.

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Poche, grandi cose Se bastan due cose, a fare un paese; se basta una croce, a fare un altare; se basta un fiore, a fare un giardino; basta un camino, a dargli la fiamma; basta un bambino, a dargli candore; basta una mamma, a dargli valore.

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A Salerno Bella, tu sei Salerno al par di stella, bella, nel manto azzurro del tuo mare, bella, nel vel sereno del tuo cielo. E' quel tuo lungomare una veranda, punteggiato d'aiuole e di giardini; è quella tua riviera una sirena, gli amanti attira quanto vien la sera. Nel sole, dal castello alla marina, canta il suo inno lieto la natura: eterno incanto, eterna primavera.

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La paura Quante stelle stanotte quante stelle mammina bella, riempiono tutto intero il firmamento mentre tacciono le piante accovacciate come all'ovile sazie pecorelle. Ma un'ombra si muove e s'avvicina di là dall'orto, di là dall'invetriata, su prendimi la mano, o mia mammina, stringimi forte, forte sul tuo cuore, perché ho paura, paura di quell'ombra, che crescendo mi pare già di là dal davanzale. Chi è che in quel buio scuote a quando, a quando i rami degli alberi dell'orto, muove tutte le fronde e poi si tace e poi si nasconde per mettere spavento? Figlio - non è che il vento; che fa di questi scherzi - gli risponde la mamma sottovoce. Spesso il vento come bimbo bizzoso si desta nel cuore della notte e va correndo destriero capriccioso facendo cigolar porte e finestre, scuotendo piante, perché non sa che far senza far niente. Mammina cara, al di là delle stelle così lontane, che ci sarà che come carovane vanno lungo il ciel senza riposo? C'è la casa grande del Signore! E il bimbo in quel dire così dolce, così persuasivo della mamma chiude pian, piano gli occhi e s'addormenta.

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Progresso Dov'eran campi arati e fattorie immerse in mezzo al verde delle piante con frutti succulenti ed abbondanti e con le riposanti aie davanti per essiccarvi i raccolti al sole, ove vi sorgon squallidi quartieri con palazzoni uguali ad alveari alti da capogiro; ora vi sorgon lunghe, interminabili autostrade da fare spavento a veder rincorrersi automezzi a folle velocitĂ  e gran rumore con la morte in agguato nel motore.

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I doni della mamma Due occhi chiari, mamma, m'hai donato per contemplare il cielo, i fiori, il mare e poi due mani ancor m'hai regalato per poter lavorare e accarezzare; e due piedi per battere il tracciato della vita e una bocca per succhiare il latte dal tuo seno immacolato. Mamma, che m'hai voluto consolare donandomi una lingua per parlare e sciogliere le lodi al Creatore, donandomi due orecchie per sentire musica la tua voce e per amare mettendomi nel petto un grande cuore, perchĂŠ io ti possa sempre benedire.

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Alla stazione Spesso mi porto ignoto spettatore sullo spiazzale d'una stazioncina senza l'assillo di dover viaggiare per poter con gli occhi d'un bambino veder meravigliato tanti treni, che arrivano con un fare dignitoso, sostano con un sussulto maestoso e partono con un rumore fragoroso portandosi degli uomini lontano i sogni, le speranze le illusioni. Mi diverto di più quando di sera posso osservare il volo sempre uguale di tanti finestrini illuminati e nella grande oscurità oscillare da offrire una visione surreale. E quando la luce rossa del fanale dell'ultimo vagone è già sparita, io mi sento più solo, anzi smarrito in un buio ancor più fitto ed infinito. Così sprofonda nella notte eterna, ogni giornata della nostra vita.

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Il pescatore Il pescatore prima che si schiara l'aria e s'indora l'orizzonte è già al lavoro sul fluttuante mare a gettare le reti dalla barca, a pregar che abbondante sia la pesca e che non lo sorprenda una burrasca. Curva la schiena alla dura fatica di sudare s'imperla la sua fronte, ma l'impeto del mar non l'impaura. E mentre volge l'occhio alla sua casa pensando i suoi nell'impaziente attesa sull'acqua si compone una figura: bronzea statua di fattura antica.

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Contrasti Modulò il suo canto un usignolo nel cuore della notte in mezzo al bosco e subito le rane nel pantano per la vergogna smisero il baccano. Levò alto il suo fischio un merlo in volo da pianta a pianta con lo sguardo fosco e subito in campagna tutti i grilli cessarono di fare i pazzerelli.

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L'estate giovinetta L'estate giovinetta rossa in viso e calda in petto alla terra ha sorriso e le ha fatto l'occhietto e poi in fretta, in fretta ha mutato tra i rami il verde della frutta in tanti bei colori. Stanotte lesta, lesta ha messo i campi in festa donando l'oro al grano, l'azzurro al fiordaliso, tingendo all'improvviso di rosso anche il papavero. Stamane forte, forte ha dato il canto in sorte a tutte le cicale e ha detto lor: "CANTATE OLTRE LA MIA DURATA".

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Paesello C'è un paesello ai fianchi del monte, che si protende pure sul mare, così piccino, piccino, piccino, che può coprirlo l'ombrella d'un pino. Per arrivarvi si deve sudare e scavalcare persino un gran ponte. Ha tre casette con una chiesina, la piazzetta a forma di cuore, quanto uno gnomo la fontanina: l'ideale per ogni bambino. C'è il prete, un vero santo che gioca coi bambini con tanto amore; c'è l'ometto un po' gobbino che fa giocattoli e burattini; c'è il pittore dal viso rotondo, che fa quadri da gran portento; c'è il poeta un tantino stempiato, che scrive poesie da togliere il fiato. E poi dopo non c'è più niente in quel paese ai fianchi del monte, dove per salirvi si deve sudare e scavalcare persino un gran ponte.

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Incontro alla natura E quando un giorno verrà la vecchiaia me ne andrò solo incontro alla natura e fiori e uccelli chiamerò per nome. A illuminarmi un intero mattino mi basterà una celidonia appena e a riempirmi tutto un pomeriggio sarà il saltellar del pettirosso tra i rami stecchiti delle siepi. E lungo queste me ne andrò col viso sorridente a me stesso ed alle cose, che incontrerò durante il mio cammino. Sosterò ad un club di querce ed olmi, dove comincerò a corteggiare un ramo tutto in fior di biancospino. E quando i raggi dell'occiduo sole sfioriranno per brevi attimi ancora la terra luccicante sotto un cielo roseo sfumato e di cobalto intenso, sarà più grande alfine la mia gioia perché in quei campi sparsi a me d'intorno mi sembrerà fissare il paradiso.

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Giovinezza E' bella giovinezza, ma passa in un baleno: beviamo finché è pieno il calice, domani… cosa accadrà domani? Nel fondo è l'amarezza. Tutto sarà chimera. Oggi sorride a noi la bella primavera e certamente agli altri sorriderà domani. Beviamo finché è pieno il calice, domani… cosa accadrà domani? Nel fondo è l'amarezza: Amiamo, amiamo, amiamo.

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Vorrei essere un uccello Vorrei essere un uccello di quelli migratori non m'importa se rondinella, cardellino o tordo tassello per poter trasvolare secondo le stagioni per dove mi aggrada. Anche se ciò costa fatica per i rischi che si corrono, per la fame e la sete da sopportare. Ogni uccello porta sempre con sé un pezzetto di cielo e più viene da lontano più il pezzetto è grande. Un uccello che percorre migliaia e migliaia di chilometri reca con sè l'infinito.

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La cinciallegra (Uno dei tanti miei uccelli amati durante la mia infanzia)

Fischietta tutto il giorno non sta ferma un momento dalla cima del noce passa in vetta al ciliegio tiene addosso il vivo argento se con le giornate fredde e piovose va sempre in giro intorno, intorno dagli orti ai giardini sempre in cerca di cibo. Col freddo non le è facile trovar da mangiare frattanto continua sempre a fischiettare, anche se si sente triste e impaurita dondola sui rami nudi come una ballerina e a me sembra cosÏ piccolina, cosÏ infreddolita e poverina che m'induce a gettarle tanti semini. Alza la coda in segno d'allegria s'accosta cauta e piano al davanzale della finestra mia saprà di certo che non le farò del male!

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I tre fratelli TIZIO vede tutto nero e brutto, vede il baco e il verme in ogni frutto. CAIO invece suo fratello vede il mondo tutto buono e bello e pertanto è un ottimista, mentre il fratello è un pessimista. Il vedere un solo aspetto delle cose è il loro difetto, ché ogni oggetto va guardato giustamente da ogni lato. E SEMPRONIO in questa vista vede appunto ed è verista, ché vedendo il bene e il male, scorge il mondo al naturale.

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Il fischietto (alla cara memoria di mio padre)

S'accende il paese di luci, di suoni e di spari è già pieno. Con passi ora lenti, or veloci va tutta la gente contenta in vesti di seta, di gala pei corsi di mirto odorosi. Si urta, s'accalca, s'assiepa là presso la banda che intona la "Marcia trionfale" all'orchestra. Tra quella marea, tra mischia, tra un grande di teste presepe rivedo mio padre sì buono, recante un bambino per mano, col suo fischietto a tracolla, che ancora nell'orecchio mi suona, che fischia, rifischia, che dice, che non si può esser felice senza provare il dolore; che festa più grande non c'è, che non si svolga nel cuore. Fischietto, fischietto mio caro, ripetimi ancora quei trilli, quei dolci capricci di nulla, di fanciullezza perduta, perduta col babbo e con te.

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Pescatore di perle Pescatore di perle e di chimere, pescatore di sogni e di speranze, vedi la vita umana passa in un baleno, fugge il tempo pi첫 bello come fuggono i sogni e le speranze e tu rimani con un pugno di valve tra le mani.

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Favoletta In uno stesso prato beccavano beate oche e gru. Ecco spuntar laggi첫 dei cacciatori. Leggere le gru partirono in volo. Le oche grasse, pesanti furono da costoro prese all'istante.

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Paese natio Anche se hai poche case e un'unica, piccola chiesa, con l'orologio a martello, che ancora rintocca le ore, per me tu rimani il paese più caro e più bello, il paese, dove fanciullo, monello con gli altri monelli, correvo per tutte le strade, sgusciavo tra tutte le siepi, nell'inventar sempre giuochi più avvincenti e più belli, alla scoperta di luoghi più in ombra e impensati, in cerca di nidi d'uccelli, in cerca di more e di fiori e le ore di intere giornate con ogni tempo e stagione non mi bastavano mai. E se miseria e squallore regnavano dentro le case, trovavo nel pane di madia un'altra fragranza, un sapore, che ancora mi restano in cuore.

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Fanciullezza Felice tempo della fanciullezza, che passi in tanta fretta! Nella vita di noi fatti maturi non son ore più belle, ore migliori! Oh chi dimenticare può la voce, il passo e le carezze della mamma? Oh dove ritrovare quel candore, quella spensieratezza? Domandiamolo al cuore dove è andato tutto quell'entusiasmo, quel bisogno d'amore illimitato. Ogni angolo, ogni più oscuro nascondiglio aveva da rivelarci un suo segreto; ogni oggetto pur minimo, ogni cosa, aveva da parlarci in un suo linguaggio. Più ardente la preghiera, più colma di dolcezza ci saliva dall'animo sincera. Persino il pianto aveva un suo sapore fatto di tenerezza, e ad accorrere pronto al nostro fianco c'era un angelo sempre con sulle labbra un suo dolce sorriso tutto consolatore: quell'angelo celeste era la mamma!

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Natura morta Sul tavolo da pranzo stamattina Mamma hai posto una tovaglia bianca, una tazza verde, una mela rossa e in mezzo un vaso con appena un fiore, perché io facessi colazione. Ora su quella tovaglia bianca di bucato io non oso posare le mie mani, no, non è morta questa tua natura se le hai dato spirito e armonia. Oltre quella tua bianca tovaglia vedo il colore chiaro dei tuoi occhi e attorno aleggiare le tue mani. Ora io non oso mordere quella mela, vuotare quella tazza, toccare quel bel fiore. Credimi non vorrei mai sciupare questa tua bella, viva composizione, sorta dalla tua fervida fantasia, dal tuo materno amore, credimi, anch'essa è arte, è poesia.

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Ogni cosa è utile A passi lenti un giovane asinello tirava un carro ricolmo di fieno, ma proprio ad una svolta della strada cadde a terra un piccolo fuscello, che il vento fece presto a trascinare sul filo d'un ruscello canterino. Con la corrente rapida, ondeggiante si lagnava il fuscello d'esser vano; ma ecco arrivare sulla sponda una lunga processione di formiche, ognuna con in bocca un chiccolino di grano qua e là raccolto a prezzo di durissimo lavoro. Ecco un ponte, la prima formichina disse giuliva a tutte le sue amiche e tutte infilarono il fuscello e passarono oltre e non inutile si sentì più quel piccolo fuscello, ché permise alla lunga carovana di giungere felice al formicaio. Al che il ruscello al piccolo fuscello apostrofò così: vedi, sei servito anche tu!

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Il riccio e la vipera Per il riccio le vipere sono un ghiotto boccone e quando può averne una se la divora con raccoglimento dalla testa alla coda emettendo brevi grugniti di soddisfazione. Fermo come un sasso, confuso con gli sterpi le attende sugli stradini. Sente venire il nemico di lontano, con un fruscio più sottile di quello del vento. Ed ecco che la vipera gli passa quasi vicino serpeggiando molle e maestosa e quando l'ultima punta della coda è quasi a livello del suo muso un breve scatto e l'aggancia con le due zampine davanti, la ferma sotto la pancia con gli spilli della armatura e subito si fa a palla. La vipera pazza di furore morde saettando a triangolo la testa, morde una palla di spini, duri come un corno, che le ferisce la bocca. Morde finché ha la forza di contorcersi, finché l'istinto non dice che il veleno è del tutto esaurito; Ed ecco allora un musetto appuntito, un vero grugno di porcellino uscire dalla fortezza spinata.

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Un sol colpo di denti, preciso, secco, tagliente all'attaccatura del collo, un ultimo sussulto della vittima, poi il banchetto gustato a cui segue il pi첫 saggio dei riposi.

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L'usignolo e i grilli Laggiù la valle è assopita un quarto di luna l'argenta, ma rompe il silenzio, l'incanto, di grilli un canto assordante. Lo ascoltan le lucciole erranti e sono percosse da sdegno. Lo ascoltan gli uccelli dormenti ed hanno un solletico in gola. Ma solo lassù un usignolo offeso da tanti stridi non aspetta dell'alba i chiarori per fare tacere quei grilli e attacca coi dolci suoi trilli così flautati, canori quei pazzi, fallaci tenori.

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La cosa più bella del mondo Fu chiesto ad un avaro: quale è la cosa più bella che ci sia a questo mondo? Egli rispose: è certamente l'oro, con esso tutto tu potrai comprare, forse anche la felicità. Fu chiesto ad un affamato: quale è la cosa più bella che ci sia a questo mondo? Egli rispose: è certamente il pane, con esso entra la pace nelle case. Fu chiesto ad un sapiente: quale è la cosa più bella, che ci sia a questo mondo? Egli rispose: è certamente il sole, è tanto bello che non si può guardare. Fu chiesto alfine ad un poeta: quale è la cosa più bella che ci sia a questo mondo? Egli rispose: è l'amore della mamma. Perché è prezioso più dell'oro, perché sa nutrire più del pane, perché sa riscaldare più del sole.

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E' primavera Non grida la rondine tornata gaia a un lembo di cielo amico, trova l'uomo, che uccide l'aria, toglie il respiro, anche se il ciliegio ha rami fioriti e il fico mette foglie nuove nell'unico angolo verde della cittĂ  annerita dallo smog. E' primavera, si ridesta nei cuori la gioia di amare, di vivere ancora, di lottare, dentro la cittĂ  sempre piĂš buia. che fatica uscire al sole!

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Gioia di un bimbo Provo gioia quando a scuola prendo un giudizio sufficiente; provo gioia, quando sto con la gente! Resto solo la sera quando recito la preghiera, ma c'è un angelo che mi guarda e mi accompagna. La notte faccio sogni bellissimi che intravedo per poco e poi volano subito via. Vedo alberi d'un altro mondo tutti carichi di frutti e fiori; vedo api giganti dentro piccole corolle di fiori; vedo maghi misteriosi, molto bravi e fantasiosi.

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Strada dell'infanzia C'è sulla strada dell'infanzia mia ancora quel foltissimo canneto, che fruscia al vento come anima in pena, ma come allora più non m'impaura. E c'è la siepe ancora che m'attira per le giuggiole rosse, per le viole, e se vi getto un sasso se ne invola con brevi strida un nugolo d'uccelli, ma come allora non mi meraviglia. E c'è la grande macchia che nasconde tra vecchi rovi grappoli di more e a piedi essa mi rivedo ancora a mangiarne con tutti i miei compagni infilzandole in fretta con le spine, e quella dolce, accattivante gara donava tanta gioia al nostro cuore, tanta allegria, ché ancor non sapevamo quali più crudele spine poi la vita ci riserbasse, tra quale fiorita siepe si nascondesse il vero amore.

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Mani di bimbi Son cosÏ belle le vostre manine pulite, agili e birichine: pollice, indice, medio, anulare e il mignolino che fa incantare. Non stanno ferme un sol momento vogliono il mondo poter toccare e a loro attrarre il firmamento! Sanno la mamma accarezzare con tanto amore, con tutto il cuore. Stracciano, rompono senza fiatare. Bello è distruggere, bello è giocare! Ma alla fine della giornata scesa la sera si ricongiungono per la preghiera!

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I bimbi pregano il Signore I bimbi pregano il Signore non solo con le labbra, ma col cuore. Con la loro accesa fantasia ne avvertono dovunque la divina armonia. Lo vedono nella grandezza del Creato, nella bellezza della corolla d'un fiore sbocciato in mezzo a un prato; nel caldo tepore del sole, nella luminositĂ  d'un cielo stellato. Lo sentono nella bontĂ  del pane, che spezzano ogni giorno, nelle parole buone, che ascoltano dalle persone; nella freschezza dell'acqua delle fontane, di cui si dissetano, nel gioioso canto degli uccelli.

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La musica Ascolto spesso la musica essa viene da un mondo profondo che forse non ci appartiene. Ci prende, ci ammalia, ci conquista ed accende infiniti colori nei grigi squallori e nei momenti tristi della nostra vita senza significato, senza meta. Sul concavo immenso cristallo del cosmo sempre in movimento scorrono talora quiete, talora irrequiete, ora meste, ora liete le dita di un angelo cieco!

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La casa vera (Dedicata alla famiglia cristiana)

Una casa non è formata da quattro muri bianchi bucati da porte e finestre. Non ha il solo tetto rosso, non ha solo camere e stanze con letti, cassettoni, poltrone; non ha soltanto la cucina con l'acquaio, la dispensa, il fornello. Nella casa c'è qualcosa più importante dello stesso focolare presso cui ci si riscalda nella stagione invernale, c'è il cuore della mamma che pensa a tutto e per tutti; c'è qualcosa più utile del muro, che ripara dalle intemperie è l'onestà del babbo; c'è qualcosa più confortante del letto è dei nonni il grande affetto; c'è qualcosa più bella di qualsiasi ornamento è la bontà dei figlioli. Questa è una Casa Vera, dove l'orologio scandisce le ore del lavoro e della preghiera dove regnano sempre la concordia e l'Amore!

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Indice Il gioco dello specchio Macchie d'inchiostro Iddio, bimbo mio Uccellino La manina bianca La giostra Favoletta Piccole gioie Ci vuole tempo Fiorellini Segni d'autunno Ciò che resta Vento burlone Trittico Poche, grandi cose A Salerno La paura Progresso I doni della mamma Alla stazione Il pescatore Contrasti L'estate giovinetta Paesello Incontro alla natura Giovinezza Vorrei essere un uccello La cinciallegra I tre fratelli Il fischietto Pescatore Favoletta Paese mio Fanciullezza Natura morta Ogni cosa è utile Il riccio e la vipera

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L'usignolo e i grilli La cosa più bella del mondo E' primavera Gioia di un bimbo Strada dell'infanzia Mani di bimbi I bimbi pregano il Signore La musica La casa vera

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Finito di stampare nel mese di aprile 1998 dalla tipografia Santos Cantelmi s.n.c per conto delle edizioni "Il Grappolo"

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