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APERIODICO GRATUITO

NUMERO VII - APRILE 2018

Xperience 6 & 7 Maggio - Patrica (FR) www.wineday.it

I Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte

Storia, vini e persone di Langhe, Roero e Monferrato

VeniVidiVini

Ettore Sammarco dalla costiera senza Furore.

Sorsi di Eccellenza Selva Capuzza, innamorarsi a 100 anni

Speciale

StreetFood, il gusto scende in strada


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5 Editoriale VII 6 Enotizie: buone nuove dal mondo del vino

ANTEPRIME EVENTI: 8 WineDay Xperience 10 Only Wine Festival: grandi vini da piccoli Produttori

VENI VIDI VINI: 14 Ettore Sammarco, dalla Costiera senza Furore 20 Anteprime toscane: le nuove annate di Chianti e Vernaccia 24 Tenuta Regaleali, cuore di Tasca d’Almerita

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SORSI DI ECCELLENZA: 30 Montegioco, dove la birra è una cosa seria 36 Selva Capuzza, innamorarsi a cent’anni

I PAESAGGI DEL VINO: 40 I paesaggi vitivinicoli del Piemonte

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E ancora… 48 Street Food, il gusto scende in piazza 52 Wine Emotions dispensa emozioni 59 Le mie degustazioni 62 Appuntamenti da gustare 66 Lo scatto del mese: “La vite è donna” 67 E nel prossimo numero?


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Villa Ecetra • Patrica (FR)

Domenica 6 Maggio (Enoappassionati) • Lunedì 7 Maggio (Operatori) Associazione Italiana Sommelier Frosinone


iamo ormai agli sgoccioli. Manca davvero pochissimo e, finalmente, aprirà di nuovo i battenti la rassegna enologica più importante al mondo. State già pensando al Vinitaly vero? E invece noi ci riferivamo al WineDay 2018 che, il prossimo 6 Maggio, spegnerà la sua decima candelina. Suvvia, concedeteci almeno un “q.b.” di sana autocelebrazione perché, almeno per noi che l’abbiamo vista nascere e crescere negli anni, questa piccola-grande rassegna è davvero l’evento più bello del mondo. Se non altro perché tutto è cominciato proprio da lì, compresa la qui presente rivista. Abbiamo chiamato “X-perience” questa edizione celebrativa, non solo perché la “ics” è un chiaro richiamo al decennale, ma anche perché questo lungo (o corto?) decennio ha fatto sicuramente crescere e maturare il nostro evento oltre le nostre stesse aspettative iniziali. In ogni caso, l’invito che rivolgiamo a tutti voi è semplicemente quello di venirci a trovare, a Villa Ecetra, in quel di Patrica (FR), per partecipare tutti insieme a questa nostra festa: che siate Produttori, operatori del settore o semplici enoappassionati, siamo sicuri che troverete pane (e vino!) per i vostri denti. Chiusa la dovuta parentesi, passiamo a presentarvi i contenuti più interessanti (come se ce ne fossero anche di noiosi...) di questo numero di Aprile. A proposito, siamo già arrivati a quota VII! E ad aprirlo è una jjjjjjjjjj

Federico Dini, 41 anni, Assaggiatore ONAV e da sempre grande enoappassionato, fonda nel 2008 l’Associazione di promozione enogastronomica “Triclinium” che presiede fino al 2014. Ideatore della rassegna nazionale “Wine Day” e organizzatore di numerosi altri eventi e format enogastronomici.

è una bella presentazione firmata dal bravissimo e ubiquitario (tanta invidia per lui!), Francesco Saverio Russo, che ci rivela tutti i dettagli dell’Only Wine Festival di Città di Castello, altro fantastico evento ai blocchi di partenza. Da qui in poi, si entra subito nel vivo dei nostri format istituzionali: eccoci quindi in “VeniVidiVini”, la rubrica ambulante che questa volta ci porta dapprima in Costiera Amalfitana, poi in Toscana, per le anteprime di Chianti e Vernaccia ed infine nel cuore della Sicilia di Tasca d’Almerita. Seguono i nostri “Sorsi d’Eccellenza”, che ci raccontano le birre “Montegioco” e i vini centenari di Selva Capuzza. Arriviamo così all’articolo di copertina, che ci narra e ci mostra uno dei “Paesaggi del vino” più famosi e caratteristici dell’intero Stivale enologico: parliamo ovviamente delle colline delle Langhe Piemontesi, uno scenario da favola che sembra uscito dal pennello di un ispirato pittore. A seguire, c’è spazio anche per le ultime tendenze dello street food e i più moderni wine-dispenser per enoteche e alta ristorazione. E se di tutto ciò non sarete ancora paghi, nelle ultime pagine troverete i vini recensiti in “Le mie Degustazioni”: questa rubrica, più che un’appendice finale, è una sorta di “bicchiere della staffa” dedicato ai nostri lettori più accaniti e insaziabili… ammesso (e non concesso) che in fondo a quelle bottiglie sia rimasto qualcosa da bere… ■ Federico Dini & Andrea Vellone

Andrea Vellone, 45 anni. 20 anni di Marketing, comunicazione, grafica, design nei più disparati campi: elettrodomestici, banche, compagnie aeree, Internet Company. Almeno fin quando non decide di dedicarsi unicamente a quella che è la sua passione di sempre... Quale? Ovviamente...il vino!


ASOLO MONTELLO: SUPERATE LE 10 MILIONI DI BOTTIGLIE Raddoppiano in soli 2 anni le bottiglie prodotte dal Consorzio Vini Asolo Montello. Sfiorati gli 11 milioni di pezzi. Un dato confermato anche dall’aumento, dal 2011 ad oggi, delle superfici vitate dell’Asolo Montello, passate dagli 827 ettari agli attuali 1.991. Una crescita importante, che però non sminuisce l’integrità paesaggistica della zona. “Superare le dieci milioni di bottiglie – spiega Armando Serena, Presidente del Consorzio Vini Asolo Montello – è un obiettivo in cui abbiamo fortemente creduto e lavorato molto negli ultimi anni. Questa veloce crescita la dobbiamo in particolar modo al nostro Prosecco DOCG, un prodotto di grande qualità che sta ricevendo molti apprezzamenti anche all’estero. Negli ultimi anni, la tendenza del mercato è quella di ridurre i grammi di zucchero nell’Extra Dry, che spesso necessita di alti gradi zuccherini per esprimersi al meglio. L’Asolo Prosecco Superiore DOCG, è invece caratterizzato da grande struttura e sapidità, derivanti dal suo terroir. Ciò gli permette di reggere bene in bocca anche nelle versioni più secche, allineandosi alle richieste dei consumatori”. Oltre alla produzione cresce anche la qualità: la denominazione Asolo Montello è infatti l’unica che può definire la tipologia Extra Brut nelle bottiglie prodotte con la DOCG e, grazie alle recenti modifiche al disciplinare, l’Asolo Prosecco Superiore DOCG sui lieviti potrà a breve prodursi nella versione Brut Nature.

IN CRESCITA GLI E-COMMERCE DEL VINO MADE IN ITALY In crescita, ma senza sfondare. Questa è la tendenza delle vendite del vino italiano in rete. Le etichette-cult. le annate introvabili dei nomi più famosi sono le richieste più frequenti degli enoappassionati webofili; tuttavia, almeno in Italia, gli scaffali delle enoteche e supermercati restano i principali canali di acquisto per gran parte del vino che si vende in Italia. Ben diversa la tendenza dell’estero, dove si viaggia su altri volumi che generano fatturati davvero importanti, grazie soprattutto ai grandi portali online. In ogni caso si stima che la prospettiva di crescita, da qui a cinque anni, dovrebbe portare il fatturato italiano generato sul web a superare la fatidica quota dei 200 milioni di euro. Attualmente è la Toscana la regione vitivinicola più presente sul mercato digitale, con una fetta che vale circa il 28%. Seguono il Piemonte, il Veneto e il Lazio. Le etichette più vendute sono quelle di fascia medio alta e alta, cioè dai 10 euro a bottiglia in su. L'online, è un canale che favorisce comunque anche le etichette straniere. In Italia il giro d'affari dell'e-commerce del vino si divide fra un 51% venduto dalle aziende tramite il proprio sito, un 25% commercializzato tramite i siti specializzati e il resto che viaggia su altri portali internazionali. Le denominazioni più vendute tramite internet? Brunello, Amarone, Valpolicella, Bolgheri, Chianti, Barolo, Barbaresco, Barbera e Franciacorta.

A GABRIELLA ANCA RALLO VA IL PREMIO DONNA DEL VINO 2018 Gabriella Anca, fondatrice con il marito Giacomo Rallo dell'azienda Donnafugata, è l’ambasciatrice, del vino siciliano, di cui incarna i valori e le tradizioni grazie a quarant'anni di storia professionale. Questo è quanto riconosciutole da le Terre Sicane, che le hanno attribuito l’importante premio enologico "Donne&Vino 2018", ideato per intende valorizzare quelle donne che hanno scelto di dedicarsi al mondo del vino di qualità. E durante la cerimonia di premiazione, svoltasi nel settecentesco Palazzo Panitteri a Sambuca di Sicilia, non è mancata la sottolineatura dei motivi che hanno portato il premio verso la Sig.ra Donnafugata: per Gori Sparacino, presidente della Federazione Strade del Vino di Sicilia, quello a Gabriella Anca Rallo infatti "è un importante riconoscimento ad una Donna impegnata nello sviluppo del territorio attraverso la valorizzazione del mondo del vino". Come dargli torto? Del resto Gabriella Anca è stata l’artefice insieme al marito, della nascita nel 1983, della celebre Donnafugata. Da allora, e per tutti gli anni a seguire, l’apporto di Gabriella Anca Rallo non solo ha favorito in modo concreto l'ascesa di Donnafugata ai vertici dell'enologia italiana e internazionale, ma ha anche contribuito allo sviluppo e all'affermazione delle qualità e dell'immagine della vitivinicoltura isolana e alla promozione della condizione femminile nella società siciliana, come forse nessun’altra Produttrice. 7

6 Giorgio Mercandelli dell’-


VINO TERRANO, NUOVA DOC ITALO-SLOVENA Siglato a Portopiccolo (Duino Aurisina - Trieste) durante l’VIII edizione di “Teranum”, il disciplinare sul vino Terrano, che unisce i produttori sloveni e italiani, per la DOC transfrontaliera. Un operazione partita nel 2015, coinvolgendo l'associazione viticoltori del Carso in una serie di incontri con i colleghi di oltreconfine. Obiettivo? Quello di evitare che i produttori del Carso perdessero la storica denominazione in bottiglia, motivo per il quale si è resa necessario il coinvolgimento della Slovenia, per la realizzazione di una Doc transfrontaliera. Così, con la denominazione “Teranum”, vengono identificate le caratteristiche del vino prodotto sull'altipiano carsico italiano e sloveno: tra le specifiche, oltre all'area geografica di produzione e i procedimenti enologici, viene stabilita la varietà (refosco), la resa di uva per ettaro (9000 kg), il legame tra ambiente e caratteristiche del prodotto ed infine le qualifiche per la certificazione. L'arricchimento del saccarosio, verrà permesso solo in Slovenia e vietato in Italia, per ottemperare alla normativa europea. In conclusione, il Teran è un vino rosso, secco, fermo di media alcolicità e con sapore e profumi di frutti di bosco. Apprezzata caratteristica è quella di essere particolarmente ricco di polifenoli, antiossidanti benefici per la salute. Al raggiungimento di queste caratteristiche, è di fondamentale importanza l'incrociarsi del clima mediterraneo a quello tipico delle Prealpi. 6

LA CINA PUNTA A PRODUZIONE DI VINI DI QUALITA’ Non solo potenza economica. Presto anche potenza vinicola. Almeno negli intenti della popolosa nazione asiatica, che ha deciso di fare in modo che le proprie bottiglie si posizionino sui mercati internazionali dei vini più pregiati, Nelle intenzioni, ci sono investimenti massicci nelle campagne o meglio, nei vigneti, che verrebbero venire radicalmente trasformati. Il piano a medio-lungo termine è volto non solo a commercializzare all’estero vini di qualità, ma anche a cercare di soddisfare il grosso mercato interno che sempre più, richiede vino sulla propria tavolo. Oltretutto la strategia prevede grandi investimenti infrastrutturali in zone rurali che, proprio grazie alla viticoltura, potranno portare alla creazione di “Strade del vino”, attraendo a se un nuovo turismo, almeno fino ad oggi sconosciuto al Paese dagli occhi a mandorla. Il tutto è comunque sia una conseguenza naturale della domanda del mercato che, in soli 10 anni, in Cina è aumentata nientemeno che del 2600%. Nonostante tale incremento, i margini di crescita sono ancora spaventosi, in quanto il consumo annuo pro-capite del cittadino cinese ha appena raggiunto i 2 litri / anno (praticamente nulla in confronto ai 10 litri dei consumatori americani o i 50 dei francesi). Un mercato, quindi, in cui i margini di guadagno, già molto elevati, sono destinati a diventare da capogiro a brevissimo, e non solo per lo Stato ma anche per i privati.

L’OLIO ZUCCHI E’ IL PRODOTTO ITALIANO DELL’ANNO 2018 Grande soddisfazione per l’azienda Zucchi, che, con il suo olio evo ha ricevuto il premio come prodotto dell’anno 2018 per qualità, etica e trasparenza. Un olio extravergine Italiano da filiera sostenibile certificata CSQA (DTP 125), che abbraccia la condivisione di valori di natura ambientale e sociale, ma anche di tipo economico e nutrizionale. Un prodotto 100% italiano e sostenibile, risultato di una produzione che ha puntato tutto sulla tracciabilità, sulla sostenibilità e sulla qualità, oltre che sulla soddisfazione dei consumatori. Tanto è vero che il riconoscimento arriva dal voto di ben 12.000 consumatori con più di 15 anni, attraverso una indagine condotta dall’istituto di ricerca indipendente IRI, secondo i due criteri fondamentali di Innovazione e Soddisfazione. Il riconoscimento premia la grande sinergia avviata dall’azienda cremonese, in questi anni, anche col mondo della produzione del Consorzio Nazionale degli Olivicoltori a tutela dell’olio extravergine d’oliva italiano e della salute dei consumatori. ”Siamo stati i primi a credere nel progetto di una filiera sostenibile per l’olio extra vergine d’oliva - ha dichiarato Alessia Zucchi - e vedere questo impegno riconosciuto dal pubblico è la soddisfazione più grande”. Un bell’esempio di filiera olivicola olearia italiana, che si basa sulla fiducia e sulla collaborazione Zucchi ed i produttori italiani, e che potrà sicuramente essere seguito da tanti altri. 7


ANTEPRIMA EVEN

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Tutto pronto a Patrica per decima edizione della rassegna enogastronomica più elegante del Lazio: il “Wine Day”, vetrina delle eccellenze italiane del food & beverage, riaprirà porte (e bottiglie) ad appassionati e operatori del settore... per una nuova ed indimenticabile esperienza sensoriale.

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n evento che si preannuncia ricco e invitante come non mai. Una vera manna per i palati dei tanti gourmet che, come ogni anno, arriveranno a Villa Ecetra da tutto il centro Italia. Stiamo parlando di “Wine Day Xperience”, edizione celebrativa di una delle più particolari ed intriganti rassegne enologiche del Lazio. Ma cosa bolle realmente nella pentola di questa edizione 2018? Beh, quest’anno, per festeggiare il decennale, sono previste in programma diverse gustose novità che, almeno in parte, vi sveleremo di seguito. Si parte alle 15:30 di Domenica 6 Maggio, con la giornata destinata a tutti gli appassionati e i consumatori finali che, attraverso un lungo percorso di banchi d'assaggio, avranno la possibilità di degustare vini e leccornie gastronomiche scegliendo tra centinaia di referenze. E saranno oltre 70 i produttori che, da ogni regione italia-

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na, presenteranno al Wine Day le proprie eccellenze enologiche. Oltre 300 etichette e prodotti gastronomici di eccellenza, con alcune “chicche” che potrete scoprire soltanto partecipando. Previsti anche una serie di “demo” culinari curati dalla “Scuola del Gusto” di Frosinone, con la partecipazione di numerosi professionisti di fama nazionale. Il giorno seguente, lunedì 7, sarà invece riservato esclusivamente ad operatori del settore ho.re.ca e a buyers accreditati, con business matching per l’intero orario giornaliero (dalle 11:00 fino alle 19:00), ma sono previste anche degustazioni di alcuni “Top Wines” italiani, guidate dagli stessi Produttori con il supporto della delegazione di Frosinone dell’Associazione Italiana Sommelier. Insomma, questi e tanti altri sono gli ingredienti di una decima edizione che si prospetta come una vera e propria “experience” per i palati più raffinati. ■ .

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ANTEPRIMA EVEN

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QUATTRO GUSTOSI DEMO CULINARI FIRMATI SCUOLA DEL GUSTO

LE VINOCAMERE DI WINETV CON CHIARA GIANNOTTI

La Scuola del Gusto di Frosinone nasce proprio dalla volontà di trasmettere i saperi di questo mondo attraverso il confronto, lo scambio, la contaminazione con qualificati protagonisti del settore. Così, in occasione della decima edizione della rassegna del Wine Day, domenica 6 Maggio, la Scuola del Gusto, organizzerà all’interno della rassegna, ben 4 sessioni dimostrative dedicate ad alcuni momenti fondamentali di questo splendido rapporto. “Il Pane quotidiano” è il primo appuntamento: è rivolto all'arte bianca, si discuterà delle nuove tendenze di panificazione, di utilizzo di grani antichi e cereali diversi con Roberta Pezzella, ricercatrice e testimonial del Molino Quaglia. In abbinamento l’olio EVO di Gregorio De Gregoris “Olitrana DOP”. La seconda sessione, “La territorialità nel piatto”, sarà incentrata sul rapporto, in chiave etica e sostenibile, tra cucina e territorio e verrà condotta da Salvatore Tassa, “libero Cuciniere” del Ristorante “Colline Ciociare” di Acuto (stella Michelin). “Dulcis in fundo” è il terzo incontro, e chiaramente sarà inerente la pasticceria sarà a cura di Matteo Dolcemascolo, giovane promessa dell'Alta Pasticceria italiana che con i suoi grandi lievitati ha conquistato la stampa di settore. A concludere, il demo “Coffee Secrets” condotto da Silvio Rascioni, trainer internazionale Aicaf e maestro di caffetteria, il quale esplorerà le più recenti tecniche di estrazione e somministrazione dell'amata bevanda. Un programma molto ricco e davvero per tutti i gusti.

Le due giornate di“Wine Day Xperience, saranno immortalate dalle telecamere di WINE TV (canale 815 di SKY), la televisione tematica interamente dedicata al mondo del vino che, durante le due giornate, registrerà un ampio servizio sulla kermesse, con interviste a tutti i protagonisti e ai visitatori. A condurre, troverete la bella e brava Chiara Giannotti, che vi presentiamo di seguito. Nata a Roma, Chiara ha seguito gli studi nel liceo francese Chateaubriand e si è laureata in lettere, indirizzo lingue e letterature straniere, entrando poi subito a lavorare nelle Cantine vinicole in Toscana e nelle Marche di proprietà della sua famiglia da 3 generazioni. Nel frattempo ha ottenuto il diploma ufficiale di Sommelier e il riconoscimento di Dame Chevalier de Champagne, e la sua conoscenza e passione per il mondo del vino sono cresciute talmente tanto da decidere, dopo la sua esperienza in famiglia, di continuare un percorso personale dedicato alla comunicazione del vino. Nasce così, nel 2015, il suo blog di successo vino.tv e le sue collaborazioni, come presentatrice di eventi enogastronomici, e come autrice e degustatrice, con importanti testate del settore, tra le quali Doctorwine, una delle rubriche enogastronomiche di maggior peso. Viene anche chiamata dalla casa d’Aste Ansuini per fare l’esperta di riferimento per il reparto dedicato ai vini di lusso. Questo lha portata a essere chiamata dalla casa editrice Rizzoli per scrivere un libro sulle bottiglie che dovrebbero essere presenti un’ipotetica cantina perfetta. 9


ANTEPRIMA EVEN

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GRANDI VINI DA PICCOLI PRODUTTORI Tra sabato 28 e domenica 29 Aprile a Città di Castello (PG) torna l’appuntamento per i winelovers più esigenti: protagonisti, i vini delle piccole cantine e dei giovani Produttori italiani e stranieri, selezionati da Associazione Italiana Sommelier. E poi, da quest’anno un intero spazio dedicato agli “Orange wines”. a cura di Francesco Saverio Russo 10

a città rinascimentale di Città di Castello, in provincia di Perugia, il 28 e 29 aprile prossimo, ospiterà la quinta edizione di Only Wine Festival, il Salone dei piccoli produttori e delle giovani cantine italiane. Cento i produttori selezionati ogni anno da Ais - Associazione Italiana Sommelier in tutta Italia e oltre 350 le etichette in degustazione. Come ogni anno, all’interno dello storico Palazzo Bufalini, saranno previsti banchi d’assaggio, accessibili con un ticket-degustazione (15,00 euro per 5 degustazioni, compresi calice e tasca portabicchiere), ma anche degustazioni guidate a tema, un’occasione significativa per conoscere al meglio le caratteristiche dei vini presenti. Infine, per chi vuole approfondire, tornano a grande richiesta gli Speed Wine, i mini jjjjj 7


ANTEPRIMA EVEN

corsi di avvicinamento al vino e al bere consapevole, ideati proprio da Only Wine, che, per questa prossima Edizione, si svolgeranno in un’apposita Speed Wine Area in Piazza Gabriotti e saranno affiancati da originali Speed Food, con l’idea di celebrare ancora meglio le eccellenze italiane della tavola, nell’anno del cibo italiano nel mondo. A guidare le degustazioni e gli speed wine saranno tre tra i migliori sommelier del panorama nazionale e internazionale: Maurizio Dante Filippi, miglior sommelier d’Italia 2016, Andrea Galanti, miglior sommelier d’Italia 2015 e Luca Martini, miglio sommelier del Mondo 2013. A loro il compito di condurre i partecipanti verso una più approfondita conoscenza del vino e della sua produzione, con un percorso emozionante e indimenticabile alla scoperta del prodotto, del produttore e del territorio. Tra le novità di Only Wine Festival 2018, un’intera area dedicata agli Orange Wine, con una selezione di 15 produttori, realizzata in collaborazione con Francesco Saverio Russo, autore del blog Wine Blog Roll, con l’obiettivo di conoscere e apprezzare questo nuovo stile di vino, sempre più in voga. Più ampia sarà, inoltre, l’area International Wine, dedicata, anche quest’anno, ad una selezione dei giovani produttori e piccole cantine di altri paesi europei. Saranno oltre 20 i produttori, provenienti da Francia, Spagna, Germania, Georgia e Croazia, anch’essi protagonisti dei banchi d’assaggio e delle degustazioni guidate. Infine, uno speciale Padiglione Umbria ospiterà una selezione di piccole cantine e giovani produttori della regione, che avranno l’opportunità di promuoversi direttamente “in casa”. 6

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Nell’anno del cibo italiano nel mondo, incontro di gusto tra giovani viticoltori, i migliori sommelier e gli chef del momento Fabiana Scarica, Floriano Pellegrino, Isabella Potì e Giancarlo Polìto. Tra le novità del 2018, nell’esclusiva area Only Wine International, la partecipazione, ancora più ampia, di piccoli produttori europei con le loro etichette. E poi, in collaborazione con Francesco Saverio Russo, anche uno spazio dedicato agli “Orange Wines”

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ANTEPRIMA EVEN

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Nell’anno del cibo - e del vino - italiano nel mondo, naturalmente, non poteva mancare l’abbinamento wine and food, con la presenza, accanto ai giovani produttori e ai migliori sommelier Ais, di chef di prim'ordine come Giancarlo Polìto, titolare de La Locanda del Capitano di Montone, a pochi passi da Città di Castello, Fabiana Scarica, la giovane vincitrice di Top Chef 2017, anima di Villa Chiara Orto e Cucina a Vico Equense o la giovanissima Isabella Potì, pastry chef salentina, che sarà a Città di Castello insieme a Floriano Pellegrino, giovane proprietario e chef del ristorante Bros di Lecce, che la rivista Forbes ha inserito tra gli “under 30” dal futuro in crescita. Saranno loro a realizzare i pregiati piatti da abbinare agli altrettanto pregiati vini, selezionati per gli appuntamenti di degustazione in programma il venerdì e il sabato a cena e la domenica a pranzo. Confermati anche gli appuntamenti con alcuni “amici” del vino, ovvero la birra, che avrà un’apposita area di assaggio e vendita, con alcune delle migliori produzioni artigianali locali; il whisky, protagonista indiscusso di alcune degustazioni organizzate in collaborazione con il Whisky Club Italia e il sigaro, con un’anteprima del Cigar & Tobacco Festival che si svolgerà a San Giustino - a pochi chilometri da Città di Castello - il 26 e 27 maggio 2018. Altre informazioni reperibili al sito: onlywinefestival.it ■ 12

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Il primo Magazine esclusivamente DIGITALE, INTERATTIVO e GRATUITO dedicato al mondo del vino… Perché un DigiMag? Perché la rivista digitale racchiude in sé il piacere della lettura approfondita e continuativa tipica di una rivista tradizionale, aggiungendo le opportunità della tecnologia e la potenza del web che dona capacità distributiva capillare e visibilità praticamente a tempo indeterminato. Vantaggi che un prodotto cartaceo non potrebbe mai avere. MODALITÀ di DISTRIBUZIONE Sito web posizionato:

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DALLA COSTIERA...SENZA FURORE Due giorni tra Ravello ed Atrani per godere delle bellezze incantate della Costiera, abbinate ai vini prodotti da uno dei più umili ed appassionati pionieri dell’enologia amalfitana.

a cura di Andrea Vellone 14

’ è solo una cosa più bella di mettere a tavola un buon vino, ed è andare nei posti dove quel vino è prodotto. La nostra tesi è quella che il vino buono faccia rima con persone buone, paesaggi buoni e posti buoni. Al netto di ogni eccesso di marketing territoriale, abbiamo sempre pensato che il concetto di terroir debba essere allargato non solo al rapporto tra terreno, ambiente e tradizioni locali ma anche ad un sistema territoriale di accoglienza, cordialità e voglia di condividere. Si sa, ed è banale ricordarlo, che il vino buono è ancor più buono se bevuto nel luogo in cui viene prodotto, piuttosto che al quinto piano di un condominio di periferia. E sapete cosa c’è di più antitetico rispetto ad un 5° piano di un condominio di periferia? Hhhh


Beh, c’è la costiera amalfitana, con i suoi spazi ristretti e i suoi scorci infiniti; un posto dove l’incontro tra il mare e la montagna ha creato una bolla di bellezze, sapori e odori, unica al mondo; un posto dove l’incontro tra l’isolamento naturale e una storia fatta invece di viaggi, curiosità ed accoglienza (Amalfi era una Repubblica marinara ed uno dei porti più frequentati nello scorso millennio) ha forgiato una comunità aperta e cordiale. Dal punto di vista vinicolo la costiera non ha una storia antica e neanche un prestigio particolare. La produzione è molto piccola, ma negli ultimi anni è tutto un fiorire di iniziative e piccole cantine che stupiscono con i loro prodotti eccelsi. Trascinati dal successo internazionale dei vini di Marisa Cuomo a Furore, in molti hanno capito che in un ambiente terribilmente complesso da coltivare, ma dalla generosità quasi spudorata, si poteva ottenere un’ottima uva e dare vita ad un ottimo vino. Inoltre, la posizione isolata di ggggggg

queste montagne a picco sul mare, ha fatto sì che qui sopravvivessero anche antichissimi vitigni a piede franco. Ma qui non si vive di solo vino, perché la costiera amalfitana è un susseguirsi di paesini incantati e meraviglie naturali, un posto dove l’uomo e la natura hanno dato vita a dei compromessi che ne hanno fatto un posto incantato, surreale e meraviglioso. Insieme al vino c’è sicuramente una tradizione gastronomica che, al pari di molte zone d’Italia, fa della semplicità e dell’armonia la sua arma migliore: pesce, carne e prodotti agricoli deliziosi coltivati con semplicità. Tuttavia, siamo venuti fin qui essenzialmente perché attratti dal vino. Come detto in costiera l’enologia è giovane e ancora non ha scoperto a pieno le sue infinite potenzialità. Potremmo citare molti produttori meritevoli di una visita, partendo da “Le Vigne di Raito” a Vietri, passando per la stessa Marisa Cuomo, fino ancora alla Tenuta San Francesco. Noi, però, abbiamo scelto Ettore Sammarco a Ravello, jjjjjj

Uno spettacolare scorcio di Atrani (SA), piccolo borgo di appena 900 anime affacciato sul blu del Mar Tirreno: Il centro abitato, stretto tra i Monti Civita ed Aureo, posti proprio alle sue spalle, si estende lungo la valle del Fiume Dragone ed appare come un continuo susseguirsi incantevoli vicoletti di ripide scalinate verso il mare.

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Bartolo (in primo piano) e suo padre Ettore: i volti puliti e pacati della Cantina Sammarco.

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a Ravello, i cui vini abbiamo già degustato e recensito su questa rivista in diverse occasioni. Dal nostro Bed & Breakfast ad Atrani, la cantina di Ettore Sammarco dista poco più di 1 km. Decidiamo quindi di fermare l’automobile per andarci a piedi ma, si sa, in questi posti le distanze hanno diversi parametri, perché un chilometro, in costiera, è spesso fatto di scalini. Così, dopo aver scalato, letteralmente, la montagna tra Atrani e Ravello, arriviamo di fronte ad una piccola costruzione, proprio sotto il costone di roccia affacciato sul mare immenso. Qui, ad accoglierci, troviamo il sig. Ettore Sammarco e suo figlio Bartolo. Ettore è il capostipite della famiglia e ci si presenta con tutta la cordialità e la cerimoniosità tipica di quella nobiltà d’animo tutta partenopea. Con maglioncino con collo a V e cravatta, è uno di quegli uomini capaci di essere eleganti in qualsiasi occasione, soprattutto grazie al suo sguardo vispo e il sorriso aperto. Ettore ci racconta di come, nel ’69, a soli 26 anni, quando la viticoltura in costiera era di scarsissimo interesse, intraprese con caparbietà la produzione e vendita di vino. Nei fatti Ettore può essere definito il pioniere, l’inventore e il trascinatore della produzione di vino di qualità in Costiera. Mentre ci parla, immagino che abbia raccontato questa storia chissà quante volte. Eppure, il suo entusiasmo è tutt’ora immutato e, nonostante la sua calma serafica, il suo racconto ancora trasmette ancora tantissima emozione. Nel frattempo mi guardo intorno: vedo la deraspatrice, vedo anche l’imbottigliatrice, ma non riesco a vedere da nessuna parte i serbatoi in acciaio. Proprio in quel momento Ettore ci inizia a parlare di come abbia ricavato, proprio sotto il capannone principale la sua cantina, strappando alla roccia, metro per metro, lo spazio necessario a produrre i suoi vini. Affrontiamo quindi una stretta scala in ferro e ci ritroviamo nella cantina. Qui è il pacato Bartolo che prende la parola ed inizia a parlarci dei suoi prodotti. Bartolo è mmmmmmmmmm 33


un enologo umile e appassionato che, da qualche anno, ha incrementato la produzione elevandone anche la qualità. Iniziamo quindi un lungo tour di assaggi direttamente dai serbatoi. Tutte le vinificazioni e le microvinificazioni avvengono separatamente, per poi essere amalgamate con sapienza da Bartolo, sempre alla ricerca della perfetta espressione del suo territorio magnifico. Assaggiamo la Biancolella, la biancazita, la pepella, ma poi anche il Piedirosso e l’Aglianico. Bartolo ci spiega come riesce ad unire tutte le varie vinificazioni, i mattoni con i quali costruisce i suoi vini, in base ai risultati che vuole raggiungere. Dopo aver assaggiato dai serbatoi è ora di assaggiare il risultato finale dalle bottiglie. I vini di Ettore Sammarco sono divisi in due linee (“Selva delle Monache” e “Terre Saracene”, oltre ad un “crù”, il “Grotta Piana”. La linea “Selva delle Monache” è composta da un bianco a base di biancolella ( biancatenera) e falanghina (biancazita) e da un rosato e da un rosso a base di Aglianico e Piedirosso in diverse percentuali. La linea “Terre Saracene” prevede un blend di bianchi, biancolella (biancatenera), falanghina (biancazita) e pepella, e poi un rosso a base di Piedirosso e Sciascinoso. Il crù invece, realizzato solo nelle annate adatte in appena 2000 bottiglie, è un blend di ginestrella, falanghina (biancazita) e biancolella (biancatenera). Il marchio di fabbrica di questi vini è la loro particolarità e potenza di profumi e sapori, le lunghe persistenze, quell’agrumato che più o meno è il profumo dell’aria in queste zone, e quella nota salina, che sa di terra e di mare. Secondo noi uno dei vini più sorprendenti tra tutti è il Costa d’Amalfi Ravello Selva delle Monache Doc, un rosato dal colore brillante che, come si affaccia il naso nel bicchiere, ti avviluppa completamente con profumi di frutta rossa e sentori erbacei. Freschissimo in bocca, maliziosamente morbido, nel quale i sapori del mare si uniscono agli agrumi che poi, svanendo, ti lasciano incantato. Un vino da aperitivo di fronlllllllllllllll 36

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te al mare. Veramente sorprendente. Ci congediamo con Bartolo ed Ettore assaggiando i loro liquori, un limoncello e un mandarinetto assolutamente di livello. Gli scalini in discesa li affrontiamo con leggerezza unica, fino a ritornare al mare di Atrani, discutendo e pensando che vini del genere meriterebbero un respiro che vada ben oltre la costiera amalfitana. ■

I NOSTRI CONSIGLI PER UN GUSTOSO SOGGIORNO A RAVELLO ED ATRANI Come arrivare:

A Ravello e Atrani si può arrivare in vari modi. Noi consigliamo comunque di uscire dall’autostrada a Vietri sul Mare e prendere la SS 163 Amalfitana. Ci vuole un po’ meno di un’ora, ma i paesaggi sono spettacolari e nel percorso si incontrano Vietri, Cetara, Erchie e Minori, dove, parcheggio permettendo, consiglio di fermarsi a fare una foto sul mare o a prendere un caffè o un dolce.

Dove mangiare:

Noi siamo stati al ristorante “A’ paranza”. Ubicato nei vicoli di Atrani, il ristorante è di quelli molto eleganti, con tovaglie e sedie rivestite e ambiente molto formale. In compenso il menù di pesce è veramente all’altezza e la carta dei vini completa. Alla fine siamo riusciti anche a vincere la formalità dei proprietari e in chiusura di servizio c’è uscita una bella chiacchierata su Atrani e la sua storia.

Casa Bere:

Davvero impossibile credere che ancora non lo abbiate capito! 18

Dove dormire:

“La Scogliera” è un fantastico bed & breakfast affacciato sul mare di Atrani. Al telefono, Pino (il proprietario), già prima di arrivare si è messo al nostro servizio: ci ha prenotato il ristorante e ci ha trovato un posto dove parcheggiare. Saliti in stanza ci siamo ritrovati praticamente in mezzo al mare, grazie ad un bel balconcino a picco sulla scogliera. La notte e le stelle della Costiera ci hanno emozionato, mentre all’alba lo spettacolo del sole, che sorgeva proprio davanti alle finestre della stanza, ci ha lasciato senza fiato. La ricca colazione ci è stata servita sul balcone della stanza, con Pino come “optional”, che ci raccontava storie di Atrani e ci mostrava vecchie foto del paese. Fare turismo è cibarsi di esperienze autentiche e il dormire in un posto del genere è già un viaggio di per sé. Consigliatissimo. 33


“Enjoy your moments” www.antiqvis.com


Le nuove

annate di Chianti e vernaccia

Notizie incoraggianti sullo stato di salute del vino toscano, ci arrivano dalla Stazione Leopolda di Firenze e dal Museo De Grada di San Gimignano, sedi di due delle numerose anteprime enologiche che hanno maggiormente attirato l’attenzione degli addetti ai lavori nel febbraio appena trascorso.

a cura di Simone Vergamini

Blogger, wine & food consultant

ebbraio è stato il mese delle anteprime in Toscana e il ricco programma comprendeva una serie di importanti appuntamenti concentrati nell’arco di una decina di giorni. Quest’anno sono riuscito a prendere parte ad un paio di eventi, a cominciare da lunedì 12 quando ho fatto la prima tappa alla Leopolda di Firenze per Chianti Classico Collection. L’edizione 2018 vedeva protagonisti in anteprima i Chianti Classico dell’annata 2016 e le Riserve 2015, con una presenza di oltre 180 produttori, 250 giornalisti e 1800 operatori del settore accreditati. Arrivo in tarda mattinata grazie alla comodità del treno unita al breve tratto in tramvia, e mi tuffo nella folla con l’intento di scoprire nuove aziende alla cieca, “snobbando” i nomi più conosciuti e muovendomi per comune d’appartenenza delle cantine. 20


Per gusto personale, essendo un amante dei più vini eleganti e freschi, inizio dai produttori della zona di Radda in Chianti. Tra un banco è l’altro incrocio facce note del mondo del vino e colleghi sommelier, con i quali poter scambiare opinioni e impressioni personali. Non sono un amante delle manifestazioni – vista la difficoltà di percepire appieno tutte le sfumature dei prodotti – ma i vini con una marcia in più o comunque degni di nota ti lasciano qualcosa indipendentemente dal come e dove. Gli assaggi hanno confermato un buono/elevato standard qualitativo, con un’ottima espressione dell’annata in funzione della zona: territori più elevati, come quelli siti ad esempio di Lamole o Radda, hanno portato a vini dall’immancabile freschezza, accompagnata da un corpo comunque importante. I comuni più bassi e in generale le vigne più soleggiate di zone tipo Castelnuovo Berardenga, hanno fornito prodotti in sostanziale equilibrio tra alcol e tannini, grazie alla funzione dell’estratto che ha attutito le spigolature. È a mio parere è in queste aree che emersa una differenza superiore tra la 2015 e la 2016, con la prima più bilanciata e corposa e la seconda dotata jjjj

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di una maggiore eleganza e capace di evolversi nel tempo con prospettive non indifferenti. Bravi comunque diversi produttori che ho incontrato ad aver interpretato al meglio il potenziale del uve. Non solo anteprime, ma anche annate più vecchie, in particolare le Riserve e Gran Selezioni 2013 e 2014 che ho avuto il piacere di assaggiare sono risultate ottime. Per quanto riguarda le etichette, non ho fatto classifiche ne tantomeno attribuito punteggi (difficili da assegnare in una degustazione al banco), ma ho immortalato quelle a mio avviso degne di nota e meritevoli di essere comprate e parcheggiate in cantina. Ma attenti, perché alcune di queste creano dipendenza, quindi attenzione e moderazione mi raccomando! La mia seconda tappa all’interno della settimana delle anteprime toscane è stata quella della Vernaccia di S. Gimignano il 14 Febbraio scorso, l’unico appuntamento previsto dedicato ai vini bianchi. Non avevo mai preso parte a questa manifestazione e quindi avevo una grande curiosità di assaggiare le proposte di questa piccola denominazione Toscana. In compagnia dell’amico Davide D’Alterio arriviamo di buon jjjjjjj

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mattino con l’intenzione di sfruttare al meglio il tempo a disposizione, cercando di evitare i consueti affollamenti. Per la giornata l’accesso era riservato a blogger e giornalisti, con i banchi d’assaggio dislocati tra corridoi e ampie sale al secondo piano del Museo di Arte Moderna e Contemporanea “De Grada”. Anche in questo evento ho dato priorità alle piccole cantine e comunque a quei nomi che non avevo mai avuto occasione di incontrare nel corso delle mie esperienze d’assaggio. Di banco in banco partenza con i campioni di botte dell’annata en premier, la 2017, seguiti dalle bottiglie in commercio con 2016, 2015, fino ad annate più vecchie. Ad esempio, il produttore Alessandro Tofanari aveva portato una splendida 2006! Ho riscontrato una certa uniformità nell’espressione di una vendemmia come la 2017, scarsa in termini di piogge e quindi di produzione: vini dal fruttato importante al naso, (alcuni prodotti intensamente esotici…), ricchi nel corpo e bilanciati grazie ad acidità più moderate e sapidità in maggior rilievo. Quest’ultimo un tratto distintivo dei vini grazie ad una composizione dei suoli molto eterogenea, dove i terreni sono marcati dalla presenza di fossili marini. Gli assaggi della 2016 quelli dotati di maggiore eleganza al naso con frutti, fiori bianchi e ottima freschezza in assaggio, capaci di sfidare il tempo come pochi bianchi sanno fare. La 2015 in generale è apparsa classica, con il timbro di mandorla, acacia e pietra focaia maggiore, più caldo ed equilibrato in bocca, sapidità spiccate e note di frutta secca in chiusura di assaggio. Dalla proficua giornata è emersa, oltre che una diversificazione dei prodotti dettata dalla posizione dei vigneti, una LLLLLL 22

dei vigneti, una volontà di sperimentazione da parte di molti produttori che hanno scelto tecniche di vinificazione meno diffuse in zona, con macerazioni, maturazioni sui lieviti e utilizzo di legni, più o meno azzeccati. Comunque il livello generale si è rivelato ottimo e la Vernaccia di San Gimignano si conferma a pieno titolo tra i bianchi più espressivi e dal potenziale più elevato. Nelle immagini a fine articolo i migliori assaggi di giornata e se vorrete provarli vi consiglio di programmare una visita alle aziende di questo splendido territorio, magari durante la bella stagione vista la bellezza dei luoghi. Ah dimenticavo… la Vernaccia di San Gimignano ha ancora oggi un rapporto qualità/prezzo estremamente vantaggioso, per cui fatene una bella scorta, stappatele e, se riuscite, dimenticate qualche boccia in cantina. Sapranno regalarvi grandi sorprese anche dopo un decennio. Alla prossima! ■ 33


www. c odi vi n. c om


cuore di Tasca D’Almerita A Sclafani Bagni (PA) c’è un luogo senza tempo, in cui la realtà di un’azienda rimane in secondo piano per far risaltare l’autenticità del territorio sopra ogni cosa; un luogo in cui la forza di una famiglia e il calore, il carattere e l’operosità di tutta la Sicilia vengono raccontati attraverso l’eccezionalità dei propri vini. a cura di Giuseppe Caprì

Sommelier e appassionato comunicatore del mondo del vino e del cibo

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cappati dalla ressa delle spiagge agostane, come formiche attorno alle briciole di pane, ci avventuriamo nel cuore della Sicilia tra le provincie di Palermo e Caltanissetta. Le strade non sono ottime, ma con estrema attenzione procediamo in questo sali e scendi tra colline arse di grano e poco altro, se non pale eoliche. La meta è la Tenuta Regaleali dei Conti Tasca d’Almerita di Sclafani Bagni tra i paesi di Valledolmo (PA) e Vallelunga (CL). Il paesaggio è emozionante fino ad arrivare all’ingresso della tenuta da dove parte una strada bianca che conduce, dopo quasi 3 Km, al Baglio situato in posizione dominante. Tutto attorno un giardino verde rigoglioso di viti e alberi di ulivo. Un’oasi tra un llll


deserto di campi di frumento mietuto. La posizione collinare dai 450 ai 900 metri di altitudine e la distanza dal mare, garantisco un clima più continentale rispetto al resto della regione. Gli inverni sono freddi e durante l’estate si presenta una forte escursione termica tra il giorno e la notte. 4 colline, 12 terreni di differenti tipologie e 55 vitigni: questi i tesori a disposizione, per i quali si è creata una vera e propria palestra per la ricerca sui terreni e sull’adattamento dei vitigni autoctoni e internazionali. 500 ettari di tenuta, che è il centro delle attività della famiglia Tasca d’Almerita, a cui si sommano agli altri terreni nelle altre 4 tenute sparse in tutta la Sicilia, una persino sull’antica isola fenicia di Mothia, all’interno della riserva naturale dello stagnone di Marsala (Tenuta Whitaker) dove si produce un fantastico Grillo in purezza. L’accoglienza nella tenuta Regaleali, una vera e propria dimora storica, è familiare e se, come noi, si vuole vivere una emozionante giornata a contatto con la natura, è consigliabile soggiornarvi. La masseria è piacevolmente attrezzata con 7 camere dove vivere un’esperienza deliziosa. Infatti siamo stati coccolati e abbiamo potuto gustare i prodotti dell’orto cucinati in modo amorevole e casalingo, oltre alla visita dei vigneti e della cantina e alla degustazione dei vini qui prodotti. La storia dell’azienda ha inizio nel 1830 data in cui la proprietà, precedentemente posseduta dalla famiglia spagnola di Alvarez de Toledo, venne acquisita dai fratelli Lucio e Carmelo Mastrogiovanni Tasca. La tenuta, ex feudo Regaleali (dall’arabo “Rahl Ali”, ”Casale di Ali”) era composta da 1200 ettari coltivati in maggior parte a cereali. La coltivazione della vite e della frutta era solo marginale e riservata al consumo familiare. Agli inizi del ‘900 la spinta la diede Lucio Tasca Bordonaro, primo conte d’Almerita da tutti chiamato Don Lucio, erede della tenuta, che sviluppò notevolmente la coltivazione della vite e ampliò la cantina esistente. Fece per43

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L’antica porta d’ingresso della masseria della Tenuta Regaleali, nome che viene dall’arabo “Rahl Ali”, ovvero ”Casale di Ali”.

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sino costruire il balcone che sovrasta l’ingresso del Baglio per poter sorvegliare meglio le attività della tenuta da una posizione strategica direttamente dalla sua stanza. La riforma agraria attuata nel secondo dopoguerra portò all’esproprio di parte dei 1.200 ettari originari, portandoli agli attuali 500 ettari. Nel 1957 assunse la responsabilità dell’azienda il Conte Giuseppe Tasca d’Almerita che assistito dalla moglie Baronessa Franca Cammarata apportò notevoli innovazioni vitivinicole. Ma il vero rivoluzionario fu il figlio Lucio Tasca d'Almerita che, nel 1979, decise di partire in segreto con la sperimentazione di alcune varietà internazionali per potersi confrontare con il resto del mondo. Furono così impiantati i primi filari di Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Nero e Sauvignon Blanc e acquistate le prime barrique di rovere francese. Da questa intuizione partì la storia più recente della tenuta e dei fantastici vini della tenuta Regaleali. Oggi Il Conte Lucio è aiutato nella gestione delle cinque tenute dai figli Giuseppe e Alberto.

L’aperitivo che ci viene servito, fagiolini fritti panelle e crostini, si fa forte con l’apporto dell’Almerita Brut uno spumante metodo classico da uve Chardonnay con 24 mesi di sosta sui lieviti. Fragrante e fruttato al palato esprime la sua morbidezza con una buona persistenza che leviga la bocca lasciandola pulita e pronta per un altro boccone. Oltre ai vini di accompagnamento al pranzo preparato dalla cucina di casa, abbiamo il piacere di degustare il meglio della produzione di questa tenuta, nell’accogliente sala di degustazione. Nozze d’Oro DOC Contea di Sclafani bianco è nato nel 1984 per celebrare le nozze d’oro del conte Giuseppe è un blend tra di uve Inzolia e Sauvignon Tasca, una varietà che partendo dal Sauvignon blanc qui si è adattata cambiando decisamente. Fermentazione e affinamento esclusivamente in acciaio è fresco e gradevole e i due vitigni partecipano alla formazione del bouquet floreale e fruttato. L’inzolia contribuisce con i suoi sentori agrumati e di frutta secca e dona il sapore caldo kkkkk 27


e armonico, mentre il Sauvignon dà il suo tocco di profumi erbacei e grande acidità e freschezza in bocca. Può essere bevuto giovane ma anche dopo qualche anno esprime e le proprie caratteristiche. Il Rosso del Conte DOC Contea di Sclafani rosso, risultato della selezione delle migliori uve Nero d’Avola e Perricone e altre uve a bacca rossa della vigna San Lucio, è il frutto di lunghe sperimentazioni dal 1970 e vera espressione di questa terra. Fermenta in acciaio per almeno 20 giorni e affina al 100% per almeno 18 mesi in barrique di rovere francese di primo passaggio. Rosso dedicato ad accompagnare piatti di carne elaborati, è molto brillante e al naso è ricco di profumi intensi di frutta rossa matura che accompagnano i classici aromi di vaniglia, tabacco, caffè e di spezie come cannella e menta. In bocca è corposo e avvolgente con tannini morbidi, il finale è lungo e deliziosamente fruttato. DOC Contea di Sclafani Chardonnay nasce nel 1985 quando si decide di impiantare per la prima volta delle barbatelle di Chardonnay per un totale di circa 5 ettari, nel vigneto San Francesco. Il 1989 è la prima annata immessa in commercio. Fermentazione e affinamento in barili di Rovere francese da 350 litri per il 70% di primo passaggio e per il restante 30% di secondo passaggio per 8 mesi. Di colore giallo dorato propone aromi di frutta matura e candita con note di nocciola e brioche. Al palato, mostra grande equilibrio e personalità definendo un profilo ricco e strutturato con forte acidità che delinea un finale di lunga durata. Questo vino si ricorda per l’annata 1991 passata alla storia per la sua eccezionalità. Infatti, quell’anno, si crearono delle particolarissime condizioni climatiche nella tenuta Regalea 28

leali, tra fine agosto e settembre, che determinarono lo sviluppo della Botrytis Cinerea su una porzione del vigneto di Chardonnay. Questo particolare fungo attacca la buccia degli acini favorendo da una parte l’evaporazione dell’acqua, con la conseguente concentrazione delle sostanze zuccherine accumulate nella bacca, e dall’altra forma una particolare muffa nobile che conferisce al vino sentori del tutto particolari. Queste particolari uve furono vinificate separatamente creando questo vino unico per l’intera Sicilia. Concludendo, la tenuta Regaleali così come l’abbiamo vissuta, è un luogo senza tempo in cui la realtà di un’azienda produttrice rimane in secondo piano facendo risaltare su ogni cosa il territorio vero e autentico. Così come compaiono nel marchio dell’azienda il Sole e il Leone, che rappresentano il calore della Sicilia e la forza della famiglia, così questi valori si esprimono nei loro prodotti raccontando il carattere, l’energia e l’operosità di un intera Regione. ■ 49


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Di che cosa ha più bisogno un produttore di vino?

Marta 30 anni. Enoappassionata

Raccontiamo il tuo vino, sul web, sui social, attraverso gli eventi. Creiamo e pensiamo i contenuti più adatti; i contenuti istituzionali, le descrizioni dei prodotti, i contenuti emozionali, testi, foto, immagini da condividere. Creiamo storie che facciano capire di che vino parliamo. Li creiamo già inseriti in una precisa strategia, in un discorso continuo, coerente ed efficace. I contenuti li inseriamo nei siti web

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dove la birra è una cosa seria Con Riccardo Franzosi, birraio dell’anno 2012, per una interminabile degustazione delle sue birre artigianali, accompagnata dalla suggestiva narrazione dell’esperto “enobirroso” Alberto Bolognesi.

a cura di Valerio Bergamini

Scrittore ed enogastronomo

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n Piemonte, terra di grandi vini, è stato Riccardo Franzosi del “Birrificio Montegioco” a spiccare il volo enologico con la sua “Tibir” fatta con il mosto di Timorasso, birra molto interessante apprezzata dai palati più raffinati e curiosi. Riccardo è un birraio nel senso più ampio del termine, già nel 2012 eletto dal network Fermento Birra Birraio dell’Anno. Il premio è una sorta di “Pallone d’oro” della birra assegnato da 50 esperti che valutano il lavoro complessivo del birraio e non solo la qualità di una singola birra. Riccardo vive in una valle in cui i prodotti della natura, come salumi (Nobile del Giarolo), formaggi (Montebore di Mongiardino), pani e focacce, si fanno ancora come una volta, finendo per dare una loro impronta anche alle birre che


dare una loro impronta anche alle birre che lui produce. È fortemente radicato nel suo territorio, da cui trae una gran parte degli ingredienti che poi si ritrovano nei suoi capolavori, come la Mummia, birra famosa in tutto il mondo, che fermenta spontaneamente grazie ai lieviti presenti nell’aria della cantina dove asciugano anche salami, coppe e pancette. È un tipo che, nonostante il successo ottenuto con il suo lavoro, non smette mai di sminuirne la portata riconducendo tutta la sua filosofia produttiva al metodo cadrega, (sedia in gergo dialettale) col quale vorrebbe far intendere che si mette a sedere aspettando finché i suoi frutti siano maturi. È vero che ai fenomeni della natura concede il tempo indispensabile, perché bisogna lasciare che facciano il loro corso senza forzature (“sennò le cose vengono male”) ma prima c’è tutto un lavoro di preparazione e di controlli proprio per consentirle di portare a maturazione i frutti, come lui li ha pensati. La sua formazione scolastica, che è culminata in un diploma di perito agrario, è alla base di un cammino che lo porterà ad accrescere la sua cultura in piena autonomia. Oggi, le birre prodotte a Montegioco, sono più di una cinquantina di tipi diversi, che vanno dai 4,5 ai 12,5 gradi. Una produzione di livello internazionale e una gamma ampia che attesta l’estrosità e la capacità di Riccardo, oltreché il suo attaccamento ai prodotti del territorio. Al momento in cui scrivo, sono quelle sotto riportate ma non è detto che, mentre compilo l’elenco, non ne venga alla luce un’altra: X-Mummia, La Mummia, T-Mummia, La Mummia Faro, La Mummia Rifermentata, MacMummia, Moscato d’Amburgo, Draco, Draco Cadrega, Dolii Raptor, Zorzona, Ciapalì, Runa Moro Nera (Ninja), Quarta Runa, Mac Runa ,Runa Bianca, Demon Hunter, Bran, Dunkelrat, Né più Né meno, Carsent, TiBir, Garbagnina, Garbagnina Barriquè, Open Mind, Rex Grue, Rex Grue (Metodo cadrega), Rex Grue Zymatore, Rat Fener, Tentatripel, hhhhhhh 43

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Ratweizen, Missour, RurAle, RurAle Barriquè, Seclè, Makke Stout, Bran Menta, Bastarnà, Bran Reserva (Barrique Cuvée), Dolii Raptor (Calvados), Dolii Raptor Raptorbach, Fumigant, Mezzasegale, Magiuster, Off License Imperial Porter, Moroninia. Per assaggiarne qualcuna son venuto a Montegioco con Alberto Bolognesi, detto Bolo, uno di peso, sia in senso anatomico (non ha niente da invidiare a Riccardo) che come esperto di birre. È un grande esperto di vino e di birra e può fregiarsi del riconoscimento di enobirroso. Riccardo ci riceve a casa sua ma, prima di sederci al tavolo di degustazione, passiamo insieme dalla sua cantina dove tiene (accanto alle barrique della Mummia) una compilation di salami, coppe e pancette che, solo a sentirne il profumo, la salivazione aumenta e le terminazioni nervose della lingua, cospicuamente stimolate, inviano inequivocabili segnali al cervello. Sono appesi in una specie di grotta, uno v i c i n

Vicino all’altro, di grandezza lunghezza diverse e sembrano tante stalattiti con la punta arrotondata. Nella grotta c’è anche una mensola su cui stagionano diverse forme di Montebore. Riccardo stacca un bel salame, riflette un istante poi guarda verso il Bolo e si convince che bisogna staccarne un altro. Prima di uscire va verso il ripiano dei formaggi e opta per un Montebore di 8 mesi di stagionatura. Ogni forma di Montebore riporta la data in cui è stata prodotta, così il consumatore sceglie quanto tempo vuole aspettare prima di accingersi a sottoporre la propria bocca, la propria gola e finanche il proprio cervello ad una emozione tra le più sublimi. Più lo lasci stagionare e più diventa buono, più gli dai tempo per evolversi e maggiori sono le possibilità di trovarci dentro l’anima rosa (un po’ come trovare la perla in un’ostrica) che contraddistingue le forme che hanno raggiunto la perfetta armonia. La prima birra che assaggiamo è la “Runa”. Lascio alla “sensibilità” llll

Riccardo Franzosi e la sua “crew” in una fase di “riflessione e studio”.

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del Bolo descriverla: “Alzi la mano chi

di voi ha mai avuto una fidanzata tedesca o Nord Europea… Ai primi sorsi di Runa avrete già capito di cosa stiamo parlando. La mia si chiamava Heike, studiava Legge a Passau in Baviera, la bella “Città dei 3 Fiumi”, lungo i quali gli universitari erano soliti pedalare su enormi biciclette prima di sedersi ai tavoli dei fantastici biergarten per poi stendersi sulle immacolate rive, facendosi promesse che duravano una notte. Una sensualità senza nulla di misterioso, briosa, leggera e spumeggiante proprio come questa birra che ti porta comunque a far volare la testa al momento di chiudere la partita o finire la bottiglia. La Runa è una birra dedicata alla mitologia nordica ma nel mio bicchiere, rigoglioso di schiuma e luce dorata, non scorgo guerrieri teutonici né misteriosi maghi; piuttosto intravedo lunghe gonne fiorate e bianche camicette troppo strette per contenere l'esuberanza di una giovane fraülein. Questa Runa, con questo salame, si accoppia più che generosamente, tuttavia credo che la stessa bottiglia avrebbe avuto ancor miglior sorte in mano a Marcello Mastroianni, ad aspettare che Anita Ekberg uscisse dalla Fontana di Trevi”. Intanto Riccardo procede ad affettare altro salame con un esemplare taglio longitudinale, “a becco di flauto”, per ottenere una fetta bella larga e spessa, finchè il tagliere è colmo. Poi si appresta a stappare la seconda birra, una RurAle. È sempre il Bolo a parlare: “Descrivere questa RurAle è un incanto

che incomincia già al momento in cui Riccardo spoglia la bottiglia. Il Villano raffigurato in etichetta davanti a vanga e maialino non mi parla con un famigliare dialetto delle mie parti, ovvero oltrepadano, bensì con un accento strano, da RedNeck (“collo arrossato”), il nomignolo con cui vengono indicati nel Midwest i contadini dell’Indiana. L’esuberante schiuma che esonda dal bicchiere è un invito a lasciarsi andare dopo una faticosa giornata di lavoro. Il bel colore ambrato ricorda i tramonti su strade polverose e non importa se 43

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hai fatto giornata seduto su un enorme trattore, ad arare campi di mais per miglia e miglia, oppure coricato sotto una vecchia Plymouth a cercare di far ripartire un 8 cilindri che non ne vuol sapere. Sarà un certo retrogusto di tabacco, unito al mio immaginario, ma questa RurAle mi sembra una birra maschia da bere in compagnia, magari dopo aver parcheggiato il tuo motore di fronte al Bar del Paese credendoti lo sceriffo di fronte al saloon. La bassa gradazione ed il piacevole finale amarognolo ti invitano ad un bicchiere in più se sai che la strada da fare è tutta dritta e comunque domani sarai ancora seduto su quel maledetto trattore. Al risveglio devi solo fare attenzione a non scordarti il collo, facendo come quelli che vivono in un Paese lontano al di là di un grande fiume chiamato Po ed usano la “lobia” per difendersi dai raggi del sole. Poi basterà aspettare un nuovo tramonto prima di goderne un altro sorso.” La birra che Riccardo ha in mente di stappare ora è entrata in botte nel 2012 e c’è rimasta per 4 anni. È un prodotto di elevata eleganza e raffinatezza che merita un accostamento di altrettanta classe. Il Montebore sente che sta per essere sacrificato sull’altare del nostro piacere e non appena la lama del coltello si insinua nella sua forma, rilascia una specie di belato che riecheggia quello delle pecore dal cui latte crudo, intero (mescolato a quello delle mucche brune della Cooperativa Vallenostra), nasce questa meraviglia. E prima ancora che ti arrivi al naso la complessità degli aromi di vinaccia, fieno, cenere, erbe aromatiche, tartufo, fungo porcino, zafferano, della sua pasta nobile, ad inebriarti è il timo, la mentuccia, il radicchio, l'erica, il cardo, l'acetosella e tutte le altre erbe spontanee dei pascoli della Val Borbera in cui vivono in piena libertà gli animali da mungere. Riccardo ne depone una generosa fetta nel mio piatto e un’altra, più cospicua, in quello del Bolo. In entrambe le fette la vena rosa è perfettamente riconoscibile e siamo consapevoli di essere in procinto di ssss 34

sottoporci ad una sublime emozione. Non sto a descriverne la bontà, da una parte perché non riuscirei ad essere sufficientemente esaustivo e, dall’altra, perché mi piacerebbe che la curiosità riuscisse a spingere qualcuno di coloro che ancora non la conoscono, ad assaggiare al più presto questa chicca riconosciuta anche come presidio Slow Food. Mentre le mie papille gustative e quelle del Bolo sono letteralmente impregnate di nobili sostanze casearie, Riccardo versa nei nostri bicchieri la “T-Mummia”: si potrebbe tranquillamente definire una birra acida ma una simile descrizione si manifesta subito quantomeno riduttiva in quanto la freschezza, i profumi, la morbidezza e la facilità di beva, sono portate all’ennesima potenza, tanto da renderla una birra unica nel suo genere nel panorama delle birre italiane. Si presenta nel bicchiere con un bellissimo colore oro antico che fa pendant con la crosta rugosa del Montebore. La schiuma è pressoché assente e le poche, grossolane bolle, che vengono in superficie, spariscono immediatamente. Il naso è vinoso di uva, di cedro e di aceto di mele. L’ingresso in bocca è acre, quasi asprigno ma soffice, delicato e si fluidifica subito in una facilità di beva toccante. Vengono fuori le note fruttate di mela verde, acino d’uva, polpa di frutta e scorza di limone e, sul finale, un sentore di cenere di camino ma forse è il pulviscolo della cantina in cui sono conservate le botti che prima contenevano la Barbera Bigolla e ora serbano in grembo la loro straordinaria creatura coccolandola amorevolmente con fragranze di vaniglia, rosa, sandalo, ambra, muschio e così via. Una birra in cui la filosofia produttiva di Riccardo, che lui chiama metodo cadrega, viene fuori spettacolarmente. A questo trionfo della natura Riccardo ha concesso il tempo necessario affinché potesse evolversi fino ad altezze non facili da raggiungere e molti gliene sono grati. Dopo tre birre di questa sorta, sia il Bolo che io siamo visibilmente provati ma aaaa 33


abbiamo ancora la lucidità di concordare con Riccardo una nuova degustazione in tempi strettissimi. Prima di salutarci ed abbracciarci ci mette in mano una bottiglia da bere a casa. È una Demon Hunter. Lascio ancora una volta al Bolo e alla sua inventiva raccontarla: “Se decidi di bere una birra

che si chiama Demon Hunter, la cui etichetta riporta in stampa un maglio che tiene per la catena la testa di un demone e, più defilato, un altrettanto inquietante 8,1% di alcool, devi prima valutare con chi la vuoi condividere ed in quale occasione”. Nel dubbio me la sono tenuta per un dopocena in solitario come birra da meditazione, ad accompagnarmi tra le pagine de “I racconti brevi di Edgard Allan Poe” … quando si dice la fantasia! Nel bicchiere un’invitante ed abbondante schiuma nasconde un insidioso fluido dai riflessi ramati, quasi ruggine. Una forza oscura mi porta a prendere un’avida sorsata che si tramuta immediatamente in un potente colpo al cervello. La stanza si fa buia, le pareti si stringono, sarà che le pagine de “Il Pozzo ed il Pendolo” mi hanno troppo jjjjjjjjj

suggestionato, ma non riesco più a separare la mia mente da quella del protagonista del racconto. Le pareti sono sempre più strette e la bottiglia dondola minacciosa come il pendolo pronta a far scempio delle mie membra. Riempio di nuovo il bicchiere e questa volta la schiuma comincia a girare vorticosamente su se stessa, un gorgo da cui è difficile fuggire. Richiudo il libro proprio sulla pagina finale di “Una discesa nel Maelstrom”, la bottiglia è quasi finita ed io mi sento sfinito come il marinaio protagonista del racconto che, aggrappato ad una botte, riesce a salvarsi dal vortice mortale. Sicuramente non una birra per cuori deboli, sicuramente difficile, se affrontata da soli ma certo non adatta per fare colpo sulla vittima di turno, anche se la sua carne è meno forte del suo spirito.. Persino ostica da abbinare ad un piatto. Forse, ultimo barlume di lucidità in questa notte di tregenda, raccomanderei la Demon Hunter ad Hannibal The Cannibal al posto del Chianti, per accompagnare l'agognato piatto di fave e fegato della sua vittima”. ■

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Dalla centesima vendemmia di questa storica Cantina di Desenzano del Garda, ci arrivano tre vini carichi di cultura, di paesaggio e personalità: un assaggio della passione della famiglia Formentini, dedita a questo nobile mestiere sin dal 1917. Ed è amore al primo sorso...

Selva Capuzza innamorarsi a cent’anni a cura di Andrea Vellone

l bello del vino italiano è nella numerosità dei territori e delle declinazioni. Un’infinità di posti e di aziende che producono vini e contemporaneamente producono storie di famiglie, di paesi e di culture contadine che incontrano la post modernità. E per chi è appassionato o lavora nel mondo del vino, è come trovarsi davanti ad una miniera, dove basta solo muoversi per trovare nuovi stimoli e curiosità e rimanere ogni volta sorpresi. Spesso si va a caccia di vini e di luoghi nuovi, come drogati di emozioni si assiste a degustazioni, si va ad eventi, si vanno a trovare i Produttori, si sta delle fffff 36


ore in trance, a sfogliare foto di bottiglie sui gruppi di facebook. Questa volta però la sorpresa è arrivata da sola. Questa storia parte dalla seguente richiesta, arrivataci spontaneamente al sito ipiaceridellavite.it: “Buongiorno,

vi scrivo dall’azienda Selva Capuzza di Desenzano sul Garda. Quest’anno abbiamo festeggiato la nostra centesima vendemmia, se poteste parlarne sulla vostra rivista ve ne sarei grata”.

Come da prassi rispondo con gentilezza e chiedo, se fosse possibile, assaggiare qualcosa, perché il metro assoluto di giudizio deve essere sempre e solo il vino. Dopo pochissimo mi rispondono con una lunghissima email, in cui mi spiegano per bene la loro storia, i loro vini e tutto il resto. E concludono dicendo che tre bottiglie sono già in viaggio verso la redazione. Il pacco arriva in un paio di giorni. Contiene un Chiaretto, un Lugana e un “ex-Tocai”. Per chi, come me, è innamorato delle storie - e da queste viene influenzato facilmente - risulta spesso molto difficile giudicare un vino in maniera imparziale, motivo per cui decido cosciente-lllllllllll

coscientemente di saltare tutte le varie informazioni fornitemi. Così, una sera, io e Roberta decidiamo di stappare, quasi alla cieca, il Lugana Selva 2016, vino di cui siamo entrambi ghiotti. Questo è un Lugana sorprendente, ha spessore, è delineato e mette entusiasmo sorso dopo sorso, sniffata dopo sniffata, come una fonte inesauribile di profumi e sapori. Al naso si sentono distintamente gli agrumi, i fiori d’arancio, forse la mela, ma quello che colpisce è quella vena minerale, ampia e elegante. In bocca è secco ma freschissimo, vivo e scattante ma anche lungo; ed è sempre il sale che vince, ma poi ti lascia anche in bocca quel finale di mandorla che istintivamente ti fa afferrare il calice per averne ancora ed ancora… Come le migliori bottiglie, il Lugana Selva 2016 è finito in un attimo. Se la prima metà se ne è andata in uno sbigottito silenzio, la seconda metà ha accompagnato chiacchiere entusiaste; la terza metà, quella che manca purtroppo, è stata invece avvolta da una vena di nostalgia e di rimpianto, per aver forse stappato subito la bottiglia migliore.

1917-2017: un secolo di vendemmie. Al culmine dell’annata 2017, a Selva Capuzza si è vendemmiato per la centesima volta nella storia della famiglia Formentini. Un secolo che ha visto quattro generazioni impegnate in un percorso di costante crescita, i cui frutti cominciano finalmente ad arrivare sulla bocca di tutti.

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Il giorno dopo però, ho deciso di approfondire la “questione”. Così ho scoperto che Selva Capuzza è un bel podere di una cinquantina di ettari e che ha al suo interno anche un bel ristorantino e un agriturismo. Il tutto di proprietà della Famiglia Formentini, fin dal 1917. 100 anni precisi. E scopro anche che il Lugana che abbiamo assaggiato viene proprio dalle vigne più vecchie coltivate su un colle a 100/125 metri di altitudine, con un terreno sassoso che rende più friabile e permeabile l’argilla. Il vino vede solo acciaio, per poi essere affinato in bottiglia. Un’altra bella notizia: online ho cercato il prezzo del Selva 2016. Meno di 15 euro per una bottiglia. Solo qualche giorno dopo decidiamo di affrontare il Garda Classico Chiaretto “San Donino”. Lo spirito con il quale apriamo la bottiglia è di un inconscio scetticismo, sia per tutti i vecchi pregiudizi sui rosati, sia perché in questo caso trattasi di un blend e anche qui non siamo scevri da ulteriori scetticismi. Ma, come si dice, è un duro lavoro e qualcuno deve pur farlo. 38

Tuttavia, a darci speranza, c’è il fatto che questo rosato viene prodotto fin dal 1962 ed è il primo vino che esce dalla cantina dalla centesima vendemmia dell’azienda, e noi siamo gente che si appassiona ai simboli. Orario aperitivo: lo apriamo e ce lo versiamo. Il colore è bello, brillante veramente. Mentre riempio i calici mi informo sui vitigni: Groppello, Barbera, Sangiovese e Marzemino. Affinamento in acciaio. Giriamo i nostri bicchieri, brindisi di rito ed ecco altre sorprese. Effluvi dolci, come da contratto, ma con quella nota vinosa che potrebbe essere insidiosa, che potrebbe diminuirne la freschezza e invece è elegante e dona spessore. Al primo assaggio è sempre la salinità che colpisce, una salinità importante ma che da freschezza e si presenta elegantemente. Il vino sembra scoppiettare il bocca. La mia prima idea è stata quella di un “gatorade” dell’anima. Una bottiglia defaticante, che sprona le chiacchiere e toglie i pensieri. Un vino da bere in compagnia di persone fidate e leali perché, vi confesso, il sospetto che Roberta uuuuuuu


mi stesse fregando, versandosene più di me, l’ho avuto. Lei nega, ma il sospetto rimane. Il terzo vino è invece… beh, non possiamo dirlo, perché il “Campo del Soglio 2016” è definito “il vino interrogativo”. E in effetti la bottiglia si fa notare proprio per un bel “?” che domina la contro etichetta. Il motivo è che questo vitigno fantasma è stato privato del proprio nome originario e, oggi, trae la propria forma dal territorio solo in determinate annate. Il vitigno misterioso di cui si parla fu portato sul Lago di Garda da pastori friuliani e li divenne in qualche modo autoctono. Questo è si un vino interrogativo, ma anche battagliero: viene infatti prodotto da circa una decina d’anni per preservare una delle più piccole DOC d’Italia, la Doc San Martino della Battaglia (per gli appassionati di storia questi sono i luoghi della famosa battaglia) e, soprattutto, per non far sparire un vitigno che, pur non avendo più un nome, ha ancora tanta sostanza. Qui lo chiamano Tuchì, perché chiamarlo “Friulano” farebbe confusione e chiamarlo Tocai non si può. Adoro le battaglie, soprattutto se son fatte con armi così gustose. Dai profumi tenui ma ben llllllllll

definiti, si evolve nel bicchiere e prende corpo con il tempo. E’ molto elegante, denso e piacevole. E allora, caro Tuchì, noi ci schieriamo con te nella tua battaglia e, seppur non dovessimo vincere la guerra, avremo comunque bevuto grandi vini. Vini emozionali, passionali, da bere soprattutto in dolce compagnia. Vini che, sorso dopo sorso, aiutano l’amore, perché sono una specie di apostrofo tra le parole t’amo. E così lei ti appare sempre più bella e desiderabile... nonostante i suoi cent’anni. ■lllllllllll

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e t n o m e i P l de Patrimonio Mondiale Unesco e perfetta sintesi tra uomo e natura: È il paesaggio delle Langhe, del Monferrato e del Roero : un territorio generoso e a tratti irreale, forgiato da persone umili per creare vini aristocratici,

a cura di Andrea Vellone Foto di Aurelio Candido 40

l paesaggio non è sempre, come si potrebbe pensare, un elemento completamente naturale da conservare così com’è, bensì andrebbe inteso come il complesso delle interazioni natura-uomo e delle sue attività. Ad esempio, nel caso delle Langhe, del Roero e del Monferrato, l’attività che ha portato l’uomo a modificare il paesaggio è stata principalmente la produzione del vino. In questo caso però c’è qualcosa di più, perché l’antropizzazione di queste zone si è perfettamente integrata nella natura, in una sintesi perfetta tra tradizione ed innovazione. Non si parla di asservire la natura ai propri scopi, bensì di lavorare insieme ad essa, sostenuti da una millenaria cultura contadina, da tradizioni sentite e dalla perseveranza delle popolazioni che negli anni si sono susseguite. Il segreto del successo, anche economico, di questi territori va sicuramente 63


“Il segreto del successo di questi territori va ricercato nella grandiosità della natura, ma anche nella genialità e nella costanza innovativa dei suoi abitanti”

ricercato nella grandiosità della natura, ma anche nella genialità e nella costanza innovativa dei suoi abitanti. Il popolo delle Langhe è sicuramente generoso ed ha saputo affrontare produttivamente tutte le crisi che nella storia si sono succedute. Queste sono le terre della lotta partigiana, portata avanti con generosità. “Alba la presero

in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell'anno 1944”: così inizia una narrazione di

Beppe Fenoglio (nato proprio ad Alba nel 1922), in cui descrive un episodio della guerra partigiana, raccontando anche abitudini, povertà e dignità delle popolazioni delle Langhe. Altro spaccato delle Langhe è “la Luna e i Falò” di Cesare Pavese, altro figlio di queste terre, che scandisce i tempi del suo romanzo più bello con le fasi della luna. In Pavese si vede come la cultura contadina, legata alla terra e la voglia di andar via del protagonista, possano 40

alla fine trovare una sintesi. Tradizione ed innovazione sono quindi profondamente insiti nel DNA delle popolazioni delle Langhe. Tradizione ed innovazione che spesso, in questi luoghi, si sono affrontate anche ferocemente negli anni, in una dialettica incessante e serrata e che, nel bene e nel male, hanno fatto e stanno facendo la fortuna di queste terre. Per capire basta analizzare l’epica, per qualcuno disgraziata, vicenda dei cosiddetti “Barolo Boys”. Verso la fine del 1983 quattro Produttori, Voerzio, Boschis, Altare, Manzone, decidono di tentare una via nuova per la produzione del loro Barolo. Abbandonano le vecchie botti grandi e decidono di affinare il loro Barolo nelle barriques. Sul fare degli anni ‘90 inizia così una stagione che ha portato il Barolo ad affrontare e vincere i mercati mondiali, dando lustro ad un marchio che prima di allora era sconosciuto. Il vino dei 41


“Le Langhe sono un territorio ricco, un territorio in cui la viticoltura ha portato benessere e risultati eccezionali, ma anche un territorio in cui tutti i Produttori tengono bene a mente da dove vengono‌â€?

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“Barolo Boys” era forse un vino esagerato e molto costruito, un’esplosione di profumi che fece impazzire il Nord America, un’esperienza enoica che finì presto, portando i suoi autori a fare altro, ma che ha anche permesso ad un marchio di farsi conoscere, che ha aperto le porte a mercati nuovi e ha internazionalizzato le Langhe. Lo scontro tra modernisti e tradizionalisti è stato duro (e qualche volta si è arrivati anche alle mani) ma, negli anni, ha prodotto comunque una sintesi che ha portato ricchezza e, soprattutto, consapevolezza e sicurezza nei propri mezzi. Un processo che ha innescato investimenti e ha poi portato ai risultati che noi appassionati ben conosciamo. Oggi le Langhe sono un territorio ricco, un territorio in cui la viticoltura ha portato benessere e risultati eccezionali, ma anche un territorio in cui tutti i Produttori tengono bene a mente da dove vengono e quale è stata la loro storia negli ultimi 100 anni. Una storia di povertà, di emigrazione e di grande dignità. Basta leggere uno dei miei autori preferiti, Nuto Revelli e, in particolare

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colare, la sua opera più conosciuta, “Il mondo dei vinti”. Un libro pubblicato nel 1977, per scrivere il quale Nuto Revelli ha percorso in lungo e largo le valli delle Langhe collezionando ben 270 interviste. Nel libro si parla di tutto, di guerra, di fame, di lavoro minorile, di emigrazione ma, soprattutto, si parla di un cambiamento epocale avvenuto intorno agli anni ‘50. Anche qui, come in altre parti d’Italia, arriva l’industria, la Ferrero, la Fiat a Torino e la Michelin che assume diversi contadini. E così un’intera umanità è costretta ad abbandonare i propri ambienti e i propri modelli di vita e, nell’ibridizzazione tra campagna e città, si ritrova invischiato tra il nuovo e il vecchio. Il contadino diventa operaio perché la terra non può sfamare come la fabbrica, Le Langhe si spopolano e il paesaggio rischia di essere abbandonato. Ma poi qui succede qualcosa che in altri posti d’Italia non è successa. La popolazione di queste terre non accetta il ricatto del benessere in cambio dei veleni, ma combatte per cercare un compromesso, mantiene le tradizioni, difende la terra in un impeto ……….

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ecologico che precorre ogni consapevolezza dell’importanza dell’ecologia e che ora da i suoi frutti. E se ora qui la terra frutta molto di più della fabbrica, è perché non si è mai rotto quel filo rosso tra passato, presente e visione del futuro. Ma cosa ha apportato questo filo rosso alla coltivazione di quei vitigni tipici di queste regioni? C’è da dire, innanzitutto che il legame tra viticoltura e territorio qui risulta essere, da secoli, simbiotico. Infatti, molti di questi vitigni, storicamente costituiscono parte integrante degli stessi paesaggi. Alcuni sono documentati fin dal medioevo, come per esempio l’Arneis, sicuramente presente già dal 1478, oppure il Dolcetto, conosciuto come “duzet” fin dal 500, o anche il Fresia (le fresie in dialetto) già valutato il doppio del vino comune nel 600. Citiamo anche il Grignolino, detto nella metà del 1200 il Berbexino e il Moscato Bianco, documentato già dal 1300. Infine, impossibile dimenticare il Nebbiolo, considerato un vitigno di pregio già dal 1200 e poi definito nel 1600 da Giovanni Battista Croce (enologo) come “la regina delle uve

nere

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nere per la sua eccezionale attitudine a dare vini di qualità”. Dal 1800 in poi

questo vitigno intreccia la sua storia con la storia delle grandi casate nobili del Piemonte, a partire dal Conte Camillo Benso di Cavour per arrivare al Re Carlo Alberto, passando per i Marchesi Falletti di Barolo. Il nebbiolo negli anni è diventato un simbolo delle colline di Langa sulle quali trova un habitat ideale dando origine a vini famosi in tutto il mondo come Barolo e Barbaresco. Anche in queste terre vitivinicole non è solo il paesaggio a contare e la domanda è sempre la stessa. Sono i paesaggi che influiscono sulla bontà del vino? La bellezza, insomma, genera la bontà? Oppure è il contrario, lavorare alla ricerca della bontà forgia il paesaggio? La verità sicuramente è nel mezzo, l’interazione e il rispetto tra uomo e natura dà sempre risultati fuori dall’ordinario, in termini di bellezza, bontà e risultati economici. La storia delle Langhe, del Roero e del Monferrato ci insegnano che il vino non è una semplice bevanda, ma la sintesi di un rapporto tra uomo e natura che dura da millenni. ■

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Azienda Agricola BAJAI - MONTEU ROERO (CN)

Una famiglia che è stata nel “mondo dei vinti” ma che ha vinto la scommessa della terra. La stirpe degli “sbadiglioni” ora produce mandorle e frutta e, grazie all’ultimo arrivato Adriano Moretti, anche vino. Noi abbiamo assaggiato il Roero Arneis 2016 DOCG, che arriva dal vigneto “Gaiuccio”, l’appezzamento più esteso dell’azienda. Il terreno è prevalentemente composto da sabbia bianca ricca di calcare. La collina è dominata da un grazioso “ciabot” fatto con mattoni a vista, che in passato era utilizzato durante la vendemmia come luogo di ristoro e riposo. Questo è un vino dai profumi intensi di “frutteto” in cui, la camomilla spicca non solo per intensità ma, soprattutto, per qualità,. In bocca è secco ed armonico con una buona acidità, rispetto a tanti altri Arneis, a renderlo fresco e lungo.

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Agricola LA BIOCA - MONFORTE D’ALBA (CN)

La Biòca indica, in dialetto piemontese, una persona caparbia, cocciuta e determinata, ma La Biòca è una cantina relativamente giovane ma che persegue con successo un progetto di grande qualità. Non produce più di 50.000 bottiglie l’anno ma ha una grande varietà. Noi abbiamo assaggiato il “Pistin”, Barbaresco DOCG 2014. Per rientrare nel disciplinare che prevede la vinificazione e l’invecchiamento del vino esclusivamente nella zona di produzione delle uve, La Biòca, ubicata nella zona del Barolo, ha dovuto appoggiarsi ad una cantina di amici nella zona di Barbaresco. E il vino, alla fine, è venuto fuori da una selezione meticolosa dei lotti più eleganti e floreali dell’annata. Del resto “Pistin”, in dialetto locale, è utilizzato per definire una persona cavillosa e precisina. Così è nato questo eccellente Barbaresco, 100% nebbiolo, un vino mai arrogante e scontroso, che punta tutto sulla sua eleganza, freschezza e complessità.

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Azienda Agricola SORDO - CASTIGLIONE FALLETTO (CN)

All’inizio del 900 i Sordo possedevano una piccola cascina a Castiglione Falletto, un ettaro o poco più. Poi è arrivato Giovanni Sordo e sua moglie Maria che, mentre le Langhe si spopolavano e tutti vendevano la propria terra, loro invece compravano fino ad arrivare ai 53 ettari che ora gestisce il figlio Giorgio. L’azienda produce otto crù di Barolo. Noi abbiamo assaggiato il loro Barolo DOCG 2013, frutto dei prestigiosi vigneti di una delle più importanti delle sottozone di prima categoria, quella di serra lunga d’Alba. Questo è un vino dal colore rosso intenso con unghia granato che nel calice disegna ampi archetti, preannunciando una gran consistenza e calore una volta in bocca. Prima tocca al naso però, a cui infonde un bouquet molto ampio e opulento, dominato dall’equilibrio di note robuste e fragranti di spezie dolci. Al palato è pieno, persistente con un gusto complesso ed austero che si potrà esprimere ancor meglio tra qualche anno.

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il gusto scende in strada Abbiamo analizzato la recente evoluzione del cibo di strada: un fenomeno gastronomico e culturale, che viaggia a bordo di originali cucine a 3 ruote e spazia tra il classico “panino ‘gnorante” e le più tipiche e gustose pietanze della tradizione culinaria italiana a cura di Federico Dini 48

er quei pochi (probabilmente pochissimi) che ancora non lo avessero fatto proprio, magari anche con un morso, con l’inglesismo “street food”, si intende tutto quell’insieme di cibi e alimenti (bevande incluse) che, almeno secondo la definizione proposta dalla FAO, vengono preparati, venduti e consumati in strada. Una descrizione precisa e puntuale, ma anche abbastanza riduttiva per un fenomeno che è oggi in piena evoluzione. Di norma, lo street food è un cibo informale, di rapido consumo e spesso (ma non sempre) più economico rispetto ad un piatto ordinato al ristorante o in una tavola calda; il suo consumo si sta diffondendo a macchia d’olio grazie soprattutto piccoli locali specializzati nella preparazione di cibi di nicchia, più o meno unti, ma da mangiare tutti


comunque rigorosamente in mano. Tuttavia, negli ultimi anni, il cibo da strada è stato il protagonista principale di tantissime manifestazioni enogastronomiche all’aperto, che hanno sempre attirato grandi masse di affamati consumatori, sempre più alla ricerca di questo tipi di eventi. Un vero e proprio fenomeno moderno, in cui lo street food si è rapidamente evoluto ben oltre il vecchio stereotipo del “panino ‘gnorante”, riuscendo ad accorpare a sé, oltre alle intrinseche caratteristiche del “fast food” e del “take away”, anche quelle del “finger food” e del “gourmet food”, grazie alla sua capacità di saper integrare con eleganza anche sapori notoriamente forti e spinti; eppure, al di là delle recenti tendenze del momento che hanno portato oggi il cibo di strada sulla bocca di tutti, questa gustosa forma di arte culinaria può spesso vantare un legame storico e culturale con il territorio in cui tali preparazioni vengono tradizionalmente offerte al consumatore. Basti pensare, ad esempio, alla buonissima “Tiella di Gaeta” (di cui abbiamo parlato approfonditamente nel nostro numero Zero), la tradizionale pizza rustica a base di pesce dall’elevato profilo nutrizionale, nata come cibo povero per sfamare i pescatori dell’antico borgo laziale ma che, oggi, grazie a diversi eventi enogastronomici itineranti, è arrivata oggi ad essere conosciuta un po’ in tutta la penisola. Ma l’inarrestabile successo dello street food è forse ancor più misurabile se sul piatto si mettono tutti quei cibi dai sapori notoriamente “etnici” che, cavalcando l’onda del suchhhh 43

cesso di questo fenomeno ormai globale, sono ormai entrati a far parte anche della nostra alimentazione. Un esempio? Beh, il primo che ci viene in mente a noi - e che sicuramente anche a voi - è il “Kebab”, il tipico panino arabo “da passeggio” a base di carne, verdure, salse e spezie. Ma il bello (ed il buono) di questo mondo, a cominciato a farsi strada prepotentemente, da quando hanno iniziato a diffondersi quei grandi e appetitosi festival itineranti dedicati al cibo di strada. Vere e proprie orge gastronomiche in cui è possibile immergersi nei sapori più intensi della tradizione culinaria italiana: dall’untissimo panino al lampredotto, cibo-istituzione delle vie di Firenze, agli sfiziosi arrosticini di pecora abruzzesi; dal classico panino con la porchetta d’Ariccia al “caciocavallo ‘mpiccato”, tipica prelibatezza irpina; dal celebre “pani ca’ meusa” di Palermo, alla piadina romagnola, “must” delle nottate in Riviera; dal cuoppo di alici fritte ponzesi, fino alla più rinfrescante delle granite messinesi. Tanto per citarne alcuni degli esempi più famosi e gettonati. Ecco, se vogliamo la vera ragione del successo dello street food è proprio nella sua capacità di riuscire ad arrivare ovunque, portando, in ogni angolo di strada, i sapori caratteristici dei cibi più tipici della penisola.

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Tuttavia, quello che ci interessa analizzare è anche l’incredibile evoluzione di forme e sapori che questa particolare branca dell’arte culinaria ha saputo mostrare, specie negli ultimi anni, diventando un vero e proprio fenomeno enogastronomico e culturale, andando ben oltre una semplice moda del momento. E non parliamo solo di pietanze, ma anche di quelle originali personalizzazioni dei mezzi utilizzati da questa nuova categoria di fantasiosi chef ambulanti, per incuriosire ed attrarre, con trovate spesso geniali, un pubblico di estimatori e consumatori in costante crescita e sempre più satollo. Si passa dal classico carretto dei gelati a tre ruote (e pedali!), alle apercars e ai furgoni, fino ai camper e alle roulottes d’epoca, tutti rigorosamente rimessi a nuovo ed equipaggiati con le più moderne attrezzature per la ristorazione. L’offerta attuale è ormai praticamente illimitata, con proposte veramente per tutti i gusti. Il primo progetto (perché di questo si tratta) che più dettagliatamente vogliamo sottoporvi, si chiama “Pizza&Mortazza”. Quella di Adriano Antonioli è stata un’idea semplice e di immediato successo: riproporre nelle piazze di tutta Italia quel profumo fragrante della pizza bianca appena sfornata con la mortadella (chiamata appunto “mortazza” dai romani), che da sempre aleggia per i vicoli dell’antico quartiere di Trastevere a Roma. Nasce così “l’Ape Operaia”, un’Apecar rosa e pois bianchi, dalla quale è possibile assaporare un’ottima pizza bianca romana accompagnata da una Mortadella Bologna Igp di prima qualità, magari insieme ad un buon sorso 50

di chinotto o di birra artigianale. Un vero e proprio “must” dei romani, che però è stato reso itinerante e quindi trasformato in un successo nazionale. Altra bella iniziativa culinaria, che difficilmente può passare inosservata, è quella messa in pratica dal “Gustavo Food Truck”: uno spettacolare Fleur de lys degli anni ’30, dal quale vengono serviti hamburger di carne e pesce, ma anche svariati tipi di fritti, polpettine, cous cous e tantissime altre sfiziosità tutte da gustare. Sempre a Roma, vi segnaliamo l’ApeRomeo, specializzata in panini gourmet ma, su richiesta, anche disponibile a portare, sotto il vostro ufficio, una raffinata pausa pranzo a base di salmone e champagne. L’idea è della chef stellata Cristina Bowerman la quale, con una formula innovativa e decisamente “open”, è riescita a coniugare perfettamente eccellenza culinaria ed esigenze di un pasto quotidiano. Ovviamente non poteva mancare lo “street drink”, ovvero l’offerta legata al beverage di strada. L’Aperitivo è l’attrezzatissima treruote di Vincenzo Russo, chef napoletano che ha unito i nnn


sapori più tipici della cucina partenopea al classico rito dell’aperitivo, in questo caso a base rigorosamente di bollicine made in Italy. Così, sfruttando idea del locale in movimento che può arrivare praticamente ovunque, l’offerta diventa appetibile in tutte le tipologie di evento: feste di laurea, inaugurazioni, matrimoni, feste di compleanno e altre ricorrenze, possono essere rese ancor più sfiziose e modaiole. Tuttavia, a parer nostro, lo scettro per il progetto più originale va senza dubbio a Loris Marchiselli e al suo stravagante “BirraBus”. Trattasi di un vecchio Scuolabus del 1989 che è stato trasformato in un beer truck pieno di birra artigianale italiana selezionata. Premiato con lo “Special Award” al Brussels Food Truck Festival, il Birrabus raggiunge ogni strada o piazza sulle sue ruote, per poi spillare, direttamente dalla fiancata, ben 20 tra le migliori birre artigianali italiane - non a caso definite “birre di classe” - che possono essere sorseggiate seduti su vecchie sedie e banchi di scuola. Semplicemente geniale! ■

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dispensa emozioni... Il dispenser progettato e distribuito dall’azienda di Riccardo Gosi e Fabio Frasi, oltre che un bellissimo oggetto di design, è soprattutto un utile e pratico strumento di servizio del vino al bicchiere, che dovrebbe essere sempre presente nelle migliori enoteche e nei winebar più esclusivi.

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a scelta del vino è tutt'altro che una decisione semplice e scontata. Negli ultimi anni, ad esempio, il profilarsi di un legame sempre più stretto fra cibo e vino, incentivato e promosso dai migliori chef e sommelier del mondo, che suggeriscono e incoraggiano il consumatore verso l'abbinamento di un vino per ogni singola pietanza, ha fatto si che la preferenza di un vino rispetto a un altro, non sia meramente legata alla dicotomia rosso/bianco, ma tenga piuttosto conto delle caratteristiche intrinseche di ogni nettare legate alla provenienza, al tannino, all'invecchiamento e a tutte le altre peculiarità che lo rendono unico. Di tutto questo è ben consapevole Wineemotion, azienda che progetta e commercializza dispensers per la mescita al bicchiere del vino…


Quali sono i vantaggi? Molteplici. Innanzitutto, grazie a un sofisticato sistema che sfrutta l'azoto, il dispenser permette una corretta conservazione del vino, che mantiene per quattro settimane tutte le proprie caratteristiche organolettiche. Uno dei primi vantaggi che il sistema Wineemotion offre, è dunque quello di evitare sprechi: il vino rimasto nelle bottiglie non consumate interamente, dovrebbe infatti essere buttato. E' quindi indiscutibile la convenienza, anche sotto il profilo economico, che bar, wineries, enoteche, ristoranti, hotels, possono trarre dall'utilizzo continuativo del dispenser: Wineemotion ha calcolato che il cliente recupera il costo dell'investimento in meno di un anno. Per quanto sopra detto, è poi evidente come il dispenser Wineemotion, possa offrire al consumatore di scegliere il vino che preferisce. Immaginate a tal proposito di essere a cena con altri quattro amici. Normalmente cosa accade? Si ordinano i piatti dal menu, ciascuno quello che preferisce e, contestualmente, anche il vino. Nella scelta di quest'ultimo però, si finisce per kkkkkk

selezionare, dalla carta dei vini, una bottiglia che, sicuramente, accontenterà i gusti di uno dei commensali ma, facilmente, scontenterà tutti gli altri. Va da sé che, il vantaggio di poter invece chiedere un calice di vino, dà la possibilità di abbinarlo in modo perfetto e conforme ai propri gusti, valorizzando ed esaltando il sapore del cibo. E non solo. Se per il locale che utilizza il sistema Wineemotion, questo si traduce nella possibilità di orientare meglio i propri clienti verso una scelta di qualità - inserendo nel dispenser le bottiglie più pregiate - di utilizzare per intero la bottiglia di vino, senza sprechi, e di poter contare su un punto di attrattiva, grazie a un dispenser che è realizzato con un design che ben si sposa con ogni tipo di arredamento e di contesto ed è oltretutto personalizzabile, per il cliente la scelta del vino diventa autonoma a 360 gradi. L'utilizzo del dispenser Wineemotion avviene infatti attraverso una carta chip o tramite il più pratico ed economico barcode; inoltre il software, a disposizione del proprietario del locale, permette di gestire ed avere traccia di ogni jjjjjjjj

La Wineemotion vanta un'esperienza decennale nel settore del vino a bicchiere e della preservazione del vino, grazie al know how dei due soci fondatori, Riccardo Gosi (nella foto) e Fabio Frasi. Oggi l’azienda di Barberino Val D’Elsa (FI), produce e distribuisce diversi modelli di dispenser, capaci di gestire da 2 fino a 8 bottiglie.

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Wineemotion garantisce non solo il servizio del vino alla giusta temperatura, ma anche la massima igiene di servizio grazie al suo sistema di pulizia dell’erogatore. Inoltre, grazie all'utilizzo del gas inerte, il vino viene preservato dalle ossidazioni, mantenendo inalterati aroma e profumi fino a 30 giorni.

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transazione. E l'ultima frontiera della tecnologia sviluppata da Wineemotion è un'App, utilizzabile su tutte le piattaforme, per attivare le macchine tramite smartphone o tablet ed esprimere un proprio giudizio al termine della degustazione. Quanto ai successi personali, l'azienda Wineemotion Spa, seppur di recente costituzione (è nata nel 2012 grazie a un'intuizione geniale dei due titolari, Riccardo Gosi e Fabio Frasi), ne ha già una bella e prestigiosa collezione. Basti dire che il Financial Times, uno dei più autorevoli giornali economicofinanziari del mondo, nel redigere la sua classifica FT1000, l'ha inserita all'82esimo posto fra le aziende europee e terza assoluta fra le italiane: merito della crescita del fatturato che nel triennio 2012-2015 è aumentato del millecento per cento. Per evidenziare invece gli onori “casalinghi”, ricordiamo che nel 2015, Wineemotion è stata protagonista della prima edizione di Expo Milano, dove i suoi 162 dispensers hanno permesso ai visitatori di poter degustare ben 1300 differenti vini, durante tutta la durata della manifestazione. La sede legale dell'azienda è a Barberino Val d'Elsa (FI), cuore della produzione di vino Chianti e Chianti Classico, mentre la sede operativa è ubicata nel comune di Figline Valdarno (FI). Il mercato in cui Wineemotion opera è internazionale, con gli Stati Uniti che svettano al primo posto della classifica. 25 in tutto i Paesi del mondo nei quali è presente il dispenser Wineemotion, fra questi Inghilterra, Francia, Germania, Svizzera, Paesi Baltici, Taiwan, Singapore, Argentina, Cina e le ultime new entry, Russia, Austria, Serbia e Montenegro. Fra i principali clienti dell'azienda spiccano ristoranti, enoteche e winebar. ■

Wineemotion spa Headquarter & Commercial office: Strada di Sant'Appiano, 9/a 50021 Barberino Val d'Elsa - FIRENZE 55


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PROSECCO DI VALDOBBIADENE SUPERIORE BRUT - NINO FRANCO IL VINO: glera centopercento e metodo Charmat-Martinotti per un prosecco di primo livello

firmato da Nino Franco. Nel pieno rispetto della tipicità e con un occhio sempre rivolto all’eccellenza, nascono queste eleganti bollicine che colpiscono per l’ordinata sequenza che termina in una soffice spuma. Da qui si liberano le caratteristiche note varietali di pera e mandorla che si fondono a aromi floreali freschi ed intensi. In bocca il sorso è sempre deciso, fresco, sapido e piacevolmente sostenuto anche dalla vivace sensazione tattile dell’effervescenza, che accarezza e pulisce il palato. CONSIGLIATO PERCHE' : dire che trattasi dell’aperitivo perfetto sarebbe riduttivo. Se non

altro perché noi lo abbiamo portato fino a fine pasto, senza assolutamente farci sentire il bisogno di bollicine più blasonate, almeno sulla carta. Questo è il merito di Nino Franco, che ha saputo fare del prosecco, un grandissimo Prosecco.

“137" PINOT NERO OLTREPO’ PAVESE DOCG - MANUELINA IL VINO: quel “137” impresso in bella vista sull’elegante etichetta, che indentifica il numero

catastale dell’appezzamento, è una sorta di garanzia di qualità e vera territorialità. Di un luminoso giallo paglierino nel calice, si concede al naso con un armonia di fragranze lievemente agrumate e floreali, che abbracciano una composizione di frutta matura e frutta secca. Ravviva la bocca grazie ad una spiccata acidità e alla bella vivacità delle bollicine che solleticano morbidamente il palato, invitandolo ad un nuovo sorso. A cui è impossibile dir di no. CONSIGLIATO PERCHE' : si è rivelata davvero un’intrigante scoperta di questo cru di

Manuelina. Un pinot nero 100% che, riposando 36 mesi sui lieviti, ha acquistato nerbo e verve non comuni e che si distingue nel mare delle bollicine delineando un proprio stile di modernità e territorialità.

“BRUT RISERVA " TRENTO DOC TALENTO - LETRARI IL VINO: un vero fuoriclasse, che nasce dall’unione di chardonnay e pinot nero per esprimere

l’eleganza del Talento ai massimi livelli. La sua raffinatezza si evidenzia non appena versato nella flûte, nella quale disegna ipnotici fili di bollicine continue e sottilissime tutte da ammirare. Ammalia anche il naso, con quelle fragranze raffinate di fiori di campo e di frutta matura su un sottofondo quasi biscottato; ma poi è in bocca che ci conquista definitivamente, grazie al perfetto equilibrio tra morbidezza, freschezza e sapidità.

CONSIGLIATO PERCHE' : è un grande classico - e non parliamo solo del metodo - che sa

esaltare tutta la grandezza di questo territorio nella creazione di spumanti al top. Una riserva che rasenta l’eccellenza e che, grazie alla sua complessità e alla sua struttura, sa accompagnare con la stessa disinvoltura ogni portata, dagli antipasti a base di formaggi, anche stagionati, passando per primi di pesce, fino a secondi a base di carne bianca. 59


“TERECREA” LUGANA DOC - TENUTA PILANDRO IL VINO: turbiana centopercento, per questa Lugana Doc dal vivido colore giallo

paglierino con riflessi dorati e dai profumi decisi ed intensi, che richiamano note citriche e floreali, fino a virare su fragranze più complesse di mela verde e mandorla bianca. Investe il palato come una brezza d’estate con il suo caratteristico carico di freschezza e mineralità, per poi chiamare a sé crudi di pesce, crostacei e frutti di mare a volontà. CONSIGLIATO PERCHE' : Tenuta Pilandro, è una bellissima realtà vitivinicola che vanta radici ben piantate sulle rive del Lago di Garda già nel 1400, di cui oggi la Famiglia Lavelli si è fatta autorevole portavoce. E il “TereCréa” è sicuramente uno dei migliori esempi della crescita enologica di questo fertile territorio morenico baciato dalla mitezza del lago: un contesto unico, che lascia il segno nel bicchiere e conquista i sensi.

"BUCCI " VERDICCHIO CASTELLI DI JESI DOC - VILLA BUCCI IL VINO: una delle massime espressioni di questa DOC, che rapisce lo sguardo con il suo

colore giallo paglierino carico e luminoso, e pervade le narici con un ventaglio aromatico che si apre su delicate fragranze floreali di camomilla e ginestra, per poi virare decisamente su frutti esotici più dolci e maturi. Di grande struttura in bocca, che riempie di sensazioni di freschezza senza spigolosità alcuna, per poi chiudere elegantemente su persistenti aromi ammandorlati e fruttati. CONSIGLIATO PERCHE' : solo e soltanto verdicchio per il “Bucci”, degno entrée nel

mondo della storica cantina marchigiana che ha nobilitato l’intera area vitivinicola dei Castelli di Jesi. Un bianco di grande carattere, secondo al suo mitico fratellone, il Villa Bucci Riserva. Da godersi con un buon pesce di mare al forno, un bel cielo stellato e un’ottima compagnia.

"LAFÒA" SAUVIGNON BLANC ALTO ADIGE DOC - COLTERENZIO IL VINO: dal cru Lafòa ci arriva un sauvignon dallo stile inconfondibile e tra i migliori

in assoluto in Italia. Si fa apprezzare non solo per la sua cristallinità, ma soprattutto per la finezza dei suoi aromi intensi ma mai stucchevoli: salvia, acacia, erbe aromatiche e foglia di pomodoro, si uniscono meravigliosamente a leggere note tostate e speziate. Segue poi un eccezionale palato, che colpisce per eleganza ed armonia, regalando un sorso fresco, pieno, minerale e di particole persistenza aromatica. CONSIGLIATO PERCHE' : un bianco strutturato, complesso e longevo da uve sauvignon

blanc in purezza raccolte a mano e messe a fermentare per metà in acciaio e per la restante parte in pregiate barrique francesi. Un vino importante per piatti importanti, sia di mare che di terra, che riesce a sostenere senza affanni. Un sauvignon di rango, che sa come farsi amare, fin dal primo sorso.

"MADONNA DEL DONO ” DOLCETTO D’ALBA DOC - MARCHESI DI BAROLO IL VINO: piena espressione di un territorio, questo meraviglioso Dolcetto, una volta versato,

si presenta in tutta la sua bellezza, palesata da un rosso rubino intenso, limpido e vivo. Al naso si fa attendere, solo un po', per poi ricompensarlo con tutto il suo intenso carico di frutta fresca, con note di more e marasca, ma anche di mandorla bianca e liquirizia. Il sorso è moderatamente corposo, ma ricco di sensazioni vellutate che avvolgono le papille gustative in un caldo e prolungato abbraccio. CONSIGLIATO PERCHE' : armonia è la parola chiave per meglio spiegarne l’essenza di

questo vino, solo apparentemente semplice, che rivela una rotondità e una piacevolezza di beva davvero non comuni. Vinificato ed affinato esclusivamente in tini di acciaio e cemento vetrificato, riesce ad esprimere al meglio le caratteristiche di fruttata freschezza tipiche del vitigno. Tanta sostanza, anche in rapporto al prezzo. 60


“CARLÒT ” BARBERA D’ALBA DOC - FAMIGLIA MARRONE IL VINO: una barbera purosangue che sfoggia nel calice tutta la sua fine eleganza,

avvolta in quel suo abito rosso scuro, dalla trama fitta e consistente. Accoglie il naso con una freschezza vibrante ed un profilo olfattivo suadente e accattivante, che dona intense fragranze di frutti di bosco e di confettura, arricchite da note floreali di violetta e petali di rosa. Continua ad elargire sorprese anche in bocca, alla quale regala sensazioni morbide ed equilibrate, ma anche piene ed appaganti ad ogni sorso. CONSIGLIATO PERCHE' : il “Carlòt” è solo una delle proposte della Famiglia Marrone,

un’azienda che, in realtà, ci ha stupito per il livello particolarmente elevato dell’intera gamma, dalla quale abbiamo attinto copiosamente, senza mai trovare punti di debolezza. Un vino davvero ben fatto, che può tranquillamente accompagnare un pasto intero, senza far scomodare altri blasonati rossi piemontesi.

"CONFRONTO ROSSO " - COLLEFRISIO IL VINO: alla raccolta manuale con bassissime rese per ettaro (40 q.li) segue una lunga macerazione delle bucce in acciaio e affinamento di 10 mesi in una bottiglia dall’originale ed inconfondibile etichetta. Il colore è un rosso rubino dalle sfumature accese che subito ne anticipa l’elegante vitalità che seguirà in bocca. Al naso si esprime ricco di frutta rossa come mora, prugna e ciliegia, con una lieve sfumatura speziata che contribuisce ad inspessirne il bouquet. Si conferma al palato, che conquista con piacevolezza e persistenza. CONSIGLIATO PERCHE' : ci piace l’idea di Collefrisio di mettere insieme nella stessa

bottiglia la potenza del Primitivo di Manduria e il gran corpo del Montepulciano d’Abruzzo. Un vino complesso ma che, sorso dopo sorso, si lascia bere con semplicità, grazie alla sua delicata morbidezza che coccola il palato. Ennesima conferma per la moderna cantina chietina, che continua a percorrere la strada della qualità, senza mai sbagliare un colpo.

"DON ANSELMO ” AGLIANICO DEL VULTURE DOC - PATERNOSTER IL VINO: un grandissimo rosso dalla colorazione generosamente viva e fitta, che quasi

preannuncia la sua consistenza quasi tattile in bocca. Ma prima è il turno dell’olfatto, che soddisfa abbondantemente con la sua complessità di aromi di sottobosco, di ciliegia sotto spirito e di cacao, che si arricchisce di raffinati echi sufurei e lignei. In bocca entra sontuoso e aristocratico, lasciando un interminabile retrogusto di liquirizia e spezie. CONSIGLIATO PERCHE': se Paternoster è ormai da anni una delle prime firme dell’Aglianico

del Vulture è solo perché puntualmente lo dimostra nel bicchiere. Una vera e propria perla dell’enologia lucana, frutto di rese spontanee estremamente basse (inferiori ai 40 q.li/ha), di un lavoro maniacale in cantina, e di un sapiente utilizzo dei legni per l’affinamento. Il risultato è un vino longevo, entusiasmante e incredibilmente complesso, che marca il palato in modo netto ed indimenticabile.

"PATHOS " MARCHE ROSSO IGT - SANTA BARBARA IL VINO: blend di merlot, cabernet sauvignon e syrah in parti uguali per il capolavoro

della pluripremiata azienda marchigiana del visionario Produttore Stefano Antonucci. Un rosso rubino carico, dall’intensissima tonalità, che apre il suo delizioso profilo olfattivo esprimendo inizialmente sentori di visciole e frutti di bosco, per poi integrare un imponente bagaglio di speziature, caffè, liquirizia, cannella e cacao. La beva è potente e strutturata, con un lungo finale dominato dalle note tostate donate dalle barrique di rovere francese. CONSIGLIATO PERCHE' : Santa Barbara è una delle più apprezzate aziende italiane

con produzione oltre il milione di bottiglie prodotte, dimostrazione palese di come, se si vuole, sia possibile fare qualità in quantità. E, di tutto ciò, il “Pathos” ne è la più tangibile riprova. Emozione allo stato liquido.

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RADICI DEL SUD 2018: I VINI DEL MERIDIONE PROTAGONISTI A BARI

A NAPOLI LUCI ACCESE SULLA XIII EDIZIONE DI VITIGNOITALIA

SIMPOSIO - TRIONFO DEL GUSTO SBARCA A VILLA CARIOLA

Dal 5 all’11 giugno torna la settimana dedicata alla valorizzazione dei vitigni autoctoni del Sud Italia: concorso, incontri BtoB con buyer ed esperti, banco d'assaggio e grande festa finale. Con questo programma si ripropone Radici del Sud, il multi evento dedicato ai prodotti da vitigno autoctono e agli oli extravergini del mezzogiorno d'Italia. Sette giorni in cui i produttori di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia presenteranno i loro vini agli importatori, provenienti da tutte le parti del mondo, alla stampa italiana ed internazionale e al consumatore finale. Incontri BtoB, wine tour, concorsi e degustazioni si sviluppano nell’arco di più giornate: il 6 e 7 giugno saranno i giorni dedicati alle sessioni del concorso fra tutti i vini del Sud suddivisi per vitigno, il 9 e 10 giugno ci saranno gli incontri BtoB fra i buyer ed esperti esteri con i produttori vitivinicoli e olivicoli; lunedì 11, invece, ci sarà il banco d'assaggio aperto al pubblico e la grande festa dove verranno celebrate e premiate le migliori eccellenze vitivinicole e gli oli del meridione. Dalle ore 11.00 alle ore 21.00 di lunedì 11 giugno al Castello di Sannicandro di Bari resterà aperto il Salone dei vini e degli oli extravergini del Sud d’Italia. La location prescelta è il bellissimo Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA). Ingresso con kit di degustazione (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione) a euro 15.

Torna il Salone nazionale del vino di Vitignoitalia, giunto quest’anno alla sua XIII edizione. Un evento nato per valorizzare i vitigni autoctoni italiani e che, dopo un anno di attesa, da un nuovo appuntamento a Produttori, enotecnici, buyers ed appassionati tra domenica 20 e martedì 22 Maggio 2017, nel trecentesco Castel dell’Ovo di Via eldorado a Napoli. La splendida fortezza circondata a 360 gradi dal mare del Golfo di Napoli riaprirà le sue antiche porte alle oltre 250 aziende vitivinicole nazionali: un contesto prestigioso, nel quale espositori che avranno la possibilità di far conoscere le proprie produzioni ad una folta platea di operatori, tra ristoratori, enotecari, chef ed una selezione di importanti buyer esteri e ad una ampia rappresentanza di winelovers da tutta la regione Campania e non solo. Oltre 15 mila, infatti, sono state le presenze fatte registrare nell’edizione 2017, attirati sicuramente anche da una festa di sapori che può godere anche di una location d’eccezione, dalla quale si può ammirare il migliore panorama sulla bella città partenopea. L’apertura al pubblico è prevista dalle ore 15.00 alle 22.00, mentre la mattina è interamente dedicata agli incontri commerciali tra operatori. I prezzi d’ingresso per il pubblico sono differenziati a seconda delle giornate ma, per chi lo volesse, è anche possibile acquistare un abbonamento valido per tutti e tre i giorni a € 40 con calice in omaggio.

Daniele e Michele De Ventura. questa volta porteranno il loro format itinerante nel cuore del nord d’Italia. Il 14 e 15 Aprile 2018, infatti, presso la splendida Villa Cariola di Caprino Veronese (VR) andrà in scena la prima edizione de “I Percorsi del Simposio”. La collaudata kermesse ha la finalità di mettere in vetrina eccellenza e la qualità della migliore produzione agroalimentare e vitivinicola italiana, attraverso due date scelte, non a caso, per venire incontro ai tanti operatori e buyers internazionali, che giungeranno nella vicina Verona, per partecipare anche alla 52esima edizione di Vinitaly. Circa un centinaio le realtà produttive italiane che presenteranno le loro specialità ad un pubblico di appassionati del settore e operatori: dalla grande tradizione di insaccati dell’Emilia Romagna e del Friuli Venezia Giulia a quella storica della norcineria laziale, toscana, umbra e marchigiana; dai formaggi d’alpeggio piemontesi e lombardi, ai pecorini toscani e laziali; dalle tome dell’entroterra ligure alla mozzarella di bufala campana e alle decine di altre chicche casearie dalla Val d’Aosta alla Sicilia. Anche il vino reciterà un ruolo da protagonista con moltissime etichette in degustazione, in rappresentanza dell’intera produzione italiana. Una vera manna per gli appassionati e i professionisti del settore che vi faranno visita che avranno la possibilità, non solo di degustare , ma anche di acquistare centinaia di prodotti.

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IL MERCATO DEI VINI DELLA FIVI RITORNA A ROMA CINECITTA’

A TERRACINA PRIMA TAPPA DELLA SERIE DI EVENTI “SKY WINE”

VINITALY, TUTTO PRONTO PER LA CINQUANTADUESIMA EDIZIONE

Dopo la prima edizione svoltasi lo scorso anno al Salone delle Fontane in zona Eur, sarà il Teatro 10 di Cinecittà il palcoscenico della seconda edizione del Mercato FIVI a Roma. Infatti, sabato 19 e domenica 20 maggio 2018 circa 200 vignaioli aderenti a FIVI, la Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, accoglieranno gli appassionati e i curiosi per raccontare loro il mestiere di Vignaiolo, dalla vigna alla bottiglia. Organizzato in collaborazione con Daniele De Ventura di “Simposio – Trionfo del Gusto”, l’evento sarà l’occasione per assaggiare e soprattutto acquistare i loro vini. Una sorta di enoteca nazionale temporanea dove trovare in una sola occasione vini da tutte le regioni enologiche d’Italia. Come per il Mercato di Piacenza anche a Roma saranno a disposizione dei visitatori trolley e cestini per rendere più agevoli gli acquisti. L’immagine della locandina della seconda edizione del Mercato di Roma è stata realizzata dall’illustratrice vicentina Marina Marcolin, già autrice per FIVI di quella dell’edizione 2015 del Mercato di Piacenza. Gli orari di apertura del Mercato dei vini di Roma sono dalle 11.00 alle 19.00. Ingresso € 15.00 giornaliero (ridotto per soci AIS – FIS – FISAR – ONAV – AIES – ARS e SLOW FOOD). Per ulteriori informazioni, programma, elenco espositori presenti orari e qualsiasi altra curiosità potete consultare il sito ufficiale della manifestazione: www.fiviaroma.it

La manifestazione enologica “SKY WINE” presenta la prima rassegna del 2018, nell’incantevole cornice del centro storico della Città di Terracina nelle date 28, 29 e 30 aprile. La manifestazione, ormai un classico enologico della riviera pontina, è stata pensata per dare risalto alle bellezze architettoniche dell’antico centro storico della città che vanta ancora oggi vestigia di un passato di epoca romana. Il programma prevede un weekend (sabato 28 – domenica 29 aprile) con apertura al pubblico di enoappassionati con orario serale (dalle 17.00 alle 24.00), per poi dedicare la giornata di lunedì 30 aprile agli operatori del settore (albergatori, ristoratori ed enotecari), con orario compreso tra le ore 11.00 e le 17.00. Numerosi gli espositori previsti, sia tra i Produttori vitivinicoli e gastronomici della bella provincia pontina e non solo. L’accesso alle degustazioni sarà subordinato all’acquisto di un ticket giornaliero presso l’info point, durante ciascun giorno della rassegna fino alle ore 22.00, al costo di € 15: il ticket darà diritto ad avere un calice e tracolla serigrafata, brochure - guida all'evento e un assaggio presso ciascun punto di degustazione. Ma quella di Terracina è solo la prima delle tre tappe di Sky Wine previste sulla provincia di Latina: in programma, infatti, ci sono anche gli appuntamenti di luglio ed agosto in altre 2 incantevoli borghi del fertile territorio pontino.

A Vernonafiere torna l’imprescindibile appuntamento con Vinitaly, la più grande ed importante fiera enologica del mondo. La consueta quattro giorni enologica veronese è infatti quest’anno programmata dal 15 al 18 aprile 2018. Un evento di business e promozione per il mondo vitivinicolo che, lo scorso anno, ha registrato quest'anno 128mila presenze da 142 nazioni. Con più di 4.270 aziende espositrici da 30 paesi (aumentate nel complesso del 4% sul 2016, in particolare quelle estere, del 74%), Vinitaly si confermato, anche nel 2017, il più importante salone internazionale per il vino e i distillati. Un trend in crescente aumento, anche per quanto riguarda l'internazionalità del salone che, anno dopo anno, vede aumentare le presenze dei top buyer stranieri (toccata quota 30.200 nel 2017). Risultati che premiamo la spinta verso una sempre più netta separazione tra il momento riservato al business in fiera e il fuori salone pensato per i wine lover in città. Proprio Vinitaly and the City, anche quest'anno porterà nel centro storico di Verona alcune decine di migliaia di appassionati. L’apertura con orario continuato dalle 9.30 alle 18.00, ma da domenica a martedì l’ingresso è consentito fino alle 17.00, mentre il mercoledì sarà consentito fino alle 16.00. Il Ticket di ingresso giornaliero ha un costo di € 80, mentre l’abbonamento a tutte le 4 giornate è venduto ad € 145. Help Phone: 045 8298854

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ROSÉXPO, A LECCE IL 5° SALONE DEL VINO IN ROSA

A CEREA (VR) TORNA L’EVENTO DEI VINI FATTI SECONDO NATURA

IN COSTA SMERLDA LA DECIMA EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL VINO

Tradizione, cultura, identità, territorio. Rosèxpo, il salone internazionale dei vini Rosati, nato da un’idea di DeGusto Salento, l’associazione dei produttori di Negroamaro, è la sintesi di un’idea di un vino che è ormai una peculiarità produttiva identificativa di una storia vitivinicola consolidata. È un pezzo di storia del Paese, è un veicolo di marketing territoriale con un forte marchio identitario. Il vino rosato ha acquisito la sua dignità e il suo valore ed è parte integrante della vicenda vinicola italiana ed è emblema del made in Italy nel mondo. Rosèxpo vuol essere il contenitore che amplifica una cultura contadina che sceglie la strada del futuro, è un’emozione da vivere. È un’esplosione narrativa di paesi, di tradizioni, di modalità produttive che vogliono confrontarsi, che decidono di parlare per misurarsi e per crescere. È la più accattivante manifestazione del vino in Puglia. In principio il Negroamaro intorno al quale sui banchi d’assaggio e nelle masterclass si muovono le altre esperienze di vinificazione italiane e straniere. Sede naturale di questa grande kermesse sia Lecce, il cuore del Salento vinicolo. Vini rosati in degustazione provenienti da tutto il mondo, ma anche food, arte, musica, moda, photo shooting, seminari e degustazioni in partnership con Slow Wine e AIS. Ticket ingresso: € 10. Info e programma disponibili nel sito ufficiale: www.rosexpo.it

XV edizione di “ViniVeri 2018 – Vino Secondo Natura” - alle porte. La manifestazione, dedicata ai vini naturali, si svolgerà, come da tradizione, a Cerea, in provincia di Verona, dal 13 al 15 Aprile 2018 presso l’Area Exp “La Fabbrica”. La fiera, organizzata dal consorzio omonimo, sarà aperta per tre giorni ad un pubblico di appassionati, operatori del settore e giornalisti, che potranno incontrare circa un centinaio di veri e propri “artigiani del vino”. Produttori indipendenti (italiani ed esteri), che presenteranno i loro vini, espressione autentica del loro territorio. Anche quest’anno Sarà possibile acquistare, direttamente in fiera, i numerosi vini presenti presso l’enoteca ViniVeri, posta proprio all’uscita degli spazi espositivi. La manifestazione è ormai un appuntamento fisso per amanti dei vini ottenuti da processi di vinificazione naturali provenienti da tutta Italia. Tuttavia, ViniVeri, riscuote sempre più successo anche tra gli enoappassionati più “convenzionali” che, approfittando anche del grande evento veronese del Vinitaly (che si svolge proprio a seguire), iniziano a scaldare i palati per la loro lunga settimana enologica, passando prima proprio da qui. Del resto, la manifestazione ha ormai aggiunto con scioltezza ben quindici primavere, ma continua ad attrarre a sé l’attenzione di operatori, giornalisti e, soprattutto, Produttori italiani che, più di tutti nel mondo, hanno puntato sui vini naturali.

Da venerdì 18 a lunedì 21 maggio, la Costa Smeralda accoglie la decima edizione del Porto Cervo Wine & Food Festival, vetrina sul meglio della produzione vitivinicola e gastronomica non solo sarda, ma anche dell’intera penisola. Dopo il successo della scorsa edizione, anche quest’anno i due appuntamenti si svolgeranno nelle stesse date, dando vita ad un percorso coinvolgente tra vignaioli e artigiani del gusto Organizzato dagli hotel Cala di Volpe, Cervo, Pitrizza e Romazzino, questo è un evento unico nel suo genere che, come ormai da tradizione decennale, da il via alla stagione turistica della Costa Smeralda. Questo appuntamento infatti, gode di una cornice di incredibile bellezza, offrendo un’occasione in più per visitare la Costa Smeralda proprio ad inizio stagione, quando offre atmosfere inedite di pace e relax, unite al fascino che da sempre contraddistingue questa meta del Mediterraneo. Grandi nomi e piccoli produttori si danno appuntamento al Cervo Conference Center per fare conoscere le loro produzioni ad un pubblico selezionato di operatori, giornalisti, buyer internazionali. E per tutto il fine settimana le degustazioni saranno accompagnate da un ricco calendario di incontri, presentazioni di libri e show cooking. Non mancheranno gli incontri con Chef di grande fama, presentazioni di libri e degustazioni guidate. Info e dettagli disponibili al sito web: portocervowinefestical.com

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FESTIVAL DEL VINO DI SENIGALLIA AL DEBUTTO IL 23 APRILE

80 VOGLIA DI ROMAGNA: VINO E FOOD TRUCKS A BERTINORO

VINÒFORUM, A ROMA IL GUSTO SI FA SPAZIO CON LA XV EDIZIONE

Tutto pronto per la prima edizione del “Senigallia Wine Festival”, che si terrà domenica 23 aprile, dalle ore 16 alle ore 22, al Foro Annonario. Il Festival, patrocinato dal Comune di Senigallia e organizzato dalla Condotta Slow Food Senigallia in collaborazione con Fisar - Delegazione dei Castelli di Jesi e Fivi Marche, si propone di promuovere i vignaioli locali e valorizzare i prodotti tipici del territorio. Alla manifestazione parteciperanno 23 vignaioli marchigiani indipendenti che porteranno in degustazione oltre cento vini prodotti delle loro aziende vinicole. Presente anche l’enoteca Galli, che proporrà una decina di etichette provenienti da fuori regione. Un evento che vuole parlare di territorio attraverso un tema, quello del vino, che rappresenta anche per la Regione Marche un importante elemento di propulsione turistica. Per la degustazione di tutti i vini presenti il prezzo del biglietto è di 12 euro, che comprende anche un calice “Bormioli Rocco”, main sponsor del Senigallia Wine Festival, e un buono sconto di 3 euro per l’acquisto di una bottiglia di vino. Infine, con un costo aggiuntivo di 5 euro, si potrà partecipare al laboratorio di avvicinamento al vino

Dopo il successo dello scorso anno riecco domenica 22 aprile a Bertinoro l’appuntamento con “80 voglia di Romagna”, la grande festa del vino e dei vignaioli Romagnoli. Le splendide stanze e la terrazza panoramica della Rocca che domina dall’alto il borgo medievale, accoglieranno i banchi d’assaggio con oltre 200 vini bianchi, rosati e rossi. A proporli saranno direttamente i vignaioli provenienti da ogni angolo della Romagna, che racconteranno la loro idea di vino e agricoltura. Dalle ore 11 alle 21, calice alla mano, l’appuntamento sarà con l’Albana, il Sangiovese, il Famoso, il Centesimino e le altre espressioni enologiche del territorio che potranno essere abbinate con una selezione di prodotti locali d’eccellenza preparati dai food truck “A Spasso”, “Buona Romagna” e “Soul Kitchen”. L’evento, organizzato da “Italia nel Bicchiere” e dal gruppo “Romagna Gourmet”, con il patrocinio del Comune di Bertinoro e la collaborazione del Centro residenziale universitario, proporrà un viaggio di sapori tra spumanti, vini fermi e passiti romagnoli con qualche divagazione extra-territoriale nel calice, grazie alla presenza di alcuni vignaioli provenienti da altre regioni d’Italia. Il ticket d’ingresso sarà venduto al prezzo di 12 euro e comprenderà un calice da degustazione e la comoda tasca porta calice. Assaggio libero presso tutti i banchi dei vini. Sconti per i soci delle associazioni AIES, AIS, ANAG, ASPI, FIS e FISAR.

L’enogastronomia d’eccellenza va di scena a Vinòforum - Lo spazio del gusto, la kermesse dedicata a vino e cibo di qualità. Da sabato 3 a lunedì 12 Giugno, Vinòformun animerà la Capitale con le sue degustazioni, cene esclusive, coking show, laboratori, lezioni didattiche e tanto altro ancora. Ben 10 giorni aperti al pubblico, per questa XV edizione di un format che cresce di anno in anno, confermandosi evento enologico di grande appeal e dall’anima business. Ampio spazio infatti all’incoming, con operatori del territorio e buyer stranieri provienti da Francia, Inghilterra, Irlanda, Belgio, Danimarca, Norvegia, Svezia, Estonia e Polonia, che arriveranno a Roma per una nuova occasione di confronto e promozione. Novità di quest’anno, rivolta agli appassionati, è l’apertura di “Dispensa Italia”, per una fullimmersion nella conoscenza dei prodotti a denominazione d’origine, insieme a chi da sempre lavora per l’eccellenza dell’enogastronomia della Penisola. Sul fronte dell’offerta culinaria, in un’ottica di miglioramento qualitativo costante nel corso degli anni, sarà ulteriormente maggiorato il numero degli chef e dei maestri piazzaioli coinvolti nell’evento, per offrire ai visitatori un vero e proprio viaggio nell’Italia dei Sapori. Appuntamento quindi a Roma, presso il Lungotevere Maresciallo Diaz (Farnesina), dalle ore 19:00 di venerdì 8 Giugno.

“La Capacità di Degustare è dentro di Noi”, guidato dalla degustatrice ufficiale della Fisar Mariella Dubbini, che si terrà al foyer del teatro La Fenice dalle ore 17.00 alle ore 18,30.“

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Loscatto Delmese

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“ La Vite è donna” foto di Marika Socci


Anno III - Numero VII Aprile 2018 Nella foto in copertina: “I vigneti delle Langhe” di Aurelio Candido

..................................................... Editore: Antea dev Srls Via Tiburtina, 912 00156 - ROMA CF e P.IVA: 13784521000

REPORTAGE:

WineDay Xperience

..................................................... Responsabili del Progetto editoriale: Federico Dini e Andrea Vellone. Per la pubblicità: info@ipiaceridellavite.it Cell: (+39) 349 0750182 Distribuzione online: www.ipiaceridellavite.it ..................................................... Hanno collaborato a questo numero: Francesco Saverio Russo, Marika Socci, Simone Vergamini, Giuseppe Caprì e Valerio Bergamini.

VENI VIDI VINI:

Vigneti Iucci

..................................................... Si ringraziano anche: La redazione di WINE TV e tutti i Produttori citati all’interno. ..................................................... “I Piaceri della Vite" è un prodotto editoriale online realizzato unicamente su supporto informatico e diffuso esclusivamente per via telematica. Visto che gli Editori non hanno fatto domanda di provvidenze, contributi o agevolazioni pubbliche e che conseguano ricavi annui da attività editoriale non superiori a 100mila euro, non sussiste alcun obbligo di registrazione al registro della stampa tenuto dal tribunale, né al R.O.C., né gli stessi sono soggetti agli obblighi di cui alla delibera dell'AGCom n. 666/08 del 26 novembre 2008. Per ricavi annui da attività editoriale si intendono i ricavi derivanti da abbonamenti e vendita in qualsiasi forma, ivi compresa l’offerta di singoli contenuti a pagamento, da pubblicità e sponsorizzazioni, da contratti e convenzioni con soggetti pubblici e privati. (“Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 18 maggio 2012, n. 63, recante disposizioni urgenti in materia di riordino dei contributi alle imprese editrici, nonché di vendita della stampa quotidiana e periodica e di pubblicità istituzionale”)

.....................................................................................

VENI VIDI VINI:

Sergio Mottura, la scoperta del grechetto

Copyright:

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SCRIVI ALLA REDAZIONE: info@ipiaceridellavite.it Siamo sempre alla ricerca di vini e storie originali per i nostri appassionati lettori... Se siete Produttori e volete farci assaggiare i vostri vini o volete raccontarci la vostra storia la ascolteremo volentieri. Se invece amate scrivete di vino e volete collaborare con noi inviateci le vostre idee o i vostri articoli: saremo lieti di valutarli ed eventualmente pubblicarli nel prossimo numero. 65


I piaceri della vite Numero VII  

La storia di copertina è dedicata ai paesaggi vitivinicoli del Piemonte, patrimonio dell'umanità; Langhe, Roero e Monferrato. Come al solito...

I piaceri della vite Numero VII  

La storia di copertina è dedicata ai paesaggi vitivinicoli del Piemonte, patrimonio dell'umanità; Langhe, Roero e Monferrato. Come al solito...

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