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La Gazzetta

Mensile d’informazione sociale della Cooperativa Itaca - n°5 - Maggio 2012

Sistema Itaca con il segno ‘più’ Occupazione e fatturato in crescita

THE VILLAGE vince il Premio Città impresa 2012 A Ottima Senior esclusiva marchio Gentlecare in Europa

notturni di_versi per Sara Orlando 23 giugno - 2 agosto 2012, Portogruaro


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La Gazzetta | Maggio 2012

ARTICOLO DI FONDO Itaca e Dof “innovano il sociale”

THE VILLAGE fra i vincitori del Premio Città impresa 2012 Connubio perfetto tra cultura dell’innovazione e best practices nel non profit

Sciamano

Vicenza “Con grande gioia annunciamo che “The Village”, il gioco per lo sviluppo delle competenze e delle comunità sociali è uno dei progetti vincitori del Premio Città impresa 2012”. Lo rendono noto Cooperativa sociale Itaca e Dof Consulting che mercoledì 2 maggio hanno ricevuto a Vicenza, dalle mani del ministro Corrado Passera, l’ambito premio istituito dal Festival Città impresa e dedicato ai “fabbricatori di idee”, ovvero “imprese, enti, associazioni e singoli individui che contribuiscono ogni giorno con il loro lavoro, idee e passione a far crescere il territorio del Nordest”. Un riconoscimento prestigioso quello guadagnato da The Village, che qualifica Itaca e Dof come esempi e modelli di successo italiano nella promozione di una cultura dell’innovazione e tra le best practices nel settore del non profit. Quella del festival Città impresa è un’iniziativa che si offre come occasione di visibilità per la dimensione progettuale del Nordest, ma anche di incontro fra i premiati, che hanno avuto così la possibilità di condividere “visioni” e prospettive. Il premio è stato consegnato mercoledì 2 maggio alle 17.30 presso la Fiera di Vicenza, nell’ambito dell’inaugurazione del festival e alla presenza del Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera.

“Siamo orgogliosi di far parte di tutto questo e curiosi di incontrare gli abitanti di altri villaggi, con cui potranno forse nascere nuovi interessanti gemellaggi – fanno sapere ancora Cooperativa sociale Itaca e Dof Consulting -. È in questi momenti che ci sentiamo ancora più orgogliosi di aver scelto di aprire le porte del Villaggio dell’innovazione sociale, perciò grazie a tutti i “fabbricatori di idee” che stanno sostenendo The Village nel suo viaggio – appena cominciato – all’interno di organizzazioni e comunità che vogliono crescere senza dimenticarsi delle persone e delle loro capacità”. Arrivato alla sua quinta edizione, il festival Città impresa è una settimana di incontro e confronto a livello europeo su idee, proposte e modelli per rinnovare il tessuto produttivo e affermare una nuova fase di sviluppo sostenibile. Protagoniste le aziende che innovano, che puntano sulla creatività e/o su rinnovate sapienze artigiane, ma anche le città che producono idee, creano luoghi – spesso all’interno di antichi stabilimenti industriali – dove le idee si incontrano e si scambiano, dove il rapporto tra cultura, creatività ed impresa crea contaminazioni e produce nuove suggestioni. Festival curioso, questo, che fin dalla sua nascita si è posto come punto di riferimento di un territorio vasto e variegato come il Nordest, nella consapevolezza che per vincere la sfida competitiva determinata dalla crisi


ARTICOLO DI FONDO globale occorre puntare sì sulla tradizione di un territorio e del suo tessuto economico, ma scommettendo allo stesso tempo su elementi centrali di sviluppo quali idee, creatività, innovazione e sostenibilità. A sostenere il tutto, la convinzione che il Nordest sia una grande fabbrica di idee che può dare un contributo ancora maggiore alla rinascita italiana e europea, a patto che sia unito e che ragioni in rete. Tema di quest’anno: “Le fabbriche delle idee. Cultura, innovazione e sostenibilità per la competitività dei territori e delle imprese”. Cinque giorni dedicati a idee, innovazione e sostenibilità. La capacità di reinventarsi, di trovare nuovi modelli produttivi e di innovare anche sul piano sociale, in un’ottica di interdipendenza e integrazione fra impresa, comunità e territorio diventa perciò il focus del programma del festival: cinque giornate fitte di appuntamenti (dal 2 al 6 maggio), distribuiti in 35 località del Nordest, tra cui 5 Città Impresa: Schio (Vi), Federazione dei Comuni del Camposampierese (Pd), San Daniele del Friuli (Ud), Riviera del BrentaMiranese (Ve), Pieve di Soligo (Tv). Oltre un centinaio gli eventi in cartellone per un’edizione record di 200 mila partecipanti. Diversi i relatori di caratura internazionale tra cui Oded Shenkar, economista statunitense teorico dell’imitazione innovativa, e Ben Casnocha, blogger e viaggiatore definito da BusinessWeek “uno dei migliori giovani imprenditori americani” (www.festivalcittaimpresa.it). Di assoluto interesse, sabato 5 maggio, la Notte Verde del Nordest, che ha messo in connessione città e quar-

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tieri dell’area metropolitana tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Promossa da Nordesteuropa.it in collaborazione con Sette Green e la media partnership di Ansa, Radio 24 e IcMoving Channel, la maratona green si è snodata in contemporanea attraverso una eco-mappa che ha coinvolto oltre 20 città e territori: Padova, Venezia, Vicenza, Udine, Gorizia, Adria, Bassano del Grappa, Borgo Valsugana, Federazione dei Comuni del Camposampierese, Mel, Miranese e Riviera del Brenta, Pieve di Soligo, Valdagno. Durante il giorno, e fino a notte fonda, ciascuna realtà ha approfondito una sfumatura della green economy con iniziative ad hoc: energia, mobilità, paesaggio e agricoltura, economia, gestione dei rifiuti, turismo, ricerca scientifica, bio-architettura e design, nuove professioni e formazione (www.notteverdenordest.it). Le “Fabbriche delle Idee” è il tema della quinta edizione del Festival Città Impresa. Tra gli eventi di spicco, il Premio Città Impresa assegnato a “1.000 fabbricatori di idee” - all’interno del quale è inserito il riconoscimento a Itaca e Dof con The Village - e la Notte Verde del Nordest per dare vita alla più grande manifestazione europea nel suo genere. La Direzione del Festival ha selezionato 1000 fabbricatori di idee per altrettanti esempi di successo di promozione di una cultura dell’innovazione, esperienze di sintesi di tradizione manifatturiera e creatività, best practices nel settore del profit e del non profit. A cura di Fabio DELLA PIETRA

SOMMARIO THE VILLAGE fra i vincitori del Premio Città impresa 2012 Speciale Assemblea di Bilancio Demenze: una priorità sanitaria globale

2-5 6 - 11 12 - 13

A Ottima Senior la licenza esclusiva del marchio “Gentlecare” per l’Europa 14 Fondo Sanitario Integrativo Cooperativa Itaca: riaperte le iscrizioni notturni di_versi 2012 per Sara Orlando Torna il Camp estivo all’ex Fiera di Pordenone Minibasket disabili, il progetto di Pienne-Sistema e Itaca

- 15 20

21 - 23 24 24 - 25

Cartellone iniziative dei 20 anni

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Incontri di affiancamento post maternità

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Letti per voi

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ARTICOLO DI FONDO

THE VILLAGE La scheda

The Village – il gioco sociale le sue figure caratteristiche e da tavolo elaborato da Cooriconoscibili. perativa sociale Itaca e Dof Ogni villaggio richiede a chi Consulting - può rivelarsi uno lo abita alcune abilità. Abilità strumento molto utile perché, che permettono alla persona essendo pensato per favorire di poter affrontare, comprenlo sviluppo delle competenze dere e agire. In sostanza, ogni all’interno delle comunità socomunità richiede alle persone ciali e delle organizzazioni, fodi provare a cavarsela. calizza l’attenzione sul duplice Ogni situazione ci chiede di binario del lavoro individuale attivare le nostre doti, i nostri che ciascuno di noi, quando talenti, le nostre capacità di far è inserito nel proprio contesto fronte a emozioni, problemi, lavorativo, può fare per contiscelte, imprevisti, stereotipi. nuare a crescere e migliorare Non sempre abbiamo la pieCacciatore (particolare) (in termini di efficacia profesna padronanza del talento, e sionale e di crescita personale) e su quello organizzatispesso ci ritroviamo a imparare qualcosa, a crescere e vo più ampio, dove è importante lavorare sulle dinamia divenire più pronti perché impariamo dall’esperienza, che dei gruppi, per capire come mettere in luce i passi ma solo se accettiamo la fatica del cambiamento. possibili per crescere insieme. Sapere quali sono le competenze che ci servono, capiThe Village è principalmente un gioco composto da una re cosa dobbiamo saper fare, definire il bilanciamento plancia e da 15 carte che rappresentano 15 personaggi che ci può servire per rendere un gruppo più efficace, di un idealtipico villaggio, che sono riprodotti graficaimmaginare la caratteristica di una buona squadra di mente su ogni singola carta. Ogni personaggio rapprelavoro, ci può dare spunti innumerevoli per progettare senta una competenza relazionale. Ad esempio, il Capo il presente e il futuro di un gruppo, che si tratti di un’ordel villaggio, che rappresenta la competenza “gestione ganizzazione, di una comunità sociale, di una squadra delle risorse umane”, il Narratore impersona la comsportiva. petenza della “comunicazione efficace”, il Custode del Il gioco fuoco” è portatore della competenza “Orientamento ai The Village ha scelto di seguire la via del gioco. Pervalori”. The Village è corredato da un libro in cui le caché il gioco ha a che fare con la nostra vita: giocando, ratteristiche dei 15 personaggi (ovvero le 15 competenimpariamo a confrontarci cercando di partire da una ze) sono analizzate alla luce di aneddoti e storie tratte prospettiva di incontro comune e a capirci gli uni con gli dalla letteratura, dalla poesia e dalla musica. altri quando apparentemente parliamo linguaggi molto Il Progetto diversi, perché diverse sono le nostre esperienze e il Molte strade conducono al villaggio e ciascuna di esse modo in cui le viviamo. può portare il visitatore a scoprire qualcosa di imporAttraverso la metafora del gioco, riflettendo su se stestante su di sé e sul mondo in cui vive. The Village è un se, le persone possono comprendere quali caratteristigioco, ma anche uno spazio in continua espansione in che rappresentano i loro punti di forza e quali invece cui immagini, parole, suoni, rumori e visioni si combipotrebbero essere direzioni di sviluppo significative. nano per dare vita a un’esplorazione delle proprie risorRiflettendo sulla comunità o sul gruppo di cui fanno se attraverso una serie di incontri sorprendenti. parte, possono usare il gioco per chiedersi di cosa ha The Village è, soprattutto, la metafora di una grande bisogno, in un dato momento, la loro comunità sociale comunità sociale in cui ciascuno di noi, con le sue como la loro organizzazione per continuare a crescere. petenze e caratteristiche uniche, può trovare delle ocCon The Village, esplorando la dimensione simbolica di casioni di esplorazione interna. alcune figure (le Carte), le persone possono riflettere e The Village è anche un’occasione per entrare in contatlavorare sulle proprie caratteristiche personali in termini to con mondi ed esperienze diverse. di punti di forza e aree di sviluppo, immaginare visioni di crescita per se stesse e per gli altri, aiutare il gruppo Le competenze sociali di persone con cui lavorano a raggiungere un miglior Ogni gruppo o insieme di persone che si trova a conviequilibrio interno, facilitare processi di sviluppo sociavere anche in modo transitorio è in fondo una piccola le in contesti molto diversi (una comunità, un team di comunità, un contesto sociale. Famiglia, scuola, lavoro, lavoro, un’organizzazione, un’aula, una squadra sportiassociazioni, comunità locale, gruppo di amici, team di va), progettare percorsi di sviluppo delle competenze progetto, équipe. E la comunità sociale per eccellensociali all’interno di un gruppo, un’organizzazione, una za – nel nostro immaginario e nella storia dell’umanità comunità. – è senz’altro quella del villaggio, con i suoi abitanti e E – perché no? – divertendosi nel fare tutto questo!


ARTICOLO DI FONDO

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Digital Art Collection

vendo. In basso, troviamo invece la risorsa, l’alleato. The Village non è solo un gioco, un modello di lavoro Le carte sulle competenze sociali, uno strumento di sviluppo di Ci sono poi le carte. Ogni carta corrisponde a una Ficomunità, gruppi e organizzazioni. gura. Le figure sono gli abitanti del villaggio, ma chi The Village è anche un luogo di sperimentazione artivive in questo villaggio? Figure che sono quelle tipistica che cala la dimensione creativa nella quotidianità che del villaggio della narrazione antica, a cui abbiamo delle comunità, un progetto di Social Art che ha lo scoassociato delle competenze sociali, cioè quell’insieme po di esplorare il territorio in cui l’espressione artistica di capacità, abilità, comportamenti, attitudini, caratteincontra le possibilità dello sviluppo sociale. ristiche che ognuno di noi mette in atto (e in gioco) Le prime attività in questa direzione hanno portato alla quando si trova a interagire con le altre persone. Ogni creazione dell’innovativa collezione carta ha un nome, quella della figudi Digital Art, ispirata alle figure ra, una competenza di riferimento e del villaggio e realizzata dall’artista una descrizione. Dentro questa deFrancesca D’Anna, che ha anche scrizione ci sono poi caratteristiche ideato il concept grafico dell’intero di tipo psicologico che ci consentono progetto. di leggere a 360 gradi quello che il La collezione, nata insieme al nupersonaggio fa all’interno del villagcleo originario del progetto e stigio. molo visivo alla sua articolazione, è Lavorare con le carte, con le figure il punto di incontro fra le dimensionon significa cercare di offrire una ni dell’illustrazione, dell’intuizione fotografia statica della persona. I artistica e della rappresentazione tratti evidenziati cercano di rappresimbolica. sentare un momento nella vita di L’artista ha preso parte attivamenuna persona. Non sono fotografie te all’elaborazione di The Village per limitare nello spazio e nel tempo e al processo che l’ha portato ad la singola persona, ma un modo per acquisire la sua forma definitiva. riflettere su tratti che emergono in Sono nati così i quindici pezzi unici noi o negli altri, nelle dinamiche che Tessitore (particolare) che rappresentano la componente potrebbero emergere all’interno di visiva delle Carte un gruppo in un determinato momento.

Il Kit

Il kit di lavoro di The Village è composto da un libro, una plancia di gioco, un mazzo di carte. Il libro contiene le istruzioni per giocare, la descrizione delle carte e delle competenze di riferimento. A partire dall’idea iniziale, la stesura del libro e la creazione del gioco hanno dato poi vita a un progetto di scrittura in cui un collettivo di autori ha offerto la propria lettura delle figure del villaggio, dando vita a uno scambio di esperienze ricco e stimolante. La plancia Come tutti i giochi che si rispettino, The Village ha la sua Plancia. Questa plancia presenta 2 blocchi e 6 quadrati. A sinistra, abbiamo un primo livello di lettura, una rappresentazione legata soprattutto alla persona, tre carte che evidenziano i tratti della persona, due superiori (più emersi) e uno più inferiore (sotterraneo), che è poi il tratto che dal fondo spinge per uscire. Questa parte della plancia è quella che ci consente di fare una fotografia del presente. La seconda lettura – che avviene nella parte destra della plancia – non riguarda il mondo interno di una persona o di un gruppo, ma quello esterno. Graficamente, abbiamo scelto di riprodurre un percorso classico: ecco che la linea tratteggiata orizzontale simbolizza una direzione possibile verso il futuro, una linea di sviluppo rappresentata da una figura di cambiamento. La carta in alto rappresenta l’avversario, la sfida, l’ostacolo, la percezione del vincolo, la difficoltà/sfida che stiamo vi-

I fondatori del villaggio La Cooperativa sociale Itaca è un’importante realtà cooperativa attiva in numerosi campi dell’impegno sociale, sanitario ed educativo e presente in tutto il Friuli Venezia Giulia, oltre che in aree diverse del territorio nazionale. L’incontro fra DOF e Itaca è stato essenziale per la nascita di THE VILLAGE proprio per il lavoro importante che questo soggetto svolge nel sociale e sul territorio, per la sua natura di partner affine in termini di valori e capacità, ma anche per la voglia di mettersi in gioco. http://www.itaca.coopsoc.it/ DOF Consulting è un gruppo di ricerca, consulenza e formazione, che si occupa di apprendimento, sviluppo sociale, sperimentazione creativa, attivo in ambito nazionale e internazionale. Ha come sua missione fondamentale la facilitazione sociale (in ambiti e dimensioni molto diverse) e come priorità il lavoro sulla qualità di relazione. Nel Villaggio ha portato tutta la sua esperienza pluriennale con le persone, i gruppi, le organizzazioni e il suo sforzo continuo di rendere il tema delle competenze sociali un tema non da tecnici, teorico, astratto, bensì intuitivo, coinvolgente, anche emozionale. http://www.dofcounseling.com/ Info e contatti http://www.insidethevillage.org info@insidethevillage.org


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SPECIALE ASSEMBLEA

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Occupazione e fatturato in crescita

Sistema Itaca con il segno ‘più’ L’Assemblea dei soci ha approvato il bilancio 2011

Pordenone

senza un intenso dibattito di declinare tutto al maschiIl bilancio 2011 di Itaca si le (come prassi nella lingua chiude con risultati molto faitaliana). Per evitare che vorevoli. Positiva la crescita di questa omologazione linguioccupazione che ha superato stica della donna al maschile le 1300 unità, l’80% è rapconfermi la negazione di un presentato da soci lavoratori problema – quello della parie l’83% da donne. Positiva tà di genere e della conciliala crescita di attività con un zione –, vogliamo focalizzare valore della produzione che l’attenzione alle politiche di supera i 34 milioni di euro, genere (oltre che alle tante positiva la marginalità con un nostre iniziative a favore delFoto di Nicola Artico utile di 730 mila euro, pari al la conciliazione). Ci pare una 2% del fatturato, un indice ribella evidenza da riproporre, levante per chi come noi corimarcare che i sostantivi utinosce, agisce e gestisce l’economia sociale. Dati che lizzati nel corso della relazione come soci, lavoratori, sono stati approvati nel corso dell’Assemblea generale coordinatori, … includono gli operatori sia di genere dei soci tenutasi lo scorso 10 maggio presso i locali maschile e sia di genere femminile (i primi al 17%, le della Fiera di Udine. A seguire pubblichiamo un estratto seconde all’83%). pressoché integrale della Relazione al bilancio 2011.

Una questione di linguaggio

Dopo anni di declinazione al maschile e al femminile di tutti i testi, anche istituzionali come Statuto e regolamenti, per rendere più agibile il recepimento dei contenuti, abbiamo deciso dallo scorso anno – e non

Uno sguardo d’insieme

Il 2011, contrariamente al contesto economico generale, presenta risultati più che soddisfacenti. E conferma non solo la capacità di ‘tenuta del sistema cooperativo’ rispetto ad altre forme di impresa, ma anche la volontà


SPECIALE ASSEMBLEA di Itaca, impegno e capacità nel perseguire le finalità sociali. I risultati ottenuti, in apparente controtendenza, risultano coerenti con i nostri obiettivi sociali, valoriali ed economici. Il risultato operativo, prima del ristorno ai soci e della tassa al fondo mutualistico (3%), è pari a 2,2% per un valore di € 738.520.

Ricavi totali dell'esercizio (Valore produzione) Costo del lavoro Altri costi della produzione Costi finanziari Imposte Altri oneri Utile netto %

Anno 2010

Anno 2011

Variazione

€ 31.776.344

€ 34.239.396

+ 7,75

€ 24.655.166 € 6.574.950

€ 26.629.981 € 6.731.510

+ 8,01

€ 47.494 € 80.000 € 20.402 € 398.332 1,2

€ 28.528 € 106.000 € 4.857 € 738.520 2,2

+ 85,40

Al risultato operativo, comunque percentualmente contenuto anche se è il migliore di sempre, si antepongono altri risultati, non monetizzabili, connaturati alla nostra mission.

La mutualità interna

L’occupazione è aumentata: al 31/12/2011 si registravano 1302 lavoratori dipendenti di cui 1174 con contratto a tempo indeterminato, con una percentuale di occupazione femminile sensibilm ente cresciuta superando l’83%.

L’occupazione dei soli soci lavoratori – che al 31/12/2011 erano 1004 - ha avuto un incremento meno rilevante rispetto al totale, ma è aumentata del 22% la ‘mutualità economica’: essere soci lavoratori determina vantaggi economici che nel 2011 hanno superato la soglia dei 600 mila euro contro i 495 mila dello scorso anno. Accanto agli elementi migliorativi per i soci lavoratori, risulta utile e non scontato ribadire la dovuta rigorosità e correttezza nell’applicazione del Contratto, la regolarità nel pagamento delle retribuzioni (che in tutta la vita di Itaca non ha mai avuto ritardi), la sistematica formazione sulla sicurezza e professionale, … ritenendo

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che anche questo abbia contributo al contenimento del turn over. E’ innegabile che il risultato sia correlato al ritardo nella definizione dell’accordo di rinnovo del CCNL Coop Sociali siglato (con due anni di ritardo) a dicembre e che produrrà i suoi effetti dal 2012. L’incidenza del costo del lavoro sul totale del fatturato si aggira intorno all’83% dei ricavi diretti (senza considerare le gestioni prodotte da altre cooperative in Associazione temporanea di Impresa). Il nostro risultato operativo è sempre stato condizionato proprio da questa incertezza temporale degli accordi di rinnovo, unitamente all’eterno problema di veder riconosciuto nelle basi d’asta il corretto costo del lavoro e regole che garantiscano una corretta indicizzazione delle stesse. I costi indiretti del personale comprendono la tecnostruttura e gli oneri per la formazione del personale anche in materia di sicurezza, rispetto alla quale si registra un grande impegno sia economico che organizzativo – che aumenterà ulteriormente dal 2012 in relazione al nuovo accordo Stato Regioni entrato in vigore da gennaio.

Il modello Itaca

Il modello cooperativo non si traduce solo promuovendo la partecipazione attiva dei soci alle scelte e alla conduzione della Cooperativa - partecipazione che a volte può risultare difficile da misurare viste anche le dimensioni raggiunte e gli strumenti utilizzati -, ma soprattutto in una marcata responsabilizzazione dei soci stessi alla produzione dei risultati. Il nostro è un organigramma veramente orizzontale dove alla cosiddetta tecnostruttura si aggiungono i coordinatori dei vari servizi che assommano a più di 100; soci lavoratori che quotidianamente si assumono l’onere e la responsabilità di gestire il benessere delle persone, il lavoro dei nostri soci, la salute delle persone di cui ci occupiamo, la diffusione dei valori della Cooperativa. Per questo gli investimenti sul capitale umano, non limitati al miglior trattamento economico, ci vedono costantemente, e tutti, impegnati anche su importanti e innovativi processi di benessere organizzativo. E’ proseguito il lavoro, avviato nel 2010 aderendo ad un progetto della Commissioni Pari Opportunità di Legacoop, di impostazione delle politiche di gestione delle risorse umane in un’ottica di genere, finalizzato ad una sorta di certificazione delle politiche per le pari opportunità anche con l’attivazione di azioni mirate alla conciliazione. Oltre alla regolare attività di formazione professionale è stata ampliata alle figure lavorative intermedie l’applicazione delle job, uno strumento di misurazione delle competenze tecniche e trasversali su cui innestare percorsi di sviluppo delle competenze. Nel 2011 si è avviata, sulla scia di percorsi formativi realizzati nel 2010, una progettazione più ampia e strutturata sulle competenze sociali che ha portato alla realizzazione del progetto The Village, il gioco sulle competenze sociali realizzato insieme al partner Dof Consulting. Tale strumento sarà applicato alle equipe di lavoro per migliorare l’efficienza e la coesione dei gruppi da cui dipende il benessere di altre persone.


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SPECIALE ASSEMBLEA

Nella seconda parte dell’anno è stato definito il progetto per l’attivazione del Fondo Sanitario Integrativo e sono stati organizzati capillarmente incontri con i soci anche per raccogliere suggerimenti utili a mettere a punto la proposta conclusiva che è stata attivata con il mese di gennaio 2012.

La mutualità esterna

Sono cresciuti i servizi gestiti, come dimostrano il fatturato aumentato a quasi 34 milioni di euro (con un +7,8%) e il numero dei beneficiari (in totale 8112 senza considerare i servizi “aperti”). Il gradimento rispetto alla qualità dei servizi forniti, rilevato dai questionari somministrati a campione, segnala un’elevata e complessiva soddisfazione. Il focus di tutte le aree di attività, comprese quelle di staff, evidenzia il notevole impegno, in tutti i servizi, di fornire valore aggiunto in termini di metodologie di lavoro, di innovazioni progettuali, di mantenimento o incremento, quando possibile, di attività verso/con la rete della comunità. Attività sempre attinenti ai settori tradizionali del welfare, alcune volte sperimentate a fronte di sporadici e parziali finanziamenti dedicati, e comunque regolarmente retribuite. La possibilità di attivare progetti innovativi o di fornire risorse aggiuntive deve tenere conto di questo e non può essere un impedimento alla possibilità di essere competitivi anche sul piano dell’innovazione.

Politiche di sviluppo

Il valore della produzione e il risultato operativo conseguono ad una politica gestionale di sviluppo che ha sempre voluto comprendere una crescita sostenibile, ancorata al nostro territorio, e una generalità di servizi con diverse marginalità e in alcuni casi (non molti per fortuna) con inefficienze economiche. E’ proprio l’ampiezza della gamma dei servizi che ci consente, come in passato e con molta attenzione, di sopportare gestioni (e non solo a gestione propria) con una marginalità deficitaria in quanto i ricavi sono insufficienti a coprire i costi diretti. Con questa generalità e diversificazione, si sono potuti valorizzare molti interventi progettuali innovativi, irrilevanti o inesistenti in termini di fatturato, ma di grande impatto nella promozione di benessere di comunità. In linea con le nostre politiche di sviluppo, già condivise nelle precedenti assemblee, abbiamo intensificato l’attività soprattutto al di fuori del territorio regionale. L’incremento del fatturato in termini assoluti è stato di 2,5 milioni di euro, dovuto per il 77% a nuove gestioni di servizi in Alto Adige e Veneto, mentre la differenza è riferita al consolidamento della nostra presenza nel territorio regionale del FVG che concentra il 78,5% della nostra complessiva gestione.

Il radicamento territoriale resta, nonostante l’evidente contrazione del mercato di riferimento, una nostra politica di sviluppo che restituisce valutazioni positive riguardo la nostra regione anche in relazione ai nostri committenti i quali - generalmente e diversamente da ciò che accade in altri contesti, con regolarità e correttezza nella gestione tecnico amministrativa dei servizi - hanno addirittura accorciato i tempi di pagamento consentendoci un ulteriore rafforzamento finanziario.

Tassazione ed esenzione

Inoltre, è tanto che non lo ricordiamo, l’utile prodotto, forse per la prima volta quest’anno, è pari se non superiore alla teorica tassazione Irap che sarebbe dovuta se Itaca fosse residente, ad esempio, in Veneto (il provvedimento regionale di esenzione per le cooperative sociali risale al 2005). Naturalmente non abbiamo mai utilizzato l’esenzione come un vantaggio competitivo, anzi ci siamo battuti per non trasformarla in un mero sconto di tariffe ma per incrementare la capacità di produrre servizi, innovazione e occupazione. Non ci vergogniamo di parlare di tassazione - non solo perché i nostri utili sono sempre stati limitati visto anche il nostro impegno verso l’occupazione soprattutto quella stabile, quella che crea i flussi previdenziali necessari per garantire il (minimo) welfare previdenziale del futuro; il tutto in un Paese che ha picchi di criminalità fiscale diffusa e un ordinamento tributario che – in linea con la moderna, ma fallita, tendenza mondiale – ha premiato e premia le speculazioni finanziarie e non la produzione. Per completezza d’informazione, e soprattutto per i competitor che avranno voglia di leggere questo bilancio, precisiamo che, diversamente da quanto accade in altre regioni, noi non abbiamo goduto del regime del salario convenzionale (risoltosi, in regioni come ad esempio la Toscana e molte province dell’Emilia Romagna, solo nel 2010) ma abbiamo sempre pagato gli oneri previdenziali dovuti sul salario reale senza danno ai lavoratori sul piano pensionistico.

Rafforzamento patrimoniale

La nostra politica di sviluppo e (senza modestia) la nostra capacità di stare, con responsabilità e correttezza, dentro l’economia sociale, hanno certamente contribuito al rafforzamento patrimoniale e finanziario della Cooperativa Itaca. Al risultato, negli ultimi anni, ha contribuito il contenimento degli oneri finanziari molto al di sotto dei livelli medi di tutte le imprese – soprattutto le cooperative sociali che molto spesso giocano a proprie spese il ruolo non riconosciuto di finanziatori del ‘welfare locale’. Il contenuto indebitamento che oggi abbiamo, in passato riconducibile ai ritardi di pagamento della pubblica amministrazione,


SPECIALE ASSEMBLEA grazie ad azioni sistematiche verso la committenza ed anche al fatto che siamo in una regione virtuosa, consente di non bruciare in interessi passivi la nostra capacità di investimenti futuri. Il tutto in presenza della consolidata normativa sulla previdenza complementare che ha comportato, a partire dal 2007, l’uscita di un flusso di cassa superiore a 3,5 milioni di euro che è oggi il valore del fondo trattamento di fine rapporto presso la Tesoreria dell’Inps.

Sistema cooperativo

Anche se non siamo giuridicamente un sistema, e tanto per restare sempre in tema di mutualità esterna, Itaca ha continuato a sostenere il sistema cooperativo locale. La condivisione di reti è ampliata a tutte le partecipate come il Consorzio Welcoop o la Cooperativa Hattiva, solo per citare degli esempi, e la solidarietà si estende anche attraverso servizi tangibili forniti alle Cooperative L’Agorà e Maciao. I partner con cui abbiamo attività in associazione temporanea di impresa o attraverso consorzi sono tutti del Movimento Cooperativo e rappresentano il 60% circa del fatturato. Su un piano di misurazione, da tali collaborazioni derivano anche le consistenti spese generali per attività di pulizie, lavanderia, ristorazione, ecc… riconducili per quasi il 50% ai servizi svolti da altre cooperative nei raggruppamenti di imprese. Questa capillare rete conferma la rilevanza non solo politica ma anche produttiva dei rapporti di collaborazione esistenti (intesa in termini di fatturato e di impostazione organizzativa che ne deriva).

Welfare e committenti

Pur ritenendo il Friuli Venezia Giulia un esempio rispetto ad altre realtà territoriali che hanno subito pesanti tagli al sistema di welfare, anche nella nostra regione si è assistito, come focalizzato nella relazione dello scorso anno, ad una tendenza verso la voucherizzazione dei servizi. Per quello che è il nostro osservatorio, nel corso degli anni non si è modificata sostanzialmente la fonte di provenienza dei ricavi, che continua ad essere quasi completamente pubblica (la nostra mission si rivolge alle fasce deboli e il contrario potrebbe essere correlato solo allo smantellamento del welfare), mentre sono in costante crescita i committenti persone fisiche che – su indicazione del pubblico – compartecipano alla spesa (o la pagano con contributi ricevuti direttamente). La fotografia attuale è la seguente: sul totale dei committenti, le pubbliche amministrazioni ne rappresentano il 10%, a fronte però di un fatturato pari al 94%, mentre i committenti persone fisiche (550 persone comprensive dei servizi a compartecipazione della spe-

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sa) sono il 90% e sviluppano solo il 6% del fatturato, disegnando un sistema deregolamentato e destrutturato senza alcun risparmio economico o aumento di efficienza degli interventi. Nell’anno 2011 non abbiamo registrato una crescita dei servizi a privati ma le riflessioni non possono interrompersi, perché riteniamo che negli anni a venire la deriva verso le voucherizzazioni, le compartecipazioni, le privatizzazioni, riguarderà sempre più non solo i servizi assistenziali, ma – come sta già avvenendo – investirà prepotentemente l’area sanitaria. Dovremo quindi tentare di rendere coerente la nostra visione con le nuove esigenze dettate dalle nuove povertà e dall’incessante crisi. Non sarà facile anche in ragione degli investimenti che tali servizi richiederebbero, compresi quelli infrastrutturali; è pur vero che abbiamo evidenziato la nostra solidità finanziaria, ma questa situazione attiene alla gestione corrente e non chiama in causa l’attuale sistema bancario oggi praticamente immobile.

Strutture e servizi propri

Il tema degli investimenti su strutture/servizi propri è sempre stato presente nella nostra politica di sviluppo, soprattutto per la possibilità di slegare le gestioni dalle gare di appalto perseguendo l’obiettivo di rafforzamento della mutualità. Oggi il tema non è solo quello di reperire risorse per investire, piuttosto che auspicare l’intervento pubblico per l’abbattimento dei costi (come ad esempio nella gestione degli asili nido accreditati, cioè in possesso di precisi requisiti qualitativi e quantitativi anche strutturali). Ma è comunque legato alle politiche locali nonché ai sistemi di convenzionamento, che devono consentire un efficiente utilizzo dei servizi/strutture. Le marginalità scarse o addirittura deficitarie derivanti da un sistema di applicazione tariffario a rette, si sta trasferendo anche nei servizi in appalto, con l’aggravante per questi ultimi di non avere alcun tipo di controllo delle politiche di accoglienza piuttosto che dell’analisi o diversificazione delle risposte ai bisogni. Un fatto questo che determina palesemente un arbitrario trasferimento delle responsabilità oltre che evidenziare l’urgenza di pervenire a più accurati sistemi di rilevazione dei bisogni, coerenti con le progettazioni di politiche sociali e le risorse a disposizione. Questa insistente attenzione verso il controllo del ciclo economico deriva dalla consapevolezza che sono i soci della Cooperativa i soli ad assumersi il rischio di impresa: le eventuali inefficienze ribalterebbero su di loro un danno economico, minando non solo la mutualità interna ma anche quella esterna su cui la prima si fonda.


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SPECIALE ASSEMBLEA

Aree produttive al microscopio L’esame di dettaglio delle singole aree produttive conferma il generale quadro positivo e anche che la composizione percentuale delle diverse attività non ha avuto sostanziali differenze, mentre le risultanze gestionali – di cui si propone una breve sintesi - evidenziano risultati e problematiche articolate e complesse. Anziani Residenziale: è l’area che ha fatto registrare il risultato più performante con il consolidamento dei servizi acquisiti nei precedenti esercizi e il positivo avvio di nuovi appalti. La perdita di alcuni importanti servizi ha avuto scarsi riflessi nel corso dell’esercizio, e comunque sono stati sostanzialmente compensati (almeno sul piano economico) da nuove acquisizioni. Anziani Territoriale: all’incremento delle attività (+13%) non ha fatto riscontro un analogo incremento nei margini. I motivi sono riconducibili soprattutto al difficoltoso start up di alcuni servizi, unitamente alla criticità e specificità di alcune attività – laddove i costi accessori (soprattutto correlati agli automezzi) impattano più pesantemente sull’unità di misura che costituisce il denominatore, cioè le ore di assistenza. Salute mentale: all’incremento di ricavi è corrisposto un mantenimento della marginalità solo in termini assoluti; situazione dovuta per lo più all’andamento dell’appalto più significativo dell’area, che ha visto una forte compressione dei ricavi con costi che invece non si sono ridotti proporzionalmente. Disabilità: anche in quest’area abbiamo avuto un incre-

mento di ricavi, ma una contrazione dei margini. Infatti, a fronte di positivi assestamenti gestionali, osserviamo margini non coerenti – diretta conseguenza di gestioni deficitarie in alcune strutture non andate a regime per mancanza dei preventivati invii da parte degli Enti. Da rilevare il buon avvio del nuovo servizio acquisito nel corso dell’anno presso la struttura dell’Aism a Trieste. Servizi educativi a minori, politiche giovanili, ...: nel 2011 l’area ha consolidato le proprie gestioni, sia nel fatturato sia nei risultati. Analizzando le micro-aree, rileviamo un’ottimizzazione nei servizi socio-educativi, mentre restano problematici i servizi dell’area prima infanzia a gestione propria; di scarso respiro, per intrinseche caratteristiche, i servizi legati a tossicodipendenza e progettazione giovanile. Quanto alle attività estive segnaliamo che, nonostante la scarsità delle risorse pubbliche, abbiamo gestito con buoni risultati, un numero maggiore di Centri estivi rispetto all’anno precedente. Servizi a privati: rileviamo che l’attività riferita ai servizi a privati è rimasta sostanzialmente invariata rispetto al 2010; resta alta l’attenzione dal punto di vista gestionale perché tali servizi non derivano da un puro mercato privato, ma da una capacità di spesa conseguenza di finanziamento pubblico regionale a valere sul Fondo per l’Autonomia Possibile. L’attivazione di servizi così subordinati all’eventuale rifinanziamento non solo compromette la continuità occupazionale degli operatori coinvolti, ma svilisce la qualità delle progettazioni personalizzate e rende inefficiente l’attivazione di strumenti minimi di gestione.


SPECIALE ASSEMBLEA

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Numeri in libertà (aggiornati al 31.12.2011)

8.112

Fruitori dei servizi gestiti

195

Servizi gestiti, di cui 12 nuove gestioni

47

Committenti pubblici

550

Committenti privati

1.336

Lavoratori mediamente occupati

1.323

Soci lavoratori

1.096

Donne lavoratrici, di cui:

829

Socie

83

% la presenza femminile in Cooperativa

2.044

Ore di permessi per allattamento

70

Coordinatrici di servizio

13

Coordinatori di servizio

10,3

% il personale non italiano

5

I giorni di permesso retribuito per i neo papà

50

Euro il valore di un’azione della Cooperativa Itaca

38

Anni l’età media dei lavoratori della Cooperativa

18,02

% il turn over

26,9

% di lavoratori in Cooperativa da più di 7 anni

1.377

Ore di formazione erogate direttamente dalla Cooperativa

90

Docenti dei corsi di formazione, di cui 37 interni

1.628.615

Ore lavorate nell’anno

31.472

Ore retribuite ai lavoratori per congedi matrimoniali, permessi sindacali, benefici L.104

4.479

Persone che sono state iscritte al nostro libro soci dal ‘92 al 31 dicembre 2011

69

Soci titolari di una posizione di prestito sociale

298

Milioni di euro di fatturato realizzato dal 1992 al 2011

34

Milioni di euro di ricavi delle vendite registrate

28.606.652

Di euro la ricchezza distribuita ai lavoratori, di cui 21.028.687 euro ai soci lavoratori e 5.658.410 euro ai dipendenti

5,489

Milioni di euro all’Inps e all'Inail per oneri sociali sulle retribuzioni

195

Ricerche di personale effettuate

9.100

Metri quadrati la superficie del terreno acquistato nel comune di Bertiolo per la nuova struttura

142

Pc operanti in Cooperativa +150 gli apparati ausiliari (stampanti, Nas, router,...)

4

Sale con allestimento piattaforma per videoconferenza

109

Veicoli a disposizione dei servizi e degli uffici

12

Veicoli a Gol e metano

10

Uffici territoriali

60.000

Circa le chiamate telefoniche in entrata al Centralino della sede centrale

2.288

Protocolli ufficiali in ingresso nella sede centrale

15.000

Circa le copie distribuite del nostro house organ “La Gazzetta”

Testi tratti dalla Relazione del Consiglio di Amministrazione sulla gestione a corredo del bilancio chiuso il 31.12.2011


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EDITORIALE

Demenze: una priorità sanitaria globale Ma in Italia manca ancora un Piano nazionale

Foto di Moria De Zen

Pordenone L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e Alzheimer’s Disease International (Adi) hanno identificato come priorità sanitarie globali la malattia di Alzheimer e le altre demenze tanto che, in un rapporto diffuso di recente, Oms e Adi invitano i governi, i politici e le altre parti interessate a considerare le demenze una priorità mondiale di salute pubblica. Le demenze non costituiscono una parte normale dell’invecchiamento, ma interessano un sempre più alto numero di persone, e non solo nei paesi industrializzati, ma in tutto il pianeta. Per questo, visto l’enorme costo della malattia, è necessario che i sistemi sanitari nazionali siano consapevoli della grande sfida che avranno di fronte e si attrezzino per combatterla al meglio. “Demenza: una priorità di salute pubblica” è il titolo del nuovo rapporto predisposto da Oms e Adi che fornisce una panoramica autorevole sull’impatto della demenza in tutto il mondo. Oltre alle migliori pratiche e a studi di casi reali provenienti da tutto il mondo, contiene la più completa raccolta di dati, comprese le statistiche provenienti dai Paesi a basso e medio reddito, evidenziando che questo è veramente un problema globale e non solo una “malattia del mondo industriale”. Oggi solamente 8 dei 194 Stati membri dell’Oms han-

no in atto un piano nazionale sulle demenze. Alcuni Paesi, come l’India, hanno strategie nazionali, ma sviluppate da organizzazioni della società civile. Il rischio di demenze è già di 1 a 8 per gli over 65 e di 1 a 2,5 per gli over 85, l’impatto sarà sempre maggiore con il passare dei decenni anche perché, molto semplicemente, si vive più a lungo. Non solo un problema di salute pubblica, ma anche un incubo sociale, fiscale ed economico. In tutto il mondo ogni 4 secondi nasce un nuovo caso di demenza, un tasso di crescita impressionante, pari a 7,7 milioni di nuovi casi ogni anno - le stesse dimensioni delle popolazioni di Svizzera o Israele. I sistemi sanitari attuali possono ben poco per impedire l’esplosione della crisi delle demenze, tuttavia si può fare molto per migliorare la qualità della vita delle persone affette da demenza e dei loro familiari. In Italia il rapporto viene diffuso grazie alla Federazione Alzheimer Italia, rappresentante per il nostro Paese di Adi. La presidente Gabriella Salvini Porro ricorda che “in Italia si stima che le persone con demenza siano un milione, di cui 600 mila malate di Alzheimer. Il nostro Paese non possiede ancora un Piano nazionale per le demenze, urgenza espressa e richiesta non solo oggi dall’Oms ma dichiarata già quattro anni fa dal Parlamento Europeo con l’adozione della Dichiara-


EDITORIALE zione Scritta 80/2008, in cui si riconosceva la malattia di Alzheimer come priorità pubblica e si auspicava lo sviluppo di un Piano d’azione comune. Francia e Gran Bretagna hanno varato nel tempo Piani nazionali per migliorare la vita dei malati e di chi li assiste, per aumentare la conoscenza della malattia, per garantire l’accesso a migliori servizi di assistenza e sostegno sul territorio. In Italia non è stato fatto ancora nulla di tutto ciò, ma urge programmare iniziative concrete”. La Federazione Alzheimer Italia ha ribadito la propria disponibilità alle istituzioni per contribuire a creare nel breve periodo una rete assistenziale - formata da famiglie, medici, ricercatori, finanziatori, associazioni e comitati etici - intorno al malato, che va riconosciuto e trattato “come individuo competente e razionale, non come un paziente senza memoria. Una rete quindi che sia in grado di affrontare davvero quella che diventa ogni giorno di più un’emergenza sanitaria e sociale; una rete che dia l’opportunità di migliorare la qualità di vita di oltre un milione di persone”. Occuparsi di anziani non è affatto semplice, lo sanno bene familiari e operatorie. Lo sanno bene anche coloro i quali sono entrati nella terza o quarta età. Ed occuparsi di anziani affetti da demenza o da malattia di Alzheimer lo è ancora meno. I dati, preoccupanti, evidenziano un continuo incremento delle demenze anche in Italia e appare così evidente la necessità di una progettazione e gestione dei servizi supportata da un’alta professionalità e da una forte interdisciplinarità. Temi articolati sui quali si è focalizzato l’incontro curato da Gruppo Ottima Senior e Cooperativa sociale Itaca inserito all’interno del Forum sulla Non Autosufficienza, tenutosi il 18-19 aprile a Bari ed intitolato “Il Metodo Gentlecare nell’assistenza alla demenza. Una migliore qualità di vita per le persone” (19 aprile al Centro congressi Villa Romanazzi). Numerosi studi testimoniano che la progettazione e la gestione adeguata degli ambienti di vita per le persone affette da demenza riducono drasticamente i problemi di comportamento quali agitazione, aggressività e il girovagare (wandering). E attestano al contempo il rallentare del declino delle capacità funzionali con conseguente promozione del benessere della persona, diventando così elemento “terapeutico”.

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Perché scegliere un modello di riferimento? “Il modello è un insieme di idee che serve a pianificare l’azione, è una mappa che ci orienta nell’azione – spiegano da Ottima Senior - e ci permette di sapere perché facciamo le cose che facciamo”. Perché Gentlecare? “Gentlecare è applicabile nei diversi contesti, è realizzabile con modalità diversificate a seconda delle risorse, si basa su fondamenti semplici e ci sollecita a rispondere costantemente a queste semplici ma essenziali domande: stanno bene gli anziani che ci sono affidati? Qual è la qualità della vita della loro esistenza quotidiana? Come se la cavano le loro famiglie?”. Ottima Senior nasce nel 2005 in Friuli Venezia Giulia a Pordenone per fornire risposte qualificate e complete, facendo tesoro delle competenze diverse dei propri fondatori: l’architetto Enzo Angiolini di Trieste, esperto in progettazione di strutture assistenziali per anziani e nuclei speciali per le demenze, la dottoressa Elena Bortolomiol di Treviso, referente italiano per il modello Gentlecare, attiva in servizi residenziali per anziani, e la dottoressa Laura Lionetti, esperta in organizzazione di servizi per anziani e progetti di formazione, in rappreFoto sopra e sotto di Moria De Zen sentanza della Cooperativa sociale Itaca di Pordenone, che gestisce servizi alla persona. Il programma dell’incontro ha visto gli interventi “Il Metodo Gentlecare: Spazio Persone Programmi verso una protesi alla persona”, relatrice Elena Bortolomiol; “L’organizzazione dei servizi secondo il Modello Gentlecare: Selezione e formazione del personale, modalità operative, progettazione dei piani individuali, strumenti di registrazione e metodologia osservativa” a cura di Laura Lionetti; l’architetto Enzo Angiolini è intervenuto su “Lo spazio come protesi per le persone con demenza: Lo spazio, la luce, gli arredi”. Sono seguite le esperienze del Consorzio CS – Cooperazione e Solidarietà – di Potenza con l’intervento della vice presidente Giuseppina Conte; “Il benessere del caregiver – Le strategie di gestione dei disturbi del comportamento in pazienti con sindrome dementigena” a cura di Germana Cassano, Centro diurno Alzheimer L’Altra Casa, Bari. Tra gli interventi programmati, Silvio Pagliara, ingegnere e direttore del CAAC - Centro per l’AutonomiaAusilioteca Campana. A cura di Fabio DELLA PIETRA


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in primo piano

Gentlecare per affrontare l’Alzheimer

A Ottima Senior l’esclusiva del marchio per l’Europa Spazio, Persone, Programmi

Pordenone Occuparsi di anziani non è facile, un confronto quotidiano con la perdita, con il corpo che spesso non riesce a seguire i pensieri, con il tempo che scorre. Occuparsi di anziani affetti da demenza è ancora meno facile. Si definisce demenza, fra cui la malattia di Alzheimer è la forma più diffusa, la sindrome caratterizzata dalla perdita di funzioni intellettive tale da interferire con le attività sociali e da determinare cambiamenti di comportamento e da modificare la personalità, quindi perdere qualcosa che c’era. Perdita progressiva delle funzioni cognitive (memoria, linguaggio, prassia …); delle autonomie della vita quotidiana (vestirsi, alimentarsi, … ); perdite sociali. Scrive nel suo diario C. S. Henderson: “In effetti le persone con l’Alzheimer pensano, forse non pensano le stesse cose delle persone normali, ma pensano. Si domandano come le cose succedono, perché succedano in un dato modo. Ed è un mistero”. Si perde la memoria e si perde il linguaggio … ponti verso il contatto con il sé e con gli altri. Perdurano le emozioni, perdura il corpo come ponte fra “interno” ed “esterno”. L’incidenza delle sindromi demenziali è strettamente correlata all’aumento dell’età. Secondo alcune indagini epidemiologiche i quadri demenziali conclamati, cioè giunti all’osservazione del medico, colpiscono il 2,3% dei soggetti fra i 65 ed i 69 anni, passano al 2,8% nell’intervallo 70-74 anni, ed al 5,5% nell’intervallo 75-80 anni d’età, per raggiungere il 22% oltre gli 80 anni. In pratica, quindi, un’ultraottantenne su cinque sarebbe demente. Alla luce di questi dati risulta evidente la necessità di una progettazione e gestione dei servizi supportata da un’alta professionalità e da una forte interdisciplinarità. Quando iniziai ad occuparmi di persone anziane, mi resi conto che molti residenti delle strutture erano affetti da demenza, patologia di cui si sapeva poco. E proprio cercando risposte ed esperienze che mi potessero aiutare, per la prima volta nel 1995 in visita l’Istituto Golgi di Abbiate Grasso (Mi) venni a conoscenza del modello Gentlecare. Un’esperienza che rimane nei miei ricordi, forte e determinante. Il nucleo Alzheimer allora era accolto in un’ala della parte antica dell’edificio: grandi camerate, lunghi corridoi, spazi ricavati da quello che un tempo era un convento. Ma c’era una forza speciale tra le persone che ci accolsero: passione, amore, energia che aveva reso possibile, con i mezzi a disposizione, la realizzazione di qualcosa di speciale. C’era l’angolo morbido per le attività

con le persone chiuse nella loro postura fetale, la cucina utilizzata anche dai familiari, il rifacimento dei letti che gli operatori compivano con gli anziani, la percezione di una reale interazione tra le figure professionali. Di quel viaggio mi rimase un pensiero: che qualcosa si poteva fare, in ogni luogo, con le risorse esistenti, a patto di crederci. Studiai così il modello: la forFoto di Moria De Zen mazione con il gruppo dell’Istituto; il manuale in inglese; i convegni con Moyra Jones, per applicarlo poi nei servizi per anziani. L’impegno in questo campo e la scelta del modello diede vita nel 2005 al Gruppo Ottima Senior, incontro tra l’architetto Enzo Angiolini, la referente italiana per Gentlecare dott.ssa Elena Bortolomiol e la Cooperativa Itaca. Il Gruppo nel 2011 ha ottenuto la licenza esclusiva del marchio per l’Europa dalla società Moyra Jones Resources LTD e ha elaborato le Linee guida per l’applicazione del Modello Gentlecare. Progettazione, formazione, consulenza sono state le attività svolte in questi anni. I risultati riscontrati nei servizi in cui il modello viene applicato, evidenziano nelle persone con demenza il rallentamento del decadimento cognitivo, la gestione dei disturbi del comportamento in una logica di prevenzione attraverso la definizione e controllo dei fattori scatenanti, il recupero e mantenimento dell’abilità sociali; per i familiari e il personale, la riduzione dello stress e l’aumento della percezione di poter influire sui risultati. Spazio, Persone, Programmi sono i tre elementi del pensiero globale che sottendono anche all’organizzazione dei servizi. Il personale, ad esempio, che rappresenta il principale agente terapeutico, va selezionato con modalità che permettano di valutare la presenza di caratteristiche Gentlecare come la flessibilità, il senso dell’umorismo, la capacità di osservare, l’uso di un linguaggio chiaro e obiettivo, esperienze di vita positive con gli anziani, la capacità di risoluzione creativa di problemi. Il percorso di accoglimento della persona con demenza nel servizio deve prevedere alcuni elementi fondamentali per la conoscenza: primo colloquio informativo, con un familiare o una figura di riferimento, presso la sede del servizio; la visita domiciliare; la visita pre-ingresso, la compilazione di una scheda biografica, l’inserimento graduale. Cruciale inoltre è l’alleanza terapeutica tra famiglia e operatori, che si rende concreta nel coinvolgimento dei familiari nell’elaborazione del progetto individualizzato, in una costante informazione, nella programmazione di incontri


in primo piano informativi, nella possibilità di sollievo nella cura. Tra i servizi possibili i Centri Diurni ad esempio rappresentano per i familiari uno spazio di respiro nell’assistenza continua, la possibilità di vedere il proprio caro da un nuovo punto di vista, come portatore anche di competenze e capacità, di usufruire di un supporto nell’affrontare la malattia. Inoltre permettono di offrire agli anziani uno spazio fisico/sociale attraverso il quale dare un senso al proprio tempo, stimolare le capacità residue, offrire occasioni in cui sperimentare “esperienze di successo”, aiutare a esprimere emozioni, attraverso anche il

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linguaggio non verbale e risvegliare competenze “assopite” quali in particolare quelle sociali. Ogni giorno è un nuovo giorno. Questo giorno non l’ho mai visto prima d’ora ed è probabile che non lo riveda mai più. Ogni giorno è diverso dagli altri. E’ come se ogni giorno tu non avessi mai visto niente di simile a quello che vedi in quest’istante. Cary Smith Henderson, Visione parziale. Un diario dell’Alzheimer Laura LIONETTI

Servizi residenziali e semiresidenziali

Linee guida per l’applicazione

Fruttuosa la collaborazione tra Ottima Senior, Sinodé e Bureau Veritas Certification Pordenone La Cooperativa Itaca da tempo ha individuato il modello Gentlecare come metodologia di riferimento, applicandolo nella gestione di persone affette da demenza con disturbi cognitivi e comportamentali, avviando servizi sperimentali e promuovendone la conoscenza attraverso l’organizzazione di corsi ed eventi formativi. Tale impegno è sfociato nel 2005 nella nascita del Gruppo Ottima Senior, società costituita da Itaca, dall’architetto Enzo Angiolini e dalla referente italiana per il modello Gentlecare dott.ssa Elena Bortolomiol, che si occupa di progettazione e organizzazione di servizi per anziani, con specifica competenza nell’area della demenza, in una prospettiva d’insieme: dalla progettazione alla ristrutturazione, dalla scelta dei colori agli arredi, dal progetto di gestione ai percorsi di formazione per il personale, dall’ottimizzazione delle risorse ai progetti innovativi. Il Modello Gentlecare è un modello di assistenza protesico basato sul concetto teorico che la persona con demenza può ricevere dall’ambiente esterno ciò di cui è stata privata dalla malattia. Obiettivo finale è la creazione di una condizione di benessere, introducendo tre elementi: le persone con cui interagisce, i programmi e attività nelle quali è coinvolto e lo spazio fisico. I percorsi di formazione e consulenza curati da Ottima Senior hanno evidenziato che nei servizi dove il modello viene applicato si riscontra una diminuzione dei disturbi del comportamento e la riduzione dello stress del caregiver. Dopo anni di collaborazione con Moyra Jones, nel 2011 il gruppo ha ottenuto dalla società Moyra Jones Resources Ltd la licenza esclusiva del marchio Gentlecare per l’Italia e per l’Europa. Nel corso del 2011 si è inoltre instaurata la collaborazione tra Ottima Senior, Sinodé e Bureau Veritas Certification, organismo di certificazione riconosciuto a livello internazionale e leader di mercato mondiale sullo sviluppo di modelli innovativi sulla Sanità e sul Sociale.

Da questo incontro è nato il progetto di redigere le Linee guida per l’applicazione di Gentlecare nei servizi residenziali e semiresidenziali. Sempre di più nei servizi alla persona l’orientamento all’Utenza e la garanzia della Qualità sono parametri fondamentali e sta diventando predominante mettere a disposizione modelli specifici, che possano maggiormente connotare le attività svolte e garantire qualità ed appro-

priatezza delle prestazioni. La certificazione di questo modello consente la definizione pertinente di standard tecnico-organizzativi; le verifiche mirate diventano strumenti di garanzia e trasparenza dell’applicazione del modello ed il contributo di un Organismo di Certificazione di parte terza, garantisce il valore dell’imparzialità. La prima struttura certificata da Ottima Senior e Bureau Veritas è il Centro Alzheimer dell’Istituto Geriatrico Golgi di Abbiategrasso (Mi), struttura pilota nell’applicazione del modello, da sempre attenta a realizzare un sistema di cura protesico in evoluzione. Nel 2011 inoltre il Consorzio di Cooperative sociali Cooperazione e Solidarietà, con sede a Potenza e attivo in tutta la Basilicata, ha scelto il modello Gentlecare per la progettazione architettonica dei nuovi Centri diurni e la formazione di tutto il personale attivo nei servizi, svolgendo uno stage di approfondimento presso la Casa per anziani del Comune di Sacile dove Itaca applica il modello in particolare nel nucleo giallo per persone con demenza. Itaca in Ottima Senior continua così l’impegno nella cura della persona con demenza, che impone la ricerca di soluzioni sempre più articolate di fronte all’emergere di bisogni più complessi e in costante aumento, approfondendo e applicando un modello che consente di confrontarsi con l’irreversibilità della perdita globale causata dalla demenza, senza rinunciare ad avere obiettivi realistici e misurabili.


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in primo piano

La capacità di rapporto si fa protesi del benessere

Come cambia il filo rosso della vita L’adattamento fisico e sociale dell’ambiente circostante

Pordenone La cura della persona con demenza si pone come cura a lungo termine che progressivamente impone la ricerca di soluzioni sempre più articolate di fronte all’emergere di bisogni via via più complessi. Il carattere degenerativo e progressivo della malattia e il suo perdurare negli anni comportano infatti irreversibilità di molti suoi aspetti; producono disabilità psichica e fisica; si accompagnano ad instabilità clinica; provocano nel tempo un coinvolgimento in senso patologico anche del nucleo familiare. Obiettivo principale della cura diviene allora non più la guarigione bensì la promozione del benessere della persona e il contenimento dello stress di chi del malato si occupa. Riferendoci ad un concetto di benessere inteso come minor distanza possibile tra ciò che la persona vorrebbe essere e ciò che la persona di fatto è, possiamo tentare una definizione del benessere come miglior livello funzionale possibile, per quella persona, in assenza di segni di stress; enunciazione forse anche troppo sintetica, ma senza dubbio utile dal punto di vista operativo. Un sistema di cura protesico diventa elemento fondamentale nel raggiungimento di tale obiettivo di cura, poiché è pensato e finalizzato a supportare, piuttosto che cimentare la persona con demenza, a comprendere la peculiarità e la complessità della disabilità determinata dalla malattia e al tempo stesso a cogliere e a valorizzare le competenze residue, così come le preferenze e i desideri del malato. La centralità del malato e la ricerca e salvaguardia della sua continuità esistenziale ne costituiscono gli elementi fondanti. Gentlecare vuole essere una cura rispettosa e “gentile” che media le conoscenze tecniche attraverso la capacità di rapporto, che comprende e accompagna, senza im-

porre nulla e che insegna agli operatori che si prendono cura, a porre attenzione ai misteri della mente, anche quando questa sembra coperta da una coltre di silenzio perché ancora in grado di creare legami significativi. Ancor di più Gentlecare insegna a indagare il passato della persona non tanto per un rispetto formale verso le regole della medicina, quanto per cogliere “il filo rosso della vita” pur se mutato, perché la sua rottura significa morte dell’individuo. Il modello Gentlecare è un rivoluzionario approccio alla cura e all’assistenza della persona malata di demenza; esso si sviluppa a partire dalla comprensione profonda della malattia e del tipo di disabilità che provoca, per poi cogliere e valorizzare le capacità residue del malato, la sua storia e i suoi desideri nell’intento di perseguire il suo benessere con un sistema in grado di sostenerlo. E’ un programma completo volto a formare i caregiver professionali e familiari e a promuovere in essi un orientamento di cura che, piuttosto che concentrarsi sul comportamento della persona colpita, li incoraggia ad un adattamento dell’ambiente fisico e sociale in cui la persona deve operare. Ciò comporta un cambiamento significativo nel modo in cui normalmente si pensa e si agisce nell’assistenza alla persona affetta da demenza. L’attenzione è posta sulla conoscenza dei rapporti tra la persona colpita e il contesto nel quale vive. La quotidianità viene riempita di attività estremamente significative per la persona malata, le cui attività vengono improntate sui ruoli e sulle attitudini che hanno ne caratterizzato la vita, verificando che la persona, in parte, possa svolgerle effettivamente traendone tranquillità ed utilità nella gestione del tempo quotidiano ritmato dalla demenza. Elena BORTOLOMIOL

Architettura e demenza

Il luogo che aiuta gli anziani

L’ambiente protesico Gentlecare quale fondamento delle nuove strutture assistenziali Pordenone Nel mondo dell’assistenza molti sono i campi ancora da approfondire. Solamente da pochi decenni ci si occupa in maniera più scientifica degli anziani e delle loro patologie. Le strutture residenziali loro dedicate sono, in molti casi, contenitori riutilizzati a tale scopo dove gli anziani con le più diverse patologie convivono con rassegnazione. Le indicazioni normative regionali e le stesse terminologie sono frammentarie e diverse tra loro e le applicazioni reali sono molto differenziate per qualità ambientali, organizzazione dei nuclei, qualità dei servizi. Siamo agli albori di un’epoca nuova dove ci si è finalmente accorti delle necessità reali, della rilevanza e della costante crescita del “fenomeno anziani”.

Siamo finalmente applicatori di nuove filosofie e metodologie per il corretto rapporto con patologie complicate come quelle dementigene e tra queste stiamo provando soluzioni concrete per offrire una migliore esistenza ai malati di Alzheimer. C’è ancora molta confusione e spesso non vengono correttamente distinti nella specifica funzione i Centri diurni dalle strutture Rsa residenziali e, nel settore delle demenze, i Centri semiresidenziali Alzheimer dai Nuclei Alzheimer residenziali. Ancora oggi l’ambiente di ricovero non è riconosciuto per la sua reale e forte influenza sugli ospiti e sul personale e, in maniera arcaica, i medicinali, le attività ed i “minutaggi” di assistenza hanno l’intero palcoscenico. Ci si sbaglia di grosso e non mancano le dimostrazioni scientifiche sulla rilevanza dell’ambiente sul nostro in-


in primo piano conscio, sullo stato d’animo. In architettura, dopo la progettazione di una serie di strutture residenziali e semiresidenziali, abbiamo potuto verificare, nell’uso delle strutture stesse, alcune distorsioni con quelli che pensavamo elementi stabili e verificati dell’abitare. Abbiamo avuto la necessità di studiare le ultime evoluzioni nel campo assistenziale per cercare tra molti “indirizzi operativi” quello più elaborato e consono a darci le risposte che cercavamo. Tra questi metodi più conosciuti - svizzero, olandese e canadese - solo quest’ultimo, il Gentlecare, ha elaborato un reale approfondimento sull’ambiente e dei benefici che ne possono derivare. Ha evidenziato l’importanza dei colori e, in demenza, la pericolosità interpretativa di pavimenti con marcati cambi di colore, riflessi, tinte impastate con le pareti oppure la specificità di scelte sui materiali come, a solo titolo d’esempio, i pavimenti tipo granito che non sono opportuni nell’Alzheimer perché i pazienti saranno stimolati a cercare di raccogliere i singoli sassolini evidenziati dalla grana. Non si deve quindi confondere il bello con il funzionale o con “l’ambiente protesico” cioè il luogo che per colori, materiali, arredi, percorsi non è semplicemente bello e/o funzionale ma è aiuto (protesi) all’anziano per la riconoscibilità dei luoghi, delle funzioni e dei percorsi. L’ambiente che stimola serenità, stempera lo stress e le paure, aiuta a ritrovarsi e a ritrovare l’ambito che il nostro cervello mantiene come “famigliare”. Il luogo adatto a consentire al personale il massimo dell’operatività e della produttività. Quello “protesico” è un ambiente adeguato a rispondere alle esigenze non solo degli affetti da demenze ma di tutti gli anziani e a rispondere in maniera più adeguata al tema delle disabilità in genere.

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Il Gentlecare è diventato quindi, in maniera chiara e definita, il riferimento anche architettonico per tracciare interventi progettuali del presente e del futuro. L’ambiente protesico Gentlecare applicato quindi al taglio degli spazi dei centri residenziali e semiresidenziali, per l’individuazione dei corretti rapporti spaziali e visivi, metro di individuazione dei materiali e dei colori, stimolo per l’individuazione della corretta illuminazione naturale e artificiale, sprone per la creazione di nuove forme di arredo maggiormente rispondenti ai bisogni del singolo anziano e quindi anche dei nostri bisogni. Tale approfondimento dell’architettura quale scienza ambientale ha reso automatica la necessità di un collegamento permanente con la referente nazionale Gentlecare, Elena Bortolomiol, con un’articolata Cooperativa di servizi quale Itaca e con specialisti nazionali quali geriatri come Bartorelli e Bonati e studiosi del colore quali Bottoli e Bertagna. Ora, anche grazie al Gentlecare, si conoscono rapporti ben definiti tra ambiente e comportamento. L’importante sarà applicare tali conoscenze di rilevante importanza. Bisognerà applicarle in modo scientifico affinché si creino solamente strutture adeguate, la cui realizzazione futura, già resa difficile dalla carenza di finanziamenti, non debba essere influenzata da progetti non all’altezza di queste ultime innovazioni e quindi nascere già non confacenti alle reali necessità del personale e dei pazienti. Le nuove progettazioni dovranno essere coordinate solamente da team multidisciplinari di specialisti (progettista, geriatra, gestore, rappresentante del modello) dei vari settori coinvolti. E’ l’unico modo per non correre il rischio di mal utilizzare le poche risorse disponibili per il complesso mondo dell’assistenza. Enzo ANGIOLINI

Giovedì 31 maggio 2012

Seminario Gentlecare

Casa per anziani di Azzano Decimo Asp Solidarietà Il Metodo Gentlecare nell’assistenza alla demenza: una migliore qualità di vita per le persone A cura del gruppo Ottima Senior Mattino 9.00 – 13.00 ore 9 accoglienza ore 9.30 avvio dei lavori - Walter Bortolussi, Presidente Asp Solidarietà Saluti di benvenuto - Rosario Tomarchio, Presidente Coop Itaca Presentazione del programma - dott. Piero Angelo Bonati, Geriatra Aspetti clinici della demenza Vivere la quotidianità nella demenza - dott.ssa Elena Bortolomiol, Referente italiana Gentlecare Il metodo Gentlecare Spazio Persone Programmi verso una protesi alla persona

- dott.ssa Laura Lionetti, Vicepresidente Coop Itaca L’organizzazione dei servizi Il personale, la pianificazione, i progetti individuali - dott. Enzo Angiolini, Architetto Lo spazio come protesi per la persona con demenza Lo spazio, la luce, gli arredi Domande e risposte Pausa pranzo Pomeriggio 14.30 – 17.00 L’applicazione del metodo Gentlecare nei servizi della Cooperativa Itaca - Lavori di gruppo: Spazio, Persone, Programmi, Valutazione - Sessione plenaria: I punti cardine del metodo Gentlecare nei servizi della Cooperativa Itaca


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in primo piano

Alleanza terapeutica per affrontare le demenze

Progettare la protesi multidimensionale Adattare le richieste dell’ambiente alle effettive capacità delle persone

Pordenone Attualmente nella cura di anziani ed in particolare di quelli affetti da demenza l’approccio di cura e di assistenza può essere distinto in due modelli principali: quello cosiddetto “tradizionale” caratterizzato dalla cura dei sintomi, l’enfatizzazione della efficienza, da uno staff emotivamente distaccato, da strategie intensive in ambienti istituzionali tecnologici in cui si dà particolare enfasi all’eliminazione del sintomo, dal dualismo corpo/ mente, dalla valutazione quantitativa, dalla divisione dei ruoli, staff vs famiglia, dove la divisione dei compiti rappresenta spesso un elemento qualificante; oppure quello “protesico” basato fondamentalmente sulla comprensione dei problemi, l’enfatizzazione dei valori umani con uno staff emotivamente coinvolto che applica strategie non invasive supportate dal concetto di unità corpo/mente e dove la valutazione qualitativa, con competenze accorpate in un ambiente non esplicitamente tecnologico, tende ad enfatizzare le abilità residue del singolo in una alleanza tra lo staff e la famiglia. Quindi appare chiaro che lo scenario attuale assistenziale è organizzato in maniera duopolica, da una parte l’assistenza ospedaliera con un sistema della degenzialità ad alto costo per una fase acuta della patologia e ad alta complessità diagnostica, con criteri dove l’intensività delle cure e delle procedure diagnostiche sono la regola; dall’altra l’assistenza territoriale dove il sistema della residenzialità ha un minor costo, dove è necessaria una maggiore attenzione alla persona che presenta una fase cronica della patologia che ha necessità di monitoraggio, assistenza, prevenzione, riabilitazione con una estensività delle cure e dei percorsi clinico assistenziali. Al primo si collega ovviamente l’intensività dove il modello è olistico, l’oggetto è rappresentato dall’evento malattia, la strategia sta nell’attesa dell’evento, orientata alla malattia, attraverso procedure clinico-diagnostiche in un sistema di erogazione di prestazioni e interventi (to cure) che hanno come Obiettivo la cura dell’acuzie. Al secondo si collega l’estensività con un modello biopsico-sociale che deve avere come oggetto la vita della persone (salute, eventi morbosi, condizioni, ecc.) mettendo in campo una strategia che potremmo definire medicina di opportunità e di iniziativa, person oriented, attraverso l’erogazione di processi assistenziali di tutela della salute e prevenzione (to care) con l’obiettivo di rispondere ai bisogni socio-sanitari. Come si coniuga pertanto questa visione nella cura ed assistenza al malato affetto da demenza?

Fondamentalmente in maniera ancora non adeguata, perché non si ha ancora chiaro che il concetto di salute nella demenza ed in particolare nell’Alzheimer è caratterizzato da un fragile equilibrio dinamico all’inter no della persona tra soma, psiche e spirito e all’esterno della persona tra soggetto e ambiente. L’obiettivo non è quello di mantenere il paziente affetto Foto di Moria De Zen da demenza in buona salute, ma di ricercare sempre il miglior bilancio di salute possibile, adeguandolo all’evoluzione della malattia. Il malato affetto da demenza, che per definizione appare progressiva ed irreversibile, presenta una profonda variabilità interindividuale nell’evoluzione dei sintomi, necessita perciò di un approccio non solo diagnostico, ma soprattutto assistenziale e terapeutico che non può essere per definizione unitario, ma flessibile o meglio multidimensionale.

Perché Gentlecare?

Gentlecare è un sistema di cura, ideato e sviluppato in Canada da Moyra Jones, che nasce da un approccio di tipo riabilitativo e di sostegno (la protesi) centrato sulla persona affetta da demenza. Per capire il reale impatto bio-psico-sociale che la demenza ha determinato sulla persona si deve, quindi, procedere ad un accurato bilancio delle abilità che il paziente ha perduto e di quelle conservate. Così come quando ad un individuo che perde l’uso di un arto in seguito, ad esempio, ad una amputazione, si interviene individuando la protesi più adeguata per consentirgli la ripresa della deambulazione, alla stessa maniera per un paziente affetto da demenza che perde progressivamente le diverse abilità cognitive, occorre “progettare” una protesi, tanto più complessa quanto complessa è la perdita, per supportarlo nella sua relazione con l’ambiente che lo circonda (Silvia Vitali, 1998). I principali obiettivi del modello di cura sono la promozione del benessere della persona, identificando con benessere il “miglior livello funzionale possibile in assenza di condizioni di stress”; la risoluzione o riduzione della gravità dei principali disturbi comportamentali; la riduzione dello stress di chi assiste sia esso caregiver formale od informale; la riduzione dell’utilizzo di mezzi di contenzione fisica e/o farmacologica. “I materiali” con cui “costruire” la protesi - che per definizione devono interagire fra loro in relazione dinamica - sono lo spazio fisico residenziale e terapeutico, le persone significative, riconoscibili e preparate e i programmi in cui le attività, che si sviluppano nell’arco del-


in primo piano le 24 ore, vengono guidate e realizzate sui precedenti significativi ruoli di vita.

Lo spazio

La progettazione dell’ambiente per i soggetti affetti da demenza, possiede la stessa dignità scientifica della terapia farmacologia. L’ambiente, quindi, ha un ruolo strategico per le scelte terapeutiche ed assistenziali. Dotato di caratteristiche di plasticità e flessibilità, può fornire un valido sostegno protesico ai deficit della persona assistita facilitando al tempo stesso l’attività del caregiver, perché se non si può pensare di cambiare la storia naturale della malattia si potranno ad esempio ridurre o “raffreddare” alcuni sintomi quali i problemi del comportamento e/o rallentare il declino delle funzioni. Senza dubbio non è pensabile progettare “il contenitore” senza rispettare alcuni principi fondamentali come ad esempio la realizzazione di ambienti fisici che devono prevedere senza dubbio la riduzione degli stimoli rumorosi, la garanzia di sicurezza durante il wandering, l’appropriatezza delle stimolazioni sensoriali ma soprattutto la facilità di lettura e la comprensione da parte della persona affetta da deterioramento cognitivo. Infatti la progressione dei sintomi nei vari stadi della malattia determineranno nel malato una sempre maggiore difficoltà di orientamento all’interno dell’ambiente ma anche di codificazione di quei messaggi che derivano dall’ambiente per le difficoltà di interpretazione della terza dimensione, di distinguere un oggetto dallo sfondo o nel vedere ciò che è bianco o semitrasparente, le difficoltà nella comprensione dei rapporti dimensionali, della differenza fra un oggetto e la sua rappresentazione, le difficoltà nell’interpretazione delle zone d’ombra e dei colori scuri, e delle differenze di livello. Tanto più l’ambiente in cui il paziente vive ha caratteristiche di familiarità, tanto più il controllo del paziente su quell’ambiente sarà agevolato. Maggiore il controllo che il malato avrà, minori saranno le paure e le ansie che possono derivare dalla sensazione di estraneità. Anche le tecnologie più sofisticate possono essere utilizzare per rendere l’ambiente sicuro, ma devono essere riportate in una dimensione di familiarità e normalità per i pazienti, il tutto per garantire il massimo grado di libertà nel massimo grado di sicurezza. Con questi principi la riorganizzazione dell’ambiente rappresenta una delle componenti della strategia di cura rivolta ai malati affetti da demenza.

Le persone

Attualmente nella cura delle persone affette da demenza, l’approccio di assistenza può essere distinto in due modelli principali. Il primo è quello cosiddetto tradizionale, caratterizzato dalla cura dei sintomi, l’enfatizzazione della efficienza, da uno staff emotivamente distaccato, dalla valutazione quantitativa. Il secondo, invece, è quello protesico basato fondamentalmente sulla comprensione dei problemi, l’enfatizzazione dei valori umani, in cui uno staff emotivamente coinvolto applica strategie non invasive dove la valutazione qualitativa tende ad enfatizzare le abilità residue del singolo

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in una alleanza tra lo staff e la famiglia. Il personale di cura, quindi, deve includere tutti coloro che si occupano del malato (staff, familiari e volontari) e dovrà essere formato e preparato a lavorare con piani di cura individualizzati dove venga posta particolare enfasi non solo all’intervento sui disturbi del comportamento ma anche sullo stato funzionale, rispettando, sempre, la dignità del malato. La formazione di chi assiste rappresenta, pertanto, il punto di partenza per ogni intervento di Gentlecare. Le motivazioni, la capacità di osservare il comportamento dei pazienti e di vivere in modo empatico le loro difficoltà, sono gli altri cardini del lavoro di chi assiste. Sarà quindi necessaria una costante rivalutazione dei risultati ottenuti e ciò sarà possibile solo con l’acquisizione di abilità nella somministrazione di sistemi di valutazione oggettivi e ripetibili nel tempo. Fondamentale sarà la motivazione al lavoro in equipe (nessun operatore, da solo, è in grado di dare una risposta competente, precisa, aggiornata a tutti i problemi che una persona anziana affetta da demenza può presentare). Solo in questa maniera il lavoro potrà garantire l’impegno di tutti verso programmi terapeutici adeguati alle condizioni cognitive e funzionali dei singoli pazienti, grazie ad attività fisiche, terapia di stimolazione cognitiva, terapia occupazionale svolte sia in attività individuali che di gruppo.

I programmi

La quotidianità deve essere “riempita” di attività estremamente significative per la persona malata, improntate, il più possibile, sui ruoli e sulle attitudini che ne hanno caratterizzato la vita, però sempre dopo aver prima verificato che la persona, in parte, possa ancora svolgerle, anche in parte, ma traendone tranquillità ed utilità nella gestione del tempo quotidiano ritmato dalla demenza. Devono tenere conto delle attività di base della vita quotidiana (Adl), dei contenuti relazionali ed affettivi, ma soprattutto non devono essere calati dall’alto bensì nascere dal contesto di vita e culturale della persona, e devono costituire opportunità di recupero di un significato e di una identità individuale che il malato spesso non è in grado di recuperare spontaneamente. E’ cruciale realizzare una alleanza terapeutica tra le persone che consenta di avere la massima condivisione possibile del programma di cura individualizzato. La comprensione della patologia, del suo impatto sul paziente, con la conoscenza del contesto di cura consente anche di affrontare ad esempio diversamente i disturbi comportamentali frequenti nei pazienti dementi, adattando le richieste dell’ambiente alle effettive capacità del paziente e non viceversa. Il Gentlecare rappresenta pertanto un approccio centrato sulla persona. In base a questo modello diventano aspetti importanti di ogni trattamento o approccio, non solo la risoluzione o la compensazione dei sintomi ma il benessere, la soddisfazione, la partecipazione e la qualità della vita della persona coinvolta. Piero Angelo BONATI


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in primo piano “Cesare Pozzo”: 424 le adesioni

Fondo Sanitario Integrativo Cooperativa Itaca Iscrizioni fino al 31 luglio 2012

Pordenone E’ giunto il momento di fare il punto sull’iniziativa che tanto interesse ha destato presso i soci di Itaca, ma anche in tutto il mondo della Cooperazione – a livello regionale e nazionale. Il lavoro preparatorio svolto, in termini soprattutto di sensibilizzazione e di conoscenza di un argomento piuttosto ostico, è stato impegnativo: dapprima un questionario (nell’ottobre del 2011), necessario per misurare l’interesse verso un servizio pensato perché diventi uno strumento di effettiva utilità per i soci, di cui potersi servire con facilità, sicurezza e la necessaria riservatezza; dopo questa rilevazione si è passati a capillari incontri sul territorio, ben 24, in cui i consiglieri d’amministrazione di riferimento hanno potuto illustrare i contenuti della convenzione con la Mutua Cesare Pozzo, individuata come ideale partner nella gestione del servizio; poi la condivisione assembleare per affrontare il passaggio, non solo formale, delle necessarie e conseguenti modifiche del Regolamento interno della Cooperativa; infine l’adesione che, nella prima fase, si è protratta fino al 29 febbraio 2012. I risultati dicono che vi sono state 351 adesioni oltre a 73 estensioni a coniuge e figli, per un totale di 424 pacchetti. Tutti i soci che hanno aderito entro il 29 febbraio, con decorrenza della copertura – lo ricordiamo – dal primo gennaio 2012, hanno ricevuto al proprio domicilio un kit contenente tessera di socio, scheda di sintesi delle coperture previste, un modulo per la richiesta di rimborso delle prestazioni effettuate, e l’elenco delle sedi regionali e sportelli solidali della Mutua. Tutti i soci inoltre hanno ricevuto via mail l’elenco delle strutture convenzionate con la Mutua Cesare Pozzo (comunque pubblicato anche nel sito della Mutua); ed infine è previsto che tutta la documentazione e i relativi aggiornamenti divengano disponibili per i soci nel nostro rinnovato sito Web di Itaca (www.itaca.coopsoc.it):

è un complesso di attività volto a rendere sempre più fruibile il servizio che la Cooperativa ha messo a diposizione per i propri soci, nell’ottica di una mutualità concreta, riconoscibile e caratterizzata. E adesso alcune utilissime informazioni di servizio: 1) Ricordiamo che la sede di riferimento per tutti i soci Itaca (di qualsiasi area territoriale – Friuli Venezia Giulia, Veneto o dell’Alto Adige) è la Sede Regionale Mutua Cesare Pozzo di Trieste (via Giustiniano 8, tel. 040.367811-fax 0403726001; e-mail: friuli@mutuacesarepozzo.it) a cui rivolgersi per tutte le necessità (informazioni, documentazione, rimborsi, utilizzo delle strutture convenzionate con la Cesare Pozzo, ecc..); 2) Richiamiamo quanto già comunicato in varie occasioni, non ultima la Gazzetta del gennaio 2012, in merito alla prossima scadenza per l’adesione al Fondo sanitario integrativo: la riapertura della finestra per le iscrizioni ha come prossimo termine il 31 luglio 2012: la copertura, per i soci e familiari che aderiscono entro questa data, avrà decorrenza primo luglio 2012; 3) Infine, ma fondamentale, ricordiamoci che quando ci rechiamo presso le strutture del Sistema Sanitario Nazionale o in quelle ad esso convenzionate, dobbiamo sempre chiedere di pagare il ticket: infatti questo è comprensivo della maggiorazione fino a € 10 stabilita dalla Legge Finanziaria dell’agosto 2011, interamente rimborsato dalla Mutua Cesare Pozzo; se invece dovesse essere emessa la fattura senza questa maggiorazione, essa si configurerebbe come una fattura da privato a privato, e non come ticket, e quindi non più rimborsabile. Con il paradosso che credendo di spendere di meno, perdiamo invece il diritto al rimborso da parte della Mutua Cesare Pozzo. Paolo CASTAGNA

Vuoi contribuire a La Gazzetta? Invia il tuo articolo, meglio se corredato da immagini in allegato jpg, a: f.dellapietra@itaca.coopsoc.it oppure al fax 0434 253266. Per informazioni ed eventuali proroghe chiama il 348 8721497. Il termine ultimo per il numero di giugno è mercoledì 23 maggio alle ore 12. Ricordo a tutti/e che le immagini a corredo dei vostri articoli NON vanno impaginate all’interno del file word, ma devono essere inviate in allegato jpg (via mail) o consegnate a mano.


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Piccolo festival della poesia e delle arti notturne

notturni di_versi 2012 per Sara Orlando Portogruaro, Fossalta di Portogruaro Concordia Sagittaria, Teglio Veneto Dal 23 giugno al 2 agosto 2012

Portogruaro

Ci auguriamo che le notti di questa lunga estate non si estinguano senza l’apporto fondamentale della poesia. L’edizione 2012 di notturni di_versi è dedicata alla memoria di Sara Orlando.

Notte Ho spento il lume; la finestra aperta ora la notte nel suo flutto bagna, mi abbraccia mite come una sorella e come una compagna. Herman Hesse traduzione di Jaime Pintor La notte è preziosa, per i poeti e per tutti coloro che cercano nei suoi anfratti e nel suo silenzio ispirazione artistica e amorosa. La notte come atto d’amore. Ad essa l’associazione culturale Porto dei Benandanti, che dal 2005 organizza notturni di_ versi - piccolo festival della poesia e delle arti notturne -, vuole rendere omaggio nel mese di giugno e di luglio, quando le notti si faranno più intense e luccicanti. Un omaggio che si articola su diversi linguaggi artistici. E che non può che essere in forma di dialogo, infatti ognuna delle arti presenti al festival si farà notturna di concerto con le altre. Ogni arte sarà di volta in volta domina o ancilla, in una kermesse che durerà molte splendide serate. Vi saranno letture di poesia in musica, performance di musica e danza e numerose altre occasioni teatrali, musicali, poetiche, ludiche. L’arte dell’assaporare i migliori vini del territorio - e altri generi di conforto - sarà anch’essa coinvolta, e servirà da delizioso viatico nel colloquio con la notte. A fare da sfondo la suggestiva architettura urbana della città di Portogruaro. Uno sfondo ispirato dall’erompere delle acque ai mulini e al cospetto del municipio gotico, del campanile pendente, dello specchio acquoreo del Lemene, fiume portatore di cultura e civiltà. Gli scenari si allargano anche nella suggestiva cornice del Cortino del Castello di Fratta di Fossalta di Portogruaro e da quest’anno anche a Teglio Veneto, dove vedremo la serata di premiazione del Premio TeglioPoesia, con la giuria presieduta da Gianmario Villalta e a Concordia Sagittaria. Diverse realtà si sono attivate per realizzare i notturni di_versi: l’assessorato alla Cultura del Comune di Portogruaro, del Comune di Teglio Veneto, di Fossalta di Portogruaro e di Concordia Sagittaria, naturalmente i Benandanti del Porto che li hanno organizzati insieme alla Cooperativa sociale Itaca, che da sempre sostiene i progetti Benandanti e tanti altri amici, che di volta in volta agevolano la poesia e l’arte: Vivai Bejaflor, Studio Arkema, L&A Linguaggi & Arte Associazione Culturale, RAP.G, Centro salute Mentale di Portogruaro.

Sono gli stessi poeti a suggerirci di fare buon uso della notte: Abbiamo perso anche questo crepuscolo. Nessuno ci ha visto stasera mano nella mano mentre la notte azzurra cadeva nel mondo. Pablo Neruda

Organizzazione

Associazione Culturale Porto dei Benandanti di Portogruaro (VE)

Partner

Provincia di Venezia Amministrazione Comunale di Portogruaro (VE) Amministrazione Comunale di Concordia Sagittaria (VE) Amministrazione Comunale di Fossalta di Portogruaro (VE) Amministrazione Comunale di Teglio Veneto (VE) Associazione Culturale Porto dei Benandanti (VE) Cooperativa Sociale Itaca di Pordenone (PN) L&A Associazione Culturale di Teglio Veneto (VE) Studio Arkema di Portogruaro (VE) Associazione Culturale Alchemica Officina delle Arti di Concordia Sagittaria (VE) Vivai Bejaflor di Portogruaro (VE) Libreria LAB di Portogruaro (VE) Sotto Toni di Concordia Sagittaria (VE)

Luoghi

Piazza della Pescheria Portogruaro (VE) Galleria Comunale Ai Molini e spazi limitrofi sul fiume Lemene Portogruaro (VE) Centro Storico Portogruaro (VE) Studio Arkema Portogruaro (VE) Libreria LAB Portogruaro (VE) Vivaio Bejaflor Portogruaro (VE) Cortino del Castello di Fratta Fossalta di Portogruaro (VE) Villa Dell’Anna-Brezzi Teglio Veneto (VE) Piazza Municipio (Centro Storico) Concordia Sagittaria (VE) Sala Antiqui Concordia Sagittaria (VE) Alchemica Officina delle Arti Località Franzona di Concordia Sagittaria (VE)


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notturni di_versi 2012 Programma Eventi

Sabato 23 giugno 2012 ore 21.00

“Acque di Acqua” reading poetico Cinque Poeti tra Veneto e Friuli, musiche a cura di Francesco Zennaro. Vivai Bejaflor - Viale Udine, 34 – Portogruaro Reading poetico con accompagnamento musicale. Tappa veneta del Festival Internazionale di Poesia itinerante Acque di Acqua, a cura dell’Associazione Culturale Cultura Globale di Cormons (Go), in collaborazione con notturni di_versi. Cornice sonora a cura di Francesco Zennaro. Rinfresco offerto da Vivai Bejaflor e Porto dei Benandanti

Sabato 30 giugno 2012 ore 21.00

Premiazione del premio TeglioPoesia I Poeti premiati dalla giuria presieduta da Gian Mario Villalta, musiche a cura del sassofonista Daniele D’Agaro e del vibrafonista Luigi Vitale

Villa Dell’Anna-Brezzi - Via Parz, 4 - Teglio Veneto Serata di premiazione del premio nazionale TeglioPoesia con reading dei poeti vincitori delle sezioni adulti e Scuole di ogni ordine e grado, accompagnamento musicale di Daniele D’Agaro. La giuria è presieduta da Gianmario Villalta. Presenta Daniele Chiarotto. Rinfresco offerto dal Comune di Teglio Veneto

Mercoledì 4 luglio 2012 ore 21.00

Presentazione del libro “Perciò veniamo bene nelle fotografie“, ISBN Editore di Francesco Targhetta Francesco Targhetta presentato da Piero Simon Ostan e Roberto Cescon Libreria LAB - Corso Martiri della Libertà, 19 - Portogruaro Francesco Targhetta è nato a Treviso nel 1980. È assegnista di ricerca presso l’Università di Padova. Questo è il suo primo romanzo, edito da ISBN Edizioni. Aperitivo Benandante

Venerdì 6 luglio 2012 ore 21.00

Presentazione Antologia “Generazione Entrante” a cura di Matteo Fantuzzi, Giuliano Landolfi Editore Matteo Fantuzzi e i poeti di Generazione Entrante Cortino del Castello di Fratta - Via Castello - Fossalta di Portogruaro Presentazione dell’antologia poetica con reading di alcuni dei poeti inseriti. Una nuova “generazione in ombra”, scrive Matteo Fantuzzi, prefatore di “La genera-

zione entrante. Poeti nati negli anni Ottanta”: Carabba, Zattoni, Mancinelli, Tardino, Leardini, Brullo, Marchesini, ma già in grado di proporre opere mature.

Venerdì 6 luglio 2012 ore 21.30

“Magari” Spettacolo Teatrale Compagnia teatrale La Luna al Guinzaglio. Cortino del Castello di Fratta - Via Castello - Fossalta di Portogruaro Lo spettacolo racconta una generazione, quella dei trentenni, che si interroga sul senso della propria esistenza. Una domanda che tocca la vita concreta: il lavoro, la coppia, l’amore. La Candidata sogna un lavoro attinente ai suoi studi. Ma la sua ambizione cade sotto i colpi di colloqui di lavoro annichilenti. Di scena in scena perde il diritto di esprimersi secondo la propria conoscenza. Rinfresco assaggio vini

Sabato 7 luglio 2012 ore 21.00 (fino al 22 luglio)

Libri di_versi#4 Inaugurazione. Circa 40 tra artisti visivi e poeti. Galleria Comunale d’Arte Contemporanea “Ai Molini” - Piazzetta S. Andrea – Portogruaro Libri di_versi è un’esposizione di libri oggetto, o libri d’artista, nati ciascuno dalla collaborazione tra un artista visivo ed un poeta, quest’anno alla quarta edizione. All’inaugurazione seguirà un suggestivo reading sulle acque del Lemene che coinvolgerà i poeti che con i loro versi hanno ispirato le opere esposte. Rinfresco assaggio vini

Mercoledì 11 luglio 2012 ore 21.00

Presentazione del libro “Il paese dei buoni e dei cattivi” Minimum Fax Editore di Federica Sgaggio Federica Sgaggio presentata da Simone Marcuzzi. Libreria LAB - Corso Martiri della Libertà, 19 - Portogruaro Vive e lavora a Verona. Giornalista dal ‘92. Aperitivo Benandante

Venerdì 13 luglio 2012 ore 21.00

Inaugurazione Mostra Pachtwork Poetico Poeti e Artisti che hanno collaborato nella realizzazione delle opere.


in primo piano Alchemica Officina delle Arti - Via Casona, 7 Località Franzona - Concordia Sagittaria Inaugurazione della Mostra con opere frutto della collaborazione tra 14 poeti e 14 artisti che utilizzano stoffe e tessuti colorati. A seguire reading poetico con accompagnamento musicale a cura di Massimiliano Bazzana. Rinfresco assaggio vini

Sabato 14 luglio 2012 ore 21.00

Inaugurazione Mostra di Ennio Malisan Ennio Malisan presentato da Andrea Gorgato. Studio Arkema - Borgo San Giovanni 10 - Portogruaro Inaugurazione della Mostra personale del pittore e illustratore Ennio Malisan, presentazione a cura di Andrea Gorgato. In collaborazione con l’Associazione L&A.

Sabato 14 luglio 2012 ore 21.30

Presentazione del libro di Giovanni Fierro “Il riparo che non ho”, Le Voci della Luna Editore Giovanni Fierro presentato da Piero Simon Ostan. Studio Arkema - Borgo San Giovanni 10 - Portogruaro Presentazione dell’ultima raccolta poetica, edita da Le Voci della Luna di Sasso Marconi (Bo), di Giovanni Fierro, poeta goriziano. Presentazione a cura di Piero Simon Ostan. Rinfresco offerto da Studio Arkema

Mercoledì 18 luglio 2012 ore 21.00

Presentazione del libro “10 italiani che hanno conquistato il mondo”, Laurana Editore di Simone Marcuzzi Simone Marcuzzi presentato da Roberto Cescon. Libreria LAB - Corso Martiri della Libertà, 19 – Portogruaro Simone Marcuzzi è laureato in Ingegneria Meccanica e collabora con Pordenonelegge. Aperitivo Benandante

Martedì 19 luglio 2012 ore 21.00

“La voce del desiderio” Concerto di Patrizia Laquidara Patrizia Laquidara, Enio Sartori, Thomas Sinigaglia. Piazza Municipio - Concordia Sagittaria Si tratta di un reading letterario e musicale che tramite la voce di Enio Sartori e le musiche di Patrizia Laquidara, che canterà alcuni brani del suo Album “Il Canto dell’Anguana” (vincitore del Premio Tenco 2011 come miglior disco di musica dialettale), si propone di mettere in scena una forma di attualizzazione-musicale e poetica della figura mitica dell’anguana, la divinità femminile dei corsi d’acqua presente in tutta la cultura popolare del nord-est, che verrà letta soprattutto come emblema, simbolo e voce del desiderio (data da definire)

Venerdì 20 luglio 2012 ore 21.00

Incontro con Anna Maria Carpi Anna Maria Carpi intervistata da Anna Toscano.

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Piazza della Pescheria - Portogruaro Anna Toscano, docente presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, intervista Anna Maria Carpi, milanese, una tra le più importanti ed interessanti poetesse contemporanee, scrittrice, traduttrice e docente di Ca’ Foscari.

Venerdì 20 luglio 2012 ore 22.15

ELETTROPERCUTROMBA & DOMENICO CIPRIANO: LAMPIONI (la notte condivisa) Fabio Lauria: tastiere ed effetti Carmine Cataldo: tromba Paolo Godas: contrabbasso Domenico Cipriano: poesie e voce Piazza della Pescheria - Portogruaro READING / CONCERTO Poesie di Domenico Cipriano e musiche originali degli Elettropercutromba per condividere questo dialogo con la notte. Lo spettacolo si avvale di “guest” di vario genere: musicisti solisti, pittori, Vj, ballerini e altre collaborazioni artistiche per improvvisazioni sul tema.

Sabato 21 luglio 2012 ore 21.00

POrto Poetry Slam POPS Otto poeti performer, EMCEEs: Renzo Cevro-Vukovic, Giacomo Sandron. Piazza della Pescheria - Portogruaro Otto poeti performers si sfideranno nel primo Porto Poetry Slam. Lo slam è una delle forme più vive e rivoluzionarie della poesia contemporanea, stabilisce un nuovo tipo di rapporto tra il poeta e il suo pubblico. Come disse Mark Smith, il ‘creatore’ dello slam, ‘la poesia non è fatta per glorificare il poeta, essa esiste per celebrare la comunità’. In collaborazione con Trieste International Slam.

Sabato 21 luglio 2012 ore 22.30

Beniamino Noia in concerto Beniamino Noia Piazza della Pescheria - Portogruaro Beniamino Noia produce musica: elettronica minimale e d’autore, dove gli strumenti entrano in loop e le canzoni si costruiscono per stratificazioni successive, come edifici che si elevano e si smontano sotto i nostri occhi, in una continua e feconda interazione tra elettronico, elettrico e umano. Rinfresco assaggio vini a cura dell’Azienda

Dal 2 al 6 agosto

Libri di_versi#4 Circa 40 tra artisti visivi e poeti. Sala Antiqui della Biblioteca Comunale - Via I Maggio, 119 - Concordia Sagittaria È la seconda tappa della mostra itinerante Libri di_versi, giunta quest’anno alla sua quarta edizione; si tratta di un’esposizione di libri oggetto, o libri d’artista, nati ciascuno dalla collaborazione tra un artista visivo ed un poeta.


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Estate da batticuore al “Triangolo delle Bermuda”

Torna il Camp estivo all’ex Fiera di Pordenone Sinergia Itaca e Gymnasium per una nuova co-progettazione

Pordenone La Cooperativa Sociale Itaca e l’Associazione Sportiva Gymnasium, a seguito della fruttuosa esperienza maturata lo scorso anno e della buona soddisfazione rilevata tra i partecipanti e le loro famiglie, rinnovano la loro collaborazione per offrire un ricco calendario di attività ludico –espressive (riattivanti per cuore e mente) e di gioco (in un percorso alla scoperta di alcune attività sportive). Il Camp estivo “Triangolo delle Bermuda” è rivolto a bambini e ragazzi tra i 6 ed i 14 anni, anche non residenti a Pordenone, organizzato in quattro turni di una settimana ciascuno, dal 2 al 27 luglio, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 17.30 – ma con la possibilità di scegliere l’orario di frequenza (part-time mattutino, part-time pomeridiano o tempo pieno) e l’eventuale rientro a casa per il pranzo (per coloro che usufruiscono del part-time) – e con un’accoglienza massima di 90 iscrizioni. La struttura base dedicata all’accoglienza, alle attività ludiche e di laboratorio rimane il complesso dell’ex Fiera situato in via Molinari, mentre le attività sportive saranno svolte principalmente presso la piscina Gymnasium di via Turati (nuoto) ed il Parco di San Valentino sito nella via omonima (attività prevalentemente a corpo libero presso il Parco San Valentino; Basket_unihockey_pallamano nelle Palestre Ex Fiera). Una soluzione ottimale dal momento che tutte le strutture si trovano nella zona del “centro studi”, nel cuore della città sul Noncello, a distanza ravvicinata l’una dall’altra e facilmente raggiungibili a piedi. Tutte le attività saranno svolte da personale qualificato in possesso di diploma di scuola media superiore e/o laurea e con anni di esperienza professionale nel campo educativo. La retta di frequenza singola è la seguente: per una settimana 95€ senza pasto, 95€ + 35€ con pasto; per due settimane è di 180€ senza pasto, 180€ + 70€ con pasto; per tre settimane è di 260€ senza pasto, 260€ + 105€

con pasto; per quattro settimane è di 340€ senza pasto, 340€ + 140€ con pasto. Itaca e Gymnasium hanno inoltre previsto una serie di agevolazioni per le famiglie che iscrivono 2 o più figli: per una settimana 190€ senza pasto e 190€ + 70€ con pasto; per due settimane 340€ senza pasto e 340€ + 140€ con pasto; per tre settimane 505€ senza pasto e 505€ + 210€ con pasto; per quattro settimane 660€ senza pasto e 660€ + 280€ con pasto. La retta non comprende eventuali costi per il noleggio pullman, ingressi presso i luoghi meta di eventuali gite e il pranzo (che sarà, eventualmente, ‘al sacco’). Chi è in possesso della “Carta famiglia” potrà richiedere ulteriori agevolazioni al Comune di Pordenone. Le iscrizioni potranno essere effettuate presso la sede centrale della Cooperativa Itaca, sita in Vicolo Selvatico n.16 a Pordenone, da lunedì 21 maggio fino a lunedì 11 giugno nelle seguenti giornate: lunedì e giovedì dalle 12.00 - 14.00 e dalle 17.00 – 19.00. I moduli d’iscrizione sono reperibili presso la sede centrale della Cooperativa e le strutture in gestione dell’Associazione sportiva Gymnasium, oltre che scaricabili dal sito internet www.itaca.coopsoc.it. In quest’ultimo caso il modulo potrà essere compilato ed inviato via mail, con allegata ricevuta di pagamento, all’indirizzo bermuda@ itaca.coopsoc.it. La causale per il versamento è “Centro estivo Bermuda Pordenone”. Le coordinate da utilizzare per i pagamenti sono: Cassa di Risparmio del Friuli Venezia Giulia IBAN IT41E063401250107404054359A; BancoPosta IBAN IT49D0760112500000048064521 Info costi ed iscrizioni: Cooperativa Itaca – Ufficio Minori - 0434 366064 (Greta Ippoliti)

Minibasket disabili, il progetto di Pienne-Sistema e Itaca Pordenone E’ partito il progetto denominato “Tiro libero”, nato dalla collaborazione del gruppo Pienne-Sistema con la cooperativa Itaca di Pordenone. L’obiettivo è offrire ai ragazzi e bambini con disabilità l’opportunità di vivere un’esperienza sportiva extrascolastica legata al minibasket. L’intento è di far vivere la pratica sportiva in maniera esperienziale, utilizzando la palla e il canestro come strumenti di “propensione verso l’alto” e come occasioni di scoperta del sé, di conoscenza del proprio

corpo, di approccio agli altri e del conseguente superamento dei propri limiti. L’attuazione del progetto prevede che i bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni siano inseriti nei gruppi minibasket delle società aderenti al gruppo Pienne, e che frequentino settimanalmente le lezioni di minibasket accompagnati dal loro educatore di riferimento. Attualmente hanno cominciato gli allenamenti nei centri minibasket di Torre e Pn team ’90 otto bambini. «Ci approcciamo a questo mondo col massimo entusiasmo – spiega Matteo Silvani, ideatore e responsabile


in primo piano del progetto –, vivendo questa esperienza giorno per giorno con curiosità, umiltà e sensibilità. Vogliamo che a beneficiarne non siano solo le persone disabili, ma anche i bambini normodotati, perché riteniamo che lo sport, in queste circostanze, debba assumere una valenza integrativa e che rappresenti il tramite di un’apertura sia fisica che spirituale verso l’altro”. “Il percorso è stato pensato e programmato con cura e i bambini saranno facilitati nell’inserimento avendo a disposizione, sul campo, il personale qualificato della cooperativa Itaca. Trascorsi i primi mesi incontreremo istruttori ed educatori per fare un primo bilancio dell’esperienza, perché riteniamo che tale progetto debba essere un momento di formazione reciproco e possa essere in continua evoluzione. L’inizio è sicuramente positivo – conclude Silvani – e i primi segnali sono davvero incoraggianti. La nostra massima aspirazione è che alcuni di questi bambini possano, in un

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futuro non troppo lontano, frequentare i corsi senza il bisogno della presenza del proprio educatore». «La collaborazione nata tra Pienne basket e cooperativa – illustra Greta Ippoliti, coordinatrice tecnica di Itaca – si è delineata come un’esperienza entusiasmante e allo stesso tempo coinvolgente, poiché permette ai ragazzi di stimolare le loro potenzialità individuali, acquisire nuove abilità e facilitare l’integrazione in contesti ricchi per lo sviluppo di relazioni significative. Si può così affermare che l’attività motoria interessata si configura come uno strumento educativo efficace, senza però perdere di vista il suo aspetto ludico. Il progetto “Tiro Libero” è stato condiviso sia con i servizi sociali di riferimento sia con le famiglie dei partecipanti e l’accoglienza a tale opportunità si è dimostrata subito positiva». Messaggero Veneto 31-03-12, 67 Pordenone

Albatros in campo per i disabili Iniziativa con la Cooperativa Itaca

Sesto al Reghena (ac) La Libertas Albatros appoggerà una nuova iniziativa che, promossa dalla Cooperativa sociale Itaca, permetterà a diversi ragazzi disabili tra i 13 e i 17 anni, di sperimentare un piano sportivo. La richiesta di Daniele Bortolin, coordinatrice tecnica del progetto, ha trovato subito il sostegno di Antonello Bernard, presidente del sodalizio sestense, che metterà a disposizione a titolo gratuito la pista di atletica e la sala ricreativa di Bagnarola dal 16 al 27 luglio. Responsabile del progetto è Vincenzo Morgante che, coadiuvato da alcuni operatori, permetterà a diversi ragazzi portatori di handicap, che vivono nel Sanvitese e nell’Azzanese, di cimentarsi in diverse pratiche sportive. In particolare quelle che, in concomitanza con l’anno

olimpico, si disputeranno a Londra in occasione dei giochi dei Cinque Cerchi. «Le finalità di questa iniziativa completamente gratuita - racconta Bernard - sono quelle di far conoscere, grazie ad alcuni filmati, le varie discipline sportive che si praticheranno proprio a Londra. Far praticare ai ragazzi sport sia singoli che di squadra, favorendone l’aggregazione e stimolando la competitività di ognuno. Non in ultimo far conoscere e rispettare le regole e l’avversario». Partner dell’Albatros sarà il Sesto/Bagnarola calcio attraverso il suo presidente Daniele Gerolin. Gazzettino 3 Maggio 2012 Pordenone Pagina 19

Cartellone iniziative dei 20 anni Pordenone Sì! Itaca il 29 giugno 2012 compie 20 anni. E vorrebbe festeggiare nel migliore dei modi possibili. Come, dove e quando? Ce lo siamo chiesti in CdA; ne abbiamo parlato con Presidente e Direttrice. Sono emerse alcune proposte. Una di queste vorrebbe rilevare e valorizzare i tanti eventi che vengono organizzati annualmente sul territorio dalle singole equipe. Con l’idea di inserirli in un unico ‘CARTELLONE DELLE INIZIATIVE 2012’, per dar loro giusta importanza e degno contenitore. Per questo, per nome e per conto del Comitato Festeggiamenti del Ventennale (d’ora in poi CFV) virtualmente

costituitosi, chiediamo la vostra collaborazione per acquisire un elenco delle iniziative programmate da maggio fino a fine anno nei vari servizi, con l’indicazione di titoli, date, orari e luoghi. Non poniamoci limiti: indichiamo tutte le iniziative, ‘grandi’ e ‘piccole’, senza distinzione di ‘importanza’. Vi chiediamo di inviare gli elenchi con tutti i dati entro e non oltre le ore 12 del 21 maggio alla mail s.ciprian@itaca.coopsoc. it. Grazie a tutte/i per la collaborazione. E … buon compleanno! Info: s.ciprian@itaca.coopsoc.it Simone CIPRIAN


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attualità Il “Buon rientro” in Coop

Incontri di affiancamento post maternità Udine, 15 e 23 maggio 2012

Pordenone Dopo la conclusione della prima serie di incontri a Pordenone, il mini-ciclo di aggiornamento dedicato alle lavoratrici in rientro dalla maternità verrà replicato a Udine, il 15 e il 23 maggio, presso la sede Itaca di Udine, ex Ospedale Psichiatrico Sant’Osvaldo. Il progetto “Buon rientro” non è un corso di formazione, ma un utile momento di riflessione e di confronto per analizzare al meglio i cambiamenti in atto nella propria vita personale e lavorativa, e trovare delle soluzioni alle difficoltà incontrate. Gli aggiornamenti su conciliazione, pari opportunità e normativa in merito a maternità e genitorialità in Italia, infatti, sono solo una parte del percorso. Il seguito riguarda invece le strategie che si possono mettere a punto per organizzare meglio il proprio tempo e i propri impegni. Potrebbe sembrare una banalità o addirittura un lusso inutile, ma nelle corse quotidiane non si ha sempre il modo di fermare la ruota degli impegni per valutare cosa ci succede intorno, e come migliorare ciò che non ci soddisfa. Partecipanti a questo intervento saranno quindi lavoratrici di Itaca rientrate dalla maternità tra il 2010 e il 2012. Gli incontri si svolgeranno seguendo il seguente calendario:

Martedì 15 maggio

Dalle 9:00 alle 10:50 Avv. Anna Zilli Introduzione sulle tematiche della conciliazione e pari opportunità Dalle 11:00 alle 12:30 Dott.ssa Giovanna Roiatti Fare il punto della situazione: un momento indispensabile di riflessione per chi non ha tempo da perdere

Dalle 13:15 alle 16:00 Dott.ssa Giovanna Roiatti Work and life per le donne: la ricerca di un equilibrio, la condivisione degli impegni in casa, le potenzialità sul lavoro; questione di scelte e non di rinunce

Mercoledì 23 maggio

Dalle 9:00 alle 10:30 Renata Della Ricca (Coordinamento donne Cisl Udine) Buone prassi di conciliazione Dalle 10:45 alle 12:30 Dott.ssa Giovanna Roiatti Empowerment e bilancio delle competenze 1 Dalle 13:15 alle 16:00 Dott.ssa Giovanna Roiatti Empowerment e bilancio delle competenze 2

I consulenti coinvolti interverranno rispettivamente su rafforzamento e supporto delle persone e delle esperienze di conciliazione, trasmissione di informazioni relative al tema della conciliazione, Verifica di proposte e buone prassi da applicare nell’organizzazione, possibili soluzioni contrattuali. Giovanna Roiatti è consulente esperta di pari opportunità, formatore e consulente nel campo della valutazione e della progettazione partecipata, svolge la libera professione nell’organizzazione e nell’orientamento al lavoro. Anna Zilli, avvocato con esperienza in diritto del lavoro, è professore incaricato di diritto del lavoro presso l’università di Udine. Renata Della Ricca, rappresentante sindacale, fa parte del Coordinamento Donne Cisl. Elisa DE BIASIO

Per costruire un percorso di crescita comune

Impazzire si può 2012

Trieste, Parco Culturale di San Giovanni, 21 – 23 giugno 2012 Trieste Quarto Incontro nazionale di associazioni e persone con l’esperienza del disagio mentale. Il Gruppo per il Protagonismo in salute mentale “Articolo 32” – gruppo di persone con esperienza che riflette sull’impatto che la salute mentale ha in ambito comunitario e sociale – ha iniziato a organizzare il convegno e cerca la collaborazione di più soggetti possibili per sviluppare le diverse tematiche da affrontare.

Anche se la Legge 180, già nel 1978, ha riconosciuto i diritti di cittadinanza alle persone con disagio mentale, molto resta ancora da fare sul piano istituzionale, politico ed amministrativo: dal diritto alla cura, a quello lavorativo, ai procedimenti giudiziari, civili e penali. Diritti considerati fondamentali per la difesa della soggettività e della dignità umana. Le forme del lavoro dell’impresa sociale, della fatica della persona per restare nel contratto, sarà una questione centrale, essendo il diritto al lavoro ancora ‘un cono d’ombra’ nel rapporto sociale tra le imprese e le


attualità persone con disagio mentale. Il passaggio istituzionale al diritto al lavoro, diritto concreto per tutti i cittadini, continua ancora a fare molta fatica per diventare cultura e pratica comune. Un altro tema di discussione sarà l’importanza di avere su tutto il territorio nazionale servizi di salute mentale che funzionino efficacemente, che riconoscano le persone, i loro bisogni, la loro singola realtà. Servizi orientati a costruire possibilità di guarigione. Per quanto riguarda lo specifico tema delle organizzazioni sanitarie, ospedaliere, territoriali e, in particolare, della salute mentale assistiamo ad un progressivo accentramento di potere e di accorpamento di servizi. Si teme, pertanto, un allontanamento dai cittadini e dai loro veri bisogni di salute, di cura e di protagonismo. Ulteriore tema, decisamente attuale, è il cambiamento legislativo sugli Opg, Ospedali Psichiatrici Giudiziari, e le trasformazioni che esso porterà nella vita delle persone oggi internate nei manicomi giudiziari. Temiamo che le questioni relative alla perizia psichiatrica, alle misure di sicurezza e all’internamento continuino ad alimentare, seppure in forme diverse, percorsi differenti al di fuori delle garanzia costituzionali e normative. Vorremmo ancora affrontare l’esperienza vissuta della crisi. Parlare di che cosa aiuta a riconoscerla, a fronteggiarla, a superarla, a farla propria; parlare degli interventi dei servizi, delle storie singolari. Questo è un tema di ampio respiro che non può essere affrontato se non con la collaborazione dei singoli, dei diversi gruppi di protagonismo, di mutuo aiuto e dei

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familiari. Ancora, il tema da sviluppare è quello dello stigma e dell’auto-stigma. Il pregiudizio che, a tutt’oggi, identifica le persone viene molto alimentato dai media quando parlano o scrivono di salute mentale. Le esperienze stigmatizzanti, vissute in base ad età, sesso, condizioni ambientali e in condizioni familiari, scolastiche e sociali differenti ostacolano pesantemente i processi di ripresa. Attraverso la raccolta di testimonianze, si vuole allora com-prendere e con-dividere i vissuti delle persone che affrontano e superano lo stigma. E come riescono a farlo nonostante tutte le esperienze negative che il pregiudizio comporta. Per avviare strategie concrete contro lo stigma alimentato dai media abbiamo promosso, nelle precedenti edizioni, la “Carta di Trieste”. La Carta di Trieste è un codice etico per i giornalisti e gli operatori della comunicazione su notizie concernenti cittadini con disturbo mentale e questioni legate alla salute mentale in generale. Il documento, presentato nel secondo “Convegno Impazzire si può” è all’attenzione dell’Ordine dei Giornalisti ed è stato fatto proprio dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Impazzire si può 2012 è organizzato dal Gruppo di Protagonismo “Articolo 32”, dalle associazioni “Club Zyp”, Polisportiva “Fuoric’entro”, “Franco Basaglia”, “Luna e l’altra”, “L’Accademia della Follia”, in collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale. Info e contatti: forumsegreteria@yahoo.it telefono: 040 3997353 (lun – ven, 10.00 – 12.00)

Gruppo di protagonismo Articolo 32

Storie di lavoro

La “Basaglia” perde una gara negli ospedali e ricorre al Tar Per la prima volta in 40 anni la Cooperativa Basaglia contesta l’Azienda sanitaria

Trieste Storie di lavoro. Per la prima volta in 40 anni la Cooperativa Basaglia fa ricorso al Tar per contestare l’esito di una gara indetta dall’Azienda sanitaria (anche per quella ospedaliera) che, con la cooperativa associata Arianna, ha perso. «Eccesso di ribasso, secondo noi» dice la presidente Claudia Rolando. Ma il Tar è solo un tassello della progressiva esternalizzazione dei servizi negli ospedali triestini. La “Basaglia” e l’Arianna erano i titolari del precedente appalto di trasporto e facchinaggio. Alla scadenza il bando di gara è stato emesso dal Centro servizi condivisi di Udine, ma l’Azienda ospedaliera ha ampliato le funzioni richieste a “logistica, trasporto e facchinaggio”. È stato infatti dato all’esterno tutto il trasporto di beni economali, farmaci e flebo: gli “esterni” devono portare i materiali dai magazzini di via Pietraferrata e via Travnik fin dentro i singoli reparti. A ciò si sono aggiunti la gestione del magaz-

zino della dialisi e il trasporto di farmaci all’interno di Cattinara. Hanno vinto la gara (importo di oltre 1 milione e 300 mila euro per 4 anni), le associate Allegretto traslochi e Ulisse Express. Anche dopo il ricorso (che verrà discusso a maggio), l’incarico è stato nel frattempo assegnato. «Il ribasso - dice Rolando - in un caso era del 29,5% e nell’altro del 33%, ci pare che si prometta troppo rispetto al costo previsto. E inoltre temiamo non si faccia sufficiente inserimento lavorativo, anche se era una precisa condizione del capitolato. Noi possiamo vincere o perdere, ma chiediamo continuità all’inserimento degli svantaggiati che noi assicuriamo da 40 anni». La “Basaglia” ha visto 11 suoi soci perdere il posto, solo 3 sono stati assorbiti dai vincitori dell’appalto, «agli altri abbiamo dato una sistemazione noi, ma facendo i salti mortali, perché lavoro non ce n’è». (g. z.) Il Piccolo, Trieste 2 aprile 2012


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attualità

Le esperienze delle Province di Trieste e Udine

Nuove frontiere per la Cooperazione sociale Le buone pratiche avviate in Friuli Venezia Giulia

Feletto Umberto “A tredici anni dalla legge 68, ed a nove dal decreto legislativo 276, la possibilità di inserimento dei disabili nel mondo del lavoro - usufruendo di canali innovativi tramite la Cooperazione sociale, deve ancora trovare piena attuazione nella nostra regione”. Lo ha affermato il presidente di Legacoopsociali FVG, Gian Luigi Bettoli, nel corso di “Nuove frontiere per la Cooperazione sociale”, il seminario che si è tenuto il 15 maggio a Feletto Umberto nella sede della Cooperativa sociale Hattiva. “L’articolo 14 del decreto 276 stabilisce una cosa piuttosto semplice: se un’impresa privata non vuole corrispondere all’obbligo di assunzione di una quota di disabili, invece di chiedere il cosiddetto esonero - cosa che fanno un sacco di imprese, vantando difficoltà produttive vere o presunte - può convenzionarsi con una Cooperativa sociale, ed attuare gli inserimenti lavorativi ‘per delega’”. A fatica, l’istituto fu inserito nella legge regionale 18 del 2005, quella cosiddetta del “buon lavoro”. Peccato che in un momento di debolezza della rappresentanza della Cooperazione sociale - passasse la richiesta sindacale di imporre un tetto del 20% del totale delle “coperture” ex l. 68. In pratica, in una regione dove predomina la piccola e media azienda, la possibilità di utilizzare l’articolo 14 è stata limitata alla grande azienda (da 75 dipendenti in su), e solo per una minoranza degli inserimenti. “Per fortuna, la II commissione consiliare regionale (Attività produttive) ha preso in considerazione nel 2011 le proposte della Cooperazione sociale, decidendo unanimemente di modificare la legge 18. Impegno che dovrebbe trovare attuazione nei prossimi mesi – ha proseguito Bettoli -. Comunque sia, con una lentezza esasperante, la macchina si è messa in moto”. In questi anni, solo due Province (l’ente con competenza in materia di collocamento, cui è stata affidata l’incombenza di attuare anche l’articolo 14) si sono date da fare. Si tratta di quella di Trieste, che ha avviato un progetto sperimentale, in collaborazione con la Cooperativa sociale La Collina e la clinica privata “Pineta del Carso”, ed ora sta pensando a nuovi obiettivi. E della Provincia di Udine, che in questo momento sta elaborando gli atti necessari, dopo aver licenziato un complesso ed esemplare Atto di indirizzo per gli affidamenti alla Cooperazione sociale. “Non si segnalano movimenti per quanto riguarda le Province di Gorizia e Pordenone, a dispetto di elaborazioni già pronte o di impegni ribaditi più volte”. Il seminario voleva mettere a confronto le “buone pratiche” avviate in Friuli Venezia Giulia, quelle operative e quelle che stanno per avere il via. Rivolgendosi ad un grumo di questioni cruciali per la cooperazione sociale: il rapporto tra coopera-

zione ed impresa privata e la sperimentazione di nuovi servizi ed attività industriali, valide per produrre nuove esperienze produttive ed in grado di dare risposte a nuove fasce di utenza. I lavori sono iniziati col saluto di Davide Cicuttin, neopresidente della Coop Hattiva. A seguire gli interventi, partiti con “Le esperienze della Cooperazione sociale nell’applicazione della legge 68 in partnership con le aziende private”, introduzione di Fabio Inzerillo, presidente della Cooperativa sociale La Collina. E poi le progettazioni della Pubblica Amministrazione con interventi di Adriano Piuzzi, assessore della Provincia di Udine alle Politiche sociali, Adele Pino, assessora della Provincia di Trieste al Lavoro ed alle Politiche sociali, Samantha Portolan, funzionaria della Provincia di Trieste, Loredana Cecotti, funzionaria della Provincia di Udine, Antonia Barillari, presidente Syntegra, consulente della Provincia di Udine. Ancora le esperienze ed i progetti dei privati con interventi di Edilberto Moratto, direttore amministrativo della clinica Pineta del Carso di Aurisina, Nives Revelant, della ditta Eurocar di Udine. Conclusioni di Daniele Macorig, vicepresidente ed assessore al Lavoro della Provincia di Udine.


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Effetti sociali della crisi Economica

Ripensare ad una società più giusta ed equilibrata Tavola rotonda con Provincia, Comune, Caritas, Coop Nordest e Genius Loci

Pordenone Accorciare le distanze tra cittadinanza e realtà istituzionali rispetto ad un tema sentito da tutti e oltremodo attuale, la crisi economica. Era questo il tema della serata prevista il 3 maggio scorso alle 20.30 a Pordenone, presso il Centro sociale Glorialanza in via Pirandello. Organizzata dal progetto Genius Loci, l’evento aveva l’obiettivo di discutere del difficile momento economico che il Paese sta attraversando, analizzando le iniziative a sostegno della popolazione messe in campo dalle istituzioni locali pordenonesi e dalle diverse realtà sociali che in questo preciso momento sono in prima linea nell’affrontare la crisi. Presenti ospiti illustri di Provincia, Comune, Caritas, Coop Consumatori Nordest e Genius Loci. La riflessione si poneva anche come concreta analisi delle proposte e possibilità che la difficile congiuntura economica, lavorativa, politica, sociale costringerà a considerare per ripensare ad una società più giusta ed equilibrata per tutti. Genius Loci (“lo spirito del luogo”) è un progetto promosso dalla rete delle istituzioni pubbliche pordenonesi Comune e Provincia, Ambito urbano, Ass 6, Cooperative sociali Acli, Itaca e Fai - in stretta collaborazione con i cittadini e le realtà associative dei tre quartieri della Circoscrizione Sud di Villanova, Vallenoncello e Borgomeduna, scelti per la particolare vivacità delle loro iniziative a favore della comunità. Gli obiettivi di questo progetto sono sia l’analisi della qualità di vita del territorio, al fine di valorizzare identità e competenze della comunità, sia l’individuazione di eventuali aree critiche rispetto alle quali cittadini e servizi possano costruire in sinergia strategie di intervento e risposte condivise. Sia soprattutto il miglioramento e il mantenimento del dialogo tra i cittadini e gli amministra-

tori locali, così da favorire forme di partecipazione diretta alle scelte politiche relative al proprio territorio. Da più di un anno, con regolarità mensile, tramite Genius Loci alcuni cittadini e diverse importanti realtà associative dei territori coinvolti si incontrano e si ritrovano insieme ai rappresentanti delle istituzioni e agli operatori di comunità nelle Assemblee di quartiere. Aperte a chiunque abbia a cuore il proprio luogo di vita, nelle assemblee si discute di come valorizzare le risorse e migliorare la vita del quartiere, nonché di come affrontare le problematiche emergenti. Insieme, si progettano iniziative pubbliche e possibili interventi rivolti ad affrontare le criticità individuate. Nell’ambito di tali momenti comunitari, nei tre quartieri spesso è emerso il tema della crisi economica, che direttamente o indirettamente coinvolge tutti, imponendo un cambiamento delle abitudini di vita, ma soprattutto modificando la percezione del futuro e del senso del possibile. Grazie alla collaborazione con le varie realtà presenti nei quartieri e grazie anche all’impegno della Circoscrizione Sud e della Coop Consumatori Nordest, attivi partecipanti dei momenti comunitari nei quartieri, si è deciso di promuovere la Tavola rotonda intitolata “Effetti sociali della crisi Economica. Conseguenze, cambiamenti, possibilità. Come ripensare ad una società più giusta ed equilibrata?”. I lavori hanno partecipato il presidente della Provincia di Pordenone, Alessandro Ciriani, il sindaco di Pordenone, Claudio Pedrotti, il direttore della Caritas Diocesana, Paolo Zanet, il vicepresidente di Coop Consumatori Nordest, Roberto Sgavetta, e il coordinatore del progetto Genius Loci, Francesco Stoppa. Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Clelia Delponte. Chiara BUONO

Centro diurno Francenigo

Potere dello “Zumpappappero”

Gli effetti taumaturgici di un pomeriggio alla Pergola: e vai col lissio Gaiarine Da tempo mi era stato suggerito da una collega del Centro diurno di Francenigo di Gaiarine, di accompagnare gli ospiti alla “Pergola”, una discoteca di Codognè, per trascorrere un pomeriggio all’insegna del ballo, nella fattispecie quello liscio. Per una serie di circostanze e tacite motivazioni il progetto era stato procrastinato, fino quasi a finire nel dimenticatoio; sinceramente non credevo che un simile evento potesse sortire degli esiti positivi, considerando l’utentetipo che frequenta il Centro. Ma il mese scorso alcune operatrici hanno contattato la signora responsabile della suddetta discoteca e mi sono ritrovata “tra capo e collo” una sorta di appuntamento

che non potevo e soprattutto non dovevo declinare. Ho comunicato agli ospiti l’intenzione di trascorrere un pomeriggio in “balera” e, contro ogni mia più rosea previsione, l’idea è stata accolta molto favorevolmente, specie da coloro che in passato avevano volteggiato al ritmo di valzer e mazurka. Detto… fatto, così mercoledì 21 marzo, primo giorno di primavera, con un gruppetto di anziani del Centro mi sono diretta alla volta di Codognè con poche illusioni, ma tanta speranza… Scesi dal pulmino, dopo una rocambolesca ricerca di un parcheggio, mi sono stupita di vedere un nutrito numero di attempate donzelle agghindate da gran soirèe alle tre del pomeriggio, intente ad incamminarsi garrule e leste verso l’ingresso della discoteca.


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EVENTI

Tra me e me ho pensato che, nonostante gli inevitabili acciacchi della veneranda età, dimostravano un’energia mica da ridere! I miei ospiti, in particolar modo gli uomini, intanto cominciavano a commentare - con malcelato e bonario maschilismo - della gonnellina di una o della scollatura dell’altra, sorridendo maliziosamente. Entrati, ho ritenuto opportuno che fossero loro a scegliere le poltrone nella posizione che più gradivano; naturalmente hanno optato per quelle in pole position, da cui si poteva avere una visione panoramica di tutta la sala con relative coppie danzanti. Postazione scelta non a caso, visti e considerati i commenti in cui si sono sperticati i maschietti riguardo alla genia volteggiante, con particolare riguardo a quella di sesso femminile. Dal canto mio, mentre gli uomini commentavano e ridacchiavano tra di loro, mi sono dovuta spartire tra due delle donne del mio seguito, accondiscendere mio malgrado e lanciarmi nel turbinio delle danze, dribblando coppie impettite, intente a fare un paso doble o un valzer lento. Ho rischiato più volte il casque, anche se con le mie partners non ballavo il tango! Sono stata trascinata, sballottata, strattonata e nonostante mi sia sforzata di convogliare le mie ospiti ballerine verso un ritmo accettabile, ho ottenuto dei risultati pessimi dal punto di vista armonico, ma superlativi da

quello emotivo. Tra un break e l’altro, per riprendere fiato, ho avuto il privilegio di osservare e condividere la loro contentezza attraverso un sorriso, che prima di allora non avevo mai notato. Ho percepito nelle loro parole e nei loro sguardi una ventata di giovinezza sopita, ma mai dimenticata; ho colto nel loro atteggiamento e nella loro gestualità una freschezza che né il tempo né la malattia sono riusciti ad annientare. Che lezione di vita! Dopo un’oretta abbiamo guadagnato la via del ritorno (con richiestissima e doverosa pausa caffè a Gaiarine); arrivati al Centro diurno, mentre scendevano sorridenti dal pulmino, un ospite mi ha detto di non essersi mai divertito tanto. L’esito di quest’uscita alla “Pergola” è stato talmente positivo, che anche gli utenti che sono rimasti in sede hanno espresso il desiderio di aggregarsi all’allegro gruppetto iniziale, per ripetere l’esperienza discotecara; sarà quindi mia premura, col prezioso supporto delle mie colleghe, creare a breve un’ulteriore occasione, per dare l’opportunità di trascorrere un pomeriggio di svago e spensieratezza a chiunque lo gradisca. E vai col “lissio”! Patrizia COAN

Competenze Minime a Maniago

Rush finale per i 15 corsisti

Termina a fine maggio il percorso formativo di 200 ore Maniago La sede maniaghese di via Umberto I sta per salutare i corsisti di Competenze Minime nei Processi di Assistenza alla persona: il prossimo 29 maggio si terrà infatti la prova finale, un test teorico-pratico che andrà a completare la prima fase del percorso professionale come Operatore Socio Sanitario, chiusura del percorso formativo intrapreso a novembre da quindici soci della Cooperativa. Tra i corsisti inizia a montare un po’ di sana agitazione: dopo aver incontrato numerosi docenti, le nozioni e le competenze apprese sono molte e riferenti spesso ad ambiti nuovi per alcuni degli allievi. Provenendo da una serie di strutture a cavallo tra le due province friulane, con percorsi di studio e vita molto diversi tra loro, numerosi sono stati i momenti di confronto e dibattito tra i corsisti; inoltre, attraverso la conoscenza con i nuovi colleghi si sono generati, al di là dei numerosi spunti di dibattito rispetto alle proprie esperienze professionali, degli ottimi rapporti umani e d’amicizia. La Sala che ci ha accolto in questi sette mesi, sede dell’associazione culturale Liberamente, ha accompagnato le nostre lezioni con due interessanti mostre artistiche: du-

rante il periodo natalizio ecco l’originale mostra “ScArti”, composta da opere di riciclo realizzate dagli utenti del Csm di Maniago e, a seguire ed attualmente ancora in corso, “Calpesta la guerra: inside Kabul” caratterizzata da una serie di tappeti commemorativi, i cosiddetti ‘tappeti di guerra’, tessuti in Afghanistan dopo il crollo delle Torri Gemelle (per informazioni: http:// www.liberamente-eventi.com). Ringrazio la Cooperativa Itaca, l’Ufficio Formazione ed il Coordinatore del corso Maximilian Bremer per il costante sostegno ed il necessario confronto durante tutta la prosecuzione del corso. Un saluto speciale va ovviamente a tutti gli allievi che, con impegno e costanza, hanno seguito questo lungo percorso formativo: a Lucia, Jeanett, Daniele, Silvia, Paola, Ivana, Nadia Michela, Patricia Rafaela, Cristian, Luca, Valentino, Luciana, Rosalena, Daniela e Harold Alfonso, con cui ho condiviso questo percorso, auguro il meglio per il proprio futuro professionale e personale. L’esame finale è ormai alle porte e so che affronterete anche questa prova in maniera più che positiva. In bocca al lupo. La tutor, Elisabetta


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Ciclolonga 2012 Fiumicello Mercoledì 25 aprile si è svolta a Fiumicello la tradizionale Ciclolonga attraverso le vie del paese e di quelli limitrofi. Anche quest’anno la ludoteca “Spazio bimbi” ha partecipato con il “gruppo più numeroso” costituito da 115 persone tra bambini e genitori. Il luogo di ritrovo per tutti i partecipanti era il piazzale dei Tigli dove la ludotecaria, timorosa per i venticinque chilometri che l’aspettavano, ha raccolto le iscrizioni. Foto di rito e via! Le ossa arrugginite della poveretta, dopo il primo tratto, avevano bisogno di essere oliate ed ecco una visione celestiale: il primo punto di ristoro. Dopo una breve ma necessaria pausa, con il vento a sfavore, si riprende a pedalare in direzione Aquileia, percorrendo la pista ciclabile accanto agli scavi romani.

Splendido percorso… ma la povera malcapitata non è stata in grado di goderselo presa com’era dai morsi della fame ed ecco in suo aiuto le bandierine della protezione civile che indicavano il secondo punto di ristoro. Il gruppo dei ciclisti era seguito da un calesse trainato da due cavalli, sul quale potevano salire i bambini che erano stanchi, la povera ludotecaria ha tentato un paio di volte di imboscarsi tra gli infanti ma qualcuno ha fatto la spia ed è stata scoperta. Con l’umiliazione, con il fiatone e le gambe doloranti è dovuta risalire sulla super-bike e portare a termine gli ultimi chilometri. Il “gruppo ludoteca” ha vinto la coppa ma solo grazie alla grinta e all’entusiasmo profusi dai bambini e loro genitori. Marzia SAVIGNANO

Carnevale a Casa Charitas Lamon E’ stato un pomeriggio diverso quello organizzato anche quest’anno presso il Centro servizi “Casa Charitas” di Lamon in occasione del martedì grasso dall’Auser di Lamon, Gruppo I Gal e dal Centro servizi. Gli anziani ospiti hanno accolto calorosamente il lungo corteo di bambini grandi e piccoli, di mamme e papà, che, partito dal piazzale delle Scuole medie in via Ferd ha sfilato per le vie del paese fino ad arrivare al Centro. Dopo una merenda a base di crostoli, alla presenza del vicesindaco Tommaso Forlin e del rappresentante del Consiglio d’amministrazione di Casa Charitas Renè Maillard,

hanno avuto luogo le premiazioni. Sono state premiate le maschere più simpatiche per la categoria anziani, che ha visto vincitori il signor Carlo Da Rugna e la signora Palma Dall’Agnol, mentre per la categoria bambini Devis Spagna e Lucia Coldebella. Inoltre, anche il personale della struttura ha voluto concorrere e ad aggiudicarsi il premio di maschera più simpatica è stata l’operatrice Margherita Bee. L’iniziativa si è rivelata un momento importante di apertura al territorio e di socializzazione tra le varie generazioni, un progetto questo auspicabile anche per il prossimo futuro. Cinzia MAGNABOSCO

Caccia agli ovetti Lamon Nel pomeriggio di venerdì 6 aprile, presso il parco di Casa Charitas, è stata organizzata in collaborazione con il Gruppo i Gal (Giovani Artisti Lamonesi) la caccia agli ovetti. Numerosi i bambini che hanno partecipato divisi in quattro squadre, per ciascuna anche un ospite del Centro servizi come caposquadra. L’entusiasmo dei più piccoli ha contagiato anche i più anziani, i quali hanno raccolto gli ovetti che i bambini trovavano sparsi nel giardino. Al termine di questo simpatico e vivace gioco, che è diventato per gli adulti un motivo piacevole per passare il tempo, sono stati offerti a tutti i partecipanti una merenda e un piccolo riconoscimento. (CM)


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Letti per voi Ve li leggiamo, ve li recensiamo, ve li consigliamo ma soprattutto... ve li compriamo! di Giovanni Gustinelli Chapter two

Ma esistono altre tipologie di amore? A Gòngila

A me pare uguale agli dei

O mia Gòngila, ti prego: metti la tunica bianchissima e vieni a me davanti: intorno a te vola desiderio d’amore. Così adorna, fai tremare chi guarda; e io ne godo, perchè la tua bellezza rimprovera Afrodite.

A me pare uguale agli dei chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli e ridi amorosamente. Subito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce si perde sulla lingua inerte. Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie. E tutta in sudore e tremante come erba patita scoloro: e morte non pare lontana A me rapita di mente

Frammento 36

Saffo antoniomirediarte.com

Frammento 31

Saffo Da Mitilene

Le tre età della donna g.klimt in-chiostro.com

Saffo nacque ad Ereso nell’isola di Lesbo in una famiglia aristocratica ma visse a Mitilene attorno al 640 a.C. Narra la leggenda che si uccise gettandosi da una torre sull’isola di Lefkada per amore di un giovane. Ben poco si conosce della sua vita, si sa che ebbe un marito e una figlia e che raggiunse la vecchiaia (in un papiro sono stati rinvenuti riferimenti alla sua pelle senile e ai suoi capelli bianchi). Per quanto riguarda i suoi amori omosessuali è noto che nella antica Grecia non era presente lo stigma che (purtroppo) continua a resistere a tutt’oggi [alimentato e perpetuato purtroppo, anche da senatori della Repubblica italiana( Carlo Giovanardi per non far nomi) in maniera che definire oscurantista pare riduttivo perché per commentare correttamente tale posizione culturale prima che politica, bisognerebbe ricorrere al turpiloquio. Per scelta stilistica e con un certo rammarico non lo faremo]. Un altro mondo che ci apprestiamo a visitare è quello sanguigno ed impetuoso dell’amore gitano:


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LA CASADA INFIEL A Lydia Cabrerà y a su negrità

LA SPOSA INFEDELE A Lydia Cabrerà ealla sua sorella

Y que yo me la lieve al rio creyendo que era mozuela, pero tenia marido. Fue la noche de Santiago y casi por compromiso. Se apagaron los faroles y se encendieron los grillos. En las ùltimas esquinas toqué sus pechos dormidos, y se me abrieron de pronto como ramos de jacintos. El almidón de su enagua me sonaba en el oido, como una pieza de seda rasgada por diez cuchillos. Sin luz de plata en sus copas los àrboles han crecido, y un horizonte de perros ladra muy lejos del rio.

E io che me la portai al fiume credendo che fosse ragazza, invece aveva marito. Fu la notte di San Giacomo e quasi per obbligo. Si spensero i fanali e s’accesero i grilli. Alle ultime svolte toccai i suoi seni addormentati e di colpo mi s’aprirono come rami di giacinti. L’amido della sua gonnellina suonava alle mie orecchie come un pezzo di seta lacerato da dieci coltelli. Senza luce d’argento sulle cime son cresciuti gli alberi e un orizzonte di cani abbaia lontano dal fiume. Passati i rovi, i giunchi e gli spini, sotto il cespuglio dei suoi capelli feci una buca nella fanghiglia. Io mi levai la cravatta. Lei si tolse il vestito. Io la cintura e la rivoltella. Lei i suoi quattro corpetti. Non hanno una pelle cosi fine le tuberose e le conchiglie né i cristalli alla luna risplendono di tanta luce. Le sue cosce mi sfuggivano come pesci sorpresi, metà piene di brace, metà piene di freddo. Corsi quella notte Il migliore dei cammini sopra una puledra di madreperla senza briglie e senza staffe. Non voglio dire, da uomo, le cose che ella mi disse. La luce dell’intendimento mi fa esser molto discreto. Sporca di baci e di sabbia la portai via dal fiume. Con la brezza si battevano le spade dei gigli. Agii da quel che sono da autentico gitano. Le regalai un grande cestino di raso paglierino, e non volli innamorarmi perché avendo marito mi disse che era ragazza mentre la portavo al fiume.

Pasadas las zarzamoras, los juncos y los espinos, bajo su mata de pelo hice un hoyo sobre el limo. Yo me quité la corbata. Ella se quitó el vestido. Yo el cinturón con revòlver. Ella sus cuatro corpinos. Ni nardos ni caracolas tienen el cutis tan fino, ni los cristales con luna relumbran con ese brillo. Sus muslos se me escapaban como peces sorprendidos, la mitad llenos de lumbre, la mitad llenos de frio. Aquella noche corri el mejor de los caminos, montado en potrà de nàcar sin bridas y sin estribos.. No quiero decir, por hombre, las cosas que ella me dijo. La luz del entendimiento me hace ser muy comedido. Sucia de besos y arena, yo me la lieve del rio. Con el aire se batian las espadas de los lirios. Me porte como quien soj Como un gitano legitimo. La regale un costurero grande de raso pajizo, y no quise enamorarme porque teniendo marido me dijo que era mozuela cuando la llevaba al rio.

comefaretutto.com

Federico Garcia Llorca blog.studenti.it

Federico Garcia Llorca

Danza gitana - drensi valcarlo - epireo.it

Qualche volta le ragazze che hanno marito hanno molto spazio nel loro cuore (sempre sia benedetta la prodigalità in ogni sua forma ndr). Insieme allo spazio possiedono anche la sensibilità ed il coraggio per godere dei doni della vita, e di apprezzare quindi la magia di una notte popolata da grilli e ricolma d’amore e di passione; di questa qualità sono ricolmi i cuori che Llorca attribuisce alle ragazze e al popolo gitano in genere. Il cuore dell’inglese Elizabeth Barret Browning è (forse) meno legato alla carne, ma non


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per questo di minor valore (memorabile la lettura di questa poesia da parte di Lella Costa): Se devi amarmi, per null’altro sia Se devi amarmi, per null’altro sia se non che per amore. Mai non dire: “L’amo per il sorriso, per lo sguardo, la gentilezza del parlare, il modo di pensare così conforme al mio, che mi rese sereno un giorno”. Queste son tutte cose che posson mutare, Amato, in sé o per te, un amore così sorto potrebbe poi morire. E non amarmi per pietà di lacrime che bagnino il mio volto. Può scordare il pianto chi ebbe a lungo il tuo conforto, e perderti. Soltanto per amore amami - e per sempre, per l’eternità. Elisabeth Barrett Browning ro.wikipedia.org

Elizabeth Barret Browning

Monet - barche sulla spiaggia iobloggo.com

La primavera in realtà è una sensazione fugace ed effimera. Basta che una mano, ridiventata attenta, richiuda la finestra dimenticata socchiusa e le tende,

loro malgrado, smetteranno di giocare a credersi mare, le immaginarie onde si appiattiranno di colpo, le vele della fantasia si sgonfieranno immerse nell’improvvida bonaccia. È peculiare all’uomo la finitezza del proprio destino, dei propri sogni, delle proprie sensazioni e della propria vita. Ma qui il genio di Montale ci viene in soccorso: Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono le coincidenze, le prenotazioni, le trappole, gli scorni di chi crede che la realtà sia quella che si vede. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr’occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue

E.Montale con la moglie Drusilla Tanzi blog.chatta.it

Eugenio Montale

Uomini & storie del Friuli Venezia Giulia Sacile Rileggere il territorio, osservarlo con uno sguardo giovane e attuale, raccontare fatti del vissuto comune e riportarli nella luce di una memoria collettiva, riscattandoli dalla lontananza in cui il tempo li ha relegati. Questi sono gli obiettivi di Uomini & storie del Friuli Venezia Giulia, una collana di storia a fumetti che racconta fatti e uomini che, hanno rappresentato in modo diverso , il Friuli Venezia Giulia. Ogni uscita fornirà un libro a fumetti, una graphic novel, un vero e proprio libro con una storia autoconclusiva, inedita, e un dvd dedicato a un evento o a un personaggio storico friulano con interviste, contenuti speciali, backstage sulla realizzazione del fumetto e/o intervista all’autore. Un progetto che coniuga il racconto in forme diverse che si propone anche attraverso nuovi canali e media distributivi come l’edicola e l’audiovisivo. Il Friuli Venezia Giulia narrato dalla sua prospettiva di territorio di confine, che ha prodotto cultura, storia e storie, un contesto che ha fatto degli incroci e dei transiti, una costante, una realtà che a volte sembra dimenticare il significato dei movimenti che le hanno dato identità. Terra di conquista, terra di sperimentazione, luogo di conflitto e di soluzione, anello di congiunzione tra gli elementi, la terra, il cielo, il mare, luogo di passaggi e di mutamenti, percorsi di strade e genti.

L’uomo ha avuto con questa terra un rapporto conflittuale, tra rabbia e amore, dedizione o conquista, mescolando identità linguistiche e sconfini, una terra di sguardi diversi tra monti e mare. Il progetto editoriale coinvolge autori del territorio, professionisti affermati e nuove leve in divenire; sono storie diverse dal punto di vista stilistico che si adatta alla tipicità delle diverse storie passando da bianchi neri molto marcati a narrazioni di tipo pittorico. Anche i dvd allegati si differenziano spaziando dagli stili più documentaristico/culturali a quelli storico/giornalistici. Ideato da Paolo Cossi e adottato dalle edizioni Lavieri, non nuove ad iniziative legate alla nostra regione e alle collaborazioni con lo stesso (ormai esaurito il volume dedicato al poeta Federico Tavan e alla sua Valcellina “Anarchia per erbe bollite”, mentre è ancora in corso una collana sui libri più personali dell’autore), la pubblicazione è stata presentata lo scorso 30 marzo a Sacile. L’evento ha goduto di un pubblico attento di appassionati, professionisti del settore e giornalisti. Molti i giovani presenti. L’organizzazione e la coordinazione degli interventi è stata affidata a Vincenzo Bottecchia, promotore di “Sacile Fumetto”, di molti corsi, riviste didattiche e dell’ormai fortunato evento “Matite sulla Livenza” ex tempore di fumetto su tavole giganti. fumettiasacile.blogspot.com


RICERCA PERSONALE AREA RESIDENZIALE ANZIANI Ricerchiamo per Casa di Riposo Fogliano Redipuglia (GO) Addetta all’assistenza • Si richiede: Qualifica Operatore Socio Sanitario; esperienza nei servizi di assistenza anziani; patente B, auto propria. • Si offre: contratto a tempo determinato; part time; applicazione completa del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali.

AREA disabilità Ricerchiamo per Comunità per Disabili Gorizia Addetta/o all’Assistenza • Si richiede: Qualifica Operatore Socio Sanitario; esperienza minima nei servizi di assistenza alla persona; possesso di patente B, auto propria. • Si offre: contratto a tempo determinato; part time su turni; applicazione completa del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali.

Ricerchiamo per Comunità per Disabili Trieste Addetta/o all’Assistenza

• Si richiede: Qualifica Operatore Socio Sanitario; esperienza minima nei servizi di assistenza alla persona; possesso di patente B, auto propria. • Si offre: contratto a tempo determinato; part time su turni; applicazione completa del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali.

Ricerchiamo per Comunità per Disabili Ragogna (UD) Educatrice/ore

• Si richiede: Laurea settore educativo; esperienza minima nei servizi educativi con la disabilità; possesso di patente B, auto propria. Si offre: contratto a tempo determinato; part time; applicazione completa del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali.

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Ricerchiamo per Comunità per Disabili Begliano (GO) Addetta/o all’Assistenza

• Si richiede: Qualifica Operatore Socio Sanitario; esperienza minima nei servizi di assistenza alla persona; possesso di patente B, auto propria. Si offre: contratto a tempo determinato; part time su turni; applicazione completa del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali

AREA MINORI Ricerchiamo per servizi educativi territoriali zona Pordenone Educatore • Si richiede: Laurea scienze dell’educazione o Educatore professionale; esperienza nei servizi educativi con minori; patente B, auto propria. • Si offre: contratto a tempo determinato; part time; applicazione completa del Contratto Nazionale delle Cooperative Sociali. Le domande vanno inviate ad uno dei seguenti recapiti: Cooperativa Itaca - Ufficio Risorse Umane 1. Vicolo Selvatico n. 16 - 33170 Pordenone 2. e-mail: ricerca.personale@itaca.coopsoc.it 3. Telefono: 0434-366064; 4. Fax: 0434-253266 Redazione Fabio Della Pietra - Cooperativa sociale Itaca In copertina Foto di Moria De Zen Impaginazione / Grafica La Piazzetta Cooperativa Sociale - Trieste Stampa Rosso Grafica&Stampa - Gemona del Friuli (Ud) Numero chiuso l’8 maggio alle ore 11.00 e stampato in 1350 copie

La socia Fiorella Ciotti, con Mirko e Matilde, annuncia la nascita di Marta. I colleghi delle comunità psichiatriche di Auronzo di Cadore si uniscono alla loro gioia. Benvenuta Marta!

Il 20 febbraio alle 9.13 è nato Lorenzo, di 2.050 Kg, il bimbo di Francesco e Manola Brugnerotto, socia impegnata come assistente domiciliare a Caorle. Benvenuto Lorenzo!


Gentlecare

A Ottima Senior l’esclusiva del marchio per l’Europa

Foto di Moria De Zen


Gazzetta Cooperativa Itaca