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N E L C UOR E DE LL’AMAZZON IA U NA M I NACC IA PE R I N DIOS E FOR E STA

L’incubo grande diga sul popolo invisibile

IVANILDE DA SILVA CARVALHO

Da una parte le esplosioni della dinamite, il rumore dei motori delle ruspe che sbancano e tolgono tonnellate di roccia e terra e i camion che fanno avanti e indietro per strade improvvisate. Dall’altra, poche decine di chilometri più in là, gli uomini invisibili come amiamo definirli noi europei: diversi insediamenti di indios che continuano a vivere senza immaginare la minaccia che pende sulle loro esistenze, sulle loro capanne, sui loro figli. Difficile dire quanti sono: una mappa aggiornata delle tribù indigene

che vivono nella zona del Rio Madeira, il più grande affluente del Rio delle Amazzoni, non esiste. Tantomeno l’aveva il governo brasiliano quando, l’11 agosto scorso, noncurante delle proteste di ambientalisti e Ong, ha dato il via libera ufficiale alla costruzione della

centrale idroelettrica di Santo Antônio e di Jirau. Nemmeno due mesi dopo sono brillate le prime cariche esplosive e sono partiti i lavori per la costruzione del bacino idroelettrico che dovrebbe alimentare la zona industriale del Sud del Brasile, la parte ricca di San Paolo, regione che ha tassi di sviluppo a due cifre e ha bisogno come il pane di energia per mantenerli. Qui, però, siamo lontani migliaia di chilometri dalle fabbriche pauliste, siamo in Rondônia, ai confini con la Bolivia, in piena regione amazzonica.

Invisibili alle mappe Viste da qui, le decisioni del governo centrale appaiono lontane e la macchina


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L’INCUBO DELLA GRANDE DIGA... da 10 miliardi di reais (l’equivalente di 4 miliardi di euro) stanziati per la diga sembra inarrestabile. A nulla sono servite le proteste dei ribeirinhos, gli abitanti oriundi della zona espropriati dei loro terreni e cacciati dalle case di famiglia. A poco sono valse le proteste accorate degli ecologisti che allertavano contro la distruzione di un ecosistema essenziale per tutto il pianeta. La macchina dello sviluppo a tappe forzate, oliata dalla promessa di posti di lavoro e di “più benessere per tutti”, ha continuato a procedere inesorabile. Almeno fino all’ultimo scandalo che rischia di trasformare il disastro ambientale in un genocidio di proporzioni incalcolabili. A far detonare a livello mediatico l’opera è stata a fine ottobre la scoperta, divulgata dal Funai (la Fonazione nazionale degli indios), che a soli 14 chilometri dal cantiere centrale dell’idroelettrica si erano trovate tracce di una comunità indigena. Una tribù che non figurava nelle mappe governative che dichiaravano sgombra da insediamenti umani l’intera area da allagare per la grande diga. Secondo le ricerche del Funai, tra l’altro, almeno altri quattro gruppi di nativi vivrebbero nella zona della futura diga: comunità che vivono nell’area Jacareúba Katawixi e che, se venissero a contatto con la “civiltà”, rischierebbero, oltre al disastroso choc culturale, il contagio di malattie che ne minaccerebbero la vita.

Genocidio annunciato L’allarme ha rapidamente fatto il giro del mondo e ha costretto il governo locale, pressato dall’opinione pubblica inter-

L’OPERA DELLA DISCORDIA Il Rio delle Amazzoni è il fiume più lungo del bacino amazzonico, con i suoi quasi 6.500 chilometri. Il volume di acqua è estremamente elevato e scarica nell’Oceano Atlantico circa il 20% di quanto affluisce da tutti i fiumi del mondo. Il Rio Madeira è il maggior affluente di destra del Rio delle Amazzoni. Ha una lunghezza di circa 3.240 km, è situato fra Brasile, Bolivia e Perù e, con una portata d’acqua di 32mila metri cubi per secondo, è inferiore solo al fiume Congo. LA DIGA DI SANTO ANTÔNIO E JIRAU Investimento: approssimativamente 10 miliardi di reais (4 miliardi di euro). Inizio opera: dicembre 2008. Entrata in funzione prevista: prima e seconda unità entro dicembre 2012, l’ultima nel giugno 2016. Previsioni di impiego diretto: 1.500 lavoratori nei primi mesi, fino a 4.500 nei 18 mesi successivi. Saranno impiegati una media di 10mila lavoratori durante due anni e fino a 20mila nel picco di lavoro. Area inondata: si formerà uno specchio d’acqua di 271 kmq, con un’elevazione di 70 metri. Impatto ambientale: tra le nuove aree inondate e quelle dove si installeranno i cantieri saranno abbattuti circa 15 kmq di foresta. In Rôndonia sono disboscati, ogni anno, circa 2.000 kmq di foresta. Compensazione ambientale e sociale: il programma di compensazione ambientale, obbligatorio per legge, prevede investimenti per 47 milioni di reais (pari a 19 milioni di euro). Per il programma di compensazione sociale è stato stimato un valore dello 0,5% del totale degli investimenti.

nazionale, ad ammettere la possibilità che nella zona deputata a diventare uno dei più grandi invasi del Brasile “possano esistere insediamenti che non erano stati mappati”. Una “sorpresa” per Ricardo Márcio, il responsabile della Sostenibilità di Madeira Energia (il consorzio incaricato dei lavori). O magari una lunga e sospetta dimenticanza, visto che il documento che prova l’esistenza di comunità native è datato 14 luglio, addirittura un mese prima che Ibama (l’Istituto brasiliano del medio ambiente) e l’Agência Nacional de Energia Elétrica dessero il via libera all’opera. Stretto dall’evidenza e dal suo clamore, il dirigente è stato però costretto ad ammettere che la presenza di indios isolata era già emersa


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Nelle foto di queste pagine: i ribeirinhos (gli abitanti della zona del Rio Madeira). In basso nella pagina accanto, un indios della zona.

I L PROFE S S OR ARTU R DE S OUZA MOR ET

Depredano la terra ma il conto arriverà IL DOCENTE DI SVILUPPO AMBIENTALE AVEVA SOLLEVATO PER PRIMO, SUL “NEW YORK TIMES”, PESANTI DUBBI.

da indagini ma non era mai stata resa ufficiale da indicazioni del Funai. Tanto imbarazzo e qualche ammissione di colpa, però, non hanno fermato la macchina della centrale di Santo Antônio che continua a ruminare terra e polvere, portando camion e operai da tutto il paese alla ricerca di un lavoro. E già, perché nonostante la scoperta e la promessa di Madeira Energia di finanziare spedizioni per tracciare gli insediamenti presenti in zona, l’opera procede inarrestabile. “È inaccettabile che la costruzione dell’idroelettrica non sia stata sospesa immediatamente”, spara a zero Sidney Possuelo, ex presidente del Funai e tra i maggiori conoscitori della cultura indios. “Se i lavori continuano il governo federale può essere denunciato ai tribunali internazionali per il probabile massacro di un popolo indifeso”. Ma la minaccia è coperta dal clamore delle mine che a pochi chilometri dai villaggi indios seguitano a brillare. E ammutoliscono le grida di allarme di chi vorrebbe dar voce agli invisibili ma non riesce a sovrastare il fragore del nuovo che avanza. A tutti i costi.

A

rtur de Souza Moret è professore dei master di Sviluppo regionale e ambientale dell’Università federale di Rondônia. La sua specializzazione è nel settore dell’energia rinnovabile e nell’efficienza energetica. Circa un anno fa aveva dichiarato al New York Times che c’erano diversi e gravi dubbi sull’impatto ambientale della idroelettrica che di lì a poco sarebbe stata costruita in Rondônia. Professore, ora che sono iniziati i lavori i dubbi sono stati chiariti? No. E c’è una spiegazione molto interessante. Gli studi ambientali erano basati su un’area fissata fra Porto Velho (la capitale di Rondônia, ndr) e il distretto di Abunã. In tutto, una fascia lunga 260 chilometri. Qui sta uno dei problemi principali: la legislazione ambientale obbliga a studiare tutto il bacino del fiume che verrà interessato dalla diga e a prendere in considerazione il funzionamento ambientale, sociale, economico del fiume. Uno studio su 260 chilometri non può dare informazioni su un fiume come il Rio Madeira. E c’è un altro punto debole di questo studio:il Rio Madeira non è ancora conosciuto,ossia sul fiume mancano informazioni storiche sufficienti per l’analisi di fauna, flora, dinamiche sociali. Però il governo federale sottolinea che quest’opera potrebbe assicurare progresso al paese… È un errore pensare che le grandi opere produca-

no lo sviluppo dei luoghi in cui sono costruite. Storicamente lasciano un passivo grande per quanto riguarda l’impatto ambientale e sociale. Ma l’opera produrrà molti posti di lavoro in questa zona povera del Brasile. Studi indipendenti come quelli pubblicati sul sito governativo www.mp.ro.gov.br dicono che saranno impiegate circa 30mila persone, ma quando l’opera sarà conclusa queste persone dove lavoreranno? In Rondônia non ci sono occasioni per loro. In più tutta l’energia generata sarà inviata in altre zone del Brasile. La popolazione di Porto Velho aumenterà di circa 100mila persone, arrivando a un totale di 500mila abitanti e le infrastrutture non sono sufficienti. Faccio l’esempio dell’acqua potabile: il 30% degli abitanti ora usa acqua potabilizzata, il resto utilizza i pozzi. Con la diga per tutti ci saranno enormi problemi. Gli impianti di captazione dell’acqua potabile rimarranno a secco e la falda sarà contaminata dal lago che si creerà. Il problema del deficit di energia, per un paese come il Brasile, però, è fondamentale. Come può essere risolto? Il nostro potenziale di efficienza energetica è grande, intorno al 30%. Questo significa che se si lavorasse sul risparmio energetico il potenziale sarebbe di 30mila MW, 5 volte quelle prodotte dall’opera del Rio Madeira, con costi e impatto ambientale e sociale infinitamente minori. Le altre opzioni sarebbero il rinnovamento delle centrali esistenti che potrebbero dare in tutto il Brasile circa 7mila MW o l’uso di energie rinnovabili, come gli scarti della lavorazione della canna da zucchero, delle produzioni agricole o del legno. Secondo i dati pubblicati, a conclusione


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38 ambiente DEPREDANO LA TERRA, MA IL CONTO... del primo studio sui cambiamenti climatici in Amazzonia, dall’Istituto brasiliano di ricerca spaziale, la foresta potrebbe sparire in 100 anni a causa del cambiamento climatico in Brasile e nel mondo. Ritiene che si tratti di un rischio reale? L’opzione economica del Brasile è concentrata esclusivamente sulle risorse naturali per generare ricchezza, nella sostituzione delle

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foreste e del “serrado” per dare spazio agli allevamenti o ai campi di soia. Anche la scelta energetica brasiliana, per quanto venduta come pulita e rinnovabile, è inquinante e produce metano, che ha un impatto maggiore del carbonio e della CO2. L’ipotesi della scomparsa della foresta è spaventosa e reale. In Europa si agita spesso questo allarme. Non pensa che nasca da preoccupazioni un po’ snob, che non tengono conto dei problemi e delle esigenze di chi sta percorrendo ora la via

LE LE ONG ONG C CH HE ES SII OPPONGONO OPPONGONO

dello sviluppo economico? Tanto l’Europa che gli Stati Uniti hanno contribuito al deforestamento dell’Amazzonia, per esempio esportando minerali e pietre preziose grezze da lavorare altrove. Il risultato è che per queste attività c’è bisogno di molta energia e di molte centrali per produrla. È un circolo vizioso: attività economiche che depredano il paese delle sue materie prime, impatto ambientale e sociale e così via. L’unica soluzione possibile è cambiare il modello di sviluppo di queste regioni.

PER SILVANO DE MATIA GOMES “IL MIRAGGIO DELLO SVILUPPO RISCHIA DI FARE

“Per gli indios una catastrofe”

VITTIME NON SOLO TRA GLI INDIGENI”.

“U

na falsa promessa che rischia di costare molto cara alla gente”. La condanna senza appello della megaopera, voluta dal governo federale e accettata da molti in Rondônia, viene da Silvanio de Matia Gomes, coordinatore della politica istituzionale di Ada Açaí, organizzazione non governativa che attraverso l’agroecologia, l’economia solidale e il controllo sociale delle politiche pubbliche opera in Rondônia e nell’Amazzonia occidentale. L’Ada Açaí fa parte del gruppo Gta, una rete di 606 organizzazioni che in tutta la regione cerca di difendere la popolazione originaria, i popoli indigeni, i piccoli agricoltori. Lui e la sua Ong si sono spesi per mesi per sensibilizzare i cittadini di Porto Velho sui rischi della centrale. E parla di un innamoramento che durerà poco. Quali sono state le prime reazioni della popolazione alla megaopera di Porto Velho? Circa il 90% della città ha accettato l’idroelettrica per la promessa dello sviluppo economico che avrebbe portato una crescita inimmaginabile. L’opera, del resto, sta attraendo grandi industrie. E questo è un miraggio per Porto Velho, la cui economia si basa sull’apparato pubblico in assenza di alcun tipo di industria. A mancare del tutto è la campagna di informazione sulle conseguenze negative, come l’aumento della popolazione, la crescita di violenza e prostituzione o - e questo è peg-

gio - l’assenza di infrastrutture sanitarie e di una pianificazione minima per gestire questi afflussi. Un’esperienza diretta di quale è stata la reazione della gente l’abbiamo avuta nelle periferie quando annunciavamo le conseguenze di quest’opera e ci sentivamo rispondere “ma questa è la realtà che già viviamo”. Molte famiglie vivono nella zona destinata a essere inondata. Cosa prevede per il loro futuro il piano delle autorità e dell’impresa? A quanto ci risulta sono circa 5mila le famiglie residenti nella parte da allagare, ma il conto sale se si considera l’impatto ambientale che sconvolgerà le zone limitrofe. Per molte di quelle famiglie non c’è alcuna garanzia. Un caso esemplare è quello della comunità di TracaSerio in cui vive una sessantina di nuclei familiari: ebbene, sono state semplicemente informate che all’impresa costruttrice sarà permesso il libero accesso alle loro terre. E i gruppi di indigeni isolati? È una delle nostre preoccupazioni. È a rischio la loro sorte, l’economia di cui vivono, fatta di autosostentamento, di agricoltura, allevamento. La domanda “che cosa faranno queste comunità?” non ha ancora avuto risposta. E nessuno ha considerato lo choc di chi ha sempre vissuto su una terra e improvvisamente si trova senza la casa in cui è nato e senza i mezzi che gli hanno permesso di sopravvivere. A proposito degli indios: com’è possibile che dopo anni di studio sull’impatto ambientale e so-

ciale, il governo abbia ammesso di non sapere dell’esistenza nella zona di indios isolati? È uno scandalo. E sì che nel “Piano di lavoro” elaborato dal Funai, e consegnato il 14 luglio scorso, era già scritto “che i gruppi isolati e la terra in cui vivono queste persone sono a rischio di essere inondati”. Tra questa gente sono stati localizzati 150 indios sirianós e un numero incalcolato di indios uru weu wau wau. Su molti di questi gruppi non esistono informazioni precise, neppure su dove siano localizzati esattamente. E come ha reagito la gente che vive nelle zone destinate a essere allagate? Le informazioni sul numero delle case che finiranno sott’acqua, e sul piano di spostamento delle famiglie residenti in quella zona, sono ancora insufficienti per i ribeirinhos che vivono nella comunità della diga di Santo Antônio e di Jirau. Nella prima, a 7 chilometri dal centro di Porto Velho, anche dopo diverse riunioni con l’équipe tecnica dell’impresa, la gente non si fida. I ribeirinhos temono per le conseguenze dell’allargamento dei margini del Rio Madeira e si preparano ad abbandonare le loro abitazioni. Anche chi vive nella zona di Teotônio non ha informazioni sufficienti su quello che gli succederà se la diga sarà costruita. Gli abitanti della zona si preparano a lasciare le loro terre. Voi avete fatto un grande sforzo per bloccare questa opera. Pensate davvero di vincere questa battaglia che vi vede opposti a interessi enormi? Sì, in altri casi sono state bloccate opere anche in fase di costruzione più avanzata della nostra. Questa è la nostra speranza. Per fortuna la situazione di questa regione del Brasile sta finalmente uscendo dai ristretti confini della cronaca locale e riceviamo appoggi da tutto il mondo. ●

Una minaccia reale per Indios e Foresta dell'Amazzonica Brasiliana  

Un'articolo realizzato in 2009 ma che fino ad oggi é ancora attuale.

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