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Reti genitori interculturali a Bruzzano


GLI ATTORI

AMEB Mother & Child Care

AMEB Mother & child care è un’associazione nata con l’obiettivo di promuovere una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani. Promuove iniziative che favoriscano il dialogo e la collaborazione tra persone diverse in un clima di rispetto e ascolto reciproco, indispensabile per la costruzione di una società multiculturale attenta alla qualità della vita di ogni cittadino, senza discriminazioni.

Dopo una esperienza di collaborazione pluriennale a livello informale con le scuole dei quartieri di Comasina e Bruzzano per progetti di educazione interculturale, e con l’Organizzazione Internazionale Migranti nel 2011 per l’intervento nei campi di accoglienza dei profughi somali, si costituisce formalmente nel 2012 l’associazione AMEB, oggi iscritta nell’albo delle associazioni del Consiglio di zona 9 a Milano. AMEB è attiva nell’ambito del cooperazione internazionale, attraverso il sostegno a iniziative di scambio e sviluppo, in particolare rispetto ai paesi di origine dei migranti. Realizza inoltre iniziative e progetti di promozione dell’intercultura nel quartiere di Bruzzano.

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ACLI

Le ACLI, Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani fondate nel 1945 dal sindacalista cattolico Achille Grandi, sono una associazione di promozione sociale a servizio dei lavoratori e dei cittadini. Esprimono la loro azione sociale attraverso i servizi, le imprese sociali, le realtà associative specifiche promosse in diversi campi di azione sociale. Nel settore specifico dell’immigrazione le Acli sviluppano una serie di iniziative e servizi complementari, legate a diverse parti del proprio sistema associativo. Fra queste: - Il servizio immigrati del Patronato, presente con sportelli operativi a Milano e provincia, fornisce consulenza, informazione, assistenza, orientamento, su tutte le problematiche inerenti lo svolgimento delle pratiche burocratiche relative all’ingresso e alla permanenza in Italia di cittadini stranieri - Scuole di italiano per stranieri a Milano e in provincia. Attualmente il Patronato Acli ha in essere una convenzione con l’Università di Siena per lo svolgimento dei test di italiano necessari a richiedere la Carta di soggiorno - Acli Colf offre ai suoi associati un programma di attività formative, informative, culturali e ricreative oltre a un servizio di consulenza, informazione e supporto negli adempimenti relativi a buste paga e pratiche Inps - Promozione di campagne politiche sulla tutela dei diritti e la cittadinanza, fra cui la campagna “L’Italia sono anch’io” con l’obiettivo di modificare la legge sulla cittadinanza vigente in Italia

IPSIA

IPSIA, l’organizzazione di cooperazione delle ACLI, lavora dal 2008 attraverso diversi progetti per la valorizzazione e il rafforzamento dell’associazionismo dei cittadini immigrati con azioni di co-sviluppo e capacity building. I progetti sviluppano iniziative di carattere locale e transnazionale, con una attenzione specifica alle dimensioni dell’inclusione sociale e finanziaria.

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COLLABORAZIOINI

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Perchè collaborare con le associazioni e le comunità migranti? L’opportunità che si apre in queste collaborazioni è quella di instaurare dei laboratori interculturali che vadano a modificare entrambe le organizzazioni coinvolte. Si ha la possibilità di uscire da una visione dei migranti come beneficiari di servizi, per viverli come partner con competenze e risorse specifiche. Le impostazioni organizzative e gli stili consolidati dei partner vengono messi in discussione, e possono evolvere verso nuove forme. Quello che è in gioco è la possibilità di rendere più elastiche e innovative strutture che, come nel caso delle organizzazioni con maggiore storia e tradizione, rischiano di restare ingessate non solo nei confronti di quella novità che sono le migrazioni e le altre culture che portano con sé, ma di tutte le novità in genere. La difficoltà di dialogare con il migrante è solo un sintomo della difficoltà a dialogare con le nuove generazioni, con i precari, con tutte le novità sociali. La possibilità di instaurare collaborazioni in cui si assuma una posizione di ascolto, anche critica, è allora un pegno per il proprio futuro organizzativo.

FAVORIRE L'AGGREGAZIONE E LA SOCIALIZZAZIONE

Lo scopo del progetto è stato quello di favorire l’aggregazione e la socializzazione delle famiglie straniere, dei loro figli e dei nuclei familiari del territorio.Attraverso la promozione di spazi d’incontro e di modalità arricchenti d’impiego del tempo libero si voleva lavorare per il benessere dei giovani e delle famiglie, soprattutto delle madri, e anche per la prevenzione del disagio. Queste situazioni hanno trovato maggiore ragion d’essere nel nostro quartiere di periferia, in un contesto in cui c’è carenza di luoghi e di opportunità d’incontro alternativi alla strada, per i giovani, e al “rinchiudersi” in casa delle madri. Angela Mangani e Edna Moallin, mamme della rete Genitori interculturali e operatrici del progetto

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IL CONTESTO Bruzzano è un quartiere che si trova nella zona nord di Milano, nei pressi del parco omonimo. È un luogo fornito di servizi come ospedale, ufficio postale, supermercato, scuole di vario ordine e grado, biblioteca. È presente sul territorio un oratorio che ospita un centro sportivo dove tanti ragazzi trascorrono i loro pomeriggi.

A SCUOLA DI INTERCULTURA

Sono stata coinvolta solo nell’ultima parte del progetto portato avanti con le scuole del territorio di Bruzzano, ma ho potuto comunque apprezzarne le qualità e riconoscerne l’efficacia e l’importanza. La scuola deve oggi affrontare la grande sfida dell’inclusione, vuole essere scuola di tutti e per tutti; attraverso questo progetto si è cercato di dotare il corpo docente di nuove strategie e strumenti, conducendoli in un percorso di riflessione sui temi dell’intercultura e dunque dell’accoglienza. Ho avuto il piacere di incontrare insegnanti che con entusiasmo e competenza hanno voluto accettare la sfida mettendosi in gioco, rivedendo il proprio modo di essere docenti ed educatori; ho naturalmente trovato anche molte resistenze, dettate dalla paura del cambiamento, dalla fatica legata al proprio lavoro ma anche da semplice ignoranza e dal pregiudizio. Questo percorso è dunque quanto mai necessario e ha permesso alla scuola di interrogarsi sulle proprie risorse, riscoprendosi, a volte portatrice di buone prassi e strategie, altre volte impreparata di fronte ai nuovi bisogni educativi e didattici emersi negli ultimi anni. La forza di questo progetto è stata infatti secondo me il coinvolgimento diretto di persone di diverse culture, oltre che di esperti di intercultura, ma anche un radicamento e una conoscenza specifica del territorio da parte dell’equipe di lavoro. Personalmente auspico che il gruppo di lavoro che ha lavorato al progetto prosegua il proprio cammino e si muova al fine di portare la proposta in altri Istituti, individuando in seguito dei referenti territoriali soprattutto tra i nuovi cittadini i cui figli frequentano la scuola. .

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Dott.ssa Viviana Bucciarelli, Pedagogista esperta di inclusione scolastica e intercultura

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Bruzzano sta crescendo e sta diventando un quartiere multietnico come il resto della nostra città: bisogna attrezzarsi per fare in modo che il melting-pot diventi occasione di arricchimento per tutti e non causa di ghettizzazione ed emarginazione. Le periferie devono fare da esempio e trainare il nostro paese verso un cambiamento che sarà utile per tutti. In questo contesto nasce il desiderio di proporre momenti di incontro attraverso spettacoli, teatro, letture e convincere i giovani che il nuovo e il diverso ci porta verso il futuro e una convivenza civile che è il domani del mondo. Le statistiche del comune di Milano attestano la forte presenza di immigrati nella zona 9, di cui fa parte il quartiere di Bruzzano:

I residenti di origine somala rappresentano una minoranza anche all’interno della comunità africana, ma sono stati fortemente coinvolti nella situazione conseguente all’Emergenza Nord Africa, che ha portato molti dei loro connazionali dalle aree libiche e tunisine in Italia, con i conseguenti problemi di integrazione. Il circolo didattico C. Cantù di Bruzzano rappresenta il principale ente scolastico del quartiere. I dati del Piano dell’Offerta Formativa attestano la forte presenza di alunni di origine straniera. Composizione Istituto comprensivo “Cesare Cantù” (2012-2013)

Fonte: Piano di Offerta Formativa dell'Istituto

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IL PROGETTO

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Da dove nasce il progetto

AMEB aveva già attivato presso la scuola, nel plesso di via dei Braschi, un servizio mensile di Info-point per i genitori degli alunni stranieri. Il servizio era gestito da genitori volontari, nucleo del gruppo informale dei Genitori interculturali, che fornivano informazioni sulle richieste scolastiche e svolgevano un ruolo di mediazione linguistico-culturale informale, spesso partendo dalla traduzione delle richieste della scuola, degli insegnanti, ecc. Alcune mamme di diversa nazionalità mettevano a disposizione il proprio tempo per le traduzioni dei materiali informativi e per la presenza al punto informativo. Emerge il bisogno di rafforzare la rete dei genitori e aumentare il livello dell’offerta di supporto, venendo incontro ad alcune necessità: - la possibilità di coinvolgere un supporto di mediazione culturale professionale; - il supporto di un servizio di babysitteraggio per i bambini delle famiglie che si recano all’Info point; - un sostegno ai volontari nella copertura dei costi per il materiale. Un’altra necessità emersa fra i genitori del quartiere è quella di un reciproco sostegno nell’accudimento dei figli: le necessità economiche impongono spesso a entrambi i genitori di lavorare, dove ne abbiano la possibilità, e allo stesso tempo la situazione di sradicamento conseguente all’immigrazione fa perdere i sostegni delle reti del contesto di origine. Si voleva partire dal nucleo della rete dei genitori esistente per estenderla e permettere forme di mutuo aiuto, in particolare nell’accudimento dei figli (possibilità di affidarli a qualcuno nel tempo fra l’uscita scolastica e la fine dell’orario di lavoro, accompagnamenti ai gruppi sportivi o in oratorio, ecc.). In questo senso si sono ipotizzate una serie di attività aggregative che, insistendo sul tema della multiculturalità e della differenza, permettano di sviluppare rapporti fra i genitori come premessa per un rapporto di mutuo aiuto continuativo.

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IL PROGETTO

Gli obiettivi

Obiettivo generale Qualificare il servizio educativo e socioculturale del quartiere di Bruzzano in funzione dell’integrazione e della multietnicità della zona Obiettivi specifici Favorire il raccordo scuola-famiglia rispetto alle famiglie di origine straniera legate al circolo didattico C. Cantù di Bruzzano Rafforzare le reti genitoriali e familiari del quartiere in funzione interculturale

I risultati raggiunti

Rafforzata la rete informale dei genitori interculturali sia nel riconoscimento da parte dell’istituzione scolastica (approvazione di iniziative proposte dalla rete, spazi dedicati all’interno dell’istituto), che nel numero di volontari coinvolti Consolidato il servizio di info-point e socializzazione con il coinvolgimento di 18 mamme e oltre 200 presenze rilevate nel corso dell’anno Avviato un sistema di mutuo aiuto informale fra i genitori coinvolti nel percorso Raggiunte oltre 1000 persone negli eventi di quartiere cui le associazioni partner hanno partecipato

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Le azioni realizzate

Attivazione di un luogo di aggregazione e socializzazione per mamme di origine straniera gestito dalla rete Genitori interculturali, con volontarie italiane e straniere, all’interno della scuola primaria "Anna Frank". In tali momenti il gruppo di volontarie ha proposto una serie di attività manuali e espressive (decoupage e simili) finalizzate all’aggregazione e al finanziamento delle attività didattiche. All’interno di tale contenitore informale le mamme delle diverse nazionalità fornivano informazioni e traduzioni su richieste specifiche delle mamme con maggiori difficoltà linguistiche (in particolare provenienti dall’area nordafricana e cingalese). Attivazione di un servizio di baby sitteraggio contemporaneo alle attività dell’info point, per permettere alle mamme di partecipare alle attività di socializzazione fra pari. Nella seconda parte dell’anno anche le attività di babysitting sono state impostate secondo una prospettiva di attenzione interculturale sfruttando i canali espressivi, grazie al coinvolgimento di un artista senegalese che ha impostato un lavoro di pittura con i bambini delle varie età. Traduzione e distribuzione di materiale informativo nelle diverse lingue. In particolare, su richiesta della scuola, sono state prodotte le traduzioni di avvisi specifici in arabo e cinese, lingue per cui non sono ancora stati approntati i vademecum bilingue del progetto MIUR “Parlo la tua lingua”. Per quanto riguarda gli opuscoli informativi si sono utilizzati i materiali approntati da Comune di Milano e Centro Come all’interno del progetto FEI “Mediante” .

”Realizzazione di due incontri con esperti di mediazione interculturale rivolti rispettivamente a genitori e insegnanti delle scuole primaria e secondaria di primo grado. Gli incontri si sono svolti presso la scuola "C. Cantù" e hanno visto la collaborazione della cattedra di Pedagogia interculturale dell’Università di Milano-Bicocca (prof. M. Giusti e dott.ssa V. Bucciarelli), oltre alla partecipazione di mediatori esperti di diverse nazionalità. Gli incontri hanno visto una notevole partecipazione sia da parte dei genitori che degli insegnanti (oltre 50 persone a ciascun incontro). Collaborazione alla realizzazione di eventi aggregativi nel quartiere e nella scuola, dove AMEB a la rete genitori hanno portato sottolineature

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specifiche sul tema intercultura. Nello specifico si è collaborato alla Festa in Cassina Anna organizzata dal centro diurno Filo di Arianna della coop Comin il 23/6/13, alla Festa di Vicinato nell’ambito della zona 9, organizzata in piazza Bruzzano il 17/7/13, alla Caccia al tesoro nel Parco Nord proposta per il 29/9/13 da diverse realtà del quartiere. Si è inoltre partecipato attivamente con diverse attività artistiche e aggregative all’organizzazione della festa di conclusione dell’anno scolastico del 7/6/14. AMEB e la rete genitori interculturali è stata inoltre invitata, insieme alle ACLI, a partecipare presentando il proprio progetto alla Giornata dell’intercultura organizzata dall’Università di Milano-Bicocca il 31/1/14. Realizzazione di un laboratorio artistico interculturale che coinvolga gli studenti diversamente abili presso la scuola secondaria di primo grado "U. Saba". Il percorso è stato organizzato su proposta dei genitori interculturali e gestito da un mediatore con competenze nel settore musicale, e ha visto la partecipazione di una classe prima insieme agli studenti con disabilità dell’istituto, accompagnati dai rispettivi insegnanti di sostegno. L’utilizzo della metodologia corporea e musicale ha permesso il coinvolgimento di tutti gli alunni, e ha consentito un incrocio tematico fra la diversità culturale e quella di abilità psichicomotorie.

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Accompagnamento della rete genitori durante la realizzazione delle diverse attività. Personale esperto delle ACLI e di IPSIA ha partecipato periodicamente alle attività dell’info point, dei laboratori e degli incontri previsti, monitorandole e confrontandosi con le operatrici della rete genitori per la valutazione delle attività e la loro riprogrammazione. In particolare si è accompagnata la rete genitori nell’instaurarsi di relazioni con le istituzioni, con l’università, con le altre associazioni del quartiere. Realizzazione di un opuscolo divulgativo circa il progetto svolto, che permetta di replicarne gli elementi di buona pratica in altre realtà territoriali delle ACLI.

LA SCUOLA: GIURDINO DI CRESCITA DELLE CULTURE

Il progetto "Genitori Interculturali" nell’Istituto Comprensivo "C.Cantù" è stata un’opportunità per i genitori, per i docenti e per gli alunni.

Nel mese di Novembre l’incontro, rivolto alle famiglie e ai docenti dell’Istituto ,"La scuola: giardino di crescita delle culture", guidato dalla Prof.ssa Mariangela Giusti, molto partecipato, ha aiutato i presenti a cogliere il valore di una scuola simile a un giardino in cui si cresce nell’incontro di culture differenti. L’Istituto che, tra le scelte educative, considera fondamentale favorire un clima positivo fondato sull’accoglienza e sul rispetto della diversità, ha favorito l’attuazione di questo incontro nell’ottica delle valorizzazione degli apporti di culture diverse nella scuola, palestra di socialità e di cooperazione. La traduzione in lingua spagnola, inglese, araba e cinese, di comunicazioni scritte che riguardano alcuni aspetti pratici di vita scolastica ed in lingua cinese ed araba, di un questionario rivolto a tutte le famiglie dell’Istituto, ha permesso alle famiglie straniere che non conoscono la lingua italiana, di partecipare in modo attivo e consapevole alla vita scolastica. L’info-point settimanale ha garantito alle famiglie straniere un’accoglienza efficace in qualsiasi momento dell’anno attraverso un sostegno linguistico che le ha aiutate a conoscere la struttura e l’organizzazione scolastica. Parallelamente all’info-point si è svolto un laboratorio artistico espressivo guidato da mamme italiane e straniere mentre i loro bambini svolgevano attività motorie in palestra. Il laboratorio ha facilitato la conoscenza e la fiducia reciproca, nell’ottica di creare una rete tra genitori di culture diverse. Chiara Grossi, referente della Commissione Scuola-Famiglia

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SPUNTI PER PROSEGUIRE

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di Mariangela Giusti professore associato presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca Sono stata invitata presso l’Istituto Comprensivo “Anna Frank” di Bruzzano per un incontro di formazione e aggiornamento, sui temi dell’intercultura, all’inizio di novembre 2013. L’incontro ha visto una larga partecipazione e ha rappresentato un momento di avvio per riflessioni ulteriori sulle tante tematiche che l’educazione interculturale propone. La dirigente, i docenti, e soprattutto la commissione scuola famiglia e la rete dei genitori interculturali hanno messo insieme le idee e le forze per riflettere insieme sull’intercultura. Dunque è importante che riescano a non disperdere l’esperienza. Infatti, nel corso dei mesi, coloro che hanno partecipato da protagonisti a quell’incontro (insegnanti, genitori, educatori del mondo associativo) hanno continuato a riflettere, hanno avuto l’opportunità di leggere un libro (che la scuola ha fatto circolare in alcune copie), hanno fatto altri incontri. Le idee e le indicazioni hanno fatto crescere le diverse professionalità, quelle più giovani e quelle più mature. Due atteggiamenti metodologici e educativi appaiono importanti per potenziare l’approccio interculturale avviato con energia e convinzione dai genitori e dagli insegnanti di Bruzzano: la corresponsabilità e il riconoscimento reciproco, necessari tanto nelle aule di scuola quanto nella vita di ogni giorno, in un Quartiere come Bruzzano dove l’immigrazione è alta. Le domande e gli interventi di quel pomeriggio di novembre testimoniano la necessità di interrogarsi sulla costruzione del pensiero interculturale in educazione, sulle tante situazioni che creano collegamenti duplici di entrata e di uscita dalla scuola alla società e viceversa. Alcuni genitori (immigrati e nativi) nei loro interventi hanno fatto riferimento a situazioni di vita che hanno vissuto e vivono; altri hanno parlato di situazioni non direttamente vissute ma relative alla crescita dei figli. Sarebbe sbagliato dare per scontato che sia presente in automatico un interesse diffuso nei confronti del pensiero interculturale nelle aule, nelle scuole, nei luoghi della formazione. Il pensiero interculturale esiste,

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SPUNTI PER PROSEGUIRE c’è, diventa parte integrante dei curricoli, dei contenuti disciplinari, dei percorsi formativi solo se qualche docente o qualche genitore o il dirigente di una scuola o un educatore esterno lo propone, lo introduce, lo fa crescere intenzionalmente, con un sufficiente livello di consapevolezza personale e con buoni materiali da utilizzare. Una delle motivazioni principali affinché tale proposta possa avvenire (attualmente e negli anni futuri) è che, se si lavora sul pensiero interculturale in educazione, è molto probabile che si possano notare ricadute positive reali nei luoghi della socialità, della collettività, del vivere civile comune. La corresponsabilità è un atteggiamento etico, ma è anche una pratica quotidiana da condividere, da imparare, da mettere in atto. Talvolta i docenti sono talmente calati nelle situazioni delle loro aule, che non hanno la piena consapevolezza del senso sociale e politico del lavoro che svolgono. Tuttavia è’ un dato di fatto che alcuni obiettivi che sono stati, in prima battuta, raggiunti nello spazio scolastico, sono stati poi elaborati anche al di fuori delle aule e sono diventati patrimonio anche delle strutture del sostegno sociale. Per esempio, proporre modelli d’incontro che tengano in considerazione alcuni tratti delle biografie personali; oppure proporre figure mediatrici; oppure ancora con la valorizzazione delle culture d’origine attraverso racconti reciproci.

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Che cosa può significare in concreto questa condivisione d’intenti? Può voler dire almeno tre possibilità. Proporre modelli d’incontro. Nelle situazioni educative è inevitabile partire dall’individuazione e dal riconoscimento dei conflitti presenti in un certo gruppo; non si può far finta che non esistono né nasconderli. Sul versante sociale spesso i conflitti sono legati all’emarginazione e alla conseguente perdita di cultura degli stranieri. In genere, hanno due effetti negativi: da un lato gli immigrati possono indulgere a spinte di separatismo, di esaltazione eccessiva delle origini (o di rifugio in esse); dall’altro gli autoctoni possono rispondere con forme altrettanto marcate della propria identità etnica o nazionale. In questi casi gli operatori sociali, gli insegnanti, chi si occupa di associazionismo non dovrebbero ritenere superfluo o banale proporre modelli d’incontro fra immigrati e autoctoni che utilizzano l'arte, la musica, la cucina, la lingua, il cinema, transitando anche attraverso lo scambio di storie autobiografiche. Proporre figure mediatrici. In alcune occasioni educative possono manifestarsi situazioni di esclusione sociale che interessano non un singolo allievo ma interi gruppetti di allievi. In questi casi è necessario e possibile impostare e condurre azioni di educazione interculturale che si fondano sull’idea di inclusione dell’alterità etnica in un progetto di coeducazione. Quando il conflitto o l’emarginazione compaiono, a scuola, è bene che gli insegnanti si sappiano porre come figure mediatrici in grado di attivare il racconto reciproco, in modo tale che le parti non si allontanino e non si chiudano. Le figure mediatrici saranno sempre più necessarie sia a scuola sia in ambito sociale. Valorizzare le culture d’origine. In alcune occasioni risulta evidente la necessità di proporre interventi di educazione ai valori e di costruire argini alla vulnerabilità degli allievi immigrati. In questi casi, sul piano pedagogico è necessaria un’azione di conferma e di valorizzazione esplicita della cultura di origine, che si può avere nella gran parte dei casi attraverso il racconto di sé, della propria famiglia, dei propri valori, della propria storia. Ciò può consentire di identificare le differenze ma anche le possibili corrispondenze e i punti di contatto, al fine di costruire universi culturali di riferimento in grado di comunicare fra loro, di avvicinare distanze percepite come troppo grandi, di favorire esperienze condivisibili. Anche in ambito sociale sempre più spesso si osservano situazioni in cui questa medesima modalità viene riproposta.

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SPUNTI PER PROSEGUIRE Obiettivi come questi si collocano all’interno di una finalità generale più ampia che è la difesa e il mantenimento della democrazia. Tanto è stato fatto negli ultimi dieci anni, ma non ci si può illudere che basti. Se seguiamo l’evoluzione della cronaca e della storia ci rendiamo conto che l’obiettivo del riconoscimento reciproco è ancora lontano e richiede attenzione, impegno, progetto. Il ruolo dei docenti e degli educatori non si dovrebbe limitare allo spazio dell’aula, dovrebbe proiettarsi fuori di essa, fuori della scuola. Di fatto gli atteggiamenti che mettiamo in atto con gli allievi e le scelte metodologiche e di contenuti che operiamo hanno delle ripercussioni su di loro come persone in crescita, in formazione; hanno delle ripercussioni inevitabili su di loro come abitatori di altri luoghi che non sono solo l’aula né solo la scuola. Tutto quello che viene fatto a scuola per garantire il giusto riconoscimento delle differenze e per aiutare i processi d’integrazione, di buona convivenza educativa, contribuisce a combattere l’intolleranza non solo a scuola ma anche nella società. La pedagogia interculturale (e dunque anche i docenti, i genitori, gli educatori che operano nel mondo dell’associazionismo che fanno proprio il pensiero interculturale) si adopera davvero (questo è il suo intento, questo il suo obiettivo), affinché gli altri entrino nel nostro gruppo. Facendo questo, la scuola rende un servizio suppletivo alla società. Alle persone che si occupano di educazione (insegnanti, genitori, dirigenti, educatori delle associazioni) compete: - conoscere gli altri, anche vedendone i lati negativi, anche narrandoli senza infingimenti - abbandonare le paure diffuse sugli stranieri; - cercare di formulare il nostro mondo attraverso gli sguardi di chi arriva da lontano; - cercare di salvare molti elementi delle loro culture dall’appiattimento in cui gli stereotipi circolanti li vorrebbero vedere ridotti; - cercare di recuperare la loro autenticità, la loro individualità.

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La pedagogia interculturale rappresenta un fermento, una specie di enzima che lavora dentro, che lavora in positivo, che scava delle gallerie in modo che possano crollare delle gerarchie che non dovrebbero esistere e in modo che le generalizzazioni legate agli stereotipi perdano forza. Le ricerche sul campo condotte in questi anni mi hanno reso convinta che in educazione interculturale i legami sono tanti, profondi, inaspettati. La scuola e il sociale sono insiemi collegati strettamente fra loro. Ci sono legami visibili e invisibili molto forti, fra l’una e l’altra: fra scuola e società. Ci sono legami visibili e invisibili fra gli adulti stranieri, i loro figli che frequentano le scuole, gli adulti autoctoni e i loro figli che frequentano le stesse scuole. Un’immagine metaforica può essere quella del gioco del TRIS, dove, su una scacchiera disegnata con nove quadrati, ogni casella scelta dal primo giocatore per collocare la sua pedina determina la posizione che sceglierà il secondo giocatore per spostare la sua. Perché come docenti e come cittadini dobbiamo vedere necessaria e possibile l’educazione interculturale?

I LABORATORI

L’affluenza ai nostri laboratori è stata molto alta, sia per quanto riguarda i bambini che per le madri; soprattutto queste, madri di varie nazionalità, hanno avuto l’opportunità di confrontarsi tra di loro, mettersi in gioco nelle varie attività proposte (principalmente manuali: decoupage, creazione di oggetti di bigiotteria ecc. ) e scambiarsi opinioni, punti di vista sui vari argomenti che di volta in volta emergevano durante l’esecuzione dei lavori.

Positiva è stata la possibilità, per tutti, di incontrare l’altro, di guardarsi da vicino e di scoprire che il quotidiano è comune, che ciò che ci si trova ad affrontare in famiglia, con i figli, con la gestione della casa è simile in ciascuna delle nostre realtà. I nostri figli vivono questa esperienza nelle scuole, ma le mamme, i padri, i nonni, non lo sanno, non ne sono consapevoli; avere condiviso per un po’ di mesi un momento d’incontro ha aiutato le partecipanti a diventare più consapevoli e a realizzare quanto lo “straniero” sia solo un concetto astratto.Abbiamo lavorato, riso, mangiato dolcetti e bevuto il tè insieme perseguendo un obiettivo comune, seppur implicito, quello di conoscersi. Angela Mangani e Edna Moallin, mamme della rete Genitori interculturali e operatrici del progetto

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SPUNTI PER PROSEGUIRE La scuola, le strutture della formazione extrascolastica, i luoghi dell'educazione rivolta agli adulti si trovano in molti modi a essere coinvolti nel clima sociale. Ciò che di negativo avviene nelle città o nei quartieri periferici influenza il modo di pensare delle persone, della gente comune. Sappiamo che sono molti coloro che non approvano i flussi migratori, i recenti andamenti demografici che, a loro dire, trasformano la fisionomia delle città e ne snaturano «l’identità». Sappiamo che non sono pochi i cittadini che avvertono l’immigrazione come una minaccia all’identità locale, un’identità di cui, negli anni precedenti, quegli stessi cittadini non avevano nemmeno sentore. Il problema è che spesso tali atteggiamenti essenzialistici non si fermano, non trovano argini spontanei e possono sfociare nel razzismo. È difficile far comprendere che l’acquisizione di «quella identità» di cui a buon diritto parlano è avvenuta nel corso del tempo attraverso lo scambio con centinaia di migliaia di altre persone che sono state straniere per altre generazioni di autoctoni che vivevano negli stessi luoghi ove ora essi vivono. Le attività di educazione interculturale hanno l’obiettivo che la scuola e, più in generale, la società nel suo insieme, possano conoscere, governare, valorizzare la diversità linguistica e culturale che si viene a creare con lo sviluppo della mobilità intra ed extraeuropea e globale. In questo senso è corretto affermare che la prospettiva pedagogica interculturale contiene uno spiccato senso politico e ne produce essa stessa. La mia idea, quella che ho inteso lasciare ai genitori e agli insegnanti di Bruzzano, è che si debba insistere sul concetto di corresponsabilità. Intorno a quel concetto ruotano altri concetti: educazione alla cittadinanza, tensione verso una società civile, educazione alla legalità, qualità dell’educazione per tutti.

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Sono sempre più necessarie reti di iniziative di sostegno e di aiuto in grado di fornire risposte ai bisogni degli immigrati, reti delle quali le strutture dell’educazione non possono più fare a meno affinché sia palese agli occhi dei bambini e degli adolescenti che c’è un senso di rispetto, di corresponsabilità che la società nel suo complesso rivolge e


dedica agli immigrati, in quanto esseri umani, in quanto espressioni dell’umanità. Se questa rete non c’è oppure se non è percepibile o anche se i docenti non fanno abbastanza affinché i loro studenti ne siano consapevoli, molto di ciò che di interculturale verrà fatto a scuola correrà il serio rischio di cadere nel vuoto, di non trovare terreno nel quale mettere radici, di non germogliare. In questo processo di costruzione collettiva, chi svolge ruoli educativi e di promozione culturale deve credere nelle possibilità dell’intercultura come canale possibile per uno sviluppo comune fra persone di provenienze e lingue diverse, per una buona convivenza, per una pacificazione progressiva. I gruppi stranieri presenti in una città o in un Quartiere, gli individui appartenenti a quei gruppi, non devono rimanere chiusi nei propri universi concettuali e culturali. È compito di tutti cercare passaggi comunicativi di qualche significato e riconoscersi reciprocamente. L’intercultura è un campo pedagogico e politico che insegna, richiede, abitua alla corresponsabilità. Sono compiti di tutti, dei genitori e degli insegnanti e sono compiti complessi. Il pensiero interculturale in educazione abitua a svolgerli al meglio in quanto: - tenta di aprire varchi nell’indifferenza diffusa nei confronti delle

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SPUNTI PER PROSEGUIRE presenze di numerosi gruppi stranieri di diversa provenienza in molti luoghi della città; - prova a promuovere attraverso esperienze d’incontro riflessioni individuali e collettive sul tema dell’ospitalità; - invita a conoscere e a rivivere gli spazi vissuti del quotidiano proponendoli come possibili luoghi simbolici e reali dell’accoglienza; - ricorda di ri-scoprire i valori dell’ospitalità e dell’integrazione per una convivenza più costruttiva, più orientata allo scambio e meno allo scontro; - induce ad aiutare i cittadini autoctoni a guardarsi intorno e prendere coscienza della diversità e i cittadini alloctoni a sentirsi più partecipi e più coinvolti nella vita delle città e dei Quartieri. Non credo che questa sia una visione utopica in quanto negli ultimi dieci anni abbiamo assistito (e assistiamo) alla progettazione e al recupero di scenari urbani, di interi Quartieri, di spazi dedicati alla musica, al commercio, allo studio, al vivere insieme, che sono espressioni alte e reali del recupero dell’ordine, della bellezza e della creatività affinché tutti possano usufruirne. La pedagogia interculturale rappresenta i primi passi per fare proprio un pensiero complesso che è alla base di qualunque percorso di comunicazione. Ci spinge a fare dei tentativi per esplorare la diversità in modo autentico, avendo fiducia di trovare dimensioni transculturali anche attraverso il ricorso ai linguaggi della letteratura, a quelli dell’arte, a quelli dell’architettura, ai linguaggi che gli stessi territori parlano, impregnati come sono di interazioni, mescolanze, diversità che hanno caratterizzato da sempre la loro storia.

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Riferimenti bibliografici M. Giusti, L’educazione interculturale nella scuola, Rizzoli Etas, Milano 2012 M. Giusti, Pedagogia interculturale. Teorie, metodologia, laboratori, Laterza, Roma-Bari, 2007 M. Giusti, Immigrati e tempo libero. Comunicazione e formazione a cielo aperto, UTET, Torino, 2008 AA.VV., Forme Azioni Suoni per il diritto all’educazione. I laboratori nella formazione di insegnanti e educatori, Guerini, Milano, 2012


Il progetto "Reti genitori interculturali a Bruzzano" è stato cofinanziato dal Fondo regionale ai sensi del Dlgs. 286/98 – LEGGE 40/98


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