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Giovannino Guareschi fotografo.


Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna

Giovannino Guareschi nella campagna a Roncole Verdi


Istituto per i beni artistici culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna Giovannino Guareschi fotografo. Uno sguardo in bianco e nero Cervia, 20 luglio-30 agosto 2018 Promotori: Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna; Comune di Cervia, Assessorato alla cultura; Archivio Giovannino Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto). La mostra rientra tra le manifestazioni indette per il Cinquantenario della morte di Giovannino Guareschi, fa parte di quelle incluse nell’Anno Europero del Patrimonio Culturale ed è evento culturale del programma della regione Emilia-Romagna denominato “Energie Diffuse”.

Un sentito ringraziamento ad Alberto Guareschi per la cortese e costante disponibilità e l’importante aiuto fornito durante le fasi preliminari della mostra; un commosso ringraziamento postumo a Carlotta Guareschi per la generosità umana e intellettuale con la quale, per anni, ha accolto il lavoro di ricerca sui materiali dell’Archivio.

Progetto della mostra e catalogo: Giuseppina Benassati Redazione, editing: Roberta Cristofori Digitalizzazione e stampa delle fotografie: Virtual Coop, Cooperativa Sociale Onlus, Bologna Progetto grafico mostra: IBC, Virtual Coop, Cooperativa Sociale Onlus, Bologna Progetto grafico del catalogo: Beatrice Orsini, IBC Comunicazione: Valeria Cicala, Carlo Tovoli, IBC; Ufficio Stampa e comunicazione, Comune di Cervia Social media: Beatrice Orsini, IBC Allestimento: Servizio Progettazione Culturale – Unità Eventi, Comune di Cervia ©Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della regione Emilia-Romagna ©Archivio Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto) per tutte le fotografie pubblicate

ISBN 9788897281740

Giovannino Guareschi fotografo Uno sguardo in bianco e nero a cura di Giuseppina Benassati presentazione di Roberto Balzani


Più che una “mostra” in senso classico, quella che Giuseppina Benassati ha curato per IBACN, approfittando della generosa disponibilità di Alberto Guareschi, è la restituzione di un punto di vista, da fruire in modo non convenzionale, lasciandosi sedurre dai tagli, dagli oggetti, dalle ombre, dalle allusioni, dai pretesti incidentali. Guareschi racconta, utilizzando la macchina fotografica; e se il deposito di questa narrazione resta poi appeso a trame indefinite e slabbrate, quasi lacerto, impronta (o “sinopia”, osserva acutamente Benassati) di idee da sviluppare poi, non per questo la tecnica d’indagine e il linguaggio sono meno interessanti. La fotografia anzi, in Guareschi, forse ancor meglio della scrittura, tende a includere il surreale nella quotidianità senza ricorrere a forzosi funambolismi verbali, facendolo sgorgare dal paesaggio, da una quotidianità apparentemente riluttante al desueto e all’originale, eppure densa di quelle che la cultura alta chiamerebbe con qualche enfasi “corrispondenze”. Con ciò, sia chiaro, non intendiamo appiccicare etichette sul dorso di un inclassificabile assoluto come Giovannino Guareschi, al quale il canone, di qualsiasi tipo, sta stretto per definizione. E però, tentando di ricostruire l’itinerario della sua “carriera” di fotografo, non si può non restare colpiti dall’impianto di questi sguardi certificati, così precocemente coerenti col flusso di immagini che hanno arredato gli spazi assai stipati della sua mente straordinaria. Roberto Balzani


Giovannino Guareschi fotografo. Uno sguardo in bianco e nero Nella molteplice attività di Giovannino Guareschi (Fontanelle di Roccabianca 1908-Cervia 1968) giornalista, grafico, umorista, narratore d’eccezione, padre della celebre coppia di don Camillo e Peppone, eroi della saga narrativa e cinematografica de Il mondo piccolo, ruolo non secondario riveste la fotografia, medium espressivo al pari del disegno e della scrittura che qui si propone in una selezione riferita agli anni 1935-1952. Guareschi fotografo ci lascia ‘immagini’ della realtà inconsuete, ‘tagliate’ con l’occhio del grafico e del giornalista; negativi e positivi fotografici conservati come i disegni e un ingente complesso documentario nell’Archivio di Roncole Verdi (Busseto), sono a pieno titolo elemento costitutivo la sua cifra espressiva, condotta all’insegna della semplificazione, della riduzione al bianco e nero, in una polarità che è connotato specifico sia della poetica che del ‘carattere’ dell’autore, del suo atteggiamento verso la vita. Le tante fotografie che Giovannino scatta a partire dal 1935 sono in netta controtendenza rispetto alle poetiche dominanti al tempo: il neo-pittorialismo dei dilettanti, lo sperimentalismo di derivazione futurista e, ancor più, la retorica della fotografia ufficiale del Ventennio, per non parlare della nascente fotocronaca. Tralasciando la vera natura delle fotografie di esordio, legate al servizio militare in Lucania -per le quali pare quanto meno azzardato proporre interpretazioni in chiave documentario-antropologica data l’evidenza della qualità sperimentale e poetica sia delle immagini che dei testi che le accompagnano- proponiamo invece un nucleo consistente di opere realizzate tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Cinquanta. La photo-graphia, ovvero la scrittura con la luce così come il disegno che negli stessi anni utilizza nelle vignette de «Il Bertoldo» sono essenziali, ridotti all’opposizione del bianco e nero, riassunta nel dualismo luce-ombra. Come per la scrittura usa un ‘vocabolario minimo’, minimo nel senso di usuale e non grandioso, il paesaggio ripreso, sottoposto a preventiva eliminazione dell’eccezionale, del caratteristico, del pittoresco, del monumentale. Le inquadrature delimitano piccole porzioni di realtà, un piccolo mondo -apparentemente facile, in realtà abile condensato di una visione perennemente oscillante tra la fantasia, il sogno, il surreale, il comico. Un atteggiamento verso la realtà al contempo percettivo e inventivo, in piena aderenza, e in campo fotografico non è poi così scontato, al tanto amato motto verdiano “Copiare il vero può essere ancora buona cosa: ma inventare il vero è meglio, molto meglio.” Tutto ciò è ben evidente negli scatti che realizza nel viaggio cicloturistico da Milano all’Adriatico compiuto nel 1941 per il «Corriere della Sera» che nell’estate di quell’anno pubblica sei articoli, brevi cronache “più vere del vero”. Nelle riprese della Pianura padana, affiorano la dimensione fantastica, quella surreale e quella, se non comica, lievemente scanzonata. L’umorismo dell’Autore risiede nella capacità di ‘saper vedere’ l’insolito, il ‘divertente’ all’interno dell’apparentemente banale e insignificante: come nel caso dell’inquadratura parziale di una scritta sul muro di una casa, o di un cartello tra le messi di una rigogliosa piantagione di un grano “Comandante Baudi”; tra quelle spighe il cartello con “Tiriamo dritto”, al contempo motto di regime e monito per eventuali brame del viandante, è sottilmente offerto dall’Autore in altro senso, come incitamento a sorvolare, a procedere spediti tralasciando


l’incalzare della retorica del ‘grano di regime’. Se la pianura è colta con l’uso della cifra ironica e surreale, le riprese sui laghi d’Iseo e Maggiore sono invece pretesto per studiati chiaroscuri grafici interpretati da uomini, cose e mezzi di trasporto; circa questi ultimi sono da rimarcare le vedute dal treno, anticipazione di tanta fotografia contemporanea. Milano, poi, è luogo di opposti, come fosse trasposizione visiva di Visto da destra e visto da sinistra, la celebre rubrica del «Candido»; infatti alla poesia degli scorci presi dal balcone di casa paiono contrapporsi le asettiche geometrie dei caseggiati della periferia. Geometrie disegnate in piano nel rettangolo dell’inquadratura. Nei quartieri a Est è un vero e proprio germinare di edifici, a crescere è soprattutto la zona intorno alla Città degli Studi ove, dal 1924, svetta un’architettura popolarmente definita “ll Cremlino”, più volte ripresa, non a caso, dal Nostro che Carlo Manzoni immortala nell’atto di fotografare. Nei primi anni Cinquanta Guareschi è ormai un Autore estremamente popolare grazie all’attività di pubblicista, narratore, autore di testi per la radio, fotoromanzi, fumetti e, soprattutto, è il padre ampiamente riconosciuto della saga di Mondo piccolo, pubblicata a puntate sul «Candido» dal ’46 al ’48, poi in volume e infine tradotta in una serie di film. Il viaggio a Parigi del 1952 per la prima del film Don Camillo -diretto da Julien Duvivier con gli indimenticabili Gino Cervi e Fernandel, nei panni di Peppone e don Camillo- conferma, per quanto riguarda la fotografia, la singolarità della sua visione che continua a ignorare il vedutismo cartolinesco approfondendo e accentuando una dimensione interiore dello sguardo, oltre che costanti assonanze con la produzione grafica. Tutto ciò per dire che la fotografia è una faccia della complessa e multiforme creatività dell’Autore la cui conoscenza, solo di recente affrontata senza pregiudizi, è un processo in divenire, fortemente accelerato negli ultimi dieci anni grazie al lavoro costante sulle carte d’archivio e al fiorire degli studi intrapresi e pubblicati per il Centenario della nascita nel 2008. Confidiamo che la rosa di filoni interpretativi scaturita da quegli studi, unita all’accessibilità diretta dei materiali, consultabili in originale nell’Archivio di Roncole Verdi -gestito con amore e intelligenza da Alberto Guareschi- nonché la loro libera consultazione su web nel catalogo online IMAGO dell’IBC, possano fornire aiuto a quanti vogliano avvicinarsi all’Autore i cui successi editoriali, e di pubblico, sono stati per lungo tempo inversamente proporzionali alla fortuna critica. Nel 2008, centenario della nascita, grazie a importanti studi multidisciplinari internazionali, Guareschi è stato finalmente collocato tra i grandi protagonisti della letteratura, o meglio della cultura, del Ventesimo secolo; è entrato in quel pantheon che forse non gli sarebbe piaciuto troppo ma che, anziché irrigidirlo in schematismi astratti ne ha fatto un ‘nuovo classico’. Conoscendolo un po’, per averne frequentato carte e immagini, ci aspettiamo che un giorno scenda dall’erigendo monumento e, ricalcando le orme delle sue celebri vignette in cui l’amato Verdi usciva dall’edicola marmorea per calarsi tra i passanti, ci si pari davanti e dica la sua. Prepariamoci. Potrebbero essere “lamp e tron”! [lampi e tuoni] Giuseppina Benassati

Giovannino Guareschi fotografo Uno sguardo in bianco e nero


[A proposito del Varietà e della Rivista ‘Lamp e Tron’, all’epoca l’Autore, che si firmava, Nino Guareschi, scrive:] “Si mette in scena la rivista più dinamica e divertente che mai stata rappresentata a Parma […] un documentario vivo e di palpitante attualità: tutti i momenti più caratteristici della vita cittadina sono stati colti e commentati argutamente. L’orma dei passi spietati è il migliore dei film […] è sonorizzato, parlato e cantato alla perfezione…” “Se per cucinare una lepre in salmì, ci vuole, come tutti sanno, almeno almeno la lepre, per ammannire un piatto succulento e piccante, quale una rivista goliardica, ci vuole almeno almeno dello spirito. Mancando questo la rivista diventa un piatto scipito, una frittura indigesta fatta di rimasugli, non meglio identificabili, un coccotello di sette e più colori e nessun sapore”. Annunci dello spettacolo, in «Corriere emiliano», febbraio, 1934, citazione tratta da Roberta Cristofori, Ad occhio libero. Gli archetipi del disegno satirico di Guareschi, in Le carte di Giovannino. Prime indagini sui materiali dell’Archivio Guareschi, a cura di Giuseppina Benassati, Bologna, Bononia University Press, 2008, pp. 96-97

1934-35 Piccola serie di ritratti in pose da attore tra Il Bell’Arturo e Gastone, attingendo al serbatoio iconico del Varietà. Giovannino è un giovane cronista -in partenza per il servizio militare- che ha per palestra giornali e periodici umoristici parmensi. Frequenta il teatro, progetta e reclamizza spettacoli dinamici, in stretto dialogo fra la tradizione popolare e le sperimentazioni futuriste, tra cui “una rivista dinamica e palpitante” , uno spettacolo “sonorizzato, parlato e cantato alla perfezione: i suoi interpreti sono tutti indistintamente fotogenici e fonogenici”, un “brioso e scintillante spettacolo di Lamp e Tron [lampi e tuoni ]”.

Ritratti in pose da attore, 1934

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1 Giovannino Guareschi nel suo studio mentre legge, 1940 2 Carlo Manzoni, Giovannino Guareschi con la Rolleiflex a tracolla in compagnia di un amico, Milano, 1940 (particolare) 3 Vista dalla finestra della stanza affittata da Giovannino Guareschi in occasione della venuta di Ennia; sul tavolo la macchina per scrivere, Pietraporzio (Cuneo), novembre 1939 4 L'angolo del lavoro allestito da Giovannino Guareschi nella stanza dell'albergo Windsor Savoia, Assisi (Perugia), inverno 1956 5 Lo stanzone-ricovero dei mobili del palazzo delle scuole trasformato in atelier da Giovannino Guareschi, Marore (Parma), 1943

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Giovannino al lavoro tra parola e immagine. Ai luoghi e ai modi del suo operare alludono chiaramente gli allestimenti, gli oggetti e gli strumenti della stanze-studio di Pietraporzio (1939), Marore (1943) e Assisi (1956). 15


1 L'angioletto violinista della Val Gardena, l'orso con l'organetto e il ritratto di Giuseppe Verdi sulla copertina de «L’Illustrazione italiana», Milano, 1941 2 La macchina da scrivere con l'angioletto violinista della Val Gardena, Milano, 1942 3 L'angioletto violinista della Val Gardena e il violino del fratello, Milano, 1942 4 «La Stampa» e il macinino del caffè, Milano, 1942

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Risiede a Milano con Ennia dal 1936. L’appartamento di Via Ciro Menotti in cui vive è luogo in cui crea. Quasi canzonando la fotografia di ricerca, nel ’41-’42 allestisce e fotografa pseudo nature-morte, in realtà teatrini in cui gli oggetti mettono in scena il proprio vissuto. L’angioletto violinista della Val Gardena -che lo accompagnerà nel Lager nel 1943-45 e in seguito nella carcerazione del 195455 per l’Affaire De-Gasperi- è sulla macchina da scrivere e anche sul violino del fratello, al tempo dato per disperso in Russia, poi tornato incolume. L’angioletto in cirmolo, insieme a un orsetto con fisarmonica, omaggia Giuseppe Verdi -uno dei miti di Giovannino- nel ritratto di Boldini pubblicato da «L’Illustrazione Italiana» in occasione delle celebrazioni del quarantesimo della morte nel 1941. 17


[Incontro al caffè tra l’Autore e un amico, parlano dei figlioletti] “…Peccato che non abbia neanche una fotografia”, ho concluso. “ti confesso”, ho aggiunto, “io non ho mai potuto soffrire quelli che viaggiano con dozzine di fotografie dei loro bambini in tasca. Mi fanno venire in mente i piazzisti che girano coi cataloghi della loro merce. Ti pare?” “Dillo a me”, ha risposto l’amico Giovanni, “Se c’è una faccenda antipatica è proprio questa. È cattivo gusto, è una cosa borghesissima, senza scopo. Ti dirò di più: io non ho mai voluto che si facessero fotografie al mio bambino: i bambini, da piccoli, sono tutti uguali. Non è vero?” Abbiamo parlato a lungo dell’educazione dei figli poi, nel cercare in tasca la bustina dei fiammiferi, l’amico Giovanni ha avuto una esclamazione di sorpresa: “Che cosa è questo?” Era una fotografia del suo bambino. “Deve essere stata mia moglie”, ha aggiunto Giovanni. “Sai come sono le donne. Be’, come ti pare?” Gli ho detto che era un gran bel bambino e che mi spiaceva di non potergli far vedere il mio. Ma poi a un tratto, frugando nel portacarte, ho avuto anch’io un grido di sorpresa. Ma sì, una fotografia del mio pupo. Le donne sono davvero tutte uguali.” Giovannino Guareschi, La scoperta di Milano, Milano, Rizzoli, 1941, edizione consultata, BUR, 2006, pp. 149-150

1 Albertino seduto sul pavimento, accanto alla raccolta de «La Domenica del Corriere», Milano, ottobre 1942 2 Ennia nella cucina dell’appartamento al quarto piano di via Ciro Menotti 18, Milano, 11 novembre 1939 3 Alberto nel campo di frumento coltivato dalla famiglia Rastelli, Marore (Parma), giugno 1943 4 Carlotta e Alberto sul balcone di casa di via Pinturicchio, 25, Milano, aprile 1946 5 Carlotta e Alberto in casa, Milano, aprile 1946

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Gli appartamenti di Milano racchiudono il mondo degli affetti: la moglie Ennia, i figli Alberto e Carlotta, i futuri Margherita, Albertino e la Pasionaria de Il mondo piccolo.

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[Questo lo scanzonato ‘ritratto’ che Giovannino fa della fotocamera]: “Fra i congegni più malefici sta certo la macchina fotografica. Privo di macchina fotografica, voi camminate allegramente e notate le cose essenziali. Corredato di una macchina fotografica voi entrate in un singolare ordine di idee […] quando l’avete a tracolla ogni più povera cosa vi sembra originale e interessante.” (Liquidazione dei laghi e autostrada di chiusura, in «Corriere della sera», 12-13 agosto 1941), citazione tratta da Angelo Varni, Guareschi al «Corriere», Milano, Fondazione Corriere della Sera, 2007, p. 17. [Sul viaggio in bicicletta] “Io penso con nostalgia al tempo dei primi capitoli, quando viaggiavo incatenato alla bicicletta e, pedalando, costruivo il mio mondo, pieno di bellissime cose.” La scoperta di Milano, cit., p. 54

Durante l’estate del 1941 scrive per il «Corriere della Sera» sei cronache, resoconti surreali e fantastici, più ‘veri del vero’, di un viaggio sulla sua bicicletta superleggera da Milano, via Piacenza, al mare con ritorno dal Delta del Po a Verona, Brescia e laghi. Nell’occasione scatta numerose fotografie, lontane da ogni canone espressivo del tempo, ‘tagliate’ dall’occhio del grafico, con un bianco e nero vivamente contrapposto e una netta predilezione per l’ombra.

Lungolago, Iseo (Brescia), 21 luglio 1941

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1 Podere “Liguria” sulla via Emilia. Sulla facciata “In questa casa non si bestemmia”, Rubiera (Reggio Emilia), 17-18 luglio 1941 2 Campo sperimentale di frumento “Comandante Baudi”. In mezzo al frumento il cartello “Tiriamo dritto”, Emilia, luglio 1941. 3 Veduta surreale del ferrarese. In primo piano la bottiglia d’acqua minerale San Pellegrino, luglio 1941 4 Porzione di casa con scritte sulla facciata, agosto 1941

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La Pianura Padana offre spunti infiniti di letture visive antinaturalistiche. Scorci e frammenti della realtà danno vita a una geografia poetica in cui il fantastico e il surreale si sposano a una vena di lieve umorismo. Non sono vedute o panorami, ma ‘aforismi’ di paesaggio padano da comporre in una antologia visiva che è perfettamente omologa a quella letteraria proposta dalla narrativa di Giovannino. I ‘mari di frumento’ in cui si trova immerso in tardi pomeriggi assolati, non sono visivamente distanti dal Mare Adriatico visto come un succedersi di piani orizzontali, di sabbia, di acqua e di cielo. 23


[Il Po] “I paesi in riva al Po hanno il loro ingresso d’onore dall’argine: due colonne di ghisa con le lampade, una scaletta di pietra con ringhiere di ferro. Le case basse si rannicchiano attorno ai campanili altissimi, così come, sul tavolo di cucina, accade che i dadi per il brodo si raggruppino attorno alla bottiglia dell’olio. A Ficarolo il campanile altissimo pende decisamente da un lato, ma questo non sembra preoccupare nessuno: né le case né gli uomini. A qualche chilometro da Ficarolo ecco un incontro di sapore letterario bacchelliano: il mulino sul Po. La casetta a cavalcioni delle due grandi chiatte affiancate è dipinta a losanghe bianche e nere. Il Po passa senza strepito tra le due chiatte e la grande ruota si muove. Sul fianco della casetta una grande scritta: «Dio mi salvi». Nel mulino navigante non c’è nessuno, ma le mole girano e macinano frumento.” Chi sogna nuovi gerani? Giovannino Guareschi, autobiografia, a cura di Carlotta e Alberto Guareschi, Milano, Rizzoli, 1993, edizione consultata, BUR, 2002, p. 186

1 Mare della riviera romagnola, estate 1941 2 Un moscone a remi su una spiaggia della riviera romagnola, estate 1941 3 In riva al Po, agosto 1941 4 Il mulino galleggiante, Rive del Po, Ficarolo (Rovigo). agosto 1941

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Nei pressi della foce del Po, Giovannino scatta numerose fotografie che divengono una sorta di sinopia per elaborati grafici successivi utilizzati come illustrazioni in «Candido» o come copertina per la prima edizione in volume de Il mondo piccolo (1948). Si tratta di immagini un po’ surreali, portatrici di un lieve turbamento. Il Mare Adriatico poi, è colto nella sua placida piattezza, le attività balneari sono suggerite dalla presenza, non del tutto centrata, del ‘moscone’ il “moderno galleggiante da spiaggia”, questa la definizione di Alfredo Panzini nel Dizionario moderno edito da Hoepli nel 1923. 25


1 Giro in bicicletta sulle Dolomiti, scorcio dalla finestra dell’alloggio di Giovannino, estate 1942 2 Paesaggio di San Marino dal finestrino dello scompartimento del treno, luglio 1941 3 Interno del treno partito da San Marino, luglio 1941 4 - 5 Giro in bicicletta sulle Dolomiti, Passo Sella (sul fondo il Sassolungo), estate 1942 6 Giro in bicicletta sulle Dolomiti, scorcio dell’edificio che ospita una funivia con le montagne sullo sfondo, estate 1942 7 Giro delle Dolomiti in bicicletta, la bicicletta di Giovannino è appoggiata a un palo della luce, luglio 1942

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Paesaggi ‘visti da dentro’, dal finestrino del treno o dalla finestra di un albergo: cornici che fermano schegge di visione; colti (nel ’41 e nel ’42) nelle caratteristiche di generalità e mai di eccezionalità.

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1 Strada con passanti e arco, Verona agosto 19411 2 Arco della Costa prospicente Piazza delle Erbe, Verona, agosto 1941 3 Piazza dei Signori, Verona, agosto 1941 4 Piazza Garibaldi dalla stanza d’albergo, Iseo (Brescia), agosto 1941

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Nel viaggio di ritorno del Giro cicloturistico, Verona e i laghi sono soggetto di molteplici riprese fotografiche, ‘tagliate’ dall'occhio esperto del giornalista-grafico. Giovannino propone un linguaggio in stretta analogia con quello che adotta nelle vignette che disegna per «Il Bertoldo», la rivista umoristico-satirica-anticonformista edita da Rizzoli dal ’36 al ’43, della quale egli è condirettore insieme a Giovanni Mosca e Vittorio Metz. I controluce, i forti chiaroscuri, l’interesse per una trasposizione degli elementi architettonici in quinte teatrali, la riduzione della figura umana a sagoma scura che si staglia nel chiarore, propongono costantemente il tema dell’ombra, tema assai caro all’Autore, e da questi trattato in tutti gli aspetti. 29


Partenza da Laveno, Lago Maggiore. agosto 1941

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1-2 Veduta di una riva del Lago Maggiore, agosto 1941 3 Traghetto Laveno-Stresa, Lago Maggiore, agosto 1941 (particolare)

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Il Lago d’Iseo e il Lago Maggiore, sono luoghi di scatti ove l'ombra e il suo potere suggestivo, evocano atmosfere di calura estiva e delegano al definirsi e allo stagliarsi di sagome scure, la narrazione di un paesaggio che non è mai descritto ma trasposto in composizioni bidimensionali. Contrappunti di bianco e nero, creati dalla sapienza di un occhio che partendo da elementi di dettaglio è capace di restituire il senso di una stagione.

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1 Pontile e barcone sul lago, Iseo (Brescia), agosto 1941 2 Strada che costeggia il lago, Lago Maggiore, agosto 1941 3 Lago Maggiore dal traghetto Laveno-Stresa, agosto 1941 4 Giro in bicicletta sulle Dolomiti, primo piano della cabina, aperta, della funivia, estate 1942

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Le inquadrature del lago visto dall’alto, della prua del traghetto o della cabina di una funivia non cedono mai alla tentazione di rappresentare, sono perfette e astratte composizione di piani obliqui, in cui la parte suggerisce la bellezza del tutto. Nessun romanticismo nella ripresa del lago o della strada che lo costeggia, ridotta al minimo e quasi invisibile la presenza dell’uomo; l’acqua del lago o il cielo delle Alpi sono come piani ribaltabili di un paesaggio fantastico.

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[La casa] “La casa è la base della vita: anche a doversi trovare costretti a pranzare con una sola mela, altro è il dover mangiare questa mela seduti su una panchina del Parco, altro è il poterla mangiare seduti a una tavola con tovaglierie, cristallerie, vasellami. La casa ha un valore morale indiscutibile: nei casi disperati è la zattera cui vi aggrappate durante il naufragio, nei momenti di gioia rappresenta l’arengo dall’alto del quale potete annunciare al mondo la vostra felicità.” La scoperta di Milano, cit., p. 83 [La moglie Ennia] “L’ho vista in tutte le espressioni: seria, piangente, sorridente, triste, lieta, contenta e malcontenta. Accidenti, com’era fotogenica! Mai vista una bellezza simile.” La scoperta di Milano, cit., p. 103 “Ha una splendida chioma rossa, occhi fiammeggianti e un carattere molto volitivo. Ennia sarà «Margherita», la mia compagna, nel bene e nel male, nei miei libri e nella vita.” Chi sogna nuovi gerani? Giovannino Guareschi, autobiografia, cit., p. 139

1 Ennia sul balcone dell’appartamento di via Ciro Menotti 18, Milano, 11 novembre 1939 2 Gioco di specchi nelle pozzanghere del viale, Milano, 1942 3 Casa d’angolo tra via Ciro Menotti e via Gustavo Modena, vista dal terrazzo dell’appartamento della famiglia Guareschi al quarto piano di via Menotti 18, Milano, 1942

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Milano è il luogo della vita e del lavoro. Per Giovannino il balcone dell’appartamento di Via Ciro Menotti è teatro di riprese dall’alto, pretesto per ‘prendere’ giochi di luci e di ombre nei riflessi di strade bagnate dopo la pioggia. Ma la Milano elegante e un po’ romantica che si ‘vede da dentro’ non rappresenta il volto della città che inesorabilmente cambia. Nel 1942 Giovannino non si ferma al fascino dei palazzi umbertini del centro, va a fotografare in periferia, talvolta accompagnato dall’amico e collega Carlo Manzoni al quale dobbiamo il ritratto di Guareschi nell’atto di fotografare.

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Porzione di caseggiato elaborato graficamente, Milano, 1942

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[Milano che cambia] “A Milano anzi succede comunissimamente che voi, la sera, ritornando dal lavoro per la strada che conoscete a memoria -tanto da poterla percorrere facilmente leggendo l’«Ambrosiano»- a un bel momento picchiate il naso contro una cantonata. Perché stamattina quella grande casa a cinque piani non c’era all’angolo di via Bi con via Ci. Bisogna stare attenti a camminare, in questa straordinaria città. Le case vengono su in modo straordinariamente rapido…” La scoperta di Milano, cit., p. 76

1 Veduta di un palazzo, Milano, 1942 2 Veduta di un palazzo che si affaccia sul cortile interno, Milano, 1942 3 Caseggiato di città con parete cieca affrescata a trompe-l’oeil, Milano, 1942 4 La Città degli Studi. Nel fondo il cosiddetto ‘Cremlino’, ovvero l’Istituto Ronzoni sede della Facoltà di ricerche chimiche e biomediche, costruito tra il 1924 e il 1927, Milano, 1942 5 Giovannino Guareschi fotografa la periferia, Milano, 1942

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In periferia edifici asciutti, razionali, sviluppati in altezza. Caseggiati con pareti sagomate geometricamente, strade in prospettiva, inquadrature dal basso all'alto. Un germinare di edifici sobri nella zona Est, nei pressi della città degli Studi, ove dagli anni Venti svetta il celebre «Cremlino» alias Istituto Ronzoni.

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[Parigi] “Parigi è facilissima da descrivere perché ognuno se la figura in modo diverso dagli altri e il meraviglioso è che, quando poi la vedono, tutti la trovano precisa, spiccicata di come se l'erano figurata. Questa sarebbe la descrizione generale della città: per i particolari basta consultare una guida”. Giovannino Guareschi, Appunti su un viaggio a Parigi, in La famiglia Guareschi. Racconti di una famiglia qualunque 1936-1952, a cura di Alberto e Carlotta Guareschi, Rizzoli, 2010, p. 1150

Ennia e Alberto davanti al cinema Berlitz che proietta il film Le petit monde de Don Camillo, Parigi, luglio 1952

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Siamo nel 1952. Giovannino è autore di grande popolarità. Il successo della saga cinematografica di Don Camillo e Peppone valica la frontiera, complici il regista Julien Duvivier e l'interpretazione di Fernandel. L'Autore e la famiglia sono a Parigi per la proiezione della prima al Cinema Berlitz.

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[Il viaggio a Parigi] “Passato Chambery, Albertino incominciò a guardare in aria per vedere se apparisse la Torre Eiffel e io a un bel momento gli dissi che la Francia non consiste esclusivamente nella Torre Eiffel, cosa questa che suscitò il risentimento di Margherita. “Ognuno fa consistere il mondo in quello che gli pare e piace: ci sono stranieri che vedono l’Italia soltanto nella Torre di Pisa altri nelle gondole di Venezia altri nel Vesuvio. (…) “Della torre Eiffel si riparlerà soltanto quando saremo a Parigi!” (…) “Arrivati ai piedi dell’incredibile monumento io rimasi lì come schiacciato dai trecento metri di ferro, Margherita no (…) Entrò fieramente, a braccetto di Albertino, nell’ascensore. E volle salire fino alla terza e ultima terrazza. E quando fu lassù mi mostrò con un ampio gesto Parigi che sterminata si stendeva tutt’attorno.” La famiglia Guareschi, cit., pp. 1294-1295 [Ma a Parigi manca la Pasionaria…] “No”disse Margherita “lei resta a casa. A parte il fatto che il viaggio è lungo e pesante anche per un adulto, non vale davvero la pena di far vedere l’estero a una che non sa ancora cosa sia la patria. (…) La Pasionaria meditò qualche istante su tutto il complesso, indi, trovando evidentemente che l’utile non avrebbe compensato l’incomodo, stabilì: “Me resto a casa: però voglio la Torre Eiffel dentro la palla di vetro che poi a muoverla nevica. Come il Duomo di Milano, il panorama del Vesuvio e la Torre di Pisa sul mio comò”. La famiglia Guareschi, cit., p. 1289

1 Alberto Guareschi, ripreso dal padre mentre a sua volta sta fotografando, dal basso, la Tour Eiffel, Parigi, estate 1952 2 Alberto ed Ennia al primo piano della Tour Eiffel, Parigi, luglio 1952 3 Ennia al primo piano della Tour Eiffel, Parigi, luglio 1952 4 Veduta di Parigi dal primo piano della Tour Eiffel, Parigi, luglio 1952

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A Parigi Giovannino, preso tra interviste e presentazioni, gira per la città e, come di consueto, non realizza inquadrature scontate, vedute cartolinesche. La Tour Eiffel non svetta sul fondo di panorami ma, ancora una volta, ‘vista da dentro’, incornicia ‘ritratti ambientati’ dei propri familiari, del figlio Albertino e della moglie Ennia. Suggestivi i panorami in cui la Ville Lumiere pare dissolvere arrondissements e celebri monumenti in visioni pulviscolari. Ancora una riduzione in piano dei tanti volumi del reale. 45


[ Energie Diffuse

Anno del patrimonio

MOSTRA A CURA DI Giuseppina Benassati

DIGITALIZZAZIONE E STAMPA FOTOGRAFIE: Virtual Coop Cooperativa Sociale Onlus, Bologna

PROGETTO GRAFICO MOSTRA:

IBC Virtual Coop Cooperativa Sociale Onlus, Bologna

COMUNICAZIONE: Valeria Cicala e Carlo Tovoli Ufficio Stampe IBC Ufficio Stampa e Comunicazione, Comune di Cervia

SOCIAL MEDIA: Beatrice Orsini, IBC

ALLESTIMENTO:

Realizza immagini apparentemente facili, in realtà complesse perché sempre concepite come opere bidimensionali autonome e coerenti sia formalmente che poeticamente. Il viaggio da Milano all’Adriatico che compie nel 1941 per il «Corriere della Sera» è una sorta di rappresentazione visiva della poetica dell’autore, sintetizzata in un racconto per immagini. Nelle riprese della Pianura padana, affiorano la dimensione fantastica, quella surreale e quella, se non comica, lievemente scanzonata. L’umorismo dell’autore risiede nella capacità di percepire, vedere e restituire,

Milano, poi, è luogo di opposti, come fosse trasposizione visiva di “Visto da destra e visto da sinistra”, la celebre rubrica del «Candido»; infatti alla poesia degli scorci presi dal balcone di casa paiono contrapporsi le asettiche geometrie dei caseggiati della periferia. Geometrie disegnate nel rettangolo dell’immagine. Nei quartieri a Est è un vero e proprio germinare di edifici in quell’area della ‘Città degli Studi’ ove, dal 1924, svetta un’architettura popolarmente definita ‘Il Cremlino’ più volte ripresa, non a caso, dal Nostro. La Tour Eiffel del viaggio a Parigi del 1952 per la prima del film Don Camillo -diretto da Julien Duvivier con gli indimenticabili Gino Cervi e Fernandel, nei panni di Peppone e Don Camillo- è infine una sorta di trasposizione dell’impianto grafico di tante vignette in cui tralicci metallici e fili della luce creano aeree geometrie metalliche qui di durezza opposta al pulviscolare panorama della città. Tutto ciò per dire che la fotografia non è che una faccia della creatività dell’Autore la cui scoperta è un processo in essere favorito, oltre che da questa occasione, dall’accessibilità dei materiali, consultabili in originale nell’Archivio di Roncole Verdi, gestito dal figlio di Giovannino, Alberto e liberamente disponibili via web nel catalogo online dell’IBC IMAGO

Risiede a Milano dal 1936. L'appartamento di Via Ciro ` luogo in cui crea. Menotti in cui vive e Quasi canzonando la fotografia di ricerca, nel '41 allestisce e fotografa pseudo nature-morte, in realtà teatrini in cui gli oggetti mettono in scena il proprio vissuto. L'angioletto violinista della Valgardena -che lo accompagnerà nel Lager nel 43-45 e in ` sulla macchina seguito nella carcerazione del 1954- e da scrivere e anche sul violino del fratello, al tempo dato per disperso in Russia, poi tornato incolume. L'angioletto in cirmolo, insieme a un orsetto con fisarmonica, omaggia Giuseppe Verdi -uno dei miti diGiovannino- nel ritratto di Boldini pubblicato da "L'Illustrazione Italiana"»in occasione delle celebrazioni del quarantesimo della morte.

< https://ibc.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/catalogo-delle-biblioteche/imago/imago -catalogo-regionale-di-opere-gr afiche-e-cartografiche>.

Durante l'estate del 1941 scrive per «il Corriere della Sera» sei cronache, resoconti surreali e fantastici, piu 'veri del vero', di un viaggio sulla sua bicicletta superleggera da Milano, via Piacenza, al mare con ritorno dal Delta del Po a Verona, Brescia e laghi. Nell'occasione scatta numerose fotografie, lontane da ogni canone espressivo del tempo, 'tagliate' dall'oc` nero vivamente chio del grafico, con un bianco e contrapposto e una netta predilezione per 'l'ombra'. Questo lo scanzonato 'ritratto' che fa della fotocamera: "Fra i congegni piu malefici sta certo la macchina fotografica. Privo di macchina fotografica, voi camminate allegramente e notate le cose essenziali. Corredato di una macchina fotografica voi entrate in un singolare ordine di idee (...) quando l'avete a tracolla ogni più povera cosa vi sembra originale e interessante."

©©©Archivio Giovannino Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto) per tutte le fotografie

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Le inquadrature del lago visto dall’alto, della prua del traghetto o della cabina di una funivia non cedono mai alla tentazione di rappresentare, sono perfette e astratte composizione di piani obliqui, in cui la parte suggerisce la bellezza del tutto. Nessun romanticismo nella ripresa del lago o della strada che lo costeggia, ridotta al minimo e quasi ` invisibile la presenza dell’uomo; l'acqua del lago o il cielo delle Alpi sono come piani ribaltabili di un paesaggio fantastico.

Milano e` il luogo della vita e del lavoro. Per Giovannino il balcone dell'appartamento di Via Ciro ` teatro di riprese dall’alto, pretesto per Menotti e 'prendere' giochi di luci e di ombre nei riflessi della strada bagnata dopo la pioggia. Ma la Milano elegante e un po'’romantica che si 'vede da dentro' non rappresenta il volto della ` città che inesorabilmente cambia. Nel 1942 Giovannino non si ferma al fascino dei palazzi umbertini del centro, va a fotografare in periferia, talvolta accompagnato dall'amico e collega Carlo Manzoni al quale dobbiamo il ritratto di Guareschi nell'atto di fotografare.

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In periferia edifici asciutti, razionali, sviluppati in altezza. Caseggiati con pareti sagomate geometricamente. Siamo nella zona Est di Milano, nei pressi della Città degli Studi, ove dagli anni Venti svetta il celebre "Cremlino" alias Istituto Ronzoni.

©©©Archivio Giovannino Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto) per tutte le fotografie

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Il Lago d’Iseo e il Lago Maggiore, sono luoghi di scatti ove l'ombra e il suo potere suggestivo, evocano atmosfere di calura estiva e delegano al definirsi e allo stagliarsi di sagome scure, la narra` zione di un paesaggio che non `e mai descritto ma trasposto in composizioni bidimensionali. Contrappunti di bianco e nero, creati dalla sapienza di un occhio che partendo da elementi di ` capace di restituire il senso di una dettaglio e stagione.

©©©Archivio Giovannino Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto) per tutte le fotografie

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Nel viaggio di ritorno del Giro cicloturistico, Verona e i laghi sono soggetto di molteplici riprese fotografiche, 'tagliate' dall'occhio esperto del giornalista-grafico. Giovannino propone un linguaggio in stretta analogia con quello che adotta nelle vignette che disegna per «Il Bertoldo», la rivista umoristicosatirica-anticonformista edita da Rizzoli dal '36 al '43, della quale egli e` capo-redattore insieme all'umorista Giovanni Mosca. I controluce, i forti chiaroscuri, l'interesse per una trasposizione degli elementi architettonici in quinte teatrali, la riduzione della figura umana a sagoma scura che si staglia nel chiarore, propongono costantemente il tema dell'ombra, tema assai caro all'autore, e da questi trattato in tutti gli aspetti.

Siamo nel 1952. Giovannino e` autore di grande popolarità. Il successo della saga cinematografica di Don Camillo e Peppone valica la frontiera, complici il regista Julien Duvivier e l'interpretazione di Fernandel. L'Autore e la famiglia sono a Parigi per la proiezione della prima al Cinema Berlitz. Della Ville Lumiere scrive: "Parigi e` una città facilissima perché ognuno se la figura in un modo diverso dagli altri e il meraviglioso e` che, quando poi la vedono, tutti la trovano precisa, spiccicata di come se l'erano figurata. Questa sarebbe la descrizione generale della città: per i particolari basta consultare una guida."

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Paesaggi 'visti da dentro', dal finestrino del treno o dalla finestra di un albergo: cornici che fermano schegge di visione; colti (nel '41 e nel '42) nelle caratteristiche di generalità e mai di eccezionalità.

Nei pressi della foce del Po, Giovannino scatta numerose fotografie che divengono una sorta di sinopia per elaborati grafici successivi utilizzati come illustrazioni in «Candido» o come copertina per la prima edizione in volume de "Il mondo piccolo" (1948). Si tratta di immagini un po' surreali, portatrici di un lieve turbamento. "I paesi in riva al Po hanno il loro ingresso d'onore dall'argine: due colonne di ghisa con le lampade, una scaletta di pietra con ringhiere di ferro". Il Mare Adriatico poi, e` colto nella sua placida piattezza, le attività balneari sono suggerite dalla presenza, non del tutto centrata, del 'moscone' il "moderno galleggiante da spiaggia".

La Pianura Padana offre spunti infiniti di letture visive antinaturalistiche. Scorci e frammenti della realtà danno vita a una geografia poetica in cui il fantastico e il surreale si sposano a una vena di lieve umorismo. Non sono vedute o panorami, ma 'aforismi' di paesaggio padano da comporre in una antologia visiva che e` perfettamente omologa a quella letteraria proposta dalla narrativa di Giovannino. I "mari di frumento" in cui si trova immerso in tardi pomeriggi assolati, non sono visivamente distanti dal Mare Adriatico visto come un succedersi di piani orizzontali, di sabbia di acqua e di cielo.

I pannelli della mostra sul Lungomare Gabriele D'Annunzio a Cervia

©©©Archivio Giovannino Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto) per tutte le fotografie

1934-35 Piccola serie di ritratti in pose da attore tra 'Il Bell'Arturo' e 'Gastone', attingendo al serbatoio iconico del Varietà. Giovannino e` un giovane cronista -in partenza per il servizio militare- che ha per palestra giornali e periodici umoristici parmensi. Frequenta il teatro, progetta e reclamizza spettacoli dinamici in stretto dialogo tra la tradizione popolare e le sperimentazioni futuriste tra cui "una rivista dinamica e palpitante", uno spettacolo "sonorizzato, parlato e cantato alla perfezione: i suoi interpreti sono tutti indistintamente fotogenici e fonogenici" un "brioso e scintillante spettacolo di Lamp e Tron (fulmini e tuoni)".

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L'appartamento di Milano racchiude il mondo degli affetti: la moglie Ennia, i figli Alberto e Carlotta, i futuri Margherita, Albertino e Pasionaria de 'Il Mondo piccolo'.

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Servizio Progettazione Culturale – Unità Eventi Comune di Cervia

Le tante fotografie che Giovannino scatta a partire dal 1934-35 sono in netta controtendenza rispetto alle poetiche dominanti al tempo: sia il neo-pittorialismo dei dilettanti che lo sperimentalismo di derivazione futurista che, ancor più, la retorica della fotografia ufficiale del Ventennio, per non parlare della nascente fotocronaca. La ‘photo-graphia’, ovvero la “scrittura con la luce” così come il disegno che negli stessi anni utilizza nelle vignette de «Il Bertoldo» è essenziale, ridotta a un vocabolario minimo, ‘minimo’ nel senso di usuale e non eccezionale, il paesaggio ripreso, come ‘minimi’ sono gli oggetti e ‘ridotte’ le porzioni di realtà ambientale colti dal suo sguardo.

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Celebrazioni Cinquantesimo Giovannino Guareschi

Guareschi fotografo ci lascia ‘immagini’ della realtà inconsuete, ‘tagliate’ con l’occhio del grafico e del giornalista; negativi e positivi fotografici conservati come i disegni e un’ingente complesso documentario nell’Archivio di Roncole Verdi, sono a pieno titolo elemento costitutivo la sua cifra espressiva, condotta all’insegna della semplificazione, della riduzione al bianco e nero, in una polarità che è connotato specifico sia della poetica che del ‘carattere’ dell’autore, del suo atteggiamento verso la vita.

il ‘divertente’ all’interno dell’apparentemente banale e insignificante: come nel caso dell’inquadratura parziale di una scritta sul muro di una casa, o di un cartello tra le messi di una rigogliosa piantagione di un grano ‘Comandante Baudi’; tra quelle spighe il cartello con “tira dritto” monito per il viandante, è sottilmenteinteso dall’Autore in altro senso, come incitamento a sorvolare, a procedere lontani dall’incalzare della retorica del ‘grano di regime’. Se la pianura è colta con l’uso della cifra ironica e surreale, le riprese sui laghi sono invece pretesto per studiati chiaroscuri grafici interpretati da uomini, cose e mezzi di trasporto; circa questi ultimi sono da rimarcare le vedute dal treno, anticipazione di tanta fotografia contemporanea.

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Un vivo ringraziamento ad Alberto Guareschi

20 luglio - 30 agosto 2018

Giovannino al lavoro tra parola e immagine. Ai luoghi e ai modi del suo operare alludono chiaramente gli allestimenti, gli oggetti e gli strumenti della stanze-studio di Pietraporzio (1939), Marore (1943) e Assisi (1954).

©©©Archivio Giovannino Guareschi di Alberto Guareschi, Roncole Verdi (Busseto) per tutte le fotografie

Archivio Giovannino Guareschi, di Alberto Guareschi, Roncole Verdi, (Busseto) [

Nella molteplice attività di Giovannino Guareschi (Fontanelle di Roccabianca 1908-Cervia 1968) giornalista, grafico, umorista, narratore d’eccezione, padre della celebre coppia di Don Camillo e Peppone, eroi della saga narrativa e cinematografica de Il mondo piccolo, ruolo non secondario riveste la fotografia, medium espressivo al pari del disegno e della scrittura che qui si propone in una selezione riferita agli anni 1935-1952.

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Uno sguardo in bianco e nero

Cervia Comune di Cervia, Assessorato alla Cultura

LA MOSTRA RIENTRA NELL'AMBITO DELLE MANIFESTAZIONI:

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GIOVANNINO GUARESCHI fotografo

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PROMOTORI Istituto per i beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna

A Parigi Giovannino, preso tra interviste e presentazioni, gira per la città e, come di consueto, non realizza inquadrature scontate, vedute cartolinesche. La Tour Eiffel non svetta sul fondo di panorami ma, ancora una volta, 'vista da dentro', incornicia 'ritratti ambientati' dei propri familiari, del figlio Albertino e della moglie Ennia. ` Suggestivi i panorami in cui la Ville Lumiere, pare dissolvere arrondissements e celebri monumenti in visioni pulviscolari. Ancora una riduzione in piano dei tanti volumi del reale. E dalla sommità di un piano Giovannino ci guarda...…


Tutte le fotografie pubblicate appartengono all’Archivio Guareschi, di Alberto Guareschi di Roncole Verdi (Busseto). L’Archivio è luogo di conservazione della biblioteca e dell’enorme complesso artistico e documentario prodotto dall’Autore, nonché centro di raccolta e propulsione di iniziative ed eventi culturali. Per notizie biografiche, calendario di attività e aggiornamenti bibliografici in tempo reale, si rimanda al sito ufficiale dell’Archivio: http://www.giovanninoguareschi.com/ Le fotografie, al pari dei disegni e della biblioteca di Guareschi, sono state catalogate per cura dell’IBC e sono consultabili nel catalogo regionale IMAGO all’indirizzo: https://ibc.regione.emilia-romagna.it/servizi-online/catalogo-delle-biblioteche/imago/imago-catalogo-regionale-di-opere-grafiche-e-cartografiche Ancora molto scarsi gli studi sulla produzione fotografica di Guareschi oggetto del volume, curato da Alberto e Carlotta Guareschi, Un po’ per gioco. Fotoappunti di Giovannino Guareschi, le sue fotografie dal 1934 al 1952, Milano, Rizzoli, 2000 e di un breve saggio di Alessandro Gallo, Giovannino fotografo, in Le carte di Giovannino. Prime indagini sui materiali dell’Archivio Guareschi, a cura di Giuseppina Benassati, Bologna, Bononia University Press, 2008, pp. 139-148

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Finito di stampare nel mese di luglio 2018

Carlo Manzoni, Giovannino Guareschi immortalato mentre sta risalendo la scala antincendio allâ&#x20AC;&#x2122;esterno di un palazzo, Milano, 1940


Giovannino Guareschi fotografo  

Catalogo realizzato in occasione della mostra ospitata sul lungomare di Cervia che propone una selezione di fotografie stampate su venti pan...

Giovannino Guareschi fotografo  

Catalogo realizzato in occasione della mostra ospitata sul lungomare di Cervia che propone una selezione di fotografie stampate su venti pan...

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