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Febbraio 2009, Anno 6 - N.15 Periodico di informazione

Riservato ai medici e agli operatori sanitari

CINQUE ANNI INSIEME A VOI l Polietico compie oggi il suo primo lustro di vita: nato nel 2004, ha continuato a crescere numero dopo numero, affrontando moltissimi dei temi che interessano da vicino la salute dei cittadini e la professione dei medici. Allo stesso modo, in questi anni, anche il Gruppo Policlinico di Monza ha vissuto importanti sviluppi, riuscendo a offrire opportunità di cure specialistiche sempre più avanzate sul territorio, tecniche chirurgiche all’avanguardia e, aspetto fondamentale, un’assistenza rispettosa del paziente e dei suoi bisogni di salute: al centro di tutto poniamo sempre la persona nella sua interezza e nella sua dignità. Ed è per questo che il Policlinico di Monza affronta complessi interventi di cardiochirurgia con tecniche innovative e più dispendiose per la struttura ma più efficaci per il paziente, ed è per assicurare la migliore appropriatezza delle cure e dell’assistenza nella loro globalità che il Gruppo ha dato vita, forse per la prima volta nella sanità accreditata in Italia, a un coordinamento del “Governo Clinico”: ne parliamo nelle prossime pagine, insieme a un’ampia sezione dedicata alla chirurgia vascolare, disciplina che ha portato a soluzioni sempre meno invasive e che ha ampliato la possibilità di trattamento anche a pazienti prima esclusi per ragioni di età o di condizioni generali. Vedremo anche la presentazione di nuovi arrivi nel Gruppo: la nuova équipe di ortopedia alla San Gaudenzio e di Chirurgia Generale alla Città di Alessandria Infine affronteremo un tema che sta a cuore a tutto il personale sanitario: la formazione. Buona lettura a tutti! Il Presidente Gian Paolo Vergani

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In questo numero: Cardiochirurgia 2 Chirurgia vascolare 6 Nasce l’ordine dei medici di Monza e Brianza 9

Clinical Governance Chirurgia vascolare L’ortopedia a 360° è alla San Gaudenzio

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Chirurgia generale La memoria, fra scienza e filosofia Nasce Isfai

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I LA CARDIOCHIRURGIA DIRETTA DAL DOTT. SPAGNOLO

IL POLICLINICO DI MONZA RIFERIMENTO NAZIONALE PER I PAZIENTI GIUDICATI “INOPERABILI”

I L DOTTOR SALVATORE SPAGNOLO, DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DI CARDIOCHIRURGIA DEL P OLICLINICO DI MONZA

l cuore è grande quanto il pugno di una mano, ma rappresenta una meraviglia dell’ingegneria idromeccanica. Può essere definito un bimotore a valvole e ha il compito di rifornire di sangue gli organi del nostro corpo. Non si ferma mai, si contrae a una frequenza media di 60-70 battiti al minuto e inietta nelle nostre arterie una media di 5 litri di sangue al minuto. In caso di necessità, la quantità di sangue iniettata ogni minuto può raggiungere i 30 litri. Tutto questo dà l’idea dell’impor-

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QUANDO IL CALIBRO DELLA CORONARIA È SUPERIORE AI 3 MM, LA PERCENTUALE DI STENOSI CORONARICA IN SEDE DI CUCITURA È BASSA, QUANDO IL CALIBRO CORONARICO È INFERIORE AI 2 MM LA PERCENTUALE DI STENOSI AUMENTA E QUANDO IL CALIBRO CORONARICO È INFERIORE A 1,2 MM LA STENOSI È COSÌ ELEVATA DA CONSIDERARE IL PAZIENTE INOPERABILE

tanza di questo muscolo: da esso dipende non solo la nostra vita, ma anche la qualità delle nostre prestazioni. Un cuore sano adegua costantemente la sua attività alle necessità dell’organismo. Possiamo fornire ottime prestazioni atletiche, ambire alle più alte conquiste sociali, vivere intensamente le gioie della vita senza neanche avvertirne la presenza. Quando il cuore si ammala, la durata e la qualità della vita si modificano. Basta una piccola corsa o una semplice emozione per scatenare un affanno intenso o un senso di oppressione al petto; la nostra pelle cambia colore, il corpo si gonfia e ogni organo rallenta le sue funzioni. I nostri sogni si spengono, ogni prospettiva di vita svanisce e un senso di fallimento ci condiziona. Una delle patologie più comuni che colpiscono il cuore è l’infarto miocardico; esso è dovuto ad una ostruzione delle arterie coronariche, che hanno il compito di portare il sangue al muscolo cardiaco. Un loro restringimento riduce questo flusso sanguigno provocando un’ischemia o un infarto. È come se improvvisamente a un motore venisse a mancare la benzina: prima rallenta il numero di giri poi si ferma. Fino agli anni ‘60 la cura dell’infarto consisteva in un riposo assoluto e in una terapia medica a efficacia molto limitata, e la mortalità era elevata. Alla fine degli anni ‘60, venne messa a punto una nuova tecnica chirurgica che aveva lo scopo di portare direttamente sangue al di sotto dell’ostruzione coronarica: nacque l’era del bypass aorto-coronarico. Da allora sono milioni i pazienti sottoposti a questo intervento. L’intervento di bypass consiste nell’applicare un nuovo condotto vascolare che è collegato a un estremo all’aorta, da dove preleva il sangue, e all’altro estremo alla parete coronarica ammalata. Per realizzare questa connessione, la parete coronarica viene aperta e cucita con la parete del condotto utilizzato.


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I L DOTT. SALVATORE SPAGNOLO DURANTE UN INTERVENTO DI CARDIOCHIRURGIA

Questa connessione rappresenta il momento più delicato dell’intervento perché con la cucitura si può causare un restringimento anche pericoloso del calibro della coronaria. Maggiore è la quantità di parete coronarica che viene utilizzata per la sutura e più grave è il grado di restringimento. Con la tecnica utilizzata la quantità di parete coronarica coinvolta nella cucitura è di 2-3 mm. Questo determina sempre un restringimento coronarico e la sua gravità è in rapporto al calibro della coronaria. Nelle coronarie di calibro inferiore ai 2 mm il restringimento può essere così importante da causare la chiusura del bypass. Attualmente, con l’avvento della rivascolarizzazione mediante angioplastica, le coronarie principali e di calibro maggiore sono trattate con gli stent, e al momento dell’intervento il chirurgo è costretto a lavorare su coronarie

LA POSSIBILITÀ DI SUTURARE VASI SANGUIGNI DEL CALIBRO INFERIORE A 1 MM HA PERMESSO INTERVENTI PRIMA INIMMAGINABILI COME IL TRAPIANTO DI MANO O BRACCIA, LA RICOSTRUZIONE DI NASO E VISO, IL TRASFERIMENTO DI TESSUTI DA UNA PARTE ALL’ALTRA DEL CORPO. QUESTI BRILLANTI RISULTATI MI HANNO CONVINTO A TRASFERIRE LA TECNICA MICROCHIRURGICA ALL’INTERVENTO DI BYPASS AORTO-CORONARICO

sempre più ammalate e di più piccolo calibro. Un recente studio condotto su un totale di 3014 pazienti, operati tra l’agosto 2000 e l’ottobre 2003 presso 107 Centri di cardiochirurgia degli Stati Uniti, ha evidenziato che a distanza di 12-18 mesi dall’intervento circa il 45% dei pazienti ha un bypass chiuso o mal funzionante. Questo risultato, per l’eccellenza dei Centri monitorati e per l’elevato numero di pazienti studiati, è rappresentativo dell’attuale e reale percentuale di occlusione dei bypass coronarici nel mondo. Per fortuna in un’alta percentuale di casi la chiusura dei bypass non causa la ripresa del dolore e i pazienti possono svolgere una vita normale pur sotto il controllo medico e l’assunzione quotidiana di una terapia medica adeguata. Da questi risultati emerge un altro dato significativo: quando il calibro della coronaria è superiore ai 3 mm, la percentuale di stenosi coronarica in sede di cucitura è bassa, quando il calibro coronarico è inferiore ai 2 mm la percentuale di stenosi aumenta e quando il calibro coronarico è inferiore a 1,2 mm la stenosi è così elevata da considerare il paziente inoperabile. A mio modo di vedere, questa stenosi coronarica è dovuta all’inadeguatezza della tecnica chirurgica utilizzata. Cucire un piccolo vaso con gli stessi concetti, lo stesso strumentario e gli stessi fili di sutura utilizzati per suturare le arterie di calibro maggiore, causa una strozzatura o chiusura dell’arteria nel punto di cucitura. La conferma di questa ipotesi arriva dalla chirurgia vascolare, dove la sutura di arterie di grosso calibro non determina nessuna problematica, mentre la cucitura di arterie di piccolo calibro espone a un alto rischio di chiusura del vaso per stenosi grave in corrispondenza della cucitura. Il tentativo, ad esempio, di reimpiantare un dito amputato andava incontro a un costante insuccesso per l’occlusione delle piccole arterie in corrispondenza del punto di sutura: poche ore dopo il reimpianto il moncone diventava di colore scuro per iniziale gangrena e doveva essere amputato. Nel 1960 il chirurgo vascolare J. Jacobson ebbe una brillante intuizione: se si aumentano le dimensioni delle piccole arterie, mediante l’utilizzazione del microscopio operatore, è possibile realizzare una nuova sutura vascolare in cui la quantità di parete coinvolta è di


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IL POLICLINICO DI MONZA RIFERIMENTO NAZIONALE PER I PAZIENTI GIUDICATI

“INOPERABILI”

solo 0.2-0.4 mm. Questa anastomosi avrebbe consentito di cucire anche arterie di calibro inferiore a 1 mm senza causare nessun restringimento. Dopo mesi di allenamenti fatti in un laboratorio allestito nella cantina della sua abitazione, utilizzando ingrandimenti del campo visivo che andavano da 10 a 40 volte, riuscì a suturare con successo una arteria del calibro di 1.4 mm.

SUTURA VASCOLARE STANDARD LA DISTANZA TRA UN PUNTO DI SUTURA E L’ALTRO È SUPERIORE A 2MM

Nacque così una nuova branca della chirurgia che lo stesso autore denominò microchirurgia e che in questi ultimi anni ha avuto un notevole sviluppo. La possibilità di suturare vasi sanguigni del calibro inferiore a 1 mm ha permesso interventi prima inimmaginabili come il trapianto di mano o braccia, la ricostruzione di naso e viso, il trasferimento di tessuti da una parte all’altra del corpo.

PER LA STRUTTURA OSPEDALIERA LA MICROCHIRURGIA PUÒ RAPPRESENTARE UN PROBLEMA PERCHÉ PORTA CON SÉ MAGGIORI COSTI E MINOR NUMERO DI INTERVENTI. MA GARANTISCE UNO STANDARD QUALITATIVO CHE CONSENTE AI PAZIENTI INOPERABILI DI GUARIRE. POLICLINICO DI MONZA HA SCELTO I PAZIENTI A DISCAPITO DEL MERO INTERESSE ECONOMICO

Questi brillanti risultati mi hanno convinto a trasferire la tecnica microchirurgica all’intervento di bypass aorto-coronarico. Pur avendo alle spalle un’ampia casistica di interventi di bypass, mi sottoposi a un lungo periodo di allenamento in un laboratorio di microchirurgia sperimentale, necessario per acquisire la capacità di lavorare ad alti ingrandimenti e acquisire l’abilità di passare con sicurezza un filo di sutura a una distanza di soli 0.2-0.4 mm dal bordo libero della parete vascolare. All’inizio tutto sembrava impossibile: lavorare in un campo operatorio delle dimensioni di un millimetro comporta come prima difficoltà la coordinazione di ciò che vedono gli occhi con il movimento delle mani. Il bisturi e le pinze chirurgiche entrano ed escono dal campo visivo senza che si riesca a coordinarne i movimenti. Ma la difficoltà maggiore è stata quella di riuscire a passare l’ago di sutura a una distanza di soli 0.2 millimetri dal bordo libero. Nei primi giorni di lavoro, ogni tentativo si concludeva in una costante lacerazione della parete del vaso. È solo la consapevolezza che altri erano riusciti che ti spinge a proseguire nell’impresa. Dopo giorni e giorni di tentativi falliti, si verifica il miracolo: la tua mano riesce a far passare l’ago con precisione e acquista la capacità di cucire tra di loro due pareti vascolari che a occhio nudo sono appena visibili: una soddisfazione immensa. La microchirurgia richiede notevole abilità tecnica, precisione millimetrica e l’assenza di tremori delle mani. Bastano piccole oscillazioni nel passaggio dei punti per causare la lacerazione della parete vascolare e pericolose emorragie. Se ben eseguita, i risultati ottenuti sono entusiasmanti. Fino ad oggi ho operato con tecnica microchirurgica più di 2000 pazienti. Studi coronarografici di controllo hanno evidenziato un notevole miglioramento dei risultati con un abbassamento delle occlusioni dei bypass dal 40%, riferito nella recente letteratura mondiale, al solo 7%. Con la microchirurgia è possibile operare i pazienti con coronarie piccole, dichiarati inoperabili con la tecnica operatoria usuale. Il calibro delle coronarie varia da una persona all’altra e nei pazienti di piccola corporatura e in molte donne le coronarie possono essere piccole. Quando le coronarie sono sane, il paziente ha una vita normale, quando si ammalano le possibilità terapeutiche diminuiscono. La rivascolarizzazione con l’impiego degli


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DA ALLORA SONO 320 I PAZIENTI DICHIARATI INOPERABILI CHE SONO STATI SOTTOPOSTI CON SUCCESSO A INTERVENTO DI BY-PASS. RECENTEMENTE HO RICEVUTO UNA TELEFONATA DI RINGRAZIAMENTO DA PARTE DELLA MOGLIE DI UN PAZIENTE... stent espone a un’alta incidenza di riocclusioni mentre l’intervento di bypass espone a un alto rischio chirurgico. La microchirurgia mi ha permesso di estendere l’intervento chirurgico anche ai pazienti con coronarie piccole, che sono stati dichiarati inoperabili. Il primo intervento su pazienti con queste caratteristiche è stato quello di un signore operato di quattro bypass in un Centro di cardiochirurgia francese. Dopo soli tre mesi dall’intervento il paziente aveva una ripresa del dolore e al controllo coronarografico presentava tutti i bypass occlusi. Il paziente fu dichiarato non rioperabile ed era costretto ad una vita di assoluto riposo. Un trapianto cardiaco non era possibile per l’età e la presenza di altre patologie. Per la comparsa di un’angina a rischio di in-

C UORE

OPERATO DAL DOTT SPAGNOLO FOTOGRAFATO IN AMBITO POSTCHIRURGICO CON PUNTI DI SUTURA NON VISIBILI AD OCCHIO NUDO

farto mortale, venni consultato dal medico curante per un tentativo chirurgico. Decisi di accettare e il paziente venne trasferito in elicottero nel mio Centro. All’atto della visita in terapia intensiva, mi trovai in presenza di un signore sofferente ma con una grande voglia di vivere. Guardandomi mi incoraggiò dicendomi: “ mi operi dottore, vedrà che tutto andrà bene “. Nella stessa giornata venne trasferito in sala operatoria per l’intervento. Iniziata la circolazione extracorporea, il cuore venne fermato. Le arterie coronariche si confermavano molto piccole. Ingrandendo con il microscopio operatore il campo visivo di 8 volte e con un ago e un filo sottilissimo (9 zeri) riuscii a eseguire tre bypass sulle arterie principali. La mia gioia fu immensa quando, a fine intervento, il cuore riprese a battere con vigore e all’elettrocardiogramma regredivano i segni di sofferenza cardiaca. All’uscita dalla sala operatoria fui abbracciato dai famigliari in lacrime. Quando raggiunsi il mio studio sprofondai felice nel divano, avvolto da una sensazione di benessere intenso e ringraziai Dio per avermi utilizzato come strumento per ridare la vita a un essere umano. Da allora sono 320 i pazienti dichiarati inoperabili che sono stati sottoposti con successo a intervento di by-pass. Recentemente ho ricevuto una telefonata di ringraziamento da parte della moglie: dottore, mio marito, che da dieci anni era costretto a una completa inattività, ha ripreso in pieno il suo lavoro, ma quello che le voglio sottolineare è la ripresa di una vita sessuale intensa. “Non mi lascia più in pace - mi confidò sorridendo - e la mia paura è che possa insorgere un scompenso cardiaco”. Tranquillizzai la signora e le consigliai di considerare il marito una persona sana. Anche un motore Ferrari senza carburante è costretto a fermarsi ma rifornito di benzina, riprende a sfrecciare verso la vittoria della vita.


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I IL DOTT. CLAUDIO PECIS NOMINATO PRIMARIO

LA CHIRURGIA VASCOLARE DI MONZA RADDOPPIA a cura delle patologie vascolari negli ultimi anni è molto cresciuta grazie sia all’affinamento tecnologico di metodiche diagnostiche non invasive, come l’ecocolordoppler, sia alla maggiore sensibilità e sorveglianza da parte dei medici di medicina di base e da parte dei pazienti stessi. Questo aumento dell’attenzione si è trasformato, grazie al personale medico specializzato, in una migliore azione di diagnosi e cura tale da ridurre significativamente il rischio generale correlato alla malattia. L’ambito della patologia vascolare comprende tutta una serie di malattie; tra le più importanti ricordiamo la malattia aneurismatica, cioè la dilatazione permanente di un tratto arterioso. Normalmente si considera aneurismatico un segmento arterioso quando il suo diametro raggiunge il doppio di quello considerato normale. Tale patologia può interessare tutte le arterie dell’organismo, ma più frequentemente il distretto aortico, iliaco, femoro-popliteo e, a livello viscerale, le arterie splenica, renale, mesenterica superiore e il tripode celiaco. Ultimamente la cura della patologia aneurismatica si è avvalsa non solo della tecnica chirurgica tradizionale a cielo aperto, ma di tutta una vasta gamma di trattamenti endovascolari che permettono l’esecuzione dell’intervento

L I L DOTTOR C LAUDIO P ECIS, R ESPONSABILE DELL’U NITÀ OPERATIVA DI C HIRURGIA VASCOLARE II, P OLICLINICO DI MONZA

Il curriculum Il dottor Claudio Pecis, Responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare II del Policlinico di Monza, dopo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Pavia ha conseguito le specializzazioni in Chirurgia d’Urgenza e Pronto Soccorso e in Chirurgia Vascolare e Angiologia. Dal 1999 al 2004 è stato Professore a Contratto presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare dell’Università di Milano. Durante la sua attività professionale ha atteso a circa 6000 Interventi di Chirurgia Generale, Vascolare ed Endovascolare. Responsabile per il NIT (North Italian Transplant) del centro di diagnosi e cura delle ulcere vascolari mediante trapianto di cute bioingegnerizzata del Policlinico San Marco, è stato autore e co-Autore di circa 100 pubblicazioni edite su riviste nazionali e internazionali, ha partecipato a congressi in Italia e all’estero, ed è Membro effettivo della Società Italiana di Chirurgia.

anche su pazienti considerati fino a non molto tempo fa al di fuori dell’operabilità chirurgica. Il tutto si traduce in una minore degenza ospedaliera e in una migliore e più rapida ripresa dell’attività quotidiana da parte del paziente. Altro ambito di interesse rilevante è la malattia cerebrovascolare che è la seconda causa di morte cardiovascolare ed è una patologia che interessa le arterie deputate all’irrorazione del cervello, in particolare carotidi e vertebrali.Tali arterie vengono interessate più frequentemente dall’arteriosclerosi, ovvero la progressiva riduzione del calibro del vaso (stenosi) ad opera di placche. Tali lesioni possono progredire fino alla completa occlusione del vaso (trombosi) o frammentarsi dando origine a fenomeni embolici che possono determinare occlusione di vasi più piccoli. Da notare che i fenomeni embolici possono anche provenire da altre sedi, come ad esempio dal cuore. In entrambi i casi il risultato è la riduzione o cessazione del flusso ematico in alcuni segmenti del cervello. Le conseguenze di tali eventi variano a seconda dell’estensione e dell’importanza del tessuto cerebrale colpito. I quadri clinici possono essere diversi e il paziente potrà avere disturbi sensoriali (cecità improvvisa a un occhio, formicolii e/o perdita della sensibilità a un arto) o motori (deficit di forza a un arto o di metà corpo, deviazione della rima buccale, impaccio con la parola, difficoltà a scrivere). L’aspetto che contraddistingue tali eventi è la brusca insorgenza, che spesso coglie il paziente in pieno benessere, e il fatto che possono manifestarsi in modo transitorio o permanente. Anche in questo caso, oltre al tradizionale approccio chirurgico a cielo aperto (TEA carotidea, che già da tempo viene effettuata in anestesia loco-regionale con il paziente collaborante in sala operatoria durante tutto l’intervento), in casi selezionati è possibile un approccio endovasale con metodica mini-invasiva. A causa dell’incremento dei fattori di rischio quali fumo, diabete, ipertensione arteriosa, dislipidemie, una grossa parte del lavoro si focalizza sulle arteriopatie obliteranti periferiche, le quali sono caratterizzate dal progressivo restringimento delle arterie fino all’ostruzione


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LA PATOLOGIA VENOSA INTERESSA CIRCA IL 30% DELLA POPOLAZIONE CON NETTA PREVALENZA DEL SESSO FEMMINILE. È A CARATTERE CRONICO E PROGRESSIVO, ED È CARATTERIZZATA DALLA PERDITA DI FUNZIONALITÀ DEL SISTEMA VALVOLARE DELLE VENE CHE SVOLGE L’AZIONE DI IMPEDIRE IL REFLUSSO DI SANGUE NELLE ZONE PERIFERICHE

completa delle stesse. I distretti maggiormente interessati sono il distretto aorto-iliaco e quello femoro-popliteo-tibiale. Negli stadi iniziali la malattia limita la deambulazione, causando durante la marcia dolori crampiformi, tipicamente a livello del polpaccio. Successivamente, se la malattia progredisce, i dolori compaiono a riposo (specie la notte) fino alla comparsa di ulcere e necrosi distali. Talvolta l’evoluzione della malattia può essere bruscamente accelerata da fenomeni acuti intercorrenti, quali la trombosi (occlusione) dell’arteria malata (arteria femorale, poplitea o tibiali) o l’embolia (coaguli che si possono distaccare da placche irregolari o da aneurismi periferici e/o dell’aorta che occludono vasi più piccoli). In entrambi i casi il brusco arresto di flusso sanguigno a valle dell’ostruzione impone un intervento d’urgenza chirurgico/medico al fine di tentare di salvare l’arto colpito. La frequenza è molto elevata: ne è colpito circa il 20% della popolazione generale tra i 65 e gli 80 anni, con maggiore frequenza a carico del sesso maschile. La diagnosi si basa sulla sintomatologia e mediante indagini diagnostiche quali l’ecocolordoppler, angio-Tc, angio-RM e l’angiografia. Le possibilità di trattamento dell’arteriopatia degli arti inferiori (oltre alla terapia medica) sono rappresentate da: 1- intervento chirurgico tradizionale mediante tromboendoarteriectomia e/o mediante una protesi con il confezionamento di un by-pass che può anche essere effettuato mediante la safena invertita del paziente stesso. 2- trattamento endovascolare che consiste nella dilatazione e nell’eventuale posizionamento di stent mediante approccio percutaneo. Da quanto detto fino ad ora è evidente che il trattamento chirurgico/endovascolare rappresenta la strategia più efficace qualora la terapia

ULTIMAMENTE LA CURA DELLA PATOLOGIA ANEURISMATICA SI È AVVALSA NON SOLO DELLA TECNICA CHIRURGICA TRADIZIONALE A CIELO APERTO, MA DI TUTTA UNA VASTA GAMMA DI TRATTAMENTI ENDOVASCOLARI CHE PERMETTONO L’ESECUZIONE DELL’INTERVENTO ANCHE SU PAZIENTI CONSIDERATI FINO A NON MOLTO TEMPO FA AL DI FUORI DELL’OPERABILITÀ CHIRURGICA

medica non sia più in grado di prevenire o limitare l’evoluzione della malattia e le sue eventuali complicanze. La terapia medica come singola scelta terapeutica è a tutt’oggi meno efficace del trattamento chirurgico/endovascolare nei casi di comparsa dei sintomi dolorosi a riposo, di lesioni trofiche o di claudicatio stretta. Altro grandissimo capitolo che crea un disagio medico ed estetico e che colpisce prevalentemente le donne, è rappresentato da tutta la patologia che per brevità potrebbe essere chiamata varicosa, ma che comprende tutte le affezioni che riguardano le vene superficiali (vena grande e piccola safena e collaterali) e gli arti inferiori in generale (edemi, discromie, arrossamenti localizzati o generalizzati, teleangectasie, varici tronculari, ulcere…). La patologia venosa interessa circa il 30% della popolazione con netta prevalenza del sesso femminile. È a carattere cronico e progressivo, ed è caratterizzata dalla perdita di funzionalità del sistema valvolare delle vene che svolge l’azione di impedire il reflusso di sangue nelle zone periferiche. Il sangue quindi non defluisce in modo corretto e ristagna nelle zone periferiche (gambe, piedi), manifestandosi talvolta oltre che con l’evidenza di varici, anche con tutto il corredo sintomatologico tipico della malattia: pesantezza, crampi notturni, prurito ed edemi a carico degli arti inferiori. Progressivamente la patologia comporta anche la comparsa di segni altrettanto tipici: arrossamento, discromie (macchie scure), secchezza cutanea. Possono manifestarsi flebiti (infiammazioni della parete venosa con trombosi al suo interno) e vere e proprie ulcere che si localizzano tipicamente nella zona del terzo inferiore di gamba e caviglia. A nostra disposizione per il trattamento di questa affezione abbiamo un’ampia scelta di interventi: dalle semplici varicectomie e/o flebectomie con o senza mini-stripping all’intervento classico di safenectomia grande e piccola che noi da tempo, onde evitare le sequele postoperatorie dello stripping, eseguiamo con tecnica laser endovasale. All’associazione con la terapia chirurgica laser e/o tradizionale, si associa spesso la terapia sclerosante anche con l’ausilio della metodica di Tessari (scleromousse). A completamento del quadro terapeutico ospedaliero è possibile e doveroso associare una gamma di trattamenti ambulatoriali per la risoluzione definitiva sia dei problemi medici che estetici. Ultimo, ma non meno importante capitolo ri-


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LA CHIRURGIA VASCOLARE DI MONZA RADDOPPIA

guarda la diagnosi e la terapia del paziente portatore di ulcere croniche. L'ulcera cronica, soprattutto agli arti inferiori, è per definizione una soluzione di continuo del tessuto e dell'architettura dermo-epidermica che non mostra segni spontanei di risoluzione, e che può essere l'evidenza clinica di plurime patologie locali e/o sistemiche. L'epidemiologia del fenomeno è di difficile rilevazione anche se solo per le Ulcere Vascolari si parla di una prevalenza in ambito europeo dello 0,18-1% con punte sopra il 3,8% per la popolazione sopra i 65 anni con incidenza dell'1,1% fino al 2% sempre per po-

1 1) U LCERA 2)

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VASCULITICA INSORTA DA DUE SETTIMANE; FASE DI PRETRATTAMENTO ESITI DI TRATTAMENTO CON TERAPIA SISTEMICA E MEDICAZIONI AVANZATE A 65 GG. DALLA DIAGNOSI

polazione sopra i 65 anni. La sex ratio e di 1,3 : 1 a favore delle donne. Una stima per difetto potrebbe portare a un totale di 15 milioni di pazienti affetti da lesioni ulcerose in Europa. Anche la classificazione vulnologica è ampia: si va dalle ulcere vascolari venose, arteriose, burgeriane, trombo-emboliche, miste alle ulcere diabetiche, ipertensive, linfatiche, vasculitiche, angiodisplasiche, alle ulcere da pressione, alle ulcere associate a patologie sistemiche specifiche. Da quanto esposto si intuisce che l'Iter di trattamento clinico è alquanto articolato e pluridisciplinare. Presso l’Unità Operativa di Chirurgia Vascolare II del Policlinico di Monza viene adottato un razionale che prevede una visita in ambulatorio specializzato con esame obiettivo generale ed esame obiettivo particolare con apertura di una cartella clinica informatizzata personalizzata con archiviazione Imaging computerizzata, e un iniziale inquadramento diagnostico con test ematochimici, colturali, strumentali e iniziali medicazioni semplici. Nel contempo ci si attiva per le future possibili e necessarie terapie mediche e chirurgiche avanzate associate a medicazioni complesse. Esiste la possibilità di adottare un'ampia gamma di test clinici e strumentali che vanno da tutto lo screening ematologico, ematochimico e colturale, all'Ecocolordoppler, all'Angio-TAC, all'Angio-RMN, alla microscopia diagnostica. Anche le successive tecniche terapeutiche avanzate si basano su un ampio spettro di interventi come le rivascolarizzazioni, i by-pass, le TEA, i PTA + stent, le bonifiche laser del sistema venoso, fino ai trattamenti locali che comprendono le medicazioni avanzate con debridment chirurgico e/o laser, le applicazioni di film di acido ialuronico, di idrocolloidi, di alginati, e di altri presidi. In alcuni casi selezionati si avvia il paziente alla Macrobiopsia ed al successivo programma di Trapianto Cellulare Autologo sia con Hyalograft 3D sia con laserskin a seconda della valutazione clinica della lesione. Anche altre tecniche chirurgiche possono essere di valido aiuto come gli innesti autologhi parziali o a tutto spessore, gli innesti di tetto di bolla da suzione, gli innesti di Reverdin, gli innesti con punchbiopsy, gli innesti allogenici, gli xenoinnesti, e gli innesti cutanei biointerattivi. La laser terapia (LASERT), viene adottata sia come presidio per l'intervento sul sistema venoso superficiale sia come tecnica per il debridment della lesione ulcerosa sia come biostimolazione del fondo ulceroso.


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I IMPORTANTE NOVITÀ ISTITUZIONALE

NASCE L’ORDINE DEI MEDICI DI MONZA E BRIANZA a prima volta non si scorda mai. Nei dubbi d’amore così come nelle incertezze della Salute. Non fa eccezione l’Ordine dei Medici chirurghi e Odontoatri della Brianza. Martedì 28 ottobre è una data storica per l’associazione. Di quelle che si segnano negli “annales” di una professione. Si sono tenute infatti le votazioni per l’istituzione del primo Consiglio direttivo. Lo stesso che si è insediato ufficialmente l’1 gennaio di quest’anno e rimarrà in carica per un triennio. Partecipazione, emotività come nelle migliori

L I L P RESIDENTE DELL’ORDINE DEI M EDICI DI MONZA E B RIANZA DOTT. VITO SILEO

occasioni, sintomo della vitalità di un sodalizio importante per un territorio che si affaccia ad una nuova “vita” con la costituzione della Provincia di Monza e della Brianza. Dalle urne e dalla seguente volontà del Consiglio direttivo per la carica di presidente è uscito il nome di Vito Sileo, 54 anni, originario di Bella in Provincia di Potenza, dal 1981 medico di base. Suo vice sarà un brianzolo doc come Carlo Maria Teruzzi. Tra i consiglieri eletti (il più votato) è Alvaro Porta, medico internista del Policlinico di Monza che ha raccolto alla sua prima esperienza 530 preferenze.

PRESIDENTE:

dott. Vito Sileo

VICEPRESIDENTE:

dott. Carlo Maria Teruzzi

SEGRETARIO:

dott. Guglielmo Maria Emanuelli

TESORIERE:

prof. Roberto Sega

CONSIGLIERI:

dott. Daniele Maria Arosio dott.ssa Giuseppina Baio dott. Giancarlo Barbon dott. Alberto Cazzaniga dott. Aurelio Limonta dott. Giuseppe Marelli dott. Aurelio Maria Nova dott. Paolo Pecoraro dott. Alvaro Porta dott.ssa Bruna Laura Pulinetti dott. Cesare Mario Sabbadini dott. Francesco Scamazzo dott. Sergio Sordo

REVISORI DEI CONTI:

dott. Giorgio Ettore Real - Presidente dott. Valentino Ballabio dott. Luigi Maria Manzoni dott. Alberto Lorenzo Monguzzi - Supp.

COMMISSIONE ODONTOIATRI:

dott. Cesare Mario Sabbadini - Presidente dott. Giancarlo Barbon - Segretario dott. Angelo Castronovo dott. Pietro Paolo Eugenio Meroni dott. Massimo Roncalli

I L DOTT. ALVARO P ORTA CONSIGLIERE DELL’ORDINE DEI M EDICI DI MONZA E B RIANZA E R ESPONSABILE DELL’U.O. DI M EDICINA I NTERNA DEL P OLICLINICO DI MONZA


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I LE DIREZIONI SANITARIE DEL GRUPPO

LA CLINICAL GOVERNANCE: UN APPROCCIO INTEGRATO AI PROBLEMI DEL PAZIENTE

I L DOTTOR C LEMENTE P ONZETTI, COORDINATORE SANITARIO DEI P RESIDI PIEMONTESI DEL G RUPPO P OLICLINICO DI MONZA

n’importante novità interessa il Gruppo Policlinico di Monza: nasce un Coordinamento sanitario fra le varie strutture piemontesi, dedicato a individuare e mettere in opera le strategie più efficaci per affrontare con un approccio globale le esigenze di qualità, sicurezza e appropriatezza delle cure. A dirigerlo è stato chiamato il dottor Clemente Ponzetti, in virtù della sua profonda e ampia esperienza: specializzato in Medicina del Lavoro e in Igiene e Medicina Preventiva, ha ottenuto i master in Benessere Organizzativo e in Disaster Management, e vanta una lunga attività come Direttore Sanitario ospedaliero e di ASL. Autore di numerose pubblicazioni rilevanti, è stato relatore in eventi nazionali e internazionali e ha preso parte a importanti ricerche e progetti.

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Dottor Ponzetti, cosa porta al suo nuovo incarico? “L’esperienza lavorativa ospedaliera mi ha condotto a sviluppare un modello organizzativo che vede la Direzione Sanitaria responsabile della Clinical Governance intesa come un approccio integrato ai problemi della qualità ed equità dell’assistenza, che riconosce l’importanza di non intervenire solo sulle singole decisioni cliniche per orientarle verso una migliore appropriatezza, ma anche di fare in modo che i sistemi assistenziali nel loro insieme siano orientati verso questo obiettivo. È quindi con entusiasmo, volontà, impegno e responsabilità che mi appresto ad assumere l’incarico di Coordinatore Sanitario dei Presidi piemontesi del Gruppo Policlinico di Monza affidatomi dalla Presidenza”. Qual è lo stato dell’arte della Clinical Governance? “L’assistenza sanitaria nel nostro Paese, e nel mondo intero, sta evolvendo a ritmi e con risultati impensabili solo una ventina di anni fa, dando ai clinici innumerevoli possibilità e strategie di cura; contestualmente le possibili-

tà comunicative e di conoscenza date da internet e dalla diffusione mediatica hanno reso gli ammalati e le loro famiglie più consci delle possibilità mediche sia in termini di opportunità sia in termini di risultati. L’attenzione e la pressione dei media si sono accentuate attraverso politiche che da una parte tendono ad aumentare l’empowerment della popolazione, dall’altra demonizzano l’errore del sanitario giungendo a sentenza ben prima della giustizia ordinaria. In questo contesto la tendenza del comportamento medico può essere quella di difendersi portando all’eccesso l’utilizzo della diagnostica, o nascondendo le problematiche e l’errore o, come studi recenti dimostrano, rifiutando in alcune situazioni il trattamento di casi complicati o rischiosi. Appare invece fondamentale sviluppare in ognuno di noi e nelle nostre organizzazioni la qualità e la sicurezza partendo dalla cultura dell’errore che, come ci insegnano l’industria e la scienza aeronautica, risulta l’unica strategia per correggere i processi al fine di annullare, o contenere, il rischio di accadimento di eventi avversi sia per il paziente sia per l’operatore”. Come si possono raggiungere questi obiettivi? “Fattori critici di successo di questa politica appaiono essere il coinvolgimento dei professionisti, l’approccio sistemico e l’utilizzo di corretti strumenti di supporto all’attività assistenziale. Per molti anni l’organizzazione del sistema sanitario si è basata su una nozione implicita di qualità imperniata sul principio che l’arruolamento di personale adeguatamente formato e la disponibilità di strutture e attrezzature adeguate fossero sinonimo di un elevato livello assistenziale. L’esplosione delle conoscenze, la parcellizzazione degli approcci troppo orientata alla tecnologia, la razionalizzazione dei costi e gli aumentati bisogni di salute hanno minato questa nozione di qualità delineando la necessità di un approccio sistemico al problema dell’assistenza, cioè un


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bisogno di maggior governo del sistema. A tal fine, durante gli anni ’80, gli amministratori e i responsabili politici del sistema sanitario hanno enfatizzato la necessità di applicare anche al settore sanitario le metodologie gestionali del total quality management (TQM) e del miglioramento continuo della qualità, che avevano dato buona prova nel mondo industriale. Tuttavia, questi approcci, sviluppati in settori molto diversi dal sanitario, non hanno avuto grande successo in ambito clinico, probabilmente per lo scarso coinvolgimento dei professionisti e l’orientamento fortemente centrato solo sugli aspetti gestionali e amministrativi, senza una chiara identificazione del ruolo svolto dai clinici ma sicuramente a causa della complessità dell’Assistenza sanitaria moderna”.

L’ATTENZIONE E LA PRESSIONE DEI MEDIA SI SONO ACCENTUATE ATTRAVERSO POLITICHE CHE DA UNA PARTE TENDONO AD AUMENTARE L’EMPOWERMENT DELLA POPOLAZIONE, DALL’ALTRA DEMONIZZANO L’ERRORE DEL SANITARIO GIUNGENDO A SENTENZA BEN PRIMA DELLA GIUSTIZIA ORDINARIA In cosa consiste il concetto di complessità? “Questa complessità si esprime attraverso la molteplicità dei problemi assistenziali posti dai pazienti, che per le loro caratteristiche, richiedono forme di assistenza per bisogni ed esigenze che sono sempre meno di pertinenza esclusiva di singole professionalità e sempre più spesso invece necessitano di risposte multidisciplinari e multiprofessionali. La complessità dell’Assistenza moderna è rappresentata anche dall’elevato e crescente grado di sofisticazione tecnologica presente nelle specifiche modalità di diagnosi e cura adottate, con l’ovvia implicazione di richiedere non soltanto professionalità adeguate al loro corretto impiego e alla lettura dei risultati, ma anche contesti assistenziali sufficientemente attrezzati sul piano organizzativo; in tale contesto risulta evidente come sia diventato prioritario affrontare il problema del governo delle innovazioni che si basi sui risultati della neonata medicina traslazionale. I mutamenti dell’assetto professionale degli operatori sanitari, voluti dal decisore politico nel-

l’ultimo decennio, hanno altresì creato un incremento esponenziale della complessità, dal momento che viene richiesto un rapido passaggio da una rappresentazione dell’organizzazione di tipo verticistico a modelli gestionali più orizzontali, cioè fondati sui gruppi, più dinamici e adattabili alla varietà dei contesti, più partecipativi e responsabilizzanti. Complessità e suo errato approccio, ecco le cause di una qualità dell’assistenza che causano un livello qualitativo delle performance sanitarie non corrispondente alle risorse investite e motivo di insoddisfazione sia degli utenti sia degli operatori”. Come si dovrebbe invece procedere? “Un approccio appropriato deve permettere di costruire, entro le organizzazioni sanitarie, un sistema di relazioni che consenta il sostegno sistematico, la promozione dei comportamenti professionali virtuosi e, contemporaneamente, la precoce e tempestiva identificazione di quelli invece non coerenti o non compatibili con l’esigenza di garantire la sostenibilità dell’assitenza. La Clinical Governance, termine introdotto per la prima volta nel libro bianco ‘The new NHS: modern and dependable’ dal governo inglese nel 1997, nasce, in effetti, per rivendicare il primato degli obiettivi di salute e del miglioramento continuo della qualità all’interno di un sistema di governo partecipato e condiviso, riproponendo i concetti della corporate governance come insieme di norme finanziarie e regole di condotta verificabile e trasparente. Il complesso concetto della Clinical Governance viene dagli anglosassoni succintamente sintetizzato come ‘azioni poste in essere per dirigere la società verso obiettivi identificati e condivisi’ mentre Roberto Grilli nel suo libro ‘Governo Clinico’ ne caratterizza mirabilmente i contorni affermando che si tratta di ‘un approccio integrato al problema della qualità dell’assistenza, che riconosce l’importanza di non intervenire solo sulle singole decisioni cliniche per orientarle verso una migliore appropriatezza, ma anche di fare in modo che i sistemi assistenziali nel loro insieme siano orientati verso questo obiettivo’. L’essenza sta nell’attuazione di meccanismi di governo che non si basino esclusivamente sull’autorità e le sanzioni, ma sulla corresponsabilizzazione e partecipazione dei professionisti. Per tali motivi, la corretta traduzione in lingua italiana è diversa da ‘Governo clinico’, termine che enfatizza aspetti dirigistici e ap-


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LA CLINICAL GOVERNANCE: UN APPROCCIO INTEGRATO AI PROBLEMI DEL PAZIENTE

procci ‘top-down’. Il termine Governance deve intendersi quindi come la gestione dei processi di consultazione e concertazione per il raggiungimento degli obiettivi. In tal senso, la governance non può essere imposta dall’alto o dall’esterno, ma consegue all’interazione di molteplici attori che si autogovernano, influenzandosi reciprocamente”. Un approccio profondamente diverso da quello che conosciamo… ”Sì, la Clinical Governance richiede la rivalutazione dei ruoli tradizionali e dei confini tracciati fra le professioni sanitarie, fra medico e paziente e fra amministrativi e clinici e ‘fornisce il mezzo per dimostrare al pubblico che il sistema sanitario non può tollerare che l’eccellenza’. Si tratta di costruire le condizioni che rendano possibile un agire in modo coordinato e coerente sull’insieme dei determinati della pratica clinica e quindi della qualità

LA CLINICAL GOVERNANCE NASCE PER RIVENDICARE IL PRIMATO DEGLI OBIETTIVI DI SALUTE E DEL MIGLIORAMENTO CONTINUO DELLA QUALITÀ ALL’INTERNO DI UN SISTEMA DI GOVERNO PARTECIPATO E CONDIVISO, RIPROPONENDO I CONCETTI DELLA CORPORATE GOVERNANCE COME INSIEME DI NORME FINANZIARIE E REGOLE DI CONDOTTA VERIFICABILE E TRASPARENTE di quest’ultima attraverso tre passaggi fondamentali. La formazione dei professionisti, che dovrà essere indirizzata a essere funzionale a un’attenzione continuativa alla qualità dell’assistenza, quest’ultima riconosciuta come parte integrante dei percorsi educativi dei professionisti. Il monitoraggio dei processi assistenziali, che così esce dalla carenza metodologica e dall’autoreferenzialità cui è relegato dalla tradizione, che lo vede praticato come strumento interno alle professioni di confronto tra pari sulla base di criteri impliciti di valutazione dei singoli casi, per diventare uno strumento integrato nell’organizzazione sanitaria e, quindi, dotato della capacità di influire nelle scelte di governo ai diversi livelli decisionali. La gestione del rischio clinico presente nei processi assistenziali, che deve abbandonare l’impostazione esclusivamente reattiva per acquisire caratteristiche di proattività,

sistematicità, capillarità e coinvolgimento che permettano di affrontare con successo la complessità dell’assistenza moderna. La complessità delle realtà sanitarie e soprattutto la varietà sempre maggiore dei bisogni socio-sanitari impone l’utilizzo di un metodo che si basa su pochi, ma fondamentali aspetti: la fiducia e la responsabilità (accountability, ovvero rendere conto di ciò che si fa), il coinvolgimento, l’analisi dei processi, l’investimento e la professionalità, l’etica e il valore del lavoro, il collegamento e l’integrazione, la convinzione del commitment”. Come applicare nella pratica questi concetti? “La complessità e la gestione dei determinati e del metodo della Governance Clinico Assistenziale nelle organizzazioni sanitarie rende indispensabile che il Responsabile della Governance sia il Coordinatore Sanitario; la necessità di interpretare le molteplici istanze provenienti dalle aree cliniche, prevenzionistiche, amministrative, formative rende imprescindibile che la figura del Direttore Sanitario sia ricoperta da uno specialista in Igiene e Medicina Preventiva, dal momento che la formazione e le scelte lavorative di questo professionista meglio garantiscono le funzioni di interprete attivo e facilitatore propositivo tanto necessarie per la corretta implementazione della GCA. L’onere principale derivante da tali ultime asserzioni appare essere quello che il Coordinatore Sanitario debba conoscere, per interpretarli e integrarli, i ‘linguaggi’ degli altri attori della GCA e questo deve derivare da una continua e assidua volontà di aggiornamento. Il Coordinatore Sanitario deve ideare i piani applicativi della Clinical Governance e promuoverne l’implementazione in tutte le realtà del Gruppo, inizialmente mediante un’attenta attività ricognitiva, seguita da un’intensa attività formativa protesa a fare emergere nel personale una cultura positiva di apprendimento e di collaborazione, culminata nella valutazione di efficacia delle azioni intraprese. Dal canto suo, il Direttore Sanitario della Clinica è ugualmente interprete dei diversi ‘linguaggi’ presenti nel presidio sanitario da lui diretto, ed è il garante dell’applicazione operativa sistemica. Deve operare concretamente sugli episodi e mettere in atto iniziative sistemiche e preventive mediante l’analisi dei bisogni assistenziali e organizzativi prioritari, elaborando programmi complessivi di continuità assi-


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stenziale, appropriatezza, sicurezza, prevenzione per la gestione del rischio clinico e prevedendo specifici interventi di formazione, di rinnovo tecnologico, di revisione dei percorsi assistenziali, di informatizzazione dei processi assistenziali, di revisioni o modifiche organizzative quali-quantitative. Soprattutto la continuità assistenziale e la prevenzione degli eventi avversi richiedono espressamente un approccio multidisciplinare che il medico igienista di direzione sanitaria, forte delle sue specifiche competenze, favorisce insieme al dialogo tra i diversi professionisti della rete assistenziale, conoscendo la necessità di non prevaricare o sostituirsi ai professionisti stessi, e interpretando, spesso suo malgrado, il ruolo certamente non facile di metodologo e facilitatore”.

Ne deriva quindi un modello nuovo… “Sì, il modello è quindi quello di una Direzione Sanitaria al servizio della ‘Linea clinicoassistenziale’ nel rispetto delle singole professionalità e specificità, capace di sviluppare progetti di sistema, alleata ai Clinici, al Personale di assistenza ed agli Amministratori per il soddisfacimento dei bisogni complessivi degli Ammalati. Per concludere, vorrei citare qualche parola sempre attuale che dovremmo tutti tenere a mente in ogni istante, l’Esalogo scritto tanto tempo fa da R.J. Hutchinson (1828-1913): ‘Signore, liberaci dal troppo zelo per le novità, dall’anteporre la cultura alla saggezza, la scienza all’arte, l’intelligenza al buon senso, dal curare gli Ammalati come se fossero malattie, dal rendere la guarigione più penosa del persistere del morbo’”.

I IL PROF. PEINETTI NOMINATO SEGRETARIO DELLA SICVE

IL GRUPPO AI VERTICI DELLA CHIRURGIA VASCOLARE NAZIONALE

I L PROFESSOR FLAVIO P EINETTI, DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO P IEMONTESE DI PATOLOGIE VASCOLARI DEL G RUPPO P OLICLINICO DI MONZA

l professor Flavio Peinetti, nato a Lanzo Torinese nel 1956, ha lavorato fino al 2003 all’Ospedale Regionale della Valle d’Aosta, dove è stato primario di Chirurgia Vascolare e Angiologia e Direttore del Dipartimento delle chirurgie specialistiche. Specializzato in Chirurgia Generale all’Università di Genova e in Chirurgia Vascolare all’Università di Bologna, dal 2004 è Responsabile dell’Unità Funzionale di Chirurgia Vascolare della Clinica Eporediese di Ivrea e Direttore Scientifico dell’Unità Funzionale di Chirurgia Vascolare della Clinica La Vialarda di Biella, nonché Direttore del Dipartimento Piemontese di Patologie Vascolari del Gruppo Policlinico di Monza. Ad oggi ha effettuato più di 4500 interventi di chirurgia vascolare. La sua attività accademica inizia nel 1992 presso le Università di Torino e Siena. Ha all’attivo oltre 180 pubblicazioni ed è stato relatore in più di 150 congressi e corsi di aggiornamento. Nel triennio 1998-2000 è stato Segretario del Collegio

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dei Primari di Chirurgia Vascolare. Nel novembre 2008 è stato nominato Segretario della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare dopo aver più volte ricoperto, in passato, il ruolo di membro del Direttivo. Come sta cambiando in generale l’approccio alle patologie vascolari? “Con l’aumento della vita media le malattie vascolari, specie quelle di tipo arterioso, stanno diventando sempre più frequenti, soprattutto per il fatto che si giunge all’intervento in condizioni decisamente migliori di qualche anno fa. Il miglioramento delle tecniche chirurgiche e di quelle assistenziali pre e post operatorie consente di trattare con successo aneurismi dell'aorta, ischemie degli arti inferiori, stenosi carotidee causa dell'80% degli ictus cerebrali, anche in pazienti ultraottantenni, mediante tecnologie e metodiche di punta, come avviene per esempio nei nostri centri di Chirurgia Vascolare di Ivrea e a Biella.


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IL GRUPPO AI VERTICI DELLA CHIRURGIA

VASCOLARE NAZIONALE

Il grande passo avanti degli ultimi anni è costituito dai trattamenti ibridi, vale a dire quelli consistenti in tecniche miste di chirurgia tradizionale ed endovascolare. Ciò consente di affrontare con ottimi risultati e con minima invasività patologie che fino a poco tempo fa si trattavano in modo molto più invasivo, cruento e traumatico”. Come definirebbe le politiche del Gruppo nei confronti della sua specialità? “Il Policlinico di Monza ha sempre dimostrato una grande attenzione verso le patologie cardiovascolari. Prova ne è il fatto che quasi tutte le strutture dispongono al loro interno di un’unità di cardiochirurgia, di

chirurgia vascolare o di emodinamica. Anche gli investimenti effettuati in questo settore ne sono una prova evidente. Mi riferisco in particolare al parco di tecnologie diagnostiche, soprattutto per immagini, di cui il gruppo si è dotato e che tiene costantemente aggiornato. Almeno quattro delle cliniche del gruppo sono dotate di angiografi digitali fissi, attrezzature che è piuttosto raro trovare altrove. A testimonianza tangibile dell'attenzione che il Gruppo dimostra verso la chirurgia vascolare, è stata stipulata una convenzione con la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare dell'Università degli Studi di Torino, diretta dal Prof. Piero Rispoli, nell'ambito della quale i reparti di

Ivrea e Biella sono entrati a far parte della rete formativa universitaria. Il Gruppo ha deciso di finanziare una borsa di studio in chirurgia vascolare che ci consente di avvalerci dell'apporto degli specializzandi dell'università, che svolgono parte della loro formazione presso le nostre strutture”. Come è cambiata o sta cambiando la sua specialità nell’ambito del Gruppo? “Abbiamo avviato lo scorso novembre un’attività di chirurgia flebologica a Vercelli, dove era già presente un ambulatorio di patologia vascolare con attività di visite specialistiche e di diagnostica strumentale coordinato dalla dottoressa Bianca Ines Cifiello, responsabile dell'attività ambulatoriale e di diagnostica del Dipartimento, con la fattiva collaborazione dei dottori Filippo De Angelis e Luca Corti. A Novara collaboriamo, ormai da cinque anni, con i cardiochirurghi nei casi in cui sia necessario il nostro supporto per trattare patologie vascolari associate alla malattia cardiaca. In particolare mi preme sottolineare gli ottimi risultati ottenuti nel trattamento combinato della patologia steno-ostruttiva coronarica e carotidea con oltre 50 pazienti trattati senza complicanze rilevanti. Sempre a Novara ci avvaliamo della collaborazione del dottor Alberto Francescone, specialista in chirurgia vascolare, che effettua servizi diagnostici e visite specialistiche. Anche ad Asti è stato attivato, da circa un anno, un servizio giornaliero di diagnostica ecocolordoppler e visita specialistica, gestito dal dottor De Angelis, e istituita una sala operatoria per la chirurgia flebologica. Per rimanere costantemente all'avanguardia, soprattutto per ciò che attiene alla chirurgia endovascolare ed interventistica, disciplina che sta profondamente rivoluzionando l'approccio alle malattie vascolari, assieme al dottor Massimo Maione, mio stretto collaboratore e responsabile della struttura di Biella, abbiamo avviato fin dal 2004 un programma di aggiornamento e formazione continua che ci ha permesso di trattare un numero crescente di pazienti con tecniche a ridotta invasività”. Professor Peinetti, lo scorso settembre un accordo sottoscritto da Vialarda e ASL 15 di Biella ha stabilito che le attività di chirurgia vascolare presenti presso tale clinica vengano a cessare, in un’ottica di riorganizzazione dei servizi sanitari presenti sul ter-


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ritorio. Come questa novità ha cambiato o sta cambiando il suo lavoro di responsabile dell’Unità Funzionale di Chirurgia Vascolare di tale struttura? “Per il momento non è cambiato molto, anche perché gli accordi di cui parla entreranno in vigore nel luglio di quest’anno. In ogni caso non vi saranno riflessi sulla nostra attività in quanto stiamo lavorando per riutilizzare le risorse professionali che si libereranno nelle altre strutture, potenziandole ulteriormente. D’altra parte è stata la Regione Piemonte a imporre alle ASL, con una delibera dello scorso agosto, di dialogare con le strutture sanitarie accreditate allo scopo di dare vita ad accordi di programma che consentano di razionalizzare i servizi, evitando diseconomiche duplicazioni o, al contrario, carenze che ob-

IL CHIRURGO VASCOLARE DEL NOSTRO TEMPO NON PUÒ PIÙ ESIMERSI INFATTI DALL’INTRAPRENDERE UNA FORMAZIONE IN CAMPO ENDOVASCOLARE, CON LA COLLABORAZIONE O MENO DEI RADIOLOGI E DEI CARDIOLOGI INTERVENTISTI blighino i cittadini a peregrinare verso altre aree più attrezzate”. Lei è stato recentemente eletto Segretario della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare (SICVE): quali sono le linee guida dell’associazione per i prossimi anni? “C’è una figura nuova che sta nascendo ed è quella dello specialista vascolare, da inserire nel contesto di una visione interdipartimentale che si sostanzia in definitiva nella costituzione di team vascolari. Uno degli impegni che si è assunta la nostra associazione è quello di favorire la transizione culturale verso questa nuova figura che riassume in sé una più ampia gamma di competenze. Le esigenze attuali - pazienti sempre più anziani, miglioramento delle tecniche operatorie, progresso scientifico - richiedono la formazione di una generazione di chirurghi vascolari con competenze anche endovascolari. Il chirurgo vascolare del nostro tempo non può più esimersi infatti dall’intraprendere una formazione in campo endovascolare, con la collaborazione o meno dei radiologi e dei cardiologi interventisti. La ragione è che sarà

sempre più richiesta la capacità di associare alle tecniche chirurgiche tradizionali quelle interventistiche endoluminali (angioplastiche, stent, endoprotesi), perché è dimostrato che laddove queste competenze sono contestualmente presenti si registrano indici di successo sensibilmente più elevati che altrove. Io stesso, lo scorso anno e per conto della SICVE, ho svolto un’indagine sul numero di endoprotesi impiantate in Italia. Relativamente al Piemonte, è emerso che in tutti i casi in cui era presente un reparto di chirurgia vascolare le percentuali di mortalità erano decisamente più basse - circa la metà – delle altre, con meno giornate di degenza, minori costi e ridotte complicazioni. Ma gli obiettivi della nostra associazione non si limitano a questo. Essa ha anche il compito statutario di promuovere tutte le iniziative d’interesse chirurgico vascolare, endovascolare e angiologico e, da un anno a questa parte, si fa carico di definire i criteri di accreditamento che servano a valutare le strutture vascolari del nostro Paese. Una procedura che ovviamente non ha nulla a che vedere con gli accreditamenti regionali ma che ha invece il significato di una specie di ‘bollino di qualità’ attribuito alle strutture che rispondono a requisiti ancora più restrittivi di quelli richiesti dalla Regione. Per fare ciò, nel 2008 la SICVE è stata sottoposta a un accurato auditing da parte di una società indipendente esterna, dopo il quale è stata certificata quale ente autorizzato a valutare l’idoneità dei centri vascolari sulla base di specifiche molto rigorose. Per superare positivamente il processo di accreditamento è necessario dimostrare di possedere numerosi requisiti, suddivisi tra quelli “indispensabili per la struttura”, come: l’idoneità delle attrezzature di terapia intensiva post-operatoria e di rianimazione, l’angioradiologia e la reperibilità 24 ore su 24, una diagnostica per immagini avanzata, il servizio di emodialisi, la disponibilità costante del centro trasfusionale, l’Unità di Terapia Intensiva (UTIC), e quelli “raccomandabili per la struttura”, comprendenti una serie di servizi addizionali. Tra le prime strutture ad essere sottoposte al vaglio della commissione esaminatrice SICVE vi sono state le due Unità di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare di Ivrea e di Biella, che hanno superato brillantemente la prova. Un’ulteriore testimonianza dell’elevato standard tecnologico e professionale raggiunto dalle cliniche del Gruppo”.


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I INSEDIATA LA NUOVA ÈQUIPE DI ORTOPEDIA

L’ORTOPEDIA A 360° È ALLA SAN GAUDENZIO

DA SINISTRA A DESTRA I DOTTORI ROBERTO PALLAVICINI, P IERLUIGI DI SEGLIO E G ENNARO MORDENTE, DELL’ÉQUIPE DI ORTOPEDIA DELLA C LINICA SAN GAUDENZIO DI NOVARA

resso la Clinica San Gaudenzio di Novara è entrata recentemente in attività l’équipe ortopedica composta dai dottori Gennaro Mordente, Roberto Pallavicini e Pierluigi Di Seglio: alla Clinica portano un’importante e articolata esperienza maturata nei vari campi dell’Ortopedia e della Traumatoligia. Il dottor Mordente, laureato presso l’Università di Pavia (dove ha conseguito le specializzazioni in Ortopedia e Traumatologia e in Chirurgia Plastica Ricostruttiva), è stato dal 1988 al 2000 primario di Ortopedia e Trau-

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PRESSO LA CLINICA SAN GAUDENZIO DI NOVARA È ENTRATA RECENTEMENTE IN ATTIVITÀ L’ÉQUIPE ORTOPEDICA COMPOSTA DAI DOTTORI GENNARO MORDENTE, ROBERTO PALLAVICINI E PIERLUIGI DI SEGLIO: ALLA CLINICA PORTANO UN’IMPORTANTE E ARTICOLATA ESPERIENZA MATURATA NEI VARI CAMPI DELL’ORTOPEDIA E DELLA TRAUMATOLOGIA

matologia presso gli ospedali di Arona e Vercelli, poi direttore della Struttura Complessa di Ortopedia e Traumatologia dell’Azienda Ospedaliera - Universitaria Maggiore della Carità di Novara fino a tutto il 2008. Si è occupato di traumatologia complessa e nell’ambito ortopedico soprattutto di impianti protesici (anca, ginocchio) e di reimpianti su mobilizzazioni, e può vantare un’ampia casistica – oltre 200 interventi – relativa a reimpianti su protesi infette. Il dottor Pallavicini proviene anch’egli dall’Università di Pavia, dove si è specializzato in Ortopedia e Traumatologia e in Fisioterapia. Dal 1978 al 2008 all’Ospedale Maggiore di Novara, a partire dal 2002 ha diretto la Struttura Semplice di Chirurgia Artroscopica. Si è occupato prevalentemente di artroscopia chirurgica con particolare riferimento alle lesioni meniscali, sinoviali e condrali, nonché di plastiche legamentose sui crociati e trapianti di cartilagine di ginocchio in casi di condropatia grave. Ha effettuato inoltre interventi di chirurgia artroscopica della spalla, sia plastiche subacromiali sia riparazioni della cuffia dei rotatori. Il dottor Di Seglio, laureato presso l’Università di Torino, si è specializzato in Ortopedia e Traumatologia a Milano e in Fisioterapia all’Università di Pavia. Dal 1982 al 2008 ha lavorato presso l’Ospedale Maggiore di Novara, dove dal 2004 è stato direttore della Struttura Semplice di Chirurgia Riparativa e Traumatologia dell’Anziano. Si è occupato in particolare di traumatologia complessa, di fratture da alta energia, di politraumatismi con riferimento sopratutto alle fratture degli arti e del bacino, di pseudoartrosi (con uso di trapianti e di fattori di crescita ossea), di chirurgia protesica di anca e ginocchio, di chirurgia della mano e del piede.


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I CHIRURGIA GENERALE DELLA CLINICA CITTÀ DI ALESSANDRIA

IL PROF MALVICINI PASSA IL TESTIMONE DELLA CHIRURGIA GENERALE AL DOTT COSTANZO

I L DOTTOR ALESSANDRO COSTANZO, RESPONSABILE DELLA DIVISIONE DI C HIRURGIA G ENERALE DELLA C LINICA C ITTÀ DI ALESSANDRIA

on l’inizio del 2009 la Clinica Città di Alessandria si avvale della collaborazione di un nuovo professionista, il dott. Alessandro Costanzo, responsabile della Divisione di Chirurgia Generale. Laureatosi a Pavia presso la Clinica Chirurgica diretta dal Prof. Morone, è cresciuto professionalmente presso la Scuola Chirurgica dell’Ordine Mauriziano di Torino (Prof. Delle Piane; Prof. Capussotti). Dall’inizio degli anni ‘90 si è interessato di Chirurgia laparoscopica con il Prof. Mouret, antesignano della chirurgia miniinvasiva e laparoscopica mondiale, partecipando a numerosi congressi e corsi di aggiornamento nazionali e internazionali. Negli ultimi 5 anni è stato Responsabile della Struttura semplice a Valenza Dipartimentale di Chirurgia Laparoscopica dell’Ospedale Civile di Tortona.

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Presso la Clinica Città di Alessandria è stato attivato l’Ambulatorio di Chirurgia Generale convenzionato con il SSN, dove verranno effettuate visite chirurgiche, proctologiche e flebologiche, e dove si programmeranno gli interventi di chirurgia ambulatoriale. L’attività chirurgica riguarda tutta la Chirurgia Generale e in particolare: • la chirurgia addominale oncologica e non, anche laparoscopica maggiore (stomaco, colon, retto, pancreas, etc.) • la chirurgia laparoscopica della colecisti e delle vie biliari • la chirurgia protesica della parete addominale (ernie – laparoceli – sventramenti) • la chirurgia della tiroide (neoplasie – strumi) • la chirurgia proctologica (emorroidi – ragadi – fistole – ascessi) • la chirurgia flebologica (varici – varicosità) • la chirurgia mammaria (neoplasie – linfonodo sentinella – dissezione ascellare) • la chirurgia della cute e del sottocute anche ricostruttiva, con e senza innesti cutanei. Soprattutto si cercherà di dare un forte impulso alla chirurgia laparoscopica, cioè quella

tecnica chirurgica che prevede l’esecuzione di un intervento addominale senza apertura della parete. Infatti con questa tecnica la visione del contenuto dell’addome è ottenuta con una telecamera e l’intervento è eseguito con l’ausilio di strumenti miniaturizzati di precisione, introdotti attraverso incisioni di pochi millimetri. L’immagine viene quindi riportata in un monitor dove appare ingrandita fino a 20 volte. L’uso di strumenti di piccole dimensioni associata all’ingrandimento della visione fanno sì che il trauma dei tessuti sia molto ridotto rispetto alla chirurgia tradizionale. I vantaggi della chirurgia laparoscopica rispetto a quella convenzionale sono: • Ridotto dolore postoperatorio, che permetterà al paziente di effettuare respiri profondi, ventilando i propri polmoni e riducendo i rischi di complicanze respiratorie. Questo effetto è dovuto alla limitata estensione delle ferite muscolari. Anche l’assunzione di antidolorifici è ridotta rispetto alla chirurgia tradizionale. • Rapida ripresa delle proprie attività: infatti il paziente è in grado di alzarsi poche ore dopo l’intervento e il giorno successivo può camminare agevolmente; • Miglior risultato estetico: le lunghe cicatrici sono sostituite da piccoli tagli di 5-10 mm; • Rapida ripresa della funzione intestinale; • Precoce ripresa dell’alimentazione; • Ridotta incidenza di complicanze respiratorie, circolatorie e cardiache; • Ridotte complicanze a carico della parete addominale; • Rapida dimissione: la maggioranza dei pazienti fa ritorno a casa entro 2 giorni; • Aumento delle difese immunitarie: infatti è ridotta la secrezione di quelle sostanze, dette mediatori dell’infiammazione (TNF, interleuchine, citochine), che intervengono nel processo infiammatorio di guarigione, e quindi la depressione immunitaria postoperatoria viene inibita. È quindi molto indicata per i pazienti più deboli o anziani, e co-


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CLINICA CITTÀ DI ALESSANDRIA: IL PROF MALVICINI PASSA IL TESTIMONE DELLA

CHIRURGIA GENERALE AL DOTT COSTANZO

munque per i pazienti ad alto rischio, proprio per la riduzione delle complicanze postoperatorie che comporta; • Minor costo: la chirurgia laparoscopica è in un certo senso antieconomica se rapportata all’intervento in senso stretto ma, se si considerano tutti i vantaggi sopra citati, è da considerarsi più che economica; inoltre determina un risparmio enorme se si tiene in considerazione il costo sociale: rapida ripresa dalla malattia con ritorno precoce alla produttività sia essa dipendente che autonoma. La chirurgia laparoscopica, pur presentandosi come una chirurgia meno aggressiva, deve essere impiegata con indicazioni corrette, tenendo presenti i limiti offerti dalla metodica, i rischi propri della tecnica stessa, le controindicazioni. È pertanto importante che il paziente sia informato sui benefici della me-

todica ma anche sui rischi. Non possono essere sottoposti a chirurgia laparoscopica i pazienti affetti da gravi coagulopatie, quelli con grave insufficienza respiratoria o con gravi cardiopatie o ancora con ipertensione endocranica, se non con opportuna preparazione e indicazioni precise. Controindicazioni relative sono il glaucoma e la gravidanza, o alcuni interventi sull’addome eseguiti in precedenza. La procedura laparoscopica dimostra una nuova complessità dell’interazione chirurgotecnologia-malato, che si aggiunge a quella esistente in chirurgia aperta. I presupposti per la piena sicurezza e il successo dell’intervento laparoscopico non differiscono da quelli richiesti per l’intervento tradizionale: la giusta indicazione clinica, la preparazione scientifica e tecnica, l’esperienza delle équipes medica e infermieristica.


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I L’ULTIMO LIBRO DEL PROF. DAVIDE SCHIFFER

LA MEMORIA, FRA SCIENZA E FILOSOFIA l professor Davide Schiffer, Direttore del Centro di Neuro-Bio-Oncologia di Vercelli, è di formazione neurologica e neuropatologica. Dopo il rientro dalla Germania ha percorso tutti i gradini della carriera universitaria fino alla direzione della Clinica Neurologica e del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino. Il suo impegno nella Neurologia, sia scientifico sia clinico, lo ha reso esperto nei vari campi del funzionamento e della patologia del sistema nervoso. L’esperienza fatta è stata accresciuta da tanti anni di didattica agli studenti del corso di laurea e agli specializzandi. Negli ultimi anni, da quando cioè è andato fuori ruolo diventando Professore Emerito di Neurologia presso l’Università di Torino, si è dedicato con particolare attenzione allo studio della genesi dei tumori cerebrali e anche delle malattie neuro-degenerative, attività che esercita adesso presso il Centro Ricerche Policlinico di Monza a Vercelli. Accanto a questa attività scientifica, il professor Schiffer ha sviluppato un'inattesa attività di scrittore pubblicando alcuni libri sulle sue passate esperienze, sia come uomo passato attraverso la guerra e la persecuzione razziale, sia come universitario, clinico e scienziato. L’ultimo libro pubblicato, presentato al Museo di Storia Naturale di Torino, fa parte di una trilogia distribuita nel tempo e contiene una somma di esperienze

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I L LIBRO “IO SONO LA MIA MEMORIA”, DEL PROFESSOR DAVIDE SCHIFFER, È PUBBLICATO DA E DITORE CSE, TORINO

INSOMMA, LA MATERIA DEL LIBRO SVELA LE BASI DELL’INSICUREZZA DELL’UOMO MODERNO E LO RENDE PERPLESSO DI FRONTE ALLA NECESSITÀ DI CERTEZZE COSTRINGENDOLO A “ VIVERE SOSPESO”. NON HA PERÒ MESSAGGI DA TRASMETTERE O SUGGERIMENTI DA DARE SE NON UN INVITO ALL’AUTENTICITÀ. UN LIBRO DI PIACEVOLE LETTURA, PURCHÉ NON AFFRETTATA

e di considerazioni sul problema della memoria. Il titolo è infatti “Io sono la mia memoria” (Editore CSE, Torino). Dopo un lungo preambolo su quanto oggi le neuroscienze esprimono sulla memoria, a partire dalle osservazioni anatomo-cliniche del XIX secolo fino alle recenti vedute di Kandel o neo-evoluzionistiche di Edelman, compresa l’inclusione del problema nella diatriba tuttora attiva fra le concezioni riduzionistiche e non-riduzionistiche, si passa alla descrizione di una serie di avvenimenti o eventi. Questi sono talora a spunto autobiografico e talaltra tratti da osservazioni di vita vissuta individuale o collettiva, e illustrano momenti o aspetti particolari del problema memoria. Non privi di un significato proprio, perché tratti da esperienze di vita degli ultimi cinquant’anni che possono destare interesse all’infuori delle neuroscienze, illustrano le conclusioni che un neurologo può trarre sul problema memoria. Due elementi emergono come fondamentali. Uno è l’impossibilità di enucleare dal funzionamento del cervello una funzione psichica, alla pari con altre che bene conosciamo, che si chiama memoria, tanto è il suo coinvolgimento nella globalità della mente/cervello. Insieme alla coscienza e al vissuto costituisce l’identità personale. L’altro elemento è la natura fluttuante della memoria per la continua integrazione degli stimoli mnesici nel vissuto e per le modificazioni che questo subisce per effetto delle integrazioni stesse. Questo continuo divenire della memoria si riflette nell’affannosa ricerca della propria identità, nonché nel valore delle testimonianze, nella formazione delle ideologie, nei risvolti storiografici, etc. Insomma, la materia del libro svela le basi dell’insicurezza dell’uomo moderno e lo rende perplesso di fronte alla necessità di certezze costringendolo a “vivere sospeso”. Non ha però messaggi da trasmettere o suggerimenti da dare se non un invito all’autenticità. Un libro di piacevole lettura, purché non affrettata.


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I LA FORMAZIONE

I.S.F.A.I. LA FORMAZIONE DEL TERZO MILLENNIO

LA SEDE DELL’AREA LOMBARDIA DI I.S.F.A.I. È PRESSO L’ISTITUTO C LINICO U NIVERSITARIO DI VERANO B RIANZA

cittadini sono al centro del sistema socio-sanitario e sentono forte la necessità di un riferimento sicuro con professionisti del settore cui possono rivolgersi per le azioni legate all’intervento sanitario ed a quello socio-assistenziale. La domanda di salute del cittadino deve essere soddisfatta nel minor tempo possibile, nel luogo più idoneo ed in modo appropriato. Il rapido e continuo sviluppo della medicina ed, in generale, delle conoscenze biomediche, nonché l'accrescersi continuo delle innovazioni sia tecnologiche che organizzative, rendono sempre più difficile per il singolo operatore della sanità mantenere queste tre caratteristiche al massimo livello: in altre parole mantenersi "aggiornato e competente".

I

CIÒ CHE SCATURISCE DA QUESTA IMPOSTAZIONE QUINDI È L’IDEA CHE IL GRUPPO POLICLINICO DI MONZA FAVORISCA IL NASCERE DI STRUTTURE IDONEE CHE SIANO, OLTRE CHE STRUMENTO DI CURA DEL PAZIENTE, ANCHE STRUMENTO PER LA CRESCITA CULTURALE SCIENTIFICA DEGLI OPERATORI SANITARI

Tutti gli operatori professionali della sanità sentono oggi la necessità di ritrovare il gusto per il proprio mestiere, le migliori condizioni di lavoro, la dignità del proprio ruolo senza perdita di tempo in compiti inappropriati. Per tutte le professioni sanitarie è importante oggi ridurre la precarietà del lavoro e favorire l’ingresso delle nuove generazioni nei processi organizzativi della sanità. La maggiore qualificazione e soddisfazione professionale per gli operatori e la loro integrazione e sintonia porta a maggiore qualità dei servizi per i pazienti. La formazione permanente, così come recepito e codificato dalle Conferenze StatoRegioni svoltesi tra il 2000 ed il 2007, rappresenta lo strumento idoneo a tale proposito. A tale scopo, la Commissione nazionale per la formazione continua in medicina (ECM) ha individuato, ai sensi dell'art.16ter, comma 2, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n.502 e successive modificazioni, i temi prioritari della formazione. Per favorire gli operatori del settore il Policlinico di Monza, attraverso una partnership con Studia e Lavora, ente formativo accreditato presso Regione Lombardia e presso il Ministero della Salute in qualità di provider per i Corsi ECM, ha deciso di costituire l’Istituto Superiore di Formazione per le Aziende le Imprese (ISAFAI). L’Istituto si propone infatti come punto di riferimento per la formazione continua a livello nazionale ed internazionale. Con questa iniziativa il Policlinico di Monza mette al centro del proprio agire il “paziente/utente/cliente” favorendo nei professionisti medici, tecnici e infermieri comportamenti appropriati rivolti alla soddisfazione dei bisogni di salute. La formazione del personale risulta essere condizione irrinunciabile di una sanità sempre più specialistica e d’eccellenza. Policlinico di Monza ha inteso mettere nelle condizioni il personale sanitario di essere competitivo con l’evoluzione continua di


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LA

SEDE DELL’AREA P IEMONTE DI I.S.F.A.I. È PRESSO NOVARELLO VILLAGGIO AZZURRO DI G RANOZZO CON MONTICELLO

un sistema sanitario che a livello tecnologico è in grado di rispondere a bisogni sempre più complessi ed interdisciplinari. Il Policlinico di Monza necessita di personale sanitario che sia al passo con i tempi ed ha deciso di offrire, non solo ai propri collaboratori ma anche ai medici che sono espressione del territorio, la possibilità di aggiornarsi e di crescere. Ciò che scaturisce da questa impostazione

LA FORMAZIONE DEL PERSONALE RISULTA ESSERE CONDIZIONE IRRINUNCIABILE DI UNA SANITÀ SEMPRE PIÙ SPECIALISTICA E D’ECCELLENZA. POLICLINICO DI MONZA HA INTESO METTERE NELLE CONDIZIONI IL PERSONALE SANITARIO DI ESSERE COMPETITIVO CON L’EVOLUZIONE CONTINUA DI UN SISTEMA SANITARIO CHE A LIVELLO TECNOLOGICO È IN GRADO DI RISPONDERE A BISOGNI SEMPRE PIÙ COMPLESSI ED INTERDISCIPLINARI

quindi è l’idea che il gruppo Policlinico di Monza favorisca il nascere di strutture idonee che siano, oltre che strumento di cura del paziente, anche strumento per la crescita culturale - scientifica degli operatori sanitari. Questo dunque è ISFAI, strumento di crescita che già si è dotato di due sedi operative: presso l’Istituto Clinico Universitario di Verano Brianza, ove si trovano aule didattiche e campus per gli studenti, e presso Novarello Villaggio Azzurro di Granozzo con Monticello in provincia di Novara. Due territori e due sedi diverse quindi entrambe dotate di tutte le infrastrutture necessarie atte a svolgere attività formative di ogni genere a testimonianza di come il Gruppo Policlinico di Monza creda nella formazione degli operatori sanitari. L’attività formativa è già partita nella sede di Verano Brianza con corsi indirizzati agli operatori sanitari attraverso un percorso che consenta loro di adempiere gli obblighi formativi di legge e oltre. I corsi spaziano dal primo soccorso alle manovre di rianimazione con ausilio di defibrillatore semiautomatico (BLS-D), dalle infezioni ospedaliere alla sicurezza sui luoghi di lavoro, dalla qualità e management agli aspetti giuridici della professione sanitaria per medici ed infermieri. La gamma di corsi è completa ed in ulteriore evoluzione. A partire da marzo i corsi si estenderanno anche sull’area piemontese. Il Polietico quindi diverrà un strumento di comunicazione anche in questo senso e vi aggiornerà sui programmi formativi del Gruppo. Per interagire con noi chiamate la segreteria organizzativa di ISFAI al numero 0362 824221 in orari di ufficio o il numero verde 800 134 659. Il cammino verso l’eccellenza non deve chiudersi nelle mura dell’ospedale. Deve aprirsi al territorio. ISFAI è una delle chiavi con cui Policlinico di Monza, ancora una volta, si apre al territorio.


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I.S.F.A.I.

ISTITUTO SUPERIORE DI FORMAZIONE PER AZIENDE E IMPRESE I CORSI IN PROGRAMMA PER I MESI DI FEBBRAIO-MARZO-APRILE-MAGGIO 27 FEBBRAIO 2009 “Aspetti giuridici della professione sanitaria non medica” Gli aspetti della responsabilità dei professionisti sanitari non medici sono molteplici e interessano i diversi ambiti del diritto (penale, civile, amministrativo). Il corso si propone quindi di analizzare le diverse tipologie della responsabilità professionale in ambito sanitario e di illustrarne le connesse problematiche assicurative. 8 crediti ECM

28 FEBBRAIO 2009 “La gestione dell’accesso venoso centrale e periferico” Gli Accessi Venosi Centrali e Periferici se non adeguatamente posizionati e gestiti espongono il paziente a rischio di batteriemie importanti. Conoscere il corretto posizionamento e prevenire le complicanze settiche rientrano tra le responsabilità del personale sanitario. 8 crediti ECM

2 MARZO 2009 “Corso di addestramento BLS-D” Fornire nozioni per l’esecuzione di manovre rianimatorie di base, anche con l’ausilio di un defibrillatore semiautomatico esterno. 16 crediti ECM

3-17 MARZO 2009 “La prevenzione delle infezioni in ambito ospedaliero” Fornire strumenti conoscitivi ed operativi che consentano di affrontare e ridurre le condizioni di rischio infettivo in ambiente ospedaliero, con particolare riguardo alla predisposizione e gestione del sistema di sorveglianza. 16 crediti ECM

7 MARZO 2009 “Trattamento del paziente in Shock settico” Fornire conoscenze teorico-pratiche sulle nuove linee guida e protocolli di trattamento per il paziente con sepsi grave e shock settico. 8 crediti ECM

civile, amministrativo). Il corso si propone quindi di analizzare le diverse tipologie della responsabilità professionale in ambito sanitario e di illustrarne le connesse problematiche assicurative. 8 crediti ECM

24-26 MARZO 2009

“La prevenzione delle infezioni 9-10 MARZO “Primo soccorso per le aziende in ambito ospedaliero” Fornire strumenti conoscitivi D.M. 388/2003” ed operativi che consentano Fornire conoscenze necessarie per di affrontare e ridurre le condizioni saper allertare il sistema di soccorso, di rischio infettivo in ambiente riconoscere un’emergenza sanitaria, ospedaliero, con particolare riguardo attuare gli interventi di primo alla predisposizione e gestione soccorso e per conoscere i rischi del sistema di sorveglianza. specifici dell’attività svolta e acquisire 16 crediti ECM capacità di intervento pratico. 12 crediti ECM 28 MARZO 2009 “Aspetti giuridici della professione sanitaria medica” “Primo soccorso per le aziende Gli aspetti della responsabilità dei medici sono molteplici e interessano i D.M. 388/2003” diversi ambiti del diritto (penale, civile, Fornire conoscenze necessarie per saper allertare il sistema di soccorso, amministrativo, contrattuale, riconoscere un’emergenza sanitaria, professionale e deontologico). Il corso si propone quindi di analizzare attuare gli interventi di primo le diverse tipologie della responsabilità soccorso e per conoscere i rischi specifici dell’attività svolta e acquisire professionale in ambito sanitario e di illustrarne le connesse capacità di intervento pratico. 12 crediti ECM problematiche assicurative. 8 crediti ECM

10-23 MARZO 2009

11-12 MARZO 2009 “Antincendio Alto Rischio – D.Lgs 81/08 ex D.Lgs 626/94” Trasmettere le conoscenze relative alle procedure e agli interventi per la prevenzione incendi, alla protezione antincendio, alle procedure da adottare in caso di incendio, per adempiere agli obblighi previsti dall’art. 37, 46 D.Lgs. 81/08.

14 MARZO 2009 “Aspetti giuridici della professione sanitaria non medica” Gli aspetti della responsabilità dei professionisti sanitari non medici sono molteplici e interessano i diversi ambiti del diritto (penale,

4 APRILE 2009 “Prevenzione, identificazione e trattamento delle reazioni avverse da mezzi di contrasto” I mezzi di contrasto vengono utilizzati per aumentare e ottimizzare l’immagine radiologica. Come molti altri farmaci, tuttavia, questi media non sono scevri da rischi per le potenziali reazioni avverse che sono in grado di evocare. Tutto il personale medico, infermieristico e tecnico, che opera in ambito radiologico deve essere in grado di prevenire, riconoscere e trattare sintomi e rischi correlati all’uso dei media radiologici. 8 crediti ECM


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informatica, e vuole apprendere le “Corso di addestramento BLS-D” nozioni fondamentali che permettono l'utilizzo di Internet, della posta Fornire nozioni per l’esecuzione di elettronica e dei principali programmi manovre rianimatorie di base, anche utilizzati normalmente a casa o in con l’ausilio di un defibrillatore ufficio. semiautomatico esterno. 16 crediti ECM

6 APRILE 2009

28 APRILE-11 MAGGIO 2009

“Primo soccorso per le aziende D.M. 388/2003” Fornire conoscenze necessarie per saper allertare il sistema di soccorso, riconoscere un’emergenza sanitaria, attuare gli interventi di primo 18-24 APRILE soccorso e per conoscere i rischi 9-23 APRILE 2009 2-9 MAGGIO 2009 specifici dell’attività svolta e acquisire “Qualità e management sanitario” “Corso per RLS – Rappresentante capacità di intervento pratico. 12 crediti ECM Acquisizione di elementi di base dei Lavoratori per la Sicurezza in economia e management sanitario, D.Lgs 81/08 ex D.Lgs 626/94” 5 MAGGIO 2009 inquadramento degli aspetti principali Formazione relativa ai rischi specifici in ambito di qualità in sanità, “Corso di addestramento BLS-D” esistenti negli ambiti di lavoro per comprensione dei processi Fornire nozioni per l’esecuzione di l’acquisizione di competenze sulle di accreditamento, misurazione manovre rianimatorie di base, anche principali tecniche di controllo e della soddisfazione del paziente. con l’ausilio di un defibrillatore prevenzione dei rischi stessi, per In fase di accreditamento adempiere agli obblighi di cui all’art. semiautomatico esterno. 16 crediti ECM 37 D.Lgs. 81/08.

16 APRILE-21 MAGGIO 2009

“La prevenzione delle infezioni in ambito ospedaliero” Fornire strumenti conoscitivi ed operativi che consentano di affrontare e ridurre le condizioni di rischio infettivo in ambiente ospedaliero, con particolare riguardo alla predisposizione e gestione del sistema di sorveglianza. 16 crediti ECM

9 MAGGIO 2009

21 APRILE 2009

“Corso di addestramento BLS-D” “Corso ecografia” Consentire la conoscenza Fornire nozioni per l’esecuzione dell'eziologia, della fisiopatologia, di manovre rianimatorie di base, anche con l’ausilio di un defibrillatore delle manifestazioni cliniche, dei fondamenti di terapie, della prognosi semiautomatico esterno. delle principali malattie inerenti allo 16 crediti ECM scopo di offrire gli idonei strumenti per un'assistenza più qualificata. 27-28 APRILE 2009 8 crediti ECM “Primo soccorso per le aziende D.M. 388/2003” 13-14 MAGGIO 2009 20-27 APRILE Fornire conoscenze necessarie per saper allertare il sistema di soccorso, “Antincendio Alto Rischio – 4-11-18-25 MAGGIO riconoscere un’emergenza sanitaria, D.Lgs 81/08 ex D.Lgs 626/94” 1-8-15-22-29 GIUGNO Trasmettere le conoscenze relative alle attuare gli interventi di primo 6-13 LUGLIO procedure e agli interventi per la soccorso e per conoscere i rischi “Corso di informatica di base – specifici dell’attività svolta e acquisire prevenzione incendi, alla protezione antincendio, alle procedure da capacità di intervento pratico. propedeutico patente europea adottare in caso di incendio, per 12 crediti ECM ECDL” adempiere agli obblighi previsti Questo corso è rivolto a chi ha poco o dall’art. 37, 46 D.Lgs. 81/08. nessuna particolare conoscenza

Sede dell’attività corsuale:

ISTITUTO CLINICO UNIVERSITARIO DI VERANO BRIANZA Via Petrarca 51, 20050 Verano Brianza – Tel. 0362 8241 - Fax 0362 824403 - E-mail formazione@policlinicodimonza.it Ampio parcheggio a disposizione degli iscritti ai corsi

800 178 784

800 913 427


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LO/0200/2008

Direttore Scientifico: Prof. Elio Guido Rondanelli Monza Via Amati 111 - Monza Tel. 039 28101 www.policlinicodimonza.it Dir. Sanitario: Prof. Giulio Cesare Papandrea

Cardiochirurgia, Chirurgia generale, Chirurgia plastica e maxillo facciale, Chirurgia toracica, Chirurgia vascolare, Neurochirurgia, Ortopedia e traumatologia, Urologia, Cardiologia, Medicina generale, Neurologia, Riabilitazione cardiologica, Riabilitazione neuromotoria, Emodinamica, Pronto Soccorso, Terapia intensiva, Unità coronarica

Novara Via Bottini 3 - Novara Tel. 0321 3831 www.clinicasangaudenzio.com Dir. Sanitario: Dott. Alfredo Lamastra

Cardiochirurgia, Chirurgia generale, Neurochirurgia, Ortopedia, Oculistica, Cardiologia, Medicina interna, Terapia fisica, Riabilitazione e Fisiokinesiterapia, Emodinamica, Terapia intensiva

Alessandria Via Bruno Buozzi 20 Alessandria - Tel. 0131 314500 www.nccalessandria.it Dir. Sanitario: Dott. Roberto Prigione

Cardiochirurgia, Chirurgia generale, Oculistica, Ortopedia, Urologia, Cardiologia, Medicina generale, Emodinamica, Terapia intensiva

Vercelli Via dell’Aeronautica 14/16 - Vercelli Tel. 0161 2221 www.clinicasrita.it Dir. Sanitario: Prof. Massimiliano Panella

Chirurgia generale, Ginecologia, Oculistica, Ortopedia, Urologia, Medicina generale, Riabilitazione neuromotoria e bronco-pneumo-cardio respiratoria, Terapia intensiva

Ivrea Via Castiglia 27 - Ivrea Tel. 0125 645611 www.clinicaeporediese.it Dir. Sanitario: Dott. Biagio Spaziante

Chirurgia toracica, Chirurgia vascolare, Neurochirurgia, Ortopedia, Medicina generale, Medicina riabilitativa (1° livello), Emodinamica, Terapia intensiva

Biella Via Ramella Germanin 26 - Biella Tel. 015 35931 www.lavialarda.it Dir. Sanitario: Dott. Roberto Terzi

Clinica Salus Alessandria Via Trotti 21 - Alessandria Tel. 0131 29461 www.clinicasalus.it Dir. Sanitario: Dott. Clemente Ponzetti

Chirurgia generale, Chirurgia vascolare, Ortopedia e Traumatologia, Urologia, Cardiologia, Medicina generale, Nucleo per pazienti in stato vegetativo permanente, Emodinamica, Terapia intensiva

Alessandria Chirurgia generale, Day Surgery, Ortopedia, Medicina generale, Neurologia, Neuro Riabilitazione III Livello, Riabilitazione neuromotoria II Livello

Asti Via De Gasperi 9 - Asti Tel. 0141 34385 Dir. Sanitario: Dott. Manlio Accornero

Policlinico di Monza - Via Amati, 111 - 20052 Monza www.policlinicodimonza.it Ufficio Stampa e coordinamento redazionale: Planet Comunicazione - tel. 011 5083802 www.planetcomunicazione.it

Chirurgia generale, Otorinolaringoiatria, Urologia, Oculistica, Medicina Generale, Medicina di lungodegenza, Neuropsichiatria

Anno VI numero 15 - Febbraio 2009 Autorizzazione del Tribunale di Monza n. 1724 del 5 marzo 2004 Direttore responsabile: Marco Pirola Stampa: Grafica Santhiatese, Santhià Progetto grafico: Brunazzi&Associati, Torino Immagini: Policlinico di Monza

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INSIEMEAVOI Chirurgiagenerale 17 Lamemoria, frascienzaefilosofia 19 NasceIsfai 20 Cardiochirurgia 2 Chirurgiavascolare 6 Nascel’ordinedeimed...

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