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Davide Marino

STILL

IL SENTIMENTO DELLA BELLEZZA


Tutte le fotografie sono state realizzate nell’entroterra di Genova e vicino ad Ottone e, dal momento che sono vari anni che mi dedico ad una ricerca fotografica sulla natura morta (che ho intitolato STILL), in vari periodi a partire dal 2009 fino al 2015. Š Davide Marino


Davide Marino

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IL SENTIMENTO DELLA BELLEZZA


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Davide Marino, la fotografia come osservazione esistenziale. Le cose possono evocare, trascinare un pensiero dentro a una condizione immaginativa, ravvivare luoghi della memoria. Lo sguardo fotografico di Davide Marino cerca, è il suo assetto estetico, una perfezione, ciò che le cose infallibilmente trasportano nel nostro vedere, come uno scienziato teso sul microscopio nell'intuire infinitesimi pianeti di organismi viventi; ma un residuo, quasi uno spavento, affiora sulla pellicola, la rende particolarmente esistenziale, le cose diventano non soltanto entità espositive fatte di sostanza immobile. Nell'esattezza dello sguardo si compie un lungo richiamo che si è posato perfetto sul loro strato compositivo, su quell'involucro materico che le rende nominabili al di là di ogni apparenza; è l'assolutezza della permanenza, il contatto con il reale degli oggetti e le rifrazioni dei loro colori, la sua metafisica utopia. Le fotografie di Davide Marino ci fanno risentire quello strappo mnemonico che tenevamo segreto: ritorna nelle immagini fotografiche, di consistenza documentaria, di Luigi Ghirri nel ripresentare lo studio (quello di via Fondazza, a Bologna) di Giorgio Morandi; negli scatti, sempre di Ghirri, eseguiti nella camera monacale di Morandi a Grizzana, sul crinale dell'Appennino tosco-emiliano: il letto bianco inondato di luce, una fotografia che diventa simile a un dipinto-oggetto di Domenico Gnoli, la mattina splendida che entra dalle finestre appena aperte verso una visione inevitabile. In questo luogo elettivo Morandi durante le sue estati si rifugiava a scoprire lo sfondo delle colline che prevalevano con qualche albero a formare una macchia informale posata in cima alla luce della natura. Le sequenze fotografiche di Davide Marino ci dicono quanto può essere significativa una sconfitta da un qualcosa che necessariamente può accadere sulla sommità di un trauma o di un desiderio mai del tutto espresso; sono come un anacronismo lirico, per capacità evocativa, di situazioni passate, un osservare un repertorio d'immagini che la memoria ci sembrava avere rinsaldato una volta per tutte. E se queste immagini ci fanno ritornare a un incrocio intensificato tra realtà e memoria – ecco la natura riflessa in un pezzetto di paesaggio e altri


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oggetti, reliquie attivate, simulacri che vogliono uscire dalla stanza, dalle cose stesse – è come ripetere un mantra perpetuo con un legame inevitabile esistente nella memoria; e la non dimenticanza intravista nelle cose, quell'incrinatura esistenziale può dirci molto di più di ogni situazione poetica definita per mezzo di un innesco invariabile, come violento. Ma adesso qui è silenzio ordinato, luogo dei colori e dell'immaginario: questa è la via per entrare dalla porta oscura e rivelatrice della divina indifferenza. Andrea Gibellini

Andrea Gibellini (Sassuolo, 1965) ha pubblicato tre libri di poesia: Le ossa di Bering (Nce, 1993), La felicità improvvisa (Jaca Book, 2001, Premio Montale), Le regole del viaggio (Effigie, 2016). Ha curato un numero della rivista Panta (Bompiani), il libro di saggi sulla poesia L'elastico emotivo (Incontri Editrice) e il saggio Ricercando Auden (Edizioni L'Obliquo). Sue poesie, e scritti sulla poesia, sono usciti su "Nuovi Argomenti", "La rivista dei libri","Poetry Review", "Oxford Poetry". Le sue poesie sono tradotte in inglese, tedesco, spagnolo, olandese e svedese.


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Al lettore delle fotografie di Davide Marino, occorre raccomandare, prima che s’avvii nella lettura, la virtù della pazienza. Avrà bisogno di pazienza, per osservare, per leggere. Soprattutto dovrà rafforzarsi la sospensione del giudizio. Si osservi il movimento della “narrazione”, si ascolti la voce degli oggetti, come esse si muovono intorno al foglio stampato, oltre la cornice, come esse si muovono oltre, oppure verso gli oggetti continuando a lasciarli. E con quella prolungata attenzione con cui ci si esporrà all’attenzione, si potrà percepire la consapevolezza del precario nesso tra i significati e l’assolutezza degli oggetti raffigurati. Anche se si volesse andare sempre più nel fondo degli oggetti, anche se si tentasse una confidenza con essi, rimarrà sempre l’estraneità che avvertiamo di fronte alle cose che nel loro mutismo sfidano il nostro sguardo. Come pure una fotografia altro non è se non quello che è, cosa tra le cose, oggetto fatto di materia su cui sono rappresentati alcuni segni. L’avventura visuale di Marino induce e coinvolge alcune tra le riflessioni che muovono intorno ai limiti delle inflessioni artistiche, su quel che cosa si vorrebbe ancora dalla fotografia. Consegnando le analisi alle scienze dell’estetica fenomenologica, se ne trarebbe che nelle esperienze artistiche moderne sono state individuate almeno due tendenze, una rivolta alla celebrazione delle apparenze e l’altra diretta verso l’esperienza della realtà. Nel primo caso, distacco e lontananza caratterizzano un processo di catarsi e di dematerializzazione; nel secondo l’accesso a ciò che appare è legato ad una condizione di presenza e di compromissione. E in entrambe le ipotesi sopravvive una coincidenza di astrattezza e materialità. Coinvolgendo la fotografia nei discorsi critici, la si potrebbe intendere come un luogo delle forme dove un sovrappiù di reale si materializza in una mancanza di realtà. Sostanzialmente sentimento del tempo e stazione precaria della speranza si dibattono nel gesto della figurazione. Lyotard affermerebbe che si tratta di uno “spazio figurale”, inteso come dinamica energetica, dove <<il percepibile non è interamente percepito; il visuale è più del visibile>>. Dunque la fotografia come arte della realtà, oppure se si preferisce, come


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una realtà ad arte. Ecco la meravigliosa “messinscena” di Davide Marino che, dopo aver chiamato a raccolta e scelto “cose-oggetti”, offre loro una nuova esistenza, dandogli un altro punto di vista, un altro pensiero. Esiste una differenza tra le cose e gli oggetti. Le prime sono ciò verso cui si ha un investimento affettivo (possono essere anche persone e ideali), mentre gli oggetti sono semplicemente ciò che si contrappone ai soggetti. La fotografia utilizzata come mezzo di connessione tra esteriorità - interiorità - tempo, ci mostra come gli oggetti parlano, diventano un discorso, “figura” dei soggetti. La luce atmosferica trascina le forme in un silenzio metafisico dove consiste una leggera vertigine collegata ad una vita precedente e un’apparenza misurata dalla realtà. Uno spazio costruito che si fa contenitore e contenuto. Un teatro a portata di mano, dove le scene modulate da un albore sinergico fanno convivere dimensioni descrittive e narrative. É l’arte che non riproduce ciò che è visibile, ma che rende visibile. Quella vita silente, sceneggiata in una proposizione illusionistica, suggerisce l’idea di vanità delle cose, nel mentre la parte di umano in essi investita e custodita propone interrogativi, motivi e rebus. Le fotografie di Marino, come già prescritto richiedono una lettura lenta, riposata in uno stato di contiguità, dove la prossimità del “foglio” su cui è depositata l’immagine consiste nella riparazione di un isolamento. Saranno il tempo opaco degli oggetti, la prolungata esposizione alla cosa, il pensiero del singolo oggetto, i nuovi colori “confusi nella mente di chi osserva, l’icona nuda” che chiama a se i significati, a costruire il perno figurante degli sguardi contenuti in wunderkammer significante. Danilo Cognigni

Danilo Cognigni è Semiologo dei Linguaggi Figurali.


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“Still”: attesa, pausa per fermarsi ad osservare il mondo, i suoi colori, le sue forme. Mentre tutto si evolve, scorre trasformandosi, io lascio la mia mente riposare nella stasi. La luce si é posata, un attimo dello scorrere del tempo, sugli oggetti ed io ho fissato questo incontro, fonte di ciò che giunge ai nostri occhi, l’immagine. E’ bello muoversi e scoprire l’ignoto… ma desidero anche nutrirmi della pace che mi dona la contemplazione. Davide Marino Nato a Genova nel 1964, Davide Marino dopo il diploma di Maturità Classica si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio all’Università di Genova ma, superata la maggior parte degli esami abbandona gli studi per lavorare come contabile presso uno studio di commercialista. Appassionato di arte da sempre, dopo un grave lutto familiare nel 1993 trova nell'opera del pittore Vincent van Gogh e nella musica del compositore Wolfgang Amadeus Mozart grande conforto e fonte di gioia. Scopre, a quel punto, il potere profondo che ha l'espressione artistica di guarire i mali del nostro vivere, e nella fotografia la via a lui più congeniale per approfondire tale ricerca. Pur avendo appreso fin da bambino dal padre appassionato le tecniche di base solo nel 1999 inizia seriamente a dedicarsi alla fotografia. Studia una forma di espressione, un linguaggio che riesca a comunicare ad un livello più profondo di comprensione emotiva, che si spinga oltre la comunicazione verbale. A Genova nel 2001 espone al pubblico per la prima volta le sue fotografie e tre anni dopo decide di dedicarsi totalmente, da professionista, alla fotografia. Nel 2007 insieme ad Alessandra Cevasco fonda ed inizia a lavorare a un progetto ambizioso: Incantations, galleria dedicata alla fotografia che si trova nel centro storico di Genova. Attualmente oltre alla sua attività autorale si dedica alla gestione dello spazio espositivo di Incantations e all’insegnamento della fotografia nei corsi lì organizzati.


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Esposizioni: 2015 5 JAHRE (collettiva) - Galerie Edition Camos, Monaco di Baviera, Dicembre 2015-Gennaio 2016 IL CANTO DELLA TERRA - Rassegna d'arte "Diffusa 2015", Quiliano (Sv), Luglio 2015 - MIAfair 2015 Milan Image Art Fair, Aprile 2015 LE ACQUE DEL FIUME LETHE - Galerie Edition Camos, Monaco di Baviera, Giugno 2015 - ArteGenova, Genova, Febbraio 2015 - MIAfair 2014 Milan Image Art Fair, Maggio 2014 - Rassegna d’Arte “Diffusa 2013”, Quiliano (Sv),Luglio 2013 - Studio Incantations, Genova, Ottobre 2011 - Castello di Kratochville, Boemia del Sud, Giugno-Agosto 2010 - The Art - Hall Gallery of Arts Support Fund, Kiev (Ucraina), Giugno 2010 - Studio Incantations, Genova, Gennaio 2010 AEQUILIBRIUM - Studio Incantations, Genova, Ottobre 2014 TEXTURA LUCIS (con Alessandra Cevasco) - Museo del Damasco, Lorsica (Ge), Marzo-Maggio 2014 - The Art-Hall Gallery of Arts Support Fund, Kiev (Ucraina), Giugno 2010 - Studio Incantations, Genova, Maggio 2009 MATER NATURA - Villa Barrili, Carcare (Sv), Novembre 2013 - Studio Incantations, Genova, Novembre 2012 STILL - Ristorante Le Vitel E'tonnè, Torino, Giugno-Settembre 2015 - Ristorante Pinolo Mannaro, Genova, Settembre 2012


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ALI (con Alessandra Cevasco) - Libreria “Il Portolano”, Camogli (Ge), Settembre 2009 - Studio Incantations, Genova, Ottobre 2008 UN GIORNO... - Studio Incantations, Genova, Febbraio 2008 HAIKU (con installazione di Alessandra Cevasco) - Studio Incantations, Genova, Dicembre 2007 C’ERA UNA VOLTA... - OMAGGIO A VINCENT VAN GOGH - Centro Civico Sestrese E. Montale, Genova Sestri Ponente, Giugno 2007 IMPROMPTUS - Foyer Teatro sociale, Camogli (Ge), Maggio 2007 NASCOSTA NELL’ANIMA - Sala espositiva Biblioteca Comunale Berio, Genova, Aprile 2007 PROFUMI DI LIGURIA - Centro Culturale La Saletta, Genova Pegli, Luglio 2006 RISVEGLI - Palazzo Fieschi, Genova, Aprile 2006 INCANTESIMI - OMAGGIO ALLA MUSICA DI WOLFGANG A. MOZART - Centro Culturale Buranello, Genova, Gennaio 2006 CI VEDIAMO A CAMOGLI - Torri di Porta Soprana, Genova, Maggio 2005 INCANTESIMI - Consolato Stati Uniti d’America, Milano, Agosto-Settembre 2002


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Pubblicazioni: LE ACQUE DEL FIUME LETHE (Silvana Editoriale, 2014)

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Testi

Andrea Gibellini Danilo Cognigni Davide Marino Traduzione in lingua Inglese

Arseniy Balagura Progetto grafico ed impaginazione

Leonardo Panichelli

Si ringrazia

Studio Incantations

Edizioni

studio LightBOX Civitanova Marche (MC) Stampa

Marvel - 04/2016


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www.grand-touritalia.it - redazione@grand-touritalia.it

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