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G IANMARIO TARICCO

OGGI, INSIEME ALLA SUA FAMIGLIA

“Con Gianmario ci sentiamo costantemente. È attualmente la persona più anziana d’Italia con un cuore trapiantato e anche una delle più longeve del mondo. Per noi cardiochirurghi rappresenta la fiaccola vivente della validità del trapianto perché Gianmario, dopo un periodo post operatorio in cui ha dovuto affrontare non poche traversie, oggi svolge una vita assolutamente normale. È stata mia abitudine negli ultimi anni fare una lezione di medicina agli studenti di trapiantologia insieme a Gianmario perché credo sia im-

CON GIANMARIO CI SENTIAMO COSTANTEMENTE. È ATTUALMENTE LA PERSONA PIÙ ANZIANA D’ITALIA CON UN CUORE TRAPIANTATO E ANCHE UNA DELLE PIÙ LONGEVE DEL MONDO. PER NOI CARDIOCHIRURGHI RAPPRESENTA LA FIACCOLA VIVENTE DELLA VALIDITÀ DEL TRAPIANTO

DOPO I CINQUE ANNI DI PERFEZIONAMENTO A PARIGI (1963-1968), SONO TORNATO A PAVIA DOVE AVEVAMO ATTREZZATO UNA SALA OPERATORIA NEL SEMINTERRATO DEL SAN MATTEO PER FARE PRATICA CON GLI ANIMALI E METTERE A PUNTO LE TECNICHE ACQUISITE AL FINE DI ADDESTRARE AL MEGLIO I COMPONENTI DELL’ÉQUIPE

portante acquisire le problematiche dell’intervento raccontate direttamente da chi ha subito la procedura sulla propria pelle. Queste lezioni sono sempre state tra le migliori, con tante domande e un interesse assoluto per le parole del mio ospite”. Oggi in Italia circa 700 persone ogni anno necessiterebbero di un trapianto di cuore, in realtà la disponibilità degli organi arriva solamente a 300, quindi meno del 50% del fabbisogno, è corretto? “Si e questo perché – continua il Prof. Viganò – non c’è ancora tra la popolazione italiana una cultura corretta e capillare sulla donazione. Nonostante le continue ricerche e i vari esperimenti, ad oggi l’idea di creare un vero e proprio cuore artificiale è ancora utopistica. Ci sono apparecchi di supporto all’attività di un cuore malato, quelli che in medicina si chiamano VAD (Ventricular Assist Device), ma che dopo un certo periodo manifestano più svantaggi che vantaggi”. E se il cuore artificiale è ancora un obiettivo lontano, quello della chirurgia robotica non lo è per nulla e ce lo spiega bene il Prof. Mario Viganò. “Si tratta di un approccio estremamente suggestivo di cui è facile immaginare che nel prossimo futuro questo tipo di applicazione non sarà più pioneristica, ma quotidiana. Si tratta in pratica di un robot che opera fisicamente al posto del chirurgo. Attenzione però, il chirurgo non sparisce, ma guida i gesti del robot tramite una consolle di comando posizionata in un’altra stanza. Ciò significa che il chirurgo può operare un paziente che si trova in un’altra città o addirittura dall’altra parte del mondo sfruttando il sistema satellitare. Si tratta di un metodo di operare decisamente diverso. Innanzitutto la visione è superlativa, tridimensionale, è come trovarsi all’interno del torace del malato. In più è possibile compiere gesti di assoluta precisione, anche quelli più delicati, perché vengono filtrati dal computer che azzera ogni tipo di tremore ed evita movimenti inappropriati. Inizialmente questo robot faceva parte di alcune ricerche militari, era stato concepito per poter lasciare i chirurghi fuori dalla prima linea di guerra, dandogli la possibilità di operare nell’immediato i feriti, pur stando completamente fuori dal campo di battaglia. Questo però rimase solamente un progetto, ma il robot trovò comunque spazio e oggi viene utilizzato in cardiochirurgia per diversi interventi come quel-

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Il Polietico 27  

Policlinico di Monza

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