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La rivista del

Microcredito e Microfinanza

mensile - organo del Comitato nazionale italiano permanente per il Microcredito - maggio 2010 anno I n. 3 - Poste Italiane Spa - sped. abbonamento postale - 70% Cbpa Catania

della

MANNAGGIA ALLA MISERIA ANGELETTI

Se il bene genera profitto TREMONTI

Economia: la via giusta BAN KI-MOON

Un futuro di pace BOLLA

Il mestiere di creare


editoriale

D ALLA FICTION ALLA REALTÀ (E VICEVERSA)

di Mario Baccini presidente del Comitato

“Mannaggia alla miseria” è l'esclamazione che si dere un’attività in proprio anche differente da usa solitamente nei momenti di disperazione e quella sempre svolta. Formare per lavorare è lo slosconforto. Un'affermazione quotidiana e sponta- gan che può sintetizzare questo pensiero e nea per quelle migliaia di persone che vivono in l’azione del nostro Ente. una condizione di assoluta povertà e miseria o che Dove sono le condizioni di estrema povertà? Poco affrontano la crisi economica che assottiglia gli sti- importa: la povertà ha lo stesso colore e la stessa pendi, porta alla cassaintegrazione e, nel peg- triste sostanza, sia che essa si materializzi tra le giore dei casi, alla perdita o alla mancanza di strade di Napoli o nei villaggi rurali del Banglachance di lavoro. Una situazione che rende asso- desh. Ecco allora che solidarietà e genio possono, lutamente difficoltoso il ménage economico fami- però, accorrere in soccorso in queste drammatiche liare. In questo caso il microcredito può favorire la situazioni. Questo connubio ha dato vita allo stralotta alla povertà e all'esclusione ordinario strumento di sviluppo sociale. economico noto come MicrocreÈ l'alternativa del millennio al fallidito, che partendo dai progetti Il microcredito mento dell'automatismo del merdel Premio Nobel Muhammad può favorire la lotta cato. In particolare la visione Yunus ha dato vita, grazie all’intuialla povertà suggerita dai grandi della Terra, zione del Segretario Generale e all’esclusione da Benedetto XVI al presidente dell’Onu Kofi Annan, alle risolusociale. È l’alternativa Obama ed abbracciata dal minizioni dell'Assemblea che ha prodel millennio stro Tremonti, si chiama economia clamato il 2005 Anno al fallimento sociale e di mercato e non prevede internazionale del Microcredito dell’automastismo la scindibilità tra etica e politica. fino alle direttive comunitarie del del mercato Lina Job Wertmuller e Ida di Bene2010 che hanno chiesto ad ogni detto ne hanno ricavato una fiction Stato membro di adottare forme per la Rai che come Comitato nadi microcredito per sostenere le zionale abbiamo presentato alla Camera dei De- politiche occupazionali. A ben diritto possiamo soputati. Questo è un esempio di come la creatività stenere che il Comitato nazionale italiano per il mie la sensibilità di una regista italiana si siano crocredito vanta il primato di essere l’unico Ente messe a servizio dell’informazione e grazie proprio governativo nell’Unione Europea. al servizio pubblico diffonda questo messaggio. È E una via tutta italiana è quella che la regista Lina un ottimo veicolo per far conoscere questa risorsa Wertmuller ha immaginato e realizzato nel suo film. al grande pubblico. Poi toccherà a noi del Comitato Dalla fiction alla realtà, quindi: dal film, che rapfar sì che si passi dalla fiction alla realtà concretiz- presenta un veicolo di informazione e pubblicità zando i progetti e diffondendo il know-how che ci per il Microcredito, alla realtà del Comitato che permette di creare risorse e competitività. cerca di realizzare concretamente un piano sosteAprire questa via significa offrire un’opportunità nibile di economia sociale del mercato contro il nuova, ma anche riconvertire le vecchie professio- crollo dei mercati. nalità in modo da rigenerare il mondo del lavoro. Nella sua ricerca di una via tutta italiana al MicroOggigiorno molte fabbriche sono in crisi e ricor- credito, il Comitato si occupa, appunto, di informarono ai cosiddetti ‘ammortizzatori sociali’per far zione e formazione, analisi e sostegno di iniziative fronte all’emergenza della crisi. In quest’ottica volte a favorire la lotta alla povertà e l'accesso a anche il microcredito può ricoprire questo ruolo ma forme di finanziamento in favore di categorie socon un vantaggio in più: non solo attutire quelle ciali che ne sarebbero altrimenti escluse sia sul terche sono le condizioni impellenti e le necessità ritorio nazionale, che nei Paesi esteri. Questi contingenti, ma aprendo una prospettiva sulla sono, dunque, gli strumenti che abbiamo a dispobase di una formazione che consenta di intrapren- sizione per non dire più “Mannaggia alla miseria”. Microcred it o

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COMITATO NAZIONALE ITALIANO PERMANENTE DEL MICROCREDITO

O M M A R I O

on. Mario BACCINI presidente amb. Sergio VENTO vice presidente avv. Riccardo GRAZIANO segretario generale min. Sebastiano SALVATORI vice segretario generale prof. Giovanni PUOTI consigliere di amministrazione prof. Mario LA TORRE consigliere di amministrazione avv. Gianfranco VERZARO consigliere di amministrazione prof. Giulio SPANO consigliere di amministrazione dott. Alessandro CARDENTE consigliere di amministrazione

LUIGI ANGELETTI Vigore alla finanza etica e all’economia sociale pag 21-22

LA RIVISTA DEL MICROCREDITO E DELLA MICROFINANZA anno I, numero 3 registrazione Tribunale Catania n. 9 R.P. 693/10 R.G. V.G. Direttore Sergio Vento

THOMAS POGGE Inaccettabile che l’1% delle persone detenga il 40% del reddito mondiale pag 24-27

Onu: donne e bambini sono la forza del progresso pag 10-13

Stampa ETIS2000 Ottava zona industriale - Catania

VINCENZO SPADAFORA L’Unicef apprezza l’affascinante e utile sfida del microcredito pag 32-33

Cooperazione internazionale sinonimo di lotta alla povertà pag 50-51

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Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito via di Villa Emiliani, 48 Roma tel. (+39) 06 83606132 fax: (+39) 06 83606132 info@microcreditoitalia.org rivista@microcreditoitalia.org Direzione, redazione e amministrazione via Carnazza, 89 Tremestieri Etneo (Catania)

BAN KI MOON

PIERLUIGI BOLLA

Direttore responsabile Domenico Calabrò mimmocalabro@gmail.com

Impaginazione grafica I Press Sala stampa e comunicazione viale XX Settembre 45 Catania Spedizione in abbonamento postale Poste italiane Spa 70% Cbpa Catania Abbonamento sostenitore cento euro c/c 814/239909 Iban: IT97J0513216900814570239909 Banca Nuova Banco Posta n. 3959817 Pubblicità Mediasmart srl via Carnazza, 89 Tremestieri Etneo (Ct) tel. 392 4765209 una pagina: 1.500 euro; seconda e terza di copertina: 2.500 euro; ultima di copertina: 3.000 euro; mezza pagina: 1.000 euro


IL dei

CREDITO

NULLATENENTI

Proiezione in anteprima del film di Lina Wertmüller co-prodotto da Rai Fiction: un messaggio chiaro di speranza

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uando c’è l’esclusione sociale, c’è… mannaggia alla miseria. E quando c’è mannaggia alla miseria scatta la reazione, l’adrenalina del riscatto, della rinascita, della resurrezione, che deve cancellare quella del piagnisteo e del compatimento; quella della dignità che spesso si perde con il lavoro mai avuto e mai trovato e che oggi si può conquistare. Nella fiction lo spiega perfettamente il film di Lina Wertmüller “Mannaggia alla misera”; nella realtà lo si interpreta con il ricorso al microcredito. Il messaggio sociale dell’opera dell’icona della celluloide e le finalità del Comitato nazionale italiano per il microcredito istituito grazie a una intuizione del Parlamento, si intersecano e combaciano. Ed ecco perché nella sala delle Conferenze della Camera dei deputati, la Fondazione Foedus e il Comitato per il Microcredito, hanno voluto l’appun-

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tamento con Lina Wertmüller, la produttrice cinematografica Ida Di Benedetto, per ribadire che la vita italiana al microcredito indicata dalla fiction è a tutti gli effetti realtà. Sala affollata (presenti anche gli attori) per assistere alla proiezione del film co-prodotto da Rai Fiction e anche in questa occasione gli applausi hanno apprezzato il messaggio che l’opera ha lanciato con chiarezza. “Un invito ai giovani per non deporre le armi, per essere determinati nella speranza… il film – dice Ida Di Benedetto – dimostra che i poveri possono diventare imprenditori di sé stessi. Il film è a metà tra favola e realtà; la favola di tre poveri ragazzi napoletani che per non andare sotto padrone si sono rivolti alla banca dei poveri per avere finanziato il lavoro. Così dall’albero è cresciuta la foresta….” Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace, ha in-


ventato e sperimentato in Bangladesh un sistema di finanziamento rivoluzionario: prestare senza garanzie piccole somme di denaro ai poveri, che le restituiscono in rate pagate con il loro lavoro, e così facendo si sollevano da situazioni di spaventosa miseria. Per questo, Muhammad Yunus è conosciuto in tutto il mondo semplicemente come 'Il banchiere dei poveri'. Cosa può succedere quando tre ragazzi freschi di laurea che vivono a Napoli si mettono in testa di importare nel capoluogo campano questo sistema di finanziamento che sovverte ogni regola economica? Appena rientrati da un viaggio nel subcontinente indiano, Antonio, Chicchino e Marina, tutti e tre appena trentenni, si ingegnano per realizzare a Napoli il sistema di credito ai nullatenenti che hanno visto funzionare così bene nel corso della loro trasferta. Quindi, novelli 'banchieri dei poveri' come il loro maestro, si ingegnano a trovare delle persone che abbiano bisogno di un prestito iniziale per potere aprire una piccola impresa e sollevarsi dalla condizione di miseria in cui versano.

Il tentativo di rivoluzione sociale in cui si lanciano allegramente, con sconcerto delle rispettive famiglie che si auguravano piuttosto un impiego in banca, si trasforma in un'avventura che li porta a contatto con un'umanità che non conoscono: cantanti neomelodici che cercano finanziamento per girare un video musicale, anziane venditrici di sigarette di contrabbando che vogliono dedicarsi alla cartomanzia, ragazze che desiderano vendere ai semafori piccoli sfizi di rosticceria, e in generale sfruttati di ogni sorta in cerca di riscatto, compreso un gruppo di prostitute di varia provenienza che ha il sogno di liberarsi dalla schiavitù della strada e aprire una pensione per famiglie. Il presidente del Comitato nazionale italiano per il microcredito, Mario Baccini, ha fatto da padrone di casa spiegando che “l’Ente, dopo l’appello di Kofi Annan, è stato istituito dal Parlamento, per contrastare tramite lo strumento del microcredito, la lotta alle povertà estreme. Ed è stata un’intuizione di grande spessore che

LA TRAMA Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace, ha sperimentato in Bangladesh un sistema di finanziamento rivoluzionario: prestare senza garanzie piccole somme di denaro ai poveri, che le restituiscono in rate pagate con il loro lavoro, e così facendo si sollevano da situazioni di spaventosa miseria. Cosa può succedere quando tre ragazzi freschi di laurea che vivono a Napoli si mettono in testa di importare nel capoluogo campano questo sistema di finanziamento? Appena rientrati da un viaggio nel subcontinente indiano, Antonio, Chicchino e Marina, tutti e tre appena trentenni, si ingegnano per realizzare a Napoli il sistema di credito ai nullatenenti. Quindi, novelli “banchieri dei poveri”, si ingegnano a trovare delle persone che abbiano bisogno di un prestito iniziale per potere aprire una piccola impresa e sollevarsi dalla condizione di miseria in cui versano. Il tentativo di rivoluzione sociale in cui si lanciano allegramente, con sconcerto delle rispettive famiglie, si trasforma in un'avventura che li porta a contatto con

un'umanità che non conoscono: cantanti neomelodici che cercano finanziamento per girare un video musicale, anziane venditrici di sigarette di contrabbando che vogliono dedicarsi alla cartomanzia, ragazze che desiderano vendere ai semafori piccoli sfizi di rosticceria, e sfruttati di ogni sorta in cerca di riscatto, compreso un gruppo di prostitute che ha il sogno di lliberarsi dalla schiavitù della strada e aprire una pensione per famiglie. Non aiutati dalle banche, e apertamente ostacolati da strozzini e piccoli e grandi malavitosi, i giovani cercano una strada per portare avanti il loro sogno e intanto si destreggiano con i garbugli dei loro cuori, visto che Antonio e Chicchino sono entrambi innamorati della ragazza, la quale a sua volta non riesce a decidersi chiaramente fra i due. E alla fine di un percorso buffo e drammatico, accidentato e pieno di sorprese e rischi, si troveranno a fare i conti con una serie di verità, non tutte facili da digerire, non tutte facili da superare. Microcred it o

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riesce a trasformare i più diseredati, i più bisognosi, i più deboli, da numeri in persone, ispirandoci a quell’uomo eccezionale che è Muhammad Yunus per garantire i piccoli prestiti a chi non ha nulla da offrire per ottenere il minimo necessario al fine di intraprendere un’attività, per costruirsi il lavoro. Dalle fasce di disagio può partire il riscatto di una Nazione che ha il dovere di cancellare le storture sociali – ha detto Baccini – ed è così che diamo il sostegno per creare le imprese, a formare e avviare chi vuole lavorare… Sia chiaro: finanziamo il lavoro, non i consumi; perseguiamo l’economia sociale di mercato e con l’aiuto delle Università, degli enti locali, della cultura, insegniamo ai beneficiari anche come pagare le tasse oltre che a come restituire con piccole rate, il prestito ricevuto…” Lina Wertmüller ha apprezzato molto l’iniziativa del Comitato per il microcredito e della Fondazione Foedus, di presentare in una sede istituzionale di alto livello, come la Camera dei deputati, la sua opera: “è un ri-

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Nella sala delle Conferenze della Camera dei deputati, la Fondazione Foedus e il Comitato per il Microcredito, hanno voluto l’appuntamento con Lina Wertmüller. Nella foto, la regista insieme a Domenico Calabrò conoscimento al messaggio sociale offerto”. Poi la regista ha aggiunto: il film nasce perché mi ha incuriosito l’invenzione del “banchiere dei poveri”, che ho avuto la fortuna di conoscere e che ritengo un personaggio straordinario del quale ho grande ammirazione. E grazie a Yunus, ecco la favola dell’applicazione del microcredito: lui ha preso le capacità di chi non lavora e ha fatto dei veri miracoli. E’ ciò che abbiamo trasferito nel film, e vorrei che tutti conoscessero di più Yunus e quindi il microcredito con tutte le sue potenzialità. Per questo apprezzo ancora di più l’azione del Comitato, perché attraverso la via del microcredito anche l’Italia può affrontare una questione planetaria che è quella della povertà, accendendo i sogni di chi pensa di essere nel baratro”.


probabile che i nuovi dati sui tassi di mortalità di madri e bambini incoraggino i leader del G8 - tema a lungo considerato un’area trascurata tra gli sforzi per lo sviluppo internazionale - una priorità per il 2010. Secondo il Rapporto annuale Onu sui progressi in materia di Obiettivi di sviluppo del millennio (Mdg) il numero di decessi tra i bambini di età inferiore ai cinque anni è sceso dai 12,6 milioni del 1990 a circa 8,8 milioni nel 2008, dati che corrispondono ad una diminuzione del tasso di mortalità da 100 morti su 1000, vivi alla nascita, a 72 su 1000 nel 2008 (una diminuzione del 28%). Ma i progressi si situano comunque al di sotto dell’Obiettivo numero 4 degli Mdg, che prevede la diminuzione di due terzi del tasso di mortalità infantile tra il 1990 e il 2015: milioni di bambini continuano così a morire ogni anno ad un’età tragicamente giovane. Molti paesi hanno registrato progressi sulla mortalità materna e gli ultimi dati preliminari indicano che alcuni stati hanno raggiunto sostanziali diminuzioni. Tuttavia, secondo il Rapporto Onu, il tasso di riduzione è ancora lontano da quel 5,5% annuo necessario per raggiungere il traguardo previsto dall’Obiettivo numero 5, cioè ridurre drasticamente il tasso di mortalità materna di tre quarti tra il 1990 e il 2015. Centinaia di migliaia di donne, 99% delle quali in paesi in via di sviluppo, muoiono ogni anno in seguito a gravidanza e parto. Qualche tempo fa, in occasione del lancio di un piano d’azione congiunto tra governi, imprese, fondazioni e società civile, il Segretario Generale Ban Kimoon ha dichiarato che «per troppo tempo la salute di madri e bambini è stata presa scarsamente in considerazione dagli Mdg», affermando inoltre che donne e bambini «potrebbero essere il motore dello sviluppo», poiché le donne sono la forza del progresso e i bambini sani sono il punto di partenza per una cittadinanza più forte, educata e maggiormente produttiva. La salute materna è difficile da misurare, a causa della scarsità e dell’imprecisione dei dati sui fattori che maggiormente causano la mortalità materna. Ma il Rapporto 2010 sugli

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economia mondiale

OBIETTIVI di sviluppo del Millennio

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Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite mostra che la distanza tra ambiente rurale e urbano nell’assistenza specializzata al parto è diminuita e un numero maggiore di donne riceve cure specializzate durante la gravidanza. Obiettivo numero 6 - lotta alle malattie mortali. Nel lanciare la sua iniziativa per un piano congiunto, il Segretario Generale Ban Ki-moon ha citato i progressi fatti contro l’Hiv/Aids come esempio di ciò che uno sforzo collettivo può realizzare; i dati riportati nel Mdg Report 2010 corroborano questa affermazione. «La diffusione del virus Hiv sembra essersi stabilizzata in gran parte delle regioni e sempre più persone sopravvivono più a lungo», dichiara il Rapporto, annotando i progressi sull’obiettivo Mdg che vuole arrestare la pandemia dell’Aids e iniziare ad invertire la tendenza. La mortalità dovuta all’Aids ha toccato un picco di 2,2 milioni di vittime nel 2004. Nel 2008 il numero di morti è sceso a 2 milioni. Tra i bersagli dell’azione del sesto Mdg ci sono malattie mortali come l’Aids, malaria e tubercolosi (Tbc). La diffusione della tubercolosi è diminuita nelle regioni in via di sviluppo, da 310 su 1000 persone nel 1990 a 210 su 1000 nel 2008. Tuttavia, contenuto all’interno di un processo di diminuzione generale, c’è un aumento del tasso di diffusione nell’Africa sub-Sahariana, da 300 su 1000 a 490 su 1000, durante lo stesso lasso di tempo. Secondo le Nazioni Unite, il tasso di mortalità della Tbc nell’Africa sub-Sahariana era in crescita durante il 2003, ma da quel momento in poi la situazione si è ribaltata e il tasso ha iniziato a diminuire, sebbene non ancora ai livelli degli anni 1990. Metà della popolazione mondiale è a rischio di contrarre la malaria. Il Rapporto Mdg 2010 indica che ci sono stati circa 243 milioni di casi e

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quasi 863 mila vittime nel 2008. Di queste morti, l’89 % ha avuto luogo in Africa. Dati più accurati sono disponibili circa il rapido aumento della produzione e uso di zanzariere trattate con insetticida. In tutta l’Africa, la proporzione di bambini di età inferiore ai cinque anni che dormono sotto zanzariere trattate con insetticidi si è moltiplicata tra il 2000 e il 2009 – un fattore che certamente sta contribuendo ai miglioramenti nel tasso di mortalità infantile. I leader mondiali devono scegliere la strategia fino al 2015. Durante il vertice delle Nazioni Unite il prossimo settembre, i leader mondiali cercheranno un accordo sulla strategia per incrementare gli attuali successi e colmare il divario nel conseguimento di tutti gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015, anno stabilito come termine. Al vertice sono attesi più di cento Capi di Stato e di Governo, insieme ai leader del settore privato, delle fondazioni e delle organizzazioni della società civile. Gli Mdg sono stati concordati durante il Vertice del Millennio delle Nazioni Unite del 2000; essi stabiliscono una serie di obiettivi di portata mondiale, da realizzarsi entro il 2015, per la riduzione della povertà estrema e della fame, per il miglioramento della salute e dell’educazione, per dare potere alle donne e per assicurare la sostenibilità ambientale. Il Rapporto 2010 sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, una valutazione annuale dei progressi regionali raggiunti verso la realizzazione degli Obiettivi, evidenzia i dati più esaustivi e aggiornati compilati da oltre 25 agenzie Onu e internazionali. Realizzato dal Dipartimento delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, il rapporto è stato designato dall’Assemblea Generale nudell’Onu come contributo ufficiale per il Summit sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.


Decisione storica dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite

UN WOMEN Il difensore delle DONNE Con un atto storico, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la fondazione di un nuovo organismo che acceleri il progresso nella soddisfazione dei bisogni di donne e ragazze in tutto il mondo. La creazione di UN Women, l’organismo Onu per l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne, è il risultato di anni di negoziati tra gli Stati membri dell’Onu e l’impegno del movimento globale per le donne, nel quadro dell’agenda di riforma delle Nazioni Unite, che prevede l’aggregazione di mandati e risorse per una maggiore efficacia. “Sono grato agli Stati membri per aver compiuto

questo importante passo avanti per le donne e le ragazze di tutto il mondo” ha commentato il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Kimoon. “UN Women rafforzerà in modo significativo gli sforzi delle Nazioni Unite per promuovere l’uguaglianza di genere, aumentare le opportunità e combattere la discriminazione in tutto il mondo”. UN Women deriva dall’unione di quattro distinte entità Onu che si occupavano di uguaglianza di genere e emancipazione della donna: la Divisione per l'avanzamento delle donne (Daw, creata nel 1946), l’Istituto internazionale di ricerca e formazione per la promozione delle donne (Instraw, 1976), l’Ufficio del consigliere speciale sulle questioni di genere e sulla promozione delle donne (Osagi, 1997), e il Fondo Onu per lo sviluppo delle donne (Unifem, 1976). “Mi congratulo con i dirigenti e lo staff di Daw, Instraw, Osagi e Unifem per il loro impegno verso la causa dell’uguaglianza di genere; conto sul loro

supporto per la nuova era dell’impegno Onu verso le donne”, ha affermato il Segretario Generale. “L’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne sono una delle mie principali priorità, dall’azione contro la piaga della violenza sulle donne alla nomina di un numero sempre maggiore di donne a posizioni di alto livello e agli sforzi per ridurre il tasso di mortalità materna”. UN Women, che sarà operativo da gennaio 2011, è stato creato per affrontare queste sfide. Sarà un difensore potente e dinamico di donne e ragazze e darà loro una voce forte a livello globale, regionale e locale. Senza sostituirsi ad essi, rafforzerà l’attività di altri organismi del sistema Onu che, nella loro area di competenza, continueranno a lavorare per raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione delle donne. UN Women avrà due ruoli chiave: supportare gli organi inter-governativi nella formulazione di politiche e norme e aiutare gli Stati membri a rendere effettive queste regole, fornendo sostegno tecnico e finanziario ai Paesi che lo richiedono e creando collaborazioni con la società civile. Inoltre, UN Women aiuterà anche il sistema Onu a rendere conto dei suoi impegni sull’uguaglianza di genere e a monitorare regolarmente i progressi di tutto il sistema. Il segretario generale nominerà un sottosegretario generale a capo del nuovo organismo e ha perciò invitato gli Stati membri e i partner nella società civile a proporre dei candidati. Una volta nominato, l’alto funzionario sarà membro di tutti i più importanti organi decisionali Onu e farà rapporto direttamente al segretario generale. Le operazioni di UN Women saranno finanziate da contributi volontari, mentre il bilancio regolare delle Nazioni Unite finanzierà l’attività normativa. Gli Stati membri hanno deciso che l’investimento minimo per UN Women sarà di almeno 500 milioni di dollari, il doppio del bilancio combinato di Daw, Instraw, Osagi e Unifem. Microcred it o

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politiche internazionali

Meccanismi innovativi di finanziamento allo sviluppo devono essere sostenuti dall'Unione europea, come maggiore donatore di aiuti a livello mondiale, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del Millennio (Osm) entro la scadenza del 2015 A solo cinque anni dalla scadenza del 2015 per realizzare gli Osm, i deputati europei si aspettano che il Consiglio europeo di giugno 2010 concordi su "una posizione Ue ambiziosa e unitaria" in vista della riunione delle Nazioni Unite di settembre sugli Osm e che "porti a nuovi impegni aggiuntivi, trasparenti, misurabili e orientati ai risultati". Dieci anni fa, i leader mondiali hanno deciso di muoversi per sradicare la povertà nel mondo entro il 2015, definendo gli obiettivi prioritari in otto settori Osm, come la riduzione della povertà e della fame del 50%, il completamento dell'istruzione primaria, l'eliminazione di disparità di genere e questioni legate alla salute. Rispettare le promesse fatte L'Ue è sotto l'obiettivo intermedio dello 0,56% fissato per il 2010 ed è reale il rischio che non siano rispettati gli obiettivi di sviluppo del Millennio. «Ciò che desidero è la leadership dell'Ue, non l'insieme minimo sul quale è possibile trovare un accordo, un impegno pari allo 0,7% del reddito nazionale lordo, un impegno per finanziamenti supplementari» ha dichiarato il relatore Michael Cashman (S&D, UK) durante la discussione in plenaria, svoltasi lunedì 14 giugno.

I punti

DEL PARLAMEN

Giro di vite su paradisi fiscali per il raggiungimento degli obiettivi Anche senza fondi supplementari per lottare contro il cambiamento climatico e gli effetti della crisi economica, i meccanismi di finan-

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«Milleniu

ziamento innovativi sono necessari al finanziamento degli Osm. I deputati auspicano quindi: • la riduzione dell'onere del debito per i paesi in via di sviluppo;


chiave

NTO EUROPEO • un giro di vite su paradisi fiscali, evasione fiscale e flussi finanziari illeciti e la divulgazione automatica dei profitti realizzati e delle imposte pagate; • la riduzione dei costi di trasferimento

Le prossime tappe Il Consiglio europeo fisserà la posizione dell'Unione e il suo messaggio politico in vista della riunione plenaria di alto livello delle Nazioni Unite per la revisione degli Osm che si terrà a New York il 20-22 settembre.

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politiche internazionali

um Goals»

delle rimesse inviate dai lavoratori migranti nei loro paesi d'origine. Più finanziamenti per sanità e istruzione Gli Stati membri e la Commissione dovrebbero destinare almeno il 20% di tutte le spese per lo sviluppo alla salute e all'istruzione di base e dovrebbero dare priorità alla salute materna e alla lotta contro la mortalità infantile, poiché i progressi su questi Osm sono ancora insufficienti. "Le politiche in materia di pianificazione familiare volontaria, aborto sicuro, trattamento delle malattie sessualmente trasmissibili e fornitura di materiale sanitario per la riproduzione costituito da medicinali salvavita e contraccettivi, inclusi i preservativi" dovrebbero essere sostenute dagli Stati membri e dalla Commissione. Infatti, il 13% dei casi di mortalità materna nei paesi in via di Necessario sviluppo è doun forte impegno vuto ad aborti non sicuri e per rilanciare questa percengli Osm, come tuale risulta esla riduzione sere molto più alta in Africa. della povertà La risoluzione è e della fame stata adottata con 353 voti favorevoli, 206 contrari e 75 astensioni.


focus

MORTI BIANCHE IL PRIMATO ALLA LOMBARDIA

la Toscana la regione con l’incidenza più bassa delle morti bianche sulla popolazione lavorativa. Con un indice pari a 3,2 (3,2 morti ogni milione di occupati) è seguita da Basilicata (5,2), Piemonte e Lazio (5,4). A rivelarlo è la più recente elaborazione condotta dall’Osservatorio sulla Sicurezza di Vega Engineering che ha stilato una nuova mappatura dell’emergenza basata sul rapporto tra infortuni mortali e lavoratori occupati. E in cima alla graduatoria delle incidenze più significative e preoccupanti troviamo il Molise (18), seguito dalla Calabria (17,1), dall’Abruzzo (16,2) e dal Trentino Alto Adige (15). Mentre la Lombardia e il Veneto che pure hanno il numero di vittime più elevato fanno rilevare livelli di incidenza tra i meno elevati e rispettivamente pari a 7,9 e a 9. Questo uno dei risultati dell’indagine di Vega Engineering sui dati relativi ai primi cinque mesi dell’anno. Intanto sale a 192 il numero delle vittime del lavoro in Italia. Sono 51 i morti registrati nel Paese nel solo mese di maggio. Un vero e proprio bollettino di guerra che vede in cima alla triste graduatoria della tragedia la

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Lombardia con 34 morti bianche e il 17 per cento di tutti gli incidenti mortali sul lavoro ve-

rificatisi nel Paese nei primi cinque mesi dell’anno, seguita dal Veneto (19 casi) , dalla Puglia (17) e dalla Sicilia (16). Nessuna vittima fortunatamente è stata registrata in Umbria e in Valle D’aosta. Ed è ancora una volta l’agricoltura a proporre lo scenario peggiore. Perché è ancora sui campi, utilizzando macchinari pesanti e praticando percorsi piuttosto accidentati che si verifica il maggior numero di morti. Per la precisione il 38 per cento delle morti bianche. Segnando così un incremento nell’incidenza rispetto al mese di aprile quando le morti degli agricoltori arrivavano a rappresentare il 31,9 per cento delle morti bianche del Paese. Segue il settore delle costruzioni che, sebbene abbia subito una flessione da aprile a maggio continua ad essere in cima alla graduatoria del pericolo con il 21,4 per cento dei casi. Mentre la prima causa di morte (24 per cento dei casi) è il ribaltamento di mezzi o veicoli in movimento, seguita dalla caduta dall’alto ( 21,9 per cento). E l’Osservatorio sulla Sicurezza va oltre nell’indagare l’emergenza morti bianche con l’identikit anagrafica delle vittime. Ad essere più colpita è la fascia di lavoratori ultrasessantenni (circa un terzo delle vittime registrate da gennaio a maggio). Seguita da quelli che hanno un’età compresa tra i 40 e i 49 anni (47 le vittime da gennaio a maggio).

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l’intervento «Questo è un Paese che produce quattro chilometri di Gazzetta Ufficiale all’anno, una quantità impressionante e crescente di regole che hanno l’effetto di un blocco». Dal palco di Levico Terme, alla festa della Cisl, Giulio Tremonti conferma che il governo ha tutte le intenzioni di sburocratizzare l’attività economica. Il ministro, che ne aveva parlato ai giovani industriali, lo ripete ai sindacalisti: «Dobbiamo lasciar giù un po’ di zavorra». L’idea è di aggiungere il principio della responsabilità personale all’articolo 41 della Costituzione sulla libertà d’iniziativa economica. Poi la segnalazione di inizio attività, l’autocertificazione, i controlli solo ex post, il riconoscimento della buona fede. «Cinque principi che devono essere blindati con legge costituzionale», afferma Tremonti. Una riforma a costo zero che, per il ministro dell’Economia, potrebbe far molto bene allo sviluppo dell’Italia. Ma non solo. Tremonti ricorda ai sindacati che il conflitto fra capitale e lavoro è finito con la globalizzazione: «La via giusta - osserva - è quella dell’economia

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sociale di mercato, quella di Pomigliano» (nella foto in alto lo stabilimento dell’Alfa Romeo) dove è stato raggiunto un pre-accordo tra Fiat e sindacati, Cgil esclusa.«Una manovra così non è stata mai fatta: negli altri Paesi hanno attuato tagli selvaggi alla pubblica amministrazione, noi abbiamo congelato i rinnovi contrattuali per tre anni», ricorda il ministro dell’Economia. E Raffaele Bonanni riconosce che la manovra tremontiana «non ha toccato la spesa sociale». In altri Paesi, ribadisce il segretario cislino, «hanno tagliato i salari e le indennità di disoccupazione». Nei momenti di crisi come l’attuale bisogna trovare soluzioni condivise «e chi dice che la Cisl è appiattita sulle posizioni governative fa solo un giochetto stupido». Per Bonanni, ora si tratta di trovare un’intesa su alcuni punti controversi, come la scuola. Mentre la riforma fiscale è «tutto sommato già disegnata» su una serie di punti indicati da Tremonti, «ma la faremo davvero puntualizza il sindacalista - se tutti vi parteciperanno».


Tr e m o n t i : L a v i a g i u s t a ?

L’ e c o n o m i a s o c i a l e di MERCATO Sul fisco, il ministro dell’Economia non si nasconde dietro un dito. «Abbiamo ben chiaro che la riforma va fatta - spiega ma quando pensavamo di incominciare a lavorarci sopra, siamo stati travolti per due mesi dai problemi derivanti dall’Europa». Ed ancora adesso il problema chiave è quello europeo, «perché è in atto una colossale devoluzione di poteri dalle nazioni all’Europa». Questo, annuncia Tremonti, è forse l’ultimo anno in cui si faranno le finanziarie nazionali, le

finanziarie non coordinate. E «la riforma fiscale la faremo quando ci saranno i margini e i tempi giusti». Tremonti si concentra sulla manovra economica, e ribatte agli enti locali che contestano i tagli alla spesa. «Alle Regioni - dice - finora è stato dato, e se si fermano un giro non succede nulla. Entro l’autunno ci sarà un patto con le Regioni, che dovranno riconoscersi vizi e virtù». Ma le Regioni annunciano la mo-

bilitazione. E domani, annuncia il presidente della Conferenza regionale, Vasco Errani, «spiegheremo a tutti quali saranno le conseguenze della manovra varata dal governo». Anche con i Comuni è polemica. Tremonti racconta che, a fronte di ottomila Comuni, «diamo a 4mila e 600 di loro quasi sedici miliardi di euro, in base a criteri stratificati, amministrati da tre funzionari». Il presidente dell’Aci, Sergio Chiamparino, ribatte che il ministro «è male informato: i 16 miliardi vengono erogati a 6.700 Comuni delle Regioni a statuto ordinario, mentre per i Comuni delle Regioni a statuto speciale i percorsi di finanziamento sono differenti». Anche l’associazione dei Comuni si prepara a una riunione d’emergenza per discutere della manovra. E per Epifani c’è anche il rischio che la manovra non basti, se la lotta all’evasione non darà i frutti sperati. Si è parlato molto, alla festa nazionale della Cisl, della questione Pomigliano, anche se più in platea che sul palco. Oggi i metalmeccanici della Cgil emetteranno la loro «sentenza» sul pre-accordo accettato da FimCisl e Uilm. «Non mi piacciono i forti che fanno i forti coi deboli e i deboli con i forti», commenta Epifani in polemica con Tremonti. Ma il vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, non ha dubbi: «Marchionne ha ragione: si può investire in Italia solo con determinate garanzie».

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QUANDO è IL BENE A GENERARE

PROFITTO

on è facile affrontare il tema della finanza etica proprio in una fase storica in cui alcuni processi finanziari hanno messo in ginocchio le economie di mezzo mondo Nell’immaginario collettivo i due termini così accostati possono rappresentare, addirittura, l’esemplificazione di un ossimoro, tanto i due concetti di finanza e di etica appaiono tra loro inconciliabili. Ma proprio da una delle crisi finanziarie più gravi che la storia dell’umanità ricordi occorre trarre insegnamenti preziosi per provare a rimodulare il rapporto tra mondo finanziario, economia reale e questione sociale. Nel periodo in cui più acuta è stata la crisi, le colpe del sistema creditizio sono apparse in tutta la loro evidenza. E non è un caso che, negli Stati Uniti e in alcuni Paesi europei molte ban-

N

di Luigi Angeletti segretario nazionale Uil

che abbiano poi pagato il conto con il loro stesso fallimento. Il punto è che le banche non dovrebbero puntare al massimo profitto ma i profitti dovrebbero farli fare alle altre imprese. Un principio di cui si è acquisita consapevolezza proprio a seguito degli avvenimenti finanziari ed economici degli ultimi due anni. E così l’idea di finanza etica e di economia sociale ha ripreso vigore e valore non solo e non tanto come categorie morali quanto come principi di efficienza e sviluppo. Un equilibrato rapporto tra capitale, lavoro e persona è decisivo per costruire un nuovo modello di crescita in cui la logica del profitto non venga disgiunta dall’obiettivo del rispetto della dignità e dell’emancipazione del singolo in un quadro di eguaglianza delle opportunità. Ampliare le occasioni per la concessione del creMicrocred it o

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dito e, in particolare, del microcredito a favore tando, alcuni mesi or sono, socio della stessa delle piccole iniziative imprenditoriali; stimolare banca. Un modo, dunque, per realizzare concreprocessi produttivi capaci di salvaguardare tamente un modello di finanza etica, aperto alle l’ambiente e la sicurezza; dare forza a progetti sinergie tra fattori economici e sociali. Un modi solidarietà per lo sviluppo sono, tutte que- dello che il mondo del lavoro, attento ai valori ste, solo alcune delle strade da percorrere per della crescita e della solidarietà, vuole contrirealizzare una nuova visione dell’economia che buire a sviluppare. La lotta alla povertà, infatti, generi, congiuntamente, per essere vittoriosa non la crescita del singolo può strutturarsi solo su ma anche dell’impresa, meccanismi assistenziali L’espressione qualunque sia la sua ma, piuttosto, sull’emanconnotazione. cipazione di chi ha le po“finanza etica” Soprattutto negli ultimi tenzialità e le ambizioni non è ossimorica se si tende anni, anche grazie al per realizzare un progetto all’equilibrio tra capitale, conseguimento di diritti di crescita personale e lavoro e persona e di tutele fondamentali sociale. per i lavoratori, il sindaLa finanza e l’economia cato ha prestato molta possono, anzi devono, attenzione a questi aspetti e si è attivato per determinare progresso anche in presenza di recontribuire e partecipare ad esperienze impor- gole che guidino scelte e investimenti nella ditanti e innovative. rezione del rispetto dei valori umani e sociali. La Banca Etica, ad esempio, è una delle testi- L’ebbrezza della finanza corsara ha il fiato corto monianze di un’impostazione che non tiene e l’esperienza della recente crisi, da questo moconto solo della logica del profitto ma che si mento in poi, dovrebbe indurre a scelte più paprefigge di raggiungere obiettivi economici nel cate e lungimiranti. rispetto di alcuni basilari valori umani e sociali. Forse è tempo di convincersi, per dirla con una Ebbene, la categoria del credito e assicurazioni battuta, che anche il bene può generare prodella Uil ha aderito a questa esperienza diven- fitto.

LA

PAROLA DI DI

C ITTADINANZATTIVA SULLA RELAZIONE A SSOCIAZIONE B ANCARIA I TALIANA

ANNUALE

Con PattiChiari, Abi gioca un ruolo centrale in tema di trasparenza e concorrenza nel settore bancario. All’Associazione Bancaria Italiana va riconosciuto il merito di aver intrapreso negli ultimi anni un percorso di autoregolamentazione che ha costituito la premessa per importanti novità legislative per il settore bancario e finanziario. Se oggi il comparto bancario è relativamente più concorrenziale e trasparente di prima, molto lo si deve alle iniziative di PattiChiari, nelle quale sin da subito l’Abi ha voluto coinvolgere le Associazioni dei Consumatori, iniziative che nel loro insieme stanno contribuendo ad elevare il livello medio del sistema bancario italiano dal punto di vista dei bisogni e della tutela degli utenti. Nelle parole del vicesegretario generale Antonimo Gaudioso, l’apprezzamento di Cittadinanzattiva per quanto svolto negli ultimi anni dall’Associazione Bancaria Italiana. «Inoltre - continua Gaudioso nella perdurante assenza di una politica pubblica in tema di educazione finanziaria nel nostro Paese, vanno riconosciuti all’Abi gli sforzi per diffondere una cultura del risparmio consapevole e un’alfabetizzazione finanziaria di base, elementi indispensabili per favorire un’adeguata tutela dei risparmiatori. Il tutto, mentre sono fermi in Parlamento ben due disegni di legge in tema di educazione finanziaria». Cittadinanzattiva invita pertanto l’Abi, mediante il Consorzio PattiChiari, ad insistere nell’investire in educazione finanziaria e in PattiChiari, il modo migliore per vincere la sfida dell’autoreferenzialità e recuperare credibilità agli occhi dei cittadini.

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Da Celletto al Parlamento alla bella Sciuscià di Andrea V. Calabrò

- Rosalina, a chi vorrebbe fare le scarpe? «Beh, certamente a Berlusconi... ma so che siamo in tanti ad avere questo desiderio e riuscirci mi pare impossibile». - Allora ripieghi su un altro nome... «Sean Connery, anche perché porta bellissime scarpe inglesi e forse non ha lo stesso esercito di concorrenti del premier..» Rosalina Dallago, ex modella di Vigo di Torre - che si trova nella Val di Non - è un esempio di come la determinazione può fare sviluppare e decollare una passione. Specie se si crede nella riuscita dell'impresa, proprio quando tutti lasciano e fanno sparire vecchi mestieri come quello dello sciuscià, l'antico lustrascarpe. La bella Rosalina fa le scarpe a tutti, e farsele lucidare in quell’“atelier” di pochi metri , ma esclusivo, è considerato un must. Politici, attori, professionisti sanno che lei c'è, ogni giorno, nello stesso posto dove per una vita ha operato Celletto al Parlamento al secolo Mario Narducci, che dopo trentacinque anni di onorato servizio di “cura” di pellame e camoscio, ha lasciato il trono di via In Lucina 16, in piazza del Parlamento, trovando l'erede in Rosalina che aveva intrapreso la carriera di Sciuscià. E così ha conquistato la cella di Celletto cinque anni fa, abbandonando l'impegno di mannequin, di organizzare congressi e imboccando quella sua passione di sempre: le scarpe. Rosalina ha rilevato la cella - «mammamia quanti sordi gli ho dato» - grazie a un prestito, ed eccola all'opera. In eredità il più famoso dei lustrascarpe romani le ha lasciato soltanto una spazzola di crine di cavallo, che ha almeno sessant’anni di onorata carriera... Lei ha pensato a mantenere i clienti e a conquistarsene altri anche per la sua simpatia, lo charme e lo spirito con cui replica alle battute qualche volta a

doppio senso che specie i clienti più anziani le rivolgono. E qualcuno s'è pure invaghito, facendole recapitare con un commesso di Cartier un pacchetto che lei ha gentilmente respinto senza mai sapere cosa ci fosse. «Ho troppo rispetto per la persona che mi sta accanto. Tutti simpatici i miei clienti... qui si viene a cuor leggero... Bertinotti, Rotondi... non voglio fare

nomi, ma tantissimi... Baccini che mi ricorda Alberto Sordi, è brillante, non mi dà la sensazione di essere il politico tradizionale, è uno alla mano, così come dovrebbe essere un politico, che tratta la gente come persona e non come suddito». Le scarpe? «Ne possiedo più di trecento paia - dice - sono ciò che mi gratifica di più. Pensi che in un uomo guardo tre cose: le mani, i denti e in primis le scarpe. Uno può indossare l'abito superpregiato, ma se sotto ha la scarpa inadeguata, non curata, è out. La pulizia della scarpa è fondamentale: è come lavarsi i denti». Se cromatine, lucidi, spazzole e prodotti per la pulizia sono più o meno quelli tradizionali, Rosalina si è adeguata all'evoluzione dei tempi: all'insegna di Sciuscià ha aggiunto Chic; ha registrato il marchio, ha creato pure un sito... sempre per dare la risposta più calzante ai bisogni delle scarpe di ognuno. Microcred it o

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Povertà mondiale & Diritti umani

Intervista all’illustre filosofo tedesco Thomas Pogge, docente all’Università di Yale di Giuseppe Melchiorri «I numeri della povertà sono paurosi: circa 50 mila persone al giorno muoiono ancora per malattie dovute alla loro estrema miseria e alla mancanza delle più elementari norme di igiene». La denuncia è del filosofo tedesco Thomas Pogge, professore di Filosofia e Relazioni internazionali all'Università di Yale. Considerato uno dei massimi studiosi mondiali di Etica ed affari internazionali, il suo libro “Povertà mondiale e diritti umani. Responsabilità e riforme cosmopolite” (Laterza 2010) è considerato una delle opere più importanti per la giustizia globale. - Prof. Pogge, nel suo libro lei parte dal presupposto che la povertà implica una negazione dei diritti umani. In che senso? «È molto semplice, basta leggere la Dichiarazione universale dei Diritti umani, in particolare l’art. 25 che afferma: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione al vestiario, all'abitazione, e alle cure mediche e ai servizi

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sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”. Quando mancano queste condizioni si ha una negazione dei diritti umani. Ma c’è anche un altro motivo, anche in questo caso riconducibile alla Dichiarazione universale, in particolare all’art.28, che sostiene: “Ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati”. Non a caso, dove non c’è democrazia spesso c’è più povertà». - Quanto la crisi economico-finanziaria che stanno attualmente attraversando tutti i Paesi mette a rischio i diritti umani? E in che modo? «La crisi sta avendo due conseguenze per i Pesi più poveri. Da un lato, c’è un effetto positivo che consiste nella riduzione del costo del cibo. Nel 2008, infatti, il suo costo era molto più alto rispetto ad oggi. Dall’altra


parte, però, questo effetto positivo è stato neutralizzato da una seconda conseguenza: la perdita del lavoro e l’aumento della disoccupazione che ha portato all’impossibilità di molti di acquistare il cibo, pur a prezzi bassi. Questo ha causato un aumento esponenziale delle persone con problemi di malnutrizione». - Come mai l’incredibile progresso tecnologico raggiunto dall’uomo non consente ancora di superare la disparità fra una parte del pianeta, ricca, e l’altra metà, che viva in condizioni di estrema povertà? «Purtroppo in passato non c’è stato un uso della tecnologia funzionale alla diminuzione della povertà, perché non si riteneva profittevole portare la tecnologia alle persone che non avevano abbastanza reddito per poterla acquistare. Ora però l’atteggiamento sta cambiando: nuovi strumenti prodotti a prezzi più bassi, come cellulari e computer, stanno penetrando in un mercato prima trascurato. Per lo sviluppo di nuove tecnologie nei Paesi più poveri ha influito molto il fenomeno delle micro-assicurazioni e del microcredito, cioè la concessione di prestiti di piccole quantità di denaro a persone povere». - A proposito di microfinanza, come giudica le esperienze delle banche etiche e del microcredito avviate sperimentalmente in alcuni Paesi del terzo mondo? Possiamo già parlare di esperienze positive e da proseguire? «Inizialmente si è trattato di un esperimento legato a pochi Paesi, ma adesso il fenomeno si sta diffondendo, anche se non in modo omogeneo. Più alto è il numero di persone che può accedere a questo tipo di prestiti, maggiori sono gli interessi e quindi maggiore è il ritorno economico che le istituzioni bancarie possono avere impegnandosi in forme di microcredito. E’ un fenomeno più diffuso nella regione del Sud dell’Asia; in Stati come India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka si hanno tassi di ritorno elevatissimi: il capitale viene restituito fino al 99%. Diverso è il discorso per l’Africa dove il fenomeno è appena agli inizi».

IL FILOSOFO Thomas Pogge, filosofo, è docente di Filosofia e affari internazionali all’Università di Yale e direttore del CSMN (Centre for the Study of Mind in Nature) presso l’Università di Oslo. Fa parte del Patent 2, un progetto ideato per cambiare il regime internazionale dei brevetti farmaceutici secondo un principio di equità dell’accesso alle cure. È autore di numerose pubblicazioni sui temi della giustizia globale.

L’OPERA Come può persistere una povertà estrema per la metà dell’umanità, nonostante il progresso economico e hi tech, le norme morali e i valori illuminati della nostra civiltà occidentale? Perché noi – cittadini degli Stati ricchi dell’Occidente – non riusciamo a trovare moralmente preoccupante il fatto che un mondo da noi fortemente dominato gravi su milioni di persone con posizioni di partenza così inferiori e inadeguate? Un autorevole filosofo a confronto con i temi della giustizia universale: Thomas Pogge indica come riformare l’ordine globale per combattere la povertà e sostenere i diritti umani.

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società - Quali sono oggi le principali cause della povertà? «Sono molteplici. Possono esserci fattori locali, come appunto la mancanza di libertà individuale, oppure fattori extranazionali, dovuti ad alcuni aspetti assolutamente negativi dell’attuale ordine globale». - Ci faccia qualche esempio «Il ruolo del commercio e della finanza mondiale è ovviamente centrale nella creazione della ricchezza. Causa di povertà possono essere, per esempio, i dazi protezionistici che alcuni Stati impongono per rendere più complessa l’importazione di prodotti dai Paesi in via di sviluppo (che invece hanno un’assoluta necessità di sfruttare un commercio libero). Ma ci possono essere anche delle cause indirette che generano povertà: concedere prestiti privilegiati ai dittatori può avere effetti devastanti sulle popolazioni interessate». - A quanto si capisce dalle sue parole, il problema della povertà è in-

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trinseco all’attuale ordine globale. Serve una riforma? E in che modo si può riformare l’ordine globale – in termini culturali, sociali ed economici – per combattere la povertà e difendere i diritti umani? «Serve eccome una riforma. Non è accettabile che l’1% delle persone detenga il 40% del reddito privato dell’intero pianeta. Sono i piccoli gruppi di potere a generare quel circolo vizioso che porta poi alla miseria di milioni di persone. Il problema però è mettersi d’accordo sul tipo di riforma da portare vanti. Affinché una riforma politica globale possa avere un impatto significativo deve rispettare necessariamente sei criteri: deve essere una riforma strutturale e duratura nel tempo; deve rispettare l’effettiva uguaglianza degli uomini; deve portare dei vantaggi in termini economici anche per i Paesi più ricchi (altrimenti la sua effettiva realizzazione sarà una pura utopia); deve lasciare spazi di miglioramento e di aggiustamento nel tempo; deve avere come obiet-


centivare la ricerca anche per le cosiddette “malattie dimenticate” che colpiscono milioni di persone in tutto il mondo».

- Uno dei maggiori problemi per i Paesi più poveri è quello legato alla salute. Si muore di malattie che da noi sono scomparse da secoli o che comunque sono ormai facilmente curabili. Come risolvere questo problema? «Un passo avanti per la risoluzione di questo problema sarebbe la creazione dell’Health impact found (Hif). Si tratta di un fondo che servirebbe a ricompensare l’innovazione in ambito farmaceutico esclusivamente sulla base dell’impatto che un farmaco ha sulla malattia. I vantaggi di un’iniziativa del genere sono evidenti: le aziende venderebbero i medicinali a costi di produzione e guadagnando solo sull’impatto della medicina sarebbero spinte ad in-

- Nell’ultimo decennio del secolo scorso si è cominciata a percorrere una strada che avrebbe dovuto portare, entro il 2015, a dimezzare la percentuale di persone che vive sotto la soglia di 1 dollaro al giorno. A 5 anni da questa data a che punto siamo? «Tutto dipende da cosa intendiamo per povertà. Oggi la soglia di estrema povertà non è più considerata 1 dollaro, ma 1.25 dollari al giorno. Se come riferimento prendiamo questo criterio e se si utilizza il criterio di proporzionalità del numero di poveri rispetto al resto della popolazione mondiale allora si può dire che siamo a buon punto. Altrimenti siamo davvero molto lontani dal raggiungimento di questo obiettivo».

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tivo principale la riduzione della povertà e deve essere gestita in maniera moralmente limpida».

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MICROCREDITO O C C A S I O N E PER IL CAMBIAMENTO 28

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di

Luisa Brunori

(Università Alma Mater Studiorum di Bologna)

«Il microcredito è uno strumento per lo sviluppo del potenziale e dell’autonomia delle persone socialmente marginali sul territorio e per lo sviluppo di un welfare parallelo e “non passivizzante”, di recupero dell’autostima, di riformulazione della dialettica interna/esterna individuo-gruppo mediante la rielaborazione dei contenuti sociali della relazione» (Brunori, 2009). Il microcredito è stato applicato nel mondo in tante diverse maniere; noi consideriamo il modello Grameen come la formula, fra tutte, più utile, più ricca e sofisticata. Il microcredito Grameen, ideato nel 1974 e oggi diffuso in tutto il mondo, promuove lo sviluppo economico del territorio e lo sviluppo del capitale umano utilizzando una metodologia di lavoro basata sul legame sociale rappresentato dal gruppo su cui si fonda l’esperienza e che costituisce il terreno in cui economia e psicologia dei gruppi si incontrano. La linea economica fondante è quella che pone il suo significato e la sua ragione d’essere nel sistema relazionale come fonte di scambio e di generazione di risorse. Da questo deriva che i punti di convergenza sono gli elementi che valorizzano la solidarietà, la collaborazione, la reciprocità, la democraticità e l’altruismo. La straordinaria forza di questa “rivoluzionaria” esperienza è data, primariamente, dall’elemento fiduciario. È noto infatti che se, tradizionalmente, un prestito viene concesso sulla base di garanzie tangibili, i beneficiari Grameen ricevono denaro esclusivamente sulla fiducia. In funzione di questo, Grameen Bank ha stabilito fin dal principio che il sistema avrebbe fatto a meno di polizia e tribunali, e nella stessa logica non esistono atti giuridici tra la banca e il cliente «La fiducia rappresenta lo strumento di base per l’equità e la reciprocità nelle relazioni sociali, per la salute mentale degli esseri umani e il “sentimento sociale” a cui tutti i cittadini hanno diritto».(Brunori, 2009) Lo spirito del microcredito infatti si esprime

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con la collaborazione di Chiara Bleve

attraverso il denaro nella sua concretezza ma estende la sua influenza su quelle forme di vita che rendono impraticabile per le persone l’espressione delle risorse e delle potenzialità. «Il primo passo - argomenta Yunus - dev’essere quello di accendere l’interruttore della creatività di ogni persona» (Yunus 2008. Gli operatori di microcredito svolgono, in funzione di questo, un lavoro attento e impegnativo nel tentativo di creare le condizioni perché le persone possano liberarsi dalle costrizioni sociali che le vincolano. A volte, si tratta di mettere in atto una vera e propria “battaglia” per la liberazione degli individui e delle loro risorse. Dai loro racconti, si percepisce come essi mettano in atto strategie attente e sofisticate per inserirsi negli interstizi delle contraddizioni dei loro sistemi sociali. Pensiamo che questo strumento costituisca l’occasione per produrre un ampio cambiamento sociale convinti che il microcredito non sia soltanto una pratica monetaria. Nel modello bengalese, attraverso una scelta libera ed autonoma, un potenziale mutuatario deve costituire un gruppo con altre quattro persone che non hanno tra loro alcun legame di parentela. Ogni membro del gruppo ha un progetto individuale. I gruppi si incontrano nei centres per restituire il debito con rate settimanali. La Grameen Bank (in bengalese “banca del villaggio”) si occupa di microfinanza in Bangladesh e in India negli stati del West Bengal e del Sikkim. Fondata da Muhammad Yunus nel 1976, è stata la prima banca dei poveri. L'ente concede, infatti, microprestiti alle popolazioni povere locali senza richiedere garanzie collaterali e garantendo così il loro accesso al credito. Il sistema si basa sull'idea che i poveri abbiano attitudini e capacità imprenditoriali sottoutilizzate e sulla fiducia

Un centro è composto da dodici gruppi e costituisce uno dei luoghi simbolo della struttura Grameen. Attraverso gli incontri settimanali si genera una pressione positiva sulle singole aderenti, incoraggiandole a mantenere fede agli impegni presi. Se si chiede loro cosa le spinge a restituire i pre-

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stiti, la risposta più comune è: «perché non sopporterei di deludere le altre del mio gruppo» (Yunus, 2008). «Il dispositivo del gruppo svolge la funzione di creare e sostenere scambio e reciprocità attraverso un sistema di responsabilizzazione condivisa ed è qui considerato nella sua accezione di “struttura ad alto potenziale relazionale” configurandosi come strumento altamente economico nell’accezione di oikosnomos. La Grameen Bank oggi Si tratta relazioni individui/inha 1.084 filiali in cui dividui e individui/gruppo in cui lavorano 12.500 si dialoga dialogano nella forma di “gioco a somma variapersone. I clienti bile” dove l’economicità asin 37.000 villaggi sono sume il significato di 2.100.000, per il 94% incremento delle risorse per donne. L'organizzazione ambedue le parti, generando il non è in perdita: il modello economico della cosid98% dei prestiti viene detta società civile, basato restituito. La banca, sulla responsabilità e sulla reinoltre, raccoglie ciprocità. depositi, fornisce altri Condurre questa virtuosa pratica significa investire sul vaservizi, e gestisce varie lore della persona, sulle sue attività economiche possibilità, sulla sua costrufinalizzate allo sviluppo, zione e sull’utilità per se stesso tra cui società e per la Comunità a cui apparcommerciali, telefoniche tiene». (Brunori, 2009) e nel settore «La mission del microcredito è dell'energia di aiutare le famiglie povere e in particolare le donne a superare la povertà. La valutazione di sostenibilità del microcredito, infatti, deve includere questo come dato prioritario e non negoziabile e la sostenibilità economica dovrà essere tenuta presente come obbiettivo da raggiungere al più presto per consentire al microcredito di espandere il suo raggio d’azione senza vincoli di fondi». (Yunus 2007) Queste parole rimandano a questioni di notevole importanza connesse alla sostenibilità economica del microcredito, alla sua identità, alla sua forza e alla sua debolezza, ai vantaggi e agli svantaggi, che sono terreno su cui sono emerse nel tempo ed emergono ancora posizioni variegate e diverse. «La parola microcredito non esisteva fino agli

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anni settanta - precisa Yunus - adesso è diventata una specie di “ossessione” nell’ambiente di chi si occupa di sviluppo. In questo ambito, infatti, la parola microcredito è stata attribuita a qualunque cosa vi potesse assomigliare». A partire da queste considerazioni si concretizza il continuo e appassionante lavoro di ri-

cerca e di intervento che ormai da quasi otto anni si svolge presso ‘Università di Bologna. Si tratta di un Centro Interdipartimentale dedicato ai gruppi (Cirig) nel quale, a partire dal concetto di economicità dei gruppi è stato sviluppato un settore dedicato al microcredito in collaborazione con M. Yunus. Si tratta dell’Osservatorio Internazionale per la Microfinanza (Mio) in cui si produce ricerca, formazione e si sviluppano interventi applicativi e studi di fattibilità. L’Osservatorio, nato nel 2007, si propone di indagare e analizzare i fenomeni di microfi-


iniziare l’esperienza Grameen Italia, prima struttura Grameen in Europa, che replicherà, nella metodologia, l’applicazione bengalese. Fedele alla vocazione di operare come Centro di eccellenza per la ricerca e le analisi sui fenomeni di micro finanza secondo una prospettiva multidisciplinare, l’Osservatorio ha realizzato e continua a realizzare altre esperienze. A Caltagirone, per esempio, è stato sviluppato un itinerario di formazione e supervisione per operatori di microcredito. Tale progetto ha inteso favorire la diffusione

della cultura imprenditoriale “al femminile” con l’obiettivo di promuovere l’auto-impiego e la partecipazione/ricerca attiva del lavoro. L’obiettivo finale è stato quello di permettere l’attuazione territoriale di quell’innovativo dispositivo di sviluppo locale denominato microcredito. “Progetto Carpi”, invece, rappresenta una esperienza particolarmente innovativa dal momento che il microcredito è stato applicato ormai da alcuni anni nell’ambito dell’Agenzia Lavoro come forma sperimentale per i pazienti psichiatrici. I risultati sono molto incoraggianti e da qui partiranno altre forme sperimentali per provvedere a ulteriori studi di fattibilità per applicare il microcredito alla popolazione marginale e deviante per l’inclusione sociale. L’Osservatorio Internazionale sulla Microfinanza si basa sulla convinzione che l’applicazione del microcredito dovrebbe sempre innescare un circolo virtuoso all’interno del quale i soggetti coinvolti siano messi nelle condizioni migliori possibili per sviluppare le loro capacità ed abilità individuali, per essere reinseriti nel sistema economico e sociale. In questo modo, attraverso il recupero della capacità individuale di provvedere a sé sia a livello economico che relazionale, le persone beneficiarie dovrebbero poter modificare la condizione di esclusione dalla comunità sociale e di dipendenza dalle istituzioni di assistenza a favore del recupero della propria dignità individuale. In altre parole, si tratta di contribuire alla creazione di un terreno che riconosce il povero come un soggetto attivo e capace su cui investire. Nell’ottica di sviluppare ed estendere una riflessione multidisciplinare sul dispositivo del microcredito, l’Università di Bologna su mandato del Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito sta promuovendo un Corso di Alta Formazione con l’intenzione di creare professionisti capaci di utilizzare il microcredito come forma di intervento improntata allo sviluppo delle persone viste nella loro accezione di risorse possibili con l’obiettivo di far fronte a situazioni di povertà, di marginalità sociale conclamata o a rischio.

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nanza secondo una prospettiva multidisciplinare. M. Yunus ne è il Presidente Onorario proprio perché ne condivide gli obbiettivi ed è stato presente alla sua nascita ufficiale. L’Università di Bologna, da molti anni in stretta collaborazione con Grameen Bank, ha coinvolto la fondazione Unidea in uno studio di fattibilità il cui risultato sarà utilizzato per

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DAI

PICCOLI

TUTTI I GRANDI PR di Vincenzo Spadafora presidente Unicef Italia

L

e principali analisi di studiosi ed economisti sugli sviluppi della crisi economica e finanziaria globale si soffermano sulla fisionomia dell’economia mondiale tra qualche anno. Secondo alcuni, la forma più idonea per descrivere l’evoluzione del Prodotto Interno Lordo sarà quella della “W”, ovvero una rapida risalita nella crescita, cui seguirà inesorabilmente una nuova precipitosa caduta e, quindi, una nuova espansione. Altri, invece, sostengono come il modello di sviluppo tradizionale sia destinato all’apatia, con una forma rapportabile ad una “L”, ovvero un lungo periodo di stagnazione che inevitabilmente si tradurrà in minori opportunità di crescita. Sul fronte delle possibili ricette per uscire dallo stallo della crisi più grave da ottant’anni a questa parte, gli esperti si dividono tra i fautori di maggiori investimenti e quindi della creazione di debito pubblico e coloro che insistono sulla necessità di abbattere il debito, anche sacrificando qualcosa

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alla crescita del PIL. Siamo sicuri che queste analisi colgano il senso profondo di quanto sta accadendo attorno a noi? E’ un interrogativo più che lecito, nella misura in cui sarebbe un peccato sprecare questa crisi. Mettere in campo, cioè, misure tampone, sperando che l’architettura globale regga agli smottamenti della prossima, inevitabile scossa. Perché se c’è una lezione che dovremmo apprendere da oggi è che, per confidare in un periodo di lunga stabilità, dovremmo impegnarci a riconsiderare in profondità le categorie dello sviluppo. A cominciare da quel PIL che è oggi più un totem che un’autentica misura del nostro benessere, un aggregatore che ci dice molto delle cose che produciamo ma molto poco dello stile di vita che conduciamo e del benessere di cui godiamo noi e di cui godranno auspicabilmente le future generazioni. In un tale contesto si inserisce la affascinante ed utile sfida del microcredito. Esso porta con


I NUMERI NASCONO

ROGETTI sé non solo i benefici che ormai la comunità tipo di strumento. Ciò apre nuovi scenari in internazionale, anche grazie alla straordina- termini di coinvolgimento sociale, economico ria opera del Premio Nobel Muhammad e culturale. Yunus e della Grameen Bank, ha saputo ap- In particolare, le giovani generazioni stanno accrescendo il loro prezzare in maniera ruolo nel microcredito inequivocabile; ma I Volontari e la struttura e nelle forme di geanche un’opportuna operativa del Comitato italiano per stione più innovative rivoluzione nel paral’Unicef si identificano della microfinanza. digma della crescita. e si fondono in un'unica I giovani sono in grado Oggi il microcredito realtà-forza allo scopo di garantire la flessibisi sta evolvendo di assumere un ruolo di guida lità e l’approccio analiverso forme più artie di servizio nella costruzione tico necessari al colate e complesse di di un mondo in cui i diritti successo di tali profinanza integrata, di ogni bambina e bambino siano grammi. Peraltro, sono volte a favorire la sorealizzati in larga parte giovani stenibilità dei progetti coloro che usufruidi sviluppo, l’incluscono del microcredito, sione di soggetti diversi dalle istituzioni e la necessità, per il tanto nei Paesi in Via di Sviluppo (Pvs) quanto mondo del volontariato e delle Ong, di atti- in alcune delle aree depresse dell’emisfero varsi per una raccolta di fondi che non sia il nord: immigrati, ma anche famiglie e imprensolo trasferimento dai grandi donatori inter- ditori che necessitano di credito per avviare le rispettive attività e che trovano difficoltà di nazionali. Insomma, il microcredito vive oggi una fase relazione con il mondo bancario tradiziodi rilevante sofisticazione, che può essere il nale, sia nei servizi di raccolta che, sopratpreludio ad un ricorso più ampio a questo tutto, nei servizi di impiego.

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I numeri stanno lì a dimostrare come in Italia, in Spagna, in Francia siano numerose le esperienze di microcredito e le attività avviate grazie a questo strumento. C’è da aggiungere che proprio l’immigrazione, con il suo patrimonio di sviluppo potenziale, è una risorsa che parecchio opera e usufruisce di dinamiche economiche non tradizionali. Le rimesse, ad esempio, costituiscono ancora la prima fonte di finanziamento per le fasce di popolazione più povere dei Pvs. Esse sono quel flusso di denaro che fa di un immigrato un operatore economico di grande rilievo e un potenziale promotore dello sviluppo del proprio paese d’origine. La microfinanza costituisce il principale – e in molti casi l’unico – strumento di sostegno economico per le iniziative produttive dei Pvs. Ma il rapporto tra rimesse e microfinanza è ancora molto debole ed episodico. Gli intermediari finanziari si stanno sempre più accorgendo che questi “segmenti” (immigrati, giovani imprenditori, piccoli agricoltori, microimprese artigiane) possono costituire un mercato potenziale importante, nel quale le banche si possono inserire in condizioni di economicità, purché mettano in atto misure interne di innovazione di processo e di prodotto. La banca diventa quindi attore di sviluppo,

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viene responsabilizzata nel suo ruolo e partecipa consapevolmente a processi di lungo periodo. La microfinanza è anche strumento per promuovere l’uguaglianza tra i generi e facilitare l’accesso delle donne all’uso della totalità dei servizi finanziari. Meno secolarizzate e con più problemi ad accedere a forme di finanziamento, le donne sono di solito tra i soggetti più vulnerabili nei Pvs e più colpiti da situazioni di crisi e sottosviluppo. Relativamente ai programmi di microcredito, le donne hanno dimostrato nella stragrande maggioranza dei casi di essere capaci di gestire le risorse finanziarie e restituire puntualmente i prestiti erogati. Esse hanno dimostrato una maggiore propensione rispetto all’investimento duraturo del denaro, in spese sanitarie e per l’educazione dei figli, e si sono fatte promotrici anche di una primordiale cultura del risparmio in paesi in cui tale pratica era pressoché sconosciuta. In Africa tale scenario sta cominciando a produrre i primi effetti positivi. In Niger, ad esempio, circa il 40% di tutte le piccole imprese sono gestite attualmente da donne, mentre in Burkina Faso esse occupano circa i due terzi degli impieghi nel settore dei servizi. In Benin, invece, i microprestiti femminili concessi dalle istituzioni finanziarie del paese hanno fornito


alle donne la possibilità di mettere in piedi una forma di welfare parallelo, fatto di congedi di maternità e di mutuo soccorso sanitario. Secondo alcuni osservatori, la maggioranza della popolazione maschile africana non solo sembra aver accolto favorevolmente l’ascesa imprenditoriale femminile ma si dimostra maggiormente rispettosa nei confronti delle donne che hanno raggiunto l’indipendenza economica dopo aver beneficiato di un programma di microcredito. L’errore fatale sarebbe quello di considerare queste testimonianze come lontane da noi. La crisi sta mettendo a dura prova non solo la solidità del nostro sistema finanziario, ma soprattutto quella del nostro modello di sviluppo. La forbice tra agio e indigenza si allarga costantemente nel mondo occidentale e il peso del debito pubblico mette in discussione uno dei pilastri della storia delle democrazie liberali contemporanee: la capacità di garantire ai più deboli una vita dignitosa. Il Comitato Italiano per l’Unicef non da oggi richiama i pericoli legati ad un restringimento del perimetro di tutela dei diritti, soprattutto dei bambini e dei giovani. Essi sono l’anello debole di una catena che sta soffrendo gli effetti di un periodo troppo lungo nel quale la virtualizzazione dell’economia ha spostato l’equili-

brio dal soddisfacimento dei bisogni al perseguimento dell’interesse. Le principali emergenze che si profilano non riguardano soltanto il drammatico bilancio della malnutrizione o della mortalità infantile, ma altresì l’aumento impressionante del numero di nuovi poveri nel mondo cosiddetto opulento, l’impossibilità, per molte famiglie, di garantire salute ed istruzione di base ai figli, la riduzione, quindi, del numero e della qualità di opportunità per i più giovani di perseguire il benessere e l’ambizione ad una condizione soddisfacente. Il microcredito e la microfinanza, in sintesi, possono essere strumenti utili a riequilibrare i rapporti nelle dinamiche di sviluppo, rifondando un modello sociale ed economico che metta al centro la persona e che tenda a premiare la capacità di ciascuno di vedere realizzate le proprie aspirazioni. I grandi progetti si fanno a partire dai piccoli numeri. Quelli del microcredito sono numeri ogni giorno più importanti ed è preciso dovere di chi, a diverso titolo, si occupa di tutelare i diritti dell’individuo, esaltarne la capacità di dare forma ad un modello di sviluppo che sia più equo e più duraturo. Se sapremo valorizzare queste considerazioni allora non avremo sprecato questa crisi.

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L’Associazione Studi e Ricerche

per il Mezzogiorno elabora con scadenza semestrale un Focus sulla situazione delle economie locali, che prevede l’analisi dei principali dati economici, finanziari e produttivi disponibili per il Mezzogiorno d’Italia e per ciascuna delle otto regioni ad esso appartenenti. Per ragioni storiche e di prossimità geografica alle regioni del Mezzogiorno si è aggiunto, di recente, anche il Lazio

Focus sulle economie

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e regionali

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a composizione del Pil meridionale presenta delle differenze rispetto a quelle dell’Italia per un disavanzo commerciale nettamente maggiore (22,1% contro 1,6% dell’Italia), segnale che il Mezzogiorno è importatore netto di risorse dalle altre aree del Paese. La composizione settoriale del Valore Aggiunto segnale un’economia caratterizzata da un rilevante peso dei Servizi il cui peso è del 76% rispetto al 70% nazionale. Il settore delle Costruzioni e il settore dell’Agricoltura sono di poco superiori a quello nazionale. L’incidenza dell’Industria, invece, risulta minore (13,7% contro il 21,1% dell’Italia). In termini di modello di specializzazione, la situazione del Mezzogiorno è diversa da quella italiana. Il primo settore, in entrambi, è quello dei beni strumentali e mezzi di trasporto (25,4% il peso del Mezzogiorno / 30,7% in Italia) mentre, al secondo posto nelle regioni meridionali abbiamo alimentari, bevande e tabacco (con un peso del 15,5% rispetto al 9,5% dell’Italia) contro il metallo e prodotti in metallo dell’Italia. Al terzo posto nel Mezzogiorno troviamo il settore del metallo e dei prodotti in metallo (14,6%) mentre in Italia ritroviamo il settore del legno, gomma e plastica (11,3%) . Le esportazioni meridionali nel corso del quarto trimestre 2009 sono crollate del 29% su base tendenziale. A livello nazionale la riduzione è stata più contenuta: -21%. L’analisi dell’export per aree geografiche vede ai primi tre posti tra i paesi di destinazione dei prodotti meridionali, nell’ordine Germania, Francia e Spagna, con un peso simile (compreso tra l’9% ed l’11%). In consistente calo le esportazioni verso questi tre Paesi nel IV trimestre 2009 rispetto all’analogo periodo del 2008:la Germania ha fatto registrare 21%, la Francia -29% e la Spagna -44%. Il tessuto imprenditoriale (al netto del settore agricolo) del Mezzogiorno fa registrare un lieve tasso di crescita nel 2009: +0,14%, a fronte del dato nazionale che invece evidenzia una contrazione (0,26%). È soprattutto la Campania a conMicrocred it o

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tribuire a questa performance con un incremento delle imprese attive dell’1,16%, seguita da Molise ed Abruzzo con aumenti più contenuti. Sul fronte del settore dei beni strumentali e dei mezzi di trasporto nel Mezzogiorno, nonostante in media le imprese abbiano incrementato il proprio livello di fatturato rispetto al 2005, attualmente il mercato segue una fase piuttosto statica con un abbassamento dei ricavi dell’1,3%. Ciò non significa tuttavia che le imprese non stiano in qualche modo cercando di evolversi e ristrutturarsi così come dimostrano gli incrementi delle immobilizzazioni materiali, il consolidamento patrimoniale, e la riduzione nel numero medio dei dipendenti. La gestione operativa mantiene la propria redditività anche se ha da recuperare margini di efficienza. Gli indicatori di crescita confermano che il settore agroalimentare è uno dei meno colpiti dall’attuale periodo di crisi. In effetti si osservano consistenti aumenti nel fattu-

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rato (+9,0% rispetto al 2007), negli investimenti totali (+12,7%), nelle immobilizzazioni materiali (+30,5%) e nel patrimonio netto (+31,8%). Nonostante questo, comunque il settore non gode di grossi margini reddituali. Nonostante il valore aggiunto pro capite sia aumentato (sostanzialmente per la riduzione verificatasi nel numero medio di dipendenti) ulteriori recuperi di efficienza sicuramente gioverebbe ad un maggior equilibrio economico finanziario delle imprese. Anche il settore dei metalli e dei prodotti in metallo, dopo una fase di ripresa che lo ha visto crescere del 23,6% in termini di fatturato medio aziendale, risente in modo evidente dell’attuale congiuntura (con un calo del 2,1% del fatturato). Ciò nonostante crescono anche (se in modo inferiore rispetto al 2005), il livello medio degli investimenti totali (+6%) e quello delle immobilizzazioni materiali (+25,2%). Positiva è anche la riduzione del rapporto di rischio (che si presenta nella normalità con un valore di

1,93) generata da un buon aumento nel patrimonio netto medio aziendale (+16,6%). In conclusione la non ottimale situazione economica non ha minato ancora l’equilibrio economico ne tanto meno quello finanziario delle aziende (almeno quelle non uscite dal mercato). Tuttavia occorrono misure preventive affinché ciò non avvenga in futuro. Gli Impieghi Nel Mezzogiorno gli impieghi totali – che rappresentano il 15,3% dell’Italia - hanno fatto registrare a dicembre 2009 una crescita su base annua del 4,9%, e una lieve ripresa del tasso di crescita su base trimestrale, evidenziata nella variazione congiunturale del +1,9% rispetto agli ultimi due trimestri di rilevazione quando gli impieghi erano cresciuti dello 0,4 e 1,7%. Le attività produttive (famiglie produttrici e imprese non finanziarie), che assorbono il 55,4% del totale degli impieghi concessi, hanno fatto segnare una crescita congiunturale del 1,4% (c’era stata una crescita zero nei due trimestri precedenti).


In tema di rischiosità degli impieghi, nel Mezzogiorno si registra, a dicembre 2009, una netta ripresa delle sofferenze su base annua (+28,5%), segnali evidenziati anche nelle dinamiche congiunturali (+6,7% negli ultimi tre mesi), che si sono manifestati dopo una progressiva contrazione registrata negli ultimi tre trimestri del 2008. Le sofferenze rettificate sul totale sofferenze risultano in progressivo aumento (dal 106,3% del giugno 2008 al 113,1 di dicembre 2009) segnale questo che sta ad indicare una dinamica del rischio potenziale ancora elevata. La Raccolta Il Mezzogiorno esprime a dicembre 2009 il 16,4% del totale della raccolta diretta in Italia, con un incremento del 9% sull’analogo periodo del 2008. La variazione congiunturale mostra un andamento crescente con gli evidenti picchi di dicembre legati al calcolo degli interessi. Le famiglie consumatrici del Mezzogiorno detengono il 71,2% della raccolta contro il 59,4% dell’Italia. Tale dato, in crescita tendenziale del 11,4%, è sintomatico degli spostamenti di ricchezza sulle forme di raccolta più tradizionali e dello

stato di attesa dei cittadini. Nel IV trimestre 2009 il numero di occupati nel Mezzogiorno è risultato pari a 6.223.000 unità (equivalente al 27,3% dell’Italia), con una dinamica negativa nel Mezzogiorno che registra una discesa tendenziale del 3% (anche se in ripresa rispetto al trimestre precedente). Il numero delle persone in cerca di occupazione aumenta a ritmi meno elevati delle altre macroripartizioni. Nel Mezzogiorno il tasso di disoccupazione non esprime pienamente lo stato di difficoltà lavorativa della macroarea per effetto della rinuncia a cercare lavoro soprattutto da parte della donne; si rilevano, dunque, fenomeni di scoraggiamento soprattutto della forza lavoro femminile (su base annua il calo delle donne in cerca di occupazione sfiora difatti il 10%). Il numero di inattivi registra un’ulteriore sensibile espansione nel Mezzogiorno (+2,4 %, pari a 160.000 unità). A marzo 2010 cresce ancora la richiesta di cassa integrazione del Mezzogiorno anche al netto della compo-

nente edilizia esposta alle forti variazioni meteorologiche. La cassa integrazione ordinaria risulta in aumento, su b.a. di circa il 20% mentre si riscontra un ricorso alla cassa integrazione straordinaria inferiore rispetto al resto del Paese (che registra un vero boom di cigs) anche se i valori percentuali si mantengono sempre molto consistenti (Sud: 328,06% contro Italia 373,13%). Quest’ultima gestione assorbe i due terzi del totale delle richieste di cassa integrazione, e, l’alto numero segnala come molte aziende, versando ancora in uno stato di particolare difficoltà, attingano alla gestione straordinaria. Per quanto riguarda i settori che maggiormente utilizzano la cassa integrazione ordinaria, si segnala che su un totale di 6,4 milioni di ore, l’industria meccanica continua ad essere il settore che richiede il maggior numero di ore. Il settore si attesta su un totale di 3,7milioni di ore autorizzate

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pari al 60% circa del monte ore di cassa ordinaria concesse. Seguono il settore dell’abbigliamento che si attesta su un monte ore concesso di 566mila ore e il settore della chimica e della petrolchimica. Le industrie che hanno fatto meno ricorso alla cassa integrazione sono state: l’energia elettrica, le attività connesse con l’agricoltura, l’estrazione di minerali metalliferi e non. Infrastrutture -Su proposta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (Cipe) ha assegnato 413 milioni di euro alla prima fase attuativa del “Programma opere minori ed interventi finalizzati al supporto dei servizi di trasporto nel Mezzogiorno”. Project Financing (dati tratti dall’Osservatorio Nazionale del Partenariato Pubblico Privato) Nel corso del 2009, nelle re-

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gioni meridionali sono state intraprese 839 iniziative di finanza di progetto con una crescita del 6,7% rispetto all’anno precedente in cui le gare censite ammontavano a 783. Le classifiche territoriali vedono al primo posto, per numero di progetti, la Campania con 175 iniziative (pari al 20,8% del totale), seguita dalla Puglia con 157 gare (18,7% del totale). In relazione all’ambito di attività, le amministrazioni del Mezzogiorno hanno richiesto interventi soprattutto nel settore delle “reti” con 185 iniziative (22% del totale); seguono il comparto degli “impianti sportivi” (175) e quello dell’”arredo urbano e del verde pubblico” (113). In coda alla classifica, invece, le gare per il comparto “direzionale” e per l’“igiene urbana” con, rispettivamente, 1 e 4 iniziative. Fondi comunitari Dal Rapporto Strategico Nazionale 2009 presentato dal

Governo alla Commissione Europea emerge che, nell’ambito del Quadro strategico nazionale 2007-2013, le regioni del Mezzogiorno fanno registrare, a fine anno, una spesa certificata pari a 1.458 milioni di euro (pari al 6,3% del totale) e un ammontare di risorse allocate pari a 9.233 milioni di euro. I migliori risultati si registrano per i programmi nazionali, nell’ambito dei quali l’avanzamento maggiore si registra per il Pon Fesr “Reti e Mobilità” dell’Obiettivo Convergenza con un’allocazione pari a ben il 99,7% della dotazione complessiva. Per i programmi regionali, invece, il primato spetta al Pon Fesr Campania con una percentuale del 77%, seguito dal Pon Fesr Basilicata (62%); in coda il Pon Fesr Sicilia (3%). Nell’ambito del Fse, invece, i migliori risultati sono per i PO Basilicata e Molise che hanno, rispettivamente, attivato risorse, per il 46,7% ed il 48,9%.


A proposito di

Global Compact Il Global Compact è un'iniziativa presentata per la prima volta dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan nel ‘99 a Davos in occasione del World Economic Forum. In tale circostanza il Segretario Generale ha chiesto ai leader delle imprese di contribuire alla creazione di un mercato globale più sostenibile e inclusivo, invitandoli ad accettare e applicare dieci principi universali nelle aree dei diritti umani, delle norme del lavoro e della tutela dell'ambiente. Inizialmente hanno aderito circa 50 grandi im-

prese. Attualmente se ne contano più di 4.700 nel mondo, tra cui 200 italiane. Strutturata come una partnership pubblicoprivata tra le Nazioni Unite, il settore privato, i governi e la società civile, l'iniziativa ha lo scopo di salvaguardare la sostenibilità sociale ed ambientale dei processi di crescita economica, affermare un insieme di regole basilari di comportamento etico e morali da parte delle imprese, fungere da catalizzatore per azioni a sostegno delle iniziative delle Nazioni Unite, con un'attenzione Microcred it o

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imprese

particolare agli Obiettivi del Millennio. Il Global Compact è un’iniziativa volontaria e mira a due obiettivi di base: 1. far diventare i principi del Global Compact parte integrante delle politiche e delle azioni del maggior numero di imprese possibili; 2. favorire la cooperazione tra i principali attori per la risoluzione dei problemi collettivi.

Imprese e Global Compact Nell’evento di presentazione del Global Compact tenutosi a Roma nel 2009, Marco Frey, membro del Global Compact Learning Forum Academic Network dell’Onu e Alessia Sabbatino, Responsabile della Segreteria Tecnica del Global Compact Network Italia, hanno individuato gli aspetti generali ed operativi del GC, con particolare riferimento all’impegno che assumono le imprese che sottoscrivono i principi del GC. Entrando nel dettaglio, i due autori affermano che le imprese che aderiscono al Global Compact si impegnano a: • applicare i cambiamenti necessari nelle

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operazioni aziendali, così da far diventare il Global Compact e i suoi principi parte integrante della strategia, della cultura e delle operazioni quotidiane; • rendere noto il proprio impegno a rispettare il GC e i suoi principi attraverso comunicati stampa, conferenze, interventi, ecc.; • pubblicare in un rapporto annuale (o in rapporti aziendali simili) una descrizione delle modalità con cui si è aderito e applicato il GC e i suoi dieci principi.

Perché aderire al Global Compact? L’impresa che aderisce al Global Compact assicura un alto contenuto di etica sociale ai suoi prodotti e, promovendo presso le proprie consociate all’estero ed i propri fornitori nei paesi terzi, il rispetto e l’applicazione dei principi della responsabilità sociale, contribuisce al rafforzamento dei processi di sviluppi sostenibile. In una ricerca presentata al Global Compact Annual Review, Leaders Summit nel 2007, sono state messe in luce quelle che sono le ragioni che spingono le imprese ad aderire ai principi del Global Compact.


La situazione in Italia taforma nazionale per la realizzazione di attività di promozione e diffusione del Patto sul territorio italiano. A esso partecipano tutte le organizzazioni italiane aderenti al Global Compact, ovvero 200 organizzazioni, il 70% delle quali è rappresentato da imprese e il restante 30% da altre organizzazioni. Le imprese che aderiscono al Global Compact si impegnano ad integrare nelle loro politiche, strategie ed attività dieci principi relativi ai diritti umani, diritti del lavoro, tutela dell’ambiente e lotta alla corruzione. Il principio fondamentale che è sotteso al Global Compact è, infatti, che l’impegno verso la cittadinanza d’impresa debba manifestarsi innanzitutto all’interno dell’organizzazione stessa inclu-

aiutandole nell’attuazione di principi e valori che non hanno soltanto una valenza solidaristica, ma che possono risultare decisivi per la loro crescita e la loro affermazione economica. Sabbatino definisce il Global Compact come “una rete di reti”. L’ufficio del Global Compact di New York incoraggia, infatti, la creazione di network al livello regionale, locale e nazionale che aiutino a promuovere l’iniziativa e a renderla sostenibile. Si tratta di iniziative spontanee sviluppate da soggetti particolarmente sensibili, che decidono di incentivare nelle loro aree di intervento la realizzazione di attività a sostegno del Global Compact. Il Global Compact Network Italia, presieduto dal prof. Marco Frey e coordinato da Fondaca, Fondazione per la cittadinanza attiva, in collaborazione con l’Ufficio del Global Compact di New York, agisce come piat-

dendo i principi e valori universali nella visione strategica dell’impresa, nella cultura organizzativa e nelle operazioni quotidiane. Le Comunicazioni annuali sono lo strumento attraverso il quale le imprese che hanno aderito al Global Compact informano i loro stakeholder delle attività e dei risultati raggiunti nella implementazione dei dieci principi promossi dall’iniziativa. Entro due anni dall’adesione al Global Compact, e successivamente ogni anno, le aziende aderenti sono tenute a redigerla, a condividerla con i propri stakeholder e a pubblicarla sul sito del Global Compact. Nel caso in cui ciò non avvenga, le aziende vengono inizialmente classificate come “non comunicanti”. Per quanto riguarda la situazione italiana, il 76% delle aziende aderenti al Global Compact è attivo. Microcred it o

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imprese

Dall’ottobre del 2003 il Ministero degli Affari Esteri Italiano si è impegnato in un’importante azione in supporto dell’iniziativa dell’Onu per la Responsabilità Sociale delle Imprese, finanziando il progetto "Sviluppo sostenibile attraverso il Global Compact". Il progetto rappresenta una forma innovativa di sostegno e promozione integrata del Global Compact, della Dichiarazione Tripartita dell’Ilo e delle Linee Guida Ocse sulle Multinazionali, quali strumenti internazionali fondamentali in materia di Responsabilità Sociale delle Imprese e di dimensione sociale della globalizzazione. Si rivolge in modo particolare al mondo delle Piccole e Medie Imprese che costituiscono l'ossatura della nostra economia,

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tecnologie

Gli scenari hi tech

della finanza inclusiva Il settore microfinanziario e la lotta alla povertà dipenderanno in modo crescente dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Tic). Attorno a questa certezza esistono una pluralità di interrogativi, legati alla qualità delle tecnologie esistenti e future, alla loro diffusione, agli investimenti che il pubblico, il privato ed il no-profit dedicheranno allo sviluppo ed alla promozione delle stesse. Già da diversi anni il tema è al centro dei dibattiti promossi presso i più prestigiosi forum internazionali. C’è infatti la necessità di suscitare confronti positivi in merito alle implicazioni e alle potenzialità degli strumenti della tecnologia rispetto alla lotta alla povertà ed all’esclusione sociale. Qualunque sia lo scenario (o gli scenari) che il futuro ci riserva, è opportuno che una rivista che si propone diventare un punto di riferimento internazionale per il mondo microfinanziario dedichi una particolare attenzione alla realtà attuale del settore e alle prospettive di crescita e sviluppo dello stesso.

di Giovanni Nicola Pes Istituzioni finanziarie e Tic Nei paesi sviluppati, i servizi di online banking e i servizi attraverso gli sportelli automatici hanno dei costi pari a circa un quinto di quelli offerti attraverso gli strumenti tradizionali. Ciò costituisce una chiara evidenza della capacità delle Tic di incidere sull’operatività degli istituti di credito. Tuttavia, il campo resta in parte inesplorato e non si conoscono le reali implicazioni che le Tic possono avere nello sviluppo dei servizi finanziari inclusivi. Per comprendere meglio la questione è opportuno indagare attorno alle seguenti domande:

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• le istituzioni finanziarie fanno ricorso alle Tic per fornire dei servizi alle fasce meno abbienti della società? • In che modo le banche ottengono un profitto dall’utilizzo di queste tecnologie? • I nuovi circuiti tecnologici consentono di fare della microfinanza un settore redredditizio per le banche? • I poveri hanno accesso a dei servizi grazie a queste tecnologie? • Quali lezioni possiamo trarre dai primi risultati prodotti dall’utilizzazione di quequeste tecnologie?


Quali sono le tecnologie? Nei Paesi in via di sviluppo, la maggior parte dei lavoratori, in particolare quelli che operano nelle economie informali, vengono retribuiti con denaro contante. Le transazioni in contanti possono essere trattate attraverso due tecnologie: lo sportello automatico, che può accettare, stoccare e rilasciare contanti, o il Terminale Punto di Vendita (Tpv), detto comunemente Pos (dall’inglese Point of Sale), presente negli eser-

cizi commerciali. Mentre in passato la mancanza e l’inaffidabilità delle infrastrutture delle telecomunicazioni e di distribuzione elettrica costituivano, soprattutto nelle zone rurali, un ostacolo all’utilizzo degli sportelli automatici o dei Tpv, oggi queste tecnologie sono molto più diffuse. Ciò anche in ragione dell’abbassamento del prezzo del materiale necessario alla costruzione delle infrastrutture. Tra il 1999 ed il 2008, il numero di abbonati a dei servizi di telefonia mobile in Africa è passato da 7,5 a 250 milioni. Inoltre, gli utenti sono più numerosi dei proprietari di telefoni cellulari: nelle zone rurali dell’Africa del Sud, in quanto gli analfabeti che non posseggono un telefono cellulare chiedono ed ottengono il supporto di quanti invece posseggono un telefono per trasmettere i propri messaggi. Al contempo, le tecnologie progrediscono rendendo sempre più facile e meno costose le transazioni monetarie. Visa International, per esempio, ha messo a punto un sistema di Tpv senza cavo alimentato da delle pile, utilizzabile anche nelle più remote zone rurali. Tale ap-

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Le istituzioni finanziarie fanno ricorso alle Tic per fornire dei servizi alle fasce meno abbienti della società? Secondo i dati di una ricerca del Consultative Group to Assist the Poor (Cgap, 2007), 62 banche e Istituzioni di microfinanza di 32 paesi hanno dichiarato di far uso di sportelli automatici, TPV e telefonici cellulari al fine di fornire i propri servizi. Quasi il 75% delle istituzioni che hanno partecipato alla raccolta dei dati sono delle banche che operano su mercati molto vasti (come l’India, il Brasile, l’Africa) o su mercati di piccole dimensioni (come la Namibia o il Guatemala).

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tecnologie

parecchio costa 125 dollari, mentre la maggior parte dei sistemi Tpv utilizzati nei paesi sviluppati costano circa 700 dollari.

Sportelli automatici La maggior parte delle banche che ha partecipato all’inchiesta menzionata ha dichiarato di utilizzare degli sportelli automatici. È possibile dedurne che gli istituti bancari mirano ad intercettare una clientela che abita le zone urbane e perturbane. Infatti, tali tecnologie hanno la necessità di una costante alimentazione di elettricità ed una connessione ininterrotta alla rete di telecomunicazioni.

Sistemi di Tpv Come è noto, i Tpv servono generalmente a gestire i pagamenti. Possono avere la forma di un lettore di carte, di un cellulare, di un computer personale, di un lettore di codici a barre o di qualsiasi altro strumento capace di identificare il cliente e ricevere delle istruzioni ai fini di una transazione monetaria. La maggior parte dei Tpv sono tuttavia dei terminali lettori di carte. La tecnologia Tpv utilizza una linea telefonica, una connessione di telefono cellulare o una connessione internet, per trasmettere delle istruzioni da un conto all’altro. Un Tpv non costituisce un circuito bancario in se. È quasi sempre necessaria la presenza di un operatore umano, per esempio per identificare il cliente ed interagire con lo stesso al fine di avviare le operazioni. Allo stesso modo, una banca conta su questo operatore per rispondere alle domande dei clienti, spiegare le caratteristiche di un dato prodotto ecc. In alcuni casi il punto di vendita che ospita il Tpv e offre dei servizi bancari incrementa i propri guadagni attraverso una percentuale delle commissioni bancarie. Quali servizi finanziari possono essere offerti attraverso un Tpv? Attraverso i Tpv può essere offerta una

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vasta gamma di servizi finanziari. La tabella 1 descrive i tre modelli che le banche possono adottare per offrire tali servizi. Nel primo modello le banche o le società di elaborazione dei pagamenti prestano dei Tpv a dei punti di vendita al dettaglio, al solo scopo di percepire delle commissioni attraverso il trattamento dei pagamenti elettronici dei clienti. È in questo modo che la maggior parte delle banche del mondo utilizza i sistemi Tpv. Il punto di vendita al dettaglio versa dunque alla banca una percentuale di tali transazioni. Alcune banche consentono ai propri clienti di effettuare dei prelievi nei punti vendita al dettaglio; prelievi che sono addebitati sul conto pagato alla cassa. Nel secondo modello le banche offrono una gamma più estesa di servizi finanziari attraverso un sistema Tpv o un telefono cellulare. I clienti possono utilizzare le carte bancarie ed i sistemi TPV per depositare e ritirare denaro contanti e trasferire denaro a titolari di altri conti. Grazie ad un parternariato concluso con Safaricom, filiale di Vodafone, Faulu, Istituzione di microfinanza che opera in Kenia, ha promosso un sistema chiamato M-Pesa che consente ai propri clienti di ricevere o prestare denaro utilizzando un semplice cellulare, attraverso degli sms, a costi bassissimi. Nel secondo modello descritto, i clienti si recano generalmente in un’agenzia per aprire un conto o compilare un modulo disponibile nei punti vendita al dettaglio. In Brasile i clienti del Banco Popular, una succursale del Banco do Brasil, possono aprire un conto semplicemente immettendo il proprio codice fiscale ed il proprio codice postale nel sistema Tpv. Nel terzo modello, le banche fanno ricorso ad un sistema Tpv per fornire la gamma completa di prodotti e servizi, compresi i prestiti, offerti dalle agenzie della stessa banca. Certamente, la verifica del merito creditizio dei clienti quando si opera attraverso gli strumenti tecnologici resta una questione non risolta.


STUDIO CAREFIN BOCCONI

L’IDENTIKIT

DEL MERCATO ITALIANO

Lo scenario è caratterizzato da investimenti a medio/lungo termine, concentrati su espansioni e buy-out e da performance migliori dove ci sono consiglieri indipendenti dediti

L’abilità di crescere attraverso la leva finanziaria e quella di ridurre l’holding period delle partecipazioni sono note come fattori che impattano positivamente sul rendimento degli investimenti in capitale di rischio (private equity e venture capital) ma i risultati di uno studio del Carefin Bocconi, Centre for applied research in finance, sottolineano che anche le scelte in ambito di corporate governance, e in particolare il controllo esercitato

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sui board delle partecipate tramite l’utilizzo di consiglieri indipendenti, incidono positivamente. Lo studio, condotto da Stefano Caselli, ha analizzato tutte le operazioni in capitale di rischio (987 in totale) avvenute in Italia tra il 1998 e il 2007. I dati illustrano che gli investitori agiscono con un orizzonte di medio/lungo termine (l’holding period medio è di 34 mesi), che la dimensione


media delle operazioni è di 6,76 milioni di euro e la media della partecipazione detenuta nell’impresa in cui si investe è del 23% (in nessuna operazione il fondo ha acquisito una partecipazione di maggioranza). Nel 97% dei casi dove è avvenuto i fondi hanno scelto un solo membro del cda. Le imprese target sono per la maggior parte di proprietà di individui o famiglie e il mercato si concentra maggiormente su operazioni di espansione (52%) e di buy-out (26%) e meno su start-up (13%). La modalità di uscita prevalente invece risulta il trade sale (82% dei casi). La media del ritorno sull’investimento (l’Irr - internal rate of return) è generalmente positiva (il valore medio è di 11,67%) e risulta più alta nei casi di operazioni di espansione (media del 30,6%) e di buy-out (33,84%). Analizzando separatamente le operazioni in cui gli investitori hanno imposto consiglieri indipendenti sui board delle imprese partecipate (436) e quelle dove non è avvenuto (551), lo studio illustra che le operazioni con consiglieri indipendenti mostrano una perfor-

mance più elevata (13,29% contro CosvèlasigladelComitatoperil 10,38% di Irr). “Molti investitori in coordinamentodelleOrganizzazioni capitale di rischio perilServiziodiVolontariato, utilizzano i consichedaoltrequarant’annipromuove glieri indipendenti una"culturadellacooperazione" come strumento per intesacomesolidarietàtraipopoli migliorare la performance e i risulelottacontromeccanismi tati suggeriscono checreanodisuaglianze che ha un impatto positivo - anche se le performance migliori sono influenzate anche da crescita industriale, struttura finanziaria e holding period,” spiega Caselli. Lo studio illustra inoltre che le operazioni effettuate da fondi gestiti da banche hanno performance peggiori, dato che gli incentivi a valorizzare al massimo gli investimenti sono meno chiari, e che questo impatto negativo sui rendimenti è maggiore nei casi in cui la banca ha precedentemente elargito prestiti all’azienda partecipata. Proseguendo, l’analisi ha verificato se le caratteristiche dei singoli consiglieri influiscono in maniera diversa sugli investimenti. Analizzando le imprese in cui sono presenti consiglieri indipendenti, i risultati sottolineano che, prima o durante l’investimento, il numero di partecipazioni e presenze in organi amministrativi di nomina della sgr sono negativamente, e significativamente, correlati con il ritorno sull’investimento. “Nelle imprese in cui la figura dei consiglieri indipendenti è presente, il profilo di ciascun consigliere sembra essere statisticamente significativo per la realizzazione del risultato finale,” spiega Caselli. “I consiglieri indipendenti con molte nomine, con ogni probabilità, non sono così indipendenti come potrebbe sembrare ed è plausibile che la loro designazione non sia utilizzata per la realizzazione di obiettivi di performance, ma per obiettivi non legati a questo aspetto. Inoltre, l’abilità di monitoraggio dei consiglieri scelti dai fondi d’investimento si indebolisce quando sono eccessivamente impegnati su troppi fronti.” Microcred it o

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Il mestiere di GENERARE SVILUPPO di Pierluigi Bolla, presidente di Informest Sul ruolo di Agenzie come Informest destinate all'internazionalizzazione grava spesso una certa confusione, che credo valga la pena sgombrare in questa sede: questo perché la cooperazione internazionale è da sempre sinonimo di lotta alla povertà. Informest ha ormai vent'anni di esperienza nel campo. Nata nel 1991, all'indomani della caduta del muro di Berlino, con l'obiettivo di fare conoscere il grande potenziale dell'Est Europa, nel corso degli anni Informest ha saputo rinnovare i confini del proprio mandato, allargando il proprio bacino d'azione, e confrontandosi sempre con l'evoluzione storica, economica e politica dei paesi - numerosissimi in cui ha portato e porta avanti progetti di cooperazione economica. Dall'osservatorio del triveneto in cui è saldamente radicata, il lavoro di Informest si è spesso dimostrato un labora-

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torio di azioni, a volte molto innovative, non solo nella lotta contro la povertà, ma a favore dello sviluppo tout court. I nostri progetti cercano di generare sviluppo, piuttosto che di portarlo da qualche parte: è una differenza importante. Nel nostro lavoro abbiamo sempre privilegiato forme di cooperazione economica internazionale, perseguendo tipi di attività che non rischiassero di riportarci indietro, di riportarci, quindi, a quella mancanza di partecipazione che è uno dei difetti più noti che si imputano alla cooperazione internazionale di vecchio stampo. Sono valori decisamente attuali quelli che la cooperazione decentrata propone, come l’assenza di centralismo e di assistenzialismo, a favore invece di azioni che puntano sul coinvolgimento dei soggetti locali, alimentandone lo sviluppo. Per soggetti locali vanno qui intese tutte le parti economiche coinvolte, non solo il tessuto economico del paese destinatario del progetto ma anche dell’area da cui il progetto viene avviato. E’ forse il punto cui teniamo di più come promotori di sviluppo internazionale (ed è forse uno dei punti meno noti): la reciprocità dello scambio e dei benefici. Si tratta di un aspetto fondamentale per chi si occupa di cooperazione economica internazionale, e molto tipico del lavoro di Informest che, tra l'altro, da sempre si è confrontata con territori storicamente particolari e per i quali era ed è del tutto fuori luogo ragionare in termini assistenzialistici. Se cito alcuni di questi progetti è proprio perché, da imprenditore, credo sia la concretezza


degli interventi che meglio può sgombrare il campo da qualsiasi dubbio. Adc (Adriatic Danubian Clustering), progetto che promuove le potenzialità dei distretti nell’area Adriatico-Danubiano; o Seenet (progetto di punta del Ministero degli Esteri) che si occupa di turismo, pianificazione territoriale e Pmi tra Italia e Sud Est Europa, iCON, progetto nato per favorire azioni comuni tra gli imprenditori di Pmi italiane e slovene per accrescere la competitività delle due aree: credo sia evidente, in cia-

dello della cooperazione sociale italiana in Montenegro e Croazia. Mi sembra importante precisare come ciascuna di queste sigle trasformi fondi in investimenti, in contatti reali tra aziende, in scambi produttivi che segneranno sempre più l’evoluzione del nostro export (se fondi europei, poi, si tratta di liquidità cospicue cui persino i cosiddetti "paesi non poveri" non sono più tanto abituati). Mai come in questo periodo, l’esperienza maturata nell’ambito della cooperazione economica

scuno di questi esempi, come l’azione promossa abbia una ricaduta favorevole anche sul nostro territorio. Ancora, guardando a un passato recente, penso a progetti come Procoop – che promuove il mo-

internazionale può fornire spunti e strumenti quanto mai attuali, se non urgenti. Mai come oggi, riuscire a generare sviluppo altrove - ovunque questo altrove sia - è questione che ci riguarda tutti, e da molto vicino.

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Il microcredito nell’antologia dell’ottimismo Festival di Polverigi (Ancona) Uno dei momenti più significativi nel panorama dei festival europei. L'idea fondativa è quella di un teatro capace di abitare la comunità, un teatro inteso come luogo, o per meglio dire, contaminazione di luoghi e di linguaggi: ogni anno in luglio lo spazio urbano di Polverigi si trasforma in scena, lo spazio del teatro e quello della comunità si confondono sovrapponendosi, all'insegna della più assoluta libertà espressiva. Cortili, botteghe, piazze e cantine si animano di musica, danza e teatro, spesso in iperboliche contaminazioni di generi.

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Tra tanto disfattismo, il festival “Inteatro” di Polverigi ha concluso la sua stagione con «Un’antologia dell’ottimismo», spettacolo in prima italiana di Pieter De Buysser e Jacob Wren. Frutto di una raccolta di commenti, brani musicali, testi e disegni chiesti a intellettuali, artisti, scienziati, politici e giornalisti, la performance è una disquisizione ironica e coinvolgente in cui i due autori recitano un gioco delle parti sul pessimismo e l’ottimismo. Cartelli alla mano, ognuno con la propria citazione che viene proiettata su uno schermo gigante, De Buysser e Wren si interrogano sulla possibilità, nel XXI secolo, di un ottimismo critico, nonostante le profonde disuguaglianze sociali e i problemi ambientali che sembrano impossibili da risolvere. «Se il pessimismo – proclamano – è un modo per coccolare la propria collera, crogiolarsi nel senso di colpa, applicando l'arte di evitare ogni rischio, l’ottimismo è l’unica strada percorribile per provare a cambiare le cose». Per diventare ottimisti, sostengono i due autori, basta applicare la politica dei piccoli passi senza sogni utopici, pensare che il modo negativo di vedere le cose non corrisponde alla realtà, ma a una visione personale, e collaborare con gli altri». Resistenza e immaginazione, queste le parole d’ordine degli «ottimisti critici», che abbondano di esempi concreti. Dal microcredito alle energie alternative, «per non parlare dell’ex sindaco di Bogotà Mockus, ora candidato alle presidenziali, che senza imporre nuove tasse ha semplicemente chiesto offerte volontarie ai cittadini, ottenendo contributi da ben 60 mila di loro». Per dirla con Voltaire in “Candide”, «coltiva il tuo giardino», cioè fai la tua parte.


egli anni ’70, in occasione dell’epocale riforma tributaria, i dottori commercialisti hanno svolto, in modo particolare nel Mezzogiorno d’Italia, il rilevante ruolo sociale di aver contribuito alla aziendalizzazione del sistema delle imprese. Gli originari principi fondamentali della riforma tributaria, di cui alla legge delega del 1971, che identificavano l’imponibile ai fini della tassazione delle imposte col reddito d’impresa e l’introduzione dell’Iva, al posto dell’Ige, con la necessaria sistematica rilevazione contabile dei vari passaggi delle merci dal produttore al

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consumatore, hanno determinato la necessità che tutte le imprese, anche quelle minime, si dotassero di modelli amministrativo-contabili adeguati. In quegli anni, il 1972 per l’introduzione dell’Iva ed il 1973 per le Iidd, la necessità di adeguare in alcuni casi, e di creare nei restanti, i preesistenti modelli amministrativo-contabili delle imprese ha interessato una massa di diversi milioni di aziende italiane. Il successo di tale processo è da attribuire in primo luogo ai dottori commercialisti e – più in generale – alle altre categorie professionali

di Antonio Pogliese

La legalità nelle imprese dell’area aziendalistica, che hanno nei fatti applicato la riforma tributaria del 1971 attraverso l’adeguamento e la implementazione di appropriati modelli. Gli anni ’90 hanno segnato la conclusione di tale processo di aziendalizzazione del sistema delle imprese specie nel Mezzogiorno d’Italia, con la consequenziale modifica del ruolo dei dottori commercialisti. Sul piano sociale, quindi, i dottori commercialisti devono svolgere un altro rilevante ed essenziale ruolo che consiste nella massificazione della legalità nel sistema delle imprese o, più in generale, nell’economia. Questo ruolo non è connesso esclusivamente a

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specifici riferimenti normativi, le norme antiriciclaggio ed i sistemi sanzionatori previsti dai codici e da leggi speciali, bensì ad una innovativa cultura di legalità. Il concetto di legalità significa la volontà di rispettare tutte le regole, da quelle che comportano sacrifici economici alle altre, altrettanto importanti, che rilevano sul piano dell’ordine sociale della convivenza civile. Uno degli obiettivi indici per misurare la legalità in economia è quello del prelievo pubblico rispetto al Pil, sul piano macroeconomico, ed al volume degli affari sul piano microeconomico. È di tutta evidenza che rispetto agli anni ’70 detti indici si sono più che raddoppiati a con-


La scelta del riferimento diventa importante per il successo di tale azione. Il riferimento alla morale od all’etica soggiace al confronto con la qualità delle persone che rivestono ruoli istituzionali e con prodotto di queste ultime. In occasione di un recente convegno organizzato dall’Università di Catania sul tema: “Il ruolo della Distribuzione Commerciale nella società contemporanea. Aspetti territoriali, gestionali e socio economici” si è svolta la tavola rotonda, con la partecipazione anche di qualificati esponenti delle Istituzioni sulla specifica

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ferma di una più diffusa legalità in economia col rispetto delle norme fiscali, previdenziali ed anche delle più discutibili norme di parafiscalità. Malgrado, tuttavia, il maggiore livello raggiunto resta ancora attuale l’esigenza di un ulteriore salto di qualità non soltanto per l’ulteriore recupero quanto per divulgare la massificata cultura di legalità in una innovativa prospettiva. La legalità va collegata a qualcosa – alla morale, all’etica, al potere sanzionatorio dello Stato?

Il ruolo dei Commercialisti tematica di: “La legalità nella gestione della distribuzione commerciale” in cui la legalità è stata qualificata quale fattore di produzione capace di produrre valore - o più esattamente – valori. Non più, quindi, l’esigenza di legalità collegata alla morale, all’etica, per evitare le conseguenze della repressione dello Stato, bensì nella prospettiva che la legalità produca valore per maggiore flussi di ricavi e per evitare le conseguenze delle sanzioni e degli accertamenti per la relativa verifica. In altri termini, classificare i sacrifici economico – finanziari per la legalità quali investimenti e non spese.

In questa nuova concezione di legalità quale fattore per la produzione di valore economico e di valori di reputazione e di consenso sociale, ritorna di attualità il ruolo sociale del dottore commercialista a cui affidare la “mission” di veicolarla nel ceto degli imprenditori economici che devono, appunto, acquisire una nuova cultura di legalità. In questa innovativa funzione sociale della categoria dei dottori commercialisti i recenti compiti affidatigli dallo Stato per il contrasto al riciclaggio dei capitali di provenienza illecita diventano del tutto coerenti col più generale ruolo di promozione della nuova cultura della legalità in economia. Microcred it o

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Nell’agenda delle Nazioni Unite La parola al segretario generale Ban Ki-Moon sui temi per il futuro del pianeta

Countdown alla Giornata Internazionale della Pace Tra cento giorni, il mondo celebrerà la Giornata Internazionale della Pace, giorno in cui i conflitti armati ci auguriamo si fermino: chiediamo ai combattenti di rispettare il cessate il fuoco e riaffermiamo il nostro impegno per la non-violenza e la risoluzione pacifica delle dispute. La celebrazione di quest’anno, che avrà luogo il 21 settembre, è incentrata sui giovani e lo sviluppo, con lo slogan: “Pace = futuro”. I giovani giocano già un ruolo cruciale nella costruzione della pace, ma so che possono fare ancora di più. Così questa Giornata Internazionale presuppone una sfida per i giovani di tutto il mondo: approfondite il lavoro per costruire la pace, condividete i piani e le idee con creatività e passione, poiché il destino del mondo sarà presto nelle vostre mani. Quest’anno, la Giornata Internazionale della Pace coincide con il Vertice da me voluto per incoraggiare i progressi fatti in direzione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg). Il raggiungimento di tali obiettivi è essenziale per porre fine ai conflitti armati e costruire una pace sostenibile. Mi auguro che le voci dei giovani siano ascoltate durante il Vertice e nel periodo precedente a esso. Nei prossimi cento giorni, esorto i giovani a inventare progetti che contribuiscano a creare condizioni di pace nelle comunità, scuole e paesi di appartenenza. Abbiamo bisogno del vostro impegno e del vostro punto di vista e condivideremo le storie di tutti voi con il mondo. Dato che abbiamo iniziato il conto alla rovescia per la Giornata Internazionale della Pace, riconosciamo due verità: soltanto in un contesto pacifico i giovani possono sfruttare a pieno il proprio potenziale, e soltanto i giovani possono iniziare a costruire oggi la pace nel mondo.

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Omaggio ai funzionari del Servizio Pubblico In occasione della Giornata del Servizio Pubblico, ogni anno rendiamo omaggio ai funzionari della pubblica amministrazione che ovunque nel mondo hanno migliorato la vita delle proprie comunità di appartenenza. Il Servizio Pubblico non è sempre una scelta professionale facile da fare, ma può essere immensamente gratificante per l’opportunità che offre di essere coinvolti nella risoluzione delle sfide dei nostri tempi. In un’era di sfide sempre più complesse, dal cambiamento climatici all’insicurezza alimentare e alla crisi economica e finanziaria, il mondo ha bisogno di funzionari In occasione della celebrazione della Giornata Mondiale dell’amministrazione pubblica che dei Rifugiati, prendiamo in considerazione una tendenza siano più creative e talentuosi che preoccupante: la diminuzione del numero di rifugiati che mai. sono in grado di tornare a casa. Attraverso il concorso indetto Rispetto al 2005, quando più di un milione di persone dalle Nazioni Unite per premiare ha volontariamente fatto ritorno al paese d’origine, lo le istituzioni meritevoli nel servizio scorso anno il numero è sceso a 250mila, il più basso pubblico, è possibile osservare degli ultimi venti anni. Ciò è imputabile alla prolungata uno sviluppo dell’innovazione in instabilità in Afghanistan, Repubblica Democratica del tutto il mondo. In occasione della Congo e Sudan meridionale. celebrazione della Giornata del Il tema della celebrazione di quest’anno, “Casa”, evidenServizio Pubblico a Barcellona, le Nazioni Unite premieranno 23 istizia la condizione di quei 15 milioni di rifugiati in tutto il tuzioni pubbliche per i risultati otmondo, di cui più di tre quarti nei paesi in via di svitenuti. luppo, che sono stati sradicati dalle loro case a causa In alcuni casi, queste istituzioni di conflitti o persecuzioni. hanno usato la tecnologia per auOggi per molti rifugiati, urbanizzazione veloce significa mentare la trasparenza e l’affidache la casa non è un campo affollato e gestito da un’orbilità delle attività ganizzazione umanitaria internazionale, ma un riparo di amministrative. In altri, esse fortuna alla periferia di una città in un paese in via di hanno creato programmi socialsviluppo. mente utili volti all’educazione e Mentre queste città continuano a sperimentare una creal rafforzamento dei gruppi emarscita straordinaria, i rifugiati ne rappresentano i resiginati. Tutti i vincitori e i finalisti denti più vulnerabili. Essi devono infatti lottare per hanno storie forti da raccontare, ottenere i servizi più elementari: igiene, salute ed edufonte di ispirazione, e buone pracazione. L’impatto della crisi globale economica e finantiche da condividere (Public Ser-

Bisogno di “Casa”, non di rifugio

ziaria non ha fatto altro che accrescere la minaccia della marginalizzazione e della privazione. Noi che facciamo parte della comunità umanitaria dobbiamo adattare le nostre politiche a questi bisogni in continuo cambiamento. Ciò significa lavorare a stretto contatto con i governi in modo da fornire prestazioni e intensificare gli sforzi per risolvere i conflitti, affinché i rifugiati possano tornare alle loro case. Nella Giornata Mondiale per i Rifugiati, riaffermiamo dunque l’importanza della solidarietà e della necessità che la comunità internazionale condivida questo fardello. I rifugiati sono stati privati delle loro case, ma non devono essere privati del loro futuro

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Nazioni Unite

Eletto il quinto presidente del Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu

vice Day Awards). Mi complimento con loro per le idee originali, per l’ingegno e la dedizione volti a raggiungere l’eccellenza nell’efficienza del servizio pubblico. Spero che i vincitori saranno fautori di altre iniziative a livello locale, regionale e nazionale, ed invoglieranno i giovani a valutare una possibile carriera nel servizio pubblico. Se il nostro compito è quello di sconfiggere povertà, malattia, analfabetismo e disuguaglianza di genere, nonché raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio entro il 2015, dobbiamo reclutare una numero sempre crescente di giovani ambiziosi in seno al servizio pubblico, che vogliamo usare le proprie capacità tecnologiche e scientifiche per il bene comune. In occasione di questa Giornata del Servizio Pubblico, ringrazio tutti coloro che attualmente impiegati nelle città e nei Paesi di appartenenza, e incoraggio i giovani cittadini ovunque nel mondo ad esplorare le diverse e dinamiche possibilità di carriera che esistono oggi nel servizio pubblico.

L’Ambasciatore tailandese presso l’Ufficio Onu di Ginevra è stato nominato nuovo presidente del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, l’organismo creato nel 2006 per contrastare la violazione dei diritti umani in tutto il mondo. Sihasak Phuangketkeow diventa il quinto presidente del Consiglio che, composto da 47 membri, ha sostituito la precedente Commissione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani Phuangketkeow, che succede al belga Alex van Meeuwen, era il candidato del gruppo dei membri asiatici. Phuangketkeow ha riferito al Consiglio a Ginevra di volersi concentrare nei prossimi anni su come i membri possano usare la ricchezza della loro diversità per creare un’agenda più unita sui problemi fondamentali legati ai diritti umani. Ha dichiarato che i Membri del Consiglio “debbono ottenere sinergie da questa diversità, riconoscendo che i diritti umani sono certamente universali, indivisibili e interdipendenti e affermando che tutti condividiamo gli interessi nella credibilità e efficacia dell’intero Consiglio”. Il Consiglio ha anche nominato diversi nuovi relatori speciali, che si concentreranno nel monitoraggio dei diritti umani in relazione a determinate problematiche e paesi. Ulteriori informazioni riguardo all’elenco completo delle nomine sono reperibili su: http://www.un.org/apps/news/story.asp?NewsID=35092&Cr=rapporteur&Cr1=

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Mercato dei derivati: più chiarezza e nuove regole Nel pieno della crisi del debito greco, tali strumenti finanziari sono generalmente criticati a causa delle modalità non trasparenti attraverso le quali vengono negoziati. Attualmente, tale mercato è in discussione a livello nazionale e europeo e anche in seno al G20. La risoluzione non legislativa del PE arriva poche settimane prima della pubblicazione da parte della Commissione delle sue proposte legislative per regolamentare il settore e racchiude quindi le proposte dei deputati, che dovranno in seguito approvarle sui punti più importanti della questione. Più trasparenza e regole più severe per contrastare le bolle speculative I deputati chiedono di abbandonare "l'opinione finora prevalente secondo cui tali prodotti non richiedono alcuna disciplina supplementare, in quanto per lo più riservati a esperti e specialisti" e chiedono che "la futura normativa garantisca non solo la trasparenza sui mercati dei prodotti derivati, ma anche una corretta regolamentazione". Il testo approvato invita la Commissione a esaminare nuove modalità per ridurre in modo significativo il volume globale di prodotti derivati e sostiene la proposta dell'Esecutivo di proporre requisiti patrimoniali più elevati per gli istituti finanziari in caso di contratti bilaterali di derivati non ammissibili alla compensazione centrale e dunque al sistema di riduzione del rischio (sistema di controparti centrali di compensazione o Ccp). Al fine di contrastare le fluttuazioni sproporzionate dei prezzi e le bolle speculative, il PE invita la Commissione a elaborare misure che consentano alle autorità di regolamentazione di fissare dei limiti per le posizioni di mercato. La nuova legislazione che sarà proposta dalla Commissione dovrà anche includere norme sul divieto di eseguire operazioni su materie prime e prodotti agricoli con finalità puramente speculative. In tal senso, bisogna imporre, secondo i deputati, limiti rigorosi per le transazioni in tali settori, con particolare riferimento ai generi alimentari di prima necessità nei paesi in via di sviluppo e alle quote di emissione dei gas a effetto serra. Diminuire il fattore rischio Uno dei punti principali del testo approvato

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è la necessità che un maggior numero di prodotti finanziari derivati sia trattato a partire da un sistema centralizzato di diminuzione del rischio. Per raggiungere tale risultato, i deputati propongono di garantire la resilienza delle Ccp nei confronti di una più ampia gamma di rischi, "incluso il fallimento di più partecipanti, le vendite improvvise di risorse finanziarie e la rapida riduzione della liquidità del mercato". Tali Ccp, inoltre, dovrebbero essere istituite secondo "chiare regole di condotta e necessarie norme vincolanti", onde evitare che siano interamente controllate dagli utenti e che i loro sistemi di gestione dei rischi siano in competizione. Caso specifico delle aziende I deputati chiedono che il commercio fuori borsa di derivati, quando compiuto da imprese che agiscono come utenti finali, sia sottoposto a una regolamentazione meno stringente, che tenga conto dei rischi specifici ai quali le aziende sono esposte rispetto ai grandi operatori del mercato e agli istituti finanziari Credit default swaps La risoluzione approvata chiede il divieto di transazioni speculative sui credit default swap (Cds) e insiste che tali prodotti debbano essere trattati da una Ccp europea per diminuire i rischi, rafforzare la trasparenza e ridurre i rischi sistemici. Infine, la risoluzione deplora la mancanza d'informazione sul ruolo dei Cds nella crisi di alcuni paesi dell'eurozona e chiede una piena divulgazione alle autorità di regolamentazione e di vigilanza. Procedura Nel mese di settembre, la Commissione presenterà la sua proposta legislativa sui derivati. Il testo inizierà, dunque, il suo iter sia al Consiglio dei Ministri che al Parlamento, le due istituzioni che condividono il potere legislativo.


FILO DIRETTO con Strasburgo Maggiore trasparenza su fondi regionali I deputati costatano che "l’iter dell’uso delle risorse pubbliche continua ad essere estremamente difficile da seguire per gli interessati" e che il modo in cui tali informazioni sono rese pubbliche differisce in modo sostanziale da un paese all'altro, "rendendo difficile un raffronto a livello dell'intera Unione europea". La risoluzione invita pertanto la Commissione a fornire maggiori informazioni al momento della pubblicazione degli elenchi dei beneficiari: tutte le parti interessate dovrebbero essere elencate, evidenziano i deputati, e il sito web dovrebbe presentare una sintesi e una descrizione dei progetti, tradotti in inglese, francese o tedesco. Nome e cognome dei truffatori Il Parlamento europeo "sollecita i revisori contabili ad adottare un approccio più rigoroso in merito ai requisiti di comunicazione e informazione, compresa la soluzione di indicare esplicitamente i colpevoli di violazioni, in particolare se sono attori governativi, e di utilizzare le correzioni finanziarie in casi di frode accertata". Infine, i deputati chiedono alla Commissione di monitorare l’utilizzo di pagamenti anticipati ricevuti dagli Stati membri conformemente alle semplificazioni apportate alle nome che disciplinano i fondi strutturali. La risoluzione d'iniziativa sulla trasparenza della politica regionale e il suo finanziamento, relatore Michail Tremopoulos, (Verdi/ALE, GR) è stata approvata con 629 voti favorevoli, 6 contrari e 26 astensioni.

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Un'acquacoltura europea più competitiva La risoluzione presentata da Guido Milana (S&D, IT) e approvata con 420 voti favorevoli, 15 contrari e 7 astensioni, elabora una serie di suggerimenti per la crescita del settore europeo dell'acquacoltura, uno dei meno sviluppati nel mondo. Regole più trasparenti per le imprese del settore I deputati sostengono che il settore dell'acquacoltura abbia bisogno di maggiori investimenti, di una pianificazione a lungo termine e di regole più chiare. Pertanto, esortano la Commissione europea a presentare in tempi brevi una proposta di regolamento che consolidi in un testo unico tutta la normativa comunitaria che riguarda il settore. La futura direttiva, infatti, dovrebbe assicurare criteri comuni di certificazione dei prodotti e fissare dei parametri di base d'impatto ambientale, di utilizzo delle risorse idriche, di alimentazione dei pesci, molluschi e crostacei, di rintracciabilità ed etichettatura del prodotto, nonché di norme in materia di salute dei pesci. L'applicazione delle nuove regole dovrebbe essere affidato agli Stati membri per assicurare il rispetto delle specificità delle diverse aree geografiche e metodi di allevamento. Più informazione e meno burocrazia I deputati sottolineano la necessità di introdurre parametri rigorosi sulla qualità e la tracciabilità, anche rafforzando i criteri di etichettatura per i prodotti d'acquacoltura di qualità e d'acquacoltura biologica. Il successo dell'acquacoltura europea dipenderà in maniera decisiva dalla creazione, a livello nazionale e locale, di un ambiente più

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favorevole alle imprese, dicono i deputati, che pertanto invitano i governi nazionali a ridurre gli ostacoli burocratici esistenti per ottenere le licenze e concessioni necessarie ad avviare un'attività, ad esempio mediante l'introduzione di sportelli unici che centralizzino in un'unica sede gli oneri amministrativi richiesti agli operatori. Finanziamenti: concentrarsi sulla sostenibilità I deputati ribadiscono la necessità di ulteriori finanziamenti, con una linea di bilancio esclusivamente destinata al futuro Fondo Comunitario per la Pesca, con particolare attenzione alle aziende innovative con minor impatto ambientale. Tali finanziamenti, infatti, dovrebbero essere disponibili solo per il sostegno dei sistemi di acquacoltura eco-sostenibili, che non causano l'impoverimento delle riserve ittiche naturali o l'inquinamento delle acque costiere. La relazione afferma inoltre che l'acquacoltura europea dovrebbe prediligere le specie erbivore e carnivore che possono svilupparsi con un consumo ridotto di farine e oli di pesce. Infine, i deputati rilevano l´importanza degli aiuti finanziari destinati a indennizzare i danni causati da animali giuridicamente protetti, ritenendoli un elemento indispensabile per lo sviluppo di un'acquacoltura sostenibile, moderna e produttiva. La risoluzione rappresenta una risposta a una comunicazione della Commissione in materia di acquacoltura e s'inserisce in un più ampio dibattito che è in atto sul futuro della politica europea della pesca.


La Russia partner cruciale dell'Unione Europea per la cooperazione a lungo termine I deputati accolgono con favore la recente ratifica da parte della Russia del protocollo 14 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e della moratoria sulla pena di morte, esprimendo la speranza che rappresenti un primo passo verso un maggior rispetto dei diritti umani. Chiedono inoltre di potenziare il dialogo UE-Russia sui diritti umani e invitano Mosca a coinvolgere maggiormente la società civile, le Ong e le organizzazioni dei diritti umani nei vertici bi-annuali fra l'UE e la Russia. Il Parlamento esorta le autorità russe a non perpetuare nell'impunità generalizzata di cui godono molti dei responsabili delle violenze a danno dei difensori dei diritti umani, di proteggerne l'integrità fisica e, in particolare, a porre fine al clima di terrore nel Caucaso settentrionale. I deputati domandano all'UE e alla Russia di intensificare i negoziati su un nuovo accordo di partenariato e di cooperazione di grande portata e giuridicamente vincolante, che vada al di là della cooperazione puramente economica e includa anche gli ambiti della democrazia, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti fondamentali. I deputati sostengono all'obiettivo dell'adesione della Russia all'Omc al fine che questa abbandoni qualsiasi misura protezionista, sottolineando anche che l'instaurazione di un'unione doganale con la Bielorussia e il Ka-

zakistan potrebbe creare ulteriori ostacoli al processo di adesione.

La firma di un accordo fra l'UE e la Russia per la creazione di un meccanismo di allarme preventivo sulla sicurezza energetica può, secondo i deputati, contribuire a evitare il ripetersi dei tagli di rifornimenti verificatisi negli ultimi anni. Essi ribadiscono anche che la cooperazione UE-Russia in materia di energia deve basarsi sui principi della Carta dell'energia e del Protocollo di transito per "garantire condizioni di investimento reciproche eque e trasparenti, parità di accesso e un mercato regolamentato". I deputati si sono anche espressi a favore di spostamenti senza obbligo visto tra l'UE e la Russia, obiettivo da raggiungere con un approccio graduale e in sintonia con il processo di agevolazione dei visti per i paesi del partenariato orientale. Il Parlamento europeo esprime il proprio sostegno all'integrità territoriale della Georgia all'interno delle frontiere riconosciute a livello internazionale e invita tutte le parti a onorare pienamente gli impegni assunti. La missione di sorveglianza dell'UE (EUMM), concludono i deputati, dovrebbe immediatamente avere il permesso di accesso senza restrizioni in Abhasia e in Ossezia meridionale, permesso finora negato.

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