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REGIONE ATTUALITÀ

Corriere del Veneto Sabato 9 Novembre 2019

C’è un’intercettazione dalla quale trapela un chiaro interesse da parte del clan dei Casalesi nel condizionare le elezioni del 2016 a Caorle e far eleggere l’attuale sindaco Luciano Striuli. Almeno, questo è quello che pensa la procura di Venezia, che se n’è accorta ascoltando una conversazione telefonica nell’ambito di un’altra inchiesta, quella sulle manovre del gruppo mafioso per far eleggere l’ex sindaco di Eraclea, Mirco Mestre, che poi venne arrestato. Per gli investigatori, il clan di Luciano Donadio, ormai radicato nel Veneto orientale, sembra avesse tutta l’intenzione di espandersi. L’indagine su Caorle è ancora in pieno sviluppo e gli investigatori per adesso restano con le bocche cucite. Tra l’altro non è escluso che presto gli atti vengano trasmessi alla Dda di Trieste per competenza territoriale. Al centro di questo nuovo filone d’inchiesta ci sono i nomi di Luciano Striuli, attuale sindaco di Caorle, e di Giuseppe Boatto, diventato assessore allo Sport dopo l’elezione. A differenza di Mirco Mestre, che era stato accusato di voto di scambio politico mafioso e poi arrestato, non c’è però traccia di Striuli e Boatto tra gli indagati. «Non ne sappiamo nulla», taglia corto il legale di Striuli, Alessandro Doglioni. È possibile che la procura ritenga che i due amministratori non fossero consapevoli dei voti. Dopo che a febbraio una cinquantina di persone erano state arrestate al termine delle indagini sul clan mafioso che avevano coinvolto anche il Comune di Eraclea, erano emer-

Il governatore Zaia Gli investigatori hanno lavorato a lungo, in silenzio e in condizioni non semplici

VENEZIA

Il sottosegretario Martella Il tema della legalità venga messo tra le priorità della politica Finora si è fatto nulla

Unatelefonatainchioda iCasalesisulvotoaCaorle

Il legale del sindaco (che non è indagato): «Non ne sappiamo nulla» si dei contatti tra Donadio e Claudio Casella, ex carabiniere divenuto imprenditore e poi ritenuto «grande elettore» di Striuli. Secondo i pm Roberto Terzo e Federica Baccaglini, «su richiesta di Casella» il clan avrebbe indotto numerosi stranieri comunitari residenti a Caorle a iscriversi alle liste elettorali per sostenere Striuli e Boatto. Il «caso Caorle» era cominciato, in realtà, nel 2015, quando dieci consiglieri comunali avevano rassegnato le dimissioni facendo cadere il sindaco Striu-

li. Il motivo era legato a una questione urbanistica (un progetto di realizzazione di un centro termale). Secondo i consiglieri il primo cittadino aveva taciuto alcune minacce subite. L’anno successivo, nel 2016, Striuli si era ricandidato ed era stato eletto. Ed è proprio questa l’elezione sulla quale la procura sta indagando. Una votazione sulla quale erano già stati sollevati dubbi mesi fa. «A luglio, quando ho promosso la missione della Commissione Antimafia in Vene-

to, ho chiesto di aprire un focus anche sul caso Caorle, attraverso audizioni mirate che avevano confermato quanto ora emerso», dice Nicola Pellicani (Pd), membro della commissione parlamentare antimafia. E questo caso, così come quello di Eraclea, per il quale sono state chiuse le indagini nei giorni scorsi, diventa centrale anche per l’agenda politica del Veneto. «Trovandoci alla vigilia di importanti tornate elettorali, come quella regionale e quella di Venezia, è doveroso che il

Il boss Luciano Donadio

VE

tema della legalità venga messo tra le priorità della politica locale – dice il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Andrea Martella -. Un punto che dovrà costituire una delle colonne portanti dell’impegno politico ed istituzionale delle forze di centrosinistra. Una svolta radicale che, purtroppo, non si ravvisa ancora a livello veneto, malgrado i lunghi anni di segnali allarmanti». Intanto, l’altro ieri è arrivata sulla scrivania del prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, la relazione su Eraclea firmata dal commissario Giuseppe Vivola. Ora Zappalorto avrà 45 giorni per formulare al ministero dell’Interno la proposta di archiviazione o di scioglimento del Comune per mafia, e sarebbe la prima volta in Veneto. «Gli investigatori in questo caso hanno lavorato a lungo, in silenzio e in condizioni non semplici, concretizzando decine di arresti e indagando quasi 80 persone – dice il governatore del Veneto Luca Zaia -. Una grande difesa dei veneti per bene, offesi in un cardine della convivenza civile come la legalità». Ma, adesso, mentre la procura è pronta a chiedere il rinvio a giudizio per gli indagati della prima inchiesta sui Casalesi, tra cui l’ex sindaco di Eraclea, tutto si concentra su Caorle. Nella piccola località del litorale si parla già di dimissioni. «Come minimo, Striuli e Boatto dovrebbero autosospendersi in attesa che sulla loro situazione la magistratura faccia il suo corso», tuonano dalla lista civica Carlo Miotto. Eleonora Biral © RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: Profer&Partner

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VENEZIA E MESTRE

Corriere del Veneto Sabato 9 Novembre 2019

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Avm: divisione, il biglietto raddoppia

Referendum, l’azienda spiega come cambierebbero le tariffe con due Comuni: tratta extraurbana, 3,70 euro da Mestre a Rialto. Per gli autonomisti il prezzo scenderebbe, condividendo il mutuo del tram

VENEZIA Da Mestre a Rialto costerà tre euro e 70 centesimi, senza se e senza ma. Forse 2,80 qualora l’ente di governo del Trasporto pubblico del bacino veneziano decida qualche forma di integrazioni. Avm cerca così di mettere ordine alla ridda di numeri che in queste settimane sono stati forniti in caso di separazione tra Venezia e Mestre. «Partiamo dai dati tecnici, dai contratti in vigore e dalla legge, sgombrando il campo da incertezze e opacità», interviene l’azienda. A partire dalla considerazione che tra due comuni confinanti la tariffa minima è di cosidetta «tratta 2», ossia 2,20 euro. «Al momento non è giuridicamente sostenibile la non ottemperanza a tale conseguenza stante l’attuale sistema tariffario extraurbano tra Comuni diversi previsto nell’intera provincia», precisano i vertici della società. Una risposta ai separatisti che nei giorni scorsi avevano bocciato qualsiasi ipotesi di aumento tariffario, «considerando che il futuro Comune di Mestre avrà un peso importante nella compagine societaria visto che la suddivisione avverrà in base all’estensione territoriale e al numero degli abitanti» (ma la divisione delle quote si fa con i criteri del diritto societario dove valgono utili e fatturati, non i cittadini, e i numeri sono tutti inevitabilmente sul centro storico). Tutti qui? Nemmeno per sogno, perché poi ci sono i conti veri e propri. Il servizio automobilistico e tranviario della terraferma è già oggi in perdita di 17 milioni «proprio per il vantaggio che il Comune unico offre ai propri cittadini di poter viaggiare tra la terraferma e la laguna su una tratta di lunghezza extraurbane a tariffe urbane compensate dagli introiti della naviga-

Ca’ Farsetti 2020

Il voto

● Autonomisti

● Domenica 1 dicembre si vota per la quinta volta la suddivisione di Venezia e Mestre

Domaniincontro conMarioRigo

MESTRE Le ragioni del sì, spiegate da chi Venezia e Mestre le ha amministriate per anni. Domani, alle 10.30, il Caffé dell’Orologio, in piazza Ferretto, ospita un incontro con l’ex sindaco Mario Rigo (governò Venezia dal 1975 al 1985) . L’incontro è stato organizzato dai Comitati autonomisti, che hanno aperto la loro sede sotto la torre dell’orologio, per sostenere le loro motivazioni in vista del referendum del 1 dicembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

● La prima occasione fu nel 1979: allora vinsero i No con il 72,4%. Nelle altre volte hanno vinto sempre i contrari. Nel 2003 non è stato raggiunto il quorum

«Città separate, un “nano politico” in balia delle scelte della Regione» Articolo 1 si schiera per il No. «Brugnaro si batte alle elezioni» MESTRE Mandare a casa i separatisti col referendum del 1° dicembre e Brugnaro con le elezioni della primavera del 2020. Ieri Articolo Uno ha ufficializzato la sua posizione sulla consultazione per la separazione di Venezia e Mestre. «Invitiamo ad andare a votare perché il referendum è una occasione di esprimersi in una città nella quale il sindaco Luigi Brugnaro ha ristretto gli istituti di partecipazione e tolto loro la parola svuotando le Municipalità, azzerando le consulte e riformulando il regolamento del Consiglio Co-

munale», esorta il segretario metropolitano Gianluca Trabucco. L’indicazione ufficiale è per il No. Molta parte del centrosinistra è tentata dal Sì anche in casa di Articolo Uno con Davide Zoggia e Marino Chiozzotto. «Rispettiamo tutte le posizioni che argomentano nel merito - premette Trabucco – Ma quando Felice Casson dice che chi vota No lo fa per mantenere poltrone e potere, noi rispediamo l’accusa al mittente. Proprio da parte sua che, grazie al centrosinistra, ha ricoperto ruoli politici per 15 anni, quest’accusa è in-

generosa: noi poltrone non ne abbiamo». Nel merito, il segretario regionale Gabriele Scaramuzza parla di paradosso di Brugnaro: «È unionista ma sono le sue scelte amministrative che stanno alimentando le ragioni del Sì». Il taglio delle Municipalità, la chiusura degli uffici anagrafe periferici, l’accentramento pure per la concessione di una palestra, la chiusura delle biblioteche di quartiere, i servizi sociali fisicamente spostati dai territori hanno mortificato le autonomie ed esasperato i cittadini, dice. Ma non sarà la separazio-

ne a riportare tutto ciò in vita. «Venezia è una città-mondo da sempre - ricorda Scaramuzza - al centro di dinamiche economiche, industriali e sociali che influenzano tutto il Veneto. Ma se riduci la scala, una città con 50mila abitanti non potrà governare i fenomeni come l’eccesso di turismo: li dovrà subire». Inoltre, senza più Municipalità che sono il chilometro zero dei servizi, le due città sarebbero ancora più dipendenti dalla Regione, che considera la Città Metropolitana un’istituzione rivale. «La separazione creerebbe un nano politico e la Regione farebbe il bello e il cattivo tempo», riassume Scaramuzza. La soluzione alle esigenze di autonomia delle Municipalità e degli altri 43 Comuni potrebbe essere la Città Metropolitana finalmente valorizzata. Mo.Zi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Zingaretti ai 100 tavoli del Pd «Alleanze larghe e plurali M5s? Deve decidere Venezia»

Scelti i 5 temi della campagna elettorale: da ambiente a turismo

VENEZIA «Alleanza con i 5stelle per le comunali di Venezia? Deve decidere il territorio: i cittadini non sopportano più le formule calate dall’alto». Nicola Zingaretti, dall’hotel Russot di Mestre dove ieri si è svolta l’assemblea plenaria dei 100 tavoli del Pd per decidere i temi chiave delle comunali 2020, non dà diktat. Anche se dal palco ricorda che «alleanza non è una brutta parola. Se penso alle elezioni regionali va ricordato che siamo in presenza di sistemi maggioritari a turno unico e quindi la contendibilità delle proposte è legata ad alleanze larghe e plurali. Il Pd dalla Val D’Aosta alla Sicilia ci sarà e mi auguro che ci siano anche tutti gli altri». Ma a Venezia? «Deve decidere la città» ribadisce Zingaretti, che — almeno ufficialmente — lascia la palla ai rappresentanti locali. «I 5stelle sono sicuramente un interlocutore –

● Al Marco Polo

Addettapulizie vieneaggredita

VENEZIA Prima se l’è presa con un’addetta alle pulizie poi, quando la donna si è rivolta alla polizia, ha pensato bene di sfogarsi sugli agenti, tanto da provocare ad uno di loro ferite per 7 giorni di prognosi. Un 45enne senza fissa dimora è stato arrestato nell’area partenze del Marco Polo, dopo aver aggredito una dipendente dello scalo. L’uomo, noto alle autorità, e giudicato in direttissima, è stato condannato all’obbligo di firma. (gi.co.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

spiega Giorgio Dodi, segretario comunale del partito – la speranza è che ci sia la possibilità di portare avanti qualcosa anche con loro». Insomma, il tentativo di creare un fronte comune ci sarà. Fronte che dovrà affrontare i temi chiave che riguardano Venezia. A partire

Segretario Nicola Zingaretti, segretario nazionale del Pd ieri al Russot di Mestre (foto Errebi)

dal quesito referendario, che potrebbe portare alla separazione di centro storico e terraferma. Punto che divide Pd e 5Stelle: con i primi (salvo alcune voci fuori dal coro) per l’unione e i secondi per la separazione, come indicato anche da Beppe Grillo. «Non mi pronuncio su questo – precisa Zingaretti – sarebbe la cosa peggiore che uno da Roma venisse a dire a Venezia cosa bisogna fare nella città». Il segretario Dem non si espone nemmeno sul tema Grandi Navi. «Ho fiducia che questo tema verrà affrontato: c’è un governo che racconta meno problemi ma cerca di risolverne di più». Il messaggio è chiaro, e in linea con lo spirito della giornata che ha visto circa 400 persone, non tutte del Pd, riunirsi per confrontarsi e decidere i temi chiave di Venezia che dovranno essere al centro della campagna elettorale.

Dodi I 5s sono un interlocutore speriamo ci sia la possibilità di dialogo

zione», dice Avm (i turisti pagano infatti 7 euro e mezzo per ogni corsa). E’ chiaro che con due comuni autonomi, l’amministrazione di Mestre dovrà farsi carico del passivo, che potrà essere anche più basso qualora la Regione Veneto aumentasse i fondi per Mestre alla stregua di quanto concede oggi a Verona (come sostengono i separatisti), ma sempre alto rimarrebbe: 13 milioni e mezzo (passando a 2,25 euro a chilometro rispetto agli attuali 1,95). La conclusione la trae la holding dei trasporti veneziana: «Sulla base delle norme vigenti e delle informazioni oggi disponibili appare impossibile che la separazione possa portare benefici complessivi alla comunità locale in termini di servizi e minori tariffe. Anzi per quanto attiene al servizio, l’ipotetico Comune di Mestre si troverebbe nel contratto di servizio un deficit strutturale da 13-14». Tornando alle tariffe i 3,70 euro da Mestre a Rialto sono dati dal biglietto 2,20 (tratta 2 tra Mestre e Venezia) e dal ticket di navigazione (1,50 da piazzale Roma a Rialto). «L’unica ipotesi alternativa a questa potrebbe essere quella che l'ente di governo decida una qualche forma di integrazione per inserire il servizio di navigazione all’interno della tariffazione extraurbana con conseguente rideterminazione del prezzo in tratta 3», precisa Avm. Ossia 2,80 euro, quasi il doppio dell’euro e mezzo di oggi. Con effetto domino sugli abbonamenti. La tesi degli autonomisti è che «il biglietto urbano potrebbe costare 1 euro e 10 centesimi se il mutuo del tram uscisse dal debito di Avm e venisse ripartito nei futuri due Comuni di Venezia e Mestre». Francesco Bottazzo © RIPRODUZIONE RISERVATA

«Avete fatto una cosa bellissima – dice infatti Zingaretti girando tra i tavoli – qui c’è una forza che si mette al servizio di Venezia per ascoltare, coinvolgere e costruire insieme un programma comune». Ieri, all’assemblea del Pd, tra consiglieri comunali e parlamentari come Nicola Pellicani e Andrea Ferrazzi, il sottosegretario Piero Paolo Baretta, c’erano infatti anche rappresentanti di altre forze: Articolo Uno, Rifondazione Comunista, Possibile, Verdi, +Europa. Tra gli altri c’erano Gianfranco Bettin, Ugo Bergamo, Michele Scibelli. L’inizio di un fronte comune per la sfida a Brugnaro? «Io sono perché decida Venezia, anche sulle primarie. Ho un’idea di partito pluralista. E’ faticoso ma è la strada giusta per far crescere in tutte le città una bella classe dirigente al servizio dei territori» si limita a dire Zingaretti. La strada, però, sembra quella. Ieri, intanto, sono appunto emersi i 5 temi chiave attorno ai quali dovrà ruotare il programma. I temi, che verranno approfonditi e declinati nelle prossime settimane, e che erano già stati discussi nei mesi scorsi in tavoli che hanno visto la partecipazione di oltre 350 persone, sono: ambiente, turismo, servizi alla persona, rigenerazione urbana e sviluppo economico. Matteo Riberto © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Unifarco si ingrandisce a Paludi con il magazzino all’ex Carma La società farmaceutica e cosmetica sposterà la produzione a Salce A Santa Giustina, nell’attuale sede, rimarrà la parte dedicata alla logistica

Paola Dall’Anese

l’evento

ALPAGO. Unifarco raddop-

Il 19 novembre a Belluno presentazione di Top 500

pia. La società farmaceutica e cosmetica di Santa Giustina, che produce oltre 11 milioni di prodotti all’anno (52 mila al giorno), ha intenzione di aumentare le proprie sedi sul territorio bellunese, dividendole in base alle varie fasi produttive. Il progetto ha già iniziato a prendere forma, partendo dal magazzino.

Massimo Slaviero

Il 19 novembre alle 17 al Park Hotel Villa Carpenada di Belluno, il direttore del Corriere delle Alpi, Paolo Possamai modererà l’incontro a cui parteciperanno quattro imprenditori. Si tratta di Stefano Bellò, ad di Clivet spa, Massimo Renon ad di Marcolin, Massimo Slaviero ceo di Unifarco e Laura Trevisson vice presidente di Meccanostampi. Nel corso dell’incontro sarà presentato l’inserto del Corriere delle Alpi sull’economia bellunese “Top 500”.

masti in capo alla società farmaceutica bellunese che lo adibirà a magazzino e stoccaggio dei prodotti, mentre il resto è stato dato in affitto alla ditta di trasporti Da Rold di Belluno che vi ha realizzato alcuni magazzini

per diverse ditte per conto delle quali si occupa della logistica. «Due anni fa abbiamo acquistato questo stabilimento dal fallimento Carma», spiega meglio il ceo di Unifarco spa, Massimo Slavie-

IL MAGAZZINO

Alla fine di ottobre, infatti, la conferenza dei servizi del Comune di Alpago ha dato il via libera al recupero di parte dell’ex stabilimento Carma di Paludi che produceva detergenti. Stabilimento che è stato acquistato un paio di anni fa proprio da Unifarco. Si tratta di un complesso di circa 20 mila metri quadrati di cui tremila sono ri-

longarone

Formazione aziendale con i mattoncini Lego LONGARONE. Tecniche parti-

colari di formazione aziendale usando i celebri mattoncini Lego. È questa la curiosa proposta di Certottica con il workshop “Innovare strumenti e tecniche di team management aziendale”. Obiettivo dell’appuntamento, fissato per mercoledì dalle 14 alle 18 nella sede dell’azienda in zona industriale a Longarone, è quello di liberare la conoscenza ed esplorare possibili scenari futuri in campo economico e azindale. Il docente sarà Riccardo

Piazza, formatore specializzato e certificato “Lego serious play”, una metodologia riconosciuta e registrata che ha come obiettivo favorire il pensiero creativo attraverso attività di team building basate sull’utilizzo di mattoncini per creare metafore dell’identità organizzativa e delle proprie esperienze. Piazza prima illustrerà la metodologia e poi farà lavorare attivamente i partecipanti in gruppi, fornendo dei principi facilmente applicabili nelle diverse aziende di pro-

ponte nelle alpi

Ponte di Santa Caterina Anas invita alla prudenza PONTE NELLE ALPI. Dopo la ria-

pertura a senso unico del ponte di Santa Caterina, l’Anas ha aggiunto alcune indicazioni utili agli automobilisti, anche alla luce di alcuni problemi di percorrenza che sono stati registrati in questi giorni. Anas comunica infatti di prestare attenzione alla nuova segnaletica installata in prossimità del cantiere del ponte vicino alla rotonda in località Santa Caterina. Gli automobilisti che pro-

Il ponte a senso unico

ro, «lo abbiamo svuotato delle merci, pulito e lo abbiamo dato in parte in locazione alla ditta Da Rold che è anche il nostro corriere. Questa novità è già partita nel maggio scorso. Inoltre, vi abbiamo ricavato anche uno spazio per il nostro magazzino». Il via libera del Comune di Alpago e del comando provinciale dei vigili del fuoco alla riqualificazione del fabbricato industriale è arrivato nei giorni scorsi con alcune prescrizioni per quanto riguarda la sicurezza e le prevenzione incendi su due edifici, vale a dire il corpo principale dello stabilimento che si estende su 11.700 metri quadrati dove saranno impiegati anche una trentina di lavoratori, e un secondo più contenuto di 980 metri quadrati. LA PRODUZIONE

Ma il progetto di Unifarco non si ferma qui. L’anno

venienza. In sostanza, anche se è molto più facile a farsi che a dirsi, con i Lego gli “allievi” costruiranno modelli relativi ai diversi aspetti del proprio team e di se stessi, prendendo maggior consapevolezza delle dinamiche che guidano la squadra e del proprio ruolo all’interno della stessa. In un tempo brevissimo avranno una direzione chiara e condivisa e un preciso allineamento nel team. Al corso potranno aderire gratuitamente gli occupati del settore occhialeria poiché l’attività rientra nel filone “T4. O – Training for Organization 3” finanziato dal protocollo d’intesa siglato da Regione e Anfao. Informazioni e iscrizioni alla mail formazione@certottica. it o al numero 0437 573157. — E.D.C.

cansiglio

vengono dalla direzione Cadola e Alpago e che devono imboccare il ponte non possono effettuare subito la svolta a destra ma devono percorrere tutta la rotonda e quindi percorrere il ponte. Anas ricorda che il transito è solo a senso unico in direzione nord verso il centro di Ponte ed è consentito solo a motocicli ed autoveicoli con massa inferiore alle 3, 5 tonnellate. Ribadita anche la limitazione di velocità di 30 km orari, nonché il divieto di sorpasso in corrispondenza dell’area di cantiere. Per la riapertura completa con tutti i due sensi di marcia e il ripristino alla situazione ordinaria bisognerà aspettare fino al 23 novembre alle ore 19. — E.D.C.

longarone

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 CORRIERE DELLE ALPI

scorso, infatti, la società si era detta interessata all’acquisto di un appezzamento di terreno a Salce per realizzare una nuova sede produttiva. L’area è adiacente all’Antico Cadore. «Dal comune di Belluno abbiamo ottenuto l’ok per realizzare la nuova sede produttiva», sottolinea Slaviero, «attendiamo ancora l’ok dalla Soprintendenza che sta analizzando alcuni aspetti del nostro progetto. Nei primi mesi del 2020 avremo una risposta in merito». IL PROGETTO FINALE

Se il progetto che ha in mente la società andrà in porto, Unifarco si amplierà sul territorio provinciale con un incremento anche della forza lavoro. «Alla fine, secondo i nostri progetti, la nostra attività sarà divisa in tre sedi», precisa il ceo. «La sede produttiva, secondo i nostri piani, dovrebbe sorgere a Salce. Se ci sarà l’ok della Soprintendenza, nel giro di un paio di anni sarà realizzata ex novo su questo terreno. Il magazzino, invece, si confermerà in Alpago nell’ampia area dell’ex Carma, mentre la logistica si concentrerà nell’attuale sede di Santa Giustina». Ogni attività, quindi, avrà una sua dislocazione precisa e una sua funzione determinata. «Questo ampliamento porterà», conclude Slaviero, «ad un aumento dei dipendenti da impiegare nelle varie sedi». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Vertice sull’Hangar un anno dopo l’apertura TAMBRE. Un vertice all’Han-

gar Cansiglio, ad un anno dall’inaugurazione, per fare il punto sulle potenzialità e le prospettive della struttura. È questo il significato dell’incontro che si è svolto ieri nello spazio che l’agenzia regionale Veneto Agricoltura ha inaugurato dopo i restauri esattamente un anno fa, nell’ex base militare realizzata dalla Nato in Cansiglio durante la Guerra fredda. L’Hangar Cansiglio è oggi uno spazio polivalente

con la funzione di supportare, agevolare ed incrementare le numerose attività di didattica naturalistica, di turismo ambientale e socio-culturale, divulgazione tecnico-scientifica che già si svolgono in Cansiglio, sia a livello istituzionale che da parte di varie organizzazioni, pubbliche e private. Le potenzialità di Hangar Cansiglio sono però molto più grandi e Veneto Agricoltura vorrebbe poterle sviluppare e valorizzare in collaborazione con nuovi interlocutori. —

Al via la rassegna dedicata alla natura LONGARONE. Sta per partire

una nuova rassegna culturale promossa dalla biblioteca civica, dedicata alla natura nei suoi molteplici aspetti. L’iniziativa si chiamerà “Vivere secondo natura” ed ha il patrocinio di Comune, Provincia e la rete biblioteche provinciali. Il ciclo si strutturerà in nove incontri tra novembre e dicembre in cui interverranno vari relatori che tratteranno il tema secondo diversi punti di vista e varie disci-

pline. Il primo appuntamenti è lunedì con “la casa ecosostenibile tra passato e futuro” con l’architetto Barbara Miot, in sala Popoli d’Europa alle 18.15. In parallelo (dall’11 novembre con inaugurazione il 13) sarà allestita la mostra correlata in municipio con le foto aderenti ad un concorso fotografico. Il pubblico, negli orari d’ufficio del Comune, potrà anche votare gli scatti migliori. — E.D.C.

cansiglio

Ambientalisti in marcia contro le vendite TAMBRE. Domani, non im-

porta se farà neve o pioverà, ambientalisti e alpinisti da tutto il Triveneto saliranno a piedi da Pian Cansiglio sul Pizzoc per protestare, ancora una volta, contro la privatizzazione di quanto resta dell’hotel San Marco, ma anche per sostenere la richiesta avanzata dal presidente della Regione Luca Zaia affinché l’Unesco riconosca la faggeta del Cansiglio patrimonio dell’umanità. È da 30 anni che numerose associazioni, da Mountain Wilderness al Cai, passando per l’Ecoistituto, in occasione della festività di San Martino si ritrovano in foresta per protestare su tematiche ambientali. Attraverso la mobilitazione di questi anni, hanno ottenuto lo smantellamento della base missilistica sul Pizzoc e della caserma Bianchin, al centro della piana, ma soprattutto hanno evitato il collegamento sciistico tra l’antico bosco da remi e il Pian Cavallo, attraverso Sella Palantina. È proprio lassù che domani i manifestanti si erano proposti di salire. Ma gli alberi schiantati da Vaia impediscono ancora l’accesso; ecco dunque che i gruppi si sono orientati verso il Pizzoc. Per i partecipanti il ritrovo è fissato alle 9.30 davanti all’ex Casa forestale di Cadolten, in Comune di Fregona. Alle 10 la partenza a piedi, lungo la Strada dei Partigiani, per raggiungere intorno alle 12 la cima del Pizzoc, ora Piazza della Pace, un tempo sede della base radar militare. L’incontro sarà caratterizzato dal pranzo al sacco, interventi musicali. Il tutto sotto il motto “No alla vendita dell’ex albergo San Marco o di altre parti del Cansiglio”. E inevitabilmente – anticipano gli organizzatori – si parlerà dei cambiamenti climatici e degli effetti che stanno producendo anche sulle nostre montagne. Alle 14, tempo permettendo, i partecipanti riprenderanno il cammino lungo il sentiero di cresta, scendendo poi per il Vallon de le ortighe, fino alla strada forestale del Taffarel, per giungere a Cadolten intorno alle 16. In auto, poi, lo spostamento per il ritrovo all’ex albergo San Marco. Alla Regione sarà indirizzata anche una sollecitazione affinché avanzi formale richiesta di inserire la faggeta del Cansiglio tra quelle già protette dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. La proposta è stata avanzata recentemente dal governatore Zaia ma gli ambientalisti ed il Cai ricordano che già nel 2011, in un convegno a Vittorio Veneto, era stato formalizzato un analogo progetto di protezione per questa foresta. — Francesco Dal Mas


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REGIONE

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Il rapporto GreenItaly

Green economy, ricetta vincente anti-crisi Il Veneto è secondo per eco-imprese: sono 43 mila, 7 mila in più rispetto al 2014. E i posti di lavoro si moltiplicano Cristiano Cadoni PADOVA. Non è vero che in cine-

se crisi si legge anche opportunità. È invece vero che nel Veneto la crisi è stata un’opportunità. Migliaia di imprese l’hanno colta per imboccare la strada della green economy: hanno investito e raccolto, creato lavoro, anticipato i tempi della lotta alla crisi climatica. E oggi sono in vantaggio rispetto alla concorrenza. Il decimo rapporto GreenItaly di Fondazione Symbola e Unioncamere, presentato ieri a Padova da Ermete Realacci, certifica la rivoluzione verde fatta dal mondo produttivo del Veneto.

I NUMERI

Oggi ci sono quasi 43 mila imprese green, 7.313 in più rispetto al 2014. Solo in Lombardia ce ne sono di più. Padova (8.502), Verona (8.258), Vicenza (7.776), Venezia (7.709) e Treviso (7.651) - in ordine di classifica - sono nei primi venti posti fra le province che investono green. Nel 2019 ci sono 45.990 nuovi contratti di lavoro registrati da parte di eco-imprese, l’8,8% del totale nazionale e in questo senso il Veneto è quarto in Italia. Verona è prima per i green jobs con 11.039 posti creati, Padova seconda con 10.203. LE AZIENDE VERDI

Diverse aziende venete sono citate nel rapporto come portabandiera della sostenibilità: Ares Line, Arper, Benetton Group, B-Line, Carron Costruzioni, Cesaro Mac, Consorzio tutela del vino Prosecco Conegliano-Valdobbiadene, Ecozema, Fassa Bortolo, Gruppo Manni, Hofmann Group, Lane Bottoli, Magis, Mainetti, Marzotto, Max design, Next Futur Transportation, Ovs, Pianca, Regione Veneto, Sicit, Tessitura Monti, Tonello Energie, Ca’ Foscari, Università di Padova, VitiOvitec, Womsh. IL MANIFESTO

«Affrontare con coraggio la crisi climatica non è solo necessa-

rio ma rappresenta una grande occasione per rendere la nostra economia e la nostra società più a misura d’uomo». Comincia così il manifesto di Symbola, sottoscritto da tutte le associazioni di categoria - artigiani, industriali, agricoltori -, da sindacati, università, personalità della cultura, associazioni ambientaliste e per il sociale. «È un manifesto che ci chiama tutti in campo» ha det-

Categorie economiche sindacati, associazioni e mondo della cultura uniti per l’ambiente

occupazione

I lavoratori sono 3 milioni

to ieri a nome di Coldiretti il presidente provinciale Massimo Bressan. «Ma c’è bisogno di sostegno alle imprese per andare avanti». Anche gli artigiani hanno accettato la sfida: «Totale disponibilità, sull’economia circolare noi siamo già passati dalle parole ai fatti».

Nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni. Il 13,4% dell’occupazione complessiva (+0.4% rispetto al 2017) è legato all’economia verde. Sopra (foto Bianchi) Ermete Realacci, presidente di Symbola

L’OPPORTUNITÀ

Lo si fa per etica, certo, e per responsabilità. «Ma ammettiamo anche che questo è un grande affare», ha aggiunto il vice sindaco di Padova Arturo Lorenzoni. «Innovazione, bellezza ed economia sono le parole chiave. Possiamo essere protagonisti di un cambiamento, a cominciare dal piano dei trasporti». Maria Cristina Piovesana, presidente di Confindustria Veneto Centro, non si tira indietro: «Le nostre aziende sono molto attente all’ambiente e non certo perché gli è stato imposto. Fanno ricerca e innovano e riciclano. Ma serve anche tempo per accompagnare chi è un po’ indietro, senza schizofrenia e senza strappi». Battuta finale per i movimenti nati in nome di Greta Thunberg: «Chi parla di decrescita felice, non sa cosa dice. Mi sono simpatici i movimenti giovanili, ma devono informarsi di più per poter avere contenuti coerenti e poter indicare strade praticabili». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Ermete Realacci lancia il manifesto Symbola per l’economia circolare «Innovazione, qualità e bellezza possono dare forza a tutto il paese»

«Siamo una superpotenza verde ma la burocrazia ancora ci frena» L’INTERVISTA

on c’è nulla di sbagliato in Italia che non possa essere corretto con quanto di giusto c’è in Italia». Ermete Realacci, presidente di Symbola (oltre che presidente onorario di Legambiente ed ex deputato Pd) cita il manifesto della green economy per sottolineare un concetto che gli sta a cuore: «Non abbiamo consapevolezza di

«N

quanto siamo avanti in questo campo. Siamo la superpotenza europea nell’economia circolare. In Italia 432 mila imprese sono green, abbiamo 3,1 milioni di occupati. Ma se chiedi in giro, nessuno lo sa. E se glielo dici, non ti crede». Il manifesto di Symbola più che a un modello di sviluppo sembra ispirarsi all’enciclica Laudato si’. «Un’economia a misura d’uomo, è vero. Le imprese ci sono arrivate per scelta loro, per cultura, per un mo-

dello che le avvicina ai dipendenti e al territorio, in modo quasi naturale. Per esempio conta il fatto che siamo un paese povero di materie prime, riciclarle è sempre stato un bisogno. Noi recuperiamo il 79% delle materie prime, il doppio della media europea». Tutto questo praticamente senza incentivi, se non occasionali. «Vero. In certe fasi ci sono state spinte dalla politica, ma adesso no. Si punta sul green perché è giusto e per-

ché conviene». E quali sono gli avversari di questa green economy? «La burocrazia è il peggiore. Perché la politica è disattenta e ha una percezione di questi tempi più bassa rispetto all’economia stessa e alla società. Ma il sistema in generale può fare anche più danni, ostacolando lo sviluppo delle imprese». Gli industriali chiedono tempo: niente strappi, né forzature. Chi è un po’ indietro deve poter recuperare. È giusto? «Non abbiamo la possibilità di decidere su tutto. Il fattore tempo è importante nella misura in cui la crisi climatica non aspetta. E poi l’economia è spietata, oggi in tutto il mondo si viaggia veloci anche sull’economia circolare e non possiamo permetterci di arrivare secondi». — CRIC BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

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REGIONE

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Destinati a Fusina i fanghi inquinati da Pfas I residui della depurazione compiuta in tutti gli impianti veneti saranno distrutti nell’inceneritore che vuole realizzare Veritas

Francesco Furlan FUSINA. I fanghi di depurazio-

ne delle acque reflue del Veneto, compresi quelli contenenti gli inquinanti Pfas provenienti dal Vicentino, potranno e più probabilmente saranno bruciati nell’inceneritore che Veritas, attraverso Eco-progetto, vuole costruire nel polo di Fusina. Emerge dalla lettura delle centinaia di pagine di documentazione della procedura Via (Valutazione di impatto ambientale) cui è sottoposto il progetto in Regione. Veritas, interpellata, conferma ma parla solo di «una possibilità». E sostiene che «il recupero energetico rappresenta una soluzione al problema Pfas nei fanghi». I comitati civici, a partire da Opzione Zero, annunciano battaglia. La linea di essiccazione fanghi, potrà diventare un punto di riferimento per lo smaltimento - bruciandoli per tutta i consorzi dei Veneto.

FANGHI DAL VENETO

L’ammissione di Ecoprogetto è contenuta in una risposta alla richieste di integrazione formulate dal Consiglio di Bacino Laguna di Venezia, depositata alla commissione Via della Re-

gione. Nel dettagliare le caratteristiche del progetto, la società di Veritas spiega che «è possibile che l’impianto possa ricevere i fanghi di impianti di depurazione di acque reflue civili afferenti ad altri gestori appartenenti al gruppo Viveracqua su eventuali indicazioni dei Consigli di Bacino ottimizzando così l’investimento, contenendo i costi di gestione con vantaggi per la tariffa che può essere ridotta di circa il 3%».

umana. Le alternative sono due: renderli inerti e metterli in discarica o bruciarli e, come si dice in gergo tecnico, «valorizzarli». Il problema dello smaltimento è ancora più sentito in Veneto. «La problematica riguardante i Pfas ha determinato un vero e proprio trauma nel mercato innescando, per le soluzioni praticabili, una spirale speculativa», si legge nella relazione di Ecoprogetto, che cita un’impennata dei costi di gestione.

VIVERACQUA

Viveracqua è il Consorzio che

«IMPIANTO STRATEGICO»

La documentazione alla commissione Via racconta gli scenari su via della Geologia Una protesta di Legambiente organizzata contro i Pfas

riunisce i dodici gestori idrici del Veneto, fra cui quelli che si occupano della depurazione nelle zone inquinate dai Pfas, tra Trissino (Vicenza) e Montagnana (Padova). È proprio da Trissino infatti che è partito l’inquinamento dell’acqua, per il quale è accusata la Miteni (lunedì riprende il processo a Vicenza, coinvolti 11 manager fino al 2013 della multina-

zionale) per averli “scaricati” nella falda. Un caso di «avvelenamento idrico unico in tutta Italia» come ha certificato la relazione della Commissione Ecomafie licenziata nel 2016. Nella fase di depurazione delle acque, i fanghi si riempiono di inquinanti, compresi i Pfas. PFAS E SPECULAZIONE

Smaltire i fanghi inquinati è

sempre più difficile. E sempre più costoso. Ecco perché l’impianto di via della Geologia, a Fusina, potrà diventare un punto di riferimento per lo smaltimento. È sempre Ecoprogetto a spiegarlo, sostenendo che a livello nazionale si sta chiudendo la strada «del recupero mediante compostaggio in agricoltura» per non interferire con la catena alimentare

«La tendenza per i prossimi anni per quanto riguarda lo smaltimento o la valorizzazione è in ulteriore peggioramento e potrebbe diventare di emergenza, qualora non si disponesse di adeguati impianti», recita ancora la relazione di Ecoprogetto. Quanti fanghi potrebbero arrivare al’impianto di Fusina da fuori città? Veritas dice che l’arrivo di fanghi da fuori bacino di Venezia è solo un’ipotesi sul piatto. Tuttavia linea è tarata per 90 mila tonnellate di fanghi l’anno bruciati dopo una riduzione del volume di circa 70% (ne restano quindi circa 30 mila effettivamente valorizzati).— BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

acquedotti anti-pfas

Il governo integra con 23,5 milioni il fondo regionale Il ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare ha comunicato di aver disposto un finanziamento integrativo di 23 milioni e 530 mila euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e il resto per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da Pfas. Lo rivela il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua. Il Ministero ha, dunque, risposto positivamente alla richiesta della Regione Veneto di integrazione ai 56,8 milioni di euro già stanziati per proseguire nel lavoro avviato. —

Le intercettazioni dell’inchiesta sui rapporti fra i politici locali e il boss dei casalesi Donadio coinvolgono dopo Eraclea anche l’altro comune, ma la competenza non è più di Venezia

Indagini all’antimafia di Trieste sulle elezioni comunali a Caorle L’INCHIESTA

Carlo Mion e mani della camorra su Caorle: il sindaco Luciano Striuli non è indagato a Venezia, ma rischia di diventarlo a Trieste. Infatti alla Procura triestina sono arrivati gli atti, relativi ai contatti tra il boss dei casalesi Luciano Donadio e l’ex carabiniere e ora imprenditore del gioco Claudio Casella. Quest’ultimo ha chiesto a Donadio di far eleggere Striuli e Giuseppe Boatto. Elezione che puntuale è arrivata per entrambi. Dovrà indagare Trieste, perché dopo la riorganizzazione degli uffici giudiziari a Nordest, il Portogruarese e quindi anche Caorle, sono finiti sotto la giurisdizione del Tribunale di Pordenone e della Corte d’Appello di Trieste. Nel capoluogo giuliano, quindi, ha sede anche la Procura Antimafia che copre lo stesso territorio della Corte d’Appello. Ed è questa Dda a indagare su eventuali infiltrazioni mafiose a Caorle. Difficile pensare che non sia aperta un’inchiesta, magari già esiste un fascicolo, dopo l’invio degli atti relativi alle cir-

L

costanze emerse dall’inchiesta sulla camorra a Eraclea. INTERCETTAZIONI

Gli inquirenti ascoltano durante le intercettazioni le richieste di Claudio Casella di far votare Striuli e Boatto. L’imprenditore chiede al boss Donadio di portare voti a favore dei candidati di destra. Si mettono d’accordo perché Donadio convinca dipendenti che lavorano per lui a votare i due nomi.

Il sindaco di Caorle Luciano Striuli e Giuseppe Boatto

A Caorle la possibile realizza-

no a prova contraria, può essere stato all’oscuro dell’intervento dell’imprenditore. Ma perché Casella vuole fare eleggere Striuli e Giuseppe Boatto? Forse per essere agevolato nella realizzazione del villaggio termale? E in cambio cosa viene promesso a Donadio?

Alla camorra interessa la realizzazione del Villaggio Le Terme promosso da Casella

L’imprenditore chiede voti a beneficio dei due candidati Che poi vengono eletti

VILLAGGIO TERMALE

Una veduta dall’alto della spiaggia di Caorle

zione di un impianto termale inizia a far parlare di camorra. Siamo nel 2016. I deputati del Pd Alessandro Naccarato, Michele Mognato, Andrea Martella e Sara Moretto, infatti, presentano un’ interrogazione al ministro dell’Interno, chiedendo spiegazioni sull’intervento denominato “Villaggio Le Terme di Caorle”, promosso dalla Caorle Investimenti Srl, amministrata da Claudio

Casella, immobiliarista e imprenditore nel settore del gioco online che, ricordano i parlamentari del Pd, «riguarda la realizzazione di una struttura di notevoli dimensioni e prevede un consistente aumento della cubatura edificabile in una zona del comune da 60 mila a 241 mila metri cubi». I parlamentari del Pd temono che dietro all’operazione ci sia un investimento della camorra. La

vicenda si trascina per diverso tempo, fra auto bruciate a consiglieri di opposizione in Comune, quando questi sollevano la questione, e lettere anonime con accuse ad amministratori vari. Contemporaneamente, gli investigatori della Polizia e della Guardia di finanza che si occupano di Eraclea registrano le intercettazioni sulle richieste di Claudio Casella a favore di Luciano Striuli che, fi-

Magari quest’ultimo, imprenditore pure lui, potrebbe investire del denaro da ripulire e proveniente da traffici illeciti come usura, estorsioni, spaccio o sfruttamento della prostituzione. Quesiti che dovranno trovare una risposta grazie al lavoro della Dda di Trieste. DONADIO E TESO

Luciano Donadio, del resto, con la politica locale va a brac-

cetto, Eraclea insegna. Non solo porta voti al sindaco Mirco Mestre che per questo “voto di scambio” viene arrestato, ma dalle indagini emerge che corre in aiuto pure di Graziano Teso. Gli inquirenti accusano Teso di aver contribuito, anche se non ne faceva parte “al rafforzamento e alla realizzazione degli obiettivi dell’associazione mafiosa di Donadio”. Secondo l’accusa Teso riceve da Donadio tramite Graziano Poles 10 mila euro, come finanziamento della campagna elettorale. Teso dice anche a Poles di chiedere a Donadio di farlo votare ai suoi. Teso viene eletto sindaco con soli 266 voti di scarto rispetto al concorrente. Scrivono i pm nell’avviso di conclusione indagini: “A fronte del sostegno elettorale ed economico garantiti dal Donadio e dal Poles, il Teso si impegnava ad adottare, una volta eletto, specifiche iniziative amministrative tese a soddisfare gli interessi della consorteria”. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


III

Primo Piano

Sabato 9 Novembre 2019 www.gazzettino.it

Quei dipendenti del boss portati a votare a Caorle Tra le carte della Procura riaffiora il sospetto già emerso in passato: Donadio su richiesta di Casella li avrebbe “spinti” a dare la preferenza a Striuli e Boatto `

L’INCHIESTA VENEZIA È figlio di un’intercettazione su cui la procura di Venezia sta valutando l’opportunità di passare gli atti ai colleghi di Pordenone (competenti per territorio su Caorle) e alla procura distrettuale Antimafia di Trieste. Ed è un passaggio che inserito nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, serve ai sostituti procuratori Roberto Terzo e Federica Baccaglini per inquadrare lo spessore criminale di Luciano Donadio, il boss dei Casalesi, l’uomo che da vent’anni ha portato la Camorra a Eraclea e che aveva deciso di espandere i propri tentacoli nei paesi vicini. Partendo da Caorle, «condizionando le elezioni amministrative del 2016» e, scrivono i pm nell’atto controfirmato dal procuratore capo Antimafia, Bruno Cherchi, «intervenendo su richiesta di Claudio Casella su dipendenti ed ex dipendenti del sodalizio per indurre stranieri residenti a Caorle a chiedere l’iscrizione alla lista elettorale ed esercitare il voto in favore del candidato sindaco Luciano Striuli e del candidato consigliere Giuseppe Boatto», entrambi poi eletti. Le parole con cui l’ Antimafia certifica la natura di Donadio e la tendenza a espandere il proprio controllo, non è altro che la cristallizzazione di quanto già emerso nelle indagini che

il 19 febbraio avevano portato all’arresto di una cinquantina di persone, tra cui il boss Donadio e l’allora sindaco di Eraclea, Mirco Mestre, accusato di voto di scambio. Durante l’inchiesta era venuto a galla come Luciano Donadio avesse letteralmente portato stranieri comunitari (soprattutto romeni) a chiedere l’iscrizione nelle liste elettorali di Caorle.

NON INDAGATI Seppur citati nell’avviso di conclusione indagini, e nonostante il caos esploso a Caorle, Luciano Striuli e Giuseppe Boatto non sono indagati: la procura potrebbe ritenere che non fossero consapevoli della sponsorizzazione di Donadio ma anche da non competente sul territorio - potrebbe aver deciso di trasmettere gli atti a Pordenone e Trieste. Tra i primi a sollevare dubbi sulle ingerenze di Donadio a Caorle era stato, a luglio, Nicola Pellicani, deputato Pd e membro della Commissione parlamentare Antimafia. «Ora non è più rinviabile un rapporto della Dda di Trieste per far piena luce sull’ombra della criminalità organizzata sulle elezioni di Caorle».

ZAIA E MARTELLA Un applauso al lavoro della procura è arrivato dal Governatore del Veneto, Luca Zaia. Che ha aggiunto: «se il Prefetto di Ve-

nezia riterrà di sciogliere il Comune di Eraclea per mafia, è giusto che proceda. In questo caso continua Zaia - gli inquirenti hanno lavorato a lungo indagando quasi 80 persone». Quella del procuratore Cherchi e degli in-

ZAIA APPLAUDE LA PROCURA «FARE PULIZIA A TUTELA DEI VENETI ONESTI» MARTELLA: «LA LEGALITA’ DEVE ESSERE PRIORITA’ DELLA POLITICA LOCALE»

quirenti è, per Zaia, «una grande difesa dei veneti per bene, offesi in un cardine della convivenza civile come la legalità». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Andrea Martella. «È indispensabile in Veneto una battaglia politico-istituzionale a tutto campo di fronte a uno scenario preoccupante per quanto riguarda il territorio veneziano e veneto. Si tratta di fenomeni di fronte ai quali è indispensabile rafforzare il livello generale di attenzione». Nicola Munaro © RIPRODUZIONE RISERVATA

IL BOSS Luciano Donadio, primo a sinistra, durante la perquisizione nella sua abitazione prima dell’arresto

L’opposizione: «Sindaco ed assessore si autosospendano» LE REAZIONI CAORLE – Autosospensione del sindaco Luciano Striuli e dell’assessore Giuseppe Boatto: è quanto auspica il Gruppo Miollo Sindaco dopo che la Procura di Venezia nell’avviso di chiusura delle indagini preliminari sul caso Eraclea ha fatto esplicito riferimento a presunti condizionamenti del clan sulle elezioni amministrative che nel 2016 che portarono alla vittoria dell’attuale primo cittadino. In una nota diffusa dalla lista di minoranza di Caorle, il capogruppo Carlo Miollo ha chiesto a

sindaco e Boatto di autosospendersi “in attesa che sulla loro situazione la magistratura faccia il suo corso. Penso che sarebbe un atto doveroso nei confronti di Caorle e dei suoi cittadini”. Né Striuli, né Boatto, né Casella risultano indagati in questa vicenda, ma secondo Miollo “garantismo e buonismo ora servono poco mentre c’è necessità di fare trasparenza. Caorle non ha bisogno di essere additata come località di mafia e i suoi cittadini devono avere risposte chiare e non più elusive da chi li amministra. Da parte nostra stiamo valutando di presentare una mozione di sfiducia».

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Per la lista di opposizione, i consiglieri di maggioranza dovrebbe prendere atto che “le elezioni, se dovesse essere confermato quanto emerso dalla Procura, sarebbero state falsate». Durissima, insomma, la presa di posizione della compagine di minoranza di cui fanno parte anche Luca Antelmo e l’europarlamentare della Lega Rosanna Conte, che nella nota ha richiamato l’atto intimidatorio subito a fine luglio. La consigliera comunale ed eurodeputata ricevette infatti una busta contenente l’immagine di un proiettile, un ritaglio di un articolo di giornale contenente la sua foto, ed un vo-

lantino in cui vi era scritto “Striuli merita rispetto - C’è chi rinuncia a vivere - messaggio ricevuto scivola e sbatte la testa – Tutti in fila per lo show”. «Quello fu un episodio di intimidazione – ricorda l’esponente della Lega – su cui sono ancora in corso le indagini da parte degli inquirenti e non vorrei che fosse anche quello legato, in qualche modo, a quanto emerso ora. Il clima che qualcuno ha voluto instaurare a Caorle è senza dubbio motivo di forti preoccupazioni ma sono fiduciosa nel lavoro degli inquirenti e della magistratura». © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Primo Piano

Sabato 9 Novembre 2019 www.gazzettino.it

Le spine dei pentastellati IL RETROSCENA ROMA L’immagine è quella di un pompiere. Costretto a correre, con l’idrante in mano, davanti a tutti i roghi che divampano: il caso Ilva, la tenuta dei gruppi, la voglia di uscire dal M5S dei ribelli, le prossime regionali, a partire dall’Emilia Romagna. Luigi Di Maio, l’altra sera, ne ha parlato a lungo con Davide Casaleggio, sceso nella Capitale per dare manforte al capo politico in questo momento «così complicato». Per il M5S, ma anche per la tenuta del governo. Dal vertice a due trapelano questi concetti: la riforma del Movimento arriverà prima possibile per bloccare le proteste, ma gli attacchi interni iniziano a essere troppi. Anche perché in questo clima di confusione - alla Camera manca ancora il capogruppo, ma l’intesa mercoledì dovrebbe essere su Davide Crippa - rimane sullo sfondo un problema non da poco: gran parte dei parlamentari sono indietro con le restituzioni al Movimento e anche con la quota di 300 euro mensili a Rousseau. Il ministro degli Esteri, per ora, opta per la «carota»: accelerare sulla riorganizzazione del Movimento e prospettare, per il 2020, degli stati generali «rifondativi» per i Cinque Stelle. Non è detto che basterà,

LE ALLEANZE Alla fine in Emilia Romagna il M5S è destinato a non correre. Un patto di desistenza con il Pd che si spiega in due modi: non complicare la corsa di Stefano Bonaccini. La sconfitta del governatore uscente e il successo di Lucia Borgonzoni della Lega metterebbe a rischio la stabilità del governo, già traballante in queste ore anche per il caso Ilva. Inoltre, come spiegato da giorni in tutte le riunioni da Max Bugani (già braccio destro di Di Maio e ora capo-staff di Raggi in Campidoglio) voce forte grillina in Emilia Romagna, una lista M5S non arriverebbe al 6%. Uno schema simile Di Maio lo sto pensando anche per la Calabria, che voterà ugualmente il 26 gennaio. L’intenzione non ancora formalizzato ha acceso un foco-

IL TITOLARE DELLA FARNESINA FA IL PUNTO CON I “SUOI” MINISTRI: «SULLO SCUDO PER L’EX ILVA RISCHIAMO LA CRISI»

Di Maio: desistenza in Emilia Ma i ribelli M5S non ci stanno Vertice con Casaleggio per accelerare `Sulla scelta per le Regionali pesa anche la riorganizzazione del Movimento il timore di scendere sotto il 6 per cento `

Borgonzoni: l’Unesco riconosca le “sfogline”

I GRUPPI

LA CURIOSITÀ ROMA La pasta sfoglia tirata a mano va dritta all’Unesco. L’arte delle nonne emiliane che si tramandano questa antica tradizione culinaria potrebbe presto essere riconosciuta e inserita tra le attività da proteggere a livello mondiale dall’Onu. La proposta arriva dalla candidata della Lega in Emilia, Lucia Borgonzoni che si schiera a fianco delle Sfogline (in dialetto bolognese) delle Rezdore (in emiliano) e delle Azdore (in romagnolo) per conservare il segreto. «L’Emilia Romagna merita il riconoscimento dell’arte delle Sfogline come patrimonio immateriale Unesco». Il progetto di includere questa arte culinaria nel ventaglio delle attività da porre sotto tutela era già stato promosso quando era Sottosegretario alla cultura. Le nonne italiane che fanno la pasta sono diventate star internazionali grazie a Youtube e al Sunday Times. «Non dimentichiamoci che le Rezdore sono le prime maestre degli chef stellati. A insegnare l’arte della sfoglia a Massimo Bottura è stata la compianta Lidia Cristoni».

Luigi Di Maio lascia palazzo Chigi (foto ANSA)

L’indiscreto

Berlusconi, un vertice per stoppare i “responsabili” FI Ieri mattina c’era la fila dei deputati davanti allo studio della Carfagna alla Camera. In tanti hanno cercato di sondare le sue reali intenzioni dopo lo scontro dei giorni scorsi con i vertici azzurri sulla commissione Segre. La vicepresidente della Camera ha preso tempo ma le spinte affinché si arrivi a dei gruppi autonomi a Montecitorio e a palazzo Madama si fanno sempre più pressanti. Rotondi per esempio vede in lei la possibile leader di un nuovo partito di

“responsabili” al quale sta lavorando con il centrista Cesa. «Il progetto è dar vista al terzo tempo della Democrazia cristiana», spiega. Altri, invece, premono per aprire un dialogo con Renzi (oggi Carfagna e il leader di Iv saranno a Milano a Linkiesta festival ma in tempi diversi). Per fermare ogni tipo di emorragia azzurra che potrebbe avvenire già la prossima settimana, Berlusconi e gli altri vertici di FI si sono visti ad Arcore. Presenti le due capogruppo

Gelmini e Bernini, Tajani e il fedelissimo del Cavaliere, Giacomoni. Il voto è vicino, «il governo è al capolinea», la linea. Durante il vertice – questo il messaggio ai malpancisti – «si sono riaffermate unità e compattezza nel partito in tutte le sue componenti, a tutti i livelli: a partire dalla dirigenza e dai gruppi parlamentari. Qualunque alternativa a Fi non ha alcuna prospettiva politica». Emilio Pucci

VENEZIA Si dividono tra contrari, favorevoli e chi è fiducioso che qualche margine di miglioramento ancora ci sia. Tutti convinti che un tavolo comune sia comunque utile. I parlamentari veneti rispondono all’appello lanciato dal neo presidente di Confindustria regionale Enrico Carraro, per bloccare le tre nuove imposizioni fiscali contenute nella finanziaria. Plastic-tax, sugar-tax e tassazione sulle auto aziendali sarebbero deleterie per le imprese e «metteranno in serie difficoltà interi comparti del tessuto produttivo della nostra regione» aveva scritto Carraro nella missiva inviata a onorevoli e senatori annunciando la

perdita di 50mila posti di lavoro solamente con il primo dei tre tributi, quello sulla plastica.

I FAVOREVOLI «È giusto che il presidente di Confindustria chieda un incontro con i parlamentari veneti» introduce Marco Marin, onorevole padovano di Forza Italia, convinto che questa manovra «tutta tasse sia improduttiva». Del resto «non ci si poteva aspettare nulla di diverso da un governo giallorosso che ha al suo interno un ministro come Di Maio che ha definito gli imprenditori italiani dei prenditori». Consapevole che se si toccano gli imprenditori a cascata si travolgono i lavoratori. «Bisogna abbassare le tasse - conclude Marin - le quattro sinistre stanno portando

l’Italia nel baratro». Non si può fare cassa sulle spalle delle imprese, anche per il senatore vicentino Antonio De Poli (Udc). «Il Governo mette balzelli che rischiano di colpire le aziende e, in particolare, per quanto riguarda la plastica, un settore che è trainante in Veneto». Per questo al Governo, in fase di esame della manovra in Parlamento, «chiederemo di fare marcia indietro e di cambiare sul fronte delle politiche industriali e economiche». Assolutamente d’accordo con l’appello lanciato da Confindustria anche l’onorevole leghista di Treviso, ex sindaco di Miane, Angela Colmellere. «Ci prendiamo l’impegno di dare voce alla richiesta di Confindustria in parlamento - dice - non possiamo penalizzare le nostre im-

I CONTRARI

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LA STANCHEZZA DEL LEADER PER GLI ATTACCHI INTERNI: NON ESCLUDO PROVVEDIMENTI CONFINDUSTRIA Il presidente veneto, Enrico Carraro

prese con il rischio che vadano all’estero, non ce lo possiamo permettere» e si dice disposta a un confronto con Carraro. «Non so quali dati abbia in mano il presidente di Confindustria veneto per dire che si perderanno 50mila posti di lavoro, comunque se ha qualche miglioramento da proporre noi siamo felici di avere l’apporto dei rappresentanti di categoria» sostiene l’onorevole veronese Mattia Fantinati, 5 stelle, con un passato da sottosegretario e membro della Commissione industria e commercio nella passata legislatura. «Non è che questo governo una mattina si è alzato e ha deciso di fare così - prosegue - è l’Europa che ci ha chiesto di ridurre l’uti-

Ma le regionali è un problema lontano nel tempo. Prima ci sono il caso dell’ex Ilva e le resistenze del gruppo parlamentare. I parlamentari pugliesi sono stati chiari con il leader politico del M5S: lo scudo penale non potrà tornare. Se però la trattativa del governo dovesse contemplare anche questa evenienza allora il gruppo potrebbe spaccarsi, con ovvie ripercussioni sull’esecutivo. Ecco perché Di Maio frena anche all’emendamento che il Pd vorrebbe presentare al decreto fiscale: «Sarebbe un problema». Così come la possibilità che si crei una maggioranza alternativa sull’ex acciaieria di Taranto. «A quel punto Conte - spiegano dai vertici M5S - dovrebbe prenderne atto». Ieri Di Maio ha passato la giornata appunto a provare a spegnere gli incendi grillini. Focolai di rivolta, più che altro. Prima ha visto i direttivi di Camera e Senato poi a casa del braccio destro Pietro Dettori ha riunito, proprio come la scorsa estate ai tempi della nascita del governo giallorosso, gli altri big dell’esecutivo: Vincenzo Spadafora, Stefano Patuanelli, Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro. Tre ore di vertice per analizzare «il punto di caduta sull’ex Ilva», ma anche le prospettive di durata di questo esecutivo. S. Can.

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Appello di Confindustria contro le tasse I parlamentari veneti in ordine sparso LA RISPOSTA

laio di protesta. Il primo a criticare l’idea è stato Danilo Toninelli: «Siccome noi siamo il M5S, a me pare tanto che non candidarsi sia l’esatto opposto di quel non mollare mai che da sempre ci ispira». Riflessione condivisa anche da un altro ex componente del governo, Barbara Lezzi: «Non abbiamo nessuna ragione per fermarci ma ne abbiamo tantissime per continuare ad esserci anche e soprattutto in territori difficili». Nei territori intanto monta la protesta degli eletti, specie dei parlamentari. Maria Edera Spadoni, vicepresidente della Camera di Reggio Emilia, da sempre sostiene: «La nostra base è anti Pd, se non ci presentiamo i nostri voteranno Lega».

lizzo della plastica e quindi le leve fiscali possono essere uno strumento per penalizzare alcuni settori e favorirne altri». E tra gli ambiti forti, su cui val la pena di investire, per Fantinati ci sono la «digitalizzazione e l’innovazione, per i quali si fatica a trovare personale adeguatamente formato».

I POSSIBILISTI Una posizione a sè hanno i renziani di “Italia viva” che, pur facendo parte della maggioranza, dimostrano di non apprezza-

re le tre nuove imposizioni fiscali, convinti anche di poterle cambiare. «L’appello di Confindustria troverà sicuramente un seguito da parte nostra e promettiamo battaglia all’interno della maggioranza» annuncia la veneziana Sara Moretto eletta deputata con il Pd, passata alla formazione di Renzi e tra i membri della Commissione attività produttive, commercio e turismo. Parla di «pasticcio» per la tassazione delle auto aziendali «che non sono certo un privilegio, ma uno strumento indispensabile» e di «mortificazione di chi fa impresa» convinta «che queste misure vadano modificate». Annuncia quindi che stanno già lavorando ad una revisione: «Presenteremo degli emendamenti chiedendo al ministro delle modifiche». Raffaella Ianuale © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

METEO, VERSO LA FINE DELL’ALLERTA Dopo giorni di pioggia e neve in Veneto ieri il Centro della Protezione Civile ha emesso avviso di criticità fino alle 8 di questa mattina. Poi scatta la tregua.

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Treno delle Dolomiti, l’ora della scelta Il Veneto affida a un ingegnere di Bolzano l’incarico di redigere `Quattro le alternative: “Opzione 0”, transito in Val del Boite, lo studio sulle varie ipotesi di percorso. Decisione entro l’anno passaggio in Val d’Ansiei e tracciato mediano. Poi il progetto `

scorso amministratore unico dell’agenzia della mobilità di Bologna, è stato anche direttore d’esercizio della Sba, controllata dalla Provincia Autonoma di Bolzano con lo scopo della gestione e manutenzione della linea ferroviaria Merano- Malles, nonché consulente della Sad, veste in cui ancora nel 2016 ha cominciato a coordinare lo studio del Treno delle Dolomiti.

INFRASTRUTTURE VENEZIA Si mette in moto il progetto del Treno delle Dolomiti. Con un decreto pubblicato ieri sul Bollettino ufficiale della Regione, è stato formalmente affidato l’incarico al professionista per «la stesura del bando di perfettibilità tecnica dell’intervento, la valutazione degli scenari preliminari e l’indirizzo scientifico alla ricerca». Sarà infatti l’ingegnere altoatesino Helmuth Moroder a realizzare il dossier che porterà, entro la fine dell’anno, alla scelta del tracciato fra i quattro ipotizzati finora.

I TEMPI

LE PROPOSTE Occorre infatti comparare le proposte attualmente sul tavolo: “Opzione 0”, “Tracciato a sud attraverso la Val del Boite”, “Tracciato a nord attraverso la Val d’Ansiei” e “Tracciato mediano”. Ciascuna prospettazione ha le proprie caratteristiche tecniche, sul piano ingegneristico ma anche ambientale, il che inevitabilmente comporta per ciascuna degli elementi favorevoli e degli aspetti sfavorevoli. Questo è dunque il variegato ventaglio di possibilità dentro cui, nel corso degli anni, si è sviluppato il dibattito politico sull’opera, coinvolgendo di volta in volta i diversi territori interessati dalle differenti opzioni. Ma ora è arrivato il momento di fare una sintesi e prendere una decisione, secondo quanto prevede la convenzione siglata nel marzo scorso dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Belluno, nel quadro del protocollo d’intesa sottoscritto tre anni fa con la Provincia di Bolzano. Fra

IL PROFESSIONISTA ALTOATESINO È STATO ANCHE IL DIRETTORE DELLA SOCIETÀ CHE GESTISCE LA LINEA MERANO-MALLES

SIMULAZIONE Il Treno delle Dolomiti in un rendering: così dovrebbe apparire la nuova tratta ferroviaria tra Calalzo e Cortina

gli obiettivi del patto, infatti, figura pure la «predisposizione delle analisi di natura tecnica, ambientale ed economica propedeutiche alla definizione del progetto di fattibilità per la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario tra Calalzo di Cadore e Cortina d’Ampezzo che prenda in considerazione e metta a confronto il quadro delle quattro alternative esistenti».

LA SELEZIONE Gli enti sottolineano che si tratta di un’operazione complessa. «Le caratteristiche degli incarichi – si legge nel decreto – sono di complessità tale da non consentire l’individuazione

A Longarone

Occhialeria, convocati gli stati generali VENEZIA La Regione convoca gli stati generali dell’occhialeria. L’appuntamento è stato ufficializzato ieri ed è fissato per venerdì 15 novembre a Longarone, dalle 9.30, alla presenza dell’assessore Elena Donazzan. «Il polo veneto dell’occhialeria, il più importante al mondo nel settore – sottolinea Palazzo Balbi – è l’epicentro di trasformazioni che stanno interessando i rapporti tra i

fondi che detengono i grandi brand del lusso e il sistema delle licenze, le fusioni tra produttori di montature e di lenti, gli investimenti in tecnologie 4.0, la ricerca in ambiti innovativi come l’ecosostenibilità». All’evento parteciperanno i vertici di Confindustria, Certottica, Cgil, Cisl, Uil Anfao e di gruppi come De Rigo Vision, Marcolin, Kering, Safilo e Thélios. © RIPRODUZIONE RISERVATA

all’interno del dell’organico di figure dotate di adeguata competenza ed esperienza, ed inoltre la mancanza di strumentazione tecnica adeguata non consente di adempiere a quanto richiesto, rendendo necessario il ricorso a figure esterne all’amministrazione per effettuare le attività sopra riportate». La procedura di selezione ha portato così Palazzo Balbi a individuare Moroder, «dotato della necessaria esperienza nel settore, come emerge dal curriculum vitae avendo ricoperto nella sua carriera importanti ruoli nel settore del trasporto in particolare ferroviario». Risulta infatti che il professionista, fino al gennaio

Adesso bisogna stringere sui tempi, come specifica il conferimento del compito che sarà remunerato con 44.000 euro. La bozza del rapporto finale di Moroder dovrà essere presentata entro il 30 novembre e la documentazione finale sarà attesa per il 31 dicembre. Nelle due date saranno anche liquidati, rispettivamente, l’acconto e il saldo del compenso. Il cronoprogramma era stato indicato dalla stessa Elisa De Berti, assessore regionale alle Infrastrutture, in occasione del suo incontro a metà ottobre a Roma con Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. «È stata l’occasione – aveva sottolineato la leghista – per ribadire l’importanza della progettazione del Treno delle Dolomiti, da Calalzo a Cortina, considerato che entro l’anno sarà stabilita l’ipotesi di tracciato. Un’opera straordinaria, un vero biglietto da visita delle nostre montagne per le suggestioni panoramiche uniche al mondo lungo le quali verrebbe a snodarsi». E in vista delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina del 2026, il progetto della linea ferroviaria si carica di ulteriore significato. Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA

DENTRO GLI ACCORDI CON LA PROVINCIA AUTONOMA E CON QUELLA DI BELLUNO LA REGIONE ASPETTA LA RELAZIONE PER IL 31 DICEMBRE

Pfas, dal ministero altri 23 milioni per i nuovi acquedotti L’INQUINAMENTO VENEZIA Ormai a ridosso della ripresa del processo sul caso Pfas, il ministero dell’Ambiente stanzia altri 23 milioni di euro per i nuovi acquedotti nell’area interessata dall’inquinamento. L’ha annunciato ieri il commissario delegato Nicola Dell’Acqua, facendo anche il punto sui lavori che dovrebbero concludersi per l’inizio della primavera. Un’attività diversa rispetto a quella di bonifica del sito di Miteni, l’azienda finita sotto accusa per gli sversamenti dei composti chimici anche nella falda.

IL FINANZIAMENTO Non a caso Dell’Acqua è al vertice della gestione commissariale per i primi interventi ur-

genti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova. Fra i suoi compiti, figura anche l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da Pfas entro il 21 marzo 2020. «Il ministero dell’Ambiente – ha fatto sapere il dirigente regionale – ha comu-

LUNEDÌ RIPRENDERÀ IL PROCESSO A VICENZA INTANTO IL COMMISSARIO DELL’ACQUA FA IL PUNTO SUI LAVORI DA FINIRE ENTRO IL 21 MARZO 2020

COMMISSARIO Nicola Dell’Acqua

nicato di aver disposto un finanziamento integrativo pari a 23.530.00 euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e 3.200.00 per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da Pfas. Il ministero ha, dunque, risposto positivamente alla nostra richiesta di integrazione ai 56,8 milioni di euro già stanziati per proseguire nel lavoro avviato. Richiesta formulata in ragione dei maggiori costi emersi nel corso della progettazione e dell’esecuzione delle opere avviate per garantire la perfetta funzionalità delle interconnessioni acquedottistiche presenti nel territorio interessato». Si tratta di un programma di emergenza, che per essere ultimato aveva bisogno di una mag-

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giore disponibilità finanziaria. «Il ministero – ha aggiunto Dell’Acqua – ha disposto il finanziamento integrativo in ragione del fatto che esso consentirà di completare l’approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate per la totalità del territorio interessato». Soggetto attuatore dell’operazione è la società pubblica Acque Veronesi, che ad oggi «ha realizzato circa 7,2 chilometri di rete su un totale di 19». Restano poco più di quattro mesi alla scadenza e la Regione è ottimista: «Grazie alle buone condizioni meteo fino alle ultime settimane, i lavori hanno potuto procedere ad un buon ritmo, garantendo di rispettare i tempi previsti da cronoprogramma nei tre cantieri avviati in parallelo», ha sottolineato il commissario.

Soddisfazione è stata espressa anche dalla deputata pentastellata Francesca Businarolo: «Grazie al ministro Sergio Costa che ha mantenuto l’impegno di sostenere concretamente la bonifica delle acque inquinate da Pfas. In questo modo si darà l’unica risposta possibile alle popolazioni colpite dalla più grave emergenza ambientale che la nostra regione abbia mai visto».

L’UDIENZA Intanto lunedì a Vicenza riprenderà l’udienza preliminare a carico di 13 ex manager di Miteni e delle società che nel tempo l’hanno controllata. Davanti al gup Roberto Venditti si terrà la costituzione di parte civile da parte di almeno 130 tra persone fisiche e giuridiche. (a.pe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

METEO, VERSO LA FINE DELL’ALLERTA Dopo giorni di pioggia e neve in Veneto ieri il Centro della Protezione Civile ha emesso avviso di criticità fino alle 8 di questa mattina. Poi scatta la tregua.

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Treno delle Dolomiti, l’ora della scelta Il Veneto affida a un ingegnere di Bolzano l’incarico di redigere `Quattro le alternative: “Opzione 0”, transito in Val del Boite, lo studio sulle varie ipotesi di percorso. Decisione entro l’anno passaggio in Val d’Ansiei e tracciato mediano. Poi il progetto `

scorso amministratore unico dell’agenzia della mobilità di Bologna, è stato anche direttore d’esercizio della Sba, controllata dalla Provincia Autonoma di Bolzano con lo scopo della gestione e manutenzione della linea ferroviaria Merano- Malles, nonché consulente della Sad, veste in cui ancora nel 2016 ha cominciato a coordinare lo studio del Treno delle Dolomiti.

INFRASTRUTTURE VENEZIA Si mette in moto il progetto del Treno delle Dolomiti. Con un decreto pubblicato ieri sul Bollettino ufficiale della Regione, è stato formalmente affidato l’incarico al professionista per «la stesura del bando di perfettibilità tecnica dell’intervento, la valutazione degli scenari preliminari e l’indirizzo scientifico alla ricerca». Sarà infatti l’ingegnere altoatesino Helmuth Moroder a realizzare il dossier che porterà, entro la fine dell’anno, alla scelta del tracciato fra i quattro ipotizzati finora.

I TEMPI

LE PROPOSTE Occorre infatti comparare le proposte attualmente sul tavolo: “Opzione 0”, “Tracciato a sud attraverso la Val del Boite”, “Tracciato a nord attraverso la Val d’Ansiei” e “Tracciato mediano”. Ciascuna prospettazione ha le proprie caratteristiche tecniche, sul piano ingegneristico ma anche ambientale, il che inevitabilmente comporta per ciascuna degli elementi favorevoli e degli aspetti sfavorevoli. Questo è dunque il variegato ventaglio di possibilità dentro cui, nel corso degli anni, si è sviluppato il dibattito politico sull’opera, coinvolgendo di volta in volta i diversi territori interessati dalle differenti opzioni. Ma ora è arrivato il momento di fare una sintesi e prendere una decisione, secondo quanto prevede la convenzione siglata nel marzo scorso dalla Regione Veneto e dalla Provincia di Belluno, nel quadro del protocollo d’intesa sottoscritto tre anni fa con la Provincia di Bolzano. Fra

IL PROFESSIONISTA ALTOATESINO È STATO ANCHE IL DIRETTORE DELLA SOCIETÀ CHE GESTISCE LA LINEA MERANO-MALLES

SIMULAZIONE Il Treno delle Dolomiti in un rendering: così dovrebbe apparire la nuova tratta ferroviaria tra Calalzo e Cortina

gli obiettivi del patto, infatti, figura pure la «predisposizione delle analisi di natura tecnica, ambientale ed economica propedeutiche alla definizione del progetto di fattibilità per la realizzazione del nuovo collegamento ferroviario tra Calalzo di Cadore e Cortina d’Ampezzo che prenda in considerazione e metta a confronto il quadro delle quattro alternative esistenti».

LA SELEZIONE Gli enti sottolineano che si tratta di un’operazione complessa. «Le caratteristiche degli incarichi – si legge nel decreto – sono di complessità tale da non consentire l’individuazione

A Longarone

Occhialeria, convocati gli stati generali VENEZIA La Regione convoca gli stati generali dell’occhialeria. L’appuntamento è stato ufficializzato ieri ed è fissato per venerdì 15 novembre a Longarone, dalle 9.30, alla presenza dell’assessore Elena Donazzan. «Il polo veneto dell’occhialeria, il più importante al mondo nel settore – sottolinea Palazzo Balbi – è l’epicentro di trasformazioni che stanno interessando i rapporti tra i

fondi che detengono i grandi brand del lusso e il sistema delle licenze, le fusioni tra produttori di montature e di lenti, gli investimenti in tecnologie 4.0, la ricerca in ambiti innovativi come l’ecosostenibilità». All’evento parteciperanno i vertici di Confindustria, Certottica, Cgil, Cisl, Uil Anfao e di gruppi come De Rigo Vision, Marcolin, Kering, Safilo e Thélios. © RIPRODUZIONE RISERVATA

all’interno del dell’organico di figure dotate di adeguata competenza ed esperienza, ed inoltre la mancanza di strumentazione tecnica adeguata non consente di adempiere a quanto richiesto, rendendo necessario il ricorso a figure esterne all’amministrazione per effettuare le attività sopra riportate». La procedura di selezione ha portato così Palazzo Balbi a individuare Moroder, «dotato della necessaria esperienza nel settore, come emerge dal curriculum vitae avendo ricoperto nella sua carriera importanti ruoli nel settore del trasporto in particolare ferroviario». Risulta infatti che il professionista, fino al gennaio

Adesso bisogna stringere sui tempi, come specifica il conferimento del compito che sarà remunerato con 44.000 euro. La bozza del rapporto finale di Moroder dovrà essere presentata entro il 30 novembre e la documentazione finale sarà attesa per il 31 dicembre. Nelle due date saranno anche liquidati, rispettivamente, l’acconto e il saldo del compenso. Il cronoprogramma era stato indicato dalla stessa Elisa De Berti, assessore regionale alle Infrastrutture, in occasione del suo incontro a metà ottobre a Roma con Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana. «È stata l’occasione – aveva sottolineato la leghista – per ribadire l’importanza della progettazione del Treno delle Dolomiti, da Calalzo a Cortina, considerato che entro l’anno sarà stabilita l’ipotesi di tracciato. Un’opera straordinaria, un vero biglietto da visita delle nostre montagne per le suggestioni panoramiche uniche al mondo lungo le quali verrebbe a snodarsi». E in vista delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina del 2026, il progetto della linea ferroviaria si carica di ulteriore significato. Angela Pederiva © RIPRODUZIONE RISERVATA

DENTRO GLI ACCORDI CON LA PROVINCIA AUTONOMA E CON QUELLA DI BELLUNO LA REGIONE ASPETTA LA RELAZIONE PER IL 31 DICEMBRE

Pfas, dal ministero altri 23 milioni per i nuovi acquedotti L’INQUINAMENTO VENEZIA Ormai a ridosso della ripresa del processo sul caso Pfas, il ministero dell’Ambiente stanzia altri 23 milioni di euro per i nuovi acquedotti nell’area interessata dall’inquinamento. L’ha annunciato ieri il commissario delegato Nicola Dell’Acqua, facendo anche il punto sui lavori che dovrebbero concludersi per l’inizio della primavera. Un’attività diversa rispetto a quella di bonifica del sito di Miteni, l’azienda finita sotto accusa per gli sversamenti dei composti chimici anche nella falda.

IL FINANZIAMENTO Non a caso Dell’Acqua è al vertice della gestione commissariale per i primi interventi ur-

genti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova. Fra i suoi compiti, figura anche l’incarico di completare le opere acquedottistiche necessarie a garantire acqua libera da Pfas entro il 21 marzo 2020. «Il ministero dell’Ambiente – ha fatto sapere il dirigente regionale – ha comu-

LUNEDÌ RIPRENDERÀ IL PROCESSO A VICENZA INTANTO IL COMMISSARIO DELL’ACQUA FA IL PUNTO SUI LAVORI DA FINIRE ENTRO IL 21 MARZO 2020

COMMISSARIO Nicola Dell’Acqua

nicato di aver disposto un finanziamento integrativo pari a 23.530.00 euro, 20 milioni per l’annualità 2019 e 3.200.00 per il 2020, destinato a completare gli interventi emergenziali necessari a realizzare la nuova rete acquedottistica nelle aree inquinate da Pfas. Il ministero ha, dunque, risposto positivamente alla nostra richiesta di integrazione ai 56,8 milioni di euro già stanziati per proseguire nel lavoro avviato. Richiesta formulata in ragione dei maggiori costi emersi nel corso della progettazione e dell’esecuzione delle opere avviate per garantire la perfetta funzionalità delle interconnessioni acquedottistiche presenti nel territorio interessato». Si tratta di un programma di emergenza, che per essere ultimato aveva bisogno di una mag-

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giore disponibilità finanziaria. «Il ministero – ha aggiunto Dell’Acqua – ha disposto il finanziamento integrativo in ragione del fatto che esso consentirà di completare l’approvvigionamento idrico alternativo alle fonti contaminate per la totalità del territorio interessato». Soggetto attuatore dell’operazione è la società pubblica Acque Veronesi, che ad oggi «ha realizzato circa 7,2 chilometri di rete su un totale di 19». Restano poco più di quattro mesi alla scadenza e la Regione è ottimista: «Grazie alle buone condizioni meteo fino alle ultime settimane, i lavori hanno potuto procedere ad un buon ritmo, garantendo di rispettare i tempi previsti da cronoprogramma nei tre cantieri avviati in parallelo», ha sottolineato il commissario.

Soddisfazione è stata espressa anche dalla deputata pentastellata Francesca Businarolo: «Grazie al ministro Sergio Costa che ha mantenuto l’impegno di sostenere concretamente la bonifica delle acque inquinate da Pfas. In questo modo si darà l’unica risposta possibile alle popolazioni colpite dalla più grave emergenza ambientale che la nostra regione abbia mai visto».

L’UDIENZA Intanto lunedì a Vicenza riprenderà l’udienza preliminare a carico di 13 ex manager di Miteni e delle società che nel tempo l’hanno controllata. Davanti al gup Roberto Venditti si terrà la costituzione di parte civile da parte di almeno 130 tra persone fisiche e giuridiche. (a.pe.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Nordest

IL DECRETO VENEZIA Sei mesi fa la Regione aveva stanziato 50.000 euro per sostenere il rientro in Veneto degli oriundi in difficoltà. Ma alla fine sono arrivate soltanto tre domande e peraltro solo una è stata accolta: quella di un italo-brasiliano, discendente di emigranti veneti, che nutriva il desiderio di ripercorrere il loro cammino a ritroso e tornare a vivere nella terra dei propri avi. È quanto emerge dal decreto pubblicato ieri sul Bur, dando conto dei risultati che ora saranno studiati dall’assessore di comparto Manuela Lanzarin: «A questo punto vogliamo capire se c’è stato qualche disguido sul piano informativo o se è il caso di pensare ad altre iniziative più sentite».

Sabato 9 Novembre 2019 www.gazzettino.it

Rientro degli emigranti accolta una sola richiesta La Regione aveva stanziato 50.000 euro `Presentate 3 domande e 2 non ammesse per sostenere il rimpatrio degli oriundi L’assessore Lanzarin: «Misure da rivedere» `

L’ANALISI Restano dunque in cassa oltre 45.000 euro, disponibili eventualmente per altre finalità in materia, qualora Palazzo Balbi decidesse di modificare la destinazione dello stanziamento. «Nell’ambito della programmazione relativa al bilancio di previsione per il 2020 – afferma l’assessore Lanzarin – faremo un’analisi della situazione. Valuteremo se è una misura da mantenere, magari potenziandone la pubblicità se c’è stato un problema di insufficiente sensibilizzazione, o se è il caso di dirottare la somma verso altre iniziative, che dovessero risultare maggiormente apprezzate». Il sostegno ai rimpatri era stato particolarmente richiesto ai tempi della crisi argentina, ma da allora sono passati gli anni e sono cambiati gli scenari. «Ad un certo punto l’incentivo era sparito dalla pianificazione – ricorda la zaiana – ma poi l’avevamo ripristinato e per un certo periodo è stato richiesto. Ora capiremo come muoverci, condividendo le riflessioni anche con la Consulta dei veneti nel mondo». A.Pe.

IL PACCHETTO Era stata proprio la titolare della delega ai Flussi migratori a promuovere il reperimento in bilancio, fra 2019 e 2021, di 450.000 euro per le misure riguardanti quello che è chiamato «l’altro Veneto», una nazione virtuale che conta 5 milioni di corregionali e oriundi residenti all’estero, conseguenza di un fenomeno storico-sociale che fra Ottocento e Novecento registrò 3,2 milioni di espatri. Nel pacchetto da 390.000 euro previsto per quest’anno, spiccavano appunto i 50.000 destinati a supportare il ritorno nella regione di origine degli emigranti e dei loro eredi. La legge regionale in materia mira infatti «da un lato, a favorire e facilitare il rientro e l’inserimento nel territorio regionale di cittadini veneti emigrati all’estero nonché dei loro discendenti, e dall’altro a garantire a favore delle collettività venete all’estero il mantenimento dell’identità veneta e lo sviluppo della conoscenza della cultura di origine». Per questo un primo provvedimento riguardava

mentazione incompleta relativamente al possesso dei requisiti prescritti dalla normativa e all’origine veneta, l’altra in quanto lo stato economico equivalente del nucleo familiare risultante dalla certificazione Isee era superiore ai parametri massimi previsti dalla delibera. Per questo è stata accolta solo la prima riconosciuta: l’importo riconosciuto è di 4.342,18 euro.

IL RADUNO Al centro della foto l’assessore Manuela Lanzarin e il governatore Luca Zaia reggono il gonfalone con i “Veneti nel mondo”

il rimborso delle spese affrontate per il viaggio, il trasporto delle masserizie e la sistemazione iniziale in Veneto. A presentare le domande potevano essere cittadini italiani che fossero nati o avessero vissuto per almeno tre anni sul territorio regionale e che fossero rimasti all’estero per non meno di cinque, nonché

i loro vedovi, figli, nipoti e pronipoti. I contributi potevano coprire i costi del viaggio attraverso mezzi pubblici e privati; del trasporto di oggetti personali, vestiario, arredo, mobilia e attrezzature varie; del canone di locazione e delle bollette di luce, acqua e gas. Era stato stabilito che per ogni famiglia la sovven-

zione non potesse superare i 5.000 euro, mentre le scadenze erano state fissate al 31 luglio per il primo riparto e al 31 ottobre per il secondo.

LE ISTANZE Così i termini sono maturati ma le istanze pervenute, secondo quanto si legge sul Bollettino

ufficiale della Regione, sono state in tutto tre. La prima è datata 13 maggio e domandava un finanziamento di 5.034,23 euro. La seconda è del 17 luglio e ne chiedeva 2.090. La terza risale al 30 luglio e ne auspicava 2.936,84. Queste ultime due, però, non sono state ammesse: l’una perché vedeva una docu-

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IL CONTRIBUTO SERVE ALLE SPESE DI VIAGGIO, TRASPORTO DELLE MASSERIZIE E PRIMA SISTEMAZIONE: LO AVRÀ UN ITALO-BRASILIANO

Green economy parla veneto Padova in vetta alla classifica IL RAPPORTO PADOVA La green economy parla veneto. Padova è la prima provincia d’Italia per numero di imprese che, negli ultimi cinque anni, hanno fatto eco-investimenti. Nella classifica regionale, il Veneto è secondo. Le politiche verdi sono diventate la ricetta per uscire dalla crisi e guardare al futuro secondo GreenItaly 2019, il decimo rapporto della Fondazione Symbola e di Unioncamere. Lo studio è stato presentato ieri a Palazzo Moroni a Padova, assieme al “Manifesto di Cernobbio” per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica.

dazione Symbola, Ermete Realacci -. Molto sta cambiando, anche se troppo lentamente. È un modello produttivo e sociale che offre al nostro Paese la possibilità di avere un rilevante ruolo internazionale. Già oggi l’Italia è la superpotenza europea nell’economia circolare con il 79% di rifiuti totali avviati a riciclo e presenta un’incidenza ben superiore rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei. La Francia è al 55%, il Regno Unito al 49%, la Germania al 43%. La green economy italiana è la frontiera più avanzata per

LE AZIENDE Sono oltre 432 mila le imprese italiane che hanno investito nel periodo 2015-2018, o prevedono di farlo entro la fine del 2019, in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. In pratica quasi un’azienda italiana su tre, il 31,2% dell’intera imprenditoria extra-agricola. E nel manifatturiero sono più di una su tre (35,8%). Solo quest’anno, quasi 300 mila aziende hanno investito, o intendono farlo entro dicembre, sulla sostenibilità e l’efficienza. «La generazione Greta ha bisogno di risposte più che di carezze – afferma il presidente della Fon-

VICESINDACO Arturo Lorenzoni

cogliere queste opportunità. È un’Italia che fa l’Italia, che non perde la propria anima ed è insieme innovativa e in grado di affrontare le sfide del futuro, senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno».

I DATI Con 42.963 aziende il Veneto è al secondo posto in Italia per scelte green, per un volume di investimenti pari a quasi 43 milioni di euro. Per quanto riguarda le province venete Padova si colloca al primo posto con 8.502 imprese, seconda Verona con 8.258, sul terzo gradino del podio Vicenza con 7.776 e poi Venezia con 7.709. Segue a poca distanza Treviso a quota 7.651. Ma i primati della regione non si fermano qui: con 45.990 nuovi contratti stipulati a green jobs per il 2019 (8,8% del totale nazionale), il Veneto è la quarta regione nella graduatoria nazionale. «Il green fa parte della nostra cultura – dichiara Maria Cristina Piovesana, presidente di Assindustria Venetocentro -. Avere cu-

IN TUTTA LA REGIONE SONO 42.963 LE AZIENDE CHE NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI HANNO FATTO ECO-INVESTIMENTI

CONFRONTO A sinistra Ermete Realacci, con la presidente di Confindustria Veneto Centro Maria Cristina Piovesana

ra del prossimo e del nostro territorio è nel Dna. Non c’è green economy senza impresa, è ciò che muove gli investimenti e i cambiamenti. Dietro c’è tanta ricerca, un economia sostenibile permette di riciclare materiali che altrimenti sarebbero solo rifiuti. Atteggiamenti negativi o termini come decrescita felice sono sbagliati, perché per crescere bisogna prendere questa direzione». Il manifesto contro la crisi climatica si trova sul sito internet di symbola.net, l’obiettivo è azzerare il contributo netto di emis-

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sione dei gas serra entro il 2050. Tante le associazioni di categoria, gli enti pubblici e privati, e le imprese che hanno già aderito. Ha partecipato anche il vicesindaco di Padova, Arturo Lorenzoni. «Il contributo dell’agricoltura è in atto da molti anni – spiega Massimo Bressan, presidente Coldiretti Padova – si tratta di una rivoluzione culturale che ha promosso attività virtuose dalla trasformazione dei prodotti, alla vendita diretta. Ma anche fattorie didattiche, agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, dete-

nuti e tossicodipendenti. Oltre che la cura del paesaggio o la produzione di energie rinnovabili». Nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni: il 13,4% del totale dell’occupazione complessiva (nel 2017 era il 13,0%). «Siamo orgogliosi e convinti dei contenuti del manifesto – ammette Roberto Boschetto, Confartigianato Veneto –. Ora bisogna passare dalle parole ai fatti, coinvolgendo i colleghi». Elisa Fais © RIPRODUZIONE RISERVATA


XII

CHE COS’È IL GNL

Mestre

Il gas naturale liquefatto è metano portato allo stato liquido raffreddandolo a -160 gradi centigradi. È considerato il carburante del futuro per navi e camion Sabato 9 Novembre 2019 www.gazzettino.it

mestrecronaca@gazzettino.it

Via libera al deposito di gas Firmato il decreto di compatibilità ambientale per il progetto `Ora si attende l’autorizzazione finale da Mise e Regione presentato da Venice Lng a Fusina, sul canale industriale Sud per avviare i lavori che impiegheranno 100 operai per due anni `

CARBURANTI MARGHERA L’avventura era partita

ufficialmente il 18 gennaio del 2018 quando il progetto per un deposito di gas naturale liquefatto (Gnl) a Fusina venne presentato nella sede di Confindustria Venezia e Rovigo. Dal 5 novembre quel progetto di Venice Lng ha ottenuto dal ministero dell’Ambiente, di concerto con quello per i Beni e le attività culturali, il decreto di compatibilità ambientale, il primo passo importante per arrivare all’autorizzazione finale e all’avvio dei lavori che dureranno due anni con l’impiego di circa 100 operai. Unico socio di Venice Lng è Decal, azienda di Porto Marghera fondata nel 1961 specializzata nella gestione di depositi costieri di carburanti: ne ha 6 tra Marghera, Spagna, Panama, Brasile e Russia.

L’AREA Al nuovo deposito, che sorgerà a Fusina sul canale industriale Sud tra il polo ecologico di Veritas e il sito di stoccaggio oli di Decal in un’area abbandonata dal 2010, manca ora il rilascio dell’autorizzazione unica da parte del ministero dello Sviluppo Economico, d’Intesa con la Regione Veneto. Il gas naturale liquefatto è metano che viene portato allo stato liquido attraverso un processo di raffreddamento a -160 gradi centigradi: inodore, incolore, atossico e non corrosivo; non si scioglie in acqua e quindi non inquina il mare o le falde. Ed è considerato il carburante del prossimo futuro per navi e camion, in linea con quanto stabilito dalla Commissione Europea con la Direttiva DAFI4, che prevede che entro la fine del 2025 sia disponibile una rete di rifornimento Gnl per le navi e per i veicoli pesanti lungo il corridoio centrale Ten-T del quale il Porto di Venezia è

parte integrante. Per questo e per le sue qualità ambientali il progetto del deposito di Fusina da 32 mila metri cubi, assieme ad uno da 9.300 a Livorno, è stato cofinanziato dall’Unione Europea. Dal punto di vista ambientale, infatti, il Gnl è del tutto privo di zolfo mentre anche il più “ecologico” dei carburanti marini ha comunque 500 volte più zolfo del più comune gasolio per auto (mentre l’olio combustibile pesante arriva addirittura a 1000 volte in più): lo zolfo è uno tra gli inquinanti più pericolosi per la salute pubblica e non a caso la convenzione Marpol che regola le emissioni delle navi impone una forte riduzione del quantita-

tivo di zolfo negli oli combustibili marini entro il 2020 (dal 3,5% allo 0,5%); inoltre il Gnl riduce gli ossidi di azoto dal 45 all’85%, le polveri sottili Pm10 del 90%, le polveri ultrasottili Pm2.5 del 40% e l’anidride carbonica Co2 dal 15 al 30% rispetto all’olio combustibile pesante o al diesel marino.

L’AZIENDA È DI PROPRIETÁ DELLA DECAL DI PORTO MARGHERA: «L’IMPIANTO SARÁ ALL’AVANGUARDIA»

Il progetto prevede una movimentazione iniziale di 150 mila metri cubi e, a regime, di 900 mila metri cubi all’anno: da Fusina, con camion cisterna, verranno riforniti parte dei 50 distributori stradali di Gnl già esistenti (attualmente già 2 mila camion hanno abbandonato il gasolio e la previsione futura è di 20 mila), e con bettoline verranno rifornite le navi di nuova generazione che, dal 2017, sono un centinaio (escluse le metaniere) mentre altre 100 sono già in costruzione.

SICUREZZA Tutto bene, dunque? Gli ambientalisti veneziani temono l’aumento del traffico pesante per il trasporto del Gnl e, soprattutto, temono un’esplosione del Gnl che potrebbe provocare una catastrofe di proporzioni immani coinvolgendo un territorio più ampio di quello delimitato dalla Riviera del Brenta: il rischio si verificherebbe dentro a una delle 50 navi all’anno che arriveranno in laguna a rifornire il deposito o nel momento del trasferimento

del gas. Venice Lng assicura che il numero dei camion non aumenterà perché semplicemente quelli che trasporteranno il Gnl sostituiranno altri che trasportano gasolio. Quanto al rischio esplosione afferma che l’impianto è progettato e sarà realizzato con le più moderne e affidabili tecnologie. Il deposito «assicurerà un contenimento totale attraverso un serbatoio primario in acciaio speciale protetto da una struttura in calcestruzzo armato, garan-

stato convocato in seguito all’ultima ordinanza della Direzione Marittima di Venezia, la 109, che ha ridotto il pescaggio del Malamocco-Marghera impedendo quindi alle navi più grandi di entrare in porto. Il contrammiraglio Pellizzari ha spiegato che la Capitaneria di porto è pronta a rivederla tempe-

stivamente non appena i canali torneranno navigabili e ha concordato con l’analisi del presidente Musolino sull’urgenza di procedere al marginamento delle casse di colmata A, B, D/E (la prima sulla quale intervenire è la B all’altezza della curva di Sant’Andrea) per evitare che i sedimenti continuino a scivolare nel canale

ATTESA A destra, il canale dei Petroli. Per fine mese si conoscerà l’esito della Commissione di Salvaguardia sui progetti da realizzare subito

Riunione in prefettura sul canale dei Petroli «Intervenire con urgenza» PORTO VENEZIA Per salvare il porto servono interventi urgenti, praticamente immediati, e altri programmabili per tutti gli anni a venire. Lo hanno spiegato ieri al prefetto Vittorio Zappalorto che si è preso l’impegno di farsi parte attiva con le istituzioni locali e il Governo a Roma per rappresentare la necessità di agire sinergicamente e al più presto. La riunione è stata aggiornata alla fine del mese quando si saprà l’esito della Commissione di Salvaguardia che dovrà esprimersi su uno dei progetti da realizzare subito, il rialzo dell’isola delle Tresse che ospita i fanghi scavati negli anni

dai canali portuali: dovrebbe alzarsi di un metro per poter ospitare un altro milione di metri cubi e permettere così all’Autorità di sistema portuale del mare Adriatico settentrionale (Adspmas) di riportare i fondali del canale principale, il Malamocco-Marghera, a profondità tali da consentire alle navi di entrare al

DOPO L’INCONTRO I SINDACATI INSODDISFATTI HANNO DECISO DI MANTENERE LO STATO DI AGITAZIONE

porto. I sindacati, per i quali erano presenti i segretari di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil (Renzo Varagnolo, Marino De Terlizzi e Andrea D’Addio) hanno ringraziato il prefetto ma, visto che non è uscita un’azione concreta, con tempi certi, per la manutenzione dei canali e visto che il porto e i posti di lavoro sono tutt’ora a rischio, hanno confermato lo stato di agitazione e i tre giorni di sciopero proclamati. Alla riunione sono intervenuti il presidente dell’Adspmas Pino Musolino, Piero Pellizzari, comandante della Direzione Marittima del Veneto, e Valerio Volpe del Provveditorato interregionale alle opere pubbliche. L’incontro è

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XIII

Mestre Marghera

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Fusina e lo spettro dell’inceneritore Veritas: «Nessun aumento di potenza» FUSINA Nel cerchio rosso l’area dove sorgerà il deposito Gnl

L’azienda risponde dopo le assemblee che hanno `Il dg Razzini: «Resteranno inalterate emissioni fissato 5 punti per avere garanzie sull’ambiente e produzioni energetiche. Bruceremo noi il Css» `

zare il carbone entro il 2023 precisano dal quartier generale dell’azienda - quindi le emissioni non potranno che diminuire. Già attualmente 20mila tonnellate sulle 60mila di Css vengono inviate in impianti esteri, perché solo a pieno regime la “Palladio” utilizzava oltre un milione di tonnellate di carbone all’anno e le 60mila tonnellate di Css. Con la sua riconversione si toglierà il milione di tonnellate di carbone lasciando solo le 60mila tonnellate di Css». Css che verrà appunto bruciato in futuro direttamente da Ecoprogetto: «I costi dello smaltimento all’estero del Css eccedente finirebbero nelle bollette: per questo motivo abbiamo chiesto alla Regione di poterlo sostituire alla biomassa legnosa nel nostro impianto» aggiunge Veritas.

RIFIUTI

DEPOSITO Il rendering del progetto del deposito di Gnl sul canale industriale Sud, tra il polo ecologico di Veritas e il sito di stoccaggio oli di Decal in un’area abbandonata dal 2010

tendo così l’isolamento del prodotto stoccato da eventuali sollecitazioni termiche esterne». Inoltre «lo studio di fattibilità dell’impianto e i risultati dell’analisi preliminare degli effetti legati a scenari incidentali confermano la piena compatibilità territoriale del deposito Venice Lng con le aree circostanti ed escludono la possibilità che si verifichi il cosiddetto “effetto domino”». Elisio Trevisan © RIPRODUZIONE RISERVATA

MARGHERA Lo spettro è quello della riattivazione dell’inceneritore chiuso - tra i brindisi - nel 2014. La Municipalità si riunirà nelle prossime settimane, dopo l’assemblea della scorsa settimana a Malcontenta. «C’è tempo, perché il progetto è in corso di valutazione di impatto ambientale e i tempi non saranno rapidissimi - spiega il presidente Gianfranco Bettin -. Ma da Veritas vogliamo subito risposte certe alle 5 richieste che abbiamo avanzato a tutela dell’ambiente». Preoccupazioni che arrivano non solo da Malcontenta in merito al progetto di “aggiornamento tecnologico” degli impianti di produzione di energia di Veritas a Fusina, visto che a sollevarsi sono stati anche comitati e associazioni della Riviera del Brenta dove finirebbero, spinti dal vento, i temuti “veleni” dei fumi dei futuri camini. Ed ora, punto su punto, è il direttore generale di Veritas Andrea Razzini a scendere in campo per fare chiarezza sul progetto.

1. LA POTENZA «Attraverso la nostra società controllata Ecoprogetto non è stato chiesto alcun aumento di potenza delle due linee per l’autoproduzione di energia elettrica, già autorizzate nel 2017 dalla Regione - precisa subito Razzini -. La capacità degli impianti si misura in megawatt termici e quella autorizzata è di 20 per la prima linea e 27,9 MWt per la seconda, non ancora in funzione. Noi chiediamo di realizzare una terza linea, ancora di 20 MWt, per essiccare i fanghi da depurazione civile. Ma questa non entrerà mai in funzione contemporaneamente alle altre due, lascian-

5. RIDURRE RIFIUTI E CSS

Gli stabilimenti di Veritas-Ecoprogetto a Fusina vicino alla Centrale Enel

do inalterate emissioni e produzioni energetiche».

2. IL BACINO DI RACCOLTA Il timore da Fusina in su è che, con impianti più grandi, arrivino anche più rifiuti da trattare, «mentre - per l’assemblea di Malcontenta - il bacino di riferimento deve restare quello attuale, cioé provincia di Venezia più Mogliano». Razzini nega ogni ulteriore “arrivo”: «Non sono previsti conferimenti di rifiuto secco diversi

«ABBIAMO CHIESTO DI REALIZZARE UNA TERZA LINEA PER ESSICCARE I FANGHI DI DEPURAZIONE CIVILE. IL BACINO DI RACCOLTA NON CAMBIERÁ»

I COMITATI

interrandolo ulteriormente, e concorda pure sul fatto che serve innalzare l’isola delle Tresse, verificando nel contempo la percorribilità dell’utilizzo della cassa del molo Sali nel canale industriale Nord per altri fanghi. Il problema, ha spiegato Musolino, è che per procedere occorre l’approvazione del Protocollo fan-

ghi e, per gli interventi di dragaggio da realizzare nei prossimi anni, anche del Piano morfologico della laguna: la responsabilità del mantenimento della navigabilità è in capo all’Autorità che presiede ma dipende, per le autorizzazioni, da altre istituzioni per cui sin dal 2017 ha messo da parte i soldi per i lavori (23 milioni di euro) e ha segnalato a tutti livelli la necessità di partire coi lavori. A tal proposito l’ingegner Volpe ha ricordato a che punto è la situazione: il Protocollo fanghi è stato preparato e trasmesso il 9 agosto ai ministeri dell’Ambiente e delle Infrastrutture per l’approvazione definitiva; il progetto per il rialzo dell’isola delle Tresse è in attesa della Commissione di Salvaguardia che si riunirà il 26 novembre; per il ripristino ambientale delle casse di colmata è in fase di predisposizione la documentazione da inviare alla valutazione Via nazionale; infine si è in attesa di completare l’iter di approvazione del Piano morfologico della laguna per il quale è stata richiesta una riunione definitiva al ministero dell’Ambiente. (e.t.) © RIPRODUZIONE RISERVATA

MARGHERA «È un inceneritore, lo scrivono anche loro nelle carte che hanno inviato in commissione Via. E minimizzare come fanno loro l’impatto ambientale e le emissioni è “come chiedere all’oste se il vino è buono”. Qui vogliono bruciare tutto: Css, fanghi, legno e ramaglie, anche i percolati delle discariche del Veneto, perché devono “alimentare” il business di un impianto che costerà 97 milioni di euro». Opzione Zero, il comitato della Riviera del Brenta che si è mosso per primo contro il progetto di Veritas, subito affiancato dall’Assemblea contro il rischio chimico di Marghera e Medicina Democratica («ma il fronte si sta allargando» precisa il portavoce Mattia Donadel), ha già depositato 56 pagine di osservazioni per convincere la commissione regionale a bloccare tutto. «Troppi numeri non tornano, troppe carte presentano aspetti contraddittori - spiega Donadel -. Ci opporremo fino alla fine e, se mai arrivasse l’okay dalla Commissione Via, il giorno dopo faremo ricorso» Quali sono le cifre che non corrispondono?

dagli attuali. Ora gli impianti sono autorizzati per trattare 258mila tonnellate di secco residuo, ma si arriva “solo”a 150mila grazie alla raccolta differenziata, su un totale di 530mila tonnellate di rifiuti urbani raccolti. Dalle 150mila tonnellate trattate se ne producono 60mila di Css», che è il “combustibile solido secondario” derivato dalla lavorazione dei rifiuti urbani e speciali non pericolosi. Veritas sostiene quindi di puntare a “bruciare” solo queste 60mila tonnellate e non di più: «Oggi il Css viene mescolato insieme al carbone nella centrale Enel: chiediamo di poterlo utilizzare direttamente nei nostri impianti».

3. MENO MATERIALI TRATTATI L’obiezione di ambientalisti e residenti, però, è che “Css e fanghi civili essiccati devono

diminuire”. «Su questo siamo tutti d’accordo - risponde Razzini -. Paradossalmente, se la quantità di secco (quindi di Css) dovesse ridursi drasticamente, la seconda linea prevista non sarebbe nemmeno necessaria per smaltire il Css, con la prima sufficiente per i fanghi e il poco Css prodotto. Tuttavia, la riduzione dei rifiuti sconta anche la capacità del territorio di non produrne di più e di aumentare la qualità dei materiali e dei rifiuti conferiti».

4. LE EMISSIONI Tra le richieste, poi, c’è ovviamente quella della riduzione dei veleni nell’aria da parte dei nuovi impianti, e su questo Veritas cala l’asso della riconversione della Centrale. «Enel ha comunicato che la “Palladio” di Fusina cesserà di utiliz-

«Noi non ci fidiamo Vogliono portar qui altri rifiuti e fanghi»

IL PORTAVOCE MATTIA DONADEL: «TROPPI DATI NON COINCIDONO. SIAMO PRONTI A FARE RICORSO»

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«Devono bruciare il Css che non finirà più nella Centrale Enel? Possiamo ragionare. Ma Veritas chiede di poter lavorare una maggiore quantità di rifiuti. Veritas ha un’autorizzazione a trattare 258mila tonnellate di rifiuti residui, ma arrivano a 160mila producendo 60 tonnellate di Css. Ora chiedono però di poterne lavorare fino a 400mila tonnellate. Perché? Vogliono rifiuti da fuori bacino e anche da fuori regione?» Queste sarebbero però le “lavorazioni”. «Parliamo allora di quello che vogliono bruciare sulle tre linee: 150mila tonnellate di legno e ramaglie; fino a 150 tonnellate di Css, cioè più del doppio della produzione attuale, quando in tutti gli impianti veneti si arriva a 94mila tonnellate; e fino a 30mila tonnellate di fanghi essiccati, provenienti dai depuratori civili. Fanno 330mila tonnellate. Tan-

Infine, l’ultimo “punto irrinunciabile” di comitati e Municipalità riguarda l’aumento della differenziata e del riciclo, con la riduzione dei rifiuti smaltiti e, di conseguenza, il calo della produzione di Css da smaltire. «Per il secondo anno consecutivo Venezia è stata dichiarata la prima area metropolitana e la prima città con oltre 200mila abitanti per percentuale di raccolta differenziata - ricorda Andrea Razzini -. Più differenziata? Su questo c’è bisogno della collaborazione di tutti i cittadini, che devono fare più attenzione nel separare i vari rifiuti, utilizzare meno imballaggi, ad esempio bevendo acqua di rubinetto o scegliendo prodotti con confezioni ridotte. Da parte nostra quest’anno stiamo consegnando borracce di metallo a tutti gli studenti delle scuole superiori che partecipano ai corsi di formazione ambientale, iniziativa che nel prossimo anno scolastico sarà estesa alle scuole primarie e medie». Fulvio Fenzo © RIPRODUZIONE RISERVATA

ta, tanta roba, e non c’è scritto da nessuna parte che sono in alternativa l’una con l’altra». Veritas sostiene che la potenza globale degli impianti non verrà superata. «Abbiamo chiesto il perché di queste quantità, ma da Veritas non c’è stata risposta. Non è detto che in futuro possano chiedere di aumentare anche la potenza, ma intanto, restando al di sotto dei 50 megawatt termici, evitano di andare in commissione Via nazionale. Per noi, pezzo dopo pezzo, puntano a costruire un maxi-inceneritore». Perché vi preoccupano anche le lavorazioni dei fanghi? «Anche qui c’è un sovradimensionamento: ne produciamo 39mila tonnellate, ma chiedono di lavorarne 90mila. Vogliono quelle degli altri gestori del Veneto che non possono più utilizzarli in agricoltura per l’emergenza Pfas? La soluzione deve allora essere quella di portarli a Fusina, essiccarli e bruciarli emettendo altre sostanze tossiche? Eppoi sostengono che l’impatto ambientale rimarrebbe solo nel territorio del Comune di Venezia, quando è chiaro che da camini alti 60 metri ne risentirebbe tutta la Riviera del Brenta e il Miranese». (f.fen.) © RIPRODUZIONE RISERVATA


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IL GIORNALE DI VICENZA

Sabato 9 Novembre 2019

VENETO

VENEZIA.L’acquaaltaraggiungei110centimetri

Lamarea ierimattina a Venezia haraggiunto unlivellomassimodi 110 centimetri. Lorende notoilCentroprevisionimareedelComune:nonèunlivelloeccezionalema«lamareaha prolungatolapropriapermanenzaoltregliorariastronomici»acausadeiventi.

Telefono 0444.396.311 | E-mail: veneto@ilgiornaledivicenza.it

POLITICA. Le indiscrezionisuun ministero, dopoleelezioniin EmilaRomagna, sirincorrono

Niente elezioni per Zaia? IlrebusspiazzalaLega Ilpartito versoil2020: unaltronome farebbesaltare gli equilibri Mailgovernatore liquidatutto comenotizie prive difondamento Roberta Labruna

E se Luca Zaia non si ricandidasse a presidente della Regione? E se all’ultima curva il politico più amato dai veneti si sfilasse dalla corsa e passasse il testimone a qualcun altro? «E’ un’ipotesi che non esiste», risponde netto un autorevole esponente della Lega. «L’indiscrezione circola, se ne parla, l’impressione è che questo scenario non sia del tutto campato per aria», dice invece un altro leghista di peso. Già, l’indiscrezione circola e su questo non c’è dubbio. Lui, Zaia, a chi glielo chiede spiega che sono sciocchezze prive di qualunque fondamento. Con Matteo Salvini ieri l’altro a Verona che, proprio in riferimento alle elezioni regionali del prossimo anno, ha risposto che «squadra che vince non si cambia». E il “capitano” di questa squadra, con buonapace dell’altro “capitano”, Salvini, è Luca Zaia.

«Sono solo voci messe in campo da qualcuno non si capisce bene perché, forse per danneggiarlo», è la versione di un altro leghista. Tuttavia, anche qualora il “piano” ci sia, aspettarsi qualcosa di diverso in questa fase rispetto ad una smentita sarebbe del tutto illusorio. Perché uno scenario di questo tipo sarebbe una rivoluzione vera. In Lega, prima di tutto. Dove cambierebbero gli equilibri, ci sarebbero dei riposizionamenti. E infatti solo il fatto che questa eventualità stia circolando con una certa insistenza sta agitando gli animi. Ecco, questo fa capire quanto impattante sarebbe un’ uscita di scena di Zaia. Perché, detto senza troppi giri di parole, il primo comandamento qui in Veneto è che Zaia non si discute. Non si discute perché viene giudicato un fuoriclasse assoluto, che si è guadagnato sul campo, come amministratore e come leader, le stellette di comandan-

LucaZaia eMatteo Salvini l’altro ieriall’inaugurazionedi Fieracavalli

te in capo. Certo, questo non significa che in Veneto siano tutti “zaiani”, perché un piccolo fronte che va per conto suo c’è ed è quello dell’ex sindaco di Padova ed ex sottosegretario Massimo Bitonci, ma per il resto stanno tutti dalla parte del governatore. Insomma, rispetto ad un tempo, quando in Lega Nord lo scontro tra correnti c’era ed

era anche duro, la situazione è assai più pacifica. Si è parlato spesso di un dualismo tra “zaiani” e “salviniani”, si è trovato un punto di equilibrio. E il punto di equilibrio ruota attorno alla figura di Zaia. Va da sé che se si cambiasse candidato, cambierebbero pesi e contrappesi. Ma perché Zaia, che in tasca ha il biglietto vincente, do-

vrebbe scegliere altre strade? C’è chi dice per andare a fare il ministro, nel caso in cui si dovesse andare al voto anticipato a Roma. Una eventualità che non sembra affatto peregrina, tenuto conto del fatto che l’alleanza di governo tra Pd e Cinque Stelle si sta rivelando assai fragile. E se, dopo l’Umbria, pure le regionali in Emilia Romagna, storica roccaforte rossa, dovessero andare male per i due azionisti dell’esecutivo, sarebbe difficile prevedere gli effetti dell’onda d’urto. Detto in altri termini, se al centrodestra, con la Lega sulla cresta dell’onda, dovesse riuscire il colpaccio in Emilia è facile pensare che la tenuta già poco solida del governo potrebbe subire la botta finale. E a quel punto la strada inevitabile sarebbe quella di un ritorno alle urne. Con Salvini candidato premier e ottime possibilità per il centrodestra di tornare a palazzo Chigi. E a Zaia, che già è stato ministro all’agricoltura, potrebbe magari non dispiacere fermarsi un giro e fare un’esperienza romana. Ma in verità c’è anche chi non lega una eventuale pit-stop di Zaia alle elezioni politiche. Si vedrà. Certo è che senza Zaia sarebbe un altro mondo. E qualcuno si spinge già ad ipotizzare i nomi dei sui ipotetici successori, tra questi quello dell’ex ministro Erika Stefani. Solo fantapolitca? Può essere. Ma si sa, a volte la realtà può superare l’immaginazione. • © RIPRODUZIONERISERVATA

Mafiasul litorale,reazionie polemiche

Eraclea,chiuseleindagini Orainballoloscioglimento Leindagini suEraclea, il primo municipiovenetoadessere commissariatoper mafia,si sonochiuse. Eadesso ci sono 45giorni ditempoper decidere sesciogliereil Comune. Intanto,il parlamentaredelPd NicolaPellicani,chefa parte dellacommissione antimafia, hapresentatoalministro dell’Internoun’ interrogazione. Conuna sollecitazione:«Alla lucedellastoriadegliultimi vent’annichehavisto il progressivoradicamento delle organizzazionicriminali,come evidenziatodalleultime inchiestedellamagistratura, pensosiagiuntoil momentodi aprireunfocusanche inaltre zonedelNordest, considerate alaltorischiodi infiltrazioni mafiose». Iconsiglieri regionalidelM5S, invece,se laprendono con il governatoreLuca Zaia. Perché?«MentreZaia ela Legaquotidianamente abbellisconola vetrina della nostraRegione, nel retrobottegalacriminalità organizzatasi infiltra nellavita quotidianadeiveneti. Ricordiamole paroledel procuratorecapodi Venezia quandohacomunicatoche ben 400piccole emedieimprese venetesarebbero stritolate solodall’Ndrangeta.I veneti

IL NODODELLO SMALTIMENTO INQUINANTI. In Regioneèall’esame unprogetto chel’azienda difende:«Èilsistema migliore»

Veritasproponeun fornoche bruci ifanghieiPfas: scoppiala polemica 5Stelle:«Noall’arrivodirifiutialtrui» Bottacin:«DiteloalvostroCosta» VENEZIA

Una nuova linea brucia-rifiuti a Fusina per ricavare energia dai fanghi di depurazione e anche per bruciarci i Pfas. È la proposta dalla società Veritas dei Comuni veneziani che sta suscitando polemiche a Venezia. «Alla direzione Ambiente della Regione - attacca Erika Baldin, consigliera regionale dei 5Stelle - è pervenuto un progetto per riattivare l’inceneritore di Fusina che aveva chiuso i battenti nel 2014. Lo chiede Ecoprogetto srl, partecipata di Veritas: intende realizzare il termovalorizzatore più grande del Veneto con 374mila tonnellate annue di rifiuti trattati, fra biomasse legnose, Css (combustibile solido secondario), fanghi e percolati di discariche. Non ci stiamo». I 5STELLE E L’ASSESSORE. Il

Veneto differenzia già molto: non si capiscono le ragioni, se non con l’arrivo di rifiuti da altre regioni. L’impianto dovrebbe trattare 90 mila tonnellate l’anno di fanghi, ma nel territorio interessato se ne producono appena 39 mila: da dove arriveranno gli

altri? Ricordiamoci che fanghi vuol dire terreno infiltrato da sostanze inquinanti come i Pfas». «Per chi lo ignorasse, come i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle replica ironizzando l’assessore regionale all’ambiente Gianpaolo Bottacin - ricordo che in Italia per legge nazionale c’è la libera circolazione dei rifiuti speciali, ovvero di tutti quei rifiuti che non sono rifiuti solidi urbani. Ciò significa che i territori irresponsabili, che non hanno mai provveduto a costruire impianti, mandano i loro rifiuti nelle realtà strutturate come quelle del nord. Come ho già avuto modo di dire, questo genera il rischio che il nord diventi la pattumiera dell’Italia: proprio per questo è necessario che il ministro Costa, come ho già chiesto, disponga una norma che blocchi questi flussi. La Regione ci ha già provato con propria legge». I 5Stelle, conclude l’assessore «alzino il telefono e chiamino il loro ministro Costa, dicendogli di emanare una norma in tal senso». L’AZIENDA. Veritas difende la

sua proposta. Ricorda che il rifiuto secco Ccs viene «priva-

Avanzanoilavorielimina-pozziinquinati

IntantoilMinistero assegnaaltri23,5milioni peritubidiacquabuona

Ilavorinel Veroneseperposarele nuovetubazioniperl’acqua LaRegione, coldirigente Nicola Dell’Acquacheècommissario delegatoper i primiinterventi urgentidiProtezione civilein perla contaminazionedaPfas nellefalde idrichedi Vicenza, VeronaePadova, annuncia con unanotache ilMinistero dell’ambienteha«disposto un finanziamentointegrativopari a23,53 milioni,20 milioniper il 2019e3,2per il2020, destinatoa completare gli interventiemergenziali

necessariarealizzare la nuova reteacquedottistica nellearee inquinatedaPfas. Il Ministero ha, dunque,rispostopositivamente allarichiesta diintegrazione ai 56,8milionigià stanziati per proseguirenellavoro avviato». Comenoto sonoinattoi cantieri nelVeroneseenelVicentinoe sonoemersi«maggiori costinel corsodellaprogettazione e dell’esecuzionedelleopere avviateper garantire laperfetta funzionalitàdelleinterconnessioni

acquedottistichepresenti nel territoriointeressato». Dell’Acqua sottolineaquindi che «lamaggiore disponibilitàfinanziaria consentiràdiultimareil programmaemergenziale, garantendol’approvvigionamento idricodiacquapotabile dibuona qualitàalle areecontaminate per latotalità delterritorio interessato».Dell’Acqua haanche sottolineatoche«ad oggiil soggettoattuatore“Acque Veronesi”harealizzatocirca 7,2 chilometridirete suuntotaledi 19.Graziealle buonecondizioni meteofino alleultime settimane, i lavorihannopotuto procedere ad unbuon ritmo,garantendo di rispettarei tempi previstida cronoprogrammanei trecantieri avviatiinparallelo. Sisottolinea chelaconclusione dei lavori emergenzialièprevista nel2020». L’acquabuonadel Veronese sostituiràquindi inpartei pozzi inquinatidiLonigo,mentre altre condottescenderannoda Recoaroepoi dall’area delBrenta. «Grazieal ministroSergio Costa chehamantenutol’impegno di sostenereconcretamente la bonificadelleacque inquinateda Pfas»,sottolinea inunanota la deputatagrillinaFrancesca Businarolo,presidente della commissioneGiustizia: «Si darà l’unicarisposta possibile alle popolazionicolpite allagrave emergenzaambientale: provvedendoadacquanuova, pulita,dafontisicure». © RIPRODUZIONERISERVATA

IlprocuratoreBruno Cherchi meritanodi vivereinun tessuto socialesano chegarantiscaun futurodisicurezzaelegalità». Maadintervenire èstato anche Zaia:«Se il prefetto diVenezia riterràdiaveregli elementi per sciogliereilComune ègiusto che proceda»,hadetto ilpresidente. E ancora:«Gliinquirentihanno lavoratoalungo,insilenzio ein condizioniinvestigativenon semplici,concretizzandodecinedi arrestieindagando quasi80 persone.Una grandedifesa dei venetiper bene,offesiin un cardinedellaconvivenzacivile comela legalità. Il procuratore Cherchietuttigli inquirenti sappianochel’istituzione regionaleèstata, è,esarà sempre allorofianco, con ognimezzo possibile». RO.LA. © RIPRODUZIONERISERVATA

CORTINAELA NEVE to di tutti i materiali che ancora possono essere riciclati», deumidificato e oggi «utilizzato insieme al carbone per produrre energia elettrica nella centrale termoelettrica dell’Enel “Palladio”, sempre a Fusina». Solo che ora Veritas conferisce a Enel solo 20 mila tonnellate l’anno su circa 60 mila (ricavate da 150 mila tonnellate di rifiuto secco raccolte in 44 Comuni). In pratica, 40 mila tonnellate di combustibile se ne vanno «all’estero, con conseguente aumento dei costi di smaltimento». Veritas invece ricorda di avere già «due linee per l’autoproduzione di energia elettrica» col sì della Regione: ora ne chiede una terza che «servirà esclusivamente per essiccare i fanghi da depurazione civile e - assicura non entrerà mai in funzione contemporaneamente alle altre due, mantenendo inalterate le emissioni e le produzioni energetiche. La potenza massima su cui potrà contare Veritas sarà dunque sempre la stessa autorizzata di 47,9 megawatt, ma avrà più flessibilità di utilizzo degli impianti» (anche per le manutenzioni periodiche). Veritas ricorda che per i fanghi - concentrati di inquinanti - gli esperti raccomandano il recupero energetico invece della discarica o del riutilizzo sui campi. Non solo: «La soluzione anche al problema Pfas nei fanghi da depurazione rimane il recupero energetico, ovviamente con le massime garanzie di controllo ambientale sui sistemi adottati e utilizzati». La battaglia è di sicuro solo all’inizio. • P.E. © RIPRODUZIONERISERVATA

Lanevicata ieriaCortina

Dadomani siscia: aperto unimpianto sulFalzarego BELLUNO

È già stagione di sci, in anticipo a Cortina: grazie alla neve caduta in questi giorni domani apre il primo impianto, la seggiovia del Col Gallina al passo Falzarego, dalle 8.30 alle 16.30: il servizio proseguirà poi senza interruzione. La società di impianti a fune Ista ha potuto allestire il primo tracciato: «Tutto è andato bene, le previsioni meteorologiche sono state confermate dalle abbondanti precipitazioni, lo spessore della neve è sufficiente - spiega il presidente Alberto Dimai - i nostri tecnici possono lavorare oggi, sabato, per battere bene la pista così da aprire domani». Si scierà su neve naturale. L’ufficio Skipass di Cortina comincerà a emettere abbonamenti stagionali venerdì 15. Intanto avanza il lavoro del nuovo impianto dallo stadio Olimpico del ghiaccio sino al Col Drusciè. •


SELVAZZANO - ALBIGNASEGO

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 IL MATTINO

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selvazzano: lo stop dei lavori

Cantiere-piscina, Working Risource avanza 45mila euro SELVAZZANO. Il capogruppo

della Lega Salvini in consiglio a Selvazzano, Antonio Francon, chiede trasparenza su questioni attorno il nuovo impianto natatorio in costruzione lungo viale della Repubblica a Tencarola. Francon sul problema del mancato pagamento degli stipendi ai carpentieri di una ditta subappaltatrice, la Working Risource di Milano che ai primi di settembre ha abbandonato il cantiere, ha voluto andare a fondo. «La questione sta diventando seria in quanto la società che lavorava in subappalto dichiara di essere creditrice nei confronti dell’impresa aggiudicataria (la Elettrica Sistem di Cava dei Tirreni) di circa 45mila euro e questo sarebbe il motivo dell’abbadono del cantiere», afferma Francon. «Il capocantiere mi dice che da agosto più di una decina di operai non

Il cantiere della nuova piscina in viale della Repubblica a Tencarola

este

L’ex ministro Carlo Fracanzani

Candidatura dei Colli a patrimonio Unesco Fracanzani esultante ESTE. Colli Euganei candidati a diventare patrimonio Unesco? C’è una benedizione speciale, ed è quella dell’ex ministro Carlo Fracanzani. Che, oltre a vivere in questo territorio, è stato uno dei padri del Parco regionale dei Colli Euganei. Fracanzani - sindaco di Este dal 1964 al 1970 ma soprattutto parlamentare e già sottosegretario al Commercio estero e poi al Tesoro, per finire con la nomina a ministro delle Par-

tecipazioni statali sotto i Governi di Ciriaco De Mita e Giuliano Andreotti – raramente interviene pubblicamente, ma quando ha appreso della candidatura Unesco degli Euganei ha voluto far sentire il suo apprezzamento per l’avvio dell’iter. Su proposta del consigliere democratico Claudio Sinigaglia la Regione ha inserito nel Documento di economia e finanza regionale un documento che dà mandato a consiglio e giunta veneti di avviare l’iter

este

De Poli: «Sos cinghiali Va cambiata la legge» ESTE. Cinghiali dei Colli, dal senatore Antonio De Poli arriva una strigliata al Governo. L’intervento dell’esponente Udc è legato alla manifestazione che, giovedì, ha portato centinaia di agricoltori, amministratori e associazioni davanti alla sede del Parlamento per manifestare contro la proliferazione di cinghiali. All’evento erano presenti molti rappresentanti dei Colli Euganei. Commenta il senatore Udc: «La protesta promossa da Col-

La manifestazione a Roma

per la richiesta della denominazione patrimonio Unesco per i Colli Euganei. «La decisione del consiglio regionale relativa all’iter di avvio della procedura di candidatura dei Colli Euganei a patrimonio Unesco è sicuramente importante» spiega l’ex ministro «I Colli Euganei sono caratterizzati da una grande ricchezza di peculiarità e dotazioni. Ora è necessario procedere. Per il raggiungimento dell’obiettivo un ruolo importante compete al Parco Colli, sotto il profilo procedurale ma pure con l’apertura di una nuova fase in relazione ai problemi attuali e a una adeguata valorizzazione del suo grande patrimonio ambientale, naturalistico, storico, culturale, di eccellenze agricole, turistico, termale, economico. Il tutto in sintonia con le esigenze sociali, particolarmente in questa delicata fase». A Fracanzani si deve una delle azioni alla base della fondazione del Parco Colli: assieme al collega Giuseppe Romanato, Fracanzani firmò quella legge che fermò lo sventramento dei Colli Euganei. Il 24 novembre 1971 entrò in vigore la legge 1097 che regolamentò le attività estrattive dei Colli e che ne difese le bellezze naturali. Viene considerata da molti la prima legge ecologica del Parlamento. –– Nicola Cesaro

diretti davanti a Montecitorio ha portato a Roma migliaia di agricoltori, allevatori e pastori. Per il Veneto e in particolare per l'area dei Colli Euganei è una questione centrale. Al Governo chiediamo di non lasciare da sole le Regioni nel contrasto a un fenomeno preoccupante perché colpisce un settore vitale per l'economia nazionale e regionale». Continua De Poli: «L’sos cinghiali non può rimanere inascoltato. Bisogna modificare la legge nazionale 157/1992 e trovare una soluzione strutturale al problema ma, al tempo stesso, è indispensabile che il Governo preveda un fondo di ristoro a beneficio di coloro che subiscono danni diretti e indiretti dai predatori selvatici». –– N.C.

vengono pagati e che la società ha affidato ad un legale l’incarico per la riscossione del credito. Ma non sarebbe il solo problema. Prima di avviare una commissione d’inchiesta è opportuno che la giunta convochi minoranze e ditta aggiudicataria per fare chiarezza sulla vicenda. Le risposte che attendiamo dalla giunta riguardano: i ritardi dei lavori, la corretta esecuzione delle opere, la regolarità dei pagamenti alle maestranze, l’affidabilità dell’impresa che si è aggiudicata il bando di gara e per ultimo se il Comune è in possesso di tutte le risorse economiche per il proseguimento dei lavori». Sui mancati pagamenti degli stipendi, la questione non riguarda il Comune che afferma di aver finora onorato alla Elettrica Sistem tutti gli stati di avanzamento. Sulle eventuali

opere realizzate non a regola d’arte, problema sollevato dal capocantiere della Working Risource, il responsabile unico del procedimento del comune, l’ingegner Alessio Gennaro, esclude che ci siano difformità dal progetto anche perché ogni attività del cantiere è controllata dallo studio di ingegneria a cui è stata affidata la direzione dei lavori. Dell’impianto natatorio di Selvazzano ne parla anche il presidente di Ance Veneto (costruttori), Paolo Ghiotti: «I cortocircuiti delle norme sono un macigno per le imprese ed il territorio. Negli ultimi 10 anni solo il Testo Unico dell’edilizia ha subito 70 modifiche. Questo ha creato il mostro della burocrazia che poi genera casi come quello di Ca’delle Alzaie, della piscina di Selvazzano o della Torre Donà di Rovigo». –– Gianni Biasetto

albignasego

Uno striscione per promuovere l’uso del piedibus ad Albignasego

C’è la Raggio di Sole Il servizio piedibus sale a 180 bambini ALBIGNASEGO. Attività fisica, socializzazione, rispetto per l'ambiente e, perché no, l'occasione per ripassare. Un nuovo elisir? No, è la riscoperta di ciò che per chi ha superato gli “anta” è sempre stato la norma: andare a scuola a piedi. Oggi ha un nome nuovo, piedibus, e risponde a bisogni che un tempo nemmeno si avvertivano. Eppure il servizio ad Albignasego è attivo da anni e continua a crescere. Dedicato alle scuole primarie, ne

serve cinque per un totale di 180 bambini. Il funzionamento è semplice: aderendo al progetto i genitori devono solo accompagnare i figli fino alla fermata più vicina a casa. Lì, all'orario prefissato, si uniranno al serpentone di scolari e saranno accompagnati dai genitori volontari fino alla porta della scuola. Ciascun istituto ha attivato vari percorsi fissi e l'incolumità dei piccini è garantita anche dalle pettorine catarifrangenti

battaglia terme

Madonnina a testa in giù per la seconda volta BATTAGLIA TERME. La statua della “Madonna dell’Acqua lurida” ancorata da una decina di giorni tra il ponte dei Barcari e quello dei Cavallanti, sul canale di Battaglia, è finita nuovamente a testa in giù. È la seconda volta che succede nel giro di poco più di una settimana. Evidentemente il basamento in legno che la dovrebbe mantenere a galla ha dei problemi. La volta scorsa si era data la colpa alle alghe trasportate dall’ac-

La statua rovesciata in acqua

montegrotto

Bonifica dell’Asl all’Ufficio Postale «Non c’è amianto» In riferimento all’articolo “La scia dell’amianto” apparso sul nostro giornale mercoledì 6 novembre, Poste Italiane comunica che si esclude la presenza di amianto nell’Ufficio Postale di Montegrotto in virtù delle bonifiche effettuate e certificate dalla Asl. L’Azienda precisa che «La messa in sicurezza delle sedi è da sempre una priorità al fine di garantire luoghi di lavoro sicuri per i dipendenti e i cittadini». L’articolo riportava le dichiarazioni virgolettare di sindacalisti delle Poste su questo tema.

donate dalla Ulss 6. Un regalo che i bimbi hanno ricevuto dal Comune. Il sindaco Filippo Giacinti e gli assessori Roberta Basana e Maurizio Falasco hanno incontrato gli alunni della Raggio di Sole a Mandriola, ultima entrata nel progetto. «Siamo entusiasti di aver incluso una nuova scuola grazie al comitato di quartiere» spiega Giacinti «Buoni anche i numeri, con venti bimbi su 117 che raggiungono l'istituto a piedi attraversando il parco e, come loro stessi ci hanno confidato, approfittandone per ripassare insieme». E se l'iniziativa ha un intrinseco valore sociale, non di meno è anche il momento per fare una dose di moto quotidiana, non impegnativa ma fondamentale per la crescita. «Senza contare l'importanza delle regole del Codice della strada e il beneficio per l'ambiente» sottolinea Basana «I 180 bimbi del Piedibus tolgono dalle strade quasi 200 auto che di mattina stazionano davanti alle scuole». La cifra è ripartita nei 5 istituti, tra cui i due più virtuosi sono la Rodari e la Falcone e Borsellino, con 60 alunni a testa a usare il servizio e rispettivamente due e tre percorsi. Seguono le linee della Aldo Moro con 25 bambini, la Raggio di Sole con 20 e la Bonetto con 15. –– Serena De Salvador

qua che si erano impigliate sui cavi di ancoraggio provocando il rovesciamento. La scultura galleggiante realizzata utilizzando un tronco d’albero recuperato a Siror, in Trentino, dopo la bufera Vaia, è opera dell’artista padovano Federico Soffiato. Raffigura la Vergine che con una mano tappa il naso al Bambino per evitare che senta la puzza dell’acqua. Lo scopo dell’artista è quello di sollevare il problema della salute dell’acqua. È arrivata a Battaglia Terme su iniziativa delle associazioni Verde Coniglio Lab Art, Scuola di Scultura Wildt, Circolo Remiero El Bisato con il patrocino del Comune. La prossima tappa dovrebbe essere Venezia.–– G.B.


SABATO 9 NOVEMBRE 2019 IL MATTINO

PIOVE DI SACCO - MONSELICE - ESTE

Album di famiglia a Este: a casa di Marco Bisterzo ed Erika Barbetta la testimonianza di un’invidiabile longevità

Cinque generazioni in un grande abbraccio per dare il benvenuto alla piccola Adele in autonomia, in sella al suo veicolo ha raggiunto la sorella partendoda Milano.

LA CURIOSITÀ

Nicola Cesaro

L’ALTRA SORELLA

L’altra sorella, Brunetta, ha 97 anni e per mezzo secolo ha lavorato come ostetrica ad Abano Terme: gran parte dei componenti della famiglia Bisterzo sono nati grazie alle sue mani.

ESTE. Questa è una foto che la

piccola Adele sicuramente custodirà gelosamente. Non tutti, infatti, possono conservare il ricordo dell’attimo in cui ben cinque generazioni si sono ritrovate insieme per un abbraccio collettivo.

LA BISNONNA

La bisnonna Laura non è me-

OCCHIATE CURIOSE

Adele Bisterzo è nata giovedì 24 ottobre alle 15.09 in ospedale ad Abano Terme. Oltre ai sorrisi di mamma Erika Barbetta e di papà Marco, la piccolina ha potuto incontrare nelle sue prime curiose occhiate al mondo - anche una nonna, una bisnonna e una trisavola: ben cinque generazioni, una famiglia allargata davvero invidiabile. Nonna di Adele è infatti Patrizia Benetello, mamma di Marco, che ha 49 anni; c’è poi la bisnonna Laura Zago, che di anni ne ha 74; infine c’è Velia Belgioioso, mamma di Laura, che dall’alto dei suoi 95 anni è il capostipite di una fami-

La bimba appena nata ha la trisavola di 95 anni e un prozio di 86 che viaggia ancora in moto glia che in questi giorni ha davvero molto da festeggiare. CINQUE GENERAZIONI

Qualche giorno fa tutte e cinque le generazioni si sono date appuntamento a Este, in casa di Marco ed Erika, per una foto di gruppo e per una festa di benvenuto alla piccola Adele. «Ho quattro figli, dieci ni-

poti e quattordici pronipoti» racconta orgogliosa Velia «Ora con la nuova arrivata ho aggiunto un grado in più! Pensare che ho seminato così tanto nella mia vita mi rende davvero orgogliosa. Se sono emozionata? Sento la stessa forte emozione di quando sono diventata mamma, nonna e bisnonna!». Di storie da raccontare ad Adele, manco a

Sparatoria alla stazione, Corazzari schierato con i vigili: «Il Veneto investe quasi 5 milioni nella loro formazione» nale alla Sicurezza, Cristiano Corazzari, è in attesa di conoscere l'evoluzione dei fatti in merito alla sparatoria avvenuta il 5 novembre nella stazione ferroviaria di Monselice in cui, per tentare di fermare un rapinatore che aveva aggredito e derubato un’ anziana, Orfeo Dargenio della Polizia Locale, si era visto puntare contro un’arma e, per tentare di fermare il malvivente, ha sparato cinque colpi in aria. L’assessore

esprime la vicinanza e l'augurio di pronta guarigione alla signora ed anche la sua vicinanza ai vigili urbani e alle forze dell’ordine. «La Regione del Veneto ha investito e continua ad investire molto per garantire strumenti adeguati ai propri operatori di Polizia locale» commenta Corazzari. «Quotidianamente gli agenti svolgono con grande abnegazione e professionalità l’attività di controllo stradale, tanto che dal 2015 fino a quest’anno sono stati

MEGLIADINO SAN VITALE

Incontro sui social media oggi in sala polivalente MEGLIADINO SAN VITALE. «We

can do better», possiamo fare meglio. È questo lo slogan che guida il progetto partito da un gruppo di giovani della Bassa padovana e che oggi vedrà uno dei suoi primi appuntamenti. Dalle 18 alle 20, nella sala polivalente di Megliadino San Vitale, si terrà l’evento “Web reputation”, un’aperi-conferenza che tratta il mondo dei social media e i meccanismi sconosciuti e a volte pericolosi che vi si ce-

IN BREVE Este Guidava alticcio autista denunciato Il 29 settembre, con la sua Mercedes, si era schiantato contro il muro di un’abitazione. I carabinieri, ieri, lo hanno denunciato: S.L., moldavo di 30 anni , viaggiava con un tasso alcolemico pari a 2,97 grammi di alcol per litro di sangue.

Piove di Sacco Kebab di Corte titolare minacciato Non c’è pace per il titolare del kebab di Corte che ancora una volta ha ricevuto la visita di S.G., un pregiudicato di 52 anni. L’altro pomeriggio S.G. si è recato nel negozio del cittadino marocchino di Campolongo Maggiore, minacciandolo. I militari lo hanno denunciato a piede libero.

Il papà Marco, la bisnonna Laura, Adele in braccio a mamma Erika, la trisavola Velia, la nona Patrizia

MONSELICE

MONSELICE. L'assessore regio-

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lano dietro. Relatore sarà il professor don Giovanni Fasoli, docente del Dipartimento di Psicologia dell’università Iusve di Venezia. L’incontro si propone come un’opportunità per vedere, con un nuovo punto di vista, una realtà che quotidianamente visitiamo, creando un momento di convivialità grazie al buffet offerto e alla possibilità di un aperitivo all’angolo bar. L’invito è aperto a tutti e l’entrata è total-

assegnati contributi alle Polizie locali del Veneto per un totale di 4 milioni 494 mila 509 euro». «Queste risorse» continua Corazzari «sono destinate a progetti di investimento volti all’adeguamento tecnologico, tecnico strumentale, organizzativo e logistico e per ottimizzare e potenziare la funzionalità e l’interoperabilità degli apparati di sicurezza con sistemi tecnologicamente avanzati di telesorveglianza e servizi informatici

mente gratuita; è richiesta l’iscrizione online al link presente nelle pagine sociale di “We can do better”. «Questo progetto nasce dalla forte esigenza di non accontentarsi e di non arrendersi di fronte alla criticità che il nostro Paese e il mondo intero stanno vivendo» spiegano i promotori dell’evento «Pensiamo che la curiosità sia un punto di partenza, ma che sia l’azione che fa la differenza e che, alla base di questa, ci vogliano conoscenze e competenze che non sempre si ha l’occasione di acquisire. L’obiettivo che ci siamo posti è dare l’opportunità a tutti di ricevere informazioni da parte di esperti riguardo i grandi problemi e i taboo della nostra epoca». — N.C.

dirlo, la trisavola Velia ne ha moltissime: a 95 anni l’anziana è in formissima, vive sola, zappa l’orto, fa le scale per andare a letto e gira ancora in bicicletta. QUESTIONE DI DNA

Questione di Dna, evidentemente: il fratello Pietro, che ha 86 anni, qualche settimana fa si è comprato la moto e,

per la sicurezza». L’assessore regionale alla Sicurezza ricorda che molti fondi sono stati investiti anche nella formazione degli operatori della Polizia locale, per metterli in grado di affrontare al meglio le sfide crescenti della società sempre più globalizzata. «La lista degli interventi e dei progetti portati avanti o sostenuti dalla Regione a sostegno della sicurezza e della legalità non si ferma certamente qui, ma di certo» conclude Corazzari, «si è sempre cercato di lavorare per creare una “rete di sicurezza” , della quale fanno parte integrante le amministrazioni locali e, nello specifico, le Polizie locali del Veneto». PROGETTO SICUREZZA

Dal 2016 è stato attivato un progetto triennale di formazione per la Polizia locale, al-

no felice della trisavola: «Io sono arrivata a tre figli e tre nipoti e divento bisnonna per la prima volta. Devo dire la verità: la vita, nel suo svolgimento, è stata molto crudele con me ma quando arrivano questi momenti così felici, allora davvero ti rendi conto che hai vissuto per qualcosa di importante». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

tamente innovativo e gratuito per i partecipanti, che ha interessato tutti gli ambiti provinciali: con questo progetto sono stati realizzati 21 moduli formativi destinati agli operatori di Polizia, comandanti, ufficiali e agenti di Polizia locale e sette focus seminariali aperti agli amministratori e agli altri attori interessati alle tematiche trattate, che hanno registrato più di 400 presenze. Oltre ai relatori, scelti tra esperti e professionisti di alto profilo, erano presenti DIA, Rappresentanti Istituzionali, Prefetto e Questore, per 84 interventi formativi totali. Gli argomenti hanno riguardato temi quali la sicurezza urbana e il controllo del territorio. Il valore complessivo di questi progetti di formazione ammonta a 330.000 euro. — Giada Zandonà

BOARA PISANI

Vola nell’Adige, salvato Un pendolare, dal treno, ha visto quella Fiat 500 L (nella foto) volare dentro il fiume Adige, dal ponte che divide Boara Pisani da Boara Polesine. Il testimone - erano le 8 - ha chiamato i vigili del fuoco. Il conducente, un rodigino di mezza età, era aggrappato alla 500. I pompieri lo hanno salvato.

Bovolenta I pompieri spengono il principio d’incendio I vigili del fuoco sono intervenuti l’altro pomeriggio in zona artigianale per un principio di incendio nei locali locali della Pulitura San Marco, specializzata nella lucidatura dei metalli.

CASALSERUGO

Ponte della Riviera Stop a trattori e rimorchi CASALSERUGO. Pochi ri-

spettano i limiti di portata e di velocità introdotti lo scorso gennaio per il ponte della Riviera e ogni giorno vi sono mezzi di peso superiore alle 3,5 tonnellate che ignorano il divieto. Così la Provincia introduce un’ulteriore restrizione, vietando il transito ai veicoli più larghi di 2 metri e 10 centimetri. Nei prossimi giorni verranno installate delle barriere new jersey che impediranno il passaggio dei mezzi pesanti e costringeranno anche gli altri veicoli a rispettare il limite di velocità dei 30 chilometri l’ora, ampiamente disatteso. «L’ulteriore limitazione» ricorda il presidente della Provincia di Padova Fabio Bui «è necessaria perché il continuo passaggio di mezzi pesanti potrebbe provocare danni ben più gravi fino all’eventuale necessità di chiusura totale. In attesa dei lavori dobbiamo garantire la sicurezza». Con la riduzione di carreggiata potranno passare solo gli autoveicoli e agli autocarri mentre trattori, rimorchi e tutti gli altri mezzi pesanti dovranno trovare un percorso alternativo. — N.S. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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PRIMO PIANO

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 IL MATTINO

Sanità, istituzioni mobilitate

Zaia su Pediatria «Opera strategica Si vada avanti senza più ritardi» Il governatore veneto lancia un monito alla Soprintendenza «Questione di dignità per i piccoli malati e di chi ne ha cura» Elena Livieri PADOVA. Per vent’anni se n’e-

ra parlato e riparlato senza che si arrivasse mai nemmeno vicini a un’ipotesi di cantiere per una nuova Pediatria, con progetti fatti e accantonati alla velocità della luce. Ora c’è un progetto e c’è già un cantiere avviato, con la bellezza di 61 milioni di euro a disposizione per finanziarlo, ma un vincolo calato dall’alto potrebbe bloccarlo. Il fascicolo che il soprintendente Vincenzo Tinè ha mandato al Ministero dei Beni culturali a Roma pesa come un macigno sul destino della nuova Pediatria. Il rischio che il progetto rallenti o che addirittura salti è concreto e il grido di dolore e di rabbia dei genitori dei piccoli pazienti si è levato forte in questi giorni: hanno minacciato di incatenarsi a Pediatria e di andare a Roma se il progetto verrà fermato. Ma anche le istituzioni hanno la loro da dire. A partire dalla Regione Veneto che quel progetto ha da sempre sostenuto e finanziato. Il presidente Luca Zaia rilancia il dialogo, ma la premessa è categorica: il progetto non si deve fermare. Governatore Zaia, teme per il destino della nuova Pediatria? «La mia Amministrazione ha considerato da sempre la Pediatria di Padova una questione strategica, il progetto è stato finanziato da subito con 50

«Questo progetto deve essere nella testa e nel cuore di tutte le istituzioni»

«Dialogo sempre aperto ma non diventi una scusa per rallentare l’iter»

milioni di euro e quando è stato richiesto un incremento di altri dieci li abbiamo assicurati senza battere ciglio. Per la competitività e l’eccellenza sono fondamentali le risorse umane, la componente scientifica della ricerca e delle cure, ma tutto questo non può prescindere da strutture adeguate. La Pediatria di Padova, ricordiamolo, non è punto di riferimento non solo regionale, ma nazionale. Già vediamo che nonostante ci siano i soldi e l’unità di intenti di tutti i soggetti coinvolti, i tempi della burocrazia sono infiniti. Davvero non servono

altri intoppi». Ritiene che il progetto così com’è possa davvero pregiudicare il paesaggio? «Io credo che questo intervento vada visto nel suo complesso: volendo considerare anche il punto di vista paesaggistico e culturale, ricordo che la nuova Pediatria si inserisce nel progetto più generale del nuovo Polo della salute di Padova. L’area di via Giustiniani sarà profondamente rivista, lì sarà realizzato anche il Parco delle Mura e l’interlocutore è sempre la Regione che si fa carico di ingenti interventi per la valorizzazione

di questo bene. Avremo sicuramente più benefici che costi in termini ambientali». Cosa pensa dell’iniziativa del soprintendente Tinè? «Capisco perfettamente che bisogna attenersi alle regole e alle norme, ma diciamo anche che non stiamo facendo un abuso e tanto meno un mostro. Lo dico con un esempio: se Palladio presentasse oggi il progetto di una sua villa verrebbe senz’altro bocciato. Ha

costruito ville maestose nei luoghi più belli e delicati dal punto di vista paesaggistico. Ma chi oggi lo accuserebbe di aver fatto uno scempio? Con questo voglio solo dire che una visione troppo rigida rischia di perdere oltre che l’insieme anche la prospettiva futura. Con la nuova Pediatria non passeremo alla storia come quelli che hanno fatto uno scempio, ma come quelli che hanno dato ai bambini

il prof in pensione passa al privato

Il virologo Giorgio Palù entra nella squadra di Villa Maria PADOVA. Il virologo Giorgio

Palù approda alla casa di cura Villa Maria, dove si occuperà di diagnosi e terapia di malattie infettive acute e croniche, malattie sessualmente trasmesse, terapia delle infezioni resistenti agli antibiotici e dell’impatto del microbioma su patologie di tipo gastroenterico, urologico, ginecologico, pneumologico oltre che in disturbi della nutrizione. Nei giorni scorsi Palù

ha sottoscritto il contratto con Villa Maria Il professor Giorgio Palù, presidente delle Società italiana ed europea di Virologia, già ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università di Padova e direttore del Laboratorio regionale di Microbiologia, fresco vincitore del Premio internazionale Guido Lenghi e Flaviano Magrassi 2019, dell’Accademia Nazionale dei Lincei, per “la

Virologia biologica o clinica”, fa parte del Poliambulatorio specialistico della storica casa di cura convenzionata patavina, con la specializzazione in oncologia e patologia generale. «È un grande onore per noi accogliere nelle nostre fila mediche un professionista di così alto profilo, una figura di caratura internazionale e di grandissima competenza» sottolinea l’amministratore

Il professor Giorgio Palù con l’ad di Villa Maria Vincenzo Papas

malati, alle loro famiglie e ai medici che se ne prendono cura la dignità che meritano. E poi non vorrei che solo perché il committente di questo progetto è un ente pubblico, ci si metta a ostacolarlo anche pretestuosamente, la Pubblica amministrazione tutta non ci farebbe una bella figura. Qui il tema non può essere un metro in più o meno di altezza del fabbricato». Quindi come si procede

delegato, Vincenzo Papes, «la sua presenza qui porterà una spinta innovativa nella valutazione clinica in ambito interdisciplinare e concorrerà alla crescita in termini di sviluppo dei servizi ai pazienti del territorio». Il Gruppo Centro di medicina è una realtà privata e convenzionata, nata nel 1982, con oltre 1300 specialisti, 500 dipendenti e oltre 1,5 milioni di pazienti tra Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. L’ammiraglia del gruppo è la casa di cura Villa Maria, fondata nel 1956, realtà accreditata con il Servizio sanitario nazionale di riferimento a livello regionale e nazionale per la chirurgia e la riabilitazione ortopedica. —


PRIMO PIANO

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 IL MATTINO

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Sanità, istituzioni mobilitate le tappe del proGetto

il sindaco si schiera

L’allarme nel 2016

Giordani scende in campo «Pronto a combattere a fianco delle mamme»

Nel 2016 uno studio ingegneristico lancia l’allarme sul rischio di crollo della palazzina “Calabi” attuale sede della Pediatria di Padova.

nuto da tutte le istituzioni coinvolte: «Comune, Regione, Azienda ospedaliera e Università» conferma, «siamo tutti consapevoli dell’importanza di questa progetto e siamo in linea».

Struttura inadeguata Le successive verifiche scongiurano il rischio crollo ma il faro puntato sulla Pediatria mette in luce tutti i limiti di una struttura inadeguata.

SOPRINTENDENZA

Diverse soluzioni Diverse ipotesi vengono prese in considerazione per dare una nuova sede alla Pediatria: dal trasferimento nell’ex ospedale di Monselice, all’ospedale Sant’Antonio di Padova. Entrambe accantonate.

Ristrutturazione Anche l’ipotesi di una pesante ristrutturazione dell’attuale sede con successivo ampliamento viene accantonata.

La genesi Nel settembre 2016 prende quota l’ipotesi di realizzare la nuova Pediatria nel sito della Pneumologia.

Il rendering della nuova Pediatriasecondo il progetto firmato dallo studio Striolo Fochesato. A sinistra, Luca Zaia

adesso? «La strada maestra è il dialogo che non deve interrompersi né inasprirsi. Il direttore generale dell’Azienda ospedaliera Luciano Flor ha pieno mandato per proseguire con il progetto in questi termini: con la Soprintendenza si dialoghi e si trovino le soluzioni. Ma, sia chiaro, a questo progetto non si rinuncia per niente al mondo. È una questione di civiltà. Quindi parliamo,

confrontiamoci ma non perdiamo tempo. Mettiamoci una mano sulla coscienza e mettiamoci nei panni dei bambini malati, delle loro mamme e dei loro papà. La Pediatria è una zona “no war”, non si litiga, non ci si oppone, si collabora per realizzarla al più presto. Questo progetto deve essere nel cuore oltre che nella testa di tutte le istituzioni». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Il progetto Il progetto ideale della nuova Pediatria viene presentato a febbraio 2017. Un anno dopo lo studio Striolo Fochesato & Partner consegna il progetto di fattibilità.

Il cantiere Un mese fa ha aperto il cantiere per la demolizione della Pneumologia. A inizio 2020 sarà pubblicato il bando per l’appalto dei lavori per la realizzazione del nuovo edificio.

Il sindaco Sergio Giordani difende il progetto della nuova Pediatria Il primo cittadino sostiene la lotta delle famiglie dei piccoli ricoverati «Dialogo sempre aperto ma per andare avanti» PADOVA. «Chiunque abbia incrociato gli sguardi dei bambini ricoverati e dei loro genitori non può non comprendere l’urgenza di risolvere la situazione di Pediatria»: il sindaco Sergio Giordani è molto preoccupato che il progetto per la realizzazione del nuovo edificio all’interno dell’Azienda ospedaliera per le cure dei più piccoli possa anche solo rallentare a causa dei rilievi della Soprintendenza. URGENZA

«Chi è stato in quei corridoi e in quelle stanzette dove bimbi e genitori sono stipati e dove i medici cercano di fare il loro meglio in

condizioni così precarie e di oggettive criticità, non può che auspicare che la nuova Pediatria diventi una realtà nel tempo più breve possibile» rileva il sindaco, «chi ha a cuore una delle migliori eccellenze della città non può neanche considerare l’ipotesi che non si risolva al più presto la situazione. Il tempo

Giordani rilancia il dialogo: «Io non cerco lo scontro con nessuno, tanto meno con la Soprintendenza, anzi. Considero il soprintendente Tinè persona equilibrata e qualificata e ha tutta la mia stima. Sono convinto che nella leale collaborazione istituzionale dobbiamo trovare insieme la soluzione affinché il progetto della nuova Pediatria proceda spedito». Ma il messaggio di Giordani guarda anche a chi gli è più vicino: «L’urgenza e l’importanza del progetto mi auguro siano chiari a tutta la mia maggioranza e anche all’opposizione. Qui la politica non c’entra. Sono sempre per l’ascolto e la mediazione, mi sono sempre fatto carico delle complessità di questa città con impegno: questo è un progetto che dobbiamo sostenere tutti con grande forza, senza alcuna esitazione». PRIMA I BAMBINI

«Chi è stato in quelle stanzette non può che auspicare una soluzione veloce» è già finito» incalza Giordani, «come si dice dalle nostre parti, bisogna cominciare ieri». ISTITUZIONI COMPATTE

Giordani fa leva anche sul fatto che il progetto della nuova Pediatria sia soste-

Il sindaco si schiera a fianco delle mamme e dei papà del Forum delle associazioni amiche della Pediatria: «Da padre e da nonno dico che non c’è nulla che possa venir prima dei bambini, del loro benessere e della loro salute. Sto con le mamme e i papà, sto con i piccoli ricoverati, con i medici che ogni giorno fanno miracoli. E per il bene di questi piccoli sono pronto a qualsiasi impegno e battaglia». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI


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L'ARENA

Sabato 9 Novembre 2019

VERONA

la settimana scorsa abbiamo pagato il Vostro oro

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FIERACAVALLISENZA CONFINI. IlGovernatoredel Veneto,LucaZaia, haillustratoa CasaAthesis ilprogetto dei GiochiInvernali2026che coinvolgerannoVerona

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L’Arenaolimpicavainmondovisione Unanello esternotecnologico conun videowall perleimmagini LasoddisfazionediSboarina «Uneventoche farà lastoria» Enrico Giardini

Sarà un’Arena olimpica, che porterà Verona in mondovisione. Per la cerimonia finale dei Giochi invernali 2026, di Milano e Cortina d’Ampezzo. Un’Arena bimillenaria, di pietra, che però avrà attorno un nuovo anello esterno - ce n’era uno in origine, poi crollato quasi del tutto in seguito al terremoto del XII secolo, di cui è rimasta l’ala - ma tecnologico. Una struttura che reggerà un videowall, un muro su cui scorreranno immagini di quanto avverrà dentro l’anfiteatro, con ghiaccio e neve protagonisti. «Dentro l’Arena ci saranno ventimila spettatori della cerimonia di chiusura, e fuori, in piazza Bra e nelle strade vicine, altre migliaia che assisteranno a un grande happening. Si seguirà lo spettacolo, che porterà l’Arena in mondovisione», dice il presidente della Regione Luca Zaia, a Fieracavalli, nella Casa Athesis, lo stand del Gruppo editoriale de L’Arena, di Telearena e di Radioverona. Zaia ha dunque sviluppato, sulla base di quella che però al momento è un’idea, quanto annunciato l’altra sera a Telearena, ospite di Diretta Verona, dopo aver partecipato giovedì all’inaugurazione dell’edizione 121 di Fieracavalli. A creare l’evento finale in Arena sarà Marco Balich, titolare di una società che produce cerimonie olimpiche, e che tra l’altro ha già organizzato lo show di pattinaggio Intimissimi On Ice, in Arena. È lui l’autore del video promozionale per la candidatura di Milano e Cortina, che ha convinto i membri del Comitato olimpico internazionale ad assegnare all’Italia i Giochi 2026. «Diventare città olimpica è un’occasione che passa una volta nella storia di una cit-

LAPOSTA DELLAOLGA

tà», commenta il sindaco Federico Sboarina. «A Verona succederà nel 2026 grazie alla determinazione del presidente Zaia che per le Olimpiadi invernali ha inserito l’Arena come sede della cerimonia di chiusura: uno spettacolo che sarà grandioso e le prime anticipazioni fatte da Zaia lo confermano. Ancora una volta la nostra città», aggiunge, «sarà in mondovisione e per un giorno entrerà nelle case di centinaia di milioni di persone. Il ritorno mediatico e di immagine sarà talmente elevato che dobbiamo trarne il massimo vantaggio. Ognuno dovrà fare la propria parte e, come è già successo su altre partite importanti, fare squadra sarà la carta vincente, coinvolgendo tutti i soggetti e tutte le categorie». Nel frattempo, è già partito «il grande sforzo delle istituzioni per arrivarci al meglio. Nel 2026, visitatori, atleti e turisti che arriveranno a Verona troveranno un’altra città. Diversa da quella di oggi. Per allora sarà ultimata la trasformazione di Verona sud, alla società Brescia-Padova ho già chiesto di concludere prima delle Olimpiadi i lavori di ribaltamento del casello e la viabilità della zona con l’aggancio diretto alle tangenziali e il grande parcheggio scambiatore». Anche la variante alla Statale 12, conclude il sindaco, «sarà realtà, così come il collegamento su rotaia fra aeroporto e stazione ferroviaria per il quale stiamo già lavorando insieme con la Regione. L’efficienza delle infrastrutture sarà infatti l’asso che caleremo per essere non solo città olimpica ma città moderna e efficiente. La nostra posizione baricentrica fra Milano e Cortina ci dà un grande vantaggio competitivo dobbiamo moltiplicarne l’effetto con infrastrutture all’altezza del ruolo». •

(la posta della olga)

www.larena.it

EilGinovainFiera colcapèldacàuboy Silvino Gonzato

Non me lo vedo il mio Gino scrive la Olga - fare il Giòn Uèin in groppa a un cavallo. Eppure sarebbe il suo sogno, che diventa ossessione a ogni Fieracavalli. «Gino - gli dico - te fè fadìga a montàr su la bicicleta, figùrete su un cavàl. E anca se i te ghe metésse insìma co' 'na gru, el cavàl no'l g'à mia el manubrio». Ieri mi ha detto che se lo ha fat-

to Salvini, potrebbe farlo anche lui. «A parte che Salvini el g'à un bel mùcio de ani manco de ti, - gli ho risposto lu l'è sempre in campagna elettorale e te sè che quando te devi catàr su voti te monti altro che su un cavàl! Ti contèntete de montàr el cavàl de le braghe». Lo so che quando faccio capire al mio Gino che non ha più l'età per certe cose, lo mortifico e allora gli ho detto: «Métete el capèl da càuboy che tè crompà al ban-

Lapistadell’Arena completamenteghiacciata per Intimissimi OnIce. Saràcosìancheperla cerimoniafinaledeiGiochi Invernali 2026?

LAVISITA. Gestiscei rapporti conil Parlamentoeuropeo

Untour aFieracavalli perilministro D’Incà Unaltroesponente delMovimentoCinquestelle dopol’interventodi L’Abbate all’inaugurazioneufficiale Sarà presente oggi, in fiera, all’edizione numero 121 di Fieracavalli, che si concluderà domani, il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, esponente del Movimento Cinque Stelle. Arriverà alle 10.30 e poi svolgerà un tour tra i padiglio-

ni, oltre che incontrare i vertici di Veronafiere. D’Incà è il secondo esponente del Governo Conte a giungere a Fieracavalli 2019. Giovedì, all’inaugurazione, era intervenuto il sottosegretario alle politiche agricole, alimentari e forestali Giuseppe L’Abbate, anche lui del Movimento Cinque Stelle. La Regione Veneto ha invece un proprio stand, in cui durante la rassegna è sempre presente il presidente Luca Zaia. E giovedì

chéto dei cinesi e andémo in Fiera a védar el spetàcolo de l'Uèst». E così abbiamo fatto. Fatalità, appena entrati nel padiglione, abbiamo incontrato el ragionier Dolimàn e sua moglie Dolly Delfina. Lui aveva in testa il sombrero messicano che aveva comprato a Pelalòco quando c'era andato in gita col Dopolavoro ragionieri, mentre lei era vestita da Calamity Jane. «Si lasci guardare, lei mi pare proprio Jòn Uèin» ha detto la Dolly Delfina al mio Gino che non ha ancora imparato a distinguere il complimento dalla presa per il culo. Non sapendo come rispondere nell'eccitazione del momento, «Anca éla» ha detto. Durante lo spettacolo el ragionier Dolimàn mostrava di conoscere tutte figure del rei-

ning, il modo di cavalcare dei càuboy per condurre i bovini nelle praterie. Probabilmente diceva delle monate. «Questo è il pìrsing - diceva - e quest'altro è il bùling e adesso guardate che bello il farting». «E questo è il ciùping» ha detto il mio Gino che aveva buttato lì una parola a caso per dimostrare di sapere anche lui qualcosa. «Bravo, Giòn» si è complimentata la Dolly Delfina. El ragionier, visto che nessuno aveva il sombrero, ha insistito per scambiarlo col cappello del mio Gino che a malincuore ha accettato. «Si lasci guardare - gli ha detto la Dolly Delfina -. Lei mi pare Emiliano Zapata, nato e sputato». «Àla dito spuà?» mi ha chiesto il mio Gino che stavolta non l'aveva preso per un complimento. •

pomeriggio è stato a Fieracavalli Matteo Salvini, leader della Lega e senatore, che non ha mancato di lanciare messaggi politici, in vista delle prossime elezioni regionali, in Emilia Romagna e in Veneto nel 2002, e in vista di future elezioni politiche. A Fieracavalli, lo ricordiamo, sono presenti più di 2.400 cavalli, di sessanta razze, da tutto il mondo, e poi settecento e cinquanta aziende espositrici da una trentina di Paesi. •

Ilministro per irapporti con ilParlamento FedericoD’Incà


ERACLEA - CAORLE

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 LA NUOVA

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L’inchiesta sulla camorra regione

Luca Zaia: «Se il prefetto ritiene, sciolga Eraclea» VENEZIA. «Come recita il

A sinistra, l’arresto di Adriano Donadio, figlio di Luciano, nella maxi operazione a Eraclea. A destra, la pagina sulla “Nuova Venezia” dove si anticipavano i legami di Donadio a Caorle

Consolidati da anni i rapporti tra il capo dei casalesi di Eraclea e l’imprenditore di Caorle Cruciali le elezioni comunali del 2016 per realizzare il Villaggio delle Terme (mai fatto)

Casella, gli accordi con Donadio e i rumeni ingaggiati per votare GLI SCENARI

ra Luciano Donadio, a capo del gruppo camorrista che ruotava attorno a Eraclea, e l’imprenditore Claudio Casella, attivo a Caorle, i contatti erano frequenti. Alla luce del sole, ad esempio, presso il centro scommesse Snai, a Eraclea, di proprietà di Donadio. altre volte più riservato. Non un rapporto sempre facile, del resto. Quando, nel 2010, Luciano Donadio cerca di imporre la sua squadra di operai nel cantiere di Ottava Presa, non usa toni morbidi e istruisce così due suoi collaboratori, Tommaso Napoletano e Vincenzo Vaccaro su cosa riferire a Casella: «Devi dire dobbiamo lavorare noi... allora i cantieri se li facciamo saltare in aria… Devi dire tu non sei

T

venuto a chiedere niente a nessuno... incomp... mica sei venuto a chiedere... (incomp)... a noi non ci interessa noi siamo venuti a chiedere lavoro e basta… 20 euro all’ora e noi... teniamo operai qualificati buoni … Qua non ci sta fatica e noi siamo napoletani e casalesi... Dobbiamo fare la guerra?». D’altra parte i lavori Casella li aveva già affidati a imprese calabresi. I soldi venivano dalla famiglia Mannolo di San Leonardo di Cutro, decapitata dall’operazione della Procura di Catanzaro. Pare che Casella abbia risposto a Donadio: «Parla direttamente con loro però stai attento che è gente pericolosa». Cercando così di levarsi dall’impiccio. Donadio è attratto dal cantiere di Ottava Presa e cerca di convincere il suo socio Graziano Poles: «Però diventiamo

noi l’impresa che lavora per lui capisci? Perché quello là lavora eh ce li ha i soldi quello là Dio bono». Poles sconsiglia: «Ma là c’è un casino della madonna là in mezzo là». Comunque il rapporto è consolidato: Casella sa muoversi in ambienti diversi, anche al limite e oltre il limite. La sua società Faecase - fondata con un amico in comune con Donadio, Samuele Faè diventa una società veicolo a disposizione dell’organizzazione di Grande Aracri. Nel 2016 Casella è un immobiliarista che ha puntato su un affare importante, forse più grande di lui: il Villaggio delle Terme, un accordo urbanistico sottoscritto nel gennaio 2007 tra il sindaco precedente, Marco Sarto, e la Caorle Investimenti srl, proprietaria dell’area titolare Claudio Casella. La Caorle Investimenti srl, nel

le reazioni politiche

«Ora non è più rinviabile il rapporto Dda di Trieste» Nicola Pellicani (Antimafia): va fatta piena luce sulla presenza della criminalità a Caorle Martella: tema legalità necessario per il centrosinistra alle elezioni VENEZIA. «La chiusura delle indagini sull’inchiesta relativa alla presenza della criminalità organizzata, in particolare della camorra, a Eraclea, conferma non solo il radicamento dei casalesi, ma è anche la di-

mostrazione dei sospetti emersi sull’estensione dell’influenza del boss Donadio nel litorale del Veneto Orientale, in particolare a Caorle. Il pm Terzo parla di reati di vario genere e “principalmente per procurare ad altri voti in occasioni di competizioni elettorali al fine di ottenere relazioni privilegiate con amministratori pubblici e utilità indebite condizionando in tal modo le elezioni del sindaco di Eraclea del 2006 e

del 2016 nonché quella relativa all’elezione del sindaco di Caorle del 2016”. Dall’inchiesta emerge con chiarezza il condizionamento dei casalesi sulle elezioni amministrative di Eraclea e Caorle». Questo il commento del deputato del Pd, Nicola Pellicani, rappresentante veneziano della Commissione parlamentare antimafia. «Da tempo ho chiesto di aprire un focus su Caorle, ma ora non è più rinviabile un rap-

2011, riceve dai soci, come finanziamento delle attività, 7.370 milioni di euro e sempre nel 2011 la Caorle Investimenti srl nel 2011 incorpora i terreni della Nave Immobili e della F.lli Codognotto, società di trasporti con sede a Salgareda in provincia di Treviso, che fino ad allora partecipava al 50% al progetto delle Terme. L’accordo prevede che la società privata costruisca il centro termale e dopo 50 anni (rinnovabili per altri 50) di gestione lo consegni al Comune, in cambio le volumetrie dei negozi e degli appartamenti previsti (in parte di edilizia convenzionata) lievitano fino a quattro volte le dimensioni previste dal piano regolatore. L’accordo deve essere rinnovato, entro il 2017, dall’Amministrazione. Le elezioni del 2016 divengono cruciali. È così che Casella scopre la passio-

porto della Dda di Trieste, competente sul territorio di Caorle, per far luce su quanto avevo già denunciato, ovvero l’ombra della criminalità organizzata sulle elezioni, attraverso i legami tra Donadio e Claudio Casella, ex carabiniere dei Ros, già al centro dell’inchiesta Aemilia, che avrebbero favorito l’elezione del sindaco Luciano Striuli». Sulla questione interviene anche Andrea Martella del Pd, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio: «Emerge ancora una volta uno scenario preoccupante per per il territorio veneziano e veneto. Si tratta di fenomeni di fronte ai quali è indispensabile rafforzare il livello di attenzione. Accanto al lavoro delle forze dell’ordine e della Magistratura è neces-

ne per la politica e l’ammirazione per Luciano Striuli che concorre per la seconda volta alla carica di sindaco. Casella è un immobiliarista, non controlla direttamente forza lavoro. Per questo si rivolge a Donadio che della somministrazione di manodopera ha fatto uno dei suoi principali business. È lui che metterà in piedi la lista di una sessantina di cittadini rumeni che si iscriveranno alle liste elettorali del comune di Caorle. Un numero sufficiente per assicurare il successo di Giuseppe Boatto, vicinissimo a Claudio Casella, nominato assessore da Luciano Striuli. Come abbiamo documentato sulla “Nuova” a pochi mesi dal voto, numerose testimonianze raccontano che lo stesso Casella, in compagnia di alcuni sodali, si sarebbe installato fin dalle 7 del mattino nel bar di fronte ai seggi del centro storico per coordinare le operazioni di “accompagnamento” al voto. Fino ad oggi il sindaco Striuli se l’è cavata con un’alzata di spalle e la classica battuta sulle scarse virtù dei giornalisti. Ora dovrà attrezzarsi con qualcosa di più serio. E così dopo Eraclea, Caorle: nell’intreccio tra affari e politica ha fatto così capolino la criminalità organizzata. — Gianni Belloni BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

sario che il governo dei territori abbia un’impronta più incisiva, in grado di impedire che la situazione sfugga di mano. Il tutto, a discapito del tessuto produttivo, economico e sociale. Trovandoci alla vigilia di importanti tornate elettorali come quella regionale e quella comunale di Venezia, è a maggior ragione doveroso che il tema della legalità venga messo tra le priorità della politica. Un punto che dovrà costituire una delle colonne portanti dell’impegno politico e istituzionale del centrosinistra, con progetti e proposte degne di una battaglia civile contro le mafie e lo sfruttamento. Una svolta radicale che, purtroppo, non si ravvisa ancora a livello veneto, malgrado i lunghi anni di segnali allarmanti». —

detto, male non fare paura non avere. Io aggiungo che paura la deve avere chi fa del male, perché in Veneto ha e avrà vita difficilissima. Lo dimostrano il grande lavoro e i grandi risultati raggiunti dal Procuratore della Repubblica Bruno Cherchi, dalla Direzione distrettuale antimafia, da tutti gli inquirenti e le forze dell’ordine nella lotta all’infiltrazione della criminalità organizzata sul territorio». Con queste parole, il presidente della Regione, Luca Zaia, si complimenta «con tutti i tutori dell’ordine e della legalità, nessuno escluso», commentando «le notizie che si susseguono su possibili infiltrazioni del crimine organizzato nell’economia e nelle istituzioni del Veneto». Il governatore chiude: «Se il prefetto di Venezia riterrà di avere gli elementi per sciogliere il Comune è giusto che proceda». Di diverso tenore il gruppo M5S in Regione: «A Caorle la politica cittadina da 13 anni è condizionata dalla criminalità organizzata. Adesso è giunto il momento di dire basta!». «Assistiamo quotidianamente alla fiera delle vanità del governatore Luca Zaia, ma amministrare una Regione non significa fare marketing, bensì difendere i cittadini onesti e contrastare in tutti i modi l’illegalità. C’è poco da girarsi intorno, mentre Zaia e la Lega quotidianamente abbelliscono la vetrina della nostra Regione, nel retrobottega la criminalità organizzata si infiltra nella vita quotidiana dei veneti: la politica cittadina, così come l’economia. Ricordiamo le parole del procuratore capo: 400 piccole e medie imprese venete sarebbero stritolate solo dalla ’Ndrangheta». —

Nicola Pellicani (Pd)


VITTORIO VENETO

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 LA TRIBUNA

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il caso

Delitto Vaj: l’eredità va a Patrizia Armellin la convivente è accusata di averlo ucciso La Procura ha dissequestrato il “tesoretto”, ora verranno esaudite le volontà dell’uomo. La moglie della vittima si oppone VITTORIO VENETO. La donna accusata di averlo ucciso eredita i soldi di Paolo Vaj. La Procura ha infatti dissequestrato il testamento con cui l’uomo, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 luglio nella casa di Via Cal dei Romani a Vittorio, lascia tutti i suoi avere a Patrizia Armellin, fatta salava la quota di legittima per la moglie. Sono state quindi pubblicate le ultime volontà di Vaj dando il via agli effetti civili del documento, redatto nel febbraio del 2018, in cui il 56enne aveva nominato suo erede universale l’ex compagna, accusata insieme alla 24enne siciliana Angelica Cormaci proprio dell’omicidio di Vaj. IL TESTAMENTO

«Nel pieno delle mie facoltà mentali», si legge nel testamento di Vaj, «dispongo delle seguenti disposizioni testamentarie nel caso della mia morte. Quello che resterà dei miei fondi assicurativi è già intestato alla signora Patrizia Armellin. Per quanto riguarda il piccolo fondo depositato in Svizzera da mio padre, se resterà è destinato a Patrizia Armellin alla quale comunicherò a breve per raccomandata la banca e il numero di conto. Per quanto riguarda auto, moto, caravan, barca che acquisterò a maggio solo la legittima spetterà a mia moglie ed il resto alla signora Patrizia Armellin. In fede, Paolo Vaj». La data è il 28 febbraio 2018.

separato non legalmente, nella roulotte che il 57enne teneva in un campeggio a Creta. E che per la procura potrebbero costituire la prova di un eventuale movente economico dell’omicidio. Al sequestro si era opposto l’avvocato Marina Manfredi che difende Armellin: «E’ illegittimo sequestrare l’originale del testamento, la procura doveva acquisire una copia». A custodire quel testamento era proprio l’avvocato Manfredi che era molto amica di Vaj e che lo

Barca, auto, caravan più 418 mila euro di polizze vita è il ricco lascito testamentario aveva spesso assistito in vicende legali. Ed era stata lei, dopo la sua morte come richiesto dalla legge, a portarlo da un notaio per la pubblicazione. Ma, visto la morte violenta dell’autore del documento, prima di procedere il notaio aveva chiesto l’autorizzazione al gip Piera De Stefani. Il gip aveva chiesto un parere alla Procura che aveva subito bloccato la pubblicazione se-

questrando il testamento. L’ACCUSA

Ma per la moglie di Vaj quei soldi rappresentano il movente dell’omicidio. La donna, assistita dall’avvocato Nicodemo Gentile, ha dichiarato che Paolo sarebbe stato ucciso nella notte tra il 18 e 19 luglio dalla compagna Patrizia Armellin e dall’amica Angelica Cormaci per denaro. In ballo ci sarebbero anche le tre polizze vita del valore di 418 mila euro, di cui era beneficiaria Patrizia Armellin. Vaj anche se non lavorava, stava bene economicamente, grazie alla grande eredità ricevuta dal padre. E questo, per la donna, spiegherebbe tante cose. Come il fatto che le due donne, Patrizia 52 anni e Angelica 24, potessero permettersi di vivere in quella casa senza lavorare. Fin dalle prime ore la moglie aveva preso le difese del marito, da cui si era separata anche se non legalmente. Anche su Facebook aveva espresso sentimenti per Paolo, facendone uscire un profilo diverso con l’immagine di uomo violento che gli era stata attribuita dalle due conviventi. — Giorgio Barbieri BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

la vicenda

Angelica Cormaci, l’altra sospettata ha tentato il suicidio in carcere

IL SEQUESTRO

La decisione di effettuare il sequestro probatorio, che aveva portato il gip di Treviso a negare l’autorizzazione alla pubblicazione, era stata del sostituto procuratore Davide Romanelli. Il documento era stato recuperato dai carabinieri in uno studio notarile a Brescia. Il magistrato aveva già acquisito tre polizze vita, che Vaj aveva intestato, alla compagna, per un valore di 418 mila. Documenti che erano stati trovati da Roberta Bencini, la moglie dalla quale Vaj si era

VITTORIO VENETO. Angelica Cormaci avrebbe tentato il suicidio in carcere utilizzando alcune posate di plastica, di quelle fornite alle recluse per consumare i pasti. Un tentativo finito solo con qualche graffio alle braccia ma di cui la direzione del carcere di femminile di Venezia ha informato anche la Procura di Treviso. A rivelarlo è stato il fidanzato della sorella della 24enne siciliana che insieme alla 52enne Patrizia Armellin è accusata dell’omicidio

di Paolo Vaj, il 57enne ucciso la notte tra il 18 e il 19 luglio nella casa di Via Cal dei Romani a Vittorio Veneto che l’uomo condivideva con le due donne. Secondo la relazione che la direzione del penitenziario ha inviato a Romanelli la Cormaci avrebbe mostrato da qualche tempo segni di una sofferenza psichiatrica che si sarebbe manifestata in più occasioni anche in episodi di violenza verbale e accesa conflittualità con le altre detenute. —

la protesta

Ambientalisti sul monte Pizzoc «Nessuno venda il San Marco» La mobilitazione di domani chiamerà a raccolta attivisti da tutto il Triveneto pronti a chiedere il titolo Unesco per la faggeta del Cansiglio VENETO. Domani, non importa se farà neve o pioverà, centinaia di ambientalisti e alpinisti, provenienti da tutto il Triveneto, saliranno a piedi da Pian Cansiglio sul Monte Pizzoc per protestare,

VITTORIO

ancora una volta, contro la privatizzazione di quanto resta dell’hotel San Marco, ma anche per sostenere la richiesta avanzata dal presidente della Regione Luca Zaia affinché l’Unesco riconosca la faggeta del Cansiglio patrimonio dell’umanità. È da trent’anni che numerose associazioni, da Mountain Wilderness al Cai, passando per l’Ecoistituto, in occasione della festività di San Martino

si ritrovano per protestare a difesa dell’ambiente. Attraverso la mobilitazione di questi anni, hanno ottenuto lo smantellamento della base missilistica sul Pizzoc e della caserma Bianchin, al centro della piana, ma soprattutto hanno evitato il collegamento sciistico tra l’antico bosco da remi e il Pian Cavallo, attraverso Sella Palantina. Ed è proprio lassù che domani i manifestanti si erano proposti di salire. Ma

In alto il testamento olografo redatto da Paolo Vaj, in cui lascia i suoi beni alla convivente Patrizia Armellin accusata di averlo ucciso, (in senso antiorario) Paolo Vaj con la convivente Patrizia Armellin, Roberta Bencini la moglie di Paolo Vaj che si oppone al lascito testamentario

gli alberi schiantati dall’uragano Vaia dell’anno scorso impediscono ancora l’accesso; ecco dunque che i gruppi si sono orientati verso l’altra parte dell’altopiano, il Pizzoc. Per i partecipanti il ritrovo è fissato alle 9.30 davanti all’ex Casa forestale di Cadolten, in Comune di Fregona. Alle 10 la partenza a piedi, lungo l’antica Strada dei Partigiani, per raggiungere intorno alle 12 la cima del Pizzoc. Il tutto sotto il motto: «No alla vendita dell’ex albergo San Marco o di altre parti del Cansiglio». E inevitabilmente – anticipano gli organizzatori – si parlerà dei cambiamenti climatici e degli effetti che stanno producendo anche sulle nostre montagne. — F.DM.

la polemica in piazza fiume

«Fermata del pullman serve la segnaletica» VITTORIO VENETO. Manca un attraversamento pedonale sulla Statale 13, in centro a San Giacomo. La necessità è stata ravvisata dai numerosi studenti e dalle loro famiglie che utilizzano le corriere della Mom per recarsi verso Conegliano o Treviso. «La nuova fermata, creata grazie ad una rientranza della strada in direzione sud, vicino a Piazza Fiume, non ha nessun segna-

le che avvisi gli automobilisti della presenza di pedoni – afferma Marco Dus, capogruppo Pd in Consiglio comunale– ho raccolto numerose segnalazioni di genitori che sollecitano il Comune a provvedere». Secondo Dus c’è anche la necessità di una pensilina per riparare chi aspetta il pullman da eventuali precipitazioni. — F.D.M.


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TREVISO

SABATO 9 NOVEMBRE 2019 LA TRIBUNA

L’intervento a Ca’ Tron

H-Farm, decolla il cantiere per il campus Gli ambientalisti: «Una colata di cemento» Proteste per il maxi ampliamento in un’area verde. Italia Nostra: «Cancellata un’oasi naturale, altro consumo di suolo» Andrea De Polo Cresce a vista d’occhio il cantiere di H-Campus, 51 ettari nel verde di Ca’ Tron a Roncade destinati a diventare «il più grande polo europeo dell’innovazione», secondo le parole degli ideatori. Nove gru e un viavai ininterrotto di camion, operai, betoniere hanno posto le basi di quelli che saranno tredici nuovi edifici dedicati alla formazione, alle startup, alle università e alle imprese. Una futura cittadella della formazione la cui crescita è stata documentata, due giorni fa, da un video di riprese con il drone pubblicato sui profili sociale di H-Farm e del suo fondatore, Riccardo Donadon. Il primo risultato del video, però, è stata una levata di scudi da parte delle associazioni ambientaliste, perché quelle gru e quel cemento stanno cambiando il volto di un’oasi naturale in aperta campagna come quella di Ca’ Tron. «Inaccettabile, l’ennesima colata di cemento» tuona Italia Nostra; «Intervento a cubatura zero perché recupereremo le volumetrie di strutture in stato di abbandono nella stessa zona» la risposta di H-Farm.

ne Fridays for future, va bene, andranno a scuola in inglese con l’auto elettrico ma nel frattempo hanno cementificato Ca’ Tron». Va sottolineato che il maxi campus di H-Farm ha tutte le carte in regola, ottenute a suon di autorizzazioni regionali: «La legge sul consumo del suolo ha il concetto di consumo del suolo soltanto nel titolo» risponde Scarpa, «contiene un articolo di deroghe nel quale è ammesso un ampio ventaglio di possibilità. La realtà è che hanno urbanizzato un’area agricola di particolare pregio. In quell’area - e non solo - c’erano diversi edifici da recuperare, prima di consumare altro suolo. C’è sempre una dicotomia tra la necessità di dare formazione e posti di lavoro, e i grandi contenitori che ri-

EDIFICI DA RECUPERARE

Tra chi aveva espresso diverse perplessità già in fase di progetto (che, per inciso, ebbe un iter assai travagliato) c’è Romeo Scarpa di Italia Nostra. «Il fatto stesso che abbiamo pubblicato un video di quel genere, orgogliosi del loro cantiere, mostra che sono del tutto inconsapevoli» spiega Scarpa, «manca la percezione di ciò che stanno facendo e ciò che stanno distruggendo. H-Campus dovrebbe educare i giovani della generazio-

mangono vuote: ville venete, caserme, stabilimenti industriali. La verità è che è più facile prendere un terreno agricolo e trasformarlo in lottizzato piuttosto che prendere un’area inquinata e bonificarla». «OPERA INVASIVA»

Anche la politica si è interessata alla vicenda H-Campus. «Visto com’era stato dipinto e raccontato questo progetto dai suoi proponenti e sostenitori, mi immaginavo qualcosa di meno impattante e invasivo» commenta Andrea Zanoni, consigliere regionale del Pd, «devo dire che le immagini del video sono inequivocabili e mostrano una distesa molto vasta di cemento, una cementificazione che per superficie attualmente penso

non abbia eguali in tutta la provincia di Treviso. Il tutto con l’aggravante di essere al confine con un parco naturale regionale, quello di Ca’ Tron. Non meravigliamoci più di tanto se il Veneto continua a essere la regione in testa alla classifica italiana per incremento del consumo di suolo. Andrò a fondo della cosa, anche perché sono state diverse le persone che mi hanno interpellato in merito». Mal di pancia anche in Legambiente: «Sapevamo che sarebbe andata così, le proteste c’erano già alla presentazione del progetto» sottolinea il responsabile provinciale Stefano Dall’Agata, «un conto è leggerlo sulle carte, un conto vederlo nelle immagini. Come altre volte, siamo rimasti inascoltati».—

la spiegazione dell’azienda

«Intervento a cubatura zero Pianteremo 13 mila alberi» Gli edifici che stanno sorgendo a Ca’ Tron, spiega H-Farm, recuperano cubature già esistenti in zona, alcune delle quali (come l’ex base militare) saranno bonificate e trasformate in area verde aperta al pubblico. La società guidata da Riccardo Donadon respinge quindi ogni considerazione legata alla “colata di cemento” o al consumo del suolo, ricordando che saranno piantu-

mati 3.500 nuovi alberi. L’ampliamento prevede la realizzazione di 13 nuovi edifici, ma la porzione di edificato sarà soltanto del 10 per cento. Il campus sarà portato dagli attuali 14 mila metri quadrati di edifici su circa 20 ettari di parco a raggiungere 42 mila metri quadrati totali di strutture distribuite su 51 ettari di terreno, 27 dei quali destinati a parco e zona boschiva. Il polo

complessivamente si estenderà su quasi 100 mila metri cubi. Potrà ospitare fino a tremila persone e sarà autosufficiente all’85% per quanto riguarda il fabbisogno energetico. «Saranno edificati, tra gli altri, uno studentato in grado di accogliere quasi 250 studenti, un centro sportivo di 7 mila metri quadrati complessivi che comprende anche uno skate-park e una pi-

Riccardo Donadon, H-Farm

sta per l’atletica leggera» spiega l’azienda, che ricorda soprattutto il valore sociale e culturale dell’operazione, con la nascita del più grande polo di innovazione in Europa. «Il cambiamento che i modelli economici af-

Sopra, a sinistra, il cantiere visto dall’alto in un video pubblicato da H-Farm. Accanto, due immagini ravvicinate dei lavori in corso

fronteranno nei prossimi anni saranno violentissimi» ha commentato il fondatore e amministratore delegato di H-Farm Riccardo Donadon, «la curva di crescita esponenziale richiede un nuovo disegno e noi qui abbiamo l’ambizione di creare un nuovo modello, dove la scuola, il mercato e l’innovazione siano in grado di lavorare fianco a fianco traendo profitto e alimentandosi l’uno con l’altro. Con H-Farm lavoriamo in un settore che diventerà sempre più centrale nel mondo del business, pertanto puntiamo a formare nuovi talenti e a farli convergere in questo luogo, così da valorizzare e dare un nuovo profilo al territorio e al Paese». —

La famiglia STEVANATO e tutti i colleghi di Stevanato Group intendono esprimere il loro cordoglio e la loro vicinanza alla famiglia per la scomparsa di

ROMEO STOCCHI Treviso, 9 novembre 2019


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.PRIMO PIANO POLESINE

La Voce

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Sabato 9 Novembre 2019

9 NOVEMBRE 1989 La caduta del Muro di Berlino

Il crocevia del secolo scorso ROVIGO - Oggi sono 30 anni dalla caduta del Muro di Berlino. In tutto il mondo, non solo in Germania, si ricorda quel giorno che pose formalmente fine alla Guerra fredda. Pose fine alla divisione di Berlino e della Germania. Fu un giorno memorabile, come si dice in questi casi. Ma quello lo fu davvero. Tutta Berlino scese in strada, si affollò sulla porta di Brandeburgo, con gli agenti della

La caduta del Muro di Berlino

Prima e dopo il muro

Ddr a guardarli impotenti e stupiti. Chi ha più di 40 anni non può non ricordarsi quella pagina di storia, i ragazzi che brindavano sulla recinzione di cemento che per decenni aveva tagliato in due Berlino e l’Europa. I colpi di piccone, la musica e i concerti improvvisati per festeggiare la libertà. Fu l’inizio delle Tsunami che in poche settimane avrebbe cancellato dalla cartina d’Europa il Patto di

Varsavia e l’Urss da cui sarebbero nati nuovi Stati. L’ex Jugoslavia sarebbe deflagrata in conflitti etnici e politici, la Cecoslovacchia divisa in repubblica ceca e Slovacchia. Insomma niente sarebbe più stato come prima, compresa la geopolitica mondiale. Quel 9 novembre fu un crocevia storico, ed è giusto ricordarlo con una serie di uscite sulla Voce di Rovigo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

DEMOCRAZIA CRISTIANA Il ricordo di Gabriele Frigato, allora segretario della Dc

“La storia ci diede ragione” “La libertà fu più forte. Rammento la soddisfazione nella generazione di mio padre”

Alberto Garbellini

ROVIGO - “Quel giorno fu chiaro a tutti che la libertà è più forte di tutto”. Gabriele Frigato, storico esponente del Pd polesano nel 1989 era segretario provinciale della Democrazia Cristiana, il partito, che idealmente, in Italia stava al di qua dal muro. Mentre al di là, ovviamente in una semplificazione di schieramento ideologico, ci stava il Partito Comunista. Dc e Pci, dunque, i due grandi partiti che dal Dopoguerra in poi sono divisi la gran parte del consenso elettorale, si sono osteggiati, hanno rivaleggiato, hanno pure collaborato in qualche maggioranza di governo (il compromesso storico). Il tutto fino a quel 9 novembre 1989, quando cadde il Muro di Berlino. Un crollo che nel giro di pochi anni avrebbe trascinato con sè i partiti politici italiani come si erano conosciuti fino ad allora. In pochi anni Dc e Pci si sarebbero trasformati, diventando però qualcosa di diverso. E in quel 1989 alla guida della Dc polesana c’era Gabriele Frigato, che qualche anno dopo sarebbe diventato onorevole. “Ricordo bene quel momento - racconta Frigato - io in quei giorni ero spesso in ospedale, per assistere il mio povero fratello. Ricordo bene lo stupore e l’incredulità, che per giorni, si stamparono sui volti di molte persone, anche di molti esponenti del Pci. Allora ancora

Gabriele Frigato non immaginavano quel che sarebbe avvenuto al loro partito nei mesi successivi. Certo anche loro erano soddisfatti per quel che stava avvenendo in Europa, ma lo stupore era il tratto caratteristico. La preoccupazione per il dopo sarebbe arrivata solo entro qualche settimana. La caduta del Muro di Berlino fu un evento epocale, la dimostrazione che la forza della libertà è superiore a tutto. Mise fine ad un periodo che, non possiamo nasconderlo, era

La folla di Berlino sul muro che divideva la città stato pieno di soprusi e violenze, molte note, ma tantissime non note. Ma la cosa straordinaria è che fu una sorta di rivoluzione di massa e pacifica. Non venne versata una goccia di sangue, fu l’intera popolazione berlinese che si riversò in strada per mettere fine alla divisione Est-Ovest”. Quel giorno fu l’inizio della fine della Cortina di ferro “anche se - ammette Frigato - negli anni precedenti c’erano stati segnali anticipatori, ad esempio Solidarnosc in

Polonia. Vedere la gente salire sopra il muro, passare da una parte all’altra della città fu vera emozione”. L’esponente dem ricorda anche che “in quei giorni io ho percepito una vera soddisfazione nelle persone della generazione precedente la mia, come mio padre. Quelli che fecero la scelta di campo nel 1948, quelli che scelsero di stare con l’Occidente. Ecco quel giorno la loro soddisfazione era piena e meritata. Quel giorno sentirono che la storia aveva dato

IL GOVERNATORE Luca Zaia e il paragone con l’Autonomia

“Abbattere il centralismo” Anche il governatore veneto Luca Zaia ricorda il 1989. Il popolo che cerca la sua libertà e lotta per il suo futuro ha una forza inarrestabile. Ce lo ricorda la caduta del muro di Berlino, che per 28 anni divise i popoli della Germania. Il 9 novembre di 30 anni fa accadde una rivoluzione pacifica. Fu come un potente big bang: ragazzi poco più che diciottenni salirono su quel muro, lo scavalcarono e lo abbatterono. Giovani e vecchi, poliziotti e soldati, per anni divisi e nemici, si abbracciarono esprimendo gioia e fiducia nel futuro democratico in uno Stato federale. Se Dio vuole, in Italia non ci sono barriere fisiche, ma anche i popoli e i territori che compongono il Paese hanno in questa fase storica il loro muro da abbattere, che si chiama centralismo. Il metodo pacifico, democratico per farlo si chiama autonomia”. Con queste parole, e con un riferimento all’attualità italiana, il presidente della

Regione del Veneto, Luca Zaia, ricorda il trentennale della caduta del muro di Berlino”. “Noi tutti, i ‘ragazzi’ di allora - ricorda vivemmo con grande partecipazione quegli eventi che sparsero aria di libertà ben oltre l’area dove avvennero. Io avevo 21 anni e vissi il tutto come un grande segnale di speranza per tutta la mia generazione, perché quegli eroi erano i miei coetanei. Forse mai come allora capimmo che, se ci credi davvero, nessun sogno è davvero irrealizzabile. Il sogno di allora era liberarsi dal giogo della dittatura comunista della Ddr. Il nostro sogno di oggi è conquistarci, democraticamente e pacificamente, l’autonomia che siamo convinti di meritare”. “Per 28 anni - riflette ancora Zaia - i Lander che rimasero prigionieri nella Repubblica democratica tedesca persero tutta la loro autonomia, annientata dalla dittatura di Berlino Est, con gravissime conse-

guenze sulla qualità della vita della gente. Cominciarono a ritrovarla 30 anni fa, aiutati da un grande sforzo della cosiddetta ‘Germania Ovest’, in una riunificazione improntata a una rinnovata autonomia nella Repubblica federale tedesca di oggi. Una delle più grandi e prospere democrazie federali del mondo”. “La democrazia italiana è salda ma il troppo centralismo dello Stato ne riduce la spinta di progresso, economico e sociale. In Italia ci deve essere un grande cambio di marcia, perché oggi il nostro muro di Berlino è il Medioevo rappresentato dal centralismo. La caduta di questo muro medioevale è il nostro nuovo Rinascimento, che è rappresentato dall’autonomia. Solo chi non ha visione di prospettiva –dice il Governatore –non riesce a capire che autonomia è sinonimo di futuro positivo. E’ in atto un processo democratico irreversibile”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

loro piena ragione”. Infine Frigato chiude citando Benigno Zaccagnini, ex segretario della Dc “Come ha già ricordato il ministro Franceschini, Zaccagnini già negli anni ‘60 diceva che il Muro di Berlino sarebbe crollato per volontà del popolo. E così è avvenuto”. Zaccagnini, poi, non fece in tempo a vedere la porta di Brandeburgo aprirsi alle masse dei berlinesi. In quel 1989, il mondo girò pagina. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Zaia:«Perchésarò alFestivaldelFuturo»•>

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L’Italiaètornata inemergenza

VERONA. Potenziata l’attività di sicurezza. Controlli mirati. Un corpo scelto in centro e nei quartieri

di ERNESTO AUCI

Già fermate 325 persone, effettuati 95 «daspo» urbani e ispezioni in 37 locali

Poste Italiane S.p.A. - Sped. in a.p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Verona

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eri a metà giornata lo spread è improvvisamente schizzato a 160 punti sopra il Bund tedesco con un salto di quasi il 10% rispetto al giorno prima. Non è ancora allarme rosso ma certo è un sintomo inequivocabile che il governo Conte2 ha consumato in soli due mesi, quasi per intero il capitale di credibilità che aveva avuto al momento della cacciata di Salvini dal governo. Le notizie negative si rincorrono ormai con un ritmo frenetico. Giovedì si era verificato il sorpasso della Grecia nei nostri confronti. Ora Atene paga sui propri titoli decennali un tasso più basso di quello dell’Italia. Dopo essere stati scavalcati dalla Spagna oltre un anno fa, ora siamo riusciti ad occupare l’ultimo posto nella graduatoria dei Paesi Ue e paghiamo i tassi d’interesse più elevati di tutti. E pensare che l’obiettivo di questo governo era quello di far scendere lo spread a livello della Spagna o addirittura della Francia. Ma non basta. Sempre giovedì da Bruxelles erano arrivate le nuove previsioni sul prossimo anno. La nostra economia rimane il fanalino di coda della Ue e addirittura gli esperti europei riducono ad un misero 0,4% il tasso di crescita del Pil per il 2020 mentre il nostro governo aveva stimato uno 0,6%. Infine la questione dell’Ilva. Al di là dei problemi più tecnici, le mosse del governo gettano ulteriore incertezza sulla volontà di rispettare i patti da parte della politica italiana. E quando il titolare del ministero dell’Industria dice che le aziende non devono perseguire il profitto fine a se stesso, assesta una ulteriore picconata alla credibilità del Paese nei confronti degli investitori, italiani o stranieri che siano. Abbiamo da tempo imboccato una china che ci sta facendo regredire verso un Paese sottosviluppato. Il problema è politico. Il Conte 1 con 5 Stelle e Lega ci ha portato la stagnazione dell’economia. Il Conte 2 rischia di innescare una profonda crisi di fiducia e una nuova fuga dei risparmiatori. È ormai palese che i 5 Stelle sono completamente inadatti a governare. Ma non è ancora chiaro se la Lega sia parte del problema o la soluzione. Per il momento Salvini è stato un aggravante della crisi tanto che quando ha deciso di andarsene dal governo, la fiducia verso il nostro Paese è risalita e lo spread è sceso di quasi 100 punti in pochi giorni. Il rischio che l’Italia sta correndo è mortale. I ceti illuminati dell’imprenditoria e delle professioni liberali dovrebbero spingere le forze politiche europeiste e riformiste a coalizzarsi, in modo da offrire una valida alternativa politica a coloro che vogliono evitare il declino del nostro Paese.

Agentiinborgheseanti-degrado Identificate 325 persone. Individuate 82 violazioni. Applicati 95 Daspo urbani e controllati 37 locali pubblici. Sono i principali dati delle operazioni com-

BORGOVENEZIA.Alsetaccioletelecameredellazona

Feritoa coltellate,cacciaagli autori

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FIERACAVALLI. Al salone spettacoli ma anche un progetto per i disabili

ronetta, Borgo Milano, Borgo Roma, Santa Lucia e Golosine: questi i quartieri interessati alle operazioni condotte da agenti in borghese. > GIARDINI PAG15

GIOCHI INVERNALI 2026. Il progetto prende forma

Olimpiadiin Arena unsecondo anello adalta tecnologia

all’interno, con ghiaccio e neve protagonisti. A creare l’evento sarà Marco Balich, titolare di una società che produce cerimonie olimpiche e che ha già organizzato lo show di pattinaggio Intimissimi On Ice in Arena. Il sindaco Federico Sboarina: «Evento storico». > PAG11

Sarà un’Arena olimpica, che porterà Verona in mondovisione per la cerimonia finale dei Giochi invernali 2026. L’anfiteatro avrà attorno un nuovo anello esterno tecnologico. Una struttura che reggerà un videowall, un muro su cui scorreranno immagini di quanto avverrà

ShowdiGina,lafigliadiShumi Eviaaunpianoperl’ippoterapia SHOWIN TEMA FERRARI. Gina Schumacher protagonista aFieracavalli. Nellagara di reiningnon pro Elementa Masterslafiglia del campionediFormula 1 si conferma campionessanellacategoria. Gina,22anni, prenderà parteanche alFreestyledi staseraconuna coreografiaatema Ferrari.Siesibirà anchela campionessabelga«da unMilione di Dollari» CiraBaeck,neipanni di WonderWoman. MaaFiercavalli,che vivràoggi edomani lesue giornatepiù intense, ierièstatofirmato un protocollo d'intesa traUlssScaligera,Aziendaospedaliera universitariae Veronafiereper lavalorizzazione dell'ippoterapiaper lacura dipersone disabili. > PAG12,13 e 14

di CANGRANDE

crescere, verrebbe da dire, visto che lì dovrebbe aprire un cantiere per la costruzione della terza corsia. Per fortuna gli appassionati del Gruppo italiano per la ricerca sulle orchidee spontanee, e il Comune di Rivoli, hanno fatto il miracolo, trovando attenzione e sensibilità nei dirigenti e negli amministratori dell’Autobrenne-

INCIDENTISTRADALI

STAMPAINLUTTO

Rischiinmoto, laGardesana dopol’Aurelia èlapiùpericolosa

Èmorta AnnaZegarelli giornalista diRadioVerona

> MUSURACA PAG39

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DISABILEFERITA

MONTECCHIA

Cadepercolpa diuncane, sirompeunatibia

CasoPietroMaso, ilsindaco:glidirei dirisarcireilpaese

> VACCARI PAG17

> DALLICANI PAG30

ILSETTIMANALE

Salvatadall’asfalto manondaicinghiali Si chiama Epipactis palustris ed è così preziosa che ha fatto spostare addirittura un’autostrada, quella del Brennero. Stiamo parlando di una rara orchidea spontanea, che si trova solo in una piccola zona umida a Castello di Rivoli. Un fazzoletto di terra che confina col viadotto numero 38 dell’A22. Un posto sfortunato per

piute dalla squadra di 10 agenti scelti della Polizia municipale per mettere in campo controlli contro insicurezza e degrado. Centro città, Borgo Venezia, Ve-

SALUTE MODA VIAGGI CUCINA TEMPO LIBERO MOTORI

a cura dei CAPOREDATTORI Domenica 10 Novembre 2019

C O N S O R Z I O

ro, che hanno spostato il previsto deposito dei mezzi, che avrebbe cancellato la zona umida abitata dalla bella orchidea. Un esempio di collaborazione, che ha evitato un danno ambientale. Ma quel che non ha fatto l’asfalto potrebbero farlo ora i cinghiali, ghiotti della povera Epipactis. Con loro purtroppo non c’è dialogo.

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il fascino della rotonda di Forte dei Marmi


Cronaca 21

L'ARENA

Sabato 9 Novembre 2019

GRANDIEVENTI. Ilgovernatore,Luca Zaia, hadato ilpatrocinio dellaRegione alsummit inFieradel 16 e17 novembre.Iscrizioni gratuiteaperte su festivaldelfuturo.eu

«Perché sarò al Festival del Futuro» «Conciliareimpreseeambiente? Sìmaconpercorsiguidatieseri» «Irobot?Tutelareipostidilavoro E sul domani pensiamo ai giovani» Filippo Brunetto

«Governare la programmazione delle riforme. Pensare alla popolazione che invecchia ma con l’attenzione ai giovani. Pianificare lo sviluppo sostenibile delle città. E rendersi conto che il futuro è dietro l’angolo: «Anzi, è già qui». Il governatore della Regione Veneto Luca Zaia, ha dato il patrocinio e sarà presente all’apertura del Festival del Futuro, l’evento che il 16 e 17 novembre vedrà presenti per la prima volta all’Auditorium della Fiera di Verona decine di scienziati, esperti di ambiente, medici, economisti e imprenditori, a confrontarsi sui temi più caldi nei settori di scienza, tecnologia, economia, politica e società. Scelte che toccano sul vivo la nostra società. Le iscrizioni gratuite sono già aperte attraverso il sito festivaldelfuturo.eu Partiamo dall’ambiente e le imprese,unasfidaimpegnativa.Governatore cosa pensa dell’ipotesidellatassesulplasticaegliimballaggi.Comeconciliarel’economiaalcambiamentoclimatico?

«Si concilia col buon senso: dal 1° gennaio 2020 verran-

no eliminate tutte le microplastiche dai cosmetici, ma si è deciso tre anni fa un percorso che garantisca alle aziende di poter convertire i loro processi produttivi. Che la plastica sia da eliminare dalla nostra vita è fuori dubbio. Ma è altrettanto vero che questo va fatto secondo criteri di buon senso con percorsi guidati, seri, severi, ma che diano spazio alle nostre aziende di poter stare sul mercato. Il governo invece sembra giocare a Monopoli: non funziona così, qui c’è vita reale ed economia reale. In Veneto abbiamo 600mila imprese con 150 miliardi di Pil. Non si può improvvisare». Il futuro sarà sempre più legato all’intelligenza «artificiale». La cosiddetta società dei robot saràun vantaggio?

«Questa rivoluzione è già in corso. La verità è che il nostro mondo è già tutto digitale e che la corsa è sempre più frenetica. Penso che i robot non possano sostituire gli uomini, prima di tutto perché l’intelligenza artificiale non ha l’intelligenza umana. Pensiamo solo al tema creatività: l’intelligenza artificiale fa solo ciò per cui è stata programmata. E poi non possiamo

si ai tempi. Fondamentale l’informazione di qualità». La tecnologia sta cambiando anche l’economia, nell’ottica della crescita.Lapubblicaamministrazioneè preparata?

«Sì, lo è. Le pubbliche amministrazioni progettano le smart-city e abbiamo un utilizzo ormai diffuso delle applicazioni web per fare di tutto: per parcheggiare, per fissare l’appuntamento dal medico, per gestire il conto in banca. Ormai il telefonino è uno strumento irrinunciabile. Provate a stare tre o quattro giorni senza il telefonino per vedere cosa accade. Non è solo un fatto psicologico, è anche un fatto di servizi». Ilgovernatore delVeneto,Luca Zaia

pensare di eliminare posti di lavoro... robot per camerieri, robot nelle reception, e quant’altro. Questo è un tema cruciale, tant’è vero che negli Usa hanno introdotto la tassa sui robot, proprio per evitare che questa rivoluzione digitale diventi un problema sociale».

re per i giovani. Questa è una comunità che pensa anche ai vecchi ma guarda con strategia ai giovani. La Regione è rispettosa di chi non conosce le nuove tecnologie ma è all’avanguardia con il digitale. Un esempio? È stata la prima regione a de-materializzare le ricette mediche».

Lavitamediasiallunga:losviluppoelatecnologiaaiutanoinquesto.Qualesaràloscenario inuna societàsempre più over65?

Le abitudini digitali e i social stanno trasformando la nostra vita.

«Noi già oggi programmiamo la vita del nascituro per una aspettativa di vita di cento anni. Siamo preparati sulla progettazione di servizi per una popolazione che invecchia ma, attenzione, non abbiamo abdicato a progetta-

«Siamo convinti che i canali di comunicazione non escludano quelli tradizionali, più analogici, come la carta stampata e la televisione, ma si integrino. I cittadini chiedono sempre più informazioni in tempo reale e che la carta stampata ha dovuto adeguar-

Energiasostenibili,cittàall’avanguardiae mobilità elettricae sostenibile.Latransizioneègiàpartita insomma. Il Veneto è attrezzatoperquesto?

«I grandi cambiamenti sono in atto. Sappiamo tutti che il combustibile fossile sparirà prima o poi e spariranno i serbatoi delle nostre macchine; sappiamo tutti che il cibo sarà sempre di più biologico e l’agricoltura sempre più biodinamica; sappiamo tutti che il tema dell’alimentazione è un tema cruciale; sappiamo tutti che l’energia dovrà provenire sempre di più dalle energie rinnovabili... ma da qui ad arrivare lì c’è un percorso da fare. Si dice che l’uomo sia impaurito dai cambiamenti e anche questi lo sono sono: dobbiamo rimboccarci le maniche». •

Ilgruppo scaligero nel«fashionpact»

L’impegnodiCalzedonia sulfrontedell’ambiente Ilgruppo Calzedonia,chesarà trai protagonisti delFestival delFuturo,ha annunciatoilsuo ulterioreimpegno nelsegno dellasostenibilità.Tutto è cominciatonelloscorso aprile quandoil presidentefrancese Macronhaincaricato Francois-HenriPinault, presidentedelgruppoKering, direalizzareuna coalizioneche raggruppassele più significativerealtà delsettore modaetessile affinché insiemesi impegnassero perun futuropiùsostenibile, sottoscrivendoil«fashion pact».Il gruppoCalzedonia è entratoa far parte diquesta coalizioneedhasottoscritto il patto.In sostanzaorail gruppo scaligero,insieme adaltre55 trale più significativerealtà del settoremoda etessile, lavoreràalraggiungimento di obiettiviconcreti che ruotano attornoa 3temi chiave: arrestareil riscaldamento globale,ripristinarela biodiversità,proteggeregli oceani. Durantelaprima sessione operativa,avvenutaa Parigi, sonostati discussi i punti relativiallagovernance del «fashionpact», definiti gli aspettiorganizzatividellavoro trai vari membridella coalizioneeideati

concretamentegli impegni chei firmatarihanno presoincarico. Ilgruppo Calzedonia,essendo integratoverticalmente,già da tempocura tuttele fasidella filiera,dalla produzionealla venditaal consumatore finale. Neglistabilimenti diproprietà si realizzanolagran partedei prodottivendutiel’intera produzioneconvergeneicentri logistici,anch’essiproprietari, che provvedonoarifornire ipunti venditasia direttichein franchising.Intuttala filiera,la societàscaligerasi impegna dunquea rispettarei massimi livellidisicurezza, salubritàe tuteladell’ambiente,offrire condizionidilavoroottimali, corrisponderesalari adeguatie contribuireallacrescita delle comunità,rispondendo direttamenteriguardoalcontrollo sullefontienergeticheel’utilizzo dellematerie prime,secondoil codiceetico formulato dall’azienda.Tornando alFestival delFuturo,l’impegno di Calzedoniasi traducenel sostegnoal dibattito(in collaborazionecon Asvis) chesi terràsabatomattina dalle11, 30 alle13 ehaper titolo«La sfida planetaria:clima, ambiente, energia,migrazioni, risorse».A guidareildibattitoci sarà Enrico Sassoon,ldirettore dellaHarvard businessreviewItalia.

Profile for Jacopo Contavalli

RASSEGNA STAMPA 09 NOVEMBRE 2019  

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