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Andare via lontano a cercare un altro mondo dire addio al cortile, andarsene sognando. (Luigi Tenco: “Ciao Amore ciao�)

A 6°-N . 03 D 15 G 2017


Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03 La solita strada, bianca come il sale il grano da crescere, i campi da arare. Guardare ogni giorno se piove o c'e' il sole, per saper se domani si vive o si muore e un bel giorno dire basta e andare via. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Andare via lontano a cercare un altro mondo dire addio al cortile, andarsene sognando. E poi mille strade grigie come il fumo in un mondo di luci sentirsi nessuno. Saltare cent'anni in un giorno solo, dai carri dei campi agli aerei nel cielo. E non capirci niente e aver voglia di tornare da te. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao. Non saper fare niente in un mondo che sa tutto e non avere un soldo nemmeno per tornare. Ciao amore, ciao amore, ciao amore ciao.

EMIGRAZIONE .. e un bel giorno dire basta e andare via..(Luigi Tenco) .valeva ieri,vale oggi, varrà domani... vano la bacchetta nuova erano i primi a subirne la prova dell’efficacia. Ogni agosto si attendeva con impazienza l’arrivo dei parenti emigrati in europa o al nord (per gli emigr ati in amer ica-argentinaaustralia ecc..vi era una rassegnazione, viaggio troppo costoso ), dove con enormi sacrifici e tanta nostalgia lavoravano risparmiando su tutto, perchè stare senza famiglia è dura! allora meglio accumulare un gruzzoletto per comprare un pezzo di terra coltivabile e ritornare al paese di origine. I bambini il ritorno dei padri era una festa, quando dalla valigia venivano fuori le scarpe nuove, la cioccolate il trenino “lima”, ma dopo, si riparte e il treno viene visto quasi come un orrendo mostro che porta via, e allora le scene strappa lacrime alla stazione di bimbi che non si vogliono staccare dai loro eroi…e poi, tutto come prima, in attesa di una lettara o di una telefonata (chiedendo il favore a qualche vicino ce aveva la fortuna di avere in casa “la SIP”). Emigrazione:straziante scelta per garantire una vita dignitosa e dare una opportunità in più ai figli, ma pur tr oppo, oggi quei figli, sostituiscono i loro padri (e prima di loro i nonni) fuori dalle terre d’origine. Non più con le valigie di cartone, ma tr olley con dentr o Iphone, notebook, professionisti-emigrati, al servizio di terre lontane cresciute anche grazie al contributo e ai sacrifici di nonni, padri… ora

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età degli anni ’70, scuola elementare, prime riflessioni sul piccolo mondo che mi circonda, vita di stenti e piccolo paesino dove gli eventi che riempiono il quotidiano sono la resa delle olive raccolte per un “padrone” sempre più ingordo e sfruttatore, la festa annuale del paese, le cerimonie religiose, le partitelle di calcetto in strada, il mercato annuale del bestiame dove acquistare un maiale da allevare da cui ricavare il companatico per l’inverno. Scarpe (canguro) sempre rotte, mille volte sistemate da un vecchio quanto abile e paziente calzolaio. La scuola era un momento di evasione, i maestri sempre più severi con i “figli di nessuno”, somari per definizione, che quando porta-

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Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03 tocca alla nuova generazione generare ricchezza in terre lontane dai loro cari, dal loro contesto sociale e culturale. Giovani che potrebbero cambiare il destino del sud, ma scelte politiche fanno si che il destino non muti. Emigrazione:angoscia, per chi la vive e chi la subisce, partire per lavorare, rientrare per le ferie, magari per ultimare i lavori nei campi iniziati dalla moglie o per lavori in casa…poi il mostro-treno..angosciante per chi era troppo piccolo per capire.

GIANNI RODARI

IL TRENO DEGLI EMIGRANTI Non è grossa, non è pesante la valigia dell'emigrante... C'è un po' di terra del mio villaggio, per non restar solo in viaggio... un vestito, un pane, un frutto e questo è tutto. Ma il cuore no, non l'ho portato: nella valigia non c'è entrato. Troppa pena aveva a partire, oltre il mare non vuole venire. Lui resta, fedele come un cane. nella terra che non mi dà pane: un piccolo campo, proprio lassù... Ma il treno corre: non si vede più.

Emigrazione:una valigia con dentr o tutto l’occorrente per la sopravvivenza formaggisalumi-l’icona del santo protettore-le mutande-i calzini (dopo il rattoppo estivo)-e il pane di casa-l’olio-il vino ecc.. Emigrazione:impotenza su quello che potrebbe succedere, perchè la lontananza è troppa e allora resta solo “il raccomandarsi a Dio” o affidarsi al buon destino, classiche le frasi di rito, “fate i bravi”, “studiate”, “siate rispettosi”…”che vi porto un bel regalo”. Emigrazione:partenza verso il lavoro, verso un mondo diverso dalle colline del sud, in mezzo al ghiaccio, le ciminiere, i cantieri stradali, la cave, con dignità e a testa alta. Dopo la partenza gli adulti che ricordano ai bimbi che piengere porta male, e allora, meglio trattenere …non si sa mai. Emigrazione:vedove bianche, donne in lunga attesa per il ritorno, sole nell’educazione dei figli, nella coltivazione dei campi, nell’amministrazione del “ben di Dio” che mensilmente ricevevano dai mariti. “Per chi vuole spedire pacchi per Torino, MIlano e Paesi vicini, giorno _ _ passerà il camion di …….”, un ritornello che tutti conoscono nei paesi spopolati da un amara realtà, anche se oggi è sempre più raro sentirlo (sostituito da poste -pacchi, UBS ecc..), ma è rimasto impresso, incancellabile come l’immagine del camion strapieno di olio, vino, vestiti, olive schiacciate, pane fresco, un pensiero (pacco a parte) per “il padrone”, quasi per ringraziarlo, grande generosità e grande cuore della gente del sud. .0missis. (Posted on 17 giugno 2010 by ing. Mimmo Scarmozzino https://omenicoscarmozzino.wordpress.com) 3


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Rivolgo a tutti un accorato appello affinché si cerchino e si adottino soluzioni durature" per affrontare la questione dei migranti minorenni "alla radice". Lo scrive Papa Francesco nel messaggio per la 103esima giornata mondiale del migrante e del rifugiato che, a livello ecclesiale, sarà celebrata domenica 15 gennaio. Migranti minori tre volte indifesi. Il messaggio del Papa ha come tema "Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce". I più piccoli sono tre volte indifesi "perché minori, perché stranieri e perché inermi, quando, per varie ragioni, sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d'origine e separati dagli affetti familiari". Quei bambini invisibili"Tra i migr anti - spiega - i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l'assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo, i minori migranti finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, Come e da chi nasce questa Giornata per la dove illegalità e violenza bruciano in quale il Papa scrive un messaggio? una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell'abuso dei a storia è un po’ intricata. La Giornata delle Migrazio‐ minori è dura da spezzare". ni è stata istituita dal Papa S. Pio X nel 1914, però a Affrontare le cause che provocano i felivello nazionale: era dunque un appuntamento che nomeni migratori"È assolutamente neriguardava la Chiesa italiana. cessario - afferma ancora il Papa - afSolo nel 2005 diventa “MONDIALE” e quindi riguarda la frontare nei Paesi d'origine le cause Chiesa cattolica sparsa in tutto il mondo. che provocano le migrazioni. Questo esige, come primo passo, l'impegno Quando fu istituita, la giornata aveva come scopo quello di dell'intera Comunità internazionale rendere solidale la Chiesa con le migliaia di persone che la‐ ad estinguere i conflitti e le violenze sciavano l’Italia, gli “emigranti” italiani che cercavano lavoro che costringono le persone alla fuga". e condizioni di vita migliori in altri Paesi, in Europa, in Ameri‐ Traffico di minori e abusi: sono i costi ca, in Australia (furono ben 27 milioni gli Italiani che partirono dell'emigrazione Sono in primo luogo nell’arco di un secolo ‐dal 1876 al 1976. Storia rimossa dalla i minori - denuncia il Papa - a pagare i coscienza collettiva nell’Italia di oggi…storia ripercorsa re‐ costi gravosi dell'emigrazione, provocentemente da scrittori e registi coraggiosi!) cata quasi sempre dalla violenza, dalla miseria e dalle condizioni ambienSolo a partire dal 2006 la Giornata Mondiale delle Migrazioni tali, fattori ai quali si associa anche la viene celebrata nella 2° domenica dopo l’Epifania mentre ne‐ globalizzazione nei suoi aspetti negagli anni precedenti la giornata era nazionale e cadeva in No‐ tivi". "La corsa sfrenata verso guadavembre, nella Festa liturgica di Cristo Re. gni rapidi e facili - r imar ca papa Con il mutare della società italiana – divenuta dai primi anni Francesco - comporta anche lo sviluppo ’80 terra di immigrazione ‐ l’attenzione si sposta verso le per‐ di aberranti piaghe come il traffico di sone “in mobilità” : quindi non solo si prega e si offre per gli bambini, lo sfruttamento e l'abuso di emigrati italiani all’estero, ma si è invitati a pregare, a sensibi‐ minori e, in generale, la privazione lizzare, a rendersi solidali con coloro che vivono, in varie for‐ dei diritti inerenti alla fanciullezza me, la mobilità umana: gli immigrati, i rifugiati, i profughi e sanciti dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia". richiedenti asilo, i rom e i sinti, le genti dello 'spettacolo viag‐

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giante'.

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Nigeriano fa 10 Km. a piedi per riportare alla proprietaria il suo telefono

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Giusto il tempo di pronunciare quella frase e il telefono si è scaricato. La giovane non sapeva chi fosse quel signore e non ha avuto altra scelta che aspettarlo alla ferrovia all’ora stabilita. È stata raggiunta anche dalla madre e insieme hanno atteso lo sconosciuto gentiluomo. Alle 14 però nessuno si è presentato. Dopo oltre un’ora, proprio quando le due stavano perdendo ogni speranza, hanno visto arrivare un giovane nigeriano. A piedi. In mano aveva un iPhone. Madre e figlia non potevano crederci. L’uomo aveva percorso l’intero tragitto a piedi per restituire il cellulare. Ha solo detto che il telefono non era suo e che aveva il dovere di riportarlo. Non ha voluto niente in cambio, neanche un caffè. Tom ha raccontato di essere in Italia da qualche anno, di non avere né famiglia né lavoro. «Sono sinceramente grato del gesto di un altro straordinario quanto normale essere umano – ha concluso il padre – il fatto che sia un migrante è per me secondario. Più che per aver ritrovato il telefono sono contento perché, nonostante tutto, penso che ancora si possa aver fiducia nell’umanità».

Ci troviamo alla stazione di Rignano alle 14». Una promessa ad una sconosciuta e Tom, nigeriano di 30 anni, percorre 10 chilometri a piedi per restituire un cellulare dimenticato da una studentessa sul treno. La temperatura è sotto zero e da Incisa a Rignano sull’Arno il tratto non è breve se non si ha un mezzo a disposizione ma si può contare solo sulle proprie gambe e su una volontà di ferro. Una storia incredibile quella raccontata su Facebook dal padre della 18enne che, pubblicamente e senza nascondere la commozione, ha voluto esaltare l’eccezionale impresa del giovane migrante. «Grazie Tom – si legge nel post – grazie al ragazzo nigeriano, solo e senza lavoro, dall’italiano incerto quanto il suo futuro (e glielo auguro comunque glorioso), cha ha trovato in treno il cellulare di mia figlia e, pur di riportarglielo, s’è fatto IncisaRignano a piedi, non avendo altri mezzi. “lo dovevo fare” come se fosse l’unico scopo di tutta la sua vita..»

11 gennaio 2017 | 19:16 (Il Corriere Fiorentino)

Noemi, 18 anni di Pian di Scò, lunedì dopo la scuola è andata a casa di una sua amica che vive a Rignano. Le ragazze hanno percorso il viaggio in treno e fra una chiacchiera e l’altra sono scese alla stazione: Noemi ha dimenticato il cellulare sul sedile della carrozza. Quando si è accorta di averlo perso, la ragazza ha provato subito a chiamare il suo numero e, dopo alcuni tentativi qualcuno, dall’altra parte, ha risposto. Qualche esitazione sull’italiano ma non sul proposito. «Ci troviamo alla stazione di Rignano alle 14. Ti riporto il cellulare».

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la storia hanno fatto soffrire questi tuoi figli e, chiedendoti perdono, vogliamo impegnarci in un’autentica fraternità con il popolo dell’alleanza». Dalla pr ece ' pr o per fidis judaeis' alla richiesta del perdono; dal disprezzo e dall’odio al gesto di Giovanni Paolo II che infila un biglietto, contenente la richiesta a Dio di perdono, tra le fessure del Muro del pianto, quasi a scolpire nella pietra questa invocazione. E gesti di portata analoga sono proseguiti con Benedetto XVI: si pensi al pellegrinaggio ad Auschwitz o alla visita alla sinagoga di Roma. ….. (Enzo Bianchi, Ebrei e cri-

dopo lo «scisma» tra ebrei e cristiani alla fine del I secolo e fino all’ora del Concilio Vaticano II, noi abbiamo pregato inoculando nelle nostre preghiere sovente disprezzo e a volte vero e proprio odio nei confronti degli ebrei. Basterebbe ricordare che il Venerdì Santo pregavamo «per i perfidi giudei» e per loro non ci inginocchiavamo, ma addirittura facevamo baccano con le raganelle, strumento sinistro in uso solo nei giorni santi. Poi venne la fine del disprezzo, soprattutto grazie a Giovanni XXIII, che tolse dalla liturgia l’aggettivo «perfidi» e chiese che si pregasse solo «per i giudei». Da allora è stato fatto un cammino impensabile”.

stiani: e pace fu, Avvenire, 26.1.11)

Ora, con l’avvento di papa Francesco – che già in Argentina aveva posto come grande compito nella sua pastorale l’incontro con la comunità ebraica – il dialogo ha preso nuovo slancio e si è rinvigorito di speranze. Sì, molto è cambiato dagli anni del dopoguerra – quando eravamo invitati a diffidare dei “giudei”, presenza forte ed eloquente nel mio Monferrato natale – ad oggi, quando anche la possibilità di viaggi nei luoghi santi costituisce una forte opportunità di conoscere il popolo ebraico, la sua preghiera, i suoi costumi, la sua cultura...

(E. Bianchi, Cristiani ed ebrei fratelli divisi, La Stampa, 17.1.09)

Sarà la dichiarazione conciliare Nostra aetate: autentica svolta storica e teologica, avvenuta con l’autorevolezza massima per la Chiesa cattolica, quella di un concilio. Così recita quel documento: “quanto è stato commesso durante la passione (di Cristo) non può essere imputato né indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti… La Chiesa inoltre deplora gli odii, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell’antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque” (NA 4, 28). (…)

Fratelli gemelli, con uguale diritto ad appellarsi alle Scritture del popolo di Israele, fratelli gemelli che confessano lo stesso Dio e sono in attesa del Messia, quel Messia che i cristiani già riconoscono in Gesù Cristo, quel Messia che per gli ebrei è ancora velato ma è invocato nella storia come salvezza definitiva del mondo. Anche noi cr istiani attendiamo così come loro “che possano giungere i tempi della consolazione e il Signore mandi quello che aveva destinato [agli ebrei] come Messia, cioè Gesù” (At 3,20).(Enzo Bianchi, Ebrei e cristiani, Avvenire,

Giovanni Paolo II, testimone diretto della barbarie antisemita, il 17 novembre 1980 a Magonza pronuncia una formula inedita, anzi contraddittoria a diciannove secoli di esegesi e teologia cristiana, in cui gli ebrei sono definiti «il popolo di Dio dell’antica alleanza che non è mai stata revocata » e in cui si afferma che «ebrei e cristiani, quali figli di Abramo, sono chiamati a essere benedizione per il mondo». ……. sarà la liturgia penitenziale officiata da Giovanni Paolo II e dai cardinali della curia romana in occasione del Giubileo del 2000, in cui verrà proclamato con forza: «Noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti nel corso del-

11.01.2015)

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Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03 INSIEME di don Antonio Rizzolo settimanale CREDERE

VIVIAMO INSIEME LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI Il tema di quest’anno, “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”, ci invita a testimoniare il perdono reciproco nella vita concreta di ogni giorno

Cari amici lettori, il prossimo 18 gennaio inizia la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si concluderà il 25, festa della conversione di san Paolo. Ed è proprio dall’Apostolo delle genti che è stato tratto il tema di quest’anno: “L’amore di Cristo ci spinge verso la riconciliazione”. Nel capitolo 5 della seconda lettera ai Corinzi, infatti, san Paolo spiega che il suo impegno di annunciare il Vangelo nasce da Cristo, dal suo amore che lo «spinge», che addirittura lo «possiede», come leggiamo nella nuova traduzione Cei. Egli spiega anche come questo amore si è manifestato: attraverso il perdono, la riconciliazione. Scrive l’apostolo: «Dio ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione». Questo Dio lo ha fatto «non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione». Da qui deriva la stupenda esortazione finale: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio». Come possiamo, allora, vivere davvero questa settimana di preghiera ecumenica, che vede uniti tutti i cristiani, di ogni Chiesa, di ogni confessione? Prima di tutto riconoscendo e accogliendo l’amore di Dio per ciascuno di noi, amore che ci ha donato per mezzo di Cristo. Se noi ci lasciamo davvero trasformare, commuovere, da questo amore, se viviamo secondo il Vangelo, il primo passo per ritrovare l’unità, così che il mondo creda, sarà stato fatto. Perché la riconciliazione non è tanto uno sforzo umano, pur necessario, ma un dono di Dio da elargire a nostra volta mediante le nostre parole e la nostra stessa vita. Il secondo passo è pregare gli uni per gli altri, per i propri fratelli di fede e per tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, evangelici. Anzi, cominciare, dove è possibile, a pregare insieme lo stesso Signore Gesù, che tutti ci unisce e vuole che ci lasciamo riconciliare con Dio. Infine, siamo chiamati a diventare ministri di riconciliazione, cioè a testimoniare l’amore di Dio con la nostra vita, a partire dai familiari, dagli amici e dai vicini, attraverso la misericordia e il perdono. L’ecumenismo non può che partire dalla vita concreta di ogni giorno, per allargarsi a tutti i fratelli che riconoscono in Cristo il loro Signore, fino a diventare testimoni del Vangelo davanti al mondo intero. Quest’anno ricorrono i 500 anni della Riforma protestante, un evento che è stato motivo di divisione e che oggi richiede un supplemento di perdono reciproco. Per riscoprire insieme il primato della grazia di Dio, del suo amore, che non può che tradursi nell’amore concreto da donare a tutti.

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Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03

La devozione a Sant'Antonio Abate nelle campagne Il 17 Gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio Abate (251356 d.c.), protettore degli animali domestici, era in passato una giornata particolarmente importante per la comunità contadina. Già alcune settimane prima della festività il parroco di campagna, accompagnato dal sagrestano e da un chierichetto, si recava in ogni cascina per benedire gli animali allevati, spostandosi a piedi o in bicicletta attraverso sentieri e strade sterrate che l’inverno spesso innevava o ghiacciava. Una volta giunto nell’aia, il parroco si recava nella stalla ( dove solitamente venivano riuniti gli animali, compresi cani e gatti) e, dopo aver recitato con la famiglia contadina il Padre Nostro, con una benedizione implorava l’intercessione di Sant’Antonio Abate affinché mantenesse in salute gli animali presenti, aspergendo la stalla con acqua benedetta. Nella benedizione venivano raccomandati anche i componenti della famiglia, affinché non fossero colti da malanni, le case, in modo che fossero risparmiate dagli incendi ed i campi, perché producessero un abbondante raccolto. Il parroco, dopo il sacro rito, si intratteneva con la famiglia conversando sullo stato di salute dei suoi componenti e sui lieti e tristi eventi accaduti nell’anno appena trascorso. Continuava poi il giro delle cascine, non senza prima aver lasciato il calendario di Sant’Antonio Abate - sul quale di annotavano scadenze ed impegni dell’imminente annata agraria - ed alcune sue immagini, che venivano prontamente collocate nei luoghi di ricovero degli animali, quali la stalla, il pollaio, la porcilaia, ecc. Poiché il bestiame, assieme a tutti gli animali da cortile, era un bene da salvaguardare. Anche chi aveva un atteggiamento più distaccato nei confronti della religione affiggeva volentieri i santini votivi lasciati dal parroco. Il 17 Gennaio era una grande festa per tutta la comunità contadina, tanto che interrompeva la monotonia delle giornate invernali. La sera della vigilia ci si incontrava con i vicini di podere nella stalla, - che per l’occasione veniva pulita a fondo,- per conversare e giocare a carte: le donne sospendevano la filatura e, rigorosamente prima della mezzanotte, la stalla veniva abbandonata perché, secondo un’antica credenza, nel cuore della notte gli animali avrebbero parlato tra di loro. L’indomani, dopo la S. Messa celebrata nella chiesa parrocchiale, si portava in processione la statua del santo che, una volta terminata la funzione, veniva riposta in una nicchia della chiesa, affinché vigilasse per l’intero anno sulle campagne. Alla fine delle celebrazioni religiose, nella comunità contadina venivano spesso organizzati incontri conviviali, e nelle case si respirava aria di festa. Vestiti con abiti per le grandi occasioni ci si incontrava con gli amici nell’osteria del bosco, e quel giorno festeggiava anche il bestiame, mangiando foraggio puro, anzichè mescolato con paglia. Anche se oggi questa ricorrenza non ha più la solennità di un tempo, in numerose parrocchie di campagna questa antica tradizione religiosa è ancora sentita e celebrata, …... Gianluigi Staniscia

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GESÙ NON PRETENDE LA NOSTRA VITA, OFFRE LA SUA

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iovanni, vedendo Gesù venirgli incontro, dice: Ecco l'agnello di Dio. Parole diventate così consuete nelle nostre liturgie che quasi non sentiamo più il loro significato.

Un agnello non può fare paura, non ha nessun potere, è inerme, rappresenta il Dio mite e umile (se ti incute paura, stai sicuro che non è il Dio vero). Ecco l'agnello che toglie il peccato del mondo, che rende più vera la vita di tutti attraverso lo scandalo della mitezza. Gesù-agnello, identificato con l'animale dei sacrifici, introduce qualcosa che capovolge e rivoluziona il volto di Dio: il Signore non chiede più sacrifici all'uomo, ma sacrifica se stesso; non pretende la tua vita, offre la sua; non spezza nessuno, spezza se stesso; non prende niente, dona tutto. Facciamo attenzione al volto di Dio che ci portiamo nel cuore: è come uno specchio, e guardandolo capiamo qual è il nostro volto. Questo specchio va ripulito ogni giorno, alla luce della vita di Gesù. Perché se ci sbagliamo su Dio, poi ci sbagliamo su tutto, sulla vita e sulla morte, sul bene e sul male, sulla storia e su noi stessi. Ecco l'agnello che toglie il peccato del mondo. Non «i peccati», al plurale, ma «il peccato» al singolare; non i singoli atti sbagliati che continueranno a ferirci, ma una condizione, una struttura profonda della cultura umana, fatta di violenza e di accecamento, una logica distruttiva, di morte. In una parola, il disamore. Che ci minaccia tutti, che è assenza di amore, incapacità di amare bene, chiusure, fratture, vite spente. Gesù, che sapeva amare come nessuno, è il guaritore del disamore. Egli conclude la parabola del Buon Samaritano con parole di luce: fai questo e avrai la vita. Vuoi vivere davvero? Produci amore. Immettilo nel mondo, fallo scorrere... E diventerai anche tu un guaritore del disamore. Noi, i discepoli, siamo coloro che seguono l'agnello (Ap 14,4). Se questo seguire lo intendiamo in un'ottica sacrificale, il cristianesimo diventa immolazione, diminuzione, sofferenza. Ma se capiamo che la vera imitazione di Gesù è amare quelli che lui amava, desiderare ciò che lui desiderava, rifiutare ciò che lui rifiutava, toccare quelli che lui toccava e come lui li toccava, con la sua delicatezza, concretezza, amorevolezza, e non avere paura, e non fare paura, e liberare dalla paura, allora sì lo seguiamo davvero, impegnati con lui a togliere via il peccato del mondo, a togliere respiro e terreno al male, ad opporci alla logica sbagliata del mondo, a guarirlo dal disamore che lo intristisce. Ecco vi mando come agnelli... vi mando a togliere, con mitezza, il male: braccia aperte donate da Dio al mondo, braccia di un Dio agnello, inerme eppure più forte di ogni Erode.

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l televisore fa la sua apparizione nel nostro paese nel 1954, ma sol-

tanto qualche anno più tardi cresceranno gli abbonamenti alla televisione, anche se non ancora in modo capillare. Il 3 gennaio 1954, quando iniziarono le trasmissioni televisive ufficiali della RAI, in Italia esistevano 15 mila televisori, concentrati soprattutto a Torino e Milano. Il prezzo di un apparecchio oscillava tra 160 mila lire (il costo di una moto) e 1 milione e 300 mila lire, in un Paese in cui il reddito medio pro capite annuo era di 258 mila lire. Il primo canone di abbonamento venne fissato a 12.550 lire, ed era allora il più alto d’Europa. Le previsioni di sviluppo di questo mezzo, secondo il parere di quasi tutti gli esperti, erano molto scarse. Cinque anni dopo, nel 1959, la tv era seguita stabilmente da oltre 20 milioni di persone, tra case private (circa un milione di apparecchi) e locali pubblici. Il resto è storia che ben conosciamo. Il televisore è stato pensato come oggetto destinato all’uso domestico da sistemare in casa. Si andava a vedere la televisione al bar per necessità, perché non tutti potevano permettersela. La diffusione si completerà poi negli anni ’70, quando si troverà un televisore per famiglia. Gli anni ’60 vedono la crescita degli elettrodomestici. Le tappe che influenzano questo andamento sono le seguenti: nel 1956 si tengono le Olimpiadi invernali di Cortina, nel 1958 i Campionati mondiali di Svezia (anche se l’Italia non gioca), nel 1960 le Olimpiadi a Roma e nel 1961 nasce il secondo canale. I programmi che spopolano sono Lascia o raddoppia?, Il Musichiere e Campanile sera, quiz ideato per avvicinare le provincie alla televisione e che vede contrapporsi due cittadine, una del Nord Italia e una del Sud. L’affermazione economica della televisione avviene con il celebre programma Carosello, nato nel 1957 e che lascia un’importante impronta sino al 1 Gennaio 1977 quando fu messo a riposo.

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Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03 LITURGIA EUCARISTICA LETTURE: Is 49,3.5-6 Salmo 39 1Cor 1,1-3 Gv 1,29-34 C. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. A. Amen C. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. A. E con il tuo spirito. C. Il Signore Gesù, che ci invita alla mensa della Parola e dell’Eucaristia, ci chiama alla conversione. Riconosciamo di essere peccatori e invochiamo con fiducia la misericordia di Dio. Breve pausa di riflessione personale Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli, che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni, per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa. E supplico la beata sempre vergine Maria, gli angeli, i santi e voi, fratelli, di pregare per me il Signore Dio nostro. C. Dio Onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla vita eterna. A. Amen. Signore, pietà. Signore, pietà. Cristo, pietà. Cristo, pietà. Signore, pietà. Signore, pietà.

genti, chiami tutti gli uomini a formare il popolo della nuova alleanza, conferma in noi la grazia del Battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. A. Amen LITURGIA DELLA PAROLA Prima Lettura Dal libro del profeta Isaia Il Signore mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza – e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra». Parola di Dio. A. Rendiamo grazie a Dio.

SALMO RESPONSORIALE

R. Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà. Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido. Mi ha messo sulla bocca un canto GLORIA a Dio nell'alto dei cieli nuovo, una lode al nostro Dio. e pace in terra agli uomini di R. buona volontà. Noi ti lodiamo, Sacrificio e offerta non gradisci, ti benediciamo, ti adoriamo, ti gli orecchi mi hai aperto, non hai glorifichiamo, ti rendiamo gra- chiesto olocausto né sacrificio per zie per la tua gloria immensa, il peccato. Allora ho detto: «Ecco, Signore Dio, Re del Cielo, Dio io vengo». R. Padre Onnipotente. Signore, «Nel rotolo del libro su di me è Figlio unigenito, Gesù Cristo, scritto di fare la tua volontà: mio Signore Dio, Agnello di Dio, Fi- Dio, questo io desidero; la tua glio del Padre, tu che togli i legge è nel mio intimo». R. peccati del mondo, abbi pietà Ho annunziato la tua giustizia neldi noi; tu che togli i peccati del la grande assemblea; vedi: non mondo, accogli la nostra suptengo chiuse le labbra, Signore, plica; tu che siedi alla destra tu lo sai. R. Seconda Lettura del Padre, abbi pietà di noi. Perché tu solo il Santo, tu solo il Dalla prima lettera di san Paolo Signore, tu solo l'Altissimo, Ge- apostolo ai Corinzi sù Cristo, con lo Spirito Santo: Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, nella gloria di Dio Padre. e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Amen. COLLETTA Dio che è a Corinto, a coloro che C. O Padre, che in Cristo, sono stati santificati in Cristo Geagnello pasquale e luce delle sù, santi per chiamata, insieme a

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tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Parola di Dio. A. Rendiamo grazie a Dio Canto al Vangelo Alleluia,Alleluia Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Alleluia C. Il Signore sia con voi A. E con il tuo spirito. C. Dal Vangelo secondo Giovanni A. Gloria a te o Signore Dal vangelo secondo Giovanni In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele». Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». Parola del Signore. A. Lode a te o Cristo OMELIA (seduti) CREDO Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scrittu-


Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03 re, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen. PREGHIERA DEI FEDELI C. Il Signore Gesù si manifesta a noi attraverso l’annuncio del Battista. Ci rivolgiamo a Lui riconoscendolo come nostro Salvatore. Ripetiamo insieme: SALVACI, SIGNORE GESU’ Signore Gesù annunciato e mostrato da Giovanni Battista come Figlio di Dio e Salvatore, donaci la grazia di testimoniarti con libertà e gioia, Noi ti preghiamo: SALVACI, SIGNORE GESU’ Signore Gesù, domandiamo la tua salvezza per le persone e le famiglie costrette a lasciare la casa e la patria. Rendici tuoi collaboratori, con cuore aperto e mani fraterne, Noi ti preghiamo: SALVACI, SIGNORE GESU’ Signore Gesù, ti affidiamo coloro che hanno responsabilità di governo negli stati e nelle città; guidali nelle vie della fraternità e dell’accoglienza, in favore delle famiglie e di ogni persona bisognosa, Noi ti preghiamo: SALVACI, SIGNORE GESU Signore, accompagna le nostre comunità cristiane, perché siano luoghi di educazione alla fede e alla carità per le nuove generazioni, con la grazia dello Spirito Santo, Noi ti preghiamo: SALVACI, SIGNORE GESU’ C. Dio Padre degli uomini, accogli la nostra preghiera fiduciosa e incessante; rispondi con la magnanimità della tua grazia. Te lo chiediamo per il Figlio tuo Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. A. Amen LITURGIA EUCARISTICA C. Pregate, fratelli e sorelle, perché portando all’altare la

gioia e la fatica di ogni giorno, ci disponiamo a offrire il sacrificio gradito a Dio Padre onnipotente. A. Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio a lode e gloria del suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa Chiesa. (in piedi) SULLE OFFERTE C. Concedi a noi tuoi fedeli, Signore, di partecipare degnamente ai santi misteri perché, ogni volta che celebriamo questo memoriale del sacrificio del tuo Figlio, si compie l'opera della nostra redenzione. Per Cristo nostro Signore. A. Amen. PREGHIERA EUCARISTICA C. Il Signore sia con voi. A. E con il tuo spirito. C. In alto i nostri cuori. A. Sono rivolti al Signore. C. RendiamograziealSignorenostroDio. A. È’ cosa buona e giusta. 2 C È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno, per Cristo Signore nostro. Nella sua misericordia per noi peccatori egli si è degnato di nascere dalla Vergine morendo sulla croce, ci ha liberati dalla morte eterna, e con la sua risurrezione ci ha donato la vita immortale. Per questo mistero di salvezza, uniti agli angeli e ai santi, cantiamo con gioia l'inno della tua lode: Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell'universo. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Osanna nell'alto dei cieli. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. Osanna nell'alto dei cieli. DOPO LA CONSACRAZIONE C. Mistero della fede A. Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta. DOPOLAPREGHIERAEUCARISTICA C. Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a te Dio, Padre onnipotente, nell’unità dello Spirito Santo, ogni onore e gloria, per tutti i secoli dei secoli. A. Amen C.A. P A D R E NO S T R O che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno,

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sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male. C. Liberaci, o Signore, da tutti i mali, concedi la pace ai nostri giorni, e con l'aiuto della tua misericordia vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell'attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro salvatore Gesù Cristo. A. Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli R ITO DELLA PACE C. Signore Gesu’ che hai detto ai tuoi apostoli: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace” non guardare ai nostri peccati ma alla fede della tua Chiesa, e donale unità e pace secondo la tua volontà. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. A. Amen C. La pace del Signore sia sempre con voi. A. E con il tuo spirito. C Come figli del Dio della pace, scambiatevi un gesto di comunione fraterna. A. Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.(2 VOLTE) Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace. C. Beati gli invitati alla cena del Signore Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. A. O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola e io sarò salvato. DOPO LA COMUNIONE C Infondi in noi, o Padre, lo Spirito del tuo amore, perché nutriti con l'unico pane di vita formiamo un cuor solo e un'anima sola. Per Cristo nostro Signore. A. Amen. C. Il Signore sia con voi. A. E con il tuo spirito. C. Vi benedica Dio onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo. A. Amen. C. Nel nome del Signore: andate in pace. A. Rendiamo grazie a Dio


Adeste 2017– 2017 – 6°/03 6°/ 03 del 1968, colpito al collo con un fucile di precisione mentre era affacciato al balcone del motel dove alloggiava. L'omicida, James Earl Rayed, fu catturato due mesi dopo a Londra e dopo aver ammesso, in un primo momento, la sua colpevolezza, ritrattò in seguito, affermando di essere stato vittima di una cospirazione. Tesi, quest'ultima, confermata da una sentenza di condanna emessa nei confronti di Loyd Jowers, proprietario di un ristorante sito nei pressi del luogo del delitto. L'episodio, tuttavia, resta un mistero irrisolto nella storia americana.

Martin Luther King data di nascita: martedì 15 gennaio 1929 (87 anni fa) data morte: giovedì 4 aprile 1968 (48 anni fa Martin Luther King: Il suo nome è inscritto in quella ristretta cerchia di personalità che, con le uniche armi della parola e delle idee, hanno cambiato il mondo, continuando a distanza di decenni dalla loro scomparsa a influenzare la cultura e il modo di pensare comune. Nato ad Atlanta (nello stato della Georgia) e figlio di un reverendo della chiesa Battista, Martin Luther King s'impegnò, fin da giovane, per i diritti civili e contro le ingiustizie razziali, ispirandosi agli insegnamenti di Gandhi. Laureato in filosofia, come pastore protestante si fece apostolo della lotta non violenta e difensore degli emarginati nell'America degli anni Sessanta, in contrapposizione alle posizioni più oltranziste di Malcom X.

GENNAIO 2017-Santi e Proverbi

L'opera di sensibilizzazione, iniziata con un tour per le università americane, raggiunse l'apice con il celebre discorso dell'«I have a dream», pronunciato al Lincoln Memorial di Washington, il 28 agosto del 1963, davanti a una folla di 250mila persone. Il coronamento, l'anno seguente, fu l'assegnazione del Nobel per la Pace a soli 35 anni. Dopo una manifestazione in difesa dei diritti civili degli spazzini neri a Memphis, qui fu ucciso il 4 aprile

C67: Chiesa romano-cattolica dei Piaristi. Strada Universitatii nr. 5, conosciuta anche come „Biserica Universitatii” din ClujNapoca. Don Veres Stelian, tel 0745 386527 Mail: veresstelian@yahoo.com Domenica alle ore 12,00

B : Preasfantul Mantuitor (Biserica italiana), Domenica ore 11:15; Adresa: b-dul. Nicolae Balcescu, nr. 28, sector 1, Bucureşti tel./ fax: 021-314.18.57, don Roberto *°* Polimeni, Tel:0770953530 A69 I6*: Domenica ore 11:00 mail: polimeni.roberto@yahoo.com; polimeni.rober to70@gmail.com; Tel 0040 756066967. Trasmessa nella Chiesa di Sant'Antonio-Piata Maniu Iuliu nr. in diretta su www.telestartv.ro 15. Don Horvath Istvan , tel 0745 020262 Sabato, prefestiva alle ore 18,00 a: Centrul *°* "Don Orione", Sos. Eroilor 123-124 Voluntari. T*;*<: Chiesa Sfanta Fecioara Maria Regi*°* I*: Cattedrale "vecchia" Iaşi - Adormirea Maicii na Timisoara II (Fabric). Str Stefan Cel Mare 19. Domnului Bd. Stefan cel Mare, 26, Iasi: Domenica Domenica ore 18:00. ore 11,00 Monastero S. Luigi Orione –Iasi, Don Janos Kapor Tel 0788 811266 Don Alessandro Lembo Tel 0749469169 M ail: Mail:parohiafabric@googlemail.com Alelembo73@gmail.com *°*

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Adeste nr 03 domenica 15 gennaio 2017c