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Con interventi di Stefano Feltri, Marco Ponti, Salvatore Cannavò, Peter Gomez, Giorgio Meletti, Silvia Truzzi, Domenico De Masi, Salvatore Settis, Luca Mercalli, Maddalena Oliva, Tomaso Montanari, Giovanni Valentini, Daniela Ranieri, Gian Carlo Caselli, Selvaggia Lucarelli e Fabio Mini a cura dell'Ufficio Stampa e Comunicazione


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Primo Piano

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

La riforma federalista LA TRATTATIVA VENEZIA «Non sta in piedi». Luca Zaia è categorico. Gentile ed educato nei confronti del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, ma altrettanto determinato. «La mia dice il governatore del Veneto non è una dichiarazione di guerra, dico solo che così come è stata formulata, la bozza di legge quadro sull’autonomia è irricevibile». Dunque, le notizie sono due. La prima è che il ministro del Pd non è stato con le mani in mani e, dopo aver incontrato i governatori delle Regioni che hanno chiesto l’applicazione dell’autonomia differenziata come stabilito dalla Costituzione, ha dato sul serio seguito alla propria tabella di marcia: non la firma di intese, ma una norma quadro che faccia da cornice a tutte le istanze autonomistiche, da Nord a Sud. L’esatto contrario dell’”abito sartoriale” di cui ha sempre parlato il Veneto. La seconda notizia è che la bozza di legge quadro c’è, è pronta, ma a Zaia non va bene. Tra i due - il governatore e il ministro ieri c’è stato un battibecco a distanza. Zaia: «Così com’è non la firmo». Boccia: «Le bozze di una norma non si sottoscrivono, ma si discutono». La sostanza non cambia: se sarà quella la legge quadro a far da sfondo alla “concessione” di materie alle Regioni che chiedono l’autonomia, non ci sarà alcuna intesa. Perché il Veneto non la firmerà.

LE CRITICITÀ

Autonomia, Boccia presenta la sua bozza Zaia: «Non sta in piedi» Il ministro ha inoltrato alle Regioni `Il governatore: «Così com’è non firmo» il primo elaborato per la legge quadro La replica: «Queste norme si discutono» `

Federico D’Incà (M5s)

«Basta chiacchiere, si chiude entro metà 2020» «Sono state le chiacchiere il problema dello scorso governo»: è il commento sull’autonomia di Federico D’Incà, ministro per i Rapporti con il Parlamento. «Oggi ha osservato l’esponente grillino, a Verona per visitare gli stand di Fieracavalli - mi confronto quotidianamente con Francesco Boccia, è uno degli argomenti principali,

vogliamo chiuderlo assolutamente nel corso del primo semestre del prossimo anno per dare un segnale di discontinuità rispetto al passato e trovare una soluzione che sia giusta per tutto il paese». Secondo il ministro bellunese, finora il confronto «è stato divisivo, un gravissimo errore del passato: oggi invece abbiamo

bisogno che diventi un segnale di efficienza». Quindi serve «una cornice legislativa prima» e poi «una giusta autonomia in modo che il Paese sia coeso e che abbia la capacità di poter parlare di costi standard, di fabbisogni standard: di tematiche reali». E D’Incà ribadisce che «questo governo crede assolutamente nel Nord Italia, nelle nostre imprese e nelle nostre aziende». © RIPRODUZIONE RISERVATA

finanziamento che sarebbero estremamente “fumose”. La seconda è la previsione di estendere i Lep, i Livelli essenziali di prestazione, a tutte le materie oggetto di trasferimento delle competenze dallo Stato alla Regione e non solo, quindi, a quelle nel settore dei diritti civili e sociali.

CONFRONTO Zaia, intanto, ha trasmesso la bozza della legge quadro sull’autonomia ricevuta da Boccia «agli accademici della delegazione trattante per una valutazione puntuale e tecnica, sia dal punto di vista costituzionale, sia da quello finanziario». «Siamo abituati a guardare in faccia alla realtà. Così come si articola,

Se fosse guerra, il Veneto avrebbe magari annunciato di disertare la riunione della Conferenza Stato-Regioni in programma venerdì 15 novembre. Tutt’altro: Zaia ha detto che parteciperà. «E vedremo», ha aggiunto, lasciando intendere che confida in qualche aggiustamento. Ma da una prima lettura della bozza, il testo per andar bene al Veneto dovrebbe essere completamente ribaltato. Due le parti più critiche. La prima è sulle modalità di

LA RIUNIONE Schermaglie o reali avvisi di rottura? Per ora è tutto rinviato di cinque giorni. Zaia: «Questa non è una dichiarazione di guerra, ma una semplice constatazione, visto che in settimana arriveremo al giro di boa e capiremo quale sarà il testo finale del provvedimento. Attendiamo dunque la riunione della Conferenza Stato-Regioni di venerdì e vedremo». Boccia: «La prossima settimana avremo un confronto in una Conferenza Stato-Regioni straordinaria e poi appena pronti passeremo la palla al Parlamento». Alda Vanzan

I NODI: DALLE MODALITÀ DI FINANZIAMENTO ALL’ESTENSIONE A TUTTE LE MATERIE DEI LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI

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IL DOCUMENTO VENEZIA Il caso era scoppiato il 23 settembre, quando il ministro agli Affari regionali e alle Autonomie, Francesco Boccia, salutato il governatore Luca Zaia a Palazzo Balbi, si era diretto a Mestre, in un hotel vicino alla stazione ferroviaria, per un incontro a porte chiuse con i consiglieri regionali e i parlamentari del Partito Democratico e del M5s, entrambi al governo a Roma, entrambi all’opposizione in Veneto. Erano stati i pentastellati, al termine dell’incontro, a rivelare quel che avevano appreso dal ministro. E cioè che a bocciare alcune richieste di Zaia erano stati proprio i ministri leghisti. Le carte, però, non erano mai state esibite. Fino ad ora.

LE CARTE Il 9 ottobre il ministro Boccia trasmette a Zaia un documento di 47 pagine: «Caro presidente scrive nella lettera accompagnatoria - trasmetto la bozza preliminare del testo dell’intesa alla data del 29 luglio come ricostruita dagli atti del Dipartimento». «Queste bozze - specifica il ministro - non vogliono rappresenta-

quella bozza non è sottoscrivibile - ha detto il governatore del Veneto -. Il ministro ha dato disponibilità a una riunione in settimana e ci auguriamo che sia disponibile a discuterne nel merito. Abbiamo rimesso tutto e rapidamente in mano ai tecnici perché o si arriva a una soluzione sostenibile nel senso di una vera autonomia e allora vale la pena discutere, oppure quel testo noi non lo sottoscriveremo». La replica del ministro: «Le bozze di una norma, solitamente, non devono essere sottoscritte ma discusse. Così sarà anche per la bozza di legge quadro che abbiamo trasmesso ai presidenti di regione. Sono sicuro, lo dico al presidente Zaia, che le miglioreremo insieme. Siamo aperti ad ogni contributo che possa migliorare una legge che serve a tenere in sicurezza l’intero Paese e attuare l’autonomia differenziata». Poi, a Napoli, il ministro ha spiegato le ragioni della legge quadro: «L’autonomia differenziata che abbiamo in mente è declinata come applicazione del principio di sussidiarietà, non sarà attuata per far correre alcune regioni a scapito di altre, ma servirà a far camminare prima, e correre poi, tutto il Paese, unito da nord a sud, ripartendo dai territori, dalla centralità delle città metropolitane, dal tenere per mano aree interne e in ritardo di sviluppo con le aree più sviluppate. È dentro questa impostazione che abbiamo costruito la legge quadro che abbiamo inviato ieri (venerdì 8 novembre, ndr) alle Regioni, con cui ci stiamo confrontando continuamente, e invieremo nelle prossime settimane alle Camere. Il Parlamento avrà l’ultima parola sia sulla legge quadro che sulle intese con le singole regioni».

CONFRONTO L’incontro a Venezia, a settembre, tra il governatore veneto Luca Zaia e il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia

Insegnanti e sanzioni regionalizzati Ecco i “no” degli ex ministri leghisti re né il punto di partenza né quello di arrivo. Si tratta, infatti, di ipotesi scaturite dal confronto tra le varie Amministrazioni nel corso delle riunioni tenute dal precedente Governo che non risultano, tuttavia, ancora validate né dagli uffici tecnici né concertate con la Regione e che, pertanto, saranno utilizzate dai miei uffici negli incontri con i ministeri interessati». Il giorno dopo, 10 ottobre, Zaia risponde a Boccia ricordandogli che la nuova proposta di intesa del Veneto, in cui ha fatto aggiungere all’articolo 1 il riferimento ai principi di solidarietà, perequazione e coesione sociale, è quella consegnatogli nell’in-

contro a Venezia il 23 settembre. Sta di fatto che nel testo ministeriale del 7 ottobre aggiornato al 29 luglio, ci sono davvero le obiezioni dei ministri leghisti. Nel senso che le richieste di Zaia non vengono accolte.

IL PERSONALE

IL TESTO AGGIORNATO AL 29 LUGLIO CON LE BOCCIATURE SU ISTRUZIONE E AGRICOLTURA

La presentazione Il libro di Bertolissi domani a Mestre MESTRE Domani, alle 11, all’Auditorium M9 – Museo del ‘900 a Mestre, sarà presentato il libro “Autonomia, Ragioni e Prospettive” (Marsilio), scritto dal costituzionalista Mario Bertolissi. Interverranno il governatore Luca Zaia e il professore di Diritto costituzionale dell’Università di Napoli Alberto Lucarelli. Moderatore dell’incontro il giornalista Paolo Del Debbio.

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L’articolo 9 dell’intesa riguarda l’istruzione, dicastero che nel Governo gialloverde era retto da Marco Bussetti, di area Lega. Ebbene, nel testo ministeriale non c’è neanche una riga sui contratti regionali integrativi né sulla regionalizzazione del personale. L’unica “concessione” al Veneto, alle prese con carenze di docenti, è che possa essere individuato “il periodo minimo di permanenza nella prima sede di servizio da prevedere nei bandi di concorso, in ragione delle specifiche esigenze di organico”.

AGROALIMENTARE All’Agricoltura c’era il ministro leghista Gian Marco Centi-

naio. E cosa ha fatto l’esponente del Carroccio in merito alla richiesta del Veneto di avere tutte le funzioni amministrative e pure quelle ispettive in materia agroalimentare? Semplice: ha cancellato l’intero articolo, nessuna competenza al Veneto. Zaia aveva chiesto di poter effettuare i controlli di qualità sui prodotti ortofrutticoli oggi svolte da Agecontrol spa? E ovviamente, per fare tutto questo, aveva chiesto il trasferimento delle risorse umane, strumentali e organizzative attualmente assegnate al ministero? E aveva anche chiesto che i proventi derivanti dalle sanzioni irrogate a livello regionale venissero acquisiti dalla Regione? Ecco, il ministero all’Agricoltura quand’era retto dal leghista Centinaio ha detto no. Tant’è che l’intero articolo è scomparso. Cancellato.

CURA DIMAGRANTE Giusto per dare l’idea dell’opera di “sbianchettamento”, la proposta di intesa aggiornata al 29 luglio, quando c’era il Conte I, constava di 49 articoli. Quella del Veneto spedita il 23 settembre ne ha 68. Al.Va. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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REGIONE

DOMENICA 10 NOVEMBRE 2019 CORRIERE DELLE ALPI

La legge-quadro all’esame del Veneto, governatore in disaccordo sulle risorse finanziarie e sul ruolo del Parlamento

Autonomia, Boccia invia la bozza di riforma Altolà di Zaia: a queste condizioni non firmo LA TRATTATIVA

Filippo Tosatto

N

uvole nere nel cielo dell’autonomia. In vista della Conferenza Stato-Regioni (convocata venerdì) il ministro dem per gli Affari regionali, Vincenzo Boccia, ha trasmesso la bozza di legge-quadro della riforma al governatore del Veneto, incassando un primo altolà: «Presa visione del documento, l’ho immediatamente trasmesso agli accademici della delegazione trattante per una valutazione puntuale e tecnica, sia dal punto di vista costituzionale, sia da quello finanziario», scandisce Luca Zaia «Noi siamo abituati a guardare in faccia alla realtà: così come si articola, questa bozza non è sottoscrivibile» è il giudizio tranciante.

I GIURISTI AL LAVORO

«O si arriva a una soluzione sostenibile, nel senso di una vera autonomia, e allora va-

le la pena discutere, oppure quel testo noi non lo firmeremo», rincara l’esponente leghista, lesto a precisare che «questa non è una dichiarazione di guerra, ma una semplice constatazione, visto che in settimana arriveremo al giro di boa e capiremo quali saranno i contenuti finali del provvedimento, ci augu-

D’INCÀ E STEFANI

La replica del ministro «Il testo va discusso non sottoscritto, siamo pronti a migliorarlo» riamo che il ministro sia disponibile a discuterne nel merito». Ma qual è davvero il nodo del contendere? Riguarda essenzialmente due aspetti. La copertura finanziaria, anzitutto: Zaia preme perché siano previsti automatismi che, una volta definiti i criteri – spesa storica, costi e fabbisogni standard – assicurino certezze nel trasferimento di risorse da Roma a Venezia; la fatidica bozza, invece, condizionerebbe (il modo verbale è dettato

tuata per far correre alcune regioni a scapito di altre, ma servirà a far camminare prima, e correre poi, tutto il Paese, unito da Nord a Sud, ripartendo dai territori, dalla centralità delle città metropolitane, dal tenere per mano le aree interne e in ritardo di sviluppo con quelle più avanzate». Parole concepite come rassicurazione al “partito trasversale del Mezzogiorno” – assai agguerrito nelle aule parlamentari – che guarda al TFOUJNFOU autonomista padano con timore e sospetto.

Venezia, Palazzo Balbi: il ministro per gli Affari regionali Vincenzo Boccia e il governatore veneto Luca Zaia

dal riserbo che ne avvolge l’esatta formulazione) l’erogazione dei fondi a molteplici variabili, a cominciare dal soddisfacimento dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni in materia sociale, lasciando una sostanziale potestà decisionale al Governo. Ancora: c’è disaccordo sul ruolo del Parlamento; il ministro gli attribuisce l’ultima parola sia nell’approvazione della legge quadro che

nella stipula dell’intesa finale tra Stato e Regione; Zaia, viceversa, si appella alla Costituzione e ritiene che, una volta raccolte le osservazioni di deputati e senatori, la definizione dell’accordo finale spetti esclusivamente ai due soggetti di partenza. VENERDÌ FACCIA A FACCIA

E il pugliese Boccia? Getta acqua sul fuoco della nascente polemica: «Le bozze di

una norma, solitamente, non devono essere sottoscritte ma discusse. Così sarà anche per queste. Sono sicuro, lo dico al presidente Zaia, che le miglioreremo insieme. Siamo aperti ad ogni contributo che possa favorire il varo di una legge capace di a tenere in sicurezza l’intero Paese e di attuare l’autonomia differenziata». Restano però i paletti irrinunciabili: «La riforma non sarà at-

Le prospettive? «Sono state le chiacchiere il problema dello scorso governo», commenta il bellunese Federico D’Incà, ministro a 5 Stelle per i Rapporti con il Parlamento «oggi l’autonomia è uno dei temi principali in agenda, vogliamo assolutamente chiudere la partita nel primo semestre del prossimo anno per dare un segnale di discontinuità rispetto al passato e trovare una soluzione che sia giusta per tutto il Paese». Di avviso diverso il predecessore di Boccia al ministero, Erika Stefani: «Aldilà dei proclami e dell’ottimismo di maniera, il ministro ha ripreso il lavoro che avevo svolto senza compiere alcun progresso»: «Anzi», chiosa le leghista di Trissino «sul versante delle risorse di profila un passo indietro preoccupante». Si annuncia una settimana calda. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

l’analisi della cgia sui consumi

la 121ª edizione a verona

Le famiglie spendono meno negozi e artigiani chiudono

Ultimo giorno di Fieracavalli in vetrina 2.400 esemplari

VENEZIA. Le famiglie venete

VERONA. Si chiude oggi a Verona la 121ª edizione di Fieracavalli, il salone internazionale che dà voce al mondo equestre in tutte le sue anime, dallo sport al turismo, dall’ippoterapia al business. Ultimo giorno per visitare gli spazi di Veronafiere (anche ieri presi d’assalto dal pubblico con lunghi incolonnamenti sin dalle uscite autostradali), dove sono ospitati 2.400 cavalli di 60 razze provenienti da tutto il mondo, 750 aziende espositrici da oltre 25 Paesi visitate da buyer provenienti da 18 nazioni, 35 associazioni allevatoriali e oltre 200 eventi tra gare sportive, esibizioni e convegni. Uno sport che interessa un italiano su 4 e ha uno “zoccolo duro” di 3,2 milioni di praticanti (8%). «Fieracavalli si conferma il punto di riferimento per il pubblico di appassionati e le imprese del settore equestre» ha detto il presidente di Veronafiere Maurizio Danese «La nostra responsabilità è grande, perciò abbiamo deciso di lanciare quest’anno Fieracavalli Academy, progetto che ha l’obiettivo di promuovere un approccio etico e rispettoso del benessere del cavallo, ponendo anche l’accento sulla sostenibilità ambientale. In questo percorso stiamo coinvolgendo cavalieri, esperti, testimonial, istituzioni, università e ricerca». Uno studio economico realizzato dal Centro studi Fise,

sono tra quelle che, a causa delle crisi, hanno tagliato maggiormente la lista delle spesa in Italia. Rispetto al 2007 (anno pre-crisi) spendono 784,3 milioni di euro in meno, con una ricaduta negativa per tutta l’economia: in Veneto hanno chiuso i battenti 20.500 negozi di vicinato in 10 anni. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia. Il taglio maggiore rispetto al Veneto si registra in termini assoluti medi solo in Umbria (-443 euro al mese: nel Veneto sono -378 euro) e in Sardegna (-324 euro). In controtendenza, invece, i risultati ottenuti in Liguria (+333 euro al mese), in Valle d’Aosta (+188 euro) e in Basilicata (+133 euro). La situazione di difficoltà è proseguita anche nell’ultimo anno, in particolar modo al Nord: in Lombardia, in Trentino Alto Adige, in Emilia Romagna, in Piemonte, in Veneto e in Friuli Venezia Giulia la spesa mensile media delle famiglie nel 2018 è stata inferiore a quella del 2017. In Veneto, in particolar modo, tra il 2018 e il 2017 la spesa media per famiglia è scesa di 52 euro mensili (-1,9%). «I piccoli negozi e le botteghe artigiane faticano a lasciarsi alle spalle la crisi» sottolinea il segretario della Cgia Rena-

forza italia

Berlusconi affida il caso Altra Italia a Luigi Brugnaro

Un negozio di vicinato

to Mason «Queste imprese vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie, che hanno ridotto e modificato profondamente le modalità di spesa». Come nel resto d’Italia, anche nel Veneto si predilige sempre più fare gli acquisti nella grande distribuzione organizzata e sempre meno nei negozi di vicinato. «Questo dà luogo a effetti negativi sia dal punto di vista economico che sociale» prosegue Mason «Con tanti negozi vuoti abbiamo meno posti di lavoro, ma anche più degrado, abbandono e

La linea di Berlusconi di fronte ad eventuali fuoriuscite dal partito è sempre la stessa ed è stata illustrata nella nota diramata dopo il summit dei vertici di Forza Italia. Per il Cavaliere non c’è futuro per chi va via, sottolinea un esponente vicino all’ex presidente del Consiglio. Berlusconi avrebbe poi affidato il dossier di “Altra Italia” nelle mani del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro.

insicurezza nelle zone interessate da queste chiusure». Dalla Cgia, infine, segnalano che in Veneto, anche a seguito di questa forte diminuzione dei consumi delle famiglie, la platea delle imprese artigiane e del piccolo commercio è scesa di numero. Tra il settembre 2009 e lo stesso mese di quest’anno le aziende/botteghe artigiane attive sono diminuite di 17.797 unità (-12,4%), mentre lo stock dei piccoli negozi è sceso di quasi 2.680 unità (-5 %). Nicola Brillo BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

vane le cure

È morto a 31 anni il purosangue del governatore

Gina Schumacher a Fieracavalli

in collaborazione con la Business School dell’università Luiss, ha tracciato il quadro economico del settore, la cui filiera produce complessivamente 5 miliardi di euro di fatturato. Tra gli ospiti della manifestazione anche il presidente del Veneto Luca Zaia: «Appoggiare questo comparto è strategico, anche per evitare la fuga all’estero delle scuderie e dei cavalli italiani, che propongono sempre straordinarie prestazioni nelle competizioni. Veronafiere organizza la più grande rassegna di cavalli al mondo» ha aggiunto il gover-

Notizie dolorose per Luca Zaia, costretto ad abbandonare Fieracavalli, la fiera di Verona alla quale partecipava in veste istituzionale, per assistere il suo amatissimo purosangue-veterano, colto da un malore alla veneranda età di 31 anni; nonostante le cure veterinarie non c’è stato nulla da fare, nel giro di poche ore l’animale si è aggravato ed è morto.

natore «perché il Veneto è una regione che punta su questo settore, nonché l’unica che ha raddoppiato negli ultimi dieci anni il numero di cavalli, oggi 20mila». Numerosissimi gli eventi collaterali, anche di alto rilievo sportivo. Successo anche a Verona per Gina, campionessa di equitazione e figlia del campione di automobilismo Michael Schumacher. Oggi si conclude l’unica tappa italiana della Coppa del mondo di salto ostacoli, la Longines FEI Jumping World Cup: allestiti 11 campi di gara. N. B. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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Economia

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

L’andamento dei consumi I consumi valgono l’80% del Pil italiano (anno 2018) Valori in milioni di euro

1.064.907

335.777

313.325

44.119

di cui

5.276

2.017

60,3%

19,0%

17,7%

2,5%

555.286

-511.166

0,3%

0,1%

1.765.421

Spesa per consumi delle famiglie

Spesa per consumi PA

Investimenti

Esportazioni nette (export-import)

31,5%

-29,0%

di cui Export

di cui Import

Variazione scorte

Oggetti di valore

PIL

Andamenti regionali della spesa mensile media delle famiglie Valori in euro nominali Var. Ass. Var. % 2018/2007

Spesa consumi famiglie in termini nominali In euro al mese Var. Ass. Var. % 2018/2007

2007

2017

2018

Abruzzo

2.309

2.151

2.285

-25

-1,1

6,7

Umbria

2.726

2.333

2.283

-443

-16,3

79

2,8

Molise

2.528

2.110

2.208

-320

-12,7

2.899

109

3,9

Sardegna

2.483

2.096

2.159

-324

-13,1

3.100

2.958

2.899

-69

-2,3

Campania

2.198

2.104

2.122

-76

-3,5

3.000

2.704

2.769

-7

-0,3

Basilicata

1.945

2.025

2.079

133

6,9

2.900

2.754

2.702

-378

-12,3

Puglia

2.265

2.135

2.055

-210

-9,3

2.754

2.649

2.644

-111

-4

Sicilia

2.043

1.943

2.036

-7

-0,4

Friuli-Venezia 2.580

2.604

2.537

-43

-1,7

Calabria

2.170

1.807

1.902

-268

-12,3

2.700

Liguria

2.204

2.450

2.537

333

15,1

ITALIA

2.649

2.564

2.571

-78

-2,9

2.600

Marche

2.600

2.312

2.347

-253

-9,7

2007

2017

2018

Lombardia

3.054

3.051

3.020

-34

-1,1

Valle

2.830

2.850

3.018

188

Trentino

2.866

3.051

2.945

Toscana

2.790

2.863

Emilia-R.

2.968

Lazio

2.776

Veneto

3.080

Piemonte

Emilia Romagna

Lombardia

Veneto

Valle d’Aosta

Toscana

Trentino Alto Adige

3.200

3.080

2.800

2.500

2.702 2.754 2.692

2.673

2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018

Fonte: Elaborazione ufficio studi Cgia su dati Istat

Consumi, crollo in 12 anni E il Veneto è colpito di più 1

LE RAGIONI DEL CALO

Dalla stagione pre-crisi solo in Umbria `Dal 2007 in tutta Italia persi 21,5 miliardi si è contratta di più la spesa delle famiglie e 200mila piccoli negozi in meno dal 2009 `

L’INDAGINE VENEZIA Nel decennio abbondante della difficile congiuntura economica in Italia, le famiglie hanno tagliato i consumi per un importo di 21,5 miliardi di euro, mentre più di 200.000 piccoli negozi e botteghe artigiane hanno chiuso i battenti. E il Veneto, che prima della Grande Crisi era la prima regione per la spesa media mensile, ora è la seconda ma per il calo dei valori assoluti. A dirlo è l’indagine condotta dall’ufficio studi della Cgia di Mestre.

LA SPESA Visti nella loro totalità, i dati sono decisamente allarmanti. Nel 2018 la spesa complessiva dei nuclei familiari italiani è ammontata a 1.064,907 miliardi di euro. Si tratta di una quota pari al 60,3% del Pil nazionale, ma l’andamento dell’esborso mensile medio è risultato più basso del 3% rispetto al 2007. La riduzione più significativa è stata registrata al Sud, con un calo di 131 euro, mentre al Nord è stato di 78 e al Centro di 31. Annota il coordinatore dell’ufficio studi Paolo Zabeo: «Il valore

I numeri

-5,2%

la diminuzione delle vendite al dettaglio dal 2007 al 2018 (che ha colpito solo i piccoli negozi): nei primi nove mesi del 2009 si registra un aumento dello 0,7%

-178.513

la diminuzione delle imprese artigiane in Italia in 12 anni

-29.473

la diminuzione delle piccole aziende commerciali

delle vendite al dettaglio nei negozi di vicinato è crollato del 14,5%, mentre nella grande distribuzione è salito del 6,4%. Questo trend è proseguito anche nei primi nove mesi del 2019: nei supermercati, nei discount e nei grandi magazzini le vendite sono aumentate dell’1,2%, invece nelle botteghe e nei negozi sotto casa la contrazione è stata dello 0,5%». Aggiunge Renato Mason, segretario della Cgia: «Sebbene la manovra 2020 abbia scongiurato l’aumento dell’Iva e dal prossimo luglio i lavoratori dipendenti a basso reddito beneficeranno del taglio del cuneo fiscale, il peso del fisco continua essere troppo elevato. L’aumento della disoccupazione registrato con la crisi economica sta condizionando negativamente i consumi».

L’ANALISI DELLA CGIA DI MESTRE: «LE VENDITE SONO AUMENTATE IN SUPERMERCATI, GRANDI MAGAZZINI E DISCOUNT»

LE ATTIVITÀ Evidenti gli effetti di questa tendenza sulle attività commerciali e artigianali. Sottolinea il ricercatore Daniele Nicolai: «Anche a seguito di questa forte diminuzione dei consumi delle famiglie, la platea delle imprese artigiane e del piccolo commercio è scesa di numero. Tra il settembre 2009 e lo stesso mese di quest’anno, le aziende/botteghe artigiane attive sono diminuite di 178.500 unità (-12,1%), mentre lo stock dei piccoli negozi è sceso di quasi 29.500 unità (-3,8%)». Sul podio tutto negativo della contrazione c’è anche un po’ di Nordest: l’andamento delle imprese attive nel piccolo commercio, infatti, ha subìto la riduzione più significativa in Valle d’Aosta con il 18,8%, in Piemonte con il 14,2% e in Friuli Venezia Giulia con l’11,6%.

IL CASO

o studio dei “cugini” della Cgia di Mestre non sorprende i vertici della Confcommercio del Veneto. La grande famiglia dei piccoli produttori, artigiani o negozianti che siano, alla fine si ritrova sulla stessa barca, a navigare in acque assai agitate fra crisi dell’economia, calo dei consumi e chiusura delle botteghe. «Ma tutti i Governi, di qualsiasi colore siano, sembrano non capire mai quanto grave sia questa emergenza», dice Massimo Zanon, presidente dell’associazione di categoria del terziario.

L

È un problema che si trascina nel tempo, quindi? «Purtroppo il Paese ha cominciato a imboccare questo percorso più di dieci anni fa, quando è iniziata una crisi della finanza internazionale che è diventata la crisi delle famiglie italiane. Il fatto è che i

«SONO MUTATI I BISOGNI: CHI FACEVA 4 PASTI, ORA NE FA 2 O 3»

2 3

«Ma tutti i governi non comprendono quanto male va» consumi non sono solo calati, ma sono proprio cambiati come tipologia di bisogni. Per dire: c’è chi una volta faceva quattro pasti al giorno, mentre adesso si limita a tre o due. Questo inevitabilmente si riflette sulla spesa alimentare, in particolare su quella per il cibo di qualità».

mo aggiungere anche la tradizionale tendenza dei veneti a essere un popolo di risparmiatori: per cercare di non perdere quel minimo di autonomia economica che ci fa stare più tranquilli, tagliamo ciò che riteniamo superfluo e così spendiamo meno di un tempo, anche per la casa».

E poi? «A queste trasformazioni dobbia-

Per esempio sul mutuo, come afferma la Cgia?

Il Veneto, rispetto ad altre regioni, partiva da una posizione di benessere maggiore (2007), pertanto i veneti hanno tagliato un po’ su tutto, in particolar modo sugli acquisti voluttuari che gli altri facevano in modo più misurato.

UFFICIO STUDI Paolo Zabeo

Ma a spiccare nell’inchiesta è soprattutto il caso del Veneto, che nel 2007 primeggiava in Italia con una spesa media mensile delle famiglie pari a 3.080 euro, mentre a distanza di undici anni è scivolato al settimo posto, facendosi sorpassare pure dal Lazio. E guardando ai numeri assoluti del calo,

L’intervista Massimo Zanon

Nel 2007 più benessere

Mutui casa in caduta Una componente importante della spesa delle famiglie è costituita dal mutuo per la prima casa. In Veneto, più che nel resto del Paese, la stretta creditizia (con crisi dell’edilizia) ha contratto fortemente la spesa.

IL CODACONS Di fronte ai risultati della Cgia, ma anche alla manovra del Governo, il Codacons è preoccupato, come rimarca il presidente Carlo Rienzi: «Se plastic tax e sugar tax verranno scaricate sui consumatori finali attraverso un incremento dei listini al dettaglio, vi sarà inevitabilmente una contrazione della spesa». Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA

L’aumento dei precari In Veneto il tasso di disoccupazione è al 6%, mentre nel 2007 era al 3,4%. I lavoratori autonomi sono diminuiti del 10% e tra i dipendenti quelli a tempo indeterminato sono il 2,5% in meno, mentre i contratti a termine sono il 26,6% in più.

«Esattamente. La stretta creditizia attuata dalle banche e la perdita del posto fisso hanno cambiato la nostra percezione dell’abitazione. Una volta essere proprietari della casa era un sogno, mentre ora è diventato un incubo, per cui molti preferiscono vivere in affitto. Tutto questo è la conseguenza di scelte strategiche sbagliate da parte dei vari Governi che si sono succeduti, i quali hanno tolto ai cittadini

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il crollo è ancora più vistoso: nella regione-locomotiva il taglio per nucleo familiare è stato mediamente di 378 euro, subito dopo l’Umbria (-443) e appena prima della Sardegna (-324). Com’è stato possibile? Zabeo individua tre principali concause. La prima: «In Veneto partivamo da una posizione di benessere maggiore, pertanto abbiamo tagliato un po’ su tutto, in particolar modo sugli acquisti voluttuari che gli altri facevano in modo più misurato». La seconda: «Una componente importante della spesa delle famiglie è costituita dal pagamento del mutuo per l’acquisto della prima casa. In Veneto, più che nel resto del Paese, la stretta creditizia, conseguente anche alla crisi dell’edilizia, ha contratto fortemente la spesa». La terza: «Oggi abbiamo un tasso di disoccupazione al 6%, mentre nel 2007 era al 3,4%. È vero che oggi abbiamo più occupati di allora, ma i lavoratori autonomi sono diminuiti del 10% e tra i dipendenti quelli assunti a tempo indeterminato sono diminuiti del 2,5%, mentre quelli con contratti a termine sono cresciuti del 26,6%. Insomma, abbiamo più disoccupati e quelli che lavorano sono più precari di un tempo».

«L’AUMENTO DELL’IVA? UNA FINTA PER METTERE ALTRE TASSE»

i punti di riferimento. Chi è abituato a pagare, paga quello che deve, ma spende meno di ciò che vorrebbe, purtroppo». Il paventato aumento dell’Iva è stato scongiurato: non basta? «Quando sentivo parlare che avrebbero ritoccato quell’imposta, mi arrabbiavo come una bestia. Ma per un motivo diverso da quello che si potrebbe pensare. Ero furioso perché sapevo che nessuno l’avrebbe mai alzata: l’hanno semplicemente usata come spauracchio per giustificare l’inserimento di altre tasse, senza tagliare i veri sprechi. Intanto i centri storici si svuotano e i negozi abbassano le serrande. Basterebbe che ci lasciassero lavorare, facendoci pagare quando guadagniamo, non a prescindere. Invece no, ci tolgono i soldi e pure il sorriso». (a.pe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

TUTTI I DOCUMENTI SUL WEB Sul portale www.regione.veneto.it è attiva una sezione dedicata ai Pfas. Sono disponibili gli atti e i comunicati dell’attività di Palazzo Balbi sul caso.

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

«Pfas, così Miteni ingannò i controllori» Vicenza, le accuse del Noe sui dati che sarebbero stati nascosti `Domani riprende l’udienza preliminare a carico di 13 manager per sviare le indagini sulla consapevolezza dell’inquinamento «Dissero che la produzione era finita, invece continuò per anni» `

LA RELAZIONE VENEZIA Il titolo dice già molto: “Comportamenti tendenzialmente omissivi e/o ingannevoli da parte del management Miteni”. Tutto il resto è dettagliato nel capitolo della relazione dei carabinieri del Noe di Treviso, tecnicamente un’annotazione conclusiva di polizia giudiziaria, che costituisce una delle carte più pesanti nel mazzo in mano alla Procura di Vicenza, dove domani davanti al gup Roberto Venditti riprenderà l’udienza preliminare sul caso Pfas. La richiesta di rinvio a giudizio pende su 13 dirigenti, attuali o pregressi, delle varie società che si sono avvicendate nella proprietà dell’azienda di Trissino, mentre oltre 130 sono le persone fisiche e giuridiche che domanderanno di costituirsi parte civile, a cominciare dal ministero dell’Ambiente e dalla Regione, rappresentati nel procedimento rispettivamente dall’avvocato dello Stato Flavio Bonora e dal penalista Fabio Pinelli.

1976 L’Esercito in località Ghisa a Montecchio scopre nei suoi pozzi l’acqua gialla inquinata da Btf (Benzotrifluoruri). Scatta un’inchiesta, ma senza arrivare ai responsabili

LA DITTA

1990 Miteni commissiona un primo studio ambientale che, stando ai riscontri dei carabinieri, evidenzia già un grave inquinamento dell’area attigua all’azienda

LE INFORMAZIONI

2005

La tesi dell’accusa è così sintetizzata dal Nucleo operativo ecologico: «Il management della Miteni in taluni casi ha omesso di comunicare determinanti informazioni agli enti/organi di controllo, ovvero tali indicazioni sono risultate essere fraudolente al fine di non far ricondurre alla società Miteni, attualmente di proprietà dell’Icig, le responsabilità circa la consapevolezza dell’inquinamento del sito». Per quanto riguarda le informazioni che sarebbero state nascoste alle istituzioni, tra cui gli uffici regiona-

La ditta realizza una barriera idraulica nel sito di Trissino, ma secondo gli investigatori ne dissimula le vere finalità, nascondendo così la propria consapevolezza dell’allarme

2013 Scoppia il caso Pfas: il ministero dell’Ambiente comunica alla Regione l’esito di uno studio del Cnr- Irsa che evidenzia concentrazioni allarmanti nell’acqua potabile

2016 IN 130 CHIEDERANNO DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE, TRA CUI MINISTERO E REGIONE, DUE DEGLI ENTI DANNEGGIATI

solo a seguito della bonifica avviata nel 2013». La terza: «L’errata datazione dell’anno di cessazione di produzione del Pfoa». Per quest’ultimo aspetto, in particolare, il rapporto consegnato ai sostituti procuratori Hans Roderich Blattner e Barbara De Munari sottolinea «il tentativo della Miteni di indurre gli enti/organi di controllo e l’opinione pubblica che la società aveva già interrotto la produzione di Pfas a catena lunga», come Pfoa e Pfos, «ben due anni prima dello scoppio del caso Pfas del 2013».

Le date

Nei comunicati stampa e nelle interviste televisive i vertici aziendali assicurano che la produzione dei composti a catena lunga è stata interrotta nel 2011: i documenti acquisiti dalla Procura di Vicenza dimostrerebbero invece che lo stop è avvenuto solo nel 2013

L’AZIENDA Due addetti della Miteni quando era ancora operativa. In alto a sinistra l’aula del processo

li, gli investigatori citano cinque esempi. Innanzi tutto: «La documentazione relativa all’evento di inquinamento causato dalla Rimar nel 1975, nonché gli studi ambientali eseguiti dalla Ecodeco nel 1990 e gli studi effettuati dalla Erm Italia del 1996, 1997, 1998, 2004, 2008 e 2009 dai quali emergeva un grave inquinamento del sito». Poi: «Le vere finalità per cui era stata realizzata la barriera idraulica nel 2005». Quindi: «L’evento di inquinamento riscontrato durante le analisi della falda sotterranea eseguite nel 2009». Ancora: «Le analisi eseguite dal laboratorio interno alla Miteni e quelle commissionate a laboratori esterni (...). In merito, va evidenziato che alcune analisi

effettuate da laboratori esterni hanno rivelato nel 2007 e nel 2013 concentrazioni elevatissime di Pfoa: 28400; 26500; 21100; 17500; 1600 microgrammi per litro». Infine: «La documentazione relativa alla controversia Mitsubishi/Enichem sul trattamento/smaltimento dei rifiuti che viene menzionata a proposito del tentativo di rivalsa della Miteni/Icig nei confronti della Mitsubishi Corp per i rifiuti rinvenuti lungo il torrente Poscola il 25 gennaio 2017». Tutto questo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato taciuto.

I COMPORTAMENTI Quanto ai comportamenti ingannevoli che sarebbero stati

adottati dall’impresa, il Noe indica tre grandi questioni. La prima: «Il tentativo di ricondurre l’inquinamento della falda riscontrato nel 2013 all’incidente verificatosi nel 1976, nonché alla gestione da parte di Rimar Chimica Spa, escludendo “in ogni caso” la possibilità di un contributo attuale alla riscontrata presenza nella falda delle sostanze nitroalogeniderivati e Pfoa». La seconda: «La comunicazione del 2005 finalizzata a dissimulare le vere finalità per cui era stata realizzata la barriera idraulica (...). In merito, dopo lo scoppio del caso Pfas del 2013 la Miteni ha tentato di indurre gli enti e organi di controllo a credere che la barriera idraulica fosse stata realizzata

Al proposito è stato estrapolato uno stralcio della nota del 23 luglio 2013, inviata da Miteni agli enti e organi competenti in qualità di «soggetto non responsabile della potenziale contaminazione», in cui la ditta affermava «che le produzioni di Pfoa e Pfos hanno subito negli anni drastiche riduzioni (diminuendo del 50-70% dal 2001 al 2011) fino ad arrivare alla loro completa cessazione nel 2011». Questa versione era stata ribadita dai vertici aziendali anche nelle interviste televisive e nei comunicati stampa, come quello diffuso il 21 aprile 2016 per respingere le contestazioni ricevute dalla Regione: «Miteni non produce più da anni Pfos e Pfoa, dal 2011, e ancora prima i reflui delle lavorazioni erano inviati a sistemi di trattamento esterni. Pfos e Pfoa vengono usati tutt’oggi da oltre duecento industrie del settore conciario e manifatturiero presenti nella zona che li acquistano sul mercato estero, imprese che sono allacciate agli stessi scarichi consortili a cui è allacciata Miteni». Sul punto i carabinieri sono però perentori: «Contrariamente a quanto sostenuto pubblicamente dalla Miteni, nei documenti ufficiali è indicato chiaramente che la produzione dei Pfas a catena lunga (cosiddetti C8, per esempio Pfoa e Pfos) è stata interrotta nel 2013 e non nel 2011». Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA

Dopo il processo all’azienda sotto accusa i manifestanti

LA PROTESTA Un’immagine della manifestazione che si era svolta il 31 ottobre 2017 davanti alla sede della Miteni a Trissino: per cinque di loro è stato chiesto il giudizio

ditti. I pm Hans Roderich Blattner e Barbara De Munari hanno chiesto il rinvio a giudizio, a vario titolo, per tre gruppi di dirigenti. Innanzi tutto i giapponesi, componenti del Fluoro Fine Chemical Team di Mitsubishi Corporation: Maki Hosoda di 53 anni, Kenji Ito di 62, Yuji Suetsune di 58 e Naooyuki Kimura di 60 (avvocato Giovanni Lageard). Poi ci sono i vertici dell’International Chemical Investors: i tedeschi Patrick Hendrik Schnitzer di 61 anni e Achim Georg Hannes Riemann di 65 (difensore Ermenegildo Costabile); l’olandese Alexander Nicolaas Smit di 75 anni (avvocato Salvatore Scuto); l’irlandese Brian Anthony Mc-

gambiente nazionale e locale, Greenpeace, Wwf, Medicina Democratica. In coda anche Provincia di Vicenza, Arpav, gestione liquidatoria della Miteni, Acque Venete.

IN TRIBUNALE VENEZIA Lunedì 11 novembre i 13 manager accusati di avvelenamento delle acque e disastro innominato. Mercoledì 13 novembre i 5 attivisti indagati per un sit-in davanti alla Miteni. Sono i due appuntamenti giudiziari sul caso Pfas che scandiranno la prossima settimana al Tribunale di Vicenza.

I DIRIGENTI Dopo il rinvio a fine ottobre per l’astensione nazionale degli avvocati penalisti, domattina alle 9 riprenderà l’udienza preliminare davanti al gup Roberto Ven-

Glynn di 62 anni (difensore Novelio Furin). Quest’ultimo assiste pure i responsabili dello stabilimento: Luigi Guarracino, 62enne di Alessandra; Mario Fabris, 56enne di Fontaniva; Davide Drusian, 44enne di Marano Vicentino; Mauro Cognolato, 46enne di Stra; Mario Mistrorigo, 67enne di Arzignano. La mattinata sarà dedicata al deposito delle richieste di costituzione di parte civile da parte di 130 persone fisiche e giuridiche. Pressoché scontata è l’ammissione del ministero dell’Ambiente, rappresentato dall’avvocato dello Stato Flavio Bonora, e della Regione, patrocinata dal penalista Fabio Pinelli che segue anche il

I CONTESTATORI

MERCOLEDÌ IN AULA CINQUE ATTIVISTI CHE NEL 2017 AVEVANO DATO VITA A UN SIT-IN DAVANTI ALLO STABILIMENTO

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Comune di Trissino. Ma l’istanza sarà presentata pure da tutti gli altri municipi dell’area rossa, dalle Mamme NoPfas (assistite dal legale Matteo Ceruti), dai dipendenti dell’azienda, da sindacati e associazioni come Cgil e Filctem vicentine, Cisl regionale e provinciale e Femca, Uil, Le-

Mercoledì alle 10 toccherà invece ad alcuni dei contestatori che il 31 ottobre 2017 avevano manifestato intorno allo stabilimento. Si tratta di Alberto Peruffo, Francesco Pavin, Enrico Zulian, Marko Urukalo Franov e Danilo Del Bello. Solidarietà è stata loro espressa in queste ore anche dalle Mamme NoPfas. A.Pe. © RIPRODUZIONE RISERVATA


XI

Mestre

L’ASSESSORE BORASO «Se ci si separa non ci rimetteranno solo mestrini e veneziani, perché dal 2 dicembre salterà anche lo “sconto” per chi arriva da Punta Sabbioni»

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

mestrecronaca@gazzettino.it

«Biglietti, anche Cavallino pagherà» Il chiarimento di Actv sui possibili effetti della divisione `Da 1,50 a 3,70 euro per andare da Mestre a Rialto in due Comuni fa esplodere la rabbia degli autonomisti ma nel Comune del litorale è rimasta la vecchia tariffa `

«Inquietante invasione di campo» Bufera su Avm

SEPARAZIONE & TRASPORTI MESTRE Il 1. dicembre si rischia di

“votare” anche per il prezzo del biglietto Actv. E chi qualche anno fa ha già scelto per la separazione (cioé Cavallino-Treporti) potrebbe perfino rimetterci. «Sì taglia corto l’assessore alla Mobilità Renato Boraso -, sono stufo di tutta questa gente che continua a raccontare fandonie. Se Cavallino, pur essendo un altro Comune, continua a pagare 1,50 euro di biglietto è solo perché gode del vantaggio di essere vicino a Venezia. Ma se passerà la divisione tra Venezia e Mestre le cose cambieranno: anche loro, come i mestrini, pagheranno 3,70 euro. E, se ci saranno delle risorse da spendere, saranno investite tra la terraferma e la Città storica».

LA POLEMICA MESTRE «Un intervento inquie-

GLI SCENARI Tutto parte da quel comunicato diffuso da Avm-Actv sui riflessi sul trasporto pubblico locale di un’eventuale divisione tra Mestre e Venezia, che tra l’altro erano già stati anticipati dall’assessore al Bilancio Michele Zuin. «Per raggiungere Rialto da Mestre Centro o viceversa - hanno spiegato dall’azienda -, oggi un cittadino paga 1,50 euro mentre, se il referendum desse come esito la separazione, si troverebbe a pagare 2,20 euro (tratta 2 tra Mestre e Venezia) più un altro biglietto da 1,50 euro per il vaporetto da piazzale Roma a Rialto, per un totale di 3,70 euro. Anche i prezzi di tutti gli abbonamenti verrebbero incrementati di conseguenza, coerentemente con la tariffazione extraurbana». È bastato questo scenario a scatenare gli autonomisti che hanno ricordato il caso di Cavallino-Treporti dove si continua comunque a pagare come se si trattasse di un unico Comune. «Actv dovrebbe occuparsi del servizio pubblico e non di previsioni riguardanti il referendum - attacca Sebastiano Costalonga, segretario generale di Ugl Veneto e attivista del fronte del “sì” -. Ritengo che la questione debba passare per mano legale, ma chiedo

DOPPIA TRATTA Actv ha ricordato che in piazzale Roma scatterà la “Tratta 2” se passasse la divisione fra Mestre e Venezia

perché i vaporetti che ora arrivano a Punta Sabbioni o a Treporti non prevedono il supplemento extraurbano descritto da Actv. Perché Cavallino è “città amica” mentre Mestre deve rappresentare “la peste” e quindi i suoi abitanti meritano di pagare un biglietto dal costo triplicato?». Massimo Venturini, ex presidente della Municipalità di Mestre, ha provato a dare una spiegazione via Facebook: «Cavallino paga per questo servizio a costo ridotto, ma dal momento che il Comune di Venezia incassa da Actv 22 milioni di euro di cui almeno la metà spetterebbe a Mestre, anche quest’ultimo può pagare la sua quota e Venezia idem». Ed Erminio Vanin, ex sindaco di Cavallino-Treporti, è intervenuto a gamba tesa: «Noi ci sentivamo periferia rispetto a Venezia. Da quando siamo diventati Comune autonomo siamo riusciti a investire i soldi della Legge speciale che Venezia prima non sapeva

Oggi in piazza Mario Rigo in campo per sostenere il “sì”

MESTRE L’ex sindaco Mario Rigo in piazza Ferretto per sostenere il “sì” alla divisione nel referendum dell’1 dicembre. L’appuntamento promosso dai comitati autonomisti con l’ex primo cittadino che governò la città dal 1975 al 1985, e che ha da poco compiuto 90 anni portati a meraviglia, è alle 10.30 al Caffé dell’Orologio.

nemmeno come spendere».

I CONTI DELL’AZIENDA «Ah sì? - riprende Boraso - Allora Vanin risponderà ai suoi concittadini se passerà la divisione, perché dal 2 dicembre anche i residenti di Cavallino si troveranno il biglietto a 3,70 euro. È il nostro Comune che da anni si sta sacrificando per garantire quella tariffa agevolata ai residenti di Cavallino-Treporti, ma con la separazione salterà tutto. E per Mestre sarebbe un disastro». Nella sua analisi, Avm-Actv la mette giù pesantissima: «Appare impossibile che la separazione possa portare benefici complessivi alla comunità locale in termini di servizi o minori tariffe. Anzi, per il trasporto pubblico locale l’ipotetico Comune di Mestre si ritroverebbe con un deficit strutturale da 13-14 milioni di euro all’anno per tram e autobus, anche se la Regione decidesse di finanziare il servizio automobili-

stico in terraferma come quello per Verona e Vicenza (2,25 euro a km rispetto agli attuali 1,95), recuperando così 3,5 milioni di euro». Denaro che dovrebbe essere ripianato dallo stesso Comune, a meno di non tagliare corse e linee. Ma sul costo del biglietto tra Mestre e Venezia “divise” Avm-Actv non lascia spazio a dubbi: «Oggi si viaggia all’interno di tutto il territorio comunale con un unico titolo di viaggio, ma tra due comuni confinanti la tariffa minima è la “tratta 2” che, con Venezia e Mestre separati, varrebbe nel collegamento tra un qualsiasi luogo della terraferma e piazzale Roma. Al momento non è giuridicamente sostenibile la non ottemperanza a tale conseguenza stante l’attuale sistema tariffario extraurbano previsto nell’intera provincia». Per tutti, tranne Cavallino-Treporti. Almeno per ora. Fulvio Fenzo © RIPRODUZIONE RISERVATA

«Referendum, il tetto delle firme va alzato» VERSO IL VOTO MESTRE La loro posizione è nota.

Per il Pci il referendum per l’autonomia di Venezia e Mestre del prossimo 1. dicembre rappresenta un salto nel buio, che lascia insoluti i dubbi sui confini territoriali dei due Comuni, della laguna, sul riparto dei dipendenti pubblici, degli introiti del Casinò e via dicendo. «Su tutto ciò i secessionisti non si sono ancora espressi», si legge in una nota della federazione di Venezia e Treviso del Partito comunista che osserva come la separazione metterebbe i due nuovi Comuni in una situazione di “sudditanza” demografica nei confronti degli altri capoluoghi veneti.

Ma la vera questione posta è un’altra: alla vigilia della quinta consultazione sull’argomento, dopo tre vittorie del no nelle precedenti consultazioni e un voto annullato (nel 2003) per la mancanza del quorum degli elettori, il Pci propone una legge regionale che alzi il numero delle firme da raccogliere per chiedere un referendum consultivo, per non dover tornare periodicamente alle urne a esprimersi sullo stesso argomento. All’indomani del flop dell’ultimo referendum, peraltro, i promotori del voto avevano annunciato l’intenzione di tornare quanto prima alle urne per chiedere nuovamente ai cittadini di esprimersi sulla questione. Attualmente sono ne-

cessarie settemila firme (prima il numro minimo era cinquemila, ndr) per chiedere l’indizione di un referendum consultivo come quello del 1. dicembre, un tetto abbondantemente superato già nel 2014 quando le adesioni raccolte per chiedere l’autonomia dei due Comuni furono oltre novemila (settemila delle quali a Mestre). Un numero troppo esiguo, per il Pci, che

IL PCI CHIEDE DI MODIFICARE LA LEGGE REGIONALE «ASSURDO TORNARE ALLE URNE PER LA QUINTA VOLTA»

ALLE URNE Il Pci propone di innalzare il tetto delle firme

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chiede di alzare il quorum delle firme necessarie per chiedere che la parola passi ai cittadini. Va ricordato che sono passati cinque anni e un bel po’ di ricorsi da quando, una volta presentate le firme, la Regione ha dato via libera alla consultazione popolare. La questione della partecipazione popolare alle scelte in merito di autonomia peraltro è dibattuta da tempo: gli stessi autonomisti in passato avevano ipotizzato di rinunciare allo strumento del referendum per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare per la separazione amministrativa di Venezia e Mestre supportata da trentamila firme, quasi un decimo dell’attuale popolazione del Comune capoluogo. (a.fra.)

tante, che non ha precedenti e che merita di essere segnalato alle autorità competenti per la pesantezza dei contenuti che, inevitabilmente, avranno l’effetto di condizionare le scelte dei cittadini chiamati alle urne il 1° dicembre 2019». È durissima la reazione degli autonomisti nei confronti dell’intervento di Avm-Actv sugli effetti della divisione. Con un documento diffuso nella serata di ieri (sottoscritto da Renzo Scarpa, Marino Chiozzotto, Sebastiano Costalonga, Nicola Gervasutti, Jacopo Luxardi, Maurizio Marchetto, Marino Marin, Lino Penzo, Cesare Peris, Daniele Roncali, Roberto Scarpa, Matteo Secchi, Ottavio Serena e Michele Zampedri) si accusano apertamente le due aziende di “invasione di campo”: «Non vi sono precedenti di interventi, in campagna elettorale, di aziende incaricate della gestione di servizi pubblici scrivono gli autonomisti -. Viene da chiedersi chi abbia chiesto loro di farlo e a che titolo, chiaramente abusando del proprio ruolo e come mai le aziende abbiano accettato di esporsi in questo modo e in cambio di cosa. E se nessuno avesse chiesto ad Avm di intervenire, la questione assumerebbe connotati ben più gravi dimostrando che le aziende hanno prevaricato la politica». Se questa è la premessa, sui contenuti i separatisti precisano: «Avm ragiona sulle condizioni attuali, in termini di servizi e risorse, decise dalle amministrazioni che si sono succedute alla guida della “Città unica”, basandosi su calcoli che abbiamo già denunciato, ad esempio con i costi di realizzazione del tram impropriamente a carico del servizio automobilistico di terraferma e del cantiere De Poli, “scaricato” sul servizio di navigazione. Inoltre, anche gli extracosti indotti dal turismo finiscono per usufruire dei trasferimenti dello Stato che andrebbero riservati ai residenti: sono i medesimi metodi che vengono usati in altri campi come, ad esempio, per le bollette Tari dove vengono caricati costi e servizi che non c’entrano nulla con la gestione dei rifiuti urbani». © RIPRODUZIONE RISERVATA

I SEPARATISTI: «VOGLIAMO SAPERE CHI HA CHIESTO DI INTERVENIRE O SE HANNO ABUSATO DEL LORO RUOLO»


XVII

Cittadella

VIDEOSORVEGLIANZA Nessun risultato dai posti di blocco Ora i carabinieri analizzeranno le immagini delle telecamere del Comune e del circuito interno

Camposampiero

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

padova@gazzettino.it

Porta divelta con il piccone: colpo grosso al bazar cinese I ladri sfondano la cassaforte di Chic Factory `Quindi fuggono su una vettura in attesa e rubano 20mila euro fra contante e merce All’opera forse una banda dell’Est europeo `

Dalla Regione 49mila euro per la sicurezza `In

arrivo 28 sistemi di sorveglianza per otto Comuni

CAMPOSAMPIERO Colpo grosso l’altra notte allo Chic Factory di via Straelle a Rustega di Camposampiero. Usando un piccone i ladri hanno divelto una delle porte d’ingresso del bazar cinese e in pochi minuti sono riusciti ad aprire la cassaforte e a trafugare 8mila euro in contanti. I malviventi hanno anche fatto razzia di capi d’abbigliamento e scarpe che si trovavano esposti in vetrina. Sono poi riusciti a far perdere le proprie tracce, con tutta probabilità aiutati da un complice all’esterno del negozio pronto a favorire la fuga. Della spaccata si stanno ora occupando i carabinieri della locale stazione del maresciallo Claudio Girolimetto. Pare si tratti di quattro persone, di cui tre a volto coperto, che hanno fatto irruzione all’interno del bazar. Le ricerche partite nell’immediatezza dell’assalto non hanno sortito gli esiti sperati. Diversi i posti di blocco organizzati nei Camposampierese, ma i sospettati sono riusciti a farla franca.

FURTI IN AUMENTO Già domani i militari dell’Arma acquisiranno le immagini della videosorveglianza comunale e quelle a circuito chiuso del negozio razziato. L’obiettivo degli investigatori è di raccogliere qualche elemento utile per iniziare l’attività. C’è una certa apprensione tra le forze dell’ordine: chi ha agito l’altra notte potrebbe infatti essere ancora nel territorio del Camposampierese e a stretto giro provare ulteriori scorribande. Il bottino dell’assalto allo Chic Factory è ancora in via di quantificazione, ma si parla di almeno 20mila euro complessivi a cui si aggiungono i danni agli infissi.

CITTADELLA

FURTO L’ingresso del bazar cinese Chic Factory preso di mira dai ladri la notte l’altra notte

PATTUGLIAMENTI A TAPPETO

Loreggia

Esce di strada con l’auto e si schianta su un albero: grave donna di 57 anni Spettacolare incidente stradale ieri alle 9,30 in via Pila a Loreggia. Una donna di 57 anni, R.Z. di Santa Giustina in Colle, ha perso il controllo della sua Peugeot ed è finita fuoristrada e, dopo un centinaio di metri, è andata a sbattere contro l’albero (nella foto). Soccorsa e ricoverata in ospedale ha riportato gravi ferite, ma non è in pericolo di vita. Sarà, tuttavia, sottoposta ad analisi mediche per valutarne lo stato psicofisico al momento dello schianto. Sul posto per i rilievi la

Polizia locale della Federazione. Durante il recupero della vettura un contrattempo: il carro attrezzi si è guastato ed è stato sostituito da un mezzo dei vigili del fuoco. C.Arc.

Fino almeno a Natale i carabinieri della Compagnia di Cittadella hanno previsto pattugliamenti a tappeto soprattutto nelle ore serali e notturne con il fermo proposito di stroncare il fenomeno dei furti che da fine estate ha fatto registrare parecchi assalti sia a negozi, sia ad abitazioni private. In questo caso gli investigatori ritengono che si tratti di banditi di basso livello, abituati a sfondare vetrine e ad arraffare soldi e merce in tutta fretta e avvezza a fughe a folle velocità in piena notte dopo aver riempito l’auto di refurtiva. Si indaga a trecentosessanta gradi, ma la pista più battuta al momento sarebbe quella della malavita dell’est Europa, specializzata in questo genere di reati. Cesare Arcolini © RIPRODUZIONE RISERVATA

La Regione del Veneto ha finanziato completamente il nuovo progetto di implementazione del sistema di videosorveglianza del Distretto di polizia locale PD1A, finalizzato alla sicurezza urbana integrata ed alla condivisione interforze. L’assessore regionale alla Sicurezza, Cristiano Corazzari, ha comunicato l’esito della graduatoria del bando regionale, che vede al primo posto il progetto presentato dal comandante distrettuale Samuele Grandin, con il finanziamento massimo. Su 87 mila euro, la Regione contribuirà con 49 mila euro. Gli altri 38 mila euro saranno saldati dalle municipalità che compongono il Distretto, in modo proporzionale. Distretto che ha come capofila Cittadella, poi Carmignano di Brenta, Fontaniva, Galliera Veneta, Gazzo, Grantorto, San Giorgio in Bosco e Tombolo. Sono 28 in totale i sistemi da acquisire con 21 apparati di nuova installazione che implementeranno il sistema esistente mentre 7 andranno a sostituire altrettanti già attivi ma tecnologicamente superati. «Aumento dei dispositivi e miglioramento tecnologico spiega il comandante Grandin Ma l’elemento più importante è la creazione di un più ampio sistema di sicurezza urbana integrata che viene condiviso dalla forze di polizia: carabinieri e Guardia di finanza in primis. La conservazione dei dati all’interno dei server di proprietà dei Comuni, rimarrà sempre di sette giorni. I dispositivi sono di ultima generazione, in grado di utilizzare il software per il riconoscimento facciale, non previsto, per ora, nel nostro paese». I tempi di realizzazione del progetto sono: entro 3 mesi la stesura della documentazione di gara, nei

successivi 4 mesi saranno effettuati la gara ed il contratto, poi per la realizzazione delle opere, i collaudi e il rendiconto alla Regione Veneto sono previsti 24 mesi. Quindi entro luglio 2021. La somma stanziata comprende già la relativa tassazione e contiene anche i costi per l’attivazione. Nel dettaglio i dispositivi per i Comuni: a Cittadella 6 nuove telecamere da installarsi in prossimità dell’ospedale con inquadrature verso i parcheggi e l’ingresso del pronto soccorso, a Carmignano 2 apparati saranno posizionati sulla facciata del municipio angolo sud-est e altre 2 in piazzetta Arma di Cavalleria, a Fontaniva, saranno sostituite 4 telecamere mentre a Galliera Veneta, una nuova telecamera sarà installata sul palazzo municipale in via Roma, di fronte a via San Pio X e ne verranno sostituite 3 in viale Venezia. A Gazzo 3 le telecamere che controlleranno il parcheggio tra il Palatenda e il centro ambulatoriale. Sulla facciata del municipio di Grantorto previsti 2 apparati ed altrettanti nel parcheggio di piazza Papa Giovanni XXIII mentre a San Giorgio in Bosco nella frazione di Paviola, previsti 2 apparati con la scelta dei punti di posizionamento ancora in corso. Per concludere, a Tombolo 2 le telecamere posizionate zone particolarmente sensibili. Michelangelo Cecchetto

TELECAMERE Ventototto nuovi apparecchi in otto Comuni

Dorme con l’amante, la moglie “sfrattata” sul divano S.GIORGIO DELLE PERTICHE Avrebbe sopportato umiliazioni e vessazioni di ogni genere per sei lunghi anni rifiutandosi in più occasioni di sporgere denuncia per paura del consorte. Sono state la madre ed un’amica a convincerla ad affrontare i carabinieri e raccontare la sua lunga odissea familiare. Ora la donna, una ventinovenne di origini romene, residente ad Arsego, è parte civile al processo contro l’ex marito, un connazionale 37enne con residenza a Camisano, dove la coppia viveva prima della separazione. L’uomo è accusato di maltrattamenti e violenza sessuale: il dibattimento in Tribunale a Vicenza entrerà nel vivo

domani. La vittima è assistita dall’avvocato Cristina Bissacco, che tutela pure il figlio di sette anni, attualmente residente con il padre. É lunghissimo l’elenco delle vessazioni e delle angherie compiute dall’uomo, in particolare dopo la nascita del bambino. Di temperamento violento, per un lungo periodo il 37enne avrebbe dissipato alle slot machine quanto guadagnava come buttafuori in una sala giochi. Qualsiasi pretesto sarebbe stato buono per mettere le mani addosso alla poveretta: cibi non di suo gradimento, programmi televisivi che non gli interessavano, acquisti inutili o sbagliati al supermercato. Ma sono stati gli ultimi mesi di convivenza - all’inizio del

MALTRATTAMENTI Sei anni di violenze in famiglia, poi la denuncia

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2018 - i più terribili. E cioè da quando l’uomo, che aveva nel frattempo trovato un’occupazione da macellaio, ha intrapreso una relazione con un’altra donna, anch’essa romena. Quest’ultima viveva quasi stabilmente a casa della coppia, in una sorta di convivenza forzata. Era lei a dormire con l’uomo nel letto matrimoniale mentre la poveretta era costretta ad accontentarsi del divano. E non poteva avventurarsi nel chiedere spiegazioni: perché il marito rispondeva a suon di percosse, provocandole lividi in varie parti del corpo, ed in particolare al volto. Alla giovane non è bastato neppure allontanarsi dalla casa di famiglia e trasferirsi ad Arsego, a casa di parenti, per

mettersi al riparo dalle violenze. Una sera, mentre rientrava a casa da Busiago, dove lavora come cameriera in una trattoria, sarebbe stata aggredita dal marito che l’avrebbe fatta cadere dalla bici per poi picchiarla con schiaffi, pugni e calci. In due occasioni, quando aveva accettato di dormire nella casa di famiglia per stare vicina al figlio, la donna sarebbe stata persino a subire dei rapporti sessuali mediante minacce e botte. In numerosi frangenti infine lui le avrebbe impedito di trascorrere qualche ora con il figlio in tranquillità, utilizzando il minore per controllarne gli spostamenti e le frequentazioni. Luca Ingegneri © RIPRODUZIONE RISERVATA


XV

Conegliano

L’ASSESSORE BRUGIONI «Il Put è un elaborato tecnico che non prevede approvazioni, ma vorrei portarlo in giunta e in consiglio comunale per una presa d’atto con eventuale discussione»

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

treviso@gazzettino.it

Via Vespucci sarà a doppio senso ` Il cantiere per il completamento dell’arteria procede La decisione è nel Piano urbano del traffico che sarà depositato domani e che rivoluzionerà la viabilità cittadina spedito in entrambe le direzioni (e mangia 20 parcheggi) `

Esposto sul degrado, Chies: «Siamo al lavoro»

CONEGLIANO I tecnici che hanno redatto il Put hanno deciso: “Via Vespucci sarà a doppio senso di marcia”. Domani verrà protocollato in municipio il piano urbano del traffico, arrivato quasi a metà del mandato amministrativo della giunta Chies. Un piano che l’assessore alla mobilità Claudia Brugioni ha seguito da vicino e che porta soprattutto la firma dell’ingegner Marcello Favalessa e dei suoi collaboratori. Il Put ha trovato la sua versione definitiva proprio nel momento in cui la futura chiave di volta del sistema del traffico cittadino, via Amerigo Vespucci, sta per essere completata non solo sul lato della stazione ferroviaria ma anche su quello del collegamento con viale Friuli e il sottopasso di via Matteotti.

CONEGLIANO

IL CANTIERE

Da mercoledì scorso e fino a cessate esigenze un’ordinanza della Polizia locale vieta la sosta di tutti i veicoli nel tratto di via Vespucci compreso tra la massicciata ferroviaria e via Rosselli e sopprime il tratto di marciapiede sul lato sud della stessa strada, in corrispondenza dell’area di parcheggio a pagamento. Ne deriva una diminuzione dell’offerta di stalli di sosta a disposizione degli automobilisti: circa una ventina quelli soppressi per fare spazio al cantiere della ditta Cev, incaricata di eseguire le opere strutturali di completamento di via Vespucci. Quelle complementari saranno a carico del Comune e verranno realizzate in primavera. Sul lato est, la nuova strada sarà connessa alla viabilità

A CAMPOLONGO PREVISTA UNA ROTONDA IN VIA VITAL E IL SENSO UNICO ALTERNATO IN VIA SANTA ROSA

SI LAVORA Il cantiere per il completamento di via Vespucci procede in entrambe le direzioni. Nel tondo l’assessore Claudia Brugioni

esistente con una rotatoria già battezzata “fagiolone” per la forma oblunga che la connoterà. Il cantiere sta procedendo anche sul lato ovest, tra via XXI Aprile e il parcheggio adiacente i binari e il posto di Polizia ferroviaria.

LA NUOVA VIABILITÀ

La città e in particolare il suo centro si apprestano a cambiare radicalmente volto con via Vespucci che, conferma Brugioni, si potrà percorrere in entrambe le direzioni come era stato ipotizzato in diverse riunioni che hanno preceduto la stesura definitiva del Put. «L’indicazione dei tecnici contenuta nel piano è che via Vespucci sia percorribile a doppio senso. Domani mi confronterò con il segretario comunale per definire l’iter che il Put dovrà seguire: lo vorrei portare in giunta e in consiglio comunale per una

presa d’atto con eventuale discussione, ma è un elaborato tecnico che non richiede approvazioni. Il piano è già stato discusso in una commissione e presentato in almeno una ventina di incontri». La possibilità di percorrere via Vespucci sia verso est sia verso ovest ha portato l’amministrazione ad avviare altri ragionamenti, ad esempio sui parcheggi di via Colombo e su un eventuale spostamento della pensilina di attesa dei bus dalla posizione attuale. Il comitato “Vivere Campolongo” ha anticipato alcuni contenuti del Put relativi al quartiere, come l’arrivo di una rotatoria in via Vital tra il panificio e la gelateria, l’istituzione di un senso unico alternato con restringimento della carreggiata in via Santa Rosa e limitazioni nell’utilizzo di via Monticano arrivando dal semaforo di via Manin. Luca Anzanello

Il progetto

Gioventù federalista, primo incontro “Stati Uniti d’Europa”: è l’idea di un gruppo di giovani, studenti e universitari, che poco tempo fa ha fondato la sezione “Gioventù Federalista Europea di Conegliano e Vittorio Veneto”. «La GFE - spiega la presidentessa Maria Elena Nasisi - è un movimento politico apartitico che vuole coinvolgere i giovani del territorio per una maggiore consapevolezza di ciò che l’Europa è e dovrebbe diventare». Accanto a lei, nel comitato direttivo, il vicepresidente Giulio Zago, la segretaria Laura Marchetto, il vicesegretario Matteo Tolot e il tesoriere

Lorenzo Pagotto. Gli obiettivi del gruppo giovanile federalista sono chiari: sensibilizzare la popolazione e la classe politica locale su temi quali il rispetto dei diritti umani, la cittadinanza europea e il rafforzamento dell’Unione Europea esistente attraverso l’attuazione di un modello federale. Il progetto prevede l’organizzazione di seminari, conferenze e azioni pubbliche. Il primo, il 15 novembre alle 20.30 al Teatro Toniolo di Conegliano, con Carmelo Cedrone, coordinatore del Laboratorio Europa-Eurispes.

Evento mondiale sul Prosecco, coro di sì dai commercianti L’IDEA “Sì” da Ascom e Conegliano in Cima all’idea di un grande evento sul prosecco in città per invogliare i turisti a venirci e soprattutto a ritornarci. La proposta del consulente imprenditore Giorgio Rizzo emersa nel convegno sul commercio nei centri cittadini trova pareri favorevoli da più parti, ad iniziare dalle organizzazioni che tengono quotidianamente sott’occhio lo stato di salute del commercio in città e in particolare in centro, dove la morìa di negozi, solo in parte compensata da nuove aperture, è un problema all’ordine del giorno non certo da oggi. Rizzo, uno dei quattro relatori del convegno organizzato dal

Comune, ha auspicato che la comunità coneglianese si attivi per organizzare un “evento faro” che renda la città capitale mondiale del prosecco per qualche giorno, dandole un valore aggiunto come fa la Barcolana per Trieste. «Attenzione: non deve essere una sagra, ma un evento serio» ha precisato Rizzo, ricevendo molti pollici alzati tra i quali quello del presidente mandamentale dell’Ascom Maurizio Gibin: «È un’idea che approvo, la città ha bisogno di grandi eventi e un “Prosecco Day” può essere valido visto che ritengo Conegliano il capoluogo del territorio del prosecco, patrimonio dell’umanità tutelati dall’Unesco. Concordo anche sul fatto che dovrà essere un evento importante in cui trovino spazio oltre alle mi-

gliori cantine locali anche la cultura del prosecco, le tradizioni e le genti che vivono in quest’area differenziandola dalle altre. Si potranno coinvolgere anche personaggi importanti vicini al nostro territorio, come il governatore Luca Zaia. L’importante – avverte Gibin – è che ci sia comunione di intenti e volontà di capire il valore del nostro territorio. Finora noi veneti abbiamo valorizzato

GIBIN (ASCOM): «DOVRÀ ESSERE UN EVENTO IMPORTANTE: LE MIGLIORI CANTINE E LE TRADIZIONI DI QUEST’AREA»

IL PRESIDENTE Maurizio Gibin di Ascom-Confcommercio

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molto le nostre terre ma le abbiamo pubblicizzate poco. Dobbiamo essere più comunicativi, potenziare il marketing». Occhio anche a evitare possibili doppioni con l’altra città che abbina il suo nome al prosecco superiore, Valdobbiadene: «Ogni città deve utilizzare ciò che il suo territorio offre. Conegliano ha una sua collocazione, Valdobbiadene un’altra. La politica deve portarci a essere uniti e a trarre benefici comuni in tutta l’area» sostiene Gibin. D’accordo con Rizzo si dice anche Patrizia Loberto, neo presidente di Conegliano in Cima: «Siamo tutti in linea con questa idea. Un evento faro legato al prosecco è un pensiero condiviso dall’amministrazione, da me e da chi lavora ogni giorno sul territorio». (l.a.)

Situazioni di degrado ed episodi di inciviltà nel centro storico: i residenti, anche se non moltissimi, sono molto arrabbiati. E hanno inviato un esposto all’amministrazione. «Sono cose su cui stiamo lavorando e sono d’accordo, perché è innegabile che i problemi esistano - osserva il sindaco Chies - che ci debba essere la partecipazione attiva dei cittadini con le loro osservazioni e proposte. E condivido che facciano sentire la loro voce, perché lavorando insieme si possono ottenere risultati tangibili». Gli uffici comunali hanno assicurato che si faranno carico di recapitare l’esposto direttamente al comandante della compagnia dei carabinieri e al dirigente del commissariato di polizia di Conegliano, al prefetto di Treviso e al direttore del servizio igiene e sanità pubblica dell’Usl 2, ai quali è indirizzato per conoscenza. «I promotori, che sono delle persone degne di rispetto e da ascoltare, me lo avevano preannunciato - sottolinea il sindaco - e io li ho incoraggiati a farlo, perché i problemi si risolvono solo con l’apporto responsabile del maggior numero possibile di persone». In pochi giorni sono state raccolte un’ottantina di firme nel centro storico, quasi tutte nelle stradine a nord di via XX Settembre, ovvero, via Cima, piazzetta Beccaruzzi, via Beccaruzzi e via Teatro Vecchio, dove non ci sono esercizi pubblici e lasera, soprattutto nei fine settimana, si riversano e bivaccano fino a notte inoltrata gruppi di giovani e non, molti dei quali provengono da fuori, che si abbandonano a vandalismi di ogni genere. E di cui sono vittime soprattutto i residenti, la cui vita si trasforma in un inferno. «Le firme potevano essere molte di più - afferma uno dei promotori - perché a farci carico della loro raccolta ci siamo impegnati personalmente in tre, senza lasciare il documento da sottoscrivere negli esercizi pubblici di via XX Settembre, dove le firme sono state soltanto due; ma molti si sono quasi lamentati di non avere avuto la possibilità di farlo». Si richiede maggiore vigilanza diurna e soprattutto notturna, l’installazione di telecamere nei punti critici con l’indicazione di “zona sottoposta a controllo intensivo”, l’aumento dell’illuminazione e una accurata pulizia e manutenzione della zona. Giampiero Maset


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Nordest

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

Il taglio del nastro nella stazione di Santa Lucia

Pop, un monopiano da 535 posti

Rock, un rivoluzionario “made in Italy”

Elettrico, monopiano, a 3 o 4 casse e dotato di 4 motori di trazione, il nuovo treno “Pop” fa parte della famiglia Coradia Stream. Viaggerà a una velocità massima di 160 km/h, avrà un’accelerazione superiore del 20% rispetto alla generazione precedente e disporrà di oltre 300 posti a sedere nella versione a 4 casse e circa 400, con 200 sedute, in quella a 3 casse. Quello che sarà consegnato domani alla stazione Santa Lucia a Venezia avrà 305 posti a sedere e 230 in piedi.

Dal punto di vista dell’affidabilità, del risparmio energetico e delle prestazioni, il nuovo treno Rock costituisce un salto generazionale rispetto agli attuali rotabili doppio piano in servizio in Italia. Interamente made in Italy, il Rock è composto da 4, 5 o 6 carrozze, lungo 136 metri e largo 2,8. Può raggiungere i 160 km/h di velocità massima con un’accelerazione di 1,10 m/sec2 e ospitare circa 1.400 persone, con oltre 700 sedute nella composizione più lunga. Quello che sarà consegnato domani avrà 1131 posti, di cui 605 a sedere e 526 in piedi.

TRASPORTI VENEZIA Con qualche settimana di anticipo - la consegna era inizialmente prevista per l’inizio del 2020 - arriveranno domani a Venezia i primi 2 dei 78 nuovi treni destinati al trasporto regionale del Veneto. Si tratta di un “Rock” e di un “Pop” e sono treni di ultimissima generazione. «Con questi - ha detto l’assessore regionale alle Infrastrutture e alla Mobilità, Elisa De Berti risolveremo i problemi di sovraffollamento». Purtroppo non per tutte le linee del Veneto, ma solo per quelle gestite da Trenitalia. La fornitura di questi 78 nuovi treni era stato infatti stabilito dal contratto di servizio firmato dalla Regione del Veneto e da Trenitalia l’11 gennaio 2018, un accordo del valore di 4,4 miliardi di euro complessivi, dei quali uno di soli investimenti per consentire il totale rinnovo della flotta dei treni. L’accordo prevede l’affidamento diretto per 10 anni più 5 a Trenitalia. Quest’ultima provvederà a mettere in circolazione nel triennio (25 nel

Pop e Rock, ecco i treni ecologici e riciclabili Domani a Venezia i primi 2 dei 78 convogli `Ma i pendolari delle linee Adria-Mestre, previsti dal contratto di servizio con Trenitalia Rovigo-Verona e Chioggia devono pazientare `

2020, 25 nel 2021, 28 nel 2022) 47 “Rock” e 31 “Pop”. Alla consegna, domani alle 13 alla stazione ferroviaria di Santa Lucia a Venezia, saranno presenti il governatore Luca Zaia, l’assessore De Berti e l’amministratore delegato di Trenitalia Orazio Iacono. Per alcuni pendolari non sarà una sorpresa dal momento che questi nuovi treni sono stati presentati la scorsa estate a Bologna e sono già in funzione sulle linee regionali dell’Emilia Romagna. È previsto che l’entrata in servizio in Veneto del “Rock” e del “Pop” sia immediata, già dalla prossima settimana, sulla linea Verona-Venezia.

«ORA POTREMO RISOLVERE I PROBLEMI I DATI TECNICI DELLE CARROZZE Trenitalia ha previsto il rinnovo dell’80% dell’intera flotta in AFFOLLATE» Elisa De Berti assessore

tutta Italia, per un investimento economico di 6 miliardi di euro e oltre 600 nuovi treni. Di que-

La stagione della neve Apre la pista del Col Gallina

Cortina in anticipo, da oggi si scia sul Falzarego Da questa mattina si scia sulla pista del Col Gallina, al passo Falzarego, allestita con neve naturale. Per ora è a disposizione soltanto la seggiovia triposto. Ancora una volta Cortina d’Ampezzo anticipa i tempi, sulle date previste di inizio della stagione turistica invernale, per la soddisfazione delle aziende del settore, come conferma Marco Zardini, presidente del consorzio esercenti impianti a fune di Cortina, Auronzo, Misurina e San Vito.

sti, appunto, 78 arriveranno in Veneto. I “Rock” e “Pop” sono riciclabili rispettivamente per il 97% e per il 95% con una riduzione del 30% dei consumi energetici se confrontati con la generazione precedente. Alcuni dati tecnici. Progettato e costruito da Hitachi Rail Italy per Trenitalia, il treno “Rock” è frutto delle migliori tecnologie italiane e giapponesi e viene completamente assemblato in Italia. Si tratta di un treno a due piani che può raggiungere i 160 km/h di velocità massima. Quello destinato al Veneto ha 605 posti a sedere e 526 in piedi. È attrezzato con un sistema di videocamere di sorveglianza a circuito chiuso, di un sistema di informazione ai passeggeri basato su monitor di dimensioni doppie e di un sistema di conta-persone con telecamere dedicate su tutte le porte d’accesso. Il “Pop” è un treno elettrico monopiano che fa parte della famiglia Coradia Stream. Viaggerà a una velocità massima di 160 km/h. 305 i posti a sedere nella versione a 4 casse più 230 posti in piedi.

LE LINEE PIÙ DISASTRATE I pendolari delle linee Adria-Mestre, Rovigo-Verona e Rovigo-Chioggia, invece, dovranno pazientare a lungo prima di avere servizi ferroviari, per non dire dei treni, alla pari di quelli gestiti da Trenitalia. Queste tre linee ferroviarie sono infatti gestite da Sistemi Territoriali (ST), che è una società della Regione. Il contratto di servizio con questa società scade il 31 dicembre 2019, ma è già stato prorogato di tre anni. Dal 1° gennaio 2020 comincerà invece a funzionare Infrastrutture Venete (IV), sotto la direzione di Giuseppe Fasiol, una nuova società che diventerà strategica. Mentre ST gestirà il contratto di servizio, IV gestirà le reti infrastrutturali e di navigazione e, in più, monitorerà i due contratti di servizio di Trenitalia e di Sistemi Territoriali. L’obiettivo è che IV metta gara il contratto di servizio delle linee Adria-Mestre, Rovigo-Verona e Rovigo-Chioggia, così da chiudere Sistemi Territoriali, e, presumibilmente, affidare tutto a Trenitalia. Il punto critico di queste tre linee è che da sole hanno oltre il 50 per cento dei passaggi a livello di tutto il Veneto e cioè circa 150 su 300. «Il numero dei passaggi a livello in queste tre linee supera quello dei chilometri», ha detto l’assessore De Berti. Il primo passo, almeno per la Adria-Mestre, sarà dunque l’elettrificazione. L’intervento costerà 22 milioni di euro su fondi Fsc. Al momento si è al livello della progettazione. Alda Vanzan © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Il COMUNE DI TORRE DI MOSTO informa che con Determinazione n. 352/2019 è stato approvato il bando per l’alienazione, mediante asta pubblica, di n. 1 lotto di terreno inserito in un piano particolareggiato da urbanizzare, situati in Via Donatori Del Sangue a Torre di Mosto (VE). informazioni al sito www.torredimosto.it

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Rovigo

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

Consvipo, chiamata a raccolta dei sindaci per deciderne le sorti Entro fine mese l’assemblea valuterà se sostenerlo o chiederne la liquidazione dopo una cinquantina d’anni `

CONSORZIO DI SVILUPPO ROVIGO Fumata grigia sul futuro

del Consvipo. Ieri pomeriggio i vertici provinciali di Lega, Forza Italia e Pd, oltre a vari amministratori polesani, hanno deciso di “non decidere” e passare la patata bollente all’assemblea dei sindaci, annunciata entro la fine del mese. Nel frattempo le dimissioni del presidente Guido Pizzamano rimangono “congelate”, dopo che venerdì aveva autonomamente deciso di dare forfait e lasciare l’ente al suo destino, visto il clima politico che circonda il consorzio speciale avviato negli anni ‘60.

RIUNIONE STRAORDINARIA Ieri mattina si è deciso di convocare una riunione informale e straordinaria tra i vertici della politica polesana per capire come risolvere l’impasse in cui si trova il Consvipo con la Provincia, debitrice nei suoi confronti delle quote 2017, 2018 e a breve anche 2019: in tutto 530 mila euro di quote societarie non versate. Palazzo Celio aveva già approntato un accordo con il Consorzio attraverso una permuta (il secondo piano della sede distaccata della Provincia in viale della Pace), ma con lo scadere dell’anno giungerà “l’avviso di pagamento” per l’anno in corso, ben 265 mila euro, e Ivan Dall’Ara quei soldi non li ha, salvo mandare in pre-dissesto la Provincia. L’accordo risale a un anno fa, al massimo durante questa primavera avrebbe dovuto essere effettivo e portare con sé anche una conseguente riduzione delle quote della Provincia, portandole dal 45% al 10%. Nulla di tutto questo è avvenuto e la situazione rischia di saltare per aria, perché quel 35% di quote qualcuno deve assorbirle, ma a quanto pare solo il Comune di Rovigo se ne vuole accollare una parte.

seppe Traniello Gradassi, il commissario leghista Guglielmo Ferrarese e il coordinatore forzista Piergiorgio Cortelazzo, poi i sindaci di Trecenta (Antonio Laruccia), Taglio di Po (Francesco Siviero) e di Rovigo (Edoardo Gaffeo), oltre al presidente Pizzamano.

IL RISULTATO A margine dell’incontro Ferrarese ha spiegato che «si dovranno convocare i sindaci, in qualità di soci del Consorzio, e decideranno loro il da farsi. Se Pizzamano rimane? Io ho sentito che adesso rimane lì, ma questa cosa non era in discussione. Devono convocare i sindaci per capire gli altri 47 non presenti oggi cosa pensano di fare. Io penso che questa assemblea sarà imminente, in una decina di giorni saranno convocati». «Il Consvipo - aggiunge - avrebbe già una data di scadenza, fissa-

IL PRESIDENTE PIZZAMANO È PRONTO A DIMETTERSI: LA DECISIONE È CONGELATA

ta nel 2027: parliamo di sei o sette anni, non di una vita. A meno che i soci non deliberino una scadenza diversa». Traniello aveva detto che è una «sciocchezza sciogliere il consorzio» e che attualmente è presieduto «da uno dei migliori esperti del settore, accompagnato da Francesco Musco che è anche lui un grande esperto. Non esiste un qualcosa come il Consvipo, nemmeno la Zes» e per questo è giusto che la situazione sia risolta. Per quanto riguarda la voce che vorrebbe Pizzamano già dimissionario nella giornata di venerdì, il segretario provinciale del Pd risponde che è merito suo se non le ha presentate e che per il momento «Pizzamano è ancora il presidente».

L’IMPEGNO DI ROVIGO Una preziosa mano a sembra arriverà da Gaffeo, che, stando a quanto già rivelato nei giorni scorsi dal capogruppo democratico del parlamentino di Palazzo Nodari Graziano Azzalin, è disposto ad assorbire una buona parte delle quote. D’altronde è stato il primo cittadino del capoluogo a nominare Musco la scorsa estate e ha sempre portato in palmo di mano le potenzialità del Consvipo. Alberto Lucchin

Regionali, sul terzo mandato di Azzalin deciderà il Polesine POLITICA ROVIGO Il Partito Democratico

vuole ripartire dalla base. Ieri mattina la sezione provinciale ha riunito i suoi circoli, tesserati e simpatizzanti per provare a gettare le basi per l’appuntamento elettorale delle Regionali di primavera 2020. Smaltita la sbornia del risultato del 9 giugno con la vittoria di Edoardo Gaffeo sullo scranno di Palazzo Nodari, i vertici del centrosinistra hanno chiamato a Rovigo il segretario regionale Alessandro Bisato e provato a dare forza al partito per ottenere un buon risultato contro l’avversario del centrodestra, rappresentato dall’uscente Luca Zaia.

IL SEGRETARIO

IL VERTICE In viale delle Industrie si sono trovati il segretario dem Giu-

SEDE L’avveniristica sede del Consvipo in viale Delle Industrie dove si è tenuta la riunione

PRESIDENTE Guido Pizzamano avrebbe già presentato le dimissioni

«Questo incontro è nato da una richiesta nata dai coordinatori di circolo, con cui si è chiesto di dare voce alla base – ha detto il segretario provinciale Giuseppe Traniello Gradassi – Viviamo un momento ecce-

SEGRETARIO REGIONALE Alessandro Bisato ieri a Rovigo in sede del Pd

zionale e di trasformazione: mai avremmo pensato di tornare al governo del Paese e di vivere una scissione. Per questo alle Regionali o ci siamo tutti o non faremo un consigliere democratico a palazzo Ferro Fini. I personalismi vanno messi da parte se vogliamo l’opportunità di una rappresentanza, che dopo il taglio dei parlamentari è l’unica che ci rimane: o facciamo il 23,5 per cento o addio consigliere regionale».

TERZO MANDATO Si è parlato anche di un altro tema molto dibattuto all’interno della segreteria polesana, quello del terzo mandato, che coinvolge il consigliere uscente Graziano Azzalin. Bisato sostiene che la responsabilità della decisione di concedere o no una terza chance spetti al provinciale, ma Azzalin sostiene che sia prioritario prima «trovare un candidato forte per la presidenza e un programma». A.Luc.

In Polesine si scoprono 5 nuovi casi di tumore al giorno OTTOBRE ROSA ROVIGO Si è chiuso ieri con un con-

vegno l’Ottobre rosa, il mese che l’Andos dedica alla prevenzione dei tumori al seno, in collaborazione con la Commissione provinciale Pari opportunità. «Andos porta speranza e coraggio nei cuori di tante persone», ha detto il presidente della Provincia Ivan Dall’Ara rivolgendosi alla sala gremita dai rappresentanti delle associazioni di volontariato coinvolte e dei Comuni, una trentina, tra quelli che hanno partecipato alle iniziative della rassegna. Durante il mese della prevenzione sono state effettuate nei territori comunali che hanno aderito al programma oltre 260 visite senologiche. Si sono tenute 20 conferenze. Inoltre, eventi in 27 comuni - con 250-300 partecipanti in media hanno promosso lo sport come

fattore di prevenzione e protezione, e più di venti persone operate al seno hanno usufruito della visita oculistica gratuita effettuata da Ottica Tenani.

professionalità dei medici». Per l’assessore Erika Alberghini, «il valore del volontariato si misura nei risultati ottenuti da associazioni come Andos» che secondo la presidente della Commissione Pari opportunità della Regione Elena Traverso «dimostra in pieno la capacità di fare rete». A palazzo Celio è intervenuto anche l’oncologo Giordano Beretta, presidente dell’Aiom, la più importante società scientifica dell’oncologia: «La cultura della prevenzione - ha affermato - deve riguardarci sotto tutti i punti di vista. Si stimano quest’anno in Italia 371 mila nuovi casi di tumori, circa mille ogni giorno». In Polesine, secondo i dati del biennio 2014-15 del Registro tumori del Veneto, sono 1.793 i nuovi casi l’anno: quasi 5 al giorno. «L’incidenza è maggiore al Nord, ma al Sud la sopravvivenza è minore», ha continuato Beretta, sottolineando che la sopravvivenza a

SINDACI COINVOLTI «Andos - ha aggiunto il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Ulss 5 polesana Franco Vitale, ringraziando la presidente dell’associazione Anna Maria Monesi - ci dice che il cancro si può sconfiggere con la prevenzione, con la forza della vicinanza dei volontari, e con la grande

L’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE E DELLA SOLIDARIETÀ RIBADITA ALLA CONCLUSIONE DELL’«OTTOBRE ROSA» fe524d39-5ddb-47b9-8d68-7bd047768c2b

5 anni dalla diagnosi è in media del 60% in Italia, ed è tra le più alte in Europa. Arriva al 64% tra le donne, ed è al 55% per gli uomini, per i quali è aumentata del 16% rispetto ai primi anni ‘90. Se l’ambiente conta per il 5% tra i fattori di rischio, incidono in misura maggiore l’alimentazione (35%), il fumo di sigaretta (30%) e l’alcool (8%).

STILI DI VITA SANI Così, per abbattere il rischio di ammalarsi, alla prevenzione si deve sommare uno stile di vita attento al consumo di frutta e verdura, con mezz’ora di attività fisica giornaliera, moderazione nel consumo di alcool e niente fumo: «Tre anni di fumo di sigaretta equivalgono ad assorbire la stessa quantità di catrame che c’è nella superficie di un posto auto», ha detto il presidente dell’Aiom. Nicola Astolfi


XVII

Riviera

IL PROCESSO Martedì comparirà in tribunale per aver agganciato altre 50 ragazze con la scusa di inesistenti concorsi di bellezza, inducendole poi a inviargli foto hot

del Brenta

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

mestrecronaca@gazzettino.it

Pretendeva foto osè, arrestato Ancora nei guai Andrea Zuddas, lo studente 25enne `Secondo l’accusa avrebbe ottenuto immagini già condannato per tentata violenza e “ricatti” sessuali a luci rosse da una minore contattata in internet `

“Romea”, Dolo si scaglia contro la Regione DURA REAZIONE

FOSSÒ È finito nuovamente in carcere Andrea Zuddas, lo studente venticinquenne di informatica già arrestato due anni fa e poi condannato per “ricatti” a sfondo sessuale ai danni di numerose ragazzine, contattate su Internet e costrette ad inviargli fotografie in pose hard. La Polizia ha eseguito ieri mattina l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Luca Marini, su richiesta del pm Elisabetta Spigarelli, che da anni indaga sull’attività illecita svolta dal giovane, un tempo residente a Fossò e di recente trasferitosi con la sua famiglia ad Arzergrande, in provincia di Padova. La nuova misura cautelare, per tentata violenza sessuale, si riferisce ad alcuni episodi avvenuti la scorsa primavera ai danni di una sedicenne di Arzergrande. Soltanto un anno prima Zuddas era stato condannato a due anni e quattro mesi di reclusione per un precedente episodio di tentata violenza sessuale e ad ulteriori otto mesi per diffusione di materiale pedopornografico (sentenze confermate il 31 ottobre dalla Corte d’appello di Venezia), ma la vicenda giudiziaria evidentemente non lo ha fatto desistere dal proseguire dall’attività. Motivo per il quale il gip ha disposto per lui il carcere.

IL PROCESSO Nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita ieri, il pm Spigarelli vengono contestati allo studente padovano numerosi altri reati commessi ai danni di altre 13 ragazzine, alcune delle quali appena dodicenni: fatti avvenuti nel 2015 e per i quali non è stato disposto il carcere in quanto ritenuti in continuazione con la precedente condanna. Zuddas sarà interrogato martedì dal gip. Nel corso della stessa giornata, inoltre, dovrà comparire di fronte al gup Gilberto Stigliano Messunti che lo sta processando per aver agganciato in Rete altre cinquanta ragazzi-

ARRESTO La nuova misura cautelare si riferisce ad alcuni episodi avvenuti la scorsa primavera ai danni di una sedicenne padovana.

ne, con la scusa di partecipare ad inesistenti concorsi di bellezza, inducendole quindi ad inviargli fotografie a luci rosse, con la minaccia di renderle pubbliche. Cosa in qualche caso concretizzatasi.

TORMENTATA PER 4 ANNI I fatti per cui Zuddas è tornato ieri in carcere sono stati denunciati dai genitori di una ragazza oggi sedicenne, i quali hanno raccontato che da 4 anni la figlia era costretta ad inviare foto a sfondo sessuale e video in cui praticava autoerotismo ad uno sconosciuto che, alla fine, insisteva per incontrarla. Gli inquirenti hanno indagato per mesi sull’identità digitale dello sconosciuto e sono convinti che si tratti del giovane informatico padovano. Gianluca Amadori © RIPRODUZIONE RISERVATA

Pianiga

Altro “botto” all’incrocio: la gente chiede soluzioni Ancora incidenti all’incrocio fra le vie Cavin Maggiore e Marinoni a Pianiga. 13 ore dopo lo scontro fra un’auto e un bus di venerdì sera, alle 8 di ieri altre due vetture si centrano con la stessa modalità. Per un uomo e una donna, non del paese, solo qualche contusione, la peggio l’hanno avuta i mezzi. Ma scoppia il malumore fra i cittadini, che a gran voce chiedono soluzioni per l’arteria. Via Marinoni è intersecata da innumerevoli incroci ad angolo retto; l’amministrazione locale ha disposto segnali orizzontali e verticali, cartelli, dossi, limitazioni di velocità, ma il

VIA MARINONI L’incidente di ieri problema resta. L’intersezione con Cavin Maggiore è regolata da un semaforo, che però da venerdì mattina è lampeggiante a causa di un guasto ai dispositivi, si attende l’intervento della Città

Metropolitana per lunedì. Nel frattempo due “botti” in poche ore. «C’è già lo studio di fattibilità per una rotonda – spiega l’assessore Massimo Calzavara – la Città Metropolitana ha stanziato 200.000 euro di compartecipazione. Tuttavia l’intervento non è considerato dei più urgenti perché appunto “c’è un semaforo”. Noi stiamo ripensando tutta la viabilità in quel tratto. Nel frattempo però serve responsabilità da parte di tutti. È necessario che chi si mette in strada faccia più attenzione e corra di meno». Sara Zanferrari

L’emporio solidale ha aiutato 500 persone MIRA L’emporio solidale San Martino di Mira Porte compie un anno: ha aiutato 155 famiglie e 500 persone. Ad un anno di distanza dall’inaugurazione della struttura, ricavata nei locali del patronato della parrocchia di San Marco Evangelista, è tempo di bilanci per coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione: Comune di Mira, Caritas Vicariale e l’associazione Ponte Solidale guidata da Fabio Schirru. Tra le 498 persone che accedono all’Emporio per ricevere cibo (prevalentemente latte, tonno, pasta, passata pomodoro e riso ma anche prodotti per l’igiene della persona e della casa) e abbigliamento) il 49% è composto da

italiani ed il resto da stranieri; il 57% sono disoccupati, il 35% dipendenti (autonomi o cassa integrazione). Il 62% dispone di un reddito con Isee “zero”, il 33% ha un Isee sotto i 6 mila euro, il 5% tra i 6 mila e i 9360 euro. «L’Emporio si regge sull’impegno di una trentina di volontari impegnati nell’apertura, nella gestione della struttura e nel punto d’ascolto – spiega Schirru – Gli stessi volontari sono presenti anche ai tavoli di lavoro con assistenti sociali per monitorare alcune situazioni». Il centro gode di un finanziamento dalla Regione, del sostegno delle Parrocchie del Vicariato che hanno anche finanziato il restauro dei locali e partecipano alle attività di volontariato mentre il Comune di Mira eroga un contributo annuo.

Attraverso il Ria (Reddito inclusione attiva) ci sono 4 persone inserite nell’attività.

RETE SOLIDALE «Siamo felici di sostenere questo progetto - afferma l’assessore alle Politiche sociali Chiara Poppi - sia come servizio per aiutare le persone e famiglie in difficoltà (più di 70 sono nuclei famigliari con figli minori) sia per la rete di sensibilità che si sta creando, che vede, oltre che il nostro con-

BILANCIO DEL PRIMO ANNO DEL CENTRO SAN MARTINO GLI ASSISTITI PER METÀ SONO ITALIANI

MIRA PORTE Il centro solidale San Martino

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tributo economico e tecnico, anche la presenza delle parrocchie, dei volontari, degli esercenti e di privati. Una vera e propria rete di solidarietà”. Un sostegno all’Emporio arriva anche dal commercio locale. «Su impulso del Tavolo di partenariato del Distretto del commercio “Mira in progress” - sottolinea l’assessore alle Attività produttive Vanna Baldan - è stato avviato un percorso di cessione delle eccedenze alimentari da parte di operatori commerciali e della ristorazione a cittadini bisognosi tramite appunto il San Martino». Il centro è aperto il lunedì dalle 15 alle 17 per la raccolta abbigliamento e il centro di ascolto, e il venerdì, sempre dalle 15 alle 17, anche per la parte alimentare. Luisa Giantin

La giunta comunale di Dolo, con in testa il sindaco Alberto Polo, non ha gradito la notizia che la Regione Veneto ha chiesto al Ministero di riaprire il dossier relativo alla “Romea commerciale”. In una dura nota l’amministrazione comunale precisa: «È inaccettabile che la Regione a guida leghista - alla chetichella e senza confrontarsi coi territori - vada e riesumare il vecchio progetto dell’opera autostradale della ‘Nuova Romea’. Come amministrazioni locali siamo fermi al programma di messa in sicurezza concordato con l’allora ministro Del Rio che prevedeva il completamento dei lavori in più trance e in più anni». Le parole dell’assessore regionale alle Infrastrutture, Elisa De Berti - “Confido che con questo governo ci sia la possibilità di ragionare sul progetto autostradale” - vengono seccamente criticate dall’amministrazione dolese: «Se la Lega crede tanto nel progetto autostradale perché non si è data da fare quando era al governo col suo capo politico Salvini? È chiaro il tentativo leghista di cercare di mettere in difficoltà il nuovo Governo e soprattutto il ministro Paola De Micheli». «Comunque sia – prosegue la nota - come amministrazioni locali continueremo a respingere questi tentativi che prospettano la distruzione del territorio e mortificano la cittadinanza della Riviera del Brenta. Il territorio tra Venezia e Padova intende continuare a programmare il proprio sviluppo economico e turistico con un occhio attento all’ambiente, senza dover subire lo sventramento dello spazio tra le ville venete, alcune riconosciute bene dell’umanità dall’Unesco. Anzi, l’attuale amministrazione regionale dovrebbe ascoltare più attentamente gli appelli provenienti dalle amministrazioni locali e impegnare le proprie energie nell’aiutare la Riviera e il Miranese - dopo lo scippo del casello autostradale di Roncoduro - ad ottenere finalmente l’apertura di un casello più funzionale a Dolo, Pianiga, Santa Maria di Sala, Fiesso D’Artico, Stra e a tutto il cosiddetto ‘Distretto della scarpa».

“PROGETTO SCELLERATO” «Si auspica - conclude la nota - una immediata convocazione delle Conferenze dei 17 sindaci di Riviera e Miranese nella quale assumere una posizione condivisa e mettere in campo tutte le iniziative utili a scongiurare questo ‘scellerato progetto’». Lino Perini © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Attualità

Domenica 10 Novembre 2019 www.gazzettino.it

Salvini: Lega in piazza per Segre ma anch’io ho ricevuto proiettili

ta al segretario federale della Lega - sono le parole del Presidente - che oggi aggiunge un’altra pietra alla ormai infinita collana di minacce di cui è stato fatto oggetto. C’è un clima, in questo Paese, ormai intollerabile - sottolinea Zaia -. Non soltanto qualcuno si arroga il diritto di attribuire patenti di minore o maggiore democraticità, tralasciando il principio costituzionale che è il popolo a decidere, liberamente. Ma, non bastasse, passa direttamente alle vie di fatto. E a concrete minacce di morte. Qui dalle idee si è passati alle pallottole. Il medioevo della democrazia». L’incontro con la senatrice Segre è stato voluto da Salvini dopo lo “strappo” consumatosi a fine ottobre al Senato, quando la Lega e il centrodestra, pur assicurando vicinanza alla senatrice ex deportata, non hanno votato la mozione, di cui Segre è prima firmataria, che istituisce una commissione straordinaria per “combattere razzismo e antisemitismo e ogni tipo di odio”, nel timore di un «uso strumentale» della commissione: «Dire che siamo contro l’immigrazione illegale, è odio?». Al. F.

LE MINACCE

Treviso

VENEZIA «A me è appena arrivato in una busta un altro proiettile, e non piango». Lo ha reso noto ieri, a Milano, Matteo Salvini: «In un Paese civile - ha annotato - non dovremmo rischiare né io né la Segre». Liliana Segre, la senatrice a vita, la sopravvissuta alla Shoah, che riceve minacce di morte, che nell’Italia del 2019 deve vivere sotto scorta e che Matteo Salvini venerdì è andato ad in-

Il Vescovo: «L’odiatore antisemita si converta»

«FAREMO QUALCOSA INSIEME: IN UN PAESE CIVILE NESSUNO DOVREBBE RISCHIARE» A MILANO SCRITTE SUL GIARDINO DEI GIUSTI

TREVISO «A questo nostro concittadino dico: convertiti. Trasforma il tuo cuore di pietra in un cuore di carne». Sono le parole che monsignor Michele Tomasi, vescovo di Treviso, rivolge a M.S., il 78enne di Mogliano Veneto autore di un commento antisemita sui social contro l’assegnazione della scorta alla senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta della Shoah. Per quel commento antisemita l’avvocata Cathy La Torre, ex consigliera comunale di Bologna, ha presentato un esposto alla Procura di Venezia.

contrare privatamente, insieme alla figlia, bussando alla casa milanese della senatrice. Un incontro sul quale sia il leghista che la senatrice ebrea hanno mantenuto il massimo riserbo. «Il privato resta privato - ha detto Salvini ma faremo insieme anche qualcosa di pubblico». E tanto per cominciare, Salvini annuncia che il 10 dicembre, alla manifestazione dei sindaci a sostegno di Liliana Segre, a Milano, anche la Lega scenderà in piazza: «Quando c’è qualcosa di democratico che riguarda il futuro lo sosteniamo - spiega Salvini - ma il dibattito tra fascismo e comunismo, che sono entrambi sepolti dal passato, non mi appassiona». «Sono d’accordo sulla scorta alla senatrice Segre - ha detto Salvini - anche se è una sconfitta per lo Stato. Ma è surreale che ci siano minacce di morte di Serie A e di Serie B, quasi che scrivere su un

VANDALI Il Giardino dei Giusti, a Milano, da poco inaugurato da Liliana Segre, deturpato con la vernice rossa.

muro “Salvini crepa” non sia che un passatempo da democratici di sinistra».

L’ULTIMO SFREGIO A Milano, intanto, è andato in scena l’ennesimo sfregio: il Giardino dei Giusti, che celebra chi ha lottato per i diritti umani con-

tro i totalitarismi e i genocidi, e che era stato da poco inaugurato proprio dalla senatrice Segre, è stato deturpato da scritte in vernice rossa. A prendere molto sul serio le minacce a Salvini è certamente Luca Zaia, il governatore del Veneto: «Solidarietà piena e convin-

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Bomba carta sotto l’auto del writer che cancella l’odio Attentato contro “Cibo”, l’artista nato a Vittorio Veneto che copre con le sue opere le scritte nazifasciste sui muri di Verona `

L’ATTENTATO VERONA Una bomba carta è esplosa il 2 novembre scorso a Verona sotto l’auto dell’artista e writer veronese Pier Paolo Spinazzé, in arte “Cibo”. Cibo è famoso per ricoprire da 12 anni i muri della città e della provincia, imbrattati da svastiche e altri simboli nazifascisti. I suoi disegni richiamano sempre il cibo: o sono salamelle, o pere, o wurstel, o panini, o cetrioli. Pochi giorni fa, aveva ricoperto con dei wurstel le svastiche e le croci celtiche che erano ricomparse a sporcare un suo murales allo stadio. Lo stesso stadio dove, domenica scorsa durante Verona-Brescia, pochi imbecilli avevano ricoperto di “buu” razzisti Mario Balotelli, scatenando una polemica mediatica durata giorni. E ora, la bomba carta sotto l’auto di ”Cibo” non fa che confermare una recrudescenza a Verona di razzismo, odio per chi la pensa diversamente, violenza.

LA DEPUTATA «Apprendo che sotto l’auto del writer veronese ”Cibo” è stata trovata una bomba carta: si tratta di una minaccia inaccettabile, sono al suo fianco», ha subito commentato oggi Francesca Businarolo, deputata del M5S e presidente della commissione Giustizia della Camera, che ha sostenuto già in passato l’azione artistica e sociale del noto writer scaligero. «Cibo è impegnato,

BUSINAROLO (M5S) ANNUNCIA UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE: «SERVE PROTEZIONE DAGLI SKINHEADS»

tra l’altro, nella meritoria opera di cancellazione delle svastiche e di tutti i simboli nazifascisti. Questo suo impegno è nel mirino di vigliacchi e facinorosi che spero siano individuati al più presto dalle forze dell’ordine. Presenterò una interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno - conclude - perché è necessario un monitoraggio del nostro territorio contro le azioni violente dei settori filonazisti».

LA DENUNCIA A chiarire la vicenda è stato lo stesso Cibo che ha presentato ieri una denuncia per il fatto, che è avvenuto il 2 novembre scorso. La Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo e sono in corso accertamenti da parte della Digos veronese. Cibo ha dichiarato al Tgr del Veneto di essere stato svegliato da «un’esplosione» sotto la vettura, che però non ha riportato alcun danno. Spinazzé, 37 anni, nato a Vittorio Veneto ma trasferitosi a Verona da giovane con la famiglia, a scuola di design è stato compagno di corso di Nicola Tommasoli, il giovane massacrato da un branco di naziskin nel 2008 in centro a Verona. «Un artista ha il dovere di dare il suo contributo civico. Il mio è cancellare le scritte e i simboli fascisti dai muri. E siccome Verona è la mia galleria, io voglio che la mia galleria sia ripulita dall’odio», è sempre stato il credo di Cibo. Per la sua opera, fino ad oggi, ha raccolto tantissimi applausi e lodi ma anche qualche fastidio, come quando un sindaco gli comminò una molta da 3.700 euro di tasse per un suo murale. Chiaramente una sanzione pretestuosa e ideologica. Nessuno era però arrivato alle minacce ed alle bombe carta, segno di un clima sempre più preoccupante a Verona. Massimo Rossignati © RIPRODUZIONE RISERVATA

PITTORE Due immagini di Pier Paolo Spinazzè, in arte “Cibo”

L’intervista Pier Paolo Spinazzè ibo”, all’anagrafe Pier Paolo Spinazzè, lei è abituato alle minacce. «Purtroppo sì. Va avanti così da anni. Io ricopro croci celtiche e svastiche colorandole e dipingendoci sopra dolci e cose da mangiare. E loro rispondono con minacce a me, alla mia famiglia, incidendomi svastiche sulla porta, insultandomi nei social».

“C

Ma lei non molla... «E perché dovrei? Vado avanti. Anzi, domani (oggi ndr) torno fuori a ricoprire altre svastiche». Cosa è successo sabato scorso? «Ero a casa, appisolato sul divano, sarà stata mezzanotte. A un certo punto sono stato bruscamente svegliato dal rumore di un’esplosione: il fumo che saliva dalla strada, gli allarmi che suonavano, l’abbaiare di cani spaventati». Quindi si è precipitato fuori...

«Ricevo solidarietà ma qui c’è anche chi fa il saluto romano» «Ci ho messo un attimo a capire, poi sono sceso in strada e ho visto che qualcuno aveva messo un “petardone”, o meglio una bomba carta, sotto la mia auto. Per fortuna i danni sono stati lievissimi, solo tanto spavento». Ha paura? «No, se mi accadono queste cose vuole dire che sto lavorando bene. Ma è assurdo, nel 2019, essere costretti a vivere in un contesto del genere. È avvilente». Sente le istituzioni vicine? «Ricopro e cancello svastiche da anni e attorno a me sento tanta solidarietà. Non sempre però arriva dalle istituzioni. In consiglio comunale a Verona c’è un

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«PER LA MIA ATTIVITÀ HO SVASTICHE INCISE SULLA PORTA, INSULTI SUI SOCIAL: VADO AVANTI COSÌ DA ANNI»

consigliere che fa il saluto romano, che solidarietà vuole che abbia? Anzi: mi denuncia. Capito? Denuncia me, non chi imbratta con le svastiche». Lei però cerca sempre le istituzioni. «Io racconto tutto quello che mi accade, non nascondo niente. E penso che sia giusto così: quello che faccio, e quanto mi succede, devono sempre essere alla luce del sole». Vive a Verona ma è di Treviso: pensa di allargare il suo raggio d’azione anche nella Marca? «Io vivo qui e ho il mio stile, che è quello di ricoprire quei segni con colori e immagini di cibo. Ma spero di fare da esempio per altri artisti in altre città, anche a Treviso. Ognuno a suo modo, ma sarebbe bello se anche altri uscissero a ridipingere quei muri imbrattati con colori e bei disegni». Paolo Calia © RIPRODUZIONE RISERVATA


6 Primo Piano

IL GIORNALE DI VICENZA

Domenica 10 Novembre 2019

FestivaldelFuturo

DomenicaFaggin suinuoviorizzonti

Sabato16 e domenica 17 idibattiti inFieraa Verona

AlFestivaldelFuturotraiprotagonisti ci sarà lo scienziato vicentino Federico Faggin, uno dei padri del microchip,autoredellibroautobiografico“Silicio”. Faggin si sta dedi-

cando alla Fondazione creata con lamoglieElvia,perlostudioscientificodellaconsapevolezzacomesostanziale differenza tra uomo e macchina e sostiene programmi di

ricerca in università. Faggin interverrà domenica 17 dalle 16.30 in Fiera col titolo «Orizzonti della scienza: le conquiste più recenti e quelledeiprossimi 20 anni».

GRANDIEVENTI. Ilgovernatore,Luca Zaia, hadato ilpatrocinio dellaRegione alsummit inFierae saràpresente. Iscrizionigratuite egià apertesu festivaldelfuturo.eu

«Dentro il Veneto dei cambiamenti» «Conciliareimpreseeambiente? Sìmaconpercorsiguidatieseri» «Irobot?Tutelareipostidilavoro E sul domani pensiamo ai giovani» Filippo Brunetto

«Governare la programmazione delle riforme. Pensare alla popolazione che invecchia ma con l’attenzione ai giovani. Pianificare lo sviluppo sostenibile delle città. E rendersi conto che il futuro è dietro l’angolo: «Anzi, è già qui». Il governatore della Regione Veneto Luca Zaia, ha dato il patrocinio e sarà presente all’apertura del Festival del Futuro, l’evento organizzato dalla Società Athesis con numerosi partner istituzionali ed aziende, che il 16 e 17 novembre vedrà presenti per la prima volta all’Auditorium della Fiera di Verona decine di scienziati, esperti di ambiente, medici, economisti e imprenditori, a confrontarsi sui temi più caldi nei settori di scienza, tecnologia, economia, politica e società. Si disucterà di celte che toccano sul vivo la nostra società. Le iscrizioni gratuite sono

sto.Qualesaràloscenario inuna societàsempre più over65?

Noi già oggi programmiamo la vita del nascituro per una aspettativa di vita di cento anni. Siamo preparati sulla progettazione di servizi per una popolazione che invecchia ma, attenzione, non abbiamo abdicato a progettare per i giovani. Questa è una comunità che pensa anche ai vecchi ma guarda con strategia ai giovani. La Regione è rispettosa di chi non conosce le nuove tecnologie ma è all’avanguardia con il digitale. Un esempio? È stata la prima regione a de-materializzare le ricette mediche.

già aperte attraverso il sito festivaldelfuturo.eu. Partiamo dall’ambiente e le imprese,unasfidaimpegnativa.Governatore cosa pensa dell’ipotesidellatassesulplasticaegliimballaggi.Comeconciliarel’economiaalcambiamentoclimatico?

Si concilia col buon senso: dal 1° gennaio 2020 verranno eliminate tutte le microplastiche dai cosmetici, ma si è deciso tre anni fa un percorso che garantisca alle aziende di poter convertire i loro processi produttivi. Che la plastica sia da eliminare dalla nostra vita è fuori dubbio. Ma è altrettanto vero che questo va fatto secondo criteri di buon senso con percorsi guidati, seri, severi, ma che diano spazio alle nostre aziende di poter stare sul mercato. Il governo invece sembra giocare a Monopoli: non funziona così, qui c’è vita reale ed economia reale. In Veneto abbiamo 600mila imprese con 150 miliardi di Pil. Non si può improvvisare.

Ilgovernatore delVeneto,Luca Zaia Il futuro sarà sempre più legato all’intelligenza “artificiale”. La cosiddetta società dei robot saràun vantaggio?

Questa rivoluzione è già in corso. La verità è che il nostro mondo è già tutto digitale e che la corsa è sempre più frenetica. Penso che i robot non possano sostituire gli uomini, prima di tutto perché l’intelligenza artificiale non ha l’intelligenza umana. Pensiamo solo al tema creatività: l’intelligenza artificiale fa so-

lo ciò per cui è stata programmata. E poi non possiamo pensare di eliminare posti di lavoro... robot per camerieri, robot nelle reception, e quant’altro. Questo è un tema cruciale, tant’è vero che negli Usa hanno introdotto la tassa sui robot, proprio per evitare che questa rivoluzione digitale diventi un problema sociale. Lavitamediasiallunga:losviluppoelatecnologiaaiutanoinque-

Le abitudini digitali e i social stanno trasformando la nostra vita.Leicome lovive?

Siamo convinti che i canali di comunicazione non escludano quelli tradizionali, più analogici, come la carta stampata e la televisione, ma si integrino. I cittadini chiedono sempre più informazioni in tempo reale e che la carta stampata ha dovuto adeguarsi ai tempi. Fondamentale l’informazione di qualità. La tecnologia sta cambiando anche l’economia, nell’ottica della crescita.Lapubblicaamministrazioneè preparata?

Sì, lo è. Le pubbliche ammini-

strazioni progettano le smart-city e abbiamo un utilizzo ormai diffuso delle applicazioni web per fare di tutto: per parcheggiare, per fissare l’appuntamento dal medico, per gestire il conto in banca. Ormai il telefonino è uno strumento irrinunciabile. Provate a stare tre o quattro giorni senza il telefonino per vedere cosa accade. Non è solo un fatto psicologico, è anche un fatto di servizi. Energiasostenibili,cittàall’avanguardiae mobilità elettricae sostenibile.Latransizioneègiàpartita insomma. Il Veneto è attrezzatoperquesto?

I grandi cambiamenti sono in atto. Sappiamo tutti che il combustibile fossile sparirà prima o poi e spariranno i serbatoi delle nostre macchine; sappiamo tutti che il cibo sarà sempre di più biologico e l’agricoltura sempre più biodinamica; sappiamo tutti che il tema dell’alimentazione è un tema cruciale; sappiamo tutti che l’energia dovrà provenire sempre di più dalle energie rinnovabili... ma da qui ad arrivare lì c’è un percorso da fare. Si dice che l’uomo sia impaurito dai cambiamenti e anche questi lo sono sono: dobbiamo rimboccarci le maniche. • © RIPRODUZIONERISERVATA

Calzedonia

Unpatto ecologico nellamoda Ilgruppo Calzedonia,tra i protagonistidel Festivaldel Futuro,annuncia ilsuo ulteriore impegnonelsegnodella sostenibilità.Lo scorsoaprile il presidentefranceseMacron ha incaricatoFrancois-Henri Pinault,presidentedelgruppo Kering,di realizzareuna coalizionedelsettore moda e tessileper unfuturopiù sostenibile,sottoscrivendoil “fashionpact”. Calzedonia ha sottoscrittoilpatto insieme ad altre55tra le piùsignificative realtàdel settoremoda e tessile.Lavoreràal raggiungimentodiobiettivi concretisu 3temichiave: arrestareil riscaldamento globale,ripristinarela biodiversità,proteggeregli oceani.AlFestivaldel Futuro Calzedoniasostiene (con Asvis)il dibattitodisabato 16 alle11.30 su“La sfida planetaria:clima, ambiente, energia,migrazioni, risorse”, conEnrico Sassoon,direttore Harvardbusinessreview Italia.


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DOMENICA 10 NOVEMBRE 2019 LA TRIBUNA

HANNO DETTO

Il vescovo Tomasi

Mario Conte

Oscar Mancini

«Odio e intolleranza dilagante nella società, anche per mezzo delle tecnologie, sono un problema grosso, crescente. I responsabili vanno perseguiti».

«Di fronte all’odio non c’è destra o sinistra che tenga, c’è solo tanta ignoranza: da combattere e censurare. Anch’io ricevo minacce sui social».

«Mi auguro che anche la Lega che governa questa città condanni questi leoni da tastiera. La repressione non basta, servono informazione e formazione».

Razzismo e intolleranza la risposta dell’anpi

l’autore del post

«I leoni da tastiera proliferano La politica deve condannarli»

«Io antisemita? No, e poi mio zio era comunista»

Oscar Mancini ha proposto alle scuole una serie di iniziative di sensibilizzazione «Siamo davanti a un’ondata di rigurgiti fascisti estremamente preoccupante» La controffensiva dell’Anpi in risposta ai messaggi d’odio: ripartire dalle scuole, dagli incontri, dalla cultura e dall’approfondimento della storia. Il presidente della sezione di Mogliano, Oscar Mancini, ha convocato per oggi un’assemblea che darà il via a un ampio programma di sensibilizzazione. «Abbiamo proposto ai dirigenti scolastici una serie di iniziative di carattere storico per spiegare cosa sono stati il fascismo e il nazismo in questo paese» dichiara Mancini, «lo scopo è quello di risvegliare le coscienze, sapendo che siamo di fronte ad una campagna di odio, antisemitismo e rigurgiti fascisti estremamente preoccupanti». Cosa pensa del post del suo concittadino moglianese? «Non lo conosco, non so chi sia, ma immagino che queste posizioni emergano perché sono state sdoganate. Mi auguro che anche la Lega che governa questa città condanni questi leoni da tastiera, anzi che vi sia una presa di posizione unanime dell’intero consiglio comuna-

Il post contro la Segre di Scoccimarro

le». Il post con il caminetto, associato alla figura della senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, ha reso tristemente celebre la Mogliano. La città rimane antifascista? «Io direi di si, anche a Mogliano, evidentemente, soffia il vento dell’odio, non siamo in una bolla di vetro, tuttavia qui valori dell’antifascismo sono bene radicati». E a Treviso? L’avvocato attivista Cathy La Torre di “Odiare ti costa” segnala come l’80% delle condan-

ne per la legge Mancino si concentrino qui in Veneto e in particolare nella Marca. «Vedo dalle riunioni provinciali dell’Anpi che c’è una grande attività, molte iniziative. La repressione è necessaria, ma da sola non basta, è necessaria un'opera di informazione, formazione, educazione. Quando vedo dei giovani che dietro alla tastiere o al bar fanno certi discorsi, capisco che bisogna lavorare più in profondità». Quand’è che la sinistra ha abdicato a svolgere que-

sto ruolo? «Da molti anni. C’è rispetto per i morti, ma i morti non sono tutti uguali: c’è chi è stato dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata». Non pensa che l’errore sia stato non presidiare abbastanza i social network? «È vero, ma c’è qualcosa di più, il declino dei partiti, un tempo le sezioni di partito, dal Pci alla Dc svolgevano un ruolo di tipo pedagogico, oggi le persone non si incontrano più, sono sole e questa solitudine porta alla ricerca dell’uomo forte. Il fenomeno Salvini non è che questo». E il tema della sicurezza? «C’è una sicurezza di cui nessuno parla, ogni giorno ci sono 209 persone che vanno a lavorare e ritornano a casa infortunate, solo in Veneto. E ogni 4 giorni c’è un morto. Il pericolo è il nero, perché si sta costruendo una campagna di odio nel nostro paese. E vorrei ricordare a Zaia, parlando di sicurezza, che abbiamo il minor numero di ispettori Spisal per numero di occupati, di tutta Italia». — Matteo Marcon BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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«Io non volevo...». Conferma di essere stato l’autore del discusso commento su Fb con il caminetto, dove invita la senatrice Segre «a tornare a casetta», ma smentisce categoricamente ogni riferimento ai forni crematori di Auschwitz. Maurizio Scoccimarro, moglianese, finito nell’occhio del ciclone per effetto di un’azione legale del progetto “Odiare ti costa”, ci tiene a raccontare la propria versione. Antisemita? «No». Supporter salviniano? «Nemmeno: non voto. In passato votavo a sinistra, mio zio era il senatore comunista Mauro Scoccimarro». E infatti lascia spiazzati il fatto che quel messaggio, con il provocatorio accostamento all’immagine di un caminetto alla figura di Liliana Segre, superstite dell’olocausto, arrivi dal nipote di uno dei massimi esponenti storici del partito comunista italiano. Mauro Scoccimarro, fu incarcerato per 17 anni dal regime fascista, combatté da partigiano, fu ministro delle Finanze nel primo dopoguerra, membro dell’assemblea Costituente e senatore Pci. L’autore del post incriminato avrebbe dovuto portare lo stesso nome: «Mio zio

mentre era in carcere», racconta, «Voleva che anche io mi chiamassi come lui e mio padre era d’accordo. Mia mamma per timore scelse un nome diverso, Maurizio. In quel periodo la mia famiglia, a Venezia, abitava nel Ghetto e diede rifugio a una famiglia ebrea». Cotanta storia familiare dopo oltre mezzo secolo viene però oscurata da quel post su facebook. Cosa ha da dire a riguardo? «Massima stima per la signora Segre», dice lui, «ma in questo momento di difficoltà in Italia, nel pieno della crisi dell’Ilva, penso che si dovrebbe dare più visibilità a quegli esuberi e la signora potrebbe stare a casetta» ripete. E il caminetto cosa c’entra? «Il caminetto volevo metterlo come simbolo di casa e di calore» risponde «ho semplicemente postato un’immagine di casa mia. Uno vede una foto e può fare mille interpretazioni, solo una persona in malafede può dare quel tipo di lettura». Non è pentito di quel commento? «Non ho offeso nessuno. È una mia abitudine accompagnare i miei interventi con una foto». — M.M.


20 Cronaca

L'ARENA

Domenica 10 Novembre 2019

INGRANGUARDIA. Giuranoi 164 neodottori, tra i quali90 donne.Mai criteridi formazioneattualili penalizzano

Allarme,mancanomedici «Nonc’èpiùricambio» IlpresidenteRugiu: «Inserire glispecializzandi migliori dell’ultimobiennio nei reparti puòessere una soluzione» Paolo Mozzo

Nel nome di Ippocrate. I 164 neo iscritti all’Ordine dei medici e degli odontoiatri (90 donne e 74 uomini) giurano in Gran Guardia. Non è più in uso la formula classica («Per Apollo... e Asclepio e Igea e Panacea») ma ne viene mantenuto il senso: esercitare la professione «in libertà e indipendenza di giudizio e comportamento». Tra «seniores», i 19 camici bianchi che celebrano il mezzo secolo di laurea più Giuseppe Maschio con 60, pioniere della nefrologia in terra scaligera, e dottori «juniores» si estendono i decenni che hanno mutato ricerca, pratica clinica e in parte lo stesso modo di vivere la «missione» di medico. «I numeri del ricambio generazionale sono inadeguati», diagnostica Carlo Rugiu, presidente veronese dell’Ordine dei medici o odontoiatri. «La discrepanza tra programmazione e fabbisogno ha prodotto un “imbuto formativo“ che sta bloccando l’accesso alle scuole di specialità ad oltre 460 laureati». Neo dottori destinati alla prima linea della corsia per fare fronte alla carenza di effettivi, come parrebbe essere nelle intenzioni del presidente della Regione, Luca Zaia? Rugiu mette le mani avanti, lascia intendere come il «dialogo» sia aperto e le prospettive stiano cambiando. «Premiamo per l’aumento dei medici in formazione e l’assunzione degli specializzandi del penultimo e ultimo anno». Professionisti già a un passo dal completamento del percorso, da inserire non solo negli ospedali «cardine» ma an-

che in quelli periferici. La «Giornata del medico e dell’odontoiatra» non può che fare i conti con la realtà demografica. Il 20 per cento della popolazione veneta ha oltre 65 anni, il dieci supera i 75, con percentuali di esenzioni per patologie croniche pari al 62 e 70. Una situazione, commenta il presidente dell’ordine, che richiede «una riorganizzazione delle cure e una stretta integrazione tra ospedale e territorio, impossibile da realizzare se non si risolvano i problemi di programmazione dei flussi in entrata e quella, sbagliata, dei contratti di specializzazione». Insomma, poche forze in campo, troppi costretti a restare nelle «retrovie» mentre cambiano le regole d’ingaggio nella battaglia per la salute pubblica. Spazio ai giovani? Nicoletta Rolli, medico e vincitrice di una borsa per la specializzazione in endocrinologia a Verona, ammette: «Sono una “mosca bianca“, mi considero fortunata perché potrò andare avanti nel settore che desideravo, nella mia città». Non è quasi mai così. «È un paradosso: mancano medici ma non c’è possibilità di formarne. Non ci si stupisca poi se molti cercano all’estero, dove la “scuola italiana“ è riconosciuta tra le migliori. Se ci ho pensato? Certo, ero pronta a spostarmi...». Il dibattito è acceso intorno all’ipotesi di portare i neo laureati direttamente dalle aule al capezzale dei paziente. «La via d’uscita non è questa», ribadisce Rugiu. «Avrebbe invece un senso selezionare i migliori negli ultimi due anni della specialità, rendendoli “operativi“ nella

Incidentetraauto e moto: sedicenne èmolto grave Ieria mezzanottea Concamarise Impattofrontale in viaS.Giovanni

AgentidellaPolstrada durantei rilievi DIENNE FOTO Nuoveleve e «veterani» dellamedicinauniti nella giornatadell’Ordineveronese FOTOMARCHIORI

Ladifferenza traprogrammi efabbisogno haprodotto unvero“imbuto“

Potròfare laspecialità aVerona,sono fortunatamaero prontaapartire...

CARLORUGIU PRESIDENTEORDINE DEIMEDICI

NICOLETTAROLLI NEODOTTORESSA

Iveterani dellacorsia Sessantadilaurea: GiuseppeMaschio Cinquanta:Roberto Aldegheri;AdrianaBa; MariaAntoniettaBassetto; RenatoBricolo;Gianantonio Cazzola;CesareAugusto Chiamenti;Roberto

Fondazione “Opere di Assistenza e Servizi Integrati - O.A.S.I.”

AVVISO DI VENDITA DI ASTA IMMOBILIARE PRIVATA

La Dott.ssa Maria Maddalena BUONINCONTI, notaio in Verona (VR), Vicolo Ghiaia n. 3, delegata dalla Fondazione “Opere di Assistenza e Servizi Integrati - O.A.S.I.” con sede in San Bonifacio (VR)

AVVISA

ULTIMA ORA. Polstrada al lavoro tutta la notte

che il giorno 17 dicembre 2019 alle ore 15.00 in San Bonifacio (VR) presso la sede della Fondazione “Opere di Assistenza e Servizi Integrati - O.A.S.I.” in Corso Venezia n. 98, procederà dinanzi a sè alla VENDITA SENZA INCANTO dei seguenti immobili: LOTTO 1: Piena proprietà dell’appartamento, con ingresso dalla scala A, posto al primo, del vano ad uso garage al piano scantinato e del vano ad uso deposito/cantina al piano scantinato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “EURA” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Verga n. 9/D. Prezzo base Euro 70.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= LOTTO 2: Piena proprietà dell’appartamento, con ingresso dalla scala A, posto al secondo piano, del vano ad uso garage al piano scantinato e del vano ad uso deposito/cantina al piano scantinato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “EURA” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Verga n. 9/D. Prezzo base Euro 72.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= LOTTO 3: Piena proprietà dell’appartamento, con ingresso dalla scala B posto al secondo piano, del vano ad uso garage al piano scantinato e del vano ad uso deposito/cantina al piano scantinato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “EURA” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Verga n. 9/C. Prezzo base Euro 88.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= LOTTO 4: Piena proprietà dell’appartamento, con ingresso dalla scala C posto al terzo piano, del vano ad uso garage al piano scantinato e del vano ad uso deposito/cantina al piano scantinato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “EURA” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Verga n. 9/N. Prezzo base Euro 105.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= LOTTO 5: Piena proprietà dell’appartamento al piano terra con giardino di pertinenza esclusiva e del vano ad uso garage al piano interrato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “BROLO CEOLA A 1-2” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Lago di Garda n. 21. Prezzo base Euro 100.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= LOTTO 6: Piena proprietà dell’appartamento al piano terra con giardino di pertinenza esclusiva, e del vano ad uso garage al piano interrato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “BROLO CEOLA A 1-2” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Lago di Garda n. 21. Prezzo base Euro 85.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= LOTTO 7: Piena proprietà dell’appartamento al piano terra con giardino di pertinenza esclusiva, e vano ad uso garage al piano scantinato; facenti parte del Complesso edilizio denominato “BROLO CEOLA A 5” sito in Comune di San Bonifacio (VR) alla Via Lago di Garda n. 31/33, e precisamente: Prezzo base Euro 250.000,00.= con offerte in aumento pari ad Euro 2.500,00.= CUSTODIA: La custodia dei beni posti in vendita è stata affidata all’Ufficio Tecnico della Fondazione “Opere di Assistenza e Servizi Integrati - O.A.S.I.” in San Bonifacio (VR), Corso Venezia n. 98. Gli interessati a visionare gli immobili potranno contattare il suddetto Ufficio al numero 3666160018 oppure tramite mail all’indirizzo responsabileacquisti@oasisanbonifacio.it INFORMAZIONI: Per ulteriori informazioni, chiarimenti, consultazione perizia e documenti allegati, consultazione avviso per esteso, deposito documentazione, telefonare presso lo studio Notaio Maria Maddalena Buoninconti tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 12.30 al numero 0458003658 (no orario pomeridiano), oppure consultare i siti internet www.notaiobuoninconti.it, www.asteannunci.it Verona, 31 ottobre 2019 Maria Maddalena Buoninconti Notaio

Crivellaro;Giovantonio Farello;RobertaLorenzin; AntoninoMinerva;Flavio Nosè;Franco Pajno Ferrara; PaoloPederzoli; Stefano Perini;Giovanni Pizzolo;Guido Raschellà;GinoRigotti; ErmannoSoldingere Sergio Turazzi

pratica». Giornata ufficiale, con i saluti del sindaco Federico Sboarina («Il vostro concetto di responsabilità vale anche per noi amministratori») e molti interventi. Sul versante degli odontoiatri, la presidente della commissione dell’albo, Elena Boscagin, ricorda come «la grande rincorsa della tecnologia applicata» sia «allo stesso tempo stimolo e sfida». I «seniores» hanno tracciato le strade. Sergio Turazzi, neurochirurgo dal 1970 «quando Verona apriva una frontiera sovraregionale, affiancata solo da Padova». Antonietta Bassetto, ematologa «ma soprattutto oncologa», la quale spiega come «ora, dopo la sequenziazione del genoma, quasi tutto si può pensare di fare». E Gino Rigotti, pioniere della ricostruzione del seno nelle donne operate per neoplasia: «Allora entrare in ospedale equivaleva all’appartenere a un reparto di élite, senza orari, senza riposi. Forse oggi l’attrattiva è minore. Ma è vero, si tratta di un mondo che non accoglie i giovani a braccia aperte». E non solo i neo dottori. • © RIPRODUZIONERISERVATA

Lamoto delsedicenne rimastogravemente ferito DIENNE FOTO

Uno schianto violento, un impatto devastante e la caduta rovinosa sull’asfalto. Ad avere la peggio nell’incidente accaduto ieri a mezzanotte a Concamarise, nella Bassa veronese, è stato un ragazzo di 16 anni: a bordo della sua moto è rimasto gravemente ferito nell’impatto frontale con una macchina. Le sue condizioni, all’arrivo del 118, sono apparse subito molto gravi ed è stato trasportato d’urgenza a Verona, in codice rosso, al Polo Confortini. Sul posto è arrivata una pattuglia della Polstrada per eseguire i rilievi e per mettere in sicurezza via San Giovanni all’altezza

della traversa con via Finato Dottor Lotario: è lì, nel giro di poche decine di metri, che è successo il terribile impatto. Secondo una prima ricostruzione - tutta da verificare (la polizia ha lavorato fino a tarda notte per raccogliere testimonianze) sembrerebbe che il ragazzo stesse percorrendo alla guida della sua moto la strada principale, via San Giovanni, quando per evitare un’auto che stava uscendo dalla laterale, avrebbe invaso la corsia opposta andando a scontrarsi con un altro mezzo. Sull’asfalto il suo casco e pezzi di carrozzeria. •

ECCELLENZE. Zorzi presiedeilcongresso Siot MERCOLEDÍ. Dalle10.30 alMonumentale

L’Ortopediaveronese aiverticiinItalia

L’addioad Anna condueriti religiosi

Il Triveneto, e in particolare Verona, fa scuola nel campo dell'Ortopedia. Il 104° Congresso nazionale della Siot (Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia) che si conclude oggi a Roma è presieduto da ortopedici che operano in strutture della regione, a dimostrazione dell'eccellenza raggiunta dall'Ortopedia triveneta. Presidenti del simposio scientifico sono infatti Claudio Zorzi, direttore del Dipartimento di Ortopedia e Traumatologia dell’Ircss Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, e Pietro Ruggieri, direttore dell'Ortopedia e dell'Oncologia Ortopedica dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Padova. I vicepresidenti sono invece Araldo Causero, direttore del-

Un rito buddista e uno cattolico. Mercoledì, dalle 10.30 al cimitero Monumentale, ci saranno due cerimonie nella sala funeraria alle 10.30 e successivamente nell’adiacente chiesa alle 11.30 del cimitero monumentale. Il feretro di Anna Zegarelli, partirà dall’ospedale di Borgo Trento alle 10.15. Il funerale sarà prima con cerimonia buddista e poi con cerimonia cattolica. In queste ore sono centinaia i messaggi di cordoglio per i familiari e per i figli di Anna, Michele e Carola, che sono stati circondati dall’affetto di tantissime persone che hanno voluto dimostrare quando amassero la loro madre, deceduta a 52 anni, dopo un’emorragia seguita ad un aneurisma. Tra i tanti anche il sindaco Federico

la Clinica Ortopedica dell'Università di Udine, Bruno Magnan, direttore dell'Ortopedia e della Traumatologia dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Verona, e Alberto Momoli che dirige lo stesso reparto, ma al San Bortolo di Vicenza. La Siot è la più importante società scientifica italiana di Ortopedia e Traumatologia e rappresenta circa 3.500 soci. Il congresso verterà su due temi: l'oncologia ortopedica e la revisione delle protesi delle grandi articolazioni. In proposito proprio il San Bortolo di Vicenzae il Sacro Cuore Don Calabria di Negrar sono centri di riferimento regionali per la sostituzione delle protesi di anca e ginocchio, con circa 150 interventi ciascuno. •

Annae l’inseparabileNebbia

Sboarina. I messaggi per Anna, giornalista Athesis si sono susseguiti sui social, con frasi di vicinanza ai ragazzi e di tristezza infinita per lei. •

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RASSEGNA STAMPA DEL 10 NOVEMBRE 2019  

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