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La rivista del

Microcredito della

mensile - organo del Comitato nazionale italiano permanente per il Microcredito - aprile 2010 anno I n. 2 - Poste Italiane Spa - sped. abbonamento postale - 70% Cbpa Catania

Microfinanza GIORGIO NAPOLITANO

Parola d’ordine FAMIGLIA TREMONTI Il caso Grecia nelle mani dell’Europa

BONANNI Nuovi equilibri per i diritti dei lavoratori

UNIDO L’Ufficio Onu per la promozione hi tech Intervista al direttore Diana Battaggia

GIANFRANCO FINI SVILUPPARE NUOVI INDICI DI BENESSERE SOCIALE


editoriale

FONDO DI GARANZIA

RICETTA PER RIPARTIRE La pesante crisi economica che negli ultimi tempi si è manifestata con i crolli delle borse internazionali e la violenza nelle strade della Grecia, ha costretto ad una resipiscenza sociale e morale, prima che politica, le leadership mondiali. La linea dell’inscindibilità della politica economica dall'etica, che nella tradizione italiana affonda le radici nella dottrina sociale della Chiesa e nelle scelte di un'economia di mercato da sempre portata avanti da uomini come Sturzo e De Gasperi, oggi appare l'unica via percorribile per un superamento dell'empasse e l'apertura di una prospettiva di rinascita dei mercati e dell'occupazione. Il presidente Napolitano, ha sottolineato in occasione del sessantesimo anniversario dell'Europa Unita, come sia necessario che ogni Stato membro cooperi in modo adeguato e solidale con gli altri per condurre tutti al di là dell'ostacolo. La lungimiranza dei nostri padri costituenti Adenauer, Spinelli, Shuman, De Gasperi, Spaak e Monnet, fu quella di realizzare la grande intuizione politica del federalismo tra i popoli europei. Con l'avvento dell'euro, poi, è stata gettata la base per l'unione economica, e oggi dobbiamo fare un ulteriore passo in avanti per realizzare l'Europa politica secondo un principio di sussidiarietà verticale in cui ogni Stato contribuisca allo sviluppo comune cercando un'intesa sui temi sensibili come il nucleare, la ricerca, la formazione e la difesa. Dal canto suo il governo italiano, responsabilmente, sta provvedendo ad emanare atti che possano permettere, da un lato, di tutelare la nostra politica economica e i risparmiatori, e dall'altro pianificare la ripresa futura con un'attenzione particolare alle Pmi, anche attraverso politiche di microcredito e microfinanza. L'oculata guida del governo e, in particolare del ministro Giulio Tremonti, che nei piani economici non ha tralasciato l'importanza di un ritorno all'economia sociale e di mercato, ed un'attenzione particolare per una finanza etica che rimettesse al centro la persona, hanno fatto sì che i sacrifici che gli italiani stanno affrontando in questo periodo rendano forte il Paese. A livello europeo e internazionale manteniamo quella solidità e credibilità necessarie affinché l'Italia possa mantenere un ruolo di primo piano. Le scelte operate dall'Esecutivo, benché appaiano ora come un sacrificio pesante per i cittadini ed i contribuenti, hanno permesso di non toccare i livelli della Grecia e molti economisti che non credevano nelle scelte del ministro Tremonti hanno, a ben ragione, dovuto ricredersi. Nella crisi economica europea l'Italia, dunque, ha ab-

di Mario Baccini presidente del Comitato

bracciato con decisione l'economia sociale e di mercato creando anche un Ente pubblico di levatura internazionale come il Comitato nazionale per il Microcredito. La nostra proposta è quella di adottare il modello di fondo di garanzia, da noi studiato, per combattere le crisi economiche più estreme. Tale modello consente di coinvolgere tutto il sistema bancario europeo, senza disperdere finanziamenti pubblici con prestiti a fondo perduto, realizzando un effetto leva di quattro o cinque volte il fondo per creare nuove microimprese finanziando il lavoro e non i consumi. Un'adeguata politica di controllo e prevenzione contro le frodi finanziarie e tributarie, una lotta all'evasione e l'investimento sui progetti e sulle imprese sono la “ricetta” che può essere garanzia di ripresa per i cittadini italiani. Il Pil, come ricordava Robert Kennedy nel famoso discorso del 1968 Il Parlamento all'Università del Kansas, da solo italiano ha recepito non è il metro per misurare la ricper primo, chezza di un Paese, ma dobbiamo all'interno ammettere che è un indicatore imdella Comunità portante della sua operosità. Europea, Per rivalutare il Pil italiano, anche la necessità in senso qualitativo, non possiamo di dotarsi prescindere dalle esigenze degli di un Ente di Diritto individui e neanche dalle loro capubblico come pacità imprenditoriali che si posil nostro Comitato, sono coniugare perfettamente per fare fronte nello sviluppo della Pmi. Per fare alle nuove esigenze questo lo strumento più vicino alle esigenze di questa nuova classe media che può risollevare le proprie sorti e gli indicatori del Pil, è senza dubbio una politica di progettualità legata al microcredito. Il Parlamento italiano ha recepito per primo, all'interno della Comunità europea, questa necessità, dotandosi di un Ente di Diritto pubblico come il nostro Comitato, per poter far fronte a queste esigenze. Possiamo a ben diritto considerarci i pionieri della nuova corsa all'oro che si basa sulla formazione, sull'informazione e sull'impresa per attivare le basi della politica economica del Terzo millennio che sia fondata sull'accessibilità alle risorse e sulla produzione di beni e servizi fruibili anche al di fuori dei confini nazionali in una logica di mercato comune. Su questi argomenti, voci autorevoli del panorama politico, sociale ed economico nazionale ed internazionale hanno voluto offrire il loro contributo al dibattito sulle pagine di questa rivista.

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COMITATO NAZIONALE ITALIANO

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PERMANENTE PER IL MICROCREDITO on. Mario BACCINI presidente amb. Sergio VENTO vice presidente dott. Riccardo GRAZIANO segretario generale min. Sebastiano SALVATORI vice segretario generale prof. Giovanni PUOTI consigliere di amministrazione prof. Mario LA TORRE consigliere di amministrazione avv. Gianfranco VERZARO consigliere di amministrazione prof. Giulio SPANO consigliere di amministrazione dott. Alessandro CARDENTE consigliere di amministrazione

O M M A R I O

GIULIO TREMONTI L’evoluzione della crisi economica in GreciaI pag 12-15

LA RIVISTA DEL MICROCREDITO E DELLA MICROFINANZA anno I, numero 2 registrazione Tribunale Catania n. 9 R.P. 693/10 R.G. V.G. Direttore Sergio Vento Direttore responsabile Domenico Calabrò mimmocalabro@gmail.com

GIANFRANCO FINI «Ricercare nuovi indici del benessere effettivo» pag 16-19

Comitato nazionale italiano permanente per il microcredito via di Villa Emiliani, 48 Roma tel. (+39) 06 83606132 fax: (+39) 06 83606132 info@microcreditoitalia.org rivista@microcreditoitalia.org

RAFFAELE BONANNI «L’uomo al centro dell’economia sociale» pag 27-29

Il microcredito, strumento per investire nei Paesi in via di sviluppo pag 38-43

FILIPPO SCAMMACCA DEL MURGO Il settore privato per la finanza sociale pag 32-37

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Stampa ETIS2000 Ottava zona industriale - Catania Impaginazione grafica I Press Sala stampa e comunicazione viale XX Settembre 45 Catania

DIANA BATTAGGIA

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Direzione, redazione e amministrazione via Carnazza, 89 Tremestieri Etneo (Catania)

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Spedizione in abbonamento postale Poste italiane Spa - 70% Cbpa Catania Abbonamento sostenitore cento euro c/c 814/239909 Iban: IT97J0513216900814570239909 Banca Nuova Banco Posta n. 3959817 Pubblicità Mediasmart srl via Carnazza, 89 Tremestieri Etneo (Ct) tel. 392 4765209 una pagina: 1.500 euro; seconda e terza di copertina: 2.500 euro; ultima di copertina: 3.000 euro; mezza pagina 1.000 euro


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Finanziare il lavoro

E NON i consumi Presentato a Palazzo Chigi il prodotto editoriale frutto dell’impegno del Comitato nazionale italiano permanente del Microcredito Una rivista nuova, agevole e che dia notizie ai l'economia. Il presidente Silvio Berlusconi e il non addetti ai lavori, ovvero ai possibili fruitori sottosegretario Bonaiuti, hanno fatto pervenire del microcredito e agli enti e istituzioni che non messaggi augurali. sempre hanno le idee chiare sulle nuove oppor- Sinceri apprezzamenti sono stati rivolti sia al tunità di finanziare il lavoro e non di spargere direttore della rivista, Mimmo Calabrò, che al presidente del Comitato nazionale permanente beneficenza. per il Microcredito, on. Mario Baccini, che al seNella sala stampa di Palazzo Chigi, è stata pregretario generale sentata "La rivista avv. Riccardo Gradel microcredito e Numerosi e autorevoli ziano, che con l'indella microfinanza", gli interventi che hanno tero Consiglio di edita dal Comitato arricchito il primo numero, amministrazione nazionale italiano tra i quali: il messaggio dell'Ente, hanno permanente per il di Buzeck, il saluto dato fiducia ad un microcredito, unico di Berlusconi, i contributi giornalista di “lungo organo di informadi Schifani, Fini, don Nozza corso”, da venti anni zione che nella teil cardinale Turkson, Urso, caposervizio della stata può fregiarsi Cantoni, Passera redazione catanese del logo della Presidi "Gazzetta del denza del Consiglio Sud", unico giornalie dell'Alto Patronato permanente del presidente della Repubblica. sta ad avere intervistato i "capi dei capi" di Direttore è il giornalista Domenico Calabrò, gra- 'ndrangheta e Cosa nostra: Giuseppe Piromalli, tificato per le tante autorità presenti: l'intera Luciano Liggio, nonché il trafficante di opere gerarchia della Guardia di Finanza, con il co- d'arte che ha venduto l'elmo e gli scudi dei mandante generale Cosimo D'Arrigo, il coman- Bronzi di Riace. dante in seconda gen. Nino Di Paolo e il capo Dalla sala stampa del Palazzo del Governo itadi Stato Maggiore, gen. Michele Adinolfi; il sot- liano (presente anche l’addetto stampa dell’on. tosegretario alle Infrastrutture Giuseppe Maria Baccini, Emma Evangelista), Calabrò ha illuReina, il presidente di Imprebanca Cesare Pam- strato le linee-guida della rivista ed ha ringrabianchi, il direttore della Caritas diocesana, ziato il presidente del Parlamento Europeo, don Vittorio Nozza, il presidente di “Eur Spa” Jerzy Buzek, il presidente del Senato, Renato Pierluigi Borghini, l'ambasciatore Sergio Vento Schifani, il presidente della Camera, Gianfranco e numerose altre autorità istituzionali e del- Fini, il cardinale Peter Turkson, il vice ministro

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Baccini punta, soprattutto, sullo sviluppo di "fondi di garanzia", a capitale misto, pubblico e privato, collegati a banche, regioni ed enti locali. «Un'operazione "a costo zero", con l'obiettivo ha spiegato - non di finanziare i consumi di assistenzialismo ma di accompagnare le persone a capire l'importanza e la gestione attiva del denaro e gettare così le basi reali per nuovi posto di lavoro». «Si pensi – ha concluso Baccini – che solo sviluppando, per esempio, progetti di box per produrre gelato, si potrebbero creare oltre mille posti di lavoro. Stiamo lavorando con Bankitalia per studiare gli opportuni correttivi e anche per rendere più semplici e chiare le regole della microfinanza».

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Adolfo Urso, che con i loro autorevoli articoli hanno aderito a collaborare alla rivista. Quindi l'on. Baccini ha sottolineato come in Europa, il fabbisogno di microcredito viene stimato, intorno, ai 6 miliardi (circa 700mila prestiti), mentre in Italia, a oggi, le erogazioni per esigenze di "finanza domestica" si fermano ad appena cinquanta milioni. Un "gap" che penalizza, soprattutto, la fascia più povera (più di 7,5 milioni secondo gli ultimi dati Istat) e debole della popolazione, come immigrati, ex detenuti, disoccupati, che, invece, vanno aiutati, soprattutto in questo momento di crisi. Baccini ha anche sottolineato che sono imminenti iniziative e programmi, che porteranno nel giro di pochi anni a disegnare la via italiana della microfinanza.

Graziano, Baccini, Calabrò e Evangelista

EUROPA: “MADE IN”senza inganni L'etichettatura sul Paese d'origine deve essere obbligatoria per evitare che i consumatori siano tratti in inganno da diciture che suggeriscono che la manifattura di un abito è stata eseguita in uno Stato UE. Attualmente, le etichette "Made in" sono volontarie e il loro uso dipende dalla legislazione nazionale. La relazione del Parlamento, preparata da Tine Manders (NL, Alde) è stata approvata con 528 voti a favore, 18 astensioni e 108 contro. Il nuovo regolamento si applicherà non solo ai capi di abbigliamento, ma a tutti i prodotti tessili: tende, divani, tovaglie, e perfino giocattoli se composti da tessuto almeno per l'80%. L'attuale legislazione europea sull'etichettatura consiste esclusivamente nell'armonizzazione dei nomi delle fibre ce ne sono oggi 48 vendute nel mercato unico europeo - e della loro composizione. In origine, il Parlamento doveva esprimersi solo su una proposta tecnica della Commissione, che aveva l'obiettivo di diminuire il tempo necessario per la commercializzazione di nuove fibre. Invece, i deputati ne hanno fatto una proposta politica: rendere l'etichettatura sul Paese d'origine obbligatoria per tutti. La richiesta del marchio d'origine obbligatorio non è nuova da parte dell'Assemblea: una proposta specifica sul "Made in" del 2005, è bloccata al Consiglio da anni. I deputati hanno quindi chiesto alla Commissione di presentare una relazione da qui a due anni e, se necessario, una proposta legislativa ad hoc per imporre le nuove regole. La relazione dovrebbe valutare la possibilità di imporre un'etichettatura obbligatoria e armonizzata a livello europeo anche sulla manutenzione del capo, la taglia, le eventuali sostanze pericolose contenute. Microcred it o

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Il presidente della Repubblica

Giorgio Napolitano su vecchi e nuovi scenari

FAMIGLIA

nucleo della SOCIETÀ e dell’ECONOMIA La famiglia, la sua serenità quotidiana, la possibilità di svilupparsi seguendo un progetto ed un percorso che la rendano sempre più salda, soggetto di questa nostra società che cerca di recuperare valori e certezze. Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in questi anni il tema dell'economia domestica, del sostegno ai bilanci sempre più ansimanti delle famiglie italiane coinvolte nella grande crisi globale, è stato uno dei punti centrali della sua azione politica, quella attraverso cui, da Capo dello Stato, ha sempre cercato di collegare le istituzioni del nostro Paese, il Governo, il Parlamento, ma anche il mondo delle imprese, alle esigenze della base, dei cittadini, di uomini, donne, ragazzi, bambini. In ogni intervento pubblico del Presidente Napolitano non è mai mancato più che un ac-

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cenno alle problematiche economiche delle famiglie italiane. Puntuale quando ha rivolto appelli alle forze politiche affinché operino per il bene comune, oltre ogni divisione e oltre ogni scontro, ma anche quando ha parlato del mondo del lavoro attraversato dalla tempesta della crisi, oppure del pianeta delle donne, tra le prime ad essere colpite dal crollo dell'occupazione, loro che sono sempre più punto di sostegno per intere strutture familiari che, spesso, senza l'apporto del lavoro della donna rischiano il collasso. Sulla crisi economica, su come provare ad uscirne, anche sui passi in avanti che sono stati fatti, il Capo dello Stato è stato nei suoi interventi più recenti, molto preciso, con la consueta analisi lucida e concreta: «In Italia si è pagato alla crisi un prezzo molto alto e ancora si rischia di pagare tantissimo, spe-


cialmente in termini sociali e umani. C'è stata una pesante caduta della produzione e dei consumi lo scorso anno e pian piano ce ne stiamo sollevando; si è confermata, nel frattempo, la vocazione e intraprendenza industriale dell'Italia, ma ci sono state aziende, soprattutto piccole e medie imprese, che hanno subito colpi non lievi; e a rischio anche in questi mesi del 2010, è soprattutto l'occupazione. Si è fatto non poco per salvaguardare il capitale umano, per mantenere al lavoro forze preziose anche nelle aziende in difficoltà, e si è allargata la rete delle misure di protezione e di sostegno; ma hanno pagato, in centinaia di migliaia, i lavoratori a tempo determinato i cui contratti non sono stati rinnovati e le cui tutele sono rimaste deboli o inesistenti; e indubbia è oggi la tendenza a un aumento della disoccupazione, soprattutto di quella giovanile». E qui il Presidente della Repubblica ha spesso insistito su un altro punto cruciale, fondamentale per evitare che la crisi diventi catastrofe, che chi ha meno perda tutto, sprofondando senza possibilità di intravedere per il fu-

«Piuttosto che una spirale di produzione e consumo, la vita economica dovrebbe più giustamente essere considerata come un esercizio di umana responsabilita', intrinsecamente orientata verso la promozione della dignita' della persona, del conseguimento del bene comune e dello sviluppo integrale politico, culturale e spirituale - degli individui, delle famiglie e delle società». Lo ha ricordato Benedetto XVI ai membri della Pontificia accademia delle Scienze sociali, ricevuti in udienza in occasione della loro XVI Sessione plenaria. Ricordando la Caritas in Veritate , il Papa ha ribadito la necessità di «riorganizzare questo cammino guardando a standard obiettivi e globali sulla base dei quali valutare le strutture, le istituzioni e le decisioni concrete che guidano e dirigono la vita economica»

turo margine di recupero. E le parole d'ordine di Giorgio Napolitano in questi mesi sono state sempre le stesse, ripetute, reiterate, ribadite in tutte le occasioni affinché diventassero leitmotiv e imperativi degli sforzi prodotti per uscire dalla crisi: «Dico da tempo: affrontiamo la crisi come grande prova e occasione per aprire al Paese nuove prospettive di sviluppo, facendo i conti con le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo - dalla crisi deve e può uscire un'Italia più giusta. Ebbene, questo è il discorso che resta ancora interamente aperto, questo è l'impegno di fondo che dobbiamo assumere insieme noi italiani. Ma come riuscirvi? Guardando con coraggio alla realtà nei suoi aspetti più critici, ponendo mano a quelle riforme e a quelle scelte che non possono più essere rinviate, e facendoci guidare da grandi valori: solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale». Solidarietà umana, coesione sociale, unità nazionale Per il Capo dello Stato aspetti e valori imprescindibili, proprio per sostenere le categorie che sono più esposte

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ancora oggi al rischio crisi: «Penso alla realtà delle famiglie che hanno avuto maggiori problemi: le coppie con più figli minori, le famiglie con anziani, le famiglie in cui solo una persona è occupata ed è un operaio. Le indagini condotte anche in Parlamento ci dicono che nel confronto internazionale elevato è in Italia il livello della disuguaglianza e della povertà. Le retribuzioni dei lavoratori dipendenti hanno continuato ad essere penalizzate da un'alta pressione fiscale e contributiva; più basso è il reddito delle famiglie in cui ci sono occupati in impieghi "atipici", comunque temporanei. Le condi-

allargare puntualmente l'orizzonte della sua analisi: «La crisi finanziaria ed economica che da un anno stiamo vivendo costituisce la prova inconfutabile che è con un mondo globale che dobbiamo fare i conti, che è un mondo globale quello che si deve governare. Nessun paese e nessun continente può fare da solo. Nessun direttorio di sette o di otto potenze economiche e Stati può assicurare lo sviluppo mondiale, la salvezza e il futuro del mondo. Sono entrati in scena nuovi grandi protagonisti e il loro ruolo va pienamente riconosciuto; e si deve dare voce ai paesi che sono rimasti più indietro sulla via

zioni più critiche si riscontrano nel Mezzogiorno e tra i giovani. Sono queste le questioni che richiedono di essere poste al centro dell'attenzione politica e sociale, e quindi dell'azione pubblica. L'economia italiana deve crescere di più e meglio che negli ultimi quindici anni: ecco il nostro obiettivo fondamentale. E perché cresca in modo più sostenuto l'Italia, deve crescere il Mezzogiorno, molto più fortemente il Mezzogiorno. Solo così, crescendo tutta insieme l'Italia, si può dare una risposta ai giovani che s'interrogano sul loro futuro». Ma il presidente Napolitano, proprio per dare forza al messaggio che ha sempre inviato e per dargli un indirizzo politico, parlando di crisi, di interventi per il microcredito, di sostegno per le piccole imprese, ha anche voluto

dello sviluppo, ai popoli più sfortunati di cui tanta parte vive penosamente nella povertà e nella fame. Sono balzate in primo piano anche in Italia in questi anni, e si pongono al centro delle preoccupazioni comuni del mondo sociale e istituzionale, soprattutto le questioni relative allo stato presente e al futuro dell'occupazione, alla condizione di quanti sono colpiti dalla caduta dell'attività produttiva, e segnatamente della produzione industriale, dalla perdita o dall'incertezza del posto di lavoro, dall'insufficienza dei livelli di protezione sociale, dalla debolezza delle prospettive per i giovani in cerca di lavoro, su cui richiamano l'attenzione anche molte toccanti lettere a me indirizzate. Di qui l'impegno del governo e del Parlamento, così come delle parti sociali,

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per interventi pubblici efficaci su un duplice lavoro persi, anche se la disoccupazione femfronte: quello del superamento della crisi in minile aumenta ed è tra le più alte in Europa, atto e del rilancio dello sviluppo economico, perché sono più numerose le donne che vore quello del rafforzamento delle tutele del rebbero lavorare. Il lavoro femminile, inoltre, reddito per i lavoratori e le famiglie in diffi- continua a subìre condizioni di svantaggio. coltà, in particolare del rafforzamento degli La differenza tra quello che guadagnano uo"ammortizzatori sociali". Inutile dire che a mini e donne si è ristretta sì con il tempo, ma una crisi globale senza precedenti come non annullata. E in Italia non sono poche le quella di cui si è chiamati a fronteggiare tutte 'breadwinner', quelle che 'portano a casa il le manifestazioni e le cause, si può reagire pane', che contribuiscono di più al bilancio solo con uno sforzo straordinario di azione familiare». comune europea e di concertazione mon- Maggiori garanzie, dunque, per il lavoro diale. E questo indipendentemente dalla mi- femminile, per i giovani in cerca di occupasurazione delle zione, per il particolarità che Mezzogiorno presenta una situache resta l'area zione nazionale con maggiori riNon è vero che le donne come la nostra in tardi e pesanti sono le ultime a essere termini di impatto svantaggi: «Le assunte e le prime delle ricadute procondizioni più a essere licenziate, anche duttive e occupacritiche si risconse la disoccupazione zionali della crisi trano nel Sud globale». del Paese e tra i femminile è in aumento Quindi le parole giovani. Sono del Capo dello queste le queStato sulla situastioni che richiezione attuale delle dono di essere donne e il loro sempre complicato rapporto poste al centro dell'attenzione politica e socon il mercato del lavoro, tanto più di questi ciale, e quindi dell'azione pubblica. L'econotempi. Anche se il Presidente Napolitano ha mia italiana deve crescere di più e meglio di recente fornito analisi e dati che in parte che negli ultimi quindici anni: ecco il nostro abbattono alcuni luoghi comuni del passato: obiettivo fondamentale. E perché cresca in «Non è più vero che le donne "sono le ultime modo più sostenuto l'Italia, deve crescere il ad essere assunte e le prime ad essere licen- Mezzogiorno, molto più fortemente il Mezzoziate". Anzi, di fronte alla crisi, l'occupa- giorno. Solo così, crescendo tutta insieme zione femminile sta mostrando maggiore l'Italia, si può dare una risposta ai giovani capacità di resistenza. Ci sono meno posti di che s'interrogano sul loro futuro».

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Secondo l’ultimo rapporto: “Il lavoro che cambia”, iniziativa interistituzionale promossa dal Cnel - in collaborazione con la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica - “la partecipazione delle donne al lavoro è la più bassa dell’Unione Eu ropea, il che è dovuto soprattutto allo scarso tasso di occupazione delle donne poco istruite. Ancora poco diffuso è il part-time, che pure ha contri buito non poco al recente aumento dell’occupazione delle donne meno istruite. Molto frequente è invece l’abbandono del lavoro delle madri (per la difficoltà di conciliare lavoro e cura dei figli). L’occupazione dipendente è cresciuta più di quella indipendente, ove sono crollate le coadiuvanti e aumentate le professioniste e le atipiche. Il gender pay gap (o differenziale retributivo di ge nere) è apparentemente ridotto, ma la reale penalizzazione re tributiva non differisce da quella media europea e dipende in gran parte da un effetto di discriminazione.

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G I U L I O TR E MONTI

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CASO G R E C I A È COSA EUR OPEA Il ministro dell’Economia sull’evoluzione della crisi nella Repubblica Ellenica

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a nostra solidarietà e il nostro sostegno vanno al popolo e al Governo della Grecia, dove la situazione è molto seria. La crisi è stata causata da profondi squilibri economici e finanziari, privati e pubblici, squilibri che si sono accumulati nel tempo per colpevole convenienza ed inerzia. Tali squilibri, alla fine, sono stati amplificati dalla speculazione, minacciando la stabilità tanto del Paese quanto dell'intera area dell'euro. Diciamo che la Grecia sta producendo più democrazia di quella che riesce a consumare. Si è diffusa in Europa l'idea di un certo ritardo sui tempi di reazione della politica, tempi asimmetrici rispetto ai tempi di azione dei mercati. Sul ritardo è stato giustamente detto, dal Presidente di Eurogruppo, che sarebbe sbagliato «guardare con occhio nazionale alle cose europee, invece di guardare alle cose nazionali con occhio euro-

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tende, vale a dire del Patto di stabilità e crescita. Anche questo vuol dire Europa ed è molto importante. L'azione della Grecia è stata ed è necessaria ma non è sufficiente. La reazione o è europea o non è. L'immagine dell'estintore è stata tratta da una conferenza stampa del 17 dicembre 1940, con la quale il Presidente Roosevelt persuade che è nell'interesse degli Stati Uniti d'America aiutare finanziariamente l'Inghilterra. La logica era quella dell'aiuto non a fondo perduto, ma del prestito, e l'opinione pubblica americana, che non avrebbe accettato la lo-

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peo». Dal 2004 la Grecia è sottoposta alle procedure di deficit eccessivo previste dal Patto di stabilità e crescita. I problemi macroeconomici e di finanza pubblica tipici e propri della Grecia erano, dunque, già noti e da tempo. Ma sono poi notevolmente peggiorati tanto sul piano reale e ontologico l'economia si è deteriorata - quanto sul piano gnoseologico perché si è saputo di più e di peggio. Sono emerse impressionanti e prima non rilevate asimmetrie informative. Vi è chi manipola la sua contabilità per moltiplicare la sua ricchezza e vi è chi, all'opposto, manipola la sua contabilità per mascherare la sua povertà. Quanto è successo e sta succedendo era prevedibile e per grandi linee è stato previsto. Sull'asse del tempo, la crisi greca accelera dopo le elezioni politiche del 4 ottobre. Il 19 ottobre il ministro del Tesoro informa che il debito salirà al 120 per cento del prodotto interno lordo. Il 5 novembre il Primo ministro greco annuncia un bilancio di austerità volto a salvare il Paese dal fallimento. Il 10 dicembre il caso Grecia arriva al Consiglio europeo. Da allora è stato un crescendo drammatico di fatti e di dati, economici e politici, propri della Grecia e propri dell'Europa nel suo insieme. I mercati hanno reagito a modo loro. Hanno per lungo tempo tenuto gli spread a livelli minimi, prezzando i rischi in modo non adeguato, poi hanno fortemente reagito, aumentando i differenziali di rendimento e producendo instabilità e volatilità, in un continuo saliscendi che è stato ed è particolarmente negativo per le sue evidenti ricadute in termini di imprevedibilità dei costi di finanziamento. In marzo queste tendenze hanno riguardato non solo la Grecia, ma anche altri Paesi. Instabilità e volatilità si sono così estese al mercato europeo. In questo scenario, è cresciuta la consapevolezza della necessità di un intervento dell'Europa. Il 25 marzo, i Capi di Stato e di Governo dell'area euro hanno concordato in ordine alla necessità di salvaguardia della stabilità sistemica dell'area euro. È essenziale notare che l'obiettivo dell'azione era allora ed è ancora la stabilità dell'euro, perché il problema è dell'area e non solo della Grecia. È importante notare due elementi specifici contenuti nel comunicato emesso dai Capi di Stato e di Governo: forte coordinamento delle politiche economiche e rafforzamento della sorveglianza, inclusa la possibile modifica del quadro legale che ad essa sovrin-

Si è diffusa in Europa l'idea di un certo ritardo sui tempi di reazione della politica. Sul ritardo è stato giustamente detto dal presidente di Eurogruppo, che sarebbe sbagliato «guardare con occhio nazionale alle cose europee, invece di guardare alle cose nazionali con occhio europeo» gica del fondo perduto, ha accettato quella del «lend and lease». Le caratteristiche essenziali del meccanismo deciso il 25 marzo sono tre: l'intervento deve essere richiesto dal Paese che si trova a fronteggiare un insufficiente finanziamento dal mercato; il Paese deve avere un programma credibile di risanamento e sviluppo, verificato dalla Commissione europea, dalla Banca centrale europea e dal Fondo monetario internazionale; i Paesi europei intervengono con prestiti bilaterali, ma in una logica simmetrica e in una meccanica multilaterale, sulla base oggettiva della loro quota nel capitale della Banca centrale europea. L'11 aprile, i Ministri delle finanze dell'area euro si sono riuniti in teleconferenza per rendere operativa la decisione dei Capi di Stato e di Governo del 25 marzo e per esplicitare la loro determinazione a sostenere la Grecia, Microcred it o

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indicando in dettaglio la struttura ipotizzata per il prestito (due voci: un tasso base, più uno spread di 300/400 punti base a seconda della scadenza e una commissione una tantum per i costi operativi pari a circa 50 punti base). Ancora una volta i mercati hanno reagito bene sul momento, ma poi sono riapparse turbolenza e volatilità, soprattutto a seguito di alcune incertezze politiche. In specie la reazione dei mercati è stata più forte che

nelle occasioni precedenti. Nel periodo che va dal 12 aprile al 2 maggio, lo spread della Grecia ha toccato livelli eccezionali e allo stesso modo, seppure su scala con dinamica inferiore, si sono mossi gli spread di altri Paesi. Il 23 aprile la Grecia ha chiesto ufficialmente il sostegno europeo e del Fondo monetario internazionale e si è così avviata la procedura per la definizione del programma greco di risanamento e sviluppo. Mentre erano in corso i negoziati sul programma, i mercati hanno continuato a registrare fortissima turbolenza e volatilità a causa dei timori di con-

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tagio, amplificati da alcune decisioni sul rating. Sulla base dell'accordo sul programma di risanamento e sviluppo, il 2 maggio i Ministri delle finanze dell'area euro hanno deciso di attivare il programmato meccanismo di sostegno alla Grecia. L'elemento di base e presupposto dello strumento di finanziamento è il programma greco di risanamento e sviluppo. Il Fondo monetario, la Commissione europea e la Banca centrale europea hanno accertato e dichiarato che il programma greco è adeguato e credibile. Su questa base, insieme con gli altri Paesi dell'area euro, l'Italia concorda. La Grecia si trova ad affrontare quelle che il Fondo monetario ha correttamente definito come due sfide: risanare le finanze pubbliche e rendere competitiva la sua economia. Il Governo greco ha finora dimostrato eccezionale determinazione e grande capacità di leadership, impegnandosi ad adottare le misure che la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale considerano adeguate per affrontare entrambe le sfide. Dal lato del bilancio pubblico, in aggiunta a quanto già deciso ad inizio anno, sono previste misure correttive addizionali, sul lato della spesa e delle entrate, in misura pari a undici punti di Pil in tre anni, al fine di riportare il rapporto deficit/Pil sotto il tre per cento nel 2014. Dal lato economico strutturale, sono previste misure volte a modernizzare e rendere competitivo il sistema economico greco, con riferimento a stabilità del settore finanziario, mercato del lavoro, imprese statali e lotta alla corruzione. È su questa base che è stato attivato l'intervento finanziario, sostanzialmente mirato a mettere la Grecia temporaneamente fuori dal mercato finanziario e dai suoi rischi, non dovendo il funding della Grecia più essere fatto sul mercato, ma appunto attraverso un nuovo strumento predisposto ad hoc. L'ammontare di tale strumento è di 110 miliardi di euro in tre anni, di cui 80 miliardi messi a disposizione dai Paesi dell'area euro


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e 30 dal Fondo monetario internazionale. Gli 80 miliardi di pertinenza dei Paesi dell'area euro sono costituiti da prestiti bilaterali. Trenta miliardi sono per il primo anno e la prima erogazione è prevista prima del 19 maggio, data nella quale la Grecia deve fronteggiare importanti scadenze sul proprio debito. Il Fondo monetario interviene a sua volta, in misura eccezionale, pari a 32 volte la quota greca nel Fondo, con una procedura di approvazione estremamente accelerata. La nostra quota nel pacchetto di sostegno è il 18,4 per cento del totale europeo, corrispondente alla nostra quota di partecipazione al capitale della Banca centrale europea, pari inizialmente a circa 5,5 miliardi. Il decreto-legge ci consente di intervenire in modo flessibile, con emissioni a medio-lungo termine ed anticipazioni di tesoreria. Trattandosi di un prestito, l'intervento non avrà effetti sul deficit ma sul debito, di cui però si terrà conto nettizzandolo nel quadro del Patto di stabilità. Si avrà un differenziale positivo per l'Italia, tra il tasso applicato alla Grecia e il nostro costo della raccolta. Questo differenziale è previsto per rendere compatibile lo strumento con ipotesi di interpretazioni «costituzionali» europee contrarie ai salvataggi operati dai Paesi europei contrari ai bail out. I rimborsi in quota capitale da parte della Grecia sono destinati al fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato, mentre gli interessi all'entrata dello Stato. Per capire e per concludere, fino ad ora per descrivere l'evoluzione della crisi ho usato l'immagine del videogame: arriva un mostro, lo affronti e mentre ti rilassi ne arriva un altro, ancora più grande. Userò qui un'altra immagine: al termine del suo libro sulla Seconda guerra mondiale, Churchill si chiede se quella sui cui scrive è stata davvero la Seconda guerra mondiale o, invece, il sequitur di un'unica guerra, solo intervallata da un lungo armistizio. Questa non è una seconda crisi che è arrivata. È solo la stessa crisi che è continuata e

si è trasformata, passando dai debiti privati ai debiti pubblici e, così, scalandosi su scala globale. Per capire cosa è successo e sta succedendo in Europa, basta guardare alla carta geopolitica e geoeconomica dell'Europa. In Europa sono rimasti i vecchi confini politici, ma, unificando lo spazio monetario, sono stati rimossi tutti i confini economici. È così che non ci sono più confini tra il bilancio di una banca residente e incorporata in uno Stato e il bilancio della banca controparte residente in un altro Stato. È così che non ci sono più confini, ma travasi tra debiti, deficit e default delle banche e degli Stati. Le colpe passate e i doveri attuali non sono certo uguali, da banca a banca e da Stato a Stato. In particolare, i doveri degli Stati in crisi sono e devono restare assoluti, ma ormai la responsabilità è di tutti. Rimossi ex ante i confini economici, non si possono più far valere ex post i confini politici. Nessuno è immune dai rischi perché passeggero con biglietto di prima classe. L'estensione della crisi è sistemica e la soluzione può essere solo comune e politica. La sovrastruttura politica deve allinearsi alla struttura economica e la semplice somma algebrica dei Governi nazionali più o meno forti non può fare da sola quel nuovo tipo di politica che il tempo presente richiede. Il tempo è strategico e dobbiamo guardare al prossimo decennio, per assorbire la crisi e per organizzare il futuro. Il nostro futuro non è infatti un destino, ma una scelta. È stato scritto, su un giornale inglese, che la Grecia è un Paese in cui l'impensabile diventa inevitabile, senza attesa nel reame dell'improbabile. Crisi in greco vuol dire discontinuità, una discontinuità che può essere positiva, costitutiva e costruttiva dell'Europa. Ci si aspetta che il vertice possa dire che non basta dare una risposta a questa crisi e che dobbiamo saper andare più lontano, imparando la lezione e prendendo tutte le misure necessarie affinché una crisi di questo tipo non si ripeta. Sono queste le basi su cui dobbiamo e possiamo avere fermezza nel presente e fiducia nel futuro.

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di Gianfranco Fini presidente della Camera

“BENESSERE E SVILUPPO”

... NON TUTTO INTORNO AL a tempo s'avverte la necessità di individuare nuovi indicatori statistici che permettano di misurare il benessere effettivo della società oltre i parametri meramente quantitativi offerti dal Pil. Si tratta di una grande sfida per le classi dirigenti europee, certamente culturale. Ma è anche, e direi soprattutto, una rilevante sfida politica. La posta in gioco è di due tipi. Una riguarda la qualità della democrazia. C'è bisogno di mantenere al centro dell'azione politica con maggiore decisione il benessere reale dei cittadini. È scontato rilevare che le cifre sui beni prodotti e i servizi forniti annualmente rappresentano gli indicatori fondamentali per valutare la politica economica dei governi. E tali rimarranno anche nel futuro. È bene anche chiarire - a scanso di equivoci - che quando si afferma che occorre andare oltre il Pil non si intende affatto

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dire che il Prodotto Interno Lordo è diventato uno strumento superato. Senza il Pil, sarebbe impensabile misurare il livello dell'attività economica. È un parametro indispensabile nella politica di bilancio e nell'opera di far quadrare i conti pubblici. uanto sta accadendo in questi giorni sui mercati finanziari e i timori che la crisi scoppiata in Grecia possa estendersi anche ad altri Paesi europei ripropongono la necessità di politiche di bilancio rigorose e di politiche economiche innovative, perché la grave situazione che si è determinata ad Atene è il frutto di pesanti errori e di forti squilibri finanziari ed economici. Ma la crisi e i timori di questi giorni dimostrano anche altre cose. In primo luogo che, a più di un anno e mezzo dal fallimento di importanti istituti di credito americani, non si è ancora instaurato quel si-

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dei cittadini pur non essendo rappresentabili in un grafico. Penso alla speranza di trovare una nuova occupazione se si perde il lavoro, o alla percezione del futuro, o ancora alla qualità dell’istruzione dei figli, alle possibilità di accesso agli strumenti culturali, al grado di autonomia ed emancipazione dei giovani, alla motivazione a progredire professionalmente e socialmente. 'altra posta in gioco evocata dal dibattito intorno ai nuovi indici del benessere sociale attiene al futuro delle nuove generazioni. Tra i compiti primari della politica c'è quello di operare scelte strategiche. Avere di mira il benessere effettivo delle persone significa pensare il futuro in termini di sviluppo sostenibile. Il che significa pensare, già da oggi, a quali possono essere le soluzioni possibili e più razionali per una green economy che assicuri il progresso rispettando l'ambiente. Quali le vie per la differenziazione energetica. Quali i settori industriali a maggiore potenziale dei prossimi decenni. Quali le strategie e tecnologie per favorire la mobilita delle persone e la circolazione delle merci. Quali - ed è un punto che mi sta particolarmente a cuore - gli strumenti per permettere ai giovani di costruire un futuro di opportunità umane e lavorative, che sia all'insegna della libertà in un mercato del lavoro flessibile ma non della precarietà permanente. Tutti questi traguardi non possono essere raggiunti avendo come unico parametro la crescita quantitativa dell'economia, che può talvolta nascondere al suo interno anche forti squilibri sociali. Per la politica, fondamentale è avere di mira anche la crescita qualitativa della società. on è un problema nuovo, ma un tema che percorre da molti anni le società industriali avanzate. Gli stessi economisti che, a partire da Simon Kuznetz, hanno elaborato e applicato i criteri della contabilità nazionale, non si sono mai nascosti le lacune presenti nei sistemi di misurazione. Celebre tra gli studiosi una battuta di Paul Samuelson: «Che succede al Pil quando un professore sposa la sua domestica?». Da un punto di vista politico, il primo a sollevare il problema fu Robert Kennedy più di quarant'anni fa. «Nel 1967 - disse l'allora candidato democratico alla Casa Bianca – il Pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione, della gioia dei loro momenti di svago; non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari; non misura né la nostra arguzia, né il coraggio, né la nostra sag-

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stema di nuove regole internazionali, auspicato a più riprese nei vertici del G20 che si sono svolti lo scorso anno, capaci di impedire le ricorrenti e anche rovinose ondate speculative all’interno dei mercati finanziari. In secondo luogo che il potere oggi concentrato nelle mani delle società di rating, oltre che abnorme e ingiustificato (pensiamo soltanto che Standard & Poor's aveva promosso a pieni voti Lehman Brothers prima del fallimento), si va a configurare come un serio problema democratico, perché le loro "sentenze" possono minare la stabilità degli Stati e ripercuotersi pesantemente sulla vita di milioni di persone. È opportuno che tale questione venga posta al più presto nell'agenda dei governi europei. In tal senso, appare interessante la proposta venuta nelle scorse settimane dalla cancelliera tedesca Angela Merkel, che si è espressa favorevolmente sull'ipotesi della nascita di un'agenzia di rating europea. a, per tornare al tema iniziale, desidero sottolineare che, nella prospettiva degli anni a venire, la politica non può continuare a rafforzarsi con i cittadini solo attraverso le cifre del Prodotto Interno Lordo. Il Pil pro capite non ci indica ad esempio l'effettivo tenore di vita delle persone, il loro grado di mobilità sociale, la loro salute, la qualità dei servizi, la salubrità dell'ambiente, i legami sociali e tutta quella serie di fattori che concorrono a determinare le condizioni di vita

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gezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione: misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta». È sintomatico che il tema sia stato sollevato in un Paese, gli Stati Uniti, che per primo è entrato nel capitalismo maturo. Ciò deve servire a ulteriore riprova del carattere strutturale del problema, soprattutto in considerazione dei costi crescenti rappresentati, per la collettività, dai processi di deterioramento dell'ambiente, sia naturale sia sociale. a necessità di non fermarsi alle cifre è efficacemente rappresentata dall'economista Jean-Paul Fitoussi, che ha partecipato insieme a Joseph Stiglitz, Amartya Sen e altri autorevoli studiosi ai lavori della Commissione istituita dal presidente Sarkozy per stabilire i criteri di nuove possibili misurazioni del benessere sociale: «È vero - si è chiesto lo studioso - che gli ingorghi del traffico a Parigi e in altre città in realtà alzano il Pil? È vero che l'aumento di comportamenti antisociali, e più in generale della violenza, produce lo stesso effetto, a causa dell'aumento di spese pubbliche e private per la sicurezza?». «Bisogna ammettere - afferma sempre Fitoussi - che la risposta a tutte queste domande è sì. È vero che questo genere di eventi determina effettivamente un aumento del Pil. Ma sarebbe ovviamente sbagliato dedurne che faccia crescere anche il benessere della popolazione». Non so come incideranno ad esempio, sul Pil degli Usa, le enormi spese che il governo americano si accinge a sostenere per limitare al massimo gli effetti della marea nera che minaccia Florida, Louisiana, Alabama e il delta del Mississippi. È probabile che qualche azienda ci guadagni. Ma il danno per la collettività americana è enorme. E non solo in termini ambientali, ma anche sociali ed economici. riproporre con forza il tema dei nuovi indici del benessere sociale è stata la crisi economica degli ultimi anni. La crescita vertiginosa della finanza non ha avuto corrispondenze nell'economia reale ed ha nascosto fenomeni preoccupanti come il crescente indebitamento delle famiglie, soprattutto al di là dell'Atlantico. La maggiore propensione al risparmio dei cittadini europei e la solidità del sistema bancario - soprattutto di quello italiano - hanno permesso di limitare i danni. Ma il risveglio è stato brusco per tutti. E a tutti è apparso evidente il processo di erosione dei livelli di vita, non solo delle fasce deboli della società, ma anche dei ceti medi. Per quello che riguarda in particolare l'Italia dobbiamo rilevare che, nel decennio 1998-2008, secondo i dati forniti dall'Ocse, il reddito reale a disposizione delle famiglie è stimato più basso del reddito pro-capite registrato sulla base del Pil. Forse, al reddito delle famiglie, si potrebbe fare ricorso con sempre maggiore frequenza rispetto al passato. E non si tratterebbe di utilizzare un indice nuovo, ma di servirsi di un indicatore giù esistente. obbiamo però riconoscere che la ricerca di nuovi indicatori che possano integrare in modo affidabile e universalmente condiviso le misure del Pil è impresa tutt'altro che semplice. Proprio perché parliamo di indici qualitativi, risulta difficile stabilire criteri incontestabili, al riparo tanto da valutazioni arbitrarie quanto da utilizzazioni strumentali.

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«La competitività passa at e interventi strutturali: da normativo alle infrastruttur e telematiche, dalla produt alla grande questione di r tra Nord e Sud de

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ome ha rilevato il presidente dell'Istat Enrico Giovannini, non è possibile basarsi su una misura singola ma occorrono indicatori diversi. Il Rapporto della Commissione istituita da Sarkozy individua diverse dimensioni umane meritevoli di valutazione: il lavoro, l'ambiente, il benessere materiale, lo stato psicofisico, la partecipazione alla vita sociale, la conoscenza, i rapporti interpersonali. Si tratta di criteri che recepi-

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ttraverso riforme al disboscamento re portuali, viarie ttività del lavoro ridurre il divario el Paese»

scono le indicazioni fornite dall'Ocse su quello che èstato definito il "benessere equo e sostenibile". Può essere sicuramente una base di partenza capace di produrre risultati rilevanti. n ulteriore problema su cui desidero soffermarmi è la necessità di evitare comunque il rischio che la discussione sugli indici qualitativi del benessere sociale e la eventuale messa in discussione del Pil possano fornire alibi ai Paesi con economie mature per nascondere le difficoltà di produrre ricchezza aggiuntiva e di promuovere innovazione a ritmi comparabili a quelli dei Paesi emergenti. È bene essere chiari in proposito: non si produce sviluppo duraturo in presenza di economie stagnanti. Queste considerazioni valgono in particolare per l'Europa. Occorre aggiornare e rendere sempre più competitivo il modello economico continentale al fine di

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permettere ai Paesi dell'UE di sostenere una concorrenza sul mercato globale sempre più agguerrita. È necessario impedire che la difesa, peraltro comprensibile, degli interessi e dei diritti acquisiti si traduca in immobilismo sociale ed economico. Un concetto è essenziale: la difesa ad oltranza di privilegi e nicchie dorate di questa o quella categoria non ha nulla a che vedere con la necessità di promuovere politiche che abbiano di mira l'effettivo benessere sociale dei cittadini. Proprio la gravissima crisi sociale esplosa in Grecia ci ammonisce sui rischi insiti in comportamenti sociali e politici che non tengano conto delle trasformazioni avvenute nell'economia mondiale. on si può e non si deve in alcun modo ignorare che la politica economica di ogni Paese nell'odierna società globale deve essere massimamente equilibrata nelle compatibilità di bilancio quanto altamente innovativa nelle linee strategiche di sviluppo. Indipendentemente dall'abnorme potere di Moody's, Fitch e Standard & Poor's, deve essere a tutti chiara la consapevolezza che il comportamento dei mercati finanziari non è solo causa ma anche effetto della vita economica dei Paesi. Per quanto riguarda I'Italia, la"lezione greca" dovrebbe indurci non solo a proseguire con convinzione nella saggia linea del rigore finanziario, ma anche a incrementare la competitività del sistema Italia attraverso riforme e interventi strutturali: dal disboscamento normativo alle infrastrutture portuali, viarie e telematiche, dalla produttività del lavoro alla grande questione di ridurre il divario tra Nord e Sud del Paese. 'obiettivo di consolidare i meccanismi della crescita economica deve dunque andare di pari passo con quello di permettere alla politica di orientare le proprie scelte sulla base di nuovi indici qualitativi che integrino il Pil. Senza produzione di ricchezza, non può esservi benessere sociale. Crescita e benessere devono essere visti sempre nella prospettiva strategica del futuro. L'economia sarà anche - come è stata definita - la "scienza triste", ma rispettare le sue regole contribuisce notevolmente a renderci, non dico felici (con tutto il rispetto per i padri della Costituzione americana, la felicità umana è impresa troppo grande per la politica), ma almeno, questo sì, più fiduciosi nel futuro.

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QUEL CORAGGIO DI CHIEDERE AIUTO

VITTORIO NOZZA don

direttore

LO SCENARIO Di fronte alla crisi finanziaria internazionale, dal punto di vista dei poveri, sorgono spontanei interrogativi e riflessioni. La prima urgenza è quella di stabilire le regole e soprattutto di monitorarle. Occorre ristabilire un equilibrio che chieda alle banche non una generica responsabilità sociale, ma che diventino anche strumento di accesso al credito per le famiglie e le imprese, così da promuovere un’economia responsabile e sostenibile. Inoltre, non possiamo ignorare che una sorte ancor più pesante incombe sui poveri del Sud e dell’Est del mondo, che molto probabilmente vedranno chiudersi le porte non solo degli aiuti internazionali allo sviluppo, ma anche delle altre misure che permetterebbero di considerare in maniera più credibile, di quello fatto fino ad ora, gli obiettivi di sviluppo del millennio. Una crisi dunque, che sta intaccando ed erodendo il mondo del lavoro con perdita di posti e dislocazione delle imprese.

IN ITALIA: FAMIGLIE A RISCHIO Gli ultimi dati Istat confermano un sempre maggiore incremento di popolazione sulla linea di quasi povertà e un sempre maggiore divario tra ricchi e poveri. Qualunque emergenza (malattia, incidenti d’auto, il sopraggiungere della ‘non autosufficienza’ di un anziano), espone sempre più famiglie al rischio di caduta nella povertà e nella necessità di ricorrere a prestiti. Le famiglie indebitate sono passate, negli ultimi due anni

dal 24,6% al 26%. Infine va detto che povertà e rischio di impoverimento costituiscono anche una remora alla costituzione di nuove famiglie.

NUOVI VOLTI, VECCHI BISOGNI Secondo le ultime rilevazioni i bisogni espressi da parte di chi si rivolge ai centri d’ascolto delle Caritas sono principalmente di tipo economico: 56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri. Seguono i problemi di occupazione: 44% degli italiani e 54,9% degli stranieri. Per questi ultimi sono anche rilevanti i problemi abitativi (21,8%). Le richieste espresse si concentrano soprattutto nella categoria Beni e servizi materiali, sia per gli italiani (46,1%) che soprattutto per gli stranieri (51,3%). Seguono le richieste di Sussidio economico per gli italiani (20,8%) e le richieste di Lavoro per gli stranieri (33,5%). Gli interventi erogati dalle Caritas si riferiscono soprattutto a beni e servizi materiali (in media, 50,6% degli utenti). Inoltre, sono particolarmente colpite dalla crisi le famiglie monoreddito, anche con figli piccoli a carico, che basavano il loro reddito su lavori interinali, stagionali o a tempo determinato, a cui non sono stati riconfermati i contratti; i nuclei familiari con capofamiglia adulto o prossimo alla pensione; le famiglie disgregate (famiglie monoparentali, genitori separati, ecc.); Nel Nord Italia, si tratta di una “povertà inattesa”, che si riflette soprattutto nell’esplosione della Cassa Integrazione, nel mancato rinnovo dei contratti a termine e di lavoro interinale, nella forte crescita dell’iscrizione al collocaMicrocred it o

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mento e alle liste di mobilità, nel calo delle assunzioni. Nel Centro Italia si tratta invece di una “povertà discreta”, sommersa e dignitosa, tuttavia significativa nell’insieme di un territorio che, per diversi aspetti, era già in sofferenza da tempo. Nel Mezzogiorno, la crisi “piove sul bagnato” e non ha fatto altro che aggravare una situazione già compromessa. Nelle famiglie è sempre più forte l’angoscia per il futuro e soprattutto la mancanza di prospettive per i figli, “parcheggiati” nelle scuole e nelle università. Nel Mezzogiorno, l’attuale crisi economico/finanziaria non va confusa con il mancato sviluppo di alcune aree territoriali, che ha origini invece molto più antiche. In alcuni casi, la crisi economico/finanziaria sta rappresentando una sorta di alibi per operazioni strumentali di razionalizzazione e/o speculazione produttiva da parte delle imprese. La crisi è a volte utilizzata strumentalmente, per mascherare evidenti responsabilità politiche, a cui ricondurre con maggiore appropriatezza storica il mancato sviluppo del Meridione.

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mente multidimensionale, e chiama in causa soggetti, responsabilità e diversi livelli: i poveri stessi, la società civile, lo stato, il volontariato, la chiesa. In qualche modo, dalla povertà è possibile uscire, a patto che lo sforzo sia comune: se ne esce tutti insieme. Ai poveri è chiesto di non rassegnarsi a divenire oggetto di assistenzialismo ma anche di uscire allo scoperto, di avere il coraggio di chiedere aiuto e sostegno, di esigere giustizia. Un esodo dalla povertà è possibile a partire da una maturata e precisa volontà di uscita da tale situazione. È perciò fondamentale che i poveri siano coinvolti attivamente, nella definizione del progetto di intervento e lungo le varie tappe del percorso di uscita. Allo Stato è chiesto, da diversi anni, di attuare un Piano nazionale di contrasto alla povertà. Tale importante azione legislativa non è stata mai implementata e nemmeno pianificata. Rispetto a tale attesa, l’attuale orientamento in senso federalistico delle politiche socio-assistenziali sta mutando il panorama legislativo di riferimento: sono le Regioni a rappresentare IMPEGNI PER SOCIETÀ CIVILE E ISTITUZIONI oggi il cuore di un possibile piano di lotta alla povertà. In questo senso, ci attendiamo che i diCome viene ripetutamente ribadito, all’interno ritti di cittadinanza previsti dalla Costituzione del Rapporto ‘Famiglie in salita’, curato da Cari- siano universalmente promossi e che scompatas Italiana e dalla Fondazione Zancan (ed. Il iano le pesanti sperequazioni oggi esistenti tra Mulino, ottobre 2009), un piano efficace contro le varie regioni del Paese. È anche importante che i Comuni promuovano la formazione di operatori capaci e idonei, soprattutto in considerazione delle nuove forme di povertà che coinvolgono persone e famiglie tradizionalmente estranee al mondo dell’assistenza sociale. Ai Comuni si richiede anche la capacità e l’intelligenza di valorizzare e coordinare tutte le risorse umane, strutturali e finanziarie presenti sul proprio territorio. Alla società civile, sono posti due ordini di considerazioni che riguardano il possibile ruolo della Ai poveri è chiesto di non rassegnarsi a divenire oggetto di assistenzialismo ma di avere il coraggio di chiedere aiuto collettività e il ruolo delle espressioni organizzate della solidarietà. la povertà deve assumere alcune precise carat- Un primo gruppo di riflessioni riguarda il ruolo teristiche: affrontare la povertà nella sua com- della collettività, dei cittadini tutti. Non dobplessità, adottare una strategia articolata, biamo dimenticare che il rischio di povertà deve privilegiare i più deboli e la territorialità degli riguardarci tutti. Si evidenzia la crisi di un mointerventi. Il problema della povertà è chiara- dello di sviluppo che non è più in grado di ga-

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rantire nel futuro quanto fin qui si dava per scontato: stili di vita consolidati, modi di vivere e di consumare, stereotipi culturali in base ai quali il “primo mondo” pensava a sé stesso come modello e prototipo. Inoltre, come semplici cittadini, dobbiamo migliorare la nostra capacità di farci carico dei problemi dell’intera comunità in cui viviamo. Già nel 2002, in un precedente Rapporto, avevamo messo in evidenza la presenza di due tipi di cittadini invisibili: un primo tipo è rappresentato da coloro che sono invisibili in quanto vivono ai margini, non considerati dalla società e dalle istituzioni; un secondo tipo di cittadini invisibili è invece costituito da tutti coloro che sono incapaci di assumere nella società un ruolo positivo, di cittadinanza attiva. Non si tratta solamente di assumere un maggiore impegno in senso assistenziale, ma anche di attivarsi per richiamare le istituzioni al preciso dovere di solida. Un secondo gruppo di attese nei riguardi della società civile si riferiscono alle espressioni organizzate della solidarietà: pensiamo alle organizzazioni solidaristiche, religiose e laiche, al volontariato, alle realtà cooperativistiche, in grado di sviluppare preziose azioni di prossimità e auto-mutuo-aiuto. Più che moltiplicare gli interventi, è necessario attivarsi per svolgere azioni di pressione nei confronti delle forze politiche e dei governi, affinché il tema della lotta alla povertà entri sistematicamente nell’agenda politica. Ci si attende inoltre dalla solidarietà organizzata una maggiore capacità di svolgere funzioni di accompagnamento e orientamento. IMPEGNI-INTERVENTI DELLE CHIESE IN ITALIA Accanto ai doverosi interventi da parte delle Istituzioni, delle imprese e della società civile, pos-

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Secondo le ultime rilevazioni i bisogni espressi da parte di chi si rivolge ai centri d’ascolto delle Caritas sono principalmente di tipo economico: 56,8% degli italiani e 48,1% degli stranieri. Seguono i problemi di occupazione: 44% degli italiani e 54,9% degli stranieri. Per questi ultimi sono anche rilevanti i problemi abitativi (21,8%). Gli interventi erogati dalle Caritas si riferiscono soprattutto a beni e servizi materiali

siamo mettere a fuoco alcune piste d’azione per possibili impegni da parte delle Chiese in Italia. Qualcuno potrebbe chiedersi il perché degli interventi delle Chiese locali. Occorre dire che è insito nelle Chiese locali la prossimità e la vicinanza alle famiglie e l’impegno di gesti di solidarietà concreta e diretta, ma anche la possibilità di intraprendere vie nuove capaci di esprimere la prossimità, ma anche la possibilità di combattere le cause strutturali dell’esclusione e della povertà. LE POVERTA’ DI SEMPRE È quasi impossibile raccontare la molteplicità di piccoli, medi e grandi interventi da parte di tutte le diocesi e di tutte le parrocchie. Una molteplicità di interventi che stanno dentro l’ordinarietà e che si realizzano in termini di servizi strutturati - continuativi e servizi-risposte meno organizzate, ma comunque molto importanti, a presa in carico dei bisogni ordinari o delle molteplici emergenze che richiedono risposte immediate. Risposte queste che sono arricchite molto dalla conoscenza, dall’incontro, dalla relazione, dall’ascolto e dai tentativi di far star dentro il tesMicrocred it o

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suto sociale ed ecclesiale le persone che sperimentano povertà ed emarginazione A titolo di esempio ricordiamo che dal 2000 al 2008, anche grazie ai fondi derivanti dall’8 per mille, le Caritas diocesane hanno realizzato oltre 1200 progetti a livello di Chiese locali, di cui centosessantaquattro tuttora in corso di realizzazione, nell’ambito del disturbo mentale, dell’emarginazione giovanile, dell’accoglienza ai rifugiati, contro la tratta degli esseri umani, a sostegno delle persone senza dimora che si trovano in difficoltà e di quanti in genere vivono situazioni di bisogno.

• Nel periodo 2001-2008, Caritas Italiana ha accompagnato la realizzazione di oltre 830 progetti relativi a vari ambiti di bisogno, in riferimento a oltre 180 Caritas diocesane; • oltre 65 milioni di euro sono stati destinati a queste progettualità, che hanno previsto una partecipazione economica diretta delle Diocesi pari a circa 45 milioni di euro; • dal 2003 ad oggi, la Caritas Italiana ha contribuito alla realizzazione di: • 90 progetti a livello diocesano (per quasi otto milioni di euro) che prevedono azioni dirette sulle

LE FAMIGLIE A livello di Diocesi si è data vita a iniziative di accoglienza e ad attività che puntano a favorire l’integrazione sociale, l’accompagnamento, il Allo Stato è chiesto reinserimento lavorada diversi anni, di attuare tivo di persone che viun Piano nazionale vono in situazioni di di contrasto alla povertà, disagio sociale. Un ma nessuno aiuto concreto è stato lo ha mai programmato dato a minori, anziani e disabili che vivono da soli in casa, così come alle persone che hanno subito maltrattamenti. Tra i progetti occorre aggiungere quelli di sostegno al reddito, di microcredito, di consumo responsabile, ma anche di sensibilizzazione su temi come il diritto alla vita, l’affido e l’adozione. Inoltre attività a sostegno di quanti in famiglia hanno detenuti oppure ex detenuti, sono migranti, hanno subito violenze tra le mura di casa o sostengono donne vittime di abusi; azioni di primo ascolto, orientamento e accoglienza attraverso l’attività dei centri di ascolto parrocchiali e diocesani, dei consultori e dei servizi di orientamento, in cui è in crescita la presenza di famiglie non solo straniere. PROGETTI 8xMILLE Uno specifico ambito di attività della Caritas è caratterizzato dai cosiddetti progetti “8xmille”. È dal 2001 che la Caritas Italiana, su mandato della Cei, accompagna la realizzazione di progetti diocesani rivolti alle fasce deboli della popolazione, grazie ad una quota dei fondi 8xmille destinati agli interventi caritativi a livello nazionale.

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famiglie, anche coinvolgendole come protagoniste; • 350 progetti (per oltre 26 milioni di euro) che lavorano su ambiti trasversali alla povertà economica, ed intercettano le molteplici problematiche legate alla solidarietà familiare (famiglie con detenuti ed ex detenuti, famiglie migranti, violenze nell’ambito familiare, donne vittime di abusi); • oltre 230 progetti (per circa cinque milioni e mezzo di euro) che prevedono azioni di primo ascolto, orientamento ed accoglienza destinati anche alle famiglie (centri di ascolto parrocchiali e diocesani, consultori, servizi di orientamento); • Caritas Italiana ha inoltre sostenuto progetti per circa tre milioni di euro, destinati al sostegno delle reti dei Centri di Ascolto diocesani ed al sostegno alle reti regionali, attraverso l’elabora-


PRIORITA’ PER LE CARITAS DIOCESANE Per le Caritas lo sforzo in particolare sarà di valutare e rilanciare la qualità degli strumenti pastorali Caritas per l’animazione. Centri di Ascolto, Osservatori delle povertà e delle risorse e Labo-

cassa integrazione, per chi lavora a settimane alterne, per chi è precario e alterna a tempi di lavoro tempi di disoccupazione; credito gratuito alle famiglie, che possono contare sulla possibilità di un rimborso: credito diretto o credito indiretto tramite banca con rimborso di interessi; aiuto all’affitto, per chi perde lavoro o è in cassa integrazione, di concerto con gli aiuti che già le regioni elargiscono; forme di sostegno alle spese scolastiche per chi ha il padre o la madre che perde il lavoro per la continuità di studio dei figli; sostegno alle cooperative di tipo B (di lavoro) degli enti della Consulta ecclesiale e di federsolidarietà, che danno lavoro soprattutto ai soggetti più deboli; sostegno al mondo artigianale e del commercio; sostegno alle forme di sostentamento finanziario eticamente valide, sia per il loro valore ai fini dello sviluppo di un’economia diversa che per la loro minore esposizione rispetto alla crisi in atto.

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zione di trenta Dossier regionali sulle povertà, in quattordici Regioni ecclesiastiche; • progetti per oltre undici milioni di euro hanno sostenuto infine attenzioni specifiche verso i migranti, i giovani, le periferie delle principali città.

COSA IMPARARE

ratori per la promozione e l’accompagnamento delle Caritas parrocchiali permettono alle Caritas diocesane di crescere e far crescere nella capacità di stare con i poveri, comprendere la realtà e operare scelte di giustizia e prossimità. ALCUNE PROPOSTE CONCRETE Lungo questi sentieri continueranno a fiorire e svilupparsi interventi concreti, realizzabili attraverso Fondi Straordinari in ogni Diocesi - alimentati da offerte dei fedeli, oltre che da altre risorse (CEI 8xmille, …) - forme di sostegno a famiglie in difficoltà da parte di famiglie con più risorse, rilancio di esperienze di risparmio destinate al fondo. In particolare si potranno avviare interventi di Integrazione al reddito delle famiglie: per chi è in

Le crisi sono anche occasione di riflessione e di verifica e possono generare nuove opportunità. Ci investono mentre viviamo in una fase storica ambivalente. Cresce l’attesa di vita, ma aumentano anche le emissioni di anidride carbonica e il surriscaldamento. Cresce l’alfabetizzazione, ma aumentano anche la corruzione e il distacco dalla politica. Cresce l’uso di internet, ma aumenta anche la disoccupazione e la precarietà. «Siamo disposti a fare insieme una revisione profonda del modello di sviluppo dominante, per correggerlo in modo concertato e illuminante?». A partire da questa situazione di crisi globale occorre capire sempre meglio alcune cose: • Il mercato ha i suoi ambiti di applicazione, e non tutto si presta ad essere comprato e venduto. La sanità, la scuola, la giustizia, l’assistenza, la politica non sono adatte ad essere contabilizzate nei bilanci aziendali. • Si è molto insistito sul tema dell’aziendalizzazione sia nel campo dei servizi e sia nel campo dei beni essenziali, occorre ricordare che questo processo non può essere un feticcio perché rischia di mettere le famiglie in condizione di non poter sostenere le spese per i beni essenziali, senza qualche tipo di ammortizzatore. • La prosperità economica è un bene parziale e non coincide con il benessere fisico, psicologico, sociale e spirituale. Non corrisponde alla salute globale, che assomiglia molto alla felicità. La politica non può accontentarsi dell’aumento del Prodotto interno lordo, ma deve tendere a un bene più globale coadiuvata anche da scuole, servizi sanitari e sociali di ottima qualità. Microcred it o

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di Raffaele

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Promozione umana una ricchezza mondiale

Bonanni

segretario nazionale Cisl

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onostante qualche timido segnale di diale in termini assoluti, ma sono aumentate ripresa, siamo ancora nel pieno della le disparità. Eppure, il primo capitale da salpiù grave crisi economica che si ri- vaguardare e valorizzare è proprio l’uomo, cordi. Un evento prodotto ed alimentato da la persona, nella sua integrità. L’uomo è l’auuna finanza senza controllo e senza regole tore, il centro ed il fine di tutta la economia che ha prodotto diseguaglianze sociali, po- sociale. Lo sviluppo autentico è quello cavertà e disoccupazione in tutto il mondo. Tut- pace di promuovere ogni uomo. Negli ultimi tavia possiamo e anni, anche per efdobbiamo ritrofetto di una sorta di Il primo capitale vare un nuovo pensiero unico strida salvaguardare equilibrio su basi sciante (suggerito da e valorizzare è proprio alternative a poteri forti quanto irl’uomo, la persona, quelle del pasresponsabili) abnella sua integrità. sato. La crisi ci obbiamo distrutto la L’uomo è l’autore, bliga infatti a voglia di progettare, il centro e il fine riprogettare il nodi fare, di usare la stro cammino, a mente ed il lavoro di tutta darci nuove reper creare qualcosa l’economia sociale gole e trovare di davvero utile. Il nuove forme di imdeclino della società pegno. A puntare “sulle esperienze positive moderna nasce anche da questa evidente e a rigettare quelle negative”, come ha scritto patologia. Non è solo scaturito dal deterioBenedetto XVI nella sua ultima Enciclica. rarsi del quadro economico. È prioritario, Non è sufficiente progredire solo da un punto dunque, tornare ad uno sviluppo basato sulla di vista economico e tecnologico. produzione, su ciò che ogni popolo può dare C’è un nesso fondamentale fra lo sviluppo di meglio, frutto della propria intelligenza, dei popoli e il tema della promozione più che di un apparato di mercato etero diumana. In tanti paesi del mondo non ven- retto. Governi, imprese, lavoratori devono atgono rispettati i diritti umani dei lavoratori, tivarsi concretamente per produrre beni e gli aiuti internazionali vengono distolti dalle servizi innovativi, ecosostenibili, al riparo loro finalità. È cresciuta la ricchezza mon- dalla speculazione finanziaria, ricchezze ac-

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cessibili a tutti gli uomini, al di là delle distinzioni geografiche. Ma il punto cruciale è la riforma del sistema finanziario che deve essere rivisto in funzione di una crescita orientata al benessere sociale e non più all'arricchimento di pochi. La crisi non è stata la conseguenza della globalizzazione e tanto meno si cura con politiche protezionistiche. Dalla crisi si esce ancora con la globalizzazione, governata però dalla politica e da regole trasparenti ed efficaci, al livello mondiale, in grado di globalizzare con finanza ed economia democrazia e giustizia. Per la Cisl è decisivo per

difficoltà, dei deboli e degli emarginati. Sono concetti universali, cari alla storia ed al ruolo di una organizzazione sindacale come la Cisl, che ha sempre messo al centro della sua attività i valori della solidarietà, della eguaglianza, della partecipazione dei lavoratori al bene comune. Senza partecipazione non c’è democrazia. Uno dei rischi è che l’impresa risponda quasi esclusivamente a chi in essa investa e finisca così per ridurre la sua valenza sociale. Non possiamo lasciare tutte le decisioni ai manager ed agli azionisti di riferimento. Come ricordava anche Giovanni Paolo II, ”investire ha sempre un significato morale, oltre che econo-

sa famiglia malati invalidi bambini anzia territorio missione politica dialogo sinergi chezza lavoratori diritti disoccupazione casa famiglia malati invalidi bambini an

restituire fiducia, un sistema regolativo e istituzionale, fortemente integrato ai livelli nazionale, europeo ed internazionale. Deve affermarsi il primato della politica per un mercato regolato, anche rispetto ai prodotti della finanza creativa, alle agenzie di rating, allo stesso trattamento spropositato dei manager, perfino quando portano le aziende al fallimento. Un grande passo avanti è la messa al bando dei paradisi fiscali. Questa è la riforma su cui tutti i governi devono saper convergere. È necessario cambiare il sistema capitalistico per un’economia civile e solidale che venga incontro alle esigenze di quanti sono in

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mico”. Ed a tal proposito ha scritto il suo successore, Benedetto XVI: “La gestione dell’impresa non può tenere conto degli interessi dei soli proprietari della stessa, ma deve anche farsi carico di tutte le altre categorie di soggetti che contribuiscono alla vita dell’impresa”. Un passo ulteriore avanti. Dunque, bisogna riconoscere ai lavoratori un eguale protagonismo nelle scelte generali e particolari, in uno spirito di co-responsabilizzazione. Non solo puntando ad individuare adeguate procedure di decisione sui processi produttivi o sui servizi, ma garantendo la partecipazione dei lavoratori al capitale di rischio attraverso l’azionariato in forma collettiva. Con il modello partecipativo si registrerà un’efficace e solidale convergenza di interessi tra lavoratori ed imprenditori nel governo dell’impresa e negli indirizzi di riforma. Ci sarà una maggiore interazione tra dipendenti e datori di lavoro per migliorare la qualità dei prodotti e dei servizi. Ma occorre costruire anche un nuovo welfare attivo. Oggi le povertà sono aumentate in tutto il pianeta. Ed anche nel nostro paese le distanze tra ricchi e poveri si sono allungate


perché, di fatto, lasciano il lavoratore nel proprio posto di lavoro, attraverso l’attivazione di corsi di riqualificazione ed una redistribuzione dell’orario e del salario. Il rischio da combattere oggi è la solitudine, il senso di frustrazione. Non bisogna lasciare mai da soli i lavoratori. Le forme di lotta vanno sempre guidate dal sindacato, perché il sindacato fa sintesi. Da soli non si va da nessuna parte. Per questo oggi è necessario sviluppare e realizzare politiche sociali adeguate. Lo stesso sistema fiscale, anche nei territori, deve essere ricalibrato sul nucleo familiare e

il saluto

ancora di più, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno. La povertà si deve ridurre attraverso politiche sociali adeguate, a partire da una fitta rete di ammortizzatori e di servizi sul territorio che vengano realmente incontro alle esigenze dei lavoratori e dei più bisognosi. Bisogna sostenere le migliaia di famiglie italiane che hanno una persona anziana o disabile di cui occuparsi. Si devono istituire assegni di assistenza specifici per la cura del familiare disabile o dell’anziano non autosufficiente. Si possono agevolare ancora di più il lavoro a tempo ridotto, in particolare i parttime lunghi, attraverso la fiscalizzazione

ani sicurezza ricchezza lavoratori diritti disoccupazione povertà consumi ie collettività casa famiglia malati invalidi bambini anziani sicurezza ricpovertà consumi territorio missione politica dialogo sinergie collettività nziani sicurezza ricchezza lavoratori diritti dialogo produttività famiglia degli oneri, per aiutare le madri lavoratrici. Ri-orientare l’economia al bene comune deve essere la missione ed il ruolo di tutte le istituzioni civili, politiche e sociali che convivono oggi in un mondo globalizzato. Per questo ci vuole l’impegno di tutti ed uno scatto d’orgoglio collettivo. Bisogna ripartire dalla concertazione. Ed ha ragione il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano quando invoca, purtroppo inascoltato, un maggiore dialogo tra le forze politiche e ancor di più tra le istituzioni. È uno spettacolo desolante quello offerto dalla politica in questa fase. Troppi litigi, piazze rumoreggianti, demagogia, populismo. I problemi economici e sociali che abbiamo di fronte richiedono una larga condivisione e per questo servono soluzioni di responsabilità da parte di tutti, governo, opposizione, regioni, parti sociali, banche. Essere disoccupati o dipendere dai sussidi pubblici, rappresenta una grave perdita di libertà e di creatività, con forti sofferenze sul piano psicologico e morale. Per questo la Cisl, ha sempre cercato di stimolare, durante questa crisi, l’incentivazione di strumenti come i “contratti di solidarietà” che sono alternativi alla cassa integrazione

sulla tassazione dei consumi reali. Ci sono troppi livelli di tassazione, addizionali su addizionali, balzelli regionali e locali. Lo abbiamo detto chiaro al Governo: la prima riforma istituzionale da fare è quella fiscale. Non vogliamo più piccoli ritocchi o elemosine. Non serve a niente, come fanno altri sindacati, scioperare o alzare le asticelle. Per fare una vera riforma fiscale ci vuole la massima coesione e il consenso di tutti. Bisogna unire e non dividere su questo importante obiettivo le forze politiche e quelle sociali. La nostra linea della Cisl rimane quella negoziale. Lo stiamo facendo ogni giorno cercando di rinnovare, con le nuove regole, tutti i contratti di lavoro, pur in un quadro economico difficile. La Cisl si batterà sempre per mantenere inalterati ed estendere ancora di più i diritti dei lavoratori con la contrattazione, la bilateralità, l’autonomia dalle scelte dei partiti. Questo è il nostro passato, presente e futuro. Una straordinaria esperienza sindacale ed un protagonismo nella società italiana che a distanza di sessant’anni di lotte e di conquiste, è oggi sempre più fondamentale per la democrazia ed il progresso civile ed economico del nostro Paese. Microcred it o

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Concorsi pubblici

B R U N E T TA V INCA IL MIGLIORE Il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta

Siglata una partnership con la Sda Bocconi per migliorare l’accesso alla PA a Bocconi mette la sua esperienza in formazione e ricerca a servizio del processo di modernizzazione della Pubblica amministrazione portato avanti da Renato Brunetta, siglando un accordo di collaborazione con il ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione per cooperare nell’introdurre metodi e strumenti innovativi in materia di selezione e reclutamento del personale della Pa. Le best practice individuate saranno elaborate in uno specifico modello denominato ‘Vinca il migliore’. L’accordo è stato stipulato tra Sda Bocconi, ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione e FormezItalia, organismo in

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house del Dipartimento della funzione pubblica, e sottoscritto da Renato Brunetta, il consigliere delegato della Bocconi Bruno Pavesi e il presidente di FormezItalia Secondo Amalfitano. In particolare, l’accordo annuale prevede che Sda Bocconi lavori sull’analisi e studio comparato delle migliori best practice internazionali nel campo della selezione del personale pubblico così che il ministro possa elaborare il progetto ‘Vinca il migliore’. Si lavorerà, inoltre, sulla progettazione ed erogazione di attività formative e di aggiornamento per la selezione, formazione e valutazione del personale; sulla progettazione di attività di sen-


sibilizzazione e aggiornamento sulla Riforma Brunetta con specifico riferimento all’impatto che può avere sul reclutamento, la valutazione delle performance e le politiche di incentivazione. L’Università Bocconi ha anche siglato un accordo con la Scuola Superiore di Pubblica Amministrazione (Sspa) che prevede un rapporto di collaborazione triennale per promuovere attività di ricerca e formazione e di affiancamento delle amministrazioni per l’attuazione di progetti di cambiamento. La collaborazione si focalizzerà, tra l’altro, sulla riqualificazione dei ruoli e delle competenze dei dirigenti nel settore pubblico, sulla misurazione e valutazione della performance delle amministrazioni pubbliche e sulla gestione delle risorse umane. Nel campo del management pubblico la Bocconi possiede un consolidato bagaglio di esperienza in formazione e ricerca che vede, tra l’altro, un Dipartimento in analisi istituzionale e management pubblico, l’erogazione di un Corso di laurea specialistica in Economia

delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni internazionali e di diversi Master (tra cui il Master of public management, Master in health care policy and management, Master in management della sanità), l’attivazione di specifici osservatori e la partecipazione nei principali network internazionali. Con l'intesa raggiunta, le parti si sono impegnate ad interagire nell'analisi e nello studio comparato dei casi di eccellenza riscontrabili a livello internazionale nel campo della selezione del personale pubblico, per l'individuazione di specifici standard di qualità da mettere a confronto con quelli italiani. Un ruolo prioritario sarà riservato alla progettazione e all'erogazione di attività formative e di interventi di aggiornamento, con specifico riferimento all'impatto che il decreto legislativo n. 150/2009 può avere sul reclutamento, le progressioni di carriera, la valutazione delle performance e le politiche di incentivazione del personale.

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Il settore privato per l’economia S O L I D A L E

di Filippo Scammacca del Murgo Ministro Plenipotenziario e Capo ufficio Finanziario Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo – Ministero Affari Esteri

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el corso dell’attuale decade la Cooperazione allo Sviluppo ha maturato una visione equilibrata sul ruolo del settore privato e di quello dello Stato in una dinamica di sviluppo sostenibile. Ciò le permette oggi di offrire un sostegno più efficace, di proporre prodotti innovativi e di sintonizzare la sua azione con soggetti privati, tra i quali quelli che fanno parte della famiglia della finanza solidale, in condizioni di contribuire con ruoli e prospettive diverse alla lotta contro la povertà e contro l’esclusione e per favorire il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni dei Paesi beneficiari dell’aiuto.

Lo Stato, il privato e lo sviluppo L’aiuto pubblico allo sviluppo ha tardato a riconoscere un ruolo specifico del settore privato e dei soggetti privati ai fini di una crescita inclusiva e di uno sviluppo umano sostenibile in Africa, America Latina e in Asia. Nei primordi della Cooperazione allo Sviluppo è prevalsa un’impostazione di ispirazione keynesiana accentuatamente statalista ed intergovernativa, che corrispondeva del

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resto alla scelta dirigista, condivisa da molti dei governi dei Paesi acceduti all’indipendenza nel corso degli anni Cinquanta-Sessanta. Anche la Banca Mondiale negli anni in cui iniziava ad occuparsi dello sviluppo in Africa, Asia e in America Latina, ha creduto a modelli che prevedevano una forte ingerenza dello Stato nell’economia, elaborando anche equazioni sul “mix” ideale di capitale e di altri fattori della produzione per permettere ad un singolo Paese di accedere allo sviluppo. L’opzione statalista è stata sostanzialmente mantenuta fino a quando, a partire dalla fine degli anni Settanta, è divenuto palese il fallimento delle esperienze di socialismo reale e, nei Paesi in via di sviluppo (Pvs) ha iniziato a manifestarsi il problema sempre più grave del debito, sintomatico di una gestione quasi sempre disastrosa e causa di maggiore sottosviluppo. Sullo scorcio degli anni Ottanta, la rivalutazione del settore privato, portata avanti dalle prevalenti concezioni neomonetariste, ha spinto in favore di un modello contrapposto basato su una visione ispirata alla liberaliz-


zazione economica. Il ritiro dello Stato, l’allentamento delle regolamentazioni e dei controlli va di pari passo con l’affermazione del mercato e della competizione, ritenuta quest’ultima capace di stimolare, attraverso un processo di selezione darwiniana, un più efficiente utilizzo dei fattori della produzione e dell’innovazione e quindi di generare un maggior benessere complessivo. Per i Pvs tale inversione di tendenza ha assunto l’aspetto emblematico del “Washington consensus” espressione di una condizionalità, in termini di risanamento pubblico e di forte apertura economica, alla quale in quegli anni Fmi e Banca Mondiale hanno spesso subordinato l’assistenza. Ma tale impostazione è rimasta ancorata all’illusione che anche nel Sud del mondo sarebbe bastato puntare sulla deregolamentazione e sull’apertura del sistema economico per innescare una dinamica di investimenti diretti e di crescita. I limiti di questa impostazione sono parsi evidenti in seguito alla crisi di fine anni Novanta che ha colpito spesso proprio i Paesi che in Asia e in America Latina avevano maggiormente accettato un ritiro dello Stato ed una avanzata apertura economica. Inoltre è andato accentuandosi un forte differenziale negativo di sviluppo nella regione africana, dove i capitali hanno teso a concentrarsi nei soli settori ad alto ritorno, come quello estrattivo. È solo verso la fine dello scorso millennio che è stata maturata una visione più articolata sul ruolo del settore privato, sulle condizioni della governance e sulle responsabilità specifiche che incombono sullo Stato, ovviamente attraverso istituzioni flessibili, trasparenti ed efficaci. Tale ruolo è stato codificato dall’ottavo degli obiettivi della dichiarazione del Millennio, ma ha trovato una completa illustrazione nella conferenza delle Nazioni

Unite di Monterrey (2004) sul “finanziamento dello sviluppo“ e in quella sui seguiti di Doha (2008), che dedicano uno spazio centrale non solo al ruolo dei capitali privati, ma anche alla responsabilità, non delegabile, dei governi beneficiari dell’aiuto di creare le condizioni per gli investimenti, attraverso politiche adeguate di governance economica interna, compresa la salute e la formazione e altre iniziative di sviluppo sostenibile, nonché di quella dei donatori che sono invitati ad assistere la “ownership” dei governi locali in tale settore. Il modello di una “economia mista” ha contraddistinto in genere l’esperienza delle economie emergenti, di quei Paesi cioè che sono in via di affrancamento dal sottosviluppo. Quello che accomuna l’esperienza cinese, indiana, brasiliana, sudafricana non è certo l’apertura economica indiscriminata e l’assenza di regole, ma la presenza accanto al mercato di una forte governance pubblica dell’economia ispirata ad una visione lungimirante degli obiettivi di politica economica e di massicci investimenti pubblici nella formazione e nella salute, con misure che prevedono una certa protezione del tessuto imprenditoriale ma anche processi di distruzione creatrice per rafforzare la competitività complessiva. Ciò ha favorito anche innovazione e creato incentivi ed una fiducia che ha sostenuto flussi di investimenti produttivi. Negli ultimi tempi il modello misto è stato sostanzialmente rafforzato dalla crisi globale e dalle necessarie misure anticicliche che hanno confermato la necessità di un ruolo parallelo mirato e focalizzato dello Stato. Quali conseguenze ha avuto sull’aiuto allo sviluppo la riscoperta di un ruolo dello Stato per accompagnare il settore privato? Vi è stato indubbiamente dal lato dei donaMicrocred it o

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tori uno sforzo straordinario per migliorare Tale dipendenza genera forme di assuefal’efficacia dell’aiuto (2005), rafforzando la zione all’aiuto, facilitando spesso una perpeownership dei governi locali e il coordina- tuazione di governi autocratici e corrotti e mento tra donatori, nonché per ampliare i set- provocando ugualmente un effetto di spiaztori dell’intervento valorizzando la zamento dei capitali privati. governance democratica ed economica, L’effetto più negativo provocato da finanza l’aiuto al commercio (2005), i sistemi finan- dedicata allo sviluppo è di inibire quei goziari (2005), l’acverni dal dipencesso ai servizi dere dal mercato finanziari, la proe dai capitali prispettiva climatica, vati, generando le infrastrutture ed assistenzialismo e una loro collocaaffievolendo lo stizione nella stratemolo dei governi gia di sviluppo. locali ad attrarre Ma ci si può chiecapitali privati indere se i donatori traprendendo rihanno creato le forme e misure condizioni necesefficaci di goversarie e sufficienti nance economica Scommettere sulle persone per aggregare riin grado di misorse commisurate gliorare il clima dando loro fiducia e aiuto concreto alle necessità dei per gli investiPaesi in via svimenti. luppo, soprattutto se si tiene conto delle esigenze del continente africano, specie nel La nuova finanza privata solidale settore delle infrastrutture. In tema di finanzia- La lunga maturazione di una visione centrata mento dell’aiuto pubblico allo sviluppo su un settore privato inclusivo e sostenibile nei l’Unione Europea in una prospettiva di rag- Pvs non ha mancato di influire anche in Italia giungimento degli obiettivi del Millennio si è su quel processo di graduale assunzione di prefissata delle ambizioni di tipo quantitativo, responsabilità della società civile e dei vari ma forse non si è sufficientemente interrogata attori privati in favore dei Pvs. sull’adeguatezza in volume di tali risorse: oc- La società civile, espressione di un volontacorre continuare a basarci su di una finanza riato e di una mobilitazione spontanea di pubblica parallela dedicata allo sviluppo op- esperienze e di capacità del corpo sociale, pure è opportuno puntare in maniera risoluta è stata sempre presente nei Pvs tramite le orsu interventi che abilitino e mobilitino quelle ganizzazioni non governative (Ong). risorse addizionali che solo il mercato può Nel quadro di un rapporto spesso dialettico fornire? e di confronto con l’azione promossa dallo Tutti riconoscono oggi che l’aiuto pubblico Stato, le Ong hanno favorito l’innovazione allo sviluppo è insufficiente in volume per cor- ed hanno svolto un ruolo di tutto rilievo, ma rispondere alle necessità dei Pvs e che il essendo organismi senza scopo di lucro, di“gap” non è certo colmato dal flusso com- pendenti cioè da finanziamenti a dono di oriplessivo di capitali di origine pubblica. gine pubblica o privata, hanno avuto Ma il problema non è meramente quantita- difficoltà ad andare oltre l’attività assistentivo: in un libro dal titolo provocativo “dead ziale o la sperimentazione di pratiche innoaid” l’economista africana Dambisa Moyo vative. mette in guardia contro alcuni effetti secon- È a partire dall’inizio degli anni Novanta che dari dell’aiuto pubblico allo sviluppo, denun- l’empowerment della società civile si è arricciando il fenomeno molto diffuso, specie in chito con l’apparire di iniziative che pur esAfrica, di forte dipendenza da flussi finan- sendo di tipo imprenditoriale hanno ziari dedicati per lo sviluppo, quelli delle isti- intrinseca finalità di sviluppo. Caratteristica tuzioni finanziarie internazionali e i crediti di essenziale di tali iniziative è di collocarsi in aiuto dei donatori. settori che, avendo dei ritorni ridotti e forti

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elementi di rischio, soddisfano condizioni di o perseguono in via prioritaria iniziative sussidiarietà e non hanno come obiettivo ceninquadrabili nello sviluppo umano e nella trale il profitto, accontentandosi del recupero sostenibilità ambientale nei Pvs, in settori dei costi. Esse sono motivate da obiettivi di fortemente sussidiari rispetto al mercato. tipo solidaristico. I nuovi soggetti privati che Le attività delle imprese sociali, si differenpotremmo definire “imprese sociali” per di- ziano da quelle delle imprese commerciali in stinguerli dalle aziende convenzionali e dalle ragione della tipologia delle iniziative, della Ong, possono a loro volta suddividersi in or- loro sussidiarietà rispetto al mercato e della ganismi che offrono servizi finanziari di tipo loro localizzazione nei Pvs nonché della finasolidale e imprese che avviano attività nei lità inquadrabile in una prospettiva di lotta Pvs, spesso utilizzando le risorse intermediate contro la povertà. dai primi. Un aspetto che contraddistingue le imprese Talvolta le iniziative di imprenditorialità soli- sociali è l’attitudine a portare avanti progetti dale sono promosse da singoli operatori pri- che sono finanziabili con il credito e che pervati, animati da visioni innovative sul ruolo tanto sono in linea di massima sostenibili. Chi degli incentivi ai fini dell’attivazione di dina- utilizza credito ha il dovere di restituire capimiche di sviluppo sostenibile. tale e interesse. Questa caratteristica distinDietro la comune denominazione di imprese gue nettamente le imprese sociali dalle Ong. sociali tra tali organismi vi sono notevoli dif- Queste ultime in Italia essendo organismi ferenze che riguardano il ruolo, la missione senza fini di lucro non possono assumere il e la metodologia dell’intermediazione finan- rischio di impresa ed utilizzare fondi rimborziaria: da una concezione “etica” che induce sabili. In altri Paesi prevale una visione più ad una notevole selettività nei servizi finan- flessibile del concetto di “non profit” che iniziaria, a quella bisce dalla distribucooperativa, che zione di dividendi, dà notevole spazio ma non dal finanChi utilizza al “consortium” di ziamento dei suoi persone o di orgacosti legati iniziative credito nismi, a quella più di sviluppo finanha il dovere prettamente banziabili con il credi restituire caria, necessariadito. Nondimeno mente più “laica”. nel nostro Paese vi capitale Le imprese sociali sono notevoli potene interesse sono accomunate zialità che giustifidalla appartecano una divisione nenza al III settore, del lavoro tra Ong dalla comune attitudine ad utilizzare risorse e imprese sociali, le prime dotate di notevole rimborsabili per attività di tipo imprendito- conoscenza del territorio e di esperienze siriale nei Pvs per realizzare obiettivi solidari- gnificative in determinati settori che possono stici. Gli elementi che le caratterizzano sono essere utilmente valorizzate dalle seconde e i seguenti: sviluppate attraverso iniziative che stiano nel o in genere non assumono lo statuto di mercato ed abbiano imprenditoria. “impresa non profit” (che avrebbe ostaco- Nel corso degli ultimi anni la Cooperazione lato il perseguimento delle finalità prefis- Italiana ha iniziato a collaborare attivamente anche con le imprese sociali. Tale processo è sate); o assumono pienamente il rischio di im- stato favorito nel 2006 dal conferimento del premio Nobel per la Pace a Muhammad presa; o finanziano i loro costi con l’attività intra- Yunus, che ha coronato la microfinanza presa, dato che le iniziative sono viabili quale strumento specifico di lotta contro la povertà. Inoltre nel 2005 il Parlamento ita(cioé remunerabili attraverso il mercato); o non distribuiscono utili ai loro soci (re- liano ha celebrato l’anno internazionale del munerando, però, in maniera moderata, Microcredito con la creazione dell’omonimo Comitato Nazionale, che ha poi acquisito l’intermediazione finanziaria);

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connotati di permanenza e che ha il grande merito di aver dato una sponda istituzionale, un coordinamento ed impulso al microcredito. In questa prospettiva ed in quella di rilanciare un nuovo rapporto con il settore privato si inquadra la delibera 92/09 con la quale il Cipe, su iniziativa del ministro degli Affari Esteri, nella riunione del 6 novembre 2009 ha riformulato i crediti agevolati alle imprese miste che avviano società miste nei Pvs (ex legge 49/87). La riforma rende disponibili risorse a credito a fronte di progetti la cui tipologia si ricollega ad interventi che hanno I PAESI ELEggIBILI PER IL 2010: un forte impatto sullo sviluppo ALBANIA, BOLIVIA, BOSNIA, BURKINA umano e sulla sosteFASO, EgITTO, EL SALVADOR, ETIOPIA, nibilità ambientale. gHANA, gUATEMALA, HAITI, IRAQ, I settori eleggibili in KENYA, LIBANO, MACEDONIA, base alla delibera MAROCCO, MAURITANIA, MOZAMBICO, Cipe sono i sePAKISTAN, PERU', SENEgAL, SERBIA, guenti: agricoltura, SIRIA, TERRITORI PALESTINESI, TUNISIA, allevamento, pesca VIETNAM, YEMEN ed attività di trasformazione dei loro prodotti; artigianato; servizi locali di pubblico interesse nei settori dell’energia, delle comunicazioni, dell’acqua, dei trasporti e dei rifiuti; microfinanza, servizi per la microimprenditoria, commercio locale, commercio equo e solidale, turismo sostenibile; tutela e valorizzazione dei beni culturali ed ambientali.

Secondo la nuova delibera il Comitato Direzionale individua ogni anno i Paesi eleggibili. Il primo elenco di Paesi, finalizzato il 15 marzo scorso, è il seguente: Albania, Bolivia, Bosnia Erzegovina, Burkina Faso, Egitto, El Salvador, Etiopia, Ghana, Guatemala, Haiti, Iraq, Kenya, Libano, Macedonia, Marocco, Mauritania, Mzambico, Pakistan, Perù, Senegal, Serbia, Siria, Territori Palestinesi, Tunisia, Vietnam, Yemen. L’economia sociale di mercato è un modello misto, che oltre ad essere condiviso dai Paesi dell’Europa continentale, con gli opportuni adattamenti, è un parametro utilizzabile anche nei Pvs. Creare le condizioni per abilitare il settore privato e per migliorare la governance economica locale è un obiettivo significativo in condizioni di favorire gli investimenti diretti, in particolare nella forma di società miste, tra l’altro valorizzando la collaborazione con le imprese sociali. È necessario naturalmente che si mantenga una chiara divisione del lavoro: l’aiuto pubblico allo sviluppo deve mantenersi in una ottica di sussidiarietà e di finanziamento delle componenti non viabili di singoli progetti ed è del tutto condivisibile che il settore privato ne tragga vantaggio, dato che vede migliorate le condizioni per gli investimenti e che questi ultimi hanno un ruolo essenziale per una dinamica di sviluppo sostenibile e di emersione dalla povertà.

MUHAMMAD YUNUS, IL BANCHIERE DEI POVERI Muhammad Yunus (Chittagong, 28 giugno 1940) è un economista e banchiere bengalese. Ideatore e realizzatore del microcredito, ovvero di un sistema di piccoli prestiti destinati a imprenditori troppo poveri per ottenere credito dai circuiti bancari tradizionali. Per i suoi sforzi in questo campo ha vinto il premio Nobel per la Pace 2006. È anche il fondatore della Grameen Bank, di cui è direttore dal 1983, prima banca al mondo a effettuare prestiti ai più poveri basandosi non sulla solvibilità, bensì sulla fiducia. Da allora, la Grameen Bank ha erogato più di 5 miliardi di dollari ad oltre 5 milioni di richiedenti. Per garantirne il rimborso, la banca si serve di gruppi di solidarietà, piccoli gruppi informali destinatari del finanziamento, i cui membri si sostengono vicendevolmente negli sforzi di avanzamento economico individuale e hanno la responsabilità solidale per il rimborso del prestito. Oltre al microcredito, la banca offre mutui per la casa e per la realizzazione di moderni sistemi di irrigazione e di pesca, nonché servizi di consulenza nella gestione dei capitali di rischio e, alla stregua di ogni altra banca, di gestione dei risparmi. Il successo della Grameen ha ispirato numerosi altri esperimenti del genere nei paesi in via di sviluppo e in numerose economie avanzate. Il modello del microcredito ideato dalla Grameen è stato applicato in oltre 20 Paesi in Via di Sviluppo: molti di questi progetti sono imperniati soprattutto intorno al finanziamento di imprese femminili: tale politica è motivata dall'idea che i profitti realizzati dalle donne siano più frequentemente destinati al sostentamento delle famiglie.

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Una prospettiva particolarmente interessante è costituita dalla possibilità di favorire il finanziamento a credito di iniziative come il microcredito e altri servizi finanziari in una ottica di lotta contro la povertà e l’esclusione sociale, ove utile e possibile, valorizzando l’esperienza e la conoscenza delle Ong. Ma il rapporto con il settore privato va oltre

le esigenze primarie dello sviluppo umano e ambientale, sono del tutto in linea con le iniziative che attivino il mercato e una dinamica di investimenti privati animata dall’incentivo a produrre e ad assumere rischi. Questa dinamica è uno dei motori principali dello sviluppo e non solo nei Pvs, ma anche per la crescita dei Paesi industrializzati, tra

il non profit e le imprese sociali: emerge una relazione fondata su ritorni e interessi reciproci in cui lo sviluppo ordinato, inclusivo e sostenibile degli altri è un fattore di crescita e di miglioramento anche per le economie sviluppate. Tale è stata la dinamica nel caso delle economie emergenti e non si vedono ragioni per le quali uno sviluppo analogo non potrebbe nel lungo termine caratterizzare anche la collaborazione con la regione africana. I valori di solidarietà che incarna la Cooperazione allo Sviluppo, oltre che a soddisfare

cui l’Italia. La Cooperazione allo Sviluppo è fatta di legittimi ritorni ed è “parte integrante della politica estera dell’Italia” secondo la legge che regola la Cooperazione italiana allo sviluppo. Ovviamente ciò presuppone che nel settore dello sviluppo il rapporto tra il pubblico e il privato non sia solo concentrato e limitato nella tradizionale relazione di committenza e di finanziamento, ma guardi anche ad un partenariato attivo, basato sugli investimenti e su obiettivi politici ed economici di lungo periodo.

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Intervista a Diana Battaggia

direttore dell’Ufficio Italiano dell’Onu per la promo

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La dott.ssa Diana Battaggia dirige l’ufficio italiano dell’Unido Itpo, l’organizzazione che si occupa di favorire la cooperazione industriale con le imprese dei Paesi in Via di Sviluppo, fornendo una serie di servizi nelle diverse fasi di un progetto di investimento, quali la ricerca di partner industriali e l’assistenza tecnica ai progetti industriali individuati.

ozione tecnologica di Andrea Calabrò

ppo timento

Lunga carriera internazionale ed un’intensa esperienza politica. In che ottica le fanno percepire il concetto di aiuto allo sviluppo? Vede vorrei introdurre il concetto con un esempio. I continui tentativi di sbarco sulle coste italiane inducono l’opinione pubblica a porre attenzione, sempre con maggior intensità, alla tematica dei flussi migratori nonché, purtroppo, al connesso fenomeno dell’immigrazione clandestina. Esulando volutamente da giudizi politici sulle modalità di accoglienza e di gestione di un siffatto «A livello flusso di “diseredati”, una valutamicroeconomico, zione poliedrica ed strumenti quali esaustiva della temail partenariato e tica non può, certo, prescindere dalla la cooperazione presa di coscienza tra imprese delle reali motivazioni e dalle cause e il microcredito originarie che sono dovrebbero essere alla base di un fenoutilizzati sempre meno socio-economico di così vasta più diffusamente» portata. È indubbio, infatti, che la consistenza del fenomeno tragga origine dalla sperequazione, tra la varie ragioni del mondo, nelle condizioni economiche e nei valori fondamentali dell’umanità. Nonostante, l’uomo abbia, infatti, posto piede sulla luna oramai quaranta anni fa, un quarto della popolazione mondiale non ha accesso all’energia elettrica, milioni di persone muoiono, letteralmente, di fame ogni anno, ed un altrettanto consistente numero di bambini non potranno mai divenire grandi solo a causa di banali infezioni batteriche curabili con semplici antibiotici. Tenga poi presente che, pur nella loro accezione positiva di sviluppo, la crescente globalizzazione nonché l’enorme miglioramento dei sistemi di telecomunicazione facilitando l’accesso all’informazione, trasferiscono, alle regioni meno sviluppate del mondo modelli non sempre veritieri, di ricMicrocred it o

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chezza e di benessere, ivi acuendo il desiderio della gente di partire alla ricerca del paradiso perduto o più semplicemente di tentare nuove strade, quantomeno, nel tentativo di sopravvivere. Se ho ben compreso ritiene quindi la cooperazione internazionale un valido strumento per lo sviluppo sociale ed economico a livello globale? Esatto. Pur riconoscendo, l’importanza e la necessità dei programmi e progetti di gestione dell’emergenza, l’impegno ad affrontare il problema non può esulare dal tentativo di rimuovere, o quantomeno mitigare, le condizioni negative e gli ostacoli socio-economici esistenti nei Paesi di origine dei flussi migratori. La disponibilità di risorse finanziarie per programmi e progetti di sviluppo, la garanzia dell’accesso alle fonti di energia ed alle tecnologie a basso impatto ambientale, la creazione di infrastrutture sono, tra gli altri, obiettivi macroeconomici a cui i paesi industrializzati dovrebbero, quindi, tendere sempre con maggior vigore. Ma anche a livello micro-economico, strumenti quali, a titolo esemplificativo, il partenariato e la cooperazione tra imprese ed il microcredito dovrebbero essere utilizzati sempre più diffusamente. E come si declina questo obiettivo nella sua vita professionale? Le iniziative finanziate ed implementate dai Governi dei paesi industrializzati sono numerose, in tale contesto, un ruolo di riferimento è stato assegnato al sistema delle Na-

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Diana Battaggia

zioni Unite. È indubbio, infatti, che, nonostante le critiche e comunque certi che il sistema sia perfettibile e migliorabile, il meccanismo Un, per il tramite delle sue Agenzie specializzate nonché dei suoi Programmi e Fondi, possa tuttora essere considerato, nel suo insieme, come il principale strumento nel perseguimento degli Obiettivi del Millennio e, consequenzialmente, nel miglioramento delle condizioni socio-economiche dei Paesi maggiormente svantaggiati. In questo contesto, dopo una interessantissima esperienza all’Unctad sono approdata nel 2004 in Unido come Direttore dell’Ufficio Italiano. Ebbene, ho scelto Unido, quale Agenzia specializzata del sistema Nazioni Unite per lo sviluppo industriale con sede a Vienna, perché credo fermamente nei presupposti strategici dell’Or-

ganizzazione. Ovvero Unido ha fatto della riduzione della povertà attraverso la promozione delle attività produttive, assieme alla tematica ambientale ed alla creazione di competenze e capacità nel commercio, uno dei tre capisaldi tematici della propria strategia. Come si concretizzano questi obiettivi nelle attività dell’Agenzia? Guardi in estrema sintesi con i suoi 42 uffici nei paesi in via di sviluppo ed in collaborazione con i 173 paesi membri, l’Unido persegue tali scopi attraverso la mobilitazione di risorse umane, conoscitive e tecnologiche in grado di favorire l’occupazione produttiva ed uno sviluppo economico attento alle problematiche ecologiche ed ambientali. La visione strategica a lungo termine di Unido trova, pertanto,


Unido è rappresentato dai propri uffici regionali diffusi nei Paesi in via di sviluppo e dai Network composti da: Investment and Technology Promotion Offices, National Cleaner Production Centres e International Technology Centres. Unido ha inoltre legami di collaborazione e comunicazioni con i ministeri dell’Industria, normalmente il punto di contatto tra Unido e i governi dei Paesi in via di sviluppo, legami che facilitano anche il lavoro dell’Itpo Italy. Unido Itpo Italy, dal canto suo, pur facendo parte attivamente del Network dell’Unido, si avvale di una rete di corrispondenti istituzionali tra i quali quelli statali per la promozione delle Pmi, l’industria, gli investimenti e/o il settore privato nei principali Paesi in via di sviluppo tanto nel Mediterraneo (Tunisia, Marocco, Giordania ed Egitto), come in America Latina, in Asia e nell’ Africa Sub-Sahariana. L’Itpo collabora pure strettamente con le Associazioni di Categoria (Patronato, Camere di Commercio, dell’Artigianato, gruppi industriali o imprenditoriali) nei Paesi dove sviluppa le sue attività di cooperazione.

una sua concreta declinazione in numerose iniziative e programmi, implementati a livello globale, volti alla riduzione della povertà, per il tramite della creazione di industrie e relativi posti di lavoro, nel trasferimento di tecnologie enviromental-friendly e nel capacity building di istituzioni ed operatori del settore industriale. E in Italia come opera l’Agenzia? Oltre che degli uffici precedentemente menzionati Unido si avvale, inoltre, di una rete globale di uffici localizzati nei Paesi industrializzati, che hanno il mandato di promuovere gli investimenti ed il trasferimento di tecnologie pulite nei Paesi in via di sviluppo ed in quelli con economie in transizione. In tale contesto, è pre-

sente anche l’Unido Itpo Italia, l’Ufficio che mi pregio di dirigere e che opera in Italia dal 1987 grazie al finanziamento del ministero Affari Esteri italiano e le cui attività sono indirizzate a diffondere fra gli imprenditori una maggiore consapevolezza sulle opportunità e le politiche di incentivazione per gli investimenti nelle economie emergenti. In tale contesto, siamo impegnati da tempo, ed in prima fila, nel sensibilizzare le aziende e le istituzioni presenti nei Paesi in via di Sviluppo, affinché lo sviluppo industriale e la tutela dell’ambiente nei Pvs siano riconosciuti, non come vincoli gravosa cui adempiere, bensì quale opportunità per acquisire competitività sui mercati internazionali. Unido Itpo Italia porta avanti programmi ed attività di carattere promozio-

nale e tecnico incentrati sulla definizione, valutazione e promozione di progetti di investimento. Allo scopo di incentivare la partecipazione privata alla realizzazione di progetti ecocompatibili, promuoviamo gli investimenti e il trasferimento di tecnologia ed identifichiamo progetti di partenariato industriale o tecnologico, nonché opportunità d’investimento in diversi Paesi in Via di Sviluppo. Inoltre, siamo assiduamente impegnati in attività di capacity building rivolte tanto a soggetti istituzionali quanto agli operatori italiani ed esteri del settore industriale. Le istituzioni e le imprese interessate che tipo di servizi possono chiedere e ottenere? Microcred it o

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La riduzione della povertà attraverso la promozione delle attività produttive, la tematica ambientale, la creazione di competenze e capacità nel commercio, sono i tre capisaldi tematici della strategia Unido

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A titolo esemplificativo e non esaustivo, Unido Itpo Italia, con il suo costante impegno nella promozione e valutazione di opportunità di investimento, ha consentito la creazione di decine e decine di Joint Venture nei Pvs, nonché centinaia di trasferimenti di tecnologie italiane ad aziende di tali Paesi che hanno così potuto accrescere la loro competitività nei mercati interni ma sopratutto garantire la creazione di migliaia di posti di lavoro. Od ancora, grazie ad una continua attenzione alle esigenze delle aziende italiane e dei Paesi in Via di Sviluppo, abbiamo potuto far incontrare, nell’ambito di fiere ed eventi selezionati, migliaia di aziende garantendo così loro l’opportunità di addivenire a vantaggiosi scambi reciproci in materia di conoscenze tecnologiche e di mercato. Nell’ambito del nostro programma delegati abbiamo poi ospitato più di cinquanta delegati fornendo loro l’opportunità di accrescere le proprie competenze tecniche, assimilando la metodologia Unido di promozione e valutazione dei progetti industriali nonché garantendo loro la possibilità di promuovere in

Italia opportunità di investimento e cooperazione tecnologica con aziende dei loro Paesi di origine. Seminari tecnici, workshops, study tours ad altri innumerevoli strumenti ed eventi organizzati dal nostro ufficio hanno poi arricchito il bagaglio delle nostre attività, nel corso degli anni, permettendoci di svolgere un ruolo primario nel panorama della promozione degli investimenti e del trasferimento di tecnologia verso i Paesi in Via di Sviluppo e quelli con economie emergenti. Tutti risultati ottenuti grazie alla fiducia ed all’impegno finanziario del ministero Affari Esteri italiano e di altri donor nazionali, tra cui è doveroso rammentare il ministero dell’Ambiente. Ed in termini settoriali avete delle priorità? L’Africa ha, da sempre, rappresentato una priorità geografica del nostro intervento ed è, altresì, nostra ferma intenzione focalizzarci sempre con maggior vigore su questo continente con l’obiettivo di divenire un vero e proprio catalizzatore di processi di trasformazione economici e sociali. In questo contesto,


L’Egitto, porta del continente Africano, e il Senegal, crocevia tra le grandi rotte marittime ed aeree, sono solo due dei numerosi Paesi in cui l’Unido Itpo Italia può vantare esempi concreti di successo nell’ambito dei propri progetti di cooperazione industriale con i Paesi africani l’Egitto, quale porta del continente Africano, ed il Senegal, crocevia tra le grandi rotte marittime ed aeree, sono solo due dei numerosi paesi in cui l’Unido Itpo Italia può vantare esempi concreti di successo nell’ambito dei propri progetti di cooperazione industriale con i Paesi africani. Qualche esempio? Da più di dieci anni, il mio Ufficio è attivo in Egitto nel sostenere la cooperazione economica ed industriale con il nostro paese. Anni di assidua attività sia nella promozione degli investimenti industriali sia nell’implementazioni di attività di capacity building. Ma anni, anche, in cui è stato possibile ideare ed implementare programmi settoriali, quali il programma per la tracciabilità dei prodotti alimentari che ha contribuito a valorizzare le capacità produttive e commerciali di un intero comparto produttivo. In particolare, il programma era teso a supportare gli esportatori egiziani di prodotti agro-industriali nei loro tentativi di pene-

trazione commerciale del mercato europeo, offrendo loro assistenza tecnica e finanziaria per assicurare la conformità dei prodotti egiziani agli standard e regole internazionali quali il regolamento UE 178/2002. Ma anche in Senegal, Unido Itpo Italia può vantare esempi di cooperazione industriale di successo, come nel caso del programma volto allo sviluppo del locale settore agro-industriale. In questo contesto, infatti, l’Unido Itpo Italia, ha, dapprima, contribuito ad implementare la creazione di tre consorzi di aziende locali operanti nella produzione di frutta, cereali e caffé che potessero valorizzare l’esportazione di tali produzioni. Successivamente, con gli obiettivi di migliorare le conoscenze relative alla gestione dei consorzi e di identificare canali di distribuzione e potenziali controparti commerciali in Italia, l’Unido Itpo Italia ha organizzato uno study tour che ha permesso alle aziende senegalesi sia di acquisire esperienze, conoscenze ed informazioni sul lavoro dei con-

sorzi italiani, sia di potersi confrontare e vedere da vicino il mercato agro-alimentare italiano. A coronamento dell’iniziativa, l’Unido Itpo Italia ha, inoltre, provveduto a far realizzare uno studio di mercato sulle opportunità per i prodotti agroalimentari senegalesi nel mercato italiano e sui canali migliori per la distribuzione degli stessi nonché, grazie al programma delegati, ha contribuito a promuovere e sostenere progetti specifici di cooperazione industriale. Cosa si aspetta dal futuro? Unido Itpo Italia guarda al futuro con rinnovato impegno e grande passione continuando a lavorare alacremente per le aziende italiane e quelle dei Pvs per garantire loro vantaggi reciproci. Un impegno che intendiamo mantenere soprattutto, per cercare, nel nostro piccolo, di contribuire, sempre maggiormente, allo sviluppo del benessere socio-economico delle popolazioni dei paesi svantaggiati.

Le aziende e le istituzioni presenti nei Paesi in Via di Sviluppo siano riconosciuti, non come vincoli gravosi cui adempiere, bensì quale opportunità per acquisire competitività sui mercati internazionali

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L’Economia sociale di mercato “UNA VISIONE LIBERALE” di Angelo M. Petroni Ordinario di Logica e Filosofia della Scienza Università “La Sapienza” di Roma

La Soziale Marktwirtschaft e il liberismo La Soziale Marktwirtschaft rappresentò la spina dorsale della politica economica della Repubblica Federale Tedesca sin dagli anni dell’immediato secondo dopoguerra. Infatti, le politiche economiche messe in atto erano guidate dalle idee elaborate da un gruppo di eminenti economisti e pensatori sociali, tra i quali Alfred Mueller-Armack, Wilhelm Roepke, Vera Lutz, Walter Eucken, e Ludwig Erhard […]. Quella che venne chiamata Esm è il risultato della elaborazione teorica di due gruppi di intellettuali. Il primo di essi è noto come “Scuola di Friburgo”, noto anche come “neo-liberali”. Un secondo gruppo è rappresentato da Mueller-Armack, Alexander Rustow, e Wilhelm Roepke. […] La questione della “spontaneità” delle istituzioni dell’economia di mercato da sempre costituisce un discrimine fondamentale tra le diverse visioni del liberalismo. Una delle linee fondamentali del pensiero economico liberale anglosassone ritiene che il mercato si caratterizzi per il suo carattere “spontaneo”, in un duplice senso. In primo luogo, perché la tendenza alla cooperazione ed allo scambio è una caratteristica naturale dell’uomo. In secondo luogo, perché le sole situazioni efficienti sono quelle che risultano dal libero gioco dell’offerta e della domanda. Qualsiasi intervento legislativo che alteri questo gioco equivale ad una distorsione del mercato. Il solo ruolo attribuibile allo Stato è quello di garante dei diritti di proprietà, e la sola attività legislativa utile all’economia di mercato è la rimozione dei privilegi di cui godono certi gruppi, e delle barriere tariffarie. Nei confronti del liberismo tradizionale, l’Esm avanza in effetti tre ordini di critiche. In primo luogo, che un sistema economico e mo-

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netario senza regolamentazioni può rivelarsi instabile. Questo comporta la necessità dell’intervento dello Stato nella regolamentazione della moneta e del credito […]. In secondo luogo, che il mercato lasciato a se stesso può appunto generare monopoli e cartelli, i quali sono altrettanto dannosi per la libertà del controllo diretto dello Stato sull’economia. Non vi è soltanto il potere dello Stato che deve venire contenuto per avere un mercato effettivamente libero. Vi è anche un potere economico esercitato dai privati, che va egualmente contenuto. In terzo luogo, che un puro laissez faire può condurre ad una situazione che non è accettabile dal punto di vista della giustizia sociale, e ciò in un duplice senso. Primariamente, che la remunerazione del lavoro salariato in fun-

Estratto dal contributo di Petroni al volume “Un austriaco in Italia” saggi in onore di Dario Antiseri (2010)


quale è un prerequisito. Questa libertà non si estende ai contratti che restringono la concorrenza, i quali non sono una espressione della libertà medesima ma ne sono una perversione. 5. La sincronizzazione tra controllo delle imprese e responsabilità giuridica. Per Eucken questo principio si giustificava sia in base all’equità, sia in quanto prerequisito del funzionamento di un efficiente sistema concorrenziale […]. 6. La costanza della politica economica. La continuatività della politica economica era un prerequisito affinché gli individui fossero in grado di prendere decisioni economiche razionali, ed affinché li si potesse ritenere legittimamente responsabili delle loro azioni. A questi principi “formativi” Eucken aggiungeva quattro principi “regolativi”. Il primo di essi riguardava soprattutto la questione dei cosiddetti “monopoli naturali”. Egli riteneva che i monopoli naturali andassero gestiti da parte di una agenzia indipendente specializzata, che avrebbe dovuto agire in base a principi analoghi a quelli dei mercati competitivi. Al di là di quelli naturali, i monopoli dovevano essere combattuti da una forte politica a favore della concorrenza. Il secondo principio era la “politica dei redditi”. Qui Eucken era a favore di una redistribuzione del reddito da attuarsi con una imposta progressiva. La redistribuzione si giustificava sulla base della dimensione sociale del sistema economico […]. Il terzo principio era quello di un “calcolo economico” che doveva essere effettuato dallo Stato. Non si trattava, ovviamente, della piani-

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zione della produttività marginale può non essere giusta nei confronti di specifici individui, e secondariamente che la distribuzione complessiva del reddito può essere inaccettabile dal punto di vista sociale. […] La critica del laissez faire di stampo ottocentesco non conduce affatto i pensatori della Esm ad un “terza via” tra capitalismo e socialismo, come spesso si è affermato. Il loro scopo è invece quello di produrre una visione che riassorba all’interno del liberalismo economico la dimensione morale e sociale. Per Eucken il sistema economico deve essere guidato da principi che egli distingueva in “formativi” e “regolativi”. I principi formativi erano: 1. Il primato della politica monetaria. La moneta doveva essere mantenuta stabile, ed isolata dall’influenza politica. Fu questa filosofia dell’Esm ad ispirare direttamente la struttura e gli scopi della Bundesbank, che sono spesso considerati – ed a ragione – come il più importante contributo dato dalla Esm tanto alla teoria della politica economica quanto alla prosperità della Germania. 2. L’apertura del mercato, il cui accesso doveva essere tenuto libero da ogni tipo di restrizioni imposte tanto dallo Stato quanto dai privati. 3. Un efficace sistema di diritti di proprietà. La proprietà privata adeguatamente protetta è la condizione necessaria di un ordine competitivo, e costituisce il legame tra decisioni economiche e responsabilità. 4. La libertà di contratto. L’esistenza della libertà di contratto è la dimostrazione dell’esistenza della competizione economica, della

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ficazione socialista, e neanche della pianificazione economica come veniva condotta in quegli stessi anni in Francia, della quale tutti i pensatori della Esm erano fortemente critici. Il calcolo economico riguardava l’internalizzazione dei costi esterni, compresi quelli ambientali. In effetti la preoccupazione che lo sviluppo economico avvenisse in condizioni di rispetto dell’ambiente fu sempre molto forte tra i pensatori della Esm. Infine, il quarto principio regolativo riguardava il mercato del lavoro. Per Eucken il mercato del lavoro non poteva venire considerato come un sistema autenticamente competitivo. Egli accettava quindi l’esistenza di sindacati come fattore di ordine nel mercato del lavoro, a condizione che il loro comportamento si svolgesse all’interno delle regole dell’economia di mercato. In questo conteso egli accettava anche, come un “male necessario”, la fissazione di minimi salariali. Lo scopo globale dei principi regolativi era di evitare che il sistema di mercato portasse alla propria autodistruzione. Lo Stato aveva lo scopo di intervenire per preservare la “forma” della struttura economica fondamentale, ma non doveva intervenire nel “processo” di mercato in quanto tale.

culcato in nome dell’efficienza generale del sistema, considerata nel suo complesso e vista nel lungo periodo.

La dimensione morale L’obiettivo dell’Esm è uno Stato forte ma limitato. I mutamenti della realtà economica e sociale rendevano impossibile riproporre lo Stato ottocentesco, semplice “guardiano notturno” a protezione dei diritti di proprietà e del mercato. Le funzioni dello Stato dovevano essere più estese. Ma allo stesso tempo lo Stato, secondo la visione del costituzionalismo liberale, doveva agire secondo regole e sotto vincoli precisi [...]. Contrariamente all’“immoralismo” di Lord Keynes, i protagonisti dell’Esm davano una impor-

Un caso esemplare: la politica antitrust La questione delle politiche a favore della competizione rappresenta il cuore della filosofia dell’Esm. […] Secondo i pensatori dell’Esm la sola maniera per evitare che un sistema di mercato si trasformasse nel suo opposto, un sistema dominato da uno Stato intervenzionista (come fu la Repubblica di Weimar) nel quale i processi economici vengono piegati alle opportunità politiche, è la presenza di una politica volta a mantenere una effettiva concorrenza. Ma proprio questo obbiettivo richiede che la politica della concorrenza non sia basata sulle decisioni discrezionali dei politici e dei burocrati. La protezione della concorrenza deve essere una parte della struttura giuridica fondamentale di una società. È un elemento essenziale dello Stato di diritto […]. La posizione dell’Esm. La libertà economica di ogni singolo individuo viene posta come un valore in sé, che è indipendente da ogni considerazione sulla massimizzazione della ricchezza. È la stessa visione utilitaristica dell’uomo che viene rifiutata. I pensatori della Esm assumono una prospettiva kantiana nel senso ampio del termine, per la quale gli individui hanno una finalità propria, e non possono essere trattati solo come strumenti per altri scopi. Di conseguenza, la libertà economica di un singolo rappresenta un diritto che deve venire fatto rispettare dallo Stato, e che non può venire con-

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tanza fondamentale alla dimensione morale. L’Esm, fu fortemente influenzata dalla morale cristiana, sia dal lato del valore della singola persona che andava riconosciuto aldilà delle sue capacità economiche, sia dal lato del giudizio morale che l’etica cristiana doveva dare sul sistema economico nel suo complesso in quanto conforme o meno ai principi dell’etica sociale […]. Il rapporto tra mercato e valori è un punto particolarmente interessante della teoria dell’Esm. Secondo Mueller-Armack il mercato ha bisogno di valori: ma il mercato stesso non è produttore di valori sociali, né tende ad arricchirli […]. Alle sue origini, il capitalismo ha potuto contare sull’esistenza di un consistente stock di valori. Ma essi erano il prodotto della società agricola pre-industriale, e delle sue forme sociali strettamente legate al predominio della religione. La società capitalistica non è in grado essa stessa di generare valori morali, perché si basa


L’Esm non è una visione neocorporativa Come abbiamo visto, l’Esm mira a fornire una visione globale, nella quale il sistema economico non sia separato dal sistema sociale nel suo complesso. Tuttavia questa visione non coincide affatto con una concezione corporativistica dell’economia e della società, come si è spesso portati a credere seguendo l’uso che oggi viene fatto del concetto di Soziale Marktwirtschaft nella discussione politica in Germa-

rati in maniera esaustiva. Tutto ciò che ricade al di fuori di questi poteri è dominio della società. Ma lo Stato ha un potere di azione incomparabilmente maggiore di quello della società. Di conseguenza è necessario un sistema di tipo democratico-costituzionale per far sì che esso rimanga dentro i confini che gli sono propri. […] Confrontata sia con alcune correnti del liberalismo di stampo anglosassone, sia con altre correnti del liberalismo continentale, le sue posizioni implicano senz’altro un maggior intervento della mano pubblica in economia [...]. Non è azzardato affermare che, dal punto di vista più generale, mentre il liberalismo anglo-

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sulla logica utilitaristica del perseguimento dell’interesse individuale. La società capitalistica è quindi destinata al declino, un declino che evidentemente non avrebbe non potuto riguardare la società capitalistica per eccellenza.

Un sistema economico che tenga adeguatamente conto delle esigenze delle persone, dall’istruzione alla protezione dai rischi di esclusione sociale, non sarà soltanto un sistema più giusto moralmente: sarà anche un sistema economicamente più efficace nia e nell’Unione Europea. Lo scopo era esattamente opposto. Gli esponenti dell’Esm pensavano che vi dovesse essere una netta distinzione tra lo Stato da una parte, e la società dall’altra. […] Per Boehm un ordine sociale funzionante presuppone la separazione tra Stato e società. Lo Stato è una organizzazione al servizio della società. I più importanti servizi che esso fornisce sono la difesa interna ed esterna, e l’amministrazione della giustizia. Esso deve essere un’organizzazione unificata in modo da renderlo esso stesso responsabile sul piano giuridico. La società come tale invece non agisce. La società è un insieme di relazioni complesse e mutevoli nel tempo tra individui portatori di diritti, regolate dal diritto privato. La complessità e l’interdipendenza di questo sistema di relazioni fa sì che sia sbagliato che lo Stato intervenga direttamente nel processo sociale. Per evitare che questo avvenga i poteri dello Stato devono essere definiti ed enume-

sassone tende ad assumere che la libertà individuale è una condizione necessaria e sufficiente tanto per una economia efficiente e prospera quanto per un sistema politico libero e democratico, l’Esm ritiene che vi sono delle condizione “esterne” che devono essere realizzate se vogliamo che tutto questo avvenga [...]. L’Esm è invece una visione che sembra tenere più adeguatamente conto del fatto che l’economia capitalistica ed il mercato non esistono mai in vacuo. Capitalismo e mercato esistono perché esistono degli individui, delle persone concrete, storicamente situate, che producono e scambiano beni e servizi. Un sistema economico che tenga adeguatamente conto delle esigenze delle persone, dall’istruzione alla protezione dai rischi di esclusione sociale, non sarà soltanto un sistema più giusto moralmente: sarà anche un sistema economicamente più efficace.

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Troppe irregolarità ne Più controlli nell’are Le irregolarità nella spesa comunitaria sono diminuite da 1.024 milioni di euro del 2007 a 783,2 milioni dell'anno seguente, tuttavia la Commissione e gli Stati membri devono migliorare ulteriormente le attività di controllo sui fondi dell’Unione Europea, secondo quanto afferma una risoluzione approvata nei giorni scorsi a Bruxelles. Italia, Spagna, Gran Bretagna e Polonia, sono citati quali paesi con il maggior numero d'irregolarità. La relazione redatta da Andrea Cozzolino (S&D, IT) insiste in particolare sulla necessità di migliorare i controlli nell'area delle frodi sull'Iva, i metodi di lavoro dell'Ufficio antifrode dell'Unione Olaf e la qualità delle relazioni che gli Stati membri devono inviare alle Commissione. Ampliare il mandato dell'Olaf in ambito internazionale Anche se il numero complessivo di irregolarità, nei vari settori dall'agricoltura ai fondi strutturali, è stato minore nel 2008 rispetto all'anno precedente, ci sono ancora un numero elevato di fondi europei che sono distribuiti in maniera erronea. I deputati chiedono quindi alla Commissione di agire in modo immediato e efficace per recuperare tali fondi. Osservano inoltre che l'assistenza esterna dell'Ue è un settore sempre più colpito da irregolarità e frodi anche in conseguenza del problema del doppio finanziamento dei progetti, e ribadiscono la necessità di rafforzare il mandato dell'Olaf in ambito internazionale, compreso il contributo annuale dell'Ue alle Nazioni Unite. Accelerare la creazione della Procura europea per reati finanziari La risoluzione sottolinea la necessità di migliorare la trasparenza e combattere le frodi, la corruzione e i crimini finanziari. I deputati rilevano inoltre che il settore degli appalti pubblici è quello più esposto ai rischi di gestione irregolare, frode

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e corruzione e invitano la Commissione a rafforzare tutte le misure necessarie per istituire la Procura europea per contrastare i reati che ledono gli interessi finanziari dell'Unione, come previsto dal Trattato di Lisbona.


ella spesa comunitaria ea delle frodi sull’Iva Anche se il numero complessivo di irregolarità, nei vari settori dall'agricoltura ai fondi strutturali, è stato minore nel 2008 rispetto all'anno precedente, ci sono ancora un numero elevato di fondi europei che sono distribuiti in maniera erronea

Rinegoziare l'accordo antifrode con la Svizzera Il Parlamento ritiene che per tutelare gli interessi finanziari dell'Unione sia necessario porre fine all'evasione fiscale e alle attività illecite compiute attraverso i paradisi fiscali.

I deputati sollecitano infine la Presidenza del Consiglio a conferire alla Commissione il mandato di negoziare la conclusione di accordi antifrode con Andorra, il Principato di Monaco e San Marino, e di negoziare un nuovo accordo più approfondito con la Svizzera. Microcred it o

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LIBANO, EMERGENZA RIFIUTI

Progetto di cooperazione realizzato dal Cosv

«Con questa inaugurazione, forniamo un ulteriore concreto esempio dell’impegno italiano per la ricostruzione del Libano nell’ambito del programma Ross per l’emergenza – cita il comunicato della cooperazione italiana in Libano - questo progetto rappresenta una delle best practices della nostra cooperazione perché dimostra come sia possibile intervenire garantendo servizi di qualità e contemporaneamente le risorse necessarie al loro mante-

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nimento, a favore di uno sviluppo sociale ed economico per la popolazione locale, che sia anche rispettoso dell’ambiente». La municipalità di Bint Jbeil e i Comuni che fanno riferimento ai suoi servizi per lo smaltimento dei rifiuti, saranno da oggi autosufficienti. L’iniziativa che ha consentito la completa riabilitazione dei servizi di smistamento e compostaggio dei rifiuti solidi urbani nasce dal progetto di cooperazione realizzato


strade che non consentono il ritiro dei rifiuti ma solo il loro accumulo. Lo smaltimento spesso non è regolato e si assiste alla continua proliferazione di discariche a cielo aperto, con conseguenze disastrose non solo per l’ambiente ma anche per la salute degli abitanti. Con il progetto del Cosv, si stima di riuscire a trattare circa il 60% dei rifiuti urbani locali, con costi inferiori a quelli precedenti e con prospettive di miglioramento dovute anche alla produzione - nello stesso impianto - del compost, che viene rivenduto localmente per scopi agricoli, e di altri materiali riciclati. Per la prima volta in Libano (se si fa eccezione per alcune esperienze nella capitale, Beirut) si avvia la raccolta differenziata con la tecnica biologica del compostaggio. Una ulteriore, piccola ma di certo significativa, iniziativa finanziata nel progetto – dal dipartimento per gli Affari civili di Unifil – riguarda lo smaltimento dei rifiuti delle basi militari italiane Cosv è la sigla del Comitato per il e belghe di coordinamento delle Organizzazioni Tibnin. È la prima volta per il Servizio di Volontariato, che accade che da oltre quarant’anni promuove in una misuna "cultura della cooperazione" sione di peacekeeping intesa come solidarietà tra i popoli delle Nae lotta contro meccanismi zioni Unite. che creano disuaglianze Sin dall’inizio delle attivita in loco il Cosv si è avvalso della collaborazione di Arpa Lombardia che attraverso consulenze in Italia e specifiche missioni di monitoraggio sul campo ha fornito allo staff del Cosv preziose indicazioni per le migliori soluzioni tecniche e gestionali da utilizzare in loco. Microcred it o

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dal Cosv, una ong italiana, con il finanziamento della direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo della Farnesina e il supporto della locale ambasciata italiana. All’inaugurazione, che ha previsto anche una visita guidata agli impianti realizzati, hanno partecipato rappresentanti dell’ambasciata italiana, il responsabile per gli Affari civili di Unifil – la componente militare interforze delle Nazioni Unite - Ryszard Morczynski, il sindaco di Bint Jbeil, il direttore della cooperazione italiana a Beirut, Fabio Melloni, rappresentanti del ministero per l’Ambiente e del settore privato libanesi. «Per noi è stato un grosso impegno – ricorda Stefano Moschini il responsabile locale del Cosv presente all’inaugurazione - soprattutto per le attivita che hanno riguardato la sensibilizzazione della popolazione verso la raccolta differenziata. Siamo riusciti a coinvolgere non solo le scuole e le strutture pubbliche ma i commercianti, le piccole imprese, le famiglie nei diversi quartieri, comunicando l’importanza di una corretta raccolta dei rifiuti anche con iniziative di comunicazione che hanno riguardato tutta la popolazione». Il programma d’intervento, oltre a realizzare le infrastrutture e a fornire le apparecchiature, ha garantito l’addestramento del personale tecnico e amministrativo, l’introduzione del riciclo dei rifiuti tramite le tecniche di compostaggio e la sensibilizzazione della popolazione locale per l’introduzione della raccolta differenziata. Le autorita locali dichiarano di aspettarsi un significativo miglioramento, non solo della raccolta dei rifiuti ma più in generale della tutela ambientale urbana e periferica. Secondo il ministero dell’Ambiente libanese, i rifiuti solidi urbani costituiscono circa il 90% del totale dei rifiuti solidi prodotti in Libano. La fonte principale di questi rifiuti sono le famiglie, le aziende, i mercati, gli ospedali, i macelli e le operazioni di ripulitura delle


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La tecnologia al servizio dei sistemi finanziari inclusivi di Giovanni Nicola Pes

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La grande novità portata dalle Imf nel mondo finanziario è stata proprio quella di immaginare e creare dei modelli che consentono di prestare dei montanti molto bassi a dei soggetti senza uno storico creditizio e non capaci di fornire garanzie reali. Tali operazioni restano tuttavia molto costose e per poter operare le Imf hanno la necessità di ricevere continue sovvenzioni oppure applicare degli spreads relativamente elevati, adeguati agli alti costi sostenuti. Sono considerate efficienti le Imf le cui spese operative rappresentano tra il 12 ed il 15% degli attivi, mentre per le banche commerciali il rapporto raramente eccede il 5% (Cgap, 2009). Parzialmente indicativa è anche la visione che le banche hanno della microfinanza: nonostante i progressi considerevoli che il settore microfinanziario ha registrato nel corso degli anni, la maggior parte delle banche commerciali ritiene l’oggettiva difficoltà sperimentata nel raggiungimento della sostenibilità da parte delle Imf il limite principale ad un proprio impegno nel settore. Secondo i risultati di un sondaggio effettuato dal Centre for Financial Services Innovation su un campione di venticinque istituzioni finanziarie (per la maggior parte banche e cooperative di credito degli Stati Uniti), l’insufficienza di servizi finanziari specializzati per soggetti “non bancabili” è dovuta, per il 60% degli intervistati, alla convinzione di ottenere dei margini e una sostenibilità limitata, per il 40%, al rischio e alle possibilità di frodi e, per i restanti, all’assenza di uno storico creditizio. Le innovazioni che consentiranno alle Imf propriamente dette o agli operatori come le banche commerciali di fornire dei servizi finanziari a dei costi inferiori devono necessariamente essere ricercate anche nel mondo delle Tic. Basti considerare che, nei Paesi sviluppati, i servizi di online banking e i servizi attraverso gli sportelli automatici hanno dei costi pari a circa un quinto dei servizi offerti attraverso gli strumenti tradizionali. Microcred it o

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l settore microfinanziario e la lotta alla povertà dipenderanno in modo crescente dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict). Attorno a questa certezza esistono una pluralità di interrogativi, legati alla qualità delle tecnologie esistenti e future, alla loro diffusione, agli investimenti che il pubblico, il privato ed il no-profit dedicheranno allo sviluppo ed alla promozione delle stesse. Già da diversi anni il tema è al centro dei dibattiti promossi presso i più prestigiosi forum internazionali. C’è infatti la necessità di suscitare confronti positivi in merito alle implicazioni e alle potenzialità degli strumenti della tecnologia rispetto alla lotta alla povertà ed all’esclusione sociale. Qualunque sia lo scenario che il futuro ci riserva, è opportuno che una rivista che si propone diventare un punto di riferimento internazionale per il mondo microfinanziario dedichi una particolare attenzione alla realtà attuale del settore e alle prospettive di crescita e sviluppo dello stesso. Costi operativi ed innovazione tecnologica Fornire dei servizi finanziari inclusivi ai poveri è costoso. Per tre principali ordini di ragione. Innanzitutto, perché i costi amministrativi sono inevitabilmente più alti per prestiti di piccoli importi rispetto ai prestiti normalmente elargiti dalle banche. Dare in prestito un milione di Euro in crediti da diecimila euro è chiaramente più costoso che prestare un milione di euro in un’unica soluzione. Più operazioni richiedono un numero maggiore di risorse umane e salari ed uffici più grandi. Se alle Istituzioni di Microfinanza (Imf) non è consentito applicare spreads adeguati, piuttosto che avviarsi verso il fallimento, la stessa istituzione sceglierà di non lavorare nelle regioni in cui operare è più costoso, oppure dovrà escludere dal proprio target le fasce più povere della popolazione, ossia quelle che hanno bisogno di crediti di minore importo. Il risultato è che questi ultimi resteranno esclusi dall’accesso al credito, oppure saranno costretti a rivolgersi al circuito informale locale (talvolta costituito da veri e propri usurai), che esige interessi ancora maggiori e non offre nessuna garanzia rispetto ai principi di tutela dei clienti. In secondo luogo, l’alto costo dell’offerta di prodotti e servizi è legato al fatto che i beneficiari spesso abitano regioni caratterizzate da una concentrazione demografica molto bassa come le aree rurali remote. Ossia, difficilmente raggiungibili, poco servite dai circuiti finanziari, caratterizzate dalla mancanza di infrastrutture adeguate. Terzo, i possibili beneficiari delle attività microfinanziarie nei Paesi in via di sviluppo (Pvs) spesso non hanno uno storico creditizio.

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INTERVISTA AL FONDATORE DI

”SL M I C R O ” P I E R O P O R C U

intervista

Nasce la rete nazionale

Micro Sportelli IL MICROCREDITO COME OCCASIONE UNICA PER LO SVILUPPO DI IMPRESA SOSTENIBILE E RESPONSABILE di Giovanni Nicola Pes Piero Marco Porcu di SL Micro annuncia l’apertura di una sede a Roma per il lancio della rete nazionale di “Micro Sportelli” Come SL Micro intende sviluppare progetti di microcredito per le imprese? L’apertura di una sede a Roma è il primo passo per l’avvio operativo a livello nazionale della rete “Micro Sportelli”. La scelta di Roma nasce dall’esigenza di dare continuità ai rapporti istaurati con il Comitato Nazionale Italiano Permanente per il Microcredito e per la presenza nella capitale di importanti istituzioni pubbliche e finanziarie. Con la rete dei “Micro Sportelli” si intende favorire la nascita di imprese sostenibili e responsabili, in rete fra loro ed orientate all’innovazione. L’obiettivo è quello di costituire una rete sia virtuale, con piattaforme web 2.0, che reale, con la formazione avanzata di operatori per il microcredito, al fine di sostenere concretamente gli investimenti degli Enti Locali. La rete nasce per far fiorire e crescere nuove imprese , mira a sostenere quelle persone che, senza differenziazioni di genere, età o cittadinanza, hanno passione, idee e il desiderio di creare una piccola realtà imprenditoriale capace di contribuire al proprio benessere ed allo sviluppo locale. Ci sono risorse incredibili nei territori. Giovani e adulti che hanno bisogno di reddito per vivere, ma anche desiderio di creare: dobbiamo fare in modo di valorizzare queste idee imprenditoriali e renderle piani di impresa ponderati. Il microcredito, come strumento di promozione di questa voglia di fare, è un’opportunità più che impor-

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tante, direi fondamentale. Consente di passare dai finanziamenti a fondo perduto all’erogazione di prestiti senza garanzie reali, garantendo la possibilità di poter fare impresa anche a chi non dispone dei capitali propri richiesti come cofinanziamento da tutte le leggi di incentivazione. Chi sono i potenziali utenti dei vostri servizi? Chiunque abbia una idea di impresa che sia disposto a fare un percorso per trasformare tale idea in un business plan ha le carte in regola per diventare un imprenditore di successo. Pianificare è decisivo e bisogna evitare di improvvisarsi. Ci sono settori che hanno potenzialità maggiori di altri, ma è anche decisivo come si fa impresa e quindi come si utilizza il microcredito: ciò varrà sempre di più sia per chi sta avviando una nuova attività che per chi è già imprenditore. Ovvero? Ci sono alcune parole chiave che rendono l’idea molto più di tanti discorsi: innovazione, orientamento al mercato e non al contributo, sostenibilità, responsabilità, organizzazione aziendale, sono fattori di gestione che diventano valori. Non ci può essere sostenibilità ambientale e sociale senza sostenibilità economica, per questo noi di SL Micro mettiamo al centro la persona, le sue aspirazioni e le sue capacità di intraprendere. Di qui l’idea di SL Micro? Oggi c’è bisogno di mettere in rete tra loro le


Avete in corso progetti che mettano al centro il tema della sostenibilità? Si. Siamo la società di consulenza dell’assessorato alla Programmazione del Comune di Cagliari per il progetto Cagliari Sostenibile e Responsabile (Csr). Attraverso l’erogazione di microcrediti, il progetto ha la finalità di favorire la nascita e lo sviluppo di attività imprenditoriali sostenibili e responsabili di cittadini esclusi dal sistema tradizionale del credito, grazie ad un percorso che integra: informazione, orientamento, accompagnamento nella stesura del business plan, erogazione del finanziamento, monitoraggio e consulenza all'avvio e sviluppo di impresa. Nell’ambito del progetto Csr abbiamo contribuito ad organizzare il 26 febbraio, in collaborazione con il Comitato Nazionale per il Microcredito, il convegno “Microcredito e sviluppo locale”, fortemente voluto dall’assessore Antonello Melis. Durante il convegno c’è stata la sottoscrizione di un protocollo di intesa tra il Comune di Cagliari e il Comitato Nazionale per il Microcredito, nel quale vengono fissati i capisaldi per lo sviluppo di una concreta e fattiva collaborazione in merito a progetti di eccellenza su microcredito e microfinanza che verranno di volta in volta identificati congiuntamente tra le due strutture. Quali le prossime sfide di SL Micro? Per citare solo le ultime esperienze, siamo impegnati nella progettazione e gestione di iniziative mirate allo sviluppo di micro e piccole imprese nel settore del turismo sostenibile. L’obiettivo è quello di promuovere un nuovo modello di sviluppo turistico in grado di coniu-

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varie esperienze e cercare di rafforzare i percorsi imprenditoriali. Servono quindi infrastrutture immateriali snelle, efficaci, orientate ai risultati e quindi efficienti nella gestione. SL Micro è la realtà del panorama sardo, specializzata su microcredito e sviluppo sostenibile, che opera con una squadra qualificata, con un direttore generale, con manager qualificati per le aree produzione, sviluppo, marketing e comunicazione, con esperienza pluridecennale nella gestione di progetti di microimpresa sia a livello regionale che locale, al fianco degli Enti Locali, che vogliono mettere al centro delle loro politiche di occupazione lo sviluppo sostenibile.

Piero Marco Porcu, è il fondatore di SL Micro e ricopre la carica di amministratore unico. È un giovane imprenditore di quarant’anni che da oltre sedici è fattivamente impegnato nella creazione di micro imprese attraverso programmi di sviluppo locale che hanno coinvolto oltre ottanta enti locali e la stessa Regione Sardegna. Da alcuni anni si occupa di microcredito e finanza etica collaborando come consulente per la Sardegna con Banca Popolare Etica e PerMicro spa. Ha progettato e realizzato per conto del Comune di Cagliari il primo sportello comunale dedicato al Microcredito e alla Responsabilità Sociale di Impresa che ha ottenuto il patrocinio del Comitato Nazionale per il Microcredito. Dopo gli studi in giurisprudenza ha frequentato un master sulla gestione aziendale e lo sviluppo dell'imprenditoria all'Istud (Business School dell'Università Cattolica) e diversi corsi della Scuola di Direzione Aziendale dell'Università Bocconi.

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gare performances economiche e sociali, nel rispetto dell’ambiente, sia con attività di formazione manageriale che di assistenza diretta allo start-up di iniziative imprenditoriali che verranno realizzate grazie all’erogazione di microcrediti per la creazione di imprese responsabili. La sfida è l’eccellenza di queste iniziative, che non a caso nasce ed è sviluppata in sinergia con aziende nazionali leader del settore. Siete presenti anche all’estero? Stiamo già lavorando su un progetto di Cooperazione decentrata tra un rete di comuni a vocazione turistica del sud Sardegna con i Paesi della sponda nord dell’Africa, realtà sensibili alle dinamiche imprenditoriali e con le quali esistono programmi di cooperazione dell’Unione Europea. L’obiettivo è quello di scambiare best pratics e sviluppare progetti che supportino con la micro finanza i le iniziative imprenditoriali impegnate nel turismo sostenibile.

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RETE E SERVIZI La rete di sportelli sul Microcredito nasce per far fiorire e crescere nuove imprese sul territorio regionale, mira a sostenere quelle persone che, senza differenziazioni di genere, età o cittadinanza, hanno passione, idee e il desiderio di creare una piccola realtà imprenditoriale capace di contribuire al proprio benessere ed allo sviluppo locale. Servizi dello Sportello Microcredito Attivare percorsi di inclusione sociale e finanziaria attraverso il sostegno a percorsi di accesso al microcredito; Informare i cittadini e i potenziali imprenditori delle opportunità finanziarie offerte dal Microcredito; Offrire un servizio di orientamento, consulenza e tutoraggio alle micro imprese; Incrementare la capacità di sviluppare idee di impresa sostenibili.


TECNOLOGIE INTELLIGENTI Il futuro dell’efficienza energetica Il settore delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (Tic) presenta un potenziale, a oggi ancora inutilizzato, in termini di risparmio energetico e può contribuire ad aumentare l'efficienza energetica in diversi settori. Queste sono le conclusioni principali di una risoluzione sul risparmio energetico approvata di recente dal Parlamento europeo. Approvando la relazione di Patrizia Toia (S&D, IT), il Parlamento europeo si dice convinto che un maggior ricorso alle Tic contribuirà a migliorare l’efficienza energetica dell’Ue, accrescendo anche la competitività delle industrie europee. Le applicazioni, ancora sottoutilizzate, presentano un potenziale in termini di risparmio energetico in numerosi comparti dell’economia, come ad esempio nei settori dell’illuminazione dei luoghi pubblici e privati, la regolazione del riscaldamento e dell’aria condizionata degli edifici e la logistica. Come utilizzare al meglio le Tic I deputati sostengono che le Tic sono una tecnologia che consentirà di ridurre le emissioni di gas a effetto serra attraverso le reti di distribu-

zione elettrica intelligenti, gli edifici intelligenti, la telelettura, il trasporto eco-efficiente, i processi industriali ecocompatibili e la sostenibilità aziendale. L'utilizzo di tali tecnologie permetterebbe di monitorare continuamente i dati dei consumi al fine di ottimizzare l'uso pubblico e privato di energia e migliorare il rendimento energetico in numerosi settori. Obiettivi vincolanti per i 27 Stati membri I deputati chiedono alla Commissione di proporre, entro la fine del 2010, un calendario con obiettivi di risparmio energetico, nell'ambito dell'utilizzazione delle Tic, vincolanti per gli Stati membri, per favorire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. Quali obiettivi per il futuro? Con questa risoluzione, il Parlamento intende sollecitare la Commissione e gli Stati membri a promuovere, attraverso appalti pubblici, soluzioni efficienti con uso delle Tic, esortando inoltre l´Esecutivo a presentare nuovi strumenti finanziari per incoraggiare le Pmi a sviluppare le proprie tecnologie energetiche a basso tenore di carbonio. Microcred it o

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Rubrica

di Edovige Catitti Direttore Generale di Aareal Bank Italia

È evidente che il futuro dei popoli sia strettamente legato all’economia, intendendo per economia la capacità di creare ricchezza attraverso la produzione di beni e servizi. L’economia è al centro delle notizie quotidiane ed ormai da anni il sistema dell’informazione ci tiene aggiornati sull’andamento delle borse, sul Pil, sul debito pubblico, sul costo dell’energia, sui fatti che riguardano la finanza internazionale. Il semplice impiegato, la casalinga, il piccolo imprenditore, il commerciante, l’artigiano, il disoccupato, il precario leggono ed ascoltano ed a volte discutono di temi che sono distanti e lontani dalla loro quotidianità. Si avverte nelle trattorie, nei bar e sugli autobus un senso di frustrazione ed impotenza che trova ragione nella coscienza che il proprio futuro e quello dei propri figli dipende sì dalla propria capacità di portare a casa il salario, lo stipendio o il profitto (nella Capitale si usa l’espressione “la pagnotta”) ma anche e soprattutto da decisioni ed eventi che sentiamo del tutto estranei. Si arriva così a delle affermazioni o esemplificazioni divertenti quali “ma questi fratelli Lehman sono dei veri diavoli” o “mi sa che le agenzie di traffing non servono proprio a

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niente” ovvero “è possibile che quattro Greci abbiamo fatto tutto questo casino?” Mi scuso con i lettori per la crudezza delle affermazioni ma tengo a precisare che quelle riportate sono già state edulcorate. Non nascondo di aver sorriso dinanzi a tali dichiarazioni ma nel contempo ho avvertito tutto il peso e la responsabilità del mio lavoro. Non mi sono professionalmente mai misurato con l’economia “domestica”, quella della famiglia per intenderci, perché il credito di cui mi occupo è soltanto quelli dei grandi numeri e delle grandi operazioni immobiliari. La mia interfaccia con il mondo dei “normali” è mia madre pensionata, qualche vecchio amico ed i tanti Mario e Maria che mi circondano nei luoghi pubblici, cui tendo l’orecchio per capire le attese, le ambizioni e le paure. Mentre i Governi e le varie Istituzioni mondiali politiche, finanziare e commerciali discutono circa l’assetto che dovrà regolare il pianeta, io faccio fatica a trovare un idraulico, un calzolaio o un falegname. Conosco tanti ingegneri, medici ed avvocati ma nella mia rubrica una baby sitter di cui mi possa fidare non c’è. Devo, dunque, prendere atto con una certa sod-

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li arnesi economici ell’Uomo “fabbricatore” disfazione, che esiste un’altra economia che merita molta attenzione perché l’Economia con la E maiuscola ci ha comunque insegnato che il ciclo economico vive di lavoro, produzione, scambio o vendita. In questo quadro di riferimento deve inquadrarsi l’attività di micro credito, con tutta la sua carica solidaristica che deve tendere a valorizzare la forza e l’ingegno che in diversa misura sono presenti in ogni individuo ed il senso di libertà che ha per compagno di vita la responsabilità. Il micro credito è un mezzo per trasformare comparse in attori principali, per portare sulle scene la storia dell’Uomo “fabbricatore”. L’Uomo “Fabbricatore” può produrre prodotti complessi ma anche semplici, può offrire servizi complessi ma anche semplici. Anche se pensiamo a prodotti e servizi semplici non possiamo, però, non rilevare che realizzarli comporta sempre l’utilizzo di un capitale minimo, l’esistenza di una capacità organizzativa e per ultimo la presenza di mezzi di comunicazione. Il capitale serve per acquistare i mezzi di produzione (più semplicemente gli arnesi di lavoro), la capacità organizzativa serve per “metter su” la produzione ed il mezzo di comunicazione serve per far conoscere il prodotto ed il servizio. Se si parla di servizi e prodotti semplici c’è da supporre che anche i tre strumenti, di cui abbiamo parlato, siano altrettanto semplici. In realtà la supposizione è errata. I mezzi di produzione sono spesso sofisticati e complessi nel loro utilizzo.

L’organizzazione dell’attività presenta molteplici complessità che passano attraverso l’acquisizione di una licenza e/o di un titolo di studio, il rispetto delle norme igieniche e di sicurezza, l’applicazione delle normative che regolano la previdenza ed i rapporti di lavoro, nonché gli adempimenti fiscali, quanto sopra solo per citare alcuni degli aspetti di complessità. I mezzi di comunicazione possono essere costosi e richiedere conoscenze particolari a partire dall’uso della lingua italiana per finire alla sociologia. Certo la piazza o la via sono ancora un veicolo di comunicazione per affermare la propria esistenza ma un piccolo negozio su strade affollate ha un costo spesso molto elevato. Dunque, il microcredito può essere una risposta fondamentale per dare vita a piccole imprese artigiane e di servizi ma non può rimanere chiuso all’interno di meccanismi finanziari. L’attività di microcredito non può limitarsi ad un ruolo finanziario perché il recupero del capitale dato a prestito dipenderà dalla riuscita dell’iniziativa, che a sua volta è connessa alle complessità di organizzazione e comunicazione di cui abbiamo fatto cenno. Chiunque eserciti un’attività di micro credito dovrà attrezzarsi per sostenere la nascita dell’impresa fornendo direttamente (o indirettamente) formazione, consulenza organizzativa e di comunicazione lì dove necessaria. La cosiddetta povera e brava gente ha braccia per lavorare e buona volontà, ma non ha spesso conoscenze sufficienti neanche per immaginare un futuro imprenditoriale. Tutto però si può imparare nella vita, ma occorrono generosi e pazienti maestri. Il microcredito dovrà utilizzare i maestri se vuole svolgere pienamente il suo ruolo, ma non ho dubbi in proposito. Le nostre città ed i nostri paesi sono pieni di generosi e pazienti maestri. Occorre dar loro l’opportunità di insegnare alla brava gente come si diventa creatori del proprio destino. Microcred it o

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PES RISPONDE AI LETTORI LA PAROLA ALL’ESPERTO DI MIcROcREDITO TESI DI LAUREA DOVE REPERIRE I DATI? Sono una studentessa di 25 anni che sta concludendo il biennio specialistico del corso di laurea in Scienze Politiche. Proprio in queste settimane ho iniziato a pensare a quella che dovrà essere la mia tesi di fine studi. Un’amica qualche mese fa mi ha parlato del microcredito e da allora ho avuto modo di leggere qualche articolo sull’esperienza del Bangladesh. Sto adesso pensando di fare la tesi proprio sul microcredito, ma non so da dove iniziare, dove reperire le informazioni, quale argomento in particolare potrei sviluppare al meglio, considerato il mio background universitario. Forse è un argomento più adatto a qualcuno con una laurea in Economia. Potrebbe darmi un consiglio? Grazie, Laura

Gentile Laura, il mondo degli operatori del microcredito non è costituito, fortunatamente, solo da economisti, ma, per esempio, da giuristi, giornalisti, ingegneri, medici, esperiti in pubbliche relazioni, psicologi. Ognuna di queste figure professionali, in contesti spesso molto diversi, che vanno dalla periferia di una qualsiasi città italiana alle più remote aree rurali dell’Africa centrale, contribuisce secondo le proprie conoscenze alla realizzazione e al monitoraggio dei progetti, allo sviluppo di prodotti e servizi, al perfezionamento di quadri legislativi ad hoc, all’assistenza al beneficiario

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finale ecc. Il Suo percorso di studi può certamente consentirLe non solo di produrre un lavoro di ricerca di valore ma anche, in futuro, di costruire un’intera carriera nel settore. Il Suo obiettivo dovrebbe essere, nelle prossime due o tre settimane, quello di sviluppare un’adeguata conoscenza dei prodotti e dei servizi microfinanziari, da una parte, e delle policies dall’altra. Per quanto riguarda i prodotti ed i servizi Le consiglio “Microfinance”, a cura del professor Mario La Torre (2006). Relativamente alle policies, sarebbe opportuno studiare le iniziative ed i programmi dell’Unione europea, ad iniziare dal documento “European initiative to develop microcredit in support of growth and employment (2007)” e dal programma Jeremie. In merito alla realtà italiana, dovrebbe consultare la relazione programmatica 2009-2011 del Comitato Nazionale per il Microcredito (che può trovare facilmente sul sito del Comitato) e la pubblicazione sul microcredito in Italia che uscirà nelle prossime settimane a cura dello stesso ente. Continui a leggere, inoltre, questa rivista, che la terrà al corrente su tutte le novità del settore. Avendo approfondito questi argomenti, sarà certamente in grado di capire quali sono gli aspetti che più Le interessano e che è in grado di sviluppare al meglio, sulla base della Sua attività accademica nonché delle Sue personali attitudini.

SALONE DI BELLEZZA COME METTERSI IN PROPRIO? Sono un ragazzo di 32 anni di Palermo. Lavoro come parrucchiere in un uno dei saloni più grandi e noti della città. Dopo 12 anni di duro lavoro, vorrei provare a mettermi in proprio e soddisfare le mie ambizioni professionali. Ho le idee chiare sull’idea progettuale, ma purtroppo, non possedendo una casa o altri immobili le banche non vogliono darmi credito. Ho già qualcosa da parte, ma avrei la necessità di avere la disponibilità di almeno altre trentamila euro per riuscire ad aprire. So che attraverso l’istituto del microcredito sarebbe possibile riuscire ad ottenere un prestito, ma immagino ci siano dei limiti relativi alla dimensione dell’impresa. Un’azienda con 6 dipendenti (di cui avrei assoluto bisogno già dall’inizio) può essere considerata una microimpresa? Luigi Caro lettore, La mia risposta è si. In Italia si fa riferimento alla definizione di microimpresa fornita dalla Commissione Europea, recepita a livello nazionale dal decreto del ministro della Attività produttive del 18 aprile 2005. Secondo tale definizione, "Nella categoria delle PMI si definisce microimpresa un'impresa che occupa meno di 10 persone e realizza un fatturato annuo oppure un totale di bilancio annuo non superiori a due milioni di euro". Quindi auguri per la Sua prossima esperienza professionale!


MICROCREDITO,QUALI PROGETTI IN TUNISIA Sono un immigrato tunisino di 44 anni, lavoro regolarmente in Italia da cinque anni. Vorrei rientrare nel mio Paese, dove ho lasciato moglie e figli. Vorrei sapere se il Comitato per il Microcredito ha dei progetti anche in Tunisia e se, in caso positivo, posso usufruirne. Kabil Caro Kabil,

il Comitato per il Microcredito ha appena concluso un ampio programma di formazione e capacity building sul microcredito a favore della BTS, la Banca Tunisina di solidarietà. Si tratta di un’istituzione di grande prestigio attiva su tutto il territorio tunisino, che certamente Lei conosce. Attraverso tale programma, il Comitato ha supportato la BTS nella creazione di un Centro di risorse per il Microcredito, che ha il compito di rafforzare l’attività microfinanziaria della banca. Le consiglio vivamente di prendere contatto con la BTS, che sta sviluppando dei programmi efficaci sia nelle aree urbane che rurali. Qualsiasi siano le Sue ambizioni, sono certo che potrà trovare delle valide opportunità e finalmente ricongiungersi con i suoi cari. EX DETENUTO GUARDA AL FUTURO Sono un ex detenuto, fuori dal carcere da circa un anno, dopo aver pagato i miei debiti con la giustizia. Dopo

una lunga ed inutile ricerca di un prestito bancario, sei mesi fa sono finalmente venuto in contatto con una nota istituzione di microfinanza che, dopo un periodo di formazione, mi ha concesso un finanziamento. Ho avuto così modo di aprire insieme a mia moglie una piccola azienda che produce pasta fresca. Gli affari vanno bene e certamente sono molto grato all’istituzione di microfinanza che, dandomi fiducia, mi ha consentito di costruire un futuro per me e la mia famiglia. Tuttavia, pago un tasso di interesse pari a quello che pagherei ad una banca per un prestito di pari importo. Non crede che chi vuole sostenere i poveri, gli immigrati, i disoccupati ed in generale i soggetti deboli attraverso il microcredito dovrebbe praticare tassi di interesse molto bassi, se non addirittura prestare il denaro senza alcun tasso di interesse?

Caro lettore, mi consenta innanzitutto di congratularmi per la Sua esperienza lavorativa, che incarna perfettamente lo spirito più intimo del microcredito. Come Lei stesso ha detto, sei mesi fa il Suo problema era quello di non avere accesso a credito. L’istituzione di microfinanza ha voluto darLe fiducia ed investire su di Lei. Per far ciò, l’organizzazione ha dovuto correre il rischio di una Sua possibile insolvenza e far fronte ad una serie di spese: pagare gli esperti che hanno provveduto alla Sua forma-

zione, pagare chi si è occupato di gestire la Sua pratica, sostenere le varie spese amministrative e d’ufficio, pagare chi la seguirà nei momenti di difficoltà. Tutto ciò per un costo che non differisce molto da quello che sosterrebbe se avesse avuto la possibilità di operare con un istituto bancario tradizionale. Il tasso d’interesse che Lei paga consentirà all’istituzione di microfinanza di continuare ad operare ed andare incontro a tante altre persone che, come Lei una volta, nonostante le buone idee e la buona volontà, non hanno accesso al credito e hanno bisogno innanzitutto di fiducia e assistenza. SI FINANZIA IL LAVORO NON GLI “EXTRA” Sono un operaio di 38 anni della provincia di Brescia. La mia banca mi ha recentemente negato un prestito di 15 mila euro per l’acquisto di un’auto. Vorrei sapere se ci sono delle possibilità di ottenere dei finanziamenti attraverso il microcredito.

Caro lettore, il microcredito promuove la creazione di imprese. L’obiettivo è creare lavoro, piuttosto che alimentare i consumi. Non credo, quindi, sia possibile ottenere alcun finanziamento per l’acquisto di un’auto. Scrivetemi all’indirizzo: giovanni.pes@microcredito-italia.org

PES RISPONDE AI LETTORI LA PAROLA ALL’ESPERTO DI MIcROcREDITO Microcred it o

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standardizzazione ES S E N zIA LE Secondo la risoluzione approvata dal Parlamento europeo, la standardizzazione dei sistemi di ricarica delle auto elettriche costituisce un passo essenziale per la creazione di un

mercato unico europeo per tali veicoli. Inoltre, i deputati chiedono che l'Unione sostenga l'innovazione e la ricerca sulle tecnologie necessarie per lo sviluppo del settore. I veicoli elettrici e gli ibridi ricaricabili (plug-in) risultano un'opzione importante per la strategia di riduzione delle emissioni di Co2, contribuendo così alle priorità di "Europa 2020" per

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la promozione di un'economia più efficiente sotto il profilo delle risorse. La risoluzione approvata dal Parlamento sostiene la proposta di stabilire uno standard europeo per il 2011 per la ricarica delle auto elettriche, a garanzia dell'interoperabilità delle infrastrutture e chiede quindi alla Commissione di puntare su standard globali ogni volta che se ne presenti l'occasione. I deputati auspicano anche la standardizzazione a livello internazionale, o almeno europeo, delle infrastrutture e delle tecnologie di ricarica, un sostegno alla ricerca e all'innovazione delle batterie, il miglioramento delle reti elettriche grazie all'introduzione di reti intelligenti e un coordinamento delle misure di sostegno per assicurare la competitività del settore. Per un mercato interno dei veicoli elettrici. La Commissione e gli Stati membri dovrebbero creare le condizioni necessarie per l'avvento di un mercato interno dei veicoli elettrici ed evitare allo steso tempo la presenza sul mercato di sistemi incompatibili. Inoltre, continuano i deputati, è necessario assicurare che lo sviluppo di veicoli elettrici sia ben equilibrato e che sia centrato su una minore congestione del traffico, un minor consumo energetico e la riduzione delle emissioni di Co2, senza però rinunciare allo sviluppo di altri tipi di veicoli, come le biciclette elettriche, i tram e i treni. I governi nazionali potrebbero infine stimolare, come suggerisce il Parlamento, la sostituzione graduale del parco di veicoli pubblici con mezzi elettrici, mentre l'Unione europea dovrebbe introdurre le infrastrutture non appena gli standard saranno stati definiti. Infine, la risoluzione invita la Commissione a fornire un calcolo globale delle emissioni complessive di Co2 dei veicoli elettrici e sottolinea che la standardizzazione di tali veicoli non deve ostacolare ulteriori innovazioni nel settore dei motori dei veicoli convenzionali.


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La Rivista del Microcredito e della Microfinanza - aprile 2010  

La Rivista del Microcredito e della Microfinanza - aprile 2010

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