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Febbraio 2011, Anno 8 - N 21 Periodico di informazione

Riservato ai medici e agli operatori sanitari

SEMPRE NEL SOLCO DELL’ECCELLENZA l 2011 è un anno che si apre con tante novità per il Gruppo Policlinico di Monza. Innanzitutto la società ha esteso il proprio raggio d’azione nel campo della sanità d’eccellenza, andando ad aggiungere una nuova Regione rispetto a quelle già coperte dalle sue numerose cliniche. Si parla della Valle d’Aosta, dove il Gruppo Policlinico di Monza ha acquisito l’Istituto Clinico Valle D’Aosta. Una realtà nuovissima specializzata nel campo della riabilitazione che illustreremo proprio in questo numero. Ma le novità non finiscono qui. In virtù della vasta esperienza ed eccellenza raggiunte nel campo medico sportivo, il Gruppo Policlinico di Monza ha infatti siglato un importante accordo di partnership con la FISI (Federazione Italiana Sport Invernali) della quale diverrà fornitore ufficiale per quanto concerne la preparazione, la cura e la formazione dei suoi atleti. Il Gruppo metterà infatti a disposizione della Federazione, oltre al suo staff medico, anche le strutture del Villaggio Azzurro di Novarello. Ma il Gruppo Policlinico è anche da sempre una realtà attiva a 360 gradi nel campo della ricerca. In questo numero si parla anche di innovazione a proposito di cardiologia e cardiochirurgia, due specialità che hanno fatto il loro ingresso all’interno dell’offerta del Gruppo Policlinico di Monza tredici anni fa e che negli anni si sono evolute fino a divenire dei punti di riferimento a livello nazionale. Il Presidente Gian Paolo Vergani

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In questo numero: L’Istituto Clinico Valle d’Aosta L’accordo tra FISI e Policlinico di Monza

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Focus: la Cardiologia del futuro 6 Radiologia interventistica 16

Odontostomatologia 18 Il nuovo presidente della Fondazione Policlinico 23 Formazione 24


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LA STRUTTURA È CONVENZIONATA CON IL S.S.N.

L’ISTITUTO CLINICO VALLE D’AOSTA NELLA FAMIGLIA DEL GRUPPO a grande famiglia del Gruppo Policlinico di Monza dà il benvenuto al nuovo arrivato, l’Istituto Clinico Valle d’Aosta. Si tratta di una struttura ospedaliera recentemente acquisita dal Gruppo, interamente concepita per l’assistenza riabilitativa, neurologica ed ortopedica, realizzata a misura di paziente, dotata inoltre delle più modernetecnologie al fine di consentire ai degenti il miglior recupero delle funzioni neuro-motorie. Ne parliamo con la Dottoressa Marina Lavinia Saracco, Direttore Amministrativo dell’Istituto, e con il Dottor Luciano Rassat, responsabile di raggruppamento e direttore sanitario. Dottoressa Saracco, qual è la storia dell’Istituto Clinico Valle d’Aosta? “La struttura nasce nel novembre 2009 con il preciso intento di assistere i pazienti in riabilitazione polifunzionale di primo e secondo livello, con particolare riguardo ai pazienti ortopedici, neurologici e vascolari. Si tratta della prima e unica struttura sanitaria privata convenzionata con il Servizio Sanitario Nazionale di tutta la Valle d’Aosta. Nasce quin-

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I L DIRETTORE SANITARIO DELL’ISTITUTO C LINICO VALLE D’AOSTA, LUCIANO RASSAT

L’ISTITUTO C LINICO VALLE D’AOSTA

di con l’intento di offrire un servizio specifico sul territorio che prima non esisteva. Precedentemente i pazienti erano infatti costretti a rivolgersi a strutture situate nelle regioni vicine”. Dottor Rassat, qual è lo staff a disposizione dei degenti? “Abbiamo 30 collaboratori: io mi avvalgo dell’aiuto di diversi collaboratori tra cui, il Dottor Enzo Bigo, il Dottor Francesco Di Vito e la Dottoressa Sandra Gutierrez, e di un’equipe di fisioterapisti composta dai dottori Michela De Bona, Matteo Restagno, Roberta Eriolano, Nicola Ravetto, Francesco Marchetti, Maria Caetano Dos Santos Priscilla. Inoltre completano la squadra la neuropsicologa Nadia Pochintesta, la logopedista Laura Menzio e la terapista occupazionale Elisa Empereur”. La struttura è dotata di 80 posti letto. L’età media dei pazienti, il cui tempo di degenza normalmente supera di poco i 20 giorni, si aggira attorno ai 60/70 anni. Dottoressa Saracco, Quali sono i punti di forza dell’Istituto Clinico Valle d’Aosta? “Uno dei nostri fiori all’occhiello è la pisci-


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“LA STRUTTURA NASCE NEL NOVEMBRE 2009 CON IL PRECISO INTENTO DI ASSISTERE I PAZIENTI IN RIABILITAZIONE POLIFUNZINALE DI PRIMO E SECONDO LIVELLO, CON PARTICOLARE RIGUARDO AI PAZIENTI ORTOPEDICI, NEUROLOGICI E VASCOLARI. SI TRATTA DELLA PRIMA E UNICA STRUTTURA SANITARIA PRIVATA CONVENZIONATA CON IL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE DI TUTTA LA VALLE D’AOSTA”

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DELLE SALE DEDICATE ALLA RIABILITAZIONE MOTORIA

na terapeutica, dove i pazienti, tre volte a settimana, possono essere sottoposti all’idroterapia. Inoltre, accanto alle terapie tradizionali, il personale sanitario si avvale delle più moderne metodiche di cura”. L’Istituto offre ospitalità ai degenti in camere singole, doppie e triple, dotate di armadio, cassaforte e predisposizione per l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali. All’interno della struttura il paziente ed i suoi accompagnatori possono avvalersi di sale ricreative, internet point e godere dell’ampia area verde che circonda l’Istituto. La struttura infatti, costruita secondo i più avanzati canoni “green”, sorge in un luogo incantevole. È immersa nel verde, a 700 metri d’altitudine e circondata da 9mila metri quadrati di parco. “Quando un paziente ha la possibilità di passeggiare nel verde, avendo a disposi-

zione tutto lo spazio che vuole - sottolinea il Dottor Rassat - i tempi di recupero, sia fisico sia psicologico, si riducono”. Il Centro è raggiungibile con mezzi di trasporto pubblici e ha un parcheggio interno con 82 posti auto, di cui 6 riservati a portatori di handicap. La struttura inoltre è dotata di un bar e tavola calda, uno sportello Bancomat e di un servizio di assistenza sociale, per supportare pazienti bisognosi nello svolgimento di pratiche di esenzione e invalidità e nella gestione del periodo successivo alla dimissione. Tutte le pratiche amministrative vengono gestite presso un unico sportello, chiamato PARC (Prenotazione, Accettazione, Refertazione, Cassa). Dottoressa Saracco, quali sono gli altri servizi che l’Istituto Clinico Valle d’Aosta mette a disposizione dei propri pazienti? “Disponiamo di un servizio di pedicure, manicure, parrucchiere, una lavanderia interna, una mensa per degenti e ospiti, uno spazio per giornali e quotidiani, e un servizio religioso nella nostra cappella interna, dove tutte le domeniche alle 9 viene celebrata la santa messa”. Dottor Rassat, quanti sono stati i pazienti ricoverati nel 2010 presso l’Istituto Clinico Valle d’Aosta e qual è il bacino d’utenza? “Nel 2010 abbiamo registrato più di 500 ricoveri, dei quali l’80% ortopedici e il restante 20% neurologici. Il bacino d’utenza è tutta la Regione Valle d’Aosta, ma non solo”.


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L’ACCORDO È STATO SUGGELLATO NELLE SCORSE SETTIMANE

IL GRUPPO POLICLINICO E F.I.S.I. INSIEME VERSO LE OLIMPIADI n giorno ci ricorderemo di questo momento, avvenuto in una piccola sala, ma così importante”. Una firma storica. L’accordo che è stato suggellato a Monza tra la Federazione Italiana Sport Invernali e il Gruppo Policlinico di Monza è la nascita di una partnership quadriennale fondamentale per le due grandi realtà, sportiva e sanitaria. Con il progetto OLI.S.A. (Olimpiadi & Salute dell’Atleta) infatti si pongono le fondamenta di una collaborazione che vedrà gli atleti, i tecnici e professionisti dell’organismo di riferimento per gli sport di montagna (la F.I.S.I. gestisce direttamente oltre 400 atleti e 700 tecnici e può contare sulla competenza

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I L DOTTOR C LEMENTE P ONZETTI, COORDINATORE SANITARIO DELLE CLINICHE PIEMONTESI DEL G RUPPO P OLICLINICO DI MONZA I L DOTTOR M ICHELANGELO DE SALVO, P ROCURATORE DEL G RUPPO P OLICLINICO DI MONZA E G IOVANNI MORZENTI, P RESIDENTE FISI

“UN GIORNO CI RICORDEREMO DI QUESTO MOMENTO, AVVENUTO IN UNA PICCOLA SALA, MA COSÌ IMPORTANTE”. UNA FIRMA STORICA. L’ACCORDO CHE È STATO SUGGELLATO A MONZA TRA LA FEDERAZIONE ITALIANA SPORT INVERNALI E IL GRUPPO POLICLINICO DI MONZA È LA NASCITA DI UNA PARTNERSHIP DI DURATA QUADRIENNALE

di 18.700 professionisti della neve e del ghiaccio) utilizzare l’apparato sanitario e logistico del Gruppo Policlinico di Monza, sia per quanto riguarda l’aspetto legato all’allenamento fisico, sia sotto l’aspetto di formazione e cura dell’atleta. In questo modo i campioni dello sci, dello slittino e di tutti gli altri sport invernali, potranno essere seguiti a 360 gradi, in ambito fisiologico, clinico e di ricerca. Per la dimensione formativa e alberghiera il personale F.I.S.I. potrà contare sul Centro polifunzionale Novarello – Villaggio Azzurro di Granozzo con Monticello (NO), mentre invece per la parte assistenziale farà riferimento all’Istituto Clinico Universitario di Verano Brianza. Il Gruppo Policlinico di Monza diviene così fornitore/partner/sede di allenamento ufficiale nonché centro di formazione della F.I.S.I., attivando quindi una partnership a tutto campo. La volontà di sottoscrivere un accordo così importante con una struttura privata che fa della salute la sua missione, è nata dalla consapevolezza che al giorno d’oggi per poter ottenere performance sportive di alto livello sia indispensabile raggiungere un perfetto equilibrio tra modelli e metodi di allenamento e salute dell’atleta intesa come benessere fisico e mentale garantito da una perfetta interazione con l’ambiente che lo circonda. Forte del recente potenziamento in ambito di Medicina dello Sport e della nuova realtà del Policlinico dello Sport, il Gruppo Policlinico di Monza non offre all’atleta solo le strutture e le apparecchiature mediche più idonee per l’allenamento fisico, ma anche tutto il supporto tecnico e psicologico per la riabilitazione, la cura e la crescita come persona e come sportivo. Il progetto OLI.SA. nasce proprio da questa premessa: niente scorciatoie farmacologiche esclusivamente tese a finalizzare le performance, ma cura e responsabilizzazione dell’atleta, crescita dello staff di allenatori e dirigenti e miglioramento dell’organizzazione generale. “Siamo pienamente soddisfatti nell’iniziare questa collaborazione su una tematica così importante – afferma il presidente F.I.S.I., Giovanni Morzenti – I test clinici e


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LA PARTNERSHIP TERMINERÀ NEL GIUGNO 2014 CON I GIOCHI OLIMPICI DI SOCHI (RUSSIA), MA NEL FRATTEMPO VEDRÀ IL DISPUTARSI DEI MONDIALI DI SCI ALPINO NEL 2011, QUELLI DI SCI NORDICO DEL 2011 A OSLO, QUELLI DI SLITTINO DEL 2011 A CESANA TORINESE, L’EDIZIONE 2013 DEI MONDIALI DI SCI ALPINO DI SCHLADMING (AUSTRIA) E QUELLA DEI MONDIALI DI SCI NORDICO DELLA VAL DI FIEMME DEL 2013

I L VILLAGGIO AZZURRO DI NOVARELLO SARÀ A DISPOSIZIONE DEI CAMPIONI DELLA FISI

fisici sono alla base dell’evoluzione dell’atleta e il Gruppo Policlinico di Monza si impegna a garantire alla nostra Federazione tutta la struttura della Medicina dello Sport. I nostri tesserati rappresentano il 27,3% del medagliere olimpico sia estivo sia invernale. Sono sicuro che la scelta che abbiamo fatto sarà vincente e che i nostri atleti, in particolar modo i giovani, si troveranno bene e potranno raccomandare anche ad altri le strutture del Gruppo Policlinico di Monza”. L’approccio e la dimensione precipuamente sanitaria che offre il Gruppo ha convinto la F.I.S.I., dopo la scadenza della partnership che la legava alla Mapei, leader nei prodotti chimici per l’edilizia, ad affidarsi a una realtà specifica e indirizzata. “Noi mettiamo a disposizione quello che sappiamo fare, la sanità – dichiara il procuratore del Gruppo Policlinico di Monza, Michelangelo

De Salvo – Dobbiamo fare un plauso alla Mapei, che ha ben sostenuto la F.I.S.I. e ha scritto una pagina importante nello sport in termini di sponsor. La nostra vocazione però è diversa, perché ci occupiamo di sanità ogni giorno. Chi si occupa di sanità riesce a considerare l’uomo nella sua interezza. Mettiamo a disposizione degli atleti 60 milioni di euro di apparecchiature tecnologiche, in modo tale che ognuno di loro possa essere in grado di risolvere qualsiasi problema. Abbiamo potenziato molto i servizi di Medicina dello Sport proprio per poter garantire a un atleta i minori tempi di recupero possibili”. È la filosofia stessa di OLI.SA. che ha dato vita alla convenzione e non viceversa. “Per noi il paziente non è un numero, è una persona – sottolinea il coordinatore sanitario delle strutture piemontesi del Gruppo, Clemente Ponzetti – Abbiamo trasmesso questa filosofia nel progetto, alla base della nuova collaborazione con F.I.S.I.”. La partnership terminerà nel giugno 2014. Un quadriennio molto importante per la F.I.S.I. che terminerà con i Giochi Olimpici di Sochi (Russia) , ma che nel frattempo ha già visto il disputarsi dei Mondiali di sci alpino di Garmisch-Partenkirchenl con la vittoria Christof Innerhofer nel SuperG, in attesa di quelli di sci nordico del 2011 a Oslo, di quelli di slittino del 2011 a Cesana Torinese, dell’edizione 2013 dei Mondiali di sci alpino di Schladming (Austria) e dei Mondiali di sci nordico della Val di Fiemme del 2013.


6 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

UN VIAGGIO ATTRAVERSO INNOVAZIONI E NUOVE TECNICHE

GRUPPO POLICLINICO DI MONZA: LA CARDIOLOGIA DEL FUTURO l Professor Giuseppe Specchia, Responsabile dell’Unità Operativa di Cardiologia del Policlinico di Monza, ci guida alla scoperta dell’evoluzione tecnologica e scientifica in campo cardiologico e cardiochirurgico. Il Policlinico di Monza rappresenta ormai una realtà importante nel panorama ospedaliero della regione, ma la sua capacità di attrazione si estende anche ad altri territori nazionali, tanto che da alcuni anni circa il 40% dei ricoveri

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I L P ROFESSOR G IUSEPPE SPECCHIA DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI CARDIOLOGIA DEL P OLICLINICO DI MONZA

IL POLICLINICO DI MONZA RAPPRESENTA ORMAI UNA REALTÀ IMPORTANTE NEL PANORAMA OSPEDALIERO DELLA REGIONE, MA LA SUA CAPACITÀ DI ATTRAZIONE SI ESTENDE ANCHE AD ALTRI TERRITORI NAZIONALI, TANTO CHE DA ALCUNI ANNI CIRCA IL 40% DEI RICOVERI PROVIENE DA ALTRE REGIONI D’ITALIA. UN SUCCESSO STRAORDINARIO PER UNA STRUTTURA NATA SOLAMENTE 11 ANNI FA

proviene da altre regioni d’Italia. Un successo enorme per una struttura che ha cominciato a vivere solo da undici anni, sviluppandosi in una regione già ricca di strutture ospedaliere di alto e altissimo valore. Tra i motivi di questo traguardo la grande attenzione al paziente come persona e non solo come ammalato, la forte motivazione dei medici e del personale non medico nel raggiungere gli obiettivi prefissati, la grande cura nello scegliere l’eccellenza delle apparecchiature, il continuo miglioramento delle metodologie terapeutiche. Il modello è vincente, fortemente improntato a perseguire obiettivi di eccellenza ed eticità prima che di profitto. La Cardiologia e la Cardiochirurgia hanno visto insieme la luce più di 10 anni fa e sono oggi una considerevole parte dell’intera struttura assistenziale, ricoprendo ogni settore della diagnosi e cura dei pazienti con malattie dell’apparato cardiocircolatorio. Non è frequente infatti trovare raccolto nella stessa istituzione un percorso che parta dalla diagnosi ambulatoriale, clinica e strumentale, invasiva e non invasiva, alla terapia farmacologica, ai trattamenti transcatetere, agli interventi chirurgici e infine al recupero funzionale attraverso un percorso riabilitativo sia degenziale sia ambulatoriale. Questi settori hanno subito negli ultimi 50 anni profondi cambiamenti e il Policlinico di Monza ha recepito subito e interamente queste trasformazioni dell’approccio diagnostico-assistenziale alle malattie del cuore e dei vasi sanguigni in una popolazione che sta diventando più vecchia e sempre più affetta da patologie complesse. Negli interventi che seguiranno sarà possibile leggere nei particolari quello che oggi è possibile fare per ridurre la mortalità e migliorare la qualità della vita del cardio-vasculopatico, talora con “acrobazie terapeutiche” fino a poco tempo fa impensabili. Dagli interventi nelle sindromi coronariche acute agli impianti di protesi valvolari attraverso un catetere, dalle protesi per riparare gli aneurismi aortici alle correzioni transcatetere di alcune malattie congenite, ai recentissimi tentativi di cura endovascoloare della sclerosi multipla. I trattamenti ablativi delle aritmie hanno ormai più anni, ma sempre


7 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

LA CARDIOLOGIA E LA CARDIOCHIRURGIA HANNO VISTO INSIEME LA LUCE PIÙ DI 10 ANNI FA E SONO OGGI UNA CONSIDEREVOLE PARTE DELL’INTERA STRUTTURA ASSISTENZIALE, RICOPRENDO OGNI SETTORE DELLA DIAGNOSI E CURA DEI PAZIENTI CON MALATTIE DELL’APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO più raffinate sono le apparecchiature in grado di raggiungere e bruciare selettivamente i circuiti patologici a livello endocardico. È poi necessario ricordare i sensibili miglioramenti nelle terapie dello scompenso cardiaco grave, terapie che oggi permettono a questi pazienti un’attesa di vita e un miglioramento della sua qualità prima ritenute impossibili. La chirurgia ha seguito questo strabiliante progresso della cardiologia sviluppando tecniche sempre meno invasive, migliorando l’abilità nel riparare piuttosto che sostituire nel trattamento delle valvulopatie, inventando approcci tecnicamente difficili in alcune sindromi prima non trattabili, come l’embolia polmonare acuta, e ancora più recentemente entrando con un

grande impatto nella terapia della grave insufficienza di cuore con l’impianto di apparecchi di assistenza meccanica quando il cuore non è più in grado di svolgere il suo lavoro di pompa. La riabilitazione cardiologica occupa ancora un ruolo rilevante per tutta una popolazione di ammalati che ha oggi caratteristiche profondamente diverse da quelle che mostrava negli ultimi trent’anni del secolo scorso. Sono sempre meno necessari percorsi riabilitativi di pazienti colpiti da insulti coronarici acuti, più frequente invece è la necessità di recuperare mobilità e qualità di vita a una popolazione di pazienti, sempre più vecchi, affetti da numerose co-morbidità associate a un più o meno grave deterioramento della funzione cardiaca. Il peso di questo tipo di assistenza è in rapida crescita, con un costo notevole per il sistema sanitario nazionale. Per questo motivo il Policlinico di Monza, in accordo con gli orientamenti strategici regionali, si è proposto fin da oggi di ridurre al minimo i tempi di degenza ospedaliera, ottimizzare la diagnosi ambulatoriale e privilegiare sempre di più l’assistenza domiciliare, sviluppando tecniche di monitoraggio a distanza, scenario che, con ogni probabilità, segnerà il prossimo futuro di tutta la medicina.

DATI ANNUALI SULLE ATTIVITÀ DI CARDIOLOGIA E CARDIOCHIRURGIA DEL GRUPPO POLICLINICO DI MONZA RICOVERI Ricoveri Cardiochirurgia Ricoveri Cardiologia Ricoveri Riabilitazione Cardiologica

1.527 3.169 629

PRESTAZIONI AMBULATORIALI Prestazioni Ambulatoriali Cardiologia 95.406 di cui: ecocolordoppler cardiaco 11.283 ecodoppler cardiaco 297 ecocardiografia 7.660 ecografia cardiaca 2.573 elettrocardiogramma 21.762 elettrocardiogramma holter 7.766 prova cardiorespiratoria cammino 525 test cardiovascolare da sforzo con cicloergometro 5.312 test cardiovascolare da sforzo con pedana mobile 2.209 visite cardiologiche 36.019

Prestazioni Emodinamica 4.326 di cui: angioplastica coronarica e inserzione di stent 525 angiocardiografia e arteriografia 2.671 angioplastica o atererctomia di vaso non coronario 207 cateterismo cardiaco 72 arteriografia con mezzo di contrasto 892 riparazione endovascolare di vaso 13

Prestazioni Elettrofisiologia Cardiaca

1.103


8 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

I PRIMI IMPIANTI ESEGUITI GIÀ NEI MESI SCORSI

PREVENZIONE DELL’ICTUS: NUOVE PROTESI AD ALESSANDRIA rimi impianti di protesi cardiache per la prevenzione dell’ictus alla Casa di Cura Città di Alessandria. I primi due interventi di questo tipo sono stati eseguiti nei mesi scorsi dalI’equipe del Dottor Paolo Diotallevi, Direttore del Laboratorio di Elettrofisiologia e Cardiostimolazione della struttura. I pazienti erano affetti da fibrillazione atriale permanente, una patologia che interessa circa il 4% della popolazione di età superiore a 60 anni e circa il 9% dei pazienti di età superiore a 80 anni. Ma quali sono le peculiarità della fibrillazione atriale permanente? “Questa patologia aritmica - spiega il dottor Diotallevi - è in grado di ripercuotersi sulle strutture cardiache a causa del disordine delle contrazioni e della loro rapidità, costituendo fattore prognostico indipendente di scompenso cardiaco e ridotta aspettativa di vita.Tuttavia le conseguenze 'cardiache' non rappresentano il solo motivo di preoccupazione per i pazienti affetti da fibrillazione atriale permanente. L’ictus cerebrale ischemico con le sue devastanti conseguenze infatti ne rappresenta la complicazione forse più grave: si presenta con una incidenza di circa il 5%/anno nei pazienti non sottoposti a terapia anticoagulante e/o antiaggregante, e la sola presenza di fibrillazione atriale identifica una popolazione di pazienti con un rischio di ictus 5 volte superiore alla popolazione di controllo”. Ma come si interviene sulla disfunzione? “In primo luogo – continua Diotallevi- la strategia di trattamento per i pazienti affetti da fibril-

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IL DOTTOR PAOLO DIOTALLEVI DIRETTORE DEL LABORATORIO DI E LETTROFISIOLOGIA E CARDIOSTIMOLAZIONE DELLA CASA DI C URA CITTÀ DI ALESSANDRIA

“QUESTO TRATTAMENTO POTREBBE A BREVE DIVENTARE UN CAPOSALDO NEL TRATTAMENTO DELLA FIBRILLAZIONE ATRIALE PERMANENTE IN PAZIENTI AD ELEVATO RISCHIO TROMBOEMBOLICO IN PREVENZIONE E IN TUTTI QUEI CASI IN CUI L'EVENTO CEREBRALE SI VERIFICA NONOSTANTE LA TERAPIA. I RISULTATI DI UNO STUDIO PUBBLICATI SULLA PRESTIGIOSA RIVISTA NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE PARLANO CHIARO”

lazione atriale è l'utilizzo di farmaci antiaritmici e di moderne tecniche di ablazione (da tempo fiore all'occhiello della Cardiologia interventistica della Città di Alessandria). Tuttavia, nei casi refrattari al trattamento è l’anticoagulante orale a giocare il ruolo di protagonista. Si tratta di un farmaco diffuso, ma poco maneggevole: richiede infatti frequenti controlli, l’attenzione a diete particolari, aumenta infatti il rischio di emorragie. La conseguenza è che si stima che solo il 50% della popolazione candidata assume realmente una terapia preventiva e poco più della metà a dosaggio efficace. La complicazione maggiormente temuta è l’emorragia intracranica. Circa il 10% di tutte le emorragie intracraniche si presenta in pazienti sottoposti a terapia orale, con esiti spesso catastrofici”. La nuova e rivoluzionaria tecnica di prevenzione sperimentata alla Casa di Cura Città di Alessandria consiste nell’occlusione dell’auricola sinistra, una sorta di appendice dell’atrio, che rappresenta la sorgente del 90% dei trombi diretti al cervello. La metodica, eseguita per la seconda volta in Piemonte, consiste nell’introduzione per via venosa di una piccola protesi in nitilolo (una lega in nichel e titanio) che, posizionata allo sbocco dell’auricola, ne determina l’occlusione e l’esclusione dalla circolazione. Gli interventi sono stati condotti in anestesia locale e i pazienti sono stati dimessi il giorno successivo con una semplice aspirina. Quali sono le prospettive di questa tecnica? “Questo trattamento – conclude Diotallevi potrebbe a breve diventare un caposaldo nel trattamento della fibrillazione atriale permanente in pazienti ad elevato rischio tromboembolico, in prevenzione e in tutti quei casi in cui l’evento cerebrale si verifica nonostante la terapia. I risultati di un ampio studio pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica New England Journal of Medicine parlano chiaro: l’utilizzo della mini protesi può sostituire i farmaci senza il rischio delle complicanze emorragiche”. Attualmente tale trattamento è riservato a una fascia di pazienti molto selezionata. Tuttavia è prevedibile un prossimo allargamento delle indicazioni per poter assicurare anche al resto della popolazione l’accesso a una tipologia di cura così innovativa.


9 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

NE PARLIAMO CON IL PROF. MARIO FABBROCINI DI ALESSANDRIA

CARDIOCHIRURGIA: L’ECCELLENZA CON TECNICHE SPERIMENTALI ono passati ormai 13 anni da quel 14 marzo 1998. Tredici anni dall’inaugurazione, alla Casa di Cura Città di Alessandria, del Centro Cardiovascolare fondato dal Professor Mario Fabbrocini. Anni che hanno visto aumentare non solo il numero di ricoveri e quello degli interventi, che hanno raggiunto volumi considerevoli, ma anche la consapevolezza di essere una struttura d’eccellenza. Dopo tanto tempo il Centro (ora Dipartimento) ne ha fatta di strada. E questo anche grazie al suo fondatore e tuttora direttore, lo stesso Professor Mario Fabbrocini, già coordinatore dell’attività cardiochirurgica alla Clinica San Gaudenzio di Novara. Ma per un centro come quello alessandrino il vero traguardo non può essere che quello ancora da raggiungere. Un esempio è dato dall’impianto di valvole aortiche attraverso l’arteria femorale. Una tecnica ancora in fase sperimentale, ma che, come spiega lo stesso Professor Fabbrocini “è forse destinata a riscuotere in futuro un ampio grado di consensi e di successo”. Il perché lo racconta lui stesso. “Questa tecnica – spiega Fabbrocini – consiste nell’inserire la valvola aortica con un palloncino all’interno sulle calcificazioni fatte maturare sulla valvola aortica nativa. Qui alla Casa di Cura Città di Alessandria abbiamo già sperimentato con successo due di questi interventi. Al momento si impone di non sottoporre a questa tecnica pazienti che pre-

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I L P ROFESSOR MARIO FABBROCINI DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO CARDIOVASCOLARE DELLA C LINICA C ITTÀ DI ALESSANDRIA

I NTERVENTO

DI CHIRURGIA ABLATIVA DELLE ARITMIE

sentino particolari patologie di fondo e che vengono quindi affidati alla tecnica chirurgica tradizionale. Tuttavia credo che in un prossimo futuro questa tecnica sia destinata ad espandere fortemente il suo raggio di utilizzo anche a pazienti ora operati con tecniche chirurgiche tradizionali”. Il Centro Cardiovascolare della Casa di Cura Città di Alessandria ha, negli ultimi anni, sperimentato ed utilizzato altre tecniche innovative di intervento in campo cardiologico. Una, ad esempio è la chirurgia mini invasiva con Port Access. “Una tecnica – precisa Fabbrocini – che si esprime in due modi a seconda che essa riguardi le arterie o le vene femorali oppure il cuore. Per le prime si fa infatti un’incisione molto piccola a livello dell’inguine, per la seconda invece viene fatta a livello del secondo spazio intercostale se si tratta di operare la valvola aortica, oppure a livello del quarto spazio se riguarda la valvola mitrale. Con questo tipo di incisioni viene utilizzata anche una microcamera che il chirurgo può utilizzare durante l’intervento”. Finora questa tecnica è stata utilizzata in 15 casi ad Alessandria. “Il vantaggio – puntualizza Fabbrocini – in questo caso è soprattutto per il chirurgo, mentre il paziente ne trae sicuramente un giovamento estetico, dato che le incisioni sono più piccole”. Altra tecnica di recente utilizzo è quella della chirurgia ablativa delle aritmie. “È un particolare sistema di ablazione – conclude Fabbrocini – utilizzato per la risoluzione della fibrillazione atriale. In elettrofisiologia viene eseguita attraverso l’utilizzo di particolare devices; per quanto riguarda invece le patologie vascolari ischemiche noi abbiamo riprodotto questo genere di ablazione in campo chirurgico, creando appunto attraverso dei devices delle linee di ablazione. Questa tecnica è abbastanza efficace, ma registra tuttavia ancora una 25% di ritorno della fibrillazione, anche se va detto che questo, a meno di un’esecuzione completamente chirurgica, che registra una percentuale di successo del 95%, ricorre per tutte le tecniche attualmente in circolazione”.


10 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

L’ESPERIENZA DEL DOTTOR MARCO DIENA DI NOVARA

CARDIOCHIRURGIA: DIECI ANNI DI SCOPERTE ED INNOVAZIONI a Cardiochirurgia ha fatto passi da gigante nell’ultimo ventennio. Negli anni ‘90 l’intervento più praticato nei vari centri era il bypass coronarico, ovvero il confezionamento di ‘ponti’ in arteria o in vena per saltare le coronarie stenotiche (ristrette) dalla malattia aterosclerotica. Era già evidente allora che la arteria mammaria aveva risultati superiori alla vena safena perché durava più a lungo, anzi la mammaria ha una durata praticamente illimitata. Per questo molti chirurghi si sono dedicati ai bypass arteriosi in vari Paesi europei e oltreoceano con risultati che hanno premiato l’impiego delle due arterie mammarie. Nel 2000 sono stati pubblicati diversi lavori scientifici in cui i pazienti con almeno due bypass con l’utilizzo due mammarie avevano migliore sopravvivenza e meno problemi ischemici nel corso degli anni. È il dottor Marco Diena dell’Unità Operativa di Cardiochirurgia della Clinica San Gaudenzio di Novara a spiegare la funzionalità di questa tecnica interventistica. “La mia equipe - racconta Diena - già dal 1996 ha utilizzato le due arterie mammarie a Torino e negli anni successivi a Novara ed abbiamo esteso questa metodica a tutti i pazienti, anche i diabetici, gli obesi ed i casi urgenti. Da allora abbiamo introdotto in Piemonte gli interventi di bypass a cuore battente, ovvero senza la circolazione extracorporea grazie a sistemi di stabilizzazione del cuore. Così possiamo operare pazienti complessi con malattie ai reni

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I L DOTTOR MARCO DIENA DELL’U NITÀ OPERATIVA DI CARDIOCHIRURGIA DELLA C LINICA SAN GAUDENZIO DI NOVARA

“DAL 2008, È STATA MESSA A PUNTO UNA VALVOLA AORTICA CHE SI PUÒ IMPIANTARE SENZA CIRCOLAZIONE EXTRACORPOREA A CUORE BATTENTE. È UNA VALVOLA BIOLOGICA CHE SI RIPIEGA SU UN CATETERE E SI INTRODUCE ATTRAVERSO L’ARTERIA FEMORALE O ATTRAVERSO L’APICE DEL CUORE. QUESTA METODICA, CHE UTILIZZIAMO PROPRIO A NOVARA ALLA SAN GAUDENZIO, VA RISERVATA AI CASI PIÙ GRAVI”

o cerebrali con un rischio più basso. Nel 2001 abbiamo portato il robot chirurgico da Vinci in sala operatoria, un’apparecchiatura avanzatissima che consente di eseguire movimenti molto precisi in endoscopia. Oggi il robot non si usa più, ma ci è stato indispensabile per eseguire gli interventi di riparazione della valvola mitrale in endoscopia con tecnica mini invasiva. Questi interventi ci consentono di fare un’incisione di pochi centimetri sotto il seno di destra e, grazie alla tecnologia, ad operare sulla valvola mitrale con l’aiuto dell’endoscopio. Così l’intervento è più leggero e, conservando la valvola mitralica nativa, il paziente non necessita di terapia anticoagulante a vita. Anche la chirurgia della valvola aortica ha avuto sviluppi importantissimi: se un tempo si trattava sempre di una sostituzione, oggi si possono riparare le valvole aortiche se non sono calcifiche, ovvero se sono insufficienti con lembi fini. Infatti se è associato un aneurisma della radice aortica impieghiamo l’intervento di David, che consiste nel conservare la valvola aortica reimpiantandola in un tubo particolare. Se invece la valvola è bicuspide la si può riparare in diversi casi con tecniche ad hoc. La valvola rimane con due lembi, ma si fa in modo che questi coaptino, ovvero che la valvola chiuda bene e che si aprano adeguatamente per garantire un buon flusso. Più recentemente, dal 2008, è stata messa a punto una valvola aortica che si può impiantare senza circolazione extracorporea a cuore battente. È una valvola biologica che si ripiega su un catetere e si introduce attraverso l’arteria femorale o attraverso l’apice del cuore. Sotto controllo radiologico, in sala operatoria, prima si apre la valvola nativa stenotica con un palloncino (valvuloplastica aortica) e successivamente si impianta la valvola biologica sulla valvola nativa in modo da sostituire la valvola non funzionante con una ben funzionante. Questa metodica, che utilizziamo proprio a Novara alla San Gaudenzio va riservata ai casi più gravi in cui l’intervento chirurgico tradizionale sarebbe troppo rischioso”. Sia gli interventi di bypass arteriosi sia le plastiche mitraliche sono state oggetto di pubblicazioni sulle maggiori riviste scientifiche internazionali.


11 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

NUOVI MACCHINARI HANNO ESTESO LA GAMMA DI PROCEDURE

L’IMPORTANZA DELLA TECNOLOGIA NEL CAMPO DELL’EMODINAMICA l Servizio di Emodinamica del Policlinico di Monza è attualmente dotato delle più aggiornate ed innovative apparecchiature angiografiche General Electric INNOVA 3100 dotate di ecografia intravascolare con istologia virtuale (IVUS) per la valutazione della placca coronarica e del flusso coronarico. Questo ha permesso di estendere la già ampia gamma di procedure eseguite presso il servizio di Emodinamica Cardiovascolare. La più recente procedura interventistica introdotta è sicuramente l’angioplastica del distretto venoso giugulare, meglio conosciuta come “procedura di liberazione”, rivolta a tutti quei pazienti affetti da Sclerosi Multipla, diagnosticata con gli opportuni accertamenti clinico- strumentali, nelle sue differenti espressività cliniche (benigna, recidivante - remittente, progressiva secondaria, primaria progressiva), dove sia stata documentata un’evidenza ecografica di Insufficienza Venosa Cronica Cerebro-Spinale riconducibile a malformazioni venose che ostacolino lo scarico venoso dai territori cerebro-spinali. Tali malformazioni si sono riscontrate in un’alta percentuale di pazienti affetti da Sclerosi Multipla e mai in soggetti “normali” di controllo o in pazienti affetti da altre malattie

I

LA DOTTORESSA MARIELLA MANFREDI, R ESPONSABILE DEL SERVIZIO DI E MODINAMICA DEL P OLICLINICO DI MONZA

IL SERVIZIO DI EMODINAMICA CARDIOVASCOLARE CONTINUA A PROGRAMMARE LE PROCEDURE INTERVENTISTICHE DI SOSTITUZIONE VALVOLARE AORTICA PERCUTANEA CHE HANNO ORMAI DIMOSTRATO DI ESSERE FATTIBILI ED EFFICACI NEI PAZIENTI ULTRAOTTANTENNI O COMUNQUE IN PAZIENTI CON CONTROINDICAZIONI ALL’INTERVENTO CHIRURGICO TRADIZIONALE. SONO INFATTI SEMPRE PIÙ NUMEROSI I PAZIENTI AFFETTI DA PATOLOGIE CRONICHE O GIÀ SOTTOPOSTI AD UN INTERVENTO CARDIOCHIRURGICO, CHE NECESSITANO DI SOSTITUZIONE VALVOLARE PER DEGENERAZIONE

degenerative del Sistema Nervoso Centrale. Un’altra procedura interventistica di prossima introduzione è la chiusura dell’auricola sinistra mediante un sistema occlusore introdotto per via percutanea nei pazienti con fibrillazione atriale cronica con inefficacia e/o controindicazione alla terapia anticoaugulante orale. In casi attentamente selezionati di ipertensione arteriosa refrattaria alla terapia farmacolgica, verrà utilizzata una nuova tecnica di ablazione dei nervi simpatici renali mediante introduzione di un catetere che eroga energia a radiofrequenza attraverso la parete dell’arteria renale. Il Servizio di Emodinamica Cardiovascolare continua a programmare le procedure interventistiche di sostituzione valvolare aortica percutanea che hanno ormai dimostrato di essere fattibili ed efficaci nei pazienti ultraottantenni o comunque in pazienti con controindicazioni all’intervento chirurgico tradizionale. Infatti, come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione, sono sempre più numerosi i pazienti anziani o affetti da altre patologie croniche o già sottoposti ad un intervento cardiochirurgico, che necessitano di sostituzione valvolare per degenerazione . Nuove risorse saranno impegnate per introdurre una nuova procedura di riparazione percutanea anche della valvola mitralica. Tale procedura non chirurgica ha dimostrato di poter migliorare la qualità di vita e di ridurre il numero delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco severo. Ad oggi, nel mondo, più di 2.200 pazienti sono stati trattati con questa procedura con risultati incoraggianti con miglioramento sensibile della qualità di vita del paziente e riduzione del numero delle ospedalizzazioni per scompenso cardiaco severo in circa il 40% dei casi rispetto al trattamento farmacologico. A conclusione, vista la velocità con la quale evolvono le tecnologie non chirurgiche, possiamo ipotizzare che in un futuro “prossimo” molte malattie cardiovascolari anche strutturali potranno essere risolte nel Laboratorio di Emodinamica con notevole riduzione dei rischi operatori e dei tempi di ospedalizzazione.


12 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

CON L’AVANZARE DELL’ETÀ MEDIA È SEMPRE PIÙ FREQUENTE

PATOLOGIA CARDIACA CRONICA: UN NEMICO DA SCONFIGGERE on l’avanzare dell’età media della popolazione e con il miglioramento dell’efficacia della terapia delle malattie cardiache acute, la cardiopatia cronica, ed in particolare lo scompenso cardiaco cronico (SCC), hanno assunto dimensioni epidemiche. Lo SCC è attualmente la cardiopatia più diffusa nel mondo, la maggior causa di ospedalizzazione dopo i 65 anni, la patologia a più alto assorbimento di risorse. Poiché vari fattori rendono particolarmente problematico l’approccio diagnostico terapeutico allo SCC, la cura e la valutazione clinica devono tenere conto di questa complessità aggregando competenze diverse. È infatti ormai dimostrato che i pazienti con SCC, spesso ricoverati in passato in reparti di medicina generale, presentano una significativa riduzione della morbilità e mortalità se curati in unità specifiche, competenti e attrezzate adeguatamente per la cura di questa malattia. Tali Unità Operative hanno l’obbligo di legarsi saldamente al territorio collaborando con i medici di base aiutandoli ad affrontare la quotidianità spesso travagliata e i notevoli imprevisti dei pazienti con SCC. L’Unità Operativa per la cura delle Cardiomiopatie e Scompenso Cardiaco del Policlinico di Monza è ormai operativa da più di 10 anni e ha consolidato il rapporto con la realtà territoriale, la medicina generale e le altre strutture ospedaliere. Sono previsti prevalentemente due tipi di attività: il ricovero ospeda-

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I L DOTTOR ANDREA MORTARA, RESPONSABILE DELL’U NITÀ OPERATIVA PER LA CURA DI

CARDIOMIOPATIE E SCOMPENSO CARDIACO DEL P OLICLINICO DI MONZA

NEI CASI PIÙ AVANZATI DELLE PATOLOGIE CARDIACHE CRONICHE, QUANDO I FARMACI NON POSSONO PIÙ CONTROLLARE LA MALATTIA, L’UNICA POSSIBILITÀ È IL TRAPIANTO CARDIACO E A QUESTO RIGUARDO L’UNITÀ SCOMPENSO DEL POLICLINICO DI MONZA OPERA IN ACCORDO CON LE CARDIOLOGIE E I CENTRI TRAPIANTO DELL’OSPEDALE DI BERGAMO E MILANO NIGUARDA

liero e i controlli di follow-up. Il ricovero ospedaliero può avvenire per una corretta diagnosi e valutazione clinico-prognostica, oppure in seguito alla comparsa di segni di instabilizzazione e/o scompenso acuto attraverso la struttura di Pronto soccorso. Alla dimissione inizia il periodo di follow-up attraverso i controlli ambulatoriali che possono essere programmati o avvenire su richiesta del paziente o del medico curante. L’intento è quello di dare, in accordo con il medico di medicina generale che ha in cura il paziente, la massima continuità assistenziale per prevenire le fasi di instabilizzazione ed eventuali ulteriori ricoveri ospedalieri. In caso però compaiano segni di aggravamento della malattia il paziente viene visitato anticipatamente portando le necessarie modifiche alla terapia farmacologica o allo stile di vita. A disposizione dei malati che vengono presi in cura dall’Unità Scompenso vi sono tutte le più recenti tecniche di diagnosi e trattamento con la possibilità di eseguire impianto dei più moderni pace-maker e defibrillatori insieme al Centro Studi Aritmie, utilizzare le apparecchiature TAC e RMN di ultimissima generazione ed avere a disposizione qualsiasi nuova opzione chirurgica che possa migliorare la funzionalità cardiaca in quel determinato paziente. Nei casi più avanzati, quando i farmaci non possono più controllare la malattia, l’unica possibilità è il trapianto cardiaco e a questo riguardo l’Unità Scompenso del Policlinico di Monza opera in accordo con le Cardiologie e i Centri Trapianto dell’Ospedale di Bergamo e Milano Niguarda. Proprio in relazione al trapianto cardiaco bisogna considerare che con l’introduzione dei nuovi farmaci immunosoppressori, la sopravvivenza è significativamente migliorata dal 41 al 68% e dal 24 al 46% rispettivamente a 5 e 10 anni dal trapianto.Tuttavia, sebbene il trapianto cardiaco sia considerato la terapia “ottimale” per i soggetti con scompenso avanzato, tale opzione è riservata solamente ad una ristretta percentuale di pazienti per il limitatissimo numero di donatori reperibili, e per l’inapplicabi-


13 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

ACCANTO AD UNA FUTURA IPOTETICA ALTERNATIVA BIOLOGICA AL TRAPIANTO DI CUORE, COME POTREBBE ESSERE LO XENOTRAPIANTO, SONO GIÀ OGGI DISPONIBILI REALI ALTERNATIVE NON BIOLOGICHE, I SUPPORTI MECCANICI PERMANENTI. LA LORO CRESCENTE AFFIDABILITÀ NEGLI ULTIMI 10 ANNI HA PERMESSO OGGI DI AUMENTARE LA LORO POSSIBILITÀ DI IMPIANTO

U N ESEMPIO DI VENTRICULAR ASSIST DEVICE (VAD)

lità di tale procedura in pazienti anziani o con altre malattie importanti. Questo fatto ha condotto ad un allarmante incremento del tempo medio d’attesa in lista, che attualmente in Italia per il trapianto di cuore è inferiore a 2 anni. Inoltre tale terapia non è proponibile sopra i 67-68 anni e oggi considerando l’incremento della vita media ci troviamo ad assistere pazienti che hanno una prognosi molto infausta, ma ai quali non abbiamo più nulla da offrire. Ecco allora che accanto ad una futura ipotetica alternativa biologica al trapianto di cuore, come potrebbe essere lo xenotrapianto (da animale), sono già oggi disponibili reali alternative non biologiche, i supporti meccanici permanenti (ventricular assist devices [VAD]). La loro crescente affidabilità negli

ultimi 10 anni, la miniaturizzazione dei componenti e delle fonti di energia, hanno permesso oggi di aumentare significativamente la loro possibilità di impianto. È proprio verso questi nuovi supporti meccanici al circolo che l’Unità Operativa Cardiomiopatie e Scompenso Cardiaco del Policlinico di Monza vuole estendere i propri interessi per i prossimi anni. I VAD sono pompe meccaniche che suppliscono la funzione di un cuore compromesso in maniera più o meno irreversibile, ristabilendo un flusso ematico vicino a quello fisiologico. Essi constano di una cannula di afflusso (che porta il sangue dall’atrio sinistro o dal ventricolo sinistro e dall’atrio destro al ventricolo artificiale), di una pompa (o ventricolo artificiale) a flusso pulsatile o continuo, e di una cannula di efflusso (che porta il sangue dal ventricolo artificiale all’aorta o all’arteria polmonare). Nei sistemi a flusso continuo (v. figura) non vi è la camera ventricolare e quindi non c’è la necessità delle valvole artificiali; questo spiega le dimensioni estremamente ridotte di questo tipo di pompe che li ha fatti affermare come più promettenti nella ricerca di questi ultimi anni. Se consideriamo che oggi i VAD rappresentano un valido sussidio terapeutico par aiutare i pazienti ad alto rischio nonostante la terapia medica (75% di morte entro un anno) e che sono in grado di migliorare significativamente la prognosi a breve-medio termine, diventa difficile motivare perché eseguiamo così pochi impianti nella nostra attività di tutti i giorni. Tralasciando la naturale diffidenza che ancora alcuni specialisti rivolgono al mondo dell’assistenza meccanica, la vera affermazione che possiamo fare oggi è che è il momento di rompere gli indugi. Le prospettive future anche per le aziende sono molto importanti perché se l’obiettivo è quello di eseguire l’impianto di VAD così come oggi eseguiamo l’impianto dei defibrillatori, si aprono concrete possibilità di aumentare esponenzialmente nel prossimo futuro il numero dei beneficiari di assistenza ventricolare. Nel 2011 inizieranno capillarmente corsi di formazione per personale medico ed infermieristico e tavoli di lavoro anche con i decisori regionali. Il tentativo è quello di affermare un modo nuovo di pensare al trattamento dei malati con scompenso cardiaco avanzato, avvicinando a questa nuova prospettiva anche i centri cardiologici e cardiochirurgici che non si occupano abitualmente di trapianto cardiaco.


14 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

LA STA SVILUPPANDO IL PROFESSOR SALVATORE SPAGNOLO

RADICE AORTICA: UN’ALTERNATIVA ALLA TECNICA BENTALL-DE BONO a radice aortica è una struttura complessa che origina dal cuore e si continua nell’aorta ascendente. È composta dai seni di Valsalva, dalla valvola aortica e dall’origine delle arterie coronariche ed è delimitata da due anelli: l’anello valvolare e l’anello della giunzione sino tubulare. Essa è un vero gioiello di bioingegneria che ha per secoli affascinato anatomici, fisici e chirurghi. Leonardo da Vinci la descrisse molto accuratamente nel 1513. Durante la sistole cardiaca con l’apertura della valvola aortica, essa permette il passaggio del sangue dal cuore a tutto l’organismo e, dilatandosi, trasforma parte dell’energia meccanica in energia elastica. Durante la diastole,con la caduta della pressione in ventricolo sinistro, la retrazione delle fibre elastiche, riconverte l’energia elastica in energia meccanica favorendo la progressione del flusso sanguigno e trasformando il flusso pulsatile in flusso continuo. La chiusura della valvola aortica impedisce la caduta della colonna ematica in ventricolo sinistro. Con l’età si ha una frammentazione del tessuto elastico ed un progressivo cedimento della parete aortica che inizia a dilatarsi. Questa dilatazione della parete aortica può causare un’insufficienza della valvola aortica e causare una rottura o lacerazione della parete.

L

I L P ROFESSOR SALVATORE SPAGNOLO, DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI CARDIOCHIRURGIA DEL P OLICLINICO DI MONZA

LA RADICE AORTICA È UNA STRUTTURA COMPLESSA CHE ORIGINA DAL CUORE E SI CONTINUA NELL’AORTA ASCENDENTE. ESSA È UN VERO GIOIELLO DI BIOINGEGNERIA CHE HA PER SECOLI AFFASCINATO ANATOMICI, FISICI E CHIRURGHI. ANCHE UN GENIO DEL RINASCIMENTO COME LEONARDO DA VINCI LA STUDIÒ E LA DESCRISSE MOLTO ACCURATAMENTE NEL 1513

È comprensibile come qualsiasi processo patologico che interessi la radice aortica ponga difficoltà tecniche notevoli, legate alla presenza della valvola aortica, delle due arterie coronarie e dalla sua stessa origine dal muscolo cardiaco. Negli Stati Uniti più del 50% dei pazienti operati per insufficienza valvolare aortica hanno un aneurisma dell’aorta ascendente. Se non operati, questi pazienti, per progressiva dilatazione della parete, possono andare incontro a rottura o dissecazione acuta dell’aortica. Queste sono complicanze gravissime che portano nei casi di rottura a un’altissima mortalità immediata, mentre nei casi di dissecazione la mortalità supera il 50% nelle prime 24 ore dall’insorgenza della malattia. L’intervallo medio tra la diagnosi iniziale e la rottura è di due anni. In molti casi l’aneurisma decorre in modo asintomatico ed il riscontro è solo occasionale. Una radiografia del torace e l’ecocardiografia sono gli esami che più frequentemente scoprono la malattia. Galeno fu il primo a descrivere un aneurisma in un gladiatore alla fine di un combattimento circa 200 anni prima di Cristo. Antillo, nello stesso periodo, fu il primo a trattare chirurgicamente un aneurisma, legandolo all’inizio ed alla fine della dilatazione. Questa tecnica non fu più utilizzata e, solo nel 1800, fu riproposta da un chirurgo inglese di nome Hunter. In seguito altre tecniche furono proposte per il trattamento degli aneurismi periferici come la trombizzazione del lume vascolare o l’avvolgimento con cellofan. Nel 1888 Matas introdusse un differente approccio. Riconoscendo la necessità di non interrompere il flusso sanguigno, propose di eliminare la parete aortica ammalata e di ricostruire con la rimanente parete arteriosa un nuovo condotto che ristabilisse il flusso sanguigno. L’ampia applicazione di un trattamento chirurgico degli aneurismi delle grosse arterie si realizzò solo dopo gli anni ‘60 con l’in-


15 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

L’INTERVENTO SPERIMENTATO DAL PROFESSOR SPAGNOLO CONSISTE NELLA ESCISSIONE DELLA PARETE AORTICA PATOLOGICA, NEL RIMODELLAMENTO DEI SENI DI VALSALVA E DELLA GIUNZIONE SINO-TUBULARE, IN UNA PLASTICA RIDUTTIVA DELL’ANELLO AORTICO SE DILATATO E INFINE NELLA STABILIZZAZIONE DELLA RADICE MEDIANTE TESSUTO PERICARDIO

I L DOTTOR H UGH B ENTALL INVENTORE DELLA TECNICA INTERVENTISTICA SULL’AORTA ATTUALMENTE PIÙ UTILIZZATA NEL MONDO

troduzione di condotti arteriosi artificiali e il perfezionarsi della circolazione extracorporea. La sostituzione dell’aorta ascendente fu per primo realizzata da Cooley e DeBachey utilizzando un’aorta umana nel 1956. Attualmente il trattamento chirurgico più utilizzato è quello proposto da Bentall-DeBono nel 1968 e si basa sul concetto di sostituire tutta la parete aortica ammalata con materiale artificiale. Con questa tecnica tutta l’aorta ascendente e la radice aortica con la valvola aortica vengono eliminate e sostituite con un tubo valvolato in dacron. Quest’intervento presenta come difficoltà immediate quelle di un possibile sanguinamento in corrispondenza della sutura tra protesi ed anello aortico ed in corrispondenza dell’abboccamento delle coronarie che è tecnicamente difficile da riparare. Stiramenti e torsione nel punto di abbocco delle coronarie sulla protesi potrebbero determinare pericolosi infarti miocardici. Questo intervento è tuttora gravato da una mortalità operatoria del 20-25% negli aneurismi dissecanti acuti e del 6-10% nelle forme aneurismatiche croniche. Con questa tecnica inoltre la valvola aortica è sempre sostituita anche quando è apparentemente sana. Nel 1984, per conservare la valvola aortica, il professor Salvatore Spagnolo aveva pubblicato una nuova tecnica chirurgica adottata in sette pazienti operati d’urgenza per aneurisma dissecante acuto di primo tipo. Essa si basava sul presupposto di non sostituire la parete aortica dissecata, ma di rimodellarla e stabilizzarla con una nuova parete in teflon applicata all’esterno. In questi sette pazienti non si ebbe nessun decesso, mentre la letteratura mondiale, per questo intervento, riportava una mortalità del 3550%. Questa tecnica e questi risultati venne-

ro ritenuti impossibili e non vennero presi in nessuna considerazione. Quando nel 1968 Bentall propose di sostituire tutta la parete aneurismatica con una protesi in dacron, per l’alta mortalità operatoria, l’indicazione chirurgica si poneva solo se le dimensioni dell’aneurisma erano superiori ai 60 mm. Con tali dimensioni, tutti i componenti dell’aneurisma avevano subìto un processo diffuso di disgregazione strutturale e l’unica possibilità terapeutica era rappresentata dalla rimozione di tutto il tessuto e dalla sua sostituzione con una protesi artificiale. La tecnica proposta da Bentall è stata solo affinata nel tempo ed il concetto di sostituire la parete aneurismatica con una protesi artificiale rimane la più frequente possibilità terapeutica utilizzata. Uno studio continuo dell’anatomia patologica di pazienti deceduti per rottura dell’aorta aneurismatica e delle aortografie di pazienti con aneurisma cronico dell’aorta ascendente portarono il professor Spagnolo all’osservazione che il cedimento strutturale non coinvolgeva inizialmente la parete in tutta la sua circonferenza, ma interessava prevalentemente il seno non coronarico. Allo studio angiografico Spagnolo osservò inoltre che il cedimento del seno non coronarico portava ad una rotazione verso l’alto e a sinistra del piano valvolare (aspetto a manico di ombrello). L’alterato getto sisto-diastolico della colonna ematica porta ad un cedimento progressivo sia dell’anello aortico sia della giunzione sino tubulare con perdita di tenuta della valvola aortica. Partendo da questi presupposti anatomici e funzionali, si ipotizza che per il trattamento dell’aneurisma dell’aorta ascendente non è necessario sostituire tutta la parete aortica, ma limitarsi a riparare solo quella ammalata. Agli inizi degli anni ‘90 è stata proposta una tecnica che si basa sul nuovo concetto di non sostituire tutta la parete aortica e la valvola aortica, ma di escindere solo la porzione di parete ammalata. La rimozione parziale della parete aortica aneurismatica e la risutura delle porzioni rimanenti permettevano di ottenere il ripristino di un’anatomia ed una biomeccanica del tutto simile a quella di una radice aortica normale. Per stabilizzare la parete, è stato applicato all’esterno un rivestimento in pericardio che ne impedisce la dilatazione nel tempo.


16 CARDIOLOGIA DEL FUTURO

mentre in 300 casi la valvola aortica è stata risparmiata. A distanza media di 15 anni, solo in dieci pazienti è stato necessario un nuovo intervento per sostituire la valvola aortica, mentre ai controlli ecocardiografici annuali la radice aortica ricostruita non ha mostrato variazioni di calibro significative. I principali vantaggi della tecnica rispetto alla tecnica di Bentall sono: 1 Nessuna sutura in corrispondenza dell’anello aortico. 2 Risparmio della valvola aortica se non patologica. 3 Non reimpianto delle arterie coronariche con superamento di tutte le complicanze di sanguinamento o ischemie miocardiche riportate in letteratura.

UN

INTERVENTO SULLA PARETE ANEURISMATICA SECONDO LA TECNICA B ENTALL-DE BONO

Quest’intervento consiste nella: 1 Escissione della parete aortica patologica. 2 Rimodellamento dei seni di Valsalva e della giunzione sino-tubulare. 3 Plastica riduttiva dell’anello aortico se dilatato. 4 Stabilizzazione della radice, così rimodellata, mediante tessuto pericardio che è applicato all’esterno dell’aorta e fissato alla base del cuore, in modo da costituire una nuova parete di sostegno non dilatabile nel tempo. Con questa tecnica, la valvola aortica, se non patologica, è conservata; se ammalata viene sostituita con una protesi meccanica. Gli osti coronarici mantengono la loro posizione anatomica e non devono essere reimpiantati come nella Bentall. Con questa tecnica sono stati operati fino ad oggi 650 pazienti; in 350 la valvola veniva sostituita,

«CON QUESTA TECNICA, LA VALVOLA AORTICA, SE NON PATOLOGICA, È CONSERVATA; SE AMMALATA VIENE SOSTITUITA CON UNA PROTESI MECCANICA. GLI OSTI CORONARICI MANTENGONO LA LORO POSIZIONE ANATOMICA E NON DEVONO ESSERE REIMPIANTATI COME NELLA TECNICA PROPOSTA NEL 1968 DA BENTALL-DE BONO»

Rispetto alle tecniche conservative proposte da Yacoub-David presenta i seguenti vantaggi: 1 Ricostruisce un’anatomia e una biomeccanica molto simile a quella della radice aortica normale. 2 Evita che l’anello e la radice aortica si dilatino nel tempo. 3 Non richiedono il reimpianto degli osti coronarici. Secondo le linee guida classiche, l’indicazione chirurgica è posta quando il diametro dell’aorta ascendente supera i 6 cm. Spagnolo, partendo dal presupposto che il diametro dell’aorta non è lo stesso in tutte le persone, ma cambia con l’altezza e con il peso, ritiene che non sia corretto porre indicazione solo quando il calibro dell’aneurisma supera i 6 cm. Nei pazienti alti 1,5 m, già 4 cm rappresentano un diametro pericoloso, mentre nelle persone alte 2 m, i 6 cm sono ancora diametri di non indicazione operatoria. Si ritiene che indicazione operatoria si debba porre quando il diametro dell’aorta patologica è il doppio rispetto a quella teorica. La semplificazione dell’intervento e i risultati immediati e a distanza favorevoli potrebbero fare anticipare l’indicazione chirurgica nei pazienti con malattia di Marfan. Questo, stabilizzando l’anello aortico, prolunga nel tempo il funzionamento della valvola aortica nativa e, soprattutto, non espone il paziente al rischio di morte improvvisa per dissecazione acuta”.


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A IVREA È PRESENTE UN SERVIZIO DI ECCELLENZA

EVOLUZIONI E SCOPERTE IN RADIOLOGIA INTERVENTISTICA a Radiologia Interventistica è una branca ultra-specialistica della Radiologia che comprende tutte quelle procedure diagnostiche e terapeutiche eseguite per via percutanea, cioè senza esposizione chirurgica della lesione da trattare, realizzate grazie alla guida delle tecniche di imaging a disposizione del radiologo (ecografia, TC, fluoroscopia, RM). La Radiologia Interventistica in questi ultimi anni sta subendo un travolgente sviluppo soprattutto grazie al progresso tecnologico dei materiali e ad una sempre maggiore tendenza della scienza medica alla miniinvasività, allo scopo di ottenere il massimo beneficio per il paziente a fronte di bassi rischi di complicanze, di bassi costi e di brevi tempi di ospedalizzazione. La Radiologia Interventistica ha un importante ruolo nella diagnosi e nel trattamento di numerose patologie dei vari organi ed apparati, quali per esempio l’apparato vascolare (angioplastica, posizionamento di stent, embolizzazioni, trombolisi, esclusione di aneurismi), l’apparato urinario (pielostomie, stent ureterali), il sistema epato-biliare (colangiografie, drenaggi e protesi biliari), l’apparato digerente (gastrostomie), l’apparato muscoloscheletrico (vertebroplastiche, cifoplastiche, nucleolisi,) e nella gestione mini-invasiva delle complicanze post-chirurgiche, attraverso il controllo delle emorragie ed il drenaggio delle raccolte ascessuali, in passato affrontabili solo con complessi ed invasivi atti chirurgici.

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“INIZIALMENTE LA CORRELAZIONE MOSTRÒ DATI STUPEFACENTI: IL 100% DEI PAZIENTI AFFETTI DA SCLEROSI MULTIPLA ERA INFATTI PORTATORE DI MALFORMAZIONI DELLE VENE DI SCARICO DAL CERVELLO E DAL MIDOLLO. DOPO ULTERIORI STUDI LA PERCENTUALE SI È RIDOTTA, MANTENENDOSI SU VALORI COMUNQUE ELEVATI, CIRCA 80-90%”

L’attività di Radiologia interventistica che viene svolta presso la Clinica Eporediese riguarda prevalentemente la colonna vertebrale e comprende la vertebroplastica e la nucleolisi mediante ozonoterapia intradiscale. Dal giugno 2008 sono state eseguite vertebroplastiche su circa 120 pazienti per un numero totale di singole vertebre trattate superiore a 280. La Vertebroplastica Percutanea è una procedura terapeutica mini-invasiva di Radiologia Interventistica per il trattamento delle fratture vertebrali dolorose. Essa consiste nell’iniezione in una vertebra di un cemento osseo a bassa viscosità attraverso un ago metallico appositamente conformato, introdotto sotto guida fluoroscopica. Il cemento, denominato polimetilmetacrilato o PMMA, si diffonde all’interno del corpo vertebrale fratturato, prevenendo ulteriori cedimenti e determinando una sensibile riduzione del dolore. Le indicazioni principali sono le fratture vertebrali dolorose su osteoporosi, le metastasi vertebrali dolorose e le fratture postraumatiche. I pazienti da sottoporre a Vertebroplastica percutanea devono aver necessariamente eseguito una visita clinica e uno studio RM del rachide, fondamentale per la valutazione del grado di edema vertebrale. La Vertebroplastica percutanea viene eseguita in anestesia locale, con paziente in decubito prono, sotto guida fluoroscopica, in una sala angiografica munita di angiografo digitale. La Vertebroplastica determina una scomparsa del dolore o una significativa riduzione dello stesso in una percentuale variabile dal 80% al 95% nei pazienti osteoporotici e dal 70 al 90% nei pazienti neoplastici, nei quali spesso la Vertebroplastica viene preceduta da una biopsia. La percentuale di complicanze maggiori è molto bassa (<1%: fuga del cemento nel canale vertebrale, embolia polmonare sintomatica). A tutt’oggi la Vertebroplastica percutanea può essere considerata un trattamento efficace delle fratture vertebrali dolorose consentendo al paziente che ha ridotto la propria attività fisica di riacquistare mobilità.


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L’OZONOTERAPIA INTRADISCALE VIENE EFFETTUATA IN UNA SEDUTA UNICA SOTTO GUIDA FLUOROSCOPICA. IL TRATTAMENTO DETERMINA UNA SIGNIFICATIVA RIDUZIONE DEL DOLORE LOMBOSCIATALGICO IN UNA PERCENTUALE VARIABILE DAL 70 ALL’80% DEI PAZIENTI TRATTATI CON UNA BASSISSIMA PERCENTUALE DI COMPLICANZE (<0,5%: INFEZIONI, EMBOLIE), E PUÒ, IN CASI SELEZIONATI, ESSERE PROPOSTA IN PRIMA ISTANZA COME ALTERNATIVA AL TRATTAMENTO CHIRURGICO DELL’ERNIA DISCALE, SENZA COMPROMETTERE UN EVENTUALE SUO IMPIEGO IN UN MOMENTO SUCCESSIVO

ALLA C LINICA E POREDIESE LA VERTEBROPLASTICA VIENE ESEGUITA CON L’ANGIOGRAFO G.E. ADVANTX LCV (A SINISTRA). R ISONANZA MAGNETICA N UCLEARE 1 TESLA G.E. SIGNA I NTERACTIVE (A DESTRA)

L’ozonoterapia intradiscale è un trattamento mini invasivo percutaneo che si inserisce tra le varie opzioni terapeutiche della lombosciatalgia; la procedura consiste nell’iniezione all’interno del disco intersomatico di una certa quantità di ozono seguita dalla somministrazione periradicolare di ozono e di una miscela di anestetico e cortisone. L’ozono, un gas già

ampiamente utilizzato in diverse patologie cliniche, ha un’azione meccanica (disidratazione dell’ernia con conseguente riduzione del suo volume e conseguente miglioramento dell’ipossia dovuta alla compressione arteriosa e venosa) e una azione antinfiammatoria. Le ernie che meglio rispondono al trattamento con ozono sono quelle di piccola o media entità, sottolegamentose, non calcifiche; deve essere presente una lombosciatalgia (disturbo che colpisce in media 12 abitanti ogni 100 all’anno) resistente ad altri trattamenti da almeno 1 mese. L’ozonoterapia intradiscale viene effettuata in seduta unica sotto guida fluoroscopica (sala angiografica). Il paziente deve riposare a letto per circa 3 ore dopo l’intervento, evitando gli sforzi nei successivi 15 giorni. L’ozonoterapia intradiscale determina una significativa riduzione del dolore lombosciatalgico in una percentuale variabile dal 70 all’80% dei pazienti trattati con una bassissima percentuale di complicanze (<0,5%: infezioni, embolie), e può, in casi selezionati, essere proposta in prima istanza come alternativa al trattamento chirurgico dell’ernia discale, senza compromettere un eventuale suo impiego in un momento successivo.


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COSA ACCADE QUANDO SPORT E SALUTE SI INCONTRANO

UNO SCREENING A 360 GRADI PER LE PROMESSE DEL PALLONE ome ogni anno presso l’Istituto Clinico Universitario di Verano Brianza si è svolto lo screening odontoiatrico ai bambini che hanno frequentato il campus estivo proposto dalla Folgore Verano. L’iniziativa, promossa dalla Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca diretta dal Prof. Marco Baldoni e realizzata dal reparto di Odontostomatologia del Policlinico sotto la direzione del Prof. Riccardo Monguzzi si trova quest’anno alla sua terza edizione. Il progetto è stato elaborato di comune accor-

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L’EQUIPE DEL P ROF. R ICCARDO MONGUZZI (SOPRA) R ESPONSABILE DEL SERVIZIO DI ODONTOSTOMATOLOGIA DEL P OLICLINICO DI MONZA

COME OGNI ANNO PRESSO L’ISTITUTO CLINICO UNIVERSITARIO DI VERANO BRIANZA SI È SVOLTO LO SCREENING ODONTOIATRICO AI BAMBINI CHE HANNO FREQUENTATO IL CAMPUS ESTIVO PROPOSTO DALLA FOLGORE VERANO. L’INIZIATIVA È PROMOSSA DALLA CLINICA ODONTOIATRICA DELL’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO BICOCCA

do fra Università, Policlinico e Folgore Verano ed è stato attuato dal team degli Igienisti Dentali dell’Università di Milano-Bicocca, diretto dal Dott. Luca Turella, dagli Specialisti in Ortodonzia, coordinati dalla Dott.ssa Elisabetta Bassetti, e dai Posturologi, diretti dal Dott. Alessandro Nanussi. Ad un anno di distanza è stato quindi possibile valutare con gli stessi criteri un campione di popolazione paragonabile al primo, con la possibilità di raccogliere dati di fondamentale importanza epidemiologica sullo stato di salute del cavo orale dei bambini; inoltre quest’anno lo screening è stato preceduto da un incontro di presentazione durante il quale i genitori dei ragazzi che avevano aderito al progetto “restate con noi” hanno incontrato i medici responsabili dello screening i quali hanno illustrato il progetto, le modalità di svolgimento e risposto alle loro domande. Questa è stata una splendida opportunità di sensibilizzare i bambini e le loro famiglie nei confronti dell’importanza della salute del cavo orale: la medicina moderna insegna, infatti, che il danneggiamento o la perdita di una parte o di tutti gli elementi dentari ha come conseguenza principale una grave diminuzione d’efficienza della funzione masticatoria che si ripercuote sulla salute generale dell’organismo. Nelle giornate dedicate allo screening gli Igienisti Dentali dell’Università di Milano-Bicocca, diretti dal Dott. Luca Turella e gli Specialisti in Ortodonzia coordinati dalla Dott.ssa Elisabetta Bassetti hanno sottoposto i 70 bambini che hanno aderito all’iniziativa ad una visita pedo-ortodontica e, dividendoli in gruppi, hanno impartito loro una lezione di igiene orale seguita da un gioco-quiz di valutazione, il tutto finalizzato a conoscere meglio il proprio cavo orale e come prendersene cura nel migliore dei modi. Ricordiamo che La Clinica Odontoiatrica, con questa iniziativa, ha raccolto l’invito dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità, che nel documento Health 21, pone in grande risalto la prevenzione della carie dentale. La prevenzione e la cura di tali patologie risulta importante nell’ambito di un miglioramento della salute generale, poiché le


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«QUESTA È STATA UNA SPLENDIDA OPPORTUNITÀ DI SENSIBILIZZARE I BAMBINI SULL’IMPORTANZA DELLA SALUTE ORALE: LA MEDICINA INSEGNA CHE LA PERDITA DI UNA PARTE DEGLI ELEMENTI DENTARI HA COME CONSEGUENZA UNA GRAVE DIMINUZIONE D’EFFICIENZA DELLA FUNZIONE MASTICATORIA CHE SI RIPERCUOTE SULLA SALUTE GENERALE» malattie del cavo orale interessano il 96% della popolazione italiana e sono strettamente legate agli stili di vita (igienici e alimentari). I dati di quest’anno sono stati raccolti in modo innovativo per facilitare i genitori nel capire il livello di salute orale del proprio figlio. Per ogni bambino è stata creata una scheda di valutazione di facile interpretazione dove, unitamente ad un breve referto , si segnalano i risultati con un colore del semaforo: • verde per chi godeva di una buona salute • giallo era il primo campanello d’allarme per le famiglie, si suggeriva di tenere sotto controllo il cavo orale • rosso era lo stato di allerta che consigliava vivamente di farsi controllare da un nostro specialista

Le eventuali patologie ortognatodontiche sono state classificate in: - sagittali: classe dentale (I classe, II classe, III classe); overjet (distanza sul piano orizzontale del margine incisivo inferiore rispetto al superiore); - verticali: overbite (distanza sul piano verticale dei margini incisivi); - trasversali: crossbite (espressione di una discrepanza trasversale tra le arcate); - abitudini viziate: digrignamento, succhiamento del dito o del ciuccio, onicofagia, tipo di respirazione (orale, nasale, mista), succhiamento e/o interposizione del labbro - varie: affollamento dentale, denti soprannumerari, frenuli corti, perdita precoce dei denti decidui e altro ancora. In conclusione s’è visto che per quanto riguarda l’igiene orale dei 77 bambini il 60% ha delle problematiche catalogabili sotto il colore giallo del semaforo, il 23% si trova sotto il colore rosso e il 17% ha una buona igiene orale. I

RISULTATI DELLO SCREENING DELL’IGIENE ORALE

23%

P ER

OGNI BAMBINO È STATA CREATA UNA SCHEDA DI VALUTAZIONE

Il bambino veniva catalogato sotto ogni colore in base all’incidenza di carie, elementi dentari già trattati (otturazioni), presenza o assenza di elementi; è stata valutata l’igiene orale controllando l’indice di sanguinamento, l’indice di placca e la presenza di residui duri (tartaro).

17%

60%

I risultati relativi alla sezione di pedo-orto ha concluso che il 47% dei bambini sono da tenere sotto controllo, il 30% ha una buona salute orale e il 23% deve essere sottoposto a terapie ortodontiche. I

RISULTATI DELLO SCREENING PEDO - ORTO

23% 30%

47%


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Confrontando i risultati dello screening effettuato lo scorso anno con gli ultimi dati raccolti emerge come siano diminuite le situazioni patologiche gravi, sia inerenti alla patologia cariosa che di origine ortodontica, grazie alla diagnosi precoce e alla prevenzione. Rimane tuttavia carente l’informazione riguardante una corretta igiene orale domiciliare, che sta alla base di una buona e duratura salute orale. Questo conferma la validità ed il significato preventivo degli screening effettuati sul territorio. In seguito alle valutazioni effettuate dagli Igienisti Dentali e dal team di Ortognatodonzia, il gruppo dei Posturologi diretto dal Professor Alessandro Nanussi ha voluto valutare dimorfismi indotti dalla correlazione tra occlusione e postura. Gli 83 bambini visitati sono stati suddivisi in gruppi di 6-8 e valutati singolarmente 3

ESEMPI DI ANALISI DELLA PEDANA STABILOMETRICA

tramite la pedana stabilometrica: un esame strumentale semplice e breve che consiste nel rimanere sulla pedana stabilometrica per pochi minuti. Per avere un’analisi precisa e dettagliata delle oscillazioni, la misurazione viene effettuata a occhi aperti e chiusi, con i denti a contatto e non. L’esame considera il risultato delle strategie di controllo posturale e dell’equilibrio, ma non può rilevare le strategie stesse se non si manifestano in uno spostamento del baricentro o in atteggiamenti torsionali. Dallo screening è risultato che la maggior parte dei bambini ha mostrato uno scostamento dei parametri dai valori medi; anche se bisogna considerare la lunghezza dell’esame e la collaborazione dei soggetti . Generalmente, ad un risultato di colore “rosso” rilevato con la pedana stabilometrica corri-

La pedana stabilometrica Questo esame permette di: • Valutare la capacità di controllo dell’equilibrio • Valutare le interferenze di origine dentale e visiva • Segnalare le anomalie ai genitori e tramite un consulto trovare delle strategie correttive

IN SEGUITO ALLE VALUTAZIONI EFFETTUATE DAL TEAM DI ORTOGNATODONZIA, IL GRUPPO DEI POSTUROLOGI DIRETTO DAL PROFESSOR ALESSANDRO NANUSSI HA VOLUTO VALUTARE DIMORFISMI INDOTTI DALLA CORRELAZIONE TRA OCCLUSIONE E POSTURA. I BAMBINI VISITATI SONO STATI VALUTATI SINGOLARMENTE TRAMITE LA PEDANA STABILOMETRICA


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I L DOTTOR ALESSANDRO NANUSSI R ESPONSABILE DEL R EPARTO DI ODONTOIATRIA SPORTIVA E G NATOLOGIA DEL P OLICLINICO DI MONZA

XXXX

sponde un’alta soglia di attenzione anche dal punto di vista clinico posturale e/o ortodontico. È in tal caso senz’altro opportuno un approfondimento. I soggetti nel “giallo”, la maggioranza, possono presentare anomalie lievi rilevabili solo strumentalmente, al di sotto della soglia clinica di oggettivazione. È consigliabile un’indagine ulteriore. Il “verde” rappresenta un “ via libera” strumentale, cioè il bambino ha buon controllo dell’equilibrio e carichi plantari correttamente distribuiti, in associazione ad atteggiamenti posturali che possono essere corretti, ma anche non corretti ma comunque compensati. Nel corso dello screening che ha coinvolto 80 bambini in una fascia di età compresa tra i 5 e i 12 anni è emersa una situazione di totale benessere. Contribuiscono a tale risultato la qualità di vita e la prevensione in campo otorinolaringoiatrico pediatrico. È noto che in tale età le patologie di maggior frequenza legate al distretto otorinolaringoiatrico sono tonsilliti acute, otiti acute, russamento notturno, apnee notturne, ostruzione respiratoria nasale. È apparso che l’informazione ha un suo peso come sempre anche in questa fascia di età; anche perché permette di evitare spesso una cronicizzazione della patologia. Questo per un’informazione percepita dai genitori che diventano i veri tutor nell'educazione dei propri figli. Un bambino che presenta russamento o apnee notturne merita da subito un’attenta valutazione del rinofaringe, poiché la maggior causa di tale sintomatologia è l'ipertrofia adenotonsillare. È emersa maggior attenzione alla detersione delle fosse nasali usando acque ipertoniche; l’igiene delle fosse nasali è un presidio per combattere la maggior parte delle patologie del distretto otorino laringoiatrico. È abitudine trovare bambini restii a soffiare il naso è stato fatto un attento monitoraggio delle abitudini di questi bambini; non per niente ci siamo soffermati di più nell'educare questi bambini sull'importanza della detersione del naso che nel curare malattie in fase acuta. È poi stata eseguite una visita otorinolaringoiatrica di primo livello, dopo un'accurata anamnesi, che ha permesso

Policlinico dello Sport

di valutare l'obiettività otorinolaringoiatrica comparata alla clinica permettendo di evidenziare su un campione di 80 ragazzi 2 sole anomalie. Dopo una valutazione indirizzata anche a informazioni presenti sul questionario compilato dai genitori è stato consigliato un ulteriore approfondimento diagnostico. L’equipe di fisioterapia dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, diretta dal Prof. Cesare Cerri, ha riproposto inoltre uno screening di medicina preventiva rivolto a 52 bambini della Folgore Verano tra cui 12 soggetti già valutati nel 2008, svoltosi presso il proprio reparto Universitario di Verano Brianza - Policlinico di Monza. Gli screening rivestono notevole importanza per la raccolta di dati epidemiologici finalizzati al miglioramento della salute globale del bambino. In particolare lo screening posturale è un intervento preventivo volto a muovere meccanismi virtuosi di controllo e di attenzione da parte dei genitori e del sistema sanitario in generale. Il progetto è stato elaborato di comune accordo fra Università, Policlinico e la Folgore Verano. A differenza dell’anno precedente, in questo gruppo è stata eseguite anche l'indagine occluso-posturale con pedana posturo-stabilometrica, svolta presso il reparto di Posturologia e Gnatologica, diretto dal Dott. Alessandro Nanussi. La valutazione posturale fisioterapica è stata effettuata dai fisioterapisti Carlo Lanzarini e Francesco Lo Moro, il primo docente presso il corso di Laurea in Fisioterapia diretto dal Prof. Cesare Cerri, il secondo coordinatore dei fisioterapisti presso la medesima struttura. L’organizzazione della nostra postura (in stazione eretta) in relazione alla gravità e allo spazio avviene grazie alle informazioni che importanti recettori inviano al nostro Sistema Nervoso Centrale: l’occhio, i piedi, i denti, la pelle e le dismetrie degli arti inferiori. Attraverso un accurato esame clinico posturale possiamo valutare l’equilibrio del sistema attraverso l’analisi della funzionalità e delle qualità delle informazioni che questi recettori stanno elaborando. Tuttavia la posturologia è una valutazione relativamente statica e l’uomo è movimento, quindi va valutato nei suoi schemi di movimento; inoltre non tiene in considerazione alcuni difetti strutturali descritti in letteratura che possono rappresentare grossi ostacoli per la riprogammazione posturale, quali ad esempio, antiversione/retroversione femorale, collo del piede o alluce rigido.


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IL NUOVO NUMERO UNO È IL PROFESSOR ANTONIO SCALA

ALLA FONDAZIONE POLICLINICO LA PRESIDENZA SALE IN CATTEDRA onostante possa vantare un curriculum professionale impeccabile e sebbene, come ama ripetere, “sono più diquarant’anni che la mia casa è la facoltà di Medicina”, il professor Antonio Scala mostra tutto l’entusiasmo e l’umiltà di un debuttante. Un ‘debuttante’ di lusso, che da oggi diviene presidente della Fondazione Policlinico di Monza. “Provo un po’ di timore reverenziale - confessa Scala- Spero di essere all’altezza”. Scala, classe ‘39, si schernisce coi suoi modi affabili, ma la sua lunga e profonda esperienza in campo didattico e medico ne sancisce l’incontestabile autorevolezza. Tra i molteplici incarichi che ha ricoperto, oltre ad essere tuttora vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità e Consulente del Ministero della Salute, spiccano le presidenze della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Milano dal 1984 al 1999 e della stessa Facoltà dell’Università Vita-Salute San Raffaele dal 2005 al 2010 (di cui è stato anche Pro Rettore Vicario). Che il Gruppo Policlinico di Monza abbia indirizzato la sua

N

I L P ROFESSOR ANTONIO SCALA NUOVO P RESIDENTE DELLA FONDAZIONE P OLICLINICO DI MONZA

LA MISSIONE FONDAMENTALE DELLA FONDAZIONE POLICLINICO DI MONZA È LA RICERCA

scelta su una figura come quella del professor Scala è la testimonianza della rinnovata volontà di puntare sulla qualità professionale dei propri collaboratori. Una voglia di qualità’ che Scala ha infuso fin dal suo primo giorno alla guida della Fondazione. “L’obiettivo è quello di rendere la Fondazione sempre più visibile nelle sue molteplici attività, che sono già importantissime, ma che secondo il mio parere devono essere maggiormente valorizzate puntualizza - Sarà fondamentale implementare i rapporti con la ricerca e l’università, settori di cui mi sono sempre occupato. È inoltre importante tenere ben saldo in mente che quando si parla di Sanità la crescita dal punto di vista quantitativo va di pari passo con l’aumento della qualità”. Scala non vede l’ora di tuffarsi nella nuova avventura. “È motivo di grande soddisfazione e orgoglio che il Gruppo Policlinico di Monza abbia pensato a me, sarà di certo una sfida - chiosa Scala - Ho accettato con entusiasmo, perché mi interessa particolarmente fare parte di una società giovane, in piena crescita e con prospettive promettentissime”.


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Calendario Sede di Verano Brianza 12/03/2011 Convulsioni e stato di male epilettico Il modulo prevede di trasmettere competenze in merito a: • La valutazione in emergenza di pazienti con convulsioni • Comprendere e applicare l’approccio alla cura di uno stato neuroepilettico 8 CREDITI ECM 14/03/2011 Basic Life Support with early Defibrillation BLS-D Il corso si propone di fornire ai discenti le nozioni per l’esecuzione di manovre rianimatorie anche con l’ausilio di un Defibrillatore Automatico Esterno 8 CREDITI ECM 14-15/3/2011 Triage in Pronto Soccorso Il metodo del Triage è utilizzato innanzitutto all'arrivo di tutti i pazienti in Pronto Soccorso, dove permette di stabilire un ordine tra i soggetti che vi giungono, dando le appropriate cure sulla base del grado di

urgenza di ogni paziente che è rappresentato da un codice colore (Codice Rosso, Codice Giallo, Codice Verde, Codice Bianco) assegnato all'arrivo, dopo una prima valutazione messa in atto da un infermiere specializzato e preposto a questo compito. 12 CREDITI ECM 15/03/2011 Aggiornamenti sulle attività e tecniche assistenziali: l'aiuto all'assunzione dei farmaci Formare gli OSS affinché siano in grado di supportare efficacemente l’infermiere durante la somministrazione dei farmaci e garantire sicurezza al paziente durante l’assunzione degli stessi 8 CREDITI ECM 18/03/2011 Le infezioni gravi in rianimazione Il modulo prevede di trasmettere competenze in merito a: • Riconoscimento precoce e tecniche di monitoraggio del paziente settico, diagnosi

differenziale e la Fever of Unknown Origin (FUO) • Il riconoscimento e lo studio dei biomarcatori nella gestione della terapia antibiotica • Applicazioni ed algoritmi decisionali e terapeutici per lo stato di sepsi e shock settico nel paziente immunocompetente e non. 8 CREDITI ECM 19/03/2011 Manifestazioni renali e metaboliche in rianimazione Il modulo prevede di trasmettere competenze per: • Identificare e valutare l’importanza del deficit metabolico e l’applicazione di algoritmi di correzione • Prevenire potenziali complicanze degli squilibri elettrolitici • Comprendere i meccanismi fisiopatologici alla base degli squilibri elettrolitici e metabolici di varia natura con conseguente correzione terapeutica. 8 CREDITI ECM 28/03/2011 Il monitoraggio del dolore in P.S.: dal triage alla dimissione Al termine del percorso formativo i partecipanti saranno in grado di seguire il paziente nel suo percorso in Pronto Soccorso, dal triage alla dimissione, con particolare attenzione allo stato di malattia anche nella sua componente “dolore” e di valutare l’opportunità e la tempistica della dimissione nel rispetto della risoluzione del sintomo “dolore”. 8 CREDITI ECM


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Calendario Sede di Novarello 4-5/3/2011 Disturbi elettrocardiografici (in videoconferenza con Verano Brianza) Il modulo si propone di fornire al personale infermieristico elementi di conoscenza di base per permettere una corretta assistenza a pazienti affetti da disturbi elettrocardiografici. 16 CREDITI ECM 05/03/2011 D.Lgs. 81/08 - Rischio chimico e rischio biologico Il corso è finalizzato a fornire ai lavoratori conoscenze e competenze in merito al rischio chimico e biologico. 8 CREDITI ECM 11/03/2011 Cardiomiopatie e insufficienza cardiaca (in videoconferenza con Verano Brianza) Il modulo si propone di fornire un’informazione sufficiente sulla eziologia e sui meccanismi fisiopatologici della sindrome e, in particolare, dei meccanismi neuro-endocrini. Riconoscere i principali quadri clinici dello

scompenso cardiaco al fine di per poter garantire l���assistenza infermieristica necessaria al paziente scompensato. 8 CREDITI ECM 12/03/2011 L’ipertensione arteriosa e la cardiopatia ischemica (in videoconferenza con Verano Brianza) Il corso si propone di trasmettere un’informazione sufficiente sulla eziologia e sui meccanismi fisiopatologici della malattia cardiaca al fine di riconoscere i principali quadri clinici della cardiopatia ischemica, delle sindromi coronariche acute, della cardiopatia ischemica cronica. 8 CREDITI ECM 18-19/3/2011 La terapia farmacologica in cardiologia: dalla prescrizione alla somministrazione (in videoconferenza con Verano Brianza) Formare gli infermieri affinché conoscano le azioni farmacologiche, le indicazioni,

le modalità di somministrazione, gli effetti collaterali dei principali farmaci utilizzati in cardiologia e i controlli da effettuare sui pazienti in terapia. 16 CREDITI ECM 19/03/2011 Il Sistema Bibliotecario Biomedico Lombardo (SBBL), un ponte verso la documentazione scientifica di qualità Presentare ai discenti gli strumenti di base per recuperare l’informazione scientifica di qualità attraverso Internet e in particolare all’interno dei servizi offerti da SBBL. 8 CREDITI ECM 22/03/2011 Aggiornamenti sulle attività e tecniche assistenziali: l'aiuto all'assunzione dei farmaci Formare gli OSS affinché siano in grado di supportare efficacemente l’infermiere durante la somministrazione dei farmaci e garantire sicurezza al paziente durante l’assunzione degli stessi. 8 CREDITI ECM 25-26/3/2011 Chirurgia cardiaca e assistenza infermieristica al paziente cardochirurgico (in videoconferenza con Verano Brianza) Conoscere le indicazioni cliniche all’intervento chirurgico del paziente cardiopatico: supportare psicologicamente e preparare fisicamente il paziente ad affrontare l’intervento; migliorare l’assistenza infermieristica pre, intra e postoperatoria in fase acuta. 16 CREDITI ECM


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LO/0200/2008

Direttore Scientifico: Prof. Elio Guido Rondanelli Monza Via Amati 111 - Monza Tel. 039 28101 www.policlinicodimonza.it Dir. Sanitario: Prof. Guido Broich

Cardiochirurgia, Chirurgia generale, Chirurgia plastica e maxillo facciale, Chirurgia toracica, Chirurgia vascolare, Neurochirurgia, Ortopedia e traumatologia, Urologia, Cardiologia, Medicina generale, Neurologia, Riabilitazione cardiologica, Riabilitazione neuromotoria, Emodinamica, Pronto Soccorso, Terapia intensiva, Unità coronarica

Novara Via Bottini 3 - Novara Tel. 0321 3831 www.clinicasangaudenzio.com Dir. Sanitario: Dott. Alfredo Lamastra

Cardiochirurgia, Chirurgia generale, Neurochirurgia, Ortopedia, Oculistica, Cardiologia, Medicina interna, Terapia fisica, Riabilitazione e Fisiokinesiterapia, Emodinamica, Terapia intensiva

Alessandria Via Bruno Buozzi 20 Alessandria - Tel. 0131 314500 www.nccalessandria.it Dir. Sanitario: Dott. Roberto Prigione

Cardiochirurgia, Chirurgia generale, Oculistica, Ortopedia, Urologia, Cardiologia, Medicina generale, Emodinamica, Terapia intensiva

Vercelli Via dell’Aeronautica 14/16 - Vercelli Tel. 0161 2221 www.clinicasrita.it Dir. Sanitario: Dott. Manlio Accornero

Chirurgia generale, Ginecologia, Oculistica, Ortopedia, Urologia, Medicina generale, Riabilitazione neuromotoria e bronco-pneumo-cardio respiratoria, Terapia intensiva

Ivrea Via Castiglia 27 - Ivrea Tel. 0125 645611 www.clinicaeporediese.it Dir. Sanitario: Dott. Dario Andrea Verani

Chirurgia toracica, Chirurgia vascolare, Neurochirurgia, Ortopedia, Medicina generale, Medicina riabilitativa (1° livello), Emodinamica, Terapia intensiva

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Clinica Salus Alessandria Via Trotti 21 - Alessandria Tel. 0131 29461 www.clinicasalus.it Dir. Sanitario: Dott. Clemente Ponzetti

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Policlinico di Monza - Via Amati, 111 - 20052 Monza www.policlinicodimonza.it Ufficio Stampa e coordinamento redazionale: Tel. 039/2810618 www.policlinicodimonza.it

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Alessandria Chirurgia generale, Day Surgery, Ortopedia, Medicina generale, Neurologia, Neuro Riabilitazione III Livello, Riabilitazione neuromotoria II Livello

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Anno VII numero 21 - Febbraio 2011 Autorizzazione del Tribunale di Monza n. 1724 del 5 marzo 2004 Direttore responsabile: Marco Pirola Stampa: Novarello Servizi, Vercelli Progetto grafico: Marco Micci Immagini: Policlinico di Monza


Il polietico 21