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Il fotodramma riunisce immagini definite da caratteristiche stereotipate, costruite da strutture emozionali e narrative spesso non convenzionali

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testimone direttamente implicato nella situazione, costretto a provare un senso di turbamento o di commozione. La teatralità di queste immagini è piuttosto pronunciata, anche se dissimulata attraverso istantanee di vita vera, la cui intenzionale ambiguità oscilla tra realtà e rappresentazione. Le enormi stampe della Barney, ricche di dettagli minuziosi e squillanti, sono state più volte paragonate a dipinti. E il parallelo con la pittura figurativa compare ancora una volta come retaggio culturale, nonostante la curatrice della mostra, Kathleen E. Edwards, affermi: «The contexts of the photographs were preconceived by the photographers, who functioned like directors collaborating with a team of actors and crew»33. La costruzione di un insieme di diverse realtà, che combinano elementi apparentemente incompatibili tra loro, viene finalmente messa in relazione con il complesso processo creativo tipico del teatro e del cinema, nei quali il lavoro d’équipe è fondamentale per la costruzione del prodotto estetico. Il caso di Gregory Crewdson - artista tra i più noti negli Stati Uniti e presentato alla mostra - appare piuttosto emblematico. Ogni immagine fotografica da lui realizzata è il risultato di una complessa e sofisticata costruzione scenica, che si avvale delle abilità tecniche di una squadra costituita da più di trenta persone. Composte e progettate in ogni minimo dettaglio, le fotografie di Crewdson sono fondate su complesse strategie di messa in scena che utilizzano mezzi teatrali, costumi, posture e luci artificiali, usate principalmente in ambienti esterni per creare atmosfere inquiete e cariche di suggestioni. La serie Twilight, in parte esposta alla mostra e prodotta principalmente nella città di Lee (Massachusets) dalla fine degli anni Novanta, esplora atmosfere singolari che derivano da un immaginario televisivo e hollywoodiano, mentre l’assorbimento nell’artificio teatrale è totale. Si tratta di fotografie isolate, che non appartengono ad una precisa sequenza o ad una ipotetica connessione di avvenimenti, ma che accolgono una completa cronaca dei fatti, cristallizzati in un istante. Lo spettatore è invitato ad interpretare la scena e a cercare di comprendere il valore simbolico di queste allegorie visive, costruite con il preciso intento di provocare un effetto di straniamento34. Edwards, K. (2005), Acting out. Invented Melodrama in Contemporary Photography, NJ, University of Washington Press, p. 6. 34  Come riferiva Bertold Brecht, noto regista, scrittore teatrale e teorico del Novecento, il fine dello straniamento è quello di eludere un eccessivo coinvolgimento emotivo dello spettatore, in 33 

Per la prima volta, dopo un secolo di interdipendenza dalle logiche della pittura, la concezione della fotografia si modifica grazie alle considerazioni suscitate dalla mostra. Questa rinnovata connessione con il teatro e il concetto di teatralità, compresa la tanto contestata artificiosità, non risulta più così riprovevole e irriverente. La sistematica manipolazione del linguaggio del Melodramma attraverso la fotografia riporta la questione sul piano del rapporto tra reale ed immaginario, dove solo la fotografia può arrivare. «The photographs in Acting Out exist between the historicity of record and the fiction of the set. The context of the photographs have no function except to be photographeted»35. Da questo momento sembra aprirsi un dibattito sul Melodramma e sulla teatralità intesa come rinnovato sistema estetico, coinvolto nello sviluppo della società moderna in Occidente.

5. La Staged Photography Nel 2006, la National Gallery of Canada di Ottawa contribuisce al dibattito critico sull’argomento proponendo una grande mostra intitolata Acting the Part. Photography as Theatre. La collettiva ripercorre, con un approccio tipicamente storiografico, l’evolversi di tutta quella categoria di immagini che prevedono uno stile teatrale o fictional situations36. Buona parte delle fotografie in mostra rivela una struttura narrativa articolata e complessa, che ammette la volontà di recuperare un’identità lontana dagli stilemi pittorici che hanno sempre qualificato l’immagine. Il ritorno alla teatralità nell’epoca contemporanea può essere interpretato come una reazione alla supremazia novecentesca dello stile documentaristico e del realismo, mentre lo sforzo maggiore dei fotografi odierni sembra quello di costruire immagini per criticare lo status quo della società di oggi e sfidare gli archetipi sociali. «Since the 1980s, all pretence of association with the real world has largely been dropped in the photographic image in art, and its self-referential nature in the context of image saturation has been accepted. The picture is modo da stimolare la sua capacità di analisi critica. 35  Ibidem, p. 16. 36  Attraversando il mondo della pubblicità, dove la messa in scena appare come la conditio sine qua non per poter realizzare una buona ADV photo, la mostra illustra i risvolti teatrali della fotografia inglese del periodo vittoriano, senza disdegnare però lo smisurato vocabolario visivo dei fotografi contemporanei, che sempre più frequentemente è contaminato dalla teatralità.

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IUSVEeducation n2 2013  

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