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come evidenziato da altri soggetti. Quest’ultima afferma che allo scambio di file fra privati andrebbe comunque attribuito un valore “economico” di scarsa rilevanza, con conseguente adozione di tariffe “adeguate” all’uso non commerciale che prescindono dal valore economico del business collegato agli stessi software che rendono possibile il file sharing. Ancora secondo un soggetto, il pregiudizio che gli accordi collettivi di licenza arrecherebbero al mercato dei servizi legali produrrebbe, come ulteriore conseguenza, un decremento degli investimenti degli operatori disponibili a sostenere modelli di business legale, con conseguente impoverimento delle risorse finanziarie indispensabili per la produzione e lo sviluppo di nuovi contenuti culturali. Concordano poi in merito alle difficoltà gestionali e amministrative che deriverebbero dall’adozione di accordi collettivi di licenza alcuni soggetti, in particolar modo con riferimento al problema della determinazione della parte di compenso spettante a ciascuna categoria di aventi diritto. Alcuni soggetti sono nettamente contrari alla proposta sostenendo che si realizzerebbe un sistema anarchico più che libero, mentre altri suggeriscono di adottare misure che favoriscano la concorrenza. Ulteriori obiezioni sono state mosse da un soggetto che evidenzia la difficoltà di individuare gli enti da coinvolgere nella contrattazione, perplessità evidenziata anche da un altro soggetto, nonché la necessità di concordare nuovamente le condizioni economiche per il pagamento dei diritti d’autore sui contenuti, visto che attualmente i criteri in uso non si conciliano con la sostenibilità del business. Viene rilevata peraltro l’assenza di norme specifiche dedicate ai nuovi modelli di distribuzione dei contenuti che prevedano modalità di accesso agli stessi attraverso abbonamenti, secondo formule forfettarie, attraverso crediti spendibili in modo frazionato o, ancora, a fronte di scambi di servizi/attività con gli utenti. Secondo alcuni soggetti non è possibile imporre limitazioni di diritti costituzionalmente garantiti ricorrendo ad una fonte normativa regolamentare, mentre un soggetto, giudica superfluo un intervento inteso a regolare il modello delle licenze collettive estese, in quanto, a titolo esemplificativo, la normativa e il Contratto di Servizio già prevedono per la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo, obblighi specifici in relazione alla diffusione della propria offerta. La medesima perplessità in merito alla fonte normativa utilizzata è condivisa da un altro soggetto. Sul percorso procedurale alla base degli eventuali accordi volontari In merito alla procedura individuata dall’Autorità per l’implementazione delle licenze collettive estese, numerosi soggetti esprimono un giudizio positivo. Un soggetto apprezza in particolar modo l’ipotesi di istituzione di un fondo a carico degli ISP a sostegno dell’industria dei contenuti. Anche per offrire un contributo in termini di contenuti, un soggetto ha richiamato le modalità tecniche di gestione definite nel progetto Arrow, ricordando che 47 398/11/CONS

Schema regolamento copyright agcom  

il testo segnalato da agcom.it

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