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mensile -Ottobre 2010 anno I n. 7 - Poste Italiane Spa - sped. abbonamento postale - 70% Cbpa Catania

CRISI ECONOMICA

L’OTTIMISMO DI BARROSO

mario baldassarri

borgomeo

ettore gotti tedeschi

SÌ AI PRESTITI D’ONORE AGLI STUDENTI

COSÌ LO STATO DEVE CAMBIARE ROTTA

CORREGGERE IL SISTEMA “ITALIA”


S ommario

LA RIVISTA DEL MICROCREDITO E DELLA MICROFINANZA anno I, numero 7 registrazione Tribunale Catania n. 9 R.P. 693/10 R.G. V.G. Direttore Sergio Vento Direttore responsabile Domenico Calabrò mimmocalabro@gmail.com Direzione, redazione e amministrazione via Carnazza, 89

MARIO BALDASSARRI

Tremestieri Etneo (Catania)

«Se lo Stato concede prestiti d’onore, ad esempio agli studenti ne avrà certamente un ritorno» pag 6

Stampa ETIS2000 Ottava zona industriale - Catania

CARLO BORGOMEO La coesione sociale oggi comincia a diventare un bene difficile pag 30-33

Impaginazione grafica I Press Sala stampa e comunicazione viale XX Settembre 45, Catania Spedizione in abbonamento postale Poste italiane Spa

ETTORE GOTTI TEDESCHI

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La via d’uscita alla crisi è aiutare le famiglie a non aver paura di fare figli pag 10-12

Abbonamento sostenitore cento euro c/c 814/239909 Iban: IT97J0513216900814570239909 Banca Nuova Banco Posta n. 3959817

MONS. CROCIATA Pubblicità

Un nuovo assetto di sistema assistenziale basato sul federalismo fiscale pag 20-22

Mediasmart srl • via Carnazza, 89 Tremestieri Etneo (Ct) • via San Felice 22 - Bologna tel. 392 4765209

SALVATORE MARTINEZ Orientamenti pastorali Cei il consenso del Rinnovamento nello Spirito Santo pag 38-39

una pagina: 1.500 euro; seconda e terza di copertina: 2.500 euro; ultima di copertina: 3.000 euro; mezza pagina: 1.000 euro

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COMUNICARE di Mario Baccini presidente del Comitato

UNA NUOVA VISIONE ECONOMICA

Il terzo millennio è l'era della realtà virtuale in cui la comunicazione e il trasferimento di dati e informazioni quantificano la possibilità di emergere e orientarsi nel presente. Nel mare magnum delle informazioni che ci arrivano dai canali più disparati ogni Ente deve riuscire a soddisfare le richieste dei cittadini-utenti cercando non solo di comunicare in modo chiaro e trasparente sulle proprie attività, ma adoperandosi proprio per sostenere e formare i cittadini in merito ai beni e servizi offerti per potenziarne le possibilità di realizzazione a vantaggio dell'economia globale. Il Comitato nazionale per il microcredito (Cnm), che tra i propri obiettivi si propone di formare e informare per sostenere la lotta alla povertà e all'emarginazione sociale ed economica e raggiungere così gli obiettivi del millennio fissati dalle Nazioni Unite, ha deciso di utilizzare come canale preferenziale proprio la discussione e la creazione di un network internazionale di intelligenze che sappia delineare uno scenario attuale e futuribile sulla situazione economico-finanziaria per trasmettere ai cittadini un vero e proprio servizio. Per potersi orientare e capire su quali obiettivi focalizzare lo sviluppo del Paese in un contesto internazionale che guardi all'Unione europea da un lato e al confronto con le nuove potenze economiche nascenti, dall'altro, è necessario riunire i vari punti di vista sulla nuova scienza economica in un sistema complesso che sottenda una politica economica che non escluda la moralità e la riflessione sulla integrità della persona al di là del profitto puro e semplice. Questo progetto si concretizza in un ciclo di seminari che a partire dal mese di novembre 2010 fino a febbraio 2011 si svolgerà a Roma presso la Camera dei Deputati e coinvolge alcune delle migliori menti economiche del nostro tempo. Il tema del ciclo di lezioni verterà, naturalmente, su quella che può essere definita l'unica strada percorribile per la ripresa in-

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ternazionale ossia una nuova visione dell'economia sociale e di mercato. La resipiscenza che ha riportato verso una politica incentrata sulla persona, sul credito all'individuo che non può offrire garanzie reali ma che con il lavoro riscatta la propria condizione e diventa perno di una picAngelo Maria Petroni cola impresa, è la strada che invertirà il trend negativo innescato dal fallimento dell'economia rapace e della green economy. Il ciclo di seminari che sarà presieduto dal professor Angelo Maria Petroni, presidente del Comitato scientifico del Cnm, coinvolgerà filosofi della scienza economica e tecnici della finanza: dal professor Alberto Quadrio Curzio che inaugurerà il ciclo, al professor Peter Koslowski al presiAlberto Quadrio Curzio dente dell'Istituto delle Opere Religiose, Ettore Gotti Tedeschi, la discussione sull'economia si arricchirà di nuove sfaccettature per un confronto davvero globale. Infatti, da Papa Benedetto XVI al presidente Usa Barack Obama, al premio Nobel Muhammad Yunus, la parola chiave del secolo è microcredito. Il Parlamento italiano, dotandosi per primo in Europa di un organismo come il Comitato, è stato Peter Koslowski lungimirante nella programmazione di una nuova visione economica. Oggi il compito impellente del Comitato, proprio in ottemperanza a una direttiva del Governo, è quello di pro-


muovere lo sradicamento della povertà. La microfinanza sembra essere la soluzione più adatta allo scopo. In una visione che potremmo definire 'local' o anche una versione pilota dell'attuazione delle dinamiche del microcredito nel Sud del Paese, i dati e la comunicazione fungono proprio da sostegno alla nostra tesi. Infatti ove applicato, secondo fonti Istat del ministero del Lavoro, vi è stato un incremento dell'occupazione in settori come l'agricoltura. Per quel che concerne, poi, le dinamiche economiche che caratterizzano l'intera Penisola si può solo ricordare che, come riporta uno studio elaborato dal centro studi Confimprese Italia, le micro imprese costituiscono la vera e propria spina dorsale economica dell'Italia e rappre-

sentano il 94,9 percento se si aggiungono a esse le piccole-medie imprese (0,1% + 4,5%) si determina che il 99 percento di tutte le aziende del Belpaese sono al di sotto dei dieci dipendenti e fanno fronte a circa l'80 percento di tutto il reddito nazionale. Questo conferma la necesEttore Gotti Tedeschi sità di sostegno delle progettualità imprenditoriali attraverso lo sviluppo della microfinanza e del microcredito per l'economia nazionale e soprattutto la necessità di un monitoraggio continuo e di una formazione-informazione adeguata su questi processi economici

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l’intervista

MARIO BALDASSARRI Cambiare rotta Dai MAXI ai “m i c r o ” crediti di Désirée Ragazzi In Italia si stanno affacciando nuove forme di aiuto ai lavoratori e ai cittadini che vogliono avviare un’attività ma non hanno la “forza” p e r

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farlo perché non possono accedere alle normali erogazioni di finanziamento bancario. Mario Baldassarri, senatore di Futuro e Libertà, ex viceministro dell’Economia e delle Finanze nel 2001-2006, professore ordinario di Economia all’Università “La Sapienza” di Roma guarda con interesse al microcredito e alla microfinanza. Senatore, sono fattori fondamentali per la ripresa economica? Certamente sono molto utili, ma per la ripresa economica servono riforme strutturali che vanno ben oltre questi interventi. Il microcredito rappresenta un’occasione per creare lavoro senza che per questo sfoci nell’assistenzialismo? Assolutamente sì, se il microcredito è fatto alla persona e alla sua capacità di creare un’attività produttiva d’impresa. Ma in passato, purtroppo, sono stati erogati maxicrediti che hanno avuto un epilogo poco edificante con casi di ruberie varie. Ogni riferimento ai casi Parmalat e Cirio è dovuto. Questa è una caratteristica tipica dei maxicrediti, cioè si prestano decine di miliardi di euro a singole aziende o a singoli operatori per consentire loro di fare scalate di grandi gruppi. Mentre il microcredito è offerto a persone assolutamente normali che onorano con dignità e puntualità il prestito ottenuto. Ideatore e realizzatore del microcredito è stato il banchiere bengalese Yunus. Per i suoi sforzi in questo campo ha vinto il premio Nobel per la pace 2006. Il sistema sta funzionando bene nei Paesi poveri, ma in Italia che


i miei studi. Quell’università ha dato un prestito a uno studente straniero sconosciuto: in tutto cinquemila dollari, una cifre enorme equiparabile oggi ai nostri centomila euro. Somma che ho restituito dopo il conseguimento della laurea di specializzazione e da allora contribuisco annualmente al fondo con una donazione, come d’altronde fanno tutti gli altri ex alunni, per garantire il prestito d’onore ai nuovi ragazzi che arrivano. Questa formula l’ho sperimentata direttamente ed è vincente. E’ chiaro, che un giovane con quel tipo di dottorato va nel mondo e ha successo e quando guadagna poi dà volentieri mille euro l’anno per quel fondo. Un modello che dovrebbe essere seguito dalle nostre università… Esattamente. Ed è quello che sostengo da trent’anni: se diamo i prestiti d’onore agli studenti che non posseggono le condizioni economiche

l’intervista

applicazione potrebbe avere? In Bangladesh c’era una realtà molto diversa da quella nostra e da quella Occidentale. In quel Paese la povertà toccava livelli altissimi per cui offrire dieci dollari a una donna per avviare una sua piccolissima attività , per esempio di cucito, significava garantire la sua sopravvivenza e quella della sua famiglia. Chiaramente la società italiana non è minimamente rapportabile a quella del Bangladesh. Però a volte offrire trentamila, cinquantamila euro a un lavoratore per avviare la sua attività rappresenta un buon investimento. Sostanzialmente il microcredito è un prestito d’onore e la sua caratteristica è quella che le sofferenze e i rischi risultano enormemente più bassi delle normali sofferenze bancarie. Qui abbiamo davanti a noi persone che pagano il prestito che hanno avuto fino in fondo. Diverso è caso di distribuzione di soldi a pioggia a fondo perduto,

Con quei finanziamenti a pioggia del fondo perduto, per l’imprenditoria femminile e giovanile, qualcuno ci comprava i caschi per parrucchiera e poi spariva che si sono fatte per l’imprenditoria giovanile e quella femminile. Con quei fondi qualcuno ci comprava i caschi da parrucchiera e poi spariva. Il microcredito è educativo, mentre il fondo perduto è diseducativo perché si tratta di una regalia. In sostanza, con il microcredito si dà un’opportunità, però poi chi ha ricevuto il prestito deve ripagarlo quando ha ottenuto successo. Un po’ quello che è accaduto anche a lei… E’ vero. Subito dopo avere conseguito la laurea in Economia mi sono trasferito negli Stati Uniti per un dottorato di ricerca al Massachusetts Institute of Tecnology a Cambrige. Ebbene da quella prestigiosa università ho ottenuto il prestito d’onore e così sono riuscito a completare

per potere affrontare studi superiori sicuramente lo Stato ne avrà poi un ritorno. Tornando al microcredito, in India questa forma di intervento sta cominciando a scricchiolare. Alcuni lavoratori si sono suicidati perché non in grado di restituire i soldi prestati… Basta istituire un fondo di garanzia spalmato su tutti quelli che usufruiscono del microcredito. Così se ognuno gode, per esempio, di diecimila euro di prestito, dieci euro vanno al fondo di garanzia. Ma in Italia questa formula può funzionare? Può funzionare dappertutto se ci sono gli operatori che ci credono e le persone che accettano la sfida. Perché se tutti cercano il posto Microcred it o

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l’intervista

fisso, oppure aspettano il fondo perduto delle Regioni che si ottiene normalmente con le raccomandazioni e “regalando” la metà della somma a chi si è interessato per farlo erogare, allora il progetto è già fallito. L’inserimento socio-lavorativo di disoccupati attraverso l’auto-impiego è possibile? E’ sempre più necessario vista la grave crisi economica in cui siamo piombati. Il lavoro fisso da lavoratore dipendente sarà sempre più raro. Con il lavoro autonomo si moltiplicano le doti delle singole persone perché ciascuno punta a valorizzare ciò che sa fare meglio. Quali sono i progetti finanziabili con il microcredito? Ci sono progetti validi e non validi che devono poi essere valutati dalla banca che dà il prestito. Come si sta muovendo il governo per sostenere il microcredito? L’esecutivo dovrebbe contribuire all’incremento del fondo di garanzia. Il governo, invece, di finanziare i progetti a fondo perduto dovrebbe istituire un fondo che garantisca questo tipo di persone. Quindi, microcredito e microfinanza possono contrastare la povertà? Sicuramente sì, perché stiamo parlando di una fascia sociale economicamente molto bassa che non riesce a farcerla e, quindi, il microcredito sarebbe una valida opportunità. Finanza etica, quali sono i campi di applicazione? La finanza dovrebbe avere regole di comportamento etico ben precise. Non deve più succedere quello che è accaduto in questi anni: la speculazione finanziaria ha provocato una crisi finanziaria globale che ha messo in ginocchio il sistema occidentale. Sono comportamenti da bucanieri. La regola dell’etica deve valere per tutti. Poi, c’è una finanza che è più etica delle altre perché ha un perimetro d’azione più preciso. Però anche le banche normali dovrebbero avere un’etica di comportamento. E nel nostro Paese è possibile farla funzionare? Spero di sì. Ci devono essere anche le condizioni di humus sociale, l’impegno della comunità, l’impegno di aiutare chi è in difficoltà. Vale qui il vecchio proverbio: è meglio che non ti regalino i pesci da mangiare ma che ti regalino la rete che ti insegna a pescare. Qual è il rapporto tra economia sociale e finanza etica? E’ un rapporto diretto e stretto. Se la finanza etica con il microcredito sostiene persone che hanno un determinato profilo, evidentemente quella è un’economia sociale ma non socialista. Quest’ultima è quella che fa fare tutto allo Stato e, quindi, uccide le potenzialità degli individui. Noi non vogliamo questo.

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Nato a Macerata il 10 settembre 1946, Mario Baldassarri si è laureato in Economia all’Università di Ancona nel 1969 ed ha ottenuto il dottorato (Ph. D.) in Economia presso il Massachusetts Institute of Technology, Cambridge, USA, nel 1977, con i relatori Robert Solow, Franco Modigliani e Paul Anthony Samuelson. Ancora trentenne ottiene una cattedra universitaria, insegnando principalmente all'Università di Bologna come ordinario di Economia (1980-1988), per poi entrare nella facoltà di economia dell'Università "La Sapienza" di Roma. Ha insegnato anche all'Università di Torino e all'Università "Cattolica" di Milano. Nella XIV Legislatura (2001-2006) è stato viceministro dell’Economia e delle Finanze). Eletto senatore della Repubblica, è l’attuale presidente della 6ª Commissione permanente finanze e tesoro. inoltre è membro della Commissione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale Dal febbraio 2009 ricopre il ruolo di presidente della Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo (CIIM), un business network tra l'imprenditoria all'estero e l'imprenditoria nazionale. È alla guida anche del Centro Studi Economia Reale.


l’intervento

Made IN Italy Quando c o m p e t i t i v i t à

SIGNIFICA anche d e l o c a l i z z a r e LA PAROLA AL PRESIDENTE DELL’ISTITUTO PER LE OPERE RELIGIOSE

ETTORE GOTTI TEDESCHI

di Domenico Malara La “cura” Marchionne è l’unica possibile per far sopravvivere l’impresa italiana. Parola di Ettore Gotti Tedeschi. Il presidente dell’Istituto per le Opere Religiose (Ior) prende le difese dell’amministratore delegato della Fiat, al centro di una polemica in merito agli incentivi statali e al nuovo corso che lo stesso manager ha inaugurato riguardo la concertazione con i sindacati. Per Gotti Tedeschi la crisi della Fiat è frutto di «cinquant’anni di errori del sistema economico italiano che ora, giocoforza, vanno corretti in fretta». Lodevole, per il presidente dello Ior, il lavoro portato avanti da Marchionne il quale

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- sostiene Gotti Tedeschi - «deve far sopravvivere l’impresa, anche se ciò crea un problema grave, che va a finire sull’uomo». Per rendere più incisivo il suo ragionamento in difesa del “metodo Marchionne”, Gotti Tedeschi usa una metafora: «La Fiat è sempre stata considerata un’azienda trainante dell’economia italiana, un investimento di una lira nella Fiat automobile negli anni ’90 comportava sette lire di ritorno sull’indotto. Nella storia dell’Italia la Fiat è stata importantissima, ha avuto un ruolo in una storia particolare, in un periodo in cui le economie erano protette, un'economia era in simbiosi con la


Ettore Gotti Tedeschi presidente dell’Istituto per le Opere Religiose

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classe politica. Oggi la situazione dell’azienda torinese è un po’ paragonabile a quella di certi animali dello zoo, allevati col biberon e poi liberati nella foresta dagli animalisti: il leone vede una scimmia vera e si spaventa». Un eccesso di protezione, che nel tempo, secondo Gotti Tedeschi, ha indebolito l’azienda e le sue capacità di reazione alle difficoltà. La parola d’ordine, tanto per Marchionne quanto per Gotti Tedeschi, è competitività. «La Fiat – afferma il presidente dello Ior - è l’esempio che spiega meglio gli effetti del venire a mancare, in Italia, delle tre dimensioni dell’“uomo economico”, produttore, consumatore e investitore. Se l’operaio della Fiat compra una Toyota, poi la Fiat fallisce e lui perde il lavoro. Il problema è recuperare competitività dopo 50 anni di mercato protetto. Marchionne sta facendo ora, in modo forzato e più eclatante, quello che stanno facendo tutti da anni: delocalizzare, un processo che in sé ha portato molti vantaggi ad aree del mondo prima svantaggiate ma che ovviamente, se fatto in modo troppo accelerato, non può non avere conseguenze negative». «Il problema vero – prosegue Gotti Tedeschi - è che non abbiamo definito una strategia per l’Italia, né siamo stati capaci di rafforzare i vantaggi competitivi, tanto più che i cosiddetti prodotti unici non sono più sostenibili con il parmigiano fatto in Cina. Ci resta solo il Colosseo, speriamo che almeno ci siano i servizi per sfruttarlo turisticamente, il che non è affatto scontato». Il banchiere della Santa

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l’intervento

Sede non manca di criticare il governo dell’economia italiana, prima vittima di una eccessiva statalizzazione, privatizzazioni mal gestite e modalità imperfette dell’ingresso nell’Euro, e ora in mano ai fondi d’investimento, mentre l’imprenditoria langue. «Troppa ricchezza in mano agli imbecilli – sbotta Gotti Tedeschi creata da speculazione finanziaria e corruzione, e da rapporti non trasparenti», atteggiamento diventato un benchmark per molta parte della popolazione «che ha capito che è così che si diventa ricchi. Le banche, hanno ignorato i fondamentali ed ora c’è davvero molto da fare». Passando dalla crisi della Fiat alla crisi più generalizzata dell’economia mondiale, Gotti Tedeschi sostiene che la politica a favore della famiglia è invece l’unica via d’uscita possibile dalla crisi. «Certo – sostiene il presidente dello Ior – si può vivere senza figli, ma questo comporta una crescita di ricchezza pari allo zero. Il Pil, infatti, se non si fanno figli, cresce solo per i consumi voluttuari che spesso nascondono poca stima di se stessi se non una forma di nichilismo». Il banchiere del Vaticano usa una battuta paradossale per spiegare la necessità di investire sulla famiglia in un frangente di crisi economica. «Le casalinghe hanno salvato il mondo, in quanto esse trasferiscono la loro ricchezza gratuitamente alle nuove generazioni. Ecco perché è indispensabile – conclude Gotti Tedeschi - che questo circolo virtuoso possa riprendere presto. Il più grande investimento sarebbe stimolare famiglie, figli ed educazione. Il valore più grande sono i figli e invece oggi ci si occupa di tutto ma non dei figli. Ecco, dunque, che occorre detassare l’educazione e varare pacchetti fiscali per l’accompagnamento al lavoro». Lo Stato, insomma, deve aiutare i cittadini a non avere paura di fare figli.

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«La politica a favore della famiglia è invece l’unica via d’uscita possibile dalla crisi. Le casalinghe hanno salvato il mondo, in quanto esse trasferiscono la loro ricchezza gratuitamente alle nuove generazioni»


«E se mancasse la cultura dell’ A distanza di due decenni dalla nascita del Dossier Statistico Immigrazione – era il 1991 – Caritas e Migrantes ritengono, alla luce del messaggio evangelico, che si richieda un rinnovato impegno per una fruttuosa convivenza e considerano l’immigrazione un “segno dei tempi” nel quale si configurano le linee di un profondo cambiamento in atto in Italia, in Europa e nell’intero contesto mondiale. In questi vent’anni il rapporto con le strutture pubbliche è stato molto stretto, ma nell’ambito dell’autonomia propria del mondo socio-pastorale e della sua funzione critica e propositiva. Il Dossier rimane il frutto di un progetto culturale inteso a favorire una conoscenza del fenomeno migratorio libera da pregiudizi e contrapposizioni partitiche, ricavando le ipotesi interpretative a partire dalle stesse fonti statistiche. Sono aumentate le pagine del rapporto, apprezzato in particolare per la sua completezza, seppure non sono mancate anche reazioni di disappunto, quasi che la chiesa cattolica si sia resa protagonista di una sorta di invasione di campo. In realtà questa ricerca, nata per rimediare a una carenza conoscitiva sul piano statistico, non è avulsa dai compiti pastorali, strutturandosi la missione della chiesa non solo in testimonianza della fede ma anche in promozione umana e sostegno sociale. Di fondamentale supporto è la rete di migliaia di operatori pastorali, a loro volta collegati con altre realtà sociali e di ricerca. È stata questa la base che ha consentito di arricchire la riflessione sulle dimensioni nazionali e regionali del fenomeno migratorio e di far sentire il Dossier come un prodotto a disposizione di tutti.

L’IMMIGRAZIONE

E LA CRISI ECONOMICO-OCCUPAZIONALE

Innanzitutto, a predisporre negativamente la popolazione verso la presenza immigrata sono gli effetti della crisi mondiale: nel

2009, il crollo della produzione (specialmente nelle manifatture e in edilizia) e degli investimenti, la diminuzione di 380mila posti di lavoro e del tasso di occupazione, l’aumento del tasso di disoccupazione e dei disoccupati (2 milioni e 45mila), l’incremento delle migrazioni interne anche a lungo raggio. In questo contesto, in cui le previsioni di nuove assunzioni dall’estero sono andate diminuendo (da 168mila nel 2008 a 89mila nel 2009 secondo l’indagine Excelsior), non solo si è ridotto l’afflusso degli immigrati, considerati in qualche modo una causa di questi mali, ma molti sono stati anche licenziati e in parte costretti a lasciare il paese o a scivolare nell’irregolarità. È, invece, il nostro sistema economico a trovarsi in difficoltà, impossibilitato ormai a ricorrere alle svalutazioni della moneta dopo l’introduzione dell’euro, a esportare nel mondo prodotti a basso costo, come riescono invece a fare i paesi emergenti, e a ridurre l’enorme peso della spesa pubblica. Intanto, continua la diminuzione nella crescita del Prodotto interno lordo: 3,8% negli anni ’70, 2,4% negli anni ’80, 1,4% negli anni ’90, 0,3% negli anni 2000 (un valore ridottissimo anche per effetto del crollo del Pil del 6% nel biennio 2008-2009). Inoltre, il rapporto tra Pil e debito pubblico, pari al 95,2% nel 1990, è passato al 109,2% nel 2000 ed è stimato pari al 118,2% alla fine del 2010, il rapporto più alto tra tutti gli Stati membri dell’UE. Rispetto agli altri grandi paesi europei è stentata la modernizzazione del nostro sistema produttivo, che nel periodo 1980-2009 ha conosciuto un aumento medio annuo della produttività (dati Istat) di appena l’1,2%. Questo andamento influisce negativamente sulla crescita del Pil e delle retribuzioni ed evidenzia la necessità di un maggiore sviluppo tecnologico, dell’alleggerimento della burocrazia, di una maggiore apertura agli investimenti diretti esteri (22 miliardi di euro l’anno in


Caritas e Migrantes

e ’ ALTRO? » entrata contro 32 in uscita) e di una maggiore affermazione all’estero. È vero, ad esempio, che le imprese italiane di costruzione ricavano dall’estero la metà del loro fatturato, che comunque rimane allo stesso livello di dieci anni fa, con perdita di addetti e chiusure di imprese. D’altra parte, il mero trasferimento all’estero di produzioni a basso costo senza mantenere sinergie con l’Italia comporta il rischio di svendere il know how italiano e di pagarne le conseguenze a medio e lungo termine, con un inedito panorama di paesi produttori con pochi consumatori e paesi impossibilitato ad affrontare il futuro. consumatori ma non più produt- È quanto ci è stato ricordato il primo marzo 2010 dal primo tori. “sciopero degli stranieri” con l’astensione dal lavoro e dagli acquisti e la presenza in piazza per far sentire la propria LE OPPORTUNITÀ CONNESSE voce. CON L IMMIGRAZIONE In particolare, gli immigrati sono sempre più indispensabili Alla luce degli effetti della crisi per rispondere alle esigenze delle famiglie, come emerso bisogna chiedersi se gli immi- in occasione dell’ultima regolarizzazione, chiusa a settemgrati, che contribuiscono alla bre 2009 con quasi trecento mila domande. produzione del Prodotto interno Il Dossier, nelle indagini condotte sui benefici e sui costi lordo per l’11,1% (stima di dell’immigrazione, ha evidenziato che gli immigrati versano Unioncamere per il 2008), siano alle casse pubbliche più di quanto prendano come fruitori il problema o non piuttosto un di prestazioni e servizi sociali. Si tratta di quasi undici micontributo per la sua soluzione. liardi di contributi previdenziali e fiscali l’anno che hanno Diversi studi, tra i quali quello contribuito al risanamento del bilancio dell’Inps, trattandosi della Banca d’Italia di luglio di lavoratori giovani e, perciò, ancora lontani dall’età pen2009, hanno posto in evidenza sionabile. Essi, inoltre, dichiarano al fisco oltre 33 miliardi la funzione complementare dei l’anno. lavoratori immigrati in grado di A livello occupazionale gli immigrati non solo incidono per favorire migliori opportunità oc- circa il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti, ma sono cupazionali per gli italiani. Ve- sempre più attivi anche nel lavoro autonomo e imprenditonendo essi a mancare, o a riale, dove riescono a creare nuove realtà aziendali anche cessare di crescere, nei settori in questa fase di crisi. Sono circa 400mila gli stranieri tra produttivi considerati non ap- titolari di impresa, amministratori e soci di aziende, ai quali petibili dagli italiani (in agricol- vanno aggiunti i rispettivi dipendenti. Ogni 30 imprenditori tura, in edilizia, nell’industria, operanti in Italia 1 è immigrato, con prevalenza dei marocnel settore familiare e in tanti chini, dediti al commercio, e dei romeni, più propensi all’imaltri servizi), il Paese sarebbe prenditoria edile.

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LE ESIGENZE DEMOGRAFICHE E GLI INTRECCI INTERCULTURALI

Sono circa 240mila i matrimoni misti celebrati tra il 1996 e il 2008 (quasi 25mila nell’ultimo anno); più di mezzo milione le persone che hanno acquisito la cittadinanza, complessivamente 541.955 di cui 59mila nel 2009; oltre 570mila gli “stranieri” nati direttamente in Italia; quasi 100mila quelli che ogni anno nascono da madre straniera; più di 110mila gli ingressi per ricongiungimento familiare. In un’Italia alle prese con un elevato e crescente ritmo di invecchiamento, dove gli ultrasessantacinquenni superano già i minori di 15 anni, gli immigrati sono un fattore di parziale riequilibrio demografico, influendo positivamente anche sulla forza lavoro. I contatti quotidiani sul lavoro e nei luoghi di socializzazione (la scuola, le associazioni, i luoghi di culto…) e le famiglie miste stanno facendo dell’immigrazione una realtà organica alla società italiana. La collettività romena è la più numerosa, seguono albanesi e marocchini, poi cinesi e ucraini. Nell’insieme, queste 5 collettività coprono più della metà della presenza immigrata (50,7%). Gli europei sono la metà del totale, gli africani poco meno di un quinto e gli asiatici un sesto, mentre gli americani incidono per un decimo. Diversi gruppi nazionali risiedono per lo più

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nelle città, come i filippini, i peruviani e gli ecuadoriani. Altri, come gli indiani, i marocchini o gli albanesi, si sono insediati maggiormente nei comuni non capoluogo. L’insediamento è prevalente nel Nord e nel Centro, ma anche il Meridione è coinvolto nel fenomeno, rappresentando un’area privilegiata per l’inserimento di alcune collettività. Roma e Milano, rispettivamente con quasi 270mila e 200mila stranieri residenti, sono i comuni quantitativamente più rilevanti, ma gli immigrati si stabiliscono anche nei piccoli centri, spesso con incidenze elevate rispetto al totale dei residenti.

E IL FATTORE CRIMINALITÀ? Nella società si è rafforzata la diffidenza prima nei confronti dei marocchini, poi verso gli albanesi e attualmente verso i romeni, seppure con toni fortemente ridimensionati rispetto al biennio 2007-2008. Diversi sono stati gli approfondimenti condotti dai redattori Caritas/Migrantes: • per gli albanesi (2008) è stato mostrato che la loro stigmatizzazione è continuata per forza di inerzia anche negli anni 2000 quando, stabilizzatisi i flussi, la loro rilevanza nelle statistiche criminali è risultata in realtà fortemente ridimensionata; • per i romeni (2008 e 2010) la progressione accusatoria ha continuato a essere accentuata, nonostante le statistiche continuino ad attestare un loro coinvolgimento più ridotto rispetto alla generalità degli immigrati; • per gli africani (2010), almeno relativamente alle maggiori collettività, si è visto che sussistono problemi quanto alla loro implicazione sia nella criminalità comune sia in quella organizzata, fenomeni che meritano di essere approfonditi nelle loro cause e nei loro dinamismi, mettendo in atto adeguate stra-


tegie di recupero. • a loro volta, i rom sono stati, sono e forse continueranno ad essere, il gruppo maggiormente discusso, non raramente al di là delle loro specifiche colpe: mai provata, e anzi del tutto smentita da un’apposita indagine della Fondazione Migrantes è l’accusa di rapire i bambini. Ma i timori e il senso di insicurezza degli italiani dipendono in prevalenza da altri fattori, considerato che: 1. la criminalità in Italia è aumentata in misura contenuta negli ultimi decenni, nonostante il forte aumento della popolazione straniera, e addirittura è andata diminuendo negli anni 2008 e 2009; 2. il ritmo d’aumento delle denunce contro cittadini stranieri è molto ridotto rispetto all’aumento della loro presenza, per cui è infondato (e non solo per il Dossier) stabilire una rigorosa corrispondenza tra i due fenomeni: 3. il Rapporto del Cnel sugli indici di integrazione (2010) ha mostrato che il tasso di criminalità addebitabile agli immigrati venuti ex novo nel nostro paese, quelli su cui si concentrano maggiormente le paure, è risultato, nel periodo 2005-2008, più basso rispetto a quello riferito alla popolazione già residente; 4. il confronto tra la criminalità degli italiani e quella degli stranieri, attraverso una metodologia rigorosa basata sulla presa in considerazione di classi di età omogenee, ha consentito di concludere che gli italiani e gli stranieri in posizione regolare hanno un tasso di criminalità simile; 5. lo stesso coinvolgimento criminale degli immigrati non autorizzati al soggiorno, innegabile, di difficile quantificazione e spesso direttamente legato alla stessa irregolarità della presenza e alle difficili condizioni di vita

che ne conseguono, va esaminato con prudenza e con rigore in un paese in cui entrano annualmente decine di milioni di stranieri come turisti o per altri motivi. Queste linee interpretative non devono portare ad “abbassare la guardia”, bensì a vincere i preconcetti e a investire maggiormente sulla prevenzione e sul recupero, coinvolgendo i leader associativi degli immigrati, come avvenuto nel passato con positivi risultati tra i senegalesi.

IMMIGRAZIONE

E PARI OPPORTUNITÀ: UN BINOMIO IRRINUNCIABILE

L’immigrazione e l’integrazione devono andare di pari passo. Il Governo ha proposto un piano per l’integrazione nella sicurezza, denominato “Identità e Incontro”, qualificandolo come modello italiano lontano dall’assimilazionismo e dal multiculturalismo. Nel documento vengono individuati percorsi imperniati su diritti e doveri, responsabilità e opportunità, in una visione di relazione reciproca, facendo perno sulla persona e sulle iniziative sociali piuttosto che sullo Stato e individuando cinque assi di intervento: l’educazione e l’apprendimento, dalla lingua ai valori; il lavoro e la formazione professionale; l’alloggio e il governo del territorio; l’accesso ai servizi essenziali; l’attenzione ai minori e alle seconde generazioni. Si insiste, inoltre, così come si fa in ambito

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comunitario, sui ritorni e sugli aiuti allo sviluppo, progressivamente ridotti in Italia a un livello veramente minimo sulle migrazioni a carattere rotatorio. Ma, intanto, è andata radicandosi la convinzione, supportata dai dati, che l’immigrazione stia acquisendo un carattere sempre più stabile. Vi si ritrovano aperture apprezzabili riguardo al pubblico impiego, rilievi critici rispetto a quanto è stato fatto nel passato, l’individuazione di linee di impegno e specialmente il criterio che quanto proposto vada monitorato nella sua concreta efficacia. Nel 2009, tuttavia, il Fondo nazionale per l’inclusione sociale è rimasto sprovvisto di copertura e questa carenza, oltre tutto in fase di crisi economica, di certo non aiuta l’integrazione a fronte di una diminuita capacità di spesa delle famiglie, anche immigrate. Continua a essere più difficoltoso per gli immigrati l’accesso ai servizi. A Milano un cittadino italiano ha firmato un contratto d’affitto insieme a un rom, che da solo altrimenti non sarebbe stato accettato dal proprietario. Tra la popolazione immigrata regolare solo il 68% è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale, come si rileva dal secondo rapporto del Ministero dell’Interno sui consigli territoriali, e questo concorre a spiegare anche perché per essi vi siano più ricoveri in stato d’urgenza e un maggiore accesso al pronto soccorso. Secondo una ricerca del Cisf, crescere e mante-

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nere un figlio costa 9mila euro l’anno, anche per le famiglie immigrate; tuttavia, inspiegabilmente, le coppie straniere sono state escluse dal beneficio del bonus bebé, così come i capifamiglia stranieri hanno trovato più difficile accedere ad altri benefici sociali erogati dagli Enti Locali. Integrazione e pari opportunità, quindi, devono andare di pari passo, in un intreccio di doveri ma anche di diritti come enunciato nel documento governativo. Bisogna spianare la via ai nuovi cittadini, non solo per sensibilità evangelica ma anche perché questa è l’unica via corretta per andare incontro al nostro futuro.

IRREGOLARITÀ E POLITICA MIGRATORIA Nel Dossier 2010 si parla anche di sbarchi e di irregolari, senza sottacere gli aspetti problematici ma, anche, senza perdere il riferimento ai dati e il senso delle proporzioni. Tutte le persone di buon senso riconoscono la necessità di controllare le coste, evitando che esse diventino l’attracco per i trafficanti di manodopera e la base per i loro lucrosi commerci (2,5 miliardi di dollari nel mondo, secondo l’Onu). Questo rigore, però, va unito al rispetto del diritto d’asilo e della protezione umanitaria, di cui continuano ad avere bisogno persone in fuga da situazioni disperate e in pericolo di vita. Il contrasto degli sbarchi non deve far dimenticare che nella stragrande maggioranza dei casi all’origine dell’irregolarità vi sono gli ingressi legali in Italia, con o senza visto, di decine di milioni di stranieri che arrivano per turismo, affari, visita e altri motivi.


Rispetto a questi flussi imponenti, e non eliminabili, anche la punta massima di sbarchi raggiunta nel 2008 (quasi 37mila persone) è ben poca cosa. Risulterà inefficace il controllo delle coste marittime, come anche di quelle aeree e terrestri, se non si incentiveranno i percorsi regolari dell’immigrazione. Non è in discussione la necessità di regole bensì la loro funzionalità. Ciò induce a ripensare in maniera innovativa la flessibilità delle quote, le procedure d’incontro tra datore di lavoro e lavoratore, il tempo messo a disposizione per la ricerca di un nuovo posto di lavoro (che si potrebbe ampliare tenendo conto dei periodi di integrazione salariale o disoccupazione indennizzata). In effetti, è disfunzionale costringere ad andar via lavoratori già ben inseriti, e in grado di ritrovare un posto di lavoro dopo la crisi, oppure costringerli di fatto a incrementare l’area del lavoro irregolare (il 12,2% del totale, secondo l’Istat). Lascia, perciò, perplessi constatare che diversi enti locali abbiano destinato fondi per il loro allontanamento, oltretutto con scarsa efficacia, come si è visto anche in Spagna. Sembra, invece, auspicabile estendere i rimpatri assistiti a favore degli irregolari, come raccomandato dalla stessa Commissione europea, trasformando il ritorno di chi non ha avuto sbocco o successo nell’immigrazione in un in-

vestimento positivo per i paesi di origine. Seguendo un’ottica realistica, Eurostat ha precisato che il miraggio di una “immigrazione zero” in mezzo secolo farebbe perdere all’Italia un sesto della sua popolazione. Perciò, se l’immigrazione è funzionale allo sviluppo del paese, l’agenda politica è chiamata a riflettere sugli aspetti normativi più impegnativi, come quelli riguardanti la cittadinanza e le esigenze di partecipazione di

questi nuovi cittadini, in particolare se nati in Italia. È questa la strada più fruttuosa sotto tutti i punti di vista, economico e occupazionale non meno che culturale e religioso. Ed è per questo che il Dossier 2010 pone a tutti la domanda: e se mancasse, in realtà, la cultura dell’altro?

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focus

P O V E Mons. Crociata: Non è question

La Caritas italiana e la Fondazione Zancan descri Sarebbero 8 milioni 370mila i poveri presenti nel nostro paese nel 2009, il 3,7% in più rispetto all’anno precedente.Il dato emerge dal decimo Rapporto su povertà ed esclusione sociale in Italia, realizzato e presentato dalla Caritas Italiana e dalla Fondazione Zancan. In particolare, ai sette milioni e 810mila poveri calcolati dall’Istat, Caritas e Fondazione Zancan aggiungono circa 560mila persone povere relative in più rispetto al 2008. Per povertà relativa si intende l’incapacità di spendere cifre equivalenti o superiori alla spesa media mensile calcolata. Ma i poveri, ricordano gli autori dello studio, non vivono tutti allo stesso livello di disagio. Esistono infatti coloro che vivono in condizioni di povertà assoluta, considerata come incapacità ad accedere ai beni essenziali che consentano uno standard di vita minimamente accettabile. Secondo il rapporto, nel 2009, erano 1162 le famiglie considerate povere assolute (il 4% delle famiglie residenti), per un totale di oltre tre milioni di persone (pari al 5,2% dell’intera popolazione). Mettendo dunque in relazione i poveri in senso assoluto con quelli in senso relativo, emerge che un terzo del totale dei poveri appartiene alla fascia di povertà assoluta, esattamente il 35,8%. A questo ampia fascia di popolazione, si aggiunge un 20% di impoveriti, o persone a rischio di povertà come vengono definiti dall’Unione europea, colpiti dall’aumento della disoccupazione e della cassa integrazione, dal calo del potere reale d’acquisto e dalla disuguaglianza dei redditi. Un fenomeno, quello dell’impoverimento, confermato nel 2009 dal calo dell’11% del credito al consumo e del 13% dei prestiti personali e dal contemporaneo aumento dell’8% della cessione del quinto. La povertà registrata da Caritas e Fondazione Zancan si traduce, nella vita di tutti i giorni in difficoltà a pagare la spesa, il mutuo e le cambiali, evidenziata nel 2009 dal 14% di persone in più rispetto al 2008. Contrariamente ad altri paesi europei, in Italia più alto è il numero di figli maggiore è il rischio di povertà. Altro problema incalzante è inoltre quello dell’assistenza alle persone autosufficienti, spesso assistite dalla famiglia, per scelta o per necessità, senza che l’impegno

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R T A ’ ne d’assistenza ma di giustizia

ivono il quadro della situazione nel nostro Paese dei familiari venga per questo sostenuto dalle istituzioni e considerato in termini economici. Il rapporto, intitolato «In caduta libera», sottolinea anche un forte squilibrio nelle percentuali di spesa tradotte in servizi piuttosto che in contributi economici veri e propri. Dei 49 miliardi di euro che lo Stato spende ogni anno, infatti, solo il 14% viene investito per attivare servizi duraturi mentre il restante 86% consiste in contributi economici. Proprio per questo - ha sottolineato Tiziano Vecchiato, direttore della Fondazione Zancan - sarebbe necessario inserire il concetto di responsabilità di coloro che usufruiscono di tali contributi e di rendimento delle risorse percepite. Nonostante la profonda diversità tra Nord e Sud, in termini di somme spese per l’assistenza sociale, tutto il paese è accomunato dalla possibilità di migliorare i servizi spendendo meno rispetto ad oggi. Ricordando l’obiettivo UE per il 2020, riscattare dalla povertà almeno 20 degli 84 milioni di poveri della Comunità europea, monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, ha sottolineato che la lotta alla povertà non è solo una questione di assistenza ma anche di giustizia, libertà e dignità. «Quando si è in stallo come in questo momento – ha proseguito – bisogna muoversi e prendere decisioni di indirizzo». In questo, ad esempio, può giovare «il federalismo solidale che può portare a nuovi e più efficaci assetti di un sistema assistenziale caratterizzato da gravi squilibri». Dopo aver elencato i tre elementi determinanti che, nonostante le difficoltà, hanno permesso alle famiglie italiane di andare avanti (cassa integrazione, interventi assistenziali delle regioni e degli enti locali e interventi solidaristici), monsignor Giuseppe Pasini, presidente della Fondazione Zancan, ha constatato come si avverta «più che in passato l’esigenza di un piano organico di contrasto alla povertà e di prevenzione che coinvolga le varie politiche del lavoro, della formazione professionale, della casa, del fisco, della sanità e dell’assistenza. Obiettivo finora trascurato» ha concluso.

«Alla luce dei dati allarmanti diffusi oggi dalla Caritas, appare sempre più urgente l'attivazione di nuove politiche di contrasto alla povertà, a partire dal rilancio della social card, lo strumento introdotto dallo stesso Governo ormai quasi due anni fa». Lo afferma il presidente nazionale delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani Andrea Olivero, che richiama la proposta avanzata dalle Acli la scorsa primavera, poi sottoposta agli uffici del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di una «nuova social card’' di importo maggiorato ed estesa a tutti i cittadini poveri, senza limiti di età nè preclusioni verso gli stranieri stabilmente residenti. «L'ampiezza del disagio sociale registrato dalla Caritas - spiega Olivero – richiede un intervento strutturale. La social card ha rappresentato, pur con tutti i suoi limiti, la prima misura nazionale contro la povertà introdotta in Italia. Ma se il Governo non decide di investire su questo strumento, accogliendo le proposte migliorative, i benefici resteranno limitati e la misura andrà esaurendo presto il suo valore, come già sta accadendo». La proposta presentata dalla Acli, elaborata da un gruppo di esperti, prevede l’aumento del contributo mensile da 40 fino a 133 euro di media, senza limiti di età e nessuna preclusione verso i cittadini stranieri stabilmente residenti, per un totale di 2milioni e 400mila potenziali destinatari.

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si sono rivolte ai le persone che nel 2008 ila 0m 36 ca cir te sta Sono i casi straniere nella maggior parte de s, rita Ca lla de lto co as centri di se a una rileuata dalla Caritas, in ba ett eff ta sta è ma sti La (68,9%). inserita nella e di diocesi, ed è stata ion mp ca un su ta ua ett vazione eff ciale in Itapovertà ed esclusione so su to or pp Ra l de e on decima edizi lia. 3,6%) ne (62%) e alloggio (2 zio pa cu oc ), 9% 5, (6 Povertà economica loro che si risolvono scono maggiormente co lpi co e ch ni og bis i no so nella percentuale di un alloggio accomuna sta hie ric la Se s. rita Ca alla o maggiori neanieri, questi ultimi hann str e ni lia ita ) no scu cia (8,8% dei nostri con0,1%) mentre il 22,6% (3 o or lav un re va tro cessità di inter venti da omici. Analizzando gli on ec di ssi su de hie ric nazionali ttato di eroe che nel 51,1% si è tra erg em , lto co as di i ntr parte dei Ce nti di orieni, seguito dagli inter ve ial ter ma zi rvi se e ni gazione di be ndaggio omici (10,6%). Da un so on ec di ssi su i da e ) tamento (12,6% goemerso che tra le misure è zi, rvi se i de i tor era effettuato tra gli op è l’abolizione delconsiderata più efficace a ell qu i ris ti-c an e tiv verna l 69,2% degli lutata positivamente da va , sa ca a im pr lla l’Ici su lutato poco o per 94,9% dei casi ha va l ne e, ec inv e, ch i tat inter vis l card niente efficace la socia

«Il 2010 è l’anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale ma il governo italiano non se ne è neanche accorto visto che continuiamo ad essere agli ultimi posti in Europa per mancanza di politiche dedicate ed inefficacia delle poche misure adottate, valga per tutte l'esperienza delle social card». Lo afferma la segretaria confederale della Cgil, Vera Lamonica, nel sostenere che «in Italia manca ancora una legge nazionale di contrasto mentre invece si riducono progressivamente le risorse nazionali dedicate alle politiche sociali ed i pesanti tagli effettuati con la manovra fanno intravedere ulteriori riduzioni anche a livello locale». Per Lamonica la «povertà cresce» e, come testimoniato dal rapporto della Caritas e della Fondazione Zancan, «il trend di impoverimento colpisce figure e ceti che stanno subendo, anche per effetto della crisi, colpi pesanti alla loro condizione». La Cgil insiste perchè «sul tema si apra un confronto, e si individuino politiche e provvedimenti che diano almeno una prima risposta, a partire dalla legge nazionale». Su questi temi, aggiunge la dirigente sindacale, «esistono proposte, non della sola Cgil, ma condivise da un ampio arco di forze laiche e cattoliche, come, ad esempio, quelle del Forum delle Associazioni familiari, maturate dentro l’Osservatorio nazionale sulla famiglia che potrebbero utilmente – conclude Lamonica – essere poste in discussione, uscendo dalla propaganda e dal silenzio indifferente».

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Basilicata , reddito PONTE per combattere la D I S O C C U P A Z I O N E

Due anni di corsi retribuiti e tirocini in azienda poi un “voucher occupazione”: strumenti per non fare scappare i cervelli on la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Basilicata ha preso il via il programma del “Reddito ponte”, un intervento destinato a 680 giovani lucani di età compresa tra i 18 e i 35 anni, metà donne, metà uomini, 35 percento laureati, 65

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percento diplomati (compresa laurea triennale), che prevede un programma di formazione retribuita (500 euro al mese) di due anni con stage in azienda e, al termine, un “voucher occupazione” da spendere o presso un’azienda come incentivo all’assunzione, o


per dar vita ad un’autonoma iniziativa imprenditoriale. Si tratta di un intervento consistente (finanziato con 34 milioni di euro di risorse liberate del Por Basilicata 2000 - 2006 del Fondo Sociale Europeo) e innovativo (è la prima volta in assoluto che viene fatta un’esperienza del genere in Italia, mentre in Europa programmi simili sono stati portati avanti con successo in Scandinavia) che si pone come obiettivo quello di mettere un freno alla cosiddetta “Fuga dei cervelli”, favorendo l’inserimento lavorativo in regione di giovani diplomati e laureati e consentendo alle imprese lucane di potersi avvalere di queste risorse altamente professionalizzate. Proprio la professionalizzazione è uno degli elementi di forza del programma: i 680 giovani, selezionati in base a una graduatoria che terrà conto di voto con cui si è conseguito il titolo di studio, anzianità di disoccupazione ed età, dopo una fase di orientamento, saranno avviati a un percorso di formazione retribuito lungo due anni, al termine dei quali ci sarà un periodo di tirocinio in azienda. Una volta ultimato il tirocinio, l’azienda potrà avanzare una proposta di lavoro a tempo de-

terminato, ottenendo in cambio un incentivo all’occupazione di 10mila euro, diversamente questa somma costituirà un “voucher occupazione” attribuito al singolo partecipante Un finanziamento al programma che di 34milioni di euro potrà essere utilizzato e l’opportunità di un o come incentivo per “voucher occupazione”. l’assunzione in un’altra Questi gli strumenti impresa o per da vita ad un’attività in prodel programma prio o in associazione “Reddito Ponte” con altri partecipanti che prevede per 680 al “reddito ponte”. giovani lucani due anni L’investimento totale di stage retributo per ogni giovane amin azienda messo al programma è di 57.400 euro a cui, per le donne che siano nella condizione di dover assistere familiari di età non superiore a 14 anni, disabili o anziani, vanno aggiunti altri i 4.200 euro di un “voucher conciliazione” con cui pagare quei servizi (asilo nido, assistenza ecc.) per conciliare le attività familiari con quelle del programma.

IL PROFILO DEL LAUREATO MEDIO IN ITALIA L’Italia è al 32° posto tra i Paesi Ocse per numero di ricercatori e personale impiegato in ricerca e sviluppo: i ricercatori sono poco più di tre ogni mille occupati, circa la metà della media europea (UE27). L’età media degli scienziati nel nostro Paese resta poi tra le più alte: solo il 26% ha meno di 34 anni. Se i risultati dei ricercatori italiani nell’accedere ai fondi europei sono ottimi, è vero che la metà di loro li utilizza per lavorare all’estero (i dati provengono dalla sesta edizione dell’Annuario Scienza e Società 2010). Per quanto riguarda i dati sui cosiddetti cervelli in fuga, secondo l’Ocse (2007) in Italia sono circa 7 su cento laureati/dottorati. Il problema per l’Italia non sarebbe solo la perdita dei cervelli nostrani, ma anche l’incapacità di attrarre cervelli stranieri. Nel Regno Unito 16 laureati/dottorati su 100 arrivano dall’estero; in Irlanda il 18%. Per non parlare di casi come Svizzera o Canada, dove i cervelli stranieri sono più di uno su quattro. In Italia siamo al 6%, la metà della media Ocse. Infine, i compensi (dati 2010): un ricercatore italiano con esperienza 0 – 4 anni, guadagna circa 12.500 euro all’anno, contro i 30.500 della Francia e i 24.000 della Germania. Microcred it o

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FONDO Sicilia

per salvare le famiglie dall’usura ETICO

Parte anche in Sicilia il microcredito per le famiglie. Già dai primi mesi del prossimo anno potrebbe diventare operativo, cioè dal momento in cui la Regione, dopo l'avviso pubblico, indicherà quale banca gestirà questo Fondo etico che per il momento ammonta a 12 milioni di euro, ma che potrà essere incrementato da contributi volontari degli aderenti o di terzi e da donazioni, lasciti ed erogazioni conseguenti a stanziamenti, deliberati dallo Stato, degli enti territoriali o locali, e di altri enti pubblici e privati. Il microcredito per le famiglie è stato presentato dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, dall'assessore dell'Economia, Gaetano Armao, e dal dirigente generale del Dipartimento Finanze, Salvatore Taormina. La misura, contenuta nella Finanziaria 2010, è rivolta alle famiglie e si propone di sostenere condizioni di particolare e temporaneo disagio concernente esigenze abitative, di tutela della salute o attinenti ai percorsi educativi e di istruzione dei componenti della famiglia stessa; di favorire la realizzazione di progetti di vita familiare volti a sviluppare e migliorare condizioni

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sociali, economiche e lavorative delle famiglie stesse. Con il microcredito l'amministrazione pubblica può mettere in atto uno strumento che si è rivelato valido nel fornire sostegno alle famiglie che versano in stato di bisogno e rischiano, di conseguenza, di diventare vittime dell'usura. A beneficiare di questo intervento saranno famiglie prive della capacità economico-patrimoniale necessaria per ottenere il credito bancario ordinario e che, tuttavia, presentano potenzialità economiche future che possono giustificare l'assunzione di impegni responsabilizzanti come quello, appunto, di ricevere un microprestito. Si promuoverà anche un'azione di diffusione del progetto, per informare adeguatamente i siciliani sulle possibilità che lo strumento offre per la risoluzione delle loro situazioni problematiche. Parteciperanno all'iniziativa le banche, gli intermediari finanziari, le istituzioni e organismi no profit che sottoscriveranno l'apposita convenzione con l'amministrazione regionale, secondo gli schemi-tipo pubblicati nella Gazzetta Ufficiale e nel sito istituzionale della Regione Siciliana.

Le banche e gli intermediari convenzionati opereranno come soggetti finanziatori, e potranno chiedere l'ammissione alla garanzia del Fondo regionale per ogni finanziamento erogato. Sarà costituito il Comitato regionale per il microcredito, organismo - composto da tre rappresentanti degli istituti di credito e altrettanti dal sistema della solidarietà civile che sovrintenderà l'attuazione dell'iniziativa. «Investiamo sul capitale umano e sulle famiglie - ha affermato il presidente Lombardo - per dare anche una speranza a quanti hanno grandi difficoltà a far quadrare i conti a fine mese». «Si tratta di un provvedimento - ha detto l'assessore Armao che potrà ridare fiducia alle famiglie poste ai margini e che vogliono rimanere nell'alveo della legalità, senza diventare così vittime degli usurai».

Il Governatore della Sicilia Raffaele Lombardo


Coesione sociale PILASTRO per lo SVILUPPO

I NT ER V I S TA A L P R E SI D EN T E DI F O ND A Z I O N E P E R I L S U D

CARLO BORGOMEO di Giovanna Bove Presidente, al Meeting di Rimini 2010 non ha esitato a definire la nostra società affetta da “narcinismo”. Che voleva dire? «Ovviamente è un simpatico gioco di parole che mette insieme il “narcisismo”, molto pronunciato, esaltato dalla condanna mediatica alla quale siamo tutti sottoposti, e anche il “cinismo” che incomincia a caratterizzare le relazioni sociali.

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Mettendo insieme queste due parole viene fuori “narcinismo”. E’ un termine che ha coniato la psicanalista francese, Colette Solere. Il punto che ho trovato interessante è che molte persone potrebbero essere definite “narciniste”; la somma di questi atteggiamenti distrugge il tessuto sociale e i soggetti affetti da questa patologia sono, secondo me, alla lunga dei disperati».


Welfare. “Più Società, meno Stato”, è l’auspicio del ministro Sacconi. “Non si aggravi il peso del welfare sul volontariato” è quanto ha sottolineato il presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, alla conferenza stampa sulla 86a Giornata Mondiale del Risparmio. Tra le due, qual è la strada per affrontare la questione sociale, oggi appesantita dalla crisi? «Detta così, brutalmente, quella indicata da Guzzetti. In realtà, al dibattito che ho tenuto con Sacconi al Meeting dell’Amicizia è venuto fuori che il titolo della tavola rotonda “Più Società, meno Stato” era una provocazione e la vera questione è “Più Società, Diverso Stato”: lo Stato deve fare interventi che tengano conto o addirittura promuovano il ruolo della società, dei livelli intermedi, delle Associazioni, che poi è un modo di definire la Sussidiarietà. Questo è il tema. La battaglia non è “più o meno”, la battaglia è “diverso”. Certo, in alcuni casi ci si auspicherebbe che lo Stato semplicemente receda, perché la presenza è inutile, ingombrante, costosa, se non dannosa. In altri casi la fuga dello Stato lascia dei detriti, delle macerie insopportabili. La verità è che siamo stati abituati a una concezione del Welfare che riparava e risarciva le popolazioni, i lavoratori, i poveri rispetto al

meccanismo di sviluppo. Ora questo non c’è più, non è più così. Non è che si accumulano ricchezze e poi si redistribuisce attraverso il Welfare. No, il welfare è un altro mondo. Per questo è importante che concorrano più soggetti. Deve essere un processo complesso in cui lo Stato non va via, ma LO TATO è presente in modo diverso». DEVE ATTUARE Sassen, al recente Salone dell’Editoria Sociale, ha diINTERVENTI chiarato che “abbiamo perso CHE PROMUOVANO la capacità di fare sociale”. Restano attive “solo due caIL RUOLO tegorie: le élites e i poveri”. Che ne pensa? DELLA SOCIETÀ «E’ una bella fotografia della situazione. Io, più semplicemente, con minori strumenti culturali e di analisi, direi che la coesione sociale incomincia a diventare un bene difficile. E appunto, la si trova o in alcuni livelli molto alti oppure tra i poveri, i quali sono costretti, tra virgolette, alla solidarietà. La grande operazione da fare è invece capire che la coesione sociale è indispensabile per andare avanti da tutti i punti di vista, anche quello strettamente economico. E questo è un passaggio sul quale insistiamo molto. Occupandoci di Sud sembrerebbe che la coesione sociale è un “obiettivo altro” e cioè che si deve preoccupare di fare ricchezza, occupazione, sviluppo, eccetera, eccetera, e poi “se ce ne avanza” ci occupiamo di coesione sociale. L’esperienza dimostra che è esattamente il contrario: se

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CHI È CARLO BORGOMEO Presidente della Fondazione per il Sud dal settembre 2009. Napoletano, 62 anni. Laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Napoli. Negli anni ’70 sindacalista della Cisl a Brescia, Roma, Napoli. Ricercatore al Censis nei primi anni ’80. Per quattordici anni (1986-1999) Presidente della Società per l’imprenditorialità giovanile, poi Amministratore delegato di Sviluppo Italia, fino a febbraio 2002. Dal 2002 al 2007 Amministratore delegato della Società di Trasformazione urbana di Bagnoli. Nel 2007, Consigliere delegato di Fondosviluppo Spa, Fondo mutualistico della Confcooperative. Nel 2002 ha costituito una società operante nel settore della consulenza alle Pmi e agli enti Locali, che, fra l’altro, cura la pubblicazione di un rapporto annuale sulle esperienze di microcredito in Italia, giunto alla quinta edizione. Profondo conoscitore delle dinamiche socio-economiche del Mezzogiorno, esperto di sviluppo locale e di politiche di promozione di imprenditorialità. Da sempre attento alle esperienze e alle problematiche del terzo settore. Fondatore e primo presidente del settimanale “Vita”. Ha tenuto corsi di Organizzazione aziendale in diverse Università ed è autore di numerose pubblicazioni e di articoli su riviste specializzate.

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FONDAZIONE PER IL SUD L’IMPEGNO DEL PRIVATO SOCIALE PER LO SVILUPPO DEL MEZZOGIORNO La Fondazione per il Sud è nata nel novembre 2006 dall’alleanza tra le fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore e del volontariato per promuovere l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno. LE RISORSE FINANZIARIE Per il raggiungimento degli scopi istituzionali, i soci hanno dotato la Fondazione di un patrimonio di circa 315 milioni di euro. Dai rendimenti derivanti dalla gestione di tale patrimonio e da contributi aggiuntivi che le fondazioni di origine bancaria si sono impegnate a versare annualmente, la Fondazione per il Sud trae le risorse per svolgere la propria attività erogativa a sostegno di iniziative a carattere sociale promosse dal territorio, stanziando mediamente circa 20 milioni di euro all’anno. GLI AMBITI DI INTERVENTO • Educazione dei giovani, con particolare riferimento alla cultura della legalità e al contrasto della dispersione scolastica • Sviluppo del capitale umano di eccellenza, per arginare la “fuga di cervelli” dal Mezzogiorno e favorire la crescita dei suoi talenti • Cura e valorizzazione dei "beni comuni" • Sviluppo, qualificazione e innovazione dei servizi socio-sanitari • Mediazione culturale e accoglienza/integrazione degli immigrati (ambito trasversale)

TRE ANNI E MEZZO DI FONDAZIONE PER IL SUD • 15 bandi/inviti promossi • 6 regioni coinvolte (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia) •124 progetti esemplari sostenuti • 3 fondazioni di comunità finanziate (Salerno, Napoli, Messina) • oltre 1.000 organizzazioni coinvolte nelle partnership (terzo settore e volontariato, istituzioni ed enti locali, privati, ecc.) • oltre 55.000 destinatari diretti, soprattutto giovani, e migliaia di beneficiari indiretti • oltre 55 milioni di euro i contributi assegnati • Numerose iniziative di comunicazione sociale, tra cui 3 iniziative fotografiche sul Mezzogiorno promosse sul web. Nel 2009 la Fondazione è stata selezionata tra i finalisti dell’Oscar di Bilancio, il Premio della Ferpi che segnala i bilanci migliori sotto il profilo della trasparenza, della chiarezza e della completezza. www.fondazioneperilsud.it

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non c’è coesione sociale lo sviluppo, puramente e semplicemente, non arriverà».

E’ un discorso che riguarda solo il Sud? «Al Sud è più accentuato».

La Fondazione per il Sud nasce per promuovere “l’infrastrutturazione sociale” nelle Regioni Obiettivo 1. Termine difficile, cosa si intende in concreto? «Effettivamente nello Statuto c’è questo termine che è un po’- come si potrebbe dire “intellettualistico”. Però è fatto apposta: convincere che mentre si parla di infrastrutture fisiche – strade, reti telematiche, ecc – noi pensiamo che sia importante l’infrastrutturazione sociale, le infrastrutturazioni immateriali, di relazioni con le persone, tra le gente, di protagonismo sociale. Più semplicemente, si potrebbe dire che la Fondazione ha la missione di favorire la coesione sociale. Il concetto è lo stesso, anche se l’espressione “infrastrutturazione” desta più curiosità». Ci racconta un “progetto esemplare” approvato dall’Ente? «Eh, è una bella scelta. Essendo napoletano sono un po’ parziale. Potrei raccontare il progetto che riguarda i Quartieri Spagnoli e che si chiama Trespassing. Si rivolge ai giovani a rischio e insegna loro a lavorare in attività ar-

tigianali. C’è un esito notevolissimo: il 90% di quelli che hanno aderito al programma poi si è messo a lavorare. La cosa interessantissima è che molti tra loro ora fanno lavori diversi rispetto a quelli appresi. Il progetto quindi non

è servito a dare loro uno skill professionale, un’abilità artigianale: è servito a “cambiare la testa”, ad alzarsi al mattino per andare a lavorare, essere trasparenti, capire che si va avanti con il lavoro e non con la delinquenza. Noi li chiamiamo “esemplari” perché abbiamo l’ambizione che siano un esempio. E su 130 progetti avviati e una quarantina conclusi ce ne sono almeno trenta da raccontare».

Tra le regioni Obiettivo 1 in cui operate, dov’è che si parla di vera “emergenza”? «E’ difficile dirlo perché ci sono diverse emergenze. Se uno fosse costretto a dire qual è la regione con più difficoltà parlerebbe sicuramente della Calabria, a causa della criminalità organizzata, per la ‘ndrangheta che è molto forte e dove sembra impossibile fare alcunché. Ma se uno dovesse affrontare – che è più giusto – una verifica sui territori, dal nostro punto di vista il Mezzogiorno più difficile è quello delle grandi conurbazioni: Napoli, Bari, Palermo, Catania e la Calabria meridionale». Come si accede ai fondi? «Si tratta di contributi a fondo perduto. La no-

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stra è una Fondazione di erogazione, e quindi esiste per dare via i soldi e non riprenderli dai beneficiari. Si accede con un meccanismo fondamentale che è quello dei bandi inseriti sul nostro sito (www.fondazioneperilsud.it). Tra l’altro, c’è tradizione di assoluta trasparenza, di buona comunicazione e siamo abbastanza comprensibili».

Avete vinto anche un Oscar di Bilancio per questo? «E quest’anno siamo ancora una volta finalisti dell’Oscar di Bilancio. E’ lecito sperare. Comunque, si accede ai bandi attraverso un progetto. Il progetto deve essere presentato da un partenariato dentro il quale ci deve essere, per forza, qualche organizzazione di terzo settore e di volontariato. Poi ci possono essere anche amministrazioni locali, enti pubblici, imprese private. Nell’ultimo anno, per capire di più la domanda che viene fuori dal Mezzogiorno sul sociale, abbiamo deciso di fare dei progetti cosiddetti “innovativi” che hanno delle modalità diverse: chiunque può presentare l’idea». Chiunque? «Chiunque. Anche il tabaccaio, l’edicolante, il barista, lo studioso, il ricercatore. Si presenta l’idea. Se l’idea, ad un primo screening, viene giudicata “accoglibile”, plausibile, somiglia in pratica a quello che noi im-

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maginiamo sia la nostra missione di Fondazione, invitiamo quel soggetto a presentare un progetto. Un progetto che però risponde ai nostri requisiti di partenariato con il terzo settore, il volontariato».

“Il Sud è civiltà spalancata sul mare più bello del mondo, è terra di magnifiche produzioni agricole, di attrazioni irripetibili in ogni borgo: il Sud sta seduto su un tesoro e crede di doverlo cercare altrove”

Borgomeo riceve l’Oscar di Bilancio 2009

Il 2010 si chiude con quale bilancio? «Il nostro bilancio ha varie facce. Dal punto di vista del rendimento del patrimonio, siamo in linea con le previsioni. Secondo. Siamo molto contenti perché quest’anno è stato rinnovato l’accordo tra Fondazioni bancarie, Terzo settore e Volontariato e quindi per altri cinque anni la Fondazione per il Sud potrà disporre di 25 milioni di contributi. Il che significa che per il 2011 avremo una capacità erogativa più alta che negli scorsi anni. Per quanto riguarda i progetti, ci sono tre cose da sottolineare. La prima è che resta questa grande angoscia, non c’è altra parola da utilizzare, nello scarto tra la nostra capacità erogativa e quello di cui ci sarebbe bisogno. La Fondazione per il Sud ha capacità erogativa pari a quella della Fondazione di Cuneo. E si deve occupare di tutto il Sud. Io che sono abbastanza vecchio per avere un bel po’di esperienza anche di leggi, di agevolazioni, di attività produttive, devo dire che non trovo altra parola che “angoscia” quando si fa un bando e arrivano 150 progetti ma ne puoi finanziare dieci, e dall’undicesimo al ventesimo sono ottime proposte e non puoi fare niente. Stai male. Il secondo aspetto è pro-


prio su questa linea: stiamo aprendo confronti anche con altri soggetti erogativi. Per la seconda volta abbiamo avuto un contributo dalla Fondazione Enel Cuore su un nostro bando. Per la prima volta la Fondazione Unicredit ha aggiunto risorse finanziarie a un nostro bando. Ci piacerebbe diventare un punto di riferimento sul Sud per tutti gli enti di erogazione. Sappiamo come leggere i progetti: cinque anni, 130 casi finanziati, migliaia di proposte viste cominciano a darci un certo profilo di esperienza. Terzo punto. Stiamo molto attenti sul dopo. Non solo il monitoraggio formale su come vengono spesi i soldi, ma anche sul come va a finire dopo. Un bel numero di progetti continuano trovando risorse altrove».

Chiudiamo. Nella conclusione del Bilancio di Missione 2009 lei scrive: «Il Sud ce la farà se i meridionali riusciranno a rafforzare i processi di coesione sociale. Non è questo un obiettivo successivo alla “crescita” economica, ma una condizione imprescindibile per uno sviluppo responsabile e sostenibile»? «Guardi, io chiudo con una frase riportata sulla nostra nuova Newsletter e scritta da Erri de Luca (scrittore e poeta, nato a Napoli nel 1950): “Il Sud è civiltà spalancata sul mare più bello del mondo, è terra di magnifiche produzioni agricole, di attrazioni irripetibili in ogni borgo: il Sud sta seduto su un tesoro e crede di doverlo cercare altrove”. Allora, non è solo il lavoro della Fondazione per il Sud. Io penso che ci sia una pericolosissima divaricazione nel Paese, che non è mai stata così violenta, mai. Per cui, un italiano è costretto a pensare se sta al Nord - che i soldi dati al Sud sono buttati; l’altro italiano - se sta al Sud - pensa che i soldi che ha avuto sono pochi rispetto ai bisogni che ha. Se continuiamo in questo gioco il Paese si spacca. La discontinuità sta nel fatto che i meridionali dicano: “abbiamo un primo grande obiettivo che è quello di spendere bene i soldi che abbiamo e che ci danno”. Che significa accrescere la propria responsabilità. Altrimenti, questa volta, l’opportunità è proprio persa». Microcred it o

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Protocollo tra ministero dell’Economia, Upi e Consip

e-procurement

P r ov o vi n c e i t a l i a n e razionalizzazione degli acquisti

E’ stato firmato a Roma un Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), Unione delle Province d’Italia (UPI) e Consip che intende promuovere, presso le province italiane, iniziative in tema di razionalizzazione dei processi di acquisto. Il Protocollo è stato firmato dal Direttore dei Sistemi informativi e dell’innovazione del Ministero dell’Economia e delle Finanze, Francesco Paolo Schiavo, dal Presidente dell’UPI, Giuseppe Castiglione e dall’Amministratore delegato di Consip, Danilo Broggi. L’intesa ha come obiettivo la diffusione e l’utilizzo, da parte degli enti provinciali e del tessuto economico e produttivo di riferimento, degli strumenti e delle iniziative realizzate nell’ambito del Programma di razionalizzazione degli acquisti promosso dal MEF e gestito dalla Consip. Il Protocollo firmato oggi, inoltre, pone un’attenzione specifica sulla definizione e sulla diffusione di interventi di efficienza energetica per gli edifici scolastici di competenza delle province. Altro capitolo dell’intesa riguarda la promozione e la divulgazione delle attività svolte e delle best practice realizzate da MEF/Consip e dalle province relativamente agli acquisti verdi (Green Public Procurement), alla promozione delle fonti rinnovabili e al risparmio energetico. Si evidenzia che nel corso del 2009, gli acquisti attraverso convenzioni Consip da parte delle province italiane hanno raggiunto gli 88 milioni di euro, con oltre 4.500 ordini, generando un risparmio medio del 20%; mentre, sul Mercato elettronico della Pubblica Amministrazione gli acquisti delle province hanno superato i 6 milioni di euro, con più di 1.500 transazioni.

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AUTOIMPIEGO e AUTOIMPRENDITORIALITA ’ concrete OPPORTUNITÀ OCCUPAZIONALI In Europa le piccole e piccolissime imprese rappresentano la spina dorsale dell’economia e sono d’importanza vitale per il mercato del lavoro, la crescita economica ed il benessere dei cittadini. Esse costituiscono il 99 per cento del totale, incluse le microimprese con meno di dieci addetti, e occupano circa 65milioni di persone (ossia due terzi dei posti di lavoro nel settore privato) Nel nostro Paese la quota di microimprese è ancor più rilevante, infatti, ben il 95 per cento del totale delle imprese italiane è rappresentato da aziende

bale di beni e servizi che ha colpito, in particolare, le economie esportatrici come quella italiana. Gli accordi sugli ammortizzatori sociali hanno consentito di non disperdere il capitale umano delle imprese proteggendo al contempo il reddito delle famiglie. Tra gli istituti promossi in Italia a contrasto degli effetti della crisi economica sulle persone rientra anche il microcredito per l’avvio di attività autonome, microimprese e auto-imprese ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78,

con meno di 10 addetti (ossia 4,3 milioni) che occupano il 46 per cento dei lavoratori totali (ossia 8,2 milioni). Più della metà di queste ultime sono aziende con meno di due addetti (2,9 milioni), quindi imprese senza lavoratori dipendenti, un segmento di particolare interesse che si concretizza nella forma giuridica del lavoro individuale e indipendente (tra le altre forme anche l’auto-impiego e il lavoro autonomo). I lavoratori indipendenti sono attivi prevalentemente nel settore dei servizi (immobiliari, commercio, altri servizi). A partire dalla metà del 2008 gli effetti della crisi economica e finanziaria dello scorso anno si sono riflessi soprattutto sulla caduta della domanda glo-

convertito con modificazioni in legge 3 agosto 2009, n. 102. L’incentivo previsto dal DL 78/2009 è costituito dalla quota di ammortizzatori sociali non percepita dai lavoratori cassintegrati o sospesi delle imprese in crisi, i quali possono utilizzare il sostegno al reddito previsto (ammortizzatori sociali in deroga ai sensi dell’art.19 comma 1 del D.L. 185/2008) per creare un’attività autonoma, autoo microimprenditoriale, o per associarsi in cooperativa al fine di reinserirsi stabilmente nel mercato del lavoro. Tale normativa conferma la visione del Governo rivolta a considerare il microcredito come uno strumento di welfare, che si colloca sia nell’ambito

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delle politiche del lavoro che in quelle per l’inclusione sociale. Tale visione è condivisa anche a livello comunitario dove sempre più frequentemente si promuovono seminari e convegni di approfondimento sul tema della creazione di posti di lavoro attraverso l’autoimpiego e la creazione di microimpresa . Dal mese di novembre è stato attivato un Fondo di garanzia presso la BEI destinato a facilitare l’accesso al credito per la creazione di lavoro autonomo o microimprenditoriale da parte di coloro che hanno perso il lavoro o rischiano di perderlo, o che incontrano difficoltà a (re)inserirsi nel mercato del lavoro, e che devono confrontarsi con la minaccia dell’esclusione sociale a causa della loro vulnerabilità o in quanto non bancabili. E’ proprio, infatti, nella fase di crisi e della successiva ripresa che l’auto-impiego diviene una possibilità concreta per parecchi disoccupati che devono confrontarsi con la drastica riduzione delle opportunità di ritrovare un lavoro in poco tempo. Diversi paesi hanno creato o rafforzato, in considerazione della crisi e della successiva fuoriuscita dalla fase di emergenza, dei sistemi di incentivazione del lavoro autonomo rivolti specificamente a coloro che hanno perso un lavoro e non riescono a reinserirsi in altro modo. L’auto-impiego può, infatti, migliorare gli esiti occupazionali in vario modo: contribuendo a ridurre la disoccupazione, offrendo ai disoccupati l’occasione di fare un’esperienza lavorativa che può avere ricadute positive sulla carriera, incrementando le rendite di lunga durata per coloro che vi ricorrono. E’ pur vero che i rischi presenti nella decisione di intraprendere un lavoro autonomo aumentano proprio nei periodi di crisi economica e nelle prime fasi della ripresa. E ancora, le forme di auto-impiego più positive sottintendono una serie di requisiti a livello di competenze e di risorse finanziarie che non sempre sono alla portata di lavoratori disoccupati (soprattutto di coloro che lo sono da lungo tempo). E’ questa la ragione per cui il sostegno pubblico dovrebbe essere garantito in affiancamento a un’attenta valutazione delle reali opportunità di realizzazione per coloro che intendono intraprendere l’attività imprenditoriale, anche in

forma di microimpresa. In proposito si deve infatti considerare che non tutti i disoccupati sono ugualmente motivati o “adatti” a svolgere un’attività autonoma. Solo una minoranza è realmente convinta di tale scelta e possiede le competenze e risorse necessarie allo scopo. Le politiche dovrebbero rivolIl DL 78/2009 gersi a questi soggetti suscitando l’interesse per la e il Fondo proposta dell’auto-impiego, di garanzia ma non forzandoli alla scelta. presso la BEI, E solo nel momento successivo due incentivi alla manifestazione d’interesse per la creazione da parte di costoro mettere a disposizione percorsi formativi, di lavoro di aggiornamento e di accomautonomo pagnamento alla creazione d’impresa che sono declinati secondo le vocazioni e capacità del singolo lavoratore. Come pure dovrebbero essere attivati servizi di tutoraggio/mentoring che affianchino i neoimprenditori per periodi sufficientemente lunghi con il compito di assicurare il necessario supporto tecnico ed esperienziale e di mettere in atto le strategie idonee a prevenire o fronteggiare le possibili fasi di crisi dell’attività. Si tratta ora di individuare e promuovere i modelli di successo nel sostegno all’avviamento di attività autonome. Quindi di calarli nelle necessità individuali di coloro che, non avendo altra possibilità, sono portati a scegliere le forme dell’auto-impiego e del lavoro autonomo per garantire un adeguato sostentamento a se stessi e ai propri nuclei familiari. Per il sistema Paese, infine, prevedere e strutturale programmi a sostegno dell’auto-impiego per i lavoratori che non hanno un’occupazione rappresenta l’occasione di sperimentare interventi che in altri Paesi si sono spesso dimostrati un’alternativa economicamente produttiva all’erogazione di sussidi pubblici di sostegno al reddito. Microcred it o

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SALVATORE MARTINEZ

società

CONSENSO e GRATITUDINE per i nuovi Orientamenti pastorali

Cei

In occasione della 34a Conferenza Nazionale Animatori del Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS), alla presenza di oltre 4 mila animatori e responsabili per il tradizionale appuntamento di formazione, il presidente nazionale RnS, Salvatore Martinez, con viva soddisfazione commenta gli Orientamenti pastorali della Cei “Educare alla vita buona del Vangelo" per 38

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il decennio 2010-2020: «Esprimiamo vivo consenso e gratitudine per il linguaggio, i contenuti e le prassi riscontrabili nei nuovi Orientamenti pastorali Cei. La Chiesa, nonostante i tentativi improvvidi di offuscarne la bellezza, si ripropone ancora agli uomini come impareggiabile “maestra di una vita buona”. Nel tempo della crisi, non è in crisi la verità


Salvatore Martinez, presidente nazionale RnS fanno con la saggia umiltà di chi, da duemila anni, educa le nuove generazioni all’amore generoso, gratuito, intelligente, responsabile. Procedendo nella lettura del testo viene da chiedersi: sapranno gli uomini distratti e contratti da mille mali, ogni

giorno denunciati e sofferti come insopportabili, porsi senza preconcetti in ascolto di questo “benefico appello alle coscienze”, perché un sussulto di speranza creatrice si traduca in un nuovo impegno a servizio del bene comune, di tutti, per tutti? E ancora: sapremo noi cristiani del terzo millennio vincere quell’“ateismo del sacrificio” che sta portando molti ad abdicare ad altri il coraggio della coerenza, impoverendo questo nostro mondo sempre più bisognoso dell’idealismo del Vangelo e di una vita formata secondo lo Spirito di Dio? Ci attende un arduo ed entusiasmante lavoro, certi che le buone prassi educative e rieducative di cui il nostro Paese dispone, grazie alle nostre Comunità ecclesiali e alle tante realtà associative in esse contenute, rappresentano il “potenziale educativo” più efficace e risolutivo per le mille emergenze sociali in atto. Pertanto, in sintonia con i nostri Vescovi, volentieri ci candidiamo ad essere “collaboratori della gioia degli uomini” assumendone ancor più sofferenze e aspirazioni».

società

sull’uomo! I Vescovi italiani rilanciano la sfida di un “umanesimo integrale e trascendente”, la sola possibile via per una vita piena, giusta, fraterna, felice, quella che ogni uomo intimamente desidera per sé e per i propri cari; e lo

RnS è un Movimento ecclesiale che in Italia conta più di duecento mila aderenti raggruppati in oltre 1.900 gruppi e comunità. Ulteriori informazioni su www.rns-italia.it

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Rubrica

La politica di coesione dell'Unione europea avrà un ruolo chiave nel mettere in pratica gli obiettivi della strategia Europa 2020, anche se il suo scopo principale resta quello di ridurre i divari di prosperità tra le varie regioni. Coinvolgendo tutti i livelli di governo, la politica di coesione ha fornito un esempio di patti territoriali finalizzati all'attuazione di Europa 2020. Questo è quanto si legge in un parere adottato dal Comitato delle regioni (CdR). Il relatore del parere Michael Schneider (DE/PPE) ha anche messo in guardia contro il proliferare di programmi di finanziamento UE rivolti a settori specifici e ha ribadito che il Fondo sociale europeo deve continuare a far capo alla politica di coesione

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Il Comitato delle regioni (CdR) è l'Assemblea dei rappresentanti regionali e locali dell'UE. Il compito dei suoi 344 membri, provenienti da tutti i 27 Stati membri dell'UE, è quello di coinvolgere nel processo decisionale dell'Unione gli enti regionali e locali e le comunità che essi rappresentano e di informarli sulle politiche dell'UE. La Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio sono tenuti a consultare il CdR in relazione alle politiche europee che possono avere un'incidenza sulle regioni e le città. Il CdR può inoltre adire la Corte di giustizia per salvaguardare le proprie prerogativeo se ritiene che un atto legislativo dell'UE violi il principio di sussidiarietà o non rispetti le competenze degli enti regionali o locali.


La presidenza belga dell'UE ha chiesto al CdR di chiarire il rapporto tra politica di coesione ed obiettivi della strategia Europa 2020. Il primo ministro vallone Rudy Demotte, responsabile per la Politica di coesione nel quadro della presidenza belga, ha sottolineato il valore aggiunto di tale contributo. Rispondendo alla richiesta, il CdR ha adottato un parere sul contributo della politica di coesione alla strategia Europa 2020, in cui giudica questi due elementi "interdipendenti", pur ribadendo che il primo resta una politica a se stante, dotato di obiettivi stabiliti dal Trattato. I membri del CdR affermano inoltre che le iniziative di Europa 2020 non devono accrescere gli oneri amministrativi a carico degli enti regionali e locali. È quanto infatti accadrebbe se si introducessero nuovi obblighi di rendicontazione, se una parte dei finanziamenti fosse dirottata dai fondi strutturali verso nuovi meccanismi destinati a settori specifici o se il Fondo sociale europeo non facesse più capo alla politica di coesione, misure a cui il CdR si dichiara di conseguenza contrario. Il relatore del parere Michael Schneider (DE/PPE), sottosegretario di Stato agli Affari europei del Land Sassonia-Anhalt, ha dichiarato: «Viene sempre più riconosciuto che il fallimento della strategia di Lisbona è dipeso anche dal mancato coinvolgimento del livello locale e regionale. Pertanto invitiamo i governi nazionali a collaborare con gli enti locali e regionali nella definizione dei programmi nazionali di riforma di cui alla strategia Europa 2020, e a garantire che tutti

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Europa 2020 i livelli di governo siano coinvolti nelle fasi di sviluppo e di attuazione. La politica di coesione, con il suo approccio intersettoriale e il sistema della governance multilivello, potrebbe quindi fornire un contributo significativo al raggiungimento degli obiettivi di Europa 2020». Il commissario europeo per la Politica regionale Johannes Hahn, esprimendo apprezzamento per il parere del CdR, ha aggiunto: «Gli investimenti regionali, grazie a un finanziamento accorto e mirato delle nostre regioni, sono risolutivi per condurre l'Europa fuori dalla crisi. Dobbiamo preparare le nostre regioni a una competizione globale che avrà luogo non più tra i paesi bensì tra i continenti. Concentrandoci sugli investimenti futuri nell'efficienza energetica e nello sviluppo verde e sostenibile, e creando in questo modo nuovi posti di lavoro, realizzeremo i risultati che ci attendiamo dalla strategia Europa 2020. Ringrazio pertanto il Comitato delle regioni del sostegno offerto a questo approccio, che garantisce che potremo collaborare nell'interesse di tutti». Per attivare le sinergie e gli effetti sistemici necessari per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, e alla luce del suo Libro bianco sulla governance multilivello, il Comitato delle regioni ha dato il via libera a una campagna su scala europea in favore dei patti territoriali. Il Comitato chiede uno sforzo convergente delle istituzioni europee rivolto a sostenere il processo e a incoraggiare l'istituzione di patti territoriali tra governi nazionali e enti regionali e locali. La presidente del Comitato delle regioni Mercedes Bresso ha chiarito le finalità di questo concetto: «La strategia Europa 2020 richiede un ampio partenariato. Essa dev'essere attuata in ogni regione e città attraverso misure concrete e una responsabilità condivisa tra il livello nazionale da un lato e i livelli regionale e locale dall'altro. Il CdR seguirà l'intero processo e pubblicherà relazioni regolari» La Presidente ha anche chiesto che vengano sviluppati nuovi indicatori, in grado di misurare meglio la prosperità, il benessere e la qualità della vita in Europa, come proposto da Vicente Álvarez Areces (ES/PSE), presidente della Comunità autonoma delle Asturie. Microcred it o

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il messaggio

Ripresa economica Sarà DURA, DURA ma l’ Europ «Voglio che l’Europa esca rafforzata dalla crisi economica e finanziaria. Le realtà economiche si muovono più velocemente di quelle politiche, come dimostrano le ripercussioni mondiali della crisi finanziaria. Dobbiamo accettare il fatto che la maggiore interdipendenza economica richiede anche una risposta più determinata e coerente a livello politico. Gli ultimi due anni hanno lasciato dietro di sé milioni di disoccupati. Hanno provocato un indebitamento che durerà molti anni. Hanno esercitato nuove pressioni sulla nostra coesione sociale. Hanno rivelato altresì alcune verità fondamentali sulle difficoltà che l’economia europea deve affrontare. Nel frattempo, l’economia mondiale va avanti. Il nostro futuro dipende dalla risposta dell’Europa. La crisi è un campanello d’allarme, il momento in cui ci si rende conto che mantenere lo status quo ci condannerebbe a un graduale declino, relegandoci a un ruolo di secondo piano nel nuovo ordine mondiale. È giunto il momento della verità per l’Europa. È il momento di essere audaci e ambiziosi. La nostra priorità a breve termine è superare con successo la crisi. Sarà ancora dura per qualche tempo, ma ce la faremo. Si sono compiuti progressi significativi nel trattare con le "bad bank",

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regolare i mercati finanziari e riconoscere la necessità di un forte coordinamento politico nell’area dell’euro. Per conseguire un futuro sostenibile, dobbiamo sin d’ora guardare oltre il breve termine. L’Europa deve ritrovare la strada giusta e non deve più perderla. È questo l’obiettivo della strategia Europa 2020: più posti di lavoro e una vita migliore. Essa dimostra che l’Europa è capace di promuovere una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, trovare il modo di creare nuovi posti di lavoro e offrire un orientamento alle nostre società. I leader europei condividono la medesima visione degli insegnamenti che si possono trarre dalla crisi. Riconosciamo altresì l’urgenza delle sfide future. Insieme, dobbiamo fare di questo obiettivo una realtà. L’Europa presenta molti punti di forza. Possiamo contare su una forza lavoro capace e su una straordinaria base tecnologica e industriale. Abbiamo un mercato interno e una moneta unica che ci hanno aiutati con successo a far fronte al peggio. Abbiamo un'economia sociale di mercato collaudata. Dobbiamo avere fiducia nella nostra capacità di stabilire un programma ambizioso per noi stessi e adeguare gli sforzi per realizzarlo. La Commissione propone per il 2020 cinque obiettivi misurabili dell’UE, che guideranno il pro-


pa ce la farà di Josè Manuel Durao Barroso cesso e verranno tradotti in obiettivi nazionali. Tali obiettivi, che riguardano l’occupazione, la ricerca e l’innovazione, il cambiamento climatico e l’energia, l’istruzione e la lotta contro la povertà, rappresentano la direzione da seguire e ci consentiranno di valutare la nostra riuscita. Si tratta di traguardi ambiziosi ma raggiungibili, sostenuti da proposte concrete per garantirne il conseguimento. Le iniziative faro indicano come l'UE possa fornire un contributo decisivo. Abbiamo formidabili strumenti a portata di mano: la nuova governance economica, sostenuta dal mercato interno, il nostro bilancio, i nostri scambi commerciali e la nostra politica economica esterna, nonché la regolamentazione e il sostegno dell’unione economica e monetaria. La via del successo consiste in una vera titolarità dei leader e delle istituzioni europei. Il nostro nuovo programma richiede una risposta coordinata a livello europeo, anche con le parti sociali e la società civile. Se agiremo insieme potremo reagire e uscire più forti dalla crisi. Abbiamo i nuovi strumenti e una rinnovata ambizione. Ora dobbiamo trasformare i nostri obiettivi in realtà.

Nato a Lisbona il 23 marzo 1956, Josè Manuel Durao Barroso si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università di Lisbona. Trasferitosi a Ginevra, ha conseguito il Diploma in Studi Europei presso l'Istituto Universitario Europeo, dell’Università di Ginevra, e un master in Scienze Politiche presso il Dipartimento di Scienze Politiche, Facoltà di Economia e Scienze Sociali, Università di Ginevra, ottenendo il massimo dei voti in entrambi. Intrapresa la carriera accademica, ha lavorato come assistente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Lisbona, al Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Ginevra e come “visiting professor” alla “Georgetown University” di Washington. Nel 1995, divenne capo del Dipartimento Relazioni Internazionali dell'Università di Lusíada, Lisbona. Nel 1979 ha fondato l'Associazione Universitaria di Studi Europei. La sua carriera politica iniziò nel 1980, quando si unì al Partito Socialdemocratico (PSD). Nominato presidente del partito nel 1999 e rieletto per tre volte, nello stesso periodo ha ricoperto il ruolo di vice presidente del Partito Popolare Europeo. Nell'aprile 2002 è stato eletto primo ministro del Portogallo, restando in carica fino al luglio 2004 quando è diventato presidente della Commissione europea. È stato rieletto per un altro mandato di cinque anni dal Parlamento europeo nel settembre 2009. José Manuel Barroso ha ricevuto lauree honoris causa dalla “Roger Williams University”, Rhode Island (2005), dalla “Georgetown University”, Washington, DC (2006), dall’Università di Genova (2006), dall’Università di Kobe (2006) e dall’Università “la Sapienza” di Roma (2007 ). E 'stato inoltre dichiarato "Europeo dell'anno 2006" dalla rivista “European Voice”. E 'autore di numerose pubblicazioni sulle scienze politiche, relazioni internazionali e l'Unione Europea; tra cui "Mudar de Modelo ", 2002 e" Reformar: Dois Anos de Governo", 2004.

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ONU , 40 miliardi per la SALUTE di

DONNE & BAMBINI

Il Summit delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (MDG) si è concluso con l‘adozione di un piano di azione globale per raggiungere gli 8 obiettivi destinati a sconfiggere la povertà entro il 2015, e con l’annuncio di nuovi e maggiori impegni a favore della salute di donne e bambini, e di altre iniziative contro povertà, fame e malattie. Il documento finale della tre giorni di vertice – “Mantieni la Promessa: Uniti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio” - conferma l’impegno dei leader mondiali sugli MDG e definisce un programma di azione concreto per il raggiungimento degli Obiettivi del 2015. Sulla base di esempi di successo e lezioni apprese nel corso degli ultimi dieci anni, il documento precisa le misure specifiche da adottare da tutte le parti interessate per accelerare il progresso in ciascuno degli otto Obiettivi. Inoltre esso afferma che, nonostante le battute d’arresto a causa della crisi economico-finanziaria, un notevole progresso è stato conseguito nella lotta alla povertà, incrementando l’iscrizione scolastica e migliorando lo stato di salute in molti Paesi. Gli Obiettivi restano realizzabili. Un’ulteriore spinta per accelerare il miglioramento delle condizioni di salute delle donne e dei bambini è pervenuta da un certo numero di capi di Stato e di governo di paesi sviluppati e

non, insieme al settore privato, fondazioni, organizzazioni internazionali, società civile e organizzazioni di ricerca, che hanno promesso più di 40 miliardi di dollari in risorse nei prossimi cinque anni. La Strategia Globale per la salute di donne e bambini, uno sforzo mondiale collettivo iniziato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, ha il potenziale per salvare la vita di oltre 16 milioni di donne e bambini, prevenire 33 milioni di gravidanze indesiderate, proteggere 120 milioni di bambini dalla polmonite e 88 milioni di bambini da ritardi nella crescita a causa della malnutrizione, aumentando il controllo delle malattie mortali come la malaria e l'HIV / AIDS, e garantendo a donne e bambini l’accesso a strutture sanitarie di qualità e a operatori sanitari qualificati. "Sappiamo ciò che funziona per salvare la vita di donne e bambini e sappiamo che entrambi sono fondamentali in tutti gli MDG," ha detto il Segretario generale Ban Ki-moon. "Oggi noi siamo testimoni del tipo di leadership di cui avevamo bisogno da tempo". Inoltre, ulteriori impegni significativi su ognuno degli otto Obiettivi sono stati presi dai Governi, dalle organizzazioni internazionali e partner, nonché dai rappresentanti delle imprese del settore privato al Forum organizzato dal Global Compact delle Nazioni Unite. Obiettivo 3: Promozione dell’Uguaglianza di Ge

Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite

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GLI OTTO OBIETTIVI DI SVILUPPO MILLENNIO Obiettivo 1: Sradicare la Povertà Estrema e la Fame • La Banca mondiale aumenterà il suo sostegno al settore agricolo tra i 6 e gli 8 miliardi di dollari all'anno per i prossimi tre anni, contro i 4,1 miliardi di dollari precedenti al 2008, sotto il suo Piano d'Azione per l’Agricoltura per contribuire a stimolare i redditi, l’impiego e la sicurezza sul cibo in molte aree a basso reddito. • La Repubblica di Corea ha promesso 100 milioni di dollari per sostenere la sicurezza alimentare e l'agricoltura nei paesi in via di sviluppo. • Il Cile ha annunciato l’Ethical Family Income initiative (un’iniziativa etica di Reddito Familiare), che sarà lanciata nel 2011 per integrare il reddito delle famiglie più povere e quelle della vulnerabile classe media. • Monster.com si impegna ad ampliare l'accesso alle opportunità di lavoro per i giovani delle aree rurali in India, favorendo l'accesso ai Rozgarduniya.com, un portale Internet che offre posti di lavoro, in 40.000 villaggi in nove stati dell'India.

Obiettivo 2: Raggiungere l’Istruzione Primaria Universale •La Banca Mondiale aumenterà il suo tasso d’interesse zero e il contributo agli investimenti nell’istruzione di base per altri 750 milioni di dollari, rivolgendo un’attenzione particolare sui paesi che non sono sulla buona strada per raggiungere gli MDG entro il 2015, soprattutto nell'Africa sub-sahariana.

Obiettivo 3: Promozione dell’Uguaglianza di Genere e Emancipazione delle Donne • L‘Earth Institute (l’Istituto della terra), Ericsson e Millennium Promise hanno lanciato l’iniziativa Connect to Learn (Connettere per Imparare); un’iniziativa globale no-profit per l’educazione, che promuove l’accesso e la qualità dell’educazione secondaria per i bambini in tutto il mondo, specialmente per le bambine. Connect to Learn fornisce borse di studio di tre anni che garantiscono la frequenza alla scuola secondaria e il pagamento delle tasse, dei libri, delle uniformi e anche dell’accesso alle tecnologie a banda larga. Le prime 100 borse di studio saranno fornite nei Millennium Villages in Ghana e Tanzania, entro i prossimi 100 giorni. • UPS International si è impegnato a donare 2 milioni di dollari alla World Association of Girls Guides and Girl Scout (Associazione Mondiale delle Guide e Bambine Scout) per contribuire all’emancipazone delle donne attraverso programmi di capacità di gestione e sostenibilità ambientale, in 145 Paesi. • ExxonMobile, insieme a Ashoka’s Changemakers, l’International Council for Research on Women (Consiglio Internazionale per la Ricerca sulle donne) e Thunderbird Emerging Market Laboratory hanno promesso 1 milione di dollari a sostegno delle tecnologie che aiutino le donne a aumentare la propria produttività e partecipare più efficacemente nell’economia. Ci si aspetta che il programma comporterà un beneficio diretto a più di 13.500 persone, con effetti indiretti che si estenderanno a 475.000 nei prossimi 2 anni.

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Obiettivo 4: riduzione Mortalità Infantile Obiettivo 5: Miglioramento delle condizioni di Salute Materna • Si faccia riferimento alla lista di impegni, per 40 miliardi di dollari, in risorse promesse per la Strategia Globale del Segretario Generale per la Salute delle Donne e dei Bambini, reperibile all’indirizzo www.un.org/sg/globalstrategy. • Il Canada ha riaffermato il proprio impegno per la raccolta di più di 10 miliardi di dollari da parte dei leader del G8 e non, finanziatori importanti e fondazioni private nei prossimi cinque anni, attraverso l’Iniziativa Muskoka, adottata durante lo scorso vertice G8, a favore della salute di madri, neonati e bambini. • Trinidad e Tobago hanno annunciato il lancio del Fondo per la Vita dei Bambini che fornisca cure mediche di emergenza e chirurgiche ai bambini, per procedure mediche al momento non sono accessibili nel Paese. • Gli Ospedali LigeSpring si sono impegnati a fornire a circa 82.000 donne indiane e alle loro famiglie l’accesso a cure mediche di qualità. Nei prossimi cinque anni, LifeSpring aumenterà il numero di ospedali, da 9 a 200, che aiutino madri e bambini in tutta l’India: ciò favorirà il miglioramento del livello delle cure e ridurrà il tasso di mortalità materna ed infantile.

Obiettivo 6: Debellare HIV/AID Malaria e altre Malattie • La Francia ha annunciato finanziamenti pari a 1,4 miliardi di dollari da devolvere al Fondo Globale per la Lotta a AIDS, Tubercolosi e Malaria nel periodo 2011-2013, un aumento del 20 per cento. Questo è il primo di una serie di impegni in attesa dell’incontro di raccolta fondi del 4 e 5 ottobre prossimi. (NB: il 46 per cento di questi impegni, la porzione direttamente destinata alla salute di donne e bambini, e` compreso nei 40 miliardi di dollari destinati alla Strategia Globale per la Salute di Donne e Bambini). • Il Regno Unito ha annunciato che triplicherà i suoi contributi finanziari nella lotta alla malaria, aumentando i fondi per la malaria da 150 milioni di sterline annue a 500 milioni di sterline entro il 2014. • La Banca Mondiale ha annunciato un allargamento del raggio d’azione dei propri programmi sanitari per un importo superiore a 600 milioni di dollari fino al 2015, per aumentare i servizi sanitari essenziali e di nutrizione e per rafforzare il sistema sanitario presente in 35 paesi, in particolare nel sud-est asiatico e nell’africa sub-sahariana. • Sumitomo Chemical si è impegnato a devolvere 400.000 delle sue reti Olyset contro la malaria a ogni Millennium Village dal 2010 al 2011. Ciò fa seguito alle donazioni del 2006 di 330.000 reti.

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Obiettivo 7: Assicurare la Sostenibilità Ambientale • Gli Stati Uniti hanno annunciato un impegno pari a 50,82 milioni di dollari nei prossimi cinque anni a favore di Global Alliance for Clean Cookstoves (Alleanza Globale per Cucine Pulite), un’associazione tra pubblico e privato guidata dalla Fondazione delle Nazioni Unite, il cui scopo è quello di installare 100 milioni di cucine ad emissioni pulite in tutto il mondo. • Il Cameroon ha annunciato il Programma per lo Sviluppo del Settore Energetico per duplicare la produzione di energia entro il 2015 e triplicarla entro il 2020. • WaterHealth International si è impegnata per la costruzione di 75 impianti di purificazione dell’acqua in Bangladesh e per l’espansione della rete già esistente di impianti di purificazione in altri 100 villaggi dell’India, assicurando l’accesso all’acqua potabile a 175.000 persone in comunità poco sviluppate del Bangladesh e dell’India. • PepsiCo ha promesso di assicurare l’accesso all’acqua potabile a 3 milioni di persone in tutto il mondo entro il 2015.

Obiettivo 8: Partnership Globale per lo sviluppo •L’Unione Europea ha offerto finanziamenti per un ammontare di 1 miliardo di euro a favore dei paesi più impegnati e bisognosi per progredire verso il conseguimento degli obiettivi che sono ancora lontani dal raggiungere. •Il Belgio ha promesso 400.000 euro a favore della Quarta Conferenza delle Nazioni Unite per i Paesi Meno Sviluppati, che si svolgerà a Istanbul, in Turchia, nel 2011.

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DONAZIONI al FONDO GLOBALE contro Aids, tubercolosi e malaria Riunendosi alle Nazioni Unite, paesi e singoli donatori, fondazioni private e società si sono impegnati per i prossimi tre anni per oltre 11,5 miliardi di dollari per finanziare un’attività di collaborazione su scala globale per debellare tre malattie mortali: Hiv/Aids, tubercolosi e malaria. «In un momento in cui così tanti governi stanno stringendo la cinghia, queste promesse mandano un messaggio forte. Dimostrano che molti leader mondiali vogliono fare ciò che è giusto anche di là dei propri confini», ha commentato il Segretario Generale Ban Kimoon, che ha presieduto i due giorni di riunione volta a rifinanziare il Fondo Globale per Combattere Aids, Tbc e Malaria. «Ciò nonostante, la richiesta di fondi supererà persino le ingenti offerte fatte oggi. Ciò significa che dobbiamo continuare a mobilitare nuove risorse, occorre maggiore determinazione e un’azione più tempestiva», ha continuato Ban Ki-Moon. «Non si tratta semplicemente di incrementare il fondo, bensì di aumentare speranza e dignità nella vita delle persone», ha aggiunto. Si stima che negli ultimi otto anni i programmi sostenuti dal Fondo Globale abbiano salvato 5,7 milioni di vite, fornito cure contro l’Aids a circa 2,8 milioni di persone, cure contro

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la Tbc a 7 milioni di persone, e distribuito 122 milioni di zanzariere anti-malaria. «Grazie a tutto ciò che fate e al vostro impegno, stiamo salvando milioni di vite. E ne salveremo molte altre - ha detto Ban Ki-moon - insieme stiamo scrivendo una delle storie di maggior successo del ventunesimo secolo». Il Fondo Globale fu creato nel 2002 per aumentare le risorse per sconfiggere le tre malattie più devastanti al mondo e per dirigere tali risorse verso le zone di maggior bisogno. Esso ha finora impegnato 19,3 miliardi di dollari in 144 paesi per la prevenzione su larga scala e per la cura di queste tre malattie. L’impegno annunciato a New York giunge due settimane dopo il vertice sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg), durante il quale i paesi membri delle Nazioni Unite hanno confermato il loro impegno nel raggiungimento del traguardo ambizioso di eliminare malattie e povertà entro il 2015. Il Direttore Esecutivo del Fondo Globale, Michel Kazatchkine, ha a sua volta sottolineato che le risorse impegnate non saranno comunque sufficienti a coprire la domanda prevista. Né esse basteranno per raggiungere gli Mdg entro la loro scadenza, anche se lo sforzo per conseguirli continuerà incessante.


UE : ARRIVA DA TAORMINA LA PROPOSTA

PER LA MODIFICA DEL REGOLAMENTO GECT Parte da Taormina la proposta di modifica del regolamento 1082 della Commissione europea che, fin dal 2006, disciplina l'attuazione dei rapporti tra i paesi al confine del perimetro comunitario: le cosiddette politiche di coesione. La dichiarazione ha chiuso gli incontri voluti dalla Presidenza della Regione Siciliana proprio su questo argomento e rappresenta il primo atto concreto verso la modifica del regolamento che permette la nascita dei GECT, i gruppi europei di cooperazione territoriale: il nuovo strumento, che permette alle regioni di stipulare dei "patti territoriali" transfrontalieri, concordati direttamente con le istituzioni europee, senza la mediazione degli Stati nazionali. Fino a questo momento la nascita dei GECT, che rappresentano una novita' istituzionale di importanza strategica per la costruzione di una vera Europa delle Regioni, e' stata rallentata proprio dalla discrezionalita' di alcuni stati nazionali, che hanno di fatto limitato la diffusione di questo strumento. La proposta di modifica del regolamento, sara' formalizzata entro giugno del prossimo anno, dopo l'adesione di tutti i soggetti della "filiera" decisionale. In discussione c'e' proprio la limitazione del potere di intervento dei parlamenti, dei governi e delle burocrazie nazionali, sulle procedure di "associazione" delle regioni e delle amministrazioni locali ai GECT. Di questi temi i rappresentanti delle regioni del mediterraneo hanno discusso alla presenza della presidente del Comitato delle Regioni europee, Mercedes Bresso, di rappresentanti della Commissione europea, degli Stati nazionali, delle agenzie e delle associazioni di settore. L'occasione, e' stata proprio quella della firma della convenzione tra il Governo delle isole Baleari, l'Agenzia dello sviluppo di Larnaca di Cipro e la Regione Siciliana, per dar vita al GECT ArchiMed, il gruppo europeo di cooperazione territoriale delle isole

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del Mediterraneo, che ha fissato la sua sede proprio a Taormina e si occupera' di ambiente e tutela del mare, oltre che di progetti comuni in materia di energia, cultura, turismo e trasporti. "Un progetto - e' stato spiegato dall'assessore regionale Mario Centorrino, coordinatore delle politiche comunitarie della Conferenza delle Regioni italiane - che rappresenta l'ossatura su cui la Sicilia propone di costruire la Macroregione mediterranea, che diventera' il luogo del dialogo e scambio transnazionale tra tutti i popoli rivieraschi". "Se infatti i GECT pongono limiti alla partecipazione delle regioni dei paesi non comunitari, le Macroregioni rappresentano la risposta piena alla necessita' di confronto e di interrelazione tra popoli che hanno qualcosa in comune: esperienze di questo tipo - ha concluso Cen-

torrino - sono gia' state avviate sulle sponde del mar Baltico e tra le Regioni che si affacciano sul Danubio". "Impossibile - ha sottolineato il direttore generale del dipartimento degli affari extraregionali della Regione, Francesco Attaguile - non pensare di proporre una esperienza simile nel Mediterraneo, che storicamente e' stato punto di incontro e di sviluppo di culture e civilta' millenarie". "L'esperienza avviata dalla Sicilia - ha concluso Attaguile - permettera' alle popolazioni di partecipare ai processi di crescita civile e politica. Propone un modello di sviluppo fondato sul territorio e condiviso dalle amministrazioni locali: una opportunita' per essere attori delle sviluppo guardando, da protagonisti, ai processi di crescita dei paesi della sponda sud".


MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE BAN KI MOON PER LA GIORNATA DELLE NAZIONI UNITE 2010 In occasione della Giornata delle Nazioni Unite, desidero esprimere il mio apprezzamento per i milioni di persone, in tutto il mondo, che credono profondamente nel nostro lavoro per la promozione della pace, dello sviluppo e dei diritti umani, e che accolgono a pieno i nostri ideali, offrendo il proprio contributo al raggiungimento dei nostri obiettivi. A tutti voi, amici e concittadini del mondo, rivolgo il mio ringraziamento. Sessantacinque anni fa entrava in vigore la Carta delle Nazioni Unite. Ogni anno, in occasione della Giornata dell’Onu, riaffermiamo la nostra missione mondiale. Ripresentiamo i valori universali della tolleranza, del rispetto reciproco e della dignità umana. E riconosciamo i progressi compiuti finora nel miglioramento dei livelli di alfabetismo e della speranza di vita, nella diffusione ad ampio raggio della tecnologia e della conoscenza, nell’affermazione della democrazia e dello stato di diritto. Innanzi tutto, nella giornata delle Nazioni Unite rinnoviamo il nostro impegno a fare molto di più. Dobbiamo proteggere le vittime dei conflitti armati, combattere il cambiamento climatico, prevenire le catastrofi nucleari, incrementare le opportunità di donne e ragazze, combattere le ingiustizie e le impunità, e raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Il vertice delle Nazioni Unite sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio ha generato uno slancio politico e ha prodotto impegni finanziari particolarmente significativi in questa epoca di difficoltà economiche. Sono determinato ad andare avanti con questo programma, visto che il 2015 si avvicina sempre più. Nonostante i problemi, le polarizzazioni e la mancanza di fiducia, il nostro pianeta interconnesso ha inaugurato il cammino verso il compimento di progressi comuni. E’ necessario fare ancora di più per realizzare i valori al centro della Carta Onu.

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MICROnotizie Andrea V. Calabrò

«LE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI ATTUINO IL PATTO GLOBALE PER L’OCCUPAZIONE» Roma – Per rilanciare l’occupazione è importante che i Governi mettano in campo investimenti urgenti nelle infrastrutture, aiuti alle piccole e medie imprese e incentivi al microcredito. Lo ha detto il presidente del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) Antonio Marzano a Cotonou in Benin, dove presiede il vertice dei Consigli economico sociali africani. «La creazione di posti di lavoro – afferma – è una priorità e servono proposte concrete per far fronte alla crisi occupazionale mondiale che lo scorso anno ha colpito più di 200 milioni di persone». L’impegno più urgente – sottolinea – è dare attuazione al Patto Globale per l’Occupazione, varato dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2009 con l'obiettivo di orientare le politiche nazionali e internazionali a stimolare la ripresa economica, a creare occupazione, a proteggere i lavoratori e le loro famiglie. «Per contrastare gli effetti della crisi economica mondiale - ha detto – sono state stanziate più risorse a vantaggio degli istituti finanziari di quanto sia stato speso per salvaguardare l'occupazione e i sistemi di protezione sociale. Gli aiuti ai paesi africani più poveri si sono ridotti drasticamente, la situazione sociale si deteriora, crollano le esportazioni e gli investimenti esteri diretti, si riducono le rimesse degli immigrati». Per Marzano a questa situazione si dovrebbe rispondere con un’azione coordinata tra le diverse istituzioni internazionali (Fmi, Banca Mondiale, Omc, Oil, Psnu) e una maggiore cooperazione per ristabilire un clima di fiducia, mentre a livello dei singoli stati sono necessari investimenti in infrastrutture e più stimoli per la creazione di imprese, anche attraverso la microfinanza.

RISORSE NATURALI DISTRIBUZIONE EQUA Algeri – I paesi in via di sviluppo ricchi di risorse naturali dovrebbero «utilizzarle in modo sano e distribuirle equamente» per farne beneficiare tutta la società. Lo ha detto il direttore del Fondo Monetario internazionale, Dominique Strauss-Khan, durante un seminario organizzato ad Algeri su “Risorse naturali e sviluppo”. «La benedizione di avere delle risorse naturali - ha aggiunto - non deve trasformarsi in una maledizione che impedisca lo sviluppo del resto dell’economia». Spesso in questi paesi «la disoccupazione resta elevata, soprattutto tra i giovani e milioni di persone continuano a vivere nella povertà».

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PROVVEDIMENTI STRUTTURALI PER L’AGRICOLTURA ITALIANA «Il settore agroalimentare è nel pieno di una crisi strutturale che non coinvolge soltanto l’agricoltura italiana ma ha caratteristiche generali. La situazione è grave in particolare nel Sud del nostro Paese. L’inaccessibilità al credito per le aziende e l’assenza di misure di sostegno efficaci hanno aggravato il pesante stato di crisi del settore. Nella sola Sicilia il divario tra costi di produzione e ricavi ha determinato la chiusura in pochi anni di 50mila imprese agricole». Lo ha dichiarato l’onorevole Roberto Commercio del gruppo parlamentare Mpa alla Camera durante il voto al ddl agroalimentare. «Il provvedimento del quale discutiamo – continua l’esponente Mpa – aveva l’ambizione di rappresentare una mini finanziaria per il settore agricolo. Così in buona parte purtroppo non è stato, e alla fine la vera novità, comunque positiva, di questo provvedimento, che ora giunge all’esame dell’assemblea con numerose richieste di stralcio, è il rifinanziamento dei contratti di filiera sull’intero territorio nazionale attraverso il rafforzamento dei distretti agroalimentari». «Valutiamo positivamente – aggiunge l’on. Commercio – le disposizioni riguardanti le sanzioni per la produzione e il commercio delle sementi e degli oli, nonché le norme relative alla etichettatura dei prodotti alimentari. Comunque la montagna ha partorito un topolino anche se in tempi di crisi strutturale ed economica anche le parzialità assumono qualche rilevanza». «Ancora una volta – sottolinea il deputato Mpa – purtroppo si sposta nel tempo l’assunzione di interventi e programmi strutturali, in quanto tutte quelle che all’inizio del percorso parlamentare del testo in esame erano definite priorità sono adesso diventate stralci». «I deputati del Movimento per le Autonomie – conclude l’on. Commercio – esprimeranno comunque un voto favorevole al provvedimento, ribadendo però ancora una volta la necessità di provvedimenti strutturali per l’agricoltura italiana ed in particolare per quella meridionale».

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QUANDO IL DESIGN È UNO STRUMENTO SOCIALE E SOSTENIBILE Milano – L'Istituto Europeo di Design (Ied) ha concluso un accordo con Grameen Creative Lab (Gcl), società che fa capo al prof. Mohammad Yunus e Hans Reitz che si occupa dei progetti di social business. Il progetto prevede: una Cattedra in Design for Social Business (D4SB chair) che svolgerà attività di ricerca e progettazione di e per il Social Business; una conferenza biennale sul Design per il Social Business (D4SB Conference) presso il nuovo campus dello Ied a Milano; il primo Master in Design per il Social Business (D4SB MA) a livello mondiale; infine, la promozione e partecipazione a progetti di social business in Italia e all’estero. «Con questo progetto entriamo nella frontiera avanzata del design sociale e sostenibile – dice Carlo Forcolini, amministratore delegato di Ied – si tratta di una disciplina che unisce il fare e i bisogni sociali». «L'essenza del social business sta nella creatività - sostiene Yunus - l’obiettivo è di realizzare prodotti e servizi per i più poveri che siano di ottima qualità e a un prezzo giusto, oltre che sostenibili dal punto di vita ambientale ed economico». «L'ambizione è di raccogliere le esperienze che emergeranno dall’Advisory Board e dalla D4SB conference e tradurle in didattica. Quella che un domani potrebbe diventare la prima Design Business School italiana. In quest’ambito troverà uno spazio particolare il design per il business sociale» ha commentato Carlo Forcolini. L'iniziativa Y7Y prevede la selezione di sette studenti scelti a livello internazionale tra i migliori diplomati Ied per formarli sulle tematiche del design per il/del social business nel corso del Master D4SB. Gli studenti di Y7Y accedono al Master attraverso una borsa di studio Ied/Gcl che copre per intero le spese didattiche. Le spese di viaggio nei paesi focus dei progetti sono coperte da borse di studio Gcl. L'obiettivo del Master D4SB è di formare professionisti in grado di identificare e sviluppare soluzioni di social business design innovative e progetti concreti di social business design. L'accordo porterà gli studenti nei Paesi più poveri del mondo per lo sviluppo di attività in Haiti, Colombia, Albania.

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Italia: il coraggio delle scelte per lo sviluppo internazionale oma – «L'Italia deve avere il coraggio di fare delle scelte. Rilanciare seriamente le politiche allo sviluppo è una di queste». Sono le parole di Elisabetta Belloni, direttore generale per la Cooperazione allo Sviluppo del ministero degli Esteri. «L'Italia ha il dovere di approfondire sulla base di questo rapporto il proprio orientamento in riferimento agli impegni che vorrà prendere per il futuro e di decidere come posizionarsi nello scacchiere mondiale rispetto alle tematiche di cooperazione allo sviluppo». Belloni ha spiegato come oggi l'impegno per lo sviluppo si sia allargato a una pluralità di attori che insieme agli Stati contribuiscono allo sviluppo. «I privati, le università, la società civile, le Fondazioni, tutti insieme bisogna riflettere come meglio integrare le risorse per ottimizzare i risultati. La sfida oggi per l’Italia è quella di far parte di queste collettività», ha dichiarato Belloni. E ha

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concluso: «Auspico che l’Italia rifletta sul contributo che può dare a queste problematiche, senza dimenticare che cooperare responsabilmente allo sviluppo corrisponde a un dovere di tutela anche nazionale». ancia l'allarme anche Piero Fassino, responsabile del Forum Esteri del Pd: «L'Aps è stato azzerato con questa Finanziaria, non riusciremo a pagare neanche le quote degli anni passati di tutti i tavoli multilaterali in cui sediamo e continua spiegando che contribuire allo sviluppo globale ha una ricaduta anche sul nostro sviluppo e sul nostro progresso.

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rancesco Petrelli, presidente dell’Associazione Ong italiane e rappresentante Gcap (Coalizione Italiana contro la Povertà), ha lanciato l’idea di un nuovo “contratto sociale” tra Paesi. «Esiste una grande questione sociale mondiale», ha detto

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Petrelli indicando la lotta contro la povertà e la promozione dell’eguaglianza come fattori centrali di una governance che guardi al domani. «Cos'è la povertà se non assenza di potere? Le ong lavorano per dare potere a chi non ce l’ha, ma in questo processo il ruolo dello Stato è fondamentale. Ecco che combattere la corruzione dei governi, promuovere lo Stato di diritto nei Paesi in via di sviluppo, dare più potere alla società civile diventa importante per costruire un welfare mondiale», ha sottolineato Petrelli, che ai diversi indicatori per misurare l’indice dello sviluppo umano aggiungerebbe anche quello dell’accesso al microcredito. «È necessario creare un ampio dibattito che permetta di rompere il paradigma della crescita economica come unico indicatore del benessere delle società. Una battaglia culturale difficile, certo, perché incide anche sui nostri stili di vita».

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LUSSO, DOPO LA DISCESA NEL 2010 IL MERCATO TORNA A BRILLARE L’industria del lusso ha toccato il suo nadir nell’anno finanziario 2009, secondo il Fashion and Luxury Insight 2010, la rilevazione annuale condotta da SDA Bocconi e Altagamma sui bilanci delle imprese internazionali e quotate della moda e del lusso, presentato questa mattina a

Milano. Per la prima volta da anni la crescita del fatturato è stata negativa (-5,3%) e le imprese hanno anche tagliato gli investimenti. Il rapporto analizza i bilanci di 65 imprese quotate e conosciute a livello internazionale con un fatturato superiore ai 200 milioni di euro cia-

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scuna per un totale di 218 miliardi. A conferma del trend negativo degli ultimi tre anni, i dati mostrano un fatturato in flessione (5,3%), così come la redditività degli investimenti (ROI all’8,3% contro il 9,9% del 2008) e una redditività del capitale proprio in leggera crescita, ma a livelli ancora deludenti (ROE al 3,7%). Il risultato operativo (EBIT) e il margine operativo lordo (EBITDA) medi, al 7% e all’11%, sono ben lontani dai livelli del 2005-2007. La capacità media di generazione di cash flow è aumentata all’11,6% del fatturato, grazie in gran parte alla diminuzione del peso del capitale circolante (ora uguale al 18,6% del fatturato, 1,6% rispetto al 2008). I tempi medi di incasso sono leggermente diminuiti, toccando quota 39 giorni. “Se il deterioramento finanziario era da prevedere, in ragione della crisi globale”, afferma Barbara Rovetta della SDA Bocconi, coautrice del rapporto, “il vero campanello d’allarme è la riduzione degli investimenti nell’attività caratteri-


Secondo il "Fashion and Luxury Insight", il rapporto annuale di SDA Bocconi e Altagamma presentato a Milano, il fatturato delle grandi imprese quotate e conosciute in tutto il mondo è diminuito per la prima volta nel 2009: ma il 2010 è l’anno della ripresa

stica, ora pari all’82,3% dell’ammortamento. Queste cifre suggeriscono che, per contrastare la forte riduzione delle vendite, la maggior parte degli attori del settore hanno tagliato con decisione gli investimenti per lo sviluppo del business e per il sostegno della crescita futura. In questo modo però si rischia di compromettere la capacità di ripresa nel prossimo futuro”. Secondo Armando Branchini, segretario generale di Fondazione Altagamma, “benché sia innegabile una tendenza negativa nella crescita delle vendite, questa è generalmente associata ad un miglior controllo dei costi operativi e ad una riduzione significativa del capitale circolante rispetto alle vendite. Ciò suggerisce che le imprese moda e alta gamma di tutto il mondo sono state capaci di contrastare il trend negativo del 2009 con un più forte focus sull’efficienza. ”Un’altra osservazione importante è che la rete distributiva non è più uno dei key driver della crescita: l’aumento medio del numero di negozi è stato estremamente limitato (+2%) e persino gli attori che hanno aperto più negozi hanno sperimentato una crescita negativa. “La dimensione si rivela

il key driver di performance indubbiamente più importante”, sostiene il coautore Giorgio Brandazza della SDA Bocconi, “al punto da sollevare dubbi sulla sostenibilità dei modelli di business degli operatori di nicchia”. Tra le imprese colpite con maggiore violenza ci sono quelle italiane, a conferma dei presagi negativi del 2008. Con il fatturato a -11,8% l’Italia va peggio dell’Asia (-7%), degli USA (-5%), del Resto d’Europa (-2,7%) e della Francia (-1,3%). Anche rispetto alla profittabilità l’Italia ottiene risultati scoraggianti: il suo ROI (0,3%) è largamente in fondo alla classifica, dovendosi confrontare con valori che vanno dal 7,6% del Resto d’Europa al 17,8% dell’Asia. Vi è per fortuna una nota positiva. Per 28 dei 65 gruppi sono disponibili anche i risultati del primo semestre 2010, e questi evidenziano una consistente ripresa delle vendite e della redditività.

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B R U X E L L E S un nuovo strumento per favorire OCCUPABILITA’ e INNOVATIVITA’

Si è svolta a Bruxelles una tre giorni dedicata, dalla Commissione europea all’auto-impiego, microimprenditorialità e microfinanza che ha rappresentato un importante momento di confronto tra istituzioni, ricercatori, tecnici ed operatori del settore. Il seminario tematico “Promoting entrepreneurship and self employment across Europe” si è focalizzato sull’auto-impiego quale attore primario del mercato del lavoro nel duplice ruolo di elemento portante dell’imprenditorialità e di creatore di nuova occupazione. La Conferenza intitolata alla “Microfinanza in Europa” ha illustrato lo stato dell’arte delle diverse misure e incentivi comunitari che promuovono l’imprenditorialità e l’inclusione sociale disegnandone la governance nell’attuale crisi finanziaria, UTOIMPIEGO economica e sociale, e indiATTORE cando come la microfinanza PRIMARIO e l’imprenditorialità possono DEL MERCATO contribuire al conseguimento DEL LAVORO degli obiettivi della nuova Strategia Europa 2020 nonché alla coesione sociale e regionale in Europa. Nel corso della Conferenza è stato presentato ufficialmente lo Strumento europeo di microfinanza Progress (Epmf – European Progress Microfinance Facility) istituito con decisione 283/2010/EU del 25 marzo 2010. Lo Strumento, che si avvale di un fondo di garanzia di 100milioni di euro (raddoppiati recentemente dalla BEI in 200milioni), intende sostenere l’inclusione sociale di coloro che hanno difficoltà ad accedere al credito, in particolare nella fase di crisi: disoccupati, giovani o anziani, persone da tempo non inserite nel mercato del lavoro, persone svantaggiate, lavoratori autonomi, ecc. Allo Strumento finanziario si affiancano le attività di formazione, tutoring, consulenza, mentoring promosse dal Fondo sociale europeo. Lo Strumento si pone pertanto quale iniziativa che svolge una duplice funzione: favorire

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l’occupabilità dei soggetti più vulnerabili attraverso la creazione di microimprese e attività autonome e, al contempo, contribuire all’innovatività e alla crescita intelligente come previsto dalla Strategia Europa 2020. L’Epmf è gestito dal Fei che non eroga direttamente i microcrediti a individui o imprenditori, ma si avvale di una rete di intermediari selezionati sulla base di specifici requisiti nei vari Stati membri (istituzioni pubbliche e private che erogano microcrediti o forniscono garanzie a microimprenditori o autoimprenditori) attraverso procedure di evidenza pubblica. I microimprenditori interessati potranno perciò rivolgersi agli intermediari autorizzati più prossimi alla propria residenza e presentare loro la propria richiesta di contributo per la creazione o il consolidamento di microimpresa. Al momento il FEI ha attivato sul proprio sito una sezione dedicata all’EPMF dove è possibile scaricare i documenti che gli aspiranti intermediari devono presentare per sottoporre la propria candidatura per lo Strumento (l’unico strumento già operativo è quello rivolto alle istituzioni che forniscono garanzie sul microcredito, le cui graduatorie dovrebbero essere rese note a breve). Link utili: http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=836&langId=en http://www.eif.org/what_we_do/microfinance/progress/Progress_Microcredit_Guarantees_4.htm


IN

LIBRERIA

Edizioni Egea, 2010 pagg. 399 euro 28,00

Quando nel giugno del 1996 il collegio sindacale di Gemina, presieduto da Luigi Guatri, rimandò in assemblea il giudizio sull’approvazione del bilancio 1995, che si era chiuso con una perdita di oltre 694 miliardi di lire, “sui giornali scoppiò la bufera”, ricorda il vicepresidente della Bocconi. “Spiegai che non si poteva parlare di bocciatura, ma solo di rinvio del giudizio, a certe precise condizioni che dovevano realizzarsi prima dell’assemblea”. Ma se per il collegio sindacale si trattava di una riserva per approfondire alcuni elementi, per la stampa economica italiana la vicenda sanciva lo strappo con gli amministratori di Gemina. Le fasi concitate che seguirono l’annus horribilis della società, il 1995, sono ricordate da Luigi Guatri nel capitolo che il vicepresidente della Bocconi ha dedicato a Enrico Cuccia, il presidente onorario di Mediobanca, nel secondo volume de Li ho visti così. Protagonisti di università, industria, banca, professione nell’ultimo mezzo secolo.

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Anche in questo secondo volume, come nel primo, Guatri ricostruisce le vicende dei personaggi che hanno incrociato la sua carriera professionale e accademica in oltre cinquanta anni di attività rispondendo alle domande del giornalista Ermes Zampollo. Sono 14 i personaggi che appaiono sulle pagine di Li ho visti così 2. Nei sempre dettagliatissimi ricordi di Guatri sui personaggi incontrati nella professione la narrazione si apre con la figura di Enrico Cuccia, “colto, cortese, riservatissimo; banchiere potente e fantasioso manovratore”. Guatri ripercorre alcuni passaggi dei circa 20 anni di rapporti professionali col patron di Mediobanca, terminati con lo shock di Gemina, shock “silenzioso (e rispettoso dei ruoli) che”, tiene a sottolineare Guatri, “non toccò la reciproca stima”. Tornando a quel 1996, il vicepresidente Bocconi scrive: “Quelle giornate le ricordo come molto difficili. Qualcosa di simile al periodo tumultuoso di Enimont, con la differenza che qui il collegio sindacale era compatto. Sono ancora oggi

convinto che abbiamo agito, oltre che nel rispetto delle regole, nell’interesse di Gemina”. E aggiunge: “Alla fine però questo comportamento rigoroso (e anche coraggioso) non piacque a tutti e fu interp! retato come un fatto di ‘lesa maestà’. Pensiero che al solito (ma mi sembra poco credibile) fu attribuito a Cuccia”. Il quale, peraltro, “non mi disse mai una sola parola di disapprovazione o di dispiacere”. Altro capitolo di grande interesse è quello dedicato a Carlo Pesenti e a Italcementi. Una frequentazione brevissima, ma che rimane viva nel ricordo di Guatri. “Quando incontrai Pesenti per la prima volta egli era già nella fase finale del suo grandioso disegno strategico. Nei quattro anni in cui ne fui consulente le operazioni di riorganizzazione del gruppo furono due: la fusione Bastogi-Beni Stabili e la ‘inversione del controllo’ Italcementi/Italmobiliare”. Guatri accenna poi all’avventura di Pesenti nel Banco Ambrosiano, nel 1982, che successivamente si rivelò un fallimento, ma sottolinea come l’ingegnere del cemento


“non potesse conoscere nulla di quel ‘buco estero’ di 1.000 miliardi” che portò al crack del Banco. Di Franco Nobili, padre-padrone della Cogefar e poi presidente dell’Iri, ricorda la bufera legata al filone Enel dell’inchiesta Mani Pulite, dal quale Nobili fu assolto, mentre attraverso la figura del finanziere Gianmario Roveraro ripercorre le vicende della Akros, in particolare riguardo all’operazione Parmalat Finanziaria. Quando nel 2003 scoppia il caso Parmalat, a Roveraro sono contestati la “quotazione indiretta” di Parmalat Finanziaria e gli aumenti di capitale del 1990 e del 1993. Nel 2005, lo stesso Luigi Guatri, membro del consiglio di Akros dall’86 per circa 7 anni, fu chiamato in causa per un’opinione valutativa redatta 16 anni prima sulla vecchia Parmalat. “Fu solo una fortunata circostanza che mi consentì di ritrovare i faldoni in uno scantinato”, ricorda Guatri. “Era stato per la mia mania di studioso che avevo dato disposizione di non distruggere mai nulla da me scritto in tema di ‘opinioni valutative’ e di ‘perizie di valore’. Si dimostrò provvidenziale”. Il vicepresidente Bocconi è poi prosciolto nel 2007, grazie alla documentazione portata in udienza preliminare, che dimostrava

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Luigi Guatri come la sua valutazione della vecchia Parmalat non fosse stata affatto ‘di favore’. Fu prosci! olto anche Roveraro, che però non ebbe modo di sentire la sentenza: fu ucciso l’anno precedente, nel 2006. Su di lui Guatri sottolinea: “Roveraro non sarebbe neppure riuscito a immaginare qualche comportamento di Tanzi che anche lontanamente si avvicinasse a quanto si sarebbe scoperto negli anni successivi. E forse è vero quanto alcuni giornalisti scrissero, che fosse anche un ingenuo. Ma nulla più di questo”. Altro caso aziendale rilevante citato da Guatri è la vicenda dei titoli “atipici” venduti dall’Istituto fiduciario lombardo di Vincenzo Cultrera. Un caso, quello dei certificati immobiliari dell’Ifl, che fece scuola e che fu di incentivo per una più moderna disciplina in materia di certificati

atipici. Uno dei capitoli finali è invece dedicato a Indro Montanelli. Guatri si sofferma, oltre che sulle vicende economiche de la Voce, anche sul momento in cui la storia della sua università incrocia quella del giornalista di Fucecchio. Ancora direttore de Il Giornale, Montanelli inaugura una rubrica ‘di formazione economica’ in collaborazione con la Bocconi. Molti anche i ricordi che riguardano i personaggi “che hanno fatto grande la Bocconi”: da Gianguido Scalfi, “giurista insigne, integerrimo; uno dei più grandi e coraggiosi rettori della Bocconi”, del quale Guatri rammenta la difficile posizione durante gli anni della contestazione studentesca e l’aggressione subita nel 1975 in università ad opera di alcuni studenti, ad uno dei “maestri” dell’Università, Giovanni De Maria, che sfidò il regime durante il Ventennio fascista e fu rettore dopo la liberazione, all’ “amico di una vita”, Tancredi Bianchi. Con questo secondo volume Luigi Guatri amplia, non lesinando in dettagli anche molto personali, il panorama che aveva cominciato a dipingere con il primo libro de Li ho visti così. Un panorama fatto di grandi personaggi, nel bene e nel male, della storia economica italiana.

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Attraverso una lucida narrazione della crisi e con capitoli che analizzano le questioni più critiche del crollo economico e della graduale lenta ripresa, Posner aiuta i lettori non specialisti a capire i cicli economici, le istituzioni finanziarie e governative, le pratiche, le transazioni, mantenendo tuttavia una neutralità e un’obiettività impossibili per quelle persone che sono professionalmente fedeli a una teoria piuttosto che a un’altra. Richard Posner, La crisi della democrazia capitalista, Università Bocconi editore, 2010, 391 pagg., 29,50 euro Microcred it o

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IMPRESE - ONG : PARTNERSHIP PER LO•SVILUPPO

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Cooperazione internazionale: attori, condizioni e risorse per favorire uno sviluppo sostenibile Il periodo in cui viviamo è caratterizzato dalla coesistenza di due profonde crisi, quella economico finanziaria legata ad un modello di sviluppo sempre piu globale, che molti hanno definito predatorio, e quella della cooperazione internazioSAVE THE DATE nale, messa in discus“FACCIAMO L’ IMPRESA ?” sione almeno nelle sue forme più tradizionali che Roma non sembrano aver favorito il raggiungimento 29 Novembre 2010 degli obiettivi prefissati, Sala delle Conferenze senza per altro si siano Palazzo Marini concretamente affermati Vicolo del Pozzetto nuovi paradigmi di sviOre 15.00-18.30 luppo e nuovi approcci alla sostenibilità. Questa doppia crisi ha però aperto nuovi spazi per l’interazione tra attori tradizionalmente molto distanti, come nel caso di Ong e imprese. Se infatti le prime sono portatrici di un patrimonio di conoscenze e relazioni conseguite direttamente nei paesi in via di sviluppo, le seconde sono un indispensabile attore per immaginare politiche di co-sviluppo che siano durature almeno nel medio periodo, a partire dai paesi emergenti fino a quelli ancora ai margini che presto saranno i nuovi protagonisti del mercato globale. Link 2007, assieme al mondo dell’imprenditoria e dell’economia ma anche con il contributo delle istituzioni e il sostegno di

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rappresentanti della politica, vuole aprire un confronto approfondito sui nuovi approcci alla cooperazione allo sviluppo, in cui le imprese e le Ong siano impegnate in una partnership sinergica pur nel rispetto dei reciproci ruoli. Questo significa concretamente avviare una fase di sperimentazione dei nuovi modelli di relazione – in questo caso economica - tra paesi e regioni del mondo, che consentano di esplorare fino in fondo gli approcci più innovativi delle partnership, come quelli che fanno riferimento al business inclusivo; una modalita secondo cui le Ong si impegnerebbero a favorire l’accesso alle imprese nei contesti di loro competenza, mettendo in gioco le loro relazioni con il tessuto sociale e comunitario dei paesi, in cambio dell’accettazione da parte delle aziende di modelli d’impresa orientati ad un profitto, non solo rispettoso delle aspettative e dei diritti delle comunità locali ma inclusivo, condiviso ed eticamente orientato al bene comune Un dibattito ancora troppo recente e, per quanto innovativo, tutto da sviluppare, che vuole sfidare il ‘sistema Italia’ a dare prova di coraggio nel perseguire nuove strade per la cooperazione allo sviluppo.Un dibattito che, dopo alcuni appuntamenti di grande intensità, potrà contare su un nuovo momento di approfondimento con la partecipazione dei principali stakeholders nazionali e internazionali del settore pubblico e privato, profit e non profit.


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La Rivista del Microcredito e della Microfinanza - ottobre 2010  

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