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G RUPPI PARLAMENTARI DEL PARTITO PO POLA RE ITALIANO

iL NUOVO

PARTITO POPOLARE ITALIANO 路 I

Roma, 22 gennaio 1994

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Mino M artinazzoli . Gabriele -De Rosa Gerardo Bianco Rosa Russo Jervolino \ ;

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GRUPPI PARLAMENTARI DEL PARTITO POPOLARE ITALIANO

IL NUOVO PARTITO POPOLARE ITALIANO Roma, 22 gennaio 1994

Mino M artinazzoli Gabriele De Rosa Gerardo Bianco Rosa Russo ] ervolino


MINO MARTINA ZZOLI

NON RINUN CEREM O MAI PIÙ ALLE NOSTR E RAGION I Vi ringrazio , cari amici, anche se mi viene in mente in questo momento una esortazio ne di Alcide dc Gaspc1-i, che ad un congress o, pur ringrazia ndo degli applausi, aveva chiesto meno applausi e più voti: mi riferisco in questo caso ai vo ti e lettorali . Vi ringrazio di questa partecipa zione così convinta, così gremita, così inte nsa. So che molti di voi sono arrivati qui con pullmans che hanno cammina to nella notte. So che molti di voi hanno assunto anche fatica e sacrifici perché vo levano essere prese nti, vo le va no esse1·e quasi la raffigurazione di una so lidarietà che è diffusa, di una attenzion e che è autentica , di una volontà che è forte, volevano essere qui alla prima pubblica manifesta zion e del Partito Popolare Italiano. Altri non hanno potuto fado, hanno mandato messaggi . Vorrei legge rvene uno m o lto sem plice. Credo che vi farà piac ere. «Carissim o seg1-e tario, non po tendo assistere all'apertura dell'assem blea del nuovo Partito Popo lare, des idero , però, inviarti il più vivo ringrazia mento per il tuo in vito così ge ntile . Sono vicino a vo i con il pensiero e la preghiera in queste giornate così ricche di emozioni , di lacerazio ni, di speranze e vi auguro di prosegui re serename nte, ma fermamente, nella lin ea di don Sturzo e di Dc Gasperi. Con viva amicizia, Ann a Zaccag nini ». Non vi legge rò un discorso. Sono stati gio rni un poco convulsi e difficili, come i tanti che abbiamo alle spalle in qu esti m esi. E d'altro canto il di scorso toccava ad altri, e lo hanno fatto con tanta nobiltà , e particola rmente li ringrazio di aver detto qui , oggi, le parole che contano e che descri vo no i nostri gesti impegnat i vi. Il nuovo Partito Po polare Italiano , qu es ta è la mia decisione che spero da voi condivisa , celebrerà e ntro il mese 3


di magg io il suo primo congresso nazionale . Mi rend o conto c he ci assegnamo una sfida assai impegnat iva, perché coll oc hiamo l'appuntam e nto congress uale tra le elezioni politiche nazionali e le e lezioni e uropee . Ma io credo - lo dico appunto a Gerardo Bianco che giustament e so llecita la necessità de lla concretezz a de lla e ffettività politica - che è appunto in questo crogiuol o , in ques ta prova, in questo parago ne, e non nelle pagine e nelle di c hiarazioni di principio , che noi cos truiamo la vita, l'esperienz a , la testimonian za, la fo1·za del Partito Popolare Italian o . Gli amici che vorranno venire con noi sanno quindi che li attende un duplice impeg no: il lavoro organizzati vo di costruzion e del pa1·tito nuovo ed insieme l'impegno dello stare in campo in una competizio ne politica in ogni modo aspra, difficile, decisiva per il nostro stesso futuro. Pe1-ciò , diamo il via alle adesioni al Pa1·tito Popolare Italiano subito, dalla prossima settimana. Abbiamo bisogno di sape1·e su quale militanza possiamo contare; abbiamo bisogno, tra l'altro, amici, di capire in che modo costruiam o risorse finanziarie suffici e nti a reggere in termini adeguati una sfida che anche pe r questo aspetto è in ogni modo grave, difficile e alla qual e noi non i-isultiamo particolarm ente preparati in questa cii-costanza . Dovremo darci imm e diatamente , e lo faremo pe r la settimana prossima, una struttura collegiale provvisoi-ia , che agisca di conceno con gli amici ai quali abbiamo chi esto di assumere una respon sabilità gravosa come coordinato ri delle singole situazioni regionali in modo che attrnve1·so questa struttura possiamo insieme opera1·e dal centro, insieme alla periferia, per l'organizza zio ne del partito nuovo, reggendo insieme la fase della vigilia e della competizio ne elettorale. La costruzione del Pa11ito popolare. Abbiamo riflettuto con gli amici che di più ci hanno confidato i 1·isultati della loro riflessione culturale ed ideologica, abbiamo riflettuto sulle forme e sui modi di organizzazi one de l pa1i.ito. Noi diciamo no ad un partito chiuso e diciamo no ad un pa1i.ito intn.1sivo. Ci sembra di capire che la decadenza della forma-parti to in Italia in larga misura si debba addebitare a queste due degenerazio ni . Da un lato i partiti chiusi, fatti di polemiche pregiudizia lme nte 4


organizza te, partiti di cont rasto e non di colloquio dial etti co , che hanno lasciato che la lo ro soggettività politica in qualche modo diventass e i1Ticonoscibile ; dall'altro lato i partiti intrusivi ca1-ichi di gonfiezze e poco di grandezza che gli italiani hanno ritenuto largame nte insopport ab ili . Noi diciamo di no alla partitocra zia, alla dege nerazione dei partiti, ma diciamo di sì alla forma, alla presenza, al valore dei partiti in una democraz ia moderna . Questo deve essei-e c hiaro. Qui è in gioco davvero il nocciolo della questione democrat ica. Ed io credo che chi non è distratto, chi guarda un poco sotto la pellicola, la superfic ie di tanti ges ti clamoros i e spettacol ari, inte nde che la democraz ia italiana rischia una deriva plebiscita ria, rischia in qualche modo di ridurre il suo valore, il suo senso, la sua ambizion e. Deve essere chiaro che su questo terreno noi resisterem o perché avvertiam o che se cedono i gra ndi partiti po polari gli interessi forti entrano direttame nte in gioco e la politica diventa la parodia di se stessa. Dobbiam o, dunque, riscattare la nostrn decadenz a e rivendica re la nostra funzione, che è anche una funzione di capacità organizza tiva e connettiv a. In questo senso andiamo pensando , ma la base dei milit ant i dovrà offri1T il suo contribut o e la sua decisione per quel che riguar·da la struttura compless iva e lo statuto del partito che apprnver à il primo congress o, andiamo cercando una forma appunto che sia una forma ape1-ta, ma che tuttavia non s ia affidata al semplice movimen tismo e alla occasiona lità. Ed abbiamo pensato che, accanto ad una militanza personale , noi andremo alla ricerca di patti con i mondi vitali, con i mondi operosi, perché sappiamo bene che, oggi. le organizza zioni vert icali so no in crisi, che la frantuma zione soc iale tende ad attrezzars i secondo un principio di o rizzontali tà. Quindi noi vogliamo e dobbiam o essere lì, dentro. Non sopra ma d e ntru la volontà popolare . Certo, non è stato facile arrivare qui. Abbiamo compiuto un percorso accidenta to. Ho dovuto personal mente soppo1·tare, e l'ho fatto vo lentieri perché sapevo ben e c he cosa era in gioco, volta a volta critiche speculari . Ho so pportato e sopporto . Vi ringrazio per le critiche costruttiv e. Confesso

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che sono un poco infastidito pe 1· qualche p1·egiudiz io e dic o chiarame nte, a chi prete nde di piegarmi ad una sorta di caricatur a amletica, che solo i saltimban chi posso no credere c he la riflessivit à sia indecisio ne. Ricordav a prima il president e Bianco che noi non abbiamo inseguito la novità, ritirando ci nel futuro che ancora non era accaduto ed aspettand oci di là dal fiume. Siamo stati ne lla fatica del prese nt e, convinti come siamo dalle nos tre esperienz e di vita, dalla nostra esperienz a po litica , che il domani altro non è che l'impegn o de ll 'oggi. Non sia mo s tati nei laborator i degli alchimist i, là dove s i pretende di trasforma 1·e il ferro in oro. Siamo stati nell'aren a parlamen ta· re, nelle competiz ioni elettorali , nei luoghi in cui più acre era la disputa contro di noi, là dove nel fuoco della controve rs ia rischiava no di bruciarsi pers ino le ragi o ni dcl nostro futuro e della nostra ambizion e. Siamo stati parte necessaria e decisiva della maggiora nza dei governi di Amato e Ciampi. Abbiamo cioè garantito a lla nazione, all'Italia, agli italiani, un pezzo di strada di questa difficile transizion e (tutt'altro che compiuta , amici, ed in ordine alla quale occorre guardare con realismo alle potenziali tà, ma guardare soprattutt o ai rischi, risc hi mo11ali , per la democraz ia italiana) . Noi siamo stati in campo, abbiamo assunto anche decisioni impopola ri, ma lo abbiamo fatto per non di ve ntare antipopol ari. Abbiamo garant ito vita, efficacia a questi governi, i quali certamen te possono vantare alcuni successi sul terreno del risaname nto eco nomico e finanziari o dcl Paese. Successi che, ripeto, sono dovuti alle scelte dci governi, ma sono stati garantiti dalla nostra assidua, costante e volitiva solidal'iet à. Governi che hanno ottenuto, e mi piace ricordarlo qui, grandi risultati contro qu e llo che è, pa11icolarn1cntc nell e regioni meridion ali del Paese, un nemico che dobbiamo tutti impegnai ·· ci a battere, costi quello che costi. Dico la grande criminali tà organizza ta. E anch'io voglio aggiunge rmi agli amici che già lo hanno fatto, ringrazian do il ministro Mancino che di questa battaglia è stato guida lungimira nte ed al quale va la nostra solidariet à umana e politica. Vi sono vicende, peraltro, ch e esigono parole c hiare, poiché noi abbiamo se mpre eserc ita to un grn nd e ri spetto nei 6


conf ronti de lla Mag istra tura. Anch e noi s iam o ge nte che ha co ntrib uito a scriv ere ne lla Cost ituzi on e italia na l'ind ipend enza e l'aut onom ia dei m ag istrat i, perc h é essi pote ssero giud icare con impa rzial i tà. Noi non abbi amo nulla da rimp rove rare; ma chied iamo anch e a ques to corp o dello Stato di assum e1·e in ogni punt o la sua respo nsab ilità, anch e quan do ques ta assun zione di respo n sabil ità poss a costa re qual cosa sul ve1·sa nte del conf ormi smo. Le autor evole zze istitu ziona li non si giud icano sul cons enso di tutti i giorn i, ma si giud icano sulla capa cità di ese rcita re al grad o più alto la conv inzio ne e la persu asion e de lle istitu zioni . Noi non apria mo pole mich e , anzi le chiu diam o. Di front e a proc edur e che ci semb rano un poco singo lari, di front e ad inchi este srego latam ente diffu se ne lla sosta nza delle notiz i e di reato , ma diffic ilme nte decif rabil i nel loro orien tame nto, noi dicia mo che non è scrit to da ness una parte e non è detto da ness una rego la che le inchi es te giudi ziari e debb ono proc edere per colpi di teatr o un giorn o sì e un giorn o no . Chie diam o, dunq ue, per quel che rigua rda qu es t'ulti ma vicen da - e lo chied iamo con gran de rispe tto, ma con gran de ferm ezza all 'auto rità giud iziar ia che ne ha il dove re , di dirci temp estiv ament e una paro la chiar a, rassi curan te, defin itiva. De Rosa ci ha spieg ato perc hé abbi amo volu to chiam arci Parti to Popo lare Italia no. Lo abbi amo adom brato nella nostr a assem blea di lugli o, abbi amo aper to una gran de cons ultaz ione della perif eria: vi è stata parte cipaz ione e volo ntà di ader ire alla scelt a di una deno mina zion e che in nessu n mod o ha il signi ficat o di una civet teria o di una dissi mula zione , ma, com e ci ha spieg ato De Rosa , della pe rcezi one che già oggi, in Italia e nel mon do, c'e un nuov o ciclo stori co che si apre , dopo un ciclo stori co che si chiu de alle nostr e spall e. Com e allor a l'app ello di Sturz o colse con temp estiv ità l'esig enza di collo care la nostr a ispir azion e e la nostr a azion e polit ica dent ro il dina mism o di quel la fase, così noi con ques ta nuov a deno mina zion e vogl iamo carat teriz zare il nostr o mod o di esser e in una stagi one diffic ile, cont rove rsa, torm entat a, che rigua rda certo , e più da vicin o, la nostr a respo nsab ilità e la dime nsion e nazio nale, ma rigua rda più in gene rale i gran di temp i dell' Euro pa e del mon do. 7


Certo , la po litica non è un 'accademia e , q ui ndi , de \'e . ceglierc i gest i concreti, anc he quelli modes ti , a rti gian a li c he ri guardano la quo tidian ità delle decisioni. Ma se man ca una visi o ne genera le, se non si apprezzano fino in fondo le g randi provocazioni che la modern ità impone agli uomini cli questa storia, allora il nostro viagg io è cieco, manca di una busso la, l'orie ntam en to non è chiaro , l'approdo in qualche modo si di legua. Oggi, ne l mondo e in Europa, vi è una grande cds i della politi ca, delle s ue grandezze, de ll e sue misure, nei confron ti dell e provocazioni c h e la tecnica e l'economia pongono agli uomini d e lla m odernità . E come abbiamo det to a luglio , a m e pare che vada riconfermata ancorn la traccia <le i nostro cammino, tutto ciò insomma che indica il fine , e in ordine a l quale occorre attrezza re gli strnmen ti culturali e politici. Oggi collochia mo al pi-imo punto de l nostro programma di pa1i ito popolare, amico Matiens, il dovei· dare primam e nt e un cont ributo decisivo al fars i dell'unità europea. Non pe r caso questa unità, pensata all 'indoma ni della seconda guen-a mondiale da tre grandi democratici cristiani, era un'idea che si guardava alle spalle e conside rava cinquant'anni fratturati da due conflitti mondiali e dalla inuzione nella sto ria europea de i totalitarismi. Ma è un 'idea che anche adesso assum e ulterio1-i ragioni, perché la dim ensione europea è una approssimazione concreta, possibile e giusta alle dimensioni nuove delle decisioni politiche , che esigono di pareggiare i confini transnazionali de lle grandi competizioni tecniche ed economiche. In questo se nso, a me se mbra, il progra mma di base c he vi è stato illustrato s inte ticame nte prima da Balboni , e che raccoglie in larga misura contributi diffusi, non è il prodotto di un pensatoio solitario, ma la sintesi e la capacità di organizzare secondo una gerarchia le varie indicazioni e tutt o ciò che traduc e la ispirazion e comune nella politica. C1·edo che questo programma di base dovrà essere discusso nella periferia, riconsiderato, arricchito, ma dovrà esse re fatto proprio dalla cultura e dal linguaggio delle donne e degli uom.i ni del Partito Popolare. Abbiamo, amici , soprattutto l'esigenza, per noi e pe r gli altri, di ricostruire un pe nsi ero ed un linguaggio, di sapere di

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noi, di capire di noi. Tropp o spesso , in quest i ultimi tem pi , è capita to di pe 1·cepi re c he g li stessi de m ocratici cris ti a ni s i faceva no della De m ocraz ia crist iana un a idea ve ico lata dagli organ i di stamp a ostili a ll a De mocra zia cristia na. I nostri strum e nti di in for mazio ne, di co muni cazion e, perciò , so no esse nziali per la capac ità che avrem o di fare opini one. Di fare opinio ne pe r noi e tra noi e, quind i , di pote rla tras m e tte re p e rsuasi vame nt e e convi ntame nte agli altri. In qu esto se nso, il p rngra mma è in qualc he m odo la proiez ione visibil e de lla novità del Partit o Popo lai-e Italia no . Abbia mo detto spesso : non abbia m o più una neces sità sto rica obblig ante, possia m o essere , oggi, cli più noi stess i e, quind i , voglia mo essere megli o 1·icono sc iuti per le idee fonda nti che desc ri vo no i nos tri va lori e gli intc 1·ess i che voglia mo assum er·e alla media zion e e alla s intesi po liti ca, per la capac ità di c e rcare in ogni direzio ne, amici , p e rch é non precl udiam o nulla dife ndend o la nos tra ide ntità con le un ghi e e con i de nti, .-icerc ando quegli in co ntri c he sian o davve ro incon tri coere nti e non finti . Noi non dim e ntichi am o infatti l'avve rtime nto che De Gaspe ri fece n e l '47 quand o disse ai demo cratic i cristia ni: non restia m o soli. Noi no n scegli amo la solitu dine, anche se sappi amo che quell' invito di De Gaspe ri non costit uì mai per lui e per la su a De mocr azia Cristi ana un minim o di latitan za, di diserz ione e cli resa rispet to a i valori di demo crazia e di libe rtà per i quali sia mo nati all'esp e.-ien za politi ca. Noi voglia mo, dunqu e , qu esto nostro progr amma di base c h e esprim e la proge ttuali tà lunga ciel partit o, tradu rlo in un progr amma eletto rale e confr ontad o con quant i manif estino attenz ione e possib ilità di incon tro intorn o alle nostre propo ste. Ma dico subito che - pure in un e le nco assai fitto e comp licato di impeg ni che il nu ovo Parlam e nto e il nuo vo gover no dovra nno assum ere; pure esse ndo davan ti a noi ancor a incom piuta una stagio ne costit uente , che anzi l'impa zienza e il cinism o di tropp i ha in qualc he modo imped ito che diven tasse esaur iente - dico subito che se doves si oggi descr ivere quale sarà, e non bana lm e nte, non propagandi s ticame nte, il tema centr ale della nostra prese nza ele ttoral e, io dico la quest ione del lavoro in Italia. Non è un probl ema di

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facile soluzione, lo sappiamo. È una questione per tanti aspetti complessa, indica condizioni originali congiunturali nostre, e indica dati strutturali che investono c o mplessi vamente tutto il mondo sviluppato , moderno ed indust1-iale. Dunque dobbiamo guardare all'Europa anche per tale profilo, ed è certamente questo lo scopo che oggi dovremo indicare ad ogni alleanza di gove rno alla quale noi possiamo parte cipare. Gli incontri e gli scontri li faremo così. Siamo con vinti che una interpretazione corretta di questo nuo vo tempo politico è una lettura che non si imprigioni acriticamente nel modello elettorale che ci siamo dati. Quindi, gli incontri e gli scontri li faremo in modo da chiarire in tutte le direzioni ai protagonisti delle forze politiche , ma soprattutto agli italiani, che quello che sta accadendo, la deriva che sta assumendo lo scontro politico in Italia non è il nuovo, ma semplicemente la parodia del vecchio. Non è possibile immaginare che questo Paese assuma la potenzialità dell'epoca postcomunista in Europa e in Italia tornando indietro ad un linguaggio rozzo, volgare, ad una compe tizione soltanto contro, alla incapacità di dire il perché di una posizione. Noi avevamo avvertito, per la verità ancora nella nostra conferenza di luglio, e lo abbiamo detto anche di fronte alla autorevolezza di tanti intellettuali, alcuni del mondo cattolico, che non era per nulla un rimpianto o una inconsistenza la nostra idea che un bipolarismo dettato e coatto non era la strada realistica per costruire in Italia le condizioni dell'alternanza. A me pare che avevamo ragione, perché quello che abbiamo sotto gli occhi è esattamente questo: competizioni elettorali nelle quali si sono sfidate, hanno volta a volta vinto o perso, posizioni radicali, in ogni modo incompatibili con la necessità di chiedere consenso e di garantire la promessa sulle cose, sui programmi e sui gesti. Allora, non è per una noncuranza, per una impossibilità, per una volontà di catacomba, di testimonianza velleitaria sul piano della politica, ma per un dovere di verità che diciamo a tutti noi di non precluderci agli incontri ma intendiamo che questi incontri siano veri, amici, perché oggi più che mai la politica 10


in Italia ha bisogno di verità. Ogni parola ch e sia collocata troppo lontano dalla ve rità sarà una parola che non aiuterà a risolvere i nostri problemi , non sarà intesa, non convince rà. E allora io dico, ma non per inte nzione polemica , che certamen te ha sbagliato !'on. Occhetto quando per primo si è inventato la cosiddett a «alleanza progressi sta», immagin ando appunto che tutto potesse essere evocato dietro quel cartello, purché significas se l'aritmeti ca, possibilm ente vincente. Non vedo lì nulla di nuovo, vedo lì l'antica saggezza tattica del Partito Comunis ta Italiano che sempre , nella continuit à della sua tradizion e, ha saputo coniugar e volontà di egemoni a e gnmde generosit à di posti . Devono sape1·e in molti che questa operazio ne è una operazio ne di statalizza zione, è una operazio ne non vera. E quindi non è per scortesia che io respingo le avances, del resto molto salottiere , dell'on Occhetto . Non si costruisc e un rapporto con noi dopo aver per mesi predicato la esigenza che il nuovo si costruiss e sulla rottura della Democra zia Cristiana . Noi abbiamo opposto a questa teoria bipolare la modernit à e l'attualità della persisten za - non di una sopravviv enza purché sia - di uno stigma politico di ispirazion e cristiana perché ci sembra, e ci sembra in modo convince nte e veritie ro, che quasi un secolo di storia non sia un falliment o, che quasi un secolo di esperienz a politica dimostra la capacità di essere in campo per questa ispirazion e, connette ndo la solidarie tà e la libertà, la giustizia e la espressio ne della persona umana. Solo così, mettendo assieme valori e interessi, si garantisc e un governo armonios o, ordinato, un graduale sviluppo al Paese moderno che noi siamo. Quindi è chiaro che da lì, da quella parte, arrivano parole, arrivano messaggi che non troverann o alcuna risposta, anche perché oltretutto ci riuscirebb e difficile capire in che modo staremmo in una compagn ia nella quale ci sono partiti che fremono di entusiasm o ed erompon o innovazio ni immagina ndo che sia il modello più moderno di socialism o realizzato , e dove stanno, un poco più in alto, ex amici, almeno alcuni ex amici, che pretendo no per loro in politica il molo di una inquisizio ne più o meno santa. Occorre riflettere su queste cose ed occorre riflettere sui dati delle più recenti elezioni amminist rative per sapere che i II


processi politici non sono surrogati dalle regole elettorali. I processi politici si guidano e si costruiscono nel rischio della scelta e nella ricerca di un consenso non drogato. Ebbene, noi ci siamo collocati in questa posizione di centro. Non una comoda posizione di occupazione di un punto sulla mappa della politica, ma l'idea, appunto, che solo così si può esercitare una forza attrattiva per tutti i ceti che intendono questa scelta di gradualismo, di riformismo, di solidarietà e insieme di garanzia di libertà. Solo così si rende indentificabile un riferimento e quindi, anche in questo senso, non abbiamo per la vci-ità nulla da precisare; non cerchiamo la solitudine, ma deve essere chiaro che non potremmo smarrii-e il senso della nostra impresa e, quel che più conta, la sua capacità di significare per il bene comune degli italiani e dell'Italia. E quindi, anche sul cosiddetto fronte moderato la nostra posizione è chiara: non siamo rinunciatari né agli incontri né alle idee. Deve essere comunque chiaro per tutti, quelli che spingono e quelli che riluttano, che avendo pagato così tanto per i nostri tor-ti, noi non rinunceremo mai più alle nostre ragioni. Il nostro appello, dunque, è rivolto - è questa la ragione della naturalezza dell'incontro con la posizione assunta da Mario Segni - alle forze, alle culture, alle tradizioni laiche e socialiste, e in tal senso è rivolto primamente non ai relitti ed ai superstiti che oggi vanno alla ricei-ca di zatter-e di salvataggio privato, ma a quelle culture. Diciamo anche a loro che non si vince senza combattere e che se c'è voglia di combattimento, questa possibilità esiste ancora. Altrimenti, la disperazione, che pure è in campo, non suggerirebbe dei lidi rassicuranti. Non ho mai visto naufraghi che si siano salvati aggrappandosi alla forza dei marosi. Noi non faremo così. Noi saremo appunto in campo nel modo che vi ho detto e ci rivolgiamo, in particolare , ai cattolici. Non perché evochiamo una costrizione, e voi lo sapete. Abbiamo spesso riflettuto in questi mesi sul fastidio, direi, di una polemica sull'unità politica dei cattolici evocata contro di noi, quasi che noi avessimo mai teorizzato la costrizione all'unità dei cattolici. Abbiamo sempre saputo, da quando Sturzo si è spinto alla testimonianza e nella temperie

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politica, che la religione è universal e, la politica è parziale, e che in politica non si possono comprom ettei-e i grandi valori religiosi ai quali ci richiamia mo come ispirazion e. È anche la ragione per la quale, di fronte ad un altissimo documen to pubblica to in queste settimane , non ci siamo neanche azzardati ad immiseri rlo, presume ndo di poterlo piegare alle nostre convenie nze politiche . Noi sappiamo bene che le questioni della politica, le difficoltà della politica riguardan o chi fa la politica. Nessuno può risolvere per noi questi problemi. Tuttavia leggiamo quel documen to come una rassicura zione sulla bontà della battaglia che abbiamo intrapres o. E diciamo che questo documen to va letto, certo, in piena libertà e in assoluta autonom ia da tutti i cattolici, perché rimane il dato che non è stato scritto per niente. In questo documen to si afferma che una riflession e libera ed autonom a dei mondi cattolici dovrà pur portare ad una conclusio ne sulla circostan za che se siamo uniti siamo foi-ti, se siamo forti siamo significat ivi, se siamo divisi ci condanni amo. Il già capitato, sta capitando con un banale pluralism o che ci rende del tutto insignific anti. Ma ci rivolgiam o ai mondi laici , quelli che percepisc ono che la nostra ispirazion e aggiunge , qualifica di umanità alla politica. Quelle parole della tolleranza , della mitezza, della moderazi one che sono nostre sono diventate anche di altri, di quelli che han visto insieme alle vittorie lo scacco della poli~ica, i guasti, i tradimen ti della politica. Se dovessi dire, in termini un poco eccentric i per il gergo politico, che cosa siamo infine noi che presumia mo di richiama rci a quell'alta ispirazion e, risponder ei - l'ho fatto spesso - che siamo gente che sa che la politica conta, ma anche che la vita conta di più della politica. Abbiamo compiuto questo accidenta to percorso , abbiamo pagato i nostri prezzi, possiamo garantire la nostra promessa . Perché poi credo che sarà questa la domanda che ci inseguirà anche nella competiz ione elettorale : in che modo garantite la verità delle vostre parole, la coerenza dei vostri comporta menti? Io dico che abbiamo comincia to a garantire la nostra promessa proprio per questo viaggio che abbiamo 13


compiuto , pe r questi prezzi che a bbiamo pagato , per questi mutamen ti che abbiamo indotto nel nostro st ile, nel nostro comporta mento, nel nostro modo di esse re in politica. Questa, amici, sarà soprattut to la s igla che ci farà riconosce re o respinger e: il costume d e l partito, lo stile d e l partito, l'etica del partito. Dobbiam o avere pochi dubbi sulla circostan za - cd è il senso ulteriore della nost ra prese nza, della nostra sfida dobbiam o chiarire ai molti che si interroga no, che vi sarà pure un nesso tra questa decadenz a della politica, tra questa dissipazio ne del legament o social e , tra qu esta caduta di valori morali, individua li e collettivi , vi sarà pure un nesso tra questa condizio ne così difficile e la circostan za che si so no in qualche modo dilavat e le ragioni fondanti di un'etica pubblica e privata. Quindi non basterà che noi collabori amo , come vogliamo fare, a tutti quei gesti di riforma e di ricostruz ione politica, istituzion ale, costituzio nale dei quali abbiamo detto nel nostro program ma e ch e abbiamo comincia to in qualche modo a lumeggia re nella nostra azione politica e parlamen tare. Occorrer à che siamo noi , per primi, convinti, in interiore honzine, che non vi è rinnova m e nto possibile se ciascuno di noi non si fa posseder e da uno spirito nuovo. Non si rinnovan o gli altri se non si rinnova se stessi. Un rinnovam ento per cui ciascuno di noi dovrà collocare le sue convenie nze, le sue pretese, fos se pu1,e le sue legittime ambizion i al di sotto dell'ambi zione comune. Badate, amici, che in larga misura si giocherà qui la nostra battaglia in questa vigilia. Se guardo le risultanze elettorali più recenti , non riesco a vedere quello che leggono alcuni politolog i alla moda, la circostan za che gli italiani già si sono schierati scegliend o o un'altern ativa di sinistra o un'alt e rnativa di destra. Ho visto partiti che hanno vinto ed altri che hanno perso. Ho visto insieme vincere le sinistre e le destre. Ho visto perdere i partiti che sono stati dalla gente ide ntificati come i soggetti tradizion ali del potere, secondo la trasfigura ta metafora di Tangento poli. È stata questa crisi di sfiducia, credo, che ci ha allontana to dalla percezion e della gente ed è questo vuoto di fiducia che noi dobbiam o riempire autorevo J, mente con la generosit à di chi sa che qu esti passaggi si 14


evoca no e si descr ivono anche con la gener osa capac ità di trasm ission e tra le gener azion i alle quali dobbi amo offrir e storia e futuro . Occo rre una forza di convi nzion e imme nsa , occor re mi scusin o quelli che si sentir anno rivolt o quest o invito che noi parlia mo agli italian i con una voce unica . I probl emi che abbia mo davan ti sono comp licati, non li 1-isolviamo inscen ando quoti diana mente sui giorna li e nelle televi sioni, pubbl iche e privat e che siano , non il nostro confr onto, ma la nostra rissa pregiu dizial e. Amici , non si può imma ginar e che corro boria mo la forza del partit o in quest o modo ! Credo che voi potete conta re sulla circos tanza che non vi è da parte mia alcun a capac ità di decisi onism o super iore, pe1-ché se poi sono accus ato piutto sto di un «inde cision ismo», io lo tradu co così, dovet e pur crede re che la mia rifless ione ce1-ca di intend ere sensib ilità, contra sti, ma non per media rli in un comp romes so sterile , bensì per scegli ere, perch é alla fine la politi ca è scelta . Posso garan tirvi che quest o accad rà. Credo che sia accad uto, amici . Qualc uno comin cia a ricon oscer e che non è stata una posiz ione gracil e o preca ria, qualc uno comin cia a ricon oscer e , a rispet tare. Penso che ricom inciam o da qui. Oggi le voci e l'atten zione meno strum entali , più limpi de , più disint eressa te anche del mond o laico ricon oscon o che la nostra partit a è onest a. E allora quest a partit a va con coere nza porta ta innan zi . Vi chied o, però, appun to, di sgom brare il camp o da una loqua cità incon sisten te, per modo che le nostre scelte , le nostre parole , siano fino in fondo perce pite. Perch é occor re , ripeto , una forza di convi nzion e imme nsa, fern1a, dichia rata. Occo rre il sentim ento della nascit a e d e lla o-csci ta, l'idea dell'o rigine , della fedelt à, del futuro . Occo rre che quant i sono qui, quant i diran no agli amici della perife ria cosa è accad uto e si è venut o a fonda re qui stama ne, riman gano con noi con convi nzion e, con disint e resse, con gener osità. Non stiano a guard are, ma lavori no . Perch é c'è lavoro per tutti. Dicev a De Gaspe ri: «Alla stanga , amici! ». Quest o è il tempo che decid erà la nostra sorte e la nostra storia . Siate allora volitiv i ed impeg nati , intens i ma non ansios i. Siate anche seren i: quand o c'è la certez za della bontà della 15


battagl ia, questo basta per chi comba tte. E siate anche, se ci riuscite , un po ' allegri, per risarcir e un poco la iettatur a che mi riguard a. Siccom e so che gli ingredi enti cosmet ici c'entra no con la politica spettac olo, mi sono chiesto se potevo darmi una mossa. Ma ho deciso alla fine che la mia faccia è così. È una faccia , una faccia sola. E di questi tempi non è poco, amici! Permet tete, allora, che conclu da rilegge ndo qui l'appel lo che abbiam o letto marted ì 18 gennai o, all'Istit uto Sturzo, che vuole raccog liere, come un viatico per noi, prima ancora che la nostra intellig enza, il nostrn sentim ento, la nostra passion e politica . Roma, 22 gennai o 1994

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L'AP PEL LO DEL NUO VO PAR TITO POP OLA RE ITALIANO In un temp o politi co caric o di desti no 1·iteni amo giust o e dove roso rivolg erci anco ra una volta «a tutti gli uomi ni liberi e forti» così come avven ne nel lonta no 18 genn aio 1919 da parte di un grupp o di catto lici demo crntic i riunit i attor no a Luigi Sturz o per lanci are un prog ramm a di rinno vame nto mora le, politi co, istitu ziona le , radic ato negli ideali di libert à, di giusti zia socia le, di amor e di patria , gli ideali propr i della più nobil e tradiz ione catto lico·d emoc ratica , dal Risor gime nto alla Repu bblic a. Quel l'app ello fondò la sua forza e la sua persu asion e in un partit o laico di ispira zione cl"ist iana. Non presu nzion e, non prete sa di appro p1·iar ci di un illust re passa to, non oppo rtuni smo ci sping ono oggi a rinno vare un appel lo che nella sua ispirn zione di fondo non ha data. Ci muov e la consa pevo lezza , che fu allora e che è ora, della fine di un grand e ciclo storic o e dell'i nizio , tumu ltuos o ed incer to come tutti gli inizi, di un altro ciclo , poten zialm ente più apert o nella dimè nsion e nazio nale e nella dime nsion e europ ea, purch é consi stano orien tame nti ideali e cultu rali capac i di pareg giare l'altez za della sfida. È finita l'età delle ideol ogie totali zzant i , è finita l'età dei partit i-pro vvide nza, dei partit i-app arato , ma propl "io la decadenza , la corro sione di quell a storia lascia sul terre no una frattu ra profo nda, in Italia , tra socie tà civile , partit i e Stato , con il caric o di risch io che pesa su ogni cond izion e di vuoto politi co e di scadi ment o dell'u nità morn le della comu nità. La rinco rsa caoti ca verso soluz ioni co1-p orativ o-terr itoria li dei probl emi apert i in ordin e all'as setto costi tuzio nale storic o-uni tario, lo smari -imen to d e lle finali tà propr ie della politi ca, che pare deco mpor si in uno scena rio grem ito di masc here trasfo rmist e, la stessa rozze zza dcl lingu aggio 17


pol itico impo verito d i ogni vital ità diale ttica , son o i segni più eviden ti d i una crisi c h e va riscatta ta. Questo r isca tto com inc ia c o n il nx upero d el le ragi o n i storic he che rese ro possibil e e ve ro il cost ituirs i della c o mu n e c on viven za nazionale , rag io ni riconfe rmate , r ico nqui state e sa ncite nella Carta costituzionale repubb lica na. Non s i potr ebbe aprire il nu ovo c ammino dim e nticando quel patrimonio di idea li, di esp e ri enze , di sacrifici e cl i lotte comuni c on il quale abbiam o ricostruito, mattone su matton e , risparmio su risparmio , fatica su fatica la nostra identità democratica e ci vil e , Noi non ricominciamo dal niente , non abbiamo all e spalle un deserto. C' è invece la storia di un grande partito di centro te mprato sul valore della libertà, animatore di un'esperienza che ha contribuito a dare all'Italia una costituzione moderna, pluralis ta e gara ntis ta, una solida democrazia, un ruolo internazionale, una ric o nosciuta vocazione europeista. Se il nome della nostra impresa ripete quello antico d e l partito di Sturzo, De Gasperi, Ferrari, Meda, non è per l'abbandono del retaggio degasperiano ma è per s ignificare la comprensione della fase nuova in cui de vo no collocarsi la tradizione e la freschezza de lla risorsa cattolico-democratica orientata al bene comune degli italiani. Non abbiamo tante possibilità di rinascere , ne abbiamo una sola: vivificare le nostre radici, rompere i sedimenti , liberare il lievito del nostro essere cristiani impegnati per il miglioramento della socie tà italiana, attraversata da mille inquietudini, insicura del s uo futuro . Ciò che si è dissipato, in politica, dell a responsabilità etica e civile non potrà esse re riparato soltanto da un pur necessario, severo, coerente processo riformatore d e ll'intera struttura statale. Occorrerà ricostruire, nella società, nell'economia, nella politica, il senso di una responsabilità diffusa, cli una misura etica convincente e solle citatrice di spe ranze comuni. Questo, prima di tutto, ci riguarda. Ma le eredità morali ch e Sturzo costituì in regola e principio della condo tta politica dei popolai-i, non si acquisiscono per diritto successorio o non si alimentano solo per una intenzione. È ve ro, piuttosto, che il seme va colti vato . Il 18


nuovo partito vuole essere il custode, fedele e c oraggioso, di questo seme , non misurando il suo tempo co n il \'a riare delle sragion i ma per la durata di una cosc ienza po litica e per l'assunzio n e d i un a responsabilità etico-civile. La scelta della nostra c o llocazione nella vita poli tica nazionale è compiuta da tempo ed è nel solco di una s icura attitudine alla moderazi o ne, si direbbe di un 'alta fi losofia alla moderazione, che è tutto tra n ne che moderatismo , ne u tralità, spirito conservatore. La parola della moderazione conosce il valore e i li miti della po litica, e raffigura perciò vocazione riformatrice e capacità di tolleranza, di armonia, di equità. Significa, soprattutto, esal tazi o ne della libertà come espressione d i verità e ordine , di aut ono mia e di responsabilità , di r ispetto della persona e di so lida1-ietà tra le persone. Per questo, nel farsi concreto d e lla vicenda politica, noi rifiutiamo la logica dei blocchi , la radicalizzazio ne dello sco ntro o la scorciatoia del trasformismo . Poiché respingiamo l'idea del partito chiuso e pens iam o in vece ad una capacità interpretativa degli interessi e dci valori espressi dalla realtà sociale, per questo neghiamo che questa logica possa esse re oggi trasferi ta in una più larga ma ugual men te rigida contrapposizi on e ideologica o in una artificiosa con tesa di carte lli denominati secondo un vacuo manierismo senza prom essa e senza verità. Cerchiamo, piuttosto , gli incontri coerenti con la nostra identità e con la nostra proposta nitidamente situata nella trad izione liberal-democ ratica. Le alleanze di programma , ne s iamo convin ti, fondano la condizione dell'alternanz a democratica. Abb iamo pagato e paghiam o alti prezzi per i nost 1-i errori. Ma il passato è alle nostre spalle e non perderemo le ragioni della nostra storia e del nostro futuro. Le diffic o ltà c h e incontriamo e incontrerem o sul cammino esigono un m odo di essere nella po litica quale è quello che riascoltiamo e intendiamo rivivere guardando alle scel te fondamentali che furono all'origine del popolar ismo e della DC degasperiana. Scelte di sfida e di concentrazio ne umana e sprituale . Intorno a questi propositi chiamiamo a raccolta tutte le energie antiche e nuove che intendano condividere l'impresa secondo una convinzio ne profonda, aperta, dic hia19


rata. Se troveremo ascolto ed impegno e diffusa solidarietĂ , costruiremo una forza autenticamente nuova, avremo un compito nel domani e per il domani d'Italia. VIVA IL PARTITO POPOLARE ITALIANO!

Roma, 22 gennaio 1994

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GABRIELE DE ROSA

POPOLARISMO TRA PASSATO E PRESENTE l . Nel prendere la parola , in qu esta mag nifica assemblea nazionale di partito , mi sen to st1·etto fra due difficoltà : la prima, di partecipai-e, di vivere in q uesto clima creati vo, il momento della fondazione e <lella inve nzi one, c ultural e e istituzio na le insieme, di un gran de partito che, per quanto radi cato in un nob il e passato, scen d e in ca mpo in un momento fra i più drammatici e co mpless i <lella nostra sto ri a naziona le . Non vivia m o un a c ri si, ma un «caos di crisi», in cui tutto se mbra rimesso in discussion e, is titu zio ni, e c ono mia, valori etici . Ce la fare mo a imboccare la via de ll e rob ust e, sapi en ti , ben co llocate riform e? Com unque s ia, la suggestion e di po te r dire «quel g iorno c'ero » è certamente viva in molti di no i, ma insieme c 'è anche il tremore, l'es itazi one che accompagnano tutte le scommesse sul futuro . La seconda diffi co ltà è data da una se nsazione, non nuova in m e , d e lla gra1ui1ù del discorso storic o in tutte le circostanze in cui le ragioni fc rTee dell'attualità po litica sem brano pre d om inare su og ni a lt ro inte 1-csse che definiamo appassionatament e «ideale », quasi che la storia sia un esp ediente co nsolato rio ovvero un a so rta di abito, a nostrn disposizione, c he cav iamo fuori da qualche ripostigli o quando ci fa comodo. Parlo di discorso sto l"i co, che attiene allo sforzo di capire se ci sono ragioni valide che giust ific hino , ancora oggi , il nostro essere in politica, la continuità della nos tra presenza critica. Sturzo , spiegan do le ragioni che g iust ificavan o questa presen za, già prima del 191 9, nel famoso di sco rso di Caltagirone del 24 nove mbre 1905, riperc o 1-se tutta la s toria del movim e nto cattolico con una puntual e rilevazione di tutti qu egli elementi pratici e di concetto che rende va no ormai evide nte, necessario, log ico l'ingresso di un pa rtito <li cattolici 21


democratici , la ico , ac o nfess io na le nell a scena politica , pa rti to fra i partiti . Ri cordo che in una c on versazione che e bbi un giorno con lui , gli chi esi : «Se Ell a dovesse c o ns idera re l'i po tesi che tutte le s ue o pe re , i suoi sc ritti, un giorno vadan o d istrutti , che cosa sa h ·crcbbc? » La ri sposta , pe r m c inaspettata, fu «il disco rso di Caltagirone ». Ma , ripe to, ripercorre re s toricamente ce rti ti-a tti sa li ent i d e ll e vice n de de l movimento ca tt o li co, c i aiuta a indi vid uare aspe tti , caratteri c he r ito rn a no spesso sotto alt1·a forma; abbi a m o detto d e lla laic ità, ad ese mpi o, g ià acqui s it a nei primi a nni de l seco lo . Alt ro momento qualificante ci e l popolarismo fu il suo rifiuto a lasc ia rs i assorbire nel bl oc c o d'ord in e d e i m odera ti a lla fine della prima gue rra m on di a le . Mussolini co n molta abilità giuocò le sue carte per con vince re il m o ndo cat to li co ad abbando nare a lla sua sorte il par tito di Sturzo, la c ui fun zione s~ffcbbe finita nel m o ment o in cui il gove rn o prom etteva la soluzione della Questi one Ro m ana. La risposta di Sturzo al co ng1:esso di Tori no del 1923 fu netta: il Partito Popo la re non era nato per risol ve re l<i Questio ne Ro mana, non ern n<ito dalla protesta d e lla San ta Sede contro «i fa tti co mpiuti », ma come espression e di un m ovime nto sociale e politico de i cattolici de m ocratici in serito nei probl em i de lla evoluzione e trasfo1-mazione della soc ietà nazionale, co n un a specifica responsabilità ne lla difesa dci prin c ipi dell 'umanesim o cristi a no. A Mussol ini c he a ffe rmava non esserc i ragion e di co nservare un partito di c<ittolici, dal mom e nto che non esisteva più uno Stato contrario agli interessi della Sa nta Sed e, Sturzo rispondeva che le differenze c'erano, e più profonde che ne l passato: «Altrn differenza sosta n zial e fra no i e tutti i pai·titi politic i o peran ti in It<ilia , e quindi co n il fascismo, è nella conc ezione dello St<it o. Siamo so rti a combatte re lo Stato la ico e pante ista dcl libe ra lism o e d e lla democrazia, combatt ia m o anche lo Stato quale p1·imo etico». Non abb ia m o tempo di leggc1·e il testo di questo discorso che resta un o d e i ca rdini stori ci dcl popolarismo. La sua lettura no n lasc ia dubbi che la difesa dell'identità politico-culturale era un prius pe r Luigi Sturzo rispetto a ogni altra prospettiva po litica, fosse anche quell a di rendere più facile e risolvibil e il probl e m a d e i rapporti fra Chiesa e Stato.

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La cura di q uesta identità cultural e dc l popolar ismo fu difesa, come sappiam o, da Alcide Dc Gasperi , ultim o scgr-ctal"io po li tico dc l pa1-ti to , a nc he quando Stu1-zo fu costre tto a ll 'esilio: l'au tonom ia e la la ic ità ciel pa1-tito no n erano state un do no, una co ncessio ne de lla San ta Sede, ma la con q u ista d i un grande m ovime nto d i ca tt o li c i de m ocratic i c he faceva no tutt o uno co n la sto ria co nte m poranea de ll 'Ita lia, u na sto1-ia c he a n che da l punto d i vista socia le sa rebbe inco mp rensibile se nza lo sviluppo de lle g randi fo rze de l solidaris mo c ri stia no, se nza l'inve nzione e l'arricch im e nto c ultura le che apporta ro no alla dial ettica politi ca e all a cosc ie nza c ivile dc l paese le stesse ba ttaglie pe r la de m o crazia e la libe rtà condott e dal popolari sm o. Dobbiam o ricorda re questi avve nim e nti , an co ra oggi, quando s i rincorro n o sull a sce na po litica in viti, no n ce rto disinte ressati , a sc ioglie re le fil e, a con fo ndere le ragio ni stesse della nostra prese nza politica ne l 111are 111ag11u111 di un indistint o trasform ismo politico. Noi ci siamo impegna ti a ce rca re nuovam e nte le ragioni de l ritorno alla de nomina zion e di Partito Popola re Italiano , un ritorno - lo diciamo subito - che non vuol e dire minima mente assun zione di una ide ntità cultural e dive1-sa da quella della Democr azia Cristian a degaspc rian a. Se le situazioni storiche in cui scesero in campo il PPI e la DC e rano profond amente dive rse , non lo e ra la loro ispin:1zio ne di fondo. Basti rilevare come alcuni a spe tti importa nti della cultura riformis ta de l popolar is m o fossero presenti anch e nel testo dell e Idee ricostruttive della Democr a zia Cristian a s ia nella prima stesura (novem bre 1943) che nella seconda (gennai o 1944 ): la visione di un o Stato de centrali zzato attraver so le Regioni , quali enti autonom i; un'econ omia fondata sulla libera concorr enza e sulla lotta contro le posizion i monopo listiche, la stessa concezi one del partito, portator e di una propria respons abilità politica specific a sul terreno dell'org anizzazi one de llo Stato, con un forte senso dell 'autodis ciplina e dell'aut ode te rminazi on e. 2. Un intenso e fervido dibattito cultural e accomp agnò tanto la fase prepara toria del nuovo impegn o dei cattolici democr atici dopo la caduta del fasci s mo, quanto nella fase

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della ricostruzione: accenno brevemente al Co<lice di Camaldoli, ai n omi d i Vanoni, Paronetto, Saraceno che avevano bene anal izzato gli effetti della c 1·isi patologica dcl capitalismo degli anni Trenta; a l gruppo dei «professorini » co n ia loro prestigiosa rivista di «Cronac h e sociali»; a ll' im pegno de ll a Base, che riscopriva negli ann i Cinquanta il popo larismo, a Per l'Azione di Malfatti, alla ricom parsa della rivi sta «C ivitas », c h e fu di Filippo Meda ; una sto r ia che tutti do vre mm o sape re : fra voi sono tanti che possono raccontarla meglio di m e. Questo rapidissimo excursus mi serve per 1·ibadire che il popolarismo non era u na e ntità culturale, igno ta o confinata in qualche anticamera della Democ razia Cristiana negli a nni della ricostruzione del paese. Del resto, buona parte d e l gruppo dirigente d e l partito proveniva allora dal Partito Popolare di Sturzo: per non dire di De Gaspe ri , ricordiamo Piccioni, Granchi , Cappi, Merlin, Antonio Seg ni , Scelba, Giordani e quanti altri avevano sperimentato la c risi dello Stato liberale e sapevano come questa fosse incominciata con fenomeni degenerativi delle istituzioni parlamenta ri e con quel grande deficit della de mocrazia, provocato dalla inadeguatezza dello Stato liberale a interpretare le trasformazioni non solo economiche del paese, intervenute con la Guerra Mondiale, ma anche sociali, di costume, di mentalità delle masse. Giolitti non poteva più fare miracoli, nessun Patto Gentiloni avrebbe potuto rinnovarsi. Il Partito Popolare nel 1919 era nato come partito del Parlamento, partito dell e riforme istituzionali , a co minciare dalla legge elettorale per passare alle autonomi e locali alla fondazione delle Regioni, alla riforma agraria, alla riforma burocratica, che, tranne la prima, le altre non uscirono dalle aule dei congressi. Sottolineo questo aspetto perché fu proprio l'esaltazione del rapporto fiduciario fra cittadino e partiti del Parlamento, forse, la eredità maggiore trasmessa dal popolarismo alla classe politica degasperiana. Se non ci fosse stata l'esperienza del partito di Sturzo, se questo primo partito di cattolici, sotto l'offensiva fascista, non fosse caduto in piedi e si fosse arreso al cle rico-fascismo , avremmo avuto la stessa Democrazia Cristiana nel secondo dopoguerra? L'ultimo messaggio di Sturzo, da Londra, datato 18 gennaio 1926, alla superstite pattuglia dei popolari, va letto

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co m e un passa ggio di consegna a co lo ro c h e av 1~ebb e ro ripreso u n gio rn o l'a ppell o de l PPI ; ne leggo q ua lche passo: «Coloro che an co ra cerca n o de i punt i d i co nta tto, sul te rre no p o litico e pa rlam e ntare, col fasc is m o , fan no o pe ra vana e n egano di fatto i prin c ipi di libe rtà sui qua li è fonda to e so lo può vivere il popo laris m o. Se a ncora ci sono di qu esti illusi , è b e ne che il partito li lasci cadere , foglie secch e di un albero a ncora ve rde , che passa il su o in ve rno, per preparar e i succhi vitali della sua prima ve ra ». Ed in ultimo quel 1-ife rim e nto a l Risorgim ento, che meglio ci fa capire la ragione , la forza profetica che e ra nel messagg io: «L'esemp io di gio rni aspri de l primo Risorgim e nto deve fa rci con vinti, che nessuna forza armata o potere di prìncipi o dittatori valgano a contener e la diffusion e di idee e a impe dire che si affermino in istituti politici , quando esse sono m ature. E non occ orrono i molti a questo fine ». Mi chiedo: conta o non c onta questa m e moria? O essa vaga come ombra piangent e nell 'Ade ? Siamo autorizza ti a metterla da parte pe rché il mondo è cambiato , e non ci sono più ragioni, idealità, utopie che valgano? O tutto è stato diluito nella fantasma goria di un futuro senza volto? 3. Non credo, a questo punto , ci sia bisogno di altre motivazio ni per spiegare perché abbiamo convenut o di chiamarc i Partito Popolare . Non lo facciamo certo per il gusto della novità, nemmen o per un calcolo opportun istico, quasi a cancellar e con il nuovo nome le degen e razioni di quel sistema di potere e di gove rno che dalla fine degli anni Settanta ha coinvolto anche la Democ razia Cristiana . Dobbiamo pur dirlo ad alta voce che l'assunzio ne delle nostre responsa bilità non comporta una sorta di damnatio m emoriae di quel partito che è stato con De Gasperi, Dossetti, Moro, Vanoni, Piccioni, Mortati e con i partiti della sinistra comunist a e socialista , l'artefice di una delle più moderne costituzio ni, e poi, alleato con i partiti de lla tradizion e laica risorgime ntale, il garante, con una grande scelta di civiltà, della vita democra tica nel nostro paese negli anni della guerra fredda, il convinto assertore di quelle alleanze, dalla NATO alla Comunit à Europea, che hanno consentit o all'Italia

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di u scire di min orità e raggiungere in pochi ann i u n al to li ve ll o d i c redibil ità in ternazionale, non o sta nte le fo r ti con tes tazi oni de ! c om un ismo. L'im p resa d ella ricost ruz ion e e queste sc elte internaz ion ali di c iYiltà form ano la so li da impalca tura sulla qual e si re gge a nco ra l' Italia di oggi . Noi sbagliere mm o se r iduc ess im o il confronto co n il popolarismo a una rassegna d e ll e c o ndi zio n i sto rich e di ve rs e in cui operarono la DC e il PPI , un confronto scontato, o vvio. Quando ci riferiamo al popo larismo , ci riferiamo alle sue istanze primarie, al modo di esse re in politica, che Sturzo non si stancò mai di ricordare fino alla sua scomparsa; ci riferiamo ai criteri di sc e lta e di esercizio di una costante presenza critica nella società, anche in una società compl essa come la nostra. Sturzo guardava alla Democrazia Cristiana di De Gasperi con spirito critico , ma sempre propositi vo. Si chiese, al suo ritorno in Italia, dopo ventidue anni di esilio, trascorsi a Londra e a Parigi, vicino a Maritain, Vaussard, Bernanos, Francisque Gay, del gruppo della «Vie Intellectuelle », a New York, in cui combatté per il ritorno della democrazia e per un Occidente più cristianizzato, se il suo partito, nato nel 1919, era da considerarsi come l'antefatto della DC, quindi in un rapporto di continuità con essa, o se invece non fosse una novità rispetto al popolarismo. È un fatto che tutte le più importanti scelte storiche della DC: dall'adesione al piano Marshall alla scelta europeista all'ingresso nella NATO ebbero il suo appoggio, e non avrebbe potuto essere diversamente, se consideriamo che l'internazionalismo fu già esercitato come componente caratterizzante del popolarismo, che fu appunto wilsoniano e fautore dell'intesa franco-tedesca. Le riserve di Sturzo riguardavano il modo di essere in politica, la consistenza del rapporto fiduciario fra istituzioni, mano pubblica e cittadino, che era l'altra lezione desunta dalla crisi dello Stato liberale. Gli sembrò che certi comportamenti politici, certe invadenze del privato nel pubblico, conducessero a un progressivo affievolimento del rapporto etico fra il cittadino e lo Stato, fra il cittadino e il suo stesso partito: un fenomeno generale che stava cambiando, a suo parere, la natura, il ruolo stesso del partito: faceva la sua comparsa il partito-provvidenz a, che 26


tend eYa a privati zza re, p er così d ire, la man o p ubblica. Sturzo era con vi n to c he s i fosse con servato tro ppo dell a struttura d c l vec chio Sta to cen tral izza to, bu rocratizzat o dcl ve n tenn io , a dann o di qu e llo sv ilup po d e ll e a ut o nom ie, p ro m esso da lla Costituzione . Si ripeteva no le sue rac co mandazio ni ( 1949) c he la DC avrebbe fatt o ben e «a c urare co n maggio re impegno la riorganizzazio ne amministrati va d ello Stato e d egli enti locali, a rimetterla sopra un pian o di rigidità morale , a sfrondarne le sovrastrutture sta tali e parastatali, a liberare la burocrazia da incarichi industriali e comme1-ciali , a purificare l'ambiente d e llo Stato da tutti i parassiti palesi e occulti, politici e affa ristici ». E concludeva così: «Infin e , la DC farebbe bene a rivalutare le classi intellettuali e medie che formano la spina dorsale della struttura di un pa ese civile moderno e d estinato ad un a vvenire. Le cl assi medie f ecern l'Italia nel Risorgimento ; le classi medie fecero l'Italia laica centralizzata; le classi medie fecero purtroppo il 28 ottobre 1922; le classi medie han fatto la Resistenza, il 2 giugno 1946 e il 18 aprile 1948». Sturzo ebbe semp1-e più netta la sensazione che si stesse passando dal grande partito di consensi, di con vinzione, interclassista, di vocazione c e ntrista e moderata, che era la Democrazia Cristiana voluta da De Gasperi, Piccioni e Gonella al partito-appara to, al partito-Stato, al partito tutto-fai-e, delle correnti gestite e operanti sul territorio come grandi clientele di massa, che condizionava no la vita amministrativ a non solo dello Stato, ma anche locale, realizzando ogni sorta di compromissio ni anche con le imp1·ese, le aziende, gli enti pubblici e privati e pervenendo così a una condizione di immunità, quasi una nuova genia di intoccabili . Il costo degli apparati, trasformatisi in burocrazie divoratrici di somme enormi, incominciò a non avere, dagli anni Settanta, più limiti. Non era più reato quel che si faceva in nome non solo del partito, ma anche di questa o quella corrente, come se un sottile veleno leninista fosse penetrato a poco a poco, negli anni più duri del confronto con il comunismo, anche nel comportamen to di politici che si dicevano democratici e campioni del garantismo. Negli anni Settanta non sarebbe potuto bastare nessun collegio di probiviri a correggere questo 27


diffuso andazzo cli immoral ità; non c'e rano più regole, né gi uridi c he, né mora li, c he po tessero trattenere in questo disinvo lto uso ciel pubb li co danaro. 4 . Lo Sturzo de ll e prediche giornali stiche cie l seco ndo dopoguerra contro gli eccessi dello s tatalis m o e dell 'assiste n zialismo, lo Sturzo cie l ritorno in pa tri a da l lun go esi li o se mbrò a molti cli no i di sta nt e pe r il suo mod o cli pen sa re , pe r il suo stil e, pe1· la sua co nc ezio ne ci e l ruolo dell o Stato , ritenuta troppo liberale , troppo affidata al rischio di una libertà economica se nza la co1-rezionc dell ' inte r ven to pubblico come attività anche sociale. Ci se mbrarono un 'esagerazione le sue filippiche co ntrn il s is te ma de i controllaticontrollori, contro le assu efazioni a vedere passa1·e tutt o, nomin e , appalti , co nc o 1·s i, a ttrave 1·so un a partit ocrazia , che , quando poteva, soste nuta da co nnivenze anche s indacali, tendeva a regolare fun zioni e movimenti della pubblica amministrazione. Qu e i i-ic hiami di Sturzo ai co ntenuti etico-politici della politica era no considerati fisime di un altro mondo, comunque sia in contrasto con le tenden ze rit e nute più moderne di uno Stato e de lle sue partecipazioni in una economia complessa, di gra ndi trasformazioni soc iali , se mpre più lontana dai ritmi le nti dello sviluppo delle società borghesi di fine secolo. Se consideriamo che tra i primi articoli scritti da Sturzo al suo rientro in Italia, ce n' è uno, comparso su «L'Italia» (Milano, 3 novembre 1946), che reca questo titolo ammonitore: Moralizziamo la vita pubblica, non possiamo non rimanere sorpresi. Non c'erano ancora gli scandali, che oggi conosciamo, niente che potesse assomigliare a qu e lla piaga di Tangentopoli rivelatasi in questi anni, tuttavia Sturzo era convinto che il problema principale di una democrazia moderna fosse di difenders i non solo dal pe ricolo de ll'inquinamento della vita pubblica, ma anche eia qu e llo della «insensib;Jità del popolo stesso di fronte al dilagare dell'immoralità nell'amministrazione del.Io Stato » attraverso i partiti, i sindacati, le cooperative, gli enti assistenziali e simili. Sturzo avvertiva nell'aria i sintomi de lla malattia, che come fiume sotterraneo incominciava a correre nelle fibre

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della n ostra soc ie tà: «C'è tanta co rruzio ne in giro, c1 sono tant i ap pe titi ai danni ciello Stato, che non si ha più il senso della misura, né il pudore di richiedere quel lo che è se mplic e mente g ius to . Se non s i m e tte una barriera in nome di prin c ipi saldi, sa rà impossib il e farvi arg ine ». Ne l conce tt o di moralità pubbli ca Sturzo comprendeva una gamma di infrazioni e reati c he andaYano m o lt o più in là dello s p e rpero del d e naro, delle mal ve rsazioni e dci peculati . Il catal ogo degli atti di immoralità pubblica, da lui redatto , m e rita di esse r e le tto p er la sua attualità; si badi b e ne , reca la data dcl 3 nove mbre 1946: «Applicare s istemi fi scali in g iusti o vessato r i è immoralità; dare impieghi di Stato o d i altri enti pubblici a p e rson e inco mpetenti è imm o ralità; aumentare p os ti d'impie go se nza n ecess ità è imm o ralità; abusare della propria influ e nza o d e l proprio pos to cli consigliere, deputato, ministro, dirigente sindacale, nell'amminist rnzionc della giustizia civile o p e nale , nell' esa me dei conco1·si pubblici , n e lle assegnazioni di appalti o a ltera rn e le deci s ioni , è immoralità». Ci basti 1·ipensa re alla pubblic istica sturziana degli anni che vanno dal 1946 al 1959, p e r ved e re quasi attraverso un contrappunto l'altra storia del n os tro paese , quella appunto sarei tentato di dire - d e ll'utopia stu1·ziana, che sbaglieremm o se riducessimo a un elenco de lle cose che avrebbero potuto farsi o che non si sono fatte, e n o n valutassimo invece l'utopia per quello che fu veramente: un altro modo di essere in politica, così permeato di eticità e conseguentem ente di responsabilità a tutti i livelli , dal più semplice e modesto artigiano, al più alto intellettuale professionista . Proprio questo modo di essere in politica caricava il partito di un senso di responsabilità altissima, 1·csponsabilit à nelle persone e nella scelta d e i mezzi la cui utilità doveva sempre farsi nell'ambito di una rigorosa eticità, costasse quel che costasse. L'esigenza di tanto rigore scaturiva anche dal carattere laico del partito, espressione non di un rnmo della vita della Chiesa, ma dell'evoluzion e storica della società nazionale, in ogni campo, politico, economico e sociale, dell'organizza zione dello Stato mode rno e dell'impegno del cristiano a non compromette re nelle agitazioni politiche la 29


propria fede, m a a ,·iverla nel co mportament o politic o e civ il e . 5. Pe rch é questo nost ro richiamo al popolaris mo e a ll a lezio ne di SturLo? Poss iamo ritenere ancora va lida e impeg nativa per noi la sua esperienza? Infin e, è poss ibil e 1·ichiamare dentro di noi la sua storia, riappropriarsi delle sue parole, dcl suo messaggio, della sua utopia? È possibile parlai-e di una riattualizzazione de l m odo sturziano « di vedere - lo rilevò Piero Gobetti - in ogni fatto politico un valore morale », come , d'altra parte, sembra s ia questa la domanda che sale oggi dalla società civile? Chiediamoci apertamente: Stu1-zo ci può aiutare oggi ad affrontare le sfide di un futuro che in realtà è già il nostro presente? Un futuro che si affaccia violentemente sulla scena di questo nos tro mondo saturo di benesse re e di vertigine consumistica ma che guarda, con l'odo delle ciglia, alle nuove forme della povertà, e alle nuove barbarie di questo secolo: un futuro che si configura nella durezza dcl dramma demografico, nella lettura passi va dci delitti più atroci dell'umanità, ne ll e manipolazioni biogenetiche, nei conflitti interetnici, che dolorosa mente regist1-ia mo qui, ai nostri confini; nell ' usura dell'ambiente. Tutto è spettacolo, orgia dell'informazione , tutto è ingoiato quotidianamente attraverso il caleidoscopio delle nost1-e televis ioni . A noi tutti sembra di avvertire, più di ie 1-i, la fragilità dei nostri discorsi quotidiani, della nostra corsa a nasconderci nei calcoli strumentali degli schieramenti, quando ancora non siamo riusciti a rispondere alla domanda essenziale, primaria; quale la decisione sul nostro modo di essere in politica? Abbiamo una scelta indifferenziata di possibilità davanti a noi? O ne abbiamo una sola? Riprendere, in qualche modo , quell'antico cammino dei nostri padri, con il quale fu giustificata la nostra prese nza storica nella società nazionale . In altre parole: come crediamo di potere i-ispondcrc alla folla dei tanti problemi esistenziali con i quali entriamo, con un bagaglio di tante incertezze, nel Terzo Millennio? Se ci chiamiamo cristiani, non abbiamo il diritto di abbassare la testa nel gioco banale di un'avventura politica di tutti i giorni. 30


o i o ggi c i r iall a cc ia m o al se nso più profondo d e ll'appel lo d e l 18 ge nnai o I 9 19 «a tutti g li uo mini liberi e fo1·ti » ripre nd e ndo qu e l termin e popo lore c he ne l c o nt es to sturziano e quival e all 'altro, di i11 1e rc/o ss is ta che di venne più usuale co n la DC di De Gaspc ri e che pe rò ogg i d o vrebbe dir·s i «socie tà dell e c o ndizioni umane », dove i ceti so ciali non son o riferiti primieram e nte a un rappor·to economico, ma alla loro condizione umana: femminile, gio\·anilc, operaia, degli anziani, religiosa ecc. Impo rtante anche per noi oggi quanto Sturzo raccomandav a al partito appena nato: che gli iscr-itti al partito non dovessero esse re «soltanto dci 1•01i consenzienti, ma dell e illuminate coscie nze ». Dunque, se vogliamo riprendere la strada dcl popolari s mo, adeguarlo e rinnovarlo secondo quanto richiedono gli immani problemi di oggi, se non vogliamo che si disperda il nostro patrimonio di idee, o che a brani venga dilapidato, da una parte e dall'altra e dissociata da un centro focale, se, infine, vogliamo impegnarci in un lavoro, che nessuno <li noi può sottovalutare, di aggregazione delle «coscienze illuminate » attorno a un 'opera di ri strntturazione del nostro Stato, e di programma pe1- il futuro, fondato sulla diversità e singola1-ità della gamma delle condizioni umane , occorre uno sforzo comune, consapevole, per definire il nostro modo di essere in politica. 7. Non siamo nostalgici in alcun modo. Sarebbe assurdo pensare o progettar-e un 1-itorno al popolarismo del 1919, com e se non ci fosse stata di mezzo la cr·isi dello Stato liberale, l'opzione delle classi medie verso un fascismo «normalizzato », che avrebbe dovuto garantire l'ordine e la sicurezza dello Stato, il «discipliname nto» delle for-ze dcl lavoro, la pace con la Chiesa, anche a prezzo della soppressione delle libertà e d e lla democrazia, la crisi degli anni Tre nta, la seconda guerra mondiale e la guerra fredda, la scelta di civiltà di De Gaspe.-i, Schumann e Adenauer. Ce rto, anche noi viviamo , com e fu nel 1919, ma con dimensioni e responsabilità diverse, una cmer-gcnza storicoculturale-istit uzionale, la cui gravità per la prima volta nella nostra storia contemporan ea s i manifesta come minaccia 31


a ll 'asse tt o unitario. Da lla p ro tes ta a n tista ta lis ta e antifisca lista, non nuova ne ll a s to ri a d i Mi lan o , a lm eno da ll 'età crisp ina, s i è arrivati al la con tes tazion e dell 'uni tà nazionale , a un nu ovo proc esso a l Ri so rgime nt o, a ll 'annunc io dc l vc 1-l10 libe rista, come un Asso luto, q u as i q u esto fosse inc o mp a tibile co n l'Italia un a e co n u na pol iti ca di so lidari e tà cristian a . Per quan to c i riguarda null a pu ò fa rci dubitare dell'intan gibilità dell'assetto unitario, com e espress io ne e risultato di un secolare processo di ide ntità culturale, fondato su affetti, se ntim e nti, tradizione di lin gu a , co nfcrn1at o dalle lo tte dcl Risorgim e nto e dall'indisso lubilità dell'idea cli patri a e di libe nà. L'insorge nza antiunitaria è stata messa da parte? Siamo a l ritorno verso una razionalità politica nell'a ffrontare i problemi delle riforme de llo Sta to? Ce lo auguriamo. Infine , lasciatemelo dire : nessun programma di ri fo rm e potrebbe attuarsi, nessuna risposta saremmo in grado di dare ai sempre più insistenti e urge nti problemi che ci pone il futuro, e che coinvolgono non solo il destino delle nos tre terre ma quello dell'umanità intera, se ci mancasscrn la forza morale e il senso di una altissima 1·esponsabilità civile e politica, di ispirazione umanistico-cristia na , nel m o mento in cui ci accingiamo a dare vita al nuovo partito . No i dobbiamo ricondurre l'etica, l'impeg no morale, nelle sue forn1e più categoriche, dentro la politica; dobbiamo co mbattere e negare validità alla concezione della doppia morale , quella che si applica ai rapporti privati , l'altra che non s i applica alla vita pubblica, come se questa fosse un campo neutro , dove sono possibili tutte le sco rribande di avvc nturicr-i cli tutte le risme e qualità, senza sc rupoli. L'impresa nostra è difficile , gigantesca, paurosa pc1-ché abbiamo davanti un altro muro costituito eia mezze vedtà, dalle emozioni e dalle rabbie che si sono abilmente coltivate sfruttando anch e nostri e1To1-i, stravolgendo i rapporti fra giustizia e politica, pe1· mette rci a lla bedina e annullare tutto di noi, della nostt·a stoi-ia e della nostra vitalità. Se n o n ci muovesse una forte, ansiosa passione civile e se non sentissimo in profondità un sentimento, un dove re , che è dentro di noi, impos toci dal retaggio che ci è rimesso dal 32


passato , da q uando la po li tica e la la ici tà di ve n nero a nc he misu ra de l cristian o , no n esite re mmo a lasc ia re il campo . Ce rto, ne s ia mo b e n co nsa pevo li, c 'è il problema de ll e aggregazio n i e le tto rali, prob lema u rge nte , che ci p re nde a lla go la , e ch e sembra contras ta re co n q u e lla es igenza di raccogli me nto n ec essaria pe 1T hé il pa1tito s ia. Una cosa sappia mo di certo : c he no i poss ia m o s tud iare tutt e le possib ili a ll ea nze e lettorali , poss ia m o e labora re tutte le co m b inazio ni più avvedute per pro mu ove re le più la1·ghe ca ndida tu1·e - e dobbia m o fa rl o - m a se no n ado tti a m o qu e i c rit e 1-i di sc elta c he c i sono pera lt ro suggeriti dagli esit i dc i referend um , se no n c i ri c hia miamo all e più vo lte ri co rda te ragio n i esse nziali de l fa re po litica da cristia ni , fa re m o fallim e nto. No n s ia m o qui pe 1· fa bb r icare nuovi no ta bili pe r nu ove clie nt e le , m a pe1· rigua dagnare a lla politica qu e ll e nos tre a nti c he rag io ni c he sc o n side ratam e nte abbia m o s m a rdto. Me ttia m oce lo be ne in m e nte : o ggi no i camminia m o n e l vuo to; sai-ebbe veram e nt e un sui c idio se rite nessimo di po ter ri e mpi1·e qu esto vuoto solo c o n i giuochi de lla cabina e le ttorale. Roma, 22 ge nnaio 1994

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GERAR DO BIANCO

NELL E RADICI IL SEME DEL FUTURO Cara Preside nte, caro Segreta rio, cari am1c1, in questa legisla tura abbiam o fatto per intero b nostra parte, l'abbia mo fatta co n impegn o e serietà, primi per assidua p1-csenz a, primi pe r il contrib uto alla definiz ione e a ll 'ap pro vaz ione delle legg i all'eser cizio d e l contro llo e dell'or ientani ento verso il govern o. No n posso qui certo espo rre ne l dettagl io il p ro fi c uo lavoro di qu es to biennio , mi limiterò a dii-e so ltanto alcune cose esse nziali e so prattut to le lin ee isp iratrici delle nos tre scelte e dei nostri orienta menti. Proble mi aperti da a nni se non da decenn i hanno trova to soluzio ni non medioc ri, opzion i diffi c ili so no state effettua te guarda ndo sop rattutto all'inte resse del paese più c he ai vantagg i di parte. La s ituazio n e finanzi aria d e llo Stat o non era brillan te ne l 1992, esigeva un forte raddriz zament o. Abbiam o accom pagnat o l'opera dei gove rni Amato e Ciampi con continu ità e coeren za conseg uendo risultat i che cominc iano ora a prnfila rsi. La lira era immersa nella tempes ta nell'est ate dcl '92, oggi appare stabile. L'inflaz ione è stata manten uta almeno fin o ra sotto control lo, s i è ridotto il costo dcl denarn . Ci siamo dunqu e moss i, pres idente Marten s, lun go quella via dell e intese moneta rie per no n perde1· e contatt o co n gli altri paesi occide ntali, p1·emes sa politic a essenzi ale anche per affront are i dramm atici problem i dell'oc cupazi one che solo la genera le ripresa dell' eco nomia m o ndiale può portare a soluzio ne. Il nostro orizzon te dunque è rimasto quello de ll'Euro pa proprio mentre altre forze politich e (e ho sentito proprio ie 1·i una voce) s i stanno s toltame nte allonta nando da questo orizzo nt e. Abbiam o inciso sulla finanzi aria con interve nti in linea co n le nos tre concez ioni sociali della famigli a reintro ducend o aspetti essenzi ali che rispond ono alla nostra concez ione.

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Ma q ues ta legis la tura reg istra ancora a lt ri successi: da ll 'avvio concreto de ll e privatizzazio n i, alla de fini zio ne di leggi esse nziali pe r il mercato finan ziari o , per il 1-io rdino fisca le e bancario delle Camere di co mmerci o, de l s istema informativo, m a l'e lenc o sa rebbe lu ngo. Non abb ia m o p red icato, cari am ici, so lta n to la m orali zzazio ne ma abb iamo de ttato le regole, come per esem pi o la rev is io ne de ll 'au torizzazio ne a procede re , c he - sc ri veva il Kcl sc n - è un o de gli aspe tti dec is ivi pe r il rec upero de ll a legalità ne ll 'agire po litico . Abbi a m o sc ritt o le leggi c he di sc iplina no in m odo rigoroso , co m e o gg i i gio rn a li di co n o , le ca mpagne e lett o rali . An c he qui po tre i co ntinu a re . La nostra ispirazio n e: è be ne che su questo punto c i s ia un chiarime nt o sugli aspe tti di fond o de ll e nostre visio ni e de ll e nost1·e lin ce. No n è sta ta que lla di a lime nta re inqui s izio ni e ve le ni , qu e i vel e ni c he oggi si di ffondono e c h e alime nta no ce rte campagn e di sta mpa e mi co nse nta il ministro Ma nc in o di esprimergli a n o m e de i parlam e ntari de lla De moc razia Cristia na egli che è stato p rotago nista d e lla grand e lo tta contro la ci-imin a lità tutta la nost ra solidarie tà. La solida rie tà c he va a nc he , e lo dico c o n forza a chi no n dovrebbe esse re n eppur·e toccato lontanam e nt e da o mbre per c hi conosce la sua intege rrima vita politica e pe 1·so nal e, a l preside nte d ella Re pubblica fatto o gge tto anch e di vel e nos i a ttacc hi. La nostra ispi razio ne dunqu e è stata que lla, cari amic i, di recide re alla radic e le fonti stesse de lle deviazioni possibili e dei compo rtam e nti ill eciti. Il 110 /it e iudicare de l Vangelo ci impone di esse re mis urati e prude nti, il che no n significa né perdonis m o né indulge nza m a se re na co nsapevolezza c h e il riscatto n e lla società non s i o p e ra con la sospe ttosa caccia all e streghe ma c o n la intran sigente rimozione dell e cause c h e l'hanno ge n e rata. Toc ca a d a ltri il giudizio, alla po litica s petta soprattutto il c o mpito di ri sa na re, di rige ne ra re il costum e e di costruire un s iste ma is tituzion a le di regole giusto e fun zio na le che con se nta a ppunto so prattutto di preve nire . Utilizzare l'arma pe nosa de ll a m o ralizzazio ne co m e questa mattina ancora sui giornali appare da parte di qua lche sconside rato parla m e nta re c he indic a deputa ti che po trebbe36


ro esse re colpiti da r estrizione, questo m odo e questo s istema che punta a ost racizzare e a creare <lunquc a ttra ve 1·so la morali zzazione un a lo tta di po tc 1·e a mc sc rnbrn la p eggio re de ll e im m ora lità. Cosi s i t1·a muta la democrazia nella de m ocrazia inqu is ito ria e così sono tramonta te a ltre espe ri e n ze democrat ic h e . Ci s iamo dunque m oss i secondo un a lin ea c he portava a rim u overe le ca u se. E non di versa m e nt e abbiamo agito per ri scrivere le rego le del nostrn s ist c m ~ ;stitu ziona le. Le le gg i e le tt orali che a pron o una nu ova s ta g io n e politic a n e sono la tes tim on ianza. In tutti que s ti anni e in a ltt·i ancora, possiamo dirl o co n 0 1-gog li o, l' a tti vità dci p a rlam e ntari d e ll a Democraz ia Cri s tiana è stata se mpre deci s iva. Se avessimo avut o - lo p ossimo dimo strare con d a ti , fatti e c ifre - ancora un qualche tempo dinanzi forse avremmo potuto anche affrontare la d e licata questione d e ll a grande ripartizione d e i com piti fra lo Stato e le regioni e la qu es ti o ne della 1·iforma dell'es ec utivo a cui ha fatto riferim en to ora il n os t rn Baldoni . Abbiam o con fermezza difeso il Pa rlam e nto contro il pervicac e tentativo di delegittimarn e la funzione. Abbiam o d e nunciato la confusione dci poteri perché questa nostra democrazia non s i trasformi in una società di so r vegliati . Dife ndere il ruolo d e l Parlamento è, come or ora ha detto De Rosa, un aspe tto fondamentale della co nc ezio ne sturziana, d e l movim e nto dei cattolici democratici che è stata inizialmente soprattutto un movim en to per il Parl a mento . Abbiamo rivendicato la nostra sto ria , la nostra presenza nel paese e n e lle aule padam e ntari se nza so1·vola1·e sugli errori, anzi riprendendon e appunto il filo, ma abbiamo voluto riventidare la nostra s toria dinan zi alle mistificanti se mplificazioni di certe letture liquiclitorie . Semplificazio ni preoccupanti po iché è da questa cultura che nascon o i regimi e gli esiti autoritari. L' idea di 1·idu1Te la storia ad una e quazion e regim e DC qu as i u g uale c o1Tuzione è la spia di qu e lla lucife rina tend e nza a ri co ndurre a d una unica dim e nsione il complesso movim e nto della soc ie tà, della storia, d e i p a rtiti per incanalare poi entro pres unti scherni virtuosi il corso della politica e la natura tip ica ciel 37


giacobin is m o e de l le ni nis m o e d i tutt e le pos izio ni e c ulture a uto ritar ie. Ora è qu esta nos tra azi one c he è sta ta svo lta in co ntinuità ed ispirazi o ne co n le passate ge nerazi o ni parl a mentari ch e noi, caro Martinazzoli , co nscg narn o al Pa rtit o Popolare . Consegnamo una tradizi o ne va lida di g rande spessore , da accogliere e da difendere pe rché checch è.· se ne di ca in essa ha vibrato se mpre l'autentica ispirazion e dell a Democrazia Cristian a . Ora noi tutti insieme ci av viamo per un nuovo impervio cammino. Ma non partiamo da zero, partiamo da quella p rofondità etica e politica che o r·ora Dc Rosa ha tracciato magistralm e nte . Ci incamminiamo per un impc1·vio sentiero ma occorre anche prudenza , energia e molta unità per ii futuro. E non mi pare molto saggio, lo dico con franchezza, che ad ogni pie' sospinto si strattoni il segretario per porre condizionamenti, fermate, altolà. Noi siamo assicurati sulla coerenza di una linea rigornsamente ri volta al recupero di uno spazio di equilibrio, di moderazione ne lla geografia politica italiana e cli efficacia n e ll'azion e riformatrice dalla storia pe rsonale e dal pensiero politico di Martinazzoli . Alcuni amici ci hanno lasciato, in mezzo all ' intrapreso, proprio nel passaggio più delicato. Io non so rassegnarnli all'abbandono . Costituisce un impove rimento per tutti ma è sicuramente il loro un passo verso la sconfitta delle loro stesse posizioni . Non ho visto né lungimiranza né saggezza in questa scelta che dispcnk mentre bisognava unificare e prnprio quando un alto monito si levava verso i cattolici sul ruolo concorde che noi dovremmo giocare nella vita politica e nella società. Per quanto vano possa esse1·e o da qualcuno cli voi non condiviso , io li invito alla riflessione e a tornare sui prop1·i passi perché non vedo , per chi si stacca dalle radici altro orizzonte se non quello del bazaar. Noi comunque proseguiremo la costru1.ionc dcl Partito Popolare Italiano senza indugi elabo rando soprattutto , e cc ne sono già i segni s ignificativi , una rinnovata cultura sociale e politica che sia all 'altezza d e i tempi . lo non posso entrare in 38


ques to argo mento anche se avre i q ualc osa da dire sul Partit o Po po lare ma il min isiro della Pubbli ca Istruzi o ne p res idente mi ha assegnato un te m a e mi boccerebb e se uscissi fu o ri dai con fi ni. Tra lasc io quind i og ni acce nn o a c iò che pur sento come vita le p er un nuovo popola ri smo d i ispirazione cris tia na; ne parlai nella precedente assemblea , qu e lle tes i mi paion o ancora di qualche va li d ità . Ma consen tit e mi o ra una digressione , una di gress io ne letteraria che io co nsid ero co m e una g rand e metafora e p ro fon da meditazion e sulla po liti ca e sul potere di un gra nde poeta cris ti ano. Io ie 1-i ho scri tto a Martinazzo li un a lettera per d irg li' di andare avan ti sp edito p er la sua strada e g li ho proposto due pensieri di Mario Luzi . Orn ho sc elt o pe r questa asse mblea un brevissimo florilegio . Voglio leggerlo e c hiedo un momento di pazienza . Parlano i testimoni di un g rande passagg io di e poche protagonis ti cli uno splendido dialogo poetic o intito lato «Libro Ipazia». Dice De m etrio: «spesso 111 e lo ripelU sen za un'idea di sé da dare o da dife nde re non s i regna , s i sc ivola a intrighi di taverna ». E Sin esio: «la nostra casa in s fa ce lo no11 ha bisogno di risse 11w di ca lore e di lu ce >>. Ma è nel se rrato dialogo tra Porfirio e Di o nigi che richia mo la vostra attenzione. «Sia1110 scesi a palli - di ce Dionigi - con molli avl'ersa ri e al!ri 11011 c i se111hrano più tali o non sono così e sec rabili. Lo s taio delle cose 111uta e 111u1a110 i nostri giudizi s inc e ra111e11/e 1alvol1a , più spesso per 11 ecessitù . Non sei così 10111 a 110 dagli affari po li1ici, o Dionigi, da non sapere come accade che questo s i ve rifich i». Re plica Dionigi: «s i può venire a palli co n i harhari e neppure con ess i, con le loro insultanti incurie d e lle regole, con le loro sfide al po/ere pubblico . Adagio , c on il cedim e nto Fedi che u s ia1110 ca11tela, non usciamo i111pro vvisa111e11te allo scoperto, la dignità è s ali>a suppongo e a questa , ti ass ic uro , s ia1110 a11 e11 ti ». Dig nità, ma quale? Grandezza e vaniloquio se non ha ri sponde nze in una forza . Ci attendiamo qualcosa da questo incontro , che cosa non sappiamo. Un mutamen to, comunque , saggezza vuole che lo si scruti fino in fondo. L'angosci oso dil e mma di Luzi è dunque tra identità e ne cessità di raccordi con g li altri . Tra testimonia nza ed esigenza della politica, e il dramma del 39


potere è del ri sc hio di disancorarlo da lle rag ioni eti c he e politiche, ma che bisog na sape r a ffro ntare . Per sci o glien: il nodo occorre rischiare, caro Marti nazzoli , e cci-to so lo chi ha una p1-ec isa idea di sé - l'ha detto anche Dc Rosa - può farlo senza in coITe re nel baratto. Ma anche senza la preventiva rin unci a di pres um ere che possa essere vincente una sconfitta c he vinca. Una forza che per noi vien e da lon tano, dalla nostra ispirazion e che viene dalla nos tra cultura, d a lla nos tra esperienza e dalla nostra grande capacità di orientamento che ci ha saputo guidare in questi difficili diseg ni . Ma una forza soprattutto che viene dalla fiducia e che, come diceva prima Balboni, è appunto aperta alla speranza. Perch é la mente cristiana, descrive ancora Luzi, è pie na cli attesa e il passato è il seme del futuro o è ni e nte . Sostengo che questa è la pienezza cristiana, di essere pronti all'evento, lasciare che la sua forza ci traversi finch é possa riplas ma1·ci e rifonderci. Se dunque avremo fede, caro seg1·etario, cari amici, ce la potremo fare e potremo rinasc e re. Viva l'aut e ntica storia della Democrazia Cristiana , viva il Partito Popolare Italiano ed europeo! Roma, 22 gennaio 1994

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ROSA RUSSO JERVO LINO

LA COSTITUENTE È COMPIUTA: ORA AFFIDIAMO IL PARTITO POPO LARE ITALIANO AGLI UOMI NI LIBER I E FORT I

Cari amici, la nostra parteci pazion e, la vostra te ns ion e morale e politica così percep ibil e e forte, le manife stazion i di ampio consen so alle 1-elazion i asco ltate e so prattut to all'inte rvento di Martin azzoli, mi consen tono di trarre anche a nome vostro alcune conclu sioni. Abbiam o assiem e compiu to tutti i gesti necessa ri perc hè il Ppi inizi il suo cammi no. Lo affidiam o ai «libei-i e forti» dell'Ita lia di oggi e confidi amo quindi che il nostro appello possa avere una risonan za ampia e convin ta; i giovan i, donne , uomini liberi e forti nel nostro Paese ce ne sono tanti. La democ razia, infatti, è profon dam e nte radicat a nella cultura e nel costum e del Paese. Un Paese che 50 anni fa ha saputo far nascer e , attrave rso la resisten za, libe re istituzi oni, e che ha difese dal terrori smo e non s i farà certo spaven tare dai passagg i difficili della vita democ ratica. Non è in crisi la politica . È, positiv amente , in crisi un modo non cotTett o di fare politica . E nella protest a che i cittadin i csp1·im ono c'è anzi voglia di politica , di impres e comun i che valga la pena di compie re purchè ci sia un rappor to forte e severo tra etica e politica , perchè la politica sia davver o impegn o per il bene comun e. In questa dinami ca costrut tiva, noi inseria mo il Partito popola re. È piena e convin ta l'appro vazion e della relazio ne del sen. Martina zzoli. L'assem blea ha dimost rato di condiv idere il progra mma del partito e le tappe di vita interna e sopratt utto la data del congre sso naziona le. È di grande rilievo l'impeg no che Martina zzoli ha assunto di tradurl i in concre te scelte politich e subito fin dalla prossim a campa gna elettora le. 41


In quant o è stato de tto o gg i si r iconosc c la lin ea rit à dcl pe rco rso co mpiu to fi n da lug li o, i con ten uti dc l p rogra mn 1a de l Ppi rea li zzan o le att ese e il mandat o ch e quell a asse mbl ra ave va espresso. La nost ra prnfo n da gra tit u d ine va dunqu e a Martinazzo li e a qu a nto in s ieme con lu i hann o lavorat o , al cen tro e soprattutto in pe r iferia , in un a s ituazio ne d i estrema d iffico ltà, senza trasc ura re gli interess i dd Paese e ins ieme senza d e fl ette re dagli idea li ciel catto li ces im o d em oc ra tic o . S ia mo fi duc iosi che la g rand e m agg ioranza d e i cat to li c i e dfelle realtà di base del la soc ie tà it a liana, dc i lavoratori , deg li impre nditori , deg li uo mini di c ultura, delle: donne, dci giovani ac cog lieranno le dec is io ni e le sc elte cli ogg i co m e un segno di nuova spe ranza e co m e sprone a riprendere senza pre tese , e pure c o n la libe rtà e la fo rza che prove ngon o da ll e co n vinzioni interiori, il camm in o c he il Ppi d i StLffZO e la Dc di De Gasperi ci han no indicato. La c hi arezza dell'itinerario fin qui pcrco1-so do vrà trovare conferma n ell e necessarie converge nze e le tt o rali e nelle sce lte d e i candidati; tali candidatu re, anc he quando s iano espresse ne ll'ambito di aggregaz ion i e le tt orali delle quali facc ia parte il Partito Po p o lare , dovrann o int er-pretarc le esigenze diffu se n e lla società c ivil e e d ov rann o essere in a rmon ia con la natu ra m oderata e ri forn1a tr ic e di un a po liti ca popolare , lai ca, di ispirazione cristi ana. Martinazzoli ha spesso evocato la mitezza la to ll era n za, la collaborazion e tra forze laiche e catt o li c h e, la 1·ic e r ca di ogni co ll ega mento co n g rnppi po litici , sociali, c ulturali i c ui programmi n o n contraddican o la nostra concezione dell a vi ta , d e ll e libertà d e mocratich e e rapprese ntative, d e lla unità del Paese, d e lla solida 1·ietà. Questa linea politica naturalmente sa1·à seguita con coere nza s ia a li ve ll o nazi onale c he nelle realtà regionali e loca li. Sia per la sce lta d e i ca ndidati , s ia per la vita inte rna dcl Partito popola1·e s i do vrà te ne i- conto in modo m o lto atte nt o e rigoroso dell e attese della perife ria , dare spazio alle donn e ed ai giovani e mostrare, anc he nell'individua re le persone, la volontà di forte mutame nto. Per il gravoso ma e ntus iasman te com pito di condurre il Partito popo lare nella difficilissima competi zio ne e le ttorale e 42


ne lla prepa razion e de l congresso, l'asse mblea con ferma d u nque i pieni poteri già con feriti a lu g li o a Pa1·tin azzo li , e confida pi enamen te ne ll 'o pera sua cd in q u e lla degli o rgani c he egli vorrà affiancars i nell a gestio ne c e ntral e e periferica de l part ito . Da oggi, a mi c i, in izia il camm in o dcl Partito Po po lare: s ia un cammino d i libertà , di g iustizia , cli pac..:c!

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IDEN TITÀ E LINE E PROG RAM MAT ICHE DEL PARTITO POPO LARE ITAL IANO

Preme ssa:

Non c'è bisogn o di rievoc are il cambi am e nto epoca le interv en uto sia n el mondo , c he in Europ a, ch e in Italia negli ultimi c inque a nni e le conse guenz e c he ha avu to sulla s ituazio ne politic a italian a e su ll a Demo crazia Cristia na. Utilità e specif icità di un partito di ce ntro, ma non del centro . Signifi cato politic o p ositi vo e moral e de l te rn1in e «mode razion e ». La terza fase della presen za dei catto lici de m oc rat ici ne lla vita del Paese: rilanc iare in un mondo nuovo l' intuizi one sturzia na, aggior nare l'eredi tà di De Gaspc ri e Moro. Non c'è bisogn o di comm entare a lungo sui fatti degli ultimi a nni : la corruz ione de lla politic a e l'inso rgere prepo tente e procel loso de lla questi o ne morale . Di qui anzitu tto la necess ità di ridare fondam ento e senso al lessico eleme ntare della politi ca: morali tà, compe tenza, interes se genera le, efficie nza, diritti e inter·e ssi, giustiz ia, e quità, solida rietà, sobrie tà, te mpera nza e mitezz a. Da qui anche l'urge nza di rida re se nso e sp esso re agli atti e ai compo rtame nti de lla politic a: legalit à degli a tti , co1-rettezza dell'ag ire, efficac ia de i contro lli, recupe ro dello spirito pubbli co. A questo punto indico con brevi propo sizioni di s intesi il nostro progra mma, che non è - non può esse re ancor a - un progra mma elettor ale, ma preten d e anzitu tto di de finirci , di darci una precis a identit à.

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L E T RE BASI DELLA NOSTRA POLITI CA: VALORI E IDENTITÀ; COSTI TU ZIONALISMO LIBERALE E RIFORMISMO SOCIALE

I. Il Partit o Popo lare cattol ico-de mocrati ca . Ne fa politico, cultura le e sociale ne ll 'orga nizzazione de ll a vi ta

s i riconosce nella trad izion e proprio il pa trim on io storico e e int ende trad urn e 1 pnn c 1p1 quotidiana .

2. A ques to fine, il Partito Popo lare, proprio per rispondere alla crisi dei pa 1-titi , no n sarà un 'organ izzaz ione centralizza ta e burocratiz zata, c he usa l'ideologia per giustifi care in nom e de l fine l'uso di ogni mezzo. Il Pa1-tito Po po lare sarà un'orga nizzazion e legge ra di comunicaz ione, raccordo e re lazion e fra le voci della soc ie tà e i programm i c he il Partito Popolare , attraverso i candidati eletti, s 'impegna a realizzare. 3. Il Partito Popolare si propon e di essei-e voce de l b e ne comune, e di rappresent arlo in politica. Ciò esige limpido stile morale, coere nza nei proge tti e capacità di offrire a donne e a uomini di risponde re con credibilità e competenz a alle attese del cittadino e le ttore. 4 . Chi aderisce al Pai-tito Popolare compie nuove scelte essenziali a favore: a) de ll 'ispirazion e cristiana; b) della laicità; e) de ll 'ide ntità nazional e; d) dell 'Unione Europea come fattore di sviluppo de lla mondialità ; e) dell e autonomie tenitoriali e sociali; f) della difesa dei diritti umani; g) della libertà e de lla d e mocrazia come sua unica e compatibil e forma di governo; h) di uno sviluppo eco nomico che valorizzi le capacità di lavoro, professiona li ed imprendito riali in un m e rcato libero;

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i) del la so li da ri e tà intesa co me tess uto conne ttivo di una soc ietà a misu ra della persona um ana.

5. Ispira z.iu11e cristia11a . Pe r il Par tit o Popo lare essa co mpo rta un 'ades ione a i p rincip i dc l Vangelo e a l mag is tero soc iale del la Chi esa e s ì traduce: a) n e l ric o nosce re la piena autonom ia del le rea lt à lerre n e ; b) nell 'ass um ere , ri gua rdo ad esse, deci s io ni pol it icam e nte e s to ric a m e nte li bere e respo nsabili ; e) nel dedicarsi alla tu tela e a ll 'emancipaz ione de lla pe rson a; d ) ne ll 'agire in po liti ca p rivileg iando se mpre e comun qu e se nso d e l dove re e di lealtà, spirit o di se rvizi o e d i g ratuità . 6. Laic ità . Il Pa rtito Po pola re l' la ica m e nt e responsab ile de ll e proprie sce lte politiche cd operative. La s ua laicità s i manifes ta: a) n e ll 'assunzi o ne in piena auto nom ia de lle 1-csponsabi-

lità politiche assunt e pe1· servi re il b e ne co mune ; b) nel i-ispettare ogni fed e re ligiosa e ogni o rientamento po litico e c ultu rale . 7 . Identitù 11 aziu11 ale . Il Partit o Popolare è un partito nazio na le. Inte rpreta e difende la patria italiana quale soc ietà unita e unitaria, figlia d i una sto ri a co mune che è sin tes i dell e di ve rs ità c ulturali e di costume rad icate ne ll e reg ion i italiane . Il Partito Popolare int e nde salva guarda re ques to patrimoni o , ma inte nde a lt res ì evitare che di vent i s trum en to di egoismi territoriali e se ttori a li . 8. Europa e 111ondu. Ci poniamo l'o bietti vo di pe 1·seguire gli ideali di pace , di gi ustizia, cli tut e la dci diritti umani, in primo luogo riguardo all'Europa, al cui sviluppo in sen so fed erati vo siamo int eressati , e po i sull o sce nari o dcl mondo intero. La n os tra te ns ion e vc1·so un a vis io ne m on diale dc i problemi d e lla pace e de ll o sviluppo, po trà ce1"lamen tc con tare sul va lido apporto dell'iniziativa degli itali ani a ll 'este-

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ro , a i quali sol o una po lit ica miope ha fino ra 11egat o l'cff"ctti vo ese rc izio d e l più imp o rt a nte di ritt o po litic o: il diritto d i vo to. 9. Il Partito Po po la re pone il su o fondamen to nel riconosci m e nto e nell a piena \'alor izzaz ionc delle a utonom ie socia li e te rritoriali q ua li compone n ti essenzial i della convivenza. 10. Urge un g ra nd e a mpli a m e nto della ca rta dci diritti

d e lla persona, a comincia re da lla accoglien za della vita nascente e dal ri spetto della vita morent e. È ne cessa ria un'azione di governo che se mpre meglio co nsideri particola ri ide ntità, in specie quella fem minile, mentre un'attenz ion e particola rissima rivolgiam o a lla famiglia , a lla c ui tutela occorre commisu rare la politica dcl lavoro, della casa, dcl fisco, dell a scuola, d e lla pi-eviden za e della salute.

11. Sul te rre no dell 'econo mia , vero c uore costituzio n::dc degli Stati moderni, sos tenia mo che sono inadegua ti sia un o statalism o burocrati co e centralis ta soffocant e, s ia una economi a di mercato vist a come «zo na mora lmente neutra », svincolat a cioè dal ricon osc imento dell e essenzial i finalità soc iali cui va destinato l'impiego delle risorse. La sa na conduzio ne dell 'econo mia e la te c nica ec o nomica debbon o avere un a loro moralità e funzional ità in vista <li valori più alti del mero profitto. 12. Particola re valorizza zione spetta al lavoro, la risorsa individua le che fonda la apparten enza dci cittadini alla Repubbli ca. All ' interno delle regole dcl libero mercato intendiam o muoverci nell a direzion e dell a pien a occupazi one e dell'econ omia pa1-tec ipatìva. 13. La solidarie tà è la forma poss ibile di ogni i-apporto umano, e quindi anche politico. Essa consente dì proceder e verso la m e ta di un Paese accoglien te cd amico. Il volontari ato è poi una delle form e più alte, perc hé libera e gratuita, di concretiz zazione d e lla so lìdal"ietà. 48


14. Sul piano d e ll a proposta istituzi o na le il nostro programm a ado tt a la m etodo logia e i fi n i dcl cos titu zionalism o lib e ral e e de l riformism o sociale. Qu es ti so no i nos tri refere nti ideologic i fo ndam e nt a li capaci cli s ituare gli o b iettivi dei cittadini italia ni sull' o ri zzon te dell a libci-tà e su quell o della giustizia. Ci impegn iamo a promu ove re l'attuazio ne di questi obiettivi attravers o l'ascolto de ll a gente e senza chiusure nei confronti di posizioni e programm i d ivers i, purchè finalizzati al bene comune de l nostro Paese .

II EUROPA E POLITICA ESTE RA

l . Sulla scia del coraggio e della lungimir anza di Dc Gasperi acquista sempre maggior pregio il va lo1·e della collocazio ne e uropea cd occidenta le dell'Italia . Poniamo le questioni internazi onali al centro delle nostt-c p1-iorità e rifiutiam o s ia l'egoismo unil aterale e ant ioccidcnt alc dell'estrema destra e le ipotesi di smcmbrn mento dell'Italia che la rimuover ebbero dalla lista delle Nazioni impo1·tan ti, s ia l'ipocrita atteggiam ento delle s inist1·c che, dietro un camuffamento pacifista, si limita no ad una vaga cd incerta professio ne di fede negli organ ism i internazi onali senza spiega re i costi materiali e morali che ciò comporta . Inte ndiamo assumerc i con coraggio le nostre 1·csponsab ilità nei confronti degli obiettivi dell'Unio ne europea , della pace e dello sviluppo. 2. Un progetto federale per 11110 furi e E urupa. È questo il nostro primo o biettivo, perchè solo l'Europa unita può offrire una prospetti va a i paesi dell'Euro pa centrale ccl 01-ientalc , sostenen done la ma1·cia verso la democraz ia e la prospe1-it à fino ad integrarli pienamen te. Solo un' Europa unita può mobilitar e le risorse necessari e pe1- la coopernz ionc a ll o sviluppo del Sud del pianeta e, più vicine a noi nelle regioni 49


d e l Medi ter ran eo , pe r affron tare ins tab il ità che possonu in vesti re dire tt ament e il nos tro Con ti nen te . 3. Sa !l'agu ardia de lla po c e s 1·iluppu dello de1110c ra z.iu e diseg11 0 1111 il'ersa le d ell'ONU. Per di fendere la pa c e e sY il u pp:ire la de moc razia ovu nqu e ne l m on do il Partil o Po po lare s i sc hi e ra pe r il diseg no uni versa le d e ll 'O NU, fin o al l' inge renza uman ita ria nei cas i in cui go ve rn i a uto rit ari agg redisc a no d iritti um a ni indi viduali o collet ti vi. 4 . U11a giu s1a dis1rib11::,iu 11 e d ello prusperitil sulla Terra. Cresc ita eco nomica e più g iusta distribuzio ne della ricchc1.1.a rafforzano la stabi lità . Per qu es to auspi c hiam o u n rafforzamen to d c l GATT e di quei fori c o ll e tti vi, Nazi o ni Uni te e Co nsi g lio di Sic Lll'CZZa , che posson o favori i-e la r iso lu zione dei problemi che interessano la com unit à d e ll e Nazio ni. 5. Difesa e forze an nate: senT:..10 111iliwrc , se n ·1::.10 ci1 •ile, e obiezione di coscienza. Una po litica estera c he d iventi autorc\·ole ha bisogno di un a politica de lla difesa se ria e co n\' inccnte , sul piano delle motivazio ni e de lle riso1·sc disponibili. Po niamo a lla nostra atte nzio ne, per un a pprofon dim en to responsabile, l'ipotesi di un ese rcito di professionisti e l'alternati,·ità tra se r·vizio militare e se rvizio c ivile, sull a base anche d i una riqualificazione, alla luce di verità dell'obiezione di cosc ien za.

6. Il ruolo d ell'/1alia 11 ell' U11 io11e Eurupea . Sullo scacchiere contin entale ci muo,·c r-cm o pe1· la c reazione di un a moneta unica, l'i ntrod uzione della c itta din anza europea e la graduale formazione di un forte nucleo federativo . Per una più e ffi cace lo tta a lla d isocc upazione, contro in g iust ificati protezionismi o la tende n za a non amp lia re il num ero dci Paes i a derenti. Le politiche e u ropee agric ole, commerciali delle g ran di reti infrastr uttura li , della ricerca dovranno poi tendere <ti progress ivo su peram e nto de lle di spari tà fra le d i\'erse zone dcl territorio comunitario. 7. Age11da per w1 111011do migliu re . Tale impegna ti va agenda intende cogliere le o c cas io ni crea te cfall a fi ne della

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gue rra fredda ed è coe rente a ll ' impegno d i offrire a lle ge nerazioni fu tu re un mo ndo mi g liore.

111 LA LIBERTÀ , I DOVERI , I DIRITTI E LE ISTIT UZIONI

1. L'Italia in Europa. La po liti ca ita li ana è ormai, per g ra n parte, politica e uropea . Costruzion e d e lla Federazion e Euro pea fondata sulle co muni radici cultw·ali , se nza indebolii-e unilateralm ente gli Stati nazionali .

2. R egio ni a uto rei·uli e c111tu110111ie {urli p e r 1111ire il Po ese. La Re pubblica - una e indi vis ibile - è composta di forti e autorevoli istitu zioni regionali e locali , pa1·ti di un vitale pluralismo. Superamen to di ogni centralism o, con una attuazio ne mode rna e progress iva d e l principi o di s uss idarietà; int e rventi con fondi nazionali di p ereq uazione e di so lida rietà co ntro lo sviluppo diseguale. 3. Grande rilievo delle a11tu11w11ie socio/i e d e lle is 1i1u-;.iu11i rapprese ntative. De finizione di «codici » e statuti prop1·i di ciascuna autonomia soc iale (profilo deontologi c o) . Centralità della rappresent anza parlamcnta1 -c. Su un Parla mento autorevole potrà radicarsi una funzi o ne di governo altrettanto autorevole , che dal Padamento stesso tragga la sua legittimazi on e politica c o n l'in vestitura diretta del Primo Ministro.

4. Un Gover110 autorevole; ww Mc1gistra/11ra che ag isc a in pien a autonomia e se11 za bisog110 di s 11pple 11~e. Efficienza e trasparenza nell'ese rci zio dci poteri e realizzazio ne di quei controlli sia in fo1·me legali (amministr ative e tecniche) s ia sociali. Fine della suppl e nza d e i g iudici e d e lle attese di trasformaz ione soc iale legate, non appropriat amente, al processo penal e. 51


5. La bu o n a a 111111i11istra zio11 e cu 111 e le 1•a del c wnhiw11 e 11 /u . Impegno pri o rita ri o pe r un a amminist razio ne imrarzialc , a uto re vo le , effi c ie nte e in<lipendente da lle pressi o ni dci partiti, e d e i g ruppi co1·po rati vi. Decisivo ru o lo dci funzionari e diri ge nti pubblici e , quindi, delle m o da lità della loro formazion e e aggiornamento . Riannodare un rapporto di fiducia tra i cittadini e i poteri cd uffici pubblici, specialmente dal lato dell 'erogazione dei servizi pubblici e sotto il profilo del dovere fiscale. 6. Nuovi dirilli e 1111 0 1'i dul'eri. Oltre ai diritti economici, sociali e politici consolidati : diritto alla vita «nascente» e «more nte »; diritto all'identità genetica; diritto alla tutela della salute (in forma ampia), alla privacy, all'informazione (giornali, radio, tele vis ioni, pubblicità). Nuovi doveri: per la salvaguardia dell 'ambiente; accoglienza generosa della vita e cura degli anziani; assunzione di responsabilità amministrative locali e politiche; apertura all'immigrazione e alle culture diverse; uso equilibrato delle riso1·se private e collettive; uno stile di vita sob1-io. 7. Co1111ession e Ira sistema dei 1'alori ed istitu:.ioni d emoc ratiche. Occorre stipulai-e un «nuovo patto di cittadinanza » che evidenzi una leale disponibilità dci consociati a rispettare diritti e doveri reciproci. Al di là della democrazia come mern procedura; in tale quadro si precisa il ruolo dci partiti, <lei gruppi sociali e ciel volontariato.

8. Sviluppo della legalità. A11to110111ia della Mar,istratura . fun zioni del Consiglio s uperiore della magistratura e ruolo del Pubblico ministero. Essenziale capacità espansi\·a e conformatrice del principio di legalità. Lotta forte contro i fatti di criminalità ordinaria e contrn le strutture della c1·iminalità 01·ganizzata: mafia, camorrn, 'ndrangheta. Limpidezza, affidabilità ed efficienza dell'azione degli organi dello Stato in ogni campo; lotta frontale contro qualsiasi forma di collusione, di connivenza o di compiacenza.

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Azione necessaria e p r ioritaria di ap prontamen t o di un a gi u stizia c ivil e , pe nale e am minis trativa pronta cd eq ua, capace di tut e lare i diri tti e g li inte ress i dci cittadin i e quelli fatti valere dall o Stato a di fesa d e lla soc ietà. Grande im portanza de i mo d i di 1-cc lu ta m en to, formaz ion e , aggiornam e nto c carri e ra dc i magis t1·ati . Difesa d e ll'indipend enza del l'inte ra Magistratu ra e dcl ru o lo del C.S.M ., ma se nza sco ri e co1-pon1tivc e co nscnic ndo alla separazion e d e lle ca rTi e rc dcl giudice e dcl Pubblico Ministero. 9. Per una riform a del dirillu pe11{(/e sus ll111 ~i{(/e e del sistema delle san ziuni. ConsapcYo lezza della gravità e dell'allarme sociale causato dai reati contro la pubblica amministra zion e . Sanzioni adeguate, compresa l' inibizione a ricoprir·e incarichi pubblici, oltre na turalmente alla restituzi o ne dcl maltolto e a p esanti pen e p ec uniari e. La lotta alla c riminalità non può essere tutta e soltanto gestita sul pia no process uale-penale , con priorità verso gli impegni culturali e sociali per la pre ve nzione . Potenziam e nto dell e sanzioni amministra tive alternati ve a quelle penali.

I O. Informa zione. Mass-111edia e 1ele1•isiu11e : 1111 pruhle11w per la democra zia. Pluralismo effe tti vo n e l sistema dell'informazion e ; normativa anti-trust che impedisca posizioni dominanti . Salvaguard ia dcl sci-vizio pubblico radio-telev isivo caratterizz ato dall ' imp1·escind ibile dovei-e della completezza ed obiettività dell 'informazio n e - ma con ruolo , compiti e qualità adeguati . . Tute la di un equilibrato processo formativo della gioventù. Diritto di ciascuno dci cittadini cd o pc.-ato.-i ad infor·mare o ad cssc1·e informati con obiettività e senso di res ponsabilità; tut e la di tutti colorn c he possono dive nire «ogge tto » di informazi o ne manipolat a o sensazionalistica .

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IV POLITICA ECONOMICA E FISCALE

I . Rico nosce re i 1aluri pusiti1 i d ello cu111peti:.iu11e. È 1

1

positivo il valore attribuit o alla conco rren1.a per l'espressione che essa dà al libero confronto e per le opportunità che offre a tutti i soggetti. Ri a ffer maz ione d c ll << economi a sociale di mercato » e rid e finizi one delle rego le e delle responsabilità d e l mercato, dello Stato e dcl terzo settore. 2. R e la zioni tra 111erca tu, Statue sucietù c il •ile . li mercato è un'istituzione sociale da sos tenere, progettare e regola1·e in funzione d e lla soc ietà. Ampliamento della base imp1Tnditoriale dcl Paese e privatizzazione di significative quote di proprietà pubblica, con una attenzione particolare ai casi di difesa dell'occupazione. 3. Uno Stato limitato , 11110 Staio garante. La presenza dello Stato nell 'economia pre ve de la fissazione cli un sistema di regole a tutela tanto de gli interessi indeterminati e diffusi quanto d e lla libenà e d e lla concorrenza. La domanda crescente cli beni e servizi «relazionali » realizzati e scambiati (anche pe r il tramite dcl vo lo ntariato) tramite il volontariato impone l'espansione e l'incoraggiamento da parte dello Stato del settore dcl privato-sociale. 4. Fun zion e propulsil't1 dello Staio e politica strategica d e ll'ambiente. Lo Stato non può ridursi a rete di s icurezza che affianca il mercato ma s i deve caratterizzare come trampolino di lancio per una nuo va econo mia mista. L'ambiente va considerato, in una visione più ampia, riserva strategica e critica pe r l'umanità e parametro dello sviluppo sostenibile. 5. Fort e i111p eg110 per il la voro e /'u cc11pa:.io11e. Il superamento d e lla concezione dcl lavoro come merce e l'affermazione d e l suo ruol o per accrescere la dignità umana

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portano ad in cremen tare tutte le forme di occ upazio ne e tutt i gli spazi lavorat ivi . Afferm azi one di una n u o \'a po liti ca dell 'occup azione che cerc hi occasio ni di attivi tà anche fuori da l mercat o grazie a ll a forza p ropu ls iva dcl terzo setto re. 6. Po litic a econu111 ica e urupel1 ed i111 e r11a -: . iu1 rn le. L'econ omia m o ndial e prese nta una crescen te interdi penden za che richied e m agg io re integra zione e la riduzio ne de gli squilib ri tra eco nomie . Orie ntam e nto ve1-so politich e naziona li no n imp ro nt a te al protezi onis mo , b e nsì all 'apertu ra interna zionale . Perseg uiment o dell'int egrazio ne e uropea con inclus ione d e ll e are e più d e boli .

7. La questio ne d el bilan ciu: la risaliw dalla 1'uragi11 e del debito: il taglio d elle rendite i111 prud11llÌl'e; il raffur-: . w11 e 11tu della compet itività d e lle impres e . Si impone un a po litica di

ri e ntro dal debito pubblic o, che rappre senta un deterio1 -c patto sociale e de te rmina una iniqua dist1-ib uzione inte rna ciel reddito del Paese. Centra lità della riduzio n e d e l debito pubblic o in una corrett a politica di svilupp o e di crescit a per il Paese.

8. Qu estion e fi scale , puli1ica d e ll'e11trata e «fe deralis 111u fi sca le ». Lo Stato è chiama to a bilanci are , nella legis lazione e

nell'am ministr azione , il rigo1-e d e ll 'azione imposi tiva al rispetto dell e regole di equità, lealtà , efficien za. Promo zione del «federa lismo fiscale » come 1-iduzio nc dcl numer o e accresc ime nto della respon sabilità dci centri di spesa. Revisio ne della politica fiscal e verso il sistema produt tivo per favorir e svilupp o, ricerca e innova zione . Perseg uiment o degli obie tti vi di abbass amento d e lle aliquot e, di amplia m en to della base imponi bile e cli lotta all'evasio n e. 9. Un s isle ma lributa riu 111ude mu e d e urop eo . Un moder no Stato d e mocrat ico deve clota1·s i di struttu re e

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procedure d e ll a m a cc h ina fi scal e d eg ne di un a soc iet à c ivi le, cosa c h e ogg i non è. Rev is io ne del num e ro dc i t r ib uti e va lo ri zzazi on e de lle autonomie loca li tramit e il po tenziam e nto de lla loro po tes tà impos iti va . Uniformazi o ne del nostro s is tem a im positi vo a lle direttive d e ll ' Uni o ne Europea. Obi e ttivo final e di restituzione al Fi sc o dcl valore di strum e nto di ridistribuzione dcl 1·eddit o tra ceti, c ategorie, zone ge o grafiche e settori produttivi.

1O. Raccordo Ira politica ec o110111ica fi scale e politic he soc iali. La politica economica d e ve avere pos iti vi 1·iflcssi sullo sviluppo delle politiche sociali. Ce ntralità della coordinazione tra l'ottimizzazione dcl rapporto dsorse - risultati di efficienza e la promozione dell a solidarietà.

V LE POLITICHE SOCIALI

1. Dirilli inviolabili delle persone. La promozione dci diritti inviolabili dell'uomo deve fronteggiare le nuove sfide del progresso in tutti i suoi aspetti (bioetica, manipolazione genetica, eccetera). Impegno per l'affermazione di una «cultura della vita », dal suo inizio alla fine naturale, impe rniata sull'effettiva solidarietà umana.

2. I princìpi di una 111101•a politica sociale: solidarietà , sussidiarietà, respon sabilità . Accanto alla risposta ali' «istanza etica» rappresentata dal principio di solidal"ietà cmnge l'esigenza di risposte all'istanza della 1·egolazione dci rnpporti all'interno dell'ordinamento. Promozione del principio di sussidiarietà , inteso in senso moderno e promozionale, come strumento per avvicinare le decisioni ai cittadini, e, conseguentemente , dcl principio di responsabilità di tutti i soggetti. 56


3. Una 11uu1 1a ide a di c it1adi11a11 z.a . Accanto a lla cittadina nza statua le s i afferm a que lla «societ aria » della socie tà c ivile co m e insieme <li fo1·m azion i sociali. Nu ova concezio ne <lcll a cittadina nza come compless o cli diritti e d overi dei singol i espressi a ttrave rso le lorn formazio ni sociali. 4 . Soggell ività d e lla fa 111iglia e pulitica f(//11iliore. La citta dinanza d e lla famiglia ass ume un ru o lo particola re nella prospe ttiva d e lla «Cittadin anza soc ieta ria ». Valorizza zione sul pian o istituzio na le e normati vo dell e regole e dei comporta menti ispirati a l principio di solidarie tà. Assun zione , quanto m e no attravers o aiu ti eco nomici e sgravi fiscali, del compito del superam ento di malesseri e patol ogie sociali, fino ad ora gravanti quasi escl us iva m e nte sulle famiglie. 5. Rilanc io d e llo Statu sociale e ruolo del 1•ulu11lllria10. Le risorse di solidarie tà d e lla soc ietà c ivile richiedon o una gestione non da Stato burocrati co e ass iste nziale , ma da Stato sociale. Rivalutaz ion e dell e associazi oni del vo lontariato e dell e organiz:-: azioni se nza scopo di lucro nel riconosc imento pieno della loro autonom ia. 6. Diritto alla tute la della salute . La crescente domanda di servizi sanitari è la consegue nza d e ll'affc rn1azionc dcl diritto alla tutela della salute in tutti gli stadi . Centralit à del controllo della politica per realizzare la giusta mediazio ne tra bisogni della popolazio ne , pote nzialità della scienza e disponibi lità dell e risorse. Ampio spazio tuttavia ad una gestione efficiente c d aziendale e alla qualità del prodotto salute. 7. Una mode rna politica della pre1 ide 11 z.a e d ell'a ssiste n::.a. Lo Stato è chiamato a garantire e controlla1·e il rapporto di solidarie tà tra generazio ni viventi e future. Promozio ne di forme di assistenz a privata integrativ a, di fondi di pensione e dei cosiddett i fondi chiusi . 1

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8 . Lotta a lle e111argi11a zio 11 i. Si impo ngo no sempre più interventi di so lic.brictà pe rché tutti co loro c he vivono ne l nos tro Paese e s i trovano in con dizione d i «deb o lezza », per età co nd izio ni socia li, stato di sa lut e, possano essere ri conosc iuti come pe rso ne in tutt a la loro complet ezza. Affe rm azione dell'apparte ne nza ad una soc iet à a mical e e dell ' integ razione . 9. Salvaguardia d e// 'a111bie11 te e sua 1•lilori:::_:::.a:::_io11 e . L'ambi ente nella su a accezione ampia s i presenta anco ra come la più preziosa «ri so rsa naturale » dcl Paese. Di qui l'esigenza di riforme capaci in concreto a va lorizza i-e il pati-imonio ambientale , paesaggistico, artistico e culturale. I O. Educa zion e e scuola. L'educazione costituisce oggi un b ene indispensabil e e costit utivo di una società umana capace di crescita, di creatività e di rigenernzionc civile. Pe rseguim e nto dell'autonomia delle is tituzioni scolastic h e, in grado di elaborare, in maniera anc he differenziata, domanda e offerta del servizio, nel rispetto dcl diritt o dci genitori a scegliere, in piena libe 1·tà, il percorso educativo per i loro figli. Trasformazione della sc uola - se1·vizio al quale hanno diritto tutti i cittadini ed in modo compiuto - verso una maggiore qualificazione anche nella prospettiva europea. 11. Sistema formativo. Università e ricerca scientifica. Il riconosc imento del diritto allo studio come espr·essionc dello sviluppo di una società complessa non si 1-ealizza in un mondo dell'istruzione superiore che appare oggi incapace di elaborare e diffondere un alto livello di culturn. Esigenza della nescita culturale e sp irituale dcl Paese attraverso investimenti qualitativi e quantitativi nella scuola, ne ll'Università, nella ricerca.

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L'Appello Jel 18 ge 1111aio 1919

1) PARTITO POPOLA RE ITALIANO

A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperar e ai fini suprem i della Patria, senza pregiudiz i nè preconce tti, facciamo appello perchè uniti ins ieme propugni no nella loro inte rezza gli ideali di giustizia e di libertà. E m en tre i rapprese ntanti delle Nazioni vincitrici si riuniscon o pe1· pre parare le bas i di una pace giusta e durevole , i partiti politici di ogni paese debbono contribu ire a rafforzar e qu e ll e tend e nze e quei principii che varranno ad allontana re ogni pericolo <li nuove guerre, a dare un assetto stabile alle Nazioni, ad attua1·e gli ideali di giustizia sociale e migliorar e le condizio ni generali del lavoro, a sviluppar e le e n ergie spirituali e materiali di tutti i paesi, uniti nel vincolo solenne della «Società delle Nazioni ». E come non è giusto comprom ettere i vantaggi della vittoria conquista ta con immensi sacrifici fatti per la difesa dei diritti dei popoli e per le più elevate idealità civili, così è imprescin dibile dovere di sane democraz ie e di governi popolari trovare il reale equilibrio dei diritti nazionali con i supremi interessi internazi onali e le perenni ragioni dcl pacifico progresso della società. Perciò sostenian )o il program ma politico- morale patrimonio delle genti cristiane , ricordato prima da parola augusta e oggi propugn ato da Wilson come elemento fondame ntale del futuro assetto mondiale , e rigettiam o gli imperiali smi che creano i popoli dominato ri e maturano le violente riscosse: perciò domandi amo che la Società delle Nazioni riconosc a le giuste aspirazio ni nazionali , affretti l'avvento del disarmo universa le abolisca il segreto dei

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tratta ti , a ttui la libertà d c i ma r i, propugni ne i rapp o rti int e rn az ionali la legi s lazi o ne soci a le, la ug uag lia nza de l la \·o r o, le liber tà re li giose contro ogni o ppre ss ione di se tt a, abb ia la forza dell a sanzione e i mezz i pcr la tutela dci dir itti d e i po p o li deboli co ntro le te nden te sop raffa ttrici dci for ti. Al mi g liore avven ire de lla nos tra Italia - s icura ne i suoi co nfini e ne i mari c he la circondano - che per virtù dc i suoi figli, n e i sacrific i della guerra ha con la vitt o ria co mpiuta la sua unità e rinsaldata la c oscienza nazionale, dedi c hiamo og ni nostra attività con fervore d'entusias mi e con ferm ezza di illumuna ti proposi ti . Ad uno Stato acc e ntratore tendente a limitare e regolare ogni potere organico e ogni atti vità civica e individuale vogliamo sul terren o cost ituzi onale sostituire uno Stato veramen te popolare, che riconosca i limiti della sua attività , c he rispetti i nucl ei e gli organ is mi na turali - la famiglia, le classi, i Comuni - che rispetti la personalità indi viduale e incoraggi le iniziative private. E perchè lo Stato s ia la più s incera espressione del volere popola1·e, domandiamo la riforma dell'Istituto Pa damentare sulla base della rappresentanza proporzionale, non escluso il voto dell e donne, e il Senato elettivo, come rappresentanza dire ttiva degli organismi nazionali, accade mici, amministrativi e s indacali; vogliamo la riforma della burocrazia e degli ordinamenti giudiziarii e la semplificazione della legislazione, invochiamo il riconoscimento giuridico delle classi, l'autonomia comunale, la i-iforma degli Enti Provinciali e il più largo decentramento nelle unità regionali. Ma sarebbero qu es te vane riforme senza il contenuto se non reclamassimo, come anima della nuova Società, il vero senso di libertà, rispondente alla maturità civile del nostro popolo e al più alto sviluppo delle sue energie: libertà, religiosa, non solo agli individui ma anche alla Chiesa, per la esplicazione della sua missione spirituale n e l mondo; libertà di insegnamento, senza monopoli statali; libertà alle organizzazioni di classe, senza preferenze e privilegi di parte; libertà comunale e locale secondo le gloriose tradizioni italiche. 60


Qu est o ideale di libcrt a no n tende a cli ·organi zzare lo S ta to ma è essenz ia lme n te o rga nic o nel rinnovam en to del le e nergie e del le atti\'it à, c he de bb o n o t ro varc a l cen tro la c o o rdinazion e , la val o rizzazi o ne, la difesa e lo s vilup p o progress ivo . Energie , ch t' debb o no compors i a nucle i vita li c h e p o tranno fe rm are o mod ificare le corrent i disgrega tr ici , le ag itaz io n i p romosse in nome di un a s iste m a ti ca lo tt a di c lasse e d e lla rivo lu zione an a rc hi ca , e a tt inge re d all 'a n ima popol a re g li d e m en ti di c on servazi o ne e d i progress o, dando va lore a ll 'a ut orità co me forza cd es p o nen te insi e m e d e lla so vra n ità p opo la re e dell a co ll a b orazio ne soc ia le. . Le necessa rie e urge nti 1·ifo rm e nel c amp o de ll a previde nza e de lla ass iste nza social e ne ll a legis lazion e dc l lavoro, nella f01-mazio n e e tut e la della pi cco la p ro pri ct:ì devo no te nd e re alla e levazi o ne de ll e c lass i lavorati-ic i; m e ntre l'in c rem e nto d e ll e forze ec o no mi che dc l Paese , l'au m e nt o della produzio ne, la salda ed equa siste mazio ne dc i 1-cgi mi doganali , la riforma tributa ria, lo sviluppo de lla marina m e rcantile, la soluzion e de l probl e m a dcl Mezzogio rn o la colonizza zion e inte rna del latifondo , la rio rganizzazi o ne sc olastica e la lotta contro l'an a lfabetis mo varra nn o a far superare la c1-isi dcl dopo-gu e rra e a tesoreggi are i frutti legittimi e auspicati della vittoria. Ci presentia mo nella vita politica con la nostra bandie ra morale e sociale insipiran doci ai saldi principi del Cristiane simo che consacrò la grande missio ne ci vilizzatri c e de ll 'Italia; missione che anch e oggi nel nuo vo asse tto dei popo li deve rifulgere di fronte ai tentativi di nuovi impe rialismi, di fronte a sconvolg imenti anarchici di grandi Imperi caduti, di fronte a democraz ie socialiste che tentano la materiali zzazione di ogni idealità, di fronte a vecchi libe ralismi settari che nella forza dell'orga nismo statale centralizz ato resistono alle nuove correnti affrancat rici. A tutti gli uomini moralme nte liberi e socialme nte evoluti, a quanti nell'amo re alla patria sanno congiung ei-e il giusto senso dei diritti e degl'inter essi nazionali con un sano internazi onalismo , a quanti apprezza no e rispettan o le virtù morali del nostro popolo, a nome del Partito Popolare 61


Italia no facc iam o appe ll o, e domand iamo l'adesione a l nos tro Program ma. Roma, li 18 gen naio 191 9 LA COMMISS IO NE PROVVISO R IA On . Avv. Giovanni Bertini, Avv. Giovan ni Be rton e , Stefa no Cavazzo ni, Rag. Achille Grandi , Conte Giovanni Crosoli, On . Dr. Gi ova nni Lo ng in o tti, On. Av v. Prof. An gelo Mauri, Avv. Umbe rto Merlin , On. Avv . Giuli o Rodinò, Conte Avv. Carlo Santucci, Prof. D. Luigi Sturzo , Segretario Politico

2) IL PROGRA MMA I. - Integrità della famiglia. Difesa di essa contrn tutte le forme di dissoluzion e e di corrompim ento. Tut e la della moralità pubblica, assistenza e protezione dell'infanzi a, ricerca della paternità. Il. - Libertà d 'insegname nto in ogni grado. Riforma scolastica. Lotta contro l'analfabet ismo . Educazion e e coltura popolare , diffusione dell'istruzi one professiona le. III. - Riconoscim ento giuridico e libertà di organizzaz ione di classe nell'unità sindacale, rapprese ntanza di classe senza esclusioni di parte negli organi pubblici del lavoro presso il Comune, la Provincia e lo Stato. IV. - Legislazion e sociale nazionale e inte rnazionale che garantisca il pieno diritto al lavoro e ne regoli la durata, la mercede e l'igiene. Sviluppo del probivirato e dell'arbitra to per i conflitti anche collettivi del lavoro industriale e agricolo. Sviluppo della cooperazio ne. Assicurazio ni per la malattia, per la vecchiaia e invalidità e per la disoccupaz ione. Increment o e difesa della piccola propi-ietà rurale e costituzione del bene di famiglia.

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V. - Organ izzazi o ne d i tu tte le capa ci tà produ tti ve de ll a Nazio ne, con l' u tilizza z ione d e lle fo rze id ro e le ttri c he e m ine rari e , con l' ind ustria lizzaz io ne dc i se rvii.i ge nerali e loca li. Svilup po d ell 'ag r ic o ltura, co lonizz azion e in te rn a dc l lat ifo ndo a co ltura es tens iva . Rego lamen t o dc i co rsi d 'ac qu a. Bon ifi c h e e s iste m az io ne d ci bacin i m o ntan i. Via bilità ag ra1·ia. In c re m en to d e ll a marin a m e rcan tile . Riso lu zio ne nazio na le d e l probl e ma d e l Mezzo g io rn o e cli qu e ll o de ll e terre r ico nquis ta te e d e ll e p rov in c ie red en te. VI. - Libe rtà ed a ut o nomia deg li Ent i p u bb li c i lo ca li . Ri co nosc im e nto d e ll e fun zion i pro pri e d cl Co mu ne, d e ll a Provi n c ia e d e lla reg io ne in re laz ione a lle tradi zio n i d ella Naz io ne e a ll e neces sità cli svilup po d e lla vita lo ca le . Ri for m a d e lla bu roc razia. Largo dec en tram e nt o a mmin is trati vo o tt c· nut o a nc h e a m ezzo de lla co ll ab orazio ne <lcgli orga n is m i indus tria li agric o li e co mm e rc ia li d cl capita le e <lei lavo ro . VII. - Ri o rganiz zazion e d e lla bc ncfic ic nza e clc ll 'ass istc ri · za pubbl ica ve rso for m e cli previd e nza soc iale. Ri spe tt o <lcll a libe rtà d e ll e ini ziati ve e d ell e istituz i on i p r iva te <li be ne ficen za e ass iste n za. Pro vvedi m e nti ge nerali per inte ns ificare la lo tta co ntro la tub e rco los i e la m a la ri a. Svilup po e mi g liora m e nt o d e ll 'assist e n za a ll e fa mi glie co lpite da lla gu e rra , o rfa ni , ve dove e mutil ati . VIII . - Libe rtà e d in<lipc ncl c n za de ll a Chi esa ne lla pi e na esplic azio ne d e l suo mag is te ro spiri tua le . Libe rt à e ri sp ett o d e lla cosc ie n za c ri sti a na co ns idera ta co m e fo nda m e nt o e presid io d e lla vita d e lla Nazio n e , delle libe rt à po po lari e d e lle asce nde nti conqu is te d e lla ci viltà ne l m on d o . IX . - Ri fo rm a tribut a 1·ia gen e ra le e locale , sull a base d ella impos ta progr essiva globa l e co n l'ese nzio ne clc llc qu o te minim e. X. - Rifo r ma e lett o ral e po liti ca co n il co lleg io p lurin o mi · nal e a la rga base , con rapp1·csc nt anza p ropo rzio nale . Vo to fe mmin il e . Se nato e le ttivo co n pre va lent e rappr ese ntanz a d ci c orpi d e lla Nazio ne (co rpi acc ad e mi c i. Co mun e , Provi n c ia, c lassi o rga ni zzate) . Xl. - Difesa nazio na le. Tutel a e m essa in va lo re della e m igrazio n e italia na. S fe re di influe nza per lo svilup po comm e rcial e d e l Paese . Po litica co lon ia le in rappor ·t o ag li

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inte ress i <lelb Nazio n e e isp irat a ad un r rog ra mma di progress i\·o in civ ili mento. XII. - Società <lcllc azioni co n i co ro llari deriva nti da un a organizzazione giuridic a dell a \ ita int e rn az iona le : a rbitrato, abolizion e dci trattati seg reti e dell a coscri1.ionc obbl igatoria, di sarmo unive1·salc . LA COMMISSIONE PROVVISORIA

3) LO STATUTO A1·t. l. - È costituito il Partit o Porolare rtalian o con la finalità di attuare un programma sociale , economico e politico di libe nà di giustizia e <li progresso nazionale ispi1·a10 a principii cristiani. Art. 2. - Possono essere isc 1·itti al ParLito coloro che ne accettano il progrnmma e la disciplina e pagano una quota di Lire 2 all'anno. Art. 3. - Il Partito ha sede in Roma cd è costituito da Sezioni Comunali a lle quali sa ranno iscritti i soci. Ogni Sezion e rnppresenta il num ero dci soci in sc ritti. Per lo svolgimento dell'azione delle Sezioni potranno essere formati Comitati Collegiali e Provinciali. Dove non sia costituita la Sezione Comunale sa rà nominato un corrispondente. Un regolamento appro va to dalla Direzione dcl Partito stabilirà le norme della costituzione, dci compiti e dci i-apporti delle Sezi o ni Comunali e dci Comitati. Art. 4. - Organi dcl Pa rtito sono il Consiglio Nazionale, la Direzione del Partito e il Segre tario politico. Il Consiglio è composto di 35 membri: a) 20 eletti dal Congresso Nazionale con la rnpprcsen-

tanza di minoranza per un quinto; b) 5 nominati dal Grnppo Parlamentare fra i propn membri; e) il Direttore dell'organo Ufficiale dcl Partit o;

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d) 8 Aggreg ati d a i sudd etti e sc elti fra g li es pone nti de ll e o rgan izzazion i naz ion ali , econom ic he, sin da cal i e del la stampa po li tica, che a bbi a no r;:ipport i col pa rti to .

Ar . 5. - Il Co ns ig lio Nazi on ale en tro un m ese dal Cong resso annual e nomin e rà a magg io ra n za asso luta di voti la Direzio ne del Partito compo s ta di 7 m e mbri , c o m p reso 1n qu esti il Segreta rio po litic o. Ogni volta che s i aduner à il Cons iglio Nazion ale o la Direzio ne del Partilo verrà fra gli inlen·e nuti scelto il Preside nte dell'ad unan za che firma i verbali insi e m e col Segreta rio Politico . Art. 6. - Ogni anno sarà te nuto un Congre sso Nazion a le pe 1· deliber are sulle linee di massim a, progra mmatic he e tattich e del Partito . Le Sezion i a vranno il vo to per il num e ro comple ssivo dei soci inscritt i . Ogni Sezion e pot1·à mancb rc uno o più delegat i in rappres entanz a s ia della maggio ranza che della minora nza. Nessun o potrà avere più di cinque delegh e. Art. 7. - Il Consig lio Nazion ale deliber a sull'att uazion e degli indirizz i ge nerali, stabilis ce la data, il prog ramma cd il regolam ento del Congre sso; decide sulle vc 1·tenze di indirizz o c he possan o sorge re fra la Direzio ne dcl Partito e il Grnppo Parlam entare o le Organi zzazion i Nazion ali , Econom iche e Sindac ali o la stampa , e sulla esclusi o ne di soci per ragi o ni di atteggi amento politico . Art. 8. - La Direzio ne del Pai·tito deliber a sulle propos te di candid atura politica , sulle di1·cttiv c di ordine gen e rale dell'azi one da svolge1·si nei Consig li Pro vincial i e Comun ali dagli inscritt i al Panito; organiz za il scn izio stampa e i conveg ni regiona li e locali e deliber a su quanto non è espress amente deman dato al Consig lio Nazion ale; approv a la costitu zione delle Sezion i Comun ali e d c i Comita ti Locali ; nomina i corrisp ondent i comun ali cli cui all 'articol o 3 e sovrain tende all'amm inistraz ione econom ica dcl Pa 1·tito. Art. 9. - Il Segreta rio Politico esegue le deliber azioni dcl Consig lio Nazion al e e della Direzio ne dcl Partito ; provvc ck all'orga nizzazi one genera le e locale, cura la propag anda, dirige gli uHìci ammin istrativ o e contab ile , firma la corrisp on 1

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<le nza , redi ge i ve rba li del l'adunanzc dcl Co nsi glio e i com u n ica ti u ffi ciali. Il Segretari o Po litico s i mant iene in rapporto e p rom u o ve rà g li o p po rtun i co nt a tti c o n le Asso c iaz io n i e g li Is ti tut i c he abbiano fi na lità po liti c he c o rri sponden ti a l p rogra mm a dc l Partito. Ar t. I O. - Il Gruppo Pa rl a m e n ta re è cos tituit o da i m c m b1·i d e l Pa rl a m e nt o insc ritti a l Pa rt ito . Il Seg reta ri o Po li tico e la Direzion e dcl Pa rtit o s i m a nterra nn o in c o nta tto co l Grup po Pa rl a m en ta re pe r gli o pportu n i accordi fra l'azi o ne Parla m e nt a re e quell a d c l pa rtito . Art. 11. - Quals iasi p ropo sta d i m o difi ca d cl prese nte Statuto do vrà essere co muni cata a l Consiglio Na1.io na lc e in scritta a ll' ordin e dc l g io rn o dcl Co ng resso . Art. 12. - In via tra ns ito ria e fin o a l I Co ng resso Nazi ona le fu nzion e rà la Direzione d e l Pa rtit o un a Com miss io ne p rovvisoria di 11 m e mbri c he no min e rà il Segre ta ri o Po litic o. Questa p ro muove rà la cost ituzio ne de ll e Sezion i Co mun a li e appogge rà la sua azio ne lo c a le sull e 01·gani zzazio ni e le tt orali , e sui Co mitati esiste nti c h e a derirann o al Partit o.

AZIENDA GRAFICA EREDI DOTI. G. BARDI S. R.L. - 00 186 ROMA, SALITA DE' CRESCENZI, 16


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Il nuovo Partito Popolare Italiano