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Metropolzine n. 24 Metropolzine è un periodico dell’Associazione Culturale “Italian Dreamers” Casella Postale 161 47838 Riccione Centro RN Tiratura: 1500 copie Finito di Stampare: settembre 2005 Italian Dreamers Staff: Simone Fabbri Marco Petrini

Entrata Riservata al Fan Club In collaborazione con la Live, il promoter italiano dei Dream Theater, tutti i soci del Fan Club disporranno di una entrata separata per ognuna delle tre date del mese di ottobre 2005. L’entrata NON sarà anticipata rispetto al pubblico normale, semplicemente ci sarà un cancello d’entrata esclusivamente riservato per il Fan Club che permetterà ai soci di alleggerire la confusione che regna al momento dell’apertura delle porte. L’entrata sarà doverosamente segnalata con dei cartelli, in ogni caso, vi preghiamo di presentarvi con un certo anticipo in modo da controllare che tutti quanti abbiano con se la tessera del Fan Club 2005 e che non ci siano infiltrati o “portoghesi” nel mezzo. Naturalmente per entrare è necessario possedere il regolare biglietto d’ingresso e, come per tutti, ci sarà il controllo degli addetti alla sicurezza.

Web Master: Francesco Castaldo Alessandro Tramonti

Tribuna riservata al Fan Club Una volta entrati, all’interno del palazzetto, il Fan Club ha una tribuna riservata per i propri soci. La tribuna sarà più vicina al palco possibile, a sinistra o alla destra dello stesso per quanto riguarda Milano e Bologna. Discorso diverso per Roma dove, probabilemte la tribuna sarà posizionata di fronte al palco alla fine del parterre. Anche la tribuna sarà ben delimitata e visibile da lontano in quanto troverete lo striscione del Fan Club ad indicarne l’esatta ubicazione. L’accesso alla tribuna riservata NON comporta nessun sovraprezzo rispetto ai prezzi dei biglietti in vendita, per accedervi basterà mostrare la tessera del Fan Club per il 2005 ai nostri addetti. Per tutti gli ultimi aggiornamenti sull’entrata e sulla tribuna riservata, le notizie saranno riportate sul nostro sito, dateci un’ultima occhiata prima di recarvi ai concerti, così saprete esattamente le ultime novità.

Sede Legale ed iscrizioni: Italian Dreamers Casella Postale 161 47838 Riccione Centro RN

Gigantour DVD Il concerto di Montreal del 2 settembre scorso è stato registrato in video per una prossima uscita in DVD, un ottimo documento del tour estivo americano della band insieme a tanti altri nomi famosi riuniti sullo stesso palco.

Collaboratori: Ivan Iapichella Emiliano Maiello Stefano Tappari Antonio Vescio Marco Termine Francesco Ferrari Igor Italiani Francesco Zacchino

Internet Home Page: www.italiandreamers.net Forum: www.ytseitalia.net Photo Credits: Italian Dreamers Staff Mike Portnoy MP.com Marc Villalonga Sabian Magazine Stampa: Studiostampa s.a. - RSM

Media sul sito www.italiandreamers.net Per i più sbadati, ricordiamo cos’è possibile scaricare dalla sezione media del nostro sito. Il materiale è a disposizione per gli iscritti al Fan Club del 2005 che contemporaneamente sono anche registrati anche sul sito: - Nine Degrees of Backstage Turbulence. - Video As I Am, live a Roma del 7 febbraio 2004. - Sfondi per cellulari con logo Italian Dreamers e Dream Theater in versione South Park. - Ytsemagazine 1, il primo numero della Fanzine digitale con le foto più belle del tour dell’estate 2004 in Italia - Ytsemagazine 2, il secondo numero con tutte, ma proprio tutte le foto più belle delle tre date di giugno a Fucecchio, Ascoli e Strà Accent Scoprite cos’è Accent visitando il sito di Jordan Rudess. www.jordanrudess.com


Tour autunnale in Europa Mar 27 Set Helsinki, Finlandia Ice Hall Gio 29 Set Stoccolma, Svezia Hovet Ven 30 Set Oslo, Norvegia Spektrum Dom 02 Ott Amburgo, Germania Docks Lun 03 Ott Berlino, Germania Columbia Halle Mar 04 Ott Poznan, Polonia Halle Arena Gio 06 Ott Parigi, Francia Le Zenith Ven 07 Ott Düsseldorf, Germania Philippshalle Sab 08 Ott Hanover, Germania Capitol Lun 10 Ott Amsterdam, Olanda Heineken Music Hall Mar 11 Ott Amsterdam, Olanda Heineken Music Hall Mer 12 Ott Bruxelles, Belgio Forest National Gio 13 Ott Lille, Francia Aeronef Lun 17 Ott Munich, Germania Tonhalle Mar 18 Ott Vienna, Austria Gasometer Mer 19 Ott Ljubljana, Slovenia Hala Tivoli Ven 21 Ott Stoccarda, Germania Beethovensaal Sab 22 Ott Saarbruken, Germania E Werk Lun 24 Ott Londra, Inghilterra Hammersmith Apollo Mar 25 Ott Londra, Inghilterra Hammersmith Apollo Mer 26 Ott Wolverhampton, Inghilterra Civic Hall Ven 28 Ott Frauenfeld, Svizzera Ruegerholz Festhalle Sab 29 Ott Milano, Italia FilaForum Dom 30 Ott Bologna, Italia Palamalaguti Lun 31 Ott Roma, Italia PalaLottomatica Tour in Sudamerica ed in Giappone A dicembre e a gennaio i Dream Theater effettueranno i seguenti concerti: 3/12/05 Buenos Aires, Argentina Obras Sanitarias 4/12/05 Buenos Aires, Argentina Obras Sanitarias 6/12/05 Santiago, Chile Velodrome 9/12/05 Rio de Janeiro, Brazil Claro Hall 10/12/05 Sao Paulo, Brazil Credicard Hall 11/12/05 Sao Paulo, Brazil Credicard Hall 13/12/05 Caracas, Venezuela El Poliedro 7/01/06 Osaka, Japan Grand Cube 8/01/06 Fukuoka, Japan Shimin Hall 9/01/06 Hiroshima, Japan Aster 11/01/06 Nagoya, Japan Aich Geijutsu Theater 12/0106 Tokyo, Japan Kokusai Forum 13/0106 Tokyo, Japan Kokusai Forum G3 - Live in Tokyo in uscita il 25 ottobre 2005 Epic Records ha annunciato per il 25 ottobre l’uscita di Live in Tokyo, DVD e doppio CD con protagonisti Joe Satriani, Steve Vai e John Petrucci. Il concerto è stato registrato l’8 di maggio 2005 al Tokyo Forum.

Ciao a tutti e bentornati a casa dopo q u e s t a uggiosa estate. Neanche il tempo di far ascugare il costume e le infradito che siamo già catapultati verso i tre grandi appuntamenti di questo autunno. I Dream Theater arriveranno in Europa oliatissimi ed in una forma a dir poco smagliante. Hanno assaggiato in estate le reazioni del pubblico con Octavarium appena scartato e poi sono tornati a casa loro per confrontarsi, durante il Gigantour, con altre realtà da cui trarre spunti, idee e compattezza sonora che riverseranno con precisione chirurgica nelle nostre povere orecchie affamate di note. Un nuovo palco, il nuovo “Albino Monster” di Mike e le nuove tastiere di Jordan sono le novità più eclatanti, ma rivederli carichi e compatti a poco più di un anno e mezzo da quello che è stato definito il miglior tour di sempre è, sicuramente, una sfida anche per loro, visto che l’età avanza inesorabile per tutti (noi compresi). In vista del tour, il Fan Club vi ha preparato delle pagine speciali. Dietro le vostre continue richieste, vi riproponiamo le vecchie iscrizioni degli anni passati insieme al nuovo, fiammante merchandise dedicato ai 20 anni di carriera della band, fatene buon uso!!! Ci piacerebbe tantissimo vedervi tutti con le nuove magliette, anche per distinguerci in maniera decisa rispetto al resto del palazzetto, e chissà che la band non ci mandi un saluto speciale durante il concerto. Staremo a vedere. Come spieghiamo qui a fianco, abbiamo pianificato, insieme alla Live, sia l’entrata che la tribuna riservata al Fan Club per ognuna delle tre date.Una sola grande richiesta: siate ordinati durante l’entrata, facciamo tutto cio proprio per evitare gli spintoni e la calca animalesca tipica del pubblico italiano, prima vi metterete in fila e prima si entrerà dentro il palazzetto dove poi vi aspetta la nostra comoda tribuna riservata. Un solo GRANDE imperativo: chi non ha la tessera 2005 con se, NON entra dall’entrata riservata e NON accede alla tribuna, la tessera del Fan Club è l’UNICA cosa che ci permette di riconoscervi. Metropolzine 24 contiene la presentazionw di Octavarium, una lunga intervista a Mike, i vostri racconti dei concerti estivi e vi aggiorna doverosamente sul concorso per diventare Cover Band Ufficiale in Italia. La finale a tre arriverà nel 2006 per l’ennesimo, grande evento, firmato Italian Dreamers. Ci vediamo tutti ai concerti Italian Dreamers Staff


I quesiti. L’ansia. La musica. Le inevitabili conclusioni. Era da tempo immemore che non si registrava un interesse così spasmodico intorno all’uscita di un disco metal. No, forse non c’era stato lo stesso esorbitante numero di discussioni e pareri incrociati nemmeno per la release di “Brave New World”, discreto comeback degli storici Iron Maiden con il ritorno, dietro al microfono, del figliol prodigo Bruce Dickinson dopo l’infelice parentesi (soprattutto in termini di vendite) di Blaze Bailey. Questo vuol dire solo una cosa, che oramai i newyorchesi Dream Theater sono entrati di prepotenza nel novero di quei quattro o cinque nomi in grado di mobilitare l’attenzione di tutti, ma proprio tutti, nel mondo della musica “pesante”. Li puoi amare. Li puoi odiare. Non li puoi ignorare. Ma andiamo con ordine. Quesiti, dicevamo. Già, una montagna di quesiti nati subito dopo il parto di “Train of Thought”, un album che aveva diviso radicalmente il parere di moltissimi esperti, ma soprattutto dei fan della band. Forse ancor più del sin troppo bistrattato “Falling into Infinity”. Un lavoro come la copertina: oscuro, claustrofobico, tutto incentrato sull’asse Portnoy-Petrucci. A me non era piaciuto. Anzi, in sede di recensione lo avevo pure massacrato, perché ritenevo che gli statunitensi avessero davvero osato troppo. Sovrabbondanti assoli chilometrici, ritmiche che concedevano poco spazio alla melodia, un LaBrie sacrificato sull’altare dell’im-

provvisazione strumentale in studio (il nuovo metodo di composizione/registrazione che i Dream si portavano dietro dall’esperienza dei Liquid Tension Experiment). L’unica cosa che ammiravo dei cinque era il coraggio di avere ancora una volta stravolto il loro indirizzo stilistico, una caratteristica che ho sempre apprezzato nei combo che aspirano a definirsi davvero “progressive”. Ad ogni modo, con un precedente di tale portata le mie aspettative sull’imminente uscita non potevano essere troppo rosee. Inoltre c’era da affrontare l’interessante discorso discografico. Tenuto conto che questo ottavo disco in studio era l’ultimo che li legava alla Warner/ Elektra, si vagliavano già le ipotesi sugli sviluppi meramente economici e di distribuzione futura. Si sarebbero autoprodotti? Sarebbero passati ad un’altra major? Avrebbero firmato di nuovo per la Warner? Perché non accasarsi presso una importante etichetta indipendente? Potrà sembrare assurdo, ma per settimane questo dibattito di contorno aveva assurto al ruolo di protagonista principale in sede di dialogo. D’altronde ancora le anticipazioni scarseggiavano. Poi le prime voci…”Guarda che per quel poco che ho sentito mi sembra che abbiano confermato il sentiero intrapreso con l’ultimo CD”. Oddio, in cuor mio speravo che non fosse vero, altrimenti penso che avrei definitivamente messo una pietra sopra a Portnoy & Co. Però la cosa aveva anche un certo senso logico, sebbene la ritrovata forma vocale del buon Ja-


mes LaBrie mi spingeva a nutrire una speranza ben diversa, ovvero quella di una rinnovata vena melodica in linea con le ultime, convincenti produzioni del singer canadese (Frameshift, Ayreon, Mullmuzzler tanto per dirne tre). Ad un certo punto, come un fulmine a ciel sereno, la scaletta ed il titolo dell’opera, accompagnati poco dopo dall’anteprima dell’artwork, curato dal validissimo Hugh Syme (tra le sue creazioni le illustrazioni di “Test for echo” dei Rush e “Youthanasia” dei Megadeth).

il pregevole “Elements of Persuasion”, variopinto progetto di James LaBrie uscito qualche settimana prima. Ma tra la marea di fake che imperversano all’interno dei vari programmi peer to peer finalmente cominciano ad emergere anche dei samples veri e propri. Ovviamente le reazioni non si fanno attendere molto e sono quasi tutte indirizzate ad un moderato ottimismo. Però, prima di trarre le conclusioni finali, si aspettano i 70 minuti di “Octavarium” al gran completo. Scatta il conto alla rovescia.

E’ a questo punto che partivano alcune supposizioni… c’è chi comincia a pensare ad una certa correlazione tra i nomi delle canzoni ed il già citato “TOT”. Chi, invece, vede nella cover un velato (oddio, nemmeno tanto) richiamo alle atmosfere care al progressive rock, un po’ come era successo proprio per “FII”. Non porta suggerimenti musicali, invece, il mistico vocabolo “Octavarium”, selezionato per dare un nome al prossimo nascituro. L’unica cosa che si innesca, con questa scelta, è la solita selva di curiosità spicciole (quali il fatto che l’album consti di otto tracce, essendo per l’appunto l’ottavo della carriera e via dicendo) che comunque, in queste circostanze, servono a tenere banco sul tavolo delle opinioni. A poco a poco, però cresce inevitabilmente una certa ansia, anche perchè la succosa anteprima “illegale” del CD sembra circolare sul web con una certa insistenza. E purtroppo l’ansia gioca sempre dei brutti scherzi, dato che diverse webzines (tra cui una delle più note sul suolo tricolore) prendono la cantonata e pubblicano la recensione di quello che, in verità, non è altri che

Ad una settimana circa dall’uscita ufficiale, fissata per il 7 di Giugno, la diga cede di botto e “regala” la possibilità di ascoltare finalmente la musica vera e propria, anche se Portnoy si affretta a smentire alcune delle versioni, aggiungendo che solo il CD originale placherà i mesi di estenuanti dibattimenti. Poco importa però, ormai ci siamo. Io ricevo il disco con relativa calma, in prestito da un amico. D’altronde, pur non essendo da anni un fan sfegatato del gruppo, anche io sono curioso di sentire cosa hanno tirato fuori dal cilindro i nostri. Il primo ascolto è quello di assaggio, giusto per carpire veramente dove sono andati a parare in termini di sonorità. L’impressione è buona, pare essere tornata la melodia, ma soprattutto James LaBrie sale di nuovo in cattedra, autore di una prova multiforme e di gran classe. Molto apprezzabile risulta pure l’amalgama finalmente ottenuta da Jordan Rudess, che fino ad oggi non mi sembrava invece molto a suo agio tra le partiture del combo. Meglio così. Dal secondo ascolto in poi cominciano ad intravedersi le prime sfumature. La partenza del CD è comun-


que affidata ad una oscura intro dello stesso Jordan, la quale viene lentamente squarciata dai tamburi di Mike e da un riff abbastanza aggressivo di John. Entra la voce di James, filtrata, ed il pezzo si sviluppa in maniera vorticosa proprio come “The Glass Prison”. D’altronde “The Root of all Evil” è la prosecuzione sia del brano appena citato che di “This Dying Soul”, pertanto non stupisce affatto se nel chorus incontriamo addirittura

un rimando ad hoc. Niente male come brano d’apertura, ma procediamo oltre. “The Answer lies Within” calma le acque e ci consegna i Dream nella loro canonica versione da ballad con accompagnamento sinfonico. Non so bene perché, ma questa è una dimensione nella quale non ho mai gradito la band americana ed anche questa volta la cosa si ripete. Per carità, belli gli arrangiamenti, ottima interpretazione vocale, solo che

la canzone non mi lascia quasi niente, nemmeno dopo ripetuti ascolti. Sarà che la trovo meno ispirata rispetto a quelle che compongono i veri maestri di questo mix, cioè i miei adorati Kansas. Ma torniamo ad “Octavarium”, e più precisamente alla terza traccia del disco: “These Walls”. Dopo una serie di rumori che sembrano scimmiottare malamente addirittura l’inizio di “By Demons be Driven” (Pantera), il brano decolla grazie alla perfetta intesa tra chitarra e tastiera, una caratteristica che ci riporta indietro addirittura ai fasti di tanti anni addietro. Beh, sarà dovuto al fatto di essere rimasto maggiormente legato al periodo Moore (ed in parte anche a quello Sherinian), fatto sta che per me “These Walls” si conferma decisamente come il brano migliore del lotto, grazie soprattutto ad un refrain magnetico e ad una struttura di sicuro poco improvvisata. Qualche secondo di pausa, il ticchettio dell’orologio ed è la volta di “I Walk beside You”, un pezzo che dividerà come pochi. Si, perché qui sembra di sentire gli americani che fanno il verso agli U2, con le stesse chitarrine piene di delay, il ritornello catchy ed in pratica zero concessioni ai virtuosismi. Tuttavia a me


sembra proprio una song azzeccata, soprattutto perché posizionata intelligentemente a metà disco…e poi non è certo la prima volta che i Dream Theater fanno il verso agli U2, coraggio. Dopo tutta questa melodia è logico aspettarsi un rapido cambio di direzione, ed infatti l’accoppiata “Panic Attack”/ “Never Enough” fornisce una versione violenta, ma estremamente raziocinante, della band. Inoltre entrambi i pezzi si aprono ad una nuova influenza che quasi nessuno si aspettava, quella dei talentuosi Muse. Viene subito da pensare che, nel famoso “inspiration corner” presente in studio, questa volta risiedano “Origin of Symmetry” o “Showbiz”. Ad ogni modo LaBrie sugli scudi con una prestazione molto difforme dal solito, ma a quanto pare decisamente alla sua portata. C’è da scommettere come entrambi i brani verranno riproposti spesso e volentieri durante le prossime tournee mondiali. Mancano due pezzi, i più lunghi. Ma per “Sacrificed Sons”, dedicata ai tragici attentati dell’11 Settembre 2001, il minutaggio non si palesa troppo. L’atmosfera è dapprima soffusa, malinconica, con un LaBrie che ci si cala dentro con sentita partecipazione. Il pathos,

però, cresce di secondo in secondo, ed ecco che ci ritroviamo così con una partitura strumentale molto vicina a quelle di “SFAM”. E dopo un convincente assolo di Petrucci è l’orchestra ad entrare prepotentemente sul proscenio, conferendo al brano un ulteriore orpello drammatico. Ben fatto. Così non si può dire, invece, per la title-track, che con la sua eccessiva prolissità chiude i battenti dell’album. Certo, i Dream Theater sono un gruppo prog e le suite sono una istituzione di certi ensemble, ma qualcuno mi dovrebbe spiegare perché comporre 24 minuti di insipido polpettone celebrativo del genere. Si, perché intanto si parte con un accenno nemmeno troppo nascosto a “Shine on your crazy Diamond”, per passare dopo ben 4 minuti ad uno stacco che pare preso pari pari dagli Spock’s Beard, o peggio ancora dai Transatlantic. Non è che la fissa di Portnoy di fare per forza di cose una nuova “Close to the edge” stia prendendo il sopravvento? Mah, col passare della canzone mi accorgo che forse non è così, però continuo a non capire il perché di tutte queste citazioni (fa un pò senso sentire, ad esempio, Rudess usare per la prima volta in vita sua dei suoni alla Wakeman) ed omaggi

verso i loro padri putativi. Non avevano già fatto una cosa del genere con “The big medley” in “ACOS”? Tuttavia, qualsiasi intenzione voglia ricoprire la title-track naufraga da più parti, rappresentando l’unico grande neo di un album viceversa godibile. Attenzione, non un capolavoro IMHO, ma un CD che permette lo stesso di correggere il tiro dopo le ultime, controverse opere. Per terminare il discorso mancano solo le inevitabili conclusioni, che sono quelle di un album che ha già fatto parlare di se per tre/quattro mesi prima della sua uscita ufficiale e che promette di impegnare gli appassionati in accorati discorsi ancora per tante settimane. Non sono sicuro, però, che all’album verrà riservato lo stesso posto d’onore che è stato già conferito a “I&W” o “Awake” nel cuore dei fan, ma in questo aspetto magari il tempo mi smentirà. Intanto, durante l’attesa non vedo l’ora di potermi gustare nuovamente i musicisti dal vivo, dato che la ritrovata forma fisica di LaBrie (testata nel tour solista proprio di “Elements of Persuasion”) promette scintille per tutti gli show a venire. Credo che ne vedremo (e sentiremo) davvero delle belle. Igor Italiani


Theater; ormai pare tu sia diventato il batterista ufficiale di Neal Morse? MP: Non lo sono sempre stato? (ridendo) YM: Si tratta di un album da solista o di progetto parallelo? (ndr: ci sono state voci in merito al terzo album dei Transatlantic, in seguito a dei messaggi misteriosi di Neal Morse sul suo forum) MP: Si tratta semplicemente di un nuovo album da solista. Tutto si è svolto per il meglio e come al solito, Neal ha fatto il suo lavoro.

Intervista realizzata da Sébastien Demay il 25 maggio 2005 Ancora una volta il nostro prode amico e, spesso, compagno di concerti, Sebastien del Fan Club ufficiale francese Your Majesty ha fatto il colpaccio. A noi è spettata la visita in studio durante le registrazioni di Octavarium con tanto di servizio fotografico mentre a Seb è spettata di diritto l’intervista con Mike, la mente che si cela dietro tutto il mistero che avvolge questo nuovo album dei Dream

Theater. Mike ha fatto un po’ il prezioso, forse per non svelare subito tutti i segreti che si celano dietro la musica, le parole e le immagini di questo ottavo disco in studio della band, ma Sebastien è riuscito a fare un’ottima panoramica su tutto il lavoro svolto e a mettere le basi per quello che, forse, sarà in un prossimo futuro uno speciale su Octavarium. Lasciamo la parola al nostro amico francese… YM: Ciao Mike, iniziamo con qualcosa al di fuori dei Dream

YM: Avremo senza dubbio l’occasione di rivederci qui tra qualche mese e discutere di queste cose più a fondo. Ora andiamo nel vivo del discorso: Octavarium. Qual è la vera ragione che vi ha portato a ritornare così presto in studio dopo la fine di Train of Thought? MP: Questa tournée è stata più corta del solito, abbiamo fatto solo un passaggio in Europa rispetto ai soliti tre o quattro; è stata meno massacrante. Prima del tour con gli Yes negli Stati Uniti abbiamo fatto solo tre concerti in Italia e se non si fossero presentate queste opportunità saremmo rientrati in studio già dopo Budokan. Avevamo la sensazione che la tournée di Train of Thought avesse compiuto la sua missione, e abbiamo voluto metterci a comporre qualcosa prima che arrivasse la fine del 2004. YM: Avete scritto qualcosa durante il break tra Budokan e la tournée con gli Yes? MP: No, abbiamo soltanto definito il concetto globale e lo stile della musica, ma siamo rientrati in studio senza nessuna musica scritta, come facciamo già da qualche anno. Lo stile di composizione e registrazione “alla Liquid Tension” ormai è una nostra routine. YM: E’ stato comunque difficile iniziare a scrivere un nuovo album?


MP: No, per niente, anche perché, come detto, le date italiane e il tour con gli Yes sono stati un bonus per noi: già da qualche mese eravamo pronti mentalmente per iniziare questo nuovo album. Malgrado le apparenze, abbiamo avuto un

come succede già da Scenes from a Memory, non ci siamo avvalsi di produttori esterni alla band.

lungo periodo di riposo.

oggi. Si nota chiaramente un suo maggiore coinvolgimento. MP: Sono d’accordo con quello che dici, penso che James l’abbia confermato per tutto l’album. E’ stato niente di più che un’abitudine; lavoriamo da tanti anni allo stesso modo, e sapete che le melodie vocali sono composte a tre, da John, James ed io. Le canzoni si sono ritrovate a contenere più parti cantate anche perché non sono così lunghe, per di più abbiamo deciso di non includere brani totalmente strumentali in quanto sarebbe stato prevedibile. Se James è così in primo piano in questo disco, è anche perché ancora una volta è stato molto favorevole a tutte le idee che potevamo avere riguardo alle linee di canto. Alla fine, canta su passaggi totalmente inediti rispetto al nostro stile, come per esempio in “I Walk Beside You”.

YM: Quello che mi colpisce in primis, è la durata molto tirata dei brani, nell’insieme molto più corta rispetto agli ultimi lavori. Vi siete sforzati a ridurre questa durata? (ndr: spesso superava i 10 minuti). MP: Non direi che ci siamo sforzati, ma che siamo cambiati, anche perché, come sai, per noi è molto più facile scrivere canzoni di 20 minuti! Questa volta, volevamo veramente ridurre la durata dei singoli brani, che negli ultimi anni tendevano ad essere troppo lunghi e poi volevamo evitare di essere prevedibili. YM: Avete fatto bene, anche perché non penso sia un caso che le canzoni più corte di Octavarium siano, secondo il mio parere, le più riuscite. E’ decisamente piacevole vedervi tornare ad una composizione più diretta, come in Falling Into Infinity, ma con questa volta con una libertà artistica totale. MP: In effetti, Octavarium mi fa’ pensare a quello che poteva essere Falling Into Infinity se nessuno avesse voluto mettere il naso nelle nostre cose al tempo. La storia che stà dietro quel disco ci ha fatto crescere tanto e non a caso anche per questo album,

YM: James, ci offre una prestazione strabiliante, probabilmente la migliore ad

YM: Si tratta del brano avente il più forte potenziale commerciale. E’ veramente una hit di potenza. La label l’ha notato e conta di farlo uscire? MP: In ogni album, abbiamo avuto dei pezzi che avrebbero potuto fare cartello in radio, in un mondo ideale. Ma nel nostro mondo, quando “la” radio importante riceve un disco con su scritto Dream Theater non lo passerà mai. In ogni caso, passare con una hit in radio

non ci interessa, nel senso che non è una cosa voluta: noi consegnamo alla label il disco che vogliamo fare, stà a loro farne quello che vogliono a livello promozionale. A noi interessa aver avuto la libertà di comporre ciò che volevamo senza influenze esterne, cosi come non è stato, appunto, per Falling into Infinity. Siamo in una situazione veramente particolare in quanto la Eastwest non esiste più e si tratta, quindi, del nostro primo album con l’Atlantic (altra etichetta, come la Eastwest, a cui fa capo la Warner), ma comunque il nostro ultimo disco con la Warner. Siamo quindi, per l’Atlantic, il gruppo con un solo album: il primo e l’ultimo in questo momento. Lavoriamo con una squadra totalmente nuova e non sappiamo quali siano le attitudini che loro vorranno adottare. Visto che in Atlantic non sanno se firmeremo un nuovo contratto con la Warner, possono essere tentati di non investire su di noi. Dall’altra parte, se vogliono che restiamo, sarà il caso che ci dimostrino che gli interessiamo. Tutto dipende da loro adesso.


YM: Il suono dell’album è diverso dai precedenti perché avete chiamato Michael Brauer per il mixaggio. Questo rompe la vostra collaborazione con Kevin Shirley che durava da Falling Into Infinity. Quali sono le motivazioni di questa piccola rivoluzione? MP: Anche da questo punto di vista, abbiamo voluto rompere questa formula con l’intento di proporre qualcosa di nuovo. Abbiamo ancora ottimi rapporti con Kevin (che ha mixato l’album di Petrucci uscito quest’anno), lo rispettiamo ancora tanto. Ma dopo otto anni di collaborazione, abbiamo pensato che era tempo di ‘cambiare le orecchie’ per il suono del gruppo. YM: Avete pensato di fare appello ad un produttore esterno per questo album? MP (esitando): No… ma non è detto che non lo faremo in futuro. Per adesso, siamo sempre soddisfatti della nostra formula con Doug Oberkicher come ingegnere del suono, John e me alla produzione/ direzione artistica e con una persona esterna per il mixaggio. YM: Quindi prima di entrare in studio, ti è mai passata quest’idea per la testa? MP: Tutto mi passa per la testa! (ride) In effetti ci ho pensato, ma non troppo tempo anche perché alla fine la formula dell autoproduzione si è imposta. YM: Pensavo di aver capito che volevate rivolgervi a Steven Wilson per la produzione? MP: Ci siamo rivolti a lui per il mixaggio, non per la produzione. Aveva accettato prima che rientrassimo in studio, ma quando si è presentata la fase del mixaggio, i suoi impegni erano cambiati e ha dovuto declinare.

YM: Quali erano le vostre scelte prima di arrivare a Michael Brauer, ce ne puoi parlare? MP: Nessun problema. La nostra seconda scelta era Rich Costey, l’uomo più richiesto del momento! Ha mixato, per esempio, gli album dei Muse e di The Mars Volta (ndr: ma anche Fiona Apple, Polyphonic Spree, P.O.D., ecc.). I suoi impegni erano completi per mesi e mesi ed era quindi impossibile. Dopo, la nostra scelta era Tim Palmer, che mi ha veramente impressionato con il mixaggio di In Absentia (Porcupine Tree) e di El Cielo di Dredg. Lui era interessato e voleva farlo ma ancora una volta i suoi impegni non si incastravano con i nostri. Infine, fortunatamente, Micheal Brauer era disponibile al momento giusto! Era molto interessato anche perché il suo CV è più orientato sul pop/rock (la sua fama è esplosa con il successo planetare dei Coldplay) e voleva indirizzarsi a una musica

più dura. Di conseguenza, è stato estremamente attento e coinvolto, il risultato è stato importante sia per lui che per noi! YM: A gennaio dell’anno scorso, avevi lanciato un sondaggio sul tuo forum, a titolo puramente consultativo, al fine di sapere se preferivamo che fosse un album all’incirca di un’ora, come un classic album, o fosse un album riempito fino alla fine. Senza grande sorpresa, è la seconda opinione che ha avuto il

massimo dei voti, ma è anche quello che proponete con Octavarium e i suoi 75 minuti. Cosa avevi in testa allora? Quali pezzi potevano essere scartati? MP: A novembre e dicembre 2004, prima della pausa natalizia, abbiamo scritto i sei brani dell’album che vanno da “The Answer Lies Within” a “Sacrificed Sons”. Allora, quello rappresentava circa 45 minuti di musica. Pensavamo di scrivere ancora al massimo cinque pezzi abbastanza corti, almeno quella era la nostra intenzione. Ma dopo le vacanze di Natale, il primo brano che abbiamo composto è stato “Octavarium”! In un colpo solo, l’album si ritrovava riempito con questo pezzo mostruoso. E’ stato lì che mi sono chiesto se fosse stato giudizievole limitare la durata dell’album senza comprendere, quindi, il brano appena nato o averlo direttamente su quest’album: ho quindi sottoposto il mio dilemma ai fans del mio forum. Il seguito lo conoscete…tutti hanno optato per la seconda ipotesi!!! Solo dopo abbiamo composto un ultimo pezzo, “The Root Of All Evil”. YM: Se tu avessi optato per la prima opzione, questo avrebbe significato che non ci sarebbe stato il seguito di “The Glass Prison” e di “This Dying Soul” in Octavarium? MP: No, in effetti avevo già previsto di includerlo. Ma è molto difficile da spiegare a parole poiché la genesi di questo disco è veramente complessa. Octavarium possiede un concetto molto profondo. A mano a mano che avanzavamo nella composizione, avevo bisogno di sapere che le canzoni procedessero con questo concetto. Avevamo un tavolo in studio sul quale annotavamo il proseguimento della scrittura e quello che ci restava da fare. Il seguito di “The Glass Prison”


e “This Dying Soul” è stato ben programmato, così come le altre idee, ma alla fine l’album si trovava ad essere pieno al massimo e non abbiamo potuto realizzare tutto quello che avevamo immaginato. Mi dispiace non poter rispondere più approfonditamente senza rivelare i dettagli del concept ma, questa sfida che costituisce il raccogliere i pezzi di questo puzzle fa parte della mia follia, è il tipo di cose che mi tiene sveglio la notte! Abbiamo messo alla prova tutti i fans e siamo curiosi di vedere cosa ne verrà fuori tra tutte le ricerche che anche voi farete… YM: Il fatto che ogni canzone

sia composta in una tonalità diversa (Fa, Sol, La… fino di nuovo al Fa, che è un’ottava nella scala di Do) è forzatamente un grande elemento del concept? MP: Posso giusto dire che l’album possiede in effetti un concept legato a un’ottava, questo concept è stato declinato su tutto: un insieme di livelli diversi più o meno difficile da accerchiare, ma tutto è legato, con l’artwork e le parole. YM: Questo spiega senza dubbio la posizione della sorprendente “The Answer Lies Within” al secondo posto nell’album… MP: Ho sempre dato grande importanza all’incatenamento dei titoli sui nostri album ma, questa volta non sono stato del tutto padrone della decisione in quanto avevo una quantità di dettagli legati al concept a cui tener conto. In pratica, l’incatenamento è venuto naturale, senza che io sia potuto intervenire più di tanto! Appena finito di comporre “Octavarium”, sapevo che questo brano avrebbe concluso l’album, anche perché non vedevo un pezzo così lungo altrove. A partire da questa evidenza, l’ordine degli altri titoli si è fatto imporre con il concept. So’ che tutto questo ha l’aria vaga e poco chiara, ma… YM: Non vuoi dirci troppo, in modo da lasciarci cercare… MP: Esattamente! Per il momento è più divertente lasciare cercare quello che si vuole. YM: Octavarium è il solo album con Scenes From A Memory dove tutti i titoli si incastrano grazie a delle transizioni con effetti sonori, suppongo che anche tutto questo è legato al concetto? MP: Si, ogni interludio è stato elaborato e piazzato in un punto preciso. YM: Gli appassionati di misteri si possono mettere

subito al lavoro! Parliamo dell’orchestra. La sua integrazione è una bella riuscita e con la vostra musica non era per niente una cosa scontata. Chi ha avuto l’idea? MP: Probabilmente io, anche se è tanto tempo che ne parliamo. Il primo brano in assoluto che abbiamo composto è stato “Sacrificed Sons” e dissi al gruppo che la parte dolce dell’inizio sarebbe stata fantastica con un’orchestra. In effetti mi faceva pensare a “Diary Of A Madman” (Ozzy Osbourne). Abbiamo preso la decisione di fare il passo e di realizzare questo vecchio sogno. Abbiamo poi riflettuto dove potevamo integrare delle altre parti orchestrali. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito molto. YM: Finanziariamente, la label vi ha sostenuto senza batter ciglio? MP: Non abbiamo neanche chiesto il loro parere! Il nostro manager negozia un budget per le registrazioni, e noi lo spendiamo come meglio crediamo, a nostro piacimento. YM: Jordan ha accettato con piacere l’idea di rivolgersi ad un’orchestra, sapendo che poteva fare tutto lui, sicuramente con altri suoni… MP: Si, ha inizialmente registrato la sua versione di tutte le parti in vista della tournée. Sappiamo che ha le capacità per registrare quelle parti come se fossero di un’orchestra, ma è stato un gran momento per tutti, Jordan compreso, dal vedere i musicisti dell’orchestra arrivare in studio fino a sentirli suonare quelle parti.


YM: Una cosa che non si può fare a meno di notare, è che ci sono evidenti influenze sull’album, ma una nuova in particolare: i Muse. MP: Non nascondo che i Muse sono uno dei gruppi che più mi hanno impressionato negli ultimi anni. Inevitabilmente, quando si ascoltano dei gruppi in un periodo di composizione, possono influire in modo più o meno cosciente, fa’ parte di noi in quel momento. YM: Tuttavia, a parte Muse e U2 in “I Walk Beside You”, questa volta i fans non vi devono assillare trovando dei riferimenti in tutto. MP: La gente a volte ci critica accusandoci violentemente di avere delle influenze, ma quando sei un patito di musica, non si può fare altro che ispirarsi a quello che si ama. Non posso farci niente, pazienza… YM: Nella canzone “Octavarium”, ci sono dei riferimenti nel testo a titoli di canzoni o album celebri

di diversi gruppi. Si tratta di un piccolo smacco a quelli che vi hanno rimproverato di ostentare troppo chiaramente le vostre influenze? MP: No, non era quello il fine. Ho semplicemente voluto sperimentare scrivendo queste parole. Ho avuto l’idea di scrivere una parte delirante costituita da richiami alla cultura popolare musicale, andando dai Ramones ai Van Halen, passando per i Doors. Non avevo mai visto questo prima, e mi sono talmente divertito che avrei potuto scrivere tutti i testi dell’album così! (ride) YM: A proposito, cos’è un octavarium? Verso la fine James urla:“Trapped inside this octavarium”. E’ astratto? MP: Non posso rispondere poiché è un pezzo di puzzle che i fans devono risolvere! Puoi rifarmi la stessa domanda tra un anno e forse ti darò la risposta. (ride) YM: Abbiamo letto ovviamente la quantità di teorie elaborate,

come fanno i fans per i film di David Lynch. D’altronde, le ultime parole di James in “Octavarium” sono “The story ends where it begins”, e l’album effettivamente finisce come inizia, tipo “Lost Highway” proprio di Lynch… MP: (ride da uomo soddisfatto, fan di Lynch, per l’allusione). Esattamente! C’è di ché cercare su questo nuovo album. Avevo già messo un piccolo segreto nascosto in “In The Name Of God”, ma quest’album intero è un “hidden nugget” gigante! (questo segreto altro non è che la trasposizione in codice morse delle parole: “eat my and ass and balls” che potete ascoltare in sottofondo dal 5:51 a 6:07. Peccato per il nostro caro Mike che il codice morse che si estrae dal sottofondo è sbagliato !!!! Nd. Petrus) YM: Visto che l’album termina con la stessa nota con la quale inizia (che è poi la stessa nota con la quale finisce Train of Thought), volete ancora continuare questo gioco in futuro? MP: No, penso che abbiamo rotto questo ciclo, che permette agli ultimi quattro album di incatenarsi, riniziando con la stessa nota alla fine. L’anello è chiuso, siamo quindi liberi di iniziare il prossimo album come vogliamo. (ride) YM: Quante canzoni saranno l’oggetto di versioni edit? MP: Tutte, salvo “Octavarium” e “Sacrificed Sons”, ossia 6 su 8! Per come e quando queste verisoni saranno disponibili per il grande pubblico, non so niente. Note: le versioni edit di “Panick Attack” (5:27) e di “These Walls” (5:39) sono state incluse in un CD destinate alle radio americane; un CD promo di 5 brani è stato inviato ai media con l’edit di “These Walls” insieme a quello di “The Root Of All Evil” (5:03). Gli altri pezzi disponibili su questo sampler sono invece le versioni dell’album semplicemente senza gli effetti sonori alla fine. Resta quindi da scoprire le vere versioni edite di “The Answer Lies Within”, “I Walk Beside You” e “Never Enough”. YM: Una di queste versioni


edit potrà essere una canzone bonus sulla versione giapponese? MP: No, in quanto non c’è spazio sul cd per un altro brano in versione edit. La label giapponese ci ha richiesto una bonus track ma, ovviamente, non essendoci niente di inedito non è stato incluso niente sulla versione nipponica di Octavarium. Almeno questo è quello che so io. YM: Per quanto riguarda l’artwork, cosa vi ha spinto a lavorare con Hugh Syme? MP: Era da tanto tempo che avevamo voglia di lavorare con lui, ma non avevamo mai osato a causa dell’importanza del suo lavoro con i Rush. La nostra carriera è ormai talmente avanti che non abbiamo più dubbi sui confronti supplementari che alcuni forse faranno. Ho avuto molto piacere a lavorare con lui, umanamente e artisticamente è un grande. E’ fortemente possibile che rinnoveremo la nostra collaborazione anche nei prossimi album. YM: Puoi brevemente spiegarci cos’è successo con la copertina dell’album, inizialmente hai pubblicato una prima versione che ha generato molte critiche, poi una seconda versione leggermente modificata… MP: Molte chiacchere per niente… Hugh era costantemente ad apportare ritocchi al suo lavoro. Non ho la citazione esatta, ma ce n’è una che dice che un’opera non finisce mai, è l’artista che finisce per abbandono. E’ stato così fino a che siamo arrivati alla data finale, quando la casa discografica ci ha detto “OK, fermatevi” e allora Huge ha rivelato la versione che adesso è su tutti i CD. YM: A proposito della prossima tournée europea autunnale, hai già idea di quale sarà la produzione sul palco? Ad ogni tour, arrivate a proporre il meglio. MP: Siamo in piena preparazione del primo leg del tour, che sarà principalmente costituita da festival ed opening-act per gli Iron Maiden. Ad ottobre sarà diverso, saranno tutte “Evening with…” e ci saranno anche due

serate in una stessa città. Per questa occasione particolare ho già delle idee, e sembrano essere buone! Amsterdam e Londra sono le città candidate per questo avvenimento. Avrei voluto una città diversa da Londra poiché il pubblico inglese ha già goduto di un evento speciale in due serate ma, è andata cosi e faremo di tutto per mantenere alto l’interesse suonando un album cover che lascerà tutti molto impressionati. Ovviamente l’album che suoneremo ad Amsterdam sarà lo stesso che suoneremo anche a Londra la settimana dopo. Non è detto però che per le serate in Sudamerica e Giappone l’album sarà lo stesso (ridendo). YM: Quindi anche questa tournée proporrà ancora una volta i Dream Theater da soli, con due set. Hai pensato di finire questa formula degli “Evening with..” e di tornare a normali show con dei gruppi di spalla ? MP: Ci ho pensato molto per questa nuova tournée. Mi piacerebbe veramente portare con noi dei gruppi che ci piacciono come abbiamo sempre fatto; questo mi manca. Ma penso che ormai un numero troppo grande di nostri fans sono abituati a tre ore di Dream Theater ad ogni concerto ed un ritorno indietro rischierebbe di deludere troppo. Mi sembra che abbiamo trovato un buon equilibrio: giriamo d’estate con altri gruppi; e le nostre tournée le facciamo durante il resto dell’anno. YM:Apropositodell’itinerante festival Gigantour negli USA, sperate di conquistare nuovi fans? MP: Si, penso che sia possibile. Francamente, se non ci avessi tenuto, penso che avrei stabilito uno spettacolo leggermente diverso. Ho parlato a lungo con Dave Mustaine della scelta dei gruppi e sebbene lui abbia fortemente voluto dei compromessi, alla fine lo spettacolo è nel complesso straordinario, e andremo veramente a toccare un nuovo pubblico, che è un’ottima opportunità. YM: Ci nascondi dei nuovi progetti paralleli? MP: Dopo che il nostro ultimo album è finito, ho passato tutto

il tempo a dedicarmi all’artwork e a preparare la promozione dell’album. John Petrucci ed io siamo partiti in tournée con il G3 in Giappone, lo show di Tokyo è stato filmato per un DVD. Attualmente, sono con Neal Morse, poi sarò in tour fino alla fine dell’anno. A priori, non avrei il tempo per fare qualcos’altro che non sia Dream Theater per il resto dell’anno! YM: Quali sono i tuoi album preferiti del momento? MP: L’ultimo dei System Of A Down è eccellente, molto originale. Adoro i Weezer, ho una copia del loro prossimo album ma questa volta mi hanno un po’ deluso. Il nuovo Dredg è impressionante, come l’ultimo The Mars Volta. A parte questi, ascolto dei gruppi nettamente più heavy, come Lamb Of God, Shadows Fall et Mastodon. Ci sono troppe cose e mai troppo tempo per ascoltarle tutte! intervista arrangiata da Petru$


Il tour di Giugno ci ha visto un po’ assenti come staff di Fan Club; purtroppo, come già anticipatovi nella prima fanzine dell’anno, le località di mare in cui viviamo condizionano parecchio le nostre vite durante i mesi estivi e, per questo tour, abbiamo dovuto accontentarci di poco cercando di seguire i concerti a turni senza avere ne il tempo ne lo spazio per organizzare qualcosa per voi degno del nostro livello !!! Qualcuno forse avrà visto il nostro striscione sempre presente ai concerti, portato sempre da un nostro portabandiera; qualcun altro ha avuto modo di incontrarci, sempre di corsa, sempre affannati ma, stavolta, non era per il da fare durante i concerti ma per le fughe che abbiamo dovuto organizzare dalle nostre città, per arrivare sul luogo del concerto sempre in tempo per lo spettacolo. Altri di voi hanno visto i concerti con occhi e orecchie da veri fan, chi più contento, chi meno (per la durata esigua dei concerti), chi con la fortuna di aver incontrato i Dream di persona e chi con la sfortuna di aver dormito dentro un ospedale. Anche questo concorso lanciato sul nostro sito ha dato buoni frutti, sono arrivate tante recensioni che abbiamo letto una ad una andando un po’ a premiare le più curiose, le più interessanti, cercando di fare capire anche a voi (che ai concerti magari non ci siete stati, o che non li avete visti tutti) cosa hanno provato altri iscritti al Fan Club durante queste tre date estive. La parola quindi ai tre fortunati scelti tra tutti quelli che hanno partecipato al nostro concorso… per gli altri la sfida è rilanciata per le date di ottobre !!! ******************************************** FUCECCHIO Di Alice Morabito tessera 3645 Melodia, precisione esecutiva e potenza gli ingredienti della formula Dream Theater live … 5 sono i grandi artisti che ogni volta ci fanno rivivere questo sogno, forti di una

tecnica indiscutibile, grande affiatamento e molto rispetto e attenzione verso un pubblico che li segue fedele da molti anni. La Buca d’Andrea a Fucecchio è il luogo di questo nuovo show. L’ambiente è grande, e intorno alla zona concerti sono disponibili molti servizi … un occhio al marchandise,

un po’ deludente, e poi via sotto al palco, cominciano a suonare i Labyrinth! La prima nota dolente che emerge sono i suoni, troppo impastati e mal bilanciati (dalla sinistra del palco non si sentiva la tastiera che si trovava dalla parte opposta!). Con gli Angra le cose migliorano un po’, la speranza è che con i


Dream Theater sia proprio tutta un’altra storia! I magnifici 5 cominciano a suonare alle 22 in punto, si frantuma l’idea di vederli ancora una volta suonare per le 3 ore a cui ci hanno abituato … ma non c’è tempo per pensarci perché attacca l’intro di Metropolis Pt.1! Partenza quindi alla grande e inaspettata, visibilmente gradita da una folla già in delirio! Neanche un attimo di pausa ed ecco A Fortune In Lies … l’impressione è di essere tornati nel lontano 1993 allo show al The Marquee a Londra! Potenza e tanta voglia di spaccare il mondo sono le sensazioni che mi ha sempre trasmesso questo brano, un biglietto da visita chiaro e diretto di una band giovane ma già molto promettente! Chissà cosa pensano gli interessati quando si trovano a risuonarla?! Per me è sicuramente stata una vera e propria perla! Ormai ci ho preso gusto e mi aspetto ancora una hit del passato, quasi scordandomi che il tour è di promozione al nuovo Octavarium … torno con i piedi per terra con Just

Let Me Breathe, uno tra i brani che ho apprezzato meno da Falling Into Infinity. Non posso evitare però di notare l’oculatezza con cui la band sceglie i pezzi, cercando di non ripeterli mai di fronte allo stesso pubblico! Per i fan che li seguono sempre è un motivo per non mancare mai! Dopo la digressione nel 1997 si torna qualche anno indietro,e questa volta la scelta è graditissima: da Awake Lie, con l’assolo di Petrucci nel finale atteso alla grande dalla folla che risponde con applausi scroscianti! E’ passata circa mezz’ora di concerto e LaBrie ci ricorda che i Dream Theater sono tornati con un disco nuovo e annuncia l’esecuzione di Panic Attack. La grinta del pezzo si inserisce bene dopo Lie, altrettanto energica, ma dopo aver sognato con i miti del passato, la mia tensione scende un po’… e infatti il punto più basso arriva con Endless Sacrifice, tratto dal più recente Train of Tought. Il pubblico apprezza, ma non posso fare a meno di notare la differenza di spessore con quanto sentito fino adesso!

Altra spinta sull’acceleratore e comincia Never Enough … pezzo particolare, con la tastiera di Rudess in prima fila a dettare un ritmo veloce e serrato. Meglio della precedente, ma comincia a crescere l’attesa per altri pezzi dal passato! Luci soffuse e un LaBrie ispiratissimo introducono invece la seconda canzone più lunga di Octavarium Sacrificed Sons, forse la più Dream Theater del pacchetto e che si addice molto all’esecuzione live. Belle le parti strumentali con un Petrucci finalmente di nuovo incline alla melodia! I nuovi pezzi sono piaciuti, ma l’intro inconfondibile di Home strappa un urlo alla platea, visibilmente eccitata! Mi lascio trascinare ad occhi chiusi dalle note di questo capolavoro, dove la tensione si scioglie in melodie di chitarra come solo Petrucci sa fare! Ed è sempre lui il protagonista , che con un intro che ricorda molto il Live Scenes From New York, attacca con The Spirit Carries On. Un altro pezzo immortale che ormai la band ripropone sempre dal vivo e che il


pubblico non smetterebbe mai di ascoltare! Giusto il tempo di riprendere fiato ed ecco che la band attacca con un altro dei classici più recenti, In The Name of God , accolta alla grande dal pubblico! Per me un brano rivalutato moltissimo solo dopo l’ascolto di stesera, grazie forse al trasporto con cui è stata eseguita. L’orologio segna le 23.40 e i nostri si ritirano dietro le quinte … i monitor e le spie ancora tutte accese però ci indicano che non è finita! E infatti si riaccendono le luci e inizia il ritmo devastante di The Root of All Evil, 8 minuti di riff potenti e un ritornello molto orecchiabile

che scivolano via veloci … il tempo stringe e non faccio che guardare l’orologio, consapevole che la fine è vicina. E’ Learning To Live che segna la conclusione di un concerto in grande stile! Un messaggio chiaro della band che ha dedicato l’inizio e la fine dello show al loro album più amato dai fan! I passaggi tecnici e veloci sono eseguiti sempre con la massima

naturalezza e un LaBrie,in forma ancora perfetta dopo 2 ore di concerto,canta uno dei pezzi più ostici in versione studio album! Teatro del sogno, non poteva esserci nome più azzeccato! Per l’ennesima volta mi trovo incantata, a bocca aperta, ad ascoltare la jam e poi l’assolo finale consapevole che solo i Dream Theater e la loro musica possono trasmettermi queste emozioni! ASCOLI Di Michele De Felice tessera 4196 La partenza da Oppido Lucano (PZ) è fissata per le ore 10:00. Siamo in otto, come l’anno scorso. Arrivo volutamente alle 10:10 con una Images & Words addosso: per una volta sarò io a farmi attendere e quando arrivo vedo la comitiva già prontissima ed infuriata, accanto ad un pulmino stile anni cinquanta, poco rassicurante. Nemmeno il tempo di scusarmi per il ritardo che siamo già in partenza per Ascoli Piceno. Inizia così il lungo viaggio versi i Newyorkesi, percorso che per ovvia convenienza misuriamo in album anziché chilometri: un “Scenes from a memory”, un “Octavarium”, un “Once in a live time” e due “Images and Words”. A metà tragitto iniziano le scommesse sui brani che ci aspettiamo di ascoltare; le poco probabili “Scarred” e “To live Forever” fanno crescere le quotazioni,

ma alla fine la spunterà Valerio con “The spirit carries on” e “Learning to Live”, anche se onestamente non erano impossibili da prevedere. Arriviamo ad Ascoli alle 15:30 e notiamo subito tante magliette dei DT, poche degli Angra e Labyrinth, a conferma del fatto che non siamo i soli a venire solo per la band di New York. Giungiamo in piazza del popolo alle 17:00. I cancelli sono ancora chiusi ma la calca di gente è già incollata all’ingresso. Facciamo un giro turistico nella bella cittadina quando intravediamo in un vicoletto della gente munita di macchine digitali in preda ad una smisurata euforia: corre voce che di là dovrebbero passare i Dream Theater, ma sarà un falso allarme. Verso le 18:00 vediamo passare un bestione tutto muscoli e subito pensiamo alla sicurezza! Un’ora dopo, invece, lo vediamo aggirarsi sul palco: è il tastierista dei Labyrinth e ci fa sorridere il confronto con il nostro piccolo Jordan. Nel frattempo inizia il sound check. Con i binocoli riusciamo a vedere John e Mike che si muovono sul palco ansiosi, poi li sentiamo provare una splendida “Sacrficed Sons” che purtroppo non proporranno in concerto, ma ci consola la splendida forma di James. I Labyrinth aprono le danze con una energia contagiosa, il cantante ha un estensione vocale spaventosa, roba da far imbarazzare Bruce Dickinson! Il loro è un metal poderoso e gradevole anche se molto distante dal pianeta Theateriano. I Brasiliani Angra invece, hanno il loro sound, il loro pubblico, la loro onorata storia, peccato che non abbiano una “Learning to Live” in repertorio?, sicuramente sarà una questione di gusti ma


io sono venuto per vedere i Dream Theater e le due band sono distanti anni luce. Arriva finalmente il momento dei Dream: ore 22:00. Le luci si spengono, l’adrenalina sale, e dopo pochi minuti di musica epica parte l’intro di Metropolis con la folla in delirio. Colgo negli occhi di John un’espressione di stupore di fronte ad un pubblico, quello italiano, che canta perfino gli assoli. Mentre Jordan apre Learning to live io vado letteralmente in estasi ma quando mi giro verso i miei amici mi accorgo che manca Antonio; si sarà defilato un attimo, penso, e mi immergo nuovamente nell’ascolto del capolavoro. Il concerto prosegue tra una grande versione di The spirit carries on ed una sorprendente Losing time. I brani tratti da SDOIT infiammano la serata e questo mi consola perché io ho sempre creduto in quest’album ingiustamente sottovalutato. Purtroppo durante Panic Attack mi arriva un sms da parte di Antonio che mi dice di trovarsi al Pronto Soccorso in preda ad un improvviso attacco di appendicite. So che non può essere uno scherzo perché è già successo un’altra volta, però ci rassicura sulle sue condizioni e ci dà l’appuntamento a fine concerto. Così non appena i Nostri chiudono la serata, dandoci l’appuntamento per l’autunno, ci mettiamo nel pulmino e partiamo per l’Ospedale non senza ironizzare sulla sorte avversa di Antonio che, partito

per il concerto, si ritrova in Ospedale per un’appendicite! Ma presto ci passa la voglia di scherzare, perché ci dicono che in quelle condizioni Antonio non può affrontare 5-6 ore di viaggio nel cuore della notte. Saggiamente decidiamo di farlo ricoverare, contro la sua volontà, ed io rimango con lui in Ospedale. Mi tocca una nottataccia. Il tempo ora lo misuriamo in flebo! Sono 5, dalle due di notte alle sette del mattino. Gli racconto dei brani che hanno suonato e noto il suo disappunto quando gli nomino Lie e Pull me Under, poi cerchiamo di riposarci ed

fuori dall’Ospedale tanto per immortalare questa bizzarra esperienza, poi prendiamo il treno direzione Potenza (altre sei ore di viaggio senza album dei Dream però). Ormai non avvertiamo più la fatica, siamo sereni e sul volto di Antonio scorgo un sorriso amaro e nostalgico. VILLA PISANI Di Carmela Anecchino tessera 2310 Finalmente libera dagli impegni universitari da buona Dreamers eccovi il resoconto del mio evento... Tutto parte quel 21 mattina,quando vado a sostenere l’esame di “PsicoDinamica” in quel dell’Università di Bari (esame, per altro, studiato fra le note di Octavarium che non mi faceva affatto concentrare sui libri!) Voi vi chiederete: vabbè...ma perché vi racconto questo?

io ripenso al concerto, alle emozioni che ancora vibrano nei timpani rumorosi. Verso le 6:00 mi alzo sofferente con le gambe stanche e vado a fare colazione. Al ritorno Antonio mi dice che sta meglio e che ce ne andiamo in mattinata. A mezzogiorno usciamo dal Pronto Soccorso euforici come la mattina prima, alla partenza per il concerto. Con ancora addosso la maglietta dei Dream sudatissima ci facciamo scattare una foto

E se vi dicessi che nell’ufficio del prof.,dove ho sostenuto l’esame,c’era bello e incorniciato un biglietto del concerto dei Dream Theater,in memoria del luglio scorso a Roma? E se vi dicessi pure che, non appena me ne sono accorta, durante l’esame... non ho esitato a fermarmi per dirgli: “no professore…non ci posso credere...” ...e lui “che c’è,che è successo?” io: “no professore...lei è un fan dei Dream Theater?”...


e lui sorridendo ammette... dicendo che ne è patito insieme al figlio. Al che gli dico che sono in partenza per il concerto e mi fa: “beata lei! Io sono troppo impegnato!” Poi l’esame continua, e va pure bene ma, prima di andar via parliamo pure del nuovo album e del nostro preferito e poi mi saluta chiedendomi di salutargli

Portnoy!!!! E chi se l’aspettava! Grande Prof.!!! Allora,andava raccontata questa premessa o no? Così, parto, consapevole che le mie ore notturne in treno (con Octavarium a palla nel walkman) corrispondono all’emozione dei tanti che hanno potuto goderseli in quel di Ascoli e comincio già a sognarmeli. Al mattino dopo sono in Padania dal mio boyfriend (che lavora a Verona) e di lì a poco mi basta indossare l’immancabile maglietta di Awake che sono già in atmosfera da concerto! E via,verso Villa Pisani… Ci ritroviamo ai cancelli bramando per vedere il

palco anche stavolta e cominciando a spulciare idee sulla possibile scaletta. Ecco,ci fanno entrare: il posto è particolarmente bello ma la mia meta è una sola: avvicinarmi il più possibile al palco. Ecco i Labyrinth (và che bei abitini di scena!;-D) che conoscevo solo di nome, piacevole sorpresa per me, al primo ascolto della brava band nostrana e che cantante! Poi è la volta degli Angra che, nonostante le innumerevoli critiche, io ho gradito molto, mi son sempre piaciuti e, anche se Matos era M a t o s , il nuovo cantante m’è sembrato sostituirlo degnamente. Finchè ecco che le luci si spengono e la cascata d’adrenalina si fa sentire anche stà volta. Alla sola idea che son lì dietro da qualche parte e tu stai per rivederli dal vivo!!!E quale inizio migliore di Metropolis. Come ad ogni concerto comincio ad urlare non voglio perdermi nemmeno una Word accanto alle Images!!! !E si entra nel vivo con The Root Of All Evil(che già conosco a memoria!) poi Just Let Me Breathe e Lie...e sono già abbastanza gasata, ma non so ancora che m’aspettano proprio una carrellata di mie preferite da Endless Sacrifice a Panic Attack, Never Enough e

Sacrifice Sons sino alla mitica Home mentre fra noi accade di tutto: si poga, ci si spinge, si salta...mi ritrovo completamente inzuppata di birra e i capelli, ormai ridotti alla metà della chioma che avevo prima di entrare...ma sono ultra-felice!!!!! Grazie a non so chi mi ritrovo proprio sotto a Petrucci mentre solleva la chitarra ! Siamo sul finire del suo assolo e lui viene osannato da tutti noi che urliamo il suo nome (infatti lui se la ride scuotendo la testa!) e impedendo a James di cominciare a cantare... cosa, la ineguagliabile The Spirit Carries On!!!! IO HO I BRIVIDI!!!! E sono in estasi: droga Dream Theater!!! Vorrei che non smettessero mai di essere dinanzi ai miei occhi ! E ancora In The Name Of God, con As I Am e ciliegina sulla torta Pull Me Under alla quale sono sempre molto affezionata !Così, anche questa volta è il momento del bellissimo saluto Dream,con Mike in accapatoio e il famoso inchino abbracciati. Che dire, splendido come sempre, forse è finito solo troppo presto per me, abituata anche a tre ore di soli Dream! E vanno via lasciandomi in mente le immagini che ritroverò raccontandole agli amici, e vado via anch’io, con la solita attesa del prossimo event, di nuovo da non perdere (e voglio Octavarium!) Infine...le sorprese non mancano mai...e io adoro tutti voi ,perché se grazie ai Dream noi siamo tutti “Sognatori”...... voi del Fan Club siete i nostri realizzatori di sogni!!! Alla prossima!!!


Ecco le pagine riservate al vecchio materiale ed al nuovo merchandise del Fan Club, lo sforzo organizzativo per proporvi tutto questo è notevole quindi vi preghiamo di seguire scrupolosamente le istruzioni su come ordinare il materiale per accelerare le operazioni di spedizione, visto che i concerti sono dietro l’angolo. Gli ordini si dividono in due tipologie: 1 Vecchie Iscrizioni e Singole Fanzine. Al costo del materiale dovrete SEMPRE aggiungere Euro 3.50 per le spese di spedizione. 2 Maglietta nuova, zaino e marsupio. Al costo del materiale dovrete SEMPRE aggiungere Euro 5.00 per le spese di spedizione. L’ordine si effettua ESCLUSIVAMENTE con VAGLIA POSTALE, gli ordini possono essere cumulativi (anche fanzine e magliette insieme) ma l’importo finale dovrà sempre contenere le spese di spedizione. Per esempio, se ordinate insieme una vecchia iscrizione e una maglietta, l’importo finale del vaglia dovra essere maggiorato di Euro 8.50 (3.50 per l’iscrizione passata e 5.00 per la maglietta). Il vaglia postale dovrà contenere i codici del materiale che volete ordinare e le eventuali taglie, nel caso ordiniate le magliette. Una volta effettuato il vaglia vi preghiamo di scrivere una mail con il riepilogo del vostro ordine a: merchandise@italiandreamers.net Questa operazione è importantissima perché ci darà modo di controllare direttamente la spedizione, o di risolvere velocemente eventuali controversie su ordini errati e taglie non corrette. Il vaglia per l’ordine va inviato all’indirizzo del Fan Club: Italian Dreamers Casella Postale 161 47838 Riccione Centro RN


Il 2005 sancisce il ventesimo anno di carriera per i Dream Theater e volevamo festeggiare con qualcosa di unico e particolare, ecco l’idea della maglietta unita al concorso che a disegnarla doveva essere qualcuno di voi. All’inizio dell’anno venne lanciato l’invito e quello che vedete sotto e nelle prossime pagine è il lavoro del vincitore scelto tra tantissimi disegni giunti in redazione: Francesco Zacchino. La maglietta è in cotone da 170 gr con colletto e maniche di colore diverso. Per uomo le tonalità sono due: Nero-Grigio o Blu-Azzurro. Per donna il cotone è elasticizzato ma solamente di colore nero. Nell’ultima facciata trovate anche lo zaino ed il marsupio, anche questi in doppia tonalità.


When Dream and Day Unite Demos 1987-1989 (Demo Series) Ytsejam Records 004 Intro Secondo capitolo della “Demo Series” e secondo “capitolo” della storia della band raccontata da Mike nelle sue note introduttive, prendendo spunto dai vari periodi affrontati. Questo OB testimonia il nuovo apporto compositivo dato da Kevin Moore, che si esprime attraverso i numerosi nuovi brani a cui la band inizia a lavorare nell’estate dell’87, e la breve ma significativa esperienza con Charlie Dominici. Come per il “Majesty Demo”, la qualità audio è quella che ci si può aspettare da dei demo casalinghi di fine anni ’80: basso molto presente e distorto, chitarra dal suono molto profondo e volume generale leggermente basso e “attutito”. Sicuramente di qualità sonora più elevata i brani presenti sul secondo cd, grazie alla migliore produzione. Comunque,anche questa volta, tutto il materiale è stato ripulito da Doug Oberkircher, da anni tecnico di studio dei Dream… Il primo cd contiene ben nove demo strumentali (risalenti al 1987) di materiale a cui la band stava lavorando subito dopo la dipartita del primo vocalist Chris Collins e l’arrivo in pianta stabile di Moore. Si tratta quindi di materiale che sarebbe stato in seguito rielaborato per poi finire sul primo album del gruppo, WDADU. Fanno eccezione “Cry For Freedom” (brano del periodo Berklee, qui però riarrangiato con le tastiere) e “Resurrection Of Ernie” (un inedito dal titolo a dir poco strano), che invece non verranno inserite sul disco. Sempre sul primo cd troviamo anche le prime tre canzoni che furono ri-registrate dopo

l’ingresso di Dominici alla voce e che furono quelle proposte, con successo, alla Mechanic Records. Da ascoltare le melodie vocali totalmente differenti di “The Ones Who Help To Set The Sun” (traccia 12). Il secondo cd propone i demo di WDADU registrati durante le sessioni di pre-produzione nell’estate del 1988, fatta eccezione per Status Seeker (di cui non è mai stato registrato un demo).Troviamo anche un nuovo brano (ancora senza testo) che non faceva parte dei demo strumentali dell’87: “Light Fuse and Get Away”. Come già detto, sul cd 2 la qualità audio è senz’altro migliore che sul primo cd (nonostante nell’87 si avvalessero di un certo Keith Leedham come tecnico del suono, non citato da Mike nel suo commento). Troviamo anche i cinque brani del ”Xmas Demo 1988” registrati con Charlie come regalo di Natale per amici e familiari: si tratta del nuovo brano “To Live Forever” (ispirata dal film “Rattle and Hum” degli U2), del medley di cover dei Beatles (cavallo di battaglia di Dominici), della divertente cover jam “Mission:Impossibile” e della natalizia “Oh Holy Night”. Chiude il disco “A Vision ‘89” (remake del brano presente sul “Majesty Demo”), che rappresenta l’ultima registrazione con Charlie nel gruppo. Tutti i brani proposti sono già stati editi su numerosissimi bootleg, ma qui finalmente li troviamo in qualità audio decente. Come per il primo capitolo della “Demo Series”, ribadisco il pericolo di scarsa longevità d’ascolto, qui forse ancora più evidente. Le canzoni di questa raccolta sono in generale poco diverse da quelle presenti sull’album: la maggiore differenza sta nella qualità inferiore delle prime. Inoltre ci

sono almeno due (spesso tre..) versioni di ciascuna canzone, fattore che potrebbe distogliere dall’acquisto. Ma in una raccolta di questo tipo, certe ripetizioni possono starci. Traduzione del booklet Chapter II Nel novembre del 1986, dopo aver suonato per tutta l’estate e mentre il nostro demo stava lentamente cominciando a girare per il mondo, decidemmo di separarci da Chris Collins e cercare un nuovo cantante... Questa ricerca richiese un anno di tempo, durante il quale noi 4 scrivemmo moltissimo nuovo materiale. Eravamo già abituati a scrivere la musica solo a livello strumentale e senza un cantante, così come era accaduto con tutti i brani del nostro primo demo... Stavolta, tuttavia, ci trovammo per la prima volta a comporre come una band di quattro persone. Kevin Moore era adesso tutto il tempo insieme a noi, dato che avevamo deciso tutti quanti di lasciare il college per seguire la nostra musica. Con l’aggiunta delle tastiere potevamo dare una


dimensione del tutto nuova al sound della band, oltre a potere contare su una quarta forza creativa sul piano compositivo. Trascorremmo gran parte del 1987 a comporre, registrare demo e fare audizioni per i cantanti. Nell’autunno del 1987, facemmo un provino a Charlie Dominici. Sebbene fosse molto più vecchio di noi, aveva un grande senso della musica e una gran bella voce melodica, e sapeva suonare la chitarra e le tastiere. Dopo aver lavorato con lui per un paio di mesi, Charlie si unì alla band nel Novembre del 1987. Con finalmente una line-up completa a disposizione e una gran quantità di materiale nuovo, ci mettemmo all’opera per rimettere in corsa i Majesty e rilanciare la nostra carriera... Si trattò di un periodo davvero eccitante per la band, che però ci insegnò anche molte cose importanti: avremmo finalmente fatto venire alla luce il nostro primo disco...ma avremmo anche capito piuttosto in fretta che il mondo della musica poteva essere un mondo volubile, fatto di mille promesse e pochi riconoscimenti. Alla fine dei due anni raccontati su questi due cd, avremmo dovuto affrontare un cambio di nome, un cambio di management, un cambio di etichetta e infine un nuovo cambio di cantante...

Ma ora meglio non correre troppo... Le canzoni CD 1 - Instrumental Demos 1987 1. Afterlife Questo è il primo vero “nuovo” brano che componemmo al ritorno da Berklee, nell’estate del 1986, per completare i Majesty Demos. Sempre durante quell’estate suonammo dal vivo questo brano diverse volte con Chris Collins (in realtà aveva liriche e linee melodiche completamente diverse rispetto alla versione in cui si traformò in seguito…ma il titolo alla fine rimase lo stesso). 2. The Killing Hand Penso che questo sia stato il primo brano “epico” che abbiamo composto. Le diverse sezioni e parti musicali ne facevano un brano molto interessante per l’epoca. Sebbene all’epoca non avessimo un cantante, John Petrucci scrisse ugualmente i testi, anche se non c’era nessuno che poteva cantarli. Il nome del pezzo è sempre stato “The Killing Hand”, anche in questo periodo in cui era solo strumentale. Da notare la citazione di Jeff Spicoli prima dell’inizio del brano (“Mr. Hand”). (Jeff Spicoli era il simpatico surfer sempre sballato di “Fuori di testa”, interpretato da Sean Penn. “Mr. Hand” era un’altro personaggio del film NdT).

3. The Ones Who Help To Set The Sun La prima delle tre versioni di questa canzone disponibili in questa raccolta…La versione strumentale originale di questo brano si chiamava “Death of Spock”, per via dell’intro alla Star Trek (e infatti era così intitolata su tutte le cassette dei demo del 1987). 4. Ytse Jam Ah si! La primissima “vera” strumentale dei Majesty! Certo, tutti questi brani erano strumentali in quel periodo, ma questo era l’unico ad essere stato scritto per rimanere tale. I riff principali furono originariamente scritti e arrangiati da me e dai due John quando eravamo ancora a Berklee. In seguito il brano fu messo da parte per un po’, per poi essere rivisitato insieme a Kevin nell’86. Fu anche suonato dal vivo nell’autunno dell’ 86, con Chris Collins ancora nella band. Ovviamente tutti voi conoscete il significato del titolo, giusto? Basta provare a guardare allo specchio… 5. Cry For Freedom Questo è l’unico avanzo dei demo del periodo Berklee (1985) che registrammo di nuovo in questa occasione. Alcune parti del brano furono completamente rifatte rispetto alla versione originale del 1985…sopratutto la sezione centrale, che adesso con le tastiere ricorda qualcosa di simile a “Signals” dei Rush. Insieme ad “Afterlife” questa è l’ unica altra canzone di questo gruppo che già aveva un testo e linee melodiche e che era stata suonata dal vivo durante l’estate dell’86. 6. Resurrection Of Ernie Questa è una delle pochissime canzoni (insieme a “The School Song” del 1985) che una volta messa da parte non è mai più stata né ritoccata né suonata dal vivo o in studio. Quindi è una vera e propria rarità…E il titolo? Quando all’inizio scriviamo i brani, e sono ancora in versione strumentale, possiamo davvero intitolarli in qualsiasi modo. Ebbene, all’epoca avevo Ernie e Bert di “Sesame Street” (sarebbero due pupazzi della serie TV conosciuta anche in


Italia, sullo stile del “Muppet Show” NdT) montati sulle due gran casse della mia batteria: mentre componevamo questa canzone, l’inizio ci sembrò così sinistro e pauroso che per sdrammatizzare Myung di nascosto fece lentamente levitare Ernie nell’aria. Era veramente malvagità pura! E tutto ciò molto prima dell’avvento di Evil Bert su internet! ( si riferisce allo scherzo di un ragazzo americano che aveva creato un sito per dimostrare i legami tra il pupazzo e il Male…ma la cosa andò oltre la burla, tanto che molti credettero che fosse tutto vero! NdT). Il titolo del brano deriva quindi da questa “esperienza rituale”, e inserimmo persino un sample della voce di Evil Ernie all’inizio del brano… 7. Drum Solo Questa è una storia vera… questo assolo di batteria fu registrato per un concorso indetto all’epoca dal magazine “Modern Drummer”, in cui era in palio la batteria Tama di Neal Peart (batterista dei Rush NdT). Presentai questo assolo con il titolo di “Peartnoy’s Complaint” (gioco di parole in riferimento al film di Ernest Lehman “The Portnoy’s Complaint”, basato sull’omonimo romanzo di Philip Roth NdA)… Basti dire che non vinsi, ma anni dopo la Tama finì per costruirmene molte solo per me ( e anche nei confronti di “Modern Drummer” Mike si è preso parecchie rivincite, visto il numero di premi che in tutti questi anni la rivista gli ha assegnato NdA). 8. / 9. A Fortune In Lies / Only A Matter Of Time Queste due canzoni furono registrate in un momento successivo a quelle precedenti. Ci sono alcune differenze negli arrangiamenti di queste versioni rispetto alle loro versioni definitive (da sottolineare l’assenza del ritornello su “A Fortune in Lies”). Inoltre questi due demo non hanno parti solistiche di chitarra o tastiera sovraincise.

10. / 12. Early Charlie Demos 1987 Avevamo finalmente trovato il nostro nuovo cantante !!!! Queste sono le prime tre canzoni che (ri)registrammo dopo che Charlie si unì alla band. La musica non era stata neanche registrata su multitraccia, era una semplice registrazione stereo in presa diretta su cui in seguito sovraincidemmo le parti vocali di Charlie. Qui le differenze più interessanti sono le melodie vocali sulle strofe di “The Ones..”, che sono completamente diverse rispetto a quelle che diventarono in seguito (ma a cosa stavo pensando mentre suonavo quell’intro di “A Fortune in Lies ???). Che ci crediate o no, questi sono i demo che ci valsero un contratto (è vero, lo giuro!). Un mio buon amico di allora, Chuck Lenihan (della hardcore band “The Crumbsuckers”), mi presentò a Steve Sinclair (già nella Combat Records, etichetta dei Crumbsuckers), che stava muovendo i primi passi con la neonata Mechanic Records. Gli mandai questi tre brani e gli piacquero davvero molto! Io e Steve ci sentimmo spesso telefonicamente e finalmente un giorno venne a vederci provare giù a Long Island, insieme a parte dello staff della Mechanic Records (tra cui il nostro futuro manager Jim Pitulski). Basandosi sulla cassetta di queste tre canzoni e sull’averci visto durante le prove, ci venne offerto il nostro primo contratto discografico, che firmammo il 23 giugno 1988. CD 2 1. / 7. WDADU Pre-Production Demos 1988 Dopo aver firmato il contratto con la Mechanic, iniziammo ad organizzarci per registrare il nostro album di debutto. Decidemmo di lavorare con il produttore Terry Date, che aveva fama di riuscire a dare un  grande sound ad album realizzati velocemente e con pochi soldi (all’epoca aveva già prodotto Metal Church e Fifth Angel.. .. ma nel giro di alcuni anni sarebbe passato a Pantera, White Zombie e Soundgarden, per fare solo i nomi maggiori).

Con l’inizio delle registrazioni stabilito per il 18 luglio, decidemmo di usare per un’ultima volta il mio registratore a 4 piste per registrare i demo di pre-produzione di tutte le canzoni che saremmo andati successivamente ad incidere. Insieme alle 6 tracce già registrate prima, registrammo anche anche una nuova canzone (Light The Fuse And Get Away) ancora sprovvista di testo. Immediatamente dopo la registrazione di queste 7 tracce, ma prima dell’inizio delle sessions vere e proprie per l’album, scrivemmo un’ottava canzone intitolata “Status Seeker”, che perciò non fu mai incisa come demo. Furono quindi queste otto canzoni che divennero il nostro album di debutto, When Dream And Day Unite. L’intero album fu registrato e mixato in circa tre settimane, che, stando ai nostri standard attuali, sarebbe più o meno il tempo che oggi impiegheremmo per una sola canzone! Ovviamente, come risultato di questo, il mix non fu dei migliori e all’album mancavano tempo, budget e cura dei particolari. Nonostante tutto questa fu una esperienza molto eccitante per tutti noi.. Appena prima della pubblicazione, arrivò la notizia che un’altra band deteneva i diritti sul nome “Majesty”, così fummo obbligati a cambiarlo (una fortuna, col senno di poi!). Dopo aver scartato alcuni nomi veramente ridicoli (Glasser, Magus, M1) mio padre, Howard


Portnoy, suggerì il nome “Dream Theater”, come quello di un piccolo cinema a Monterey, in California, dove lui viveva. E il nome calzava! When Dream And Day Unite fu pubblicato il 6 marzo 1989 e passò completamente inosservato. Alla etichetta non venne nemmeno in mente di stanziare un budget per un video o un tour come aveva promesso, così ce ne tornammo nella nostra cantina-sala prove con il sogno del successo che si faceva sempre più lontano e la realtà dei nostri giorni di lavoro sempre più vicina (immaginatevi John Petrucci ad affettare panini, John Myung facchino per un negozio di strumenti musicali e io a fare consegne a domicilio per un ristorante cinese!). 8. / 11. Xmas Demos 1988 Prima di tutto ciò, nell’autunno e ad inizio inverno del 1988, aspettando la pubblicazione di WDADU, cominciammo a dare vita a qualche nuova idea e così per il mio 4 piste arrivò il momento di lavorare di nuovo. Decidemmo di registrare un nuovo demo di 4 canzoni come reper lo staff della Mechanic Records. L’unica nuova canzone originale del demo è “To Live Forever”, scritta direttamente dopo la visione di “Rattle And Hum” degli U2, un film che ci ha ispirati profondamente. Le tre canzoni rimanenti erano un misto di varie cose: “Mission: Impossible” è solo una divertente jam. Riascoltandola mi viene da ridere sentendo quanto verso la fine, mentre John si divertiva con la chitarra, a

me rodeva! (Ho sempre voluto il monopolio, e sempre lo vorrò!) La terza traccia è un medley dalla fine di Abbey Road dei Beatles che volevo suonare da sempre... (e Charlie era un fan dei Beatles al mio stesso livello: eravamo soliti cantare le loro canzoni a squarciagola ogni volta, mentre andavamo a provare) L’ultima traccia è una tipica canzone natalizia che registrammo nello stile di “3 Ships”, un meraviglioso album di Jon Anderson che ne contiene una versione molto simile. 12. A Vision ‘89 Questa ultima traccia sulla compilation rappresenta l’ultima registrazione con Charlie nella band. Si tratta di una versione priva del bridge di una delle canzoni presenti sul Majesty Demo del 1986 (quindi di tre anni prima), ri-registrata con la voce di Charlie ed alcuni nuovi arrangiamenti. Nell’inverno del 1989 stava diventando ovvio che la band aveva bisogno di alcuni nuovi cambiamenti. La differenza di età di Charlie e il suo differente approccio con il palco stavano diventando frustranti per tutti noi. Così ci mettemmo alla ricerca di un vocalist dotato di una maggiore flessibilità vocale, simile a quella di Geoff Tate, Steve Perry e Steve Walsh. Suonammo un’ultimo concerto con Charlie il 14 novembre del 1989 al The Ritz di New York City come opening-act per i Marillion, quindi le nostre strade si separarono. Il periodo di WDADU è stato sicuramente una grande esperienza per tutti noi e ci ha sicuramenteaiutati a prepararci per le grandi prove

che ci avrebbero attesi negli anni seguenti, durante la ricerca del nuovo vocalist... e la successiva ricompensa ! L’artwork In copertina troviamo uno dei provini grafici realizzati da Amy Guip per WDADU. All’epoca la Guip era una sconosciuta artista neolaureata: oggi Nike, MTV, Coca Cola e Warner Bros se la contendono a suon di milioni di dollari…Da notare che in questa immagine il modello è molto meno spaventato da ciò che sta per succedergli (essere timbrato a vita con il logo Majesty!) rispetto alla copertina in seguito scelta per il primo disco della band. All’interno del booklet, oltre a trovare altri provini della Guip e foto della band risalenti all’87/88, troviamo l’immagine di un magazine musicale sul quale uscì una delle loro primissime interviste: il titolo dell’articolo era “Dream Believers” e, incredibile ma vero, l’intervista si era svolta in una parrucchieria di Long Island! Nei credits troviamo il doveroso ringraziamento a Derek Simon, primo manager della band. Peccato non ci sia invece nessun riferimento alla misteriosa figura ringraziata nei credits di WDADU, “the Dust Pan Ghost”, di cui tuttora si ignora l’identità.. Antonio Vescio ...to be re-continued


Leggendo il redazionale della scorsa fanzine, nel punto in cui facciamo riferimento alla questione dei Platinum Tickets, molti si sono fatti vivi, sia sul forum sia via lettera unendosi a noi e dicendo di non mollare. C’è chi ha mostrato il proprio disappunto per un’operazione ai molti risultata poco “chiara” e chi, invece ha continuato a pensare alla cosa più importante, ovvero alla musica, tralasciando tutte le questioni economiche. Abbiamo raccolto tutto questo ed insieme agli altri Fan Club europei abbiamo fatto sentire la nostra voce e chiarito le nostre idee. Al termine di un lungo e delicato confronto ci è parso giusto pubblicare sul sito un documento ufficiale (scaricabile da tutti in formato pdf) dove spiegavamo le nostre ragioni

e quello che alla fine avevamo ottenuto. Dopo il tour estivo e dopo circa 5 mesi da quel documento, ci apprestiamo a vivere sulla nostra pelle le decisioni prese allora, ovvero che l’attività del Fan Club è indipendente dai Platinum Tickets in tutto e per tutto. Il risultato di tutto questo? In ogni paese in cui risiede un Fan Club storico (Italia, Francia e Germania) è stata data la possibilità di organizzare un

solo After Show. Per questo tour abbiamo scelto la data di Bologna del 30 ottobre. A qualcuno sembrerà poco, ma per come si erano messe le cose per noi è un’immensa vittoria ed un grande riconoscimento del nostro decennale lavoro anche perché sarà un After Show alla “vecchia maniera”: 30 persone!!! Una prima passata di autografi e fotografie con tutti in fila ed in seguito (a contrario dei Platinum Tickets!!!) la band si fermerà a chiaccherare con i fortunati vincitori, così come si faceva un tempo quando Mike sciorinava tutto il suo sapere sui film o Petrucci raccontava dell’ultima uscita di pesca con i figli. Chi è con noi da un po’ di tempo sa benissimo che nella nostra storia sono “saltati” due After Show, il primo a Roma nel febbraio 2002 e l’altro a Bologna nel febbraio 2004. Quella che si presenta davanti è un’occasione d’oro per quei poveretti che stanno aspettando da tanto tempo di recuperare quello che era loro “di diritto”. Precedenza assoluta dunque ai vincitori degli After Show saltati che dovranno O B B L I G AT O R I A M E N T E confermare la loro presenza a Bologna per il 30 di ottobre, inviando una mail a:

simon@italiandreamers.net ENTRO domenica 9 ottobre 2005. Allo scadere di questa data conteremo chi si sarà fatto vivo e, se rimarranno ancora posti disponibili (lo ricordiamo sono 30) effettueremo un concorso sul nostro sito, per assegnare gli After Show rimanenti. Vi vogliamo belli svegli e pronti ad approfittare di questa imperdibile occasione. Risposta legata al concorso della scorsa fanzine: il signore al centro della foto in bianco e nero è Chris Collins che fece parte del gruppo quando ancora si facevano chiamare Majesty. Entrò nella band nel marzo 1986, fu ufficializzato a giugno e fu licenziato a novembre dopo che i Majesty aprirono un concerto per i Talas. Il vincitore del DVD “When Dream and Day Reunite” è: Enrico Montaperto Tessera 2452. Nuovo concorso con in palio i seguenti premi: 1 copia de DVD “Yellow Matter Custard” a chi spiega come nasce e si sviluppa questo progetto, oltre ad indicare chi fa parte della formazione. 3 copie autografate da Petrucci, Rudess e Labrie di Octavarium a chi ci dice in quale studio e da chi è stato mixato Octavarium. 2 copie del DVD “Drumavarium” a chi ci dice cos’è, chi ne fa l’editing e cosa contengono gli extra. Italian Dreamers C.P. 161 47838 Riccione Centro RN


Dream Theater & Octavarium Italian Summer Tour 2005 crew. Altri ringraziamenti vanno a: Gianni Andreotti & Elena Zermiani @Warner Italia, Mariela & Andrea @Live, Elena, Marzia, Cristina & Aldo @Barley Arts, Byron Smith @Ernieball USA, Inside Out, Elio Bordi @Frontiers Records. Un ringraziamento speciale agli altri DT Fan Clubs sparsi nel mondo: Seb, Bertrand & Stephane @Your Majesty Francia, Steffen, Margret, Michael & Darko @The Mirror Germania, Masa e Famiglia @Carpe Diem Giappone, Savvas @Infinite Dreams Grecia, Andreas @SDTS Svezia, Michael @Mikeportnoy. com, Dave H @Damentiaradio, mancherebbero i Voices UK ma non conosciamo i nomi. Special thanks to: i ragazzi che hanno distribuito volantini durante i concerti per tutti i pomeriggi prima dei concerti. Il Baio “ctrl C - ctrl V”, Nathalie e Gianluca@Transafrica per le traduzioni, Derek Sherinian per essersi presentato sul palco dell’Heineken Jamming Festival con la maglietta “Fuck You”, i cremini di Ascoli Piceno, il Caffé Mazzini per i suoi panini al prosciutto cotto a tutte le ore, l’Autogrill durante il rientro da Ascoli per le sue Brioches al cioccolato (si, si con la lettera maiuscola), il bar Iris per averci sfamato a piadine prima del concerto di Strà; la signora che ci ha detto che non esisteva il cinema a Soncino per andare al Toby’s Pub (dietro al cinema), Roberto Gualdi, primo per averci dato dei pass giudicati dall’organizzatore “abusivi”, secondo per aver portato tutta la band di Dolcenera a vedere Don Peppino preso da “Vieni avanti Cretino” in un buio albergo di Riccione, il Ristorante Mercuri, il Ristorante Il Clan di Luca Bizzarri a Riccione per una focaccia al formaggio pesante, molto pesante, l’Italvolley per l’Europeo da poco conquistato, i due ragazzi di Genova presenti a Parigi durante il concerto dei DT con gli Iron...che indossavano la maglietta del Fan Club. Ed infine un immenso GRAZIE a Tiziano Lugaresi del “Self API” di Cesenatico per averci illuminato tutte le sante mattine al lavoro!

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