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mensile -Settembre 2010 anno I n. 6 - Poste Italiane Spa - sped. abbonamento postale - 70% Cbpa Catania

SPECULAZIONE A PIEDE LIBERO

UNIVERSITA’ DI BOLOGNA Attivato corso in “Operatore del microcredito” INES ALBERDI Donne, motore per costruire un percorso di Pace e speranza

VERBARO: CONTRO LA CRISI NUOVI SPIRAGLI DALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE


S ommario

LA RIVISTA DEL MICROCREDITO E DELLA MICROFINANZA anno I, numero 6 registrazione Tribunale Catania n. 9 R.P. 693/10 R.G. V.G. Direttore Sergio Vento Direttore responsabile Domenico Calabrò mimmocalabro@gmail.com Direzione, redazione e amministrazione via Carnazza, 89

NUOVE INTESE

Tremestieri Etneo (Catania)

Il Comitato nazionale permanente per il microcredito e Unioncamere insieme a tutela delle comunità marocchine pag 5

Stampa ETIS2000 Ottava zona industriale - Catania

ALAN KIRMAN Le restrizioni dei Governi europei non aiutano a superare la crisi in atto pag 30-33

Impaginazione grafica I Press Sala stampa e comunicazione viale XX Settembre 45, Catania Spedizione in abbonamento postale Poste italiane Spa

INES ALBERDI

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Focus su pace e donne: la transazione a favore dei pari diritti e opportunità è un processo necessario pag 36-39

Abbonamento sostenitore cento euro c/c 814/239909 Iban: IT97J0513216900814570239909 Banca Nuova Banco Posta n. 3959817

PETER K.A. TURKSON Pubblicità

Ecco quali sono gliostacoli al raggiungimento degli Obiettivi del Millennio pag 46

Mediasmart srl via Carnazza, 89 Tremestieri Etneo (Ct) via San Felice 22 - Bologna tel. 392 4765209

RICERCA SDA BOCCONI Il profilo dei manager di oggi, più omologazioni e meno differenza: l’appiattimento delle risorse umane pag 54-55

una pagina: 1.500 euro; seconda e terza di copertina: 2.500 euro; ultima di copertina: 3.000 euro; mezza pagina: 1.000 euro

M i c r oc r e di t o

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editoriale

C R E D I TO A L L A P E R SO NA NUOVA LINFA PER L’ ECONOMIA

di Mario Baccini presidente del Comitato

La strada della ripresa economica è ancora in salita. L'Italia è uno dei pochi Paesi che vanta un sistema bancario solido, che ci ha permesso finora di non arrivare ai livelli della Grecia, della Spagna e del Portogallo. Nonostante questo i livelli occupazionali sono ancora troppo bassi perché si possa considerare di aver superato la crisi ed affermare di aver invertito il trend verso la ripresa. Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, tiene alto il livello di guardia dell'opinione pubblica denunciando che "la speculazione è a piede libero. Si è confuso tra ciclo economico e crisi, e nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione che stava dentro le banche". A questa situazione si può e si deve far fronte attraverso strade alternative che favoriscano lo sviluppo della piccola e media impresa, che contrastino la burocrazia e il potere delle banche nella concessione di prestiti dedicati al lavoro e con una formazione adeguata degli operatori che possano indirizzare nella creazione di imprese e occupazione; favorendo da un lato la lotta alla povertà e la ripresa economica, che passa per la reintroduzione nel circuito economico di nuovi contribuenti, e dall'altro sostenendo i livelli occupazionali, le politiche giovanili e la lotta all'emarginazione delle fasce border-line della società. La strada della ripresa economica mondiale e Italiana passano, dunque, attraverso il finanziamento delle politiche di microcredito che spostano l'attenzione dal contribuente alla persona, dal finanziamento del credito al consumo al sostegno al lavoro attraverso la progettualità produttiva affidata al singolo o alla piccola cooperativa che alle banche non possono fornire garanzie reali. Il valore del 'credito alla persona' è la misura della nuova dimensione che può garantire la ripresa fiscale. Naturalmente per essere produttivo, per creare 4

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quel circuito virtuoso che restituisca alla economia nuova linfa, bisogna investire sulla formazione e sull'informazione dei soggetti che possono aderire e rispondere vivacemente a questo piano. Se il ministro Tremonti afferma che "Il debito pubblico è salito per salvare le banche nel loro insieme, per fortuna questo non è accaduto in Italia, dove il tasso di disoccupazione è inferiore alla media europea e che la disoccupazione non è un problema grave", il nostro impegno rimane per costruire un futuro alle nuove generazioni in unottica di federalismo fiscale che possa ridurre anche la sperequazione economica nel Paese. Se per il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli "la disoccupazione in Italia non è stato uno dei fattori aggravanti della crisi", sicuramente è stata una delle prime cause di depressione economica. Sviluppo significa anche riduzione del sommerso e investimenti nelle aree meno sviluppate. Un recente rapporto dell'Istat ha evidenziato che attraverso le politiche di microcredito e microfinanza nel Sud del Paese sono stati recuperati, in particolare nel settore Agricolo, 57mila unità su base annua nel campo del lavoro dipendente, mentre per quel che riguarda la crescita tendenziale del lavoro autonomo si è registrato un segno postivo con un aumento di circa 55mila unità nel settore. Questi primi rilevamenti, dunque, avvalorano la tesi di una inversione di tendenza in positivo in favore dell'autoimpiego nonostante, appunto, gli aspetti generali negativi che caratterizzano il settore agricolo e il lavoro autonomo. Dunque, la ripresa del Mezzogiorno ha già beneficiato dei primi interventi di microcredito. La strada è aperta e le previsioni favorevoli, è necessario perseverare su questo cammino per sostenere la ripresa dell'Italia.


Alleanza Palazzo Chigi-Unioncamere Un finanziamento alle donne marocchine per creare una loro impresa o un prestito a un gruppo di ex detenuti per gestire i beni sequestrati alla mafia. E poi giovani, donne e tutte quelle categorie di persone che fanno fatica a ottenere denaro dalle banche ma che, invece, hanno dei progetti validi da realizzare. A disposizione, all’incirca 25 mila euro per rendere concreta l’idea vincente; un microcredito, dunque, al di fuori dei circuiti tradizionali del credito, per creare la propria impresa. È con questo obiettivo che parte l’alleanza Palazzo Chigi-Unioncamere, ovvero il memorandum d’intesa siglato nella sala stampa della sede del governo tra Mario Baccini, presidente del Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito (istituzione di Palazzo Chigi creata dal precedente governo) e Ferruccio Dardanello, presidente dell’associazione che riunisce tutte le Camere di commercio, alla presenza del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Un accordo che prevede, tra l’altro, la creazione di un fondo di garanzia di 10 milioni di euro, «che contiamo ulteriormente di aumentare – spiega Dardanello – con un prestito di 25 mila euro di media per ogni progetto». L'obiettivo, insiste Baccini, «è di includere nel modello economico le fasce più deboli:

immigrati, ex carcerati, donne, giovani. Penso a un accordo che abbiamo già fatto: in Italia ci sono 180 mila donne marocchine, ne possiamo individuare 70-80 e vedere se ci sono potenziali imprenditrici e poi passare alla loro formazione». Sulla falsariga del meccanismo reso famoso dal 'banchiere dei poverì Yunus, «ma in un sistema europeo- spiega Baccini- vogliamo rendere possibile la realizzazione di microimprese». A sottolineare l’importanza del settore del microcredito, il presidente del Comitato fa sapere che nei giorni scorsi «il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha firmato una direttiva con indicazioni a tutte le amministrazioni affinchè si raccordino con il Comitato per fare sistema». Tanti italiani «in questi due anni hanno perso il lavoro e sono oggi alla ricerca di un’occasione per avviare un’attività in proprio- aggiunge Dardanelloe la disponibilità di un finanziamento, anche di piccola entità, può essere spesso determinante per il successo di questi che sono progetti di vita, su cui si gioca il futuro di tante famiglie. Allo stesso modo tante piccole e piccolissime imprese che hanno resistito ai momenti più difficili dei mesi scorsi, oggi potrebbero agganciare più facilmente la ripresa se potessero contare su un accesso al credito più flessibile e ritagliato sulle loro esigenze».

Ferruccio Dardanello, Gianni Letta, Mario Baccini

Via a progetti innovativi da 2 5 m i l a euro

per le comunità marocchine Micro credito

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Tr e m o n t i «Speculazione a piede libero» di Andrea Lodato "Speculazione a piede libero". L'espressione è forte, incisiva, il concetto trasparente ed inequivocabile ed è del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. A Washington per il tradizionale meeting d'autunno dell'Fmi e della Banca Mondiale, il titolare del Tesoro italiano ha parlato come sempre chiaro e tondo, così come ha abituato anche il mondo politico nel nostro Paese, ma anche quello economico-finanziario, che ha sempre preferito in passato, forse, giri di parole, troppi, a possibilismi dannosi se, nella maggior parte dei casi, suggeriti unicamente da piccoli o grandi tornacontismi di parte. A Washington, invece, Tremonti è andato dritto all'obiettivo, senza fare sconti a nessuno e facendo scattare l'allarme. "I bankers sono tornati e la speculazione è a piede libero ha spiegato il ministro dell'Economia. I bonus dei banchieri internazionali sono superiori ai livelli di prima della crisi e i bonus, i derivati e tutto è agli stessi livelli di prima della crisi. Forse i bonus sono addirittura più alti. Non parlo dei banchieri italiani - ha precisato - ma due anni fa o un anno fa a Istanbul, (dove si è tenuto il vertice di Fmi e Wb), le grandi banche d'affari erano molto low profile, mentre ora sono tornati i banchieri: si è confuso tra ciclo economico e crisi, e nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione che stava dentro le banche". E qui Tremonti ha anche aperto una parentesi di costume e di stile:"Per i lavori del Fondo monetario i banchieri sono tornati ad affollare gli alberghi di lusso e a organizzare lussuosi pranzi. Anche questo vuol dire - ha insistito - che la speculazione è a piede libero". Il ministro ha poi affrontato altre due questioni estremamente delicate, che sono, peraltro, costantemente anche al centro del dibattito e della contesa politica in Italia, cioè debito pubblico e disoccupazione. "Il debito pubblico è salito per salvare le banche nel loro insieme, ma così non era avvenuto durante la crisi del '29 - ha ricordato il nostro miMicro credito

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nistro dell'Economia - quando i soldi pubblici erano stati utilizzati per salvare le imprese. Questa volta si è deciso di salvare anche la speculazione. Per fortuna questo non è accaduto in Italia, dove il tasso di disoccupazione è inferiore alla media europea". Tremonti insiste nella sua analisi, e dopo la panoramica con la quale ha sfidato a domicilio i lupi dell'economia mondiale direttamente nella loro tana, il Tremonti segnala come ministro è sceso in altri particolari legati più specificatamente alla realtà del i banchieri siano tornati nostro paese: "In Italia ci sono troppe regole che pesano come un macigno ad affollare gli alberghi sull'economia e non posso che ribadire che per rilanciare la crescita il governo a 5 stelle e a organizzare può fare ancora molto, cominciando a togliere il macigno che sta davanti alla nostra economia. È soprattutto questo che dobbiamo cominciare a fare. E se lussuosi pranzi. Segno di parte del lavoro, ha insistito il ministro, è già stato fatto, adesso occorre caun ripreso protagonismo: povolgere il ragionamento per cui in Italia il divieto è la regola e la libertà è «I bonus, i derivati sono l’eccezione. Bisogna tornare alla cosa giusta. Cioè a sostenete che la libertà agli stessi livelli di prima è la regola e il divieto è l’eccezion. Certo - ha poi commentato Tremonti al della crisi. Forse i bonus termine del vertice americano, evidentemente bisogna venire in America per sono più alti» sentire cose equilibrate sull’Italia. A noi fa piacere, perché qui su di noi sono state dette cose giuste". Aspetti positivi e, naturalmente, anche gratificanti a livello personale per il ministro e per la sua battaglia quotidiana condotta per tenere in piedi l'economia italiana, che non fanno nascondere tutte le realtà: "Sappiamo che ci sono famiglie, persone, imprese e settori che hanno problemi, ma nell’insieme ab-

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biamo tenuto con prudenza e responsabilità: adesso dobbiamo fare ripartire l’economia». E tornando sulla polemica che infuria sui cambi e sulla politica monetaria di Pechino, Tremonti non ha voluto rinunciare alla sua consueta analisi: "L’avete voluto voi il mercato, mica io. Non posso che osservare - ha aggiunto al meeting Tremonti - che i problemi del cambio costituiscono un nodo fondamentale e hanno dietro delle realtà strutturali molto diverse. E' abbastanza curioso rilevare come sia le politiche protezionistiche sia specularmente le politiche espansionistiche attuate attraverso la moneta sono fuori dal mercato. E in questa luce, comunque - ha ribadito Tremonti - sono oneste le argomentazioni della Cina laddove questa sostiene che se dovesse rivalutare il cambio troppo velocemente ne conseguirebbero molti problemi sociali legati a un crollo delle esportazioni del Paese. Ma è contro la speculazione che il ministro ha usato ancora una volta le parole più dure: Nel gestire la crisi, scambiandola per un ciclo, si è fatta la scelta di salvare la speculazione mentre cos non era stato nel 1929". E per chiudere l'ultima parola del ministro ancora sull'Italia e sulle prospettive, argomento obbligato del dibattito politico, di polemiche, scontri più che confronti che dividono maggioranza ed opposizione politica, ma anche imprenditori, parti sociali, sindacati. Tremonti ha confermato il suo moderato ottimismo: "In Italia il tasso della ripresa si è rafforzato nel secondo semestre del 2010 ei recenti indicatori puntano su una ulteriore ripresa economica nella seconda metà dell’anno anche se a velocità ridotta. Questo trend è in linea con quanto atteso per gli altri paesi europei. Le prospettive di lungo termine per la sostenibilità di bilancio in Italia, ripeto, sono abbastanza favorevoli e le recenti misure adottate confermano l’impegno a conseguire un ambizioso programma di riforme strutturali per aumentare la produttività e rafforzare il potenziale di crescita".

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Nelle mic d La più lunga crisi economica dal dopoguerra, manifestatasi in uno scenario economico internazionale modificato sotto l’aspetto della mobilità delle merci, delle persone e delle unità produttive, ha determinato cambiamenti strutturali profondi, con effetti immediati e diretti sui livelli e sulla composizione professionale delle risorse umane impiegate, ma non ha determinato conseguenze negative eccessive sui livelli occupazionali. La crisi è stata per certi versi un “acceleratore” del processo di tra-

L’Italia oggi sta uscendo dalla pesante (-380mila unità nel 2009, per u rimane viva la percezione che la mic sformazione che, nell’immediato futuro, sarà influenzato anche da condizioni “esterne” all’impresa, che, nell’ambito del mercato del lavoro, riguardano in primo luogo l’aspetto normativo e quello formativo. I confronti internazionali consentono di affermare che l’Italia sta uscendo oggi dalla recessione con perdite occupazionali inferiori a quelle degli altri grandi paesi europei (-380mila unità nel 2009, per una variazione del -1,6%), con un minore aumento della disoccupazione (dal 6,1% del 2007 al 7,9% del 2009). L’Italia è il Paese delle Pmi e, più che altro, delle Micro-Imprese. Infatti il 99,5% delle imprese ha meno di 50 addetti (la quasi totalità da 1 a 9 addetti); queste imprese contano per il 70% dell’occupazione e per il 50,6% 10

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l’intervento

croimprese gli orizzonti della ripresa economica di Francesco Verbaro Segretario generale ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

del fatturato nazionale. In questo contesto sono sensibili le difficoltà di ricambio generazionale evidenziate da una progressiva diminuzione dell’imprenditoria giovanile under 30 (- 23 % nel 2010 rispetto al 2002). Rimane comunque viva la percezione che la microimpresa potrà essere l'elemento catalizzatore della ripresa e della creazione di nuovi posti di lavoro. La micro e piccola impresa non solo guiderà la ripresa, ma crescerà ancora numericamente a condizione di Fare rete con adeguato supporto da parte della P.A.. In tal senso si sottolinea la rilevanza di strumenti agevolativi (contributi a fondo perduto

6.334 nuovi posti di lavoro su complessivi 10.022. La crisi dà l’opportunità di ripensare il nostro Paese. Un Paese nel quale sono state e sono trainanti le PMI, in particolare quelle che hanno investito e continuano ad investire in qualità, in innovazione, nei segmenti alti dei mercati e che inseguono l’eccellenza nel loro campo, che fanno della appartenenza ad una storia, ad una tradizione, ad un territorio, la loro leva più forte per essere competitive e l’arma vincente per affermarsi. La flessibilità delle medio-piccole imprese, la loro capacità di cogliere con maggiore rapidità le opportunità legate all’avvio della ri-

e crisi economica internazionale con perdite occupazionali inferiori a quelle degli altri Paesi una variazione del -1,6%): nonostante le difficoltà di ricambio generazionale delle Pmi, croimpresa potrà essere il vero motore della ripresa e dell’incremento degli indici di lavoro e finanziamento a tasso agevolato) in favore di autoimpiego e autoimprenditorialità quali il D.Lgs. 185/2000, gestito da Invitalia per conto del MLPS, i cui numeri sono dal 1996 a tutt’oggi in continuo aumento a testimonianza, sia pur in un momento di crisi quale quello attuale, del traino esercitato dalle Pmi. Sono incrementate le richieste di finanziamento (+9% nel 2009 rispetto al 2008 e + 48% nel 1° semestre 2010 rispetto al 1° semestre 2009). L’aumento risulta peraltro più consistente nelle regioni del nordovest (+59%) laddove la crisi dei sistemi industriali e la perdita di posti di lavoro trovano una possibile risposta nell’avvio di una attività imprenditoriale; nelle regioni meridionali l’aumento (+50%) è nella media nazionale. Nell’ambito dell’autoimpiego (+8% domande nel 2009), particolare rilievo assume la microimpresa che rappresenta il 40% delle domande di agevolazione presentate (+9% rispetto al 2008). Dalle domande finanziate nel 2009, si ipotizza che la misura di autoimpiego crei

presa internazionale, rappresenta un grande valore aggiunto. È necessario però incentivare e supportare l’azione di modernizzazione e ristrutturazione del settore che è in corso, senza che ciò comporti l’esclusione di lavoratori ma anzi favorisca nuovi ingressi (commercio all’ingrosso +14%, logistica +39%), a condizione che il sistema permetta di intercettare le professionalità necessarie. A tal fine è necessario rafforzare l’integrazione con il mercato del lavoro, rendere trasparenti e mobili le qualifiche, migliorare il riconoscimento dell’apprendimento non formale e di quello informale, rendere accessibili i curricula a imprese e operatori del mercato del lavoro. È indispensabile garantire una rilevazione tempestiva su base territoriale e settoriale dei fabbisogni professionali di competenze come avviene attraverso il programma Excelsior, realizzato da Unioncamere e dal Ministero del Lavoro e che si colloca dal 1997 tra le maggiori fonti disponibili in Italia sui temi del mercato del lavoro e della formaMicro credito

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zione. Il programma ricostruisce annualmente il quadro previsionale della domanda di lavoro e dei fabbisogni espressi dalle imprese e fornisce indicazioni di estrema utilità soprattutto per supportare le scelte di programmazione della formazione, dell’orientamento e delle politiche del lavoro, attenuando il fenomeno di job mismatch che colpisce in particolare proprio le Microimprese (difficoltà di reperimento delle professionalità necessarie per il 35,2% delle assunzioni). Essenziale è lo sviluppo dei servizi di placement nelle università e scuole superiori nell’indicare alle aziende i giovani in possesso del curriculum scolastico e universitario più adatto al profilo ricercato, come il coinvolgimento delle imprese, singole o associate, nelle attività educative e formative. In tale ottica si vuol favorire l’accesso degli inoccupati a tirocini di inserimento, il rilancio dei corsi di istruzione e formazione 12

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tecnico superiore (IFTS) e dei contratti di apprendistato della legge Biagi, privilegiando l’apprendimento nella impresa, la rivisitazione degli stage e la valorizzazione dello strumento dei tirocini formativi. Il progetto Lavoro e Sviluppo, giunto alla quarta edizione, attuato in collaborazione con Italia Lavoro per residenti nelle Regioni Convergenza, avvia percorsi di formazione on the job finalizzati all’inserimento lavorativo di disoccupati e inoccupati sulla base del fabbisogno occupazionale manifestato dalle imprese target. I numeri sono in progressivo aumento: il dato assunzioni/percorsi conclusi per L&S 4 è attualmente pari a 85% rispetto al dato offerte di lavoro/percorsi conclusi pari al 75% di L&S 3 e al 72% di L&S2. Per tutte le azioni indicate il ruolo sussidiario delle imprese, delle associazioni datoriali e sindacali e degli enti bilaterali

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appare essenziale e senza dubbio più efficace delle funzioni pubbliche che, comunque, dovranno essere potenziate e riqualificate a partire dai centri per l’impiego, in sinergia con le agenzie private per il lavoro, nell’ambito di una più marcata collaborazione tra Stato, Regioni e Province. Non è stato trascurato l’ampliamento delle tutele degli individui ma anche delle stesse imprese attraverso l’adozione di ammortizzatori sociali in deroga, coniugando politiche attive e passive in un unico percorso teso al miglioramento/riconversione delle competenze per il reinserimento nel mercato del lavoro. L’accordo con le Regioni sugli ammortizzatori sociali del 12 febbraio 2009 e i ricorrenti accordi con le parti sociali hanno consentito di non disperdere il capitale umano delle imprese e sostenere il reddito delle famiglie e di tutte le categorie di lavoratori compresi quelli atipici e temporanei. Il sistema degli ammortizzatori è stato esteso a tutti i settori produttivi e a tutte le tipologie di lavoro dipendente compresi gli apprendisti e gli interinali e a ciò è addebitabile l’incremento nell’utilizzo rispetto al 2009. La riduzione degli oneri amministrativi a carico delle imprese rappresenta una condizione imprescindibile nel processo di ripresa e di crescita. Nel Piano nazionale di riforma che l’Italia presenterà a Bruxelles notevole rilevanza avrà il Piano per la semplificazione amministrativa per famiglie e imprese 2010 – 2012. Gli obiettivi del Piano consistono nella riduzione, entro il 2012, di almeno il 25% degli oneri gravanti sulle imprese, stimati in sede Ue in circa 68 miliardi l’anno, con un risparmio atteso di 17 miliardi l’anno e nella semplificazione delle procedure per le piccole e medie imprese. Il Piano è in linea con la strategia di Lisbona e di “Europa 2020” che richiede di ridurre gli oneri amministrativi per le imprese del 25% entro il 2012 e di creare un ambiente favorevole per le Pmi in base allo Small Business Act, fondato sul criterio di proporzionalità nelle procedure amministrative in relazione alla dimensione e al settore produttivo. Coerentemente con le finalità indicate la manovra economica 2010 ha introdotto la semplificazione mirata per le Pmi ed il principio di proporzionalità. I Piani di riduzione 2008 previsti dall’articolo 25 del decretolegge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133 già operati nelle aree Lavoro e Previdenza, Prevenzione incendi e Beni culturali hanno portato ad un taglio di 5,5 miliardi di euro, di cui 4,8 miliardi nell’area Lavoro e Previdenza attraverso l’introduzione del Libro Unico del Lavoro, l’eliminazione dell’obbligo di richiesta e presentazione del Durc nei confronti delle stazioni appaltanti pubbliche e l’unificazione della denuncia mensile dei dati retributivi (flusso Emens) e della denunce contributive mensili (modello DM 10) nel nuovo modello denominato “UniEmens”. Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali è impegnato nella programmazione delle attività relative al triennio 2010-2012 nella misurazione degli oneri relativi agli adempimenti richiesti alle Pmi con riferimento alla sicurezza sul lavoro con riguardo sia alle procedure semplificate del D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e al D.Lgs. 3 agosto 2009, n. 106 sia agli ulteriori adempimenti segnalati dalle associazioni di categoria. Micro credito

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formazione

Grazie alla sinergia tra la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Bologna e il Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito, è attivo il primo Corso di Alta Formazione in “Operatore di Microcredito”, la cui direttrice è la prof.ssa Luisa Brunori

di Riccardo Lenzi tutor del Corso, giornalista free lance, collaboratore del periodico on line “Domani.Arcoiris.tv” diretto da Maurizio Chierici

«Dare credito a chi è FRAGILE» 14

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forma del “block training”: incontri mensili di tre giorni ciascuno, “long weekend” durante i quali gli studenti partecipano a diverse forme di utilizzo del gruppo come strumento di lavoro intrecciate con i contenuti. Due sono le esperienze di gruppo: i gruppi auto centrati, e i gruppi autogestiti. Gli uni sono realizzati con la presenza di psicologi-conduttori e sono volti ad offrire un “insegnamento specifico alla relazione” intesa, qui, nella sua accezione di competenza professionale; gli altri, invece, centrati sui contenuti da acquisire attraverso un accurato lavoro di documentazione. Questi ultimi rispondono a un duplice obbiettivo: raccogliere quanto più materiale possibile pubblicato o comunque disponibile nell’ambito del microcredito e organizzare tale materiale in una forma funzionale alla consultazione potendo così offrire a chi lavora in questo settore strumenti di informazione e conoscenza. Questo costituirà una forma di “restituzione parziale” al Comitato per l’impegno che il Comitato stesso ha profuso nel progetto formativo. Il Comitato Nazionale per il Microcredito ha il compito istituzionale di “coagulare tutte le possibili sinergie - sia a livello di politiche di cooperazione allo sviluppo che in termini di crescita interna - utili alla lotta contro la povertà e l'esclusione finanziaria in Italia e nel mondo”. Questo lavoro di ricerca ha dunque un duplice obiettivo: fotografare – tramite una vera e propria “mappatura” - lo stato dell'arte delle esperienze di microcredito, in Italia e nel mondo, e fornire allo stesso Comitato elementi di conoscenza utili per la definizione delle linee guida di un progressivo sviluppo del microcredito in Italia. Ogni studente, poi, dovrà realizzare, come forma di esercitazione per la conclusione del Corso quello che, nel gergo della formazione professionale viene definito “project work”: un progetto teorico e/o pratico a seconda delle disponibilità di applicazione di quanto appreso trasferito nella realtà possibile: una sorta di studio di fattibilità per una applicazione possibile.

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formazione

Nel 2009 la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Ateneo di Bologna, in collaborazione con il Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito, ha approvato e promosso la realizzazione del primo Corso di Alta Formazione in “Operatore di Microcredito”. Direttrice del Corso è la prof.ssa Luisa Brunori, docente di Psicologia Dinamica dei Gruppi, direttrice del Cirig di Bologna e fondatrice dell'Osservatorio Internazionale sul Microcredito (Mio). Iniziato a gennaio 2010, il Corso vede la partecipazione di circa venti studenti e si propone di realizzare un percorso finalizzato alla formazione di operatori specializzati in microcredito e microfinanza, qualificando la professionalità di coloro che vogliono sostenere il proprio impegno civile e sociale con competenza nelle diverse funzioni (ricerca, programmazione, gestione di servizi ecc.) e a vario livello (direttivo o di consulenza) presso amministrazioni pubbliche, sindacati, associazioni imprenditoriali, imprese private, organismi istituzionali, fondazioni, organizzazioni no profit, ecc. Si tratta di un progetto formativo interdisciplinare che integra le classiche lezioni frontali dei docenti con uno speciale apprendimento alla relazione basato sulla applicazione di gruppi esperienziali impostati secondo la teoria e la tecnica della “gruppoanalisi”. Tale tecnica si realizza attraverso una forma di gestione del gruppo praticamente assimilabile alle forme applicative del gruppo di microcredito realizzate nel modello di Yunus. Si considera che “apprendere dall’esperienza” diretta sia il metodo didattico più efficiente per questo tipo di apprendimento. Le lezioni frontali riguardano le aree tematiche coerenti con la variegata identità del microcredito: economia della società civile; economia relazionale, elementi tangibili ed intangibili del microcredito; business sociale; profili giuridici e legislazione del volontariato e dell'economia sociale; business planning; cooperazione internazionale; valutazione e “best practices”. Il Corso è stato organizzato secondo la

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i t n e d u t s i l g a a l o La par Giunti a metà del Corso, ecco alcune considerazioni raccolte tra gli studenti in merito alla loro esperienza. Un primo risultato riguarda naturalmente il livello di conoscenza del fenomeno “microcredito”: «Siamo passati da una conoscenza superficiale, proveniente dai mezzi di informauna conoscenza zione, ad approfondita e diversificata, in cui l’intreccio tra i vari punti di vista: antropologico, economico, giuridico, psicosociale.. ci rimanda una idea del fenomeno completamente diversa dalla visione parziale che ne avevamo…». Altrettanto diffusa tra i corsisti, provenienti da differenti percorsi formativi, è la consapevolezza della necessità di un nuovo Welfare e della possibilità che il microcredito, opportunamente “studiato” possa aspirare ad esserne strumento elettivo: «Riteniamo che l'intervento pubblico a sostegno delle esperienze di microfinanza debba essere sempre più residuale, regolativo, affinché il microcredito possa assumere sempre più un carattere stabile nel tempo all'interno del cosiddetto welfare di secondo livello». A tal fine assume particolare rilevanza la conoscenza delle attuali esperienze e dei vari progetti di microcredito, in Europa e nel mondo: «Ci è parso opportuno definire una mappa censuaria dei modelli esistenti a livello mondiale: questo ci ha permesso di misurarci con una pletora inimmaginata di progetti di una forma così diversificata da

mettere in discussione l’identità del microcredito stesso. Una varietà di approcci accomunati dalla necessità che si percepisce in tutto il mondo occidentale e non solo di contrastare la povertà attraverso il superamento del vecchio assistenzialismo, evolvendo verso forme di finanza più duttili e vicine alle marginalità e alle necessità di sistema». Abbiamo infine chiesto agli studenti quale sia la loro principale spinta motivazionale e gli auspici condivisi dal gruppo: «Promuovere, con determinazione e condivisione, i principi sociali ed economici che stanno alla base del microcredito, attraverso una partecipazione attiva nelle varie sedi competenti. Contribuire ad una razionalizzazione normativa e metodologica, superando le attuali carenze (che impediscono un adeguato sviluppo dello strumento), individuando regole condivise e precisi criteri di valutazione. Tutto ciò affinché i futuri operatori e fruitori del servizio si sentano “protetti”, rassicurati, tutelati, realizzando quella condizione di fiducia reciproca senza la quale non è possibile la realizzazione di alcun progetto. Ci sembra pertanto indispensabile promuovere la realizzazione concreta di esperienze significative e progetti pilota, al fine di rispondere in prima istanza ad un'esigenza nazionale, proponendosi successivamente sullo scenario europeo avendo però sempre in mente la questione della valutazione dei risultati e l’individuazione delle “best practices”». Il corso per “Operatore di Microcredito” terminerà tra gennaio e febbraio 2011.

intervista alla prof.ssa Luisa Brunori direttrice del Corso Molti pensano che il microcredito sia una questione esclusivamente economica. Cosa ha spinto una professoressa di Psicologia ad occuparsi, ormai da anni, di questo tema? sentimenti di potenzialità e possibilità delle persone sono allo stesso tempo obiettivo, ragione d'essere e propellente del microcredito. Potrei coniare uno slogan espressivo del processo che

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è alla base del progetto di microcredito: dalla vergogna all’orgoglio. I poveri hanno paura, si sentono soli e incapaci; sono intimiditi da modalità relazionali che li allontanano. Il prestito sulla

fiducia li aiuta a ridare valore a se stessi, a riprendersi un po’ di fiducia e a sperare che, forse, potranno rientrare a buon diritto nel consesso sociale. Credo che si possa concordare con Yunus quando


sone all'interno del quale ogni individuo ha il suo progetto. Queste persone sono legate da fiducia reciproca e l'impegno di ciascuna è quello di aiutare l'altra nel raggiungimento degli obiettivi. Si incontrano settimanalmente per la restituzione del credito. Questo ritmo, i legami che qui si rinforzano nella sicurezza degli incontri costituiscono un “contenitore relazionale” che aiuta le persone proteggendole dall'ansia che inevitabilmente si genera in processi di cambiamento così radicale come è quello a cui le donne bengalesi sono esposte nella loro esperienza di microcredito. Agli incontri settimanali si aggiunge un consistente pro-

cesso formativo sia di tipo cognitivo, sia volto a “farsi coraggio”l’una con l’altra discutendo su alcuni aspetti culturali che endono a fare perdurare lo stato di povertà e di sudditanza a cui la donne, in quella cultura sono tendenzialmente destinate. Come dicevo, infatti all’inizio, si tratta di persone che, attraverso questo lavorio, passano da uno stato di “vergogna” ad uno stato di “orgoglio” per la realizzazione di progetti che, ancorché minimi, micro, sono pur sempre espressione di proprie potenzialità mai nemmeno immaginate: utili a sé, agli altri e alla comunità nel suo insieme.

formazione

esprime nel sito della Grameen che l’obbiettivo principale del microcredito modello Grameen è la creazione di capitale sociale. E’ chiaro infatti questo scopo nella misura in cui si è in grado di comprendere la metodologia e il valore relazionale del dispositivo applicato. L'obiettivo principale dunque è la valorizzazione del legame sociale tra gli individui, al fine di realizzare un circuito virtuoso tra l'individuo e il gruppo di appartenenza. Tutto ciò mette le persone nelle condizioni di poter sviluppare, insieme, le proprie progettualità, i propri desideri. La metodologia Grameen, che è quella “portante” di tutta l'esperienza, è fondata su un gruppo di per-

Lei è la responsabile del Microcredit International Observatory, di cui Yunus è presidente onorario. Quale funzione ha avuto questa struttura nello sviluppo del microcredito e quale ruolo svolge attualmente? 'idea dell'Osservatorio nasce da una semplice considerazione: un oggetto complesso come il microcredito non può essere analizzato nell'ambito di un'unica disciplina sociale. E non è giustificata la presenza di denaro per farne una giurisdizione economica. Le componenti che giocano un ruolo importante in questa esperienza sono varie e hanno a che fare con altre discipline che ruotano attorno alle scienze umane: oltre all'economia, antropologia, sociologia e psicologia. Un approccio interdisciplinare che consente di avere una visione d'insieme del fenomeno, realizzando un intreccio di prospettive indispensabile per osservare questa complessità. Una complessità che riguarda sia l'attuazione che il risultato. Abbiamo infatti definito il microcredito una strut-

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tura composta di elementi tangibili ed intangibili, che interagiscono tra di loro. Il secondo dato riguarda l'analisi delle dinamiche attivate dall'applicazione di questo strumento: cosa succede all'individuo e alla comunità quando vengono attivate esperienze di microcredito? Cosa succede nell'economia della persona, della famiglia, del gruppo, della società? Sono tutti elementi di cui è molto importante avere consapevolezza. L'attivazione di esperienze di microcredito deve essere accompagnata da una costante azione riflessiva multidisciplinare, dialogica e interattiva, che richiede adeguate professionalità. Oltre alla multidisciplinarità e alla valutazione del risultato, un'altra importante funzione dell'Osservatorio è l'attivazione di studi di fattibilità. Un esempio, in questo senso, ri-

guarda il progetto di applicazione del microcredito alle perone affette da disturbi psichici, che ha ottenuto risultati entusiasmanti e il cui studio di fattibilità è stato preso a modello per altre esperienze che speriamo possano consentire di portare a sistema questo tipo di utilizzo. Naturalmente esistono vari modelli e forme applicative di microcredito. Noi facciamo riferimento al modello Grameen, ideato da Yunus. Il significato della sua presidenza onoraria sta nella consapevolezza che, pur riconoscendo l'utilità delle altre sperimentazioni, finora il suo modello di microcredito è quello che ha dato i migliori risultati. Micro credito

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Recentemente è stato siglato un accordo tra Grameen Bank e Unicredit ed è stata istituita la Fondazione Grameen Italia: quali la genesi e le prospettive di questo progetto?

formazione

Si tratta di un'iniziativa conseguente a quanto dicevo poco fa. Dopo una serie di incontri, di riflessioni e valutazioni, l'Università di Bologna, Grameen Trust e la Fondazione Unidea hanno condiviso la decisione di attivare questa fondazione, che si chiamerà Grameen Italia ed avrà il compito di attivare e gestire esperienze di microcredito in Italia, a partire da Bologna e Modena, per sviluppare ulte-

riormente l'attività iniziata dall'Osservatorio. A proposito di azione riflessiva, ad incoraggiarci nella realizzazione di questa esperienza in Italia è stata l'osservazione di quanto accaduto in America: Grameen USA, che applica la stessa metodologia utilizzata in Bangladesh, in soli due anni, ha concesso crediti a tremila persone. Con un tasso di restituzione del 100%. Il numero dei crediti concessi e

Come è nata l'idea di questo Corso di alta formazione? Questo corso è il risultato di certi sapranno dare ottima riuna collaborazione virtuosa sposta. con il Comitato Nazionale Per- Se da un lato abbiamo voluto manente per il Microcredito, proporre loro una attenzione che ci ha dato fiducia e ha particolare al radicamento supportato economicamente dell’esperienza di microcrela quasi totalità dei Corsisti dito sul territorio di applicaaccettando la proposta for- zione,dall’altro confidiamo mativa che ho descritto prima. che l’apertura verso conoAnche noi, di Mio siamo molto scenze ed esperienze svolte contenti di questa esperienza fuori di qui, possano sostituire e di questa collaborazione. anche elementi di ispirazione Gli studenti sono assidui e ci e riflessione globale. pare proprio di fare un buon È stato anche con questa intenzione che abbiamo svolto lavoro con loro. La conclusione e la loro appli- alcune lezioni attraverso colcazione alle esperienze lavo- legamenti skype con realtà rative future costituiranno “la Grameen lontane nello spaprova del fuoco” a cui siamo zio ma vicine nelle linee ispi-

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il tasso di restituzione sono parametri importanti per valutare il successo di questa esperienza. In Italia, da questo punto di vista, ci sono dei problemi. Delle due l'una: o l'Italia non si presta a questo strumento oppure la metodologia finora applicata è sbagliata. Noi crediamo che attraverso l'applicazione del modello Grameen anche in Italia si possano ottenere risultati migliori.

ratrici. L’intenzione è di concludere questo corso con un convegno da farsi tra fine gennaio e inizio febbraio. Sarà quella un’occasione per raccogliere ancora di più connessioni internazionali per presentare al mondo del microcredito operatori professionalmente preparati sia nei contenuti che nelle relazioni. Mi fa molto piacere vedere la passione e la motivazione di questi studenti e mi auguro che saranno loro stessi efficaci portatori di quella che viene comunemente denominata “la rivoluzione del microcredito”.


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di Giovanni Nicola Pes

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I

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’articolo 111 pone un’importante distinzione tra (i) il microcredito per l’impresa e (ii) il microcredito cosiddetto “sociale”. Per “microcredito di impresa” s’intende la concessione di finanziamenti a persone fisiche o società di persone e società cooperative per l’avvio o l’esercizio di attività di lavoro autonomo o di microimpresa. Tali finanziamenti dovranno necessariamente avere le seguenti caratteristiche: essere di ammontare non superiore al 25mila euro e non siano assistite da garanzie reali; essere finalizzati all’avvio o allo sviluppo di iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro.

L

’attività di microcredito sociale si sostanzia, invece, nella concessione di finanziamenti a favore di persone fisiche appartenenti alle fasce meno abbienti e svantaggiate della società e in condizioni di vulnerabilità economica e sociale. Tali finan-

ziamenti dovranno avere le seguenti caratteristiche: essere di importo massimo di 10mila euro e non siano assistiti da garanzie reali;

primo piano

l D.lgs. 13 agosto 2010, n. 141 ha modificato il Testo Unico Bancario (Tub), aggiungendo gli articoli 111 e 113 in materia di microcredito. La riforma fa dell’Italia il terzo Paese dell’Unione Europea, dopo la Francia e la Romania, ad avere una normativa ad hoc sul microcredito. La riforma costituisce un atto importante per la microfinanza italiana ed europea ed è motivo di grande soddisfazione per il Comitato nazionale per il microcredito, che ha partecipato attivamente ai tavoli di lavoro promossi dal Tesoro. Peraltro, il nuovo articolato riporta alcuni elementi chiave dei documenti di consultazione che lo stesso Comitato ha fatto pervenire al Ministero competente nei mesi che hanno preceduto l’emanazione del decreto. Ciò, soprattutto relativamente alla distinzione tra un microcredito per l’impresa ed un microcredito atto a supportare i bisogni essenziali degli individui appartenenti alle fasce sociali svantaggiate.

essere accompagnati dalla prestazione di servizi ausiliari di bilancio familiare; avere lo scopo di consentire l’inclusione sociale e finanziaria del beneficiario; essere prestati a condizioni più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato; essere stanziati dai soggetti autorizzati a svolgere tale attività in via non prevalente.

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’articolo 111, inoltre, definisce le caratteristiche che devono avere i soggetti erogatori. Tali caratteristiche possono essere riassunte nel modo seguente: a) forma di società di capitali; b) capitale versato di ammontare non inferiore a quanto stabilito dal Ministero dell’Economia e delle Finanze; c) requisiti di onorabilità dei soci di controllo o rilevanti, nonché di onorabilità e professionalità degli esponenti aziendali; d) oggetto sociale limitato alle sole attività di microcredito, nonché alle attività accessorie e strumentali; e) presentazione di un programma di attività.

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nche soggetti giuridici senza fine di lucro, in possesso delle caratteristiche stabilite dal Ministero dell’Economia, saranno in grado, se iscritti in una sezione separata dell’apposito elenco previsto dall’articolo 113, di svolgere le attività di microcredito a condizione che i finanziamenti siano concessi “a condizioni più favorevoli di quelli prevalenti sul mercato”. Anche in Francia, dal 2001, le associazioni senza scopo di lucro possono fare delle ope-

to in Italia

e se m p i e u rop e i Microcredito

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razioni di prestito a titolo oneroso per la creazione e lo sviluppo di imprese da parte di soggetti appartenenti alle fasce meno abbienti della società.

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lla base di tale svolta c’è la legge bancaria 2001-420 Nuove norme economiche (“Nouvelles Régulations Economiques”), che aggiunge il comma 5 all’articolo L L5116 del Codice monetario e finanziario. Secondo il comma in questione, tra le istituzioni a cui il divieto relativo alle operazioni di credito non si applica, ci sono le “le associazioni senza scopo di lucro che elargiscono prestiti per la creazione e lo sviluppo dell’impresa da parte di soggetti disoccupati o titolari di aiuti economici facendo uso di fondi propri o prestiti bancari…”. Al perfezionamento dell’articolo hanno fatto seguito i decreti di attuazione n. 2002-652 del 30 aprile 2002 e, in applicazione dello stesso, il decreto del 3 luglio 2002, che pongono le associazioni di microcredito al di fuori della supervisione bancaria, previa autorizzazione e sotto la sorveglianza di un Comitato pluri disciplinare e pluri ministeriale. Al fine di poter vedersi riconosciuta l’autorizzazione ad operare, le associazioni devono soddisfare una serie di condizioni, tra cui una certa esperienza nel supporto di progetti startup e l’osservanza di opportune norme prudenziali. I prestiti individuali non devono essere maggiori di 6mila euro e possono essere elargiti solo nel corso dei primi cinque anni del momento della creazione

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dell’impresa. Le ragioni per cui anche l’Italia ha deciso di allargare la possibilità di svolgere attività microcreditizie al no-profit sono evidenti: più attori in gioco si traducono (o dovrebbero tradursi) in una maggiore concorrenza, che a sua volta determina (o dovrebbe determinare) servizi più efficienti e di qualità. Tuttavia, come più volte evidenziato da Arvin Ashta, uno dei maggiori studiosi francesi in materia di servizi finanziari inclusivi, le dinamiche del microcredito, fortemente legate a fattori sociali, culturali ed istituzionali, sono tutt’altro che scontate e come è accaduto oltralpe la riforma non necessariamente determinerà l’atteso incremento dell’offerta di microcrediti. Soprattutto, lo scenario che andrà a delinearsi dipenderà fortemente dai provvedimenti attuatiti che dovranno essere emanati da parte del Ministero dell’Economia al fine di dare operatività alla riforma.


I commenti degli esper ti

Con le modifiche del Testo Unico Bancario anche noi di SL come società a responsabilità limitata potremo erogare microcrediti, senza bisogno di appoggiarci ad un istituto bancario come avveniva in passato. Così come società di consulenza non ci limiteremo a fornire servizi di orientamento, start up e tutoraggio ma potremo occuparci di tutte le fasi del processo di creazione d´impresa. Questo si traduce in una maggiore flessibilità (contro le rigidità insite nella regolamentazione delle banche commerciali), e sostenibilità della nostra attività

Piero Marco Porcu Amministratore Unico SL Micro - Microcredito e sviluppo www.slmicro.it

Il decreto rappresenta potenzialmente una grande opportunità per la crescita del microcredito in Italia. Aspettiamo il regolamento attuativo che consentirà di poter meglio comprendere i limiti e le modalità dentro le quali ci si potrà muovere Paola Barbieri Presidente Fondazione Risorsa Donna www.fondazionerisorsadonna.it

L’introduzione di una normativa del microcredito, con la previsione di operatori specializzati, rappresenta un passaggio importante per la crescita della finanza inclusiva nel nostro Paese; al tempo stesso, pone le basi per un rafforzamento delle sinergie tra intermediari orientati al profitto e settore no-profit. La declinazione della normativa secondaria sarà determinante per assicurare un sano e prudente sviluppo del microcredito, nel rispetto del difficile equilibrio tra stabilità finanziaria, outreach ed eticità del pricing

Mario La Torre Ordinario di Microfinanza e Finanza Etica Università di Roma “La Sapienza” Membro del Cda del Comitato nazionale italiano permanente per il Microcredito

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Il microcredito d TORINO – La Regione Piemonte sostiene il credito agevolato per favorire la nascita di nuove imprese. Lo fa anche attraverso un protocollo d’intesa siglato a Torino dall’assessore allo Sviluppo economico Massimo Giordano, dal presidente di Finpiemonte Massimo Feira e dal presidente della Commissione Abi del Piemonte Adriano Maestri. L'obiettivo è aiutare chi non dispone di capacità di garanzia propria o non è comunque in grado di far ricorso autonomamente al credito bancario ordinario. Il protocollo d’intesa ha durata triennale e nello specifico contiene gli impegni dei tre soggetti firmatari. Attraverso l’intervento della Commissione regionale Abi Piemonte e grazie alla firma del protocollo, le banche aderenti all’iniziativa concederanno finanziamenti da 3 a 25 mila euro, a un tasso di interesse annuo fisso, parametrato all’Eurirs di periodo, secondo processi di valutazione del merito di credito in grado di valorizzare la qualità progettuale e la relazione fiduciaria che si può generare tra banca e microimpresa. Le banche potranno anche individuare sportelli dedicati all’iniziativa e prevedere un costo convenzionato per l'attivazione del conto corrente da parte dei soggetti beneficiari dell’aiuto. L'agevolazione regionale prevede la concessione di una garanzia sui finanziamenti concessi dalle banche che decideranno di convenzionarsi con Finpiemonte S.p.A., soggetto gestore del predetto Fondo, pari all’80% dell’esposizione sottostante il finanziamento erogato, secondo un moltiplicatore che non sarà inferiore a 3. Il Fondo rilascia garanzia «sostitutiva», per cui la banca non potrà richiedere ulteriori garanzie al soggetto beneficiario. A oggi sono disponibili 2 milioni di euro. Altre risorse saranno presto disponibili sul fondo: un contributo di un milione di euro deliberato dalla Compagnia di San Paolo, un contributo di 300 mila euro deliberato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e un contributo di 630 mila euro deliberato da Unioncamere Piemonte. 16

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da

NORD

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PALERMO - Oltre 14 milioni di euro destinati alle persone che vivono in condizioni di grave povertà. Saranno finanziati 95 progetti, per l'acquisto e la fornitura di generi di prima necessità, presentati dalle Caritas, dalle associazioni e dagli enti di promozione sociale, dalle fondazioni e dalle cooperative sociali di tutta la Sicilia. La graduatoria del bando è stata presentata dall'assessore regionale della Famiglia, delle Politiche sociali e del Lavoro, Lino Leanza, e dal dirigente generale del Dipartimento delle Politiche sociali, Letizia Di Liberti. «È la prima volta che nella nostra regione - ha spiegato Leanza - viene avviata un'operazione di questo genere che eroga gli aiuti direttamente a chi ne ha bisogno. La Sicilia è seconda nelle classifiche sulla povertà, oggi la soglia si è abbassata e le vittime del disagio appartengono a diverse classi sociali: tra loro ci sono anche gli impiegati, i divorziati, le famiglie monoreddito con più figli. La Regione ha il dovere di essere vicina a questa gente e per questo abbiamo studiato un meccanismo per far fronte ai bisogni immediati di chi soffre. Questi 14 milioni di euro serviranno per affrontare le emergenze e, attraverso gli enti che operano nel sociale, forniremo il vitto, l'alloggio, i vestiti e tutto ciò che serve al fabbisogno immediato". I progetti, il cui contributo può raggiungere il 90% del costo complessivo mentre il restante 10% dovrà essere finanziato dall'ente richiedente, prevedono solo il 5% di spese di gestione. Potranno essere acquistati e distribuiti generi alimentari di prima necessità (pasti, vestiti), materiali e supporti didattici, mobilio e attrezzature per la casa, servizi per l'igiene della persona e di assistenza notturna. I destinatari finali sono persone senza fissa dimora e nuclei familiari in condizione di povertà, di solitudine e di grave emarginazione. «In questi mesi - ha concluso Leanza - abbiamo messo in rete circa 450 milioni di euro per il contrasto alla povertà e per le politiche di sostegno dell'occupazione. Sono già partiti anche i progetti a favore dell'inclusione sociali per 40 milioni di euro, 12 dei quali destinati agli ex detenuti per il reinserimento nel mondo del lavoro. Abbiamo cercato di utilizzare tutti i finanziamenti disponibili perchè non possiamo restare indifferenti di fronte alle gravi emergenze che la Sicilia sta affrontando nel campo del sociale».

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Provincia di Catania

Progetti etici per le famiglie È stata avviata tra la Provincia regionale di Catania, la Prefettura, la Caritas Diocesana di Catania e il Credito Etneo Banca di Credito Cooperativo una collaborazione per realizzare programmi di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale. Il microcredito sarà lo strumento tramite il quale saranno soddisfatte le piccole esigenze riconducibili a spese improvvise (quali per esempio interventi chirurgici o cure mediche costose, tasse impreviste, pagamenti di bollette Il presidente con importi oltre la norma, cadella Provincia catanese parre per affitti) di soggetti che Giuseppe Castiglione non possono accedere a prestiti bancari. A siglare il protocollo d’intesa per la concessione di prestiti a soggetti appartenenti a fasce deboli della popolazione: il presidente

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della Provincia, on. Giuseppe Castiglione; il prefetto di Catania, Vincenzo Santoro; per la Caritas Diocesana, padre Valerio Di Trapani; il presidente del Credito Etneo-Banca di Credito cooperativo, Antonino Pellegrino; in presenza dell’assessore provinciale alle Politiche sociali, Pippo Pagano, al capo di Gabinetto della Prefettura di Catania, Pina Cocuzza, e al dirigente provinciale delle Politiche sociali, Giovanni Ferrera. «Il progetto promosso dalla Provincia ha quali partner la Prefettura che vigila sull’operato, la Caritas che con la sua presenza sul territorio è garanzia di solidarietà e dalla Banca di Credito cooperativo che ha creduto all’idea» ha specificato il presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione. «La Provincia verserà alla Banca centomila euro che serviranno a erogare ai richiedenti il prestito per un massimo di quattromila euro – ha proseguito il presidente Castiglione - Le somme


saranno poi restituite con comode rate e con un tasso d’interesse dell’1,90% netto. Ringrazio – ha concluso Castiglione - l’arcivescovo metropolita di Catania, Salvatore Gristina, per il sostegno che è garanzia di credibilità morale, e l’assessore provinciale Pagano che si è prodigato insieme al dirigente Ferrara per la stesura del progetto». Il prefetto Vincenzo Santoro ha puntato l’attenzione sull’attuale aspetto economico del Paese che coinvolge negativamente soprattutto le fasce deboli. «L’importante è mettere il motore in movimento – ha asserito il prefetto Santoro – e questo protocollo d’intesa avrà sicuramente finalità positive. Abbiamo voluto avviare un percorso che possa agevolare il richiedente e garantire il prestito». Parla di una risposta nuova per contrastare le povertà emergenti padre Valerio Di Trapani «il microcredito non è una iniziativa di

beneficenza – ha detto- è un sistema per ridare fiducia e dignità umana a coloro che non possono avere rapporti con le Banche. Requisito indispensabile richiesto è essere accompagnati da un legale rappresentante di un’associazione che funga da garante (e per verificare l’attendibilità del richiedente), non potranno, quindi, essere soddisfatte richieste di persone singole. L’istruttoria delle pratiche sarà gratuita». Non assistenzialismo bensì un aiuto concreto per far affrontare alle famiglie in difficoltà le urgenze delle uscite economiche impreviste. «Abbiamo aderito prontamente all’iniziativa – ha affermato il presidente del Credito Etneo-Banca di Credito cooperativo, Antonino Pellegrino – condividendone finalità e obiettivi». I beneficiari del programma di microcredito sono le persone residenti nel territorio della provincia di Catania. Anche gli immigrati potranno richiedere il prestito, unica condizione il possesso di un regolare permesso di soggiorno. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Caritas Diocesana. Infine, l’on. Giuseppe Castiglione nella qualità di presidente dell’Unione Province d’Italia, sottoscriverà un analogo protocollo con il Comitato del microcredito sociale alla presenza del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.

Sala Stampa e Comunicazione

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U su ra :

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Cresce l’allarme usura in Italia: il tributo pagato dai commercianti ogni anno è stimato in non meno di 20 miliardi di euro. Le vittime sono 600 mila, di cui 200 mila commercianti. Questi i dati presentati nel 'No usura day' da Sos impresa-Confesercenti. Si calcola intorno ai 6 miliardi di euro l’introito dell’usura di mafia con circa 70 mila persone invischiate in patti usurai con associazioni mafiose. In Campania, Lazio e Sicilia si concentra un terzo dei commercianti coinvolti. A fronte di questa situazione Sos impresa sottolinea «il calo sistematico e inarrestabile del numero delle denunce»: nel primo semestre 2008, ultimo dato disponibile, sono state soltanto 753 le persone denunciate. La mattina si prendono in prestito i soldi, la sera si restituiscono con un interesse del 10%. È il fenomeno dell’usura di giornata, riportato nel rapporto presentato al 'No usura day'. L'usura di giornata, riferisce lo studio, «è il caso più emblematico della crisi che sta attraversando la piccola e media impresa». Il fenomeno riguarda piccoli commercianti, ma anche titolari di attività di media dimensione che, per mantenere aperto l’esercizio e pagare i fornitori, si rivolgono agli usurai. Questi ultimi la mattina prestano i soldi (mediamente mille euro) e la sera passano a ritirare il capitale maggiorato dagli interessi. L'allarme di Sos impresa e della Confesercenti sull'usura in Italia pone l’attenzione anche sul numero delle imprese che sono state costrette a chiudere. Nell’ultimo triennio, infatti, sono state chiuse 165mila attività commerciali e 50mila tra alberghi e pubblici esercizi. Di queste il 40% ha dovuto chiudere a causa di problemi finanziari legati all’usura. Un altro allarme è dovuto all’infiltrazione della criminalità organizzata in un reato come quello dell’usura che in passato aveva più una connotazione di quartiere. «Nel 2009 - ha detto Marco Venturi, presidente della Confesercenti - l'usura ha creato 120mila posti di lavoro in meno. È un fenomeno che è cambiato e la criminalità organizzata tende sempre più ad impossessarsi delle imprese. Crediamo che vada fatta una riflessione sull'impianto legislativo a oltre 10 anni dall’introduzione della legge antiusura. Possiamo dire infatti che non abbiamo raggiunto i sogni sperati, bisogna avere il coraggio di cambiare e velocizzare le procedure». Il fenomeno dell’usura non colpisce soltanto il sud ma anche regioni del nord come la Lombardia, l’Emilia Romagna e il Piemonte. «L'usura è un reato odioso e pericoloso – ha detto Lino Busà, presidente di 'Sos impresà – è un reato che nel corso di questo ultimo decennio è cambiato. L’usura del quartiere è scomparsa ed è stata sostituita da reti professionalizzate che hanno agganci nei tribunali e nel mondo delle aste giudiziarie, oltre che dall’usura di mafie». Ammontano a circa 20 milioni di euro i finanziamenti antiusura generati nelle campagne dai fondi di garanzia della legge 108 del 1996 attraverso Confidi Creditagri nei primi otto mesi del 2010. È quanto afferma la Coldiretti, sulla base dei dati sull'usura divulgati dalla ricerca Sos imprese di Confesercenti, in riferimento agli effetti sul settore agricolo dove, nonostante l’entità del fenomeno, sono ancora troppo ridotte le denunce. L’usura è – conclude la Coldiretti – spesso accompagnata da altri fenomeni di criminalità organizzata 28

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v it t im e in I t a l ia Secondo i dati di 'Sos impresa’ nel 2008 in 193 operazioni anti usura, 38 erano riferibili alla criminalità organizzata. Nel 2009 su 243 operazioni anti usura, i casi di criminalità organizzata sono stati 60. Nel 2010, fino ad agosto, su 200 operazioni anti usura, 36 sono riferibili alla criminalità organizzata. In sostanza un terzo dell’usura in Italia è in mano a clan camorristici, alla 'N'drangheta, in particolare nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza, e in mano a Cosa Nostra nelle province di Catania e Palermo. Per quanto riguarda il Lazio, una delle regioni maggiormente colpite dal fenomeno usuraio, 'Sos impresà denuncia l’attività di alcuni clan nomadi che hanno tuttavia caratteristiche simili a quelle della criminalità organizzata.

nelle campagne con furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell’Unione europea e caporalato. «L'usura è un fenomeno devastante che fa chiudere 53 imprese al giorno – ha continuato Venturi - la legge che risale a 14 anni fa non basta, l’usura è nuovamente in crescita nel disinteresse generale. L’indebitamento medio dei commercianti è salito a 180 mila euro, raddoppiando in 10 anni, l’accesso al credito è sempre più difficile e così l’unica via è spesso quella di rivolgersi agli usurai, che hanno le casse piene». Serve dunque, ha aggiunto, «una riflessione sulla legge anti-usura che non ha dati i risultati sperati: occorre snellire le procedure ed incentivare le denunce». «L'usura si sta diffondendo su larga parte del Paese e da parte del Governo non ci sono state iniziative di contrasto, anzi con lo scudo fiscale si è dato alle organizzazioni criminali uno strumento per mettere le mani sulle imprese in difficoltà». Lo ha detto Walter Veltroni. L'usura, ha ricordato l’esponente del Pd, «è uno degli strumenti principali che le mafie utilizzano per insediarsi sul territorio ed il clima di paura non induce a denunciare; accade così che aziende vengono distrutte». Responsabilità, ha aggiunto, «sono da ricercare anche nel sistema bancario troppo chiuso nel rapporto con le piccole e medie imprese ed nei tempi della giustizia troppo lunghi per i processi contro gli usurai, altro che processo breve!». Veltroni ha quindi auspicato un aggiornamento della legge 108 del '96, che, «viste le basse denunce, evidentemente non funziona». Una vittima di usura ha ricevuto 200mila euro dall’apposito Fondo di solidarietà, ma li ha utilizzati per giocare al Superenalotto. Il caso è stato citato dal sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano – intervenuto ad una tavola rotonda nel corso del 'No usura day' – per sottolineare che «forse è il caso di usare una speciale elargizione una tantum, nonché una qualche forma di tutoraggio, in modo che le somme erogate vengano utilizzate correttamente e non dilapidate». A chi auspica un superamento della legge anti-usura, la 108 del '96, Mantovano replica che «prima di invocare nuove leggi, bisognerebbe approvare quelle già vistate da un ramo del Parlamento: è il caso del provvedimento che modifica la 108, approvato dal Senato e fermo da più di un anno alla commissione Giustizia della Camera». Il sottosegretario ricorda poi che «in alcune delle città più a rischio usura sono attivi presso le prefetture nuclei di valutazione che esaminano casi concreti in cui il sistema bancario si comporta in maniera troppo rigida e burocratica riguardo all’erogazione del credito alle imprese». Micro credito

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RICETTE anticrisi degli di Fabio Rao No a politiche troppo dure e restrittive da parte dei Governi europei contro la crisi economica in atto. Questo il messaggio lanciato dall’autorevole voce di Alan Kirman, professore emerito di economia all’Università Aix-Marseille III, introducendo i lavori della 51ª Riunione scientifica annuale della Società Italiana degli Economisti. Kirman ha catturato l’attenzione di studiosi, cattedratici ed economisti, con la lezione plenaria su crisi e teoria economica, spiegando come nell’attuale difficoltà i Governi si siano incamminati troppo presto sulla via delle restrizioni e delle diminuzioni di spesa, perché impauriti dal debito, mentre invece «per me - ha detto - dobbiamo continuare a investire e a rilanciare l’economia, perché noi non potremmo mai rimborsare questo debito in assenza di crescita, sia che si tratti dell’Italia così come dell’Europa in generale». Dal canto suo la Germania «ne esce un po’ meglio - ha spiegato - perché le esportazioni non sono sfavorite dall’euro, ma con questo tipo di “epidemia” dobbiamo continuare a investire, per le restrizioni c’è tempo, bene ha fatto ad esempio la Francia con grandi investimenti in ricerca, università ed infrastrutture: bisogna investire in favore delle generazioni future». Appare semplice, a parole, venire a capo della crisi economica in atto, ma come? Domanda a cui hanno provato a dare risposte anticrisi, e ricette per ripartire, docenti ed economisti (150 le relazioni presentate) da tutt’Italia, con una folta rappresentanza di docenti universitari siciliani. Fra le varie sessioni parallele della “due giorni” di approfondimento e confronto scientifico, apprezzata è stata l’autorevole relazione del senatore ed economista Mario Baldas-

Il luminare

francese

Kirman:

«No a politiche troppo

restrittive»

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sarri, riguardante le furbizie finanziare della potenza cinese, le cosiddette “cineserie”. «L’attuale squilibrio economico globale - ha spiegato il professore di economia, presidente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato - è dovuto alla continua accumulazione di risparmio in Cina e al continuo accumulo di debito negli Stati Uniti. Cioè, sostanzialmente, i soldi dell’Occidente vanno in Cina per comprare i loro prodotti, la Cina a sua volta risparmia e tiene sotto controllo il tenore di vita interno, e con i nostri soldi ci ricomprano titoli di debito pubblico, e poi in 3/4 anni ci ricomprano, in termini di economia reale e di sistema produttivo». Furbizie cinesi, con gravi ripercussioni internazionali e ricadute sul sistema economico-produttivo del nostro Paese, a cui il senatore Baldassarri, con la relazione “Uscita dalla crisi o molla di ricarica verso una nuova crisi globale?” ha provato a suggerire correttivi efficaci e urgenti contro i paradossi della globalizzazione: «Gli Stati Uniti sguazzano con furbizia nella finanza: si crea la “bolla” finanziaria attraverso l’illusione dell’economia americana di potersi riequilibrare svalutando il dollaro, a


ECONOMISTI italiani danno dell’euro, creando così l’implosione totale dell’economia europea. Tutto questo mentre la Cina accumula imponenti avanzi commerciali all’estero». L’ E u r o p a , quella politica, è infatti ancora inesistente per l’esponente del gruppo Futuro e Libertà, «dimentica di creare - ha concluso nuove e stabili condizioni di crescita, ancora pensa che la moneta controlli l’inflazione, con il piccolo effetto collaterale dell’apprezzamento dell’euro sul dollaro, mentre la moneta cinese è lasciata libera sul mercato dei cambi di svalutarsi verso l’euro…». Manca insomma l’Europa politica, quell’entità cioè, in grado di contribuire a una nuova “governance”, a una guida politica e a un nuovo G8 nel-

l’economia globalizzata. La seconda e conclusiva giornata dei lavori accademici è stata ricchissima di scambi d’informazioni, di confronti d’opinione, di dibattiti e di spunti di riflessione su svariate tematiche economiche, come, solo per fare qualche esempio, l’impresa manifatturiera, la delocalizzazione produttiva, l’artigianato locale, il federalismo e lo sviluppo, la crescita e l’occupazione, i sistemi di pagamenti bancari e il microcredito. Incontri, organizzati in sessioni parallele, tutti legati a molteplici questioni macroeconomiche, ma con evidenti ripercussioni sull’economia locale. Momento qualificante e centrale della giornata, è stato l’affollata lezione magistrale plenaria del presidente dell’Istat Enrico Giovannini, incentrata sui “Nuovi indicatori di benessere”, cioè sulle informazioni più idonee a misurare a livello statistico il grado di benessere di un Paese. La relazione, di tipo statistico-metodologico, ha preso spunto dal “Rapporto Stiglitz” commissionato dal presidente francese Nicolas Sarkozy, che ha attirato l’attenzione dei media internazionali: «In Francia - ha spiegato Giovannini in apertura - nel sondaggio fatto durante la campagna elettorale per la Presidenza, solo il 30% degli intervistati ha dichiarato di credere nelle statistiche: fondamentalmente esiste un distacco tra le percezioni della gente e i dati macroeconomici forniti dagli istituti».«Ma come misuriamo ciò a cui vogliamo dare importanza? - continua Giovannini - nel discutere di indicatori della società, di contabilità nazionale e di anticipazione di tendenze, più che di nu-

il prof. Terenzio Cozzi e il sen. Mario Baldassarri

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meri e di prodotto interno lordo, parlerò di teorie e di filosofia». «Il vero tema - ha aggiunto il presidente dell’Istituto nazionale di statistica - è come l’informazione viene utilizzata oggi, per la vita politica e per le decisioni da intraprendere, in una società così complessa. Noi come economisti e statistici, oltre ad essere consulenti, siamo anche cittadini di questa Terra a rischio». In altre parole, nel linguaggio della filosofia applicata alla politica, è giusto che il fine ultimo dell’agire umano sia sempre e solo il benessere economico? È giusto che una società complessa come la nostra sia orientata alla ricerca spasmodica del profitto? È corretta l’equazione: crescita economica, uguale aumento del benessere materiale? «Occorrerà trovare correttivi - ha concluso il presidente Istat - cioè rimettere le persone al centro delle analisi e delle indagini statistiche: quindi andare a guardare al reddito e al consumo, più che alla produzione, usare il reddito nazionale netto e non più il “lordo”, ma soprattutto analizzare il reddito disponibile delle famiglie, aggiustato della quantità di servizi pubblici e privati che ricevono». L’obiettivo sarà dunque quello di «dare enfasi alla distribuzione congiunta di reddito, di consumo e di ricchezza, oltre che le deprivazioni che la persona affronta, per poi aggregare i livelli distributivi: non si può usare la metrica monetaria per spiegare il livello percepito di benessere e di standard di vita». Questi correttivi faranno sì, per Giovannini, che le persone sentano vicine a loro le analisi e i dati statistici del-

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Il presidente Istat Enrico Giovannini

l’ente di ricerca. Sull’attività bancaria si è infine incentrata una fra le più interessanti sessioni pomeridiane: “Banking”. Sponsorizzata dal Credito Siciliano e presieduta da Luca Papi, professore di Economia Monetaria all’Università di Ancona, la sessione ha riguardato tematiche diverse, fra cui interventi su “Loan Officer Authority and Small Business Lending. Evidence from a Survey”, ovvero sul sistema creditizio rivolto alle piccole imprese (a cura di Michele Benvenuti, Luca Casolaro, Silvia Del Prete, Paolo Emilio Mistrulli), e su “Il dibattito sull’evoluzione del sistema dei pagamenti tra free-banking e central banking” (di Stefano Figuera). «Il primo lavoro - ha spiegato Papi - può offrire spunti applicativi all’economia locale siciliana: riguarda una ricerca empirica che mette in evidenza come le piccole banche


Il prof. Stefano Figuera e il prof. Luca Papi

possano seguire meglio il mondo delle piccole imprese. Quindi il localismo bancario, secondo quel lavoro, può avere una sua rilevanza ai fini della crescita di un’area, va messo in risalto dunque il ruolo delle banche, in possesso di strutture organizzative in grado di adattarsi e di servire meglio il mondo delle piccole imprese». La relazione del professor Stefano Figuera ha posto invece una domanda in continua evoluzione: le banche centrali corrono il rischio di svolgere un ruolo sempre più ridimensionato nel tempo, a seguito degli sviluppi delle metodologie di pagamento, come le monete “virtuali”? «In realtà - ha concluso Luca Papi - ci sarà un ruolo sempre maggiore, di accresciuta importanza per la regolazione dei tassi, per le banche centrali, per cui è fuori luogo avere timore per gli sviluppi futuri delle tecnologie applicate al sistemi di pagamento».

Alan Kirman, Professore emerito di Economia all'Università di Aix-Marseille III e all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales. È stato eletto fellow della Econometric Society e insignito dell'Humboldt Prize e della carica di Chevalier de l'Ordre des Palmes Academiques. I suoi recenti studi riguardano la relazione tra comportamento economico individuale e collettivo. Ha lavorato su teoria generale dell'equilibrio, commercio internazionale, teoria dei giochi e matematica, informazione, welfare e public decision-making economics. Ha pubblicato diversi articoli su riviste scientifiche.

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Sembra ormai lontano il Duemila, un anno volutamente assurto dalla comunità internazionale a simbolo di una rinascita dell’umanità, guidata ed ispirata da principi universali quali i diritti umani, e da valori ritenuti fondamentali per le relazioni internazionali del XXI secolo, espressi nella Dichiarazione del Millennio: libertà, uguaglianza, solidarietà, tolleranza, rispetto per la natura, responsabilità condivisa. In linea con questi ideali, gli otto Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Mdg), che i leader mondiali si impegnarono a raggiungere su scala mondiale entro il 2015. A distanza di dieci anni, il Vertice mondiale, voluto per fare il punto sui progressi e i ritardi nel raggiungimento di tali Obiettivi, si è concluso poche settimane fa con l’invito di Ban Ki-moon, attuale Segretario Generale delle Nazioni Unite, a non distogliere l’attenzione dagli

Mdg:« dobbiamo fare in modo che entro cinque anni le promesse fatte diventino promesse mantenute». Il 2010 è senz’altro un anno di grande mobilitazione internazionale e di importanti ricorrenze all’insegna dell’autocritica costruttiva, ma in pochi – troppo pochi – sanno o ricordano che il prossimo 31 ottobre si celebra anche il primo decennale di una delle risoluzioni più importanti delle Nazioni Unite: la 1325. La numerazione, sebbene necessaria, come spesso accade non rende giustizia alla natura e alla rilevanza di ciò che indica, tanto meno in questo caso. Tale risoluzione per la prima volta nella storia ha inserito nell’equazione “Pace = Sicurezza” un terzo fattore da sempre sottovalutato, per non dire ignorato: la donna come elemento chiave nella prevenzione e risoluzione dei conflitti e nel consolidamento della pace. L’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio di Sicurezza di questo documento ha finalmente ufficializzato l’assunzione della cosiddetta prospettiva di genere nelle operazioni multidimensionali di supporto alla pace. Tra giugno e agosto scorsi, si sono tenuti in tutto il mondo venticinque “Open Days su Donne, Pace e Sicurezza”, occasioni di dial-

In occasione del decennale della

l’analisi di Inés Alberdi, direttore

PACE, il peso 36

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ogo e confronto tra donne della società civile di Paesi in guerra o dopoguerra, ed alti delegati delle Nazioni Unite, per discutere sui risultati ottenuti dall’adozione della risoluzione 1325. Afghanistan, Balcani, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Iraq, Nepal, Territori palestinesi occupati, Pakistan, Somalia, Sudan: questi alcuni dei Paesi ospitanti l’iniziativa, organizzata da alcuni organismi delle Nazioni Unite, tra cui il Fondo per lo sviluppo delle donne (Unifem). Quest’ultimo, creato nel 1976, oggi conta 15 uffici sub-regionali e progetti di natura economica, sociale, giuridica e umanitaria in ben 80 Paesi. Da pochi mesi è entrato, inoltre, a far parte di UN Women, neonato organismo fortemente voluto e a lungo atteso, preposto alla promozione globale dell’uguaglianza di genere e del rafforzamento del ruolo delle donne nella società d’appartenenza. Una volta ultimata la transizione, UN Women convoglierà gli sforzi, oltre che dell’Unifem, di tre altre entità Onu impegnate nell’ambito delle questioni di genere e dell’avanzamento delle donne. Unico ad operare direttamente sul campo, il Fondo per lo sviluppo delle donne assumerà con tutta probabilità un ruolo di coordinamento. «La transizione procede bene,

anche se lentamente, data la necessità di armonizzare le normative tra i vari enti e renderle se possibili migliorative», afferma Inés Alberdi, direttore esecutivo dell’Unifem, recentemente in visita ufficiale a Bruxelles, per prendere parte ad un seminario organizzato dalla Presidenza belga dell’Unione Europea, volto a dare impulso all’implementazione della Risoluzione 1325. «I problemi delle donne sono da sempre gli stessi e sono inerenti a diritti, uguaglianza, partecipazione, povertà, educazione, violenza, sicurezza», prosegue la Signora Alberdi, «ma l’approccio ad essi è cambiato a partire dal 1975 con la Prima Conferenza sulle donne di Città del Messico, che ha conferito finalmente legittimità alle donne e ai loro diritti. La Dichiarazione di Pechino del 1995, poi, ha esplicitamente riconosciuto che i diritti delle donne sono diritti umani»: pertanto parte inalienabile, integrale ed indivisibile dei diritti umani universali. Parlando con la Signora Alberdi di donne, pace e sicurezza – nonché del succitato seminario internazionale cui, per altro, ha partecipato anche Shirin Ebadi, attivista iraniana e Premio Nobel per la Pace 2003 – è inevitabile chiedere il suo punto di vista sul caso di Sa-

a Risoluzione 1325 delle Nazioni Unite

re esecutivo dell’

di Françoise Farano

o delle D onne Micro credito

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kineh Mohammadi Ashtiani, la donna iraniana, condannata per adulterio alla lapidazione, la cui pena è stata momentaneamente sospesa, grazie alla mobilitazione internazionale, ma di fatto commutata solo adottando come modalità di esecuzione l’impiccagione, con l’intento di disinnescare l’interesse dell’opinione pubblica di alcuni Paesi, dove la pena di morte è ancora applicata. Il Direttore dell’Unifem esprime la sua particolare preoccupazione per la differenza di trattamento di fronte alla legge applicata dalle autorità iraniane, a seconda che ad essere giudicato sia un uomo o una donna. Citando il tema della giustizia, chiama ad esempio la storia del suo stesso Paese d’origine: tra il 1975 e il 1982, la Spagna visse quella che fu poi chiamata la “transizione spagnola”, ad indicare il passaggio graduale dal regime dittatoriale di Franco alla democrazia, attraverso un processo di riforme e di consolidamento delle istituzioni democratiche: nel corso della transizione, fu necessario riformare il codice civile e quello penale, poiché la legislazione della dittatura franchista applicava un discrimine di genere nell’applicazione della legge, anche per quello che allora era un reato persino in Spagna, l’adulterio. Inés Alberdi è convinta che «questa transizione in favore di pari diritti per uomini e donne sia un processo importante per ciascun Paese. Una società, tuttavia, evolve nel migliore dei modi quando il cambiamento nasce in seno alla società stessa. Moltissime donne iraniane, ed anche uomini, oggi, vivano essi in Iran

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o all’estero, vogliono il cambiamento, combattono per esso ma chiedono anche l’aiuto della comunità internazionale. Le Nazioni Unite collaborano per questo con il governo iraniano affinché certi obiettivi vengano presto raggiunti nel Paese, ma anche la società civile deve fare la sua parte». Commentando i progressi in materia di Obiettivi di Sviluppo, la Signora Alberdi ricorda che «nella dichiarazione iniziale degli Obiettivi del Millennio, solo il terzo di essi – la promozione dell’uguaglianza di genere e il potenziamento delle donne (nda) – era esplicitamente riferibile alle donne, in favore di un loro accresciuto coinvolgimento anche ai più alti livelli tanto in ambito educativo, quanto nella vita economica e politica: tutti indicatori importanti, seppur semplificati e semplificanti, dello stato di avanzamento o di arretratezza di una società, in materia di uguaglianza di genere». Dal 2000, almeno 30 Paesi hanno raggiunto la soglia del 30% di rappresentanti donna in Parlamento, le possibilità per bambine e ragazze di accedere all’educazione primaria e secondaria – l’arma probabilmente più potente contro la povertà – sono aumentate, così come l’opportunità per le donne di partecipare da protagoniste alla vita sociale, economica e politica del proprio Paese. Nel corso del tempo, la prospettiva di genere ha ottenuto di essere riconosciuta quale elemento imprescindibile per il raggiungimento di tutti gli Obiettivi, al contrario di un altro aspetto – la violenza sulle donne – affatto preso in considerazione nell’iden-


ed altre risoluzioni (1612/2005, 1674/2006, 1820/2008, 18881889/2009) sono state adottate con l’obiettivo di implementare la 1325, ed ampliarne i poteri. Tuttavia, la persistenza e l’esacerbarsi di atti come la violenza sessuale di massa – recenti gli stupri di centinaia di civili nella Repubblica Democratica del Congo – atti per i quali la risoluzione si è resa necessaria, generano grande preoccupazione e sottolineano in qualche modo come ancora oggi il punto di vista delle donne continui ad essere ignorato o sottovalutato nel dibattito sui processi di pace e sulla pianificazione del dopoguerra, quest’ultima resa ancor più difficile dalla carenza di fondi dedicati a programmi specifici di riabilitazione dei civili oggetto di violenze e di ex-combattenti, soprattutto minori. «Perché le donne sono così importanti per una società? Prendiamo l’Africa: nelle società agricole, l’80% delle attività è svolta da donne, che però non hanno accesso all’educazione, né a corsi di apprendistato, inerenti alle attività che svolgono giornalmente. Esse non hanno diritto di proprietà, men che mai della terra che lavorano, e non hanno di conseguenza accesso al credito. Numerosi studi hanno dimostrato che uno sviluppo sostenibile è inestricabilmente legato alla condizione della donna, in quanto parte integrante della società che, tuttavia, spesso la esclude. In sintesi, non solo la partecipazione, ma il coinvolgimento delle donne è la chiave di uno sviluppo davvero sostenibile per le loro comunità di appartenza», conclude Inés Alberdi.

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tificazione e parametrazione degli Mdg: la stessa Signora Alberdi definisce il contrasto alla violenza contro le donne come “l’Obiettivo di Sviluppo dimenticato”, strettamente correlato con temi come la salute, l’educazione, la povertà, il ruolo attivo delle donne nella società. Tuttavia, va riconosciuto alle Nazioni Unite il tentativo nel 2008 di porre rimedio a tale grave omissione, affiancando alla Campagna del Millennio, “UniTE to end violence against women”, una campagna mondiale specifica sul tema, con scadenza anch’essa 2015, non a caso. In questo contesto, il Consiglio di Sicurezza ha adottato all’unanimità la risoluzione 1820, che condanna la violenza sessuale come tale, e specificamente quella usata come vera e propria tattica di guerra ai danni della popolazione civile nel corso di conflitti armati, affermando che il suo contrasto può contribuire in modo significativo al mantenimento della pace e della sicurezza internazionali. Il 31 ottobre, come detto, è il decimo anniversario della risoluzione 1325 delle Nazioni Unite. Qualcosa è effettivamente cambiato dalla sua adozione, anche se ad oggi non abbastanza: la prospettiva di genere è ormai un elemento tenuto in considerazione tanto nell’ambito del law enforcement, quanto nella pianificazione, attuazione e verifica dell’andamento delle missioni di peacekeeping, peacemaking e peacebuilding. Attualmente, ben undici dei Rappresentanti e ViceRappresentanti Speciali del Segretario Generale delle Nazioni Unite (Srsg e Dsrsg) sono donne,

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MISURARE L’EFFICACIA DELL’AIUTO DEL NORD VERSO IL SUD DEL MONDO Istanbul - Il dialogo tra le parti, la reciproca necessità e non solo volontà di comprendere le ragioni e difficoltà nella propria attività al fine di raggiungere lo stesso obiettivo: una maggiore efficacia dell'aiuto allo sviluppo e una concreta ed effettiva capacità di misurarne i risultati. Con queste riflessioni si sono conclusi i lavori della conferenza globale sull'efficacia dell'aiuto a Istanbul. L'ultima giornata è stata caratterizzata dallo stretto contatto tra i rappresentanti delle organizzazioni di società civile e quelli dei Paesi donatori e riceventi l'aiuto. Attraverso la suddivisione del lavoro in gruppi tematici sono stati affrontati i temi prioritari, tra cui il riconoscimento del ruolo della società civile come attore dello sviluppo, l'accountability delle organizzazioni e dei diversi attori coinvolti - inclusi i governi dei paesi donatori e riceventi - le buone pratiche, la gestione, l'equità nelle relazioni tra la società civile del nord e del sud del mondo, e infine le linee guida per una relazione tra donatori e ong che permetta di implementare i principi delle organizzazioni di società civile sull'efficacia dello sviluppo. Tra i Paesi donatori, la Finlandia, Francia, Stati uniti e Svezia, tra i riceventi il Mali e tra le organizzazioni rappresentanze di tutti i continenti. Nelle tre giornate a Istanbul il tema principale che ha accompagnato la discussione è stato l'enabling environment, ovvero la necessità di creare le condizioni affinché i principi possano davvero venire attuati. Questo si traduce in regole adatte in primo luogo all'esistenza delle organizzazioni di società civile, e conseguentemente alla loro attività, sviluppo, miglioramento e contributo al processo di sviluppo. Condizioni che devono valere ed essere presenti tanto nei Paesi donatori quanto in quelli riceventi, per i governi e per le organizzazioni stesse affinché si lavori su un piano più bilanciato e paritetico. Un dibattito sulla coerenza tra politiche estere e di cooperazione allo sviluppo ha animato l'attività di numerosi gruppi di lavoro, evidenziando uno gli aspetti più importanti dell'intera questione: l'integrazione tra principi, politiche, risorse, competenze, approcci ed esperienze è condizione imprescindibile per convergere verso l'obiettivo prefissato.

ITALIANI “INDEBITATI” NONOSTANTE LA LIEVE FRENATA DEL CREDITO A CONSUMO Anche se nel 2010 il credito al consumo ha fatto registrare un lieve rallentamento fermandosi a quota 110 miliardi di euro, il debito pro-capite degli italiani rimane elevato: ogni cittadino della Penisola ha contratto finora prestiti per una media di 1.864 euro. Lo calcola Casper, Comitato contro le speculazioni e per il risparmio (costituito da Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori), sulla base di uno studio che evidenzia anche le differenze tra le diverse regioni. Così, «i cittadini più virtuosi sono quelli del Trentino Alto Adige, che hanno fatto ricorso al credito al consumo per soli 990 euro a testa. I più indebitati – indica lo studio - sono i consumatori della Sardegna, regione nella quale il credito al consumo raggiunge quota 2.630 euro procapite». «Gli italiani sono oramai al collasso e non hanno più i soldi per contrarre ulteriori prestiti» sottolineano le associazioni aderenti a Casper ricordando la ‘pomodoratà: una manifestazione nazionale, alla quale aderisce la Coldiretti, durante la quale «i consumatori daranno vita a una 'pomodoratà, rendendo gli speculatori bersaglio di lanci di pomodori, come forma di protesta simbolica contro i responsabili dei rincari speculativi dei prezzi che hanno determinato l’impoverimento degli italiani» viene spiegato in una nota. Altre manifestazioni si terranno a Salerno, Foggia e Catania. Citando tra l’altro i dati diffusi da Bankitalia, Carsper sottolinea come nell’ultimo anno «le famiglie si sono indebitate di più, specie per il settore casa, e i prestiti hanno segnato un aumento record del 20,8% tra luglio 2009 e luglio 2010». Il settore del credito al consumo «ha subìto un vero e proprio boom negli ultimi anni, principalmente a causa della forte perdita di potere d’acquisto dei cittadini dovuta alle speculazioni sui prezzi verificatesi nel nostro paese, cittadini che sono stati così costretti a indebitarsi anche per le spese sanitarie o per i viaggi».

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M I C R O notizie a cura di Andrea V. Calabrò

LA MICROFINANZA IN AIUTO AI PICCOLI COLTIVATORI DELL’UGANDA Kampala – Il governo dell’Uganda ha varato una campagna di servizi di micro finanza nelle comunità rurali più isolate. Il ministro per la Microfinanza, Ruth Nankabirwa, in una conferenza stampa ha preannunciato l'apertura di filiali e sportelli della Cooperativa per il Credito e il Risparmio - un istituto di credito specializzato nel sostegno ai piccoli coltivatori - in tutte le province del Paese, per rendere più accessibili i servizi bancari e finanziari. Il ministro dell’Informazione, Kabakunda Masiko, ha sottolineato che il programma del governo «mira a portare il benessere in tutti gli strati sociali. Questo - ha aggiunto- non significa distribuzione gratuita di danaro, ma prestiti agevolati per l’avviamento e il consolidamento di un’attività economica».

DAL PUGILATO AL MICROCREDITO L’IMPEGNO DELL’AFGHANO KORMAND L'allenatore della nazionale afghana di boxe fa il guardiano di notte. Si occupa della sede a Kabul di un’organizzazione italiana, la Fondazione Pangea Onlus, che dal 2003 promuove progetti di sviluppo per le donne e i bambini con particolare riferimento al microcredito. Samad Kormand è un personaggio conosciuto in Afghanistan, è un noto ex pugile che insegna ai giovani questo sport. È anche l'allenatore della nazionale e di recente è stato a Singapore in occasione dei giochi olimpici giovanili. «Durante questo evento – racconta la responsabile dei progetti della Ong Simona Lanzoni – è rimasto colpito da tutte le strutture e opportunità che permettono ai pugili degli altri Paesi di essere molto competitivi e più forti del loro team». «Noi afghani – dice Kormand – abbiamo troppa polvere nei polmoni...». Sessantenne, Kormand – viso intenso, scavato da rughe profonde, e dagli occhi vivaci – ha vissuto l’Afghanistan degli anni in cui si avviava verso una strada di progresso ed emancipazione, un periodo storico che nella memoria rimanda alle foto delle donne con la gonna, che insegnano nelle scuole ed operano negli ospedali. E riflette sul presente. «I cambiamenti di cui abbiamo bisogno – dice – sono di sostanza; le strade rifatte e le nuove costruzioni sono solo di facciata. Se non costruisci bene, dalle fondamenta, tutto crollerà nell’arco di poco tempo». E nonostante le risorse giunte dall’estero per rifare le strade di Kabul, «gli abitanti della città non hanno visto grossi miglioramenti. Da noi la ricostruzione è apparente». Le case sono a volte fatiscenti, crollano. Come è avvenuto a due beneficiate dei progetti della Ong. Nel crollo un’intera famiglia è rimasta sepolta sotto le macerie e nella seconda sono morti tutti i bambini. La madre, anche lei beneficiaria del microcredito, è rimasta schiacciata sotto le macerie e le sono state amputate le gambe. Beffa o fortuna, il marito si è salvato perché, avendo due mogli, quella notte era andato a dormire dall’altra.

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M I C R O notizie

“BUS CULTURALI” PER LE STRADE DELLA SIRIA Nella magnifica citta siriana di Palmyra, dove nei tempi antichi sostavano le carovane che attraversavano il deserto della Siria, da qualche settimana è parcheggiato un insolito autobus variopinto che si metterà in moto per inaugurare un nuovo modo di concepire arte e cultura: è il Cultural Bus della mostra multimediale “Youth and Heritage”, un’itinerante esibizione dell’immenso patrimonio orale del Paese, raccontato per la prima volta dai giovani locali. Dietro alle porte, tra i sedili del bus, i “viaggiatori culturali” potranno immergersi nella storia e nella cultura siriana attraverso percorsi tra canti popolari, fiabe, proverbi, ricette culinarie e danze tradizionali e un posto in prima fila è riservato ai bambini che assisteranno alla première di due cartoni animati sull’archeologia locale. “Youth and Heritage” è un’iniziativa nata per incoraggiare la partecipazione attiva dei giovani nella societa siriana, risollevare la coscienza locale sulla tradizione orale e i luoghi archeologici del Paese e promuovere un turismo internazionale attento alla cultura. Finanziata dalla Delegazione dell’Unione Europea in Siria e coordinata dal Cosv (Comitato di Coordinamento delle Organizzazioni per il Servizio Volontario), ong italiana impegnata dal 1968 in progetti di cooperazione internazionale, “Youth and Heritage” è riuscita a coinvolgere diverse associazioni artistiche e giovanili in Siria che insieme hanno lavorato per recuperare l’antico patrimonio orale del Paese, in particolare delle citta d’arte di Palmyra e Sweida. Ne è emersa una mostra multimediale, allestita all’interno di due autobus donati dal Ministero dei Trasporti siriano, che partira dalle due citta al centro del progetto e si fermera tra le rovine, le aree archeologiche e i monumenti del Paese. “Dopo sette mesi di lavoro con i ragazzi di Sweida e Palmyra siamo contenti di poter constatare che tra i giovani scorre un’incredibile energia, in grado di alimentare azioni positive” dice Maya Al-Kateb, coordinatrice del progetto. “Se non avessero avuto a cuore la loro cultura e non avessero voluto condividere questo patrimonio con gli altri, non si sarebbero impegnati per un periodo così lungo e non avrebbero contribuito con cosi tanto tempo ed energia alla buona riuscita progetto”. I ragazzi delle due città siriane hanno infatti raccolto, sotto la guida dell’associazione artistica AlMakan, l’eredità orale del Paese come canzoni, fiabe e proverbi e ne hanno curato le diverse pubblicazioni che gireranno per le città sull’autobus di “Youth and Heritage”: ci saranno un libro di cucina tradizionale, 14 giochi di carte per bambini, due libri illustrati di fiabe, un libro di giochi con oltre 50 indovinelli, due canzonieri con canti tradizionali e un libro di arie nuziali. All’inaugurazione verranno inoltre proiettati in anteprima i due cartoni animati, appositamente realizzati da “Youth and Heritage” sull’archeologia locale: “Salma, friend of the ruins” e “Adnan, friend of the ruins”. Ambientati nelle due città di Sweida e Palmyra, i film di animazione sono stati creati per accompagnare il giovanissimo pubblico alla scoperta delle rovine e dei monumenti attraverso la saggezza dei nonni e un fantasioso viaggio dentro volantini turistici. L’autobus, decorato negli scorsi giorni dalla fantasia dei bambini di Palmyra sotto la guida di studenti d’arte, apre oggi il suo viaggio con una performance di danze tradizioni del gruppo Al-Badia Traditional Art Group. La mostra multimediale stazionerà per tutta la settimana vicino al museo di Palmyra e si sposterà poi su Arak, Homs e Deir Atieh. L’ultima tappa del viaggio sarà Damasco i due Cultural Busses si ritroveranno per un ultimo grande evento

«IL MEDITERRANEO NON È UN MURO MA UN MARE APERTO» Taormina – “Se l’Unione europea non riuscirà a guardare al proprio Sud, ma continuerà a guardare solo ad Est, non avrà nessun peso economico in futuro”. Lo ha dichiarato il sottosegretario agli Esteri, Stefania Craxi, intervenendo al Forum internazionale sull'Africa di Taormina. "La consapevolezza della nostra interdipendenza dovrebbe guidare i nostri governi per mantenere l’Africa sempre al centro della loro preoccupazione e azione politica", ha detto Craxi, ricordando che il Mediterraneo non è un muro, ma un mare "aperto". Accanto alle presenze tradizionali, si stanno affermando nuove potenze energetiche, Cina, India e Brasile, e la posizione dell’Italia "è insidiata", ha aggiunto. Ma il terrorismo, la distruzione dell’ambiente, le emergenze umanitarie che scatenano i flussi migratori sono "nostri problemi, non dell’India, della Cina o del Brasile", ha sottolineato il sottosegretario. "L'Italia e l’Ue stanno facendo uno sforzo per superare le contraddizioni del passato. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità e fare la nostra parte", ha concluso Craxi. 42

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UNA MANO SOLIDALE AL LIBANO

DALL’ITALIA PIANO STRAORDINARIO PER L’AFRICA Taormina – L'Italia punta a raddoppiare l'interscambio commerciale nell’Africa subsahariana, passando dagli attuali tre miliardi di euro a circa nove nei prossimi tre anni. Lo ha annunciato il viceministro per lo Sviluppo economico, Adolfo Urso, partecipando al Forum internazionale per lo sviluppo dell’Africa svoltosi a Taormina. «Abbiamo promosso un piano straordinario per l’Africa, con numerose missioni internazionali e meeting con le delegazioni africane a Roma, che hanno potuto incontrare centinaia di imprese italiane – ha detto Urso -. Il nostro obiettivo è quello di raddoppiare l’interscambio commerciale entro tre anni arrivando a 9 mld di euro dai 3 circa che attualmente realizziamo». Per il viceministro si tratta di un «obiettivo possibile considerando il fatto che l’Italia è il primo partner commerciale dell’Africa mediterranea con circa 40 miliardi di euro di interscambio». Due, in particolare, gli strumenti individuati: il microcredito, che ha già avuto largo successo nel Sudest asiatico, e una forma moderna e commerciale del baratto, il counter-trade, che crea una triangolazione positiva tra chi fornisce un bene e chi un prodotto.

Tiro (Libano) - L'ambasciatore d'Italia in Libano Gabriele Checchia, il presidente dell'Unione delle Municipalità di Tiro, Abdel Mohsen El-Husseini, e il rappresentante del Cesvi in Libano, Alberto Bigi, hanno partecipato alla cerimonia di chiusura del progetto intitolato: 'Il rafforzamento delle capacità dell'unione delle Comuni di Tiro'. L'iniziativa, finanziata dal Governo italiano tramite l'Ufficio della Cooperazione Italiana allo sviluppo dell'Ambasciata d'Italia a Beirut per un importo totale di 243mila euro, è stata realizzata dal Cesvi in collaborazione con l'Unione delle Municipalità di Tiro. L'iniziativa mira a creare un Ufficio per il Coordinamento (www.uotm.org) e un Centro di Impiego (www.jobcenter-tyre.org) con lo scopo di migliorare i servizi forniti dall'Unione delle Comuni di Tiro a favore delle Municipalità coinvolte e della popolazione locale. L'obiettivo dell'Ufficio di Coordinamento è quello di creare un contatto tra l'Unione alle organizzazioni nazionali e internazionali e ai donatori, mentre il Centro di Impiego è stato creato per diminuire la percentuale di disoccupazione nella regione attraverso l'erogazione di servizi vari, come il collegamento delle persone che cercano un impiego con i datori di lavoro. Cesvi è in Libano dal 2004, e negli ultimi tre anni ha lavorato nel quadro del programma di Emergenza Ross nel Sud del Libano colpito dalla guerra del 2006. Durante questi anni, Cesvi ha assicurato la sua presenza accanto al personale internazionale e nazionale, realizzando dei progetti per lo sviluppo rurale e locale.

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IL RUOLO DELLA CINA NEL CONTINENTE AFRICANO Taormina – Tra Italia e Cina si è palesata una «grande sintonia economica, culturale, persino politica» e il premier Silvio Berlusconi ha «riconosciuto il ruolo di armonia della Cina» nello scenario politico internazionale. Lo ha sostenuto il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta intervenendo al Forum internazionale sull'Africa di Taormina. «La presenza della Cina nel Continente africano rappresenta una sfida straordinaria, ed è troppo comodo banalizzare il ruolo di Pechino limitandoci alle ombre», ha detto il ministro, imputando i «cattivi pensieri» sul ruolo di Pechino alla retorica e alla banalizzazione della realtà che nascondono la «cattiva coscienza». «Da economista dico che la Cina in Africa con tutte le sue ombre impone all’Ue e al mondo un cambio di paradigma nell’approccio con l’Africa», ha aggiunto: «Viva dunque l'approccio della Cina, anche se non lo condividiamo dal punto di vista metodologico». Secondo Brunetta, molta della «cattiva» politica dell’Europa nel continente africano è stata causata da un ruolo monopolista: «Monopolio degli aiuti, monopolio dell’assistenza allo sviluppo. Ma i monopoli producono spesso disastri. Ora ci sono nuovi 'player', si chiamano India, Cina, Brasile, uno diverso dall’altro con caratteristiche diverse». Si sta aprendo una «nuova fase, una nuova era», e occorre accettare la sfida della globalizzazione in Africa, che Brunetta considera «una sfida straordinaria».

«STRAPPARE DALLA MORSA DELLA FAME 100MLN DI PERSONE ALL’ANNO» Roma – Si chiama “Operazione fame” l’ultima campagna lanciata da ActionAid per il diritto al cibo. L’obiettivo è il finanziamento di un progetto di sviluppo in India, nel contesto urbano di Bangalore e nei distretti di Shimoga e Davengere, dove ActionAid lavora dal 1972. «Bangalore è per noi occidentali il simbolo della Nuova India tecnologica e dinamica», riferiscono da ActionAid, «ma l’80% dei suoi abitanti vive al di sotto della soglia della povertà e si stima che i sieropositivi siano ben il 2% della popolazione». Insieme a Milana, ong partner locale di ActionAid, l'organizzazione supporta le fasce più vulnerabili della popolazione nella lotta per la sopravvivenza, organizzando attività di accoglienza, supporto medico e l’avvio di piccole attività di microcredito. In particolare, l’intervento punta a garantire la sicurezza alimentare di una comunità composta principalmente da donne allontanate dalla famiglia a causa della loro sieropositività e da bambini al di sotto degli 11 anni d’età orfani a causa dell’Hiv. «I dati indicano un ritorno ai livelli precedenti la crisi alimentare del 2009», dichiara Marco De Ponte, segretario generale di ActionAid, «per raggiungere l’obiettivo di dimezzare il numero di affamati entro il 2015, i leader mondiali dovranno impegnarsi nei prossimi cinque anni a strappare dalla morsa della fame 100 milioni di persone l’anno».

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«Guerre e irresponsabilità:

ostacoli allo sviluppo» CITTA' DEL VATICANO – Tra gli «ostacoli allo sviluppo» vi sono la «condotta scorretta e irresponsabile della maggior parte degli operatori finanziari», il «nazionalismo eccessivo e gli interessi corporativi», le «vecchie e nuove ideologie», l’istigazione «alle guerre e ai conflitti», «il traffico illecito di persone, droghe e materie prime legate a situazioni di guerra e povertà estrema, e la mancanza di scrupoli di alcuni operatori economici e sociali delle regioni più sviluppate». Questa la dura requisitoria del card. Peter K.A. Turkson, presidente del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, capo delegazione della Santa Sede al Summit dei capi di Stato e di governo sugli Obiettivi del Millennio. Sottolineando i passi avanti verso il raggiungimento di alcuni Obiettivi del Il cardinale Millennio ma anche le lacune, specialmente nei Paesi dell’Africa subsahariana, il capoPeter K.A. Turkson, dicastero vaticano ha invitato a «continuare e rafforzare la mobilitazione politica, atpresidente traverso una costante solidarietà economica e finanziaria, per garantire la disponibilità del Pontificio Consiglio delle risorse». per la Giustizia La Santa Sede sollecita il rafforzamento di «una partnership globale per lo sviluppo», e la Pace e capo per «il raggiungimento di tutti gli altri Obiettivi» e lo sradicamento del debito estero per «prevenire il ricorso a certe situazioni di usura internazionale che hanno contraddidelegazione stinto le ultime decadi del ventesimo secolo». I Paesi sviluppati e le economie emerdella Santa Sede genti, ha suggerito il card. Turkson, «dovrebbero tenere aperti i loro mercati» per al summit del Capi di «aiutare i Paesi poveri a crescere verso l’indipendenza economica necessaria allo sviStato, ha sottolineato luppo socio-economico». «Tutti i governi, sia dei Paesi sviluppati sia in via di sviluppo le gravi lacune – ha affermato ancora il rappresentante vaticano – devono accettare la loro responsadegli Obiettivi bilità nella lotta alla corruzione, contro comportamenti spregiudicati e a volte immorali del Millennio nell’area degli affari e della finanza», «nell’evasione fiscale», per garantire «il rispetto della legge e la promozione di tutti gli aspetti umani dello sviluppo, come l’educazione, la sicurezza sul lavoro, e cure sanitarie di base per tutti». Inoltre, ha aggiunto, «i governi donatori e i riceventi, non dovrebbero interferire nelle caratteristiche particolari e nell’autonomia delle organizzazioni religiose e civili coinvolte in questi ambiti». Piuttosto, «dovrebbero rispettosamente incoraggiare queste organizzazioni, promuovendole e sostenendole il più possibile». Infatti, se le società civili locali sembrano diventare «sempre più consapevoli del loro ruolo quali attori dello sviluppo», ha osservato, «sfortunatamente molti ostacoli sono dovuti al malgoverno e alla condotta irresponsabile degli Stati a livello regionale e internazionale». 46

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SOLIDARIETÀ IL CUORE PARTECIPA IL CERVELLO AGISCE Parte da Bergamo la mostra sulla “Scienza dell’Emergenza”, teoria e pratica degli aiuti umanitari ‘Il cuore partecipa, il cervello agisce': è lo slogan della mostra 'La scienza dell'emergenza', un'esposizione multimediale e multisensoriale organizzata a Bergamo dalla ong Cesvi e dalla Commissione Europea per informare, educare e vivere le dinamiche del lavoro umanitario nelle grandi emergenze internazionali. A partire dal terremoto che ha messo in ginocchio Haiti e dalla crisi politico-sociale che da decenni affligge la Somalia. "Cosa succede quando esplode una crisi umanitaria? Quali sono i soggetti che intervengono? Con quali strumenti? Quali priorita'?". La mostra 'La Scienza dell'Emergenza' vuole dare una risposta a queste e ad altre domande: divertendosi e partecipando attivamente, i fruitori della mostra - in primo luogo giovani di 1125 anni - possono apprendere i principi e le dinamiche del lavoro umanitario nelle grandi emergenze internazionali. Il primo allestimento è stato all'interno dell'evento 'BergamoScienza 2010'. Dimenticate i tradizionali allestimenti, fatti di pannelli e didascalie: in questa mostra il pubblico entra in uno spazio colorato e ricco di stimoli in cui il mondo degli aiuti umanitari viene spiegato attraverso “isole tematiche”

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che senza steccati, giochi di ruolo per coinvolgere in prima persona i visitatori e soluzioni innovative che puntano su emozioni e sensorialita'. L'interazione è creata tramite la multimedialità e l'utilizzo di tecnologie che portano il pubblico a dialogare con la macchina e i suoi contenuti, usando il più possibile le mani e il corpo. Il percorso multimediale si compone di monitor touch screen, pulsanti e leve, musiche e video che vengono attivati collocando oggetti tridimensionali su un grande planisfero virtuale. Un particolare approfondimento è dedicato a due emergenze tra le più gravi a livello mondiale, originate da cause molto diverse tra loro: il terremoto che ha colpito Haiti e l'instabilità somala. In entrambi i Paesi Cesvi ha potuto intervenire in modo tempestivo grazie ai finanziamenti di Echo (il Servizio per gli Aiuti Umanitari e la Protezione Civile della Commissione europea), nel primo caso dando priorita' all'approvvigionamento dell'acqua e nel secondo intervenendo in campo sanitario. 'La Scienza dell'Emergenza' toccherà dopo Bergamo le città di Nova Gorica (Slovenia) nella primavera 2011 e Riccione nel giugno 2011 nell'ambito del Premio Ilaria Alpi.


ambiente

Strumenti di gestione am di Micaela Cara Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva evoluzione del rapporto tra impresa e ambiente: il cambiamento del contesto sociale e le recenti pressioni normative e competitive hanno determinato una nuova presa di coscienza dell’imprenditore e la maturazione di una responsabilità ecologica. Si assiste così a un cambiamento di vedute: non si parla più di conflitto tra ambiente e crescita economica ma ci si orienta verso un concetto di sviluppo sostenibile, fondato sulla compatibilità tra sviluppo economico e conservazione / tutela del patrimonio ambientale e naturale. Le questioni ambientali determinano quindi una valenza strategica: le imprese che scelgono di avvalersi di politiche ambientali lo fanno in seguito a una attenta valutazione economica, poiché di riflesso ciò agisce sulla

competitività stessa dell’impresa (per le pressioni normative, per le pressioni sociali e di relazione con le parti interessate) la quale si avvantaggia grazie ai miglioramenti di efficienza produttiva e/o operativa, grazie ai benefici gestionali e organizzativi; si riscontrano inoltre effetti positivi sugli intangibles (immagine, relazioni con gli stakeholder), un’influenza sulle posizioni di mercato e una riduzione dei livelli di rischio delle attività (e dei loro possibili effetti negativi). L’ambiente incide non solo sulla creazione di valore dell’impresa ma anche sulla sua diffusione. Tra le metodologie per la gestione e valutazione ambientale troviamo il marchio di qualità ecologica Ecolabel. Tale etichettatura ecologica certifica in modo imparziale e attendibile il carattere ecocompatibile del prodotto/servizio

e quindi rappresenta un’opportunità per le imprese che intendono far leva sulla variabile ambientale nelle proprie strategie competitive, aggiungendo un interessante plus di qualità ed immagine verde ai prodotti. L’etichetta ha quindi tra i suoi obiettivi quello di sviluppare la consapevolezza dei consumatori, diffondere informazioni chiare e corrette, spingere i fabbricanti a considerare l’effettivo impatto dei prodotti, produrre un miglioramento dell’immagine del prodotto e dell’azienda con l’effetto di incrementare le vendite. Poiché l’Ecolabel certifica in modo certo un prodotto/servizio, ciò può riflettersi fortemente sulla scelta di acquisto del customer il quale, trovando l’etichetta comunitaria, sa di scegliere in base a eccellenza ambientale, prestazionale e controllo certo e sicuro.

COS’È L’ECOLABEL? L'Ecolabel (Regolamento CE n. 66/2010) è il marchio di qualità ecologica dell’Unione europea: premia i prodotti e i servizi realizzati nel rispetto di precisi criteri ambientali ed è il risultato di accurati studi scientifici concordati tra tutti i paesi membri dell’Unione europea. La definizione dei criteri ecologici avviene attraverso l’analisi dell’intero ciclo di vita (Lca) del prodotto/servizio e ciò certifica quindi non solo l’eccellenza ambientale ma anche l’alta qualità prestazionale. Il marchio viene rilasciato dal Comitato Ecolabel e Ecoaudit (composto da rappresentanti dei Ministeri dell'Ambiente, dello Svi50

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luppo Economico, della Salute e dell'Economia e delle Finanze) il quale si avvale del supporto tecnico di una terza parte indipendente; in Italia tale ruolo è svolto dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale). Spetta invece al Cueme (Comitato dell’Unione Europea per il Marchio Ecologico) il compito di revisionare i criteri Ecolabel, identificare nuovi possibili prodotti, sensibilizzare e promuovere la diffusione del sistema Ecolabel. L’insieme di queste attività viene svolta con la partecipazione equilibrata di tutte le parti interessate (le industrie, i distributori, le Pmi, le associazioni dei consumatori e le associazioni ambientali). Il fatto che venga certificato da un organismo indipendente e che venga approvato con la parteci-

pazione di tutte le parti interessate rappresenta un punto di forza e una motivazione valida per scegliere il marchio Ecolabel. Dal punto di vista del consumatore tale etichetta, oltre ad essere chiaramente ed immediatamente riconoscibile, significa anche affidabilità e garanzia della qualità (ambientale e prestazionale), dato che l’azienda per avvalersi di tale marchio deve sottoporsi a controlli amministrativi e tecnici volti a verificare che il prodotto e il suo ciclo di vita rispettino i criteri previsti per la concessione. Solo i prodotti che rispettano i criteri Ecolabel ottengono il marchio: una garanzia anche per il consumatore. Il marchio è valido in tutti gli stati membri UE e riguarda, oltre i servizi, i beni di uso quotidiano, eccetto alimenti, bevande e medicinali.


mbientale per l’impresa ambiente

Micaela Cara è un’esperta di sviluppo sostenibile e impresa. Ha maturato molteplici esperienze professionali presso diverse organizzazioni pubbliche, private e del terzo settore. Negli ultimi anni ha collaborato con l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) e SL Microcredito, società specializzata nell’offerta di servizi e prodotti microfinanziari sul territorio nazionale.

Laureata in Psicologia presso l’Università di Cagliari con una tesi intitolata “L’influenza dello stress, degli atteggiamenti e dell’identità locale nei comportamenti pro-ambientali”, ha poi svolto un Master di alta formazione per “Esperti in Qualità, Qualità Ambientale e Sistemi di Gestione Aziendale” micaela.cara@gmail.com

Sono 332 le licenze Ecolabel europeo attualmente valide in Italia, per un totale di 10.169 prodotti/servizi etichettati. I dati pubblicati dall’Ispra, aggiornati l’8 marzo 2010, mostrano un trend positivo di crescita nel tempo (1998-2009) sia del numero totale di licenze Ecolabel rilasciate, sia del numero di prodotti e servizi etichettati. Il gruppo di prodotti con il maggior numero di licenze Ecolabel in Italia rimane il “servizio di ricettività turistica” (grafico a destra). La ripartizione geografica delle licenze Ecolabel per l’Italia mostra un netta prevalenza di licenze rilasciate al Nord (74%) e, a seguire, al Centro (15%) e al Sud e nelle Isole (10%)

La regione italiana con il maggior numero di licenze Ecolabel totali (prodotti e servizi) è il Trentino Alto Adige (122 licenze), seguita dall’Emilia Romagna e dalla Toscana: 39 licenze per entrambe, (grafico a sinistra). Il Trentino Alto Adige detiene il primato grazie al numero di licenze legate ai servizi (servizi turistici e campeggio) mentre è la Lombardia, con 33 licenze, a primeggiare per la categoria “prodotti”, seguita dall’Emilia Romagna (26) e dalla Toscana (19)

A livello Europeo l’Italia risulta essere il primo Stato membro per numero di licenze e per numero di prodotti/servizi certificati (grafico a destra) ed è doveroso riconoscere al Trentino Alto Adige il merito di questo primato

Analogamente all’Italia, anche a livello europeo il gruppo di prodotti con maggior numero di licenze è quello relativo al Servizio di ricettività turistica: 388 licenze rilasciate tra tutti i Paesi Membri

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La carica dei manager clon Una ricerca dell'Osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi, in collaborazione con Pwa Milano, evidenzia come la scelta dei membri dei board avvenga secondo uno schema che cerca sempre le stesse figure È uomo (94% dei casi), laureato, per lavoro ha cambiato mediamente due città prima di essere nominato e, nel 45% dei casi, anche tre aziende. Ha capacità di networking che lo rendono visibile nei circuiti di relazioni ‘che contano’, sia nel profit che nel non profit. È l’identikit dei membri dei cda delle quotate italiane, secondo i primi risultati di una ricerca condotta dall’Osservatorio sul diversity management della Sda Bocconi su un campione di 300 curricula di consiglieri di società quotate alla borsa italiana, nell’ambito del progetto “Ready for board women” promosso dalla PWA Milano (Professional Women’s Association). I dati, presentati oggi alla Bocconi, hanno messo in evidenza che, se da un lato ciò che conta per essere arruolati nei cda sembrano essere caratteristiche basate concretamente sul merito, tuttavia tali caratteristiche non fanno ! che perpetuare un sistema di selezione che privilegia un solo modello di percorso di carriera, tradizionalmente ‘maschile’, poco aperto alla diversità di profili e competenze, quindi generatore di board l’uno il clone dell’altro. I consiglieri, dunque, cercano e scelgono solo chi è già come loro. L’identikit stilato dalla ricerca (titolo: The different facets of diversity in boards of directors) ha l’obiettivo di mappare le competenze dei membri dei board attraverso i loro profili per poi metterli a confronto con quelli delle donne potenzialmente candidabili, selezionate da un pool di head hunter per il progetto “Ready for board women”, progetto che intende promuovere la presenza delle donne nei cda. Attraverso il confronto dei profili di chi è già membro (uomo o donna) e delle donne “Ready for” emergono aspetti interessanti. Dall’analisi dei cv dei membri dei board si evidenzia che le caratteristiche che più influiscono sulla possibilità di essere scelti sono un titolo di studio economico/finanziario, l’età anagrafica alla nomina e la presenza di un titolo post-graduate (sebbene non tutti lo possiedano). Inoltre, fondamentale, è l’aver avuto esperienze lavorative in diverse città o paesi e in diverse aziende e l’appartenere a una rete di relazioni professionali e non profit: il 45% del campione dei board member ha cambiato tre aziende prima della nomina, il 30% dopo la nomina a consigliere ha ricevuto altre cariche in cda, il 20% è stato nominato in un’azienda di famiglia e il 10%, prima della nomina, è stato membro di un ente non profit. L’analisi dei curricula di donne ready for evidenzia un sostanziale allineamento con i profili dei membri dei cda del campione, pur con alcune differenze. Sono mediamente più giovani (il 70% di loro è nato dopo il 1960), mostrano una minore mobilità, soprattutto interaziendale (hanno comun54

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nati: snobbate le differenze Gruppi che, proprio a causa della loro poca eterogeneità tendono a produrre meccanismi di groupthink, cioè di omologazione al pensiero: quando si affrontano compiti complessi e sfidanti, questo può diventare un limite que cambiato in media due aziende e due città e fatto uno spostamento all’estero) e il 65% di loro ha un incarico in enti non profit. Inoltre il livello di istruzione delle ready for è mediamente più alto (il 42% di queste donne ha un titolo post-graduate)poiché è più diffuso l’investimento nella formazione. Ma come leggere questi dati? “L’analisi dei profili dei board member”, commentano Simona Cuomo e Adele Mapelli, coordinatrici dell’Osservatorio, “evidenzia che le dinamiche di inclusione nei cda sono caratterizzate da una forma di clonazione: si recluta chi è già simile, ossia ha competenze ed esperienze simili a quelle già presenti nel cda”. Ciò significa che, non solo le donne sono poche nei board, ma vengono reclutate se hanno caratteristiche più simili a quelle degli uomini. Uno schema ‘maschile’ di scelta che ha diversi aspetti negativi. Innanzitutto, è più limitante per le donne, laddove per esempio punti molto sulle esperienze di mobilità e sul networking, aree tradizionalmente meno sviluppate nelle carriere femminili. Ma soprattutto, crea gruppi molto omogenei all’interno dei cda, “gruppi che”, aggiunge Martina Raffaglio de! l team di ricerca dell’Osservatorio, “proprio a causa della loro poca eterogeneità tendono a produrre meccanismi di groupthink, cioè di omologazione al pensiero degli altri membri del team, che quando si affrontano compiti complessi e sfidanti, può diventare un limite. Una pluralità di competenze ed esperienze potrebbe invece aumentare la qualità e l’efficacia dei processi di decisione dei board”. La scarsa presenza delle donne nei cda, quindi, non deve essere affrontata solo dal punto di vista strettamente numerico. Le quote rosa, delle quali spesso si discute, non sono di per se stesse la soluzione. Simona Cuomo: “Bisogna spostare il dibattito dalla quantità delle presenze alla qualità dei meccanismi di scelta. L’attuale modello di cooptazione cerca di default competenze legate alla finanza, alla contabilità, ma sono solo queste le competenze che servono a garantire l’efficacia di un funzionamento dei cda? Se il pool di talenti nel quale cercare i futuri consiglieri si aprisse alla diversità comprendendo profili di competenze orientati al marketing, alla comunicazione, alle risorse umane, l’organizzazione, lo sviluppo strategico (settori nei quali le donne sono più presenti) non si garantirebbe una performance migliore a vantaggio di tutti?”. Micro credito

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risi economica, mercato del lavoro e meridione: tre questioni che dovrebbero essere costantemente in cima all’agenda politica italiana per il rilancio dello sviluppo del Paese, ma che continuano a generare numeri sempre meno confortanti. I dati sulle forze lavoro pubblicati dall’Istat per il II trimestre 2010 confermano un quadro difficile, soprattutto per la Sicilia. Il tasso di occupazione, pur se migliorato di un lieve 0,6% rispetto al primo trimestre dell’anno, si attesta al 42,8%, al di sotto dei livelli registrati nel 2009. Anche i dati sulla disoccupazione (15,1%) sono una denuncia alla forte criticità del mercato del lavoro dell’isola. Queste statistiche si inseriscono in un contesto (non solo siciliano) in cui le dinamiche sociali vedono i giovani entrare nel mondo del lavoro, soprattutto in posizioni consolidate, sempre più tardi e comunque superati i trent’anni, mentre l’età media di uomini e donne si alza progressivamente innescando, così, effetti perversi per gli equilibri della spesa sociale. Da un lato abbiamo un terzo della popolazione ultrasessantenne che incide – ed inciderà sempre più pesantemente, sui costi dei servizi pubblici dedicati alla persona e, dall’altro, un’emigrazione giovanile che riprende corpo e porta via dal meridione soprattutto laureati e diplomati, ossia capitale umano formato e dunque di valore destinato a produrre ricchezza in altri territori. Parafrasando il titolo di un celebre film ameri-

cano verrebbe da dire che la Sicilia non è un paese per giovani. Ma, come spesso accade, le situazioni di crisi possono offrire nuove opportunità. Se ne è parlato in occasione di un convegno promosso dal Comune di Capo d’Orlando e dalla Regione Siciliana. Esperti del settore, dirigenti del ministero del

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Lavoro e della Regione, insieme ai vertici di enti pubblici impegnati a supporto dello sviluppo del lavoro e delle imprese, hanno tutti sottolineato la necessità che l’intervento pubblico e privato, in questa fase di crisi, punti alla vocazione del territorio ed ad una domanda di qualità della salute e della vita in costante crescita. Insomma, la carta da giocare per invertire la tendenza al declino del mercato del lavoro, soprattutto nel Mezzogiorno, è quella di cogliere le occasioni che offre l’attuale contesto socio-economico. Dunque tutta la gamma di servizi alla persona, tradizionali e nuovi, che richiedono competenze elevate per far fronte alle esigenze degli anziani. Ma spazi ne offre anche un settore tradizionale come l’agricoltura, che richiede professionalità specializzate a sostegno di una produzione alimentare e vinicola caratterizzata in Italia dalla grande qualità. Ma per cogliere queste opportunità occorre che la scuola, formazione professionale e servizi per l’impiego facciano sistema per preparare adeguatamente i giovani, avvicinarli al mondo delle professioni, sviluppare una cultura del lavoro e non del posto fisso. “Finalizzare la formazione alle esigenze aziendali – ha spiegato Domenico Bova, respon-

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sabile Area politiche per l’occupazione di Italia Lavoro - e personalizzare gli interventi è possibile e dove è stato fatto, ad esempio con i programmi AR.CO e LES4 sviluppati da Italia Lavoro, i risultati sono stati incoraggianti. Oltre 6 mila posti di lavoro creati nelle piccole imprese e per l’80% a tempo indeterNel messinese, Convegno minato, a dimostrazione che una sul tema “Le politiche formazione adeper lo sviluppo, per il lavoro guata, attraverso il tirocinio in e l’inclusione sociale nell’area azienda, crea i dei Nebrodi: gli strumenti presupposti di una fiducia recifinanziari istituzionali proca, tra lavoraper incentivare lo sviluppo tore e impresa, locale, l’occupazione che porta quasi sempre all’assune la tutela dei diritti zione”. e delle opportunità Proprio la formazione sviluppata delle persone con disabilità”. più sulle esigenze Tra i relatori il presidente dei formatori e delle società che del Comitato nazionale offrono compepermanente per il Microcredito tenze poco spendibili nel mondo Mario Baccini e il segretario del lavoro è stata generale del ministero al centro dell’intervento di Sergio del Lavoro e delle Politiche Trevisanato, presociali Francesco Verbaro sidente dell’Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori). “Ci sono alcuni profili professionali – ha affermato il dirigente - che non vengono formati nonostante le richieste del mercato. Nel campo sanitario, per esempio, c’è ormai una difficoltà strutturale nel reperire infermieri e le aziende si orientano a reclutare personale extracomunitario con titoli di studio, esperienze e specializzazioni adeguati”. Un quadro confermato anche dai dati del Rapporto Excelsior 2010, redatto da Unioncamere e Ministero del Lavoro. C’è un disallineamento qualitativo tra domanda e offerta di lavoro: per oltre 147mila assunzioni messe in programma per quest’anno, le imprese hanno segnalato serie difficoltà di reperimento, pari al 26,7% delle entrate programmate. Le difficoltà di reperimento, per il ridotto numero di candidati o per la loro inadeguata preparazione, è ritenuto massimo (48%) per i dirigenti (richiesti Micro credito

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comunque in numero contenuto), poco inferiore per le professioni intellettuali, scientifiche e ad elevata specializzazione (35,5%) e per gli operai specializzati (35,2%), mentre si riduce progressivamente per le altre famiglie professionali. “La Regione Siciliana – ha illustrato Alessandra Russo, direttore generale dell’assessorato al Lavoro – ha programmato per il 2011 una serie di interventi che sono un mix di politiche passive e attive del lavoro. Si va dai cantieri di lavoro per i disoccupati con esperienze nel settore edile, che si stanno attivando in queste settimane in tutta la regione, agli incentivi alle imprese per le assunzioni a tempo indeterminato effettuate a partire dal 2010 e che coprono anche il 50% del costo del lavoro. L’Assemblea regionale ha varato due norme importanti, la Legge 9/2009 e la Legge 11/2010, sui tre categorie di disoccupati, svantaggiati, molto svantaggiati e disabili, per i quali sono previsti, in caso di assunzione, sgravi contributivi ed incentivi economici”. “Ma – ha sottolineato la dr.ssa Russo - stiamo intervenendo anche sulla formazione e l’istruzione attraverso, per esempio, la promozione dei tirocini Eures, per incentivare le esperienze dei giovani disoccupati al-

l’estero, o con la sperimentazione del libretto formativo del cittadino, uno strumento per registrate le competenze, riconosciute e certificate, acquisite durante la fase di apprendistato, il contratto di inserimento e in altri fasi della vita del lavoratore e che renderà più facile la valorizzazione e la crescita del patrimonio di conoscenze che il lavoratore ha maturate”. Anche gli enti locali devono giocare un ruolo in questa rete istituzionale a sostegno dello sviluppo del lavoro e, proprio in occasione del convegno, il Comune di Capo d’Orlando ha dato la propria adesione al progetto del Formez PA per la costituzione di servizi di intermediazione. “Crediamo che sia utilissimo per i nostri giovani – ha annunciato l’assessore al Lavoro Cettina Scaffidi – mettere a loro disposizione, in questo territorio dove sono presenti poche Agenzie del lavoro, uno sportello dedicato all’incontro di domanda e offerta di lavoro, e che sia in grado anche di svolgere un analisi delle competenze dei candidati e di orientarli per una adeguata forma-

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zione. Il tutto senza sovrapposizioni con altri enti, come i centri per l’impiego, ma con l’obiettivo di integrare strumenti, informazioni e risorse per un unico obiettivo: sostenere l’occupazione giovanile”. Al convegno era presente anche Mario Baccini, già ministro della Funzione Pubblica e oggi presidente del Comitato nazionale italiano permanente per il Microcredito, il quale ha sottolineato la necessità di rafforzare, proprio in una fase di profonda crisi, l’economia sociale di mercato e di dare spazio ad una finanza etica. “Il Microcredito – ha affermato Baccini – non è un intervento di assistenza sociale, ma si propone come strumento di sostegno allo sviluppo e al lavoro perché rende finanziabili soggetti e idee imprenditoriali a cui le banche non farebbero mai credito. Non ci sono aiuti a fondo perduto, bensì prestiti che arrivano fino ai 15-20 mila euro a tassi quasi pari allo zero e senza necessità di fornire garanzie e che dovranno essere comunque restituiti. Responsabilizziamo disoccupati,

cassaintegrati o lavoratori disagiati, che si impegnano dunque a pagare il debito, ma li assistiamo anche nella creazione di microimprese o di attività di autoimpiego”. Le conclusioni dei lavori sono state affidate a Francesco Verbaro, il quale ha ribadito che per dare risposte serie alle questioni poste dalla crisi economica e del mercato del lavoro serve uno “scarto”, un profondo cambiamento della nostra cultura. “Noi e i nostri figli – ha affermato – dobbiamo accettare l’idea che è tramontata una fase storica in cui il lavoro, lo stesso lavoro, accompagnava la persona per tutta la vita. Oggi donne e uomini sono destinati a cambiare lavoro più volte nella vita, ad adeguare le proprie conoscenze e competenze, a fare leva sulla mobilità per collocarsi in maniera adeguata e soddisfacente nel mercato del lavoro. Insomma, i lavori passano, ma al centro deve esserci la persona e le sue capacità”. “Per questo – ha concluso Verbaro – occorre diffondere, soprattutto nelle scuole, una cultura del lavoro, cercare di far avvicinare prima possibile i ragazzi all’esperienza lavorativa attraverso tutti i mezzi a disposizione. Occorre promuovere i tirocini e i lavori stagionali ricompensati con l’assegnazione di crediti formativi e con i voucher. Le norme sul lavoro accessorio favoriscono proprio queste esperienze, garantendo il datore di lavoro ed evitando l’evasione contributiva. Per concorrere a questo obiettivo dobbiamo poter contare su servizi per il lavoro efficienti e qualificati, che siano in grado di andare oltre il ruolo burocratico di amministrazione pubblica certificatoria della disoccupazione e, dunque, capaci di prendere in carico il cittadino disoccupato, attivare tutte le politiche inclusive necessarie ed a orientarlo nelle scelte giuste per il suo accesso al mercato del lavoro”.

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Come sconfiggere l’ AIDS azzerando i finanz Il contributo dei paesi al Fondo Globale per la lotta all'Hiv, tubercolosi e malaria dovrebbe scendere ben al di sotto dei 20 miliardi di dollari necessari al Fondo per mantenere ed espandere i propri programmi di finanziamento. Medici Senza Frontiere (Msf) è pertanto seriamente preoccupata per il futuro dei programmi di cura per migliaia di pazienti. La notizia arriva da un rapporto dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che mostra come l'implementazione di migliori cure per l'Aids per raggiungere più persone possa avvenire solo qualora venga garantito un adeguato supporto finanziario attraverso meccanismi di finanziamento come il Global Fund. Due terzi di tutti i finanziamenti internazionali per la malaria e la tubercolosi e quasi un quarto di quelli per la lotta contro l'Hiv/Aids, sono canalizzati attraverso il Fondo Globale. Il Fondo stima che se ricevesse 20 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, 7,5 milioni di persone potrebbero sottoporsi ad una terapia antiretrovirale, rispetto ai 2,5 milioni di persone sieropositive che hanno potuto farlo nel 2009 attraverso il supporto del Fondo Globale. «Grazie al contributo del Fondo Globale, paesi come il Malawi sono stati in grado di avviare programmi salva-vita e che ricostruiscono le comunità devastate dall'Aids» dichiara Marielle Bemelmans, capo missione di Msf in Malawi, dove l'organizzazione lavora insieme al ministero della Salute in programmi che curano 38mila persone. «Purtroppo sono ancora più di 200mila le 60

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persone nel solo Malawi che non ricevono trattamenti antiretrovirali, 10 milioni in tutto il mondo. Se i Paesi donatori perdono questa opportunita' e abbandonano l'impegno nella lotta all'Aids, tutti i progressi già ottenuti verranno vanificati». Le nuove linee guida dell'Oms raccomandano ai paesi di far accedere i pazienti alle cure il prima possibile e di fornire loro farmaci di miglior qualita' e meno


L’appello di Medici senza frontiere

ziamenti per il Fondo GLOBALE? come ad esempio Msf. La Germania, il terzo maggiore paese donatore dopo Stati Uniti e Francia, ha in programma di tagliare il proprio contributo di due terzi e forse addirittura di interromperlo del tutto alla fine del 2011, rappresentando la minaccia più grande al rifinanziamento del Fondo. L'Italia sembra non voler più dare nessun ulteriore contributo. L'ultima quota pagata al Fondo dal nostro paese risale infatti al 2008 ed è in arretrato con il pagamento della quota per il Medici Senza Frontiere (Msf) è la più 2009. Tra il 2009 e il 2010, gli stanziamenti già approvati grande organizzazione medico-umanitaria indipensi sono ridotti dell'8-12%. Altri dente al mondo creata da medici e giornalisti in paesi hanno annunciato solFrancia nel 1971. tanto modesti aumenti. Contemporaneamente, anche Oggi fornisce soccorso umanitario in circa 63 paesi i programmi bilaterali come il a popolazioni la cui sopravvivenza è minacciata da Piano d'Emergenza della Previolenze o catastrofi dovute principalmente a sidenza degli Stati Uniti conguerre, epidemie, malnutrizione, esclusione dall’astro l'Aids (Pepfar) stanno sistenza sanitaria o catastrofi naturali. Inoltre fornivivendo tempi di tagli. I magsce assistenza indipendente e imparziale a coloro giori Paesi donatori, come gli che si trovano in condizioni di maggiore bisogno. Stati Uniti, devono poter dare un forte contributo che possa Msf si riserva il diritto di denunciare all’opinione assicurare il futuro funzionapubblica le crisi dimenticate, di contrastare inademento del Fondo. guatezze o abusi nel sistema degli aiuti e di soste«Durante il Vertice per gli nere pubblicamente una migliore qualità delle cure Obiettivi di Sviluppo del Mile dei protocolli medici. Nel 1999 ha ricevuto il prelennio, i Paesi membri hanno mio Nobel per la Pace riconfermato il loro impegno per ridurre la mortalità materno-infantile e di voler duplicare gli sforzi per raggiungere tossici, anche se più cari. Un Fondo Glol'accesso universale alla cura bale senza i necessari finanziamenti non dell'Hiv/Aids e alla prevenzione», dipotrebbe attuare queste linee guida, perchiara Sophie Delaunay, direttore esecutanto altererebbe gli obiettivi della lotta all'Hiv nei prossimi anni. Se l'attuale tivo di Msf Stati Uniti. «Come possono trend finanziario dovesse continuare, i pa- conciliare le loro promesse con la riduzienti avrebbero poca scelta, perché la zione o l'azzeramento del finanziamento lotta contro l'Hiv ricadrebbe progressiva- al Fondo Globale, uno strumento cruciale mente su progetti privati come quelli por- nella lotta contro malattie come Hiv, tubertati avanti da singole organizzazioni, colosi e malaria?». Micro credito

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Esempi significativi di “E C O N O M I A V E R D E ” BRUXELLES – Investire in energie rinnovabili, risparmio energetico, trasporti verdi, tutela del patrimonio natura e sviluppo rurale sostenibile: sono queste le chiavi per il passaggio ad un’economia verde, uno strumento efficace anche per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del millennio lanciati dall’Onu. È questo il messaggio che emerge dal rapporto ad hoc lanciato dal Programma Onu per l’Ambiente (Unep), intitolato «A brief for policymakers on the green economy and the millennium development goals». Il documento punta a dimostrare, attraverso esempi di azioni concrete, che l’adozione dei principi della «green economy» ha prodotto ricadute positive, non solo per contribuire alla salvaguardia e all’equilibrio ambientale, ma anche per combattere povertà, fame e malattie. Un esempio è quello del Costa Rica: politiche e inve-

stimenti «green-oriented» hanno avviato un concreto incremento delle aree protette e dei parchi nazionali, che attualmente ricoprono oltre il 25 per cento della superficie totale del paese e che hanno portato ad uno sviluppo straordinario del settore dell’eco-turismo, attirando oltre un milione di visitatori e generando ben 5 milioni di entrate ogni anno. Un altro caso di successo riportato dal rapporto è costituito dalla brasiliana Curitiba. Progettazione sostenibile ed eco edilizia, insieme a strategie di trasporto verde, hanno dato vita ad uno sviluppo urbano equilibrato. La superficie media di spazio verde pro capite è passata da un metro quadrato a circa 50 metri quadrati e il 45 per cento degli spostamenti sono effettuati con i mezzi pubblici, con un risparmio significativo nel consumo di carburante per i veicoli privati e una diminuzione dell’in-

quinamento atmosferico. Altra esperienza è quella del Nepal, dove l’attività di 14 mila organizzazioni locali, con il sostegno internazionale, hanno realizzato interventi di difesa del patrimonio boschivo attraverso iniziative di raccolta razionale, oltre che di attuazione di una politica dei prezzi dei prodotti equa e la condivisione degli utili. Tra il 2000 e il 2005, ogni anno le aree boschive del Nepal sono cresciute dell’1,3 per cento, la qualità del suolo e delle risorse idriche è stata incrementata e l’occupazione è cresciuta. Anche l’Uganda applica misure verdi, soprattutto nel settore della produzione biologica, per allargare il mercato internazionale. Dal 2004, il numero di agricoltori biologici certificati è aumentato da 45mila a oltre 200mila e la superficie dei terreni coltivati organici da 185mila ettari a quasi 300mila.

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La rivista del Microcredito e della Microfinanza - settembre 2010  

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