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23-10-2009

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I PAZIENTI DELLE MALATTIE RENALI IN COSTANTE AUMENTO

DIALISI: UNA RISPOSTA CONCRETA DAL POLICLINICO DI MONZA no dei problemi più pressanti che si ritrova a dover affrontare la sanità nel campo delle malattie renali è l’aumento del numero dei pazienti che hanno bisogno di sottoporsi al trattamento di dialisi. Con l’aumento della vita media infatti, c’è di conseguenza una crescita dell’età media del paziente, il che comporta la somma tra la patologia vera e propria e i problemi derivanti dall’età avanzata, come per esempio complicanze vascolari, che possono portare all’ospedalizzazione. Un problema nient’affatto di poco conto, che è stato affrontato in un recente congresso organizzato dalla Abbott alla Villa Borromeo di Senago, a cui hanno partecipato luminari in materia come il presidente della Società italiana di Nefrologia, Antonio Dal Canton, e l’immunologo Giuseppe Remuzzi, rettore del dipartimento dei trapianti degli Ospedali Riuniti di Bergamo e dell’Istituto Mario Negri. Un problema che pone i settori della sanità, in campo pubblico e privato, di fronte a una sfida: porre al centro il paziente per miglio-

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LA DOTT.SSA C INZIA BALLABENI, R ESPONSABILE DEL SERVIZIO DI DIALISI DEL P OLICLINICO DI MONZA

rarne la qualità della vita, già minata da una patologia grave, che necessita di una terapia salvavita. Il servizio di Nefrologia e Dialisi del Policlinico di Monza, diretto dalla dottoressa Cinzia Ballabeni, è in grado di offrire ai propri pazienti accoglienza e cure che, servendosi delle apparecchiature più all’avanguardia e vantando una gestione più elastica di quella che può fornire una struttura pubblica, ne alleviano disagi e sofferenze. Innanzitutto, per inquadrare la situazione, è necessario fornire qualche numero. In Italia sono 45mila le persone che necessitano di dialisi. Per ciascuno di loro servono 70mila euro l’anno di cure. Cure salvavita, beninteso, per cui le Asl hanno una spesa extrabudget, perché il nostro è un Paese dove tutti vengono curati, senza distinzioni di età o reddito. In Lombardia sono quasi 7mila i pazienti dializzati, con un rapporto di 720 persone su un milione. Di questi poco meno del 90% hanno bisogno di una dialisi extracorporea, il cosiddetto ‘rene artificiale’; mentre circa il 10% dei pazienti viene trattato con la dialisi peritoneale. Il trapianto è limitato a una percentuale esigua, che si ferma allo 0,4% dei casi. Il punto è che la dialisi è un trattamento di sopravvivenza e molto costoso. Inoltre il paziente ‘tipo’, rispetto a una volta, è cambiato. “Mentre invece una volta i pazienti che avevano bisogno di essere dializzati presentavano patologie effettivamente legate al funzionamento renale – spiega la dottoressa Ballabeni – oggi ci troviamo a trattare pazienti in cui è il logoramento dei vasi la causa principale che porta alla dialisi. Pazienti sempre più anziani, le cui patologie sono degenerative e vascolari. In sintesi, si allarga la base e aumentano le complicazioni che affliggono i pazienti. L’aumento della vita media delle persone comporta una maggior incidenza di diabete e arteriosclerosi e il rene ne è la vittima principale”. L’insufficienza renale viene classificata in cinque gradi, dal più lieve al più grave. Arrivati al quinto grado è indispensabile una dialisi peritoneale o un trapianto.

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Il Polietico 17  

Urologia 16 Dialisi 18 Medicinamanuale 20 Formazione 23 Mammografiadigitale 2 Radiologia 6 Neurologia 8 AccordotraaslTo4 eClinicaEporediese...

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