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La conferenza stampa di Draghi ha offerto supporto alla tesi che vede una lunga pausa nelle azioni di politica monetaria, in attesa di poter valutare gli effetti delle misure recenti. La BCE ha mantenuto aperte tutte le opzioni, ma la retorica utilizzata da Draghi suggerisce che a meno di eventi straordinari non saranno annunciate nuove misure non convenzionali nei prossimi mesi. Tuttavia, va ricordato che la BCE continuerà a soddisfare illimitatamente la domanda di liquidità nelle aste ordinarie fino a luglio, e pensiamo che tale regime sarà esteso almeno alla restante parte del 2012. Per quanto riguarda le operazioni straordinarie Draghi ritiene che siano un “indiscusso successo ”, dal momento che hanno ridimensionato i rischi di coda, hanno garantito ampia liquidità al sistema bancario e rimosso il rischio di rifinanziamento per il sistema bancario e indirettamente per i Governi. Per quel che concerne l’impatto sul credito, Draghi rileva che la seconda asta a 36 mesi ha visto la partecipazione di 800 istituti di credito (di cui 460 tedeschi) a fronte dei 500 della prima. L’aumento del numero di banche, probabilmente di piccola dimensione, rende la liquidità fornita più vicina alle piccole e medie imprese che risentono in particolare modo di condizioni al credito più stringenti. Ciò detto, sarà necessario del tempo per valutare gli effetti, probabilmente assai complessi, delle operazioni. La BCE ritiene che, dopo il netto miglioramento delle condizioni di mercato e di sentiment innescato dalle operazioni, “la palla sia ora nel campo dei Governi e delle banche che devono completare il processo di ricapitalizzazione”. La BCE è difatti responsabile della liquidità delle banche e agisce come prestatore di ultima istanza per il sistema bancario, ma non può, e non è tenuta, a farsi carico del processo di ricapitalizzazione dei bilanci. Draghi, inoltre, ha sottolineato che le preoccupazioni per l’aumento della rischiosità del bilancio BCE sono poco fondate, dal momento che non devono essere valutate guardando all’ammontare degli asset in ragione del PIL, ma piuttosto in ragione del capitale (riserve valutarie e auree) assai ampio nel caso dell’Euro sistema (BCE e Banche centrali nazionali) e sicuramente molto più ampio di quello della FED e BoE. Per quel che concerne le critiche mosse dalla Bundesbank, note da indiscrezioni di stampa, Draghi ha dichiarato di essere in pieno accordo con il Presidente della Bundesbank, di rispettare le tradizioni e la cultura della Banca centrale tedesca ed ha ricordato che la decisione sulla LTRO è stata unanime. Per quanto riguarda la questione “swap greco”, la conclusione positiva dell’operazione di concambio effettuata sul debito pubblico greco detenuto da privati spiana la strada al lancio di un secondo programma di aiuti, che dovrebbe essere deliberato lunedì 12 dall’Eurogruppo. Con l’attivazione delle CAC, già annunciata dal Governo ellenico, tutto il debito emesso sul mercato domestico (177 miliardi) sarà ristrutturato, oltre ad almeno 20 miliardi di debito che ricade sotto legislazioni estere. Il portavoce Juncker ha già indicato che le condizioni preliminari imposte per il lancio del programma risultano soddisfatte. La dimensione del contributo del FMI sarà decisa il 15 marzo ma un’indicazione sarà fornita all’Eurogruppo in tempo per la riunione di lunedì. Anche se le prossime review potrebbero essere ancora problematiche, a questo punto la crisi greca cessa di essere un problema di esposizione per gli investitori privati per ridursi a un problema di relazione a quattro fra Grecia, FMI, Eurogruppo e BCE. Il rischio di uscita dall’Eurozona a causa di fallimento del programma risulta nettamente ridimensionato ed eventuali deviazioni dal sentiero ideale di risanamento dovrebbero ora essere più facili da gestire, per esempio attraverso un riscadenzamento dei crediti ufficiali già erogati. Per quanto riguarda il Giappone invece, l’economia dovrebbe tornare a crescere nel 2012 grazie alla domanda domestica spinta dall’attività di ricostruzione dopo il devastante terremoto che ha caratterizzato il 2011 del Sol Levante. Tuttavia, guardando ai trend sottostanti di medio termine, il quadro di bassa crescita e modesta deflazione è invariato e aggravato progressivamente dall’invecchiamento della popolazione e dal calo del risparmio delle famiglie. L’incapacità del Giappone di uscire da una situazione di crescita nominale minima aumenta i rischi legati a un quadro di politica fiscale insostenibile e sempre più esplosivo. I pericoli derivanti da un debito delle pubbliche amministrazioni previsto al 220% del PIL a fine 2012 sono esacerbati da due fattori di rischio: 1) la fine dello status di esportatore commerciale netto; 2) l’impasse politica che si trascina, e si deteriora, ormai da anni. Probabilmente, con l’inizio dell’ anno fiscale 2012 arriverà una nuova tornata di declassamenti dei rating. Lo scenario del Giappone è dunque in mano alle politiche economiche. Nel breve termine la politica fiscale è alle prese con la discussione del budget 2012, che dovrebbe essere approvato entro fine marzo. In tale data dovrebbe essere anche presentato il piano di medio termine per la riduzione del deficit attraverso, in particolare, il rialzo dell’imposta sui consumi dall’attuale 5% al 10% entro il 2015. Un elemento positivo è la recente svolta della politica monetaria. La BoJ ha cambiato marcia a febbraio, avviando una fase di interventi più incisivi rispetto al recente passato, imprimendo una svolta al trend del cambio che si è indebolito. Lo yen, infatti, è l’unico strumento disponibile per sostenere la crescita nominale, sia attraverso l’export, sia attraverso il contenimento della deflazione. Da segnalare la buona performance di Wall Street in seguito al dato positivi sul mercato del lavoro, sale infatti a 227.000 unità il numero di occupati nel settore non agricolo nel mese di Febbraio, con il tasso di disoccupazione che rimane invariato all’8,3% rispetto al mese precedente. Per la settimana entrante sono attesi alcuni dati che potrebbero dare una scossa al mercato; nell’ area euro lo ZEW dovrebbe confermare il recupero di fiducia legato a condizioni di mercato più distese. I dettagli del PIL italiano a fine 2011 mostreranno un calo della domanda interna e delle esportazioni dietro la contrazione di 0,7% t/t dell’economia. L’inflazione francese è attesa salire al 2,7% a/a sulla misura nazionale e al 2,9% a/a sulla misura armonizzata. L’inflazione europea dovrebbe essere confermata al 2,7%. La produzione industriale è attesa rimanere debole a gennaio. Negli Usa invece occhi puntati sulla riunione del FOMC che dovrebbe mantenere aperte le opzioni di ulteriore stimolo, sottolineando la fragilità della ripresa e i rischi sulla crescita. I dati di febbraio dovrebbero essere


positivi, con vendite al dettaglio e produzione in aumento. I dati di inflazione di febbraio vedranno aumenti spinti dalle materie prime, ma incorporeranno solo una parte dei rialzi recenti del prezzo del petrolio: il trend proseguirà con i dati di marzo. Le prime indagini del settore manifatturiero di marzo dovrebbero segnalare ancora espansione

Principali tassi di cambio EUR-USD

La settimana dell’euro è stata caratterizzata da una certa volatilità, complici l’esito della riunione BCE, che ha preso una posizione attendista e il raggiunto accordo sul concambio greco. Dopo essere sceso da 1,32 a 1,3096 EUR/USD nella prima parte della settimana, giovedì, scontando il raggiungimento dell’accordo, l’euro ha più che recuperato risalendo fino a un soffio da 1,3300. Una volta però dato l’annuncio del concambio, ha corretto di nuovo tornando a 1,31. L’area importante da monitorare è il corridoio 1,3230-1,3165, che apre tecnicamente il fronte ribassista verso 1,26-1,25 EUR/USD. Tuttavia, anche una volta chiusa la questione greca, nel senso più istituzionale che concreto del termine, l’incertezza sulla crescita dell’area e sui tuttora irrisolti problemi dei Paesi periferici, dovrebbero mantenere pressioni ribassiste sull’euro.

Rialzista

Trend Support

Neutrale

1.3100

1.2925

1.2850

1.3200

1.3250

Resistenze Ribassista

1.3140


GBP-USD

È tornata a farsi notare la correlazione positiva tra GBP/USD ed EUR/USD. Lunedì, infatti, nonostante il pessimo PMI servizi, la divisa britannica non è scesa perché ha prevalso il movimento rialzista dell’EUR/USD. Venerdì però la delusione ancora maggiore sui dati di produzione industriale e manifatturiera è stata registrata adeguatamente dalla sterlina, che ha recuperato un po’ di autonomia. Questo suggerisce che, mano a mano che il tema Grecia andrà perdendo presa sul mercato, i temi propri dell’economia britannica torneranno a influenzare di più la sterlina. La prossima settimana usciranno tra gli altri i dati sul mercato del lavoro, attesi negativi. A meno di sorprese favorevoli, questi dovrebbero iniziare a indebolire la posizione della sterlina contro dollaro verso area 1,55,50-1,55.

Rialzista

Trend Support

Neutrale

1.5630

1.5540

1.5440

1.5790

1.5890

Resistenze Ribassista

1.5700

L'utente prende atto che le informazioni contenute in questo report hanno mera natura informativa e vengono elaborate dall'analisi dei dati di negoziazione, dei dati di mercato e dalle statistiche.


MACRO SETTIMANALE 12 MARZO