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Oggetto transizionale e stile di attaccamento materno nel legame educatrice-bambino al nido Davide Maria Marchioro La ricerca si propone di indagare le possibili connessioni tra l’oggetto transizionale e lo stile di attaccamento del bambino e dell’adulto significativo. Per descrivere il legame di attaccamento nel rapporto tra educatrice e bambino è stata utilizzata la versione italiana dell’Attachment Q-Sort (AQS), mentre lo stile di attaccamento dell’adulto è stato valutato utilizzando una versione italiana dell’Attachment Style Questionnaire (ASQ), che è stato somministrato ad ogni madre che ha accettato di partecipare. Le osservazioni hanno interessato un campione di 98 bambini con le rispettive madri, provenienti da undici diverse strutture per la prima infanzia, situate nel Nord-Est d’Italia. I risultati hanno dimostrato che lo stile di attaccamento delle madri potrebbe avere un particolare legame sia con la comparsa dell’oggetto transizionale che con il tipo di relazione che il bambino instaura con l’educatrice. Aims of the current study are to verify the possible connections between the transitional object and the attachment style in childhood and adulthood. In order to describe the attachment bond within the relationship between educator and child, it was used the Italian version of Attachment Q-Sort (AQS). Whereas, adult attachment behaviour was assessed using an Italian version of Attachment Style Questionnaire (ASQ), which was administered to each mother who has agreed to participate. The sample consisted of 98 subjects and their respective mothers, from eleven different educational institutions for early childhood, located in the NorthEast of Italy. Results showed both a good applicability of the AQS evaluating system to early childhood and that the attachment style of mothers may have a particular link not only with the appearance of the transitional object, but also with the type of relationship the child has with the educator.

Sommario

1. Introduzione La capacità dell’essere umano di entrare in relazione con l’Altro è fondamentale perché egli possa garantirsi la sopravvivenza. L’individuo, sin dalla nascita, sente il bisogno di costruire un sistema di relazioni sicure, solide, dal quale essere rifornito emotivamente ed a cui fare affidamento per costruire la propria vita. Già Aristotele, nella sua celebre e ripetutamente citata definizione di ‘animale sociale’ riconosceva nell’uomo questa peculiarità, sottolineando la componente sociale, interattiva e comunicativa (ἄνθρωπος ἐστί ζῶν λόγον ἔχων1), rispetto all’individualismo eroico, eredità di Omero, che concepiva come unica scelta l’onore e la desiderabilità sociale, per non soccombere alla vergogna. Un passaggio fondamentale, questo, che osserviamo anche nel bambino2, costretto ad uscire dal guscio del proprio narcisismo per poter ‘guardare’ ed ‘essere guardato’ dall’Altro. Non sembra quindi strano che la capacità di creare relazioni sia oggetto di studio privilegiato della psicologia evolutiva e di come la relazione sia altrettanto centrale nel processo educativo. Molte sono le teorie che cercano di spiegare i processi di sviluppo nell’individuo, ponendo come obiettivo principale l’affrancamento dalla dipendenza parentale. Il prezzo da pagare è quello del lutto, della ‘separazione’, necessaria conseguenza per continuare a crescere, per ‘uscire dal guscio’. Una esperienza, questa, che consente al bambino di ampliare il suo sistema di significati e significanti, di ‘cambiare punto di vista’: soltanto separandosi, infatti, potrà vedere meglio l’Altro, per poi serbare di lui il ricordo, in sua assenza. Per Winnicott questo è un momento di fondamentale importanza, che vede il bambino impegnato nel tentativo di «tenere le due realtà, interna ed esterna, separate e pur tuttavia in relazione l’una con l’altra»3. Un tentativo, questo, che coincide con ‘l’esperienza dell’illusione’: una sorta di ‘limbo’, un’area di confine collocata tra l’incapacità di riconoscere ed accettare la realtà e la crescente capacità di farlo. Da qui il termine ‘disillusione’, per indicare che accettare la realtà e riconoscerla implica ineludibilmente una rinuncia. Il bambino abdica al trono dell’onnipotenza per 1  L’uomo è un animale capace di comunicare. 2  Nel presente articolo si è deciso di utilizzare il termine ‘bambino’ per indicare sia gli individui di sesso femminile che quelli di sesso maschile. Questa scelta, lungi dal voler implicare eventuali discriminazioni di genere, è dettata dalla necessità di rendere più scorrevole la lettura, evitando il continuo riferimento ad entrambi i sessi. 3  Winnicott, D.W. (1975), Oggetti transizionali e fenomeni transazionali, in Ibidem, Dalla Pediatria alla Psicoanalisi, Firenze, Psycho, p. 276. L’articolo in questione è apparso per la prima volta nel 1958.

La capacità dell’essere umano di entrare in relazione con l’Altro è fondamentale perché egli possa garantirsi la sopravvivenza

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IUSVEeducation n2 2013  

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