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LA STRATEGIA È FARE S I S T E M A La calura estiva non ferma le azioni della politica internazionale per combattere la crisi economica globale. Anche l’Europa, sempre più grande e rivolta al Mediterraneo e all’Oriente si adegua con il trattato di Basilea III. Il presidente del Fsb e governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, ha sottolineato che «l'analisi svolta è ampia e si avvale di metodi macroeconomici attualmente in uso presso le autorità nazionali e organizzazioni internazionali». Draghi ha sottolineato che «l'analisi dimostra che i costi maDagli orizzonti croeconomici di europei del trattato attuazione delle di Basilea III norme più strinalla prospettiva genti sono gestiitaliana bili, soprattutto degli accordi con adeguate model Comitato dalità di introducon gli Enti, zione, mentre i le Istituzioni benefici a lungo e le Amministrazioni. termine per la staEcco le linee che disegnano bilità finanziaria e il quadro una più stabile credella crescita scita economica economica sono sostanziali». nel nostro Paese Ma la crescita economica, soprattutto nel nostro Paese, può essere determinata solo se si imbocca la strada di una politica economica incentrata su una economia sociale e di mercato. In questo l’azione del Comitato nazionale per il microcredito è fondamentale per contribuire alla reintroduzione nel mercato dei soggetti cosiddetti non bancabili, ma anche di nuovi potenziali contribuenti attraverso lo sviluppo della microimpresa che riporta al sistema bancario, spesso sopravvalutato e non accessibile,

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di Mario Baccini presidente del Comitato

nuovi clienti. Per realizzare nuove progettualità, per promuovere, informare e formare i nuovi imprenditori, l’azione del Comitato si avvale del sostegno e della partnership con Enti pubblici e privati che possano mettere a disposizione competenze e contributi per fare sistema e creare un circuito virtuoso di micro finanziamenti. Poco prima della pausa estiva, infatti, come presidente del Comitato ho siglato due importanti memorandum d’intesa: il primo con l'Istituto Nazionale Revisori Legali, il secondo con Unioncamere. Nello specifico l'Intesa con l'Istituto che rappresenta in Italia la figura professionale del revisore è un segno tangibile dell'impegno del Comitato Nazionale per il Microcredito di sviluppare e diffondere nel sistema economico italiano i principi della finanza etica, in grado di esaltare i valori della dignità, della fiducia e della responsabilità sociale che rappresentano altrettanti capisaldi per il raggiungimento degli obiettivi primari del nostro Comitato, che sono lo sradicamento della povertà e la diffusione delle microimprese. Il fatto rilevante, come ha sottolineato lo stesso presidente del Inrl, Virgilio Baresi, è che si tratta di un accordo in esclusiva siglato tra un ente pubblico e un organismo sindacale professionale. Per quel che riguarda, invece, l’accordo con Unioncamere, siglato con un notaio-testimonial d’eccezione come il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Gianni Letta, è un accordo che permetterà la creazione di un vero e proprio fondo di garanzia da destinare ai progetti. Un finanziamento medio di 25mila euro a impresa, per complessivi 10 milioni di euro, per far partire nuove microimprese con l'obiettivo di “creare occupazione, eliminare sacche di po-


centottantamila donne. L'obiettivo è quello di coinvolgerne almeno ottanta soggetti nella creazione di microimprese attraverso attività di formazione, sottraendo queste donne a fasce di disperazione sociale creando nuovi contribuenti e nuovi clienti per gli istituti creditizi. Altre iniziative riguardano la creazione di microimprese per il recupero degli ex detenuti. Stiamo lavorando in partnership con il Ministero di Grazia e Giustizia e la Fondazione Monsignor Di Vincenzo e del Rinnovamento nello Spirito, guidata da Salvatore Martinez, che si è impegnata nel ricollocamento attraverso cooperative di lavoro di detenuti ed ex detenuti. Un’iniziativa presentata alla stampa dal ministro Alfano e molto seguita dalla presidenza del Consiglio dei ministri a cui il Comitato ha aderito con il proprio know-how per la formazione. Questa collaborazione con gli Enti e le Istituzioni è uno scambio biunivoco fondamentale che dai prossimi mesi diventerà sinergico per il lavoro di formazione e informazione in materia micro finanziaria per tutte le strutture della Presidenza del Consiglio dei ministri. Infatti il presidente Silvio Berlusconi firmerà, nel mese di luglio, una direttiva che indirizza e sollecita le amministrazione pubbliche a fare sistema con lo stesso Comitato per il microcredito.

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vertà” e rivolgersi a settori della società che hanno più bisogno di aiuto e ai quali le banche difficilmente guardano. È stato lo stesso sottosegretario Letta a porre l’accento su questo particolare aspetto della catena economica. Le banche oggi cercano stabilità attraverso un indotto e una liquidità che vengono dall’alto, dagli accordi internazionali come quello di Basilea III, ma anche dalla piccola impresa, dalla creazione di nuovi e motivati contribuenti può ripartire lo slancio economico. Con Ferruccio Dardanello, presidente di Unioncamere, abbiamo, dunque, sottoscritto un'intesa per contribuire a sviluppare queste forme di finanziamento minori solo per gli importi, non certo per l'importanza altissima che possono avere in termini di rilancio dell'occupazione e tenuta sociale soprattutto in questi due anni durante i quali tanti italiani hanno perso il lavoro. Anche se lo stesso presidente Dardanello è ottimista quando elenca i “segnali di vitalità” e di ricettività del Paese che nel secondo trimestre dell'anno ha fatto registrare un saldo attivo per la nascita di cinquantamila nuove imprese. Per parlare, poi, di progetti concreti e di aiuto ad una delle fasce più deboli come le donne immigrate, voglio ricordare che una delle prime iniziative che prenderà il via entro il nuovo anno coinvolge la numerosa comunità femminile marocchina in Italia, formata da circa

Il presidente di Unioncamere Ferruccio Dardanello, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, il presidente del Comitato nazionale per il Microcredito Mario Baccini

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di Andrea Calabrò

Premio Fœdus 2010 alla

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al presidente dominicano leonel Fernández reyna Mario Baccini: «Un riconoscimento che rappresenta il legame tra i nostri due Paesi» «Negli scambi fra popoli, negli incontri tra rappresentanti di governi diversi, si parla sempre di investimenti, di commercio, di affari. Sono argomenti importanti, ma non sempre racchiudono i reali interessi di una comunità che ha bisogno anche di qualche altro valore aggiunto. Temi di etica, di socialità, di solidarietà credo siano il valore infinito per la ricchezza di un popolo. Specie se si tratta di popolo disagiato». Parla così il presidente della Repubblica di Santo Domingo, Leonel Fernàndez Reyna, coniugando l’identico linguaggio del presidente della Foedus,

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Mario Baccini, che a nome di tutta la Fondazione ha voluto tributare il premio 2010 alla Cultura al presidente dominicano. Nobile la motivazione: «Per l’impegno e la passione profusi nell’attività politica, sociale, culturale che lo hanno condotto, nel corso degli anni, ad essere un simbolo della Repubblica Dominicana; facendo conoscere al mondo il volto più bello ed esotico dei Caraibi e delle sue tradizioni attraverso le espressioni pittoriche, musicali, civili di un popolo e del suo patrimonio intellettuale. Per la tenacia con cui, dalle aule della facoltà di Scienze giuridiche alle stanze del


Palazzo presidenziale, ha creato fermento culturale nel Paese, sostenendo i giovani, il mondo universitario e quello imprenditoriale attraverso lo sviluppo e la promozione di una politica economica neo liberale. Un impegno che si è concretizzato nella creazione della Fondazione “Funglode” per lo sviluppo e la democrazia». «Questo premio - ha detto l’on. Baccini, unitamente alla consorte dott. Diana Battaggia che hanno accolto nella loro abitazione il presidente Reyna - vuole essere un riconoscimento per il legame ideale che unisce due tradizioni ricche di fantasia, espressività e di quella genialità propria dei Paesi che vivono anche di sole, mare e passione: un ponte ideale tra i Caraibi e l’Italia». Una motivazione che ha commosso il capo dello Stato dominicano, proprio perché sono stati sottolineati i punti cardine che hanno caratterizzato il suo primo mandato, che si sono perpetuati nel secondo impegno e finanche nel terzo, alla guida di un Paese con infinite potenzialità e che merita di essere sostenuto a causa di una situazione economica ancora in salita. E se Leonel Fernàndez Reyna, è il presidente più amato della storia dominicana, lo è perché ha coniugato i temi di natura sociale e dell’etica politica da applicare all’economia, che così stanno facendo crescere l’intero Paese. «Sono autenticamente felice di ricevere questo riconoscimento e ringrazio di cuore a

nome dell’intera Repubblica dominicana, la fondazione Foedus per l’attribuzione del premio che ritiro onorato e ringrazio due splendide persone come l'on. Baccini e la gentile moglie, per avere con la Fondazione Foedus, non solo pensato alla mia persona, quanto alla nobile motivazione che mi è stata riservata, che racchiude esattamente il

Mario Baccini e Leonel Fernandez Reyna Microcred it o

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mio modo di essere. Sono certo che la consegna del premio non è solo un gesto simbolico, ma avrà un seguito concreto perché quando due istituzioni si incontrano e hanno gli stessi obiettivi sociali, potranno coniugare le aspirazioni e rafforzarle per realizzarle». «Una delle strade da perseguire - ha aggiunto Reyna - è il favorire la microfinanza e devo sinceramente complimentarmi con l'impegno del Comitato nazionale italiano del microcredito, per i risultati raggiunti e per la considerazione che è riuscito a conquistarsi in molti Paesi, per il fattivo impegno profuso. Il microcredito - sono convinto - è lo strumento più efficace per la riduzione delle povertà nel mondo; è il

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mezzo più diretto per chi ha mancanza di possibilità, di accedere al credito bancario e la considero una sorta di rivoluzione finanziaria a favore dei poveri che nel mio paese ha già iniziato a dare frutti incoraggianti. Ma la forma diretta di apertura alle possibilità di accesso al credito deve essere inquadrata conclude il presidente - in un sistema nel quale l'economia operi e si sviluppi attraverso i valori etici e della solidarietà». La stretta di mano tra Baccini e Reyna ha suggellato il protocollo d'intesa tra le fondazioni Foedus e Funglode, che intraprende-

ranno azioni comuni volte a promuovere ogni azione di collaborazione utile ad affermare i principi comuni su cui fondano la loro attività nei reciproci settori di eccellenza, nonché, per quanto possibile una maggiore integrazione tra le società civili dei due Paesi. Baccini e Reyna hanno concordato di incontrarsi almeno una volta all'anno per discutere e definire possibili programmi di collaborazione che potranno estendersi ai settori della formazione, del microcredito in favore di piccole imprese e di imprese femminili, dello sviluppo di forme di turismo sostenibile e rispettoso dell'ambiente naturale.


FONDAZIONE FOEDUS La Fondazione nasce dall’esigenza di creare una sinergia tra cultura, solidarietà e attività di impresa. Quale modo migliore di presentare questa iniziativa se non le parole del suo stesso ideatore e fondatore Mario Baccini. La cultura è un vettore di idee e di valori; stimola il dialogo e la cooperazione tra gli individui e le culture, favorisce l'apertura sul mondo e il cosmopolitismo. La cultura e la storia, nel loro sedimentarsi, costruiscono il futuro, generano valori che possono porsi alla base della coscienza civile di una nazione. L'Italia, per la straordinaria ricchezza della sua cultura e della sua storia ha, rispetto al resto del mondo, un primato indiscutibile, un vero e proprio capitale che rappresenta, da un lato, il fondamento dell'identità culturale del paese e, dall'altro, attribuisce all'Italia un alto profilo in campo internazionale. Veicolare presso un pubblico sempre più vasto la ricchezza e fecondità di questo patrimonio

culturale, passato e presente, contribuisce alla crescita etica e civile della collettività. La promozione culturale all'estero getta le basi della credibilità e dell'affidabilità, mette in opera i canali indispensabili alla cooperazione politica ed economica, consentendo di acquisire, a lungo termine, partner e amici, servendo direttamente gli interessi generali del paese. La valorizzazione del patrimonio culturale è potenzialmente anche in grado di contribuire allo sviluppo economico e occupazionale in quanto può essere una non trascurabile fonte di lavoro, oltre che di soddisfazione, soprattutto per i giovani. Non per nulla, oggi si tende sempre più a privilegiare questo aspetto della cultura e del patrimonio culturale, che costituiscono un vero e proprio “capitale”, uno strumento in grado di favorire la crescita del sistema-paese anche dal punto di vista più strettamente economico. Questo insieme di considerazioni mi ha spinto a costituire nel 2003 una fondazione culturale con sede a Roma e New York che non fosse una delle tante che fioriscono nel nostro paese, ma qualcosa di di-

verso. Di fatto, trasformare l'italianità da fattore di simpatia in garanzia di affidabilità, fare del modello italiano un esempio di qualità della vita è il filo che sottende ad ogni proposito o azione concreta che la Fondazione intende mettere in opera, in Italia come all'estero. Non è stato difficile convincere alcuni imprenditori ed amici a sposare tale causa e a diventare miei compagni di strada in questa esaltante avventura. La loro sensibilità e intelligenza mi hanno consentito la creazione di Foedus che ha tra le sue ambizioni quella di ottimizzare lo scambio tra il mondo della cultura e il mondo dell'impresa, nella consapevolezza che tale scambio può dare risultati positivi ad entrambi: la cultura rappresenta per l'impresa, come per l'individuo e per la società, un indubbio valore aggiunto; la cultura può trarre vantaggio dall'apporto economico che l'impresa può fornire, ma anche dal bagaglio di esperienze e conoscenze, di metodi e di creatività di cui l'impresa è portatrice; l'imprenditoria può trarre vantaggio dall'arricchimento che la cultura da sempre fornisce ad ogni individuo,

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dal ritorno di immagine che ogni operazione culturale riuscita può dare a chi in tale operazione si è impegnato. Se è vero che il presente è debitore del “passato” , è altrettanto vero che è responsabile anche del “futuro” . La solidarietà, come terza - ma non ultima - componente dichiarata della Fondazione Foedus, nasce dalla mia profonda convinzione che un approccio solidale con la società e con i numerosi problemi che nella società contemporanea sono presenti può dare risultati eccellenti, laddove altri interventi possono fallire; nasce dalla mia convinzione che la solidarietà per chi ha più bisogno e per chi è più debole, non è solo un obbligo per ogni cattolico ma è anche, e tanto più oggi, un dovere per ogni cittadino e per ogni uomo che si voglia impegnato nella vita civile. Occorre trovare nuove regole di comportamento che consentano alla società di crescere in maniera “organica” , equilibrata e serena: “L'economia senza etica è diseconomia, non può funzionare bene” diceva Don Luigi Sturzo. Investire nel sociale, come investire nell'arte - quale forma di responsabilità sociale - sottintende una chiara motivazione “eticomorale”. Foedus intende sviluppare tali forme di investimento per contribuire allo sviluppo equilibrato della società tutta.

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Il Governatore di Bankitalia Mario Draghi

Il ruolo delle

banche

OLTRE iI NUMERI La ripresa dell’economia mondiale è diseguale, dalla tenuta incerta, ma prosegue. Il Fondo monetario internazionale stima una crescita del prodotto globale intorno al 4,5% quest’anno e il prossimo: l’8-10% in alcuni grandi paesi emergenti, l’1 o poco più nell’area dell’euro. Qui la ripresa, trainata dalla crescita del commercio internazionale, rimane esposta a rischi: la perdurante debolezza della domanda interna nei nostri paesi; turbolenze nei mercati finanziari che, ancora fragili, reagiscono in maniera eccessiva al-

l’acuita percezione dei rischi sovrani; possibili tensioni inflazionistiche nei paesi emergenti, che indurrebbero a politiche più restrittive. L’economia italiana beneficia della ritrovata vivacità degli scambi internazionali. Il Bollettino economico della Banca d’Italia presenta uno scenario per il biennio 2010-2011 in cui il volume delle esportazioni cresce del 9% quest’anno e del 5 il prossimo. Consumi e investimenti restano deboli, perché i redditi reali ristagnano, le prospettive di occupazione sono incerte.

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Le strettoie della politica economica

economia

In tutti i paesi le politiche economiche sono più che mai intrecciate e interdipendenti nelle loro conseguenze. Un’accelerazione del rientro dagli squilibri nei conti pubblici è indispensabile; l’effetto sulla ripresa sarà positivo se il risanamento contribuirà a ridurre gli spread sui titoli sovrani, che spesso costituiscono il benchmark per la determinazione del costo del credito da parte delle banche. Ma se la nube di incertezza che permane nei bilanci bancari non verrà rimossa, le difficoltà di provvista continueranno. La politica monetaria nell’area dell’euro rimane fortemente espansiva. Il Consiglio direttivo della Bce ha continuato a garantire il pieno soddisfacimento della domanda di liquidità. Le aspettative di inflazione, a differenza che in altri paesi, rimangono saldamente ancorate. È un fatto, questo, da non dimenticare: è stata la credibilità accumulata dalla Bce nel corso degli anni a consentire alla politica monetaria di usare margini di flessibilità nel contrastare la crisi. Gli acquisti di titoli pubblici di paesi dell’area oggetto di tensioni finanziarie (Securities Markets Programme) hanno fornito liquidità a mercati in crisi; hanno evitato il collasso del sistema finanziario europeo, preservando il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Rimane fermo l’impegno a sterilizzare la liquidità così creata. Verificata la tenuta della ripresa economica, occorrerà riprendere l’uscita graduale dalle misure monetarie non convenzionali. Sia pure con la pausa delle scorse settimane, a seguito delle nuove forti tensioni che hanno avuto origine sul mercato dei titoli pubblici greci, questo processo è stato già avviato, dalla fine del 2009. Nel 2010 non sono state riproposte operazioni di rifinanziamento a dodici mesi. Lo scorso 1° luglio è venuta a scadenza quella che un anno fa aveva dato luogo all’immissione di un ammontare di liquidità senza precedenti, pari a oltre 400 miliardi di euro. Nelle aste effettuate la domanda da parte delle banche è stata di gran lunga inferiore all’ammontare in scadenza, determinando una forte riduzione della liquidità in eccesso. Poiché alcuni intermediari hanno ancora difficoltà di accesso ai finanziamenti di mercato, ciò si è tradotto in un moderato rialzo dei tassi di interesse sul mercato monetario, dell’ordine di 10 punti base; la direzione della politica monetaria non deve essere al-

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terata a causa delle condizioni di questi intermediari marginali. I loro problemi vanno affrontati dalle autorità nazionali con strumenti idonei. In Italia è stata varata alla fine di maggio una manovra triennale di correzione del bilancio pubblico, in anticipo rispetto alle scadenze usuali date le tensioni sui mercati finanziari connesse con la crisi greca; essa mira a ridurre l’indebitamento netto di 12 miliardi nel 2011, di 25 nel 2012 e nel 2013. Per due terzi l’aggiustamento riguarda la spesa, soprattutto quella corrente; dal lato delle entrate, le misure si concentrano sul contrasto all’evasione fiscale. Nonostante i costi in termini di crescita dell’economia che la manovra implica nel breve periodo, era inevitabile agire al più presto: lo scenario tendenziale non era sostenibile. Scontiamo la lentezza con cui l’incidenza del debito pubblico sul Pil è stata ridotta nel decennio successivo all’avvio dell’Unione monetaria. Se la correzione possa effettivamente consentire di raggiungere gli obiettivi di indebitamento netto potrà essere valutato solo nei prossimi mesi, anche tenendo conto del quadro macroeconomico e delle sue retroazioni


l microcredito è uno degli strumenti che ha avuto maggior diffusione nel corso degli ultimi vent’anni con riferimento ai problemi dei Paesi in via di sviluppo. Rappresenta l’estremo opposto del range di strumenti rispetto a quello costituito dall’aiuto pubblico. Da una lato, dagli anni Settanta, si sono studiate tutte le forme per mobilizzare risorse messe a disposizione dagli stati ricchi per la promozione dello sviluppo degli stati in via di sviluppo e sono state messe a punto diverse forme per canalizzare questi aiuti finanziari: dalla forma del dono – e quindi del denaro messo a disposizione per il finanziamento di progetti di intervento – fino a tutte

l’intervento

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le forme dei cosiddetti soft loans, cioè di prestiti agevolati con un intervento sul servizio del debito per rendere possibili degli investimenti che altrimenti - secondo le logiche di mercato - non sarebbero stati possibili. Al di sotto o al di sopra dell’aiuto pubblico allo sviluppo ci sono stati i foreign direct investment (Fdi), cioè la canalizzazione di risorse private con le regole di mercato per finanziare progetti economici che corrispondessero alle esigenze di questi Paesi. All’estremo opposto - partendo dall’esperienza del “padre” del microcredito, l’economista del Bangladesh vincitore del premio Nobel per la pace Muhammad Yunus - si è stu-

Microcredito: garanzia diato il modo migliore per coinvolgere direttamente gli strati più poveri e più deboli della popolazione, mettendo a punto questo meccanismo del microcredito che in principio funziona sulla base di logiche di mercato, ma al tempo stesso con dei meccanismi che tenevano conto del livello arretrato di evoluzione delle strutture sociali ed economiche di quelle particolari situazioni. Nel corso degli ultimi vent’anni, anche come conseguenza della globalizzazione e della configurazione dei rapporti tra le varie parti del mondo che è derivata dallo sconvolgimento degli equilibri precedenti, sicuramente la logica dell’aiuto pubblico allo sviluppo, e cioè proprio quel metodo su cui dopo gli anni

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Settanta si è impostato questo rapporto tra Paesi ricchi e Paesi poveri, è completamente cambiata e oggi l’aiuto pubblico allo sviluppo ha perso molto peso e valore. Sono stati così messi a punto una serie di altri sistemi che hanno dimostrato come, alla fine, la logica adottata fino a quel momento avesse portato solo a risultati molto modesti. Vi sono stati, infatti, una serie di interventi di economisti sia dei Paesi emergenti sia di quelli sviluppati - che hanno messo in luce gli enormi sprechi che quel metodo aveva determinato. In questa logica, anche tutte le istituzioni, soprattutto quelle legate al sistema delle Nazioni Unite, che si sono occupate di questo si sono rivelate assai poco efficaci e alla fine


l’aiuto pubblico allo sviluppo che costituiva il mantra dello 0,7% di Pil da destinare da parte dei Paesi ricchi, oggi invece questo tipo di struttura rappresenta - a maggior ragione negli ultimi anni dopo l’esplodere della crisi finanziaria - uno strumento essenziale. In questa nuova situazione il peso relativo di questa attività è diventato molto più importante. Naturalmente tenendo conto del fatto che stanno cambiando le modalità di funzionamento delle attività finanziarie, diventano estremamente interessanti e importanti uno sviluppo e una centralità delle attività di microfinanza e microcredito al fine di creare un continuum tra le diverse scale di attività fi-

l’intervento

hanno dato l’impressione di usare le risorse messe a loro disposizione più per giustificare la propria sopravvivenza che non effettivamente per operare in maniera efficace per ridurre il ritardo dei Paesi che erano rimasti indietro. In questa situazione, nonostante la recente emersione di una parte di quei Paesi che fino a ieri consideravamo Paesi arretrati, rimane un problema molto grosso di eradicazione della povertà. Il peso delle attività di microfinanza e di microcredito è cresciuto molto e, mentre nel passato questo tipo di attività erano considerate una sorta di complemento ancillare rispetto alla via maestra che era

di Gianni De Michelis

di continuum sociale nanziarie tra le grandi banche di carattere globale - soprattutto di quelle che si occupano della mobilitazione degli investimenti le banche destinate a finanziare le attività di piccole e medie imprese e quindi l’economia reale, e le banche di microfinanza. Le attività di microfinanza e di microcredito cominciano dunque ad avere un’importanza non solo nei Paesi poveri e poverissimi, ma anche nelle parti più arretrate dei Paesi sviluppati, cioè la classificazione delle società sviluppate e non sviluppate perde la rigida distinzione che ha avuto nel passato e invece si pongono così problemi per sostenere le parti più fragili delle diverse comunità sociali ed economiche anche nei Paesi sviluppati. L’attenzione che

giustamente viene dedicata a queste attività anche in Paesi dell’Unione europea, perciò, si giustifica e si spiega ed è la ragione per la quale ad esempio le grandi banche italiane ed europee hanno sviluppato settori che se ne occupano. E anche per questo, ad esempio, vi è un movimento per lo sviluppo della microfinanza a livello europeo presieduto da una personalità come quella di Jaques Attali. L’attenzione che lui ultimamente sta dedicando ai problemi della microfinanza evidenzia proprio il segno di questa nuova centralità che viene attribuita a questo strumento ed è più che giusto che ci sia un’attenzione anche in Italia in questa direzione. Microcred it o

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di Giovanni Nicola Pes

Intervista ad Antonio Tajani vice presidente della Commissione Europea e Commissario europeo per l'Industria e l'Imprenditoria

Piccole imprese PUNTE DI DIAMANTE DELL’ECONOMIA P

residente Tajani, quanto ha inciso la crisi sulle microimprese europee? Gli eventi di questi giorni dimostrano che la tempesta non è passata. Qual è la sua ricetta per la microimpresa italiana?

La mia ricetta è semplice ed è: valorizzare le Piccole e Medie Imprese come strumento fondamentale della crescita, riconoscere il ruolo centrale che svolgono per l'economia europea. Sono la punta di diamante dell'economia europea: creano Pil e occupazione e hanno la flessibilità necessaria per fare della crisi un passaggio negativo da trasformare in crescita, innovazione e nuove opportunità. Su di loro voglio puntare. La crisi ha avuto senza dubbio un forte impatto sulle Piccole e Medie Imprese. Il dato complessivo rende facilmente l'idea di quanto impegno sia necessario: si prevede una crescita del PIL nel 2010 dell'1,0% circa: tale aumento, tuttavia, compenserà solo in parte il forte calo del 2009 (-4,2%).

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l’intervista È ora che dobbiamo creare le condizioni perché le Pmi siano artefici della crescita. Per fare ciò dobbiamo stare al loro fianco, creando un insieme di condizioni per il loro sviluppo: questa è la mia soluzione per la microimpresa europea e italiana. La Commissione è impegnata affinché lo "Small Business Act", adottato nel giugno 2008, (Sba) sia attuato in tutta l'Unione Europea. Si tratta di un vero e proprio manuale su cosa si deve fare per sviluppare politiche in favore delle Pmi. E come un manuale, accanto a capitoli fondamentali, ha una linea guida che lo percorre e che dà una spinta direi quasi semantica alla sua attuazione: questa linea guida è "Think small first", pensare innanzitutto al piccolo. Questo vuol dire che l'impatto sulle Pmi di ogni iniziativa normativa a livello europeo, nazionale o locale deve essere attentamente valutato. Se l'impatto è negativo, occorre riconsiderare l'intera iniziativa, modificandola. Prima della fine dell'anno presenterò una revisione dell'Sba per fare un bilancio dei risultati e dei progressi ottenuti fino a questo momento e per rivedere, aggiornandole, le azioni previste, alla luce delle lezioni impartite dalla recente crisi.

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uali sono, secondo lei, le chiavi della competitività della microimpresa europea? Una maggiore apertura internazionale spesso passa dai grandi global player, e da rapporti di fornitura subfornitura tra micro e grandi imprese, orientate da vantaggi di costo. Diventa importante saper innovare. Qual è oggi il significato di innovazione per le microimprese? Verso quale tipo di innovazione (capital, knowledge intensive, ad alta intensità di capitale, di conoscenza) dovrebbero puntare le microimprese italiane?

Le imprese dei paesi dell'Ocse mostrano una chiara tendenza ad investire sempre più in beni immateriali (ad esempio software, competenze, formazione) al fine di rimanere competitive sui mercati globali. Le imprese più "ricche di conoscenza" generano infatti più valore aggiunto e si trovano quindi in una posizione migliore di fronte alle pressioni della concorrenza. Internazionalizzazione e innovazione sono processi che possono rafforzarsi a vicenda, rendendo così più solida l'impresa, a condizione che le istituzioni facciano quanto in loro potere per consentire alle imprese di poter sfruttare i loro beni intangibili e proteggere le loro idee. Dobbiamo quindi sostenere le microimprese italiane ed europee nei loro sforzi per pro-


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ardini della Strategia Europa 2020 sono occupazione, inclusione finanziaria e rilancio della competitività europea a livello globale. Qual è il ruolo della microimpresa nell’ambito dell'economia globalizzata postcrisi?

Le Pmi e le microimprese svolgono un ruolo importante nell'economia europea: rappresentano il 67% dell'occupazione totale nell'UE e producono il 57,6% del valore aggiunto. Il 30% dell'occupazione è dovuto alle microimprese. Non solo. Le Pmi sono la migliore fonte di nuovi posti di lavoro, creano più degli altri nuova occupazione: è pertanto essenziale favorirne lo sviluppo se vogliamo ridurre al minimo l'impatto sociale della crisi. La nuova strategia di sviluppo proposta dalla Commissione europea, Europa 2020, riconosce l'importanza delle Pmi proprio nel perseguire gli obiettivi fissati dalla strategia e sottolinea così la necessità di creare le condizioni perché esse prosperino, favorendone l'internazionalizzazione e facilitando loro l'accesso al credito e più in generale alle risorse finanziarie. Di tali priorità si terrà conto nella revisione dell'Sba.

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asilea III. Un’opportunità?

Il dibattito su Basilea III va condotto in modo serio e pacato. Dobbiamo raggiungere un equilibrio tra l'obiettivo di avere banche solide e quello di garantire un flusso del credito adeguato ad alimentare in questo modo la crescita. Questo è uno dei temi più urgenti che intendo approfondire nel quadro del "Sme Finance Forum". Si tratta di una piattaforma permanente di dialogo tra tutti gli operatori interessati al tema dell'accesso al credito, in primis le Pmi e le banche, ma cui partecipano anche la Banca europea degli Investimenti e il Fondo europeo per gli Investimenti. Il Forum, in quanto tale, è un'iniziativa di confronto e di incontro tra le esigenze principali di coloro che fanno funzionare l'economia e la crescita e quindi mi attendo dal forum non solo un'analisi puntuale dei problemi ma anche delle proposte per soluzioni concrete. Ho lanciato questa iniziativa lo scorso 6 maggio con una conferenza alla quale hanno partecipato 400 operatori del settore. Il prossimo 14 settembre ci riuniremo nuovamente per proseguire i lavori, questa volta con un gruppo più ristretto.

l’intervista

porsi e vincere sui mercati internazionali. I risultati di un recente studio, pubblicato lo scorso 5 luglio, dimostrano che già oggi molte Pmi, tra il 25 e il 29%, importano ed esportano all'interno dell'Unione europea. Purtroppo solo la metà lavora con i Paesi Terzi, dobbiamo quindi mettere le nostre imprese nelle condizioni di approfittare in modo molto maggiore delle opportunità date dalla globalizzazione.

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l Parlamento italiano ha dimostrato grande attenzione verso la microimpresa. Una delle grandi novità del Trattato di Lisbona è il rafforzamento del ruolo dei Parlamenti nazionali nella vita istituzionale dell'Unione europea. Sono certo che forniranno contributi di altissimo valore e ci aiuteranno a rendere l'Europa più vicina ai cittadini e alle imprese. È chiaro che conto in particolare sul ruolo che saprà avere il Parlamento italiano. L'attenzione verso la microimpresa è solo un esempio di quanto importante sia il contributo del nostro Paese all'Europa. L'Europa ha certamente grande bisogno dell'Italia, quanto l'Italia dell'Europa.

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Alla ricerca di una economiA perduta di Ugo Biggeri presidente di Banca popolare Etica e docente di “Finanza e microcredito per lo sviluppo” presso la facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Firenze

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alla Scuola di Chicago al neo-keynesianesimo, dai cicli di Schlesinger alle metafore sportive di Scott, e così via, siamo sollecitati da innumerevoli tentativi di mettere in ordine e in classifica ciò che in ordine non sta più, e non è mai stato: il caos e la sregolatezza della finanza generati dall’ingordigia del denaro

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e del potere. L’ortodossia, tanto liberale quanto conservatrice, è semplicemente errata, e in molti casi la verità è qualcosa che nessuno vuole ascoltare, ricorda il Nobel Krugman, e oggi più che mai l’aver costruito piani di sviluppo e strategie commerciali sulla base di previsioni economiche spesso errate o senza un fondamento geo-


sociale chiarisce la sua affermazione. La verità, che nessuno vuole ascoltare, giace in fondo ai cassetti di controllori distratti, nelle tasche di banchieri e finanzieri senza scrupoli, nei conti prosciugati di molti risparmiatori, nelle case senza valore degli americani e si infrange sui cancelli chiusi delle fabbriche in ogni parte del mondo.

riequilibrio, ma hanno anche tenuto a bada le proposte alternative, liquidando come velleitarie e naives le politiche della sostenibilità e le esperienze economiche innovative basate su responsabilità e valorizzazione delle relazioni non economiche. Idee ed esperienze che hanno prodotto buone pratiche di economia e un numero crescente di premi Nobel a economisti imMa perché i governi non si sono dotati di pegnati su questi temi. regole globali? Perché nessuno – almeno Una di queste buone pratiche è sicuratra gli operatori e teorici riconosciuti dal si- mente Banca Etica, una banca nata dal stema – ha insistito basso, fondata sulla con sufficiente forza comunità e i suoi bisulla necessità di gosogni, nell'interesse vernare l’acceleraBanca Etica è la prima istituzione che consideriamo zione dei mercati più alto che è quello di finanza etica in Italia. divenuta acceleradi tutti. Banca Etica zione della creaConcepita dalle organizzazioni è nata nel 1999 per zione di profitti a servire un settore, del Terzo Settore, del volontariato, danno di una parte quello dell’economia importante della podella cooperazione internazionale solidale che, nel dipolazione mondiale sinteresse di tutti, e delle sue possibicresceva pur senza lità di sviluppo? Persponde finanziarie ché non hanno tentato di controllare una rilevanti e senza credito dalle banche. Il finanza diventata il principale motore nostro progetto è germogliato sulla consadell’economia con il 40% di profitti azien- pevolezza che il privato sociale crei valore dali provenienti, nel 2007, da movimenti e sostegno al welfare. Abbiamo cercato di speculativi? Perché hanno permesso che la dimostrare (e i numeri di oggi ci incoragfinanza diventasse il perno dell’economia, giano) che è sostenibile un bilancio senza che le persone con redditi medio-bassi e ricavi vertiginosi, ma solido - anche in una qualche risparmio si facessero tentare dal congiuntura così difficile per chi come noi gioco d'azzardo delle borse valori abba- interpreta il fare banca in modo tradiziogliati dal guadagno rapido? nale (raccogliere risparmio e fare credito). Le teorie economiche mainstream hanno Un bilancio misurato sulla realtà dell'ecoignorato – o non previsto - i danni che oggi nomia e specchio della nostra mission sorendono inefficace qualsiasi tentativo di ciale.

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Per quanto tempo ancora lo

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l 2010 è l'anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale. C'è una certa rassegnazione intorno a queste celebrazioni, moltiplicatesi nel tempo e divenute sentinelle e testimoni di quanto c'è da fare e di come farlo. Come un angolo di libro piegato che ci aiuta a riprendere la storia dove l'abbiamo lasciata, l'anno della povertà o gli obiettivi del millennio ci ricordano dove siamo arrivati: la road map per un mondo più giusto e un'equa redistribuzione delle risorse è stata disegnata, ma la sua realizzazione stenta. La crisi finanziaria ci ha aperto gli occhi sul fatto che la mancanza di risorse per affrontare tali problemi sia semplice ipocrisia. Cifre da 50 a 200 volte maggiori di quanto necessario per il raggiungimento degli obbiettivi del millennio, sono state investiti dai governi di tutto il mondo per salvare la finanza dalla crisi da essa stessa creata, mostrando concretamente dove sono gli interessi del mondo che conta. A maggior ragione occorre quindi partire da una ricerca di senso. Un senso nuovo da dare alle transazioni di denaro e merci, che tenga in debita considerazione i bisogni dell’uomo ed i limiti ambientali e da questi

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parta senza volerli cambiare o, peggio, ignorare. Un senso sensibile alle relazioni umane, alle emozioni degli altri, al bene comune e capace di restituire credibilità alla convivenza tra esseri umani. La competizione ha senso in un ambito di relazioni chiare e corrette, altrimenti genera iniquità e inefficienze del mercato. I poveri sono sempre stati tanti e oggi tocca ammettere che tanti rimangono, nonostante aiuti, politiche di sviluppo, piani mondiali e obiettivi globali. La logica ottocentesca della redistribuzione ex-post di redditi comunque prodotti e per di più continuando a tassare il lavoro anziché le transazioni finanziarie, ha fatto il suo tempo, occorre osare altro.

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ra le esperienze più significative e simboliche di lotta alla povertà c'è senz’altro la Grameen Bank di Yunus – con il quale ho avuto modo più volte di confrontarmi - che ha fatto (ri)conoscere ai più il valore sociale oltre che economico dei piccoli prestiti trasformando il microcredito in un'ambitissima e diffusa pratica di sostegno alla povertà, sia nei paesi poveri che in quelli sviluppati e ricchi. Yunus per questo si è visto assegnare il Nobel per la Pace - noi


otteremo contro la povertà?

abbiamo sempre sostenuto che dovesse avere quello per l'Economia - e oggi la sua Grameen Bank è al centro di una galassia di società di grande successo con presenza in molti paesi del mondo (tra cui Italia e Stati Uniti). L'esperienza di Yunus mostra come la povertà non abbia confini né lingue preferite e che "il microcredito non è nato per renderci ricchi” come dice egli stesso per sottolineare la vera natura di questa pratica economica che favorisce la coesione sociale, la dignità delle persone, la loro responsabilizzazione - come riconoscono anche l’Unione Europea e la Banca Mondiale. Qualche anno fa, uno studio della Morgan Stanley su “L'ascesa della microfinanza come utile investimento alternativo”, affermava che “l'investimento in debito da microfinanza offrirebbe un profilo di rischiorendimento molto attraente”. Complice anche la crisi finanziaria, le grosse banche commerciali sono state attirate da questa pratica economica basilare in un’ottica di mercato – grossi capitali di grossi investitori, guadagni interessanti – convinti che la sola forza dell’economia solidale non riuscirà a

portare abbastanza capitale per servire il miliardo di persone che necessitano di servizi bancari primari. Un interesse che dimostra nei fatti la solidità, la solvibilità e le rilevanti dimensioni raggiunte dal sistema della microfinanza. Si assiste quindi alla partecipazione di alcuni istituti bancari a tavoli che sviluppino, anche in Italia, il settore del microcredito in chiave commerciale e parallelamente all'attenzione delle istituzionali europee e internazionali e dei governi occidentali alla materia: un’opportunità affinché nelle diverse sedi politiche ed economiche si parli di finanza etica e responsabile e di microcredito come effettivo strumento di inclusione sociale. Non dobbiamo però nascondere il forte rischio di un’operazione attenta soprattutto all'immagine. Un’ipotesi da scongiurare pena la crisi del piccolo e fragile sistema sociale che ruota intorno al microcredito, fatto di professionalità e competenze specifiche, di meccanismi relazionali fondamentali, di strategie radicate nel locale. Un rischio già concretamente evidenziato Microcred it o

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società dalla sottovalutazione di una della principali chiavi del successo del microcredito: la sostituzione di garanzie economico-patrimoniali con garanzie relazionali. Garanzie relazionali che diventano efficaci e durature solo in presenza di metodologie di erogazione costruite grazie a reti di relazioni sociali diffuse sul territorio.

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n Italia, i dati mostrano che il microcredito ha grandi potenzialità come strumento di inclusione sociale e di lotta alla povertà, ma fino ad oggi esso si è sviluppato in assenza di una cornice normativa adeguata. Solo il 10 giugno scorso il Consiglio dei Ministri ha inviato alle Camere uno schema di decreto legislativo per la riforma del TUB (Testo Unico Bancario) che contiene anche una previsione normativa sul microcredito. Positivo che il legislatore cominci ad occuparsi dell’argomento, ma credo bisognerebbe andare oltre la regolamentazione dell'esistente e prevedere forme di sostegno e incentivi per il microcredito, che pure è riconosciuto dalla UE come uno strumento indispensabile per la lotta alla povertà e per l'inclusione sociale. L’Italia è il paese che in Europa ha tra i più alti tassi di esclusione finanziaria anche tra i lavoratori dipendenti, tra i quali il 10% non ha un conto bancario. Secondo una ricerca di RITMI (Rete Italiana MIcro finanza) e della Fondazione Giordano dell'Amore, i volumi relativi al microcredito in Italia si sono quintuplicati dal 2007 al

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2009 e Banca Etica è uno dei soggetti più attivi nel panorama nazionale con l’erogazione nel 2009 di 143 microcrediti socio-assitenziali per un importo complessivo di 619mila euro e 24 microcrediti imprenditoriali per un importo complessivo di 306mila euro. Attraverso la sua Fondazione Culturale, Banca Etica aderisce a RITMI e ha partecipato alle consultazioni indette dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla bozza del decreto legislativo. In quel contesto abbiamo sostenuto l'importanza di riconoscere due tipi di microcredito: quello finalizzato all'occupazione e allo start-up di piccole imprese individuali, ma anche quello socio-assistenziale per far fronte alle difficoltà economiche delle fasce sociali deboli. Il testo del governo - pur riconoscendo l’esistenza del microcredito assistenziale - lo ritiene residuale e di minore impatto: una scelta a nostro parere poco lungimirante nell’attuale fase di perdita di potere di acquisto delle famiglie, e di crescente disoccupazione. Ridurre quindi l’analisi entro il confine dell’attrattività sotto il profilo rischio/rendimento che il settore presenta, significa non cogliere in modo strutturale il (plus)valore del microcredito. E il contributo che esso può dare in un’epoca così tanto bisognosa di aperture economiche e sociali. Non è un caso che i soggetti che si occupano di microcredito siano, in gran parte, mutue e cooperative: organizzazioni le cui forme giuridiche favo-


riscono la partecipazione, la mutualità, la democrazia economica e danno maggior rilievo alla persona rispetto al capitale.

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l microcredito non è per chi lo pratica, e non deve diventare per i nuovi soggetti promotori, un’attività residuale: esso infatti si alimenta anche della trasparenza del percorso del denaro, dalla raccolta al suo impiego, di cui diventa elemento distintivo e qualificante, si intreccia con altri processi di inclusione sociale da cui è allo stesso tempo supportato e di supporto. Non avrebbe molto senso e ne verrebbe snaturata la mission se fosse inserito tra le attività dei grossi

gruppi a pari dignità con paradisi fiscali, finanziamento di armi, investimenti nel mercato di derivati e simili. E’ una prassi che si inserisce lungo il solco della finanza etica e socialmente orientata, è sicuramente un modo diverso di fare finanza, e rappresenta un tassello di un modo diverso di intendere ed orientare la crescita e può essere strumento di autodeterminazione dei percorsi di sviluppo di una comunità nazionale. Deve attirare risorse gestite con un’ottica di sviluppo sociale equo, che vadano anche a compensare il credit crunch che tanto ha limitato lo sviluppo di quell’economia sociale che la microfinanza sta resuscitando.

I principi del Codice Etico della Banca Centralità della persona, quale vincolo fondamentale all’agire di Banca Etica, che riconosce, rispetta e tutela la persona e promuove relazioni interpersonali fondate sulla nonviolenza, come valore fondamentale per lo sviluppo di un modello economico a servizio dell’uomo e rispettoso della natura.

Equità, nel senso di una giusta distribuzione della ricchezza e delle risorse, orientata al superamento delle disuguaglianze sociali lesive della dignità umana e all’acquisizione deimezzi per il perseguimento del proprio piano di vita, nel rispetto dei bisogni personali e riconoscendo il contributo di ognuno alla creazione del valore sociale, relazionale ed economico. Responsabilità, quale attenzione costante dell’organizzazione e di tutti coloro che collaborano con essa alle conseguenze non economiche delle azioni economiche, cioè alle ricadute sociali ed ambientali dell’intermediazione finanziaria e dell’attività imprenditoriale, al fine di perseguire lamissione operando per il vantaggio di tutti gli stakeholder, nel rispetto dell’ambiente e delle generazioni future.

Trasparenza, come stile che caratterizza le relazioni e la comunicazione tra Banca Etica e i suoi stakeholder, fondato sul riconoscimento del diritto degli stakeholder a conoscere le informazioni rilevanti sulla Banca per consentire a ciascuno di valutarne scelte e comportamenti e decidere così in modo libero e paritario. Cooperazione, come consapevolezza che il bene comune puó essere raggiunto solo tramite l’impegno congiunto di ciascuno, perché “lavorare uniti” 1 consente di raggiungere obiettivi più elevati di quelli conseguibili tramite sforzi individuali separati. Solidarietà, come capacità di captare le istanze di coloro che si trovano in situazioni di effettivo svantaggio e come impegno a trovare soluzioni di comune interesse, che tornino a vantaggio di chi versa in condizione di maggiore bisogno.

Partecipazione, come riconoscimento del diritto dei soci, dei collaboratori e dei risparmiatori di prendere parte alle decisioni e come impegno a svolgere un ruolo attivo nel raggiungimento dellamissione attraverso un uso responsabile del denaro.

Sobrietà, come stile di vita teso a soddisfare i bisogni fondamentali di ciascuno, per cui le scelte sono orientate dalla consapevolezza che la ricerca del bene comune, in un progetto di economia sostenibile, richiede un cambiamento imperniato sul contenimento dei consumi dimerci e di risorse, in particolare delle energie di fonti non rinnovabile, sulla valorizzazione del saper fare, sulla ricerca della qualità rispetto alla quantità e sull’adozione di modalità di scambio non esclusivamente monetarie e mercantili, incentivanti il dono e la reciprocità. Efficacia ed efficienza, come uso ottimale delle risorse in modo che il loro impiego dia il massimo beneficio a tutti gli stakeholder nel perseguire gli obiettivi dichiarati con i mezzi più appropriati. Questi valori guidano le scelte strategiche, le linee politiche e i comportamenti operativi di tutti coloro che cooperano per realizzare la missione di Banca Etica.

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“NON È UTOPIA PREDISPORRE CAMMINI DI REDENZIONE UMANA”

IL POLO DI ECCELLENZA S TU R Z O

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di

Salvatore Martinez

Presidente del Rinnovamento nello Spirito Santo, della Fondazione “Mons. Francesco Di Vincenzo”, della Fondazione “Casa Museo Sturzo”. Scrittore e conferenziere, è Consultore del Papa Benedetto XVI per il Pontificio Consiglio per i Laici e per il Pontificio Consiglio per la Famiglia.

Uno sguardo al “Polo di Eccellenza Sturzo” “Bisogna adoperarsi per creare occasioni nuove di riscatto per ogni situazione personale e sociale, anche se apparentemente pregiudicata. Tutto ciò è ancora più evidente per la realtà carceraria… La collaborazione al bene comune si traduce per ciascuno nell’impegno di contribuire alla predisposizione di cammini di redenzione, personale e comunitaria, improntati alla responsabilità. Tutto questo non deve essere considerato un utopia” (Giubileo delle Carceri, Papa Giovanni Paolo II, 9 luglio 2000). È questo un appello che non è caduto inascoltato e che ha visto “il deserto rifiorire”, nella dolce e amara terra di Sicilia, nel segno della fantasia della carità e della giustizia rigenerativa. Così dipingerei la vicenda del Polo di Eccellenza di promozione umana e della solidarietà “Mario e Luigi Sturzo”, un’Opera sociale che guarda alle povertà del mondo carcerario, alla prepotenza culturale e all’impoverimento morale provocato dai potentati mafiosi, all’indifferenza di una coscienza popolare sempre più sopita ed erronea. Dal 2003, infatti, per iniziativa della Fondazione “Istituto di promozione umana «Mons. Francesco Di Vincenzo»” – Ente morale di diritto civile ed ecclesiastico, segno della carità sociale del Movimento Ecclesiale Rinnovamento nello Spirito Santo – il Polo di Eccellenza Sturzo sorge presso il Fondo rurale storico che fu della famiglia Sturzo, oggi di proprietà della Diocesi di Piazza Armerina, nell’agro di Caltagirone, in uno splendido contesto paesaggistico, esteso oltre 52 ettari e munito di

un nobile Casale e di un antico Baglio oggi ristrutturati e rifunzionalizzati. Il Polo di Eccellenza Sturzo si configura come una “cittadella” nella quale rivivono gli ideali e le prassi di cui si fece profeta Luigi Sturzo, il prete di Caltagirone prosindaco e fondatore del Partito Popolare Italiano, statista inarrivabile per genio e per gesta, da sempre trascurato, sminuito, strumentalizzato dagli egoismi autoreferenziali dei partiti in voga e da una miseranda cultura post ideologica. Nel segno della “dottrina sociale” di Sturzo rivive oggi la sua difesa strenua dei diritti dei lavoratori, in special modo degli agricoltori e degli operai specializzati. Sono sorte, così, con l’impegno preminente di detenuti ed ex detenuti, capacitati e guidati da valenti operatori: • un’Azienda agricola per la coltivazione, produzione e trasformazione di olio, agrumi, mandorle, grano, piante officinali, tra cui lo zafferano (la “Russa dei Boschi srl”); • una Società di produzione lavoro dedicata al confezionamento di preziose ceramiche artistiche nel solco della tradizione di Caltagirone (la Cooperativa sociale “Cura et Natura”); • la Fondazione “Progetto Sturzo. Terra e Cultura” per la promozione artistica e culturale di percorsi educativi e rieducativi presso i siti della memoria sturziana. Il rapporto di lavoro instaurato con tutti coloro che svolgono una qualsivoglia funzione nel contesto del Polo di Eccellenza Sturzo (tra questi anche 4 africani di religione musulmana, provenienti dalle campagne di Ro-

Dall’esperienza di un inedito incubatore sociale, in Sicilia nasce l’Agenzia Nazionale per il Reinserimento e Lavoro dei detenuti ed ex detenuti (ANReL). Tra i partner, il Comitato Nazionale per il Microcredito

Rinnovamento nello Spirito Santo (RnS) è un movimento ecclesiale con oltre 200mila aderenti. Conta circa 1900 Gruppi e Comunità presenti in tutta Italia, 9 missioni all’estero, 4 scuole residenziali di formazione. RnS intende farsi interprete di una nuova stagione di responsabilità ecclesiale riaffermando il primato di una dimensione spirituale e di una laicità operosa, culturalmente autonoma e attenta alla promozione dell’uomo e della sua dimensione familiare e sociale.

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L’Agenzia Nazionale di Reinserimento e Lavoro per ex detenuti è frutto della convenzione firmata dal ministro Alfano e di un accordo con il Comitato Nazionale per il Microcredito. Nato con l’obiettivo di ridurre sensibilmente la recidività dopo l’uscita dal carcere, il progetto è destinato a soggetti in esecuzione di pena (fino a 3 anni) ed ex detenuti con la finalità di creare percorsi di formazione professionale e accompagnamento delle famiglie attraverso un tutoraggio personalizzato. Per agevolare l’incontro di domanda e offerta di lavoro è stata inoltre costituita una banca dati nazionale con i profili dei soggetti avviati ai percorsi di recupero e accompagnati con le modalità del microcredito e della microfinanza alla costituzione di imprese monofamiliari

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sarno, o un indiano di religione induista che ora è stato raggiunto dalla moglie e dai figli dopo 8 anni di lontananza forzata) è a tempo indeterminato e supportato da tutte le coperture assicurative e previdenziali previste dalla legge. L’impegno lavorativo è di 6 ore giornaliere, mentre le rimanenti ore della giornata sono stato destinate alle attività di formazione, di socializzazione e di ricreazione. È dunque in atto, a Caltagirone, a modo di incubatore sociale, uno sviluppo sistemico di quel territorio dell’entroterra siciliano che, come agli inizi del secolo scorso, intravede e saluta il riscatto prepolitico e politico di un’Italia unita e federata, delle Regioni e dei Municipi, aperta all’Europa e al Mediterraneo, quell’Italia sognata da Luigi Sturzo e idealizzata nel celebre Appello ai liberi e forti del 1919. Oggi, come allora, sono 4 le “invarianti sociali” su cui si regge un sistema democratico occidentale, popolare, indiviso e partecipato: famiglia, chiesa, cultura e lavoro. Erano, questi, 4 dei 12 punti su cui si articolava l’Appello ai liberi e forti; sono ancora questi i cardini dell’impegno del Polo di Eccellenza Sturzo, perché ogni uomo nasca, cresca, si formi, si relazioni, realizzi la propria personalità, produca ricchezze, elevi la propria dignità. Il Polo di Eccellenza Sturzo si arricchisce, infine, di un’ulteriore e prestigiosa acquisizione: il Palazzo gentilizio di città, la dimora storica della famiglia Sturzo (3.000 mq. su quattro livelli), concessa dagli eredi Sturzo alla Fondazione “Mons. F. Di Vincenzo” per la creazione di una “Casa Museo”. Nasce così la Fondazione “Casa Museo Sturzo” a cui sono demandate tutte le fasi di recupero e gestione di un Palazzo chiuso all’ammirazione del pubblico da 50 anni, uno scrigno di inestimabile valore, eredità materiale e immateriale che racconta il genius loci della famiglia Sturzo e le memorie del lungo esilio inglese e americano di don Luigi. I due siti sturziani – la dimora di campagna e quella di città – potranno così raccontare l’attualità e l’attuabilità del pensiero sturziano, in special modo alle nuove generazioni e a quanti non smettono di credere nella prototipicità di un umanesimo sociale cristianamente ispirato. L’Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro per detenuti ed ex detenuti Gli ottimi risultati prodotti dall’incubatore di Caltagirone, ha spinto la Fondazione “Mons. F. Di Vincenzo ad “esportare” il modello esperimentato per dare vita all’ANReL, l’Agenzia Nazionale Reinserimento e Lavoro per detenuti ed ex detenuti. L’ANReL nasce da una Convenzione quadro siglata tra il Ministero della Giustizia e la Fon-


dazione “Mons. F. Di Vincenzo”. L’ANReL – in un’inedita forma sistemica (Associazione Temporanea di Scopo) che lega Enti pubblici e privati di rilevanza nazionale – è la prima intrapresa al mondo dedicata alla redenzione umana (spirituale, morale, familiare, sociale, lavorativa) di detenuti ed ex detenuti e delle loro famiglie al di fuori degli Istituti carcerari. Significativa l’alleanza operativa allo scopo prodottasi tra Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, Dipartimento per la Famiglia, Comitato Nazionale per il Microcredito, Agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata, Caritas Italiana, Acli, Coldiretti, Rinnovamento nello Spirito Santo, Prison Fellowship International Italia. Questo nuovo sistema sociale, che s’intende realizzare con un forte radicamento all’interno delle comunità territoriali, prevede l’inclusione di altre virtuose forme di partnerariato, al fine di valorizzare esperienze di volontariato sociale, di cooperazione, d’impresa e di mutualità, nel segno di una nuova sussidiarietà orizzontale funzionale all’intrapresa. A fronte di un finanziamento di 4.800 milioni di euro – erogato dalla Cassa per le Ammende per stati di avanzamento e

sotto il controllo di organismi pubblici, necessario per l’impianto e per lo sviluppo dell’Agenzia – è previsto un regime di cofinanziamento da parte dei partners strategici sopra elencati, al fine di completare e moltiplicare gli effetti dell’investimento e le prerogative del Progetto ANReL. In primis, con la creazione di un’aggiornata Banca dati informatica nazionale e l’immediata assunzione di 30 detenuti impegnati allo scopo. L’ANReL avrà le caratteristiche di una vera e propria “agenzia di collocamento”, cui si lega l’importante obiettivo di ridurre la recidività dopo l’uscita dal carcere (ormai giunta al 90%, con un costo sociale medio giornaliero per ciascun detenuto di 157,00 euro). L’ANReL opererà attraverso percorsi personalizzati di orientamento, formazione e avviamento al lavoro, d’inserimento professionale e borse lavoro, collaborazioni con le principali organizzazioni sociali e datoriali. Lo start up del progetto prevede, per un periodo sperimentale di 3 anni, il coinvolgimento di 5 Regioni, rappresentative delle principali aree geografiche del Paese, oltre che della popolazione

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carceraria residente (oltre il 55% del totale): Sicilia, Campania, Lazio, Lombardia, Veneto. Il progetto è rivolto a: • detenuti con una pena residua inferiori ai tre anni; • ex detenuti a rischio di recidiva e privi di tutela per il reinserimento sociale, preferibilmente coniugati e con prole, senza discriminazioni di razza, di religione, di ceto e nel rispetto delle specifiche normative vigenti in materia di esecuzione di pena esterna agli istituti penitenziari. L’ANReL si porrà come soggetto intermedio tra le Amministrazioni penitenziarie locali e gli Enti pubblici e datoriali, sensibilizzando aziende e imprese, organizzazioni e federazioni, nella promozione e valorizzazione di

di ANReL: 1. Costruzione della banca dati dei profili professionali dei detenuti ed ex detenuti coinvolti. 2. Avvio di percorsi di orientamento e di formazione personalizzati, di avviamento e di reinserimento lavorativo al di fuori degli Istituti carcerari, con l’interazione di tutti i membri della famiglia del soggetto preso a carico. 3. Attività d’informazione e di sensibilizzazione di soggetti pubblici e privati, per ampliare il target di potenziale impiego delle figure professionali disponibili. 4. Sostegno alle iniziative e ai progetti di imprese sociali create dai detenuti o dagli ex detenuti; 5. Accompagnamento continuo e progressivo

iniziative imprenditoriali ideate e/o dedicate ai detenuti, in modo da facilitarne l’inserimento lavorativo anche mediante idonee attività comunicazionali, che migliorino l’incontro tra “domanda” (si pensi, ad esempio, alla congiunturale carenza di manodopera generica e specializzata nei comparti artigianali e agricoli) e “offerta di lavoro” (l’assunzione di un detenuto ed ex detenuto, fidelizzato e verificato nel suo iter di reinserimento grazie al tutoraggio di ANReL, può comportare sino al 40% di sgravio fiscale e previdenziale per un datore di lavoro; questa prassi potrà contribuire a fare emergere il sommerso, ad abbattere l’evasione fiscale, a superare la delocalizzazione della produzione nei Paesi esteri). In sintesi, queste le fasi e i piani di azione

dei soggetti coinvolti mediante il sostegno volontario di associazioni, movimenti e comunità di base operanti sul territorio. Nei 3 anni di sperimentazione dell’ANReL, questi i risultati attesi: n. 6.000 detenuti ed ex detenuti inseriti nell’Anagrafe – Banca Dati; n. 2.000 famiglie assistite; n. 1.500 soggetti orientati e formati; n. 550 soggetti avviati al lavoro in forma dipendente, n. 150 in forma d’impresa, n.1.100 in forma cooperativistica; n. 65 imprese costituite; n. 42 imprese aggregate.

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Il Comitato Nazionale per il Microcredito Il coinvolgimento del Comitato Nazionale per il Microcredito garantirà le potenzialità di penetrazione sul territorio del progetto ANReL, il suo sviluppo economico, il suo accredita-


mento in ambienti produttivi, concretamente mediante l’attivazione di interventi di microcredito e di micro finanza. Una speciale intesa, siglata il 31 luglio del 2009, regola la collaborazione tra codesto Ente pubblico e la Fondazione “Mons. F. Di Vincenzo”. Sin dal momento dell’orientamento e della formazione il detenuto sarà accompagnato nella realizzazione di programmi di microcredito e di microfinanza finalizzati alla creazione di impresa, all’ottenimento di borse lavoro o alla costituzione di cooperative sociali, sulla base di un progetto di provata fattibilità. Il percorso sarà definito all’interno di contesti produttivi selezionati, entro i quali i soggetti coinvolti potranno maturare e sviluppare conoscenze e competenze di carattere professionale, in linea con le richieste del mercato e con le ambizioni e le capacità soggettive. I progetti di microcredito e di microfinanza faranno leva

su un Fondo di garanzia rotativo, che sarà appositamente costituito. Tutti i progetti messi in campo avranno le caratteristiche della sostenibilità e della riproducibilità. Gli interventi saranno rivolti a soggetti adulti, di età compresa tra i 18 e i 50 anni, scolarizzati e non, maschi e femmine, preferibilmente coniugati e con prole, con una pena residua da scontare inferiore ad anni tre, fatti salvi i divieti di legge di cui agli articoli 4, comma 1, e 14 bis L.354/75. Per la realizzazione dei progetti di microcredito e di micro finanza, che faranno leva sul Fondo di garanzia sopra citato, sarà costituito un apposito “Comitato di Gestione” al quale saranno demandate le priorità strategiche settoriali e tipologiche d’intervento, le aree geografiche di attenzione primaria, i piani operativi di sviluppo, i budgets da dedicare alle varie azioni programmate.

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Commento alla legge 4 marzo 2009, n. 15, e al decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 a cura di Michele Tiraboschi e Francesco Verbaro

La nuova rifo del lavoro PU 38

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orma UBBLICO

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l nuovo processo di riforma della Pubblica Amministrazione, avviato nella XVI Legislatura con il decreto legge del 25 giugno 2008, n. 112, ha raggiunto completezza e maturazione con la legge delega del 4 marzo 2009, n. 15, e il decreto legislativo di attuazione del 27 ottobre 2009, n. 150. La legge delega ha invertito la gerarchia delle fonti di produzione del diritto del lavoro alle dipendenze della Pubblica Amministrazione e, per l’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e l’efficienza e trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni, ha anche ridefinito il ruolo della dirigenza, ha modificato la disciplina delle sanzioni disciplinari e della responsabilità dei dipendenti, ha attribuito nuove funzioni al Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro ed, infine, ha ridefinito il ruolo della Corte dei Conti. Il decreto legislativo del 27 ottobre 2009, n. 150, ha attuato la delega contenuta negli articoli da 2 a 7 della legge n. 15 del 2009, approntando in 5 titoli e 74 articoli una riforma organica della disciplina del rapporto di lavoro dei dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni. Al centro dell’intera operazione di riforma troviamo il sistema di misurazione, valutazione e trasparenza delle performance, nella certezza che processi controllabili consentano un miglior governo delle organizzazioni pubbliche oltre che il raggiungimento degli obiettivi che il legislatore ha esplicitato nel decreto. Il commentario “La nuova riforma del lavoro pubblico”, agile nella lettura e con una forte piglio pratico, intende accompagnare il lettore nella conoscenza e nella corretta interpretazione delle novità introdotte dalla legge delega e dal relativo decreto delegato. Il confronto con la disciplina previgente degli istituti e dei meccanismi riformati guida le Amministrazioni nella corretta applicazione delle norme in materia di pubblico impiego. Alla prima parte dedicata al contesto e all’impianto della riforma, in cui tra l’altro sono spiegate le ragioni di approdo alla nuova legge delega e in cui viene

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individuato l’ambito di applicazione del d. dei dirigenti. Inoltre, sempre a fronte delle lgs. 150/2009 anche con riferimento alle Re- modifiche intervenute, viene descritto il gioni e agli enti locali, segue la seconda di nuovo processo disciplinare e vengono forniti commento al decreto legislativo delegato in spunti e riflessioni sulle norme in materia di cui vengono esaminati, nei risvolti teorici e organizzazione, programmazione dei fabbipratico applicativi, tutti gli articoli del prov- sogni e mobilità. vedimento. Nella parte conclusiva, il volume individua le Il volume, in particolare, si sofferma sul prin- norme transitorie e di immediata applicacipio di misurazione, valutazione e trasparenza della performance, come principio cardine della riforma, e sul merito e i premi incentivanti. Vengono messi in luce la normativa riguardante il Piano triennale per l’integrità e la trasparenza e il nuovo approccio del legislatore di prevenzione nella lotta e contrasto alla corruzione. Nella sezione dedicata agli incentivi economici e di carriera, in particolare, viene ricostruita la disciplina relativa alle progressioni economiche e alle progressioni verticali, ormai dette di carriera, Al centro dell’intera operazione di riforma c’è il sistema attraverso un excursus che individua le diffedi misurazione, valutazione e trasparenza delle renze rispetto alla preperformance, nella certezza che processi controllabili vigente normativa e consentano un miglior governo delle organizzazioni che guida le Amminipubbliche oltre che il raggiungimento degli obiettivi strazioni nell’applicache il legislatore ha esplicitato nel decreto zione corretta degli istituti. Il commentario, inoltre, ripercorre le modifiche ordinamentali appor- zione contenute nella legge n. 15/2009 e nel tate dalla legge 15/2009 e dal d. lgs. relativo decreto legislativo delegato. 150/2009 al d. lgs. 165/2001, a partire da L’analisi delle novità intervenute è corredata quelle relative alle fonti in materia da lavoro da specifica documentazione, reperibile pubblico. Viene approfondito il rapporto tra anche sul sito www.adapt.it, nella sezione la legge e il contratto, con l’individuazione Osservatorio Lavoro nella Pubblica Amminidegli ambiti di competenza delle due fonti, strazione. anche in relazione al rafforzamento dei poteri Il volume, edito da Giuffrè per la collana Le datoriali. Una sezione apposita del volume è Nuove Leggi Civili, è disponibile in tutte le lidedicata alle disposizioni in materia di diri- brerie giuridiche e presso gli Agenti Giuffrè. genza, con particolare attenzione ai principi È anche possibile acquistare la pubblicazione regolativi del conferimento di incarichi diri- on-line al sito www.giuffre.it oppure inviando genziali e ai nuovi poteri e responsabilità una e-mail a vendite@giuffre.it.

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Uno strumento

per le politiche di WELFARE di Francesco Verbaro Segretario generale del Ministero del lavoro e delle Politiche sociali Contesto attuale e iniziative L’attuale contesto di crisi ha portato a rilanciare gli istituti di sostegno alla persona, nelle situazioni di difficoltà economica determinatesi o peggiorate a causa della crisi stessa. I primi risultati ottenuti dai piani di contrasto alla crisi sono promettenti e gli ammortizzatori sociali stanno svolgendo la loro funzione stabilizzatrice. Basti vedere il basso tasso di disoccupazione e di posti persi nella fascia di età tra i 35 e i 55 anni, ben più bassi rispetto a quelli di altri paesi occidentali. Tuttavia, tra gli interventi per affrontare la recessione e trasformarla in un’opportunità di crescita dell’economia del Paese, alla stregua di quanto si sta realizzando a livello di Unione europea, è necessario realizzare un contesto economico aperto e inclusivo che permetta di creare una società più solidale ed equa, che riconosca e sostenga lo spirito imprenditoriale anche dei soggetti più deboli. In questa ottica, tra gli istituti promossi dal Governo italiano per contrastare gli effetti della crisi economica sulle persone rientra il microcredito quale strumento utile all’avvio di attività autonome, microimprese e auto imprese, come strumento di contrasto della povertà e di prevenzione della stessa in un’ottica di inclusione sociale e lavorativa. Con la crisi del lavoro subordinato nella sua accezione tradizionale e con il rischio in atto di depauperare numerose e importanti competenze,

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che potrebbero trovare espressione anche attraverso forme micro di lavoro autonomo, superando le problematiche del costo del credito e dell’accesso allo stesso ma al contempo evitando il finanziamento a fondo perduto che non responsabilizza il beneficiario e pregiudica il successo dell’iniziativa, occorre guardare con maggiore attenzione all’autoimpresa come strumento di occupazione e di fuoriuscita dalla crisi. Il grande interesse per questo strumento verso il quale occorre rapportarsi in maniera corretta e mirata è data non solo dalla grave situazione economica, che vede cambiare repentinamente le condizioni economiche e le opportunità dei singoli, ma anche dalla forte attenzione al tema della povertà presente a livello europeo sia nel documento Europa 2020, nel quale si punta a realizzare un’Europa più inclusiva e a ridurre la povertà (obiettivo di riduzione del 25% delle persone che vivono sotto la soglia di povertà entro il 2020), sia con la indicazione del 2010 come anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale. A livello comunitario l’attenzione per il Microcredito è confermata dall’approvazione l’8 marzo, da parte dei Ministri del lavoro e degli affari sociali dell’Unione europea, di uno strumento di microfinanza nella forma di un Fondo di garanzia che ammonta a 100 milioni di euro, presso la BEI. Il Fondo è cofinanziato dal FSE ed è destinato a sostenere i lavoratori disoccupati e gli altri soggetti normalmente “non bancabili” nella creazione di


microimprese e attività autonome anche in forma cooperativa. Il Fondo di garanzia sarà operativo dal prossimo mese di giugno. Lo strumento conta di finanziare 45mila microprestiti nei prossimi 8 anni. Si deve inoltre all’Italia l’inserimento nella decisione del Parlamento europeo e del Consiglio della possibilità di aprire dei Punti di Contatto Nazionali per la promozione dello strumento nei circuiti finanziari locali che dovranno nei fatti erogare i micro finanziamenti. Se il problema della perdita dei posti di lavoro è comune a tutte le economie in crisi, gli effetti sociali di questo fenomeno anche in termini di povertà sono diversi, così come sono diverse le soluzioni individuate dai diversi paesi. Lo strumento del Microcredito può far fronte a fenomeni come l’aumento della povertà che nel nostro Paese, in particolare a seguito della crisi, si concentra al Sud e tra i giovani e tra i cassintegrati. Nell’ambito delle iniziative nazionali volte a sostenere il mercato del lavoro e i lavoratori, ai sensi dell’art. 1 del decreto legge 1 luglio 2009, n. 78, è stato previsto ad esempio che “al lavoratore già percettore del trattamento di cassa integrazione ordinaria e straordinaria, nel caso in cui ne faccia richiesta per intraprendere un’attività di lavoro autonomo, per avviare un’attività autoimprenditoriale o una micro impresa o per associarsi in cooperativa in conformità alla normativa vigente, è liquidato il relativo trattamento per un numero di mensilità pari a quelle deliberate e non ancora percepite”. Tale recente normativa conferma la visione del Governo rivolta a considerare il microcredito come uno strumento di welfare, che si colloca sia nell’ambito delle politiche del lavoro che in quelle per l’inclusione sociale. Il Ministero del lavoro promuoverà inoltre con il Fondo sociale europeo monitoraggi e approfondimenti quali-quantitativi sulle iniziative di microcredito che sono state attivate in Italia, a livello centrale e periferico, allo scopo di ampliare la base occupazionale con particolare riferimento alla crisi economica e finanziaria. Un monitoraggio quanto mai necessario in una fase di espansione del fenomeno. Inoltre, con Italia Lavoro si stanno programmando delle iniziative per favorire l’autoimpresa dei lavoratori colpiti dalla crisi e dei

lavoratori invalidi del lavoro. Diverse sono in tal senso le iniziative promosse dalle regioni nell’ambito dei fondi comunitari.

Classificazione delle tipologie di microcredito attualmente promosse in Italia In un contesto in cui vi è una forte attenzione Microcred it o

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e interesse nei confronti dello strumento microcredito, appare utile, alla luce di esperienze non sempre positive del passato di aiuto al credito, ricondurlo alle giuste finalità distinguendo tra i diversi impieghi che esso consente. Una prima seppur sommaria ricostruzione degli interventi oggi esistenti nel Paese, diretti a favorire l’accesso al credito per favorire lo sviluppo sostenibile professio-

nale, economico e sociale del capitale umano consente di ricondurre le tipologie di microfinanza a due categorie principali: • il microcredito con finalità sociali • il microcredito di incentivazione alla creazione di attività imprenditoriali. Il microcredito sociale mira ad aumentare il livello di inclusione sociale e finanziaria delle persone in

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difficoltà fornendo loro un sostegno concreto sia per affrontare i bisogni primari sia per l'avvio di piccole attività imprenditoriali. Il microcredito d’impresa o imprenditoriale si riferisce a tutte quelle norme, nazionali e regionali, che prevedono la concessione di incentivi mirati alla creazione di attività microimprenditoriali, anche da parte di soggetti svantaggiati nel mercato del lavoro. Nel caso del microcredito sociale la valenza inclusiva prevale su quella imprenditoriale, pur non annullandola totalmente. Infatti, questa forma di microcredito può finanziare l’autoimpiego e l’avvio di microimprese che rappresentano il primo ingresso nel mercato del lavoro per numerosi soggetti in precedenza esclusi (disoccupati di lunga durata, immigrati, detenuti ed ex detenuti, persone in condizione di povertà estrema, …). Il microcredito sociale, inoltre, è uno strumento di educazione alla gestione del risparmio e un’opportunità di formazione e di crescita anche personale per tutti quei soggetti considerati “non bancabili” che intendono, singolarmente o in associazione tra di loro, sviluppare attività economiche o progetti finalizzati all’occupabilità. Esempi di interventi per il microcredito sociale sono quelli finanziati con

leggi regionali e fondi di garanzia appositamente creati tra pubblico e privato. Importanti sono le esperienze avviate dalla Chiesa italiana, tra le tante quella della Curia di Milano, che hanno affrontato il tema della povertà connessa alla crisi economica ed occupazionale. Inoltre, questo strumento si colloca perfettamente in una visione moderna e integrata di welfare, così come rappresentata tra l’altro dal Libro Bianco sul nuovo modello sociale del Ministero del lavoro, che non può non fondarsi su una responsabilizzazione dei singoli individui. Jacques Attali nelle sue “lezioni” su come “Sopravvivere alla crisi” (Fazi editore, 2010) vede come strategia generale e approccio alla modernità quella di prendere per mano il proprio destino, consapevoli delle proprie competenze, responsabilità e fabbisogni. Il microcredito imprenditoriale ha come finalità precipua il finanziamento dello start up e del consolidamento di microimprese, così come definite dalla Direttiva 2003/361/CE e dal Decreto 18 aprile 2005 del Ministro delle attività produttive, ossia imprese il cui organico è inferiore a 10 persone e il cui fatturato o totale di bilancio non supera i 2 milioni di euro. La valenza prettamente economica di questo strumento si evince dall’entità dei finanziamenti messi a disposizione che sono molto più elevati di quelli previsti nel caso del microcredito sociale. A titolo esemplificativo, tra le leggi che finanziano questo tipo di microimprese troviamo il Dlgs. 185/2000 che sostiene l’autoimpiego in forma di microimpresa per soggetti maggiorenni in condizione di disoccupazione da almeno sei mesi e residenti in determinate aree del Paese, con un finanziamento pari a un massimo di 250mila euro. Le nuove tecno-


Il Ministero del lavoro e delle politiche sociali nell’ambito delle proprie finalità intende promuovere l’educazione alla microimprenditorialità attraverso gli interventi finanziati dal Fondo sociale europeo anche in attuazione dell’Accordo Governo-Regioni del febbraio 2009. E’ necessario infatti che i soggetti più deboli sul mercato del lavoro che accedono ai microfinanziamenti ricevano la dovuta assistenza per il periodo che precede lo start-up della propria attività e per il primo periodo di avviamento della microimpresa o attività autonoma o cooperativistica (tutoraggio). Queste misure di accompagnamento dovrebbero essere realizzate presso gli stessi Istituti erogatori come pure presso gli sportelli

unici per le attività produttive, gli sportelli informativi delle associazioni rappresentative di commercio, industria, artigianato e agricoltura, i Centri per l’impiego, le Università, i Comuni, e tutti i soggetti autorizzati all’intermediazione nel mercato del lavoro. In quest’ottica occorre segnalare tra le iniziative in corso, l’impegno promosso dalle province per svolgere presso i Centri per l’impiego anche una funzione di promozione del microcredito come strumento di inclusione sociale e lavorativa. Si veda il Protocollo tra Upi e Ministero del lavoro e delle politiche sociali sottoscritto il 27 luglio di quest’anno che tra i punti di impegno prevede l’impegno ad attivare “punti di informazione in materia di auto impiego e microcredito dedicati ai soggetti percettori di sostegno al reddito o comunque svantaggiati in quanto non bancabili”. Così come nel mercato del lavoro anche nel microcredito occorre partire da un’analisi sulle opportunità di lavoro autonomo e di micro impresa che possono esserci sui territori e che in una fase di cambiamenti epocali e radicali possono riguardare sia nuove che attività tradizionali. Si pensi oggi al settore dei servizi alla persona o a quello dell’agricoltura e come in questi settori potrebbe essere possibile favorire il reimpiego degli immigrati e la loro emersione. Al contempo servono analisi semplificate delle competenze in possesso da parte dei destinatari dell’intervento, verificando i servizi necessari per favorire l’avvio e la gestione delle micro imprese.

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logie, le nuove forme di organizzazione del lavoro e le conseguenti diverse relazioni sindacali da un lato e la cultura dell’individuo e il valore affidato alla libertà individuale dall’altro metteranno sempre più in crisi il lavoro subordinato così come lo abbiamo conosciuto, costituendo un adeguato contesto ed un ottimo substrato culturale per la promozione di nuove iniziative individuali di impresa. Il microcredito sociale e il microcredito imprenditoriale sono sostenuti quasi esclusivamente da Fondi di garanzia appositamente costituiti da parte di istituzioni pubbliche e investitori privati. A mero titolo esemplificativo si riportano alcuni casi: i Consorzi Fidi, il Fondo Centrale di Garanzia di cui all’art.2 comma 100 lett. a) della legge n. 662 del 1996 (microcredito per le piccole e medie imprese fino a 75mila euro); il Fondo di garanzia denominato “Prestito della Speranza” istituito dalla Conferenza Episcopale Italiana d’intesa con l’Associazione Bancaria Italiana (ABI) e, infine, il Fondo di garanzia recentemente creato dalla Provincia di Palermo a sostegno della microfinanza per le categorie svantaggiate come precari, giovani imprenditori, immigrati e chi ha denunciato tentativi di estorsione (è previsto il consolidamento progressivo di questo Fondo con le risorse ricavate dalle costituzioni di parte civile della Provincia nei processi contro la Mafia e il racket delle estorsioni). Servizi da attivare per l’educazione e la formazione alla microimprenditorialità

Le funzioni del Comitato nazionale permanente per il microcredito Il Comitato Nazionale Permanente per il Microcredito che opera ormai in Italia da alcuni anni a seguito della sua istituzione avvenuta in occasione dell’anno dedicato dalle Nazioni Unite al microcredito (D.L. 2/2006, convertito con modificazioni, dalla legge.81/2006) può svolgere in questa fase di avvio di molteplici esperienze di microcredito un ruolo centrale di guida e assistenza, come richiamato da ultimo da una direttiva del presidente del Consiglio dei Ministri. Dal 2007 il Comitato ha acquisito personalità giuridica di diritto pubblico (art.2, comma

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Le aziende e le istituzioni presenti nei Paesi in Via di Sviluppo siano ale opportunitĂ  per acquisire competitivitĂ  sui mercati internazionali


P O V E R TA ’ : «E

avesse finito la ben

Al Vertice dei G8 di Gleneagles nel 2005 sono stati promessi cinquanta miliardi di dollari aggiuntivi per lo sviluppo, dei quali venticinque per l'Africa entro il 2010; la cancellazione del debito per diciotto paesi altamente indebitati, 14 africani e 4 dell’America Latina; lo stanziamento dei fondi previsti al Fondo Globale per la lotta all’AIDS e l'accesso universale al trattamento contro l'HIV entro il 2010. Due anni dopo ad Heilingendamm gli otto grandi della terra hanno ribadito l’impegno per la lotta contro le pandemie (AIDS, tubercolosi e malaria) con uno stanziamento di sessanta miliardi di

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dollari entro il 2013, ed è stata confermata la promessa fatta a Gleneagles di aumentare i fondi per l’Africa di 25 miliardi all’anno entro il 2010. A L’Aquila nel 2009 al centro delle discussioni ci sono state crisi economica, nuove regole globali per la finanza, cambiamenti climatici, commercio, sicurezza alimentare e ancora una volta aiuti all’Africa. A Toronto a fine giugno di quest’anno unica novità degna di nota è stata l'iniziativa per la salute materno infantile.Quale valutazione complessiva si può avanzare rispetto a questo processo? Su tutti i fronti si è sempre rimasti lon-


E' come se il G8 n z i n a c i n q ue a n n i f a » di Sergio Marelli Segretario Generale FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario)

tani da quanto richiesto ai maggiori donatori per il raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo del Millennio. Un giudizio dedotto dai numeri e dalle cifre oggi disponibili. Basti pensare al superamento della soglia del miliardo di persone che ancora soffrono la fame, come denunciato dalla stessa FAO nel suo Rapporto annuale 2009; alla mancata definizione dei target di riduzione delle emissioni di CO2; ai tagli progressivamente apportati dell’Italia all’APS – 56% tra 2008 e 2009 e l’ulteriore 39% previsto dalla Finanziaria 2010. Dentro questo quadro di insieme, se di un risultato significativo si può par-

lare, anche se non privo di ombre e di preoccupazioni soprattutto in tema di affidamento della gestione di queste risorse alla Banca Mondiale, è stato quello conseguito con “L’Aquila Food Security Iniziative” che impegna 22 miliardi di dollari in tre anni a sostegno dell’agricoltura sostenibile. L’impatto della crisi economica sull’Africa e la sicurezza alimentare sono stati i temi principali della terza e ultima giornata di lavori del summit aquilano, con una prima sessione sull'Africa e le conseguenze della recessione globale su questo continente, e la sessione successiva dedicata al tema della sicurezza alimentare sempre con una speciale attenzione per il continente africano. Sul primo punto, già il secondo giorno dei lavori il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf aveva evidenziato come nel 1998 gli aiuti all’agricoltura superassero il 17% del totale dell’APS, riducendosi nel 2008 alla percentuale del 3,2%. Un’inversione di tendenza che evidenzia abbandono negli ultimi venti anni di un settore strategico per la sopravvivenza e lo sviluppo dei popoli, soprattutto dei paesi più poveri dove l’agricoltura rappresenta la principale attività produttiva e la principale fonte d’occupazione. Quanto al clima, con la Conferenza di Copenaghen di dicembre 2009, la comunità internazionale ha trovato un accordo parziale: quello di contenere entro i 2 gradi centigradi il surriscaldamento del pianeta. Niente intesa, invece, sul taglio generalizzato dei gas serra del 50% entro il 2050 (con l’80% e più a carico degli industrializzati) e altrettanto nessun riferimento a target e scadenze intermedie – come la proposta di una prima tappa entro il 2020 con la quale ridurre del 305 le emissioni – quindi senza possibilità di innescare meccanismi virtuosi di monitoraggio e di verifica del mantenimento degli obiettivi fissati sul lungo periodo. Infine, la mancanza di impegni vincolanti e misurabili anche in termini finanziari a partire dall’assenza di qualunque tipo di riferimento al principio di addizionalità dei fondi per l’adattamento ai programmi di cooperazione internazionale e di sviMicrocred it o

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luppo, con il rischio di confusione e di poca trasparenza per quei paesi che sono lontani dall’obiettivo dello 0.7% del PIL e che potrebbero contabilizzare tali fondi nell’APS diluendo i loro impegni. E questo nonostante le conseguenze dei cambiamenti climatici condannino almeno ottocentomilioni di persone ad una povertà estrema causata dall’innalzamento del livello del mare, dalla siccità, dall’incidenza delle

dalla CIDSE (la rete delle agenzie di sviluppo della Chiesa cattolica in Europa e Nord America della quale FOCSIV è il membro italiano) e da Caritas Internationalis in maniera coordinata in 17 Paesi donatori. Unitamente alle questini sopra accennate, l’agenda dei Vertici internazionali di questo ultimo quinquennio hanno via via dato maggior rilevanza all’individuazione delle soluzioni richieste dall’aggravarsi della crisi

malattie tropicali e da altri fenomeni naturali ovvero a migrare per fuggire da condizioni di non vivibilità. Questo è sinteticamente le problematiche di contesto che sono stati posti al centro della campagna promossa a partire dal 2009 dalla FOCSIV “Target 2015: promuovere la sostenibilità ambientale - Crea un clima di giustizia”. Un’iniziativa sviluppata a livello nazionale ma inserita nel più ampio contesto della campagna Poverty and Climate justice promossa

economico-finanziaria culminata nell’autunno del 2008. Da qui, l’impegno insistente dei leader di G8 e G20 nella definizione di nuove regole e di standard condivisi per la gestione della finanza e l’economia. A L’Aquila i leader hanno dato il via libera a una strategia per sviluppare standard e principi comuni, il cosiddetto Lecce Framework, manifestando così l’impegno a voler lottare contro i paradisi fiscali e l'evasione fiscale per sostenere la ripresa. Ruolo fondamentale

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è stato affidato all'OCSE, l'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico che ha assunto tale incarico iniziando con il pubblicare le black list dei Paesi non adempienti con le norme internazionali in materia di fiscalità e di trasparenza nella gestione dei conti bancari. Tuttavia la lista dei territori cosiddetti “off-shore” stilata dall’OCSE giudicati non collaborativi è stata successivamente quasi svuotata.

Solo per l’Italia, per esempio, la lista - per altro conosciuta dalla Banca d’Italia come dichiarato dal Procuratore antimafia Piero Grasso - ammonterebbe a 400 agenzie di Banche italiane operative in questi buchi neri della finanza internazionale. In conclusione l’Italia è uscita dal G8 del 2009 con impegni che possiamo definire ambiziosi: versare subito i 130 milioni di euro della quota annuale al Fondo Globale per la lotta all’Aids, la tubercolosi e la malaria; ulteriori 30 mi-

lioni per colmare il deficit del Fondo, secondo quanto dichiarato in Conferenza stampa dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Nei successivi tre anni, quindi per il 2010 – 2011 -2012, il nostro Paese si è impegnato a rientrare nella quota prevista dagli impegni per l’APS, ovvero a raddoppiare per due anni di seguito il finanziamento e ad aumentarlo ancora il terzo anno. Per non parlare degli ulteriori impegni per un miliardo e trecentomilioni rispetto all’iniziativa aquilana sulla sicurezza alimentare e agli stanziamenti per l’adattamento ai cambiamenti climatici, stimati per tutti i Paesi in 50 miliardi di dollari l’anno, oltre 2 miliardi per l’Italia. Vertice dopo vertice, insomma, si è tanto parlato e poco concluso. Quello che è emerso nei documenti finali rispetto alle problematiche, ad oggi irrisolte, si può definire veramente deludente. Solo laconiche reiterazioni a mantenere gli impegni assunti a cominciare dal summit di Gleneagles del 2005. E' come se il G8 avesse finito la benzina cinque anni fa. Gleneagles sembra essere l'ultimo atto di una commedia che, se non fosse recitata sulla pelle di un miliardo di persone che soffrono la fame, sarebbe solo un pò grottesca. A Toronto nel 2010, infatti, ancora una volta viene tutto rimandato. All’inizio si pensa al G20 che, ormai come consuetudine, apre i battenti poche ore dopo la chiusura dei lavori del G8. Ma anche per questo importante vertice allargato alle economie emergenti sin dall’inizio le anticipazioni trapelate lasciavano presagire ad un ennesimo nulla di fatto. E così infatti è stato. L'enfasi data al Rapporto sull’accountability, ovvero su quanto sin qui realizzato dai G8 rispetto agli impegni assunti nei vertici precedenti, è stata una ulteriore dimostrazione di come anche le cifre e i dati siano un'opinione. I 6.5 miliardi erogati per L’Aquila Food Security Initiative rispetto ai 22 promessi lo scorso anno così come i 5 miliardi promessi per la Muskoka Initiative in materia di salute materno infantile lasciano l'ambiguità tra quanto realmente si tratti di denari nuovi messi a disposizione o piuttosto di operazioni contabili di riciclaggio di fondi già stanziati e spesi. Per questo come Focsiv (Federazione organismi cristiani di servizio internazionale volontario) sosteniamo la proposta avanzata da Sarkozy affinché per il prossimo G8 del 2011 che si terrà in Francia il rapporto sull'accountability sia redatto dai Paesi beneficiari e non unicamente da quelli donatori, come fatto per il Microcred it o

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G8 canadese. La FOCSIV insieme ai suoi partner locali ha deciso di farsi carico di una vera e propria “operazione verità” che insieme ai Paesi in Via di Sviluppo smascheri i trucchi e le manipolazioni dei dati fatte da chi può spendere per davvero 1 miliardo di dollari per organizzare un summit ma non

SERGIO MARELLI per sfamare milioni di persone. Tutto per far si che i leader rispettino almeno gli impegni presi, ancor più oggi, quando le condizioni dei poveri peggiorano a causa dalle crisi alimentare, climatica, finanziaria ed economica. I pochi progressi compiuti verso il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, tra cui i 150 milioni di persone uscite dalla soglia di povertà, rischiano infatti di essere annullati dagli effetti di queste crisi. Sbaglia chi pensa che i Paesi poveri, sino ad oggi ai margini dei mercati finanziari globali, siano meno colpiti dalle crisi. Le minori rimesse, le più scarse risorse destinate all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo e alla cooperazione internazionale, la battuta di arresto degli investimenti diretti esteri e delle esportazioni, la svalutazione di molte monete nazionali, sono tutti indicatori di una crisi che principalmente colpisce le loro già fragili economie. Oggi, un miliardo di persone soffre la fame; dagli anni Ottanta il numero dei migranti a causa dei mutamenti climatici è passato da una media di 121 milioni di persone a 243 milioni all’anno; nei prossimi cinquanta anni, come stimato da osservatori e Agenzie delle Nazioni Unite, da 250 milioni ad un mi-

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liardo di persone potrebbero essere costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici. È ormai chiaro il forte legame tra povertà, cambiamenti climatici, immigrazione, guerra per l’accaparramento delle risorse. La crisi economica sommata alle crisi climatica, finanziaria ed alimentare impone misure urgenti per una revisione del nostro modello di sviluppo. Mai come in questo momento è urgente agire, perché ogni ritardo aggrava una situazione già in declino. Oggi è il tempo giusto per scelte forti: il tempo di riconoscere la "mutua dipendenza" e trarne le conseguenze scegliendo il dialogo rispetto all’egemonia, la via della condivisione rispetto a quella della concentrazione di risorse e dei saperi. È possibile oggi chiedere ai responsabili delle Nazioni un cambiamento profondo e coraggioso. L’attuale crisi ci offre una formidabile occasione per crescere insieme – Paesi sviluppati e Paesi in grave difficoltà – verso un mondo più giusto e sostenibile. Mancano forse le risorse per realizzare questi obiettivi? Convinti della infondatezza di un simile dubbio, ribadiamo che ciò che oggi è assente è una volontà politica di utilizzare le risorse disponibili e orientarle agli obiettivi. La comunità internazionale deve agire come in una famiglia di popoli che hanno in comune, pur in diverse forme, la cosiddetta Regola d’oro – «Fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te». Una famiglia permeata di un’intrinseca solidarietà che, oltre a legare i popoli della terra, deve estendersi alle generazioni future, iniziando a porre al nostro modello di consumo delle risorse naturali una misura che tenga conto dei diritti delle generazioni di domani. La globalità della crisi richiede una soluzione globale; nessuno può pensare e programmare di uscirne da solo. Convinti di questo la FOCSIV, in rappresentanza dei 64 Organismi cristiani di servizio internazionale volontario ad essa federati, sentiamo il dovere di ricordare alla politica come il suo fine sia il raggiungimento e la garanzia universale del bene comune, e delle opportunità per una vita dignitosa della persona e di tutte le persone.


Il prezzo della pasta deve SCENDERE

FRUMENTO DURO FINO

Periodo prezzo Mese 1 - giu 2009 231,73 Mese 2 - lug 2009 237,76 Mese 3 - ago 2009 227,48 Mese 4 - set 2009 208,04 Mese 5 - ott 2009 188,99 Mese 6 - nov 2009 182,40 Mese 7 - dic 2009 179,29

Il Codacons - afferma Francesco Tanasi Segretario nazionale dell’Associazione a tutela dei consumatori - fin d’ora è pronto a denunciare eventuali aumenti alle Procure della Repubblica. Se, infatti, le industrie intendessero riposizionare nuovamente il prezzo dei prodotti a base di grano, come la pasta, ad un livello superiore, con la scusa degli incendi in Russia, sfruttando speculazioni sulla materia prima, si tratterebbe di un tentativo di turbare il mercato interno. Per questo l’associazione di consumatori presenterebbe esposti ipotizzando il reato di aggiotaggio (Art. 501 del Cod. Pen.). Peraltro il prezzo della pasta avrebbe dovuto scendere in quest’ultimo anno considerato che la materia prima, il frumento duro fino, è passata da 231,73 euro a tonnellata del giugno 2009 a 164,54 del giugno 2010, scendendo di ben il 29%. Il prezzo della pasta, invece, nonostante il calo dei consumi, è sceso, nello stesso periodo, secondo l’Istat, di appena l’1,2%. Già questo sarebbe motivo sufficiente per una nuova indagine dell’Antitrust.

Mese 8 - gen 2010 170,99 Mese 9 - feb 2010 161,44 Mese 10 - mar 2010 157,33 Mese 11 - apr 2010 157,12 Mese 12 - mag 2010 160,65 Mese 13 - giu 2010 164,54 Prezzi espressi in Euro/tonnellate Fonte: Ismea

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«Maggiore valore ai C ENTRI PROvINCIaLI PER L ’I MPIEgO » Siglato protocollo d’intesa tra il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e l’Upi

I Centri per l’Impiego delle Province come «snodo pubblico» per le politiche attive del lavoro sul territorio e per l’erogazione dei Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi servizi come i voucher sul lavoro accessorio, la certificazione dei contratti, la promozione dell’apprendistato e dei tirocini in impresa. Lo prevede il protocollo d’intesa siglato dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, e il presidente dell’Unione Province d’Italia (Upi), Giuseppe Castiglione che, riconoscendo nei Centri per l’impiego delle Province i luoghi chiave per gli interventi anticrisi messi in campo dal Governo, ne prevede il potenziamento e la valorizzazione, anche attraverso la definizione di standard di qualità in grado di assicurare su tutto il territorio il miglioramento dei servizi per il lavoro e l’impiego. «Il protocollo – informa il dicastero in una nota - considerando strategico l’obiettivo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali volto a contrastare gli effetti della crisi attraverso la promozione e il rafforzamento delle istituzioni del mercato del lavoro, individua nei centri per l'impiego i luoghi indispensabili per avvicinare e rendere accessibili i servizi, gli incentivi e le politiche direttamente ai cittadini e alle imprese. A partire dai voucher sul lavoro accessorio, che saranno erogati dai Centri per l'Impiego». Diverse le azioni previste, dall’accesso ai Cpi alle banche dati amministrative (Inps, Comunicazione obbligatorie, ecc.) all’istituzione di

una cabina di regia per il monitoraggio, la valutazione e la verifica dei servizi per l’impiego provinciale; dalla costituzione degli osservatori provinciali sui fabbisogni di competenze e di figure professionali dei sistemi produttivi locali agli interventi per migliorare la qualità delle politiche attive rivolte alle persone immigrate. Secondo il protocollo, poi i Centri provinciali dovranno attivare punti di informazione per l’autoimpiego e il microcredito destinati ai soggetti percettori di sostegno al reddito o svantaggiati perché non bancabili. «La premessa per tutti le iniziative – spiega la nota – è il miglioramento della qualità dei servizi erogati, anche in riferimento alla legge Brunetta di riforma della pubblica amministrazione. Per questo nascerà l’Osservatorio nazionale sull'inserimento occupazionale dei soggetti che usufruiscono dei servizi erogati dai centri provinciali e sarà individuato un piano di miglioramento che definirà gli obiettivi strategici e le risorse destinate ad accompagnare l’adeguamento il rafforzamento dei servizi, anche con sistemi premianti per i Centri per l’Impiego che dovranno adottare i criteri di valutazione previsti dal decreto Brunetta». L'Upi e il Ministero, inoltre, si impegnano a collaborare per coordinare l’attuazione delle misure di programmazione del Fondo sociale europeo e dei Programmi Operativi nazionali che interessano su base provinciale. Il presidente Upi Giuseppe Castiglione Microcred it o

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Onu: «Rispettare i trattati di pace» La Missione delle Nazioni Unite in Nepal (Unmin) ha espresso preoccupazione riguardo alla notizia che sia l’esercito nazionale che quello Maoista hanno intenzione di iniziare il reclutamento di nuove leve; ciò costituirebbe una violazione del trattato di pace del 2006, che ha messo fine alla decennale guerra civile in corso nel Paese. Secondo quanto affermato dalla Missione in Nepal, tale decisione comporterebbe inoltre la violazione dell’accordo sugli armamenti firmato da entrambe le parti. Unmin è stato creato per supportare il processo di pace in Nepal e tra i suoi compiti annovera il monitoraggio della gestione degli armamenti e del personale armato di entrambi gli eserciti Maoista e nepalese, e inoltre l’assistenza nella supervisione degli accordi sul cessate il fuoco. «Unmin rimane dell’opinione che il reclutamento sia da una parte che dall’altra costituisca una rottura dell’Accordo di Pace Generale e dell’Accordo sul Controllo della Gestione delle Armi e degli Eserciti (Ammaa)» ha dichiarato la Missione. La Missione delle Nazioni Unite in Nepal ha ricordato che l’assunzione di personale, anche per occupare posizioni vacanti, è proibita dall’accordo sulle armi, a meno che non sia concordata tra le parti. Inoltre, ogni assunzione deve essere vagliata dal Comitato Congiunto di Coordinamento di Monitoraggio (Jmcc), organo presieduto da Unmin che comprende membri dell’esercito nepalese e Maoista ed è incaricato del controllo del rispetto dell’Ammaa. Unmin ha inviato una nota al Governo nepalese e al Partito Comunista Unificato del Nepal - Maoista (Ucpn-M), intimandoli a «rispettare gli accordi passati e agire in buona fede».

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“EUBIOSIa”

la formula della s o l i d a r i e t à sostenibile «Ogni morente rappresenta un problema singolo, unico, non ripetibile e non vi sono due persone esattamente eguali neppure al momento della loro morte». Questo afferma il prof. Pannuti, padre della Fondazione Ant Italia Onlus (Istituto delle Scienze Oncologiche, della Solidarietà e del Volontariato) e promotore del Progetto Eubiosia (termine coniato dal professore e che letteralmente significa “Vita con dignità dal primo all’ultimo respiro”). Storicamente la Fondazione nasce

prof. Franco Pannuti

dal tentativo di un Uomo di rispondere al bisogno di un altro uomo: il primo è un medico, un affermato oncologo, il secondo un ammalato di tumore suo congiunto. Una vicenda personale che ha avuto un risvolto stupefacente; da Bologna è nata una realtà che dopo trentuno anni può a ragione considerarsi un case-study. L’Ant si è fatta vicina al Sofferente di tumore fino ad immedesimarsi profondamente nei suoi bisogni, creando “su misura” un ospedale domiciliare all’interno delle mura domestiche, vicino ai propri cari e senza che gli affetti siano costretti a fare la “spola” tra casa ed ospedale (risparmiando così tempo, denaro e preziose energie). Al paziente viene data tutta l’assistenza necessaria sia sotto il profilo ospedaliero (assistenza gratuita 24 ore su 24 di infermieri e medici supportati da farmacisti, fisioterapisti, nutrizionisti e psicologi; medicinali e presidi sanitari garantiti; a domicilio sono praticate le terapie palliative ed oncologiche oltre che trasfusioni, prelievi di sangue ed altri eventualmente necessari), sia sotto il profilo sociale (Servizio Famiglia che provvede a soddisfare molte delle esigenze del Sofferente come ad esempio il recapito al proprio domicilio dei farmaci, il servizio Porta a Porta ovvero il trasporto del malato per le varie visite strumentali non eseguibili a domicilio, l’igiene del sofferente garantita attraverso il bagno dell’allettato e il Servizio letto pulito, il Progetto Famiglia in Emergenza Sociale per far fronte alla crisi economica ed infine la Biblioteca Domiciliare). Tutti questi Servizi sono nati da una Microcred it o

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semplicissima domanda che il prof. Pannuti non si è limitato solo a porre: «chi assiste i sofferenti di tumore adotta spesso una di queste tre strategie: a) poiché il sofferente sta morendo di cancro, decidiamo che è meglio non sottoporlo ad alcun trattamento: tanto non c’è più niente da fare! b) poiché il sofferente ha un cancro decidiamo che sono necessari esami intensivi, anche a costo di provocare disagio: occorre dimostrare al mondo intero che stiamo facendo il possibile, anche se tutto ciò ritarderà di giorni o di settimane i trattamenti utili ed anche se ciò sarà causa di ulteriori sacrifici per noi e per il sofferente; c) poiché il sofferente ha un cancro decidiamo di trattare solo i sintomi, ma niente di più! E se ci “limitassimo” a fare solo (ma per intero e subito) quello di cui il sofferente ha di volta in volta realmente bisogno per la sua Eubiosia?».

Ecco delineato tutto il progetto, l’Eubiosia è “garantire la massima dignità di vita ai pazienti e alle loro famiglie, nonché la possibilità di scegliere di essere assistiti a casa in maniera completamente gratuita” – diritto degli ultimi 100 giorni. È elemento essenziale e costitutivo, vero nerbo di vita della Fondazione, l’attività dei Volontari. Un motto che all’interno della Fondazione è spesso usato recita: «il nostro molto sarebbe niente senza il poco di tanti». Ciò che conta per Ant è la persona e non l’individuo. Se ci fossero margini di dubbio basterebbe pensare a come è nata storicamente la nostra realtà. La benzina della grande macchina Ant è tutta racchiusa in un pensiero, breve e conciso, subito tradotto in azione che ci ha trasmesso il prof. Pannuti: «Credi in quello che fai e fai quello in cui credi».

La parola al prof. Pannuti L’Ant nasce nel 1978 con l’obiettivo di accompagnare il Paziente con cure mediche idonee e proporzionali alla sua condizione clinica non trascurando la possibilità di “curare” il tumore (terapia antiblastica se e quando necessaria e possibile), partecipare attivamente alla ricerca clinica, diffondere la prevenzione erogando visite gratuite, alimentare una costante preparazione professionale dei nostri operatori sanitari, è ciò che avviene quando si decide di trasferire l'assistenza dall'Ospedale al domicilio se si vuol combattere concretamente l’idea dell’eutanasia intesa come morte anticipata. Il 1° maggio 2009 a Bologna città e provincia abbiamo deciso di avviare un'importante iniziativa di sostegno al disagio economico di quelle famiglie che assistono un proprio congiunto Sofferente di tumore. Povertà e malattia sono un binomio impossibile da sostenere, per questo siamo scesi in campo in un momento storico certa-

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mente critico. Il progetto si è potuto realizzare grazie a tutti coloro che hanno donato il 5x1000 alla nostra Fondazione (Codice Fiscale 01229650377). Il nostro Istituto, i 75mila Malati aiutati finora, i 3mila Sofferenti che assistiamo ogni giorno … tutto questo è il frutto della Solidarietà. Il progetto “Famiglie in Emergenza sociale” prevede, innanzitutto, un sostegno di 250 euro al mese per sei mesi alle Famiglie disagiate che stiano assistendo nella loro casa un Sofferente di tumore (le modalità nel dettaglio sono presenti sul nostro sito www.ant.it). Abbiamo iniziato con un progetto pilota riservato agli abitanti della città di Bologna. Ora ampliamo questo progetto di solidarietà per coprire le spese del giorno dopo (fino a 300 euro) e quelle sostenute dai nuclei familiari che hanno il capofamiglia in cassa integrazione o disoccupato anche a: Bari, Ferrara, Firenze, Modena, Pesaro-Urbino, Potenza, Ostia, Napoli e tutti gli Odo


QUANDO “essere al v e r d e ” È UNA R I C C H E Z Z A

L’attenzione alle tematiche ambientali e al risparmio energetico di Intesa Sanpaolo ha avuto l’importante riconoscimento della certificazione UNI EN 16001 rilasciata dall’ente internazionale Dnv (Det Norske Veritas) e finalizzata al miglioramento continuo delle prestazioni energetiche attraverso un modello di gestione sistematica dell’energia, basato in particolare su un monitoraggio efficace dei consumi. Intesa Sanpaolo è la sola banca a figurare tra il piccolo gruppo di imprese italiane che hanno raggiunto questo risultato. Il nuovo sistema certificato si integra al sistema esistente di gestione ambientale, entrambi applicati in 160 siti della banca, a conferma della centralità delle politiche di sostenibilità ambientale e di risparmio ener-

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getico nelle quali il Gruppo bancario è da tempo impegnato. Ridurre i consumi, quindi l’impatto ambientale derivato dalle proprie attività, è il risultato di una razionalizzazione dei diversi processi e servizi aziendali, unita al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici utilizzati (sedi, filiali, uffici, ecc.). Tra le iniziative messe in atto da Intesa Sanpaolo troviamo anche la scelta di utilizzare solamente energia elettrica da fonte idroelettrica, che rappresenta in Italia la fonte di energia rinnovabile prevalente. Allo scopo di ridurre le emissioni inquinanti, in alcuni punti operativi - situati soprattutto nel CentroSud - sono state installate pompe di calore al posto delle caldaie tradizionali. Monitor


Lcd e apparecchi di illuminazione con lampade a basso consumo sono la regola in tutti i locali della Banca. Infine, nel 2009 si è iniziato ad adottare a livello sperimentale la tecnologia di illuminazione a led partendo da tre filiali milanesi. Roberto Gerbo, Energy Manager del gruppo Intesa Sanpaolo e responsabile SGA/SGE, dichiara che la razionalizzazione dei consumi riguarda in maggior parte quelli elettrici. «Dalle nostre analisi – afferma – abbiamo rilevato che oltre l’80% dei consumi energetici della banca sono elettrici e derivano da attrezzature e dispositivi che, in alcuni casi, rimangono operativi ventiquattro ore su ventiquattro (bancomat, sistemi di sicurezza) o fuori dall’orario di lavoro (insegne, ecc.), tanto da incidere sul totale dei consumi elettrici per circa il 40%. Contrariamente a quanto si immagina, il condizionamento dei locali dove sono installati efficienti sistemi di climatizzazione richiede solamente un 35%, mentre l’illuminazione incide per una quota pari a circa il 25%. «Va da sé – conclude Gerbo - che, con questi dati, il nostro obiettivo è di operare prioritariamente su questo 40% di consumi e cercare di ridurlo sia con

La norma UNI EN 16001 per il sistema di gestione dell’energia Lo standard internazionale UNI EN 16001 "Energy management systems - Requirements with guidance for use" definisce i requisiti per un sistema di gestione dell’energia consentendo alle imprese e alle organizzazioni di ogni dimensione di adottare un approccio sistematico e integrato per il miglioramento continuo delle prestazioni energetiche: un miglioramento che si traduce in un uso più efficiente e più sostenibile dell’energia, considerando tutti gli aspetti rilevanti a livello finanziario, tecnico, ambientale e sociale, con molteplici vantaggi come la riduzione dei costi per l’energia e il contenimento delle emissioni di gas serra. Lo standard si basa sulla consolidata metodologia PDCA (Plan, Do, Check, Act) e i suoi requisiti sono coerenti con quelli di altre norme utilizzate per i sistemi di gestione, come l’ISO 9001 (Qualità), ISO 14001 (Ambiente), OHSAS 18001 (Sicurezza e salute sul lavoro).

una migliore gestione delle apparecchiature esistenti, sia con l’adozione di nuove apparecchiature a basso consumo. Sulle tematiche dell’ambiente e del risparmio energetico sensibilizziamo anche il nostro personale. Dopo la distribuzione di un opuscolo che spiega i comportamenti virtuosi da adottare sia in ufficio sia a casa, abbiamo attivato un percorso formativo online per i dipendenti denominato “Ambientiamo”». In sintesi riduzione dei consumi attraverso una maggiore efficienza e l’uso di energia rinnovabile: quando “essere al verde” è una ricchezza. «L’esperienza di un grande Gruppo come Intesa Sanpaolo dimostra come un sistema di gestione conforme alla norma EN 16001 sia lo strumento più efficace per conseguire l’obiettivo strategico, per le singole aziende e per il sistema economico nel suo complesso, di un uso più razionale e di una migliore gestione dell’energia. La certificazione da parte di un ente terzo permette a Intesa Sanpaolo di dare evidenza ai risultati di un progetto e al proprio impegno nei confronti di tutti gli stakeholder», commenta Simona Montinari, Key Customer Manager di Dnv Italia.

Il Gruppo Intesa Sanpaolo Il Gruppo Intesa Sanpaolo è il maggiore gruppo bancario in Italia, con circa 11,2 milioni di clienti e circa 6.000 filiali, e uno dei principali in Europa. Il Gruppo Intesa Sanpaolo è il leader italiano nelle attività finanziarie per famiglie e imprese, in particolare nell’intermediazione bancaria (con una quota del 16% dei prestiti e del 18% dei depositi), nel leasing (17%), nel factoring (26%), nel risparmio gestito (26%), nei fondi pensione (27%) e nella bancassicurazione (27%). Inoltre il Gruppo, con una copertura strategica del territorio tramite le sue controllate locali, si colloca tra i principali gruppi bancari in diversi Paesi dell’Europa centro-orientale e nel bacino del Mediterraneo dove serve 8,5 milioni di clienti attraverso una rete di circa 1.900 filiali.

Det Norske Veritas Dnv (Det Norske Veritas), con sede a Oslo e con una presenza globale in 100 paesi, con 300 sedi e 9000 dipendenti, è uno dei principali organismi di certificazione a livello mondiale, con un fatturato globale che nel 2009 è stato pari a 1.285 milioni di Euro. In Italia, DNV opera dal 1962 ed è presente su tutto il territorio nazionale con 10 sedi operative e 250 dipendenti. È leader nel mercato italiano della certificazione dei Sistemi di Gestione per la Qualità, l’Ambiente, l’Etica e la Sicurezza. Nel 2009, Dnv Italia ha realizzato un fatturato di oltre 44 milioni di Euro. Per maggiori informazioni: www.dnv.it. Microcred it o

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La Rivista del Microcredito e della Microfinanza - giugno 2010