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R ESEZIONI

EPATICHE LAPAROSCOPICHE I N ALTO: RESEZIONE S4B PER HCC SU CIRROSI. I N BASSO: RESEZIONE S5 PER ADENOMA. LA VISIONE MAGNIFICATA E L’USO DELLA TECNOLOGIA PIÙ AVANZATA (DISSETTORE A ULTRASUONI, RADIOFREQUENZA, COAGULAZIONE BIPOLARE IRRIGATA, ECC..) CONSENTONO UNA TRANSEZIONE DEL FEGATO ASSOLUTAMENTE PRECISA E VIRTUALMENTE PRIVA DI PERDITE EMATICHE

L’obbiettivo è quello di confermare in questo e nei prossimi anni gli stessi risultati. Al fine di continuare il processo di miglioramento negli anni a venire, si sta sviluppando sempre più l’approccio laparoscopico, tanto che attualmente gli interventi per tumore del colon vengono correntemente eseguiti per via laparoscopica, salvo casi rari di controindicazioni. A questo si associa anche un costante avvicinamento verso le resezioni epatiche, gastriche e pancreatiche per via laparoscopica. Per i tumori del pancreas, sui quali è stata raggiunta un’esperienza tale da poter consi-

IL PUNTO DI FORZA DEL POLICLINICO DI MONZA È QUELLO DI AVER CREATO L’ISTITUTO DI ONCOLOGIA (IDO), DIRETTO DAL PROF. EMILIO BAJETTA. QUESTA È UN’ORGANIZZAZIONE COMPOSTA DA SUPERSPECIALISTI DELLE VARIE DISCIPLINE CHE LAVORANO INSIEME PER OFFRIRE LA MIGLIORE CURA PER I TUMORI

derare l’Unità Operativa di Chirurgia Oncologica ed Epato-bilio-pancreatica di Monza un Centro di riferimento, la selezione dei pazienti, le indicazioni corrette e la strategia chirurgica-oncologica, hanno dato ottimi risultati sia nella messa a punto di tecniche di ricostruzione che hanno ridotto l’incidenza di complicanze, sia nella pratica di trattamenti alternativi alla chirurgia quali protocolli di chemio o chemio/radioterapia neoadiuvante e tecniche di ablazione combinate tra loro. Il tumore del pancreas è notoriamente molto aggressivo e la media di sopravvivenza nei pazienti non operati è di 6-9 mesi. L’unica possibilità potenzialmente curativa è la resezione chirurgica che statisticamente triplica la media di sopravvivenza. Purtroppo però solo il 20% dei pazienti è operabile alla prima osservazione clinica, per cui occorre una stretta collaborazione tra chirurgo, oncologo e radioterapista per stabilire la strategia migliore per un’eventuale terapia neoadiuvante e successiva chirurgia oppure per stabilire trattamenti alternativi. Altro punto di forza è il trattamento dei tumori neuroendocrini, patologia estremamente rara e complessa che però sta riscuotendo sempre maggiore interesse scientifico. Queste patologie vengono trattate in stretta collaborazione con l’Unità di Oncologia Medica diretta dal Prof. Emilio Bajetta, nome di risonanza internazionale in questo campo, con cui viene condivisa ogni strategia terapeutica fin dall’inizio. Questo atteggiamento, come dimostrato dalla letteratura, è l’arma vincente per ottimizzare il risultato delle cure e pone l’Istituto di Oncologia di Monza tra le maggiori eccellenze italiane nel campo.

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Il Polietico 27  

Policlinico di Monza

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