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Bonifiche, la priorità per Porto Torres Sono essenziali e obbligatorie per legge, perché includerle quindi in un protocollo d'intesa riservato e non vincolante? Vi è la netta convinzione che il protocollo firmato dalle amministrazioni interessate, dalla regione e dai sindacati sia in realtà un celato “stop” a tutte le produzioni interne al petrolchimico e che il progetto di chimica verde, rifiutato precedentemente dalla regione Campania, sia un bluff in pieno stile ENI. I vertici Syndial nel presentare l'investimento di 530 milioni di euro per la bonifica di parte del sito industriale hanno dato la precedenza all'area che ospiterà gli impianti di chimica verde che inizierà a settembre 2011 dove spenderanno circa 4 milioni di euro. Per il TAF (trattamento delle acque di falda) verranno spesi 120 milioni di euro e tratteranno circa 500 mc di acqua l'ora. 120 milioni anche per le bonifica dei suoli con la probabile messa in sicurezza di alcune discariche e 155 milioni per il decommissioning, ossia lo smantellamento degli impianti inattivi. La discarica di Minciaredda che si estende a ridosso del mare, protagonista del blitz di iRS nel 2003, è ancora in fase di studio ed ENI non si è pronunciata sul finanziamento destinato, ma ha comunicato che nel dicembre 2012 cominceranno i lavori di ripristino dell'area e che questi dureranno circa una decina d'anni. A questo punto le perplessità sorgono spontanee, saranno sufficienti i fondi messi a disposizione per completare la più grande bonifica d'Europa, dove sono stati completamente inquinati in 40 anni di produzione 1200 ettari di terreno tramite sversamenti di idrocarburi vari, interramenti di impianti dismessi e loro scarti di lavorazioni? Perché attendere tutti questi anni per iniziare i processi di bonifica e dare improvvisamente precedenza ai terreni dove si intende immediatamente iniziare nuovi processi industriali ancora in fase di studio?

L’area del petrolchimico di Porto Torres è vasta 1250 ettari. La sua bonifica è essenziale per ripristinare ambiente ed economia. Gli investimenti previsti si aggirano intorno ai 530 milioni di euro, mentre a Marghera ne furono spesi 1880. La bonifica sarà la più grande d’Europa, ciò significa che l’inquinamento prodotto ha proporzioni incalcolabili. Alcune aree sono ancora sotto analisi della Syndial.

L'ENI ricatta il territorio con la chimica verde Un occasione “prendere o lasciare”. Cosi viene definito il progetto di chimica verde che la JV Matrica tra ENI e Novamont vuole attuare a Porto Torres. E' certamente più un ricatto che un'opportunità per il territorio, per una società che sta spostando il proprio baricentro economico dal settore petrolifero a quello energetico. Con la chiusura dei vecchi impianti petrolchimici e con la costruzione dei nuovi i lavoratori dell'indotto verranno licenziati, mentre nonostante l'altissimo tasso di disoccupazione presente a Porto Torres i dirigenti di Matrica hanno lasciato presagire che saranno le “loro” maestranze a mettere in funzione gli impianti, quasi una beffa per i tantissimi operai disoccupati. Una città che ha subito una forte crescita demografica negli anni 60-70 raggiungendo le ventimila unità, con l'innesto nel suo tessuto sociale di operai in eterno viaggio e in balia degli umori del mercato globale, non poteva che immolarsi per l'industria e dimenticarsi sbadatamente e colpevolmente delle sue potenzialità turisticoarcheologiche dedicandosi completamente alla monocoltura industriale, quest'ultima sempre economicamente instabile, disastrosa dal punto di vista sanitario-ambientale e strozzante nei confronti degli altri settori soffocati dall'incessante inquinamento prodotto.

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Centrale a biomasse o inceneritore ? Nel protocollo d'intesa della chimica verde è prevista la costruzione di una centrale a biomasse da 40 MW. I dirigenti Matrica, JV tra Novamont ed ENI hanno ammesso che è ancora in fase di studio il tipo di combustibile che sarà utilizzato in tale centrale e che all'interno della zona industriale di Porto Torres sorgeranno dei campi di colture sperimentali. Per alimentare una centrale di tale portata verranno investiti 230 milioni di euro e coinvolto il mondo agro-pastorale per la coltivazione intensiva delle biomasse (cardi-mais-girasole-legno?). Se ipotizziamo una vita di 10-15 anni della centrale, riusciamo ad immaginarci un'adesione totale degli agricoltori al progetto e vaste monocolture di cardi sparse per tutta la Sardegna, nonché magazzini di stoccaggio di biomasse adatti a conservarle nei periodi di riposo del terreno fino al loro utilizzo? I problemi che deriverebbero dalla messa in opera di tale progetto sarebbero tanti: svalutazione e sfruttamento tramite OGM dei terreni impiegati nelle colture e loro conseguente calo di valore sul mercato; carenza di risorse idriche per le utenze circostanti i terreni, data la scarsità di manutenzione degli impianti idrici sardi e i frequenti razionamenti che subirebbe la singola famiglia; abbandono della coltura endemica sarda che attualmente crea una filiera alimentare tipica del luogo di origine; costante sperpero di denaro pubblico sottoforma di incentivi statali trattenuti sulle nostre bollette (i famosi CIP6) che finanziano i grossi investitori che bruciano biomasse. Il rischio più grande in questa operazione è che la difficile reperibilità delle biomasse faciliti l'accesso nella centrale dei rifiuti indifferenziati, gratuiti e subito pronti in abbondanti quantità. Perché una centrale a biomasse può diventare un inceneritore bruciando dunque rifiuti?

Enipower è la società interessata alla costruzione della centrale a biomasse da 40 MW. Nel febbraio scorso gli abitanti di Buddusò tramite un referendum avevano espresso la loro totale contrarietà ad una centrale da 20 MW con il 97% dei voti

In Italia le biomasse sono anche i rifiuti indifferenziati! Con l'articolo 17 del decreto legge 387/03 l'Italia è l'unico paese dell'Unione Europea che assimila alle biomasse anche i rifiuti solidi urbani non biodegradabili. Grazie a questo volontario accorpamento una centrale a biomasse può bruciare legalmente i nostri rifiuti senza che i cittadini possano opporsi.

Bruciare rifiuti! NO, il rifiuto è una risorsa! Il centro riciclo di Vedelago grazie al trattamento meccanico è in grado di rendere riutilizzabile il 99% dei rifiuti differenziati acquisiti tramite la raccolta porta a porta effettuata nelle abitazioni civili e nelle aziende artigiane. La materia prodotta dal trattamento dei rifiuti ha quindi una seconda vita e viene venduta alle industrie per nuovi cicli di produzione. Questo tipo di filiera industriale sostenibile è l'alternativa moderna ai vecchi sistemi di incenerimento inquinanti e antieconomici. La restante percentuale di rifiuto non riciclabile opportunamente inertizzata e triturata da vita ad un materiale granulato similplastico impiegabile in edilizia. Nell'arco di 3 anni e con una spesa di 5 milioni di euro facilmente ammortizzabile dalla comunità si può creare un centro di riciclo di eccellenza e più di 100 posti di lavoro senza gravare sull'ambiente contribuendo così al benessere della comunità!

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Il centro di riciclo di Vedelago: i rifiuti diventano una risorsa del terziario


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Il processo ad ENI Dopo cinque anni di indagini, la Procura della Repubblica di Sassari, nel luglio 2009, aveva chiesto il rinvio a giudizio per quattro persone, i rappresentanti legali, un manager e il direttore dello stabilimento della Ineos. Secondo il pubblico ministero Michele Incani è stato riversato per anni nelle acque del golfo dell'Asinara un fiume di composti chimici e metalli pericolosi quali cadmio, mercurio, cromo, cia-nuri, benzene e una lunga serie di altre sostanze cancerogene. Nell'atto conclusivo della inchiesta, il pubblico ministero aveva scritto agli allora indagati, ma a titolo di colpa, il disastro ambientale e l'avvelenamento di acque e sostanze alimentari. Colpa che sarebbe invece diventata dolo, quindi scelta consapevole, nella formulazione finale delle imputazioni. Da qui la contestazione del reato di avvelenamento di sostanze alimentari, di competenza della corte d'assise. L'inchiesta della Procura era partita dopo il blitz degli indipendentisti di iRS. L'incursione degli indipendentisti, nel 2003, aveva portato all'attenzione dell'opinione pubblica la situazione di disastro ambientale nella quale versava la collina di Minciaredda, vicino a Porto Torres. Le attiviste e gli attivisti di iRS continuano nell'impegno a favore di una rapida e definitiva soluzione dei gravi problemi politici, sociali e ambientali riguardanti l'area industriale di Porto Torres. Continua l'opera di sensibilizzazione dei cittadini e continua la battaglia nonviolenta iniziata nel 2003.È giunto il momento di ribadire con chiarezza la nostra totale indisponibilità a continuare a lavorare e vivere su montagne di rifiuti, all'interno di industrie insicure: mostri che pesano sul nostro territorio con tutto il loro carico ambientale, sanitario e sociale. La situazione è chiara: si debbono trovare soluzioni per riconvertire globalmente le attività fornendo ai lavoratori la possibilità di un nuovo impiego pulito, dignitoso e produttivo per il benessere di tutta la comunità. La chimica verde non rappresenta un cambiamento di rotta rispetto al modello industriale e di sviluppo fino ad ora messo in opera per il territorio del nord ovest Sardegna. Sono troppe le incognite che gravano sulla fattibilità e sulle ricadute ambientali di tale progetto. L'investimento nel settore della chimica verde sarebbe di € 1.200 milioni dentro i quali sono compresi i € 530 milioni destinati alla bonifica del sito industriale di Porto Torres. Le risorse da allocare nelle opere di bonifica, le quali ammontano a € 1.500 milioni, sono un atto dovuto per il livello di inquinamento creato dall' Eni e non possono essere diluite come un capitolo di spesa del progetto riguardante la chimica verde.Per questo è necessario vigilare su due aspetti: l'Eni deve bonificare il territorio inquinato in quanto sua responsabilità diretta; fare chiarezza sulla chimica verde in relazione alle sue ricadute ambientali e in relazione alla sostenibilità economica e sociale di un tale modello di crescita. Dopo un altro blitz di iRS nel tribunale di Sassari i quattro manager ENI il 29 luglio sono stati rinviati a giudizio e dovranno comparire presso la Corte d’Assise il 16 dicembre per rispondere dei reati di disastro ambientale e avvelenamento di acque e sostanze alimentari.

Noi vigileremo affinché questi soldi vengano stanziati e vengano utilizzati realmente per le bonifiche di quel territorio, pretendiamo che i lavori di bonifica vadano ad incidere, previa formazione, sulla crisi occupazionale di Porto Torres, occupando le imprese ed i lavoratori e nella più trasparente gestione di queste risorse.

Nel 2003 con il blitz di iRSindipendèntzia Repùbrica de Sardigna- nella discarica di Minciaredda comincia un nuovo capitolo della storia del petrolchimico di Porto Torres: quello che finalmente porta alla luce anni di inquinamento e che terminerà con le bonifiche dei suoli e delle falde acquifere della zona. La nostra lotta ambientalista ha portato sui banchi del tribunale di Sassari i dirigenti di quattro società ENI. Da allora il movimento indipendentista non-violento è cresciuto ed ha allargato il fronte delle sue battaglie politiche.

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In questo dettagliato documento prodotto dal Tzentru de attividade di Porto Torres le bonifiche ed il risanamento ambientale, le proposte de...