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PORTFOLIO Riordinare per poi disfare … è questa la peculiarità di noi incontentabili senza meta

Irene Comiti

[tel: 349 17 30 686]

[mail: comiti.irene@live.it]


BOZZETTI TRATTI DAI CONCORSI LETTERARI


Concorso Diventa Reporter in Giordania committente : Sky TG 24 OGGETTO: SI PARTECIPAVA INSERENDO IL RACCONTO DI UN PROPRIO VIAGGIO, IN UNA QUALSIASI PARTE DEL MONDO. IL RACCONTO DOVEVA ESSERE COMPRESO TRA I 200 ED I 1000 CARATTERI SPAZI ESCLUSI.

Quel giorno è stato il più magico. Aspettavo da tempo il momento del “primo impatto”. Le piccole vie del centro, apparivano come intersecati labirinti di un mondo sconosciuto che bramavo di scoprire. Larghi viali brulicanti di persone da ogni angolo del mondo. Colori, odori, sapori a “La Boqueria”. Le edicole come grandi e chiassosi bazar. Fruivo questi luoghi in compagnia di artisti di strada e mi interrogavo sulla loro misteriosa vita. Ogni particolare mi catturava e rappresentava una scoperta.

Ricordo. Piccole piazze, raggiunte per caso, dove bambini gioiosi tiravano calci al pallone … Il porto sconfinato e maestosamente alberato che per un momento mi diede la sensazione di trovarmi a casa … Il chiasso interminabile ma così amichevole de la Rambla … L’estro magico, che toglie il fiato, di Gaudì.

Si, questa è la mia Barcellona.


Concorso letterario “Una Fiaba per Selvino” committente : Comune di Selvino (BG) OGGETTO: FIABA A TEMA LIBERO, POSSIBILMENTE AMBIENTATA IN MONTAGNA , LUNGA NON PIÙ DÌ 90 RIGHE.

C’era una volta, non troppo tempo fa, un bambino di nome Cinicio. L’estate ormai era arrivata, la montagna risplendeva nelle sue verdi vallate e Cinicio, si prestava a vivere la più grande avventura della sua vita. Era un bambino curioso paffutello e sorridente. Aveva grandi occhi grigi e una manciata di lentiggini sulle guanciotte. Portava sempre con se, una penna e un sacco, “il perché nessuno lo sapeva”. Aveva per amici, la rana Nanà e il pesciolino Fish; da sempre lo seguivano nelle miriadi di situazioni che inventava e viveva. Quella mattina Cinicio si era svegliato presto, voleva andare al laghetto che passava per il sentiero Misterioso. Di corsa giù dal letto, in men che non si dica era già di fronte al tazzone di latte e biscotti. Fish, nella sua boccia d’acqua, lo guardava un po’ perplesso e cercava di immaginare che grandiosa giornata in montagna avrebbero trascorso. Ne lui ne Nanà, sapevano che quel giorno sarebbe stato per loro indimenticabile. Il sole era già caldo e i tre si incamminarono per la vallata, imboccando il famoso sentiero misterioso. Presto Cinicio si rese conto che qualcuno li seguiva. Era qualcosa di luminoso e veloce. Una specie di bagliore svolazzante. Di botto si fermò e restò a guardare. Ma quella cosa scomparve. Fish e Nanà nel frattempo si erano addormentati. Un forte fruscio richiamò in un istante la loro attenzione, facendoli sobbalzare. Cinicio si rese conto che i bagliori svolazzanti erano diventati almeno una decina. Spaventato prese a correre verso il laghetto, ma dietro di lui e sempre più vicino si formò una grande macchia di luce. Decise di fermarsi. Girandosi improvvisamente, capì che a seguirlo erano tante piccole Fatine. Una di loro venne talmente vicino al suo naso che lui per l’imbarazzo arrossì. Un’altra gli sfiorò la mano, un’ altra ancora i capelli. Era circondato. All’improvviso arrivò una Fatina un po diversa dalle altre. Brillava di una luce rosa, candida e familiare. Era la Fatina Madre. Si mise a svolazzare intorno a Cinicio e poi si posò sopra la boccia di vetro di Fish. Fece un grande sospiro e disse : “Si può sapere perché scappavi?” ed ancora “ Abbiamo bisogno del tuo aiuto”. Cinicio, sobbalzò indietro incredulo di aver sentito con le sue orecchie… poi ingenuamente esclamò “ Ma tu parli?!” La Fatina Madre annuì come se fosse la centesima volta che qualcuno le poneva quella domanda e continuò : “ Devi seguirci al Grande Albero e fare in modo che nessuno possa toglierci lo Scrigno della Luce”. Lui strizzò gli occhi convinto che fosse la sua immaginazione a fargli un brutto scherzo, ma si rese conto ben presto che non era così. La Fatina Madre era davvero preoccupata e sembrava non mentirgli. Cinicio guardò Nanà e Fish e interpretò i loro sguardi come un “ Andiamo a vedere cosa succede al Grande Albero” e decise dunque di seguire lo sciame di Fatine. Camminarono a lungo e finalmente in lontananza si vide il laghetto, quando all’improvviso ecco un boato, seguito da una palla di stelle in gelatina. “Tutti a terra” esclamò la Fatina Madre; Cinicio non capendo, domandò che cosa stesse accadendo … “Ci attaccano i Maghetti della montagna!!! Vogliono rubare il nostro Scrigno di Luce; ecco perché abbiamo bisogno di te!” Cinicio se pur ancora stralunato da ciò che vedeva, ma soprattutto da quello che sentiva, decise di andare in soccorso alle Fatine luminose. La Fatina Madre gli disse che in cambio del suo aiuto l’avrebbe proclamato Cavaliere della Montagna. Cinicio non esitò, e con prontezza apri il sacco che da sempre portava con se e vi nascose dentro tutte le Fatine. Uno dei Maghetti prese coraggio e si avvicinò, si presentò come il Maghetto Padre e chiese spiegazioni su chi fosse il gigante che si trovava di fronte. Cinicio rispose in modo fiero di essere il Cavaliere della Montagna (oramai era entrato nel ruolo) ma il Maghetto storse il naso ed esclamò “Chi scusa??” Cinicio si indispetti e tolse fuori la penna dal taschino e sfidò il Maghetto Padre ad un duello di spade. In realtà non sapeva perché mai lo stesse affrontando, però ora non c’era il tempo di tutte queste domande. I Maghetti della montagna andarono in soccorso al Maghetto Padre e Cinicio si trovò per la seconda volta circondato. Nanà, un po annoiata dal contorno, fece un balzo e si mise alle spalle dei Maghetti. Questi esclamarono spaventati“Il drago della montagna, il drago della montagna, scappiamo!” . Cinicio capì che la situazione volgeva a


suo favore e oltre la penna – spada, espose in prima fila anche Fish, che in totale relax boccheggiava nella sua boccia di vetro; i Maghetti tutti in coro esclamarono “lo squalo della montagna, lo squalo della montagna, scappiamo!” La Fatina Madre allora decise di uscire dal sacco. “Fermi tutti!” urlò. Cinicio, Nanà, Fish, il Maghetto Padre ed i Maghetti si voltarono tutti verso di lei. “La situazione sta degenerando, esiggo che i Maghetti si ritirino, accettando pacificamente la sconfitta” disse la Fatina Madre. Tutte le altre Fatine uscirono dal sacco e si misero a svolazzare intorno. “Giammai. Non ce ne andiamo, vogliamo lo Scrigno e senza di esso non andremo via” disse il Maghetto Padre. Cinicio un po’ confuso decise di prendere in mano la situazione ed esclamò “ perché mai esiste un Grande Albero? Perché questo Scrigno di Luce è così conteso? Vi prego di spiegarmi!” La Fatina Madre raccontò allora, di quando Maghetti e Fatine vivevano tutti assieme nel Grande Albero del laghetto, e di come lo Scrigno dava loro l’energia per brillare giorno e notte. Erano tempi felici e tutti respiravano l’armonia di stare dentro una grande famiglia. Una sera però quando la Fatina Madre e il Maghetto Padre erano ormai andati a dormire, un Maghetto entrò dentro lo Scrigno di Luce, rubò qualche goccia di energia luminosa e scappò. Il Maghetto in questione, fratellastro del Maghetto Padre, fu accusato di essere un ladrone. La Fatina Madre e tutte le Fatine decisero di punirlo e di mandarlo via dal Grande Albero. Il Maghetto Padre e gli altri Maghetti, reputando la punizione troppo severa, decisero di lasciare il Grande Albero e di trasferirsi nella grande vallata per non lasciare da solo il Maghetto ladrone. Rinunciando dunque allo Scrigno di Luce e all’energia luminosa che gli permetteva di brillare. Senza Scrigno di Luce però, i Maghetti invecchiavano precocemente, perciò, essendo molto vanitosi volevano a tutti i costi riprendere possesso dello Scrigno rimasto alle Fatine. Cinicio si mise a pensare; chiese dove fosse finito il Maghetto ladrone. Quest ultimo svolazzò di corsa e gli si mise davanti con aria minacciosa. Cinicio gli parlò come faceva suo padre con lui ogni qual volta faceva una marachella di troppo. “Sei pentito di quello che hai fatto? E soprattutto perché hai rubato dallo Scrigno di Luce?” domandò al Maghetto, questo si intristì e confessò che l’energia rubata non era per lui ma per curare un piccolo lombrico del laghetto. Non aveva mai detto la verità perché sapeva che nessuno l’avrebbe creduto, vista la diatriba che da sempre scorreva tra esseri svolazzanti e striscianti. D’improvviso si udì un rumore tra le foglie. Era il lombrico. Da allora aveva mantenuto un’amicizia segreta col Maghetto ladrone. E anzi era venuto in suo soccorso perché voleva testimoniare a favore della sua innocenza. Cinicio ascoltò con attenzione il racconto del lombrico e poi sentenziò “ Io ti credo e ti ringrazio per aver parlato”. Poi si voltò e guardò Nanà e Fish. Il loro sguardo gli fece intuire che credevano alle parole del lombrico. “ Fatina Madre, Maghetto Padre… avvicinatevi vi prego“ e continuò “ credo che il Maghetto ladrone, in realtà non sia un ladro, ma anzi, nonostante l’imprudenza, ha dimostrato coraggio e un grande senso di amicizia; potete perdonarlo?” La Fatina Madre non parlò e si voltò verso il Maghetto Padre aspettando che fosse lui a dire qualcosa. Il Maghetto Padre si schiarì la voce e disse “PERDONAMI, Fatina Madre. Non avrei voluto lasciare il Grande Albero ma non potevo abbandonare al suo destino mio fratellastro”. La Fatina Madre si mise a pensare a lungo, si riunì per consultarsi con le altre Fatine e dopo quasi un ora tornarono svolazzando. La Fatina più piccola tra loro, disse con una vocina sottile sottile “Va bene vi perdoniamo, potete tornare al Grande Albero”. I Maghetti urlarono tutti in coro “Urrà” . Ma le sorprese non erano ancora finite. La Fatina Madre e il Maghetto Padre avevano pensato bene che le stelle di gelatina potevano regalare a Cinicio il dono più grande. Chi poteva sapere che la gelatina di stelle avesse il grande potere di donare la parola a chi solo ne assaggiasse un po’. Prepararono due polpette di gelatina, le diedero a Nanà e Fish e loro… iniziarono a parlare. Cinicio era sbalordito e felicissimo, finalmente i suoi amici potevano cantare, urlare, parlare assieme a lui. Cinicio, Nanà e Fish si abbracciarono contenti e parteciparono a quella che sarebbe stata la cerimonia che li proclamava “Cavalieri della Montagna”. Furono stappate le bocche di leone e si brindò con la rugiada per tutta la sera. Ma poi un rumore quasi assordante fece distrarre Cinicio… DRIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIINNNNNNNNNNN! Sbattè le palpebre e si ritrovò nella sua cameretta. Tutto sembrava al proprio posto, Fish nella boccia di vetro e Nanà nel terraio. Ma allora era stato tutto un sogno? Le Fatine, i Maghetti, non poteva crederci! Quando poi sentì una vocina che diceva “Ben Svegliato Cinicio! Era ora!!! Crà Crà Crà!!!!”


BOZZETTI TRATTI DAI LABORATORI DEL MASTER IED


Claim Master IED modulo Comunicazione pubblicitaria con Marco Duò OGGETTO: CREARE TRE CLAIM DIFFERENTI PER LO SPOT DEL DETERSIVO SPRIZZO, RIVOLTO AD UN TARGET GIOVANE ( DONNE E MAMME)

CLAIM RASSICURANTE: SPRIZZO. Il detersivo che ti accompagnerà nelle sfide contro lo sporco, senza abbandonarti mai

CLAIM IRONICO: SPRIZZO. Il detersivo che toglierà dai tuoi vestiti gli inconvenienti di una tequila di troppo.

CLAIM PROVOCATORIO: SPRIZZO. Il detersivo che lava via tutto, anche l’ultimo amante sbagliato.


Laboratorio di scrittura Master IED modulo Scrivere ad arte con Marco Duò OGGETTO: SCRIVERE UN RACCONTO ISPIRATO AD UN’ISTANTANEA DELLA CANZONE “CEMENTO ARMATO” DI IL CILE.

Istantanea : Anche questa è vita, vagabondi e innamorati a una stazione, in un cestino o in un abbraccio, c’è uguale immersione. Così acido è il sapore di una delusione….

Sviluppo: Gianni e Mara, insieme da una decina d’anni. Bazzicano per la stazione di Milano ed insieme hanno passato tante lune al freddo di Piazza IV Novembre. Non sanno molto del loro passato, molte cose preferiscono non ricordarle più. Guardano con stati d’animo contrastanti le persone che frettolosamente passano per i corridoi della stazione. Nessuno di loro sembra notarli mentre cercano disperatamente nei cestini della mondezza. Il senso delle loro giornate è trovare qualcosa da mettere nello stomaco. Non c’è più spazio per il rancore, non c’è più tempo per pensare al domani. Si aspetta solo l’arrivo della bella stagione, così che giunga un po’ di sole a scaldarli mentre, rannicchiati assieme, cercano calore l’uno nell’altra. Vivere per strada ricompone la tua scala di priorità. Niente spazio per i futili problemi che diventano come nuvole, ed il vento li spazza via.


Laboratorio editoriale Master IED modulo Scrittura creativa con Piergiorgio Carta OGGETTO: SCRIVERE UN ARTICOLO REDAZIONALE ED UN COMUNICATO STAMPA SULLA NOSTRA POSSIBILE IDEA IMPRENDITORIALE.

Articolo redazionale : CAGLIARI, APRE LA FATTORIA DELLA CREATIVITÀ Venerdì scorso è stato un giorno di novità per il panorama cagliaritano. Ha aperto al quartiere Marina, FAT. Fashion Art Tech. Il nome è tutto un programma, con idee originali ed insolite. L'offerta, è comunicazione a 360 gradi, ma non solo. FAT da il via ad un nuovo modo di pensare il lavoro in team. Una struttura organizzata ad hoc, per chi realizza servizi integrati attinenti alla "cultura del produrre" (arte, architettura, design, comunicazione, moda e makeup). Un open space innovativo, con ambienti luminosi ed accoglienti per lavorare e creare tra professionisti e no, pubblicizzando le creazioni con mostre e aperitivi culturali. L'attività vorrebbe inserirsi anche nell'ambito della formazione scolastica. Impartendo ai giovanissimi, il team job e il rotation job come asso nella manica per le carriere del futuro. "Cagliari ora può vantare un importante passo avanti nel campo della comunicazione" dice la giovane fondatrice, Irene Comiti " ...noi sardi siamo creativi, ma l'arte e la cultura devono incorrere nella sinergia... unendo professioni in apparenza distinte, ma in realtà caratterizzate da doti comunicative molto accese." Corpose considerazioni che potrebbero, se ben coltivate, dare una svolta alla nostra piccola cittadina di mare, storia e cultura. Vedremo col tempo se è questo lo spunto per il tanto atteso cambiamento. Intanto fate un salto in via barcellona 52 e visitate il sito fat.com.

Comunicato stampa: CAGLIARI, APRE LA FATTORIA DELLA CREATIVITÀ Venerdi 22 marzo, in via barcellona 52, si inaugura FAT, la fashion art tech. Open space innovativo con struttura organizzata ad hoc, per chi realizza servizi integrati attinenti alla "cultura del produrre". L'ingrediente di questa innovativa ricetta è la sinergia tra professioni in apparenza distinte ma caratterizzate da doti comunicative molto accese. FAT.com è creazione a 360 gradi..


Storytelling Master IED modulo Comunicazione con Fausto Nieddu OGGETTO: CREARE UNO STORY TELLING SU UN BORSONE DALLE SEGUENTI CARATTERISTICHE: ESTREMAMENTE TECNICO, RESISTENTE, INDISTRUTTIBILE, MODAIOLO, DURO, ECOSOSTENIBILE (DA MATERIALE DI RECUPERO), COMODO, FLESSIBILE, CAPACE

Il campagnolo Joseph Kamp, nel lontano 1800, non sapeva cosa sarebbe successo di li a molti decenni. Ogni mattina portava il pane, col suo carretto sgangherato a tutta la contrada. Il profumo dell’impasto ben lievitato inebriava e rendeva la giornata migliore. Questa fragrante prelibatezza veniva conservata in sacche di cuoio, che ricordavano il colore del legno di mogano. Sacchi scuri, compatti e lisci. Kamp, sapeva che il rito mattutino non avrebbe avuto lo stesso effetto se fossero mancate queste grandi sacche. Si può dire che per loro nutriva una sorta di affetto; realizzate in un materiale resistente e naturale, erano capienti e flessibili, le sue inseparabili compagne di viaggio. Le aveva ideate quasi per caso. I vecchi cesti di legno diventavano ingombranti e pesanti. Impegnavano entrambe le braccia che dovevano essere forti e instancabili. Ed ecco allora l’idea. Un sacco con due manici. Lunghi il tanto giusto per finire a filo del ginocchio. Qualcuno ironizzò sul fatto che questi sacchi avevano un non so che di “femminile”… ma Kamp ci badò poco, e li pensò per essere funzionali e pratici. La particolarità era il loro profumo… giorno per giorno si impregnavano dell’odore del pane appena sfornato, che in realtà era un po l’odore della tradizione, dello stare insieme, del senso di famiglia. Passò del tempo, finchè un giorno Kamp pensò, “Perché non utilizzarle anche per altri scopi?”. Le fabbriche incalzavano e ogni lavoratore aveva l’esigenza di portare con se qualche effetto personale in previsione delle dodici ore fuori casa. Ci mise una notte e capì che molte di quelle ceste di legno un po usurate e pesanti, lavorate e unite al cuoio, potevano essere riciclate per fare delle sacche ecosostenibili, resistenti e indistruttibili. Quell’idea fece la sua fortuna. In poco tempo ogni lavoratore richiese la sua sacca personalizzata. Il commercio non esitò a partire quando Kamp coi primi guadagni aprì una piccola fabbrica e avviò la prima linea di borsoni KAMP. Aveva compreso che oramai si andava a inserire nella mente delle persone con un prodotto utile e indispensabile. Da allora sono passati più di 200 anni e le linee KAMP hanno attraversato epoche e mode differenti, senza perdere mai la loro fedeltà col contesto storico di riferimento. Ad oggi, il borsone KAMP è un accessorio tecnico, indistruttibile, modaiolo. Utile per il lavoro ma anche nel tempo libero. Risponde alle esigenze di un target ampio fatto di amanti del sostenibile che non disdegnano un prodotto di grande estetica e funzionalità. BORSONE KAMP, DOVE VUOI, QUELLO CHE VUOI, SEMPRE CON TE.


Bozzetti letterari