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SI DICE

HIPPY O

HIPPIE? O CAPELLONE? O

FIGLIO DEI FIORI? E COME FINISCE EASY RIDER?


MAI FIDARSI DI UN HIPPIE.

CHI È MARIO MERLINO? Mario Merlino è nato a Roma nel 1944. Nonostante si vestisse da hippy è stato un militante di Avanguardia Nazionale, ma anche un fondatore del Circolo anarchico 22 marzo. In precedenza era stato iscritto all'MSI, nella famosa sezione di Colle Oppio, ma poi era entrato in Avanguardia Nazionale e in seguito aveva cominciato a frequentare il movimento anarchico. È stato condannato per associazione sovversiva -e poi definitivamente assolto- nel processo per la strage di Piazza Fontana. Ha scritto quattro libri pubblicati per le edizioni Settimo Sigillo. Il nome di Mario Merlino compare alla fine di un celebre articolo di Pier Paolo Pasolini, Il discorso dei capelli, che inizia così: “La prima volta che ho visto i capelloni, è stato a Praga”, e finisce così: “ormai migliaia e centinaia di migliaia di facce di giovani italiani, assomigliano sempre più alla faccia di Merlino”.


Com'è fatta una collana da figlia dei fiori? 10 ottobre 1969.


Storia di un maestro elementare

25 ottobre 1967 Ore 12,30, di fronte a una scuola. Torino. Suona la campanella, escono frotte di scolari con gli insegnanti. Uno di questi indugia prima di scendere e due bimbi lo tirano per la giacca. E' Gianni Milano, 29 anni, un maestro capellone. Porta i riccioli sulle spalle, baffetti incolti. Veste una giacca scura sopra il maglione grigio, pantaloni di velluto color cognac. Ha due distintivi «beats» sul bavero. «Signor Milano, è sposato?». «No, sono contrario al matrimonio e a ogni forma di contratto. Amo tutti i bambini, ma ritengo sia sbagliato amare soltanto i nostri figli. I fanciulli sono come i fiori di un giardino: a tutti i fiori si dà l'acqua». «Lei è noto nell'ambiente dei capelloni. E' il capo di qualche movimento?». «No, perché a Torino non esiste un vero e proprio movimento beat, anzi, hippie. Manca una coscienza di ciò che è la comunità hippie, cioè l'unione nell'amore, nella pace, nella gioia, nella non violenza». E' il primo anno che insegna, prima era alla scuola delle Vallette. « Ho una seconda maschile, con 34 bambini. Mi vogliono bene, mi danno del tu perché il lei non mi piace […] Perché l'aula non sembri una prigione, ho invitato i bambini à portare fiori […] D'altra, parte il fiore è il simbolo degli hippie. A giorni cominceremo a coltivare in cortile un piccolo orto. Abbiamo anche un allevamento di criceti». «I genitori degli allievi sono d'accordo con il suo metodo d'insegnamento e con il suo modo di vestire?». .«I primi giórni di scuola erano stupiti, hanno chiesto al direttore prof. Dotino il mio trasferimento. Poi hanno visto i loro bambini felici e non si sono più lamentati. Adesso temono che me ne vada». «Lei partecipa a manifestazioni e tafferugli di piazza, spesso è stato fermato dalla polizia: come concilia tutto questo con i doveri di un maestro elementare?». «A mio carico pendono parecchie denunce, è vero. Ma, come uomo, posso manifestare per la non violenza, questo non c'entra con l'insegnamento. E poi io manifesto come ho fatto sabato, suonando il tamburello […] Guardi, attorno al collo porto dei campanelli, e quando


sono contento li faccio suonare» […] «Signor Milano, gli hippies usano gli allucinogeni. E lei? ». «Ho provato l'hascisc e la marijuana. Un'esperienza bellissima; naturalmente non darei gli allucinogeni ai miei allievi, sono troppo piccoli». «Un ragazzo capellone è stato allontanato da scuola. Che ne pensa? Le pare giusto che un insegnante possa portare i capelli sulle spalle e un allievo no?». «Quell'episodio è stato indegno e si può spiegare soltanto con una vecchia mentalità. E' anticostituzionale proibire a chiunque, allievo o insegnante, di venire a scuola non solo con i capélli lunghi, ma anche con le unghie lunghe dieci centimetri. Se a me venisse proibito di vestirmi e pettinarmi come faccio adesso, mi opporrei a costo di far nascere uno scandalo». Un paio di settimane dopo circa. 13 novembre 1967. Da una settimana i trentatrè alunni della seconda A della scuola elementare «Casati» hanno perduto il loro maestro beat Gianni Milano. L'ha sostituito una supplente che, entrando in classe, ha annunciato: «Il vostro insegnante è ammalato. Da oggi terrò io le lezioni, ed è probabile che rimanga con voi fino alla fine dell'anno». I bambini hanno riferito a casa di avere una nuova maestra, più severa. I genitori, che nei primi giorni di scuola avevano protestato contro il maestro beat, ora prendono le sue difese. Quando hanno saputo che era assente, hanno sospettato che fosse stato trasferito. Un padre gli ha scritto: «Caro maestro, avrei voluto parlarle. Ho cercato il suo numero di telefono, ma non l'ho trovato. Sono corse voci di un suo allontanamento; i bambini sono rimasti scossi. In classe c'è un po' di disordine, tutti i suoi allievi la cercano e non vogliono più andare a scuola. Faremo di tutto perché lei ritorni. Le sarei grato se venisse a trovarmi». Più commovente, per la sua ingenua semplicità, la lettera inviata dallo scolaro Claudio, 7 anni. «Caro Gianni — scrive — sentiamo molto la tua lontananza. Senza di te siamo perduti». II prof. Gianni Dolino, direttore didattico della «Casati», dice: «Il maestro Milano è ammalato. Ne avrà per due mesi. Non c'è alcun provvedimento disciplinare a suo carico. Così, almeno, mi risulta. Né può essere stato preso in questi ultimi giorni, perché il Provveditore è fuori Torino. So che è stato criticato per una sua frase infelice, quando ha detto di avere sperimentato le droghe, ma ritengo che se lo sia inventato. A parte questo, non ho nulla a ridire». PS: Gianni Milano è un poeta, pedagogista e tra i fondatori di MCE, Movimento di Cooperazione Educativa.


FIRENZE 1977

Hippies a Firenze, su Ponte Vecchio, luogo di ritrovo per molti giovani. I commercianti vorrebbero riaprire il ponte al traffico, ma i giovani hippies sono contrari, anche perchĂŠ non potrebbero piĂš tenere le loro bancarelle. Per questo, dice il giornale, hanno inscenato una protesta con secchi e scope.

NOME: GIULIANO

Giuliano ama molto la musica. Fotografia scattata poco prima di un concerto dei Genesis.


NOME: JULIE SOPRANNOME: LA FRANCESINA

Un bel giorno dell'estate 1975, giunge in Italia una ragazza francese. Si chiama Julie. In Italia conosce altri ragazzi hippies, proprio come lei. Si unisce presto a questi nuovi amici e con loro vivrà un lungo sogno su e giù per l'Italia, dormendo in spiaggia o all'ombra di un grande albero in Umbria. NOME: MARVIN DALE TIMBERLAKE

Como, 1 settembre 197?. I carabinieri del nucleo antidroga arrestano un cittadino americano di 22 anni, Marvin Dale Timberlake, domiciliato da alcuni anni a Berlino Ovest. Il giovane è stato trovato in possesso di 100 grammi di hashish e 100 dosi di Lsd. Inoltre, aveva in uno zaino 5 pipe, una macchina per la confezione di sigarette e un contenitore per fumare oppio. È stato sorpreso mentre dormiva in tenda non lontano dal lago di Como.


PAOLO

Paolo è un giovane disoccupato di Ascoli. 1973


DROGA

Giovani arrestati a Savona per droga. 197? LSD

Ignoto trovato in possesso di LSD


P.Z., 22 anni, romana, è rimasta intossicata da una dose di LSD. Ha vagato per le strade di Genova in preda agli effetti della sostanza. “Una esperienza orribile -ha dichiarato- le case stavano per crollarmi addosso, la gente era lorda di sangue e cercava d'impadronirsi di me”. Ha chiesto aiuto a un passante: “Presto, faccia presto, mi aiuti, ho preso l'LSD. Sto male, malissimo”. È stata quindi ricoverata in un reparto isolato di un vicino ospedale. La giovane, precedentemente occupata in un piccolo stabilimento, era fuggita di casa, dove soffriva una difficile situazione famigliare. “Ho cominciato a fare la hippie, vivendo di elemosine, dormendo dove capitava. Sono stata anche in Olanda”. A Genova è arrivata in autostop, grazie a un passaggio di un'automobilista diretto verso Marsiglia, il quale le ha offerto l'LSD, dopo che la ragazza aveva confidato di aver fatto già qualche viaggio in passato. E così si è ritrovata a Genova, dove ha cominciato a sentirsi male. “Sembrava che il mondo mi cadesse addosso”. TOSCANA 197?


VENEZIA 197?

197? MARY E SIEGFRIED 197?

Sono stati fermati dalla polizia femminile ad Etroubles, nella valle del Gran San Bernardo, su segnalazione di alcuni valligiani, insospettiti dalla giovane età della coppia (15 e 18 anni) che da qualche giorno dormiva nei fienili, nutrendosi di frutta dopo avere speso i pochi spiccioli in consumazioni davanti al televisore di un bar che trasmetteva un'impresa spaziale. Mary e Siegfried si erano incontrati quattro giorni prima al Pincio, a Roma. Dopo avere ballato a lungo sulla pista del Piper, i due hanno deciso dì fuggire insieme in autostop. Mary ha preso i bagagli e con Siegfried si è fatta portare da un taxi fino al raccordo anulare. Di qui hanno fatto l'autostop fino a Firenze. In seguito si sono recati a Milano e da qui in Val d'Aosta. Dopo alcuni giorni hanno finito i soldi e si sono accampati in una baita, scendendo tutte le sere in paese per guardare la televisione. Bionda e carina lei, capellone chitarrista lui, sono stati presto notati dagli abitanti della Valle. Un contadino li ha visti rubare la frutta in un campo e dirigersi verso una baita. Immediatamente è stata avvertita l'ispettrice della polizia femminile di Aosta che, giunta in paese, ha fermato i due giovani «Avevamo deciso di stabilirci qui perché ci piace il paesaggio, i campi e la gente e poi c'è tanta frutta per vivere e paglia per dormire».


1969

1972


1970 CINZIA RACCONTA ALLA RADIO LA SUA AVVENTURA

Roma. Una ragazza di 14 anni, Cinzia, ha raccontato alla radio la sua avventura. 11 giorni con i capelloni e con una misteriosa signora americana. Cinzia si sarebbe allontanata di casa per timore di essere rimproverata, avendo fatto un po' tardi in compagnia delle sue coetanee. Da allora si sarebbe spostata da Roma a Ostia, da piazza Navona a Trinità dei Monti, sempre con pochissimi soldi e un po' di fame, ma in compagnia di tanti amici capelloni, che la proteggevano e rispettavano «come una sorellina». Anche una ricca americana, che vive in Trastevere, l'avrebbe ospitata, nutrita, lavata, chiedendole in cambio soltanto di comportarsi bene e di non far soffrire i genitori. E' stato così, sempre secondo Cinzia, che quando ha sentito per radio (nella trasmissione « Chiamate Roma 3131 ») l'appello che il padre le rivolgeva di tornare a casa, lei si è commossa, non ci ha pensato su e ha lasciato la vita hippy che pur tanti begli aspetti aveva. Intervistata alla radio, insieme ad altre ragazze fuggite da casa, Cinzia ha ripetuto la sua storia, sottolineandone, a dispetto degli increduli, i lati edificanti. E' stata rispettata da tutti. La misteriosa ricca americana esiste ed è davvero buonissima.


RAGAZZA ARRESTATA


197?

1979


DROGA PARTIES


1973 IL MIO CORPO È IN UNA CASSAFORTE.

Firenze. Scoperta dai carabinieri una fumeria di hashish. Nove giovani erano in preda alla droga: arrestati. Brande, fiori psichedelici, lampadari velati. Nella camera gli inquirenti hanno trovato anche due studentesse, un ragazzo di 17 anni e altri cinque giovani. L'appartamento era gestito da un attore di pubblicità. Sul pavimento c'erano dei fogli di diario scritti sotto l'influsso degli stupefacenti. Affiorano spesso sensazioni tipiche dell'intossicato, la paura dei rumori, della luce del giorno. La parola che ricorre di più è «confusione». Ammantata di poesia mal assimilata e di incapacità di accettare la vita normale: «Grossa confusione: è il momento...di fare tutto. Cambiare. Pago il conto con le stelle e scendo sulla terra. Precipitosamente». E poi: «Daranno una cosa in mano a un legale, mi citeranno in tribunale per essere risarciti del danno creatogli, ma io certamente pagherò, sto già risparmiando, pagherò, certamente, è accertato che posso pagare […] Siamo alle solite, buffoni vestiti di ermellino e i malati che danzano nel vortice della conoscenza più occulta». Su un altro foglio: «Se il libro fosse una finestra, vorrei scrivervi solo dei tramonti […] Il mio corpo si trova in una cassaforte che gli arabi hanno chiuso con antichi calcoli da numeri infiniti ottenuti da combinazioni assurde e irrisolvibili per farti impazzire. Eternamente alla ricerca di una soluzione che non esiste».


1970 PROCESSO A CHARLES MANSON


Le schiave di Satana arrivano in aula con una lettera X incisa in fronte con un rasoio. La X significa, secondo il giornale, abbandono del mondo�.

Le schiave di Satana vengono prima condannate a morte e poi al carcere a vita.


GENNAIO 1969

MARZO 1969


1969

GLI ALLELUJA ESEGUONO UNA MESSA BEAT. NOVEMBRE 1971


Napoli. Ha vissuto due mesi in comunità hippie. Trovata a Napoli dalla polizia. Negli uffici della polizia femminile anche ieri la solita ressa di minorenni scappati di casa. C'erano i fratelli Antonio e Giuseppe Giglio, di 16 e 14 anni, fuggiti qualche giorno fa da un istituto di Genova; due ragazze di 15 anni, Eugenia Ladduca e Lucia Lipari che, scomparse da scuola, erano ricomparse in un albergo cittadino dove un paio di assistenti sono andate a prelevarle. E ancora ragazzi e ragazze, ciascuno con una triste vicenda di miseria e di ribellione alle spalle. Alle 21 di sera è arrivata persino attraverso il telefono una richiesta d'aiuto: Mariangela Sardone, 17 anni, scappata venti giorni fa da Cerignola, riacchiappata sabato a Torino, ricoverata in un istituto e fuggita di nuovo. Ma sperduta di notte nelle strade, molestata da uomini che si lasciavano attirare dalla sua minigonna, s'era spaventata e aveva chiamato di nuovo la polizia. La vicenda più insolita è però quella di Filomena Rizzi, 18 anni. Due mesi fa, il 25 febbraio, è uscita per andare con le amiche in una discoteca e da quel momento non se ne era saputo più nulla. L'ha ritrovata la polizia di Napoli, a Portici, dove vagava in compagnia di un amico che conosce solo per nome. Ieri è stata riaccompagnata a Torino e consegnata alle assistenti di polizia. Le hanno chiesto dov'è stata in questi due mesi, che cosa volesse fare e ha dato una risposta stupefacente: «Volevo redimere i drogati ». S'era lasciata suggestionare da uno dei tanti rotocalchi che parlano del problema. Per questo, con l'autostop e mille lire in tasca, era arrivata da Torino a Napoli. Come è vissuta? Ha risposto: «Nessun problema. Spesso ho patito la fame, ma nelle comunità hippie delle grandi città c'è sempre una coperta e un pezzo di pane per chi vuole aggregarsi».


«Gentile signora, che cosa ne pensa degli hippies? Li difende come li difende suo marito? Trova che non guastino il paesaggio italiano così lontano da interferenze brutali, da sovrapposizioni di brutture? Io non le dirò se le frasi precedenti erano ironiche oppure chiarivano il mio pensiero. E' il suo pensiero che desidero e mi preme conoscere per motivi che in altra occasione sarà mia cura chiarirle». Lettera non firmata. Risposta di Giulietta Masina Quello che penso degli hippies in Italia, e in Roma, detto in due parole, affinché il tema poi mi sia possibile svilupparlo in seguito, è che il «paesaggio» nella questione non può chiamarsi in causa; che il riferimento è evidentemente ironico, e altrettanto le «interferenze» e le « sovrapposizioni ». Ironia per ironia, allora, il mio ignoto interlocutore è autorizzato a ritenere che io, in argomento, la pensi come lui. Sempre, ovviamente, che il soggetto sottinteso della lettera sia il «fattaccio» di Santa Maria in Trastevere, avvenuto la scorsa settimana, e nel corso del quale abbiamo visto la polizia caracollare tra i cento e più hippies maschi e femmine, alcune delle quali in stato interessante, mettendoli in fuga, anzi in rotta, e non soltanto con le gambe, ma anche con le teste rotte appunto. Roma è da anni, ormai, invasa dagli hippies di tutti i Paesi, compresi i nostrani. A Trinità de' Monti, a piazza Navona, a Trastevere, a Villa Borghese, i romani ne incontrano ogni giorno mille; e via via l'occhio si è abituato: con qualche ritorno d'antipatia ogni tanto, ma in genere paziente o annoiato. Comunque, dopo qualche resistenza (personalmente, due anni fa, ho visto le retate a Trinità de' Monti, e ne ebbi un'impressione profonda), la situazione sembrò regolarizzarsi: i tutori dell'ordine lasciarono un certo spazio agli hippies, e questi non dilagarono in altre contrade di quelle tacitamente consentite. Santa Maria in Trastevere fu, ed è, uno di questi luoghi. Singolare, dunque, che senza preavviso, senza invito, o ordine di sgomberare, qualche notte fa si organizzasse una specie di caccia ai membri di una comunità hippie che quasi per tradizione, ormai, pensava di aver acquisito, in quella piazza, diritto di residenza. Federico Fellini, mio marito, era presente e ne rimase avvilito e sconcertato. Gli hippies, quella notte, non facevano nulla di male, non disturbavano l'ordine pubblico, non avevano provocato nessuno. A me gli hippies mettono malinconia, ma non mi urtano. Ho visto in California i loro campus, qualche volta ho ascoltato le loro canzoni, le loro non sempre intelligibili proteste in difesa della natura desolata e contaminata. Allora, otto aimi fa, mi fecero una sincera impressione di giovinezza subito seguita dallo sconforto: non ce l'avrebbero fatta mai.


Nelle ultime scene del film Easy Rider, il protagonista corre con la sua moto chopper, quando all’improvviso viene affiancato da un veicolo dove viaggia una coppia di redneck. Sotto la mascella del passeggero appare un gonfiore, un’orrenda cisti seborroica. L’uomo abbassa il finestrino dell’auto in corsa e si rivolge verso l’hippie a cavallo della moto:

“Why don't you get a haircut?” Allora Billy si volta e gli mostra il dito medio

Quindi il redneck con la cisti seborroica prende il suo fucile e spara

THE END

HIPPY  

Una brevissima storia del movimento hippy

HIPPY  

Una brevissima storia del movimento hippy

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