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Alessandro Grittini 路 Luca Franceschini

narrare la storia il medioevo

contributi e coordinamento editoriale di Robi Ronza


Tu che vivi in Italia ti trovi ogni giorno immerso nella storia: l’Italia, infatti, è come un grande libro di storia. Quando lo sfogli ti imbatti in città, castelli, piazze, monasteri, palazzi, chiese, musei che mettono davanti ai tuoi occhi un patrimonio inestimabile. L’arte, ma anche cibi e vini, paesaggi, accenti linguistici… tutto ti fa capire che il nostro è un Paese unico, unito all’Europa e aperto ai popoli che si affacciano sul Mediterraneo. La bellezza dell’Italia è frutto non solo di tante bellezze naturali, ma anche del lavoro, del sacrificio, della creatività e della genialità di uomini e di generazioni, del fecondo incontro – spesso drammatico – tra popoli molto diversi, ciascuno dei quali, nel tempo, ha dato un contributo di cui restano tracce ovunque. Potrai imparare a riconoscerle per diventare così una persona sempre più consapevole e più capace di contribuire al bene comune. Se infatti non si sa da dove si viene, non si capisce nemmeno dove si è; e quindi dove si può andare. Perciò lo studio della storia è per te una grande occasione per crescere e per essere parte di questa grande avventura.

Su internet trovi i contenuti digitali integrativi www.lacetra.it/narrare-la-storia Attraverso il sito collegato a questo libro, potrai condividere con alunni di altre classi sparse per l’Italia e altrove ciò che i tuoi occhi avranno imparato a vedere e a gustare di quanto ti circonda.

in copertina: San Gimignano (Siena) ISBN 978-8852603839

9 788852 603839 itacaedizioni.it

¤ 21,90


COLLANA SCOLASTICA

I LIBRI DE LA CETRA diretta da Raffaela Paggi


Alessandro Grittini · Luca Franceschini Narrare la storia Il Medioevo L'età moderna L'età contemporanea Alessandro Grittini ha scritto per intero il primo volume e i capitoli 1, 2, 4, 6, 9, 12, 13 del secondo volume. Luca Franceschini ha scritto i capitoli 3, 5, 7, 8, 10, 11, 14, 15, 16 del secondo volume e per intero il terzo volume. I riassunti al termine di ogni capitolo sono scritti con caratteri appositamente studiati per facilitare la lettura ad alunni con DSA.

Alessandro Grittini, Luca Franceschini Narrare la storia Volume 1: Il Medioevo Itaca, Castel Bolognese www.itacaedizioni.it/narrare-la-storia-1 Prima edizione: marzo 2014 © 2014 Itacalibri, Castel Bolognese Tutti i diritti riservati ISBN 978-88-526-0383-9 Le edizioni Itaca sono distribuite da: Itacalibri srl via dell’Industria, 249 48014 Castel Bolognese (RA) - Italy tel. +39 0546 656188 fax +39 0546 652098 e-mail: itaca@itacalibri.it on line: www.itacalibri.it in libreria: www.itacaedizioni.it/librerie Progetto grafico: Andrea Cimatti Illustrazioni: Daniela Blandino Ricerca iconografica e cartine: Stefano Bombelli, Itaca Cura editoriale: Cristina Zoli, Itaca Finito di stampare nel mese di marzo 2014 da D'Auria Printing, S. Egidio alla Vibrata (TE)


Alessandro Grittini 路 Luca Franceschini

narrare la storia il medioevo consulenza didattica

Maria Silvia Riccardi

contributi e coordinamento editoriale

Robi Ronza


Caro amico… Perché studiare la storia? Immaginiamo un uomo senza memoria, che non ha alcun ricordo del suo passato. La prima cosa che ignora è chi è lui, qual è il suo nome, da dove proviene, dove si trova, perché si trova lì, cosa ci fa al mondo. In che condizioni vivrebbe un simile uomo? Se non sa da dove viene, non sa dov’è, e nemmeno dove può andare. Per questo bisogna studiare la storia: per sapere chi si è e dove si può andare. Ciascuno di noi percorre una tappa brevissima di una vicenda, quella dell’uomo sulla terra, che dura da decine di migliaia di anni. E l’uomo, sulla terra, costruisce, edifica, lascia segni e impronte dietro di sé, lascia un’eredità a chi viene dopo di lui. E chi viene dopo eredita, anche senza rendersene conto, qualcosa che chi lo ha preceduto gli ha lasciato. L’uomo vive nel presente, ma per non vivere come una foglia sbattuta dal vento ha bisogno di conoscere ciò che lo precede, l’eredità che gli giunge dal passato suo e dell’intera umanità.

La storia è intorno a noi La storia si capisce sempre meglio studiandola. Però si comincia a comprenderla, e a capire perché è così importante, parlando con i genitori, con i nonni, facendosi raccontare come si viveva quando erano piccoli loro, facendosi spiegare come si lavorava, a che cosa serviva uno strumento che c’è ancora in casa, ma che magari non si usa più. La conoscenza della storia comincia da lì. Poi si allarga, quando si esce di casa, al luogo in cui si vive, ai palazzi, alle vie, alle piazze e alle chiese dei nostri borghi e delle nostre città, alle usanze, ai proverbi, al modo di parlare e di esprimersi della gente, all’arte, alla cucina, ai campi coltivati e alle fabbriche. Ovunque giriamo lo sguardo, e questo è singolarmente vero per noi che viviamo in Italia, tutto ci parla del passato. Possiamo poi approfondire la conoscenza di questo passato a scuola e, magari, all’università, ma se non comincia dalla nostra casa e da ciò che ci circonda questa co-

noscenza non attecchisce, rimane senza radici. La storia riguarda non solo i grandi avvenimenti, ma anche la vita di ogni giorno. Il perfezionamento del mulino o lo sviluppo di tecniche per la salatura della carne e del pesce contarono di più per la civiltà dell’uomo della gloria di molti re e imperatori. Se ci vestiamo e mangiamo in un certo modo, se parliamo una lingua così bella e ricca come la nostra, ciò dipende dalla storia, tanto è vero che altri popoli con storie diverse si vestono, mangiano e parlano diversamente da noi.

La storia, palestra di libertà Siccome è vero che le bugie hanno le gambe corte, la memoria – della quale la storia costituisce una parte rilevante – è un grande strumento di libertà. È anche per questo che la storia va studiata, per offrire ragioni alla nostra libertà. Chiunque può, infatti, fare scelte migliori se riesce a distinguere il buono dal cattivo, confrontando con l’esperienza degli uomini del passato ciò che adesso sta in prima fila sul palcoscenico del presente. Non c’è bisogno per questo di essere dei grandi esperti. Basta essersi fatti delle idee chiare su ciò che è male e ciò che è bene, su ciò che è opportuno e ciò che è inopportuno. È più importante questo che avere su ogni cosa una grande competenza specifica, impresa umanamente impossibile.

Una storia di uomini La storia, inoltre, è fatta dagli uomini, i grandi come i piccoli, che hanno compiuto scelte nella loro vita, che hanno deciso di agire in un modo piuttosto che in un altro, scontrandosi anche con le scelte di altri e dando vita a esiti magari non previsti. La storia è il campo della libertà dell’uomo. Non delle strutture. Le forme di governo e i sistemi politici, le leggi, le regole dell’economia, i sistemi sociali non sono piovuti dal cielo, sono il frutto di scelte umane, facili, difficili, sofferte, coraggiose, egoistiche, solidali, fragili, contraddittorie, ma sempre umane. E se la storia è il campo della libertà, è anche il campo della responsabi-


lità: l’uomo non vive da solo, ma insieme con gli altri e con gli altri fa continuamente i conti, agli altri rende conto di ciò che sceglie e decide. La storia, dunque, ci aiuta ad essere liberi e ci insegna ad essere responsabili.

Una grande risorsa per il nostro popolo La storia è una grande risorsa, una risorsa comune dell’uomo. Più la si studia e la si comprende, meglio è. Anche se non siamo i soli a possedere questa risorsa, come europei ne abbiamo in misura grandissima, ancor più come italiani, cioè come europei mediterranei. La nostra storia è un patrimonio sterminato da non disperdere. Punto d’incontro tra Europa, Asia e Africa, il Mediterraneo, infatti, è stato un crocevia della storia dell’uomo. Solo per periodi storici relativamente brevi è passato in secondo piano, e oggi il suo ruolo cruciale sta riemergendo. Questo, se ce ne rendiamo conto, è per noi una grande occasione storica.

Conoscere la storia per andare incontro a tutti Quando nel Cinquecento iniziò la navigazione transoceanica a vela, per girare attorno al mondo occorrevano circa tre anni di grandi rischi e fatiche. Nel secolo XIX fare il medesimo giro in ottanta giorni era un’impresa possibile, ma ardua. Oggi qualsiasi aereo passeggeri a lungo raggio può compiere comodamente lo stesso percorso in una sola giornata. Si dice perciò che il mondo è divenuto molto piccolo. Questo però non diminuisce il bisogno che abbiamo di conoscere la storia, la geografia, la lingua del nostro come degli altri popoli. Anzi, questo bisogno aumenta sempre di più. Con la vicinanza diventano più facili, e quindi maggiori, i contatti e più ampie le possibilità di arricchimento che da questi contatti possiamo ricavare; ma più gravi diventano anche le conseguenze che potranno avere sul nostro futuro le eventuali incomprensioni riguardo alla vita, alla storia e alla cultura degli altri popoli, incomprensioni indubbiamente favorite dalla mancanza di adeguate conoscenze storiche.

La storia: una grande occasione per crescere insieme Lo studio della storia, per tutte le ragioni che ti abbiamo esposto, diventa una grande occasione per crescere, e quindi una grande avventura che ti proponiamo di percorrere assieme a questo libro, al sito collegato, che ti metterà a disposizione altri materiali e sarà occasione e strumento di scambi con altri alunni come te di altre classi sparse per l’Italia, ma soprattutto assieme ai tuoi insegnanti, che ti guideranno con saggezza, competenza e pazienza in questo straordinario cammino. Buon lavoro quindi… e buone scoperte. Gli autori L’editore


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Capitolo 1

Finisce il mondo antico: si prepara un mondo nuovo La fine del mondo «Ecco la fine del mondo»: con queste parole il vescovo di Milano, Ambrogio, commentava la notizia della sconfitta dell’esercito romano nella battaglia di Adrianopoli ad opera dei Visigoti. E così fu percepita da molti cittadini dell’Impero l’avanzata inarrestabile dei nuovi popoli “barbari”: la fine di un mondo durato mille anni, una fine che sembrava travolgere tutto. «Se Roma perisce, chi mai si salverà?» scrisse un altro grande personaggio del tempo, san Girolamo. In realtà, la fine del mondo tanto temuta non ci fu. Sulle ceneri del mondo antico che stava crollando si preparava qualcosa di nuovo, un nuovo mondo nato dall’incontro dei popoli germanici che irrompevano nella storia, con le grandi tradizioni romane e con i nuovi valori portati dal Cristianesimo.

Battaglia tra Romani e barbari Sarcofago Ludovisi (III secolo), Museo Nazionale Romano, Palazzo Altemps, Roma


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

1 · Perché cadde l’Impero Romano L’Impero Romano: un corpo sano o un corpo malato? Uno storico francese, André Piganiol, paragonando l’Impero Romano alla vita di un uomo, ha detto che «non morì di morte naturale» ma «fu assassinato». Questa frase suggestiva sta a significare che tale Impero era come un uomo in piena salute sul quale si abbatté dall’esterno un evento imprevisto e violento, le invasioni barbariche, che lo portò alla morte in brevissimo tempo. Altri storici sostengono un’opinione diversa: per loro l’Impero, per svariate ragioni, sarebbe entrato in crisi e questa crisi interna sarebbe stata la causa primaria, più ancora che le invasioni barbariche, della sua caduta. Per rimanere all’immagine del corpo, quindi, secondo questi studiosi, esso sarebbe morto di morte naturale a causa di malattie che si erano sviluppate da tempo al suo interno.

Perché si parla di cause esterne e di cause interne a proposito della caduta dell’Impero Romano?

Cause “interne” e cause “esterne” A chi dare ragione? Probabilmente, come spesso accade, la verità sta nel mezzo: l’Impero Romano cadde per entrambe le ragioni, per cause “interne” che si sommarono alle cause “esterne”. Infatti, come un corpo indebolito da malattie e vecchiaia è più vulnerabile ad aggressioni esterne, così l’Impero, sempre più indebolito, non riuscì, come aveva fatto in precedenza, ad opporre un’adeguata resistenza agli attacchi che provenivano dalle popolazioni barbariche. Cercheremo quindi ora di esaminare quali furono questi fattori che concorsero a porre fine a uno dei più grandi imperi della storia umana.

2 · I fattori “interni”: una crisi che durava da tanto tempo La crisi politica Da tempo l’Impero Romano si trovava in una situazione di crisi per svariati motivi. Fin dagli inizi dell’età imperiale, e quindi già nel I secolo, era emerso il grave problema della successione al trono: alla morte di un imperatore, infatti, non di rado si aprivano feroci conflitti per designare il suo successore e spesso venivano scelti o si imponevano personaggi che poi si rivelavano deboli e incapaci di governare a lungo e con autorità. Questa situazione si aggravò in particolare a partire dal III secolo e finì per mettere in pericolo la stabilità e la guida sicura dell’Impero.


9 Eburacum (York) o Ren Dan ub

io

Treviri Lione

Aquileia Milano Sirmio

Mar Nero

Narbona Tarraco (Tarragona)

Bisanzio

Roma

Nicomedia

Siracusa

Atene

Cartagine

Antiochia

L’Impero Romano dopo la divisione in quattro parti e l’istituzione della tetrarchia Cesare occidentale

Mar Mediterraneo

Alessandria

Augusto occidentale

o

Nil

Cesare orientale Augusto orientale Città importanti

Diocleziano istituisce la tetrarchia Anche per fronteggiare questo problema, oltre che per garantire un governo più efficace in un territorio sempre più vasto, l’imperatore Diocleziano tra il 286 e il 293 aveva attuato l’importante riforma della tetrarchia, cioè aveva diviso l’Impero in quattro parti con quattro diverse capitali (Treviri e Milano in occidente, Sirmio e Nicomedia in oriente). Due di queste erano affidate a due augusti, le altre a due cesari, scelti dai primi. Alla morte degli augusti i rispettivi cesari avrebbero preso il loro posto designando a loro volta dei nuovi successori. Poteva sembrare una soluzione piuttosto complessa ma, agli occhi di Diocleziano, avrebbe potuto favorire una successione indolore, senza lotte e contrasti. In realtà, questa soluzione fallì e non riuscì ad eliminare del tutto nuove lotte e scontri. Non sempre, infatti, la successione di un cesare alla carica di augusto era accettata dagli altri pretendenti al trono. Con Costantino il cuore dell’Impero si sposta ad oriente Agli inizi del IV secolo si affermò un nuovo grande personaggio, Costantino, figlio dell’augusto Costanzo Cloro. Egli, forte dell’appoggio del suo esercito, riuscì a sbaragliare tutti i rivali, l’ultimo dei quali l’augusto d’oriente Licinio, e a riunificare nelle sue mani tutto il potere imperiale, ponendo fine alla tetrarchia. Decise poi, a parti-

Perché fu istituita la tetrarchia?


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

Testa colossale di Costantino Palazzo dei Conservatori, Roma (prima metà del IV secolo) Opera colossale che originariamente doveva essere alta circa 12 metri. La testa è alta 2,60 m.

re dal 326 di risiedere stabilmente a Costantinopoli (l’antica Bisanzio, sulle sponde del Bosforo) che egli fece abbellire e trasformare nella sua nuova capitale. Alla sua morte, però, scoppiò di nuovo il caos, con lunghi ed estenuanti conflitti fra i tre figli, pretendenti alla successione.

La definitiva divisione in due parti Riunificato per un breve periodo nelle mani di Teodosio, che governò a partire dal 379, alla morte di questi (395) l’Impero venne definitivamente diviso tra i suoi due figli: ad Arcadio toccò l’Impero Romano d’Oriente (che successivamente verrà anche chiamato bizantino), ad Onorio quello d’Occidente. Il primo conobbe una certa stabilità e poté consolidarsi e garantirsi, come


11 vedremo, una lunga esistenza; il secondo finì di nuovo in preda a lotte e anarchia e si ridusse ad essere governato da imperatori spesso deboli e incapaci. La città stessa di Roma iniziò un lento e inarrestabile declino.

Anarchia Parola di origine greca che significa assenza di un governo stabile, di un’autorità riconosciuta.

Il declino economico Anche in campo economico da tempo si manifestavano segnali di declino. Calava la produzione agricola, i commerci languivano, i prezzi dei prodotti aumentavano come pure le imposizioni fiscali. Inutilmente Diocleziano aveva tentato di intervenire per sanare la situazione, ad esempio bloccando i prezzi dei prodotti, ma senza ottenere risultati duraturi. Con i suoi successori, poi, la situazione non era migliorata di molto. La vita, soprattutto dei contadini, era sempre più misera e ovunque, ma soprattutto nelle città, si manifestava un nuovo drammatico problema: il calo demografico.

Demografia Parola che indica la scienza che studia l’andamento della popolazione (dal greco demos, “popolo”, e graphè, “scritto”, “descrizione”). Si parla di calo demografico quando la popolazione in un determinato territorio diminuisce e di incremento quando, al contrario, aumenta.

I Romani non sono più quelli di una volta: la crisi dei valori morali A questi fattori di crisi molti studiosi aggiungono il venir meno degli antichi valori che avevano fatto grande Roma. I Romani del IV e del V secolo erano molto diversi da quelli di un tempo: sembravano non amare più la loro patria come in passato, erano meno disposti a sacrificarsi per essa, preferivano, quando era possibile, vivere nello sfarzo e nel lusso anziché dedicarsi al bene pubblico. La stessa religione che nell’antichità aveva insegnato ai Romani ad amare e a servire la patria, si era col tempo ridotta a culti esteriori, talvolta bizzarri, di imperatori spesso fanatici e autoritari. Conseguenza di tutto questo fu anche la crisi dell’esercito. I Romani, infatti, si mostravano sempre meno disposti ad arruolarsi e a mettere a rischio la loro vita combattendo per difendere la patria, proprio nel momento in cui la minaccia esterna dei barbari si faceva più consistente. Per questo, gli imperatori furono costretti ad arruolare forze mercenarie scelte tra i barbari. Interi reparti dell’esercito romano erano nel IV secolo costituiti da truppe provenienti da popolazioni non romane, che in qualche caso avevano anche dato prova di valore nel combattimento, ma che sicuramente non offrivano più molte garanzie di affidabilità.

Perché si parla di declino economico dell’Impero?

3 · I fattori “esterni”: le invasioni barbariche Chi erano i “barbari” e da dove provenivano Con la parola “barbari” si suole indicare un insieme di popolazioni, in prevalenza germaniche, che i Romani avevano già incontrato e affrontato fin dai tempi di Giulio Cesare e che fino al IV secolo erano state tenute sotto controllo, oltre i confini

Soldati mercenari Soldati che combattevano al servizio di chi li pagava e quindi per denaro e non più per difendere la propria patria o i propri ideali.

Perché si parla di imbarbarimento dell’esercito romano?


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

nord-orientali dell’Impero. Inizialmente nomadi e dedite alla caccia e all’allevamento, oltre che alla guerra, queste popolazioni si erano progressivamente stanziate lungo i confini, ma ben presto fecero sentire la loro minacciosa presenza anche all’interno dei territori romani. Un primo segnale: la sconfitta di Adrianopoli Nella seconda metà del IV secolo, infatti, spinta dagli Unni, un popolo di origine mongolica proveniente dall’Asia centrale, una di queste popolazioni, i Visigoti, irruppe all’interno del territorio imperiale varcando il Danubio e innescando una catena di reazioni che ebbero conseguenze devastanti. Un primo campanello d’allarme di quello che sarebbe successo in seguito si ebbe già nel 378 nella battaglia di Adrianopoli (città della Tracia, nella parte occidentale dell’attuale Turchia). In questo scontro anche l’imperatore Valente, che tentava di fermare l’avanzata degli invasori, venne clamorosamente sconfitto e ucciso con diecimila dei suoi uomini. Dalle incursioni alle invasioni Ben presto l’onda delle invasioni divenne inarrestabile. Nell’inverno tra il 406 e il 407 Vandali, Alani e Svevi attraversarono il Reno ghiacciato e si insediarono prima in Gallia e poi in Spagna. I Burgundi, a loro volta, occuparono la valle del Reno, i Franchi Salii si insediarono nel territorio dell’attuale Belgio, mentre gli Angli e i Sassoni si stabilirono in Britannia. Queste invasioni, per la verità, non incontrarono molti ostacoli. L’esercito romano, che, come vedremo più avanti, era sempre più indebolito, non fu in grado di opporre un’efficace resistenza. Il sacco di Roma del 410: «Se cade Roma, tutto il mondo cade» Con i Visigoti, fallito il tentativo di sconfiggerli militarmente, i Romani erano nel frattempo arrivati a un accordo. Si accettò il loro stanziamento nelle province orientali della Mesia e della Tracia come socii, cioè alleati, per cui potevano conservare le proprie leggi e usanze ma dovevano impegnarsi a difendere il confine loro assegnato da altre invasioni. I Visigoti non rimasero però a lungo in questa posizione: l’imperatore d’Oriente, infatti, che voleva sbarazzarsi della loro ingombrante presenza, li spinse ad attaccare direttamente l’Italia. Qui per ben due volte, guidati dal loro re Alarico, vennero sconfitti dall’esercito romano comandato da un valoroso generale di origine vandala, Stilicone, che aveva anche provveduto a spostare la capitale dell’Impero da Milano a Ravenna, ritenuta più sicura. Quando, però, dei cortigiani invidiosi riuscirono a far uccidere Stilicone, Alarico poté di nuovo tornare alla carica, giungendo fino ad assediare Roma e a saccheggiarla nel 410. Il sacco di Roma


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Angli Sassoni o Ren

Campi Catalunici (451)

Vandali, Svevi e Alani

Unni

Dan ub

io

Ostrogoti

Visigoti

Mar Nero

Svevi

Adrianopoli (378)

Roma

Costantinopoli

Alani Atene Cartagine Vandali

Migrazioni e invasioni barbariche (IV-VI secolo)

Mar Mediterraneo

Impero Romano d'Oriente o

Nil

Impero Romano d'Occidente Città importanti Battaglia

fu un evento che destò enorme impressione in tutto il mondo civile di allora. Per la prima volta, dopo 800 anni, l’Urbe che aveva dominato il mondo veniva sconfitta e saccheggiata da un popolo straniero. Molti ebbero l’impressione che qualcosa fosse definitivamente finito, quasi il preannuncio di una tragica fine del mondo.

Si allontanano i Visigoti, arrivano gli Unni In realtà, i Visigoti non rimasero a lungo a Roma: preferirono lasciare l’Italia per insediarsi in Gallia. Subito, però, si andò profilando la minaccia degli Unni. Sotto la guida del re Attila, essi si presentarono a ridosso dei confini dell’Impero, seminando il terrore tra le popolazioni locali. Duramente sconfitti nel 451 ai Campi Catalaunici (vicino all’attuale Troyes, nel nord-est della Francia) da un esercito composto da Romani, Franchi e Visigoti, guidati all’ultimo grande generale romano, Ezio, ripiegarono allora verso l’Italia nord-orientale, invadendo il Friuli dove portarono devastazione e morte. Attila fu però convinto ad arrestare la sua marcia sul fiume Mincio da una delegazione inviata da Roma, di cui faceva parte anche il papa Leone I. Il motivo di questa decisione non è del tutto chiaro agli storici. Secondo la leggenda, il re unno si sarebbe fatto convincere dalla figura autorevole del papa. In realtà è più probabile che temesse un attacco alle spalle da parte delle truppe dell’imperatore bizantino.

Perché il sacco di Roma fu un evento sconvolgente per gli uomini di quel tempo?


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

Incontro di Leone Magno con Attila Affresco di Raffaello (1514), Stanza di Eliodoro, Palazzi Pontifici, Città del Vaticano

Perché si dice che l’Impero Romano ebbe fine nel 476?

476: cade l’Impero Romano Ezio, il vincitore di Attila, fece però la stessa fine di Stilicone. L’imperatore Valentiniano III, preoccupato dei suoi successi lo fece assassinare e l’anno dopo, nel 455, Roma, sempre più indifesa, subì una nuova devastante incursione da parte dei Vandali giunti via mare dalle coste africane. Definitivamente indebolito, l’Impero Romano, ormai ridotto alla sola penisola italiana e sotto la minaccia continua di nuove invasioni, aveva un destino segnato. Nel 476 Odoacre, re degli Eruli, insediatisi nella Pianura Padana, e capo degli eserciti imperiali di stanza in Italia, depose l’ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo (il diminutivo stava ad indicare la sua giovanissima età, poco più che un bambino) e inviò all’imperatore d’Oriente Zenone le insegne imperiali, gesto con il quale intendeva significare che l’Impero in occidente era ormai finito e che da questo momento in poi Roma non avrebbe più avuto un imperatore: la lunga storia di dominatrice del mondo era ormai conclusa. Per ironia della sorte, l’ultimo imperatore si chiamava Romolo, proprio come il leggendario fondatore della città.


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4 · Una nuova religione arriva da oriente: il Cristianesimo Il Messia e la “buona novella” Il Cristianesimo ha origine dalla vita e dalla predicazione di Gesù di Nazareth, vissuto in Palestina, una regione periferica dell’Impero Romano, al tempo degli imperatori Augusto e Tiberio. Nonostante la sua origine umile, questa religione è divenuta nel tempo la più diffusa e la sua importanza nella storia della civiltà è testimoniata dal fatto che ancora oggi in tutto il mondo, anche nei paesi dove i cristiani sono pochi, si contano gli anni a partire dalla nascita del suo fondatore. Stando al racconto contenuto nei vangeli Gesù, dopo aver vissuto per parecchi anni nella modesta famiglia di un falegname, iniziò attorno ai trent’anni la sua attività pubblica, predicando e compiendo prodigiosi miracoli. Proclamava la “buona novella”, il compiersi in lui della promessa contenuta nella Bibbia: egli era il Messia inviato a liberare l’uomo dal peccato per riconciliarlo con Dio ed aprirgli così le porte della vita eterna. Va detto che l’attesa di un messia era molto viva nel popolo di Israele, ma i più ritenevano che dovesse trattarsi di un capo politico o militare che avrebbe liberato gli Ebrei dalla schiavitù dei Romani. Gesù, invece, si poneva come il messia di un Regno di Dio aperto a tutti gli uomini e destinato ai miti, agli umili, ai caritatevoli verso il prossimo, a coloro che facevano la volontà di Dio. L’aspetto che, tra tutti, sembrava, però, il più inusitato era che dalle sue parole e dai suoi gesti egli emergeva non come un semplice profeta, un uomo illuminato da Dio come tanti che c’erano stati prima, né come un maestro di saggezza. Unico fra tutti i fondatori di religioni, Gesù si poneva come il Figlio di Dio, Dio egli stesso, redentore dell’uomo. E ribadì questo anche dinnanzi alle autorità chiamate a giudicarlo, andando perciò incontro alla morte. Negare tutto ciò, per presentare Gesù in altro modo, vorrebbe dire negare il contenuto fondamentale del suo insegnamento e della sua predicazione. La morte e l’annuncio della resurrezione Gesù raccolse attorno a sé un gruppo crescente di discepoli, detti poi apostoli, ma si procurò anche molti nemici ed ostilità. I capi israeliti, i sommi sacerdoti della religione ebraica, i farisei lo accusarono di sacrilegio proprio per la sua pretesa di definirsi Dio, affermazione per loro inaccettabile. Essi riuscirono a farlo arrestare, senza che egli facesse nulla per fuggire o per reagire. Ottennero che fosse messo a morte con la complicità del governatore romano Ponzio Pilato che preferì non assumersi la responsabilità di decidere della sua sorte, lasciando la decisione nelle mani delle autorità ebraiche del tempo.

Messia Parola ebraica che significa “l’Unto”, “il consacrato”, quindi il prescelto da Dio. Questo termine è tradotto in greco con la parola Cristo.

Apostoli Parola greca che significa “inviati”. Farisei Con questo nome si indicava nel I secolo a.C. una setta di devoti, che si dedicavano con zelo particolare ed esclusivo alla pratica delle leggi e dei divieti contenuti nella religione ebraica.


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

La morte a cui Gesù fu sottoposto era infamante: la crocifissione sul monte Golgota assieme a due delinquenti comuni. Poteva essere la fine di tutto, e così pensarono in un primo momento i suoi discepoli sconfortati. Invece il giorno dopo, stando al racconto dei vangeli, avvenne un fatto sorprendente: il sepolcro in cui era stato sepolto fu trovato vuoto. In seguito numerosi suoi discepoli riferirono che Gesù era risorto e apparso a loro, e cominciarono ad annunciarlo pubblicamente. Da allora la fede nella resurrezione di Cristo costituisce il cardine della religione cristiana.

Chiesa Con questo termine (dal greco ekklesia che significa “assemblea”) si indicò l’insieme di tutte le comunità cristiane sorte in varie località dell’Impero, guidate dai vescovi e fedeli al papa.

Martire Dal greco martyr, che significa “testimone”, indica colui che dà testimonianza a Cristo offrendo la propria vita per lui.

Eucaristia Dal greco eucharistía, che significa “rendimento di grazie”, indica il rito della “frazione del pane”, gesto col quale i cristiani rivivono l’ultima cena del Signore.

Il Cristianesimo si diffonde I seguaci di Gesù, detti ben presto cristiani, cominciarono a predicare la nuova religione prima a Gerusalemme e in tutta la Palestina, poi negli altri territori dell’Impero Romano. Tra le figure che maggiormente si distinsero in quest’opera di predicazione vi fu Paolo di Tarso, che si convertì alla nuova fede dopo che, da giovane, l’aveva lungamente e ferocemente combattuta. Il punto di riferimento per tutti i cristiani divenne però Pietro, colui che lo stesso Gesù aveva posto a capo degli apostoli. Egli, trasferitosi a Roma, ne divenne vescovo. Con questo nome, che significa in greco “ispettore”, si indicavano gli apostoli ed i loro successori. Per la sua autorevolezza e per l’incarico che Gesù stesso gli aveva affidato, Pietro fu considerato il capo di tutti i cristiani e chiamato anche papa (termine derivante dal latino e che significa “padre dei padri”). Attorno a lui si organizzò la Chiesa. Persecuzioni ed eresie Nella sua rapida diffusione all’interno dell’Impero Romano il Cristianesimo incontrò parecchi ostacoli. I seguaci di Cristo, che rifiutavano il culto pagano in onore dell’imperatore, subirono per questo atroci persecuzioni. Le più terribili furono quelle sotto gli imperatori Nerone, Decio e Diocleziano, che causarono la morte di migliaia di persone. Durante queste persecuzioni si distinse la testimonianza dai martiri, cioè di coloro che andavano incontro alla morte piuttosto che rinnegare la loro fede. Oltre alle persecuzioni, i cristiani dovettero fronteggiare accuse rivolte loro da intellettuali pagani. Nei loro confronti era frequente, ad esempio, l’accusa di cannibalismo in quanto nella celebrazione dell’Eucaristia dicevano di cibarsi del corpo di Cristo. Un’altra accusa ancora più grave fu quella di essere tra le cause della decadenza dell’Impero, soprattutto perché avrebbero attirato con la loro nuova religione la punizione degli dei romani su di esso. Si trattava di accuse chiaramente infondate ma che ebbero un certo seguito al punto che dotti studiosi cristiani, chiamati poi Padri della Chiesa, dovettero impegnarsi con i loro scritti a respingerle. In quest’opera di difesa essi contribuirono anche a precisare sem-


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Agostino confuta gli eretici Arca di Sant’Agostino (XIV secolo), San Pietro in Ciel d’Oro, Pavia Si noti che gli eretici sono raffigurati con piedi di gallina.

pre meglio i principi della nuova fede. Importante da ricordare a tale proposito è l’opera del vescovo africano Agostino d’Ippona, riconosciuto da tutti gli studiosi come uno dei padri della nostra civiltà. Un’ulteriore difficoltà nacque all’interno della Chiesa dove sorsero le eresie, cioè delle interpretazioni del messaggio cristiano diverse da quelle dei primi apostoli, del papa e dei vescovi. Queste eresie crearono spesso sgomento e confusione nei fedeli e, per fronteggiarle, si fece ricorso ai concili, cioè a delle grandi assemblee nelle quali il papa e i vescovi stabilivano in modo preciso ed inequivocabile i principi della fede, i dogmi, che tutti i cristiani avrebbero dovuto accettare. Nel corso degli anni coloro che accetteranno questi dogmi verranno chiamati cattolici.

Eresia Dal greco aíresis, che significa “scelta”, indicava l’adesione a dottrine contrastanti con quella insegnata del papa e dai vescovi. Cattolicesimo Dal greco catholikós, “universale”, indica la religione cristiana praticata secondo l’insegnamento del papa e dei vescovi, in contrapposizione alle pratiche e alle credenze introdotte dalle varie eresie.


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

5 · Da religione perseguitata a religione ufficiale dell’Impero La svolta di Costantino: con il suo Editto la libertà di coscienza entra nella storia La situazione dei cristiani nell’Impero Romano cambiò radicalmente a partire dal IV secolo, grazie in particolare all’opera dell’imperatore Costantino. Questi, nel 313, mediante un atto passato alla storia come Editto di Milano, affermò il principio della libertà di coscienza in materia religiosa, principio che avrà conseguenze importantissime in tutto lo sviluppo successivo della nostra civiltà. In base a questo principio pose fine alle persecuzioni, concedendo ai seguaci di Gesù la libertà di culto all’interno dell’Impero. A spingere l’imperatore a questo gesto, oltre alla sua personale conversione (si farà battezzare però solo poco prima di morire), vi furono probabilmente anche motivazioni di carattere politico. I valori portati dal Cristianesimo potevano contribuire a rianimare una società sempre più povera di ideali come quella romana di allora e, grazie a questo, dare anche nuovo slancio all’Impero. Il sostegno di Costantino alla Chiesa Cattolica Oltre a permettere ai cristiani la libertà di culto, Costantino destinò massicci finanziamenti per la costruzione di grandi chiese dette basiliche e per la realizzazione di opere di carità, consentì alla Chiesa di affrancare gli schiavi e altro ancora. Soprattutto, però, si impegnò per consolidare l’unità dei cristiani, combattendo contro la diffusione delle eresie. In particolare nel 325 radunò a Nicea il primo concilio ecumenico, che condannò l’eresia ariana, di cui parleremo nel prossimo capitolo, e fissò i principi cristiani contenuti nel credo (chiamato per questo anche Simbolo niceno). Il passo indietro di Teodosio: il Cristianesimo diventa religione ufficiale dell'Impero Nel 380 un altro imperatore, Teodosio, andò oltre quanto stabilito da Costantino, proclamando il Cristianesimo unica religione dell’Impero e vietando tutti gli altri culti fino ad allora permessi. Questa decisione, che rese il Cristianesimo religione ufficiale dell’Impero, rappresentò certamente un passo indietro rispetto al principio della libertà di coscienza sancito da Costantino. Teodosio attuò questo provvedimento perché, oltre che attratto dalla dottrina di Cristo, era sempre più convinto del ruolo decisivo che la nuova religione avrebbe potuto rivestire nel ricostruire su nuove basi l’Impero.


19 METTIAMO A FUOCO

Che cosa sono i vangeli? Le notizie riguardanti la vita e l’insegnamento di Gesù ci provengono in gran parte dai quattro vangeli. Inizialmente il termine vangelo indicava la “buona novella”; in un secondo tempo passò ad indicare i libri che di questa buona notizia parlavano. Tre di essi, quelli scritti da Matteo, Marco e Luca, sono molto simili e perciò sono detti sinottici (parola che in greco indica che si possono scorrere “con un unico sguardo”); il quarto invece, quello dell’apostolo Giovanni, presenta alcune differenze che lo rendono originale.

Quando e come sono stati scritti? Gli studiosi ancora oggi discutono su quando e come i vangeli sono stati scritti. Alcuni dati però sembrano ormai sicuri. Probabilmente, durante la predicazione degli apostoli, alcune delle loro testimonianze venivano messe per iscritto e poi lette nelle assemblee delle varie comunità. In un secondo momento qualcuno provvide a raccoglierle e a collegarle fra loro. Il primo fu probabilmente Marco, che era stato amico e discepolo di Pietro, e quindi aveva una conoscenza abbastanza ravvicinata della vita del Messia. Per quanto riguarda le date, sembra ormai assodato che i sinottici siano stati scritti prima del 70 d.C. e quindi quando molti testimoni dei fatti narrati erano ancora vivi. Il più tardo fu quello di Giovanni, scritto forse ad Efeso in Asia Minore, verso la fine del I secolo. Che cosa non sono i vangeli? Che cosa ci fanno conoscere di Gesù? Non dobbiamo pensare che i vangeli siano una cronaca dettagliata di tutti i fatti riguardanti la vita di Gesù. Essi ci raccontano solo ciò che gli apostoli, i testimoni diretti e i primi cristiani ricordavano o trattenevano nel loro cuore, quello che ritenevano fosse importante conoscere del Messia per poterlo amare e seguire. Non tutto ciò, quindi, che riguardava la vita del Cristo si può trovare in questi testi. Questo ha fatto dire in passato ad alcuni studiosi che tali racconti non sarebbero attendibili, sarebbero fonti parziali e inadeguate, non ci offrirebbero notizie certe e la vita di Gesù rimarrebbe un mistero inesplorabile.

Vangelo di san Luca Rosenwald Collection, The Library of Congress, Washington DC

Questo non è vero. Chi vuole conoscere Gesù può accostarsi con fiducia ai vangeli. Infatti, se analizzati con attenzione e correttezza metodologica, come molti storici sempre più spesso stanno facendo, questi testi possono fornirci notizie sufficientemente sicure sulla vita del Messia, sono fonti che hanno un sufficiente grado di attendibilità e di certezza. Proprio uno degli evangelisti, Luca, quasi a volerci mettere in guardia dai dubbi, inizia il suo vangelo, ricordandoci di aver fatto un lavoro accurato per vagliare le sue informazioni; scrive infatti all’amico Teofilo: «Poiché molti han posto mano a stendere un racconto degli avvenimenti successi tra di noi come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della parola, così ho deciso anch’io di fare ricerche accurate su ogni circostanza fin dagli inizi e di scriverne per te un resoconto ordinato, illustre Teofilo, perché ti possa rendere conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto» (Lc 1,1-4).


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

METTIAMO A FUOCO

Perché il Cristianesimo ebbe successo? Costantino… ma non solo È indubbio che le scelte politico-religiose di Costantino ebbero un ruolo importantissimo nel favorire la diffusione e l’affermazione del Cristianesimo che divenne ben presto la religione maggioritaria dell’Impero. D’altra parte, però, l’intervento del sovrano e i suoi aiuti non sarebbero certo bastati, se non ci fosse stata già una diffusione abbastanza capillare di comunità cristiane organizzate intorno ai loro vescovi, e attive in campo sociale, culturale e caritativo. Al Cristianesimo già da prima di Costantino, si erano infatti convertiti schiavi ma anche nobili patrizi, contadini e militari, uomini e matrone, mercanti e cortigiani. È quindi altrove che va spiegato il successo di questa nuova religione. Attribuirla solo alle scelte di Costantino (e di Teodosio) è riduttivo e semplicistico. Come si spiega dunque questo successo? Che cosa affascinava i cittadini romani del tempo fino a spingerli ad abbracciare questa nuova fede che veniva dalla Palestina? Rispondeva alle grandi domande dell’uomo La risposta è plurima. Innanzitutto, molti erano attratti e colpiti dal fatto che questa nuova religione spiegava in modo più convincente di altre qual è il senso della vita e rispondeva alle grandi domande esistenziali presenti in ogni uomo: chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Che cosa c’è dopo la morte? Che cosa sono il bene e il male? Grandi pensatori (si pensi fra tutti a sant’Agostino) si convertirono proprio per questo, dopo un lungo studio e una approfondita ricerca. Una nuova libertà In secondo luogo, il Cristianesimo colpiva per il modo in cui proponeva all’uomo la libertà. Offriva a tutti una libertà profonda, interiore, la libertà dalla schiavitù del male, dal vizio e dalla paura della morte. Questa libertà poi si traduceva anche nella vita di tutti i giorni: nelle assemblee e nei luoghi dove si pregava insieme, gli schiavi sedevano accanto agli uomini liberi e a volte anche accanto ai loro padroni. Costoro, pur mantenendoli come schiavi nella vita di ogni giorno, erano

Gesù Buon Pastore Mausoleo di Galla Placidia (V secolo), Ravenna

portati a trattarli con più umanità, perché li riconoscevano come fratelli in Cristo. Riguardo alla morte, in particolare, il messaggio cristiano non si limitava a dire che Dio era in grado di sconfiggerla offrendo all’uomo la possibilità della vita eterna, ma riteneva anche di poterne offrire la prova con la morte e la resurrezione di Gesù. Rispetto alla religione ebraica, poi, ricca di comandamenti, obblighi e doveri, il messaggio cristiano predicava un’unica legge importante, quella dell’amore.

La santità della vita Infine ultimo motivo di successo fu la testimonianza della santità di vita data dai primi cristiani, una santità che si esprimeva in significativi atteggiamenti di bontà verso tutti. Come scrive Atenagora (un filosofo cristiano del II secolo): «Tra di noi voi potrete trovare ignoranti, operai manuali, piccoli cervelli: se a parole sono incapaci di esporre l’utilità della loro dottrina, con le azioni dimostrano l’utilità dei loro principi; essi non sanno dire delle parole ma espongono opere buone; colpiti, non rendono il colpo; depredati, non perseguono col giudizio; danno a quelli che chiedono loro e amano il prossimo come se stessi».


21 VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Le catacombe e i simboli cristiani Cimiteri scavati nel tufo Avrai sicuramente sentito parlare delle catacombe. Si tratta di una rete di gallerie sotterranee, lunghe decine di chilometri e disposte su più livelli (arrivavano fino a 25 metri di profondità), che si trovano in alcune località intorno a Roma (famose quelle di San Callisto, Santa Domitilla, Santa Priscilla) ma anche altrove, in Italia e in altri paesi. Riguardo alla loro funzione, molti pensano ancora oggi che fossero luoghi di rifugio o di riunione clandestina per i primi cristiani vittime delle persecuzioni. Ciò non è vero. Le catacombe erano cimiteri scavati nel tufo, vere e proprie necropoli. E infatti ancora oggi si può vedere che lungo le gallerie si aprono camere sepolcrali che ospitano nicchie e loculi che contenevano le salme dei defunti. Spesso queste tombe erano ricoperte da lapidi che portavano inciso il nome della persona sepolta (le tombe dei bambini mostrano dei giocattoli o altri oggetti infantili incastonati nella calce). Nel corso del III secolo, proprio per la presenza delle tombe dei martiri, le catacombe divennero anche luoghi di preghiera e di convegno, quasi mai però, come detto, luoghi di rifugio.

Catacombe. Villa Codini Colombari, Roma

Simboli cristiani rinvenuti nelle catacombe

Interessanti raffigurazioni Nelle catacombe si trovano spesso immagini e decorazioni molto interessanti che ci fanno capire come i primi cristiani interpretavano la loro religione e in particolare la figura di Cristo che veniva espressa attraverso raffigurazioni simboliche. Troviamo, infatti, la colomba col ramo d’ulivo nel becco che stava ad indicare la pace che Gesù portava, la nave che rappresentava la Chiesa che dirige gli uomini verso il porto della salvezza, l’ancora che rappresentava la salvezza, il pesce che simboleggiava Cristo (perché la parola pesce in greco contiene le iniziali della frase «Gesù Cristo, figlio di Dio salvatore»), il pavone che rappresentava la vita eterna, il pane che rappresentava il corpo di Gesù offerto sulla croce. In un secondo momento ai simboli cominciarono ad affiancarsi le rappresentazioni di figure umane: si hanno scene bibliche tratte dal Nuovo e dal Vecchio Testamento (Giona nella balena, Daniele tra i leoni, l’adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù), ma anche raffigurazioni dirette di Gesù come buon pastore, con la pecorella smarrita sulle spalle, oppure scene di uomini in preghiera.


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

METTIAMO A FUOCO

L’“editto” che non ci fu… ma che fu estremamente importante Editto di Milano… o di Sardica? “Editto di Milano” è un’espressione piuttosto impropria per designare l’atto con cui Costantino pose fine alle persecuzioni contro i cristiani. In realtà a Milano nel 313 non fu emanato nessun decreto imperiale redatto in modo solenne e ufficiale. Si trattò piuttosto di un’intesa pacificatrice tra Costantino e il suo rivale di allora, l’altro augusto Licinio, culminata con la decisione di confermare un precedente decreto emesso dal loro predecessore Galerio nel 311, riguardante la tolleranza religiosa. Galerio aveva preso questa decisione poco prima di morire, a Sardica (l’attuale Sofia, capitale della Bulgaria), dopo aver constatato il fallimento della sua politica persecutoria nei confronti dei cristiani. A loro concedeva perciò la libertà di culto e chiedeva di pregare il loro Dio per l’imperatore. Con l’accordo di Milano l’editto di Sardica (questo è il nome con cui andrebbe quindi in realtà chiamato) venne confermato e di esso venne data successiva comunicazione al governatore della Bitinia, una regione dell’Asia minore. È di questa comunicazione che noi abbiamo il resoconto da parte di due scrittori cristiani del tempo, Lattanzio ed Eusebio di Cesarea, mentre non possediamo il testo originale del documento. In campo religioso si deve seguire la propria coscienza Nel resoconto di Lattanzio si riporta la seguente frase attribuita ai due augusti: «Abbiamo ritenuto con ragionamento salutare e giustissimo che a nessun uomo sia negata la facoltà di aderire ai riti dei cristiani, o di qualsiasi altra religione a cui lo diriga la sua mente, cosicché la Divinità suprema, alla cui devozione ci dedichiamo liberamente, possa accordarci la solita benevolenza e il solito favore». È interessante notare come, in questo decreto, venga concessa la libertà di praticare la propria religione non solo ai cristiani, ma anche agli appartenenti alle altre fedi. Si fa, per questo, riferimento alla coscienza personale (la propria “mente”) come all’unico criterio da seguire nello scegliere la religione a cui aderire. Ciò significa

che a nessuno deve essere imposto di praticare una religione contro la sua volontà, né da parte dell’imperatore né da parte dello stato, cosa che invece avveniva comunemente presso la quasi totalità dei popoli antichi ed anche all’interno dell’Impero Romano. Questa è una vera e propria rivoluzione: per la prima volta si riconosce in un atto ufficiale la libertà religiosa come un diritto fondamentale dell’uomo. E si riconosce anche che lo stato non impone nessuna religione propria ma le guarda tutte con rispetto e benevolenza (con un’espressione usata ai giorni nostri si direbbe che lo stato deve essere “laico”).

L’editto di Teodosio… un passo indietro? Rispetto a tutto questo, l’editto di Teodosio del 380 rappresenta un passo indietro. Con esso, infatti, si stabilisce che il Cristianesimo debba essere l’unica religione ammessa dallo stato e tutte le altre vengono proibite, e quindi poi perseguitate. In tal modo viene a perdersi quella libertà di coscienza che l’atto di Costantino invece affermava. Questo può, a prima vista, sembrare un vantaggio per il Cristianesimo, che viene privilegiato rispetto a tutte le altre religioni, ma in realtà non lo è. Chi diventava cristiano perché costretto dalla legge dello stato, finiva per esserlo solo esteriormente e non per una profonda convinzione interiore, ed una fede, ogni fede, senza convinzione interiore e quindi senza libertà, non è vera fede. In secondo luogo, perché con l’editto di Teodosio la religione cristiana finiva per essere sottomessa allo stato e alla volontà dell’imperatore. Vedremo, studiando la storia dei secoli successivi, come questo creerà enormi problemi alla Chiesa che dovrà lottare anche aspramente per difendere la sua libertà dalla volontà di dominio su di essa da parte degli imperatori.


23 PARTIAMO DALLE FONTI

Girolamo e Agostino: due modi diversi di porsi davanti alle tragedie della storia La caduta di Roma venne vista dai contemporanei in modi diversi. Come già accennato, tra gli intellettuali pagani vi fu chi vide in essa una punizione degli dei tradizionali contro la diffusione del Cristianesimo e la corruzione dei costumi antichi dei Romani. I cristiani, pur difendendosi da queste accuse, espressero però valutazioni differenti. Qui proponiamo i due interessanti giudizi di san Girolamo, scrittore e traduttore della Bibbia, e sant’Agostino. Entrambi si rendono conto della gravità e della drammaticità di questo evento ma la loro reazione è diversa. Il secondo si mostra molto più aperto alla speranza e molto meno angosciato dalla paura del futuro.

Ecco quanto scrive san Girolamo: «Ho saputo che Roma è stata assediata. Sono rimasto turbato, istupidito. Giorno e notte non potevo pensare ad altro se non sperare che tutti si salvassero. Ero ammutolito: sospeso fra disperazione e speranza, nell’attesa di notizie certe, l’incertezza mi paralizzava, mi tormentava la sofferenza altrui. La luce splendente del mondo si è spenta. L’Impero Romano è stato decapitato. La distruzione di una sola città ha distrutto il mondo». Dal Commento a Ezechiele, proemio, 1, adatt.

Quali reazioni prova Girolamo alla notizia dell’assedio di Roma? A cosa viene paragonata Roma nel momento della sua fine? È un’immagine che lascia intravedere quanto positivo fosse il giudizio di Girolamo sul ruolo di Roma: perché? Con la fine di Roma viene distrutto tutto il mondo. Che cosa può significare questa espressione?

Sant’Agostino invece scrive: «Il mondo è in preda alla devastazione, è schiacciato: coraggio, cristiani, stirpe celeste, voi che siete di passaggio su questa terra e cercate la vostra patria in cielo, dove sarete compagni degli angeli e dei santi, ricordatevi che siete venuti al mondo per lasciarlo. Non è il dolore che deve far paura; suscitano scandalo i discorsi di quelli che dicono: ecco che cosa accade nei tempi cristiani. Questi sono discorsi dei pagani. Ha fatto poco Dio per voi, che nel declino del mondo vi ha mandato Cristo a rigenerarvi, quando ogni cosa cade? Le cose fatte dall’uomo, destinate a finire, volgevano al tramonto ed Egli è venuto per consolarvi nel dolore e promettervi la pace per sempre. I pagani dicono che Roma muore quando arrivano i cristiani. Ma Roma non muore. È flagellata ma non uccisa; è castigata ma non distrutta; forse Roma non muore se non muoiono i Romani ed essi non moriranno se loderanno il Signore. In che cosa consiste infatti Roma se non nei Romani? Non di pietre e di travi, di alti palazzi e massicce mura: tutto ciò era stato fatto per crollare un giorno. Vi prego, vi imploro, vi esorto: siate pazienti, abbiate compassione di chi soffre, accogliete gli infermi. In questi momenti abbondano i profughi, i bisognosi; abbondi l’ospitalità vostra, le vostre buone opere: i cristiani agiscano come Cristo ordina, i pagani lasciateli bestemmiare le loro sventure». Dal Sermo de tempore barbarico, LXXXI, adatt.

Perché i cristiani non devono temere la devastazione e la caduta di Roma? Quali sono le accuse che i pagani rivolgono ai cristiani e come sant’Agostino risponde a queste accuse? Che cosa può salvare dalla morte Roma? Che azioni devono compiere i cristiani, secondo sant’Agostino?


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

IL PERCORSO DELLE PAROLE

I barbari sono scomparsi, di vandali invece ce ne sono ancora La parola barbaro è di origine greca e significa “balbuziente”, cioè colui che parla in modo inarticolato e incomprensibile. Con tale termine i Greci antichi chiamavano, con evidente disprezzo, gli stranieri, coloro che non parlavano la loro lingua e che per questo erano ritenuti inferiori sia sul piano culturale che su quello civile e politico. Essere barbari voleva dire, in sintesi, essere incivili, rozzi, e soprattutto non conoscere democrazia e libertà. Questo termine rimase in uso anche a Roma e fu applicato, sempre con valore dispregiativo, alle minacciose popolazioni germaniche. Successivamente scomparve, a partire dal Medioevo (vedremo che si parla delle ultime invasioni barbariche in riferimento alle incursioni di Normanni, Ungari e Avari avvenute attorno al X secolo). Oggi nessuno più chiama “barbari” i popoli stranieri che si Monumento sfregiato da graffiti vandalici

affacciano sulla scena della storia. C’è però un’altra parola legata ai popoli germanici che è rimasta in uso nel nostro linguaggio: vandalo. Con questa parola, indichiamo ancor oggi persone che compiono atti o tengono comportamenti distruttivi nei confronti di edifici, luoghi e ambienti, pubblici e non solo, e in particolare quelli di pregio artistico. Si parla per questo di atti vandalici. Il motivo di tale uso è evidente: del popolo bellicoso dei Vandali si ricordano soprattutto la devastazioni a cui sottoposero Roma e altre località italiane nel 455. Ricordiamo un’ultima curiosità: da questo termine (in particolare dall’arabo Al-Andalus, che era una storpiatura del nome Vandalusia) deriva il nome Andalusia che indica una regione meridionale della Spagna occupata in un primo tempo proprio dai Vandali.


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Raccontiamo in breve 1. Le cause della caduta dell’Impero Romano sono complesse: a fattori “esterni”, costituiti dalle invasioni barbariche, si aggiunsero cause “interne” legate alla crisi politica, a quella economica e alla perdita dei valori tradizionali che avevano retto la civiltà romana per secoli. 2. I “barbari” invasero a più riprese l’Impero, soprattutto sotto la spinta degli Unni che provenivano dall’Asia. La prima grande invasione fu quella dei Visigoti, che giunsero nel 410 a saccheggiare Roma. Nel 476 fu deposto l’ultimo imperatore romano, Romolo Augustolo, e da questa data cessò di esistere l’Impero d’Occidente. 3. Dal punto di vista politico l’Impero era stato diviso da Diocleziano mediante l’istituzione della tetrarchia. Successivamente, con Costantino, il cuore dell’Impero si spostò in oriente, a Costantinopoli, mentre la parte occidentale rimase priva di guide sicure e in preda a una crescente crisi economica e demografica. Anche l’esercito si andava sempre più imbarbarendo, con l’immissione al suo interno di truppe germaniche che non sempre garantivano la piena affidabilità. 4. Sotto Augusto e Tiberio, visse in Palestina Gesù, che predicò una nuova religione: annunciò l’avvento di un mondo di amore e di giustizia proclamandosi il Messia, figlio di Dio. Gesù fu osteggiato e ucciso, ma il suo messaggio si diffuse, grazie anche alla fede nella sua resurrezione che i discepoli andarono testimoniando in tutto il territorio dell’Impero. 5. Nonostante le persecuzioni ad opera di alcuni imperatori romani, la religione cristiana si diffuse in tutto l’Impero. Con la diffusione del Cristianesimo si andò organizzando la Chiesa, con i vescovi, successori degli apostoli, e il papa, il vescovo di Roma, successore di Pietro, che Gesù aveva scelto come capo degli apostoli. All’interno della Chiesa si svilupparono varie eresie, che vennero però sconfitte attraverso i concili e l’opera dei Padri della Chiesa, che contribuirono a fissare i principali dogmi della fede.

la linea del tempo 200

293 Diocleziano conclude la riforma della tetrarchia 300 313 Editto di Milano

325 Concilio di Nicea 380 Cristianesimo unica religione dell’Impero 400 406 inizio delle incursioni barbare 410 Sacco di Roma 476 cade l’Impero Romano

500

6. Le persecuzioni ebbero termine con Costantino che lasciò libertà di culto ai cristiani. Teodosio, nel 380, riconobbe il Cristianesimo come unica religione dell’Impero.

600


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FINISCE IL MONDO ANTICO: SI PREPARA UN MONDO NUOVO

Attività e verifiche Esercizio 1 · Rispondi, anche oralmente, alle seguenti domande. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.

Chi istituì la tetrarchia? Per quale scopo? Che cosa fecero i Visigoti, una volta giunti in Italia? Che cosa convinse Attila a desistere dalla sua campagna di conquista della penisola? Come morì Stilicone? Quali furono le decisioni più importanti prese da Costantino durante il suo governo? Come era cambiata la mentalità dei cittadini romani? Che caratteristiche aveva il Regno di Dio annunciato da Gesù? Perché fu importante l’opera di Paolo di Tarso? Chi furono i Padri della Chiesa? Che cosa stabiliva l’editto di Teodosio del 380?

Esercizio 2 · Collega con una freccia ogni data all’avvenimento ad essa connesso. 313

Battaglia di Adrianopoli

326

Sacco di Roma da parte dei Visigoti

378

Editto di Costantino

410

Deposizione dell’ultimo imperatore romano Romolo Augustolo

476

Costantino si trasferisce definitivamente a Costantinopoli

Esercizio 3 · Indica se l’affermazione riportata è vera o falsa. All’inizio del V secolo l’Impero Romano si trovava in condizioni floride.

V

F

I Visigoti si stanziarono inizialmente nelle province orientali dell’Impero come socii.

V

F

Nel 455 Roma subì una devastante incursione da parte dei Vandali.

V

F

Odoacre non tenne per sé le insegne imperiali.

V

F

Costantino proclamò il Cristianesimo religione ufficiale dell’Impero.

V

F

Nel concilio di Nicea venne condannata l’eresia ariana.

V

F

Esercizio 4 · Per completare la frase iniziale scegli fra le tre alternative proposte quella che ti sembra, oltre che esatta, anche precisa e formulata con il linguaggio più appropriato. I vangeli sono a. il racconto completo e dettagliato della vita di Gesù. b. il racconto di quello che la prima comunità cristiana riteneva importante della vita di Gesù. c. un insieme di precetti e di regole da seguire per raggiungere la salvezza.


27 I cristiani subirono le persecuzioni degli imperatori romani perché a. si ribellavano contro l’autorità imperiale. b. si rifiutavano di rendere culto all’imperatore. c. si rifiutavano di combattere al servizio dell’imperatore. Le eresie furono a. l’insieme dei principi che tutti i cristiani dovevano accettare. b. le interpretazioni del Cristianesimo diverse da quelle del papa e dei vescovi. c. le dottrine insegnate dai Padri della Chiesa. L’Editto di Costantino a. favorì la diffusione del Cristianesimo tra i suoi soldati. b. fece diventare il Cristianesimo l’unica religione dell’Impero. c. concesse la libertà di culto ai cristiani e agli aderenti alle altre religioni. Esercizio 5 · Colora, nella cartina riportata, i territori dell’Impero Romano d’Occidente e dell’Impero Romano d’Oriente, usando colori diversi. Indica poi su di essa dove si trovano le principali città e le capitali. Realizza anche la legenda. Legenda

Angli Sassoni o Ren

Campi Catalunici (451)

Vandali, Svevi e Alani

Unni

Dan ub

io

Ostrogoti

Visigoti

Mar Nero

Svevi

Adrianopoli (378)

Roma

Costantinopoli

Alani Atene Cartagine Vandali

Mar Mediterraneo

o

Nil


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Capitolo 2

Il nuovo volto dell’Europa. Nasce il Medioevo Un battesimo decisivo «Abbassa il capo, condottiero; adora quel che bruciasti e brucia quel che adorasti!»: questa è la frase che, secondo la tradizione, avrebbe pronunciato, la notte di Natale del 496, Remigio, vescovo di Reims, al momento di battezzare il re dei Franchi Clodoveo. Per il sovrano franco si trattò di una decisione molto sofferta e a lungo meditata, nella quale un ruolo importantissimo ebbe la moglie, la regina Clotilde. Ma fu anche una decisione che avrebbe avuto rilevanti e durature conseguenze nella storia europea. A lui si unirono, infatti, tremila tra soldati ed ufficiali, con l’intera popolazione. Per la prima volta un popolo barbarico aderiva così in massa al Cristianesimo nella forma cattolica, e si ponevano le basi per una proficua fusione di questo popolo con i Romani. Si stava ormai aprendo la via per una nuova epoca: il Medioevo.

San Remigio battezza Clodoveo Maestro di Saint-Gilles (circa 1510), National Gallery, Washington


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IL NUOVO VOLTO DELL’EUROPA. NASCE IL MEDIOEVO

1 · I Regni Romano-Barbarici

Perché fu importante la deposizione di Romolo Augustolo?

Amministrativo Che si occupa di amministrare, ossia di far funzionare tutte le attività di uno stato (ad esempio riscuotere le tasse, occuparsi dei lavori pubblici, ecc.). L’espressione pubblica amministrazione indica quindi l'insieme delle attività che garantiscono il miglior funzionamento possibile dello stato. Burocratico Che riguarda la burocrazia, termine moderno che nasce dall’unione di un vocabolo francese (bureau cioè “ufficio”) e uno greco (crazia cioè “potere”). Significa quindi “potere dell’ufficio” e indica l'insieme degli uffici nei quali si divide la pubblica amministrazione. In genere questa espressione viene usata in senso negativo, per indicare il fatto che a occuparsi dell'amministrazione statale sono troppe persone e mal coordinate fra loro, col risultato che si rallentano i tempi e si creano disagi ai cittadini.

Perché si parla di Regni “RomanoBarbarici”?

La dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente Rispetto alla situazione precedente, la deposizione di Romolo Augustolo non aveva prodotto particolari cambiamenti. Già da tempo, infatti, l’imperatore romano in Occidente non riusciva più ad esercitare i propri poteri come in passato. Tuttavia, come spesso accade nella storia, questo fatto ebbe per gli uomini del tempo un grande valore simbolico: ora più nessuno poteva dubitare che l’Impero d’Occidente fosse definitivamente finito, non essendoci più neanche un imperatore. Quali erano le intenzioni dei Visigoti? Per la verità va detto che i Visigoti, i primi invasori di Roma, inizialmente non avevano intenzione di distruggere l’Impero. Essi semmai volevano rinvigorirlo, e risollevarne le sorti, sostituendosi ai Romani nella sua conduzione. Questo disse infatti il loro re Ataulfo: «Non potendo essere il distruttore dell’Impero, pensai con la pace di esserne il restauratore». E a dimostrazione di questa sua intenzione, già qualche anno prima, nel 414, aveva sposato Galla Placidia, sorella dell’imperatore d’Oriente Onorio, dando un chiaro segnale di voler fondere i due popoli, i Romani e i Goti, e di voler continuare la tradizione imperiale romana. Purtroppo, Ataulfo venne assassinato e questo progetto fallì. Arrivarono poi in rapida successione nuove invasioni il cui risultato inevitabile fu, come vedremo, la definitiva dissoluzione dell’Impero, anche sul piano territoriale. Convivenza senza coesione: nascono i Regni Romano-Barbarici Man mano che occupavano territori queste nuove popolazioni si mescolavano agli abitanti del posto. Con essi avviavano rapporti di lavoro e scambi commerciali, e in alcune regioni non erano infrequenti anche i matrimoni misti. Inoltre, introducevano le loro leggi e le loro usanze, che si affiancavano a quelle romane. I loro re finivano per governare quindi su territori dove le istituzioni romane e le usanze barbariche convivevano. Per questo gli storici hanno coniato l’espressione Regni Romano-Barbarici per definire queste nuove realtà politiche. In questi regni i barbari detenevano il controllo politico e militare, mentre ai cittadini di origine romana venivano spesso lasciati i compiti amministrativi e burocratici Va detto che non sempre le diverse tradizioni si integrarono e questo fatto costituì uno dei motivi di debolezza di molti regni. Solo chi seppe fondere meglio popoli e tradizioni differenti poté sopravvivere a lungo. È questo il caso, come vedremo, dei Franchi di Clodoveo.


31

Regno degli Anglo Sassoni

Frisoni

ni eg

Aquisgrana

Turingi Alemanni Longobardi

o Ren

Breton i

Celti

Slavi

Unni Dan ub

Regno dei Franchi Regno dei Burgundi

io

R

Regno degli Ostrogoti

Regno degli Svevi

Mar Nero

Marsiglia Roma Costantinopoli Nicea

Regno dei Visigoti

I Regni Romano-Barbarici

Atene Ippona

Cartagine

Regno dei Vandali

Sassoni

Mar Mediterraneo

Franchi Burgundi Svevi Ostrogoti o

Nil

Visigoti Vandali Città importanti

2 · Chi erano i “barbari” Non avevano un’organizzazione statale È giunto a questo punto il momento di conoscere più a fondo queste popolazioni e le loro caratteristiche, anche per comprendere meglio le ragioni che resero difficile la loro coesistenza con i Romani. Abbiamo già visto che erano popoli originariamente nomadi e dediti in modo particolare alla guerra. Qui aggiungiamo che vivevano divisi in tribù a loro volta suddivise in clan parentali, guidati da un patriarca. Non costituivano quindi uno stato come noi oggi lo intendiamo: l’unica forma di governo che possedevano era un’assemblea di uomini liberi, quelli che portavano armi ed erano in grado di combattere, che si riunivano periodicamente (anche una sola volta all’anno, in primavera), per decidere questioni di comune interesse. Solo in caso di guerra provvedevano ad eleggere un re dotato di pieni poteri. Nel tempo, quando questi popoli divennero stanziali, la figura del re divenne sempre più importante. Erano privi di leggi scritte Non esistevano in queste società leggi scritte né un’autorità che si occupasse di farle rispettare. Era invece in uso la pratica della vendetta privata o faida: i parenti delle vittime potevano punire chi

Clan Gruppo di famiglie appartenenti alla medesima discendenza, cioè tutte discendenti da uno stesso antenato.

Patriarca Dal greco patriárches che significa “capo della stirpe” indica colui che comandava una tribù, una famiglia o un insieme di famiglie, in quanto figura maschile più anziana o più autorevole. Diverso, come vedremo nel prossimo capitolo, il significato di questa parola in campo religioso.


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Cavaliere detto di Stabio Placca in bronzo dorato di oreficeria longobarda (VII secolo), Historisches Museum, Berna

Indoeuropeo Il termine si riferisce a un gruppo di lingue dell'Asia e dell'Europa che presentano molte somiglianze tra loro e che quindi fanno pensare a un'origine comune. Secondo gli studiosi questa origine potrebbe trovarsi in un'area geografica non ben individuata dell’Asia centromeridionale.

era ritenuto colpevole di un delitto, anche colpendo la sua famiglia. Si trattava, come si può ben capire, di una pratica che innescava spesso catene di violenze e vendette che mettevano a rischio la sopravvivenza stessa della società. Col tempo questa usanza venne sostituita dal pagamento di una somma in denaro detta guidrigildo. Senza le leggi, i rapporti tra gli uomini liberi si basavano sul principio della fedeltà personale: gli individui prendevano solenni impegni di fedeltà e collaborazione reciproca, impegni che poi erano tenuti a rispettare in quanto, in caso contrario, avrebbero subito il disprezzo da parte di tutti gli altri uomini liberi e avrebbero compromesso il loro onore. Vedremo come questo modo di regolare i rapporti personali diventerà importante nel mondo medioevale, soprattutto in quello cavalleresco e feudale.

Non praticavano la scrittura ed erano politeisti Le lingue da loro usate erano di origine indoeuropea ma era pochissimo utilizzata la scrittura. Dal punto di vista religioso inizialmente praticavano il politeismo. Adoravano cioè una serie di dei legati alla natura. I popoli del nord, in particolare, riconoscevano come capo supremo dei loro dei Odino, dio della guerra. Molto diffusa era la pratica della magia e in alcuni casi sembra si praticassero anche sacrifici umani.


33 Si convertirono poi all’Arianesimo Una volta insediatisi in modo stabile nel territorio romano molti di questi popoli si convertirono al Cristianesimo ariano. L’Arianesimo, una delle prime grandi eresie, nacque agli inizi del IV secolo ad opera di un sacerdote alessandrino, Ario, uomo dal grande fascino e dalla predicazione fluente. Egli insegnava che Gesù Cristo non era vero Dio, in quanto non possedeva la natura divina e perciò non poteva essere considerato eterno né onnipotente. Era quindi solo una creatura, seppure la più grande tra tutte, che Dio aveva scelto come suo rappresentante in terra. Riducendolo a un semplice uomo, questa dottrina finiva per snaturare la predicazione di Gesù, distruggendo alla radice l’originalità stessa del Cristianesimo. Perciò, nonostante il seguito raccolto da Ario in Oriente, le sue idee furono condannate, come detto, nel concilio tenutosi a Nicea nel 325. In questa occasione, si affermò che Gesù era pienamente Dio, della stessa “sostanza” del Padre. Scomparso gradualmente in Asia e in Africa, l’Arianesimo finì per diffondersi a partire dalla metà del IV secolo presso le popolazioni germaniche grazie alla predicazione del vescovo missionario Ulfila. Mangiavano e vestivano in modo diverso dai Romani Anche nell’abbigliamento, nella cura del corpo e nel mangiare i barbari avevano caratteristiche che li rendevano molto diversi dai Romani. A differenza di questi, infatti, che si rasavano accuratamente e tenevano i capelli corti, essi portavano lunghi baffi e barbe, con capelli fluenti sulle spalle. Indossavano, inoltre, calzoni larghi e piuttosto corti e camicie comode per cavalcare, anziché tuniche lunghe. Per l’alimentazione si cibavano in abbondanza di carne, grassi animali come lardo o strutto, burro, pane di segale, accompagnati da birra e latte, mentre i Romani preferivano un’alimentazione con poca carne, a base di frumento, orzo, legumi e ortaggi, e bevevano vino. Una difficile convivenza Potevano questi popoli convivere con i Romani? Da quanto detto verrebbe da pensare che una convivenza fosse piuttosto difficile. L’ostacolo maggiore era rappresentato proprio dalla mancanza presso di loro di un sistema di leggi che regolasse in modo stabile i rapporti tra le persone. Essi non sentivano l'esigenza di un’organizzazione che si occupasse di dare stabilità e ordine alla vita della società, ossia di ciò che in epoca moderna verrà chiamato “stato”. A questo invece i Romani erano abituati da tempo. Tutto ciò spiega come i sovrani barbarici più avveduti cercheranno di affidare proprio ai più esperti cittadini romani gli incarichi di tipo amministrativo tenendo per i loro sudditi quelli militari. Altro motivo di difficoltà nei rapporti rimase quello religioso, in quanto ormai i cittadini


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Croce detta di Desiderio (fine VIII secolo), Museo di Santa Giulia, Brescia

Perché fu difficile la convivenza tra barbari e latini?

romani aderivano in gran parte al Cattolicesimo allora in lotta con l’Arianesimo. Solo quando queste popolazioni cominceranno ad adottare leggi scritte e a convertirsi al credo cattolico lasciando l’Arianesimo si potranno avvertire i primi segnali di una convivenza più fruttuosa e serena.


35 Quali furono i Regni Romano-Barbarici Non rimane, a questo punto, che fare una rapida rassegna di questi Regni Romano-Barbarici che, almeno all’inizio, furono estremamente fluidi. Alcuni di essi, infatti, ebbero una vita piuttosto breve e scomparvero quasi subito sotto l’azione di altre popolazioni. In Gallia settentrionale si insediarono i Franchi, che seppero realizzare, come vedremo, un regno potente e duraturo. Nella Gallia centrale, invece, si costituì il Regno dei Burgundi, sottomessi però ben presto proprio dai Franchi. Nella Gallia meridionale, infine, si insediarono i Visigoti, che nel 507, sconfitti anch’essi dai Franchi, si spostarono nella Spagna. Qui sottomisero gli Svevi, che si erano stanziati nella parte nord-occidentale, e costituirono un regno che durò fino al 711, quando avvenne la conquista degli Arabi. I Vandali, dopo essersi insediati per un certo periodo in Spagna, si diressero verso le coste nord-occidentali dell’Africa, da dove con le loro scorrerie navali costituirono una minaccia costante per Roma e per le coste italiane. Il loro regno ebbe però breve durata, in quanto vennero sconfitti e sottomessi dai Bizantini già nel 533. Ricordiamo da ultimo l’insediamento nella Britannia degli Angli e dei Sassoni provenienti dalla Scandinavia.

3 · Con i Regni Romano-Barbarici nasce il Medioevo Finisce il mondo antico Con la costituzione di questi regni, ha termine il mondo antico e ha inizio quello che, molti secoli dopo, verrà chiamato Medioevo. Oramai, infatti, sul piano politico, religioso, culturale, le principali caratteristiche dell’antichità sembrano scomparse e sostituite da nuovi elementi. Non c’è più l’Impero Romano che governa l’intera Europa e al suo posto vi sono vari regni; il paganesimo è in gran parte sostituito dal Cristianesimo; le tradizioni romane sembrano perdersi al contatto con i nuovi popoli germanici; le leggi, gli usi e i costumi si modificano. Anche la lingua latina, come vedremo, andrà a poco a poco trasformandosi al contatto con le lingue dei nuovi popoli. Non si può però parlare di netta cesura Occorre fare attenzione, però, quando si distinguono le epoche storiche. Nella storia non ci sono mai distinzioni nette. Le caratteristiche di un’epoca non vengono mai completamente annullate e sostituite nell’epoca successiva da caratteristiche totalmente nuove e diverse. Per usare un’espressione degli studiosi, nella storia c’è continuità piuttosto che discontinuità tra le varie epoche. Questo


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significa che molti aspetti del mondo romano continueranno a vivere nel Medioevo e che le innovazioni introdotte dai “barbari” si innesteranno sulla tradizione romana, che non scomparirà mai del tutto.

Perché si dice che il Cristianesimo fu il “collante” del Medioevo?

Mausoleo di Teodorico Ravenna (520 circa)

È il Cristianesimo il “collante” di questa nuova epoca Ci fu un fattore che, come vedremo, fece per così dire da “collante”. Si tratta del Cristianesimo. Quando i popoli germanici si convertirono a questa nuova religione impararono ad apprezzare i valori dell’uomo elaborati nella cultura antica e tramandati, come vedremo, attraverso l’opera paziente dei monaci amanuensi, e cominciarono, seppur lentamente, a mitigare la loro indole guerresca e violenta. Come sostengono gli studiosi e come avremo modo di capire sempre meglio procedendo nel nostro lavoro, il Medioevo può considerarsi il frutto dell’unione di tre elementi: i grandi valori della tradizione latina, l’energia e la vitalità dei nuovi popoli germanici, il nuovo modo di concepire la vita introdotto dal Cristianesimo.


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4 · Seguiamo da vicino le vicende italiane Da Odoacre a Teodorico Dopo aver deposto Romolo Augustolo, Odoacre cercò di mantenere buoni rapporti con l’imperatore d’Oriente Zenone, promettendo di mettersi al suo servizio. Questi, però, non si fidò delle promesse del capo degli Eruli e prese un’altra decisione: convinse gli Ostrogoti, popolazione germanica alleata di Bisanzio e stanziata in Pannonia, a muoversi verso l’Italia per sostituirsi agli Eruli. A capo degli Ostrogoti vi era Teodorico, nobile che aveva vissuto alla corte di Costantinopoli e che era stato addirittura adottato come figlio dall’imperatore. Di lui Zenone si fidava al punto di nominarlo patricius al posto di Odoacre. Gli Ostrogoti in Italia Nel 493, dopo un lungo assedio, gli Ostrogoti presero Ravenna. Qui si era rifugiato Odoacre, che venne catturato e ucciso a tradimento. Oramai Teodorico era il nuovo signore dell’Italia, re dei barbari e rappresentante dell’Impero d’Oriente. Non aveva però un compito semplice: si trattava di far convivere gli eredi della grande tradizione romana con il suo popolo ancora rozzo e per certi versi arretrato, tenendo anche conto che l’imperatore bizantino continuava a manifestare la volontà di controllare a sua volta la penisola. La prima fase del regno di Teodorico: coabitazione, ma non fusione Il governo di Teodorico conobbe due fasi molto diverse. Inizialmente egli, ammiratore della grandezza di Roma, cercò di far coesistere pacificamente il suo popolo con i Romani. Concesse ai suoi un terzo delle terre conquistate e il comando delle forze armate, ma lasciò ai Romani l’amministrazione e la possibilità di regolarsi secondo le proprie leggi. Inoltre, pur non convertendosi al Cattolicesimo e rimanendo saldamente ariano, non perseguitò i cattolici e ne rispettò i vescovi. Ebbe rispetto anche per gli ebrei, a cui concesse di conservare alcuni privilegi. Per realizzare questa politica si servì della collaborazione di consiglieri di eccezione quali i senatori Cassiodoro e Simmaco e il grande filosofo Severino Boezio, esponenti dell’aristocrazia latina. Amante dell’arte, abbellì le sue città predilette, Verona, Pavia e soprattutto Ravenna, dove fece costruire il suo palazzo, la splendida chiesa di Sant’Apollinare Nuovo e il suo mausoleo. La crisi e il declino Quando però nel 518 divenne imperatore d’Oriente Giustino, la situazione cominciò a cambiare. Giustino iniziò a perseguitare gli ariani rimasti nel suo territorio, e per reazione Teodorico agì nello

Pannonia Antica provincia romana compresa tra i fiumi Danubio e Sava, corrispondente alla parte occidentale dell’attuale Ungheria.


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Perché la politica di Teodorico non riuscì a favorire l’integrazione tra Ostrogoti e latini?

stesso modo nei confronti dei cattolici del suo regno. Costrinse persino il papa Giovanni I a recarsi a Costantinopoli per convincere l’imperatore a porre fine alle sue persecuzioni ma non ottenne risultati. Sempre più isolato, Teodorico cominciò anche a sospettare che i suoi collaboratori romani complottassero contro di lui in favore dei Bizantini. Li fece quindi arrestare e mettere a morte. Furono giustiziati anche Simmaco e Boezio. La morte colse Teodorico due anni dopo, nel 526. Oramai il suo tentativo di far coesistere Romani e Ostrogoti era da considerarsi fallito e il suo regno stava avviandosi a un rapido declino.

5 · L’ascesa dei Franchi L’espansione dei Franchi in Gallia I Franchi, penetrati in Gallia attorno al 406, si erano insediati nel nord, nella valle del Reno e della Mosella. Erano, tra i barbari, quelli più fieramente attaccati alle tradizioni germaniche e al paganesimo e non si erano mai convertiti all’Arianesimo. Ottenuto il riconoscimento ufficiale da parte della corte bizantina, iniziarono la loro espansione in particolare sotto il re Clodoveo. A partire dal 486 egli prima unificò il Regno Franco fino ad allora diviso, poi sconfisse gli Alemanni e, a sud, i Visigoti. Solo Teodorico, che occupò la Provenza, riuscì a fermarlo nella sua avanzata.

Perché fu importante il battesimo di Clodoveo? Perché costituiva un fattore di debolezza la convinzione, diffusa presso i Franchi, che il regno fosse una proprietà privata del sovrano?

Il battesimo di Clodoveo Fu nel corso di queste campagne militari che avvenne l’episodio decisivo che avrebbe cambiato il corso della storia dei Franchi e dell’intera Europa. Nel 496, anche grazie all’influenza della moglie Clotilde, fervente cattolica, Clodoveo ricevette il battesimo ad opera dal vescovo Remigio di Reims. Fu seguito in questo dai suoi soldati, dall’aristocrazia e da tutto il popolo. La conversione di Clodoveo favorì la pacifica convivenza tra Franchi e Romani all’interno del regno, anche grazie ai matrimoni misti. Ai Romani fu lasciata la gestione della giustizia e dell’amministrazione pubblica; rimanevano inoltre romani la gran parte dei vescovi, anche se fra loro si inserirono esponenti dell’aristocrazia franca; erano invece franchi i capi militari e i grandi signori terrieri. In queste grandi realizzazioni c'era però un elemento di debolezza: la tendenza a considerare il regno come una proprietà privata del sovrano. Perciò, quando il re moriva, il territorio veniva diviso tra i figli e ciò ne provocava l’indebolimento e causava tensioni e lotte tra i vari fratelli.


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I “re fannulloni” Col passare del tempo, inoltre, i re merovingi finirono per disinteressarsi dell’esercizio del potere preferendo dedicarsi ai tornei, ai banchetti e alle cacce (per questo vennero chiamati “re fannulloni”). Lasciarono così il comando nelle mani dei loro maestri di palazzo o maggiordomi (termine che allora aveva evidentemente un significato diverso da quello odierno e che equivale più o meno a quello di “primo ministro”). La carica di maggiordomo divenne ereditaria, passò cioè di padre in figlio, e di fatto finì per crearsi nel governo del regno una dinastia parallela a quella dei re. Per tutto il VI secolo, inoltre, il territorio franco risultava diviso al suo interno in due parti, l’Austrasia (corrispondente all’attuale Francia nordorientale con il Belgio) e la Neustria (la Francia nord-occidentale). Nel 533 i Franchi si allargarono a sud, conquistando il Regno dei Burgundi. Pipino il Breve diventa re dei Franchi Nel 687 il maggiordomo Pipino di Heristal riuscì a unificare il regno divenendone in pratica l’unico vero signore. Gli successe il figlio Carlo, denominato poi Martello, che nel 732 guidò l’esercito franco nella vittoriosa battaglia di Poitiers contro gli Arabi invasori. Il figlio di questi, Pipino detto il Breve, nel 751 spodesterà l’ultimo re “fannullone”, e prenderà il suo posto, facendosi incoronare nuovo re dei Franchi.

Incoronazione di Pipino il Breve (sullo sfondo scene della guerra tra Pipino e il fratellastro Grifone) Miniatura di Jean Fouquet dalle Grandes chroniques de France (XV secolo), Bibliothèque Nationale, Parigi

Merovingi Nome attribuito ai re franchi fino a Carlo Magno in quanto discendenti di un sovrano quasi leggendario di nome Meroveo, vissuto nella prima metà del V secolo.

Perché si parla di re fannulloni?


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METTIAMO A FUOCO

Il Medioevo: un’epoca misteriosa e spesso fraintesa Con la caduta dell’Impero Romano, l’arrivo dei nuovi popoli barbarici e la loro graduale conversione al Cristianesimo nasce, come abbiamo visto, quello che molti secoli dopo verrà chiamato Medioevo. In passato questa parola è stata usata spesso a sproposito e associata ad immagini negative. In genere l’età medioevale è stata vista o come un periodo misterioso, leggendario, fatto di dame, cavalieri, magie e incantesimi, oppure come un’epoca negativa (si parlava con disprezzo di “secoli bui”, di “oscuro Medioevo”) in cui la civiltà sarebbe decaduta irrimediabilmente e gli uomini sarebbero vissuti nell’ignoranza e nella superstizione. Oggi la ricerca storica ha in gran parte corretto questo giudizio.

Andare oltre i luoghi comuni Gli storici di professione hanno pienamente rivalutato il Medioevo e lo considerano l’epoca nella quale hanno avuto origine le nazioni, le lingue e la cultura europee e per questo meritevole di studio attento e di estremo interesse. Purtroppo, invece, al di fuori dell’ambito degli esperti, nel parlare comune, nei film e nei romanzi di successo, nei programmi televisivi ricompare ancora spesso una certa visione negativa non corrispondente alla verità. Come studiosi di storia, però, non dobbiamo farci ingannare; dobbiamo attenerci ai fatti storici, andando oltre i luoghi comuni ed i pregiudizi, anche quelli più consolidati. Non fu un’epoca buia Il Medioevo fu un’epoca complessa e lunghissima (circa dieci secoli; secondo alcuni storici anche di più) nella quale, come sempre, gli uomini hanno saputo dare vita a straordinarie imprese come pure a ignobili bassezze, un’epoca fatta di ombre ma anche di luci. Durante l'anno avrai modo di studiare e approfondire tali diversi aspetti che ti aiuteranno a mettere nella giusta luce quest'epoca. Conoscerai i monasteri, luoghi di pace e di conforto dello spirito, ma anche di lavoro ed elaborazione culturale (pensa solo all'opera paziente di bonifica di migliaia di ettari di palude e alla trascrizione dei codici antichi compiuta dai monaci).

Ammirerai bellissime chiese romaniche e imponenti cattedrali gotiche, ti accosterai ai capolavori universali di Giotto e di Dante Alighieri, ma imparerai a conoscere anche i valori della cavalleria e l’eleganza della vita delle corti francesi, il fervore di nuove attività dei Comuni italiani, patria delle prime forme di governo partecipativo e delle prime università. Sono tutti aspetti della civiltà medievale che ti faranno capire come un'epoca per lungo tempo ritenuta “buia” possa essere anche molto “luminosa”.

“Alto” e “basso” Medioevo Proprio per la lunghezza e la complessità del periodo medioevale, gli storici evitano di dare giudizi sommari e facili definizioni. Piuttosto propongono differenziazioni e periodizzazioni interne, utili a facilitare lo studio della mole immensa di materiali a disposizione. La più importante di queste periodizzazioni è quella che distingue “Alto” e “Basso” Medioevo. Il primo, grosso modo, arriverebbe fino all’anno Mille e coinciderebbe con quella che definiremo “età feudale”, mentre il secondo giungerebbe fino al XIV secolo, coincidendo con l’affermazione dei Comuni in Italia e degli stati nazionali nel resto dell’Europa occidentale.


41 PROTAGONISTI

Come muore un filosofo: Severino Boezio Un uomo che ha lasciato una grande eredità Severino Boezio è un personaggio che ha lasciato un segno profondo nella cultura dei secoli successivi e di tutto il Medioevo. Fu, , colui che insegnò ai medioevali ad amare la filosofia, quella grande materia di studio scoperta dai greci e diventata poi patrimonio dell’intera umanità. Fu anche colui che insegnò agli uomini del suo tempo e a quelli dei secoli successivi a saper fare tesoro dell’eredità della cultura classica, in un’epoca in cui invece, con la violenza e la brutalità, si tendeva a distruggere tutto quanto era stato realizzato in precedenza. Un maestro di filosofia Uomo dai molteplici interessi (si occupò infatti di matematica, geometria, musica, logica, studi biblici), fu però soprattutto un grande filosofo. Chi erano e che cosa facevano i filosofi? I filosofi erano degli studiosi che cercavano risposte alle domande più profonde dell’uomo: perché esiste il mondo? Che cosa c’è dopo la morte? Qual è la strada per diventare felici e realizzare pienamente la propria umanità? Che cosa sono il bene e il male? A queste domande essi davano risposte riflettendo con la loro ragione e non semplicemente affidandosi a quello che dicevano le antiche leggende o i miti tramandati dal passato. Per questo erano considerati dei sapienti (filosofia significa infatti in greco “amore della sapienza”). Boezio fu l’ultimo grande filosofo dell’età antica e il primo del Medioevo. Dopo il successo, una tragica morte Dapprima apprezzato per la sua cultura e per la sua capacità di amministrare lo stato (divenne senatore e poi console nel 510, infine maestro di palazzo), cadde poi in disgrazia. Fu, infatti, accusato da re Teodorico di tramare contro di lui e di aver preso parte a una cospirazione per riportare l’Italia sotto il dominio bizantino. Per questo fu destituito da ogni carica e imprigionato nelle carceri di Pavia dove venne poi giustiziato.

Severino Boezio in carcere consolato dalle Muse e dalla Filosofia. Miniatura (XIV secolo), Bibliothèque Municipale, Rouen (Francia)

Dove sta la vera felicità In carcere Boezio ebbe modo di scrivere il suo capolavoro La consolazione della filosofia, un testo in prosa e in versi nel quale egli immagina che una donna, vecchia ma sempre bellissima, appaia nella sua cella a consolarlo delle sue sofferenze. Questa donna rappresenta la filosofia, e con lei Boezio intesse una lunga conversazione. Soprattutto si chiede in cosa consista la vera felicità dell’uomo e la donna gli risponde che la felicità non sta nel raggiungere beni su questa terra, ricchezze, onori, potere. Il destino dell’uomo è nell’aldilà, e la gioia vera sta solo in Dio, il Sommo Bene. Occorre quindi, per essere felici, volgere il proprio sguardo a Dio e offrire a lui la vita. Coloro invece che, compiendo il male, pensano di essere felici su questa terra si sbagliano; in realtà non lo sono veramente, in quanto, seguendo il male, si abbruttiscono e degradano la loro natura. Come affrontare serenamente la morte Forte di questa scoperta dovuta alla filosofia, Severino Boezio poté affrontare fiducioso la dura prigionia e successivamente la morte che avvenne, con tutta probabilità, nell’ottobre del 524. La sua opera non morì con lui. Il suo testo ottenne un grande successo e divenne uno dei libri più conosciuti e amati del Medioevo e di tutta la storia della filosofia.


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PARTIAMO DALLE FONTI

I barbari: rozzi animali o “buoni selvaggi”? I barbari furono giudicati dai contemporanei in modi molto differenti. I testi che seguono ce ne danno un esempio. Il primo è un brano di Ammiano Marcellino, ufficiale dell’esercito e storico romano vissuto nel IV secolo che, nel suo libro Le storie, scrive: «Hanno membra robuste e salde, un collo gros-

so e sono stranamente brutti e curvi. Per quanto abbiano la figura umana, sebbene deforme, sono così rozzi nel tenore di vita da non aver bisogno né di fuoco né di cibi conditi, ma si nutrono di radici di erbe selvatiche e di carne semicruda di qualsiasi animale, che riscaldano per un po' di tempo fra le loro cosce ed il dorso dei cavalli. Non sono


43 mai protetti da alcun edificio, ma li evitano come tombe separate dalla vita di ogni giorno. Neppure un tugurio con il tetto di paglia si può trovare presso di loro, ma vagano attraverso montagne e selve, abituati sin dalla nascita a sopportare geli, fame e sete. Adoperano vesti di lino oppure fatte di pelli di topi selvatici, né dispongono di una veste per casa e di un'altra per fuori. Ma una volta che abbiano fermato al collo una tunica di colore appassito, non la depongono né la mutano finché, logorata dal lungo uso, non sia ridotta a brandelli. Travolgono tutto ciò che si oppone a loro. Combattono alle volte se sono provocati ed ingaggiain ngaggiano battaglia in schiere a forma di cuneo con urla confuse e feroci». Da Le storie, XXXI, 2, adatt. Quali sono gli aspetti fisici evidenziati? Che cosa ci fanno capire? Ci sono tratti animaleschi nella descrizione? Quali particolari fanno pensare e ad un tipo di vita rozzo ed incivile? Che cosa invece evidenzia la loro forza forzza nel combattimento?

Il brano seguente è invece di Salviano di Marsiglia, un prete di origine gallica, vissuto nel V secolo. Per comprendere pienamente il brano tieni conto che l’autore interpreta le invasioni barbariche come una punizione che Dio ha inflitto ai Romani per la loro corruzione morale e i loro peccati. «Per quanto riguarda il modo di vita dei Goti e dei Vandali, da che punto di vista possiamo con-

siderarci superiori o allo stesso livello? Parliamo innanzitutto dell'affetto e della carità, virtù fondamentale secondo l'insegnamento del Signore. Quasi tutti i barbari, almeno quelli che appartengono alla stessa stirpe ed hanno uno stesso re, quasi tutti i Romani si si amano reciprocamente: qu perseguitano a vicenda. Qual è il cittadino che non concittadino? Qual è colui che ha invidia per il suo concittadin dimostra da vicino una carità senza riserve? Pur vivendo fianco a fianco, siamo disuniti per il cuosono spogliati, le vedore. Nel frattempo i poveri son tanto che ve piangono, gli orfani sono calpestati, c molti di loro, anche di cospicui cospicu natali e di ottima educazione, si rifugiano presso press i nemici per non pubblica persecuzione. morire sotto i colpi della pub dubbio tra i barbari l'uEssi vanno a cercare senza dub manità dei Romani, perché non no possono più sopportare tra i Romani l'inumanità l'inuman dei barbari! Essi si differenziano da coloro presso pres i quali si rifugiano, per la religione come per la l lingua e, se posso sprigiona dai corpi e dadirlo, per il fetore che si sprig ciò nonostante, gli abiti dei barbari; preferiscono, preferisco sopportare presso questi popoli pop quella difformità di costumi che non presso o i Romani l'ingiustizia scatenata». gubernatione Dei, V, adatt. Dal De gubern Quali sono i comportament comportamenti che fanno Romani? preferire i barbari ai Roman Perché lo scrittore vede nei barbari avvicinano degli aspetti che più li avvic all’insegnamento di Cristo? poveri, le vedove, gli Come si comportano i pove orfani dei Romani? Che cosa si dice dei corpi e degli abiti dei barbari? conclusioni: A questo punto tira tu le co dieci righe del tuo sintetizza in non più di diec quaderno le differenze tra l’interpretazione l di Salviano. di Ammiano Marcellino e quella q

Galata morente Copia romana di un originale bronzeo (230-220 a.C. circa), Musei Capitolini, Roma


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NON TUTTI SANNO CHE…

Le grandi regine dei merovingi Una storia non sempre “al maschile” Spesso siamo portati a pensare alla storia, soprattutto alle vicende politiche, “al maschile”, come se le donne non avessero mai avuto alcun ruolo importante nel guidare il corso degli eventi, i popoli e le nazioni. In realtà, invece, in molti casi emergono, dallo studio attento del passato, eccezionali figure femminili che hanno saputo imprimere un corso decisivo ad avvenimenti e vicende. È il caso, tra queste, delle regine merovinge, di cui ci vengono tramandate, a volte con coloriture leggendarie, spesso però con fondate basi storiche, straordinarie gesta. Si trattava di regine spesso aggressive, risolute, decise, dalla forte personalità, che sapevano essere alla pari dei loro consorti. Non sempre, inoltre, erano di sangue reale; alcune erano di rango inferiore o addirittura schiave, ma seppero diventare regine attraverso la loro abilità e il loro fascino. Regine sante… Già abbiamo accennato nel testo alla regina Clotilde, moglie di Clodoveo, che ebbe un ruolo importante nella conversione del marito al Cattolicesimo. Un’altra regina, proclamata poi santa, fu Radegonda, che da schiava, conquistò il cuore del suo padrone, il re Clotario I, che la prese in moglie. La violenza del marito però (si narra che in un eccesso d’ira le uccise il fratello) la costrinse a fuggire presso vari monasteri. Fattasi a sua volta monaca, si dedicò ad opere di carità e di assistenza ai poveri nonché alla fondazione di un importante monastero a Poitiers. assassine… Il cronista del tempo Gregorio di Tours ci narra anche nella sua Storia dei Franchi di due acerrime rivali, Fredegonda, regina di Neustria e Brunilde, regina di Austrasia, che dominarono la scena politica nella seconda metà del VI secolo e che non esitarono a ricorrere anche ai più efferati delitti fino a scatenare una guerra fratricida fra i loro due mariti pur di soddisfare la loro gelosia e la brama di predominio.

… e abili governanti Altra figura di straordinario rilievo sul piano politico e religioso fu la regina Bathilde, vissuta nel VII secolo. Di origini anglosassoni, fu rapita da pirati danesi e finì poi schiava presso la corte franca. Qui seppe, con la sua bellezza ed il suo buon carattere, conquistare le grazie del re Clodoveo II, che la prese in sposa. Rimasta vedova pochi anni dopo, si trovò ad assumere il governo del regno al posto dei figli ancora piccoli. Seppe, in questo incarico, segnalarsi per molte importanti decisioni. Finanziò e fece realizzare molte opere religiose, ospedali, abbazie, monasteri; lottò contro la simonia, cioè la pratica di comprare e vendere cariche ecclesiastiche, allora diffusa presso il clero franco; abolì tasse gravose che spingevano a volte le famiglie povere a vendere i loro figli. A lei è stato attribuito anche un provvedimento singolare: il divieto di comprare e vendere schiavi cristiani nel Regno Franco. Trascorse gli ultimi quindici anni della sua vita nell’abbazia femminile di Chelles, da lei stessa fondata, dove morì nel 680 in fama di santità.


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Raccontiamo in breve 1. Nel territorio dell’Impero Romano d’Occidente occupato dai barbari sorsero alcuni regni che furono chiamati RomanoBarbarici. In tali regni la convivenza e la fusione tra Germani e Romani fu piuttosto difficile per varie ragioni: i Germani possedevano leggi primitive, non scritte, ed erano privi di un’idea di stato. Erano inoltre ariani mentre la maggioranza della popolazione romana era cattolica. 2. I Regni Romano-Barbarici ebbero diversa durata e consistenza. I più solidi furono quelli dei Franchi in Gallia e dei Visigoti in Spagna. Più fragili furono quelli dei Burgundi in Gallia centrale, degli Svevi in Spagna, dei Vandali sulle coste africane e degli Ostrogoti in Italia. 3. In questi regni i conquistatori barbari tennero per sé il potere politico e militare, insieme a un terzo delle terre, mentre ai latini fu concessa l’amministrazione dello stato e della giustizia. 4. Contro il capo degli Eruli Odoacre, che voleva governare l’Italia in nome dell’Impero d’Oriente, l’imperatore Zenone inviò Teodorico, re degli Ostrogoti e suo figlio adottivo. Teodorico uccise Odoacre, e prese possesso del territorio italiano, governandolo come re dei Goti e rappresentante dell’imperatore d’Oriente 5. Inizialmente Teodorico rispettò i romani, affidandosi per il suo governo a consiglieri latini, come Cassiodoro, Boezio e Simmaco. In seguito, però, per motivi religiosi entrò in contrasto con l’imperatore d’Oriente Giustino. Gli Ostrogoti, infatti, si erano convertiti all’Arianesimo, eresia perseguitata dall’imperatore. Questo spinse Teodorico ad agire a sua volta contro i Romani del suo regno, ormai cattolici. Molti importanti esponenti romani, tra cui il filosofo Severino Boezio, furono uccisi. 6. Il Re dei Franchi Clodoveo dopo aver conquistato gran parte della Gallia, nel 496 si convertì al Cattolicesimo, insieme con tutto il suo popolo. 7. Alla sua morte i suoi successori, della dinastia merovingia, trascurarono l’amministrazione dello stato, delegando sempre più compiti ai loro maggiordomi, che finirono per governare il regno al loro posto. Inoltre il Regno franco si divise in due parti, la Neustria e l’Austrasia, che furono riunificate nel 687 dal maggiordomo Pipino di Heristal, divenuto l’unico signore dei Franchi. 8. Nel 751 l’ultimo dei maggiordomi, Pipino il Breve, prenderà il potere facendosi incoronare re dei Franchi.

la linea del tempo 400 414 Ataulfo sposa Galla Placidia 493 gli Ostrogoti conquistano Ravenna 496 il battesimo di Clodoveo 500 518 Giustino imperatore d'Oriente 526 muore Teodorico

600

687 Pipino di Heristal sale al potere

700

732 Carlo Martello sconfigge gli arabi a Poiters 751 Pipino il Breve viene incoronato re dei Franchi 800


46

IL NUOVO VOLTO DELL’EUROPA. NASCE IL MEDIOEVO

Attività e verifiche Esercizio 1 · Rispondi, anche oralmente, alle seguenti domande. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.

Come erano divise le società barbariche? Quali erano le principali differenze tra la popolazioni barbariche e i Romani? Che cosa sosteneva l’eresia ariana? Chi diffuse l’Arianesimo presso i barbari? Chi governava le tribù barbariche? Come si comportò inizialmente Teodorico con i cittadini romani? Chi erano Boezio, Simmaco e Cassiodoro? Chi erano i maggiordomi? Qual era l’elemento di debolezza del Regno dei Franchi? In quali parti era diviso il Regno dei Franchi e chi lo unificò?

Esercizio 2 · Collega con una freccia ogni data all’avvenimento ad essa connesso. 476

Gli Ostrogoti prendono Ravenna

493

Pipino il breve si fa incoronare re dei Franchi

496

Destituzione di Romolo Augustolo, ultimo imperatore d’Occidente

751

Battesimo di Clodoveo

Esercizio 3 · Indica se l’affermazione riportata è vera o falsa. I Visigoti volevano la distruzione dell’Impero Romano.

V

F

Fra barbari e Romani non ci furono mai matrimoni misti.

V

F

Teodorico inizialmente cercò di far convivere pacificamente Ostrogoti e latini.

V

F

Nella seconda parte del suo regno Teodorico fece mettere a morte i principali esponenti dell’aristocrazia romana.

V

F

Il battesimo di Clodoveo ebbe delle conseguenze importantissime nella storia europea.

V

F

Pipino il Breve fu l’ultimo re fannullone.

V

F


47 Esercizio 4 · Per completare la frase iniziale scegli fra le tre alternative proposte quella che ti sembra, oltre che esatta, anche precisa e formulata con il linguaggio più appropriato. I barbari a. si impadronirono di tutte le terre ed imposero le loro leggi ai latini perseguitandoli. b. occuparono un terzo delle terre e fusero lentamente le loro leggi con quelle romane. c. occuparono soltanto un terzo delle terre dei latini. Il battesimo di Clodoveo a. rafforzò il potere del re dei Franchi. b. stabilì un legame privilegiato tra la Chiesa e il Regno dei Franchi. c. contribuì a sconfiggere l’eresia ariana. Teodorico iniziò a perseguitare i suoi collaboratori romani a. perché lui era ariano e i Romani cattolici. b. perché era entrato in contrasto col papa. c. perché temeva che i Romani congiurassero contro di lui in favore dell’imperatore d’Oriente. I re merovingi furono detti “fannulloni” perché a. si disinteressavano dell’amministrazione dello stato lasciando ai loro maggiordomi gli incarichi di governo. b. erano sempre in lotta con i maggiordomi per il governo del regno. c. continuavano a controllare l’amministrazione del regno e furono chiamati “fannulloni” perché non seppero ben governare. Esercizio 5 · Dopo aver riletto attentamente tutte le parti del capitolo in cui si parla dei barbari scrivi un testo di non più di 30 righe del tuo quaderno nel quale illustri le principali differenze tra barbari e Romani. È importante che tu disponga queste differenze in ordine di importanza.


380

Indice delle definizioni a margine del testo A

70

P

Eresia

17

Paganesimo

74

Eucaristia

16

Pannonia

37

Eremita

Abbazia

71

Abiurare

272

Amministrativo

30

F

Anacoreta

70

Farisei

Anarchia

11

Fazione

236

Potere spirituale

204

Antipapa

171

Feudo

140

Potere temporale

204

Apogeo

184

Follatura

187

Preparazione teologica

Apostoli

15

B

15

Pastorale

170

Patriarca

31, 50

95

R

G Gibilterra

98

Razzia

92

Bombarda

366

Giubileo

298

Regno

116

Bonifica

188

Giureconsulto

53

Reliquia

74

30

Giurisdizione

78

Retorica

275

Giurista

52

Retroguardia

Goliardia

276

S

207

Santi patroni

Burocratico C Califfo

98

Capro espiatorio

274

Guelfi e ghibellini

Cardinali

205

H

Cattedrale

268

Harem

Cattolicesimo

17

368

I

209

Scomunica

206

Simonia

170

Impero

116

Soldati mercenari

Censimento

262

Indulgenza

210

T

50

L

Chiesa

16

Laico

Clan

31

Lavoratori autonomi

268

Turchi Selgiuchidi

210

232

U

190

Legato

271

Usurpazione

366

Legge salica

338

V

Conclave

298

Lingue semitiche

Concubinato

172

Liturgia

Conio

123

M

92

Vassallo

122

Vespro

297

94

340

Martire

Demagogia

336

Megalomania

Democrazia

237

Merovingi

39

Demografia

11

Messia

15

16 336

Dialettica

275

Millenarismo

173

Dieta

242

Monaco

70

Monastero

71 52

78

Diritto romano

241

Monofisismo

Dissodamento

186

N

Doge

240

Notabili

Emiro

123

O

E 117

Ortodossa

78

123

Delfino

Dinastia

11 367

Colubrina

Maggiorenti

172

Turchi Ottomani

Clausura

D

268

Scisma

Celibato Cesaropapismo

117

209


381

Indice Caro amico…

4

Capitolo 3 La breve restaurazione imperiale

49

1 · L’Impero Romano d’Oriente: una vita più lunga

50

2 · La straordinaria opera di Giustiniano

52

3 · Arrivano i Longobardi: l’Italia si spezza in due

55

Capitolo 1 Finisce il mondo antico: si prepara un mondo nuovo

7

1 · Perché cadde l’Impero Romano

8

2 · I fattori “interni”: una crisi che durava da tanto tempo

8

3 · I fattori “esterni”: le invasioni barbariche

11

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

4 · Una nuova religione arriva da oriente: il Cristianesimo

15

LEGGIAMO L’ARTE

5 · Da religione perseguitata a religione ufficiale dell’Impero

METTIAMO A FUOCO

18

METTIAMO A FUOCO

Perché il Cristianesimo ebbe successo?

20

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Le catacombe e i simboli cristiani

21

METTIAMO A FUOCO

L’“editto” che non ci fu… ma che fu estremamente importante

22

La splendida fioritura di Ravenna

23

60 61 63

PARTIAMO DALLE FONTI

64

Capitolo 4 L’Europa diventa cristiana

69

1 · La grande stagione del monachesimo

70

2 · L’ascesa del vescovo di Roma: l’opera di Gregorio Magno

75

3 · Il papa sceglie i Franchi

76

METTIAMO A FUOCO

Perché i re venivano “unti”?

PARTIAMO DALLE FONTI

Girolamo e Agostino: due modi diversi di porsi davanti alle tragedie della storia

La guerra greco-gotica: il racconto di un corrispondente di guerra del tempo

Dalla faida al guidrigildo 19

59

PARTIAMO DALLE FONTI

I mosaici di Ravenna

METTIAMO A FUOCO

Che cosa sono i vangeli?

Le tracce dell’influenza longobarda in Italia

80

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Un monastero benedettino

81

IL PERCORSO DELLE PAROLE

I barbari sono scomparsi, di vandali invece ce ne sono ancora

METTIAMO A FUOCO

24

La vita quotidiana del monaco: scandire il tempo con la preghiera

84

Capitolo 2 Il nuovo volto dell’Europa. Nasce il Medioevo

29

SPUNTI DI RIFLESSIONE

1 · I Regni Romano-Barbarici

30

Perché il lavoro è importante per l’uomo

86

2 · Chi erano i “barbari”

31

3 · Con i Regni Romano-Barbarici nasce il Medioevo

35

91

4 · Seguiamo da vicino le vicende italiane

37

Capitolo 5 La nascita e la diffusione dell’Islam

5 · L’ascesa dei Franchi

38

1 · La Penisola Arabica prima di Maometto

92

2 · Maometto

93

3 · Che cosa predicava la nuova religione

94

4 · La diffusione dell’Islam

98

NON TUTTI SANNO CHE…

Ermanno di Reichenau: il disabile diventato genio

METTIAMO A FUOCO

Il Medioevo: un’epoca misteriosa e spesso fraintesa

40 41 42

102

Quante parole per indicare i musulmani

103

METTIAMO A FUOCO

NON TUTTI SANNO CHE…

Le grandi regine dei merovingi

Il Corano può essere paragonabile alla Bibbia? IL PERCORSO DELLE PAROLE

PARTIAMO DALLE FONTI

I barbari: rozzi animali o “buoni selvaggi”?

(PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA)

METTIAMO A FUOCO

PROTAGONISTI

Come muore un filosofo: Severino Boezio

85

44

I contributi della cultura araba

104


382 VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Come è fatta una moschea

106

Quando a tutelare i diritti dei cittadini è lo Stato

METTIAMO A FUOCO

La donna nella religione islamica

108

110

158

METTIAMO A FUOCO

Le “paci” e le “tregue di dio”

SPUNTI DI RIFLESSIONE (PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA)

Cristianesimo e Islam: dialogare è possibile

SPUNTI DI RIFLESSIONE (PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA)

160

Capitolo 8 Verso l’anno Mille

165

1 · Francia e Italia: due destini diversi

166

2 · Il sogno di restaurare l’Impero carolingio

168

Capitolo 6 Carlo Magno “re e padre dell’Europa”

115

3 · Il “secolo oscuro” della Chiesa

171

1 · Carlo diventa re dei Franchi

116

4 · Si avvicina l’anno Mille

172

2 · Dal Regno Franco all’impero cristiano: un lungo processo

116

3 · Natale dell’anno 800: nasce il Sacro Romano Impero

119

4 · Grande combattente… ma anche abile organizzatore e saggio legislatore

121

METTIAMO A FUOCO

E intanto a Bisanzio…

174

NON TUTTI SANNO CHE…

Frassineto: un avamposto musulmano nel cuore dell’europa cristiana

175

PARTIAMO DALLE FONTI PROTAGONISTI

Alcuino di York: un modello di intellettuale medioevale

Come nascono i vescovi-conti 125

METTIAMO A FUOCO

Che cosa rendeva forte l’esercito franco?

126

128

Capitolo 9 La grande rinascita

183

130

1 · La ripresa parte dalle campagne

184

2 · Il rinnovamento della Chiesa e della vita monastica

189

3 · Il consolidamento del potere imperiale

192

SPUNTI DI RIFLESSIONE (PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA)

È giusto imporre una religione con la forza?

177

178

PARTIAMO DALLE FONTI

Carlo Magno nella descrizione di Eginardo

L’imperatore è il rappresentante di Dio in terra: lo si vede anche dalla sua corona

La paura della fine del mondo… c’è anche oggi?

127

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Aquisgrana, la “nuova Roma”

METTIAMO A FUOCO

SPUNTI DI RIFLESSIONE (PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA)

IL PERCORSO DELLE PAROLE

Duchi, conti, marchesi: con Carlo Magno nasce la nuova nobiltà europea

176

132

METTIAMO A FUOCO

Capitolo 7 Il declino dell’Impero carolingio e l’affermarsi del feudalesimo

137

1 · L’Impero Carolingio muore col suo fondatore

138

2 · La grande paura: le invasioni di nuovi popoli

141

3 · Si afferma la società feudale

146

Gli straccioni che sconvolsero Milano

193

METTIAMO A FUOCO

Dacci oggi il nostro pane quotidiano. Come si mangiava nel Medioevo

194

METTIAMO A FUOCO

Scienza e tecnologia nel Medioevo

196

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA METTIAMO A FUOCO

La formazione delle lingue europee

Che cosa rimane oggi di Cluny

198

152

Capitolo 10 La Chiesa si afferma

203

153

1 · La subordinazione della Chiesa al potere imperiale

204

2 · La lotta per le investiture

204

3 · Il regno dei Normanni nell’Italia meridionale

208

4 · L’Europa guarda ad Oriente: le crociate

209

151

METTIAMO A FUOCO

La società medioevale: una società tripartita e statica? METTIAMO A FUOCO

I Vichinghi, dominatori del mare VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

I castelli medioevali

154

PARTIAMO DALLE FONTI

Bodo, un contadino francese del IX secolo

156

5 · Il significato delle crociate

213


383 METTIAMO A FUOCO

Per che cosa il papa sfidò l’imperatore: la libertas ecclesiae

6 · Un eccezionale sviluppo artistico e culturale 218

METTIAMO A FUOCO

220

METTIAMO A FUOCO

PROTAGONISTI

Matilde di Canossa: grande protagonista in un’epoca drammatica

274

San Francesco e san Domenico: come correggere la Chiesa con l’esempio e non con la contestazione 278 I càtari: “puri” da morire

279

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Il duomo di Monreale: quando culture diverse convivono in armonia

METTIAMO A FUOCO

221 222 224

IL PERCORSO DELLE PAROLE

Perché usiamo la parola cristianità

225

NON TUTTI SANNO CHE…

Le crociate “irregolari”

Il teatro nel Medioevo

281

NON TUTTI SANNO CHE…

METTIAMO A FUOCO

Col principato di Kiev nasce la Russia

280

METTIAMO A FUOCO

PARTIAMO DALLE FONTI

Urbano II chiama alla crociata

Essere bambini nel Medioevo

226

Quanto fu difficile introdurre in Occidente i numeri arabi

282

PROTAGONISTI

San Tommaso d’Aquino: quando la fede incontra la ragione

283

METTIAMO A FUOCO

Misurare il tempo, misurare la vita

284

Capitolo 11 Nasce la civiltà comunale

231

1 · I Comuni

232

Il romanico e il gotico: l’arte della pietra e della luce

2 · L’evoluzione delle forme di governo comunale

235

LEGGIAMO L’ARTE

3 · Le repubbliche marinare

238

Il lavoro dell’uomo nel ciclo delle formelle del campanile del duomo di Firenze

286

4 · Lo scontro tra i Comuni e l’imperatore Federico Barbarossa

240

5 · Le lotte all’interno dei Comuni

245

Capitolo 13 I due poteri universali dall’apogeo al declino

291

METTIAMO A FUOCO

IL PERCORSO DELLE PAROLE

Borghesi nel Medioevo e borghesi oggi: quante differenze!

247

IL PERCORSO DELLE PAROLE

I comuni di allora e i comuni di oggi: proprio la stessa cosa?

248

La struttura urbanistica delle città medioevali

249 250 252

NON TUTTI SANNO CHE…

L’inventore della bussola… che non è mai esistito

296

3 · Anche il papato medioevale verso il declino

298

METTIAMO A FUOCO

254

300

NON TUTTI SANNO CHE…

302

METTIAMO A FUOCO

Federico II: la meraviglia del mondo

LEGGIAMO L’ARTE

Quando nel comune vi è un buon governo

292

2 · Il Sacro Romano Impero inizia il suo declino

In missione nel lontano Oriente

METTIAMO A FUOCO

L’import-export fra Occidente ed Oriente

1 · Federico II, la “meraviglia del mondo”

Un’orda d’oro minaccia l’Europa: i Mongoli

METTIAMO A FUOCO

285

303

VISITIAMO I LUOGHI DELLA STORIA

Castel del Monte: un capolavoro affascinante e misterioso

304

PARTIAMO DALLE FONTI

Capitolo 12 L’apogeo della civiltà medioevale

L’oltraggio di Anagni 259

LEGGIAMO L’ARTE

1 · Verso il pieno sviluppo della società comunale 260

Giotto cantore dell’età comunale

2 · Un’economia dinamica sostenuta dalle Corporazioni

METTIAMO A FUOCO

262

3 · Mercanti e banchieri sempre più protagonisti dell’economia

264

4 · Una religione per laici sempre più intraprendenti

268

5 · Gli “esclusi”: eretici ed ebrei

271

305

Quanto è difficile giudicare i personaggi della storia

Capitolo 14 L’Europa nel XIII secolo: nascono gli stati nazionali

306

308

313


384 1 · L’affermazione dell’autorità del sovrano nel Regno di Francia

LEGGIAMO L’ARTE

314

2 · L’Inghilterra verso una monarchia parlamentare

L’ossessione della morte nell’arte: trionfi e danze macabre

316

PROTAGONISTI

3 · La Spagna avvia la Reconquista

318

Giovanna d’Arco: quando una ragazza può cambiare la storia

4 · La fine dell’epoca delle crociate

320

347

348

PARTIAMO DALLE FONTI METTIAMO A FUOCO

Parigi nel XIII secolo

322

METTIAMO A FUOCO

Nella corte di Aquitania nasce la letteratura cortese

Curare e guarire nel Medioevo

325 326

PROTAGONISTI

Il Saladino: feroce persecutore di cristiani o modello perfetto di governante?

327

SPUNTI DI RIFLESSIONE (PER L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA)

Il parlamento: l’organo che emana le leggi di uno stato

328

Capitolo 16 L’Italia delle signorie e dei principati

357

1 · L’evoluzione delle istituzioni comunali

358

2 · Le guerre per il predominio in Italia e lo sviluppo delle corti

361

3 · Le compagnie di ventura: una costante minaccia per la pace in Italia

365

4 · La fine dell’Impero d’Oriente

367

PARTIAMO DALLE FONTI

Un testimone oculare racconta la congiura dei Pazzi

Capitolo 15 L’“autunno del Medioevo”

333

METTIAMO A FUOCO

1 · Il declino dell’Impero

334

Vivere a Firenze nel Quattrocento

2 · La “cattività avignonese” del papato

335

NON TUTTI SANNO CHE…

3 · Lo Scisma d’Occidente

337

4 · La Guerra dei Cent’Anni

338

5 · «Dalla fame, dalla peste, dalla guerra liberaci o Signore»: i grandi flagelli si abbattono sull’Europa

350

324

METTIAMO A FUOCO

La figura della donna nel Medioevo

349

METTIAMO A FUOCO

PARTIAMO DALLE FONTI

La Magna Charta

La peste a Firenze nel racconto di Giovanni Boccaccio

341

6 · I Comuni italiani verso un nuovo ordinamento: nascono le signorie 344

800 volte “no”: i martiri di Otranto

369 370 372

METTIAMO A FUOCO

Uccidere con le armi da fuoco è la stessa cosa che uccidere con la spada?

374

METTIAMO A FUOCO

Quando finisce il Medioevo?

376

Indice delle definizioni a margine del testo

380

METTIAMO A FUOCO

La fine dei Templari

345

PROTAGONISTI

Cola di Rienzo: l’inventore della propaganda politica

346

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