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Pubblicazione a cura di Italus Edizioni dell’Associazione Italus - Roma www.italusedizioni.info www.italus.info Progetto grafico e impaginazione: Francesco Voce I disegni riprodotti nel testo sono tratti dai giornali dei Nativi Americani: “Akwesasne Notes”, “Akwesasne Notes: Products Catalog”, “Beedaudjimowin”, “Spirit of Crazy Horse”. Quello di pag. 91, Lo sguardo indietro del Giovane Indiano, è del prigioniero Mike James. © Copyright 2013 Edda Scozza Ogni riproduzione, anche parziale, della presente opera è vietata, salvo autorizzazione scritta da parte dell’autore. Tutti i diritti di traduzione, riproduzione e adattamento sono riservati.


Voci Indiane del Nord America

Elaborazione e traduzione di

Edda Scozza


PRESENTAZIONE DELL’EDITORE

Voci Indiane del Nord America è stato pubblicato per la prima volta nel 1994 dalla casa editrice Sensibili alle Foglie. Qualcuno potrà porsi la domanda: perché ristamparlo? Credo che oggi più di ieri siamo nel tempo delle scelte, in cui ci guardiamo intorno e possiamo sentirci sperduti, senza una meta o intimoriti, il che è peggio. Italus Edizioni si è imbattuta per caso nel libro e ha ritenuto che fosse adatto per questo tempo di confusione che l’Uomo Bianco - come i Nativi ci definiscono - sta attraversando. Credo infatti che la lettura di questo testo sia utile più di una seduta di meditazione. Ogni sua pagina, grazie anche alla scrittura concisa e scorrevole dell’autrice, costituisce un punto di riflessione che ci porta dolcemente a conoscere la meravigliosa e ormai quasi perduta, cultura degli Indiani d’America; ci dona saggezza e illuminazione, facendoci riflettere su ciò che siamo e dove stiamo andando. Credo infatti che in momenti come il nostro, dove ogni certezza sembra svanire per non soccombere bisogna avere il coraggio di prendere le redini della propria vita e avere la forza di fare quelle scelte che in momenti migliori abbiamo magari invece rinviato o tralasciato. Questo libro ci dona saggezza, speranza e ci fa riflettere; sono dunque sicuro che arrivati all’ultima pagina sarete pieni di coraggio e con le idee più chiare, pronti per muovere i primi passi verso un mondo migliore. V


Ringrazio l’autrice Edda Scozza e la sorella Maria Teresa che mi hanno dato la possibilità di leggere e pubblicare nuovamente questo libro. Grazie e buona lettura!

Francesco Voce

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INTRODUZIONE

Pochi sono i bambini, credo, che non abbiano giocato, almeno una volta, all’eterna guerra tra i “bianchi e i pellerossa”. Nei miei ricordi di ragazzina del dopoguerra, questo era il mio gioco preferito; un gioco nel quale io ero sempre “una pellerossa”. Il ritratto degli Indiani Americani era quello che ci veniva dai film di quei tempi in cui i pellerossa apparivano come “esseri spietati e violenti”; ma per me il loro modo di vita, libero e selvaggio, all’aria aperta e nelle sconfinate praterie, il pulsare regolare e possente del tamburo, il cavalcare “a pelo” mi sembravano già nascondere una realtà e una verità tutta da scoprire. Con il tempo ho capito la vera natura dell’animo indiano e mi sono resa conto che nessuno, meglio di loro, può parlarci della grande spiritualità che guida ogni loro azione. Da questa consapevolezza nasce Voci Indiane del Nord America, una raccolta di canti e preghiere, pensieri e dichiarazioni dei Nativi Americani per udire e dare direttamente voce al Popolo del Cielo e della Terra, filtrata solo dalla mia traduzione in lingua italiana. Voci Indiane del Nord America invita ad una lettura silenziosa, solitaria e individuale, non per udire il gemito di un Popolo morente, ma per sentire il monito severo contro gli inquinatori e i profanatori della Madre Terra, la decisa affermazione della propria Indianità, l’emanazione della spiritualità complessa di un Popolo, fratello con tutti gli Esseri e le Cose, “Mitakuyasin”. Il libro nasce, pertanto, nello spirito di far conoscere una verità “diversa” sui Nativi Americani, diversa da quella consolidata ed annosa e, in VII


LA SPIRITUALITÀ

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WAKAN TANKA

Oh Wakan Tanka! Grande Spirito del Sole, sorgente della vita che è violenza, gioia e dolore, Tu che togli la vita per alimentare la vita, nell’eterno ciclo della vita e della morte, Ascoltami! Mi presento umile ed obbediente davanti a Te! Rendimi degno!

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PREGHIERA INDIANA

Oh Grande Spirito, la cui voce io odo nel vento e il cui respiro dà la vita a tutto il mondo, Ascoltami! Io sono piccolo e debole e ho bisogno della tua forza e della tua saggezza. Lasciami avanzare verso tutto ciò che è bello, e fa che i miei occhi possano sempre vedere il rosso purpureo del tramonto. Fa che le mie mani rispettino tutte le cose che tu hai creato, e che le mie orecchie siano pronte a udire la tua voce. Rendimi saggio perché io possa capire le cose che tu hai insegnato al mio popolo. Permettimi di imparare le lezioni che hai celato in ogni foglia e in ogni pietra. Io voglio essere forte non per essere superiore a mio fratello, bensì per combattere il mio più grande nemico: me stesso. Fa che io sia sempre pronto a presentarmi a te con mani nette e sguardo sincero, così ché quando la vita svanirà nel dissolversi del tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna. 4


UOMO SAGGIO DAKOTA (Dakota)

IL CREATORE SI É FERMATO

Ogni cosa che si muove, prima o poi qui o là si ferma. L’uccello come vola, in un luogo si ferma e fa il suo nido e in un altro trova il suo riposo. Un uomo quando esce, si ferma quando vuole. Così il Creatore si è fermato. Il Sole che è così bello e luminoso, è il luogo dove Egli si è fermato. Così lo sono la Luna, le Stelle, i Venti, gli Alberi, gli Animali; sono tutti luoghi dove Egli si è fermato, e l’Indiano pensa a questi luoghi, e là manda le sue preghiere perché esse, raggiungendo il luogo dove il Creatore si è fermato, diano aiuto e conforto. (1890)

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ANTICA PROFEZIA DI UN INDIANO KALAPUYA (Kalapuya)

Ma poi giunsero i bianchi, gli agricoltori armati di ferro e li vedemmo arare la terra, il prato di gigli, le piccole praterie, lungo il Santiam e ci rendemmo conto che ci stavamo inoltrando nel sogno della Terra Arata, Nera per Sempre.

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PAROLE DI UNA VECCHIA DONNA WINTU (Wintu)

L’uomo bianco non ha cura della Terra, o del Cervo, o dell’Orso. Quando noi, Indiani, uccidiamo un animale, mangiamo tutta la sua carne. Quando raccogliamo le radici, facciamo buchi piccoli. Quando costruiamo le case, facciamo piccoli fori. Scuotiamo gli alberi per raccogliere le ghiande ed i pinoli. Ma l’uomo bianco ara la terra, abbatte gli alberi, uccide ogni cosa. E l’Albero dice, “Non farlo. Non farmi del male”. Ma l’uomo bianco lo abbatte e lo taglia a pezzi. Egli fa saltare le rocce e le disperde sulla terra. Come può lo Spirito della Terra amare i Bianchi?

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CAPO SEATTLE (Dwamish)

LETTERA DEL CAPO INDIANO, SEATTLE, AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, FRANKLIN PIERCE

Come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua, come potete voi acquistarli? Ogni parte di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura e ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che cola negli alberi, porta con sé il ricordo dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il loro paese natale, quando vanno a passeggiare nelle stelle. I nostri morti non dimenticano mai questa terra meravigliosa, perché essa è la Madre dell’uomo rosso. Noi siamo una parte della terra e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli: il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le coste rocciose, il verde dei prati, il calore dei pony e l’uomo appartengono tutti alla stessa famiglia. Per questo quando il grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi. Il grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio per 24


muoverci, affinché possiamo vivere confortevolmente tra di noi. Egli sarà il nostro padre, noi saremo i suoi figli. Prenderemo in considerazione, dunque, la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla. Questa terra per noi è sacra. Questa acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi, non è solamente acqua; per noi è qualcosa di immensamente più significativo; è il sangue dei nostri padri. Se vi vendiamo le nostre terre, dovete ricordarvi e insegnarlo ai vostri figli che i fiumi sono i nostri e i vostri fratelli e dovrete dimostrare per i fiumi lo stesso affetto che dimostrereste ad un fratello. Sappiamo che l’uomo bianco non comprende i nostri costumi. Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perché è come uno straniero che arriva di notte ed alloggia nel posto che più gli conviene. La terra non è sua amica, la considera nemica e, quando l’ha conquistata, va oltre. Abbandona la terra dei suoi avi, e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba. La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Tratta sua madre, la Terra, e suo fratello, il Cielo, come se fossero semplicemente delle cose da acquistare, prendere e vendere, come si fa con le pecore e con le pietre preziose. La sua bramosia divorerà tutta la terra e a lui non resterà che il deserto. Io lo so. I nostri costumi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città fa male agli occhi dell’uomo rosso. Non esiste un luogo per udire le gemme schiudersi in primavera o ascoltare il

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LA GUERRA

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BLACK ELK - ALCE NERO (Oglala Sioux Cree)

Poi un forte urlo si alzò dalla polvere: “Arriva Cavallo Pazzo! Arriva Cavallo Pazzo!” Lontano, ad Ovest e a Nord, tutti gridavano: “Hoka Hey‫ ”!٭‬come il rombo di un vento potente, e facevano il tremolo, e si poteva sentire il suono acuto dei fischietti di ossa d’aquila.

‫٭‬OK, esclamazione diffusa su tutto il pianeta e di cui si ignora l’origine, potrebbe derivare molto verosimilmente dal grido di gioia con il quale i Sioux accolgono Cavallo Pazzo. (Maria Teresa Scozza) 29


HEINMONT TOOYALAKET - CAPO GIUSEPPE (Nez Percés)

Dite al generale Howard che conosco il suo cuore. Ciò che mi ha detto, è rimasto nel mio cuore. Sono stanco di combattere. I nostri Capi sono morti... e tutti i nostri vecchi sono morti. Il Guerriero che guidava i giovani, è morto. Fa freddo e non abbiamo coperte. I bambini più piccoli stanno morendo di freddo. Il mio popolo, una parte di esso, è fuggito sulle colline, e non ha né cibo, né coperte: nessuno sa dove si trova... forse stanno morendo di freddo. Chiedo di darmi il tempo per cercare i miei figli e vedere quanti riesco a trovarne. Forse li troverò in mezzo ai morti. Ascoltatemi, Capi! Sono stanco! Il mio cuore è triste e malato. Da dove, ora, riposa il sole, io non combatterò mai più! 36


LE RISERVE

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SATANTA (Kiowa)

Ho sentito dire che avete intenzione di chiuderci in una riserva vicino alle montagne. Non voglio andarci. Io voglio continuare a correre nelle praterie. Là mi sento libero e felice. Quando siamo rinchiusi in un posto, diventiamo pallidi e moriamo. Ho deposto la lancia, l’arco e lo scudo di guerra, eppure mi sento sicuro davanti a voi. Vi ho detto la verità. Io non ho da nascondere piccole bugie sul mio conto, ma non so se i commissari delle riserve possono dire altrettanto. Sono sinceri essi come lo sono io? Questa terra, molto tempo fa, apparteneva ai nostri Padri; ma ora quando risalgo il fiume, vedo accampamenti di soldati lungo le rive. I soldati tagliano i miei alberi, uccidono i miei bisonti e, quando vedo tutto questo, il cuore mi si spezza e mi sento triste... È, forse, l’uomo bianco diventato come un bambino che uccide senza riflettere e non mangia quello che uccide? Quando gli uomini rossi abbattono la selvaggina, lo fanno solo per poter vivere e non morire di fame.

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MOTAVATO - PENTOLA NERA (Cheyenne Meridionali)

Anche se mi sono stati fatti molti torti, la mia speranza non è ancora intaccata. Io non ho due cuori. Ora siamo ancora insieme per fare la pace. Un tempo pensai di essere il solo indiano che continuava ad essere amico dell’uomo bianco, ma da quando i bianchi sono venuti ed hanno saccheggiato le nostre tende, rubato i nostri cavalli e tutte le nostre cose, mi è difficile credere ancora negli uomini bianchi.

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OHCUMGACHE - PICCOLO LUPO (Cheyenne Settentrionali)

Siamo andati a Sud e abbiamo molto sofferto laggiÚ. Parecchi di noi sono morti di malattie di cui ignoriamo il nome. I nostri cuori cercavano e desideravano il paese dove siamo nati. Non siamo rimasti che in pochi e vogliamo solo un pezzo di terra dove vivere in pace. Abbiamo lasciato, laggiÚ, le nostre dimore e siamo fuggiti durante la notte. I soldati ci hanno inseguiti. Sono andato loro incontro a cavallo e ho detto che non volevamo la guerra: ho detto che volevamo solo tornare a Nord e, se ci avessero lasciati in pace, non avremmo ucciso nessuno. La sola risposta che abbiamo ricevuto, è stata una raffica di pallottole.

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VIRGIL

(Menominee)

LE RISERVE INDIANE NON SONO PARTE DEGLI STATI UNITI

Le Riserve Indiane Americane non sono parte degli Stati Uniti. Noi siamo un Popolo indipendente, perciò le leggi degli Stati Uniti non sono applicabili nelle riserve indiane. Attraverso gli anni gli Stati Uniti hanno cercato di assimilare i Nativi nella loro società. Ma noi rifiutammo di diventare come loro. Hanno usato molte tattiche per rubarci i bambini e per crescerli presso le famiglie bianche, lontano dalle riserve. Perfino oggi i bambini indiani sono portati via. Il problema maggiore delle riserve è che molte famiglie sono povere; così i genitori diventano depressi, disperati e iniziano a bere l’alcool. Ma la causa di tutto ciò è il governo degli Stati Uniti! Il B.I.A. - Bureau of Indian Affairs - tiene con la forza il controllo di tutto il nostro denaro e non ci permette di spenderlo. Ci è permesso di spendere solo quello che ci consente di non morire di fame. Ora la riserva è il solo posto in America dove un Indiano può partecipare alla cerimonia del Peyote. Se un Indiano usa il peyote fuori dalla riserva, può essere arrestato e condotto in prigione. Ma gli Stati Uniti stanno ora tentando di indurre gli indiani a lasciare le riserve e lo stanno facendo rendendo la vita nelle riserve così insopportabile che gli Indiani le lasciano per sopravvivere. 52


VOCI INDIANE D’OGGI

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IL LUPO

Io sono il Lupo, la fame è mia compagna. La solitudine la mia sicurezza. Io giaccio di notte. Freddo è il mio letto, il vento è la mia coperta. Io sono il silenzio, un’ombra nella foresta, impronte lungo il fiume. La mia corsa è un lungo inseguimento di scintille di fuoco dalla pietra focaia della notte. Io sono ucciso, ma mai distrutto. Io sono il Lupo.

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ANNA MAE PICTOU AQUASH (Micmac)

IO SONO UNA PARTE DI QUESTA CREAZIONE

Io sono una parte di questa Creazione come voi, né più né meno di quanto lo sia ognuno di voi che è nel raggio del suono della mia voce. Io sono la generazione delle generazioni prima di me, e delle generazioni che verranno... Se sono andata contro questa Creazione, nessuno in questo Universo ha il potere di punirmi se non il Creatore stesso... Voi continuate a controllare la mia vita con la violenza e le vostre necessità materialistiche. Mi rendo conto della vostra necessità di sopravvivere e di essere una parte di questa Creazione, ma siete voi che non comprendete la mia necessità... Ho viaggiato attraverso questo paese ed ho visto i vostri “indisciplinati” servitori militari provocare coloro i cui diritti sono i vostri stessi diritti... Non sono una cittadina degli Stati Uniti o una custode del Governo federale o di quello canadese. Io ho diritto a continuare il mio ciclo in questo Universo in piena tranquillità.

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PLENTY COUPS - TUTTI I COLPI (Crow)

L’UOMO BIANCO NON PRENDE SUL SERIO LA PROPRIA RELIGIONE E LE PROPRIE LEGGI Essi hanno parlato molto forte, quando hanno affermato che le loro leggi erano fatte per ognuno; ma hanno subito imparato che, mentre si aspettavano che noi le osservassimo, essi non pensavano ad altro che a violarle. Ci hanno detto di non bere whisky e, tuttavia, loro stessi lo hanno prodotto e lo hanno scambiato con le nostre pelli e le nostre vesti cerimoniali, finché non sono completamente finite. I loro Saggi dicono che noi dovremmo accettare la loro religione, ma quando cerchiamo di capirla, troviamo che ci sono troppi tipi di religione tra i bianchi, perché noi si riesca a capire, e che raramente due uomini bianchi si trovano d’accordo sulla religione che sia più giusto seguire. Tutto questo ci ha seccato non poco, fino a quando non ci siamo resi conto che l’uomo bianco non prende sul serio la propria religione più di quanto non fa con le proprie leggi. Le tiene entrambe dietro le spalle per usarle quando gli possono giovare con persone estranee. Questi non sono i nostri costumi. Noi abbiamo sempre osservato le leggi che ci siamo date, e vissuto la nostra religione.

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ALLE NOSTRE DONNE

Sono le Donne che ci danno la vita, Esse sono piÚ legate alla Madre Terra. Noi, rivolgiamo a Voi il nostro pensiero, a Voi, che crescete i nostri figli secondo i modi e le lingue che sono nostre. A Voi, che mantenete le nostre Nazioni sul sentiero della vita. A Voi, che conservate purezza nell’agire e nel sentire. Donne, rimanete saldamente come siete affinchÊ le nostre Nazioni possano continuare ad esistere.

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PEACE MAKER - IL COSTRUTTORE DI PACE (Huroni)

COSTITUZIONE MONDIALE

Gli esseri umani dividono la comune responsabilità di preservare e proteggere la nostra Madre Terra. Noi ci impegniamo a promuovere una qualità della vita che permetta ai Popoli di ogni colore, razza e credo di esistere e prosperare. Noi ci impegniamo a considerare il modo in cui le nostre azioni potranno influenzare le future generazioni. ARTICOLO I

Gli esseri umani sono nati con determinati diritti fondamentali, incluso il diritto a vivere in dignità, il diritto di preservare la propria eredità culturale e il diritto ad un ambiente sano. Questi diritti sono indipendenti dall’età, il sesso, la nazionalità e le origini etniche. ARTICOLO II

Noi, cittadini della Terra, abbiamo in comune diritti e responsabilità. Abbiamo il diritto di vivere in armonia con l’ambiente ed è nostra comune responsabilità proteggere dalla distruzione tutta la terra e la vita. Noi riconosciamo che la Terra è viva e, perciò, è vulnerabile alla contaminazione, all’infezione e alla distruzione dell’equilibrio naturale. Nessuno ha il diritto di rovinare l’armonia della vita in modo tale da danneggiare l’ambiente che ci dà la sussistenza. 95


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ALLEGATI


IL CASO “LEONARD PELTIER”

Il caso “Leonard Peltier” si lega alla sparatoria nella Riserva di Pine Ridge, Sud Dakota, dove il sangue misto, Dick Wilson, al servizio del B.I.A. (Bureau for Indian Affairs) aveva instaurato un clima di terrore. Dal 1973 al 1976 infatti vi furono nella riserva oltre 300 morti tra gli Oglala Sioux, tutti assassinati in circostanze misteriose, di cui 69 erano aderenti o simpatizzanti dell’A.I.M. (Movimento degli Indiani Americani). L’A.I.M. nacque a Minneapolis, Minnesota, nel 1968 sulla scia del movimento dei Neri e della politica di Eisenhower che con il progetto del 1953, chiamato “Termination”, aveva costretto gli Indiani ad abbandonare le riserve e a trasferirsi in città. Il progetto era di integrarli nella società bianca, urbanizzandoli; il risultato fu il dilagare della disoccupazione, della miseria e dell’alcoolismo. Dannis Banks, Russell Means, ai quali si aggiunse poi Leonard Peltier, fondarono quindi l’A.I.M. che aveva lo scopo di assistere legalmente gli Indiani perseguiti dalla giustizia americana. In seguito l’A.I.M. divenne il fulcro della rinascita dei valori spirituali e culturali dei Nativi Americani e incoraggiò il ritorno alla Madre Terra e, quindi, alle riserve dove poter volgere le cerimonie tradizionali: il rito della pipa, della capanna sudatoria, della danza del sole e sentire di nuovo il suono del tamburo che per l’Uomo Rosso è “il battito del cuore” della Madre Terra. I membri dell’A.I.M., tra cui Leonard Peltier, dietro richiesta della popolazione indiana di Pine Ridge, nel 1975 erano nella riserva per proteggere i residenti dalla brutalità di Dick Wilson. 99


Il 26 giugno con il pretesto di inseguire un Indiano, ricercato per il furto di un paio di vecchi stivali da cow boy, due agenti dell’F.B.I. entrarono nella proprietà di Jumping Bull; all’improvviso si udirono dei colpi di arma da fuoco ai quali gli Indiani risposero. Alla fine della sparatoria i corpi dei due agenti e quello di un Indiano giacevano a terra morti; si aprì subito la più massiccia caccia all’uomo con oltre 300 agenti dell’F.B.I. e della polizia locale alla ricerca di un pugno di Indiani in fuga. Sulla morte degli agenti fu immediatamente iniziata una indagine, cosa che non è stata ancora fatta per la morte dell’Indiano. Dell’uccisione dei due uomini dell’F.B.I. (Federal Bureau of Investigation) furono accusati quattro Indiani, tra cui Leonard Peltier, che si era rifugiato in Canada dove aveva chiesto asilo politico. Gli Stati Uniti ottennero la sua estradizione in base alle testimonianze dell’Indiana, Myrtle Poor Bear, mentalmente disturbata ed alcolizzata; in seguito la donna ritrattò e ammise che il giorno della sparatoria non era a Pine Ridge e che le testimonianze le erano state estorte dall’F.B.I. con intimidazioni e minacce. IL PROCESSO I coimputati dell’uccisione degli agenti furono assolti dalla giuria di Cedar Rapids, Iowa, in quanto fu riconosciuto che avevano agito per legittima difesa; Leonard Peltier estradato dal Canada e processato nel 1977 a Fargo, Nord Dakota, in località diversa e con un’altra giuria, fu condannato a due ergastoli consecutivi. Cinque anni dopo un rapporto balistico dell’F.B.I. rivelava che i proiettili che avevano ucciso i due agenti, non appartenevano all’arma di Peltier mentre numerosi testimoni cominciarono a ritrattare e a confessare di aver accusato Peltier perché minacciati dall’F.B.I. Durante questi anni tutti i gradi giudiziari degli Stati Uniti sono stati percorsi invano. Le azioni giudiziarie si sono svolte in parallelo negli Stati Uniti per la riapertura del processo e nel Canada per l’annulla104


LA SALVAGUARDIA DI DZIL NCHAA SI AN MOUNT GRAHAM

Altra azione oggetto del Comitato è stata quella di sensibilizzare l’opinione pubblica italiana sulla salvaguardia di Dzil Nchaa Si An (La Grande Montagna Seduta), conosciuta come Mount Graham, il monte sacro degli Apache San Carlos. Mount Graham è la cima più alta della catena Pinaleño, Sud Arizona, e faceva parte della riserva San Carlos fino al 1873, quando fu concesso al Servizio Forestale degli Stati Uniti, con atto unilaterale e arbitrario. In dieci anni il grizzly e il lupo si sono estinti, le grandi famiglie dei cervi hanno subito una drastica riduzione ed è iniziato il disboscamento. Nel 1981 lo Smithsonian Institute e l’Università dell’Arizona iniziarono delle prove di compatibilità sul monte per la costruzione di un Osservatorio Astrofisico di diciotto telescopi e riuscirono a sottrarre 1400 ettari al Parco Naturale dell’Arizona; successivamente riuscirono a far escludere il monte dal territorio del Parco. All’inizio degli anni ‘90 Ola Cassadore, sorella del leader spirituale tradizionalista Apache, Philip Cassadore, ha fondato, insieme al marito, Mike Davis, l’Apache Survival Coalition (ASC) che si è opposta fermamente alla distruzione della montagna anche in sede legale. L’ASC ha ricevuto l’appoggio di numerosi organizzazioni ambientalistiche da Green Peace a Sierra Club a Earth First. A seguito delle loro azioni congiunte uno studio del National Science Foundation del 1984 trovò ben 38 luoghi, su 56 studiati, migliori di Mount Graham, e un altro eseguito dal National Optical 105


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FONTI

LA SPIRITUALITÀ - Wakan Tanka, dal film Un Uomo chiamato Cavallo, regia di Elliot Silverstein, U.S.A., 1970. - Preghiera indiana, da un Dono della XAT Medicine Society, 1404 Gale Lane, Nashville, TN. 37212, U.S.A. - UOMO SAGGIO DAKOTA, Il creatore si è fermato, da “Akwesasne Notes”, P.O. Box 196, Rooseveltown, N.Y. 13683-0196, U.S.A., Inverno, 1986, p. 16. - Preghiera indiana Cherokee, da “Protocolli Neonatali”, 1988, edizione e città sconosciute. - BLACK ELK-ALCE NERO, Il dono della sacra pipa, da The Sacred Pipe, Black Elk’s Account of the Seven Rites of the Oglala Sioux, a cura di Joseph Epes Brown, Oklahoma, Norman, University of Oklahoma Press, 1975, pp. 5, 6, 7. - CAPO FRANK FOOLS CROW-CAPO FRANK CORVO DEI PAZZI, La danza del sole, da PETER MATTHIESSEN, In the Spirit of Crazy Horse, New York, Viking Penguin, 1991, p. XXXI. - Il grande albero della pace, da “Akwesasne Notes”, cit., Vol. 21, n. 3, 1989, p. 21. - Le pietre respirano, da “Akwesasne Notes”, cit., Aprile-Maggio, 1990, p. 26. - BEAR BELLY-PANCIA D’ORSO, La terra era domestica per noi, da “Akwesasne Notes: Products Catalog”, Rooseveltown, N.Y., U.S.A., 1987, p. 12. - LAME DEER-CERVO ZOPPO, Siamo una parte della terra, da “Akwesasne Notes: Products Catalog”, cit., p. 12. - Antica profezia di un 121


INDICE

Presentazione dell’editore........................................................pag. V Introduzione...........................................................................pag. VII La Spiritualità......................................................................... pag. 1 La Guerra................................................................................ pag. 27 Le Riserve............................................................................... pag. 41 Voci Indiane d’oggi...............................................................pag. 55 Allegati pag. 99 Il caso “Leonard Peltier”.................................................................... La salvaguardia di Dzil Nchaa Si An - Mount Graham....................... pag. 105 Comitato di difesa “Leonard Peltier” per i Diritti dei Popoli Indiani-Italia.................................................. pag. 109 Nota Finale........................................................................................ pag. 114 Fonti.................................................................................................... pag. 119 Bibliografia ...................................................................................... pag. 125

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Voci Indiane del Nord America  

Ogni sua pagina costituisce un punto di riflessione che ci porta dolcemente a conoscere la meravigliosa e ormai quasi perduta, cultura degli...

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