Page 1


Progetto Donna classi al lavoro

Edizioni MErcurio


K

c ia z

ione

ass o

Koinós

“KOINÓS” è un’associazione - costituita ai sensi degli articoli 36 e segg. del Codice civile della Costituzione della Repubblica Italiana - operante nei settori culturale, artistico e cultural-ricreativo. L’Associazione ha come fine la diffusione della cultura umanistica e scientifica nella società, sentita come componente insostituibile di conoscenza e progresso della persona umana, sviluppata attraverso l’esperienza della lettura, della scrittura e del dialogo avendo come riferimento i diversi campi del sapere umano (dalla letteratura, alla filosofia e alla psicologia, dalla politica alla riflessione storica e a tutte le scienze in generale), in modo da contribuire ad una possibile crescita di ciascun soggetto umano con un forte senso dei valori e dell’agire per il bene comune in interazione col senso della propria vita.

Edizioni MErcurio

“EM-Edizioni Mercurio” è un marchio registrato Numero concessione: 1403985 Il marchio è dato in licenza d’uso gratuito all’Associazione Culturale Koinόs Copyrigth© 2016 Edizioni Mercurio®-Koinόs Vercelli - Via G. Mameli 3 ISBN 978-88-98269-xx-x www.em-koinos.it e-mail: edizioni.mercurio@em-koinos.it Tutti i diritti riservati.


Per tutte le donne che sono morte per un amore malato Per tutte le donne che hanno subito un amore malato Per tutte le donne che hanno denunciato un amore malato.


V EA

V MB

ALFANO FRANCESCO

BONAFE' MATTEO

CALETTI UMBERTO

COMPIERCHIO MATTEO

CAMPANINI CRISTIAN

D'AGRO' ALBERTO

CUGLIETTA AMEDEO

DI PIAZZA LUCA

D'AGOSTINO RICCARDO

FERRI ALESSANDRO

GINO ALESSANDRO

FERRI LAURA

MILANESI VITTORIO

GHEZZO ANDREA

PAMPALONE ARES

GRANDATI CRISTIAN

RIZZUTO ANDREA

LIMANI ANDRI

SANNAZZARO MICAEL

PERTA MARCO

SASSO DAVIDE

RIGONE STEFANO

SPONTON ANDREA

RIZZARDI DAVIDE

TAGLIABUE PATRICK

VITRANO CHRISTIAN

VOLTA GABRIELE

ZAVAGLIO LORIS

V CB AUTULLO SILVIA

MOMBELLO DILETTA

BINDA FILIPPO

PARIS RICCARDO

DE VITA SARA FILOMENA

POZZATO DAVIDE

DI SILVESTRO GIULIO

ROSA LORENZO

FERRO PATRICK ALESSANDRO

SABAN MEHMET

GIUGLIANO MARGHERITA MARTELLI ENRICO MAZZA LORENZO

SOLAZZO RICCARDO SPADACINI MATTEO TESTORI FABIO VOLPE LORENZO


La rete novarese sulle Pari Opportunità

Nonostante la riforma Delrio abbia profondamente cambiato l’assetto delle Province, la funzione della “promozione delle pari opportunità sul territorio provinciale”, inquadrabili in uno scenario che abbraccia tutto il terzo settore, è tuttavia stata assegnata. La Provincia di Novara ha colto tale opportunità ed ha organizzato il servizio con la finalità di sostenere le categorie sociali più fragili e in collaborazione con le organizzazioni che a loro si dedicano. L’Ente nell’espletamento di tale competenza ha adottato un modus operandi caratterizzato da un’ottica di rete e da una coesione operativa tra attori pubblici e privati. Nell’ambito dell’attività di contrasto alla violenza, la Provincia opera, tra l’altro, attraverso il Protocollo d’Intesa contro la violenza domestica, sottoscritto nell’ anno 2007 con Procura della Repubblica, Ufficio Territoriale del Governo, Questura, Carabinieri, Ministero della Giustizia-Polizia Penitenziaria, Comuni e Consorzi socio assistenziali, Azienda ospedaliera, ASL, esteso nell’anno 2012 a tutte le forme di violenza, di discriminazione nonché a tutte le forme di violenza ai minori, la cui appendice è stata sottoscritta in data 27/11/2012. Successivamente sono entrati a far parte la Camera Minorile Nazionale – sede di Novara, Ordine


6

6

degli Avvocati di Novara, Ordine degli Psicologi, Tribunale di Novara, il CISS CUSIO di Omegna. All’interno della Provincia opera il Centro Servizi Pari Opportunità, centro di primo intervento che offre attività di consulenza relativamente a situazioni di difficoltà. In particolare i servizi erogati sono: - consulenza legale; - consulenza psicologica; - orientamento agli utenti sui servizi presenti nel territorio; - individuazione di situazioni di difficoltà e di discriminazione in generale; - ascolto e supporto donne vittime di violenza e stalking; - mediazione familiare; - collaborazione anche per interventi di formazione nelle scuole. E’ attivo anche il Nodo Provinciale Antidiscriminazione, istituito a seguito di convenzione, sottoscritta in data 15/11/2011 con la Regione Piemonte, in corso di rinnovo, che si occupa di tutte le forme di discriminazione e opera in sinergia con UNAR, Regione Piemonte ed anche con l’associazionismo locale . La Provincia ha impegnato significative risorse in termini di personale e di strutture, cercando di non disperdere le competenze acquisite nel corso di questi anni e ponendo a disposizione del territorio l’esperienza e la professionalità. Si è cercato di ampliare anche l’attività d’informazione sui servizi esistenti nel territorio attraverso la realizzazione di materiale promozionale ed altre forme di comunicazione.


7

7

1522 è il numero di pubblica utilità, attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, che offre un servizio di accoglienza telefonica multilingue, e indica il centro antiviolenza più prossimo. La Consigliera delegata alle Pari Opportunità Avvocato Laura Noro

RECAPITI: Ufficio Pari Opportunità Piazza Matteotti, N. 1, Novara Tel. 0321.378 273 – 228 Fax 0321.36087 e-mail: segreteria.po@provincia.novara.it

Il Presidente Matteo Besozzi


8

I

l finanziamento di questo progetto da parte del Comune di Cerano si pone all’interno di un percorso iniziato il 25 Novembre 2014 e col quale l’Assessorato alla Cultura ha intrapreso una serie di iniziative di approfondimento e sensibilizzazione relative alla giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Il 26 Novembre 2016 è stato realizzato il concerto dal titolo “Gospel 4 women” in collaborazione con i Brotherhood Gospel Choir col quale sono stati raccolti fondi destinati a svolgere azioni concrete contro la violenza sulle donne. In questa occasione è nata la collaborazione con la Provincia di Novara grazie alla quale è stato possibile destinare una parte del ricavato al sostegno diretto di donne vittime di violenze e una parte a supporto di questo progetto presentato alla Provincia dall’ITIS OMAR di Novara che offre a tutti gli studenti la possibilità di interrogarsi sul valore che le donne hanno avuto nella letteratura, analizzando fiabe, testi narrativi e poetici, opere liriche e teatrali; attraverso l’ambizioso e sapiente lavoro dei loro insegnanti, i ragazzi sono stati guidati in un cammino di crescita utile a formare adulti più consapevoli. E’ con entusiasmo e profonda convinzione che abbiamo aderito a questo progetto che presenta sia profili educativi che culturali, in quanto crediamo fermamente che, per poter capire le radici del fenomeno della violenza sulle donne e dei femminicidi, si debba studiare come si sia evoluta la figura della donna e il suo ruolo nella società. L’Assessore alla Cultura e Sport Tommaso Vitarelli


Anna Livia Pennetta Avvocato cassazionista – Vice Presidente Nazionale CamMiNo (Camera Nazionale Avvocati per la Famiglia e i Minorenni)

Ho partecipato con vivo interesse al Progetto sul tema della “Violenza di genere” ideato dall’Istituto Omar e patrocinato dalla Provincia di Novara. La riflessione sul fenomeno della violenza di genere è particolarmente attuale, come dimostrano le cronache quotidiane, e vede gli avvocati delle relazioni familiari in prima linea nel sostegno delle vittime. Molto spesso, infatti, durante l’ascolto delle donne, presso i nostri Studi, emergono e vengono svelati per la prima volta episodi di violenze subite. Affrontare un tema così complesso e tecnico con dei giovani, che si apprestano a lasciare le scuole superiori per affacciarsi alla vita adulta e lavorativa, non è solitamente molto semplice. Si è quindi cercato di interagire con gli studenti proponendo casi concreti derivanti dall’attività professionale, ma anche ascoltando e discutendo con loro di situazioni di cui essi stessi sono venuti a conoscenza. Quando si parla di tematiche così complesse non si possono disgiungere gli aspetti tecnico/giuridici da quelli psicologici. Si è ritenuto, quindi, opportuno prevedere un incontro, allargato a tutti gli studenti delle classi che hanno aderito al


10

progetto, unitamente ai loro insegnanti, organizzato unitamente agli Psicologi Dott.ssa Giuliana Ziliotto e Dott. Carlo Brasili. In questo primo incontro, aiutati da slides e video, è stato affrontato il significato del termine “violenza” sotto il profilo psicologico e sotto il profilo giuridico. Gli incontri successivi sono invece stati organizzati per gruppi più ristretti di studenti con un approccio specifico delle rispettive discipline trattate dai Docenti. Ho ritenuto opportuno affrontare il tema del Femminicidio (violenza psicologica, economica, morale, domestica) offrendo la preliminare cornice storica dell’evoluzione dei diritti della donna che rappresenta una trasformazione epocale della società contemporanea maturata negli ultimi decenni1. Si è riflettuto anche sui dati italiani sul Femmicidio (uccisione della donna) e sulle ricerche nazionali ed internazionali che hanno evidenziato che 7/8 donne su 10 prima di essere uccise dal loro partner o ex partner avevano subito maltrattamenti o erano perseguitate. L’importanza di tali statistiche ha comportato un’allerta a livello internazionale. Tali fenomeni, infatti, vengono ora monitorati dai più importanti Organismi ed Enti sopranazionali ed, in particolare, dal Consiglio d’Europa e dall’Unione

1

Diritto di voto riconosciuto alle donne solamente nel 1946; Art. 3 della Costituzione (entrata in vigore nel 1948): “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”; Riforma del Diritto di Famiglia che risale agli anni ’70.


11

Europea. Il numero degli omicidi in generale è diminuito nel nostro Paese, ma è aumentato il numero degli omicidi delle donne per mano dei loro partner o ex partner. Particolarmente importante appare quindi la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica2. Per violenza domestica si intende fare riferimento a quelle condotte di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verifica all’interno della famiglia, ovvero tra coniugi o ex coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore della violenza abbia o meno la stessa residenza della vittima. L’offesa alla dignità della persona in questi casi è spesso senza testimoni e la vittima molto frequentemente non è collaborante, non sempre denuncia, e non lo fa per molteplici ragioni: paura – malinteso senso della famiglia e dell’amore – motivi di carattere personale – economico (timore di perdere il sostegno economico per i figli) – culturale, che la rendono, in un numero impressionabile di casi, vittima consenziente ed omertosa delle violenze subite. Ed infatti è proprio fra le mura domestiche, che dovrebbero rappresentare un rifugio, che si perpetrano le ipotesi delittuose oggetto delle nostre riflessioni spesso in presenza di soggetti minori di età. È questo il fenomeno della violenza assistita che oggi

2

La Convenzione di Istanbul è stata sottoscritta dai membri del Consiglio d’Europa ad Istanbul l’11 maggio 2011 ed è stata ratificata con la Legge 27 giugno 2013 n. 77.


12

costituisce una circostanza aggravante. È noto che i soggetti minorenni che hanno assistito ad episodi di violenza domestica sono drammaticamente portati, nella loro vita adulta, a riproporre gli stessi comportamenti violenti. Durante gli incontri si sono esaminate alcune delle figure più importanti di illecito: maltrattamenti in famiglia, previsto dall’art. 572 c.p., stalking, previsto dall’art. 612 bis c.p., mobbing, bullismo e cyberbullismo, sempre proponendo non solo la descrizione dei condotte ma anche casi concreti per studiarne le dinamiche comportamentali. Si è anche riflettuto sul fatto che nonostante, secondo le statistiche, risultino vittime di maltrattamenti soprattutto le donne, possono essere vittime anche gli anziani, i minorenni, gli uomini, anche se quest’ultimi non sono portati a denunciare l’atto violento subito per opera della propria partner. Allo stesso modo il fenomeno dei maltrattamenti è trasversale e, quindi, si verifica in ogni ambiente sociale, culturale ed economico, pur osservando che l’appartenenza a culture che non riconoscono ancora la parità sessuale possano costituire un humus fertile per comportamenti che il nostro ordinamento considera illeciti. Nel dialogo vivace con gli studenti, che hanno partecipato con interesse ed attivamente alle riflessioni, è emerso che risulta fondamentale un massiccio intervento culturale per rendere consapevoli sia le vittime sia i maltrattanti, nonché altrettanto impegno diretto all’educazione delle nuove generazioni per far capire loro che si tratta di violazione dei diritti fondamentali ed in particolare di quello della dignità della persona. Si è voluto concludere il dibattito indicando una sorta di vademecum che dovrebbe essere utilizzato da ogni donna


13

vittima di violenza e, quindi, in particolare, fra gli altri: 1) contattare sempre ed immediatamente soccorso alle Forze dell’Ordine utilizzando il 112 – 113 – 118 2) rivolgersi al numero verde 1522 che è un servizio di accoglienza telefonica previsto espressamente per vittime di violenza 3) recarsi immediatamente presso l’Ospedale più prossimo per far refertare le lesioni derivamenti da violenze fisiche ma anche per far certificare le violenze psicologiche 4) contattare il centro antiviolenza che saprà far sostenere le vittime da psicologi e legali ma che possono proporre ricovero ed accoglienza presso Case rifugio in caso di pericolo per madri e figli 5) conservare gli sms e le email di minaccia, registrare le telefonate, poiché tutto ciò può esser utilizzato per provare violenze, molestie, persecuzioni. ***** Ritengo che questo percorso sia stato molto positivo. Gli allievi erano chiaramente interessati, pronti e preparati per un dibattito certamente complesso. Le mie congratulazioni vanno a tutti coloro che hanno ideato il progetto di approfondimento su la “Violenza di genere” e, in particolare, agli insegnanti che hanno dimostrato di essersi riappropriati dell’importantissima loro funzione educativa. Funzione fondamentale per una società ed un futuro migliori.


Prefazione degli Psicologi Carlo Brasili e Giuliana Ziliotto SSvdo Psicologia Clinica AOU Maggiore della Carità Novara

Abbiamo aderito con interesse e convinzione al Progetto proposto dall’Istituto Omar e sostenuto dalla Provincia di Novara, appartenendo, come Struttura di Psicologia Clinica della Azienda Ospedaliera Universitaria Maggiore della Carità, alla Rete contro la Violenza di Genere, costruita e mantenuta attiva, con un notevole sforzo, dalla Provincia stessa. La violenza di genere è un fenomeno piuttosto complesso e, per tentarne una comprensione, occorre considerarne i vari livelli, che si potrebbero rappresentare come un movimento a matrioska: il livello sociale, politico culturale che contiene quello istituzionale, fino ad arrivare al livello individuale. È ormai opinione diffusa, nella psicanalisi, che l’Io di ciascuno di noi non è del tutto padrone di sé, ma è al contrario è esposto a pressioni esterne ed interne alle quali inconsapevolmente reagisce. Ci si chiede quindi se possa mai passare nella mente di una persona qualcosa che non è passato prima nell’immaginario sociale, nei contesti in cui l’individuo è posto, in cui vive, studia o lavora. Se dunque i cambiamenti o le stagnazioni, della cultura contemporanea influenzano anche il modo di costruire tutte le relazioni umane e in particolar modo quelle relative al genere, riteniamo che investire in


15

progetti educativi come quelli proposti dalla scuola Omar, finalizzati alla costruzione di un filtro critico e quindi di un pensiero autonomo, sia estremamente importante. L’intervento dello psicologo nella scuola è avvenuto in due tempi e con modalità diverse: 1- Incontro nel large group, con gli studenti di tutte le classi aderenti al progetto, nonché i docenti promotori della iniziativa e l’avvocato Pennetta per riflettere insieme,soprattutto attraverso lo stimolo di alcune immagini proiettate, sul tema. 2- Incontri, in gruppi più ristretti, nelle singole classi,di discussione sul medesimo tema attraverso lo stimolo di brevi filmati scelti, alla presenza dei docenti promotori della iniziativa. L’etimologia della parola “violentia”, da “vis” (lat.), originariamente indicante “forza, vigore “, è stata in seguito associata al concetto di “oppressione, prepotenza, distruttività”Per questo, nell’incontro con il gruppo allargato di studenti, si è inizialmente discusso sulla differenza tra i termini “violenza” e “aggressività”. I due termini sembravano inizialmente quasi sinonimi : un comportamento contro l’altro che provoca una sofferenza. Si è poi considerato che l’ aggressività può essere anche una manifestazione della forza vitale. Può trasformarsi dunque in violenza oppure in energia. Pensando a molte forme di competizione nel commercio, nello sport, nei giochi, nelle rivalità interpersonali, per esempio, vi può essere una aggressività, che a volte fa persino parte delle regole concordate, senza che sia riconoscibile alcun carattere di violenza. Il gruppo ha anche discusso sul fatto che a volte ci si può


16

arrabbiare non tanto perché si odia quanto piuttosto perché si vuol bene e si vuol far sapere all’altro in modo chiaro il proprio pensiero. Molti hanno concordato sul fatto che a volte è anche sano arrabbiarsi. Avere una immagine di sé troppo idealizzata, come di una persona composta, controllata, che non si arrabbia mai, potrebbe sviluppare un «falso Sé», che finisce per bloccare anche un fisiologico bisogno di autoaffermazione, di difesa della propria identità. E la violenza? Quasi tutto il gruppo arriva all’idea che quando l’aggressività è usata distruttivamente e non con l’intenzione di costruire chiarimenti, nuove idee ecc, diventa aggressione e, successivamente, violenza. Il dibattito prosegue perché si aprono molte questioni. Un primo interrogativo è questo: noi che, fruitori di civilissimi dibattiti televisivi troviamo sempre più spesso il ricorso alla denigrazione e al non ascolto dell’altro, piuttosto che al confronto, noi che “respiriamo” tante pubblicità che ci inducono a “normalizzare” il vincere facile, noi che assistiamo a tanti eventi a livello politico e/o di cronaca intrisi di aspetti violenti e/o aggressivi, come facciamo ad orientarci ed a distinguere? Quale bussola possiamo usare in un mondo così complesso e contraddittorio? La violenza è dunque l‘interpretazione che viene data a una forma di comportamento sociale, interpretazione che dipende essenzialmente dal contesto sociale in cui si vive? E ancora: è sufficiente parlare di intenzionalità? E’ sufficiente non avere l’intenzione di essere violenti? Pensiamo per esempio in alcuni casi di bullismo, quando i cosiddetti bulli dicono che non avevano proprio intenzione di far del male, di schernire, dicono che stavano soltanto scherzando. Si pone così anche il problema


17

dell’altro, l’altro non è un oggetto, ma un soggetto desiderante, un soggetto che può accogliere la nostra azione e la nostra intenzionalità con la sua personale sensibilità. Non è dunque solo la nostra intenzione, ma anche la sensibilità dell’altro a far la differenza. L’Avvocato viene in aiuto nel dibattito, precisando i confini oggettivi a riguardo, confini dati anche delle leggi di ciascuna nazione e cultura. L’incontro non arriva a conclusioni definitive e lascia un pensiero riflessivo e insaturo. Essere aggressivi o violenti non è una questione solo di intensità. L’aggressività è una componente istintuale ed emotiva compatibile con il mantenimento di una relazione, anche se conflittuale? La violenza è l’esito della rottura della relazione con l’altro, con l’impossibilità a ricomporre il conflitto? Ci si avvicina sempre più al tema che verrà meglio preso in considerazione nelle giornate successive: violenza e/o aggressività nelle relazioni affettive, di coppia, nelle relazioni tra il maschile e femminile. Negli incontri successivi con il gruppo più ristretto di studenti la visione di spezzoni di film si sono alternati a una discussione libera di gruppo. Il film è stato quindi utilizzato come un “oggetto di mediazione”, come un elemento attivante all’interno del dispositivo gruppale. Già fin dai tempi dei fratelli Lumiere il cinema è stato pensato diretto ad un gruppo di spettatori piuttosto che ad una singola persona. Il film permette di aderire emotivamente alla narrazione ma anche induce a riflettere, fotogramma dopo fotogramma, sull’evoluzione della storia e dei personaggi in scena. La visone di un film in gruppo e la conseguente discussione consentono una visione multioculare:


18

ciascun partecipante può cogliere e condividere un aspetto particolare e diverso dagli altri a seconda della sua struttura di personalità, delle sue esperienze. C’è quindi la possibilità di sviluppare la capacità di osservazione, la capacità di elaborazione, oltre che di mettere in gioco le emozioni e l’empatia senza rischi di essere giudicati, dato che si parla di un altro personaggio e non di se stessi. E questo risulta un arricchimento per tutti. Gli spezzoni di film utilizzati hanno permesso ai vari gruppi di vedere come nella relazione, alcuni atteggiamenti e comportamenti, finiscano proprio per rendere l’altro oggetto e non soggetto desiderante, posizione mentale questa che, alla fine diventa l’anticamera di atteggiamenti di violenza e soprusi, soprattutto nell’ambito della violenza di genere. I vari gruppi si sono confrontati sulle posizioni dei vari personaggi della relazione, sia di chi produce che di chi subisce la violenza, valutando più criticamente il contesto e favorendo la costruzione di elementi di pensabilità. Da questa condivisone ciascuno può attingere elementi utili per la propria storia personale. In vari modi, in ciascun gruppo, è emerso come in ognuno di noi sia insito un desiderio di indipendenza ma anche un bisogno di essere riconosciuto dall’altro. Per arrivare a questo ognuno di noi deve riconoscere l’altro come soggetto desiderante simile a sé: chiedere all’altro un riconoscimento è diverso dal pretenderlo. E’ la differenza che esiste tra il considerare l’altro un oggetto e considerarlo un soggetto desiderante. Nel primo caso si apre la strada alla giustificazione della violenza e del sopruso come forma di relazione. Se non si è potuto troppo appurare nel dibattito la stanchezza delle ragazze ad essere considerate fragili come una


19

parte di immaginario, a partire dal detto, “ il sesso debole”, ci insegna, essendo questa scuola frequentata soprattutto da studenti maschi, è serpeggiato invece nei giovani rappresentanti del “sesso forte” un certo fastidio nel dover aderire agli stereotipi tradizionali del maschio. Al termine di questo complesso, articolato e sinergico progetto, ideato dall’Istituto Omar, possiamo concludere auspicando che iniziative simili si possano moltiplicare. Non si ricorda mai abbastanza che, nonostante il mondo web, la scuola svolge un ruolo fondamentale,non soltanto nella costruzione della immagine di se stessi, ma anche nella costruzione e affinamento delle proprie modalità relazionali Luogo di confronto con i coetanei dove poter sperimentare il proprio modo di rapportarsi con l’altro, attraverso alcune materie di studio può aiutare a riflettere sui significati simbolici delle relazioni , sulla loro relatività storica e culturale, sul tema della identità di genere e sulla complessità e contraddittorietà dei modelli proposti oggi. Un compito di grande responsabilità per il personale docente coinvolto, una grande occasione, non virtuale per i ragazzi, che si avviano al mondo adulto.


Saluti del Dirigente dell’Istituto Tecnico Industriale Giuseppe Omar di Novara Dottor Ingegner Franco Ticozzi

Capita spesso, stando davanti alla TV , di avere notizie di fatti inerenti alla violenza contro le donne. Spesso ho pensato cosa avrebbe potuto fare la scuola nel cercare di educare gli studenti a non commettere atti di violenza, in particolare contro le donne. Quando i miei docenti mi han proposto un percorso didattico ed educativo sul “femminicidio”, ho da subito spalleggiato l’iniziativa. Già da subito si è creato un grande entusiasmo e anche un gran coinvolgimento da parte sia dei docenti, sia degli esperti, sia degli alunni. Tra gli obiettivi che si propone la Scuola, rientrano sicuramente quelli educativi, in modo da permettere di formare dei “piccoli cittadini”. Penso che iniziative di questo genere possano aver effetti molto positivi nei confronti degli studenti. Ispirandomi ad un grande della terra (Nelson Mandela) ricordo che l’educazione è l’arma più potente che si possa usare per cambiare il mondo.


LE FASI DEL PROGETTO

Il Progetto sulla violenza di genere e’ stato pensato nella riunione di programmazione annuale di settembre dalla professoressa Carmen Bozzola e dal professor Dario Balzaretti. Il piano di lavoro si inserisce in un programma più generale dell’Istituto tecnico industriale Giuseppe Omar di Novara dal titolo “L’Omar: dove la cultura tecnica sposa la cultura umanistica” che ha, fra i diversi obiettivi, anche quello di aiutare i nostri alunni a diventare Cittadini a trecentosessanta gradi, capaci di cogliere le sfide del nostro tempo e di essere aperti a capire i fenomeni nuovi della società. Per questi motivi ogni anno gli insegnanti dell’Istituto programmano e portano a termine progetti che vedono gli studenti coinvolti nell’analisi di aspetti culturali e o di fenomeni sociali tra i più vari, con lo scopo di favorire la loro capacità critica, mettendosi in gioco in attività didattiche “alternative”. Nel corso dell’anno scolastico 2016/2017 si è pensato di affrontare il fenomeno della violenza in generale e in particolare della violenza di genere, per una serie di motivazioni che cercheremo di esaminare. I recenti fatti di cronaca, accaduti anche nel Novarese, l’utenza dell’Istituto, prettamente maschile, il desiderio di proporre una Scuola collegata alla società e soprattutto il desiderio di “provare a fare scuola” in modo più innovativo, hanno spinto gli Insegnanti a programmare il progetto.


22

Le classi coinvolte sono tre quinte, di indirizzo diverso: si va dall‘Elettrotecnica, alla Meccanica, alla Chimica. Sono quasi tutte classi che nell’anno scolastico 2015/2016 avevano già svolto un progetto di approfondimento letterario, dimostrando sia capacità di interagire nei gruppi sia interesse nell’affrontare in modo nuovo argomenti del tradizionale programma scolastico. Tali sono stati i motivi e forse anche il desiderio da parte degli insegnanti di mettersi in gioco come professionisti della cultura e dell’educazione, convinti che la Scuola debba essere un centro di conoscenza e che la funzione docente non possa esaurirsi nel trasmettere solo i contenuti del programma ministeriale, ma che a loro spetti il compito dell’educazione dei ragazzi. La Letteratura, per noi docenti del Progetto, non è solo uno strumento per la preparazione linguistica e umanistica, ma anche  uno strumento per stimolare la crescita affettiva, civile ed europea degli alunni. Si intende dire cioè che lo studio di autori e di movimenti italiani ed europei può favorire la crescita degli alunni che diventeranno il futuro del nostro Paese. Il progetto è nato da queste considerazioni ed è stato svolto per l’intero anno scolastico, nelle ore curriculari e non, pertanto un doveroso e sincero ringraziamento va a tutti i Colleghi che hanno contribuito alla riuscita del lavoro. Al progetto è stato data la seguente titolazione  “Lo studio della Letteratura come strumento per educare all’affettività” titolo che ci sembrava ben riassumere il valore dello studio letterario. Fasi del Progetto: • Ricerca, analisi e selezione del materiale • Intervento di esperti sui fenomeni legati alla violenza


23

• Discussione tra alunni e tra alunni ed insegnanti • Stesura di elaborati • Stesura di un questionario da sottoporre a insegnanti ed alunni e non dell’Istituto • Elaborazione matematica e statistica dei risultati del questionario Al fine di approfondire gli aspetti psicologici e legali relativi alla tematica del progetto ci si è rivolti al Centro antiviolenza nazionale che ci ha indirizzato all‘Assessorato delle Pari Opportunità della Provincia di Novara, nella persona della dottoressa Laura Noro che si è dimostrata entusiasta del Progetto e una valida collaboratrice. E’ Lei infatti che si è fatta carico di individuare gli esperti Dottoressa Giuliana Ziliotto e Dottor Carlo Brasili e l’Avvocato Anna Livia Pennetta, che hanno poi interagito con i docenti e con gli alunni. L’Avvocato e gli Psicologi, con i quali gli insegnanti hanno avuto diversi contatti per programmare e concordare gli interventi, sono intervenuti nelle classi per puntualizzare gli aspetti legali e psicologici legati alla violenza in generale e alla violenza di genere in particolare. Il loro intervento è stato estremamente qualificante ed utile. La presenza estranea al contesto scolastico è stata importante perché ha permesso ai ragazzi di affrontare l’argomento con linguaggi diversi, da quello prettamente scolastico. Gli psicologi, dottoressa Ziliotto e dottor Brasili, e l’avvocato dottoressa Pennetta, hanno incontrato le classi una prima volta collegialmente e una seconda divise per gruppi.


24

Gli argomenti affrontati sono stati mirati a favorire la presa di coscienza degli alunni sul fenomeno della violenza ed hanno posto dei quesiti di riflessione. Gli interventi dell’Avvocato Pennetta hanno invece affrontato le problematiche legali legate alla manifestazione degli atti violenti e le loro conseguenze dal punto di vista della legge. Sono stati tutti momenti altamente qualificanti e stimolanti sul piano didattico oltre che per il loro valore contenutistico. Altra fase importante del progetto è stata quella della ricerca e della selezione dei testi da analizzare, tendenti a dimostrare come in Letteratura sia la figura della donna sia quella dell’ uomo fossero modelli stereotipati, ognuno con un ruolo ben preciso e definito nel corso dell’evoluzione sociale: la donna vista come oggetto dipendente dall’uomo e quest’ultimo come individuo incapace di soffrire, di piangere o semplicemente di chiedere scusa. La scelta dei testi non è stata facile, considerato anche che la Letteratura è sempre stata al maschile e per i maschi, l‘educazione e la formazione culturale della donna non era la priorità nelle società del passato. Si è partiti dall‘analisi delle fiabe, per poi passare a testi di autori del Trecento fino ad arrivare al Novecento. Gli scritti sono stati selezionati, letti ed elaborati dagli alunni, dopo ampie discussioni tra gli stessi, sempre guidati dagli insegnanti. Ci si è occupati anche dell‘evoluzione storica dei movimenti femministi e di come la Donna, nel corso soprattutto degli ultimi anni sia riuscita ad ottenere la parità giuridica


25

con l’ uomo seppur essa fosse già stata sancita dalla nostra Costituzione (art. 3). Altro momento, secondo noi, importante è stato l’ideazione e la stesura del questionario (vedi allegato) somministrato agli altri studenti delle classi quarte e quinte dell’Istituto e ai docenti. I dati sono stati elaborati statisticamente dagli alunni con l’aiuto dell’insegnante di Matematica ed è stato anche questo un momento non tradizionale per svolgere argomenti del programma.

Conclusioni Il Progetto, seppur con i limiti di cui siamo consapevoli, riteniamo che abbia raggiunto gli obiettivi prefissati nella programmazione. E’ stato un’attività didattica altamente qualificante per noi docenti perché ci ha permesso di svolgere la nostra funzione in modo creativo. Didatticamente il Progetto è stato un modo per tentare di fare scuola, come già detto, in modo innovativo e interdisciplinare, che ci ha costretto come docenti a rimetterci in gioco, ad “inventare “ strategie educative nuove, ad analizzare i testi non per una semplice lettura narratologica, ma per andare “oltre” ricercando i collegamenti con l’argomento che andava sviluppato. Ci ha permesso, altresì, di cogliere aspetti meno conosciuti dei nostri allievi che hanno lavorato in contesti e situazioni diversi da quelli tradizionali.


26

Se anche il lavoro prodotto non è esauriente è comunque per noi un buon punto di partenza, che andrà sviluppato ed ampliato nei prossimi anni.

Il progetto ANNO SCOLASTICO 2016/2017 Nome del progetto: “Lo studio della letteratura come strumento per educare alla affettività contro la violenza sulle donne” fa parte di un progetto più ampio di cittadinanza attiva. Le classi coinvolte sono 5EA 5MB 5CB dell’ITI Omar di Novara, in collaborazione con la Provincia di Novara Assessorato per le pari opportunità. GRUPPO DI LAVORO Nome Carmen Bozzola, Dario Balzaretti Dott. Giuliana Ziliotto Pellati, Dott. Carlo Brasili, Avv. Anna Livia Pennetta

Responsabili di progetto Carmen Bozzola, Dario Balzaretti

Il Progetto avrà il supporto della Provincia di Novara Assessorato alle pari opportunità

1 Specifiche del progetto 1. Dati di base Ai Docenti è sembrato importante proporre uno spunto di


27

riflessione agli alunni delle classi quinte sulla violenza in generale e su quella di genere in particolare per la particolarità di utenza dell’Istituto, prettamente maschile, anche in considerazione dei troppi casi di cronaca relativi al femminicidio e ad atti di violenza nei confronti delle donne. 2. Scopo dell’intervento formativo (descrivere gli obiettivi in termini generali dell’intervento) • Obiettivi comportamentali 1) collaborazione 2) accrescere la consapevolezza del rispetto nei rapporti con gli altri 3) sapersi confrontare con gli altri 4) sapere modificare le proprie opinioni • Competenze 1) Raccogliere e organizzare fonti e informazioni utili all’attività di lavoro 2) Elaborare in forma scritta – anche con il supporto delle moderne tecnologie - trattazioni articolate e critiche su vari temi relativi al tema in oggetto 3) sapere confrontare testi diversi e di diverse epoche per coglierne affinità e diversità 4) sapere contestualizzare in un quadro storico politico sociale le problematiche sociali relative al rapporto uomo/donna


28

1. Caratteristiche allievi in entrata (descrivere le competenze in entrata degli allievi e gli eventuali prerequisiti di accesso) Tipologia partecipanti Studenti della classi quinte con competenze di base nell’analisi di testi letterari e conoscenze storiche sulla situazione femminile dalla fine dell’Ottocento al Novecento

Numero min. 45

Numero max. 45

2. Tipologia didattica Verifiche/valutazione due valutazioni: una in itinere a fine febbraio e una al termine del progetto % Durata Tipologia Da novembre 2016 a Tradizionale d’aula 70% maggio 2017 Esercitazioni di laboratorio 20% Interventi di esperti esterni: Psicologa, Avvocato


29

3. Articolazione dei contenuti didattici (descrivere le unitĂ didattiche, periodi di stage; descrivere poi i profili di docenza, codocenza, tutoraggio richiesti) UnitĂ  didattica/stage Novembre: 30 novembre dalle ore 10,30 alle ore 13,00 incontro con gli esperti esterni Dicembre:lavoro di lettura e analisi dei testi letterari Febbraio: ricerca di materiali di approfondimento e discussioni in aula

Profilo di docenza richiesto Docenti dell’Istituto: Lettere e Storia

Esperti in Psicologia e Giurisprudenza

Maggio:: ultimazione lavoro e presentazione alle famiglie e alla cittadinanza

2 Specifiche per la realizzazione del progetto Sede Periodo di svolgimento

G. Omar Novembre 2016 – Maggio 2017

2.1. Programma didattico del progetto (metodologia di svolgimento, tempi di svolgimento) Lezioni frontali, ricerca individuale e/o a gruppi, lezioni laboratoriali di lettura e analisi testuale, discussioni tra gruppi, conferenze di esperti esterni.


30

2.2. Materiale di supporto (specificare le caratteristiche del materiale didattico previsto per il progetto e quello per la formazione a distanza se prevista) Letture previste dal Progetto: Casa di bambole di Ibsen, Una donna della Aleramo, Manifesto della donna futurista, Manifesto della lussuria, Favole, La lupa, Sole Luna e Talia di Basile, Dalla parte delle bambine. Utilizzo dell’Aula Videoconferenze 1, un laboratorio; strumenti di videoproiezione Data fine del progetto (prevista): 10 giugno 2017 Firma dei responsabili del progetto: C. Bozzola – D. Balzaretti


31

Dalla relazione del Procuratore della Repubblica Dottoressa dell’ 08/03/2017 presso B.P.N di Novara: “L’amore è la forza vitale dell’uomo, è la spinta che muove ogni cosa, l’unico sentimento capace di rendere l’uomo un uomo. L’amore è libertà, è spontaneità, è benessere, è felicità. La violenza è assenza di libertà, assenza di spontaneità, assenza di benessere, è infelicità L’amore tra un uomo e una donna si realizza solo quando i due soggetti sono liberi da ogni costrizione, quando si sentono due autonomie che camminano insieme, capaci di confrontarsi e di capire che l’uno e l’altra sono esseri liberi di pensare e di essere.”

Introduzione Dopo l’incontro con gli psicologi e l’avvocato abbiamo iniziato a ragionare sull’aggressività e sulla violenza e sul loro vero significato. Dalla discussione è emerso che i due termini sono ben distinti e non intercambiabili, infatti indicano momenti e condizioni diversi. L’aggressività, secondo noi, può essere associata a un carattere, a un modo di fare che vuole porre se stessi al di sopra degli altri: a volte non ci si accorge di essere aggressivi perché può essere un comportamento che nasce spontaneamente, come caratteristica del carattere.


32

Esiste poi secondo noi una forma di aggressività, che potremmo definire adattiva, ossia tale da contribuire alla stabilità fisica e psichica di una persona. E’ un tipo di aggressività funzionale all’affermazione di sé e alla tutela della propria identità. Serve per difendersi, ma anche per attaccare quando è necessario; consente cioè di segnalare all’altro che il suo comportamento non è gradito o che non si è disposti a tollerarlo. E’ indispensabile, in taluni contesti, per ottenere rispetto, per comunicare che determinati limiti non devono essere superati. Non avere il coraggio di manifestare la propria collera, quando essa è giustificata, pone il soggetto nella condizione di diventare una vittima o di non essere preso in considerazione perché è irrealistico pensare che nessuno approfitti dell’altrui cedevolezza. Un po’ di “sana grinta”, secondo noi, serve per non lasciare che altri calpestino i nostri diritti. Secondo noi è importante che sin da bambini si impari ad esprimere il dissenso, la rabbia e l’odio, sentimenti reali che come tali vanno riconosciuti. Parlare dei sentimenti e delle emozioni è secondo noi il primo passo per poi controllarli. La violenza invece è una manifestazione volontaria fatta con atti fisici e o verbali, come aggressioni verso gli altri con lo scopo di procurare danno. La violenza non è solo violenza fisica, ma esiste anche quella verbale e psicologica, che “feriscono l’anima” e sono molto più difficili da individuare e da denunciare. La violenza psicologica mira ad annullare la personalità dell’altro, a farlo sentire un niente, un essere insicuro e “meritevole” di maltrattamenti. Il soggetto perde l’autostima, si sente morto dentro ed incapace di ogni reazione. E’ proprio


33

questa una forma di violenza insidiosa difficile da far emergere e spesso colui che è vittima la nega a se stesso, trovando giustificazioni nei confronti di chi è il violento. Se la violenza fisica spesso balza sui giornali per i fatti di cronaca, quella psicologica rimane sommersa, non viene denunciata e spesso i famigliari la “coprono” per vergogna, costringendo la vittima ad un a vita da vittima e togliendone la possibilità di vivere pienamente la propria vita. Perché si diventa violenti? Molti possono essere i motivi, che andremo ad illustrare con l’elaborazione dei questionari, crediamo però che una cultura della legalità e basata sul rispetto dell’altro possa aiutare noi ragazzi a diventare uomini consapevoli che ogni persona, uomo o donna debba essere rispettata in quanto persona.


34

A

bbiamo iniziato il progetto analizzando alcune opere letterarie. Dalle letture fatte emergono modelli stereotipati sia della figura maschile sia di quella femminile. I generi analizzati sono: fiabe, testi narrativi, testi poetici, opere liriche e testi teatrali. Emerge la figura di un uomo forte, orgoglioso, dominatore, roccioso, arido e incapace di esprimere i propri sentimenti. Piangere non sembra essere un attitudine maschile, infatti, non ci è mai capitato di trovare un personaggio maschile descritto con caratteri “deboli”. La donna, al contrario, viene sempre rappresentata come: sottomessa, fragile, sdolcinata, debole, dipendete dall’uomo sia economicamente sia psicologicamente. È dipinta come “sesso debole” e già da questa espressione capiamo che essa è considerata inferiore all’uomo. Anche dall’analisi delle opere liriche, emergono eroine che muoiono, che si suicidano o che vengono uccise per amore. La letteratura quindi, non ha mai saputo raccontare storie di donne capaci di “prendere in mano la propria vita”, di donne capaci di “rompere gli schemi” storici legati alla sua persona. L’uomo è sempre descritto con i tratti dell’uomo forte, ci sembra quindi, un “pover uomo”che non può esternare il proprio dolore derivante da un amore tragicamente finito, che non può dimostrare il proprio lato più debole e sensibile, costretto ad indossare la “maschera” dell’uomo forte. Alle tipologie sopra elencate vi è, soprattutto nelle produzioni letterarie di fine ‘800 inizio ‘900, la “donna fatale” colei che succhia la linfa vitale dell’uomo e che gli impedisce di raggiungere i propri obiettivi ( si pensi a Fosca di


35

Tarchetti, La Lupa di Verga, alle donne sveviane ecc.). Fin dalla preistoria l’uomo era colui che cacciava: era valoroso, forte ed era il capo della famiglia poiché permetteva ad ogni membro di poter sopravvivere economicamente, mentre la donna era colei che cercava i frutti della natura, perché considerata troppo debole per poter cacciare, procreava e cresceva la prole. La donna vista come procreatrice si è protratta nel tempo fino alle prime civiltà organizzate socialmente allora poté assumere due ruoli: presso alcune civiltà le donne si emanciparono tanto da creare governi matriarcali, in altre rimasero sottomesse agli uomini tanto da non essere considerate parte integrante della società, come in Grecia, dove le donne non erano ammesse alla vita sociale e al governo della città; le uniche che godevano di libertà erano le sacerdotesse e le prostitute. Anche nella Roma antica la donna era sottomessa all’uomo in quanto doveva essere tutelata da quest’ultimo; il suo ruolo era di allevare i figli e di accudire alla casa (lanam filios fecit – dalle epigrafi sepolcrali delle antiche matrone) La società di queste due grande potenze come si vede era basata sul controllo maschile: le donne erano considerate come degli oggetti, cedute in matrimonio in cambio della dote e di somme di denaro. Nelle stesse società nacque anche l’idea dell’uomo visto come eroe: nei grandi poemi greci e latini sono gli uomini ad essere i protagonisti e ad assumere comportamenti rispettabili e degni di nota. L’uomo era la persona forte, fiera, impavida che combatte per la libertà e per la patria, la donna invece era considerata


36

un oggetto o spesso causa di sventure. Tipici esempi sono Achille e Briseide: Achille è un valoroso guerriero, immortale, mentre Briseide è un bottino di guerra, è una donna rapita per essere usata come oggetto del piacere. Anche la figura di Andromaca, la moglie del valoroso Ettore, difensore strenuo, fino alla morte della propria patria, nel momento in cui il marito è pronto a immolarsi per la salvezza di Ilion sembra egoisticamente solo dedita alla famiglia, al figlio, incapace di concepire la grandezza del valore eroico del guerriero e la forza sublimante della morte in combattimento. Altro esempio sono Ulisse e Penelope: Ulisse è un uomo che combatte in guerra per la patria e per amore della conoscenza, secondo il racconto dantesco, disposto ad abbandonare la famiglia: un uomo-eroe simbolo della grandezza umana nella quotidiana battaglia con la natura. Penelope è invece una donna simbolo della fedeltà coniugale, costretta ad ingannare gli altri pretendenti, i Proci, al fine di non dover scegliere nessuno di loro e aspettare il ritorno del marito. L’importanza dell’uomo nella società di Roma antica nasce con il mito stesso della fondazione della città: sono due gemelli maschi a fondare la città che diventerà, poi, il più grande impero della storia; saranno loro che, per necessità, essendo una città fondata da uomini, compiranno il “Ratto delle Sabine”, Ratto che simboleggia l’uso della donna-oggetto. La donna riveste quindi, sin dalla mitologia greca e romana, il ruolo di una persona oggettificata o la personificazione


37

di quelli che sono atteggiamenti e comportamenti sbagliati che l’umano può assumere nelle varie situazioni in cui si trova. Il ruolo della donna non cambiò dopo la diffusione del Cristianesimo, nonostante questo predichi l’uguaglianza. La sottomissione della donna è già chiara fin dal fatto che Dio è considerato un uomo e che prima fu creato Adamo, e poi Eva, la donna alla quale Dio disse di sottomettersi e vivere per l’uomo. Sempre nei testi sacri Eva è vista come una peccatrice e una traditrice della parola di Dio in quanto è lei che cade nelle tentazioni del serpente, dimostrando la sua ingenuità e la necessità di essere posta sotto la tutela dell’uomo. Le donne sono considerate inferiori anche perché nei Vangeli e nei Testi sacri Gesù aiuta i bisognosi: malati, deboli e tra questi ci sono anche le donne. Per il Cristianesimo la donna è l’oggetto di procreazione: Maria rimane incinta nonostante sia vergine, ed anche oggi per la Chiesa la donna ha nella gerarchia ecclesiastica un ruolo inferiore perché non può aspirare al Papato. La concezione di donna peccatrice si diffuse per tutto il medioevo tanto che le donne erano considerate lo strumento attraverso il quale il diavolo esplicava le sue volontà: era considerata tentatrice e strega e, per questi motivi, molte furono arse vive. Nel Medioevo la donna assunse un ruolo da protagonista nei testi dei grandi scrittori trecentisti: Dante, Boccaccio e Petrarca. Per questi padri della cultura italiana, la donna nonostante sia spesso immaginaria, è il mezzo attraverso cui


38

arrivare a Dio. E’ considerata un angelo e come tale va cantata, ammirata e amata. Nella letteratura, come si vede, la condizione femminile assunse un’accezione positiva, ma nello stesso periodo la sua condizione politico-sociale rimase di inferiorità. Le donne mantennero esclusivamente il ruolo di procreatrici e con l’avvento delle monarchie nazionali non poterono mai ambire al trono poiché questo ruolo spettava al solo sesso maschile. La rivoluzione avvenne in Inghilterra e Austria, stati nei quali fu poi possibile anche alle donne assumere la carica di Regina, basti pensare a Maria Teresa d’Austria, ad Elisabetta I o alla Regina Vittoria, i governi delle quali sono giudicati governi “illuminati”. Altre donne avevano assunto il potere in nome dei figli perché minorenni o influenzavano l’operato del marito. Questo potere non fu mai loro riconosciuto. Oggi esistono diverse monarchie che vedono a capo delle donne, come in Gran Bretagna. Le donne assumeranno grande importanza durante i movimenti femministi e soprattutto durante i conflitti mondiali quando inizieranno a svolgere lavori maschili poiché gli uomini erano a combattere al fronte. Inoltre assunsero importanza durante la resistenza partigiana quando si affiancarono agli uomini. Durante il ventennio fascista, però, il ruolo della donna era quello di : “angelo del focolare”, tanto che, durante il sabato fascista, i bambini maschi si esercitavano alla guerra e alle tattiche militari; le bambine, invece, andavano a scuola


39

e veniva insegnato loro come cucire, pulire, cucinare e prendersi cura dei figli. La donna, nel corso dei secoli, è sempre stata considerata come uno strumento di procreazione e al custode della casa. Il alcuni paesi orientali però, la donna per motivi religiosi ancora oggi è sottomessa all’uomo. Oggi nei Paesi occidentali assistiamo all’emancipazione vera e propria della donna, quest’ultima non vuole più essere considerata un essere ingenuo, un oggetto del piacere e della procreazione, ma un essere autosufficiente e alla pari dell’ uomo, tanto che le donne realizzano se stesse, le proprie aspirazioni ed ambiscono a carriere lavorative: sono sempre più donne indipendenti. Nel nostro Paese, la donna è formalmente riconosciuta al pari dell’uomo ma nella realtà dei fatti ha meno opportunità lavorative degli uomini, cioè esistono ancora lavori esclusivamente maschili (carabiniere, meccanico…) o esclusivamente femminili (badante, casalinga…). Inoltre, in alcuni casi, le donne si trovano in difficoltà nell’ambito lavorativo a causa del fatto che, se sono in gravidanza, non vengono assunte o, peggio, vengono licenziate. Diversi uomini considerano la donna come un oggetto, una proprietà esclusiva e ciò è una delle cause della violenza sulle donne che portano ai femminicidi e violenze domestiche. La violenza sulla donna spesso ha origine dal fatto che l’uomo si sente “minacciato” e reso “piccolo” di fronte all’indipendenza della donna ed usa quindi la violenza per ristabilire quello che per lui è la “giusta gerarchia”. Il ruolo del maschio forte è creato sin da quando si è piccoli poiché nella favole e nelle fiabe il personaggio


40

femminile è ingenua che cede alle tentazioni o cattiva, maligna e vendicativa o è una creatura con dei poteri magici, la strega; l’uomo è sempre associato ad aggettivi positivi e descritto come un eroe che salva la situazione e si prende cura della donna.

Dalle fiabe alla letteratura dell’800 Quando eravamo bambini tutti ascoltavamo le storie che i nostri genitori ci leggevano, prima di andare a letto. Quanto era bello quando la sfortunata fanciulla veniva salata dal suo eroe e insieme vivevano felici e contenti! Che dire, poi, della loro naturale bellezza. Ogni fanciulla era descritta con lineamenti armoniosi e tratti delicati e tutte le protagoniste sono accomunate da: grazia, gentilezza, ingenuità, ubbidienza e bellezza, ma tutte dovranno essere “salvate” da situazioni pericolose da un uomo che è descritto come forte, leale e coraggioso. Le fiabe rispecchiano quindi aspetti e mentalità della società nelle quali sono state scritte, dove la figura femminile era considerata inferiore rispetto a quella dell’uomo, perciò i personaggi femminili erano ingenui o malvagi, e le loro mansioni umili. Nella maggior parte delle fiabe antiche la donna e’ presentata o come una persona stupida e di poca intelligenza, o buona ma inetta o come malvagia. I suoi compiti erano umili e faticosi: era al servizio del maschio e l’unico tipo di donna dotata di un briciolo di intelligenza è l’antagonista che sfrutta la povertà altrui,


41

sentendosi superiore agli altri. L’antagonista è invidiosa e perfida; la protagonista delle fiabe, è invece stupida, buona, gentile e laboriosa, ubbidisce senza capire e ragionare. E’ onesta con tutti, ma viene maltrattata proprio perché è umile e indifesa, a volte viene aiutata da altri personaggi perché è debole e non in grado di cavarsela da sola. Spesso è molto giovane e semplice, non abita con la famiglia ed è costretta a fare cose inimmaginabili come si evince dalla lettura di alcune fiabe italiane raccolte da Italo Calvino: ne “Le bambine vendute con le pere”. Le fiabe della tradizione propongono donne miti, passive, unicamente preoccupate della propria bellezza, le figure maschili sono invece presentate come personaggi attivi, forti, coraggiosi, leali e intelligenti. Le figure femminili delle favole le possiamo inserire in due categorie: le buone e inette e le malvagie. Nelle fiabe dei fratelli Grimm l’80% dei personaggi negativi sono femmine, le uniche figure femminili buone e positive sono le fate che, però, non usano le proprie risorse personali, ma un magico potere conferito dall’esterno! Se analizziamo una fiaba, tra le più comuni, come Cappuccetto Rosso, leggiamo la storia di una bambina mandata per i boschi da una madre irresponsabile e che verrà salvata dall’intervento di un uomo coraggioso: il cacciatore. Nella favola Biancaneve e i sette nani quando è ospitata dai nani è lei a riordinare la casa (lava, pulisce, cucina cantando felice), ma riesce a mettersi negli impicci accettando una mela che le viene offerta da una sconosciuta e viene salvata anche lei da un uomo: il Principe Azzurro. 


42

Cenerentola è invece il prototipo delle virtù domestiche, accetta supinamente una situazione intollerabile, senza ribellarsi, anche lei verrà affrancata dalla sua condizione da un uomo: il principe. La donna protagonista delle fiabe, come si è visto, si sottomette al volere dell’uomo,diventando un essere umile ed indifeso, mentre la figura maschile ci è sempre presentata come portatore di coraggio, lealtà è insomma un errore senza paura. Nel corso degli anni la figura della donna nella letteratura è cambiata radicalmente. Nel 1200, per la Scuola Siciliana, il rapporto tra uomo e donna era paragonabile al rapporto che vi era tra vassallo e feudatario: l’uomo si poneva ai piedi della donna come il vassallo omaggiava il feudatario. Nel 1300 la donna assunse un ruolo diverso, per lo Stilnovo era una donna angelo, capace di salvare l’anima dell’uomo e di innalzarlo spiritualmente. Dal 1400 al 1600 invece con il Poema Cavalleresco al centro è posta la figura maschile trascurando quella femminile. Un’attenzione particolare va però al Poema Comico Cavalleresco che descriveva una donna capace di armarsi e di persuadere l’uomo. Dal 1600 in poi la donna nella letteratura viene descritta con caratteri più carnali e completi, è una donna che non ricopre ancora posizioni sociali, ma che deve sottostare al maschio da cui dipende economicamente ed affettivamente. Delineiamo ora le figure di tre personaggi femminile di opere dell’800. Il primo personaggio è Nora da “Una casa di bambole” di H. Ibsen. Nora è una “bambina” passata dalla casa del padre


43

a quella del marito senza alcuna consapevolezza; anche nel rapporto con i figli la sua figura si mostra come quella di una compagna di divertimento più che di madre. Fa di tutto per compiacere ai suoi uomini: prima il padre e poi il marito. Nora scopre che le sue concezioni non le appartengono e prende consapevolezza di ciò, decide di andarsene per ritrovare la propria identità. La voglia e il bisogno di Nora di emanciparsi sono esempi della sua ricerca di imporsi come persona. Nora rendendosi conto che il suo matrimonio è fondato sulla subordinazione al marito/padre, che lei ha accettato, decide che è ora di cambiare ruolo, educando se stessa e capendo in modo autonomo come è meglio gestire la propria vita. Il dramma di Nora è quello di una donna costretta a vivere in una società a cui non sente di appartenere. La sua vicenda non è soltanto una polemica sulla condizione femminile del XIX secolo, ma è una testimonianza dell’insopprimibile anelito alla libertà e all’esaltazione della vita. Nora non capisce le leggi della società borghese e non riesce a ritenerle giuste perché non è disposta a rinunciare a vivere. Tutte le leggi che le proibiscono di amare e di essere felice sono per lei solo parole scritte in qualche libre, Nora vuole vivere pienamente e realizzarsi come persona senza più essere una bambola. L’opera, quando venne rappresentata la prima volta, venne accolta sfavorevolmente dal pubblico borghese di quel tempo che considerava sacri i valori della famiglia. La figura di Anna Karenina, nell’omonimo romanzo di L.


44

Tolstoj, è quella della donna legata alla ricerca della felicità e della propria identità. Il romanzo tratta i temi, della gelosia, dell’ipocrisia, della fede, della famiglia, del matrimonio e mette soprattutto in evidenza il conflitto tra lo stile di vita contadino e quello urbano. Anna fa parte dell’alta società di San Pietroburgo fino a quando non lascia suo marito per andare con il conte Vronskij, ufficiale dell’esercito. I due innamorando sono giudicati male dalla società perché infrangono i valori della famiglia borghese. In Anna è presente una fragilità interiore e una carica passionale che si manifesterà al termine del romanzo con il suo suicidio. Passiamo ora ad analizzare la figura di Lucia ne “I promessi sposi” di A. Manzoni. Mentre le figure di Anna Karenina e Nora sono legate alla ricerca della libertà e dell’identità, negata dalle convenzioni sociali e dagli ideali dell’epoca, Lucia è totalmente immersa nella società del suo tempo nella quale la fede religiosa è considerata principio fondamentale del vivere umano e della quale la figura della donna ne è fortemente condizionata. Diversa è Gertrude, la Monaca di Monza, che compare sempre nel romanzo del Manzoni, che con la sua sofferenza e ribellione interiore, delinea una condizione più moderna della donna, donna che non accetta più una vita impostale dagli altri. Lucia si dimostra una donna forte e con una forte fede, con principi fondati sul rifiuto del male e sull’adesione sincera alla vita. È un personaggio “fermo”, incapace di sotterfugi, rimane fedele a quei principi religiosi che ne caratterizzano il


45

personaggio e che porterà Lucia quasi a rinunciare all’amore per Renzo, in nome di un voto espresso a Dio.

Il piacere e Le vergini delle rocce di Gabriele D’Annunzio Violante (Le vergini delle rocce) Violante è la protagonista del romanzo “Le vergini delle rocce” scritto nel 1895 da Gabriele D’Annunzio. La protagonista è la “femme fatale” suprema e inaccessibile, bella come solo chi è a un passo dalla morte può esserlo. Questa è la descrizione che D’annunzio ci dà di Violante, che lentamente si uccide inalando pregiati profumi, inebriandosi fino allo stordimento e alla dipendenza. Claudio Cantelmo che rappresenta il dandy del romanzo è vittima del suo stesso desiderio non sa chi scegliere tra Violante, Anatolia e Massimilla. Il protagonista è un esempio, seppur fallimentare di figura di superuomo dannunziano, ma non esiste nei romanzi di D’Annunzio una donna forte, che sa ergersi al di sopra degli altri.

Elena Muti (Il Piacere) Elena Muti è la protagonista del romanzo “Il Piacere” scritto da Gabriele D’annunzio. Essa è la figura di donna emancipata seduttrice, ammaliatrice di uomini, priva di pudore e soprattutto vive al di sopra delle regole borghesi. E’ una donna senza scrupoli e dedita all’eros e al lusso.


46

La figura di Elena Muti è speculare al dandy cioè al superuomo che rappresenta Andrea Sperelli che viene sedotto. Nella società in cui vive il D’Annunzio diviene sempre più importante l’erotismo che, insieme all’arte della seduzione, costituisce per molti la via più semplice per ottenere ciò che si vuole. Elena seduce il suo amante fino al punto da farlo pendere dalle sue labbra, dal suo sguardo, dai suoi desideri. Elena ha una rivale nall’altra figura femminile del romanzo Maria Ferres, che è una donna colta, intelligente, pura e spirituale, amante della famiglia, che rappresenta però la preda per il superuomo conquistatore.

L’esclusa di Luigi Pirandello In tale opera emerge il concetto secondo il quale la società attribuisce delle maschere a ciascun individuo e tali maschere (intese in senso metaforico) non corrispondono alla realtà, ma, purtroppo, è molto difficile liberarsi da esse. Marta protagonista del romanzo, considerata adultera dal marito e dalla gente del paese, è per questo, esclusa dalla vita sociale, sebbene ella sia innocente. Quando Marta non tradisce suo marito, egli la caccia di casa, ma, quando lei comincia una relazione con il suo presunto amante, Gregorio Alvignani, il marito vuole ritornare insieme a lei. Il romanzo in questione ha come protagonisti Marta e Rocco, coppia sposata. Marta è una donna dal carattere non fragile, ma che viene messa a dura prova quando è esclusa,


47

ingiustamente, dalla società. Rocco, invece, è un marito insicuro e molto geloso, per tale ragione, quando scopre le lettere, non esita a cacciarla di casa con violenza. Marta Ajala si trova in una situazione di esclusione sociale, simile a quella di Anna Karenina, ma Marta, a differenza dell’altra donna, ha un carattere più risoluto, per questo non arriverà al suicidio.

Una donna di Sibilla Aleramo Nel romanzo l’Aleramo denuncia i soprusi di cui sono vittime le donne e si scaglia contro quelle donne scrittrici che si sono dedicate ad un particolare tipo di letteratura, quella “rosa”, di evasione, che esaltava il ruolo della donna madre, di eroine incapaci di riflettere sulle proprie condizioni e di essere partecipi dei problemi sociali. La letteratura al femminile spesso esalta figure di donne incapaci di valorizzare la propria personalità, dedite solo alla cura dei figli, all’amicizia platonica, ai sogni senza vivere un ruolo attivo né in famiglia né nella società. Una donna di Sibilla Aleramo è considerato uno dei primi romanzi che tratta tematiche femministe, non è un romanzo, ma è un vero e proprio diario dell’autrice che lo ha scritto per spiegare al figlio le motivazioni che l’hanno allontanata da lui. Nel romanzo “Una donna” sono rappresentati più personaggi femminili: ognuno rappresenta aspetti diversi dalla condizione femminile, ma tutti hanno come denominatore


48

comune l’annullamento della personalità della donna, il loro destino è, insomma, quello di essere escluse “dalle decisioni che contano veramente”. La narrazione si apre con una veloce panoramica dell’infanzia e della pubertà di Sibilla che, dal nord Italia, per impegni di lavoro del ricco padre, si trasferisce in una piccola cittadina del sud. Se all’inizio lei è spensierata e non fa caso alle dicerie e alle voci maliziose che girano nel paese, successivamente inizia a guardarsi realmente intorno e vede come la sua famiglia si stia disgregando: lei e il padre lavorano fianco a fianco in azienda, mentre sua madre cade in una profonda depressione trascurando la casa e i figli. La svolta vera e propria si ha quando lei viene disonorata da uno dei più promettenti ragazzi del posto e, a soli quindici anni, è costretta a sposarsi. A partire da questo momento la sua vita diventa un vero inferno fatto di gelosie, violenza, solitudine e ricerca disperata d’amore. L’unico che ama veramente Sibilla è il suo bambino. Il libro ricorda qual è stata, e qual è ancora, in alcune parti del mondo, la situazione delle donne che, prima del matrimonio appartengono al padre, per poi diventare proprietà esclusiva del marito. Gli anni di solitudine e di depressione che Sibilla ha vissuto nella grande casa isolata, la violenza fisica e la costante pressione psicologica a cui è stata sottoposta per lungo tempo, sono certamente il tema principale del diario che si articola in fasi altalenanti strettamente legati ala fragile psiche della donna. L’uomo che decide di sposare è possessivo e geloso, la desidera fisicamente a non la ama, ciò che


49

realmente desidera è la sua eredità, i soldi e i possedimenti di suo padre. Sibilla quindi si ritrova a sedici anni reclusa in casa, allontanata dalla sua famiglia e succube di un uomo prepotente. Gli unici spiragli di luce che per lunghi anni la terranno ancorata alla vita sono suo figlio e la scrittura, unica fonte di distrazione e sfogo. L’ambientazione è un paese del sud culturalmente e mentalmente arretrato e chiuso in cui tutti conoscono tutti e dove formulare malignità e cattiverie è uno dei passatempi preferiti. Si parla, si spettegola, si vocifera continuamente, le donne non hanno altro da fare perché sono quasi sempre chiuse in casa o in compagnia di altre donne. Tutto questo contribuisce a creare un ambiente ostile per la protagonista che, essendo “straniera” e figlia dell’uomo più ricco del paese, è sempre sotto costante osservazione, viene continuamente giudicata per la sua sfacciataggine. L’unica cosa che viene sempre taciuta è la violenza perché quella avviene solo dietro porte ben chiuse e sembra quasi normale.

La lupa Uno dei primi casi letterari di femminicidio può essere considerato La Lupa di Verga . La Lupa come si capisce già dal titolo emerge come donna che incarna una sessualità istintiva e animalesca. Rappresenta una femminilità primitiva, inquietante, incontrollabile, come tanti altri personaggi femminili della precedente narrativa mondana di Verga.


50

E’ una donna magra, maliarda, ma le sue armi non sono quelle del fascino o della cultura: in lei sono presenti forze più segrete e potenti della natura. La Lupa è una donna-bestia o donna demone in cui prendono forma e corpo le forze inconscie dell’istinto. Contro di esse non c’è rimedio che tenga: l’uomo non po’ che rimanere strumento e vittima di esse e l’unico modo per uscirne è uccidere la lupa stessa

Cittadinanza attiva Quando parliamo di cittadinanza facciamo riferimento ad un concetto di tradizione occidentale. È un concetto ampio e dinamico, quindi in evoluzione continua. Esso comporta accettazione di una scala di valori. Definita come l’estensione del senso di appartenenza. Parlando di cittadinanza attiva, vi sono tre metodi di educazione ad essa. La via della conoscenza, la dimensione della socialità e i progetti modulari guidati. Fin dall’antichità la donna era vista solo come un oggetto debole, inutile e un peso per tutta la società. Ma grazie ad ideologie come quella femminista e a movimenti che sostennero questo tipo di ideologia (vedi le Suffragette), la loro condizione ha compiuto passi da gigante verso una maggiore consapevolezza dei diritti della donna. Nel corso dei secoli le donne hanno combattuto duramente per ottenere diritti e opportunità pari a quelle dell’uomo. Per arrivare ciò però hanno dovuto rimetterci la vita parecchie donne, vittime di un’ideologia che annovera un solo sesso come dominante (quello maschile). Basti pensare all’origine della festa


51

della donna (8 marzo), data presa dalla tragedia avvenuta a New York all’interno di un’industria tessile, dove persero la vita molte donne durante una manifestazione di protesta allo scopo di migliorare la propria condizione lavorativa. Da lì ha origine il riscatto sociale della donna. Oggi le donne sono parte fondamentale della società, sono istruite, svolgono lavori pari a quelli degli uomini e concorrono alla vita politica. Tuttavia nel mondo non tutte le donne sono riuscite ad ottenere questa condizione di uguaglianza. Questo accade soprattutto nei paesi del terzo mondo dove vi è scarsa istruzione e le bambine vengono già in giovane età promesse in matrimonio. Ciò porta a sminuire la figura femminile. Non accadde solo nei paesi meno sviluppati, ma anche in quelli più sviluppati, come ad esempio nel campo del lavoro, dove donne che ricoprono uguali cariche agli uomini percepiscono un salario inferiore. Il problema chiave è quello di eliminare concetti e stereotipi antichi riguardanti i ruoli maschili e femminili. La Bibbia inizia con un racconto riguardante l’origine dell’universo, nel quale uomo e donna sono creati insieme, tanto da avere uguale dignità. Non è cosi nel secondo racconto, molto più considerato, nella quale la donna viene generata a partire dall’uomo (costola). Il peccato originale, commesso dalla donna, segna la differenza di ruolo tra i due generi (maschile e femminile). Dopo il peccato, vengono chiaramente divisi i due ruoli. L’uomo deve faticare e procurarsi il cibo, mentre la donna è caratterizzata dalla condizione di madre e dalla sottomissione-attrazione verso il genere maschile. La maternità legata alla procreazione e la tensione della donna a realizzarsi in un rapporto con un uomo sono le caratteristiche che distinguono la donna.


52

“Le narrazioni bibliche che parlano della creazione dell’essere umano si mostrano reticenti nei confronti di Eva. Ella viene presentata come tale soltanto nell’ultimo dei tre capitoli che aprono il Libro della Genesi e verso la fine dello stesso, con queste parole: «L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi» (Gen 3,20). Ormai l’atto di insubordinazione si è consumato. Ormai tutto è compiuto! La donna e l’uomo hanno violato l’unico precetto vigente in Paradiso e per questo, adesso, ne vengono scacciati. E quella che, sinora, nell’Eden, veniva chiamata “donna” diventa “Eva”. Questo nome è quindi legato all’inizio della storia terrena della donna, all’inizio di quell’esperienza femminile che è tipica della condizione storica dell’umanità. DunqueAdamo ed Eva dovranno uscire dal Paradiso, non senza prima aver ricevuto parole di condanna, a causa della loro scelta scellerata. Dopo il fattaccio, Dio aveva cercato prima l’uomo e poi la donna e li aveva sottoposti a un interrogatorio. «Che hai fatto?››, aveva chiesto il Signore alla donna. «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato», gli aveva risposto (cf Gen 3,13). Allora Dio impose alla donna una tale durezza di destino che la sola rilettura fa tremare le ginocchia: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli» (Gen 3,16). Ecco, dunque, Eva. É lei la “madre di tutti i viventi”! Una donna segnata nel ventre, nel luogo meraviglioso e tipico del suo corpo. Nella “terra” più sensibile della terra! Là, la madre, la grande fonte della vita, la depositaria della vera potenza umana, proprio là, nella sua matrix, sarà ferita per sempre. Con Eva-madre entra nel mondo biblico la parola


53

“dolore”. La donna è l’ancella del dolore nel mondo perché è, allo stesso tempo, l’ancella della vita, quindi di una gioia impazzita!”1 Con l’affermazione della religione non è più lecito il divorzio, sia da parte femminile che da parte maschile, e ciò rappresenta un grande vantaggio per la donna. È vero che nel corso della storia la donna e sempre stata subordinata all’uomo, soprattutto nei tempi antichi (donna non adatta alla guerra, ai lavori pesanti ecc) aveva ruoli diversi da quelli maschili. Ma la condizione della donna cristiana è sempre stata nettamente superiore rispetto alle altre donne. Davanti a Dio la figura maschile e femminile hanno sempre avuto pari dignità. Fondamentale è la figura della Vergine Maria, che pone la donna nel sentimento comune dell’uomo, quindi la figura della donna ha grande valore nella società. La persona più pura e senza peccato è proprio Maria, una donna e non un uomo. Che il Cristianesimo dia alla donna pari importanza, è testimoniato dal fatto che molte donne hanno aderito fin da subito alla Chiesa, tanto che si è arrivati a chiamare il Cristianesimo ‘La religione delle donne’. Diversa invece era la condizione femminile nel medioevo, dove la donna era considerata una figura da proteggere, in quanto debole rispetto all’uomo. Esse furono sottoposte alla sorveglianza e all’ordine dell’uomo, fin dall’anno mille la donna

1

Rosanna Virgili, Eva, la madre dei viventi. Cose nuove: voci ed esperienze femminili di umanità, Bologna 2015.


54

conduceva una vita miserevole ed era subordinata ai voleri dell’uomo. Avevano il compito di prendersi cura della famiglia dei beni della famiglia e di crescere al meglio la prole. Le donne del castello educavano le proprie figlie, che già in giovane età (7-8 anni) sapevano cucire ed utilizzare il telaio. Le donne che invece erano libere non facevano parte di classi sociali alte, mentre la nobildonna viveva nei castelli, circondata da dame e cavalieri. Le donne ricche potevano al massimo imparare a leggere e scrivere, ma non studiare, l’istruzione era riservata solamente ai maschi. Le bambine invece fin dalla giovane età erano promesse in spose ad altri bambini, e tra le due famiglie avvenivano degli scambi di beni e somme di denaro. Già dai primi anni del medioevo la donna aveva una figura di svantaggio rispetto all’uomo, e nel momento in cui nasceva una bambina nel padre si creava una situazione di disagio. Il destino della donna girava intorno alle cure casalinghe e alla procreazione, ed era trattata nettamente peggio rispetto ai figli maschi. Le ragazze non erano tenute a istruirsi né potevano avere tanto tempo libero, questo perché la pigrizia era vista molto male. Le ragazze non date in moglie a nessuno erano obbligate ai conventi. Nell’epoca cavalleresca invece la donna esigeva protezione in cambio dell’amore. Voleva essere considerata come simbolo raffinato e voleva diventare sinonimo di virtù e gentilezza. Oggi i tempi sono cambiati, ma il ruolo della donna rimane sempre un interrogativo, è contraddittorio, infatti se da una parte l’emancipazione femminile ha permesso di ottenere pari diritti, dall’altro ha creato una nuova situazione di svantaggio per le donne, che oltre al proprio lavoro devono svolgere anche il lavoro domestico e accudire i figli.


55

Molte donne sopportano la vita lavorativa poiché supportate dal marito nei compiti di casa, altre invece si sentono sottomesse dalla propria vita, provocando stati di ansia e malumori. Ciò porta le donne a cercare un’occupazione di poche ore o addirittura ad aspettare che i figli diventino indipendenti per potersi dedicare al lavoro. In una famiglia moderna e di mentalità aperta entrambi i genitori devono avere gli stessi ruoli per quanto riguarda lavoro e crescita dei figli. Questo però accade ancora poco, nei paesi meno sviluppati la donna è e sarà ancora per tanto tempo costretta ad un vita all’ombra dell’uomo, e ciò non è accettabile.

La legislazione 1946. Le donne votano per la prima volta 1956. Alle donne è ammesso l’ accesso a tutte le professioni 1963 le donne possono entrare in Magistratura 1968 L ‘adulterio femminile non è più considerato un reato 1970 Legge sul Divorzio 1971 Legge sulla tutela delle lavoratrici 1975 Riforma Diritto di Famiglia che riconosce la parità tra i coniugi 1978 Legge sull’aborto 1981 Abolizione sul delitto d’ onore 1991 Legge sulla pari Opportunità 1993 Vengono introdotte le quote rosa 1996 La violenza sessuale diventa un reato contro la persona 2009 Viene introdotto il reato di stalking 2014 Legge sul Femminicidio


56

Abbiamo elencato solo alcune delle leggi che hanno favorito la parità tra uomo e donna e che hanno permesso a quest’ultima il suo inserimento nel mondo del lavoro L ‘aspetto che più ci ha colpito è che già l’ articolo 3 della nostra Costituzione sanciva la piena parità tra tutti i cittadini senza alcuna distinzione,ma come si nota dall’elenco la parità è una conquista recente. Abbiamo esaminato alcuni provvedimenti legislativi che più ci sono sembrati qualificanti per il pieno riconoscimento della dignità della donna. Il voto concesso alle donne, nel 1946, ci è sembrata una tappa fondamentale per il riconoscimento dell’uguaglianza civile di tutti i cittadini Delitto d’ onore Quote rosa Legge per il reato di stalking e Femminicidio

Il delitto d’onore Nello studio del diritto, il delitto d’onore è un tipo di reato il cui fine è quello di salvaguardare una particolare forma di onore, o, comunque, di reputazione, da parte di chi lo commette. Particolare riferimento va fatto a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti sessuali, matrimoniali o comunque di famiglia. In  Italia, sino alla fine del  XX secolo, la commissione di un delitto compiuto al fine di salvaguardare l’onore (ad esempio l’uccisione della coniuge adultera o dell’amante di questa o di entrambi) era sanzionata con pene attenuate


57

rispetto all’analogo delitto di diverso movente, poiché si riconosceva che l’offesa all’onore arrecata da una condotta “disonorevole” e la riparazione dell’onore non causava riprovazione sociale. L’art. 587 del codice penale consentiva quindi che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie, la figlia o la sorella al fine di difendere “l’onor suo o della famiglia”. La circostanza prevista richiedeva che vi fosse uno stato d’ira (che veniva in pratica sempre presunto). La ragione della diminuente doveva reperirsi in una “illegittima relazione carnale” che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto, che costituisse offesa all’onore. Anche l’altro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione. Le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 settembre 1981. La nostra valutazione in merito al delitto d’onore ci porta ad essere pienamente d’accordo con l’abrogazione di un’attenuante utilizzata per giustificare un atto di violenza verso il genere femminile. Negli ultimi anni, le donne hanno acquisito una condizione sempre più paritaria rispetto a quella dell’uomo, pertanto una legge così antiquata e imparziale doveva essere necessariamente abolita.

Le suffragette: una storia di lotte per i diritti Il movimento delle suffragette tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 Le suffragette erano le militanti di un partito di emancipazione


58

femminile il cui scopo era quello di ottenere l’estensione del diritto di voto anche alle donne. I primi movimenti femministi presero vita durante la rivoluzione francese sotto il principi dell’uguaglianza che la rivoluzione proclamava. Le donne che presero parte a questo movimento non ottennero mai l’uguaglianza in quanto la loro portavoce, Olympe de Gouge, fu decapitata. Il movimento delle suffragette nacque, invece, in Inghilterra alla fine del XIX secolo. Questo movimento si organizzò in circoli dove le donne si riunivano ma non ottennero alcun successo sino al 1835: in quell’anno fu pubblicato il Corporations Act che sanciva il diritto di voto alle donne solo per le elezioni locali escludendole, quindi, dalle elezioni nazionali. Il movimento delle donne divenne un fenomeno nazionale. Nel 1869 e nel 1897 ci fu la fondazione della Società Nazionale per il Suffragio Femminile ( National Union of Women’s Suffrage) . La fondatrice della società, Millicent Fawcett, tentò di ottenere l’adesione al movimento da parte degli uomini, poiché erano loro gli unici a poter concedere il diritto di voto, in quanto, erano loro a poter partecipare attivamente alla politica nazionale. Nel 1903 il movimento prese di nuovo vigore ed Emmeline Pankhurs: esponente del movimento delle suffragette, fondò l’Unione sociale e politica delle donne (Women’s Social and Political Union) al fine di ottenere il voto politico nazionale femminile senza alcuna restrizione. Da quel momento, il movimento delle suffragette fu un


59

movimento attivo con manifestazioni, solitamente violente e comprendenti atti vandalici, di ogni genere al fine di ottenere l’uguaglianza richiesta. Le manifestazioni femministe portarono a scontri sempre più duri e più frequenti contro la polizia; aumentarono, di conseguenza, anche i casi di arresto, più di mille donne finirono nelle carceri inglesi. Molte donne, incarcerate, seguirono l’esempio di Marion Dunlop, praticando lo sciopero della fame che fu contrastato dalla polizia carceraria con l’alimentazione forzata, vista come una tortura dall’opinione pubblica, che decise di appoggiare la causa femminista. Nel 1913, una suffragetta, Emily Davison, si suicidò durante il derby dell’ippodromo di Epson buttandosi sotto la carrozza del re Giorgio V. Le suffragette, però, non volevano la sola estensione del diritto di voto a suffragio universale, ma anche dei diritti giuridici, economici e civili. Le donne volevano la parità dei sessi: volevano poter partecipare alla vita politica con il suffragio e la possibilità di elezione; giuridicamente volevano uguali diritti, uguali doveri e soprattutto uguali trattamenti rispetto agli uomini; socialmente volevano l’accesso agli impieghi riservati agli uomini; economicamente volevano essere indipendenti dal marito e non più sottopagate. Le militanti del movimento diffondevano questa loro moltitudine di idee attraverso comizi, scritte sui muri o slogan. Il ruolo delle donne fu però fondamentale e rivalutato durante la prima guerra mondiale quando tutti gli uomini


60

furono mandati al fronte e le donne assunsero, quindi, le cariche e gli impieghi che prima erano riservati ai soli uomini. La guerra, però, portò a una spaccatura del movimento femminista in quanto si crearono due fazioni: quelle più moderate decisero di schierarsi con Emmeline e Christabel Pankhurst, esponenti del movimento “Unione sociale e politica delle donne”, disposte a sospendere la campagna femminista per tutta la durata della guerra; quelle più radicali si schierarono con Sylvia Pankhurst esponente del movimento “Società Nazionale per il Suffragio Femminile”, fermamente convinte a voler continuare la loro guerra per l’ottenimento dei diritti. Nonostante questa divisione le donne aderenti alle rispettive organizzazioni ottennero i diritti da loro richiesti. Il parlamento del Regno Unito approvò una prima proposta nel 1918 estendendo il voto alle donne che dovevano, però, avere determinati requisiti: dovevano essere mogli di capifamiglia ed avere più di 30 anni. Il 2 luglio 1928 fu concesso il suffragio universale con il solo requisito di essere ultraventunenni. Il movimento delle suffragette in Italia. Il movimento delle suffragette in Italia si sviluppò a partire dal primo decennio del 1900. Saranno di estrema importanza la prima guerra mondiale, il fascismo e la nascita dei movimenti partigiani. Questi tre avvenimenti videro le donne prendere solide posizioni all’interno delle diverse gerarchie e non furono più viste come prolifiche madri e “angeli del focolare”. Nel 1906, Anna Maria Mozzoni, Maria Montessori,


61

Giacinta Martini Marescotti e altre firmatarie, presentarono al Parlamento una petizione per chiedere il diritto di voto per le donne ma, questa petizione, venne rifiutata. Nel 1908 venne fondato il Primo Congresso Femminile che affrontò le questioni riguardanti la condizione delle donne a livello politico, economico, sociale con l’intento di promuovere i diritti richiesti e abolire la prostituzione e la tratta delle bianche. Col sopraggiungere della Grande Guerra le donne italiane furono chiamate a sostituire gli uomini mandati al fronte e iniziarono a ricoprire, come avvenne in Inghilterra, cariche e impieghi che prima era destinati agli uomini. A guerra finita le donne verranno licenziate per far posto ai reduci di guerra ma il loro impegno verrà riconosciuto anche dal Parlamento e guadagnarono l’emancipazione giuridica: questo avvenne nel 1919. Mussolini, si schiererà a favore del suffragio femminile e, con la legge Acerbo, estenderà il voto ad un gruppo limitato di donne: le madri di caduti, le donne che esercitavano la patria potestà, donne alfabetizzate e che pagassero tasse comunali pari ad almeno 40 lire annue. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale le donne furono chiamate nuovamente a sostenere la patria e, come successe per la prima guerra mondiale, si trovarono a ricoprire cariche di prestigio al posto degli uomini. É con la nascita della resistenza partigiana che le donne italiane iniziarono una vera e propria rivoluzione sociale che porterà al voto ma anche alla rivendicazione di nuovi diritti sociali e politici: le donne combatterono e si portarono alla pari degli uomini.


62

Il 31 gennaio 1945, con l’estensione del diritto di voto firmato dal Governo provvisorio guidato da Ivanoe Bonomi, diventarono per la prima volta cittadine a tutti gli effetti in quanto prima erano ritenute incapaci giuridicamente. Una volta terminata la guerra il suffragio universale sarà concesso il 2 giugno 1946 quando le donne saranno chiamate a votare il referendum sulla scelta tra la Repubblica o la Monarchia e il voto per l’Assemblea Costituente, a cui molte donne furono elette.

Le quote rosa Il 10 marzo scorso gli emendamenti proponevano l’introduzione delle quote di genere (le cosiddette ‘quote rosa’). Che cosa sono le quote rosa? Sostanzialmente le quote rosa consistono in alcune norme che tutelano la parità di genere all’interno degli organi rappresentativi, garantendo alle donne un numero di posti riservati all’interno delle liste elettorali ma anche negli organi rappresentativi di dirigenza. Possono essere utili? Le quote di genere sono una delle strade possibili per assicurare alle donne la propria rappresentanza e numeri abbastanza consistenti per fare la differenza rispetto al passato dove invece vi era una massiccia presenza maschile. Noi riteniamo che gli emendamenti sulle quote rosa sopracitati siano importanti ed è doveroso dire che le donne debbano occupare posti di responsabilità non solo come


63

applicazione agli emendamenti ma soprattutto per le loro doti e capacità . Le quote rosa quindi, pur rappresentando un passo importante verso l’effettiva parità di genere, dovrebbero essere considerate secondo noi solo un momento di passaggio per arrivare ad una totale.


Che cosa ne pensano gli studenti e i docenti Indagine statistica tra gli alunni delle classi quarte e quinte dell’Istituto tecnico Industriale G. Omar

Analisi dei dati PREMESSA La classe VEA si è occupata della stesura del questionario e dell’analisi dei dati statistici raccolti. Scopo del questionario è capire cosa si intende per violenza, se la violenza di genere è avvertita come un problema reale e se si può arginare.


65

Quest’attività si pone come obiettivo quello di far acquisire ai ragazzi le competenze relative “all’ utilizzare i concetti delle scienze sperimentali per investigare fenomeni sociali


66

e naturali e per interpretare i dati “1. Le ore di matematica dedicate alla discussione e stesura del questionario e all’analisi dei dati si inseriscono nella programmazione disciplinare nell’unità didattica di statistica per poter raggiungere l’obiettivo specifico di “utilizzare e valutare criticamente informazioni statistiche di diversa origine con particolare riferimento agli esperimenti e ai sondaggi”. I ragazzi nel costruire le domande per il questionario si sono imbattuti in problemi decisionali quali la scelta del campione e degli indicatori, la modalità di somministrazione del questionario stesso e l’opportunità o meno di presentare domande aperte. Il campione doveva essere statisticamente accettabile, quindi una prima idea sarebbe stata di intervistare chiunque (personale della scuola, amici, pareti e sconosciuti per strada). Questo primo campione, che sarebbe potuto essere molto numeroso si è ristretto ai soli docenti dell’Istituto e ragazzi delle classi quarte e quinte per questioni puramente logistiche. I ragazzi sono consapevoli del fatto che questa scelta rende meno significativo il campione, perché si tratta di ragazzi i qualche modo preparati sull’argomento e di adulti in parte sensibili a temi educativi. La scelta di indicatori quali età, sesso e titolo di studio sono stati inseriti per valutare gli effetti che gli stessi producono sulle risposte alle domande strettamente coinvolgenti

1

Cit. da “Linee guida per il secondo biennio e l’ultimo anno degli istituti tecnici a indirizzo tecnologico”


67

il termine “violenza”. Infine hanno inserito una sola domanda a risposta aperta, ovvero “definisci cosa è per te la violenza” perché si sono resi conto che in questionario: • le domande devono essere chiare, mai ambigue • le persone intervistate debbano essere poste nella condizione di essere in grado di rispondere alle domande previste • le risposte possibili devono essere previste in modo esaustivo e mutuamente esclusivo L’ordine delle domande aiuta il compilatore del questionario perché sono disposte a “imbuto rovesciato” cioè prima la domanda più specifica “Definisci cosa è per te la violenza” e poi quelle più generali. Questo metodo è utile quando si vogliono raccogliere opinioni meditate su un particolare argomento. I ragazzi hanno anche capito i vantaggi e le criticità di domande aperte contro le domande chiuse. Le domande chiuse hanno il limite di escludere le alternative non previste e influenzano anche chi non ha opinioni in merito alla questione posta, mentre sono vantaggiose in analisi perché stimolano anche riflessioni. Le domande aperte presentano dei limiti di codifica in sede di analisi soprattutto se i numeri degli intervistati sono grandi ma sono “uguali per tutti”. A posteriori i ragazzi hanno capito che per le domande 7, 8 e 9, a scelta multipla, si sarebbe potuto restringere la scelta solo a tre delle possibilità offerte. Questo perché l’analisi delle suddette domande è stata un po’ laboriosa.


68

Il questionario è stato sottoposto in forma cartacea e anche utilizzando il form di Google, creato dal Prof. Carlo Imperato. Il form di Google salva i dati immessi in un foglio elettronico. L’analisi dei dati è stata effettuata con gli strumenti e le funzioni messe a disposizione del foglio elettronico (filtri, funzioni di analisi dei dati…).

Analisi dei dati a cura della classe VEA Ecco riportata l’analisi dei dati svolta dai ragazzi di VEA. Il campione è composto da 88 persone di cui: Donne alunni 4

docenti 30

Uomini alunni 27

docenti 27

Il campione è quindi formato da 31 alunni e 57 docenti che quindi hanno un titolo di studio alto (diploma di Scuola Superiore o Laurea).


69

Solo 10 persone hanno risposto che non c’è differenza tra il termine violenza e il termine aggressività e di questi 10: • 3 sono ragazzi e non hanno risposto anche alla domanda sulla definizione di violenza • 2 sono donne • 5 sono uomini di cui 1 non ha risposto alla domanda sulla definizione di violenza. Gli altri 78 utenti hanno risposto in maniera affermativa e solo 9 hanno lasciato in bianco la risposta alla domanda aperta di cui 4 sono state le ragazze. Una riflessione emersa è che chi non ha risposto alla domanda aperta probabilmente non voleva mettersi in gioco esprimendo un’opinione molto personale (questo ci sembra possa valere sopratutto per le quattro ragazze), oppure non aveva voglia di “perdere troppo tempo” a rispondere al questionario. Per quanto riguarda le risposte alla domanda aperta sulla


70

definizione di violenza si è analizzato che: • tutte le donne utilizzano il termine “volontario” e il termine “altro/altrui”,ovvero chi utilizza la violenza lo fa con coscienza, volontariamente per produrre danni su un altro da sé. • 12 ragazzi su 14 che hanno risposto usano il termine “atto” o suoi sinonimi • 13 uomini utilizzano i termini “comportamento”, “atteggiamento” Un’immediata osservazione è che per le donne avviene comunque in un ambito di relazione tra individui che sono pienamente coscienti di ciò che sta avvenendo, mentre per gli uomini, di qualunque età, il termine è spersonalizzato, è riferito al solo atto. Abbiamo provato a scrivere una definizione per così dire comune che possa riassumere le diverse posizioni e per farlo due ragazzi hanno scelto due definizioni più significative. Sono state scelte le seguenti definizioni che sono state scritte rispettivamente da una donna, un ragazzo e da due uomini. Def 1: Atto volontario volto a fare del male, offendere, ferire, far soffrire Def 2: Violenza è imporre agli altri la nostra volontà, il nostro punto di vista, costringere gli altri ad essere e a comportarsi secondo il nostro volere Def 3: La violazione della libertà altrui Def 4: E’ tutto ciò che va contro i principi morali e fisici


71

del singolo individuo. Il rispetto è sicuramente l’arma che vince la violenza La scelta delle definizioni è caduta su quelle che contengono un rimando alla relazione tra individui e questo è comprensibile, visto che i ragazzi che hanno svolto tale analisi hanno seguito un percorso formativo che ha lasciato un segno. Allora una possibile definizione di violenza è Atto volontario da parte di una persona contro un’altra per provocarle male fisico o morale, limitandone la libertà e imponendo se stessa. Proseguendo l’analisi dei dati 11 persone dichiarano che la violenza di genere non è un problema, e tra questi uno solo è uno studente, mentre gli adulti si dividono in 6 donne e 4 uomini. Di questo gruppo fanno parte anche 3 persone adulte che hanno risposto negativamente alla domanda se c’è una differenza tra violenza e aggressività. Ci ha stupito questa risposta, perché a darla sono state donne con un’età compresa tra i 44 e i 62 anni: ciò significa forse che le donne ormai sono abituate a sentire notizie riguardanti la violenza sulle donne stesse che la reputano facente parte della realtà. Infatti loro stesse rispondono in modo affermativo alla domanda riguardante il ruolo stereotipato della figura maschile come una causa della violenza stessa. Alla domanda “Quali sono i motivi che spingono un uomo ad uccidere?”, il maggior numero di persone di sesso femminile ha risposto ponendo al primo posto la mancanza


72

di educazione sentimentale, al secondo posto la rabbia, al terzo posto la gelosia, e come ultimo punto ma non per importanza l’immaturità di accettare il rifiuto. Invece, il maggior numero di persone di sesso maschile, ha risposto ponendo al primo posto la vendetta, al secondo posto la rabbia, al terzo posto la gelosia, e per ultimo mancanza di educazione sentimentale e traumi subiti dall’aggressore nel passato. Facendo una stima complessiva delle risposte si è trovato che come causa più frequente di violenza vi è la vendetta, seguita subito dopo dalla rabbia, concludendo con la mancanza di sentimento. Rispetto alle dichiarazioni in riferimento alle possibili modalità da attuare per arginare il fenomeno, essendo le risposte soggettive e dunque diverse le une dalle altre, è stato deciso di raggrupparle in tre macro-categorie per semplicità d’analisi. Ci siamo dunque concentrati su coloro che ritengono necessario un cambiamento culturale, che partendo dalla scuola fornisca una migliore educazione all’affettività; chi ha posto maggiore enfasi sul ruolo che deve svolgere la famiglia al fine di educare le future generazioni; chi invece ha posto l’accento sulla necessità di leggi per porre rimedio ad un problema così attuale. Di nuovo, le risposte ricevute sono state molto varie, e l’analisi del singolo caso avrebbe richiesto troppo tempo e sarebbe stata dispersiva; abbiamo dunque preferito accomunare le risposte che ci sono sembrate affini, in modo da ottenere un’analisi di più facile comprensione.


73

Cambiamento culturale Famiglia Leggi TOTALE

DONNE 17 19 22 58

UOMINI 9 10 11 30

Di seguito vengono riportati due grafici che esprimono in percentuale i valori ottenuti in tabella

Si può sottolineare come nella maggior parte dei casi la necessità di leggi risulti essere la soluzione considerata di maggior rilievo, nonostante lo scarto tra le tre categorie


74

rimanga piuttosto basso. Alla domanda riguardante il ruolo che possono avere i mass-media per limitare il fenomeno tutti hanno scelto la risposta “contribuire ad educare alla non violenza”. Infine alla domanda sul ruolo stereotipato della figura maschile come causa della violenza si sono ottenuti i seguenti risultati: SÌ NO

Donne 90,00% 10,00%

Uomini 86,00% 14,00%

Di conseguenza per quasi la totalità degli intervistati il ruolo stereotipato della figura maschile è una causa della violenza di genere e questo spiega anche perché molti hanno dato importanza anche ai mass-media come veicoli di cambiamento culturale.

Conclusioni Il lavoro di preparazione del questionario e di analisi successiva dei dati è stato certamente arricchente per i ragazzi. Hanno studiato alcuni concetti di statistica facendone subito pratica con un problema reale. Questo ha permesso loro di interiorizzare meglio, dal punto di vista didattico, il ruolo della statistica nella vita pratica. Tutto il percorso ha permesso ai ragazzi di confrontarsi con un problema che oggi è maggiormente sentito a causa anche della maggiore visibilità del fenomeno. I ragazzi hanno sicuramente acquisito una nuova sensibilità: lo si evince


75

dalle risposte date e dalla scelta che hanno operato sulle risposte alla domanda aperta. L’analisi ha confermato che la visione maschile e femminile del fenomeno ha sfumature diverse e che anche l’età può giocare un ruolo nella scelta delle risposte. Certo è che il campione è poco generale, visto che gli intervistati sono stati per lo più docenti in qualche maniera già sensibili a temi educativi.


Ringraziamenti: Ai Dirigenti Dottor Ingegner Franco Ticozzi, Dirigente dell’Istituto Tecnico Industriale G. Omar, Dott. Dirigente del Liceo Linguistico Contessa Bellini, per la disponibilità e il sostegno. Al Professor Carlo Imperato e alla Professoressa Eleonora Macaluso per la preziosa collaborazione nonché la perizia statistica e informatica. Alla Professoressa Emanuela Gardini per la consulenza. A tutti gli studenti delle altre classi che hanno prestato gentilmente il loro apporto al progetto. Una particolare ringraziamento alla Provincia di Novara per l’entusiasmo nell’accogliere il Progetto, la disponibilità e la collaborazione dimostrati fin dal primo momento. Un ringraziamento va al Comune di Cerano nella persona del Sindaco e dell’Assessore alla Cultura e allo Sport Tommaso Vitarelli per il prezioso contributo nel finanziamento del progetto. Una sentito ringraziamento all’Avvocato Anna Livia Pennetta, agli Psicologi Dottoressa Giuliana Ziliotto Pellati e al Dottor Carlo Brasili senza il cui contributo tutto questo non sarebbe stato realizzato.


LE DONNE CHE FECERO L’ITALIA VENTUNO DONNE ALL’ASSEMBLEA COSTITUENTE (dal documento pubblicato dalla camera dei deputati l’8 marzo 2014 in occasione della festa internazionale delle donne – camera dei deputati archivio storico)

A conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente, il 31 gennaio 1948, il Presidente Umberto Terracini rivolse ai deputati riuniti nell’Aula di Montecitorio un discorso di ringraziamento e di commiato. Non si trattava solo di esprimere, in quel momento, levigate parole di circostanza ma di ricondurre a sintesi la soddisfazione per il faticoso lavoro compiuto e l’impegno di tutti ad attuarne principi, metodi ed istituzioni nella vita pratica del Paese. “Per uno spirito non di cavalleria ma di leale riconoscenza” – disse – “vorrei ricordare in questo momento le nostre colleghe. Non dimentichiamo che è la prima volta che in quest’Aula hanno seduto delle donne italiane, ed esse pur portando qui la voce di molte posizioni politiche ci hanno insegnato che nei momenti più importanti, in cui si trattava di stabilire i punti fondamentali per la nostra vita, esse hanno saputo trovare le parole più acconcie ad esprimere, unitariamente, il pensiero di tutte le donne italiane”. Fu questo uno dei preziosi contributi offerti dalle ventuno donne Costituenti ai lavori di quell’Assemblea, di cui


78

seppero interpretare al femminile lo spirito più autentico di collaborazione e di capacità di sintesi politica fra i diversi orientamenti di parte. La loro presenza nella composizione dell’Assemblea Costituente, scandiva effettivamente l’inizio di un tempo nuovo per la storia politica ed istituzionale italiana. Giungevano infatti a compimento, in quel moment storico, gli auspici e le istanze di partecipazione attiva alla vita politica ed istituzionale del Paese, espressi dallo sviluppo dei movimenti femminili nel corso del Novecento; ed iniziava al tempo stesso un itinerario di crescente e diffusa consapevolezza del significato e del valore della parità dei diritti fra uomini e donne in tutti gli ambiti della vita sociale come elemento fondamentale caratterizzante della nuova Costituzione. Attraverso il loro impegno parlamentare, il lavoro delle donne italiane usciva dal tradizionale perimetro della famiglia, dell’agricoltura, della fabbrica, della scuola o degli uffici per partecipare direttamente alla elaborazione dei principi fondamentali e delle regole della convivenza civile, democratica e pluralista e il valore di questo contributo d’impegno civile e politico trova riscontro nella selezione di testi e documenti d’archivio raccolti in questo volume. Si tratta di una piccola parte significativa delle principali iniziative promosse, congiuntamente o in collaborazione con altri colleghi, nell’ambito dei lavori dell’Assemblea Costituente dalle ventuno deputate che ne facevano parte. Il volume si apre con l’insieme delle schede autografe compilate all’inizio del mandato parlamentare, ai fini dei primi adempimenti amministrativi.


79

L’essenzialità dei dati e dei riferimenti contenuti in questi documenti, conservati presso l’Archivio storico della Camera dei deputati, già restituisce un primo profilo della varietà di esperienze d’impegno sociale, culturale e politico delle deputate alla Costituente; una varietà di esperienze e d culture che trova riscontro nelle altre iniziative procedurali, come le relazioni presentate da deputate nel corso dei lavori della Commissione per la Costituzione (o “Commissione dei 75”) o come le proposte di emendamento al testo del progetto di Costituzione il cui esame ebbe inizio nell’Assemblea plenaria, il 4 marzo 1947. Alcune di queste proposte recano, significativamente, la firma di più deputate di diversa appartenenza politica, ad indicare la convergenza di valutazioni e la condivisione di principi su profili attinenti all presenza ed alla condizione di tutte le donne italiane nei diversi ambiti della vita sociale. Il volume si chiude con due eloquenti testimonianze del lavoro della Costituente: il resoconto stenografico della seduta del 22 dicembre 1947, in cui si approva definitivamente il testo della Costituzione e la copia anastatica di uno dei tre originali di questo testo, attualmente conservato presso l’Archivio storico della Camera dei deputati.


Dalla “Lettera del Papa Giovanni Paolo II alle Donne” A voi, donne del mondo intero, il mio saluto più cordiale! 1. A ciascuna di voi e a tutte le donne del mondo indirizzo questa lettera nel segno della condivisione e della gratitudine, mentre si avvicina la IV Conferenza Mondiale sulla Donna, che si terrà a Pechino nel prossimo mese di settembre. […] Il punto di partenza di questo ideale dialogo non può che essere il grazie. La Chiesa - scrivevo nella Lettera apostolica Mulieris dignitatem - « desidera ringraziare la santissima Trinità per il “mistero della donna”, e, per ogni donna, per ciò che costituisce l’eterna misura della sua dignità femminile, per le “grandi opere di Dio” che nella storia delle generazioni umane si sono compiute in lei e per mezzo di lei » (n. 31). 2. Il grazie al Signore per il suo disegno sulla vocazione e la missione delle donna nel mondo, diventa anche un concreto e diretto grazie alle donne, a ciascuna donna, per ciò che essa rappresenta nella vita dell’umanità. Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.


81

Grazie a te, donna-sposa, che unisci irrevocabilmente il tuo destino a quello di un uomo, in un rapporto di reciproco dono, a servizio della comunione e della vita. Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella, che porti nel nucleo familiare e poi nel complesso della vita sociale le ricchezze della tua sensibilità, della tua intuizione, della tua generosità e della tua costanza. Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del « mistero », alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità. Grazie a te,  donna-consacrata,  che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura. Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani. 3. Ma il grazie non basta, lo so. Siamo purtroppo eredi di una storia di enormi condizionamenti che, in tutti i tempi e in ogni latitudine, hanno reso difficile il cammino della donna, misconosciuta nella sua dignità, travisata nelle sue prerogative, non di rado emarginata e persino ridotta in servitù.


82

Ciò le ha impedito di essere fino in fondo se stessa, e ha impoverito l’intera umanità di autentiche ricchezze spirituali. Non sarebbe certamente facile additare precise responsabilità, considerando la forza delle sedimentazioni culturali che, lungo i secoli, hanno plasmato mentalità e istituzioni. Ma se in questo non sono mancate, specie in determinati contesti storici, responsabilità oggettive anche in non pochi figli della Chiesa, me ne dispiaccio sinceramente. Tale rammarico si traduca per tutta la Chiesa in un impegno di rinnovata fedeltà all’ispirazione evangelica, che proprio sul tema della liberazione delle donne da ogni forma di sopruso e di dominio, ha un messaggio di perenne attualità, sgorgante dall’atteggiamento stesso di Cristo. Egli, superando i canoni vigenti nella cultura del suo tempo, ebbe nei confronti delle donne un atteggiamento di apertura, di rispetto, di accoglienza, di tenerezza. Onorava così nella donna la dignità che essa ha da sempre nel progetto e nell’amore di Dio. Guardando a Lui, sullo scorcio di questo secondo millennio, viene spontaneo di chiederci: quanto del suo messaggio è stato recepito e attuato?


- vmb – vcb dell’istituto tecnico industriale “giuseppe omar” di novara

gli alunni delle classi vea

Professoressa Carmen Bozzola Professor Dario Balzaretti


Edizioni Mercurio Edizioni MercurioÂŽ-KoinĎŒs Vercelli - Via G. Mameli 3 www.em-koinos.it e-mail: edizioni.mercurio@em-koinos.it

Stampato presso lo stabilimento Andersen S.p.A. Via IV Brughera, Boca (No) Maggio 2017

Libro progetto donna  

Il progetto finanziato da parte del Comune di Cerano si pone all’interno di un percorso iniziato il 25 Novembre 2014 e col quale l’Assessora...

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you